In
Bicicletta
sulle strade bresciane e oltre
3. DA BRESCIA A VERONA
TRA COLLINE E LAGO
a cura di Carlo Zani
note storico artistiche di Elisabetta Cavagnini
PRIMA TAPPA
Da Brescia a Calcinato.............................3
(ca. 21 km)
SECONDA TAPPA
Da Calcinato a Sirmione......................15
(ca. 23 km)
TERZA TAPPA
Da Sirmione a Castelnuovo...............29
(ca. 25 km)
QUARTA TAPPA
Da Castelnuovo a Verona.....................41
(ca. 21 km)
ca. 90 km complessivi, adatto a tutte
95% ca. di asfalto e 5% ca. di sterrato
45% ca. su pista ciclabile
g r a f o
Il muro romanico
della chiesa di San
Giacomo a Rezzato.
A destra, gli edifici
del Mercato dei
Grani in piazzale
Arnaldo a Brescia.
PRIMA
TAPPA
Da Brescia
a Calcinato
Da piazzale Arnaldo ci muovia- dove percorriamo la strada paral-
mo verso l’adiacente largo Torre- lela. Continuiamo a pedalare oltre
lunga dove inizia il percorso n. 5 il capolinea della metropolitana
del Comune di Brescia. fino a una coppia di rotonde in
Poco dopo aver sottopassato la corrispondenza dell’uscita della
ferrovia, proseguiamo per qualche tangenziale.
centinaio di metri, sino all’altezza Presso la seconda rotonda, si
della questura, dove al semaforo prende la ciclabile e si prosegue,
imbocchiamo a sinistra via Fran- oltre il suo termine, sulla strada
cesco Lonati, sempre su pista ci- che passa davanti all’ospizio di San
clabile. Seguiamo il percorso sino Giacomo. Allo stop andiamo a si-
a giungere al cimitero, che oltre- nistra sul cavalcavia e, subito dopo,
passiamo, per proseguire lungo via prendiamo la prima strada sterrata
Alberti sino a quando ritroviamo a destra che seguiamo sino al suo
la pista ciclabile posta tra la zona termine, dove si torna su una strada
residenziale e i campi. asfaltata: qui giriamo a destra su un
Arrivati sotto il viadotto della altro cavalcavia. Appena dopo, sen-
metropolitana, andiamo a sinistra, za entrare a Castenedolo, andiamo
3
Un tratto del
percorso a Calcinato
e, sotto, prima di
San Giacomo a
Rezzato.
A destra, la chiesa
della Natività di
Maria a Calcinatello.
a sinistra dove imbocchiamo via
Matteotti che seguiamo sino a un
bivio, al quale andiamo prima a
sinistra e poi subito a destra.
Dopo circa 3 km, allo stop,
andiamo a sinistra e poi a destra in
direzione Calcinatello. Giunti all’a-
bitato, si va a sinistra sulla strada
principale sino a superare la chiesa
della Natività di Maria e il ponte
sul fiume Chiese.
Oltre la rotonda, seguiamo la
ciclabile sino al suo termine, dove
andiamo a destra per una strada
di campagna. Al primo incrocio,
giriamo a sinistra in leggera salita
poi di nuovo a sinistra e allo stop a
destra in via Arnaldo.
Allo stop successivo, imboc-
chiamo a destra, in discesa, via XX
Settembre, fino a ritrovarci proprio
in faccia al municipio.
4
5
da
vedere
L’Ospizio di San
Giacomo.
Ospizio di San Giacomo da Brescia conduceva a Mantova,
La prima tappa del nostro per- diventando presto non solo un
corso è la rustica cascina di San luogo di culto ma anche un pun-
Giacomo, proprietà degli Spedali to di riferimento per i viandanti.
Civili di Brescia, un tempo appar- Questo portò nel 1300, per volere
tenente al territorio castenedolese dell’abate di Sant’Eufemia, alla
ed ora sotto il Comune di Rezzato. costruzione di una vera e propria
Accanto alla cascina è ben vi- struttura ricettiva per l’ospitalità
sibile l’omonima chiesetta, eretta dei pellegrini.
dai monaci benedettini di Sant’Eu- Oggi della struttura originale è
femia. L’edificio nacque in un’im- rimasto poco o niente, in seguito a
portante zona di passaggio per una pressoché totale riedificazione
l’epoca, trovandosi sulla strada che nel 1542.
6
Prima tappa
Da Brescia a Calcinato
Affreschi del
Bagnatore
nell’oratorio di San
Giacomo.
All’interno è presente un ricco ai Frati minori di Sant’Antonio
ciclo di affreschi, eseguito pro- che vi affiancarono un convento.
babilmente tra il 1589 e il 1592 L’aspetto che vediamo oggi è il ri-
da Pietro Maria Bagnatore, colto sultato del totale restauro eseguito
esponente della cultura manieristi- nel corso del Settecento: ad esso si
ca bresciana. deve la bella facciata a stucchi in
stile rococò del Sorattini.
Calcinatello All’interno è possibile ammirare
Arrivati a Calcinatello suggeria- alcune tele tra le quali la pala del
mo una visita alla chiesa della Na- Suffragio di Dusi, la pala dell’altare
tività di Maria. L’edificio, risalente maggiore di Tedoldi e un affresco
all’anno 1000, nacque come chie- cinquecentesco raffigurante San
setta di campagna. Nel 1479 passò Giovanni Battista.
7
La chiesa di
San Francesco a
Calcinato.
Antico ponte e casello daziario In posizione dominante si trova
Il nostro percorso prosegue attra- la chiesa di San Vincenzo Diacono
verso il fiume Chiese su un antico Martire. L’edificio risale al XVIII-
ponte settecentesco a tre arcate XIX secolo e fu progettato dall’ar-
con un piccolo edificio, un tempo chitetto Cetti, ma terminato da Ro-
dolfo Vantini nel 1846. All’interno,
casello dei gabellieri addetti alla
di particolare interesse, troviamo la
riscossione del pedaggio.
reliquia del corpo di san Vincenzo
(portata nel 1725), quella di san
Calcinato Germano (patrono del paese), la
Giunti a Calcinato, ci spostiamo pala maggiore realizzata da Sante
verso la piazza principale, piazza Cattaneo e la Resurrezione di Paolo
Repubblica, dove è possibile ammi- Farinati. Pregevoli sono le cinque
rare la Torre civica medievale con i statue in pietra di Botticino poste
resti del castello. sulla facciata.
8
A destra, la
Prima tappa
chiesetta oggi Da Brescia a Calcinato
Calcinato. auditorium Don
Sotto, la torre civica, Bertini, e la
unico resto del parrocchiale di San
castello, e vecchie Vincenzo, progettata
case dell’antico dall’architetto
ricetto. Rodolfo Vantini.
9
Lonato, antica casa
nella Fondazione
Ugo Da Como.
SECONDA
TAPPA
Da Calcinato
a Sirmione
Dal municipio proseguiamo per Allo stop proseguiamo diritto in via
via XX Settembre e, alla rotonda, Madonnina e poi a sinistra sullo ster-
lungo via dei Quarti. Al suo termine rato, sempre seguendo le indicazioni
andiamo a destra, in via Ganzo, e per Salò. Attraversiamo la strada e
subito a sinistra per cascina Mimini; superiamo il cimitero, proseguendo
la oltrepassiamo e proseguiamo fino sulla corsia riservata alle biciclette.
a un bivio, dove andiamo a destra su Al suo termine, abbandoniamo la
uno sterrato fino a un grosso cascina- ciclabile per Salò, attraversiamo la
le: qui svoltiamo a sinistra fino a rag- strada e retrocediamo in direzione di
giungere la frazione di Campagna. un ristorante.
Proseguiamo, oltre l’incrocio, Superate le serre di un vivaio,
sul fianco dell’autostrada sino allo continuiamo a pedalare sullo sterrato
stop dove andiamo a sinistra fino in salita, fino a scollinare in vista del
a incontrare un sottopasso che ci lago di Garda. Qui andiamo a destra,
porterà nel piazzale della stazione in discesa, e seguiamo la strada sino
di Lonato. a trovarci presso gli impianti spor-
Passando davanti alla stazione, si tivi nelle vicinanze dell’ospedale di
imbocca via Verdi in direzione Salò. Desenzano.
11
L’ingresso della
chiesa di San Zeno Nella pagina a
a Rivoltella. destra, particolare
In basso, il del Castello
lungolago di scaligero di
Desenzano. Sirmione.
Attraversiamo, sottopassando la
ferrovia e andando poi a sinistra sullo
sterrato in leggera salita. Il percorso
in questo tratto corre sul fianco della
ferrovia e ridiscende rapidamente si-
no a sottopassarla. Attraversiamo la
strada e proseguiamo sulla ciclabile
posta accanto al viadotto ferroviario.
Al termine della ciclabile andia-
mo sinistra lungo via Mezzocolle.
