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ANNALE
DELl’ufficio catechistico nazionale
QUADERNI N. 5
DELLA SEGRETERIA GIUGNO
N U O V A
GENERALE CEI
S E R I E 2012
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ANNALE
2011
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Indice
CAPITOLO 1 XLV Convegno nazionale dei Direttori degli Uffici Catechistici Diocesani
Pesaro, 20-23 giugno 2011
ADULTI TESTIMONI DELLA FEDE,
DESIDEROSI DI TRASMETTERE SPERANZA
Responsabilità e formazione della Comunità cristiana . . . . . . . . . . pag. 13
Introduzione al Convegno
Don Guido Benzi, Direttore UCN . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 15
Educare alla vita buona del Vangelo
Gli Orientamenti pastorali per il decennio e la formazione
degli adulti nel cammino della Chiesa italiana
S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano - Presidente
Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio
e la Catechesi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 24
Essere adulti credenti in Italia oggi - Tavola rotonda
Prof. Alessandro Castegnaro, Docente di politica sociale
alla Facoltà di scienze statistiche dell’Università di Padova
e di sociologia e religioni alla Facoltà teologica del Triveneto
Presidente Osservatorio Socio-Religioso del Triveneto . . . . . . . . . pag. 35
L’adulto oggi: tra fabbrilità e paternità - Tavola rotonda
Prof. Marco Cangiotti, Docente di Filosofia politica
e Preside della Facoltà di Scienze Politiche all’Università
di Urbino - Docente all’ISSR di Pesaro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 41
Adulti: work in progress? Verso una pedagogia
della formazione ecclesiale - Tavola rotonda
Don Pio Zuppa, Direttore UCD Lucera-Troia e professore
di teologica pastorale nella Facoltà Teologica Pugliese . . . . . . . . pag. 45
Essere adulti credenti oggi - Tavola rotonda
[Link] Paola Dal Toso, Ricercatrice di Storia della Pedagogia
presso l’Università degli Studi di Verona.
Segretario Generale della CNAL, membro della Commissione
catechesi degli Adulti dell’UCN . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 48
La formazione dell’adulto nell’incontro con la Parola di Dio
Comunicazione
Don Cesare Bissoli, Università Salesiana, Roma . . . . . . . . . . . . . pag. 54
Il cantiere dell’educazione cristiana
(Educare alla vita buona del Vangelo, n. 39)
Annuncio - Celebrazione - Testimonianza e ambiti della
vita quotidiana
Mons. Andrea Lonardo, Direttore UCD, Roma . . . . . . . . . . . . . . . pag. 60
L’iniziazione cristiana degli adulti nella comunità cristiana
Mons. Walther Ruspi, Direttore UCD, Novara -
Membro Consulta Nazionale UCN . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 90
indice 5
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CAPITOLO 1
RESPONSABILITÀ E FORMAZIONE
DELLA COMUNITÀ CRISTIANA
Pesaro
20-23 giugno 2011
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INTRODUZIONE AL CONVEGNO
Don Guido Benzi
Direttore UCN
Ringrazio tutti voi per la vostra numerosa proprio il desiderio di tanti uomini e donne
presenza1, ringrazio l’Arcivescovo Piero Coc- di cercare e trovare nella comunità cristiana
cia ed il signor Sindaco per le loro beneau- la testimonianza dell’incontro con il Cristo,
guranti parole, ringrazio infine tutti gli illustri risorto e vivo. La giornata centrale del Con-
Relatori tra i quali non voglio dimenticare gresso Eucaristico, giovedì 8 settembre a Se-
suor Lucia Rugolotto e don Ubaldo Montisci nigallia, sarà dedicata proprio alla riflessione
che, insieme a me e a don Carmelo Sciuto, sull’Eucaristia come “pane del cammino” per
hanno accettato di essere i moderatori del bambini, giovani e adulti che desiderano
Convegno. Mi accingo a presentarvi un testo esprimere nella vita la loro fede. Tale giornata
corposo, che tenta di fare lo status quae- culminerà con la processione eucaristica nella
stionis, come mi hanno chiesto gli amici città di Ancona. L’intera comunità catechi-
della Consulta: non potevo esimermi! stica italiana è invitata a questo evento di ri-
Siamo a Pesaro, in questa ridente città, che flessione e preghiera. L’immagine della Ma-
sa caparbiamente mantenere un suo fiero donna delle Grazie, protettrice di Pesaro è
profilo operoso, tra l’opulenza della Roma- qui a ricordarci il nostro servizio al Verbo di
gna e la raffinatezza del Montefeltro. Siamo Dio fatto carne. È in questo spirito di servizio
in questa Chiesa che ci testimonierà come che mi accingo a introdurre il Convegno.
fin dai primi secoli del cristianesimo si è pro-
fondamente radicato in lei il Vangelo. Il mo- 1. ALZARE LO SGUARDO
saico del pesce tratto dall’antichissima de-
corazione della Cattedrale e che abbiamo as- Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la vo-
sunto come logo del nostro Convegno, indica lontà di colui che mi ha mandato e com-
proprio la responsabilità dei cristiani attuali piere la sua opera. Voi non dite forse: “An-
come degli antichi, nel coniugare il Vangelo cora quattro mesi e poi viene la mietitura”?
con la vita quotidiana. Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guar-
Incomincia da questo nostro Convegno il date i campi che già biondeggiano per la
cammino che ci porterà con tutte le chiese mietitura» (Gv 4, 27-37).
d’Italia, nel prossimo settembre, a celebrare Lo sfondo immediato di questo passo del
ad Ancona il Signore presente nell’Eucaristia, Vangelo di Giovanni è l’incontro con la don-
Pane per la vita quotidiana. Il titolo del Con- na di Samaria al pozzo di Sicar, un episodio
gresso Eucaristico, espresso dalla domanda molto caro alla riflessione sull’annuncio ed
evangelica «Signore da chi andremo?» indica il risveglio della fede2 nei confronti degli
1
Gli iscritti al Convegno sono 263, provenienti da 127 Diocesi.
2
Questo episodio biblico è commentato nell’introduzione di CEI – CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, L’Iniziazione
cristiana. 3. Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’Iniziazione cristiana in età adulta,
8 giugno 2003.
adulti del nostro tempo. In realtà, il contesto prattutto nell’ambito di commentatori esterni
narrativo più ampio, ci mostra come tutta alla realtà ecclesiale. Ne fa fede, come nota
la sezione dei capitoli 3-4 del Vangelo di mons. Domenico Pompili, il fatto che «lenta-
Giovanni sia strutturata intorno all’incontro mente si è percepito che non si trattava solo
da parte di Gesù con adulti: Nicodemo, il di una “sfida”, di una “emergenza”, anzi di
dotto fariseo che si interroga sulla missione una “urgenza”, e neanche solo di una “crisi”
e la parola di Gesù, la Samaritana, una o di un “rischio” o di una “avventura”, ma
donna dal vissuto complesso che si colloca di una “scelta condivisa” su cui investire,
in modo eterodosso rispetto alla fede giu- senza ingenuità e senza patemi d’animo»4.
daica, il Funzionario regio, un uomo elleni- Mi pare che questo impegno sulla dimensio-
stico (forse pagano) che interroga Gesù in ne educativa abbia sollevato nelle comunità
un passaggio di vita difficile come la grave diocesane un ampio desiderio di confronto,
malattia di un figlio3. nell’ottica di quelle «alleanze educative» che
Nel passo citato Gesù esorta i suoi discepoli tanto abbiamo sottolineato lo scorso anno al
ad uno sguardo carico di speranza, che sa Convegno di Bologna, soprattutto nella Lec-
cogliere, dall’interno della fatica dell’annun- tio Magistrale del cardinale Bagnasco, negli
cio, l’opera di quel Dio che fa giungere a interventi dei professori Moscato e Triani,
frutto ed alla gioia del raccolto il seme sparso nella tavola rotonda al teatro Manzoni. Di
nei campi del mondo. fatto la riflessione sull’educazione ci convince
È in obbedienza a questo comando da parte a dialogare non solo all’interno dei vari ser-
di Gesù, di «alzare lo sguardo» che desidero vizi pastorali, ma offre anche un terreno di
introdurre questo Convegno particolarmente dialogo e confronto fruttuosi con tante realtà
dedicato alla formazione cristiana degli adul- educative ecclesiali e civili. Basterebbe anche
ti, nel contesto del cammino degli Orienta- solo scorrere, sul sito dell’UCN, lo spazio de-
menti Pastorali della CEI, Educare alla vita stinato alle iniziative degli Uffici Diocesani e
buona del Vangelo. Regionali per accorgersi di quanta elabora-
zione e confronto si è realizzato in questo
2. «EDUCARE», anno nelle Diocesi5, spesso attraverso il ser-
UN CONCRETO ORIZZONTE vizio degli UCD. Non mancano naturalmente
DI DIALOGO E IMPEGNO anche alcuni nodi problematici. Il primo ri-
guarda il fatto che al consenso sollevato dal
La scelta dell’Episcopato italiano di dedicare tema educativo ha corrisposto un testo, quel-
l’attuale decennio alla tematica educativa ha lo degli OP, che, frutto di inevitabili media-
certamente registrato, al di là del testo stesso zioni in quanto testo «collegiale», evidente-
degli Orientamenti Pastorali (OP), una cre- mente non poteva corrispondere a tutte le
scente simpatia ed anche un certo rilievo so- attese sollevate6. E, a onor del vero, non se
3
R. VIGNOLO, Personaggi del quarto vangelo. Figure della fede in San Giovanni, Glossa, Milano 2006, 95.
4
D. POMPILI, Recezione degli Orientamenti Pastorali e programmazione del nuovo anno, Incontro della Segreteria
Generale della CEI 8-6-2011, pro-manuscripto.
5
Come UCN siamo stati chiamati in quest’anno da circa 30 realtà diocesane, più una decina di altre realtà
ecclesiali. Il sito [Link]/ucn conta una media di 10.000 visite al mese.
6
Osserva Repole: «I1 documento si sarebbe arricchito maggiormente se fosse riuscito a esprimere con più
incisività l’articolazione interna delle diverse parti, in cui si registrano delle sovrapposizioni di temi. Ugualmente
lo proponeva, considerato che il testo stesso Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Cate-
nel capitolo 5 rimanda alla costruzione di chesi (CEDAC), ha previsto nei suoi lavori
una “agenda pastorale” che è un work in una serie di iniziative (seminari e incontri)
progress. È quindi nel contesto di questo di- a partire dal prossimo autunno per arrivare
battito che si può cogliere la vivacità e la ca- nei tempi necessari alla stesura di un “Do-
pacità di elaborazione della comunità cate- cumento condiviso” dell’episcopato italiano,
chistica italiana. Forte della lunga, appro- che aggiorni e rinnovi l’impulso del Docu-
fondita e competente riflessione del decennio mento di Base, e del Progetto catechistico
scorso intorno all’Iniziazione Cristiana, al Pri- italiano, che vede, dobbiamo ricordarlo, il
mo Annuncio della Fede, al rinnovamento suo frutto più maturo nel testo del Catechi-
della catechesi ed alla formazione dei cate- smo degli adulti (CdA) La verità vi farà li-
chisti, la domanda su catechesi ed educazio- beri, testo pubblicato all’indomani del Cate-
ne non ci ha colti impreparati. Va infatti re- chismo della Chiesa Cattolica e che conserva
gistrato un forte atteggiamento positivo (at- con esso uno stretto rapporto. Mi si permetta
tese, richieste, elaborazione) ed un bel lavoro qui di annotare due caratteristiche del CdA
sul territorio. Tuttavia, anche in questo caso, che meriterebbero di essere ancora esplorate:
dobbiamo notare che la recezione delle in- la sua rigorosa impostazione Cristocentrica
dicazioni provenienti dalle Tre Note sull’IC, (caratteristica comune a tutti i catechismi
o più in generale dai documenti catechistici CEI) ed il rapporto vivo, continuo e fonda-
dell’ultimo decennio, nonché la stessa ela- tivo, con la Sacra Scrittura e la tradizione
borazione fatta dagli UCD, fa fatica a per- vivente della Chiesa, proprio come viene in-
meare il tessuto concreto delle comunità par- dicato da papa Benedetto XVI nell’esorta-
rocchiali, riproponendo spesso, nello stesso zione Verbum Domini al n° 74. Nel 2012
tessuto delle singole diocesi, quella figura “a ricorrerà il ventennale del Catechismo della
macchia di leopardo” che disegna a livello Chiesa Cattolica e si celebrerà il Sinodo dei
nazionale l’elaborazione di proposte e speri- Vescovi dal titolo “La nuova evangelizza-
mentazioni. Lascio a questa assemblea di- zione per la trasmissione della fede cristia-
scutere se sia più un problema di carattere na”: sarà per noi un ulteriore motivo per
comunicativo o formativo7. tornare a riflettere e ad approfondire il valore
In tale situazione, comunque di fermento, di questi strumenti «con rinnovata gioia
la nuova Commissione Episcopale per la nell’educazione alla fede»8.
si sarebbe irrobustito se fosse riuscito a chiarificare al meglio ciò verso cui concretamente ci si deve orientare e
si propende. Sarebbe stata altresì opportuna una migliore articolazione tra il livello di un’espressa educazione
alla fede e quello di un’educazione all’umano». Cf. R. REPOLE:, «Di fronte alle sfide educative: parole e gesti della
fede», in Rivista Liturgica, marzo/aprile 2011, 218.
7
Possiamo annotare anche altri “segnali preoccupanti”: ad esempio la crescente difficoltà della diffusione di
alcune riviste catechistiche, segnate anche da una non felice congiuntura riguardante l’editoria, che ha portato,
in qualche caso, alla chiusura. Un altro segnale riguarda la formazione dei catechisti, che spesso, laddove viene
attuata, risponde maggiormente a criteri di contenuto disposti in materie curricolari senza quella dimensione di
sintesi tra dottrina e vita cristiana come richiamato nei Documenti predisposti dall’UCN nel 1982, 1991, 2006.
Per quanto riguarda poi la catechesi degli adulti, vicino a lodevoli iniziative (alcune delle quali saranno presentate
al Convegno: ad es. Verona), dobbiamo lamentare la scarsità di proposte di itinerari collegati al Catechismo degli
Adulti “La Verità vi farà liberi” nella sua dinamica relazione con il Catechismo della Chiesa Cattolica e con il suo
Compendio.
8
BENEDETTO XVI, Discorso di apertura al Convegno diocesano della Chiesa di Roma, 13 giugno 2011.
Anche l’UCN ha intanto avviato alcune tra- dei catechismi e la loro diffusione, dall’at-
sformazioni. Nel gennaio scorso sono state tenzione alle varie età, dalla dimensione po-
nominate due Commissioni Nazionali: la polare e parrocchiale, dalla forte diversifica-
Commissione per l’Iniziazione Cristiana9 e la zione territoriale, dalla creatività degli UCD,
Commissione per la Catechesi degli adulti10, delle comunità cristiane, di aggregazioni lai-
la quale ha dato un pieno contributo per cali tra le quali l’ACR e l’AGESCI, delle case
l’ideazione e l’animazione del presente Con- editrici cattoliche, del dibattito nei centri di
vegno. Alla fine del mese di giugno sarà po- ricerca e di studio, dall’impegno per la for-
sto all’approvazione della Presidenza della mazione a vari livelli. Dobbiamo, senza scio-
CEI un nuovo Regolamento dell’UCN che vinismo, riflettere attentamente su questo
tende ad armonizzare il lavoro dell’Ufficio, patrimonio e custodirlo per rilanciarlo.
della Consulta nazionale, dei Settori e delle È proprio per sottolineare la forza propositiva
Commissioni. Contestualmente avremo a fi- ed insieme la vivacità di tutta questa realtà
ne settembre il turn over dei tre Collaboratori che l’UCN, già dal dicembre 2010, dopo una
di Settore (durante il Convegno potremo più lunga riflessione in Consulta ed il parere del
esplicitamente ringraziare mons. Ruspi, don Segretario Generale della CEI, ha lanciato la
Bissoli e il dott. Scelzo per il loro lungo e proposta dei Convegni Regionali 2012. Sin
competente servizio) e verranno rinnovate da ora possiamo affermare che si tratterà di
la Consulta nazionale della Catechesi11, or- un forte momento unitario, “distribuito” sul
gano la cui importanza è evidente a tutti, territorio nazionale, perché si possa svolgere
nonché i gruppi nazionali dei tre Settori. insieme una verifica del rinnovamento del-
Continuano anche i rapporti con il più ampio l’Iniziazione cristiana ed una ricognizione
contesto europeo della CCEE, tra i quali vor- rispettosa della vivacità dei territori. Possia-
rei citare l’appuntamento che nel maggio mo già annunciare che i sedici Convegni
2012 vedrà i Vescovi Europei a Roma per Regionali saranno preceduti da un INCONTRO
un grande Convegno sull’Iniziazione Cristia- NAZIONALE DEI DIRETTORI che si svolgerà nel
na, per il quale è stata lanciata un’appro- gennaio 2012 a Roma.
fondita inchiesta in alcune Diocesi coordi- Ho accennato a questo progetto dei Conve-
nata da Luc Mellet ed Henri Derroite. Per gni Regionali per mostrare come il cammino
l’Italia sono state scelte le Diocesi di Bene- intrapreso lo scorso anno a Bologna, cioè
vento, Padova e Prato. quello di riflettere sul valore educativo del-
Tutta questa vivacità indica chiaramente l’Iniziazione cristiana delle nuove genera-
l’esistenza di una forma italiana della realtà zioni in vista di un suo continuo rinnova-
catechistica, segnata in questi quarant’anni mento non sia stato dimenticato, o messo
da un condiviso percorso per l’elaborazione in disparte. Certamente quella verifica sulle
9
Ne fanno parte: Don Guido BENZI, Don Carmelo SCIUTO, Mons. Valentino BULGARELLI, Sr. Cettina CACCIATO
INSILLA, Don Gianfranco CALABRESE, Sr. Anna Maria D’ANGELO, [Link] Franca FELIZIANI KANNHEISER,
Don Dino PIRRI.
10
Ne fanno parte: Don Guido BENZI, Don Carmelo SCIUTO, Don Pietro BIAGGI, [Link] Paola DAL TOSO, Dott.
Ernesto DIACO, Don Danilo MARIN, Don Giuseppe MASIERO, Don Ubaldo MONTISCI, Sr. Lucia RUGOLOTTO.
11
Nella Consulta UCN sono presenti, oltre ad un consistente gruppo di Esperti, i Direttori Regionali; i Rappresentanti
dei Centri Catechistici delle Case Editrici cattoliche; il Presidente dell’AICA; i Direttori delle riviste catechistiche;
i rappresentanti di USMI, CISM e CIIS; i rappresentanti di quelle aggregazioni laicali che hanno interesse
nell’ambito catechistico.
12
OP, Nota 11.
13
La complessità di questa qualificazione sarà approfondita nella Tavola rotonda di martedì 21 giugno.
la formazione cristiana di questo adulto in esperienze, che non sono state scelte in
quanto educatore e testimone; la responsa- quanto “esemplari”, ma in quanto espres-
bilità della Comunità cristiana nella forma- sione di una ricerca che coniuga vita del-
zione di e con questi adulti. Cercheremo di l’adulto e messaggio cristiano. Si noterà che
sviluppare questa domanda attraverso alcuni alle Assemblee è stato riservato un ampio
passaggi. In primo luogo una presentazione spazio per il dibattito, il confronto, e l’analisi
degli orientamenti pastorali a cura di S.E. del processo formativo che le esperienze
mons. Semeraro. Quindi una tavola rotonda pongono in atto. Opportuni riferimenti al
con ampio dibattito, nella quale cercheremo Catechismo degli Adulti “La Verità vi farà li-
di delineare il volto o meglio i volti degli beri” saranno suggeriti anche per poter ac-
adulti oggi: avremo infatti un approccio so- compagnare l’elaborazione di ciascuno di
ciologico, antropologico, catechetico-pasto- percorsi e itinerari formativi. Tale lavoro di
rale ed esperienziale. Due comunicazioni cer- elaborazione sarà completato poi da una ta-
cheranno di affrontare il rapporto tra la for- vola rotonda su “accompagnatori e strumen-
mazione degli adulti e Parola di Dio e l’ap- ti” e da una relazione di taglio liturgico, di
porto fondamentale del Catecumenato. Un don Luigi Girardi, che affronta il tema della
ulteriore passaggio avverrà con la relazione qualità educativa e rivelativa della celebra-
di mons. Lonardo, che ringrazio della dispo- zione domenicale.
nibilità perché in questi giorni ha dovuto
sostenere un ben più ampio “agone” quale
il Convegno della Diocesi di Roma sull’Ini- 4. L’ADULTO «IMPLICATO»
ziazione cristiana, alla presenza del S. Padre. NEL PROCESSO EDUCATIVO
Don Andrea ci aiuterà a coniugare la di-
mensione triplice della vita del cristiano e Sulla realtà dell’adulto nella società post-
delle comunità (annuncio-celebrazione e ca- moderna o ipermoderna, come preferiscono
rità) con la prospettiva pastorale degli ambiti alcuni14, vi sono moltissime riflessioni ed
di vita della persona come maturata nel analisi. Mi pare, ad esempio, che A. Matteo,
Convegno di Verona. A questa relazione se- nel suo Come forestieri15 descriva molto be-
guiranno il giorno successivo le sei assem- ne l’«estraneità» che molti adulti vivono oggi
blee tematiche per ambiti di vita, che sono di fronte al messaggio cristiano. Nel cam-
un po’ una novità, anzitutto perché sono sei mino di riflessione che abbiamo fatto prima
e non cinque come usualmente si citano gli nella Commissione Adulti e poi nella Con-
ambiti, in più perché saranno incentrate sulta UCN dell’aprile scorso, insieme ai Re-
maggiormente sull’interscambio tra conve- latori del nostro convegno, abbiamo chiesto
gnisti, sotto la regia estroversa di don Pietro all’amico D. Marin di sintetizzare la proble-
Biaggi. Nelle Assemblee cercheremo di far matica in una relazione che opportunamente
emergere gli interrogativi di vita dell’adulto, vi abbiamo messo in cartella. Da questa sin-
anche attraverso la presentazione di alcune tesi sono emerse molte indicazioni preziose
14
Ad esempio, si veda il recentissimo M. RECALCATI, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna,
Raffaello Cortina Editore, Milano 2011.
15
A. MATTEO, Come forestieri. Perché il cristianesimo è divenuto estraneo agli uomini e alle donne del nostro
tempo, Rubettino, Catanzaro 2008.
per il nostro convegno. Desidero concen- deltà tra soggetti attivi, che sono protago-
trarmi su due in particolare: 1) l’importanza nisti della relazione educativa, prendono po-
di dedicare tempo e spazio alla formazione sizione e mettono in gioco la propria libertà.
e all’accompagnamento degli adulti che sono Essa si forma, cresce e matura solo nell’in-
già all’interno delle nostre realtà ecclesiali, contro con un’altra libertà; si verifica solo
tenendo presente che essi non sono al di nelle relazioni personali e trova il suo fine
fuori delle dinamiche sociali odierne e che adeguato nella loro maturazione» (n° 26).
dunque, in qualche modo, hanno già elabo- Si innesta qui anche la qualità profonda-
rato una sintesi ed una risposta di fede per- mente testimoniale dell’educazione: «Educa
sonale: si tratta di coloro che sono presenti chi è capace di dare ragione della speranza
nei Consigli pastorali, nelle varie attività di che lo anima ed è sospinto dal desiderio di
carattere formativo o caritativo, di coloro trasmetterla» (n° 29). È in tal senso che i
che partecipano alla vita delle nostre comu- vescovi richiamano l’importanza dell’adulto
nità, soprattutto degli stessi catechisti che e il suo dovere di educare le nuove gene-
chiedono formazione; 2) rivolgersi a queste razioni. Proprio qui va notato il legame in-
persone significa in qualche modo toccare e dissolubile (diremmo generativo) tra for-
far emergere una «responsabilità» di testi- mazione/catechesi degli adulti e quella di
monianza/educazione condivisa nella comu- bambini e ragazzi (nonché dei giovani). Tra
nità ecclesiale, secondo quanto Marin cita le due attività non dovrebbe esistere nes-
da A. Fossion: «le comunità così catechiz- suno iato, non si tratta di due mondi o due
zate diventeranno, per il fatto stesso, sempre ambiti diversi, si tratta di una sola stessa
più catechizzanti, cioè comunità mature nel- funzione educativa della comunità cristiana.
la fede, coscienti della loro responsabilità Ma anche qui bisogna riflettere sul concetto
catechistica, capaci di sostenere il generarsi di intenzionalità, tipico di ogni educazione.
della fede… La sfida è che le Comunità cri- Fino a quando gli adulti non diventano con-
stiane, con la loro vita, con i loro impegni, sapevoli del loro ruolo educativo, anche in
con le loro celebrazioni costituiscano un am- ordine all’educazione della fede, rischiamo
biente educativo per la fede»16. di essere ancora una volta nel settore delle
A questa, che potrebbe apparire l’ennesima pie intenzioni.
petizione di principio, vorrei aggiungere un Si tratta dunque di guardare all’adulto nel
apporto derivante dalla riflessione sull’edu- suo essere «implicato» in un processo edu-
cazione. La dimensione relazionale del- cativo che riguarda lui/lei nelle sue scelte
l’educazione, alla quale è interamente de- fondamentali, nel suo essere in relazione
dicato il capitolo 3 degli OP, ci costringe in- dentro le dinamiche della vita, nel suo essere
fatti a guardare in modo dinamico e tridi- ad esempio genitore, o insegnante, collega,
mensionale al tema della formazione degli amico, cittadino,… in qualunque modo
adulti. Si può richiamare quanto viene af- «dentro» il discorso educativo.
fermato al n° 26 degli OP: «Educare richiede Mi ha profondamente colpito quanto scrive
un impegno nel tempo, che non può ridursi lo psicoanalista M. Recalcati, nell’Introdu-
a interventi puramente funzionali e fram- zione al suo recente libro Cosa resta del Pa-
mentari; esige un rapporto personale di fe- dre?: «Anche io, come il mio amico, non so
16
A. FOSSION, Il Dio desiderabile. Proposta della fede e iniziazione cristiana, EDB, Bologna 2011, 83.
pregare, sebbene mi sia stato insegnato con suo significato più propriamente biblico: sve-
cura da mia madre. La preghiera rivolta a lamento e condivisione di realtà interiori, di
Dio appartiene al tempo dell’esistenza di Dio. patrimoni personali, di eredità spirituali, co-
Eppure ho deciso, con il consenso di mia municazione profonda ed intima tra soggetti,
moglie, di insegnare ai miei figli che è ancora che trova nella rivelazione divina il suo pie-
possibile pregare perché la preghiera preser- no compimento. È necessario però valutare
va il luogo dell’Altro come irriducibile a quel- quanto la testimonianza sia davvero acces-
lo dell’io. Per pregare – questo ho trasmesso sibile al destinatario. La ipermodernità ci
ai miei figli – bisogna inginocchiarsi e rin- consegna da un lato ad un ricerca solitaria
graziare. Di fronte a chi? A quale Altro? di senso e dall’altro ad una generalizzazione
Non so rispondere e non voglio rispondere e banalizzazione dell’ascolto e della comu-
a questa domanda. E i miei figli d’altronde nicazione. L’esperienza individuale e l’azio-
non me la pongono. Quando me lo chiedo- ne singolare (anche trasgressiva) viene da
no, pratichiamo insieme quello che resta del- un lato sottolineata, mentre il condiziona-
la preghiera: preserviamo lo spazio del mi- mento sociale, veicolato anche attraverso la
stero, dell’impossibile, del non tutto, del con- comunicazione di massa e l’offerta di ogni
fronto con l’inassimilabilità dell’Altro. Amen, oggetto di consumo, deprime gli stimoli che
così sia, “sia così”. Nel tempo in cui il Padre produce. È questo il problema dell’autofor-
non può più rispondere sul senso della vita mazione, se viene intesa solo come super-
e della morte, sul senso del bene e del male, mercato delle “tecniche” e delle “occasioni”,
nell’epoca che Lacan definisce dell’«evapo- nel quale l’individuo è ancora una volta la-
razione del padre», quello che resta è la forza sciato solo. La formazione permanente va
di una preghiera che intende rispettare il mi- intesa come «centralità della coscienza, del
stero di quello che semplicemente esiste»17. suo dinamismo e del suo sviluppo»19 in rap-
Certamente, se non entra nella nostra espe- porto (con-formazione direbbe San Paolo)
rienza un esito così nouminoso e anche così alla testimonianza di Cristo.
solitario della ricerca dell’Altro, non possia- Vengono qui in mente le parole dei due an-
mo però non scorgere come il fatto educativo geli Damiél e Cassiél di quella intensa se-
imponga uno sguardo sulla realtà più dina- quenza del film Il cielo sopra Berlino di Win
mico ed insieme più umano che conduce al Wenders. Essi all’interno di un abitacolo di
tema della testimonianza: «la parola vivente un’automobile – nello spazio di un anonimo
di un testimone è l’ultima cosa capace oggi salone concessionario – si raccontano le loro
di far sorgere in chi ascolta una domanda esperienze spirituali: «Sì è magnifico vivere
autentica di senso; il testimone sembra l’ul- di solo spirito, e giorno dopo giorno testi-
timo maestro possibile in una società senza moniare alla gente, per l’eternità, soltanto
tradizione»18. Emerge come l’educazione, ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna
proprio come la preghiera e la testimonianza, esistenza spirituale mi pesa. E allora non
si ponga sotto l’egida del mistero, inteso nel vorrei più fluttuare così, in eterno: vorrei
17
RECALCATI, 12-13.
18
L. GORIUP, Il rischio è bello. La sfida educativa tra ragione, fede e testimonianza della verità, ESD, Bologna
2010, 52.
19
P. TRIANI, «Metodo e formazione in B. Lonergan», in P. Triani (a cura di) Sperimentare, conoscere, decidere.
Riflessioni sull’educare a partire da Bernard Lonergan, ed. Berti, Piacenza 2001, 143-167,152.
sentire un peso dentro di me, che mi levi triveneto, Aquileia, 7 maggio 2011). Le co-
questa infinitezza legandomi in qualche mo- munità cristiane sono chiamate a diventare
do alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di ambienti propizi per elaborare simili espe-
vento. Vorrei poter dire: “ora”, “ora”, e rienze, per ancorarle all’oggettività, ragio-
“ora”. E non più “da sempre”, “in eterno”… narle e così riassaporarle»20. I cristiani in
Non che io voglia generare subito un bam- Cristo, nel suo amore, possono affidarsi ad
bino, o piantare un albero. Ma in fondo sa- una speranza di vita autentica e conformare
rebbe già qualcosa ritornare a casa dopo un a questa speranza tutto il loro cammino quo-
lungo giorno, dar da mangiare al gatto come tidiano, come ci ricorda papa Benedetto XVI
Philip Marlowe, avere la febbre, le dita nere nella Lettera Enciclica Spe Salvi (n. 31):
per aver letto il giornale; non entusiasmarsi «noi abbiamo bisogno delle speranze – più
solo per lo spirito, ma finalmente anche per piccole o più grandi – che, giorno per giorno,
un pranzo, per la linea di una nuca, per un ci mantengono in cammino. Ma senza la
orecchio; mentire, e spudoratamente; e cam- grande speranza, che deve superare tutto il
minando sentire che le ossa camminano con resto, esse non bastano. Questa grande spe-
te; supporre, magari, invece di sapere sem- ranza può essere solo Dio, che abbraccia
pre tutto... “Ah!”, “oh!”, “ahi!”: poterlo dire, l’universo e che può proporci e donarci ciò
finalmente, invece di “sì” e “amen”». che, da soli, non possiamo raggiungere. Pro-
L’uomo, non ha solo la necessità di pensare prio l’essere gratificato di un dono fa parte
all’eternità come risposta alla sua fuga dalla della speranza. Dio è il fondamento della
morte, l’uomo, ogni uomo, grida a Dio con speranza – non un qualsiasi dio, ma quel
la sua esistenza che tutto venga salvato Dio che possiede un volto umano e che ci
dall’Amore, anche il tempo e lo spazio, an- ha amati sino alla fine: ogni singolo e l’uma-
che la nostra carne, la nostra vita, i nostri nità nel suo insieme. Il suo regno non è un
affetti, ciò che noi siamo, ciò che desideria- aldilà immaginario, posto in un futuro che
mo. La verità dell’Incarnazione può essere non arriva mai; il suo regno è presente là
intesa in tal senso come una via profonda- dove Egli è amato e dove il suo amore ci
mente educativa: educare l’uomo ad essere raggiunge. Solo il suo amore ci dà la possi-
più uomo e a realizzarsi in Gesù Signore. Lo bilità di perseverare con ogni sobrietà giorno
ha ricordato il cardinale Bagnasco nella sua per giorno, senza perdere lo slancio della
prolusione all’ultima Assemblea dei Vescovi speranza, in un mondo che, per sua natura,
nel maggio scorso: «la trasmissione della fe- è imperfetto. E il suo amore, allo stesso tem-
de passa per l’ancoraggio a ciò che vi è di po, è per noi la garanzia che esiste ciò che
profondo e soggettivo. L’adesione alla dot- solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nel-
trina oggi, in generale, segue l’incontro. l’intimo aspettiamo: la vita che è “veramen-
Questa peraltro è l’esperienza «originaria» te” vita». Questo è alzare lo sguardo e vedere
del cristianesimo (cfr Benedetto XVI, Discor- già il tempo della mietitura.
so all’assemblea del 2° Convegno ecclesiale Buon Convegno a tutti!
20
A. BAGNASCO, Prolusione, 23 maggio 2011, pro manuscripto, p. 5.
1
È già stato un tema fondamentale nel magistero conciliare; cfr fra l’altro: «L’aspetto più sublime della dignità
dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo
con Dio. Se l’uomo esiste, infatti, è perché Dio lo ha creato per amore e, per amore, non cessa di dargli l’esistenza;
e l’uomo non vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell’amore e se non si abbandona
al suo Creatore» (CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione pastorale Gaudium et Spes, n. 19).
2
Poco più avanti, in EVBV 4 si legge: «Proponiamo le nostre riflessioni sull’educazione a partire dall’incontro
con Gesù e il suo Vangelo, del quale quotidianamente sperimentiamo la forza sanante e liberante»
storale delle singole diocesi, ma rappresenta nire fuori, a fare nascere la sua verità, la
uno strumento pastorale organico di discer- verità di se stesso, chi egli è5.
nimento e di programmazione, un quadro Nell’autentica «maieutica» educativa, c’è
ermeneutico, una cornice di compatibilità sempre il senso dello stupore. Diversamente
dei percorsi che le singole Chiese si sentono dallo scultore, ad esempio, che mette sempre
chiamate a compiere. Per corrispondere al- del suo nella forma che va plasmando, l’edu-
l’identità e alla missione proprie di ciascuna catore sa di doversi sempre fermare sulla so-
nelle condizioni in cui vive ed opera»3. glia della libertà del soggetto. Questi potreb-
be, di per sé, anche non accogliere la sua
proposta, o modificarla… L’educatore non
EDUCARE ALLA VITA BUONA conosce in anticipo quale sarà il risultato del
DEL VANGELO suo intervento educativo. Educare è, così,
sempre un lasciarsi sorprendere dal soggetto.
C’è negli Orientamenti un passaggio che ri- L’educazione autentica – c’insegna Romano
tengo illuminante: «esiste un nesso stretto Guardini – è possibile solo a partire da un
tra educare e generare» (EVBV, n. 27). Mol- autentico rispetto verso la personalità in for-
to si potrebbe dire riguardo a questa dimen- mazione. Su ciò s’innesta pure il carattere
sione generativa4. Già il solo richiamo al- morale dell’educazione, perché – è sempre
l’etimologia del verbo «educare» ci avverte R. Guardini che scrive – educare vuol dire
che nella lingua latina (e-ducere) ha come aiutare chi sta crescendo a discernere nel
primo significato «tirare fuori», «trarre» e proprio essere il bene e il male, ciò che fa
«condurre fuori» con sé, persino «generare». crescere da ciò che blocca, ciò che promuove
Edùcit obstetrix…, sentenziava M. T. Var- da ciò che danneggia; lo aiuta a vedere dove
rone. Tre secoli prima di lui, Socrate amava stanno le sue più intime contraddizioni e a
ripetere che egli aveva abbandonato il me- trovare la via su cui avanzare6.
stiere del padre (era scultore) per esercitare A lui vorrei unire M. F. Sciacca, un grande
l’arte della madre, ossia quella di una leva- esponente italiano del moderno spiritualismo
trice. La frase ha un suo profondo signifi- cristiano (†1975). Educare, scriveva, è sem-
cato. Educare, infatti, non è aggiungere pre un «atto morale (e in questo senso al-
dall’esterno, o travasare da uno spirito in tamente sociale, in quanto la socialità è un
un altro, quasi che la persona umana fosse aspetto della moralità) e perciò è diverso del
vaso da riempire; si tratta, piuttosto – (po- tecnico, dell’utile e dell’economico; e, se atto
tremmo dire, questa volta, con un riferimen- morale, il suo soggetto inalienabile è la per-
to alla maieutica socratica), di fare nascere sona umana... consentire che lo spirito cre-
l’uomo dall’uomo, aiutare l’uomo a far ve- sca dal di dentro è perciò l’opposto della tec-
3
Intervento del Segretario Generale della CEI al Consiglio Permanente della CEI del 24-27 gennaio 2011.
4
Cfr sotto il profilo teologico I. SIVIGLIA, Educare come atto generativo: aspetti teologici, in «Vocazioni» XXVIII
(2011)/3 (maggio-giugno), p. 30-43. Nel medesimo quaderno si trovano altri studi di M. Guzzi, L. Vari e G.
Barbon sul tema «Educare generando».
5
Per intendere correttamente la maieutica socratica, cfr L. ROSSETTI, v. Maieutica, in «Enciclopedia Filosofica»
VII, Fondazione Centro Studi Gallarate – Bompiani, Milano 2006, p. 8916-6917. L’arte maieutica deve sapere
indurre l’interlocutore – come Platone fa dire a Socrate nel Teeteto, a «scoprire e generare da se stessi molte
belle cose».
nica anonima e livellatrice, vacanza del pen- fatto cenno citando sant’Ilario di Poitiers, il
siero e dell’impegno di pensare, parsimo- quale «ha scritto di essere diventato credente
niosa al massimo di energie mentali... si quando ha compreso, ascoltando il Vangelo,
educa traendo dal di dentro e cioè mettendo che per una vita veramente felice erano in-
in atto le possibilità spirituali»7. sufficienti sia il possesso, sia il tranquillo
Educare, al tempo stesso, è un processo di godimento delle cose e che c’era qualcosa
apertura e, perciò, anche di liberazione e di di più importante e prezioso: la conoscenza
libertà. La metafora del «cammino» è uno della verità e la pienezza dell’amore donati
dei fili conduttori dell’intero documento CEI8. da Cristo»9. A proposito di questa «vita buo-
Il titolo del n. 26 recita così: «un incontro na», poi, dovremmo subito (ancora con R.
che genera un cammino». Poco più avanti, Guardini) annotare che «l’uomo dev’essere
all’inizio del n. 28, si legge ancora: «L’im- buono, anzi, secondo la richiesta del discorso
magine del cammino ci fa comprendere che della montagna, “perfetto”: ciò significa vo-
l’educazione è un processo di crescita che lere il bene, volere la volontà di Dio, e avere
richiede pazienza. Progredire verso la ma- la buona intenzione nel momento decisivo,
turità impegna la persona in una formazione dove comincia la sfera della libertà»10.
permanente, caratterizzata da alcuni ele- Questo, tuttavia, è solo l’inizio del cammino
menti chiave: il tempo, il coraggio, la meta... di una vita buona. Occorreranno, perciò,
[che] consiste nella perfezione dell’amore. molti altri passi perché il cammino prosegua
Il Maestro ci esorta: “Siate perfetti come è e giunga alla sua méta. La buona intenzione,
perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48)». ad esempio, dovrà necessariamente immer-
Siamo così collocati nella prospettiva della gersi nella contraddittoria e spesso tragica
«vita buona del Vangelo». L’espressione me- concretezza delle cose; dovrà pervadere tutta
riterebbe un approfondimento. Dirò solo che, la complessa realtà umana poiché all’uomo
intervenendo al Convegno Ecclesiale 2011 Dio domanda non semplicemente di com-
della Diocesi di Roma, Benedetto XVI ne ha piere delle cose buone, ma di «essere», «di-
6
Cfr R. GUARDINI, Etica, Morcelliana, Brescia 2003, p. 881-910. La persona umana, spiega Guardini, ha in sé
la capacità di essere colpita dal nuovo, dalla scoperta di ciò che non è programmato ed ha, perciò, la capacità
di stupirsi e di sorridere, di discernere e di prendere posizione, di fare delle opzioni e di operare dei rifiuti. In
questa situazione il processo educativo acquista un carattere nuovo: guidare il soggetto verso il coraggio delle
scelte, verso l’umiltà dell’imparare ogni giorno il rapporto con la fonte originaria dell’accadere, con la libertà del
vivere, con la vastità del mondo.
7
M. F. SCIACCA, In spirito e verità. Pensieri e meditazioni, Morcelliana, Brescia 1952, p. 27-27. Sul ruolo della
morale nell’educazione cristiana cfr S. ZAMBONI, La morale nell’educazione cristiana, in «Rivista di Teologia Mo-
rale» 2011/170, p. 185-190. Sulla «vita buona» nella prospettiva della teologia morale cfr il fondamentale in-
tervento di M. Cozzoli, Per una teologia morale delle virtù e della vita buona, Lateran University Press, Roma
2002. Per uno sguardo approfondito sulla questione cfr G. ABBÀ, Felicità, vita buona e virtù, LAS, Roma 19952.
Sotto il profilo etico cfr pure P. RICOEUR, Sé come un altro, Jaca Book, Milano 1993, p. 263-300 («vita buona
con e per l’altro, all’interno di istituzioni giuste»)
8
La metafora del cammino è tra le più evocative e simboliche dell’esistenza umana, fin nelle sue sfumature più
intime. Si potrà leggere per questo D. DEMETRIO, Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea,
Raffaello Cortina editore, Milano 2005. Dello stesso, sul tema dell’educare cfr D. DEMETRIO, L’educazione non è
finita. Idee per difenderla, Raffaello Cortina ed., Milano 2009.
9
Cfr Discorso di apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, 13 giugno 2011: «L’Osservatore
Romano» del 15 giugno 2011, p. 7. Per il testo di Ilario di Poitiers cfr De Trinitate 1,2: PL 10,27.
10
R. GUARDINI, Le cose ultime, Vita e Pensiero, Milano 1997, p. 48.
ventare» buono. È, dunque, importante che alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la di-
il discorso cristiano sappia raggiungere tutte rezione decisiva»13.
le sponde di vita, che albergano nel cuore Se l’affermazione è vera (e lo è senz’altro),
dell’uomo e che l’opera educativa deve in ne segue logicamente che se un uomo non
ogni caso riuscire a intercettare: il desiderio ha incontrato Cristo, non è in realtà mai
di verità, di giustizia, di amore, di felicità11. nato alla fede, né potrà mai sentire il desi-
derio di conoscerlo, di dialogare con lui, di
amarlo. Uno stesso battezzato, se non giun-
AL PRINCIPIO, gerà a cogliere l’urgenza e la necessità di vi-
L’ESPERIENZA DI UN INCONTRO vere la propria vita come vocazione, cioè
nella verifica (= rendere vera nella vita) del-
Quale, al riguardo, dovrebbe essere il punto l’incontro fatto, non potrà mai sentire il de-
di partenza? Trattandosi della «vita buona siderio di approfondire la conoscenza di Lui.
del Vangelo»12, comincerei col richiamare L’incontro con Cristo, dunque, è davvero
quel tipico processo generativo, che origina l’inizio e il fondamento di tutto ciò che se-
l’esistenza cristiana e che, nelle prime righe gue, ciò che prestabilisce la validità di ogni
della sua lettera enciclica Deus caritas est, successiva azione e ne condiziona l’eserci-
Benedetto XVI, ha descritto così: «All’inizio zio. Diremo, ricorrendo a delle immagini,
dell’essere cristiano non c’è una decisione che questo «incontro» è, in rapporto a tutto
etica o una grande idea, bensì l’incontro con ciò che segue, quello che per il fiume è la
un avvenimento, con una Persona, che dà sorgente; oppure, per richiamare una scena
11
Al n. 15 gli Orientamenti riferiscono la «vita buona» alla crescita integrale della persona e ne sottolineano
l’ineludibile dimensione sociale. Nel capitolo quinto, richiamando gli ambiti descritti nel Convegno ecclesiale di
Verona, sono indicati pure alcuni «percorsi di vita buona» e i processi di accompagnamento per la costruzione
di un’identità personale «buona», cfr EVBV 54b.
12
È importante, tuttavia, rilevare che tra gli scopi degli Orientamenti c’è pure la «promozione di un ampio
dibattito e di un proficuo confronto sulla questione educativa anche nella società civile, al fine di favorire con-
vergenze e un rinnovato impegno da parte di tutte le istituzioni e i soggetti interessati» (EVBV, n. 55). Fin
dall’inizio i Vescovi italiani spiegano che «impegnandosi nell’educazione, la Chiesa si pone in fecondo rapporto
con la cultura e le scienze, suscitando responsabilità e passione e valorizzando tutto ciò che incontra di buono
e di vero. La fede, infatti, è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore. Carat-
terizzata dalla fiducia nella ragione, l’educazione cristiana contribuisce alla crescita del corpo sociale e si offre
come patrimonio per tutti, finalizzato al perseguimento del bene comune» (n. 15). In tale prospettiva io spiegherei
anche il titolo assegnato agli Orientamenti: Educare alla vita buona del Vangelo. Delinea un processo che include
tre momenti, dove almeno i primi due possono proficuamente essere vissuti in compagnia di uomini e donne
«di buona volontà», nello spirito della frase attribuita al beato Giovanni XXIII: «Quando sei per strada e incontri
qualcuno, non gli chiedere da dove viene ma chiedigli dove va, e se va nella stessa direzione, cammina insieme
a lui».
13
La frase è citata pure in EVBV, n. 28. Su questo argomento mi permetto rinviare a quanto più diffusamente
ho esposto alla 63a Assemblea Generale della CEI (23-24 maggio 2011) introducendo l’OdG n. 4: «Introdurre
e accompagnare all’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale: soggetti e metodi dell’educazione alla fede».
In particolare ho sottolineato la categoria dell’incontro in prospettiva di antropologia teologica e l’ho riassunta
con particolare riferimento all’Etica di Romano Guardini (ed. Morcelliana, Brescia 2001). L’atto creatore di Dio
– egli osserva – ha sempre la forma della chiamata e in ciò si trova la forma ontologica fondamentale in cui
l’uomo esiste. In essa s’inserisce anche il dinamismo della fede, che è «l’entrata nel rapporto io-tu col Dio che
si rivela». La stessa etica è possibile a partire dal «fatto che Dio ha creato l’uomo con chiamata, che l’uomo si
rapporta a Dio con relazione di io-tu e che questa relazione passa attraverso ogni cosa…».
evangelica, ciò che è per l’uomo la nascita situazioni in cui oggi vivono coloro che si
(cfr Gv 3,3-8: il dialogo notturno di Gesù mettono alla ricerca di Cristo», si ipotizzano
con Nicodemo). È l’atto fondante della vita itinerari diversi e differenziati che esprimano
cristiana. Né potrebbe essere diversamente «il rispetto del cammino personale e siano
se, come scrisse Romano Guardini, l’essenza in ascolto delle domande e delle attese, non
del cristianesimo è la persona di Cristo. Scri- di rado inespresse ma non per questo meno
veva: «Il cristianesimo non è una teoria della vive, della persona» (n. 27). La Nota con-
Verità, o un’interpretazione della vita. Esso clude che l’itinerario d’iniziazione cristiana
è anche questo, ma non in questo consiste deve condurre «al progressivo inserimento
il suo nucleo essenziale. Questo è costituito nella comunità» e orientare «a una seria de-
da Gesù di Nazareth, dalla sua concreta esi- cisione di aderire a Cristo, per assumere nel-
stenza, dalla sua opera, dal suo destino – la Chiesa un servizio di testimonianza e di
cioè da una personalità storica»14. carità, nel quale continuare la crescita e la
Nell’itinerario della vita cristiana, la sua maturazione della vita cristiana» (n. 40).
necessità si ripresenta in forma sempre nuo- L’incontro con Cristo, com’è giustamente
va, corrispondente alle età della vita, alle detto in Catechesi tradendae n. 5 (cfr pure
condizioni interiori ed esteriori, ai muta- DCG, n. 80), è pure lo scopo definitivo della
menti della storia personale e comunitaria. catechesi. Lo si riproporrà, dunque, sempre
L’incontro con Cristo è un continuum nel avendo presente che «la catechesi, primo
progressivo approfondimento cristiano e, ol- atto educativo della Chiesa nell’ambito della
tre ad essere lo scopo ultimo della catechesi, sua missione evangelizzatrice, accompagna
è, in chiave escatologica, la méta della stes- la crescita del cristiano dall’infanzia all’età
sa vita cristiana. Esso, pertanto, deve sem- adulta e ha come sua specifica finalità “non
pre essere precisato e spiegato, di volta in solo di trasmettere i contenuti della fede, ma
volta, in rapporto all’intero processo di ma- di educare la mentalità di fede, di iniziare
turità della fede e del progetto di vita cri- alla vita ecclesiale, di integrare fede e vita”».
stiano, di cui è parte integrante. Occorre an- (EVBV, n. 39).
che sottolineare che all’educazione alla fe-
de, una comunità ecclesiale deve anche ne-
cessariamente unire l’educazione della fede LA CONDIZIONE DI TESTIMONI
con tutti coloro che sono in cammino di
maturazione. La condizione fondamentale perché sorga
Con riferimento a quanto scrive il Direttorio quest’esperienza cristiana è il mistero stesso
Generale per la Catechesi (= DGC) ai nn. di Dio che, pur conservando la sua incom-
69-72, potremmo anche parlare del bisogno prensibilità e ineffabilità, nel suo Figlio, non
di un’educazione permanente della fede. cessa di parlarci e talvolta lo fa paradossal-
Potremmo anche ricordare quanto si legge mente perfino col suo «silenzio»15. Nel suo
nella Nota L’Iniziazione cristiana/3, dove Figlio fatto uomo Iddio si avvicina e si adatta
«a motivo della grande diversificazione delle a noi (il Verbum abbreviatum, direbbe Fran-
14
L’essenza del cristianesimo, Morcelliana, Brescia 1949-1980, p.11-12.
15
Cfr. il saggio di K. RAHNER, Pietà in passato e oggi, in IDEM., «Nuovi Saggi» II. Saggi di spiritualità, Paoline,
Roma 1968, p. 20-26, dove si legge la citatissima espressione: «la persona pia di domani o sarà un mistico…
o cesserà d’esser pio». Questo saggio di Rahner risale al 1966.
cesco d’Assisi) e nella grazia dello Spirito ci za della sua persona. Essa rende efficace
unisce a Sé. Come, infatti, potrebbe non es- l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza
sere vero per il «Padre del Signore nostro e di competenza, ma si acquista soprattutto
Gesù Cristo» quel che il notissimo pensatore con la coerenza della vita e con il coinvol-
ebreo, A. J. Heschel, dice già nel titolo di gimento personale...».
uno dei suoi libri più citati: «Dio alla ricerca Poco più avanti, al n. 31, gli Orientamenti
dell’uomo»? Ciò posto, è vero pure che Iddio ne mettono in evidenza un’altra qualità, che
misericordioso ci domanda di aprirgli, di ap- chiamerei della fedeltà, che è la base delle
pianargli le strade (cfr Is 40,3). virtù di un educatore, perché la fedeltà «è il
«Ci sono tre modi di “conoscere” Dio – si cuore della pazienza e si installa nella fedeltà
legge in un bel libro di Paolo Giuntella –, di quotidiana dell’amore» (V. Jankélévitch).
cercarlo, di ascoltarlo, di incontrarlo». È su EVBV per questo non manca di avvertire
questa «via» della conoscenza di Dio che si che «la credibilità dell’educatore è sottoposta
pongono i testimoni. I quali mostrano la ri- alla sfida del tempo, viene costantemente
cerca di Dio, danno il senso della fede, of- messa alla prova e deve essere continua-
frono con la loro vita il senso profondo della mente riconquistata. La relazione educativa
Vita, della storia; i testimoni, «che sono essi si sviluppa lungo tutto il corso dell’esistenza
stessi annuncio o personaggi dell’annuncio. umana e subisce trasformazioni specifiche
Perciò della stessa evangelizzazione»16. nelle diverse fasi».
Il n. 29 degli Orientamenti è interamente Non si sottolineerà mai abbastanza l’inelu-
dedicato alla figura del testimone. Vi sono, dibilità di questa qualità dell’educare, che
in questo numero, dei passaggi che richia- vale evidentemente anche per l’educazione
mano l’importanza della sua preparazione, della fede, ossia la nostra catechesi. Soprat-
anche intellettuale, e della sua competenza tutto oggi, nella nostra società pluralista,
anche metodologica. È tuttavia sulla sua l’esigenza di una diversificazione della ca-
«qualità» morale e spirituale che s’insiste. techesi, che permetta percorsi multipli non
«L’educatore è un testimone della verità, del- soltanto secondo le età e gli ambienti di vita,
la bellezza e del bene, cosciente che la pro- ma anche secondo le profonde e interiori
pria umanità è insieme ricchezza e limite... domande personali è ineludibile. Come è sta-
Educa chi è capace di dare ragione della to giustamente sottolineato da qualcuno, la
speranza che lo anima ed è sospinto dal de- situazione di pluralismo e di complessità ob-
siderio di trasmetterla. La passione educativa bliga a raggiungere, in spirito di servizio, le
è una vocazione, che si manifesta come persone là dove sono e privilegiare i percorsi
un’arte sapienziale acquisita nel tempo at- personalizzati e flessibili17.
traverso un’esperienza maturata alla scuola Ora, tutto questo che ho appena rilevato po-
di altri maestri… L’educatore compie il suo trà e dovrà dirsi tanto di una singola figura,
mandato anzitutto attraverso l’autorevolez- quanto di un insieme di figure cristiane.
16
P. GIUNTELLA, Il fiore rosso. I testimoni futuro di cristianesimo, Paoline, Milano 2006, p. 8. 11.
17
È stata questa, d’altronde, la grande acquisizione del Convegno di Verona (2006). Lì furono messe a fuoco
alcune scelte di fondo, tra cui il primato di Dio nella vita e nell’azione delle nostre Chiese, la testimonianza quale
forma dell’esistenza cristiana e l’impegno in una pastorale che, convergendo sull’unità della persona, sia in
grado di «rinnovarsi nel segno della speranza integrale, dell’attenzione alla vita, all’unità delle diverse vocazioni,
le molteplici soggettività ecclesiali, le dimensioni fondamentali dell’esperienza cristiana», cfr CEI, «Rigenerati per
Saranno proprio queste a significare, nei ri- da ciò, tuttavia, prende avvio il lento cam-
guardi di una singola persona, il volto ma- mino di Agostino verso la fede cristiana.
terno della Chiesa. Figure come questa di Ambrogio debbono
Non saprei spiegarlo in altro modo se non necessariamente esserci nelle nostre comu-
richiamando l’avventura cristiana di Ago- nità cristiane. Gli Orientamenti ne richia-
stino. Nelle sue Confessioni – scritte circa mano l’importanza al n. 41 («La parrocchia,
dieci anni dopo la sua conversione – egli crocevia delle istanze educative») e, anzi,
scrive qualcosa di molto bello riguardo alla propongono «la promozione di nuove figure
«qualità educativa» del vescovo di Milano educative (cfr EVBV, n. 54)19.
Ambrogio, della sua discreta «mistagogia» e
della sua prudente opera di «iniziazione».
Leggiamo: «incontrai il vescovo Ambrogio, LA FORMAZIONE PERMANENTE
noto a tutto il mondo come uno dei migliori, E UNA NUOVA ATTENZIONE
e tuo devoto servitore. In quel tempo la sua PER GLI ADULTI
eloquenza dispensava strenuamente al po-
polo la sostanza del tuo frumento, la letizia Gli Orientamenti pastorali non tacciono le
del tuo olio e la sobria ebbrezza del tuo vino. difficoltà che l’opera educativa è oggi chia-
A lui ero guidato inconsapevole da te, per mata a fronteggiare, come pure quelle che
essere da lui guidato consapevole a te. riguardano le difficoltà nel processo di tra-
Quell’uomo di Dio mi accolse come un padre smissione dei valori alle giovani generazioni
e gradì il mio pellegrinaggio proprio come un (cfr EVBV, n. 5). Come, peraltro, parlare di
vescovo. Io pure presi subito ad amarlo, dap- educazione senza parlare pure degli «edu-
prima però non certo come maestro di verità, catori», adulti per definizione? Verrebbe me-
poiché non avevo nessuna speranza di tro- no l’azione educativa stessa, la sua ragione
varla dentro la tua Chiesa, bensì come per- d’essere, la sua finalità e i suoi obiettivi.
sona che mi mostrava benevolenza»18. No- Tutto questo è altrettanto vero quando si
tiamo la graduale attrazione che Ambrogio tratta di educazione nella fede: non possiamo
esercitò su Agostino, dapprincipio solo con concepire l’educazione alla fede e della fede,
la sua paternità e il suo atteggiamento be- senza al tempo stesso fare riferimento al bi-
nevolo, accogliente, amico. Proprio a partire sogno di avere «credenti adulti», testimoni e
una speranza viva» (1Pt 1,3): testimoni del grande «sì» di Dio all’uomo». Nota pastorale dopo il IV Convegno
ecclesiale (2007), n. 4. In quel contesto maturò anche la scelta di declinare la testimonianza cristiana nel mondo
secondo gli ambiti fondamentali dell’esistenza umana, scegliendo per questo il linguaggio della vita quotidiana
e cercando nelle esperienze ordinarie l’alfabeto per comporre le parole con le quali ripresentare al mondo l’amore
infinito di Dio, cfr Ib., n. 12. La stessa Nota spiega che «mettere la persona al centro costituisce una chiave
preziosa per rinnovare in senso missionario la pastorale e superare il rischio del ripiegamento, che può colpire
le nostre comunità. Ciò significa anche chiedere alle strutture ecclesiali di ripensarsi in vista di un maggiore co-
ordinamento, in modo da far emergere le radici profonde della vita ecclesiale, lo stile evangelico, le ragioni del-
l’impegno nel territorio, cioè gli atteggiamenti e le scelte che pongono la Chiesa a servizio della speranza di ogni
uomo. Non si intende indebolire la dimensione comunitaria dell’agire pastorale, né si tratta di ideare nuove
strutture da sostituire a quelle attuali, bensì di operare insieme in maniera più essenziale. A partire da queste
attenzioni, le singole Chiese particolari sono chiamate a ripensare il proprio agire con sguardo unitario» (n. 22).
18
Confessioni, V, 13, 23.
19
Per l’identikit di questi nuovi educatori cfr P. BIGNARDI, Il senso dell’educazione. La libertà di diventare se
stessi, AVE, Roma 2011, p. 135-158.
maestri, che nella fede trovano il fondamento Gli attuali Orientamenti tornano sulla ne-
della propria vita e la chiamata a mettersi a cessità di una proposta di formazione per-
servizio delle nuove generazioni. «Per questo manente degli adulti e delle famiglie, che
la catechesi sostiene in modo continuativo tenga conto di un adeguato primo annuncio
la vita dei cristiani e in particolare gli adulti, (cfr EVBV, n. 40), di un cammino di fede,
perché siano educatori e testimoni per le iniziatico e permanente, appropriato (cfr
nuove generazioni» (EVBV, n. 39). Tutto EVB, n. 54) e del loro inserimento nella so-
questo, però, non esclude, anzi richiama una cietà e nel mondo del lavoro (cfr EVBV, 55).
nuova attenzione pastorale verso gli adulti: Gli Orientamenti, in definitiva, considerano
gli adulti, in quanto adulti, e non solo in questa un’urgenza pastorale; una priorità «al
vista della loro funzione educativa. fine di dare impulso e forza al compito edu-
Già il documento di base (DB) scriveva chia- cativo delle nostre comunità» (EVBV, n. 55).
ramente che «gli adulti sono in senso più
pieno i destinatari del messaggio cristiano»
(Rinnovamento della Catechesi, n. 124). In COMUNITÀ APERTE
quel decennio, i Vescovi rilevavano come ALLA SPERANZA
occorresse per gli adulti una «catechesi per-
manente» (cfr Evangelizzazione e Sacra- Pure con queste urgenze, rimane vero che
menti, n. 82-84). Nella Lettera per la ri- queste figure educative non possono essere
consegna del DB (1988) i vescovi italiani senza un appropriato «contesto», entro cui
facevano ancora notare che per rafforzare il vivere e agire, cioè la vita della comunità
cammino di fede adulta vanno promossi iti- cristiana, con i grandi gesti (cfr At 2,42)
nerari «per la formazione sistematica e per- che la esprimono, la costruiscono e ne ri-
manente del cristiano adulto nella Chiesa» mangono il grande canale comunicativo per
(n. 7). Negli Orientamenti pastorali degli la trasmissione della fede.
anni ’90, l’educazione alla fede riguarda di- Dalla Nota pastorale Il volto missionario del-
rettamente gli adulti e le comunità ne devo- le parrocchie (2004) giunge sempre attuale
no essere consapevoli e favorire proposte l’invito a rendere le nostre parrocchie case
forti (cfr Evangelizzazione e Testimonianza aperte alla speranza. Il primo modo perché
della Carità, n. 28 e 45). Nel documento lo divengano, è farne delle comunità ospi-
Comunicare il vangelo in un mondo che tali20. La nota CEI lo spiega in modo sapien-
cambia si ribadisce la necessità di cristiani te: «Consiste nel saper fare spazio a chi è, o
dalla fede adulta e pensata (cfr Comunicare si sente, in qualche modo estraneo, o addi-
il Vangelo in un mondo che cambia, n. 50). rittura straniero, rispetto alla comunità par-
Ultimamente, nella Lettera Annuncio e ca- rocchiale e quindi alla Chiesa stessa, eppure
techesi per la vita cristiana scritta per il non rinuncia a sostare nelle sue vicinanze,
quarantesimo del DB, si ammette che «di nella speranza di trovare un luogo, non
fatto, questo obiettivo primario di formare troppo interno ma neppure insignificante, in
cristiani adulti … è rimasto spesso disatteso» cui realizzare un contatto; uno spazio aperto
(n. 13). ma discreto in cui, nel dialogo, poter espri-
20
Sul concetto di Chiesa-ospitale cfr CH. THEOBALD, Trasmettere un vangelo di libertà, EDB, Bologna 2010, p.
22-24.
mere il disagio e la fatica della propria ricerca, Sarà pure importante che le nostre siano co-
in rapporto alle attese nutrite nei confronti munità trasparenti; dalla cui vita, cioè, tra-
di Dio, della Chiesa, della religione» (n. 13). spaia la vita stessa di Gesù. Se il Medioevo
Un secondo modo sarà quello di rendere, le seppe creare la Biblia pauperum per la sua
nostre, delle comunità attraenti. L’attrazio- gente semplice e analfabeta, oggi, per la no-
ne, a ben vedere, è il primo gesto col quale stra gente che, per ogni altro verso legge di
Dio comincia a «sedurre» (= condurre verso tutto, occorre una nuova Biblia pauperum.
di sé). Vediamo come ne parla Agostino ri- Potrà e saprà esserlo la vita delle nostre Co-
guardo alla prima fase della sua conversio- munità? Trovare e «vedere» lì Gesù che pre-
ne, giacché egli riferisce cosa, in particolare, ga e lavora, Gesù che predica e sta coi pec-
lo attraeva in Ambrogio, in quel vescovo di catori, Gesù che guarisce e consola, Gesù
cui tanto sentiva parlare. Scrive: «Frequen- che accoglie e chiama... Nella Chiesa si com-
tavo assiduamente le sue istruzioni pubbli- pie il mistero del Christus totus, di cui par-
che, non però mosso dalla giusta intenzione: lava Sant’Agostino: il Cristo-Capo, che vive
volevo piuttosto sincerarmi se la sua elo- nelle sue membra e in esse gioisce e patisce,
quenza meritava la fama di cui godeva, ov- opera e parla; tutto-Cristo nell’insieme, nella
vero ne era superiore o inferiore. Stavo at- totalità delle sue membra; tutto-Cristo nella
tento, sospeso alle sue parole, ma non m’in- Chiesa, suo Corpo, dove ogni membro è mi-
teressavo al contenuto, anzi lo disdegnavo. nistro del tutto e lo rappresenta.
La soavità della sua parola m’incantava... È la Ecclesia in pluribus una et in singulis
Pure, insieme alle parole, da cui ero attrat- tota, di San Pier Damiani23. C’è, infatti, un
to, giungevano al mio spirito anche gli ar- agire in persona Christi che riguarda il mi-
gomenti, per cui ero distratto. Non potevo nistero sacerdotale ed è legato all’esercizio
separare gli uni dalle altre, e mentre aprivo del suo triplex munus; ma c’è, pure, un
il cuore ad accogliere la sua predicazione fe- agire in persona Christi che è la vocazione
conda, vi entrava insieme la verità che pre- e il compito di tutta la Chiesa. È quello che
dicava, sia pure per gradi»21. si realizza quando la Chiesa è ospitale e at-
Agostino non teme di ammettere che la pri- traente come Gesù, nei giorni della sua vita
ma forza attrattiva di Ambrogio era la sua terrena; quando tutti i mysteria carnis Chri-
qualità umana. Potrà essere così anche per sti possono vedersi in essa e lì Cristo co-
le nostre comunità? Potranno essere perce- mincia a essere veduto, conosciuto, amato.
pite come dimore dove è bello entrare e di-
morare; dove s’intuisce la presenza di donne
e uomini, di famiglie con un cuore che ascol- CONSOLIDARE E RINNOVARE
ta, vede e ama? Casa attraente è la comunità
cristiana che vive nell’amore, secondo il mo- Tutto questo non è utopico, ma davvero pos-
dello dell’antica comunità cristiana, di cui i sibile. A partire dall’incontro personale e co-
pagani dicevano con ammirazione: «Guar- munitario con il Crocifisso–Risorto, «le nostre
date come si amano»22. comunità devono favorire l’incontro auten-
21
Confessioni, V, 13, 23-14,24.
22
TERTULLIANO, Apologeticus: PL 1, 471.
23
Cfr Liber, qui appellatur Dominus vobiscum: PL 145, 235
tico tra le persone, quale spazio prezioso per mandano di riprendere la maturazione della
il contatto con la verità rivelata nel Signore propria fede (ri-comincianti), magari dopo
Gesù», leggiamo nella Nota pastorale CEI anni di allontanamento e con tanti motivi
dopo Verona, che prosegue richiamando il di resistenze e diffidenze – ha a che fare con
compito che ogni cristiano ha di dare ragione l’identità, la capacità di accoglienza e di cam-
della propria speranza (1Pt 3,15) narrando minare insieme di una comunità concreta.
l’opera di Dio nella sua esistenza e nella sto- Dobbiamo, perciò, domandarci se le nostre
ria dell’umanità. Aggiunge poi che «il lin- comunità sono disposte, prima ancora che
guaggio della testimonianza è quello della preparate, ad aderire e fare proprie, con crea-
vita quotidiana»: è l’esigenza di deciderci per tività e capacità di adattamento, le scelte
«una pastorale più vicina alla vita delle per- pastorali maturate in questi anni e riproposte
sone, meno affannata e complessa, meno dai Vescovi italiani negli odierni Orienta-
dispersa e più incisivamente unitaria»24. Oc- menti pastorali.
corre, in definitiva, dislocarci dal luogo dove Consolidare l’attenzione prioritaria per la ca-
siamo nei luoghi dove vive la gente25. techesi degli adulti significa avvicinarsi al
Abbiamo così l’orizzonte di riferimento per- loro mondo assieme a tutti coloro che si ri-
ché l’azione pastorale sia portata avanti da conoscono nella vita e nella missione della
una comunità adulta, dove, cioè, i «credenti comunità. Gli organismi di partecipazione,
adulti» sono la guida e animano l’insieme gli operatori pastorali, la comunità eucaristica
della pastorale a partire dagli ambiti di vita domenicale… devono essere gradualmente
tipici di ogni territorio. Ecco la principale ra- interessati e corresponsabilizzati a tale scelta.
gione per cui la «scelta qualificante» della Siamo chiamati ad imparare, ad apprendere
formazione e della catechesi degli adulti insieme un modo adulto di fare pastorale
«merita ulteriore sviluppo, accoglienza e dif- con gli adulti. In tal senso, dovremo inten-
fusione nelle parrocchie e nelle altre realtà sificare gli sforzi per incoraggiare itinerari
ecclesiali» (EVBV, n. 55). formativi più adatti, sia per i nostri operatori
Dobbiamo, purtroppo, riconoscere che sino pastorali, sia per il nostro clero.
ad ora una tale opzione è stata assunta, co- È fondamentale che ci sia un progetto, arti-
me si dice, a doppia velocità: una cosa, in- colato e condiviso, di pastorale integrata, in
fatti, è quanto si legge nei documenti uffi- cui anche le scelte nel campo della catechesi
ciali, un’altra è ciò che è vissuto nelle nostre degli adulti siano concepite entro un’azione
comunità. Con un sincero mea culpa dob- originale, capace di assumere il volto della
biamo ammettere che l’applicazione dei testi comunità inserita in uno specifico territorio.
ufficiali è stata, in buona parte, disattesa a È il caso, pertanto, d’incoraggiare quella ca-
livello locale e territoriale, nelle Regioni ec- pacità di adattamento e di creatività che non
clesiastiche e nelle Diocesi. perde mai di vista le persone e che sa riflet-
Si dirà, al contrario, che qualsiasi esperienza tere e agire negli ambienti concreti in cui si
pastorale con adulti – inclusi coloro che do- opera. Se supereremo la tentazione di tutto
24
«Rigenerati per una speranza viva» cit., n. 11. 21.
25
Utili riflessioni in E. BIEMMI, La via italiana del cambiamento, in G. ZIVIANI, G. BARBON (a cura di), «La
catechesi a un nuovo bivio», Messaggero, Padova 2010, p. 74-76; IDEM, Il secondo annuncio. La grazia di ri-
cominciare, EDB, Bologna 2011, p. 88-96; più diffusamente in IDEM, Verso una riconfigurazione della pastorale
nel segno della vita e della biodiversità dello Spirito (relazione al clero veneto – Zelarino, 15 novembre 2010).
omologare e del soggettivismo, sicuramente gratitudine che gli adulti lamentano di non
salvaguarderemo l’unità dell’azione pastorale percepire da parte dei giovani ha qui la sua
nella diversità di proposte26. radice. Si può restituire ciò che non si è ri-
Lo scambio e il confronto tra generazioni, cevuto o che è stato trasmesso in forma
auspicato in EVBV, n. 41, è un dato fonda- ambigua, svogliata, saccente? La questione
mentale. Esso non può essere concepito co- è cruciale, anche perché la restituzione non
me incontro tra pari. È necessario, al con- è un’operazione che chiude il cerchio tra
trario, che noi adulti ci presentiamo all’ap- due contraenti, nella fattispecie tra due ge-
puntamento intergenerazionale come «testi- nerazioni, ma guarda avanti, a chi dovrà
moni», se non vogliamo tradire quella «tra- venire; il proprio debito simbolico (aver ri-
dizione», che tocca proprio a noi adulti ga- cevuto un nome e una storia, e potersi nu-
rantire alle nuove generazioni. trire di un sentimento della vita) lo si salda
In realtà, come già nelle prime battute gli infatti nel passaggio di testimone, trasmet-
Orientamenti sono costretti ad ammettere, tendo ad altri ciò che abbiamo a nostra volta
«molte delle difficoltà sperimentate oggi nel- avuto in dono»27.
l’ambito educativo sono riconducibili al fatto Siamo, ancora, chiamati, noi adulti, a favorire
che le diverse generazioni vivono spesso in e curare incontri così rilevanti da cambiare la
mondi separati ed estranei… All’impoverimento vita dei protagonisti. Fare sì che si giunga a
e alla frammentazione delle relazioni, si ag- dire: «Dacché ti ho trovato, non sono più lo
giunge il modo con cui avviene la trasmissione stesso»; «Quando mi hai incontrato, mi hai
da una generazione all’altra. I giovani si tro- cambiato la vita»! È qui il senso dell’essere
vano spesso a confronto con figure adulte «adulti». Non è questione di età cronologica.
demotivate e poco autorevoli, incapaci di te- Anche la testimonianza di un giovinetto può
stimoniare ragioni di vita che suscitino amore cambiarci la vita! In ogni caso, c’è richiesto
e dedizione» (EVBV, n. 12; cfr. n. 30). Que- «un investimento educativo capace di rinno-
st’analisi è condivisa a diversi livelli. È uno vare gli itinerari formativi, per renderli più
dei nodi da sciogliere, se intendiamo essere adatti al tempo presente e significativi per la
responsabili verso le nuove generazioni. vita delle persone, con una nuova attenzione
In un volume ancora fresco di stampa, F. Stop- per gli adulti»28. Ecco il senso degli sforzi por-
pa ha fatto, con riferimento alla questione tati avanti in questi decenni, ma ancora
del patto intergenerazionale, ricorso alla ca- insufficienti per essere davvero considerati
tegoria – biblica, peraltro – della redditio. Il un’«opzione fondamentale» nelle nostre
compito che oggi attende gli adulti non è comunità; ecco il senso dei vari Convegni e
tanto nell’ordine dell’invenzione, scrive, seminari dedicati al tema in questi anni. Ecco,
quanto della restituzione. «Forse – egli os- pure, la sfida lanciata a noi e al nostro Con-
serva fin dalla premessa del suo libro – la vegno.
26
Rimangono ottimi punti di riferimento E. ALBERICH, A. BINZ, Adulti e catechesi. Elementi di metodologia ca-
techetica dell’età adulta, Elledici, Leumann (To) 2004; Forme e modelli di catechesi con gli adulti, Elledici,
Leumann (To) 1995. Cfr pure L. MEDDI, Ridire la fede in parrocchia. Percorsi di evangelizzazione e di formazione,
EDB, Bologna 2010 (la parte III: per un progetto di pastorale degli adulti, cfr pp 79-127, con abbondante bi-
bliografia).
27
F. STOPPA, La restituzione. Perché si è rotto il patto tra le generazioni, Feltrinelli, Milano 2011, p. 15.
28
«Rigenerati per una speranza viva», n. 11.
TAVOLA ROTONDA
“ESSERE ADULTI CREDENTI IN ITALIA OGGI”1
Prof. Alessandro Castegnaro
Docente di politica sociale alla Facoltà di scienze statistiche dell’Università di Padova
e di sociologia e religioni alla Facoltà teologica del Triveneto.
Presidente Osservatorio Socio-Religioso del Triveneto.
1
XLV Convegno Nazionale dei direttori UCD, “Adulti, testimoni della fede, desiderosi di trasmettere speranza”
organizzato dall’Ufficio Catechistico Nazionale della CEI.
È opinione unanime tra gli studiosi che – sono più spesso professionalmente inattivi
vi sia una crescente dissociazione/incon- (50-60% e più mentre dovrebbero essere
gruenza tra tali dimensioni. Si può essere meno del 40%);
credenti, ma non appartenenti; praticanti, – particolarmente poco presenti sono i gio-
ma poco cristiani; appartenenti, ma non vani e le giovani (18-29). Tra i giovani
credenti (come avviene nel caso di una dell’ultima generazione si osserva una ca-
certa religiosità etnico-identitaria), ecc. duta, tra le ragazze in modo particolare.
Ricostruire la religiosità muovendo da Se esaminiamo i praticanti saltuari (intesi
una sola di queste dimensioni, utilizzando come coloro che vanno a messa almeno una
magari un solo indicatore è sempre più volta al mese) il quadro si rovescia: mag-
difficile, siano essi la pratica o il credere gioranza di attivi (due terzi o quasi), mag-
in Dio, ecc.. gioranza al di sotto dei 50 (due terzi o qua-
si), vicino all’equilibrio il rapporto maschi/
3) La terza. Sono mutate le forme del credere femmine. Sono più attivi, più giovani, più
e questo mutamento riguarda gli stessi istruiti della stessa popolazione.
credenti. Dire credenti non sempre ci dà
certezze. Ne parlerò più avanti. Una prima domanda
Siamo abituati a convivere con questa ben
nota situazione. Non ci facciamo più caso.
UNA PROVA: Possiamo continuare a farlo? Dobbiamo con-
L’ANALISI DEI PRATICANTI centrarci sul nucleo (apparentemente) sicuro
dei regolari? Dobbiamo allargare? O dobbia-
Sospendo queste considerazioni. Seguo una mo spingerci fino a privilegiare esplicita-
strada operativa. Ma bisogna essere consa- mente la seconda fascia della nostra “torta”,
pevoli che quando si fa ricorso a delle solu- i più giovani, gli attivi?
zioni “pratiche” “il diavolo ci mette la coda”.
Provo a ragionare sugli adulti [che sembrano] Questa domanda ha un senso anche perché
coinvolti. Fingo di prendere per buona l’im- se non ci limitiamo alla frequenza alla messa
magine della torta con tre cerchi concentrici e allarghiamo ad altre pratiche religiose sco-
e provo a dire qualcosa sui praticanti regolari priamo altri mondi:
[che tali si definiscono], da tre punti di vista. – da un lato ogni 3-3,5 praticanti regolari
Da quello anagrafico inizialmente. In che cosa ve ne è uno che prega poco o nulla;
si distinguono dalla popolazione?2 – dall’altro ogni 3 praticanti regolari vi sono
– sono più spesso donne: più del 60%; altre 1,5-2 persone che pregano tutti i gior-
– sono più anziani: più del 60% hanno su- ni, ma praticano poco. Si tratta di persone
perato i 50 anni, mentre dovrebbero essere caratterizzate da una religiosità invisibile,
meno del 40% (se i praticanti – tra 18 e ma significativa, che presentano forme di
74 anni – fossero simili alla popolazione – spiritualità diversificate (nuove, ma anche
nello stesso intervallo di età); tradizionali), tutte orientate a un rapporto
2
I dati presentati sono stati calcolati sulla popolazione compresa tra 18 e 74 anni che solitamente è oggetto
delle indagini campionarie. Hanno un valore indicativo: sono stati estratti da indagini condotte dall’OSReT nel
Nord Est, in diocesi che manifestano livelli diversi di religiosità. Non hanno la pretesa di essere rappresentativi
del quadro nazionale, ma sono in ogni caso molto significativi per il discorso che intendo sviluppare.
diretto e personale con Dio (o con altre fi- si può credere in entrambi, ma non che si
gure: un santo, ecc.), non mediato dal- risorgerà; che si risorgerà, ma solo con l’ani-
l’istituzione Chiesa rispetto a cui si sentono ma, ecc.
(e sono) periferici. Li possiamo chiamare
“privatizzati”. È una religiosità senza Chie-
sa, o con poca Chiesa. IL RAPPORTO CON LA CHIESA –
L’APPARTENERE
l’adesione a un gruppo non è alternativa cietà attuali non trasmettono più automati-
all’individualità, ma implica mantenere camente la fede, trasmettono la libertà reli-
una personalità indipendente e autonoma. giosa – sostiene Fossion – ma io aggiungerei
Questo atteggiamento è inteso come una che trasmettono anche l’idea di “libertà nella
sorta di dovere morale. religione”. Siamo perciò tutti coinvolti in un
Prima di procedere oltre e concludere ag- processo di individuazione del proprio credo
giungo una considerazione. Se invece che che si sviluppa in forme complesse, in un
ragionare sui praticanti “regolari” ragionas- dialogo (ma anche in una contrapposizione)
simo sui partecipanti ai gruppi e alle asso- più o meno stretto con le tradizioni religiose
ciazioni il quadro tracciato non cambierebbe esistenti.
sostanzialmente. Le incertezze non diminui- Oggi “ciascuno ha la sua fede”, oggi non vi
rebbero e i riformatori diventerebbero più è fede vissuta dove non c’è personalizza-
numerosi (con grandi differenze interne pe- zione della stessa (come dice Fossion: biso-
rò, tra associazioni, movimenti, gruppi par- gnerebbe “far nascere professioni di fede
rocchiali, ecc.). personalizzate”). C’è un percorso da fare,
un itinerario da percorrere, una esplorazione
da compiere.
PERCORSI, NON STATI E noi dovremmo cambiare il modo di guar-
dare agli individui dal punto di vista spiri-
Come dobbiamo guardare allora ai cristiani tuale. L’identità religiosa non è (più) dicibile
adulti dal punto di vista della fede? una volta per tutte. Le persone non sono
È necessario ricordare che noi oggi viviamo una “stato”, una definizione statica (catto-
gli esiti ultimi di quel processo di lungo pe- lici, credenti, atei, incerti, ecc.), ma dei per-
riodo che ci ha condotti da una società in corsi, degli itinerari, delle traiettorie che se-
cui era virtualmente impossibile non credere guono direzioni diverse (seguendo spesso
in Dio, a una in cui la fede, anche per il cre- linee spezzate), dei dinamismi quindi: “ogni
dente più devoto, è solo una possibilità uma- uomo è una storia sacra” (Patrice de La Tour
na tra le altre; un contesto nel quale a un du Pin). L’identità religiosa di ciascuno di
numero crescente di persone non è più pos- noi sarà possibile conoscerla realmente solo
sibile credere in modo facile, semplice, in- al termine della nostra vita.
genuo (è la tesi di C. Taylor). Se vogliamo afferrare questi dinamismi gli
Mutano dunque le forme del credere. E que- adulti (ancor più i giovani), più che come
sto mutamento riguarda gli stessi credenti. incerti, vanno intesi come dei campi di forza
Dire credenti oggi ha un significato meno nei quali agiscono tensioni contrastanti, co-
certo di un tempo; la distinzione tra credenti me uomini e donne che vivono sull’incerto
e non credenti è meno netta; si sviluppano crinale del credere e del non credere, e delle
le posizioni intermedie (di cui nessuno parla diverse forme del credere, e dei diversi con-
preferendo le contrapposizioni giornalistiche tenuti del credere; avvertendo, spesso con-
precostituite tra “cattolici” e “laici”). temporaneamente, il fascino di narrazioni
Sarebbe banale dire che aumentano gli “in- tra di loro contrastanti e oscillando tra di lo-
certi”. Dobbiamo piuttosto comprendere che ro. Il mondo non è più spaccato in credenti
nel mondo contemporaneo la fede non viene e non credenti, ma è popolato di persone
più ereditata in modo “automatico”. Le so- che vivono il contrasto. Parole come incre-
dulità, indifferentismo, ecc., non colgono ap- – il secondo asse è quello che contrappone
pieno queste dinamiche e finiscono per oc- una spiritualità del trovare (tipicamente
cultarle. il convertito) a una del ricercare (il pelle-
grino).
Da un lato c’è un desiderio di trovare ri-
DIMENSIONI DELLA SPIRITUALITÀ poso in una credenza finalmente certa e
IN GIOCO ben definita o in un esperienza religiosa
capace di “prendere” profondamente. Chi
Quali sono gli esiti di questa nuova situa- ha vissuto questo genere di esperienza (il
zione spirituale? convertito) si esprime con il linguaggio di
L’esito più evidente è una pluralizzazione – coloro che “hanno trovato”: “ho trovato,
differenziazione – individualizzazione delle ho conosciuto, quindi sono cambiato, sono
forme del credere. I cristiani adulti sono mol- un nuovo me stesso, sono rinato”. Ci sono
to diversi tra di loro dal punto di vista spi- grandi potenzialità in questo processo, e
rituale. Non è facile farli convivere nella altrettanto grandi rischi.
stessa Chiesa, e – quando lo si fa – l’imma- Dall’altro c’è chi (il pellegrino) sente di
gine della Chiesa cambia fortemente. dover sperimentare l’innovazione differen-
Non ho lo spazio per proporre una tipologia, ziando i valori e le pratiche, i riti e le li-
ma solo per suggerire a quali tensioni sono turgie, le credenze e le esperienze e dunque
sottoposte queste spiritualità. (ripropongo il si avventura in un lavoro di selezione,
concetto centrale di campi di forza!!) scomposizione e ricomposizione, in forme
Esse si sviluppano lungo due dimensioni, nuove, del sistema di rappresentazioni ere-
che ora si manifestano in tipi umani diversi, ditato dalla tradizione.
ora nelle stesse persone in momenti diversi Il pellegrino è colui che non trova, non
della vita: semplicemente colui che non ha “ancora”
– il primo asse è quello che contrappone il trovato. Non trova non solo perché non
desiderio di integrazione/appartenenza (il ha individuato i canali giusti, ma perché
dimorare) a quello di autonomia e di per- pensa non sia possibile, né giusto, “tro-
sonalizzazione (l’attraversare): vare” (nel senso di impossessarsi di…),
da un lato c’è un desiderio di dimorare che che sia soltanto possibile cercare. Il suo è
spinge all’unità con qualche tradizione re- il linguaggio del ricercare, non del trovare.
ligiosa, che sollecita a trovare una Chiesa, Egli pensa, con Fossion, che la fede possa
un gruppo, un culto, nel quale riconoscersi essere soltanto “un atto di fiducia attra-
stabilmente, per alcuni l’aspirazione a fon- versato da molte domande” e forse sarebbe
dersi in esso; d’accordo con Kierkegaard quando dice
dall’altro c’è un desiderio di rimanere di- che il credere è “stare sull’orlo dell’abisso
stinti, di sperimentare percorsi propri, che oscuro, e udire una voce che grida: gettati,
comportano forme di appartenenza più li- ti prenderò fra le mie braccia”.
bere, capaci di mantenere una dialettica Alcune di queste persone vivono una fase
aperta tra individuo e istituzione religiosa, antecedente alla scelta tra una prospettiva
che implicano un rapporto critico (etimo- credente e altre prospettive; altre vivono
logicamente) con il sistema normativo e una condizione semipermanente, nella
di rappresentazioni della Chiesa. quale ora prevale un’attrazione ora l’altra.
TAVOLA ROTONDA
L’ADULTO OGGI: TRA FABBRILITÀ E PATERNITÀ
Prof. Marco Cangiotti
Docente di Filosofia politica
e Preside della Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Urbino.
Docente all’ISSR di Pesaro.
generazione ci si accosta con ciò stesso a sione febbrile dell’esistenza; ha infatti stret-
una dimensione della esistenza umana di tamente a che fare con la fabbricazione di
particolare significato. Oggi, però, si può es- cose: l’artigiano che costruisce una cosa,
sere padre e madre in due diversi modi, e prima di passare all’azione realizzatrice deve
quello che dobbiamo capire sono le conse- determinarne in via preventiva la forma,
guenze che ciascuno dei due produce per il cioè deve tracciare una immagine astratta
nostro io, per la nostra stessa e profonda sia dell’oggetto che vuole fabbricare sia delle
identità. Siamo cioè dentro un caso tipico procedure che dovrà attuare per realizzarlo
dell’azione in cui l’io si autodetermina. Mi materialmente. Il fatto di dovere in via pre-
riferisco al fatto che, potremmo dire fino a ventiva predisporre un progetto rivela che
ieri, all’uomo era consentito un unico tipo la cosa che si vuole ottenere, a cui si vuole
di azione generativa, e questa forma di ge- “dare vita”, in realtà non esiste ancora, è
nerazione implicava una stretta connessione del tutto assente; pertanto rivela anche che
con qualcosa d’altro che si sottraeva al con- è la mia mente a crearla, che sono io che la
trollo dell’uomo. Il concetto che meglio espri- invento e quindi che essa, senza di me, non
me questo tipo di esperienza generativa è sarebbe nulla. L’oggetto progettato è dunque
quello di “avvenimento”. Oggi, invece, in totalmente mio.
forza dell’enorme sviluppo della ricerca bio- Ciò che esiste al di fuori del progetto sembra
medica e biotecnologica, l’uomo può sce- essere, invece, il materiale, la materia che
gliere fra azioni diverse e le nuove e soprav- adoprerò per realizzare concretamente la mia
venute possibilità si basano sulla estensione idea. Ho volutamente detto “sembra”, e su
del potere umano di controllo sulla realtà, ciò dobbiamo porre attenzione perché nella
tanto da escludere il ruolo di ogni alterità: realtà non esiste mai un materiale totalmen-
il potere generativo della persona si presenta te inerte, una specie di creta che non è dotata
ormai del tutto sottraibile alle cosiddette leggi di alcuna forma propria e che, in modo to-
naturali e gestibile in maniera totalmente talmente passivo, aspetta solamente che ar-
artificiale. Propongo di racchiudere questa rivi il fabbricatore per potere finalmente ri-
nuova dimensione dell’esperienza generati- cevere da quest’ultimo la forma che lui vorrà
va nel concetto di “progetto”. Il problema dargli. In realtà ogni cosa, anche la più umi-
che nasce da questa nuova situazione è ben le, ha già una sua forma, una sia pur flebile
sintetizzato dalla domanda: l’uomo contem- e tenue identità e allora, per poterla trasfor-
poraneo, novello Prometeo, sta donando “il mare nella cosa che io ho progettato, devo,
fuoco” all’umanità o sta invece e in realtà prima di ogni altro passo, toglierle violente-
commettendo il più imperdonabile e distrut- mente la sua originale forma e identità: il
tivo peccato di orgoglio, da cui sarà egli legno con cui il falegname fabbricherà la se-
stesso trasformato in un essere mostruoso? dia è in origine e per se stesso una pianta,
E ancora: che tipo di uomo è, e quale espe- che quindi va abbattuta, scortecciata, taglia-
rienza spirituale è quella di colui che vive ta, piallata e via dicendo. Il progetto implica
secondo la logica che abbiamo definito del dunque non solo che io sono il padrone e il
progetto? creatore della cosa progettata, ma anche che
Cerchiamo di rispondere. Dobbiamo subito io sono il dominatore di ciò che già c’è, tanto
dire che il termine stesso, “progetto”, appar- dominatore da poterlo legittimamente e con
tiene nella sua radice più intima alla dimen- pieno successo costringere a fornirmi il ma-
teriale per realizzare il mio progetto. Proget- vivificante”. Un riscontro sociologico di que-
to, possesso e violazione vanno necessaria- sto secondo atteggiamento sta per esempio
mente assieme. nella tendenza, drammaticamente all’ordine
Chiaramente tutto ciò non fa problema per del giorno, ad operare, con l’ausilio della
il mondo delle cose; se passiamo però ad tecnica genetica, per evitare ogni possibile
applicare questa logica in quella dimensione malformazione o patologia congenita: il pro-
dell’esistenza rappresentata dalla paternità dotto del mio agire deve corrispondere per-
e maternità le cose mutano profondamente. fettamente all’ideale di bellezza e di perfe-
L’atto generativo pensato dentro la sfera del zione del mio progetto, redatto con tanta
progetto implica, prima di tutto, una certa cura, e pertanto, se per caso dovesse riuscir
relazione nella coppia genitoriale, relazione male, non è poi così scandaloso pensare di
che poi investe di sé anche il rapporto con correggerlo o, se ciò risultasse impossibile,
il figlio concepito. di scartarlo. Non fa così anche l’artigiano
Per entrambe le figure genitoriali il partner scrupoloso?
non può che apparire alla stregua di uno Il nome di padre o madre diventa perciò si-
strumento per realizzare l’idea che si è con- nonimo di padrone e signore. La logica del
cepita, e come ogni strumento diventa un prodotto non dà scampo e produce neces-
“esso” un quid e cessa di essere un “egli”, sariamente questo tipo di uomo e questa
un quis. Crolla così la possibilità di un rap- triste esperienza della fabbrilità che sosti-
porto di comune genitorialità: uno solo ge- tuisce totalmente la paternità e maternità
nera e l’altro semplicemente collabora come col potere.
strumento che, terminata la sua funzione, A questo ordine della coscienza si offre
deve recedere. La manifestazione fenome- un’alternativa, ed è quella rappresentata dal-
nologica di questo stato delle cose sta, per la sfera dell’avvenimento e del tipo d’uomo
esempio e a livello psicologico, nell’eclissi e d’esperienza che essa pone e manifesta.
della figura paterna (ma domani potrebbe Cerchiamo innanzitutto di capire cosa pro-
benissimo diventare l’eclissi di quella ma- priamente significhi “avvenimento”. Avve-
terna) che oggi si registra. Se poi guardiamo nimento è qualcosa di nuovo che accade in
alla relazione con il figlio, essa si manifesta maniera autonoma rispetto a me, eppure io
come una relazione con un proprio prodotto: non sono escluso, anzi, ciò che accade, an-
il dire “mio” figlio ha un contenuto di co- che se io non ne sono l’autore, convoca e
scienza per il quale la parola “mio” cessa mette in movimento la mia libertà, mi rende
di esprimere il coinvolgimento totale che io supremamente attivo. L’avvenimento dun-
ho e voglio avere col suo destino e passa que è qualcosa di nuovo che si pone, e che
invece ad indicare una relazione propria- ponendosi provoca anche il libero porsi del
mente di possesso, identica o fortemente si- mio io. Collocare la generazione nella sfera
mile a quella che ho con le cose di mia pro- dell’avvenimento significa viverla come l’ac-
prietà. Nel primo caso, quando il padre o la cadere di una novità che, ponendosi, ci con-
madre dice al figlio “sei mio”, intende con voca. Certamente è banale osservare che la
ciò dire “sono tuo, mi offro a te e al tuo de- generazione sfocerà nella nascita del figlio,
stino di bene e di felicità”; nel secondo caso mentre può suonare paradossale dire che,
intende dire “ti possiedo, perché l’inerte nul- se la generazione è vissuta nella logica del-
la che tu eri ha ricevuto da me la sua forma l’avvenimento, ancor prima che produrre la
nascita del figlio, essa stessa si mostra essere debbono essere convinti che il senso della
una nascita, la nascita dei genitori, la nascita propria circoscritta individualità risieda in
del padre e della madre. Esploriamo questo una rottura di questa stessa individualità,
“paradosso”. quella rottura che in qualche modo hanno
Quando avviene il fatto del concepimento, già sperimentato nella loro relazione di cop-
la donna e l’uomo che hanno generato que- pia, e che ora, orientata verso il figlio, riceve
sta nuova vita si trovano di fronte a un pro- la sua definitiva sanzione. Detto in termini
blema che implica una svolta radicale nella filosofici, ciascuno di loro deve interpretare
loro esistenza e individuale e di coppia. Il se stesso come comunità. Questo significa
problema è quello della accettazione del nuo- esattamente che la nascita spirituale, a cui
vo essere a cui la loro intimità feconda ha l’essere genitore nella logica dell’avveni-
dato origine, e accettarlo non è un atto solo mento conduce, è quella che permette al-
psicologico ma concreto: il terzo che irrompe l’uomo di comprendere che la sua più vera
c’è realmente e realmente deve essere ac- identità risiede nell’essere, allo stesso tempo,
cettato, gli va fatto un concretissimo spazio, una piena e libera individualità e una altret-
tanto fisico quanto psicologico quanto affet- tanto piena comunionalità, cioè di essere
tivo. Il significato spirituale di questa situa- una persona.
zione reale è riassunto nel fatto che, per ac- Fabbrilità o paternità, progetto o avvenimen-
cettare il figlio, i genitori debbono accettare to: questa è oggi la secca alternativa che si
che il significato della propria persona e della propone alla coscienza dell’adulto contem-
loro unione risieda nella loro capacità di of- poraneo, e tutto sembra congiurare perché
frirsi gratuitamente a un terzo uomo. Dun- l’uomo preferisca la prima alla seconda. Per
que, l’uomo e la donna, che hanno generato tale motivo, la Chiesa, che è madre e mae-
il figlio, sono condotti dalla loro stessa ge- stra, nella consapevolezza che questo rap-
nitorialità a scoprire e a vivere una sorta di presenta un fronte aperto in cui si decide del
nuova identità, per la quale l’umanità del- destino della nostra intera civiltà, deve porre
l’altro uomo diventa un termine su cui mi- una particolarissima attenzione catechetica
surare la propria umanità, e per la quale dire e caritativa al fine di non lasciarlo da solo
“sei mio” al figlio significa proclamare l’im- nel dramma della sua decisiva scelta. Anche
plicazione totale del proprio destino col suo, gli adulti hanno bisogno di essere educati;
esattamente come quando, nella preghiera anzi, l’emergenza educativa inizia proprio da
dell’uomo religioso, viene detto “mio Dio”. loro e dalla riconquista del giusto significato
Per potere accedere a tutto ciò, i genitori dell’essere padre e madre.
TAVOLA ROTONDA
ADULTI: WORK IN PROGRESS?
VERSO UNA PEDAGOGIA
DELLA FORMAZIONE ECCLESIALE
Don Pio Zuppa*
Direttore UCD Lucera-Troia
e professore di teologica pastorale nella Facoltà Teologica Pugliese
DOVE SIAMO (CON GLI ADULTI)? – Sono tra- pere astratto e le esperienze quotidiane»2.
scorsi ormai «più di trent’anni dalla prima Per quanto concerne l’ambito propriamente
edizione de The Adult learner. A neglected ecclesiale della formazione, e dell’educazione
species (1973)1, ma il pensiero di Malcom degli adulti in particolare, la situazione non
Knowles (scomparso nel 1997) continua a è dissimile. Anzi per certi versi, sia per la
rappresentare un punto di riferimento di catechesi degli adulti sia (forse anche più)
grande attualità per chi si occupa di forma- per la formazione degli agenti/operatori ec-
zione degli adulti nelle organizzazioni». E clesiali e per i responsabili della formazione
tuttavia continua Castagna: «Si assiste […] tout court iniziale e permanente (vita con-
sovente ad un privilegio delle strategie di- sacrata, seminari, istituzioni accademiche,
dattiche, a giornate dense di lezioni teoriche, insegnamento della religione, preti, ecc.) la
a seminari (molto brevi) in cui l’obiettivo scommessa di coniugare i principi dell’an-
sembra essere “dire tutto” e il trasmettere dragogia con le richieste della prassi e delle
l’insieme delle nozioni ritenute importanti, organizzazioni/istituzioni ecclesiali resta de-
dimenticando che invece l’apprendimento cisamente interessante e tutta, ancora, da
ha i suoi tempi e che l’adulto necessita di esplorare, quanto ad implicanze, a speri-
un approccio differente. Con l’adulto, ci dice mentazioni, a “buone pratiche”.
Knowles, occorre passare dalla logica del- Ma chi è l’adulto? Come lo si può accom-
l’insegnamento (e quindi dell’efficienza) a pagnare nella crescita nella fede?
quella dell’apprendimento (e quindi dell’ef-
ficacia), occorre uscire da una formazione • “ADULTITÀ” COME PROGETTO. Pedagogisti
subìta e calata dall’alto e andare verso una e istituzioni ci dicono che non esiste più
formazione vissuta come protagonista dalle l’uomo adulto formato una volta per sem-
persone e frutto di una interazione tra il sa- pre3. Se all’interno di un lavoro di forma-
* Per questa sintesi riprendo, in parte, un precedente intervento (con analogo titolo) pubblicato in “Rivista di
Pastorale Liturgica” 47, 2009/6, 31-36.
1
Tr. it. (sulla quarta edizione americana): Quando l’adulto impara. Pedagogia e andragogia [19904], Angeli,
Milano 1997.
2
M. CASTAGNA, Riflessioni su Malcom Knowles in Italia, in “For” 2009/79, 36-37.
3
Per un discorso più approfondito (all’interno della riflessione sia pedagogica che ecclesiale): E. H. ERIKSON (E
ALTRI), L’adulto. Una prospettiva interculturale [1978], Armando, Roma 1981; D. DEMETRIO, L’età adulta. Teorie
dell’identità e pedagogie dello sviluppo [1990], NIS, Roma 19963 (Carocci, Roma 2003); ID., Manuale di edu-
cazione degli adulti [1997], Laterza, Roma-Bari 19995, 53-77 (= “Il concetto di adultità nelle scienze empiriche”),
qui 65-67 (= “Le fasi apicali”) e 74-75 (= “Il modello evolutivo di adultizzazione”); C. DOTOLO – L. MEDDI, Adulti
zione, con giovani o adulti, riflettiamo sulla turazioni, in base alle variabili o aspetti interni
propria esperienza di adultità (“Ti senti alle tappe fondamentali che accompagnano
adulto/adulta? Quando ne sei diventato/a l’evolversi dell’adulto-in-situazione.
consapevole? Quali circostanze, quali oc-
casioni ti hanno fatto sentire adulta/o? E • ADULTI IN FORMAZIONE. Quale adulto allo-
quali meno? Fai degli esempi”), non poche ra? Un adulto in continua evoluzione, che
volte si constata con facilità, ma anche con tesse la sua trama (vocazionale/professio-
sorprendente interesse, da parte dei soggetti nale) di vita, si decide per una fedeltà crea-
partecipanti al percorso di formazione, che tiva e si offre ad altri come relazione di aiuto.
l’essere/diventare adulti è una realtà in pro- È l’adult learner che, in questa visione della
gress, che sta certamente (sempre) davanti vita dell’adult-in-progress, è l’adulto che vi-
a noi, come processo, cammino, idealità, ve il cambiamento come opportunità, come
realizzazione, ecc., ma anche come un com- kairòs, come fedeltà4. Ma questo si rende
pito che ci precede, che sta prima del mo- possibile se, nei luoghi della formazione ec-
mento attuale, del “qui/ora” della nostra at- clesiale, si torna a parlare il linguaggio del-
tuale e imperfetta consapevolezza. l’esperienza e della vita5.
L’essere adulto diventa così una chiamata, Tra i metodi “nuovi”, che la pedagogia della
un appello, un compito, non più un semplice formazione ecclesiale potrebbe assumere con
punto fisso di arrivo, ma un “corso”, un fluire grande beneficio, meritano attenzione e in-
di per-corsi … fatti di tappe e a tappe, carat- teresse, sempre più crescenti, quelli di tipo
terizzati da momenti forti (le “apicalità”) pro- narrativo-autobiografico6. L’odierna e resi-
pri di ogni fase (da quella giovanile a quella stente difficoltà di evangelizzare l’adulto non
di mezzo, alla “terza e quarta età” adulta), è, oggi, da relegare immediatamente nel-
come itinerario di vita e di continue ristrut- l’ambito delle questioni intraecclesiali; detto
nella fede. Itinerari per la formazione degli adulti, 2 voll., Dehoniane, Bologna 1991-1992 (= vol. 1, 25-44:
“1. Adulto nella fede – 2. Però l’adulto è…”); E. ALBERICH – A. BINZ, Adulti e catechesi. Elementi di metodologia
catechetica dell’età adulta, LDC, Leumann (To) 1993, 67-100 (= “L’adulto, la sua crescita e il suo apprendimento
umano e cristiano”); E. BIEMMI, Accompagnare gli adulti nella fede. Linee di metodologia catechistica, LDC,
Leumann (To) 1994, 21-29 (= “Le tre fasi di evoluzione di un adulto” – “L’evoluzione spirituale di un adulto”);
R. PAGANELLI, Formare alla fede adulta. Indicazioni per un cammino, Dehoniane, Bologna 1996; BINZ A.-
SALZMANN S., Formazione cristiana degli adulti. Riflessioni e strumenti [2000], LDC, Leumann (To) 2001, 22-
50 (= “Chi sono gli adulti?” [Scheda informativa/1] – “Chi sono gli adulti in fase di apprendimento?” [Scheda
informativa/2] – “Chi sono gli adulti credenti?” [Scheda informativa/3] – “Chi sono gli adulti in fase di
transizione?” [Scheda informativa/4]) e più recentemente E. BIEMMI, Compagni di viaggio. Laboratorio di for-
mazione per animatori, catechisti di adulti e operatori pastorali, Dehoniane, Bologna 2003, 28-54 (= “Le
tappe della vita. L’evoluzione umana dell’adulto” – “Per una fede adulta. L’evoluzione spirituale dell’adulto”).
