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Lattivit imprenditoriale degli immigrati: integrazione e imprese creative

Giacomo Solano

This project is implemented through the CENTRAL EUROPE Programme cofinanced by the ERDF.

con la collaborazione di Chiara Fasce, Enrico Fravega e Marianna Mattera

Un ringraziamento sentito va ai protagonisti di questo report: gli imprenditori e i lavoratori autonomi stranieri

Grazie a: Abdullah, Abess, Adil, Alemao, Attia, Axel, Bamba, Carmen, Cheikh, Desir, Esmeraldas, Gabriel, Gueye, Hamid, Honorine, Issa, Juan, Michel, Mina, Monica, Muhammad, Nabil, Patrizia, Peixing, Poongalya, Rabia, Rahma, Yedong, Youssef, Zammeli

Indice
1. Introduzione: riferimenti teorici di partenza e metodologia della ricerca 1.1. Osservazioni preliminari 1.2. Obiettivi e metodologia della ricerca 2. Parte I: percorsi di imprenditoria e integrazione degli stranieri 2.1. Il profilo socio-anagrafico degli intervistati e le tipologie di imprese 2.2. Prima dellItalia: motivazioni e profilo pre-immigrazione 2.3. Linizio in Italia 2.4. Linizio dellattivit 2.5. I percorsi imprenditoriali: fra fragilit e espansione? 2.6. Nello svolgimento dellattivit: dipendenti, fornitori e clientela 2.7. Limpatto dellattivit: situazione economica e lavorativa 2.8. Le relazioni: frequenza, tipologia dei rapporti e impatto dellattivit 2.9. Inserimento e interesse per realt italiana 2.10. Le capacit linguistiche e burocratiche 2.11. Le specificit personali 2.12. Aspirazioni per il futuro 3. Parte II: Percorsi di imprenditoria creativa degli stranieri 3.1. Parte Generale 3.1.1 Il profilo socio-anagrafico degli intervistati e le tipologie di imprese 3.1.2 Prima dellattivit autonoma 3.1.3 Nello svolgimento dellattivit: dipendenti, fornitori e clientela 3.1.4 Limpatto dellattivit: situazione economica e abitativa 3.1.5 Le relazioni: frequenza, tipologia dei rapporti e impatto dellattivit imprenditoriale 3.2. Parte specifica sul lavoro creativo 3.2.1. Aspetti di creativit, competenze e sviluppo futuro 3.2.2. Imprenditori creativi e caratteristiche del luogo di lavoro Riferimenti bibliografici 1 1 7 10 10 20 23 25 28 30 38 41 52 53 54 57 60 60 60 66 68 70 71 73 73 76 82

Report di ricerca Lattivit imprenditoriale degli immigrati: integrazione e imprese creative nellambito del progetto europeo Creative Cities Citt creative- Genova Giacomo Solano1
1. Introduzione: riferimenti teorici di partenza e metodologia della ricerca

1.1. Osservazioni preliminari

Prima di illustrare la metodologia e i risultati della ricerca opportuno fornire alcuni preliminari e brevi riferimenti di carattere teorico. Innanzitutto per imprenditore si intende colui che gestisce unimpresa con dei collaboratori o che svolge unattivit con un cerco grado di autonomia sul mercato2. Si pu quindi vedere come la definizione di imprenditore qui proposta si avvicini molto a quella di lavoratore autonomo. Lattivit imprenditoriale deve essere quindi intesa come attivit indipendente. Parlando di integrazione dei migranti opportuno innanzitutto specificare inoltre cosa si intende con questo termine visto che indica un concetto sempre controverso e non privo di ambiguit: si scelta una definizione minimalista dellintegrazione, intendendola nel senso di inserimento ottimale, e cio la condizione di un immigrato di sapersi muovere nella societ di arrivo (sia nella vita quotidiana che in caso di bisogni particolari), e infine di sentirsi accettato e percepirsi parte (pur mantenendo le proprie specificit) di una collettivit3.

Laureato in Scienze Politiche presso lUniversit degli Studi di Genova, attualmente dottorando in Urban and Local European Studies (Urbeur) presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dellUniversit degli Studi di MilanoBicocca. 2 Codagnone C., (2003), Imprenditori immigrati: quadro teorico e comparativo, Chiesi A. M., Zucchetti E. (a cura di) (2003), Immigrati Imprenditori. Il contributo degli extracomunitari allo sviluppo della piccola impresa in Lombardia, Egea, Milano, p. 34. 3 Quando si parla di sentirsi parte di una societ non si deve intendere questo nei termini in cui lo intendeva la teoria del melting pot, bens semplicemente il fatto di interessarsi, anche prendendovi parte ma non solo, e di sentirsi partecipe degli avvenimenti generali che avvengono e coinvolgono tale collettivit.

Pennix e Martiniello propongono una definizione di integrazione che si conf perfettamente al tentativo di minimizzare tale concetto: integrazione come il processo del divenire una parte accettata della societ4. Per quanto riguarda le tipologie di imprese, ci si baser sul seguente schema5: Tab. 1 Tipologia dellimprenditoria immigrata

Mercato Etnico Misto Generalistico

Prodotto Etnico a) Impresa etnica c) Impresa etnica allargata e) Impresa esotica Convenzionale (non etnico) b) Impresa intermediaria d) Impresa prossima f) Impresa aperta

Questo schema, come si pu vedere, distingue fra imprese che offrono prodotti e servizi alla popolazione immigrata e imprese che li offrono ad una popolazione mista, e fra imprese che offrono prodotti connessi al paese di origine degli immigrati e imprese che offrono beni non riconducibili a tale origine. Limpresa etnica quellimpresa che si caratterizza per la vendita di beni, prodotti e servizi che nascono per soddisfare le esigenze della popolazione immigrata: un esempio possono essere le macellerie che offrono carne hallal, macellata cio secondo i dettami della religione islamica. Le imprese intermediarie sono quelle imprese che svolgono servizi non di carattere etnico ma legati comunque alla popolazione immigrata: un esempio di questa tipologia di impresa sono i cosiddetti phone centers. Limpresa etnica allargata fornisce beni e prodotti di carattere etnico ma la clientela mista, visto che oltre che da stranieri sono frequentate anche da autoctoni che vogliono avere accesso a prodotti normalmente non disponibili sul mercato nazionale (un esempio sono i

Pennix R., Martiniello M. (2007), Processi di integrazione e politiche (locali): stato dellarte e lezioni di policy, in Mondi Migranti n. 3, p. 33. 5 Ambrosini M. (2005), Sociologia delle migrazioni, Il Mulino, Bologna, p. 127, ma originariamente proposto in Ambrosini M. (1999), Utili invasori. L'inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, Franco Angeli, Milano e Martinelli M. (2003), Le caratteristiche dell'attivit imprenditoriale, in Chiesi A. M., Zucchetti E. (a cura di) (2003), cit.

minimarket dove si possono andare a comprare tipologie di prodotti provenienti da vari parti del mondo). Le imprese prossime sono caratterizzate da servizi specializzati per gli immigrati, ma che possono attirare anche i nativi grazie ai bassi prezzi o alla qualit del servizio (un esempio possono essere le agenzie di viaggio). Limpresa esotica poi un imprese che offre prodotti derivanti dalla tradizione del paese dorigine del proprietario ma che viene offerta a un pubblico generalmente non straniero, che viene attratto dalla particolarit dei prodotti offerti. questo, per esempio, il caso dei ristoranti tipici dei vari paesi di provenienza degli immigrati. Infine, le imprese aperte sono quelle imprese che vendono prodotti non particolarmente legati al paese di provenienza del titolare: in pratica di straniero queste imprese hanno solo il titolare. il caso delle aziende del settore dellabbigliamento e della pelletteria che operano, per esempio a Prato. Parlando di integrazione e attivit imprenditoriale dei migranti sembra opportuno mettere in evidenza in via preliminare alcune cose e formulare alcune ipotesi collegate a queste osservazioni. A livello generale sembra che la presenza di una formale attivit imprenditoriale possa rappresentare un miglioramento nelle pratiche di integrazione sotto diversi punti di vista, questo naturalmente se lattivit ha successo, in quanto purtroppo molte iniziative imprenditoriali falliscono. In primo luogo, a livello di integrazione economica, lattivit imprenditoriale permette un miglioramento della condizione economica e di vita dellimmigrato e della sua famiglia e un pi facile inserimento nel mercato del lavoro della societ di arrivo. Limmigrato riesce infatti, attraverso il lavoro autonomo, ad uscire dalla classica tipologia di lavoro (dipendente) dirty, dangerous, and demanding, unica tipologia solitamente accessibile ai nuovi arrivati. Ci ha delle ripercussioni anche in termini di classe sociale di appartenenza: attraverso limprenditoria vera e propria limmigrato, avendo successo nella propria attivit, riesce a passare di classe sociale, avvicinandosi a quella degli imprenditori italiani. Infatti senza dubbio un imprenditore italiano avr quasi le stesse problematiche e difficolt (anche nel rapporto e nella gestione con i propri dipendenti) di uno straniero, e questo li potrebbe rendere solidali fra loro pi che con i rispettivi connazionali subordinati. anche vero per che alcune volte i rapporti sono invece conflittuali (molti infatti si lamentano della concorrenza sleale che gli stranieri fanno nei loro confronti, imponendo prezzi troppo bassi e lavorando per un
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numero di ore molto superiore allorario canonico), soprattutto a livello di microimprenditorialit e di esperienze di commercio e servizi. Per a livello di integrazione lavorativa ed economica lattivit imprenditoriale senza dubbio un fattore di miglioramento (per quanto riguarda la posizione lavorativa, il reddito, lo stile di vita etc.). Il miglioramento delle condizioni di vita e della quantit di denaro a disposizione dellimprenditore pu anche favorire quella che Golini (2003) chiama integrazione logistico-territoriale: infatti con i soldi guadagnati attraverso lattivit, limprenditore potr decidere di spostarsi in una zona della citt meno degradata e potr riuscire magari anche a comprare una casa e questo aumenter senza dubbio le possibilit della persona di sentirsi come a casa sua. Proprio questo ultimo punto sembra utile approfondire, in quanto la situazione abitativa pu avere molteplici influssi sullintegrazione a livello generale e pi precisamente a livello socio-culturale. Infatti una persona che abiter in un quartiere degradato e caratterizzato dalla forte presenza di connazionali e/o altri stranieri inevitabilmente sar portato a interagire poco con i residenti di pi vecchio insediamento e quindi sar anche pi difficile che, da un lato, venga accettato da chi c da pi tempo e, dallaltro, percepisca come suo il paese dove si insediato. Invece con laumento delle possibilit economiche limmigrato potr scegliere una sistemazione in un quartiere meno degradato e pi eterogeneo e questo favorir i contatti con la popolazione del paese. Tutto questo, insieme alla possibilit magari di comprarsi una casa, favorir e incrementer senza dubbio il sentimento di appartenenza al paese dove limmigrato si trasferito. Sempre dal punto di vista sociale e delle relazioni con i nativi, limprenditorialit sembra favorire un incremento dei contatti fra autoctoni ed imprenditori immigrati. Per suffragare questa sensazione, nel corso della ricerca si dovr quindi andare a vedere se con lattivit imprenditoriale si verificato un incremento delle relazioni non solo economiche e lavorative, ma anche delle interazioni sociali pi in generale. Proprio per questo lattivit imprenditoriale pu essere unoccasione di promozione sociale e/o una strada per uscire da quel cono di invisibilit (in termini di diritti, problematiche e percorsi positivi) e allo stesso tempo di ipervisibilit negativa a cui sono condannati tutti gli immigrati, contribuendo a migliorare anche limmagine di tutto il gruppo di connazionali. Infatti la possibilit di contatto fra immigrati imprenditori e popolazione nativa pu portare i secondi a vedere gli immigrati, o per lo meno il singolo immigrato, sotto una luce diversa, meno legata a facili stereotipi: risaputo infatti che se una persona ha contatti diretti abbastanza frequenti con un fenomeno la sua visione di tale fenomeno sar meno stereotipata
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e meno legata a facili paure e pregiudizi dovuti al fatto che, non conoscendola, spesso si percepisce lalterit come qualcosa di ostile e pericoloso. Non va infatti trascurato, a questo proposito, leffetto di incrinatura degli stereotipi che pu produrre la diffusione di occupazioni diverse, socialmente pi considerate, in termini di innalzamento dellimmagine complessiva della popolazione immigrata, o almeno dei gruppi di appartenenza dei lavoratori autonomi. Constatare che il negoziante, il muratore, il ristoratore, la parrucchiera che si incontrano nella vita quotidiana provengono da lontano, pu contribuire a collocare gli immigrati in una luce diversa, pi attenta alle specificit individuali e pi consapevole della pari dignit delle persone, da qualunque parte del mondo provengano (Ambrosini, Zincone, 2005 p. 13). Si pu quindi dire che la costruzione di imprese commerciali e artigianali che si rivolgono alla clientela italiana aiuta a correggere gli squilibri tra la caratteristica invisibilit degli immigrati integrati nel lavoro subalterno e leccessiva visibilit degli immigrati emarginati o coinvolti in attivit disturbanti per la popolazione autoctona (Ambrosini, 2001 p. 162). Si pu pertanto riscontrare a livello generale una crescita in termini di esposizione positiva e di visibilit sociale e conseguente aumento di interazioni positive con gli autoctoni (rapporti con clienti, fornitori, settore finanziario etc.), anche se pur vero che spesso i clienti possono essere altri immigrati e i fornitori del paese di origine. A questo proposito Ambrosini osserva che le esperienze di imprenditoria pi connotata in senso etnico per non dire dalla formazione di vere e proprie enclaves immigrate pongono in rilievo la possibilit che ad un inserimento riuscito nel sistema economico non corrisponda una parallela integrazione culturale e sociale, o meglio, che dalle societ occidentali gli imprenditori immigrati assumano, [] soprattutto gli aspetti pi funzionali al proprio progetto di promozione; e che possano concepirsi, ed essere percepiti, come soggetti marginali e appartenenti a comunit auto-referenziali, se non proprio estranei alla societ di accoglienza (Ambrosini, 1999 p. 128). Anche altri autori condividono le perplessit di Ambrosini (per esempio Broggi e Montelli in due differenti articoli in Impresa e mercato, 2002): lintegrazione sociale sembra rimanere infatti ancora difficoltosa e questo si pu vedere anche dalla bassa adesione a forme di rappresentanza imprenditoriale da parte degli imprenditori immigrati. Inoltre il lavoro autonomo pu anche essere un modo per rimanere legato al proprio paese di origine e attuare forme di auto-esclusione sociale: un esempio pu essere quello dei ristoratori cinesi che hanno dipendenti esclusivamente cinesi e che servono solo piatti del loro paese. per innegabile che, a livello di contatti sociali, limmigrato imprenditore abbia pi possibilit di venire a contatto con persone fuori del proprio gruppo nazionale o clanico, e
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interagendo con loro per lavoro, la sua immagine sar sicuramente unimmagine per lo meno in parte (se non del tutto) positiva. Insomma attraverso lattivit imprenditoriale limmigrato migliora senza dubbio la sua immagine sociale: questo potrebbe avere effetti molto positivi infatti se gli immigrati si percepiranno maggiormente coinvolti e maggiormente accettati dal paese dinsediamento sar sicuramente pi facile che questi sviluppino un sentimento di appartenenza al paese stesso. Alcune ricerche (per esempio Ambrosini, Zincone, 2005 ed Erminio, 2008) hanno poi evidenziato come gli imprenditori migranti abbiano rapporti di amicizia (o meglio affermino di averne) con persone del luogo: a questo punto c per da chiedersi se sia stata lattivit imprenditoriale a far conoscere agli immigrati tali persone oppure, visto che molte ricerche hanno segnalato che gli imprenditori si caratterizzano per essersi stabiliti gi da qualche anno nel territorio dove poi hanno intrapreso la loro attivit, sia stata la conoscenza pregressa di persone di pi lunga residenza ad agevolarne lapertura. Probabilmente entrambe le ipotesi sono corrette: se la seconda ipotesi gi stata confermata da alcune ricerche e quindi si dovr solo cercare unulteriore conferma di quanto rilevato da altri, per quanto riguarda la prima ipotesi nel corso della ricerca si dovr cercare di capire se anche questa corretta e in quale misura. Infine dal punto di vista politico, difficilmente lattivit imprenditoriale sembra poter favorire un inserimento politico da parte dei nuovi arrivati; questo per una fondamentale ragione e cio che il diritto di voto viene dato agli immigrati dopo alcuni anni (che variano da paese a paese) di insediamento regolare e continuato nel paese al di l del lavoro che questi svolgono. quindi chiaro che limmigrato, finch giuridicamente non avr questa possibilit, difficilmente si impegner anche in attivit legate alla partecipazione politica (se non legate alla sua condizione di immigrato). Inoltre lattivit imprenditoriale occupa molto tempo e quindi difficilmente gli imprenditori saranno disponibili a forme di partecipazione e militanza politica.

