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APPUNTI di
FISICA

Le grandezze fisiche
La misura delle grandezze fisiche
II Sistema Internazionale
Misure di lunghezza, superficie e volume
La massa
La densit
Strumenti di misura

Le leggi fisiche e la loro rappresentazione


Le leggi fisiche e il metodo sperimentale
Come si rappresentano le leggi fisiche
Grandezze direttamente proporzionali
Grandezze inversamente proporzionali

Le forze e l'equilibrio

Le forze e i loro effetti


II peso e l'unit di misura della
forza
La misura statica delle forze
Forze e vettori
Forza risultante e operazioni con i
vettori
L'equilibrio meccanico
La pressione
La pressione dei liquidi e la legge
di Stevino
II principio di Archimede
La pressione atmosferica
La misura della pressione

La temperatura e l'equilibrio termico


La temperatura
La dilatazione termica
L'equilibrio termico

Il calore e i passaggi di stato


Che cos' il calore
La relazione tra calore e
temperatura
Il calore specifico
Passaggi di stato e calori latenti
La trasmissione del calore

Le leggi gas
Un modello microscopico della
materia
La materia allo stato aeriforme e il
gas perfetto
Le leggi dei gas
L'equazione di stato dei gas perfetti

La descrizione del moto

Lo studio del moto


La rappresentazione del
moto
Velocit e accelerazione
II moto rettilineo uniforme
Moto uniformemente
accelerato: legge oraria
II moto di caduta dei gravi e l'accelerazione di gravit

Le forze e il moto

La prima legge della dinamica

La seconda legge della dinamica

Forza peso e forza d'attrito

Principio di azione e reazione

L'energia e le sue forme

L'energia
Trasformazioni e conservazione
dell'energia
Lavoro ed energia cinetica
Energia potenziale ed energia
meccanica

Carica elettrica e corrente elettrica

Cariche elettriche e fenomeni di elettrizzazione


Legge di Coulomb
Campo elettrico
Corrente elettrica
Circuito elettrico
Intensit di corrente
Differenza di potenziale elettrico
Le leggi di Ohm e la resistenza elettrica
Collegamenti in serie e in parallelo
L'effetto termico della corrente

Magnetismo ed elettromagnetismo

I magneti e i campi magnetici


L'effetto magnetico della corrente elettrica
Azione dei campi magnetici sulle correnti
Intensit del campo magnetico
L'induzione elettromagnetica
La corrente alternata
I trasformatori

Onde meccaniche e suono

Onde

Caratteristiche delle onde

La propagazione delle onde

II suono e le sue caratteristiche

Onde elettromagnetiche e luce

La natura della luce

Riflessione e rifrazione

Luce e colore

La riflessione della luce

La rifrazione della luce

La riflessione interna totale

La dispersione della luce

Il colore dei corpi

Lo spettro delle onde elettromagnetiche

Le onde radio

Le microonde

Le radiazioni infrarosse

Le radiazioni ultraviolette

I raggi X e raggi gamma

Misura delle grandezze fisiche

Esercizio 001

Una affermazione scientifica riguardante un fenomeno naturale deve essere


oggettiva, e verificabile. Per questo gli studi dei vari fenomeni devono basarsi su caratteristiche che possano
essere misurate. Queste caratteristiche misurabili sono chiamate "grandezze fisiche".

Una grandezza fisica una caratteristica che pu essere misurata.

Definizione di una grandezza fisica


Per confrontare le propriet degli oggetti o valutare fenomeni, occorre esprimere le grandezze fisiche con
valori numerici ottenuti mediante misurazioni.
1. Prima bisogna scegliere l'unit di misura. A questa grandezza di riferimento viene dato il valore 1.
2. La grandezza da misurare va poi confrontata con l'unit di misura per stabilire quante volte quest'ultima
contenuta nella grandezza:

Misurare vuol dire confrontare la grandezza di cui vogliamo ricavare il valore con l'unit di misura.

Dire, per esempio, che un oggetto lungo 10 cm significa che l'unit di misura scelta il centimetro e che
questa contenuta 10 volte nella lunghezza delloggetto.

Questo quadro lungo 70 cm: l'unit di misura (1 cm) contenuta 70 volte nella sua lunghezza.

MISURA DI UNA GRANDEZZA FISICA


Per ottenere il valore della grandezza fisica, necessario eseguire il confronto con l'unit di misura, usando
uno strumento opportuno:

Alcuni comuni strumenti di misura: una bilancia, un metro e un termometro digitale.

Lo strumento di misura consente di operare il confronto tra grandezza e unit di misura Cos, per esempio,
utilizzeremo il metro (rigido o avvolgibile) per misurare le lunghezze dei corpi, il termometro per misurare la
temperatura e l'orologio per misurare il tempo.
Il metodo di misura consiste nella scelta della particolare strategia che deve essere adottata per effettuare il
confronto tra la grandezza fisica e l'unit di misura.
La misura pu essere di due tipi: diretta e indiretta.
Una misura si dice diretta quando la grandezza da misurare confrontata direttamente con la corrispondente
unit di misura.
Vi sono casi in cui non possibile utilizzare il metodo diretto. In questi casi bisogna ricorrere alla misura
indiretta:
Una misura si dice indiretta quando il valore della grandezza fisica ottenuto applicando opportune formule
matematiche basate su grandezze misurabili direttamente.
Per misurare il volume di un oggetto di forma regolare si utilizza il metodo indiretto. Il volume di un blocchetto
di legno a forma di parallelepipedo (Figura sotto) dato dal prodotto delle sue tre dimensioni: la larghezza, la
lunghezza e lo spessore. Prima si misurano le dimensioni l1 (larghezza), l2 (lunghezza) e l3 (spessore) con il
metodo diretto, poi si moltiplicano tra loro le tre misure.

Il prodotto l1 l2 l3 una
misura indiretta del volume.

Per definire con precisione una grandezza fisica bisogna fornire informazioni relative all'unit di misura
scelta, allo strumento di misura utilizzato e al metodo di misura adottato.

Esercizio 002

Il Sistema Internazionale
Tutte le unit di misura delle grandezze fondamentali sono rappresentate da un campione di riferimento che
non deve assolutamente cambiare nel tempo. Questi campioni sono conservati, in condizioni ottimali, in un
apposito Museo Internazionale dei Pesi e delle Misure a Svres, vicino a Parigi.

Fino al 1960, ciascuna nazione adottava un proprio sistema di unit di


misura; questo rendeva complicato lo scambio di dati, il confronto di
risultati scientifici, ma anche operare transazioni commerciali tra
popoli diversi. Nel 1960 la comunit scientifica ha deciso di adottare
un unico sistema di unit di misura chiamato Sistema Internazionale
di unit di misura, indicato con l'abbreviazione SI. Nel SI i campioni
di unit di misura sono definiti soltanto per sette grandezze fisiche,
che costituiscono le grandezze fondamentali del sistema di misura
II campione dell'unit di misura
della massa.

<< Il cilindro di platino-iridio che definisce il kilogrammo

Le grandezze fondamentali del SI e le relative unit di misura sono elencate nella tabella sottostante.
Grandezze fisiche fondamentali e loro unit di misura nel SI

Molto spesso opportuno ricorrere a multipli o sottomultipli dell'unit prevista nel S.I.; per esempio il
kilogrammo poco indicato per esprimere la massa di un anello doro o anche quella di un grosso camion.
Il SI un sistema di tipo decimale. In Tabella sotto sono riportati i multipli e i sottomultipli di uso comune.

Le grandezze derivate
Si chiamano grandezze derivate tutte quelle che per essere determinate, hanno bisogno di un calcolo.
Le loro unit di misura si ottengono applicando le relazioni matematiche che le legano alle grandezze
fondamentali.

Le grandezze fisiche derivate sono una combinazione per moltiplicazione o divisione delle grandezze
fisiche fondamentali
La superficie, il peso, la velocit, e la pressione sono grandezze derivate. Altri esempi sono elencati nella
Tabella sotto.
Occorre tener presente, infine, che non tutte le grandezze fondamentali si determinano confrontandole con
lunit di misura; la temperatura, un esempio di grandezza fondamentale che non misurabile direttamente.
Alcune grandezze derivate e loro unit di misura nel SI
Grandezza
Nome dell'unit di misura Simbolo
area
metro quadrato
m2
volume
metro cubo
m3
densit
kilogrammo al metro cubo
kg/m3
forza
newton
N = kg m/s2
pressione
pascal
Pa = N/m2
energia
joule
J = N m
velocit
metro al secondo
m/s

Esercizio 003
Misure di lunghezza, superficie e volume
La lunghezza
La lunghezza (o distanza) una grandezza fisica che serve per misurare le dimensioni dei corpi (lunghezza,
larghezza, altezza, spessore, profondit, distanza, spostamento).
la lunghezza la grandezza fisica che rappresenta la distanza geometrica tra due
punti.

Se i due punti sono alle estremit di un corpo, allora la lunghezza rappresenta una
dimensione lineare.

Se i due punti sono due posizioni dello


spazio, occupate successivamente da un
corpo in movimento, allora la lunghezza
rappresenta il suo spostamento.

Se, infine, i due punti appartengono a due corpi diversi, per


esempio alla Terra e alla Luna, la lunghezza esprime la
distanza che li separa.

La lunghezza, una grandezza fondamentale del SI e la sua


unit di misura il metro (m).
Il metro di riferimento una barra di platino/iridio, (un materiale che non subisce variazioni). Su tale barra si
trovano incise due tacche sottilissime la cui distanza corrisponde esattamente a un metro.
Lo strumento comunemente usato per le misure di lunghezza l'asta metrica, ma sono disponibili molti altri
metri. Per la misura di lunghezze molto piccole si utilizzano strumenti particolari, quali il calibro e il
micrometro.
Area della superficie
Qui sotto sono riportate le formule per il calcolo dell'area A di alcune figure piane.

Nel SI l'unit di misura dell'area di una superficie il metro quadrato (m2), che rappresenta la superficie di
un quadrato che ha il lato lungo un metro.

Esercizio 004

Volume
Qui sotto sono riportate le formule per il calcolo del volume V di alcuni solidi regolari.

Nel SI il volume si misura in metri cubi, indicati con il simbolo m3; 1 m3 rappresenta il volume occupato da un
cubo avente lo spigolo lungo un metro.
V = 1 m 1 m 1 m = 1 m3
.Altre unit di misura usate sono il decimetro cubo (dm 3) che corrisponde a un litro (1L) e il centimetro cubo
(cm3) detto anche millilitro (1mL).

Il volume di un recipiente viene spesso indicato in litri:


1 litro corrisponde alla quantit di liquido che pu essere contenuta in un recipiente di forma
cubica il cui lato misura 1 dm.

Per volumi pi piccoli vengono utilizzati i sottomultipli; decilitri centilitri e millilitri (centimetri cubi cc).

La massa
Una palla da golf e una palla da ping pong
hanno circa la stessa forma e lo stesso
volume. Per provando a sollevarle ci
rendiamo conto della notevole differenza
tra questi due oggetti. Tale differenza
dipende dal fatto che la materia di cui sono
fatte diversa: la palla da golf contiene una
quantit di materia superiore a quella
della palla da ping pong.
La massa delle due palle diversa
Oltre che alla quantit di materia, il concetto di massa strettamente connesso con altre due propriet il
peso e linerzia, che la resistenza che i corpi oppongono alle forze che tendono a cambiare il loro stato di
quiete o di moto.
Bisogna fare attenzione, per, a non confondere la massa con il peso. Il peso la forza (gravit) con cui un
corpo attratto dal pianeta in cui si trova e dipende dal luogo in cui viene misurato. La massa, invece, una
caratteristica dei corpi che non dipende dal luogo in cui essi si trovano: la massa di una mela rimane la stessa
sia che questa si trovi sullalbero, su un tavolo o nel frigorifero. La massa di un corpo rimane la stessa anche
quando si trova in un luogo diverso dalla Terra, per esempio la Luna!

Esercizio 005

Esercizio 006

Definizione di massa
Come per le altre grandezze fisiche, anche per definire la massa occorre applicare un sistema di misura ed
usare un opportuno strumento.
Nel SI la massa, grandezza fondamentale, si misura in kilogrammi e il suo simbolo kg.
Il campione di riferimento consiste in un cilindro di platino/iridio cui stata assegnata per convenzione la massa
di 1 kg.
I multipli e i sottomultipli del kilogrammo sono riportati nella tabella qui sotto.
Nome
Simbolo
Valore in kg
megagrammo (tonnellata)
Mg (ton)
1000 = 103
kilogrammo
kg
1= 100
0,1 = 10-1
ettogrammo
hg
decagrammo
dag
0,01 = 10-2
grammo
g
0,001 = 10-3
0,000001 = 10-6
milligrammo
mg

Esercizio 007
Lo strumento usato per la misura della massa la bilancia a
due bracci, costituita da un'asta rigida orizzontale (giogo) che
pu oscillare sopra un punto fisso, detto coltello o fulcro.
Dalle estremit del giogo, a uguali distanze dal fulcro, pendono
due piattelli. La bilancia si trova in equilibrio solo quando nei
due piattelli sono posti corpi che hanno la stessa massa. Per
misurare la massa di un corpo, bisogna appoggiarlo su uno dei
due piattelli e porre nell'altro tanti campioni di massa quanti ne
sono necessari per portare lo strumento in equilibrio.
Schema di una bilancia a due bracci

La definizione della massa dunque:


la massa la grandezza fisica che si misura con la bilancia a due bracci.
Principio di conservazione della massa
Il principio di conservazione pu essere cos enunciato:
Indipendentemente dalle trasformazioni subite da un corpo, la sua massa rimane sempre la stessa.
Per questo motivo la massa una delle propriet invarianti della materia, cio propriet che non variano.

Esercizio 008

La densit
La massa di una data sostanza dipende dal suo volume: per esempio, una quantit d'acqua che occupa il
volume di 100 mL ha una massa doppia rispetto alla quantit d'acqua che occupa il volume di 50 mL.
La Figura qui sotto illustra un semplice esperimento che consiste nel misurare, con una bilancia, le masse di
volumi diversi di acqua. Prima si azzera con il bicchiere vuoto, poi si versano nel bicchiere prima 50 poi 100
100 mL

Volumi diversi di una stessa sostanza risultano direttamente proporzionali alle masse
corrispondenti.
50 mL d'acqua hanno massa 50 g, 100 mL d'acqua hanno massa 100 g e cos via. Questa semplice
misurazione ci permette di verificare che la massa e il volume di una sostanza sono grandezze
direttamente proporzionali.

Per l'acqua possiamo scrivere:

Indicando con m la massa di una certa quantit di una qualsiasi sostanza e con V suo volume, possiamo
affermare che, a pressione e temperatura costanti, il rapporto tra queste due grandezze costante, essendo
esse direttamente proporzionali. Indicandolo con d, il valore di tale rapporto, sar:
d = m/V
La d un'importante grandezza fisica che prende il nome di densit.
A pressione e temperatura costanti, il valore della densit rimane costante e non dipende dalle
dimensioni del corpo, ma soltanto dal tipo di sostanza (vedi la Tabella).
Se nella formula d = m / V poniamo V = 1m3, la densit d risulta uguale alla massa m del corpo.
Possiamo cos concludere che:
La densit una propriet caratteristica di un corpo e coincide con la massa del suo volume unitario.
Densit di alcune sostanze (alla temperatura di 0 C e alla pressione atmosferica normale)

Sostanza

Densit (kg/m3)

Sostanza

Densit (kg/m3)

acciaio inox
acqua distillata
acqua marina
alcol etilico
alluminio
argento
aria
benzina super
ferro

7800
1000
1020
800
2700
10480
1,29
734
7880

ghiaccio
idrogeno
mercurio
olio d'oliva
oro
piombo
platino
rame
sughero

900
0,089
13500
920
19 600
11345
21300
8800
300

La densit una grandezza derivata e nel Sistema Internazionale la sua unit di misura kg/m3.

Esercizio 009
Siccome il volume di un corpo varia al variare della pressione e della temperatura, la densit dipende
dalle condizioni fisiche cui il corpo sottoposto. Per confrontare fra loro le densit di sostanze
diverse occorre pertanto riferirsi a uguali condizioni di temperatura e di pressione.
Dalla formula d = m / V si possono ricavare le seguenti formule inverse:
m = dV

V = m / d

La prima permette di calcolare la massa di un corpo conoscendo la sua densit ed il suo volume, la seconda
permette di calcolare il volume conoscendo la massa e la densit.

Esercizio 010

Esercizio 011

Strumenti di misura
Per definire una grandezza fisica, oltre a scegliere l'unit e il metodo di misura, molto importante la scelta
dello strumento di misura adeguato.
Se vogliamo pesare un libro certamente non sarebbe adeguato il bilancino dell'orefice, che pu pesare
oggetti di qualche decina di grammi; pi opportuno usare la bilancia di casa, che pu arrivare fino a 5 kg.
Se vogliamo misurare 500 mL di benzina per preparare la miscela, non conviene usare un cilindro graduato
da 10 mL, meglio usare quello da 1 L (1000 mL). Una caratteristica degli strumenti di misura la "portata":
Si definisce portata ii valore massimo della grandezza che uno strumento in grado di misurare.
Un'altra importante caratteristica di uno strumento la "sensibilit":
Si definisce sensibilit il valore pi piccolo della grandezza che uno strumento in grado di apprezzare.
Possiamo dire, per esempio, che la bilancia da laboratorio ha una portata
di 100 g e una sensibilit di 1 decimillesimo di grammo, mentre il bilancino
dell'orefice ha una portata di 50 g e una sensibilit
di 0,01 g..
Queste bilance hanno una sensibilit
adeguata agli oggetti che devono
pesare

Prima di eseguire qualsiasi misurazione dunque opportuno scegliere


uno strumento che abbia la portata e la sensibilit adatte. Bisogna inoltre
tener presente che, quanto maggiore la portata di uno strumento, tanto
minore sar la sua sensibilit e viceversa. Riassunto 11

Le leggi fisiche e il metodo sperimentale


Leggi fisiche
Per esprimere in formula la legge fisica che regola un fenomeno naturale necessario individuare le
grandezze indispensabili a descriverlo.
Consideriamo, per esempio, il moto verso il basso (caduta) di un corpo lasciato libero a una certa altezza. Le
grandezze fisiche necessarie per descrivere il fenomeno sono due: l'altezza h da cui viene lasciato cadere e
il tempo t che il corpo impiega a raggiungere il suolo (Figure sotto). La legge fisica che regola la caduta dei
corpi deve dimostrare la relazione esistente tra l'altezza h e il tempo di caduta t.

0 secondi

1 secondo

2 secondi

3 secondi

In termini pi generali:
Una legge fisica rappresenta la relazione esistente tra le grandezze fisiche che intervengono in un
fenomeno.
Tale relazione viene espressa in forma matematica

Metodo sperimentale
Per passare dalla semplice descrizione di un fenomeno alla formulazione di una legge fisica, bisogna seguire
una precisa sequenza di operazioni, che, nel loro insieme, costituiscono il metodo sperimentale o metodo
scientifico. La formulazione di tale metodo si deve allo scienziato Galileo Galilei (1564-1642) ed alla base
della scienza moderna.
Il metodo scientifico pu essere suddiviso schematicamente nelle sei fasi descritte nello schema qui di
seguito.
In questa fase si individuano gli aspetti rilevanti del problema
trascurando quelli secondari.

Vengono individuate le grandezze fisiche pi adatte a descrivere il


fenomeno.

Utilizzando la matematica, si avanza un'ipotesi relativa alla legge fisica


che lega le grandezze individuate nella fase precedente.

Si progettano e si eseguono degli esperimenti finalizzati a verificare la


correttezza dell'ipotesi.

Si confrontano gli esiti degli esperimenti con l'ipotesi formulata


precedentemente.

Se gli esperimenti sono compatibili con l'ipotesi, allora possibile


formulare la legge sperimentale. Nel caso in cui l'ipotesi non venga
confermata, bisogna formularne una diversa e sottoporla nuovamente a
verifica sperimentale.

La legge fisica che descrive il moto di caduta di un corpo :

Dove:
h = altezza di caduta in metri
g = costante chiamata accelerazione di gravit, il cui valore, pari a circa 9,8 m/s2, uguale per tutti i corpi a
condizione di trascurare la resistenza dell'aria.
t = tempo in secondi
Esercizio 12

Come si rappresentano le leggi fisiche


Le leggi fisiche vengono rappresentate tramite tabelle, grafici cartesiani e formule matematiche.

Tabelle e grafici cartesiani


Valutiamo quello che succede nella fase di accelerazione
di un caccia sulla pista di decollo. Registriamo le velocit
progressive raggiunte dallaereo al passare dei secondi.
Nella tabella sotto sono raccolti i dati relativi
all'esperimento. Nella prima colonna della tabella sono
riportati i tempi, nella seconda colonna le corrispondenti
velocit in m/s. La tabella da sola non fa capire il tipo di
relazione che intercorre tra le grandezze rappresentate.
Un metodo molto pi efficace per rappresentare i dati di
un esperimento consiste nel riportare i valori delle due
grandezze in un piano cartesiano.

Si ottiene un grafico (sopra) che mostra la relazione esistente tra le due grandezze. In Figura mostrato il
grafico cartesiano corrispondente al precedente esperimento di accelerazione. Il diagramma permette di
visualizzare meglio della tabella il legame tra tempi e velocit del corpo.

Formule matematiche
Il modo pi immediato per esprimere una legge fisica consiste nel rappresentarla tramite una formula
matematica. Quando serve calcolare una grandezza, se si conoscono tutti i valori delle varie altre
grandezze presenti nella formula, basta applicare la relativa formula. Per esempio con la formula gi vista

dove g noto perch = 9,8 m/s, conoscendo il tempo t si calcola facilmente laltezza h e viceversa.
Inserendo nella formula un qualsiasi valore di una delle due grandezze essa permette di ricavare il valore
dell'altra grandezza, senza il bisogno di eseguire alcun esperimento.

Esercizio 013

Esercizio 014

Grandezze direttamente proporzionali


La proporzionalit diretta esprime una relazione tra le variabili tale che, al crescere di una delle due
grandezze, cresce anche l'altra, (il loro rapporto si mantiene costante).
Indicando le due grandezze con i simboli x e y, la formula matematica che esprime la proporzionalit
diretta :

dove k la costante di proporzionalit, un numero che non cambia al variare dei valori delle due
grandezze.
Rispetto alla grandezza y , si pu anche scrivere

Legge di allungamento di una molla


Un esempio di legge fisica esprimibile mediante una proporzionalit diretta la legge di allungamento di
una molla.

La Figura sopra illustra una semplice apparecchiatura utilizzabile per verificare tale legge. La molla
disposta verticalmente, con l'estremit superiore fissata a un gancio. All'estremit inferiore vengono appesi
successivamente dei corpi di diverso peso P e si misura l'allungamento L subito dalla molla.
La Tabella e il grafico sottostanti riportano i dati di un esperimento effettuato con questo apparecchio. I pesi
P sono espressi in grammi e gli allungamenti della molla L sono espressi in centimetri.

Osservando i dati, possiamo notare che:


I rapporti P / L tra coppie
corrispondenti di valori sono tutti uguali
tra di loro:
Il rapporto che intercorre tra i pesi e i
corrispondenti allungamenti pertanto
una proporzionalit diretta. Tale legge
pu essere espressa nel modo
seguente:

Nel grafico cartesiano si ottiene una


retta passante per l'origine degli assi.

Possiamo cos formulare la legge di allungamento di una molla, detta anche legge di Hooke:
L'allungamento di una molla direttamente proporzionale al peso ad essa applicato.

Esercizi 015 - 016

Grandezze inversamente proporzionali


La proporzionalit inversa tra due grandezze esprime una relazione per la quale, al crescere di una
grandezza, l'altra diminuisce. Possiamo dire che:
La proporzionalit inversa esprime una relazione tra due grandezze, tale che il loro prodotto si mantiene
costante.
Indicando le due grandezze con x e y , la formula matematica che esprime la proporzionalit inversa :
x y = k
dove k la costante di proporzionalit, un numero che non cambia al variare dei valori delle due grandezze.
Rispetto alla grandezza y , si pu anche scrivere:
y = k / x

Esempio di grandezze inversamente proporzionali


Un esempio di proporzionalit inversa riguarda il rapporto esistente tra la velocit di spostamento e il
tempo.
Quanto tempo impiega unauto da corsa a percorrere una distanza pari a 60 metri?

Dipende dalla sua velocit: se la velocit 60 metri al secondo (216 km/h) impiega esattamente 1 secondo.
La tabella che segue contiene i dati rilevati a diverse velocit:

Dall'analisi dei dati in tabella possiamo rilevare quanto segue:


Al diminuire della velocit v, aumenta il tempo t necessario a coprire al distanza
Il prodotto v t tra coppie di valori corrispondenti risulta sempre uguale (60 m).
Ci significa che le due grandezze v e t sono inversamente proporzionali.
Possiamo scrivere la formula:

vt=k

dove la costante di proporzionalit inversa k la distanza da percorrere.

Riportando sull'asse delle ordinate i valori della velocit v e sull'asse delle ascisse il tempo impiegato t, si
ottiene la curva mostrata qui sotto, che costituisce un ramo di iperbole equilatera.