4
Per l’approfondimento di questi passaggi, cf BIEMMI, Compagni di viaggio, cit., 85-88 e 93-99.
5
P. ZUPPA, Dire “formazione” oggi nella chiesa. A 40 anni dal DB, in “Catechesi” 80, 2010-2011, n. 6, 19-
28. Per un approccio argomentato all’intera questione, cf anche le ricerche di R. PAGANELLI, Formare i formatori
dei catechisti. Valori e itinerari sottesi al processo formativo, Dehoniane, Bologna 2002 e G. BARBON, Nuovi
processi formativi nella catechesi. Metodo e itinerari, ivi, 2003.
6
Cf P. ZUPPA, Raccontarsi. Narrazione e autobiografia come formazione: tra andragogia e mistagogia, in AICA,
Catechesi e formazione. Verso quale formazione a servizio della fede?, a cura di S. Calabrese, LDC, Leumann
(To) 2004, 139-148; P. ZUPPA – R. RAMIREZ (a cura), Autobiografia e formazione ecclesiale. Atti del seminario
di studi (Fasano, 12 marzo 2005) in collaborazione con Associazione Italiana Catecheti e Libera Università
di Anghiari, VivereIn, Roma 2006 [[Link].].
altrimenti non è solo una questione di dif- permettono un livello meta cognitivo e ri-
ficoltà ecclesiale e/o – ad esempio – di fal- flessivo (solo raccontando ad altri che cosa
limento del processo dell’iniziazione cristiana ho appreso ne divento realmente consape-
che non genera innovazione e ricambio nella vole, socializzo gli apprendimenti, mi sento
comunità ecclesiale. È l’intero impianto di in qualche modo “spinto” ad utilizzarli, ne
trasmissione, per cui la chiesa esiste (cf EN acquisisco maggiore controllo, acquisisco
14-15), che va ripensato all’origine e cam- l’abitudine ad un esercizio pro-attivo del-
biato a valle. Non è retorico l’interrogativo l’esperienza)»8. Recuperando così, nella co-
di coloro che, da qualche decennio, come L. munità ecclesiale, la sua essenziale voca-
Meddi e i catecheti dell’AICa, si chiedono se zione ad essere comunità-che-annuncia e
sia corretto «affermare che un aspetto della che – sia nell’attualità del suo esserci ed
attuale crisi pastorale sia dovuto al perma- esistere tra la gente che nella celebrazione
nere di un modello formativo che, valido nel liturgica dei santi segni – vive ciò che an-
passato, nel tempo presente non sembra nuncia, la comunità ecclesiale ri-tornerebbe
adeguato alle sfide e capace di realizzare il a educare con tutta se stessa, “comunità
suo obiettivo» e se, in concreto, si possa ef- educante”9. Si tratta però di trasformare
fettivamente ritenere «che ci troviamo di l’organizzazione pastorale di una comunità
fronte ad una crisi pastorale intesa come in “comunità di apprendimento”10, ovvero
“crisi formativa”»7. “comunità-laboratorio” fatta di ricerca e di
Prospettive di tipo narrativo-autobiografico azione, di vita e di narrazione della/sulla
non solo consentono, in contesto formativo, vita, di pratiche riflessive e pensiero orga-
un livello di coinvolgimento dei soggetti e nizzativo, comunità che (si) racconta, ca-
di valorizzazione “adulta” delle loro espe- pace e in grado – cioè – di permettere alla
rienze, ma permettono anche di «racconta- parola della grazia che salva di continuare
re/raccontarsi gli apprendimenti e dunque a incarnarsi.
7
L. MEDDI, Crisi della pastorale come crisi formativa, in AICA, Formazione e comunità cristiana, Urbaniana
University Press, Roma 2006, 87-101, qui 87; cf anche P. ZUPPA, Formazione e azione pastorale, in “Via, verità
e vita. Comunicare la fede” 57, 2008/4, 20-23.
8
F. BATINI, Costruire il senso: formatori narrativi per professionalità nuove, in “For” 2009/79, 38-43 (con
bibl.), qui 41.
9
CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio
2010-2020 [4 ottobre 2010], 35-51: “La Chiesa, comunità educante”.
10
KNOWLES, Quando l’adulto impara, cit., 189- 200 (= “Creare comunità di apprendimento permanente”).
TAVOLA ROTONDA
ESSERE ADULTI CREDENTI OGGI
[Link] Paola Dal Toso
Ricercatrice di Storia della Pedagogia presso l’Università degli studi di Verona.
Segretario Generale della CNAL, membro della Commissione catechesi degli Adulti dell’UCN.
Chi è l’adulto? Come lo si può accom- Una particolare attenzione va rivolta ad al-
pagnare nella crescita nella fede? cuni snodi della vita, come quello del pas-
Cosa dà l’esperienza aggregativa al- saggio dall’età giovanile a quella adulta, in
l’adulto credente oggi in Italia, che de- particolare con l’inizio di un nuovo modo di
sidera camminare nella fede (metodo, affrontare la vita, dato sia dall’impegno di
difficoltà)? lavoro sia dall’eventuale matrimonio e poi
dalla nascita dei figli. Una certa attenzione
va riservata agli adulti più avanti negli anni
PREMESSA (ad esempio, i pensionati), ed a quanti si
trovano in condizioni di infermità.
La domanda di semplificazione rispetto alla
Ambiguità del termine “adulto” complessità va interpretata in positivo, così
che diventi semplicità, non banalità, baga-
Il concetto di adulto è messo oggi in crisi glio leggero ma indispensabile, individuando
dalla complessità del nostro tempo (l’allun- il filo rosso che tiene unita una vita fram-
gamento della durata media della vita; rap- mentata. Sono le scelte essenziali: interiorità,
porti intergenerazionali; si trova a vivere fraternità, responsabilità, ecclesialità.
contemporaneamente la condizione di figlio
e di genitore; ampiezza dell’arco di età: cfr.
ACI: adulti giovani, adultissimi). Ambiguità del termine
La società pretende dagli adulti, storicamente “adulto credente”
depositari di certezze, la capacità di cambia-
mento e flessibilità. Spesso si adopera il termine adulto (una
L’identità adulta, lungi dall’essere un dato persona può essere cresciuta, non più ado-
acquisito, si può meglio pensare come un lescente = colui che deve crescere) come si-
processo che si va costruendo, che va con- nonimo di uomo, maturo. L’uomo-adulto,
tinuamente confrontato con il cambiamento avendo compiuto il proprio processo di cre-
e che va negoziato con gli altri. scita, di maturazione fisica e non, è capace
La “pluralità di valori, di riferimenti possibili, di saper operare scelte sullo stile di Cristo, è
concepita un tempo come una patologia, og- capace di vivere con fedeltà la missione che
gi è diventata una fisiologia”. La vita degli Dio gli ha affidato: annunciare e far cono-
adulti, “non lineare, né statica, fatta di oscil- scere a tutti l’amore di Dio.
lazioni, di tappe, di rotture e risistemazioni” Molti adulti, pur essendo cresciuti nella Chie-
va colta nelle sue tensioni, ambivalenze, sa sono ancora nella condizione di fanciul-
contraddizioni. lezza, incapaci di comprendere in pieno co-
me seguire Dio. I laici sono chiamati alla mato a realizzare la santità nella vita per-
santità (Lumen Gentium, cap IV: “Per loro sonale nel quotidiano.
vocazione è proprio dei laici cercare il regno
di Dio trattando le cose temporali e ordinan-
dole secondo Dio. […] La valenza formativa dell’esperienza
Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi associativa
dall’interno a modo di fermento, alla santi-
ficazione del mondo […]. L’incidenza dell’esperienza associativa, se
A loro quindi particolarmente spetta di illu- autentica, può lasciare un segno positivo
minare e ordinare tutte le cose temporali. [...] concreto nel percorso di crescita personale
Ogni laico deve essere davanti al mondo un e di capacità relazionale. Si tratta di riscoprire
testimone della risurrezione e della vita del e rivalutare tale ricchezza della tradizione
Signore Gesù e un segno del Dio Vivo!” educativa della Chiesa nella secolare espe-
Nell’esortazione post-sinodale del Santo Pa- rienza di generare alla fede ed accompa-
dre Christifideles laici leggiamo: “È neces- gnarne il cammino.
sario guardare in faccia questo nostro mon- Negli Orientamenti Pastorali Educare alla vi-
do, con i suoi valori e problemi, le sue in- ta buona del Vangelo i Vescovi evidenziano
quietudini e speranze, le sue conquiste e le il ruolo educativo dell’esperienza associativa:
sue sconfitte. È questa la vigna nella quale «Particolarmente importanti risultano […] le
i fedeli laici sono chiamati a vivere ed essere esperienze di condivisione nei gruppi par-
sale della terra e luce del mondo”. rocchiali, nelle associazioni e nei movimenti,
Nel n.16 del I capitolo dello stesso docu- nel volontariato, nel servizio in ambito so-
mento il Papa sottolinea che la prima e fon- ciale e nei territori di missione». «Si tratta di
damentale vocazione dei laici è la vocazione esperienze significative per l’azione educati-
alla santità quotidiana negli ambienti tipi- va, che richiedono di essere sostenute e co-
camente laicali. Devono dare testimonianza ordinate. In esse i fedeli di ogni età e con-
della gioia interiore che viene dalla fede. In dizione sperimentano la ricchezza di auten-
un mondo angosciato e oppresso da tanti tiche relazioni fraterne; si formano all’ascolto
problemi, che tende al pessimismo, l’annun- della Parola e al discernimento comunitario;
ciatore della buona novella è l’uomo che ha maturano la capacità di testimoniare con ef-
trovato in Cristo la vera speranza. ficacia il Vangelo nella società»1.
La santità non è altro che la vera e totale Ne vengono richiamate le finalità in una
concretizzazione dell’amore. È la pienezza sintesi molto efficace. Gli aderenti alle ag-
dell’amore, corrispondenza all’infinito amore gregazioni ecclesiali «imparano a stimarsi
di Dio, ai piani di Dio, adesione alla volontà non solo per quello che fanno, ma soprat-
di Dio. La santità è la misura alta della vita tutto per quello che sono». Queste opportu-
cristiana ordinaria, vale sempre e dovunque nità possono essere palestre nelle quali
uno si trovi: è possibile per tutti i ceti, per ognuno è avviato non solo a svolgere atti-
tutte le età. Consiste nell’accettare la propo- vità, a “fare”, ma anche a scoprire se stesso.
sta di amore di Gesù e nel tendere così al In riferimento al proprio cammino di crescita
massimo verso la perfezione. Il laico è chia- personale, ognuno di noi sa bene come «tali
1
N. 43.
esperienze si rivelano decisive per l’elabo- ci di Giovanni Paolo II, il Cardinale affermò
razione del proprio orientamento vocazio- che occorre affrettare il tempo per passare
nale, così da poter rispondere con coraggio dalla teoria conciliare sui laici ad un’auten-
e fiducia alle chiamate esigenti dell’esistenza tica prassi ecclesiale.
cristiana: il matrimonio e la famiglia, il sa- Questo significa pure che devono essere
cerdozio ministeriale, le varie forme di con- messe in discussione le prassi consolidate e
sacrazione, la missione ad gentes, l’impegno tutto deve rimettersi in gioco e la comunità
nella professione, nella cultura e nella poli- cristiana come tale può essere la sede propria
tica». Insomma, le scelte di vita sono fre- e più conveniente”.
quentemente contrassegnate dal cammino
vissuto nell’ambito di un’associazione2. Nelle parrocchie si vive la contraddizione dei
L’associazionismo è un dono dello Spirito termini responsabilità e corresponsabilità.
per l’annuncio del Vangelo e la costruzione Quella dei laici è una presenza troppo ese-
della comunità, che è proposta globale, cam- cutiva e pragmatica. È chiesto loro di fare
mino esigente, ma popolare, alla portata di cose, di assumersi responsabilità, di portare
tutti, bambini, ragazzi, giovani e adulti, ver- avanti impegni concreti, ma quasi mai di
so la santità. contribuire a pensare la comunità, nelle sue
L’aggregazione offre itinerari specifici e si- scelte globali e di fondo.
stematici, non estemporanei, per accompa-
gnare stabilmente il cammino formativo del- Gli organismi di partecipazione della vita ec-
le persone adulte. Alle persone adulte l’as- clesiale, quali ad esempio, i Consigli Pastorali
sociazione dà consapevolezza di essere in Parrocchiali, hanno dato un notevole im-
stato di permanente formazione e, proprio pulso partecipativo, ma non basta.
perché adulte, di avere una stabile respon- È necessario non svilire, ma recuperare il
sabilità educativa in primo luogo nei con- valore delle prassi democratiche, che resti-
fronti dei più giovani. Ogni aggregazione tuiscono in chiave di corresponsabilità il sen-
poi cerca di rispondere anche alla propria so della partecipazione (dei “luoghi” asso-
specificità in vista del “bene comune”. ciativi come patrimonio di tutti e non solo
dei responsabili).
2
Nel linguaggio scout nota è l’espressione «Semel scout, sempre scout»: sta ad indicare che una volta interiorizzati
i valori tipici della proposta, uno è scout per sempre, indipendentemente dal continuare a far parte dell’associa-
zione.
sperimenta “forme di nomadismo spirituale” zione dovuta all’appartenenza alle varie ag-
(cfr. anche l’appartenenza all’associazioni- gregazioni, quando queste non vivono nella
smo, che nasce da un’adesione condivisa collaborazione e nella vera complementarie-
ad un progetto formativo). tà dei carismi, e le loro forze si disperdono
e si dividono, proprio quando invece, so-
Nella parrocchia gli adulti dovrebbero tro- prattutto in determinate occasioni, bisogne-
vare il punto di riferimento, il senso e l’espe- rebbe agire esprimendo all’unisono la pro-
rienza concreta di appartenenza alla Chiesa, pria appartenenza a Cristo ed alla Chiesa.
vivendo in una precisa comunità; di conse-
guenza, la possibilità di ampliare la ricchezza Una comunità tutta raccolta sulle proprie at-
delle relazioni; quindi la coscienza che sol- tività ed iniziative, quando si struttura e ha
tanto insieme (e non basta l’adesione ad bisogno di molte funzioni, genera un laicato
una aggregazione) si può rispondere alla co- qualificato dalla sua generosità nel fare,
mune vocazione battesimale e alla specifica orientato ai problemi del funzionamento della
vocazione di ciascuno. comunità. A questo primo tipo di comunità
La parrocchia dovrebbe garantire in primo possono bastare generici collaboratori.
luogo la possibilità di vivere “cristianamente” Una comunità parrocchiale missionaria, at-
la domenica, incentrata sulla celebrazione tivamente impegnata nel dare e ricevere con
eucaristica, perché i cristiani sono coloro che il territorio, ha bisogno di laici capaci di non
vivono secondo la domenica (cf S. Ignazio lasciare la loro vita quotidiana fuori dalla so-
di Antiochia), e quindi la possibilità di andare glia della chiesa. Ha bisogno di dare valore
oltre l’esperienza associativa per fare vera- alla fede dei laici e alla loro originale espe-
mente chiesa e allargare gli spazi della mente rienza di spiritualità; ha bisogno del loro mo-
e del cuore per imparare a “farsi prossimi” do di ricomprendere il vangelo per poterlo
di tutti, soprattutto di coloro che hanno mag- riesprimere, unica condizione per annunciar-
giormente bisogno di amoroso sostegno ma- lo oggi. Il problema della parrocchia, dunque,
teriale, morale e spirituale. La parrocchia, non è quello della individuazione di laici di-
inoltre, dovrebbe aiutare gli adulti ad aprirsi sponibili ad assolvere compiti, ma quello del-
a ricchi e arricchenti rapporti intergenerazio- la maturità laicale per la missione della chiesa
nali, non evitando la dialettica fra le età, ma e la sua testimonianza nel mondo.
facendola emergere ed aiutando a comporla. La parrocchia ha bisogno di adulti interessati
a tutte le questioni di oggi; di laici fedeli alla
La vocazione dei laici oggi è vissuta ancora vita di tutti i giorni, informati e desiderosi
troppo nella sua dimensione pastorale e di formarsi, cioè attenti a far sì che le que-
troppo poco nella sua dimensione secolare, stioni attuali interroghino la nostra vita di
disincarnata dall’esperienza quotidiana e de- credenti e non si pongano a fianco di essa.
gli ambienti dove si vive e si opera. Infatti, Emerge anche un bisogno di “luoghi caldi”
i laici non impegnati nella pastorale rischia- per “riscaldare”la vita della parrocchia, che
no di essere invisibili e di essere ritenuti a non sempre è attenta e sensibile ai “bisogni”
torto pressoché irrilevanti per la vita della che esprimono le generazioni adulte. La co-
comunità. munità ecclesiale per un adulto credente
Ad acuire questa condizione di debolezza non è facoltativa ma necessaria, in quanto
dei laici contribuisce a volte la frammenta- spazio vitale e tempo storico dove Dio in
Cristo per opera dello Spirito Santo ci prece- Per quanto riguarda la proposta formativa,
de, ci accoglie, ci rende sacramento di unità, la parrocchia (o l’insieme di più parrocchie)
sale, luce; perciò l’esperienza di fede richiede dovrebbe garantire l’offerta di diversi itine-
una risposta individuale ma che si realizza rari di fede, tenendo conto della grande va-
all’interno di una comunità. Per un adulto rietà del mondo adulto non soltanto per l’età,
credente formarsi non significa solo aderire ma anche per la condizione sociale e la sen-
in modo generico alla Chiesa, ma arrivare sibilità religiosa. La parrocchia non solo non
ad assumerne responsabilmente il fine apo- dovrebbe affossare l’esperienza associativa,
stolico nella sua globalità. Tutto questo è ma esaltarla, cercando poi di farla conver-
veicolato dalla conoscenza del magistero del gere in unità con tutti gli altri (soprattutto
Papa e del proprio Vescovo, in una parteci- con l’Eucaristia domenicale, come si è detto,
pazione attenta, vivace e propositiva agli ed altre eventuali iniziative che non annul-
organismi di partecipazione della vita eccle- lino la specificità delle aggregazioni e dei
siale, quali, ad esempio, i Consigli Pastorali. loro cammini).
Gli Orientamenti Pastorali per il decennio,
La parrocchia dovrebbe portare i cristiani ad Educare alla vita buona del Vangelo, par-
avere amore e attenzione concreta alle pro- lano di parrocchia e di associazioni in par-
blematiche non solo religiose, ma anche so- ticolare nei nn. 41 e 43.
ciali dell’ambiente in cui si trova, per farsene L’associazione non ha di mira la formazione
carico. di “operatori pastorali” come abitualmente
si intendono, ma di cristiani “a tutto tondo”,
Accogliendo la vocazione ad essere cristiani capaci cioè di leggere la propria vita alla
nelle vicende del mondo, l’esperienza for- luce della Parola per lasciarsi trasformare da
mativa nella comunità punta a rendere ani- essa e dalla celebrazione liturgica, “finché
mate dalla santità, secondo il disegno origi- non sia formato Cristo in loro” (cf Gal 4,19),
nale del Creatore, la famiglia, il lavoro, la e poter così riprendere il cammino ordinario
scuola, le professioni, le culture, la politica, della vita rinnovati dalla grazia del Signore.
la società civile, sino a farne i veicoli della “Nel mondo contemporaneo, pluralista e se-
missione. Questa istanza si traduce concre- colarizzato, la Chiesa può dare ragione della
tamente nell’attenzione al territorio, nel suo sua speranza, in proporzione alla maturità
vissuto concreto di ogni giorno. di fede degli adulti” (RdC, 124).
La proposta formativa deve essere preva-
Una passione educativa e formativa per tutte lentemente di taglio esperienziale e/o esi-
le età e per tutte le generazioni, condivisa stenziale, per la quale sono importanti ani-
per l’intera vita della Chiesa e del Paese. matori preparati per guidare dinamiche di
La formazione integrale della persona richie- un gruppo, e di taglio vocazionale e missio-
de la valorizzazione della dimensione indi- nario, perché non si è cristiani per se stessi,
viduale (autoformazione) e di quella di grup- neppure per la propria associazione e nean-
po, declinare in itinerari differenziati la pro- che per la Chiesa, ma “per proclamare le
posta di cammino degli adulti (cfr. ACI). opere ammirevoli di Dio” (cf 1Pt 1,9) di
La formazione permanente, sotto varie mo- fronte al mondo, nella vita di tutti i giorni
dalità, è sempre presente dentro le aggrega- e in ogni ambiente.
zioni laicali.
COMUNICAZIONE
LA FORMAZIONE DELL’ADULTO
NELL’INCONTRO CON LA PAROLA DI DIO
Don Cesare Bissoli
Università Salesiana, Roma
1
VINCENZO PAGLIA, Fenomeno bibbia - Una sorprendente inchiesta sul libro più letto del mondo, S. Paolo
Edizioni, Cinisello B (Mi) 2009.
– terza condizione: è necessario che Dio l’uomo biblico. Non bisogna fare opera-
sia accolto come il Dio reale, cioè “ il zioni di facciata, infantili: per adulti si ri-
Dio invisibile ( che) nel suo grande chiede una metodologia adulta, ovvia-
amore parla agli uomini come ad amici mente in un processo di alfabetizzazione
e si intrattiene con essi per invitarli ed che cresce e si perfeziona. In particolare –
ammetterli alla comunione con sé” (DV come va insistendo Benedetto XVI – pro-
2), come “ il Padre che è nei cieli e vie- prio in forza della natura sinfonica della
ne con molta amorevolezza incontro ai Parola, bisogna arricchire e completare
suoi figli e discorre con essi” (DV 21). l’itinerario esegetico (storico-critico)
Vuol dire che Dio, che parla all’uomo aprendolo e dunque completandolo con
da amico ad amico, sia riconosciuto e una comprensione totale, cioè teologica,
accolto nel suo mistero trascendente, del testo, già stando all’interno della Sa-
non svanendo in un oggetto funzionale, cra Scrittura, inoltrandosi quindi quasi
manipolabile. Ed insieme che tale”Mi- spontaneamente nella grande Tradizione
stero” sia avvertito nella sua tenerezza della Parola post-biblica di cui testimone
di Padre, e non una sorta di traccia di primario è la regula fidei della Chiesa.
un essere sfuggente e indefinito. Ne de- Si vuol dire che è proprio dell’adulto, an-
riva che un adulto che incontra la Pa- dando alla sorgente della Parola, poter di-
rola di Dio, proprio perché adulto, ac- sporre di una visione globale della fides
cetti un continuo apprendistato, in re- ecclesiae, dalle origini alla parusia, dun-
lazione alla propria evoluzione e alle que avere luce sul mistero di Dio, del Cri-
condizioni della vita sempre in movi- sto, dell’uomo e della Chiesa. Tutta la Bib-
mento, apprendendo che l’adultità della bia per tutto l’uomo e per tutta la realtà.
propria relazione con Dio è un appros- *Seconda istanza critica da rispettare è il
simarsi sempre di più al suo Mistero di contesto culturale in cui l’adulto vive.
verità e di amore. Troppe volte la Parola di Dio e il senso
esegetico dei testi suonano veri, ma lon-
6. La Parola di Dio è più ampia della Bibbia, tani, non appaiono forgiati dal dialogo,
non è un Libro, ma è una persona, la dal confronto, dalla tensione- elementi
Persona di Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto del resto intrinseci all’indole del Libro Sa-
uomo, che risuona grazie ad una ‘sinfo- cro-, ma imposti con l’obbligatorietà del
nia di voci’, come dice VD 7: il creato co- prendere o lasciare. A mio parere per gli
me storia e come natura, la predicazione adulti ( e giovani adulti) la questione più
e celebrazione della Chiesa, la testimo- acuta e delicata non è quella strettamente
nianza della carità. Quanto alla Bibbia, esegetica, ma quella culturale, come la
essa entra in gioco alla stregua dello spar- Parola di Dio si intreccia con la visione
tito da interpretare ed eseguire per avere di realtà e stili di vita così lontani ma an-
la musica genuina, la Parola vera. Qui che così vicini, ma certamente così diffe-
diventa indispensabile educare l’adulto al renti. Ne deriva un certa tensione dialet-
senso genuino del testo, misurandosi con tica ( domanda, difficoltà, dubbio) che
un’istanza critica a quattro livelli colora di sé il processo ermeneutico del-
* Vi è l’istanza critica detta esegesi, che l’interpretazione.
coglie il senso che la Parola ha avuto per Qui il dialogo con gli adulti e tra loro sul
dato biblico sono passaggi essenziali. dovrebbe parlare di una rinnovata retta
* Terza istanza critica riguarda l’atteggia- ed efficace ‘lettura politica’ della Bibbia
mento di fede a cui educare ed educarsi.
Dialogare con Dio non è spartire con Lui 7. Sempre riferendoci alla persona dell’adul-
torti e ragioni, ma accogliere da Lui la to, vengono alla considerazione alcuni
stessa possibilità di parlare umanamente fattori di ordine operativo. Ne conside-
di Lui, riconoscere che la base della nostra riamo due fra molti altri. Il primo tiene
fiducia sta nel suo Mistero, nella testimo- presente la condizione di partenza del-
nianza degli uomini della Bibbia e segna- l’adulto, dove soprattutto non vi è una
tamente di Gesù, far comprendere che partecipazione organizzata come un
pregare la Parola, prima e dopo averla gruppo biblico. Prima di addentrarsi nella
letta e discussa, è nella logica del vero in- Bibbia vale la pena di maturare alcuni
contro con Dio, fonte di una giusta in- preamboli che ne giustifichino l’incontro,
quietudine, ma anche e soprattutto di ve- pena il cadere in uno sterile ipse dixit!
rità, di serenità e di consolazione. Come pure, a mio parere, non è pedago-
* Quarta istanza critica, che si addice pro- gicamente conveniente far leggere subito
prio alla persona adulta, il fare la Parola la Bibbia all’adulto che mi chiede un libro
nella vita. Si sa della sua responsabilità sulla fede. Almeno saper fare una scelta
– che Papa Benedetto richiama sovente- e questa cade necessariamente su un
in ambiti che sono tipicamente suoi: la vangelo!. Insomma un tolle et lege mi
famiglia, il lavoro, la vita sociale, l’eco- pare eccessivo, non forse quanto al capire
nomia, i momenti cruciali della vita (do- il testo, ma quanto a capire la significa-
lore, malattia, decisioni forti...), in sintesi tività che possa avere nella propria esi-
gli ambiti di Verona. Purtroppo certe for- stenza. A tutta la Bibbia corrisponde certo
me di fare gruppi biblici paiono volgere ogni uomo e tutto l’uomo, ma muovendo
troppo l’attenzione alla dimensione spi- da questo uomo, qui ed ora.
ritualistica, intimistica della Parola. Man-
ca una sensibilità ‘impegnata’, sugli stan- 8. Un secondo fattore è l’esigenza di una
dard dei profeti, di Maria di Nazareth, di vera e propria offerta formativa. La tra-
Gesù, di Paolo, dunque della Bibbia stes- dizione degli studi biblici popolari in que-
sa. Qui la VD apre uno scenario inedito, sto nostro paese, come si sa, è ancora in
una nuova frontiera. Mi limito a citare fieri, l’auto didattismo biblico può essere
che i laici adulti – interpellati espressa- di pochi. A ciò viene in aiuto un mondo
mente in VD – sono invitati a considerare di esperienze in atto, che oggi hanno vi-
insieme “Parola di Dio ed impegno nel sibilità più grande nel cosiddetto Aposto-
mondo”, quindi l’impegnarsi per la giu- lato Biblico, maggiormente espresso dai
stizia, per la riconciliazione e la pace tra gruppi biblici o del vangelo. Come abbia-
i popoli, per una carità operosa con gio- mo accennato in apertura, oggi in Italia
vani, migranti, sofferenti, poveri, per la è praticamente presente in tutte le diocesi,
custodia del creato (nn. 99-108), senza in alcune con numeri grandi. Tra gli adulti
contare l’impegno di far conoscere la Bib- va raccogliendo simpatia ed adesione.
bia nelle scuole e nelle università, e in L’incontro con il testo biblico è aperto ad
tanti ambiti culturali (nn. 109-116). Si una proporzionata serietà esegetica, è vis-
suto con spirito di fede, la LD e forma modo peculiare nel loro inserimento nelle
analoga (cosa dice il testo, cosa dice a realtà temporali e nella loro partecipazione
me il testo) è la via più diffusa. L’espe- alle attività terrene». Essi hanno bisogno di
rienza ci dice ancora che gli adulti appa- essere formati a discernere la volontà di Dio
iono piuttosto attempati, che gli stessi mediante una familiarità con la Parola di
gruppi vanno rinnovati nelle persone e Dio, letta e studiata nella Chiesa, sotto la
nello stile. Vi sono almeno quattro oriz- guida dei legittimi Pastori. Possano attingere
zonti da maturare di più: l’orizzonte della questa formazione alle scuole delle grandi
fede, mirando ad una fede adulta; l’oriz- spiritualità ecclesiali alla cui radice sta sem-
zonte ecclesiale, vuol dire apprendere la pre la sacra Scrittura. Secondo le possibilità,
Parola di Dio nei segni dell’annuncio, del- le diocesi stesse offrano opportunità forma-
la liturgia, della carità; l’orizzonte cultu- tive in tal senso (n. 84).
rale, che rende capaci di confronto critico
ed ecumenico con le culture, dai libri ai * In questo contesto desidero anche evi-
media; l’orizzonte pastorale, promuoven- denziare quanto il Sinodo ha raccomandato
do più decisamente la partecipazione del riguardo al compito delle donne in relazione
pianeta giovani. alla Parola di Dio. Il contributo del «genio
femminile», come lo chiamava Papa Gio-
vanni Paolo II, alla conoscenza della Scrit-
SUGGERIMENTI DI ISPIRAZIONE tura e all’intera vita della Chiesa, è oggi più
ampio che in passato e riguarda ormai an-
9. Ci vengono dalla VD, dove Benedetto XVI che il campo degli stessi studi biblici. Il Si-
insiste sul rapporto tra adulto e Parola di nodo si è soffermato in modo speciale sul
Dio. Riceviamo da lui queste esortazioni ruolo indispensabile delle donne nella fa-
come obiettivo cui attendere con una pri- miglia, nell’educazione, nella catechesi e
vilegiata premura pastorale: nella trasmissione dei valori. Esse, infatti,
«sanno suscitare l’ascolto della Parola, la
* Ai fedeli laici il Sinodo ha rivolto molte relazione personale con Dio e comunicare
volte l’attenzione, ringraziandoli per il loro il senso del perdono e della condivisione
generoso impegno nella diffusione del Van- evangelica, come pure essere portatrici di
gelo nei vari ambiti della vita quotidiana, amore, maestre di misericordia e costruttrici
nel lavoro, nella scuola, nella famiglia e di pace, comunicatrici di calore ed umanità
nell’educazione. Tale compito, che deriva dal in un mondo che troppo spesso valuta le
battesimo, deve potersi sviluppare attraverso persone con freddi criteri di sfruttamento e
una vita cristiana sempre più consapevole profitto» (n. 85).
e in grado di dare « ragione della speranza»
che è in noi (cfr 1Pt 3,15). Gesù nel Vangelo * Per raggiungere lo scopo auspicato dal
di Matteo indica che « il campo è il mondo. Sinodo, di un maggiore carattere biblico di
Il seme buono sono i figli del Regno» tutta la pastorale della Chiesa, è necessario
(13,38). Queste parole valgono particolar- che vi sia un’adeguata formazione dei cri-
mente per i laici cristiani, i quali vivono la stiani (…). Al riguardo, occorre riservare
propria vocazione alla santità con un’esi- attenzione all’apostolato biblico, metodo as-
stenza secondo lo Spirito che si esprime «in sai valido per raggiungere tale finalità, come
dimostra l’esperienza ecclesiale. I Padri si- e la conoscenza della Bibbia secondo la fede
nodali, inoltre, hanno raccomandato che, della Chiesa (n. 73).
possibilmente attraverso la valorizzazione
di strutture accademiche già esistenti, si sta- * Parola di Dio, matrimonio e famiglia
biliscano centri di formazione per laici e per Dal grande mistero nuziale deriva una im-
missionari, in cui si impari a comprendere, prescindibile responsabilità dei genitori nei
vivere ed annunciare la Parola di Dio, e, do- confronti dei loro figli. Appartiene infatti al-
ve se ne veda la necessità, si costituiscano l’autentica paternità e maternità la comuni-
istituti specializzati in studi biblici affinchè cazione e la testimonianza del senso della
gli esegeti abbiano una solida comprensione vita in Cristo: attraverso la fedeltà e l’unità
teologica e un’adeguata sensibilità per i con- della vita di famiglia gli sposi sono davanti
testi della loro missione (n. 75). ai propri figli i primi annunciatori della Pa-
rola di Dio. La comunità ecclesiale deve so-
stenerli ed aiutarli a sviluppare la preghiera
* Inoltre, come è stato sottolineato durante in famiglia, l’ascolto della Parola, la cono-
i lavori sinodali, è bene che nell’attività pa- scenza della Bibbia. Per questo il Sinodo au-
storale si favorisca anche la diffusione di spica che ogni casa abbia la sua Bibbia e la
piccole comunità, « formate da famiglie o custodisca in modo dignitoso, così da poterla
radicate nelle parrocchie o legate ai diversi leggere e utilizzare per la preghiera. L’aiuto
movimenti ecclesiali e nuove comunità », in necessario può essere fornito da sacerdoti,
cui promuovere la formazione, la preghiera diaconi o da laici ben preparati (n. 85).
Due cose mi rassicurano all’inizio di questa si perde la vitalità e la freschezza della co-
relazione. Innanzitutto le parole di don Gui- municazione, si trascura un atteggiamento
do che mi disse, proponendomi di scrivere pedagogico che dovrebbe attendere i tempi
questa relazione, che era importante soprat- dell’altro e far sì che l’altro maturi il suo
tutto allargare gli orizzonti della discussione punto di vista, e così via.
piuttosto che fossilizzarla in una sterile op- Proprio il nostro tempo ci sta ponendo invece
posizione fra due impostazioni diverse – è sotto gli occhi che la capacità di sintetizzare,
un “cantiere” appunto. di essere “semplici” in fondo nella comples-
In secondo luogo, la fraternità che esiste fra sità, è al cuore di ogni questione educativa1.
noi direttori e collaboratori degli Uffici. Vi Vorrei sottolineare soprattutto come sintesi
presento allora questa relazione solo come e “vivacità”, come capacità di schematizzare
un contributo a pensare ancora, pronto ad e “passione”, solo ad uno sguardo superfi-
accogliere la vostra parresia nei confronti ciale sono opposti, mentre nella concretezza
delle sue mancanze. della vita e dell’elaborazione culturale sono
invece continuamente correlati. Lina Bol-
zoni, docente di Letteratura alla Normale di
1. PER INIZIARE: Pisa, ha studiato come nei secoli si sia
BREVE APOLOGIA DEL VALORE strutturata la trasmissione del sapere
DELLA SINTESI utilizzando la capacità di schematizzare
e sintetizzare unitamente a quella di
Voglio iniziare soffermandomi sul valore che appassionare e comunicare per imma-
la Tradizione cristiana attribuisce alla pos- gini2. Soffermandosi sulla Commedia di
sibilità di fare sintesi e di utilizzare Dante, ad esempio, ha mostrato come il Poe-
schemi e, conseguentemente, sul valore che ta, da un lato, riuscisse a presentare una vi-
questo ha per la catechesi. Non è scontato, sione dell’universo intero, dove tutto trova
nel discorrere comune, che gli “schemi” sia- una sua collocazione, dove è evidente la
no utili. Qualcuno potrebbe dire che utiliz- meta del cammino, le sue tappe, gli ostacoli,
zando uno “schema” si impoverisce la vita, i peccati, le virtù, e così via.
1
Lo ricordava uno stupendo libretto di P. Sequeri dedicato all’educare alla scuola della Parola: P. Sequeri, L’oro
e la paglia, Glossa, Milano, 1989.
2
L. BOLZONI, Dante, o della memoria appassionata, disponibile on-line al link [Link]
try/324 . Per approfondimenti, vedi l’opera maggiore L. Bolzoni, La rete delle immagini. Predicazione in volgare
dalle origini a Bernardino da Siena, Einaudi, Torino, 2002.
3
Educare alla vita buona del Vangelo, 13. L’intero numero 13, con le successive citazioni di Paolo VI e
Benedetto XVI, è straordinario.
4
Riprendo alcune espressioni utilizzate dal cardinale C. M. MARTINI, Cercate una verità semplice e sicura, in C.
M. MARTINI, Educare nella postmodernità, La scuola, Brescia, 2010, pp. 153-154.
5
Cfr. gli atti del Convegno stesso, Conferenza Episcopale Italiana, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo,
EDB, Bologna, 2008.
denti. In questo senso il Convegno di Verona 2.2 La sua storia remota e recente
ha generato un duplice guadagno; da un la- Per comprendere la complessità della que-
to, ha aperto nuove prospettive, dall’altro stione vale la pena ricordare almeno che «lo
ha obbligato a riprendere in mano con mag- schema dei tria munera ha una lunga e
giore consapevolezza gli schemi a cui ci si controversa storia», come afferma F. G.
era abituati. Brambilla7: nato in ambito protestante, nella
Ma, al contempo – perché di guadagno si polemica fra Calvino e Osiander, per descri-
possa parlare realmente – bisogna com- vere l’azione soteriologica di Cristo (a partire
prendere prima come questi due “sche- da un testo paolino che parla di Cristo «sa-
mi”, queste due “prospettive” possano pienza, giustizia, santificazione», 1 Cor
operare insieme non come rette paral- 1,30) ha poi collegato questo triplice aspetto
lele, bensì interagendo in maniera feconda, alle dimensioni sacerdotale, profetica e re-
senza paralizzare la pastorale in sterili di- gale della sua identità messianica8.
scussioni. Dalla cristologia il triplice schema è poi pas-
Il tentativo di proposta che farò con questa sato all’ecclesiologia protestante per carat-
relazione – lo dichiaro subito – non è op- terizzare il sacerdozio battesimale dei cre-
positivo, bensì cercherà di mostrare co- denti9. Nell’ottocento il triplice munus co-
me le due prospettive possano fecon- mincia ad affermarsi progressivamente an-
darsi reciprocamente e come abbiano in che nell’ecclesiologia cattolica, ma con rife-
fondo bisogno l’una dell’altra. Le due “sche- rimento ancora alla funzione sacerdotale,
matizzazioni” si ritrovano ovviamente an- profetica e regale dei ministri ordinati, do-
che negli Orientamenti pastorali per il pros- vendo essi esercitare il magisterium verbi,
simo decennio6 – il n. 33 tratta degli “ambiti” il ministerium gratiae, il regimen anima-
di Verona, il n. 39 di “catechesi”, “liturgia” rum (magistero della Parola, ministero della
e “carità. Può allora, proprio la questione Grazia e governo delle anime). Finalmente
educativa – e la catechesi degli adulti in par- è stato il Concilio Vaticano II a riprendere il
ticolare – essere un banco di prova della fe- triplice ufficio nel contesto di un «ampio ri-
condità di questa duplice prospettiva? corso al repertorio del “pastore” per descri-
6
Educare alla vita buona del Vangelo, nn. 33 e 39.
7
F. G. BRAMBILLA, La pastorale della chiesa in Italia tra annuncio, celebrazione, carità e ambiti di vita della
persona, (relazione pronunciata in occasione del Laboratorio della Segreteria della CEI del 3 febbraio 2010 sullo
stesso tema e disponibile on-line al link [Link]/cci_new_v3/allegati/9641/[Link]). B. Se-
veso, La pratica della fede, Glossa, Milano, 2010, p. 310, da parte sua, definisce il cammino di questa nozione
“lungo ed anche fortunoso”. Cfr. sull’evoluzione storica del trinomio, anche M. Semeraro, Con la Chiesa nel
mondo. Il laico nella storia, nella teologia, nel magistero, Vivere in, Roma, 1991, pp. 197-204, con specifico
riferimento alla definizione del “laico” nella Chiesa.
8
L’evoluzione storica che porterà al nostro trinomio è stata studiata innanzitutto da J. Fuchs (con introduzione
di Y. Congar), Origines d’une trilogie ecclésiastique a l’époque rationaliste de la théologie, Rev. Sc. ph. th.,
1969, 185-211 e dallo stesso Y. Congar, Sur la trilogie: prophète-roi-pretre, Rev. Sc. ph. th., 67 (1983) 97-
115.
9
Afferma F. G. Brambilla che la «fissazione “sistematica” dello schema dei tria munera ha richiesto, mentre
passava dalla soteriologia all’ecclesiologia, di trovare una giustificazione biblica e patristica. Ora, su questo punto
gli studi sono molto controversi» (nella relazione sopra citata). G. Benzi ha recentemente sottolineato in una
relazione tenuta a Pozzuoli il 17/4/2010 come in 1 Corinzi emerga già la rilevanza delle tre dimensioni che
saranno poi elaborate successivamente.
vere l’azione propria dei diversi soggetti nel- ministeri dell’unica missione della Chiesa,
la Chiesa»10. Da qui, pian piano, la termi- intimamente connessi tra loro. Il ministero
nologia si è evoluta divenendo nel gergo co- della parola ha anche valore liturgico e re-
mune “Parola” (dall’ufficio profetico di Cri- gale; il ministero sacerdotale anche valore
sto), “Liturgia” (dall’ufficio sacerdotale), profetico e pastorale; il ministero regale an-
“Carità” (dall’ufficio regale). che valore liturgico e profetico». La Lettera
Lanza sintetizza così gli sviluppi recenti dei Vescovi per la riconsegna del testo «Il
dell’utilizzo terminologico del triplice munus: rinnovamento della catechesi», al n. 6 scri-
«questo trinomio passa [...] a caratterizzare ve invece, con una terminologia a cui siamo
anche il mondo laicale, quando si comincia, oggi più abituati, che «il DB guida la comu-
anche in ambito cattolico, a partire dalla me- nità a prendere coscienza che la catechesi,
tà del ‘900, a parlare di sacerdozio comune mentre mantiene un suo ambito specifico di
dei fedeli, il sacerdozio battesimale. Natu- azione, non deve essere isolata nel cammino
ralmente con qualche modifica: non sarà più pastorale, ma inserita in un piano organico.
magisterium verbi, ma ministero della Pa- Tale piano, che ogni comunità deve darsi,
rola, non sarà più ministero della grazia o comprende in una visione globale lo svilup-
dei sacramenti, ma partecipazione liturgica po unitario della pastorale catechistica, li-
ed il governo delle anime diventerà vita della turgica, caritativa».
carità. Per cui nella formula più usata diver-
rà: catechesi, liturgia e carità». Sempre si sottolinea comunque che si tratta
Infatti, dopo il Vaticano II, l’utilizzo del tri- di «triplice ministero, appunto, ma non [di]
nomio è divenuto abituale in moltissimi do- tre differenti compiti dell’unico mediatore
cumenti, anche se spesso solo implicita- che è Cristo; piuttosto tre aspetti di
mente e conservando un’oscillazione di un’unica azione salvifica, o tre punti di
espressioni (“compiti”, “dimensioni”, “uffi- vista»12.
ci”, “ambiti”11).
Ovviamente la presenza del trinomio è no- Nel magistero pontificio il trinomio appare
tevole anche in documenti relativi alla ca- nella Deus caritas est di Benedetto XVI
techesi. Ad esempio, il Documento di base, che al n. 25 afferma: «L’intima natura della
al n. 9 sottolinea che «la missione della Chiesa si esprime in un triplice compito: an-
Chiesa si fa testimonianza e servizio, con la nuncio della Parola di Dio (kerygma-mar-
varietà di uffici e la ricchezza di doni che tyria), celebrazione dei Sacramenti (leitur-
Cristo le elargisce, per mezzo dello Spirito gia), servizio della carità (diakonia). Sono
Santo, e che convergono nel triplice mini- compiti che si presuppongono a vicenda e
stero: profetico, regale, sacerdotale. Sono tre non possono essere separati l’uno dal-
10
B. SEVESO, La pratica della fede, Glossa, Milano, 2010, p. 312.
11
P. BAZZICHETTO, in una tesi di licenza presso la Pontificia Università Lateranense, purtroppo non pubblicata, dal
titolo Gli ambiti dell’azione ecclesiale nel dibattito recente, ha studiato la terminologia utilizzata in merito da
diversi pastoralisti e teologi (V. Schurr, W. Kasper, L. Roos, C. Bäumler, K. Lehmann, A. Charron, J. W. Flower,
J. B. Bagot, R. Zerfass, B. Seveso, D. Borobio, K. Rahner, C. Floristan, D. Wiederkehr, E. Alberich, G. Otto, J. A.
Van Der Ven, S. Lanza, L. Bressan), oltre a presentare i testi relativi del magistero di Giovanni Paolo II.
12
M. SEMERARO, Con la Chiesa nel mondo. Il laico nella storia, nella teologia, nel magistero, Vivere in, Roma,
1991, p. 199.
13
Cfr. anche COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni sulla teologia della Redenzione, 29.11.1994,
IV/1,9: «Il significato della redenzione e l’unicità del Redentore sono rivelati dalle attività costitutive della Chiesa
in questo mondo: martyria, diakonia, leitourgia» (il documento è pubblicato in Commissione Teologica Inter-
nazionale, Documenti 1969-2004, ESD, Bologna, 2010, p. 521).
14
La diffusione del trinomio Parola-Liturgia-Carità avviene «in chiave remissiva; in altri termini, cedendo a
quella spinta socioculturale che delimita il campo della religione al privato e il senso pubblico della Chiesa a ruoli
di supplenza socioassistenziale» (S. Lanza, Parola-Liturgia-Carità: un trinomio “da superare”. Un’intervista a
mons. Sergio Lanza (a cura del Centro culturale Gli scritti, disponibile on-line al link
[Link] Così anche P. Asolan: «a me sembra che sia stata
la mappatura dell’azione ecclesiale – così come si è venuta configurando nel trinomio evangelizzazione/liturgia/ca-
rità – ad aver contribuito in maniera decisiva all’isolamento della pastorale sociale dal resto della pastorale dio-
cesana» (P. ASOLAN, Il tacchino induttivista, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2009, p. 158). Similmente D. E.
Viganò, I Laterani del Redemptor hominis, in La teologia pastorale oggi, Lateran University Press, 2010, pp.
7-9: «il trinomio evangelizzazine-liturgia-carità spinge verso un’azione pastorale fortemente squilibrata: dedica
molto alla parte ad intra (strutturando organicamente le celebrazioni, i sacramenti, i vari momenti della vita
interna di una comunità...) e fatica molto ad organizzare il resto (configurando la pastorale ad extra più come
una pastorale di iniziative che una pastorale strutturata organicamente».
Altri autori, per contro, ne hanno difeso invece la pertinenza, come recentemente B. Seveso: «È nozione teologica
in grado di illustrare con efficacia l’azione della Chiesa e di veicolarne il significato ultimo», B. Seveso, La pratica
della fede, Glossa, Milano, 2010, pp. 309-310; già l’Enciclopedia di pastorale (L. PACOMIO – B. SEVESO, Enci-
clopedia di pastorale, Piemme, Casale Monferrato, 4 voll., 1992-1993) si strutturava secondo il trinomio.
15
«La rappresentazione diffusa delle funzioni della pastorale (annuncio, celebrazione, comunione, carità, mis-
sione, animazione culturale, presenza sociale, lavoro, turismo, migrantes, ecc.) ha sovente preso nella pratica
un andamento molto settoriale e autoreferenziale. [...] Occorrerà, dunque, un atteggiamento coraggioso e lun-
gimirante nell’affrontare i cinque ambiti. [...] Pertanto, il confronto che avverrà dentro gli ambiti dovrà essere
preoccupato di mantenere una sorta di interdipendenza orizzontale e verticale. Orizzontale, perché la discussione
dovrà mostrare l’intreccio del nostro tema con le altre sfere di esperienza della vita umana e cristiana.
Verticale, perché dovrà sempre mettere il tema sotto la luce luminosa della speranza cristiana che viene dal-
l’incontro con il Risorto» (F. G. Brambilla, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, in Conferenza
Episcopale Italiana, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, EDB, Bologna, 2008, p. 160).
16
«Il nostro Convegno, con la sua articolazione in cinque ambiti di esercizio della testimonianza, ognuno dei
quali assai rilevante nell’esperienza umana e tutti insieme confluenti nell’unità della persona e della sua co-
scienza, ci ha offerto un’impostazione della vita e della pastorale della Chiesa particolarmente favorevole al
testimonianza cristiana nelle concrete coor- in Chiesa o per diventare sacerdoti, ma non
dinate dell’esistenza umana, come afferma basta essere credenti, per affidare la propria
chiaramente la Nota pastorale redatta dopo vita a Dio: bisogna anche decidere se essere
il Convegno17. celibi o sposi.
Si potrebbe dire che il trinomio riporta
2.3 Una prima chiave di lettura continuamente la catechesi alla sua
Proviamo ad offrire a questo punto una pri- scelta “fondamentale”, mentre i cinque
ma immagine per illuminare la relazione che ambiti la riportano alle scelte “vitali”
esiste tra il trinomio ed i cinque ambiti, prima che gli adulti compiono e che caratterizzano
di considerarli singolarmente. ulteriormente la loro vita.
La teologia morale ha elaborato una distin- Certamente le scelte “fondamentali” sono,
zione tra due grandi categorie di scelte che per definizione, più importanti e fondative,
l’uomo compie nella sua vita. C’è una scel- ma esse non raggiungono i frutti che il
ta che si potrebbe chiamare “fondamen- Signore desidera se non si concretizza-
tale”, perché orienta tutta l’esistenza, ad no in scelte vocazionali concrete. Ognu-
esempio la scelta di credere o di essere atei. no di noi ha in mente persone che, per paura
C’è una scelta che si potrebbe chiamare di scegliere, restano tutta la vita in mezzo
“vitale”, perché delibera un indirizzo del- ad un guado e la loro fede non diviene mai
l’intera vita, ma ad un livello diverso della matura. D’altro canto, solo una fede viva
precedente, ad esempio maturando la deci- permette di mantenere vivace il proprio
sione di uno “stato di vita”, come sposarsi sacerdozio o la propria professione, ma
o farsi sacerdote18. Le due scelte sono di or- le due cose hanno statuti e regole di
dine diverso, ma chiaramente correlate. Bi- maturazione che non sono identiche.
sogna essere credenti, per celebrare le nozze Eppure sono così correlate che mancanze in
lavoro educativo e formativo. Si tratta di un notevole passo in avanti rispetto all’impostazione prevalente
ancora al Convegno di Palermo, che a sua volta puntava sull’unità della pastorale ma era meno in grado di ri-
condurla all’unità della persona perché si concentrava solo sul legame, pur giusto e prezioso, tra i tre compiti
o uffici della Chiesa: l’annunzio e l’insegnamento della parola di Dio, la preghiera e la liturgia, la testimonianza
della carità» (C. RUINI, Intervento conclusivo, in Conferenza Episcopale Italiana, Testimoni di Gesù risorto, spe-
ranza del mondo, EDB, Bologna, 2008, p. 542).
17
«Il linguaggio della testimonianza è quello della vita quotidiana. [...] Abbiamo declinato pertanto la testi-
monianza della Chiesa secondo gli ambiti fondamentali dell’esistenza umana. È così emerso il volto di una
comunità che vuol essere sempre più capace di intense relazioni umane, costruita intorno alla domenica, forte
delle sue membra in apparenza più deboli, luogo di dialogo e d’incontro per le diverse generazioni, spazio in
cui tutti hanno cittadinanza. [...] Si tratta di cinque concreti aspetti del “sì” di Dio all’uomo, del significato
che il Vangelo indica per ogni momento dell’esistenza» (Nota «Rigenerati per una speranza viva» (1 Pt 1,3):
testimoni del grande «sì» di Dio all’uomo, 12).
18
L’importanza del concetto di “opzione vitale” è stata elaborata dalla “scuola della Gregoriana” con le riflessioni
in merito di K. Demmer e S. Bastianel. Si veda, ad esempio, K. Demmer, Introduzione alla teologia morale,
Piemme, Casale Monferrato, 1993, pp. 85-87, che afferma: «Un secondo centro gravitazionale [dopo l’opzione
vitale] della prassi morale può essere identificato con una scelta di vita. Ogni uomo lega del tutto spontaneamente
alla sua vita un senso di unicità che per essere tradotto nella realtà necessiterà di una vita intera. [...] Nella
vita ecclesiale si incontrano i tre stati classici di vita: il matrimonio, il sacerdozio e la vita consacrata che come
tali godono della pubblica protezione canonica. [...] Può accadere che qualcuno scopra nella propria professione
una vocazione ed impegni tutta la vita». L’opzione vitale si colloca così fra l’opzione fondamentale e le scelte
particolari che siamo chiamati a compiere ogni giorno, operando una mediazione fra le due.
uno dei due orizzonti avrà conseguenze de- e unica. In fondo è questo il dilemma dinanzi
cisive anche nell’altro. Questo è particolar- al quale sembra trovarsi oggi la fede. Una
mente vero oggi, perché il nostro tempo è certa ideologia anticlericale vorrebbe
caratterizzato, come si ripete spesso, da una che la fede cristiana non entrasse nel-
frattura fra la fede e la vita. L’adulto, spesso, l’agone pubblico, non si esprimesse sul-
non è in grado di vivere il Vangelo proprio le grandi questioni della vita, bensì si
lì dove è chiamato a scelte quotidiane e de- esprimesse solo nelle aule liturgiche, nelle
cisive: negli affetti, nella cultura, nella poli- stanze di catechesi, nei centri di accoglienza
tica, nell’educazione dei figli, ecc. Ma, d’altro della Caritas; ma non appena la Chiesa si ri-
canto, proprio questo non lascia la sua tirasse in quei luoghi ecco che dichiarerebbe
fede immune. Se la vita non viene illumi- automaticamente che la fede non ha nulla
nata dal Vangelo ecco che la fede diviene da dire sulla vita degli uomini e questa fede
meno convincente, ecco che la persona perde sarebbe quindi superflua e inutile. Voi capite
convinzione nella bontà stessa della fede, bene che un adulto, invece, accoglie con
ecco che la sua testimonianza si impoverisce. gioia la fede solo se percepisce che essa è il
Così è dei tria munera e dei cinque ambiti. “grande sì”20 di Dio alla vita, che essa dice
Essi sono distinti, eppure correlati. Abbiso- delle parole assolutamente nuove sulle realtà
gnano di attenzioni peculiari, ma insieme non vitali che lo toccano.
finiscono mai di condizionarsi a vicenda. Ma, d’altro canto, una catechesi che non
Per questo una catechesi degli adulti avrà aprisse l’uomo alla meraviglia della presenza
bisogno, da un lato, di radicarsi sempre di Dio, alla liturgia, alla maturazione di un
maggiormente nell’ascolto della Parola di amore capace di offrire la vita senza atten-
Dio e, dall’altro, avrà bisogno di accompa- dere niente in cambio, si tramuterebbe
gnare le persone a comprendere la bontà presto in un attivismo o in un buonismo
della dottrina sociale della Chiesa (solo per senza prospettive o prenderebbe la stra-
fare un esempio). Se l’adulto non si ponesse da di illusorie utopie sociali e politiche
in ascolto del Dio che parla, non potrebbe alla fine non solo inconcludenti, ma an-
nutrire la sua fede, ma se non avesse gli zi pericolosamente fuorvianti.
strumenti per interpretare il mondo profes-
sionale in cui è chiamato ad operare, pari- 2.4 Un secondo punto di vista, quello
menti vivrebbe una schizofrenia fra la della speranza
fede e la vita. Come vi accorgerete, il procedimento che
Se la fede cristiana non avesse una fecondità utilizzerò per chiarificare la questione che
culturale, politica, affettiva, ecc., vorrebbe mi è stata affidata è quello di un progressivo
dire che essa è inutile, vorrebbe dire che il approfondimento, quasi girando intorno alla
suo DNA19 è incapace di generare vita nuova questione per vederne via via diverse sfac-
19
L’utilizzo dell’immagine del DNA per descrivere il trinomio è quella più frequentemente utilizzata da Lanza;
cfr. S. LANZA, Parola-Liturgia-Carità: un trinomio “da superare”. Un’intervista a mons. Sergio Lanza, già ci-
tato.
20
Come è noto, “il grande sì di Dio alla vita” è una delle straordinarie espressioni inventate da Benedetto XVI,
si potrebbe dire proprio come pontefice catechista. Il papa l’ha utilizzata nel suo discorso al Convegno di Verona
ed essa è stata poi ripresa dalla Nota pastorale «Rigenerati per una speranza viva» (1 Pt 1,3): testimoni del
grande «sì» di Dio all’uomo, nel titolo e particolarmente nei nn. 10.12.
cettature da punti di vista diversi prospetti- 3.1 Approfondire per comporre in unità:
camente. All’immagine della diversa tipolo- l’annuncio della Parola di Dio
gia di scelte voglio ora aggiungere una se- (kerygma/martyria)
conda immagine per arricchire questo primo Bastino per ora queste due immagini ancora
abbozzo di connessione. Benedetto XVI ha provvisorie. Non ho voluto ancora definire
svolto nell’enciclica Spe salvi una sempli- né il “trinomio”, né gli “ambiti”. Ho voluto
cissima e straordinaria riflessione. Ha spie- lasciare ancora aperta la questione se
gato che esiste una “grande speranza” sia più corretto chiamarli “compiti” o
e che essa porta il nome di Dio. Senza “ambiti” ed in che senso riguardino la
Dio, in fondo, non esiste speranza alcuna, Chiesa e l’uomo. Non ho nemmeno af-
perché qualsiasi cosa l’uomo faccia è desti- frontato ancora la questione se l’una e l’altra
nata al nulla, all’abisso della morte. Solo suddivisione siano la strutturazione più utile
perché Dio è Dio, ultimamente ha senso ge- da utilizzare nella catechesi e se ne esistano
nerare un bambino, amare una donna, farsi altre complementari. Mi interessava solo,
preti, scrivere un libro, fare catechesi. Ma, all’inizio, mostrare come esista una comple-
d’altro canto – ha affermato – esistono an- mentarietà e non un’opposizione di prospet-
che quelle che potrebbero essere chia- tive. Vorrei adesso “lavorare ai fianchi” an-
mate le “piccole speranze”. La straor- cora un po’ il nostro problema proprio dal
dinaria bellezza del cristianesimo è che punto di vista della catechesi degli adulti,
anche esse sono importanti: la fede non sottolineando alcune questioni chiave che –
le spegne, ma anzi le esalta. Spesso il cri- mi sembra – sono sul tappeto oggi.
stianesimo è stato criticato proprio con l’ac- Se la via da percorrere non è quella dell’op-
cusa che la fede spegne il gusto di vivere, posizione, bensì quella della composizione,
di mangiare, di produrre, di creare, di amare, ecco che appare subito evidente che non si
di generare. Benedetto XVI risponde che la deve trascurare l’annuncio della Parola,
proposta del Vangelo è esattamente all’op- bensì invece “esaltarlo” ancor più, a par-
posto. Chi ha la “grande speranza” si impe- tire dalla catechesi degli adulti.
gna ancor di più per le “piccole speranze”,
per la cultura, la scienza, la famiglia... 3.1.1 Se vogliamo che un adulto maturi in
Il trinomio ci riporta continuamente alla prospettiva di una testimonianza negli am-
“grande speranza”, mentre i cinque ambiti biti di vita non possiamo più accettare che
ci provocano sul versante delle “piccole spe- egli non frequenti la Scrittura e dobbiamo
ranze”. Senza la “grande speranza” la invece lavorare ad una catechesi che la va-
catechesi smetterebbe di essere teolo- lorizzi. Se le iniziative in questa direzione
gale, senza le “piccole speranze” la ca- non mancano – forse la maggior parte degli
techesi diverrebbe alienazione e fuga itinerari offerti agli adulti oggi è composto
dalla vita21. da itinerari biblici – è certo però che sono
21
Lo notava, con termini simili a quelli di Benedetto XVI, F. G. Brambilla nella relazione a Verona, commentando
alcuni straordinari testi di G. Marcel: «Gli stessi linguaggi della speranza mettono in evidenza la tensione tra la
speranza di ogni uomo e donna (“io spero…”) e la ricerca dei beni sperati (“io spero che...”). Questa tensione
deve però prestar credito alla promessa (“io spero in…”) che è presente nei beni sperati, ma che supera sempre
i beni ottenuti» (F. G. BRAMBILLA, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, in Conferenza Episcopale
Italiana, Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, EDB, Bologna, 2008, p. 145).
molto pochi coloro che sono raggiunti ra24, con ottimi risultati, mostrando la fe-
da esse. condità di questo approccio. I cinque ambiti
La tradizione ebraica, che di Dio se ne in- sono talmente connessi con la storia della
tende, ha elaborato nel Medioevo una codi- salvezza, che non si tratta di aggiungerli
ficazione dei precetti, indicando come ultimo ex novo, poiché essi sono presenti ab
e quindi riassuntivo fra i comandi divini che origine in ogni piega della Scrittura.
debbono essere assolutamente adempiuti
quello di scrivere con le proprie mani un ro- 3.1.2 Ma il contatto con la “sola Scrittura”
tolo del Sefer Torah, cioè del Pentateuco22. non è sufficiente. L’adulto ha bisogno,
La nostra catechesi deve far sì che, se oggi più che mai, di essere condotto dal-
anche un adulto non arrivasse a copiare la Parola a saper discernere i sentimenti
di proprio pugno il Nuovo Testamento, che prova nel cuore, a maturare decisioni,
certamente lo frequenti ogni giorno del- a saper discernere la voce di Dio. Uno dei
la sua vita. Questo rapporto costante è de- grandi maestri della Scrittura che il Signore
cisivo perché egli sia testimone del Signore ha donato al nostro tempo, il cardinale Carlo
negli ambiti della sua vita. Penso anche alla Maria Martini, ci ha mostrato quanto sia fe-
proposta della messa quotidiana per i laici, condo leggere la Scrittura a partire dagli
all’introduzione alla preghiera delle ore, alla Esercizi spirituali di Sant’Ignazio, a partire
lectio continua di singoli libri biblici, alla cioè da uno “schema” che nasce dall’espe-
costituzione di gruppi del Vangelo nelle par- rienza spirituale di un santo che ha saputo
rocchie e nei palazzi. Ovviamente tutto que- illuminare il combattimento che si compie
sto ha bisogno di una preparazione e di una nel cuore umano25.
passione da parte del clero, dei religiosi e Ma non esiste solo Ignazio: Martini ci ha
dei catechisti laici, perché l’adulto, che ha mostrato come sia prezioso e addirittura ne-
fame della Parola, possa trovare chi la sa cessario illuminare la Scrittura con le testi-
spezzare con lui. L’attenzione ai cinque am- monianze dei maestri ebrei e poi dei Padri
biti non può mandare dispersa l’accresciuta della Chiesa e dei Dottori. L’adulto oggi cerca
passione per la Parola, anzi ne ha bisogno. non solo una conoscenza della Scrittura, ma
È evidente, infatti, che la Sacra Scrittura una Parola che illumini la sua vita. L’espe-
non cessa di parlare di affetti, di ma- rienza delle nostre diocesi ci dimostra
lattie, di questioni sociali, di genitori e che non appena qualche saggio creden-
di figli, di festività e lavoro23. Un recente te inizia a presentare i grandi temi della
Laboratorio Biblico promosso dalla CEI, co- vita spirituale, dalle virtù, alla preghiera,
me ben sapete, ha lavorato proprio sui cin- ai peccati, ai vizi capitali, al discernimento
que ambiti di Verona a partire dalla Scrittu- degli spiriti, molti accorrono “assetati”, in
22
Cfr. J. SIMCHA COHEN, The 613th Commandment. An analysis of the Mitzvah to Write a Sefer Torah, Jason
Aronson, Northvale, 1994; esistono differenti codificazioni, ma la più utilizzata risale a Maimonide.
23
Solo per citare un testo straordinario, si pensi ad L. ALONSO SCHÖKEL, Dov’è tuo fratello? Pagine di fraternità
nel libro della Genesi, Paideia, Brescia, 1987, in merito alle pagine sull’affettività e la tradizione in Genesi.
24
Laboratorio Biblico del 22 aprile 2009, dal titolo “La Parola che nutre e vivifica l’impegno pastorale della
Chiesa. Bibbia, persona e relazioni per una pastorale integrata”, con introduzione di G. Benzi, relazione portante
di R. Vignolo e ambiti affidati a cinque biblisti italiani. Tutti i testi sono disponibili on-line al link [Link]
[Link]/cci_new_v3/allegati/9032/[Link]
25
Si pensi ancora a maestri come il cardinale T. Špidlik o F. Rossi De Gasperis.
un tempo che trascura la profondità dell’ani- è, invece, rimandare alla figura che bril-
mo, per “mettere ordine nella propria vita”. la di luce propria, dar risalto a quella
figura, in modo da far risplendere la chia-
3.1.3 Ma l’esigenza di una catechesi che ri- rezza intrinseca della Scrittura»27. Proprio
sponda al tempo presente, esalta la Parola l’esperienza della Chiesa, nel dogma ha in-
ancora più oltre. Nelle famose conferenze dividuato i punti più nuovi della rivelazione,
sulla catechesi di Lione e Parigi26, l’allora i nodi più originali della novità cristiana e li
cardinale Ratzinger dichiarò che una delle ha sintetizzati nelle formule di fede. La Chie-
cause più profonde della crisi della ca- sa, con i suoi dogmi, «difende l’umanità dai
techesi doveva essere ravvisata nel fat- suoi peggiori nemici, quei mostri antichi, di-
to che si ritenesse l’interpretazione sto- voratori orribili che sono i vecchi errori»28.
rica della Scrittura e la fede della Chiesa Ma non penso solo ai Simboli di fede tout
irriducibili l’una all’altra. Ed, in effetti, court, penso anche ad autori come Ro-
se l’adulto non matura la convinzione che mano Guardini, professore di Weltan-
la fede della Chiesa gli permette di compren- schauung, di “visione del mondo”29.
dere la Scrittura, ma anzi lo allontana dalla Credo che figure come la sua potrebbero es-
sua verità, si troverà esitante, “come una sere assunte nella catechesi degli adulti, pro-
banderuola al vento”, incapace di articolare prio perché aiutano a riflettere in maniera
la sua testimonianza, senza alcun fonda- sintetica su cos’è il cristianesimo, su qual è
mento solido su cui poggiare la propria fede. la sua novità, qual è la sua visione del mon-
La catechesi degli adulti, invece, è chiamata do e della vita, permettendo di fare sintesi
a mostrare che «i Simboli [della fede], intesi dell’intera rivelazione. Autori come Guardini
come la forma tipica ed il saldo punto di riportano la fede all’essenziale e, per questo,
cristallizzazione di ciò che si chiamerà più nutrono.
tardi dogma, non sono un’aggiunta alla
Scrittura, ma il filo conduttore attra- 3.1.4 Mi sembra che un passo ancora debba
verso di essa [...], sono per così dire essere compiuto per accennare almeno a
il filo di Arianna, che permette di per- quanto è grande – e per niente diminuito
correre il Labirinto e ne fa conoscere la dall’attenzione ai cinque ambiti – il compito
pianta. Conseguentemente, non sono nep- che è assegnato alla Parola nella catechesi
pure la spiegazione che viene dall’esterno degli adulti. La Parola della rivelazione,
ed è riferita ai punti oscuri. Loro compito affidata alla Chiesa, prosegue la sua
26
J. RATZINGER, Transmission de la Foi et sources de la Foi, conferenze tenute a Lione ed a Parigi il 15 ed il 16
gennaio 1983, on-line in traduzione italiana non ufficiale al link [Link]
[Link] .
27
J. RATZINGER, Dogma e predicazione, Queriniana, Brescia, 1974, p. 26. Anche il Direttorio generale per la ca-
techesi, 128, ricorda la profonda correlazione che esiste tra Scrittura e fede della Chiesa: «La catechesi trasmette
il contenuto della Parola di Dio secondo le due modalità con cui la Chiesa lo possiede, lo interiorizza e lo vive:
come narrazione della Storia della Salvezza e come esplicitazione del Simbolo della fede». Nella Lettera ai
seminaristi del 18/10/2010, Benedetto XVI scriveva: «ciò che chiamiamo dogmatica è il comprendere i singoli
contenuti della fede nella loro unità, anzi, nella loro ultima semplicità: ogni singolo particolare è alla fine solo
dispiegamento della fede nell’unico Dio, che si è manifestato e si manifesta a noi».
28
G. K. CHESTERTON, Perché sono cattolico e altri scritti, Gribaudi, Milano, 2002, p. 12.
29
Fra gli altri, è G. RUTA, Romano Guardini e l’essenza del cristianesimo, Messina, 2005, a suggerire la figura
e l’opera del grande pensatore come uno dei punti di riferimento per la formazione oggi.
corsa fecondando la storia e rivestendosi degli adulti che non sapesse spiegare la Bib-
di infiniti colori. Se questo non fosse vero, bia con Dante diventerebbe più povera e
la Parola sarebbe morta ed avrebbe termi- meno capace di toccare il cuore dell’adulto.
nato la sua corsa. Invece, nella storia della Un “sussidio” di catechesi per adulti
Chiesa, essa continua a manifestare il volto che non si misura con i “grandi” è ne-
di Dio. Giovanni Paolo II ha scritto in Trittico cessariamente debole, incapace di quella
Romano, riferendosi alla volta michelangio- sintesi appassionante di cui l’adulto è asse-
lesca della Sistina: tato. Possiamo oggi pensare di poter parlare
«Ma il Libro aspetta l’immagine.- È giusto. in maniera interessante del desiderio o del
Aspettava male rinunciando ad Agostino, della credi-
un suo Michelangelo. bilità del cristianesimo rinunciando a Pascal,
Perché Colui che creava, “vedeva” - del valore della coscienza rinunciando a
vide, che “ciò era buono”. Newman, della rivelazione rinunciando a de
“Vedeva”, ed allora il Libro aspettava il Lubac? I sussidi catechetici per adulti che
frutto della “visione”. spazio danno a questi grandi autori?
O uomo che vedi anche tu, vieni - Un’esperienza che abbiamo iniziato da
Sto invocandovi “vedenti” di tutti i tempi. alcuni anni a Roma è proprio quella di
Sto invocandoti, Michelangelo! commentare i grandi autori della storia della
Nel Vaticano è posta una cappella, che Chiesa – approfittando anche della bellezza
aspetta il frutto della tua visione! dell’arte, ma questo è per noi secondario –
La visione aspetta l’immagine. per parlare della fede cristiana31.
Da quando il Verbo si fece carne, la visione,
da allora, aspetta»30. Voglio aggiungere un piccolo ricordo personale. Il
nostro vice-parroco ci fece leggere nelle nostre riu-
nioni la Bibbia: 1 Tessalonicesi ed Efesini, versetto
È apparentemente scandaloso ciò che affer-
per versetto, per un anno intero. Lì imparai ad
ma il pontefice in questi versi: la Bibbia amare la Scrittura ed a leggerla ogni giorno. Al-
aspettava Michelangelo. Dio aspettava Buo- l’inizio della riunione dell’anno seguente, a ottobre,
narroti! È come se dicesse che la Bibbia ci disse che proponeva adesso di leggere i Docu-
non bastava! Possiamo dire che è così: la menti del Concilio, Dei verbum ed Apostolicam ac-
tuositatem. Nacque una discussione accesissima,
Bibbia non bastava per far comprendere la
perché nessuno di noi voleva smettere di leggere
meraviglia della rivelazione. Questo ricorda la Bibbia. Alla fine ci convinse. Ci spiegò che ormai
alla catechesi degli adulti che si può fare ca- eravamo in grado di leggere la Scrittura, che c’era
techesi – anzi che si “deve” fare catechesi la liturgia, che il Concilio è pieno di Scrittura. Ci
– anche con Dante e con Manzoni, con Ca- educò a capire la rivelazione ed a riflettere sul-
ravaggio e Michelangelo. Un personaggio l’apostolato dei laici: un anno intero su quei due
documenti Ho ancora i miei appunti su 1 Tessalo-
che tutti – penso – amiamo come Roberto
nicesi, su Efesini, su Dei Verbum ed Apostolicam
Benigni, ci sta insegnando che si può parlare actuositatem: compresi allora l’ampiezza del tema
di Gesù Cristo spiegando i Canti della Com- della Parola di Dio che è attestata nella Scrittura e
media. Io penso, anzi, che una catechesi che parla a noi nella viva voce della Chiesa.
30
GIOVANNI PAOLO II, Trittico romano. Meditazioni, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2003, pp. 20-21.
31
Cfr. gli incontri dei primi due anni nella sezione Roma e le sue basiliche del sito Gli scritti al link [Link]
[Link]/approf/luogiub/roma_basiliche.htm.
Dove tutto il dinamismo della Parola è messo diversa e per questo arricchente rispetto
in atto ecco che già le porte sono spalancate ad altre “esperienze” umane caratteriz-
nei confronti dell’affettività, della tradizione zate dal “produrre”, dal “fare”: «il sog-
o degli altri ambiti, mentre dove la Parola è getto liturgico e la partecipazione attiva di
in sordina il cammino è molto più arduo. La questo soggetto, non sono anzitutto il con-
Parola di Dio è et... et..., è Scrittura e Tra- trollo che il soggetto ecclesiale acquisisce
dizione, non aut... aut... della celebrazione. [...] La partecipazione
attiva dovrebbe tendere alla perdita del
3.2 Approfondire per comporre in unità: controllo, all’affidamento, a quella che Lo-
la celebrazione dei Sacramenti uis-Marie Chauvet chiama demaitrise (“per-
(leiturgia) dita di controllo”): la mediazione liturgica
Se l’amore per la Parola non solo non deve serve a perdere il controllo sulla rivelazione,
diminuire o passare in secondo piano al co- sulla propria fede, per lasciarsela di nuovo
spetto degli ambiti, lo stesso vale per la Li- donare, in modo sorprendente. In liturgia,
turgia. Anzi proprio oggi noi siamo chiamati [...] è essenziale un “prendere” l’iniziativa
ad “esaltarla”. La liturgia libera la cate- di perdere l’iniziativa (Jean-Luc Marion)
chesi dall’intellettualismo. Se certamente, [...] Dobbiamo ricordare che l’agire litur-
la fede di un adulto ha bisogno di compren- gico non è semplicemente coordinabile con
dere, ha bisogno di parole da ascoltare e da i “doveri” dell’uomo. Come l’antico coman-
dire, è certo che le parole non le bastano. damento della festa, il precetto è un co-
La liturgia restituisce sempre la catechesi mandamento perché si esca dalla logica
all’“esperienza” di Dio. dei comandamenti, cioè dalla logica dei do-
veri e dei lavori. [...] Tutti quei “doveri” ci
3.2.1 Quando si insiste sulla natura anche sono perché il dovere non sia più la prima
“esperienziale” della catechesi non si deve parola»32.
dimenticare che l’“esperienza” cristiana rag- La liturgia realizza la comunione con il Dio
giunge il suo culmen proprio nell’azione li- vivente che non è solo il Dio dei nostri padri,
turgica. Ogni volta che la liturgia è posta bensì anche il Dio che oggi agisce nell’hic
in ombra, immediatamente la catechesi et nunc della storia. Come scriveva Marsili
cessa di essere “esperienziale”, impedi- «la Liturgia chiaramente appare come mo-
sce una reale esperienza di Dio e si allontana mento della Rivelazione – storia della sal-
dal vissuto della gente, dalla vita reale ed vezza, in quanto attuazione del mistero di
ordinaria del popolo di Dio. Cristo, oggetto di tutta la rivelazione»33. In
Recentemente è stato Grillo – ma si potreb- questo senso anche la Liturgia è Parola
bero citare molti altri autori sulla stessa linea non solo perché contiene la Liturgia
– a mostrare come la liturgia realizzi della Parola, ma molto più profonda-
un’“esperienza” unica, assolutamente mente perché essa ci consegna la Parola
32
ANDREA GRILLO, I nodi fondamentali dell’esperienza liturgica oggi, in “Come ad amici”: incontrare il Dio
Vivente nell’ascolto della Parola e nel mistero celebrato. Scritti dedicati al cardinale Carlo Maria Martini per
il suo ottantesimo compleanno, a cura di M. Maccarinelli, Il Poligrafo, Abbazia di Praglia, 2007, pp. 47-48.
33
SALVATORE MARSILI, La liturgia, momento storico della salvezza, in B. Neunheuser, S. Marsili, M. Augé, R.
Civil, Anàmnesis 1. La liturgia, momento della storia della salvezza, Marietti, Casale Monferrato, 1974, pp.
91-92.
vivente, Gesù Cristo. Anzi, da questo punto Il trinomio ci consegna così non tre funzioni
di vista, essa è ancora più Parola della stes- staccate le une dalle altre, bensì una unità
sa Parola! Come diceva il grande Umberto di tre compiti indissolubilmente congiunti –
Betti: «a differenza della Scrittura, la pre- si vede qui anche come Parola-Liturgia-
dicazione viva traduce in pratica quanto Carità non corrispondono a catechesi, cele-
annunzia e ne attualizza, per quanto pos- brazione ed azione caritativa.
sibile, la realtà intera. Una cosa, per esem-
pio, è raccontare l’istituzione e la celebra- 3.2.2 La Liturgia ricorda in particolare alla
zione dell’eucarestia; altra cosa è celebrar- catechesi degli adulti che l’uomo non in-
la e parteciparne. Il racconto rimane sul contra Dio solo con la mente e con il cuore,
piano storico e nozionale; la celebrazione ma che ha comunione con Lui per ritus
ne dà esperienza spirituale e conferisce la et preces, che l’uomo è salvato attraverso
grazia che salva»34. Si potrebbe dire che il l’azione dei sacramenti e non prima di essi.
punto supremo nella storia, dove parola La Liturgia immerge l’adulto nel bagno vivo
umana e Parola di Dio si fondono, si realizza dell’azione liturgica, del canto, del gesto,
nella Consacrazione, come negli altri Sacra- del silenzio, e così via35. È straordinario –
menti: lì le parole dette da un uomo – «Que- come insegna anche la storia del catecu-
sto è il mio corpo» – sono parole dette da menato antico – che la liturgia non segue
Dio stesse, pronunciate “oggi” da Cristo la Parola, non viene dopo di essa, ma la
stesso – ma ovviamente è l’intera “parola” accompagna, senza mai sostituirla36. I ca-
della Liturgia a partecipare della presenza tecumeni partecipavano ai riti ben prima di
divina. essere battezzati, vivevano l’anno liturgico
34
U. BETTI, La trasmissione della divina rivelazione, in La costituzione dogmatica sulla divina rivelazione,
LDC, Torino-Leumann, 1967, pp. 219-262, in particolare p. 234.
35
L’importanza della Liturgia nella Chiesa rende subito evidente come sia approssimativa la distinzione proposta
dal pur grandissimo K. Barth fra “fede” e “religione”, distinzione che ha fatto scuola nei decenni scorsi. Se è
vero che è la “fede” in Cristo che salva, è altrettanto vero che la fede in Cristo è fede nel Cristo che è presente
nella liturgia e, quindi, nell’azione sacra della Chiesa. Da un punto di vista cristiano non si dà mai vera divisione
possibile fra “fede” e “religione”, fra “fede” e “liturgia”, fra “fede” e “rito”: non si dà “fede” senza “religione”.
Lo ricordava anche Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, 47: «Peraltro non si insisterà mai abbastanza sul fatto
che l’evangelizzazione non si esaurisce nella predicazione e nell’insegnamento di una dottrina. Essa deve rag-
giungere la vita: la vita naturale alla quale dà un senso nuovo, grazie alle prospettive evangeliche che le
apre; e la vita soprannaturale, che non è la negazione, ma la purificazione e la elevazione della vita naturale.
Questa vita soprannaturale trova la sua espressione vivente nei sette Sacramenti e nella loro mirabile irra-
diazione di grazia e di santità. L’evangelizzazione dispiega così tutta la sua ricchezza quando realizza il
legame più intimo e, meglio ancora, una intercomunicazione ininterrotta, tra la Parola e i Sacramenti. In un
certo senso, è un equivoco l’opporre, come si fa talvolta, l’evangelizzazione e la sacramentalizzazione. È vero
che un certo modo di conferire i Sacramenti, senza un solido sostegno della catechesi circa questi medesimi
Sacramenti e di una catechesi globale, finirebbe per privarli in gran parte della loro efficacia. Il compito del-
l’evangelizzazione è precisamente quello di educare nella fede in modo tale che essa conduca ciascun cristiano
a vivere i Sacramenti come veri Sacramenti della fede, e non a riceverli passivamente, o a subirli».
36
Infatti, come non basta la Parola, nemmeno basta la Liturgia. Anche in merito al catecumenato, ad esempio,
non bisogna mai dimenticare che il RICA non è un libro catechistico, bensì un “rituale”. Esso non dice, solo per
fare un esempio, quale spazio riservare al Simbolo di fede nella catechesi, limitandosi ad affermare che deve
essere consegnato e restituito: i nn. 184 e 189, ad esempio, ricordano che le consegne del Credo e del Pater
potrebbero essere fatte anche precedentemente e non nell’ultima Quaresima, «per utilità del tempo del catecu-
menato», come afferma il n. 125 del RICA.
ed i suoi tempi già prima di essere ammessi pariva come l’Onnipotente severo; la gioia
all’Eucarestia. si è staccata dal divino. La festa, al con-
Ma, in questa maniera, è già gettato il trario, è la gioia con Dio».
ponte verso l’ambito della Festa, che E tutta la cultura ebraica ricorda, da par suo,
dà senso al Lavoro. Proporre agli adulti come sia proprio il tempo liturgico nella sua
di ritrovare il senso ed i ritmi della festa, scansione settimanale, a permettere al po-
vuol dire camminare con loro nello scoprire polo di Israele di continuare a vivere e ad
che non si dà festa, se non esiste un motivo esistere38.
per gioire, se non esiste una salvezza da
celebrare, un evento che rende nuova la vi- 3.2.3 La liturgia va ad incidere così sul
ta. J. Vanier, in un bellissimo testo37, ricor- tempo dell’uomo. E lo fa attraverso l’anno
dava che «le società diventate ricche hanno liturgico, che è forse il cammino catechetico
perso il senso della festa perdendo il senso più importante e più efficace che mai la
della tradizione. La festa si ricollega ad Chiesa abbia inventato, anche per gli adulti:
una tradizione familiare e religiosa. Non «l’anno liturgico è tra le più originali e
appena la festa si allontana dalla tradi- preziose creazioni della Chiesa, “un
zione tende a divenire artificiale e occor- poema – come diceva il cardinale Ildefonso
rono, per attivarla, degli stimolanti come Schuster di tutta la liturgia – al quale ve-
l’alcool. Non è più festa. La nostra epoca ramente hanno posto mano e cielo e terra”.
ha il senso del “party”, cioè dell’incontro Esso è la trama dei misteri di Gesù nell’or-
in cui si beve e si mangia; si organizzano dito del tempo. Così, lungo il corso di ogni
dei balli, ma è spesso una questione di anno, la Chiesa rievoca gli eventi della sua
coppia e a volte addirittura una faccenda nascita, della sua morte e della sua risur-
molto individuale. La nostra epoca ama lo rezione, così che il susseguirsi dei giorni
spettacolo, il teatro, il cinema, la televi- sia tutto improntato e sostenuto dalla me-
sione, ma ha perso il senso della festa. moria di lui. Una memoria d’altronde che,
Molto spesso oggi abbiamo la gioia senza se fa volgere lo sguardo a quando quegli
Dio o Dio senza la gioia. È la conseguenza eventi si sono compiuti, subito fa tendere
di tanti anni di giansenismo in cui Dio ap- lo sguardo sul Presente, cioè sul Cristo vi-
37
J. VANIER, La comunità, luogo del perdono e della festa, Jaca book, Milano, 2980, p. 217. Merita ricordare
anche un testo di Benedetto XVI, omelia del 9/9/2007, nel Duomo di Santo Stefano di Vienna: «Sine dominico
non possumus! Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. La domenica,
nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente
nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero
non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme, esso finisce per essere tempo vuoto
che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro – l’incontro con Colui che è la nostra
origine e la nostra meta. Il mio grande predecessore sulla sede vescovile di Monaco e Frisinga, il cardinale
Faulhaber, lo ha espresso una volta così: “Dà all’anima la sua domenica, dà alla domenica la sua anima”».
38
ACHAD HA-AM, Al parashat derakim, III, c. 30 (citato in Le livre du chabbat. Recueil de textes de la letterature
juive, a cura di A. Pallière- M. Liber, Paris 1974, p. 61; Achad Ha-Am= “uno del popolo” è pseudonimo di
Asher Hirsch Ginsberg, 1856-1927) ha scritto: «Non è tanto Israele che ha custodito il sabato, ma è il sabato
che ha custodito Israele». Y. Vainstein, The Cycle of the Jewish Year. A Study of the festivals and of Selections
from the Liturgy, Jerusalem, 1980, p. 89, invece ha detto: «Senza il sabato – che è la quintessenza di tutta la
Torah – non possono esistere né l’ebraismo né gli ebrei; la storia ebraica non conosce alcun esempio che mostri
che gli ebrei abbiano potuto sopravvivere senza il sabato». Chajjim Nachman Bialik (1873-1934), Epistole (Ig-
vente, che sovrasta e include in se stesso cazione personale manca della sua linfa vi-
tutta la storia»39. tale. E come può oggi, per citare un secondo
Ma, d’altro canto, proprio l’azione liturgica, esempio, un genitore trasmettere non solo la
con i suoi tempi, le sue feste, i suoi canti, i fede, ma anche i valori del buon vivere, pri-
suoi gesti, corrisponde perfettamente all’esi- vandosi della condivisione con la moglie ed
genza dell’uomo che è uno spirito incarnato i suoi bambini del momento liturgico?
e che ha bisogno del rito per esprimere il
proprio cuore. 3.2.4 La dimensione liturgica ricorda inoltre
Si comprende qui nuovamente – se ce ne alla catechesi che essa dovrà sempre con-
fosse bisogno – come sia necessaria all’uomo servare uno stile “popolare”, rivolgendosi a
la Liturgia per poter poi vivere il lavoro, la tutto il popolo di Dio e non solo a gruppi più
fragilità, la cittadinanza e così via. Non è formati e maturi. Io credo non si debba mai
forse vero che la crisi delle relazioni uo- dimenticare che non è necessario far parte
mo-donna, ad esempio, non ha solo delle di un gruppo per essere cristiani, che Dio
cause prossime, ma anche delle cause non salverà solo gli appartenenti ai gruppi.
remote che debbono essere tenute presenti Certo è molto utile, è molto formativo farne
e che hanno attinenza proprio con la vita Sa- parte – io stesso, come tutti voi, ho passato
cramentale? Ad un occhio attento, non può e passo gran parte della mia vita ad animare
sfuggire che la lontananza dall’Eucarestia gruppi. Ma questo lavoro non ci deve portare
domenicale e dalla Confessione, solo per fare a sottovalutare la maggior parte del popolo
un esempio, è determinante in tante separa- di Dio che non farà mai parte di gruppi de-
zioni e divorzi: tante coppie avrebbero potuto terminati, se non per periodi brevi e comun-
ritrovare unità se nel momento della crisi que conchiusi della propria vita. Ma non per
fossero state sostenute dalla Parola e dalla questo non appartiene alla Chiesa – alla co-
presenza di Dio nella Liturgia. È certamente munità, come siamo abituati a dire40.
vero che la vita affettiva ha bisogno di una La Chiesa nasce intorno all’eucarestia
cura peculiare da parte della comunità cri- e la parrocchia è garante dell’ecclesia-
stiana, ma resta allo stesso modo vero che, lità, tramite la liturgia, di tutti coloro che
senza una vita sacramentale matura, la vo- non hanno una ulteriore partecipazione ad
gherot), 5 voll. 1938-39 afferma a sua volta: «Senza lo Shabbat, né Israel, né Erez Israel, né la cultura ebraica
possono sopravvivere».
39
I. BIFFI, Per l’inizio dell’anno liturgico. La corona che plasma il tempo, L’Osservatore Romano, 24/11/2010,
on-line al link [Link] .
40
È utile qui non solo ricordare le riflessioni di autori come Franco Garelli (ad esempio F. Garelli, Le diverse
formule organizzative dell’associazionismo ecclesiale: gruppi di appartenenza e gruppi di riferimento, in “Note
di pastorale giovanile” 6/1982, pp. 39-45) che hanno indicato diverse tipologie di gruppo e scandagliato quelle
più tipiche della vita dell’adulto, ma ancor più le parole dell’allora cardinale J. Ratzinger che scrisse: «È diffusa
oggi qua e là, anche in ambienti ecclesiastici elevati, l’idea che una persona sia tanto più cristiana quanto più
è impegnata in attività ecclesiali. Si spinge ad una specie di terapia ecclesiastica dell’attività, del darsi da fare;
a ciascuno si cerca di assegnare un comitato o, in ogni caso, almeno un qualche impegno all’interno della Chiesa.
In un qualche modo, così si pensa, ci deve sempre essere un’attività ecclesiale, si deve parlare della Chiesa o si
deve fare qualcosa per essa o in essa. Ma uno specchio che riflette solamente se stesso non è più uno specchio;
una finestra che invece di consentire uno sguardo libero verso il lontano orizzonte, si frappone come uno schermo
fra l’osservatore ed il mondo, ha perso il suo senso. Può capitare che qualcuno eserciti ininterrottamente attività
associazionistiche ecclesiali e tuttavia non sia affatto un cristiano. Può capitare invece che qualcun altro viva
solo semplicemente della Parola e del Sacramento e pratichi l’amore che proviene dalla fede, senza essere mai
comparso in comitati ecclesiastici, senza essersi mai occupato delle novità di politica ecclesiastica, senza aver
fatto parte di sinodi e senza aver votato in essi, e tuttavia egli è un vero cristiano» (J. Ratzinger, Una compagnia
sempre riformanda, in J. Ratzinger, La Bellezza. La Chiesa, LEV-Itaca, Roma-Castel Bolognese, pp. 44-46).
41
P. SEQUERI, Dono verticale e orizzontale: tra teologia, filosofia e antropologia, in Giovanni Gasperini (a cura
di), Il dono tra etica e scienze sociali, Edizioni Lavoro, Roma, 1999, 107-155.
donarlo senza accezione di persona. Ne ha creata una situazione di stallo nella catechesi
bisogno l’adulto che deve trovare accoglien- degli adulti e nella catechesi in genere, che
za, ascolto, rispetto, valorizzazione nella invece è importante sbloccare. La nostra
Chiesa. Mi sembra di percepire una maggiore prassi pastorale ha talvolta teso a iden-
disponibilità nella Chiesa oggi a donarlo an- tificare in Francesco d’Assisi il modello
che a chi non si dimostra all’altezza della tout court del credente e dell’uomo di
chiamata di Dio. Sarebbe una contraddi- carità. San Francesco comprese ben presto
zione che si guardassero con grande invece che la sua vita non era “il” vangelo,
simpatia le domande di vita ed i valori ma era un carisma all’interno della Chiesa.
di coloro che sono atei o provengono da Si pensi alla sua decisione di fondare il Ter-
altre religioni e non si sapesse apprez- z’ordine francescano, che permetteva a chi
zare la vita di chi bussa alle porte della era sposato e professionista di continuare
comunità cristiana per la celebrazione ad esserlo, senza dover rinnegare la famiglia
di un Sacramento o, addirittura, la abita e la vita comunale del tempo per essere cri-
anche se solo nella messa domenicale. stiano. Il grande scrittore Chesterton ricorda
che fu una grazia di Dio che la Chiesa del
3.3.2 Ma certo appartiene alla missione della tempo comprendesse che non tutti dovevano
Chiesa anche chiedere all’adulto di essere diventare francescani e che, nello sviluppo
protagonista a sua volta nella testimonianza della teologia medioevale, San Francesco e
della carità e riconoscere che egli è già in- Dante venissero visti fianco a fianco come
serito pienamente nel “dramma” del- testimoni della stessa fede42.
l’amore. Se egli è adulto in pienezza, come
sposo e genitore, se con il suo lavoro egli 3.3.3 Neanche la carità allora è innanzitutto
costruisce la città degli uomini, come dimen- un ambito di azione della Chiesa, bensì è
ticare il fatto che egli vive già il dono di sé? prima ancora una dimensione fondante
Certo la proposta della Chiesa è un cammino della sua vita e, proprio per questo, la
di conversione non solo della mente (una informa interamente. Ma proprio per que-
metanoia), ma anche del cuore e “dei co- sto essa ha a che fare con gli ambiti di vita
stumi”, delle scelte di vita, degli orienta- e spinge nella loro direzione. Solo se l’edu-
menti, ma questa tensione si radica nel ri- cazione è “carità” allora si può perdere la
conoscimento che già l’adulto è tale ed è vita per essa. Solo se la “cultura” è carità si
adulto proprio perché ha una responsabilità può faticare per essa. Solo se il matrimonio
d’amore che già vive. è “carità”, allora si può lasciare tutto per es-
Vorrei sottolineare, a questo proposito, uno so. Se il servizio della carità riguardasse solo
dei punti sensibili dove è evidente che si è i poveri, o peggio ancora alcune categorie
42
«San Francesco era un uomo così grande e originale che aveva in sé qualche cosa della sostanza che forma
il Fondatore di una religione. Parecchi dei suoi seguaci erano più o meno pronti, nei loro animi, a trattarlo
come tale [...] Francesco, quel fuoco che correva attraverso le contrade d’Italia, doveva essere l’iniziatore di
una conflagrazione nella quale si sarebbe consumata l’antica civiltà cristiana. Questo era l’argomento che il
papa doveva chiarire: o il cristianesimo assorbiva l’opera di Francesco o questa assorbiva il cristianesimo
[...] Nella Chiesa del Signore ci sono diverse magioni. Ogni eresia è stato uno sforzo per rimpicciolire la Chiesa.
Se il movimento francescano si fosse risolto in una nuova religione, questa sarebbe stata, dopo tutto, una re-
ligione meschina» (G. K. Chesterton, Francesco d’Assisi, Mursia, Milano, 2007, pp. 151-152).
di essi, avrebbe a che fare solo con l’ambito liturgica dei sette Sacramenti, ma anche at-
della Fragilità, ma non sarebbe in grado di traverso il modo in cui la liturgia plasma il
aprire gli orizzonti di una pastorale e di una tempo e lo spazio della Chiesa. Il servizio di
catechesi informati dalla carità a 360 gradi. carità, dal canto suo, informa di sé anch’esso
Il trinomio, correttamente inteso, è allora un tutta la vita della Chiesa. Il trinomio presenta,
invito a vincere il rischio di restringere la insomma, tre dimensioni dell’unico compito
carità ad un ambito e, quindi, automatica- della Chiesa o – che è lo stesso – tre compiti
mente di ghettizzarla! che si intersecano continuamente nell’unica
Questa ampiezza del servizio della carità missione della Chiesa.
permette, a sua volta, di uscire da quella lo- Il trinomio non fornisce così eccessive de-
gica di continua emergenza che attanaglia terminazioni concrete che dovranno essere
talvolta le nostre comunità in relazione al affidate ad altre “schematizzazioni”, ma cer-
servizio di carità. Permette, infatti, di far to manifesta la robusta struttura della
crescere ancor più l’attenzione ai “pic- Chiesa dalla quale non è lecito allonta-
coli” del Vangelo in un contesto dove narsi per nessuna ragione. Non è allora
esiste una prospettiva “preventiva” – una ferita al trinomio l’affermazione
per riprendere la terminologia di don Bosco che esso tralascia – non è questo il suo
– che sia salda, mentre altre energie vengo- compito, infatti – il modo in cui quei tre
no impiegate per le urgenze del momento. compiti debbono essere realizzati nella
Bisogna ben comprendere allora che la cha- concretezza storica della vita delle persone
ritas cristiana riguarda anche la Parola e la e delle comunità.
Liturgia: la catechesi è una forma altissima
di carità, così come la liturgia è l’opera del- 4.1 Il percorso inverso: i cinque ambiti
l’amore di Dio che si offre nella Chiesa al- Qui si rivelano preziosi i cinque “ambiti”.
l’uomo. Essi ci dicono che non basta annunziare il
Vangelo o celebrare, o servire nella carità,
3.4 Una prima sintesi sui tre compiti ma che questo deve assumere le forme
della Chiesa concrete di un’esistenza personale e
Guardando il cammino percorso, possiamo sociale che viene plasmata dal Vange-
confermare a questo punto che il trinomio lo. È vero che senza l’annuncio, la cele-
non ci consegna tre ambiti della pasto- brazione ed il servizio non si dà vita cri-
rale, né tantomeno della catechesi, bensì stiana, ma è anche vero che non si dà vita
tre aspetti – tre “compiti”, possiamo dire cristiana se non si costruisce una famiglia,
– della missione della Chiesa. Questi tre se non si arreda una casa, se non si per-
compiti sono amplissimi. L’annuncio della corre un itinerario di studi, se non si accetta
Parola non è certamente la catechesi più che un lavoro, non ci si preoccupa dello Stato,
non la nuova evangelizzazione, l’arte sacra e così via.
più che non l’utilizzo dei nuovi media, e così Questo che è vero di ogni credente, è vero
via. Non è in questione un ambito, quanto in particolare del laico. Un autore medioe-
una finalità: che il Figlio di Dio sia conosciuto vale, il beato Giovanni Taulero, affermava
integralmente e da tutti. Lo stesso dicasi per che nella Chiesa ci sono coloro – li chiame-
la celebrazione che riguarda la comunione remmo oggi appunto i “laici” – che vanno
del creato intero con Dio attraverso l’azione a Dio «in mezzo alle cose e con le co-
43
G. TAULER, Opere, Paoline, Alba, 1977, p. 556. L’espressione appare in un’omelia pronunciata nella festa di
Ognissanti alla metà del XIV secolo. Vi accenna M. Semeraro, Con la Chiesa nel mondo. Il laico nella storia,
nella teologia, nel magistero, Vivere in, Roma, 1991, p. 54.
44
C. NARO, Progetto culturale e pastorale della Chiesa, relazione in occasione del primo Incontro nazionale dei
Referenti diocesani per il Progetto culturale, Roma il 15-16 maggio 1998. Il testo è on-line al link [Link]
[Link]/blog/entry/365 .
45
Come aveva indicato la Nota della CEI a conclusione del Convegno, Con il dono della carità dentro la storia.
portatori vengono selezionati alla nascita? sogno anche di sapersi orientare nelle que-
Chi aiuta a comprendere che non esiste stioni pubbliche ed ha bisogno quindi di co-
festa senza significato e che la festa non noscere la dottrina sociale della Chiesa, di
è l’oblio del tempo del lavoro, ma piuttosto leggere la Caritas in veritate, di riflettere
la scoperta delle ragioni per cui vale la pena con una catechesi sistematica sulla famiglia
lavorare, la scoperta che il lavoro ha un e l’affettività.
fine? Che il lavoro ha quindi una moralità Ciò che già si dimostrava vero a partire da
che lo deve contraddistinguere? un’analisi del compito dell’annunzio della
Chi aiuta oggi la famiglia e la scuola a Parola è altrettanto vero se considerato dal
ritrovare il senso dell’autorità? A dive- punto di vista degli “ambiti” di vita proposti
nire progettuali, a sostenere regole e coman- da Verona. La catechesi deve, da un lato,
damenti, a sostenere con i propri “no” ed i proporre itinerari teologici e biblici, ma
propri “sì” le giovani generazioni? Chi ricor- deve, al contempo, saperli “interrom-
da che la cultura non è solo metodo, ma so- pere” per presentare in altri momenti
prattutto contenuto e che si apprende un itinerari rivolti alle coordinate necessa-
metodo esattamente studiando un contenu- rie per orientarsi nella vita quotidiana.
to? Cosa sono allora i “classici”, i punti di Una catechesi degli adulti che non passasse
riferimenti senza i quali non vi è cultura e mai per Giovanni o per la Dei Verbum man-
passione per essa? cherebbe di fondamento; una catechesi che
Chi aiuta a comprendere il peculiare non si soffermasse mai sul perché la “sus-
ruolo del credente nella compagine pub- sidiarietà” è uno dei fulcri della dottrina so-
blica, rifuggendo dal duplice rischio dell’in- ciale della Chiesa lascerebbe l’adulto in una
tegralismo e dell’irrilevanza del Vangelo condizione di “minorità” nei confronti di pro-
nell’agone pubblico? Quali sono i punti di blemi cui deve invece dare il suo contributo
riferimento dell’agire cristiano in politica sui come laico nel mondo.
temi sopra espressi? Ovviamente se risalta in primo piano la que-
Ho voluto accennare a questo tipo di do- stione dei contenuti, non è meno impor-
mande per indicare che qui si apre una pro- tante quella delle “esperienze” che li
spettiva che non può vedere la cateche- accompagnano. Ben diverso è che sia ca-
si assente. Se l’annuncio, la celebrazione, techista di un gruppo di adulti un single,
il servizio ci danno le coordinate fondamen- oppure una coppia di persone sposate che
tali della missione della Chiesa, i cinque testimonia della bellezza del dialogo uomo-
“ambiti” ce ne mostrano l’incidenza concreta donna. Ben diverso è se si valorizzano i
negli orientamenti vitali dell’esistenza degli ruoli professionali delle persone o se si pre-
adulti oggi. scinde da essi. Ben diverso è se, mentre si
Non è difficile concretizzare questa proble- riflette sull’educazione, si mettono in piedi
matica in merito agli itinerari di catechesi anche progetti di collaborazione fra genitori,
degli adulti. Un adulto avrà bisogno – e de- scuola e comunità ecclesiale.
siderio – da un lato di conoscere il Vangelo
Mi piace anche qui aggiungere un ulteriore ricordo
di Giovanni, di scoprire come nella Samari-
della mia giovinezza. Quando giungemmo al mo-
tana, nel cieco nato, in Lazzaro, si manifesti mento in cui per la prima volta avremmo votato,
il bisogno di Dio presente in ogni uomo – il nostro vice-parroco ci guidò a realizzare un
dimensioni “fondamentali” – ma ha poi bi- gruppo di studio sulla storia dei partiti italiani e
ci presentò i documenti della Chiesa sulla politica. nei testi successivi – è alla radice di tutte le
Fu, in particolare, il Centro culturale della parroc- altre e le condiziona. Non è possibile appro-
chia che si occupò di questi incontri: mentre alcuni
fondire qui in dettaglio tutti i termini della
di noi erano diventati catechisti ed altri animavano
la liturgia o il servizio agli anziani, alcuni si erano questione. Basta solo accennare a due punti
dedicati, su suo suggerimento, alla creazione di centralissimi.
questo Centro culturale – si chiamava il CCGP,
perché allora andavano di moda le sigle. Nel frat-
tempo continuava il cammino di ascolto della Pa-
4.2.1 In primo luogo è in questione se
rola e la lettura dei testi del Concilio ed era a tutti
evidente che quell’esperienza particolare non to- l’uomo – questa è la visione cristiana di
glieva niente al resto del cammino, bensì era com- un’antropologia fedele all’uomo stesso – sia
plementare ad esso. portatore di diritti in quanto essere di
una dignità assoluta e, conseguente-
mente, anche soggetto di una respon-
4.2 La grande “questione dell’uomo” sabilità costitutiva nei confronti degli altri
che sottostà ai cinque “ambiti” uomini. Il mio eventuale suicidio, ad esem-
Se avanziamo di un altro passo, ci accor- pio, priverebbe gli uomini della mia presenza
giamo che le problematiche dei cinque “am- e del mio contributo e, quindi, non è un mio
biti” non sono in realtà solo problematiche diritto. Anzi, la mia libertà si esplica esatta-
settoriali, come se esse fossero, in fondo, mente nel costruire relazioni e nel non sot-
non correlate fra loro. Il Convegno di Ve- trarmi a contribuire al bene degli altri.
rona, infatti, le ha prospettate a partire In secondo luogo è in questione se l’uo-
dalla ben più ampia “questione antro- mo sia caratterizzato nativamente dal-
pologica”46 che – come è dichiarato chia- la relazione con Dio – e per questo capace
ramente nella relazione introduttiva di F. G. anche di un rifiuto cosciente di essa. Uno
Brambilla47 e come appare sempre di nuovo straordinario – e commovente – intervento
46
Come è noto, la questione emerge a partire dalle riflessioni del Progetto culturale; cfr. il testo sopra citato di
C. Naro.
47
«Abbiamo bisogno di speranza, soprattutto per quanto riguarda la questione antropologica» (F. G. BRAMBILLA,
Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, in Conferenza Episcopale Italiana, Testimoni di Gesù risorto,
speranza del mondo, EDB, Bologna, 2008, p. 148). Merita sottolineare che il modo proposto da Verona di af-
frontare la questione antropologica si radica implicitamente nell’esperienza del Concilio Vaticano II che si è trovato
ad affrontarla quando si è trattato di redigere la Gaudium et spes. W. Kasper (W. KASPER, L’antropologia teologica
della Gaudium et spes, “Laici oggi”, 39 (1996), pp. 44-54, disponibile on-line al link [Link]
prof/2009/papers/[Link]) ha sottolineato che la Gaudium et spes procede a partire dall’uomo, ma
non a partire dall’uomo così come viene visto dalle scienze umane, pure preziosissime, e nemmeno a partire da
una antropologia filosofica. Il punto di partenza scelto dal Concilio fu quello dell’antropologia teologica e cioè
dall’uomo “come immagine di Dio”. Se si scorre il testo della Costituzione conciliare ci si accorge che un certo
spazio viene riservato alle condizioni storiche peculiari del tempo, ma, non appena il discorso entra nel suo mo-
mento fondativo, ecco comparire subito l’affermazione della dignità umana, data dal suo peculiare rapporto con
Dio. Il Concilio pensa l’uomo a partire dalla relazione ineliminabile che egli intrattiene con Dio, almeno come
orizzonte del suo interrogare, e con gli altri uomini dei quali è costitutivamente responsabile. In questo senso il
Concilio afferma conseguentemente con grande acutezza che l’uomo, se da un lato è un essere storico, che muta
continuamente al mutare dei contesti culturali nei quali è inserito e dai quali è forgiato e che contribuisce a
forgiare, da un altro punto di vista è un essere che «non cambia» (Gaudium et spes 10)! Tutta l’antropologia
del Vaticano II è in equilibrio fra la storicità dell’uomo e la sua permanenza e identità stabile attraverso i seco-
li.
del filosofo francese Fabrice Hadjadj solle- Carità che l’uomo riceve e che è tenuto
vava tale questione – essa è, in effetti, la a condividere: la dignità dell’uomo risale
questione dell’uomo oggi, ben al di là dei alla relazione con Dio stesso, creatore e
confini italiani – a Parigi, nel recente in- salvatore.
contro del Cortile dei Gentili: «L’essere
umano è l’animale che si meraviglia di 4.2.2 Questa prospettiva di fondo, a sua
esistere. Siamo delle scimmie evolute, dei volta, implica una ulteriore questione che è
primati giunti al culmine della perfezione? estremamente illuminante per la catechesi
Dubito che sia così. [...] Alcuni dicono che degli adulti. La consapevolezza che l’uomo
l’affermazione dell’uomo, nel corso del- ha origine in Dio, ma che, insieme, dopo il
l’evoluzione, sarebbe dovuta alla sua mag- peccato originale non ha più la pienezza di
giore capacità di adattarsi al mondo. Ep- quella relazione con Dio e con i fratelli, che
pure l’uomo sembra, al tempo stesso, un costituisce la bontà e la bellezza della sua
grande disadattato: invece di vivere paci- stessa vita, apre la grande proposta del di-
ficamente secondo l’istinto, cerca un sen- scernimento. Parlare di discernimento
so, decifra il mondo come se fosse una fo- implica la consapevolezza che nella
resta di simboli, desidera un al di là, un condizione attuale dell’uomo sono pre-
al di là non necessariamente come un altro senti il bene e il male, il desiderio della
mondo, ma come un modo di penetrare relazione con Dio ed il rifiuto di essa, la ten-
nel segreto di questo mondo, di intenderlo sione alla relazione con i fratelli e la fuga
nel suo mistero, di bere alla sua fonte. da essa. Da un punto di vista cristiano, al-
[...] Quando si pretende di fondare l’uma- lora, non si dà mai un puro rifiuto di ciò
nesimo sull’uomo stesso accade la mede- che nasce dall’esperienza umana, ma nem-
sima cosa che si verifica quando si pre- meno un’accoglienza senza riserve. Un net-
tende di erigere un edificio senza alcun to rifiuto indicherebbe la sfiducia nell’opera
appoggio esteriore: l’edificio crolla. Per ele- creativa di Dio e nel fatto che l’uomo è co-
vare un palazzo, c’è bisogno di un terreno. stitutivamente rivolto a Dio ed al bene co-
Affinché l’uomo si elevi, ha bisogno di un mune; una pura accoglienza implicherebbe
Cielo. Per Cielo intendo una speranza. Gli che nell’uomo non si dà più il peccato. Il
altri animali si generano attraverso l’istin- discernimento cristiano è tenuto sempre di
to. L’uomo ha bisogno di ragioni per dare nuovo ed in maniera mai conclusa ad ac-
la vita. Senza queste ragioni, senza una cogliere il bene che scorge ed a denunciare
speranza, certamente egli non si suiciderà il male che esiste.
