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Sui Papiri Schubart Author(s): Luigi Alfonsi Reviewed work(s): Source: Aegyptus, Anno 33, No.

2, RACCOLTA DI SCRITTI IN ONORE DI GIROLAMO VITELLI V (LUGLIO-DICEMBRE 1953), pp. 297-314 Published by: Vita e Penseiro Pubblicazioni dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore Stable URL: http://www.jstor.org/stable/41215468 . Accessed: 17/04/2012 05:57
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Sui Papiri Schubart


i. W. Schubartnella sua recente edizione dei Papiri di Berlino (1) ha pubblicato come poesia ellenistica un testo (il 17) che R. Merkelbach (Zii Pap. Schubart 17, in Museum Helveticum,1953, pp. 125-127) ha sottoposto a nuovo esame giungendo alla conclusione dello Snell, che si trattidi un poeta della tragedia seriore,per lo stile so geziert. Il papiro del HI II sec. a. ., e parecchio mutilo: certo che anche nell'atteggiarsi quasi romanticodella scena non pu non trattarsi di un canto lirico di tragedia post-euripidea(il Merkelbachanche per affinit metricheha richiamatoil canto del mattino nel Fetonte di Euripide) di una poesia ellenistica. La prima parte presenta i seguenti contatti con descrizioniconsimilidi Mimnermofr. 10 D, Stesicoro fr.6 D, Eschilo fr.69 N e Antimacofr.66 Wyss. Particolarmente : v. 5 . . . St *0a pertinentici sembrano i contatti con Mimnermo spet e vv. 15-16 del Papiro: .... <pspou<7t, ||Asptov cpoSia *([) ; v. 7 ;, spt'ou TTjAsvat xy^ovi' uSajp in Mimnermoe nel Pae vv. 12-13 piro v. 21 u~so3sv (?) ; v. 8 Mimnermoywpou <p''KrcsptScov c Papiro al Tv liassetSeovyopayo ; v. 9 ya tav e v. 18 Papiro 1 ?Heyjptyveta yv; v. 10 -' aV/ie v. 15 Papiro onov v' atSipa. Inoltre ben chiaro in Mimnermoil concetto del sole che giunto all'estremo occidente, il luogo delle Esperidi, ritorna dormendo in oriente, il paese degli Etiopi, per riprenderela sua fatica: che il Vediamo Stesicoro, dove c' una pensiero pure del nostro frammento. consonanza col nostroPapiro al v. 2: S '12x.avoto e v. 17 Papiro oltre all'allusione alle sacra della notte oscura (?), profondit 7uep5c(t); v. da col v. che si 14 sol del (...vu/CTo pefAva 3), Papiro, collegare intendanosempre i paesi dell'Occidente. Antimacoricordando1'yax/Xujjivv) anche se si trattadella 'lpS-sta, ci riportaall'estremoOccidente in un mondo collegato alla patria ninfa, di Gerione: il che ci interesser per successivirilievi.- Vediamo ancora il frammento eschileo (69 N) : sv5' im Sua^at fcou | ; eH<pat<jT0TIT/.S; | sTra;,v ) StaaXXst | izokxjv otSaTsvTa cpspst 7upov Sp/.oo Literarische (1) W. Schubart,Griechische Papyri,Berlin1950,pp. 37-39.

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che presenta partioB-zic, | Isp; vuztfAoXyv I [ASxvt7C7tou rcpocpoycv colari somiglianzecon Stesicoro ed Antimaco(per il Ssrca)ma, tranne di papiro. la menzione della notte,assai scarsi con il nostro frammento Ma gi Paniassi nel I'dell'Eracleide (fr. 7 K) parla di Eracle spintosi Esauriti tutti i confronti(che del resto sono in Ateneo st 'Kpetav. XI, 469, 38-39) osserviamo che il nostro papiro si presenta alquanto diverso,per l'intonazioneromanticadella descrizione. Crediamo anche noi che il primo periodo (vv. 11-16) sia troppo lungo per poterlo considerare come un'invocazionealle guide del coro delle Esperidi (che cos per noi va inteso l'ipponatteo cd tv eE<y7rspSwv ).Si tratta di una sapienteaperturaper dare l'impresinvece,coi colori mitologici, /XeuSov v. 12), con un gioco sottiledi opsione della nottefonda (vu^tocv xv <pas<7<ppov tra e luce tenebra (ve<7a[Asi'sTai posizioni atyXav; e poi A del cielo. nell'immensit questo quadro segue l'evocazione, di<po) i e certo della notte. Poteva luna che retta forse, della guida naviganti, un d'amore ad una ad canto qualsiasi descrizione suggeappartenere viene un stiva del silenzio stellato. Ma a farlo riteneredi epoca seriore, confrontocon un passo di Properzio. Nell'elegia HI, 22 di Properzio, che l'amico Tulio in tutt'altrocontesto,di cose straordinarie parlandosi, le bellezze di Roma, il e mondo non nel che vedere valgono pure pu e di ed Anteo e finalla lotta rcole stabula ricorda poeta Qeryonis choros (v. 10). L'ordine che qui Properzio semente;.. Hesperidumque geografico (cfr. Die Elegien des Sextus Propergue prevalentemente M. erklrt von Rothstein,vol. II, p. 168,n. 7; Butler-Barber, The tius, Elegies of Propertius,Oxford 1933, p. 316, n. 7, 8 e 9) giacch Atlante, Medusa, Gerione (Rothstein,op. cit., ibid., n. 9), la battaglia di rcole ed Anteo, e le Esperidi sono localizzati nell'estremooccidente: per quanto non si escludano pure ragioni di collegamentomitico (cfr. L. Alfonsi, Ps. Esiodo in Properzio?, in Rev. de Phil., 1949, pp. 24-25). Ma rimaneda sottolineare, spiegabile per quanto in s ovvia e facilmente per via analogica, la menzionedei cori delle Esperidi : per la quale di Theog. 275 e hanno ricordatele el.fa7uspte; i commentatori Tuyucpwvoi v. 275) o Plnio n. h. V, 1,3 Hesperi518 (e sono );vux.t; datn horti: e per spiegare chori si ricorre ad Euripide, Hipp. 1A2 jtpa . . . tScvobuiv, ed Herc. 394-5 OfAvwS; | rilvSzvT7cspiov Tteptov S vtAat 1398 nonch Rod. ad. Apoll. ; aiAv, IV, 'KdxsptS (< astXoixjat TCotTuvuov (e si cfr.Schol. Ap. Rod. IV, 1396, d., p. 317, t(Aepov 5 ss. Wendel,assolutamentegenerico). Ma il passo del papiro parla precisamente, con singolare concomitanzacol v. di Properzio, di ed twv proprio per l'ele^opayot(1). Conclusioni: abbiamo mostrato 'lUTTCsptcov si pu vedereI, 19,13; II,30, dei cori in Properzio (1) Per l'immagine 34 (il coro delle Muse); IV, 7, 62 (dei Coribanti); II, 32, 38 e III, 17,22 per il Si veda inoltrea mo' d'esempio coro delle Baccanti. Tibullo, II, 1, 88 lascovi