Allo stop, andiamo a destra e poi
subito a sinistra in piazza Garibaldi
e poi ancora a destra in direzione del
castello, dove troviamo una strada
ciottolata in discesa che ci condurrà
in piazza Malvezzi. In questa piazza
vige il divieto di transito alle biciclet-
te, dunque le dovremo condurre a
mano sino alla strada sul lungolago.
Andiamo a destra sino all’ingres-
so del parcheggio, dove imbocchia-
mo la ciclopedonale; al suo termine
attraversiamo e andiamo sulla ci-
clabile posta sul fianco della strada
sino a raggiungere Sirmione. Alla
rotonda, appena prima del cartellone
che indica il confine comunale, pren-
diamo la terza uscita e proseguiamo
sulla strada che divide due campeggi.
Dopo un paio di piccole rotonde
ritroviamo una ciclabile sul fianco
di un porto turistico e la seguiamo
sino al cancello del parco San Vito.
Entriamo e andiamo a sinistra dia-
gonalmente nel parco sino all’altra
uscita. Qui, andando a destra e allo
stop a sinistra, in breve si raggiunge
il castello di Sirmione.
da
vedere
Il municipio di
Lonato con la “torre
Maestra” e il leone
di San Marco.
Lonato mila volumi, una delle maggiori colle-
Arrivati a Lonato vi consigliamo zioni private nell’Italia settentrionale.
una visita alla Casa del Podestà, sede Nel medesimo complesso museale
del rappresentate di Venezia, risalente troviamo anche il Castello di Lo-
alla metà del Quattrocento. L’edifi- nato, più comunemente noto come
cio, dopo anni di disinteressamento, Rocca. La fortificazione nasce per
venne acquistato da Ugo da Como esigenze militari e difensive ed è uno
che lo fece completamente restaurare degli esempi più imponenti di tutta la
dall’architetto bresciano Antonio Ta- Lombardia. Si compone di due corpi
gliaferri, con l’obiettivo di creare una posti a livelli differenti: la Rocchetta,
Casa-museo da abitare. Oggi l’identi- all’interno della quale troviamo il
tà è rimasta inalterata e al suo interno Museo civico ornitologico, nella parte
ha sede la Fondazione Ugo Da Como, superiore, e il Quartiere principale
che custodisce una raccolta di circa 50 nella parte inferiore.
14
Seconda tappa
Da Calcinato a Sirmione
In basso, l’abside
L’interno della rocca della chiesa di San
di Lonato. Zeno.
Appena fuori dalla città ci fer-
miamo presso le pievi di San Zeno
e San Cipriano. La pieve di San
Zeno nacque intorno al V secolo
su una collina già luogo d’insedia-
mento in epoca romana. In epoca
romanica fu costruita una nuova
chiesa ad unica navata con abside
semicircolare.
Esternamente l’abside presenta
un sottogronda decorato da coppie
di archetti con peducci e capitelli
figurati. All’interno troviamo un’i-
cona della Madonna nera di Cze-
stochowa, dono di papa Giovanni
Paolo II.
La chiesa di San Cipriano fu
fondata nel XII secolo. L’edificio,
in conci di pietra, presenta la tipica
pianta delle chiese romaniche, a
un’unica navata terminante in abside
semicircolare.
15
LE ALTURE DELLA STORIA
La regione del Basso Garda e
dell’anfiteatro morenico è una delle
più importanti in Europa per quel
che concerne l’archeologia preisto-
rica e protostorica. La presenza di
umidità ha permesso la conservazio-
ne di materiali organici, manufatti
e documenti che consentono di ri-
costruire l’ambiente del passato, sin
dall’età Tardo Glaciale.
L’età del Bronzo rappresenta il
periodo di maggior fioritura per il
Basso Garda e per l’anfiteatro more-
nico benacense, documentata da una
gran quantità di insediamenti (fra i
quali la Palafitta di Polada) nei bacini
inframorenici e lungo le rive meri-
dionali del Garda. Rilevante fu poi,
nel I secolo a.C., la romanizzazione
del territorio, abitato da popolazioni
di etnia cenomane: nella zona di
16
LE COLLINE MORENICHE
Rivierasca si possono ammirare i resti di
splendide ville romane.
I colli storici del Mantovano sono
celebri per aver consentito l’affermarsi
di Napoleone Bonaparte. È infatti tra
Lonato e Castiglione delle Stiviere, nel
1796, che il generale affronta, vitto-
rioso, la sua prima vera battaglia. Ma
queste sono per lo più conosciute come
le Colline del Risorgimento, soprat-
tutto perché qui ebbe luogo la famosa
battaglia di Solferino e San Martino
del 24 giugno 1859, nella quale si con- L’anfiteatro morenico del Garda,
frontarono più eserciti: i Francesi e i il maggiore e più regolare a sud delle
Piemontesi, al comando di Napoleone Alpi, si sviluppa per un centinaio
III e Vittorio Emanuele II, contro gli di chilometri, da Gardone-Salò a
Austriaci, guidati da Francesco Giu- Cavriana-Valeggio, sino a Garda e
seppe. Nell’Ossario di Solferino sono San Zeno di Montagna. Le colline
conservate le ossa di ben 7.000 caduti. sono formate da materiali misti
come ciottoli, ghiaie, sabbia e limi
di natura prevalentemente calcareo-
dolomitica.
La flora della zona presenta nume-
rose varietà legate alla morfologia e
ai fattori climatici del territorio. Si
trovano boschi interrotti da aree pra-
tive fresche, prati aridi, zone umide,
laghetti a vegetazione palustre, tor-
biere intramoreniche e corsi d’acqua
minori con tipica vegetazione ripale.
Anche la fauna è assai differenziata,
protetta in parchi e riserve, come la
Riserva naturale di Castellaro Lagu-
sello e il Parco Corridoio morenico
del Basso Garda bresciano, tra De-
senzano e Lonato.
In alto e nella
pagina a
Uno degli affreschi sinistra, vedute
nella torre di San delle colline
Martino. moreniche.
17
In basso, piazza
Malvezzi a
Desenzano.
Desenzano del Garda ditore Veneto, entrambi edificati
Desenzano del Garda si dispone su progetto di Giulio Todeschini,
tutto sulla zona collinare che sale e il Duomo di Santa Maria Mad-
dalla piazza principale Giuseppe dalena.
Malvezzi. Lo slargo è andato defi- Quest’ultimo, di fattezze tardo
nendosi fino a raggiungere l’aspetto rinascimentali, a pianta basilicale a
odierno nel corso della seconda tre navate, conserva L’ultima cena
metà del XVI secolo. di Gian Battista Tiepolo, databile al
Il borgo è concentrato tutt’at- 1743, e ventidue teleri con le Storie
torno al Porto Vecchio dove, nei di Maria Maddalena di Andrea Ce-
pressi, si trovano alcuni importanti lesti. Di particolare interesse sono
edifici di fine ’500, in parte di spic- l’altare maggiore e il tabernacolo,
cato aspetto veneziano: il palazzo opera in marmi policroma e abbel-
Comunale, il palazzo del Provve- lita da statue di Sante Calegari.
18
In basso, un vicolo
Un mosaico della del centro e l’interno
Villa romana di della torre d’ingresso
Desenzano. del castello.
Consigliamo una visita a Santa
Maria de Senioribus, monastero da-
tabile al 1472. La struttura si articola
intorno al chiostro centrale, risalente
forse al 1547, che si caratterizza per i
due eleganti livelli porticati con archi
a tutto sesto. Qui ora è allestito il Nella parte alta si trova il castel-
Museo civico archeologico Giovanni lo di fondazione altomedievale e
Rambotti, che raccoglie materiali ricostruito nel XIV-XV secolo. Non
dell’età del Bronzo, ritrovati soprat- distante dal Duomo sorge una Villa
tutto nel settore bresciano dell’an- romana del IV secolo, ora resa sede
fiteatro morenico, con particolare di un museo che conserva preziosi
attenzione per le tracce legate alla mosaici.
cultura palafitticola.
19
Desenzano. Il faro,
la facciata del
Duomo di Santa
Maria Maddalena e
il lungolago.
20
Seconda tappa
Da Calcinato a Sirmione
In basso, la
Rocca scaligera di
Sirmione.
Sirmione ramica, in un suggestivo quadro
Definito “la gemma delle peniso- ambientale e naturalistico, si trova
le e delle isole” da Catullo, Sirmio- la bellissima villa meglio conosciuta
ne è uno dei centri più rinomati del come “Grotte di Catullo”, nome
lago di Garda. derivante dalla consuetudine di
Incamminandosi per le vie del definire “grotte” le rovine di edifici
borgo medievale, l’edificio più antichi e per la sbagliata identifica-
affascinante è sicuramente la zione del complesso con la dimora
possente Rocca scaligera, posta del poeta latino.
proprio all’ingresso del nucleo an- La Villa risale circa al I secolo,
tico, risalente al XIII secolo e che occupa un’area di circa 20 mila mq
reca intatta l’originaria darsena disposti su tre piani che la rendono
fortificata. l’esempio più straordinario di edi-
In posizione altamente pano- ficio residenziale di epoca romana
21
Sirmione. Due
immagini del borgo
e l’abside di San
Pietro in Mavinas.
in tutta l’alta Italia. Sarebbe ap-
partenuta alla famiglia dei Valerii
(discendenti di Catullo), oppure a
un imperatore romano, vista la sua
grandezza e il suo splendore. L’area
archeologica ospita inoltre un mu-
seo che raccoglie i reperti scoperti
nel territorio di Sirmione.
