HANNAH ARENDT
ANALISI DELLE OPERE PIU’ IMPORTANTI
Hannah Arendt, teorica della politica.
Vita e Opere
“Le origine del totalitarismo” 1948
“Vita activa” (opera più famosa) 1958
“La banalità del male” 1963
Hannah Arendt nasce in Germania nel 1906, esattamente ad Hannover, da una
facoltosa famiglia di origine ebraica. Si forma filosoficamente a Berlino e in molte altre
città tedesche. Tra i suoi maestri vi è il filosofo Jasper (uno dei maggiori esponenti
dell’esistenzialismo tedesco) e Martin Heidegger (dopo Nietzsche, l’ultimo filosofo in
senso stretto), con il quale avrà una relazione intima e sentimentale.
Nel 1933, considerate le sue origini ebraiche, si vede costretta ad abbandonare la
Germania. Con il suo primo marito scappa a Parigi, città in cui vive da apolide (da
persona emigrata all’estero priva di cittadinanza), in seguito, nel 1941, si trasferisce
negli Stati Uniti. Negli anni Trenta è una sostenitrice del SIONISMO (inteso come l'idea
del ritorno del popolo ebraico alla terra d’Israele. Il sionismo ha radici bibliche ma si
fonda come movimento politico nel 1897).
H. A. negli Stati Uniti insegna, scrive per riviste e giornali, divorzia dal primo marito, si
risposa e pubblica: Le origini del totalitarismo, La banalità del male e Vita activa.
Nel corso della sua vita, H. A. fa i conti con la cultura ebraica e la difficoltà delle donne
di inserirsi attivamente nella comunità e nella politica ebraica. Il rapporto di H. con
l’ebraismo è difficile, di critica, caratteristica di chi ha una mente pensante!!!
Muore nel 1975 mentre sta scrivendo l’opera rimasta incompiuta “La vita della
mente”.
PENSIERO E OPERE
La Arendt è una donna filosofa che non amava farsi definire filosofa, piuttosto si
definiva una pensatrice politica.
Per la H. la carenza delle idee politiche stava alla base dei totalitarismi. Nello
specifico, i due autentici totalitarismi sono stati il nazismo e lo stalinismo (il
totalitarismo fascista è un totalitarismo imperfetto e incompleto, del resto sopra il
duce vi era il re, quantomeno sulla carta). La carenza di analisi politica, a parere della
pensatrice, ha permesso la nascita di questi mostri politici. Per la A. nel vuoto della
politica emergono i progetti del totalitarismo.
LE ORIGINI DEL TOTALITARISMO
Saggio pubblicato la prima volta nel 1951
Le origini del totalitarismo è un'opera in cui la pensatrice politica di origine ebraica
vuole rintracciare le cause dei sistemi totalitari.
In quest'opera la Arendt ricerca le caratteristiche del totalitarismo, che risulteranno
essere l'antisemitismo e l'imperialismo. L'autrice, nel suo lavoro, individua ciò che
accomuna lo stalinismo e il nazismo.
L'antisemitismo è presente sia nello stalinismo che nel nazismo, è presente in
Russia (Pogrom, sommosse antisemita XIX e XX secolo contro gli ebrei), è
presente nell’ideologia tedesca che ha fatto dell’antisemitismo la sua bandiera.
L'odio contro gli ebrei (banchieri corrotti, che speculano, apolidi) è un odio
comune ai due sistemi totalitari.
Altro aspetto in comune sono le politiche aggressive, le politiche
espansionistiche, dunque, l'imperialismo.
In realtà, c'è una terza caratteristica che li accomuna e questa caratteristica è
l'ideologia unica, totalizzante, violenta, ossessiva che nega il dissenso.
Il nazismo e lo stalinismo si sono basati sull'ideologia, sull'uso della violenza, sulla
totale fede verso la volontà del capo, sull'isolamento (gli uomini comuni tra di loro si
sono isolati, hanno visto nell'altro un potenziale nemico ho traditore), sul
conformismo. In particolare il nazismo ha dato un senso ad ogni cosa dopo le
conseguenze della prima guerra mondiale, pertanto la gente ha visto Hitler il
Salvatore della Germania. Quando la gente non trova senso nelle disgrazie, nelle
difficoltà della vita, cerca sempre qualcuno ha qualcosa che dia senso a tutto, una
sorta di conforto.
