Appunti Di Fisica
Appunti Di Fisica
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APPUNTI di
FISICA
Le grandezze fisiche
La misura delle grandezze fisiche
II Sistema Internazionale
Misure di lunghezza, superficie e volume
La massa
La densit
Strumenti di misura
Le forze e l'equilibrio
Le leggi gas
Un modello microscopico della
materia
La materia allo stato aeriforme e il
gas perfetto
Le leggi dei gas
L'equazione di stato dei gas perfetti
Le forze e il moto
L'energia
Trasformazioni e conservazione
dell'energia
Lavoro ed energia cinetica
Energia potenziale ed energia
meccanica
Magnetismo ed elettromagnetismo
Onde
Riflessione e rifrazione
Luce e colore
Le onde radio
Le microonde
Le radiazioni infrarosse
Le radiazioni ultraviolette
Esercizio 001
Misurare vuol dire confrontare la grandezza di cui vogliamo ricavare il valore con l'unit di misura.
Dire, per esempio, che un oggetto lungo 10 cm significa che l'unit di misura scelta il centimetro e che
questa contenuta 10 volte nella lunghezza delloggetto.
Questo quadro lungo 70 cm: l'unit di misura (1 cm) contenuta 70 volte nella sua lunghezza.
Lo strumento di misura consente di operare il confronto tra grandezza e unit di misura Cos, per esempio,
utilizzeremo il metro (rigido o avvolgibile) per misurare le lunghezze dei corpi, il termometro per misurare la
temperatura e l'orologio per misurare il tempo.
Il metodo di misura consiste nella scelta della particolare strategia che deve essere adottata per effettuare il
confronto tra la grandezza fisica e l'unit di misura.
La misura pu essere di due tipi: diretta e indiretta.
Una misura si dice diretta quando la grandezza da misurare confrontata direttamente con la corrispondente
unit di misura.
Vi sono casi in cui non possibile utilizzare il metodo diretto. In questi casi bisogna ricorrere alla misura
indiretta:
Una misura si dice indiretta quando il valore della grandezza fisica ottenuto applicando opportune formule
matematiche basate su grandezze misurabili direttamente.
Per misurare il volume di un oggetto di forma regolare si utilizza il metodo indiretto. Il volume di un blocchetto
di legno a forma di parallelepipedo (Figura sotto) dato dal prodotto delle sue tre dimensioni: la larghezza, la
lunghezza e lo spessore. Prima si misurano le dimensioni l1 (larghezza), l2 (lunghezza) e l3 (spessore) con il
metodo diretto, poi si moltiplicano tra loro le tre misure.
Il prodotto l1 l2 l3 una
misura indiretta del volume.
Per definire con precisione una grandezza fisica bisogna fornire informazioni relative all'unit di misura
scelta, allo strumento di misura utilizzato e al metodo di misura adottato.
Esercizio 002
Il Sistema Internazionale
Tutte le unit di misura delle grandezze fondamentali sono rappresentate da un campione di riferimento che
non deve assolutamente cambiare nel tempo. Questi campioni sono conservati, in condizioni ottimali, in un
apposito Museo Internazionale dei Pesi e delle Misure a Svres, vicino a Parigi.
Le grandezze fondamentali del SI e le relative unit di misura sono elencate nella tabella sottostante.
Grandezze fisiche fondamentali e loro unit di misura nel SI
Molto spesso opportuno ricorrere a multipli o sottomultipli dell'unit prevista nel S.I.; per esempio il
kilogrammo poco indicato per esprimere la massa di un anello doro o anche quella di un grosso camion.
Il SI un sistema di tipo decimale. In Tabella sotto sono riportati i multipli e i sottomultipli di uso comune.
Le grandezze derivate
Si chiamano grandezze derivate tutte quelle che per essere determinate, hanno bisogno di un calcolo.
Le loro unit di misura si ottengono applicando le relazioni matematiche che le legano alle grandezze
fondamentali.
Le grandezze fisiche derivate sono una combinazione per moltiplicazione o divisione delle grandezze
fisiche fondamentali
La superficie, il peso, la velocit, e la pressione sono grandezze derivate. Altri esempi sono elencati nella
Tabella sotto.
Occorre tener presente, infine, che non tutte le grandezze fondamentali si determinano confrontandole con
lunit di misura; la temperatura, un esempio di grandezza fondamentale che non misurabile direttamente.
Alcune grandezze derivate e loro unit di misura nel SI
Grandezza
Nome dell'unit di misura Simbolo
area
metro quadrato
m2
volume
metro cubo
m3
densit
kilogrammo al metro cubo
kg/m3
forza
newton
N = kg m/s2
pressione
pascal
Pa = N/m2
energia
joule
J = N m
velocit
metro al secondo
m/s
Esercizio 003
Misure di lunghezza, superficie e volume
La lunghezza
La lunghezza (o distanza) una grandezza fisica che serve per misurare le dimensioni dei corpi (lunghezza,
larghezza, altezza, spessore, profondit, distanza, spostamento).
la lunghezza la grandezza fisica che rappresenta la distanza geometrica tra due
punti.
Se i due punti sono alle estremit di un corpo, allora la lunghezza rappresenta una
dimensione lineare.
Nel SI l'unit di misura dell'area di una superficie il metro quadrato (m2), che rappresenta la superficie di
un quadrato che ha il lato lungo un metro.
Esercizio 004
Volume
Qui sotto sono riportate le formule per il calcolo del volume V di alcuni solidi regolari.
Nel SI il volume si misura in metri cubi, indicati con il simbolo m3; 1 m3 rappresenta il volume occupato da un
cubo avente lo spigolo lungo un metro.
V = 1 m 1 m 1 m = 1 m3
.Altre unit di misura usate sono il decimetro cubo (dm 3) che corrisponde a un litro (1L) e il centimetro cubo
(cm3) detto anche millilitro (1mL).
Per volumi pi piccoli vengono utilizzati i sottomultipli; decilitri centilitri e millilitri (centimetri cubi cc).
La massa
Una palla da golf e una palla da ping pong
hanno circa la stessa forma e lo stesso
volume. Per provando a sollevarle ci
rendiamo conto della notevole differenza
tra questi due oggetti. Tale differenza
dipende dal fatto che la materia di cui sono
fatte diversa: la palla da golf contiene una
quantit di materia superiore a quella
della palla da ping pong.
La massa delle due palle diversa
Oltre che alla quantit di materia, il concetto di massa strettamente connesso con altre due propriet il
peso e linerzia, che la resistenza che i corpi oppongono alle forze che tendono a cambiare il loro stato di
quiete o di moto.
Bisogna fare attenzione, per, a non confondere la massa con il peso. Il peso la forza (gravit) con cui un
corpo attratto dal pianeta in cui si trova e dipende dal luogo in cui viene misurato. La massa, invece, una
caratteristica dei corpi che non dipende dal luogo in cui essi si trovano: la massa di una mela rimane la stessa
sia che questa si trovi sullalbero, su un tavolo o nel frigorifero. La massa di un corpo rimane la stessa anche
quando si trova in un luogo diverso dalla Terra, per esempio la Luna!
Esercizio 005
Esercizio 006
Definizione di massa
Come per le altre grandezze fisiche, anche per definire la massa occorre applicare un sistema di misura ed
usare un opportuno strumento.
Nel SI la massa, grandezza fondamentale, si misura in kilogrammi e il suo simbolo kg.
Il campione di riferimento consiste in un cilindro di platino/iridio cui stata assegnata per convenzione la massa
di 1 kg.
I multipli e i sottomultipli del kilogrammo sono riportati nella tabella qui sotto.
Nome
Simbolo
Valore in kg
megagrammo (tonnellata)
Mg (ton)
1000 = 103
kilogrammo
kg
1= 100
0,1 = 10-1
ettogrammo
hg
decagrammo
dag
0,01 = 10-2
grammo
g
0,001 = 10-3
0,000001 = 10-6
milligrammo
mg
Esercizio 007
Lo strumento usato per la misura della massa la bilancia a
due bracci, costituita da un'asta rigida orizzontale (giogo) che
pu oscillare sopra un punto fisso, detto coltello o fulcro.
Dalle estremit del giogo, a uguali distanze dal fulcro, pendono
due piattelli. La bilancia si trova in equilibrio solo quando nei
due piattelli sono posti corpi che hanno la stessa massa. Per
misurare la massa di un corpo, bisogna appoggiarlo su uno dei
due piattelli e porre nell'altro tanti campioni di massa quanti ne
sono necessari per portare lo strumento in equilibrio.
Schema di una bilancia a due bracci
Esercizio 008
La densit
La massa di una data sostanza dipende dal suo volume: per esempio, una quantit d'acqua che occupa il
volume di 100 mL ha una massa doppia rispetto alla quantit d'acqua che occupa il volume di 50 mL.
La Figura qui sotto illustra un semplice esperimento che consiste nel misurare, con una bilancia, le masse di
volumi diversi di acqua. Prima si azzera con il bicchiere vuoto, poi si versano nel bicchiere prima 50 poi 100
100 mL
Volumi diversi di una stessa sostanza risultano direttamente proporzionali alle masse
corrispondenti.
50 mL d'acqua hanno massa 50 g, 100 mL d'acqua hanno massa 100 g e cos via. Questa semplice
misurazione ci permette di verificare che la massa e il volume di una sostanza sono grandezze
direttamente proporzionali.
Indicando con m la massa di una certa quantit di una qualsiasi sostanza e con V suo volume, possiamo
affermare che, a pressione e temperatura costanti, il rapporto tra queste due grandezze costante, essendo
esse direttamente proporzionali. Indicandolo con d, il valore di tale rapporto, sar:
d = m/V
La d un'importante grandezza fisica che prende il nome di densit.
A pressione e temperatura costanti, il valore della densit rimane costante e non dipende dalle
dimensioni del corpo, ma soltanto dal tipo di sostanza (vedi la Tabella).
Se nella formula d = m / V poniamo V = 1m3, la densit d risulta uguale alla massa m del corpo.
Possiamo cos concludere che:
La densit una propriet caratteristica di un corpo e coincide con la massa del suo volume unitario.
Densit di alcune sostanze (alla temperatura di 0 C e alla pressione atmosferica normale)
Sostanza
Densit (kg/m3)
Sostanza
Densit (kg/m3)
acciaio inox
acqua distillata
acqua marina
alcol etilico
alluminio
argento
aria
benzina super
ferro
7800
1000
1020
800
2700
10480
1,29
734
7880
ghiaccio
idrogeno
mercurio
olio d'oliva
oro
piombo
platino
rame
sughero
900
0,089
13500
920
19 600
11345
21300
8800
300
La densit una grandezza derivata e nel Sistema Internazionale la sua unit di misura kg/m3.
Esercizio 009
Siccome il volume di un corpo varia al variare della pressione e della temperatura, la densit dipende
dalle condizioni fisiche cui il corpo sottoposto. Per confrontare fra loro le densit di sostanze
diverse occorre pertanto riferirsi a uguali condizioni di temperatura e di pressione.
Dalla formula d = m / V si possono ricavare le seguenti formule inverse:
m = dV
V = m / d
La prima permette di calcolare la massa di un corpo conoscendo la sua densit ed il suo volume, la seconda
permette di calcolare il volume conoscendo la massa e la densit.
Esercizio 010
Esercizio 011
Strumenti di misura
Per definire una grandezza fisica, oltre a scegliere l'unit e il metodo di misura, molto importante la scelta
dello strumento di misura adeguato.
Se vogliamo pesare un libro certamente non sarebbe adeguato il bilancino dell'orefice, che pu pesare
oggetti di qualche decina di grammi; pi opportuno usare la bilancia di casa, che pu arrivare fino a 5 kg.
Se vogliamo misurare 500 mL di benzina per preparare la miscela, non conviene usare un cilindro graduato
da 10 mL, meglio usare quello da 1 L (1000 mL). Una caratteristica degli strumenti di misura la "portata":
Si definisce portata ii valore massimo della grandezza che uno strumento in grado di misurare.
Un'altra importante caratteristica di uno strumento la "sensibilit":
Si definisce sensibilit il valore pi piccolo della grandezza che uno strumento in grado di apprezzare.
Possiamo dire, per esempio, che la bilancia da laboratorio ha una portata
di 100 g e una sensibilit di 1 decimillesimo di grammo, mentre il bilancino
dell'orefice ha una portata di 50 g e una sensibilit
di 0,01 g..
Queste bilance hanno una sensibilit
adeguata agli oggetti che devono
pesare
0 secondi
1 secondo
2 secondi
3 secondi
In termini pi generali:
Una legge fisica rappresenta la relazione esistente tra le grandezze fisiche che intervengono in un
fenomeno.
Tale relazione viene espressa in forma matematica
Metodo sperimentale
Per passare dalla semplice descrizione di un fenomeno alla formulazione di una legge fisica, bisogna seguire
una precisa sequenza di operazioni, che, nel loro insieme, costituiscono il metodo sperimentale o metodo
scientifico. La formulazione di tale metodo si deve allo scienziato Galileo Galilei (1564-1642) ed alla base
della scienza moderna.
Il metodo scientifico pu essere suddiviso schematicamente nelle sei fasi descritte nello schema qui di
seguito.
In questa fase si individuano gli aspetti rilevanti del problema
trascurando quelli secondari.
Dove:
h = altezza di caduta in metri
g = costante chiamata accelerazione di gravit, il cui valore, pari a circa 9,8 m/s2, uguale per tutti i corpi a
condizione di trascurare la resistenza dell'aria.
t = tempo in secondi
Esercizio 12
Si ottiene un grafico (sopra) che mostra la relazione esistente tra le due grandezze. In Figura mostrato il
grafico cartesiano corrispondente al precedente esperimento di accelerazione. Il diagramma permette di
visualizzare meglio della tabella il legame tra tempi e velocit del corpo.