Nel punto più elevato della pe-
nisola è possibile visitare la chiesa
longobarda di San Pietro in Mavi-
nas.
La prima costruzione sembra
risalire al V secolo, come testimo-
niano il ritrovamento di un antico
pavimento in coccio pesto e i muri
della preesistente chiesa. Nella sua
struttura attuale l’edificio risale
al 1320, si presenta come un’aula
unica a tre absidi, completamente
priva di decorazioni.
22
IN VIAGGIO FRA CASTELLI E FORTEZZE
Nel Medioevo, il territorio dei Di particolare rilevanza architettonica
rilievi gardesani e delle colline man- è il sistema dei “Forti napoleonici”, co-
tovane vide sorgere numerosi castelli stituito da una serie di fortilizi disposti a
i quali, per la loro imponenza e corona attorno alla cittadella di Peschie-
rilevanza, sono diventati nel tempo ra. Ugualmente suggestivo, anche se in
gli emblemi delle comunità locali. gran parte demolito, è poi il “Serraglio”,
Si tratta di castelli-ricetto, fondati a la possente cortina muraria costruita a
partire dal X secolo con lo scopo di partire dal XIV secolo, che con in suoi 16
proteggere gli abitanti di queste terre chilometri collegava Valeggio sul Min-
dalla minaccia delle invasioni bar- cio a Villafranca e a Nogarole Rocca,
bariche. Nel contesto delle contese difendendo lo Stato scaligero dalle mire
territoriali fra Scaligeri, Repubblica espansionistiche dei Gonzaga.
di Venezia, Gonzaga e Visconti,
gli originari castelli-ricetto furono
ampliati e trasformati a più riprese,
fino a diventare vere e proprie rocca-
forti: il caso di Peschiera è esemplare.
Tuttavia, oltre alle fortezze poste
a difesa dei singoli borghi, vanno
ricordate anche le imponenti opere La darsena
fortificata della
fortificate disseminate sul territorio.
Rocca.
23
Il percorso nei pressi
di San Giacomo di
Pozzolengo.
Canneto
A destra,alaLugana
torre
Vecchia di Sirmione.
di San Martino
A
e idestra,
vignetiil percorso
nei pressi di
dell’entroterra
Peschiera
desenzanese.
TERZA
TAPPA
Da Sirmione
a Castelnuovo
Verona, ci accompagnerà sino a
Peschiera.
Seguendo le indicazioni per il
parcheggio 4 si raggiunge un ponte
e la storica Porta Brescia, che immet-
te nel grazioso centro di Peschiera,
attraversato il quale usciamo dalla
Porta Verona.
Da Porta Verona, dopo un pa-
io di ponti, prendiamo a sinistra
sul lungolago Porto Esterno che ci
guida per qualche chilometro sulla
sponda del lago fino all’imbarcadero
di Gardaland. Da qui andiamo in
salita lungo via Verdi sino all’incro-
cio con una strada molto trafficata,
che attraversiamo, per imboccare lo
sterrato.
Una volta tornati sull’asfalto
proseguiamo tenendo la destra e, al-
lo stop, andiamo diritto in via della
Fontana Figara sino a un altro stop,
dove si gira a sinistra in via della Ba-
golina. Superiamo il prossimo stop
girando a destra per giungere allo
stop successivo, che attraversiamo,
prendendo diritto la strada della
Crosona. La stessa via attraversa un
altro stop, che superiamo pedalando
sino allo stop successivo, al quale
Retrocedendo dal castello di andiamo diritto sullo sterrato fino a
Sirmione si raggiunge porto Gale- giungere a un incrocio dove si svolta
azzi dove ritroviamo la ciclabile che a sinistra.
corre lungo la riva del lago. Al suo Arrivati a un ulteriore stop giria-
termine, alla rotonda, procediamo mo a destra fino alla rotonda, dove
sulla ciclabile che, un po’ sulla si- andiamo diritti in via Pastrengo sino
nistra e un po’ sulla destra di via al centro di Sandrà di Castelnuovo.
25
I PARCHI TEMATICI
Nell’area del Garda sono presen-
ti molti parchi a tema in grado di
soddisfare tutte le esigenze: si va dai
parchi faunistici ai giardini lussureg-
gianti, dai parchi di divertimento a
quelli acquatici.
Uno dei più interessanti è senz’al-
tro il Parco Natura Viva di Busso-
lengo, il quale si occupa da oltre
35 anni della salvaguardia degli
animali e dei loro habitat naturali.
È suddiviso in varie zone: il Parco
faunistico, che ospita animali rari
e poco conosciuti; il Safari Park,
visitabile solo in automobile, che
permette di conoscere e osservare
da vicino gli animali della savana
africana; il Parco dei Dinosauri, che
offre agli ospiti la possibilità di veri-
ficare le dimensioni reali dei grandi
rettili estinti.
26
Tra i comuni di Peschiera del
Garda, Castelnuovo del Garda e
Lazise si estende il parco di diver-
timenti più grande d’Italia: Garda-
land. Vero e proprio paradiso per
lo svago per tutte le età, Gardaland
offre una serie infinita di attrazioni
e di location spettacolari, oltre a nu-
merosi show, esibizioni sul ghiaccio
e spettacoli pirotecnici.
Poco distante da Gardaland, si
trova il vasto complesso chiamato
Canevaworld.
A sua volta si suddivide in quat-
tro parchi completamente diversi
tra loro: il Movieland Studios, un
incredibile viaggio nel mondo del
cinema sulle orme di Blues Brothers,
Star Wars, Rambo, Tomb Raider,
Peter Pan, ecc; il Medieval Times,
al cui interno i cavalieri si sfidano
in giostre a cavallo per ottenere la
mano della principessa; l’Aqua Pa-
radise, parco acquatico disseminato
In queste pagine, da scivoli mozzafiato, lagune e isole
l’ingresso del
Parco Natura Viva
tropicali; e il Rock Star Restaurant,
e Gardaland con le che offre musica rock e cucina a
sue attrazioni. stelle e strisce.
27
da
vedere
Il forte Ardietti e
Porta Brescia a
Peschiera.
San Benedetto Peschiera del Garda
Il toponimo San Benedetto di Lu- La notevole importanza che la
gana ci ricorda che nel Medioevo città di Peschiera ebbe nei secoli è
i monaci benedettini bonificarono strettamente legata alla sua collo-
un’ampia zona boschiva detta “Sel- cazione geografica: si trova, infatti,
va Lugana” o “Silva Lucana”. Essa nel punto esatto in cui il nasce il
lasciò il posto ai terreni agricoli e alla fiume Mincio, emissario del lago di
coltivazione dei vigneti autoctoni che Garda.
ancora oggi producono il rinomato Nel XIII secolo l’antichissimo
vino bianco Lugana Doc. borgo di Peschiera venne conquista-
28
Peschiera. Resti
archeologici romani
e il canale di Mezzo.
30
Terza tappa
Da Sirmione a Castelnuovo
Una strada nel In basso, il bastione
centro di Peschiera. delle mura venete.
to dagli Scaligeri, signori di Verona,
che lo circondarono di mura turrite
e lo rafforzarono con una Rocca,
eretta su preesistenze di età romana.
Peschiera passò poi nel ’400 sotto il
controllo della Repubblica di Vene-
zia, la quale – a partire dal 1549 – la
trasformò in una piazzaforte penta-
gonale completamente circondata
dall’acqua e attraversata nel mezzo
dal ramo principale del Mincio, che
ancora oggi la divide in due settori
completamente distinti: uno civile e
uno militare.
Alla fine del XVIII secolo nell’en-
troterra di Peschiera venne pro-
gettato, per volere di Napoleone
Bonaparte, un sistema di fortilizi
che doveva circondare e proteggere
la roccaforte e che fu completato
nel XIX secolo dagli Austriaci.
Altre importanti opere militari
del periodo asburgico furono la
ristrutturazione della Rocca me-
dievale e delle mura di età veneta
e la costruzione della Caserma di
Fanteria (oggi sede della Scuola
della Polizia di Stato).
Dopo il 1848 la piazzaforte
venne ulteriormente rafforzata con
la costruzione di nuove caserme e
della Sede del Comando, chiamata
anche “Palazzina storica”.
31
A destra,
Castelnuovo del
Sotto, Peschiera: Garda: la torre del
passaggio lungo il castello e la chiesa
bastione delle mura. parrocchiale.