A parere di Hannah Arendt la realtà va compresa solo dopo aver compreso le
ideologie, questo a differenza di quanto affermava Marx che partiva, al contrario,
dall'analisi della realtà. Nel nazismo e nello stalinismo non sono i fatti che vanno
analizzati, piuttosto va analizzata l'ideologia per comprenderne i fatti. Va condotta
una disamina sull'ideologia nazista e stalinista.
Queste ideologie sono uniche nella storia, le uniche ad aver incluso un’ideologia dello
Stato, della razza pura, del lavoratore… al punto da mobilitare intere masse che hanno
aderito a queste dottrine. L'ideologia nazista e stalinista controlla tutto: i mezzi di
stampa, di informazione, la propaganda che deve essere persuasiva, fino ad arrivare
alla costruzione dei campi nazisti e dei gulag sovietici, che da tanti di concentramento
sono diventati campi di sterminio.
Il totalitarismo è il fallimento della politica e della democrazia.
Hanna Arendt è stata criticata perché ha trovato un nesso tra il nazismo e lo
stalinismo, è stata accusata di essere una liberale conservatrice; invece, la Arendt si
dichiara essere una democratica progressista, al punto da aver sostenuto i movimenti
degli anni Sessanta, il socialismo di Rosa Luxemburg, socialista rivoluzionaria.
LA BANALITA’ DEL MALE
La Arendt ha assistito come intellettuale e osservatrice al processo del 1963 di Adolf
Eichmann, funzionario e criminale tedesco, considerato uno dei maggiori responsabili
dello sterminio degli ebrei, il carnefice, sostenitore della soluzione finale e mondiale
del popolo ebraico.
L'uomo è stato chiamato sul banco degli imputati dalla vittima: gli ebrei.
Eichmann, che con l'operazione Odessa era scappato in Argentina, luogo in cui
venivano protetti i criminali tedeschi, una notte viene rapito dai servizi segreti
americani e portato con un volo a Gerusalemme per essere processo.
Un libro, questo, che la pensatrice politica ha come scritto sul campo. Guardando,
osservando, ascoltando il “burocrate nazista”.
Hannah Arendt inizia l’opera scrivendo: questo processo rovescia l'idea del male. Il
nazismo è un male radicale (il concetto di male radicale lo ricava da Kant e dalla sua
critica della ragion pratica), ma va compreso un aspetto... Quello che va compreso,
secondo H., è che il male radicale va messo in discussione e va, invece, compresa la
pericolosa efficacia del male banale. A questa considerazione Hannah ci arriva
osservando il criminale nazista entrare al suo processo come un qualunque burocrate,
un qualunque e semplice funzionario, come un piccolo impiegato qualunque.
Eichmann ha basato la sua difesa sul fatto di aver “solo ubbidito agli ordini”. L'uomo
che ha elaborato lo sterminio ebraico si è difeso dicendo semplicemente ho obbedito
agli ordini!
Da questa analisi di Hannah emerge il pericolo della macchina del potere politico,
della macchina dell’obbedienza silenziosa. Eichmann non ha opposto una coscienza!
Eichmann non si è messo nei panni degli altri! Quell’uomo ha solo messo a
disposizione del potere politico se stesso!!! Questo dimostra quanto il male banale
sia pericoloso! Il male banale è quasi più pericoloso del male radicale (un pazzo agisce
nella sua follia). Il male radicale richiede una scelta, un’adesione consapevole, il male
è banale richiede solo obbedienza. Il male è banale e ciò a cui gli uomini sono
predisposti se non hanno una coscienza da opporre all' obbedienza.
All'interno del terzo reich gli uomini come Eichmann sono stati pericolosissimi! Un
male che si cela in tutti noi e lo stesso che ha guidato quegli uomini. Il male banale si
può nascondere in un politico, nel postino, in un funzionario, in un burocrate,
nell’idraulico, in un qualunque insegnante.
Il male banale può emergere in tutti. È il male banale che dona forza alle mafie, a
Mussolini, a Hitler, a Stalin, alle politiche capitalistiche e consumistiche.
