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Arendt 2

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che sull'esperienza.

Le masse diventano plebe e adorano i capi, parliamo di


atomizzazione della società, l'individuo infatti buttato fuori da qualsiasi comunità in
cui aveva dei valori, cede a questi per avere una direttiva, un insegnamento.
Secondo la Arendt i regimi totalitari sono essenzialmente quello della Germania e
dell'Unione Sovietica e seppur l'ideologia che serve ad affermare il totalitarismo è
diversa, gli scopi e la struttura dei due regimi sono identici. In essi si è manifesta- to il
male assoluto attraverso i lager nazisti e i gulag sovietici. La tesi fonda- mentale è
che il male sviluppato nei campi costituisce l'essenza del totalitarismo poiché attua il
dominio del male sull'uomo. L'essere umano viene annientato, privato della
staindividualitieidongaciun i n p a l T . 7 5 i F ó r r e r i C W ' ' M ritti—Me "ldSlèvano
c o m b a t t u t o i l n a z i s m o , e s s e r e equiparati come totalitari al nazismo era qualcosa
di blasfemo, era un modo di criminalizzare il comunismo e usare questo libro come
un'arma propagandista della guerra fredda contro la Russia. Per queste ragioni, la
cultura di sinistra, addirittura fa si che cada una censura sul termine totalitarismo.
Per quanto riguarda il fascismo fino al 1938 , secondo lei, è una dittatura a partito
unico in cui Mussolini mira ad impadronirsi del potere ed esercitarlo attraverso lo
stato ed un apparato di violenza. Il fascismo si arresta difronte all'obiettivo del
totalitarismo e ripiega sugli schemi della dittatura di classe e di partito. In realtà non
basta la parola dittatura ma quella più appropriata è proprio regi- me totalitario.
Purtroppo però Hannah Arendt non fa riferimento a questa realtà, nel suo libro non
cita nessuno dei libri che erano già in circolazione e che vedevano il fascismo
italiano come un totalitarismo. Forse, secondo lei, solo dopo che in Italia viene
introdotto l'antisemitismo, il fascismo diventa totalitario; dice che il fascismo è un
movimento totalitario ma non crea un regime totalitario. Per quanto riguarda il
totaggismo oggi,come dice la Arendt, bisogna prendere coscienza che il piogresso e la
degenerúzione rappresentano i due volti della modernità, che il totalitarismo è una
conseguenza possibile della storia ma non ineluttabile, cioè contro cui non si può
lottare.
"LA BANALITÀ DEL MALE"
Nel 1961, quando viene aperto il processo contro Adolf Haichman, che fu catturato
dai servizi egreti israaelianià"Buenos Aires-e poi portato ad Israele per essere p?o-
cessato._cormcrimjnale di guerra. Lei si reca a Gerusalemme come inviata del
settimanale New Yorker ,a seguire il processo; ne deriveràll súo celebre scritto del
1963: "la banalità del male". Riflette sulle ragioni profonde dei crimini nazisti e
giunge alla conclusione che non risiedono nella malvagità dei carnefici ma
nell'assenza di pensiero, nel lavoro meccanico di uomini comuni e banali che inseriti
compiono le azioni più efferathcrdrf una soraiiidénte, «
Hannah cerca di dare una spiegazione al male assoluto indagando
proprio la sua origine. Tutta la sua attività è stata rivolta alla comprensione del
fenomeno totalitario cercando di evitare un inquadramento in luoghi comuni. Mano a
mano che lei inizia a pubbijcare questi articoli cresce la polemica soprattutto nella
comunità ebraica statunitense, questa ritiene che non sia una buona sostenitrice dello
stato di Israele e soprattutto dirArpolte altre cose chelisTrreranno scomode nei loro
confronti. L'esperienza di Arendt come profuga caratterizza il suo pensiero perché
influiste-il fatto che sia stata apolide, lei non sarà mai una pensatrice che si adagerà
su delle posizioni piuttosto che altre ma sarà una pensatrice autonoma che
[Link] :pensiero prigifiao—daiggsatore illuminista Lessin; lui insisteva sulla
centralità del pensare da sé e in maniera autonoma, esercitare la capacità di critica,
rifiutare i dogmi. Arendt prende questo monito trasferendolo nel 900 ma fu molto più
difficile poiché il 900 è il secolo delle ideologie diffuse con i potenti mezzi della
propaganda, ideologie che rimangono per lei un potente sostituto della realtà. Sarà
ritenuta una pensatrice piuttosto scon~erché rifiuta di allinearsi in maniera chiara a delle
visioni_preconfezionate. La comprensione è il fattore centrale per il suo pensiero, comprendere
co -J non significa giustificare e questo è proprio il nucleo del suo pensiero; comprendere i fatti
che hanno portato al totalitarismo non significa affatto giustificarlo, ma significa sopportar il
fardello della realtà senza cedere a facili nessi casuali. Per lei, quello che è avvenuto
non poteva essere
2 giustificato, non si potevano utilizzare metodi della tradizione storiografica per
comprendere
Auschwitz.
nv i ' METODO DI INDAGINE
Solo attraverso la rottura di un'ipotesi della continuità della storia si può com- prendere
ciò che è accaduto; questo smembramento viene applicato dalla Arendt nella storia
europea dalla fine del 19esimo secolo in poi per dimostrare che ci siano degli eventi
che fanno da catalizzatore per la diffusione del totalitarismo.
Qe_ntral_eper comprendere il totalitarismakid CATEGORI
-> l'ideologia è-In maniera letterale la logica di un'idea, è unaezussa data
"inconfutabile
da cui si fa derivare tutta una serie di conseguenze le quircostruiscono una
rete,d1significaTae
va acsTrirelare!Ità- e sostituirsi alla realtà stessa7Ma perché questa ideologia ha
avuto questo

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