Castelnuovo del Garda con l’orologio, che ospita uno dei
Castelnuovo del Garda è un anti- concerti di campane alla veronese
co abitato sviluppatosi tra le colline più completo.
moreniche del Garda. Il simbolo Nel centro storico merita una vi-
della cittadina è sicuramente la Tor- sita la parrocchiale di Santa Maria
re Visconte, testimone dell’antico Nascente, un edificio neoclassico a
castello, edificato nel 1387 da Gian pianta ottagonale e croce greca, edi-
Galeazzo Visconti, signore di Mi- ficato a partire dal 1808. All’interno
lano. sono conservati una pregevole pala
Il complesso visconteo fu innal- d’altare del pittore rinascimentale
zato su di un preesistente fortilizio, veronese Felice Brusasorzi e l’or-
probabilmente risalente al XII gano di William George Trice del
secolo. Intorno agli inizi dell’800 1884. Di spicco è il campanile roma-
venne aggiunta la cella campanaria nico che l’affianca, risalente al ’200.
32
Terza tappa
Da Sirmione a Castelnuovo
Di particolare interesse sono
anche le molte ville presenti sul
territorio. Caratterizza il paesaggio
villa Cossali Sella, la cui bella torre
colombaia rappresenta il nucleo
più antico del complesso, alla quale
sono stati poi affiancati il corpo
principale, con portico e loggiato, e
gli annessi rustici.
Passando invece per il lungo viale
alberato, immersa in un meravi-
glioso parco, troviamo villa Rizzini
Salvelli, dalla struttura sobria, ret-
tangolare a più piani.
33
La chiesa di
San Valentino
a Bussolengo.
A destra, il
percorso tra
Sandrà e
Bussolengo.
QUARTA
TAPPA
Da Castelnuovo
a Verona
Dal centro di Sandrà di Ca- Giunti al cimitero ci avviamo in
stelnuovo, al Monumento ai Caduti, discesa sulla ciclabile, proseguendo
prendiamo via Corobbi sino al bivio quindi sul fianco di un canale. Al
con via Tione, che imbocchiamo, per- termine della ciclabile percorriamo la
correndola sino a un ponte, all’altezza stretta strada trafficata che ci conduce
del quale prendiamo la strada sterrata all’abitato di Chievo.
a sinistra. Dopo aver attraversato un Appena prima della parrocchiale
insediamento agricolo, andiamo in si gira a sinistra verso la diga Parona
salita sino a un bivio dove proseguia- e poi subito a destra nei giardini, dove
mo a destra, ancora in salita. Dopo ritroviamo la ciclabile che in breve ci
qualche breve ma impegnativo pendio porterà sino a corso Milano, che at-
su sterrato raggiungiamo uno stop traversiamo, andando a sinistra verso
dove giriamo a sinistra per scollinare Porta San Zeno.
finalmente in località Lavagno.
Allo stop svoltiamo a sinistra e
poi a destra sul ponte che supera
l’autostrada. Subito dopo giriamo
a destra sullo sterrato, procedendo
paralleli all’Autobrennero fino alla
località Canova Monti. Mantenen-
doci sempre sull’asfalto, giriamo a
destra allo stop e poi ancora a destra
sulla SP 5 che prendiamo in discesa
prestando particolare attenzione, si-
no a imboccare, alla prima a destra,
via San Martino.
Al primo bivio di via San Martino
andiamo a sinistra sulla ciclabile e,
dopo aver superato una piccola ro-
tonda, raggiungiamo uno stop dove
svoltiamo a sinistra. Allo stop suc-
cessivo attraversiamo con grande at-
tenzione la provinciale per immetterci
a destra in via Roma che ci conduce
in piazza della Libertà, dalla quale
procediamo diritto.
35
da
vedere
La parrocchiale di
Bussolengo.
Bussolengo
e un San Cristoforo (sempre quat-
A Bussolengo, lungo la strada che trocenteschi).
conduce a Verona, si trova un mo- Da vedere anche la chiesa di San
numento interessante e singolare. È Rocco, della quale non si hanno
un misterioso manufatto di epoca notizie prima del XV secolo, ma
romana, costruito in laterizi rossi e che sicuramente venne fondata
tradizionalmente conosciuto come molto tempo prima, come attestano
“Capitello delle Quattro Gambe”, i quattro strati ad affresco rinvenuti
sul quale non si hanno notizie pre- nell’abside. La chiesetta è caratte-
cise. rizzata da una semplice struttura
Nel centro storico si segnalano la a capanna con tetto a capriate ed
settecentesca parrocchiale di Santa è impreziosita da molti pregevoli
Maria Maggiore e il palazzo Mu- affreschi votivi databili tra la fine
nicipale, di fondazione quattrocen- del ’400 e l’inizio del ’500.
tesca, anche se molto rimaneggiato
nel XIX e XX secolo.
Da non perdere la splendida la
chiesa di San Valentino, ricostruita
nel XIV secolo sui resti di una chiesa
antichissima e affidata nel 1391 ai
Disciplini, i quali le affiancarono un
ospizio per viandanti e pellegrini.
La chiesa, che ha una semplice
struttura a capanna e ad aula unica,
presenta pregevoli cicli affrescati
sulle pareti sia interne che esterne.
All’interno si ammirano gli episodi
della vita di san Valentino, splen-
didi affreschi di ambito giottesco e
databili ai primi del ’400, nonché
affreschi votivi del XV e XVI secolo.
Sul fianco esterno della chiesa,
protetto da una tettoia, si trova
un secondo ciclo con scene della
vita del santo realizzato alla fine
del ’400, mentre sotto il portico si
notano una Madonna col Bambino
36
Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
Il Ponte di
Castelvecchio a
Verona.
Diga Parona Verona
Il ponte-diga è costruito in otto Finalmente siamo arrivati nel cen-
arcate. Nell’ultima, sulla destra, è tro storico di Verona, che nel 2000 è
presente una conca che consentiva la stato dichiarato dall’Unesco “Patri-
navigazione. monio dell’Umanità”.
Il progetto venne ideato nel 1920 La nostra visita alla città scaligera
e portato termine nel 1923. La diga inizia dalla bellissima Porta San Ze-
Parona nasce per esigenze idriche di no il cui ingresso fortificato a pianta
innalzamento del livello del fiume quadrata venne costruito tra il 1540
Adige, per aumentare l’immissione e il 1542 su progetto di Michele
dell’adiacente canale. È inoltre fon- Sanmicheli, grande architetto vero-
damentale per l’alimentazione delle nese. Oltrepassiamo questo ingresso
vicine centrali idroelettriche. monumentale per proseguire diritti
lungo via Porta San Zeno, finché si
37
arriva all’omonima piazza, sulla qua-
le si affacciano la splendida chiesa di
San Zeno e una massiccia torre qua-
drangolare, le uniche testimonianze
rimasteci del prestigioso complesso di
edifici appartenuti all’antica abbazia
di San Zeno, soppressa a fine ’700.
La chiesa, uno dei più importanti
edifici romanici esistenti in Italia,
venne costruita nel IX secolo sui resti
di una basilica paleocristiana, ma fu
poi totalmente rinnovata a partire
dal 963. La facciata, caratterizzata
dall’alternanza fra il marmo bianco,
il marmo rosa e il tufo, si presenta
scandita in senso verticale da lesene
e in senso orizzontale da una galleria
di bifore con colonnine binate e da
una decorazione ad archetti pensili.
Al centro si apre il rosone a ruota
aggiunto dallo scultore Maestro Brio-
loto all’inizio del XIII secolo. Sotto
38
Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
A sinistra, la chiesa
di San Zeno e …… In basso, l’Arco dei
…… Gavi.
ad esso si trova il magnifico protiro, sinistra si trova il cosiddetto “San
capolavoro di scultura romanica rea- Zeno che ride”, statua in marmo
lizzato nel 1138 dal Maestro Nicolò, rosso del XIII secolo, molto amata
sostenuto da due leoni stilofori sor- dai veronesi.
montati da telamoni rannicchiati. Di Lungo la navata sinistra, una porta
grandissimo valore è infine la porta conduce al chiostro eretto tra il XIII
in bronzo, costituita da formelle nelle e il XIV secolo. Da qui, per mezzo di
quali sono rappresentati i più svariati alcuni scalini, si scende al Sacello di
soggetti. San Benedetto, una bellissima chie-
L’interno è a pianta basilicale, setta seminterrata.
suddiviso in tre navate da giganteschi Ritornati nella piazza ammiriamo
pilastri alternati a colonne, e ha un il campanile (XI-XII secolo) che si
soffitto a carena di nave rovesciata. innalza poco distante, caratterizzato
Le pareti laterali e alcuni pilastri pre- da un’alta base in pietra bianca sulla
sentano importanti affreschi votivi quale si impostano il tufo e mattoni
databili tra il XII e il XV secolo, tra rossi alternati tra loro.
i quali spiccano la Vergine in trono Nella stessa piazza si trova l’an-
col Bambino e la Crocifissione, attri- tichissima chiesa di San Procolo,
buiti ad Altichiero. A metà circa della esistente sin dal V secolo ma inte-
navata centrale, un’ampia scalinata ramente rifatta fra XII-XIII secolo
conduce nella cripta realizzata nel nelle attuali linee romanico-gotiche.