Il tempo che serve a coprire una certa distanza inversamente proporzionale alla velocit di
movimento.

Riassunto 017; Esercizi 018 019; Riassunto 020; Esercizi 021 - 023

L'equilibrio meccanico
Le forze e i loro effetti
La rappresentazione mentale di una forza di solito legata ad uno sforzo muscolare che si compie. Serve
forza, per esempio, per lanciare una pietra, spingere una macchina in panne. Serve forza anche per fermare
qualcosa in movimento o per deviarne la direzione. Sollevare, spingere, spostare, comprimere, sono tutte
azioni che richiedono l'intervento della forza muscolare.
Oltre alla forza muscolare, in natura esistono molti altri tipi di forze:
1. la forza elastica, che riporta i corpi deformati alla loro forma primitiva
2. la forza d'attrito, che si oppone al movimento dei corpi in contatto tra loro
3. la forza di gravit, che attira i corpi verso Terra
4. la forza magnetica, che provoca l'attrazione tra un oggetto di ferro e una calamita,
Le prime due sono esempi di forze che agiscono per contatto mentre le altre due sono esempi di forze che
agiscono a distanza.

Corpi soggetti all'azione di una forza: a

sinistra, la pallina cade per effetto della forza di


gravit esercitata dalla Terra; a destra, le
graffette vengono attratte dalla forza magnetica
della calamita.

Quando una forza viene applicata a un corpo, essa pu produrre due diversi effetti:
un effetto statico, se provoca sulla materia una deformazione;
un effetto dinamico, nel caso in cui metta in moto un corpo fermo (modificando il suo stato di quiete)
ovvero acceleri, rallenti o arresti un corpo in movimento (modificando il suo stato di moto).

Pertanto possiamo dare la seguente definizione di forza:


Una forza un'azione in grado di produrre sul corpo su cui agisce una deformazione (effetto statico) o
una variazione di velocit (effetto dinamico).

Esercizio 024

Il peso e l'unit di misura della forza


Per definire la grandezza "forza" possiamo scegliere come esempio: la forza peso.

La forza peso
Se lasciamo libero un oggetto qualsiasi, esso spontaneamente cade, a meno che non venga sostenuto,
per esempio da un tavolo o da una mano. Questo si verifica perch la Terra attira tutti gli oggetti con una
forza, chiamata forza di gravit o forza peso.
Le principali caratteristiche della forza peso sono le seguenti:

sempre verticale
sempre rivolta verso il basso
la sua intensit dipende dal luogo in cui si trova il corpo (dipende dalla distanza che il corpo ha dal
centro della Terra)
la sua intensit direttamente proporzionale alla massa del corpo.

Anche un satellite artificiale


soggetto all'attrazione terrestre.

Il Newton
Nel SI l'unit di misura della forza (quindi anche della forza peso) il newton (N): la sua scelta basata
sull'effetto dinamico della forza che ha carattere generale. Alle nostre latitudini e al livello del mare:
La forza di 1 Newton uguale al peso di un corpo avente una massa pari a 1 / 9,8 kg

La relazione tra peso e massa di un corpo


La massa e il peso di un corpo sono grandezze direttamente proporzionali; indicando con g la costante di
proporzionalit, possiamo scrivere:
peso = massa g
La costante g viene chiamata accelerazione di gravit (g = 9,8 N/kg)
Le relazioni tra peso e massa di un corpo sono
:
peso (N) = massa (kg) 9,8 N/kg
massa (kg) = peso (N)/9,8 N/kg
Tali relazioni valgono soltanto sulla superficie terrestre e alle nostre latitudini.

Il valore dell'accelerazione di gravit cambia con la posizione sulla terra per due ragioni:

la rotazione della Terra, che produce una forza centrifuga che si oppone all'attrazione gravitazionale;
questo effetto fa s che l'accelerazione di gravit sia 9,82 m/s ai poli e 9,79 m/s all'equatore (il valore
convenzionale di g una media di questi due valori);
lo schiacciamento della Terra ai poli, che allontana dal centro della Terra ogni corpo che si avvicina
allequatore; la forza di gravit diminuisce leggermente, dato che inversamente proporzionale al
quadrato della distanza tra i baricentri del corpo e della Terra.

Se pesassimo sulla Luna un corpo con una massa di 1 kg (9.8N sulla terra), otterremmo un valore di 1,6 N.
Laccelerazione di gravit varia,
anche se poco, con la latitudine
Sulla Luna la
forza di gravit
si riduce a circa
un sesto del
valore che ha
sulla Terra

Sulla Luna il valore di g 1,6 N/kg, cio circa un sesto del valore che ha sulla Terra. .

Esercizio 025 Esercizio 026


La misura statica delle forze
Quando subiscono delle deformazioni gli oggetti si comportano in modi diversi:
alcuni si deformano in modo permanente, cio rimangono deformati quando finisce l'azione della
forza. Questi corpi vengono chiamati corpi plastici.
altri corpi, come una molla o una palla elastica, tornano alla forma iniziale non appena cessa la forza
applicata. Questi altri corpi vengono chiamati corpi elastici.
Tutti i corpi elastici soddisfano la legge di Hooke secondo la quale:
l'allungamento L di una molla direttamente proporzionale alla forza F a essa applicata;
la proporzionalit espressa dalla formula:
F = k L
La costante k una propriet della molla, chiamata costante elastica: a parit di forza applicata, tanto pi
grande la costante elastica, quanto meno il corpo si deforma. Nel SI l'unit unit di misura di k N/m.

Ogni corpo elastico ha per, un limite di elasticit oltre il quale non pu essere sollecitato. Se si supera il
suo carico di rottura, inteso come la forza in grado di spezzarlo, il corpo si rompe o si deforma in modo
permanente.

Esempi di corpi elastici

Il dinamometro
Il dinamometro lo strumento pi comune per la misura delle forze ed il suo funzionamento si basa sulla
legge di Hooke. Un dinamometro una molla tarata in Newton, Una estremit della molla fissa mentre
laltra estremit libera, fornita di indice, scorre su una scala graduata sulla quale si legge il valore della forza.
La Figura qui sotto illustra il funzionamento di un dinamometro a molla.

Dinamometro a molla

Per tarare la molla occorre affiancare ad essa una scala graduata che serve a indicare il valore della forza
applicata. Si applicano alla molla pesi di valore diverso, segnando sulla scala graduata il valore del peso
applicato.
I dinamometri usati in laboratorio sono costituiti essenzialmente da una molla tarata. Ad una delle due
estremit collegato un cilindretto con un gancio e sul quale incisa la scala suddivisa in Newton.
II sistema protetto da un guscio cilindrico al quale viene agganciata l'altra estremit della molla, come
rappresentato in Figura.

Dinamometro da
laboratorio e
bilancia a molla

Dopo aver fissato il gancio superiore ad un sostegno, basta caricare il peso al gancio inferiore. A causa della
forza applicata, la molla si allunga e il cilindretto fuoriesce dall'involucro. Il valore della forza pu dunque
essere letto sulla scala graduata.

Le bilance da negozio e le bilance domestiche sono quasi sempre dei dinamometri, solo che esse sfruttano
la compressione della molla piuttosto che il suo allungamento. Esercizio 27
Esercizio 28

Forze e vettori
Per definire lefficienza di una forza necessario misurare la sua intensit. Da sola per lintensit non
sufficiente per descrivere la forza in modo completo. Supponiamo di dover spostare un carrello con sopra
degli oggetti.
Per riuscire a muoverlo, oltre ad applicare una forza sufficientemente
intensa, in un preciso punto di applicazione (il punto
F = Forza
del corpo dove la forza agisce) bisogna scegliere la
direzione (per esempio, se ci troviamo allinterno di una
d = direzione
stanza possiamo scegliere di muoverci parallelamente,
diagonalmente o perpendicolarmente rispetto ad una
v = verso
parete). Per raggiungere la porta, dovremo scegliere
p = punto di
anche il verso (verso la porta). Dall'esempio si deduce
applicazione
che, per riuscire a descrivere in modo completo una
forza, occorre definire non soltanto la sua intensit, ma
anche il punto di applicazione, la sua direzione e il suo verso.
Grandezze vettoriali e grandezze scalari
La forza non la sola grandezza fisica cui bisogna associare una direzione e un verso. (Es: spostamento,
velocit, accelerazione).
Le grandezze fisiche definite, oltre che dalla intensit (numero), anche da una direzione e da un verso sono
chiamate grandezze vettoriali.
Altre grandezze fisiche (carica elettrica, massa, densit, pressione, temperatura, volume, energia potenziale,
lunghezza d'onda) sono completamente descritte indicando il numero corrispondente alla loro misura.
Le grandezze fisiche delle quali sufficiente conoscere il valore numerico vengono chiamate grandezze
scalari.

Vettori
Tutte le altre grandezze vettoriali vengono rappresentate mediante un vettore.
Un vettore un segmento orientato, come mostrato in figura:

In esso possiamo osservare i seguenti elementi:


l'estremo 0 del segmento detto origine del vettore (punto di applicazione);
l'estremo F del segmento detto fine del vettore;
la lunghezza del segmento, confrontata con una unit di misura, rappresenta l'intensit, detta anche
modulo. al (valore assoluto della grandezza, cio senza considerarne il segno);
la direzione del segmento coincide con la direzione del vettore;
il verso del vettore indicato dalla punta della freccia.
Per distinguere una grandezza vettoriale si usa porre sopra il simbolo di tale grandezza fisica una piccola

freccia; per esempio, per indicare una forza, scriveremo F


Esercizi 029 - 030

Operazioni con i vettori


Quando su un corpo agiscono contemporaneamente pi forze con lo stesso punto di applicazione (sistema
di forze), cio forze concorrenti, per determinare l'effetto comune che esse producono bisogna ricavare la
risultante del sistema di forze.
di un sistema di forze una forza che, se fosse applicata da sola, produrrebbe lo
La risultante
stesso effetto.
di un sistema di forze coincide con la somma dei vettori che rappresentano le singole forze
La risultante R
del sistema. Sommare i vettori per, non come sommare i numeri: le regole di calcolo, valide per i numeri
reali, non possono essere applicate ai vettori. Esaminiamo ora i casi che si possono presentare.
Vettori che hanno la stessa direzione e lo stesso verso
Il vettore a e il vettore b , paralleli tra loro, hanno la stessa direzione e la stessa intensit (3).
Il vettore somma ( ), detto risultante, ha la stessa direzione e lo stesso verso dei due vettori originali e
l'intensit pari alla somma delle intensit dei due vettori.

Per calcolare l'intensit del vettore risultante si proceder nel seguente modo:
= a + b = 3 + 3 = 6

Vettori che hanno la stessa direzione, verso opposto


Il vettore risultante ha la direzione e il verso del vettore che ha maggiore intensit. Lintensit della
risultante la differenza delle due intensit.

Per calcolare l'intensit del vettore risultante si proceder nel seguente modo:
= a - b = 6 - 5 = 1

Vettori che hanno direzione diversa


La risultante dei due vettori si determina graficamente tramite la regola del parallelogramma. Essa consiste
nel costruire un parallelogramma tracciando dalla punta di ciascun vettore la retta parallela all'altro.

La diagonale R del parallelogramma la risultante dei due vettori.

Un altro modo il cosiddetto metodo del poligono o metodo testa-coda. Si applica per trovare la risultante
di tanti vettori non uniti. Si parte dal primo e si applica il secondo all'estremit del primo e il terzo all'estremit
del secondo, e cos via fino all'ultimo (naturalmente rispettando la loro direzione). Alla fine salta fuori un
poligono aperto. Il poligono si chiude unendo l'origine del primo con il vertice dell'ultimo. Quella la risultante
vettoriale.

Vettori con direzioni perpendicolari


Quando le direzioni dei due vettori sono perpendicolari, il parallelogramma si
coincide con la sua diagonale. In questo
riduce a un rettangolo e la risultante R

caso valore di R pu essere calcolato applicando il teorema di Pitagora. Si ha


infatti:
= 2 + 2
R

Esercizio 031

Esercizio 032

LEQUILIBRIO MECCANICO
Un sistema (un corpo puntiforme, un insieme di particelle, un corpo rigido,...) in equilibrio meccanico
quando la somma di tutte le forze esterne risulta nulla.
Un corpo in equilibrio meccanico quando fermo oppure si muove con velocit costante.
Lo studio dell'equilibrio meccanico molto importante nello sviluppo delle molteplici attivit dell'uomo sia
quelle complesse, come costruire un grattacielo o molto pi semplici, come sostituire una ruota allauto.
Lequilibrio meccanico studiato da quella parte della fisica chiamata statica

II punto materiale
Per semplificare lo studio dell'equilibrio dei corpi, in fisica stato introdotto il concetto di punto materiale.
Si definisce punto materiale, un corpo le cui dimensioni siano trascurabili rispetto al fenomeno in
studio.
Ad esempio un pianeta pu essere considerato un punto materiale confrontato con luniverso intero, una
molecola nello studio delle leggi dei gas e cos via.
In generale un punto materiale solamente caratterizzato dalle tre coordinate spaziali, dalla velocit e dalla
sua massa. La schematizzazione di un corpo come punto materiale prevede di trascurare l'esistenza dei
alcune caratteristiche: un punto materiale ad esempio non pu ruotare su se stesso, scaldarsi o comprimersi
elasticamente. Un pianeta pu essere trattato come corpo rigido, piuttosto che come punto materiale, se si
interessati alla sua rotazione. L'utilit del concetto di punto materiale sta nel poterlo considerare come punto
geometrico e quindi poter operare nel sistema di assi cartesiani.
In fisica il punto materiale utilizzato
per descrivere la dinamica di corpi
estesi quando possibile trascurarne
la struttura interna Nell'immagine il
corpo (in grigio) approssimato come
un punto materiale nel suo centro di
massa (in nero). Tutta la massa del
corpo concentrata in un punto.

Quando un punto materiale non sottoposto ad alcuna forza, risulter in equilibrio, ma lo sar anche nel
caso in cui le forze agenti sono tali da annullarsi reciprocamente, ovvero quando la loro risultante nulla.
Due forze uguali ed opposte
applicate a un punto materiale hanno
= 0 ; il punto pertanto in
risultante
equilibrio meccanico.

Possiamo enunciare il seguente principio:


un punto materiale in equilibrio quando la risultante delle forze applicate nulla.
la risultante di un sistema di forze, la condizione di equilibrio si avr se e soltanto se:
Se R

R= 0
Evidentemente, che se
R 0, il punto materiale non in equilibrio.

Esercizi 033 - 036

La pressione
Le racchette,
aumentando la
superficie di
appoggio,
diminuiscono la
pressione
esercitata dalla
forza peso ed
evitano di affondare
nella neve.

Un sottomarino in
immersione
sottoposto alla
pressione
idrostatica.

Se si colpisce un muro con


un martello, al massimo si
produce un piccolo incavo. Se
si applica la stessa forza a un
chiodo, messo tra il martello e
il muro, la forza si concentra su
una superficie molto pi piccola, ( punta), e il chiodo riesce a
penetrare nel muro.

Gli effetti di una forza dipendono non soltanto dalla sua intensit, ma anche dalla superficie attraverso la
quale tale forza si trasmette: tanto pi piccola la superficie su cui una forza viene applicata, maggiore sar
il suo effetto.
Oltre alla forza, necessario definire un'altra grandezza fisica, chiamata pressione, che dipende
dall'intensit della forza applicata e dalla superficie su cui essa agisce.

Per valutare la pressione esercitata da una forza su una superficie s, bisogna considerare la componente
F della forza perpendicolare alla superficie. Solo questa parte efficace.
Se la componente F coincide con forza la pressione massima (a).
Diversamente, la componente F , che ha intensit minore, produce una pressione minore (b).
Nel caso in cui la componente di F nulla, la pressione prodotta nulla (c).

Una stessa forza pu esercitare


una diversa pressione in funzione
dell'angolo tra la sua direzione e
la superficie su cui agisce

Se consideriamo una forza F applicata non perpendicolarmente ad una superficie di area S (Figura),

perpendicolare alla superficie.


la forza effettiva che agisce sulla superficie S la componente F
La pressione P definita come il rapporto tra la componente della forza, perpendicolare alla
superficie sulla quale agisce e l'area S della superficie stessa.
La pressione una grandezza direttamente proporzionale alla forza applicata e inversamente proporzionale
alla superficie su cui tale forza agisce. L'unit di misura della pressione nel SI il pascal (Pa), che
corrisponde alla pressione esercitata dalla forza di 1 N applicata perpendicolarmente alla superficie di 1 m2:

Se si conosce il valore della pressione P esercitata su una superficie di area S e si vuole ricavare
r , bisogna applicare la formula inversa:
l'intensit della forza F

Esercizio 037

= P S

Il principio di Pascal e la legge di Stevino


Quando si studiano le propriet dei liquidi di fondamentale importanza conoscere concetto di pressione.
La forza che un liquido esercita sulle pareti del contenitore in cui posto, sempre una forza distribuita,
sull'intera superficie di contatto.

La pressione si trasmette in
tutti i punti del fluido.

Il principio di Pascal.
Se, mediante uno stantuffo, esercitiamo una certa forza sul liquido
contenuto in un recipiente (Figura), osserviamo che il liquido zampilla
non solo dal foro pi in basso, ma anche da qualsiasi altro foro praticato
sulle pareti. Ci significa che la pressione provocata dallo stantuffo sulla
superficie del liquido si trasmette in ogni suo punto.
Questa propriet, valida per tutti i fluidi, nota come principio di Pascal
e pu essere cos enunciata:

La pressione esercitata su una superficie di un liquido, ovunque


essa sia orientata, si trasmette in tutte le direzioni e con la stessa
intensit su ogni altra superficie che si trova a contatto con il
fluido.

Su questa propriet dei liquidi basano il loro funzionamento numerose macchine idrauliche che sono
in grado sia di amplificare le forze applicate, sia di trasmetterle da un punto a un altro.
Uno di questi dispositivi il torchio idraulico, schematizzato in Figura, che serve per il sollevamento
di carichi pesanti. E costituito da due cilindri di sezioni molto diverse nei quali scorrono due pistoni a
tenuta. I due cilindri sono collegati tra loro da un tubo e vengono riempiti con un liquido, generalmente
olio. Il dispositivo consente di equilibrare una forza grande (peso dellauto2) applicandone una pi
piccola(1).
Le pressioni sulle due superfici (A1;A2), per il principio di Pascal, devono essere uguali, per cui la forza
sullo stantuffo di sezione maggiore tante volte pi intensa quante volte pi estesa la sua superficie.
Dall'uguaglianza delle pressioni sulle due superfici si ricavano:

Per esempio se A 1 un quarto di A2, per sollevare il peso F 2 ( aut o) caricato


sul pistone grande sar sufficiente applicare all'altro pistone una forza F 1 pari
a un quarto di F2
Il ponte elevatore, chiamato anche martinetto, utilizzato nelle officine meccaniche per sollevare gli autoveicoli, e i freni idraulici delle automobili basano il loro
funzionamento sul principio del torchio idraulico.
Ponte elevatore
(martinetto) basato
sul principio del
torchio idraulico

I vasi comunicanti
Un esperimento molto semplice e conosciuto, proposto da Pascal, serve a spiegare il comportamento della
pressione nei liquidi: i vasi comunicanti. Una serie di contenitori, di forma e sezione diverse, sono collegati tra
loro in maniera da permettere all'acqua passare liberamente da uno all'altro.

In un sistema di vasi
comunicanti un liquido continua
a fluire dai vasi in cui ha raggiunto
livelli superiori ai vasi dove il livello
pi basso fino a raggiungere un
uguale livello in tutti i vasi.

Come si comprende nelle Figure, quando l'acqua viene versata in un contenitore qualsiasi tra quelli collegati,
il livello in ciascuno di essi sale finch non raggiunge quello pi alto.
In tutti i punti alla stessa quota la pressione assume lo stesso valore.
La pressione di un liquido in un contenitore dipende soltanto dalla sua profondit, per cui a
livelli uguali corrispondono uguali pressioni.
Questo il principio dei vasi comunicanti.

La legge di Stevino
La pressione esercitata da un liquido dipende non soltanto dalla profondit h, ma anche da quanto pesante
il liquido sovrastante; la pressione dipende anche dalla densit. La relazione tra la pressione e la densit
riassunta dalla legge di Stevino:
La pressione P esercitata da un liquido direttamente proporzionale alla profondit h e alla
densit d del liquido
P = dgh
dove g = 9,8 N/kg l'accelerazione di gravit, cio la costante di proporzionalit tra peso e massa di un corpo.
La pressione calcolata con la formula precedente chiamata pressione idrostatica e rappresenta la
pressione esercitata soltanto dal liquido. Se sopra la superficie libera del liquido grava una pressione esterna
(per esempio la pressione atmosferica) quest'ultima va sommata alla pressione idrostatica per ottenere il
valore della pressione totale Ptot

Ptot = Pest + (d g h)

Esercizi 038 - 039

II principio di Archimede
Quando si immerge in acqua o in un qualunque altro fluido un oggetto, la sua massa rimane invariata ma
sembra pesare meno. Ci dovuto al fatto che, in opposizione alla forza peso diretta verso il basso, agisce
una forza diretta verso l'alto, chiamata spinta di Archimede o spinta idrostatica. Archimede per primo si
accorse dell'esistenza di questa spinta, che, in suo onore, prende il nome di. Il principio di Archimede
stabilisce che:
Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto uguale al peso del liquido da
esso spostato.

Corpo immerso in un liquido

Possono verificarsi tre casi (illustrati da sinistra a destra in Figura):


Il corpo tende a cadere fino a raggiungere il fondo se la forza di Archimede minore del peso, FA < Fp.
Il corpo si trova in una situazione di equilibrio se la forza di Archimede uguale al peso, FA = Fp.
Il corpo tende a risalire fino alla superficie dove galleggia se la forza di Archimede maggiore del peso, FA
> Fp.
.

La relazione tra il volume del corpo immerso e la spinta


ricevuta facilmente verificabile misurando la differenza
tra il peso che ha un corpo, rispettivamente nell'aria e
nell'acqua, con un dispositivo come quello mostrato in
Figura, che ci consente anche di misurare il volume di
liquido spostato

La spinta non dipende dal corpo, ma dal tipo dil liquido in cui esso immerso. La spinta una forza pari al
peso di liquido spostato e questo a sua volta dipende dalla densit del liquido, secondo la formula.
Spinta = densit del liquido volume spostato 9,8

Esercizio 040

In generale, un corpo galleggia quando la sua densit inferiore a quella del liquido nel quale immerso.
Pertanto, una nave riesce a galleggiare, anche se d'acciaio (che un materiale pi denso dell'acqua),
perch non un blocco compatto, ma cavo, quindi la sua densit media risulta inferiore a quella dell'acqua.

Il sommergibile sfrutta la spinta di


Archimede:
Quando le camere allagabili sono
vuote (A) il peso specifico del battello
inferiore a quello dellacqua, quindi
galleggia. Riempiendo le camere (B, C)
con acqua diventa pi pesante e si
immerge. Per riemergere deve
svuotare le camere.

Esercizio 041
La pressione atmosferica
Il globo terrestre circondato dall'atmosfera, una pellicola gassosa che spessa circa 100 km. Sopra la
superficie della terraferma e sul mare preme il peso dei gas atmosferici (azoto, ossigeno, anidride
carbonica). Il valore della pressione atmosferica stato misurato per la prima volta da Evangelista
Torricelli nel XVII secolo.

Il dispositivo ideato da Torricelli chiamato barometro a mercurio


ed costituito da un tubo di vetro chiuso ad un'estremit, che viene
riempito completamente di mercurio.
L'estremit aperta del tubo, tenuta chiusa con un dito, viene immersa
in una vaschetta contenente a sua volta mercurio. Togliendo il dito, il
mercurio non scende del tutto ma si ferma ad un'altezza di 760 mm
al di sopra del livello del liquido contenuto nella vaschetta (Figura a
fianco).
Nella parte alta del tubo si creato il vuoto (assenza di aria). Si
stabilisce un equilibrio tra la pressione (peso) esercitata dalla colonna
di mercurio e la pressione atmosferica che agiscono entrambe sul
livello del liquido della vaschetta .La pressione che l'atmosfera
esercita sulla Terra varia da un giorno all'altro con il mutare delle
condizioni meteorologiche.

Calcolo della pressione atmosferica


Per misurare la pressione atmosferica nel barometro basta calcolare la pressione idrostatica della colonna di
mercurio alta 760 mm (0,76 m).
Applicando la legge di Stevino, sapendo che la densit del mercurio 13 600 kg/m 3:
Patm = h d g = 0,76 m 13 600 kg/m3 9,8 N/kg = 101.292 Pascal
Una vecchia unit di misura della pressione denominata atmosfera (atm). Latmosfera standard la
pressione misurata alla temperatura di 0 C e a livello del mare:
1 atm = 101.325 Pa

A causa della grande diversit di grandezza tra il Pa e l'atm, spesso si utilizza il bar:
1bar = 1000 Pa

1 atm = 101.325 Pa = 1,013 bar

Un'altra unit di misura usata per misurare la pressione atmosferica sono i millimetri di mercurio (mmHg),
chiamati anche Torricelli (Torr):
1 atm = 760 Torr =760 mmHg

Siccome la densit dell'aria diminuisce al crescere


dell'altitudine, anche la pressione atmosferica diminuisce
in proporzione. Ad una altitudine di 9000 m la pressione
dell'aria pari a circa 0,32 atm.

