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JUGOSLAVIA SOCIALISTA

TITO pseudonimo di Josip Broz, dittatore della Jugoslavia.


Tito è stato l'architetto principale della seconda Jugoslavia, una federazione socialista durata
dal novembre del 1945 all'aprile del 1992.
Croato -Sloveno di nascita, Tito aderisce presto all'ideale comunista, frequentando molto
l'Unione Sovietica.
A partire dal 1911 è attivo nelle organizzazioni sindacali e politiche della socialdemocrazia
croata. Combatte la prima guerra mondiale come soldato nell’esercito austro-ungarico e nel
1915 cade prigioniero dei russi.
Tito,il dittatore autocratico, o il grande statista che ha affascinato politici del calibro di
Churchill e Kennedy, nell'immaginario comune Tito incarna tutti questi personaggi. Ma
quel che più conta è la capacità di Tito di influenzare gli eventi storici del Novecento. In
questo senso il giudizio su di lui non può prescindere dall'importanza dei risultati politici
ottenuti. E su tutti svetta, naturalmente, la creazione della Jugoslavia socialista e federale.
Nel novembre del 1945 viene redatta una nuova Costituzione, organizza una forza di polizia
segreta e il 29 novembre 1945,il re Pietro II di Jugoslavia viene deposto dall'Assemblea
Costituente Jugoslava .
La federazione jugoslava scomparirà con la dichiarazione d'indipendenza di Slovenia e
Croazia nel giugno del 1991, undici anni dopo la morte del suo fondatore.
Il regime politico di Tito in Jugoslavia aveva molte delle caratteristiche di una dittatura
In gran parte dunque la cosiddetta “seconda Jugoslavia” (per distinguerla da quella
monarchica costituita fra le due guerre) è il risultato degli sforzi e della volontà politica di
Tito, suo leader indiscusso fino alla morte.
In politica estera le scelte di Tito sono state ancora più originali e significative. Nel 1948, la
Jugoslavia è stata il primo paese del blocco socialista a cercare di svincolarsi dal dominio
sovietico e nell'intento di creare uno stato forte, Tito vuole restare indipendente dalle
volontà di Stalin nel Cominform, organizzazione dei partiti comunisti .
Grazie a una indiscussa abilità diplomatica, Tito è riuscito però a non sottostare al controllo
statunitense, mantenendo un sistema politico socialista e arrivando a capitanare una cordata
di paesi in via di sviluppo che, a partire dagli anni Sessanta, hanno preso il nome di Non
Allineati .Si è trattato senza dubbio di una brillante intuizione, che ha portato diversi Stati
importanti, ma ancora deboli dal punto di vista politico (tra cui India, Egitto, Indonesia) a
svincolarsi dal rigido sistema dei Blocchi contrapposti .
Il 7 aprile 1963, il paese cambia ufficialmente nome in Repubblica Socialista Federale di
Jugoslavia. Le riforme incoraggiarono l'impresa privata e diminuiscono le restrizioni alla
libertà di parola e di espressione religiosa.
Lo stesso anno Tito diviene attivo nel promuovere una risoluzione pacifica del conflitto
arabo-israeliano, senza successo . Il suo piano chiedeva agli Arabi di riconoscere lo Stato di
Israele in cambio della restituzione dei territori conquistati da Israele
Nel 1971 Tito viene rieletto presidente della Jugoslavia per la sesta volta.
La dittatura di Tito opera una vera e propria pulizia etnica contro gli italiani di Istria e
Dalmazia, Ungheresi, Rumeni, Slovacchi, tutte popolazioni poco persuase ad accettare
l'egemonia serba.
Muore a Lubiana, il 4 maggio 1980.

