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[Antonio De Rito]

Una prospettiva motivazionale per il Giorno del Ricordo

si pu affrontarlo con ironia

o accettarne la cruda realt.


In copertina:
Una vignetta di Vauro sul revisionismo;
Bambini prigionieri nel campo di Arbe (lager italiano) in Dalmazia.

Indice:

Un ricordo a due dimensioni.

I presupposti storici delle Foibe

Il dopoguerra e il fascismo di confine

La politica di italianizzazione fascista

Il fronte jugoslavo

Estratti dalla cirolare C

Dopo l8 settembre 1943

Il giorno del Ricordo

Campi di concentramento italiani in Jugoslavia

Campi fascisti per slavi in Italia

Appendice: le responsabilit del fascismo di Giacomo Scotti, Febbraio 2009


Un ricordo a due dimensioni. [indice]

Credo che un ricordo, per essere tale debba essere pluridimensionale Troppe volte la nostra
coscienza ricorda solo ci che interessa, mentre quanto ci vede negativamente coinvolti viene
rimosso dallo stesso ricordo. La commemorazione delle Foibe, il ripensare le Foibe, non pu
omettere tutto ci che ha condotto alle Foibe; una respnsabilit che non pu essere liquidata
come del solo fascismo, ma che collettiva, che dellintero popolo italiano.

Onorare la memoria di quanti, innocenti, sono stati vittime della violenza politica, della pulizia
etcnica, dellintolleranza razziale, del pregiudizio, ma anche della paura, degli interessi di parte,
delle venedtte trasversali, non pu che basarsi sulla piena responsabilizzazione di chi ha dato il
via alla spirale di odio e di rancori, di disprezzo dellumanit, soprattutto quando queste azioni
sono testimoniate e documentate.

Noi italiani in Jugoslavia abbiamo scientemente, coscientemente, documentariamente


applicato la massima tacitiana dei conquistatori: Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.
Il giorno del Ricordo deve iniziare da questo racconto. Dalla presa datto delle proprie
responsabilit. La campagna di Jugoslavia dellAsse fun guerra lampo: tra il 6 ed il 17 aprile
1941; da far impallidire la prima guerra del golfo. 588 caduti tedeschi, quasi nessun italiano,
345.000 prigionieri slavi. Ed allora, chiediamoci, in quale guerra la Jugoslavia perse 1.800.000
vite ? Le perse in tutto ci che accadde dopo Negli anni che precedettero le foibe, tra il il 1941
e l8 settembre del 1843.

Non una questione di proporzioni, il grande ed il piccolo; unanalogia dellorrore. E un a


questione di motivazioni: da un lato due grandi potenze, uomini e mezzi a profusione, due ideologie
del terrore, due dichiarati razzismi, due campagne di stariminio pianificate. Dallaltro un popolo
disgregato, che si stringe attorno allunica ideologia panslava, che in questa ritrova identit e che
combatte per liberare la propria terra. Un popolo aggredito senza motivo sviluppa unodio viscerale,
radicale e, a torto, matura un desiderio di vendetta.

E di nuovo a pagare non saranno i responsabili di tutto questo, i gerarchi fascisti, gli alti comandi
dellOKW o del Regio Esercito, ma le persone qualunque che avranno la sfortuna di trovarsi sulla strada
di un esercito vincitore.

Come italiani dobbiamo avere il coraggio e lonets intellettuale di dare pi dimensioni al nostro ricordo,
se la trave che abbiamo nel nostro occhio ci consente di farlo; altrimenti non saremo mai un grande
popolo, capace di assumersi le proprie responsabilit, ma leterna italietta, che anche davanti
allevidenza dei fatti ripete: s ma

9 Febbraio 2012 Antonio De Rito


Presupposti storici delle Foibe [indice]

Nel 1915 l'Italia entr nella Grande Guerra a fianco della Triplice Intesa, in base ai termini del
Patto di Londra, che le assicuravano il possesso dell'intera Venezia Giulia e della Dalmazia
settentrionale - incluse molte isole. La citt di Fiume, invece, veniva espressamente assegnata
quale principale sbocco marittimo di un eventuale futuro stato croato o del Regno d'Ungheria,
se la Croazia avesse continuato ad essere un banato dello stato magiaro o della Duplice
Monarchia.

Al termine della guerra, il regio esercito occup i territori previsti dal trattato, cosa che provoc
le reazioni opposte delle diverse etnie, con gli italiani che acclamarono alla "redenzione" delle
loro terre, e gli slavi che guardavano con ostilit e preoccupazione i nuovi arrivati. La
contrapposizione nazionale sub un nuovo e forte inasprimento. Successivamente, la definizione
dei confini fra l'Italia e il nuovo stato Jugoslavo, fu oggetto di una lunga ed aspra contesa
diplomatica, che trasform il contrasto nazionale in una contrapposizione fra stati sovrani, che
coinvolse vasti strati dell'opinione pubblica esasperandone ulteriormente i sentimenti. Forti
tensioni suscit in particolare la questione di Fiume, che fu rivendicata all'Italia sulla base dello
stesso principio di autodeterminazione che aveva fatto assegnare al regno jugoslavo le terre
dalmate, gi promesse all'Italia. La questione dei confini fu infine risolta coi trattati di Saint
Germain e di Rapallo. L'Italia ottenne solo parte di ci che le era stato promesso a Londra: in
base alla dottrina Wilson, le fu infatti negata la Dalmazia (dove ottenne solo la citt di Zara e
alcune isole).
Cartina della Dalmazia e della Venezia Giulia coi confini previsti dal Trattato di Londra e quelli
invece effettivamente ottenuti dall'Italia

Col trattato di Rapallo Fiume venne eretta a stato libero, per poi essere annessa all'Italia nel
1924 (con l'esclusione di Sussak/Porto Barros).

I territori annessi erano abitati da circa 480.000 slavi (sloveni e croati).