Esercizio 042

La misura della pressione


Lo strumento usato per misurare la pressione il manometro. I manometri differenziali permettono di
ottenere la misura della pressione per differenza fra due ambienti (uno l'atmosfera).

E composto da un tubo di vetro a forma di U, all'interno del quale si trova una certa
quantit di mercurio (Figura a sinistra). Una estremit del manometro in comunicazione con l'ambiente contenente il fluido di cui si vuole misurare la pressione,
l'altra aperta quindi sottoposta alla pressione atmosferica. Il dislivello h che si
viene a stabilire tra i due livelli del mercurio proporzionale alla differenza tra la
pressione da misurare e quella atmosferica. Applicando la legge di Stevino, si pu
facilmente mostrare che:
Patm - Px = h d g
dove h il dislivello, d la densit del mercurio, g laccelerazione di gravit. Per
ottenere la pressione sufficiente misurare il dislivello h ed inserire il valore Patm
della pressione atmosferica.

Il manometro a tubo di Bourdon (vedi la Figura a fianco) costituito da un


tubo (a) di forma circolare (ma pu essere avvolto anche a forma di spirale),
detto appunto tubo Bourdon. Un tubo di tale forma tende ad aumentare il
proprio raggio di curvatura all'aumentare della pressione interna. Una
estremit fissa mentre laltra libera di muoversi quando aumenta la
pressione interna; alla seconda estremit connesso un sistema di leve (b,c)
che amplifica lo spostamento, e lo trasforma nel movimento circolare di un
indice (d) lungo una scala graduata (e).
I manometri Bourdon costituiscono la stragrande maggioranza dei misuratori
di pressione oggi usati.
Manometro Bourdon

Esercizio 043 Riassunto 044 Esercizi 045 - 047

La temperatura e lequilibrio termico

La temperatura la propriet fisica che registra il trasferimento di energia termica da un sistema ad


un altro.
La temperatura una propriet intensiva, che indica lo stato termico di un corpo o sistema; la differenza
di temperatura tra due sistemi in contatto, determina un flusso di calore in direzione del sistema pi freddo,
fino al raggiungimento dell'equilibrio termico.
La temperatura la misura di ci che nel linguaggio comune chiamiamo "caldo" o "freddo".

Termometri
Un termometro uno strumento che serve a misurare la temperatura, oppure le variazioni di temperatura.
Per il loro funzionamento, i termometri sfruttano la variazione, anche minima di una qualche grandezza fisica
che varia con la temperatura che tipicamente pu essere:

la dilatazione termica di una sostanza;

la resistenza elettrica di un materiale;

altre grandezze fisiche.


Come tutti gli altri strumenti di misura, si tratta comunque di dispositivi tarati ovvero opportunamente regolati
attraverso precise procedure.
Principali tipi di termometro

Termometro a mercurio: composto da un tubo di vetro chiuso contenente mercurio. La variazione di


temperatura provoca una variazione di volume del mercurio, che viene letta su una scala graduata.

Termometro a gas: misura la temperatura attraverso la variazione di volume o


di pressione di un gas contenuto all'interno di un tubo di vetro. I termometri a
gas sono molto precisi e vengono usati per la taratura di altri termometri.


Termometro digitale: usa un sensore collegato ad un
circuito elettronico. Le variazioni di temperatura provocano
nel sensore variazioni di resistenza elettrica, che il circuito
elettronico converte in numeri visualizzati su uno schermo
di piccole dimensioni (display)
.

Per esser certi che il termometro funzioni correttamente necessario fare la taratura. La taratura del
termometro si esegue scegliendo due temperature di riferimento, chiamate punti fissi: di solito si scelgono la
temperatura di fusione del ghiaccio e quella di ebollizione dellacqua.

La scala Kelvin
La temperatura una delle grandezze fondamentali del Sistema Internazionale. La scala termometrica
adottata nel SI non quella Celsius che si impiega comunemente in Italia, ma la scala Kelvin o scala
assoluta delle temperature, la cui unit di misura il kelvin (K).
In questa scala le temperature sono sempre espresse con numeri positivi; 0 K costituisce la temperatura
minima raggiungibile in natura chiamata zero assoluto, che corrisponde a -273,1 6 C.
La scala Kelvin in realt la scala centigrada spostata all'indietro di 273,16 C. In questo modo 0 C
corrispondono a 273,16 K.

Per trasformare in kelvin una temperatura espressa in gradi centigradi basta usare questa formula:
K = 273,16 + C
Viceversa, per passare dalla scala Kelvin a quella centigrada si utilizza la relazione inversa:
C = K - 273,16

Esercizi 048 - 049

La dilatazione termica
Quando la temperatura di un corpo cambia, cambiano anche le sue dimensioni. Questo fenomeno prende il
nome di dilatazione termica e si osserva in tutti i corpi, sia solidi, che liquidi o aeriformi. In Figura sotto puoi
osservare un giunto di dilatazione di un ponte stradale: il giunto, consente di assorbire lallungamento o il ritiro
delle barre di cemento armato in seguito a variazioni di temperatura, in modo da evitare fratture.
Giunto di dilatazione
Dilatazione; effetti

La dilatazione lineare nei solidi


Per dilatazione lineare si intende lallungamento (o accorciamento) di un corpo in cui la lunghezza molto pi
grande delle altre dimensioni, per esempio un binario ferroviario, unasta metallica o un filo elettrico.
La dilatazione lineare pu essere evidenziata con il dispositivo sperimentale di Figura sotto.

Lestremit fissa (a) di un tubo metallico cavo (t)


collegata ad un recipiente (b) che, immettendo vapore,
lo riscalda in tutta la sua lunghezza. L'altra estremit
del tubo (c), libera di scorrere su un supporto,
collegata ad un indice in grado di ruotare su un'apposita
scala tarata, che visualizza anche dilatazioni di lieve
entit.
Riscaldando aste metalliche di diverso materiale e
diverse lunghezze (d) e misurando gli allungamenti si
nota che l'allungamento l dell'asta direttamente
proporzionale sia alla variazione di temperatura T sia
alla lunghezza iniziale l0 dell'asta.

La formula che esprime la legge della dilatazione lineare : l = l0 T


La costante di proporzionalit , (lambda) che compare nella formula denominata coefficiente di dilatazione
lineare. Il valore di (vedi Tabella sotto) caratteristico del materiale.
La legge della dilatazione lineare pu venire formulata come segue:
la variazione di lunghezza subita da un corpo sottoposto a una variazione di temperatura direttamente
proporzionale alla lunghezza iniziale e alla variazione di temperatura

Materiale
diamante
alluminio
porcellana
vetro
acciaio
ferro
rame
argento
stagno
piombo
zinco

Coefficienti di dilatazione lineare di alcuni solidi


Coefficiente di dilatazione lineare (1/C)
1 10-6
1,5 10-6
2 10-6
9 10-6
12 10-6
12 10-6
17 10-6
19 10-6
21 10-6
29 10-6
30 10-6

Dilatazione lineare:
Diagramma riferito a tre diversi
materiali. Dalla diversa
pendenza delle tre linee si
intuisce il differente coefficiente
di dilatazione lineare dei tre
materiali

La dilatazione cubica
Se si riscalda un oggetto di forma non allungata, non si pu considerare solo la variazione della sua
lunghezza, ma la variazione di volume, poich tutte le dimensioni del corpo cambiano. Se la temperatura del
corpo aumenta passando da un valore iniziale T0 a un valore finale T1, ciascuna dimensione del corpo
(altezza, larghezza e spessore) aumenta secondo la legge della dilatazione lineare. Il volume del corpo
subisce un incremento V, passando dal valore iniziale V0 al valore finale Vf (Figura).

a - La sfera fredda, passa attraverso lanello


b - Si riscalda la sfera
c - La dilatazione fa aumentare il volume, la
sfera non passa pi attraverso lanello

Tale fenomeno prende nome di dilatazione cubica e si verifica nei solidi, nei liquidi e nei gas.
La legge della dilatazione cubica espressa dalla relazione: V = V0 T
Per i solidi, si nota che = 3, essendo il coefficiente di dilatazione lineare del materiale di cui fatto il
solido.

Esercizi 050 051

L'equilibrio termico
Mettiamo a contatto due corpi con temperature diverse, (T 1 > T2), chiusi in ambiente isolato. Il grafico di Figura
sotto mostra i valori progressivi delle temperature al passare del tempo.

Il corpo pi caldo (curva rossa decrescente) si raffredda, mentre quello pi freddo (curva blu crescente) si
riscalda. Il processo continua fino a quando i due corpi non raggiungono la stessa temperatura.
Raggiunta la temperatura di equilibrio, il processo si arresta; i due corpi che hanno la stessa temperatura
non la cambiano pi perch hanno raggiunto l'equilibrio termico.
Due corpi che si trovano inizialmente a temperature diverse, posti a contatto, si portano alla stessa
temperatura, raggiungendo l'equilibrio termico.

La temperatura di equilibrio
La temperatura di equilibrio assume sempre un valore intermedio tra le due
temperature; se mescoliamo, ad esempio acqua calda con acqua fredda,
otteniamo acqua tiepida (Figura a sinistra)
Ma in che modo possibile prevedere il valore esatto della temperatura di
equilibrio? Basta applicare la formula:
() + ()
TE =
+

TE = temperatura di equilibrio

m1 ; m2 = masse da mescolare

T1 ; T2 = temperature iniziali
N.B. : Questa formula per il calcolo della temperatura di equilibrio applicabile solo se i due corpi posti a
contatto sono dello stesso materiale.

Esercizi 052 053 Riassunto 054 Esercizio 055

CALORE E CAMBIAMENTI DI STATO

Che cos' il calore


I corpi possono aumentare o diminuire la loro temperatura. Se vogliamo "riscaldare" un corpo dobbiamo
fornirgli calore, mentre per "raffreddare" dobbiamo toglierlo. Il calore pu essere quindi considerato come il
responsabile delle variazioni di temperatura dei corpi:
Il calore una forma di energia interna a un corpo che deriva dal disordinato e rapidissimo delle
molecole che lo compongono; si trasmette da un corpo a un altro quando tra questi ci sia una
differenza di temperatura, passando da quello a temperatura maggiore a quello a temperatura minore.
Il calore energia

Per gli scienziati dei secoli scorsi, in particolare Antoine-Laurent de


Lavoisier (1743-1794), il calore era un "fluido invisibile contenuto in
quantit variabile in tutti i corpi a seconda della loro temperatura. Questo
"fluido invisibile", (fluido calorico), entrando e uscendo dai corpi faceva
variare la loro temperatura.

La teoria del fluido calorico non poteva per spiegare alcuni fenomeni legati
al calore: per esempio non giustificava il calore che nasce quando due
corpi vengono sfregati tra loro, il calore prodotto per attrito. Studi
successivi, soprattutto da parte dello scienziato britannico James Prescott
Joule (1818-1889), consentirono di precisare la natura del calore. Esso non
una sostanza contenuta nei corpi, come immaginava Lavoisier, ma una
delle diverse forme in cui pu manifestarsi l'energia.

Bisogna ricordare che il calore e la temperatura sono grandezze ben distinte. Il calore si trasmette da un
corpo a un altro, quindi una propriet legata all'interazione termica tra pi corpi. La temperatura, invece,
una grandezza associata a un singolo corpo.
Al calore si avvicina il concetto di quantit mentre per la temperatura pu essere fatta solamente una
valutazione di qualit.

Unit di misura del calore


Poich il calore una forma di energia, per esprimere la quantit di calore bisogna usare l'unit di misura
dell'energia.
Nel SI tale unit viene chiamata joule (J).
Il joule lunit di misura dell'energia e corrisponde al lavoro compiuto dalla forza di 1 newton quando
sposta il suo punto di applicazione di 1 metro nella sua stessa direzione (N m).
L'unit di misura pi usata per il calore continua comunque ad essere la caloria (cal), definita come segue:
La caloria la quantit di calore necessaria per innalzare la temperatura di 1 g di acqua pura da 14,5 C a
15,5 C alla pressione di 1,01 105 Pa, cio alla pressione atmosferica standard.
Spesso si usa anche la kilocaloria (kcal); 1 kcal = 103 cal.
Per convertire le calorie in joule e viceversa occorre ricordare che: 1 c a l = 4,187J e

1 J = 0,239 cal.

Esercizi 056 057

Relazione tra calore e temperatura


Calore la temperatura sono grandezze fisiche ben distinte; tra esse esistono per relazioni molto strette.
Per evidenziarle, utile eseguire esperimenti fornendo o togliendo calore ad un corpo:
Fornendo (o togliendo) quantit di calore diverse allo stesso corpo (A - masse d'acqua uguali, tempi di
riscaldamento diversi) le variazioni di temperatura sono direttamente proporzionali al calore fornito (o
tolto);
Fornendo (o togliendo) la stessa quantit di calore a corpi diversi (B - masse d'acqua diverse, stesso
tempo di riscaldamento), le variazioni di temperatura risultano inversamente proporzionali alle masse;

Se individuiamo con Q la quantit di calore acquistata o ceduta da un corpo di massa m, e se T la


conseguente variazione di temperatura, possiamo scrivere la seguente relazione:
Q = c s m T
( equazione della calorimetria)
dove cs il calore specifico spiegato di seguito.
La formula stabilisce le relazioni tra il calore scambiato da un corpo e la conseguente variazione di
temperatura, ed chiamata equazione della calorimetria.

Il calore specifico
La costante cs che compare nell'equazione della calorimetria il calore specifico, il cui valore (Tabella)
dipende dal materiale di cui fatto il corpo sottoposto a riscaldamento.
Esprimendo la formula rispetto a cs, otteniamo:

cs =

Il calore specifico di una sostanza rappresenta la quantit di calore che fornita a 1 g di tale sostanza ne
provoca l'innalzamento della temperatura di 1 C.
Sostanza
acqua
corpo umano
legno
olio
ghiaccio a 0 C
aria
alluminio
ferro
vetro
rame
ottone
argento
mercurio
piombo

Calore specifico cal/g


K
1,00
0,83
0,63
0,58
0,54
0,24
0,22
0,12
0,12
0,093
0,091
0,056
0,033
0,031

Calore specifico di alcune sostanze in


calorie / grammi Kelvin

Lunit di misura del calore specifico cal / g K, equivalente a


kcal / kg K.
Il prodotto m c s che compare nell'equazione della calorimetria la
capacit termica (simbolo: C)
C = m cs

La capacit termica di un corpo dipende sia dalla natura del materiale sia
dalla sua massa. Esercizio 058
La temperatura di equilibrio
Durante uno scambio termico tra due corpi a temperature diverse (sistema isolato), la quantit di calore
ceduta dal corpo pi caldo uguale alla quantit di calore assorbita dal corpo pi freddo: il calore si
conserva.
Applicando questo principio si pu ottenere la formula per calcolare temperatura di equilibrio raggiunta da
corpi di diverso materiale e diversa massa che scambino calore:
TE

() + ()
+

dove C1 e C2 sono le capacit termiche dei due corpi.

Esercizi 059 - 060

Passaggi di stato
La materia possiede la capacit di cambiare il suo stato fisico se sottoposta a variazioni di temperatura o di
pressione o di entrambe queste grandezze.
Le trasformazioni da uno stato fisico a un altro vengono chiamate passaggi di stato.

Un cubetto di ghiaccio lasciato a temperatura ambiente si


trasforma rapidamente in acqua liquida; allo stesso modo
riscaldando la cera di una candela questa inizia a fondere;
persino il ferro se riscaldato ad alte temperature diventa
liquido. Questi sono tutti esempi di passaggi di stato.

La stessa sostanza, a seconda delle condizioni fisiche in cui si trova, pu presentarsi nei tre diversi stati fisici:
solido, liquido e aeriforme.
Lacqua allo stato liquido ottenuta dal cubetto di ghiaccio se viene riscaldata oltre i 100 C si trasforma in
vapore, mentre se viene raffreddata fino a 0 C ridiventa ghiaccio solido. Le trasformazioni tra i vari stati fisici
si chiamano passaggi di stato e sono schematizzate nella Figura.

- CAMBIAMENTI DI STATO: i cambiamenti di


stato sono causati da scambi di calore tra il corpo
e l'ambiente esterno.
- Una sostanza che assorbe calore passa da
solida a liquida (fusione) e da liquida ad aeriforme
(vaporizzazione).
- Unasostanzachecedecalorepassadaaeriformealiquida
(condensazione) edaliquidaasolida (solidificazione).
- La sublimazione il passaggio diretto da solido
ad aeriforme
- Il brinamento il passaggio diretto da aeriforme
a solido

I passaggi di stato di una sostanza pura avvengono in corrispondenza di particolari valori di temperatura
(punti fissi), propri della sostanza considerata e che rimangono costanti per tutta la durata del cambiamento.
A esempio, il ghiaccio fonde a 0 C e durante il processo di fusione la temperatura non varia.

Calore latente
Durante i passaggi di stato la temperatura rimane costante, perch il calore fornito viene utilizzato dalla
sostanza per cambiare il suo stato fisico.
Il calore latente la quantit di calore che serve a provocare il passaggio di stato completo di 1 kg di
sostanza.
Si distinguono il calore latente di fusione, utile al passaggio da solido a liquido, e il calore latente di
evaporazione, che serve per il passaggio da liquido ad aeriforme. Anche i calori latenti sono propriet
caratteristiche delle sostanze.

La Tabella sottostante riporta i calori latenti di fusione e di evaporazione e i corrispondenti punti fissi di alcune
sostanze.
Sostanza
acqua
alcol
alluminio
argento
azoto
etere
ferro
mercurio
oro
piombo
rame
stagno

Temperatura di
fusione
0
-115
660
961
-210
-116
1536
-39
1063
327
1083
232

Calore latente
di fusione
79,7
25,0
77,0
24,0
6,2
23,2
65,0
2,8
16,1
5,5
50,0
14,0

Temperatura
di ebollizione
100
78
2477
2212
-196
34
2450
357
2600
1744
2595
2270

Calore latente di
evaporazione
539
210
2520
565
48
85
1600
69
380
210
1150
463

Tabella delle temperature di fusione ed ebollizione (C) e dei calori latenti di fusione e di evaporazione corrispondenti (kcal/kg) a
pressione atmosferica.

Fra il calore Q assorbito durante i passaggi di stato e la massa m di una sostanza esiste una proporzionalit
diretta. Pertanto si ha:
Q = Qf m

Qf il calore latente di fusione di una determinata sostanza.

Esercizi 061 - 062


La trasmissione del calore
Il trasferimento (propagazione) del calore pu avvenire in tre modi diversi, che dipendono soprattutto dallo
stato fisico della materia:
conduzione;
convezione;
irraggiamento.
La conduzione riguarda soprattutto i solidi, la convezione, invece, i fluidi (liquidi e aeriformi).
La conduzione e la convezione si compiono per contatto diretto.
L'irraggiamento si verifica anche nel vuoto.

Conduzione
.

Se riscaldiamo una estremit di un oggetto metallico (Figura a


sinistra), noteremo che dopo un certo tempo il riscaldamento
interesser anche il resto dell'oggetto. Il calore assorbito dalla parte
esposta alla fiamma si trasferisce all'altra estremit dell'oggetto
attraversando tutto il corpo. Noteremo che nel fenomeno descritto non
si verifica alcuno spostamento di materia: le particelle della barra
metallica, infatti, rimangono tutte al loro posto. Ci che si trasferisce
soltanto calore.

Per conduzione termica si intende il trasferimento di calore che avviene tra corpi solidi (liquidi , aeriformi)
a contatto, o che avviene all'interno di uno stesso corpo, senza spostamento di materia, dalle zone a
temperatura pi alta verso quelle con temperatura minore.

Convezione
I liquidi e i gas sono pessimi conduttori di calore e per consentirne il trasloco sono costretti a trasferire
materia.
Nei liquidi e nei gas il calore viene trasferito principalmente grazie a flussi di materia chiamati movimenti
convettivi.
La convezione il trasferimento di calore che si verifica grazie al trasferimento di materia.

Questo sistema di spostamento spiega come mai il calore


emesso da un radiatore termico pu propagarsi da una parte
all'altra di una stanza. Quando una massa d'aria viene
scaldata, il suo volume aumenta (dilatazione), laria diventa
pi leggera per cui tende a galleggiare rispetto all'aria pi
fredda e pesante che la circonda.
Si formano cos una corrente d'aria calda meno densa che
sale ed una corrente di aria pi fredda e pi densa, che
scende verso il basso.

Le correnti convettive influenzano in maniera decisiva il


clima. I venti non sono altro che enormi masse d'aria che si
spostano per convezione, trascinandosi dietro le nuvole.

La convezione nei liquidi ci permette di comprendere come mai l'intera


massa d'acqua contenuta in una pentola riesce a bollire nonostante il calore
venga fornito soltanto alla parte pi bassa.

La convezione, inoltre, il principio sul quale


basato il funzionamento degli impianti di
riscaldamento a termosifone delle abitazioni Figura
a lato. La caldaia posta nel punto pi basso
dell'impianto: l'acqua riscaldata tende
spontaneamente a salire verso lalto, mentre quella
pi fredda ritorna alla caldaia per essere nuovamente riscaldata.

L'irraggiamento
I raggi solari riescono a scaldare la terra attraversando milioni di chilometri di spazio vuoto. Ci possibile
grazie al fenomeno dell'irraggiamento, un modo di propagazione del calore. Il calore, infatti, nel vuoto non
potrebbe essere trasmesso n per conduzione n per convezione.
L'irraggiamento consiste nella trasmissione di calore che si verifica anche in assenza di materia.
Le superfici esposte al sole sono molto pi calde delle zone d'ombra, cos come la notte pi fredda rispetto
al giorno. Le zone fredde sono quelle prive di irraggiamento.

Esercizio 063 Riassunto 064 Esercizio 065

Atomi e molecole
Per comprendere ed interpretare in maniera approfondita numerosi fenomeni fisici necessario conoscere la
composizione microscopica delle sostanze
Gli scienziati hanno formulato un modello microscopico della materia che pu essere brevemente
riassunto come segue:
atomi - particelle piccolissime composte da un nucleo centrale e da orbitali elettronici.
protoni - si trovano nel nucleo, hanno massa = dalton e carica intera positiva.
neutroni - si trovano nel nucleo, hanno massa = dalton e carica neutra.
elettroni - sono distribuiti negli orbitali attorno al nucleo, hanno massa =1/1836 dalton e carica intera
negativa
Latomo la pi piccola particella di un elemento che non subisce alterazioni nelle reazioni chimiche.
Oggi si conoscono oltre100 tipi diversi di elementi con differenti numeri di protoni e di elettroni.
Latomo pi semplice quello dellelemento idrogeno (H) che contiene un solo elettrone e un solo protone;
di seguito, nella tavola periodica, troviamo l'atomo di l'elio (He), che contiene 2 elettroni e 2 protoni, poi il
litio (Li), con tre elettroni e tre protoni, e cos via.
Dallunione di atomi si formano le molecole.

La molecola un insieme di almeno due atomi (dello stesso elemento o di elementi diversi) uniti da un
legame chimico.

La molecola pi semplice quella dellidrogeno, formata da due atomi uguali


di idrogeno elementare (Figura a sinistra).

Altre molecole sono costituite da atomi diversi.


La molecola d'acqua formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno
(Figura a destra).

Tutti i corpi sono costituiti da molecole, tenute assieme da forze di natura elettrica. Lintensit delle forze
intermolecolari dipende dalla distanza alla quale si trovano le molecole stesse. Le forze intermolecolari,
infatti, tendono a tenere unite le molecole per, se le molecole si avvicinano al di sotto di una certa distanza,
queste forze diventano repulsive e tendono ad allontanarle. Le molecole di un corpo possono quindi essere
immaginate come tante piccolissime sferette legate l'una all'altra da microscopiche molle che permettono
loro di muoversi continuamente. Il movimento limitato, pi o meno energico, dipende dalla temperatura del
corpo e viene chiamato moto di agitazione termica. Si pu dire che:
quando aumenta la temperatura di un corpo aumenta l'energia di movimento, quindi aumenta la velocit,
delle sue molecole.
Lo stato di aggregazione (solido, liquido, aeriforme) della materia dipende dalla prevalenza tra le forze
intermolecolari, che tendono a mantenere le molecole vicine l'una all'altra limitandone il movimento, e
l'agitazione termica che tende, invece, ad allontanarle. Nei solidi prevalgono le forze intermolecolari, nei
liquidi queste sono molto deboli, nei gas non hanno effetto, visto che le molecole sono molto distanti fra loro
e possiedono una grande quantit di energia di movimento.