XIII secolo, che conserva l’urna in
cristallo con le spoglie di san Zeno,
mentre alle pareti si notano ulteriori
affreschi votivi.
Saliamo poi al presbiterio le cui
eleganti forme gotiche, terminate
nel 1398, sono decorate da affreschi
coevi attribuiti a Martino da Verona
e sono separate dal resto dell’edificio
da una balaustra con statue di scuola
tedesca databili ai primi del ’200. Al
centro si osserva il magnifico polittico
di San Zeno, capolavoro di Andrea
Mantegna raffigurante la Vergine in
trono col Bambino e Santi ed esegui-
to tra il 1457 e 1459, mentre sulla
In basso, il Ponte di
Pietra.
La facciata a capanna è abbellita da Noto anche come Ponte di Castel-
bifore e da un protiro pensile mentre vecchio, questa poderosa struttura
l’interno, ad aula unica, custodisce un ad archi dal profilo merlato venne
pregevole dipinto di Giambettino Ci- innalzata intorno al 1350 ad uso
gnaroli e una statua quattrocentesca esclusivo della famiglia Della Scala.
raffigurante san Procolo. Il ponte fu fatto saltare dai tedeschi
Costeggiamo il fianco della chiesa durante l’ultima guerra mondiale,
di San Zeno e avviciniamoci al cam- ma venne ricostruito utilizzando le
panile, dietro il quale si apre uno pietre e i mattoni originali recuperati
spiazzo su cui prospetta via Pontida. sul fondo dell’Adige, ai quali vennero
Giriamo a destra e seguiamo via aggiunti anche materiali di riuso di
Pontida fino ad attraversare il Ponte età romana.
Risorgimento, superato il quale svol- Oltre il ponte ci accoglie, in tutta
tiamo ancora a destra in Lungadige la sua imponenza, il Mastio, ovvero
Cangrande e proseguiamo sempre la torre principale del Castello scali-
diritto fino ad arrivare all’imponente gero. Oltrepassatolo, ci troviamo nei
Ponte Scaligero. cortili del Castello, noto anche come
40
Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
In basso, Porta dei
Borsari.
Castelvecchio ed edificato tra il 1354 Usciti dal Museo e ritornati su
e il 1356 per volere di Cangrande II, corso Castelvecchio, giriamo ora a
con la doppia funzione di residenza sinistra e proseguiamo lungo corso
signorile e di presidio militare. Cavour finché incontriamo una pic-
Dopo la caduta degli Scaligeri, cola area verde affacciata sull’Adige.
Castelvecchio perse tutte le sue fun- In mezzo agli alberi si staglia l’Arco
zioni residenziali e fu destinato ad usi dei Gavi, imponente costruzione i
esclusivamente militari fino a quando, pietra bianca del I secolo d.C., costru-
ai primi del ’900, diventò sede del ita per celebrare una delle famiglie
rinomato Museo civico. Nel 1958 più importanti della Verona romana.
l’architetto Carlo Scarpa curò i lavori Lasciati i giardini, si prosegue lun-
di restauro del fortilizio e di riallesti- go corso Cavour finché si incrocia,
mento del Museo, oggi considerato sul lato sinistro della via, la chiesa di
uno dei capolavori della museografia San Lorenzo, altro magnifico esem-
italiana. pio di architettura romanica costrui-
Oltrepassata una seconda torre mu- to all’inizio del XII secolo sui resti di
nita di orologio si esce dalla fortezza una basilica paleocristiana.
e si gira a sinistra in corso Castelvec-
chio. Poco distante si incontra il ponte
levatoio che funge da ingresso al Mu-
seo. Il percorso espositivo consente di
ammirare opere d’arte, in prevalenza
veronesi e, al tempo stesso, di visi-
tare l’intero fortilizio. Le collezioni,
oltre a pregiati reperti di oreficeria,
comprendono capolavori di pittura e
scultura, fra i quali figurano opere di
Pisanello, Jacopo e Giovanni Bellini e
Andrea Mantenga, insieme a quadri
di Moretto, Veronese, Tintoretto,
Tiepolo, Rubens, Francesco Guardi
e Pietro Longhi; e ancora la prege-
vole arca romanica datata 1179, le
sculture trecentesche del Maestro di
Sant’Anastasia e la statua equestre di
Cangrande I Della Scala, proveniente
dalle Arche Scaligere.
41
La facciata, con rosone centrale e si chiamava “Porta Iovia”. Il nome
protiro pensile, è affiancata da due attuale, invece, ha origini medievali
torri cilindriche di stile normanno e deriva da “bursarii”, le guardie
munite di scale a chiocciola interne, che riscuotevano i dazi per conto del
attraverso le quali si accedeva ai vescovo di Verona.
matronei. L’interno, suddiviso in tre Sorpassata la porta imbocchiamo
navate da archi a tutto sesto, con- corso Porta Borsari e proseguiamo
serva la pala d’altare di Domenico diritto fino all’incantevole piazza
Brusasorci, due pregevoli affreschi di delle Erbe, che occupa l’area sulla
Nicolò Giolfino datati 1534 e affre- quale in età romana sorgevano il
schi votivi del XIII e XIV secolo. Foro e il Capitolium. Per molti secoli
Riprendiamo il cammino lungo centro della vita politica ed economi-
corso Cavour per incrociare, poco ca della città, e ancora oggi sede del
più avanti, la piccola piazza SS. Apo- tradizionale mercato, la piazza ospita
stoli sulla quale prospetta l’omonima pregevoli monumenti.
chiesa, anch’essa di fondazione pale- Osserviamo per prima la Colonna
ocristiana. di San Marco, innalzata nel 1523,
Proseguendo di nuovo il nostro sulla quale svetta il leone simbolo del-
itinerario lungo corso Cavour, ar- la Serenissima. Segue la fontana fatta
riviamo alla bellissima Porta dei realizzare da Cansignorio Della Scala
Borsari, antico ingresso cittadino nel 1368, con una vasca sormontata
in pietra bianca, che in età romana da una scultura di età romana, alla
42
Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
A sinistra, la chiesa
di Sant’Elena e
scenografie per le In basso, la facciata
opere dell’Arena. del Duomo.
quale l’anonimo artista aggiunse le piazza. Partendo dal lato corto, che
braccia e la testa trasformandola così si affaccia su corso Porta Borsari,
in un’elegante nobildonna medievale, si erge l’antica Torre del Gardello,
ribattezzata dai veronesi “Madonna interamente in cotto e sormontata
Verona”. Più avanti si trova la Ber- da bifore e merli ghibellini, voluta
lina, baldacchino cinquecentesco in da Cansignorio Della Scala nel XIV
marmo sotto il quale sedevano i po- secolo. Adiacente alla torre è palazzo
destà di Verona durante la cerimonia Maffei, eretto in forme barocche nel
di insediamento. Infine, si innalza una 1668 e caratterizzato dalla bellissima
bella colonna tortile completata da facciata in pietra bianca, arricchita
un’edicola gotica, voluta da Gian Ga- da fregi ed eleganti decorazioni mar-
leazzo Visconti nel 1401 per esporre moree, e coronata da una balaustra
le proprie insegne. con statue.
Prestigiosi edifici circondano la Sul lato destro di piazza Erbe
vediamo un primo gruppo di case,
fondate nel Medioevo sui ruderi del
Capitolium romano, seguite da uno
slargo col monumento ai Caduti e
dalla Domus Mercatorum, costru-
ita nel 1301 per volere di Alberto I
Della Scala. Quest’ultima, rinnovata
nel XIX secolo, presenta un portico
a pianterreno, grandi bifore e un
coronamento di merli ghibellini.
Questo lato della piazza è chiuso da
un gruppo di case-torri, anch’esse di
origine medievale, che facevano parte
dell’antico ghetto ebraico di Verona.
