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Il documento analizza la formazione della rete ecclesiastica nella bassa valle del Calore, evidenziando l'importanza di strade come la Teanum-Beneventum nel collegare territori e insediamenti. A partire dal IX secolo, si sviluppò una rete complessa di chiese e monasteri, adattandosi al contesto politico e territoriale, specialmente dopo l'arrivo dei Normanni. Le evidenze archeologiche e documentarie mostrano come queste strutture religiose siano emerse in luoghi precedentemente occupati da ville romane, consolidandosi tra l'XI e il XII secolo.

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J Ham 5 118067

Il documento analizza la formazione della rete ecclesiastica nella bassa valle del Calore, evidenziando l'importanza di strade come la Teanum-Beneventum nel collegare territori e insediamenti. A partire dal IX secolo, si sviluppò una rete complessa di chiese e monasteri, adattandosi al contesto politico e territoriale, specialmente dopo l'arrivo dei Normanni. Le evidenze archeologiche e documentarie mostrano come queste strutture religiose siano emerse in luoghi precedentemente occupati da ville romane, consolidandosi tra l'XI e il XII secolo.

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Monasteri, chiese ed oratori privati: la formazione della

rete ecclesiastica nella bassa valle del Calore (Benevento).


Evidenze materiali e documentarie
lester lonardo
UDC: 726(450.725)"04/14" L. Lonardo
Preliminary communication Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli
Manuscript received: 29. 10. 2018. Via Raffaele Perla
Revised manuscript accepted: 21. 01. 2019. 81055 Santa Maria Capua Vetere (Caserta, Italia)
DOI: 10.1484/[Link].5.118067 [Link]@[Link]

The area of the lower Calore river valley is one of the few natural corridors which connects the Lazio and Campania valleys with the Apennine
area. The presence of Teanum-Beneventum road, part of Via Latina route, and Calore river has strongly marked the settlement types of this area
located north-west of Benevento province over the centuries. The vitality of this area in the early Middle Ages, which was part of the territory
of the gastaldato of Telese, was due to the efficiency of a complex road system on which the network of settlements and religious structures was
[Link] valley floor was marked by the foundation of churches and monasteries: archaeological and documentary proofs indicate the presence
of churches often located in places previously occupied by Roman villas or farms. From the ninth century began to form a complex network of
churches which merged and adapted to the settlement grid. Churches, monasteries and private oratories constitute the pieces of an ecclesiastical
organization that will see its complete consolidation between the eleventh and twelfth centuries, on a new political-religious background and,
not least, on a different territorial context that originated from the settlement of the Normans.

Keywords: Middle Ages, archaeology, church, medieval landscapes

1. Il comparto territoriale del bacino idrografico infe- di terreni fertili, aree destinate al pascolo e zone boschive,
riore del fiume Calore, principale affluente di sinistra del ed alla possibilità di stanziamento e di arroccamento sulle
Volturno, rappresentò un valico naturale di significativa alture prospicienti il fondovalle, condizionò fortemente
importanza nell’ambito dei percorsi che mettevano in l’insediamento antropico in questa porzione di territorio2.
comunicazione il basso Lazio con i settori della Campania Territorio contraddistinto altresì dal transito di un’im-
interna e, complessivamente, i contesti tirrenici con quelli portante arteria viaria, ossia la via Teanum-Beneventum.
della costa adriatica1. Diramazione della via Latina3 passante per le aree interne
L’area del basso Calore, in particolar modo il settore com- della Campania (fig. 2), cui si raccordavano altri percorsi
preso tra Telese e Benevento, oggetto di questo contributo, fu provenienti, ad esempio, dalla media valle del Volturno4,
significativamente segnata dal passaggio del corso del fiume il collettore viario rappresentò un elemento di notevole
(fig. 1) e dei suoi numerosi affluenti – attestati prevalente- importanza per i collegamenti tra il versante tirrenico e
mente in destra idrografica – che, unitamente alla presenza quello adriatico5.
* Sigle ed abbreviazioni: ATTA: Atlante Tematico di Topografia Antica; MGH: Monumenta Germaniae Historica; HAM: Hortus Artium Medievalium.
1
Rivolgo un vivo e sentito ringraziamento al comitato scientifico di IRCLAMA e a Miljenko Jurković per aver accolto e per aver inserito il mio intervento
nel programma del 25° Convegno Internazionale.
2
Il settore ricadente nell’areale del basso corso del Calore svolse da sempre la funzione di cerniera: in età romana il comparto territoriale era ubicato
tra l’ager Telesinus e l’ager Beneventanus e rientrava, dal punto di vista amministrativo, tra le regiones prima e secunda e, dalla metà del IV secolo, tra la
Campania e la nuova provincia autonoma del Samnium, ossia la regio quarta (E. Savino, Campania tardoantica (284-604 d.C.), Bari, 2005, p. 299-305;
I. Iasiello, Samnium. Aspetti e trasformazioni di una provincia dell’Italia tardoantica, Bari, 2007, p. 39-43). Nell’ambito della suddivisione amministra-
tiva posta in essere durante il periodo del Ducato longobardo, poi Principato, di Benevento, il territorio in parola rientrò nelle pertinenze del gastaldato
telesino che, non menzionato nella Divisio Ducatus beneventani dell’849, venne assorbito, dalla seconda metà del IX secolo, dal Principato di Capua (B.
Figliuolo, Il principato longobardo di Benevento e le sue circoscrizioni amministrative, in M. Rotili (ed.), Tra i Longobardi del Sud. Arechi II e il Ducato
di Benevento, Padova, 2017, p. 43). Nel XII secolo, nella strutturazione del Regno normanno voluta da Ruggero II, il basso Calore venne a trovarsi al confine
fra le circoscrizioni amministrative del Principatus Capuae, di cui faceva parte, e del Ducatus Apuliae. Tale divisione verrà meno in età sveva, allorché la
nuova ripartizione, attuata con l’istituzione dei giustizierati, comportò una suddivisione di tale comparto tra i territori dei distretti di Justitiaratus Molisii
et Terre Laboris e di Principatus et Terre Beneventane – quest’ultimo ulteriormente diviso, nel 1284, in Principatus ultra serras Montorii e Principatus citra
serras Montorii (S. Morelli, Per conservare la pace. I giustizieri del regno di Sicilia da Carlo I a Carlo II d’Angiò, Napoli, 2012, p. 49 nota 19) –, situazione
che grosso modo rimarrà invariata anche in età angioina ed aragonese.
3
Nella tradizione antiquaria locale, la diramazione ha preso per traslato il nome della strada consolare; G. F. Trutta, Dissertazioni istoriche delle anti-
chità alifane, Napoli, 1776, p. 246; G. Renda, Il territorio tra monte Monaco e il fiume Calore. Lettura topografica dei dati archeologici, in L. Quilici, S.
Quilici Gigli (eds.), Carta archeologica e ricerche in Campania, fascicolo 4: comuni di Amorosi, Faicchio, Puglianello, San Salvatore Telesino, Telese Terme,
ATTA, XV, Roma, 2010, p. 302.
4
G. Radke, Viae publicae romanae, Bologna, 1981, p. 125-126. Per una sintesi su tali percorsi in età medievale si veda F. Marazzi, Una valle italiana fra
tarda antichità e alto medioevo: il tessuto insediativo rurale della valle del Volturno (Molise-Campania) fra IV e XII secolo. Prospettive di mutamento nella
“longue durée”, in F. Marazzi (ed.), Civitas Aliphana. Alife e il suo territorio nel medioevo, Atti del Convegno (Alife, 19-20 gennaio 2013), Cerro al Volturno,
2015, p. 113 e ss.; A. Frisetti, La valle del Volturno nel Medioevo: insediamenti e realtà materiale (VIII-XII secolo), in III Ciclo di Studi Medievali, Atti del
Convegno (Firenze, 8-10 settembre 2017), Arcore, 2017, p. 283.
5
Su tale arteria viaria mi permetto di rimandare a L. Lonardo, Insediamenti di età medievale nella bassa Valle del Calore, in Per la conoscenza dei Beni
Culturali. V. Ricerche del Dottorato in Metodologie conoscitive per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali 2011-2014, Manocalzati, 2014, p.
107-122 e bibliografia ivi citata.