1.2. Obiettivi e metodologia della ricerca

In generale si voleva investigare: il percorso precedente allapertura di unattivit e il grado di inserimento degli immigrati nel momento della decisione di diventare autonomi se lattivit imprenditoriale ha portato un miglioramento nella vita degli intervistati e se ne ha aumentato lintegrazione e linserimento nel tessuto sociale genovese se si riscontrano differenze nel profilo e nelle risposte alle precedenti in base alla tipologia di impresa Da una prima analisi teorica sembra che il rapporto fra imprenditoria e integrazione vari da caso a caso e sia spesso circolare ma non riesce a comprendere se questa sia rilevante nel favorire unintegrazione in senso pieno. Fino ad ora praticamente nessuna ricerca si focalizzata solo ed esclusivamente su questo rapporto e perci sembra utile provare a fare uno studio esplorativo, limitato e senza la velleit che questo rappresenti tutto il caso italiano (o genovese), ma soltanto con lintento di aprire un dibattito su questo punto ancora poco esplorato. Lintegrazione comunque sicuramente un fattore che agevola la decisione di aprire unattivit imprenditoriale (la maggior parte degli imprenditori risulta presente sul territorio dove opera da almeno alcuni anni). Per evidenziare questo si dovr andare a vedere se gli imprenditori, prima di avviare unattivit, hanno svolto altri lavori, se si erano gi insediati da alcuni anni sul territorio e se precedentemente allinizio dellattivit imprenditoriale e di lavoro autonomo conoscevano e avevano rapporti di amicizia con le persone del luogo. Pi problematica, e per questo a mio avviso pi interessante, appare la formulazione di una risposta alla domanda se limprenditorialit favorisce lintegrazione. In linea di ipotesi teorica si pu cos rispondere: s ma dipende dallattivit svolta. Lipotesi qui formulata che le attivit che presuppongono una clientela mista (non solo connazionali o altri stranieri) favoriscano maggiormente lintegrazione in termini di possibilit: possibilit di integrazione in s e di essere accettati anche al di fuori della sfera dei connazionali (sviluppando anche amicizie e rapporti con persone non connazionali n straniere ma del luogo). Sembra infatti che la vendita di certi prodotti e lintermediazione di servizi non etnici o comunque non destinati solamente ad una clientela straniera, possa diventare unoccasione di aggregazione e di scambio culturale.

Passando a parlare pi nel concreto della ricerca, questa ha avuto come oggetto lanalisi dei percorsi imprenditoriali degli stranieri e lanalisi dei percorsi di inserimento degli stessi nel tessuto socio-economico di Genova con particolare attenzione ai soggetti economici attivi nel campo della cosiddetta industria creativa. La parte di rilevazione dei dati stata svolta attraverso interviste (qualitative) con laggiunta di una compilazione di un breve questionario somministrato successivamente allintervista. Con lintervista si cercato di capire il percorso imprenditoriale e la situazione a livello di inserimento prima e dopo lapertura dellattivit imprenditoriale, mentre con il questionario si andr a vedere lautopercezione che gli imprenditori hanno per quanto riguarda i rapporti con la societ di arrivo. Il questionario verr quindi somministrato successivamente in quanto, essendo strutturato con domande pi dirette, potrebbe poi influenzare le risposte nel corso dellintervista. Nel corso delle interviste sono state approfondite le seguenti tematiche: lanalisi dellattivit imprenditoriale e dei percorsi imprenditoriali il rapporto degli imprenditori col territorio e con le persone che lo abitano gli elementi di creativit e manualit degli imprenditori stranieri Per quanto riguarda la scelta degli intervistati, partendo dallo schema di tipologie di imprese sopra illustrato, si scelto di intervistare 27 persone divise in maniera uguale secondo tre fasce (ricavate dallo schema di Ambrosini e Martinelli): Fascia A: imprese che offrono servizi, beni, prodotti ecc. di carattere etnico o non legati direttamente al paese di provenienza ma comunque destinati ad una clientela in maggioranza di connazionali e/o di stranieri (macellerie islamiche, phone centers, mediatori creditizi, agenzie di viaggio ecc.), comprende le tipologie impresa etnica, impresa intermediaria e impresa prossima Fascia B: imprese che offrono servizi, beni, prodotti etc. di carattere etnico legati alle esigenze della popolazione immigrata ma aventi una clientela mista, non solo di connazionali e stranieri ma anche di altre persone, attratte dalla particolarit dei prodotti offerti ecc. (minimarket con prodotti dallestero, ristoranti tipici ecc.), comprende le tipologie impresa etnica allargata e impresa esotica Fascia C: imprese che vendono prodotti non particolarmente legati allessere straniero dellimprenditore, la cui clientela quindi assolutamente eterogenea, in pratica solo il titolare straniero (pizzerie, aziende del settore dellabbigliamento, imprese edili, fotografi ecc.), comprende la tipologia impresa aperta

Sono state svolte 30 interviste a imprenditori stranieri aventi lattivit a Genova: 27 (9 per ogni fascia Tabella 1-) sono state le interviste usate per la parte relativa allintegrazione degli immigrati imprenditori (solo relativamente a questa parte stato quindi usata la classificazione a tre fasce) e 13 (3 delle quali utilizzate solo per questa parte) quelle fatte a imprenditori creativi.

Tab. 2 Le 27 interviste per fascia

Fascia di attivit Fascia A (beni e prodotti solo per immigrati) Fascia B (beni "etnici" ma clientela mista) Fascia C (beni e prodotti generici) Totale

Frequenza

9 27

Come si sar gi capito la ricerca quindi divisa in due parti, una relativa alla connessione fra attivit imprenditoriale e integrazione degli immigrati e laltra relativa alla creativit degli stranieri imprenditori: proprio per questo si deciso di analizzare separatamente i risultati emersi per ogni categoria (anche se 10 soggetti appartengono ad entrambe), analizzando prima i risultati delle 27 interviste e poi focalizzandosi sulle 13 della parte relativa alla creativit. Infine, le interviste sono svolte principalmente nella zona del centro storico (Municipio Centro Est), ma queste sono state fatte anche in altre zone (in particolare nei Municipi: Ponente, Medio Ponente, Centro Ovest, Medio Levante). La posizione territoriale allinterno di Genova non stata considerata rilevante e quindi non si fatta attenzione a diversificare pi di tanto le area di reperimento degli intervistati.

2. Parte prima: percorsi di imprenditoria e integrazione degli stranieri

In questa prima parte si far quindi riferimento al profilo dei 27 intervistati e ai risultati emersi da tali interviste.

2.1. Il profilo socio-anagrafico degli intervistati e le tipologie di imprese Dei 27 intervistati, 17 sono maschi e 10 femmine; per quanto riguarda let (prendendo come riferimento lanno 2011), la maggioranza degli intervistati ha fra i 36 e i 45 anni (14), con una buona percentuale di persone fra i 46 e i 55: questo conferma 6 il fatto che solitamente gli imprenditori stranieri hanno unet superiore ai quarantanni (anche se non si vede dalla tabella sottostante, dallanalisi delle et non divise in classi, emerge che due terzi degli intervistati ha pi di quarantanni).

Tab. 3 Distribuzione per classi di et degli intervistati

Classe di et Frequenza 18-25 26-35 36-45 46-55 56-65 +65 0 2 14 8 3 0

(N=27)

Quando si usa il vocabolo confermare (i risultati delle precedenti ricerche) non si intende dire assolutamente che quanto emerge dalle tabelle riportate sia rappresentativo o indicativo di una qualsivoglia popolazione (esempio: imprenditori stranieri genovesi) ma solo che nella casualit della selezione degli intervistati (per et, differenza apertura azienda e anno di arrivo ecc.) comunque si riproduce una situazione gi messa in evidenza da ricerche precedenti.

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Fig. 1. Distribuzione per classi di et degli intervistati

Nel corso della ricerca si cercato di variare la nazionalit degli intervistati in modo da non focalizzarci su persone provenienti da uno stesso paese o da uno stesso continente. Sono stati intervistate quindi persone provenienti da 16 stati differenti: Argentina (1), Brasile (1), Cina (2), Costa dAvorio (1), Ecuador (4), Egitto (1), Giordania (1), Iran (1), Marocco (5), Messico (1), Pakistan (1), Per (1), Senegal (4), Sri Lanka (1) , Thailandia (1) e Tunisia (1).

Per quanto riguarda lo stato civile degli intervistati la maggior parte sono sposati (e quasi tutti hanno moglie e/o figli in Italia).

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Tab. 4 Stato civile degli intervistati

Stato civile celibe/nubile

Frequenza 4

sposato/convivente

19

divorziato/separato vedovo/a

3 1

(N=27)

Fig. 2. Stato civile degli intervistati

Riguardo al titolo di studio, in maggioranza gli intervistati hanno una scolarizzazione medioalta (la stragrande maggioranza ha almeno il Diploma) e nessuno privo di titolo di studio. Dallanalisi dei dati e delle interviste il titolo di studio non sembra utile per spiegare i

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differenti tipi di attivit (fasce). Il livello di educazione medio-alto infatti comune a tutte e tre le fasce.

Tab. 5 Titolo di studio degli intervistati

Titolo Nessun titolo Licenza elementare Licenza media Qualifica professionale Diploma Laurea/Postlaurea

Frequenza 0 3 2 4 10 8

(N=27)

Fig. 3. Titolo di studio degli intervistati

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Per quanto riguarda invece lanzianit migratoria questa si conferma essere (come nelle ricerche svolte in precedenza sullargomento) piuttosto elevata: addirittura pi dell80% arrivato in Italia da almeno 12 anni, e solo uno da meno di 5.

Tab. 6 Numero di anni da arrivo in Italia

Anni 0-5 6-11 12-17 18-23 + 23

Frequenza 1 4 8 9 5

(N=27) Anche lesperienza degli intervistati come imprenditori abbastanza lunga (anche se non come la presenza in Italia): quasi la met degli intervistati ha iniziato questo percorso di autonomia da almeno 6 a 11 anni fa e una buona parte gi da almeno 12.

Tab. 7 Numero di anni da apertura prima attivit in Italia

Anni 0-5 6-11 12-17 18-23 + 23

Frequenza 7 11 6 2 1

(N=27) Interessante poi analizzare la differenza fra lanno di arrivo e lapertura dellattivit: anche qui viene confermato il fatto che gli immigrati difficilmente iniziano subito unattivit
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imprenditoriale, ma aspettano comunque pochi anni prima di aprire lattivit: 11 persone nei primi 5 anni (anche se 8 delle 11 persone che hanno aperto nei primi 5 anni lo hanno fatto dopo 4-5), e quasi l80% nei primi 10 anni.

Tabella 8 Differenza fra anno di arrivo e anno di apertura prima attivit in Italia

Anni 0 1 4 5 6 7 8 10 11 12 15 21 29

Frequenza 2 1 3 5 1 2 4 3 1 1 2 1 1

Frequenza Cumulata 2 3 6 11 12 14 18 21 22 23 25 26 27

(N=27)

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Tabella 9 Differenza fra anno di arrivo e anno di apertura prima attivit in Italia (classi)

Anni 0-5 6-11 12-17 +18

Frequenza 11 11 3 2

(N=27)

Fig. 4. Differenza fra anno di arrivo e anno di apertura prima attivit in Italia (classi)

Passando alla descrizione delle attivit svolte da coloro che sono stati intervistati, anche qui si cercato di differenziarle il pi possibile (sempre mantenendo fermo lassunto di intervistare 9 persone per fascia), come si pu vedere dalla tabella sottostante.

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Tab. 10 Attivit svolte

Attivit Agenzia biglietti viaggi Fotografo Macelleria hallal Minimarket Money transfert-phone center Negozio prodotti "tipici" Orafo Palestra Capoeira Parrucchiere (treccine) Pittore Pizzeria da asporto Restaurazione Ristorazione "etnica" Sartoria Tappezziere

Frequenza 1 1 3 1 4 2 1 1 1 1 1 1 5 3 1

(N=27)

Sempre riguardo alle attivit svolte, utile vedere la tipologia sia dei beni, prodotti e servizi venduti che il mercato che queste hanno. Dal punto di vista dei prodotti e servizi offerti, la maggior parte di questi di carattere etnico o comunque strettamente relazionato ai bisogni degli immigrati. Per se si guarda la tipologia di mercato si vede come la grande maggioranza delle attivit abbia un carattere generalistico (o al pi misto), cio il prodotto viene offerto a tutti.

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Tab. 11 Distribuzione per tipo prodotto

Tipo prodotto Frequenza Etnico Convenzionale (non etnico) 16 11

(N=27)

Fig. 5. Distribuzione per tipo prodotto

Tab. 12 Distribuzione per tipo di mercato Tipo mercato Etnico Misto Generalistico Frequenza 3 7 17

(N=27)
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Fig. 6. Distribuzione per tipo di mercato

Riassumendo le due tabelle precedenti, sembra opportuno riproporre lo schema di Martinelli e Ambrosini per vedere come si distribuiscono le attivit degli intervistati.

Tab. 13 Distribuzione per tipologia di impresa

Fascia

Tipo impresa a Impresa etnica

Frequenza

b Impresa intermediaria d Impresa prossima c Impresa etnica

allargata e Impresa esotica 7

f Impresa aperta

(N=27)
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2.2. Prima dellItalia: motivazioni e profilo pre-immigrazione

Iniziando a delineare il profilo degli intervistati dal punto di vista delle loro esperienza di vita e lavorativa, sembra opportuno partire dallanalisi del lavoro che questi svolgevano nel loro paese, prima di decidere di trasferirsi in Italia. A questo proposito la maggioranza degli imprenditori svolgeva attivit altamente qualificate, solitamente legate al percorso di studio svolto in patria. Alcuni facevano lavori legati allintelletto (insegnante, ingegnere, architetto ecc.):

Io sono stata parecchio tempo insegnante al mio paese; ho insegnato inglese sia alle elementari che alle superiori (F3b7) Nel mio paese facevo larchitetto, []. Sono venuta nel 1989, perch nel mio Paese non pagavano bene, come architetto prendevo poco (F4b)

Altri facevano lavori legati alla manualit ma comunque socialmente molto considerati (per esempio, restauratore darte): Lavoravo gi nel restauro di opere darte, il mio campo pi materiale archeologico, era unattivit che svolgevo in parallelo con i miei studi universitaripoi ho continuato e facevo anche qualche lezione alluniversit (M6c) Fra coloro che non svolgevano unattivit altamente qualificata la maggioranza lavoravano nel campo della manualit, ed erano piccoli commercianti (sartoria, oreficeria, fotografia); inoltre il loro lavoro era connesso al percorso di studio precedente:

Nel mio paese facevo anche l la sarta, sempre lavoravo nel campo della sartoria, avendo preso il diploma di sarta (F6c)

Il codice posto a fine citazione identifica lintervistato: il primo carattere indica il genere (m/f), il secondo il numero progressivo di intervistato (in riferimento sempre al genere) e il terzo carattere la fascia di appartenenza (a/b/c).

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Il mio lavoro sempre stato lorafo, perch sia mio padre che mio nonno lo erano (M4c)

Alcuni fra gli intervistati (anche se in misura minore) sono venuti poi o per motivi di studio, o subito dopo aver finito gli studi (solitamente universitari):

Nel mio paese studiavo, sono venuto per motivi di studio, ho preso il diploma e poi sono venuto qua, mi sono iscritto alluniversit ma non ho finito, ho cominciato a lavorare (M10c)

Al mio paese non facevo niente, avevo studiato Economia e Commercio, volevo diventare commerciante (M15a)

Pochissime persone (meno di un quarto degli intervistati) svolgevano in patria lavori non qualificati o avevano difficolt lavorative:

Vivevo in una piccola cittadina e ho la Quinta elementare; non avevo nessuna professionalit quindi facevo lavoretti ogni tanto di qualunque genere e senza prospettive di sviluppo di carriera (M17b)

Lavoravo poco, facevo il venditore ambulante sulle spiagge (M19a)

Visto che la nostra analisi si basa anche sulla differenza fra tipologia di attivit, si cercher ora di capire se vi sono differenze in questo ambito fra coloro che hanno attivit differenti. Dallanalisi delle interviste non emerge una differenza fra i percorsi lavorativi in patria: da questo punto di vista non si pu trovare un profilo pi ricorrente per ciascuna fascia. Lunica cosa che si pu sottolineare che, coloro che avevano una qualifica professionale legata ad un lavoro manuale (sartoria, restaurazione, oreficeria ecc.) riescono a riproporre le loro competenze anche nel mercato italiano. Riassumendo quanto emerso in questa prima parte del paragrafo, emerge quindi che gli intervistati presentano un profilo lavorativo (ed educativo) tendenzialmente medio-alto.