Il dopoguerra e il "fascismo di confine" [indice]

Nel 1919-20 (il "biennio rosso"), l'Italia fu attraversata da un'ondata di tensioni sociali, che
coinvolsero anche la Venezia Giulia, dove scoppiarono proteste e agitazioni. Questa tensioni,
sommate alle preesistenti tensioni nazionali e allo spandersi del mito della "vittoria mutilata",
furono fertile terreno per lo sviluppo, in regione, del movimento fascista, che qui assunse
particolari connotati (il "fascismo di confine").

Varie furono le azioni violente compiute dagli squadristi fascisti , spesso con il tacito appoggio
delle autorit, che li sfruttarono per sedare i disordini: i fascisti si presentarono infatti come i
tutori dell'italianit e del mantentimento dell'ordine nazionale e sociale della Venezia Giulia. Il
fascismo fu considerato risolutivo da parte di chi temeva la crescita del movimento socialista e
di chi voleva risolvere drasticamente il "problema slavo".
Fra gli episodi violenti, il pi noto fu l'incendio del Narodni dom ("Casa nazionale slovena") di
Trieste compiuto da squadristi nel corso di una manifestazione antijugoslava. Tale incidente
assunse a posteriori un forte significato simbolico, venendo ricordato come l'inizio
dell'oppressione italiana contro gli slavi.

La politica di italianizzazione fascista [indice]

Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che d
lo zuccherino, ma quella del bastone. [...] I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso
e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani
(Benito Mussolini, discorso tenuto a Pola il 24 settembre 1920)

La situazione degli slavi si deterior con l'avvento al potere del fascismo, nel 1922. Fu
gradualmente introdotta in tutta Italia una politica di assimilazione delle minoranze etniche e
nazionali, che comport l'italianizzazione di nomi e toponimi, la chiusura delle scuole slovene e
croate, il divieto dell'uso della lingua straniera in pubblico, ecc.
La politica di "bonifica etnica" avviata dal fascismo stata particolarmente pesante, in quanto
l'intolleranza nazionale, talora venata di vero e proprio razzismo, stata affiancata e coadiuvata
dalle misure repressive tipiche di un regime totalitario.

L'azione del governo fascista annull l'autonomia culturale e linguistica di cui le popolazioni
slave avevano ampiamente goduto durante la dominazione asburgica e esasper i sentimenti di
inimicizia nei confronti dell'Italia.

Le societ segrete irredentiste slave, preesistenti allo scoppio della Grande Guerra, si fusero in
gruppi pi grandi, a carattere nazionalista e comunista, come la Borba e il TIGR, che si resero
responsabili di numerosi attacchi a militari, civili e infrastrutture italiane. Alcuni elementi di
queste societ segrete furono catturati dalla polizia italiana e condannati a morte dal tribunale
speciale per terrorismo dinamitardo.

Nello scenario jugoslavo la lotta si inaspr in quanto venne combattuta una guerra dove il
tentativo di pulizia etnica operato dagli italiani (vedasi Del Boca in particolare con riferimento
alla provincia di Lubiana), si intrecciava con la guerra di liberazione contro l'occupante, e una
vera e propria guerra civile tra le varie etnie slave e le varie ideologie in esse presenti (tra le
quali prevalse quella comunista delle formazioni di Tito).
Il fronte jugoslavo [indice]
(divisione della Jugoslavia dopo laprile 1941)

La resa dell'esercito jugoslavo non ferm i combattimenti ed in tutto il paese crebbe un'intensa
attivit di resistenza che prosegu fino al termine della guerra e che vide da un lato la
contrapposizione tra eserciti invasori e collaborazionisti e dall'altro la lotta fra le diverse fazioni
etniche e politiche. Durante tutta la durata del conflitto vennero perpetrate da tutte le parti in
causa numerosi crimini di guerra.

Nello Stato Indipendente di Croazia, il regime ustascia scaten una feroce pulizia etnica nei
confronti dei serbi, nonch di zingari ed ebrei, simboleggiata dall'istituzione del campo di
concentramento di Jasenovac, e contro il regime e gli occupanti presero le armi i partigiani di
Tito, plurietnici e comunisti, ed i cetnici, monarchici ed a prevalenza serba, i quali perpetrarono
a loro volta crimini contro la popolazione civile croata che appoggiava il regime ustascia e si
combatterono reciprocamente.

Durante l'occupazione della Jugoslavia, l'esercito italiano (insieme ai suoi alleati) oper una
vasta repressione contro i movimenti di resistenza jugoslava, macchiandosi di ripetuti crimini
di guerra.

La novit rispetto agli altri crimini di guerra commessi dalle forze italiane nel corso della storia
sta nel fatto che nei Balcani non vi furono i battaglioni "indigeni" come in Africa a svolgere il
"lavoro sporco", ma questo fu fatto direttamente e solo dagli italiani. L'automonia operativa
lasciata ai comandanti fece s che alcuni reparti conquistassero un triste primato.
Mario Roatta

In questo senso la "Circolare 3 C" emanata il 1 marzo 1942 dal generale Mario Roatta, un
memorandum che inasprisce la lotta controguerriglia modificando l'atteggiamento italiano da
difensivo ad aggressivo e al quale si sono attenuti i diversi comandi, un documento ufficiale e
una inoppugnabile prova contro il Regio Esercito (vi si afferma tra l'altro che eccessi di reazione
non verranno tendenzialmente puniti).
Estratti dalla cirolare C [indice]

PUNTO I : L'ARMATA E' IN GUERRA GUERREGGIATA.

- Essa non lotta contro le bande locali ed indipendenti, ma contro un avversario che mira a
costituire un "fronte unico", a sostituzione di quell'esercito jugoslavo che l'Armata, in aprile
1941, ha gloriosamente messo fuori causa.