L. Lonardo: Monasteri, chiese ed oratori... 415


Fig. 1 - Le località citate nel testo.
La rilevanza del diverticolo campano della Latina nell’am- fenomeni di slittamento e di modifica del tracciato viario,
bito delle vie di comunicazione tra Roma e la Puglia e, di dovuti probabilmente a eventi idrogeologici in linea con il
conseguenza, verso i porti della costa adriatica, non diminuì quadro di destrutturazione di gran parte del sistema viario
tra la tarda antichità ed il medioevo, tanto che, insieme alla italiano tra la tarda antichità e l’altomedioevo8, il diverticolo
via Appia, viene ricordato come l’itinerario più comune verso divenne sempre più calcato per la scorrevolezza e la linearità
l’Oriente e Gerusalemme in un’epistola di Gregorio Magno del del tracciato, ma soprattutto per la presenza di rilevanti luo-
6016. Con una netta prevalenza dall’VIII secolo rispetto alla ghi di culto e di centri culturali e politici lungo il suo percorso,
Regina Viarum7, la Teanum-Beneventum venne sempre più fungendo da trait d’union tra Roma, Montecassino e Beneven-
impiegata da pellegrini e da contingenti militari in tragitto to. Come acclarato per la Traiana9, la continuità d’uso della
da e per Benevento. Nonostante non fosse stata esente da Teanum-Beneventum in età medievale è comprovata dalle

6
Gregorii I Papae Registrum Epistolarum, P. Ewald, L. M. Hartmann (eds.), in MGH, Epistolarum, Berolini 1887-1893, XI, 26.
7
P. Dalena, Vie di pellegrinaggio nel Sud Italia verso Gerusalemme nel Medioevo, in Roma-Gerusalemme. Lungo le vie Francigene del Sud, Roma, 2008,
p. 40-45.
8
L. Quilici, La viabilità dell’Italia tardoantica tra continuità e discontinuità, in M. Rotili (ed.), Memoria del passato, urgenza del futuro. Il mondo romano
fra V e VII secolo, Atti delle VI giornate di studio sull’età romanobarbarica (Benevento, 18-20 giugno 1998), Napoli, 1999, p. 183; S. Patitucci Uggeri,
La viabilità di terra e d’acqua nell’Italia medievale, in S. Patitucci Uggeri (ed.), La viabilità medievale in Italia. Contributo alla carta archeologica medievale,
Quaderni di Archeologia medievale, IV, Firenze, 2002, p. 19.
9
L. Quilici, op. cit. (n. 8), p. 183; N. BUSINO, La media valle del Miscano fra Tarda Antichità e Medioevo. Carta archeologica di San Giorgio La Molara,
Buonalbergo, Montefalcone di Valfortore, Casalbore dal pianoro della Guarana al Torrente La Ginestra. Ricerche a Montegiove (1999-2000), Napoli, 2007, p.
296. La via Traiana costituisce, così come la Regina Viarum che – com’è noto – segue un percorso più interno, il prosieguo dopo Benevento verso la Puglia.

416
Fig. 2 - La via Teanum-Beneventum.

Fig. 3 - Insediamenti e viabilità principale e secondaria nella bassa valle del Calore.

non poche fonti di carattere documentario che ricordano, grazie soprattutto all’iniziativa monastica, non solo lungo il
mediante l’utilizzo di espressioni quali via publica, strata, via collettore stradale principale, ma anche in connessione ai
silice10, l’efficienza di ampi tratti del tracciato di età romana. non pochi rami secondari diretti verso l’entroterra. Il quadro
Alla rete viaria andò amalgamandosi una maglia sempre che ne emerge, anche grazie ai dati desunti dalle attività di
più ampia di strutture cultuali e di assistenza che si sviluppò, survey11, è complesso, data la presenza sin dall’età romana,
10
La Teanum-Beneventum, come già ricordato, rientra nei percorsi battuti da pellegrini e da fedeli tanto da essere menzionata come via Francisca in due
placiti del 936 e del 986 che fanno riferimento, nel caso specifico, al segmento viario in territorio di Teano (Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni, F.
Federici (ed.), Fonti per la storia d’Italia (Medio Evo), LVIII-LX, Roma, 1925-38, II, p. 45-49, 65-66, 318; P. DALENA, Dagli Itinera ai percorsi. Viaggiare
nel Mezzogiorno medievale, Bari, 2003, p. 18; ID., op. cit. (n. 7), p. 47). A riprova dell’impiego come itinerarium peregrinorum, il tracciato beneventano viene
inoltre citato altresì come strata Francorum in un documento del 1094 (ID., op. cit. (n. 7), p. 47).
11
Nel triennio 2012-14 sono state condotte indagini territoriali volte allo studio delle dinamiche insediative e alla ricostruzione dei paesaggi e delle trasfor-
mazioni in atto tra la tarda antichità ed il medioevo di un vasto comparto del Beneventano nord-occidentale compreso fra l’alta valle del fiume Titerno e,
per l’appunto, il basso corso del Calore. Dette ricerche sono state svolte nell’ambito del trentennale programma d’indagine e di studio condotto sui territori

L. Lonardo: Monasteri, chiese ed oratori... 417


Fig. 4 - a. Il monastero di S. Maria la Strada; b. Pianta del monastero; c. La località di S. Maria la Strada, in una foto satellitare, con evidenziate
le tracce da umidità del complesso di età romana; d. Il ponte nei pressi del monastero; e. Prospetto nord del ponte.
nelle aree interne, di una fitta rete stradale secondaria che è ben attestata in questo comparto, data l’ottima viabilità
nel medioevo non verrà abbandonata, ma costituirà, con secondaria sia terrestre sia fluviale.
qualche modifica nei tracciati, il sistema di collegamento
tra gli insediamenti fortificati ed i nuclei demici nonché tra 2. Nella tarda antichità tale rete viaria era strettamente
i diversi comparti territoriali (fig. 3). connessa alla trama dei piccoli insediamenti produttivi e
La fondazione di edifici di culto e di cenobi in luoghi delle ville extraurbane che erano parte di un più articolato
strategici del territorio, prassi riscontrata in diversi contesti quadro insediativo caratterizzato da un popolamento capil-
dell’Italia centrale e settentrionale12, e la loro funzione di lare nel fondovalle e lungo i corsi d’acqua, mentre sui rilievi
centri di riorganizzazione territoriale ed insediativa, favo- di bassa e media collina da piccoli nuclei rurali, quali piccole
rita dalle signorie ecclesiastiche e dalle élites aristocratiche, fattorie o case coloniche13.