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gi III, 22 (art. cit.) che Properzio attinge,attraversotradizionealessandrina,d Esiodo, al ps. Esiodo del Catalogo : probabile che anche questa ulteriore consonanza di espressione ci porti al mondo alessandrino, poco prima: e ne verrebbeconfermata approssimativamente la datazione del testo poetico greco. Pi in l impossibile andare: che sarebbe assai inverosimile supporre da parte di Properzio conoscenza del nostroframmento. Esso ci documento- non privo di anche per poetica grazia - di tradizionialessandrineche furonofonte, la espressione,della elegia di Properzio,specialmentenel settore della mitologia. II. Il papiro 21 Schubart schmalerPergamentstreifen aus einem Codex che verrebbe assegnato al V sec. d. . dato senz'altro come un commentario di Sofocle (p. 45). Veramentenulla conagli 2 tenuto che esplicitamente avvalori l'attribuzione.Lo Schubart per osserva (p. 46) che si tratta di pi persone che giungono da Licomede ? ; r. 8, rcapsysvovTo), una delle quali ; r. 6, T]p7r/)<jav (r. 4, iw<7ovta; Odisseo (r. 5 e r. 12): e siccome Achille sarebbe stato convinto dal solo Odisseo (Apollodoro, Bibl. IH, 13, 8), mentre qui accanto a lui altri,ne verrebbedi conseguenza che qui si tratterebbe comparirebbero della Abholung di Neottolemo,che formava oggetto degli 2 sofoclei, dove entravano in scena Odisseo e Diomede. Si veda al risoguardo secondo l'indicazione di Schubart il fr. 513 N degli vJjpioi v fcXat'ouffty ixgB-qci kqlyA vm tv foclei: Xk' et (evvi ^tocvvtoc | Saocp'ioi;

sidera fulva choro (ina AVC hanno horo); Orazio, IV, 14, 21 Pleiadum choro; veloxchorus(civ. Eurip., EL 467 ocaxpow et astrorum Stazio, Silvae, III, 3, 54 servit aSrsptoi /.); e in prosa Apuleio, met, VI, 19, 6 ad istum caelestiumsiderum redies chormecc. Notevole perch forse dettatada Properzio l'allusione alle chorus , nitidicustodia luci: ma giova Esperidi in Lucano IX, 362 virgineusque : Hesperidumpauper spoliatisfrondibushorriportareanche i versi precedenti tus. I Invidus,annoso qui /amam derogai aevo, | qui vates ad vera vocat. Fuit aurea silva ' divitiisque chorus ecc. graves et fulvo germinerami ' virgineusque (Tale contattocon Properzio non vedo rilevato n in Hosius, ed. Leipzig 1932, p. XXVII e XXIX ; n in Sex. PropertiiElegiarum liber I [Monobiblos),edidit. P. J. Enk, P. I Leiden 1946, p. 61 ; n in C. Hosius, Zum Nachlebendes Pro (Poland Festgabe), 1932, pp. 149-154 e specialperz, in Phil. Wochenschr. mente p. 153; n ora in D. R. Shackleton Bailey, Echoes of Propertius, in Mnemosyne 1952, pp. 307-333 e specialmente p. 312. Ma potrebbetrattarsi * di incontrocasuale tra Properzio e Lucano, anzich di derivazionedi immagine del secondo dal primo).

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Osserviamo per che il testo troppo mutilo e smilzo per consentire eccessive illazioni,n il nome di Diomede compareaffatto. D'accordo che Achille sia stato convinto dal solo Odisseo - almeno in un ramo della tradizione, che non dettoper sia assoluto,- ma ci non implica che Odisseo solo abbia fattoil viaggio e sia giunto presso Licomede. Tanto pi che se si accettasse al v. 5 la proposta integrazionedello Snell (p. 47) qualcosa di simile: CkV iv[ ' >.7)]3-a<; '0iK7[(7s<; ne verrebbe, a giudizio dello stesso Snell, che la Trugrede )TTsto-yjt a Licomede era tenuta,proprio da Odisseo, il quale quindi sarebbe la del dramma. figurapreminente Altra via quella^battuta dallo Snell,acutissimamente ; egli, sia pur con molta cautela e non senza nascondersile difficolt relative,pensa, partendoda r. 16 che ausgerckt, ad un commentoall'Ilade XX, 53, per cui anche la prima pagina, le righe 1-14, sarebbero (wren) mit solchen Ilias-Erklrungenzu vereinen (p. 47) : onde il passo, sulla base di r. 11 v] o/dcti . . sarebbe da collegare con Iliade . Tpeo^ev [ XIX, 326 ss. dove Achille dice di suo figlio Neottolemo... o 2*pa>j.oi zvi tosatoci (pilo:,u, e con Cicerone Lael. XX, 75 enim, ut ad fabulas redeam, Troiam Neoptolemuscapere potuisset,si Lycomedem, auapud quemerat educatus,multiscum lacrimis iter suum impedientem dire voluisset Conseguentemente si tratterebbe di un'esposizionedel tessuto degli 2>t'jpiot : e il papiro sarebbe da sofoclei,relativia Neottolemo vedere come una raccolta di esegesi all'Iliade dove die Erluterungen zu II. XIX, 326 und XX, 53 in einem Codex im Abstand von einer Seite aufeinander folgen (p. 47). Ora certo che gli Stptot sofoclei si ispiravano alla Abholung di Neottolemoda Sciro (si veda R. Pfeiffer,Die Szptot des Sophokles, in Philologus 1933, pp. 1-15; . E. Fritsch, Neue Fragmente des Aischylosund Sophokles,Diss. Hamburg 1936, p. 53 ss. ; Snell, loc. cit., in Omero, ad opera di Odisseo : Od. XI, p. 47), cui gi riferimento 506 ss. : toi TCoctS ys NO7uto"Xaoio Twaav aV/)5"sY)v &; ()ts^.sst. [^,
Tyayov x. 2/pou ' /-v^[AtSa '^-ou.
AT yp f/.bV y 3C0tV/)7U VYJ (77)

vKjrvab, | ^pun 7)<7<7ov )[ tou KkaUw av v^v | vuv &', -yspat, ' v7)vi>T0j s^st . . .

Ma qui, nel nostro di Neottolemo non propriamente papiro, parola. Aggiungiamo che la menzione di Odisseo anche nella seconda di un'altra trattarsi storiarispetto pagina, riga15e ss.,dove pur sembra alla precedente, piuttosto n riceverebbe significativa, adeguataspiecome per con moltacircospezione ha fatto gazione se si supponesse,

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Interessaancora Igino, fabula 96 (ricordato anche da Gallavotti, art. eum (se. filium) in insulam Nereis... commendavit cit., p. 187): 77te/s filias habitufemiScyronad Lycomedem regem quem Hie inter virgines nino servabat... Achivi autem cum rescissentibi eum occultar i, ad recol nostro oratores miserunt paqui rogarent (si noti, gem Lycomeden piro, il plurale!!!) ut eum adiutoriumDanais mitteret... Importante ancora Filostrato il Giov., mag. 1 (citato da Gallavotti, art. cit.,
p. too; 187) :

al nostro fine: stiSo; toO ^aiS 'A/Xsoj[ tyjv sttAap|AVY)v ETCsyv&jy.ut'a;, )[ zi )v vl"Xt|ov(TTpaTSta aTv [ ^ x.pY) <7.:/)[7. ^ AuKOfAVist 2x,upco[vSuv|<7TYjt. Tpcpojv o'/teivof; 3"i>yaaTv | ); p<pav/)vovo[A3c[Av)tS[At|av, tocjttk <juvETCap3-VUE[v Tspa] * eottiv ttjv -ovJX'bx o; b[i Ay)t^[[Aiav "Xa3"pa|o; sy|x.o[ov |yvoo'S[Avov . Ot 8 TCp t[ov 'Aya[A|[Avov[a yjpyj^atov aTo x.[e"Xuv|tojv iit]oy)(jzv zECTEtT.aV TGV | dtO[A^07)V... | TTJV ^[wp]t; 'A/tXCt);[A] 7[010""] CTpOCTEtav