La struttura microscopica dei corpi

Nei solidi prevalgono le forze intermolecolari: le


molecole sono costrette a rimanere vicine l'una
all'altra, con una libert di movimento molto limitata.
Le molecole possono sistemarsi assumendo le
posizioni geometriche precise del reticolo
cristallino oppure posizioni casuali come nei solidi
amorfi (Figura a destra). All'interno di tali strutture
ciascuna molecola oscilla intorno a una posizione di
equilibrio. Questi modelli microscopici giustificano il
fatto che un corpo allo stato solido ha forma e
volume propri.
Nei liquidi l'agitazione molecolare consistente e questo garantisce alle molecole una maggiore libert di
movimento: interi strati di molecole possono scorrere l'uno sull'altro facendo in modo che il liquido assuma la
forma del contenitore in cui viene versato

Negli aeriformi l'agitazione termica prevale sulle forze molecolari: le molecole sono del tutto slegate l'una
dall'altra e si muovono in modo indipendente e disordinato. Per questo un gas non ha n forma n volume
propri; le sue molecole riempiono tutto lo spazio disponibile.

Le grandezze di stato di un gas


Lo stato fisico dei gas dipende da tre grandezze: il volume V, la temperatura T e la pressione P; queste
sono le loro grandezze o variabili di stato e permettono di studiare le leggi che descrivono il loro
comportamento.
Il volume di un gas il volume del contenitore in cui esso si trova.

Contenitori per gas; il loro volume


coincide con quello del gas che
contengono.

La temperatura di un gas esprime livello di agitazione termica delle sue particelle.

La pressione di un gas la forza che esso esercita sulle pareti del contenitore in cui posto.

Le molecole del gas, muovendosi in maniera caotica, urtano ripetutamente


contro le pareti del contenitore. Ogni centimetro quadrato della superficie
interna sottoposto all'urto di milioni e milioni di particelle.
Un singolo urto non produce un effetto apprezzabile ma la somma degli urti
di un elevatissimo numero di particelle genera una forza notevole, il cui
effetto una pressione continua e uniforme su tutta la superficie interna del
recipiente.

I gas perfetti
Per semplificare lo studio del comportamento dei gas si fa quasi sempre riferito a un sistema ideale,
chiamato gas perfetto. Un gas ideale deve avere le seguenti caratteristiche:
le particelle devono essere tanto piccole e distanziate tra loro che il loro volume pu essere considerato
trascurabile rispetto al volume reale occupato dal gas;
le particelle devono essere completamente indipendenti, cio non devono esistere legami intermolecolari;
gli urti tra le particelle devono essere perfettamente elastici.

I gas reali non sempre possiedono tali qualit. Tuttavia, quando la temperature sufficientemente alta e la
pressione abbastanza bassa si comportano in modo simile a quello dei gas perfetti.
Studiare le propriet dei gas significa soprattutto valutare le dipendenze tra le tre variabili di stato (P, V, T).
Per poter determinare tali dipendenze opportuno analizzare cosa succede tra due delle variabili
mantenendo costante la terza.

Esercizio 066
Le leggi dei gas
Scegliendo di volta in volta di mantenere costante una delle tre variabili di stato si osservano tre tipi di
trasformazione:

trasformazione isoterma ( T = costante);


trasformazione isobara (P = costante);
trasformazione isocora ( V = costante).

Lo studio di queste tre trasformazioni permette di ricavare le tre leggi dei gas:

la legge di Boyle, che descrive le trasformazioni isoterme;


la prima legge di Gay-Lussac, che descrive le trasformazioni isobare;
la seconda legge di Gay-Lussac, che descrive le trasformazioni isocore.

La legge di Boyle
La legge di Boyle (e Mariotte) afferma che, a temperatura costante, la pressione e il volume di un gas
(ideale) sono inversamente proporzionali, ovvero che il prodotto della pressione del gas per il volume da
esso occupato costante. Se una aumenta, laltro diminuisce in proporzione e viceversa
P V = costante

La legge di Boyle detta anche


legge isoterma.
Nellesperimento (Figura a
sinistra), condotto a
temperatura costante, se si
dimezza il volume, abbassando il
pistone, si osserva nel
manometro che la pressione
raddoppia. La legge isoterma pu
anche essere formulata come
segue:

P 1 V1 = P 2 V2
Esercizio 067

La prima legge di Gay-Lussac


La prima legge di Gay-Lussac afferma che, a pressione costante, il volume e la temperatura di un gas
(ideale) sono direttamente proporzionali, ovvero che il rapporto del volume occupato dal gas fratto la sua
temperatura costante. Se uno aumenta, anche laltra aumenta in proporzione e viceversa.

La prima legge di Gay-Lussac detta


anche legge isobara.
Nellesperimento (Figura a sinistra),
condotto a pressione costante, se si
fornisce calore, aumenta la
temperatura e il pistone si solleva
facendo aumentare il volume in
proporzione. La legge isoterma pu
anche essere formulata come segue:

La seconda legge di Gay-Lussac


La seconda legge di Gay-Lussac afferma che, a volume costante, la pressione e la temperatura di un gas
(ideale) sono direttamente proporzionali, ovvero che il rapporto della pressione del gas fratto la sua
temperatura costante. Se una aumenta, anche laltra aumenta in proporzione e viceversa.

= costante
La seconda legge di Gay-Lussac
detta anche legge isocora.
Nellesperimento (Figura a sinistra),
condotto a volume costante, se si
aumenta la temperatura, fornendo
calore, si osserva nel manometro
che la pressione aumenta in
proporzione. La legge isocora pu
anche essere formulata come segue:

Esercizio 068

Massa molecolare, mole, legge di Avogadro


Prima di continuare lo studio delle leggi dei gas per riassumerle in una unica formula necessario conoscere
il significato dei termini massa molecolare, mole e numero di Avogadro.
La massa molecolare la massa di una singola molecola espressa con una particolare unit di misura: il
Dalton (U.M.A.). La massa molecolare si ottiene sommando le masse di tutti gli atomi che formano le
molecole.

Ad esempio, la molecola dellacqua contiene due atomi di idrogeno e uno


di ossigeno; per calcolare la sua massa molecolare bisogna sommare le
masse dei due idrogeni (1 Dalton + 1 Dalton) a quella dellossigeno (16
Dalton), per un totale di 18 Dalton.

La mole una grandezza fondamentale utilizzata per esprimere la quantit di sostanza.


Una mole (mol) di una sostanza una quantit in grammi, pari alla massa molecolare in Dalton della
sostanza stessa. Mantenendo lo stesso esempio di prima, una mole di acqua sono 18 grammi.
Una mole di qualsiasi sostanza contiene un numero di molecole ben preciso: Na = 6,022 1023.
Il numero Na un'importante costante, chiamata numero di Avogadro.

Legge di Avogadro:
Una mole di un qualsiasi gas (ideale) che si trova in condizioni standard, vale a dire a una temperatura
assoluta T0 = 273 K (0 C) e alla pressione P 0 = 1 atm, occupa un volume V 0 = 22,4 L.
L'equazione di stato dei gas perfetti
Con opportune trasformazioni matematiche, si pu ricavare un'unica equazione che evidenzia i legami che
esistono tra le variabili di stato P, V, T di un gas ideale.
Supponiamo che un gas passi da condizioni iniziali Pi, Vi, Ti, a condizioni finali Pf, Vf, Tf. Sfruttando le
propriet delle uguaglianze, applicate alle formule delle tre leggi dei gas, si pu ottenere la seguente
equazione:

Questa equazione viene chiamata equazione di stato dei gas perfetti.


Utilizzando anche la legge di Avogadro possibile esprimere tale equazione in una forma pi utile.
Consideriamo un gas a condizioni iniziali standard: Pi = 1 atm, Ti = 273K e Vi = n 22,4 L, (dove n indica il
numero di moli del gas).
L'equazione precedente assume la forma:
,

dalla quale si ricava:


Pf Vf = n

) Tf

generalizzando,

PV=n

)T

I valori che, nelle formule precedenti, si trovano tra parentesi sono costanti; moltiplicandoli fra loro otterremo
una costante fisica, che indicheremo con il simbolo R (costante universale dei gas perfetti);

il suo valore
R=

1 atm 22,4 L
273 K

= 0,0821

L atm
mol K

Ricordando che 1 atm = 1,013 105 N /m2 e che 1 L = 10-3 m3, il valore di R nel SI :
R = 8,31

J
mol K

Il valore R non riguarda un gas particolare ma vale per qualsiasi gas che si comporti in maniera ideale; R
una delle costanti universali della natura.

Equazione generale di stato dei gas perfetti:


PV=nRT
P = pressione (Pascal)
V = volume (m3)
N = numero di moli (mol)
R = costante universale dei gas (8,31

J
mol K

T = temperatura (K)
Questa equazione applicabile a qualsiasi gas con comportamento simile a quello di un gas perfetto. E
molto utile perch permette di ricavare una qualsiasi delle tre variabili di stato, conoscendo le altre due e il
numero di moli del gas. Per la soluzione dei problemi che riguardano i gas sono utili anche le formule
inverse:
P=

V=

n=

Esercizi 069 070 Riassunto 071 Esercizi 072 - 074

T=

Lo studio del moto


Tutti i corpi, dalle enormi galassie composte da miliardi di stelle a quelli estremamente piccoli, come gli atomi
e le molecole che compongono la materia, sono in continuo movimento.
Un corpo in movimento quando la sua posizione cambia al passare del tempo.
La fisica si occupa anche dello studio del moto (movimento) dei corpi, sia per conoscerne la natura, sia per
studiare le cause che lo determinano.

La meccanica
La parte della fisica che studia il moto dei corpi si chiama meccanica. All'interno della meccanica si
individuano tre sezioni: la cinematica, la dinamica e la statica, ciascuna delle quali segue un particolare
aspetto del moto.
La cinematica la parte della meccanica che studia il moto dei corpi, indipendentemente dalle cause
che lo provocano o lo modificano, e le grandezze fisiche che servono per distinguere i diversi tipi di moto.
La dinamica la parte della meccanica che studia il moto dei corpi in relazione alle cause che lo
determinano.
La statica la parte della meccanica che studia l'equilibrio dei corpi e le condizioni per cui si verifica.
Per semplificarne lo studio, conviene considerare il corpo in movimento come un punto materiale, cio un
punto senza dimensioni spaziali, ma dotato di massa, coincidente con quella del corpo.

Le caratteristiche del moto


Le grandezze fondamentali che permettono di descrivere il moto dei corpi (grandezze cinematiche) sono: la
posizione, il tempo, la velocit, l'accelerazione, la traiettoria e lo spostamento.
La posizione (s) il luogo in cui si trova il corpo in movimento;
il tempo (t) la dimensione che permette la distinzione tra inizio e fine di un movimento specifico;
la velocit ( v ) indica la rapidit con cui un corpo si muove, cio varia la sua posizione. Si ottiene dal
rapporto tra la distanza percorsa da un corpo e lintervallo di tempo impiegato a percorrerla;
l'accelerazione (a) indica la rapidit con cui varia (aumenta o diminuisce) la velocit del corpo;
la traiettoria o distanza la linea, retta o curva, che unisce le varie posizioni occupate dal corpo in
movimento;
lo spostamento (s) il segmento rettilineo che unisce il punto di inizio A con quello di fine
movimento B.

Il sistema di riferimento
Il moto di un corpo dipende dal punto di osservazione;
uno stesso corpo pu essere fermo rispetto ad un
osservatore e in moto per un altro. Per esempio, un
passeggero seduto in un treno che viaggia ad alta
velocit da Milano verso Bologna valuta ferma la sua
borsa appoggiata sul sedile e in movimento a velocit
ridotta verso Milano un altro passeggero che si sposta
verso il vagone di coda.

Prima di studiare il moto di un corpo necessario precisare quale il sistema (insieme di oggetti) rispetto al
quale si misurano le posizioni in cui si trova il corpo al passare del tempo. E necessario, cio, fissare il
sistema di riferimento dal quale si osserva il moto.
Il sistema che rende pi semplice lo studio del moto quasi sempre la Terra: a meno che non sia specificato
diversamente, la Terra sar sempre il riferimento rispetto alla quale misureremo la posizione del corpo.

Esercizio 075
Le rappresentazioni del moto
La descrizione del moto di un corpo tanto pi attendibile e precisa quanto maggiori sono i dati riguardanti
lo spazio ed il tempo: in ogni istante, si deve conosce la posizione occupata dal corpo.
Il legame tra le posizioni occupate dal corpo e il tempo viene chiamata legge oraria del moto.

Grafico orario
Un metodo semplice ed efficace per rappresentare la legge oraria consiste nel costruire un grafico
cartesiano che mostri il legame tra la posizione s e il tempo t.
Posizione
s (km)
0
10
20
30

Tempo
t (min)
0
5
10
15

La tabella a lato, che viene chiamata tabella oraria, si riferisca al moto di


un'automobile: nella colonna a sinistra sono elencati i valori delle posizioni
dell'auto, misurate a intervalli regolari di 5 minuti( seconda colonna).

Per ottenere il grafico, sufficiente riportare su un piano


cartesiano tutte le coppie di valori corrispondenti di s e di t..
Congiungendo i punti corrispondenti si ottiene un grafico che
prende il nome di grafico orario o diagramma orario.
Questo grafico la rappresentazione del legame che
intercorre fra le due variabili del moto: non corrisponde
necessariamente alla traiettoria seguita dal corpo mentre si
muove.

Equazione oraria
La relazione che lega spazio e tempo pu talvolta venire espressa attraverso una formula semplice che
permette di calcolare la posizione s occupata dal corpo in un qualsiasi istante di tempo t e viceversa. Nel
caso dell'auto dellesempio precedente, dato che il grafico una retta che passa per l'origine degli assi
cartesiani, le variabili s e t sono direttamente proporzionali. Il rapporto s / t tra coppie di valori
corrispondenti vale sempre 2 (km/min). L'equazione oraria che rappresenta questo tipo di moto pu essere
quindi espressa come:

Questa formula viene chiamata equazione oraria.

Esercizi 076 078


Velocit e accelerazione
La velocit (rapidit con cui un corpo cambia posizione) dipende sia dalla distanza s percorsa dal corpo,
sia dall'intervallo di tempo t impiegato a percorrerlo.

Velocit media
Per misurare la velocit di un corpo in movimento, per esempio di una automobile, bisogna cronometrare il
tempo che impiega a percorrere una determinata distanza.
Se il corpo, durante lintervallo di tempo t = t 2 t 1 subisce uno spostamento s = s2 s1 possiamo
applicare la seguente formula:

La velocit media v di un corpo relativa all'intervallo di tempo t il rapporto tra la distanza s


percorsa dal corpo e l'intervallo di tempo t impiegato a percorrerla,
Poich nel SI la distanza si misura in metri e la durata in secondi, la velocit sar espressa in metri al
secondo (m/s).
Nella pratica sono spesso usati i chilometri orari km/h).

Esercizio 079

La velocit istantanea
Se un treno ha impiegato 2 ore per andare da Bologna
a Milano, sapendo che le due citt sono distanti 200
km, facile dire che ha viaggiato ad una velocit
media di 100 km/h. Questo non vuol dire che la velocita
del treno lungo tutto il percorso sia rimasta sempre la
stessa: alcuni tratti saranno stati coperti a velocit
maggiore e altri a velocit minore. I moti reali sono moti
vari, caratterizzati dal fatto che la velocit cambia
continuamente assumendo valori diversi nei diversi
istanti di tempo (intervalli di tempo brevissimo).
Per descrivere con precisione un moto vario necessario conoscere il valore della velocit istante per
istante. Se vogliamo calcolare la velocit istantanea dobbiamo scegliere un intervallo di tempo talmente
piccolo da poter considerare costante la velocit. E evidente che, tanto pi piccolo lintervallo di tempo
t considerato, tanto pi precisa la misura della velocit.
La velocit istantanea (costante) la velocit di un corpo misurata in corrispondenza di un determinato
istante di tempo.

Laccelerazione
Se la velocit di un corpo aumenta o diminuisce si dice che il corpo accelera o decelera, rispettivamente.
Laccelerazione (positiva o negativa) esprime la variazione di velocit nel tempo.
Se indichiamo con vi la velocit iniziale e con vf la velocit finale, cio la velocit dopo che trascorso
lintervallo di tempo t (tf ti) per calcolare laccelerazione possiamo usare la seguente formula:

Laccelerazione di un corpo il rapporto tra la variazione di velocit v del corpo e il tempo t in cui
essa si verifica.
Se la velocit aumenta (vf maggiore di vi), laccelerazione positiva; se la velocit diminuisce (vf minore di vi)
laccelerazione negativa, cio si tratta di una decelerazione.
Nel SI laccelerazione si esprime in metri al secondo quadrato (m/s2).
Cos come per la velocit, anche per laccelerazione opportuno introdurre il concetto di accelerazione
istantanea, che rappresenta il valore che laccelerazione assume in un dato istante di tempo.
L accelerazione istantanea (costante) laccelerazione di un corpo misurata in corrispondenza di un
determinato istante di tempo.

Esercizio 080
Il moto rettilineo uniforme
Come si pu definire il movimento di unauto che corra in un tratto rettilineo di autostrada mantenendo
rigorosamente sempre la stessa velocit? Si tratta di moto rettilineo uniforme!

Un corpo si muove con moto rettilineo uniforme quando si sposta lungo una retta con velocit costante.

Nel moto rettilineo uniforme quindi la velocit istantanea non cambia


col passare del tempo ed uguale alla velocit media. Nel grafico a
fianco, se si sceglie un intervallo di tempo da due secondi, in qualsiasi
punto dellasse orizzontale, lo spostamenti s risulta sempre 20 metri.
Le formule da applicare per questo tipo di moto sono:
=

Equazione oraria
Per ricavare una formula semplice, applicabile al moto rettilineo uniforme conviene agire come
segue:
indicare con t 0 = 0 listante di tempo iniziale;
indicare con s0 la posizione iniziale occupata dal corpo;
indicare con t listante di tempo finale,
indicare con s la posizione finale occupata dal corpo;
La formula per il calcolo della velocit nel moto rettilineo uniforme diventa:


=
=

Ricavando la formula inversa rispetto a s, otteniamo:

s = (v t) + s0
La formula qui sopra detta equazione oraria per il moto rettilineo uniforme.

Grafico orario

Posizione

Tempo

s (m)

t (s)

2
6

0
1

9
13

Per mostrare graficamente il comportamento dei corpi in


movimento bisogna prima compilare una tabella con tutte le
coppie di valori corrispondenti, detta tabella oraria. La tabella
oraria serve a ricavare i grafico orario: riportando sul piano
cartesiano i dati della tabella otteniamo il Grafico A. La relazione
spazio-tempo rappresentata da una retta che interseca lasse
delle posizioni in corrispondenza della posizione iniziale s0 = 2 m.
Se indichiamo genericamente con s0 la posizione iniziale del
corpo e con v la sua velocit costante, il grafico orario una retta
che interseca lasse verticale nel punto s0 e la cui pendenza
dipende dal valore della velocit v (Grafico B): la retta sar tanto
pi inclinata rispetto allasse dei tempi quanto maggiore la
velocit v. In particolare, se il corpo fermo, cio v = 0, il grafico
diventa una retta orizzontale.

B) Grafico orario di un corpo che si muove con moto rettilineo


uniforme con posizione iniziale s0. Maggiore la velocit, pi
grande l'ampiezza dell'angolo .

A) Grafico orario di un corpo che si muove

coni moto rettilineo uniforme con posizione


iniziale s0 = 2 m.

Il moto uniformemente accelerato

Esercizio 081

Nel caso particolare in cui il movimento del corpo cambi velocit, mantenendo sempre la stessa
accelerazione, si parla di moto uniformemente accelerato. Poich laccelerazione si ottiene dividendo
la variazione di velocit v fratto lintervallo di tempo t, possiamo affermare che:
In un moto uniformemente accelerato la variazione di velocit che subisce il corpo direttamente
proporzionale all'intervallo di tempo in cui essa si verifica.
Per questo tipo di moto possibile ricavare facilmente sia la formula che lega la velocit al tempo, sia
lequazione oraria (spazio-tempo).
Per ricavare una formula semplice, applicabile al moto uniformemente accelerato conviene agire

come segue:

indicare con t0 = 0 listante di tempo iniziale;

indicare con v0 la velocit iniziale occupata dal corpo;

indicare con t listante di tempo finale;

indicare con v la velocit finale.


La formula per il calcolo della accelerazione nel moto uniformemente accelerato diventa:


=
=

Ricavando la formula inversa rispetto a v, otteniamo:

v = (a t) + v0

Il grafico velocit-tempo derivante da questa equazione


(Figura a sinistra) una retta che incontra lasse verticale in
corrispondenza del valore v0 (velocit iniziale). La pendenza
della retta dipende dal valore dellaccelerazione a. Se a = 0,
il grafico una retta orizzontale e il corpo si muove con moto
uniforme a velocit costante.

Esercizio 082

Legge oraria del moto uniformemente accelerato


Per avere una idea quantitativa dello spostamento che subisce un corpo, indipendentemente dal tipo di moto,
basta valutare, nel diagramma velocit-tempo, l'area sottostante la linea del grafico.

Nellesempio a sinistra, che riguarda un moto


uniformemente accelerato, lo spostamento del corpo
dopo un tempo t pari allarea A della superficie del
trapezio rettangolo evidenziato in giallo.

Essendo la base minore b del trapezio uguale a v0, la base maggiore B uguale a v e la sua altezza h pari a
t, risulta:

Area =

(b+B) h
2

(v0+v) t
2

v0 t+vt
2

= 2 v0t + 2 vt = v0t 2 v0t +

1
2

vt = v0t +

1
2

vt 2 v0t =

1
1

1
vv
= v0t + 2 t (v v0) = v0t + 2 t (v v0) t = v0t + 2 t2 ( t 0)

Inoltre, poich Area = s = s s0 e


= (accelerazione) potremo scrivere la legge

oraria del moto uniformemente accelerato:

= +

Nel caso particolare in cui la velocit iniziale nulla, cio v0 = 0 e s0 = 0


semplice formula:

, lequazione oraria si riduce alla

In questo caso lo spostamento s del corpo risulta direttamente proporzionale al quadrato del tempo t.

Esercizio 083

Come mostrato in Figura a sinistra, il grafico orario di un moto


uniformemente accelerato un ramo di parabola, che incrocia
lasse verticale nel punto s0 che corrisponde alla posizione iniziale
del corpo.

Se il moto di un corpo uniformemente decelerato (cio la sua velocit diminuisce), la variazione di


velocit che esso subisce e, di conseguenza, la sua accelerazione risulteranno negativi.
Laccelerazione del corpo si indica con a; i grafici sono quelli riportati nelle Figure sotto.

Grafico velocit-tempo e grafico orario di un


corpo che si muove di moto uniformemente
decelerato

Esercizio 084
Il moto di caduta dei gravi e l'accelerazione di gravit
Un corpo qualsiasi in caduta libera varia la sua velocit da zero fino al
valore v che assume quando raggiunge il suolo: il moto del corpo
(trascurando lattrito) risulta uniformemente accelerato. Il Grafico a
sinistra mostra le distanze progressive e parziali percorse da un corpo
che cade in assenza di attriti: con i dati disponibili sarebbe possibile
calcolare le varie velocit e ricavare il valore dellaccelerazione
Quando la resistenza dellaria trascurabile, tutti i corpi cadono con la
stessa accelerazione g, detta accelerazione di gravit.
Galilei riusc a trovare un valore soltanto approssimato della g: circa10
m/s2. Dopo 1 secondo di caduta la velocit passa da zero a 10 m/s, dopo
2 secondi raggiunge il valore di 20 m/s, dopo 3 secondi 30 m/s e cos via,
finch il corpo non arriva al suolo. Studi pi accurati, eseguiti con
strumenti molto precisi, hanno permesso di determinare per
laccelerazione di gravit g il valore di 9,81 m/s2. Il valore 9,81 m/s2
anche il fattore di conversione da massa (kg) a peso (N). Lattrito dellaria
frena il moto di un corpo in caduta perci la misura dellaccelerazione di
gravit deve essere effettuata allinterno di un tubo a vuoto. In queste
condizioni tutti i corpi cadono allo stesso modo, con la stessa
accelerazione.

Esercizi 085 086 Riassunto 087 Esercizio 088

Le forze e il moto
Le leggi della dinamica
Dopo aver studiato il moto dei corpi e le grandezze fisiche che consentono di descriverlo, valuteremo ora la dinamica del moto cio il modo
in cui le forze influenzano il movimento.
La dinamica si fonda su tre leggi:

prima legge della dinamica (principio di inerzia);


seconda legge della dinamica;
terza legge della dinamica (principio di azione e reazione).

La prima legge della dinamica


La prima legge della dinamica (o principio d'inerzia) afferma che un corpo tende a mantenere il proprio stato
di quiete o di moto rettilineo uniforme fino a quando non intervengono cause esterne a sollecitarlo.
Losservazione di semplici fenomeni quotidiani ci induce tuttavia a pensare che questa legge non sia
attendibile: osserviamo per esempio che, per mantenere un corpo in movimento, necessario applicare una
forza continua: se smettiamo di spingere il carrello della spesa si ferma, una bicicletta continua a correre
finch il ciclista pedala, il pallone calciato da un giocatore dopo un certo tempo si ferma. In tutte le
circostanze sopra elencate e per qualsiasi corpo in movimento, non dobbiamo dimenticare la presenza delle
forze dattrito. Sono queste forze, infatti, che, opponendosi al moto dei corpi, li rallentano fino a fermarli.