e sugli insediamenti medievali nel comprensorio della Campania interna rappresentato dal Sannio e dall’Irpinia. Per una sintesi sulle ricerche, si rimanda
a M. Rotili, M. R. Cataldo, N. Busino, Fasi insediative tardoantiche e altomedievali nei castelli della Campania interna: il caso di Circello, in C.
Ebanista, M. Rotili (eds.), Territorio e insediamenti fra tarda antichità e alto medioevo, Atti del Convegno Internazionale di Studi Territorio e insediamenti
fra tarda antichità a alto medioevo (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 13-14 giugno 2013) e Atti del Convegno Internazionale di Studi Luoghi di culto,
necropoli e prassi funeraria fra tarda antichità e medioevo (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 19-20 giugno 2014), Napoli, 2016, p. 237-249.
12
In verità già consolidata in età tardoantica: G. P. Brogiolo, A. Chavarria Arnau, Aristocrazie e campagne nell’Occidente da Costantino a Carlo
Magno, Borgo San Lorenzo, 2007, p. 127-128; A. Chavarria Arnau, Archeologia delle chiese. Dalle origini all’anno Mille, Roma, 2010, p. 160-161.
13
Diversamente da quanto attestato in Apulia nella valli dei fiumi Ofanto e Celone (R. Goffredo, G. Volpe, Il “Progetto Valle dell’Ofanto”: primi dati
sulla Tarda Antichità e l’Altomedioevo, in G. Volpe, M. Turchiano (eds.), Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra tardoantico e alto medio-
evo, Atti del Primo Seminario di Studi sul Tardoantico e l’Altomedioevo in Italia meridionale (Foggia, 12-14 febbraio 2004), Bari, 2005, p. 223-240; A. V.
Romano, G. Volpe, Paesaggi e insediamenti rurali nel comprensorio del Celone fra Tardoantico e Altomedioevo, in G. Volpe, M. Turchiano (eds.), op.
cit., p. 241-259; R. Goffredo, Aufidus. Storia, archeologia e paesaggi della valle dell’Ofanto, Bari 2011, p. 170-171, 174-181), detti insediamenti sembrano
caratterizzare il paesaggio rurale della bassa valle del Calore già in maniera capillare dalla prima età imperiale con casi di nuove fondazioni nella tarda an-
tichità. Sulla base dei dati raccolti sul campo, le case coloniche erano di ridotte dimensioni, con magazzini per lo stoccaggio di prodotti di consumo, quali
olio e vino, come si evince dalla presenza di numerosi frammenti di dolia. In esse dovevano inoltre essere presenti, come indicato dal rinvenimento di scarti

418
A metà strada fra le civitates di Telesia e Beneventum, nei complesso processo che vide il declino della rete distributi-
pressi di S. Maria la Strada, monastero della metà del XII va19 e produttiva come risultato delle trasformazioni e degli
secolo dal titulus significativo14, sono state inoltre rinvenute accadimenti che contraddistinsero tale periodo storico.
strutture presumibilmente riferibili ad un complesso (fig. 3) In mancanza di indicatori archeologici provenienti da
sorto in rapporto al passaggio della diramazione della via indagini stratigrafiche, risulta difficile provare l’esistenza
Latina15. L’estensione della dispersione del materiale arche- di un popolamento residuale nella piana fluviale con la
ologico, abbondante sia sul lato destro sia sulla riva sinistra rioccupazione parziale dei contesti abitativi tardoantichi,
del torrente Ianare, superato attraverso un piccolo ponte con come attestato, ad esempio, in area toscana ove le ricerche
arcata in sesquipedales, indicherebbe un agglomerato di più archeologiche confermano la realizzazione di strutture in
strutture, che si sviluppò nei pressi del corso d’acqua sí da materiale deperibile sugli stessi impianti delle ville20. Le
formare una nuova entità con diverse e molteplici funzio- difficoltà oggettive costituite dalla labilità ed “invisibilità”
ni16 e con continuità di vita dall’età tardorepubblicana fino archeologica del popolamento altomedievale21 e la proble-
all’epilogo del VI secolo. maticità nel riconoscere la cultura materiale, infatti, sono
fattori che inficiano la leggibilità archeologica del distretto
3. Il tracollo degli insediamenti ubicati nel fondovalle indagato, falsando le tracce che le comunità locali altome-
e sui poggi prospicienti il Calore si registra nella seconda dievali lasciarono sul territorio.
metà del VI secolo o al più tardi nei primi anni del secolo
successivo17, in un clima di sconvolgimenti politici ed econo- 4. L’abbandono del fondovalle non dovette essere tuttavia
mico-sociali, contrassegnato, inoltre, da calamità naturali18. un fenomeno esteso e generalizzato, se al VII e all’VIII secolo
L’abbandono di tali evidenze rappresentò l’esito finale di un può essere riferita la fondazione di due piccoli insediamenti