Siojv Snell, l'esegesi a Iliade XX, 53 2t/.VTt Xwvi (cf. anche v. 151) sulla base di . 17 KatiliKolv/].Ma Odisseo che c'entrerebbe? Forse piuttosto da pensare a qualcosa come una raccolta di avventuredi Odisseo, di aristeie, di imprese compiute ad dall'eroe. Ad una di queste alluderebberole rr. 1-14,e precisamente un'impresacompiuta in Sciro, presso Licomede. chiaro che, cos impostata la questione, appaiono meno convincenti per lo meno bisognose di altra documentazionee sostegno le ragioni che hanno fatto pensare alla Abholung di Neottolemo,perch non detto che alla r. 11 debba essere contenutaun'esegesi di Iliade XIX, 325 ss. Infattiad Odisseo era ascrittoil meritodi aver sottrattoa Licomede, anzi a sua figlia Deidamia, lo stesso Achille. L'espressione, del resto generica, v oymTp<pAsv[ov ? pu anche semplicemente alludere ad Achille nutrito in casa del re di Sciro, e poi condotto via da Odisseo. La leggenda era ben nota, ed aveva fattooggetto degli !y.'jpioidi Euripide (si veda in Nauck, fr. 682-686, pp. 574-575), che proprio appuntava la sua considerazionesulla figuradi Achille. Pu essere utile,a tale scopo^ comparare 1' izBzaiz di questa tragedia,che, in formapurtroppomutila,ci pere che stato pubblicatoda venuta in un papiro dell'et degli Antonini, C. Galla vorn, Nuove Hypotheseisdi drammieuripidei,in Riv. di fil. di cl. 1933, pp. 177-188 e specialmentepp. 185-188; Id., Hypotheseis drammi euripidei, in Papiri greci e latini, voi. XII, fascicolo II, a cura di V. Bartoletti, Firenze 1951, pp. 195-6. In esso, dopo - data 1' del dramma,si dice, con espressioni che riescono significative

coincide col papiro dell' hypothesiseuripidea e in parte del papiro Schubart: quindi l'acquisizione di Achille ai greci era opera comune di Odisseo e Diomede in Euripide: ci risulta per un ramo della tradizione in maniera indiscutibile.

at .[); jtpat .... TToepS'SVEovTou vTaOa "Xyou yp si; av 'OSut'ts ... che ^EXXvjva , .... ^^);

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di /pyj^aot anche nel dramma Dunque la menzionedi un pviTfA euripideo: e perci l'espressione ^kzgz /pv)[?p<; (per il cui valore si veda, tra l'altro, Luciano, Alex. 43 ; Eliano fr. 73, cfr.Snell, p. 47) perde quel caratteredi assolutezza che pareva avere: e pu rivelareanche il drammadi Euripide. Quest'ultimo (su cui cfr. A. Krte, Euripides9 Skyrier, in Hermes 1934, pp. 1-12) ebbe una notevole fama nel mondo antico, e greco e romano: basti pensare che probabilmente ha influitosn'VAchilles di Livio Andronico,secondo la geniale ipotesi di E. Bickel, Die Skyrierdes Euripides und der Achilles des Livius Andronicus,in Rh. Mus. 1937, pp. 1-22, sulPAchilleidedi Stazio (Id., art cit, p. 4, p. 8 e p. 16 n. 1 ; Krte, art cit, p. 8 e ss. (l)), e su altri ancora (si veda ad es. Properzio II, 9, 16 Scyria viduo Deidamia alla tradizione euripidea, toro (2), che si riferiscecerto genericamente ed ancora Ovidio, Met XIII, 134 e 162-70; cfr.pure Igino, Fab. 96). SpecialmenteApollodoro HI, 13,8 per la nostra indagine interessante, come si vedr, il che gi il Oallavotti aveva in due punti soprattutto,
notato: (b; bi yvxo vvasx]; 'A^iXXe, KXj^avio Hyovxo o 5 i v a d a t ^ w p ; a 0 x t a v a Ep s 3" vj v a , Bsxi axv ^-, ffSTjxt yuvatfcsta siSuTa <7xpaxu[ASvov xyj Aoy-ofA^Sou w; TuapSsvov ^ -. e ? Tpe|Avo$ aux >Ckr'B-zi x.at (vexai ; y Ay)i^aASa [Atyvuxai, s 'OSuttsu ^yjxfv NeoTxXeu.o ". ^yjvuB'vxoc Auzo[/.^osi '^);a, G"X7rtyyt supe. j^p'7)(y[Aevo

di Euripide risulta negli xoioi Ma si ricordiche dalla hypothesis di Diomede. anche la euripidei presenza Quindi pure in altre tradizioni (e in quella euripidea), appaiono : a) la profeziache Troia senza Achille non chiari questi due momenti sarebbecaduta (cfr.nel papiro dell' - axo; euripidea . . . ^pYio^&v
x*Xsuvtojv xvjv or'xpaxstav. . .). yojpi 'AyiXkto [ATITTOteto-B-ai

b). la dimora di Achille presso Licomede, espressa proprio col tere nella hypothesis : xp<pcov mine xps<p[Asvo, (cfr. Gallavotti, ari. cit, p. 187, dove per si riferisce a Licomede che alleva Deidamia). e) la presenza anche di Diomede pure 'n Euripide. Ripetiamo che noi siamo ben lungi dall'aver la pretesa di riferire senz'altro ad Euripide, ad un eventuale sunto della tragedia di Euripide,

(1) Cfr. anche P. Papinio Stazio, L' Achilleide,testo critico e commentodi Silvia Jannaccone, Firenze 1950, p. 21 e p. 28 ss. per un'informazione generica sul problema. (2) Per l'espressione viduo toro data dagli Itali contro viro degli altri mss. Filodemo IX, 570, che non da propriamente senso, si confronti, genericamente, c68etv o touv vv. 3-4 e 7-8 Iv (Aovox^vto per mostrareche ha una sua 7reTpt8u> legittimit.