– perché vi è in lui questa forza d’inerzia Non solo: la venuta di Cristo indica l’esi-
che lo spinge a continuare la sua corsa, stenza di una pienezza che può essere solo
come un solido nello spazio vuoto –, ma donata e non raggiunta dalle sole forze
quantomeno non donerà più la vita, per- dell’uomo. All’accoglienza ed al rifiuto,
ché non vede la ragione di fare figli, se deve ulteriormente essere aggiunta la
tutto è destinato alla putrefazione». categoria del compimento. Accoglienza,
La peculiarità – e la ricchezza – dell’antro- rifiuto, compimento: ecco il triplice compito
pologia cristiana si radica ovviamente nel che consegue alla catechesi ogni volta che
DNA della fede cristiana che ha origine dal- si trova a dover illuminare l’affettività, la
la Parola, dalla grazia della Liturgia, dalla fragilità, il lavoro e la festa, la tradizione,
la cittadinanza48. Ritorniamo ai nostri cin- in essa, spaccatura per la quale alcuni pri-
que “ambiti” per concretizzare il discorso. vilegiano i temi della vita e della famiglia,
Cosa la fede riconosce come buono, come altri quelli della pace, della giustizia e del-
indirizzato al bene, a Dio addirittura, dell’at- l’ecologia, ma raramente si trova chi com-
tuale concezione dell’affettività? Cosa la fede ponga in un unica visione morale condivisa
discerne come contrario al bene dell’uomo, gli uni e gli altri49.
perché contrario al disegno di Dio in essa?
Ma, soprattutto: quale luce getta oggi il Van- 4.3 Logos e agape: il valore della cultu-
gelo sull’affettività per cui l’uomo possa vi- ra, delle parole e dell’esperienza
verla in quella pienezza che non gli sarebbe Questa opera di discernimento implica un
data se non avesse il Vangelo stesso? Come corollario che ritengo utile mettere in campo
mostrare che l’eros si compie nell’agape e per arricchire la nostra discussione. Dinanzi
che senza agape si traduce nel suo contra- a questi temi è evidente che la fede cristiana
rio? Queste questioni sono talvolta inevase non è solo “esperienza” ed “amore”, ma an-
dalla catechesi. Capite bene che il compito che “parola”, “saggezza” ed “intelligenza”;
è enorme, ma per questo è appassionante. che oggi ci è richiesta una seria pastorale
dell’intelligenza e dei contenuti proprio per-
4.2.3 Non abbiamo tempo di approfondire ché vogliamo essere adulti. Un adulto non
un ulteriore aspetto che vorrei però almeno chiede alla Chiesa solo accoglienza, serenità
accennare: la necessità di ricostruire un’an- e benevolenza: chiede cosa il Vangelo dice
tropologia condivisa emerge anche dalla ne- di “nuovo” al mondo. E se certamente
cessità di superare la spaccatura in due viene scandalizzato da comportamenti
parti della morale nel vissuto delle per- che non danno testimonianza della fe-
sone e nelle corrispettive visioni della de, altrettanto è scandalizzato se non
politica e della testimonianza cristiana trova nella Chiesa parole che illumina-
48
Cfr. su questo J. RATZINGER, Cristo, la fede e la sfida delle culture, relazione all’incontro dei vescovi della FABC
(2-6 marzo 1993), pubblicato da Asia News, n. 141, 1-15 gennaio 1994 e disponibile on-line al link
[Link] .
49
Così BENEDETTO XVI, nel discorso ai vescovi della Svizzera, 9/11/2006: «La società moderna non è semplicemente
senza morale, ma ha, per così dire, “scoperto” e rivendica un’altra parte della morale che, nell’annuncio della
Chiesa negli ultimi decenni e anche di più, forse non è stata abbastanza proposta. Sono i grandi temi della pace,
della non violenza, della giustizia per tutti, della sollecitudine per i poveri e del rispetto della creazione. [...]
L’altra parte della morale, che non di rado viene colta in modo assai controverso dalla politica, riguarda la vita.
Fa parte di essa l’impegno per la vita, dalla concezione fino alla morte, cioè la sua difesa contro l’aborto, contro
l’eutanasia, contro la manipolazione e contro l’auto-legittimazione dell’uomo a disporre della vita. [...] In questo
contesto si pone poi anche la morale del matrimonio e della famiglia. Il matrimonio viene, per così dire, sempre
di più emarginato. [...] Certo, per il problema della diminuzione impressionante del tasso di natalità esistono
molteplici spiegazioni, ma sicuramente ha in ciò un ruolo decisivo anche il fatto che si vuole avere la vita per
se stessi, che ci si fida poco del futuro e che, appunto, si ritiene quasi non più realizzabile la famiglia come
comunità durevole, nella quale può poi crescere la generazione futura. [...] Noi dobbiamo impegnarci per
ricollegare queste due parti della moralità e rendere evidente che esse vanno inseparabilmente unite tra loro.
Solo se si rispetta la vita umana dalla concezione fino alla morte, è possibile e credibile anche l’etica della pace;
solo allora la non violenza può esprimersi in ogni direzione, solo allora accogliamo veramente la creazione e
solo allora si può giungere alla vera giustizia». Benedetto XVI prosegue qui la linea già tracciata da Giovanni
Paolo che aveva parlato, nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede del 10/1/2005 di
quattro grandi sfide da affrontare, quella della vita, quella del pane, quella della pace, quella della libertà.
50
Dal discorso di Benedetto XVI del giovedì, 19 ottobre 2006, ai partecipanti al Convegno di Verona.
51
La famosa espressione di Paolo VI «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o
se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» rimanda, fra l’altro, a quattro caratteristiche del testimone
– testimone dell’invisibile, testimone gioioso perché libero dall’angoscia e dalla paura, testimone dell’Assoluto
che rende giovani con la sua grazia, testimone dell’aver trovato un senso alla vita – che il papa aveva indicato
in un suo precedente discorso da cui riprese l’espressione utilizzata poi in Evangelii nuntiandi 41: «L’homme
contemporain écoute plus volontiers les témoins que les maîtres, ou s’il écoute les maîtres, c’est parce qu’ils
sont des témoins. Il éprouve en effet une répulsion instinctive pour tout ce qui peut apparaître mystification,
façade, compromis. [...] On pourrait ramener à quatre les motifs de cet attrait du monde actuel pour le vrai
témoin du Christ.
L’homme moderne, engagé dans la conquête et l’utilisation de la matière, éprouve une faim d’autre chose,
une solitude étrange. Le chrétien tout donné à Jésus-Christ connaît un autre mystère plus insondable que la
matière: le mystère de Dieu qui invite l’homme à un partage de vie dans une communion sans fin avec le
Père, le Fils et l’Esprit Saint. Mystère de transcendance et de proximité! En vérité, l’homme du vingtième
siècle aspire à cette plénitude de dialogue personnel que lui refuse la matière. II faut aujourd’hui plus que
jamais des témoins de l’invisible.
Les hommes de ce temps sont des êtres fragiles qui connaissent facilement l’insécurité, la peur, l’angoisse.
Combien se demandent s’ils sont acceptés par leur entourage. Nos frères humains ont besoin de rencontrer
d’autres frères qui rayonnent la sérénité, la joie, l’espérance, la charité, malgré les épreuves et les contradictions
bio il dramma della nostra epoca, come Una prima articolazione si potrebbe
lo fu anche di altre. Occorre quindi fare tutti chiamare “costitutiva” o “fondamenta-
gli sforzi in vista di una generosa evange- le” o “ontologica”: qui il trinomio annunzio
lizzazione della cultura, più esattamente del- della Parola/celebrazione della Liturgia/ser-
le culture» (EN 20). vizio della Carità – con i suoi corrispettivi
“greci” – ha una sua ragion d’essere come
DNA di tutto l’agire ecclesiale.
5 IL VALORE RELATIVO Una seconda articolazione si potrebbe
DEL TRINOMIO E DEI CINQUE chiamare “antropologica” o attinente
AMBITI E LA PRESENZA all’“orientamento sulle grandi questioni
DI ULTERIORI SCHEMI esistenziali”: qui i cinque ambiti, ma anche
DA NON DIMENTICARE ulteriori ambiti che non sarebbe difficile
identificare, hanno il loro posto.
Detto questo, possiamo ora tornare ai nostri L’articolazione insieme “costitutiva” e “an-
schemi iniziali. L’analisi ci ha confermato tropologica” della pastorale permette di
nella nostra convinzione che essi non solo non cadere nei due rischi opposti, quello,
non vanno opposti, bensì necessitano da un lato, di enunciare affermazioni che
l’uno dell’altro. non dicano nulla al nostro tempo e quello,
È stato detto da più parti giustamente che dall’altro, di utilizzare il linguaggio di que-
il trinomio è essenzialmente ecclesiolo- sto tempo senza più dire Dio e la sua di-
gico, mentre i cinque ambiti sono es- versità.
senzialmente antropologici52. L’afferma- Una terza articolazione si potrebbe
zione deve essere precisata solo nel senso chiamare “morfologica” o “fenomeno-
che il trinomio ha valenza anche per l’iden- logica” o ancora “organizzativa”: qui an-
tità personale del credente e che i cinque drebbero collocate le concrete aree di azione
ambiti hanno implicazioni ecclesiologiche. ecclesiale ed i corrispettivi uffici che si vo-
Fatte queste premesse, si può concordare lesse eventualmente creare perché si occu-
con la proposta di Lanza in proposito che pino di esse (catechesi, scuola, giovani, fa-
suggerisce di diversificare tre tipi di schema- miglia, lavoro, ecc.) in una curia o in un
tizzazioni. consiglio pastorale.
qui les atteignent eux aussi. Etre le témoin de la Force de Dieu opérant dans l’étonnante et renaissante fragilité
humaine, ce n’est pas aliéner l’homme, mais lui proposer des chemins de liberté.
Les générations montantes sont spécialement assoiffées de sincérité, de vérité, d’authenticité. Elles ont horreur
du pharisaïsme sous toutes ses formes. Dès lors on conçoit qu’elles s’attachent au témoignage d’existences
pleinement engagées au service du Christ. Elles courent le monde pour trouver des disciples de l’Evangile,
transparents à Dieu et aux hommes, demeurés jeunes de la jeunesse de la grâce divine. Les jeunes générations
voudraient rencontrer advantage de témoins de l’Absolu. Le monde attend le passage des saints.
L’homme moderne se pose aussi, et souvent douloureusement, le problème du sens de l’existence humaine.
Pourquoi la liberté, le travail, la souffrance, la mort, la présence des autres? Or voici que dans les ténèbres
celui qui essaye de vivre l’Evangile apparaît comme celui qui a trouvé un sens, un achèvement à sa vie, bien
loin des systèmes anthropocentriques et oppressants» (Udienza al Pontificio Consiglio per i laici del 2/10/1974,
AAS LXVI (1974), p. 567-570, disponibile on-line al link [Link] ).
52
Così, ad esempio, F. G. BRAMBILLA, La pastorale della chiesa in Italia tra annuncio, celebrazione, carità e
ambiti di vita della persona (già citato) e S. Lanza, Parola-Liturgia-Carità: un trinomio “da superare” (già
citato).
La terza articolazione non può essere 5.1 Lo schema quadripartito del Cate-
derivata direttamente dalle altre due. chismo della Chiesa cattolica
Infatti, la questione della concreta organiz- È importante, a questo punto, sottolineare
zazione della pastorale è ulteriormente di- un fatto ulteriore che ha una importanza
versa dalla relazione che esiste fra il trinomio non secondaria: i due schemi fin qui esami-
ed i cinque ambiti. Io ritengo utile, solo per nati sono da conservare, anzi da approfon-
fare un esempio, che esista un Ufficio per dire. Ma non sono esaustivi. Bisogna es-
l’animazione culturale in una diocesi ed un ser coscienti che ne esistono altri, pro-
Centro culturale in ogni parrocchia o almeno prio perché i livelli di lettura sono di-
in ogni zona pastorale, ma non lo deduco versi e ciò che è saggio ad un livello risulta
né dal trinomio, né dai cinque “ambiti”, ben- parziale ad un altro. Abbiamo già visto che
sì da un discernimento operativo che mi fa una concreta organizzazione di una curia
valutare che senza una struttura che si oc- avrà bisogno, ad esempio, di una schema-
cupi dei fondi destinati per questa esigenza, tizzazione diversa.
ecc. ecc., la pastorale sarà mancante in quel- Solo per fare un ulteriore esempio, si
la direzione. potrebbe pensare ancora al trinomio
“verità”, “bellezza”, “bontà” ed alla in-
Invece la relazione tra il trinomio ed i cinque separabilità dei tre dall’unum che è Dio. Me-
ambiti permette oggi di avere più chiara- riterebbe soffermarsi sulla questione della
mente dinanzi agli occhi quanto afferma il “bellezza” nella nostra catechesi – non in
Documento di base, presentando la missione relazione all’utilizzo o meno delle opere d’ar-
fondamentale della catechesi: «Educare al te, ma ben più radicalmente in merito alla
pensiero di Cristo, a vedere la storia come capacità di presentare la “gloria”, il “pul-
Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere chrum” di Dio, ma non abbiamo il tempo di
e ad amare come Lui, a sperare come inse- soffermarci su questo.
gna Lui, a vivere in Lui la comunione con Ciò che invece è essenziale per una com-
il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, pletezza del discorso è domandarsi se esiste
nutrire e guidare la mentalità di fede: uno “schema” che sia proprio della cate-
questa è la missione fondamentale di chesi.
chi fa catechesi a nome della Chiesa»53. Il Lo schema, che la tradizione ci consegna in
trinomio manifesta chiaramente che tutto merito, è la quadripartizione che è stata ela-
ha origine dalla fede così come la Chiesa la borata dalla Chiesa nel corso dei secoli, sen-
trasmette e che senza questo radicamento za una decisione presa a tavolino da qual-
non si dà costitutivamente la novità evan- cuno in particolare, al punto che non è facile
gelica. individuare le tappe del suo sorgere e del
suo diffondersi. Certamente, però, la qua-
I cinque ambiti ricordano invece che tale dripartizione che oggi ritroviamo nel
novità deve manifestarsi in una capacità di Catechismo della Chiesa Cattolica, ci
orientarsi nella storia ed anzi di orientare la deriva dal catecumenato della Chiesa
storia stessa verso quella pienezza che il antica che iniziò a celebrare la traditio e la
Vangelo annunzia. redditio del Simbolo e del Padre nostro, a
53
Documento di base, 38.
verificare la conversione dei catecumeni ed desiderio, la fedeltà della parola data, la vita
a celebrare la liturgia con loro, prima con- familiare e così via. Si tratta di imparare a
dividendo la Liturgia della Parola, poi intro- pregare, anche quando si è soli – senza lo
ducendoli definitivamente nei “sacri misteri”. schema quadripartito, la preghiera diviene
Se la guardiamo con simpatia ci accor- quasi una Cenerentola negli itinerari di ca-
giamo che è straordinariamente sem- techesi. Si sottolinea con questa quarta di-
plice. Chi diviene credente impara a creder mensione che l’uomo è abilitato a parlare
ciò che crede la Chiesa (il Credo), riceve con Dio, evidenziando la novità enorme che
nella liturgia la grazia di essere figlio di Dio è il Padre nostro.
(i Sacramenti), vive la vita nuova del Van- In questo senso, nella quadripartizione non
gelo (i Comandamenti), prega Dio, perché è è questione semplicemente dei contenuti
abilitato al dialogo con Lui (il Pater). fondamentali della fede, ma insieme ed in
Vale la pena notare che il trinomio è già modo indissolubile con essi, delle dimen-
presente in questa quadripartizione: la sioni dell’esistenza cristiana e, quindi,
quadripartizione – che non è ecclesiologica, delle strutture portanti dell’esperienza
ma insiste piuttosto sulla struttura formativa della catechesi stessa. La catechesi con-
della catechesi – lo comprende, dal suo pun- duce alla fede, alla celebrazione, alla con-
to di vista, all’interno. Ma la quadriparti- versione, alla preghiera personale e, conse-
zione non nasce dall’esigenza di dire le di- guentemente, si sostanzia di momenti for-
mensioni costitutive della Chiesa, quanto mativi, di momenti celebrativi, di condivi-
piuttosto dal dover individuare le dimensio- sione esistenziale, di maturazione spirituale.
ni costitutive del credente per aiutarlo a ma- La struttura quadripartita emerge con evi-
turare. denza poi, a livello liturgico, nel momento
I quattro pilastri del CCC fanno sì, fra l’altro, del battesimo degli adulti: viene battezzato
che anche i cinque ambiti siano com- chi professa il Credo, chi ha convertito la
presi nell’orizzonte del cammino. Fare sua vita, chi prega con il Padre nostro.
riferimento ai Comandamenti, ad esempio, La quadripartizione ovviamente è in un dia-
implica automaticamente ritrovarsi nella logo continuo con l’esposizione della
questione affettiva, in quella educativa, in storia della salvezza, proprio perché, come
quella sociale, e così via. Anche da questo abbiamo detto all’inizio di questa relazione,
punto di vista, al suo livello che è quello Credo e Scrittura hanno bisogno l’uno del-
catechetico e non quello ecclesiologico o l’altra.
antropologico, la quadripartizione si rivela Vale la pena sottolineare che questa quadri-
preziosa. partizione non nasce da una teoria, bensì
Dal punto di vista proprio della forma- dall’esperienza della Chiesa. È una deci-
zione del credente si tratta di giungere a sione “esperienziale”, non codificatasi a par-
professare il Credo nel quale è contenuto tire da visioni teologiche particolari. La Chie-
l’essenziale di ciò che la Parola annunzia. sa, nell’esperienza secolare della catechesi,
Si tratta di vivere i sette sacramenti e l’intera l’ha maturata pian piano, di modo che, al
liturgia per avere comunione con il “mistero tempo della Riforma, quando sono stati scrit-
pasquale”. Si tratta di vivere in Cristo, vi- ti i primi catechismi, è stata adottata in ma-
vendo nella carità tutto lo spettro dei co- niera similare nei Catechismi di Lutero e di
mandamenti perché la fede informi di sé il Calvino, in quelli dei missionari spagnoli in
America latina, infine in quelli nati a ridosso di una adeguata comprensione del ca-
del Concilio di Trento54. tecumenato e di uno “stile catecume-
Mentre affermiamo con forza che il trinomio nale” della catechesi giustamente invo-
ed i cinque ambiti sono riferimenti preziosi, cato oggi. Il Simbolo di fede appartiene al
è importante dire, ad un passo dal ventesimo catecumenato solo come rito di una conse-
anniversario della promulgazione del Cate- gna liturgica o ben più profondamente, in
chismo della Chiesa cattolica, che anche quanto elemento strutturante la catechesi
questa quadripartizione è preziosa. Che è stessa? Io credo che sia vera la seconda op-
intelligente e che ci è utile. Che ci è utile zione. Una catechesi di stile catecumenale
proprio nella catechesi degli adulti! dovrà sostare per mesi sul Credo, proprio
Ricordo sempre, divertito, un incontro dei per essere fedele all’esperienza della Chiesa
referenti del catecumenato europeo a Firenze che ha individuato nel Simbolo di fede uno
nel quale un pastore valdese era stato invi- dei luoghi determinanti della maturazione di
tato a presentare gli itinerari di catechesi una fede adulta.
nella sua comunità: egli aveva spiegato che La quadripartizione ha il pregio di puntare
questi si strutturavano con lo studio della sull’essenziale e l’essenziale è proprio ciò
Bibbia, la spiegazione del Credo, il commen- di cui l’adulto va in cerca per orientarsi.
to dei Comandamenti, la presentazione del Pensate a quanto è interessante oggi un iti-
Padre nostro – ovviamente presso i valdesi nerario sul Credo. Basterebbe fare riferimen-
non ci sono i sacramenti! Subito alcuni dei to alla caterva di libri che ne parlano55. Lo
partecipanti all’incontro lo interrogarono in- stesso si potrebbe dire dei Comandamenti,
curiositi: «Ma come, voi valdesi non leggete come dimostrano non solo l’esperienza dei
la sola Scriptura ed utilizzate per la catechesi 10 Comandamenti nata a Roma recente-
il Credo, i Comandamenti, il Padre nostro?» mente, ma anche il numero spropositato di
Lui rispose seraficamente e splendidamente: testi che escono sul Decalogo56 – per non
«Scusate, ma il Credo non è la sintesi dimenticare la sua presenza nelle arti, come
della Scrittura? Ed i Comandamenti ed nel famoso Decalogo del regista polacco K.
il Padre nostro non sono due dei testi Kielowski57.
più importanti della Scrittura?». Fare propria senza remore la strutturazione
Voglio sottolineare che queste considerazioni quadripartita della catechesi non vuol dire
hanno delle conseguenze anche in vista ovviamente che si deve usare il CCC come
54
Cfr. A. AMATO, Il Catechismo nella storia della Chiesa. Un sintetico sguardo storico, in R. Fisichella (a cura
di), Catechismo della Chiesa Cattolica. Testo integrale e commento teologico, Piemme, Casale Monferrato,
pp. 549-555.
55
Basti fare riferimento al volume del primate anglicano R. WILLIAMS, Ragioni per credere, Qiqajon, Magnano,
2009, allo straordinario volumetto di Alexander Men’, prete ortodosso assassinato in Russia, Io credo. Il Simbolo
della fede, Nova Millennium Romae, Roma, 2007, al volume Introduzione al cristianesimo di J. Ratzinger del
1968, ad H. U. VON BALTHASAR, Il Credo. Meditazioni sul Credo apostolico, Jaca, Milano, 1990, agli studi
iconografici di R. MASTACCHI, I padri spiegano il Credo, Cantagalli, Siena, 2004 e Il Credo nell’arte cristiana ita-
liana, Cantagalli, Siena, 2007, a C. Dufour, 5 catechesi sul Credo, LDC, Leumann, 2008, ma l’elenco potrebbe
continuare a lungo. Non si deve dimenticare al riguardo l’esigenza che avvertì il papa Paolo VI e che lo spinse
a scrivere il Credo del Popolo di Dio, testo altissimo del suo magistero. Recentemente anche la rivista Lumen
vitae ha dedicato un numero – Le Credo dans la catéchèse – alla questione (“Lumen vitae, LXIV 2009, n° 1).
56
Lo ricordava recentemente Lorenzo Fazzini su Avvenire, Le 10 regole di vita spopolano in libreria, 10/672011.
57
K. Kieślowski, Decalogo, 1988.
testo di base per dettare le singole tappe né Emerge così immediatamente la centralità
di una catechesi di stile catecumenale, né di Cristo come rivelazione di Dio, del Dio
della catechesi con gli adulti in genere. Il che comunica se stesso, ed è manifesta im-
CCC è un catechismus maior58 che ha mediatamente la novità del cristianesimo.
bisogno di mediazioni e questo non deve Vengono in mente le parole di de Lubac:
mai essere dimenticato. «Mani e Maometto hanno scritto dei libri.
Gesù, invece, non ha scritto niente; Mosè
5.2 Le parti generali del CCC ed il cate- e gli altri profeti “hanno scritto di lui”. Il
chismo degli adulti La verità vi fa- rapporto tra il Libro e la sua Persona è
rà liberi dunque l’opposto del rapporto che si osser-
Se la quadripartizione del Catechismo della va altrove. Il cristianesimo, propriamente
Chiesa Cattolica viene dal catecumenato ed parlando, non è affatto una “religione del
è antichissima; c’è un elemento che, invece, Libro”: è la religione della Parola – ma non
è nuovissimo nel CCC e sul quale mi voglio unicamente né principalmente della Parola
soffermare ancora per evidenziarne l’utilità sotto la sua forma scritta. Esso è la reli-
in vista della catechesi con gli adulti. Tutti i gione del Verbo, “non di un verbo scritto e
catechismi antichi, dalla fine del ‘400 in poi, muto, ma di un Verbo incarnato e vivo”.
esponevano direttamente il Credo, i Coman- La Parola di Dio adesso è qui tra di noi,
damenti, e così via. Invece il CCC premette “in maniera tale che la si vede e la si toc-
alle quattro parti delle sezioni generali. ca”: Parola “viva ed efficace”, unica e per-
Lo fa, evidentemente, per manifestare la no- sonale, che unifica e sublima tutte le parole
vità del Concilio Vaticano II: la I sezione ge- che le rendono testimonianza»59. E così via.
nerale ha come base la Dei Verbum, la II ha Sono i temi della teologia fondamentale.
come base la Sacrosanctum Concilium, la III Ecco uno straordinario itinerario di catechesi
ha come base la Gaudium et spes, mentre la per adulti: che cosa è la Rivelazione, quindi,
IV non ha un documento di riferimento del qual è la peculiarità del cristianesimo!
Concilio perché non esiste – purtroppo – un Non dobbiamo dimenticare che questa im-
testo conciliare sulla preghiera. postazione non è solo proficua per il nostro
La sezione generale della I parte si sof- futuro, ma appartiene già al Progetto ca-
ferma così sulla rivelazione, premetten- techistico italiano ed a noi spetta risco-
dovi una riflessione sull’uomo capax Dei. prirla e valorizzarla. Se prendiamo il Ca-
58
Cfr. fra gli altri, L. PACOMIO, Storia e struttura del Catechismo: «[il cardinal Ratzinger scrisse a proposito del
Catechismo Romano: “Vi si legge, in effetti, che era enormemente importante sapere che un certo insegnamento
doveva essere impartito in questo o in quel modo. Perché la catechesi per essere veramente adatta a tutti, deve
essere esattamente al corrente dell’età, delle capacità di comprensione, delle abitudini della vita e della situazione
sociale degli uditori. Il catechista doveva sapere chi aveva bisogno di latte e chi di alimenti solidi, al fine di
adattare i suoi insegnamenti alla capacità di ciascuno... Sono dell’avviso che la distinzione fatta dal Catechismo
Romano tra il testo base (il contenuto della fede della Chiesa) e i testi parlati o scritti della trasmissione, non
sia una possibile strada tra le altre: essa appartiene all’essenza stessa della catechesi. Da una parte, è al servizio
della necessaria libertà del catechismo nel trattamento delle situazioni particolari; dall’altra, essa è indispensabile
per garantire l’identità del contenuto della fede”. Ci sembra pertanto di riconoscere dalla letteratura, sia della
storia dei catechismi nei secoli, sia dell’attuale uso del vocabolo “catechismo”, la possibilità di qualificare “ana-
logico” più che univoco l’uso del titolo catechismo, applicabile a testi di riferimento per la fede e a testi didattici
per trasmettere a specifici destinatari i contenuti della fede».
59
HENRI DE LUBAC, Esegesi medievale. I quattro sensi della Scrittura, I, Paoline, Roma, 1972, pp. 353-354.
techismo degli adulti La verità vi farà liberi, capace sia di analisi biblica, sia di sintesi
ci accorgiamo subito che esso è sulla stessa teologica. Non è difficile, insomma, accor-
linea. Esso presenta la figura di Gesù se- gersi che esiste una relazione feconda e po-
guendo passo passo i Vangeli – cfr. i nn. sitiva fra La verità vi farà liberi ed il CCC,
106-281 – ma insieme la inserisce in quella indicandoci una via che è da proseguire an-
prospettiva sintetica che è tipica della cate- che ad altri livelli.
chesi, premettendo una presentazione della I temi delle parti generali del CCC sono di
rivelazione che riprende a piene mani la Dei una straordinaria attualità nella catechesi
Verbum per indicare subito che Cristo è la degli adulti. E ci rimandano a quella visione
Parola definitiva di Dio, prima di iniziare globale e armonica della vita che sostiene i
una lettura dettagliata della sua vicenda. cinque ambiti di Verona. Oserei dire che oggi
Alla presentazione della rivelazione è pre- questi temi generali sono ancora più
messa ancora, proprio come nel CCC, una decisivi delle sezioni particolari: nei dia-
riflessione sull’uomo capax Dei – a par- loghi con i nostri contemporanei la questione
tire dalla Samaritana si riflette sulla se- non verte su di un singolo articolo del Credo,
te inesauribile che ci caratterizza, ci- ma prima ancora sulla realtà stessa del Dio
tando poi autori come B. Pascal, R. M. creatore che si rivela. Lo stesso per la litur-
Rilke, F. Nietzsche, Agostino, Anselmo, gia: è l’idea stessa della necessità di un sa-
Tommaso, fino agli affreschi di S. An- cramento per la salvezza che è in discussio-
gelo in Formis. Inoltre, al termine della ne. Così come nelle scelte etiche è in que-
presentazione dei Vangeli, si giunge – nei stione primariamente chi sia l’uomo. Ma
nn. 306 ss. – alla presentazione del Credo. proprio per questo i grandi temi essenziali lì
È possibile vedere qui non solo in teoria, affrontati sono carichi di freschezza e di no-
ma nel concreto di un itinerario, il pas- vità. Proprio perché l’adulto è una persona
saggio da un catechismus maior ad un che deve saper inserire il frammento di vita
catechismo nazionale ed, insieme, una che sta vivendo, il frammento di pensiero
presentazione della Parola di Dio armonica, che elabora, in una sintesi che lo sostiene.
1
Grande ruolo ha avuto in questo processo la pubblicazione dell’Ordo Initiationis Christianae Adultorum
(1972). A questo rituale si è molto ispirata la riflessione catechetica, nel suo lavoro di revisione della prassi ca-
techistica.
Il processo di revisione consegna alla Chiesa una sfida decisamente presente nella situa-
alcuni luoghi ed alcuni problemi come vere zione attuale: la fatica sempre maggiore con
e proprie sfide, che pongono le comunità cui gli uomini e le donne di oggi sentono
cristiane di fronte all’obbligo di discernere e parlare di Dio, intercettano luoghi ed espe-
poi adottare nuovi stili di azione pastorale. rienze che li aprono ad un simile discorso.
Tra queste sfide possiamo annotare: Si tratta di una difficoltà con cui la Chiesa
– trovare una collocazione condivisa al sa- si sta misurando da tempo, e che quindi
cramento della Confermazione2. Le Confe- non soltanto è stata denunciata, ma ha co-
renze Episcopali hanno adottato nel re- nosciuto già alcuni strumenti di risposta. È
cente passato scelte differenti al riguardo, nato così lo strumento del “primo annuncio”,
motivate dalle diverse prospettive da cui inteso come strumento di proposta esplicita,
veniva letta la problematica (pedagogica, meglio ancora di proclamazione, del conte-
sacramentale, ecclesiale); nuto fondamentale della nostra fede. È que-
– la capacità di ridare contenuto ed energia sto il modo con cui la nuova evangelizza-
a quella dimensione mistagogica dei per- zione stimola gli itinerari abituali di educa-
corsi di iniziazione, senza la quale quegli zione alla fede, accentuando il loro carattere
stessi itinerari risulterebbero privi di un in- kerigmatico, di annuncio4.
grediente essenziale del processo di gene-
razione alla fede;
– una sfida ulteriore è la necessità di non IL MODELLO PER LA PASTORALE
delegare ad eventuali percorsi scolastici di DELLA CHIESA
educazione religiosa il compito che è pro-
prio della Chiesa di annunciare il Vangelo Le affermazioni del Concilio Vaticano II,
e di generare alla fede, anche nei confronti quando furono scritte, suonavano per tante
dei ragazzi e degli adolescenti. comunità cristiane come degli auspici; oggi
invece sono divenute realtà in numerose
Il volto futuro delle nostre comunità dipende Chiese locali. È possibile fare esperienza di
molto dalle energie investite in questa azio- tanti elementi lì elencati, cominciando pro-
ne pastorale e dalle iniziative concrete pro- prio dalla consapevolezza ormai maturata
poste ed attuate per un suo ripensamento dappertutto del legame intrinseco che unisce
e rilancio3. i sacramenti della iniziazione cristiana.
Il processo di revisione dei percorsi di ini- Battesimo, Cresima ed Eucaristia vengono vi-
ziazione alla fede ha dato ulteriore risalto ad sti non più come tre sacramenti separati, ma
2
La richiesta è stata avanzata anche durante l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia,
e ripresa da Papa Benedetto XVI nella successiva esortazione postsinodale.
3
Cfr il n. 18 dei Lineamenta: L’iniziazione cristiana, processo evangelizzatore.
4
Cfr il n. 19 dei Lineamenta: Primo annuncio come esigenza di forme nuove del discorso su Dio.” La catechesi,
distinta dal primo annuncio del Vangelo, promuove e fa maturare questa conversione iniziale, educando alla
fede il convertito e incorporandolo nella comunità cristiana. La relazione tra primo annuncio e catechesi non è
però sempre facile da fare, e non necessariamente deve essere affermata in modo netto. Si tratta di una duplice
attenzione che spesso si trova coniugata nella medesima azione pastorale. Capita frequentemente, infatti, che
le persone che accedono alla catechesi necessitano di vivere ancora una vera conversione. Perciò, sarà utile
porre maggiore attenzione, nei percorsi di catechesi e di educazione alla fede, all’annuncio del Vangelo che
chiama a questa conversione, che la provoca e la sostiene”.
5
Priorità è ricostruire l’idea che l’iniziazione cristiana è un procedimento, è un cammino iniziato, che non va
avanti a strattoni: ricevere il Battesimo, poi ricevere la Prima Comunione, poi, ultimo balzo, ricevere la Cresima,
e poi tutto è finito. È, invece, un processo che inizia; e dal Battesimo alla Confermazione e alla Eucaristia vi è
un continuo sviluppo interiore, spirituale. Riuscire a collocare celebrativamente il momento più alto, l’Eucaristia,
vuol dire collocare un elemento che ci aiuta a scardinare quella che purtroppo è la mentalità inserita nella testa
del nostro popolo. Il catechismo cos’è? Per far la Cresima; ma una volta fatta la Cresima, che bisogno c’è di far
catechismo dopo? La Cresima non la si fa più, una volta sola in vita ed è finito tutto; ma la Chiesa ci dice qual
è il Sacramento della maturità? Non è la Cresima il Sacramento della maturità, perché la Cresima è il Sacramento
che ci dona la forza dello Spirito Santo per giungere alla maturità di Cristo nel Sacramento della maturità, che
la Chiesa ci dice essere l’Eucaristia. È lì che la vita è profondamente unita in Cristo, li la vita è messa con quella
di Cristo nell’impegno per mondo nella carità, nella testimonianza. Il Sacramento dell’Eucaristia non si riceve
una volta in vita, è il Sacramento di ogni domenica, e attraverso la catechesi si aiuta a vivere l’Eucaristia di do-
menica in domenica. Se io educo a vivere la Cresima una volta e poi non la ricevo più è naturale che sia finito
l’impegno della Cresima; ma è l’Eucaristia il momento della maturità cristiana, il ricostruirsi continuo nella propria
maturità in Cristo.
6
Cfr. EN n. 21.
7
La Chiesa per essere in grado di offrire a tutti la vita che Dio ha portato all’uomo, deve cercare di
inserirsi in tutti i raggruppamenti con lo stesso movimento con cui Cristo stesso, attraverso la sua
incarnazione, si legò a quel certo ambiente socio-culturale degli uomini in mezzo ai quali visse. … È
necessario che la Chiesa sia presente in questi raggruppamenti umani attraverso i suoi figli. Tutti i
cristiani, dovunque vivano, sono tenuti a manifestare con l’esempio della loro vita e con la testimonianza della
loro parola l’uomo nuovo,… sicché gli altri, vedendone le buone opere, … comprendano più pienamente il si-
gnificato genuino della vita umana. … Come quindi Cristo percorreva tutte le città e i villaggi, sanando ogni
malattia ed infermità come segno dell’avvento del regno di Dio (cfr. Mt 9,35 ss.; At 10,38), così anche la Chiesa
attraverso i suoi figli si unisce a tutti gli uomini di qualsiasi condizione, ma soprattutto ai poveri ed ai sofferenti,
prodigandosi volentieri per loro (cfr. 2 Cor 12,15). Essa infatti condivide le loro gioie ed i loro dolori, conosce
le aspirazioni e i problemi della vita, soffre con essi nell’angoscia della morte. A quanti cercano la pace, essa
Il testimone educa il proprio sguardo a “ve- e di rispetto. Da una parte è opportuno che
dere Dio in tutte le cose”, cioè a riconoscere la proposta della fede la faccia apparire come
l’amore di Dio operante nel mondo, come lo plausibile e ragionevole all’intelligenza uma-
è in lui stesso. È riconoscere, nell’esistenza na. Si tratta di renderla comprensibile, de-
concreta, Dio, in cui “viviamo, ci muoviamo siderabile e dunque possibile per l’uomo,
ed esistiamo” (At 17,28), che genera alla senza per altro obbligarlo. La proposta della
sua vita, ama, rialza, salva, invita ciascuno fede non costringe, ma “fa riflettere”. La
a diventare se stesso8. plausibilità del discorso della proposta della
“L’annuncio della fede implica almeno due fede che fa riflettere senza costringere im-
cose: da una parte, un aspetto argomenta- plica un modo di enunciazione che sia esso
tivo o apologetico nel senso positivo del ter- stesso gradevole”9.
mine – si tratta di “rendere ragione” – e,
dall’altra parte, un modo di annuncio che una rete di relazioni personali10 e il te-
sia esso stesso gradevole, pieno di dolcezza stimone che porta alla comunità11.
desidera rispondere con il dialogo fraterno, portando loro la pace e la luce che vengono dal Vangelo (AG 11).
Mons. Semeraro nella relazione tenuta durante la 63a Assemblea Generale CEI (23-27 maggio 2011) così de-
scriveva la dimensione introduttiva che deve caratterizzare i percorsi di educazione alla fede: Introdurre è pure
guidare-dentro la vita della comunità cristiana attraverso i gesti che la esprimono e la costruiscono (Parola, Sa-
cramento, vita di comunione/carità: cfr At 2,42). Il grande canale comunicativo per la trasmissione della
fede è proprio la qualità di questi gesti. Nella Nota pastorale dopo Verona leggiamo: «Mostrare il sì di Dio
tocca le fondamenta stesse della Chiesa, che di quel sì è figlia, discepola e responsabile. Per questo, la via della
missione ecclesiale più adatta al tempo presente e più comprensibile per i nostri contemporanei prende la forma
della testimonianza, personale e comunitaria una testimonianza umile e appassionata, radicata in una spiritualità
profonda e culturalmente attrezzata, specchio dell’unità inscindibile tra una fede amica dell’intelligenza e un
amore che si fa servizio generoso e gratuito... Le nostre comunità devono favorire l’incontro autentico
tra le persone, quale spazio prezioso per il contatto con la verità rivelata nel Signore Gesù, perché
l’esemplarità della vita non sminuisce il dovere di annunciare anche con la parola: ogni cristiano
deve saper dare ragione della propria speranza, narrando l’opera di Dio nella sua esistenza e nella
storia dell’umanità. Il linguaggio della testimonianza è quello della vita quotidiana» (n. 11; cfr pure Il volto
missionario delle parrocchie, n. 13: «Una casa aperta alla speranza»).
8
Ha scritto Benedetto XVI nella Deus caritas est: “L’aumento di organizzazioni diversificate, che si impegnano
per l’uomo nelle sue svariate necessità, si spiega in fondo col fatto che l’imperativo dell’amore del prossimo è
iscritto dal Creatore nella stessa natura dell’uomo. Tale crescita, però, è anche un effetto della presenza nel
mondo del cristianesimo, che sempre di nuovo risveglia e rende efficace questo imperativo, spesso profondamente
oscurato nel corso della storia. È perciò molto importante che l’attività caritativa della Chiesa mantenga tutto il
suo splendore e non si dissolva nella comune organizzazione assistenziale, diventandone una semplice variante”
(n. 31).
9
Cfr. A. FOSSION, Il Dio desiderabile. Proposta della fede e iniziazione cristiana, EDB, Bologna 2011, pag 27.
10
Ma perché essi possano dare utilmente questa testimonianza, debbono stringere rapporti di stima
e di amore con questi uomini, riconoscersi come membra di quel gruppo umano in mezzo a cui vivono,
e prender parte, attraverso il complesso delle relazioni e degli affari dell’umana esistenza, alla vita
culturale e sociale. Come Cristo stesso penetrò nel cuore degli uomini per portarli attraverso un contatto ve-
ramente umano alla luce divina, così i suoi discepoli, animati intimamente dallo Spirito di Cristo, debbono
conoscere gli uomini in mezzo ai quali vivono ed improntare le relazioni con essi ad un dialogo sincero e com-
prensivo, affinché questi apprendano quali ricchezze Dio nella sua munificenza ha dato ai popoli; ed insieme
devono tentare di illuminare queste ricchezze alla luce del Vangelo, di liberarle e di ricondurle sotto l’autorità di
Dio salvatore. La presenza dei cristiani nei gruppi umani deve essere animata da quella carità con la quale Dio
ci ha amato: egli vuole appunto che anche noi reciprocamente ci amiamo con la stessa carità (AG 11).
11
I discepoli di Cristo, mantenendosi in stretto contatto con gli uomini nella vita e nell’attività, si ripromettono
così di offrir loro un’autentica testimonianza cristiana e di lavorare alla loro salvezza, anche là dove non possono
annunciare pienamente il Cristo. In tal modo gli uomini vengono aiutati a raggiungere la salvezza attraverso la
carità verso Dio e verso il prossimo; comincia allora a risplendere il mistero del Cristo, in cui appare l’uomo
nuovo, creato ad immagine di Dio (cfr. Ef 4,24), ed in cui si rivela la carità di Dio (AG 12).
12
La parrocchia assume gli stessi tratti della missionarietà di Gesù: la sua sollecitudine verso tutti, per cui
accoglie le folle e dona loro parola e vita, senza però lasciarsi rinchiudere da esse (cfr Mc 1,37-38); la cura per
il gruppo dei discepoli, invitati a “seguirlo” ma anche ad “andare” (cfr Mc 3,14-15). Gesù pensa alla comunità
in funzione della missione, non viceversa.
vive, della persona» (n. 27); conclude che quietudine del nostro cuore, all’inquietudine
l’itinerario d’iniziazione cristiana deve con- del nostro domandare e cercare, con l’in-
durre «al progressivo inserimento nella co- quietudine del suo stesso cuore, che lo in-
munità» e orientare «a una seria decisione duce a compiere l’atto estremo per noi. L’in-
di aderire a Cristo, per assumere nella Chiesa quietudine nei confronti di Dio, l’essere in
un servizio di testimonianza e di carità, nel cammino verso di Lui, per conoscerLo me-
quale continuare la crescita e la maturazione glio, per amarLo meglio, non deve spegnersi
della vita cristiana» (n. 40).13 in noi”.
È lo stesso RICA che, illustrando i riti del
tempo della purificazione e della illumina-
riti di partecipazione14. zione, ricorda come “Durante questo tempo,
si fa più intensa la preparazione spirituale,
Benedetto XVI, nella sua omelia per la Messa che ha più il carattere di riflessione spirituale
Crismale dello scorso Giovedì Santo, com- che non di catechesi, e viene ordinata a pu-
mentava la feconda relazione tra i riti e il rificare il cuore e la mente con la revisione
cammino spirituale delle persone. “Il nostro della propria vita e con la penitenza, e a il-
sguardo si rivolge alle persone che si met- luminarli con una più profonda conoscenza
tono in cammino verso Cristo – alle persone di Cristo salvatore. Tutto questo si realizza
che sono alla ricerca della fede, alla ricerca attraverso vari riti, specialmente con gli scru-
di Dio. L’olio dei catecumeni ci dice: non tini e con le consegne” (n. 25). Questo de-
solo gli uomini cercano Dio. Dio stesso si è terminante legame dei riti con il cammino
messo alla ricerca di noi. Il fatto che Egli spirituale ci interpella circa la capacità di sa-
stesso si sia fatto uomo e sia disceso negli per esprimere e vivere veri riti di accoglienza,
abissi dell’esistenza umana, fin nella notte partecipazione e accompagnamento verso le
della morte, ci mostra quanto Dio ami l’uo- diverse situazioni spirituali di coloro che si
mo, sua creatura. Spinto dall’amore, Dio si accostano con una interiore ricerca15.
è incamminato verso di noi. Dio è alla ricerca
di me. Voglio riconoscerLo? Voglio essere da una pastorale progettuale e generati-
Lui conosciuto, da Lui essere trovato? Dio va: sacramenti della fede e non ceri-
ama gli uomini. Egli viene incontro all’in- monie a se stanti.
13
Cfr. Mons. Semeraro nella relazione durante la 63a Assemblea Generale CEI (23-27 maggio 2011).
14
Fino ad oggi i sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia e della Confermazione venivano ricevuti nel contesto
di una vita familiare per lo più già orientata a Cristo, sostenuti da un percorso catechistico di preparazione. Ora,
invece, ci sono famiglie che non chiedono più il Battesimo per i loro bambini; ragazzi battezzati che non accedono
più agli altri sacramenti dell’iniziazione; e se vi accedono, non poche volte disertano la Messa domenicale; troppi,
infine, dopo aver ricevuto il sacramento della Confermazione scompaiono dalla vita ecclesiale. Questi fenomeni
non assumono la stessa rilevanza in ogni parte del Paese, ma c’è chi parla di crisi dell’iniziazione cristiana dei
fanciulli. Nel contempo, non sono ovunque presenti cammini conosciuti e sperimentati di iniziazione per ragazzi,
giovani e adulti desiderosi di entrare a far parte della famiglia della Chiesa.
15
La classica comunità parrocchiale cerca di comunicare al bambino il fascino e la forza della nostra esperienza
di fede cristiana in un linguaggio adeguato alla sua età. Ma quale parrocchia offre un’esperienza di fede cristiana
in un linguaggio adeguato agli adulti, affinché la loro fede diventi “il motivo portante e determinante della loro
vita” (Arcivescovo Zollitsch, Friburgo)? Praticamente nessuna parrocchia invita gli adulti ad una qualche sorta
di festa della fede, con una bella celebrazione. Non mi meraviglia che sempre più adulti si allontanino dalla
Chiesa e non abbiano più alcun legame con la nostra fede. Non vi è da sorprendersi, se si pensa che l’ultima
Perché dall’annuncio possa scaturire una vi- avesse un profilo di comunione, caratteriz-
ta nuova, la Chiesa offre itinerari d’inizia- zato da alcuni connotati, così riassunti:
zione a quanti vogliono ricevere dal Padre “– il servizio catecumenale vuole apertura
il dono della sua grazia. Con l’iniziazione teologica e culturale, tale da superare
cristiana la Chiesa madre genera i suoi figli ogni forma di rigidità, che farebbe ri-
e rigenera se stessa. Nell’iniziazione esprime piombare in una pastorale di conserva-
il suo volto missionario verso chi chiede la zione, quindi oltre ogni ghetto linguistico
fede e verso le nuove generazioni. La par- o di cammino formativo;
rocchia è il luogo ordinario in cui questo – il servizio catecumenale richiede una con-
cammino si realizza. … Un ripensamento si tinua sensibilizzazione della comunità ec-
impone, se si vuole che le nostre parrocchie clesiale in cui i catecumeni entreranno,
mantengano la capacità di offrire a tutti la non riducendola a spettatrice, ma lavo-
possibilità di accedere alla fede, di crescere rando a convertirla perché assuma i tratti
in essa e di testimoniarla nelle normali con- della maternità, cioè della testimonianza
dizioni di vita16. e dell’accoglienza;
– il servizio catecumenale domanda una
organizzazione efficiente, non burocrati-
UNA PROPOSTA DI AZIONE ca, ma pure fedele alle tappe fondamen-
PASTORALE IN ITALIA tali della pedagogia catecumenale, il che
richiede la serietà di non banalizzarla in
Nel 2006 si è tenuto un Convegno Nazionale forme artificiose o di ridurne l’impatto
sul Catecumenato nella Chiesa in Italia17, con scorciatoie controproducenti;
nella relazione introduttiva Mons. Giuseppe – il servizio catecumenale stimola a uno
Betori, allora Segretario Generale della CEI, scambio continuo di esperienze, perché
metteva in evidenza la qualità ecclesiale del esse sono il migliore maestro e insieme la
servizio catecumenale, in quanto di sua na- verifica di ogni progetto; è uno scambio
tura, esso è intrinsecamente legato al na- che riguarda prima di tutto i responsabili
scere della stessa Chiesa, per cui la Chiesa del catecumenato, che accettano di in-
fa i catecumeni e i catecumeni fanno la Chie- contrarsi, di parlarsi,di aiutarsi”18.
sa. Mons. Betori approfondiva il percorso in
atto chiedendo una ricerca che presentasse Possiamo così tentare una descrizione dello
la proposta catecumenale in maniera che sviluppo della pastorale della iniziazione cri-
intensa esperienza di fede, la cresima, risale all’adolescenza. Molti adulti battezzati non si allontanano dalla
Chiesa perché hanno qualcosa contro di noi: no, la maggior parte di loro non è nemico agguerrito della Chiesa.
Si sentono insicuri nella loro fede e non sanno molto bene a cosa sia loro servito il battesimo. Heinz Schiirmann,
padre oratoriano ed esperto neotestamentario di Erfurt ai tempi del muro di Berlino, disse una volta: un bambino
che non cresce non resta un bambino, ma diventa un nano. La stessa cosa vale per la fede: una fede che non
cresce non resta una fede “infantile”, ma diventa arida ed ipotrofica. Io sono convinto che molti adulti portino
in sé questa fede inaridita. Cosa fanno le parrocchie per la formazione di fede degli adulti?
16
Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 7.
17
Convegno Nazionale sul Catecumenato nella Chiesa in Italia, “Gesù si mise a camminare con loro”, a cura
del Servizio nazionale per il Catecumenato della CEI, del Servizio diocesano per il Catecumenato della diocesi di
Roma e dell’Istituto “Ecclesia Mater” della Pontificia Università Lateranense, Roma 6-7 febbraio 2006. Gli Atti
sono stati pubblicati dal Notiziario dell’Ufficio catechistico Nazionale, n. 2 – maggio 2006 – Anno XXXV.
18
Cfr. Atti, pag. 7, n. 5.
stiana degli adulti in questi anni in Italia, tesimo, rigenera alla vita dei figli di Dio è
attraverso alcune annotazioni, che testimo- un segno stupendo per tutti noi, battezzati
niano l’attenzione data alle tre Note del Con- fin da piccoli per grazia di Dio; noi, cristiani
siglio Episcopale Permanente sulla Inizia- molte volte per abitudine, spesso mediocri,
zione Cristiana19. abbiamo bisogno di riscoprire il senso del
battesimo, di sentirne lo stupore e la rico-
Una richiesta pastorale che coinvolge noscenza, di conoscerne la bellezza e l’im-
sempre nuove comunità parrocchiali e pegno. Anche noi, in questa notte santis-
diocesi sima, rinnoviamo la nostra professione di
La presenza del catecumenato sta divenendo fede come se per la prima volta accostas-
ormai una componente abituale nelle nostre simo Gesù e potessimo dirgli con tutto il
diocesi, con significative celebrazioni nella cuore: “Signore, da chi andremo? Tu hai
Veglia di Pasqua e curati itinerari seguiti da parole di vita eterna. Noi abbiamo creduto
generosi accompagnatori. Circa 110 diocesi e conosciuto che tu sei il santo di Dio” .
vedono domande di battesimo di adulti ogni (Mons. Luciano Monari, vescovo di Bre-
anno, tra le quali alcune che attestano un scia).
centinaio di persone (vedi le grandi città,
come Roma, Milano, Torino) o svariate de- “Nella Chiesa i battezzati adulti non solo ri-
cine (vedi nelle città come Bologna, Firenze, cevono la fede dalla comunità – e qui rin-
Caserta, Aversa, Brescia, Mantova, Berga- grazio coloro che più da vicino hanno rap-
mo, Acireale, Arezzo, Padova, Perugia, ecc). presentato la comunità in questo cammino
Molte diocesi si sono dotate di un apposito –, ma portano nelle proprie comunità qual-
Servizio diocesano per il catecumenato, altre cosa di nuovo, di fresco, di giovanile risco-
hanno affidato la cura agli UCD o ULD, se- perta della fede. Non entrano tanto con il
condo le indicazioni della Nota del 1997. Battesimo a far numero nella Chiesa, ma a
dare qualità alla fede di tutti” (Mons. Adria-
Ci è caro riportare la testimonianza di vescovi no Caprioli, vescovo di Reggio Emilia).
che esprimono la novità e la gioia della Chie-
sa locale per tali eventi sacramentali. La tradizione della fede e la maturazio-
“Ritornano i tempi degli inizi quando la ne delle persone
notte di Pasqua segnava l’ammissione dei Cerchiamo ora di cogliere l’impatto tra la
nuovi cristiani alla Chiesa e questo fatto ci proposta del RICA e la realtà pastorale della
riempie di gioia. Anzitutto perché mostra Chiesa. Il nostro itinerario può essere aperto
la maternità feconda della Chiesa. L’abbia- e ispirato da queste domande: di che cosa
mo sempre detto e saputo, ma vedere degli si è dotata la Chiesa italiana pubblican-
adulti che si accostano a chiedere alla Chie- do il RICA? che cosa presuppone e che
sa il dono del battesimo e della vita di fede. cosa propone?
Vedere la Chiesa che, amministrando il bat- L’importanza di una completa e intelligente
19
CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE: L’iniziazione cristiana 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti, 30
marzo 1997; L’iniziazione cristiana 2. Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai
7 ai 14 anni, 23 maggio 1999; L’iniziazione cristiana 3. Orientamenti per il risveglio della fede e il comple-
tamento dell’iniziazione in età adulta, 8 giugno 2003.
recezione del RICA è stata ricordata e auto- ma anche all’intima conoscenza del mi-
revolmente orientata dai vescovi nella pre- stero della salvezza». I termini catechesi
sentazione del Rito stesso: l’itinerario del e catecumenato rimandano al comune
RICA è presentato «con valore di forma tipica verbo greco katecheo, che si riferisce al-
per la formazione cristiana»; auspicano che l’ascolto e alla trasmissione della Parola,
«questo testo diventi una feconda sorgente una «parola che invita, interroga, provo-
ispiratrice di iniziative di evangelizzazione, ca, consola, crea comunione e salva».
di catechesi e di esperienze comunitarie» 2) La via della conversione: un «cambia-
(RICA, Premesse CEI). mento di mentalità e di costume», che
La prospettiva riguarda un modo di essere «deve incidere in maniera determinante
e di vivere della Chiesa. Il rito ci porta, at- non solo nel modo di pensare e di vivere,
traverso la lex orandi, alla lex agendi, alla ma anche nello stile proprio della pre-
ricerca di alcune condizioni minime per ren- ghiera cristiana».
dere possibile concretamente l’accoglienza
3) La via della liturgia traduce, attraverso
negli ambiti della vita umana.
“segni sensibili ed efficaci” (SC 7) il mes-
saggio ascoltato e la risposta di fede.
Rilevano gli Orientamenti del presente de-
4) La via della collaborazione alla vita ec-
cennio: “La Chiesa è luogo e segno della
clesiale: un inserimento e un coinvolgi-
permanenza di Gesù Cristo nella storia. An-
mento attivo nella comunità ecclesiale.
che nel suo compito educativo, come in tutto
ciò che essa è e opera, attinge da Cristo e
ne diventa discepola, seguendone le orme, Educare secondo la pedagogia di Gesù
grazie al dono dello Spirito Santo. Ascolto Se riprendiamo l’indirizzo dato dagli Orien-
assiduo della parola di Dio, celebrazione li- tamenti, in particolare nel capitolo “Gesù
turgica e comunione nella carità sono, dun- maestro”, l’Educare alla vita buona del
que, le dimensioni costitutive della vita ec- Vangelo significa in primo luogo farci di-
clesiale; esse hanno un’intrinseca forza edu- scepoli del Signore Gesù, il Maestro che
cativa, poiché mediante il loro continuo eser- non cessa di educare l’umanità. Egli parla
cizio il credente è progressivamente con- sempre all’intelligenza e scalda il cuore di
formato a Cristo. Mentre testimonia la fede coloro che si aprono a lui e accolgono la
in letizia e semplicità, la comunità diviene compagnia dei fratelli per fare esperienza
capace di condividere i beni materiali e spi- della bellezza del Vangelo.
rituali. Già così il compito educativo si mo- È particolarmente significativo l’itinerario
stra quale «esigenza costitutiva e perma- tracciato nel documento, in cui si presenta
nente della vita della Chiesa (n. 20). l’educazione fatta da Gesù verso i suoi di-
scepoli. Si intravede un ritmo, quasi le tappe
di un itinerario di iniziazione cristiana. Ana-
Sono riassunte dagli Orientamenti le vie in- lizzandolo si ritrovano alcuni tratti essen-
dicate dal RICA (n. 19) per un cammino ziali della relazione educativa tra Gesù
nella maturazione cristiana: e i suoi discepoli, fondata sull’atteggia-
1) La prima via: «un’opportuna catechesi», mento di amore di Gesù e vissuta nella
graduale e orientata «non solo ad un’ade- fedeltà di chi accetta di stare con lui (cfr
guata conoscenza dei dogmi e dei precetti, Mc 3,14) e di mettersi alla sua sequela.
Giovanni Battista posa il suo sguardo su Ge- – «Signore, da chi andremo?» (6,68): per-
sù che passa e lo indica ai suoi discepoli. severare nell’impresa.
Due di loro, avendo udito la testimonianza Dopo aver ascoltato le sue parole esigenti,
del Battista, si mettono alla sequela di Gesù. molti si erano scoraggiati e non erano più
A questo punto, è lui a volgersi indietro e a disposti a seguirlo. I discepoli misurano così
prendere l’iniziativa del dialogo con una do- il prezzo della scelta. La relazione con Gesù
manda, che è la prima parola che l’evange- non può continuare per inerzia. Ha, invece,
lista pone sulle labbra del Signore. bisogno di una rinnovata decisione.
– «Signore, tu lavi i piedi a me?» (13,6):
– «Che cosa cercate?» (1,38): suscitare accettare di essere amato.
e riconoscere un desiderio. La domanda Nel Cenacolo, prima della festa di Pasqua,
di Gesù è una prima chiamata che incorag- la relazione di Gesù con i discepoli vive un
gia a interrogarsi sul significato autentico nuovo e decisivo passaggio quando questi
della propria ricerca. È la domanda che Gesù apre il suo animo compiendo il gesto della
rivolge a chiunque desideri stabilire un rap- lavanda dei piedi (cfr 13,2-20). Pietro fa fa-
porto con lui: è una “pro-vocazione” a chia- tica ad accettare di essere in debito: è arduo
rire a se stessi cosa si stia cercando davvero lasciarsi amare, credere in un Dio che si pro-
nella vita, a discernere ciò di cui si sente la pone non come padrone, ma come servitore
mancanza, a scoprire cosa stia realmente a della vita.
cuore. – «Come io ho amato voi, così amatevi an-
che voi gli uni gli altri» (13,34): vivere
– «Venite e vedrete» (1,39): il coraggio la relazione nell’amore.
della proposta. L’amore è il compimento della relazione, il
Dopo una successione di domande, giunge fine di tutto il cammino. Il rapporto tra mae-
la proposta. Gesù rivolge un invito esplicito stro e discepolo non ha niente a che vedere
(«venite»), a cui associa una promessa («ve- con la dipendenza servile: si esprime nella
drete»). Ci mostra, così, che per stabilire un libertà del dono.
rapporto educativo occorre un incontro che
susciti una relazione personale: non si tratta Il RICA nel suo percorso educativo opera un
di trasmettere nozioni astratte, ma di offrire progressivo incontro con Gesù e il Vangelo,
un’esperienza da condividere. passando attraverso alcune tappe particolari:
– il tempo dell’accoglienza e della de-
– «Rimasero con lui» (1,39): accettare la cisione [n. 43].
sfida. È il fondamento di tutto il cammino: è il tempo
Accettando l’invito di Gesù, i discepoli si dell’evangelizzazione e dell’accoglienza,
mettono in gioco decidendo d’investire tutto che comporta: la verifica delle motivazioni
se stessi nella sua proposta. Dall’esempio di per renderle profonde e capaci di sostenere
Gesù apprendiamo che la relazione educa- una conversione di vita (non solo per accedere
tiva esige pazienza, gradualità, reciprocità ad un sacramento...), il primo annuncio di
distesa nel tempo. Non è fatta di esperienze Gesù morto e risorto, salvatore della nostra
occasionali e di gratificazioni istantanee. Ha vita, l’accompagnamento alla decisione pro
bisogno di stabilità, progettualità coraggiosa, o contro, senza angosciarci per il rifiuto, senza
impegno duraturo. insuperbirci per il buon esito.
– il tempo della conversione e della se- parrocchiale, nei contatti con le persone e
quela [nn. 44-46]. con i gruppi che vi operano e attraverso
È un percorso «lungo il cammino» in cui il l’espletamento di qualche servizio.
Maestro spiega le Scritture (cf. Lc 24,32).
Questo cammino di maturazione si concre-
tizza seguendo le “vie”indispensabili per se- CHE RISPOSTE DARE
guire Cristo: adesione alle verità di fede per PER UNA INIZIAZIONE CRISTIANA
una piena conoscenza del mistero della sal- DEGLI ADULTI IN ITALIA?
vezza; cambiamento di mentalità e di at-
teggiamenti nell’esercizio della vita cristia- Riassumo con due parole la risposta che mi
na; partecipazione alla vita liturgica; esi- sembra di dare a queste domande: “acco-
stenza cristiana in famiglia, nella professio- glienza e accompagnamento”.
ne e nelle relazioni sociali, testimoniando
la fede nella vita. Questo è il tempo della Accoglienza
catechesi, scandito dall’ascolto assiduo della La Chiesa si fa’ “madre” di tutti coloro che
Parola di Dio, dalla conoscenza organica del hanno cominciato ad esprimere segni di in-
messaggio cristiano messo a confronto con teresse per la parola del Vangelo, “li abbrac-
le attese e le domande del mondo contem- cia come già suoi”, dice il Concilio Vaticano
poraneo, dall’incontro vivo con Cristo e con II (LG 2,14) ed essi potranno gioire delle
la Chiesa. cure materne che rispondono ai loro bisogni
vitali.
– il tempo della preghiera e della ri- Questa accoglienza, questa familiarità, que-
conciliazione [nn. 47-48]. sta apertura del cuore e della casa, è espressa
La sua caratteristica è la scoperta della mi- dalle parole che sant’Agostino indirizzava
sericordia di Dio, manifestata in Cristo; con alla sua comunità perché fosse capace di ac-
esercizi ascetici mirati a rendere testimo- cogliere i nuovi fratelli e donare il Vangelo.
nianza del primato di Cristo nella propria Coloro che si aprono alla parola di Cristo,
esistenza terrena. “segnati dalla croce di Cristo” sulla fronte,
anche se non si assidono attorno alla mensa,
– il tempo della presenza nella comu- sono della nostra famiglia, sono della “casa
nità e della testimonianza (mistago- di Cristo”.
gia) [nn. 49-50]
È il tempo che segue la celebrazione dei sa- Concretamente quindi:
cramenti. L’inserimento nella dimensione ec-
clesiale dell’esistenza cristiana, a partire dal- 1. È necessario riconoscere l’esistenza del
la vita liturgica, viene ulteriormente svilup- catecumeno nella Chiesa Italiana che as-
pato mediante la progressiva introduzione sicuri la possibilità di avere un adeguato
alla vita della comunità, in particolare quella sostegno nel suo cammino di fede20.
20
Il C.I.C. nel can. 788, par. 3 afferma: “spetta alla Conferenza Episcopale emanare statuti con cui ordinare il
catecumenato determinando “quaenam sint praestanda, atque definendo quaenam eis agnoscitur praerogativae”.
Si tratta di determinare non solo l’organizzazione del catecumenato, ma anche lo stato giuridico del catecumeno,
determinandone gli obblighi e, con termine analogo a quello usato dal can. 206, le prerogative. Per l’Italia il
Consiglio Permanente con la Nota “Orientamenti per il catecumenato degli adulti “(30 marzo 1997) ha dato
2. La comunità cristiana parrocchiale neces- 3. Pensare gli itinerari come spazio di ac-
sita di una maturazione profonda per vi- compagnamento nella fede e non pura-
vere l’esperienza della sua vita liturgica mente come una frettolosa organizzazione
come grande luogo educativo che accom- giuridica e una limitata azione liturgica
pagna e costruisce i cristiani nel mistero cerimoniale. La Nota L’iniziazione cristia-
pasquale di Cristo. Scriveva il card. Rat- na/3 contiene una pregevole proposta di
zinger21: pedagogia pastorale, ad esempio, nel ca-
pitolo III, che individua la parrocchia come
“L’itinerario catecumenale mira a far sì che luogo ordinario e privilegiato, dove «co-
il credente si disponga ad essere iniziato – loro che sono in ricerca possono vivere
«fatto cristiano» – attraverso un atto che un’esperienza di fraternità evangelica, di
è atto gratuito di Dio, mediato dall’azione vita comunitaria, di dialogo aperto sulle
rituale della Chiesa che celebra. I gesti li- ragioni della fede; accolgono la fede cri-
turgici che scandiscono il catecumenato stiana e celebrano i sacramenti» (n. 32).
fanno sì che il candidato, mentre percorre Ciò esige nelle comunità parrocchiali una
l’itinerario che lo conduce al battesimo, av- trasformazione profonda perché siano e
verta che la possibilità stessa di giungere si mostrino luogo di accoglienza, di dia-
alla celebrazione sacramentale gli è data logo, di discernimento e iniziazione al mi-
da Colui che ha suscitato il cammino di stero di Cristo (cfr pure i nn. 33-35). Altra
conversione e continuamente lo accompa- scelta pastorale è la centralità dell’anno
gna. In altri termini: il fatto che la dimen- liturgico (cfr nn. 36-38), che sottolinea
sione liturgica attraversi tutto l’itinerario l’importanza del camminare in comunione
catecumenale mostra che, in certo modo, il con tutta la Chiesa e relaziona il cammino
momento sacramentale non sopravviene di re-introduzione, o re-iniziazione ai mi-
unicamente alla fine del cammino, ma ne steri della vita di Cristo.
costituisce, per così dire, la «nervatura»
strutturante; in questa linea non è fuori Accompagnamento
luogo considerare il catecumenato come «il L’impegno ad accompagnare a Cristo nella
dispiegamento cronologico dell’azione bat- comunità è una vera e propria «chiamata di
tesimale», mentre i gesti rituali che lo rit- mediazione» rivolta a ogni battezzato. Fa
mano si possono definire «tappe del bat- parte della missione di evangelizzare che
tesimo»22. tutti ci accomuna: «stare nella barca insieme
indicazioni per l’organizzazione del catecumenato, e già diverse Diocesi hanno pubblicato loro Direttori applicativi.
Si tratta di dare corpo ad una posizione circa “gli obblighi e prerogative” dei catecumeni, al fine di dare maggiore
chiarezza alla loro accoglienza nella Chiesa, visto il numero crescente che si constata in Italia, di adulti che
chiedono la fede cristiana.
21
Cfr. J. RATZINGER, Battesimo, fede e appartenenza, 31
22
Il Card. Ratzinger continua: “ Questo concetto ha un’importanza rilevante: – da un lato il catecumenato è
qualcosa di molto diverso da una semplice istruzione religiosa, è parte di un sacramento: non insegnamento a
priori, ma elemento integrante del sacramento stesso; – d’altra parte il sacramento non è soltanto esecuzione li-
turgica; ma un processo, una via lunga che richiede tutte le forze dell’uomo, intelligenza, volontà e sentimenti.
La separazione ha avuto anche qui un effetto disastroso: ha condotto alla ritualizzazione del sacramento e alla
dottrinalizzazione della parola, mascherando così un’unità che fa parte delle realtà fondamentali del cristiano”.
a Gesù, condividere la sua vita nella comu- poveri perché non sostenuti adeguatamente
nità dei discepoli, non ci rende estranei agli dalla comunità cristiana che è “povera” di
altri, non ci dispensa dal proporre a tutti di testimonianza autentica.
essere suoi amici» (Il volto missionario delle
parrocchie, n. 1). Il discepolo di Gesù non Accompagnamento significa vicinanza nel
può tralasciare alcuna occasione per favorire tempo della “mistagogia”, dei primi tempi
le condizioni migliori perché l’appuntamento vissuti nella comunità cristiana. I nuovi bat-
del Signore della vita e della storia diventi tezzati sono come “neofiti” o “nuovi germo-
realtà per ciascun uomo: appuntamento ri- gli”; è un termine che evoca fragilità e no-
levante, carico di senso, capace di cambiare vità. Il nuovo battezzato ha bisogno di tem-
la vita, di trasformare tutta l’esistenza di chi po e di cure per divenire ciò che è. Egli ha
è alla ricerca di ragioni e di una speranza ancora molte cose da imparare dalla famiglia
per vivere. nella quale entra, della sua storia, della Bib-
bia, della preghiera, della liturgia, della vita
Accompagnamento richiede una doverosa e nella Chiesa24.
responsabile preparazione degli accompa-
gnatori adulti, non semplici espositori di una Mi piace concludere raccogliendo una
dottrina, ma credenti in dialogo con adulti espressione raccolta durante un incontro in-
aperti alla parola salvifica del Vangelo23. ternazionale sul catecumenato: l’immagine
dei catecumeni come “esploratori”.
Accompagnamento significa avviare itine- Ricordando gli esploratori inviati da Giosuè
rari capaci di accogliere i molti catecumeni per scoprire la “terra promessa” che si pre-
che sono spesso dei “poveri”: poveri di in- sentava al di là del Giordano, i catecumeni
telligenza per una ricerca troppo impegna- sono come “esploratori” che ci introducono
tiva; poveri di disponibilità di tempo, perché in una “terra nuova” per le nostre Chiese
la loro vita è pressata da molte difficoltà; occidentali, verso una Chiesa missionaria.
23
“Fa parte del catecumenato il momento dell’insegnamento, un processo di apprendimento in cui vengono con-
siderati e acquisiti i contenuti essenziali della fede cristiana, ove si rende di volta in volta comprensibile la parola
della fede come risposta alle domande degli uomini”.
24
“Esiste un importante capitolo, la fede cristiana è anche un’etica. Solo chi entra nello spirito di fratellanza dei
cristiani, può imparare a conoscere la comunità dei suoi fratelli come luogo di verità. Solo chi scopre Gesù co-
me via, può anche scoprirlo come verità”.
Questo particolare momento del Convegno intenzioni chiare e più volte espresse, la ca-
si colloca nella prospettiva di una conoscen- techesi degli adulti in Italia non sia ancora
za e di un confronto tra Direttori e collabo- riuscita a decollare, al fine di individuare –
ratori con alcuni ambiti di vita che la cate- anche a livello delle singole Diocesi – quali
chesi degli adulti oggi può incontrare non scelte e quali strumenti adottare per rilan-
solo per instaurare un dialogo serio ed ap- ciarla o trovare nuove possibili forme per
passionato ma contemporaneamente per incrementarla.
realizzare quella che di per sé è la sua ca- Intendiamo così cercare di rapportare le do-
ratteristica finalità, ossia l’indispensabile ap- mande della vita, in alcuni suoi ambiti de-
profondimento di una fede che si incarna cisivi, con l’approfondimento e non attra-
nella vita, vive ed affronta le sue sfide in verso una strategia antropologico-esperien-
un cammino di costante maturazione, alla ziale assunta in modo assolutistico o tanto-
luce della Parola di Dio e nel contesto delle meno ingenuo: partire dalla vita e farne
comunità. emergere le domande (“che cercate?”) non
Le assemblee sono al centro del Convegno vuol dire poi appiattire il kerigma identifi-
non solo cronologicamente ma in quanto candolo con le domande stesse. Sempre, an-
progettate in riferimento alle proposte pre- che partendo dall’esperienza, il Vangelo è in
cedenti e alla successiva tavola rotonda del grado di operare un cammino, di purificare
pomeriggio che riprenderà il nodo decisivo quelle domande di partenza, di farle matu-
degli accompagnatori e degli strumenti. rare e tradurle a volte in domande più per-
Esse sono pertanto il momento principale per tinenti e profonde. È il cammino della con-
un confronto reale – quindi necessariamente versione, sempre.
anche limitato nei numeri – tra i partecipanti Gli interrogativi all’interno di ogni ambito
che all’iscrizione hanno indicato il medesimo possono almeno essere di due livelli: il primo
ambito. Molto dipenderà evidentemente non riguarda le domande che il tessuto esperien-
solo dall’organizzazione concreta della mat- ziale da sé pone alla fede; il secondo e più
tinata ma dall’interesse e dalla volontà di strutturale potrà marcare il possibile conflitto
mettersi in gioco da parte di ciascuno. o le concrete difficoltà tra l’ambito e la ca-
Abbiamo scelto come punto di partenza que- techesi degli adulti.
gli interrogativi/sfide che gli ambiti di vita, Importante sarà l’esperienza/testimonianza
individuati nel Convegno di Verona e recen- all’interno di ogni assemblea: essa è stata
temente ripresi negli orientamenti CEI, pon- individuata non in base alla sua esemplarità,
gono alla catechesi degli adulti, ambiti un piuttosto in vista del risveglio di quei nodi
poco ampliati e riletti per dar spazio ad ap- critici che in positivo potranno poi aiutare
profondimenti oggi particolarmente signifi- le singole Diocesi a cogliere e tradurre stimoli
cativi. Questo dovrebbe aiutarci concreta- e proposte per una nuova catechesi con gli
mente a capire per quali motivi, al di là delle adulti nelle loro comunità.
Le domande presenti nella comune griglia Le cinque domande, dense ognuna di per
di lettura ed il tempo dedicato prima ad un sé, non vogliono pertanto essere che il punto
confronto limitato (ad isole) e successiva- di partenza perché ogni piccolo gruppo si
mente a quello più allargato, indicano che soffermi poi su quella o quelle che sembrano
più che soffermarsi sull’esperienza, il lavoro essere più utili in quanto capaci di suscitare
delle assemblee sarà quello di rilanciarsi sul interesse nel dibattito. Anche su questo sarà
territorio, di confrontare quanto già si sta interessante verificare – una volta raccolte
facendo, di individuare i nodi più scoperti e le griglie di tutti i partecipanti – su quali
più urgenti che il cammino della fede adulta temi si sono soffermati i gruppi nel lavoro
vede, a partire dall’ambito in questione. di questa mattina.
INTERROGATIVI
DELLA VITA AFFETTIVA E CATECHESI
Don Danilo Marin
Direttore UCD, Chioggia - Direttore UCR del Triveneto
dimento prodotto da un falso senso della fe- mi rialza, mi ama; nella comunità dei fratelli
sta, che finisce col produrre morte. Si tratta che camminano con me; nel servizio ai po-
di un’illusione, seguita inevitabilmente dalla veri, che purifica dall’egoismo e dal com-
delusione. plesso di superiorità.
Gesù ci dice che dobbiamo rimanere uniti a
La catechesi ha l’arduo compito di far fare Lui, se vogliamo dare frutto. È un invito a
esperienza della verità sempre con il metodo coltivare per prima cosa una relazione pro-
della carità. Deve comunicare con il linguag- fonda con Lui, da cui ricevono valore tutte
gio giusto (e su questo c’è molto da imparare le relazioni che proveremo a costruire. È Lui
e da crescere...) che una speranza c’è, una a darci un modello, un paradigma cui ispi-
speranza dalla base solida, che può cambiare rarci: è il modello trinitario in cui l’unità
il corso, a volte doloroso, dell’esistenza, che nell’amore si genera senza annullare l’iden-
oltre la croce, per quanto dura e disumana, tità della singola persona. Costruire relazioni
c’è la possibilità fondata e ragionevolmente autenticamente umane non è facile; Il pec-
credibile di una resurrezione. Tutto ciò ha cato originale è cosa seria, è una ferita da
un nome: Gesù di Nazareth, che oggi mi si cui solo la Grazia può guarire. Eppure Gesù
fa incontro in una comunità, la Chiesa, che, quasi ci supplica: rimanete in Me, attingete
pur con i suoi limiti, le sue imperfezioni e i dal mio amore e sarà possibile sperimentare
suoi peccati, è il modo che Lui ha scelto per che il bisogno di essere amati non è un so-
continuare ad essere presente. gno frustrante, un “ameno inganno”; può
Gesù è la vite e noi siamo i tralci: equivale trovare risposta in una comunità unita a
a dire che senza di Lui non si può fare espe- Cristo, in cammino con Lui, alla luce del
rienza di vita relazionale vera. Allora mi de- vangelo. Una relazione comunitaria radicata
vo preoccupare innanzitutto di incontrare nell’amore di Cristo è capace di generare uo-
Lui: a cascata viene tutto il resto. Cercare mini e donne nuovi e opere di pace.
Cristo non significa fuggire dalla vita in una
sorta di rifugio spiritualistico che inibisce È chiaro, allora, che il compito non è del
l’azione; al contrario, l’incontro autentico singolo catechista, ma della comunità tutta
con lui porta come inevitabile conseguenza intera, che deve testimoniare con i fatti che
l’impegno a diffondere il suo Regno nella il vangelo non è un’ideologia astratta, una
missione di trasformare in senso evangelico delle tante, ma la possibilità concreta di una
il mondo, cioè l’ambiente in cui vivo, il mio vita vera.
piccolo ambito che, interpellandomi e pro-
vocandomi, mi indica la mia vocazione. Solo
Diventa importante in definitiva:
così la Vita, la forza dell’amore di Cristo Ri-
sorto, può avere la sua vittoria sul male del- – affinare il linguaggio e la modalità comu-
l’infelicità, del pessimismo e della tristezza nicativa: anche la Verità, se comunicata
che sono la morte dell’anima. E dove lo in- male, può perdere la sua forza intrinseca;
contro? La risposta la conosciamo: nella Pa- – parlare con la propria vita: narrare se stes-
rola, che mi trasforma nella misura in cui la si, raccontare la propria vita riletta alla
faccio mia, mi lascio permeare dalla sua po- luce del vangelo, rappresenta uno degli
tenza; nei Sacramenti, attraverso i quali Ge- stili comunicativi più efficaci, tenuto conto
sù mi accompagna, mi segue, mi perdona, delle caratteristiche dell’adulto d’oggi;
società). Ciò permetterà all’uomo e alla don- no raggiunga la sua piena realizzazione e
na di non incorrere o superare più facilmente felicità: l’amore è saper donare senza cer-
le difficoltà, i fraintendimenti e le incom- care il proprio interesse. Addirittura Nouwen
prensioni che tali diversità possono facil- si spinge oltre sostenendo: “Non è impor-
mente far nascere; di ridurre la conflittualità tante che i genitori amino i figli, è impor-
tra i sessi e il senso di superiorità o, all’in- tante che essi si amino”. I figli infatti im-
contrario, di inadeguatezza che l’ignoranza parano ad amare non tanto, o non soltanto,
di tali diverse attitudini e abilità possono far perché sono amati, ma perché vedono
nascere anche all’interno delle coppie e dei l’amore vissuto tra gli sposi (ad immagine
gruppi. Dio ci ha creati maschio e femmina di Dio), tra genitori: il capirsi, il dialogare,
portatori di diverse ricchezze nell’uguale di- il confrontarsi, il perdonarsi, la tenerezza, i
gnità: allora è necessario, a mio avviso, pro- sentimenti sono la migliore palestra per la
muoverne la conoscenza perché la compren- loro formazione. Amare i figli è giusto, ma
sione e la valorizzazione delle caratteristiche rischia di farli sentire al centro del mondo,
e potenzialità di ciascuno consenta la piena dei piccoli sovrani; i figli invece vanno de-
integrazione e la vera collaborazione tra i centrati, il centro è la coppia che si dona
sessi nella famiglia, prima di tutto, e, poi, tra loro ai figli e al mondo.
nella società, perché tutta la bellezza e ric- L’amore richiede conoscenza, ma mai nes-
chezza che la mente del Dio creatore aveva suno è perfettamente conoscibile (se non a
idealmente creato si esprimano e si realiz- Dio) perché in ogni momento della vita
zino sempre di più. ognuno si modifica ed evolve: ecco perché
L’amore e la relazione sono bisogni fondanti lo sviluppo della relazione e della vita affet-
e imprescindibili fin dall’infanzia, senza i tiva di ciascuno si deve nutrire necessaria-
quali nessun uomo può sopravvivere e svi- mente e continuamente di dialogo. E siamo
lupparsi. Quando una persona ama ed è così al secondo ambito educativo.
amata, recupera l’autostima e di conseguen-
za sente la voglia di impegnarsi e di avere 2° ambito educativo: educazione al
progetti; ecco perché l’affettività è il motore dialogo.
e il dinamismo attraverso il quale la vita si
sviluppa. La prima educazione all’amore si Entrare in dialogo profondo con qualcuno
riceve in famiglia; i figli, crescendo, appren- comporta un doppio impegno: all’espressio-
dono l’affettività inizialmente dall’amore di- ne sincera di noi stessi e dei nostri pensieri
sinteressato e sollecito che entrambi i geni- e ad un ascolto attento e silenzioso dell’altro.
tori riversano su di lui (l’amore è saper ac- Solo attraverso un dialogo empatico con l’al-
cogliere con innocenza e umiltà) e poi at- tro (empatia = “entrare dentro”, “coinvol-
traverso la testimonianza quotidiana che i gersi con i problemi dell’altro”, “mettersi nei
coniugi danno dell’amore sponsale che li suoi panni”) potremo conoscere il suo vero
unisce (del quale il figlio è frutto e manife- mondo interiore distaccandoci dall’idea che
stazione visibile) e li rende capaci di amarsi a volte di lui ci siamo fatta sulla base di no-
d’un amore che li impegna a non cercare stre emozioni e desideri (come succede ad
primariamente il bene di se stessi, ma del- esempio nell’innamoramento) e potremo so-
l’altro, quasi in una gara di “sollecitudine” stenerci ed accompagnarci arricchendoci re-
l’uno verso l’altro, nel desiderio che ciascu- ciprocamente dei valori di ciascuno aiutan-
doci nel nostro divenire persone complete, – quando, per far comprendere ai suoi di-
realizzate e felici. scepoli concetti troppo difficili e verità im-
In un momento in cui gli ambiti di dialogo mutabili, inventa l’espediente delle para-
in famiglia e nella società si vanno sempre bole;
più assottigliando, si deve voler creare oc- – quando interroga i suoi discepoli (voi chi
casioni di dialogo profondo nella famiglia e dite che Io sia?) o lascia che essi esprima-
tra famiglie. Senza educazione al dialogo no i loro disagi e le loro tristezze (i disce-
profondo è impossibile vivere l’affettività, la poli di Emmaus) al fine di farli riflettere
fraternità e la vita cristiana ed è certamente per ottenere un ascolto più attento di ciò
impossibile educare. Il dialogo nasce dal de- che Egli vuole comunicare loro.
siderio di conoscere, dall’interesse verso l’al-
tro e aiuta il superamento della paura del
diverso.
Cristo è il modello di dialogo e comunica- CONCLUSIONE.
zione vera con il Padre e quindi con gli uo-
mini. A partire da quanto detto ci si può chiedere:
Egli è il nostro modello nel dialogo con il
Padre. • come favorire praticamente l’acquisizione
di questo “stile relazionale di Dio”?
Ci invita ad una comunicazione interiore • come utilizzare le grandi figure di uomini
amorevole, frequente, intensa, profonda e fi- e di donne dell’Antico e del Nuovo Testa-
duciosa con il PADRE buono perché ci guidi mento in maniera che diventino dei tipi
ed istruisca nel cammino della vita per il bene interpretativi del nostro presente?
nostro, dei nostri affetti e di tutto il mondo.
Dialogo che è abbandono nelle sue mani • come “far parlare” la Parola con l’uomo
amorevoli, perché trasformi il nostro cuore di e la donna d’oggi;
pietra in un cuore di carne capace di vero • quale tipo di formazione biblica dovrebbe
dialogo empatico con chiunque incontreremo. avere un catechista, guidato dalla Parola?
Cristo è maestro di dialogo anche con gli uo- E quale tipo di spiritualità?
mini come nei racconti evangelici è possibile
gustare: A questo punto mi permetto di indicare al-
– quando risponde e dialoga con gli scribi e cune priorità cui prestare particolare atten-
i farisei, riuscendo ad intercettare tutte le zione:
trappole che essi predisponevano per trarlo
in inganno, trasformandole in mezzi per • occorre formare i nostri catechisti dal pun-
illuminare sulla verità tutti coloro che era- to di vista biblico: è urgente organizzare
no presenti a quegli incontri ed erano in incontri o corsi a questo scopo, brevi,
ascolto sincero di Lui; semplici ed essenziali, che favoriscono un
– quando parla con i suoi discepoli commen- corretto approccio, evitando fraintendi-
tando il comportamento di chi Egli vede ( menti ed errori dalle conseguenze difficili
la povera vedova) o di chi Lo avvicina (la da controllare, secondo l’assioma che per
Maddalena che Lo unge con il nardo , ben insegnare è imprescindibile ben co-
l’Emorroissa che Lo tocca); noscere;
• occorre favorire una spiritualità biblica: in Perché non far tesoro anche dei testi di
questo senso risulta utile la pratica della catechesi che sono il Progetto Catechi-
lectio divina, comunitaria e personale, che stico Italiano, a cominciare dal Docu-
permette di entrare nel cuore del testo bi- mento di Base?
blico e, quindi, nel cuore di Dio; Non per andare a cercare singole pagine o
singole Unità didattiche che illustrino quanto
• è opportuno formarsi anche dal punto di
ci siamo detti o che ascolteremo poi nella
vista metodologico, favorendo la diffusio-
esperienza. I Testi di catechismo fanno evi-
ne di strumenti, sussidi didattici; l’ausilio
dentemente un discorso globale. Il tema del-
delle nuove tecnologie è prezioso anche
l’affettività, con i temi ad esso connessi, è
a questo scopo;
collocato all’interno di un progetto di educa-
• è infine importante favorire una lettura zione alla fede ben più grande e completo.
della propria esperienza di vita attraverso La catechesi sulla vita affettiva, come parte
la Sacra Scrittura: bisogna che sia chiaro integrante della vita cristiana, trova in ge-
che la Bibbia è Dio che parla a me attra- nere nei Testi di catechismo quelle che pos-
verso l’esperienza e i linguaggi di altri uo- siamo chiamare delle ricche modulazioni.
mini di fede, nel mio oggi, con un mes- Vivere in maniera corretta l’affettività può
saggio che è vero, quindi liberante; siamo diventare forza di vita se l’uomo e la donna
convinti, infatti, che solo la Verità ci farà la realizzano in rinnovata quotidiana crea-
liberi. tività secondo l’originale progetto di Dio.
INTERROGATIVI
DELLA VITA AFFETTIVA E CATECHESI
Don Giuseppe Masiero
Assistente nazionale del Settore Adulti di ACI,
membro della Commissione catechesi degli Adulti dell’UCN
L’avventura umana del lavoro e l’esperienza lavoro, del consumo o valorizzazione del
appagante della festa segnano l’esistenza di tempo.
ogni persona e in modi diversi la vita di po- Coglie questa prospettiva di nuova questione
poli interi. Nell’habitat del cosmo e nella na- sociale nell’era globale l’enciclica Caritas in
vigazione storica delle civiltà il lavoro e la veritate evidenziando la feconda reciprocità
festa si definiscono e trasformano nel corso tra il lavoro e la festa, quale fondamentale
del tempo approdando a traguardi provvisori dimensione dell’esistenza umana: “la capa-
sia di sviluppo come di regresso, attraver- cità di vivere il lavoro e la festa come com-
sando il tunnel di fasi critiche e riprendendo pimento della vocazione personale appartie-
la corsa con nuove accelerazioni e signifi- ne agli obiettivi dell’educazione cristiana. È
cativi traguardi. C’è un lavoro faticosamente importante impegnarsi perché ogni persona
realizzato, ma anche sognato, cercato, esplo- possa vivere un lavoro che lasci uno spazio
rato e condiviso. C’è una festa che fa sentire sufficiente per ritrovare le proprie radici a li-
ogni persona sia a casa come nell’amicizia vello personale, familiare e spirituale” (n.
serena nel mondo delle relazioni. Per i cre- 63). Il prendersi cura degli altri nella fatica
denti e i discepoli di Gesù, abile lavoratore realizzante del lavoro e nella gioia della fe-
nell’impresa di Nazaret e simpatico com- sta, rende possibile la condivisione solidale
mensale nelle case della gente, l’attività con chi soffre, è solo o nel bisogno.
umana e il tempo riservato al riposo o alla Il lavoro e la festa sono ambiti in continuo
festa, contengono un grande sogno nel pro- divenire, sottoposti nel loro rapporto a equi-
getto di Dio che abbraccia con un ideale ar- libri sempre più instabili, con sbilanciamenti
cobaleno di pace tutto l’arco della storia crea- crescenti verso la vita professionale per al-
ta e redenta: dalla Genesi all’Apocalisse, pas- cuni e con un tempo estenuante di attesa
sando per il salto qualitativo e decisivo della per altri che sono in cerca di lavoro o nel
Pasqua. drammatico parcheggio esistenziale della di-
Ogni attività umana è animata nel dinami- soccupazione.
smo della Trinità dal Padre che “opera sem- Le diversificate esperienze lavorative e di
pre e dal Figlio con Lui” (Gv 5,17); eviden- impiego del tempo libero abbozzano così lo
temente tutti noi possiamo essere coinvolti scenario di una società frammentata e dise-
in questa azione-trasfigurazione. guale. In queste due situazioni quotidiane e
Lo sguardo teologico-spirituale non ci sot- universali, si intrecciano aspetti eterogenei
trae, anzi ci immerge maggiormente nelle sia sul piano della prassi, ma anche a livello
trasformazioni di svolta epocale che modi- antropologico, di visione della vita, di per-
ficano profondamente modelli e culture del cezione spirituale e portata vocazionale.
stili di vita evangelica con gruppi di di- all’Apocalisse, con il Vangelo del lavoro
scernimento e fermento che sappiano dila- in Gesù di Nazaret e in Paolo, costrut-
tare la percezione della comunità cristiana tore di tende).
oltre gli ambiti istituzionali. Gli attuali per- – Ai bambini si chiede: “che cosa farai da
corsi formativi e catechistici con gli adulti, grande?”.
sia a livello parrocchiale che associativo,
– Dimensione vocazionale e valenza edu-
non possono esaurirsi in incontri occasionali
cativa del lavoro.
e stanziali, ma devono diventare continua-
tivi nelle dinamiche complesse e reali della – Tempi di lavoro e tempi di vita “Ora et
vita di tutti. labora”: santificarsi nel lavoro, non no-
Segnaliamo una griglia che può collegare nostante il lavoro
un ideale percorso tra gruppo parrocchiale “Il Padre mio opera sempre ed io con
o associativo e il prolungamento di tale espe- Lui” (Gv 5,17).
rienza con l’effetto ritorno, nella vita pro-
4. Lavoro perduto
fessionale di ogni giorno. Va pure collocata
in quest’ottica, anche la testimonianza che – In un’economia fragile, e in una società
avvierà il laboratorio di un gruppo di giovani frammentata, la crisi colpisce moltissimi
ricercatori che hanno saputo costituirsi in lavoratori e imprese.
società, senza aspettare risposte assisten- – Tra i disoccupati: familiari, amici e re-
zialistiche. sponsabili associativi.
– Conseguenze: apprensione, incertezza,
solitudine, rischio di povertà, esclusione
sociale e civile.
UN LAVORO GRIDATO DAI TETTI – Spesso a livello politico e mediatico il
SOSPESO TRA CIELO E TERRA problema è rimosso, ignorato.
– Padri disoccupati in competizione con i
1. Lavoro al collaudo della storia
figli in cerca di un impiego.
– homo sapiens, faber, orans.
– Erosione del reddito e del tessuto fami-
– Nell’operosità umana i volti della civiltà liare.
e dello sviluppo.
– Flessibilità incompatibile, precariato pa-
tologico.
2. Lavoro mal-trattato
– Tra necessità, ingiustizia, ricatto e 5. Lavoro ritrovato
schiavitù. – Si può uscire dalla crisi ritrovando e
– Lavoro ridotto a merce. promuovendo un lavoro “decente” con-
veniente, decoroso, produttivo, in con-
– Ferita la vita, calpestata la dignità.
dizioni di libertà, equità, sicurezza e di-
gnità.
3. Lavoro sognato (cercato, esplorato, in- – La dignità della persona che lavora co-
ventato e condiviso) me architrave: “dell’umanesimo del
– In ogni esperienza lavorativa un grande lavoro planetario” (compendio 322;
sogno di Dio e dell’uomo (dalla Genesi L.E.; C.V.).
INTERROGATIVI
DELLA TRADIZIONE E CATECHESI
1. EDUCARE LA FEDE IN FAMIGLIA
Franca Feliziani Kannheiser
Pedagogista - Membro della Commissione per l’Iniziazione Cristiana dell’UCN
Gli Orientamenti Pastorali per il decennio e nei nostri paesi, nelle nostre parrocchie e
2010-2020, ribadendo il primato educativo nelle nostre diocesi. Riconoscendo che pro-
della famiglia (36), la riconoscono come de- prio là dove la famiglia mostra di essere più
stinatario privilegiato delle cure della comu- ferita e sofferente, la Chiesa deve farsi più
nità cristiana che si pone al suo fianco per capace di accoglienza, ascolto, sostegno per-
sostenerla nella sua opera educatrice. ché si aprano ad essa nuovi orizzonti di spe-
Parlare di pastorale familiare significa, in- ranza.
fatti, considerare la famiglia come destina- Di fronte alle tante famiglie che sembrano
taria dell’opera evangelizzatrice della Chiesa, aver dimenticato la loro identità cristiana
ma anche come co-protagonista in questo l’orecchio della chiesa deve essere partico-
compito. L’impegno della comunità cristiana larmente attento per cogliervi almeno il “bru-
nei riguardi della famiglia è dunque duplice: sio degli angeli”secondo l’espressione del
si tratta di offrire ai genitori spazi, tempi, sociologo Berger, cioè gli echi di un’esigenza
occasioni per rielaborare un pensiero sulla di trascendenza che seppur ridotta a brusio,
propria fede, per trovare o ritrovare il lin- è pur sempre un richiamo per risalire alla
guaggio per esprimerla e condividerla in fa- sorgente da cui proviene.
miglia nonché spazi e tempi per celebrarla
nei momenti della vita familiare e in quella
della comunità. IL MAGISTERO DEI GENITORI
Un’adeguata pastorale familiare richiede alla
comunità cristiana la capacità di porsi in un Generare alla vita è sempre – almeno impli-
atteggiamento di ascolto rispettoso nei con- citamente- generare alla fede per la ragione
fronti dei differenti bisogni religiosi di cui le che vita e fede sono costituite da una stessa
famiglie sono portatrici per rispondervi con matrice relazionale e in ultima analisi sacra-
diversità di proposte. mentale. In questa ottica i primi educatori
Il primo frutto di un ascolto paziente e sa- della fede non possono essere che i genitori
piente è la presa di coscienza della famiglia e all’inizio in particolar modo la madre per
di oggi come fenomeno complesso, multi- quella specifica, unica relazione che la unisce
forme, vivo nella sua concretezza, preso sul al suo bambino.
serio nelle sue potenzialità e ricchezze, ma I fondamenti dell’educazione alla fede ven-
anche nelle sue fragilità e fatiche; non dun- gono posti nelle cucine e nelle camere delle
que la famiglia ideale (magari quella di un nostre case e la prima catechesi è una ca-
passato idealizzato), ma le tante famiglie techesi in “pigiama” o in scarpe da tennis,
che vivono concretamente nelle nostre città una catechesi “feriale”che pur vive nell’at-
tesa della festa, complessa come lo è la gior- solo se la famiglia si sente da essa conte-
nata di una famiglia fatta di tanti avveni- nuta, accolta, rispettata nella sua identità,
menti, frutto della complementarità del ma- presa sul serio nella sua adultità, valorizzata
schile e del femminile – è, infatti, materna per l’apporto maturo e critico che può dare
e paterna –, è esperienza di relazione, scuola alla crescita comune.
di sentimenti e del pensare. La funzione dei La chiesa sostiene la funzione educativa del-
genitori di presentare al bambino il mondo la famiglia, soprattutto essendole vicina nei
perché possa dargli un nome e quindi sco- periodi sensibili perché diventi consapevole
prirne il senso non si esplicherebbe piena- di ciò che sta vivendo: vicina nel momento
mente se non rimandasse al Mistero che lo dell’attesa del figlio in cui si apre nei genitori
sostiene e che rivela il volto del Dio di Gesù un’ attenzione più profonda al mistero della
Cristo. vita; vicina nel tempo dopo il parto in cui
I genitori possono essere testimoni che pro- spesso i giovani coniugi vanno alla ricerca
prio la quotidianità è la strada su cui il bam- di confronto e di sostegno nel loro nuovo
bino può incontrare la presenza discreta e compito di genitori. Questo accompagna-
operante di Dio. Il momento del risveglio e mento, discreto e sensibile, può far nascere
quello dell’addormentarsi, il pasto, il gioco la richiesta del sacramento del battesimo co-
e lo studio possono trasformarsi in “tempi me volontà esplicita di vivere la propria ma-
sacri” per entrare in rapporto con Dio, così ternità e paternità nel grembo fecondo della
come la cucina e il lettone di mamma e papà comunità cristiana che genera nuovi figli a
possono diventare “spazi sacri” perché lì Dio Cristo.
si rivelerà nei momenti di intimità della fa- Il Battesimo però è la porta, l’inizio, si tratta
miglia, nelle parole e nei gesti che rendono ora di accompagnare la famiglia nell’impe-
manifesto ciò di cui la famiglia vive: il ri- gno di ripensare, approfondire, narrare la
spetto e la cura reciproci, la tenerezza, la propria fede. La comunità cristiana adempie
condivisione. a questo compito, rendendosi, prima di tutto,
In famiglia il bambino deve poter fare espe- spazio di relazioni buone e autentiche in cui
rienza concreta di ciò che gli verrà annun- la “visibile differenza” nei rapporti diventa
ciato nella catechesi, altrimenti il Vangelo ri- testimonianza quotidiana non solo per gli
schierà di essere recepito come parola astrat- adulti, ma anche per i bambini, invitando a
ta, formula vuota, senza collegamento con celebrare la vita come festa nel segno del
la vita di ogni giorno. grazie e della condivisione, narrando e ri-
narrando la fede su cui si poggia e la spe-
ranza che la anima.
IL COMPITO DELLA COMUNITÀ Allo stesso modo, man mano che il bambino
CRISTIANA cresce in una rete sempre più ampliata di
relazioni, imparando a conoscere se stesso
La famiglia non solo genera ma è anche ge- e le cose, a nominarle e a scoprirne il senso,
nerata dai grembi fecondi delle varie comu- i genitori diventano educatori della fede in
nità in cui è inserita e vive. Per quanto ri- modo sempre più esplicito prima di tutto
guarda la fede, il grembo fecondo da cui trae condividendo con i figli spazi di celebrazione
forza e nutrimento è la comunità cristiana in cui la fede si vive e si narra; rinarrandola
che viene tuttavia riconosciuta come tale con un linguaggio comprensibile per il bam-
bino associata a momenti concreti di vita; menti di percorso in itinere, ciò che ha su-
esercitandosi a viverla con i figli nella quo- scitato in novità di vita e di fede nelle fa-
tidianità familiare. miglie interessate, negli operatori e nell’in-
tera comunità parrocchiale. Chiederemo per-
ciò ai nostri amici che sono venuti a pre-
L’ESPERIENZA CONCRETA sentarla non di farci da guida in una mostra
DELLA PARROCCHIA DELLA dove si espongono i prodotti meglio riusciti,
TRASFIGURAZIONE IN ROMA ma di farci entrare nel loro cantiere in cui
spicca ancora il cartello “Lavori in corso”.