di produzione e di concotto, piccole attività artigianali, quali ad esempio fornaci per la fabbricazione di laterizi e per la produzione di oggetti in metallo,
secondo un’articolazione ed un’organizzazione delle attività non troppo dissimile da quelle riscontrate nelle fattorie apule (R. Goffredo, G. Volpe,
op. cit.; R. Goffredo, op. cit., p. 181-187).
14
Le prime considerazioni su tale complesso monastico sono state presentate in un poster, elaborato da chi scrive, nel corso del Convegno Internazionale
De Re Monastica VI. Il tempo delle comunità monastiche nell’altomedioevo (Roma-Subiaco, 9-11 giugno 2017).
15
Sul finire degli anni Settanta del secolo scorso furono condotti, dalla locale Soprintendenza archeologica, limitati saggi esplorativi allorché fu segna-
lata la presenza di abbondante materiale mobile e struttivo affiorato in seguito alle arature. Il rinvenimento di strutture murarie, di elementi lapidei e di
alcune sepolture ha fatto ipotizzare agli archeologi l’esistenza di un complesso di edifici o di un vicus ubicato ad egual distanza da Telesia e Benevento; L.
Lonardo, op. cit. (n. 5), p. 114.
16
Data la contiguità topografica con l’asse viario è ipotizzabile che l’insediamento, oltre a rivestire le funzioni di sito di stoccaggio e di produzione di olio
o vino, funzionasse come luogo di sosta fra Telesia e Beneventum.
17
L’area risultava uscita già indebolita a causa di un periodo critico inquadrabile cronologicamente a partire dalla seconda metà del IV secolo, periodo
che coincise con l’abbandono di alcuni insediamenti residenziali e produttivi del fondovalle. Le cause di questo momento problematico, da un punto di
vista perlopiù economico e sociale, possono essere molteplici: da non sottovalutare, ad esempio, l’effetto che ebbero i terremoti del 346 (E. Boschi, R.
Camassi, E. Guidoboni, Catalogo parametrico italiano dei terremoti italiani, Bologna, 1999, p. 27 n. 14; G. Soricelli, La provincia del Samnium
e il terremoto del 346 D.C., in A. Storchi Marino, G. D. Merola (eds.), Interventi imperiali in campo economico e sociale: da Augusto al Tardoantico, Bari,
2009) e del 375 (E. Boschi, R. Camassi, E. Guidoboni, op. cit., p. 27 n. 17). Ai fenomeni di crisi fanno evidentemente riferimento i provvedimenti
imperiali della fine del IV secolo inerenti alla defiscalizzazione di numerose aree rurali, oramai incolte, del Meridione (E. Savino, op. cit. (n. 2), p. 72-75;
M. Rotili, Forme e funzioni dello spazio urbano in Campania nella tarda antichità, in HAM, 23, Zagreb-Motovun, 2017, p. 714). Tuttavia non è ancora
del tutto chiaro quanto tali eventi, unitamente alle di poco successive condizioni di insicurezza, che determinarono certamente riorganizzazioni sia in
ambiti extraurbani sia in contesti urbani, possano aver influito, dal punto di vista economico e sociale, sul sistema insediativo del comparto oggetto della
ricerca. La cultura materiale rinvenuta nel corso delle attività di survey accerta, difatti, il caso di fondazioni ex novo in età tardoantica e la non soluzione
di continuità, in questo periodo, della maggior parte dei siti di piccole e medie dimensioni.
18
L’area risultava indebolita dal costante stato di sicurezza e di turbolenza iniziato con l’invasione visigotica e le incursioni dei Vandali del V secolo. Visse
un breve periodo di tranquillità coincidente con il Regno ostrogoto (E. Savino, op. cit. (n. 2), p. 96) per poi ricadere, dalla metà del VI secolo, in una
situazione di crisi irreversibile. L’eruzione di Pollena (472/507-511 d.C.), che arrecò danni notevoli alle civitates campane (M. Rotili, op. cit. (n. 16), p.
715), le carestie e le pestilenze sempre più frequenti ed endemiche (Ibid., p. 715) rappresentarono altri aspetti non secondari della fase di crisi che interessò
l’area campana. Le operazioni belliche dei Bizantini, volte alla riconquista dell’Italia e che interessarono da vicino il territorio della Campania e del Sam-
nium (M. Rotili, Benevento e il suo territorio: persistenze e trasformazioni, in I Longobardi dei Ducati di Spoleto e Benevento, Atti del XVI Congresso
internazionale di studi sull’alto medioevo (Spoleto, 20-23 ottobre 2002; Benevento, 24-27 ottobre 2002), Spoleto, 2003, p. 830-831), ebbero pertanto come
scenario un territorio già indebolito che uscì ulteriormente logorato dal conflitto greco-gotico; è proprio nella seconda metà del VI secolo che si assisterà,
conseguentemente al calo demografico, a fenomeni significativi di abbandono (J. M. Martin, Città e campagna: economia e società (sec. VII-XIII), in
Storia del Mezzogiorno, vol. III, Roma, 1990, p. 260). In questo periodo, abbandoni in contesti rurali si registrano altresì in Campania e nelle aree interne del
Samnium (dati archeologici tendono ad anticipare, in alcuni comparti, la fine degli insediamenti rurali al V-VI secolo in seguito all’invasione longobarda:
A. R. Staffa, Una terra di frontiera: Abruzzo e Molise fra VI e VII secolo, in G. P. Brogiolo (ed.), Città, castelli, campagne nei territori di frontiera (secoli
VI-VII), 5° Seminario sul tardoantico e l’altomedioevo in Italia centrosettentrionale (Monte Barro-Galbiate, 9-10 giugno 1994), Mantova, 1995, p. 199), uni-
tamente a forti ripercussioni anche in ambito urbano (C. Ebanista, I centri urbani del Molise fra tarda antichità e medioevo, in S. Patitucci Uggeri (ed.),
Archeologia del paesaggio medievale. Studi in memoria di Riccardo Francovich, Quaderni di Archeologia medievale, IX, Palermo, 2007, p. 253), portando
al collasso di numerose città (J. M. Martin, op. cit., p. 265-267).
19
Ci si riferisce, ad esempio, al collasso del sistema economico territoriale basato sulle nundinae, sistema che rimase ancora in funzione nel IV e, in parte,
nel secolo successivo (G. Soricelli, Appunti sulla produzione e circolazione della ceramica tra la Baia di Napoli e la Campania settentrionale tra II e V
secolo d.C., in Analysis Archaeologica, 1, 2015, p. 185-211). Dalle nundinae si passò alle fiere stagionali; a tal proposito rimando a P. Arthur, Naples. From
Roman Town to City-State, Hertford-London-Rome, 2002 e a M. Rotili, op. cit. (n. 16), p. 715.
20
R. Francovich, Villaggi dell’altomedioevo: invisibilità sociale e labilità archeologica, introduzione a M. Valenti, L’insediamento altomedievale nelle
campagne toscane. Paesaggi, popolamento e villaggi tra VI e X secolo, Firenze, 2004, p. XVI.
21
Ibid.

L. Lonardo: Monasteri, chiese ed oratori... 419


Fig. 5 - a. La chiesa di S. Anastasia; b. Pianta della chiesa; c. Decorazioni in laterizio presenti nel paramento interno;
d. La tomba della seconda metà del VII secolo rinvenuta all’interno della chiesa.
in prossimità del torrente Grassano, sorti presumibilmente All’VIII secolo risale la prima citazione finora nota del
in seguito al declino e al definitivo abbandono della Telesia locus di Ponte, abitato posto a circa 12 km da Benevento.
romana22. La località viene ricordata da un praeceptum concessionis,
Analoga situazione è documentata nel settore più pros- datato al giugno 74423, nel quale si fa riferimento al locus
simo a Benevento, ove l’occupazione della piana è attestata, ad Ponte Lapedeo, locus peraltro presente in un altro docu-
forse con una breve soluzione di continuità, anche agli inizi mento dell’849 tramandato nel Chronicon Vulturnense24.
dell’altomedioevo, dalla presenza di piccoli nuclei demici Novità nella toponomastica si riscontrano a partire dalla
ubicati in posizione strategica o nei punti di snodo viario fine del X secolo, allorché nel ben noto praeceptum del 7
del territorio. ottobre 980 dei principi beneventani Pandolfo I e Landolfo
22
Centro di notevole importanza con continuità di vita dagli inizi del V secolo a.C. fino al VII-VIII (A. Simonelli, A. Balasco, Telesia: la trasforma-
zione del paesaggio urbano, in G. Vitolo (ed.), Le città campane fra Tarda Antichità e Alto Medioevo, Napoli, 2005, p. 257-258) o al più tardi fino al IX secolo
d.C. (I. Iasiello, op. cit. (n. 2), p. 78), Telesia fu altresì un rilevante snodo viario fra le aree interne e la piana campana (L. Quilici, Telesia, in Studi di
urbanistica antica, Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica della Università di Roma, II, Roma, 1966, p. 85-106; G. Renda, op. cit. (n. 3), p. 300-306)
data la sua posizione di confluenza tra la valle del Calore e quella del Volturno. I consistenti resti della città romana si trovano attualmente nel territorio
comunale di S. Salvatore Telesino, a circa 2 km dalla Telesis nova di fondazione altomedievale. Tuttavia sono attestati rifunzionalizzazioni di edifici e restauri
alla cinta muraria nell’altomedioevo (G. Tocco Sciarelli, L’età tardoantica nelle provincie di Salerno, Avellino e Benevento, in L’Italia Meridionale in età
tardo antica, Atti del XXXVIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto, 2-6 ottobre 1998), Taranto, 1999, p. 246; A. Frisetti, op. cit. (n. 4), p. 288).
Sulla Telese medievale mi si consenta di rimandare alla bibliografia indicata in L. Lonardo, Castella et casalia. Insediamenti fortificati e rurali nella bassa
valle del Calore: evidenze materiali e documentarie, in III Ciclo di Studi Medievali, Atti del Convegno (Firenze, 8-10 settembre 2017), Arcore, 2017, nota 39.
23
Codice Diplomatico Longobardo, vol. IV, II, I diplomi dei duchi di Benevento, H. Zielinski (ed.), Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma, 2003, p.
75-78 n. 22.
24
Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni, op. cit. (n. 10), p. 316-317 n. 66. La denominazione e la caratterizzazione come locus potrebbe stare a signi-
ficare la presenza di un piccolo agglomerato di casae colonicae che ebbero come elemento generatore la via publica ed il ponte di età romana sul torrente
Lenta posto ai piedi dell’altura su cui sorse l’insediamento fortificato altomedievale.