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il testo che abbiamo davanti. Diciamo solo che le ragionidi assegnarlo a Sofocle non ci sembrano cos assolute,ma piuttostopari a quelle per Euripide,seppure non ci troviamodavanti anche ad una versione composita. Il papiro comunque parrebbe forse avere il carattere,piuttosto, di una silloge mitografica, in una sezione dedicata ad Odisseo e alle sue imprese (si cfr.ad esempio il discorso di Ulixes nel citato libro XIII delle Metamorfosi ovidiane con l'elencazione di tutte le sue gesta, che attingea tradizione retorica!), che non di un commentario esegeallo tico all'Iliade. Ogni conclusione troppo esplicita fprseprematura, stato attuale della ricerca,se non proprio esclusa anche in avvenire. HI. Un certo interessepresentail Papiro Schubart 39 (GriechischeLiterarischePapyri, Berlin 1950, pp. 75-5) dato come moralische Abhandlung dall'editore dotto e benemerito.Si tratta di un papiro del I sec. d. . contenenteuna letteradi una donna et tv lluppov la violenza viene condannata,e saggezza (r. 2) in cui presumibilmente e giustiziaposte pi in alto con esempi desunti dai Diadochi (Lisimaco, Tolomeo Cerauno). Continuando si dice - e qui mi servo anche delle che assieme a P. Maas ha proposte R. Merkelbach (Zu Pap. integrazioni Schubart 17, in Mus. Helveticum 1953, p. 127) - dalla riga 9: oOvsTuev . . . v.ok(oc ogti [ oovja outcj; vviTov 'Apt<rf SLp[s,S"yjvat /.cti 2Xo)v r r MtSa e'^ouTO svat] ox.]ocv [)^ov ^[/.[yjpo - ll^rjojvrt<^'[ . . . Veramente go] 'ApiffTetSv); 2[) il testo dello Schubart integra sps3-Y)vat av ^ e traduce : ma non aveva rintracciato ancora l'antitesi parafrasaconseguentemente Omero-Mida (cfr.la ps. erodotea Vita Omerica,11 (1) ). Ammessaperch, di Merdato il contesto, appare pi probabile e plausibile l'integrazione si contrappone kelbach,cerchiamodi stabilireil concetto. Evidentemente chi anche se povero di beni materiali ricco di pregi spirituali a chi di virtintellettuali. la celebrazione barbaro e dovizioso ma sfornito della saggezza anche se misera nei confrontidella sfrenataopulenza da barbari re, che nella tradizioneleggendariaerano messi caratterizzata in contattocon corrispondenti greci; su Omero e Mida si veda appunto la gi citata Vita Horn. 11 ps. erodotea; su Solone e Creso si ricordi Erodoto I, 29 ss. (su cui cfr. A. Maddalena, interpretaziuni erodotee, > Zur VitaHomeri in Wiener L. Radermacher, Studien Herodotea, (1) Cfr. Mida che e ricordi inoltre Creso sono Si della 1-9. 1949, tipici pp. personaggi diatribica .... 2ap8av7r<xXXo<; tradizione .... 2, Mta (cfr.Luciano,Dial. mort. : cfr.R. Helm, LucanundMenipp, Leipzig1906,p. 55 e 342). KpoTdo

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Padova 1942, p. 40 e specialmentep. 70; B. Snell, Leben und Meinungen der Sieben Weisen, Mnchen 1952, pp. 42-43 e 46-58; e p. 144 appunto l'antitesi tra Solone e Creso nel Ludus septemsapientumdi Ausonio nella parte Solon). Interessante l'antitesiSocrate-Perdicca per cui si ricordi la tradizioneattestatada Marco Aurelio XI, 25 : To llsp IV, scp-/), tou j.t,^ 'aTv /.A.X 2&); Tuspt */] a Perdicca (su cui cfr.R. Paribeni,La Macedonia che riprende,riferita sino ad Alessandro Magno, Milano, 1947, pp. 41-52) e non, come solitamente,ad Archelao,la notizia di Arist.,Rhet II, 23, p. 1398a (cfr. F. Carrata, Sulle relazionifra Socrate, Piatone ed Archelao re di Mace 1946,pp. 8-26). Ma non lecito,come fa qualche donia, in Antiquitas di Marco ora proprio sulla editore Aurelio,e lo possiamo confermare base del nostroframmento di papiro,metteretra parentesi ^ si dimostra attestato dalla il Theiler, Mare Aurei, che tradizione(difaiti sich Zrich 282 il testo e a p. 344 zu mantiene 1951, p. selbst, Wege scrive: Perdikka,vielmehrArchelaos sein Sohn; Arin. 25 finemente stoteles Rhet...). Tanto attestato,che nel passo di Ateneo (XI, 506 e == Caristio fr. 1 Mller),dove si riporta quanto Speusippo riferisce di Archelao,il Gomperz(Die Akademieund ihr versu Piatone cpilxaTov P hilo edonismus, in Wiener Studien 1882, pp. 111-112 mac meintlicher Perdicca di ad Archelao fApysXo)) e . 11) propose di sostituire il Si ricordi ancora che fu Eufreo platonico presso Perdicca. espungerlo. il rifiutoopposto Non basta : ma c' anche una tradizioneche configura da Socrate ad Archelao (Perdicca) di recarsi da lui, come disprezzo del pensatore per il denaro e le ricchezze. In senso ostile all'invito si esprimesia la ps. socratica Epistola I che non fa il nome del re, ed /. tojv autoritardicome Libanio (Socrate . . . -< Topwojv Scpojv /.evwv in Socrat 109 165 p. ApoL [V, Foerster]); .Toucpfj; 7' Giovanni Crisostomo (adv. oppugn,vit. mon. II, 5 [Migne, PG. XLV1I, che la rceva 339 - ed. Dbner,vol. I, pp. 22-3|, proprio per dimostrare sulle ricchezze); Stobeo (Flor. XCVII, 28; Cod. pu e deve trionfare Vat. Gr. 151, fr. 243r . 4 in Sternbach, De gnomologio vaticanoinedito, Wiener Studien 1889, p. 221, n. 495; e un posto a se ha pure Diogene Laerzio II, 5, 25). Ed anche Seneca in de beneficiisV, 6, 2 ci da una versioneche insieme unisce la tradizione aristotelica e la tradizione che chiameremo per cos dire diatribica. Si legga: et; dixisseSocrates tr adiArchelaus rex Socraient rogavitut ad se venir r cum e tur nolle se ad eum venire a quo acciperetbeneficia edder Uli , Primm in erat non non deinde posset. ipsius potestate accipere paria prior incipiebat.Veniebatenimrogatus et id dabat, ipse dare beneficium Etiam nunc Archelaus daquod utique Ule non erat Socrati redditurus. us contemptum auri et argenti: us erat aurum et argentumreceptur tur re Archelao Socrates gratam? et quid tantumerat non poterai refer
X.TTOJ ') T"kb)^oii , , avj e ttoc^ojv o Suvt]3" vTsuTuotyjdat,