I progetti di pastorale battesimale e postbat- In particolare domanderemo
tesimale sono purtroppo molto scarsi nella
chiesa italiana. Tra di essi spicca per orga- 1. Quali interrogativi di vita del mondo adul-
nicità, coerenza pedagogica e teologica, “te- to sono alla base di questa esperienza?
nuta sul campo” (ha avuto inizio ben 14 Quali interrogativi di fede suppone?
anni fa!) l’esperienza della parrocchia della
Trasfigurazione in Roma. La presenteremo 2. Le persone che vi prendono parte hanno
non con l’intento di offrire un modello pret alle spalle un “vissuto ecclesiale” omo-
a porter da trasportare e impiantare acriti- geneo? L’esperienza si rivolge anche a
camente in realtà diverse da quella da cui è persone “esterne” alla partecipazione ec-
nata, ma perché ci sia di stimolo al “pensare clesiale?
insieme”possibili percorsi di pastorale fami-
liare e di educazione religiosa in famiglia. 3. Quali strumenti “formativi” vengono usa-
Ci interesserà conoscere i processi che ti? Chi “anima” la formazione?
l’hanno percorsa e la stanno percorrendo, i
successi non più che le difficoltà, gli obiettivi 4. Quali sono le maggiori difficoltà incontra-
raggiunti ma anche gli eventuali cambia- te? Quali i punti di forza e di sviluppo?
INTERROGATIVI
DELLA TRADIZIONE E CATECHESI
2. CULTURA E MEDIA
Don Pietro Biaggi
Pedagogista - Membro della Commissione per l’Iniziazione Cristiana dell’UCN
Affrontare oggi il mondo dei media è come non riguarda un solo mezzo ma una co-
addentrarsi in una foresta la cui crescita è stellazione, una pluralità di strumenti tra
sempre più sorprendente di quanto si possa loro collegati e che sembrano collegare
immaginare: sono molteplici e tra loro molto sempre di più il pianeta. Si è consapevoli
diversi i mezzi di comunicazione a nostra che è sempre più urgente calare l’ambito
disposizione; sembra quasi impossibile ad- educativo cristiano all’interno di questa cul-
dentrarsi nei loro labirinti eppure assistiamo tura digitale ma spesso ci si trova impre-
ad un mondo giovanile – anch’esso in mo- parati, sguarniti, impotenti. Quale spazio
vimento – che si rapporta, con maggiore fa- può avere l’annuncio e l’approfondimento
cilità rispetto a quello adulto, al pianeta di- della fede in questa costellazione? Quali
gitale, pronto ad utilizzare ogni sua novità. luoghi e tempi della vita degli adulti pos-
Abilità ed ingenuità, la foresta è anche luogo sono essere oggi raggiunti dai nuovi media
di confusione e pericolo: smarrirsi nelle na- da un intelligente progetto di evangelizza-
vigazioni infinite o che creano dipendenze, zione?
creare e vivere in mondi virtuali più reali di
quelli reali, la possibilità di informazione Si tratta di consolidare e meglio organizzare
quasi illimitata, l’avvicinarsi di quel “sogno” quello sguardo positivo che i recenti Orien-
di una biblioteca universale da sempre ago- tamenti CEI sull’educazione richiamano a
gnata… tutto questo e non solo questo oc- proposito dei media evitando pregiudizi, al
corre considerare a livello pastorale quando fine di individuare le loro vere risorse e di
ci si vuole confrontare con questo universo sviluppare contemporaneamente una visio-
in continuo movimento. La Chiesa del Cin- ne ed un utilizzo responsabile: “Pure in que-
quecento – cattolici e protestanti – davanti sto campo, l’impresa educativa richiede
a quella rivoluzione epocale che fu la nascita un’alleanza fra i diversi soggetti. Perciò sarà
della stampa seppe con una rapidità sor- importante aiutare le famiglie a interagire
prendente coglierne le potenzialità, sfruttarle con i media in modo corretto e costruttivo,
al meglio inventando opuscoli e catechismi, e mostrare alle giovani generazioni la bel-
volantini e libri per evangelizzare con lezza di relazioni umane dirette. Inoltre, si
un’energia ed efficacia che mai si erano viste rivela indispensabile l’apporto dei mezzi del-
nei secoli precedenti. Anche a costo degli la comunicazione promossi dalla comunità
inevitabili limiti che ogni nuovo mezzo di cristiana (tv, radio, giornali, siti internet,
comunicazione contiene. sale della comunità) e l’impegno educativo
Per noi oggi la situazione è ancora più com- negli itinerari di formazione proposti dalle
plessa: la sfida da raccogliere e ben gestire realtà ecclesiali” (51).
Bibliografia recente per l’approfondi- nicare la fede nel Web - Angela Silvestri
mento: - Effatà, 2011.
DOMENICO POMPILI, Il nuovo nell’antico. Co-
FRANCESCO APRILE, Fare formazione nella municazione e testimonianza nell’era di-
Chiesa. Pensare organizzare, gestire il gitale - San Paolo, 2011.
cambiamento - Paoline, 2011. ALESSANDRO PAONE, Chicchi e solchi. Obiettivi,
ANTONIO SPADARO, Web 2.0 Reti in relazione strategie e mezzi per una comunicazione
- Paoline, 2010. efficace nella Chiesa - Paoline, 2011.
BRUNO BALLARINI, Gesù e i saldi di fine sta- BONOMI CASTELLI, DI TULLIO, ROSA, I media
gione. Perché la Chiesa non vende più - per crescere. Laboratori di comunicazio-
Piemme, 2011. ne - Paoline, 2011.
ANGELA SILVESTRI, La luce e la Rete. Comu-
1
GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Centesimus annus, n. 5.
magistero della Chiesa e diventa compito da alla fine degli anni Ottanta (capofila Palermo
sviluppare nella vita ecclesiale»2. 1986 e Milano 1987), conoscono una fles-
sione negli anni Novanta e un assestamento
Sulla necessità di formare i credenti al com- nel decennio successivo, a fronte di nuovi
pito di “mettersi a servizio, sul modello del pronunciamenti, sussidi e ricerche. Una ri-
loro Signore, per l’edificazione di un ordine presa di interesse la si deve anche al Com-
sociale e civile rispettoso e promotore del- pendio della Dottrina sociale della Chiesa
l’uomo; di proporre l’autentica concezione (Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, 2004)
dell’uomo, dei suoi veri bisogni…” ha parole e alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI
molto efficaci anche il documento della CEI (2009)
La Chiesa italiana e le prospettive del Pae-
se, che al n. 34 afferma: “Dovere della Chie- • lo stesso progetto culturale della Chiesa
sa, insomma, è principalmente quello di for- italiana, pur non avendo questa come pri-
mare i cristiani, in particolar modo i laici, a ma finalità, si propone di far crescere la con-
un coerente impegno, fornendo non soltanto sapevolezza dei credenti circa le sfide poste
dottrina e stimoli, ma anche adeguate linee dalla cultura contemporanea – a partire dalla
di spiritualità, perché la loro fede e la loro “questione antropologica”, nome nuovo del-
carità crescano non “nonostante” l’impegno, la “questione sociale” – e favorire la loro ca-
ma proprio “attraverso” di esso”3. pacità di interagire sui nuovi contesti.
2
COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO DELLA CEI, Le comunità cristiane educano al sociale
e al politico (19 marzo 1998), n. 2.
3
CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI, La Chiesa italiana e le prospettive del Paese (23 ottobre 1981), n. 34.
La nota pastorale che riprende l’esperienza il bene comune. Per questo appare necessa-
del Convegno dedica un paragrafo alla cit- ria una seria educazione alla socialità e alla
tadinanza, orientato proprio nel senso della cittadinanza, mediante un’ampia diffusione
formazione: “Il bisogno di una formazione dei principi della dottrina sociale della Chie-
integrale e permanente appare urgente an- sa, anche rilanciando le scuole di formazione
che per dare contenuto e qualità al comples- all’impegno sociale e politico. Una cura par-
so esercizio della testimonianza nella sfera ticolare andrà riservata al servizio civile e
sociale e politica... Ciò esige l’elaborazione alle esperienze di volontariato in Italia e al-
di una seria proposta culturale, condotta con l’estero. Si dovrà sostenere la crescita di una
intelligenza, fedele ai valori evangelici e al nuova generazione di laici cristiani, capaci
Magistero, insieme a una continua forma- di impegnarsi a livello politico con compe-
zione spirituale. Implica una rivisitazione tenza e rigore morale”4.
costante dei veri diritti della persona e delle
formazioni sociali nella ricerca del bene co-
mune e deve promuovere occasioni di con- 3. IL COMPITO DELLA CATECHESI
fronto tra uomini e donne dotati di compe- NELLA FORMAZIONE DELLA
tenze e professionalità diverse” (n. 12). PERSONA ALLA
CITTADINANZA
I recentissimi Orientamenti pastorali
dell’Episcopato italiano per il decennio In questo dinamismo ecclesiale si colloca
2010-2020 rilanciano la prospettiva emersa anche la catechesi, che – ricorda il Docu-
a Verona, considerando i cinque ambiti come mento Base – “illumina le molteplici situa-
“un’articolazione molto utile per rileggere zioni della vita, preparando ciascuno a sco-
l’impegno educativo, al quale offrono stimoli prire e a vivere la sua vocazione cristiana
e obiettivi” (n. 33), e declinandoli come nel mondo” (RdC, n. 33).
“percorsi di vita buona” per il compito edu- Se Gesù Cristo è il centro vivo della cate-
cativo ecclesiale. chesi, lo stesso documento ricorda che in
Lui l’uomo “può sentirsi solidale con tutta
In particolare, per quanto riguarda la citta- la storia, con tutti gli uomini, con tutto il
dinanza, il n. 54 afferma: mondo. Nessuno dei suoi onesti impegni
“Avvertiamo infine la necessità di educare temporali è vano. Egli sa di partecipare, con
alla cittadinanza responsabile. L’attuale di- semplicità e lealtà, al movimento che, in
namica sociale appare segnata da una forte virtù di Cristo, redime tutta la creazione e
tendenza individualistica che svaluta la di- tende a sollevarla sino alla pienezza di Dio”
mensione sociale, fino a ridurla a una co- (n. 68).
strizione necessaria e a un prezzo da pagare Così, “i problemi umani debbono essere di
per ottenere un risultato vantaggioso per il continuo coinvolti nell’esposizione del mes-
proprio interesse. Nella visione cristiana saggio cristiano” (n. 77). Per questo, “nel
l’uomo non si realizza da solo, ma grazie fare catechesi, la Chiesa propone ai credenti
alla collaborazione con gli altri e ricercando non soltanto i grandi contenuti della fede,
4
CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020,
4 ottobre 2010, n. 54.
che scaturiscono in ogni tempo e luogo da sfondervi il suo stile di vita e a trasformar-
una meditazione attenta del mistero di Cri- lo” (Ivi).
sto; ma, con viva sensibilità pastorale, svol-
ge anche i temi, che le condizioni storiche Ricordava di recente mons. Mariano Crocia-
e ambientali rendono particolarmente attuali ta, Segretario Generale della CEI, durante un
e urgenti. Anzi, il messaggio cristiano non incontro di presentazione degli orientamenti
sarebbe credibile, se non cercasse di affron- pastorali per il decennio: “Non è possibile
tare e risolvere questi problemi. Né si tratta svolgere il compito educativo senza riani-
di una semplice preoccupazione didattica o mare la riflessione di fondo sull’essere uma-
pedagogica. Si tratta invece di un’esigenza no e sul senso della socialità, dello stare in-
di ‘incarnazione’, essenziale al cristianesimo. sieme, della dimensione inter-personale; ma
La Chiesa deve sempre raccogliere gli appelli anche prima e oltre, sui limiti della condi-
che la storia rivolge alla coscienza cristiana, zione umana e sulla sua grandezza, sulla
perché si compia interamente il disegno di- sua contingenza e sulla destinazione illimi-
vino di ricapitolare ogni cosa in Gesù Cristo” tata, infinita, a cui l’orienta il suo spirito, il
(n. 96). Così – prosegue il RdC – “i temi suo bisogno di bene, la sua speranza”.
della pace, della libertà, della giustizia so- Collocandosi nel dinamismo educativo della
ciale, dell’impegno culturale e politico, della Chiesa, anche la catechesi fa propria questa
collaborazione internazionale in particolare attenzione e responsabilità. Fin dalle prime
verso i popoli in via di sviluppo, debbono pagine, il Direttorio Generale per la Catechesi
entrare nella catechesi della Chiesa, senza ricorda che la catechesi deve preparare i laici
temere di presentare il messaggio della fede, al compito di far scoprire la dignità inviolabile
ove è necessario, nel suo significato di fe- di ogni persona umana (cfr. DCG, n. 18).
condo scandalo e di rottura” (n. 97). Ciò comporta far spazio alla Dottrina sociale
Il documento torna sul tema nel passaggio della Chiesa, affinché sia conosciuta e inte-
espressamente dedicato agli adulti5 e nel riorizzata. Il Catechismo degli Adulti, al ri-
successivo (“L’uomo e l’ambiente”), in cui guardo, dedica numerosi passaggi ai temi
si ricorda che “ciascuno cresce e si forma sociali, diffondendosi sul rapporto tra co-
in un contesto sociale, in varie comunità e scienza e società civile (cap. 23), sul rispetto
gruppi, che contribuiscono al suo sviluppo” della vita e la condanna della guerra (n.
(n. 140). Tali comunità e gruppi non sono 26), sull’impegno sociale e politico (cap.
un fatto marginale: “Nessun uomo può svi- 28), sul lavoro, l’economia e l’ambiente
luppare pienamente la sua personalità, se (cap. 29), sulla cultura e la comunicazione
non ha relazioni normali con il suo am- (cap. 30).
biente. L’individuo non solo riceve l’influs-
so dell’ambiente, ma, essendone egli stesso Se l’approfondimento dell’insegnamento so-
parte, lo costruisce ed è chiamato a tra- ciale della Chiesa – in chiave di studio, di
5
“La catechesi non può ignorare i problemi specifici, che investono e talora travagliano l’adulto del nostro tempo:
la preoccupazione per la casa, per il lavoro, per i figli; il disagio di fronte a un mondo e a una cultura vertigi-
nosamente in progresso; l’insicurezza e la tensione per il mancato raggiungimento della pace e della giustizia
sociale; l’attuale crisi religiosa e i suoi riflessi sulla fede e sulla posizione del laico nella Chiesa. Evidentemente,
tutti questi problemi si presentano e vanno accostati in modo diverso, secondo l’età degli adulti, le loro diverse
situazioni di vita e di ambiente, e i vari aspetti della cultura del nostro paese” (RdC, n. 139) .
6
S. CURRÒ, Catechesi ed educazione alla cittadinanza, in “Fides et ratio”, anno III(2010), n. 2, p. 380. Continua
l’autore: “Alcune esperienze catechistiche, che valorizzano tracce della tradizione, quelle bibliche anzitutto, ma
anche le tracce dell’arte o le tracce liturgiche, riescono talvolta a far emergere un richiamo che precede la libertà.
A condizione che queste tracce siano abitate più che (o prima che) comprese. Abitarle significa arrendersi alla
condizione dell’essere situati in una storia, di vivere già di una tradizione, di essere in definitiva una creatura
non cominciante da sé”. Lo stesso Currò, nell’articolo citato, sottolinea come compito della catechesi sia anche
tener vivi “i paradossi della cittadinanza: siamo cittadini di un Paese ma (paradossalmente) anche del mondo
intero; siamo cittadini di una tradizione culturale ma insieme (paradossalmente) siamo aperti ad altro; sentiamo
di dover essere noi stessi ma non lo siamo senza l’accoglienza fraterna dell’altro; la necessaria affermazione
dell’identità implica (paradossalmente) la perdita dell’identità” (p, 384).
7
Continua la riflessione di Benedetto XVI: “Vista l’impossibilità di un consenso sulla verità, la politica puntando
su di essa non si rende forse strumento di certe tradizioni che, in realtà, non sono che forme di conservazione
di non limitare la formazione alla cittadi- a inserirsi nella formazione “di base” della
nanza alle sole iniziative strutturate, quali comunità cristiana. Resta però di provoca-
le Scuole di formazione all’impegno sociale toria attualità quello che affermava il docu-
e politico. mento già citato “Le comunità cristiane edu-
cano al sociale e al politico”, al n. 108:
Un recente Dossier sulla formazione all’im-
pegno sociale, volto a fare il punto all’inter- “L’attitudine educativa al sociale di una co-
no della Segreteria Generale della CEI, tra le munità non si misura tanto dai momenti
prospettive future, oltre a un sistematico col- specifici o specializzati, ma nel vissuto quo-
legamento in rete fra le Scuole esistenti e i tidiano della pastorale ordinaria, da quanto
collegamenti con gli istituti teologici, dei cen- si sa educare al sociale nella catechesi, in
tri culturali e dei media, prospetta la neces- quella giovanile e in quella degli adulti. (...)
sità di affermare il concetto di “formazione Raggiungeremo grandi risultati quando nel
permanente alla dottrina sociale” al di là de- fare catechesi si educherà alla socialità;
gli sbocchi nell’impegno che i singoli pos- quando nella formazione dei catechisti que-
sono sviluppare, in modo da articolare e vi- sto aspetto sarà messo in risalto e si cerche-
vificare – con un carattere più “ordinario” – ranno le metodologie adeguate, come si sta
il tessuto della comunità e la sua capacità facendo per altri aspetti essenziali del mes-
di discernimento e di animazione. saggio cristiano; quando nella pastorale gio-
vanile si educherà a portare lo sguardo di
Vanno in questa direzione già molte inizia- fede sui fatti del territorio e si stimolerà
tive, non episodiche e “integrate”, che mi- ognuno a fare la propria parte per umaniz-
rano a raggiungere il livello parrocchiale e zare il vissuto sociale; quando nella pasto-
del potere? Ma, dall’altra parte – che cosa succede se la verità non conta nulla? Quale giustizia allora sarà
possibile? Non devono forse esserci criteri comuni che garantiscano veramente la giustizia per tutti – criteri
sottratti all’arbitrarietà delle opinioni mutevoli ed alle concentrazioni del potere? Non è forse vero che le grandi
dittature sono vissute in virtù della menzogna ideologica e che soltanto la verità poté portare la liberazione? ()
“Dare testimonianza alla verità” significa mettere in risalto Dio e la sua volontà di fronte agli interessi del mondo
e alle sue potenze. Dio è la misura dell’essere. In questo senso, la verità è il vero “re” che a tutte le cose dà la
loro luce e la loro grandezza. Possiamo anche dire che dare testimonianza alla verità significa: partendo da Dio,
dalla Ragione creatrice, rendere la creazione decifrabile e la sua verità accessibile in modo tale che essa possa
costituire la misura e il criterio orientativo nel mondo dell’uomo – che ai grandi e ai potenti si faccia incontro il
potere della verità, il diritto comune, il diritto della verità. Diciamolo pure: la non-redenzione del mondo consiste,
appunto, nella non-decifrabilità della creazione, nella non-riconoscibilità della verità, una situazione che poi con-
duce inevitabilmente al dominio del pragmatismo, e in questo modo fa sì che il potere dei forti diventi il dio di
questo mondo (pp. 214-217).
8
Il documento distingue chiaramente quattro livelli diversi di formazione all’impegno sociale: formazione di base
e sensibilizzazione (primo livello), Scuole di formazione all’impegno sociale e politico (secondo livello), Iniziative
specifiche come corsi superiori di formazione (terzo livello) e accompagnamento spirituale dei già impegnati
(quarto livello). A proposito del primo livello si afferma: “Le proposte proprie di questo livello consistono nel-
l’inserimento dei contenuti della dottrina sociale della Chiesa nei cammini di catechesi, attraverso la valorizzazione
dei catechismi della C.E.I. e utilizzando i diversi momenti della pastorale ordinaria”. Vengono anche offerti esempi
di temi da affrontare, quali: Gesù e la società del suo tempo; Chiesa e società nella predicazione apostolica;
alcune tappe significative della storia della Chiesa; il principio personalista; la sussidiarietà; la solidarietà; la
legalità; il bene comune, l’attività politica e la Dottrina sociale della Chiesa: l’organizzazione politica e la società
civile; lo stato nazionale e la comunità internazionale; fede cristiana e politica; l’economia a servizio dell’uomo;
il lavoro; la persona e i beni economici; la formazione morale cristiana.
rale familiare, con la riscoperta della fede ministrativo. (Non è chiara la sistematicità
adulta e con la riflessione sul vissuto di cop- delle proposte e l’età dei partecipanti). Spes-
pia, sapremo fare emergere la soggettività so si tratta di iniziative condotte da Asso-
sociale della famiglia stessa, insieme alla ciazioni o Movimenti ecclesiali.
vocazione laicale sul lavoro, in fabbrica, in
ufficio, nella scuola, nella professione, nel Un esempio lo offre il Laboratorio di citta-
territorio, nel quartiere e nella città. Se siamo dinanza promosso dall’Azione Cattolica del
consapevoli che il sociale è parte essenziale decanato di Zara nella Diocesi di Milano.
del messaggio cristiano, questa educazione
emergerà trasversalmente in tutte le forme
ordinarie della pastorale della comunità. C’è Bibliografia
uno scarto enorme tra i principi enunciati S. CURRÒ, Catechesi ed educazione alla cit-
dal Magistero e la prassi corrente della pa- tadinanza, in “Fides et ratio”, anno III
storale ordinaria, ma c’è anche una poten- (2010), n. 2, pp. 379-385.
zialità che le comunità non hanno ancora P. DAL TOSO, Per una persona sociale. Il va-
dispiegato. Si tratta, di far passare nella pa- lore dell’esperienza e dei luoghi associa-
storale ordinaria la grande ricchezza espres- tivi, La Scuola, Brescia 2010.
sa nel Magistero, innestando nelle attività CEI, Testimoni di Gesù risorto, speranza del
abituali questa capacità educativa globale”. mondo. Atti del IV Convegno ecclesiale
nazionale (Verona, 16-20 ottobre 2006),
Nell’ultima rilevazione condotta dall’Ufficio EDB, Bologna 2008.
nazionale per i problemi sociali e il lavoro M. SANTERINI, Educare alla cittadinanza. La
(2004), relativamente al primo livello di for- pedagogia e le sfide della globalizzazio-
mazione sociale, la metà del campione di ne, Carocci, Roma 2001.
diocesi rilevato ha risposto positivamente ISTITUTO V. BACHELET, Percorsi della cittadi-
circa la presenza di iniziative di questo ge- nanza, Ave, Roma 2000.
nere. Si tratta di proposte per lo più orga- COMMISSIONE EPISCOPALE PER I PROBLEMI SOCIALI
nizzate insieme da diversi uffici pastorali E IL LAVORO DELLA CEI, Le comunità cri-
diocesani, nelle quali vengono coinvolte per- stiane educano all’impegno sociale e po-
sone anche dal mondo universitario e am- litico, 19 marzo 1998.
TAVOLA ROTONDA
QUALI ACCOMPAGNATORI E QUALI STRUMENTI
PER LA CATECHESI CON GLI ADULTI
fr. Enzo Biemmi
ISSR di Verona - Presidente dell’Équipe Europea dei Catecheti
Membro della Consulta Nazionale UCN
1
Ecco l’elenco dei 10 sussidi pubblicati. UCD di Verona (a cura di Biemmi E.): 1. Abbiamo incontrato Gesù,
EDB, 1994; 2. «Siate perfetti come il Padre vostro». Le esigenze della vita cristiana nel discorso della
montagna, EDB, 1995; 3. Parabole di vita. Il volto di Dio Padre raccontato da Gesù a tutti i «piccoli» che
accolgono il suo Regno, EDB, 1996; 4. La novità del Vangelo. Gesù buona notizia del Regno di Dio, EDB,
1997; 5. Vivere da figli. La preghiera del Padre nostro, EDB, 1998; 6. Sulla via del Crocifisso. Seguire Gesù
3.2 Un itinerario sistematico sulle tre virtù – Per quanto riguarda la fede: una evento
teologali: credere, sperare, amare4 narrato; nel quale si affaccia l’identità di
Colui che si comunica; che diviene offerta
3.3 La valorizzazione del Catechismo della di vita buona
Chiesa Cattolica5
– Per quanto riguarda la struttura umana: la
– i quattro fondamentali scoperta, la verifica della solidità di quanto
– i destinatari scoperto, la fecondità della scoperta per la
– per un “buon uso” del CCC propria vita
fino alla croce, EDB, 2000; 7. Davvero il Signore è risorto, EDB, 2000; 8. Nella forza dello Spirito. Lo Spirito
Santo anima e sostiene la vita della Chiesa, EDB, 1998; 9. Una Chiesa che serve, EDB, 2001; 10. Ecco, io
faccio nuove tutte le cose. L’Apocalisse: un libro per leggere la storia alla luce della Pasqua, EDB, 1999.
2
I sussidi sui vangeli del ciclo liturgico triennale per l’Avvento e la Quaresima sono stati pubblicati in: BIEMMI
E., LAITI G., Tempi forti, EDB, Bologna 1997-1999. Gli altri sono stati stampati in proprio dall’UCD di Verona.
3
Si vedano gli itinerari di evangelizzazione degli adulti elaborati e sperimentati dagli UCD del Nord-Est: Gesù
Cristo unico salvatore, LDC 1996; Accogliamo il dono dello Spirito Santo, LDC 1997; Camminiamo verso il
Padre che è nei cieli, LDC 1999; Apriamo le porte a Cristo, LDC 2000.
4
I sussidi sono stati pubblicati dall’UCD di Verona: Credo, aiutami nella mia incredulità; La speranza non
delude; Egli ci ha amati per primo, 2002-2005. Una recente pubblicazione ha riunito in un solo testo i contenuti
proposti, senza la parte metodologica: UCD di VERONA, Fede, Speranza e Carità. Percorso di vita orientato
dalla Parola, a cura di Falavegna E., Paoline, 2001.
5
Dispense stampate in proprio: I Fondamentali della catechesi 1. Il Credo. Quando noi diciamo “io credo”, 2009;
I Fondamentali della catechesi 2. I Sacramenti. Quando il rito dà forma alla vita, 2010. Di prossima pubblicazione:
I Fondamentali della catechesi 3. I Comandamenti. Dieci parole per una vita buona, 2011.
6
Dispense stampate in proprio: Prendersi cura di sé, degli altri, del mondo, di Dio, 2001; Chinare il capo.
L’esperienza del limite, 2002; Corpo e interiorità, 2003; Corpo e relazione, 2004; Corpo e risurrezione, 2005;
Affetti e legami, 2006; Fragilità, 2007; Credere da adulti, 2008.
TAVOLA ROTONDA
siglio pastorale, attività, progetti, servizi) per la comprensione della evoluzione delle
il discernimento evangelico per compren- persone; per la conoscenza dello sviluppo
dere nella storia del territorio i segni della della fede; per la attualizzazione biblica; per
presenza dello Spirito e i bisogni di sal- la ermeneutica dei linguaggi della fede; per
vezza che vengono dagli ultimi. la guarigione e sviluppo spirituale.
• Formazione degli operatori pastorali.
Animatori di animatori (formatori di for- Riferimenti per approfondire
matori) capaci di sostenere la comunio- MEDDI L., Ridire la fede in Parrocchia. Per-
nalità dei diversi servizi e ministeri, la lo- corsi di evangelizzazione e di formazione,
ro autenticità (apostolicità), la capacità Edb, Bologna 2010; BARGHIGLIONI E. e
progettuale in sinergia con il cammino M. MEDDI L., Adulti nella comunità cristia-
della comunità parrocchiale e diocesana. na. Guida alla preparazione di itinerari per
l’evangelizzazione, la crescita nella fede e
la mistagogia della vita cristiana, Paoline,
STRUMENTI PER LA CATECHESI Milano 2008; MEDDI L., La formazione degli
adulti nella Chiesa italiana. Intervento al
Il primo e fondamentale strumento è La Modulo Formativo della presidenza nazio-
narrazione della fede della propria co- nale della Azione Cattolica Italiana “da
munità. A questo si uniscono una serie di adulti con gli adulti. La proposta formati-
strumenti che si collegano alle figure e alle vo-missionaria dell’AC”, Roma 2008, 28
competenze sopra descritte: giugno [[Link]
OMELIA
S.E. Mons. Marcello Semeraro
Vescovo di Albano
Presidente Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi
Ciò vale anche per noi e per l’autorevolezza rappresentano le due Alleanze; una, quella
della nostra parola. È stato sottolineato un del monte Sinai, che genera nella schiavitù,
po’ da tutti, in questi giorni ed è molto bello rappresentata da Agar – il Sinai è un monte
costatare la convergenza di tale consapevo- dell’Arabia –; essa corrisponde alla Gerusa-
lezza. Rileggeremo ovviamente in questo lemme attuale, che di fatto è schiava insieme
senso le metafore dell’edificazione della casa ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù
sulla roccia, oppure sulla sabbia. è libera ed è la nostra madre». Ecco, allora
Non vorrei, però trascurare l’appello del Si- che noi siamo i figli di una donna libera!
gnore contenuto nella prima lettura dal libro L’Autore della Lettera agli Ebrei a sua volta
della Genesi. Un brano francamente inquie- non esiterà a dire che Sari è anch’ella, come
tante, che mette a nudo un aspetto poco Abramo, modello di fede: «Per fede anche Sa-
sottolineato di Abram, il «nostro padre nella ra, sebbene fuori dell’età, ricevette la possi-
fede». Per non parlare di Sarai, la sua moglie. bilità di diventare madre perché ritenne fedele
Ella era divenuta impaziente. Dove sono le colui che glielo aveva promesso» (Eb 11, 11).
promesse fatte ad Abramo? Dov’è la nume- Le storie della Bibbia, però, non ci ammae-
rosa discendenza? La situazione s’era fatta strano soltanto, ma pure ci ammoniscono.
per lei insostenibile. Sente il peso della sua E se noi interroghiamo la storia di Abram,
sterilità e questo le insinua il dubbio sulla Sarai e Agar, allora essa ci avverte che dob-
fedeltà di Dio alle sue promesse. Come già biamo aspettare i tempi di Dio, che non dob-
Eva, anche lei vuole raccogliere il suo frutto biamo essere impazienti e ancor meno dob-
e se Dio ritarda, tanto peggio. Troverà lei biamo cercare scorciatoie (pastorali). Nep-
una via d’uscita e lo dice al suo uomo. Come pure per adempiere la missione, che Dio ci
Adamo, anche Abramo acconsente alla sua affida.
donna; se ne sta lì passivo e non l’aiuta a Ci sono, infatti, delle sterilità, nella nostra
fidarsi di Dio. pastorale, che non dipendono tanto dal con-
Cominciano, dunque, come ai primordi della testo negativo (grande «discarica» delle no-
storia umana, le recriminazioni e di nuovo stre delusioni) e, ancora meno, dalla dimen-
si avvia una storia di sofferenza. Non più ticanza di Dio. Egli, al contrario, «ascolta»,
due fratelli, ma due mogli, due donne asse- come ci dice l’etimologia del nome di Ismae-
state su fronti opposti: una è padrona e l’al- le. «Dio ascolta» e non manca di aggiungere
tra è serva; fra le due c’è Abramo che non promessa a promessa. Ci sono sterilità, al
sa cosa fare, è inerte, non sa (o non vuole) contrario, che vengono dal nostro non sa-
giudicare, né fare giustizia. Aggiunge, anzi, pere ascoltare e non sapere aspettare. Ci
violenza egli stesso e scaccia Agar, la quale, vien detto, perciò: «Siate dunque pazienti,
gettata suo malgrado in questa rete, cade fratelli, fino alla venuta del Signore. Guar-
anche lei nell’infedeltà e nella disubbidienza. date l’agricoltore: egli aspetta pazientemente
La storia, poi, l’abbiamo ascoltata: interverrà il prezioso frutto della terra finché abbia ri-
un angelo a chiamarla per nome e a ricor- cevuto le piogge d’autunno e le piogge di
darle la sua identità; ma pure a confortarla primavera. Siate pazienti anche voi, rinfran-
con una promessa rinnovata. cate i vostri cuori, perché la venuta del Si-
Cosa ci insegna questa storia ce lo dirà San gnore è vicina» (Gc 5, 7-8).
Paolo. In Gal 4, 21-31 leggiamo: «Tali cose Il segno dell’Eucaristia – il pane che sarà
sono dette per allegoria: le due donne infatti portato all’altare – è anch’esso il frutto di
un’attesa paziente. «Diceva loro: Avviene prima l’erba, poi la spiga e infine il grano
del regno di Dio come di un uomo che spar- gremito nella spiga. E quando il frutto è
ge il seme nel terreno: dorma o no egli, di maturo, subito vi si mette la falce, perché
notte e di giorno, il seme germoglia e cresce è venuto il momento della mietitura»
ed egli non sa come. La terra da sé produce: (Mc 4, 26-29).
ADULTI
TESTIMONI DELLA FEDE
DESIDEROSI DI TRASMETTERE SPERANZA
RESPONSABILITÀ E FORMAZIONE DELLA COMUNITÀ CRISTIANA
LETTURA BIBLICA ORANTE
(ÔKy¢RhølTa hªDwhy %ÔKSky`IlOh r°RvSa JK®r#®;dAh_lD;k_tRa) in questi quarant’anni (h™DnDv My¶IoD;brAa h¢Rz) nel deserto
(r¡D;bdI;mA;b), per umiliarti e metterti alla prova (#ÔKVtáO;sÅnVl %ÔKVtáO…nAo NAo°AmVl), per sapere quello che avevi
nel tuo cuore (öÔKVbDbVlb`I; rªRvSa_tRa tAo%ådDl) e se avresti osservato i suoi comandi (2wøtOwVxIm rñOmVvItSh)
oppure no (aáøl_MIa). 3Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti
ha nutrito di manna (‹ND;mAh_tRa ôÔKVl`IkSa`A¥yÅw), che tu non conoscevi e che i tuoi padri non
avevano mai conosciuto, affinché ti facesse capire che non soltanto del pane vive
l’uomo (M$dDa`Dh hRyVjˆy ‹wø;dAbVl MRj§R;lAh_lAo aâøl yI;k #ÔKSoáîdwøh NAoAmVl), ma che l’uomo vive di quanto esce
dalla bocca del Signore (MádDaDh h¶RyVjˆy h™Dwhy_y`Ip a¶Dxwøm_lD;k_lAo y¢I;k). 4Il tuo vestito non ti si è
logorato (‹hDtVl`Db aôøl) addosso e il tuo piede non si è gonfiato (hq¡ExDb aâøl) durante questi
quarant’anni. 5Riconosci in cuor tuo (ÔK¡RbDbVl_MIo ™D;tVoådÎyw) che, come un uomo corregge
(r¶E;sÅyy) il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te (D;Ká®rV;sÅyVm). 6Osserva (trAmDvw) i comandi
del Signore tuo Dio camminando nelle sue vie (wy™DkrdI;b tRk¶RlDl) e temendolo (wáøtOa h¶DarˆyVl…w).
Nelle origini del popolo d’Israele, come nelle origini di ciascuno di noi, si
nascondono i segni particolari della fede. Nel corso dei secoli, Israele ha riletto tante volte
la storia delle sue origini: la Bibbia diventa una sorta di un album di famiglia in cui
ritrovare noi stessi e i nostri cari. Perché tutti sappiamo che diventare adulti, nella vita così
come nella fede, significa ritrovare il gusto dell’inizio e il piacere della crescita.
Se si volesse riassumere l’inizio della storia del popolo dei salvati, le origini cioè del
popolo d’Israele, il popolo della Bibbia, quello da cui noi tutti discendiamo nella fede, lo si
potrebbe fare con due verbi: uscire ed entrare. Anzi, più precisamente, con due espressioni
verbali ci ha fatti uscire e ci ha fatti entrare. Due espressioni per mettere in rilievo la
sfumatura che Dio è stato il protagonista di quelle origini.
Protagonista esattamente di che cosa? Protagonista della liberazione dalla schiavitù
d’Egitto e dell’ingresso nella Terra promessa. Noi ne abbiamo solo beneficiato: Dio ci ha
liberati e ci ha collocati in una terra dove scorre latte e miele. Questa è la nostra origine
nella fede, dunque l’essenziale, il nucleo della nostra fede biblica. Eppure, se non si fa
sufficiente attenzione, si potrebbe correre il rischio di dimenticare che tra questi due
momenti originari e fondanti, brevi e quasi puntuali (l’uscita dall’Egitto e l’ingresso nella
Terra), si frappone in realtà un periodo molto lungo: quello del deserto.
A questo rischio, pericolosissimo, cercò un giorno di far fronte Mosè, quando
pronunciò le parole che abbiamo appena ascoltato, tratte dal secondo grande discorso del
1
Cfr. P. BOVATI, Il libro del Deuteronomio (1-11), Città Nuova, Roma 1994, 108-125.
2
[wy™DtOwVxIm].
libro del Deuteronomio. Quarant’anni dopo l’esodo e a ridosso dell’ingresso nella Terra
promessa, Mosè invita ad interiorizzare il senso del deserto. Perché? Perché per farsi libe-
rare è stata sufficiente una notte, per assimilare uno stile da persone libere ci vogliono tan-
ti anni; per ricevere un dono serve un attimo, per esserne degni a volte non basta una vita.
La libertà biblica è storica: è legata cioè ad episodi precisi. Ma è soprattutto dia-
logica: non c’è tanto da capire, quanto da capirsi con Dio. Mosè lo sta spiegando ai suoi. La
libertà si apprezza in una compagnia, in una vita a due.
Per questo Mosè non evoca più né l’esodo ormai lontano né l’ingresso nella terra di
Canaan ormai imminente; ma invita a ricordare – letteralmente – il cammino che il Signore
tuo Dio ti ha fatto camminare. Qui ricordare significa non solo portare alla memoria, impedire
che un fatto cada nell’oblio, ma soprattutto riflettere, cercare il senso, portare il peso. L’a-
dulto è colui che nella sua vita ha camminato tanto e può cominciare finalmente a ricor-
dare i percorsi giusti o sbagliati che siano, a riflettere sugli incontri fatti, a scorgere il senso
del cammino.
In queste parole di Mosè, il deserto non è una punizione ma il tempo per diventare
grandi, l’occasione per prosegiureproseguire il cammino da persone libere e capaci di portare il peso
della fede. Per questo Dio ci ha umiliati e messi alla prova – a dire di Mosè: non perché
avessimo peccato, ma perché solo chi è coraggioso e umile, chi si lascia provare ed esami-
nare può diventare adulto nella fede.
L’esame per Israele nel deserto è stato articolato e difficile. Anzitutto, ha patito la
fame fisica, corporale: ha scoperto di non essere diverso da tutti gli altri popoli. L’amicizia
con Jhwh non elimina l’umanità, a volte povera e fragile. Eppure, proprio in questo modo
ha imparato ad apprezzare la manna. Un fatto un po’ paradossale, perché la manna è un
cibo di per sé enigmatico: la chiamarono così perché non avevano ben capito cosa fosse:
man-hu (cfr. Es 16,14-15), appunto. E poi era un cibo leggero, che bastava per un giorno
soltanto (cfr. Es 16).
Però il significato di quel cibo è andato lentamente chiarendosi: e cioè che Dio si
prende cura dei suoi amici e che bisogna imparare ad apprezzare i doni dall’alto: «Egli
dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, ma poi ti ha nutrito di manna, per farti
capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla
bocca del Signore» (v. 3). Diventare adulti nella fede significa saper sopportare i dubbi del-
la vita, e avere la pazienza di aspettare che si chiariscano con il tempo nel dialogo a due.
Così Israele è diventato adulto nella fede imparando a fare i conti con la propria
fragilità (lo vedremo domani) e imparando ad avere fiducia nel Dio che dà la vita.
Senza sottrarre alle asperità del deserto, Dio fornisce gli strumenti per attraversarlo:
«Il tuo vestito non ti si è logorato (‹hDtVl`Db aôøl) addosso e il tuo piede non si è gonfiato (hq¡ExDb aâøl)
durante questi quarant’anni». Dai tempi di Caino (Gen 3,21), Dio si prende cura della
veste degli uomini, anche quando non lo meriterebbero: li circonda di attenzioni e di
misericordia, come la veste circonda il corpo. E fa sì che restino dinamici, che continuino a
camminare nel deserto, nonostante i suoi percorsi impervi. Il Dio della Bibbia si prende
cura e dinamizza il suo popolo.
Dunque, «custodisci (trAmDvw) i comandi del Signore tuo Dio camminando nelle sue vie
(wy™DkrdI;b tRk¶RlDl) e temendolo (wáøtOa h¶DarˆyVl…w)» (v. 6). Israele assume la fisionomia del popolo dei
salvati, camminando nel deserto e temendo Dio. Nel linguaggio biblico, questo significa
scommettersi nella storia restando in dialogo con Dio.
Questa è la palestra del deserto biblico, dove si formano gli adulti nella fede. In
quella landa di ululati solitari (Dt 32,10), una terra che nessuno attraversa e in cui nessuno
dimora (Ger 2,6), si impara a vivere da uomini liberi, da salvati. In altre parole, anche per
questo, il deserto della Bibbia è il luogo in cui si diventa adulti, veri testimoni della fede.
1Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada
tutti i profeti. 2Gezabele inviò un messaggero (JK$DaVlAm) a Elia per dirgli: “Gli dèi mi
facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come
uno di quelli”. 3Elia si spaventò, si alzò e se ne andò (JKRlE¥yÅw ‹Mq‹Î¥yÅw arGÅ¥yÅw) per salvarsi.
Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. 4Egli andò nel deserto
il cammino di un giorno (MwYøy JK®râ®;d ‹rD;bdI;mA;b JK§AlDh_a…wáhw) e andò a sedersi sotto un ginepro
([d¡DjRa] tDjRa MRtrêO tAj™A;t). Chiese di morire (t…w$mDl ‹wøvVpÅn_tRa l§AaVvˆ¥yÅw) e disse: “Ora basta (h§D;tAo
b#år), Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si
coricò e si addormentò sotto un ginepro (d¡DjRa MRtêOr tAj™A;t N$Avyˆ¥yÅw ‹bkA; Vvˆ¥yÅw).
Allora, ecco un angelo (JKDaVlAm) lo toccò e gli disse: “Alzati e mangia!” (lwáøkTa M…wõq).
6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un
mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve (hR;tVvˆ¥yÅw
lAkaâø¥yÅw Mq™D¥yÅw). Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e
quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb (báérOj My™IhølTaDh r¶Ah).
Con questo episodio si entra nel cuore del cosiddetto “ciclo di Elia”(1Re 17-2Re1).
Per capire la portata di questo episodio nella vita del profeta e la rilevanza per noi oggi bi-
sogna tornare per qualche momento ai suoi antefatti.
La storia di Elia comincia nella sua patria, al di là del Giordano, in Transgiordania,
nella cittadina di Tisbe dove riceve la vocazione ad essere profeta. Elia è uno straniero. In
ragione di questa vocazione, Elia si trasferisce nella terra d’Israele, presso il torrente
Cherit, ad oriente del Giordano (1Re 17,3.5). Qui, comincia il suo ministero sotto la guida
di Dio, che se ne prende cura direttamente: «Berrai al torrente e i corvi per mio comando ti
porteranno il tuo cibo» (1Re 17,4). Questo piccolo antefatto – come si può immaginare – è
fondamentale per l’episodio che abbiamo appena ascoltato, tratto dal cap. 19 del Primo
libro dei Re. Anche qui Elia mangia e beve, non senza qualche fatica iniziale.
Ma Elia non è soltanto un profeta chiamato, custodito e amato da Dio. È anche un
uomo del suo tempo, che vive in un’epoca politicamente difficile, mentre il Regno del
Nord è governato da Acab (878-853 a.C.): un re debole e idolatra, soprattutto per via della
moglie Gezabele.
Ma nonostante i suoi rapporti tesi con il potere politico e anche con quello religioso
del suo tempo, Elia vive una esperienza costellata di successi: il miracolo della farina e
dell’olio che non si estinguono (1Re 17,7-16), la resurrezione del figlio della vedova (1Re
17,17-24), e in particolare l’umiliazione dei tracotanti profeti di Baal (1Re 18,20-40). Elia è
del suo tempo, Elia vive una esperienza costellata di successi: il miracolo della farina e
dell’olio che non si estinguono (1Re 17,7-16), la resurrezione del figlio della vedova (1Re
17,17-24), e in particolare l’umiliazione dei tracotanti profeti di Baal (1Re 18,20-40). Elia è
un profeta che può dirsi contento perché umanamente vincente. Predica, invoca la
protezione divina, vince.
Ognitestimone
Ogni testimonedella
dellafede
fedefafaesperienza
esperinzadi
tempi gravidi
tempi gravidididisuccessi.
[Link]
Laresponsabilità
responsabilità
nella formazione della comunità credente è a volte addolcita da gratificazioni, riconosci-
menti, da alcuni frutti visibili che danno fiducia e sostengono l’impegno apostolico. Il
Signore ha chiamato; il Signore non fa mancare i segni della sua presenza e della sua
consolazione.
Eppure, la storia di Elia – e quella di ogni testimone adulto della fede – non è fatta
solo di gratificazioni. Poco dopo la vittoria sui profeti di Baal, e anzi proprio a motivo di
questa, Elia diventa d’improvviso una figura tanto scomoda da meritare la persecuzione.
Ha fatto tutto bene, eppure gli è riservato un dolore grande. Quando Acab riferisce alla
moglie Gezabele che Elia ha umiliato e ucciso i profeti di Baal, questa – tramite un
messaggero – gli promette di ucciderlo.
D’improvviso inizia così un frangente inatteso della vita del profeta: è il testo che
abbiamo ascoltato. Qui Elia, il profeta per antonomasia dell’AT, il difensore indefettibile
dell’unicità di Dio, vacilla paurosamente e drammaticamente. Il testo ebraico lo lascia
capire con la concitazione dei verbi: «Si spaventò, si alzò e se ne andò» (v. 3). Anche Elia il
temerario ha paura. Teme per la sua vita e scappa, prima al Sud e poi nel deserto: «Andò
nel deserto per il cammino di un giorno (MwYøy JK®râ®;d ‹rD;bdI;mA;b) e sedette sotto un ginepro. Chiese di
morire (t…w$mDl ‹wøvVpÅn_tRa l§AaVvˆ¥yÅw) e disse: “Ora basta (h§D;tAo b#år), Signore! Prendi la mia vita, perché
io non sono migliore dei miei padri”. Si coricò e si addormentò sotto un ginepro» (vv. 4-5).
Sono le parole e le azioni di un uomo di Dio stanco e forse anche depresso sino a
preferire di morire. La sua è la stanchezza di ogni educatore che parla del Dio della Bibbia.
Elia ricorda qui Mosè (che abbiamo incontrato ieri): anche lui, durante una delle crisi di
disobbedienza del popolo d’Israele nel deserto, si era lamentato con il Signore fino
chiedere di morire (Nm 11,11-15). Ma Elia ricorda qui anche i tanti testimoni odierni della
fede, impegnati per il bene e la promozione degli altri, che tutt’oggi subiscono frustrazioni
se non vere e proprie persecuzioni. Ci sono ancora oggi zone non lontane da noi in cui
spiegare semplicemente il Padre nostro può costare la vita… Luoghi in cui la catechesi
biblica sull’accoglienza del diverso suona come una minaccia al potere costituito… Essere
catechisti può significare essere profeti: diventare evangelicamente dirompenti, come fu
dirompente la profezia di Elia. Ma il prezzo può essere alto.
La solitudine e il sonno diventano due cifre della nuova condizione di Elia. Nella
solitudine emergono i fantasmi, i loghismoi direbbero i Padri, le tentazioni di cedere, di
lasciare stare: ma in quella medesima solitudine si è anche più liberi di incontrare Dio. Nel
sonno, poi, si è più indifesi dalle fiere, ma si è anche più abbandonati nelle mani di colui
che è il vero custode della vita. Nella logica biblica le carte si mescolano: ciò che sembra
una sconfitta, può rivelarsi una opportunità.
Proprio mentre si trova in questa condizione, infatti, Elia viene raggiunto da un
angelo, che gli offre una focaccia cotta pronta da mangiare e un orcio d’acqua da bere. Una
focaccia e un po’ d’acqua, che ricordano tanto la manna e l’acqua scaturita dalla roccia al
tempo di Mosè. Il Signore sa trovare modi sempre nuovi per tornare a prendersi cura dei
suoi amici. E lo fa a modo suo: con gesti piccoli, ma genuini.
Il racconto potrebbe dirsi finito qui. Stranamente, invece, si di nuovo l’angelo del
Signore tocca Elia, quasi a svegliarlo, e a dargli dell’altro cibo e dell’altra acqua per il
nuovo cammino. Perché questo prolungamento apparentemente ridondante? Per due
ragioni che stanno nella tecnica narrativa e nella logica della Bibbia.
Non ce ne accorgiamo anche nella nuova traduzione della CEI, ma nel racconto
ebraico c’è una progressione: all’inizio Gezabele manda un “messaggero” di morte (v. 2);
poi Elia viene raggiunto da un nuovo “messaggero” – “un angelo” nella nostra traduzione
– (v. 5); ed infine, questo messaggero si palesa come un “messaggero di Dio” – ovvero
“l’angelo di Dio” (v. 7). A volte, i mostri della vita si possono trasformare negli angeli di
Dio: sembrano avvicinarsi per inoculare morte, ma in realtà portano un cibo che mantiene
in vita. A volte la paura è un farmaco, che vaccina dalla superbia. I testimoni della fede,
che sono diventati adulti, hanno imparato a non essere affrettati a giudicare le situazioni
della vita.
Elia, «con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta
notti fino al monte di Dio, l’Oreb (báérOj My™IhølTaDh r¶Ah)» (v. 8). È il monte dell’incontro con Dio, la
montagna sacra di Mosè. Elia non ci sarebbe arrivato se non avesse mangiato e bevuto del
cibo e dell’acqua messi a disposizione da Dio.
Essere testimoni adulti nella fede significa imparare a fare i conti con le proprie
frustrazioni, lasciare che sia Dio a dare gratificazioni e persecuzioni. Essere testimoni
adulti nella fede significa capire di non essere onnipotenti, ma bisognosi di un dono
divino che ci tenga in vita.
Elia ha compiuto questo itinerario di iniziazione alla testimonianza matura della
fede, attraversando anche le fatiche che lo concernono. Per questo, poco più tardi,
finalmente Dio lo incontrerà “nel sussurro di un vento leggero” (1Re 19,12).
1
CFr. R. VIGNOLO, Personaggi del Quarto Vangelo. Figure di fede in San Giovanni, Glossa, Milano 1994, 100-
128.
amarlo. La stima è una cosa, l’amore è ben Gesù maestro, senza consentirgli di diven-
altra cosa… Gesù conosce i loro cuori e li tare il maestro e Signore della propria vita.
trova ancora piccini, non ancora veramente Anche questo è un modo raffinato per ane-
adulti. stetizzare la radicalità del Vangelo: pensare
Posto questo sfondo, entra in scena per la che basti essere insegnanti senza essere te-
prima volta – e non sarà l’ultima – la per- stimoni.
sona di Nicodemo: un fariseo, capo dei Giu- Epppure Nicodemo era andato dal maestro:
dei (Gv 3,1). Possiamo dunque presumere non lo si può e non lo si deve dimenticare.
che fosse un componente laico del sinedrio, E infatti, non lo ha dimenticato Gesù. Da
il consesso più autorevole degli anziani di questo punto di partenza, dal qui ed ora, il
Gerusalemme, per buona parte composto da maestro di Nazaret con delicata arte peda-
religiosi. Sin dalla sua presentazione, per gogica conduce Nicodemo per mano verso
quanto breve, Nicodemo ha tutte le creden- la maturità: per farlo diventare da semplice
ziali per essere considerato un presbitero, ammiratore un vero testimone adulto.
un anziano, forse carico di anni e oltre che Tutto comincia da un dialogo: i due si par-
ricco di esperienza. lano e si rispondono l’un l’altro. È il primo
Questi si reca da Gesù di notte (nukto\j; gesto della pedagogia biblica: si diventa
v. 2). Nel linguaggio giovanneo è un indizio adulti nella fede dialogando con il Signore
che c’è qualcosa che non è perfettamente Gesù. È quella che siamo soliti chiamare
coerente: da una parte quest’uomo va da “preghiera”. I segni clamorosi, di cui vanno
Gesù, indizio sicuro di una fede cristologica alla ricerca i pruriginosi Giudei, si affievoli-
almeno incipiente; dall’altra lo fa di notte, scono, mentre comincia ad affiorare la forza
quella notte che – sin dal Prologo – non ac- delle parole sussurrate a tu per tu.
coglie, anzi vorrebbe persino oscurare colui «“In verità, in verità ti dico, se uno non ri-
che è la luce. Anche le parole di Nicodemo nasce dall’alto (a2nwqen), non può vedere il
sono formalmente impeccabili, ma cariche regno di Dio”. Gli disse Nicodèmo: “Come
di ambiguità: «Rabbì, sappiamo che sei un può un uomo nascere quando è vecchio
maestro (dida/skaloj) venuto da Dio; nes- (ge&rwn)? Può forse entrare una seconda
suno infatti può fare i segni (ta\ shmei=aj) volta nel grembo di sua madre e rinascere?”.
5
che tu fai, se Dio non è con lui» (v. 2). Gli rispose Gesù: “Quel che è nato dalla
Non solo torna il tema dei segni per i quali carne è carne, e quel che è nato dallo Spirito
Gesù si era appena risentito, ma Nicodemo è Spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto:
riconosce a Gesù di essere “un maestro”, dovete rinascere dall’alto”» (vv. 2-5a.6-7).
uno come tanti. Dietro la patina di certa cor- È il tipico gioco giovanneo dei diversi livelli
tesia, l’affettazione di Nicodemo nasconde del senso inteso. Per Nicodemo si nasce una
la stessa ammirazione senza amore degli al- sola volta e si è destinati a diventare ineso-
tri Giudei. rabilmente e irreversibilmente vecchi
Si può incontrare Gesù, senza diventarne (ge/rwn); per Gesù le nascite, dopo quella
veramente discepoli. Si può restare nei pressi biologica, sono più d’una e si può diventare
di Gesù, senza coinvolgersi personalmente. davvero adulti nella fede. Secondo lo stile
Si può diventare esperti in materia religiosa, tipicamente sapienziale, Gesù non rinnega
senza fare il salto di qualità della fede. Si il fattore biologico, ma invita ad andare oltre
può parlare con ammirazione e rispetto di in modo paradossale.
La cosa forse più interessante di questo dia- za prima averlo ascoltato. Ma soprattutto
logo è l’avverbio greco dall’alto (a1nwqen): quasi alla fine del Vangelo, in occasione
in altri termini, Gesù non solo invita Nico- della deposizione di Gesù (Gv 19,38-42).
demo a nascere di nuovo, ma anche a farlo Qui Nicodemo – insieme con Giuseppe d’Ari-
da una prospettiva del tutto diversa da quella matea – “prende” il corpo di Gesù dalla croce
della prima nascita. Il punto non è cosa il per deporlo nel sepolcro. In questo “prende-
maestro stia invitando a fare, ma quanto si re” (e1labon in Gv 19,40) si nasconde il ver-
è disposti a lasciarsi meravigliare da lui, a bo dell’accoglienza: lo stesso verbo usato
farsi condurre dalle cose della terra a quelle per dire che ai piedi della croce il discepolo
del cielo (cfr. v 12). accoglie la madre di Gesù tra le sue cose più
In realtà, «Voi non accogliete la nostra te- intime e care.
stimonianza (th\n marturi/an)» (v. 11), dice La parabola della fede di Nicodemo è com-
Gesù. Nicodemo rinascerà dall’alto, solo piuta: dall’ammirazione distaccata all’amore
quando si lascerà convincere dalla testimo- rischioso, dai segni roboanti alla parola si-
nianza del Figlio di Dio. I segni devono ce- lenziosa, dal dialogo curioso all’accoglienza
dere il passo alla Parola. fattiva. Anche così si diventa biblicamente
Questo è stato l’inizio del cammino di fede adulti, testimoni veri della fede nel Signore
di Nicodemo, così come ce lo trasmette Gio- Gesù, morto e risorto.
vanni: l’unico evangelista a farlo, perché i
Sinottici non ne fanno menzione. L’episodio Oh Signore, manda il tuo Spirito
giovanneo termina con un finale aperto: non perché possiamo camminare nel deserto
si dice se Nicodemo si sia convinto per le della vita insieme con te;
parole di Gesù. Però, lo incontriamo ancora perché possiamo superare le fragilità e le
in altre due circostanze. Una prima volta paure insieme con te;
(Gv 7,50-51) quando prende la parola al si- perché possiamo diventare adulti, testimoni
nedrio e invita a non condannare Gesù sen- della fede, insieme con te.
GESÙ CRISTO
CENTRO DELLE SCRITTURE
NELLA PROSPETTIVA ESEGETICA,
TEOLOGICA, CATECHISTICO-PASTORALE
E LITURGICA
Roma
4-6 febbraio 2011
Notiziario n. 5 Ufficio Catechistico Nazionale
SALUTO INIZIALE
GESÙ CRISTO CENTRO E PIENEZZA
DELLA PAROLA DI DIO
Don Guido Benzi
Direttore UCN
Negli Orientamenti Pastorali della CEI per nianza di un compimento1 vivo e vivificante
il decennio 2010-2020 dal titolo «Educare delle Scritture stesse, cioè delle promesse di
alla vita buona del Vangelo» il capitolo 2 è Dio all’umanità. Papa Benedetto XVI, rical-
completamente dedicato a Gesù, il Maestro. cando la teologia medioevale del Verbum
Nei numeri 17 e 18 possiamo leggere una abbreviatum, scrive nella sua recentissima
breve riflessione sulla pagina evangelica di Esortazione apostolica Verbum Domini al n.
Mc 6: la moltiplicazione dei pani e dei pesci, 12: «Adesso, la Parola non solo è udibile,
che si conclude con queste parole: «Nel gesto non solo possiede una voce, ora la Parola
della moltiplicazione dei pani e dei pesci è ha un volto, che dunque possiamo vedere,
condensata la vita intera di Gesù che si dona Gesù di Nazareth».
per amore, per dare pienezza di vita. Nep- La Costituzione dogmatica Dei Verbum (DV)
pure il suo corpo ha tenuto per sé: “pren- fin dal Proemio, citando 1Gv 1,2-3, focalizza
dete”, “mangiate”. L’insegnamento del Mae- la sua attenzione sulla centralità di Cristo e
stro trova compimento nel dono della sua sull’esperienza che l’Apostolo ha fatto di lui.
esistenza: Gesù è la parola che illumina e il Di seguito in DV 2 si mettono in evidenza
pane che nutre, è l’amore che educa e forma due distinti caratteri della rivelazione di Dio:
al dono della propria vita: “Voi stessi date la relazione di comunione tra Dio e gli uo-
loro da mangiare” (Mc 6,37)». mini, attraverso il Cristo, e la storicità della
Mi sembra che queste parole, inserite nel rivelazione stessa. Alla fine poi del medesi-
contesto dell’apertura del nostro Convegno mo paragrafo il Cristo è chiamato «il media-
siano estremamente appropriate. Il Gesù che tore e la pienezza di tutta intera la rivela-
cerchiamo al «centro» delle Scritture non è zione». Egli è il mediatore in quanto è l’in-
uno dei tanti argomenti o il nome di uno dei viato del Padre, la cui venuta è preparata
più importanti personaggi, che vorremmo da tutto l’Antico Testamento, ed è la pie-
ben indicizzati in una concordanza biblica o nezza in quanto Dio si rivela in lui2. Va no-
in un dizionario teologico. Non ricerchiamo tato3 che il Concilio qui utilizza un’espres-
un «centro» letterario e neppure tematico. sione che era già apparsa nella Enciclica Mit
Noi ricerchiamo nelle Scritture la testimo- brennender sorge di papa Pio XI (1937) do-
1
Per una trattazione ampia del concetto di compimento si veda P. BEAUCHAMP, L’uno e l’altro Testamento. Saggio
di lettura, Paideia, Brescia 1985, 241-42; P. BEAUCHAMP, L’uno e l’altro Testamento 2. Compiere le Scritture,
Glossa, Milano 2001, 429-446.
2
H. De LUBAC, La Rivelazione divina e il senso dell’uomo. Commento alle Costituzioni conciliari “Dei Verbum”
e “Gaudium et Spes”, Jaka Book, Milano 1985, 32.
3
De LUBAC, La Rivelazione divina, 33.
ve si dice all’inizio del cap. III che «in Gesù di “strumentalità” dell’autore umano nei
Cristo, incarnato Figlio di Dio, è apparsa la confronti dell’azione divina. Però, sottoline-
pienezza della Rivelazione divina»4; si no- ando in questo modo la “in”, il Concilio sem-
terà però come il Concilio sottolinei il fatto bra voler dire di più. Senza negare una certa
che Gesù “è” la pienezza della rivelazione: strumentalità umana, si indica infatti un
egli è sia il messaggero, sia il contenuto del concetto di “intimità”: Dio parla nell’intimo
messaggio, il «rivelatore al quale bisogna dell’autore sacro, «lo scritto, il libro, esce
credere, la verità personale rivelata nella dall’intimità che unisce Dio agli autori bibli-
quale bisogna credere»5. ci»7 quella intimità che solo lo Spirito Santo
In DV 4 si riprende il concetto del Verbo In- può possedere nell’uomo8. Essendo la me-
carnato come “compimento” della rivelazio- desima preposizione “in” riferita anche a
ne: in questo paragrafo la riflessione prende Gesù vediamo come questo concetto di “in-
avvio da una citazione esplicita dei primi timità” illumina così di riflessi trinitari la
versetti della lettera agli Ebrei: «Dio, che “pienezza della rivelazione” che rifulge in
aveva già parlato nei tempi antichi molte Cristo: tutta la sua persona, tutta la sua vita,
volte e in diversi modi ai padri per mezzo tutto di lui è rivelazione intima e piena del
dei profeti, ultimamente, in questi giorni, Padre nello Spirito. Dice L. Alonso Schökel:
ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb «Cristo è la Parola; non soltanto in quanto
1,1-2). Lo stesso testo verrà richiamato più parla di se stesso e del Padre, ma in quanto
avanti in una nota di DV 11 dove si parla tutta la sua realtà è parola: manifestazione
dell’Ispirazione, là dove si dice che «Per la e comunicazione del Padre. Parola che ri-
composizione dei libri sacri, Dio scelse degli suona nel divenire storico, manifestandone
uomini di cui si servì nel possesso delle loro il senso e permettendo di coglierlo. Parola
facoltà e capacità, affinché, agendo egli in densa che ha bisogno di articolarsi e dispie-
essi e per loro mezzo, scrivessero come veri garsi in molteplicità di parole»9. Bisogna
autori tutte e soltanto quelle cose che egli quindi notare che la citazione dei primi ver-
voleva». La nota richiama l’attenzione alle setti della Lettera agli Ebrei comporta insie-
due preposizioni “in” e “per mezzo”, e sotto me al concetto di “pienezza” (dimensione
la prima preposizione il Concilio cita Eb 1,1. di intimità) anche quello di “compimento”
Beauchamp, in un suo commento alla Dei come dimensione storica: cioè Gesù è il
Verbum6, mostra come l’espressione “per culmine, l’atto conclusivo, della rivelazione
mezzo” fosse quella più largamente in uso di Dio.
nei testi dottrinali che prepararono il Conci- Mi permetto di porre in questo contesto, solo
lio: essa esprimeva alla perfezione un’idea schematicamente e come contributo al di-
4
Acta Apostolicae Sedis, 29 (1937), 150.
5
De LUBAC, La Rivelazione divina, 33.
6
P. BEAUCHAMP , Leggere la Sacra Scrittura oggi (con quale spirito accostarsi alla Bibbia), Massimo, Milano
1990, 16.
7
IBIDEM.
8
Cfr. G. BENZI, «Verbum abbreviatum. Cristo come chiave ermeneutica della Scrittura», in N. VALENTINI (ed.), Le
vie della rivelazione di Dio. Parola e Tradizione, Studium, Roma 2006, 47-72; IDEM, «Gesù Cristo “centro” della
Scrittura. Una nota teologico-pastorale a margine del recente Sinodo dei Vescovi», in Rivista di Teologia del-
l’evangelizzazione, 13 (2009), 509-528.
9
L. ALONSO SCHÖKEL, Il dinamismo della tradizione, Paideia, Brescia 1970, 19.
battito che verrà sviluppato dagli illustri così essere guardato come una specificazione
Relatori, due questioni. del Senso spirituale.
La prima è quella che riguarda il Sensus ple- Una seconda questione riguarda il rapporto
nior10. In ambito cattolico, con l’enciclica tra l’interpretazione cristiana delle Scritture
Divino Afflante Spiritu del 1943, venne fi- e la lettura credente della Bibbia da parte di
nalmente tracciato un bilancio positivo della Israele che è oggi avvertita con acutezza a
ricerca storica intorno alla Bibbia. L’Enciclica causa del dialogo instauratosi, dopo la se-
sottolineò il valore del senso “letterale” degli conda guerra mondiale e la Shoà, tra ebrai-
enunciati biblici, cioè il senso che lo scrittore smo e cristianesimo. Tale questione è tutta-
«ebbe intenzione di mettere». Il senso “let- via molto antica, anzi è insita nella dialettica
terale” non è però il senso “materiale” ma tra Antico e Nuovo Testamento: se il Nuovo
è la ricerca di un effetto storico voluto dal- è “compimento”, l’Antico rischia di essere
l’autore. In tal modo esso è già un senso “svuotato” della sua importanza e della sua
teologico, ed in quanto voluto da Dio, è spi- verità, in quanto essa sarà percepibile solo
rituale. L’espressione Sensus plenior non fi- in rapporto al Nuovo. A tale problematica
gura nell’enciclica di Pio XII. Ma essa, con una risposta soddisfacente è venuta dal do-
la sua apertura alle scienze storiche e an- cumento della PCB: Il popolo ebraico e le
tropologiche, senza però eliminare del tutto sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana
il senso spirituale tradizionale, doveva am- (2001). Al paragrafo 19 il documento af-
pliarne il dibattito. Il Sensus plenior è quello fronta il problema ribadendo come l’Antico
che, allargando il senso letterale in cerchi ed il Nuovo Testamento sono inseparabili:
concentrici, colloca ciascun testo nella Bibbia «È alla luce dell’Antico Testamento – infatti –
intera, in quanto essa comporta un senso che il Nuovo comprende la vita, la morte e
come unità complessiva. Se da un lato il la glorificazione di Gesù». Più sotto, al pa-
senso letterale rispetta l’orizzonte storico ragrafo 21, viene dato il presupposto teolo-
proprio (e dunque limitato) del messaggio gico di base con cui i cristiani hanno fatto
di ciascun autore, il Sensus plenior ci ricorda questa rilettura dell’Antico Testamento, cioè
che ogni testo inserito nella globalità della che «il disegno salvifico di Dio che culmina
Scrittura è stato recepito nella lettura della in Cristo è unitario, ma si è realizzato pro-
comunità credente. Il Sensus plenior dunque gressivamente nel tempo». In tale prospet-
manifesta il “luogo” di un testo nella totalità tiva la dinamica del “compimento” è già al-
della Scrittura (senso sincronico) e nella to- l’interno dei testi dell’Antico Testamento,
talità delle sue letture e riletture (senso dia- «operando una continua rilettura degli eventi
cronico). Così il Sensus plenior postula delle e dei testi, l’Antico Testamento stesso si apre
esigenze che richiedono una lettura teologica progressivamente a una prospettiva di com-
della Scrittura. Il Sensus plenior, ripreso an- pimento ultimo e definitivo». Inoltre il do-
che nel documento l’Interpretazione della cumento riconosce la complessità della ca-
Bibbia nella Chiesa (n. 76) del 1993, può tegoria di “compimento”, sia dando valore
10
Il concetto fu elaborato in un contesto di tipo apologetico da Andrea Fernandez nel 1925 (cf. A. FERNANDEZ,
“Hermeneutica”, in Istitutiones Biblicae scholis accomodatae. Vol I. De Sacra Scriptura in Universum, PIB,
Roma 1927, 306-307), ripreso poi da Coppens, Benoit e Brown. Per una discussione recente si veda P. S. WIL-
LIAMSON, Catholic Principles for Interpreting Scripture. A study of the Pontifical Biblical Commission’s ‘The In-
terpretation of the Bible in the Church’, Subsidia Biblica – 22, PIB, Roma 2001, 204-215.
ai testi dell’Antico Testamento nel loro si- Gesù Cristo. Infatti gli autori biblici, in ciò
gnificato contemporaneo al tempo in cui so- che hanno di più umano, il dono della parola
no stati scritti, sia insistendo sul fatto che il e della scrittura, ricevono dallo Spirito il dono
“compimento” in Cristo è un superamento di “dire” Dio. Parimenti i lettori umani, men-
del significato delle profezie antiche. Tale tre leggono e si affaticano, con la preghiera
compimento, oltretutto, pur essendo già pie- e lo studio mai dissociati (cfr. DV 25), su
no in Cristo, attende di realizzarsi nell’uma- espressioni molteplici, “umane” appunto,
nità e nel mondo; il che avverrà solo alla possono scorgere, meditare e pregare dietro
fine dei tempi. quelle parole la pienezza della rivelazione
Tutte le parole della Scrittura, scritte sotto del Padre nel suo Figlio Gesù.
l’Ispirazione dello Spirito Santo, sono insie- Da questo breve tracciato possiamo così ve-
me parole umane e divine, perché volute da dere come tali questioni teologiche divengo-
Dio e dagli autori umani «nel possesso delle no anche pastorali.
loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli Un’ultima parola desidero spenderla per la
in essi e per loro mezzo, scrivessero come presentazione, che avverrà sabato sera, della
veri autori tutte e soltanto quelle cose che Miscellanea curata dall’Istituto di catechetica
egli voleva» (DV 11). Parlando Dio «per dell’Università Salesiana in onore del “no-
mezzo di uomini ed alla maniera umana» stro” don Cesare Bissoli. Molto ed in modo
(DV 12), sono necessarie ed indispensabili congruo, si dirà in quell’ambito. Mi permetto
quelle operazioni critiche ed esegetiche che qui solo di indicare come don Bissoli abbia
sole possono aiutare gli interpreti a penetrare sempre condotto l’animazione del Settore
il senso letterale dei testi; ma, d’altro canto, dell’Apostolato biblico con quella capacità
essendo frutto dell’Ispirazione, la Scrittura di approfondimento che gli deriva da una
deve «essere letta e interpretata con l’aiuto conoscenza non episodica delle questioni
dello stesso Spirito mediante il quale è stata teologiche e catechetiche unita ad una viva
scritta, per ricavare con esattezza il senso esperienza della vita pastorale11.
dei sacri testi». Anche per l’interprete, e non Questo stesso Convegno è una viva testi-
solo per gli autori biblici, si deve realizzare monianza di questo sapiente e amoroso ser-
quella “intimità” nello Spirito che abbiamo vizio. Di questo lavoro, don Cesare, tutti ti
visto essere presente negli autori antichi e siamo grati, ma soprattutto tutti siamo con-
pienamente nel Figlio. E dal momento che sapevoli del grande bene che con la tua vi-
unico è lo Spirito che ha ispirato gli autori vace, arguta e amorevole testimonianza hai
antichi, e che aiuta la lettura dei moderni, realizzato per quanti, grandi e piccoli, acco-
proprio per questo la pagina della Bibbia stano quella Parola che dona gioia e bene-
può conquistare ancora oggi tanti uomini dizione. Grazie Don Cesare e buon Convegno
alla salvezza ed alla rivelazione di Dio in a tutti.
11
Tra i tantissimi studi curati da don Cesare vorrei citare C. BISSOLI, Va’ e annuncia (Mc 5,19). Manuale di
catechesi biblica, LDC, Torino 2006, ed il più recente C. BISSOLI, Dio parla, Dio ascolta. Una lettura del XII
Sinodo della Chiesa «La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa», Las, Roma 2009.
INTRODUZIONE AL CONVEGNO
Don Cesare Bissoli
Responsabile del Settore Apostolato Biblico dell’UCN
Al saluto di Don Guido, aggiungo il mio af- • È doveroso ricordare che questo argomen-
fettuoso saluto a voi così numerosi anima- to sta a fondamento dell’Apostolato Biblico
tori/animatrici di Apostolato Biblico nelle no- e gli animatori biblici devono comprenderlo
stre comunità. Sono ormai quasi vent’anni bene e bene comunicarlo, giacché la nostra
che facciamo il Convegno annuale, curando gente non ha sempre idee chiare e quindi la
sempre meglio sia il tema sia le modalità pratica della Bibbia rischia di deformarsi. Di
della proposta. Prima di farne cenno, ricordo qui l’approccio al tema da quattro punti di
e saluto la presenza tra noi di molti membri vista, che riteniamo costitutivi, tra loro stret-
del SAB nazionale dal quale è stato pensato tamente connessi e per altro assunti da VD:
e organizzato questo Convegno. Un saluto vogliamo (far) imparare a leggere Gesù nella
particolare va al dott. Valdo Bertalot, della Bibbia dal punto di vista esegetico, teolo-
comunità Valdese, responsabile della Società gico, catechistico/pastorale e liturgico.
Biblica italiana, il quale ci rivolgerà la parola • Nel prossimo anno pensiamo di impostare
sabato pomeriggio. il 20° convegno annuale proprio su VD nelle
In pochi minuti vorrei attirare l’attenzione diverse ricche sfaccettature delle tre parti. In-
sui due aspetti che caratterizzano da sempre tanto tutti noi nelle nostre comunità ne fa-
il Convegno: lo svolgimento del tema e la remo lettura e ne sentiremo parlare, e ciò
comunicazione reciproca sulla vita dell’AB gioverà ad approfondire il documento in pro-
spettiva di AB. Insomma quest’anno poniamo
i fondamenti, il prossimo anno l’intera co-
1. IL PRIMO ASPETTO
struzione.
È DATO DAL TEMA SCELTO
• L’architettura del Convegno appare dal
• Certamente ci viene subito in mente l’Esor- programma: si intersecano relazioni di studio
tazione apostolica post-sinodale di Benedetto e momenti di applicazione (laboratorio). Ci
XVI, Verbum Domini, così lungamente at- fanno un prezioso servizio persone compe-
tesa, perché ci coinvolge direttamente. Eb- tenti che abbiamo voluto invitare per garan-
bene nel SAB nazionale – anche in ragione tire la qualità del Convegno. Iniziamo con
di tempistica, dato il ritardo del documento l’approccio esegetico (come leggere Gesù
rispetto alla nostra programmazione- ci sia- nelle Scritture) (D. Claudio Doglio, biblista,
mo detti: affrontiamo il testo della VD in due membro del SAB ); poi suor Benedetta Rossi
tempi. Anzitutto meditiamo su quello che docente di Bibbia, forte della sua esperienza
sapevamo essere il tema portante dell’Esor- di AB tra la gente, ci proporrà un “ esercizio
tazione, la Parola di Dio è una Persona, è di lettura cristiana di testi biblici”. Conclu-
Gesù Cristo, attestato imprescindibilmente diamo la serata con la Lectio Divina animata
dalla Sacra Scrittura, impegnandoci quindi dal biblista Pasquale Giordano, del SAB na-
a leggere Lui nelle Scritture e le Scritture in zionale. Sabato mattina avremo due rela-
Lui (cfr VD, nn.1-59), senza pretesa di fare zioni solide: approccio teologico al “Gesù
un commentario letterale di VD, ma di toc- centro delle Scritture”, ossia come allargare
carne la sostanza. la comprensione del tema oltre la pura ana-
lisi del testo biblico per avere la pienezza di quelli tra voi che hanno del materiale con-
senso della fede della Chiesa così come oggi cernente l’AB di portarlo nel luogo che sarà
gli studiosi ci propongono ( la parola è data indicato, mettendoci semmai l’avviso di
a P. Paolo Gamberini, SJ, teologo); ancora “non asportare”, o il” prezzo” di acquisto…
in mattinata ascolteremo l’approccio cate- • Il terzo canale è dato dall’incontro di sa-
chistico-pastorale educativo (notiamo que- bato pomeriggio a partire dalle 15.00: Vita
sta prospettiva) al nostro argomento (Gesù dell’AB: iniziative, proposte, racconto di
centro delle Scritture) da parte di Don Cesare esperienze di AB. Vi saranno comunicazioni
Pagazzi, teologo ed insieme pastoralista. Nel specifiche da parte del SAB nazionale. Quan-
pomeriggio di sabato seguirà una seconda ti desiderano comunicare qualcosa lo dicano
puntata di laboratorio: Come fare emergere a me per fare una scaletta.
il mistero Gesù nei testi biblici sotto la guida • Il quarto canale è la risposta a due que-
di Don Giovanni Giavini biblista, del SAB stionari che costano poco a voi e sono assai
nazionale. L’ultima relazione di fondazione utili per noi: uno riguarda una valutazione
sarà domenica mattina: Gesù al centro delle del corso e del soggiorno e suggerimenti per
Scritture nell’esperienza liturgica da parte migliorare; l’altro chiede una informazione-
del liturgista Andrea Grillo. valutazione sulle vostre esperienze di AB.
Non è certamente uno spuntino quello che • Infine vorremmo lanciare un quinto cana-
vi proponiamo, ma un isaiano “banchetto le, che continua quando finisce il Convegno,
di cibi succulenti e di vini raffinati”(Is 25,6), e cioè promuovere come rivista dell’AB Pa-
senza indigestioni! role di vita, rivista bimestrale dell’ABI, in-
Ci aiuteranno gli schemi posti in cartella. vitando caldamente tutti gli animatori ad
Soprattutto il dialogo in sala ci aiuterà a abbonarsi e diffondendo a loro volta la ri-
chiarire sempre meglio le idee esposte. Mi vista nei gruppi biblici. Vi posso assicurare
permetto di suggerirvi: prima di chiedersi che è uno strumento eccellente per acquisire
‘come farò presentare queste cose al mio competenza esegetica sicura ed aggiornata.
gruppo’, limitarsi a dire ‘mi impegno a com- Se ne farà ancora parola nel momento de-
prendere per me stesso ciò che potrò dire al dicato alla vita dell’AB.
mio gruppo’.
• Un particolare nuovo del Convegno: nelle
varie parti della giornata vi sarà un anima- 3. IL GRANDE ‘ORIZZONTE’
tore diverso che presenta e guida il dialogo.
che tutto racchiude è la preghiera incentrata
sull’Eucaristia di sabato e soprattutto di do-
2. IL SECONDO ASPETTO È DATO menica, Giorno del Signore. Stasera preghe-
DALLA COMUNICAZIONE remo la Parola di Dio con la Lectio Divina.
RECIPROCA DI ESPERIENZE Ricordo ancora che è a disposizione una li-
breria con volumi di varie case editrici. Per
• Il primo canale è il lavoro di laboratorio ogni questione pratica, è a disposizione la
con Don Giavini sabato pomeriggio e il breve segreteria (Andrea, Marta) che ringraziamo
resoconto che sarà fatto domenica mattina. sentitamente.
• Il secondo canale è quello del ‘corridoio’,
cioè il parlarsi tra noi. In particolare invito Buon Convegno
«LE SCRITTURE
DANNO TESTIMONIANZA DI ME»
(CF. GV 5,39)
Don Claudio Doglio
Direttore UCD di Savona-Noli - Biblista, membro del SAB Nazionale,
docente alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale
Non è una novità: che la parola divina entri attitudini nel lettore che consentono l’in-
dentro la storia offrendo per essa una chiave contro con il testo sacro. Sottolineiamo
ermeneutica è quanto risulta evidente in ma- brevemente alcuni aspetti.
niera peculiare attraverso la letteratura pro- Domandare significa, innanzi tutto, (i)
fetica. La parola profetica, infatti, svela la “sapere di non sapere”, prendere coscien-
storia, portando alla luce dinamiche non im- za cioè di un proprio limite. Proprio il de-
mediatamente percepibili, cogliendone il sen- siderio di senso, cuore e sorgente da cui
so e la direzione, e diventando così appello scaturisce la domanda, provoca l’apertura
per il futuro. Questa qualità profetica non è verso l’altro costituendo il punto di par-
esclusiva prerogativa della parola comuni- tenza per un incontro.
cata oralmente, ma pertiene anche allo scrit- Porre interrogativi alla Parola chiede an-
to sacro. che (ii) il coraggio di esporsi totalmente
La Scrittura, pertanto, destinata ad un let- ad una risposta, qualunque essa sia, cre-
tore diventa dono di senso, chiave di inter- ando in questo modo le condizioni per
pretazione non di una storia qualunque, ma un dialogo, per un possibile incontro; cf.
proprio della storia del lettore, della sua per contrasto Is 7,12; Mc 9,30-32.
stessa vita.
c) Alcune implicazioni pratiche
L’animatore biblico come
(i) colui che suscita domande di senso,
2. DI FRONTE AL TESTO
creando le condizioni per cui i desideri
e gli interrogativi dei lettori possano
Cerchiamo adesso di comprendere come la
venire alla luce e facilita l’espressione
Scrittura possa diventare dono di senso per
di questi desideri. La via per raggiun-
questa storia, quali cioè le “attitudini” da
gere questo è illustrata bene dalle due
parte del lettore che favoriscono questa di-
immagini parallele di Lc 24,13-35 e
namica.
At 8,26-40: quella di Gesù e Filippo,
a) Interrogativi di senso ermeneuti delle Scritture.
Prendendo le mosse da Lc 24,13-35 e At (ii) La domanda del lettore diventa così
8,26-40, sostenuti dalle acquisizioni de- la chiave di lettura della Scrittura, la
cisive della filosofia ermeneutica, inten- sfida posta al testo, non da chi va in
diamo riportare in primo piano l’impor- cerca di conferme o di sostegno alle
tanza decisiva delle precomprensioni del proprie opinioni, quanto piuttosto da
lettore e della domanda che questi pone chi si espone e si rende disponibile a
al testo. lasciarsi sorprendere dall’incontro con
Focalizzare la relazione tra storia e parola la Scrittura. “Ti prego, di quale perso-
già all’inizio dell’atto interpretativo signi- na il profeta dice questo? Di se stesso
fica farsi carico concretamente della qua- o di qualcun altro?” (At 8,34), questa
lità profetica della Scrittura. la domanda precisa che sintetizza il
b) Verso l’incontro possibile desiderio del lettore; essa diventa la
Ristabilire il primato ermeneutico della chiave di lettura della Scrittura: “par-
domanda, consente a ben vedere di co- tendo da quel passo della Scrittura,
gliere e mettere in evidenza proprio quelle annunciò a lui Gesù” (v. 35): la ri-
1
F. MUSSNER, Il popolo della Promessa, Città Nuova, Roma 1982, 410.
sità di Bologna, dal titolo Inchiesta su Gesù, non frutto di successive riflessioni della
edito da Mondadori che ha venduto ormai Chiesa o di una progressiva presa di co-
più di mezzo milione di copie2. Augias-Pesce scienza da parte di Gesù. Gesù si è dichia-
privilegiano il criterio della discontinuità tra rato Dio e così con fede spontanea e ine-
dato storico e testimonianza evangelico-ec- quivocabile è stato riconosciuto dai suoi di-
clesiale. In Inchiesta su Gesù si sottolinea scepoli6. D’accordo con il rabbino Jacob
l’omogeneità tra Gesù e giudaismo, a disca- Neusner, Gesù non può essere considerato
pito degli elementi di novità portati da Gesù. semplicemente un “pio ebreo” o un rabbi
Riprendendo l’espressione del famoso ese- come tanti, ma deve essere e si è conside-
geta ed orientalista tedesco Julius Wellhau- rato “Dio”. Questa è la vera ragione della
sen (1844-1918) che «Gesù non era un sua condanna come bestemmiatore da parte
cristiano, ma un ebreo», Augias-Pesce ri- delle autorità giudaiche7. La fede cristiana
schiano di perdere Gesù tra le maglie del non è un “mito” inventato da apostoli vi-
mondo giudaico e finiscono per non spie- sionari e da ecclesiastici ellenizzanti, ma è
gare più sia la singolarità storica di Gesù confessione di un fatto storico che trova
che la sua morte violenta. «La ricostruzione conferma nell’archeologia e nella ricerca
storica della figura di Gesù deve spiegare la storica. Secondo Socci non solo tra le pro-
sua morte di croce e il motivo della con- fezie antiche di secoli (quelle della Bibbia)
danna a morte, scritto sul cartello sopra la e i fatti dell’esistenza terrena di Gesù c’è
croce: “Gesù Nazareno re dei giudei”»3. In perfetta corrispondenza, ma ancor più tra
questo medesimo rischio incorre anche il la risurrezione, l’evento fondante il cristia-
volume di Riccardo Calimani Gesù Ebreo4. nesimo, e la spiegazione scientifica. Di que-
In una direzione diametralmente opposta a sto fatto ci sono delle prove, per esempio le
questa troviamo il testo di Antonio Socci apparizioni ai discepoli, ma ancor più c’è la
Indagine su Gesù5. Per rispondere alla do- prova schiacciante della Sindone8.
manda di Gesù «Chi dice la gente che io Possiamo ben immaginare che su questo
sia?» Socci interroga vari protagonisti della punto di tutt’altro parere sono Augias-Pesce.
storia (da Napoleone fino a Natalia Gin- La risurrezione costituisce per Augias un
zburg, Testori e Pasolini) e si serve di varie presupposto di fede: indimostrabile e indi-
discipline: dalla scienza alla filosofia, dalla scutibile per chi crede. Le uniche prove della
cosmologia alla fisica e biologia. Il volume risurrezione di Gesù sono le apparizioni av-
di Socci è costruito sul rifiuto della distin- venute dopo la morte in croce e queste ac-
zione fra il “Gesù della storia” e il “Cristo cessibili solo a pochi prescelti, i quali più
della fede”. La ragione dell’identità di Gesù che vedere, credono di vedere9. Inoltre, ri-
è da spiegarsi solamente con la sua divinità: mane pur vero sempre che apparizioni e mi-
2
C. AUGIAS - M. PESCE, Inchiesta su Gesù. Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo, Mondadori, Milano 2006.
3
G. SEGALLA, «La “terza” ricerca del Gesù storico: il Rabbì ebreo di Nazaret e il Messia crocifisso», in StPat 40
(1993), 505.
4
R. CALIMANI, Gesù Ebreo, Mondadori, Milano 2001.
5
A. SOCCI, Indagine su Gesù, Rizzoli, Milano 2008.
6
Cf ibid., 108ss.
7
Cf ibid., 109.
8
Ibid., 286.
9
C. AUGIAS - M. PESCE, Inchiesta su Gesù, 175-180.
racoli «non sunt probationes, sed signa»10. di Gesù. «Non è più logico, anche dal punto
Colpisce il fatto che sia Augias sia Socci si di vista storico, che la grandezza si collochi
dichiarano laici e giornalisti, e in base a que- all’inizio e che la figura di Gesù abbia fatto
sti loro criteri – definiti obiettivi – l’uno nega nella pratica saltare tutte le categorie dispo-
le conclusioni dell’altro. nibili e abbia potuto così essere compresa
Tra queste due recenti pubblicazioni va posto solo a partire dal mistero di Dio?»12. La di-
il libro di Benedetto XVI Gesù di Nazaret che vinità, di cui Gesù è pienamente consape-
ha suscitato molteplici e disparate reazioni vole, è la ragione non solo necessaria ma
nel mondo laico e nel mondo ecclesiastico11. l’unica adeguata a spiegare la novità e la
Nello scrivere questo libro il papa assume singolarità di Gesù. Se da un lato ha ragione
anche lui una prospettiva diremmo laica ov- il papa di collocare fin dall’inizio e non dopo
vero l’autorità del testo non deriva da chi è, la Pasqua e nella successiva riflessione ec-
ma da ciò che scrive. Per questo nella pre- clesiale, il di più che caratterizza l’identità
messa al suo libro afferma che il libro «non di Gesù, da un altro lato – come ha ben af-
è un atto magisteriale» ed ognuno è libero di fermato Raniero Cantalamessa nella presen-
contraddire quanto il papa, ovvero il teologo tazione fatta al libro del papa – è necessario
Joseph Ratzinger, scrive nella sua opera, «pur comunque affermare una maggiore discon-
nel presupposto di una simpatia di fondo». tinuità tra il Gesù della storia e il Cristo della
La tesi di fondo del libro del papa è superare fede, pur in una sostanziale continuità tra
lo strappo tra il Gesù storico e il Cristo della i due, a motivo della novità dell’evento pa-
fede, presente nell’odierna esegesi e cristo- squale13.
logia, non solo protestante ma anche catto- A questo punto va richiamato il documento
lica, e in quella profana. Ratzinger non ri- della Pontificia Commissione Biblica Sancta
fiuta il metodo storico critico, ma ne limita Mater Ecclesia sulla verità storica dei Van-
l’area di applicazione in riferimento all’iden- geli (1964) che distingue «tre stadi attra-
tità di Gesù. Se da un lato questo metodo verso i quali l’insegnamento e la vita di
può e deve analizzare i frammenti e i minuti Gesù giunsero a noi»14. Il primo stadio è
tasselli del fenomeno Gesù – l’ambiente cul- quello di Cristo Signore, che espone il suo
turale, sociologico e religioso – dall’altro lato insegnamento seguendo «le forme di pen-
non può e non deve pretendere di determi- siero e di espressione allora in uso, adat-
nare la totalità entro cui questi vengono col- tandosi per tale modo alla mentalità degli
locati. Questa totalità non è il frutto di co- uditori». Il secondo stadio è quello degli
struzioni o di ipotesi, ma è ratio, cioè rende apostoli che presentano agli uditori quanto
ragione dell’esserci di questi tasselli e ritagli Gesù aveva realmente detto e operato con
storici frammentari. quella più piena intelligenza da essi goduta
L’adeguata comprensione di questi tasselli in seguito agli eventi gloriosi del Cristo e
si ha nel riconoscimento dell’identità divina alla illuminazione dello Spirito di verità»
10
Cf X. LÉON-DUFOUR, «Sur la Résurrection de Jésus», in RechScRel 57 (1969), 583-622.
11
J. RATZINGER - BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007.
12
Ibid., 19.
13
Cf R. CANTALAMESSA, «Gesù di Nazaret fra storia e teologia», in Avvenire, 10 maggio 2007.
14
PONTIFICIA COMMISSIONE BIBLICA, «Instructio Sancta Mater Ecclesia de historica evangeliorum veritate», in En-
chiridion Vaticanum, vol. 2, EDB, Bologna 197610, n.154.
(n. 155). Infine, il terzo stadio degli autori tra loro, nella cristologia liberale e in quella
sacri (i quattro Vangeli) che tramandano i apologetica i tre momenti sono compresi in
fatti che riguardano il Signore Gesù attra- una circolarità, in cui o l’inizio (A) si so-
verso una scelta, una sintesi, tenendo pre- vrappone alla fine (C) o viceversa. Per i vari
sente la situazione delle singole chiese, svi- esponenti della cristologia liberale (cf Rudolf
luppando «certi elementi cercando con ogni Bultmann e compagni) il Gesù storico (A)
mezzo che i lettori conoscessero la fonda- si sovrappone alla predicazione orale e ai
tezza di quanto veniva loro insegnato» Vangeli, per cui B e C falsificherebbero il
(n. 156). dato originario15. Per gli esponenti della cri-
È insegnamento dunque della Chiesa catto- stologia apologetica, invece, il Gesù storico
lica che non si deve né identificare né giu- e la predicazione orale vengono fatti coin-
stapporre il terzo stadio (quello dei Vangeli) cidere con il Cristo dei Vangeli, cioè la fine
con il primo stadio (quello di Gesù Cristo). (C) si identifica con l’inizio (A).
Allo stesso tempo non si deve mai prescin- Se nel primo caso si sottolinea la separa-
dere dall’intenzionalità intrinseca dei rac- zione tra la comprensione che Gesù aveva
conti evangelici per volere risalire ai dati ori- di sé e la comprensione che ne ha la Chiesa,
ginari. I Vangeli non ci vogliono dire ciò che nel secondo caso se ne afferma l’assoluta
Gesù sapeva di se stesso, ma ciò che noi identità.
dobbiamo sapere di Gesù per credere in Lui. L’orientamento liberale, quale per esempio
«Queste cose sono state scritte, perché cre- quello di Augias-Pesce, considera l’attribu-
diate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e zione della divinità a Gesù una pura costru-
perché, credendo, abbiate la vita nel suo no- zione ellenizzante in contrasto con l’origi-
me» (Gv 20,31). nario retroterra palestinese16. Il compito della
Chi avvicina i Vangeli con spirito apologetico cristologia sarebbe quello di «demitizzare» e
incorre nello stesso errore, benché inverso, quindi di ritornare all’originaria intenzione
di chi li accosta con lo spirito della gesuo- della nominazione teologica di Gesù: il vero
logia liberale illuministica. La genesi cristo- Gesù non è quello divino o almeno non è
logica – Gesù storico (A), predicazione orale quello così divinamente rappresentato.
(B), Vangeli scritti (C) – delinea una traiet- Invece, Ratzinger viene a porre un’identità
toria che inizia con A per passare per B e perfetta (quasi materiale) tra il Gesù storico
finire a C. Invece di una traiettoria costituita e il Cristo della fede, dicendo appunto senza
da elementi differenti, benché non opposti alcuna distinzione che «il Gesù dei Vangeli
15
Per sostenere questo appiattimento Augias-Pesce inevitabilmente mettono in questione i criteri con cui la
Chiesa delle origini ha scelto alcuni Vangeli e rifiutato altri, escludendo l’interpretazione gnostica (cf in particolare
il Vangelo di Tommaso) e giudaizzante di Gesù (cf C. AUGIAS - M. PESCE, Inchiesta su Gesù, 15-21). Non si
tratta di opportunismo o di intolleranza da parte di alcune chiese nei confronti di altre. La fissazione del canone
è avvenuta a partire dal II secolo (cf Frammento muratoriano), terminando nel IV secolo, attraverso il consenso
tra le chiese (communio), privilegiando la testimonianza di quelle comunità fondate o riferite ad un apostolo
(traditio), facendo ben attenzione che l’immagine del Gesù in cui si credeva corrispondesse al Gesù veramente
vissuto. Inoltre, la canonicità dei testi del Nuovo Testamento (in particolare la scelta dei Vangeli) è avvenuta te-
nendo ben presente l’unità con le Scritture ebraiche. Il canone, perciò, non istituisce un baratro tra la fede della
Chiesa e il Gesù storico ma un ponte e un passaggio sicuro. Nella circolarità tra Chiesa e Scrittura (AT-NT) si
dà la corretta interpretazione di Gesù.
16
Cf in particolare C. AUGIAS - M. PESCE, Inchiesta su Gesù, 90-97; 209-221.
è il Gesù reale: il Gesù storico in senso vero sibile ma mai scontata – della prospettiva di
e proprio»17. fede cristiana»21.
L’attuale interesse sulla figura di Gesù ha ri- Benché la ragionevolezza dell’interpretazio-
messo al centro l’ebraicità di Gesù. ne credente si riveli come quella maggior-
I sussidi per una corretta presentazione del- mente adeguata, in quanto comprende in
l’ebraismo, redatti dalla Commissione per i un orizzonte eccedente ed eccentrico l’insie-
rapporti con l’ebraismo (1985), affermano me degli svariati e molteplici tasselli che la
chiaramente che «Gesù è ebreo e lo è per ricerca storico-critica analizza e indaga, non
sempre. Gesù è pienamente un uomo del è da escludere per definizione che altre mol-
suo tempo e del suo ambiente ebraico pale- teplici interpretazioni, pur nella loro inade-
stinese del I secolo, di cui ha condiviso gioie guatezza, siano possibili letture del Gesù
e speranze»18. storico.
In vari interventi autorevoli, Giovanni Paolo
II riaffermò che è essenziale per la fede cri- Gesù Cristo ieri
stiana riconoscere l’identità ebraica di Ge- Quanti di noi hanno avuto l’opportunità di
sù19. La vera e reale umanità (vere homo) recarsi, almeno una volta, nella Terra Santa?
della definizione di Calcedonia deve essere È certamente un’esperienza indimenticabile
assunta così nei termini del vere iudaicus, e che lascia un segno non solo nella memo-
come sua concreta espressione storica. «Ge- ria ma anche nell’immaginario di fede. Que-
sù è ebreo e lo è per sempre». Per noi cri- sta è la terra dove Gesù è vissuto. La storia
stiani, tuttavia, «sta alla destra di Dio» (At di Gesù su cui si fonda la fede cristiana trova
7,56): ovvero l’identità di Gesù e quella di qui assoluta conferma e la propria cornice.
Dio si condizionano a vicenda20. È inevita- Camminando per le strade di Gerusalemme
bile che la domanda su chi è Gesù porta con e guardando gli stessi scenari e paesaggi
sé altre questioni: quale rapporto tra storia che Gesù contemplava non può non nascere
e interpretazione, tra fede e ragione. «Infatti una certa familiarità non solo con Lui ma
solo all’apparenza la professione di fede del anche con quel suo mondo di allora: il giu-
cristiano – “Gesù è il Cristo” – risulta un daismo del I secolo d.C.
semplice enunciato sopra un dato di fatto. A partire dal secondo dopoguerra, si sono
Essa non afferma qualcosa su di uno stato avute importanti scoperte archeologiche nel
di cose che chiunque potrebbe verificare: es- Medio Oriente. A Nag Hammadi (dicembre
sa proclama invece quel collegamento fra 1945) sono stati rinvenuti testi gnostici e
un dato storico e una possibilità metastorica pagani, in particolare la scoperta del Vangelo
che può sussistere e valere solamente nel di Tommaso, che ha permesso di conoscere
quadro di un’assunzione – comunque pos- in maniera più approfondita la storicità dei
17
J. RATZINGER - BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret, 18.
18
COMMISSIONE PER I RAPPORTI RELIGIOSI CON L’EBRAISMO, «Sussidi per una corretta presentazione», in Regno-docu-
menti, 17/1985, 514-518, ivi 516.
19
GIOVANNI PAOLO II, «L’identità dei cristiani è inseparabile dall’Antico Testamento». Il discorso di Giovanni Paolo
II alla Pontificia Commissione Biblica, in L’Osservatore Romano, 11.4.1997, 5; GIOVANNI PAOLO II, «Discorso di
Giovanni Paolo II agli esperti del Colloquio vaticano sul rapporto tra cristiani ed ebrei», in L’Avvenire, 1.11.1997,
22.
20
R. BAUCKHAM, Jesus and the God of Israel, William B. Eerdmans Publishing Company, Cambridge 2008, IX.
21
A. FABRIS, Teologia e Filosofia, Morcelliana, Brescia 2004, 101.
Vangeli. Con il ritrovamento dei rotoli sulle (1985), affermano chiaramente che «Gesù
rive occidentali del Mar Morto, alcuni anni è ebreo e lo è per sempre». Gesù è piena-
dopo nel 1947, si è potuto gettare maggiore mente un uomo del suo tempo e del suo
luce sull’autenticità dell’insegnamento di Ge- ambiente ebraico palestinese del I secolo, di
sù di Nazareth, specialmente in relazione cui ha condiviso gioie e speranze. Ciò sot-
alle dottrine degli Esseni, di cui la comunità tolinea, come ci è stato rivelato nella Bibbia
di Qumran rappresenta secondo gli studiosi (cf Rm 1,3-4; Gal 4,4-5), sia la realtà del-
una variante. Assieme a Sadducei, Farisei e l’incarnazione che il significato stesso della
Zeloti, gli Esseni costituiscono uno dei prin- storia della salvezza22.
cipali gruppi del giudaismo di epoca neote- In vari interventi autorevoli, Giovanni Paolo
stamentaria. Il ritrovamento dei manoscritti II riaffermò che è essenziale per la fede cri-
di Qumran, rappresenta senza dubbio una stiana riconoscere che l’identità di Gesù «si
delle maggiori scoperte archeologiche del definisce a partire dal suo legame con il po-
nostro secolo. Allo stesso tempo, special- polo d’Israele, con la dinastia di Davide e la
mente negli USA, si sono intrapresi – a par- discendenza di Abramo. E non si tratta sol-
tire dal dopoguerra – studi intensi sui logia tanto di un’appartenenza fisica. Prendendo
della fonte Q e in Germania si sono svilup- parte alle celebrazioni nella sinagoga, dove
pati studi sulla letteratura giudaica del Se- venivano letti e commentati i testi dell’An-
condo Tempio. tico Testamento, Gesù prendeva anche uma-
Entrambe le scoperte – Nag Hammadi e Mar namente conoscenza di tali testi, con essi
Morto – hanno certamente facilitato quella nutriva lo spirito ed il cuore, servendosene
che costituisce la sostanziale scoperta del poi nella preghiera, e ad essi ispirando il suo
secolo XX dal punto di vista cristiano: comportamento; [...] Privare Cristo del rap-
l’ebraicità di Gesù. Se la tragedia della Shoah porto con l’Antico Testamento è dunque
rappresenta l’oblio delle radici ebraiche del staccarlo dalle sue radici e svuotare il suo
cristianesimo, queste scoperte archeologiche, mistero di ogni senso. Infatti, per essere si-
e gli studi connessi, hanno permesso di ri- gnificativa l’incarnazione ha avuto bisogno
membrare Gesù nel senso etimologico della di radicarsi in secoli di preparazione. Altri-
parola: cioè, ricordarlo nell’orizzonte storico, menti, Cristo sarebbe risultato come una me-
sociale e religioso del suo tempo (il giudai- teora piombata accidentalmente sulla terra
smo del I secolo d.C.) e comprenderlo come e priva di connessione con la storia degli
membro del suo popolo e non più distaccato uomini»23.
da esso, riconoscendo la chiamata irrevoca- Anche in occasione del Colloquio sull’Anti-
bile del popolo eletto, che permane tutt’ora semitismo, il Sommo Pontefice è ritornato
anche per il giudaismo post-biblico e con- sullo stesso tema. «È per questo che quanti
temporaneo. I sussidi per una corretta pre- considerano il fatto che Gesù fu ebreo e che
sentazione dell’ebraismo, redatti dalla Com- il suo ambiente era il mondo giudaico come
missione per i rapporti con l’ebraismo semplici dati culturali contingenti, ai quali
22
COMMISSIONE PER I RAPPORTI RELIGIOSI CON L’EBRAISMO, «Sussidi per una corretta presentazione», in Regno-docu-
menti, 17/1985, 514-518, ivi 516.