420
IV25 si menziona la località di Ponte Sanctae Anastasiae. La specifico due croci in laterizi ai lati dell’abside ed una croce
citazione allude evidentemente all’esistenza della chiesa di ed una palmetta sul lato destro dell’edificio32, potrebbe sot-
S. Anastasia (fig. 5), edificata alla fine del IX secolo26. Il do- tintendere all’assenza ab origine di un rivestimento interno
cumento su menzionato sottintende, inoltre, l’importanza ad intonaco33.
che l’aula di culto andò acquisendo nel corso del X secolo Dall’analisi delle stratigrafie murarie, risulta piuttosto
tanto da divenire un saldo riferimento topografico nel ter- chiaro che la chiesa subì plurimi rimaneggiamenti e mo-
ritorio unitamente al ponte di età romana sul Lenta, così da difiche nel corso dei secoli, dei quali alcuni in seguito ad
segnare significativamente la denominazione della località. eventi tellurici. Desta particolare attenzione la torre cam-
Esempio di riuso di una struttura tardoromana, da non panaria: edificata coprendo stratigraficamente le superfici
confondersi tuttavia con una continuità di occupazione del e gli elementi della facciata originaria34 – tra cui un arco in
sito27, la chiesa di S. Anastasia fu realizzata in un’area plu- laterizio riferibile ad una finestra –, è una struttura ad ele-
ristratificata che, in età imperiale, ospitava un complesso menti sovrapposti, di cui attualmente si conservano le due
residenziale28 contiguo alla Teanum-Beneventum e al ponte parti inferiori, realizzata alla base con blocchi di spoglio di
sul Lenta. età romana e da ciottoli fluviali rozzamente sbozzati. La
Tuttavia, l’edificio chiesastico dello scorcio del IX secolo presenza della torre campanaria in facciata rispecchia una
fu impiantato sui resti di una pregressa aula di culto e di una prassi edilizia diffusa in Europa tra il IX e l’XI secolo e, nel
necropoli, della quale è stata portata alla luce una sepoltura caso specifico, in un areale ben definito compreso tra il Lazio,
tangente, esternamente, all’abside della pregressa struttu- la Campania ed il Molise sia in contesti di abbazie di una
ra29. La tomba a cassa in muratura, in parte sconvolta da certa importanza sia in piccole aule di culto35.
un’inumazione più recente, ha restituito un corredo databile L’edificio mostra, inoltre, notevoli assonanze con altri
alla seconda metà del VII secolo30. luoghi di culto della Campania longobarda datati tra VIII e X
L’attestazione della sepoltura in un contesto insediativo secolo sia per le caratteristiche dell’impianto architettonico
abbandonato tardoantico, sulle cui rovine sorse un edificio sia per la tessitura muraria che sembra ricordare quella più
cultuale con annessa necropoli, oltre a rappresentare un celebre di S. Sofia a Benevento.
esempio del fenomeno ben diffuso del riuso di una struttura
pregressa per scopi funerari e cultuali31, allude evidentemen- 5. Testimonianze materiali e documentarie, integrate dai
te alla presenza, nel territorio contermine, di un insediamen- dati scaturiti dalle ricognizioni sul territorio, attestano la
to posto in un nodo strategico a controllo della viabilità in presenza di chiese nel comparto vallivo compreso fra Telese
direzione di Benevento. e Benevento almeno a partire dal IX secolo. È interessante
S. Anastasia, a navata unica e a pianta rettangolare, si notare come questi edifici vadano spesso a collocarsi in
contraddistingue per l’abside semiellittica; gli alzati sono aree ove sussistevano strutture residenziali e produttive
realizzati in opera mista, con l’alternanza di due file di di età imperiale e tardoantica. Per comprendere meglio il
ciottoli mal sbozzati e di un filare di mattoni – la maggior fenomeno del significativo aumento delle fondazioni di aule
parte dei quali di reimpiego – mentre nella parte superiore di culto in questo territorio, una fonte di grande interesse è
del catino absidale si attesta una sola fila di ciottoli alternata sicuramente l’oblatio, datata all’agosto del 1089, della chiesa
ad una di laterizi. La presenza di decorazioni fittili, nel caso privata di S. Dionigi da parte del conte di Ponte Baldovino
25
Le più antiche carte del capitolo della cattedrale di Benevento (668-1200), A. Ciaralli, V. De Donato, V. Matera (eds.), Istituto Storico Italiano per il Medio
Evo, Fonti per la storia dell’Italia medievale, Regesta Chartarum, n. 52, Roma, 2002, p. 65-67.
26
M. Rotili, Alle origini di un centro rurale nel principato longobardo di Benevento: dalla chiesa al castello di Ponte, in Campania Sacra, 7/8, 1977-78.
27
Il riuso di complessi tardoromani è un fenomeno ben noto e documentato archeologicamente; si veda G. P. Brogiolo, A. Chavarria Arnau,
op. cit. (n. 12), p. 53.
28
Nei terreni circostanti l’aula di culto è stata rilevata una buona concentrazione di reperti ceramici e struttivi, tra cui tessere di mosaico. Inoltre nella
muratura di S. Anastasia sono reimpiegati elementi lapidei di diversa tipologia; L. Lonardo, op. cit. (n. 5), p. 121.
29
Tra il 1981 ed il 1982 furono condotte indagini archeologiche in concomitanza con interventi consolidativi resisi necessari in seguito ai danneggiamenti
provocati dal sisma del 23 novembre 1980; C. Franciosi, Area beneventana occidentale e attività 1981-1982, in Magna Grecia e mondo miceneo, Atti del
XXII Convegno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto, 7-11 Ottobre 1982), Taranto, 1985, p. 445.
30
L’inumato era dotato di un sax lungo e di un coltello, rinvenuti lungo il braccio sinistro, di due fibbie in bronzo, di numerosi elementi ornamentali in
bronzo ed argento ed infine di una croce in ferro astile ritrovata sul lato destro del defunto all’altezza della mano; M. Rotili, Schede di archeologia lon-
gobarda in Italia. Campania, in Studi Medievali, XXIII, 1982, p. 1029-1030; C. Ebanista, Gli usi funerari nel ducato di Benevento: alcune considerazioni
sulle necropoli campane e molisane di VI e VIII secolo, in C. Ebanista, M. Rotili (eds.), Archeologia e storia delle migrazioni: Europa, Italia, Mediterraneo fra
tarda età romana e alto medioevo, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 17-18 giugno 2010), Cimitile, 2011, p. 349.
31
G. P. Brogiolo, A. Chavarria Arnau, op. cit. (n. 12), p. 53-60.
32
Analoghe decorazioni sono documentate, ma sul paramento esterno, nella chiesa di S. Maria di Compulteria in Alvignano (provincia di Caserta); A.
Frisetti, La Basilica di S. Maria di Compulteria in Alvignano (Ce): nuove ipotesi di datazione della “Ecclesia Cubulterna”, in A. Coscarella, P. De Santis
(eds.), Martiri, santi e patroni: per un’archeologia della devozione, Atti X Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Università della Calabria, 15-18
settembre 2010), Arcavacata di Rende, 2012, p. 724.
33
Tracce del rivestimento sono state individuate solamente nel catino absidale e sulla parete interna dell’ingresso.
34
Facciata che, nella sua prima fase di vita, avrebbe potuto presentare un protiro così come attestato in altri edifici religiosi della Langobardia Minor rife-
ribili alla stessa temperie culturale.
35
Per i confronti con strutture di area campano-laziale si rimanda a A. Frisetti, op. cit. (n. 30), p. 725. Per il Molise si vedano le chiese di S. Nicola in
Torella del Sannio (Campobasso) e S. Benedetto de Iumento Albo a Civitanova del Sannio (Isernia), quest’ultima interessata recentemente da indagini
archeologiche: F. Marazzi, D. Ferraiuolo, Indagini archeologiche presso la chiesa abbaziale del monastero di S. Benedetto “de Iumento Albo” a Civi-
tanova del Sannio (IS). Notizie preliminari, in P. Arthur, M. L. Imperiale (eds.), VII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Lecce, 9-12 settembre
2015), Firenze, 2015, p. 142-147.