- La guerra che si conduce in Balcania la stessa che si combatte in Russia, nell'Africa


Settentrionale, ecc.
- Questo importa:
- mentalit di guerra;
- ripudio delle qualit negative compendiate nella frase "bono italiano";
- "grinta dura".
PUNTO VI : ALLE OFFESE DELL'AVVERSARIO SI DEVE REAGIRE PRONTAMENTE E NELLA
FORMA PIU' DECISA E MASSICCIA POSSIBILE

- Il trattamento da fare ai partigiani non deve essere sintetizzato dalla formula: "dente per
dente" ma bens da quella "testa per dente".
- La prontezza e la potenza della reazione suppongono:
- in primo luogo del "ginger";
- in secondo luogo: una organizzazione, permanente e contingente, propria allo scopo
(elementi mobi1i, di pronto impiego).
- Reazioni non organizzate, condotte "tanto per fare", con forze e mezzi inadeguat, e che
ottengono scopo contrario a quello prefisso, sono da scartare.

CAPITOLO II

MISURE PRECAUZIONALI NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE

15 - Quando necessario agli effetti del mantenimento dell'O.P. e delle operazioni, i Comandi di
G.U. possono provvedere:
a) - ad internare, a titolo protettivo, precauzionale o repressivo, famiglie, categorie di individui
della citt o campagna, e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali;
b) - a fermare ostaggi tratti ordinariamente dalla parte sospetta della popolazione, e, - se
giudicato opportuno - anche dal suo complesso, compresi i ceti pi elevati;
c) - a considerare corresponsabili dei sabotaggi, in genere, gli abitanti di case prossime al luogo
in cui essi vengono compiuti.
16 - Gli ostaggi di cui in b) possono essere chiamati a rispondere, colla loro vta, di aggressioni
proditorie a militari e funzionari italiani, nella localit da cui sono tratti, nel caso che non
vengono identificati - entro ragionevole lasso di tempo, volta a volta fissato - i colpevoli.
- Gli abitanti di cui in c), qualora non siano identificati - come detto sopra - i sabotatori,
possono essere internati a titolo repressivo; in questo caso il loro bestiame viene confiscato e le
loro case vengono distrutte.
Non va dunque taciuto che il Regio Esercito di quell'Italia Imperialista, ebbe una condotta
disdicevole simile a quella degli eserciti occupanti di ogni nazione (comprese quelle pi
democratiche), attuando una politica repressiva ed efferata tipica delle zone occupate
militarmente in un paese nemico che si ribella all'occupazione e dove si sviluppa una guerriglia
partigiana variamente appoggiata dalla popolazione civile.

TRUPPE CROATE

137 - Le truppe croate alle dipendenze dei comandi di G.U. e di quelli in sottordine,
comprendono:
- reparti dell'esercito ("domobrani");
- della milizia "ustascia" attiva;
- della milizia ustascia "pripemna";
- di gendarmeria.
138 - I reparti suddetti dislocati nei nostri presidi, o nelle zone ad essi legati dal punto di vista
operativo, sono alla completa e permanente dipendenza d'impiego dei nostri comandi, i quali
rispondono della loro collocazione, e del loro impiego (in: presidi - riserve mobili - P.F. - difesa
costiera - polizia ecc.).

I APPENDICE ALLA CIRCOLARE N. 3 C


(con riferimento al capitolo V della parte terza - da inserire nella circolare a seguito della pagina
63)
TRATTAMENTO DA USARE VERSO LE POPOLAZIONI
I - Persone
.
2. I maschi validi, di qualsiasi et, e le donne, non compresi nelle suddette categorie, ma trovati
in zona dove si e svolto o si svolge il combattimento, e non abitanti nella zona stessa (fatto che
lascia presumere che siano al seguito delle formazioni ribelli), saranno arrestati per indagini e
successivo deferimento ai tribunali, od internamento.
Lo stesso avverr per gli imputati e sospetti di favoreggiamento ai ribelli, siano essi abitanti, o
meno, della zona di cui trattasi.

3. Oltre che nei casi previsti nel capitolo secondo della parte I^ si potranno, durante operazioni
in corso sgomberare ed internare civili, singolarmente, per famiglia, gruppi, o per interi villaggi,
quando le circostanze o disposizioni contingenti lo impongano.

Per quanto riguarda le accuse di pulizia etcnica dellintellighenzia italiana nelle Foibe, giusto
ricordare un altro documento del generale Roatta:

P.M.10, 1 maggio 1942-XX


N. I/6700/S di prot.
Oggetto: Relazione sulla Slovenia Italiana (mese di aprile).
ALLO STATO MAGGIORE GENERALE POSTA MILITARE 9
IV) PROBLEMI CHE MERITANO PARTICOLARE ATTENZIONE
Per normalizzare la situazione sarebbe consigliabile:
-a) l'allontanamento o la riduzione dei funzionari sloveni nei pubblici uffici;
-b) l'internamento di tutti i disoccupati e degli studenti per farne unit di lavoratori.
Le operazioni compiute e quelle che giornalmente si eseguono come pure il bando sulle
rappresaglie eliminano molte cause i delitti o di attivit contrarie al nostro prestigio e ai nostri
interessi, ma l'internamento di tutti coloro che possono ingrossare le file dei ribelli, sarebbe
compiere un atto necessario al miglioramento dell'ordine pubblico nella Slovenia.
Da questo provvedimento scaturirebbe automaticamente la normalizzazione della regione e
si renderebbero impossibili quei perturbamenti che gi si verificano da qualche tempo nelle
provincie italiane di frontiera dove recentemente bande armate si sono costituite per svolgere
attivit ribelle.

NOTIZIARIO POLITICO-MILITARE
n. 55
P.M.10, 4 maggio 1942-XX
SLOVENIA ITALIANA

Per mettere maggior freno all'attivit criminosa dei partigiani il 24 aprile u.s. stato emanato
un bando che d facolt alle autorit di esercitare rappresaglie sugli ostaggi ogni volta che si
verificano delitti di cui non siano arrestati i colpevoli.