23
GIOVANNI PAOLO II, “L’identità dei cristiani è inseparabile dall’Antico Testamento”. Il discorso di Giovanni Paolo
II alla Pontificia Commissione Biblica, in L’Osservatore Romano, 11.4.1997, 5.
sarebbe possibile sostituire qualsiasi altra tra- smo religioso sembra che l’universalità del
dizione religiosa da cui la persona del Signore cristianesimo non sia più sostenibile tanto
potrebbe essere distaccata senza perdere la a livello filosofico e teologico, quanto a li-
propria identità, non solo misconoscono il vello pastorale.
senso della storia della salvezza, ma più ra- Negli ultimi trent’anni innumerevoli sono sta-
dicalmente attaccano la verità stessa dell’in- te le pubblicazioni su questi argomenti, sol-
carnazione e rendono impossibile una con- lecitati e provocati in particolare dal discusso
cezione autentica dell’inculturazione»24. libro di John Hick, The Myth of God Incarnate
Il riferimento al popolo di Israele e alla storia (1977); così come vari sono stati gli inter-
di Gesù ha dunque un’importante funzione venti autorevoli del Magistero della Chiesa
per la fede cristiana: ci aiuta a far emergere cattolica: basti ricordare il documento della
la dimensione umana di Gesù e a rimem- Commissione Teologica Internazionale su «Il
brarlo nell’alleanza mai revocata di Dio con cristianesimo e le religioni» (1997) e la di-
il Suo popolo. La vera e reale umanità (vere chiarazione della Congregazione per la Dot-
homo) della definizione di Calcedonia deve trina della Fede «Dominus Iesus» (2000)26.
essere assunta così nei termini del vere iu- Il 26 agosto 2010 è morto uno dei massimi
daicus, come sua concreta espressione sto- esponenti di questa sensibilità interreligiosa:
rica. «Quando la Parola si è fatta carne non Raimon Panikkar. La sua particolare lettura
ha assunto semplicemente una natura uma- cristologica mirava a distinguere il Logos
na generica e adatta per tutti. Tale prospet- (Cristo) da Gesù di Nazareth. Benché Gesù
tiva non prenderebbe sul serio la storicità non possa essere pensato senza il suo lega-
radicale sia dell’esistenza umana sia della me con il Logos, secondo Panikkar e altri
divina rivelazione. La Parola divenne vera- teologi dell’Asia, non si può limitare la pre-
mente carne, solo se la Parola è divenuta senza del Logos solamente in Gesù. Perché
veramente un ebreo. Se non c’è vera ebrai- il particolare non venga assolutizzato, è ne-
cità, non c’è vera umanità»25. cessario distinguere Gesù da Cristo: finitum
non capax infiniti. Cristo è la seconda Per-
Gesù Cristo sempre sona della Trinità, il Cristo preesistente, la
L’odierna sensibilità postmoderna è quanto cui rivelazione non si esaurisce in Gesù. Ge-
mai sensibile al prevalere del dialogo sul sù è certamente il Cristo, ma non si può af-
conflitto tra le varie religioni. In tale contesto fermare che tutto il Cristo sia solo Gesù.
culturale sembra che l’unicità e la partico- «Gesù è il Cristo, ma il Cristo non può essere
larità di questo Gesù non possano conciliarsi identificato totalmente con il figlio di Ma-
con la trascendenza e ineffabilità del Mistero ria»27; «Il Cristo reale non si riduce al Gesù
di Dio. Inoltre in tale prospettiva di relativi- storico che è per i cristiani il Cristo reale –
24
GIOVANNI PAOLO II, “Discorso di Giovanni Paolo II agli esperti del Colloquio vaticano sul rapporto tra cristiani
ed ebrei”, in L’Avvenire, 1.11.1997, 22.
25
J.P. MEIER, «The Present State of the “Third Quest” for the Historical Jesus: Loss and Gain», in Biblica, 80
(1999), 486.
26
Per una dettagliata bibliografia si possono consultare: P. CODA (ED.), L’unico e il molti. La salvezza in Gesù
Cristo e la sfida del pluralismo, Mursia, Roma 1997; M. CROCIATA (ED.), Gesù Cristo e l’unicità della mediazione,
San Paolo, Cinisello Balsamo 2000.
27
R. PANIKKAR, Il Cristo sconosciuto dell’Induismo, Jaca Book, Milano 2008, 31-32.
28
Ibid., 72.
29
Spesso le cristologie sono interessate all’identificazione di Gesù. Esse proiettano l’identità di Gesù Cristo, scoperta
in una particolare situazione di tempo e di spazio, in altri contesti, dimenticando non solo il mistero di ciascuna
persona, ma anche che l’identità non è una categoria oggettivabile. Per esempio, Gesù come messia in India è
destinato ad essere frainteso, oltre che essere alienante […]. Conoscere l’identità di Cristo implica un tentativo di
conoscere sia la sua autocoscienza, nella misura in cui è possibile, sia la nostra esperienza di fede nella misura
in cui l’esperienza permette riflessione intelligibile» (R. PANIKKAR, Cristofania, EDB, Bologna 1994, 23).
30
R. PANIKKAR, Il dialogo intrareligioso, Cittadella, Assisi 1988, 140. Da questa comprensione della persona di
Gesù Cristo scaturisce una precisa definizione dell’identità del cristiano: non si può essere religiosi senza esserlo
in modo interreligioso. «Sono “partito” cristiano, mi sono “ritrovato” hindu e sono “ritornato” buddhista, senza
aver smesso di essere cristiano» (Ibid., 60).
31
Cf J. KAVUNKAL, «La teologia in un mondo postcoloniale», in M. AMALADOSS - R. GIBELLINI (EDD.), Teologia in
Asia, Queriniana, Brescia 2006, 256-257.
32
S.J. SAMARTHA, One Christ – Many Religions. Toward a revised Christology, Orbis, Maryknoll 1991, 118.
33
«Gli studiosi del Nuovo Testamento fanno presente che non bisogna identificare troppo velocemente Gesù
Cristo con Dio. Paolo è molto attento a non identificare Gesù Cristo con Dio. Nei suoi scritti, Dio Padre e il Figlio,
il Signore Gesù Cristo sono sempre due esseri distinti, associati strettamente, ma mai identificati» (Ibid., 121).
34
R. BERNHARDT, «Überlegungen zum Stellenwert des historischen im Religionsverständnis und in der Christologie
Raimon Panikkars», in B. NITSCHE (ED.), Gottesdenken in interrreliöser Perspektive. Raimon Panikkars Trinität-
stheologie in der Diskussion, Verlag Otto Lembeck, Frankfurt/M 2005, 197.
35
Y. CONGAR, Jesus-Christ. Notre Médiator, notre Seigneur, Cerf, Paris 1965, 28.
identificazione tra Dio e Gesù (DIO ⇔ GESÙ), identità relazionale di Gesù con la particella
ben testimoniata nel Nuovo Testamento, vien «peri hemon» e «peri pollon»: «Gesù non
meno si perde l’intenzionalità teologica della trova la propria essenza nel suo essere-ipo-
nozione di «unione ipostatica»36. stasi, cioè nello stare-in-se-stesso, bensì nel
Ciò che il dogma cristologico articola nella suo stare-per-gli-altri; la sua essenza non è
communicatio idiomatum viene presentato altro che un darsi, un donarsi»38. Gesù si
nei Vangeli attraverso la narrazione del mi- rende solidale con il peccatore e identifican-
nistero prepasquale di Gesù. L’apertura e dosi con il peccatore diventa lui stesso pec-
l’accoglienza incondizionata di Gesù verso cato (cf 2Cor 5,15). «Paolo chiama questo
l’altro – i poveri, i piccoli e gli ammalati – scambio con il nome di “riconciliazione” (ka-
costituiscono dimensioni cristologiche fon- tallage). Il termine greco contiene l’aggettivo
damentali. Anzi Gesù è aperto all’altro anche allos (altro); riconciliazione significa dunque
in termini di cultura e religione: cioè al pa- un diventar-altro»39. Dio riconcilia gli uomini,
gano. fa comunione con l’uomo, divenendo uomo:
In alcuni incontri (cf Mc 5,1-20; Mc 7,24- divenendo altro. In questa riconciliazione e
30; Lc 17, 11-19) Gesù oltrepassa il proprio in questo divenire-altro si fonda l’universa-
limite confessionale e missionario (non- lità dell’evento di Cristo.
ebreo) e si lascia guidare nella comprensione Se Dio ha definito la propria divinità nel-
del Regno di Dio da chi è al di fuori del po- l’identificazione con Gesù crocifisso, significa
polo eletto. «In questi brani Gesù si mostra che l’identità di Dio è segnata dall’alterità.
come qualcuno che è capace di oltrepassare Nell’inno cristologico di Fil 2, 6 Paolo defi-
confini e di costruire ponti»37. È interessante nisce l’identità di Gesù attraverso la nozione
notare, a proposito, il ruolo dei Samaritani di kénosi: lo svuotamento di sé da parte di
nel disvelamento dell’identità di Gesù e di Dio nella sua relazione con l’umanità. «Dio
ciò che è la vera fede. è colui che è per gli altri. Essendo per gli
L’apertura di Gesù verso l’altro è tuttavia altri egli è identico a se stesso»40. Tale com-
maggiormente evidente nei confronti di co- prensione dell’identità di Dio, segnata dal-
loro che erano i nemici di Dio: i peccatori. l’ek-stasis e dalla relazione all’altro-da-sé,
Gesù svuotò se stesso così totalmente verso rivela l’essere di Dio come amore (cf 1Gv
costoro che definì se stesso in relazione ai 4,8)41. Ora se l’amore è riconoscimento
peccatori. «Amico dei peccatori» (cf Mt dell’alterità, ciò è reso possibile dalla dimen-
11,19). Il Nuovo Testamento dichiara questa sione chenotica della natura di Dio42.
36
Cf P. GAMBERINI, Questo Gesù. Pensare la singolarità di Gesù Cristo, EDB, Bologna 2005, 127ss.
37
W. LOGISTER, «Jesus Christ as Source of Assertiveness and Plurality», in Studies in Interreligious Dialogue, 11
(2001), 31.
38
W. KASPER, Gesù il Cristo, Queriniana, Brescia 1975,303.
39
Ibid., 302.
40
E. JÜNGEL, Dio mistero del mondo, Queriniana, Brescia 1982, 289.
41
«Se il Cristo crocifisso-risorto ci rivela il mistero trinitario, è perché Egli rivela, nell’abisso di svuotamento rap-
presentato dalla morte in croce, il mistero più profondo dell’essere-Persona delle Persone divine. Ciò viene anche
a significare – reciprocamente – che il mistero dell’essere-Persona delle Persone divine sta in un loro misterioso
non-essere nell’amore» (P. CODA, Il negativo e la Trinità. Ipotesi su Hegel, Città Nuova, Roma 1987, 397; cf
anche Cf P. CODA, «Dio», 433-434).
42
«Quel momento di “morte”, di non-essere nell’amore che ogni divina Persona vive nell’essere tutta con, per,
nelle Altre due, in quella che i Padri greci definivano pericoresi o mutua inabitazione dei Tre nell’Unità dell’Essere
Se l’identità cristologica (di Gesù) include è promesso, perché sia l’una che l’altra sono
anche la nostra identità, significa che grazia (anche in Gesù), bensì si distingue
l’evento dell’unione ipostatica non può es- per il fatto che Gesù è la promessa per noi,
sere pensato qualcosa di esclusivo solo di mentre noi non siamo a nostra volta pro-
Gesù ma deve essere pensato in maniera messa, bensì i ricettori della promessa fattaci
più relazionale, inclusiva e dinamica. Come da Dio»43.
afferma Karl Rahner, ciò che la cristologia La teologia cristiana in Occidente ha consi-
calcedonense afferma non va considerato derato normalmente la partecipazione alla
un’eccezione, ma come ciò che è presente natura divina attraverso l’evento cristologico
nel più profondo di tutti gli uomini: la pos- (per ipsum, cum ipso et in ipso); in Oriente,
sibilità di realizzare la vicinanza assoluta di invece, Cristo è visto come una espressione
Dio. In Cristo questa possibilità è stata rea- della diretta partecipazione che ogni realtà
lizzata e compiuta. «Tale unio non si distin- ha con la natura divina. Ci può aiutare que-
gue dalla nostra grazia per ciò che in essa sto schema per esprimere la differenza.
in Cristo in noi
È in Cristo che abita corporalmente tutta la e voi avete in lui parte alla sua pienezza,
pienezza della divinità, (plh/rwma) (Col 2,9-10)
[...] perché siate ricolmi di tutta la pienezza [...] perché Dio sia tutto in tutti (ta\ pa/nta
di Dio (plh/rwma) (Ef 3,19) e}n pa~sin) (1Cor 15,28)
Nell’evento escatologico della croce non è questo modo l’antica teologia, col suo lin-
stata rivelata solamente l’identificazione del guaggio e col suo modello di pensiero basato
Figlio di Dio con l’uomo Gesù, ma in lui con sull’ontologia di sostanza, ha fatto valere la
ogni uomo. La Gaudium et Spes al n. 22 portata universale dell’identificazione del Fi-
afferma che «con l’incarnazione il Figlio di glio di Dio con l’assolutamente singolare uo-
Dio si è unito in certo modo a ogni uomo»: mo Gesù»44. Da questa identificazione del
«l’homo humanus Gesù Cristo si è talmente Figlio di Dio con l’uomo Gesù, scaturisce
identificato con la natura humana, che giu- l’identificazione di questo Gesù con ciascuno
stamente il dogma ha presentato il mistero di noi, in virtù della consustanzialità che il
dell’incarnazione di Dio non come assum- Verbo incarnato ha con noi.
ptio hominis, ma appunto come assumptio In virtù dell’identificazione escatologica del
humanae naturae in personam filii dei. In Figlio di Dio con ogni uomo è necessario af-
divino come Amore. È solo nel dinamismo di questa pericoresi, attraversata intrinsecamente da un momento di
non-essere, che si mostra il significato dell’identità profonda delle divine Persone che San Tommaso definiva
relationes subsistentes» (P. CODA, Il negativo e la Trinità. Ipotesi su Hegel, 399).
43
K. RAHNER, Corso fondamentale sulla fede, EP, Roma 1990, 266.
44
E. JÜNGEL, «Il sacrificio di Gesù Cristo come sacramentum et exemplum», in E. JÜNGEL, Segni della Parola.
Sulla teologia del sacramento, Cittadella Editrice, Assisi 2002, 81.
fermare che in Lui e attraverso di Lui anche semplicemente adottiva. Con «ui{o-qesi/a»
noi diventeremo simili a Lui: figli di Dio. s’intende che «la filiazione non è intesa co-
«Carissimi, noi fin d’ora siamo figli (te/kna) me un fatto naturale, ma come un dono ac-
di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora cordato con un atto di Dio [...] non come
rivelato. Sappiamo però che quando egli si qualcosa che è ormai sicuro, accordato me-
sarà manifestato, noi saremo simili a lui, diante la discendenza fisica o al merito, ma
perché lo vedremo così come egli è» (1Gv come dono di cui dobbiamo ringraziare di
3,2). L’evangelista Giovanni sottolinea la volta in volta la libera grazia di Dio e che
distinzione qualitativa tra noi e Gesù Cristo, può essere ricevuto soltanto nella fede»45.
usando il termine u{io/j per parlare di Gesù Non siamo figli di Dio fin dalla nascita per
Cristo come Figlio (cf Gv 1,14.18; 3,16.18; la semplice appartenenza etnica ad un po-
1Gv 4,9) e il termine tekno/n per parlare di polo, quello giudaico, ma lo diventiamo per
noi come figli (cf Gv 1,12; 11,52; 14,3; la fede in Gesù Cristo. L’adozione filiale è si-
1Gv 3,1.10; 5,2). Va però ricordato che per nonimo di liberazione dalla legge. Non sia-
gli altri autori del Nuovo Testamento (cf Rm mo più schiavi ma Cristo ci ha liberati dalla
8,14-17.29; Eb 2,10-12) questa distinzione legge per divenire anche noi «figli di Dio».
non ha valore esclusivo ma inclusivo, nel L’intento degli autori del Nuovo Testamento
senso che la nostra figliolanza dipende ed non è di contrapporre l’identità di Gesù Cri-
è generata da quella unica e singolare di Ge- sto alla nostra, ma di far vedere come noi
sù Cristo. Come nell’evento escatologico del- partecipiamo della stessa figliolanza del Cri-
la resurrezione Dio ha comunicato piena- sto. «L’identità ultima di Gesù è quella di
mente a Gesù crocifisso il suo essere-Figlio, Figlio di Dio; questa è anche la nostra, nella
così il Gesù risorto comunica a noi la Sua partecipazione, per pura grazia e dono di-
figliolanza. «Ma quando venne la pienezza vini, alla filiazione originale e irripetibile di
del tempo, Dio mandò il suo Figlio [u{io/j], Cristo»46.
nato da donna, nato sotto la legge, per ri- Come fanno notare alcuni esegeti, la distin-
scattare coloro che erano sotto la legge, per- zione giovannea tra Padre mio e Padre vo-
ché ricevessimo l’adozione a figli [ui{oi/]. E stro – Dio mio e Dio vostro non va intesa
che voi siete figli [ui{oi] ne è prova il fatto in maniera esclusiva «tale da significare che
che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spi- Gesù intende enfatizzare quanto sia diffe-
rito del suo Figlio [u{io/j] che grida: Abbà, rente la sua relazione a Dio in confronto con
Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio quella dei discepoli. Così si tradisce l’inten-
[u{io/j]; e se figlio [u{io/j], sei anche erede per zione dell’evangelista. Invece egli [= l’evan-
volontà di Dio» (Gal 4,4-7). Il termine «ui{o- gelista] vuol realmente dire che il Dio di Ge-
qesi/a» (adozione a figlio) non va contrap- sù è ora anche il Dio dei discepoli, che il Pa-
posto a «u{io/j», cioè vero figlio, ma a «no- dre di Gesù è lo stesso Padre dei discepoli.
mo-qesi/a» alla regola della legge. Il Nuovo La distinzione in relazione a Dio tra Gesù e
Testamento non contrappone la natura di- i discepoli è stata abolita e non continua-
vina del Figlio di Dio alla nostra figliolanza ta»47. Così l’esegeta M. Theobald: «Non la
45
E. SCHWEIZER, «ui{oqesi/a», in G. KITTEL, Grande Lessico del Nuovo Testamento, vol. XIV, Paideia, Brescia 1984,
col. 272.
46
L.F. LADARIA, Gesù Cristo salvezza di tutti, EDB, Bologna 2009, 46.
particolarità della relazione di Gesù con Suo pazione e per grazia, per mezzo di Lui, nello
Padre determina questa parola, ma al con- Spirito»51. Secondo Gregorio di Nazianzo at-
trario la convinzione, che con l’innalzamen- traverso l’incarnazione diventiamo figlio di
to di Gesù presso il Padre i credenti sono Dio, anzi diventiamo Dio (ui{o\n gene/sqai
assunti nella relazione che Egli ha con il qeou~, qeo\n a}uto/n)52.
Padre»48. Mersch, e con lui altri teologi, cercano di
L’identità tra la figliolanza di Gesù Cristo e evitare di prendere alla lettera l’espressione
la nostra non è altro che partecipazione di Cirillo e di Gregorio di Nazianzo; tuttavia
alla divinità del Figlio di Dio. «Ecco, in un Mersch non può non ammettere che l’in-
sol colpo, la sua [= di Cristo] pienezza e carnazione ha una dimensione «collettiva».
la nostra: la pienezza della divinità che egli Si può dire che la filiazione adottiva non è
possiede poiché è il Figlio, e la pienezza altro che il «prolungamento» di quella na-
che noi possediamo, noi, e in noi, ma la turale. Ciò che è importante sottolineare è
possediamo avendola in lui, et estis in illo che la divinizzazione del cristiano avviene
repleti»49. Si tratta di un’identità mistica attraverso l’incorporazione nel Figlio. Il cri-
tra il Figlio di Dio e noi, secondo il teologo stiano diventa figlio di Dio in Gesù mai da
gesuita E. Mersch. «Il Figlio, in effetti, as- solo, ma solo nel corpo di Cristo che è la
sumendo una natura individuale, ci ha as- Chiesa.
sunti in qualche modo tutti»50. Richiaman- La dinamica escatologica dell’incarnazione
doci ad Atanasio, ad Ilario di Poitiers, a non si è quindi conclusa con la resurrezione
Gregorio di Nazianzo e di Nissa, Giovanni dai morti di Gesù di Nazareth ma continua
Crisostomo, e a Cirillo di Alessandria, biso- finché Dio non sia tutto in tutti (1Cor
gna dire che il Verbo ha assunto l’univer- 15,28). «Cristo è risuscitato dai morti, pri-
salità del genere umano. Il Verbo si è unito mizia di coloro che sono morti» (1Cor
a noi, perché noi fossimo uniti a Lui per 15,20); «il primogenito di coloro che risu-
trasformarci in ciò che gli è proprio, per scitano dai morti» (Col 1,18); «il primoge-
farci figli e dèi, non per natura, come lui, nito fra molti fratelli» (Rm 8,29). Come per
ma per grazia. mezzo di Gesù Cristo e in vista di lui sono
San Cirillo si spinge a tal punto che afferma state create infatti tutte le cose (Col 1,16-
che «noi, in lui e attraverso di lui siamo fatti 17), così in lui saranno ricapitolate. Questa
figli di Dio, sia per natura [nostro italico] ricapitolazione è incominciata nella risurre-
che per grazia. Noi lo siamo per natura, in zione di Gesù Cristo dai morti (cf Col 1,18).
Lui, e in Lui solo; noi lo siamo per parteci- Sia l’unione tra la natura umana e la per-
47
E. HAENCHEN, A Commentary on the Gospel of John, Chapters 7-21, Fortress Press, Philadelphia 1984, 210.
«[In] quanto egli va al Padre suo, questi diventa il Padre dei suoi, e il suo Dio (di cui egli è il “figlio unigenito”,
1,14) il loro Dio (col che si adempie realmente la grande promessa che apre il decalogo: “Io sono Jahvé, il tuo
Dio”, Es 20,2)» (U. WILCHENS, Il Vangelo secondo Giovanni, Paideia, Brescia 2000, 388-389).
48
M. THEOBALD, «Gott, Logos und Pneuma. “Trinitarische” Rede von Gott im Johannesevangelium», in H.-J.
KLAUCK (ED.), Monotheismus und Christologie. Zur Gottesfrage im hellenistischen Judentum und im Christentum,
Herder, Freiburg 1992, 86.
49
E. MERSCH, «Filii in Filio», in NRT, 65 (1938), 551-830, ivi 557.
50
Ibid., 571.
51
CIRILLO D’ALESSANDRIA, De recta fide ad Theodosium, 30, PG LXXVI, 1177.
52
GREGORIO DI NAZIANZO, Oratio VII, 22, PG XXXV, 785.
sona divina del Figlio che la nostra in Lui alla natura divina.
è sempre una grazia: ipostatica per Gesù Potremmo utilizzare in tal senso il concetto
Cristo e abituale per noi (cf STh, III, q.2, dell’enipostasia. Come la natura umana di
a,10; q.6, a.6), in quanto grazia santifi- Cristo sussiste non in un’ipostasi propria,
cante: disposizione stabile e soprannaturale ma nell’ipostasi del Figlio di Dio, così la no-
(cf Catechismo della Chiesa Cattolica n. stra natura umana non sussiste in un’ipo-
2000). «L’unione ipostatica, la quale con- stasi propria ma nell’ipostasi del Figlio di
ferisce una santità sostanziale, ha un ca- Dio fatto uomo. Mentre l’umanità di Gesù
rattere completamente soprannaturale: è Cristo è unita ipostaticamente alla natura
una grazia, la grazia d’unione»53. Benché divina, la nostra umanità è unita eniposta-
sia un’unione singolare ed unica, l’assun- ticamente alla persona divina non diretta-
zione della natura umana da parte della mente ma indirettamente. Noi siamo, infatti,
persona divina del Verbo rimane pur sempre uniti alla persona divina del Figlio attraverso
un’unione di grazia. L’evento di unione che il Corpo di Cristo. Ambedue le modalità,
qualifica la singolarità e l’unicità di Gesù quella di Gesù Cristo e quella nostra, sono
di Nazaret non può differire ontologicamen- unioni ipostatiche: quella di Cristo diremmo
te a tal punto, da contraddire la consustan- individuale, la nostra corporativa. Capo e
zialità di Gesù Cristo con gli altri uomini. corpo, Cristo e Chiesa, tuttavia, si apparten-
La divinizzazione dell’umanità di Gesù av- gono reciprocamente: l’uno non è mai senza
venuta come unione ipostatica non altera l’altro. È la stessa unione ipostatica secondo
lo statuto ontologico della sua umanità. Se due momenti diversi. Con queste precisazio-
da un lato è vero che l’unione ipostatica ni e distinzioni possiamo affermare che
ebbe luogo solamente nella persona divina l’unione ipostatica è un evento di grazia che
del Figlio, e la persona umana non può es- va predicato di ogni uomo.
sere l’ipostasi stessa di questa unione, da A conclusione del nostro percorso possiamo
un altro lato è pur anche vero che il Figlio riformulare il concetto di «persona/ipostasi»
di Dio non ha assunto un uomo – come af- in prospettiva escatologico-corporativa. L’ipo-
ferma Nestorio – ma ha assunto la natura stasi di Gesù Cristo, infatti, includendo tutti
umana, per questo si parla di assumptio coloro che sono suoi, è un evento non ancora
naturae humanae e non hominis. Sia Gesù concluso ma aperto ad accogliere gli altri.
Cristo che noi uomini siamo uniti per grazia C’è una dimensione di «non ancora», costi-
53
C. CHOPIN, Il mistero cristiano, Desclée & C. - Editori Pontifici, Roma 1968, 87.
tutiva dell’essere di Gesù Cristo. «La storia di nello stesso tempo rimanda a un futuro ul-
Gesù è incompleta fino alla fine della storia e timo per il suo pieno dispiegamento»55. Nel
attraverso lo Spirito, è continuamente da svi- differire dell’eschaton il Cristo si dà già, nel
lupparsi»54. Tra il Gesù passato (adventus) e nostro tempo, nell’identificazione con chi vive
il Gesù futuro (adventurus) c’è una diastasi; nella sua carne «ciò che manca ai patimenti
la stessa frattura che possiamo vedere in pa- di Cristo» (Col 1,24): «Perché io ho avuto
rallelo tra il Gesù pre- e post-pasquale. Que- fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto
sta differenza vive di una mancanza della sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e
pienezza dei tempi, quindi di un’attesa (cf mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito,
differre come differire), secondo la dialettica malato e mi avete visitato, carcerato e siete
tra il già e il non ancora. «La salvezza di venuti a trovarmi» (Mt 25,35-36).
tutti è veramente presente e reale in Gesù; Identificandoci con coloro con cui Cristo si
A C
D R
A Gesù
I
S
M
T
O O
figliolanza divina
54
G. D’COSTA, «Toward a Trinitarian Theology of Relgions», in C. [Link] (EDD.), A Universal
Faith? Peoples, Cultures, Religions, and the Christ, Peeters Press, Louvain 1992, 148.
55
G. COLZANI, «Assolutezza del cristianesimo? Sul pluralismo religioso, in risposta ad Angelo Amato», in M.
ALIOTTA (ED.), Cristianesimo, religione, religioni, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, 182.
56
AGOSTINO, Commento al Vangelo di San Giovanni e alla Prima Lettera di Giovanni, Omelia 10, Capitolo 3,
Città Nuova, Roma 1968, 1839.
Nel libro dell’Esodo il Mosè liberatore pre- Alla ricerca di questo “adempimento”,
cede il Mosè legislatore, la salvezza precede con metodo:
la legge; più avanti (capp. 33s) la preghiera 1) riscoperta (senza fermarsi ai dettagli) del
di Mosè e l’eliminazione severissima dei re- senso negativo e positivo dei 6 precetti mo-
sponsabili del vitello d’oro salvano Israele saici: rispetto della vita, del matrimonio, del-
dall’ira divina per quella grave violazione la donna, della parola data, del reo, del
della legge e per la condanna per sé esigita “prossimo” (in gruppo si ricerchi il senso di
da quella legge. almeno 3 precetti mosaici).
In Mt la cristologia (capp. 1-4) precede il 2) Ricerca dell’ “adempimento” proposto da
Discorso della montagna (capp. 5-7), il Gesù Gesù a tutti i suoi discepoli e a tutti i “beati”,
Emmanuele, Figlio amato dal Padre e suo alle folle in ascolto.
Servo, luce nelle tenebre, annunciatore e 3) Perché al centro del Discorso della mon-
portatore della forza del Regno, precede e tagna c’è la preghiera del Padre nostro?
introduce il Maestro della Buona novella e 4) In 7,13-23 troviamo anche accenni a se-
della nuova legge. Gesù è anche “adempi- verità: simile a quella di Mosè?
mento” di legge e profeti. In quale senso? 5) La conclusione, con l’immagine…scan-
Quale figura di Cristo ne emerge secondo dalosa della “roccia” e con il richiamo al-
Mt? Avviamone la ricerca con i seguenti l’autorità specifica di Gesù, esprime una sor-
passi. prendente cristologia sullo sfondo del con-
Nelle Beatitudini, specialmente in quelle di testo ebraico e dell’AT. (cfr. anche l’inizio
Mt (ma non molto diversamente in quelle del cap. 5: Gesù “apre la proprio bocca…”).
di Lc), sono richiamati e benedetti atteggia- Allora:
menti e comportamenti già, più o meno, ri- a) quale figura di Gesù emerge dal Discorso
scontrabili nell’AT; al centro la beatitudine della montagna di Mt?
dei “puri di cuore che vedranno Dio” met- b) Quale coscienza c’è in noi e in tanti cri-
teva in crisi le strutture socio-religiose giu- stiani di quella cristologia e delle sue con-
daiche legate ad altre purità e al tempio. seguenze per la fede e per la morale cri-
Con 5,20 il Gesù di Mt mette in crisi la stiana?
legge, innanzitutto con la serie dei 6 “ma io c) Per quali vie potremmo svilupparla nella
vi dico”, che pure “adempiono” comanda- teologia, nella catechesi, nella liturgia
menti della Toràh. e negli incontri biblici (pur di vario tipo)?
1
P. BEAUCHAMP, Stili di compimento. Lo Spirito e la lettera nelle Scritture, Assisi, Cittadella, 2007, 22.
Sono molto grato a tutti voi per questa gio- cattolica alla pastorale dei giovani, dalle mis-
iosa circostanza di presentazione della Mi- sioni alla predicazione al clero) sempre con
scellanea in onore di don Cesare Bissoli al- la sua sorridente disponibilità e quella par-
l’interno dell’annuale Convegno del Settore resìa fedele e attenta al bene delle persone
per l’Apostolato Biblico dell’Ufficio Catechi- che lo hanno contraddistinto e gli hanno
stico Nazionale, del quale don Cesare è stato fatto valere la stima di tanti Pastori che han-
infaticabile animatore sin dalla sua istitu- no trovato in lui competenza e rigore teolo-
zione nel 1988. Del testo della Miscellanea gico-pastorale, coniugati a saggezza ed an-
e anche della illustre attività accademica e che un pizzico di intelligente ironia».
pubblicistica di don Cesare parlerà il curatore
dell’opera, il padre Corrado Pastore, confra- Carissimo don Cesare, sono molti i Vescovi,
tello e collega di don Bissoli. A me il compito, i Parroci, i Religiosi e le Religiose e ancor
molto gradito, di esprimere una parola di più i laici, in Italia, che più di una volta sono
ringraziamento per il grande servizio che in- stati toccati e per così dire “contagiati” dal
faticabilmente don Cesare ha reso alle Chiese tuo amabile sorriso, dal tuo incoraggiamen-
che sono in Italia certamente sul fronte della to, dalla tua testimonianza lucida, fedele e
formazione e della catechesi, ma soprattutto intelligente, dalla tua didattica insieme acu-
sul fronte della pastorale biblica. tissima e coinvolgente. A tutte queste per-
sone desidero stasera prestare voce per dirti
Il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente il «nostro» grazie. E forse il miglior modo
della Conferenza Episcopale Italiana, nella per farlo è tornare ancora una volta a parlare
prefazione alla Miscellanea descrive così don della Bibbia e dei suoi “lettori”.
Cesare: «stimato maestro di intere genera-
zioni di catecheti, biblista acuto e attento La Costituzione conciliare Dei Verbum si
conoscitore dell’animo umano, Don Cesare, chiude, lo sappiamo, con un capitolo inno-
da vero figlio di Don Bosco, non ha mai le- vativo dal titolo “La Sacra Scrittura nella
sinato di spendere la sua riflessione intellet- vita della chiesa”. In esso viene esplicitato
tuale e la sua opera pastorale in vari e mol- il recupero di una vicinanza al testo biblico
teplici ambiti ecclesiali (dalla catechesi alla per tutti i fedeli1, in particolar modo per i
scuola, dall’insegnamento della religione laici. Questo capitolo si apre con una
1
Per la storia del movimento biblico cattolico dal tardo ‘800 fino al Concilio Vaticano II si veda: M. GILBERT,
«Cinquant’anni di magistero romano sull’ermeneutica biblica. Leone XIII (1983) – Pio XII (1943)». in P. LAGHI
- M. GILBERT - A. VANHOYE, Chiesa e Sacra Scrittura. Un secolo di magistero ecclesiastico e studi biblici, Subsidia
espressione diretta e abbastanza ardita: «La prattutto al numero 25 che il Concilio in-
Chiesa ha sempre venerato le divine Scrit- terpella i “lettori” della Scrittura, ai quali
ture come ha fatto per il Corpo stesso di raccomanda un continuo contatto con la
Cristo, non mancando mai, soprattutto nella Bibbia mediante l’assidua lettura spirituale
sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita e lo studio: in primo luogo il documento si
dalla mensa sia della parola di Dio che del rivolge a coloro che esercitano un ministero
Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli. In- ordinato, quindi ugualmente (pariter) a tut-
sieme con la sacra Tradizione, ha sempre ti i fedeli (Religiosi e Laici), che vi accedono
considerato e considera le divine Scritture in varie forme attraverso la frequente let-
come la regola suprema della propria fe- tura, la liturgia, le varie attività di aposto-
de…» (DV 21). Questo parallelismo tra lato biblico, e soprattutto la preghiera intesa
Scrittura ed Eucaristia delinea una struttura come dialogo tra Dio e l’uomo, di cui la
della vita cristiana, nella quale entrambe Bibbia è maestra. Il paragrafo finale della
Scrittura ed Eucaristia sono elementi costi- Dei Verbum (numero 26) riprende il paral-
tutivi, necessari e venerati. Il rimando alla lelo iniziale tra Scrittura ed Eucaristia: come
Liturgia mette immediatamente in evidenza da questa la Chiesa trae una vita di grazia
come tra questi due elementi costitutivi ci sempre più abbondante, così dall’accre-
sia un rapporto organico, manifestato nella sciuta venerazione della parola di Dio è le-
vita stessa del popolo cristiano. È proprio cito sperare un nuovo impulso alla vita
in forza di questo legame che il Concilio spirituale2.
può nel paragrafo successivo (DV 22) det- Il Concilio presenta, dunque, il profilo del
tare una regola “pastorale”: «È necessario “lettore” della Bibbia3 connotato da due
che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra qualità: un grande amore per la Scrittura
Scrittura» e, appena più sotto, motivando (venerata devozione pari a quella che si
le traduzioni in lingua volgare, si dice che presta al Corpo di Cristo) e una grande fede
«la parola di Dio deve essere a disposizione accompagnata da una fervente preghiera.
di tutti in ogni tempo». Gli esegeti o biblisti È molto interessante notare come l’impegno
sono esortati a continuare il loro lavoro di spirituale del credente, senza alcun timore
traduzione, studio e spiegazione dei testi di ‘spiritualismo’, sia considerato primario
biblici (DV 23) in modo che lo studio delle ed efficace per una fruttuosa lettura biblica.
sacre pagine diventi come l’anima della Tuttavia, per delineare nel suo profondo
teologia e quindi il ministero della parola l’identità e il ruolo del “lettore biblico”, bi-
trovi il suo nutrimento (DV 24). Ma è so- sogna risalire al n. 8 della Dei Verbum, là
biblica 17, Ed. Pontificio Istituto Biblico, Roma 1994, 11-33; A. VANHOYE, «Dopo la Divino afflante Spiritu. Pro-
gressi e problemi dell’esegesi cattolica», in ibidem, 35-51; R. BURIGANA - L. PACOMIO, Dei Verbum. Per il qua-
rantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, Piemme, Casale Monferrato 2002, 9-57.
2
Tutto il magistero negli anni che hanno seguito il Concilio ha fortemente ribadito questi principi. Nel documento
L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa del 1993, ad opera della Pontificia Commissione Biblica, si torna a
dedicare l’ultimo capitolo (il IV) alla Interpretazione della Bibbia nella vita della Chiesa; in esso un intero
paragrafo è dedicato alla Lectio divina, individuale o comunitaria, descrivendone le radici storiche. Infine nella
recente Esortazione Apostolica postsinodale Verbum Domini la seconda parte viene dedicata alla Parola di Dio
nella Chiesa e la terza parte (una ulteriore novità) all’Annuncio della Parola al mondo.
3
P. BEAUCHAMP, Leggere la Sacra Scrittura oggi (con quale spirito accostarsi alla Bibbia), Massimo, Milano
1990, 28-29.
dove si tratta della struttura “dinamica”4 dei loro collaboratori. Già i Padri della Chiesa,
della Tradizione: «Questa Tradizione, che principalmente San Gregorio Magno, ave-
trae origine dagli apostoli, progredisce nella vano espresso questa dimensione spirituale
chiesa sotto l’assistenza dello Spirito Santo: con una formula molto particolare: «Scrip-
infatti la comprensione, tanto delle cose tura crescit cum legente»7. L’espressione mo-
quanto della parole trasmesse, cresce sia con stra che la lettura della Bibbia è di per sé
la riflessione e lo studio dei credenti, i quali aperta a un dialogo, non solo con Colui che
le meditano in cuor loro (cf. Lc 2,19 e 51), nella Bibbia parla e con colui che material-
sia con la profonda intelligenza che essi pro- mente l’ha scritta e redatta, ma anche con
vano delle cose spirituali, sia con la predi- tutti coloro che nei secoli hanno guardato a
cazione di coloro i quali con la successione questo testo come a un testo di fede, e lo
episcopale hanno ricevuto un carisma certo hanno interpretato e vissuto.
di verità» (DV 8). La Tradizione della Chiesa,
nella quale avviene l’atto di lettura biblica, Si vede come la lettura biblica o è una let-
vissuto da ciascun credente sia attraverso tura ecclesiale8 (sia nel senso proprio, sia
un semplice lettura personale o comunitaria, nel senso più ampio del termine) o non è.
ma soprattutto attraverso la dottrina, la vita Dunque o ci si inserisce pienamente dentro
ed il culto, non solo trasmette e conserva, le tradizioni segnate dal testo (e che assai
ma anche progredisce, cioè cammina verso spesso sono dentro il testo biblico stesso),
una pienezza5. Soggetto principale di questo oppure si sarà incapaci di “crescere” e di
dinamismo è lo Spirito Santo, che non svolge veder “crescere” intorno a sé l’esperienza
solo una funzione di garanzia, ma anche di di fede9. Possiamo dunque concludere con
movimento in avanti, di sviluppo e appro- la stessa conclusione del paragrafo 8 della
fondimento, esattamente come è avvenuto Dei Verbum, «È questa Tradizione che fa
nei tempi apostolici. Si tratta di un dinami- conoscere alla Chiesa l’intero canone dei li-
smo dall’interno6 che, sotto l’impulso dello bri sacri e nella Chiesa fa più profondamente
Spirito, avviene nella Chiesa e la porta ad comprendere e rende ininterrottamente ope-
una sempre maggiore comprensione (per- ranti le stesse sacre Scritture. Così Dio, il
ceptio) ed esperienza (experiuntur) di «cose quale ha parlato in passato, non cessa di
e parole trasmesse». Queste le vie principali parlare con la sposa del suo Figlio diletto,
per la “crescita”: la riflessione (ex contem- e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la
platione), lo studio e la meditazione (con- viva voce dell’Evangelo risuona nella Chie-
ferunt in corde suo); l’intima intelligenza sa e per mezzo di questa nel mondo, intro-
delle cose spirituali che scaturisce da una lo- duce i credenti alla verità intera e in essi fa
ro esperienza; la predicazione dei Vescovi e risiedere la parola di Cristo in tutta la sua
4
L’espressione è di B. MAGGIONI, Impara a conoscere il volto di Dio nelle parole di Dio. Commento alla Dei
Verbum, Messaggero, Padova 2001, 47.
5
Le espressioni latine usate sono: proficit, crescit, ad plenitudinem tendit.
6
Per l’approfondimento di questo principio ‘dinamico’ della Tradizione si veda lo studio di L. ALONSO SCHÖKEL,
Il dinamismo della Tradizione, Paideia, Brescia 1970, 177-228.
7
GREGORIO MAGNO, Commento morale a Giobbe, XX,1; Omelia VII su Ezechiele, I, 8.
8
Cfr. D. SORRENTINO, “Esperienza spirituale e intelligenza della fede in Dei verbum 8”, in C. SARNATARO (ed), La
terra e il seme. Inculturazione ed ermeneutica della fede, D’Auria, Napoli 1988, 153-174.
9
A. VANHOYE, «Dopo la Divino afflante Spiritu. Progressi e problemi dell’esegesi cattolica», 46.
ricchezza (cfr. Col 3,16)». Questo significa gli altri due. Audacia e prudenza prese in-
per i credenti del Nuovo Testamento rico- sieme portano alla domanda sulla verità:
noscere nei testi dell’Antico Testamento un «Desiderare di leggere bene la Scrittura è
invito che li precede, l’invito a leggere la fi- desiderare qualche cosa di divino. Ecco per-
ne nell’inizio: «La sostanza dell’Antico Te- ché occorre pregare per leggere bene la Scrit-
stamento è una sfida intrepida che più ge- tura»12.
nerazioni si trasmettono, e che il lettore del
Nuovo Testamento accetta»10. Il lettore cri- Cari amici, carissimo don Cesare, credo pro-
stiano è dunque uomo di desideri come di- prio che l’Apostolato Biblico abbia una con-
ceva Origene11. Ma per essere tale la sua sistenza ecclesiale non solo come animazio-
fede deve essere conscia del pericolo di in- ne della pastorale in chiave biblica (fine di
gannarsi, e pertanto diviene una fede umile per sé già nobilissimo), ma come continuo
e realista, che cerca il confronto, il sostegno alimento, all’interno della vita ecclesiale, di
e il dialogo. Per questo possiamo delineare questo desiderio di conoscere Dio e, nelle
un terzo atteggiamento che è in un qualche Scritture, così come ci ricorda San Girolamo,
modo l’insieme (ma di ordine superiore) de- conoscere il Figlio suo Gesù Cristo.
10
P. BEAUCHAMP, L’Uno e l’Altro testamento. Saggio di lettura, Paideia, Brescia 1985, 322.
11
ORIGENE, In Rom. VII,17: «se siamo uomini di desideri e non di contestazioni, ricerchiamo con fedeltà e umiltà
i giudizi di Dio inseriti piuttosto velatamente nelle divine Scritture».
12
P. BEAUCHAMP, Leggere la Sacra Scrittura oggi, 32.
INTERVENTO
Don Cesare Bissoli
1
Per una informazione, v. BISSOLI C., L’Apostolato Biblico in Italia oggi. Vademecum, LDC 1996
– Questo porta in luce una terza dinamica: 2.1 Elenco dei Convegni2
un necessario, profondo confronto con Ricordiamo che si avvertì subito la necessità
l’Esortazione Apostolica post-sinodale di un incontro (si chiamava così all’inizio)
VD, sul triplice versante teologico, che si nazionale periodico.
propone veramente stimolante e neces-
1990 - I Incontro Nazionale dell’apostolato
sario sui due punti: cosa intendere per
Biblico
Parola di Dio e il rapporto con la Bibbia;
Incontro nazionale settore AB (ricogni-
come pervenire a Gesù Cristo quale Pa-
zione dell’esistente)
rola ultima delle Scritture (prima parte);
(Roma 14-15 novembre 1990)
versante pastorale, ossia le forme di in-
contro con la Parola, specie nell’azione 1991 - (1) Seminario di studio
liturgica (seconda parte); versante mis- Fare pastorale biblica oggi in Italia. Ur-
sionario, ossia la diffusione della Bibbia genze e proposte
in ambito credente e nel mondo (terza (Roma 15 maggio 1991)
parte). Da qui la domanda: come va ri-
pensato l’AB? Come far conoscere la VD 1992 - II Incontro Nazionale dell’apostolato
ed elaborare una formazione degli ani- Biblico
matori e dei fedeli alla sua luce? AB oggi alla luce di DV (La Bibbia nella
– Un’ultima dinamica sgorga dai nuovi vita della Chiesa. Aspetti vari di AB.
Orientamenti Pastorali della CEI: Educare Sussidi per l’AB)
alla vita buona del vangelo, in modo da (Roma 27-28 marzo 1992)
valorizzare anche l’incontro con la Parola
di Dio in prospettiva educativa. 1993 - (2) Seminario di studio
• Rimane sempre in primo piano la necessità La Bibbia nella vita della Chiesa
di un raccordo tra il SAB nazionale e i (Roma 28-29 maggio1993)
SAB diocesani, in modo da conoscere la
1994 - III Convegno Nazionale dell’aposto-
situazione reale dell’AB nelle diverse chie-
lato Biblico
se locali ed assumere impegni promozio-
Quali letture della Bibbia nella Chiesa. Un
nali corrispondenti.
modello significativo: la ‘lectio divina’
(Roma 22-23 aprile 1994)
2
Per una conoscenza più precisa si veda il Notiziario dell’UCN presso il sito UCN/SAB (dal 2009 solo in com-
puter).
2010 - XVIII Convegno nazionale apostolato 1 Bissoli C.(cura di), La Parola di Dio si
biblico diffonda e sia bene accolta”. La Bibbia
La prospettiva educativa dell’apostolato nella vita della Chiesa. Proposte per in-
biblico. contri biblici
Riflessioni, approfondimenti, proposte. 2 A. Hecht, Passi verso la Bibbia. Primo
(Roma, 5- 7 febbraio 2010) accostamento alla Parola di Dio per
gruppi
2011 - XIX Convegno nazionale settore apo- 3 [Link] (a cura di), “Lectio divina”
stolato biblico in famiglia
Gesù Cristo, centro delle scritture nella
4 UCN/SAB, Il popolo di Dio incontra la
prospettiva esegetica, teologica, catechi-
Bibbia. Un modello significativo: la “lec-
stico/ pastorale e liturgica
tio divina”
(Roma, 4 - 6 febbraio 2011)
5 Gian Franco Barbieri, Alla scuola della
2.2 Valutazione Parola. Sussidio per i “gruppi di ascolto”
• Si possono distinguere tre costanti: rico- 6 UCN/SAB, La Bibbia nella vita della
gnizione dell’esistente ed elaborazione Chiesa
dell’identità dell’AB; tematiche varie ri- 7 Cesare Bissoli, L’apostolato biblico in
guardanti l’AB in pratica; l’approfondimen- Italia oggi. Vademecum
to teologico (dal 2008) 8 Carlo Buzzetti, Come scegliere le tradu-
• All’inizio sono presenti i cosiddetti ‘cani zioni della Bibbia
sciolti’ innamorati della Bibbia a priori; 9 Cesare Bissoli (a cura di), Un anno con
successivamente sono intervenuti anima- la Parola di Dio
tori e responsabili nelle loro comunità
10 Antonio Fanuli, Colloqui biblici (1,2,3)
dell’AB; costante presenza di certi gruppi;
crescita del numero di presbiteri con mem- 13 Elena Bosetti, Donne nel popolo di Dio
bri del SAB diocesano. 14 Giovanni Giavini, Dio mio, Dio mio per-
• Si registra la presenza media di 90 persone ché mi hai abbandonato?
per circa una cinquantina di diocesi italia- 15 UCN/SAB, La Bibbia nel Magistero dei
ne, da quasi tutte le regioni. Vescovi italiani
• Da tenere presente la ricerca sull’AB nelle 16 Giovanni Giavini, Vangelo di Matteo e
diocesi tramite i responsabili regionali nel il «Padre nostro»
2000-2001.
17 Gianfranco Barbieri, Mandati ad annun-
ciare
18 Carlo Buzzetti (a cura di), La Bibbia a
3. COLLANA BIBBIA. PROPOSTE
piccole dosi
E METODI, ed. Elle Di Ci Leumann
(TORINO) 19 UCN/SAB, Bibbia e catechesi
20 Gruppi ecclesiali di ascolto nord-est, «Io
a cura del settore Apostolato Biblico dell’Uf- sarò il vostro Dio, voi sarete il mio po-
ficio Catechistico Nazionale polo»
(alcuni volumi sono fuori commercio). Dal 21 Pasquale Pezzoli (a cura di), Cento stra-
1993 al 2010 de e una meta
22 Giovanni Giavini, La Bibbia nei cate- 33 Barbieri GF, Pagine scelte dell’ AT. Gui-
chismi per l’iniziazione cristiana. Ap- da. Sussidio per animatori
punti per animatori 34 Giavini G., Verso San Paolo
23 Gianfranco Barbieri, Introduzione alla 35 UCN/SAB, L’AB nelle comunità ecclesia-
lettura dell’Antico Testamento li. Orientamenti operativi
24 Marco Mani, Annunciare il Vangelo alla
36 Barbieri GF., Mandati nel mondo. Guida.
Chiesa e al mondo (anno A, B,C)
Schede bibliche per animatori
27 Gianfranco Barbieri, Pagine scelte del-
37 UCN/SAB, In cammino con San Paolo.
l’Antico Testamento
Schede di lavoro per l’Anno paolino
28 Bissoli C. (a cura di), Grandi temi della
pastorale biblica 38 Benzi G. (a cura di), “Pronti a rispon-
dere…” Itinerario a schede sulla IPietro
29 Buzzetti C. (a cura di), Se l’AT vale an-
cora… (nella catechesi) 39 Barbieri GF, Il Dio di Abramo, Isacco e
Giacobbe
30 Buzzetti C-A. Cecinati, Una Bibbia per
ragazzi? 40 UCN/SAB, La Parola di Dio nella vita e
31 Bissoli C. (a cura di),L’animatore biblico. nella missione della Chiesa(commento
Identità competenze, formazione al Sinodo)
32 UCN/SAB, Testimoni di Gesù risorto spe- 41 Martini C.M., Il brivido santo della fede
ranza del mondo. Commento biblico al 42 Bissoli C. (a cura di), La Bibbia in mano
Convegno ecclesiale di Verona al prete.
Invocazione allo Spirito Santo Giuseppe?». 23Ma egli rispose loro: «Certa-
Spirito santo, forza che guida i passi di Ge- mente voi mi citerete questo proverbio: «Me-
sù sui sentieri della nostra vita, illumina dico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito
le nostre menti e i nostri cuori perché ascol- che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui,
tando la Parola di Dio possiamo riconoscere nella tua patria!»». 24Poi aggiunse: «In verità
la Sua opera in noi. Spirito santo che co- io vi dico: nessun profeta è bene accetto
munichi la libertà e la franchezza nell’an- nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico:
nunciare il vangelo di Dio, fa che non la- c’erano molte vedove in Israele al tempo di
sciamo cadere nessuna delle Sue parole per Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e
paura di seguire fino in fondo il cammino sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto
di Gesù che ci porta al Padre al quale va il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato
la lode della nostra vita per tutti i secoli Elia, se non a una vedova a Sarepta di Si-
dei secoli. Amen done. 27C’erano molti lebbrosi in Israele al
tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro
Prima lettura del brano fu purificato, se non Naamàn, il Siro». 28Al-
16
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e se- l’udire queste cose, tutti nella sinagoga si
condo il suo solito, di sabato, entrò nella si- riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cac-
nagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il ciarono fuori della città e lo condussero fin
rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò sul ciglio del monte, sul quale era costruita
il passo dove era scritto: la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, pas-
18
Lo Spirito del Signore è sopra di me; sando in mezzo a loro, si mise in cammino.
per questo mi ha consacrato con l’unzione
Ognuno rilegge il testo per conto suo
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto
soffermandosi su una parola o una
annuncio
espressione che più lo colpisce.
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista; Seconda lettura del brano
a rimettere in libertà gli oppressi,
19
a proclamare l’anno di grazia del Signore. Ognuno ad alta voce comunica ad alta
20
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inser- voce, se lo desidera, la parola o l’e-
viente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di spressione che l’ha colpito
tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò Terza lettura del brano
a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrit-
Spiegazione del testo
tura che voi avete ascoltato». 22Tutti gli da-
vano testimonianza ed erano meravigliati Ognuno, se lo desidera fa ad alta voce
delle parole di grazia che uscivano dalla sua una breve preghiera. Si conclude con
bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di il canto del Padre nostro.
1
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto,
2
per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono
terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che
diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». 5Il diavolo lo
condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo
potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai
in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo,
adorerai: a lui solo renderai culto». 9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del
tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti: Ai suoi angeli
darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; 11e anche: Essi ti porteranno sulle loro
mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». 12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non
metterai alla prova il Signore Dio tuo». 13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si
allontanò da lui fino al momento fissato. 14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e
la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
16
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e se- 23
Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi ci-
condo il suo solito, di sabato, entrò nella si- terete questo proverbio: «Medico, cura te stes-
nagoga e so. Quanto abbiamo udito che accadde a Ca-
fàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!».
si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del pro-
24
feta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun
era scritto: profeta è bene accetto nella sua patria.
25
18 Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte ve-
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per
dove in Israele al tempo di Elia, quando il
questo mi ha consacrato con l’unzione e mi
cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu
ha mandato a portare ai poveri il lieto an-
una grande carestia in tutto il paese; 26ma a
nuncio, a proclamare ai prigionieri la libe-
nessuna di esse fu mandato Elia, se non a
razione e ai ciechi la vista; a rimettere in li-
una vedova a Sarepta di Sidone. 27C’erano
bertà gli oppressi, 19a proclamare l’anno di
molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta
grazia del Signore.
Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se
20 non Naamàn, il Siro».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inser-
viente e sedette. 28
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si
riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cac-
Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su ciarono fuori della città e lo condussero fin
di lui. sul ciglio del monte, sul quale era costruita la
loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando
21
Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è com- in mezzo a loro, si mise in cammino (lett.
piuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». camminava).
22
Tutti gli davano testimonianza ed erano me- 31
Poi scese a Cafàrnao, città della Galilea, e
ravigliati delle parole di grazia che uscivano in giorno di sabato insegnava alla gente.
dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il 32
Erano stupiti del suo insegnamento perché
figlio di Giuseppe?». la sua parola aveva autorità.
33
Nella sinagoga c’era un uomo che era pos- 38
Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Si-
seduto da un demonio impuro; cominciò a mone. La suocera di Simone era in preda a
gridare forte: 34«Basta! Che vuoi da noi, Gesù una grande febbre e lo pregarono per lei. 39Si
Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre
tu sei: il santo di Dio!». 35Gesù gli ordinò se- la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
veramente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio
lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da 40
Al calar del sole, tutti quelli che avevano
lui, senza fargli alcun male. 36Tutti furono infermi affetti da varie malattie li condussero
presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani,
parola è mai questa, che comanda con auto- li guariva. 41Da molti uscivano anche demòni,
rità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li
vanno?». 37E la sua fama si diffondeva in minacciava e non li lasciava parlare, perché
ogni luogo della regione circostante. sapevano che era lui il Cristo.
42
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero
e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. 43Egli però disse loro: «È necessario che
io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
44
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.
posti dopo quelli di Nazaret, sono evocati c’è! Il lettore deve cogliere innanzitutto l’io
dai protagonisti del primo racconto come già del profeta Isaia. Il narratore specifica solo
avvenuti. dopo che Gesù inizia a parlare. La Scrittura
precede la parola di Gesù (anche se si
LE TRE PAROLE DEL PROFETA applica anche qui quello che dice Giovanni
ORIGINALE, LIBERO Battista: «colui che viene dopo di me è
E TRASGRESSIVO prima di me»). La Scrittura ha anche per
il cammino di Gesù un valore origina-
La nostra attenzione adesso si concentra sul rio, fondativo. Le azioni di Gesù si
racconto ambientato nella sinagoga di poggiano sulla Scrittura, perché lì Gesù ha
Nazaret. Anche qui abbiamo un’introdu- un’ulteriore testimonianza della sua voca-
zione e una conclusione che sono l’una di zione, della sua identità e della sua missione
segno opposto all’altra. All’inizio Gesù rien- (il lettore ha già notato nel racconto delle
tra a Nazaret, la città, specifica il narratore, tentazioni che la sua identità di Figlio di Dio
dove era stato “tirato su”, cresciuto, ed e la sua relazione con il Padre è mostrata
entra nella sinagoga. Alla fine abbiamo il attraverso la Scrittura). La Scrittura letta
movimento opposto: Gesù viene cacciato nella sinagoga dà voce all’io del profeta che
dalla città e condotto sul punto più alto narra di sé, della sua relazione con il
del monte per essere gettato. Se il primo Signore e di quella con i destinatari della
riferimento suggerisce il cammino di matu- sua missione. L’identità di consacrato e
razione e crescita umana e spirituale, il la missione di essere evangelizzatore
secondo denota la forza della folla che piena sono collegate insieme e unite all’unica
di sdegno sembra travolgere Gesù come fonte che è Dio, origine di tutto. Il pro-
un’onda che porta su e poi, venendo meno, feta parla di un cammino che ha inizio
fa precipitare negli abissi. La conclusione nell’azione di Dio: lo ha legato a Sé con un
usa un linguaggio che richiama l’Esodo e atto di consacrazione che lo fa appartenere
mostra Gesù che cammina passando attra- a Lui. I destinatari della sua missione evan-
verso la folla, come Israele camminava gelizzatrice e della sua opera liberatrice sono
all’asciutto attraverso il mare. distinti da Colui a cui appartiene, e per conto
del quale, egli parla e agisce.
Il corpo centrale del racconto ha tre passaggi
disposti triadicamente al loro interno. Il Il secondo passaggio, anch’esso tripartito,
primo dispone le parole del profeta Isaia tra incastona la prima parola di Gesù tra le due
le azioni di Gesù che si richiamano secondo annotazioni che caratterizzano tutti quelli
un chiasmo. Infatti ai verbi «si alzò a leg- che sono nella sinagoga. A questo punto il
gere … fu dato il rotolo … srotolò il rotolo», narratore introduce il personaggio collettivo
corrispondono i verbi «arrotolò il rotolo, lo dei nazaretani. Essi concentrano tutta la
consegnò all’inserviente e sedette». La loro attenzione su Gesù, di lui danno testi-
parola della Scrittura appare come incasto- monianza, apprezzandone le parole di
nata nelle azioni di Gesù. Si deve notare che grazia uscite dalla bocca e, con una
Luca, preciso nel fornirci dettagli sui movi- domanda retorica, ne affermano orgogliosi
menti di Gesù, non specifica che è lui a l’appartenenza al loro clan. Mentre tutti
pronunciare le parole del profeta. Un motivo nella sinagoga dimenticano la parola del
profeta appena proclamata, che parla di ria ma non è accettato. Nel primo momento
loro, ma soprattutto di Dio e della sua Gesù rivela il pensiero di tutti i nazaretani.
azione in loro favore, Gesù pronuncia la Essi, che lo considerano “uno di loro” si
prima parola. L’espressione di Luca: «Iniziò sentono un solo corpo con lui. Essi seguono
a dire a loro» non indica solo un inizio tem- la logica espressa dalla parabola per la quale
porale, ma il fatto che quella parola ha un il medico deve curare il proprio corpo prima
valore di inizio, origine, fondamento, di pensare a quello degli altri. Quasi si scorge
premessa per ciò che segue. Gesù tiene un rimprovero rivolto a Gesù di aver fatto
l’omelia dopo la proclamazione della Scrit- miracoli e liberazioni a Cafarnao e non nella
tura. L’omelia ha il compito di mostrare sua patria. Ma può rimediare facendo quello
come nell’oggi la Parola di Dio espressa nel che doveva fare prima, farlo lì e in quel mo-
passato trova la sua applicazione in chi mento. È la logica umana per la quale il pri-
ascolta. In un contesto in cui tutta l’atten- mum è se stessi. Gesù deve passare dalle
zione è concentrata su di lui, egli cerca di parole ai fatti. I fatti che Gesù deve replicare
rivolgerla verso il vero protagonista: Dio, sono quelli accaduti a Cafarnao, che Luca
che è all’opera oggi dando pieno senso alla pone non in ordine cronologico, ma di
Scrittura giunta alle orecchie dei nazaretani. senso. Il lettore deve comprendere che senza
Occhi, orecchie e bocca sono immagini che la premessa posta a Nazaret non può co-
plasticamente dicono il piano superficiale gliere la portata della parola autorevole ma-
sul quale si fermano tutti quelli che sono nifestatasi a Cafarnao. Saltando per il mo-
nella sinagoga. Gesù indica un livello mento il secondo passaggio, arriviamo al
superiore, ma che al tempo stesso è alla terzo, nel quale Gesù rimanda alla Scrittura
base per la comprensione e l’accetta- dove si parla di due profeti i quali agiscono
zione della sua persona e della sua secondo una logica opposta a quella dei na-
missione. Gesù non afferma esplicitamente zaretani. Infatti, Elia ed Eliseo non agiscono
che la Scrittura si compie in lui o che la a favore delle vedove e dei lebbrosi della
Scrittura parla di lui. Questo lo dirà solo alla loro patria, Israele, ma per quelli che sono
fine del vangelo, quando, dopo aver com- oltre Israele. Gesù non esprime un giudizio
piuto il suo cammino pasquale, crocifisso e su quelli che non hanno goduto dell’azione
risorto, spiega ciò che si riferisce a lui in taumaturgica dei due profeti ma si limita a
tutte le Scritture (24,27) e che «bisogna che riportare due fatti che rimandano all’impon-
si compiano tutte le cose scritte su di me» derabile logica di Dio. Il lettore dovrebbe
(24,44). comprendere il passaggio centrale, cuore del
discorso di Gesù. L’affermazione apodit-
Il terzo passaggio è un discorso di Gesù in tica secondo la quale nessun profeta è
tre parti ben distinte tra loro e introdotte accettabile nella sua patria rivela la lo-
tutte e tre da un’affermazione che conferisce gica di Dio che pervade tutta la storia e
alle sue parole un valore apodittico, di cer- arriva fino a quell’assemblea. L’aggettivo
tezza, verità. Egli infatti sviluppa un discorso che la CEI traduce con “bene accetto” appli-
che mira a far emergere la verità, ciò che cato al profeta è lo stesso che si trova alla
sta sotto il livello superficiale del pensato e fine della citazione di Isaia applicato all’anno
non detto, del dato di fatto ma non ricono- qualificato come “favorevole” “portatore di
sciuto, di ciò che appartiene alla propria sto- grazia”, “foriero di bene”. Il riferimento alla
fine della citazione di Isaia è Lv 25,10 in l’autenticità del profeta stesso. La sua parola
cui si parla dell’anno di liberazione nel quale diventa evento e l’evento diventa segno an-
ognuno tornerà nella sua proprietà, da dove ticipatore del compimento. Infatti, proprio
è partito dopo averla persa. L’anno di grazia quelli che si erano identificati con “la tua
è il giubileo cioè il nuovo Esodo che riporta patria” rifiutano Gesù e lo espellono da essa.
l’uomo alla sua libertà originaria. Cosa vor- Il rifiuto non è un incidente di percorso, ma
rebbe dire Gesù con questa espressione? Il una tappa del disegno divino che Gesù sa
profeta non può mostrarsi favorevole per la di dover attraversare e superare perché il
sua patria? Sta affermando che i destinatari suo cammino non può essere fermato da
dell’azione profetica sono quelli di fuori? esso. Infatti in Lc 9,22 Gesù annuncia il
Certo! Ma prima di questo c’è un altro si- compimento del suo cammino nei termini:
gnificato più profondo che solo il lettore che «Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire, es-
segue tutto il cammino di Gesù può cogliere. sere rifiutato … venire ucciso e risorgere il
L’aggettivo che traduciamo con ben accetto terzo giorno». Gesù risorto apparendo ai di-
o accettabile viene dal verbo greco che tra- scepoli diretti ad Emmaus, riprende il lin-
duciamo con accogliere. Questo verbo lo tro- guaggio del cammino e lo applica al suo
viamo molte volte nel prosieguo del racconto esodo: «Era necessario che il Cristo patisse
ma in un’occasione assume un valore deci- tutte queste cose per entrare nella sua glo-
sivo per la comprensione dell’espressione di ria» (24,26). L’ultima parola del narratore
Gesù. In Lc 9,53 si dice che un villaggio sa- a conclusione del brano ambientato a Na-
maritano non volle accogliere Gesù, perché zaret è un verbo, camminare all’imperfetto,
era diretto a Gerusalemme. Ecco perché Gesù che indica l’azione continuativa di Gesù.
non è accoglibile dalla sua patria, perché
essa non accetta la logica di Dio a cui Gesù
Il lettore coglie l’invito provocatorio di
si fa obbediente. Al termine del capitolo 4
Gesù a non trattenerlo nelle proprie logiche,
Gesù si troverà a fronteggiare una folla che
pena il fatto di non essere deluso da lui e
vuole trattenerlo. Ma egli afferma che il suo
che l’iniziale entusiasmo si trasformi in sde-
cammino deve andare altrove. Egli è vera-
gno e allontanamento dalla vita.
mente un profeta “trasgressivo” perché
il suo cammino, andando oltre la logica
umana, risponde solo a quella di Colui Il pericolo sempre presente per il lettore è
che l’ha mandato. Cosa è quest’ “altrove” che la familiarità con Cristo e con le Scritture
verso cui Gesù dirige i suoi passi? È Geru- lo porti a fermarsi ad un livello superficiale
salemme. Lì si compirà l’Esodo di Gesù, la di relazione. Essa nei fatti ferma il disce-
sua pasqua, passione, morte e risurrezione. polo ad un livello di pensiero e azione che
Questa è la logica divina che si sviluppa in rimane nell’ambito del vedere e udire e non
tutto il cammino. Il profeta diretto verso il scende nel profondo, nell’intimo. La qualità
compimento del suo Esodo non è accolto da della testimonianza è scadente perché si
chi non accetta il cammino e la destinazione riduce a ripetere le sue parole o ci si perde in
del profeta. Nell’Esodo Gesù va verso Colui ragionamenti senza senso.
che è principio, fonte e culmine della sua
vita. Il rifiuto da parte di quelli della sua pa- Il lettore è chiamato a condividere tutto il
tria è anche la cifra per la quale si verifica cammino esodale, dal suo principio al suo
compimento, nel quale la logica divina si ri- con Lui fanno tutto il cammino che dal Gior-
vela. Come Eliseo può continuare la missione dano porta al Cielo e ricevono in dono lo
di Elia ricevendo lo Spirito di cui era stato stesso Spirito di Gesù. Negli Atti degli Apo-
colmato, dopo che l’ha visto salire in cielo, stoli questo itinerario diventa la condizione
così i discepoli diventano testimoni di Gesù per essere «testimoni della sua risurrezione»
e non solo ripetitori delle sue parole, quando (At 1,22). Essi stessi diventano profeti!
CAPITOLO 3
II Corso interdisciplinare
Bibbia-Arte-Comunicazione
EUANGÉLION
I LINGUAGGI DEL PRIMO ANNUNCIO
TRA LA CHIESA DELLE ORIGINI
E L’ORIGINE DEL VANGELO
Matera
6-10 luglio 2011
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PRIMO ANNUNCIO
E NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Don Carmelo Sciuto
Aiutante di studio dell’UCN
Euangélion 201
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di scenari sociali, culturali, economici, poli- chiamato il PA, come dimensione trasversale
tici, religiosi» (n. 6). a tutta la catechesi ed in special modo all’IC
(n. 40).
202 Euangélion
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rygma, inteso come: racconto del mistero oggi, mostrando loro come la novità che è
pasquale e, alla luce di questo, dell’intera Cristo sia il dono che tutti attendiamo, a cui
vita di Gesù come buona notizia; promessa ogni uomo anela come al compimento ine-
dell’efficacia della Parola annunciata in chi spresso della sua ricerca di senso e della sua
l’accoglie; invito a dare fiducia alla Parola sete di verità» (n. 19).
per sperimentarne personalmente l’efficacia; Queste affermazioni hanno un notevole ri-
invito a entrare dentro una comunità come svolto pastorale: vanno ricercati, infatti, quei
luogo di sperimentazione dell’efficacia della “luoghi” d’incontro che sono aperti al dia-
salvezza. logo e all’evangelizzazione (è l’esperienza
Il PA ha in sè, dunque, due caratteristiche: del “cortile dei gentili”!); “luoghi” nel senso
la dimensione del dono, della gratuità e del- di spazi conviviali e di esperienza, concreti
la sorpresa, in vista di una vita innestata e relazionali, dove il Vangelo può essere an-
sul Vangelo e una sua potenza (dynamis) nunciato, udito e sperimentato.
come dinamica di una continua conversione Nella pastorale italiana, ci sono numerosi
(metanóia). L’annuncio dell’unico vero Dio di questi “luoghi”: nella parrocchia si pos-
ha due movimenti complementari che si in- sono rivalutare in chiave di PA, i percorsi
tegrano fra loro: da un lato la confessione di IC; le altre esperienze “feriali”, come la
della propria fede da parte di un cristiano ri- catechesi degli adulti nelle sue svariate for-
guardo all’unico vero Dio; dall’altro il difficile me (Lectio divina, ritiri spirituali, percorsi
processo del destinatario, che è invitato a biblici e catecumenali…); la liturgia (che
impostare diversamente il suo atteggiamento coinvolge un numero alto di fedeli, altri-
e il suo modo di pensare riguardo Dio, il suo menti non raggiungibili, come nel caso di
rapporto con Lui, fino a giungere alla pro- funerali, matrimoni…); le varie forme di
fessione esplicita della sua stessa fede in religiosità popolare; le associazioni e i mo-
Lui, nella dinamica dell’amore. vimenti, che hanno avuto il merito di aver
intercettato il bisogno di PA; i “luoghi della
vita” (famiglia, ambiente di lavoro, scuola,
4. IL PRIMO ANNUNCIO COME insegnamento della religione cattolica, uni-
ESIGENZA DI FORME NUOVE versità, cultura, arte, quartiere, divertimen-
DEL DISCORSO SU DIO: to, festa, sport...); le circostanze della vita,
LE ESPERIENZE POSSIBILI come “soglie” per accedere alla fede (na-
scita di un bimbo, infanzia, crescita, ado-
«Come sono belli sui monti i piedi del mes- lescenza, giovinezza, fidanzamento, matri-
saggero che annuncia la pace, del messag- monio, vita di coppia, crescita dei figli, ma-
gero di buone notizie che annuncia la sal- turità, malattia, sofferenza, fragilità, morte,
vezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”» lutto…).
(Is 52,7).
I Lineamenta, dopo aver invitato a ripro-
gettare gli itinerari abituali di educazione CONCLUSIONE
alla fede, si soffermano sulla necessità di
«ricercare le forme e gli strumenti per ela- Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la vo-
borare discorsi su Dio che sappiano inter- lontà di colui che mi ha mandato e com-
cettare le attese e le ansie degli uomini di piere la sua opera. Voi non dite forse: “An-
Euangélion 203
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cora quattro mesi e poi viene la mietitura”? una fede significativa per la vita, vincendo
Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guar- le inevitabili delusioni pastorali, con la con-
date i campi che già biondeggiano per la vinzione che “questo è il momento favore-
mietitura» (Gv 4, 27-37). vole”, questo è il momento di “alzare lo
Queste esperienze sembrano rispondere al- sguardo”, questa è l’occasione, il kairós che
l’azione dello Spirito che previene ogni pro- il Signore ci dà per uscire dalla routine della
gettazione e programmazione pastorale, ma cura pastorale di memoria tridentina, inca-
non esime le comunità ad attrezzarsi in tal pace di saldare la fede alla vita, per aprirsi,
senso. Occorre, allora, rinnovare il volto del- invece, alla novità del Vangelo che rende la
la Chiesa, riproponendo ancora una volta vita buona e bella.
204 Euangélion
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(1)
M. LUZI, La porta del cielo, a cura di S. VERDINO, Casale Monferrato (Al), Piemme, 1997, pp. 156-161.
Euangélion 205
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schiettezza, competenza? Curiamo le va- grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato,
rie forme di trasmissione del Vangelo? ma avete obbedito di cuore a quella forma di in-
segnamento alla quale siete stati affidati. 18Cosi,
Leggiamo, studiamo, ascoltiamo per dare
liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della
alla potenza del messaggio una forma giustizia. 19Parlo un linguaggio umano a causa
che risulti comprensibile agli uomini del della vostra debolezza. Come infatti avete messo
nostro tempo? le vostre membra a servizio dell’impurità e del-
l’iniquità, per l’iniquità, cosi ora mettete le vostre
• Come nutriamo, rinfocoliamo e viviamo membra a servizio della giustizia, per la santifi-
cazione. 20Quando infatti eravate schiavi del pec-
la fede nel Signore Gesù e la carità verso
cato, eravate liberi nei riguardi della giustizia.
i fratelli? 21
Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di
cui ora vi vergognate? Il loro traguardo infatti è
la morte. 22Ora invece, liberati dal peccato e fatti
2. LE “CATENE” DEL VANGELO servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra san-
tificazione e come traguardo avete la vita eterna.
23
Perché il salario del peccato è la morte; ma il
Fecondità (Paolo) e libertà (Onesimo e Fi- dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro
lemone) come effetti Signore.
8
Per questo, pur avendo in Cristo piena li-
bertà di ordinarti ciò che è opportuno, 9in // 1Ts 2,1-12: 1Voi stessi infatti, fratelli, sapete
nome della carità piuttosto ti esorto, io, bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è
Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche stata inutile. 2Ma, dopo aver sofferto e subìto ol-
prigioniero di Cristo Gesù. 10Ti prego per traggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel
Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo
di Dio in mezzo a molte lotte. 3E il nostro invito
catene, 11lui, che un giorno ti fu inutile, ma
alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste
che ora è utile a te e a me. 12Te lo rimando, intenzioni e neppure da inganno; 4ma, come Dio
lui che mi sta tanto a cuore. 13Avrei voluto ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi
tenerlo con me perché mi assistesse al posto lo annunciamo, non cercando di piacere agli uo-
tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. mini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. 5Mai in-
14 fatti abbiamo usato parole di adulazione, come
Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo
sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia:
parere, perché il bene che fai non sia for- Dio ne è testimone. 6E neppure abbiamo cercato
zato, ma volontario. 15Per questo forse è la gloria umana, né da voi né da altri, 7pur po-
stato separato da te per un momento: per- tendo far valere la nostra autorità di apostoli di
ché tu lo riavessi per sempre; 16non più però Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a
come schiavo, ma molto più che schiavo, voi, come una madre che ha cura dei propri figli.
8
Così, affezionati a voi, avremmo desiderato tra-
come fratello carissimo, in primo luogo per
smettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra
me, ma ancora più per te, sia come uomo stessa vita, perché ci siete diventati cari. 9Voi ri-
sia come fratello nel Signore (Fm 1,8-16). cordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la
nostra fatica: lavorando notte e giorno per non
// Rm 6,15-23: 15Che dunque? Ci metteremo a essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo an-
peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto nunciato il vangelo di Dio. 10Voi siete testimoni,
la grazia? E assurdo! 16Non sapete che, se vi met- e lo è anche Dio, che il nostro comportamento ver-
tete a servizio di qualcuno come schiavi per ob- so di voi, che credete, è stato santo, giusto e ir-
bedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: reprensibile. 11Sapete pure che, come fa un padre
sia del peccato che porta alla morte, sia dell’ob- verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di
bedienza che conduce alla giustizia? 17Rendiamo voi, 12vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di
206 Euangélion
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comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chia- sia con il vostro spirito (Fm 1,17-25).
ma al suo regno e alla sua gloria.
// 2Cor 8,14-24: 14Per il momento la vostra ab-
* Riflettiamo sulla trasformazione che opera bondanza supplisca alla loro indigenza, perché
l’annuncio del Vangelo e sugli effetti che ne anche la loro abbondanza supplisca alla vostra
indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto:
seguono (conversione come un voltare le 15
Colui che raccolse molto non abbondò e colui
spalle agli idoli per volgersi al Dio vivente; che raccolse poco non ebbe di meno. 16Siano rese
vita da figli e non da schiavi; relazioni im- grazie a Dio, che infonde la medesima sollecitudine
prontate non al comando ma alla fiducia) per voi nel cuore di Tito! 17Egli infatti ha accolto
il mio invito e con grande sollecitudine è partito
• Che tipo di incidenza ha il nostro vissuto spontaneamente per venire da voi. 18Con lui ab-
biamo inviato pure il fratello che tutte le Chiese
personale nel nostro annuncio? Il mes-
lodano a motivo del Vangelo. 19Egli è stato desi-
saggio del Vangelo ha scavato “solchi” gnato dalle Chiese come nostro compagno in
nella nostra vita? Come trasmettiamo la quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per
fede in qualità di animatori, catechisti, la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’im-
educatori? pulso del nostro cuore. 20Con ciò intendiamo evi-
tare che qualcuno possa biasimarci per questa
abbondanza che viene da noi amministrata. 21Ci
• Siamo rispettosi delle tappe di crescita di
preoccupiamo infatti di comportarci bene non sol-
coloro cui siamo chiamati a servire? Cosa tanto davanti al Signore, ma anche davanti agli
prevale nelle nostre relazioni: comando, uomini. 22Con loro abbiamo inviato anche il nostro
sospetto, pregiudizio o fiducia? fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato la
sollecitudine in molte circostanze; egli è ora più
entusiasta che mai per la grande fiducia che ha
in voi. 23Quanto a Tito, egli è mio compagno e col-
3. GLI EFFETTI DEL VANGELO laboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli,
essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo.
24
Fraternità, amicizia e relazioni autentiche Date dunque a loro la prova del vostro amore e
17 della legittimità del nostro vanto per voi davanti
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo
alle Chiese.
come me stesso. 18E se in qualche cosa ti
ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio * Riflettiamo sulla nostra capacità di creare
conto. 19Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: relazioni e di fare della relazione il canale
pagherò io. Per non dirti che anche tu mi privilegiato della trasmissione del Vangelo.
sei debitore, e proprio di te stesso! 20Sì, fra- Il Vangelo infatti è questione di amore, quin-
tello! Che io possa ottenere questo favore di di “spreco”: senza amare, non è possibile
nel Signore; da’ questo sollievo al mio cuo- tradurre il Vangelo, le parole si “disconnet-
re, in Cristo! 21Ti ho scritto fiducioso nella tono” dalla potenza di Dio e restano ineffi-
tua docilità, sapendo che farai anche più caci. Il Vangelo crea ponti, instaura relazioni
di quanto ti chiedo. 22Al tempo stesso pre- autentiche (cfr. Lc 8,21), cambia la natura
parami un alloggio, perché, grazie alle vo- di relazioni già esistenti e le immette nell’“at-
stre preghiere, spero di essere restituito a mosfera” dell’amore trinitario.
voi. 23Ti saluta Èpafra, mio compagno di
prigionia in Cristo Gesù, 24insieme con Mar- • Paolo menziona molte persone, alle quali
co, Aristarco, Dema e Luca, miei collabo- è legato da vincoli di amicizia. Si esprime
ratori. 25La grazia del Signore Gesù Cristo con parole rispettose e al tempo stesso
Euangélion 207
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piene di franchezza. Siamo capaci anche sione per il bene, per la bellezza, per Dio
noi di relazionarci con tutti? Pronti/e a e per i fratelli? Ci rende capaci di portare
dire la verità senza aggredire ma con dol- frutto e di gustare il dono grande della
cezza per migliorare noi stessi/e e gli altri fecondità spirituale?
e costruire il corpo di Cristo che è la Chie-
sa? Siamo capaci di dare fiducia a coloro «È l’annuncio del Vangelo che apre questa
che ci sono stati affidati? via di fecondità spirituale. Chi annuncia il
Vangelo, attraverso il seme della Parola, ri-
• Sentiamo gratitudine e riconoscenza ver-
crea i cuori e permette l’istaurarsi di rapporti
so quanti ci hanno preceduto, verso quan-
che vanno oltre i vincoli di sangue, per for-
ti nutrono la nostra crescita e si adope-
mare quella realtà di grazia che è la famiglia
rano in tanti modi per noi, verso coloro
spirituale […]. Paolo spiega così che all’in-
che ci hanno generato e ci generano me-
terno dei legami inaugurati dal Cristo tutto
diante il Vangelo e con lo “spreco” del
ciò che è quantificabile diventa dono, qual-
loro tempo e del loro affetto?
cosa che è gratis. Alla logica del commercio
• Il nostro contatto con il Vangelo ci rende che regola i rapporti nella società civile su-
capaci di donare gratuitamente tempo ed bentra la logica dell’amore, del rispetto, della
energie? Di “generare” intorno a noi pas- fiducia che regolano la comunità cristiana»2.
(2)
Lettera a Tito. Lettera a Filemone. Introduzione, traduzione e commento, a cura di R. MANES (NVBTA 51)
Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo 2011, pp. 85-86.93.
208 Euangélion
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IL VANGELO NELL’ARTE
Sr. Maria Luisa Mazzarello, Sr. Franca Tricarico
Docenti di Catechetica e di Arte
Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” - Roma
Le cose mirabili compiute da Gesù sono rac- Se l’annuncio del messaggio della salvezza
chiuse nel Vangelo che ce le fa conoscere. fa ricorso direttamente alla parola rivelata
Ma c’è anche un altro libro che ci consente nel documento biblico per eccellenza,
di accostarci alla “buona notizia”: è l’arte l’Euangélion, e lo approfondisce ricorrendo
cristiana. alle altre fonti della religione cristiana quali
L’arte cristiana non è in contraddizione con la letteratura patristica, la liturgia, l’insegna-
la bellezza e la profondità della Parola evan- mento autentico del Magistero della Chiesa,
gelica, piuttosto, in un certo senso, la rende la trasmissione visiva della salvezza svela
più accessibile. È un annuncio che può es- la parola rivelata attraverso il colore, i segni
sere più facilmente compreso dagli uomini e i simboli, il gesto, il drammatismo di una
e dalle donne di oggi: anche l’arte come scena. Si tratta degli elementi che struttura-
nuova evangelizzazione che svela la Parola no le “formule iconografiche” della fede.
attraverso la via della bellezza. Gregorio di Nissa, nel IV sec., diceva che
«l’artista fa vedere con l’arte dei colori, come
in un libro che avesse una lingua. Poiché il
1. TESTIMONIANZE AUTOREVOLI disegno muto sa parlare sui muri ove si di-
stende e rende i più grandi servigi».2
Le opere d’arte – come diceva il monaco bi-
zantino Teodoro Studita (VIII-IX sec.) – sono Il Papa Adriano I (VIII sec), in una lettera
una sorta di vangelo reso visibile. Nella pri- scritta all’Imperatore di Bisanzio Costantino
ma Confutazione contro gli iconoclasti si è VI e alla madre Irene,3 precisava che lo scopo
infatti espresso in questi termini: «Cristo dell’arte deve essere quello di condurre per
non ha ordinato da nessuna parte che si visibilem vultum ad invisibilem divinitatis
scrivesse qualcosa su di lui. La sua imma- majestatem (attraverso il volto visibile al-
gine, tuttavia, è stata delineata dagli apo- l’invisibile maestà della divinità) affinché
stoli e tramandata fino ad oggi. Ora, ciò che mens nostra rapiatur spirituali effectu per
da un lato è rappresentato dall’inchiostro e contemplationem figuratae imaginis (affin-
dalla carta, i Vangeli, dall’altro lato è raffi- ché la nostra mente si appropri delle virtù
gurato sull’icona con diversi colori o con al- spirituali a causa della contemplazione delle
tri materiali».1 immagini).4
1
TEODORO STUDITA, Antirrheticus I, X, in PG 99, 340D.
2
GREGORIO DI NISSA, Elogio del martire Teodoro, PG 46, 739. A questa testimonianza si aggiunge quella di Papa
Gregorio Magno (VI secolo): «ciò che offre la Scrittura a coloro che sanno leggere, la pittura l’offre agli ignoranti
(hi qui litteras nesciunt) perché leggano ciò che non sono capaci di decifrare sui codici» (Registri Epistolarum
lib. IX, Epsitola105 ad Serenum Massiliensem Episcopum, PL 77, 1027-1028).
3
Irene di Bisanzio convocò nel 787 il secondo concilio di Nicea (settimo concilio ecumenico) che decretò il ri-
pristinato il culto delle immagini, precedentemente abolito dall’imperatore Leone III Isaurico.
Euangélion 209
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Benedetto XVI, all’epoca ancora Cardinale, Possiamo dire che l’arte cristiana è un testo
nell’introduzione al Compendio del Catechi- della Tradizione e come tale va considerata.
smo della Chiesa Cattolica, scriveva: «anche Ha una dimensione mistagogica. Se la mi-
l’immagine è predicazione evangelica [...]. stagogia è l’arte di far entrare nel senso
Oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, esperienziale dei misteri celebrati, la dimen-
l’immagine sacra [...può] esprimere molto sione mistagogica dell’arte appella a un per-
di più della stessa parola, dal momento che corso fatto di apprendimento e di conoscenza
è oltremodo efficace il suo dinamismo di co- del suo linguaggio fino a comprendere, espe-
municazione e di trasmissione del messaggio rendolo, il messaggio. In questo consiste il
evangelico». passaggio dalle espressioni sensibili al loro
E sempre Benedetto XVI, il 13 giugno u.s., significato più profondo del mistero di Dio
nella basilica di S. Giovanni in Laterano, in in Cristo reso visibile, tangibile.
occasione dell’apertura del Convegno Eccle-
siale della Diocesi di Roma, ha detto che «la La bellezza dell’arte, dunque, non contrad-
fedeltà alla fede della Chiesa deve coniugarsi dice la bellezza e la profondità della parola
con una “creatività catechetica” che tenga delle Scritture, piuttosto le rende più acces-
conto del contesto, della cultura e dell’età sibili. Una vera opera d’arte è sempre epifa-
dei destinatari. Il patrimonio di storia e arte nia di bellezza capace di dare unità al mistero
che Roma custodisce è una via ulteriore per che si contempla annunciandolo (evangeliz-
avvicinare le persone alla fede: molto ci parla zazione e catechesi) e contemplandolo nella
della realtà della fede qui a Roma. Invito preghiera (Lectio divina). Così, ad esempio,
tutti a fare tesoro nella catechesi di questa l’evento dell’annuncio a Maria del Beato An-
“via della bellezza” che conduce a Colui che gelico (Museo del Prado, Madrid) rimanda a
è, secondo S. Agostino, la Bellezza tanto Gen.3; il “terzo giorno a Cana di Galilea” di
antica e sempre nuova».5 Ivan Rupnik (Cappella della Pontificia Facoltà
4
Cf HADRIANUS I, Epistola 56 Ad Constantinum et Irenem, PL 96, 1224.
5
BENEDETTO XVI, Discorso del S. Padre in occasione del Convegno della Diocesi di Roma (13 giugno 2011),
[Link]
210 Euangélion
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di Scienze dell’Educazione “Auxilium”, Ro- o in una chiesa si ferma davanti alle opere
ma) visualizza l’Ora di Gesù fino al suo com- d’arte.
pimento sul Golgota. L’uomo contemporaneo potrà pure dire che
non ha fede, che non crede, ma davanti a
Anche a scuola l’arte consente di accostare un’opera d’arte dovrà pur dire che è cosa
i ragazzi al vero e al buono attraverso il bel- bellissima. E forse, in misura che l’arte di-
lo, e questo è quanto mai urgente oggi in viene interessante e se-ducente, ossia ca-
una società dominata dal frivolo, dall’effi- pace di condurre a sé, anche quest’uomo le
mero, se non anche dall’orrido. La bellezza si avvicinerà e comincerà, seppure spinto
genera stupore che «si fa ammirazione, eb- dalla curiosità, a conoscere qualcosa del suo
brezza, indicibile gioia».6 La scuola, e tanto messaggio.
più gli insegnanti di religione, devono spa-
lancare ai giovani le porte della bellezza per- Suonano quanto mai attuali le parole di San
ché «la bellezza è cifra del mistero e richiamo Giovanni Damasceno: «Ti chiedo, o uomo,
al trascendente».7 se qualcuno dei pagani ti dicesse: “Mostrami
la tua fede perché possa credere anch’io”,
che cosa gli mostrerai? Non cominci forse
3. IL RICORSO ALL’ARTE dal materiale per guidarlo verso l’invisibile
NEL PASSATO E OGGI per renderlo più facilmente accettabile? Per-
ché se tu, per dargli fiducia nella tua propria
Non si può ignorare che la cultura cristiana, coscienza e fede, gli dici che Dio è invisibile,
pur provenendo dall’ebraismo che condan- cosa potrà vedere di concreto? Tu cominci
nava un certo uso religioso delle immagini dunque dal materiale e lo elevi progressiva-
(cf Es 20, 4; Lv 19, 4 Dt 4, 15-19, 5, 8), e mente verso l’invisibile. Lo conduci in chie-
risentendo anche della posizione proibitiva di sa, gli mostri gli ornamenti, i personaggi
S. Paolo (cf At 17, 16b. 24. 29), non ha po- delle sante icone. Il non credente guarda le
tuto fare a meno di ricorrere a formule visive. icone e ti domanda: “Chi è quello che si è
Il cristianesimo, infatti, era diretto al mondo fatto crocifiggere? Chi è quello che risuscita
ellenistico e a Roma, cioè a una cultura per- e il cui piede è posto sulla testa di questo
meata di sensibile (basti pensare a tutta la vecchio?” Allora tu, basandoti sull’icona, gli
produzione artistica di Atene e di Roma). insegni dicendogli: “Quello è il Figlio di Dio
Per questo motivo la religione cristiana, per che si è fatto crocifiggere per togliere i peccati
farsi comprendere dai suoi destinatari, ha del mondo. Questo risorto è lo stesso che,
dovuto anch’essa fare uso di espressioni ar- per mezzo della sua risurrezione, eleva lui
tistiche. E questo è quanto mai attuale nel il primo uomo, Adamo, decaduto per la sua
contesto socio/culturale odierno. disobbedienza. Questo vecchio sul quale egli
Così l’uomo contemporaneo che il più delle si tiene rappresenta l’inferno che da tanti
volte non legge i testi biblici, almeno per cu- anni teneva prigioniero Adamo con catene
riosità, può “leggerli” quando, in un museo e sbarre impossibili da togliere”. In questo
6
GIOVANNI PAOLO II, Lettera agli art. (1999) n.16.
7
[Link].
8
S. GIOVANNI DAMASCENO, Oratio demonstrativa de sacris et venerandis imaginibus. Ad Christianos omnes, ad-
versusque impertorem Constantinum Cabalinum ac hæreticos universos, PG 95, 326, 10.
Euangélion 211
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9
Cf PANOFSKY Erwin, Il significato delle arti visive, Torino, Einaudi 1962, 31-44.
212 Euangélion
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Euangélion 213
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ABSTRACT
I racconti apocrifi accompagnano da sempre la storia del cristianesimo, rappresentando
un bisogno di consolidare, radicare, arricchire le narrazioni e le tradizioni su Gesù Cristo
e sul suo mondo. Pur non godendo di un numero di lettori diretti estremamente elevato,
essi hanno ispirato per secoli artisti e scrittori, alimentando così la religiosità popolare.
Il loro successo di pubblico, meno ‘clandestino’ di quanto spesso si pensi, probabilmente
è stato anche dovuto ad un’arte narrativa che fa del meraviglioso, del dettaglio ricercato,
dell’intreccio intricato e della focalizzazione interna alcune delle sue strategie più affa-
scinanti, come si cercherà di mostrare attraverso la lettura di alcune pagine di momenti
diversi della storia di Gesù: la nascita, l’infanzia, la resurrezione.
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Corredo iconografico:
216 Euangélion
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CAPITOLO 3
Convegno Nazionale
Catechesi e Disabilità
Osimo (AN)
18-20 marzo 2011
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SALUTO AI PARTECIPANTI
Don Guido Benzi
Direttore UCN
l’idea di costruire una storia d’Italia vista sotto sua scelta di vita, avvenuta nell’ambito del-
il profilo della presenza delle persone disabili la Comunità di S. Egidio, accompagna la
nel tessuto sociale, civile, religioso ed anche sua preparazione e la sua puntuale compe-
politico, intellettuale ed amministrativo. Credo tenza. Grazie Vittorio per la tua testi-
che questo arricchirebbe tantissimo le pagine monianza che noi tutti stimiamo e apprez-
della nostra storia patria. ziamo… e grazie perché qui con te in questo
Convegno hai portato anche Raffaella, che
Desidero solo spendere un’ultima parola per ha condiviso e sostenuto il tuo impegno
ringraziare il nostro carissimo dott. Vittorio dall’inizio, ed il piccolo Giò che da qualche
Scelzo, Collaboratore dell’UCN per il Settore mese è arrivato ad allietarvi (ed anche ad
Disabili che ha guidato con grande compe- accorciarvi il sonno).
tenza il Settore negli ultimi sette anni. Co-
nosciamo bene che non ha vissuto questo Non mi resta che augurare a tutti un buon
incarico solo da professionista, perché la Convegno.
INTRODUZIONE AL CONVEGNO
Dott. Vittorio Scelzo
Responsabile del Settore Catechesi ai disabili dell’UCN
Questo convegno si colloca nel clima festoso Nemmeno si può pensare all’inclusione sco-
della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità lastica, fiore all’occhiello della scuola italia-
d’Italia che ieri ha avuto la sua giornata na, senza la lezione di personaggi quali don
centrale e che con gioia in tanti hanno fe- Giuseppe Gualandi, don Luigi Orione o Ma-
steggiato in diversi modi, nelle cerimonie ria Montessori. In questo senso quando si
ufficiali nelle piazze dei 100 campanili ita- dice che i cattolici sono tra i soci fondatori
liani e nella liturgia presieduta dal card. Ba- dell’Italia unita bisogna anche ricordare il
gnasco a Roma. contributo che essi hanno dato alla creazione
Questa coincidenza ci spinge a chiederci se di un sistema educativo unico.
esista una specificità italiana nel mondo Oggi si parla, a ragione, della necessità di
delle persone con disabilità. A questa e ad una nuova cultura della disabilità a partire
altre domande tenteremo di rispondere in dalla categoria dei diritti umani. È, appunto,
questi tre giorni di fraternità e di riflessione l’approccio della Convenzione appena citata:
comune. c’è bisogno di superare ogni approccio pa-
Il convegno si propone, tra l’altro, di portare ternalistico e partire dai diritti delle persone
alla luce un aspetto della storia unitaria che attivando una serie di positive actions che
ha fatto del nostro Paese un modello oggi permettano la loro esigibilità.
univocamente riconosciuto come esemplare. Tale approccio, che nasce soprattutto dalla
L’inclusione scolastica delle persone con di- presa di coscienza, delle associazioni che
sabilità è, al netto dei disagi economici degli rappresentano le persone con disabilità mo-
ultimi anni, un vanto del sistema educativo toria, molte delle quali sono state tra gli
italiano ed è stata di recente indicata come estensori materiali della convenzione, non
via per l’educazione dei disabili a livello è estraneo al nostro modo di pensare al
mondiale. La recente approvazione della mondo della disabilità.
Convenzione Onu sui diritti delle Persone Basti pensare al documento della Santa Sede
con Disabilità riconosce nel modello italiano del 1981 in occasione dell’anno internazio-
un approccio innovativo e lo propone agli nale dell’handicappato, che sottolinea l’im-
Stati parte perché lo adottino. portanza per i disabili di usufruire degli stessi
Non sarebbe però possibile comprendere diritti di ognuno. Il documento parla innanzi
questo tratto della specificità, e dell’eccel- tutto di un diritto al Vangelo che non può
lenza, italiana senza tener presenti le radici essere negato a nessuno.
culturali di tale fenomeno. Esse affondano Ed è in questa scoperta del diritto al Vangelo,
in una tradizione educativa che, tra ’800 e avvenuta in tempi non recenti e fatta da
’900, ha sviluppato un’attenzione tutta par- persone, come i grandi cristiani appena ci-
ticolare alle persone con disabilità e le ha tati, che utilizzavano categorie molto diverse
poste nel cuore della Chiesa italiana e del dalle attuali, che c’è la radice – cristiana –
suo progetto pastorale ed educativo. della nuova cultura della disabilità e dell’ap-
proccio ad essa a partire dai diritti umani. non è stato comunicato il Vangelo e non so-
Dunque, lo vedremo in questi giorni, la pe- no stati impartiti i sacramenti dell’iniziazione
culiarità italiana legata all’educazione dei di- cristiana. Anche per questo è significativa
sabili e la nuova cultura dei diritti hanno, la scelta di conferire la cresima a 6 disabili
in qualche modo, una radice cristiana di cui nella bella liturgia che celebreremo domenica
essere coscienti e che è nostro compito far nella concattedrale di Osimo.
emergere.
Le parole di questi giorni saranno un modo
Protagonisti di questa nuova stagione sono concreto per superare il pregiudizio cognitivo
state soprattutto le associazioni che rappre- nei confronti delle persone con disabilità.
sentano i disabili fisici che, con lo slogan Penso in particolare a ciò che ci dirà domani
«niente su di noi, senza di noi» sono riusciti Sergio Zini a partire dall’esperienza del Fe-
a far riconoscere i propri diritti. In questi stival delle Abilità differenti e a come il mon-
giorni noi vorremmo far emergere la voce, do dell’arte – specialmente contemporanea –
spesso inascoltata, dei disabili gravi e gra- riveli come sia possibile trovare per ciascuno
vissimi, specialmente di coloro che hanno un linguaggio consono e di livello culturale
una disabilità intellettiva. Nei loro confronti elevato. L’arte permette, con la sua molte-
sussiste, ce lo siamo detti nel convegno su plicità di linguaggi, a ciascuno di esprimere
catechesi e disabilità dell’anno scorso, un la propria ricchezza interiore con strumenti
pregiudizio cognitivo molto diffuso; in ma- comunicativi di elevato livello culturale ed,
niera velata o ammantata di paternalismo li in definitiva, di compiere un percorso che,
si ritiene incapaci di un proprio pensiero. È rubando il titolo di un recente volume, de-
un pregiudizio dal quale, con fatica, il mondo finirei «da disabile a persona».
dei disabili sensoriali – a cui appartiene la
felice definizione di tale categoria – si sta fi- Superare il pregiudizio cognitivo ed, in defi-
nalmente liberando. Ma, crediamo, nel de- nitiva, l’approccio paternalistico al mondo
finitivo superamento del pregiudizio cogni- dei disabili permette di scoprire come essi
tivo nei confronti dei disabili intellettivi ci possano divenire una risorsa per il mondo
sarà una nuova presa di coscienza della qua- civile come per la comunità ecclesiale. Lo
le beneficeranno tutti. capiremo meglio ascoltando le parole del
Per questo motivo abbiamo voluto dedicare prof. Ferrucci sull’inclusione lavorativa.
molto spazio alle persone con disabilità gravi Senza tacere le difficoltà che incontra, essa
e gravissime ed ascolteremo alcune relazioni manifesta come un approccio inclusivo
e testimonianze a partire da loro: penso al possa trasformare l’obbligo di legge in una
lavoro della Lega del Filo d’Oro, a quello chance, anche produttiva, per le imprese che
della Parrocchia di San Pio X, a quello della assumano disabili. Del resto, un’impresa o
Comunità di Capodarco ed alla relazione sul- un ente che assume disabili e si pone il pro-
la catechesi ai disabili mentali adulti della blema della loro inclusione reale inizia a
[Link] Paola Scarcella della Comunità di costruire un ambiente umano più consono
Sant’Egidio. per tutti.
Sottolineo la scelta di parlare del mondo dei Dunque disabili come risorsa. Ma se ciò è
disabili adulti. Esiste ancora, purtroppo, una vero per il mondo del lavoro, ciò che a noi
generazione di persone con disabilità a cui preme sottolineare è soprattutto il contributo
che essi possono dare alla vita ecclesiale. La difficoltà con l’idea che davvero nessuno è
celebrazione liturgica, cuore e culmine di così povero o debole da non poter servire
ogni cammino di fede, è l’espressione più qualcuno più povero di lui. È il ribalta-
eloquente della forza attrattiva che la pre- mento della logica comune e la
senza di persone con disabilità può suscitare testimonianza che la comunicazione del
all’interno di una comunità ecclesiale. La lo- Vangelo libera dal vittimismo anche coloro
ro partecipazione, gioiosa e coinvolgente, che pur avrebbero qualche motivo di sen-
smentisce e supera ogni approccio paterna- tirsi vittima e sprigiona energie di bene
listico e svela capacità di comunicazione del inaspettate.
Vangelo che devono divenire patrimonio di Pensando a questo episodio in questi giorni
tutta la comunità ecclesiale. Le testimonian- di celebrazione dei 150 anni mi sono venute
ze di Vicenza e di Napoli che ascolteremo in mente le parole di quel grande cristiano
sono solo un esempio di questa forza comu- che ha contribuito alla nascita del nostro
nicativa che scaturisce da una liturgia cele- Paese che è stato Alessandro Manzoni. Nei
brata con i disabili laddove essa sia stata Promessi Sposi egli narra di Renzo che
adeguatamente preparata. all’uscita da una taverna incontra un gruppo
Proprio per questo motivo, a nome dell’Uf- di mendicanti, «tutti del color della morte»,
ficio Catechistico Nazionale, vorrei ribadire che chiedono la carità. Renzo non esita ad
la proposta, fatta già in passato, che in offrire a quei poveri i pochi soldi rimastigli e
ogni diocesi si celebri una liturgia con i Manzoni commenta: «Certo, dall’essersi così
disabili alla presenza del vescovo, magari spogliato degli ultimi danari, gli era venuto
in occasione del conferimento dei sacra- più di confidenza per l’avvenire, che non
menti dell’iniziazione cristiana. Sarebbe un gliene avrebbe dato il trovarne dieci volte
modo per diffondere un’attenzione che, tanti».
laddove è stata vissuta, ha già portato i In queste parole, che ricordano le parole di
suoi frutti. Gesù ricordate negli atti degli apostoli, che
dice che «C’è più gioia nel dare che nel rice-
Vorrei concludere parlando di un episodio di vere», vedo un’indicazione anche per noi
cui sono stato di recente testimone e che mi che iniziamo questo convegno su catechesi
sembra collochi quello che stiamo dicendo e disabilità in un tempo di festa per il nostro
nel suo giusto contesto. Durante le feste di Paese.
Natale, all’istituto Cottolengo di Roma, un Allora i disabili, almeno quelli di cui ho par-
gruppo di disabili mentali della Comunità di lato, sono davvero una risorsa per il nostro
Sant’Egidio ha organizzato una festa per Paese che celebra i suoi 150 anni con poca
celebrare i 25 anni di amicizia con le ospiti visione del suo futuro. Sono una risorsa per-
dell’Istituto. Si tratta di un gruppo di per- ché testimoniano che solo l’amore e la
sone con disabilità che con fedeltà ed pratica della generosità possono dare a noi
amore per 25 anni ogni domenica si è tutti, per usare l’espressione di Manzoni
recato a far visita a persone in maggiore «confidenza per l’avvenire».
1
Cf. BENEDETTO XVI, Discorso ai partecipanti al IV Convegno nazionale della Chiesa italiana.
2
COMMISSIONE EPISCOPALE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, LA CULTURA, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ, Per la Scuola. Lettera
agli studenti, ai genitori e a tutte le comunità educanti, 29 aprile 1995, n. 2.