L. Lonardo: Monasteri, chiese ed oratori... 421


Fig. 6 - a. Carta archeologica della località di Ferrarisi; b. Torre cilindrica; c. Resti della facciata di S. Erasmo; d. Particolare di una delle lesene.
in favore del monastero di Montecassino36. La donazione certa corrispondenza fra l’ubicazione delle chiese e la maglia
inerisce alla chiesa su menzionata e ad altre cinque chiese insediativa di età romana39, fenomeno che in questo caso
«antiquis constructas» presenti nel territorio contermine di non indica continuità di vita delle strutture pregresse, ma
pertinenza di Baldovino37. Uno di questi luoghi di culto, S. che tuttavia sembra un indizio dell’esistenza di una logica
Giuliano ad Pugna, in base al toponimo che ricorre altresì mirata nella scelta della rioccupazione dei centri di snodo40
in documenti notarili di età moderna38, è stato identificato e di accentramento demico.
con le tracce di un’abside semicircolare in opera listata in- Degli altri quattro edifici chiesastici citati nell’oblatio di
globata nel muro di fondo della cripta di S. Maria la Strada, Baldovino, soltanto uno si conserva ma allo stato di rudere:
quest’ultima evidentemente edificata sulle strutture della l’ecclesia vocabulo sancti Erasmi inter fines de castello que
chiesa pregressa, la quale a sua volta ­– come detto in prece- vocatur Pons S. Anastasie in loco ubi Ferrarisi vocatur si
denza – fu costruita nell’area del complesso residenziale e trova nell’omonima località attualmente ricadente nel co-
produttivo di età romana connesso al passaggio del diverti- mune di Casalduni. Nella porzione meridionale dell’antico
colo della via Latina. E’ possibile quindi costatare – è questo insediamento medievale di Ferrarisi41 (fig. 6), gravitante
il caso non solo di S. Anastasia, ma anche di S. Dionigi – una almeno dall’XI secolo nell’orbita dei possedimenti del feudo
36
H. Hoffmann, Chronik und Urkunde in Montecassino, in Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken, 51, 1971, p. 201-205;
L. R. Cielo, Per hanc cartulam offero. Una donazione di Baldovino di Ponte a Montecassino nel 1089, in Campania Sacra, 35, 2004, p. 121-136.
37
Si tratta di S. Maria ad Arvente e di S. Barbato ubicate nel territorio di Ponte, di S. Giuliano ad Pugna individuata nel comprensorio di Limata-San Lorenzo
Maggiore, di S. Erasmo in località Ferrarisi e della chiesa non identificata di S. Angelo ad Grutta.
38
L. Lonardo, op. cit. (n. 5), p. 114-115.
39
Per un quadro su tale fenomeno in Italia si veda G. P. Brogiolo, A. Chavarria Arnau, op. cit. (n. 12), p. 130.
40
L. Quilici, op. cit. (n. 8), p. 182.
41
In detta località si conservano inoltre, nella parte più alta delimitata a nord e ad ovest da profondi valloni, una torre cilindrica con base a scarpa ed alcuni
lacerti riferibili ad una cinta muraria sul versante est. L’insediamento, menzionato dalle fonti come casale (M. Inguanez, L. Mattei Cerasoli, P.
Sella (eds.), Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV, Campania, Città del Vaticano, 1942, p. 159 n. 2148) e soltanto nel 1405 come castrum (L.
R. Cielo, op. cit. (n. 34), p. 128-129), rappresentava un piccolo contesto abitativo e fortificato ricadente nel territorio del feudo di Ponte, come lascerebbe
intendere l’oblatio e la documentazione di età posteriore.

