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RECENSIONE DELLA

MANDRAGOLA di N.Machiavelli
8.11.2007 Assia Anniballi II Classico

In data 7.11.2007 abbiamo assistito, presso il teatro Eliseo di Roma, alla rappresentazione teatrale della Mandragola, divertente ed intrigante commedia di Niccol Machiavelli. A rendere piacevole la serata, non stato solo il coinvolgente spettacolo, reso ancor pi notevole dalla presenza di bravissimi attori (Ugo Pagliai nel ruolo dello sciocco Messer Nicia, Gianluca Gobbi in quello dellinnamorato Callimaco, ed ancora Massimo Mesciulam nei panni del corrotto fra' Timoteo e Alice Arcuri in quelli dellaustera Lucrezia) e le gradevoli musiche di Andrea Nicolini, ma anche lavvenuta ristrutturazione della sala che ha previsto il rinnovo delle poltrone (secondo lopinione di molti alquanto scomode!), il palcoscenico e lintera struttura, conferendo al teatro un aspetto modernizzato e molto confortevole. La rappresentazione, interrotta per un intervallo di quindici minuti, si svolta in maniera mirabile, ed ha intrattenuto il pubblico per la durata di circa due ore. E stato possibile cogliere molti degli elementi evidenziati nella relazione cuarata dagli alunni del II Liceo Classico, in particolare nel personaggio e nel pronunciato dialetto di Messer Nicia, dimostratosi, come previsto, centrale allintero della commedia. Interessante stato poi poter ravvisare, nellesposizione del prologo, la focalizzazione

sullapparato scenografico, resa ancor pi sorprendente dai continui mutamenti della scena, possibili grazie ad un sofisticato sistema di ingranaggi presenti nel retroscena. Tuttavia alcune sono state le incongruenze che si sono potute riscontrare, ed in particolare quella concernente la connotazione fisica dei personaggi. Leggendo lopera, infatti, una delle caratteristiche pi significative del personaggio di Callimaco proprio la sua avvenenza fisica, arma del suo fascino irresistibile, che porter in parte la bella Lucrezia a cambiare la sua natura apparentemente incorruttibile. Lattore, sebbene ammirevole per la bravura, non rispondeva, ahim, a questa caratteristica, tanto che, in apertura della commedia, stato difficile riconoscere il personaggio di Callimaco, diversamente da quanto avvenuto per tutti gli altri. I dialoghi invece si sono mostrati molto fedeli al testo originale, fatta eccezione per lomissione di pochissime battute. In conclusione si pu affermare che la rappresentazione si svolta con successo, appassionando, divertendo, stimolando alla riflessione e suscitando, con la sua scottante modernit, la curiosit e lo stupore di un pubblico di uomini, donne, giovani e anziani dei giorni nostri.

DALLAPPROFONDIMENTO MONOGRAFICO SULLA MANDRAGOLA DI MACHIAVELLI

(di Assia Anniballi)