3
Cf. Gaudium et spes, n. 3; cf. BENEDETTO XVI, Caritas in Veritate, n. 11.
nomia che induce l’uomo a concepirsi co- così ritrovare anche la Rivelazione, che
me un “io” completo in se stesso, laddove, è il libro della creazione – nel quale Dio
invece, egli diventa “io” nella relazione ci dà gli orientamenti fondamentali –
con il “tu” e con il “noi” (EVB 9). applicato e fatto proprio nella storia
3. Nella società contemporanea la forma- culturale e religiosa, non senza errori,
zione dell’identità personale avviene in sempre da sviluppare e da purificare
un contesto plurale, con diversi sog- (EVB 11).
getti di riferimento: non solo la famiglia,
la scuola, il lavoro, la comunità ecclesiale, 5. L’educazione è strutturalmente legata ai
ma anche la comunicazione multimediale rapporti tra le generazioni, anzitutto
e le offerte del tempo libero. In una so- all’interno della famiglia, nei legami af-
cietà caratterizzata dalla molteplicità di fettivi di prossimità, e poi nel rapporto tra
messaggi e dalla grande offerta di beni famiglia e società e quindi nelle relazioni
di consumo, il compito più urgente di- sociali. Molte delle difficoltà sperimentate
venta, dunque, educare a scelte respon- oggi nell’ambito educativo sono ricondu-
sabili. cibili al fatto che le diverse generazioni
Per questo, sin dai primi anni di vita, vivono spesso in mondi separati ed estra-
l’educazione non può pensare di essere nei. Il dialogo richiede invece una signi-
neutrale, illudendosi di non condizionare ficativa presenza reciproca e la disponi-
la libertà del soggetto. Il proprio compor- bilità di tempo. La famiglia resta il luogo
tamento e stile di vita – lo si voglia o in cui si colloca la radice più intima e più
meno – rappresentano di fatto una pro- potente della generazione alla vita, alla
posta di valori o disvalori. Inoltre è in- fede e all’amore (EVB 12).
giusto non indicare agli altri ciò che co-
stituisce il senso profondo della propria 6. La formazione integrale è resa difficile
esistenza. dalla separazione tra le dimensioni co-
In questo contesto culturale occorre con- stitutive della persona, in special modo
trastare l’assimilazione passiva dei mo- la razionalità e l’affettività, la corpo-
delli divulgati, promuovendo la capacità reità e la spiritualità, tra il mondo della
di pensare e l’esercizio critico della ra- conoscenza e quello dell’emozione. La
gione. In una società caratterizzata dalla cultura odierna tende a relegare gli affetti
sovrabbondanza di messaggi, il compito e le relazioni in un orizzonte privo di ri-
più urgente diventa educare alla scelta ferimenti significativi, dominato dall’im-
(EVB 10). pulso momentaneo. Si dà, soprattutto
nei mezzi di comunicazione, un peso ec-
4. Altre due radici dell’emergenza educativa cessivo alla dimensione emozionale;
sono lo scetticismo e il relativismo, prevale l’eccitazione sull’esigenza della
che Benedetto XVI interpreta come riflessione e della comprensione. La re-
esclusione delle «due fonti che orientano lazione educativa richiede la reciproca
il cammino umano», cioè la natura e la fecondazione tra sfera razionale e mon-
Rivelazione. Per questo è fondamentale do affettivo, tra intelligenza e sensibilità,
ritrovare un concetto vero della natura tra mente, cuore e spirito. Gli educatori
come creazione di Dio che parla a noi; e cristiani devono contrastare l’assimila-
zione passiva dei modelli trasmessi dai realizzazione della vocazione alta a cui
media e la superficialità, promuovendo ogni uomo e donna sono chiamati, ossia
l’esercizio critico della ragione (EVB la vita secondo l’uomo nuovo, nella giu-
13). stizia e santità della verità (cf. Ef 4,22-
24), in modo da raggiungere l’uomo per-
7. Un altro problema che si incontra nel- fetto, la statura della pienezza di Cristo
l’educazione è la compresenza sempre (cf. Ef 4,13).
più diffusa di culture, credenze ed
Di fronte ai nodi che oggi caratterizzano la
espressioni religiose diverse. In que-
sfida educativa, ci mettiamo ancora una volta
sto tempo di grande mobilità dei popoli,
alla scuola di Gesù. Egli si presenta an-
la Chiesa è sollecitata a promuovere l’in-
cora come colui che ci educa con la sua stes-
contro e l’accoglienza tra gli uomini: «i
sa vita (cfr Gv 13,14). Gesù è per noi non
vari popoli costituiscono infatti una sola
“un” maestro, ma “il” Maestro (EVB 16).
comunità. Essi hanno una sola origi-
L’evangelista Marco racconta che Gesù,
ne»4. In tale prospettiva, la nostra at-
“sceso dalla barca, vide una grande folla,
tenzione si rivolge in modo particolare
ebbe compassione di loro, perché erano co-
al fenomeno delle migrazioni di persone
me pecore che non hanno pastore, e si mise
e famiglie, provenienti da culture e re-
ad insegnare loro molte cose...” (Mc 6,34ss)
ligioni diverse. Esso fa emergere oppor-
(EVB 17). La prima azione di Gesù è l’in-
tunità e problemi di integrazione, nella
segnamento. Ma poi il dono della parola si
scuola come nel mondo del lavoro e nel-
completa con quello del pane (la moltiplica-
la società. Per la Chiesa e per il Paese
zione dei pani) (EVB 18).
si tratta senza dubbio di una delle più
grandi sfide educative. Come sottolinea 1. Dio educa il suo popolo. La storia
Benedetto XVI, «l’avvenire delle nostre della salvezza, narrata dalla Bibbia – dal
società poggia sull’incontro tra i popoli, libro dell’Esodo (la formazione del popolo
sul dialogo tra le culture e nel rispetto d’Istraele) agli scritti profetici e sapien-
delle identità e delle legittime differen- ziali – presenta il progetto di Dio che edu-
ze»5 (EVB 14). ca il suo popolo. La guida provvidenziale
di Dio, la sua “pedagogia” misericordiosa,
che raggiunge la sua pienezza in Gesù
CAPITOLO 2. GESÙ, IL MAESTRO Cristo: “È Lui il Maestro alla cui scuola
La finalità dell’educazione riscoprire il compito educativo come
Prospettiva biblico-teologica un’altissima vocazione alla quale ogni fe-
dele, con diverse modalità, è chiamato”6.
In questo capitolo viene ribadito il fine “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è
ultimo dell’educazione: formare la vita se- unito in certo modo ad ogni uomo” (GS
condo lo Spirito di Dio. L’atto educativo 22), per cui chi segue Cristo si fa lui
ruota attorno ad un’unica finalità : la pure più uomo (GS 41). Gesù Cristo è:
4
CONCILIO VATICANO II, Dichiarazione Nostra aetate, n. 1.
5
BENEDETTO XVI, Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti (2010).
6
BENEDETTO XVI, Discorso alla 59 a Assemblea Generale della Conferenze Episcopale Italiana, 2009.
– la via che apre ciascuno alla piena rea- Lo Spirito del Signore Gesù suscita e ali-
lizzazione di se stesso secondo il dise- menta le molteplici dimensioni dell’azione
gno di Dio; educativa della comunità cristiana: la di-
– la verità che rivela l’uomo all’uomo e mensione missionaria, la dimensione
guida il suo cammino di crescita nella ecumenica e dialogica (incoraggia il dia-
libertà; logo tra credenti e non credenti), la di-
mensione caritativa e sociale, la dimen-
– la vita, perché in Gesù ogni uomo tro- sione escatologica (impegnati nel mon-
va il senso ultimo del suo esistere e del do, ma senza diventare schiavi delle co-
suo operare: la piena comunione di se) (EVB 24).
amore con Dio nell’eternità (EVB 19).
3. Formare alla vita secondo lo Spirito. L’evangelista Giovanni ci offre nel suo Van-
Mediante la Chiesa, madre e maestra, Cri- gelo alcuni tratti essenziali della relazione
sto apre la mente e il cuore dei credenti educativa che Gesù ha stabilito con i suoi
alla comprensione del mistero di Dio e discepoli e che propone anche a noi.
dell’uomo. Gesù Cristo rivelandoci il volto – Gv 1,38: Che cosa cercate? Gesù suscita
d’amore del Padre, rivela anche l’uomo e riconosce un desiderio.
a se stesso, rendendogli nota la sua al- – Gv 1,38-39: Venite e vedete Gesù fa una
tissima vocazione (GS 22), che è essen- proposta concreta.
zialmente la chiamata alla santità, ossia – Gv 1,39: Rimasero con lui I due discepoli
alla perfezione dell’amore (cf LG cap V). accettano la sfida.
La comunità cristiana, attingendo alla sua – Gv 6,68: Signore, da chi andremo? Gli
tradizione spirituale, propone ai fedeli la aspostoli perseverano nel cammino.
comprensione della vita come vocazione – Gv 13,1: Li amò sino alla fine Gli apostoli
(EVB 23). accettano di essere amati.
– Gv 13,34: Amatevi gli uni gli altri, come sona. L’autorevolezza rende credibile
io ho amato voi. Gesù li invita a vivere l’esercizio dell’autorità. Essa è frutto di
una relazione di amore profondo tra di esperienza e di competenza, ma si acqui-
loro (EVB 25). sta soprattutto con la coerenza della vita
e con il coinvolgimento personale. Pos-
1. L’educazione fondata sulla relazione siede anche una dimensione comunitaria,
tra persone. Educare esige un rapporto che va condivisa all’interno del territorio,
personale tra soggetti attivi. Il processo nella famiglia e nella comunità cristiana
educativo può essere evocato da due me- (EVB 29).
tafore: quella del generare e quella del L’educatore è un testimone credibile se
camminare (EVB 26). manifesta la sua passione per l’educare.
– Esiste un nesso stretto tra educare e È necessario formare gli educatori a svol-
generare: il lavoro educativo si innesta gere la loro missione con coraggio, pas-
nell’atto generativo e nell’esperienza sione e perseveranza (EVB 30).
dell’essere figli7. Il bambino “impara” a
vivere guardando al genitore, alla per- 3. La relazione educativa si sviluppa
sona “più grande”, all’amico (EVB 27). lungo le stagioni dell’esistenza
– L’immagine del cammino mostra che umana e subisce trasformazioni specifi-
l’educazione è un processo di crescita che a seconda delle fasi di vita dei sog-
e maturazione che avviene in tempi getti in essa implicati. L’esperienza fon-
lunghi, con molta pazienza. damentale di cui ha bisogno ogni persona
L’educazione, costruita essenzialmente dalla prima infanzia all’età adulta è quella
sul rapporto tra due libertà, non è priva dell’amore: amare ed essere amati. È den-
di rischi e può sperimentare crisi e falli- tro questa esperienza che nasce la rela-
menti: richiede quindi il coraggio della zione educativa che dà gioia e fiducia.
perseveranza. L’educatore e l’educando – I bambini: hanno bisogno di questo
sono chiamati a mettersi in gioco, a cor- clima affettivo prima di tutto in casa.
reggere e a essere corretti, a modificare Si eviti di rovesciare su di loro messaggi
o a rivedere le proprie scelte, a vincere e stimoli pensati per i grandi.
la tentazione di dominare l’altro. – I ragazzi: sono caratterizzati dalla sete
La meta del cammino consiste nella per- di conoscenza e di relazioni amicali.
fezione dell’amore (EVB 28). Desiderano essere protagonisti e si mo-
strano interessati a servizi verso gli altri
2. La credibilità del testimone. L’edu- quando agiscono insieme. Tutto il pro-
catore ideale è un testimone della verità cesso educativo è fortemente legato alla
e del bene. Si può definire “educatore” la sfera affettiva ed emotiva.
persona capace di rendere ragione della – Gli adolescenti vivono le tappe della
speranza che la anima e desiderosa di crescita con stati d’animo che oscillano
comunicarla a chi è in cammino. tra l’entusiasmo e lo scoraggiamento.
L’educatore attua la sua azione anzitutto Soffrono per l’insicurezza che accom-
attraverso l’autorevolezza della sua per- pagna la loro età. Hanno bisogno di
7
Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 2 febbraio 1994, n. 16.
Questo capitolo si focalizza innanzitutto sui Tale compito spetta prima di tutto ai ge-
soggetti educativi da privilegiare – famiglia, nitori, ed è un dovere “essenziale, origi-
parrocchia, scuola, società, mass-media – e nale, primario, insostituibile e inalienabi-
sulla necessità di creare tra di loro delle “al- le” (FC 36).
leanze” educative. Di fronte alla frammen- Le famiglie oggi sono molto “condizio-
tazione appare, infatti, quanto mai impor- nate” nel loro compito educativo, da mo-
tante e strategico presentare una proposta tivi interni e da motivi esterni: conciliare
educativa unitaria. l’impegno lavorativo con la vita familiare,
costruire rapporti sereni in condizioni abi-
1. Alleanza educativa. La complessità tative e urbanistiche sfavorevoli, gestire
dell’azione educativa, come testimonia il problema degli anziani malati, ecc.
l’apostolo Paolo, sollecita i cristiani ad Ogni famiglia va valorizzata come sog-
adoperarsi in ogni modo affinché si rea- getto di educazione e di testimonianza
lizzi “un’alleanza educativa tra tutti umana e cristiana che offre un ambiente
coloro che hanno responsabilità di questo formativo, al quale sacerdoti, catechisti e
delicato ambito della vita sociale ed ec- animatori debbono riferirsi, per una stret-
clesiale”8. ta collaborazione e in spirito di servizio.
Se si vuole che l’azione educativa ottenga La comunità deve offrire alle famiglie il
il suo scopo, è necessario che tutti i sog- necessario supporto al loro compito edu-
getti operino armonicamente verso lo cativo. Per questo anche la preparazione
stesso fine. Per questo occorre elaborare al matrimonio deve assumere i tratti di
e condividere un progetto educativo che un itinerario di riscoperta della fede e di
definisca obiettivi, contenuti e metodi su inserimento nella vita della comunità ec-
cui lavorare insieme. clesiale. Le famiglie cristiane, a loro volta,
Fede, cultura ed educazione interagisco- devono diventare protagoniste attive
no, ponendo in rapporto dinamico e co- dell’educazione non solo per i figli, ma
struttivo le varie dimensioni della vita. dell’intera comunità e devono aiutare la
L’opera educativa deve tener conto della parrocchia a diventare “famiglia di fa-
compresenza di culture, credenze ed miglie” (EVB 36-38).
espressioni religiose diverse, spesso
tentate dal conflitto e dall’intolleranza. 3. La Chiesa comunità educante. La
Solo uno spirito critico e aperto al dialogo Chiesa promuove una capillare presenza
aiuta a costruire solide personalità, allo educativa nel territorio, grazie alle sue
stesso tempo aperte all’accoglienza. varie articolazioni: diocesi, parrocchie,
L’educazione al dialogo e all’integrazione istituti di vita consacrata, associazioni e
tra le culture è essenziale al soggetto per movimenti, scuole cattoliche, oratori,
definire la propria identità (EVB 35). centri giovanili e culturali.
La parrocchia rappresenta la comunità
2. Il primato educativo della famiglia. educante più completa e più vicina al vis-
La famiglia è la prima e indispensabile suto delle persone e agli ambienti di vita,
comunità educante alla vita e alla fede. in ordine alla fede. Essa offre gli elementi
8
BENEDETTO XVI, Discorso alla 59 a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, 2009.
alla legalità, alla responsabilità etica nel- strumenti elaborati dalla Conferenza Epi-
l’economia e all’uso sapiente delle tecno- scopale nei vari ambiti pastorali;
logie (EVB 50). – a livello locale, si farà un esame attento
dei cammini di formazione dei catechisti,
6. La comunicazione nella cultura di- degli operatori pastorali e degli insegnanti
gitale. Aumentano le relazioni comuni- di religione cattolica e dei percorsi educativi
cative in quantità e frequenza, ma ri- delle associazioni e dei movimenti (EVB
schiano di impoverire le relazioni inter- 52-53).
personali. Vanno considerate positiva-
mente come delle risorse. Ma vanno ado- La lettura della prassi educativa, alla luce
perate con attenzione agli effetti che de- dei cambiamenti culturali, stimola nuove
terminano nei destinatari. Tali mezzi, i scelte di progettazione, riferite ad alcuni
loro messaggi e i loro linguaggi, sono ambiti privilegiati.
ambivalenti; possono contribuire al no-
stro bene o possono farci del male. Ciò 1) L’iniziazione cristiana. L’iniziazione
che decide quale valenza morale essi cristiana realizza l’unità fra annuncio,
hanno per noi è, ovviamente, il modo di celebrazione e carità, e favorisce allean-
usarli. Su questo punto deve concentrarsi ze educative. Occorre confrontare le
l’attenzione educativa per sviluppare un esperienze di iniziazione cristiana di
atteggiamento critico verso l’uso di tali bambini e adulti, le forme del primo an-
mezzi, il loro messaggio e il loro influsso. nuncio, gli itinerari di preparazione al
Sarà importante aiutare la socialità e la battesimo e l’educazione cristiana dei
condivisione tra le famiglie, per costruire fanciulli, ragazzi e giovani, il coinvolgi-
ambienti vitali che favoriscano un uso mento della famiglia, la catechesi degli
corretto e costruttivo dei media (EVB 51). adulti, la centralità del giorno del Signo-
re, l’attenzione alle persone disabili. In
questo decennio sarà opportuno valutare
CAPITOLO 5. INDICAZIONI PER LA e promuovere il rinnovamento della ca-
PROGETTAZIONE PASTORALE techesi (EVB 54a).
Prospettiva pastorale-operativa
2) Percorsi di vita buona. Dobbiamo do-
Il documento dei Vescovi termina con un mandarci come le indicazioni maturate
breve capitolo che indica le istanze e le nel Convegno ecclesiale di Verona siano
priorità da attuare nei prossimi anni. state recepite e attuate in ordine al rin-
Alla base del nostro cammino, sta la neces- novamento dell’azione ecclesiale e alla
sità di prendere coscienza delle caratteristi- formazione dei laici. Si curerà l’educazio-
che e dell’urgenza della questione educativa. ne alla vita affettiva: vocazione, for-
Nell’ottica della corresponsabilità educativa mazione al matrimonio e alla vita fami-
della comunità ecclesiale, andrà condotta liare, gruppi di spiritualità familiare; la ca-
un’attenta verifica delle scelte pastorali si- pacità di vivere il lavoro e la festa co-
nora compiute: me compimento della vocazione perso-
– a livello nazionale, sarà opportuno valu- nale; l’esperienza della fragilità umana,
tare gli effetti dei progetti educativi e gli che entra nel rapporto educativo, nella ri-
cerca del senso, nelle relazioni di aiuto; educative; la formazione teologica (EVB
la trasmissione di una cultura e del pa- 54c).
trimonio spirituale in cui si vive; l’educa-
4) Alcune priorità. La formazione perma-
zione alla socialità, alla cittadinanza e
nente degli adulti e delle famiglie; il ri-
alla ricerca del bene comune (EVB 54b).
lancio della vocazione educativa degli isti-
3) Alcuni luoghi significativi. Un’at- tuti di vita consacrata, delle associazioni
tenzione specifica andrà rivolta ad al- e dei movimenti ecclesiali; la promozione
cune esperienze peculiari, come la reci- di un ampio dibattito e di un proficuo con-
procità tra famiglia, comunità ecclesiale fronto sulla questione educativa anche
e società; la promozione di nuove figure nella società civile (EVB 55).
PREMURA
SPECIALE.
IL CAMMINO NELLA FEDE
CON GLI AMICI DISABILI
[Link] Patrizia Ceccarani
Centro di Riabilitazione, Lega del Filo d’Oro Onlus, Osimo
La Lega del Filo d’Oro Onlus, costituita nel fluenza l’altra. Gli effetti provocati da tale
1964, ha come fine la riabilitazione, educa- condizione sono complessi al punto da de-
zione e assistenza delle persone sordocieche terminare nella persona con pluridisabilità
e pluriminorate psicosensoriali. psicosensensoriale oltre ai gravissimi limiti
La sede legale si trova ad Osimo (AN) dove di comunicazione, indipendenza e mobilità,
opera un Centro di Riabilitazione riconosciu- anche una percezione distorta dell’ambiente,
to dalla Regione Marche quale “Unità spe- isolamento o insufficienti relazioni interper-
ciale per sordociechi e pluriminorati psico- sonali, rilevanti difficoltà di apprendimento,
sensoriali”. disturbi affettivo-comportamentali (manife-
Per rispondere sempre più alle richieste ed stazioni di etero-aggressività e autolesioni-
ai bisogni delle persone sordocieche e plu- smo).
riminorate psicosensoriali la Lega del Filo Tuttavia per quanto la persona pluridisabile
d’Oro ha cercato di avvicinarsi a loro, oltre sia limitata nell’autonomia, nelle capacità
che con il Centro di Riabilitazione di Osimo, cognitive e di astrazione, non è affatto limi-
sviluppando altre tre grandi strutture: il Cen- tata nel cuore.
tro Socio-Sanitario Residenziale di Lesmo Era attorno agli inizi degli anni ’90 quando
(MI), il Centro Socio-Sanitario Residenziale sono pervenute le prime richieste da parte
di Molfetta (BA), il Centro Sanitario Resi- dei genitori di aiutarli affinché anche i loro
denziale di Termini Imerese (PA). figli potessero ricevere i sacramenti e avvi-
La persona con sordocecità presenta mino- cinarsi come tutti i bambini a Dio. Alcuni di
razioni dei canali visivo e uditivo, complete loro avevano trovato difficoltà ad avere ri-
o parziali, la cui combinazione implica una sposte, altri ad insegnare i principali concetti
serie di problemi che incidono tra loro cre- religiosi ai loro figli, altri si erano imbattuti
ando difficoltà nella comunicazione, nell’ac- in problemi di “emarginazione”.
cesso alle informazioni, nella mobilità e nel- Riflettemmo così su alcuni aspetti, quali:
l’indipendenza. – nella Chiesa tutti sono chiamati a ricevere
Quando al deficit visivo ed uditivo si asso- l’annuncio di salvezza secondo le proprie
ciano altre disabilità (deficit motorio, intel- possibilità;
lettivo, danni neurologici, serie patologie or- – la nostra attenzione era già focalizzata nel
ganiche, malformazioni scheletriche, dentali, cercare di rispondere alla persona nella
cardiovascolari, ecc.) le difficoltà si amplifi- globalità delle sue esigenze, dei suoi biso-
cano ulteriormente perché ogni disabilità in- gni, ma soprattutto nel prestare attenzione
residuo uditivo; la musica facilita anche uno Abbiamo pensato di lavorare su due binari
stato di tranquillità e di ascolto. per far conoscere al bambino Gesù e la Chie-
Inoltre, un ambiente accogliente, stimolante sa, la “Fede”. Da un lato si cerca di trasferire
favorisce la partecipazione di incontro con il messaggio morale di essere buoni con i
l’altro e di un momento di vita “particolare”. propri familiari, amici ed insegnanti, e di
Come per tutti i bambini l’educazione reli- farlo per Gesù. Dall’altro ci si prefigge l’obiet-
giosa assume una dimensione sociale. I mo- tivo di trasmettere l’idea che Gesù ama il
menti di incontro con i coetanei e con i ca- bambino che deve ricevere il sacramento,
techisti sono aspetti importanti del processo che lo tiene sempre per mano e che il piccolo
di integrazione della persona con disabilità, Lo potrà incontrare nell’Eucarestia.
perché possono aiutarla a sentirsi accolta, a Dopo la preparazione individualizzata e nel
riconoscere il proprio valore personale, non- gruppo ristretto, il bimbo ed i suoi compagni
ché a condividere momenti, spazi ed attività vengono gradualmente integrati in un
comuni. La sua partecipazione alle attività gruppo di catechismo parrocchiale. Ogni
religiose aiuta gli altri membri della comunità bambino ha così vicino un compagno che
a conoscere la realtà della persona plurimi- lo segue con amore, fungendo da tutor e
norata psicosensoriale e quindi a superare da modello.
eventuali pregiudizi, a evitare comportamen- I bambini del Centro seguono regolarmente
ti di emarginazione e discriminazione. la Messa domenicale dei bimbi e durante
Un bimbo con pluriminorazione psicosenso- la liturgia i piccoli tutori aiutano costante-
riale può facilmente essere timoroso, sfidu- mente i loro compagni facendo loro imitare
ciato in se stesso; persone e situazioni nuove tutti i gesti ed i comportamenti appropriati:
lo possono spaventare. È pertanto necessa- segno della croce, darsi la mano, alzarsi e
rio che gli operatori-catechisti che si occu- sedersi. L’obiettivo è quello di rendere
pano della sua formazione sappiano costrui- quanto più possibile attiva e significativa
re un rapporto accettante e rassicurante, non la partecipazione dei nostri bambini alla
inutilmente esigente e tanto meno iperpro- Messa.
tettivo e/o pietistico. È importante tenere Per proseguire questo cammino di Fede i
conto della sensibilità affettiva ed emotiva bambini divenuti giovani e poi adulti conti-
di ciascun bambino. nuano a partecipare alla vita della comunità
Fin dalle nostre prime esperienze abbiamo cristiana andando alla Messa non solo con
cercato di fornire al bambino stimoli spirituali i familiari, gli operatori ma anche con i nostri
ed etici attraverso semplici spiegazioni, come volontari. La felicità nell’amore di Dio si
“È bello volersi bene, perché Dio ci vuole espande.
bene”, “Dio ci ama”, “Dio ci aiuta”, “È bello
aiutarsi l’un l’altro”. Marzo 2011
TAVOLA ROTONDA
siste, rivelando che il silenzio non servirà dossalmente, quando avremmo più bisogno
perchè il suo – del professore – mignolo sa di mantenerci attraverso il rinnovamento,
tutto. L’altro bambino chiede la parola insi- sono ritenute “sospese” essendo”sospesa”
stentemente. Il professore è costretto a dargli la normalità. In ospedale, lo sguardo del me-
la parola: “Scusi, signor professore, ma il pi- dico dovrebbe assorbire tutto. Non avanza
romane sono io. Lui è il perverso”. niente. Un individuo è solo un malato. Si
La storia è interessante per cercare di riflet- dice che ci vogliono delle conoscenze per
tere come il “saper tutto” sia nocivo alla co- avere cure migliori. Che sia perchè in quel
noscenza. modo un medico tratta chi è malato non
“La conoscenza, quindi, appare come un solo come tale ma anche per il ruolo che ha
processo in continuo dispiegamento e con- nella vita sociale? E chi cresce, quando è
siste proprio nella progressiva strutturazione malato, smette di crescere ed è solo malato?
di schemi rappresentativi del mondo. Questi Se così fosse, la sua rappresentazione della
diventano a mano a mano più complessi e realtà sarebbe totalmente determinata dallo
sempre più in grado di rendere decodificabile sguardo medico. Ma se lo sguardo medico
e prevedibile il fluire multiforme delle espe- stesso si vuole incompleto, perchè sa di non
rienze, essendo la decodificabilità e la pre- poter comprendere anche le fantasie e le
vedibilità gli strumenti indispensabili per ipotesi di chi anche in quel momento sta
un’efficace sopravvivenza” (V. E. Guidano, crescendo, la rappresentazione della realtà
1988, p. 23). sarebbe esplorativa e in costruzione. Boris
Gli studiosi delle Scienze Cognitive distin- Cyrulnik, che possiamo considerare il mag-
guono giore studioso della resilienza, quando era
– eventi cognitivi, bambino perseguitato perché ebreo nella
– processi cognitivi, Francia occupata, aveva coltivato l’umori-
– strutture cognitive. smo, l’ironia, la derisione, per non mescolare
Possiamo creare un evento cognitivo che troppo alla sua vita intima la sofferenza (Cfr.
rompa l’inerzia e susciti attenzione. Il sog- Ph. Brenot, in B. Cyrulnik, 2009, p. 11).
getto, da questo, può sviluppare un processo Lui stesso ci dice come la resilienza non
cognitivo, con aiuti opportuni e forse diversi, possa prodursi quando si è nel panico, nella
stilisticamente, da ciò che ha caratterizzato paura, nell’abbandono senza speranza. Vie-
l’evento. Il risultato sarà l’accesso a strutture ne dopo: quando è possibile, grazie a una
cognitive, che sono caratterizzate da condi- sospensione del panico – per l’ambiente fa-
visione (la “comunità scientifica”!...). migliare, per un qualsiasi motivo che so-
spende l’angoscia – elaborare una propria
John Dewey scriveva, all’inizio di una delle rappresentazione, cercando le parole con-
sue opere più importanti: “La distinzione più vincenti per una strategia di distanziamento
notevole fra gli esseri viventi e gli esseri rispetto alle emozioni soffocanti e permet-
inanimati, è che i primi si mantengono rin- tersi di essere più padroni della situazione
novandosi” (J. Dewey, 1949, p. 1). La crea- (Cfr. B. Cyrulnik, 2009, p. 78).
tività è connessa al rinnovamento indispen- Lo stesso studioso aveva trattato il tema dei
sabile per “mantenersi”. bambini di strada, e di quelli, tra questi, che
Queste espressioni, o analoghe, sono gene- si fortificano e arrivano a percorsi sia di stu-
ralmente condivise per la normalità. Para- dio che sociali elevati. I bambini di strada,
secondo fonti O.M.S. e U.N.I.C.E.F., sono morti dell’attentato alla Stazione Ferroviaria
più di 100 milioni, di età compresa fra i 6 di quella città, uccisi nell’agosto del 1980.
e i 17 anni. In contesti di grande miseria, prigioniero del mondo virtuale, è escluso
chi assume un ruolo genitoriale assegna dalla conoscenza del mondo reale che gli
compiti e struttura la giornata con piccoli ri- dovrebbe essere vicino.
tuali di igiene,di pratiche religiose, di feste,
che si radicano nella memoria dei bambini Un altro grande studioso, Jerome S. Bruner,
e strutturano la loro personalità. E così, i ha visto nell’arte – e non ha scritto “fanta-
bambini, anche piccoli, mandati a chiedere sia” – una modalità modo importante della
l’elemosina, a vendere qualcosa, fare i guar- conoscenza. L’uomo ha, nei cofronti di que-
damacchine nei posteggi, a recuperare rifiuti, sto modo di conoscere, paura: “la paura che
impegnati nella miseria e nella marginalità, la conoscenza possa negare i piaceri dell’in-
svolgono i loro compiti con l’idea di “dover nocenza” (J. S. Bruner, 1968, p. 91). Il mo-
rientrare a casa” e dare una parte del gua- tivo è che i processi innovativi propri del-
dagno ai “genitori”. È un dovere sentito e l’arte non seguono la necessità di implica-
non imposto, e serve per l’alimentazione, i zioni strettamente logiche e quindi,per così
vestiti, e anche per eventuali corsi di recu- dire, “al guinzaglio” della nostra ragione. La
pero scolastico. In queste situazioni, si pos- metafora, molto presente nell’espressione
sono trovare bambini resilienti. Nonostante, artistica, mette insieme elementi dissimili, e
ma anche grazie alla strada, hanno una a volte produce, come effetto, lo spostamen-
strutturazione personalizzata socio-affettiva to di livello, logico ed emotivo. E questo può
(B. Cyrulnik, 2003). favorire uno sforzo nella conoscenza, non
esigibile in altre condizioni. È uno sforzo
Ne risulta un processo costruttivo, che può possibile anche perchè ci permette di allon-
essere letto secondo una chiave cognitiva, tanarci dalle nostre abitudini mentali.
o in un modello ipotetico-deduttivo. E questi Un’altra studiosa che in quegli anni si è oc-
termini non mortificano la creatività, anzi. cupata di questi temi, collegandoli più alla
La creatività permette di cambiare logica e terapia che alla conoscenza, è critica e se-
non sentirsi prigionieri di un destino. Quelle vera nei confronti di quello che chiama “caos
che vengono, in un gergo che può avere i stereotipato”, nei confronti delle attività di
limiti propri dei gerghi tecnici, esplorazioni pseudo-arte che “hanno in comune l’accet-
ipotetiche, permettono, anche grazie alla tazione di un uso primitivo e ludico dei ma-
fantasia, di sfuggire a una prigionia. Ma oc- teriali artistici. Si accetta la regressione: in
corre evitare di finire nella prigionia della realtà la si induce artificialmente” (E. Kra-
stessa fantasia. mer, 1977, p. 15). Il “caos stereotipato, per
Erving Goffman (1968; 1961), in anni or- Edith Kramer, serve a riempire un vuoto; é
mai lontani, analizzava l’esclusione nelle e un falso prodotto. Il “caos stereotipato” e la
delle “istituzioni totali”, costituite da istituti regressione artificiale sono “gratificazioni
medico-educativo-assistenziali, manicomi, surrogate”.
prigioni, ecc. Ad anni di distanza, l’esclu- Occorre superare il rischio del pensiero ma-
sione più rilevante è quella nelle fantasie gico, che consiste nel credere che gli avve-
catodiche e virtuali. Chi cresce, in una città nimenti accadano a seguito di determinati
come Bologna, ignora quasi totalmente i gesti (uso di oggetti, contatti ritualizzati, pa-
MASUD. R. KAHAN (1983), I sé diversi, To- A. SEN (2000; 1999), Lo sviluppo è libertà.
rino, Bollati Boringhieri Perchè non c’è crescita senza democra-
G. RIZZOLATTI, C. SINIGAGLIA (2006), So quel zia, Milano, Oscar Modadori.
che fai. Il cervello che agisce e i neuroni S. TOMKIEWICZ, Korczak, maître de l’écoute
specchio, Milano, R. Cortina. et du dialogue, in R. FÉDER (1991), sous
G. RODARI (1973), Grammatica della fan- la direction de, Pédagogie et thérapie.
tasia. Introduzione all’arte di inventare Convergence des chemins, Sillery, Qué-
storie, Torino, Einaudi. bec, Presses de l’Université du Québec.
dell’IC, possano aiutare le comunità e i ca- adattati alle diverse disabilità perché, pur
techisti a non guardare con timore all’ap- senza distaccare i disabili dal gruppo dei
proccio con la persona disabile, ma tra- pari, si possano avere degli strumenti
smettergli la fede, inserito nel normale iti- specifici, dei sussidi da mettere in mano ai
nerario catechistico e liturgico. catechisti, per aiutarli in questo delicato e
• Auspichiamo la redazione di itinerari di IC competente compito.
Il mio intervento non intende essere un Un primo aspetto che la catechesi ai disa-
riassunto delle riflessioni e degli orienta- bili ha sempre sostenuto e cercato è l’at-
menti di questi ultimi anni in merito alla tenzione alla persona e alla sua unicità, con-
catechesi ai fanciulli disabili. I documenti tro ogni omologazione della fede. L’atten-
prodotti – in particolare il testo del 20041 – zione alle sue relazioni, al suo modo di ap-
e i testi e articoli pubblicati sono molto prendere, nonché al suo personalissimo per-
chiari ed esaustivi. Penso di poter dire a corso di fede è essenziale per l’evangelizza-
nome di tutti che oggi si è giunti lentamente zione della persona disabile. Essa infatti ri-
ma decisamente ad una mentalità comune, chiede un’attenzione particolare al suo vis-
ad uno sguardo condiviso sulla catechesi suto, alle sue forme espressive e al suo modo
definita ‘speciale’. Il mio intervento allora, di relazionarsi, perché non può accogliere
venendo dopo la preziosa riflessione di don ed interiorizzare i contenuti della fede pre-
Carmelo sui progetti di rinnovamento della scindendo da essi.
IC e prima delle esperienze concrete che Questa attenzione alla persona, però, aiuta
Fiorenza, Sr. Veronica e Paola presenteran- anche a creare una mentalità che sa cogliere
no, vuole essere come una sorta di “cer- l’unicità e l’originalità di ciascuno. È infatti
niera” tra questi due momenti: vorrei cioè un’attenzione necessaria per tutti, se non
fare un parallelo tra la prassi rinnovatrice si vuole fare un annuncio vago e disincar-
della IC e la catechesi ai fanciulli disabili nato del Vangelo, magari corretto dal punto
per coglierne i reciproci contributi e fecon- di vista dell’ortodossia, ma incapace di in-
dità. Come il rinnovamento viene incontro contrare la vita delle persone.
alla catechesi ai fanciulli disabili e come
certe attenzioni che la catechesi speciale ha
sviluppato siano criteri fecondi per il rin- DAL SEMPLICE AL COMPLESSO
novamento della catechesi in generale. E
come questo fecondo incontro permetta Secondo aspetto: nella catechesi ai disabili
davvero di compiere quella inclusione nella si cerca sempre di partire dalle realtà più
comunità che tutti auspichiamo. semplici, ma non per questo meno decisive,
dell’annuncio evangelico. Difficoltà di tipo
1
UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, L’iniziazione cristiana alle persone disabili. Orientamenti e proposte.
2
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del vangelo. Orientamenti Pastorali dell’episcopato
itliano per il decennio 2010-2020.
dai piccoli, a cui sono svelati i misteri del affettivo, in definitiva più evangelico. Ci par-
regno (cfr. Mt 11,25), la rinnoverebbe dal- la di accoglienza reciproca, di coinvolgimen-
l’interno. to empatico, di desiderio di fare proprio il
punto di vista dell’altro sul mondo, sulla vi-
ta, su Dio. Gesù comprendeva. Si lasciava
IL VERBO CHIAVE: COMPRENDERE toccare e trasformare dall’incontro con l’altro
e a sua volta trasformava. Da ogni incontro
Mi piace concludere recuperando un verbo tutti ne uscivano rinnovati. Questo credo sia
che ho sentito espresso da Marilena Rubal- lo spirito col quale comprendere i fanciulli
telli e che sento di preferire al termine ‘in- disabili e le famiglie. Scoprire che nel con-
clusione’: è il verbo ‘com-prendere’. tinuo sforzo/sfida di comprendersi nascerà
Mi sembra davvero un verbo più “caldo”, certamente qualcosa di nuovo.
UN
PERCORSO DI FEDE
CON I DISABILI MENTALI ADULTI
Paola Scarcella
Comunità di Sant’Egidio, Roma
La Chiesa italiana si è fermata spesso negli nostre parrocchie e diocesi; bambini che par-
ultimi anni a riflettere sulla fede e i disabili tecipano come abbiamo sentito alle catechesi
e sicuramente ha vissuto in questo ultimo insieme ad altri e ricevono i sacramenti con
decennio una attenzione particolare verso la gli altri bambini e questa è una conquista si-
realtà delle persone disabili e la loro presenza gnificativa, anche se siamo consapevoli che
nella realtà ecclesiale. ci sono ancora delle difficoltà, delle resistenze
Nella “Nota riguardante gli orientamenti per e ieri ce lo dicevamo. Ma vorrei dire che si-
l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ra- curamente c’è oggi un clima di accoglienza
gazzi” del 1999 si dice che “Particolare de- e di valorizzazione che non sempre c’è stato.
licatezza e sensibilità esige la situazione dei Noi tutti sappiamo che ci sono stati tempi
fanciulli e dei ragazzi con difficoltà di ap- in cui i disabili erano, e non solo in ambito
prendimento, di comportamento e di comu- ecclesiale ma anche sociale, segregati, na-
nicazione”. scosti in casa quasi per vergogna, i cui ge-
Anche nel Sinodo dell’eucarestia si racco- nitori si vergognavano anche di portarli a
manda “che si assicuri la comunione euca- messa perché disturbavano o solo per la loro
ristica ai disabili mentali, battezzati e cresi- disabilità. Sappiamo di casi di persone disa-
mati”. bili che in anni passati hanno potuto con
E ancora negli Orientamenti pastorali si dice difficoltà accedere ai sacramenti e soprattutto
che “La comunità cristiana è pronta ad ac- ad un percorso di catechesi. Oggi per fortuna
cogliere e valorizzare ogni persona, anche non è così. È normale che i bambini con di-
quelle che vivono in stato di disabilità o sabilità siano inseriti nei gruppi di catechi-
svantaggio” e si parla di attenzione alle per- smo e c’è una attenzione particolare anche
sone disabili. alla preparazione di alcuni catechisti che
C’è una riflessione della Chiesa sulla disabi- sappiamo rispondere a domande e difficoltà
lità e su fede e disabilità e questi nostri in- speciali. Ma questo è vero per i bambini, gli
contri sono pienamente inseriti in questo adolescenti, i giovani di oggi.
percorso. C’è però una generazione che è come rima-
sta tagliata fuori da questa riflessione della
Ma allora perché parlare di percorsi di fede chiesa su fede e disabilità, iniziata quando
per i disabili adulti? loro erano già adulti.
Vorrei dire che i disabili adulti sono forse Ma è una generazione che è stata esclusa
quelli che meno hanno goduto di questa da tante conquiste, anche dall’integrazione
apertura dell’ultimo decennio. È facile ormai nella vita sociale, che hanno segnato la sto-
nonché bello e arricchente per la comunità ria italiana degli ultimi decenni.
ecclesiale incontrare bambini con disabilità Penso alle conquiste di cui si parlava sta-
varie inseriti nei gruppi di catechismo delle mattina: la legge sull’integrazione scolastica
(118/71) è del 1971, quella sull’inserimento ta di fede nel .pieno delle sue capacità e che
lavorativo è del 1968 poi aggiornata dalla essa non è possibile invece quando la ma-
legge 68/99. lattia o i limiti personali rendono difficile
Queste leggi, con tutti i loro limiti, hanno una espressione chiara della fede.
però permesso ai disabili di accedere, come Ma vorrei qui dire anzitutto che la fede, e
abbiamo sentito al mondo del lavoro, alla questo non solo per i disabili mentali, è an-
scuola. E tanti ne hanno potuto beneficiare zitutto una fede donata, donata da Gesù nel
e ne godono oggi. primo incontro con lui. La lettura dei Vangeli
smentisce questa idea razionalista della fede.
Ma chi è nato prima di queste conquiste? Gesù riconosce la fede non nei discorsi di
Ripeto: c’è come una generazione che è stata chi si rivolge a lui ma nel gesto, nel grido,
tagliata fuori da tutte queste che definirei nella richiesta di guarigione.
“conquiste di civiltà”. Ma anche che rischia La fede è, infatti, un bisogno, bisogno di es-
di rimanere fuori da un percorso della Chiesa sere guarito, bisogno di amore e di salvezza,
di riflessione sulla fede e la disabilità. ma è anche riconoscere la propria debolezza
Ma che vuol dire fare catechesi ad un disa- e l’ impossibilità a salvarsi da soli. La fede
bile adulto? Come pensare l’iniziazione ai è allora dipendenza profonda dalla possibilità
sacramenti di soggetti disabili adulti, che an- che qualcun altro ti salvi e ti guarisca. È un
cora non hanno ricevuto la Comunione o la legame umano, concreto ed affettivo nei
Cresima? confronti di Gesù. Nell’incontro con Gesù la
E poi è sufficiente porsi il problema dei sa- condizione di debolezza dei disabili mentali
cramenti della iniziazione cristiana e della e la necessità di aver bisogno dell’aiuto degli
preparazione ad essi? altri, anche nella vita quotidiana, diventano
Vorrei dire anzitutto che c’è una responsa- l’occasione spirituale per affidarsi a Lui, si-
bilità verso questa generazione, la respon- curi di essere amati e salvati.
sabilità di comunicare il Vangelo e di ac-
compagnare ai sacramenti. Tutto questo però è, potremmo dire, il punto
Ma è possibile aiutare un disabile a crescere di partenza e non vuol dire che la fede non
nella fede e nella conoscenza di Gesù? Come possa crescere in un itinerario personale e
non considerare i disabili dei bambini non comunitario. E allora come aiutare un disa-
cresciuti? bile mentale a crescere nella fede e nella co-
noscenza di Gesù?
Tanto a lungo si è creduto che le persone Io, al di là delle metodologie tante e diverse
disabili, soprattutto le persone con disabilità che sono state elaborate, vorrei sottolineare
mentale, fossero capaci solo di una fede alcuni aspetti di una fede matura che non
bambina, anche se adulti. Ma vorrei dire, riguardano solo i disabili, ma ci interrogano
alla luce della mia amicizia lunga 20 anni tutti come cristiani.
con le persone disabili nella Comunità di Anzitutto credo che non dobbiamo parlare
Sant’Egidio e alla luce di un percorso di fede di un cammino a parte dei disabili, ma di
fatto con loro, che questo non è vero. un percorso che è quello di tutti i cristiani,
Tanto a lungo si è pensato che la fede è pos- il cammino della chiesa che porta alla litur-
sibile solo là dove l’uomo è pienamente co- gia, alla Bibbia, alla predicazione. Un cam-
sciente di se stesso e può compiere una scel- mino che non si esaurisce con i sacramenti
trali della fede e sono intrinsecamente legati. trasfigurata, che rende più bello e più buono
La catechesi deve essere legata alla liturgia il mondo.
e alla domenica. La catechesi porta alla li- Nella liturgia essi ritrovano la serenità e la
turgia, e nei disabili mentali che vi parteci- gioia di essere amati e consolati, perché nella
pano c’è come una carica d’affetto verso la liturgia risplende la presenza di Gesù come
liturgia che si esprime nel diffuso senso di amico, salvatore, figura bella della vita. È la
attesa della domenica e della gioia di esserci. scoperta di valere per il Signore e per qual-
È il senso della festa che sentono tutti con cuno; è la consapevolezza che la propria
grande chiarezza. vita vale per Gesù.
Carla, un’amica con la sindrome di Down, Ma vorrei sottolineare alcuni elementi: una
dice “Non vedo l’ora che viene la domenica”, liturgia bella per i disabili mentali, non è
ma Luciana aggiunge “da quando vengo una liturgia “speciale” o diversa: è una li-
alla liturgia ho capito che Gesù è un amico turgia del tutto normale, cioè è quella pre-
che non ci lascia mai”. vista dal messale, senza adattamenti. Se mai
c’è un recupero e una valorizzazione di tanti
La liturgia si è costruita negli anni, e cia- simboli della tradizione cristiana: il cero pa-
scuno ha il suo posto, ha imparato il modo squale, l’ingresso del cero e della Bibbia,
di ascoltare, pregare, partecipare all’eucare- prima della liturgia della Parola. Segni belli,
stia, nell’ordine e nell’armonia con tutti. solenni, che arricchiscono la liturgia e la
Avere il proprio posto aiuta a sentirsi accolti, rendono più bella per tutti coloro che vi par-
facilita la partecipazione. tecipano, non solo per i disabili.
I canti contribuiscono alla bellezza della li- Le letture sono quelle del calendario liturgico
turgia: sono canti molto ritmati con parole e non sono mai accompagnate da gesti espli-
semplici ma profonde “Lui non ci lascia mai cativi o simbolici. Solo nella catechesi che
ci vuol bene di più e ci difende lo sai è il accompagna il giorno del Signore si usano
mio amico Gesù”, nati nell’esperienza di molto i disegni per raccontare la pagina della
questi lunghi anni, che tutti i disabili cono- Bibbia: disegni grandi, belli che aiutano a
scono a memoria e anche le persone con di- seguire e a ricordare il racconto.
sabilità più gravi riescono a cantare. Essi I canti sono una parte essenziale, canti sem-
esprimono la gioia della partecipazione alla plici, facilmente ripetibili che aiutino la par-
liturgia: “Signore Gesù che festa da re è bello tecipazione anche delle persone con disabi-
restare a tavola con te”. Sì la liturgia è una lità più gravi.
festa con Gesù e questa gioia e questa felicità Nella liturgia la parola e l’eucarestia hanno
sono una forza che durante la settimana una loro efficacia e si deve avere l’ambizione
aiuta a superare le difficoltà e le tristezze e la fiducia di chiedere anche a chi è disabile
che pure ci sono nella vita di ogni giorno. mentale di ascoltare e celebrare come tutti.
Spesso i disabili mentali sanno ripetere brani
Tutti i disabili mentali che conosco e con cui del Vangelo ascoltato nella liturgia e sanno
vado a messa la domenica, anche i più gravi, completare delle citazioni della Scrittura mol-
vivono nella liturgia il senso forte di trovarsi to più di tanti cosiddetti sani. C’è una intel-
in un luogo santo e bello, alla presenza di ligenza del cuore che porta a discernere ciò
Gesù, “il più bello”( PS.45). La gioia e la che è il messaggio essenziale della parola e
felicità nascono dalla liturgia, da una vita della predicazione.
Quindi vorrei dire che è possibile per persone “Riconoscere il peccato è un segno di umiltà
con disabilità mentale vivere una esperienza davanti a Gesù”. E Vincenzo, un uomo con
di fede matura, che si può aiutare a crescere disabilità mentale: “So che sono un pove-
nella fede e vorrei sottolineare 3 aspetti che raccio, io ripecco, ma Lui mi perdonerà?”
sono espressione di una fede adulta e ma- Daniela, un’amica con cui vado a messa da
tura: tanti anni, rispondendo a Vincenzo e par-
• il senso del peccato personale e la doman- lando della Confessione a cui ci stiamo pre-
da di perdono parando in questo tempo di Quaresima ha
• la preghiera detto “quando il Signore ci perdona noi sia-
• Il servizio mo contenti, siamo nella gioia, ci sentiamo
forti: è quello che accade a ciascuno di noi
IL SENSO DEL PECCATO quando ci confessiamo davanti al sacerdote
E IL PERDONO e riceviamo il perdono. Attraverso il sacra-
mento della confessione il nostro cuore di-
Nei confronti dei disabili, spesso ci si incon- venta bianco come la neve.”
tra con l’idea che la disabilità possa limitare
la coscienza di ciò che è bene e ciò che è È un percorso di fede vorrei dire “soave-
male, mentre la sofferenza che molti di loro mente esigente”: esigente, che è il modo di
vivono nel corpo e nella mente li purifichi prendere sul serio gli altri, di parlare del
rendendoli già “buoni”. Questa idea di “in- peccato con la speranza di essere perdonati.
nocenza” è in realtà una falsità perché i di- È quel giogo leggero di cui parla il Signore
sabili sono persone come gli altri, peccano e Paolo infatti, un altro amico con disabilità
come gli altri. mentale, ha detto “nelle braccia di Gesù
Negare la responsabilità del peccato a chi è nessuno è triste. La liturgia è la festa che
disabile vuol dire non considerarlo una per- facciamo con Gesù, gli chiediamo perdono
sona, che può sbagliare , ma anche cambiare e lui ci dà la gioia di essere con lui e con i
ed essere migliore. fratelli”.
Ma i disabili sono persone che, come tutti,
peccano, ma possono convertirsi e sperare
in una vita diversa. Ricevere il perdono, es- LA PREGHIERA
sere riconciliati con i fratelli e con il Signore
è sempre una grande gioia, che a nessuno La preghiera è una delle espressioni più forti
deve essere negata. È la gioia del perdono e più immediate della fede dei disabili, che
del salmo 50. colpisce per la profondità e l’immediatezza.
Al contrario dire “ma tu che peccati hai fat- A volte, per i più gravi, la preghiera è la ri-
to?” non vuol dire “tu sei buono”, ma vuol petizione incessante del nome di Gesù: “Ge-
dire negare il perdono e negare la speranza sù amico”, “Gesù bene” o è la ripetizione
che si possa essere migliori. Allora questo del semplice “Amen”.
parlare di peccato è molto bello perché di- Anche chi non riesce a parlare può, aiutato,
mostra come tutti possono essere perdonati scrivere la propria preghiera che poi può es-
e si possano trasfigurare. sere portata all’altare con i doni al momento
In una catechesi di Quaresima sul peccato e dell’offertorio. Ma anche la preghiera apre
il perdono, Chiara, disabile di 26 anni, disse: per i disabili la possibilità di portare davanti
a Dio il mondo dei poveri e dei malati, di di lui. E questo stravolge una mentalità per
avere nel cuore tante realtà vicine e lontane: cui chi è disabile, è solo qualcuno da aiutare
gli amici malati, i parenti, i loro defunti, ma o assistere.
anche i poveri dell’Africa, i paesi in guerra, Con un gruppo di disabili mentali andiamo
i condannati a morte. tutte le domeniche a trovare gli anziani al-
È una preghiera che aiuta a uscire da tante l’istituto Cottolengo di Roma.
paure e libera il cuore per gli altri. Altri aiutano sostenendo economicamente i
Ogni settimana a S. Maria alcune amiche malati di AIDS in Africa con la vendita delle
disabili preparano una preghiera per la Li- loro opere d’arte che dipingono ed espon-
turgia e colpisce che nelle loro preghiere gono nelle mostre di pittura organizzate ogni
vengono ricordate tutte le sofferenze del anno dalla Comunità di Sant’Egidio. Altri si
mondo: hanno pregato per i bambini rom sono fatti carico di adozioni a distanza di
morti bruciati a Roma, per la Libia, per i bambini e ragazzi disabili in Africa.
barboni che muoiono per il freddo. .. È veramente il rovesciamento di una logica
Ma la preghiera dei miei amici disabili è ve- assistenziale per cui chi è disabile può solo
ramente la preghiera senza sosta che chiede essere aiutato e non aiutare e in questa ri-
Gesù ai discepoli. I disabili mentali pregano voluzione non esistono più assistiti e assi-
tanto e dimostrano nella preghiera una fedeltà stenti, ma una comunità di fratelli e sorelle
e una memoria affettiva che pochi hanno. che camminano insieme verso il Signore.
Sono molto contenta di essere qui oggi per Le catechesi, oltre a preparare disabili adulti
poter parlare della bella esperienza della a ricevere i Sacramenti dell’Eucarestia e della
comunicazione del Vangelo con i disabili Confermazione, sono uno spazio in cui tutti,
mentali che stiamo vivendo nella diocesi di anche chi ha già ricevuto i sacramenti, sono
Napoli. invitati ad ascoltare insieme la Parola di Dio:
Ritengo che questa esperienza ben si colloca dopo la lettura del Vangelo c’è la spiegazione
all’ inizio del nuovo decennio che si apre in con l’aiuto di un grande disegno colorato
questo 2011 e che la Conferenza Episcopale del brano che si è letto. Il catechista si sof-
ci chiama a vivere nell’impegno di “Educare ferma su tutti i particolari del racconto e aiu-
alla vita buona del Vangelo”. Nel 1° cap. ta i disabili a riconoscerli sul disegno. Insie-
“Educare in un mondo che cambia”, leggia- me si impara come viverla nella propria vita,
mo che “Il compito dell’educatore cristiano come metterla in pratica. Le catechesi sono
è diffondere la buona notizia che il Vangelo uno spazio in cui esprimere domande, sen-
può trasformare il cuore dell’uomo, resti- timenti, paure, pensieri, altrimenti inespres-
tuendogli ragioni di vita e di speranza”. si, nella certezza di essere ascoltati e accolti
Queste parole sono vere per la vita di cia- dal Signore Gesù, il Maestro e Amico buono
scuno di noi: quando abbiamo ascoltato e degli uomini.
accolto il Vangelo, il nostro cuore si è tra- Inoltre sono uno spazio in cui si impara a
sformato e ha riscoperto le ragioni profonde scoprire i poveri. L’incontro, nelle pagine
della vita e della speranza. E questa è l’espe- evangeliche, di Gesù con tanti poveri, della
rienza anche dei disabili mentali che parte- sua compassione per loro, ha reso i disabili
cipano alle catechesi domenicali che, nella di Sant’Egidio, amici dei poveri: quelli vicini,
Comunità di Sant’Egidio di Napoli, si svol- come i senza dimora (per i quali alcuni di
gono prima della celebrazione della liturgia. loro hanno chiesto di aiutare a preparare i
E la liturgia è il vero centro della catechesi, pasti che alla sera vengono distribuiti alla
il punto di arrivo e di nuova partenza per stazione e nei diversi luoghi della città in
la vita di ciascuno, il luogo dell’incontro per- cui vanno a dormire), gli zingari, gli anziani
sonale e comune con il Signore, il luogo do- soli o in istituto, i prigionieri; e quelli lontani
ve insieme riscopriamo ogni volta la gran- come i condannati a morte, i malati di
dezza del suo amore che libera dalla rasse- A.I.D.S. in Africa, i bambini non iscritti al-
gnazione e dona una forza nuova che nasce l’anagrafe.
dal perdono, dall’ascolto della sua Parola e Le catechesi allora sono uno spazio per ri-
dalla Comunione. cordare e per pregare per tanti: per i poveri,
per i familiari, per gli amici, per i malati, per pe che ha accolto la nostra richiesta di am-
i prigionieri e i condannati a morte, per la ministrare i sacramenti ai disabili che ave-
pace nel mondo. Le preghiere vengono scrit- vamo preparato in quell’anno, alcuni della
te e raccolte per essere presentate all’altare Comunità di Sant’Egidio ed altri dell’Istituto
con l’offertorio. I canti della liturgia sono Antoniano con cui collaboriamo con le no-
l’espressione della gioia e dell’adesione di stre catechesi. Il cardinale volle che la ce-
tanti disabili al messaggio evangelico, anche lebrazione si svolgesse in Cattedrale e ac-
di quelli che non possono parlare. colse la proposta che divenisse un appun-
L’esperienza di oltre 20 anni di catechesi tamento annuale per la diocesi. Stabilì di
con i disabili, di amicizia e frequentazione, dedicare ai disabili la prima domenica di
di ascolto del Vangelo e di condivisione dei Avvento, inizio dell’anno liturgico, inizio
sogni e della speranza di cambiare il mondo del tempo dell’attesa della venuta del Sal-
con la forza debole della preghiera e del- vatore. E i disabili sono maestri anche nel-
l’amicizia, ci mostrano in modo sempre più l’attesa. Sono quei piccoli di cui parla Gesù,
chiaro che non è possibile precludere ad al- a cui è riservato il regno dei cieli, che ven-
cuno l’annuncio del Vangelo e la partecipa- gono posti al centro di questa liturgia, te-
zione ai sacramenti. stimoni dell’attesa e dell’accoglienza nella
Persone che vengono considerate con limi- gioia.
tate capacità intellettive possono accoglierlo Nell’omelia del 2007 il cardinale così si è ri-
con fede e comprendere pienamente il mes- volto loro: “Ecco, voi oggi cari fratelli e so-
saggio evangelico. (Ma ci chiediamo anche, relle cresimandi, dichiarate a tutta questa
parlando di Dio, quali possano essere le ca- Chiesa, a questa cattedrale piena, a tutta la
pacità intellettive adeguate!) Chiesa di Napoli che siete amici sinceri di
La nostra esperienza mostra che non solo Gesù e che questa amicizia è la cosa più
la partecipazione dei disabili alla liturgia è preziosa della vostra vita”.
possibile, così come è possibile la loro par- Mi sembra molto bello questo segno di pre-
tecipazione più ampia alla vita della comu- dilezione per i disabili troppo a lungo con-
nità ecclesiale, ma che questa partecipazione siderati immaturi nella fede per il fatto di
è un dono che la arricchisce. non saperla o non poterla esprimere con ca-
L’incontro con Gesù ha condotto i nostri tegorie razionali, con discorsi articolati. Spes-
amici disabili (e noi con loro) a guardare al so è stato questo timore a impedire loro di
di là delle proprie difficoltà, del proprio limite ricevere i sacramenti ed anche una adeguata
e ad aprirsi agli altri con simpatia (e in que- preparazione attraverso il catechismo e la
sto ci sono maestri), a diventare insomma partecipazione alla vita della comunità ec-
a loro volta comunicatori del Vangelo, gioiosi clesiale. Attraverso la comunicazione del
testimoni di quella vita che cambia radical- Vangelo abbiamo potuto constatare che in
mente e diventa buona con il Vangelo. E loro esiste una comprensione affettiva del
anche bella, perché la vera bellezza non è messaggio evangelico molto più profonda
mai disgiunta dal bene che trasfigura la vita della comprensione intellettuale.
di chi lo cerca con cuore sincero. Infatti sappiamo bene, leggendo le pagine
Nel 2007, questa nostra esperienza si è in- dei Vangeli, come la fede sia qualcos’altro.
contrata con l’accoglienza generosa dell’Ar- È seguire Gesù, imitarlo, affidarsi a lui in
civescovo Metropolita di Napoli, il card. Se- tutte le circostanze della vita, è rivolgersi a
lui per invocare la guarigione anche con po- Tutta la liturgia è preparata con cura nei
che parole, anche con un grido, un’invoca- giorni precedenti.
zione di pietà, un gesto, talvolta impercet- I disabili sono coinvolti nell’accensione del
tibile ai più, ma non al Signore. primo cero della corona dell’Avvento, nella
“La tua fede ti ha salvato” dice Gesù a coloro lettura delle preghiere dei fedeli e nell’offer-
che si rivolgono a lui in questo modo, e torio che parte dal fondo della chiesa.
spesso è il Signore stesso ad indicarli come Durante la settimana precedente si concorda
modelli di uomini e donne di fede. un giorno in cui recarsi in Cattedrale per ri-
La liturgia della prima domenica di Avvento percorrere sul posto, insieme ai padrini, tutti
è così attesa da tutti e preparata con cura i momenti che saranno vissuti, dalla pro-
durante tutto l’anno coinvolgendo anche le cessione di ingresso e di uscita all’offertorio,
famiglie. si valutano le eventuali difficoltà per chi ha
I disabili che ricevono i sacramenti, insieme un handicap motorio, si assegnano i posti
ai padrini e ai catechisti, hanno un incontro in modo che tutti sappiano come disporsi e
con il vescovo prima dell’inizio della Litur- cosa faranno durante la celebrazione. Si fan-
gia, nella splendida basilica di Santa Resti- no le prove della liturgia del Sacramento.
tuta che si trova all’interno della stessa Cat- In questi quattro anni si è anche cominciata
tedrale. Qui vengono disposti i grandi dise- a costituire una rete di amicizia con realtà
gni colorati su cui i disabili si sono preparati parrocchiali e non che si occupano di cate-
durante l’anno ed uno dei catechisti sinte- chesi ai disabili e hanno trovato nel “meto-
tizza brevemente tutto il percorso fatto du- do” della Comunità e in questa bella liturgia
rante le catechesi. Il Vescovo poi prende la una occasione per rispondere ad un bisogno
parola per salutare e fare delle domande, profondo di tanti disabili che, ormai adulti,
incontrandoli personalmente e utilizzando, non avevano più uno spazio per coltivare
per comunicare, anche i quaderni con gli la propria fede, per alimentarla con l’ascolto,
stessi disegni riprodotti in piccolo che i di- per vivere l’incontro con l’Amico Gesù e
sabili hanno ricevuto alla fine di ogni in- dunque essere liberati dalla solitudine e dalla
contro di catechesi. Spesso, dopo aver co- tristezza. In tutto hanno ricevuto i sacra-
lorato questi disegni, vengono anche scritte menti 57 disabili e stiamo preparando 20
delle preghiere o dei pensieri sulla pagina persone per la liturgia del 2011.
del Vangelo di cui si è parlato. È un mo- Il card. Sepe nella sua omelia ha più volte
mento molto intimo e bello quello dell’in- sottolineato il valore concreto e spirituale di
contro fra i cresimandi ed il loro vescovo; dedicare la prima domenica di Avvento – e
esso è vissuto con reciproca simpatia e pre- quindi l’apertura dell’anno liturgico – ai di-
dispone a vivere la liturgia con serietà e con sabili come segno della predilezione di Gesù
gioia. per i deboli e della centralità che essi hanno
Al termine dell’incontro il cardinale dà ap- nella vita della Chiesa. La loro testimonianza
puntamento nello stesso luogo per un saluto, ci aiuta a liberarci da quella che il Papa Be-
per il dono dei Vangeli e di un piccolo quadro nedetto XVI considera una delle radici del-
con l’immagine della Pentecoste e quella l’emergenza educativa che la chiesa si trova
dell’Ultima Cena come ricordo di quel giorno. a dover affrontare in questo tempo e cioè “
Immancabile è la foto di gruppo. E il canto quella falsa idea di autonomia che induce
dell’Inno degli Amici. l’uomo a concepirsi come un “io” completo
in se stesso, laddove, invece, egli diventa giunga sempre più tutte le parrocchie e le
“io” nella relazione con il “tu” e con il “noi”. associazioni che si occupano dei disabili per-
I disabili, manifestando con gioia la propria ché sempre più la chiesa si accorga di questo
fede, ci mostrano che aver bisogno non è tesoro prezioso che aiuta ciascuno di noi a
una condanna o non è fonte di tristezza se liberarsi dall’idea triste dell’autosufficienza.
si è accolti e non si è lasciati soli, ma anzi La comunicazione del Vangelo con i disabili
è la fonte della vera gioia perché ci fa sco- cambia il cuore di ciascuno e questo cam-
prire tutta la gratuità dell’amore del Signore biamento significa vivere anche la speranza
per la vita di ognuno. che altri siano liberati e che il mondo possa
La nostra speranza è che questa rete di ami- cambiare divenendo più umano e solidale,
cizia e di comunicazione si allarghi e rag- soprattutto con i poveri e i deboli.
“Il mio intimo ti canterà inni” entrare nel Mistero per affidarsi e scoprire
Salmo 30 le meraviglie che Dio compie nella nostra
vita personale e comunitaria attraverso que-
La dimensione spirituale rende completo sto dono SPECIALE;
l’uomo, il senso religioso infatti risponde alle
domande di senso che l’uomo si pone. È la far riscoprire alla comunità, il tempo dove
FEDE che aiuta a scoprire la propria identità Dio ci aspetta a vivere l’intimità con Lui
e aiuta l’uomo a progettarsi per essere Im- nella contemplazione dell’uomo debole, po-
magine del Dio Creatore. Una fede che chie- vero, deficitario ma anche IMMAGINE SUA;
de ADESIONE, che va vissuta accanto, che
è camminare insieme, che si fa testimonian- aiutare ciascuno a scoprire in sè l’immagine
za viva. di Dio, per poi farla riconoscere agli altri.
Dal 1996, cioè da 15 anni, sono referente “commissione disabili”, che organizza in-
del settore della catechesi alle persone con contri di sensibilizzazione e celebrazioni li-
disabilità dell’Ufficio Catechistico di Vicenza turgiche con persone disabili presiedute dal
e, assieme ad altre persone che lavorano in Vescovo.
quest’ambito, ci siamo dati da fare per sen-
sibilizzare le catechiste a questa realtà. Sullo
“Speciale Catechesi” sono state pubblicate LE DATE DELLA NOSTRA STORIA
schede, articoli, e parte di un giornalino ed
è stata pubblicata anche una vera e propria Ma facciamo un passo indietro, ed andiamo
antologia1 dal titolo “Sarete miei testimo- al lontano 1971 quando giunse in mezzo a
ni” per mettere le catechiste di fronte ad un noi mons Arnoldo Onisto, un grande uomo,
“vissuto caritativo” denso di evangelico stu- un vero pastore che aveva a cuore tutte le
pore e di gioiosa speranza: la speranza che sue pecore, anche le ultime, quelle che ai
quanto veniva presentato non rimanesse più passavano inosservate.
ambito specialistico di alcuni, ma provoca- Nella primavera del 1972 il vescovo
zione salutare per tutti. Con la presentazione Onisto ha impartito la Prima Comunio-
di questo documento l’Ufficio Catechistico2 ne5 a molti bambini e ragazzi disabili e
ha incrociato la “Commissione disabili e co- con amore paterno si è intrattenuto con le
munità cristiana della Caritas vicentina”3, loro famiglie.
nata negli anni ’90, con la quale è iniziata Il 12 giugno dello stesso anno è ritor-
una fattiva collaborazione. Nel 1999 è stata nato per conferire ai ragazzi il sacra-
presentata alle catechiste della diocesi tutta mento della Confermazione, perché vo-
la variegata sfaccettatura della disabilità, at- leva dare anche a questi ragazzi tutto ciò
traverso alcuni brevi interventi di specialisti, che la Chiesa dona con fede e amore ai suoi
membri della commissione, sul tema “Ci ri- figli. Da allora è incominciata una vita nuova
conosciamo nello stesso volto”4. per queste famiglie così provate, che hanno
Dal 2000, sono membro effettivo della intrapreso un cammino di sensibilizzazione
1
La copertina di questo testo è riportata in appendice “A”.
2
Era direttore dell’Ufficio catechistico, don Dario Vivian, che ha sempre sostenuto quest’ambito della catechesi,
dando largo spazio sul documento “Cristiani si diventa” (2000-2010) alla presentazione di “Attenzioni peda-
gogiche e spirituali per l’accompagnamento di bambini e ragazzi disabili nel cammino di iniziazione
cristiana”.
3
La “Commissione disabili e comunità cristiana” è presieduta da don Giovanni Cecchetto, sacerdote diocesano,
disabile.
4
Villa san Carlo Costabissara(VI), 26 giugno 1999
5
Nella chiesetta di Laghetto, in via Marosticana - Vicenza.
facendo sorgere, nelle rispettive parrocchie, nalzare la loro lode e il loro grazie al Dio
gruppi di accoglienza per i loro figli. Negli della Vita, con semplici gesti, preghiere e
anni “ottanta” c’è stato anche un convegno canti. Le persone disabili non arrivano da
rivolto alle catechiste con a tema la catechesi sole davanti all’altare, c’è tutto un mondo
con le persone disabili. Da quel lontano che si muove attorno a loro, che si apre alla
1972 fino alla fine del suo ministero il ve- vita e che assieme a loro va verso il Signore.
scovo Onisto è stato sempre disponibile al Dobbiamo ringraziare i nostri Vescovi, per-
dialogo con le famiglie provate dall’handi- chè col loro accompagnamento e il loro so-
cap, tracciando un cammino di fede concreto stegno a questi fratelli hanno reso visibile
nella nostra Chiesa vicentina: a lui tutta la la maternità e la missionarietà della Chiesa.
nostra riconoscenza per la sua viva carità.
Ed è stato bello vedere che questa grande
sensibilità è passata nella Chiesa vicentina IL GIUBILEO CON I DISABILI:
ed è continuata negli anni “novanta e oltre UN RICORDO VIVO
il duemila”6, con vari incontri presieduti da
sacerdoti o dal vescovo Pietro Nonis7, il qua- In molti di noi rimane stampata dentro, in
le nel giorno di Pentecoste del 2003 ha modo ancora nitido, la celebrazione del “Giu-
invitato in cattedrale, ad una celebrazione bileo con i Disabili”8, presieduta da Giovanni
eucaristica, i genitori con i loro figli. E la Paolo II, in cui la Parola e l’Eucaristia dice-
cattedrale ha iniziato ad accogliere questi vano – realmente – la vita dei partecipanti.
nostri fratelli... Nel novembre del 2003 è È stato un momento altamente educativo in
arrivato a Vicenza il vescovo Nosiglia che cui i nostri fratelli disabili hanno reso visibile
ha rivolto fin da subito la sua attenzione una modalità esemplare di celebrazione. Di
alle persone con disabilità, presiedendo – in solito, nella celebrazione eucaristica si tende
dicembre – una celebrazione eucaristica so- a non escludere nessuno e, per far parteci-
lenne, in cattedrale, pochi giorni dopo il suo pare tutti, si crea un eccesso di simboli sul-
arrivo. Da allora questo appuntamento è l’altare, perdendo di vista l’essenziale. I fra-
continuato …Mai la nostra cattedrale aveva telli disabili ci insegnano a vivere la cele-
accolto tante persone con disabilità, che pur brazione eucaristica con canti brevi, con
con i loro limiti sono stati e sono protagonisti suoni molto ritmati ed essenziali, che
di liturgie eucaristiche e continuano ad in- creano un clima generale di grande parteci-
6
Così, negli anni “novanta” c’è stata una serie d’incontri con i teologi mons. Luciano Bordignon, don Battista
Borsato e don Giovanni Moletta sul tema del dolore, nella parrocchia della Sacra Famiglia a San Lazzaro-Vicenza.
Questi incontri, rivolti ai genitori, sono continuati nella parrocchia di San Carlo, presieduti dal vescovo Nonis.
7
Nel 2002 a Laghetto c’è stato un incontro, rivolto ai genitori, presieduto dal vescovo Pietro Nonis con la col-
laborazione e la testimonianza del prof. Trevisan e di sua moglie. E ancora nel 2003 a Laghetto, a Lonigo e a
Schio la [Link] Luisa Quadri (psicologa) si è rivolta ad un gruppo di famiglie, mentre i loro figli partecipavano
all’animazione di momenti di preghiera e di festa.
8
Il Giubileo della comunità con i disabili, è stato a mio avviso uno dei momenti più alti di tutto il Giubileo, forse
il più alto, perché “l’acqua il sangue e lo spirito” hanno avuto un’altissima testimonianza celebrativa e d’altra
parte “lo spirito, l’acqua e il sangue” hanno reso testimonianza, in un atto di fede di ampio spessore ecclesiale,
di ciò che stava accadendo. Ciò che è stato fatto non è venuto dall’esterno ma riflettendo su come le persone
con disabilità percepiscono la realtà, per cui da loro e con loro emergeva dall’interno il celebrare (P. Silvano
Maggiani-Liturgista-del Marianum, Roma,10/3/2002-Seminario Ufficio Catechistico Nazionale).
9
Vedi foto in appendice B.
10
Cattedrale di Vicenza, 26 marzo 2007. Vedi appendice C.
11
Dueville-Vicenza, 25 marzo 2010.
12
Chi ha visto il vento elaborazione di una poesia di Rossetti - vedi appendice D.
13
Cattedrale di Vicenza 12 dicembre 2003 e 15 dicembre 2004.
14
Elaborazione di poesie di A. Lovato - vedi appendice E ed F.
15
Cattedrale 5 aprile 2006, nostro testo – vedi appendice G.
16
Dueville (VI), 2 aprile 2009 – vedi appendice H.
17
MANCA LA NOTA NUMERO 17.
varie parti della Messa, la brevità delle cheggio, le ultime celebrazioni si sono tenute
preghiere, cercando di focalizzare l’at- nella grande chiesa di Dueville.
tenzione su un unico segno offertoriale,
dando rilievo soprattutto alla presentazione
del pane e del vino, oltre ai piccoli lavori CONCLUSIONE
offerti dai ragazzi.
La liturgia eucaristica è un’azione comuni-
taria rivolta a Dio. È come un’anticipazione
LO SPAZIO della liturgia celeste. È un’azione che ci met-
te in rapporto col mistero di Dio per poter
Rispetto allo spazio le persone con disabilità rendergli grazie, lodarlo e pregarlo. I fratelli
ci hanno educato ad un equilibrio tra la pa- disabili col loro silenzio, con la loro vita gio-
rola pronunciata e quella che può essere iosa, partecipando e intervenendo con sem-
presentata pubblicamente (come segno o plicità, ci aiutano ad entrare nel mistero e a
immagine). È stata nostra cura articolare viverlo. Ora queste celebrazioni sono entrate
con ordine i vari interventi: così un non ve- nella storia della nostra Chiesa vicentina ed
dente proclama la parola di Dio e presentia- anche se siamo in attesa del nuovo vescovo,
mo un unico intervento in linguaggio ge- il prossimo 14 aprile ci sarà una celebrazione
stuale, per non prendere tutta la scena con eucaristica con i fratelli disabili, presieduta
una sola disabilità. Così di anno in anno ab- da mons Ludovico Furian, amministratore
biamo ritrovato l’ordine e il rigore come re- apostolico della diocesi.
gole portanti della celebrazione stessa.
UN EVENTO CI ASPETTA…
NOTE ORGANIZZATIVE
Il prossimo Convegno catechistico (che si
IL SERVIZIO DI TRASPORTO è stato as- terrà a Sandrigo(VI) dal 9-11 settembre
sicurato grazie alla collaborazione delle 2011) avrà come tema la catechesi ai bam-
ULSS, dei GRUPPI EDUCATIVI TERRITO- bini e ai ragazzi con disabilità. Presentiamo
RIALI, delle COOPERATIVE e delle FAMI- in anteprima la locandina, nella quale salta
GLIE. L’ASSISTENZA, PRIMA, DURAN- subito agli occhi “il lavorare in rete”. Il Con-
TE E DOPO LA CELEBRAZIONE, è stata vegno vede infatti l’unificazione dell’Ufficio
curata dalla C.R.I., dall’UNITALSI e dal- Catechistico e della Caritas impegnati nella
l’A.N.A. Per motivi tecnici, traffico e par- stessa avventura educativa.
APPENDICE
APPENDICE A
APPENDICE B
APPENDICE D
LA CAREZZA DI DIO
Chi ha visto il vento?
Né io, né tu,
ma quando le foglie tremano,
il vento sta soffiando.
APPENDICE E
È festa
Con Gesù ci viene incontro la festa
e, gradita sorpresa,
tra noi sboccia subito il dialogo
e una cordialissima intesa.
Noi oggi siamo la festa
perché siamo qui a dimostrare
che incontrarci è più che vivere,
è più che andare…
A questa festa
nessuno sa quello che dona
vivendo semplicemente la propria persona.
Scultura in legno di Josef Mussner Zorz di Amico, oggi è la tua festa, sentiti un gioiello
Ortisei. perché chi ti è vicino è davvero un fratello!
APPENDICE F
APPENDICE G
Diventare scala
permettendo agli Angeli di Dio
di salire e scendere attraverso di me,
verso ogni fratello che mi chiede luce,
che mi chiede una mano.
APPENDICE H
Reciteremo il Padre nostro adagio per seguire i bambini sordi che lo presentano con il linguaggio dei segni.
Questo Padre Nostro “segreto” (figurato) è il linguaggio preferito dei nostri amici sordi.
CAPITOLO 5
L’ASCOLTO
E IL DISCERNIMENTO
Roma
28-30 novembre 2011
notiziario n 5-Modificato:Layout 1 20/02/13 09:07 Pagina 276
notiziario n 5-Modificato:Layout 1 20/02/13 09:07 Pagina 277
SALUTO INIZIALE
S. E. Mons. Marcello Semeraro
Presidente CEDAC
Vi sono molto grato per avere risposto al- che le Chiese che sono in Italia devono fare,
l’invito che la Commissione episcopale della per svolgere la loro missione evangelizza-
dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi trice nel nostro Paese oggi. Si tratta dunque
vi ha rivolto e siete qui, con una presenza di ridefinire il rinnovamento della Catechesi
numerosa e competente che ci conforta, in Italia, recependo il Documento Base, con
pronti a partecipare ai lavori messi in pro- un chiaro riferimento al Catechismo della
gramma per questo Seminario. Ad esso, oltre Chiesa Cattolica, e tenendo conto della sen-
che un nutrito gruppo di Esperti in vari cam- sibilità cresciuta intorno alle Sperimentazio-
pi e discipline, sono stati invitati tutti i Ve- ni, al Primo Annuncio ed alla Mistagogia. Il
scovi delegati per la catechesi nelle Confe- documento dovrà anche riflettere e delineare
renze Episcopali regionali, i membri della il ruolo dei soggetti della catechesi (comunità
Consulta nazionale UCN – appena rinnova- cristiana, famiglie, adulti, educatori-catechi-
ta –, i componenti delle Commissioni nazio- sti) e il rinnovamento degli strumenti cate-
nali per l’Iniziazione cristiana e per la cate- chistici.
chesi degli adulti, e alcuni Direttori e Colla- Si ricorderà che già durante la 60ma As-
boratori di Uffici pastorali della Segreteria semblea Generale della CEI (Assisi 9-12 no-
generale della CEI. A tutti voi presenti rivol- vembre 2010) furono realizzati dei «gruppi
go il saluto cordiale della Commissione epi- di studio» nei quali i Vescovi furono chiamati
scopale, dell’Ufficio Catechistico Nazionale a riflettere ampiamente sulla scelta educativa
– che ringrazio di tutto cuore anche per la operata dagli Orientamenti pastorali Educare
preparazione del Seminario – e pure, ovvia- alla vita buona del Vangelo. Riguardo ad
mente, il mio personale saluto. essi il Segretario Generale, S. E. Mons. Ma-
S.E. Mons. L. Soravito, segretario della Com- riano Crociata, espose una Sintesi articolata
missione episcopale, nella sua introduzione con un triplice approccio. Un primo pas-
vi esporrà ampiamente il cammino compiuto saggio fu chiamato istituzionale perché ri-
prima di arrivare a questo Seminario. Qui, guardante i soggetti di tipo istituzionale chia-
allora, desidero unicamente sottolineare che mati in campo per il processo educativo,
il precipuo obbiettivo che la Commissione si quali la parrocchia, la famiglia, la scuola
è data per questo quinquennio 2010-2015 (statale e paritaria), gli istituti religiosi, le
è quello di elaborare per la presentazione al associazioni e i movimenti, i seminari, gli
Consiglio Permanente (2011-2012), ed organismi diocesani, gli istituti di scienze re-
eventualmente l’Assemblea CEI (2013) e, ligiose e le facoltà teologiche. Un secondo
successivamente, accompagnare per la re- passaggio, detto metodologico, riguardava
cezione (2014-2015) un Documento che, motivazioni, formule organizzative e obiet-
riaffermando il valore permanente del Do- tivi pastorali come l’esigenza di uno stile
cumento di Base “Il rinnovamento della ca- missionario, la promozione dei ministeri lai-
techesi” (1970), indichi le scelte pastorali cali, la pastorale integrata, i “cinque ambiti”
del Convegno di Verona. Un terzo passaggio, sulla formulazione annunciata nel Comuni-
chiamato esistenziale, riguardava la persona cato Finale dove si legge: «Concentrandosi
e le azioni pastorali che ad essa si indirizzano sulle attività direttamente indirizzate all’edu-
come: l’Iniziazione cristiana, la catechesi, la cazione della persona, ... È emersa la con-
pastorale giovanile, l’insegnamento della re- sapevolezza che l’iniziazione cristiana dei
ligione cattolica, la formazione iniziale e per- bambini e dei ragazzi costituisce una chia-
manente dei presbiteri e degli operatori pa- ve di accesso a una realtà pastorale più
storali, la preparazione al matrimonio, la for- ampia, che abbraccia in primo luogo i ge-
mazione permanente degli adulti, come pure nitori e le famiglie.
quella all’impegno sociale e politico. Alla luce di queste considerazioni, fu definito
Nel suo intervento S.E. Mons. M. Crociata il tema principale della prossima Assemblea
richiamò l’attenzione proprio su quest’ultimo Generale, che si svolgerà a Roma dal 23 al
gruppo di aspetti segnalati, poiché in esso 27 maggio: “Introdurre e accompagnare al-
ci sono elementi che corrispondono all’istan- l’incontro con Cristo nella comunità eccle-
za fondamentale della scelta educativa e, siale: soggetti e metodi dell’educazione alla
cioè, la centralità della persona, secondo fede”» (Comunicato Finale n. 2: «Il decennio
quella prospettiva pastorale inaugurata dal sull’educazione: obiettivi e priorità»).
Convegno di Verona. L’attenzione del Se- Questo obiettivo, arricchitosi con l’ampia di-
gretario Generale era rivolta a «quello che scussione avvenuta nell’Assemblea Gene-
costituisce ancora nelle nostre Chiese uno rale del maggio scorso, richiede da parte del-
degli impegni più significativi e assorbenti, la Commissione episcopale riflessione e di-
e cioè l’iniziazione cristiana dei fanciulli e scernimento sulla situazione della catechesi
dei ragazzi», concentrando l’attenzione su e sulle sperimentazioni di rinnovamento
tre aspetti precisi: «anzitutto le condizioni in dell’Iniziazione cristiana.
cui si trova l’età decisiva della fanciullezza La questione, in realtà, è posta da tempo
e della preadolescenza nell’educazione uma- come appare dalla relazione fatta da S. E.
na e cristiana alla luce delle trasformazioni, Francesco Lambiasi, all’epoca Presidente di
come pure dei condizionamenti, a cui essa questa Commissione sui gruppi di studio CEI
è sottoposta in questo tempo; in secondo svoltisi nel maggio 2003 sul tema della IC
luogo la ricchezza di esperienze e di stru- e dal documento presentato alla 53ma As-
menti che si è accumulata da più di un de- semblea Generale CEI (maggio 2004) da S.
cennio anche per iniziativa della CEI; infine, E. Adriano Caprioli, allora Presidente della
l’esigenza di considerare il ruolo e la forma Commissione Episcopale per la liturgia e poi
degli strumenti utilizzati, primi fra tutti i ca- maturata nel precedente quinquennio con la
techismi, come coagulo di un’idea e di un riflessione sul Primo Annuncio che ha ma-
progetto di iniziazione cristiana che ha co- turato la Lettera ai Cercatori di Dio. Questi
munque bisogno, per essere realizzata, di richiami, che testimoniano la maturazione di
preghiera e celebrazione, di incontro, di con- esigenze condivise, ci permettono oggi di col-
divisione e di esperienza». locarci anche sull’orizzonte del prossimo Si-
La discussione del Consiglio Permanente del nodo sulla Nuova evangelizzazione, e sul-
successivo gennaio 2011 (svoltosi ad An- l’Anno della Fede indetto dal Santo Padre,
cona), si sviluppò proprio a partire da questa tenendo conto che nel 2012 ricorrerà pure il
proposta trovando una convergenza proprio XX anniversario della pubblicazione del CCC.
INTRODUZIONE AL SEMINARIO
S.E. Mons. Lucio Soravito de Franceschi
Vescovo di Adria-Rovigo, Segretario CEDAC
1
Cf. Nota della Comm. Episc. per la dottrina della fede, Annuncio e catechesi per la vita cristiana, nn. 1-6.
2
Cf. Nota della Comm. Episc. per la dottrina della fede, Annuncio e catechesi per la vita cristiana, nn. 7-9.
li: il razionalismo, che assolutizza la ra- ligione cristiana, con scarsa rilevanza nel-
gione a scapito della fede; lo scientismo, la loro vita.
secondo cui ha senso parlare solo di ciò
che si può sperimentare; il relativismo, 4) A questi processi si aggiunge il sogget-
che radicalizza la libertà individuale e tivismo, che induce molti cristiani a se-
l’autonomia incondizionata dell’uomo nel lezionare in maniera arbitraria i contenuti
darsi un proprio sistema di significati; il della fede e della morale cristiana, a re-
materialismo consumista, che esalta lativizzare l’appartenenza ecclesiale e a
l’avere e il benessere materiale e che por- vivere l’esperienza religiosa in forma in-
ta a negare la vocazione trascendente dividualistica. La religione, di conseguen-
dell’uomo. za, viene relegata nella sfera del privato,
con la conseguente relativizzazione dei
2) Per questi motivi si va diffondendo anche contenuti storici e dottrinali del messag-
una grande disattenzione verso il senso gio cristiano e dei modelli di comporta-
della vita, come ha detto il papa Bene- mento che ne derivano. Ridotta a fatto
detto XVI nel recente incontro con i re- meramente individuale, la religione perde
sponsabili della nuova evangelizzazione: gradualmente rilevanza anche nella vita
“L’uomo contemporaneo è spesso con- dei singoli.
fuso e non riesce a trovare risposta a
tanti interrogativi che agitano la sua 5) Su tutto ciò incide anche il crescente
mente in riferimento al senso della vita. pluralismo culturale e la pervasività
L’uomo non può eludere queste domande della comunicazione multimediale, fe-
che toccano il significato di sé e della re- nomeno del quale si devono cogliere an-
altà… Invece, non di rado, viene allon- che le provocazioni positive e le oppor-
tanato dalla ricerca dell’essenziale nella tunità per un nuovo annuncio del Van-
vita, mentre gli viene proposta una feli- gelo e una piena umanizzazione della
cità effimera”.3 società. Per questo si parla di “emergen-
za educativa”, senza però ignorare i
3) In questo contesto si diffonde anche l’in- tanti segni di speranza e le numerose
differenza religiosa: molti adulti e gio- esperienze positive in atto nelle nostre
vani attribuiscono scarsa importanza alla comunità.4
fede religiosa, vivendo nell’incertezza e
nel dubbio, senza il bisogno di risolvere 6) La formazione integrale è resa difficile
i loro interrogativi. L’irrilevanza attribuita anche dalla separazione delle dimen-
alla fede è dovuta anche al fatto che la sioni costitutive della persona: la ra-
formazione cristiana della maggior parte zionalità e l’affettività, la corporeità e
dei giovani e degli adulti si conclude nella la spiritualità, la conoscenza e l’emozio-
preadolescenza: essi, perciò, conservano ne. La cultura odierna tende a relegare
un’immagine infantile di Dio e della re- gli affetti e le relazioni in un orizzonte
3
Cf. BENEDETTO XVI, Discorso ai responsabili degli organismi ecclesiali per la nuova evangelizzazione. Roma,
15 ottobre 2011.
4
Cfr BENEDETTO XVI, Lettera alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 2008.
5
Cf. CEI, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020, nn. 9-13.
6
«Ogni cristiano deve saper dare ragione della propria speranza, narrando l’opera di Dio nella sua esistenza e
nella storia dell’umanità»: Testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo, n. 11.
sulla mentalità e sulle scelte di ciascuno» verità e dei fatti fondamentali della salvezza
(EVB n. 50). I nostri cristiani sono e di conoscerne il senso radicale, che è la
educati a valutare la realtà cultu- “lieta novella” dell’amore di Dio» (RdC
rale alla luce del Vangelo e a lievi- n. 25). Sette anni fa affermarono che “di
tarla con il Vangelo? primo annuncio vanno innervate tutte le
azioni pastorali” (VMP 6). Anzi, una seria
pastorale di primo annuncio e la presenza
3. ALCUNI «NODI» NEL PRIMO del catecumenato sono «una singolare op-
ANNUNCIO, NELLA portunità per il rinnovamento delle comunità
INIZIAZIONE CRISTIANA cristiane».7
E NELLA FORMAZIONE
CRISTIANA DEI GIOVANI E Come stiamo portando il primo annun-
DEGLI ADULTI cio?
Le esperienze in atto ci insegnano che sono
necessarie alcune attenzioni:
1. A chi portiamo il “primo annuncio”?
E come lo portiamo? 1) È necessario che testimoniamo l’amore
di Dio prima di tutto con l’attenzione
Nell’attuale contesto socio-culturale diventa
alle persone e con le opere in favore
sempre più urgente il “primo annuncio”.
delle persone: «Mettere la persona al cen-
Oggi non si può dare per scontato che si
tro costituisce una chiave preziosa per
sappia chi è Gesù Cristo e che si conosca il
rinnovare in senso missionario la pasto-
suo Vangelo; questo vale non solo per gli
rale» (Nota CEI dopo Verona, n. 19).
immigrati provenienti da altre culture e re-
ligioni, ma vale anche per la nostra gente. 2) Occorre che noi cristiani praticanti uscia-
Per questo motivo i Vescovi italiani scrissero mo dall’ovile e ci facciamo prossimi
nel DB già 40 anni fa: «L’esperienza pasto- di chi non crede e non “pratica”; occorre
rale attesta che non si può sempre supporre che usciamo dal tempio e andiamo in-
la fede in chi ascolta. Occorre ridestarla in contro ai “lontani”; occorre che stiamo
coloro nei quali è spenta, rinvigorirla in co- in mezzo alla gente: non per conquistare,
loro che vivono nell’indifferenza, farla sco- ma per condividere e per proporre.
prire con impegno personale alle nuove ge-
nerazioni e continuamente rinnovarla in 3) È necessario che curiamo la formazione
quelli che la professano senza sufficiente di cristiani adulti nella fede, capaci di
convinzione o la espongono a grave perico- incontrare i non credenti là dove questi
lo. Anche i cristiani ferventi, del resto, hanno vivono, di stabilire con loro rapporti di
sempre bisogno di ascoltare l’annuncio delle amicizia e di dialogo e di comunicare loro
7
CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE, L’iniziazione cristiana. 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti, 31
marzo 1997, n. 40. Del primo annuncio parlano anche le altre due Note sull’iniziazione cristiana del 1999 e
del 2003. Ne parlano anche gli Orientamenti “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” (2001) ai nn.
47-59, la Nota “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” (2004) al n. 6, e la Nota dopo
Verona “Testimoni del grande ‘sì’ di Dio all’uomo” (2007). La Commissione episcopale per la dottrina della
fede, l’annuncio e la catechesi nel 2005 ha scritto una Nota pastorale intera sul primo annuncio: “Questa è la
nostra fede” e nel 2009 ha elaborato un sussidio per il primo annuncio: “Lettera ai cercatori di Dio”.
la propria esperienza di fede, di porre do- genitori in famiglia e arriva al suo com-
mande che provochino la ricerca. pimento quando il ragazzo, dopo aver
partecipato alla catechesi e alle altre espe-
4) Per portare il primo annuncio, occorre rienze di vita cristiana, viene ammesso
che valorizziamo anche le occasioni of- alla Cresima e all’Eucaristia.9
ferte dalla vita e soprattutto i momenti Quali scelte pastorali devono essere
“forti” dell’esistenza: nascita, scelte di vi- fatte oggi per l’iniziazione cristiana
ta, malattia, morte, ecc. dei ragazzi?
In che misura queste attenzioni so-
Le esperienze in atto confermano l’im-
no presenti nella vita dei credenti e
portanza delle seguenti scelte pastorali.10
delle nostre comunità?
1) Il cammino di iniziazione cristiana deve
2. Come realizziamo gli itinerari di ini-
far vivere ai ragazzi una vera esperien-
ziazione cristiana?
za di vita cristiana, comprensiva di:
L’iniziazione cristiana è «un cammino dif-
ascolto della parola di Dio, celebrazioni
fuso nel tempo e scandito dall’ascolto del-
liturgiche, esperienza di preghiera e di
la parola di Dio, dalla celebrazione e dalla
servizio, vita di gruppo, incontri con i te-
testimonianza dei discepoli del Signore,
stimoni della fede, esercizio della vita cri-
attraverso il quale il credente compie un
stiana, impegni caritativi e missionari, ti-
apprendistato globale della vita cri-
rocinio delle virtù umane e cristiane.
stiana e si impegna a una scelta di fede
e a vivere come figlio di Dio, ed è assi-
2) Nel cammino di iniziazione cristiana dei
milato, con il Battesimo, la Confermazio-
ragazzi è necessaria la partecipazione at-
ne e l’Eucaristia al mistero pasquale di
tiva dei loro genitori o almeno di qual-
Cristo nella Chiesa».8
che familiare o di persone strettamente
La prima forma di iniziazione cristiana è
collegate alla loro famiglia.
quella realizzata con persone adulte, se-
Questo diritto-dovere educativo dei geni-
condo le indicazioni del RICA e di nume-
tori si fonda sull’atto generativo ed è so-
rosi Direttori diocesani. Ma nelle nostre
stenuto dalla grazia del sacramento del
comunità l’iniziazione cristiana più fre-
matrimonio, per cui il loro compito edu-
quente è quella dei fanciulli e dei ragazzi.
cativo è considerato un vero e proprio
Questa nelle nostre comunità incomincia,
ministero ecclesiale.
di solito, quando i genitori chiedono il
battesimo per il loro bambino, a poche
3) L’iniziazione cristiana avviene nella co-
settimane o mesi di vita. Essa continua
munità e con la comunità ecclesiale:
attraverso l’educazione cristiana data dai
è la Chiesa il “grembo materno” che ge-
8
UCN, Il catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nota per l’accoglienza e l’ utilizzazione
del catechismo della CEI (15.06.1991), n. 7.
9
Cf. COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, l’annuncio e la catechesi, Annuncio e catechesi per la
vita cristiana (2010), n. 14.
10
Cf. CONFERENZA EPISCOPALE TRIVENETA, La prima Comunione all’età dell’uso della ragione e il cammino di ini-
ziazione cristiana oggi. Nota dei Vescovi a cento anni dal decreto “Quam singulari Christus amore”, voluto da
S. Pio X (1910), Zelarino, 1 giugno 2010.
nera i suoi figli alla vita cristiana. Perciò 2) «Un’attenzione particolare andrà riservata
il cammino di iniziazione cristiana dei alla prima fase dell’età adulta, quando
ragazzi va inserito organicamente nel- si assumono nuove responsabilità nel
l’itinerario dell’intera comunità parroc- campo del lavoro, della famiglia e della
chiale. società» (EVB n. 55). Una attenzione
analoga deve essere dedicata anche ai
Queste scelte pastorali sono state
giovani. «È presente nei giovani una
assunte dalle nostre parrocchie, per
grande sete di significato, di verità e di
promuovere in modo efficace l’ini-
amore. Da questa domanda, che talvolta
ziazione cristiana?
rimane inespressa, può muovere il pro-
cesso educativo» (EVB n. 32).
3. Come educhiamo i giovani e gli adulti
nella vita di fede? 3) È urgente promuovere soprattutto la for-
Già “Il rinnovamento della catechesi” mazione permanente delle famiglie, per-
aveva sottolineato la priorità della ca- ché siano testimoni significativi e an-
techesi degli adulti e dei giovani (RdC nunciatori credibili del Vangelo negli
124). Questa sottolineatura è stata ri- areopaghi del nostro tempo, capaci di
petuta da tutte le Note pastorali dei Ve- raccontare la loro esperienza di fede e di
scovi del decennio trascorso. È entrata svolgere il loro compito educativo.
nella prassi pastorale delle nostre par- Che cosa stanno facendo le nostre
rocchie? parrocchie per educare i giovani, gli
adulti e le famiglie nella fede e per
1) «L’adulto oggi si lascia coinvolgere in un renderli testimoni e annunciatori del
processo di formazione e in un cambia- Vangelo?
mento di vita soltanto dove si sente ac-
colto e ascoltato negli interrogativi che
toccano le strutture portanti della sua esi- 4. ALCUNE «ESIGENZE»
stenza: gli affetti, il lavoro, il riposo. Da- DEI PROTAGONISTI
gli affetti la persona viene generata nella DELL’EVANGELIZZAZIONE
sua identità e attraverso le relazioni co-
struisce l’ambiente sociale; con il lavoro 1) La comunità ecclesiale. Il soggetto re-
esprime la propria capacità creativa e as- sponsabile di questa azione evangelizza-
sume responsabilità verso il mondo; nel trice è e rimane sempre la Chiesa locale e,
riposo trova spazio per la ricerca del- all’interno di essa, ciascuna comunità ec-
l’equilibrio e dell’approfondimento del si- clesiale: «La Chiesa locale è il luogo in cui
gnificato della vita. Gli adulti di oggi ri- l’economia della salvezza entra più con-
sponderanno alle proposte formative della cretamente nel tessuto della vita umana»
parrocchia solo se si sentiranno interpel- (RdC 142). Essa è la prima responsabile
lati su questi tre fronti con intelligenza e dell’annuncio cristiano e dell’educazione
originalità» (VMP 9). della vita di fede. «La Chiesa locale fa ca-
Le parrocchie in che modo coinvol- techesi principalmente per quello che essa
gono gli adulti nel cammino di for- è, in progressiva, anche se imperfetta coe-
mazione cristiana? renza, con quello che dice» (RdC n. 145).
terpretare con essa la vita e a far cre- vita; persone che tengano prima di tutto
scere nelle persone una mentalità “sa- esse stesse lo sguardo fisso su Gesù, il Figlio
pienziale”; di Dio: la parola dell’annuncio deve essere
– animatori discreti ed illuminanti, che sempre immersa in un rapporto intenso con
sanno promuovere un processo globale Lui, in un’intensa vita di preghiera. Il mondo
di formazione delle persone, in stretto di oggi ha bisogno di persone che parlino a
rapporto con i loro mondi vitali. Dio, per poter parlare di Dio».11
– costruttori di comunione: inseriti vital-
mente nella comunità ecclesiale, capaci In questi ultimi decenni i catechisti sono
di intessere rapporti di collaborazione stati al centro dell’attenzione delle nostre
anche tra il gruppo e la comunità par- Chiese locali e dei presbiteri; si è curata in
rocchiale. mille modi la loro formazione.
11
Cf. BENEDETTO XVI, Discorso ai responsabili degli organismi ecclesiali per la nuova evangelizzazione. Roma,
15 ottobre 2011
1
SINODO DEI VESCOVI, Lineamenta per la XIII assemblea generale ordinaria. La nuova evangelizzazione per la
trasmissione della fede cristiana, 2011, 2.
doversi misurare con questo clima. È questo visibili anche dentro il nostro contesto locale:
il fenomeno che abitualmente si suole defi- la Chiesa italiana, il cristianesimo che da noi
nire nei termini di post-modernità, di cultura ha assunto la forma storica del cattolicesimo
post-moderna. popolare, sta vivendo questo processo di de-
Questi processi di detradizionalizzazione tradizionalizzazione. I segni: perdita di pre-
hanno intaccato molto velocemente i legami gnanza e di intensità della vita di fede a li-
sociali e le istituzioni culturali, erodendo la vello comunitario ed istituzionale, riduzione
loro capacità di comunicare valori e di co- del grado di autorevolezza riconosciuto alla
struire risposte alle domande di senso e di voce magisteriale, privatizzazione del lega-
verità. Il risultato è un forte indebolimento me di appartenenza, riduzione della pratica,
del tradizionale tessuto culturale unitario, emergente disimpegno nella trasmissione
con le sue conseguenze: indebolimento della della propria fede alle nuove generazioni.4
sua capacità di rimando a contenuti della fe- A questi comportamenti sociali esterni cor-
de e a valori da essa ispirati, indebolimento rispondono mutamenti culturali più profondi
della fede (in senso fondamentale, non an- e strutturali, che lo stesso magistero di Papa
cora esplicitata in termini cristiani: fine del Benedetto XVI ha più volte fotografato: la
“periodo assiale” [K. Jaspers, K. Rahner]) di sempre più grande fatica ad affermare l’esi-
molte persone, della loro capacità di viverla stenza di una verità, la pratica espulsione
e di esprimerla.2 della questione di Dio dalle domande che
Non necessariamente il cambiamento de- l’uomo si pone, la costruzione di risposte al
scritto va interpretato come negativo. Molti proprio bisogno religioso che vanno nella li-
lo vivono assumendo in modo responsabile nea di forme di spiritualità modellate dai
il loro ruolo di soggetto e la loro libertà, la- singoli individui (con agli estremi da un lato
vorando per dare un senso alla loro vita, forme asettiche di spiritualità da contrap-
non stancandosi di confrontarsi con la ricer- porre alla religione, per la voluta assenza di
ca di verità e rimanendo aperti e disponibili un Dio personale, e dall’altro l’insorgere di
alla domanda circa la presenza di un dio forme di neopaganesimo); l’imporsi di un
nella loro vita. Esistono ampi spazi anche clima di relativismo.
in questo contesto perché il cristianesimo
possa continuare ad essere quello che è: il 3. Cosa è nuova evangelizzazione
racconto vissuto di una esperienza liberante In questo quadro, nuova evangelizzazione
di Dio che ci salva.3 risuona come l’affermazione della capacità
da parte della Chiesa di abitare questo nuovo
2. Mutamenti dentro il cattolicesimo clima culturale in modo propositivo: man-
italiano tenendo lucidità, operando discernimenti che
I segni di questo clima sull’esperienza di permettono di riconoscere il bene anche den-
fede e sulle forme di vita ecclesiale sono ben tro questi nuovi scenari, individuando così
2
Come afferma C. Theobald. Cf anche U. GALIMBERTI, L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli,
Milano 2007; C. DELSOL, L’âge du renoncement, Cerf, Paris 2011. Cf ANCHE J. CASANOVA – H. JOAS u.a., Religion
un die umstrittene Moderne, Kolhammer, Stuttgart 2010.
3
C. TAYLOR, L’età secolare, Feltrinelli, Milano 2009. Cf anche J. Donegani.
4
S. ABBRUZZESE, Un moderno desiderio di Dio. Ragioni del credere in Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010;
F. GARELLI, Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo, il Mulino, Bologna 2011.
i luoghi a partire dai quali dare nuova vitalità sul tema dell’evangelizzazione (anni ’70 del
al proprio impegno missionario ed evange- XX secolo). Ultimamente questa operazione
lizzatore. L’aggettivo “nuova” va declinato aveva assunto il nome di conversione pa-
da un lato facendo riferimento al mutato storale. È convinzione crescente che questa
contesto culturale, dall’altro affermando in operazione sia il cuore della nuova evange-
questo modo il bisogno che la Chiesa recu- lizzazione, vista come un atto di rinnovata
peri energie, volontà, freschezza e ingegno assunzione da parte della Chiesa del man-
nel suo impegno evangelizzatore. dato missionario del Signore Gesù Cristo che
Il carattere differente della nuova evange- l’ha voluta e l’ha inviata nel mondo, perché
lizzazione: non si tratta di un nuovo modello si lasci guidare dallo Spirito santo nel testi-
di azione pastorale, che si sostituisce per moniare la salvezza ricevuta e nell’annun-
successione lineare ad altre azioni (la missio ciare il volto di Dio Padre, primo artefice di
ad gentes, la cura pastorale), quanto piut- questa opera di salvezza. Come affermano i
tosto di un forte strumento di interrogazione recenti Lineamenta in vista del prossimo Si-
e di integrazione di quelle azioni. La nuova nodo: «La domanda circa il trasmettere la
evangelizzazione non chiede di rifare qual- fede [...] non deve indirizzare le risposte nel
cosa di già fatto, quanto piuttosto di chia- senso della ricerca di strategie comunicative
mare tutti i soggetti ecclesiali ad una verifica efficaci e neppure incentrarsi analiticamente
della vita ecclesiale e dell’azione pastorale, sui destinatari, per esempio i giovani, ma
assumendo come punto prospettico di analisi deve essere declinata come domanda che ri-
il mandato missionario che è all’origine del- guarda il soggetto incaricato di questa ope-
l’istituzione della Chiesa da parte di Gesù razione spirituale. Deve divenire una do-
(Mt 28, 18-20). In concreto, questa verifica manda della Chiesa su di sé [...], poiché po-
intende stimolare e potenziare tre attitudini ne in causa la Chiesa tutta nel suo essere e
fondamentali dell’azione pastorale: nel suo vivere. E forse così si può anche co-
– la capacità di discernere, ovvero la capacità gliere il fatto che il problema dell’infecondità
che si ha di porsi dentro il presente con- della evangelizzazione oggi, della catechesi
vinti che anche in questo tempo è possibile nei tempi moderni, è un problema ecclesio-
annunciare il Vangelo e vivere la fede cri- logico, che riguarda la capacità o meno della
stiana; Chiesa di configurarsi come reale comunità,
– la capacità di vivere forme di adesione ra- come vera fraternità, come corpo e non co-
dicale e genuina alla fede cristiana, che me macchina o azienda»5.
sanno testimoniare già con il loro semplice
esserci la forza trasformatrice di Dio nella
nostra storia; COMUNICARE IL VANGELO
– un chiaro ed esplicito legame con la Chie-
sa, in grado di renderne visibile il carattere 4. Il primato della fede
missionario ed apostolico. In un quadro simile diventa ancora più ur-
La Chiesa italiana è immersa in un simile gente per la Chiesa focalizzarsi sullo specifico
clima di verifica già da parecchi anni, alme- della sua missione: il grande dono che porta
no dall’avvio della progettazione pastorale a se stessa e al mondo è l’incontro con Gesù
5
SINODO DEI VESCOVI, Lineamenta per la XIII assemblea generale ordinaria, 2.