422
economico-sociali del comprensorio
territoriale. È alquanto probabile che
S. Dionigi (fig. 7) sorse come luogo
di culto privato, un’eigenkirche, che
soltanto sul finire dell’XI secolo fu
ricondotta al controllo episcopale e,
sotto la pressione di papa Urbano II,
donata ad un ente monastico. Eretta
in un contesto topografico non privo
di importanza, l’ecclesia è posta «fo-
ris ipso (Pons Sanctae Anastasiae)
castello» lungo una direttrice viaria
«ad castellu casa Lintoni»42 che met-
teva in comunicazione le aree interne
appenniniche campane-molisane
Fig. 7 - A destra, muro perimetrale ovest di S. Dionigi; a sinistra, strutture murarie poste a nord-est con la valle del Calore, raccordandosi
di S. Dionigi in una foto della metà del XX secolo. anche alla via Teanum-Beneventum
nei pressi del ponte sul Lenta. Della
chiesa43 che Baldovino «parvulum
reperiens ac vetustam» e che «funda-
mentis renovavit et ampliavit» rima-
ne qualche lacerto poiché le strutture
furono inglobate, intorno alla metà
del secolo scorso, da edifici abitativi
che ne hanno alterato l’aspetto, oltre
al contesto cui afferiva. Si tratta di
una porzione del lato nord dell’aula
di culto, non più visibile nella sua
interezza – ma di cui si dispongono
alcune foto d’epoca – caratterizzata da
una complessa stratigrafia muraria:
degna di interesse è una ghiera di
Fig. 8 - Monasteri ed aule di culto nella bassa valle del Calore tra il X ed il XII secolo.
laterizi di reimpiego (sesquipedales)
di Ponte e strutturato presumibilmente in età altomedieva- pertinente ad un arco a tutto sesto contraddistinto da due
le, sussistono i resti della facciata caratterizzata da più fasi stipiti realizzati con grossi blocchi calcarei di spoglio, tra
edilizie e contraddistinta da una muratura in opus incertum cui si segnalano due epigrafi funerarie44.
in blocchi calcarei e arenacei disposti a filari orizzontali e
giustapposti tra loro con l’impiego di frammenti di laterizi. 7. L’organizzazione della cura animarum, di pertinenza
Sul lato interno del muro di facciata è possibile notare, sia dalla diocesi telesina di fondazione tardoantica45 e suffra-
sulla porzione sinistra sia su quella destra, a circa due metri ganea dell’arcidiocesi di Benevento a partire dal 96946, era
dagli stipiti del portale, due lesene a sezione quadrangolare strettamente legata all’incremento dei possedimenti fondia-
in pietra calcarea, poste entrambe tra il fronte e due setti ri e alla crescita di importanza dei numerosi enti monastici
murari con orientamento est-ovest. L’edificio fu presumibil- nella bassa valle del Calore (fig. 8). Analogamente a quanto
mente abbandonato in seguito al decremento demografico documentato nel beneventano orientale47, il patrimonio
dell’insediamento che toccò l’apice alla metà del XVI secolo nella valle Telesina dei grandi monasteri meridionali au-
con l’abbandono dell’abitato stesso. mentò considerevolmente tra la fine dell’VIII e gli inizi IX
secolo in seguito alle numerose donazioni di casae, casalia,
6. L’edificazione di edifici religiosi in contesti rurali fu terrae, res fundatae, condomae e curtes da parte delle aristo-
dovuta altresì all’azione delle aristocrazie laiche che gioca- crazie locali. Alle istituzioni monastiche si deve, inoltre, un
rono un ruolo fondamentale nelle dinamiche insediative ed programma di riorganizzazione del territorio, basato sulla
42
Così nell’oblatio di Baldovino; H. Hoffmann, op. cit. (n. 34), p. 201-205.
43
La chiesa viene citata per la prima volta nel 1087 quando Roffredo, arcivescovo di Benevento (1076-1107) e legato pontificio, dedicò solennemente l’«ec-
clesiam sancti Dionysii sitam extra castrum pontis sancti Anastasii» (L. R. Cielo, op. cit. (n. 34), p. 123). Dopo essere confluita, nel 1089, nei beni di
Montecassino e pertanto citata nei privilegia di conferma (datati tra il 1097 ed il 1137) dei possedimenti del monastero stesso (H. Bloch, Monte Cassino
in the Middle Ages, Roma, 1986, p. 666 n. 31, 675 n. 24, 793 n. 93, 921 nn. 24-25), S. Dionigi entrò nell’orbita del monastero di S. Lupo se in un documento
dell’Inventarium bonorum ecclesiarum unitarum Capitulo metropolitano (ms. n. 117, Biblioteca Capitolare di Benevento), datato al 1405, viene menzionata
come grancia dell’istituzione monastica beneventana (L. R. Cielo, op. cit. (n. 34), p. 125 nota 11, 128 nota 25).
44
Si tratta dell’ara dedicata ad un Marcus della gens Casinia e databile, per il ductus paleografico, al III secolo d.C.
45
G. Otranto, Per una storia dell’Italia tardoantica cristiana, Bari, 2009, p. 163.
46
P. F. Kehr, W. Holtzmann, Italia Pontificia, Regesta Pontificum Romanorum. IX. Samnium-Apulia Lucania, Berlino, 1962, p. 117.
47
N. Busino, L’alta valle del Cervaro fra tarda antichità e alto medioevo: dati preliminari per una ricerca topografica, in C. Ebanista, M. Rotili (eds.), La
Campania tra tarda antichità e alto medioevo: ricerche di archeologia del territorio, Atti della Giornata di Studio (Cimitile, 10 giugno 2008), Cimitile, 2009,
p. 146.

L. Lonardo: Monasteri, chiese ed oratori... 423


Fig. 9 - L’insediamento accentrato di Ponte in una foto aerea del 1985.
colonizzazione di nuove terre, sulla messa a coltura di aree diamenti nei possedimenti del monastero: a tale concessione
incolte e sulla fondazione, principalmente su siti d’altura, fece verosimilmente seguito la nascita del primo nucleo di
di insediamenti fortificati. S. Lupo (fig. 10), posto alle falde di Monte Croce – sul quale
Sorprendente è il caso di Ponte (fig. 9), castrum edificato si attesta l’attuale abitato sanlupese49 – su di una terrazza
per volere del monastero di S. Lupo di Benevento, al quale fu dominante le colline prospicienti il fondovalle. L’insedia-
concesso lo ius munitionis – come si legge nel praeceptum mento, ubicato non lontano da un complesso rurale di età
su menzionato del 980 – da parte dei principi beneventani romana abbandonato verso la fine del VI secolo50, sorse e si
Pandolfo I e Landolfo IV. sviluppò attorno alla cella dipendente dal monastero bene-
Il centro fortificato di Pons Sanctae Anastasiae entra ventano con l’articolazione di un vero e proprio borgo e di
nell’ampia casistica di strutture fortificate erette su iniziativa un suburgium51. Poco più a valle, le attività di survey hanno
monastica in un periodo nel quale i grandi monasteri cen- evidenziato la presenza di tracce della cinta muraria e di una
tromeridionali48 ricevono concessioni per edificare strutture struttura fortificata, di modeste dimensioni, che fu interes-
con impianti difensivi come preludio o legittimazione delle sata da plurime attività manutentive nel corso del tempo.
attività di riorganizzazione ed ottimizzazione dello spazio
agrario. 8. Novità nell’assetto insediativo sopraggiungono dalla
Il diritto di fortificare conferito all’abate Giovanni II di S. seconda metà dell’XI secolo, periodo di grandi trasforma-
Lupo prevedeva altresì la possibilità di erigere ulteriori inse- zioni nei contesti italiani centromeridionali, rilevanti anche
48
È il caso, ad esempio, dello ius munitionis concesso da Pandolfo I di Benevento agli abati Aligerno di Montecassino – che fondò il castrum di S. Angelo
in Theodice (A. Galdi, Alle origini dell’Aureum Saeculum desideriano: Montecassino tra i secoli X-XI, in Mélanges de l’École française de Rome - Moyen
Âge, 129, 2, 2017, p. 439-465) – e Paolo di S. Vincenzo al Volturno. Sulla terra S. Vincentii rimando al celebre passo del Chronicon Vulturnense del monaco
Giovanni, op. cit. (n. 10), p. 162-164 n. 124 che formalizzò la costruzione, in verità già in atto, di torri e castelli.
49
L. Lonardo, op. cit. (n. 20), p. 316.
50
Ibid., p. 313.
51
Così in un documento del 1364 nel quale si fa altresì riferimento alla presenza, nell’insediamento, di domus, orti e casaleni e di una platea publica; L. R.
Cielo, L’incastellamento nel Matese campano. L’area telesina, in Rivista Storica del Sannio, II, 2003, p. 68.