Sul lato opposto si ammirano le
Case dei Mazzanti, contraddistinte
dalle facciate interamente affrescate
con soggetti allegorici e lotte tra gi-
ganti, realizzati nella prima metà del
’500 dal pittore mantovano Alberto
Cavalli. Poco distante da questi no-
bili edifici si nota l’Arco della Costa,
una grande arcata a tutto sesto così
43
In basso, particolare
del fianco del
Duomo.
chiamata per la presenza di un osso facciata – conservatasi nelle origi-
di balena che pende dalla volta. Die- nali linee romaniche – con trifore e
tro ad esso si trova l’antico ed esteso decorazione ad archetti pensili nella
palazzo del Comune, che ingloba parte superiore, e con l’alternanza
due torri in laterizi rossi e tufo, e che fra il tufo e i laterizi rossi in quella
si affaccia su piazza delle Erbe con inferiore. L’edificio gravita attorno
l’ala di stile neoclassico risalente ai al bellissimo Cortile del Mercato
primi dell’800. La torre più bassa, Vecchio, circondato da una serie di
massiccia e di linee essenziali, chiude portici, a uno dei quali è addossata
piazza delle Erbe, mentre quella più la Scala della Ragione, gioiello tardo-
alta – detta Torre dei Lamberti – ha gotico del XV secolo.
un orologio sormontato da trifore Di seguito si trova il palazzo del
e da una cella poligonale. Sorta nel Capitanio, fatto costruire da Can-
1172 come casa-torre, la Torre dei signorio Della Scala nella seconda
Lamberti venne sopraelevata nel XV metà del XIV secolo. La facciata,
secolo fino a raggiungere gli attuali caratterizzata dal massiccio torrione
84 metri: dalla cima si gode il pano- in laterizi con monofore e merlatura
rama della città. ghibellina, è abbellita nella fascia
Entriamo ora sotto l’Arco della sottostante da decorazioni in pietra
Costa e, lasciandoci alle spalle piazza bianca di gusto tardo-rinascimentale
delle Erbe, oltrepassiamo un secondo e dal portale di Michele Sanmicheli.
volto che ci immette in piazza dei
Signori. La piazza, circondata da pa-
lazzi raccordati tra loro da una serie
di arcate che la rendono molto simile
a un cortile interno, assunse le dimen-
sioni attuali nel XIII secolo, quando
gli Scaligeri decisero di stabilire qui la
loro prima residenza e cominciarono
ad acquisire e a riorganizzare gli edi-
fici preesistenti. Al centro campeggia
il monumento a Dante Alighieri,
realizzato nel 1865 in occasione del
sesto centenario della nascita. Sulla
destra notiamo invece il palazzo del
Comune, risalente alla fine del XII
secolo, del quale ammiriamo la bella
44
Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
A metà della facciata si notano anche statua cinquecentesca raffigurante
i resti di una passerella aerea che in fra’ Girolamo Fracastoro, raccorda
età scaligera raccordava tutti gli edi- la Loggia, sulla cui sommità sono col-
fici della piazza. locate le statue di illustri personaggi
Un’arcata congiunge il palazzo della Verona romana, alla Casa della
del Capitanio con il palazzo del Go- Pietà, ricostruita nel 1490 e della
verno, voluto da Cangrande I Della quale segnaliamo il caffé ubicato al
Scala all’inizio del XIV secolo e che piano terra, il più vecchio di Verona.
ospitò Dante Alighieri e Giotto. Il La piazza dei Signori, infine, è
prospetto in cotto, coronato da merli chiusa dalla grande Domus Nova,
ghibellini, è contraddistinto dal por- totalmente rifatta in forme barocche
tale d’ingresso progettato da Sanmi- e caratterizzata dal gigantesco in-
cheli nel 1533, mentre nella parte gresso e dal timpano triangolare con
più bassa presenta una bella loggia pinnacoli.
parzialmente tamponata. Prima di lasciare la piazza, si con-
Adiacente al palazzo del Governo si siglia di visitare gli Scavi archeologici
erge lo splendido porticato di archi a dei Palazzi Scaligeri, che consentono
tutto sesto della Loggia del Consiglio di ammirare fra l’altro pavimenti
che, costruita nel 1476, fu il primo a mosaico con motivi geometrici,
edificio pienamente rinascimentale di ambienti relativi a diverse domus
Verona. Un arco sormontato dalla romane, una strada romana lastricata
e resti di edifici pubblici pertinenti
all’antico Foro.
Una volta ritornati in piazza dei
Signori svoltiamo a destra e, oltrepas-
sato l’arco che unisce il palazzo del
Capitanio a quello del Governo, ar-
riviamo nella piccola piazza di Santa
Maria Antica, sulla quale affacciano
la chiesetta omonima, affiancata da
un campanile romanico in pietra
bianca, e le celeberrime Arche Sca-
ligere, che prospettano proprio sul
sagrato della chiesa stessa.
Note in tutto il mondo quali ca-
polavori assoluti dell’arte gotica, le
imponenti sepolture della famiglia
45
Il capitello in piazza
delle Erbe, noto
come “Berlina”.
Della Scala sono monumentali tombe
marmoree, protette da un baldacchi-
no elaboratissimo e sormontate dalla
statua equestre che onora il defunto.
La pregiatissima arca di Cansignorio
Della Scala è la più elaborata e ricca
di decorazioni. Presenta un singolare
baldacchino a base esagonale con ar-
chi polilobati, sostenuto da colonne
tortili e circondato da una cancellata
intervallata da edicole e statue di
santi guerrieri.
Lasciata piazza Santa Maria An-
tica, si consiglia di svoltare a destra
in via Arche per vedere la cosiddetta
Casa di Romeo. Si tratta di un edifi- giganti con splendidi capitelli gotici a
cio medievale molto ben conservato, motivi fitomorfi. Le volte a crociera
chiuso verso la strada da un muro delle navate sono affrescate con ri-
merlato nel quale si apre un portone. tratti di santi e motivi floreali tardo-
Ritornati sui nostri passi, ripas- gotici, mentre il pavimento in marmi
siamo davanti alle Arche Scaligere e rossi, bianchi e neri è ancora quello
proseguiamo sempre diritto in vicolo originale del XV secolo.
Cavalletto. Svoltiamo quindi a destra Nel presbiterio si ammirano l’affre-
in corso Sant’Anastasia e procediamo sco del Giudizio Universale (datato
fino ad arrivare in piazza Sant’Ana- 1360) e il mausoleo quattrocentesco
stasia, dove incontriamo l’omonima decorato da affreschi e sculture. Sia
chiesa, l’architettura gotica più im- le cappelle del transetto sia le navate
portante di Verona, eretta dai Dome- laterali hanno altari monumentali
nicani a partire dal 1290 e terminata ornati da dipinti, affreschi e sculture
nel XVI secolo. del XIV, XV e XVI secolo, dei più
Sulla facciata, rimasta incompiuta, grandi artisti dell’epoca. Ma l’opera
spicca il portale strombato in mar- più importante si trova alla destra del
mi policromi, ai lati del quale sono presbiterio, nella cappella Pellegrini,
collocati rilievi marmorei ed eleganti ed è il celeberrimo e spettacolare
decorazioni risalenti alla prima metà affresco raffigurante San Giorgio e
del ’500. L’interno, a pianta basilica- la principessa, capolavoro del Pisa-
le, è diviso in tre navate da colonne nello eseguito tra 1433 e il 1438 e
46
Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
considerato la massima espressione l’ingresso principale del monastero si
del gotico internazionale veronese. ammira l’Arca di Guglielmo di Ca-
Da non perdere, sempre nel tran- stelbarco, opera del grande Maestro
setto destro, la cappella Cavalli con di Sant’Anastasia, conservata nella
il grande affresco quattrocentesco sua collocazione originale. L’Arca
di Altichiero e l’altare progettato pensile, costituita da quattro colonne
da Sanmicheli, scolpito nel 1560 da che sostengono un baldacchino ad
Danese Cattaneo. archi trilobati sotto il quale si trova
Sul retro della chiesa si segnala lo il sarcofago, è il primo capolavoro
slanciato campanile in pietra, termi- pienamente gotico di Verona.
nato nel XV secolo. Infine, sempre sul lato sinistro di
Ritornati sul sagrato, osserviamo piazza Sant’Anastasia, si trova la
a sinistra della chiesa il trecentesco chiesetta di San Giorgetto dei Do-
ex convento dei Domenicani. Sopra menicani o di San Pietro Martire,
bella costruzione in cotto eretta alla
fine del XIII secolo che ha in facciata
un’arca trecentesca e all’interno con-
serva importanti affreschi, anch’essi
del Trecento.
Da piazza Sant’Anastasia si proce-
de ora lungo via Massalongo e si pro-
segue sempre diritto in via Duomo
fino a piazza Duomo, dove troviamo
la cattedrale di Santa Maria Assunta
e il magnifico complesso architetto-
nico del Duomo. Più che un edificio
singolo, infatti, la cattedrale di Vero-
na è un fabbricato molto articolato,
del quale fanno parte integrante il
battistero di San Giovanni in Fonte,
la chiesa di Santa Elena, il chiostro
dei Canonici, il Museo canonicale, la
Biblioteca capitolare e il palazzo del
Vescovado.