Cristo vivo, presente e attivo nella storia de- ed invece facciano della loro esperienza di
gli uomini. Fare delle nostre comunità cri- Dio il centro del proprio esserci è il frutto
stiane dei luoghi di esperienza reale e con- che la Chiesa si attende dal Sinodo sulla
creta di questo dono diventa l’obiettivo pri- nuova evangelizzazione, e per facilitare il
mario della nuova evangelizzazione, il con- quale è stato indetto l’anno della fede.
tenuto del compito di trasmissione della fede
oggi. 5. La Chiesa trasmette la fede che essa
Di fronte ad un simile compito è facile rile- stessa vive
vare i principali ostacoli e le fatiche più evi- Il miglior luogo di trasmissione della fede è
denti. Ostacoli e fatiche dentro la Chiesa: una comunità capace di mostrare quanto da
una fede vissuta in modo privato e passivo; questa fede è nutrita e trasformata. Comu-
il non avvertire il bisogno di un’educazione nità che celebrano la loro fede, che animano
della propria fede; una separazione tra la fe- il quotidiano della loro vita ritmandolo sulla
de e la vita, una percezione non adeguata liturgia e sulla preghiera; l’eucaristia dive-
dell’istanza di verità che l’esperienza di fede nuta centro reale della vita di queste comu-
porta con sé. Ostacoli e fatiche vissute fuori nità, nella sua celebrazione come nella sua
dalla Chiesa, in particolare nella cultura: lo adorazione; una Parola ascoltata e meditata
stordimento derivante dal carattere consu- in gruppo, capace di dare spessore e conte-
mistico ed edonistico dei nostri stili di vita; nuto alle relazioni tra i membri della comu-
un ripiegamento sul presente che genera nità: sono questi i tratti principali, in grado
una vita incapace di aprirsi al trascendente di mostrare come il cuore della trasmissione
e all’esperienza di Dio, e che spegne ogni della fede sia la Chiesa locale, e al centro di
bisogno di salvezza, rendendo ugualmente questo cuore ci stia la sua vita di preghiera
opinabili e alla fine indifferenti i valori verso e la sua liturgia.
i quali orientare la vita e la storia. Comunità che sanno vivere la loro fede in
Come afferma Benedetto XVI: « La Chiesa questo modo scoprono da sole come la fede
nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come sappia generare frutti, non tralasciando la
Cristo, devono mettersi in cammino, per con- dimensione simbolica ed evangelica (il gra-
durre gli uomini fuori dal deserto, verso il nello di senape che non diventerà mai un
luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio cedro del Libano!): la capacità di tenuta da
di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la parte di tante comunità cristiane, pur nella
vita in pienezza. Capita ormai non di rado situazione di provvisorietà e di precarietà in
che i cristiani si diano maggior preoccupa- cui si trovano, la fedeltà nella celebrazione
zione per le conseguenze sociali, culturali e comune della loro fede, la disponibilità sep-
politiche del loro impegno, continuando a pur limitata di risorse per accogliere i poveri
pensare alla fede come un presupposto ovvio e vivere una testimonianza evangelica sem-
del vivere comune. In effetti, questo presup- plice e quotidiana, la possiamo leggere come
posto non solo non è più tale, ma spesso un segno di fruttificazione della fede ricevuta
viene perfino negato ».6 Riuscire ad avere e trasmessa. Siamo chiamati, nel nostro la-
delle comunità cristiane che vivano sempre voro di progettazione ad essere realisti e a
meno la propria fede come un presupposto mettere in scena esercizi di realismo: non
6
BENEDETTO XVI, Porta Fidei, 2011, 2.
dobbiamo distrarci puntando ad un ideale soltanto perché abitiamo una cultura che su
che spesso si rivela irrealizzabile, quanto questo aspetto ci provoca in modo vigoroso;
piuttosto mirare ai passi semplici e concreti perché proveniamo da una stagione eccle-
che possiamo mettere in atto per ridare forza siale che si è molto impegnata nell’affinare
ai nostri cammini di conversione. gli strumenti intellettuali grazie ai quali dire
La fede delle nostre comunità si trasforma la nostra fede e trasmetterla.
quindi del tutto naturalmente in uno stile, Basta passare in rassegna il cammino per-
di presenza e di azione, come ricordano i Li- corso dalla Chiesa italiana, dalla pubblica-
neamenta: « Si tratta come cristiani di im- zione del Documento Base ad oggi: quanti
parare un nuovo stile […]. Questo stile deve passi fatti negli ultimi decenni per rivedere
essere uno stile globale, che abbraccia il e strutturare sempre meglio la catechesi e i
pensiero e l’azione, i comportamenti perso- percorsi di educazione alla fede. Il giudizio
nali e la testimonianza pubblica, la vita in- che possiamo dare è sicuramente positivo:
terna delle nostre comunità e il loro slancio si tratta di un sforzo ingente, compiuto dalla
missionario, la loro attenzione educativa e Chiesa a molti livelli (Episcopato nazionale,
la loro dedizione premurosa ai poveri, la ca- centri diocesani, comunità parrocchiali, sin-
pacità di ogni cristiano di prendere la parola goli catechisti, istituti di teologia e di pasto-
dentro i contesti in cui vive e lavora per co- rale), il cui esito è la maturazione di tutto il
municare il dono cristiano della speranza »7. corpo ecclesiale verso una fede più consa-
I tratti di questo stile ecclesiale di annuncio pevole e partecipata. E si tratta di un pro-
e di testimonianza della nostra fede, stile da cesso non concluso, come testimonia questo
vivere sia come singoli che come comunità: seminario: abbiamo la positiva volontà di
– la capacità di saper motivare in modo ar- tenere gli strumenti creati sempre adeguati
gomentato le proprie scelte di vita e i propri e aiutare tutti i cristiani coinvolti a svolgere
valori; sempre meglio il compito loro affidato.
– un desiderio di professare in modo pubbli- Il bagaglio di competenze e di strumenti per
co la propria fede, senza paure e falsi pu- trasmettere la fede è perciò ampio e ben con-
dori; solidato, organizzato attorno al concetto di
– la ricerca attiva di momenti di comunione “pedagogia della fede”, assunto come prin-
vissuta, nella preghiera e nello scambio cipio di orientazione di tutti i nostri dispositivi
fraterno; di trasmissione (ovvero l’attenzione che i
– una predilezione naturale per i poveri e gli percorsi di trasmissione e di educazione alla
esclusi; fede siano capaci di mantenere il criterio della
– la passione per le giovani generazioni e doppia fedeltà, a Dio e all’uomo, al messag-
per la loro educazione. gio cristiano da annunciare e al destinatario
di questo messaggio; e il rispetto dell’inte-
6. Rendere ragione della nostra fede gralità del contenuto di fede trasmesso).
Radicata nella dinamica originaria dell’espe- Fin qui la descrizione dei guadagni ottenuti.
rienza cristiana, l’esigenza di rendere ragio- Non si può però tacere una preoccupazione
ne della propria fede ha assunto negli ultimi che ci assilla, testimoniata anche in discus-
decenni i tratti di una grossa sfida. E non sioni e documenti: ci si accorge che, nono-
7
SINODO DEI VESCOVI, Lineamenta per la XIII assemblea generale ordinaria, 16.
stante l’impegno profuso, la distanza dal- flessione di assumere questo dato non sol-
l’obiettivo di avere cristiani capaci di vivere tanto come il risultato di un lavoro di osser-
una fede adulta di cui rendere ragione, ri- vazione ma come il frutto di una scelta con-
mane sempre ampia. Il motivo dell’ampiezza sapevole. Questo non vuol dire che l’ingres-
del divario tra sforzo e obiettivi: il cambia- so alla fede sia un affare solo per bambini.
mento molto rapido della cultura, che si è La presenza ormai stabile e significativa an-
fatta più aggressiva e ha eroso molti terreni che dentro la Chiesa italiana di domande di
di incontro e di dialogo con la fede cristiana; battesimo da parte di adulti e in qualche
i tanti fronti aperti dallo sviluppo del sapere caso di adolescenti, numericamente meno
e della tecnologia, la povertà di risorse con rilevante rispetto al battesimo dei bambini,
cui le comunità cristiane possono far fronte va tuttavia letta come un dono che permette
alle domande e alle nuove ricerche di senso alle comunità cristiane di cogliere il conte-
rese possibili da tutti questi sviluppi della nuto profondo del battesimo: il cammino di
cultura umana. preparazione, la celebrazione degli scrutini
Infine, una valutazione che ha come punto prebattesimali, la celebrazione del sacra-
di partenza il luogo preciso della trasmissio- mento sono momenti che nutrono la fede
ne della fede per assumere però un valore sia del catecumeno che della comunità. Pa-
molto più ampio: la maggior parte delle ener- recchie comunità cristiane delle nostre Dio-
gie investite per rendere ragione della nostra cesi raccontano in modo positivo la realtà
fede sono spese all’interno dell’universo ec- che vi ho appena descritto; raccontano an-
clesiale, per il mantenimento e il migliora- che di esperienze volute di incontro e di in-
mento dei tanti cammini di educazione at- crocio tra i diversi cammini di preparazione
tivati; davvero poche energie vengono ri- al battesimo, perché si realizzi un arricchi-
servate per una testimonianza e un annun- mento reciproco.
cio della fede dentro il mondo, aldilà dei no- Questi dati frutto di una osservazione anche
stri abituali circuiti di trasmissione della fede. abbastanza semplice e condivisa mi permet-
Di solito, a questo punto in parecchi testi si tono di rilanciare una verità che le Chiese
rimanda ad esperienze esemplari di qualche locali stanno progressivamente facendo di
gruppo o movimento; il rimando ha però il nuovo propria: il modo migliore per trasmet-
sapore della delega. tere la fede è viverla assieme a coloro che
vogliamo introdurre in essa. Percorsi batte-
simali trasformati in momenti di condivisio-
INIZIARE ALL’ESPERIENZA ne della propria fede; percorsi di preparazio-
CRISTIANA ne al matrimonio, scuole di preghiera, pel-
legrinaggi: sono molti i luoghi che dentro la
7. Il valore della mistagogia vita delle comunità cristiane fanno propria
La forma abituale di ingresso alla vita cri- la struttura della mistagogia. Intendo qui per
stiana è il battesimo ricevuto da bambini, mistagogia la capacità che hanno le Chiese
molto spesso nel periodo immediatamente locali di costruire esperienze dentro le quali
successivo alla nascita. Questa forma non è persone che credono e persone che sono in
tipica solo della Chiesa italiana; la grande ricerca, che vogliono rafforzare la loro fede
maggioranza delle Chiese sparse nel mondo vivono dei percorsi strutturati di condivisio-
vive questa realtà. Vi propongo in questa ri- ne e di scambio (nella preghiera, nella litur-
gia, nella catechesi e nella carità): la mista- ad intercettare luoghi ed esperienze che li
gogia è un dispositivo linguistico molto ef- aprono ad un simile discorso, il bisogno che
ficace, che produce come frutto la capacità le nostre istituzioni assumano senza paura
di trasmettere la nostra fede. una attitudine apologetica, vivano con se-
La declinazione esemplare di questa strut- renità forme di affermazione pubblica della
tura mistagogica è il catecumenato. La strut- loro fede, si è fatto ancora urgente.
tura del RICA è lo strumento assunto anche È nato così lo strumento del primo annuncio.
dalla Chiesa italiana per operare una riforma Assunto a pieno titolo nel lavoro di ripro-
del percorso di ingresso alla fede dei più pic- gettazione in atto degli itinerari di introdu-
coli, cercando di togliere questo cammino zione alla fede, il primo annuncio si dirige
dalla deriva privata e famigliare, per dargli ai non credenti, a quelli che, di fatto, vivono
invece una struttura più testimoniale ed ec- nell’indifferenza religiosa. Capita sempre più
clesiale (cercando di legare in unità i sacra- spesso però che le persone che accedono
menti, operando perché la comunità parroc- alla catechesi necessitano di vivere ancora
chiale sia il luogo in cui vivere tutto l’itine- una vera conversione. Perciò, sarà utile che
rario, spingendo perché il cammino coinvol- le comunità cristiane dedichino maggiore at-
ga in modo sempre più attivo anche i geni- tenzione a immaginare dei luoghi e degli
tori e i padrini). La nuova evangelizzazione strumenti di primo annuncio, sia dentro i
può essere lo strumento che aiuta le comu- confini delle nostre pratiche abituali di edu-
nità cristiane a consolidare gli sforzi fatti e cazione alla fede, che fuori da esse, dentro
le riforme introdotte, aiutando a rendere il la vita quotidiana delle persone. È questo il
percorso di iniziazione cristiana un luogo modo con cui la nuova evangelizzazione
sempre più capace di fortificare la fede: dei stimola gli itinerari abituali di educazione
catecumeni, anzitutto, dei loro famigliari, alla fede, accentuando il loro carattere ke-
della comunità che li sostiene e li accompa- rigmatico, di annuncio, il loro appello alla
gna. Come affermano i Lineamenta: «dal conversione.
modo con cui la Chiesa in Occidente saprà Questo bisogno di portare dentro la società
gestire questa revisione delle sue pratiche l’annuncio della fede cristiana è il motivo
battesimali dipenderà il volto futuro del cri- che ha visto fiorire eventi a scala mondiale:
stianesimo nel suo mondo e la capacità della le Giornate Mondiali della Gioventù vanno
fede cristiana di parlare alla sua cultura»8. lette come una vera e propria forma di primo
annuncio; anche alcuni eventi ecclesiali na-
8. Forme di primo annuncio zionali vengono letti in questa prospettiva.
Aiutare le comunità cristiane locali (comin- Non mancano quindi forme di primo an-
ciando dalle parrocchie) a strutturare in mo- nuncio a livello ampio. È invece ancora da
do più missionario le proprie azioni e la pro- immaginare in molte sue declinazioni un
pria presenza dentro il tessuto sociale è il primo annuncio che si collochi al livello del-
frutto più chiaro che ci si attende dalla nuova la vita quotidiana, che miri ai legami di
evangelizzazione. In una società in cui con prossimità (nel quartiere, dentro il mondo
sempre maggior fatica gli uomini e le donne del lavoro, aprendo un dialogo e un con-
sentono parlare di Dio, e ancor più faticano fronto con le problematiche locali, collocan-
8
SINODO DEI VESCOVI, Lineamenta per la XIII assemblea generale ordinaria, 2011, 18.
dosi tra le iniziative culturali del luogo). La conferma la verità della loro dedizione, del
nuova evangelizzazione è un invito alle co- contenuto di quanto insegnano e di ciò che
munità cristiane perché pongano maggior- chiedono di vivere.
mente la loro fiducia nello Spirito che le Perciò la nuova evangelizzazione è soprat-
guida, sappiano vincere le paure che pro- tutto un compito e una sfida spirituale. È un
vano, per riuscire a vedere con lucidità i compito di cristiani che perseguono la san-
luoghi e i sentieri attraverso i quali porre la tità. In questo contesto e con questo modo
questione di Dio al centro della vita degli di intendere la formazione sarà utile dedicare
uomini di oggi. spazio e tempo ad un confronto sulle istitu-
zioni e gli strumenti di cui le comunità cri-
9. La forza della testimonianza stiane dispongono per rendere i battezzati
Non si può chiudere una riflessione sul rap- consapevoli del loro impegno missionario
porto catechesi – nuova evangelizzazione ed evangelizzatore. Di fronte agli scenari
prescindendo da un richiamo esplicito alla della nuova evangelizzazione, i testimoni
Evangelii Nuntiandi di Paolo VI. Non si può per essere credibili devono saper parlare i
non condividere con lui la certezza che, alla linguaggi del loro tempo, annunciando così
fine, il segreto ultimo della nuova evange- dal di dentro le ragioni della speranza che
lizzazione è la chiamata alla santità di ogni li anima. Un simile compito non può essere
cristiano. Può evangelizzare solo chi a sua immaginato in modo spontaneo, richiede at-
volta si è lasciato e si lascia evangelizzare, tenzione, educazione e cura.
chi è capace di lasciarsi rinnovare spiritual-
mente dall’incontro e dalla comunione vis-
suta con Gesù Cristo. «L’uomo contempora- CONCLUSIONE
neo ascolta più volentieri i testimoni che i
maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché La nuova evangelizzazione chiede alla ca-
sono dei testimoni. È dunque mediante la techesi, italiana ma non solo, di vivere il
sua condotta, mediante la sua vita, che la processo di decostruzione in cui si sono ve-
Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, nute a trovare le sue pratiche tradizionali
vale a dire mediante la sua testimonianza come un momento di interrogazione critica,
vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà per poi immaginare le nuove forme di an-
e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di nuncio della nostra fede oggi. Il nostro è un
questo mondo, in una parola, di santità »9 esercizio di “realismo cristiano”: lavorare per
Qualsiasi progetto di nuova evangelizzazio- dare futuro alla fede che ci ha generato, aiu-
ne, qualsiasi progetto di trasmissione della tando la forma storica che il cristianesimo
fede non può prescindere da questa neces- ha assunto in Italia, quella del cattolicesimo
sità: avere uomini e donne che con la loro di popolo, ad abitare il contesto di detradi-
condotta di vita danno forza all’impegno zionalizzazione che la cultura post-moderna
evangelizzatore che vivono. È proprio que- ha acceso anche dentro la società e la Chiesa
sta loro esemplarità il valore aggiunto che italiana.
9
PAOLO VI, Evangelii Nuntiandi, 1975, 41.
Secondo le consegne ricevute, percorro sin- ferenza della fede di Israele e della Chiesa
teticamente 6 punti chiave da tenere presenti rispetto ad altre “rivelazioni”: essa non si
per riorientare la pratica catechistica attuale. caratterizza primariamente come visione
Nel formularli tengo presente i cambiamenti religiosa o sistema etico. Non nasce da
sopravvenuti dal 1970 a oggi, che evito di una speculazione sulla vita, ma dall’espe-
richiamare. Salvaguardando e rilanciando il rienza dell’agire della Trinità nella storia.
quadro di fondo del DB (il DB è la ricezione
del Concilio Vaticano II nella catechesi della – La fede cristiana è la storia di una rela-
Chiesa italiana), questi cambiamenti richie- zione. Il primo Testamento dice che si trat-
dono un ripensamento di tutti gli elementi ta di un’alleanza, di un appello gratuito e
che entrano in gioco nell’atto catechistico. di una risposta libera. Il secondo Testa-
Nella mia esposizione scelgo di presentare mento parla di nuova alleanza, e introduce
degli spunti di riflessione e di proporre, nei una novità inaudita: non solo Dio entra
“nota bene” in corsivo, alcune questioni per graziosamente in relazione con l’uomo,
il confronto. ma si fa umano. Incarnazione e Pasqua
dicono tutta l’implicazione che Dio ha de-
ciso di avere con noi, la sua complicità
1. LA FIGURA DELLA FEDE con noi nel Figlio divenuto umano. Espri-
mono anche la finalità di questa auto co-
Benché possa sembrare implicito, ritengo municazione di Dio: «Perché tutti siano
importante ai fini del nostro lavoro richia- una sola cosa; come tu, Padre, sei in me
mare la natura della fede cristiana, la sua e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv
figura originale. Il consenso su questa figura 17,21). Una relazione in vista di una re-
è preliminare a tutti i punti che dirò in se- lazione.
guito. Una esitazione su questo aspetto,
sfuoca o rende addirittura ambigua tutta l’ar- – La fede cristiana è una storia aperta. Tutto
ticolazione successiva. in Cristo è stato donato e detto, ma essen-
La fede cristiana ha questo di unico, che ne do una storia in corso, tutto è ancora aper-
connota la natura: è una fede storica, rela- to alla sorpresa, all’approfondimento, fino
zionale, escatologica. al suo ritorno. È quella che chiamiamo la
– La fede cristiana è una storia: l’autoco- dimensione escatologica della fede: «an-
municazione di Dio all’uomo nel suo Figlio nunciamo la morte del Signore, proclamia-
morto e risorto per noi. È questa la pro- mo che è il Vivente, attendiamo che egli
spettiva di Dei Verbum. Si situa qui la dif- venga», così ci fa dire la liturgia.
1
Questa distinzione è stata anche la proposta conclusiva del quinto colloquio internazione dell’ISPC tenutosi a
Parigi dal 15 al 18 febbraio 2011: La catéchèse et le contenu de la foi, sous la direction de François Moog et
Joël Molinario, Desclée de Brouwer, Parigi 2011. Si veda in particolare l’intervento conclusivo di François Moog,
Le contenu de la foi et les contenus de la catéchèse, 155-172.
2
Il Documento Base del 1970 titola il capitolo 4 Il messaggio della catechesi è Gesù Cristo e il capitolo 5 Per
una piena predicazione del messaggio cristiano. Preferisce dunque il termine “messaggio” al termine “contenuto”,
ma distingue nettamente il messaggio (Gesù Cristo), dalle sue esplicitazioni (i contenuti). È significativa questa
distinzione e anche il fatto che venga evitato il termine “contenuto”/”contenuti”. Siccome però il linguaggio or-
dinario catechistico utilizza quest’ultima formulazione (foriera di equivoci), preferisco stare su questa invitando
a mantenere la distinzione.
3
Si veda l’articolo molto semplice e efficace di LAITI G., Narrare la fede. Racconto, identità, verità, «Evange-
lizzare», n. 6, 2011.
4
Idem.
5
Sinodo dei Vescovi, XIII Assemblea generale ordinaria, La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della
fede cristiana. Lineamenta, Libreria Editrice Vaticana, 2001, p. 12.
6
Si veda: AUDINET J., Catechesi Tradendae, trente ans plus tard, in Lire, comprendre et recevoir la parole du
Magistère, «Lumen Vitae» 2009/4, 391-393.
Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo» (S. nell’uscire dal solo approccio razionale sen-
Girolamo, Commento al profeta Isaia, Pro- za peraltro ridursi a narrazione o a emo-
logo citato nella Dei Verbum 25). È in forza zione. Questo suo cambio di registro, o que-
del carattere storico e relazionale della fede sta sua conversione a tutti i registri comu-
cristiana che il racconto delle storie di Dio e nicativi della fede, diventerà decisivo per
con Dio rappresenta «la scelta di un modello l’annuncio del vangelo nell’attuale cultura.
conoscitivo e non la rinuncia ad esso»7, il Le esperienze di “ricominciamento” di per-
modo adeguato di accedere alla verità cri- sone che ritornano o entrano nella
stiana e di permetterne l’accesso. fede lo confermano ampiamente: non è la
L’impostazione narrativa della catechesi non via cognitiva la porta di ingresso più
ne esaurisce il compito. La verità dei racconti favorevole.
deve essere raccolta nella sintesi regolatrice Cosa dire alla catechesi perché passi da
del Simbolo, sperimentata nei riti, tradotta in una razionalità cognitiva a una razionalità
orientamenti di vita, vissuta in un rapporto “simbolica”?
filiale con Dio. Questa è sempre stata la tra-
dizione sana della catechesi: dentro una lo-
gica narrativa, essa ha sviluppato i sui pre- 5. GLI STRUMENTI
ziosi quattro pilastri: il Credo, i sacramenti, DELLA CATECHESI
i comandamenti e il Padre nostro. Ognuna
È a questo punto, tenuta ferma la figura
di queste quattro parti tradizionali della ca-
storica/relazionale della fede, chiarito il rap-
techesi, dal catecumenato, al Catechismo di
porto inscindibile tra contenuto e contenuti,
Trento, al Catechismo della Chiesa Cattolica,
ricuperata la sinfonia dei linguaggi che per-
viene formulata in una modalità espositiva
mettono di vivere, comprendere e celebrare
e in un linguaggio dottrinale, ma le sue for-
il mistero della fede; è a questo punto che
mule prendono vita nella misura in cui at-
possiamo con più serenità e consapevolezza
tingono alla narrazione da cui sono scaturite,
affrontare la questione degli strumenti della
affinché ciò che ha a che fare con delle storie
catechesi, cioè delle sue autorevoli media-
di vita non si atrofizzi in oggettivazioni dot-
zioni scritte.
trinali, rituali, normative. La dimensione nar-
rativa non è uno degli aspetti della catechesi,
a) La Scrittura libro della catechesi
ma quello sorgivo, genetico, fondativo.
– Sembra abbastanza ovvio riaffermare, in
– Quanto al linguaggio della liturgia, esso
fedeltà a tutta la tradizione della Chiesa,
permette che le dimensioni corporee, emo-
che «La Scrittura è il “Libro” della cate-
tive, poetiche, immaginative della persona
chesi; non un sussidio, fosse pure il primo»
siano introdotte nel mistero della fede e
(DB 107). La reintroduzione della Bibbia
della sua esperienza celebrativa. È la forza
nella catechesi è stata una delle grandi li-
dei riti che danno forma alla vita.
nee del rinnovamento catechistico post-
conciliare. Tuttavia, è il contesto di con-
N.B. 4 versione della catechesi in prospettiva di
La questione di fondo della catechesi sta “primo annuncio” o di “secondo annun-
7
SALVRANI B., Quale racconto salverà il mondo? Sulla riscoperta della narrazione in un’epoca post-narrativa,
in Per un orientamento narrativo, a cura di Batini F. e Zaccaria R., Franco Angeli, Milano 2000.
cio”8 che esige a nuovo titolo il ricorso di- E così, valendosi della spiegazione di quell’articolo,
retto alla Scrittura come libro e strumento il pastore d’anime insegnerà insieme il Credo e il
Vangelo»9.
principale della catechesi. Nulla la può so-
stituire. Il ricorso ai grandi racconti biblici
avvia la fede, la approfondisce, la rilancia, “Insegnerà insieme il Credo e il Vangelo”.
la nutre. Mi pare questa la chiave straordinariamente
ricca non solo per assicurare correttamente
– Come detto sopra, la Scrittura è sempre l’articolazione tra Scrittura e catechismi, ma
stata letta nel solco e nell’orizzonte della anche per orientare la pratica catechistica e
Tradizione e dal punto di vista catechistico l’uso stesso dei catechismi.
questa lettura della Parola di Dio nella Tra-
dizione si è, fin dal catecumenato, formu- b) Catechismo della Chiesa Cattolica e Ca-
lata nelle 4 grandi sintesi dei catechismi. techismi CEI
È molto interessante a questo proposito – Come collocare in quest’ottica il rapporto
lasciarci istruire dalla Prefazione del Cate- tra CCC e Catechismi CEI? Il Papa è tornato
chismo Romano (ad Parochos o catechi- a raccomandare l’uso del CCC in occasione
smo del Concilio di Trento, 1556): del prossimo anno della fede10.
D’altra parte, lo stesso CCC è stato scritto in
«Ogni sorta di dottrina che deve essere insegnata vista delle mediazioni delle singole Chiese e
ai fedeli è contenuta nella parola di Dio, distribuita le richiede11, perché, come diceva lo stesso
nella Scrittura e nella Tradizione. […] Data però la Car. Ratzinger all’indomani della sua pub-
molteplicità e la varietà delle verità così trasmesse, blicazione, «ammettendo i propri limiti, [il
al punto che risulta difficile comprenderle e, una
CCC] riconosce che solo attraverso i catechi-
volta comprese, non è facile ricordarle […] con
grande saggezza i nostri maggiori ricapitolarono
smi nazionali e diocesani, è possibile pren-
tutto il succo di questa dottrina salutare in quattro dere sul serio “il chi, il con chi, il per chi, il
formule distinte, che sono: il Simbolo apostolico, i dove, il quando, il come” si annuncia il mes-
sette sacramenti, il Decalogo e l’Orazione domeni- saggio catechistico».
cale o Padre nostro. […]
Riteniamo quindi opportuno avvertire i parroci che
– Di fatto i catechismi CEI, e tra essi in par-
ogni qualvolta essi sono chiamati a spiegare un
passo del Vangelo o qualsiasi brano della Sacra ticolare il Catechismo degli adulti, privile-
Scrittura, la materia di quel testo, qualunque essa giano una struttura storico salvifica ri-
sia, ricade sotto una delle quattro formule riassun- spetto a quella condensata delle 4 sintesi
tive suddette […] tradizionali. Proprio attraverso questa scel-
8
Si veda: BIEMMI ENZO, Il secondo annuncio. La grazia di ricominciare, EDB, Bologna 2011.
9
Il Catechismo Romano, Leonardo, 1994, p. 7-8.
10
«Per accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede, tutti possono trovare nel Catechismo
della Chiesa Cattolica un sussidio prezioso ed indispensabile.
In questo Anno, pertanto, il Catechismo della Chiesa Cattolica potrà essere un vero strumento a sostegno della
fede, soprattutto per quanti hanno a cuore la formazione dei cristiani, così determinante nel nostro contesto cul-
turale» (Benedetto XVI, Motu Proprio La porta della fede, 11 ottobre 2011).
11
«Questo Catechismo non è destinato a sostituire i Catechismi locali debitamente approvati dalle autorità ec-
clesiastiche, i Vescovi diocesani e le Conferenze Episcopali […]. Esso è destinato ad incoraggiare ed aiutare la
redazione di nuovi catechismi locali, che tengano conto delle diverse situazioni e culture, ma che custodiscano
con cura l’unità della fede e la fedeltà alla dottrina cattolica» (Giovanni Paolo II, Introduzione al CCC, 11 ottobre
1992).
ta essi mediano sapientemente il rapporto vanno verso quello che gli stessi documenti
tra Scrittura e Tradizione, tra narrazione e dei Vescovi (i piani pastorali e le tre note
sintesi. Distendono i contenuti della fede sull’IC) da tempo chiedono: la conversione
sullo sfondo della narrazione della storia missionaria della catechesi nella linea del
della salvezza, dalla creazione al suo com- primo o del secondo annuncio e l’imposta-
pimento finale, dalla Genesi all’Apocalisse. zione del processo di iniziazione cristiana
Nello stesso tempo, su questa tela narrati- secondo il modello catecumenale. A loro
va, presentano le verità della fede, le spie- modo, quindi, la proliferazione dei sussidi
gano, ne argomentano la plausibilità, ne è stata un atto di obbedienza ai Vescovi,
mostrano il risvolto di bella notizia per la ma prima di tutto alla realtà mutata.
vita e di invito alla conversione. Da questo
punto di vista le mediazioni CEI si fondano N.B. 5
su una scelta originale, che sa articolare la Le questioni che si aprono circa gli stru-
narratio plena con le sintesi della fede, ar- menti normativi per la catechesi riguardano
ticolando sempre storia e dogma. In qual- quindi: a) il riferimento alla Scrittura; b) il
che modo, il loro uso evita una riduzione rapporto tra CCC e catechismi CEI; c) il ri-
“dottrinaria” della catechesi e può educare pensamento di questi ultimi.
a un “buon uso” del CCC stesso. All’interno di questa problematica è impor-
tante ricordarsi che una certa unità negli
c) I limiti dei catechismi CEI strumenti favorisce un cammino condiviso.
L’ultima osservazione riguarda i limiti dei È stato il pregio dei catechismi CEI. Una ec-
catechismi CEI. È noto come nel loro uso si cessiva proliferazione di mediazioni, se da
sia passati in questi 40 anni da un utilizzo una parte è stata necessaria, rischia ora una
diretto (il catechismo come testo), a un qua- parcellizzazione delle esperienze. Sentiamo
dro di riferimento (il catechismo come ri- la necessità di un orientamento su questo
sorsa della proposta di catechesi, punto di punto e di ritrovare riferimenti comuni.
partenza o di sintesi), a uno sfondo solo D’altra parte risulta piuttosto imbarazzan-
simbolico. Di fatto essi sono entrati nell’om- te che venga contemporaneamente racco-
bra, lasciando il posto a una grande diver- mandato l’uso diretto del CCC e la fedeltà
sificazione di sussidi. La ragione principale ai catechismi CEI. Se dal punto di vista
sta nel fatto che i catechismi CEI parlano a teorico la loro composizione è possibile e
un mondo che non c’è più: immaginano auspicabile, dal punto di vista pratico que-
una famiglia cristiana, dei ragazzi educati sto doppio messaggio disorienta.
nella fede, una cultura di cristianità. Essi Indirizzare il cammino della catechesi per
hanno operato il passaggio dal “catechismo i prossimi anni richiede di dire una parola
della dottrina cristiana” ai “catechismi per su questi punti.
la vita cristiana”. Qui sta il loro pregio ma
anche il loro limite, inscritto nel sottotitolo
stesso. Sono catechismi per nutrire la fede 6. I PERCORSI (ITINERARI)
dei cristiani, come d’altronde il CCC. I sussidi
e gli itinerari proposti e sperimentati (so- L’attuazione delle finalità della catechesi, la
prattutto quelli che hanno fatto propria trasmissione dei suoi contenuti, l’utilizzo de-
l’ispirazione del modello catecumenale) gli strumenti si concretizza di fatto nella ela-
borazione e nella proposta di percorsi o iti- di vita che possono diventare “soglie” della
nerari di catechesi. fede. L’elenco nei documenti CEI è gene-
– Il progetto catechistico italiano (Documen- roso nell’individuarli e nel mostrarne la
to Base del 1970 e Catechismi CEI) ha fecondità per la fede12. In questo caso a
operato il passaggio dal catechismo ai ca- dettare l’itinerario è la capacità di dire pa-
techismi, prendendo atto che «la fede in role di Vangelo lasciandosi guidare dalla
Cristo e il Battesimo, che sono l’inizio della logica della vita delle persone, e non dalla
vita cristiana, hanno una dinamica inte- logica dell’esposizione ordinata. Il criterio
riore, che deve svilupparsi sino a far rag- della “totalità intensiva e non estensiva”,
giungere al battezzato la misura della ma- fornito da Giovanni Paolo II (“Non omnia,
turità perfetta in Cristo» (DB 123). Ha sed totum”) è illuminante.
quindi, almeno teoricamente, invitato a Forme di catechesi in situazioni di fragilità,
superare una visione puerocentrica della di lutto, di solitudine; ma anche in situazioni
catechesi, ponendo anzi gli adulti come positive, quali l’esperienza dell’amore, la na-
destinatari in senso più pieno del messag- scita di un figlio, il volontariato, il tempo li-
gio cristiano (DB 124). bero, i viaggi… ispirano una grande varietà
La scelta è stata quindi quella dei percorsi di percorsi.
o itinerari per le varie fasce di età.
– In questi anni è cresciuta la consapevo- L’insieme di questi tre criteri (per fasce di
lezza che la catechesi per fasce di età deve età, per condizioni rispetto alla fede, per si-
essere completata da itinerari secondo le tuazioni di vita) chiarisce e rende complesso
differenti situazioni della fede: l’adesione l’orientamento di proposte di percorsi cate-
iniziale, la conversione, l’apprendistato, chistici.
l’entrata nella comunità, l’approfondimen-
to... Ha contribuito a questa urgenza la N.B. 6
differenziazione sempre più grande dei no- Rispetto alla necessaria diversificazione de-
stri contemporanei nei confronti della Chie- gli itinerari, emergono alcune urgenze per
sa e della fede, con la fine del contesto di orientare la catechesi dei prossimi anni.
cristianità diffusa. Non è solo l’età, quindi, a) È necessario fornire qualche suggeri-
ma anche il rapporto con la fede a dettare mento per percorsi di primo annuncio.
i percorsi. Qui potrebbe essere chiarifica- Per dare gambe alle intuizioni (gli ab-
trice una proposta secondo la struttura ca- bondanti richiami al primo annuncio nei
tecumenale: catechesi di primo annuncio, documenti CEI) occorre indicare non del-
catechesi di iniziazione (bibbia e 4 fonda- le ricette, ma dei criteri di atteggiamen-
mentali), catechesi mistagogiche. to, contenuto e metodo per l’intium fidei,
– Inoltre, grazie in particolare al Convegno per avviare le persone all’atto della fede,
ecclesiale di Verona, abbiamo intuito la ne- alla sua riscoperta, alla conversione.
cessità di un terzo criterio di elaborazione
dei percorsi: quello relativo alle esperienze b) Per quanto riguarda i percorsi di inizia-
antropologiche fondamentali delle perso- zione cristiana dei ragazzi, ripensati se-
ne. Si tratta di quelle situazioni e passaggi condo l’ispirazione del catecumenato, è
12
Natura e finalità del Catechismo, op. cit., 31-33.
urgente fornire orientamenti per valo- nitori, per i quali l’ispirazione catecu-
rizzare le sperimentazioni, evitarne la menale ha un senso più preciso.
frammentazione, incoraggiare le buone
pratiche, smuovere dall’inerzia, evitare d) Se incrociamo quanto detto sopra sugli
possibili derive. All’interno di questo, strumenti catechistici con quanto detto
anche la questione della celebrazione ora sulla diversificazione dei percorsi,
unitaria dei tre sacramenti dell’IC e l’al- appare evidente la necessità di ponde-
ternativa tra l’ordine pedagogico (la cre- rare con cura cosa significa usare un
sima come terzo sacramento della con- catechismo (e a maggior ragione scri-
ferma) e quello teologico attendono una verlo o riscriverlo) in modo che contem-
parola orientativa. poraneamente regoli e autorizzi una plu-
ralità di itinerari, un catechismo che
c) È fondamentale far comprendere che “ispiri” e non che “aspiri”.
quando parliamo di ispirazione catecu-
menale dell’IC dei ragazzi lo facciamo
per analogia, in quanto ciò che speci- CONCLUSIONE
fica un percorso catecumenale è la li-
bera decisione e la conversione di vita I sei punti che ho delineato vanno da ciò
a Cristo Gesù, il che è proprio di una che è fondativo (la figura della fede, il suo
persona adulta. L’iniziazione cristiana contenuto/contenuti, il suo soggetto, i lin-
dei ragazzi non può essere quindi con- guaggi ad essa congeniali) a ciò che è pratico
siderata catecumenale in senso proprio. attuativo (gli strumenti e i percorsi). Ma per
Si tratta di un tempo nel quale si im- orientare l’azione catechistica occorre ricor-
primono in loro dei punti di riferimento dare che gli aspetti pratici sono quelli decisivi
e dei valori, una grammatica della fede per cambiare le mentalità ed evitare la dis-
e degli atteggiamenti positivi nei ri- sociazione tra un livello molto alto di di-
guardi della comunità ecclesiale, in vi- chiarazioni di valore e una pratica stagnante
sta di possibili successive riformulazio- e paralizzata per mancanza di mediazioni.
ni e riappropriazioni. Questo chiari- Proprio le mediazioni intelligenti (strumenti)
mento consente anche di impostare cor- e la proposta di percorsi percorribili e sani
rettamente le attese e la valutazione sono la strada ordinaria per veicolare e far
dell’efficacia delle nuove proposte, evi- sperimentare la visione di fondo.
tando di ingenerare frustrazioni. Per- Occorrerà dunque molta cura nell’orientare
mette anche di capire che la vera posta sulle questioni pratiche.
in gioco del rinnovamento dell’IC dei È quanto catechisti e parroci in questo mo-
ragazzi è il coinvolgimento dei loro ge- mento si attendono.
13
Tali passaggi antropologici sono definiti come “situazioni in cui può nascere una domanda di fede” (Terza
Nota CEI sull’IC, nn. 10-13); “occasioni particolari per il primo annuncio” (CEI, Questa è la nostra fede, 23);
“soglie della fede” (Vescovi lombardi), o più semplicemente “ambiti di vita” (Convegno ecclesiale di Verona). La
Lettera ai cercatori di Dio si apre con un capitolo dedicato alle «domande che ci uniscono», individuate in
quattro ambiti: felicità e sofferenza; amore e fallimenti; lavoro e festa; giustizia e pace.
Scelgo di esprimere la mia sensibilità rea- contesto, sta forse più a suo agio che dentro
gendo ai lavori sui tre assi attraversati. un cristianesimo dell’obbligo, della necessità,
dello scontato, del dovuto. La non necessità
1. RAPPORTO CHIESA CULTURA culturale del cristianesimo apre una stagione
E IL COMPITO nuova per la fede. Le restituisce il carattere
DELL’EVANGELIZZAZIONE di proposta libera e di adesione libera. E per
questo rilancia la testimonianza gratuita dei
a) Abbiamo cominciato a sentire di nuovo credenti. Ecco a mio parere la prima cosa
alcuni accenti dello spirito e della lettera che il documento è chiamato a trasmettere
della GS. «Le gioie e le speranze, le tristezze ai catechisti, ai parroci, ai Vescovi.
e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri b) Il risvolto di tutto questo, è la convinzione
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, so- che una stagione nuova della fede, un suo
no pure le gioie e le speranze, le tristezze e nuovo annuncio, chiede alla Chiesa un suo
le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi nuovo ascolto, una sua nuova esperienza di
è di genuinamente umano che non trovi eco fede. È operazione spirituale l’evangelizza-
nel loro cuore» (GS 1). Era un po’ che non zione, non strategica, come dicono i Linea-
ce lo dicevamo in modo così concorde. menta.
È la seconda fortuna: la prima per il cristia-
La cosa più bella che possiamo dire nel do- nesimo, la seconda per la Chiesa.
cumento condiviso è di incoraggiare uno È la seconda cosa da dire nel documento.
sguardo di speranza sulla cultura attuale, Su queste due consapevolezze si apre una
adatta al vangelo non meno di quelle del stagione straordinaria per la fede e per la
passato. Siamo chiamati non solo ad an- Chiesa. Come potremmo noi rimpiangere il
nunciare la speranza, ma con speranza, la tempo che è stato?
speranza nelle donne e negli uomini di oggi.
Dentro questo sguardo sottolineo due con-
versioni emerse: SECONDO ASSE: LA FEDE E LA SUA
a) Non solo non esserne depressi, ma essere COMUNICAZIONE
contenti della fine della cristianità sociolo-
gica. Gioire per lo scenario nuovo che si Rispetto al secondo asse, mi pare che il no-
apre per la fede: il tempo della libertà, della stro incontro abbia nominato una serie di
gratuità e quindi in termini del tutto nuovi nodi, alcuni non facili da sciogliere, e sui
della proposta, della missione evangelizza- quali sentiamo il bisogno di un ulteriore tem-
trice. Sta terminando la monocultura, si apre po di discernimento e di confronto. Forse
il tempo della biodiversità culturale. In que- anche per dire, di qualcuno di questi, che
sto come credenti allenati al mattino della per ora non possiamo ancora “decidere”, ma
Pasqua sappiamo vedere l’azione dello Spi- siamo chiamati a continuare a sperimentare,
rito Santo. Il vangelo sta bene in questo ad esercitarci.
Tuttavia qualche consenso è emerso, sarà per tutte le diocesi, parrocchie, vescovi, par-
importante riassumere gli elementi di con- roci e catechisti che si impegnano nella non
senso. Tra questi sottolineo da parte mia i facile ricerca di restituire alla comunità cri-
seguenti. stiana la sua capacità generativa. Non spe-
gnere lo Spirito. In fondo le nuove speri-
– Va presa sul serio l’implosione dell’ora set- mentazioni tentano tutte di ricostruire un
timanale di catechismo (e del genere cate- tessuto comunitario generativo. Tutto quello
chismo), non ci deve essere paura nel dirlo che va nella linea di creare questo tessuto
ai catechisti e ai parroci. Questo non porta (che abbiamo chiamato “ispirazione catecu-
al disimpegno o all’abbandono de facto del menale”) va incoraggiato, certo anche ac-
catechismo, ma a starci dentro in modo più compagnato e verificato. Occorre evitare di
consapevole e creativo. È un dato di fatto dire che le sperimentazioni hanno fallito,
ed è la fatica di tutti i catechisti italiani. semplicemente perché incontrano difficoltà,
L’implosione avviene quando si caricano su resistenze, questioni non facili da gestire. È
una struttura dei pesi che questa non è in un atteggiamento di svalutazione che na-
grado di reggere. Nato per dare la gramma- sconde la propria immobilità o incapacità di
tica cognitiva della fede a bambini e ragazzi cambiare. Una parola serena sulle sperimen-
credenti, iniziati sociologicamente alla fede tazioni va detta, perché rischiamo altrimenti
nei 3 grembi generatori della famiglia, della di perdere una grande opportunità, di inibire
scuola e del paese; nato per trasmettere le per diffidenza o per trascuratezza un pro-
parole di una fede vissuta e diffusa; venuti cesso avviato.
progressivamente meno i 3 grembi genera- In questo contesto, va detta una parola se-
tori, il catechismo si è visto caricato di un rena sull’ordine dei 3 sacramenti, una que-
compito impossibile per la sua natura. Que- stione per nulla secondaria, ma che va af-
sta implosione è da vivere come opportunità, frontata con gradualità e saggezza pastorale,
come invito a ricostruire nelle comunità un perché il cambiamento pastorale sia effetti-
luogo di esperienza cristiana, un processo vamente innestato in un cambiamento delle
realmente iniziatico, per i ragazzi ma ancora mentalità.
di più per gli adulti. La fine di un modello
apre le porte a un nuovo modello. Questo, – È emerso un bisogno di chiarificazione dei
per contraccolpo positivo, può anche ripor- termini, forse non definitivo. Il linguaggio
tare la catechesi alla sua funzione, ridimen- della catechesi rischia di diventare liquido,
sionarne il compito dentro un gioco di ruoli perché la realtà a cui si riferisce è in cam-
a più dimensioni. Non tutto è catechesi. Il biamento. All’interno di questo compito in-
suo compito va sgonfiato, per permetterle di vito a introdurre la distinzione tra “primo
dare il suo contributo nei primi passi della annuncio” e “secondo annuncio”. Il secondo
fede e nei percorsi della sua progressiva ma- annuncio è di fatto la coniugazione italiana
turazione. ancora prevalente del primo annuncio. Il pri-
– La conseguenza che abbiamo intravisto in mo annuncio è la proclamazione del Vangelo
tutto questo è la necessità di mandare un in vista di condurre una persona all’incontro
segnale positivo nei riguardi delle nuove con Gesù nella comunità ecclesiale e a in-
sperimentazioni, non solo di non togliere ad traprendere un cammino di conversione; mi-
esse la fiducia, ma di manifestare gratitudine ra dunque ad una iniziale adesione di fede,
1
La formazione dei catechisti nella comunità cristiana (1982); Orientamenti e itinerari di formazione dei catechisti
(1991); La formazione dei catechisti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (2006).
Per questo, mentre la formazione perma- sione segnano un’entrata progressiva nella
nente può avere un modello laboratoriale o fede e nella capacità di comunicarla. Può
sistematico su differenti aspetti delle sfide essere forse pensato un percorso che va
catechistiche concrete, quella di base può dall’iscrizione, alle traditio/redditio, al man-
essere ripensata su una triplice dimensione: dato per coloro che vengono considerati ido-
narrativa, kerigmatica, catecumenale. nei, a un tempo breve di mistagogia cate-
Il motivo è semplice: il catechista ripete in- chistica. Un’impostazione catecumenale li
consapevolmente il modello con il quale è abitua a un modello di ispirazione catecu-
stato formato. Se lo si vuole formare a nar- menale.
rare la fede, a essere capace di primo an- Se vengono formati con questi tre registri,
nuncio, a entrare in una prospettiva cate- diventano capaci di deintellettualizzare la
chistica iniziatica e non solo intellettuale oc- fede e di restituirle la sua natura di espe-
corre che il modello con cui è formato abbia rienza che coniuga senza scissione la fede
queste connotazioni. come atto, come contenuto, come atteggia-
a) Prima di tutto una impostazione narra- mento.
tiva, che fa entrare nella formazione l’espe- Su queste tre dimensioni, possono tranquil-
rienza dei catechisti, il racconto delle loro lamente innestarsi le quattro aree di com-
esperienze umane e di fede, l’incrocio delle petenze segnalate: quella biblico/teologica,
loro narrazioni con le narrazioni della fede. quella culturale, quella pedagogica e quella
b) Una impostazione kerigmatica, vale a spirituale.
dire di annuncio, primo o secondo, per loro.
Non va dato per scontato che siano credenti Concludo restituendo una bella sensazione.
e vanno messi in contatto con il cuore del Erano anni che non sentivo nella Chiesa
Vangelo, in vista di un rinnovato atto, con- italiana, a livello di catechesi, un luogo dove
tenuto e atteggiamento della loro fede. Van- interrogarsi in clima di libertà e di reale ri-
no guidati a dare l’assenso della fede come cerca, fuori da posizioni ideologiche, sem-
adesione a Cristo e ai contenuti centrali del plicemente per la necessità di non lasciare
Simbolo, dentro la comunità ecclesiale. Se priva di Vangelo la propria cultura. In questi
vengono formati a questo, istintivamente giorni ho personalmente sentito che forse è
daranno alla loro catechesi una connota- stato aperto un tempo nuovo, un tempo di
zione kerigmatica, di primo o secondo an- confronto libero, di ricerca di ciò che è bene
nuncio. per il vangelo e la Chiesa italiana. Di questo
c) Una impostazione in qualche modo ca- sono personalmente grato alla Commissione
tecumenale, iniziatica. Si può pensare a un Episcopale e all’UC e formulo l’augurio e la
percorso, come è stato detto, in cui fanno preghiera che questo cammino sia davvero
un’esperienza ad ispirazione catecumenale, un tempo di grazia, la grazia di poter rico-
nella quale catechesi, riti, passi di conver- minciare.
Ripercorrendo l’articolazione del capitolo de- sono stati degli importanti cambi di prospet-
cimo del Documento Base (DB): I catechisti, tiva. Ne evidenzio tre:
cerco di mostrare le principali acquisizioni – Gli studi catechetici contemporanei, innan-
permanenti sul tema e i punti su cui la ri- zitutto, segnano un ridimensionamento
flessione successiva ha aperto nuove pro- della dimensione dottrinale e presentano
spettive o suscitato problematiche inedite. la catechesi in primo luogo come un atto
relazionale e comunicativo. La catechesi,
1. L’identità del catechista deriva dalla cioè, è chiamata non tanto – o non solo
scelta della figura di Chiesa e di Ca- – a trasmettere un bagaglio di conoscenze
techesi ma a favorire la comunione del convertito
Il Documento Base (DB), sulla scia del rin- con Gesù Cristo; suo scopo definitivo, in-
novamento ecclesiologico promosso dal Va- fatti, «è di mettere qualcuno non solo in
ticano II, utilizza l’immagine di popolo pro- contatto, ma in comunione, in intimità con
fetico (DB 182). Oggi questa prospettiva Gesù Cristo» (DGC 80).
può essere approfondita tramite il concetto – L’attenzione alla dimensione missionaria
di comunità ermeneutica,1 una figura par- della catechesi, poi, con l’enfasi posta sul
ticolarmente adatta a restituire alla comunità primo annuncio (PA) come momento ge-
la sua coscienza generativa e formativa. La neticamente e cronologicamente fondante
comunità cristiana, così intesa, ha coscienza il percorso di fede, obbliga la catechesi a
di essere una chiesa sinodale e partecipativa, ripensarsi per trovare la giusta collocazione
al cui interno si realizzano dinamiche pluri- e la funzione precisa all’interno del pro-
direzionali nella comunicazione della fede e cesso evangelizzatore. Al momento, ci si
nella fede, che riconoscono e rispettano an- muove tra due polarità: a) la difesa di un
che lo specifico laicale. È una comunità che concetto “forte” di catechesi, che si quali-
sa di non aver colto una volta per tutte il fica per avere il compito peculiare di ac-
contenuto del vangelo e che quindi lo ri- compagnare la «crescita» del cristiano, di-
esprime, lo ri-comprende, se ne fa plasmare.2 stinguendosi così dal PA, al quale spetta
Per quanto riguarda l’identità della cate- invece l’onere di favorire la «generazione»
chesi (DB 30), nel corso degli ultimi anni ci della fede; b) la posizione di chi insiste
1
Mi riferisco qui alla riflessione di P. SARTOR - S. NOCETI, «La chiesa e il ministero della Parola», in G. ZIVIANI -
G BARBON (a cura), La catechesi a un nuovo bivio? Atti del Convegno a 40 anni dal Documento Base (Padova,
8-9 maggio 2009), Padova, Messaggero - Facoltà Teologica del Triveneto, 2010, 115-126. Si veda pure lo
sviluppo del tema in S. NOCETI, Educare nella comunità cristiana, co-educarsi come comunità, relazione in fo-
tocopia presentata durante il recente Convegno dell’ASSOCIAZIONE ITALIANA CATECHETI (AICA), Apprendere nella co-
munità, come dare un contesto alla catechesi? (Selva di Fasano, 25-27 settembre 2011).
2
Cfr. NOCETI, Educare nella comunità cristiana, co-educarsi come comunità, 4-6.
3
E. BIEMMI, La dimensione missionaria della catechesi. Il Convegno EEC nel cuore della problematica del primo
annuncio, in “Catechesi” 78 (2008-2009) 3, 3-8; 5.
4
Cfr. CEI, «Rigenerati per una speranza viva» (1 Pt 1,3): testimoni del grande «sì» di Dio all’uomo. Nota
pastorale dell’episcopato italiano dopo il 4° Convegno ecclesiale nazionale, 29 giugno 2007, n. 12, in “Notiziario
CEI” 11 (2007) 4, 142-172; 154-158.
5
MEDDI, «L’autocomprensione della catechetica nel cammino della teologia italiana nel post-Concilio», in ASSO-
CIAZIONE ITALIANA CATECHETI (AICA), Catechesi ed educazione: un rapporto possibile e fecondo, a cura di F. Kan-
nheiser-Feliziani, Leumann (TO), Elledici, 2011, 177-205; 193.
6
Non è una domanda oziosa, se un’indagine sui catechisti italiani ha evidenziato che una buona parte degli
intervistati dimostra di non sentirsi ben sicura rispetto alla propria identità ecclesiale e un significativo numero
di loro avverte il bisogno di approfondire la propria vocazione e come questa debba rapportarsi con la comunità;
cfr. G. MORANTE - V. ORLANDO, Catechisti e catechesi all’inizio del terzo millennio. Indagine socio-religiosa nelle
diocesi italiane, Leumann (TO), Elledici, 2004; qui 98-108. Il DGC rileva, senza approfondire: «Il compito del
catechista, come educatore della fede, differisce da quello degli altri agenti della pastorale (liturgia, della carità,
sociale…), anche se ovviamente dovrà agire in coordinazione con essi» (n. 219 c).
7
La Nota pastorale sulla formazione dei catechisti del 1982, afferma che il catechista è un credente chiamato
ad annunciare il Vangelo, nella Chiesa, al servizio dell’uomo, come maestro, educatore e testimone, per la crescita
di tutti (FdC, nn. 12-16). Il successivo documento del 1991, individua alcuni atteggiamenti spirituali che qua-
lificano la figura del catechista: egli è discepolo, testimone, missionario, si fa compagno di strada, è l’uomo delle
armonie (OIFC, parte III, paragrafo 3). Il testo conclude indicando nell’«educatore nella fede» il tratto caratteristico
del catechista parrocchiale. L’ultimo testo della CEI sulla formazione dei catechisti, a sua volta afferma che il
catechista dell’IC è «una persona trasformata dalla fede che, per questo, rende ragione della propria speranza
instaurando con coloro che iniziano il cammino un rapporto di maternità/paternità nella fede dentro un’esperienza
comune di fraternità. Questo vuol dire che il catechista è uno che: si scopre dentro il progetto di Dio e si rende
disponibile a seguirlo; vive la risposta alla chiamata dentro una comunità che lo convoca; si sente mandato ad
annunciare l’amore di Dio; accompagna il cammino d’IC nella sua globalità; agisce con la comunità e insieme
alla comunità; verifica e confronta costantemente la sua azione educativa» (FCIC, n. 19).
8
FdC 11 attesta: «Va ricordato comunque il fatto che il servizio catechistico non deve essere l’unica possibilità
di partecipazione offerta dalle comunità, ma s’inserisce all’interno di una pluralità di proposte di ministerialità
laicale e, anzi, se ne fa promotore. Perciò i vescovi italiani hanno voluto collocare il ministero dei catechisti fra
i cosiddetti “ministeri di fatto”, quei ministeri cioè “che senza titoli ufficiali compiono, nella prassi pastorale, con-
sistenti e costanti servizi pubblici alla Chiesa” (EvM 67), a sostegno e sviluppo della ministerialità di tutta la
Chiesa».
9
Si veda, ad esempio, R. PAGANELLI, Formare i formatori dei catechisti. Valori e itinerari sottesi al processo for-
mativo, Bologna, Dehoniane, 2002; G. BARBON, Nuovi processi formativi nella catechesi. Metodo e itinerari,
Bologna, Dehoniane, 2003.
10
A questo tendono i Convegni degli UCR del prossimo anno. Probabilmente, occorre riprendere in mano le va-
lutazioni che periodicamente provengono dalle indagini sui catechisti o in testi di sintesi come, ad esempio, C.
BISSOLI - L. GEVAERT (a cura di), La formazione dei catechisti. Problemi di oggi per la catechesi di domani, Leu-
mann (TO), Elledici, 1998.
11
C. NANNI, «Formazione», in J. M. PRELLEZO - G. MALIZIA - C. NANNI (a cura di), Dizionario di Scienze dell’Edu-
cazione, Roma, LAS, 22008, 472-474.
12
Cfr. P. TRIANI, Il catechista e la sua formazione nel contesto di una comunità che educa nella sua molteplice
ministerialità, relazione in fotocopia tenuta al XLIV Convegno nazionale degli UCD su “La questione educativa
nell’iniziazione cristiana per le nuove generazioni. A 40 anni dal Documento Base “Il rinnovamento della
catechesi” (Bologna, 14-17 giugno 2010), in [Link], 2.
zati in un sistema coerente di significati, de- quello della comunicazione della fede. Il do-
terminano il senso dell’esperienza personale, cumento afferma che gli obiettivi della for-
[…] come pure il riferimento attraverso cui mazione sono quelli di promuovere identità
sono colte, selezionate ed elaborate le sti- cristiane adulte e persone con una compe-
molazioni esterne, che spingono all’azione. tenza specifica per la comunicazione della
Essi si traducono, come orientamento con- fede. Questi due compiti costituiscono gli oriz-
tinuo e progressivo, nella formulazione, ac- zonti formativi che assicurano insieme una
quisizione, realizzazione di competenze pro- formazione integrale del catechista e una for-
fessionali».13 mazione specifica del suo ministero.15
Osserva Biemmi nelle sue conclusioni: «Que-
3.1. Prospettiva unificante delle fina- sto modo di interpretare il compito della for-
lità della formazione mazione dei catechisti come autoformazione
Il DGC (238-245) indica nell’essere, sapere alla fede e come competenza a comunicare
e saper fare le dimensioni della formazione; la fede è molto più unitario di quello classico
esse riguardano rispettivamente la matura- della triade “sapere, saper essere e saper fa-
zione umano-cristiana del catechista e le sue re”, certo pratico, ma che rischia di spezzet-
competenze a livello di conoscenze e di abilità tare la formazione e di non far cogliere ab-
metodologica nella trasmissione della fede. bastanza la questione di fondo: il primo an-
Benché i documenti attestino che le tre di- nuncio è innanzitutto da riscoprire per sé,
mensioni sono tra loro interdipendenti, nella nella misura in cui esso diviene esperienza
pratica non è remoto il rischio di accentua- per il catechista, diventa anche servizio co-
zioni indebite dell’una o dell’altra, con con- municativo. Quindi, una formazione del ca-
seguenze di “frammentazione” o disarmonia techista solo funzionale o didattica, non ha
nell’identità professionale dei catechisti. senso, è sterile strategia. Nello stesso tempo,
Per una migliore unitarietà del processo for- la sola maturazione di fede del catechista
mativo, può essere utile recuperare l’intuizio- senza abilitarlo a ciò che lo connota, cioè la
ne presente in OIFC (1991),14 il documento dinamica comunicativa come spazio del na-
che sposta lo specifico della competenza ca- scere, crescere e giungere a maturazione del-
techistica dall’asse dei contenuti teologici a la fede, lascia scoperto il versante del suo
13
C. NANNI - P. DEL CORE, «La formazione dell’operatore pastorale», in: F. V. ANTHONY ET AL., Pastorale giovanile.
Sfide, prospettive ed esperienze, Leumann (TO), Elledici, 2003, 356.
14
Faccio riferimento qui alle riflessioni di E. BIEMMI, Il catechista e la sua formazione. Intervento in qualità di
responder alla relazione del prof. Pier Paolo Triani, relazione in fotocopia a uso dei partecipanti del già citato
XLIV Convegno nazionale degli UCD, [Link], 3.
15
«Per il primo aspetto il documento dice che «la fede adulta comporta la consapevole decisione per Gesù Signore,
l’appartenenza responsabile alla Chiesa, la capacità di afferrare la rilevanza della fede per i problemi dell’uomo
e della società». Ritroviamo in filigrana la prospettiva del primo annuncio per i catechisti (ne sono loro i primi
destinatari), del processo di iniziazione alla vita di fede nella Chiesa, della capacità per sé di coniugare la fede
con gli snodi fondamentali della propria vita. Per il secondo aspetto (la comunicazione della fede), il documento
dice che questa competenza comprende due risvolti: la capacità di accedere correttamente alle fonti della catechesi
con una personale, progressiva assimilazione dei suoi contenuti fondamentali; e, ciò che è più tipico del loro
ministero, la capacità di fondere insieme i diversi elementi (contenuti, condizioni dei destinatari, contesto
ecclesiale, strumenti didattici, linguaggio, interazione) nell’atto comunicativo, in vista di favorire il cammino di
fede dei propri fratelli. Intravediamo qui la questione di saper raggiungere l’essenziale della fede (il kerygma) e
di saperlo comunicare nello spazio della relazione educativa».
16
Cfr. BARBON, Nuovi processi formativi nella catechesi, 53-82.
17
ASSEMBLÉE DES ÉVÊQUES DU QUÉBEC, Jésus Christ chemin d’humanisation. Orientations pour la formation à la
vie chrétienne, Montréal, Médiaspaul, 2004, 33-34.
scurato il fatto che all’interno delle stesse i catechisti a proporre correttamente i con-
comunità cristiane appare sempre più palese tenuti dell’annuncio, tenendo conto dei re-
l’ignoranza dei termini e simboli essenziali ferenti e dell’ambiente concreto in cui si la-
del cattolicesimo. vora, in riferimento a degli obiettivi; renderli
Nell’attuale contesto, una maggiore atten- idonei a programmare, attuare e verificare
zione andrà riservata ad una formazione il proprio intervento educativo, servendosi
ecumenica e aperta al dialogo interreligioso. delle tecniche e degli strumenti di apprendi-
Deve trattarsi di una formazione teologica mento e di educazione.
«molto vicina all’esperienza umana, capace Ciò richiede che i catechisti maturino attitu-
di correlare i differenti aspetti del messaggio dini di animazione e di programmazione. Il
cristiano con la vita concreta degli uomini e catechista è essenzialmente un animatore
delle donne sia per ispirarla sia per esami- nell’ambiente e specialmente nel gruppo, di
narla alla luce del Vangelo» (DGC, n. 241). cui dovrà conoscere le dinamiche di vita.
Non è ancora sufficientemente valorizzato Egli, andando oltre modelli di conduzione
l’apporto delle scienze umane. Mentre va autoritaria o permissiva, dovrà essere aiutato
superata la diffidenza nei loro confronti, va a sviluppare un nuovo tipo di personalità
pure ricordato che esse sono correttamente accogliente e aperta, capace di relazioni pro-
utilizzate nel momento in cui il loro studio fonde, impegnata a potenziare al massimo
non risulta fine a se stesso ma, nel rispetto l’apporto di tutti, a suscitare le capacità degli
della loro autonomia e nel discernimento tra altri piuttosto che a imporre le proprie.
i valori e i limiti che le varie tendenze ma- La capacità di programmare è sottolineata
nifestano, sono messe al servizio dell’azione in tutti i documenti sulla formazione dei ca-
evangelizzatrice (DGC, n. 243). techisti: essa suppone l’abilità di conoscere
La formazione nell’area del sapere diventa e interpretare la situazione di partenza dei
significativa se riesce a sviluppare l’integra- partecipanti, di elaborare un progetto con-
zione tra il sapere della fede e l’esperienza creto di azione, di portarlo ad attuazione e
della fede: «Non è utile fornire ai catechisti valutarlo, in ordine al suo miglioramento e
unicamente il modello formativo scolastico ulteriore realizzazione. Oggi, inoltre, si fa
centrato sulla trasmissione-spiegazione delle più avvertita l’esigenza di programmare in
informazioni teologiche. Ma […] è più inci- equipe.
sivo e “professionale” un percorso che nasca Lavorare in un contesto multiculturale e plu-
dalla costruzione di esperienze capaci di in- rireligioso come sta diventando il nostro o
cludere: rilettura della propria percezione, proporre la fede in una società in cui i “me-
confronto con i documenti ecclesiali, incul- dia” veicolano valori e modelli di vita alter-
turazione degli stessi, operativizzazione di- nativi a quelli cristiani, comporta – ad esem-
dattica».18 pio – l’attitudine a elaborare e guidare iti-
nerari di fede differenziati e la capacità non
Saper fare solo di trasmettere i contenuti cristiani ma
Gli obiettivi della formazione metodologico- anche di destrutturare la mentalità dei de-
didattica sono sostanzialmente due: abilitare stinatari e ricomporla secondo punti di ri-
18
B. SCHETTINI, La formazione dei catechisti. Spunti di riflessione, in “Notiziario UCN” 18 (1989) 3, 183-190;
186.
In questi due giorni ci siamo messi in ascolto volta in volta critico/autocritico, stimolatore
vicendevole e ci è stato chiesto uno sforzo e integratore. La Chiesa si sente spinta alla
di discernimento e d’immaginazione. Alla NE perché consapevole di una “eccedenza”
luce di questo esercizio, penso di poter ri- della Parola di Dio, che necessita di sempre
proporre nei termini seguenti la riflessione nuovo annuncio, e si propone con lo “stile”
sull’identità e la formazione dei catechisti, tipico delle comunità nutrite e trasformate
avanzata il primo pomeriggio. dalla fede.
Ogni epoca ha bisogno di catechisti qualifi- Appare evidente che, per realizzare tutto ciò,
cati, ma la loro identità e funzione derivano c’è bisogno di un ascolto attento e prolun-
direttamente dal consenso sulla figura di fe- gato, e del coinvolgimento di tutte le com-
de, di Chiesa e di catechesi che fanno da ponenti del popolo di Dio, comprese pure le
orizzonte, come pure dal contesto, dalle cir- persone che manifestano posizioni diver-
costanze storiche in cui si attua la loro azio- genti o persino contrapposte a quelle dei
ne ecclesiale. più. Il tutto in vista di scelte coraggiose e
La figura del catechista non può essere ec- condivise, negli intenti e nelle loro formu-
cessivamente idealizzata; risponde invece a lazioni, per abitare credibilmente questo tem-
esigenze concrete determinate da uno spe- po, che non è meno promettente per l’evan-
cifico ambiente culturale e religioso. Noi do- gelizzazione di quelli del passato.
vremmo pensare ai catechisti che operano A livello più propriamente catechetico, è fon-
in Italia, una nazione che risente – natural- damentale non trascurare gli sviluppi che ci
mente – della globalizzazione (che segna sono stati in questi anni, senza mai dimen-
ovunque in misura più o meno marcata un ticare che sul loro valore positivo/negativo
indebolimento del tradizionale tessuto cul- non c’è al momento uniformità di pareri.
turale unitario) ma che possiede caratteri- Appaiono rilevanti soprattutto quelli che
stiche culturali e religiose sue proprie, che hanno portato a considerare la catechesi in
vanno attentamente esaminate. primo luogo come un atto relazionale e co-
Bisogna prendere sul serio il mutato contesto municativo; la riscoperta della sua intrinseca
culturale e la scelta ecclesiale di mettersi in dimensione missionaria e la scelta di ispirarsi
stato di nuova evangelizzazione (NE), che al modello del catecumenato antico; la pre-
consiste innanzitutto nella verifica e discer- mura nel mettere al centro le persone e gli
nimento che la Chiesa fa rispetto alla fede ambiti in cui si svolge ordinariamente la vita
che vive e che trasmette. Il confronto con della gente; la necessità del recupero di tutta
la cultura dovrebbe essere improntato a cri- l’armonica dei linguaggi della fede, di un
teri di rispetto e simpatia, di riconoscimento “allargamento” della razionalità che intro-
e valorizzazione delle risorse presenti in essa duca l’intera gamma dei linguaggi umani e
piuttosto che di semplice reazione (cura delle della fede (specie quello narrativo, legato
cose che non vanno) e pretesa di soluzioni alle Scritture, e quello simbolico, legato alla
“sicure”, fornendo un apporto al dialogo di liturgia); l’urgenza di un più stretto rapporto
con le altre funzioni ecclesiali, per non ri- il fulcro dall’esposizione ordinata a quella
manere esposta all’isolamento. della vita delle persone.
Si sente forte l’esigenza di chiarificazioni Quanto fin qui detto, ha evidenti ripercus-
terminologiche e di distinzioni essenziali sioni sull’identità dei catechisti e la loro for-
(appare irrinunciabile quella tra contenuto/ mazione. Innanzitutto, va sempre ribadito il
contenuti), di convergenza di interpretazioni primato evangelizzatore e la titolarità delle
su parole chiave, di utilizzo comune e snodi comunità.
fondamentali nell’articolazione della propo- La promozione di comunità evangelizzan-
sta cristiana (comunità, adulto nella fede, ti/educanti obbliga a riconfigurare coerente-
iniziazione cristiana, …); di un uso meno mente l’identità e il ruolo dei catechisti. Nelle
“scontato” di espressioni ricorrenti (per tut- comunità c’è bisogno di una molteplicità di
te: “La catechesi è incontrare Gesù Cristo”, operatori pastorali, rispondenti alle nuove
frase cui spesso è data l’attribuzione di so- esigenze educative, dall’identità meglio de-
luzione mentre qui sembra proprio risiedere finita e dalla complementarità meglio deter-
il problema). minata. Si può pensare alla preparazione di
Gli strumenti della catechesi, cioè le sue me- catechisti “stabili”, a partire da un rigoroso
diazioni autorevoli, oggi estendono il loro discernimento vocazionale.
campo al vasto mondo dei mezzi di comu- Un’attenzione particolare va data all’apporto
nicazione sociale e alle diverse logiche di catechistico delle famiglie (di cui va comun-
apprendimento che essi introducono. La que precisato il contributo specifico) e al
centralità della Sacra Scrittura appare ancora ruolo del presbitero, di cui è essenziale cu-
più evidente in un contesto di primo annun- rare la formazione, prima e durante l’attività
cio com’è il nostro. È da approfondire l’esa- pastorale. Va studiata la specificità “catechi-
me del rapporto tra il testo sacro, il “Cate- stica” dei movimenti e associazioni. In ottica
chismo della Chiesa Cattolica” e il Catechi- di distinzione nella complementarità, va ri-
smo nazionale. Va presa sul serio l’implo- pensato il collegamento tra catechesi par-
sione dell’ora del catechismo e degli stru- rocchiale e insegnamento della religione cat-
menti ad essa collegati. La verifica della spe- tolica, con attenzione alla figura dell’inse-
rimentazione è in atto e da essa deriveranno gnante di religione, che opera nello specifico
indicazioni anche per la formazione dei ca- contesto italiano. Oggi, poi, è forte l’atten-
techisti. Su tutto ciò, pare indispensabile una zione al lavoro svolto in equipe.
parola autorevole, perché realmente condi- La formazione dovrebbe essere rigorosa-
visa, dell’episcopato italiano. mente progettata per garantire nei catechisti
Per quanto riguarda i percorsi, è rilevato il una “identità dialogica”, indispensabile in
passaggio da itinerari basati sulle varie fasce un ambiente multiculturale e plurireligioso
d’età a quelli che tengono conto delle dif- come quello che si sta venendo a formare
ferenti situazioni di fede dei catechizzandi. anche in Italia, e una competenza specifica
Il convegno di Verona ha messo l’accento a interagire con il mondo degli adulti (sia
su un altro criterio di elaborazione delle pro- all’interno che all’esterno delle comunità cri-
poste, quello relativo alle esperienze antro- stiane) e con le persone disabili.
pologiche fondamentali delle persone. Le È indispensabile il ripensamento dei modelli
nuove sensibilità comportano delle variazio- formativi e, in questo senso, sono da pre-
ni sulle logiche delle proposte, che spostano ferirsi quelli centrati sul soggetto in intera-
zione con gli altri, in vista di una “trasfor- cristiane (elemento da rivalutare). Mentre si
mazione” personale. Si potrebbe applicare studiano nuove dimensioni, non va mai per-
pure alla formazione il modello catecume- sa l’attenzione a quella spirituale (laicale),
nale, con tappe e responsabilità progressive basilare.
(che preveda, ad esempio, i periodi del- Può apparire scontato, ma sembra opportu-
l’iscrizione, traditio-redditio, mandato, mi- no richiamarlo ancora una volta: tutto di-
stagogia), particolarmente adatta a garan- pende dalla qualificazione dei formatori e
tire una esperienza globale e unificante la delle persone che, in generale, hanno re-
personalità. sponsabilità di coordinamento nel campo
Vanno identificati gli spazi formativi (con della catechesi. In questo contesto, andrebbe
l’individuazione di luoghi di formazione po- forse potenziato il ruolo dell’UCD, attraverso
polare, accessibile a tutti). Si potrebbe ipo- la precisazione delle sue funzioni e la qua-
tizzare una formazione di base (narrativa, lificazione del personale che opera in esso.
kerigmatica e iniziatica) per tutti e una per- Per quanto riguarda il cosiddetto Documento
manente sul campo. Alla formazione do- condiviso, vari sono stati i suggerimenti per-
vrebbero partecipare insieme laici e presbi- venuti. Sarà necessario accordarsi sulla sua
teri. L’esito non è l’omologazione, quanto ampiezza e sulle procedure di elaborazione
piuttosto l’acquisizione da parte del catechi- e accompagnamento in vista della diffusio-
sta di uno “stile” proprio di educare alla ne; mi limito a ricordare che un documento
fede, sia nella forma della proposta (cui oggi pastorale, se non contiene le indicazioni per
si è particolarmente sensibili) sia dell’ac- i concreti passi operativi e i tempi di verifica,
compagnamento all’interno delle comunità alla fine risulta inefficace.
OMELIA
S.E. Mons. Mariano Crociata
Segretario Generale CEI
a caso vengono qui richiamati profeti e re – del Consiglio Episcopale Permanente, ha bi-
nei quali possiamo intravedere tutto l’Antico sogno non solo della presenza, ma della vita
Testamento – quali depositari delle promes- e della testimo-nianza di una comunità adul-
se, ma non ancora dell’esperienza del loro ta nella fede, che possa, come Gesù e nello
compimento. Spirito, rivelare ai tanti “piccoli” la ragione-
In questo donarsi nella relazione umana si volezza e la vivibilità del Vangelo.
realizza l’azione fondamentalmente peda- Il cammino verso un Documento condiviso
go-gica di Dio in Gesù: «Tutto è stato dato per il rinnovamento dell’Iniziazione cristiana
a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il e della catechesi appare, così, profondamen-
Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se te coerente con l’impegno dei Vescovi in
non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà questo decennio. Nella riflessione che con-
rivelarlo». Il verbo «conoscere», si sa, pre- durrete in questa giornata di confronto e di-
senta tutto lo spessore della vita di relazio- scernimento sarà fondamentale fare riferi-
ne, come è anche richiamato nel brano sem- mento alla vita delle nostre parrocchie, al
pre toccante di Isaia (11,1-10). Proprio que- ruolo insostituibile dei sacerdoti che insieme
sta relazione viene trasmessa in dono dal ai laici le animano, alla testimonianza di re-
Padre al Figlio e dal Figlio ai discepoli. Il te- ligiosi e religiose. E nel considerare l’impe-
stimone cristiano, come Cristo, non rivela gno dei catechisti sarà fondamentale – come
una parola esterna a sè, ma è chiamato a richiamano gli Orientamenti Pastorali al nu-
indicare una esperienza di amore che lo mero 41 – cercare di descrivere la loro ca-
coinvolge totalmente. Non deve sfuggire, pacità di tessere alleanze educative non solo
infatti, che il contesto appena precedente all’interno della comunità, ma anche con
del brano evangelico è quello del rientro dei chi opera nel più vasto campo della forma-
settantadue discepoli dalla missione (cf. Lc zione umana.
10,17-20). Al contesto comunitario della Gli stessi Convegni catechistici regionali,
relazione si aggiunge, per così dire, una sua promossi dall’Ufficio nazionale in piena
qualità “adulta” nei confronti dei “piccoli”. consonanza con gli Orientamenti del De-
Adulta, anche qui, non per anagrafe ma per cennio, potranno portare un grande contri-
esperienza. buto a questo nostro cammino. La catechesi
Individuiamo così due tonalità importanti – come la stessa evangelizzazione – non è
per la catechesi: essa avviene in un contesto solo opera di singoli pionieri o di personalità
pienamente ecclesiale e necessita di una te- eccezionali (che pure lo Spirito non cessa
stimonianza adulta. Fuori dunque da ogni di suscitare tra noi); essa è impegno di tutta
carat-terizzazione “puerocentrica”, l’esigen- quanta la Chiesa, che nel tessuto quotidia-
za del rinnovamento di itinerari e strumenti no, e nell’«ora» di ogni giorno, sa ricono-
della iniziazione cristiana, come è stato ri- scere e gioire, con Gesù, della benevolenza
badito recentemente anche dalle riflessioni del Padre.
CAPITOLO 6
CONSULTE DELL’UFFICIO
CATECHISTICO NAZIONALE
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ROMA
Consulta del
17 gennaio 2011
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1
Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali 2010-2020 (4
ottobre 2010) n. 39.
2
Cf. Concilio Vaticano II, Dichiarazione Gravissimum educationis (28 ottobre 1965), n. 3-4.
3
Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, nn. 8. 2-3.
4
Così ben descritte nella lettera della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi,
Annuncio e catechesi per la vita cristiana (4 aprile 2010), nn. 7-9.
5
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 35.
6
Ib., nn. 36-38.
7
Ib., n. 39.
8
Ib.
9
Cf. Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi (15 agosto 1997), nn. 47-49. Anche A.
Napolioni, Catechesi e pastorale, in «Orientamenti Pastorali» 57 (2010) 6, 46.
10
Cf. Concilio Vaticano II, Decreto Ad Gentes (7 dicembre 1965), n. 7.
11
Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), n. 24.
12
Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi, n. 48.
13
Congregazione per la dottrina della fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione (3 dicembre
2007), n. 2.
Il Direttorio ricolloca, dunque, la catechesi grare fede e vita»15. In questo modo gli OP
nella cornice dell’evangelizzazione, distin- riprendono tutta la ricchezza pedagogica del
guendo tre tipi di catechesi: «1. Il primo an- Documento base: compito fondamentale del-
nuncio che mira alla conversione e alla fede, l’educatore cristiano è sostenere nell’edu-
e il catecumenato (catechesi in senso spe- cando la maturazione di una mentalità cri-
cifico, anzi paradigma per le altre forme e stiana. Se la finalità della catechesi è quella
modalità di catechesi); 2. La catechesi del- di «favorire una viva, esplicita e operosa
l’iniziazione cristiana dei battezzati che mira professione di fede»16, la maturità cristiana
a una fede viva e ad una decisa scelta del è data dalla capacità di vivere nel quotidiano
Vangelo che, in genere, dovrebbe ispirarsi il pensare come Cristo, vedere la storia come
al modello catecumenale precedente; 3. La Lui, giudicare la vita come Lui, scegliere e
catechesi permanente delle persone e delle amare come Lui, sperare come insegna Lui,
comunità, che approfondisce la fede ricevu- vivere in Lui la comunione con il Padre e lo
ta e abilita a vivere cristianamente in mezzo Spirito Santo17. Obiettivo centrale dell’atto
ai problemi sempre nuovi che si pongono formativo, di conseguenza, è far crescere un
al cristiano» . Nell’attuale contesto segnato cristiano “adulto nella fede”.
da processi di secolarizzazione, la catechesi
va assumendo sempre più una prospettiva c. La formazione permanente dei cri-
missionaria14. stiani
Gli OP proseguono riaffermando che la «ca-
b. Educare la “mentalità di fede” techesi sostiene in modo continuativo la vita
La catechesi – continuano gli OP –, che ac- dei cristiani e in particolare gli adulti, perché
compagna la crescita del cristiano dall’in- siano educatori e testimoni per le nuove ge-
fanzia all’età adulta, ha come specifica fi- nerazioni»18. Tale finalità della catechesi in-
nalità «non solo di trasmettere i contenuti terpella tutte le stagioni della vita. La con-
della fede, ma di educare la ‘mentalità di divisione della vita, dei criteri di valutazione
fede’, di iniziare alla vita ecclesiale, di inte- e delle scelte di Cristo, non si acquisisce una
14
Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi (15 agosto 1997), n. 49. Cf. J. Gevaert,
Studiare Catechetica. Edizione interamente rinnovata a cura di U. Montisci, LAS, Roma 2009, 11-12.
15
Cf. E. Biemmi, La dimensione missionaria della catechesi. Il Convegno EEC nel cuore della problematica del
primo annuncio, in «Catechesi» 78 (2008-2009) 3, 2-8. In particolare, l’autore afferma: «Possiamo allora for-
mulare questa ipotesi. La nozione di catechesi ha subito uno slittamento semantico rispetto alla sua funzione
tradizionale. Tale slittamento è avvenuto attraverso tre passaggi: la distinzione dal primo annuncio, che la colloca
come momento successivo; la sua collocazione a fianco del primo annuncio, che la colloca distinta ma parallela;
la sua connotazione qualitativa che la pone all’interno del primo annuncio. Siamo quindi passati da una
concezione spaziale lineare del rapporto catechesi/primo annuncio (che opera la distinzione in base al loro tempo
di intervento), a una concezione qualitativa, circolare, che tende a rendere compresenti i due servizi della Parola,
in quanto ogni situazione e tempo della vita, anche dopo la conversione, ha bisogno di primo annuncio e quindi
di una catechesi che possiamo definire globalmente “kerigmatica”, che mantiene cioè come obiettivo primario e
come finalità ultima la proposta della fede e l’invito alla conversione» (Ib., 5). Cf. inoltre L. Meddi, Un documento
per rinnovare la catechesi/3, in «Catechesi» 80 (2010-2011) 3, 3-23.
16
Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, Annuncio e catechesi per la vita
cristiana, n. 2; cf. Gravissimum educationis, n. 4.
17
Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi, n. 66.
18
Cf. Episcopato Italiano, Il rinnovamento della catechesi. Documento base per la redazione dei catechismi (2
febbraio 1970), n. 38.
volta per tutte: la maturità della fede non si spirituale, della loro competenza teologica,
può dare mai perfettamente compiuta. Perciò culturale e pedagogica21. Ci chiediamo come
la Chiesa si preoccupa di far crescere il rap- raggiungere questo obiettivo nel decennio.
porto personale dei credenti con Cristo verso Come aiutare le nostre comunità parrocchiali
una progressiva identificazione con Lui19. ad attrezzarsi a far fronte concretamente a
«Occorre comprendere – dice il Documento questa necessità?
base – che, in tutte le età, il cristiano ha bi-
sogno di nutrirsi adeguatamente della parola
di Dio. Anzi, gli adulti sono in senso più 3. L’INIZIAZIONE
pieno i destinatari del messaggio cristiano, CRISTIANA
perché essi possono conoscere meglio la ric-
chezza della fede, rimasta implicita o non Il rapporto tra evangelizzazione ed educa-
approfondita nell’insegnamento anteriore. zione appare “la via” per la comunicazione
Essi, poi, sono gli educatori e i catechisti della fede alle nuove generazioni. La cate-
delle nuove generazioni cristiane»20. Gli chesi, specie quella dell’iniziazione cristiana,
adulti sono interpellati nella loro formazione proposta ai bambini e ai ragazzi tra i 7 e i
innanzitutto perché destinatari privilegiati di 14 anni, costituisce uno degli elementi fon-
percorsi che li aiutino nella loro compren- dativi di una vera e propria educazione cri-
sione ed esperienza del mistero di Cristo, ma stiana22. Il Direttorio riassume l’istanza nel-
anche in quanto responsabili dell’educazione l’espressione «evangelizzare educando e edu-
cristiana delle nuove generazioni. care evangelizzando»23, mentre gli OP defi-
Si apre qui una prima questione da affron- niscono l’iniziazione cristiana come «l’espe-
tare: quale formazione degli adulti, e in par- rienza fondamentale dell’educazione alla vita
ticolare di catechisti-adulti nella fede, capaci di fede»24, non una delle attività della comu-
di trasmettere la fede alle nuove generazio- nità cristiana, ma quella che «qualifica
ni? Gli OP indicano la formazione di educa- l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo es-
tori, animatori e catechisti come impegno sere inviata a generare alla fede e realizzare
prioritario delle comunità parrocchiali, attra- se stessa come madre»25. In verità, in questi
verso una cura della loro crescita umana e ultimi anni la riflessione sull’iniziazione cri-
19
Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 39.
20
Cf. Gal 4,19. Vedi U. Ughi, Catechesi degli adulti, in «Orientamenti Pastorali» 57 (2010) 6, 67.
21
Episcopato Italiano, Il rinnovamento della catechesi, n. 124.
22
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 41.
23
Lo ricordava Gravissimum educationis, n. 4: «Nell’assolvere il suo compito educativo la Chiesa utilizza tutti
i mezzi idonei, ma si preoccupa soprattutto di quelli che sono i mezzi suoi propri. Primo tra questi è l’istruzione
catechetica, che dà luce e forza alla fede, nutre la vita secondo lo spirito di Cristo, porta a partecipare in maniera
consapevole e attiva al mistero liturgico, ed è stimolo all’azione apostolica».
24
Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi, n. 147 porta come titolo Evangelizzare
educando ed educare evangelizzando: «Ispirandosi in continuità alla pedagogia della fede, il catechista configura
il suo servizio come qualificato cammino educativo, ossia da una parte aiuta la persona ad aprirsi alla dimensione
religiosa della vita e dall’altra propone a essa il Vangelo, in maniera tale che penetri e trasformi i processi di in-
telligenza, di coscienza, di libertà, di azione, così da fare dell’esistenza un dono di sé sull’esempio di Gesù Cristo.
A questo scopo, il catechista conosce e si avvale del contributo delle scienze dell’educazione cristianamente in-
tese».
25
Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 40.
26
Ufficio Catechistico Nazionale, La formazione dei catechisti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei
ragazzi (4 giugno 2006), n. 6.
27
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali
dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000 (29 giugno 2001), n. 59.
28
Ufficio Catechistico Nazionale, Il catechismo per l’Iniziazione Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nota per
l’accoglienza e l’utilizzazione del catechismo della CEI (15 giugno 1991), n. 7.
29
In questa prospettiva, «si propone di usare il termine “iniziazione cristiana” per indicare il processo di
formazione o di crescita, sufficientemente ampio nel tempo e debitamente articolato, costituito da elementi
catechistici, liturgico-sacramentali, comunitari e comportamentali, che è indispensabile perché una persona
possa partecipare con libera scelta e adeguata maturità alla fede e alla vita cristiana» (J. Gevaert, Per un
approccio corretto al tema “Diventare cristiani oggi”. Quadro dei problemi e chiarificazione terminologica, in
«Catechesi» 51 [1982] 15, 11).
30
Secondo il liturgista Rinaldo Falsini, «[L’iniziazione cristiana è] la trasformazione radicale del cristiano compiuta
per la partecipazione al mistero pasquale di Cristo, mediante i tre sacramenti del battesimo, della cresima e del-
l’eucaristia e la sua adesione di fede, che implica l’aggregazione piena alla chiesa e l’inizio di una nuova
esistenza» (R. Falsini, Iniziazione concetto da chiarire, in «Settimana» 25 [1991] 36, 12).
31
Cf. Consiglio Permanente della CEI, L’iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e
dei ragazzi dai 7 ai 14 anni (23 maggio 1999), n. 22.
32
J. Gevaert, Per un approccio corretto al tema “Diventare cristiani oggi”, 12.
33
Conferenza Episcopale Italiana, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 57.
34
Ib., n. 59.
35
«Dato che la missione ad gentes è il paradigma di tutta l’azione missionaria della Chiesa, il Catecumenato
battesimale, che le è congiunto, è il modello ispiratore della sua azione catechizzatrice» (Congregazione per il
clero, Direttorio generale per la catechesi, n. 90).
36
Cf. L. Meddi – A. M. D’Angelo, I nostri ragazzi e la fede. L’iniziazione cristiana in prospettiva, Cittadella,
Assisi 2010, 11; 54-58.
37
Riprendiamo G. Benzi, Il dinamismo del primo annuncio in un testo paolino (1Ts 1,1-9), in AICA, Il primo
annuncio tra “kerigma” e catechesi, a cura di C. Cacciato, LDC, Leumann Torino 2010, 24-32, 24-25.
38
Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi, n. 61.
storali»39. Viene riconosciuta al primo an- tenzione all’iniziazione cristiana attivata al-
nuncio più che una connotazione di carattere l’interno dell’indagine pastorale sul catecu-
cronologico, cioè la «predicazione della Pa- menato degli adulti ha condotto i Vescovi
rola che raggiunge la persona la prima volta italiani alla progressiva stesura di tre Note
nella vita», una connotazione di carattere pastorali45, che hanno indicato contenuti,
genetico, «quell’annuncio a partire dal quale finalità e modalità di un itinerario di inizia-
si sviluppa progressivamente tutto l’edificio zione cristiana che conduca verso la “ma-
della vita cristiana»40. Tale dimensione tende turità di fede”. In particolare, la seconda
a far sì che esso non sia «semplicemente un Nota ha offerto i «criteri per un’efficace
contenuto intellettuale o teologico di fede. azione di annuncio e catechesi, per una
Questo nucleo fondamentale è essenzial- pertinente educazione alla testimonianza e
mente un incontro, una esperienza vitale di per una corretta celebrazione dei sacramenti
rapporto con il mistero di Dio in Gesù Cristo, dell’iniziazione, chiedendo il coinvolgimen-
dal quale incontro può venire e si può svi- to delle famiglie e della comunità parroc-
luppare tutta l’esistenza cristiana, come ri- chiale nelle scelte dei fanciulli e dei ragazzi,
flessione su di sé, presa di coscienza della riservando un’attenzione particolare alle si-
propria esperienza, come impegno etico, co- tuazioni dei più deboli»46. La Nota propone
me relazione di comunione con gli altri»41. una nuova organizzazione secondo i quat-
Emergono così le due caratteristiche “edu- tro momenti reintrodotti dal Rito dell’Ini-
cative”: la dimensione di dono, di gratuità ziazione Cristiana degli Adulti: evangeliz-
e di sorpresa, in vista di un progetto di vita zazione, catecumenato, celebrazione pa-
innestato sul Vangelo42, e la sua propria po- squale dei sacramenti dell’iniziazione cri-
tenza (dynamis) come dinamica di una con- stiana e mistagogia47.
tinua chiamata alla conversione43. Non mi soffermo a ricostruire tutti i passaggi,
dal seminario del 2002 fino alle assemblee
d. Il cammino dell’ultimo decennio dei Vescovi nel 2003 e nel 2004, che hanno
Gli OP ricuperano il percorso di riflessione posto sotto esame il tema e sono confluiti
e di esperienza dell’ultimo decennio44. L’at- nella Nota sulla parrocchia48.
39
Ib., n. 62.
40
Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio
2004), n. 6.
41
L. Monari, Il Primo annuncio, in «Quaderni della Segreteria Generale della CEI», 7 (2003), n. 25, 16.
42
Ib.
43
Cf. 1Tes 2,13. Cf. W. Kasper, Tornare al primo annuncio, in «Il Regno – Documenti» 11 (2009) 341; M. Crociata,
Comunità cristiane e accompagnamento delle persone in ricerca: ascolto, dialogo e questione educativa. Relazione
al XLIII Convegno Nazionale dei Direttori UCD, Reggio Calabria 15-18 giugno 2009, in [Link]
/ucn. E. Biemmi, Rivisitare il Documento Base: un tentativo di bilancio, in «Evangelizzare» 38 (2009) 10, 635.
44
Cf. 1Tes 1,5. Cf. W. Kasper, Tornare al primo annuncio, 341.
45
Cf. W. Ruspi, Indagine conoscitiva sulla Iniziazione Cristiana, in «Notiziario UCN» 37 (2008) 3, 105-120.
46
Cf. Consiglio Episcopale Permanente della CEI, L’Iniziazione Cristiana 1. Orientamenti per il catecumenato
degli adulti. Nota pastorale (30 marzo 1997); Id., L’Iniziazione Cristiana 2. Orientamenti per l’iniziazione dei
fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni. Nota pastorale (23 maggio 1999); Id., L’Iniziazione Cristiana 3. Orien-
tamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’Iniziazione Cristiana in età adulta. Nota pastorale
(8 giugno 2003).
47
Consiglio Episcopale Permanente della CEI, L’Iniziazione Cristiana 2, Premessa.
48
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti, LEV, Città del Vaticano 1978.
Alla luce delle indicazioni così emerse, molte i. “Punti di forza” acquisiti53
parrocchie e diocesi italiane, anche a seguito Sulla scorta del cammino percorso, possiamo
della pubblicazione della Guida per l’itine- comprendere meglio la proposta degli OP.
rario catecumenale dei ragazzi49, hanno da- Essi mettono in evidenza, a partire dalle
to vita a sperimentazioni di cammini di ini- sperimentazioni, alcuni “punti di forza” ac-
ziazione, con proposte diverse, comprenden- quisiti che vanno distinti dai “criteri” che
ti sia un percorso ordinario, sia l’itinerario poi vengono richiesti. Tra i “punti di forza”
catecumenale, sia la catechesi familiare o gli troviamo innanzitutto la dimensione «for-
itinerari proposti da movimenti e associa- matrice dei sacramenti per la vita cristia-
zioni50. Questo fermento catechistico ha su- na»54, tema fondamentale e molto caro so-
scitato anche una vasta produzione di sus- prattutto alla sensibilità degli studiosi di li-
sidi e proposte51. turgia. L’elenco si completa con l’attenzione
Secondo i Vescovi della Commissione epi- alla disabilità (e alla marginalità) e la cate-
scopale competente, le «sperimentazioni chesi degli adulti quale impegno di forma-
hanno evidenziato come l’iniziazione cri- zione permanente. Altri “punti di forza” so-
stiana cominci quando i genitori chiedono no riscontrabili nelle più conosciute speri-
il Battesimo per il loro bambino a poche mentazioni diocesane poste in essere, a par-
settimane o mesi di vita, così come del re- tire dal nucleo che maggiormente le carat-
sto già indicato dai catechismi della CEI. terizza, e cioè: il modello catecumenale (Cre-
Anche per i fanciulli che incominciano la ma, Piemonte), la responsabilità della co-
catechesi a 6/7 anni, è oggi quanto mai munità cristiana (Brescia), le forme del pri-
necessario un adeguato primo annuncio mo annuncio ai piccoli (Milano), itinerari
del Vangelo, che possa condurli insieme ai pre- e post-battesimali (Milano, Firenze), il
genitori a un inserimento globale nella vita coinvolgimento della famiglia (Trento, Vero-
cristiana anche attraverso la celebrazione na, Brescia), la centralità del giorno del Si-
dei sacramenti della Confermazione e del- gnore e dell’eucaristia (Puglia).
l’Eucaristia, insieme a itinerari penitenziali, È proprio a partire da questi «punti di forza»
che culminano nel sacramento della Ri- acquisiti che possiamo passare dalla speri-
conciliazione»52. mentazione ad una più decisa prospettiva di
49
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle Parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio
2004), n. 7.
50
Servizio Nazionale del Catecumenato, Guida per l’itinerario catecumenale dei ragazzi, Elledici, Leumann
2001. Il testo si presenta come una attuazione sperimentale della seconda Nota.
51
Per una conoscenza delle iniziative e delle esperienze presenti in Italia nelle parrocchie e nelle diocesi, cf.
Ufficio Catechistico Nazionale, Esperienze nuove di Iniziazione cristiana. Le proposte e i loro protagonisti. Atti
del XXXIX Convegno Nazionale dei Direttori UCD di Acireale, 20-23 giugno 2005, in «Notiziario UCN» 34
(2005) 3; W. Ruspi, Indagine conoscitiva sulla Iniziazione Cristiana, in «Notiziario UCN» 37 (2008) 3, 105-
120; C. Cacciato Insilla, L’iniziazione cristiana in Italia dal Concilio Vaticano II ad oggi, 230-255. Sulle
esperienze avviate a seguito della pubblicazione della seconda Nota: cf. A. Fontana, A dieci anni dalla Nota
sull’iniziazione cristiana dei ragazzi, in «Catechesi» 78 (2009-2010) 1, 60-80.
52
Per una panoramica dei principali sussidi disponibili sul mercato italiano, cf. C. Sciuto, Catechesi: la frontiera
della fede. Nell’attesa degli orientamenti del decennio, in «Il Regno-Attualità» 55 (2010) 14, 491.
53
Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, Annuncio e catechesi per la vita
cristiana, n. 14.
54
Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 54.
liturgia e soprattutto a trovare alimento co- lano”, “muti e invisibili”, e alla fine perde-
stante nel rapporto con Gesù, lasciandosi rebbe ogni rilevanza nella vita delle persone.
accompagnare dalla sua vita narrata dai Il cristiano è un testimone che, per rendere
Vangeli. Questa attenzione dovrà accom- ragione della sua fede, non può limitarsi a
pagnare ancor più la catechesi dei ragazzi compiere le opere dell’amore, ma deve anche
e dei giovani e ci dovrà sospingere a ripen- narrare ciò che Dio ha fatto e sta facendo
sare costantemente l’iniziazione cristiana nella sua vita, e così suscitare negli altri la
nel suo insieme e gli strumenti catechistici speranza e il desiderio di Gesù. Questa, pe-
che l’accompagnano»59. raltro, è sempre stata la finalità della ricca
Penso che sia nella prospettiva di queste in- produzione catechistica della Chiesa in Italia,
tuizioni che possiamo e dobbiamo pensare, che oggi deve essere rilanciata e rinnovata
in questo decennio, a compiere dei passi per rispondere meglio ai cambiamenti cul-
concreti, non più rimandabili, verso un serio turali e pastorali in atto»60.
adeguamento degli strumenti. Immagino che Una seconda motivazione scaturisce dall’esi-
si possa muovere una obiezione riguardo genza di evangelizzare l’immaginario pro-
all’importanza o meno oggi di uno strumen- fondo della persona attraverso una narra-
to quale il catechismo, dato che non ci si zione che coniughi parola, celebrazione e
trova, da un lato, in assenza di punti di ri- vita. In tal senso va opportunamente sotto-
ferimento autorevoli quali il Catechismo del- lineato il ruolo dell’Apostolato biblico e del-
la Chiesa Cattolica e il suo Compendio, e l’accresciuta sensibilità liturgica. La terza
anche il Catechismo degli adulti La verità motivazione, più pratica, viene dall’esigenza
vi farà liberi, mentre d’altro lato la multi- di donare una prospettiva unitaria e un lin-
medialità, soprattutto ben praticata dalle guaggio comune alla pastorale catechistica,
nuove generazioni di “nativi digitali”, ci im- fornendo così un “raccordo” educativo oltre
porrebbe uno sforzo che va ben al di là del- che dottrinale ed esperienziale, per far sì che
l’elaborazione di uno o più catechismi. Que- le varie situazioni di vita possano essere
sta obiezione, presa nel suo aspetto duplice, lette attraverso la “mentalità di fede”.
ci orienta a comprendere quanto siano ne- A questo punto può risultare utile che provi
cessarie delle mediazioni autorevoli e quanto a delineare con voi alcuni passaggi che que-
la scelta, portata avanti dalla CEI, di con- sto lavoro potrebbe assumere. Di fronte a
centrare lo sforzo su catechismi nazionali (e un percorso che, intendiamoci, sarà espres-
non su sussidi) sia importante. sione delle scelte operate dai Vescovi, mi si
Per rispondere alla domanda possiamo svol- evidenziano due esigenze.
gere, brevemente, tre considerazioni. La pri- In primo luogo un passaggio previo, nel
ma viene dall’ultima lettera della Commis- quale i Vescovi italiani esercitino la loro re-
sione episcopale: «Una comunicazione che sponsabile scelta di voler continuare, nel
si esaurisse nel solo processo di trasmissione quadro del progetto catechistico italiano, a
produrrebbe cristiani “infanti”, che “non par- dotare di comuni strumenti la catechesi le
59
Lo ricordava il card. A. Bagnasco, Gesù educatore della fede. Lectio magistralis al XLIV Convegno nazionale
dei direttori degli uffici catechistici diocesani (Bologna, 16 giugno 2010).
60
Conferenza Episcopale Italiana, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 57.
61
Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, Annuncio e catechesi per la vita
cristiana, n. 17.
loro Chiese. Tale passaggio dovrebbe anche stiana in età adolescenziale e la connessione
sancire un orientamento comune sui «per- di questa con la pastorale dei giovani; una
corsi» e sulle coordinate teologiche (il ruolo quinta è la dimensione dottrinale, cioè del
del Catechismo della Chiesa Cattolica; il rap- ruolo della conoscenza del dato di fede; una
porto con la celebrazione dei sacramenti sesta fa chiedere quali famiglie ci sono dietro
dell’iniziazione cristiana, il loro ordine …), ai ragazzi che incontriamo; una settima e
pedagogiche (per fasce di età o per situazioni ultima questione è posta dalla domanda su
di vita, passaggi di crescita …) ed esistenziali che cosa significhi una comunità di adulti
(coinvolgimento delle famiglie, dell’IRC, al- nella fede.
leanze educative …). Come vedete il lavoro che ci aspetta è va-
È fondamentale, poi, tenere presenti, insie- sto; esso sarà senza dubbio frutto dell’in-
me alle due già indicate, alcune altre que- tensa riflessione svoltasi nel passato de-
stioni pastorali. Si tratta di problematiche cennio, che ha visto molti di voi attori a
molto vive, soprattutto nella preoccupazione fianco dell’Ufficio Catechistico Nazionale e
dei Vescovi, e sulle quali di fatto si giocherà dei Vescovi. Ora, però, è necessario giun-
anche la verifica immediata della proposta gere, senza frettolose accelerazioni, ma an-
stessa. Una terza questione è il rapporto tra che senza indolenza, a dare corpo a questa
catechesi e partecipazione alla vita della co- riflessione, soprattutto in vista del bene del-
munità (soprattutto la Messa domenicale, le comunità ecclesiali e delle nuove gene-
...); una quarta è l’abbandono della vita cri- razioni di cristiani.