424
Fig. 10 - a. Carta archeologica del territorio contermine a S. Lupo; b. Località Corte Santa in primo piano e, sullo sfondo, l’abitato di S. Lupo;
c. Resti dell’edificio fortificato di località Corte Santa; d. Prospetto sud della struttura fortificata.
a livello territoriale, dovute all’insediamento dei Normanni edifici chiesastici ubicati nel settore del fondovalle in corri-
ed alla formazione delle circoscrizioni amministrative dei spondenza dell’area di pertinenza del castrum di Limata54.
nuovi dominatori. Oltre alla chiesa arcipretale di S. Maria, presente nell’in-
Un ruolo considerevole nella maglia insediativa fu giocato sediamento fortificato ed attestata per la prima volta in una
evidentemente dalle numerose chiese e monasteri attestati donatio del gennaio del 118755, si ricorda nel 1210 l’esistenza di
nel comparto; se è possibile soltanto ipotizzare la funzione un ospedale «quod est iusta stratam prope ecclesiam Sancti
accentratrice degli edifici di culto nella genesi di alcuni Leonis»56 e, tra il 1187 ed il 1210, della cappella di S. Nicola
insediamenti rurali, come nel caso del casale di S. Loren- e delle ecclesie di S. Marzano e S. Leonardo57, delle quali
zo52, indubbia è la loro rilevanza nell’ambito della nuova rimangono soltanto tracce nella toponomastica.
organizzazione della cura animarum. Dallo studio della Nel territorio di Ponte oltre alle chiese di S. Dionigi, S.
documentazione emerge una fitta attestazione di chiese, Barbato e di S. Maria ad Arvente, citate nell’oblatio del 1089,
molte delle quali non più esistenti, il cui ricordo tuttavia si aggiunsero le aule di culto dedicate a S. Pietro e S. Maria
è preservato dalle fonti scritte e dal dato toponomastico. Il posti nei pressi del ponte sul Lenta58 e quella consacrata S.
fondo pergamenaceo inerente ai possedimenti di S. Maria Vincenzo, chiesa dipendente dal monastero vulturnense,
della Grotta, monastero eretto probabilmente nel X secolo poi – dal 1037 – da S. Diodato e successivamente possesso di
su di un versante del Monte Pentime53, offre un’istantanea S. Lupo di Benevento59. Dal cenobio beneventano dipendeva
della bassa valle del Calore in quanto menziona numerosi altresì la chiesa di S. Pietro de infirmaria, ubicata in un’area
52
L’attuale S. Lorenzo Maggiore. La prima attestazione scritta conosciuta si ha soltanto nel 1217; G. Mongelli (ed.), Regesto delle pergamene, vol. III, Roma,
1957, p. 129 n. 2399.
53
J. Mazzoleni, Le pergamene della Società Napoletana di Storia Patria; Parte prima. Il fondo pergamenaceo del monastero di S. Maria della Grotta ed
osservazioni sulle minuscole pregotiche dell’Italia meridionale, Napoli, 1966; A. Ambrosio, Le pergamene di S. Maria della Grotta di Vitulano (BN). (secc.
XI-XII), Manocalzati, 2013.
54
Sul castrum di Limata e sulla lettura complessiva dell’insediamento alla luce delle ricognizioni strutture, cfr. L. Lonardo, op. cit. (n. 20), p. 316 e ss.
55
J. Mazzoleni, op. cit. (n. 51), p. 64-65 n. XIII.
56
Ibid., p. 78-79 n. XXIV.
57
Ibid., p. 63-64 n. XII, 78-79 n. XXIV; A. Ambrosio, op. cit. (n. 51), p. 87-89 nn. 53-54.
58
L. R. Cielo, op. cit. (n. 49), p. 62.
59
C. Lepore, Fondazioni monastiche beneventane di IX-X secolo: il monastero di S. Lupo, in I Longobardi dei Ducati di Spoleto e Benevento, Atti del XVI
Congresso internazionale di studi sull’alto medioevo (Spoleto, 20-23 ottobre 2002; Benevento, 24-27 ottobre 2002), Spoleto, 2003, p. 1522 nota 32.

L. Lonardo: Monasteri, chiese ed oratori... 425


posta tra i castelli di Ponte e Casalduni e citata per la prima pografica con l’arteria viaria Teanum-Beneventum, potrebbe
volta nel 123360. aver svolto anche il ruolo di xenodochium per i pellegrini ed
Agli edifici religiosi sparsi nel territorio rurale si aggiun- i viandanti in cammino da Benevento e che muovevano in
gevano le aule di culto situate negli insediamenti, tra le quali direzione del Santuario micaelico del Gargano e dei porti
si annoverano, come documentato dalle liste compilate per pugliesi.
favorire la riscossione delle decime61, le chiese arcipretali di La presenza di insediamenti religiosi, di ordini monastici
S. Maria di Limata ed un’altra, della quale non si conosce il lungo le vie consolari o lungo i diverticoli e di strutture a loro
titulus, ubicata a Ponte. afferenti quali monasteri, xenodochia, ospedali, lazzaretti
permise dunque di supplire alla mancanza di strutture ri-
9. I dati emersi dallo studio di tale comprensorio rurale cettive lungo i percorsi battuti sempre più da pellegrini in
risultano pertanto molto interessanti per far luce sulla viaggio verso i luoghi di culto della cristianità63. È da notare
nuova tipologia di circoscrizione ecclesiastica che, basata che parte di questi enti religiosi e delle loro strutture si di-
sulla chiesa arcipretale vista come anello di congiunzione sposero lungo i punti più ostici dei percorsi viari o nei punti
e coordinamento tra centro e periferia del territorio dioce- di attraversamento dei corsi d’acqua.
sano, si inserisce in una nuova temperie politico-religiosa Tale periodo costituisce pertanto una fase importante
e, non ultimo, in un nuovo contesto territoriale dovuto per le dinamiche insediative dell’area in questione; la rioc-
ai mutamenti intervenuti, tra XI e XII secolo, nell’assetto cupazione del fondovalle è testimoniata dalla presenza – per
dell’insediamento62. l’appunto – del monastero di S. Maria la Strada e di nuove
Nel fondovalle, a circa due chilometri dal castrum di chiese rurali che, perni delle nuove circoscrizioni ecclesia-
Limata, è altresì documentata la fondazione monastica di stiche formatisi in età normanna, sorsero come nuovi centri
S. Maria la Strada menzionata per la prima volta alla fine di culto per l’assistenza alle popolazioni rurali sempre più
del XII secolo. Il monastero, data la stretta connessione to- numerose.

60
L. R. Cielo, op. cit. (n. 49), p. 63.
61
M. Inguanez, L. Mattei Cerasoli, P. Sella (eds.), op. cit. (n. 39), p. 157-159, 164-165.
62
B. Figliuolo, Morfologia dell’insediamento nell’Italia meridionale in età normanna, in Studi Storici, XXXII, 1991, p. 51; G. Vitolo, L’organizzazione
della cura d’anime nell’Italia meridionale longobarda, in G. Andenna, G. Picasso (eds.), Longobardia e longobardi nell’Italia meridionale. Le istituzioni
ecclesiastiche, Atti del 2° Convegno Internazionale di studi (Benevento, 29-31 maggio 1992), Milano, 1996, p. 139-147.
63
S. Patitucci Uggeri, op. cit. (n. 8), p. 7-8.
** Referenze delle illustrazioni: figg. 1-3, 4b, d-e, 5a, 5d, 6-8, 10 (L. Lonardo); fig. 4a (Edilizia Fasulo srl); fig. 4c (strisciata Google 2014 rielaborata da L.
Lonardo); fig. 5b (da M. Rotili, op. cit. (n. 24), fig. 25); fig. 5c (da M. Rotili, Benevento romana e longobarda, Ercolano, 1986, tav. L n. 1); fig. 9 (Comune
di Ponte).

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