Formule matematiche
Il modo pi immediato per esprimere una legge fisica consiste nel rappresentarla tramite una formula
matematica. Quando serve calcolare una grandezza, se si conoscono tutti i valori delle varie altre
grandezze presenti nella formula, basta applicare la relativa formula. Per esempio con la formula gi vista
dove g noto perch = 9,8 m/s, conoscendo il tempo t si calcola facilmente laltezza h e viceversa.
Inserendo nella formula un qualsiasi valore di una delle due grandezze essa permette di ricavare il valore
dell'altra grandezza, senza il bisogno di eseguire alcun esperimento.
Esercizio 013
Esercizio 014
dove k la costante di proporzionalit, un numero che non cambia al variare dei valori delle due
grandezze.
Rispetto alla grandezza y , si pu anche scrivere
La Figura sopra illustra una semplice apparecchiatura utilizzabile per verificare tale legge. La molla
disposta verticalmente, con l'estremit superiore fissata a un gancio. All'estremit inferiore vengono appesi
successivamente dei corpi di diverso peso P e si misura l'allungamento L subito dalla molla.
La Tabella e il grafico sottostanti riportano i dati di un esperimento effettuato con questo apparecchio. I pesi
P sono espressi in grammi e gli allungamenti della molla L sono espressi in centimetri.
Possiamo cos formulare la legge di allungamento di una molla, detta anche legge di Hooke:
L'allungamento di una molla direttamente proporzionale al peso ad essa applicato.
Dipende dalla sua velocit: se la velocit 60 metri al secondo (216 km/h) impiega esattamente 1 secondo.
La tabella che segue contiene i dati rilevati a diverse velocit:
vt=k
Riportando sull'asse delle ordinate i valori della velocit v e sull'asse delle ascisse il tempo impiegato t, si
ottiene la curva mostrata qui sotto, che costituisce un ramo di iperbole equilatera.
Il tempo che serve a coprire una certa distanza inversamente proporzionale alla velocit di
movimento.
Riassunto 017; Esercizi 018 019; Riassunto 020; Esercizi 021 - 023
L'equilibrio meccanico
Le forze e i loro effetti
La rappresentazione mentale di una forza di solito legata ad uno sforzo muscolare che si compie. Serve
forza, per esempio, per lanciare una pietra, spingere una macchina in panne. Serve forza anche per fermare
qualcosa in movimento o per deviarne la direzione. Sollevare, spingere, spostare, comprimere, sono tutte
azioni che richiedono l'intervento della forza muscolare.
Oltre alla forza muscolare, in natura esistono molti altri tipi di forze:
1. la forza elastica, che riporta i corpi deformati alla loro forma primitiva
2. la forza d'attrito, che si oppone al movimento dei corpi in contatto tra loro
3. la forza di gravit, che attira i corpi verso Terra
4. la forza magnetica, che provoca l'attrazione tra un oggetto di ferro e una calamita,
Le prime due sono esempi di forze che agiscono per contatto mentre le altre due sono esempi di forze che
agiscono a distanza.
Quando una forza viene applicata a un corpo, essa pu produrre due diversi effetti:
un effetto statico, se provoca sulla materia una deformazione;
un effetto dinamico, nel caso in cui metta in moto un corpo fermo (modificando il suo stato di quiete)
ovvero acceleri, rallenti o arresti un corpo in movimento (modificando il suo stato di moto).
Esercizio 024
La forza peso
Se lasciamo libero un oggetto qualsiasi, esso spontaneamente cade, a meno che non venga sostenuto,
per esempio da un tavolo o da una mano. Questo si verifica perch la Terra attira tutti gli oggetti con una
forza, chiamata forza di gravit o forza peso.
Le principali caratteristiche della forza peso sono le seguenti:
sempre verticale
sempre rivolta verso il basso
la sua intensit dipende dal luogo in cui si trova il corpo (dipende dalla distanza che il corpo ha dal
centro della Terra)
la sua intensit direttamente proporzionale alla massa del corpo.
Il Newton
Nel SI l'unit di misura della forza (quindi anche della forza peso) il newton (N): la sua scelta basata
sull'effetto dinamico della forza che ha carattere generale. Alle nostre latitudini e al livello del mare:
La forza di 1 Newton uguale al peso di un corpo avente una massa pari a 1 / 9,8 kg
Il valore dell'accelerazione di gravit cambia con la posizione sulla terra per due ragioni:
la rotazione della Terra, che produce una forza centrifuga che si oppone all'attrazione gravitazionale;
questo effetto fa s che l'accelerazione di gravit sia 9,82 m/s ai poli e 9,79 m/s all'equatore (il valore
convenzionale di g una media di questi due valori);
lo schiacciamento della Terra ai poli, che allontana dal centro della Terra ogni corpo che si avvicina
allequatore; la forza di gravit diminuisce leggermente, dato che inversamente proporzionale al
quadrato della distanza tra i baricentri del corpo e della Terra.
Se pesassimo sulla Luna un corpo con una massa di 1 kg (9.8N sulla terra), otterremmo un valore di 1,6 N.
Laccelerazione di gravit varia,
anche se poco, con la latitudine
Sulla Luna la
forza di gravit
si riduce a circa
un sesto del
valore che ha
sulla Terra
Sulla Luna il valore di g 1,6 N/kg, cio circa un sesto del valore che ha sulla Terra. .
Ogni corpo elastico ha per, un limite di elasticit oltre il quale non pu essere sollecitato. Se si supera il
suo carico di rottura, inteso come la forza in grado di spezzarlo, il corpo si rompe o si deforma in modo
permanente.
Il dinamometro
Il dinamometro lo strumento pi comune per la misura delle forze ed il suo funzionamento si basa sulla
legge di Hooke. Un dinamometro una molla tarata in Newton, Una estremit della molla fissa mentre
laltra estremit libera, fornita di indice, scorre su una scala graduata sulla quale si legge il valore della forza.
La Figura qui sotto illustra il funzionamento di un dinamometro a molla.
Dinamometro a molla
Per tarare la molla occorre affiancare ad essa una scala graduata che serve a indicare il valore della forza
applicata. Si applicano alla molla pesi di valore diverso, segnando sulla scala graduata il valore del peso
applicato.
I dinamometri usati in laboratorio sono costituiti essenzialmente da una molla tarata. Ad una delle due
estremit collegato un cilindretto con un gancio e sul quale incisa la scala suddivisa in Newton.
II sistema protetto da un guscio cilindrico al quale viene agganciata l'altra estremit della molla, come
rappresentato in Figura.
Dinamometro da
laboratorio e
bilancia a molla
Dopo aver fissato il gancio superiore ad un sostegno, basta caricare il peso al gancio inferiore. A causa della
forza applicata, la molla si allunga e il cilindretto fuoriesce dall'involucro. Il valore della forza pu dunque
essere letto sulla scala graduata.
Le bilance da negozio e le bilance domestiche sono quasi sempre dei dinamometri, solo che esse sfruttano
la compressione della molla piuttosto che il suo allungamento. Esercizio 27
Esercizio 28
Forze e vettori
Per definire lefficienza di una forza necessario misurare la sua intensit. Da sola per lintensit non
sufficiente per descrivere la forza in modo completo. Supponiamo di dover spostare un carrello con sopra
degli oggetti.
Per riuscire a muoverlo, oltre ad applicare una forza sufficientemente
intensa, in un preciso punto di applicazione (il punto
F = Forza
del corpo dove la forza agisce) bisogna scegliere la
direzione (per esempio, se ci troviamo allinterno di una
d = direzione
stanza possiamo scegliere di muoverci parallelamente,
diagonalmente o perpendicolarmente rispetto ad una
v = verso
parete). Per raggiungere la porta, dovremo scegliere
p = punto di
anche il verso (verso la porta). Dall'esempio si deduce
applicazione
che, per riuscire a descrivere in modo completo una
forza, occorre definire non soltanto la sua intensit, ma
anche il punto di applicazione, la sua direzione e il suo verso.
Grandezze vettoriali e grandezze scalari
La forza non la sola grandezza fisica cui bisogna associare una direzione e un verso. (Es: spostamento,
velocit, accelerazione).
Le grandezze fisiche definite, oltre che dalla intensit (numero), anche da una direzione e da un verso sono
chiamate grandezze vettoriali.
Altre grandezze fisiche (carica elettrica, massa, densit, pressione, temperatura, volume, energia potenziale,
lunghezza d'onda) sono completamente descritte indicando il numero corrispondente alla loro misura.
Le grandezze fisiche delle quali sufficiente conoscere il valore numerico vengono chiamate grandezze
scalari.
Vettori
Tutte le altre grandezze vettoriali vengono rappresentate mediante un vettore.
Un vettore un segmento orientato, come mostrato in figura:
Per calcolare l'intensit del vettore risultante si proceder nel seguente modo:
= a + b = 3 + 3 = 6
Per calcolare l'intensit del vettore risultante si proceder nel seguente modo:
= a - b = 6 - 5 = 1
Un altro modo il cosiddetto metodo del poligono o metodo testa-coda. Si applica per trovare la risultante
di tanti vettori non uniti. Si parte dal primo e si applica il secondo all'estremit del primo e il terzo all'estremit
del secondo, e cos via fino all'ultimo (naturalmente rispettando la loro direzione). Alla fine salta fuori un
poligono aperto. Il poligono si chiude unendo l'origine del primo con il vertice dell'ultimo. Quella la risultante
vettoriale.
Esercizio 031
Esercizio 032
LEQUILIBRIO MECCANICO
Un sistema (un corpo puntiforme, un insieme di particelle, un corpo rigido,...) in equilibrio meccanico
quando la somma di tutte le forze esterne risulta nulla.
Un corpo in equilibrio meccanico quando fermo oppure si muove con velocit costante.
Lo studio dell'equilibrio meccanico molto importante nello sviluppo delle molteplici attivit dell'uomo sia
quelle complesse, come costruire un grattacielo o molto pi semplici, come sostituire una ruota allauto.
Lequilibrio meccanico studiato da quella parte della fisica chiamata statica
II punto materiale
Per semplificare lo studio dell'equilibrio dei corpi, in fisica stato introdotto il concetto di punto materiale.
Si definisce punto materiale, un corpo le cui dimensioni siano trascurabili rispetto al fenomeno in
studio.
Ad esempio un pianeta pu essere considerato un punto materiale confrontato con luniverso intero, una
molecola nello studio delle leggi dei gas e cos via.
In generale un punto materiale solamente caratterizzato dalle tre coordinate spaziali, dalla velocit e dalla
sua massa. La schematizzazione di un corpo come punto materiale prevede di trascurare l'esistenza dei
alcune caratteristiche: un punto materiale ad esempio non pu ruotare su se stesso, scaldarsi o comprimersi
elasticamente. Un pianeta pu essere trattato come corpo rigido, piuttosto che come punto materiale, se si
interessati alla sua rotazione. L'utilit del concetto di punto materiale sta nel poterlo considerare come punto
geometrico e quindi poter operare nel sistema di assi cartesiani.
In fisica il punto materiale utilizzato
per descrivere la dinamica di corpi
estesi quando possibile trascurarne
la struttura interna Nell'immagine il
corpo (in grigio) approssimato come
un punto materiale nel suo centro di
massa (in nero). Tutta la massa del
corpo concentrata in un punto.
Quando un punto materiale non sottoposto ad alcuna forza, risulter in equilibrio, ma lo sar anche nel
caso in cui le forze agenti sono tali da annullarsi reciprocamente, ovvero quando la loro risultante nulla.
Due forze uguali ed opposte
applicate a un punto materiale hanno
= 0 ; il punto pertanto in
risultante
equilibrio meccanico.
R= 0
Evidentemente, che se
R 0, il punto materiale non in equilibrio.
La pressione
Le racchette,
aumentando la
superficie di
appoggio,
diminuiscono la
pressione
esercitata dalla
forza peso ed
evitano di affondare
nella neve.
Un sottomarino in
immersione
sottoposto alla
pressione
idrostatica.
Gli effetti di una forza dipendono non soltanto dalla sua intensit, ma anche dalla superficie attraverso la
quale tale forza si trasmette: tanto pi piccola la superficie su cui una forza viene applicata, maggiore sar
il suo effetto.
Oltre alla forza, necessario definire un'altra grandezza fisica, chiamata pressione, che dipende
dall'intensit della forza applicata e dalla superficie su cui essa agisce.
Per valutare la pressione esercitata da una forza su una superficie s, bisogna considerare la componente
F della forza perpendicolare alla superficie. Solo questa parte efficace.
Se la componente F coincide con forza la pressione massima (a).
Diversamente, la componente F , che ha intensit minore, produce una pressione minore (b).
Nel caso in cui la componente di F nulla, la pressione prodotta nulla (c).
Se consideriamo una forza F applicata non perpendicolarmente ad una superficie di area S (Figura),
Se si conosce il valore della pressione P esercitata su una superficie di area S e si vuole ricavare
r , bisogna applicare la formula inversa:
l'intensit della forza F
Esercizio 037
= P S
La pressione si trasmette in
tutti i punti del fluido.
Il principio di Pascal.
Se, mediante uno stantuffo, esercitiamo una certa forza sul liquido
contenuto in un recipiente (Figura), osserviamo che il liquido zampilla
non solo dal foro pi in basso, ma anche da qualsiasi altro foro praticato
sulle pareti. Ci significa che la pressione provocata dallo stantuffo sulla
superficie del liquido si trasmette in ogni suo punto.
Questa propriet, valida per tutti i fluidi, nota come principio di Pascal
e pu essere cos enunciata:
Su questa propriet dei liquidi basano il loro funzionamento numerose macchine idrauliche che sono
in grado sia di amplificare le forze applicate, sia di trasmetterle da un punto a un altro.
Uno di questi dispositivi il torchio idraulico, schematizzato in Figura, che serve per il sollevamento
di carichi pesanti. E costituito da due cilindri di sezioni molto diverse nei quali scorrono due pistoni a
tenuta. I due cilindri sono collegati tra loro da un tubo e vengono riempiti con un liquido, generalmente
olio. Il dispositivo consente di equilibrare una forza grande (peso dellauto2) applicandone una pi
piccola(1).