Passando a trattare molto velocemente delle motivazioni che hanno spinto gli immigrati a venire in Italia, queste sono fondamentalmente tre.
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La prima quella economica, o pi in generale la volont di avere prospettive migliori: spesso nel paese di origine i soggetti erano pagati poco (pur svolgendo un lavoro qualificato):

Sono venuta nel 1989, perch nel mio Paese non pagavano bene, come architetto prendevo poco e perci ho deciso di venire per migliorare, per cercare futuro (F4b) La crisi economica ci ha fatto scappare dallEcuador. E in questo momento che iniziata limmigrazione (F7a) Altra motivazione emersa la volont di conoscere un altro paese e svolgere unesperienza di vita differente, nuova: Lavoravo in un ufficio come segretario da tanti anni e un giorno mi venuta lidea di avere unesperienza nuova (M7b)

38 anni fa ho deciso, per cambiare e scoprire il mondo, di venire in Italia. Da subito sono venuta a Genova e sono venuta da sola (F5c)

Terzo percorso stato quello di venire in Italia per ragioni di studio, non sempre andate a buon fine: Sono venuta nel 98 da mio fratello con lobiettivo di continuare i miei studi di biologia; avevo gi avuto il diploma in studi generali in biologia a Casablanca e qui a Genova mi sono laureata in scienze biologiche (F8a) Sono venuto in Italia nel 70 da solo per studiare, mi sono iscritto a ingegneria e ho fatto due anni (M11b)

Un percorso residuale, e non maggioritario, stato quello di raggiungere o seguire un caro (solitamente il marito, visto che questo percorso tipico delle donne):

Ci siamo sposati ma mio marito venuto prima qua, nel 1989, e io sono arrivata dopo, nel 1993 (F1c)

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Sono venuta nel 92, dopo otto mesi che mio marito era venuto qui per curarsi il diabeteio lho raggiunto per stare con lui insieme ai bambini (F9a)

Anche qui, come nel caso precedente non emergono differenze fra le tipologie di attivit. 2.3. Linizio in Italia: esperienze lavorativa pre-attivit autonoma Per quanto riguarda lesperienza lavorativa una volta arrivati in Italia, qui emergono le note pi dolenti. Infatti la maggior parte degli individui afferma di aver fatto una molteplicit di lavori malpagati, frustranti e non corrispondenti alle proprie competenze. Sembra quindi che le interviste confermino lipotesi della mobilit bloccata (per esempio si veda: Ambrosini, 2005; Kwok Bun e Jin Hui, 1995): Sono venuta da sola ma qui da un anno cera gi mia sorella, che mi ha aperto la strada; tanto che sono arrivata di sabato e il luned lavoravo gi in casa di due anziani. Sono arrivata nellottobre del 2001. Mi prendevo cura della casa i di loro dal punto di vista anche sanitario. Non sapevo una parola di italiano, ma mi sono imposta lo stesso metodo che usavo con i miei studenti; ho usato un libro per imparare litaliano, studiavo molto quando i signori dormivano, di sera. Io essendo stata molto attiva nel mio paese dove di giorno lavoravo in ufficio dal mio ex-marito, che aveva unattivit, e di sera facevo linsegnante, ora sentivo in gabbia perch lavoravo tutto il giorno in quella casa (F3b) Qui ho fatto tutti i mestieridomestica, cameriera ecc: nellultimo ristorante dove sono stata mi sono trovata molto male, in pi ero diventata vedova e avevo mio figlio piccolo e ho cos deciso di provare a mettermi in proprio (M16a) Alcune persone, altamente qualificate, hanno poi svolto allinizio il lavoro per il quale avevano studiato e che hanno fatto anche in patria (ingegnere, architetto ecc.), cadendo dopo un po di tempo nel circolo vizioso sopra evidenziato:

Non ho sempre fatto questo lavoro: prima ho fatto una prova presso un architetto a Ostuni, poi nel 1991 sono venuta a Genova e sino al 1992 facevo i mercati, vendevo le sciarpe nei mercati, poi ho lavorato in un ristorante in Via Donghi in cui cucinavo,
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facevo la cameriera, facevo tutto, come dipendente per;e li ho lavorato pi o meno 4 mesi, poi mi ha licenziato perch ero sotto mutua, cosi lho denunciato. Dopo poi ho lavorato in unimpresa di pulizie. Poi dal 1996 ho iniziato a vendere in mezzo alla strada, poi dal 1997 vendevo in casa e dal 2004 ho cominciato questa attivit (F4b) Allinizio arrivato in Italia ho fatto il programmatore, ma mi pagavano molto poco per lavori difficili, poi cera il problema che se sei straniero difficilmente ti affidavano direttamente un lavoro. Poi ho fatto di tutto, lavascale, muratore ecc. (M14a)

Pochissimi sono stati coloro che da subito hanno svolto un lavoro consono alle loro aspettative: Ho lavorato allinizio come insegnante di inglese, poi alla Costa Crociere e alla festival prima che fallisse (F2b)

Da quando sono emigrato ho sempre svolto lavoro autonomo nella ristorazione. Prima sono stato a Milano e anche l avevo un ristorante (M18b)

Altro percorso tipico, anche se nelle interviste emerge in misura molto minore rispetto al precedente, quello della valorizzazione delle esperienze precedenti, svolte nellambito in cui poi si intraprender lattivit; questo in una duplice modalit. In primis proprio per imparare un mestiere e poi avere la possibilit di portarlo avanti da soli:

Da subito ho fatto il macellaio, prima come dipendente di un italiano che mi ha insegnato e poi mi sono messo in proprio (M12a) Oppure perch in un primo momento si lavorato da dipendente nellambito in cui si era gi esperti, e dopo un po di tempo, dopo essersi fatti conoscere ci si messi in proprio:

Subito non ho fatto il tappezziere da solo per la lingua e perch ho voluto imparare i gusti di qui che sono diversi da quelli dellAfrica, sapere dove vendono la stoffa ecc, ho lavorato prima come dipendente (M13c)

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Ho iniziato a Milano dove per non sono riuscito ad inserirmi in nessun contesto, n per la palestra n nel sociale. Quindi sono venuto a Genova, il primo posto fu una palestra ad Albaro che mi ospitava; poi dopo 10 anni di corsi in varie palestre, ho trovato un certo numero di allievi, ho saputo dellincubatore dimpresa, ho presentato il mio progetto, ma la mia attivit era gi avviata, i clienti li avevo, mi serviva una sede, lavevo gi individuata per caso passando avevo visto questo spazio (M8b)

Da subito ho fatto questo lavoro. Prima ho lavorato come dipendente, nel senso che non ho aperto una partita iva ma lavoravo per un laboratorio. Dopo un anno mi sono staccato e ho cominciato a lavorare in proprio (M6c)

A questo si collega anche il fattore della cosiddetta specializzazione lavorativa di certe nazionalit (basti pensare al fatto che quasi tutti gli immigrati di nazionalit egiziana fanno i pizzaioli):

La pizza non mai stata una cosa della nostra cucina e gi la pizza che va di pi quella americana, quella alta, non la pizza italiana; solo qua tutti gli egiziani fanno i pizzaioli e mio marito ha imparato qua e lo dice che ha imparato qua e non gi perch la vera pizza italiana e non pu dire diversamente. Gli egiziani scelgono il mestiere di pizzaioli perch tutti i precedenti egiziani lo hanno fatto, e non vedo fare altre cose per gli egiziani (F1c)

Visto che la maggioranza delle persone ha svolto le attivit pi disparate prima di diventare lavoratore autonomo/imprenditore anche qui non si registrano differenze a seconda del ramo di attivit autonoma. 2.4. Linizio dellattivit Passando a trattare dellattivit imprenditoriale un primo punto da analizzare quello dellaiuto e del supporto che stato dato da amici, parenti, istituzioni ecc. e vedere se questo stato decisivo. Quasi tutti gli intervistati hanno investito parecchi dei loro risparmi nellapertura dellattivit, pertanto possiamo dire che, al di l degli aiuti ricevuti, la maggior parte ha sviluppato autonomamente le capacit economiche tali da intraprendere unattivit:
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Nessuno mi ha aiutato, tutto di tasca mia, un aiutino del comune, ho fatto un corso per lavoratori autonomi, quando apri la partita IVA ti danno circa 1000 euro un piccolo aiuto (M1c)

Qualche volta i parenti ti danno qualcosa, ma non quello che cambia le cose, perch nel momento in cui hai bisogno, non hai bisogno di 1.000, ma di un bel malloppo tutto assieme per fare qualcosa (M4c) Un aiuto fondamentale a Genova quello dellIncubatore di Imprese che fa capo a Job Centre del Comune di Genova. Dal '99 l'Incubatore di Imprese Centro Storico del Comune di Genova supporta la creazione di nuove unit produttive in una zona della citt dalle storiche tradizioni artigianali e commerciali (attraverso affitti di locali a prezzi bassi e finanziamenti a fondo perduto e/o a tasso zero). L'area di intervento la zona attorno a Via della Maddalena e Via Pr. Molti intervistati hanno quindi aperto nel centro storico e grazie allaiuto dellIncubatore:

Per fortuna uscito questo bando per le imprese al femminile e allora ha fatto il progetto con il locale di sopra, facendo il cambio da uso abitativo ad uso commerciale, e meno male che andato a buon fine, stato approvato e il Comune mi ha dato dei soldi a fondo perduto per ristrutturare e una parte da restituire. Nellapertura sono stata aiutata da un caro amico, che mi ha scritto il progetto, mentre dal punto di vista economico mi sono arrangiata, anzi ho addirittura venduto lappartamento gi al Paese per 40.000 , poi ho venduto mucchi di oro e ho messo tutto qua dentro; quindi erano i miei risparmi. (F4b) poi dopo 10 anni di corsi in varie palestre, ho trovato un certo numero di allievi, ho saputo dellincubatore dimpresa, ho presentato il mio progetto, ma la mia attivit era gi avviata, i clienti li avevo, mi serviva una sede, lavevo gi individuata per caso passando avevo visto questo spazio (M8b) Spesso a questaiuto da parte del Comune si aggiunta la possibilit di ottenere prestiti bancari (forti dellappoggio del Comune):

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Ho aperto 5 anni fa (nel 2007), sfruttando il bando per lassegnazione del locale dellincubatore. Allinizio mi avevano bocciato lidea ma poi nessuno voleva questo locale e me lhanno dato a me. Il comune mi ha dato anche un piccolo aiuto: per questo locale, dove non cera niente, neanche il bagno, mi ha dato a fondo perduto 19mila euro. Poi mi ha prestato dei soldi, con un tasso minore dell1%, la Filse (Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico), anche se ti danno solo il 75% della somma di cui hai bisogno. Ho usato anche dei soldi che avevo messo da parte nei miei primi anni in Italia (F2b) Analizzando poi linserimento in reti amicali o parentali si visto come la rete di parenti sia stata fondamentale nellavvio dellimpresa (unita come gi detto al possesso di un capitale proprio), anche e soprattutto dal punto di vista economico:

Il negozio stato aperto grazie a prestiti da parte di familiari. I primi anni abbiamo avuto grosse difficolt economiche ma siamo andati avanti sempre con aiuti familiari. Non abbiamo avuto nessun finanziamento dalle istituzioni per il problema soprattutto della lingua e della burocrazia (M17b) Ho aperto con laiuto economico della famiglia (F8a)

Quando ho iniziato questa attivit mio cugino mi ha prestato dei soldi (M3c)

Le reti di amici sembrano meno importanti perch solo sei persone affermano di avere avuto aiuti da amici: tre da connazionali/altri stranieri e altri quattro da italiani. Laiuto ricevuto da amici italiani sembra pi di supporto e consiglio, soprattutto per quanto riguarda le difficolt burocratiche che gli stranieri incontrano:

Io ho tantissimi amici genovesi, anche importanti, ho avuto subito le informazioni e laiuto morale per aprire la mia attivit (M1c) Nellapertura sono stata aiutata da un caro amico, che mi ha scritto il progetto, mentre dal punto di vista economico mi sono arrangiata, anzi ho addirittura venduto

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lappartamento gi al Paese per 40.000 , poi ho venduto mucchi di oro e ho messo tutto qua dentro; quindi erano i miei risparmi. (F4b) Laiuto di altri stranieri e connazionali sembra invece pi di carattere economico (come quello dei famigliari):

Non ho avuto nessun aiuto da enti pubblici e similari ma alcuni amici mi hanno aiutato economicamente. Gli amici (connazionali) non sono stati fondamentali ma comunque molto importanti per lapertura dellattivit (F6c)

Per aprire il negozio di scarpe mi hanno aiutato amici e parenti con qualche prestito temporaneo. Inoltre il negozio lho rilevato da un amico marocchino e quindi lho pagato pian piano. Le scarpe le compravo nei dintorni di Bari, dove vivevano i miei fratelli (M16a)

Analizzando la tipologia di attivit si vede che non ci sono moltissime differenza: comunque, la tendenza che appare che coloro che sono passati per canali maggiormente istituzionali (aiuto comunale attraverso lIncubatore di imprese e richiesta di finanziamenti/prestiti) siano concentrati in misura minore nella fascia A. Al di l di questo dato non sembra che gli intervistati appartenenti a tale attivit presentino un profilo generale meno virtuoso rispetto agli appartenenti alle altre due tipologie.

2.5. I percorsi imprenditoriali: fra fragilit e espansione?

I percorsi imprenditoriali degli intervistati sono poco lineari e frammentati. Poche (circa un terzo degli intervistati) sono infatti le persone che hanno aperto unattivit e lhanno mantenuta per molto tempo (senza aprire un altro negozio o cambiare tipologia di attivit). Molto spesso invece gli imprenditori hanno aperto unattivit (tipicamente un negozio) e poi ne hanno aperto un altra dopo un po, chiudendo contestualmente la prima o tenendola aperto per qualche altro anno per poi chiuderla. Questo processo evidenzia sia un tentativo di assestamento e consolidamento dellattivit che unintrinseca fragilit delle stesse. Per quanto riguarda il primo aspetto, alcuni imprenditori, una volta che la prima attivit ben avviata decidono di intraprenderne unaltra in parallelo:
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Noi siamo stati il primo phone center in via Pr nel 98, che andava molto bene. Poi nel 2001 abbiamo aperto questo in via Gramsci, e fino al 2003 abbiamo tenuto anche quello in via pr. Da tre anni (2008) abbiamo aperto anche un negozio di alimentari in corso Torino, che gestisce mio marito (F10a) Prima ho iniziato a fare lattivit di importazione in Tunisia, prendere la merce qua e portarla la, ho costruito un po il capitale per iniziare il lavoro qua; sono stato a lavorare allestero dal 1993 al 1994, sempre con base in Italia, era un bel business a quei tempi li, avevo due magazzini a Genova, perch prima gli affitti non erano alti e cos ho fatto un po di capitale. Praticamente il mio lavoro sempre stato spedire la merce dallItalia alla Tunisia, ma adesso mi sono fermato per i bambini Dal 2000, prima avevo un phone center, dopo non andava pi il phone center allora ho cominciato a fare ristorazione, gi nel 2002-2003. Allinizio ho iniziato con un altro ristorante, poi ne ho fatto un altro in Piazza Caricamento che ho venduto, e dopo questo qua. Adesso il mio ruolo quello di gestire questi due locali (M5b) Pi spesso lapertura/chiusura di attivit legata alla fragilit delle imprese, oltre che alla crisi economica attuale, su cui torneremo pi avanti: nel 99 ho aperto un negozio sempre di parrucchiera (per a nome di mio marito) e dopo qualche anno andava male e labbiamo chiuso. Subito dopo ho aperto un negozio di alimentari: dal 2004 lho chiuso allinizio del 2011 perch il padrone del negozio mi voleva portare laffitto da mille a 1500 euro al mese..e non ce la facevo. Allinizio il negozio andava bene poi sempre peggioultimamente malissimo. Ora da 8 mesi ho questo negozietto: non va tanto bene perch ci viene poca gente (F9a)

Prima a Sampierdarena in societ con un amico di mio marito, ma andata male perch mio marito troppo bravo e alla fine lha preso tutto lui il debito, qui siamo venuti con il debito, ma piano piano ce labbiamo fatta. Siamo qua dal 2004, quindi 7 anni (F1c)

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Addirittura alcune volte sono state chiuse le attivit, per poi riprendere dopo qualche mese o anno: Prima avevo un negozio in cima, ma lho chiuso perch avevo dei problemi, poi quelli dellIncubatore mi hanno chiamato per darmi unaltra opportunit (M4c) Una mia zia mi ha fatto venire qua e mi ha aiutato ad aprire lattivit che faccio tuttora, per ero a Novara e visto che non andava bene, sono andato a scuola per migliorare la mia esperienza e mi piaciuta molto, sono riuscito a lavorare in alcune ditte, ma poi con la crisi, mia zia non ha voluto che continuassi lattivit e allora sono venuto qua a Genova a vendere le borse sulle spiagge, ma non andavo bene, perch mi vergognavo a vendere le borse e sono riuscito a creare unattivit di nuovo qua a Genova nel 2010 (M3c) 2.6. Nello svolgimento dellattivit: dipendenti, fornitori e clientela Per quanto riguarda lo svolgimento dellattivit, si poi investigato riguardo ai rapporti e al profili di dipendenti, fornitori e alla clientela. Linteresse era quello di vedere sia che dipendenti e fornitori (italiani, connazionali ecc.) gli intervistati hanno, e come erano i rapporti con loro. Inoltre si cercato di capire i rapporti che i lavoratori hanno con la clientela, e se questi rapporti si differenziano a seconda della tipologia di cliente (italiano, straniero ecc.). A questo proposito opportuni chiarire che quasi tutti gli intervistati hanno una clientela mista, con una preponderanza per per una categoria (per esempio: stranieri). Partendo dai dipendenti, si considerati tali anche quei familiari (o amici) che aiutano nellimpresa, senza che vi sia un contratto formalizzato.