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hominem vitae ac mortisperiaccepturus, quantumdabat, si ostendisset ? si in tenentem luce media errantemad turn, utriusquefines regem rerumnaturamadmisisset,. eo eius ut usque ignarum, quo die solis defectio fuit, regiam eluderei et filium, quod in luetu ac rebus adversis mor is est, tonderet ? Quantum si timentem ex latebris fuisset beneficium, e iussisset dicens: suis extraxisset et bonumanimumhaber Socrates parem gratiam Archeiao referrenon posset, si ilium regnare vetuisset? Parum scilicet magnumbeneficium a Socrate accipiebat,si ullum dare potuissetSocratL Quare ergo hoc Socrates dixit? Vir facetus et cuius maximepoper figuras sermo procedere solitus erat, derisor omnium, maluitUH nasute negare quam contumaciter aut superbe: dixit tentium, se nolle beneficiaab eo accipere cui non posset paria reddere. Timuit /orlasse ne cogeretur accipere quae nollet Timuitne quid indignumSocrate acciperet. Dicet aliquis : negasset si vellet. Sed instigassetin se et omnia sua magno aestimari volentem. Nihil ad rem regem insolentem utrumdare aliquid regi nolis an accipere a rege: in aequo pertinet, utramqueponit repulsam,et superbofastidiri acerbius est quam non tiL Vis scire quid vere voluerit ? Noluit ire ad voluntar mer iam servitutem cuius libertatem civitas libera is, ferre non potuit Risulta quindi assai ben chiaritoil senso di questa antitesi tra Perdicca (Archelao)e Socrate, antitesi e rapporti che si perpetuano anche tra Piatone ed Archelao (Carrata, art cit.,p. 10 ss. e p. 15 e n. 1 ; ma in Giov. Crisostomo,1. e Piatone): per di pi, constatando cit., l'antitesi tra Dionigi Tpawo noi che la tradizione diatribica ha la sua genesi nel I secolo d. C. (circa la datazione al I sec. della I epistola del Corpus dei Socratici,si veda C. Galla votti, ree. a Sykutris, Die Briefe ecc. in Riv. di fil. cl. art. 529-530; 1935, pp. Carrata, cit.,p. 10,n. 3; mentreSchmid-Sthlin, Geschichteder griech. LiteraturI, 3, Mnchen1940, p. 219, n. 1 pensano al I-II sec. d. . ; J. Sykutris,Die Briefe des Sokrates und der Sokratiker,Paderborn 1933,p. 13 e ss. e p. 112 la pensa pi antica del I secolo), come risulta anche dal passo del de beneficiis,ne abbiamo una ulterioreconferma nel presentepapiro dessen Schriftins 1. Jh.n. Chr. weist , che pertantoviene ad essere uno dei primi testi sicuramente garanti della tradizione(1).
(1) Interessa che il nucleo del racconto nella I Ep. Socratica pu essere contenuto, nell'espressione (ed eventualmente nel suo contrario) xo [asvtoi ob Ixsvo yvow, OTi voo^oTspov Etvatxo TtepiXsTuea-Srai elx !8 acriXsa [/.XXov ovToc ... E per il contrario S. Giovanni Crisostomo, /,cit., col. 339, pp. 22-3 D : Aiovdiov tv StxsXta xupavvov,xousi 8s xai nXdcTwva tv 'Aptaxwvo; wdcxouet Ti; ov, S17CS[o, [7<; !<m ; ti 81 ojetou xo v toT t5v-ttoXXSv yeyovs Tupvvouf/XXov 5 (sv tt yvj <) ; ou^ 6 cptXoffocpo <jT[/.(x<7iv ; xou'xot xa (xsia xo xwv Sopucppwv xo IxpxEt, xat Iv TppTJ Strays, SteTeXecre Tvj XXiqcpavTOto-ta wv' 5 8s v ttj 5Axoc8y)[Jua StrrptpEv ocpSwv
Aegyptus - 20

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Ed ora il problema dell'autore che avrebbe definitopazzo chi non si fosse augurato di essere Omero piuttostoche Mida, Solone piuttosto che Creso (1), AristideSocrate Piatone anzich Perdicca ... Il papiro ha che Merkelbachlascia prudenzialmente un mutilo 9Apt<jT sospeso, mentre Schubart,sia pure col punto interrogativo, propone ');. Esaminiamola possibilitche una tale attribuzioneabbia di colpire nel segno. Il concetto espresso dal passo, come pu risultare anche dai da quello di San GiovanniCrisostomo, luoghi paralleli e particolarmente altres per l'identit degli esempi riportati,potrebbe importantissimo che si deve accordare al Sapere e all'onest anzich essere la preferenza e alle ricchezze: e la valutazione della vita appartata alla magnificenza nei confronti di quella attiva. Concetti che anche se ripudiatida Aristonell'Etica Nicomachea (a 11, 1101a,6 cfr. E. Bignone,L' Aristotele tele
xai cpuTsuwvxa iXat'a; irtojv, xa eUtsXyj 7uapaTi^'fAEvo; Tpa^Eav, xa TrffYj; toiotov pETY] o 8i' wv ipysTai (jlovov, xeivyj; tyj; cpavTocffaext; wv... aXX xat 8i* Sv tzg^zi xaxw;, o^ auTY)v aXX xat tou; 7rotouvTa; ox cpteToa xpuTiTsa^at xat Xav^vstv. os 5 toutou 8i8x<7xaXo; 6 SwxpaTY); ; izaiu 'Ap^&Xou ; xanrot 6 f/iv aatXsu; tqv, xat iv StYJyev Iv [7';r'Sf xa toutov y'v to acrtAuxEito SterpipE, xat v; tfxaTiou ttXs'ov et^ev ouosv .....

tou

Xsw 7, w 7roXXxt; aTv xaXouvTO ixstvou * iauTv [jlyj ^sXvjaat Auxsiov cpsvat xa ; tt]v Ixstvou lutvav iX^sTv. Kat a7u tyj; Soj 8s tyj; xpavuv xat cpaverat .... TOUC7Y); TAp aoi twv TcapaSstyfATwvXt;, yj ouXet XX' xat TEpcov 7Tt[jLVY)(j^)(jLv ; OTOt yp oy) T(ov Iv aatXstot; Xa(jL7pC5v,

Sulla base del quale testo potremmosupporre queste concordanze e rapSocrate, Piatone di frontead Alcibiade, Perdicca e porti nel papiro: Aristide, Dionigi. Per le fonti dell'ai, oppugn,v. mon. di S. Giovanni Crisostomo si IIIer Band, Freider altkirchlichen veda O. Bardenhewer, Geschichte Literatur, burg i. Br. 1912, pp. 345-6 che tra l'altro richiamaP. Ubaldi, Di due citazioni in Riv. di fil.cl. , 1900,p. 69-75 ; A. Puech, di Piatone in GiovanniCrisostomo tome III, Paris 1930, pp. 479-481 Histoire de la littrature grecque chrtienne, richiama echi platonici formali e concettuali e tradizioni stoiche (Dione di Prusa, Epitteto) visibili anche nella comparazione tra il monaco e il re trasposizionedi un vecchio tema stoico . Ora un accenno anche in A. Grilli, nel mondo greco-romano,Milano 1953, // problema della Vita Contemplativa pp. 313-316 specialmente. Mida-Creso si veda ad esempio Filemone fr.189 : (1) Per l'accostamento Mt8a xat xa citati sulla scorta di (roi ed i testi diatribici TavTaXo), Kpofow Helm a n. 1 di p. 7.

xat ^({jlyj <(0(; xai EysvEta xai toi; XXot; 7t<7tv 5AXxtta8ou xpaTotivTo T00UT0V(/.7,;TjV, ocov 7cat8t'ou Ttv; euteXou; cptXoaocpo;^[<; . . .

aatXsuovTo; 0^ [11, tv t8twTtxv Xpevoi tov xat irpay^ova, xat TcoXtreiao8 iyyb pouXvj^svTE eXteTv.Kat iv aTYj 81 tyj uoXtTEta ox ixevou; tou; iv xat xat Tceptouaia, XX xai tou; iv 7TVta, o^et Xa(jt.7rpo; ; iv ELiTeXta,; iv wvTa; t'w. (jlsv yp 'A^Yjvatot; 'AptdTE^yj;, 8v xat TeXfiUTiqaavTa$ 7ioXt; e^a^/s, xat ttXoutw xai yvsi xai Tpu^YJ.xat 8uv(XEt X'-