Le pressioni sulle due superfici (A1;A2), per il principio di Pascal, devono essere uguali, per cui la forza
sullo stantuffo di sezione maggiore tante volte pi intensa quante volte pi estesa la sua superficie.
Dall'uguaglianza delle pressioni sulle due superfici si ricavano:
I vasi comunicanti
Un esperimento molto semplice e conosciuto, proposto da Pascal, serve a spiegare il comportamento della
pressione nei liquidi: i vasi comunicanti. Una serie di contenitori, di forma e sezione diverse, sono collegati tra
loro in maniera da permettere all'acqua passare liberamente da uno all'altro.
In un sistema di vasi
comunicanti un liquido continua
a fluire dai vasi in cui ha raggiunto
livelli superiori ai vasi dove il livello
pi basso fino a raggiungere un
uguale livello in tutti i vasi.
Come si comprende nelle Figure, quando l'acqua viene versata in un contenitore qualsiasi tra quelli collegati,
il livello in ciascuno di essi sale finch non raggiunge quello pi alto.
In tutti i punti alla stessa quota la pressione assume lo stesso valore.
La pressione di un liquido in un contenitore dipende soltanto dalla sua profondit, per cui a
livelli uguali corrispondono uguali pressioni.
Questo il principio dei vasi comunicanti.
La legge di Stevino
La pressione esercitata da un liquido dipende non soltanto dalla profondit h, ma anche da quanto pesante
il liquido sovrastante; la pressione dipende anche dalla densit. La relazione tra la pressione e la densit
riassunta dalla legge di Stevino:
La pressione P esercitata da un liquido direttamente proporzionale alla profondit h e alla
densit d del liquido
P = dgh
dove g = 9,8 N/kg l'accelerazione di gravit, cio la costante di proporzionalit tra peso e massa di un corpo.
La pressione calcolata con la formula precedente chiamata pressione idrostatica e rappresenta la
pressione esercitata soltanto dal liquido. Se sopra la superficie libera del liquido grava una pressione esterna
(per esempio la pressione atmosferica) quest'ultima va sommata alla pressione idrostatica per ottenere il
valore della pressione totale Ptot
Ptot = Pest + (d g h)
II principio di Archimede
Quando si immerge in acqua o in un qualunque altro fluido un oggetto, la sua massa rimane invariata ma
sembra pesare meno. Ci dovuto al fatto che, in opposizione alla forza peso diretta verso il basso, agisce
una forza diretta verso l'alto, chiamata spinta di Archimede o spinta idrostatica. Archimede per primo si
accorse dell'esistenza di questa spinta, che, in suo onore, prende il nome di. Il principio di Archimede
stabilisce che:
Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto uguale al peso del liquido da
esso spostato.
La spinta non dipende dal corpo, ma dal tipo dil liquido in cui esso immerso. La spinta una forza pari al
peso di liquido spostato e questo a sua volta dipende dalla densit del liquido, secondo la formula.
Spinta = densit del liquido volume spostato 9,8
Esercizio 040
In generale, un corpo galleggia quando la sua densit inferiore a quella del liquido nel quale immerso.
Pertanto, una nave riesce a galleggiare, anche se d'acciaio (che un materiale pi denso dell'acqua),
perch non un blocco compatto, ma cavo, quindi la sua densit media risulta inferiore a quella dell'acqua.
Esercizio 041
La pressione atmosferica
Il globo terrestre circondato dall'atmosfera, una pellicola gassosa che spessa circa 100 km. Sopra la
superficie della terraferma e sul mare preme il peso dei gas atmosferici (azoto, ossigeno, anidride
carbonica). Il valore della pressione atmosferica stato misurato per la prima volta da Evangelista
Torricelli nel XVII secolo.
A causa della grande diversit di grandezza tra il Pa e l'atm, spesso si utilizza il bar:
1bar = 1000 Pa
Un'altra unit di misura usata per misurare la pressione atmosferica sono i millimetri di mercurio (mmHg),
chiamati anche Torricelli (Torr):
1 atm = 760 Torr =760 mmHg
Esercizio 042
E composto da un tubo di vetro a forma di U, all'interno del quale si trova una certa
quantit di mercurio (Figura a sinistra). Una estremit del manometro in comunicazione con l'ambiente contenente il fluido di cui si vuole misurare la pressione,
l'altra aperta quindi sottoposta alla pressione atmosferica. Il dislivello h che si
viene a stabilire tra i due livelli del mercurio proporzionale alla differenza tra la
pressione da misurare e quella atmosferica. Applicando la legge di Stevino, si pu
facilmente mostrare che:
Patm - Px = h d g
dove h il dislivello, d la densit del mercurio, g laccelerazione di gravit. Per
ottenere la pressione sufficiente misurare il dislivello h ed inserire il valore Patm
della pressione atmosferica.
Termometri
Un termometro uno strumento che serve a misurare la temperatura, oppure le variazioni di temperatura.
Per il loro funzionamento, i termometri sfruttano la variazione, anche minima di una qualche grandezza fisica
che varia con la temperatura che tipicamente pu essere:
Termometro digitale: usa un sensore collegato ad un
circuito elettronico. Le variazioni di temperatura provocano
nel sensore variazioni di resistenza elettrica, che il circuito
elettronico converte in numeri visualizzati su uno schermo
di piccole dimensioni (display)
.
Per esser certi che il termometro funzioni correttamente necessario fare la taratura. La taratura del
termometro si esegue scegliendo due temperature di riferimento, chiamate punti fissi: di solito si scelgono la
temperatura di fusione del ghiaccio e quella di ebollizione dellacqua.
La scala Kelvin
La temperatura una delle grandezze fondamentali del Sistema Internazionale. La scala termometrica
adottata nel SI non quella Celsius che si impiega comunemente in Italia, ma la scala Kelvin o scala
assoluta delle temperature, la cui unit di misura il kelvin (K).
In questa scala le temperature sono sempre espresse con numeri positivi; 0 K costituisce la temperatura
minima raggiungibile in natura chiamata zero assoluto, che corrisponde a -273,1 6 C.
La scala Kelvin in realt la scala centigrada spostata all'indietro di 273,16 C. In questo modo 0 C
corrispondono a 273,16 K.
Per trasformare in kelvin una temperatura espressa in gradi centigradi basta usare questa formula:
K = 273,16 + C
Viceversa, per passare dalla scala Kelvin a quella centigrada si utilizza la relazione inversa:
C = K - 273,16
La dilatazione termica
Quando la temperatura di un corpo cambia, cambiano anche le sue dimensioni. Questo fenomeno prende il
nome di dilatazione termica e si osserva in tutti i corpi, sia solidi, che liquidi o aeriformi. In Figura sotto puoi
osservare un giunto di dilatazione di un ponte stradale: il giunto, consente di assorbire lallungamento o il ritiro
delle barre di cemento armato in seguito a variazioni di temperatura, in modo da evitare fratture.
Giunto di dilatazione
Dilatazione; effetti
Materiale
diamante
alluminio
porcellana
vetro
acciaio
ferro
rame
argento
stagno
piombo
zinco
Dilatazione lineare:
Diagramma riferito a tre diversi
materiali. Dalla diversa
pendenza delle tre linee si
intuisce il differente coefficiente
di dilatazione lineare dei tre
materiali
La dilatazione cubica
Se si riscalda un oggetto di forma non allungata, non si pu considerare solo la variazione della sua
lunghezza, ma la variazione di volume, poich tutte le dimensioni del corpo cambiano. Se la temperatura del
corpo aumenta passando da un valore iniziale T0 a un valore finale T1, ciascuna dimensione del corpo
(altezza, larghezza e spessore) aumenta secondo la legge della dilatazione lineare. Il volume del corpo
subisce un incremento V, passando dal valore iniziale V0 al valore finale Vf (Figura).
Tale fenomeno prende nome di dilatazione cubica e si verifica nei solidi, nei liquidi e nei gas.
La legge della dilatazione cubica espressa dalla relazione: V = V0 T
Per i solidi, si nota che = 3, essendo il coefficiente di dilatazione lineare del materiale di cui fatto il
solido.
L'equilibrio termico
Mettiamo a contatto due corpi con temperature diverse, (T 1 > T2), chiusi in ambiente isolato. Il grafico di Figura
sotto mostra i valori progressivi delle temperature al passare del tempo.
Il corpo pi caldo (curva rossa decrescente) si raffredda, mentre quello pi freddo (curva blu crescente) si
riscalda. Il processo continua fino a quando i due corpi non raggiungono la stessa temperatura.
Raggiunta la temperatura di equilibrio, il processo si arresta; i due corpi che hanno la stessa temperatura
non la cambiano pi perch hanno raggiunto l'equilibrio termico.
Due corpi che si trovano inizialmente a temperature diverse, posti a contatto, si portano alla stessa
temperatura, raggiungendo l'equilibrio termico.
La temperatura di equilibrio
La temperatura di equilibrio assume sempre un valore intermedio tra le due
temperature; se mescoliamo, ad esempio acqua calda con acqua fredda,
otteniamo acqua tiepida (Figura a sinistra)
Ma in che modo possibile prevedere il valore esatto della temperatura di
equilibrio? Basta applicare la formula:
() + ()
TE =
+
TE = temperatura di equilibrio
m1 ; m2 = masse da mescolare
T1 ; T2 = temperature iniziali
N.B. : Questa formula per il calcolo della temperatura di equilibrio applicabile solo se i due corpi posti a
contatto sono dello stesso materiale.
La teoria del fluido calorico non poteva per spiegare alcuni fenomeni legati
al calore: per esempio non giustificava il calore che nasce quando due
corpi vengono sfregati tra loro, il calore prodotto per attrito. Studi
successivi, soprattutto da parte dello scienziato britannico James Prescott
Joule (1818-1889), consentirono di precisare la natura del calore. Esso non
una sostanza contenuta nei corpi, come immaginava Lavoisier, ma una
delle diverse forme in cui pu manifestarsi l'energia.
Bisogna ricordare che il calore e la temperatura sono grandezze ben distinte. Il calore si trasmette da un
corpo a un altro, quindi una propriet legata all'interazione termica tra pi corpi. La temperatura, invece,
una grandezza associata a un singolo corpo.
Al calore si avvicina il concetto di quantit mentre per la temperatura pu essere fatta solamente una
valutazione di qualit.
1 J = 0,239 cal.
Il calore specifico
La costante cs che compare nell'equazione della calorimetria il calore specifico, il cui valore (Tabella)
dipende dal materiale di cui fatto il corpo sottoposto a riscaldamento.
Esprimendo la formula rispetto a cs, otteniamo:
cs =
Il calore specifico di una sostanza rappresenta la quantit di calore che fornita a 1 g di tale sostanza ne
provoca l'innalzamento della temperatura di 1 C.
Sostanza
acqua
corpo umano
legno
olio
ghiaccio a 0 C
aria
alluminio
ferro
vetro
rame
ottone
argento
mercurio
piombo
La capacit termica di un corpo dipende sia dalla natura del materiale sia
dalla sua massa. Esercizio 058
La temperatura di equilibrio
Durante uno scambio termico tra due corpi a temperature diverse (sistema isolato), la quantit di calore
ceduta dal corpo pi caldo uguale alla quantit di calore assorbita dal corpo pi freddo: il calore si
conserva.
Applicando questo principio si pu ottenere la formula per calcolare temperatura di equilibrio raggiunta da
corpi di diverso materiale e diversa massa che scambino calore:
TE
() + ()
+
Passaggi di stato
La materia possiede la capacit di cambiare il suo stato fisico se sottoposta a variazioni di temperatura o di
pressione o di entrambe queste grandezze.
Le trasformazioni da uno stato fisico a un altro vengono chiamate passaggi di stato.
La stessa sostanza, a seconda delle condizioni fisiche in cui si trova, pu presentarsi nei tre diversi stati fisici:
solido, liquido e aeriforme.
Lacqua allo stato liquido ottenuta dal cubetto di ghiaccio se viene riscaldata oltre i 100 C si trasforma in
vapore, mentre se viene raffreddata fino a 0 C ridiventa ghiaccio solido. Le trasformazioni tra i vari stati fisici
si chiamano passaggi di stato e sono schematizzate nella Figura.
I passaggi di stato di una sostanza pura avvengono in corrispondenza di particolari valori di temperatura
(punti fissi), propri della sostanza considerata e che rimangono costanti per tutta la durata del cambiamento.
A esempio, il ghiaccio fonde a 0 C e durante il processo di fusione la temperatura non varia.
Calore latente
Durante i passaggi di stato la temperatura rimane costante, perch il calore fornito viene utilizzato dalla
sostanza per cambiare il suo stato fisico.
Il calore latente la quantit di calore che serve a provocare il passaggio di stato completo di 1 kg di
sostanza.
Si distinguono il calore latente di fusione, utile al passaggio da solido a liquido, e il calore latente di
evaporazione, che serve per il passaggio da liquido ad aeriforme. Anche i calori latenti sono propriet
caratteristiche delle sostanze.
La Tabella sottostante riporta i calori latenti di fusione e di evaporazione e i corrispondenti punti fissi di alcune
sostanze.
Sostanza
acqua
alcol
alluminio
argento
azoto
etere
ferro
mercurio
oro
piombo
rame
stagno
Temperatura di
fusione
0
-115
660
961
-210
-116
1536
-39
1063
327
1083
232
Calore latente
di fusione
79,7
25,0
77,0
24,0
6,2
23,2
65,0
2,8
16,1
5,5
50,0
14,0
Temperatura
di ebollizione
100
78
2477
2212
-196
34
2450
357
2600
1744
2595
2270
Calore latente di
evaporazione
539
210
2520
565
48
85
1600
69
380
210
1150
463
Tabella delle temperature di fusione ed ebollizione (C) e dei calori latenti di fusione e di evaporazione corrispondenti (kcal/kg) a
pressione atmosferica.