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Tabella 14 Tipo di dipendenti

Dipendenti Nessun dipendente Solo italiani Solo stranieri Solo connazionali (no famiglia) Solo familiari (Co-gestione famigliare) Misti*

Frequenza 10 2 6 -

(N=27) Come si pu vedere dalla tabella sopra, molti non hanno dipendenti, un po perch non ne hanno bisogno e un po perch non hanno i soldi per pagare una persona che li aiuti:

Attualmente non posso perch come faccio a pagare? Faccio tutto io (F4b)

Dipendenti non ne ho perch non ce la faccio a pagarli e poi non ho neanche tanto lavoro (F9a)

Alcuni avevano dei dipendenti ma con la crisi hanno dovuto licenziarli: Ora non ho dipendentiprima avevo una ragazza straniera e ancora prima una italianama non potevo permettermi di pagarle (F10a)

Per ovviare a questa difficolt economica molti si fanno aiutare da familiari (o meno frequentemente amici):

I casi di dipendenti misti erano cos costituiti: un dipendente italiano e uno straniero; vari dipendenti italiani e il marito; un dipendente straniero e uno connazionale; vari dipendenti connazionali e italiani.

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Non ho dipendenti perch non me li posso permettere, mi aiuta mio figlio (F3b)

Viene un mio amico senegalese ad aiutarmi e anche mio marito che marocchino (F8a)

Fra coloro che hanno almeno un dipendente la maggior parte ce li ha stranieri, soprattutto perch dalle interviste emerge che, per i datori di lavoro, questi lavorano meglio:

Siamo due soci e due dipendenti anche loro stranieri. Il nostro rapporto famigliare, molto buono. Siamo solo stranieri perch mi ci trovo meglio, gli italiani fanno questo lavoro con svogliatezza (F5c)

E anche chi assume persone italiane lo fa in maniera strumentale, con lo scopo ben preciso di front-office:

I Cinesi lavorano con pi impegno, per me pi facile la comunicazione. Ma i camerieri italiani hanno la funzione di comunicare meglio con i clienti e capiscono meglio come comportarsi. Magari il cameriere cinese pi riservato e non capisce certe battute, mentre gli italiani s. In questo modo si crea un ambiente pi interculturale (M18b) Inoltre, negli unici due casi di sole persone italiane coinvolte nellattivit degli intervistati, tali persone non sono dipendenti veri e propri ma solo aiutanti, che vengono saltuariamente: C un mio conoscente italiano che viene spesso quando devo fare delle commissioni, in modo da non chiudere il negozio (M7b)

Un caso molto interessante che mostra come gli intervistati siano inseriti nel tessuto genovese quello che sotto riportiamo: Ho due dipendentiuna ragazza straniera e una italiana. Ci siamo conosciuti tramite una borsa lavoro per ragazze che avevano difficolt nellinserirsi nellambiente lavorativo. Poi mi aiuta mio marito (F2b)

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Riassumendo, gli imprenditori intervistati mostrano di preferire altri stranieri quando devono assumere formalmente un dipendente, in quanto, secondo loro, gli stranieri lavorano con pi voglia e abnegazione. Invece quando (per ragioni economiche ecc.) si affidano allaiuto saltuario attingono dalla rete famigliare o amicale. Inoltre in tre casi si evidenziato come spesso nei casi in cui il marito o la moglie ad aiutare lintervistato, il rapporto che sussiste quello di co-gestione dellimpresa: Ci sono io che gestisco un po la pizzeria, poi c mio marito che fa il pizzaiolo, pi abbiamo alcuni ragazzi italiani che fanno da portapizze (F1c)

Le relazioni con i fornitori sono in generale pi che buone. La maggior parte degli intervistati ha quasi esclusivamente fornitori italiani (anche quando si forniscono di prodotti tipicamente esteri come la carne hallal): infatti solo otto intervistati hanno fornitori connazionali e solo sei dallestero (ma non dal proprio paese di origine). La maggioranza non rileva differenze fra fornitori connazionali (o stranieri) e fornitori italiani. Nelle sfumature emerge per che i fornitori del proprio paese ripongono maggior fiducia negli intervistati rispetto a quelli italiani, che inizialmente sono pi diffidenti: In generale con tutte ho ormai un rapporto di fiduciasoprattutto con quella del mio paeseche magari la pago due o tre giorni dopo ma anche con le altre (F10a)

I rapporti con i fornitori sono buoni, perch prima non mi conoscevano, ma adesso si fidano, anche se difficile farsi conoscere (M3c)

Tab.15 Rapporti con i fornitori

Modalit rapporti No rapporti Per niente buoni Non buoni Abbastanza buoni Molto buoni

Connazionali 19 0 0 3 5

Altri stranieri 21 1 0 4 1

Italiani 3 0 0 14 10

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(N=27)

Sempre riguardo ai fornitori, si possono evidenziare alcune cose. In primis molti intervistati non hanno dei fornitori veri e propri, ma comprano ci che gli serve o nei negozi normali:

Appena aperto avevo un mucchio di ditte con cui ho lavorato tanto, per la birra, verdura, pesce e carne, per adesso compro poco, perch non voglio poi mettere la roba nel frigo che poi scade e buttarla e perdere cos dei soldi per niente; faccio prima a comprare piano piano. Mi rifornisco da altri negozianti sia italiani, che stranieri e il cous cous lo compro nelle macellerie islamiche, mentre le birre le prendo al DperD, allEkom, alla Metro, alla Lidl, nei supermercati. Non ho fornitori allingrosso, viene solo uno ogni tanto a portarmi un po di pesce, patatine, ma prendo poca roba, perch inutile; per quando mi capitano dei gruppi che vengono a mangiare allora si (F4b)

Fornitori veri e propri non ne abbiamo, compriamo al minuto, quello che ci serve per non sprecare e anche risparmiare. Una volta avevamo dei fornitori ma ci portavano troppa roba che non ci serviva. Per la roba andiamo da altri negozi e andiamo anche sul mercato. Abbiamo dei negozi soliti e i rapporti sono buoni, basta che chiami e mi portano la roba o io la vado a prendere. Comunque dove ci riforniamo sono tutti italiani (F5c)

Altri comprano via internet, sempre tendenzialmente al dettaglio, direttamente presso aziende specializzate: Ho fornitori da tutto il mondoli scelgo in base alle mie esigenze, al prezzo e alla qualit, e compro tutto via internet (M14a)

Per particolari materiali per il restauro mi rifornisco da grandi ditte francesi o tedesche specializzate (M6c) In generale gli intervistati mostrano di variare la provenienza dei loro fornitori a seconda delle esigenze, del della qualit e del prezzo:
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Per le ricariche uso dei fornitori italiani..per la Vodafone per esempio faccio riferimento a unazienda di Romamentre per le carte internazionali ho contatti con unazienda dello Sri Lanka e con italiane (F10a) Allinizio usavo fornitori francesi e spagnoli per la telefonia, poi ho deciso di rivolgermi solo ad italiani, perch convenivano (F8a)

Fornitori sulle schede telefoniche e internet, italiani. Con Ecuador collaboriamo per i conti correnti, noi riceviamo informazioni via internet tutte le informazioni, siamo in contatto con la sede di Milano (F7a)

Anche coloro che vendono un prodotto profondamente legato al paese di origine (esempio: artigianato del paese) o che particolarmente legato alle esigenze di alcuni stranieri (per esempio carne hallal) non si riforniscono esclusivamente da fornitori della madrepatria (o comunque pochi lo fanno):

Ho due fornitori uno mi porta la carne da Cuneo e uno da Rapallo. Quello di Cuneo mi porta anche hallal mentre quello di Rapallo carne italiana, anche se avendo clientela non solo nordafricana non dovrei avere solo carne hallal (M12a) Ho tre fornitori, tutti italiani, c una ditta italiana che importa cose dal Messico (F2b)

La maggior parte sono artigiani, infatti quando torno a casa porto i disegni e li faccio fare li; sono 100% made in Thailand. Comunque faccio fare tutti i mobili l e poi li importo (M7b)

Per quanto riguarda la clientela, molti intervistati (un quarto) non ha clienti connazionali; fra coloro che hanno come clientela persone del proprio paese di origine la maggior parte ha buoni rapporti (17 persone su 20), anche se tre intervistati affermano di non avere buoni rapporti. Per quanto riguarda altri clienti stranieri, quasi tutti ce ne hanno, e i rapporti sono piuttosto buoni; tutti gli intervistati hanno poi clienti italiani e questi sono di gran lunga i preferiti,

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visto che tutti affermano di avere buoni se non ottimi rapporti (pi di due terzi degli intervistati).

Tab.16 Rapporti con i clienti

Modalit rapporti No rapporti Per niente buoni Non buoni Abbastanza buoni Molto buoni

Connazionali 7 1 2 8 9

Altri stranieri 1 1 1 13 11

Italiani 0 0 0 9 18

(N=27) Anche dalle interviste emerge il buon rapporto che c in generale con i clienti: Con i clienti i rapporti sono ottimi, vengono volentieril80% italiano e poi il restante sono latinoamericani (F2b)

Soprattutto sono stranieri, molti turisti che vengono dai paesi vicini. Ho poi i clienti italiani che mi conoscevano gi dalla fiera; i miei connazionali non hanno bisogno di arredare casa. Chi non ha possibilit di viaggiare o a chi piace arredare casa in questo stile si rivolge a me. I rapporti con questi clienti sono ottimi (M7b)

La clientela 70% stranieri e 30% italiani in generale, i rapporti sono uguali con tutti abbastanza buoni (M15a)

Anche se dalle interviste emerge che, soprattutto fra coloro che hanno pi a che fare con gli stranieri (e cio gli imprenditori della fascia A), vi una netta preferenza per i clienti italiani (che sono una fetta minoritaria della loro clientela):

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Vengono clienti di vario tipo anche turisti perch facciamo non solo call center, pratiche, consulenze varie. Due terzi straniero un terzo sono italiani. I rapporti di lavoro sono un po difficile con gli immigrati ma anche in generale, bisogna avere pazienza essere flessibili (F8a) Io preferisco i clienti italiani, perch sono pi precisianche gli stranieri okinvece con i miei compaesani difficile trattarci..voglio sempre sconti, si lamentanoa volte per non avere rotture gli dico che non ho pi il prodotto che mi chiedonoalmeno poi non tornano a farmi perdere tempo (M14a)

In percentuale 90 clienti sono italiani, poi cinesi, filippini, e anche altre nazionalit. Alcuni stranieri danno problemi (soprattutto Europa dell'est) perch non pagano. Con gli italiani questo problema non c' (M18b) Se in generale i rapporti con la clientela italiana sono molto buoni e questi sono i preferiti dagli imprenditori stranieri, alcuni intervistati hanno messo in evidenza come, soprattutto allinizio, vi sia stata una certa diffidenza nei loro confronti: La clientela sia italiana che straniera, generalmente litaliano pensa di sapere molto di pi di uno straniero, dimostrare il contrario difficile. C stata un po di diffidenza, dimostrare la mia professionalit allitaliano stato ed ancora duro (M1c)

Anche se poi, superata la prima diffidenza:

Il rapporto con i clienti abbastanza buono, il rapporto normale, quello fra cliente e negoziante, per difficile superare la diffidenza dellitaliano, anche se poi le persone vengono da noi anche e soprattutto perch, anche se siamo bravi uguali rispetto a un italiano, costiamo molto meno (M3c)

da notare che questa diffidenza iniziale si ha solamente con persone che svolgono unattivit non direttamente legata allessere straniero (cio i tipi di attivit appartenenti alla fascia C). Questo dovuto al fatto che offrendo un bene o prodotto convenzionale, i lavoratori escono dalla visione comune di persone che intraprendono solo in campi legati alla loro provenienza. Non si attribuiscono infatti comunemente agli stranieri capacit come quelle di
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orafa, sarto (ad alta specializzazione) ecc. sintomatico che nel caso di una pizzeria da asporto gestita da una coppia di egiziani, il problema non sia stato tanto la diffidenza riguardo alla qualit della pizza ( opinione comune che tutti gli egiziani siano specializzati nella pizza), ma per la pulizia del locale: Con la clientela problemi li abbiamo avuti allinizio, perch anche se la gente ti accetta come amico, guarda tanto quando apri il negozio che sei straniero, se sei pulito, sempre a fissarti e pensano che siamo sporchi e non capisco perch; ma giusto i primi due - tre anni (F1c)

Si pu vedere qui un primo influsso positivo della tipologia di prodotti offerti: attraverso unattivit non legata allessere straniero del titolare, gli immigrati riescono a uscire da quella visione comune di persone senza particolari competenze e specializzazioni. 2.7. Limpatto dellattivit: situazione economica e abitativa Si passer ora ad analizzare limpatto che lattivit autonoma ha avuto sugli intervistati, sia per quanto riguarda la sfera economica che quella abitativa. Quello che emerge che pochi hanno avuto un netto miglioramento economico. Coloro che hanno avuto un miglioramento economico sono spesso gli imprenditori di lunga data (cio che hanno aperto qualche hanno prima del 2008): questi appena hanno aperto hanno avuto un buon miglioramento, salvo essere in difficolt negli ultimi anni:

Per la condizione economica ci sono stati periodi buoni, attualmente non un buon periodo, fino a 5/6 anni fa andava bene, ora c la crisi, i fotografi hanno avuto il crollo per luscita del digitale, cambiato tutto completamente. Attualmente per saltare questo periodo dobbiamo darci da fare in un altro modo, la gente non stampa le foto, allora noi facciamo altre cose i video, ecc. (M1c)

La condizione economica ha avuto un certo miglioramento con il passaggio al lavoro autonomo soprattutto fino al 2004 in quanto Genova ha fatto un sacco di restauri in quegli anni, anche se ora tutto fermo (M6c)

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Dal punto di vista economico la situazione nostra migliorata, il periodo migliore ricordo nel 2005 (F7a)

La situazione economica da quando abbiamo i negozi migliorata, soprattutto i primi anni (F10a)

Come si pu vedere negli ultimi anni anche gli imprenditori stranieri (come quelli italiani del resto) hanno subito molto la crisi economica mondiale, come emerge da quasi tutte le interviste svolte: Questanno c stata crisi, anche se io sono molto conosciuto, ma stato lanno peggiore, ho anche dovuto usare i risparmi per pagare i dipendenti. La mia forza che io faccio tutto (pane ad es. dolci) salto un passaggio e quindi le mie spese sono abbastanza contenute (M11b) Attualmente il phone center non va beneallinizio s ma ora nolanno scorso siamo stati anche alluvionati, e poi sentiamo anche la crisida due/tre anni va molto peggio di prima (F10a)