Il moto in assenza d'attrito


Se colpiamo con una mazza un disco di metallo fermo, appoggiato su un
pavimento di cemento, questo si mette in movimento e si sposta ad una
distanza proporzionata alla forza del colpo. Se rivestiamo il pavimento con
uno strato di ghiaccio e ripetiamo lesperienza precedente, ci accorgiamo
che, con la stessa spinta il disco percorre una distanza di gran lunga
maggiore prima di fermarsi. Lattrito del disco con il ghiaccio molto
minore. Nel gioco del curling (Figura a sinistra), una piccola spinta del
giocatore e sufficiente a lanciare il pesante disco che scivola sul ghiaccio.
Se fossimo in grado eliminare del tutto lattrito, il corpo continuerebbe a
muoversi senza subire alcun rallentamento.
Uno strumento molto utile per lo studio del moto in assenza di attrito la guidovia a cuscino daria gi vista,
che fa muovere un carrello mantenendolo sospeso su un cuscino daria, quindi praticamente senza attrito.

La posizione del carrello sulla cursore (Figura) viene misurata


a intervalli di tempo regolari mediante un sensore a ultrasuoni
o mediante fotocellule. Registrando come varia la posizione del
carrello nel tempo, possibile ricavare la velocit e
laccelerazione.

Dagli esperimenti condotti con la guidovia si pu concludere che, in assenza di attrito,non necessaria
lapplicazione di alcuna forza per fare in modo che un corpo, posto inizialmente in moto, continui a muoversi
con velocit costante.(principio di inerzia o prima legge della dinamica)

La seconda legge della dinamica


Per spostare un corpo, inizialmente fermo, bisogna applicare su di esso una forza grande abbastanza da
vincere lattrito esistente tra il corpo e il piano dappoggio.
La forza applicata provoca una variazione di velocit. Se il corpo gi in movimento, quale effetto ha su di
esso lapplicazione di una forza? Il gioco del biliardo aiuta a capire quello che succede:

A) Il giocatore colpisce la
biglia con la stecca. La
biglia bianca, inizialmente
ferma, si mette in moto.

B) La biglia bianca colpisce


quella gialla fermandosi o
cambiando direzione e velocit.

C) La biglia gialla, messa


in movimento da quella
bianca, passa tra le altre,
colpisce la sponda
rimbalza cambiando
velocit e direzione.

L'effetto dinamico delle forze


Sia che un corpo sia fermo o in movimento, una forza che agisce su di esso produce sempre variazioni di
velocit (accelerazione, rallentamento).
La forza la causa dell'accelerazione dei corpi.
Se la forza applicata a un corpo grande, grande anche la sua accelerazione e viceversa:

Laccelerazione direttamente
proporzionale allintensit della forza
applicata al corpo.

Se applichiamo forze uguali a corpi che hanno massa diversa, quanto maggiore sar la massa del corpo,
tanto minore sar la sua accelerazione:

Laccelerazione inversamente proporzionale


alla massa dei corpi.

Dalle osservazioni precedenti si ricava la seconda legge della dinamica:


La forza F applicata a un corpo produce un'accelerazione a direttamente proporzionale alla forza e
inversamente proporzionale alla massa m del corpo.
La seconda legge della dinamica espressa con la formula:

F=ma
F = forza (Newton)
m = massa (kg)
a = accelerazione (m/s2)
Formule inverse:

Linerzia di un corpo, la resistenza che il


corpo oppone alle forze che tendono a
variare la sua velocit.
La massa una misura dellinerzia, per questo
viene anche detta massa inerziale.

Esercizi 089 090

Forza peso

La forza peso (o semplicemente peso) la forza con cui la Terra


attrae tutti i corpi.

Il peso di un corpo, oltre che con il dinamometro, pu essere misurato applicando la seconda legge della
dinamica.
Se si elimina lattrito dellaria, qualsiasi corpo lasciato libero ad una certa altezza da terra, cade verso il
basso con unaccelerazione g , detta accelerazione di gravit, uguale per tutti, che vale circa 9,8 m/s2.
Se moltiplichiamo la massa m del corpo per laccelerazione di gravit g , otteniamo la forza F , con cui la
Terra lo attrae. cio il suo peso:
F = m a

(la forza F il peso del corpo)

Il peso e la massa, anche se esprimono propriet diverse della materia, sono tra loro direttamente
proporzionali. Il peso una forza, quindi si misura in Newton; la massa, invece, rappresenta linerzia che il
corpo oppone al moto e si misura in chilogrammi.

Forza d'attrito
Una forza di cui talvolta non ci rendiamo conto la forza dattrito: questa forza agisce sulle superfici di
due corpi posti a contatto e si oppone al loro movimento.
Per studiare lattrito consideriamo il ciclista della figura sotto: La sua corsa ostacolata da diversi tipi di
attrito per vincere i quali e proseguire deve fornire una forza spingendo sui pedali.

a)
b)
c)
d)

Forze
Forza
Forza
Forza

attrito (aria, perni, terreno)


peso
di spinta del ciclista
di sostegno del terreno

Si definisce forza d'attrito Fa, la minima forza che bisogna applicare ad un corpo fermo per metterlo
in moto, oppure ad un corpo gi in movimento per mantenere costante la sua velocit.
La forza dattrito dipende dalla natura delle superfici di contatto ed direttamente proporzionale al
peso F p del corpo secondo la formula:

Fa = Fp
dove (si legge mu), il coefficiente dattrito, proporzionale la ruvidit delle superfici poste a contatto.

Esercizi 091 092


Il principio di azione e reazione
La forza conseguenza di unazione reciproca tra due o pi corpi: se su un corpo agisce una forza, allora
esiste un secondo corpo che tale forza ha prodotto, il quale, a sua volta, risente di una forza prodotta dal
primo corpo.

per sollevarsi da terra, bisogna esercitare uno sforzo


muscolare che viene trasmesso al pavimento; maggiore lo
sforzo muscolare, maggiore la spinta esercitata in risposta
dal pavimento, pi in alto si salta.

al momento dello sparo (azione) un fucile esercita


sulla spalla del tiratore una spinta (reazione),
comunemente chiamata rinculo.

nei motori a reazione, allazione dei gas espulsi si contrappone la reazione


che spinge il velivolo verso lalto (Figura a sinistra).

Se un corpo A esercita su B una forza FA, allora il corpo B eserciter su A una forza FB; le due forze hanno
la stessa intensit e la stessa direzione ma verso opposto.
La frase evidenziata esprime la terza legge della dinamica o principio di azione e reazione,
La validit del principio di azione e reazione non sempre risulta evidente, specialmente quando la massa di
uno dei due corpi molto pi grande della massa dellaltro.
Tra la terra e la luna si manifestano reciproche forze di attrazione. Siccome le
due masse sono molto diverse gli effetti sono diversi. Lattrazione terrestre
impedisce alla luna di allontanarsi, nonostante la rotazione; lattrazione lunare
genera il fenomeno delle maree.

Se lanciamo una palla contro una parete, essa rimbalza a causa della reazione
esercitata dalla parete sulla palla. Lazione esercitata dalla palla sulla parete,
invece, non produce effetti osservabili a causa della massa molto grande della
parete.

Esercizi 093 094 Riassunto 095 - Esercizi 096 097

L'energia e le sue forme


Tutti i corpi possiedono energia e in tutti i processi produttivi e gestionali (trasporti, riscaldamento,
illuminazione, processi industriali) si verificano trasferimenti o trasformazioni di energia.
L'energia la grandezza fisica che misura la capacit di un corpo o di un sistema di compiere lavoro.
Lenergia si presenta in varie forme: lenergia cinetica, lenergia termica, lenergia chimica, lenergia
solare, lenergia nucleare. Tutte queste forme in cui pu manifestarsi lenergia sono tuttavia riconducibili a
due soli tipi fondamentali: lenergia meccanica e lenergia termica.

Energia meccanica
Lenergia meccanica di un corpo la somma di due tipi di energia:

lenergia potenziale, che dipende dalla posizione del corpo;

lenergia cinetica o energia di movimento, che dipende dalla velocit del corpo.

Lenergia potenziale non si


manifesta direttamente, rimane
nascosta fin quando non si trasforma
in altre forme di energia. Lacqua di
una diga localizzata in alta montagna
possiede una notevole quantit di
energia potenziale; quando viene
fatta scendere in maniera controllata,
pu alimentare una centrale
idroelettrica dove lenergia potenziale
si trasforma in energia cinetica delle
pale della turbina, quindi in energia
elettrica.

L'energia cinetica l'energia che possiede un


corpo, per il movimento che ha: definita anche il
lavoro necessario per portare un corpo da una
velocit nulla a una velocit v. Quando un corpo
varia la sua velocit, varia anche la sua energia
cinetica. L'energia cinetica associata alla velocit
e alla massa del corpo che si muove.

Esercizio 098

Energia Termica
Lenergia termica di un corpo dipende dalla sua temperatura e, quando si
trasferisce da un corpo a un altro, si manifesta sotto forma di calore. L'energia
termica il calore che viene generato dal moto degli atomi e delle molecole
all'interno di un corpo. Quando un corpo viene scaldato aumentano il
movimento, le vibrazioni e le collisioni degli atomi. L'energia termica
posseduta da qualsiasi corpo. L'energia termica pu essere utilizzata
direttamente oppure trasformata in altre forme di energia.

Trasformazioni e conservazione dell'energia


La caratteristica principale dell'energia quella di passare da una forma all'altra. Questa possibilit di
trasformazione alla base delle attivit produttive perch permette di avere a disposizione la forma di
energia pi adatta al lavoro da svolgere.
Lenergia, quindi, si trasforma continuamente; questi sono solo alcuni dei moltissimi casi di trasformazioni
energetiche:
In una centrale termoelettrica, l'energia termica sviluppata bruciando combustibile consente di
produrre vapore ad alta pressione che, attraverso una turbina e un alternatore, produce energia
elettrica.
L'energia elettrica pu essere ritrasformata in energia meccanica nei motori elettrici, in energia
termica nelle stufe elettriche, in energia luminosa nelle lampadine.
Nella lavatrice lenergia elettrica si trasforma in energia cinetica del cestello e in energia termica
dellacqua che si riscalda.
In un impianto eolico le pale di una turbina sono messe in rotazione dallenergia cinetica del vento e
il loro movimento viene poi trasformato in elettricit.
Una cella fotovoltaica utilizza lenergia solare che, venendo assorbita da particolari sostanze, come il
silicio, si converte in corrente elettrica.

Esempi di trasformazione di una forma di energia in un'altra


CONVERTITORI

ENERGIA IN
ENTRATA

ENERGIA IN USCITA

motore elettrico

energia elettrica

energia meccanica

pila

energia chimica

energia elettrica

motore a vapore

energia chimica

energia meccanica

resistenza elettrica

energia elettrica

energia termica

motore a
combustione interna

energia chimica

energia meccanica

dinamo

energia meccanica

energia elettrica

accumulatore

energia elettrica

energia chimica

bruciatore

energia chimica

energia termica

Lenergia pu trasformarsi e pu trasferirsi da un corpo a un altro, ma il suo ammontare totale non


cambia. Lenergia non pu essere creata n consumata: in ogni processo di trasformazione la quantit di
energia presente allinizio del processo si ritrova inalterata anche alla fine. Possiamo dunque affermare che
lenergia si conserva.

Lavoro della forza


Per capire meglio cos lenergia necessario conoscere una nuova grandezza fisica chiamata lavoro della
forza. Questa nuova grandezza strettamente legata allenergia: infatti misura la quantit di energia che si
trasferisce da un corpo a un altro o si trasforma da un tipo ad un altro.
Il lavoro legato sia alla forza applicata, sia allo spostamento che tale forza produce.
Nel caso pi semplice, un corpo, soggetto a una forza costante F, si sposta di un tratto s lungo la direzione
di applicazione della forza.
In questo caso il lavoro L della forza dato
dal prodotto della forza F per lo
spostamento s del corpo:
L = F s
Nel grafico cartesiano a destra, il lavoro
corrisponde allarea gialla.

Se per il corpo subisce uno spostamento che ha una direzione diversa da quella della forza (Figura sotto),
allora per calcolare il lavoro bisogna considerare la componente Fs che la proiezione della forza applicata
F sulla direzione dello spostamento; soltanto questa parte della forza contribuisce al moto del corpo.

In questo caso il lavoro si calcola con la formula:


L = Fs s

Possiamo quindi dare la seguente definizione:


Il lavoro compiuto da una forza F su di un corpo il prodotto dello spostamento s del
corpo per la componente Fs della forza lungo la direzione dello spostamento.
Nel caso in cui la forza e lo spostamento abbiano la stessa direzione sar F = Fs
Lunit di misura del lavoro la stessa dellenergia: il joule (J).
Il lavoro compiuto da una forza di 1 N che sposta un corpo di 1 m lungo la sua direzione di
applicazione equivale a 1 Joule.
Il lavoro :
positivo quando la forza F o la sua componente Fs hanno lo stesso verso dello spostamento s (Figura a);
negativo quando F ha verso opposto a quello dello spostamento (es: forza dattrito) (Figura b);
nullo quando la forza F perpendicolare allo spostamento. In questo caso F = 0 (Figura c).

Esercizio 099
Il significato che comunemente diamo al termine lavoro non sempre coincide con la definizione scientifica.
Se pensiamo, ad esempio, ad una persona che porta una pesante valigia, siamo convinti che stia
facendo un notevole lavoro. Tuttavia, se si muove orizzontalmente, tenendola sollevata per il manico, non
compie alcun lavoro perch la forza esercitata dalla sua mano perpendicolare alla direzione di moto della
valigia e, pertanto, la sua componente lungo la direzione di moto nulla (Figura c precedente).

Energia cinetica
Consideriamo un corpo di massa m che si muove con una velocit v. Sappiamo gi che, in virt dello stato
di moto in cui si trova, esso possiede una quantit di energia, che abbiamo chiamato appunto energia
cinetica Ec. Questa energia dipende dalla massa e dalla velocit del corpo secondo la relazione:

Lunit di misura dellenergia cinetica il kg


del lavoro, poich vale lequivalenza:

m2 / s2. Questa unit di misura coincide con lunit di misura

1kg m2 / s2 = 1 N m = 1 J
Notiamo, dunque, che al pari del lavoro anche lenergia cinetica si misura in Joule.

Teorema dell'energia cinetica


Se si applica ad un corpo una forza per un certo tempo, effettuando un lavoro, l'energia cinetica finale
del corpo risulta uguale alla somma dell'energia cinetica iniziale e del lavoro effettuato.
Consideriamo un corpo fermo, di massa m; la sua energia cinetica, essendo v = 0 nulla.
Applichiamo ora al corpo una forza costante F che produca uno spostamento s (Fig. sotto). Siano v0 = 0 la
velocit iniziale e v la velocit dopo che il corpo ha percorso il tratto s.

Applicando la seconda legge della dinamica, si pu dimostrare che il lavoro della forza e lenergia cinetica
del corpo sono uguali.

siccome v0 = 0 =

La variazione di velocit del corpo e la conseguente variazione di energia cinetica dipendono sia dalla forza
applicata sia dallo spostamento, quindi dal lavoro svolto per spostare il corpo stesso.
L'energia cinetica di un corpo di massa m il lavoro necessario per portarlo da una velocit iniziale
nulla ad una velocit finale v. Questa definizione viene detta teorema dell'energia cinetica.
Indicando con E la variazione di energia cinetica, il teorema dellenergia cinetica pu essere espresso
mediante la semplice formula:

L = Ec
Nel caso in cui il lavoro negativo, anche la variazione di energia cinetica risulta negativa. In questo caso
lenergia cinetica del corpo diminuisce anzich aumentare

Esercizio 100
La potenza
La potenza la grandezza fisica che esprime quanto rapidamente viene fornita energia cinetica ad un corpo;
dipende dallintervallo di tempo t durante il quale viene compiuto lavoro su di esso.
La potenza di una forza si calcola facendo il rapporto tra il lavoro L compiuto dalla forza e l'intervallo di
tempo t impiegato per compierlo:

Nel SI lunit di misura della potenza il J / s ed chiamata Watt (W).

Dato che, per il teorema dellenergia cinetica, si ha L = E, si pu anche scrivere:

=
Esercizio 101

Energia potenziale ed energia meccanica


Forze conservative
Una forza conservativa una forza che conserva l'energia meccanica. La forza di gravit, la forza elettrica
o la forza elastica esercitata da una molla, sono forze conservative.
A tutti i corpi soggetti allazione di una forza conservativa possibile associare unenergia potenziale.
La formula per il calcolo dellenergia potenziale dipende dal tipo di forza cui soggetto il corpo.
Energia potenziale gravitazionale
La forza di gravit una forza conservativa che interessa tutti i corpi: ogni corpo tende spontaneamente a
cadere sotto lazione della forza di gravit, o forza peso. Se vogliamo sollevare un corpo di massa m per
portarlo ad una altezza h rispetto al punto in cui si trova, dobbiamo compiere un lavoro contro la forza peso,
che possiamo calcolare con la formula:
Lavoro = forza peso spostamento = m g h
Il lavoro svolto viene immagazzinato nel corpo sotto forma di energia potenziale E p .

Ep = m g h
Questo tipo di energia denominata energia potenziale gravitazionale, perch si tratta di un lavoro
ottenuto contro la forza di gravit. Se viene lasciato libero di cadere il corpo restituisce tutta lenergia
potenziale sotto forma di energia cinetica
Esercizio 102

Conservazione dell'energia meccanica


Lenergia meccanica Em di un corpo la somma dellenergia cinetica Ec e dellenergia potenziale Ep :
Em = Ec + Ep
Se un corpo sottoposto allazione di forze conservative, come la forza di gravit, la sua energia meccanica
si mantiene costante, cio si conserva. Per comprendere il principio della conservazione dellenergia
meccanica, consideriamo un corpo di massa m lasciato cadere da una certa altezza h.
Nellistante prima della caduta il corpo fermo, ed ha energia
potenziale massima (m g h ) .
Durante la caduta, parte dellenergia potenziale si trasforma in

energia cinetica ( )

Nell'istante in cui il corpo raggiunge il suolo, l'energia cinetica


massima, e quella potenziale nulla.
Se non intervengono forze esterne (attrito), durante la caduta la perdita
in energia potenziale gravitazionale, dovuta alla riduzione dellaltezza,
corrisponde istante per istante allenergia cinetica acquistata dal corpo.
L'energia totale rimane la stessa, "non si crea e non si distrugge, ma si
trasforma".

Ec = - E p

= m g h

La variazione di energia potenziale di un corpo soggetto alla forza di gravit viene compensata esattamente
da una opposta variazione dell'energia cinetica; in questo modo l'energia meccanica del corpo si mantiene
costante
.
In un sistema isolato (cio che non pu scambiare n materia n energia con lambiente) soggetto a forze
conservative, lenergia meccanica totale si conserva: Em = Ec + Ep = costante
Nel caso in cui il corpo venga lanciato verso lalto con una velocit iniziale v, allora si verifica la
trasformazione opposta di energia cinetica, che va diminuendo, in energia potenziale, che va aumentando.

Esercizi 103 104


Dissipazione dell'energia
Quando su un corpo agiscono forze non conservative (per esempio lattrito che dipende dal percorso, non
dallo spostamento) lenergia meccanica tende a dissiparsi, trasformandosi in energia termica.

Per esempio, se procediamo ad alta velocit in auto e


vediamo un ostacolo, premiamo sul pedale del freno: la
forza dattrito, opponendosi al moto dellauto ne dissipa
lenergia cinetica, compiendo lavoro negativo.
La perdita di energia cinetica, quindi meccanica del
corpo compensata da un uguale aumento di energia
termica: infatti la superficie dellasfalto e le gomme
subiscono un riscaldamento.

Se un corpo soggetto a forze non conservative, la sua energia meccanica viene dissipata trasformandosi
in altre forme di energia.
La dissipazione quindi una trasformazione da una di energia ad unaltra e resta valido il principio di
conservazione dellenergia:
In un sistema isolato, una diminuzione di energia meccanica sempre compensata da un uguale aumento di
energia termica; un aumento di energia meccanica sempre compensato da una uguale diminuzione di
energia termica: l'energia totale (meccanica + termica) del sistema si mantiene costante.

Se indichiamo con Em la variazione di energia meccanica di un sistema chiuso e con Et la variazione di


energia termica, valgono:
Em = - Et

Em + Et = costante

Equivalenza lavoro calore


Sappiamo che il calore legato agli scambi di energia termica tra i corpi: se due corpi hanno temperatura
diversa, tra essi si verifica un passaggio di calore dal pi caldo, che si raffredda, al pi freddo, che si
riscalda. Il corpo pi caldo cede energia termica a quello pi freddo: il calore coincide con la quantit di
energia termica che passa dalluno allaltro. Il calore e il lavoro sono grandezze equivalenti, perch
rappresentano entrambi un flusso di energia (trasferita o trasformata). Tuttavia non sempre si
comprende questa equivalenza. Per rendersi conto di ci, torna molto utile studiare il funzionamento del
mulinello di Joule rappresentato in Figura.

Si tratta sostanzialmente di un particolare tipo di


calorimetro isolato termicamente, contenente acqua; le
palette ruotano rimescolando lacqua perch sono
soggette ad una forza dovuta alla caduta di due pesi,
liberi di muoversi sotto l'effetto della gravit. Si instaura
un regime di attrito tra le palette del mulinello e lacqua,
che provoca un aumento della temperatura dell'acqua e
la caduta rallentata dei pesi. Quando i pesi hanno
raggiunto il suolo, si misura l'innalzamento di
temperatura: lenergia meccanica stata trasformata in
energia termica a causa dellattrito tra lacqua e le pale.
Dallaumento della temperatura dellacqua Joule pot
risalire alla quantit di lavoro necessaria per provocare un
corrispondente aumento di energia termica.

Per ottenere 1 caloria di energia termica (calore) occorrono sempre 4,184J di lavoro.

Esercizio 105
Il primo principio della termodinamica
Il principio di conservazione dellenergia pu essere espresso in una forma diversa, spiegando il ruolo svolto
dal calore e dal lavoro.

Se si indica con Q il calore che il sistema scambia con


l'ambiente circostante (che positivo se viene assorbito
dal sistema, negativo se invece il sistema a cedere calore
all'ambiente circostante) e si indica con L il lavoro (anche
in questo caso il lavoro sar positivo se si tratta di lavoro
compiuto dall'ambiente sul sistema, negativo se il
sistema che compie lavoro), allora il bilancio energetico del
sistema termodinamico, che rappresenta il primo
principio della termodinamica, si scrive:
E = Q + L
La variazione di energia interna E di un sistema termodinamico uguale alla somma (algebrica) del
calore e del lavoro entranti nel sistema.
Il principio di conservazione dell'energia non distingue tra una forma di energia e un'altra (si pu dire che
esso coglie l'aspetto quantitativo dell'energia senza coglierne l'aspetto qualitativo).

Esercizio 106 Riassunto 107 Esercizi 108 - 114

Le cariche e le correnti elettriche


I fenomeni di elettrizzazione e le cariche elettriche
Nel VI secolo a.C. il filosofo greco Talete aveva notato che un pezzetto di ambra (in greco lektron, da cui
deriva il termine elettricit) strofinato con un panno di lana acquista la capacit di attirare corpi leggeri (per
esempio piccole foglie o piume). L'esperimento facilmente ripetibile: sufficiente strofinare con un pezzo di
lana una biro e avvicinarla a dei pezzetti di carta e la biro li attirer a s. Quando un corpo ha acquistato tale
capacit si dice che elettrizzato, o carico di elettricit statica; i fenomeni legati alla condizione di
elettrizzazione sono detti fenomeni elettrici.
Un corpo pu venire elettrizzato in tre modi diversi: per strofinio, per contatto o per induzione.
Elettrizzazione per strofinio
Strofinando una bacchetta di vetro (materiale isolante) con un panno di seta, il vetro si elettrizza
positivamente perch alcuni elettroni vengono strappati al vetro dalla seta. Viceversa strofinando una
bacchetta di plastica con un panno di lana (Figura sotto), la plastica si carica negativamente perch la
plastica che strappa alcuni elettroni al panno.

Elettrizzazione per contatto


Nei conduttori alcuni elettroni superficiali (detti elettroni di conduzione) hanno libert di movimento e
possono spostarsi da un atomo allaltro. Se mettiamo a contatto il conduttore con un corpo carico
positivamente questi elettroni sono attirati dal corpo. Il conduttore perde elettroni e si carica positivamente.

Elettrizzazione per induzione


Se avviciniamo senza contatto un corpo carico positivamente ad un conduttore, gli elettroni vengono
richiamati verso la parte del conduttore pi vicina al corpo. Se avviciniamo invece un corpo carico
negativamente, gli elettroni vengono spinti verso la parte pi lontana Se il corpo carico viene allontanato il
conduttore ritorna neutro.

Come mostrato in Figura sotto, proviamo a strofinare una sbarretta di ambra e una di vetro ciascuna con
un diverso panno di lana e a sospendere una delle due a un supporto, tramite un filo sottile; osserviamo il
comportamento in situazioni diverse.