Fra il calore Q assorbito durante i passaggi di stato e la massa m di una sostanza esiste una proporzionalit
diretta. Pertanto si ha:
Q = Qf m
Conduzione
.
Per conduzione termica si intende il trasferimento di calore che avviene tra corpi solidi (liquidi , aeriformi)
a contatto, o che avviene all'interno di uno stesso corpo, senza spostamento di materia, dalle zone a
temperatura pi alta verso quelle con temperatura minore.
Convezione
I liquidi e i gas sono pessimi conduttori di calore e per consentirne il trasloco sono costretti a trasferire
materia.
Nei liquidi e nei gas il calore viene trasferito principalmente grazie a flussi di materia chiamati movimenti
convettivi.
La convezione il trasferimento di calore che si verifica grazie al trasferimento di materia.
L'irraggiamento
I raggi solari riescono a scaldare la terra attraversando milioni di chilometri di spazio vuoto. Ci possibile
grazie al fenomeno dell'irraggiamento, un modo di propagazione del calore. Il calore, infatti, nel vuoto non
potrebbe essere trasmesso n per conduzione n per convezione.
L'irraggiamento consiste nella trasmissione di calore che si verifica anche in assenza di materia.
Le superfici esposte al sole sono molto pi calde delle zone d'ombra, cos come la notte pi fredda rispetto
al giorno. Le zone fredde sono quelle prive di irraggiamento.
Atomi e molecole
Per comprendere ed interpretare in maniera approfondita numerosi fenomeni fisici necessario conoscere la
composizione microscopica delle sostanze
Gli scienziati hanno formulato un modello microscopico della materia che pu essere brevemente
riassunto come segue:
atomi - particelle piccolissime composte da un nucleo centrale e da orbitali elettronici.
protoni - si trovano nel nucleo, hanno massa = dalton e carica intera positiva.
neutroni - si trovano nel nucleo, hanno massa = dalton e carica neutra.
elettroni - sono distribuiti negli orbitali attorno al nucleo, hanno massa =1/1836 dalton e carica intera
negativa
Latomo la pi piccola particella di un elemento che non subisce alterazioni nelle reazioni chimiche.
Oggi si conoscono oltre100 tipi diversi di elementi con differenti numeri di protoni e di elettroni.
Latomo pi semplice quello dellelemento idrogeno (H) che contiene un solo elettrone e un solo protone;
di seguito, nella tavola periodica, troviamo l'atomo di l'elio (He), che contiene 2 elettroni e 2 protoni, poi il
litio (Li), con tre elettroni e tre protoni, e cos via.
Dallunione di atomi si formano le molecole.
La molecola un insieme di almeno due atomi (dello stesso elemento o di elementi diversi) uniti da un
legame chimico.
Tutti i corpi sono costituiti da molecole, tenute assieme da forze di natura elettrica. Lintensit delle forze
intermolecolari dipende dalla distanza alla quale si trovano le molecole stesse. Le forze intermolecolari,
infatti, tendono a tenere unite le molecole per, se le molecole si avvicinano al di sotto di una certa distanza,
queste forze diventano repulsive e tendono ad allontanarle. Le molecole di un corpo possono quindi essere
immaginate come tante piccolissime sferette legate l'una all'altra da microscopiche molle che permettono
loro di muoversi continuamente. Il movimento limitato, pi o meno energico, dipende dalla temperatura del
corpo e viene chiamato moto di agitazione termica. Si pu dire che:
quando aumenta la temperatura di un corpo aumenta l'energia di movimento, quindi aumenta la velocit,
delle sue molecole.
Lo stato di aggregazione (solido, liquido, aeriforme) della materia dipende dalla prevalenza tra le forze
intermolecolari, che tendono a mantenere le molecole vicine l'una all'altra limitandone il movimento, e
l'agitazione termica che tende, invece, ad allontanarle. Nei solidi prevalgono le forze intermolecolari, nei
liquidi queste sono molto deboli, nei gas non hanno effetto, visto che le molecole sono molto distanti fra loro
e possiedono una grande quantit di energia di movimento.
Negli aeriformi l'agitazione termica prevale sulle forze molecolari: le molecole sono del tutto slegate l'una
dall'altra e si muovono in modo indipendente e disordinato. Per questo un gas non ha n forma n volume
propri; le sue molecole riempiono tutto lo spazio disponibile.
La pressione di un gas la forza che esso esercita sulle pareti del contenitore in cui posto.
I gas perfetti
Per semplificare lo studio del comportamento dei gas si fa quasi sempre riferito a un sistema ideale,
chiamato gas perfetto. Un gas ideale deve avere le seguenti caratteristiche:
le particelle devono essere tanto piccole e distanziate tra loro che il loro volume pu essere considerato
trascurabile rispetto al volume reale occupato dal gas;
le particelle devono essere completamente indipendenti, cio non devono esistere legami intermolecolari;
gli urti tra le particelle devono essere perfettamente elastici.
I gas reali non sempre possiedono tali qualit. Tuttavia, quando la temperature sufficientemente alta e la
pressione abbastanza bassa si comportano in modo simile a quello dei gas perfetti.
Studiare le propriet dei gas significa soprattutto valutare le dipendenze tra le tre variabili di stato (P, V, T).
Per poter determinare tali dipendenze opportuno analizzare cosa succede tra due delle variabili
mantenendo costante la terza.
Esercizio 066
Le leggi dei gas
Scegliendo di volta in volta di mantenere costante una delle tre variabili di stato si osservano tre tipi di
trasformazione:
Lo studio di queste tre trasformazioni permette di ricavare le tre leggi dei gas:
La legge di Boyle
La legge di Boyle (e Mariotte) afferma che, a temperatura costante, la pressione e il volume di un gas
(ideale) sono inversamente proporzionali, ovvero che il prodotto della pressione del gas per il volume da
esso occupato costante. Se una aumenta, laltro diminuisce in proporzione e viceversa
P V = costante
P 1 V1 = P 2 V2
Esercizio 067
= costante
La seconda legge di Gay-Lussac
detta anche legge isocora.
Nellesperimento (Figura a sinistra),
condotto a volume costante, se si
aumenta la temperatura, fornendo
calore, si osserva nel manometro
che la pressione aumenta in
proporzione. La legge isocora pu
anche essere formulata come segue:
Esercizio 068
Legge di Avogadro:
Una mole di un qualsiasi gas (ideale) che si trova in condizioni standard, vale a dire a una temperatura
assoluta T0 = 273 K (0 C) e alla pressione P 0 = 1 atm, occupa un volume V 0 = 22,4 L.
L'equazione di stato dei gas perfetti
Con opportune trasformazioni matematiche, si pu ricavare un'unica equazione che evidenzia i legami che
esistono tra le variabili di stato P, V, T di un gas ideale.
Supponiamo che un gas passi da condizioni iniziali Pi, Vi, Ti, a condizioni finali Pf, Vf, Tf. Sfruttando le
propriet delle uguaglianze, applicate alle formule delle tre leggi dei gas, si pu ottenere la seguente
equazione:
) Tf
generalizzando,
PV=n
)T
I valori che, nelle formule precedenti, si trovano tra parentesi sono costanti; moltiplicandoli fra loro otterremo
una costante fisica, che indicheremo con il simbolo R (costante universale dei gas perfetti);
il suo valore
R=
1 atm 22,4 L
273 K
= 0,0821
L atm
mol K
Ricordando che 1 atm = 1,013 105 N /m2 e che 1 L = 10-3 m3, il valore di R nel SI :
R = 8,31
J
mol K
Il valore R non riguarda un gas particolare ma vale per qualsiasi gas che si comporti in maniera ideale; R
una delle costanti universali della natura.
J
mol K
T = temperatura (K)
Questa equazione applicabile a qualsiasi gas con comportamento simile a quello di un gas perfetto. E
molto utile perch permette di ricavare una qualsiasi delle tre variabili di stato, conoscendo le altre due e il
numero di moli del gas. Per la soluzione dei problemi che riguardano i gas sono utili anche le formule
inverse:
P=
V=
n=
T=
La meccanica
La parte della fisica che studia il moto dei corpi si chiama meccanica. All'interno della meccanica si
individuano tre sezioni: la cinematica, la dinamica e la statica, ciascuna delle quali segue un particolare
aspetto del moto.
La cinematica la parte della meccanica che studia il moto dei corpi, indipendentemente dalle cause
che lo provocano o lo modificano, e le grandezze fisiche che servono per distinguere i diversi tipi di moto.
La dinamica la parte della meccanica che studia il moto dei corpi in relazione alle cause che lo
determinano.
La statica la parte della meccanica che studia l'equilibrio dei corpi e le condizioni per cui si verifica.
Per semplificarne lo studio, conviene considerare il corpo in movimento come un punto materiale, cio un
punto senza dimensioni spaziali, ma dotato di massa, coincidente con quella del corpo.
Il sistema di riferimento
Il moto di un corpo dipende dal punto di osservazione;
uno stesso corpo pu essere fermo rispetto ad un
osservatore e in moto per un altro. Per esempio, un
passeggero seduto in un treno che viaggia ad alta
velocit da Milano verso Bologna valuta ferma la sua
borsa appoggiata sul sedile e in movimento a velocit
ridotta verso Milano un altro passeggero che si sposta
verso il vagone di coda.
Prima di studiare il moto di un corpo necessario precisare quale il sistema (insieme di oggetti) rispetto al
quale si misurano le posizioni in cui si trova il corpo al passare del tempo. E necessario, cio, fissare il
sistema di riferimento dal quale si osserva il moto.
Il sistema che rende pi semplice lo studio del moto quasi sempre la Terra: a meno che non sia specificato
diversamente, la Terra sar sempre il riferimento rispetto alla quale misureremo la posizione del corpo.
Esercizio 075
Le rappresentazioni del moto
La descrizione del moto di un corpo tanto pi attendibile e precisa quanto maggiori sono i dati riguardanti
lo spazio ed il tempo: in ogni istante, si deve conosce la posizione occupata dal corpo.
Il legame tra le posizioni occupate dal corpo e il tempo viene chiamata legge oraria del moto.
Grafico orario
Un metodo semplice ed efficace per rappresentare la legge oraria consiste nel costruire un grafico
cartesiano che mostri il legame tra la posizione s e il tempo t.
Posizione
s (km)
0
10
20
30
Tempo
t (min)
0
5
10
15
Equazione oraria
La relazione che lega spazio e tempo pu talvolta venire espressa attraverso una formula semplice che
permette di calcolare la posizione s occupata dal corpo in un qualsiasi istante di tempo t e viceversa. Nel
caso dell'auto dellesempio precedente, dato che il grafico una retta che passa per l'origine degli assi
cartesiani, le variabili s e t sono direttamente proporzionali. Il rapporto s / t tra coppie di valori
corrispondenti vale sempre 2 (km/min). L'equazione oraria che rappresenta questo tipo di moto pu essere
quindi espressa come:
Velocit media
Per misurare la velocit di un corpo in movimento, per esempio di una automobile, bisogna cronometrare il
tempo che impiega a percorrere una determinata distanza.
Se il corpo, durante lintervallo di tempo t = t 2 t 1 subisce uno spostamento s = s2 s1 possiamo
applicare la seguente formula:
Esercizio 079
La velocit istantanea
Se un treno ha impiegato 2 ore per andare da Bologna
a Milano, sapendo che le due citt sono distanti 200
km, facile dire che ha viaggiato ad una velocit
media di 100 km/h. Questo non vuol dire che la velocita
del treno lungo tutto il percorso sia rimasta sempre la
stessa: alcuni tratti saranno stati coperti a velocit
maggiore e altri a velocit minore. I moti reali sono moti
vari, caratterizzati dal fatto che la velocit cambia
continuamente assumendo valori diversi nei diversi
istanti di tempo (intervalli di tempo brevissimo).
Per descrivere con precisione un moto vario necessario conoscere il valore della velocit istante per
istante. Se vogliamo calcolare la velocit istantanea dobbiamo scegliere un intervallo di tempo talmente
piccolo da poter considerare costante la velocit. E evidente che, tanto pi piccolo lintervallo di tempo
t considerato, tanto pi precisa la misura della velocit.
La velocit istantanea (costante) la velocit di un corpo misurata in corrispondenza di un determinato
istante di tempo.
Laccelerazione
Se la velocit di un corpo aumenta o diminuisce si dice che il corpo accelera o decelera, rispettivamente.
Laccelerazione (positiva o negativa) esprime la variazione di velocit nel tempo.
Se indichiamo con vi la velocit iniziale e con vf la velocit finale, cio la velocit dopo che trascorso
lintervallo di tempo t (tf ti) per calcolare laccelerazione possiamo usare la seguente formula:
Laccelerazione di un corpo il rapporto tra la variazione di velocit v del corpo e il tempo t in cui
essa si verifica.
Se la velocit aumenta (vf maggiore di vi), laccelerazione positiva; se la velocit diminuisce (vf minore di vi)
laccelerazione negativa, cio si tratta di una decelerazione.
Nel SI laccelerazione si esprime in metri al secondo quadrato (m/s2).
Cos come per la velocit, anche per laccelerazione opportuno introdurre il concetto di accelerazione
istantanea, che rappresenta il valore che laccelerazione assume in un dato istante di tempo.
L accelerazione istantanea (costante) laccelerazione di un corpo misurata in corrispondenza di un
determinato istante di tempo.
Esercizio 080
Il moto rettilineo uniforme
Come si pu definire il movimento di unauto che corra in un tratto rettilineo di autostrada mantenendo
rigorosamente sempre la stessa velocit? Si tratta di moto rettilineo uniforme!
Un corpo si muove con moto rettilineo uniforme quando si sposta lungo una retta con velocit costante.