Anche a causa della crisi quindi la situazione economica degli intervistati non generalmente migliorata nel passaggio da dipendente a lavoratore autonomo/imprenditore, anzi molti rimpiangono quando erano dipendenti perch, seppur fra mille difficolt, erano maggiormente sicuri di avere un guadagno a fine mese:

Per la cosa di prima di mio marito, quando era dipendente, per me era meglio prima, perch sia che ci fosse o meno lavoro alla fine del mese prendeva lo stipendio, tredicesima, quattordicesima e ferie (F1c)

Quando lavoravo come badante era meglio perch loro mi pagavano i contributi pi lo stipendio (F6c) Economicamente stavo meglio prima, quando facevo la colfresto autonoma solo perch non c lavoro e non potrei trovare uno da dipendente (F9a)

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Riguardo alla condizione abitativa, alcuni degli intervistati sono riusciti nel corso degli anni, spesso grazie allattivit, a comprarsi una casa o a trasferirsi in un quartiere considerato migliore:

Sono riuscito a comprarmi casa con il mutuo e a mettere su famiglia; alla fine un lavoratore autonomo che si sa gestire ha pi possibilit (M6c) Come abitazione sono sempre in affitto anche se ho migliorato un po la casa, prima abitavo nel centro storico, poi sono andato a Molassana, ora abito vicino allIkea e mi trovo meglio (M12a) Con lattivit abbiamo fatto un mutuo e comprato una casa a Multedo (F7a)

Per la maggioranza degli intervistati non ha cambiato molto la sua situazione abitativa: non sono per esempio riuscito a comprarmi una casasono sempre in affitto (M14a)

Vivo in affitto, sempre nello stesso posto, sono sempre miscio uguale, ma sono molto soddisfatto (M10c) Proprio dallultima intervista emerge il vero cambiamento che gli intervistati hanno avuto con linizio dellattivit, e cio la maggior soddisfazione lavorativa:

La mia condizione economica peggiorata nel senso che si sono ingrandite le entrate ma anche i debiti, ma ho il negozio e questa una soddisfazione (F3b)

Dal punto di vista economico no, ma migliorata perch faccio il lavoro che mi piace (M4c)

Economicamente penso che se vendessi focaccia sarebbe meglio! In generale direi che va molto meglio, perch essendo indipendente posso fare quello che mi piace, ma ovviamente ho delle spese in pi (M7b)

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Con lapertura dellattivit quindi aumentata la soddisfazione personale, legata al fatto di svolgere un lavoro che piace e con un certo grado di autonomia. Questo aumento di soddisfazione emerso, nelle interviste, soprattutto fra coloro che svolgono unattivit che si pu inserire nella fascia B o C. Ci pu essere spiegato dal fatto che in queste due fasce c una presenza rilevante di persone che fanno lavori manuali con un certo grado di creativit (sarti, restauratori, tappezzieri) e/o che presentano qualche specificit legata alla promozione del luogo di origine attraverso la cucina, i prodotti tipici, lartigianato ecc.

Pi in generale il passaggio al lavoro autonomo ha portato un miglioramento delle condizioni di vita (al di l della parte economica), sia dal punto di vista del prestigio sociale che dallautonomia che tali categorie di lavoratori hanno:

La vita, perci, in generale, migliorata tanto, sono pi libero, faccio quello che mi piace (M4c) il passaggio a lavoratore autonomo comunque sempre un miglioramento (M13c)

mentre se fai altri lavori ci sono altre variabili che dipendono da altre persone/situazioni, inoltre con un'attivit autonoma non devi metterti d'accordo con altriper esempio nell'edilizia, il lavoro lo decide tutto un capo squadra (M18b ) 2.8. Le relazioni: frequenza, tipologia dei rapporti e impatto dellattivit imprenditoriale

Passiamo ora a descrivere e analizzare i rapporti che gli intervistati affermano di avere con determinate categorie di persone. Si evidenzia innanzitutto come gli intervistati non abbiano solo rapporti con connazionali (o altri stranieri) ma presentino anche numerose conoscenze e amicizie italiane. Ma prima di trarre delle conclusioni pi generali sul profilo degli intervistati sembra opportuno analizzare con che frequenza avvengono le relazioni con tutte le categorie di persone considerate. Per quanto riguarda i rapporti con i colleghi, si evidenzia come i rapporti pi frequenti siano con persone italiane (11 persone su 27 frequentano colleghi italiani almeno una volta alla settimana). Meno frequenti sono i rapporti sia con colleghi connazionali che con colleghi di altre nazionalit.
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Tab.17 Frequenza rapporti i colleghi

Frequenza rapporti No mai/Quasi mai S, almeno una volta al mese S, almeno una volta ogni due settimane S, almeno una volta alla settimana

Connazionali 11 6 1

Altri stranieri 13 2 4

Italiani 8 6 2

11

(N=27)

Per quanto riguarda i rapporti di amicizia, evidente innanzitutto che questa batteria di domande investigava, oltre alla frequenza dei rapporti anche se gli intervistati avessero rapporti di amicizia con persone connazionali, straniere e/o italiane. chiaro che la distribuzione delle risposte a tutte e le domande molto schiacciata verso lalto (verso cio la modalit una volta alla settimana), ma anche qui, come nella batteria precedente, risultano pi marcati i rapporti con persone italiane. Molto frequenti sono anche i rapporti con persone dello stesso paese di origine; meno assidui sono poi quelli con persone immigrate ma non connazionali visto che pi di un terzo afferma di non avere amicizie e conoscenze approfondite con questa categoria di persone. Tab. 18 Frequenza rapporti amici e conoscenti Frequenza rapporti No mai/Quasi mai S, almeno una volta al mese S, almeno una volta ogni due settimane S, almeno una volta alla settimana (N=27)
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Connazionali 3 4

Altri stranieri 10 3

Italiani 2 3

18

14

20

Dal punto di vista dellimpegno associazionistico, risulta una scarsa partecipazione degli imprenditori stranieri (e questo conferma le ricerche precedenti: ad esempio Erminio, 2008), visto che in tutte e tre le domande la moda rappresentata dalle modalit no mai/quasi mai. Questo dovuto soprattutto al tempo, che viene speso tutta nellattivit lavorativa:

Non faccio parte di associazioni o similari perch non ne ho il tempo, perch lavoro dal luned pomeriggio al sabato sera (F5c) Non faccio parte di nessuna associazione in particolareogni tanto frequentiamo lassociazione che riunisce i tamilma vado solo alle feste perch non ho tempo (F10a)

Qui non si evince pressoch alcuna differenza fra la partecipazione ad associazioni italiane (nel senso di non marcate dal fatto che sono strettamente legate alla provenienza e/o alla condizione di immigrato) o straniere, anche se come al solito appare meno assidua la relazione con organizzazioni composte da altri stranieri non connazionali.

Tab. 19 Frequenza rapporti associazioni

Frequenza rapporti No mai/Quasi mai S, almeno una volta al mese S, almeno una volta ogni due settimane S, almeno una volta alla settimana

Connazionali 20 5

Altri stranieri 22 3

Italiani 20 3

(N=27)

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Fra coloro che frequentano unassociazione di connazionali, molti lo fanno saltuariamente: Non faccio parte di nessuna associazioneogni tanto vado a qualche festa o a qualche evento organizzato dalla comunit e da associazioni senegalesi ma niente di pi(F9a)

Per analizzare meglio i risultati, anche se sembrano abbastanza chiari, si deciso di creare tre indici additivi8 sintetici rispettivamente dei rapporti con: italiani, connazionali e altri stranieri. Una volta trovati i vari punteggi, si deciso di dividere in classi tali valori e individuare tre possibili modalit di frequenza rapporti9.

Tab.20 Indice di frequenza rapporti con persone italiane

Frequenza rapporti Connazionali Mai/pochi Abbastanza Molti 5 17 5

Altri stranieri 11 8 8

Italiani 1 16 10

(N=27) Dallanalisi delle tre tabelle viene confermato quanto emerso dalle precedenti, e cio la maggior frequenza di relazioni con persone italiane da parte degli intervistati. Infatti praticamente tutte le persone intervistate ha abbastanza rapporti (se non molti) con persone italiane. Anche i rapporti con persone connazionali risultano abbastanza frequenti, anche se non mancano persone che non hanno praticamente rapporti. Lanalisi dellindice di frequenza delle relazioni con persone straniere ma non connazionali mostra come gli intervistati si distribuiscano in maniera pi omogenea rispetto agli altri due indici; ad ogni modo si vede come in maggioranza siano le persone che hanno pochissimi rapporti con persone straniere
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Pur consci del fatto che una parziale forzatura creare un indice di variabili non cardinali attraverso operazioni aritmetiche, si per deciso di svolgere tale operazione in quanto la variabile ordinale (come suggerito da Delli Zotti, 2005), semplicemente per avere unidea approssimativa dei rapporti con le varie categorie di persone. Si sono quindi sommati i punteggi (cio il numero associato alle singole modalit, numero che cresceva allaumentare dei rapporti) ottenuti in ogni domanda considerata. Inoltre bisogna ribadire che tale indice puramente indicativo visto lesiguit del campione. 9 Tale indice avr (essendo la somma di tre domande con risposte che possono variare il punteggio fra 1 e 4) un minimo di 3 e un massimo di 12. Per una migliore leggibilit i risultati sono stati suddivisi in tre fasce (1-4, 5-8, 9-12).

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non connazionali anche se non manca (e questo si vedeva anche dallanalisi delle precedenti tabelle) una buona percentuale di persone che ha relazioni frequenti. Tabella 21 Media punteggi rapporti per ogni indice

Indice rapporti connazionali 7

Indice rapporti stranieri 6,22

Indice rapporti italiani 7,56

Fig.7 Media punteggi rapporti per ogni indice

Per riassumere, gli intervistati mostrano di preferire relazioni o con connazionali (media=7), con cui condividono lingua, abitudine ecc., e/o, in misura ancora maggiore, con italiani (media=7,56), che sono visti anche come un mezzo per inserirsi e conoscere la societ italiana. Molti meno rapporti vi sono con altri stranieri (media=6,22), anche se non mancano intervistati che hanno frequentazioni assidue con persone straniere ma non del paese di origine. Questo mostra come gli imprenditori manifestino, al di l delle normali reti di connazionali che risultano comunque molto forti, anche una propensione allapertura, alla conoscenza della realt italiana. Se si analizzano i rapporti in base alle fasce di attivit emergono alcuni dati interessanti. Innanzitutto che il rapporto con i connazionali negli intervistati rimane pressoch invariato: quindi al di l della tipologia di attivit resta fermo il rapporto con i connazionali.

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I rapporti con persone straniere (non connazionali) risulta invece molto significativo: gli unici che affermano (nei questionari e nelle interviste) di avere un po pi rapporti con questa categoria sono coloro che svolgono unattivit appartenente alla I fascia, ma dalle interviste emerge che questa si sviluppa solo attraverso la conoscenza dovuta allattivit lavorativa. In generale i soggetti intervistati, pur manifestando un senso di legame con la propria madrepatria, sono fortemente aperte alla realt del paese dove si sono insediati. Si potrebbe arrivare a ipotizzare che i soggetti intervistati non provino un forte sentimento di appartenenza alla comunit immigrata, ma questa deduzione dovrebbe essere approfondita e studiata maggiormente.

Andando pi nello specifico, uno degli scopi della presente ricerca era capire come erano al momento dellapertura i rapporti con alcune categorie di persone e se tali rapporti sono cambiati in seguito allapertura dellattivit. Ci che emerge innanzitutto che moltissime persone avevano rapporti con persone italiane gi prima dellapertura dellattivit, alcuni addirittura avevano (e hanno tuttora) il coniuge italiano: Prima di aprire lattivit avevo gi amicizie italianeerano amicizie del lavoro, poi va beh poi sono sposata con un italiano In generale avevo amici italiani ma anche stranieri (F2b)

Sono stata sposata con un italiano e con lui ho avuto una figlia. Non lavorando ho sempre avuto con le mamme delle compagne di mia figlia un rapporto molto bello (F5c) Da subito ho fatto amicizia pi con gli italianiuno non pu arrivare qui e non interessarsi a nullaio ho sempre cercato lamicizia di persone italiane, con cui pi facile avere un rapporto di rispetto, amiciziatu li aiuti e loro ti aiutano Frequento un sacco di circoli, le boccette e anche milito in un partito politico. Andando nei circoli ecc. ho conosciuto e fatto amicizia con un sacco di persone, ho conquistato la loro fiducia (M14a) Comunque attraverso lattivit molti rilevano un miglioramento dei rapporti, soprattutto con gli italiani ma anche con i connazionali (e altri stranieri):

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Amici sia italiani che stranieri, che mi sono fatto con lattivitsoprattutto italiani (M15a)

Mi sento pi integrato con la societ italiana con il ristorante anche perch i rapporti sono molto frequenti, con i clienti e con i dipendenti (M18b)

Per quanto riguarda gli italiani, come si gi detto rispetto alla parte sulla clientela, emerso un miglioramento della visione dello straniero, persone che vengono viste come dotate di competenza, voglia di fare ecc.:

Tanto miglioramento perch tanta gente che passa gli piace vedere che ho aperto un negozio, tanti italiani vengono perch allinizio credono solo che non abbiamo un mestiere, se invece ti vedono fare questi lavoro gli piaci, vengono volentieri e spesso per questo (M4c) S, da quando sono imprenditore sono visto meglio da pi persone e sono agevolato per gli affitti e la visione che gli altri hanno di me migliorata sia connazionali, sia stranieri e soprattutto italiani (M5b)

Ho notato che ora mi trattano con ancora pi rispetto, come per dire hai fatto qualcosa! (F5c)

Il rapporto migliorato a livello personale. Perch se si apre un negozio il rapporto va ad un livello leggermente superiore. Perch le persone vengono, conoscono (F6c)

In generale quindi gli intervistati avevano gi prima forti e buoni rapporti con gli italiani, ma questi rapporti sono migliorati anche grazie allattivit: Uno deve guadagnarsi la fiducia, io ho tantissimi amici genovesi, gi dallinizio, ho avuto subito le informazioni e laiuto morale per aprire la mia attivit [] Con lattivit ho incrementato molto le conoscenze con italiani, solitamente clienti che conosco (M1c)

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Avevo gi una cerchia di amici italiani, anche la prima mostra a Noli lho fatta con un mio amico pittore italiano. [] I rapporti con italiani forse migliorato, avevo tanti amici anche prima ma ora mi vedono forse in una situazione migliore (M10c)

Nel rapporto con altri stranieri, connazionali in primis, gli intervistati affermano di essere diventati una sorta di punto di riferimento, di modello da seguire e di persone cui chiedere consiglio:

Ho aumentato il giro di conoscenze sia italiane che di connazionali. Per loro sono diventata anche un punto di riferimento, anche per il lavoro. Mi vengono a chiedere se so di qualche signore che cerca una badante...oppure se so di qualche lavoro (F3b) I rapporti con le altre persone non sono molto cambiatilunica cosa che ora sono conosciuti da tutti..per esempio ogni festa che c dei suoi paesani vengono invitatia volte vengono invitati anche da persone che non conoscono (F10a)

Certo ora sono guardato in modo diverso per la mia attivit che vale, che conosciuta, che un punto dincontro per la cultura araba (F6c)

Certi intervistati mettono per in evidenzia che con alcune persone (soprattutto altri stranieri) il rapporto peggiorato perch provano invidia per la loro posizione:

Nei rapporti in generale il cambiamento stato positivo, la gente vede che sei una persona che vuole fare qualcosa, che vuole crescere, che vuole organizzarsi. A volte c invidia, non mi fido tanto delle persone. (M13c)

In generale comunque gli intervistati mostrano di avere amicizie miste, sia italiani che stranieri, soprattutto connazionali: Come amicizie ho sia connazionali ma anche italianie altri stranieri ma meno (M16a)