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perdutoe la formazione filosfica di Epicuro, Firenze 1936, p. 164 e ss.) furonoper a lui familiari nella prima fase della sua vita. In tal caso la presente espressionerisalirebbegrosso modo al periodo del Protrettico , opera quest'ultimain cui la svalutazione delle ricchezze occupa il posto d'onore di fronte all'ideale eroico della felicit nella (ppr/xrt (cfr. fr. 18,Walzer = Cie, Tuse V 10, 30 vires, valetudinem, pulchritudinem ; ed anche fr. 15 W). y divitias,honoresopes conemnere Tanto pi ci potrebbeessere possibilese si accettasse il riferimento aristotelicoper la versione dell'episodio data nel racal Protrettico conto di Eliano, e qui sotto citata, in cui appunto si contrapponela bellezza della casa esteriorecostruitada Archelao alla poca cura delattestatiproprio nel l'anima, con motiviche ritornanopure fortemente Protrettico (1) di Aristotele(fr. 3 W, e Bignone,Studi sul pensiero antico, Napoli 1938, pp. 273-278 particolaricon il richiamo alla casa; O. Qigon, Sokrates, Bern 1947, p. 163). Ma osterebbela menzione non onorificadi Perdicca, un p stupefacente a chi conosca le relazionidi Aristotelecon la corte di Macedonia e rammenti che l'episodio delle relazioni tra Archelao (non Perox.zon aSt^eiv ticca) e Socrate in Rhet. II, 1398 a {%y' bi' 6 2>) svat &uva<7.Srai <b'Ap^s^aov pbv yp <) ) fAvaorai ^ocox.a eu -vTa &g~zq *, cfr.Sykutris,op. cit, p. 14, E. Maier, Socrate, trad, it., Firenze 1943, ~p. 85, dove, come gi stato osservato, la traduzione del passo aristotelico insoddisfacente) presentatoin luce anche se lievementeironica non certo sfavorevoleal re macedone. Per di pi il netto carattere diatribico, moraleggiante dell'episodiocome compare in tutta la tradizione(da Epitteto,fr. 11 Schenkl),nell'antitesi tra il povero e il ricco, spinge a trovare preferibilealtra soluzione. Con una non grave correzione potrebbe pensarsi ad Antisteneautore di un Archelao (cfr.R. Hirzel, Der Dialog I, Leipzig 1895,pp. 123-5 e relativenote; O. Qigon, Sokrates, op. cit., pp. 160-163,specialmente, ma anche p. 293 sull' Archelao e pp. 90, 100 per avvicinamento di Socrate ai 7 saggi ; p. 115 per la lode di Aristide nel Callia di Eschine da Dmmler, socratico), gi intravisto Akademica, Oiessen 1889,p. 3 ss. contraddetto da H. von Arnim, Leben und Werke des Dio von Prusa, Berlin 1898, p. 258; ma urterebbelo stesso titolo,dato che qui si tratta di Perdicca. Comunque il supporreAntisteneautore terrebbe il brano nell'ambito della digressionediatribicache gli propria: carattereque-

e compo1388, in genere: multonamquepulchriuset regalius est animumhaber situmquam habitm exornare(cfr.E. Franceschini, Le versioni corporisvestibus latine medievalidi Aristotele e dei suoi commentatori greci ed arabi nelle bibliotechedelle Tre Venezie,in Miscellanea Ferrari , Firenze 1952, p. 320, n. 12).

ad Alexandrm del cod. Patav. Univers. (1) Si veda anchenella Rethorica

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sto attestatoanche dal raccontinodi Eliano V. H. XIV, 17 che insiste ox.av apeS^vat tv a-rcouciatov sulle ricchezze del re <p'cbv (si veda pure accenno Plutarco, adv. Coi 18, 1117 E che ricorda izpo'ApyXaov, brevissimoa dimostrare che Socrate vs^sysv > ' ). Viceversa si presterebbe assai bene l'integrazione 'AptsTojv : ma quale? Ce ne sono almeno due, di Aristoni.Per quello di Ceo (su cui ora F. Wehrli,Lycon und Aristn von Ieos,Basel 1952), il Peripatetico, dalP assegnazione a lui delle potrebbe cospirare,- indipendentemente ultime 14 colonne dello scritto Twspt di Filodemo, sostenuta TcepTjava da Ch. Jensen (AristnvonKeos bei Philodem,in Hermes XLVI (1911) pp. 393-406),W. Kngel (Der PeripatekerAristn von K^eosbei Philodem, Leipzig 1933, p. 40 ss.) da Brink(s. v. Peripaios, in P. W. Real Enc. der cl. Alt. Spb. VII, col. 935) e contrastatada . Gallavotti (Teofrastoe Aristone,in Riv. di fil. cl. 1927, pp. 468-479), righe che difficilmente potrebberoessere messe in relazione col nostro passo - , il IIpoTpeTTcv/CO; di cui non abbiamo resti meglio ancora il to; di Socrate (fr.29-30 W e pp. 65-6 il commento).Ma rimarrebbe il dubbio il alle per posto assegnato coppie Omero-Mida, Solone-Creso, Aristide ecc. Inoltresempre il caratterespiccatamente diatribico-esortatorio dell'insieme ci fa dubitare pure di questa soluzione e ce ne fa proporre anche un'altra,senza pretesa,sia ben chiaro, di cogliere il vero. Se si trattassedi Aristonedi Chio ? Aristonedi Chio (cfr.s. v. l'articolo di in P.W. Real Enc. der cl. Alt. II, col. 957 e ss.; R. Heinze, V. Arnim, Aristn von Chios bei Plutarch und fioraz, in Rh. Mus. 45 (1890), p. 497 e ss. ; J. Moreau, Aristnet le Stocisme,in Revue des Etudes Anciennes 1948, pp. 27-48, e specialmente p. 29 per coincidenze di idee con la tradizione socratica; O. Hense, Aristnbei Plutarch, in Rh. Mus. 1890, pp. 541-554), a parte la sua provenienza da Chio, che poteva forse renderlo non troppo ben disposto verso i re di Macedonia (cfr. per il caso di Teopompo verso Ermia O. Pasquali, Le lettere di Piatone, Firenze 1938, p. 236 e n. 1 ; W. Jaeger, Aristotele, trad, it., Firenze 1935, p. 145 e 147), si avvicina nel suo rigorismomorale al cinismo (cfr. il fr. 38 dell' Hortensius ciceroniano che manca nell'ArnimSVF, I, pp. 75-90), deflettendodall'ortodossia stoica pi rigorosa, per cui fu attaccato da Crisippo. Prescindendoda altri aspetti e problemidella sua dottrina fissiamo, per quanto riguarda il passo del papiro, il fr.359 (Seneca, Ep. 94, 5) in cui i ricchi sono dichiaratiinfelicissimi : ostendas UH misrrimos divites, ... in cui le ricchezze,tra la virtusunicumbonum da amare e la tursono poste tra le cose assolutamente pitudo solum malum da fuggire, indifferenti assieme agli onori ecc, (e cfr.anche fr, 366 e 367 ma pure 363 e ss.). Anche stilisticamente c' un'osservazioneimportante da fare: come per gli altri stoici, tuttigli uomini sono pazzi e solo il filosofo saggio (cfr. Paradoxa Stoicorum,4 izc, ed Orazio, pwv ,