Equazione oraria
Per ricavare una formula semplice, applicabile al moto rettilineo uniforme conviene agire come
segue:
indicare con t 0 = 0 listante di tempo iniziale;
indicare con s0 la posizione iniziale occupata dal corpo;
indicare con t listante di tempo finale,
indicare con s la posizione finale occupata dal corpo;
La formula per il calcolo della velocit nel moto rettilineo uniforme diventa:
=
=
s = (v t) + s0
La formula qui sopra detta equazione oraria per il moto rettilineo uniforme.
Grafico orario
Posizione
Tempo
s (m)
t (s)
2
6
0
1
9
13
Esercizio 081
Nel caso particolare in cui il movimento del corpo cambi velocit, mantenendo sempre la stessa
accelerazione, si parla di moto uniformemente accelerato. Poich laccelerazione si ottiene dividendo
la variazione di velocit v fratto lintervallo di tempo t, possiamo affermare che:
In un moto uniformemente accelerato la variazione di velocit che subisce il corpo direttamente
proporzionale all'intervallo di tempo in cui essa si verifica.
Per questo tipo di moto possibile ricavare facilmente sia la formula che lega la velocit al tempo, sia
lequazione oraria (spazio-tempo).
Per ricavare una formula semplice, applicabile al moto uniformemente accelerato conviene agire
come segue:
=
=
v = (a t) + v0
Esercizio 082
Essendo la base minore b del trapezio uguale a v0, la base maggiore B uguale a v e la sua altezza h pari a
t, risulta:
Area =
(b+B) h
2
(v0+v) t
2
v0 t+vt
2
1
2
vt = v0t +
1
2
vt 2 v0t =
1
1
1
vv
= v0t + 2 t (v v0) = v0t + 2 t (v v0) t = v0t + 2 t2 ( t 0)
= +
In questo caso lo spostamento s del corpo risulta direttamente proporzionale al quadrato del tempo t.
Esercizio 083
Esercizio 084
Il moto di caduta dei gravi e l'accelerazione di gravit
Un corpo qualsiasi in caduta libera varia la sua velocit da zero fino al
valore v che assume quando raggiunge il suolo: il moto del corpo
(trascurando lattrito) risulta uniformemente accelerato. Il Grafico a
sinistra mostra le distanze progressive e parziali percorse da un corpo
che cade in assenza di attriti: con i dati disponibili sarebbe possibile
calcolare le varie velocit e ricavare il valore dellaccelerazione
Quando la resistenza dellaria trascurabile, tutti i corpi cadono con la
stessa accelerazione g, detta accelerazione di gravit.
Galilei riusc a trovare un valore soltanto approssimato della g: circa10
m/s2. Dopo 1 secondo di caduta la velocit passa da zero a 10 m/s, dopo
2 secondi raggiunge il valore di 20 m/s, dopo 3 secondi 30 m/s e cos via,
finch il corpo non arriva al suolo. Studi pi accurati, eseguiti con
strumenti molto precisi, hanno permesso di determinare per
laccelerazione di gravit g il valore di 9,81 m/s2. Il valore 9,81 m/s2
anche il fattore di conversione da massa (kg) a peso (N). Lattrito dellaria
frena il moto di un corpo in caduta perci la misura dellaccelerazione di
gravit deve essere effettuata allinterno di un tubo a vuoto. In queste
condizioni tutti i corpi cadono allo stesso modo, con la stessa
accelerazione.
Le forze e il moto
Le leggi della dinamica
Dopo aver studiato il moto dei corpi e le grandezze fisiche che consentono di descriverlo, valuteremo ora la dinamica del moto cio il modo
in cui le forze influenzano il movimento.
La dinamica si fonda su tre leggi:
Dagli esperimenti condotti con la guidovia si pu concludere che, in assenza di attrito,non necessaria
lapplicazione di alcuna forza per fare in modo che un corpo, posto inizialmente in moto, continui a muoversi
con velocit costante.(principio di inerzia o prima legge della dinamica)
A) Il giocatore colpisce la
biglia con la stecca. La
biglia bianca, inizialmente
ferma, si mette in moto.
Laccelerazione direttamente
proporzionale allintensit della forza
applicata al corpo.
Se applichiamo forze uguali a corpi che hanno massa diversa, quanto maggiore sar la massa del corpo,
tanto minore sar la sua accelerazione:
F=ma
F = forza (Newton)
m = massa (kg)
a = accelerazione (m/s2)
Formule inverse:
Forza peso
Il peso di un corpo, oltre che con il dinamometro, pu essere misurato applicando la seconda legge della
dinamica.
Se si elimina lattrito dellaria, qualsiasi corpo lasciato libero ad una certa altezza da terra, cade verso il
basso con unaccelerazione g , detta accelerazione di gravit, uguale per tutti, che vale circa 9,8 m/s2.
Se moltiplichiamo la massa m del corpo per laccelerazione di gravit g , otteniamo la forza F , con cui la
Terra lo attrae. cio il suo peso:
F = m a
Il peso e la massa, anche se esprimono propriet diverse della materia, sono tra loro direttamente
proporzionali. Il peso una forza, quindi si misura in Newton; la massa, invece, rappresenta linerzia che il
corpo oppone al moto e si misura in chilogrammi.
Forza d'attrito
Una forza di cui talvolta non ci rendiamo conto la forza dattrito: questa forza agisce sulle superfici di
due corpi posti a contatto e si oppone al loro movimento.
Per studiare lattrito consideriamo il ciclista della figura sotto: La sua corsa ostacolata da diversi tipi di
attrito per vincere i quali e proseguire deve fornire una forza spingendo sui pedali.
a)
b)
c)
d)
Forze
Forza
Forza
Forza
Si definisce forza d'attrito Fa, la minima forza che bisogna applicare ad un corpo fermo per metterlo
in moto, oppure ad un corpo gi in movimento per mantenere costante la sua velocit.
La forza dattrito dipende dalla natura delle superfici di contatto ed direttamente proporzionale al
peso F p del corpo secondo la formula:
Fa = Fp
dove (si legge mu), il coefficiente dattrito, proporzionale la ruvidit delle superfici poste a contatto.
Se un corpo A esercita su B una forza FA, allora il corpo B eserciter su A una forza FB; le due forze hanno
la stessa intensit e la stessa direzione ma verso opposto.
La frase evidenziata esprime la terza legge della dinamica o principio di azione e reazione,
La validit del principio di azione e reazione non sempre risulta evidente, specialmente quando la massa di
uno dei due corpi molto pi grande della massa dellaltro.
Tra la terra e la luna si manifestano reciproche forze di attrazione. Siccome le
due masse sono molto diverse gli effetti sono diversi. Lattrazione terrestre
impedisce alla luna di allontanarsi, nonostante la rotazione; lattrazione lunare
genera il fenomeno delle maree.
Se lanciamo una palla contro una parete, essa rimbalza a causa della reazione
esercitata dalla parete sulla palla. Lazione esercitata dalla palla sulla parete,
invece, non produce effetti osservabili a causa della massa molto grande della
parete.
Energia meccanica
Lenergia meccanica di un corpo la somma di due tipi di energia:
lenergia cinetica o energia di movimento, che dipende dalla velocit del corpo.
Esercizio 098
Energia Termica
Lenergia termica di un corpo dipende dalla sua temperatura e, quando si
trasferisce da un corpo a un altro, si manifesta sotto forma di calore. L'energia
termica il calore che viene generato dal moto degli atomi e delle molecole
all'interno di un corpo. Quando un corpo viene scaldato aumentano il
movimento, le vibrazioni e le collisioni degli atomi. L'energia termica
posseduta da qualsiasi corpo. L'energia termica pu essere utilizzata
direttamente oppure trasformata in altre forme di energia.
ENERGIA IN
ENTRATA
ENERGIA IN USCITA
motore elettrico
energia elettrica
energia meccanica
pila
energia chimica
energia elettrica
motore a vapore
energia chimica
energia meccanica
resistenza elettrica
energia elettrica
energia termica
motore a
combustione interna
energia chimica
energia meccanica
dinamo
energia meccanica
energia elettrica
accumulatore
energia elettrica
energia chimica
bruciatore
energia chimica
energia termica
Se per il corpo subisce uno spostamento che ha una direzione diversa da quella della forza (Figura sotto),
allora per calcolare il lavoro bisogna considerare la componente Fs che la proiezione della forza applicata
F sulla direzione dello spostamento; soltanto questa parte della forza contribuisce al moto del corpo.
Esercizio 099
Il significato che comunemente diamo al termine lavoro non sempre coincide con la definizione scientifica.
Se pensiamo, ad esempio, ad una persona che porta una pesante valigia, siamo convinti che stia
facendo un notevole lavoro. Tuttavia, se si muove orizzontalmente, tenendola sollevata per il manico, non
compie alcun lavoro perch la forza esercitata dalla sua mano perpendicolare alla direzione di moto della
valigia e, pertanto, la sua componente lungo la direzione di moto nulla (Figura c precedente).
Energia cinetica
Consideriamo un corpo di massa m che si muove con una velocit v. Sappiamo gi che, in virt dello stato
di moto in cui si trova, esso possiede una quantit di energia, che abbiamo chiamato appunto energia
cinetica Ec. Questa energia dipende dalla massa e dalla velocit del corpo secondo la relazione:
1kg m2 / s2 = 1 N m = 1 J
Notiamo, dunque, che al pari del lavoro anche lenergia cinetica si misura in Joule.
Applicando la seconda legge della dinamica, si pu dimostrare che il lavoro della forza e lenergia cinetica
del corpo sono uguali.
siccome v0 = 0 =
La variazione di velocit del corpo e la conseguente variazione di energia cinetica dipendono sia dalla forza
applicata sia dallo spostamento, quindi dal lavoro svolto per spostare il corpo stesso.
L'energia cinetica di un corpo di massa m il lavoro necessario per portarlo da una velocit iniziale
nulla ad una velocit finale v. Questa definizione viene detta teorema dell'energia cinetica.
Indicando con E la variazione di energia cinetica, il teorema dellenergia cinetica pu essere espresso
mediante la semplice formula:
L = Ec
Nel caso in cui il lavoro negativo, anche la variazione di energia cinetica risulta negativa. In questo caso
lenergia cinetica del corpo diminuisce anzich aumentare
Esercizio 100
La potenza
La potenza la grandezza fisica che esprime quanto rapidamente viene fornita energia cinetica ad un corpo;
dipende dallintervallo di tempo t durante il quale viene compiuto lavoro su di esso.
La potenza di una forza si calcola facendo il rapporto tra il lavoro L compiuto dalla forza e l'intervallo di
tempo t impiegato per compierlo:
=
Esercizio 101
Ep = m g h
Questo tipo di energia denominata energia potenziale gravitazionale, perch si tratta di un lavoro
ottenuto contro la forza di gravit. Se viene lasciato libero di cadere il corpo restituisce tutta lenergia
potenziale sotto forma di energia cinetica
Esercizio 102
energia cinetica ( )
Ec = - E p
= m g h
La variazione di energia potenziale di un corpo soggetto alla forza di gravit viene compensata esattamente
da una opposta variazione dell'energia cinetica; in questo modo l'energia meccanica del corpo si mantiene
costante
.
In un sistema isolato (cio che non pu scambiare n materia n energia con lambiente) soggetto a forze
conservative, lenergia meccanica totale si conserva: Em = Ec + Ep = costante
Nel caso in cui il corpo venga lanciato verso lalto con una velocit iniziale v, allora si verifica la
trasformazione opposta di energia cinetica, che va diminuendo, in energia potenziale, che va aumentando.
Se un corpo soggetto a forze non conservative, la sua energia meccanica viene dissipata trasformandosi
in altre forme di energia.
La dissipazione quindi una trasformazione da una di energia ad unaltra e resta valido il principio di
conservazione dellenergia:
In un sistema isolato, una diminuzione di energia meccanica sempre compensata da un uguale aumento di
energia termica; un aumento di energia meccanica sempre compensato da una uguale diminuzione di
energia termica: l'energia totale (meccanica + termica) del sistema si mantiene costante.
Em + Et = costante
Per ottenere 1 caloria di energia termica (calore) occorrono sempre 4,184J di lavoro.
Esercizio 105
Il primo principio della termodinamica
Il principio di conservazione dellenergia pu essere espresso in una forma diversa, spiegando il ruolo svolto
dal calore e dal lavoro.
Come mostrato in Figura sotto, proviamo a strofinare una sbarretta di ambra e una di vetro ciascuna con
un diverso panno di lana e a sospendere una delle due a un supporto, tramite un filo sottile; osserviamo il
comportamento in situazioni diverse.
Se avviciniamo due materiali diversi le sbarrette si attirano, se ripetiamo lo stesso esperimento utilizzando
due sbarrette dello stesso materiale, prima entrambe di ambra e poi entrambe di vetro, le sbarrette si
respingono.
Nello strofinio lambra e il vetro hanno acquisito diversi tipi di carica elettrica: per convenzione (scelta) la
carica acquistata dal vetro positiva, quella acquistata dallambra negativa.
Possiamo cos riassumere i risultati dellesperienza precedente:
i fenomeni di elettrizzazione sono dovuti ad una propriet della materia chiamata carica elettrica;
cariche elettriche dello stesso segno si respingono, cariche di segno opposto si attraggono;
allinterno di un corpo si trovano sia cariche negative sia cariche positive;
quando il corpo non elettrizzato, le quantit di cariche di segno opposto sono uguali (si dice che
elettricamente neutro);
quando un corpo viene elettrizzato le quantit di cariche positive e negative non sono pi uguali: le
cariche elettriche in eccesso determinano la carica positiva o negativa del corpo.
Conduttori e isolanti
In Figura rappresentato un dispositivo chiamato pendolino elettrico: al supporto appesa una sfera
di metallo. Se tocchiamo la sferetta del pendolino con un corpo elettrizzato, (Figura a sotto), osserviamo
che, dopo il contatto, il pendolino e il corpo elettrizzato si respingono (Figura b sotto). Infatti, una parte
della carica presente sul corpo elettrizzato si trasferita alla sferetta metallica, che acquista una carica
dello stesso segno.