Nel IV secolo d.C., sui resti di
preesistenti domus romane, venne co-
struita la prima cattedrale di Verona,
47
A destra, il “balcone
di Giulietta”.
consacrata dallo stesso san Zeno. Più L’interno della cattedrale è diviso
volte rimaneggiata e ingrandita nel in tre navate da pilastri in marmo
corso dei secoli, la cattedrale di Santa rosso uniti da grandi archi a sesto
Maria Assunta venne ristrutturata acuto. Un elegante tornacoro semi-
nelle attuali forme romaniche nel XII circolare in marmi policromi, proget-
secolo, mentre l’interno fu totalmente tato nel 1534 da Sanmicheli, precede
rinnovato fra XV e XVI secolo. l’ampio presbiterio, alla destra del
La facciata romanica è scandita da quale si trova la cappella Mazzanti,
eleganti lesene verticali, da due file che custodisce l’Arca marmorea di
di archetti sovrapposti e da una fila Sant’Agata, eseguita da maestranze
di colonnine orizzontali. Al centro campionesi nel 1353.
campeggia il doppio protiro, capo- Le cappelle laterali sono arricchite
lavoro scultoreo firmato e datato da capolavori pittorici e scultorei.
dal Maestro Nicolò nel 1139. La La cappella Cartolari-Nichesola (la
parte inferiore, in marmo bianco e prima della navata sinistra) conserva
rosa, poggia su due grifoni romanici, un mausoleo e una splendida cornice
sormontati a loro volta da colonne marmorea disegnati da Sansovino e
tortili e da due telamoni accovaccia- la bellissima pala d’altare di Tiziano
ti. L’arco a tutto sesto presenta una raffigurante l’Assunta.
decorazione con motivi vegetali e Da una porta alla sinistra del pre-
figure di santi e protegge il magnifico sbiterio si accede a un atrio romanico
portale strombato, ornato da raffina- suddiviso in tre navatelle, con colon-
tissimi altorilievi raffiguranti profeti, ne di riuso e resti di mosaici paleocri-
animali e motivi floreali. Nella lunet- stiani appartenenti alle prime due fasi
ta del portale si ammira l’altorilievo costruttive della cattedrale. L’atrio
policromo raffigurante la Vergine conduce a sua volta nel battistero
in trono col Bambino, l’Adorazione di San Giovanni in Fonte, fondato
dei Magi e l’Annuncio ai pastori. nell’IX secolo, al centro del quale è
Da non perdere l’ingresso laterale, collocato un magnifico fonte batte-
protetto da un meraviglioso protiro, simale ottagonale risalente al XIII
che risale all’inizio del XII secolo e secolo, e alle cui pareti si ammirano
che presenta due ordini di colonne affreschi del XIV del XV secolo.
con capitelli finemente decorati e una Adiacente al battistero è la chiesa
lunetta con affreschi del XIV secolo. di Sant’Elena, preceduta da un ele-
Da questa posizione si nota anche il gante portico quattrocentesco sotto il
campanile cinquecentesco progettato quale è murata una lapide in ricordo
da Sanmicheli. della famosa “Quaestio de aqua et
48
terra” pronunciata proprio qui da Da qui si prosegue lungo via
Dante Alighieri nel 1320. Di fronte Sabbion e si arriva in piazza Brolo,
ad essa si erge il chiostro dei Cano- dominata dalla cosiddetta Torre di
nici, edificato in forme romaniche Alberto della Scala, eretta alla fine
nel XII secolo, dal quale si accede al del XIII secolo. Si attraversa quindi il
Museo canonicale. ponte romano della Pietra, risalente
Accanto alla cattedrale di Santa al I secolo a.C. Fatto esplodere dai
Maria Assunta si trova il grande tedeschi in ritirata durante la Seconda
palazzo del Canonicato, sede della guerra mondiale, il ponte venne rico-
prestigiosa Biblioteca capitolare fon- struito grazie al recupero dei blocchi
data nel V secolo d.C. come “scrip- di pietra e dei mattoni originali sul
torium” della prima cattedrale. Sul fondo dell’Adige.
retro della cattedrale, infine, si trova Giunti sulla sponda sinistra dell’A-
piazza del Vescovado, sulla quale si dige, notiamo a sinistra la chiesa di
affaccia l’omonimo palazzo di epoca Santo Stefano, una delle basiliche
rinascimentale. Al centro della fac- paleocristiane più antiche di Verona,
ciata campeggia il portale in marmi sorta nel V secolo ma profondamente
bianchi e neri, decorato da statue, modificata tra il X e il XII, quando
mentre all’interno si conservano cor- venne completata la facciata roma-
pi di fabbrica molto più antichi, tra i nica in cotto e tufo a fasce alternate.
quali un massiccio torrione romanico L’interno a tre navate conserva tracce
e due edifici tardogotici. delle strutture architettoniche più
49
La Torre dei
Lamberti in piazza
delle Erbe.
antiche e pregevoli dipinti, oltre alla posizione panoramica. La grandiosa
cappella degli Innocenti realizzata nel costruzione si sviluppava, attraverso
1620, uno dei pochi esempi di archi- una serie di terrazzamenti, dalla riva
tettura barocca a Verona. dell’Adige fino alla sommità della col-
A sinistra di Santo Stefano si lina ma, dopo la caduta dell’impero
segnala la chiesa di San Giorgio in romano, il complesso teatrale venne
Braida. Fondato nell’XI secolo, ma progressivamente abbandonato e
completamente rinnovato in forme sulle sue rovine furono costruiti abita-
rinascimentali a metà del XV secolo, zioni private ed edifici religiosi. Nelle
l’edificio ha una facciata neoclassica vicinanze si trova anche l’ex Conven-
in marmo bianco, dietro alla quale si to di San Girolamo, costruito nel XV
innalza la grandiosa cupola cinque- secolo e attuale sede del Museo civico
centesca progettata da Sanmicheli. Archeologico, nel quale sono esposti
L’interno, a navata unica, conserva reperti provenienti sia dagli scavi
pregevoli opere, tra gli altri di Mo- archeologici del Teatro e dell’Arena
retto e Romanino, insieme al Bat- di Verona, sia da necropoli, domus
tesimo di Gesù del Tintoretto e alla e ville romane rinvenute in città e in
pala d’altare raffigurante il Martirio provincia.
di san Giorgio, capolavoro di Paolo Proseguiamo ora sempre diritto
Veronese. in Regaste Redentore e Lungadige
Ritorniamo al nostro itinerario Re Teodorico finché arriviamo alla
principale. Dopo aver attraversato il chiesa di San Tommaso. Qui giriamo
Ponte di Pietra, osserviamo sulla col- a sinistra in via Carducci, al termine
lina di fronte a noi la mole di Castel della quale svoltiamo ancora a sinistra
San Pietro, la caserma costruita dagli in via Giardino Giusti e arriviamo al
Austriaci nel XIX secolo sui resti di cinquecentesco palazzo Giusti (non
un fortilizio visconteo risalente alla visitabile) dietro al quale si apre
fine del ’300, del quale sono ancora l’incantevole giardino, quest’ultimo,
visibili un buon tratto di mura e una invece, aperto al pubblico.
massiccia torre angolare. Dalla ter- Il Giardino Giusti, la cui prima
razza antistante il castello si gode un sistemazione risale alla fine del ’400,
incomparabile panorama sulla città. è preceduto da un lungo viale di
Alla destra di Castel San Pietro si cipressi e si sviluppa su una serie di
trova l’Area archeologica del Teatro terrazzamenti. Ricco di aiuole, statue,
Romano, costruito tra la fine del fontane e scalinate, il parco regala
I secolo a.C. e l’inizio del I d.C. in scorci suggestivi, come il labirinto di
forme altamente scenografiche e in siepi di bosso, le serre per gli agrumi
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Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
giriamo ancora a sinistra e qui incon-
triamo la celeberrima Casa di Giuliet-
ta. L’edificio, che risale al XIII secolo,
fu a lungo proprietà della famiglia
Cappello, la cui identificazione con i
Capuleti diede origine alla leggenda
popolare che questa fosse la casa di
Giulietta. Ai primi del ’900 l’edificio
fu acquistato dal Comune di Verona,
che operò un radicale restauro e lo
trasformò in una dimora neomedie-
vale caratterizzata, naturalmente, dal
famoso balcone.
All’interno della Casa sono stati
collocati arredi del XVI-XVII secolo
con le statue di Bernardino Ridolfi e ceramiche rinascimentali veronesi,
e, soprattutto, la grotta artificiale mentre nel cortile si trova la statua
scavata nel tufo, che originariamente bronzea raffigurante un’ideale Giu-
era rivestita da mosaici, conchiglie e lietta, opera dello scultore veronese
madreperle, ed era provvista di giochi Nereo Costantini.
d’acqua. Si prosegue diritto lungo via Leoni,
Ritorniamo indietro in via Carduc- finché si incrocia sulla sinistra un’al-
ci fino a raggiungere la chiesa di San tra porta cittadina di età romana, la
Tommaso. La facciata in mattoni, ri- Porta dei Leoni. Costruita nel I secolo
masta incompiuta, ha un rosone cin- a.C. e un tempo costituita da due in-
quecentesco e un bel portale scolpito gressi, la porta attualmente si presen-
nel 1493 con decorazioni fitomorfe e ta per metà inglobata nella facciata di
ritratti di santi guerrieri. L’interno, a un palazzo di fondazione medievale.
navata unica, fu ristrutturato a metà Sotto via Leoni sono venuti alla luce
del XVI secolo da Michele Sanmiche- altri resti del prestigioso monumento,
li che la scelse come luogo di sepol- uno dei quali è stato lasciato a cielo
tura. Da segnalare il grande organo aperto ed è visibile al centro della
barocco, sul quale suonò il giovane sede stradale.