Se avviciniamo due materiali diversi le sbarrette si attirano, se ripetiamo lo stesso esperimento utilizzando
due sbarrette dello stesso materiale, prima entrambe di ambra e poi entrambe di vetro, le sbarrette si
respingono.
Nello strofinio lambra e il vetro hanno acquisito diversi tipi di carica elettrica: per convenzione (scelta) la
carica acquistata dal vetro positiva, quella acquistata dallambra negativa.
Possiamo cos riassumere i risultati dellesperienza precedente:

i fenomeni di elettrizzazione sono dovuti ad una propriet della materia chiamata carica elettrica;
cariche elettriche dello stesso segno si respingono, cariche di segno opposto si attraggono;
allinterno di un corpo si trovano sia cariche negative sia cariche positive;
quando il corpo non elettrizzato, le quantit di cariche di segno opposto sono uguali (si dice che
elettricamente neutro);
quando un corpo viene elettrizzato le quantit di cariche positive e negative non sono pi uguali: le
cariche elettriche in eccesso determinano la carica positiva o negativa del corpo.

Protoni, neutroni, elettroni


La materia costituita da atomi. Ogni atomo formato da: protoni, neutroni, ed elettroni.

Ciascun protone possiede una carica elettrica positiva;


i neutroni non possiedono carica;
ciascun elettrone possiede una carica elettrica negativa;
la carica positiva del protone e la carica negativa
dell'elettrone, sono uguali in valore assoluto.

In condizioni normali un atomo possiede un ugual numero di protoni e di


elettroni e perci elettricamente neutro; di conseguenza sono neutri anche i corpi formati da atomi neutri.
In certe circostanze gli atomi possono perdere o acquistare elettroni (gli elettroni sono "mobili", a differenza
dei protoni, che sono aggregati nel nucleo). Quando gli atomi di una sostanza acquistano elettroni, la
caricano negativamente, cio la sostanza possiede un eccesso di elettroni; viceversa, quando perdono
elettroni, la sostanza carica positivamente, cio in difetto di elettroni.

Mobilit degli elettroni


Gli elettroni sono disposti attorno al nucleo dell'atomo in strati concentrici. Quando si fornisce agli elettroni
dello strato pi esterno una quantit di energia sufficiente a vincere la forza che li tiene uniti al resto
dell'atomo, questi elettroni possono passare da un corpo all'altro o muoversi all'interno del materiale e
condurre la loro carica elettrica da un punto all'altro del materiale stesso. Per esempio nei metalli, gli elettroni
superficiali, debolmente "legati" al nucleo, sono liberi di muoversi negli spazi tra gli atomi. In altri tipi di
materiali, invece, gli elettroni sono fortemente "legati" agli atomi ed necessaria una quantit di energia
molto pi elevata per renderli liberi di muoversi.
Un atomo che ha perso uno o pi elettroni, e che quindi carico positivamente, detto ione positivo; gli
elettroni persi da un atomo possono anche essere ceduti ad altri atomi, che diventano carichi
negativamente, trasformandosi in ioni negativi (cio in atomi che hanno acquistato uno o pi elettroni).

Conduttori e isolanti
In Figura rappresentato un dispositivo chiamato pendolino elettrico: al supporto appesa una sfera
di metallo. Se tocchiamo la sferetta del pendolino con un corpo elettrizzato, (Figura a sotto), osserviamo
che, dopo il contatto, il pendolino e il corpo elettrizzato si respingono (Figura b sotto). Infatti, una parte
della carica presente sul corpo elettrizzato si trasferita alla sferetta metallica, che acquista una carica
dello stesso segno.

Se ripetiamo lesperimento sostituendo la sferetta metallica con una sferetta di vetro, di ambra o di
plastica, dopo il contatto non osserviamo alcun effetto.

Per quanto riguarda le propriet elettriche, i materiali possono essere suddivisi in due grandi categorie: i
conduttori, tra cui tutti i metalli, e gli isolanti o dielettrici (come la plastica, il vetro, il legno), che si
elettrizzano soltanto per strofinio.
Nei materiali isolanti lelettrizzazione avviene, ma le cariche elettriche in eccesso non sono libere di
muoversi, rimanendo localizzate nel punto in cui sono state create.

Un conduttore una sostanza in cui gli elettroni


possono scorrere facilmente.
I metalli, oro e argento in particolare, sono buoni
conduttori perch i loro atomi hanno elettroni liberi di
muoversi, che trasferiscono facilmente l'energia.

Un isolante una sostanza in cui gli elettroni non scorrono facilmente.


La plastica e la gomma sono buoni isolanti perch gli elettroni nei loro
atomi hanno poca libert, perci non si trasferiscono con facilit da un
atomo all'altro.

Esercizi 115 116

La legge di Coulomb
Sappiamo che la carica elettrica la quantit di elettricit (positiva o negativa) posseduta da un corpo; essa
sempre un multiplo intero della carica elementare e = 1,60210-19 Coulomb (la pi piccola quantit di
carica elettrica esistente, pari alla carica dell'elettrone).
La forza elettrica F di attrazione (cariche di segno opposto) o di repulsione (cariche di segno uguale) fra due
cariche puntiformi (cio di dimensioni trascurabili) Q1 e Q2, direttamente proporzionale al prodotto delle
cariche ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza r:

Legge di Coulomb

Q1 e Q2 sono le due cariche elettriche espresse in Coulomb;


La costante di proporzionalit k dipende dal mezzo in cui si trovano le cariche; nel vuoto, in unit del
Sistema Internazionale (S.I.), si ha: k = 9 109 N m 2 / C2;
Le forze esercitate da Q1 su Q2 e da Q2 su Q1 sono uguali e opposte ed hanno valore uguale a F;
Lunit di misura della carica elettrica, il Coulomb (C), che si definisce come segue:
Due cariche elettriche uguali sono pari a 1 Coulomb se, poste nel vuoto alla distanza di 1 m, si
respingono con una forza F = 9 109 N.
Esercizio 117
Per quanto riguarda la direzione e il verso delle forze elettrostatiche, in Figura sotto rappresentata
linfluenza reciproca tra due corpi puntiformi con carica di segno opposto (a) e dello stesso segno (b).
I due corpi si attraggono o si respingono con due forze uguali e opposte F orientate lungo la linea che
congiunge le due cariche.

Intensit: direttamente proporzionale alle cariche e inversamente proporzionale al quadrato della distanza;
Direzione: lungo la congiungente delle cariche;
Verso: attrattivo per cariche discordi (a), repulsivo per cariche concordi (b).
Il principio di sovrapposizione
Nel caso in cui fossero presenti tre o pi cariche nello stesso sistema, pu essere utilizzata la legge di
Coulomb nella stessa forma?
Lesperienza mostra che vale il principio di sovrapposizione:
In un insieme di tre o pi cariche, la forza con la quale interagiscono due qualunque di loro pu essere
calcolata come se le altre non ci fossero.

In un sistema di cariche, la forza su una carica Q la somma vettoriale delle forze esercitate su Q da
ciascuna delle altre cariche del sistema

Il campo elettrico
Abbiamo visto che una carica, in presenza di unaltra carica, risente di una forza elettrostatica la cui intensit
dipende dal valore di entrambe le cariche.
Ogni carica elettrica modifica le propriet dello spazio circostante creando un campo elettrico, che pu
essere rilevato mediante una carica di prova q.
La carica puntiforme Q modifica lo spazio attorno a s generando un campo vettoriale, detto campo
elettrico. Ponendo in un punto P una seconda carica q, il campo elettrico E nel punto P dato da:

La carica Q detta sorgente o generatrice mentre la carica q che si trova nel punto P detta carica di
prova. Nel SI, il campo elettrico si misura in newton/coulomb (N/C).
Applicando la formula di Coulomb, il campo elettrico generato da una carica
puntiforme Q un vettore che nel punto P a distanza r da Q ha:
Intensit o modulo:

Direzione: la congiungente Q e P
Verso: uscente se la carica sorgente del campo Q positiva, entrante
se Q negativa.

Le linee di forza del campo elettrico


Le linee di forza rappresentano graficamente il campo elettrico.

Le linee di forza partono dalle cariche positive e si arrestano su quelle negative;


la retta tangente alla linea di forza in un determinato punto fornisce la direzione della forza
elettrostatica alla quale sar soggetta una carica immersa nel campo;
le linee di forza sono pi fitte laddove il campo elettrico ha maggiore intensit. Il numero di linee di
forza per unit di area che attraversano una superficie ad esse perpendicolare proporzionale
allintensit del campo elettrico in corrispondenza della superficie (si addensano dove lintensit del
campo maggiore);
le linee di forza non si incrociano mai (il campo univocamente definito);
se ci sono cariche di un solo segno, le linee si chiudono allinfinito.

La presenza delle linee di forza in prossimit di una carica, o di un sistema di pi cariche, pu essere messa
in evidenza tramite lapparato rappresentato in Figura.
Due sbarrette metalliche (i
conduttori), opportunamente
elettrizzate, sono immerse in una
bacinella piena di olio sulla cui
superficie viene disperso uno
strato sottile di polvere con
densit tale da galleggiare (per
esempio, polvere di semolino). I
minuscoli granelli di polvere,
elettrizzandosi per effetto delle
cariche, si dispongono seguendo
le linee di forza del campo,
evidenziandole con tracce ben
visibili.

Se le due barrette sono parallele, il campo elettrico che si instaura


tra esse uniforme, cio ha la medesima intensit e direzione in
tutti i punti, perci le linee di forza appaiono parallele.

Se si sostituisce una sbarretta con una sfera, le linee di forza si


concentrano dove la carica pi concentrata.

Esercizi 118 - 119

La corrente elettrica
La corrente elettrica un flusso ordinato di cariche elettriche, definito come la quantit di carica elettrica
che attraversa una determinata superficie nell'unit di tempo.
.
Tale flusso paragonabile a quello dellacqua che, immessa in una rete idraulica, circola lungo i tubi a causa
di un dislivello o spinta da una pompa. Per generare una corrente elettrica occorre far muovere gli elettroni in
un sistema costituito da un filo conduttore, un interruttore e un generatore elettrico.
Il generatore, creando un campo elettrico, in grado di mettere in moto gli elettroni liberi che si trovano nel
conduttore. Quando, azionando linterruttore, si chiude il circuito, gli elettroni cominciano a fluire sempre
nella stessa direzione, generando una corrente elettrica continua.

Il circuito elettrico
Linsieme di elementi che, opportunamente collegati, consentono il passaggio della corrente definito
circuito elettrico.

Nella versione pi semplice esso costituito da un


generatore di tensione (per esempio una pila), un filo
conduttore, un carico utilizzatore (per esempio una
lampadina) e un interruttore (Figura a sinistra).
Inizialmente si pensava che la corrente elettrica fosse un
flusso di cariche positive che dal polo positivo si muovono
verso il polo negativo; per questo ancora oggi il verso della
corrente elettrica convenzionalmente quello che va dal
polo positivo (+) al polo negativo (-), come mostrato in
figura.

Il generatore di tensione
Il generatore pi comune la pila: questo apparecchio, sfruttando energia chimica, costringe gli elettroni a
muoversi lungo il circuito. Ogni generatore di corrente continua possiede due terminali, chiamati
rispettivamente polo positivo (+) e polo negativo (-). Gli elettroni escono dal polo negativo e, dopo aver
percorso il circuito, rientrano dal polo positivo.
Il carico utilizzatore
Il carico utilizzatore un qualsiasi apparecchio che funziona in seguito al passaggio della corrente elettrica e
che trasforma lenergia elettrica fornita dal generatore in unaltra forma di energia (termica, luminosa ecc.).
Il dispositivo pi semplice la lampadina, che funziona anche come rivelatore (accendendosi, evidenza il
passaggio della corrente).

Linterruttore
Linterruttore un meccanismo che consente o interrompe il passaggio di corrente elettrica. Quando
linterruttore chiuso il circuito chiuso ed attraversato dalla corrente elettrica (la lampadina si
accende); quando invece linterruttore aperto il circuito aperto e non consente il passaggio di corrente.

I circuiti elettrici e i loro componenti descritti prima, vengono


di solito rappresentati usando appositi simboli,
universalmente accettati.

Differenza di potenziale
Una pila, una dinamo o un alternatore sono apparecchi in grado di produrre
una differenza di potenziale (d.d.p.), grandezza fisica responsabile del
moto degli elettroni nei circuiti elettrici.
La differenza di potenziale, a volte chiamata anche tensione elettrica, si
misura in volt (V) in onore del fisico italiano Alessandro Volta che, per
primo, costru la pila, un dispositivo in grado di produrre una differenza di
potenziale. Lo strumento che misura la differenza di potenziale il
voltmetro
In un campo elettrico uniforme, per spostare una carica q dal punto A al
punto B la forza elettrica compie un lavoro.
Il lavoro compiuto dalle forze del campo :
LAB = F s

LAB = q E s

(1)

(2)

Dalla formula (2) del lavoro, si ricava:

= =

La differenza di potenziale V fra due punti A e B di un campo elettrico il rapporto tra il lavoro L compiuto
dalle forze del campo per spostare la carica q dal punto A al punto B e la carica stessa.

Intensit di corrente
La corrente elettrica, ovvero il flusso ordinato di cariche elettriche, la diretta conseguenza dell'applicazione
di una differenza di potenziale elettrico agli estremi di un conduttore, come pu essere il filo di rame di un
circuito. In un conduttore, vi sono degli elettroni liberi di muoversi (elettroni degli orbitali esterni) e proprio
questi, sottoposti a una differenza di potenziale, iniziano a muoversi, creando un flusso di carica.
Si definisce Intensit di corrente elettrica (I) la quantit di carica Q che passa in una sezione del
conduttore nell'unit di tempo t.

L'intensit di corrente una grandezza scalare, l'unit di misura l'ampere (A) e si misura con
l'amperometro. 1 Ampere corrisponde a un flusso di carica elettrica di 1 Coulomb per ogni secondo.
Lintensit di corrente dipende dalla differenza di potenziale V fornita dal generatore.

Esercizi 120 121

Le leggi di Ohm e la resistenza elettrica


La corrente elettrica che attraversa un conduttore prodotta dalla d.d.p. applicata agli estremi del conduttore;
al crescere della d.d.p. aumenta il valore dellintensit della corrente.
Per verificare la relazione tra la d.d.p. V e I sufficiente allestire un circuito come quello mostrato in Figura.

Il circuito costituito da un conduttore metallico R, che funge


da carico utilizzatore, e da un generatore E la cui tensione
pu essere modificata. Lamperometro A e il voltmetro V
misurano rispettivamente il valore dellintensit di corrente e
quello della d.d.p..

Dopo una serie di misure sperimentali i risultati vengono


riportati in grafico cartesiano. Il grafico mostra che il legame
tra la d.d.p. V e lintensit di corrente / rappresentato da
una retta che passa per lorigine degli assi (Figura). Ci
evidenzia che le due grandezze sono direttamente
proporzionali.

La prima legge di Ohm


L'intensit della corrente elettrica che fluisce attraverso un conduttore direttamente
proporzionale alla d.d.p. esistente ai capi del conduttore.

V = R I

Il simbolo R che compare nella prima legge di Ohm un valore che esprime la resistenza che il
conduttore oppone al passaggio della corrente e dipende dalle caratteristiche fisiche del conduttore:
La resistenza si misura quindi in volt/ampere che per brevit si chiamano ohm, e si indica con la lettera
greca "omega" maiuscola ().
Un ohm quindi la resistenza di un conduttore a cui applicata una tensione di un volt ed in cui scorre una
corrente di un ampere, cio:

Esercizio 122

La seconda legge di Ohm


Non tutti i conduttori oppongono la stessa resistenza al passaggio della corrente; la resistenza elettrica
aumenta al crescere della lunghezza del conduttore e diminuisce allaumentare della sua sezione.
Inoltre la resistenza dipende dal tipo di materiale usato. Tutto ci pu essere dimostrato sperimentalmente
e riassunto dalla seconda legge di Ohm, che cos si esprime:
La resistenza R di un conduttore direttamente proporzionale alla sua lunghezza e inversamente
proporzionale alla sua sezione.

Dove:
R = resistenza in Ohm ();
= resistivit in Ohm metro ( m);
l = lunghezza del conduttore (m);
S = sezione del conduttore (m2)

La resistivit (leggi rho) la resistenza elettrica di una porzione di conduttore di lunghezza e sezione
unitaria; dipende dal tipo di materiale e varia con la temperatura.
Nel S.I. la resistivit ha come unit di misura lohm metro ( m), mentre nel sistema pratico le dimensioni
della resistivit sono mm2/m.

Materiale
Argento

0.016

Rame

0.017

Oro

0.024

Alluminio

0.028

Tungsteno

0.055

Platino

0.10

Ferro

0.13

Acciaio

0.18

Piombo

0.22

Mercurio

0.94

Costantana (lega 60% Cu, 40% Ni)

0.49

Carbonio

35

Germanio

6000

Silicio

2.3 109

Ambra

5 1020

Vetro

1016 1020

Mica

1017 1021

Zolfo

1021

Legno secco

1014 1017

Esercizi 123 124

Collegamenti in serie e in parallelo


I componenti di un circuito elettrico (resistenze, condensatori, generatori di tensione) possono essere
collegati fra loro in serie oppure in parallelo per mezzo di conduttori elettrici (ad esempio fili metallici) che
trasportano gli elettroni per il funzionamento del circuito stesso.

Collegamenti in serie
Si parla di collegamento in serie quando due o pi componenti sono collegati in modo da formare un
percorso unico per la corrente elettrica che li attraversa; nel caso di componenti a due terminali (de tti
bipoli) il collegamento in serie prevede che l'estremit di ciascuno di essi sia collegata solo con
l'estremit di un altro. Il primo e l'ultimo componente hanno una estremit libera, e a queste si applica
la tensione elettrica. (Presa elettrica, batteria o qualsiasi altro generatore di corrente). Il generatore
produce un flusso di corrente, che permette il funzionamento di tutto l'insieme. Il collegamento in serie
schematizzato in Figura, dove i tre carichi sono rappresentati da tre lampadine.
I tre componenti sono disposti luno di seguito allaltro,
pertanto vengono attraversati dalla stessa corrente I. A
circuito chiuso si pu osservare che le lampadine si
accendono, ma svitandone una anche le altre si
spengono. Ci dovuto al fatto che lo scollegamento
di una lampadina provoca lapertura del circuito, e linterruzione del passaggio di corrente anche sulle altre.
Le d.d.p. V 1 , V 2 e V 3 sono diverse, come si pu
verificare collegando un voltmetro ai contatti di
ciascuna lampadina.

La somma delle energie assorbite dalle tre lampadine coincide con lenergia fornita dal generatore
(principio di conservazione dellenergia); la somma delle tre d.d.p. misurate ai contatti dei carichi sar
uguale alla d.d.p. V erogata dal generatore: V = V 1 + V 2 + V 3
Daltra parte, se consideriamo le resistenze dei tre filamenti delle lampadine come una resistenza
complessiva R (detta resistenza equivalente del circuito), applicando la prima legge di Ohm allintero
circuito possiamo scrivere anche:
R = R1+ R2 + R3
Un collegamento in serie di tre resistenze si comporta come una sola resistenza equivalente, data dalla
somma delle singole resistenze.

Esercizio 125

Collegamenti in parallelo
Si parla di collegamento in parallelo quando i componenti sono collegati ad una coppia di conduttori in
modo che la tensione elettrica sia applicata a tutti quanti allo stesso modo.

Come esempio si pensi


ad una fila di persone
che
salgono,
in
maniera corretta, una
scala mobile, usando
entrambe le mani per
sostenersi ai corrimani
disposti su entrambi i
lati.

Il generatore produce un flusso di corrente, che permette il funzionamento di tutto l' insieme.
Il collegamento in serie schematizzato in Figura sotto, dove i tre carichi sono rappresentati da tre
lampadine.
Le tre lampadine hanno resistenze R1, R2 e R3. I loro
terminali vengono posti a contatto di modo che la d.d.p.
V ai capi delle tre resistenze sia la stessa, mentre
lintensit della corrente elettrica che li attraversa ha
diverso valore. Infatti, la corrente elettrica / si divide
nelle tre correnti /1, /2 e /3 che fluiscono separatamente
nelle tre sezioni del circuito, per dare origine
nuovamente alla corrente / alluscita del parallelo.
L'intensit della corrente che fluisce attraverso un circuito collegato in parallelo, uguale alla somma delle
intensit delle singole correnti elettriche che attraversano i rami del parallelo
I = I1 + I2 + I3
Lintensit della corrente elettrica che attraversa ciascun carico del parallelo dipende dalla resistenza di tale
carico: quanto pi grande il valore della resistenza, tanto pi piccola lintensit della corrente che lo
attraversa.
La formula che permette di calcolare la resistenza complessiva R del parallelo :

=
+
+


Un collegamento in
parallelo di tre
resistenze si comporta
come una sola
resistenza equivalente,
il cui reciproco dato
dalla somma dei
reciproci delle singole
resistenze.

Esercizio 126

La potenza elettrica
Nei circuiti elettrici lenergia elettrica, prodotta dal generatore viene consumata per far funzionare un
dispositivo, per esempio, una lampadina. L'energia del generatore energia potenziale elettrica, che
viene trasformata in altre forme di energia (calore e luce nel caso della lampadina).
La quantit di energia spesa nell'unit di tempo la potenza elettrica P (in meccanica la potenza
data dal prodotto del lavoro compiuto per il tempo impiegato a compierlo).
Un circuito in cui circola una corrente di intensit I e ai cui estremi viene applicata una differenza di
potenziale V consuma una potenza:
P = V I
L'unit di misura della potenza il Watt (simbolo W) pari a 1 joule al secondo.
Una lampadina da 100 W, consuma 100 J in 1 s. Per conoscere il consumo preciso di un apparecchio
elettrico bisogna conoscere anche il valore dell'intensit della corrente alla quale il dispositivo funziona.
Un dispositivo elettrico assorbe una potenza di 1 W se in esso circola una corrente di 1 A quando ai suoi
estremi applicata una differenza di potenziale di 1 V. Nel caso della lampadina da 100 W, si applica la
formula inversa I = P / V e si ottiene I = 100 W / 220 V = 0,45 A
Poich il Watt una misura relativamente piccola (una lampadina circa 60 W, un aspirapolvere domestico
800 W), in genere si usano dei multipli di questa grandezza: i kilowatt, (1 kW= 1000 W), i megawatt (1
MW= 1 milione di Watt), o i gigawatt (1 GW = 1 miliardo di Watt).
Per valutare i consumi negli impianti elettrici domestici si usano i kilowattora (kWh), che misurano la
potenza consumata dal circuito in 1 ora).

L'effetto termico della corrente elettrica


L'energia elettrica cos utile all'uomo perch pu facilmente essere convertita in altre forme di energia,
in particolare energia termica (calore). Questo pu essere facilmente osservato in un resistore (resistenza
elettrica), che quando percorso da una corrente elettrica si riscalda, ovvero libera (dissipa) una parte
dell'energia elettrica sotto forma di calore. Anche nella lampadina il principale effetto del passaggio di
corrente il calore, che fa diventare incandescente il filamento (energia luminosa). Un ferro da stiro o una
stufetta elettrica sfruttano proprio questa propriet.

detto effetto Joule, dal nome del fisico inglese James Prescott Joule (1818-1889) che lo scopr, il
fenomeno per cui il passaggio di corrente elettrica attraverso un conduttore accompagnato dallo
sviluppo di calore.

La potenza dissipata da un resistore percorso da corrente di intensit I, e ai cui estremi applicata una
differenza di potenziale V, data da:
P = V I
Dalla prima legge di Ohm sappiamo che: V = R I
quindi si pu ricavare:
P = R I2
La quantit di energia elettrica che viene trasferita al resistore nell'intervallo di tempo t quindi R I2
t. Se tutta questa energia viene trasformata in calore, si ricava la quantit di calore Q prodotto da un
conduttore di resistenza R, attraversato da una corrente I, nell'intervallo di tempo t:
Q = R I2 t
Il calore prodotto per effetto Joule direttamente proporzionale alla resistenza del conduttore e al
quadrato dell'intensit della corrente che lo attraversa.

Esercizi 127 128 Riassunto 129 Esercizi 130 133

Il magnetismo e l'elettromagnetismo
Il magnetismo
Gli antichi greci conoscevano gi la propriet della magnetite (un minerale di ferro) di attrarre oggetti di
natura ferrosa. Il fenomeno viene detto magnetismo dal nome di questo minerale, e tutti i corpi che si
comportano come la magnetite vengono denominati magneti o calamite.
Una calamita (o magnete) un corpo con la capacit di generare, nello spazio circostante, un campo
magnetico mediante il quale interagisce con alcuni metalli esercitando su di essi una forza magnetica.
Il campo magnetico lo spazio entro il quale una
calamita esercita la sua azione. Esso caratterizzato da
linee di forza. Le linee di forza sono linee chiuse che
escono da un polo ed entrano nellaltro: per convenzione,
escono dal polo nord e rientrano al polo sud del magnete.
Le linee di forza danno anche una indicazione della forza
del campo magnetico: sono pi fitte dove il campo magnetico
ha maggiore intensit.