Passando a parlare della qualit di questi rapporti (nel senso se vengono percepiti come buoni e cordiali oppure cattivi e difficoltosi) si andr a vedere come gli intervistati valutano i rapporti un buon numero di categorie di persone ed enti.
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Partendo dagli enti, si investigato come sono (e se ci sono) rapporti con gli enti pubblici in generale, con le banche e con la Camera di Commercio. Da ci emerge che i rapporti con gli enti pubblici sono piuttosto buoni, e questo non pu che essere un fattore positivo. I rapporti con le banche invece sono molto contradditori: se infatti la maggioranza ha buone relazioni, c per una buona parte che manifesta problemi nelle relazioni con le banche (un terzo a cui si vanno a sommare coloro che non hanno rapporti con le banche, persone che di solito scelgono liberamente di non averne in quanto hanno scarsa fiducia nelle banche). Questi dati non vanno per enfatizzati perch si suppone che la sfiducia e i cattivi rapporti con banche e similari siano un fattore comune anche a tanti imprenditori italiani. Infine molti degli intervistati hanno quasi nulli rapporti con la Camera di Commercio (pi della met degli intervistati), ma chi dice di avercene, afferma che questi sono buoni. Dalle interviste viene confermato il generale buon rapporto che le istituzioni:

Ho un buon rapporto con polizia, amministratori, ecc (F6c) Ho buoni rapporti con i poliziotti del quartiere, perch mi conoscono da piccolo, sono cresciuto con loro; li conosco da quando sono entrati e quando per ventiquattro anni ti vedono qua e allora sanno gi che sei apposto (M5b)

I rapporti con le istituzioni sono buoni e mi hanno aiutato. (F8a)

Anche se non mancano casi di frizione: Con le istituzioni e soprattutto con la polizia i rapporti sono sempre bruttisono ignoranti e razzistisi riescono ad avere rapporti normali solo con Asl (F2b)

Le istituzioni anzich un aiuto sono un ostacolo, sempre una lotta!! Non ho problemi con le autorit, per il mio carattere, ho qualche amicizia in comune, ho fatto anche il mediatore culturale, andavo nelle scuole, conosco benissimo il mondo scolastico, aiuto molto bambini, anzi vorrei fare molto di pi; in quel senso ho un buonissimo rapporto con la chiesa. Anche le istituzioni bancarie sono dure, difficile (M1c)

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Tab. 22 Rapporti con enti pubblici

Modalit rapporti No rapporti Per niente buoni Non buoni Abbastanza buoni Molto buoni

Enti pubblici 3 0 3 17 4

Banche 2 2 7 10 6

Camera di Commercio 15 0 1 9 2

(N=27) Dallanalisi dei rapporti con i colleghi si evidenzia (come quando si parlato della frequenza di tali rapporti) una preferenza degli intervistati verso gli italiani (fermo restando che molte persone non hanno proprio rapporti con colleghi stranieri o connazionali): si pu infatti vedere come quasi tutti abbiano rapporti buoni o molto buoni con persone italiane.

Tab. 23 Rapporti con colleghi connazionali

Modalit rapporti No rapporti Per niente buoni Non buoni Abbastanza buoni Molto buoni

Connazionali 10 2 1 11 3

Altri stranieri 13 1 0 10 3

Italiani 4 1 0 11 11

(N=27)

Analizzando poi i rapporti con amici e conoscenti, qui i risultati ottenuti vengono influenzati dal fatto che un buon numero di persone non ha praticamente rapporti con altri stranieri non connazionali. Analizzando le percentuali valide (cio depurate da coloro che non hanno
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relazioni) le tre distribuzioni mostrano un appiattimento su rapporti abbastanza e molto buoni (forse a causa della parola amici nella domanda): emerge per che le percentuali di molto buoni sono maggiori a proposito degli italiani e dei connazionali. Se per si sommano le modalit di risposte abbastanza buoni e molto buoni non emergono grosse differenze. Viene quindi confermato il fatto, evidenziato a proposito dei colleghi, che seppur molti non abbiano relazioni con altri stranieri (a parte i connazionali) chi ce le ha, li ha molto buoni.

Tab. 24 Rapporti con conoscenti e amici

Modalit rapporti No rapporti Per niente buoni Non buoni Abbastanza buoni Molto buoni

Connazionali 1 1 0 6 19

Altri stranieri 9 1 0 6 11

Italiani 0 1 0 7 19

(N=27)

La parziale preferenza per gli italiani viene molto bene resa da questo brano di intervista:

A me poi piace avere tanti amici e sono amica di pi con gli italiani, perch stiamo sino alle sette assieme poi ognuno a casa sua. Invece noi connazionali, parliamo troppo, facciamo casino qua e la e poi scoppiano dei problemi (F1c)

A proposito dei rapporti con le associazioni, come gi visto, quasi nessuno degli intervistati appartiene e frequenta attivamente associazioni (siano esse composte da italiani o da stranieri). Fra chi frequenta si pu vedere come non sempre i rapporti siano buonissimi, anche se la maggior parte, chiaramente, fornisce giudizi positivi sul rapporto.

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Tab. 25 Rapporti con associazioni

Modalit rapporti No rapporti Per niente buoni Non buoni Abbastanza buoni Molto buoni

Connazionali 17 2 0 5 3

Altri stranieri 20 2 0 3 2

Italiani 18 0 1 2 6

(N=27)

Singolare, e degno di riflessione, il caso di una signora che ha affermato di avere rapporti non buoni con le associazioni italiane, o meglio, con lassociazione che frequentava fino a poco tempo prima: Facevo anche parte di unassociazione di italiani dove ero una delle poche stranierema poi dopo un po me ne sono andato perch ero sempre considerata la povera stranieraquasi compatitanon riuscivo a superare la cosa che io sono straniera (F3b)

2.9. Inserimento e interesse per realt italiana Altro punto virtuoso linteresse che gli intervistati mostrano di avere per la realt italiana: tutti (nessuno escluso) afferma di informarsi quotidianamente tramite giornali, radio, televisione ecc. sulla situazione di Genova e dellItalia, molto pi che degli avvenimenti del loro paese di nascita. Addirittura nel corso delle interviste molte persone si stupivano della domanda, come se dessero per scontato che la risposta fosse s:

Amo il mio Paese, ma, per esempio anche se ho la parabolica, io guardo la televisione italiana. Dal primo giorno ho sempre detto che se il destino mi ha fatto venire qua devo sapere come vive la gente qua, non ho mai voluto essere chiusa e dire guardo solo la

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televisione egiziana e non quella italiana, anche perch allora restavo nel mio paese (F1c)

mi piace sapere la realt dove vivo, leggo tutti i giornali, i telegiornali, importante sapere dove vivi, sono preoccupato di questa situazione (M1c)

Leggo i giornali, seguo tutto qua, perch vivo qua ed giusto che sia cos (M5b) Molti, e sono parole loro, ormai si sentono italiani (o italianizzati), come si vedr anche nella parte relative alle aspirazioni per il futuro:

Mi interesso a ci che accade in Italia, mi piace molto il telegiornale per sentire della politica, se posso ne sento pi di uno al giorno. Ormai non mi interessa pi tanto la realt del mio paese ma pi quello che succede qua (F5c) Mi interesso sia alla realt di qui che a quella del mio paese uno si interessa alla realt del paese di origine ma se sta qui deve sapere quello che accade in Italia (F6c)

Sono ormai proiettato pi nella realt italiana, non faccio niente per la Palestina; la mia cultura ormai in italiana da quando avevo 20 anni ora ne ho 61..In Giordania non ho pi i genitori quindi non sono pi legato alla mia terra. (M11b)

Mi interesso sia della realt che degli avvenimenti italiani che di quelli del Marocco e del Nordafrica . Ormai mi sento a casa sia qui che l, anzi pi qui, perch ci vivo.. Quando sono arrivato i primi periodi avevo lidea di tornare al mio paese, poi dopo un po mi sono italianizzato, poi mi piace lItalia (M12a)

2.10.

Le capacit linguistiche e burocratiche

Dal punto di vista linguistico, quasi tutti gli intervistati parlano in maniera comprensibile litaliano. In questo frangente lattivit sembra aver portato un netto miglioramento alla maggior parte degli intervistati, in quanto la maggioranza degli intervistati ha a che fare quotidianamente con persone italiane e quindi si deve sforzare di parlare litaliano. Sembra che al di l del normale miglioramento che si pu avere vivendo in un paese, e avendo a che
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fare con colleghi nativi (nel caso di lavoratori dipendenti), ci sia un incremento delle competenze linguistiche in quanto gi intervistati, oltre che parlare normalmente, devono farsi capire usando termini appropriati e precisi per illustrare i prodotti che offrono:

Si, perch ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, imparo parole che non avevo mai sentito e poi parlando per forza italiano si migliora sempre (M4c)

S, anche perch per me molto importante avere la capacit di spiegare gli aspetti riguardanti un certo oggetto, la sua provenienza, delle informazioni particolari su quelloggetto (M7b) Con il mio lavoro ho migliorato la lingua, perch il cliente ti d una mano, e anche la scrittura c perch dobbiamo far ei bigliettini e scrivere il nome e cosa si deve fare (F5c) In una cosa lattivit mi ha aiutato moltocon la linguaquando i clienti vengono qui devo spiegargli le cose (F9a) Lunica eccezione sono coloro che hanno una clientela quasi esclusivamente straniera (cio in particolare una buona fetta della fascia A, ma non tutti): A livello linguistico lattivit non mi ha aiutato molto perch parlo sempre con stranierianzi prima quando ero badante parlavo con gli anziani che accudivo (F10a)

Anche a livello burocratico gli imprenditori affermano di essere molto migliorati, in quanto hanno dovuto aver a che far con bandi, moduli per i finanziamenti e normali routine di gestione; anche se per molte cose gli intervistati affermano di affidarsi ai commercialisti.

2.11.

Le specificit personali

Dopo aver analizzato alcuni importanti punto come linserimento nel tessuto sociale italiano, i rapporti con connazionali, stranieri ecc., si vuole ora mettere in luce come molti degli intervistati evidenzino qualit umane e individuali ben specifiche e sopra alla media. Sembra quindi che al di l dellinserimento (e lintegrazione) prima e dopo lattivit autonoma, sia proprio speciale la loro attitudine. Nel corso delle interviste sono quindi venute fuori certe
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qualit, che non sembrano essere sempre presenti in tutti gli immigrati (come non sono presenti sicuramente in tutte le persone appartenenti alla popolazione nativa): determinazione, apertura mentale, disponibilit ad aiutare il prossimo, capacit manageriali e imprenditoriali. Una delle cose che pi colpisce lapertura mentale degli intervistati e la voglia di inserirsi e di vivere appieno nella societ dove si sono stabiliti, senza rinchiudersi nella rete dei connazionali o di altri stranieri:

Anche quando vengono qua gli amici di mio marito, parlano sempre in italiano per non fare la cosa di parlare arabo davanti a nessuno, perch una cosa che fa innervosire gli altri perch uno si domanda cosa stanno dicendo (F1c)

Purtroppo nella mia comunit dicono che quando uno viene qua o fa la badante o il muratore e basta. Ma io non ci ho mai creduto, penso che il ghettizzare, stare sempre tra loro fa male invece che bene . Io ho cominciato ad aprirmi, a cercare informazioni, che poi ho condiviso con loro, molti ce lhanno fatta a studiare, ad aprirsi unattivit, a farsi stradaMi sono sempre impegnata ad aprirmi e credo che si debba sempre fare cos prima di dire come si sta qui in Itala; io conosco persone della mia comunit che vivono in Ecuador anche se sono fisicamente qui, adesso con internet ancora di pi,vedono le partite, mangiano quello che c l. Io invece ho cercato di andare agli eventi, conoscere la citt, ho creato 5 anni fa insieme a altre donne latino-americane unassociazione (coordinamento ligure donne), stato bellissimo, abbiamo fatto tante cose e ci siamo divertite moltissimo (F3b) Tutte le persone intervistate (e questo stride un po con lo scarso associazionismo rilevato) dimostrano di aver voglia di fare, anche fuori dallambito lavorativo:

Sono stato speaker alla radio, ho trovato amici che mi hanno fatto fare questo programma alla radio per circa 1 anno. Ho fatto conoscere a Genova la salsa (M1c)

Ho fatto un progetto in collaborazione col comune, quando Borzani era assessore ho fatto domanda per fare una mostra di pitture iraniane, perch ci sono altri pittori iraniani a Roma e a Firenze, mi hanno accettato, ma il comune d spazi e pubblicit, ma cerano problemi e non ce lho fatta (M10c)

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Molti dimostrano di essere molto attivi anche e soprattutto per cambiare nel quotidiano i quartieri e i luoghi dove vivono, dimostrando qualit umane non indifferenti:

Ci sono difficolt economiche che si possono anche superare con grandi idee: ad es io vorrei creare un sito internet per via Pr, per dobbiamo aderire tutti, in modo che la gente possa vedere cosa vendiamo e ordinarlo anche da casa.. e poi noi lo mandiamo magari con un ragazzo in moto. Via Pr difficile ma dobbiamo impegnarci tutti per cambiare (F3b)

S, s, stata una crescita personale. Ogni mattina guardo la tv per vedere cosa succede, perch vivendo qua normale e bisogna sapere quello che succede in Italia e bisogna capire. Una volta mi hanno chiesto come fare a sviluppare Via della Maddalena: la mia famiglia mi ha insegnato ad essere onesto e pulito, quindi per migliorare la via siamo noi, padroni dei negozi che dobbiamo dare lesempio, per migliorare la via, anche perch se diciamo tutti che schifo, lasciamo le ragazze a fare quello che vogliono fare, cos, se invece siamo onesti, ci vedono lavorare, la gente non seria cambia e le altre persone vengono. Io la mattina vengo qua e pulisco davanti al mio negozio e anche se la gente mi guarda come uno scemo lo faccio, perch cos se lo facessimo tutti, tutta la via sarebbe pulita. Insomma ognuno di noi deve dare il buono esempio e tutto deve iniziare da ciascuno di noi.[]. Il mio pensiero che nella vita devi sempre aiutare la gente: per esempio, una sarta prende 12 per fare lorlo ai pantaloni e so che non pi brava di me, anche la gente lo dice, per a me non interessa che la gente dica che sono io pi bravo di lei, solo mi interessa aiutare le persone e cos tengo i prezzi bassi cos posso aiutare tutti, perch siamo in crisi e come si fa ad andare avanti, senn? (M3c)

Dal punto di vista professionale, gli intervistati dimostrano di essere in grado di svolgere unattivit autonoma, riuscendo a continuare in una situazione, quella attuale, molto difficile dal punto di vista economico. Molti hanno la tendenza a aprire pi negozi nel momento di successo, in modo da investire i propri soldi in qualcosa di produttivo. Altri ancora invece manifestano una spiccata abilit imprenditoriale, come si pu vedere dal brano sottostante:

Poi sto gi studiando perch ho un progetto particolarmente buono e sto cercando dei soci che abbiano ditte grosse di muratura e prendere appalti in Libia, perch ho dei
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buoni contatti l. Non bisogna sempre fare il ristoratore, questo il momento giusto per investire in Libia e Tunisia, perch le banche danno dei grossi finanziamenti per i lavori di ristrutturazione, ma serve lappoggio giusto di una ditta che compra terreni e costruisce. In Libia c un futuro particolare, perch quando si calmer la situazione, un pezzo grosso che conosco e abita l, mi ha detto perch non mi butto, perch ci sar da ricostruire e vogliono far diventare la Libia come Dubai, visto che la Libia ricchissima. Sono gi in trattativa con un senegalese per vendere questi due locali, cos investir 50.000, con un altro socio con una cifra simile; occorre avere sempre le spalle coperte e partire con la persona giusta (M5b)

Questi brani mostrano anche la capacit di questi intervistati di muoversi in chiave transnazionale, non solo investendo e lavorando a Genova e in Italia, ma anche allestero:

Dopo essere venuta in Italia, per cinque sono stata a New York e mi sono specializzata ulteriormente nella sartoria, ho lavorato l e poi sono tornata qui (F5c) Lavoro con luniversit, lavoro molto con lestero. Ho lavorato in Turchia dal93 al 2008, sempre avendo sede qui ma diversi mesi allanno stavo l. A volte tengo seminari a livello universitario in Argentina (M6c)

2.12.