Nella Provincia di Lubiana, fallito il tentativo di instaurare un regime di occupazione morbido,


emerse presto un movimento resistenziale: la conseguente repressione italiana fu dura ed in
molti casi furono commessi crimini di guerra con devastazioni di villaggi e rappresaglie contro la
popolazione civile. A scopo repressivo, numerosi civili sloveni furono deportati nei campi di
concentramento di Arbe e di Gonars.

Nei territori annessi, costituenti il Governatorato della Dalmazia, fu avviata una politica di
italianizzazione forzata del territorio e della popolazione. In tutta la Dalmazia, sia italiana che
croata, si innesc dalla fine del 1941 una crudele guerriglia, che raggiunse livelli di massacro
dopo l'estate 1942

.
(Vista del campo di concentramento di Arbe)

A causa dell'annessione della Dalmazia costiera al Regno d'Italia, cominciarono inoltre a


crescere le tensioni tra il regime ustascia e le forze d'occupazione italiane; venne perci a
formarsi, a partire dal 1942, un'alleanza tattica tra le forze italiane ed i vari gruppi cetnici: gli
italiani incorporarono i cetnici nella Milizia volontaria anticomunista (MVAC) per combattere la
resistenza titoista, provocando fortissime tensioni con il regime ustascia.

Dopo l8 settembre 1943 [indice]

Numero Vittime

Secondo le stime pi attendibili, le vittime del periodo settembre-ottobre 1943 nella Venezia
Giulia, si aggirano sulle 400-600 persone.

La Repubblica di Sal

A seguito dell'armistizio di Cassibile i tedeschi lanciarono l'Operazione Nubifragio, con


l'obbiettivo di assumere il controllo della Venezia Giulia, della provincia di Lubiana e dell'Istria.

L'offensiva ebbe inizio nella notte del 2 ottobre 1943 e port all'annientamento della resistenza
opposta da parte di nuclei partigiani, che furono decimati, catturati, costretti alla fuga o
dispersi. I partigiani cercarono di ostacolare i tedeschi con imboscate, colpi di mano e agguati:
questi reagirono colpendo la popolazione civile, anche di etnia italiana, con fucilazioni
indiscriminate, violenze, incendi di villaggi e saccheggi.

L'Operazione Nubifragio (Operazione Wolkenbruch), fu un'offensiva lanciata dai tedeschi per


assumere il controllo della Venezia Giulia, della provincia di Lubiana e dell'Istria, che erano state
occupate dai partigiani jugoslavi, dopo l'armistizio di Cassibile.

L'offensiva ebbe inizio nella notte del 2 ottobre 1943, sotto il comando del generale delle SS
Paul Hausser. Furono impiegate due divisioni delle SS, tristemente famose: la SS-Division
"Leibstandarte SS Adolf Hitler" e la 7. SS-Gebirgsdivision "Prinz Eugen" (reduce dalla Dalmazia) e
altre unita, oltre che ridotte unit fasciste repubblichine (da poco ricostituite). I nazifascisti
penetrarono nell'Istria con tre colonne, precedute da forti bombardamenti aerei, raggiungendo
in pochi giorni tutte le principali localit. I reparti partigiani furono annientati e costretti alla
fuga verso l'interno.

Il sistematico rastrellamento dell'Istria and avanti per tutto il mese di ottobre; furono colpiti
con brutalit non solo il movimento partigiano, ma soprattutto civili innocenti, sia italiani che
slavi. Le vittime furono circa 2.500.
Uno dei momenti pi significativi sul territorio italiano fu la battaglia di Gorizia combattuta fra i
giorni 11 e 26 settembre 1943 tra l'esercito tedesco e la Brigata Proletaria, un raggruppamento
partigiano forte di circa 1500 uomini, costituito in massima parte da operai dei Cantieri Riuniti
dell'Adriatico di Monfalcone rafforzato da un consistente gruppo di partigiani sloveni.

L'Operazione Nubifragio si concluse il 9 ottobre con la conquista di Rovigno.

Dal 1943 al 1945 si susseguirono le repressioni nazifasciste che portarono la provincia di Gorizia
ad essere la prima in Italia per numero di morti nei campi di sterminio nazisti, mentre quarta fu
Fiume.
In questo contesto si trovano le foibe. Il compito di ispezionare le foibe fu affidato al
maresciallo dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich di Pola, che condusse le indagini da ottobre a
dicembre del 1943 in Istria.

La propaganda fascista

La propaganda fascista diede ampio risalto a questi ritrovamenti, che suscitarono una forte
impressione. Fu allora che il termine "foibe" cominci ad essere associato agli eccidi, fino a
diventarne sinonimo (anche quando compiuti in maniera diversa). Paradossalmente, l'enfasi
data ai ritrovamenti da parte della Repubblica di Sal aliment da un lato il clima di terrore
che favor il successivo esodo, dall'altro lato la reazione negazionista con cui le sinistre
respinsero per molto tempo la fondatezza di un crimine denunciato per la prima volta dal
nemico fascista.

Dalmazia 1944

Ulteriori eccidi si ebbero nel corso dell'occupazione delle citt dalmate dove risiedevano
comunit italiane.

Terribile fu la sorte di Zara, ridotta in rovine dai bombardamenti alleati, che causarono la morte
e la fuga della maggior parte dei suoi abitanti. La citt fu infine occupata dagli Jugoslavi il 1
novembre 1944: si stima che il totale delle persone soppresse dai partigiani in pochi mesi sia di
circa 180.