Il male banale può essere compiuto da chiunque decide di rinunciare a pensare!!!
Se non usiamo una mente, se obbediamo alla morale imposta, se rinunciamo al
pensiero critico, se non rinunciamo ad essere dei servitori, saremo nelle mani del
male banale. Serve pensare per dire no alla politica di violenza e di morte! I campi
di sterminio sono stati il risultato dell’obbedienza! Solo la disobbedienza può
bloccare una politica del male!
H. A. in quest'opera, ci fa riflettere sul fatto che alla politica bisogna anteporre la
ragione critica e intelligente. Bisogna capire le massime del comportamento: il “tu
devi” di Kant, imperativo categorico, va compreso e non obbedito. Lo Stato con la
buona burocrazia può diventare uno stato tirannico, lo Stato in cui si obbedisce alla
lettera diventa uno Stato tirannico se agisce e fa agire con violenza.
Uno Stato forte e di libertà permette ai cittadini una funzione critica. Bisogna
assumersi delle responsabilità! Non possiamo agire e giustificarci dicendo “ho
obbedito agli ordini”, perché tale giustifica ci fa capire che il male è dentro di noi.
Se chi governa lo fa in maniera immorale, la coscienza morale si deve ribellare.
Hannah invita la coscienza attiva per non far prevalere il male banale!
La Arendt ha subito delle critiche da parte dello Stato ebraico rispetto alle sue
posizioni, le due critiche mosse alla pensatrice politica nascono dalle seguenti sue
convinzioni:
1. Eichmann non andava processato dallo Stato ebraico, ma andava sottoposto ad
un processo internazionale, Eichmann non doveva essere processato dallo
Stato che aveva subito violenza perché è ovvia la necessità di vendetta;
2. I consigli ebraici, presenti nelle città europee durante la Seconda guerra
mondiale, avrebbero dovuto opporsi alle deportazioni, invece, per i motivi più
svariati, hanno collaborato. Serviva una moralità di opposizione sin da subito!
Per aver criticato questi due aspetti, H. A. fu accusata di mancanza di rispetto nei
confronti dello Stato di Israele, ma una mente libera e indipendente come quella di
Hannah Arendt, che da giovane aveva sostenuto i sionisti, non può prescindere dal
cambiare le sue idee e da esprimere il suo punto di vista.
LA VITA ACTIVA
L’opera, capolavoro politico di Hannah Arendt, appartiene al 1958.
Il punto essenziale in questo trattato è la vita attiva e la partecipazione.
L'uomo può vivere di vita contemplativa e di vita attiva.
La vita contemplativa non può bastare, non basta la riflessione, serve la vita attiva e
la partecipazione alla vita, serve il contributo concreto per sentirsi realmente parte di
una democrazia.
Dunque, pensare e speculare (ragionare) nella via dell’agire è necessario e doveroso.
Hannah Arendt, in quest'opera analizza l'uomo rispetto all' agire e per farlo attua
una disamina sulle tre dimensioni della vita attiva:
1. lavoro
2. opera
3. agire politico
Lavoro: il lavoro è tipico dell'uomo LABORANS, un uomo spinto a lavorare dalla
necessità biologica, in tal senso la vita attiva è necessaria per vivere. Quest'uomo
lavora per necessità; è il lavoro che Marx chiama improduttivo in quanto serve
esclusivamente a soddisfare i bisogni (l'acqua per dissetarsi, il cibo per nutrirsi).
Opera: l'uomo FABER è l'uomo che opera, che produce beni durevoli (il mercante,
l'artigiano, il commerciante, l'artista), è l'uomo che forgia per vendere e produce per
fini durevoli. L'opera di quest'uomo forgia la materia e crea qualcosa che duri nel
tempo. Questo è l'uomo della produzione.
Agire politico: nell’agire politico l'azione è finalizzata alla libertà. La politica è il luogo
della libertà! La politica è il luogo di pluralità, l'uomo non può vivere nella sua
dimensione di singolo, ma vive in comunità e la politica deve rispecchiare le esigenze
della pluralità.
La nostra autrice politica vuole salvaguardare il primato della sfera politica come
primato della libertà.