COMUNICAZIONE
LA PAROLA DI DIO È GIOIA
SENSO E PORTATA DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA
VERBUM DOMINI
Don Cesare Bissoli
Responsabile Settore Apostolato Biblico dell’UCN
stesse qualità di verità, di fragilità, di pre- do, nella stessa Bibbia, nella Chiesa;
senza amica di Dio. – la realtà della creazione e dell’uomo
• La finalità del documento: “Desidero indi- (le religioni, le arti, le conquiste), che
care alcune linee fondamentali per una è quindi ricca di “semi del Verbo”,
riscoperta, nella vita della Chiesa, della come variazioni musicali in attesa di
divina Parola, sorgente di costante rin- composizione unitaria;
novamento, auspicando nel contempo che – la storia di Dio con il suo popolo Israe-
essa diventi sempre più il cuore di ogni le tramite le sue guide, i profeti e i
attività ecclesiale” (n. 1). saggi, ed oggi nella religione ebraica;
• Il frutto: “perché la nostra gioia sia pie- – Gesù Cristo, la PdD totale fatta uo-
na”(n. 2), avviso di uno scopo che trove- mo con il suo corpo che è la Chiesa,
remo raggiunto alla fine (n. 123). popolo di Dio che fa da dialogante
con Lui;
LA PRIMA PARTE (nn. 6-49) riflette imme- – entro questo contesto complesso fin
diatamente il pensiero di Papa Benedetto, è dall’inizio, per volere del Padre e
quindi densamente teologica; il filo logico è l’azione del suo Spirito, la Parola vi-
limpido, e si snoda in tre sezioni: vente nei tanti suoi riflessi storici nel-
la vita del popolo di Dio è stata fissata
a) Nella prima sezione, “Il Dio che parla”, nello scritto come spartito della sin-
Il Papa intende rispondere ad una do- fonia. Mediazione ispirata, infallibile,
manda tante volte emersa nel Sinodo e canonica della Parola.
tra i pastori: come va intesa PdD? È lo – la Parola risuona, lo spartito dice la
stesso che Bibbia? sua musica nella grande esperienza
Il Papa sceglie l’immagine della sinfonia di fede della Chiesa, chiamata Tradi-
o ‘canto a più voci’ per delineare la na- zione o trasmissione vitale, tramite
tura analogica della Parola di Dio (n. 7) la predicazione (primo annuncio, ca-
e spiega techesi), la celebrazione (liturgia), la
• La Parola di Dio richiama una persona vita retta dei cristiani (carità). Si può
vivente, non un libro: Dio che parla/ ben capire che se la PdD è sinfonia,
ascolta tramite il Verbo, Gesù Signore, la Bibbia è un assolo sublime, indi-
tramite uomini vivi, anzitutto i cristiani spensabile, ma non isolato, comple-
nei loro ruoli distinti , complementari: mentare con altri segni della Parola
Papa, Vescovo, Presbiteri, laici, donne tra cui in particolare i sacramenti e
e uomini. la pratica della vita cristiana secondo
• Questa parola ha molteplici segni o voci il vangelo.
o strumenti come una sinfonia: sono
enumerati sette diversi e complementari: b) Nella seconda sezione, “La risposta del-
– il Verbo nel seno trinitario è la Parola, l’uomo al Dio che parla”, si sottolinea
l’originario farsi sentire di Dio, di essa che la Parola di Dio determina una situa-
il Padre da sempre è fonte e lo Spirito zione di “alleanza” con l’uomo, per cui
Santo è il regista o il direttore d’or- diventa Parola-dialogo, dove Dio parla
chestra permanente della Parola in ma anche ascolta (nn. 22-24), con tre
ogni sua espressione: in Dio, nel mon- determinazioni significative: alla Parola
(n. 51). Due sono i settori che a modo di • L’incontro con la Parola si compie nel-
strade realizzano tale incontro vitale. l’incontro diretto con la Bibbia (n. 72,
v. anche n. 87; 121). Merita riferire il
a) La prima strada è la “liturgia, luogo pri- testo, il più esplicito in materia: “Insie-
vilegiato della Parola di Dio”. È lunga me ai Padri sinodali esprimo il vivo
ben 19 paragrafi, rispecchia la concen- desiderio affinchè fiorisca una nuova
trazione di interesse manifestata nel Si- stagione di più grande amore per la
nodo, vi si legge insieme un certo disagio sacra Scrittura da parte di tutti i mem-
per l’insufficiente comprensione del po- bri del Popolo di Dio, cosicché dalla lo-
polo di Dio sul “carattere performativo ro lettura orante e fedele nel tempo si
della Parola di Dio nella liturgia” (n. approfondisca il rapporto con la per-
53), cui risponde Papa Benedetto con il sona stessa di Gesù”.
tono appassionato che su tale argomento • Altro nucleo riguarda la “dimensione
lo distingue, tanto da affermare in carat- biblica della catechesi” con un sostan-
teri distinti: “L’ermeneutica della fede ri- ziale, ma benefico rimando al Direttorio
guardo alla sacra Scrittura deve sempre Generale per la catechesi (n. 74).
avere come punto di riferimento la litur- • Terzo nucleo assai ampio riguarda i re-
gia” (n. 52). sponsabili pastorali: ministri ordinati,
In questo primo settore vanno distinti i seminaristi, consacrati, ma anche fedeli
fondamentali liturgici e cioè la presenza laici, la famiglia (nn. 75-84): notevoli
della Parola per ciascuno dei sette sacra- sono i suggerimenti, molto concreti.
menti, al centro l’Eucaristia (nn. 53-56), • Il quarto nucleo propone l’ottica cristia-
cui seguono le mediazioni attuattive ri- na di lettura della Bibbia: la “lettura
condotte ad un inventario minuzioso (nn. orante” e specificamente la “lectio di-
57-63), che vanno dal Lezionario, al- vina” (nn. 86-87) cui si aggiunge la
l’omelia (si afferma “l’opportunità di un “preghiera mariana” come via alla Pa-
Direttorio omiletico”, n. 60), alla Liturgia rola (n. 88). Anche la Terra Santa è ri-
delle Ore, per sostare sulle tante forme di cordata come “quinto Vangelo” (n. 89).
“animazione liturgica” della Parola (nn. Sono indicazioni di alta incidenza pa-
64-71), come “celebrazioni” di essa, l’uso storale che integrano l’asse del sapere
del silenzio, la proclamazione solenne, la Bibbia con il pregare la Bibbia di cui
con un richiamo netto alla “esclusività la LD è paradigma per eccellenza, pur
dei testi biblici nella liturgia” (n. 69). opportunamente adattato. Pensiero caro
a Papa Benedetto.
b) La seconda strada, tramite cui la Parola
di Dio incontra il suo popolo, è “la vita NELLA PARTE TERZA (nn. 90-120), la Pa-
ecclesiale” nella sua interezza, quella che rola di Dio conosciuta e gustata si fa Parola
si è soliti denominare pastorale biblica, mandata per essere condivisa. È la parte che
ma che giustamente viene meglio circo- propone la Parola di Dio, e dunque la Bibbia,
scritta in “animazione biblica della pa- alle frontiere rispetto all’abituale pratica ec-
storale” intera (n. 73). clesiocentrica. Rappresenta un orizzonte per
In 17 paragrafi (nn. 72-89) emergono tanti versi inedito nella mentalità e nella
quattro nuclei che appena accenniamo: prassi.
b) Il secondo settore segnala che è proprio Nella “CONCLUSIONE” (nn. 121-124) il Pa-
della Parola di Dio diventare azione (il pa fa una pregevole sintesi dei contenuti
Dabar biblico). Alla scuola di Gesù si fa detti in precedenza: Avere a cuore “la Parola
“impegno” socio-politico per la giustizia definitiva di Dio” (n. 121), il che porta “ad
e la pace (nn. 99-102) e in particolare si impegnarsi per diventare sempre più fami-
traduce in “carità operosa”, con l’annun- liari con le sacre Scritture”; ritenere che “la
cio a cinque categorie bisognose: i gio- Parola di Dio (va) annunciata, accolta, ce-
vani (sic!), i migranti, i sofferenti, i po- lebrata e meditata nella Chiesa”; avere a
veri, lo stesso creato (nn. 103-108). cuore “la nuova evangelizzazione e nuovo
ascolto” della Parola riscoprendone “la cen-
c) Il terzo settore, del tutto nuovo rispetto tralità nella vita cristiana” e condividerla
a Dei Verbum, apre su una relazione ne- con gli altri (n. 122). A questo scopo con
cessaria e complessa: Parola di Dio e franchezza e delicatezza il Papa si rivolge
culture (nn. 109-116). La Bibbia va in- “a tutti gli uomini, anche a coloro che si
tesa come “grande codice per le culture” sono allontanati dalla Chiesa, che hanno
(e non soltanto ‘grande codice cultura- lasciato la fede o non hanno mai ascoltato
le’), va favorita la sua conoscenza nelle l’annuncio di salvezza” (n. 124).
scuole ed università, va riscoperta la ric-
ca eredità di effetti postbiblici in parti-
colare nel mondo dell’arte, diventa ine- D. CENNI PER L’OPERATIVITÀ
ludibile il confronto della Bibbia con i
mezzi di comunicazione, urge il delicato 1. QUANTO ALLA BIBBIA
compito della inculturazione del Libro • La VD non è un documento sulla Bib-
sacro, si avverte specie nelle giovani bia, ma sulla Parola di Dio, non dunque
chiese il bisogno di poter disporre di tra- su un libro per quanto sacro, ma su
duzioni e di ricevere il testo sacro. In una persona, che è la persona di Gesù
questa situazione la Bibbia si fa segno Cristo, Parola di Dio preesistente, di-
sacramentale diretto della Parola di Dio, ventata uomo in Gesù di Nazaret ed
ziale e non soltanto dottrinale!). Altre – La Parola si fa carità nella polis, tra i
voci: PdD nei sacramenti, nel Breviario; sofferenti, i poveri, i migranti (103-
celebrazioni della Parola; il silenzio; il 107).
canto; disabili; visibilità della Bibbia
nella Chiesa. • COMPITI SPECIFICI
– Valorizzazione della PdD (Bibbia) nel- – IRC e Bibbia. Bibbia e cultura (uomini
l’annuncio (catechesi): iniziazione cri- di).
stiana (73) e giovani (104). – Incontro tra esegeti, teologi e pastori
– La PdD (Bibbia) nella vita del prete, per un aiuto reciproco.
del diacono, del seminarista, del con-
sacrato/a (nn. 78-83). • UNA PROPOSTA PRATICA PIÙ IM-
MEDIATA
• INIZIATIVE PRIORITARIE Trattare di VD con gli operatori pastorali
– Pratica della lettura orante (LD) con op- (apostolato biblico, catechesi, liturgia, ca-
portuni adattamenti: ascolto-meditazio- rità…) a livello diocesano, vicariale, par-
ne-condivisione-preghiera (nn. 86-87). rocchiale, istituti religiosi, associazioni e
– La PdD (la Bibbia) in famiglia: “Ogni movimenti...
casa abbia la sua Bibbia” (n. 85). Leggere (insieme) il documento (VD). E
– La formazione biblica dei cristiani (lai- verificare così:
ci): corsi…. Gruppi biblici. Apostolato Cose che già si fanno – cose da rivedere –
biblico (n. 75). cose da introdurre.
ROMA
Consulta del
4-5 aprile 2011
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notiziario n 5-Modificato:Layout 1 20/02/13 09:08 Pagina 351
IL CONVEGNO DI PESARO
SULLA CATECHESI DEGLI ADULTI:
PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA
E DIALOGO TRA LA CONSULTA ED I RELATORI
Don Danilo Marin
Direttore UCD, Chioggia, Direttore UCR del Triveneto
Ecco una prima domanda: tutti, nei rispettivi nerazioni. Ciò suppone che le comunità, co-
cammini, molto diversi tra loro, devono essere me tali, prendano coscienza della loro re-
accompagnati dalla catechesi? Come può la sponsabilità catechetica. Da qui l’importanza
nostra catechesi tener conto di questi diversi principale, oggi, di una catechesi che si ri-
vissuti e delle diverse esperienze di fede? volga alle comunità.
Personalmente penso che se iniziamo da L’attività catechistica – scrive Paul-André
quelli del primo cerchio, quelli in teoria più Giguère –, in particolare la catechesi per gli
facili da raggiungere in quanto costituiscono adulti, rimane il cuore della vita delle co-
il nucleo forte della comunità ecclesiale, si munità. […] La Comunità favorisce la ma-
constata che le criticità individuabili possono turità della fede nella misura in cui essa è,
essere così elencate: spesso si tratta di per- almeno in principio, uno spazio intergene-
sone impegnate in varie attività, a volte so- razionale […].1
vraccariche di impegni, per cui aggiungere Fossion, sempre nel testo citato, dice anche
ulteriori occasioni di incontro o di approfon- in maniera molto concreta, e per me inte-
dimento catechistico risulta spesso difficile. ressante, come realizzare una catechesi della
Si tratta, esemplificando, di catechisti oberati comunità, proponendo quattro modalità e
già di incontri, operatori pastorali, animatori, conclude: “le Comunità catechizzate diven-
generosamente impegnati a dare, ma che ri- teranno sempre più catechizzanti, cioè co-
schiano di trascurare un “avere” inteso nel munità mature nella fede, coscienti della loro
senso di una formazione o di un arricchi- responsabilità catechistica, capaci di soste-
mento spirituale. nere il generarsi della fede degli uomini e
Alcuni di questi fedeli adulti appartengono delle donne, bambini, giovani e adulti, che
a Movimenti o Associazioni, per cui percor- la frequentano o a cui esse camminano a
rono già dei cammini di formazione specifici, fianco. La sfida – e questa sfida la rilanciamo
che capita possano non incrociare le propo- al nostro Convegno – è che le Comunità cri-
ste della parrocchia. stiane, con la loro vita, con i loro impegni,
L’espressione “catechesi degli adulti” viene con le loro celebrazioni costituiscano un am-
rielaborata come ossimorica e contrastante: biente educativo per la fede”.2
gli adulti non hanno bisogno del catechismo!
Riporto, a questo riguardo, alcune espres- Se passiamo al secondo cerchio, ci imbat-
sioni di A. Fossion: “Tutti concordano nel tiamo in particolare con i genitori dei figli
dire che l’esistenza di comunità ecclesiali che stanno percorrendo il cammino dell’ini-
che vivono in vicinanza territoriale costitui- ziazione cristiana, i fidanzati che frequenta-
sce un fattore favorevole di primaria impor- no i percorsi in preparazione al matrimonio
tanza per la trasmissione della fede. L’obiet- cristiano o chi occasionalmente si riesce ad
tivo principale della catechesi, al riguardo, incontrare in parrocchia.
è quello di favorire l’emergere di comunità Le difficoltà da superare derivano in gran
vive, capaci, per il loro modo di essere, di parte dal fatto che si tratta di una tipologia
favorire il nascere della fede nel loro am- di cristiani che è raggiunta perché “obbliga-
biente e la sua trasmissione alle nuove ge- ta” in qualche modo dal Pastore. Inoltre
1
ANDRÈ FOSSION, Il Dio desiderabile. Proposta della fede e iniziazione cristiana, EDB, 2011, 80.
2
Ivi, 82-83.
spesso si tratta di persone che si aspettano, cresima, nella preadolescenza, con una for-
in quanto condizionate da pregiudizi, un cer- mazione assolutamente insufficiente per af-
to tipo di proposta (la solita predica, il solito frontare le sfide che la società contempora-
vangelo, la solita Chiesa vecchia, noiosa e nea rivolge alla Chiesa e al Cristianesimo.
ripetitiva...).
L’obbligo è comunque un’occasione da sfrut-
tare bene, un’opportunità preziosa, un kairòs 2. UNA CATECHESI
da non lasciarsi sfuggire. Chi viene, pur non COME RISPOSTA AI BISOGNI
con le migliori intenzioni, deve essere sor- DELL’ADULTO NELL’ATTUALE
preso, deve fare un’esperienza tutt’altro che CONTESTO SOCIOCULTURALE
scontata e noiosa. Ciò è possibile se il cate-
chista che guida l’incontro è capace di una Se da una parte siamo tutti convinti che Ge-
proposta, di un linguaggio, di una modalità sù è la risposta vera alle domande vere del
d’approccio umana capace di conquistare, cuore di ogni uomo, dall’altra viene spon-
perché mette a tema la vita con le sue do- taneo porci l’interrogativo: nella nostra
mande più vere e più profonde. Non devono azione di catechesi è questo lo scopo
trovare un maestro intellettualmente prepa- che ci anima? Cioè creiamo delle occasioni
rato, bensì un uomo o una donna con una perché l’adulto di oggi possa incontrare Gesù
profonda esperienza cristiana che sa narrare e da questo incontro possa scaturire una
con umiltà se stesso e crea una relazione. vita nuova capace di dare senso e significato
Può passare allora l’idea che il vangelo illu- alla vita concreta nella sua globalità e in
mina la vita e Gesù Cristo è la risposta vera tutte le sue dimensioni, nessuna esclusa?
alle domande vere del cuore, per cui vale la Questo perché la salvezza di cui Gesù è por-
pena incontrarlo e conoscerlo. tatore ha il carattere dell’integralità, ossia
Se arriviamo al terzo ed ultimo cerchio, salva l’uomo tutto intero, anima e corpo, in
quello apparentemente più difficile da rag- un olismo che cancella ogni tentazione dua-
giungere, allora ci accorgiamo che qui il di- listica, pericolosa in quanto separa l’elemen-
lemma è: li sto ad aspettare, in parrocchia, to spirituale da quello concreto e materiale,
attendendo il momento in cui qualcosa o dalla carne. L’incarnazione del Figlio di Dio
Qualcuno, in qualche modo, li farà tornare ci ha svelato che pneuma e soma non sono
oppure vado loro incontro, nei luoghi che separati, che quando parliamo di Spirito,
frequentano? E con quale tipo di proposta? parliamo di qualcosa di concreto, che il corpo
Forse è questo il settore che ci vede più e le dimensioni ad esso collegate hanno un
sguarniti. È chiaro che prima di pensare a valore che le rende amabili da parte di Dio,
un qualunque cammino di catechesi occorre tanto che le ha assunte per immettervi il se-
progettare con la creatività che lo Spirito me dell’immortalità.
può favorire e suscitare dei ponti che favo-
riscano un incontro con un mondo, fatto so- E allora: ecco le domande dal nostro punto
prattutto di giovani-adulti, che è comunque di osservazione: Quali bisogni ha l’adulto
Chiesa, che, però, rischiamo di considerare, oggi? In che modo la nostra catechesi può
magari inconsciamente, perso, e che invece creare un ponte tra questi bisogni reali e la
va riavvicinato. Si tratta di cristiani il cui risposta, che è Gesù Cristo? Come combat-
cammino di catechesi si è fermato con la tere il pregiudizio, purtroppo largamente dif-
fuso, che la religione non ha nulla a che l’egoismo che impedisce l’apertura all’altro;
fare con la vita concreta, che quando amo, e, infine, l’individualismo, che porta ad
lavoro, soffro, lotto, incontro problemi con- estraniarsi dalla comunità civile ed al disim-
creti, in tutto ciò Dio non entra, me la devo pegno politico e sociale. Sono queste alcune
cavare da solo? Come far fare esperienza delle croci del nostro tempo.
all’uomo d’oggi che Dio non solo esiste, ma C’è, quindi, bisogno di speranza di risurre-
anche mi ama, ha a cuore la mia particolare zione, ci ha ripetuto con forza il convegno
esistenza, si occupa e si preoccupa di me e ecclesiale di Verona.
dei miei cari? La catechesi ha l’arduo compito di far fare
Credo che la sfida più grossa per la catechesi esperienza della verità sempre con il metodo
degli adulti si concentri su questo punto: far della carità. Deve comunicare con il linguag-
fare esperienza all’uomo d’oggi che Gesù gio giusto (e su questo, forse, c’è molto da
non è una teoria, una dottrina, ma una Per- imparare e da crescere...) che una speranza
sona che salva, che cambia colore a tutta la c’è, una speranza dalla base solida, che può
realtà, che rimane la stessa, ma viene am- cambiare il corso, a volte doloroso, dell’esi-
pliata nel suo orizzonte. È un po’ quello che stenza, che oltre la croce, per quanto dura e
si è tentato di fare nel Convegno ecclesiale disumana, c’è la possibilità fondata e ragio-
di Verona, quando si è cercato di metterci in nevolmente credibile di una resurrezione. Tut-
ascolto dei segni dei tempi, espressi per così to ciò ha un nome: Gesù di Nazareth, che
dire dai famosi “ambiti” perché in sé recano oggi mi si fa incontro in una comunità, la
una intensa provocazione che chiede di es- Chiesa, che, pur con i suoi limiti, le sue im-
sere accolta dal nostro relazionarci con le perfezioni e i suoi peccati, è il modo che Lui
persone. ha scelto per continuare ad essere presente.
L’adulto d’oggi ha essenzialmente bisogno È su questa linea che a mio parere andranno
di essere rincuorato: e invece spesso capita letti gli “ambiti di vita” che “Verona” ci ha
che si senta giudicato, anche dalla Chiesa. suggerito e potranno interrogarci sul nostro
Occorre che il messaggio del vangelo non modo di porci di fronte all’adulto oggi con i
perda i connotati di Buona Notizia per errori suoi problemi, con le “gioie e le speranze”,
di comunicazione che la comunità ecclesiale in una parola con la sua vita.
commette. È chiaro, a questo punto, che il compito non
L’adulto d’oggi fa esperienza della croce: fal- è del singolo catechista, ma della comunità
limenti famigliari; precarietà lavorativa ed tutta intera, che deve testimoniare con i fatti
economica; lutti che non vengono più rie- che il vangelo non è un’ideologia astratta,
laborati come poteva avvenire un tempo; una delle tante, ma la possibilità concreta di
fragilità psicologica, risultato di un certo per- una vita vera.
corso educativo (o diseducativo), che sin da
bambini ti tiene lontano da sacrifici e fatiche,
in nome di una malintesa volontà di prote- 3. QUALE CATECHISTA
zione che però non ti rinforza, bensì ti rende DEGLI ADULTI
debole; incapacità di costruire relazioni uma-
ne autentiche, perché, sfruttando l’entusia- Sulla figura del catechista è ricca di spunti
stico desiderio di far trionfare la libertà in- la Lettera dei Vescovi: “Annuncio e catechesi
dividuale, ha, invece, trovato libero sfogo per la vita cristiana”. Rileggendola, colpisce
tra gli altri un passaggio: “I catechisti, oltre non bastare: occorre accompagnarla anche
a narrare e spiegare il messaggio cristiano con la capacità di narrare il vangelo filtrato
(traditio), devono preoccuparsi di fornire a attraverso la propria storia personale in
ciascuno gli strumenti espressivi, perché un’esperienza che lo rende non solo vero,
possano riesprimere con la vita e la parola perché è stato tradotto in vita, ma anche ef-
ciò che hanno ricevuto (redditio). Una co- ficace. È affascinante ascoltare testimoni che
municazione che si esaurisse nel solo pro- raccontano il vangelo attraverso i fatti della
cesso di trasmissione produrrebbe cristiani propria vita e questi attraverso il punto di
“infanti”, che “non parlano”, “muti e invi- vista evangelico. Tutti abbiamo sperimentato
sibili”, e alla fine perderebbe ogni rilevanza che l’attenzione in chi ti ascolta aumenta
nella vita delle persone. Il cristiano è un te- quando non esponi una dottrina, ma narri
stimone che, per rendere ragione della sua te stesso. È come se si creasse un misteriosa
fede, non può limitarsi a compiere le opere sintonia tra cuore e mente: e si rimane colpiti
dell’amore, ma deve anche narrare ciò che emotivamente dalla verità che con logica
Dio ha fatto e sta facendo nella sua vita, e ragionevole ti viene fatta conoscere.
così suscitare negli altri la speranza e il de- Allora io penso che un adulto deve scorgere
siderio di Gesù”. nel proprio animatore/catechista (in fondo
in ogni educatore) un appassionato inna-
Mi permetto di dire che si tratta di uno sti- morato che coinvolge, cattura, trascina con
molo nuovo di riflessione su quella che è la la passione che trasmette e con la sincerità
tradizionale e consolidata prassi catechistica. che emana da una convinzione profonda.
Emerge che il catechista non deve aver a
cuore solo l’urgenza di trasmettere una dot-
trina in modo particolare agli adulti, deve 4. LA CATECHESI DEGLI ADULTI
soprattutto preoccuparsi di formare dei cri- NELLO STILE DELLA NUOVA
stiani capaci di rendere ragione della fede e EVANGELIZZAZIONE,
della speranza su cui stanno costruendo la SUPPORTATA DAL CDA
propria vita. “LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI”
Ciò è richiesto dall’attuale contesto socio-
culturale, che vede la compresenza di culture È diventato necessario, come già del resto
e religioni diverse che chiedono al cristiano sostenuto nella Nota pastorale sul primo
di rivelare la sua identità, di dire e far co- annuncio del vangelo: Questa è la no-
noscere ciò in cui crede con rispetto della stra fede, cui faccio riferimento per illu-
posizione altrui, ma contemporaneamente strare questo punto, nel nostro attuale con-
con la forza non di chi vuole convincere, testo un rinnovato primo annuncio della
ma di chi deve apparire come convinto. fede. Non si può dare più per scontato che
Tale obiettivo è perseguibile in un contesto il vangelo di Gesù sia conosciuto, soprattutto
di catechesi per giovani e adulti, su cui i ve- rischia di non essere più chiaro ai più quello
scovi, come sappiamo, chiedono di tornare che è il messaggio fondamentale della fede
a credere ed a investire. cristiana: Gesù Cristo, morto e risorto, è
Io vorrei sottolineare questo per quanto ri- l’unica salvezza del mondo. D’altra parte,
guarda la figura dell’animatore/catechista: al di là dell’indifferenza che sembra carat-
la testimonianza delle opere, in sé, potrebbe terizzare l’atteggiamento di molti verso ogni
proposta di fede, sono convintissimo che vivendo la “santa inquietudine” che nasce
esistono ancora molte persone alla ricerca dal porsi costantemente la domanda sul co-
di senso e di risposte capaci di dare felicità, me far capire a questi adulti, ai quali mi pro-
dei nuovi Zaccheo, incuriositi dalla figura di pongo, che Gesù Cristo è l’unica salvezza
Gesù, o delle nuove Samaritane che chiedo- per le loro vite.
no l’acqua della vita. Gesù li ha incontrati Due considerazioni: lo stile dell’annuncio
e si è offerto come risposta ai loro bisogni. deve essere improntato sulla gioia (si tratta
È chiaro allora che il nostro compito è quello pur sempre di un lieto annuncio), gioia che
di incontrare queste persone e di annunciare deve essere testimoniata e donata, e su un
con gioia e con convinzione la bellezza del dialogo rispettoso ma leale, tentando – que-
messaggio cristiano: Gesù Cristo, morto e ri- sto è lo specifico della catechesi – di far ma-
sorto, può dare un senso vero e pieno al tuo turare la fede iniziale; “quanto alle modalità
esistere! deve essere proposto con la testimonianza
Dobbiamo convincerci che chi si pone il pro- della vita e con la parola e attraverso tutti
blema del come annunciare la fede all’uomo i canali espressivi adeguati, nel contesto del-
d’oggi deve seguire lo stile di Gesù, il primo la cultura dei popoli e della vita delle per-
e più grande evangelizzatore. Dopo la sua sone”.
morte e la sua risurrezione, il compito del- Il contesto sociale attuale si presenta con-
l’evangelizzazione diventa primario per la traddistinto da alcune istanze che lanciano
Chiesa su preciso mandato di Gesù. Tutta la come una sfida, da cogliere in positivo, a
Chiesa diventa missionaria: ”l’annuncio, la chi si sente chiamato alla missione del-
celebrazione e la testimonianza sono i tre l’evangelizzazione e della catechesi. Innan-
grandi “luoghi” ordinari in cui risuona abi- zitutto il pluralismo religioso , fatto abba-
tualmente – ma non deve mai riecheggiare stanza inedito nelle proporzioni in cui ci si
abitudinariamente – il messaggio assoluta- presenta, che stimola ad approfondire il sen-
mente prioritario della fede…” . so vero di un rapporto dialogico. In altre pa-
role: che cosa significa porsi in dialogo con
Il primo annuncio della Chiesa è stato ca- chi appartiene a religioni o culture diverse?
ratterizzato dall’”essenzialità del contenu- Certo non cedere al relativismo e al sincre-
to”: la struttura è lineare, incisiva e lapidaria. tismo. Se è vero che “il vangelo è da an-
Non si proclama una verità astratta ma un nunciare, non da imporre” , è anche indub-
evento storico che riguarda Gesù di Naza- bio che occorre partire da un forte e profondo
reth, il Figlio di Dio fatto uomo in un preciso senso della nostra identità. Cristo si propone
momento storico. Il messaggio di Cristo è come unico salvatore e questo deve essere
identico a se stesso, ieri, oggi e sempre; però proclamato a tutti con lo stile stesso di Gesù
si è sempre calato nelle situazioni concrete che “ha sollecitato il consenso e ha accet-
dei singoli uomini come risposta alle loro tato il rifiuto”.
esigenze: “Il vangelo non può essere mec- Altra caratteristica degli uomini del nostro
canicamente ripetuto; deve essere sempre tempo è la diffusione di un certo spirito cri-
inculturato, intelligentemente e genialmente tico, che spesso chiede ragioni, esige prove
riespresso”. Affermazione, quest’ultima, che e documenti. È anche questo uno stimolo
stimola il catechista a guardare con realismo per tutti, soprattutto per i catechisti, ad ap-
alle persone concrete con cui si confronta, profondire sempre le motivazioni profonde
della propria fede, con una formazione cul- Inoltre, oltre alla preziosa opera delle aggre-
turale e spirituale permanente. gazioni laicali, occorre sfruttare anche tante
occasioni di primo annuncio offerte, in par-
Per quanto riguarda lo stile della comuni- ticolare, dai corsi per fidanzati e dalla pre-
cazione è evidente che “la testimonianza parazione ai sacramenti dell’iniziazione cri-
della vita cristiana è la via privilegiata stiana, che devono porre sempre più al cen-
dell’evangelizzazione, la sua forma prima tro un cammino di tutta la famiglia e non
e del tutto insostituibile” . Gesù deve di- solo dei singoli ragazzi.
ventare un fatto visibile e tangibile. Accanto a queste forme di catechesi resta,
poi, la via principe della carità: l’attenzione
Risulta fondamentale il contatto da persona a situazioni di disagio che spesso vivono le
a persona all’interno del vissuto di ognuno, famiglie e la vicinanza a queste da parte
attraverso una testimonianza che diventi della comunità ecclesiale è modalità concreta
narrazione di quanto si vive e si crede, già di incontro con l’evangelo di Cristo.
lo accennavo più sopra.
“Il decennio appena avviato – ha detto qual-
Per mettere in atto la catechesi agli adulti che giorno fa mons. Domenico Pompili, por-
oggi sia in “forme occasionali e, congiun- tavoce della Conferenza Episcopale Italiana
tamente con forme organiche di azione pa- (CEI), a commento dei lavori del Consiglio
storale”, mi sento di spezzare una lancia – Permanente riunitosi nei giorni scorsi a Ro-
penso che anche il Convegno possa e debba ma – sarà l’occasione non tanto per rifles-
dire una parola in merito – a favore di un sioni accademiche sull’educare quanto piut-
Testo che i nostri vescovi ci hanno conse- tosto per concrete esperienze educative che
gnato che è il Catechismo degli Adulti, “La sappiano valorizzare l’ordinarietà della vita
Verità vi farà liberi”. ecclesiale per una rinnovata stagione di
Per alcuni motivi, secondo me tutt’ora an- evangelizzazione”.
cora validi: E questo io mi auguro e ci auguriamo tutti
– c’è il messaggio cristiano che viene pre- che possa avvenire anche per quanto ri-
sentato in modo “adulto”; guarda la catechesi degli adulti.
– vengono proposte motivazioni valide per
quelle attività dentro le quali sono coinvolti
gli adulti; CONCLUSIONE
– vien scelta e offerta una metodologia di
larga e reale partecipazione; Facciamo nostro l’invito rivolto nel libro
– perché in definitiva possiamo progettare dell’Apocalisse alla Chiesa di Filadelfia:
dei validi itinerari di fede per il cammino “All’Angelo della Chiesa di Filadelfia scrivi:
e la formazione degli adulti. Conosco le tue opere. Ho aperto davanti a
te una porta che nessuno può chiudere: Per
È chiaro che in questa opera, in prima linea, quanto tu abbia poca forza, pure hai os-
è impegnata la parrocchia che dovrà rein- servato la mia parola e non hai rinnegato
terpretare la catechesi come prima evange- il mio nome”. (Ap 3,8).
lizzazione incentrata sul cuore del messaggio Temiamo anche noi oggi di avere poche for-
cristiano. ze. Sappiamo che le nostre opere sono co-
nosciute dal Signore; se anche conosciamo gioiosa e vitale esperienza ecclesiale. Ci in-
la nostra fragilità tuttavia chiediamo con coraggi anche l’esortazione che leggiamo
forza che il Signore Gesù apra anche da- nella lettera agli Ebrei, 12, 12-13: “Perciò
vanti a noi una porta che nessun scorag- rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia
giamento, nessun nostro rifiuto e nessuna infiacchite e raddrizzate le vie storte per
forza avversa abbiano a chiudere. Il cam- i vostri passi, perché il piede zoppicante
mino che ci sta dinanzi è la porta che il non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a
Signore apre per farci entrare in una più guarire”.
CAPITOLO 7
COMMISSIONE
PER L’INIZIAZIONE CRISTIANA
DELL’UCN
Roma
9 maggio 2011
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“Che cosa dobbiamo fare?” (At 2,37). Que- della chiesa – sulla richiesta dei genitori).
sta domanda, che esplica un movimento in- Oggi il battesimo dei bambini che di per sé
teriore generato dal discorso cherigmatico di è una “forma anomala” è diventato la “for-
Pietro, trova una pronta risposta, che apre ma normale”, la forma più diffusa tanto che
un percorso: “Convertitevi e ciascuno di voi nella mentalità comune questa risulta quasi
si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, l’unica forma conosciuta e si guarda con so-
per il perdono dei vostri peccati, e riceverete spetto chi non battezza i figli da neonati.
il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è La scelta è assunta e mantenuta dalla chiesa
la promessa e per i vostri figli e per tutti in Italia come scelta basilare; è stata confer-
quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà mata dai documenti nella chiesa italiana e
il Signore Dio nostro” (At 2,38-40). rimane la forma più diffusa e sentita. Non
colgo in questo fatto semplicemente l’ac-
Ricreare o ripensare la risposta alla domanda quiescenza a una prassi secolare, che abbia-
che ancora oggi è attiva (più o meno con- mo paura di ridiscutere, ma un elemento di
sapevolmente) è fatto indispensabile. Ogni visione teologica importante. L’identità cri-
azione educativa, per essere tale, necessita stiana è infatti un’identità battesimale: alla
di un chiaro quadro di riferimento. radice del nostro essere cristiani c’è questo
dono ricevuto da Dio nella chiesa e, allo stes-
Di per sé, da sempre, la forma tipica/propria so tempo, tutta la nostra vita di cristiani sta
di iniziazione è quella dell’adulto, quella cioè sotto la logica di una appropriazione progres-
di colui/colei che nella sua coscienza è in- siva di questo dono che segna la nostra iden-
terpellato dal vangelo, con libertà accetta, fa tità (il nostro essere ed esistere profondo).
un percorso di formazione adeguato (cate- Si tratta di imparare a comprendere il bat-
cumenato), che dura alcuni anni – riceve tesimo in un’ottica dinamica (non come atto
nella notte di Pasqua, dal vescovo, i sacra- puntuale e concluso in se stesso, ma guar-
menti di iniziazione cristiana – fa la sua pro- dando all’identità battesimale che scaturisce
fessione di fede trinitaria e riemerge a una dal dono sacramentale, dal e nel grembo
nuova vita – diventa nuova creatura (veste della chiesa).
bianca, cero). Ma di fatto, oggi, in Italia il
battesimo dei bambini è vissuto come “for- L’obiettivo è una vita cristiana adulta, se-
ma non tipica”, ma “forma diffusa”. Se nei gnata dalla professione di fede e dalla cele-
primi secoli e nel caso dell’adulto “cristiani brazione attiva dell’eucaristia, che può par-
non si nasce, ma si diventa”, nella chiesa tire sia dalla celebrazione di IC dell’adulto,
italiana ancora nella maggior parte dei casi sia dal bambino battezzato anche se con lo-
“si nasce e si diventa cristiani” (nella fede giche diverse.
Se nel caso dell’adulto la preparazione (an- dere Deo/credere in Deum» che segnano
nuncio, catecumenato, preparazione imme- tradizionalmente il linguaggio teologico re-
diata) precede la celebrazione dei sacramenti lativo alla fede. Si tratta di un’espressione
di IC – e questa è e rimane la forma tipica che ha la sua origine in Sant’Agostino poi
per i cristiani, nel caso del bambino, il bat- variamente ripresa da diversi commenta-
tesimo è il punto di inizio a cui segue la for- tori, tra cui Pietro Abelardo, Alessandro di
mazione catechistica e la celebrazione di altri Hales, Sant’Alberto Magno, fino a Tom-
due sacramenti di IC. Ma al battesimo deve maso d’Aquino che le attribuisce un’im-
seguire la proposta di primo annuncio e la portanza decisiva nel suo trattato sulla fede
catechesi, la libera scelta del soggetto e l’as- (STh II-II, q2, a.2c). Il credere Deum indica
sunzione di una soggettualità reale nella co- l’aspetto contenutistico della fede, la fides
munità. quae. Si tratta del fatto che credere implica
È cambiata la successione dei termini in que- conoscere in Cristo Dio e i misteri che que-
stione (e di fatto la loro comprensione), ma sti ha deciso di rivelare, sinteticamente ri-
il complesso della iniziazione nei suoi diversi portati nelle professioni di fede. Il credere
elementi è presente. Si inizia con il battesimo Deo designa invece l’aspetto formale del
(celebrato nella fede della chiesa per la ri- credere, il perché si crede. A Dio che in Ge-
chiesta dei genitori) poi si transita alla ca- sù ha mostrato tutta la sua affidabilità l’uo-
techesi in preparazione agli altri sacramenti mo è invitato a rispondere con un’adesione
di IC. personale, con un atto fondamentale che
è designato da questa espressione resa an-
che con la terminologia della fides qua. La
Per leggere la mappa concettuale terza espressione, credere in Deum che si
è un po’ persa, indica il cammino escato-
“Diventare cristiano richiede, fin dal tempo logico che la fede innesca. Credere infatti
degli Apostoli, un cammino e una iniziazio- implica il coinvolgimento di tutta la perso-
ne con diverse tappe. Questo itinerario può na in un dinamismo di crescita che si per-
essere percorso rapidamente o lentamente. feziona attraverso le altre virtù teologali,
Dovrà in ogni caso comportare alcuni ele- in particolare, la carità e che non avrà mai
menti essenziali: l’annunzio della Parola, termine.
l’accoglienza del Vangelo che provoca una La professione di fede esplicita l’atto di fede
conversione, la professione di fede, il Bat- che porta l’uomo ad acconsentire a Dio che
tesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’ac- si rivela. Si tratta di riuscire con la povertà
cesso alla Comunione eucaristica”. CCC, del nostro linguaggio e delle nostre categorie
1229 a descrivere un processo molto ricco ed ar-
ticolato che si muove tra due poli. Da un
– La professione di fede: «Credere Deum/ lato infatti la fede è presentata come un
credere Deo/credere in Deum» dono di Dio, una virtù teologale che questi
infonde con il battesimo e quindi risulta del
Partiamo, seguendo le analisi di S. Piè-Ni- tutto gratuita e indipendente dalle facoltà
not1, dall’espressione «credere Deum/cre- dell’uomo. Dall’altro la fede è però anche
1
S. PIÈ. NINOT, La teologia fondamentale, 175-180.
una libera risposta dell’uomo che decide di tassi. È la Bibbia, fonte prima dell’oggetto
prestare il pieno ossequio del suo intelletto della fede e strumento voluto da Dio per su-
della sua libertà e volontà a Dio che si rivela, scitare la fede. Non è però sufficiente la Bib-
al punto che Gesù in più di un’occasione ha bia la Parola scritta; accanto occorre la te-
elogiato la presenza di questo atteggiamento stimonianza viva, l’incontro personale col
nei suoi interlocutori (Mc 5,34; 11,52; testimone di quella Parola. Filippo diacono
12,20-24). Rifacendosi a diversi autori, S. chiese al ministro della regina Candace
Piè-Ninot suggerisce di considerare tale atto «Comprendi tu ciò che leggi? Quello rispose:
più che come un ‘analisi come una sintesi. E come posso comprendere se qualcuno non
L’atto di fede infatti è capace di portare l’uo- mi guida?» (At 8,30).
mo a trovare unità tra gli elementi diversi Perché tutti gli uomini avessero a conoscere
che compongono la sua esperienza. C’è la e a comprendere il vero senso della Parola,
comprensione intellettuale, c’è il fascino per Cristo ha lasciato una Testimonianza uffi-
la persona di Gesù, c’è la volontà che, as- ciale, garantita dallo Spirito (cfr, Gv
secondando i moti dello Spirito, decide di 14,16.26; 16,13); sono i «testimoni preor-
dar seguito a quanto riconosce e c’è la libertà dinati da Dio» (At 10,41; cfr. Gv 15,27; At
che decide di aprirsi ad una verità che tra- 1,8), gli Apostoli e i loro Successori
valica gli angusti confini dello spazio e del Esiste poi la Testimonianza della Comunità
tempo. forse quella di maggior valore, in quanto il
singolo dipende dalla fede della comunità
– Il percorso: Annuncio – accoglienza – con- per una conoscenza esatta e ufficiale del-
versione l’oggetto della fede e per un continuo stimolo
ad accéttare e vivere la propria fede. Uno
La chiamata di Dio alla fede, nell’economia degli strumenti comunitari più efficaci è la
ordinaria della salvezza, avviene mediante Liturgia per il suo valore didattico e psico-
la Testimonianza «La fede viene da ciò che logico, in quanto insegna più che con le pa-
è udito, o si ode per la parola di Cristo» role, con gli atti liturgici. E meglio ancora
(Rm 10,17). «Andate dunque, e fatevi di- quando l’apostolato della comunità è attua-
scepoli tutti i popoli, battezzandoli... e in- zione della carità (Lc 24).
segnando loro ad osservare tutte le cose E infìne la Testimonianza Personale. Non si
che vi ho comandato» (Mt 28,19). È il co- tratta tanto di quella ufficiale, o per ufficio,
mando di Cristo portare la Parola dì Dio a ma quella di ogni battezzato. Per questa te-
tutti in un rapporto personale di testimo- stimonianza non valgono tanto le parole che
nianza. A ciò si aggiungono i “segni” pro- si dicono, quanto la vita che si conduce ov-
banti l’origine divina della parola: «Essi poi vero il rapporto tra la dottrina professata e
se ne andarono a predicare ovunque, coa- la vita vissuta. Presuppone la capacità di
diuvati dal Signore il quale confermava la comunione spirituale nel rispetto dell’origi-
parola coi miracoli che l’accompagnavano» nalità della persona. Il testimone è colui che
(Mc 16,20). aiuta a trovare la fede, comunicando la ve-
La Parola di Dio è giunta a noi scritta nel rità e mostrando come si vive la verità co-
Libro, la Bibbia: è la infinita sapienza dì Dio municata; e che chiede l’impegno, perché la
che sì sottomette alla povertà delle parole fede non mette radici nella verità conosciuta
umane, alle regole di grammatica e di sin- ma nella vita.
sura completa: «Allora i farisei tennero con- porto tra società ed individuo: i rapporti so-
siglio per vedere come coglierlo in fallo nelle ciali, infatti, sono fondati sulla bilateralità di
parole» (Mt 22, 15ss). Non interessava loro un contratto che una delle due parti può
la verità. Mentre è aperta alla verità, che sempre rescindere; il rapporto tra la Chiesa
forse non comprende, la donna che «alzando ed il battezzato, invece, è indistruttibile, per-
la voce in mezzo alla folla gli disse: Beato ché nel battesimo che lo fonda è in gioco
il grembo che ti ha portato e il seno che ti non solo la libera decisione del soggetto, ma
ha nutrito!» (Lc 11,27). – prima ancora – l’operare di Cristo. Se dun-
Così erano aperti alla verità, portata da Paolo, que il gesto battesimale può essere oggetto
gli ebrei di Berea che «ricevettero la parola di infedeltà da parte dell’uomo, non può es-
con tutta avidità, esaminando ogni giorno le serlo da parte di Cristo.
Scritture per vedere se le cose stessero così. Dal punto di vista storico, l’affermazione
E molti di loro cedettero» (At. 17,l1 ss). dell’unicità ed irripetibilità del battesimo ha
Apertura dunque, che, pure nella espressio- costituito il punto d’avvio per l’elaborazione
ne psicologica propria di ognuno, ha dei della dottrina del «carattere», secondo la
tratti comuni: la ricerca della verità, incontro quale il battesimo colloca chi lo riceve in
con la Bibbia (e quindi con le prove razionali una situazione irreversibile di appartenenza
dell’avvenuta Rivelazione), o accettazione a Cristo e alla Chiesa. Con il suo comporta-
del testimone (della Chiesa) per coloro che mento, il battezzato può smentire il battesi-
per mancanza di preparazione, non possono mo ricevuto («perdere la grazia», per dirla
o non sono capaci di una ricerca razionale, col catechismo di Pio X); ciò non significa
o vita buona come il centurione Cornelio comunque che, a causa di ciò, egli ritorni
«religioso e timorato di Dio, il quale dava nella condizione di non battezzato.
molte elemosine al popolo e continuamente
pregava Dio» (At 10,lss). La tesi centrale relativa alla finalità del bat-
La fede non deriva come conclusione di un tesimo può essere formulata in questi ter-
sillogismo da queste premesse; ma senza di mini: la finalità del battesimo è la rigenera-
queste, la fede non è possibile. zione dell’uomo peccatore, in vista della sua
introduzione all’eucaristia. È evidente che
la tesi si compone di due affermazioni tra
ALCUNI APPROFONDIMENTI loro strettamente correlate: la prima, che in-
dividua la grazia battesimale nella rigenera-
A. La teologia battesimale zione dell’uomo peccatore, è patrimonio di
Caratteristica del battesimo cristiano è di es- tutta la tradizione cristiana ed è chiaramente
sere unico ed irripetibile. L’unicità del bat- esplicitata anche dalla trattazione manuali-
tesimo deriva ultimamente dalla unicità e stica. La seconda, invece (che dice la fina-
dalla irrevocabilità dell’Alleanza inaugurata lizzazione ultima di tale rigenerazione al-
dalla Pasqua di Cristo, cui il battesimo in- l’ammissione del credente all’eucaristia), pur
troduce. Analogamente unica è la Chiesa avendo solide radici nella tradizione cristia-
che nasce dalla Pasqua e nella quale il bat- na, è stata solo di recente rimessa in valore,
tezzato è inserito. Per questo, il rapporto che in connessione con la riflessione che inqua-
si instaura tra il battezzato e la Chiesa non dra il battesimo nel più ampio contesto del-
è del tutto assimilabile ad altre forme di rap- l’iniziazione cristiana.
La connessione tra battesimo ed eucaristia l’eucaristia mette in luce che l’uomo non
– o più precisamente la finalizzazione del può accedere all’evento nel quale si dà sa-
battesimo all’eucaristia – è un dato che trova cramentalmente la Pasqua di Cristo, se non
conferma nella tradizione cristiana. Si pensi perché Cristo stesso gli dà di accedervi; non
anzitutto alla prassi liturgica e all’insegna- può accedere all’eucaristia senza esservi ini-
mento catechetico dei Padri, i quali parlano ziato mediante un atto nel quale – attraverso
dell’iniziazione cristiana come di un unico l’azione rituale della Chiesa – è Cristo stesso
complesso rituale fortemente unitario, arti- che lo introduce nella ripresentazione sacra-
colato in momenti distinti, ma normalmente mentale della sua Pasqua. Ciò rivela l’uomo
inseparabili; un complesso rituale che trova come colui che – da sé – non può disporre
il proprio compimento nella partecipazione del rapporto a quell’evento nel quale pure
del neofita alla mensa eucaristica. La con- sta il senso della sua esistenza; il rapporto
sapevolezza del legame fra battesimo ed eu- dell’uomo all’evento della Pasqua – sacra-
caristia rimane viva anche quando, nel pe- mentalmente mediato nell’eucaristia – non
riodo scolastico, i due sacramenti vengono può che essere reso possibile in forza di un
ormai amministrati distintamente; a questo atto di Gesù Cristo, che, una volta per sem-
proposito, è significativa la tesi di Tommaso, pre ed in maniera irreversibile, lo abilita ad
secondo cui il battesimo comunica la grazia entrare in tale rapporto: questo atto è, ap-
solo in forza del votum eucharistiae ad esso punto, il battesimo.
intrinsecamente collegato. Una tesi che può
essere riformulata affermando che il batte- B. Chi chiede
simo realizza il proprio effetto di rigenera- La problematica attuale del battesimo dei
zione non indipendentemente dall’eucaristia, bambini e le indicazioni del Magistero
ma precisamente in quanto è orientato al-
l’eucaristia, nel senso che ad essa abilita/di- Il problema fondamentale oggi può essere
spone e di essa costituisce il necessario «por- riassunto nella considerazione che, in diversi
tale d’accesso». casi, i bambini non crescono nella sfera di
D’altra parte, l’eucaristia – nella quale il sen- una fede cristiana concretamente testimo-
so del battesimo compiutamente si realizza niata; di conseguenza il loro battesimo ri-
– non «assorbe» in sé il battesimo: da sem- schia di essere un evento isolato all’inizio
pre la coscienza di fede della Chiesa ha ri- della loro vita, che non ha alcun seguito, al-
tenuto necessario per accedere all’eucaristia meno fino al momento in cui i bambini, ver-
il compimento di un atto che ad essa intro- so il settimo anno di età, ricompaiono in
duca in maniera definitiva. La necessità del parrocchia per il catechismo. Per il compor-
battesimo in vista dell’accesso all’eucaristia tamento da assumere a fronte di queste si-
– o, in altri termini, il fatto che l’eucaristia tuazioni, prendiamo in esame anzitutto le
«faccia sorgere» un altro sacramento per «in- indicazioni che emergono dal Magistero ec-
trodurre» a sé il credente – è dunque un clesiale. Ci riferiamo in particolare a due do-
dato indiscutibilmente offerto dalla tradizio- cumenti che, per quanto non recentissimi,
ne cristiana. Per illuminarne il senso, pos- risultano comunque sostanzialmente ripro-
siamo riprendere cio che si afferma a pro- posti dagli interventi successivi: la Nota
posito della terminologia dell’iniziazione: la pastorale della Commissione episcopale per
necessità del battesimo per partecipare al- la dottrina della fede, la catechesi e la cultura
e della Commissione episcopale per la verà l’educazione cristiana richiesta dal sa-
famiglia della CEI sulla «Pastorale dei cramento». Il problema è quello di «garanzie
divorziati risposati e di quanti vivono in sufficienti» a fondare la speranza che il bat-
situazioni matrimoniali irregolari o difficili» tesimo porterà i suoi frutti.
(26.04.1979 - PD), nn° 52-54; l’Istruzione
Pastoralis actio della Congregazione per la Se le garanzie offerte – ad esempio la scelta
dottrina della fede circa il «Battesimo dei dei padrini e madrine che si prenderanno
bambini» (20.10.1980 – PA), nn° 27-33. seria cura del bambino, o l’aiuto della co-
Componendo le indicazioni dei due testi, sia- munità dei fedeli – sono sufficienti, il sa-
mo in grado di ricostruire quattro tipologie cerdote non potrà rifiutarsi di amministrare
di genitori che chiedono il battesimo per i senza indugio il battesimo, come nel caso
loro figli. di famiglie cristiane. Ma se le garanzie non
sono sufficienti, sarà prudente differire il
Battesimo; tuttavia i parroci dovranno man-
a. Genitori credenti e praticanti
tenersi in
Il primo caso è quello auspicabile, per il contatto con i genitori, in modo da ottenere
quale si ribadisce che il bambino riceva il da essi, se possibile, le condizioni richieste
battesimo nelle prime settimane di vita ed da parte loro per la celebrazione del sacra-
anche prima, in caso di pericolo di morte. Il mento. Se poi non fosse possibile neppure
testo si sofferma piuttosto sull’importanza di questa soluzione, si potrebbe proporre come
preparare spiritualmente i genitori e i padrini ultimo tentativo, l’iscrizione del bambino
in vista di un catecumenato, all’epoca della
I genitori devono […] avvertire i loro pa- scolarità […]. Deve essere chiaro, anzitut-
stori d’anime della nascita attesa, prepa- to, che il rifiuto del battesimo, non è una
rarsi spiritualmente. Da parte loro i pastori forma di pressione. Del resto non si deve
d’anime visiteranno le famiglie, anzi cer- parlare di rifiuto, né tanto meno di discri-
cheranno di riunirne insieme diverse e im- minazione, ma di un rinvio di natura pe-
partiranno loro la catechesi ed altri oppor- dagogica, che tende, secondo i casi, a far
tuni suggerimenti, e inoltre le inviteranno progredire la famiglia nella fede o a ren-
a pregare per i bambini, che si accingono derla più cosciente delle proprie responsa-
a ricevere (PA, 29). bilità (PA, 30-31)
b. Genitori poco credenti e solo occasional- L’indicazione che segue, però, sembra at-
mente praticanti tenuare non poco la forza di quanto detto
sopra:
In questo caso, è previsto anzitutto un col-
loquio «perspicace e pieno di comprensione» Quanto alle garanzie, si deve ritenere che
con questi genitori, colloquio orientato a «su- ogni assicurazione che offra una fondata
scitare interesse per il sacramento che chie- speranza circa l’educazione cristiana dei
dono» e a «richiamarli alle responsabilità bambini merita di essere giudicata suffi-
che essi si assumono». La Chiesa infatti ciente.
«non può venire incontro al desiderio di que-
sti genitori, se essi non danno la garanzia Il testo rimanda dunque ad un giudizio che
che, una volta battezzato, il bambino rice- riguarda la fondata o non fondata speranza
CAPITOLO 8
INTRODURRE E ACCOMPAGNARE
ALL’INCONTRO CON CRISTO
NELLA COMUNITÀ ECCLESIALE.
SOGGETTI E METODI
DELL’EDUCAZIONE ALLA FEDE
Roma
23-27 maggio 2011
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possa essere incontrata non solo da un’altra educativa: ossia il falso concetto dell’auto-
persona umana, ma da Dio stesso, è impli- nomia dell’uomo, di cui ci ha parlato Bene-
cito nel fatto creaturale. L’atto creatore di detto XVI nel suo Discorso del 27 maggio
Dio ha sempre la forma della chiamata. L’uo- 2010, ripreso in EVBV n. 9.
mo è stato creato con chiamata così che
egli, nel formarsi, diventa il «tu» di Dio ed
è, a sua volta, in grado di rivolgersi a Dio 3. LA CONTINUITÀ DI UN TEMA
con il «Tu».
È questa, scrive Guardini, la forma ontolo- Siamo, dunque, nella continuità di un tema
gica fondamentale in cui l’uomo esiste ed sul quale, in verità, siamo impegnati da lun-
è ancora qui che s’inserisce anche il dina- go tempo. Nei grandi documenti della CEI,
mismo della fede. Fede, infatti, è entrare in infatti, incontrare Cristo non è affatto
questa chiamata; è «l’entrata nel rapporto un’espressione nuova. È, anzi, ormai ricor-
io-tu col Dio che si rivela. È il legarsi della rente e ha assunto una particolare valenza
persona che ascolta con la persona che par- pastorale soprattutto con l’ingresso del tema
la…». La stessa etica è possibile a partire catecumenale (cfr Nota pastorale L’Inizia-
dal «fatto che Dio ha creato l’uomo con zione cristiana/3 [2003], n. 43). Potremo
chiamata, che l’uomo si rapporta a Dio con farne una rapida ricognizione, a cominciare
relazione di io-tu e che questa relazione pas- da Il volto missionario delle parrocchie
sa attraverso ogni cosa…». L’uomo, in de- (2004), dove al n. 13 si legge: «Occorre tor-
finitiva, «non è un essere concluso in sé, nare all’essenzialità della fede, per cui chi
ma esiste a partire da Dio e verso Dio… In incontra la parrocchia deve poter incontrare
conformità con tutta la sua costruzione egli Cristo, senza troppe glosse e adattamenti».
si realizza nell’incontro. Anzitutto con l’uo- Il testo indica pure gli atteggiamenti di fondo
mo, con quello che la situazione di volta in che donano a una parrocchia il suo «volto
volta gli fa incontrare; e poi con le cose che missionario»: dall’incontro con Cristo nasco-
egli trova nel complesso articolato delle re- no atteggiamenti ospitali, movimenti ricerca,
altà che lo circondano. Infine, però, e in ma- trasparenza d’identità… Si è alla fine della
niera definitiva, nell’incontro con Dio che lo Nota pastorale, dove tutto il discorso con-
ha fatto suo tu. L’uomo è persona, ma lo è duce e si conclude. Con gli Orientamenti Co-
in riferimento a Dio. L’io dell’uomo esiste municare il Vangelo in un mondo che cam-
veramente nella relazione a Dio. L’uomo è bia (2001) è ancora la comunità parroc-
se stesso solo in quanto è il tu di Dio. E non chiale a essere incoraggiata a trovare «tempi
solo psicologicamente, nel senso cioè che e spazi precisi nella nostra vita dedicati al-
egli si è sviluppato in modo particolare nel l’incontro con il Signore» (n. 47; cfr n. 26s
rapporto religioso, ma essenzialmente, on- e 29). Il documento dopo Verona, facendo
tologicamente, lo voglia o no, a sua salvezza eco alle parole del Papa, ripete che al cuore
o a sua perdizione». Se, tuttavia, ciò si può della nostra vita e al centro delle nostre co-
e si deve dire riguardo all’incontro e all’in- munità ci sono l’incontro con il Risorto e la
contro con Dio nella prospettiva dell’etica fede in lui: essi ci rendono persone nuove,
cristiana, ecco che noi siamo inevitabilmente risorti con lui e rigenerati secondo il progetto
di nuovo condotti alla medesima «questio- di Dio sul mondo e su ogni persona (cfr Ri-
ne», che è pure alla radice dell’emergenza generati per una speranza viva, n. 5).
Gli Orientamenti pastorali del 2010 ci offro- Anche nell’esortazione apostolica Verbum
no una riflessione abbastanza articolata, che Domini (30 settembre 2010) la categoria
riassumerei così: l’uomo ha come vocazione dell’incontro si mostra come guida feconda
incontrare Dio (Presentazione); nell’incontro per la lettura dell’intero documento. Qui ri-
con Gesù Cristo sperimentiamo la sua forza chiamerei solo alcune battute iniziali: «è do-
sanante e liberante (n. 4); egli ci invita a no e compito imprescindibile della Chiesa
una relazione personale in un incontro che comunicare la gioia che viene dall’incontro
genera un cammino (n. 25-26.28.32). In con la Persona di Cristo, Parola di Dio pre-
EVBV l’incontro con Cristo è il compito pro- sente in mezzo a noi… Non esiste priorità
prio della Chiesa: «In quanto luogo d’incon- più grande di questa: riaprire all’uomo di
tro con il Signore Gesù e di comunione tra oggi l’accesso a Dio, al Dio che parla e ci
fratelli, la comunità cristiana alimenta comunica il suo amore perché abbiamo vita
un’autentica relazione con Dio; favorisce la in abbondanza» (n. 2).
formazione della coscienza adulta; propone L’intervento più recente in cui Benedetto XVI
esperienze di libera e cordiale appartenenza, ha fatto ricorso alla categoria dell’incontro
di servizio e di promozione sociale, di ag- è un testo – anche emotivamente ricco – let-
gregazione e di festa» (n. 39). to durante l’omelia della Messa Crismale il
21 aprile 2011. Il Papa s’introduce ricor-
dando che nei tre oli si esprimono tre di-
4. NEL MAGISTERO PONTIFICIO mensioni essenziali dell’esistenza cristiana.
Si sofferma poi sull’olio dei catecumeni, che
Ho esordito citando Deus caritas est. Scor- «indica come un primo modo di essere toc-
rendo, però, gli Insegnamenti di Benedetto cati da Cristo e dal suo Spirito». Dopo avere
XVI è facile costatare come il tema dell’in- citato un noto passo del Dies irae (che allude
contro con Cristo sia davvero fondamen- all’incontro di Gesù con la donna samarita-
tale. Nell’enciclica Spe salvi (30 novembre na, cfr Gv 4,6) spiega: «Spinto dall’amore,
2007), ad esempio, il Papa avverte con Dio si è incamminato verso di noi. Cercan-
forza che al principio del vivere cristiano domi Ti sedesti stanco … che tanto sforzo
non c’è una filosofia e un’etica della vita, non sia vano!… Dio è alla ricerca di me.
ma l’incontro con Dio: non un Dio «lon- Voglio riconoscerLo? Voglio essere da Lui
tana causa prima del mondo» (n. 26); conosciuto, da Lui essere trovato? Dio ama
«non un qualsiasi dio, ma quel Dio che gli uomini. Egli viene incontro all’inquietu-
possiede un volto umano e che ci ha amati dine del nostro cuore, all’inquietudine del
sino alla fine» (n. 31). In Spe salvi, come nostro domandare e cercare, con l’inquietu-
in Deus caritas est del resto, il soggetto dine del suo stesso cuore, che lo induce a
dell’incontro è Dio-il-Padre: «quel Dio che compiere l’atto estremo per noi. L’inquietu-
in Cristo ci ha mostrato il suo Volto e aper- dine nei confronti di Dio, l’essere in cammi-
to il suo Cuore», il cui incontro può essere no verso di Lui, per conoscerLo meglio, per
per noi non solo «informativo» ma anche amarLo meglio, non deve spegnersi in noi.
«performativo», ossia capace di trasforma- In questo senso dovremmo sempre rimanere
re la nostra vita così da farci sentire redenti catecumeni…».
mediante la speranza che esso esprime (cfr Il magistero di Benedetto XVI non è, ovvia-
n. 4). mente, isolato nell’insieme del recente ma-
gistero pontificio. Basteranno due rimandi; azione ecclesiale. È l’evento di fondo che la
uno a Paolo VI, l’altro a Giovanni Paolo II. origina, la sostiene e la motiva. Alla luce di
Del primo è noto il passo di Evangelii nun- 1Gv 1,1-4, che ho citato, deve essere inteso
tiandi (1975) dove, illustrando il compito come un fattore genetico permanente per
dell’evangelizzazione, si dice che essa «met- l’identificazione della comunità cristiana;
te oggettivamente l’uomo in rapporto con il evento mai superato, ma sempre ripresenta-
piano di Dio, con la sua presenza vivente, to, rinnovato e accresciuto negli altri succes-
con la sua azione; essa fa così incontrare il sivi eventi d’incontro col Signore. In tal senso
mistero della Paternità divina che si china diremmo che l’incontro con Cristo è sorgente,
sull’umanità…» (n. 53; cfr pure i nn. 21, itinerario e traguardo della catechesi e, più
51 e 76; si veda pure l’Udienza del 19 giu- ancora, di ogni prassi pastorale.
gno 1968 a conclusione dell’Anno della fe- È sorgente, perché all’inizio dell’essere cri-
de). Di Giovanni Paolo II, poi, è il molto ci- stiano c’è, come già ricordato, «l’incontro
tato brano di Catechesi tradendae (1979), con un avvenimento, con una Persona, che
dov’è scritto che «lo scopo definitivo della dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la
catechesi è di mettere qualcuno non solo in direzione decisiva». Nell’omelia dell’ultima
contatto, ma in comunione, in intimità con Messa Crismale Benedetto XVI ha pure ag-
Gesù Cristo: egli solo può condurre all’amore giunto: «Il conoscere Dio non si esaurisce
del Padre nello Spirito e può farci partecipare mai. Per tutta l’eternità possiamo, con una
alla vita della santa Trinità» (n. 5). gioia crescente, sempre continuare a cercar-
Una ripresa globale del magistero pontificio Lo, per conoscerLo sempre di più ed amarLo
in materia si trova nei Lineamenta (2011) sempre di più… Rimaniamo continuamente
per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del in cammino verso di Lui, nella nostalgia di
Sinodo dei Vescovi. Al n. 11 c’è un testo Lui, nell’accoglienza sempre nuova di cono-
molto denso, costruito in prospettiva trini- scenza e di amore». In e da questo incontro
taria ed ecclesiologica: «Trasmettere la fede con Dio in Cristo, mai concluso durante la
significa creare in ogni luogo e in ogni tempo vita terrena, la nostra libertà è continua-
le condizioni perché questo incontro tra gli mente educata e guidata (cfr EVBV, 28).
uomini e Gesù Cristo avvenga. La fede come Nell’itinerario della vita cristiana, la sua ne-
incontro con la persona di Cristo ha la forma cessità si ripresenta in forma sempre nuova,
della relazione con lui, della memoria di Lui corrispondente alle età della vita, alle condi-
(nell’Eucaristia) e del formare in noi la men- zioni interiori ed esteriori, ai mutamenti della
talità di Cristo, nella grazia dello Spirito». storia personale e comunitaria. È, perciò,
sempre importante ricordare che l’incontro
con Cristo deve essere precisato e spiegato,
5. CONTESTO di volta in volta, in rapporto all’intero pro-
DI OGNI EDUCAZIONE cesso di maturità della fede e del progetto di
ALLA E DELLA FEDE vita cristiano, di cui è parte integrante; sot-
tolineare che all’educazione alla fede, una
Dall’insieme appare che riguardo all’evento comunità ecclesiale deve anche necessaria-
di cui parliamo, l’incontro con Cristo, occorre mente unire un’educazione della fede con
dire anzitutto che esso non soltanto qualifica, tutti coloro che sono in cammino di matura-
ma dona senso e significato a tutta la nostra zione. Occorre anche pensare a ciò che nel
DGC n. 69-72 è indicato come educazione la propria vita come vocazione, cioè nella
permanente della fede. In proposito la Nota verifica dell’incontro fatto, come potrà sen-
L’Iniziazione cristiana/3, «a motivo della tire il desiderio della catechesi? (cfr A. SCOLA,
grande diversificazione delle situazioni in cui Chi è la Chiesa? Una chiave antropologica
oggi vivono coloro che si mettono alla ricerca e sacramentale per l’ecclesiologia, Brescia
di Cristo», ipotizza itinerari diversi e differen- 2005, p. 256).
ziati che esprimano «il rispetto del cammino
personale e siano in ascolto delle domande
e delle attese, non di rado inespresse ma non 6. ESEMPLARITÀ CRISTOLOGICA
per questo meno vive, della persona» (n. 27);
conclude che l’itinerario d’iniziazione cristia- Cito un passo molto conosciuto del n. 38
na deve condurre «al progressivo inserimento del Documento di base: «Educare al pensiero
nella comunità» e orientare «a una seria de- di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giu-
cisione di aderire a Cristo, per assumere nella dicare la vita come Lui, a scegliere e ad
Chiesa un servizio di testimonianza e di ca- amare come Lui, a sperare come insegna
rità, nel quale continuare la crescita e la ma- Lui, a vivere in Lui la comunione con il Pa-
turazione della vita cristiana» (n. 40). dre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire
L’incontro con Cristo, com’è giustamente e guidare la mentalità di fede: questa è la
detto in Catechesi tradendae n. 5, ripreso missione fondamentale di chi fa catechesi a
nel DGC n. 80, è pure lo scopo definitivo nome della Chiesa». Alla luce di ciò si potrà
della catechesi. Non solo, ma dell’intera vita, considerare quanto EVBV descrive riguardo
perché Dio «mediante la risurrezione del suo alla «relazione educativa tra Gesù e i suoi
Figlio ci ha rigenerati e, nella fede, ci ha do- discepoli» e ritrovarvi alcuni tratti essenziali
nato una speranza invincibile nella vita eter- per ciò che diciamo incontro con Cristo.
na, così che noi viviamo nel presente sempre Il capitolo III esordisce enucleando tutta una
protesi verso la meta, che è l’incontro finale serie di incontri di e con Gesù. C’è anche
con il nostro Signore e Salvatore» (BENEDETTO l’invito rivolto dal Maestro ai due discepoli:
XVI, Omelia al Congresso Ecclesiale Nazio- «Venite e vedrete» (Gv 1,39). Riconosciamo
nale di Verona, 19 ottobre 2006). qui la logica veritativa, cui risponde la fede
Dovrebbe apparire chiaro, in definitiva, che nella sua peculiarità noetica: una logica che
«il contesto proprio di una educazione alla coimplica nel conoscere («vedi») la libertà
fede e di una autentica catechesi è […] del soggetto («vieni»); una logica, com’è
l’esperienza cristiana nella sua autenticità, facile notare, esattamente opposta a quella
concepita come l’avvenimento dell’incontro empiristica oggi dominante. Non «vedere» e
con Cristo, qui e oggi, nel mio presente, che poi «venire», ma il contrario: «venire» e
interpella e muove la mia libertà attraverso quindi «vedere»! Nell’esperienza dello stare
la grazia di un cambiamento». Evidenza, con Gesù, il discepolo acquista la vera co-
questa, da cui deriva un criterio valido per noscenza di Lui. C’è qui, osserva J. Ratzin-
affrontare domande del tipo: se un uomo ger-Benedetto XVI, la questione della duplice
non ha incontrato Cristo, come può sentire domanda di Gesù sull’opinione che la gente
il desiderio di un’intelligenza della vita se- aveva di lui e sulla convinzione dei discepoli
condo Cristo (catechesi)?; se un battezzato (cfr Mc 8,27-30 parr.). «Essa presuppone
non coglie l’urgenza e la necessità di vivere che, da una parte, vi sia una conoscenza
esterna di Gesù, non necessariamente falsa da allora tutto ciò che prima costituiva per
ma inadeguata, e che a essa si contrapponga lui un valore divenne paradossalmente per-
una conoscenza più profonda, legata al di- dita e spazzatura (cfr vv. 7-10).
scepolato, alla compagnia nel cammino, ca- Non avremmo detto tutto, se non aggiun-
pace di crescere solo al suo interno» (Gesù gessimo che Paolo, pur nella sua singolarità,
di Nazaret, Milano 2007, pp. 337-338). non sfuggì alla necessità di una mediazione
La vita terrena di Gesù è ricca d’incontri e ecclesiale. Ebbe bisogno di Anania, che gli
tutti sono alla radice di una nuova forma di fu inviato incontro e lo battezzò (cfr At 9,10-
vita. Si potrebbe aggiungere almeno Zaccheo 19). Ci furono poi gli «anni oscuri», durante
(cfr Lc 19,1-10), del quale ha parlato Be- i quali Paolo dovette ripensare e riformulare
nedetto XVI a Venezia: «Che cosa lo spinge la sua vita alla luce del Vangelo di Cristo: il
a ricercare l’incontro con Lui?... Gesù arriva, «nome» nuovo che Dio gli aveva dato ri-
alza lo sguardo verso di lui, lo chiama per chiedeva, per essere capito, una conoscenza
nome… Da questo incontro scaturisce per approfondita di Cristo. Paolo ebbe ancora
Zaccheo una vita nuova: accoglie Gesù con bisogno di Barnaba, che lo mettesse in con-
gioia, scoprendo finalmente la realtà che può tatto con la Chiesa ad Antiochia. Ebbe bi-
riempire veramente e pienamente la sua vi- sogno dell’incontro con Cefa, che in Gal
ta. Ha toccato con mano la salvezza, ormai 1,18-19 descrive col verbo historêsai. Tra-
non è più quello di prima e come segno di dotto con «andare a conoscere», il verbo
conversione si impegna a donare metà dei può avere anche il significato di «consulta-
suoi beni ai poveri e a restituire il quadruplo re»; in ogni caso non indica un semplice
a chi aveva derubato. Ha trovato il vero te- «vedere», ma esprime ricerca, approfondi-
soro, perché il Tesoro, che è Gesù, ha trovato mento. Anche Paolo, dunque, ebbe bisogno
lui» (Discorso dell’8 maggio 2011). di una mediazione ecclesiale.
Sappiamo che nella sua condizione di Risor-
to Gesù ha incontrato anche Paolo. Fu un
incontro o, piuttosto, uno «scontro»? Gher- 7. INTRODURRE/RE-INTRODURRE
mito, o «afferrato da Cristo», scrisse Mons. E ACCOMPAGNARE
Mariano Magrassi, che fu Arcivescovo di
Bari, nelle sue meditazioni dettate in Vati- Con l’ingresso del tema catecumenale negli
cano nel 1977. Nell’incontro con Cristo Ri- Orientamenti pastorali della CEI assume rile-
sorto, Paolo si sentì chiamare per nome! Cri- vanza pure la dimensione introduttiva, che
sto lo pose, si direbbe, di fronte a se stesso deve caratterizzare i percorsi di educazione
e in questo incontro Paolo si scoprì nella alla fede. EVBV commenta così l’interrogativo
sua identità vera. Scriverà più tardi: «Dio, di Gesù Che cosa cercate?: «La domanda di
che mi scelse fin dal seno di mia madre e Gesù è una prima chiamata che incoraggia a
mi chiamò con la sua grazia, si compiacque interrogarsi sul significato autentico della pro-
di rivelare in me il Figlio suo perché lo an- pria ricerca. È la domanda che Gesù rivolge
nunciassi in mezzo alle genti…» (Gal 1,15). a chiunque desideri stabilire un rapporto con
È chiaro che in Paolo avvenne uno scon- lui: è una pro-vocazione a chiarire a se stessi
volgimento. In Fil 3,4b-11 egli ne parla co- cosa si stia cercando davvero nella vita, a di-
me un perdere tutto per guadagnare tutto; scernere ciò di cui si sente la mancanza, a
come una radicale inversione di valori sicché scoprire cosa stia realmente a cuore. Dalla
domanda traspare l’atteggiamento educativo ranza, narrando l’opera di Dio nella sua esi-
di Gesù: egli è il Maestro che fa appello alla stenza e nella storia dell’umanità. Il linguag-
libertà e a ciò che di più autentico abita nel gio della testimonianza è quello della vita
cuore, facendone emergere il desiderio ine- quotidiana» (n. 11; cfr pure Il volto missio-
spresso» (n. 25). Introdurre è, in questo caso, nario delle parrocchie, n. 13: «Una casa
suscitare e riconoscere un desiderio. Si tratta aperta alla speranza»).
d’indicare il percorso verso la scelta di Cristo L’introdurre all’incontro con Cristo conosce
e, pure, di rispondere alla domanda: come tra noi oggi una nuova questione, che espri-
favorire l’incontro tra le domande del cuore merei col verbo re-introdurre e che riguarda
e la persona del Signore Gesù? Come aiutare «coloro che, pur non avendo rinnegato for-
l’uomo del nostro tempo a conoscere/scoprire malmente il loro Battesimo, vivono un fra-
che Gesù è il «mistero», che può dare pie- gile rapporto con la Chiesa e devono quindi
nezza alla sua domanda di vita? La ricerca essere interpellati dal santo Vangelo di Gesù
di una risposta induce inevitabilmente a con- Cristo per riscoprirne la bellezza e la forza
siderare quali sono le condizioni per questa trasformante e per ritrovare la gioia di vivere
educazione alla fede, quali i percorsi, le gra- l’esperienza cristiana in maniera più consa-
dualità… pevole e operosa» (L’iniziazione cristiana/3,
Introdurre è pure guidare-dentro la vita del- Premessa). Spesso queste persone coincido-
la comunità cristiana attraverso i gesti che no con quelle che desiderano completare
la esprimono e la costruiscono (Parola, Sa- l’iniziazione cristiana in età adulta. Si tratta,
cramento, vita di comunione/carità: cfr At allora di re-iniziare alla fede. Per illuminare
2,42). Il grande canale comunicativo per la la questione si potrebbe fare un’analogia
trasmissione della fede è proprio la qualità con quanto annotava il card. W. Kasper ri-
di questi gesti. Nella Nota pastorale dopo guardo alla nuova evangelizzazione inau-
Verona leggiamo: «Mostrare il sì di Dio tocca gurando il Congresso europeo su La comu-
le fondamenta stesse della Chiesa, che di nità cristiana e il primo annuncio: «Già i
quel sì è figlia, discepola e responsabile. Per padri della Chiesa sapevano che la seconda
questo, la via della missione ecclesiale più conversione è più difficile della prima. Dice-
adatta al tempo presente e più comprensibile vano che la prima conversione avviene me-
per i nostri contemporanei prende la forma diante l’acqua del battesimo, mentre la se-
della testimonianza, personale e comunita- conda richiede le lacrime del pentimento e
ria: una testimonianza umile e appassionata, della penitenza. Ciò vale anche per la nuova,
radicata in una spiritualità profonda e cul- cioè seconda, evangelizzazione. Essa esige
turalmente attrezzata, specchio dell’unità in- anzitutto una paziente rimozione delle in-
scindibile tra una fede amica dell’intelligenza crostazioni, degli irrigidimenti e delle osti-
e un amore che si fa servizio generoso e nazioni e la guarigione delle ferite che si so-
gratuito... Le nostre comunità devono favo- no formate sia sul versante della Chiesa sia
rire l’incontro autentico tra le persone, quale su quello del mondo moderno. Sul versante
spazio prezioso per il contatto con la verità della Chiesa, occorre superare un atteggia-
rivelata nel Signore Gesù, perché l’esempla- mento unicamente difensivo nei riguardi del
rità della vita non sminuisce il dovere di an- mondo, liberarsi dall’isolamento imputabile
nunciare anche con la parola: ogni cristiano in parte a se stessi, rinnovare la fede e la
deve saper dare ragione della propria spe- gioia di credere e riprendere lo slancio mis-
sionario. Sul versante del mondo moderno in modo organico e sistematico (cfr DGN nn.
si tratta di eliminare il veleno che si è ac- 63-68). Lo stesso DGC avverte, tuttavia, che
cumulato contro il cristianesimo a causa di «nella pratica pastorale… le frontiere tra le
riserve, pregiudizi e ostilità. Mentre la prima due azioni non sono facilmente delimitabili.
evangelizzazione poteva presupporre la di- Frequentemente, le persone che accedono
mensione religiosa e ricollegarsi a essa, la alla catechesi necessitano, di fatto, di una
seconda deve anzitutto scoprire le domande vera conversione...» (n. 62).
religiose sepolte e riportarle alla coscienza»
(Roma, 4-7 maggio 2009: cfr Il Regno-Do-
cumenti 2009/11, p. 339). 8. LA MEDIAZIONE
La Nota L’iniziazione cristiana/3 contiene DELLA CHIESA
una pregevole proposta di pedagogia pasto-
rale, ad esempio nel capitolo III che individua L’impegno a introdurre e accompagnare
la parrocchia come luogo ordinario e privile- l’incontro con Cristo nella comunità è una
giato dove «coloro che sono in ricerca pos- vera e propria «chiamata di mediazione» ri-
sono vivere un’esperienza di fraternità evan- volta a ogni battezzato. Fa parte di quella
gelica, di vita comunitaria, di dialogo aperto missione di evangelizzare che tutti ci accu-
sulle ragioni della fede; accolgono la fede cri- muna: «stare nella barca insieme a Gesù,
stiana e celebrano i sacramenti» (n. 32). Ciò, condividere la sua vita nella comunità dei
tuttavia, esige nelle stesse comunità parroc- discepoli, non ci rende estranei agli altri, non
chiali una trasformazione profonda perché ci dispensa dal proporre a tutti di essere suoi
siano e si mostrino luogo di accoglienza, di amici» (Il volto missionario delle parrocchie,
dialogo, di discernimento e iniziazione al mi- n. 1). Il discepolo di Gesù non può tralasciare
stero di Cristo (cfr pure i nn. 33-35). L’altra alcuna occasione per favorire le condizioni
scelta pastorale delineata è la centralità del- migliori perché l’appuntamento del Signore
l’anno liturgico (cfr nn. 36-38), che sottoli- della vita e della storia diventi realtà per cia-
nea l’importanza del camminare in comunio- scun uomo: appuntamento rilevante, carico
ne con tutta la Chiesa e relaziona il cammino di senso, capace di cambiare la vita, di tra-
di re-introduzione, o re-iniziazione ai misteri sformare tutta l’esistenza di chi è alla ricerca
della vita di Cristo. di ragioni e di una speranza per vivere.
L’introdurre dovrà poi necessariamente es- La funzione d’introdurre è legata a ciò che
sere seguito dall’accompagnare chi ha accol- abitualmente chiamiamo primo annuncio.
to la chiamata del Signore (educazione della Al riguardo io qui non potrei fare altro che
fede) perché diventi ogni giorno suo disce- rinviare alla Nota pastorale sul «primo an-
polo, scoprendo il fascino sempre nuovo del nuncio del Vangelo» Questa è la nostra fede,
Vangelo e lasciandosi sorprendere ogni giorno pubblicata il 15 maggio 2005 dalla Commis-
dall’amore del Signore; trovando in lui il co- sione Episcopale per la dottrina della fede,
raggio per vincere il male col bene e fare l’annuncio e la catechesi. È un testo di gran-
della propria vita un’esperienza di ascolto e de valore, che intende orientare e dare at-
di obbedienza a Dio vissuti nelle pieghe della tuazione concreta all’esigenza di un rinno-
storia quotidiana. Si tratta del momento della vato primo annuncio della fede. Mi permet-
catechesi, che include necessariamente un terei di raccomandare specialmente il capitolo
insegnamento della dottrina cristiana offerto IV («Noi lo annunciamo a voi»), che propone
essenziali indicazioni operative per attuare gli elementi che lo hanno fatto passare dalla
una pastorale di annuncio. Esse riguardano curiosità e dal dubbio al discepolato; un di-
i soggetti, la pedagogia, i destinatari, le forme scepolato, però, che si è realizzato nel tempo,
sia occasionali, sia organiche. Intimamente tra la paura del sinedrio e il desiderio di ade-
collegata è la Lettera ai cercatori di Dio rire al «Nuovo» che gli stava cambiando la
(2009), che la medesima Commissione ha vita. Aggiungeremo l’incontro con la donna
voluto anche «come punto di partenza per samaritana (cfr Gv 5,1-41): nonostante i
dialoghi destinati al primo annuncio della fe- «fantasmi» che l’accerchiavano, ella è stata
de in Gesù Cristo, all’interno di un itinerario protagonista-mediatrice dell’incontro di Gesù
che possa introdurre all’esperienza di vita coi suoi compaesani. Dopo l’incontro con
cristiana nella Chiesa» (Presentazione). «l’acqua viva», però, è rimasta lì, nel suo
Da ambedue i documenti appare come nel paesino, riconciliata con se stessa, con la
processo del «primo annuncio» debbano in sua storia e con la sua gente. Qualcuno po-
ogni caso convergere due linee: quella della trebbe domandare: perché non ha seguito
testimonianza, di cui nei documenti ufficiali Gesù come una delle donne del gruppo verso
è ripetutamente sottolineata l’importanza Gerusalemme? Gli esempi potrebbero molti-
(per tutti, Verbum Domini n. 97: «La Parola plicarsi. Di molti uomini e donne che hanno
di Dio raggiunge gli uomini attraverso l’in- incontrato Gesù non ci è dato di sapere nulla
contro con testimoni che la rendono presente di più. Quanti fra loro sono diventati suoi di-
e viva»); l’altra, dell’annuncio esplicito del scepoli? Vuol dire che nella loro vita non ci
Vangelo. «Vogliamo proporre una strada per sono stati dei cambiamenti? In molti casi noi
incontrare Gesù, il Cristo, il Figlio del Dio non sappiamo quali siano stati; possiamo,
vivente…», scrive nella Presentazione la però, con buona ragione supporre che da
Lettera ai cercatori di Dio. Altrettanto espli- quell’incontro con Gesù la vita di quelle per-
citamente, la Nota Questa è la nostra fede sone non è più stata la stessa! Hanno portato
indica come irrinunciabili la testimonianza in sé gli effetti (la grazia) di un incontro,
della carità, il dialogo leale e sincero, la nar- che ha ridato loro speranza, ragioni per vi-
razione dell’evento pasquale, la promessa vere, nuova dignità. Se, dunque, gli incontri
del dono dello Spirito, l’esortazione a ade- di Gesù si muovono tutti secondo la logica
rire al Vangelo e l’indicazione della via da della libertà, la nostra «mediazione ecclesia-
seguire «fino ad arrivare al battesimo o alla le» deve sempre compiersi nella gratitudine
sua riscoperta per entrare o rientrare nella al Signore, che ci fa ogni giorno il dono gran-
Chiesa e seguire un percorso di catechesi e de di poter comunicare agli altri la gioia che
di conversione permanente» (n. 20). viene dall’incontro con la persona di Gesù.
Potremo, però, secondo le nostre umane con- Una gratitudine da vivere nella speranza,
vinzioni e attese, prevedere gli effetti di que- perché (se è possibile fare analogia con
sta introduzione all’incontro con Cristo? Tut- quanto Benedetto XVI ha scritto riguardo al
ti gli incontri di Gesù narrati nei Vangelo si giudizio) «il momento trasformatore di que-
muovono nella logica della libertà, incidendo sto incontro sfugge al cronometraggio terre-
in modo determinante nella vita dei prota- no – è tempo del cuore, tempo del passaggio
gonisti e trasformandola. Pensiamo a Nico- alla comunione con Dio nel Corpo di Cristo»
demo e ai suoi dialoghi notturni con Gesù (Spe salvi, n. 47). Facendo così saremo di
(cfr Gv 3,1-20): potremmo quasi raccogliere sicuro testimoni più sereni e felici.
CAPITOLO 9
GIORNATA
DEDICATA
AL TEMA DELL’EUCARISTIA
PER LA TRADIZIONE
Senigallia
8 settembre 2011
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la sua destinazione universale. Orbene, la un dono. Non è un invito a una mera ripe-
memoria che nasce dalla Pasqua è chiamata tizione del rito e delle sue formule, si tratta
a prendere coscienza che la vicenda umana piuttosto del comandamento rivolto ai di-
di Gesù è tutta intera un’esistenza vissuta scepoli di fare memoria dell’esistenza storica
come servizio (Lc 22, 24-27), in obbedienza di Gesù, parlando e agendo come lui, con-
filiale e come dono totale di sé a Dio in fa- segnando se stessi per la causa di Gesù.
vore di tutti gli uomini. «Fate questo in memoria di me» è la logica
Questo offrirsi di Gesù a Dio «per la vita del conseguenza dell’altro comandamento:
mondo» (Gv 6, 5 1) ha il suo compimento «Amatevi come io ho amato voi». Donarsi
nella morte di croce e nella resurrezione ri- fino al punto di spendere la vita per i fratelli.
ceve il sigillo di Dio, che accoglie e fa sua Come Gesù.
l’intenzione con cui Gesù ha fatto dono to-
tale di sé. L’eucaristia in se stessa è tutta e
solo in riferimento al Gesù storico di cui è 4. UNA PRESENZA SIMBOLICA:
epifania e simbolo; un simbolo che apre alla «SPARÌ AI LORO OCCHI»
presenza del mistero. L’eucaristia è lo stesso
Cristo presente e all’opera, attraverso la po- Qual è il significato della «presenza reale»?
tenza dello Spirito, nei gesti e nei segni che, Quale mistero è in essa racchiuso? L’espres-
in obbedienza al suo comando, ripetono e sione «presenza» ha da essere precisata. Oc-
comunicano la sua dedizione incondizionata. corre evitare due eccessi. Il primo consiste
L’eucaristia è l’invito alla comunione di vita nell’identificarla con una presenza di ordine
con Gesù: partecipare alla sua mensa, nu- naturale, quasi la presenza del corpo di Cri-
trirci dello stesso pane e bere allo stesso ca- sto si materializzasse in una forma fisicista.
lice significa disporci a condividere la sua L’eccesso inverso consiste nello «spiritualiz-
stessa sorte. Il cristiano che partecipa al ban- zare» talmente l’eucaristia, quasi si trattasse
chetto eucaristico è perciò invitato a donare di una convinzione intima nel credente in
il proprio corpo, a effondere il proprio san- ordine alla salvezza offerta dal Cristo viven-
gue, a donare la propria vita, così come ha te, senza un vero incontro sacramentale. Tra
fatto lui. In questa prospettiva, per non ba- questi due estremi, è necessario percorrere
nalizzare il mistero racchiuso in essa occorre la via di mezzo, quella simbolica e reale del
guardarsi da una rappresentazione un po’ sacramento: il pane è il corpo di Cristo, a
naif dell’eucaristia come banchetto della fe- condizione di vivere la fede in Lui, di assu-
sta, come convivio amicale. mere uno sguardo credente, di prendere po-
Il senso della celebrazione è racchiuso nel sizione a favore di Lui e del suo desiderio
comando «Fate questo in memoria di me». di farsi alimento dei cristiani.
L’espressione questo dice il mistero avvenu- La «presenza» eucaristica non ha niente a
to una volta per tutte, e nondimeno riattua- che fare con qualcosa di statico: essa è im-
lizzato nel rito. Questo è «il mio corpo dato/il mediatamente attiva, è una identità propul-
mio sangue effuso per voi». Perciò, fate que- siva, è «sinergia», secondo l’espressione cara
sto non significa tanto «celebrate», ma vuol alla teologia ortodossa. La presenza di Gesù
dire ancor prima «fate così anche voi», cioè nell’eucaristia corrisponde nel IV Vangelo al-
donate il vostro corpo e il vostro sangue la presenza prodotta dal gesto della lavanda
sull’esempio di Gesù; concepite la vita come dei piedi, in cui il Signore interpreta la sua
la cena di Betania, ove, nonostante la pro- tempo della prova, e dal suo Diario leg-
posta delittuosa di Giuda, domina la fra- giamo:
granza del profumo di Maria. Nel Cenacolo
tutto accade sotto l’ombra del tradimento e Preghiera della domenica mattina. Mio Dio, sono
nella più intensa trepidazione. A quella cena tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta
ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano,
sono presenti, insieme al traditore, Pietro
davanti a me passavano immagini su immagini di
che poi rinnegherà e gli altri che fuggiranno. dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto
Le nostre eucaristie celebrate in un mondo una piccola cosa…Cercherò di aiutarti perché tu
travagliato dal peccato, non hanno come non venga distrutto dentro di me… L’unica cosa
soggetto celebrante una Chiesa di élite. Tra- che possiamo salvare di questi tempi e anche l’uni-
ca che veramente conti, è un piccolo pezzo di te
diamo il segno se intendiamo fare le euca-
in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche con-
ristie solo per gruppi di puri. Siamo tutti de- tribuire a disseppellirti nei cuori devastati di altri
boli e feriti, ma colmi di stupore per un Dio uomini…Tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiu-
che si mette in queste nostre mani. Ogni eu- tare Te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi”
caristia è celebrazione dell’amore compas- (p. 169).
sionevole. Solo comunità che si lasciano in-
contrare dalla misericordia del Dio povero
possono superare la sindrome di Giona, che 6. LOGICA DEL POCO
ci rende irritati col Signore misericordioso e
col mondo, alla cui salvezza egli non intende Una fede messa alla prova
proprio rinunciare. Assale a volte la voglia Nel racconto della moltiplicazione dei pani
di scappare. Gesù non si ritrae, si consegna. Gesù desidera che i discepoli compiano un
Così la Chiesa deve imitarlo, sostenendo tut- salto, oltrepassando la logica del bisogno
te le speranze, anche le più fragili. così da superare le facili e deludenti risposte
che finora sono stati in grado di dare. Se la
Consideriamo allora due testimonianze. fame della gente che attornia Gesù allude a
1) La preghiera anonima scritta su un foglio un’altra fame, allora i cinque pani e i due
sgualcito nel campo di sterminio di pesci potranno bastare, purché non conser-
Rawesbrach: vati egoisticamente ma affidati a Gesù. Il
vangelo sembra proporci una diversa via
Signore, ricordati non solo degli uomini di buona d’uscita: tra la disperazione, da una parte,
volontà, ma anche di quelli di cattiva volontà. Non e la presunzione, dall’altra, sta l’umile con-
ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto
ma ricordati dei frutti che noi abbiamo portato, gra-
sapevolezza che, come Gesù non ha disprez-
zie alla nostra sofferenza. In questa sofferenza zato l’offerta del ragazzo, così il Signore si
estrema di questo campo noi abbiamo portato frutti serve per sfamare il mondo con tutto ciò che
di fraternità, di lealtà, coraggio, generosità, gran- liberamente gli si mette a disposizione. È
dezza di cuore che sono fioriti qui da ciò che noi una fame che non può essere affrontata in
abbiamo sofferto, e quando questi uomini, i nostri
maniera efficientistica, ma chiede di farsi
nemici aguzzini giungeranno al giudizio, fa che
tutti questi frutti che noi abbiamo fatto nascere sia-
servi e di giocarsi di persona, con tutto quel
no per loro perdono. Amen. poco che si è e si ha. Come dice l’apostolo
Paolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti
2) Etty Hillesum, ebrea agnostica ma donna si manifesta pienamente nella debolezza»
in straordinaria ricerca, incontra Dio nel (2 Cor 12,9).
APPENDICE
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1) REGOLAMENTO
DELL’UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE
E DELLA SUA CONSULTA
Appendice 393
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e) favorisce la cooperazione tra gli uffici ca- Assicura al Segretario Generale la sua colla-
techistici diocesani e regionali, attraverso borazione per attuare le decisioni della Pre-
iniziative specifiche (notiziario, seminari sidenza e del Consiglio Episcopale Perma-
di studio, convegni regionali e nazionali); nente (cfr art. 86 del Regolamento della CEI).
f) coordina l’attività degli uffici catechistici Dà il suo apporto ai lavori dell’Assemblea Ge-
diocesani e regionali con le facoltà teo- nerale (cfr art. 21 del Regolamento della CEI).
logiche, gli istituti superiori di scienze re- Fornisce supporto alla Commissione Episco-
ligiose, i centri catechistici, le riviste, le pale del proprio settore pastorale nella pre-
associazioni e i movimenti ecclesiali, in parazione e nello svolgimento delle riunioni
relazione agli ambiti propri dell’Ufficio; e nell’elaborazione di documenti e sussidi
g) promuove la presenza della Bibbia nel- (cfr art. 117 del Regolamento della CEI). Se
l’azione pastorale della Chiesa e l’incontro richiesto, collabora anche con altre Commis-
diretto dei fedeli con il testo sacro; sioni Episcopali.
h) favorisce l’attenzione da parte delle co- In spirito di servizio verso le Chiese particolari,
munità ecclesiali per la catechesi nelle di- mantiene viva e assidua la comunicazione
verse aree della disabilità, preparando gli con i Vescovi delegati delle Conferenze Epi-
operatori e diffondendo adeguati sussidi; scopali Regionali e con gli incaricati regionali
i) promuove e sviluppa la pastorale catecu- e diocesani del proprio ambito pastorale.
menale, attraverso la formazione dei ca- Collabora con istituzioni, organismi e aggre-
techisti accompagnatori e la predisposi- gazioni a livello nazionale e internazionale
zione di sussidi applicativi, secondo le in- che operano nel suo settore di competenza.
dicazioni ricevute dalla Presidenza della Il direttore dell’Ufficio può essere incaricato
CEI. dalla Presidenza di intervenire ai lavori del
Consiglio Episcopale Permanente (cfr. art.
Art. 4 - Struttura 62 del Regolamento della CEI) e della Pre-
sidenza (cfr art. 80 del Regolamento della
La struttura dell’Ufficio prevede:
CEI), per riferire su un particolare argomento
a) il direttore, eventualmente coadiuvato da
all’ordine del giorno o per illustrare un tema
uno o più aiutanti di studio;
di sua competenza.
b) un collaboratore per ciascuno dei tre set-
tori costituiti al suo interno: il settore per Art. 6 - Consulta dell’Ufficio
l’apostolato biblico, il settore per la cate-
Per assicurare il collegamento con le regioni
chesi delle persone disabili e il settore del
ecclesiastiche, le diocesi e altri soggetti ec-
servizio per il catecumenato;
clesiali di rilievo nazionale e per usufruire
c) uno o più addetti di segreteria.
di una qualificata consulenza, è costituita la
Consulta dell’Ufficio (cfr art. 29 § 2 dello
Art. 5 - Rapporti
Statuto della CEI).
L’Ufficio opera alle dipendenze del Segreta- La Consulta ha i seguenti compiti:
rio Generale della CEI (cfr art. 31, lettera b, a) fornire il proprio contributo sulle que-
dello Statuto e art. 95, comma quarto, del stioni sottoposte alla sua attenzione dal-
Regolamento della CEI), in collegamento l’Ufficio;
con gli altri Uffici e Servizi della Segreteria b) approfondire il Magistero pontificio ed
Generale. episcopale e i documenti pastorali della
394 Appendice
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CEI nella materia di competenza dell’Uf- possono essere invitati dal direttore alcuni
ficio; esperti, in relazione ai temi trattati.
c) favorire il collegamento tra i vari organi- La Consulta può lavorare per gruppi di studio
smi di ispirazione ecclesiale operanti su temi particolari.
nell’ambito catechistico; Il direttore dell’Ufficio dà resoconto delle riu-
d) contribuire alla preparazione e animazio- nioni al Segretario Generale della CEI e al
ne dei convegni e delle iniziative a ca- Presidente della Commissione Episcopale del
rattere nazionale. proprio settore.
Appendice 395
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396 Appendice
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Carissimi amici,
Il mio pensiero grato, naturalmente, va anche a don Cesare Bissoli per la dedizione e
la competenza con cui ha avviato e sostenuto i primi passi dell’Apostolato Biblico in Italia.
Ringrazio anche il Gruppo di Esperti che conclude il proprio impegno all’interno del Settore,
mentre saluto i componenti del nuovo Gruppo che si andrà formando nel corso del presente
anno.
Potete poi dare notizia delle attività diocesane riguardanti l’Apostolato Biblico attraverso
l’indirizzo e-mail ucn@[Link], specificando nell’oggetto “Settore Apostolato Biblico”.
Appendice 397
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Carissimi amici,
Colgo l’occasione per esprimere l’ammirazione e la stima che ho sempre nutrito per i
Responsabili che mi hanno preceduto: sono stati per me un grande esempio e stimolo nel-
l’impegno a favore della catechesi dei disabili e nella ricerca di prospettive sempre nuove.
La gratitudine è particolarmente viva per la sincera e competente dedizione profusa in questi
anni di servizio dal Dott. Vittorio Scelzo, per il suo competente servizio e per la sua attenzione
alla disabilità mentale. Egli ha condiviso con tutti, in vero spirito di semplicità e servizio, la
sua grande esperienza.
Il mio grazie personale si unisce al grazie dei suoi più stretti collaboratori, del gruppo
degli esperti, che con lui hanno condotto le riflessioni e le attuazioni sul campo della
disabilità.
Per il nuovo gruppo di Esperti, che verrà nominato lungo il nuovo anno, invoco dal
Signore il dono dello Spirito Santo, affinché, facendo tesoro dell’esperienza maturata da chi
ci ha preceduto, sappia continuare il percorso iniziato e condurre il popolo che Dio ci ha
affidato alla Terra promessa. La sapienza del Signore ci guidi verso la realizzazione di un
crescente numero di progetti, di formazione e sussidi, e ci stimoli nella continua ricerca e
nello studio di nuovi percorsi innovativi.
Quest’anno, come ben saprete, dobbiamo ritenerci tutti impegnati per i Convegni Ca-
techistici Regionali (sul sito [Link]/ucn potete prendere visione del programma
398 Appendice
notiziario n 5-Modificato:Layout 1 20/02/13 09:08 Pagina 399
e del Vademecum): mi auguro vivamente che sarà vostra cura promuovere un intervento
sulla pastorale delle persone disabili e offrire concretamente la vostra disponibilità per la
sperimentazione e l’attuazione di progetti inclusivi a carattere locale.
Appare inoltre utile per la “diffusione delle buone pratiche” mettere in rete le iniziative
locali, per questo si potrebbe utilizzare il sito dell’UCN, nella sezione catechesi per le persone
disabili, così che la ricchezza di una porzione di Chiesa possa essere di aiuto e stimolo ad
altri.
Sin d’ora vi ricordo che il prossimo 25 marzo si terrà una Giornata di Studio: le notizie
e la tematica vi saranno fornite più avanti.
A tutti infine chiedo la comune preghiera perché possiamo sempre, con gioia e con
capacità rinnovate, continuare ad essere “servitori del popolo che Dio ci ha affidato”.
Appendice 399
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Carissimi amici,
mentre ringrazio S.E. Mons. Mariano Crociata per la nomina, dal 1° ottobre, a colla-
boratore dell’UCN per il settore del Servizio per il Catecumenato, saluto Don Guido Benzi,
Don Carmelo Sciuto, gli altri Collaboratori di Settore e il personale dell’UCN. A voi pure
rivolgo un primo cordialissimo saluto in attesa di incontrarci presto di persona.
Come il Papa, anche molti Vescovi italiani avranno la gioia di battezzare, nella prossima
Veglia pasquale, alcuni giovani e adulti. I Servizi per il Catecumenato sorti col tempo nelle
diocesi, e vari presbiteri, diaconi e incaricati laici sostengono da tempo il lavoro dei Vescovi
in questo ambito. E a sua volta il settore dell’UCN dedicato al Catecumenato ha il compito
di dare indirizzi, strumenti e occasioni di riflessione, formazione e confronto a chi lavora a
livello diocesano.
A questo riguardo è a tutti nota l’opera compiuta con ampia e competente dedizione
dall’amico Mons. Walther Ruspi, che ricevette nel 1993 il mandato di costituire il Gruppo
nazionale per il Catecumenato in Italia. Il suo impegno ha portato alla stesura delle note
sull’Iniziazione Cristiana e il Primo Annuncio, ad ampliare la rete dei referenti locali e a or-
ganizzare occasioni di confronto impostate su vari temi inerenti l’accesso degli adulti alla
fede. Il mio sguardo riconoscente si allarga poi agli altri componenti del Gruppo nazionale,
che dopo il rinnovamento della Consulta nazionale dell’UCN sarà di nuovo costituito, anche
in relazione alla Giornata di Studio sul Catecumenato che si terrà nel settembre 2012 (le
notizie in merito saranno comunicate a breve).
Nel frattempo anche come esperti del catecumenato e referenti locali saremo tutti im-
pegnati per i Convegni Catechistici Regionali 2012, sul sito [Link]/ucn potete
prendere visione del programma e del Vademecum. Sarà nostro impegno promuovere la sen-
sibilità del nostro Settore nelle sedi opportune e partecipare fattivamente alla preparazione
ed animazione dei Convegni. Continua inoltre ovviamente l’attività di ciascuno di noi nelle
Diocesi. In merito, vi preghiamo di darcene notizia su ucn@[Link] specificando
400 Appendice
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nell’oggetto “Settore Catecumenato”, così che si possa avere un’idea delle zone del Paese
ancora da sensibilizzare.
A tutti un cordiale “buon lavoro”, in attesa di incontrarci di persona nei prossimi ap-
puntamenti comuni.
Appendice 401
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402 Appendice
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17. Associazione Italiana Catecheti: PADRE SALVATORE CURRÒ, Congregazione di San Giu-
seppe
18. Conferenza Italiana Superiori Maggiori: PADRE VITO LOMBARDI, Redentorista
19. Unione Superiore Maggiori d’Italia: SUOR GIUSEPPINA ABRUZZINI, Figlie di Maria Ausilia-
trice
20. Conferenza Italiana degli Istituti Secolari: SIGNORA RITA MAURI
Appendice 403
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Sono certo che la Consulta così rinnovata costituirà una preziosa occasione di comu-
nicazione, approfondimento e confronto a sostegno dell’opera dell’Ufficio Catechistico Na-
zionale, per affrontare adeguatamente il grave compito dell’educazione alla vita buona del
Vangelo.
+ MARIANO CROCIATA
Segretario Generale CEI
404 Appendice