Wolfgang Amadeus Mozart. Proseguiamo lungo via Leoni e ar-
Usciti dalla chiesa, attraversiamo il riviamo sino al termine della strada,
Ponte Nuovo e svoltiamo a sinistra in dove si erge la chiesa di San Fermo,
via Nizza. All’altezza di via Cappello costituita da due edifici sovrapposti.
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Le due chiese (superiore e inferiore) da una scalinata, ai lati della quale
vennero erette dai Benedettini tra l’XI si trovano i resti di due interessanti
e il XII secolo, sui resti di un sacello arche medievali, e caratterizzato da
paleocristiano costruito, secondo la una lunetta con la statua trecentesca
tradizione, sul luogo del martirio dei di san Francesco.
SS. Fermo e Rustico nel V secolo d.C. Sul fianco della chiesa, l’ingresso
Nel XIV secolo la chiesa superiore laterale è preceduto da un bel proti-
venne completamente rinnovata in ro quattrocentesco che protegge lo
forme gotiche dall’intervento dei splendido portale strombato in marmi
Francescani. policromi. Al centro del portale, ese-
La semplice facciata a capanna è guito nel 1363, è collocata la statua
divisa in due parti da una galleria di quattrocentesca di sant’Antonio di
archetti con colonnine binate: la par- Padova, mentre sul lato sinistro del
te inferiore, interamente in tufo, che protiro si trova un affresco del XVI
appartiene alla chiesa di fondazione secolo.
romanica, e la parte superiore, realiz- Si consiglia di osservare le splendide
zata in forme gotiche, caratterizzata absidi esterne, a lato delle quali si erge
dall’uso alternato del tufo e dei late- l’imponente campanile duecentesco,
rizi rossi e completata da una cornice caratterizzato dalle bellissime trifore
ad archetti pensili che corre sotto il della cella campanaria e completato
tetto e da tre pinnacoli. Ammiria- dalla grande guglia conica circondata
mo anche il bel portale, preceduto da pinnacoli.
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Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
A sinistra, piazza dei
Signori.
L’interno della chiesa superiore, scala conduce fino alla chiesa inferio-
a navata unica, conserva uno spet- re. Quest’ultima è a pianta basilicale,
tacolare soffitto ligneo a carena di suddivisa in tre navate da pilastri in
nave rovesciata, datato 1314. Degni pietra, e conserva le fondazioni della
d’attenzione sono l’abside, con il prima chiesa paleocristiana, risalente
tornacoro in marmi policromi rea- al V secolo d.C. Sui pilastri e sulle
lizzato nel XVI secolo e gli splendidi pareti laterali si ammirano affreschi
affreschi trecenteschi della volta, e il votivi databili dal XII al XIV secolo
transetto destro, nel quale si trova la e vari ornamenti benedettini.
cappella Alighieri, sede di sepoltura Ritorniamo indietro lungo via
dei discendenti di Dante. Leoni per un brevissimo tratto e svol-
Sulle pareti laterali si osservano tiamo a sinistra in via Leoncino. Pro-
importanti affreschi del XIV e del XV seguiamo sempre dritto e arriviamo
secolo, tra i quali spicca il frammento in piazza Brà, dove ci accoglie l’impo-
quattrocentesco raffigurante gli An- nente Anfiteatro romano conosciuto
geli musicanti. Le cappelle e gli altari in tutto il mondo come l’Arena.
conservano capolavori databili tra La scenografica piazza Brà assunse
il XV e il XVIII secolo. Tra le opere le dimensioni attuali nella prima metà
d’arte scultoree, risaltano il gruppo del ’500 quando l’architetto Michele
lapideo policromo raffigurante il Sanmicheli ne definì il perimetro e le
Compianto sul Cristo morto, della visuali prospettiche che permettono
seconda metà del ’300, e il pulpito del di ammirare al meglio l’Anfiteatro.
1396 in marmi policromi sormonta- Di forma ellittica, l’Anfiteatro roma-
to da una preziosa cuspide in legno no venne eretto nella prima metà del
dipinto. Ma l’opera più importante I secolo d.C. utilizzando blocchi rego-
è il mausoleo Brenzoni (1426-1439), lari di pietra bianca e rosa. In origine
capolavoro di scultura e pittura tar- era circondato da un anello esterno,
dogotica, costituito dal gruppo mar- del quale purtroppo resta solo un
moreo raffigurante la Resurrezione di breve tratto, mentre l’anello interno
Cristo, opera dello scultore fiorentino è pressoché intatto ed è costituito
Nanni di Bartolo, e dagli affreschi del da un doppio ordine di arcate. Dalla
Pisanello. platea centrale si innalza la cavea
Dal transetto destro della chiesa che era raggiungibile dagli spettatori
superiore, una scala scende a un attraverso molte aperture, alle quali
antico chiostro. Da qui si accede al si arrivava tramite un complesso si-
chiostro maggiore dell’ex convento stema di scalinate, gallerie, passaggi.
francescano, dal quale una seconda L’edificio, che in età romana po-
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Piazza Bra e l’Arena.
teva contenere fino a 30 mila spet-
tatori, conobbe una straordinaria
rinascita nel 1913, quando venne
inaugurato (con l’Aida di Giuseppe
Verdi) il più importante Festival lirico
all’aperto del mondo.
Su di un lato della piazza si susse-
guono bellissimi palazzi cinquecente-
schi che prospettano su un’estesa pa-
vimentazione lastricata in pietra rosa,
detta “Listòn”. Spiccano palazzo
Fracasso Gianfilippini, con in facciata
un affresco attribuito a Giovan Fran-
cesco Caroto, e palazzo Guastaverza,
progettato da Sanmicheli.
Tra il Listòn e l’Arena inizia via bianca coronate da merli ghibellini e
Mazzini, cuore dello shopping vero- affiancate da una torre, e poco oltre il
nese, sulla quale si affacciano presti- Teatro Filarmonico, opera del grande
giosi palazzi nobiliari e parti dell’an- architetto Francesco Galli Bibiena.
tico ghetto ebraico. Sul lato opposto L’edificio fu distrutto due volte: la
al Listòn, invece, si erge il neoclassico prima volta da un incendio nel 1749 e
palazzo Barbieri, oggi sede municipa- la seconda da un bombardamento nel
le, caratterizzato dalla scalinata e dal 1945, ma ogni volta venne ricostruito
pronao corinzio sormontato da un secondo i disegni originali.
frontespizio triangolare. Si consiglia di visitare il Museo
Poco distante si osserva un lunghis- lapidario maffeiano, uno dei musei
simo tratto delle mura medievali in pubblici più antichi d’Europa, nato
laterizi e tufo, fatte erigere da Can- dalle consistenti raccolte epigrafiche
grande I Della Scala ai primi del ’300 donate da Scipione Maffei (insigne
e ancora perfettamente conservate. storico e letterato veronese) e da lui
Alle mura è addossato il seicentesco stesso allestite.
palazzo della Gran Guardia, prece- Per completare degnamente la visita
duto da una lunga gradinata che sale di Verona, si consiglia a questo punto
verso un imponente e profondo porti- di vedere la Tomba di Giulietta, alla
cato. Sullo stesso lato della piazza, in- quale sono annessi importanti musei
fine, si innalzano i cosiddetti Portoni che meritano una deviazione prima di
della Brà, due enormi arcate in pietra lasciare la città.
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Quarta tappa
Da Castelnuovo a Verona
A metà di corso Porta Nuova, stata allestita una Pinacoteca nella
all’altezza di via Battisti, svoltiamo a quale si ammirano dipinti di grandi
sinistra proseguendo sempre diritto dimensioni che vanno dal ’500 al
lungo via SS. Trinità e poi lungo via ’700, mentre nei sotterranei del con-
dello Zappatore, al termine della vento sono state collocate decine e
quale si gira ancora a sinistra in via decine di anfore romane del I secolo
del Pontiere. d.C. Sempre nello stesso complesso,
Qui incontreremo la Tomba di infine, è stato recentemente aperto al
Giulietta, che si vuole riconoscere pubblico il giardino-lapidario, ricco di
nell’arca medievale che secondo la materiale lapideo epigrafico, architet-
leggenda popolare avrebbe accolto i tonico e scultoreo.
corpi di Romeo e Giulietta, collocata Torniamo in corso Porta Nuova e
ai primi del ’900 vicino al chiostro percorriamolo in tutta la sua lunghez-
di un antico convento francescano. za finché si arriva all’imponente Porta
Nello stesso complesso conventuale, Nuova, il monumentale ingresso
nel 1975 venne inaugurato anche il fortificato in pietra bianca, costruito
Museo degli affreschi “G.B. Caval- tra il 1535 e il 1540 su progetto di
caselle”, nel quale sono esposti molti Sanmicheli, che campeggia nel centro
affreschi strappati, provenienti da del piazzale omonimo. Oltrepassiamo
edifici veronesi di epoca medievale e quindi piazzale Porta Nuova e, pro-
rinascimentale. seguendo, arriveremo alla stazione
Nella chiesa di San Francesco è ferroviaria.
L’interno dell’Arena.
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