Aspirazioni per il futuro

Infine, stato chiesto agli intervistati quali fossero le loro aspirazioni per il futuro. Da tale quesito sono emerse alcune interessanti cose. Innanzitutto ormai la maggioranza delle persone intervistate si sente pienamente a suo agio nella societ italiana e vorrebbe restare a Genova anche dopo essere andato in pensione:

Non voglio tornare nel mio paese, perch i miei figli sono nati qua e bisogna basarsi dove si ; a Tunisi non ho nemmeno una casa (M5b)

Rimarr a Genova con il negozio spero sempre di migliorare e che prima o poi mi daranno la pensione (M19a)

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Questo dimostra lalto grado di inserimento degli intervistati, che spesso si sentono pi a casa propria in Italia che nel loro paese di origine:

Ma ormai viviamo qua e lo sento come il Paese, perch quando siamo qua vogliamo andare gi, ma quando siamo gi vogliamo tornare qua, perch ti manca perch qui c il mio posto di lavoro, la mia vita (F1c)

Per il futuro, sto andando verso la pensione, per vorrei rimanere in Italia, il mio paese va bene per visitarlo ma viverci ormai no. Ormai mi so muovere in Italia, ormai sono di qui, conosco bene Genova (F5c)

Non ho particolari progetti per il futuro, continuo qua finch vado in pensione, e resto in Italiaormai sono italiano, non ho pi nessuno al mio paese (M11b)

Una buona parte (seppur minoritaria) degli intervistati vorrebbe ritornare in patria:

Vorrei tornare in Thailandia; ma non so quando torner in Thailandia, dipender da quando non avr pi voglia di stare qua (M7b)

Penso per il futuro di tornare sicuramente in Brasile , dove ho la famiglia, stiamo valutando la situazione, ma con calma (M8b) Alcuni vorrebbero per mantenere un legame con lItalia: Avendo vissuto 10 anni in Italia, a Genova, vivendoli intensamente, un po di me qua e non posso dire chiudo e me ne vado e basta. Mi piacerebbe per tornare nel mio paese e aprire un'attivit di prodotti italiani (F3b)

da notare che, fra coloro che vorrebbero ritornare al proprio paese, la maggioranza svolge unattivit che offre prodotti del proprio paese di origine: forse proprio per questo hanno mantenuto un forte legame con le tradizioni e le tipicit del loro paese e quindi vorrebbero ritornare. Altri ancora (anche qui una piccola fetta di intervistati) legano la permanenza in Italia alla loro situazione economica lavorativa:
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In futuro vorrebbe tornare nel suo paese e continuare a fare il commerciante, perch qui non c pi lavoro (M15a) Oltre ad avere pi soldi per migliorare il mio negozio, non so ancora se voglio restare qua o ritornare nel mio paese perch bisogna vedere la situazione complessiva: se migliora la situazione resto, se non migliora meglio trovare unaltra cosa nel mio paese (M4c)

La mia famiglia dice che devo restare qui perch nella vita bisogna avere coraggio e che prima o poi cambier, per non voglio fare brutta figura perch se alla fine non riesco a pagare laffitto, cosa faccio? E allora forse preferirei tornare al mio Paese in quel caso, cos sarei tranquillo. Se invece la situazione migliorasse un po preferirei restare, anche perch lItalia la capitale della moda, quindi se rimanessi, sarebbe meglio per me (M3c)

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3. Percorsi di imprenditoria creativa degli stranieri In questa prima parte si far quindi riferimento al profilo dei 13 intervistati creativi e ai risultati emersi da tali interviste.

3.1. Parte Generale

3.1.1 Il profilo socio-anagrafico degli intervistati e le tipologie di imprese Dei 13 intervistati, ben 11 sono maschi e 2 femmine; per quanto riguarda let (prendendo come riferimento lanno 2011), la maggioranza degli intervistati ha fra i 36 e i 55 anni, con una piccola percentuale di over 55: nessuno ha invece meno di 36 anni.

Tab.26 Distribuzione per classi di et degli imprenditori creativi

Classe di et 18-35 36-45 46-55 56-65 + 65

Frequenza 0 5 5 3 0

(N=13)

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Fig. 8. Distribuzione per classi di et degli imprenditori creativi

Dal punto di vista dello stato civile, anche qui la maggior parte sposata o convivente.

Tab. 27 Stato civile degli intervistati degli intervistati imprenditori creativi

Stato civile celibe/nubile sposato/convivente divorziato/separato vedovo/a

Frequenza 3 7 2 1

(N=13)

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Fig. 9. Stato civile degli imprenditori creativi

Per quanto riguarda il titolo di studio, i diplomati sono pi della met anche se c un buon numero di intervistati che ha una qualifica professionale (legata allattivit svolta, esempio: diploma di sartoria).

Tab. 28 Titolo di studio degli imprenditori creativi

Stato civile Nessun titolo Licenza elementare Licenza media Qualifica professionale Diploma Laurea/Post-laurea

Frequenza 0 0 2 3 7 1

(N=13)
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Fig. 10. Titolo di studio degli imprenditori creativi

I 13 intervistati sono cos suddivisi per nazionalit: Algerina (1), Argentina (2), Brasiliana (1), Ecuadoriana (2), Giordana (1), Iraniana (1), Marocchina (1), Peruviana (1) e Senegalese (3). Per quanto riguarda invece lanzianit migratoria, la maggior parte degli intervistati arrivata da almeno 18 anni: lanzianit migratoria di questa sottopopolazione risulta quindi maggiore rispetto a quella pi generale.

Tab. 29 Numero di anni da arrivo in Italia

Anni 0-5 6-11 12-17 18-23 + 23

Frequenza 1 1 1 7 3

(N=13)

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Tab. 30 Numero di anni da apertura prima attivit in Italia

Anni 0-5 6-11 12-17 18-23 + 23

Frequenza 3 5 2 2 1

(N=13) Per quanto riguarda il tempo passato fra larrivo in Italia e lapertura, la maggior parte degli intervistati ha aspettato parecchi anni prima di aprire lattivit (quasi un terzo pi di 10 anni e pi della met almeno 8 anni); anche se una grossa percentuale ha aperto nei primi tre anni (quasi un terzo). Tab. 31 Differenza fra anno di arrivo e anno di apertura prima attivit in Italia
Anni 0 1 2 3 8 10 11 15 21 29 Frequenza 1 1 1 1 2 2 1 1 2 1 Frequenza cumulata 1 2 3 4 6 8 9 10 12 13

(N=13)

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Tab. 32 Differenza fra anno di arrivo e anno di apertura prima attivit in Italia (classi)

Anni 0-5 6-11 12-17 +18

Frequenza 4 5 1 3

(N=13)

Passando alla descrizione delle attivit svolte da coloro che sono stati intervistati, le attivit creative maggiormente rappresentate sono quelle legate ai lavori manuali (sartoria in primis). Per quanto riguarda la fascia di attivit gli intervistati appartengono alla Fascia B (2) o alla Fascia C (11).

Tab. 33 Attivit svolte

Attivit Fotografo Orafo Palestra Capoeira Pittore Restaurazione Ristorante (tutto fatto in casa) Sartoria Tappezziere

Frequenza 1 1 1 1 2 1 5 1

(N=13)

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Infine, la maggioranza degli intervistati hanno la loro attivit nel Municipio Centro Est (10), ed in particolare nella zona Pr-Maddalena; gli altri tre intervistati svolgono il loro lavoro nei Municipi: Centro Ovest, Medio Ponente e Ponente. 3.1.2 Prima dellattivit autonoma: motivazioni e profilo pre-immigrazione, esperienze lavorativa pre-attivit autonoma e aiuto per aprire lattivit

La maggior parte degli intervistati appartenenti alla categoria imprenditori creativi venuta in Italia per motivi di studio oppure per scoprire il nostro paese e fare una nuova esperienza; solo una persona afferma che la motivazione principale stata quella economica: Sono venuto in Italia nel 90 per fare degli studi e delle ricerche (M6c)

38 anni fa ho deciso, per cambiare e scoprire il mondo, di venire in Italia. Da subito sono venuta a Genova )(F5c)

In patria quasi la totalit degli intervistati svolgeva lo stesso lavoro che svolge qui in Italia, o comunque un lavoro manuale/creativo:

Nel mio paese facevo il sarto e anche il commercio di tessuti (M3c) Lavoravo gi nel restauro di opere darte , il mio campo pi materiale archeologico, era unattivit che svolgevo in parallelo con i miei studi universitari (M6c) Per quanto riguarda lattivit lavorativa in Italia, pre-attivit autonoma, sono due i percorsi principali per arrivare allapertura dellattivit autonoma. Poco pi della met degli intervistati ha svolto molti lavori e lavoretti (venditore ambulante, badante ecc.) per poi passare al lavoro autonomo una volta avutene le possibilit: A Genova dal 71, ho cominciato a fare il cameriere e poi anche il carpentiere per 3 / 4 anni. Nell85 ho aperto un ristorante pizzeria e cucina araba e italiana perch allora gli italiani non erano ancora preparati. Il secondo anno ho la pizzeria e facevo solo

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cucina araba e italiana, il terzo anno ho tolto la cucina italiana alla sera e poi sono venuto qua con solo cucina araba , nell89. (M11b) Prima ho fatto un sacco di lavorettivolantini, magazziniere eccpoi sono riuscito a mettere qualche soldo da parte e aprire (M2-)

Una buona fetta di persone ha invece iniziato da dipendente nel settore che gli interessava, in modo da fare esperienza, migliorare e capire le dinamiche italiane, per poi passare dopo qualche anno a lavorare in autonomia:

Da subito ho fatto questo lavoro. Prima ho lavorato come dipendente, nel senso che non ho aperto una partita iva ma lavoravo per un laboratorio. Dopo un anno mi sono staccato e ho cominciato a lavorare in proprio (M6c)

Ho iniziato a Milano dove per non sono riuscito ad inserirmi in nessun contesto, n per la palestra n nel sociale. Quindi sono venuto a Genova, il primo posto fu una palestra ad Albaro che mi ospitava; poi dopo 10 anni di corsi in varie palestre, ho trovato un certo numero di allievi, ho saputo dellincubatore dimpresa, ho presentato il mio progetto, ma la mia attivit era gi avviata, i clienti li avevo, mi serviva una sede, lavevo gi individuata per caso passando avevo visto questo spazio, un rigattiere pieno di roba (M8b)

Quasi nessuno ha invece iniziato praticamente subito a lavorare da subito in proprio (1 caso su 13):

Nel Luglio del 1990 sono arrivato in Italia, a Cortona, vicino ad Arezzo, perch avevo un parente e ho lavorato per lui che aveva un negozio di pelli. Dopo alcuni mesi mi sono fidanzato con una restauratrice e ho incominciato a lavorare con lei, e ho imparato molto, soprattutto a lavorare con il marmo, perch lei era molto brava. Dopo vari lavori abbiamo anche avuto un incarico qui a Genova, un lavoro molto lungo, siamo stati un anno e mezzo e poi altri lavoretti. Alla fine abbiamo deciso di rimanere qui. Pi o meno da sempre ho lavorato come lavoratore autonomo, partita iva, libero professionista (M9-)

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Per quanto riguarda laiuto ricevuto per aprire varia da caso a caso: la base principale sono i risparmi, ma un aiuto arriva spesso anche da parenti e/o amici, oltre che lattivit dellIncubatore:

Non ho avuto nessun aiuto da enti pubblici e similari ma alcuni amici mi hanno aiutato economicamente. Gli amici (connazionali) non sono stati fondamentali ma comunque molto importanti per lapertura dellattivit (M2-)

Quando ho iniziato (questa attivit nel 2010) mio cugino mi ha prestato dei soldi (M3c)

Ho deciso di cambiare attivit, ho aperto un negozio qua, di oggettistica , tessuti, vestiti del Nepal , Iindia nel 2001, avevo lazione di incubatore( M10c) 3.1.3 Nello svolgimento dellattivit: dipendenti, fornitori e clientela

Per quanto riguarda i dipendenti, quasi nessuno ha dei dipendenti: solo tre intervistati affermano di avere dei dipendenti, anche se alcuni hanno assumono dei collaboratori in caso di necessit:

Non ho collaboratori fissi, sono abituato a lavorare da solo, solo nei lavori pi grandi mi faccio aiutare (M9-)

Non ho dipendenti perch non ce la farei economicamente (F6c)

Ho quattro dipendenti, prima ne avevo altri due, e tutti fanno tutto (M11b)

Per quanto riguarda i fornitori, anche qui non tutti hanno fornitori fissi, alcuni hanno pi fornitori che scelgono in base ai prodotti che devono comprare; comunque non si registrano casi particolari di fornitori scelti fra connazionali ecc:

Fornitori veri e propri non ne abbiamo, compriamo al minuto, quello che ci serve per non sprecare e anche risparmiare. Una volta avevamo dei fornitori ma ci portavano troppa roba che non ci serviva. Per la roba andiamo da altri negozi e andiamo anche sul mercato. Abbiamo dei negozi soliti e i rapporti sono buoni, basta che chiami e mi
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portano la roba o io la vado a prendere. Comunque dove ci riforniamo sono tutti italiani (F5c)

Vado in Francia ma ho anche fornitori in Italia, in Francia per non ho solo fornitori arabi ma anche francesi (M11b)

Per particolari materiali per il restauro mi rifornisco da grandi ditte francesi o tedesche specializzate (M9-)

Nel corso delle interviste gli imprenditori, affermavano di avere in generale buoni rapporti con i fornitori.

Pi interessanti sicuramente sono i risultati delle relazioni con la clientela: i rapporti sembrano molto buoni con tutte e tre le tipologie di clienti. Sembra per dai colloqui svolti che i rapporti migliori si abbiano con i propri connazionali (e in misura minore con altri stranieri e italiani), sempre, occorre ribadirlo, in un panorama di buone e cordiali relazioni. da notare che le preferenze rispetto alla clientela cambiano leggermente rispetto agli imprenditori stranieri in generale. Questo potrebbe essere spiegato dal fatto che, al di l dei rapporti buoni, in questa categoria di persone che emerge il fatto che spesso coloro che svolgono unattivit del genere devono superare la diffidenza delle persone:

In generale vengono pi italiani, ma ci sono anche stranieri. il rapporto con tutti buono, anche se allinizio abbiamo dovuto superare la diffidenza degli italianicredono che noi non sappiamo fare certe cosema poi dopo vedono e capiscono che lo siamo e siamo anche pi economici (M2-)

La clientela in maggioranza composta da italiani, anche se non mancano i clienti stranieri:

La clientela soprattutto formata da italiani ma anche da stranieri. Connazionali pochissimi. Il rapporto con i clienti buono (M8b)

I clienti sono solo italiani, gli stranieri comprano usato o cose gi fatte, non cercano lartigiano (M13c)
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3.1.4 Limpatto dellattivit: situazione economica e abitativa

Per quanto riguarda la condizione economica, la maggioranza degli intervistati afferma che questa non migliorata:

Uno deve guadagnarsi la fiducia, io ho tantissimi amici genovesi, anche importanti, ho avuto subito le informazioni e laiuto morale per aprire la mia attivit (M1c) non certo migliorata, prima avevo la casa poi lho venduta e mi sono trasferita da mio figlio che in affitto, perch non ce la facevo a pagare il mutuo per la casa e in pi laffitto per il locale. Alloro ho dovuto restituirla alla banca (F6c) Sono venuto qua pensando di trovare una situazione migliore, ma per me un po dura anche se il Comune mi ha dato il negozio qua dura (M4c) Quindi, come per il campione generale, anche qui non c stato un grosso miglioramento economico, probabilmente anche a causa della crisi. Anche dal punto di vista abitativo la situazione non migliorata per la maggior parte degli intervistati, che continua a vivere in affitto nello stesso posto:

Non mi sono potuto comprare casa sempre il fatto che non ho garanzie, sono artigiano, mia moglie non lavora (M13c) Lunico miglioramento quello legato a svolgere unattivit che piace e che d particolari
soddisfazioni, Questo un punto su cui insistono proprio i lavoratori autonomi di questo

sottocampione, probabilmente visto che fanno dei lavori che presuppongono delle competenze pregresse (e perci pu risultare per loro insopportabile svolgere un lavoro non qualificato):

Dal punto di vista economico no, ma migliorata perch faccio il lavoro che mi piace (M4c)

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3.1.5 Le relazioni: frequenza, tipologia dei rapporti e impatto dellattivit imprenditoriale

Riguardo alle amicizie, ci che emerge che la maggior parte degli intervistati hanno rapporti frequenti sia con connazionali che con italiani. Si conferma quindi il fatto che la frequenza di rapporti sia maggiore con gli italiani e con i connazionali. Si conferma molto minore la cadenza dei rapporti con stranieri non connazionali.

Parlando poi dei rapporti con i colleghi, si evidenzia come pi della met delle persone non abbia rapporti con colleghi connazionali o stranieri: chi ce li ha per afferma che questi sono buoni (a parte un caso). La situazione invece differente per quanto riguarda gli italiani: i rapporti con questi colleghi sono pi numerosi, e sembrano anche migliori. Non si registrano problematiche di relazione, anzi molti vengono aiutati da colleghi pi esperti.