Se si avvicina una calamita a un oggetto metallico, per esempio uno spillo


di acciaio, questultimo verr attratto dalla calamita, rimanendovi attaccato.
Qualunque sia la forma del magnete, la forza magnetica pi intensa nelle
estremit opposte della calamita, che ne costituiscono i poli, chiamati polo
nord (N) e polo sud (S).

Le propriet del magneti


I magneti possono essere naturali o artificiali. Quelli naturali sono costituiti da particolari minerali che
hanno la propriet di attirare i materiali ferrosi. Quelli artificiali, invece, sono materiali magnetizzati
artificialmente dalluomo (per esempio per contatto con magneti naturali): la calamita un magnete
artificiale permanente, perch conserva le propriet magnetiche che ha acquisito.
Se proviamo ad avvicinare due calamite,
le loro estremit si respingono se vengono
avvicinati due poli dello stesso tipo, mentre si
attraggono quando il polo nord di una
vicino al polo sud dellaltra.
Poli magnetici uguali si respingono, poli
magnetici opposti si attraggono.
I poli di un magnete non possono essere isolati; infatti, se spezziamo
in due parti una calamita, ciascuno dei due pezzi diventa a sua volta una
calamita con i due poli opposti.

Il magnetismo pu trasmettersi da un
corpo a un altro: un pezzetto di ferro
gi attratto da una calamita, ne attira
a sua volta un altro, e cos via
(Figura). Ci accade per tutti gli
oggetti composti da materiali che
risentono del campo magnetico.

Il magnetismo terrestre
Il campo magnetico terrestre (geomagnetico) un fenomeno naturale presente sulla Terra, simile al campo
magnetico generato da un magnete naturale. Esso fa assomigliare la Terra a unenorme calamita: i poli del
campo geomagnetico hanno lasse inclinato di circa 11,5 rispetto all'asse di rotazione terrestre e non sono
perfettamente statici. Anche altri corpi celesti, come il Sole o Giove, generano un loro campo magnetico.
Se sospendiamo una barretta magnetica a un filo, legato al suo baricentro, possiamo osservare che essa
tende ad orientarsi lungo una determinata direzione, con unestremit rivolta pi o meno verso il Nord
geografico. La barretta interagisce con il campo geomagnetico e si orienta lungo le sue linee di forza.

Il funzionamento della bussola basato


proprio sul magnetismo della Terra; il suo
ago non altro che un piccolo magnete
libero di ruotare attorno al suo baricentro
(Figura a sinistra), che orienta sempre il
proprio asse verso il cosiddetto nord
magnetico, abbastanza prossimo al
nord geografico.
Lago magnetico della bussola serve
quindi per individuare la direzione nord.

Le linee di forza del campo geomagnetico


sono del tutto simili a quelle di un
magnete (Figura); lunica differenza che
escono dal polo sud magnetico ed
entrano nel polo nord magnetico ( solo
una questione di consuetudine).
Figura a lato: II Polo Nord geografico
non coincide esattamente con il polo nord
magnetico; lo stesso vale per il Polo Sud
geografico.

Esercizio 134

Il campo magnetico di un filo percorso da corrente


Se si avvicina una bussola ad un filo percorso da corrente elettrica, si osserva che lago magnetico viene
deviato. Spostando la bussola in varie posizioni, si nota che la forza che devia lago agisce in modo
circolare. Il passaggio di corrente elettrica attraverso un conduttore crea un campo magnetico.
La Figura mostra landamento del campo
magnetico generato da un filo conduttore
quando percorso da corrente; per
evidenziarne landamento stata posta una
bussola vicino al filo.
Le linee di forza del campo magnetico
generato dalla corrente che fluisce in un filo
conduttore
rettilineo
hanno
forma
circolare,
giacciono
su
un
piano
perpendicolare al filo e sono concentriche
al filo.
Il campo magnetico pi intenso in
prossimit del filo; la sua polarit si inverte se
viene invertito il verso della corrente.

La parte della fisica che studia la relazione tra fenomeni magnetici ed elettrici lelettromagnetismo.

Il campo magnetico di un solenoide

Se il filo conduttore attraverso cui si fa passare corrente


viene avvolto in spire, si ottiene un solenoide; il campo
magnetico generato simile a quello di una barra
magnetica. Le linee di forza passano lungo lasse del solenoide: allinterno del solenoide il campo pressoch
uniforme.

Se allinterno del solenoide si introduce una barretta


metallica si realizza un elettromagnete, il cui campo
magnetico risulta pi intenso.
E possibile, entro certi limiti, produrre il campo magnetico
desiderato; infatti il campo magnetico cresce allaumentare
del numero di spire e dellintensit di corrente che lo
attraversa.

Esercizio 135

Azione dei campi magnetici sulle correnti

Lo scienziato inglese Michael Faraday (1791-1867) dimostr


che, cos come un campo elettromagnetico in grado di
esercitare delle forze su una calamita (ago della bussola),
anche il campo magnetico di una calamita esercita delle forze
su un conduttore percorso da corrente elettrica.

La forza di Lorentz
Se un filo percorso da corrente viene posto in un campo magnetico, siccome la corrente costituita da
cariche in movimento, ogni particella carica che si muove lungo il filo, subisce una forza, detta forza di
Lorentz, la cui direzione perpendicolare sia alla direzione del filo sia a quella del campo magnetico.

Per stabilire la direzione e il verso di tale forza si ricorre a una regola


empirica, nota come regola della mano sinistra: disposte le prime
tre dita della mano sinistra perpendicolarmente fra loro, come in
Figura a lato, si punta lindice nella direzione e verso del campo
magnetico e il medio nella direzione e verso della corrente; la
direzione e il verso della forza di Lorentz che agisce sul filo
conduttore sono indicati dal pollice.

Lintensit della forza F di Lorentz direttamente proporzionale sia allintensit di corrente / sia alla
lunghezza L del conduttore:
F=klL

Intensit del campo magnetico


La costante k che compare nella formula precedente una propriet che dipende soltanto dal sistema che
genera il campo magnetico e pu essere indicata come lintensit B del campo magnetico stesso. Si pu
scrivere:
F=BlL
Per calcolare lintensit B del campo magnetico in un particolare punto bisogna:
individuare la direzione e il verso del campo tramite lago magnetico di una bussola;
mettere un filo conduttore, di lunghezza L attraversato da una corrente / lungo la direzione
perpendicolare al campo;
misurare lintensit della forza di Lorentz che agisce sul filo.
Bisogna poi applicare la formula inversa seguente:

B = Intensit del campo magnetico (Tesla)


F = Forza di Lorentz (Newton)
I = Intensit di corrente (Ampere)
L = Lunghezza del conduttore (metri)
Lunit di misura dellintensit di campo magnetico il tesla (T): 1 Tesla = 1 Newton / (1 Ampere 1 metro).
Un sottomultiplo del tesla di frequente utilizzo il Gauss (G): 1 Gauss = 10-4 Tesla.

Il motore elettrico
La forza di Lorentz pu essere sfruttata per trasformare lenergia elettrica in energia meccanica,
utilizzando leffetto prodotto da un campo magnetico su una spira percorsa da corrente.
Un motore elettrico un dispositivo che permette di trasformare l'energia di un campo elettromagnetico in
movimento. Uno schema semplificato del funzionamento il seguente:

Gli oggetti N e S sono i due poli di un magnete che crea, nella zona al centro, un campo magnetico
pressoch uniforme B. Il rettangolo una spira rigida fatta di materiale conduttore ed attraversata da
corrente alternata, cio una corrente che dopo un intervallo di tempo fisso, cambia verso di percorrenza.
L'effetto globale (effetto motore) sul sistema del motore elettrico, quello di mettere in rotazione la spira
con una velocit di rotazione che dipende dall'intensit della corrente e da quella del campo magnetico.
possibile sincronizzare lalternanza della corrente con la rotazione della spira in modo da creare una moto
rotatorio continuo, che poi pu essere usato per muovere direttamente degli oggetti o essere trasmesso a
delle ruote per mettere in moto un veicolo.
Tutti i dispositivi elettrici in cui c' qualcosa in movimento, presentano all'interno un dispositivo che funziona
mediante motore elettrico: si va dagli elettrodomestici alle scale mobili, ai tergicristalli degli autoveicoli.
Attualmente sta sempre pi sviluppandosi anche l'impiego nei veicoli per il trasporto umano.

L'amperometro
Leffetto motore pu anche essere sfruttato per
realizzare strumenti di misure elettriche: per esempio
nellamperometro una bobina mobile viene posta tra i
due poli di un magnete, in modo che ruotando attorno
al suo asse verticale fa muovere un indice, la cui
estremit si sposta su una scala tarata e graduata.
Poich lentit della rotazione dipende dallintensit e
dal verso della corrente, nella scala graduata si pu
leggere lintensit di corrente.

Esercizio 136

La corrente indotta
Sperimentando le interazioni tra calamite naturali e corrente elettrica, Faraday scopr la possibilit di
produrre corrente elettrica facendo ruotare un solenoide collegato a un circuito elettrico allinterno di un
magnete.

In Figura sopra schematizzato un sistema elementare che mostra come si pu generare una corrente
elettrica in un solenoide facendolo ruotare allinterno di un magnete. La corrente che viene a generarsi
inviata a un circuito, nel quale si inserisce una lampadina oppure uno strumento di misura che consente di
rilevare lintensit ed il verso della corrente.
Si osserva che la corrente viene prodotta fintanto che il solenoide in movimento rispetto al magnete, mentre
cessa quando il solenoide viene fermato. Questo fenomeno denominato induzione elettromagnetica,
mentre la corrente generata detta corrente indotta. Linduzione elettromagnetica comporta
trasformazione di energia meccanica in energia elettrica, che lopposto della trasformazione che si
verifica nei motori elettrici.
Si osserva inoltre che invertendo il senso di rotazione del solenoide, anche la corrente inverte il proprio
verso. La cosiddetta legge di Lenz, afferma che:
Il verso del campo magnetico della corrente generata per induzione opposto a quello del campo magnetico
che l'ha generata.
Lintensit della corrente indotta, dipende dalla velocit di rotazione del solenoide.

La corrente indotta si pu generare anche con


apparecchi che funzionano sempre con lo stesso
principio ma con componenti utilizzati in maniera
opposta; nella comune dinamo per biciclette la
ruota fa girare un magnete permanente allinterno di
un solenoide fisso (bobina) dal quale si ottiene
corrente.

La corrente alternata
Nel generatore con magnete fisso esterno (Figura sotto), la spira che ruota genera una corrente indotta con
andamento alternato, perch ad ogni rotazione completa offre ciascuno dei due rami di filo conduttore una
volta al polo nord e unaltra al polo sud del magnete. Collegando la spira ad uno strumento di misura, come
mostrato in figura, possibile osservare che lindice dello strumento oscilla da un valore massimo ad un
valore minimo passando per lo zero. Durante la rotazione, la corrente assume il valore massimo (A) quando
la spira in posizione orizzontale; dopodich, man mano che la spira ruota, si ha una diminuzione fino al
valore zero (B), che viene raggiunto quando le facce della spira sono perpendicolari alle linee del campo.
Continuando la rotazione la corrente raggiunge il minimo (C) quando la spira ritorna orizzontale dopo aver
fatto mezzo giro.

Se la rotazione della spira abbastanza lenta si nota che, ad


ogni suo giro, si verifica una oscillazione completa della
lancetta dello strumento (esempio dal massimo nuovamente al
massimo). Landamento risultante quello mostrato in Figura
a sinistra. Questo generatore (alternatore) produce corrente
alternata. La corrente alternata cambia continuamente il suo
verso di percorrenza nel circuito.
Se la rotazione della spira troppo veloce non si pu osservare
loscillazione dellindice dello strumento ma se colleghiamo una
lampadina rimarr sempre accesa.
Gli enormi alternatori usati nelle centrali elettriche sfruttano tecnologie molto pi complesse. In genere,
infatti, si preferisce far ruotare il magnete (rotore) anzich la spira, mentre numerose bobine (al posto di una
sola spira) sono montate su una struttura fissa, detta statore. Il moto rotatorio del magnete viene assicurato
da turbine, che vengono messe in moto sfruttando energia ottenuta in vari modi.

I trasformatori
Molto spesso serve convertire una corrente di un certo voltaggio in una di diverso voltaggio; per esempio, per
alimentare il computer o ricaricare il cellulare, che funzionano con tensioni molto pi basse di quella fornita
dalla rete elettrica. In questi casi serve un trasformatore.
Il trasformatore una macchina elettrica che serve per variare (trasformare) tensione e intensit di corrente
in ingresso rispetto a quelle in uscita, mantenendo costante la potenza elettrica.
Se la tensione di arrivo maggiore di quella di partenza, si parla di trasformatore elevatore, altrimenti di
trasformatore riduttore.
Il dispositivo viene realizzato avvolgendo due solenoidi ai lati opposti di una piastra metallica rettangolare
forata al centro (b) (Figura sotto).

Il primo circuito detto circuito primario (a), mentre laltro il circuito secondario (c).
Se colleghiamo il circuito primario a un generatore di corrente alternata, ad ogni oscillazione della corrente
corrisponde unoscillazione del campo magnetico, che produce a sua volta una corrente alternata di pari
frequenza nel circuito secondario. Variando opportunamente il numero delle spire nel secondario, si otterr,
una corrente indotta, che sar maggiore se il numero delle spire viene aumentato e minore nel caso contrario.

La regola del trasformatore


Le tensioni nei circuiti primario e secondario di un trasformatore dipendono direttamente dal numero delle loro
spire. Se indichiamo con Np il numero delle spire del primario, con Ns il numero delle spire del secondario, con
Vp il voltaggio del circuito primario e con Vs il voltaggio del secondario, possiamo scrivere la seguente
uguaglianza, nota come regola del trasformatore:

La tensione finale Vs che si ottiene al circuito secondario legata alla tensione Vp di partenza nella formula
inversa:

Un trasformatore ottimale dovrebbe generare nel circuito secondario una potenza uguale a quella del
circuito primario. Poich la potenza elettrica data dal prodotto I V, si avrebbe:

Ip Vp = Is Vs
Ip = intensit di corrente del circuito primario
Vp = tensione del circuito primario
Is = intensit di corrente del circuito secondario
Vs = tensione del circuito secondario
Un trasformatore riduttore (Vs < Vp) diminuisce la tensione ed aumenta lintensit di corrente.
Un trasformatore elevatore (Vs > Vp) aumenta la tensione e diminuisce lintensit di corrente.

Esercizio 139 - Riassunto 140 - Esercizi 141 147

Oscillazioni e onde
Se si getta un sasso dentro uno specchio dacqua tranquillo, limpatto del sasso provoca una agitazione
(perturbazione) che si propaga progressivamente su tutta la superficie del liquido (Figura sotto). Si formano
delle circonferenze concentriche chiamate onde, aventi centro nel punto in cui il sasso entra in acqua. Tali onde
sono caratterizzate dalle cosiddette creste (punti di massimo) e gole (punti di minimo).
Le molecole di acqua, frenando il sasso (attrito),
assorbono energia, ed oscillano dallalto verso il
basso, perpendicolarmente alla superficie del liquido.
Il movimento di oscillazione o vibrazione un
movimento che periodicamente si inverte e viene
trasmesso alle molecole adiacenti che, a loro volta,
fanno muovere quelle vicine e cos via: in questo modo
la perturbazione si propaga in tutte le direzioni.

Definizione di onda
Se nellacqua si trova un oggetto galleggiante, quando viene raggiunto da unonda, inizia a muoversi in su e in
gi senza spostamenti orizzontali. Questo dimostra che il trasferimento di energia che accompagna londa
non comporta alcun trasporto di materia:
Una onda una perturbazione che si propaga nello spazio e che pu trasportare energia da un punto all'altro.
Tale perturbazione costituita dalla variazione di qualunque grandezza fisica (es. variazione di pressione,
temperatura, intensit del campo elettrico, posizione, ecc..). Il mezzo in cui si propaga londa si definisce mezzo
materiale, mentre si dice sorgente ci che provoca la formazione dellonda

Diversi tipi di onde


Le onde possono essere classificate in base al mezzo in cui si propagano, in base al modo di propagazione,
oppure in base alla forma del fronte donda.

Classificazione in base al mezzo in cui si propagano


Una onda meccanica unonda in cui si verifica la variazione di grandezze di natura meccanica (per esempio
laltezza, la velocit, lenergia cinetica, lenergia potenziale, etc.). Le onde meccaniche hanno bisogno di un
mezzo materiale per propagarsi e tramite di esse si propaga energia meccanica.
Le onde meccaniche si dividono in:
- onde elastiche, che si propagano in un mezzo elastico (ad esempio una corda tesa, una molla, etc.);
- onde sonore, in cui la perturbazione consiste nella variazione locale della pressione.
Una onda elettromagnetica unonda in cui si assiste alla variazione dellintensit del campo elettrico e del
campo magnetico a esso concatenato. Sono esempi di onde elettromagnetiche la luce, i raggi X, le onde radio,
etc. Le onde elettromagnetiche non hanno bisogno di un mezzo materiale per propagarsi e tramite di esse si
propaga energia elettromagnetica.

Classificazione in base al modo di propagazione


Se fissiamo una corda ad una estremit e generiamo unonda facendo muovere laltra estremit, la
perturbazione fa vibrare i punti della corda in su e in gi; Invece, se comprimiamo e rilasciamo una molla, la
vibrazione la far muovere in avanti e indietro fino a raggiungere la posizione di equilibrio.
In unonda trasversale gli elementi del mezzo materiale vibrano in direzione perpendicolare rispetto al moto
dellonda. Un esempio di onda trasversale quella che si genera quando unonda si propaga su una corda.
In unonda longitudinale gli elementi del mezzo materiale vibrano in direzione parallela rispetto al moto
dellonda. Un esempio di onda longitudinale quella che si genera comprimendo una molla.
N.B. Su una molla possibile generare sia onde trasversali che onde longitudinali. Infatti, la compressione di
una molla genera unonda longitudinale, invece, se facciamo muovere una molla in su e in gi come nel caso di
una corda legata ad unestremit, sulla molla si genera unonda di tipo trasversale.

Classificazione in base alla forma del fronte donda


In base alla forma le onde possono essere classificare come segue:
onde piane, ovvero quelle onde che hanno come fronte donda una retta (per esempio le onde del mare);
onde circolari, ovvero quelle onde che hanno come fronte donda una circonferenza (per esempio le onde
generate da un sasso che cade in acqua);
onde sferiche, ovvero quelle onde che hanno come fronte donda una sfera (per esempio le onde sonore, le
onde luminose, etc.)
N.B. Il fronte donda linsieme dei punti che appartengono a una cresta o a una gola dellonda.

Parametri caratteristici delle onde


Proviamo a immaginare un ragazzo che si diverte a saltare su una tavola a molla (Figura sotto)

La molla (a), per effetto del peso, oscilla in senso


verticale. Se applichiamo allestremit mobile della molla
un indice dotato di pennino (c), potremo rappresentare
graficamente su un rotolo di carta, scorrevole a velocit
prefissata (b), il moto oscillatorio della molla in funzione
del tempo. La curva che ne deriva una sinusoide.

Guardando attentamente il diagramma ottenuto (Figura sotto), possiamo definire quali sono i parametri
caratteristici delle onde.

Essi sono:
i punti di massimo e di minimo, ossia i punti in cui londa raggiunge rispettivamente il suo valore
massimo e il suo valore minimo;
la lunghezza donda, cio la distanza (lambda) fra due massimi consecutivi;
la velocit di propagazione dellonda, che si indica con v , e che rappresenta la velocit con cui si
spostano un punto di massimo o di minimo dellonda. Essa dipende dalle caratteristiche del mezzo in cui
londa si propaga;
il periodo dellonda, che indica lintervallo di tempo T necessario affinch in un dato punto la
perturbazione compia unoscillazione completa;
la frequenza dellonda, che corrisponde al numero di volte in cui, in un determinato punto del mezzo, la
perturbazione raggiunge il suo valore massimo nellunit di tempo. La frequenza linverso del periodo,
cio

= . Nel S.I. lunit di misura della frequenza lhertz (Hz), che corrisponde a 1/s;

lampiezza dellonda, ossia il valore che assume la perturbazione in un punto di massimo.

Relazione tra periodo e velocit dell'onda


La distanza percorsa da un'onda in un periodo
pari alla sua lunghezza donda.
I parametri , T e v di unonda sono legati dalla
relazione fondamentale:

= v T

v = / T

v = f

La lunghezza e la frequenza di un'onda sono


inversamente proporzionali

Esercizi 149 150

Fenomeni connessi con la propagazione delle onde


Molte scuole sono dotate di un dispositivo per
studiare le onde che si formano sulla superficie
dell'acqua (ondoscopio). Si tratta di una vaschetta
trasparente piena con un centimetro d'acqua ed un
sistema ottico che proietta su di uno schermo le
creste e le gole delle onde che si formano sull'acqua.
A pelo dell'acqua si pu inserire una bacchetta
messa in verticale per generare onde circolari o
orizzontale per generare onde piane. La bacchetta
pu avere una frequenza di oscillazione regolabile.
La velocit delle onde sulla superficie dell'acqua
dipende dalla profondit dell'acqua. Perci versando
pi o meno acqua cambier la distanza tra le onde:
la lunghezza d'onda proporzionale alla velocit
dell'onda.
Durante la propagazione di unonda possono verificarsi quattro diversi fenomeni: la riflessione, la rifrazione, la
diffrazione e linterferenza.
Tali fenomeni possono essere facilmente osservati analizzando le onde che si propagano sulla superficie
dellacqua. Prima di iniziare a studiare il comportamento delle onde necessario ricordare che viene detto fronte
d'onda l'insieme dei punti che appartengono a una cresta o a una gola dellonda.
La forma del fronte donda (una circonferenza, una sfera o altre forme) dipende dal modo in cui viene generata
londa e dalle caratteristiche del mezzo in cui essa si propaga. Il fronte donda sempre perpendicolare alla
direzione di propagazione dellonda: il comportamento dellonda quindi ricavato dal comportamento dei suoi
fronti donda che sono ben visibili.
Quando unonda prodotta in un punto, si propaga su di un piano con la stessa velocit in tutte le direzioni; i
fronti donda risulteranno delle circonferenze centrate nel punto di origine.
Quando unonda, anzich su un solo punto, viene originata contemporaneamente su un insieme di punti allineati,
i fronti donda risulteranno delle linee parallele. Le direzioni di propagazione sono detti raggi dellonda. Nel
primo caso corrispondono ai raggi delle circonferenze, nel secondo caso i raggi dellonda sono le rette perpendicolari al fronte donda (Figure sotto).

Un sasso gettato nell'acqua produce un'onda circolare, cio un'onda i cui fronti sono delle circonferenze. Una barretta fatta oscillare sulla superficie di uno
specchio d'acqua produce un'onda i cui fronti sono rettilinei.

La riflessione
Il fenomeno della riflessione si ha quando il fronte donda, incontrando un ostacolo che
ne impedisce lulteriore propagazione, viene rimandato indietro. Un esempio molto
semplice di riflessione pu essere quello che si osserva nel caso di onde circolari generate
per semplice immersione di una penna nella bacinella dellondoscopio. Come si pu
vedere dalla Figura a sinistra, le onde circolari cos ottenute non possono propagarsi oltre
le pareti della bacinella, le quali, fungendo da superficie riflettente, generano le onde
riflesse.

Le onde riflesse appaiono come provenienti da un punto immagine


virtuale posto dietro il piano riflettore.
La direzione di propagazione dellonda riflessa forma con la
perpendicolare allostacolo un angolo (a) uguale a quello dellonda
incidente (b), come in Figura a sinistra.

La rifrazione
La rifrazione un fenomeno fisico che si verifica quando unonda passa oltre la superficie di separazione tra
due mezzi con propriet diverse: londa non procede il suo cammino in linea retta, ma viene deviata di un
angolo che dipende dalla sua inclinazione rispetto la superficie e dalle caratteristiche dei due mezzi. Il
fenomeno, riguarda qualunque tipo di onda.

Il fenomeno della rifrazione pu essere


evidenziato facendo uso di un laser che produce
unonda luminosa molto intensa quindi ben
visibile. La Figura a sinistra mostra come viene
modificata la direzione dellonda luminosa quando
passa da un mezzo (aria) ad un altro (acqua).
Langolo di incidenza (a) e quello dellonda riflessa
(b) sono uguali, mentre quello dellonda rifratta (c)
diverso.

La diffrazione
La diffrazione un fenomeno fisico che si verifica nella propagazione delle grandezze ondulatorie: quando
unonda incontra un piccolo ostacolo o una piccola fenditura praticata in un ostacolo di grandi dimensioni, si
propaga al di l di essi come un insieme di onde sferiche, seguendo direzioni diverse da quella di origine.
Per capire meglio il significato della diffrazione si pensi a una persona nascosta dietro a un albero. E possibile
udirla tuttavia non possibile vederla. La lunghezza d'onda delle onde sonore emesse dalla persona dello
stesso ordine di grandezza delle dimensioni dell'albero. Tali onde, grazie alla diffrazione, sono quindi in grado di
superare l'ostacolo, consentendo cos di udire la voce di una persona, anche se nascosta. La lunghezza d'onda
della luce molto pi piccola delle dimensioni dell'albero e quindi la luce non riesce a "girarci attorno": essa
viene completamente bloccata dall'albero.