Se ripetiamo lesperimento sostituendo la sferetta metallica con una sferetta di vetro, di ambra o di
plastica, dopo il contatto non osserviamo alcun effetto.
Per quanto riguarda le propriet elettriche, i materiali possono essere suddivisi in due grandi categorie: i
conduttori, tra cui tutti i metalli, e gli isolanti o dielettrici (come la plastica, il vetro, il legno), che si
elettrizzano soltanto per strofinio.
Nei materiali isolanti lelettrizzazione avviene, ma le cariche elettriche in eccesso non sono libere di
muoversi, rimanendo localizzate nel punto in cui sono state create.
La legge di Coulomb
Sappiamo che la carica elettrica la quantit di elettricit (positiva o negativa) posseduta da un corpo; essa
sempre un multiplo intero della carica elementare e = 1,60210-19 Coulomb (la pi piccola quantit di
carica elettrica esistente, pari alla carica dell'elettrone).
La forza elettrica F di attrazione (cariche di segno opposto) o di repulsione (cariche di segno uguale) fra due
cariche puntiformi (cio di dimensioni trascurabili) Q1 e Q2, direttamente proporzionale al prodotto delle
cariche ed inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza r:
Legge di Coulomb
Intensit: direttamente proporzionale alle cariche e inversamente proporzionale al quadrato della distanza;
Direzione: lungo la congiungente delle cariche;
Verso: attrattivo per cariche discordi (a), repulsivo per cariche concordi (b).
Il principio di sovrapposizione
Nel caso in cui fossero presenti tre o pi cariche nello stesso sistema, pu essere utilizzata la legge di
Coulomb nella stessa forma?
Lesperienza mostra che vale il principio di sovrapposizione:
In un insieme di tre o pi cariche, la forza con la quale interagiscono due qualunque di loro pu essere
calcolata come se le altre non ci fossero.
In un sistema di cariche, la forza su una carica Q la somma vettoriale delle forze esercitate su Q da
ciascuna delle altre cariche del sistema
Il campo elettrico
Abbiamo visto che una carica, in presenza di unaltra carica, risente di una forza elettrostatica la cui intensit
dipende dal valore di entrambe le cariche.
Ogni carica elettrica modifica le propriet dello spazio circostante creando un campo elettrico, che pu
essere rilevato mediante una carica di prova q.
La carica puntiforme Q modifica lo spazio attorno a s generando un campo vettoriale, detto campo
elettrico. Ponendo in un punto P una seconda carica q, il campo elettrico E nel punto P dato da:
La carica Q detta sorgente o generatrice mentre la carica q che si trova nel punto P detta carica di
prova. Nel SI, il campo elettrico si misura in newton/coulomb (N/C).
Applicando la formula di Coulomb, il campo elettrico generato da una carica
puntiforme Q un vettore che nel punto P a distanza r da Q ha:
Intensit o modulo:
Direzione: la congiungente Q e P
Verso: uscente se la carica sorgente del campo Q positiva, entrante
se Q negativa.
La presenza delle linee di forza in prossimit di una carica, o di un sistema di pi cariche, pu essere messa
in evidenza tramite lapparato rappresentato in Figura.
Due sbarrette metalliche (i
conduttori), opportunamente
elettrizzate, sono immerse in una
bacinella piena di olio sulla cui
superficie viene disperso uno
strato sottile di polvere con
densit tale da galleggiare (per
esempio, polvere di semolino). I
minuscoli granelli di polvere,
elettrizzandosi per effetto delle
cariche, si dispongono seguendo
le linee di forza del campo,
evidenziandole con tracce ben
visibili.
La corrente elettrica
La corrente elettrica un flusso ordinato di cariche elettriche, definito come la quantit di carica elettrica
che attraversa una determinata superficie nell'unit di tempo.
.
Tale flusso paragonabile a quello dellacqua che, immessa in una rete idraulica, circola lungo i tubi a causa
di un dislivello o spinta da una pompa. Per generare una corrente elettrica occorre far muovere gli elettroni in
un sistema costituito da un filo conduttore, un interruttore e un generatore elettrico.
Il generatore, creando un campo elettrico, in grado di mettere in moto gli elettroni liberi che si trovano nel
conduttore. Quando, azionando linterruttore, si chiude il circuito, gli elettroni cominciano a fluire sempre
nella stessa direzione, generando una corrente elettrica continua.
Il circuito elettrico
Linsieme di elementi che, opportunamente collegati, consentono il passaggio della corrente definito
circuito elettrico.
Il generatore di tensione
Il generatore pi comune la pila: questo apparecchio, sfruttando energia chimica, costringe gli elettroni a
muoversi lungo il circuito. Ogni generatore di corrente continua possiede due terminali, chiamati
rispettivamente polo positivo (+) e polo negativo (-). Gli elettroni escono dal polo negativo e, dopo aver
percorso il circuito, rientrano dal polo positivo.
Il carico utilizzatore
Il carico utilizzatore un qualsiasi apparecchio che funziona in seguito al passaggio della corrente elettrica e
che trasforma lenergia elettrica fornita dal generatore in unaltra forma di energia (termica, luminosa ecc.).
Il dispositivo pi semplice la lampadina, che funziona anche come rivelatore (accendendosi, evidenza il
passaggio della corrente).
Linterruttore
Linterruttore un meccanismo che consente o interrompe il passaggio di corrente elettrica. Quando
linterruttore chiuso il circuito chiuso ed attraversato dalla corrente elettrica (la lampadina si
accende); quando invece linterruttore aperto il circuito aperto e non consente il passaggio di corrente.
Differenza di potenziale
Una pila, una dinamo o un alternatore sono apparecchi in grado di produrre
una differenza di potenziale (d.d.p.), grandezza fisica responsabile del
moto degli elettroni nei circuiti elettrici.
La differenza di potenziale, a volte chiamata anche tensione elettrica, si
misura in volt (V) in onore del fisico italiano Alessandro Volta che, per
primo, costru la pila, un dispositivo in grado di produrre una differenza di
potenziale. Lo strumento che misura la differenza di potenziale il
voltmetro
In un campo elettrico uniforme, per spostare una carica q dal punto A al
punto B la forza elettrica compie un lavoro.
Il lavoro compiuto dalle forze del campo :
LAB = F s
LAB = q E s
(1)
(2)
= =
La differenza di potenziale V fra due punti A e B di un campo elettrico il rapporto tra il lavoro L compiuto
dalle forze del campo per spostare la carica q dal punto A al punto B e la carica stessa.
Intensit di corrente
La corrente elettrica, ovvero il flusso ordinato di cariche elettriche, la diretta conseguenza dell'applicazione
di una differenza di potenziale elettrico agli estremi di un conduttore, come pu essere il filo di rame di un
circuito. In un conduttore, vi sono degli elettroni liberi di muoversi (elettroni degli orbitali esterni) e proprio
questi, sottoposti a una differenza di potenziale, iniziano a muoversi, creando un flusso di carica.
Si definisce Intensit di corrente elettrica (I) la quantit di carica Q che passa in una sezione del
conduttore nell'unit di tempo t.
L'intensit di corrente una grandezza scalare, l'unit di misura l'ampere (A) e si misura con
l'amperometro. 1 Ampere corrisponde a un flusso di carica elettrica di 1 Coulomb per ogni secondo.
Lintensit di corrente dipende dalla differenza di potenziale V fornita dal generatore.
V = R I
Il simbolo R che compare nella prima legge di Ohm un valore che esprime la resistenza che il
conduttore oppone al passaggio della corrente e dipende dalle caratteristiche fisiche del conduttore:
La resistenza si misura quindi in volt/ampere che per brevit si chiamano ohm, e si indica con la lettera
greca "omega" maiuscola ().
Un ohm quindi la resistenza di un conduttore a cui applicata una tensione di un volt ed in cui scorre una
corrente di un ampere, cio:
Esercizio 122
Dove:
R = resistenza in Ohm ();
= resistivit in Ohm metro ( m);
l = lunghezza del conduttore (m);
S = sezione del conduttore (m2)
La resistivit (leggi rho) la resistenza elettrica di una porzione di conduttore di lunghezza e sezione
unitaria; dipende dal tipo di materiale e varia con la temperatura.
Nel S.I. la resistivit ha come unit di misura lohm metro ( m), mentre nel sistema pratico le dimensioni
della resistivit sono mm2/m.
Materiale
Argento
0.016
Rame
0.017
Oro
0.024
Alluminio
0.028
Tungsteno
0.055
Platino
0.10
Ferro
0.13
Acciaio
0.18
Piombo
0.22
Mercurio
0.94
0.49
Carbonio
35
Germanio
6000
Silicio
2.3 109
Ambra
5 1020
Vetro
1016 1020
Mica
1017 1021
Zolfo
1021
Legno secco
1014 1017
Collegamenti in serie
Si parla di collegamento in serie quando due o pi componenti sono collegati in modo da formare un
percorso unico per la corrente elettrica che li attraversa; nel caso di componenti a due terminali (de tti
bipoli) il collegamento in serie prevede che l'estremit di ciascuno di essi sia collegata solo con
l'estremit di un altro. Il primo e l'ultimo componente hanno una estremit libera, e a queste si applica
la tensione elettrica. (Presa elettrica, batteria o qualsiasi altro generatore di corrente). Il generatore
produce un flusso di corrente, che permette il funzionamento di tutto l'insieme. Il collegamento in serie
schematizzato in Figura, dove i tre carichi sono rappresentati da tre lampadine.
I tre componenti sono disposti luno di seguito allaltro,
pertanto vengono attraversati dalla stessa corrente I. A
circuito chiuso si pu osservare che le lampadine si
accendono, ma svitandone una anche le altre si
spengono. Ci dovuto al fatto che lo scollegamento
di una lampadina provoca lapertura del circuito, e linterruzione del passaggio di corrente anche sulle altre.
Le d.d.p. V 1 , V 2 e V 3 sono diverse, come si pu
verificare collegando un voltmetro ai contatti di
ciascuna lampadina.
La somma delle energie assorbite dalle tre lampadine coincide con lenergia fornita dal generatore
(principio di conservazione dellenergia); la somma delle tre d.d.p. misurate ai contatti dei carichi sar
uguale alla d.d.p. V erogata dal generatore: V = V 1 + V 2 + V 3
Daltra parte, se consideriamo le resistenze dei tre filamenti delle lampadine come una resistenza
complessiva R (detta resistenza equivalente del circuito), applicando la prima legge di Ohm allintero
circuito possiamo scrivere anche:
R = R1+ R2 + R3
Un collegamento in serie di tre resistenze si comporta come una sola resistenza equivalente, data dalla
somma delle singole resistenze.
Esercizio 125
Collegamenti in parallelo
Si parla di collegamento in parallelo quando i componenti sono collegati ad una coppia di conduttori in
modo che la tensione elettrica sia applicata a tutti quanti allo stesso modo.
Il generatore produce un flusso di corrente, che permette il funzionamento di tutto l' insieme.
Il collegamento in serie schematizzato in Figura sotto, dove i tre carichi sono rappresentati da tre
lampadine.
Le tre lampadine hanno resistenze R1, R2 e R3. I loro
terminali vengono posti a contatto di modo che la d.d.p.
V ai capi delle tre resistenze sia la stessa, mentre
lintensit della corrente elettrica che li attraversa ha
diverso valore. Infatti, la corrente elettrica / si divide
nelle tre correnti /1, /2 e /3 che fluiscono separatamente
nelle tre sezioni del circuito, per dare origine
nuovamente alla corrente / alluscita del parallelo.
L'intensit della corrente che fluisce attraverso un circuito collegato in parallelo, uguale alla somma delle
intensit delle singole correnti elettriche che attraversano i rami del parallelo
I = I1 + I2 + I3
Lintensit della corrente elettrica che attraversa ciascun carico del parallelo dipende dalla resistenza di tale
carico: quanto pi grande il valore della resistenza, tanto pi piccola lintensit della corrente che lo
attraversa.
La formula che permette di calcolare la resistenza complessiva R del parallelo :
=
+
+
Un collegamento in
parallelo di tre
resistenze si comporta
come una sola
resistenza equivalente,
il cui reciproco dato
dalla somma dei
reciproci delle singole
resistenze.
Esercizio 126
La potenza elettrica
Nei circuiti elettrici lenergia elettrica, prodotta dal generatore viene consumata per far funzionare un
dispositivo, per esempio, una lampadina. L'energia del generatore energia potenziale elettrica, che
viene trasformata in altre forme di energia (calore e luce nel caso della lampadina).
La quantit di energia spesa nell'unit di tempo la potenza elettrica P (in meccanica la potenza
data dal prodotto del lavoro compiuto per il tempo impiegato a compierlo).
Un circuito in cui circola una corrente di intensit I e ai cui estremi viene applicata una differenza di
potenziale V consuma una potenza:
P = V I
L'unit di misura della potenza il Watt (simbolo W) pari a 1 joule al secondo.
Una lampadina da 100 W, consuma 100 J in 1 s. Per conoscere il consumo preciso di un apparecchio
elettrico bisogna conoscere anche il valore dell'intensit della corrente alla quale il dispositivo funziona.
Un dispositivo elettrico assorbe una potenza di 1 W se in esso circola una corrente di 1 A quando ai suoi
estremi applicata una differenza di potenziale di 1 V. Nel caso della lampadina da 100 W, si applica la
formula inversa I = P / V e si ottiene I = 100 W / 220 V = 0,45 A
Poich il Watt una misura relativamente piccola (una lampadina circa 60 W, un aspirapolvere domestico
800 W), in genere si usano dei multipli di questa grandezza: i kilowatt, (1 kW= 1000 W), i megawatt (1
MW= 1 milione di Watt), o i gigawatt (1 GW = 1 miliardo di Watt).
Per valutare i consumi negli impianti elettrici domestici si usano i kilowattora (kWh), che misurano la
potenza consumata dal circuito in 1 ora).
detto effetto Joule, dal nome del fisico inglese James Prescott Joule (1818-1889) che lo scopr, il
fenomeno per cui il passaggio di corrente elettrica attraverso un conduttore accompagnato dallo
sviluppo di calore.