Primavera 1945

Nella primavera del 1945 la IV Armata jugoslava, punt verso Fiume, l'Istria e Trieste.
L'obiettivo era di occupare la Venezia Giulia prima dell'arrivo degli alleati, trascurando
l'occupazione delle due capitali (Zagabria e Lubiana), che vennero lasciate in mano germanica,
in quanto la loro successiva assegnazione alla Jugoslavia non era minimamente in discussione. Il
20 aprile 1945 le formazioni partigiane raggiunsero i confini della Venezia Giulia. Tra il 30 aprile
ed il 1 maggio le formazioni del IX Korpus sloveno occuparono l'Istria, Trieste e Gorizia
(Porzus).
A partire dal maggio del 1945, quindi, massacri si verificarono in tutta la Venezia Giulia (Trieste,
Gorizia, Istria e Fiume). A Gorizia e Trieste (occupate dal 1 maggio), i massacri cessarono con
l'arrivo degli alleati il 12 giugno: si riscontr l'uccisione di diverse migliaia di persone, molte
delle quali gettate vive nelle foibe.
Successivamente viene attuata una campagna di pulizia etnica e soppressione dellintellighenzia
italiana e anticomunista.

Nonostante i numeri varino a seconda dei tempi e dei regimi politici ipotizzando fino a 30.000
vittime (anche per la secretazione della documentazione da parte dello stesso PCI), gli studi
effettuati recentemente valutano il numero totale delle vittime (comprensive quindi di quelle
morte durante la prigionia o la deportazione) come compreso tra poco meno di 5.000 e 11.000.
Di questi solo alcune centinaia furono gli "infoibati" veri e propri, ma nell'uso comune anche
gli uccisi in altre circostanze legate all'avanzata delle forze jugoslave lungo il confine orientale
italiano vengono comunque considerati vittime o martiri "delle foibe".

Il giorno del Ricordo [indice]

Con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004 si istituito nella giornata del 10 febbraio di ogni anno il
"Giorno del ricordo", in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Ma
celebrare questo giorno, non solo vuo dire avere il coraggio di assumersi le resonsabilit proprie
ma, soprattutto, avere il coraggio di evitare attentamente ogni pretesa di vittimismo; la scorsa
settimana cera Il giorno della memoria (Il 27 gennaio, anniversario della liberazione da parte
dei soldati sovietici dell'Armata Rossa dei reclusi sopravvissuti del campo di concentramento e
sterminio di Auschwitz, viene commemorato nel mondo come Giorno della Memoria, in cui
ricordare la Shoah): 6 milioni di ebrei, uccisi non perch avevano fatto o potevano fare
qualcosa ma, semplicemente, perch erano ebrei. Sostituire il fuoco dellomicio, con un
fuocherello del qual tra laltro si stati i corresponsabili (tanto che le prime Froibe sono da
molti studiosi attribuite in funzione anticomunista al gerarca fascista Giuseppe Cobolli Gigli),
signiifica tentare di cancellare lorrore da noi generato per passare dalla parte degli oppressi.
Questo revisionismo della pi bellacqua.

Gli ebrei italiani uccisi furono 44.000, uccisi dagli stessi italiani; in Jugoslavia, con la
collaborazione delle forze italiane furono uccisi:

Nello stato ustascia della Croazia, tra 330.000 e 700.000 persone (United States Holocaust
Memorial Museum). Il memoriale di Jasenovac elenca i nomi di 75.159 uccisi in questo solo
campo di concentramento.
Durante i quattro anni di occupazione, le forze dell'Asse commisero numerosi crimini di guerra
contro la popolazione civile in Vojvodina, dove uccisero circa 50.000 persone e circa 280.000
furono arrestate, torturate o internate; per lom pi Serbi (il nucleo dellesercito di Tito).
Il numero totale delle vittime della guerra in Jugoslavia compreso tra 947.000 e 1,8 milioni,
secondo le stime di diversi storici; nella stragande maggioranza erano civili e/o civili legati a
partigiani che lottavano per la loro terra.

Situazione in Kosovo [occupato dallItalia]

Durante la seconda guerra mondiale, gli Italiani annessero il Kosovo al Regno albanese.
L'inclusione del Kosovo in un'entit geo-politica albanese fu seguita da ampie persecuzione di
non-albanesi (per lo pi serbi) dai fascisti albanesi. La maggior parte dei crimini di guerra sono
stati perpetrati dalle SS Skenderbeg Division e dalla Kombtar Balli. Dai 10.000 ai 30.000 serbi
sono stati uccisi.

Campi di concentramento italiani in Jugoslavia [indice]

Arbe (Dalmazia), lager, Colonnello dei Carabinieri Vincenzo Cuiuli


Ad Arbe, per esempio, erano imprigionati sloveni, croati ed ebrei. Stavano in tende all' interno
di quattro campi distinti, pi un cimitero, dove i tanti che morivano per la fame o il freddo,
venivano seppelliti alla bell' e meglio. Creato nel luglio del '42, il lager arriv a contenere sino a
10 mila internati sino allo smantellamento nel settembre del '43. E l'inverno fu letale per quasi
un quinto di loro: almeno 1200 morirono, stando ai calcoli di Bozidar Jezernik, storico e preside
di lettere all' universit di Lubjana
Fiume, caserma Diaz,
Mamula (a Cattaro in Dalmazia), lager, Colonnello P. Pasquini, Col. P. Rivaria, Col. G. Prolaran
Malda (Zara) lager, Commissario Leonardo Fantoli, Carlo Sommer
Zlarino (Zara), lager, Comandante della 173 Sezione Regi Carabinieri della Divisione "Eugenio di
Savoia", in seguito il Tenente Colonnello Umberto Ransava.
Molat (Zara), lager, Commissario Leonardo Fantoli, Carlo Sommer.