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Sat H, 3, 40 ss. e anche Heinze, art. cit., p. 519 e ss.), cos nel passo da non preferire del papiro nessuno tanto pazzo, dissennato(vy)xov) e moralmente, che ricco di essere povero ma eminenteintellettualmente conservati pare che questo di denaro e di vizi : e cos nei frammenti richiamoin Aristone non dovesse mancare: fr. 359 = Seneca, Ep. 94, 5 ss. ; Interinsaniam publicamet hanc quae medicistraditarnihil interest nisi quod haec morbo laborat, illa opinionibus falsis (si noti la pazzia per false opinioni! che sarebbe il caso dell'uomo che preferissedi essere Mida anzich Omero ecc. !); altera causas furoris traxitex valitudine, altera animi mala valitudoest Si quis furioso praecepta det ecc. anda est et ipsa furoris insanior erit ipso quem monebit ; bilis nigra cur Idemin hoc alio animifurorefaciendumest. pse discuti causa removenda. verba. Haec ab Aristone dbet: alioquin abibunt in vanum monentium = fr. 372 dicuntur.Ed ancora nel Seneca, Epist 115,8, dove per indisi usa alle vane il correre dietro care nostro apparenze di magnificenza inte: nos illos et inter dell' la metafora impazzire quid ergo sempre insanimus? et tabulas statuas circa nisi nos ut Aristn (1). ait, rest, quod Xo acquistando una Se cos fosse,potremmointegrare'ApiV^cov in conto al celebrato Stoico : tanto pi che i rifenuova testimonianza rimenticronologici paiono calzare perfettamente (cfr.Gallavotti, Teodi detto generale, trattandosi art. ed Aristone, cit., p. 478). Ma, frasto di poterlo sostenon ci sentiamo assai in una tradizione ampia, sperso nere decisamente,pur convinti che in linea metodica la nostra integrazione possa soddisfare.Rimane acquisito il senso esatto dell'espressione,la costanza dei personaggi,almenodegli ultimitre,l'accoppiamento Socrate-Perdiccacome nella versionedi Marco Aurelio, che viene cos e confermaa sua volta la giustezza ad essere maggiormente suffragata, proposta. Rimane spedell'integrazioneavanzata e dell'interpretazione cialmente acquisita la prova che nel I secolo la tradizione diatribica del rapportoSocrate-Perdicca,postulata dal senso dell'accostamentoe diffusa(2). dell'opposizione,era generalmente

art cit.,p. 474 e ss. e Aristone, (1) Si veda ancora Gallavotti, Teofrasto (2) Naturalmentepotrebbe trattarsianche di altri Anstoni di altro solo osserviamo che la nostra proposta non urta nome che inizi con 'Apicrr: contro nessuna ragione obiettiva.Il confrontotra Perdicca e Socrate nel nostro altrettanto il pi ovvio : altri non potrebberoistituirsene, passo metodicamente sulla base di lecito Platone-Perdicca non che postularli giustificati, rapporti come quella del Gomperz. una congettura'

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IV. Il papiro 28 Schubart,dato sotto il titolo Anthologie (Griechische Literarische Papyri,Berlin 1950, pp. 57-8), in una scritturamolto des 2. Jh. v. Chr. presenta un interesse vicina der Geschftsschrift almenoin ci che vi si pu leggere: perch entrambele ciimmediato, concernonoi rapporti tazioni sia di Filemone sia di Antifane tra padrone e schiavo, con un'insistenzaed una concezione per lo meno notevole: che l'atteggiamento favorevoleai servi,e quasi un parrebbe nettamente invito ai padroni ad essere buoni : che non senza vantaggi per loro stessi pu essere la benevolenza di essi per i SoQXob. Entrambi i passi a questo stato d'animo. Lasciamo stare citati rispondonoperfettamente il fr.di Antifane che ci gi noto tale e quale, salvo uno spostamento di sort (1) [Soulcoyp '][ ) i v w
[^p7)(7T; ySV[A]gVO&ST7UTY); ffTlV 7Tja[Tp]

e si cfr. fr. 265 Kock (== Comicorum Atticorum Fragmenta, vol. H, p. 122 <7 <77:) jpY)ffT (Stobeo, Flor. 62, 9). ysv|/.sv Ma l'interesse maggiore per Filemone. Il framment riportato il seguente : (b; 7$ Sou^ot] 8-7;^7)(7 Xastv x.at 8s(77uTat(7t] oulov e[ASv9i Xocsiv. Gi lo Schubart ha osservato che questo un frammento (il 529 N) del Meleagro di Euripide (da Stobeo, Flor. 62, 3) ci); 7$ boukoi Ss<J7CT'a Xastv ^pyidxo
X.at (T7:Tat(7b SoXoV 07.V7)$[.

Anzi noi crediamo che la sostituzionedi Xatv a S^ot; nel secondo verso sia voluta variazione,nel parallelismopi stretto, del comico

classico in Stobeo, S. Luria, Entstellungen des Klassikertextes bei Stobaios, in 4L Rh. Mus. 1929,pp. 81-104 e pp. 225-248.

deformazioni del testo (l) Si veda,ancheper quel che segue,per-eventuali

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rispetto al tragico, indice della coscienza del suo plagio. Ma possibile che Filemone abbia tali e quali ripresi versi euripidei ? Anzi, questa che numerose e gi osservate una prova della esattezza del riferimento, sono appunto le parodie euripidee in tutta 1 commedia media e nuova (si veda G. Capovilla, Menandro, Milano 1924, pp. 222 e ss.), ed in Filemofie in particolare : si ricordi a proposito del fr. 79, vv. 1-2 la parodia dei versi della Medea v. 57, ed anche altrove (si veda E. Rapisarda, Filemone comico, Messina 1939, pp. 14-16 ; e pp. 36-42). Anzi proprio l'esempio del rapporto tra il fr. 79 dallo 2>) con Euripide v. 57 ad avere una singolare vicinanza al caso nostro, confermando per analogia (a parte la possibilit di scambi di nome di autore, tou aurou, ma qui si tratta di comici !) l'esattezza della notizia che riferisce a Filemone due versi che conoscevamo in redazione quasi eguale come appartenenti al Meleagro euripideo. Si veda Euripide, Medea: &<?$' t[/.ep ' ityi'kS'z yfi ts y.opavco l&i (.<) (vv. 57-8)

e Filemone, vv. 1-2 (b; i'fAspo; [/.' tctjXS-s yyj /.opavw l^ou X v T i . . . . (1). Ma Filemone ha, nei suoi frammenti indiscussi, qualche frammento che si possa avvicinare ai presenti ? Gi lo Schubart finemente ha indicato come possibili il fr. 227 dalle ; (?) <7TiSsctctou^pvidToO ); xpstTTv Tu^etv r yjvTarcstvuxat zazo; 'Xs&epov (da Stobeo, Flor. 62, 7 ma sotto Menandro) o il fr. 56 dai llars; : ' So^oi Ss(ttctv) X.GCX.V x.ax,(o xpdcTTcov MsTS^stv vyzv) tv /.oocvyip yyvsTat

(da Stobeo, Flor. 62, 29 M =

22 Hense)

(1) E si veda anche il fr. 120 rivelatore di ammirazione sperticata per Euo te^vtqxots | aa^y)tvst^ov, vSps, w cpaavTtve | ripide : et Xyj^siaicjtv tSetv &v wctt* a7CY)Y${xy)v EpiuSTjv. Si cfr. ora anche A. Pertusi, Menandro ed Euripide, in Dioniso , 1953, pp. 27-63.

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Ma altri ancora se ne possono addurre a dimostrare l'attenzione che Filemone port proprio per il mondo degli schiavi (vedi Rapisarda, op. cit., p. 33): ad es. fr. 22 dalP 'Eoiki[asvo<; (e cfr. fr. 124 (1)), zav XoXov) Tt, -sv v)ttov, Sarcoxa av ot; sffTtv, av3"pw7uo v) vSpwTwo; (da Stobeo, /7<?r.62, 28 M =

21 H) ;

il fr. 31 dai dove si parla in fondo della meno opprimente servit degli schiavi nei confronti degli altri uomini : sic viip, [aouyp gti . ttuptsuwv T7 xXkw v^o, TOUTwv bi Y.c cro[Aupitv t)v STspojvTupocvvo, TupavvovTCtiv cpjio.