La potenza dissipata da un resistore percorso da corrente di intensit I, e ai cui estremi applicata una
differenza di potenziale V, data da:
P = V I
Dalla prima legge di Ohm sappiamo che: V = R I
quindi si pu ricavare:
P = R I2
La quantit di energia elettrica che viene trasferita al resistore nell'intervallo di tempo t quindi R I2
t. Se tutta questa energia viene trasformata in calore, si ricava la quantit di calore Q prodotto da un
conduttore di resistenza R, attraversato da una corrente I, nell'intervallo di tempo t:
Q = R I2 t
Il calore prodotto per effetto Joule direttamente proporzionale alla resistenza del conduttore e al
quadrato dell'intensit della corrente che lo attraversa.
Il magnetismo e l'elettromagnetismo
Il magnetismo
Gli antichi greci conoscevano gi la propriet della magnetite (un minerale di ferro) di attrarre oggetti di
natura ferrosa. Il fenomeno viene detto magnetismo dal nome di questo minerale, e tutti i corpi che si
comportano come la magnetite vengono denominati magneti o calamite.
Una calamita (o magnete) un corpo con la capacit di generare, nello spazio circostante, un campo
magnetico mediante il quale interagisce con alcuni metalli esercitando su di essi una forza magnetica.
Il campo magnetico lo spazio entro il quale una
calamita esercita la sua azione. Esso caratterizzato da
linee di forza. Le linee di forza sono linee chiuse che
escono da un polo ed entrano nellaltro: per convenzione,
escono dal polo nord e rientrano al polo sud del magnete.
Le linee di forza danno anche una indicazione della forza
del campo magnetico: sono pi fitte dove il campo magnetico
ha maggiore intensit.
Il magnetismo pu trasmettersi da un
corpo a un altro: un pezzetto di ferro
gi attratto da una calamita, ne attira
a sua volta un altro, e cos via
(Figura). Ci accade per tutti gli
oggetti composti da materiali che
risentono del campo magnetico.
Il magnetismo terrestre
Il campo magnetico terrestre (geomagnetico) un fenomeno naturale presente sulla Terra, simile al campo
magnetico generato da un magnete naturale. Esso fa assomigliare la Terra a unenorme calamita: i poli del
campo geomagnetico hanno lasse inclinato di circa 11,5 rispetto all'asse di rotazione terrestre e non sono
perfettamente statici. Anche altri corpi celesti, come il Sole o Giove, generano un loro campo magnetico.
Se sospendiamo una barretta magnetica a un filo, legato al suo baricentro, possiamo osservare che essa
tende ad orientarsi lungo una determinata direzione, con unestremit rivolta pi o meno verso il Nord
geografico. La barretta interagisce con il campo geomagnetico e si orienta lungo le sue linee di forza.
Esercizio 134
La parte della fisica che studia la relazione tra fenomeni magnetici ed elettrici lelettromagnetismo.
Esercizio 135
La forza di Lorentz
Se un filo percorso da corrente viene posto in un campo magnetico, siccome la corrente costituita da
cariche in movimento, ogni particella carica che si muove lungo il filo, subisce una forza, detta forza di
Lorentz, la cui direzione perpendicolare sia alla direzione del filo sia a quella del campo magnetico.
Lintensit della forza F di Lorentz direttamente proporzionale sia allintensit di corrente / sia alla
lunghezza L del conduttore:
F=klL
Il motore elettrico
La forza di Lorentz pu essere sfruttata per trasformare lenergia elettrica in energia meccanica,
utilizzando leffetto prodotto da un campo magnetico su una spira percorsa da corrente.
Un motore elettrico un dispositivo che permette di trasformare l'energia di un campo elettromagnetico in
movimento. Uno schema semplificato del funzionamento il seguente:
Gli oggetti N e S sono i due poli di un magnete che crea, nella zona al centro, un campo magnetico
pressoch uniforme B. Il rettangolo una spira rigida fatta di materiale conduttore ed attraversata da
corrente alternata, cio una corrente che dopo un intervallo di tempo fisso, cambia verso di percorrenza.
L'effetto globale (effetto motore) sul sistema del motore elettrico, quello di mettere in rotazione la spira
con una velocit di rotazione che dipende dall'intensit della corrente e da quella del campo magnetico.
possibile sincronizzare lalternanza della corrente con la rotazione della spira in modo da creare una moto
rotatorio continuo, che poi pu essere usato per muovere direttamente degli oggetti o essere trasmesso a
delle ruote per mettere in moto un veicolo.
Tutti i dispositivi elettrici in cui c' qualcosa in movimento, presentano all'interno un dispositivo che funziona
mediante motore elettrico: si va dagli elettrodomestici alle scale mobili, ai tergicristalli degli autoveicoli.
Attualmente sta sempre pi sviluppandosi anche l'impiego nei veicoli per il trasporto umano.
L'amperometro
Leffetto motore pu anche essere sfruttato per
realizzare strumenti di misure elettriche: per esempio
nellamperometro una bobina mobile viene posta tra i
due poli di un magnete, in modo che ruotando attorno
al suo asse verticale fa muovere un indice, la cui
estremit si sposta su una scala tarata e graduata.
Poich lentit della rotazione dipende dallintensit e
dal verso della corrente, nella scala graduata si pu
leggere lintensit di corrente.
Esercizio 136
La corrente indotta
Sperimentando le interazioni tra calamite naturali e corrente elettrica, Faraday scopr la possibilit di
produrre corrente elettrica facendo ruotare un solenoide collegato a un circuito elettrico allinterno di un
magnete.
In Figura sopra schematizzato un sistema elementare che mostra come si pu generare una corrente
elettrica in un solenoide facendolo ruotare allinterno di un magnete. La corrente che viene a generarsi
inviata a un circuito, nel quale si inserisce una lampadina oppure uno strumento di misura che consente di
rilevare lintensit ed il verso della corrente.
Si osserva che la corrente viene prodotta fintanto che il solenoide in movimento rispetto al magnete, mentre
cessa quando il solenoide viene fermato. Questo fenomeno denominato induzione elettromagnetica,
mentre la corrente generata detta corrente indotta. Linduzione elettromagnetica comporta
trasformazione di energia meccanica in energia elettrica, che lopposto della trasformazione che si
verifica nei motori elettrici.
Si osserva inoltre che invertendo il senso di rotazione del solenoide, anche la corrente inverte il proprio
verso. La cosiddetta legge di Lenz, afferma che:
Il verso del campo magnetico della corrente generata per induzione opposto a quello del campo magnetico
che l'ha generata.
Lintensit della corrente indotta, dipende dalla velocit di rotazione del solenoide.
La corrente alternata
Nel generatore con magnete fisso esterno (Figura sotto), la spira che ruota genera una corrente indotta con
andamento alternato, perch ad ogni rotazione completa offre ciascuno dei due rami di filo conduttore una
volta al polo nord e unaltra al polo sud del magnete. Collegando la spira ad uno strumento di misura, come
mostrato in figura, possibile osservare che lindice dello strumento oscilla da un valore massimo ad un
valore minimo passando per lo zero. Durante la rotazione, la corrente assume il valore massimo (A) quando
la spira in posizione orizzontale; dopodich, man mano che la spira ruota, si ha una diminuzione fino al
valore zero (B), che viene raggiunto quando le facce della spira sono perpendicolari alle linee del campo.
Continuando la rotazione la corrente raggiunge il minimo (C) quando la spira ritorna orizzontale dopo aver
fatto mezzo giro.
I trasformatori
Molto spesso serve convertire una corrente di un certo voltaggio in una di diverso voltaggio; per esempio, per
alimentare il computer o ricaricare il cellulare, che funzionano con tensioni molto pi basse di quella fornita
dalla rete elettrica. In questi casi serve un trasformatore.
Il trasformatore una macchina elettrica che serve per variare (trasformare) tensione e intensit di corrente
in ingresso rispetto a quelle in uscita, mantenendo costante la potenza elettrica.
Se la tensione di arrivo maggiore di quella di partenza, si parla di trasformatore elevatore, altrimenti di
trasformatore riduttore.
Il dispositivo viene realizzato avvolgendo due solenoidi ai lati opposti di una piastra metallica rettangolare
forata al centro (b) (Figura sotto).
Il primo circuito detto circuito primario (a), mentre laltro il circuito secondario (c).
Se colleghiamo il circuito primario a un generatore di corrente alternata, ad ogni oscillazione della corrente
corrisponde unoscillazione del campo magnetico, che produce a sua volta una corrente alternata di pari
frequenza nel circuito secondario. Variando opportunamente il numero delle spire nel secondario, si otterr,
una corrente indotta, che sar maggiore se il numero delle spire viene aumentato e minore nel caso contrario.
La tensione finale Vs che si ottiene al circuito secondario legata alla tensione Vp di partenza nella formula
inversa:
Un trasformatore ottimale dovrebbe generare nel circuito secondario una potenza uguale a quella del
circuito primario. Poich la potenza elettrica data dal prodotto I V, si avrebbe:
Ip Vp = Is Vs
Ip = intensit di corrente del circuito primario
Vp = tensione del circuito primario
Is = intensit di corrente del circuito secondario
Vs = tensione del circuito secondario
Un trasformatore riduttore (Vs < Vp) diminuisce la tensione ed aumenta lintensit di corrente.
Un trasformatore elevatore (Vs > Vp) aumenta la tensione e diminuisce lintensit di corrente.
Oscillazioni e onde
Se si getta un sasso dentro uno specchio dacqua tranquillo, limpatto del sasso provoca una agitazione
(perturbazione) che si propaga progressivamente su tutta la superficie del liquido (Figura sotto). Si formano
delle circonferenze concentriche chiamate onde, aventi centro nel punto in cui il sasso entra in acqua. Tali onde
sono caratterizzate dalle cosiddette creste (punti di massimo) e gole (punti di minimo).
Le molecole di acqua, frenando il sasso (attrito),
assorbono energia, ed oscillano dallalto verso il
basso, perpendicolarmente alla superficie del liquido.
Il movimento di oscillazione o vibrazione un
movimento che periodicamente si inverte e viene
trasmesso alle molecole adiacenti che, a loro volta,
fanno muovere quelle vicine e cos via: in questo modo
la perturbazione si propaga in tutte le direzioni.
Definizione di onda
Se nellacqua si trova un oggetto galleggiante, quando viene raggiunto da unonda, inizia a muoversi in su e in
gi senza spostamenti orizzontali. Questo dimostra che il trasferimento di energia che accompagna londa
non comporta alcun trasporto di materia:
Una onda una perturbazione che si propaga nello spazio e che pu trasportare energia da un punto all'altro.
Tale perturbazione costituita dalla variazione di qualunque grandezza fisica (es. variazione di pressione,
temperatura, intensit del campo elettrico, posizione, ecc..). Il mezzo in cui si propaga londa si definisce mezzo
materiale, mentre si dice sorgente ci che provoca la formazione dellonda
Guardando attentamente il diagramma ottenuto (Figura sotto), possiamo definire quali sono i parametri
caratteristici delle onde.
Essi sono:
i punti di massimo e di minimo, ossia i punti in cui londa raggiunge rispettivamente il suo valore
massimo e il suo valore minimo;
la lunghezza donda, cio la distanza (lambda) fra due massimi consecutivi;
la velocit di propagazione dellonda, che si indica con v , e che rappresenta la velocit con cui si
spostano un punto di massimo o di minimo dellonda. Essa dipende dalle caratteristiche del mezzo in cui
londa si propaga;
il periodo dellonda, che indica lintervallo di tempo T necessario affinch in un dato punto la
perturbazione compia unoscillazione completa;
la frequenza dellonda, che corrisponde al numero di volte in cui, in un determinato punto del mezzo, la
perturbazione raggiunge il suo valore massimo nellunit di tempo. La frequenza linverso del periodo,
cio
= . Nel S.I. lunit di misura della frequenza lhertz (Hz), che corrisponde a 1/s;
= v T
v = / T
v = f
Un sasso gettato nell'acqua produce un'onda circolare, cio un'onda i cui fronti sono delle circonferenze. Una barretta fatta oscillare sulla superficie di uno
specchio d'acqua produce un'onda i cui fronti sono rettilinei.
La riflessione
Il fenomeno della riflessione si ha quando il fronte donda, incontrando un ostacolo che
ne impedisce lulteriore propagazione, viene rimandato indietro. Un esempio molto
semplice di riflessione pu essere quello che si osserva nel caso di onde circolari generate
per semplice immersione di una penna nella bacinella dellondoscopio. Come si pu
vedere dalla Figura a sinistra, le onde circolari cos ottenute non possono propagarsi oltre
le pareti della bacinella, le quali, fungendo da superficie riflettente, generano le onde
riflesse.
La rifrazione
La rifrazione un fenomeno fisico che si verifica quando unonda passa oltre la superficie di separazione tra
due mezzi con propriet diverse: londa non procede il suo cammino in linea retta, ma viene deviata di un
angolo che dipende dalla sua inclinazione rispetto la superficie e dalle caratteristiche dei due mezzi. Il
fenomeno, riguarda qualunque tipo di onda.
La diffrazione
La diffrazione un fenomeno fisico che si verifica nella propagazione delle grandezze ondulatorie: quando
unonda incontra un piccolo ostacolo o una piccola fenditura praticata in un ostacolo di grandi dimensioni, si
propaga al di l di essi come un insieme di onde sferiche, seguendo direzioni diverse da quella di origine.
Per capire meglio il significato della diffrazione si pensi a una persona nascosta dietro a un albero. E possibile
udirla tuttavia non possibile vederla. La lunghezza d'onda delle onde sonore emesse dalla persona dello
stesso ordine di grandezza delle dimensioni dell'albero. Tali onde, grazie alla diffrazione, sono quindi in grado di
superare l'ostacolo, consentendo cos di udire la voce di una persona, anche se nascosta. La lunghezza d'onda
della luce molto pi piccola delle dimensioni dell'albero e quindi la luce non riesce a "girarci attorno": essa
viene completamente bloccata dall'albero.