Campi fascisti per slavi in Italia [indice]

Fertilia Alghero, Sardegna Lager per slavi dell'internamento civile parallelo Civili,
per lo pi croati 300 Ministero dell'Interno Arma dei Carabinieri Gennaio 1943
- agosto 1943
Renicci (Anghiari)[8][9] Arezzo, Toscana Lager Civili dai 12 ai 70 anni, per la mggior
parte civili jugoslavi 3950* Ministero dell'Interno Colonnello Giuseppe Pistone,
Colonnello Firenzuola, Maggiore Rossi 7 ottobre 1942 - aprile 1945
Chiesanuova Padova, Veneto Lager per slavi dell'internamento civile parallelo Civili
jugoslavi, soprattutto croati 3500* Ministero dell'Interno Colonnello Dante Caporali
15 agosto 1942 - 1 luglio 1943
Monigo[10] Treviso, Veneto Lager per slavi dell'internamento civile parallelo Civili
jugoslavi 3464* Ministero dell'Interno Tenente Colonnello dei Carabinieri Alfredo
Anceschi aiutato dal Capitano Eliseo Signorini 2 luglio 1942 - 8 settembre 1943
Gonars[11] Udine, Friuli-Venezia Giulia Lager per slavi dell'internamento civile parallelo
Civili jugoslavi 6500* Ministero dell'Interno Tenente Colonnello Eugenio
Vicedomini, Cesare Marioni, Ignazio Fragapane, Gustavo De Dominicis, Arturo Macchi
Ottobre 1941 - 19 ottobre 1943
Cighino Gorizia, Friuli-Venezia Giulia Lager per slavi dell'internamento civile parallelo
Civili rastrellati nella provincia di Lubiana 600 Ministero dell'Interno
Colonnello Francesco De Caroli 6 marzo 1942 - aprile 1942
Visco[12] Udine, Friuli-Venezia Giulia Lager per slavi dell'internamento civile parallelo
Civili jugoslavi 3272* Ministero dell'Interno Tenente Colonnello dei carabinieri
Salvatore Bonofiglio Gennaio 1943 - 11 settembre 1943
Poggio Terzarmata Gorizia, Friuli-Venezia Giulia Lager per slavi dell'internamento civile
parallelo Civili jugoslavi e italiani n\a Ministero dell'Interno, Prefettura di Gorizia,
Ispettorato Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia n\a Settembre 1942 - 9
settembre 1943
Tremiti Foggia, Puglia Lager Ebrei, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma anche
pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit
antinazionale"), omosessuali 1300 Ministero dell'Interno Coviello Settembre
1940 - estate 1943
Manfredonia[13] Foggia, Puglia Lager Civili, "italiani pericolosi" (oppositori politici ma
anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di
"attivit antinazionale"), rastrellati, ebrei, apolidi 228 Ministero dell'Interno
funzionario di pubblica sicurezza Guido Celentano, quindi Rosario Stabile 16 giugno
1940 - 9 settembre 1943
Pisticci Matera, Basilicata Lager Civili condannati dal Tribunale Speciale e sottoposti
a internamento, "italiani pericolosi (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni,
"allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit antinazionale"), polacchi,
ufficiali greci, slavi 997 Ministero dell'Interno Eugenio Parrini (da alcuni internati
definito fanatico sostenitore del duce e fervente filonazista 1940 - 13 settembre 1943
Montefiore Irpino Avellino, Campania Lager "Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma
anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di
"attivit antinazionale") 104 Ministero dell'Interno n\a Giugno 1940 -
ottobre 1943
Campagna[14] Salerno, Campania Lager "Sudditi nemici" inglesi e francesi, ebrei
italiani, ebrei stranieri, apolidi, tedeschi, austriaci, polacchi, fiumani, cecoslovacchi, jugoslavi
369 Ministero dell'Interno Commissario di pubblica sicurezza Eugenio De
Paoli, Maiello, Carrozzo 15 giugno 1940 - 19 settembre 1943
Ariano Irpino Avellino, Campania Lager "Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche
pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit
antinazionale"), "allogeni" della Venezia Giulia 86 Ministero dell'Interno
Commissario di pubblica sicurezza Vito Pirozzi Luglio 1940 - 9 settembre 1943
Tossicia Teramo, Abruzzo Lager Ebrei stranieri, Cinesi, zingari jugoslavi 127
Ministero dell'Interno n\a Novembre 1941 - 26 settembre 1943
Tortoreto Teramo, Abruzzo Lager Ebrei stranieri, apolidi, "allogeni" della Venezia
Giulia, italiani responsabili di infrazioni annonarie 114 Ministero dell'Interno
Funzionario di pubblica sicurezza Attilio Capurro, Amerigo Amelio Luglio 1940 - 6
settembre 1943
Notaresco Teramo, Abruzzo Lager Ebrei stranieri, apolidi, civili italiani e stranieri
96 Ministero dell'Interno n\a 13 luglio 1940 - gennaio 1944
Nereto Teramo, Abruzzo Lager Ebrei stranieri, apolidi, "allogeni" della Venezia
Giulia, "italiani pericolosi"(oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni"
slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit antinazionale"), jugoslavi, "sudditi nemici"
200 Ministero dell'Interno Commissario Francesco Alongi 17 giugno
1940 - 1 febbraio 1944
Lanciano Chieti, Abruzzo Lager Donne straniere appartenenti alla categoria dei
"sudditi nemici", e degli "ebrei stranieri" 75 Ministero dell'Interno Podest locale
Raffaele Di Guglielmo, seguito dal Commissario per la pubblica sicurezza Eduino Pistone, Olindo
Tiberi Pasqualoni, Domenico Palermo, Carmine Medici e Giuseppe Franco. Assistiva la co-