Gli uomini nella politica agiscono secondo la libertà.
La politica è il grande spazio della libertà.
Partendo da queste considerazioni, la Arendt riporta i motivi per i quali la politica del
Novecento entra in crisi.
Nella vita attiva ci sono tre sfere che si sono mescolate tra di loro. Quando l'uomo
laborans è entrato nella sfera della politica (pensate alla rivoluzione industriale), ha
innescato dinamiche precise: sfruttato e sfruttatore. Perfino l'uomo faber è entrato
nell’idea dei costi- benefici.
La politica è stata sconvolta e travolta da queste nuove ideologie, da questi nuovi
meccanismi.
Questi due uomini hanno modificato, danneggiando la virgola la politica.
La vera politica non si può ridurre a costi- benefici, a mezzi in vista dei fini.
L'uomo che riduce tutto all' interesse economico ha portato la politica diventare
un'appendice dell’economia. Hannah critica il fatto che l'uomo laborans e l'uomo
faber siano diventati dominanti e abbiano stravolto la politica che ha smesso di tener
conto dell'inclusione, dell'integrazione, della pluralità.
In politica ci deve essere dialogo e non scontro!!! Le nostre azioni devono essere
azioni consapevoli e responsabili dentro un mondo plurale. Le azioni degli uomini
possono essere irreversibili, ragion per cui è necessario fare attenzione e riflettere
prima di agire (pensate alle bombe atomiche sganciate durante la Seconda guerra
mondiale).
Da questa riflessione deve partire la politica! La politica deve basarsi su azioni
responsabili e sulla libertà. La politica è un luogo della libertà e se è davvero tale deve
essere responsabile, chi governa deve essere responsabile, ma responsabile deve
essere il singolo insegnante, l'operaio, chi guida una macchina e si mette in strada;
dunque, le azioni hanno delle conseguenze, perciò, presumono un senso di
responsabilità che includa la considerazione della pluralità. Certamente i leader
hanno un ruolo di responsabilità più grande rispetto al singolo, ma non per questo il
singolo deve agire irresponsabilmente.
La politica è lo spazio in cui si diventa maggiorenni, diventare maggiorenni vuol dire
impegnarsi per il cambiamento e vuol dire assumersi le proprie responsabilità. In
questa prospettiva Hannah recupera il mondo greco, non idealizza il mondo greco,
ma riprende il concetto di politica del mondo greco, una politica fatta in piazza, lì
dove, attraverso il dialogo e il confronto, si cresceva e si assumevano la responsabilità
del proprio agire.
Nella polis greca c'era partecipazione, vita activa e, dunque, la libertà dell’antico era
la partecipazione!!!
LA LIBERTA’ È PARTECIPAZIONE! (Giorgio Gaber – La libertà).
La vita attiva è partecipazione, è assunzione di responsabilità.
Partecipazione alla vita pubblica è lo stato dei maggiorenni.
Non c'è democrazia dove non c'è partecipazione e dove non c'è partecipazione si
fomentano gli stati totalitari, si fomenta la violenza, si fomenta il razzismo. Proprio la
mancanza di partecipazione ha dato spazio ai capi come Hitler e Stalin.
La negazione della libertà e della partecipazione non rende cittadini, ma rende servi.
Attenzione perché secondo Hannah non solo i sistemi totalitari hanno negato la
partecipazione; la democrazia rischia di togliere la partecipazione, la crisi dei sistemi
liberali- democratici rischia di portare all'abolizione della partecipazione.
Riflettiamo sul fatto che queste teorie della Arendt le scrive negli anni Cinquanta, ma
in fondo è la storia che stiamo vivendo oggi! Per tale ragione è una grande pensatrice?
Abbiamo l'obbligo, in quanto cittadini, di partecipare e partecipare vuol dire sapere
cosa accade, cosa mangiamo, cosa beviamo, che aria respiriamo. Abbiamo diritto alla
vita attiva, ne abbiamo il dovere!
IL FEMMINISMO
Non possiamo definire Hannah A. una femminista, ma è indubbio che la pensatrice
politica abbia influenzato e dato elementi di spunto alle donne del Novecento
impegnate nella lotta per i loro diritti.