Il fenomeno della diffrazione pu essere spiegato soltanto se si ammette che ciascun raggio dellonda viene
deviato in modo da permettere alla perturbazione di propagarsi al di l dellostacolo o della fenditura, non
soltanto con direzione rettilinea ma diffondendosi in tutte le direzioni.
L'interferenza
Linterferenza un fenomeno fisico dovuto alla sovrapposizione di due o pi onde. L'intensit (o ampiezza)
dell'onda nei punti di interferenza pu variare tra un minimo, nel quale non si osserva alcun fenomeno
ondulatorio, ed un massimo dove lintensit totale coincide con la somma delle intensit delle singole onde.
Per tutte le onde vale il principio di sovrapposizione, secondo il quale se, nello stesso spazio, si
propagano due onde, in ogni punto di questo spazio, lintensit dellonda risultante data dalla somma
delle intensit che le singole onde produrrebbero da sole.
Quando due onde di uguale frequenza si sovrappongono, si possono verificare due situazioni estreme di
sovrapposizione: linterferenza costruttiva e linterferenza distruttiva.
Linterferenza costruttiva si ha quando le due onde oscillano in fase, cio raggiungono i punti di
massimo e di minimo agli stessi tempi; in questo caso l'ampiezza dell'onda risultante uguale alla somma
delle ampiezze delle singole onde interferenti.
Linterferenza distruttiva si ha quando una delle due onde raggiunge il massimo quando laltra raggiunge
il suo valore minimo. Pertanto l'ampiezza dell'onda risultante pari alla differenza delle ampiezze delle
singole onde; dunque pari a zero nel caso in cui le due onde interferenti abbiano ampiezza uguale.
La Figura a (sotto) mostra linterferenza di due onde a fronte circolare realizzata mediante londoscopio.
In essa sono chiaramente visibili i punti relativi alle zone dinterferenza costruttiva e quelli relativi alle zone
dinterferenza distruttiva.
Esercizio 151
Il suono
I suoni sono originati da onde sonore, onde meccaniche che si propagano attraverso un fluido (aria o
acqua), ma anche attraverso un solido (metalli).
Quando unonda sonora raggiunge il timpano, che si trova nella parte interna
dellorecchio, questo vibra con le stesse caratteristiche delloggetto che ha
generato il suono.
Gli ultrasuoni
Lorecchio umano in grado di udire solo i suoni con frequenze comprese tra 20 e 18000 Hz. Si chiamano
ultrasuoni i suoni con frequenze superiori o inferiori a questi limiti. Molti animali (cani, pipistrelli, balene)
sono in grado di udire gli ultrasuoni.
Nellecografia le onde emesse da una sorgente ad
ultrasuoni, cambiano velocit quando attraversano
tessuti diversi. Le onde riflesse che riemergono, vengono
trasformate in immagini di organi interni. In Figura a
sinistra, limmagine tridimensionale di un feto di 29
settimane ottenuta con la tecnica dellecografia ad
ultrasuoni.
L'effetto Doppler
Un fenomeno acustico particolare leffetto Doppler, che consiste nella variazione di frequenza dell'onda
"percepita" da un ascoltatore (osservatore) quando la sorgente sonora si avvicina o si allontana
dallascoltatore stesso: in realt la frequenza del suono emesso dalla sorgente non cambia. Per
comprenderne leffetto doppler, possiamo considerare la seguente analogia: Un lanciatore di una squadra di
baseball, lancia verso il ricevitore una serie di palle ogni secondo, con velocit costante. Se il lanciatore
fermo, al ricevitore arriva una palla ogni secondo. Se il lanciatore, continuando a lanciare una palla al secondo
(frequenza costante), si avvicina al ricevitore, questultimo ne ricever un numero maggiore perch le palle
devono percorrere sempre meno strada. Quando il lanciatore si ferma, la situazione ritorna come allinizio. Se
il lanciatore si allontana si verifica leffetto contrario. Ci che cambia quindi la distanza (definita propriamente
lunghezza d'onda); come conseguenza, la frequenza (altezza) del suono percepito cambia. Leffetto Doppler
la causa del bang prodotto dagli aerei quando superano la velocit del suono (Figura sotto).
L'eco
Leco un suono che rimbalza da una parete riflettente. Poich la velocit v del suono costante, il tempo t
che il suono impiega per andare alla parete riflettente e tornare alla sorgente si calcola con la formula:
Riassunto 154
La
Figura
a
sinistra
una
rappresentazione grafica di unonda
elettromagnetica: il campo elettrico E ed il
campo magnetico B, sono descritti da
vettori che oscillano su piani perpendicolari
tra loro. La direzione di propagazione
dellonda perpendicolare a entrambi i
vettori.
Anche le onde elettromagnetiche sono soggette ai fenomeni tipici, come la riflessione, la rifrazione, la
diffrazione e l'interferenza. Quando un'onda elettromagnetica incontra un mezzo materiale, la sua energia
pu essere assorbita dal mezzo o pu venire trasmessa. L'interazione delle onde elettromagnetiche con la
materia dipende sensibilmente dalla loro frequenza.
Esercizio 160
La riflessione della luce
Il fenomeno della riflessione della luce si verifica quando un suo raggio incontra una superficie riflettente, per
esempio quella dello strato dargento distribuito dietro il vetro di uno specchio. In questo caso il raggio di luce
non riesce a penetrare allinterno del corpo, venendo rimandato indietro.
Quando la luce proveniente da una sorgente luminosa incontra una superficie ben levigata (ad esempio uno
specchio o una superficie metallica priva di asperit) parte della luce torna indietro nell'aria (luce riflessa).
Esistono due leggi che regolano la riflessione della luce, dovute a Cartesio:
La prima legge della riflessione afferma che il raggio incidente, il raggio
riflesso e la perpendicolare alla superficie riflettente giacciono sullo stesso
piano, detto piano di incidenza.
La seconda legge della riflessione afferma invece che l'angolo di
incidenza i e l'angolo di riflessione r sono uguali tra loro: i = r, dove
l'angolo di incidenza i l'angolo che il raggio incidente forma con la
perpendicolare alla superficie, mentre r l'angolo del raggio riflesso.
Figura A: quando la luce passa da un mezzo con indice di rifrazione minore (aria) a uno con indice di
rifrazione maggiore (acqua), il raggio rifratto si avvicina alla perpendicolare (a = b; c minore di a e di b);
Figura B: quando la luce passa da un mezzo con indice di rifrazione maggiore (acqua) a uno con indice
minore (aria), il raggio rifratto si allontana dalla perpendicolare (a = b; c maggiore di a e di b).
In entrambe le situazioni langolo di incidenza (a, a) langolo di riflessione (b, b) e langolo di rifrazione
(c, c) sono misurati rispetto alla retta perpendicolare alla superficie di separazione nel punto di incidenza.
La rifrazione consiste nella deviazione che subiscono i raggi di luce quando attraversano la superficie di
separazione fra due mezzi diversi.
Indici di rifrazione assoluto di
alcuni materiali
Mezzo
Indice
aria
1,00
ghiaccio
1,31
acqua
1,33
alcol etilico
1,36
olio di oliva
1,46
glicerina
1,47
1,52
diamante
2,42
Osservando dallesterno un pesce immerso in acqua, locchio vede una immagine in posizione sbagliata.
I raggi del sole vengono riflessi dagli oggetti e, uscendo dallacqua, vengono deviati dalla rifrazione,
mostrando una immagine in posizione virtuale che non corrisponde quella reale posizione (Figura sopra).
Per avere una indicazione del comportamento di un singolo materiale rispetto alla rifrazione, si fa riferimento
allindice di rifrazione assoluto di una sostanza: esso rappresenta lindice di rifrazione di tale sostanza
rispetto al vuoto. Questa grandezza fisica varia da sostanza a sostanza e costituisce unulteriore propriet
della materia (Tabella sopra).
Le fibre ottiche
Le fibre ottiche sfruttano il fenomeno della riflessione
Siccome la luce bianca costituita da un insieme di onde luminose di diversa lunghezza donda, la
dispersione di tale luce dipende essenzialmente da due fattori:
la diversa velocit delle onde nel mezzo attraversato, che dipende dalla diversa lunghezza d'onda;
Un oggetto appare rosso perch riflette prevalentemente la componente rossa della luce, ed assorbe tutti
gli altri colori. Un corpo appare nero quando assorbe tutti i colori; viceversa, appare bianco quando non
assorbe nessun colore. Il rosso, il blu e il verde sono chiamati colori primari additivi perch quando
vengono mescolati si sommano e possono originare tutti gli altri colori. Il rosso, il giallo e il blu sono invece
colori primari sottrattivi.
Le Figure sotto mostrano i colori prodotti quando i tre colori primari vengono proiettati su uno schermo. La
luce bianca si ottiene quando si sovrappongono tutti e tre i colori primari. La sovrapposizione di due colori
primari genera un altro colore, detto colore secondario. Per esempio, sovrapponendo il rosso e il giallo si
ottiene larancio, mentre il colore blu sovrapposto al colore rosso d il magenta.
Esercizio 161
Lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche
La luce solo una piccola parte delle onde elettromagnetiche: le lunghezze donda delle radiazioni
elettromagnetiche coprono infatti un ampio intervallo che va circa da meno di 10-16 m (i raggi X e le
radiazioni gamma) a pi di 103 m (le onde radio).
Tutte le onde elettromagnetiche si propagano con la stessa velocit nel vuoto, mentre il loro comportamento
nei diversi mezzi dipende dalla lunghezza donda e dal tipo di materiale.
Locchio umano in grado di vedere solo le onde elettromagnetiche le cui frequenze ricadono
nell'intervallo compreso fra 4 1014 Hz e 7,9 1014 Hz. Linsieme delle onde elettromagnetiche suddivise in
base alle frequenze (o alle lunghezze donda) definito spettro elettromagnetico (Tabella sotto).
Le onde radio
Le onde radio o radioonde sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda da 1 mm all'infinito.
Le onde radio con lunghezza donda elevata, grazie al fenomeno della diffrazione, riescono ad aggirare
ostacoli di grandi dimensioni; per questa caratteristica sono utilizzate nelle comunicazioni a grandi distanze.
Le onde sonore (voce, musica, rumori) fanno vibrare la membrana del microfono, collegata ad un circuito
elettrico oscillante che genera unonda radio (trasduzione) che, dopo opportuna modulazione di ampiezza e
di frequenza, viene trasmessa da una antenna. Attraverso lantenna del ricevitore londa radio rimodulata
arriva ad un circuito elettrico simile a quello precedente che la ritrasforma in segnale elettrico, poi in
vibrazione della membrana dellaltoparlante.
Le microonde
Le microonde sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda compresa tra le gamme superiori
delle onde radio e la radiazione infrarossa (lunghezze d'onda tra 10 cm e 1 mm circa). Sono in grado di
penetrare in diversi materiali. Quando attraversano un materiale, generano delle oscillazioni degli ioni, il cui
movimento provoca un riscaldamento. Questo effetto termico chiamato diatermia ed utilizzato a scopo
terapeutico in medicina per riscaldare zone limitate
del corpo umano. Non raggiungendo temperature
troppo elevate, esse riescono a curare artriti,
borsiti, strappi muscolari e danni traumatici in
genere. Interagiscono con le molecole dacqua, le
quali, messe in vibrazione, sviluppano calore: per
questo vengono utilizzate per la cottura dei cibi
che, al loro interno, contengono acqua.
Sono utilizzate anche per telecomunicazioni
spaziali perch sono in grado di trasportare molte
informazioni. Per inviare o ricevere segnali a
microonde vengono utilizzate grandi antenne
paraboliche (Figura a sinistra).
Le radiazioni infrarosse
Le radiazioni infrarosse (IR, InfraRed) sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda compresa
tra 700 nm e 1 mm (banda infrarossa); si trovano oltre la zona rossa dello spettro visibile. Sono anche dette
radiazioni termiche perch sono emesse dai corpi caldi.
In medicina sono stati messi a
punto degli analizzatori a raggi
infrarossi
che
vengono
impiegati per rivelare i punti
caldi allinterno del corpo
umano; sullo stesso principio
sono basate le telecamere
allinfrarosso (Figure ai lati).
Le radiazioni ultraviolette
Le radiazioni ultraviolette (UV, UltraViolet) sono radiazioni elettromagnetiche con lunghezza d'onda
compresa tra 400 nm e 10 nm. Sono contenute nelle radiazioni solari ma non sono percepibili dai nostri
occhi perch hanno frequenze maggiori rispetto a quelle della zona del visibile. Sono dannose per gli occhi,
ma hanno un potere abbronzante per la pelle perch stimolano la produzione della melanina.
I raggi X hanno la propriet di penetrare i tessuti ma di essere bloccati dalle ossa: per questo sono usati
principalmente nella diagnostica medica per ottenere le radiografie. Poich le radiazioni possono provocare
seri danni alla salute, necessario evitare un uso eccessivo e proteggere le parti non interessate con
schermi di piombo, un materiale in grado di bloccarli.
Tabella riassuntiva delle frequenze e delle lunghezze donda delle radiazioni elettromagnetiche.
Tipo di radiazione elettromagnetica
Onde radio
Microonde
Infrarossi
Luce visibile
Ultravioletti
Raggi X
Raggi gamma
Esercizio162
Riassunto 163
Esercizi 164 -169
Frequenza
300 MHz
300 MHz 300 GHz
300 GHz 428 THz
428 THz 749 THz
749 THz 30 PHz
30 PHz 300 EHz
300 EHz
Lunghezza d'onda
1 m
1 m 1 mm
1 mm 700 nm
700 nm 400 nm
400 nm 10 nm
10 nm 1 pm
1 pm