REPUBBLICA SOCIALISTA FEDERALE DI JUGOSLAVIA

La Jugoslavia non fece parte del Patto di Varsavia e attuò una forma particolare di
socialismo fondato sull'autogestione dei lavoratori.
La Repubblica venne per la prima volta proclamata il 29 novembre 1943 come risultato
della seconda riunione dell'AVNOJ, Consiglio Antifascista di Liberazione Popolare della
Jugoslavia, tenutasi a Jajce in Bosnia-Erzegovina, in piena seconda guerra mondiale. Le
pressioni degli Alleati portarono nel 1944 all'accordo Tito-Šubašić con le autorità in esilio
del vecchio Regno di Jugoslavia, sulla base del quale ogni decisione sulla forma di Stato
venne sospesa coniando il nome transitorio e neutro di Jugoslavia Democratica Federale
(DFJ) col quale le autorità dell'AVNOJ si insediarono nella Belgrado appena liberata dai
partigiani dell'Esercito Popolare di Liberazione insieme alle truppe dell'Armata Rossa.
Appena terminata la guerra nel 1945, vennero indette elezioni influenzate dall'effettivo
potere comunista sul paese, in seguito alle quali l'Assemblea costituente proclamò
formalmente la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia (FNRJ), mentre fu nel
1963 che si arrivò al nome definitivo Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia
(SFRJ), in corrispondenza della nuova Costituzione in senso presidenzialista ed
esplicitamente socialista.
Il suo primo Capo di Stato fu Ivan Ribar mentre il Maresciallo Tito divenne Primo Ministro.
Nel 1953 Tito venne eletto presidente, carica che divenne a vita con la nuova Costituzione
del 1974. Tito morì il 4 maggio del 1980 e "capo di Stato collettivo" diventò la Presidenza
della RSFJ composta da un rappresentante di ogni Repubblica e Provincia Autonoma (otto
membri). Con la morte di Tito iniziarono a riemergere i nazionalismi, che erano stati
precedentemente tenuti a bada mediante una rigorosa politica di equilibrio fra i poteri
attribuiti ai popoli di Jugoslavia nonché con la repressione. Dopo che quattro delle sei
Repubbliche Socialiste dichiararono l'indipendenza tra il 1991 e il 1992, la Federazione si
dissolse. Il 27 aprile 1992 nacque la Repubblica Federale di Jugoslavia, formata dalle due
restanti repubbliche della Serbia e del Montenegro; a causa dell'opposizione delle altre
repubbliche ex-jugoslave nonché delle Nazioni Unite a riconoscere lo stato come successore
della precedente Jugoslavia, nel 2003 il paese cambiò nome in Unione Statale di Serbia e
Montenegro. Nel 2006 infine il Montenegro, dopo regolare referendum, proclamò la
propria indipendenza e mise fine alla comunione con la Serbia. Nel 2008 il Kosovo, già una
provincia autonoma della Serbia, proclamò unilateralmente la sua indipendenza, sul cui
riconoscimento vi è tuttora dissenso internazionale.
L'ultimo Primo Ministro (il Presidente del Consiglio esecutivo federale) della RSFJ fu Ante
Marković, di nazionalità croata come il Presidente della Presidenza Stjepe Mesić, che
rimase in carica fino al dicembre 1991, giusto in tempo per vedere lo Stato jugoslavo
dissolversi, nonostante egli avesse cercato di attuare, invano, una politica che frenasse le
secessioni.
EVENTI PIU’ RILEVANTI

1946: prima costituzione.


1950: legge sull'autogestione.
1953: emendamenti costituzionali ("Legge costituzionale sui principi
dell'ordinamento sociopolitico della RFPJ e sugli organi di governo federali").
1963: nuova costituzione.
1968: primi moti nel Kosovo e rivendicava la concessione di maggiori poteri e
autonomia dal governo di Belgrado, non considerando sufficienti gli statuti concessi
nel 1963.
1971: "primavera croata", che si lega ai movimenti studenteschi del 1968 ma con
caratteri più nazionalistici; emendamenti costituzionali maggiori.
1974: nuova costituzione, si rafforza il federalismo, potenziati e allargati i diritti
degli Albanesi in Kosovo.
1980: il 4 maggio muore Tito.
1986: memorandum dell'accademia delle scienze di Belgrado secondo il quale ogni
territorio della Jugoslavia ove fossero presenti dei serbi doveva essere considerato
Serbia. Tale documento fu un punto cardine del nazionalismo serbo che avrebbe
spinto le altre repubbliche a sciogliersi dallo stato jugoslavo.
1989: soppressione da parte del presidente serbo Milosević dell'autonomia conferita
da Tito a Kosovo e [Link] delle delegazioni slovene (Lega dei Comunisti
della Slovenia) e croate (Lega dei Comunisti di Croazia) dal XIV° Congresso
(straordinario) della Lega dei Comunisti di Jugoslavia in seguito alla politica
aggressiva condotta da Milosević e morte del partito unico.
1989: formazione del governo federale Marković; moti e scioperi in Kosovo;
formazione in Croazia dell'Unione Democratica Croata, guidata da Franjo
Tuđman anche se di fatto il pluripartitismo era ancora vietato.
1991: moti nazionalisti serbi a Belgrado che spingono l'esercito federale a scendere
per le strade della capitale.

Le guerre jugoslave sono state una serie di conflitti armati, inquadrabili tra
una guerra civile e conflitti secessionisti, che hanno coinvolto diversi territori
appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, una decina di
anni dopo la morte di Tito, tra il 1991 e il 2001, causandone la dissoluzione.
Diverse le motivazioni che sono alla base di questi conflitti. La più importante
è il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche fra la fine degli anni
ottanta e l'inizio degli anni novanta (in particolare in Serbia, Croazia e
Kosovo, ma in misura minore anche in Slovenia e nelle altre regioni della
Federazione), con una propaggine finale nel XXI secolo del conflitto nella
Repubblica di Macedonia del 2001.

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