direttrice Rosa Pace, quindi Marisa Marfisi Luglio 1940 - settembre 1943
Isernia Campobasso, Molise Lager "Italiani pericolosi"(oppositori politici, ma anche
pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit
antinazionale"), jugoslavi, "sudditi nemici", ebrei italiani e stranieri, civili italiani e stranieri
139 Ministero dell'Interno Commissario di pubblica sicurezza Guido Renzoni,
Pasquale Morra Ottobre 1940 - settembre 1943
Corropoli[15] Teramo, Abruzzo Lager "Italiani pericolosi"(oppositori politici, ma anche
pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit
antinazionale"), ebrei stranieri, civili greci, "sudditi nemici" britannici, jugoslavi 165
Ministero dell'Interno n/a 1 febbraio 1941 - maggio 1944
Civitella del Tronto Teramo, Abruzzo Lager Civili greci, "sudditi nemici" britannici,
belga, cinesi 186 Ministero dell'Interno Funzionario di pubblica sicurezza Mario
Gagliardi, Giovanni Cardinale, Giuseppe Franco, Domenico Palermo, Francesco Mariniello
4 settembre 1940 - maggio 1944
Citt Sant'Angelo Pescara, Abruzzo Lager Civili jugoslavi 135 Ministero dell'Interno
n\a Giugno 1940 - 8 settembre 1943
Agnone Campobasso, Molise Lager "Sudditi nemici" (soprattutto cecoslovacchi e
britannici), ebrei stranieri (soprattutto tedeschi e austriaci). In seguito il campo divenne misto (i
prigionieri erano uomini e donne) ed "ospit" zingari jugoslavi 155 Ministero dell'Interno
Commissario di pubblica sicurezza Guglielmo Casale 14 luglio 1940 - 21 giugno
1943
Bagno a Ripoli Firenze, Toscana Lager Ebrei stranieri e italiani, apolidi, "sudditi
nemici" (inglesi, francesi, greci, norvegesi, russi in particolare) 180 Ministero dell'Interno
Commissario di pubblica sicurezza Pasquale de Pasquale, Fernando di Donna, Domenico
Cecchetti, Mario Cecioni Luglio 1940 - 22 settembre 1943
Montalbano/Rovezzano Firenze, Toscana Lager "Italiani pericolosi" (oppositori
politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di
spionaggio e di "attivit antinazionale"), jugoslavi 56 Ministero dell'Interno
Commissario Domenico Cecchetti Maggio 1941 - estate 1944
Civitella della Chiana/ Villa Oliveto Arezzo, Toscana Lager "sudditi nemici", ebrei
stranieri, prigionieri inglesi deportati dalla Libia 90 Ministero dell'Interno
Ufficiale di pubblica sicurezza Amedeo Mascio, Vincenzo Gullino, Ferdinando Longhi,
Carlo Vitti, Carmelo Giardina, Francesco Garofano Luglio 1940 - 9 giugno 1944
Fabriano Ancona, Marche Lager "Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche
pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit
antinazionale"), jugoslavi 90 Ministero dell'Interno funzionario di pubblica
sicurezza Antonio Vecchio, "sorvegliato" dai carabinieri Settembre 1940 - aprile 1944
Petriolo Macerata, Marche Lager esclusivamente per donne, "suddite nemiche" ed
"ebree straniere" 30 Ministero dell'Interno n\a Dicembre 1942 - settembre
1943
Pollenza Macerata, Marche Lager per donne, "suddite nemiche" ed "ebree straniere"
103 Ministero dell'Interno Nicola Lorito Giugno 1940 - marzo 1944
Sassoferrato Ancona, Marche Lager "allogeni" e jugoslavi 60 Ministero dell'Interno
funzionario di pubblica sicurezza Antonio Vecchio Agosto 1942 - 15 settembre 1943
Urbisaglia Macerata, Marche Lager ebrei italiani, ebrei stranieri, apolidi, jugoslavi,
"allogeni" 123 Ministero dell'Interno funzionari di pubblica sicurezza Mario
Bitozzi, Giuseppe Franco, Paolo Spetta, Umberto Leproni. Il campo era sorvegliato dai
carabinieri Giugno 1940 - 23 ottobre 1943
Fossoli[16] Carpi, Emilia-Romagna campo per prigionieri di guerra alleati dal 1942 al
1943, lager per ebrei dal 1943 al 1944, Polizei- und Durchgangslager nel 1944, campo di raccolta
per mano d'opera per la Germania nel 1944 "Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche
pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di "attivit
antinazionale"), jugoslavi, prigionieri di guerra, ebrei italiani (fra cui Primo Levi) e stranieri, civili,
"sudditi" nemici oltre 5000* Ministero dell'Interno n\a 1942 1945
Scipione Parma, Emilia-Romagna Lager "Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma
anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di
"attivit antinazionale"), ebrei stranieri, "sudditi" nemici 173 Ministero dell'Interno
n\a Il campo era sorvegliato adi carabinieri Luglio 1940 - settembre 1940
Risiera di San Sabba Trieste, Friuli-Venezia Giulia lager "Italiani pericolosi" (oppositori
politici, ma anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di
spionaggio e di "attivit antinazionale"), ebrei italiani e stranieri, "sudditi" nemici, jugoslavi,
civili rastrellati, prigionieri di guerra, circa 25000* III Reich Commissario austriaco
Friedrich Rainer 20 ottobre 1943 29 aprile 1945
Bolzano[17] Bolzano, Trentino-Alto Adige lager "Italiani pericolosi" (oppositori politici, ma
anche pregiudicati per reati comuni, "allogeni" slavi e individui sospettati di spionaggio e di
"attivit antinazionale"), ebrei italiani e stranieri, "sudditi" nemici, zingari, civili rastrellati