Il fenomeno della diffrazione pu essere spiegato soltanto se si ammette che ciascun raggio dellonda viene
deviato in modo da permettere alla perturbazione di propagarsi al di l dellostacolo o della fenditura, non
soltanto con direzione rettilinea ma diffondendosi in tutte le direzioni.

In Figura a sinistra viene mostrata la


diffrazione subita da unonda a fronte
longitudinale quando attraversa una
fenditura di apertura variabile: se la fenditura
ampia (a) il fenomeno appena
percettibile e diventa sempre pi evidente
man mano che la fenditura si restringe (b; c).

L'interferenza
Linterferenza un fenomeno fisico dovuto alla sovrapposizione di due o pi onde. L'intensit (o ampiezza)
dell'onda nei punti di interferenza pu variare tra un minimo, nel quale non si osserva alcun fenomeno
ondulatorio, ed un massimo dove lintensit totale coincide con la somma delle intensit delle singole onde.
Per tutte le onde vale il principio di sovrapposizione, secondo il quale se, nello stesso spazio, si
propagano due onde, in ogni punto di questo spazio, lintensit dellonda risultante data dalla somma
delle intensit che le singole onde produrrebbero da sole.
Quando due onde di uguale frequenza si sovrappongono, si possono verificare due situazioni estreme di
sovrapposizione: linterferenza costruttiva e linterferenza distruttiva.
Linterferenza costruttiva si ha quando le due onde oscillano in fase, cio raggiungono i punti di
massimo e di minimo agli stessi tempi; in questo caso l'ampiezza dell'onda risultante uguale alla somma
delle ampiezze delle singole onde interferenti.
Linterferenza distruttiva si ha quando una delle due onde raggiunge il massimo quando laltra raggiunge
il suo valore minimo. Pertanto l'ampiezza dell'onda risultante pari alla differenza delle ampiezze delle
singole onde; dunque pari a zero nel caso in cui le due onde interferenti abbiano ampiezza uguale.
La Figura a (sotto) mostra linterferenza di due onde a fronte circolare realizzata mediante londoscopio.
In essa sono chiaramente visibili i punti relativi alle zone dinterferenza costruttiva e quelli relativi alle zone
dinterferenza distruttiva.

Esercizio 151

Il suono
I suoni sono originati da onde sonore, onde meccaniche che si propagano attraverso un fluido (aria o
acqua), ma anche attraverso un solido (metalli).

Propagazione delle onde sonore


Le onde sonore sono onde longitudinali. Sono originate da compressione e rarefazione e, come una molla
compressa e rilasciata, si propagano nella stessa direzione delloscillazione. Le corde di un violino, le
membrane di un altoparlante, le corde vocali, vibrando cio oscillando rapidamente, comprimono laria
circostante producendo londa sonora.
Qualsiasi corpo elastico che oscilla con sufficiente rapidit da produrre unidentica oscillazione del valore
della pressione dello strato di aria con cui esso a contatto pu produrre unonda sonora cio un suono.

Quando unonda sonora raggiunge il timpano, che si trova nella parte interna
dellorecchio, questo vibra con le stesse caratteristiche delloggetto che ha
generato il suono.

Il suono non pu propagarsi nel vuoto: le sue onde


viaggiano solo attraverso la materia, sia essa allo stato
solido, liquido o gassoso. La verifica del fatto che il suono
non pu propagarsi nel vuoto pu essere fatta usando
una apparecchiatura come quella mostrata in Figura a
sinistra. Un campanello, posto dentro una cappa di vetro,
viene fatto suonare: il suono si produce se la campana
contiene aria (a), mentre non si produce se nella cappa
viene fatto il vuoto (vibra ma non suona) (b).

Caratteristiche del suono


Le onde sonore sono caratterizzate, a seconda della natura, delle dimensioni, e dello stato di tensione del corpo
elastico che entra in vibrazione, nonch dalla causa che origina tale vibrazione, da alcune grandezze che ne
definiscono landamento: frequenza (o altezza), ampiezza (o intensit) e timbro.
La frequenza indica laltezza del suono: in particolare con laumentare della frequenza un suono diviene pi
acuto (alto), col diminuire diviene pi grave (basso). La frequenza si esprime in Hertz.
Lampiezza (o intensit) di un suono una caratteristica legata allampiezza delle onde sonore. Laumento
del volume di una sorgente audio corrisponde allaumento dellampiezza delle onde emesse
dallaltoparlante. Come tutte le onde, anche il suono trasporta energia man mano che si propaga. Per questo
possiamo associare ad ogni sorgente sonora una potenza. La potenza l'energia che viene emessa dalla
sorgente diviso l'intervallo di tempo nel quale questa energia viene emessa. Anche la potenza del suono si
misura in Watt.
Il timbro la caratteristica che ci permette di distinguere due suoni che hanno la stessa altezza e la
stessa intensit. Londa sonora quasi sempre la conseguenza della sovrapposizione di onde diverse
(fondamentali e armoniche). Il timbro dipende dalla sorgente (forma e composizione) e dalla maniera in cui il
corpo elastico viene fatto oscillare. In parole pi semplici il timbro la qualit del suono che ci permette di
distinguere la voce di un violino da quella di un flauto, quando i due strumenti stiano emettendo una stessa
nota. Si pu dire che il timbro rappresenta la carta di identit del suono.

La velocit del suono


La velocit di propagazione del suono dipende dallo stato fisico della materia attraverso la quale si propaga.
Nei gas la velocit del suono dipende anche dalla temperatura: tanto pi alta la temperatura, tanto pi
elevata la velocit. Nellaria, alla temperatura di 20 C, la velocit del suono di 340 m/s (1224 km/h).

Gli ultrasuoni
Lorecchio umano in grado di udire solo i suoni con frequenze comprese tra 20 e 18000 Hz. Si chiamano
ultrasuoni i suoni con frequenze superiori o inferiori a questi limiti. Molti animali (cani, pipistrelli, balene)
sono in grado di udire gli ultrasuoni.
Nellecografia le onde emesse da una sorgente ad
ultrasuoni, cambiano velocit quando attraversano
tessuti diversi. Le onde riflesse che riemergono, vengono
trasformate in immagini di organi interni. In Figura a
sinistra, limmagine tridimensionale di un feto di 29
settimane ottenuta con la tecnica dellecografia ad
ultrasuoni.
L'effetto Doppler
Un fenomeno acustico particolare leffetto Doppler, che consiste nella variazione di frequenza dell'onda
"percepita" da un ascoltatore (osservatore) quando la sorgente sonora si avvicina o si allontana
dallascoltatore stesso: in realt la frequenza del suono emesso dalla sorgente non cambia. Per
comprenderne leffetto doppler, possiamo considerare la seguente analogia: Un lanciatore di una squadra di
baseball, lancia verso il ricevitore una serie di palle ogni secondo, con velocit costante. Se il lanciatore
fermo, al ricevitore arriva una palla ogni secondo. Se il lanciatore, continuando a lanciare una palla al secondo
(frequenza costante), si avvicina al ricevitore, questultimo ne ricever un numero maggiore perch le palle
devono percorrere sempre meno strada. Quando il lanciatore si ferma, la situazione ritorna come allinizio. Se
il lanciatore si allontana si verifica leffetto contrario. Ci che cambia quindi la distanza (definita propriamente
lunghezza d'onda); come conseguenza, la frequenza (altezza) del suono percepito cambia. Leffetto Doppler
la causa del bang prodotto dagli aerei quando superano la velocit del suono (Figura sotto).

L'eco
Leco un suono che rimbalza da una parete riflettente. Poich la velocit v del suono costante, il tempo t
che il suono impiega per andare alla parete riflettente e tornare alla sorgente si calcola con la formula:

dove d la distanza della parete dalla sorgente.


Il suono riflesso dalla parete viene percepito come eco, solo se il tempo impiegato dal suono per andare e
tornare maggiore di 0,1 secondi. Infatti l'orecchio umano distingue due suoni solo se essi gli giungono
distanziati di almeno 0,1 secondi; se il tempo inferiore si sente un fastidioso rimbombo.

Oltre che in medicina (ecografia) questi principi


sono
sfruttati
per
il
funzionamento
dellecoscandaglio o sonar: onde sonore, in
genere ultrasuoni, inviate verso il fondo del mare
vengono riflesse fino a tornare allimbarcazione
dalla quale provengono (Figura a sinistra).
Dal tempo impiegato dallemissione del suono
fino alla rilevazione delleco da parte dello
strumento si pu risalire alla profondit del
fondale o registrare leventuale passaggio di un
branco di pesci.

Riassunto 154

Esercizi 155 158

Le onde elettromagnetiche e la luce


La luce
Le onde meccaniche (elastiche, sonore), sono strettamente connesse alla materia. In assenza di materia,
infatti, nessuno di tali fenomeni potrebbe aver luogo.
Le onde elettromagnetiche, pur essendo generate dalla materia, si possono propagare nel vuoto. La luce
un esempio di onda elettromagnetica. Essa viene generata da reazioni e fenomeni materiali (reazioni
chimiche, flusso di elettroni ...) ma pu viaggiare anche nel vuoto. La distanza tra la Terra ed il Sole pari a
milioni di chilometri, lo spazio tra i due corpi per la maggior parte vuoto; nonostante questo il Sole riesce a
trasmetterci la sua luce, fondamentale per la sopravvivenza del nostro pianeta.

Natura elettromagnetica della luce


a combustione o altre reazioni chimiche possono talvolta dar luogo a emissioni di energia anche sotto forma
di luce. La luce elettrica deriva da fenomeni legati al passaggio di elettroni attraverso un conduttore. Il
trasferimento di elettroni la fonte comune delle varie forme di energia luminosa. La luce quindi originata
da fenomeni di natura elettrica. Quando in un processo sono coinvolti degli elettroni che si muovono con
velocit variabile (esempio: corrente alternata) si genera una onda elettromagnetica, anche in assenza di
materia, con trasporto di energia, che chiameremo energia elettromagnetica.

La velocit di propagazione della luce


Lo scienziato scozzese J.C. Maxwell (1831-1879), riusc a calcolare la velocit della luce nel vuoto, trovando
un valore pari allincirca a 3 108 m / s (precisamente c = 2,997925 108 m / s, circa trecentomila km / s).
In un mezzo materiale, per, la velocit di propagazione della luce minore di c , perch la materia assorbe
parte dellenergia luminosa. Pi alto lindice di rifrazione n del mezzo, pi la luce viene rallentata.
Per calcolare la velocit della luce in un mezzo materiale, basta applicare la formula v = c / n
La velocit della luce nell'aria (n = 1,0003) coincide praticamente con quella nel vuoto. Nell'acqua (n = 1,33)
avremo invece che la luce si propaga a 225 000 km / s. Nel vetro (n = 1,52) la velocit di propagazione dei
raggi luminosi ancora pi piccola: 197 000 km / s.
Esercizio 159

Caratteristiche delle onde elettromagnetiche


Le onde elettromagnetiche (quindi anche la luce) come tutti gli altri tipi di onda, hanno una frequenza f e
una lunghezza donda .
La frequenza f la frequenza con la quale oscillano il campo elettrico E ed il campo magnetico B.

La
Figura
a
sinistra

una
rappresentazione grafica di unonda
elettromagnetica: il campo elettrico E ed il
campo magnetico B, sono descritti da
vettori che oscillano su piani perpendicolari
tra loro. La direzione di propagazione
dellonda perpendicolare a entrambi i
vettori.

Per le onde elettromagnetiche valida nel vuoto la relazione:


c = f

( c = velocit della luce nel vuoto)

Anche le onde elettromagnetiche sono soggette ai fenomeni tipici, come la riflessione, la rifrazione, la
diffrazione e l'interferenza. Quando un'onda elettromagnetica incontra un mezzo materiale, la sua energia
pu essere assorbita dal mezzo o pu venire trasmessa. L'interazione delle onde elettromagnetiche con la
materia dipende sensibilmente dalla loro frequenza.

Esercizio 160
La riflessione della luce
Il fenomeno della riflessione della luce si verifica quando un suo raggio incontra una superficie riflettente, per
esempio quella dello strato dargento distribuito dietro il vetro di uno specchio. In questo caso il raggio di luce
non riesce a penetrare allinterno del corpo, venendo rimandato indietro.
Quando la luce proveniente da una sorgente luminosa incontra una superficie ben levigata (ad esempio uno
specchio o una superficie metallica priva di asperit) parte della luce torna indietro nell'aria (luce riflessa).
Esistono due leggi che regolano la riflessione della luce, dovute a Cartesio:
La prima legge della riflessione afferma che il raggio incidente, il raggio
riflesso e la perpendicolare alla superficie riflettente giacciono sullo stesso
piano, detto piano di incidenza.
La seconda legge della riflessione afferma invece che l'angolo di
incidenza i e l'angolo di riflessione r sono uguali tra loro: i = r, dove
l'angolo di incidenza i l'angolo che il raggio incidente forma con la
perpendicolare alla superficie, mentre r l'angolo del raggio riflesso.

Le leggi della riflessione valgono anche se la superficie riflettente non


piana. In tal caso per le perpendicolari alla superficie hanno direzioni
diverse pertanto anche i raggi luminosi vengono riflessi in varie direzioni e
si dice che la luce viene diffusa dalla superficie.

La rifrazione della luce


Quando la luce colpisce la superficie di separazione tra due materiali trasparenti, in genere si divide in due
parti, come mostra la Figura A: una parte viene riflessa con un angolo (b) uguale allangolo di incidenza (a) e
una parte continua a propagarsi oltre la superficie di separazione. Se il raggio incidente non
perpendicolare alla superficie di separazione, il raggio che penetra nel secondo materiale (raggio rifratto)
ha una direzione diversa da quella del raggio incidente.

Figura A: quando la luce passa da un mezzo con indice di rifrazione minore (aria) a uno con indice di
rifrazione maggiore (acqua), il raggio rifratto si avvicina alla perpendicolare (a = b; c minore di a e di b);
Figura B: quando la luce passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore (acqua) a uno con indice
minore (aria), il raggio rifratto si allontana dalla perpendicolare (a = b; c maggiore di a e di b).
In entrambe le situazioni langolo di incidenza (a, a) langolo di riflessione (b, b) e langolo di rifrazione
(c, c) sono misurati rispetto alla retta perpendicolare alla superficie di separazione nel punto di incidenza.
La rifrazione consiste nella deviazione che subiscono i raggi di luce quando attraversano la superficie di
separazione fra due mezzi diversi.
Indici di rifrazione assoluto di
alcuni materiali
Mezzo

Indice

aria

1,00

ghiaccio

1,31

acqua

1,33

alcol etilico

1,36

olio di oliva

1,46

glicerina

1,47

vetro per bottiglie

1,52

diamante

2,42

Osservando dallesterno un pesce immerso in acqua, locchio vede una immagine in posizione sbagliata.
I raggi del sole vengono riflessi dagli oggetti e, uscendo dallacqua, vengono deviati dalla rifrazione,
mostrando una immagine in posizione virtuale che non corrisponde quella reale posizione (Figura sopra).
Per avere una indicazione del comportamento di un singolo materiale rispetto alla rifrazione, si fa riferimento
allindice di rifrazione assoluto di una sostanza: esso rappresenta lindice di rifrazione di tale sostanza
rispetto al vuoto. Questa grandezza fisica varia da sostanza a sostanza e costituisce unulteriore propriet
della materia (Tabella sopra).

La riflessione interna totale

Quando un raggio di luce passa da un mezzo pi denso ad uno meno


denso, per effetto della rifrazione esso si allontana dalla
perpendicolare (Figura a).

Man mano che aumenta langolo di incidenza i, aumenta


progressivamente anche langolo di rifrazione r fino a quando, per un
particolare valore dellangolo di incidenza, il raggio rifratto esce
parallelamente alla superficie di separazione tra i due mezzi (Figura
b).
Langolo particolare viene detto angolo critico; il valore dellangolo
critico dipende dal tipo di materiale.

Se langolo di incidenza i supera il valore critico, si verifica leffetto


della riflessione interna totale (la superficie di separazione, pur
essendo trasparente, si comporta come uno specchio (Figura c).

Le fibre ottiche
Le fibre ottiche sfruttano il fenomeno della riflessione

interna totale; sono costituite da cavi tubolari di materiale


trasparente flessibile (core), avvolto da un altro materiale
con indice di rifrazione pi basso (cladding) entrambi
contenuti in una guaina protettiva (Figura a). Quando un
raggio di luce entra nella fibra, viene totalmente riflesso
tutte le volte che colpisce la superficie di contatto tra i due
materiali. In tal modo il raggio, sottoposto a continua
riflessione (Figura b), rimane confinato nella fibra e si
propaga in essa senza perdere lenergia che possedeva
in ingresso.

Le fibre trovano importanti applicazioni in telecomunicazioni, diagnostica medica e illuminotecnica.

La dispersione della luce


Se indirizziamo un fascio di luce
bianca
(sole,
lampadina)
sulla
superficie di un prisma di vetro, il
fascio di luce si disperde in una serie
di raggi con colori diversi (Figura a). Se
mettiamo uno schermo bianco oltre il
prisma, su di esso si distingue una
successione di colori dal rosso al viola
(colori delliride).
La dispersione un fenomeno fisico
che causa la separazione di un'onda in
componenti con diverse lunghezze
d'onda.

Siccome la luce bianca costituita da un insieme di onde luminose di diversa lunghezza donda, la
dispersione di tale luce dipende essenzialmente da due fattori:

la diversa velocit delle onde nel mezzo attraversato, che dipende dalla diversa lunghezza d'onda;

il diverso valore dellangolo di rifrazione che direttamente proporzionale alla velocit di


propagazione.
Quando il fascio di luce bianca incide sulla superficie del prisma di vetro, langolo di rifrazione di
ciascuna delle sue componenti risulter diverso, poich esse si propagano nel vetro con velocit
diverse.
La dispersione anche chiamata dispersione cromatica; un mezzo che mostra questa caratteristica nei
confronti dell'onda luminosa detto mezzo dispersivo.
In Figura sotto mostrata la corrispondenza tra lunghezza donda (espressa in nanometri) e colore della
luce. Il colore che corrisponde alla lunghezza donda maggiore (frequenza minore) il rosso, quello a cui
corrisponde la lunghezza donda minore il viola.

Il colore dei corpi


Quando una componente della luce bianca colpisce un corpo si possono verificare tre fenomeni che, in
genere, non si escludono a vicenda.
trasmissione: una o pi componenti della luce bianca riescono ad attraversare il corpo, che pertanto
risulta trasparente rispetto a tali componenti;
assorbimento: una o pi componenti vengono assorbite dal corpo. Parte della radiazione assorbita
viene riemessa. Lassorbimento produce un aumento di temperatura
diffusione o dispersione: una o pi componenti del raggio di luce che incide sulloggetto vengono
riflesse in modo disordinato, sparpagliato (scattering). La riflessione diffusa si manifesta sulla superficie
dei solidi opachi (non riflettenti ne perfettamente trasparenti) e restituisce al nostro occhio luce diffusa, con
colore diverso, a seconda se la luce incidente stata solo dispersa o anche assorbita pi o meno
selettivamente.
Il colore di un corpo dipende dalla capacit che esso ha di diffondere alcune componenti colorate
della luce bianca piuttosto che altre.

Un oggetto appare rosso perch riflette prevalentemente la componente rossa della luce, ed assorbe tutti
gli altri colori. Un corpo appare nero quando assorbe tutti i colori; viceversa, appare bianco quando non
assorbe nessun colore. Il rosso, il blu e il verde sono chiamati colori primari additivi perch quando
vengono mescolati si sommano e possono originare tutti gli altri colori. Il rosso, il giallo e il blu sono invece
colori primari sottrattivi.
Le Figure sotto mostrano i colori prodotti quando i tre colori primari vengono proiettati su uno schermo. La
luce bianca si ottiene quando si sovrappongono tutti e tre i colori primari. La sovrapposizione di due colori
primari genera un altro colore, detto colore secondario. Per esempio, sovrapponendo il rosso e il giallo si
ottiene larancio, mentre il colore blu sovrapposto al colore rosso d il magenta.

Esercizio 161
Lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche
La luce solo una piccola parte delle onde elettromagnetiche: le lunghezze donda delle radiazioni
elettromagnetiche coprono infatti un ampio intervallo che va circa da meno di 10-16 m (i raggi X e le
radiazioni gamma) a pi di 103 m (le onde radio).
Tutte le onde elettromagnetiche si propagano con la stessa velocit nel vuoto, mentre il loro comportamento
nei diversi mezzi dipende dalla lunghezza donda e dal tipo di materiale.
Locchio umano in grado di vedere solo le onde elettromagnetiche le cui frequenze ricadono
nell'intervallo compreso fra 4 1014 Hz e 7,9 1014 Hz. Linsieme delle onde elettromagnetiche suddivise in
base alle frequenze (o alle lunghezze donda) definito spettro elettromagnetico (Tabella sotto).

Le onde radio
Le onde radio o radioonde sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda da 1 mm all'infinito.
Le onde radio con lunghezza donda elevata, grazie al fenomeno della diffrazione, riescono ad aggirare
ostacoli di grandi dimensioni; per questa caratteristica sono utilizzate nelle comunicazioni a grandi distanze.

Le onde sonore (voce, musica, rumori) fanno vibrare la membrana del microfono, collegata ad un circuito
elettrico oscillante che genera unonda radio (trasduzione) che, dopo opportuna modulazione di ampiezza e
di frequenza, viene trasmessa da una antenna. Attraverso lantenna del ricevitore londa radio rimodulata
arriva ad un circuito elettrico simile a quello precedente che la ritrasforma in segnale elettrico, poi in
vibrazione della membrana dellaltoparlante.

Le microonde
Le microonde sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda compresa tra le gamme superiori
delle onde radio e la radiazione infrarossa (lunghezze d'onda tra 10 cm e 1 mm circa). Sono in grado di
penetrare in diversi materiali. Quando attraversano un materiale, generano delle oscillazioni degli ioni, il cui
movimento provoca un riscaldamento. Questo effetto termico chiamato diatermia ed utilizzato a scopo
terapeutico in medicina per riscaldare zone limitate
del corpo umano. Non raggiungendo temperature
troppo elevate, esse riescono a curare artriti,
borsiti, strappi muscolari e danni traumatici in
genere. Interagiscono con le molecole dacqua, le
quali, messe in vibrazione, sviluppano calore: per
questo vengono utilizzate per la cottura dei cibi
che, al loro interno, contengono acqua.
Sono utilizzate anche per telecomunicazioni
spaziali perch sono in grado di trasportare molte
informazioni. Per inviare o ricevere segnali a
microonde vengono utilizzate grandi antenne
paraboliche (Figura a sinistra).

Le radiazioni infrarosse
Le radiazioni infrarosse (IR, InfraRed) sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda compresa
tra 700 nm e 1 mm (banda infrarossa); si trovano oltre la zona rossa dello spettro visibile. Sono anche dette
radiazioni termiche perch sono emesse dai corpi caldi.
In medicina sono stati messi a
punto degli analizzatori a raggi
infrarossi
che
vengono
impiegati per rivelare i punti
caldi allinterno del corpo
umano; sullo stesso principio
sono basate le telecamere
allinfrarosso (Figure ai lati).

Le radiazioni ultraviolette
Le radiazioni ultraviolette (UV, UltraViolet) sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda
compresa tra 400 nm e 10 nm. Sono contenute nelle radiazioni solari ma non sono percepibili dai nostri
occhi perch hanno frequenze maggiori rispetto a quelle della zona del visibile. Sono dannose per gli occhi,
ma hanno un potere abbronzante per la pelle perch stimolano la produzione della melanina.

Oltre che come abbronzanti (UVA), le lampade ultraviolette sono anche


usate per potabilizzare l'acqua e per sterilizzare ambienti e strumenti usati
in ospedali e laboratori biologici, perch uccidono quasi tutti i virus ed i
batteri.

I raggi X e raggi gamma


I raggi X sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda compresa tra 10 nanometri (nm) e
1/1000 di nanometro (1 picometro).
I raggi gamma, sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda inferiore a 1 picometro.
Queste radiazioni hanno un elevato potere penetrante (Figure sotto).

I raggi X hanno la propriet di penetrare i tessuti ma di essere bloccati dalle ossa: per questo sono usati
principalmente nella diagnostica medica per ottenere le radiografie. Poich le radiazioni possono provocare
seri danni alla salute, necessario evitare un uso eccessivo e proteggere le parti non interessate con
schermi di piombo, un materiale in grado di bloccarli.

Tabella riassuntiva delle frequenze e delle lunghezze donda delle radiazioni elettromagnetiche.
Tipo di radiazione elettromagnetica
Onde radio
Microonde
Infrarossi
Luce visibile
Ultravioletti
Raggi X
Raggi gamma

Esercizio162
Riassunto 163
Esercizi 164 -169

Frequenza
300 MHz
300 MHz 300 GHz
300 GHz 428 THz
428 THz 749 THz
749 THz 30 PHz
30 PHz 300 EHz
300 EHz

Lunghezza d'onda
1 m
1 m 1 mm
1 mm 700 nm
700 nm 400 nm
400 nm 10 nm
10 nm 1 pm
1 pm