La A. rifiuta il tentativo di inserire la filosofa nel femminismo perché la politica non è
di genere, ma la politica è pluralità.
La A. conosce e riconosce alcune figure femminili importanti per la storia: Karen Blixen
(scrisse LA MIA AFRICA), la socialista Rosa Luxburg (un’intellettuale di riferimento del
socialismo). Proprio da quest’ultima è molto attratta, è attratta dal suo punto di vista
rispetto alle politiche socialiste, questo a dispetto delle accuse subite: la A. è stata
definita una pensatrice di stampo liberal – democratico in seguito alle critiche che ha
mosso contro lo stalinismo.
Apertura a tematiche femminili
La A. si apre alle filosofie femministe partendo dal concetto di NASCITA come
condizione dell’esistenza umana.
La filosofia, da Platone ad Heidegger, si è concentrata sul concetto di morte, ma del
concetto di nascita nessuno se n'è mai occupato.
La Arendt, così come la Zambrano, sono le due pensatrici che la storia ricorda per aver
trattato la dimensione femminile, dandone una certa rilevanza. Il loro essere donna
ha, probabilmente, permesso la centralizzazione del concetto di nascita.
La natalità è una questione centrale per la questione dell’agire politico. Nascere e
agire politico sono condizioni essenziali dell'uomo.
1. Si nasce
2. Si vota
L’agire politico rappresenta esattamente una seconda nascita (momento voto).
La donna è portatrice di vita! Se la nascita è importante, la seconda nascita lo è
altrettanto.
La vita attiva, azione politica di cittadinanza attiva, è figlia della categoria della
nascita.
Dunque, la nascita biologica e la nascita politica sono entrambe un momento
fondamentale.
Nel nascere vi è il primato dell'uomo sulla Terra, una presenza nel mondo che, dal
punto di vista di Hannah, deve essere responsabile nei confronti del mondo tutto
(ricordatevi che la A. ha una visione ecologica della vita), ma l'aspetto che è in assoluto
porta la A. nell'ottica del femminismo è dato proprio dalla vita politica che deve essere
una vita attiva, diretta, dove i protagonisti assoluti dell'agire politico siano gli uomini
che appartengono alle classi sociali più basse (a tal proposito l'autrice fa riferimento
alla Rivoluzione americana alla quale, nonostante alcuni suoi aspetti negativi, le va
riconosciuto di essere partita dal basso, ad opera del popolo). Dunque, Hannah A.,
recupera il mondo greco, esalta l'idea di partecipazione attiva alla vita politica del
mondo greco, al contempo esalta la Rivoluzione americana come movimento che
parte dal basso e la considera il raggiungimento della maggiore età da parte del
popolo. Per maggiore età si intende l'uscita dalla minorità (come, del resto, diceva lo
stesso Kant dell’Illuminismo), uscita della minorità che ti porta a crescere e a prenderti
le tue responsabilità.
Il governo è al servizio del popolo attivo, il popolo attivo è il contrario di una massa
che marcia senza capirne realmente l’agire. La stessa Rivoluzione russa è positiva agli
occhi di Hannah Arendt, perché guidata dal popolo e dal suo agire politico.
Eccoci arrivati, allora, al tema del femminismo!
Le donne degli anni Sessanta, ma anche le suffragette dell'Ottocento, hanno fatto
dell’azione un modo per agire direttamente. Esaltando lo stimolo costante, le
organizzazioni e le auto-organizzazioni.
Hannah Arendt è una teorica dell’agire politico diretto. È molto critica verso le forme
di potere che si chiudono, pertanto è critica nei confronti di quel movimento
femminista in cui vi è una chiusura rispetto al dibattito politico, ecco perché non
possiamo definirla una femminista. Indubbiamente, però, Hannah Arendt denuncia i
partiti lontani dal popolo esattamente come le femministe degli anni 60 e 70
attaccano i partiti politici del tempo proprio perché lontani dalle loro tematiche. Il
punto centrale della lotta delle donne degli anni 60 e 70 non è più il diritto di voto,
ma è il diritto alla loro indipendenza, alla loro libertà, alla libertà del loro corpo, alla
libertà come donne non più ingabbiate nella visione maschilista.