Le responsabilit del fascismo di Giacomo Scotti, Febbraio 2009 [indice]

(scrittore fiumano , autore di un libro di ricerca sulle Foibe, vittima di attacchi neofascisti)
S, era necessario strappare all'oblio le vittime delle foibe, dell'esodo giuliano e le vicende del
confine orientale come vuole la legge del marzo 2004 che istitu il Giorno del ricordo. Ma negli
ultimi quattro anni quel giorno, il 10 febbraio, diventato occasione per i nostalgici del
fascismo di una massiccia operazione di revisionismo storico e di revanscismo, occasione di una
poderosa campagna anti-slava e di manifestazione di un esasperato nazionalismo-irredentismo
di frange politiche italiane, forti soprattutto a Trieste. Ha fatto bene dunque il presidente
Napolitano, a denunciare ieri questi orientamenti.
Ha fatto benissimo, soprattutto, a denunciare la dura esperienza del fascismo, le
responsabilit storiche del regime fascista, le sue avventure di aggressione e di guerra, le
sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della guerra. Avrebbe
potuto aggiungere anche le sofferenze subite nel tristo ventennio e nella guerra dalle
popolazioni croate dell'Istria e della regione guarnerina, dalle isole alla Liburnia. Senza
dimenticare lo sterminio di oltre 350 mila sloveni, croati, serbi, montenegrini e jugoslavi nelle
regioni occupate e/o annesse dal 3 aprile 1941 al settembre 1943 (Montenegro, Dalmazia,
larghe fette di Croazia e di Slovenia) ed altre 35 mila vittime uccise da fame e malattie inoltre 60
campi di internamento per civili sparsi dal nord al sud d'Italia.
Anche quest'anno per assistiamo al ripetersi di regie consolidate negli anni passati quando,
dalle celebrazioni del Giorno del ricordo, sono stati esclusi gli storici democratici ed obiettivi per
essere egemonizzate da fanatici astiosi e rancorosi che speculano sul dolore dei familiari degli
infoibati, sul dolore degli esuli; da politici dell'estrema destra neofascista, da forze che si
richiamano alla medesima ideologia, che in nome della guerra allo slavo-comunismo e della
civilt romana contro la barbarie, port l'Italia ad aggredire la Jugoslavia, ad espandersi
all'est. Il risultato fu la catastrofe, la sconfitta, la perdita dei territori orientali annessi dopo la
grande guerra; furono le vendette delle vittime di quell'aggressione e di quella guerra, e dopo la
firma del trattato di pace del febbraio 1947, un esodo di 200-240 mila istriani fiumani e zarattini
che lasciarono quelle terre optando per l'Italia, per continuare ad essere italiani, o perch
insofferenti del regime di Tito, o per motivi economici, familiari ed altro. Questi esuli furono le
vittime principali della catastrofe. Ma in quegli anni (15 anni dur l'esodo, per concludersi a fine
anni '50) abbandonati e ignorati dalla sinistra, quei disgraziati divennero serbatoio di voti per
del Msi e della Dc, mentre oggi continuano ad essere strumentalizzati dai figli e nipoti ideologici
di Almirante.
Proprio in questi giorni un autorevolissimo figlio di Almirante, Gianfranco Fini, ha
inaspettatamente esaltato a La Spezia le imprese della divisione Decima Mas. un modo
indiretto per riabilitare i crimini di quei continuatori del fascismo che compirono i pi orrendi
delitti proprio nelle terre del confine orientale, aggregati al terzo Reich come Adriatische
Kunstenland litorale adriatico. Si tende cos a riabilitare un regime che - dopo aver tentato di
eliminare dalla Venezia Giulia le popolazioni slave con repressioni di ogni genere - dopo gli
eccidi compiuti nella seconda guerra mondiale in quelle stesse e in altre regioni slave, dopo le
foibe e l'esodo, sfruttano il Giorno del ricordo per seminare insofferenza e sospetti, verso gli
italiani rimasti nelle terre istro-guarnerine e nuovo odio verso sloveni e croati.
Stravolgendo la storia, usando nei loro testi e discorsi la medesima roboante e falsa
terminologia mussoliniana.
Fino a quando il giorno del ricordo sar il giorno del rancore e dell'odio verso croati e sloveni?
Fino a quando l'Adriatico, nobilitato per secoli dall'osmosi di uomini e culture fino al tragico
900, potr assorbire il veleno di quei predicatori? I quali dimenticano le tante Marzabotto
chiamate kampor (isola di Arbe, 4000 morti in dieci mesi di lager), Pothum presso Fiume (100
fucilati in un solo giorno e 800 deportati), Gaiana presso Pola, Lipa presso Abbazia e tanti altri
eccidi subiti da popolazioni feroci che dopo l'8 settembre vestirono, rifocillarono e nascosero
ai tedeschi decine di migliaia di nostri soldati allo sbando. Certo, ci furono le foibe istriane del 9-
30 settembre '43, ma c'erano state, non dimentichiamolo, decine di migliaia di vittime
dell'occupazione italiana dal 1941 al 1943, e in quello stesso triste 1943, dal 4 ottobre in poi, ci
furono le vendette dei fascisti. Che massacrarono 5000 civili e ne fecero deportare altri 17 mila,
con le rappresaglie del reggimento Istria comandato da Italo Sauro e da Luigi Papo da
Montona, della guardia nazionale repubblicana (poi milizia territoriale), della Decima Mas di
Borghese operante con compagnie agli ordini di nazisti a Fiume, Pola, Laurana Brioni, Cherso,
Portorose, della compagnia mazza di ferro, comandata da Graziano Udovisi, della Brigata
nera femminile Norma Cossetto presso Trieste, della VI brigata nera Asara e altri reparti. Si
macchiarono di tali crimini che la loro ferocia fu denunciata persino dal Gauleiter Rainer, il
quale chiese ufficialmente, con un telegramma al generale Wolff, il ritiro della Decima Mas dalla
Venezia Giulia a fine gennaio 1945. Nel documento si parla di una moltitudine di crimini, dal
saccheggio allo stupro, dalle stragi di massa agli incendi di interi villaggi.
Oggi quegli assassini vengono esaltati per aver difeso fino all'ultimo le terre orientali d'Italia
contro le orde slave. I loro morti, caduti in battaglia all'inizio del maggio 1945, vengono inclusi
fra gli infoibati! Basta, voltiamo pagina, guardiamo al futuro. Che sia di pace e di convivenza per
i nostri figli.