Parlando invece dei rapporti con amici e conoscenti, si confermano le migliori relazioni con i connazionali rispetto agli altri stranieri, e con gli italiani rispetto alle altre due categorie di persone. Infine, parlando di come lattivit ha modificato i rapporti emerge un quadro positivo dellimpatto dellattivit creativa. Sebbene gi prima dellapertura gli intervistati manifestavano un forte legame con persone italiane, segno che erano gi profondamente inserite nel tessuto sociale del territorio, tutti affermano di aver visto un certo miglioramento dei rapporti, soprattutto con le persone italiane:

I rapporti con italiani forse migliorato, avevo tanti amici anche prima ma ora mi vedono forse in una situazione migliore (M10c)

Ho fatto amicizie soprattutto con italiani, che mi hanno aiutato e dato consigli e anche critiche (M13c)

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Per quanto riguarda poi linserimento e linteresse per la realt italiana, tutti gli intervistati (come nel campione generale) hanno un forte interesse per la realt italiana e si informano quotidianamente pi sugli avvenimenti italiani che su quelli del proprio paese di origine:

Mi interesso a ci che accade in Italia, mi piace molto il telegiornale per sentire della politica, se posso ne sento pi di uno al giorno. Ormai non mi interessa pi tanto la realt del mio paese ma pi quello che succede qua (F5c) Sembra poi che lattivit abbia portato alla maggior parte degli intervistati un miglioramento sia nelle loro capacit linguistiche che per quanto riguarda le competenze burocratiche, di gestione ecc. Si, sono migliorato perch ogni giorno imparo parole nuoveanche se ormai sono qui da tanto e lo parlo abbastanza bene. Anche livello burocratico non ho problemi, ormai so gestirmi e rapportarmi con le istituzioni (M9-)

Per quanto riguarda i rapporti con gli enti, si evidenzia qui come pressoch tutti abbiano rapporti con gli enti pubblici, e come questi (siano buoni se non ottimi. Con le banche invece i rapporti risultano contradditori: se alcuni non hanno proprio rapporti, altri hanno rapporti non buoni. per vero che quasi la met degli intervistati afferma di avere relazioni buone con le banche. Infine per quanto riguarda la Camera di Commercio, moltissimi non hanno rapporti (in linea con la tendenza generale degli intervistati), chi ce li ha esprime un giudizio positivo su tali relazioni. Dal punto di vista dellassociazionismo quasi nessuno partecipa attivamente ad associazioni, senza che vi sia una distinzione netta fra le tre categorie di associazioni, con una leggermente maggiore partecipazione (comunque bassissima) quando si parla di associazioni di connazionali.

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3.2. Parte specifica sul lavoro creativo

3.2.1. Aspetti di creativit, competenze e sviluppo futuro Tutti gli intervistati di questa sottopopolazione sono ben consci di svolgere unattivit creativa (intesa in senso ampio), pur non svolgendo lavori che comunemente vengono legati alla creativit, ma bens alla mera manualit. Inoltre i lavoratori intervistati mostrano con orgoglio il fatto che la loro abilit, le loro competenze emergano nel loro lavoro. Il mio lavoro arte (M1c) Beh s il nostro lavoro legato alla creativit, facciamo anche vestiti su misuragli aspetti di maggior creativit del mio lavoro legato soprattutto ai vestiti fatti su misuraper esempio abbiamo fatto recentemente un vestito per un teatro che ci avevano dato solo una foto (M2-)

La creativit da giovane sta nel fisico, poi con la musica, la manualit nel costruire gli strumenti, costruisco strumenti a percussione brasiliani (M8b) A mezzogiorno creo piatti miei personali, alla sera faccio piatti arabi tradizionali soprattutto a mezzogiorno che ci metto del mioche sperimento (M8b) S beh certo il mio lavoro tutto legato ala creativitil restauro un lavoro fortemente creativo anche se di fatto ripristiniamo spesso cose che ci sono giper non semplicetuttaltro (M6c)

S certo il mio lavoro e legato molto alla creativit, soprattutto alla creativit in quanto manualit (M9-)

S certo la parte pi creativa soprattutto la creazione della tappezzeria, poi metterla su un lavoro pi da manovale (M13c)
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Gli intervistati affermano quindi che nel loro lavoro una certa dose di inventiva, di capacit manuale (e non) necessaria, e che in questo non si sentono assolutamente inferiori agli italiani:

Le persone vengono da noi anche e soprattutto perch siamo bravi uguali rispetto a un italiano e costiamo molto meno (M3c)

Ogni giorno creo qualcosa di nuovo, perche i clienti mi portano dei disegni e lo faccio; ma tanti non si aspettano che io sia in grado di farlo, poi dicono oh, non me laspettavo!. Perch la gente vede sempre che noi vendiamo le borse e pensano che non siamo capaci a lavorare (M4c)

Per quanto riguarda le competenze, la maggior parte ha un titolo di studio medio-alto (come si gi visto), alcune volte legato allattivit che svolge, le competenze per svolgere il lavoro vengono quindi a spesso dal percorso scolastico ed educativo: Le competenze le ho maturate alluniversit attraverso corsi di specializzazione. Lavorando qui ho poi migliorato molto (M6c)

In Brasile fai il corso (circa sei anni) poi prendi il diploma e poi fai un corso e diventi insegnante e poi ne fai un altro e diventi maestro riconosciuto dalla federazione brasiliana di capoeira (M8b) Ho preso il diploma di sartoria in Ecuador in tre annisono poi migliorata andando a New York, dove lavoravo cercavo di imparare di pi, cercavo di andare a vedere come si facevano certe cose (F5c)

Altri hanno invece imparato le competenze per il lavoro in famiglia:

Nel mio paese sona nato in una famiglia dove si cuciva, ho sempre cucito e da l ho imparato anche altre cose, per fare il tappezzieri devi anche saper tagliare e fare modelli, fare sartoria. Molti tappezzieri hanno bisogno di una sarta per potere cucire ad es una fodera (M13c)
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Nel mio paese facevo gi lartigiano, ma ero giovane, avevo 22 anni; quando sono venuto qua ho cominciato a frequentare orafi italiani e ho migliorato un po. Nel mio paese ho imparato da mio padre e arrivato qua ho migliorato, perch il lavoro non uguale in tutti i paesi (M4c)

Molti quindi hanno gi avuto esperienze lavorative simili nel loro paese: Avevo gi avuto esperienza nel mio paese prima di venire in Italiagiustamente per avere questa esperienza, ho scelto questa attivit (M1c)

Gi nel mio paese facevo il sarto, avendo preso il diploma e poi fatto una specie di stage e ho imparato cos. Sono arrivato in Italia e gi avevo le capacit per aprire un negozio. (M2-)

Si poi cercato di capire come gli imprenditori creativi vogliano sviluppare la propria attivit nel futuro, in un momento economico non certo positivo. La maggior parte afferma di voler puntare proprio sugli aspetti di creativit, sia per contrastare gli effetti della crisi che per distinguersi e realizzare completamente le proprie aspirazioni:

Attualmente per saltare questo periodo dobbiamo darci da fare in un altro modo, la gente non stampa le foto, allora noi facciamo altre cose i video, ecc. (M1c)

Per il futuro se ci possibile vorremmo sviluppare la parte pi creativa, legata ai vestiti su misura (M2-)

Come qualifica io sono uno stilista, ma finanziariamente sono povero quindi non posso fare niente, a parte le riparazioni, ma piano piano cerco di cambiare e infatti le persone prima mi portavano solo le riparazioni, ora mi portano anche da fare abiti da sposa e camicie (M3c) Alcuni vorrebbero allargare un po le proprie attivit, diversificarle, per attirare pi persone:

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Adesso in base ai problemi accennati prima bisogna puntare sullartigianato, su corsi di musica, altre danze, solo con la palestra non si sopravvive. Lidea quella di creare una sorta di un centro culturale (M8b)

Altri invece, vista la situazione italiana, pensano di aprirsi al mercato estero, o spostandosi definitivamente di paese oppure facendo periodi fuori dallItalia: Per lo sviluppo dellattivit cercherei di spostarmi in altri mercati, perch qui in Italia non interessa a nessuno che uno sia in grado di effettuare unaltissima professionalit (M6c)

3.2.2. Imprenditori creativi e caratteristiche del luogo di lavoro

Riportiamo ora tutte le valutazioni su alcune caratteristiche del luogo di lavoro, interessanti per capire quali sono le caratteristiche che gli imprenditori creativi cercano nel luogo di lavoro.

Tab. 34 Importanza accessibilit al luogo di lavoro con mezzi privati (automobile, motorino)

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 2 3 5 3

(N=13) Limportanza di accedere con mezzi privati allarea sicuramente importante ma non sembra comunque una delle cose principali che ricercano in via prioritaria nel luogo di lavoro. Invece pi incisiva (anche se non di molto) sembra limportanza dellaccessibilit al luogo di lavoro con mezzi pubblici: questa differenza sembra dovuta principalmente alla peculiarit di Genova (soprattutto nel centro storico), legata alla difficolt di trovare parcheggio e alla conseguente preferenza per lutilizzo dei mezzi pubblici.
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Tab. 35 Importanza accessibilit del luogo di lavoro con mezzi pubblici e vicinanza alle vie principali di traffico veicolare e sistemi di trasporto pubblico

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 0 1 7 5

(N=13) Anche la visibilit del luogo di lavoro dallesterno sembra non molto rilevante; o meglio, vedendo la distribuzione si nota una polarizzazione su poco importante e molto importante, e questo sembra suggerire il fatto che la rilevanza dellesposizione al pubblico dipende da caso a caso.

Tab. 36 Importanza visibilit del luogo di lavoro dall'esterno (posizione a piano strada)

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 1 4 2 6

(N=13)

77

Tab. 37 Importanza luminosit del luogo di lavoro

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 0 0 2 11

(N=13)

Molto rilevanti sono poi la luminosit e la dimensione dello spazio di lavoro. Per quanto riguarda la luminosit questa sicuramente importantissima in quanto la maggior parte degli intervistati sono artigiani o comunque svolgono lavori di alta manualit e precisione. Anche la dimensione viene ritenuta fondamentale in quanto spesso le maggiori difficolt nello svolgimento del lavoro sono legate allambiente troppo piccolo.

Tab. 38 Importanza dimensione dello spazio di lavoro

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 0 1 3 9

(N=13)

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Tab. 39 Importanza prossimit del luogo di lavoro al luogo di residenza

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 0 5 3 5

(N=13)

Abbastanza tenuta in considerazione sembra la prossimit al luogo di residenza, ma pi per un discorso di comodit che di utilit per il proprio lavoro.

Assolutamente non considerata utile la condivisione dello spazio con altri lavoratori visto che ben pi della met degli intervistati afferma che non per nulla/poco importante. Solo un intervistato su 13 attua gi questa forma di condivisione degli spazi:

Non ho dipendenti, ci sono io e anche loro lavorano qua, ma siamo tutti artigiani e dividiamo le spese (sono altre 2 persone), sono stranieri e diciamo che siamo soci, perch condividiamo le spese (M3c)

Tab. 40 Importanza disponibilit e condivisione di spazi con altri lavoratori autonomi (per comodit, per ridurre costi etc.)

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 8 1 4 0

(N=13)

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Tab. 41 Importanza disponibilit di elementi tecnologici (computer, accesso ad internet etc.)

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 2 2 2 7

(N=13)

Rilevanti (ma non fondamentali) sembrano poi la disponibilit di elementi tecnologici e lambiente generale del quartiere dove si situa il posto di lavoro.

Tab. 42 Importanza ambiente positivo (del quartiere) e adatto alle esigenze del lavoro che svolge

Valutazione Per nulla importante Poco importante Importante Molto importante

Frequenza 1 1 4 7

(N=13)

Riassumendo, emerge che le due caratteristiche considerate pi importanti sono luminosit e dimensione, anche se rilevanti sembrano anche laccessibilit del luogo di lavoro con mezzi pubblici (e vicinanza alle vie principali di traffico veicolare e sistemi di trasporto pubblico) e lambiente positivo del quartiere (e adatto alle esigenze del lavoro). Due sono le caratteristiche meno ricercate dagli intervistati: la condivisione degli spazi con altri lavoratori autonomi e (anche se in misura molto minore) laccessibilit con mezzi privati. Non molto rilevanti sono le altre variabili (prossimit rispetto al luogo di abitazione, visibilit dallesterno e disponibilit elementi tecnologici); fermo restando limportanza in generale di

80

tutte le caratteristiche menzionate (solo lopzione di condivisione degli spazi stata rifiutata e vista come non positiva da una larga fetta di intervistati). Nella scelta del locale per lattivit pesa per molto anche laspetto economico: Beh molto importante soprattutto la visibilit del negozio. Qui labbiamo scelto perch economico ma molto ma molto piccolo, per pur non essendo proprio in una via di passaggio passa abbastanza gente. Vogliamo migliorare la visibilit con uninsegna luminosa. Laspetto pi positivo quindi quello economico ma abbiamo difficolt per via della piccolezza del negozio, ma per essere linizio va abbastanza bene. Per il futuro speriamo di migliorare la posizione economica, di pi che rimanendo lavoratori dipendenti. Se c lavoro e guadagno, vorrei spostarmi in unaltra zona, pi visibile, o aprire un altro negozio (M2-)

Se avessi le possibilit sarei in via XX Settembre, ma non ce le ho le possibilit; la scelta di questa zona per una questione economica, se avessi pi soldi prima proverei a lavorare qua poi se le cose cambiassero proverei ad aprire un altro negozio, ma qui la base (M4c) Alcuni per hanno scelto proprio il centro storico per lambiente che c: La collocazione lho scelta perch molto comoda a livello ambiente artistico, lavoro tantissimo nel centro storico pi comodo. Quindi non mi vorrei spostare(M6c) Questa collocazione lho scelta per la realt dove c disagio, difficolt, perch la capoeira pu contribuire a risolvere, essere strumento sociale. Questo territorio importante per la mia attivit ma anche la sua difficolt. Quando ho aperto cerano gi i problemi di adesso, ho aperto nellillusione che avrebbero risolto e invece niente. Lincubatore ti d lo spazio e poi basta. Tante attivit sono state aperte con lincubatore; sembra per che di 30 attivit aperte con lincubatore, la mia sia una delle poche rimaste (M8b)

Trattando dei principali difetti che gli intervistati hanno riscontrato nei loro luoghi attuali di lavoro, emerge che i difetti pi riscontrati sono stati la dimensione e lambiente (il quartiere)
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in cui si trova il luogo di lavoro. Pochi hanno menzionato come carenza la luminosit: probabilmente essendo la pi importante fra le caratteristiche sopra menzionate (e alla quale si pu anche relativamente facilmente rimediare) stata lunica caratteristica non negoziabile nel momento della scelta dello spazio di lavoro. Facendo un focus sugli intervistati risiedenti nel centro storico (10 su 13), emergono pi o meno gli stessi risultati ma con un leggero aumento (percentuale) della dimensione ambientale e delle problematiche di accesso con mezzi pubblici e privati. Questa insistenza sulla dimensione ambientale, del quartiere ci mostra come gli stessi immigrati imprenditori vedano alcuni difetti nel centro storico, anche se spesso non se ne vogliono andare, ma anzi desiderano migliorarlo:

La mia famiglia mi ha insegnato ad essere onesto e pulito, quindi per migliorare la via siamo noi, padroni dei negozi che dobbiamo dare lesempio, per migliorare la via, anche perch se diciamo tutti che schifo cos, se invece siamo onesti, ci vedono lavorare, la gente non seria cambia e le altre persone vengono. Io la mattina vengo qua e pulisco davanti al mio negozio e anche se la gente mi guarda come uno scemo lo faccio, perch cos se lo facessimo tutti, tutta la via sarebbe pulita (M3c)

Tab. 43 I difetti del luogo di lavoro

Difetto Accessibilit al luogo di lavoro Visibilit luogo di lavoro Luminosit luogo di lavoro Dimensione luogo di lavoro Disponibilit e condivisione di spazi con altri lavoratori Difetto: disponibilit di elementi tecnologici Ambiente positivo (del quartiere) e adatto alle esigenze del lavoro Nessun difetto Totale risposte date

Frequenza 4 1 3 7 1

7 1 28
82

Riferimenti bibliografici

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Aldrich H., Cater J., Jones T., Mc Evoy D., Velleman P. (1985) , Ethnic Concentration and the Protected Market Hypothesis, in "Social Forces". Vol. 63, n. 4.

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