So^ot,a(7tXswv stuv, aatXsuc -.sv, 'Avyx.7).IlvTa S', v <jco7u9), bi tttov' [As^ova, TTSu/tev Tpcov TouTotvy^T) Sou^sueiv st (da Stobeo, Flor, 62, 8) ;

il fr. 54 dal ); (generico) :


SoO^O TCrpb SouXoU, Ss(77wT7) <7701)

e il fr. 95 che ha singolari concomitanze con il gi citato fr. 22 tv SouXo; vi tic, <jp>taTnv octtiv sj^st (pcrst yap oSet SouXo; sysv^v) v S' au TU^v) (70[ /.aTsSou^waaTO

II mondo degli schiavi e l'umanitdegli schiavi sono quindi,anche vivi in a noi noti ed ampiamentetestimoniati, attraversoi frammenti Filemone(2). Aggiungasi che il suo epicureismo,su cui e da altri (Rapisarda, op. cit., p. 24 e ss. anche con il confrontodi fr. 173 e 99 e speciale antistoicadi.fr. 85,91 e 146 forse mentedella polemicaanticratetea

(1) Su cui ora Fr. Della Corte, Philem. fr. 124 = Plata. Merc. 404411, in Riv. di fil. cl. 1952, pp. 329-332. e la condizione dei liberti in (2) Si veda A. Calderini, La manomissione Grecia, Milano 1908, p. 38 per Filemone e p. 366 ss.

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anti-Menedemo (1) di fr. 26) e da noi stessi (L. Alfonsi, Echi epicurei ed academici nella letteratura antica, in Atenee Roma 1943,pp. 121125) si richiamatal'attenzione,appunto poteva indurlo ad una pi umana comprensione degli schiavi: non forse Epicuro che scrisse allo schiavo Mys addiritturauna lettera(cfr. E. Bignone,Umanit e Romanit di Orazio, in Poeti apollinei, Bari 1937, p. 212)? Rimarrebbequindi da concludere che tutti gli elementisono per l'assegnazione a Filemone di questi due versi euripidei(tanto pi che si anche per il trovano in un contesto di comici,ripetiamo, evidentemente), concetto: oltre non lecito andare,n dire a quale commedia potessero trattandosi come si visto di motivo e di atteggiamento appartenere, ripetuto. Ma l'ignoto antologistache ha raccolto da Filemone ed Antifane versi pieni di umanit per gli schiaviha rivelatodi aver capito e quasi anche se non esclusivamente, sottolineato, per lo meno prevalentemente, nella commediadi mezzo e nuova tale novit, questa sensibilitsociale della raccolta,essa include anche un giupi squisita. E, data l'antichit dizio critico di notevoleinteressee di valore quasi immediato (2). Per di

E. Schwartz, Ethik der Griechen,hrg. von (1) Sui quali ora interessante W. Richter, 1951, pp. 142-44 e p. 146. Stuttgart wv tout' laurixa aejavyjct1 st (2) Riguardo al fr. 195 di Filemone ocv^pwrcoc ovtoc 8sTcppovsv esso pu essere avvicinato al menandreo ocv^pwTiov Tv^pw-rcivoc (su cui si veda J. Mewaldt, Homo sum, in Anzeiger der phil.-hist.Kl. der Akad. der Wissensch., Wien 1942, pp. 167 ss.; E. Bickel, "Av^pw7rov ovtoc 8eTcppoveTv Menander im in Mus. Rh. 1941, 352; Heautontinu, p. Tav^poWiva, Id., Menanders Urwort der Humanitt,in Rh. Mus, ' 1942, pp. 186 ss. ; A. Krte, Zu Terenz HeauL 77, in Hermes 1942, pp. 101-2 ma in nota 4 di p. 101 ricorda fuggevolmente,col fr. 117, anche il nostro di Filemone; F. Dornseiff,in Hermes 1943, p. 110; E. Bignone, Storia della lett.lat., voi. I, Firenze 1942, p. 386 e n. 1 ; M. Pohlenz, Menander und Epikur, in Hermes 1943, pp. 270-275; F. Klingner, Humanittund humanitas,in Beitrge zur , Godesberg 1947, p. 28 e n. 76; S. Prete, Hugeistigen Ueberlieferung manus nella letteratura arcaica latina, Milano 1948, pp. 41-52). Certo nel passo di Menahdro insistentepure un richiamoal limite che quindi senso dell'umanite comprensioneper tutti- in conformit alla tradizionegreca e ai molti versi euripidei che toccano lo stesso concetto. Ma giova aggiungere anche il fr.195 di Filemone,di solito a questo riguardo trascurato (moltomeno il 117), quanto invece importante pertinente per una completa indagine: ed esso si allinea nella pi schiettalinea della saggezza greca, in un senso molto vicino al passo menandreoe alquanto differente dall'homosum di Terenzio. Interessante anche nei Menaechmidi Plauto, pur ispiratida Posidippo,uno svolgimento di pensiero che presenta qualche affinitcon passi di Filemone sopra citati,e specialmentecol primo da cui siamo partiti,sul vantaggio che anche i padroni possono avere trattando bene la servit. Si trattabene inteso

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LUIGI ALFONSI

con la sezione di. Stobeo in cui sono riportatii versi pi un confronto sia di Antifane sia di Euripide-Filemonee gli altri relativiagli schiavi ci offreinteressenti nel rilievi. I primi due si trovano rispettivamente Florilegio Mein. 62, 3 (come di Euripide) e 62, 9, il fr. 227 in Flor. 62, 7 (?); il framm. 56 in Flor. 62, 29; il fr.22 in Flor. 62, 28; il fr. 31 in Flor. 62, 8. Ci troviamoquindi in presenza di una sezione organica che ha un contennto omogeneo, x,a SouXwv. Si sa che lo Stobeo (A.-M. Croiset, Histoire de la littrature grecque,Paris 1899, vol. V, p. 980 specialmente)ha composte queste sezioni desumendo da precedentiantologie: in tal caso il papiro in questione si rivela come uno degli esemplariquali hanno potuto esse sfruttati dallo Stobeo : e per la sua antichitesso costituisceun documentodi alto pregioanche nello studio delle fontidelPantologistagreco. Luigi Alfonsi

certopostulare di un'ideaper niente affatto e di cui non oseremmo peregrina : tantopi al comico latinola derivazione da Filemone, che puregli conobbe e che non fuggono, che si parlain Plautodi servichese vengonoben nutriti cos si sentonoancorpi vincolati che da qualsiasicatenaalla casa. Si veda v. 79 ss.:
Hominescaptivosqui catenis vinciunt servis induntcompedes et qui fugitivis nimisstulte faciunt mea quidem sententia. Nam hominimiserosi ad malumaccedit malum maior lubido est fugere et jacere nequiter. Nam se ex catenis eximunt aliquo modo, turn anum lima praeterunt compediti aut lapide excutiunt clavom: nugae sunt eae. te, ne aufugiat,voles Quem tu adservareree esca atque potionevinciridecet: deliges: apud mensmplenm hominirostrum Dum tu Uli quod edit et quod poteipraebeas suo arbitratu adfatimcottdie : nunquamedepolfugiet, tarnetsi capitalfecerit facile adservabis,dum eo vinclovincies. Ita istaec nimislenta vincla sunt escaria: artius. quam magis extendas,tanto adstringunt

Che ha una sua importanza per i costumi e gli stati d'animo prevalenti nella commedia nuova e nella palliata romana: onde ci pare valesse la pena del nuovo frammento rilevarlocol confronto euripideo-filemoneo.