La Mandragola, secondo studi approfonditi, fu composta nel gennaio-febbraio del 1518 ed inscenata per la prima volta in occasione delle nozze di Lorenzo il Magnifico con la nobildonna francese Margherita de La Tour dAuvergne nel settembre dello stesso anno. Sin dalla sua prima rappresentazione la commedia riscosse un immediato successo tanto che nel 1700 il Voltaire (uno dei pi grandi filosofi e studiosi illuministi) la giudicher come superiore alle commedie di Aristofane, per antonomasia padre di tale genere, e la pi originale dellancora in formazione teatro italiano Cinquecentesco; Machiavelli, infatti, modellandosi a Ludovico Ariosto, autore di commedie quali la Cassaria ed i Suppositi, seppur richiamandosi a quelle plautine, scriver la sua commedia in lingua italiana, contrassegnandone in questo modo loriginalit. La fortuna della commedia fu rapida e di grande successo, tanto che numerose furono le sue rappresentazioni, tra cui ricordiamo quelle pi significative: una prima risalente al 1520 durante il carnevale di Venezia, una seconda, due anni dopo, sempre in tale circostanza ed infine unultima per il Carnevale di Modena nel 1526, richiesta dallo stesso Guicciardini, altra grande personalit nellambito della politica italiana Cinquecentesca. Dal punto di vista strutturale, la Mandragola una commedia in prosa che consta di cinque atti, con una canzone iniziale, quattro canzoni che conchiudono i primi quattro atti ed un prologo. Proprio questultimo costituisce uno degli elementi pi significativi dellintera opera: dal punto di vista strutturale esso si conf ai canoni della commedia del Cinquecento, rispondendo in primo luogo allesigenza di fornire al pubblico le informazioni necessarie sullo spettacolo a cui si accinge ad assistere (possiamo ravvisare questa tecnica gi nello stesso Plauto). In seguito dunque al tradizionale appello alla benevolenza degli spettatori, lautore sottolinea che il fatto inscenato avvenga proprio in questa terra ovvero Firenze. La dimensione della cronaca cittadina svolge una duplice funzione: non solo quella di attrarre lattenzione degli spettatori, ma soprattutto quella di recare implicito laggancio diretto ad una situazione sociale e ad un modus vivendi proprio della citt, prodromo della caustica satira di cui la commedia portatrice. Segue quindi la focalizzazione sullapparato scenografico ed una prima, sintetica, caratterizzazione dei personaggi, che rispecchia quanto poi sar sviluppato nel dispiegarsi dellazione. Dal punto di vista strettamente contenutistico, al suo interno emerge dapprincipio lamarezza di Machiavelli per lesclusione dalla vita politica (1512) e per il mancato riconoscimento dei suoi meriti. Senza alcuna divagazione lautore afferma chiaramente di dedicarsi alla stesura della commedia per fare el suo tristo tempo pi suave, non potendosi dedicare a pi alte imprese. Tuttavia non bisogna incorrere nellerrore di ritenere che Machiavelli, proprio nel prologo della sua opera, denigri il genere comico, presentato apparentemente come semplice ripiego (non sarebbe infatti un atteggiamento coerente). Al contrario, questi un ferrato conoscitore della tradizione comicoburlesca tipicamente cittadina e riconosce la dignit di tale genere tanto da utilizzarlo, in mancanza di unattivit pi alta (quella politica), come strumento per stimolare il suo pubblico alla riflessione e alla ribellione in merito ad una situazione di decadenza, dilagante nella Firenze e nellItalia dei suoi tempi. Ed proprio Fiorenza loggetto della polemica di cui lintera opera permeata: Machiavelli, infatti, va a denunciare limmiserimento spirituale che da tempo angustia la citt, rendendola priva di quellenergia attiva e di quella antica virt che laveva resa grande in passato. Di tutto ci segno latteggiamento dei suoi concittadini che deridono e disprezzano ci che li circonda, e si concretizza proprio nel personaggio di Messer Nicia. Questultimo un personaggio che riproduce un prototipo ormai consolidato dalla tradizione comica, lo sciocco beffato, lo stolido borioso, insomma il Pirgoplinice plautino; tuttavia

non bisogna fermarsi a questa prima impressione: egli infatti un personaggio che presenta diverse modulazioni caratteriali (egoista, pieno di s e profondamente avaro), ma soprattutto di centrale importanza nellopera. Se infatti nella struttura di superficie egli rappresenta il fine, lobbiettivo del raggiro, nella struttura profonda egli diviene il mezzo della feroce irrisione che Machiavelli muove contro il pubblico fiorentino che ride di quelli che sono i vizi e difetti che gli vengono imputati, divenendo cos vittima inconsapevole. Allinterno dellopera anche altri personaggi non devono mancare di unapprofondita analisi. Innanzitutto il bel Callimaco, lamans efebus di plautina memoria; lastuto Ligurio, il machiavellico servus callidus che intesse con estrema abilit la fitta trama di intrighi, motore dellazione; ancora il corrotto Fra Timoteo, in cui si concretizza la polemica che lautore muove contro la dilagante corruzione in ambito ecclesiastico; ed infine la bella Lucrezia, onestissima e del tutto aliena alle cose damore, che sul finire della commedia subisce unimprovvisa trasformazione, un repentino voltafaccia in cui stato individuato, ora lamaro pessimismo dellautore sulla natura umana, ora la celebrazione del piacere carnale (in questo caso Machiavelli caldeggerebbe labbandono della giovane donna alle forze della natura). Tra le fonti cui Machiavelli attinge per la stesura dellopera ricordiamo non soltanto le due commedia di Ariosto gi citate (Suppositi e Cassaria), ed ancora la Calandria di Bibbiena , altra commedia rinascimentale, ma anche unintera tradizione novellistica trecentesca in cui spicca nettamente il Decameron di Giovanni Boccaccio; di questopera tre in particolare sono le novelle riprese dallautore ( VII , 7 ; VIII, 6 e III, 6), al cui interno si possono ravvisare non pochi spunti ripresi dal Machiavelli. Concludendo, si pu affermare che la Mandragola, apparentemente divertente e sollazzevole commedia, in realt intrisa di tutto il pessimismo dellautore sulla natura umana ed un ritratto cupo, amaro e spietato, di una societ corrotta.

LA TRAMA
La Mandragola narra del complesso intrigo ordito dal furbo Ligurio, per consentire allamico Callimaco di ottenere almeno per una notte la bella madonna Lucrezia, una tra le pi avvenenti donne dellintera Firenze. In seguito ad unaccesa discussione riguardo le pi sorprendenti bellezze italiane e francesi, Callimaco, protagonista della commedia, viene incuriosito dallardita affermazione dellamico Camillo Calfucci, secondo cui una sua parente di nome Lucrezia sarebbe, lei sola, pi bella di tutte le donne francesi messe assieme. Il giovane decide allora di recarsi a Firenze per conoscere la bella italiana e, intravistala al mercato, se ne innamora perdutamente. Vi solo un ostacolo al loro amore: Lucrezia sposata con un nobile e rinomato medico fiorentino, lo sciocco Messer Nicia, avanzato in et e profondamente innamorato. I due sembrano felici, ma purtroppo lunico problema che da tempo li tormenta il non poter avere figli, desiderio fortemente condiviso da entrambi; sar proprio su questa debolezza a far leva Ligurio, furbo parassita ed amico fidato del medico fiorentino. Egli, una volta conosciuto il desiderio struggente di Callimaco, promette di riuscire in sole ventiquattrore a permettergli di possedere almeno per una notte la bella dama. Linganno complesso ma efficace: una volta fintosi grande medico francese, Callimaco avrebbe prescritto una cura infallibile per ingravidare la moglie di Messer Nicia; esisterebbe infatti unerba miracolosa, la mandragola, in grado di curare ogni forma di sterilit. Vi solo una controindicazione: il primo a giacere con la giovane Lucrezia sarebbe morto entro una settimana. Ligurio ha per una soluzione anche per questo: i tre, mascherati per non farsi riconoscere, avrebbero catturato un garzonaccio che, portato da Lucrezia, avrebbe giaciuto con lei. Il giovane rapito sar naturalmente il bel Callimaco, questa volta vestito da giovane scapestrato, mentre a

vestire i panni del medico francese camuffato, sar questa volta fra Timoteo, che, corrotto in precedenza da Ligurio, convincer la sdegnata Lucrezia a giacere senza remore per una notte con uno sconosciuto. Linganno andr infine in porto con successo e per di pi Callimaco, dichiarato il suo amore a Lucrezia e svelatole lintrigo, riuscir ad instaurare una vera e propria relazione extraconiugale con lamata. Questultima, infatti, disarmata dalla profondit del sentimento del giovane ed ardente di desiderio, proporr un accordo a Callimaco: i due si sarebbero per sempre visti clandestinamente, ingannando senza alcuna difficolt lingenuo messer Nicia che, per giunta, infinitamente grato al dottore francese, sar disposta ad accoglierlo nella propria dimora sino alla fine dei suoi giorni!