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Autori Vari GLOBALIZZAZIONE, ESCLUSIONE E DEMOCRAZIA IN AMERICA LATINA

La Piccola Editrice ************************* LA SOCIET GLOBALE Noam Chomsky Il concetto di societ globale Cosa pensi del concetto di societ globale? Fondamentalmente un termine senza molto senso. Se analizziamo fenomeni come il flusso di capitali dinvestimento attraverso le frontiere e secondo la capacit delle economie, la societ globale non molto diversa da quel che esisteva allinizio del secolo. Peraltro ci sono grandi cambiamenti di ordine sociale e, in questo senso, il termine non poi cos inadeguato. Tuttavia dobbiamo utilizzarlo con attenzione. Le grandi transnazionali, sebbene ora dominino una parte straordinaria delleconomia globale, sono molto dipendenti dai loro Stati. Uno dei migliori studi recenti sulle cento transnazionali pi importanti della lista di Fortune, rilev che tutte avevano beneficiato di interventi specifici degli Stati nazionali dove hanno la sede. Delle cento, venti erano state salvate dal collasso totale con lintervento pubblico, il che significa che sono state dipendenti dal potere e dai sussidi che hanno ricevuto e ricevono con i finanziamenti statali, a loro volta derivanti dal prelievo fiscale generale. Si prenda lesempio degli Stati Uniti, il paese in cui si trovano pi multinazionali. Tutte dipendono dai sussidi pubblici che ricevono attraverso il Pentagono e da altre fonti. Non avremmo molte grandi corporations senza tale finanziamento; ed il finanziamento pubblico viene dal contribuente. Se le imprese hanno problemi, i loro problemi vengono caricati sul conto dei contribuenti americani. Lo stesso vale per le transnazionali inglesi e giapponesi. Le grandi imprese si impossessano sempre pi di nuovi settori delleconomia, come accadde nei primi tempi dellindustrializzazione moderna, nellInghilterra

del secolo XVIII. C un mercato, ma un mercato guidato dallo Stato, e lo Statobalia un fattore cruciale, su cui tutte le grandi imprese sanno di poter contare. Ovviamente, esistono anche delle differenze. C, per esempio, una grande espansione del capitale finanziario, e la parte della torta di cui si appropria infinitamente pi grande di prima. divenuto dominante rispetto al capitale industriale con i conseguenti effetti significativi. Si analizzino, ad esempio, gli investimenti stranieri diretti in America Latina. LAmerica Latina ritenuto da tutti uno dei grandi mercati emergenti. Ma i dati disponibili sugli investimenti esteri diretti degli Stati Uniti in America Latina nel 1994 rivelano che la maggior parte - qualcosa come il 25% - va alle isole Bermudas. Questo significa che stanno ridislocando le fabbriche verso le Bermudas? No, ci vanno perch si tratta di un rifugio per levasione fiscale; probabilmente si usa per il narcotraffico e chiss per quali altre cose. A questo si rivolgono le banche americane. Se si considera anche un altro rifugio per questo tipo di transazioni finanziarie, come le isole Cayman, ecc, ci si avvicina al 50% degli investimenti stranieri diretti. Non sono certo piccole cifre. Qualcosa di simile successo in Messico. Unenorme quantit di denaro entrava nel periodo del cosiddetto miracolo economico, ma come tutto il mondo sembrava ben sapere - eccetto gli economisti della Banca Mondiale - si trattava di investimenti di borsa, fondi non destinati alla produzione, che possono uscire tanto rapidamente come sono entrati. Continueremo quindi ad usare il termine di societ globale ? Penso che possiamo usarlo, purch non si faccia confusione sul suo significato. Si tratta certamente di un fenomeno significativo. Per esempio, le vendite delle succursali estere delle transnazionali esportano molto di pi del volume totale del commercio mondiale. Unanalisi seria di ci che viene chiamato commercio , mette in luce la truffa che si tenta di nascondere con la retorica sui mercati e sul GATT. Circa la met del commercio statunitense commercio interno alle transnazionali statunitensi. Questo significa che, per esempio, la Ford trasferisce qualcosa dal Michigan alle officine che realizzano per essa alcune parti del processo produttivo nel nord del Messico, poi lo fa rientrare in Michigan, perch in questo modo si ottengono maggiori profitti. E tale meccanismo lo chiamano esportazioni in Messico e importazioni negli Stati Uniti . Ebbene, questo equivale a quasi la met del nostro commercio: quando fu firmato il NAFTA -Trattato di Libero Commercio-, pi della met delle esportazioni statunitensi non entrarono affatto nel mercato messicano, ma era solo un commercio interno.

Tutte queste operazioni fanno parte del funzionamento interno di grandi istituzioni totalitarie, che sono fondamentalmente enormi economie pianificate centralmente da mani ben visibili: l non c nessuna mano invisibile . Le grandi imprese sono create per violare la disciplina del mercato: questa la loro ragion dessere. Devono internazionalizzare il rischio, hanno un comando centralizzato, naturalmente sono grandi e hanno un peso schiacciante sul commercio mondiale. E questa solo una parte del problema, dinanzi ai miliardi di dollari che ogni giorno le grandi istituzioni finanziarie muovono da un mercato finanziario allaltro. In realt, tutto ha lo stesso obiettivo: abbassare i tassi di crescita, ridurre i salari e incrementare i profitti. Questi sono effetti importanti, che sfuggono ad ogni controllo. Naturalmente potrebbero essere controllate: si tratta di compiti di politica sociale, non di leggi del mercato o cose simili. Sono semplicemente politiche economico-sociali specifiche che potrebbero essere cambiate. Il progresso nella storia C nella storia un principio di sviluppo o di progresso, o essa solo una somma di azioni caotiche individuali? A mio parere, c un principio generale che consiste nel fatto che, al di fuori di certe piccole aree delle scienze naturali, tutta la nostra conoscenza ben poco profonda, si ferma alla superficie dei fenomeni. Di conseguenza, quando qualcuno d descrizioni complicate delle cose, lo fa probabilmente per ragioni di carriera professionale o per questioni di stile. Se si esamina la storia, si notano cambiamenti evidenti, ci sono alcune situazioni di cui ci si pu render conto. Per esempio, se si confronta la societ del XVIII secolo con quella contemporanea, oggi c sicuramente molta pi libert individuale. Non si viene squartati e gettati in una fossa per aver criticato lo Stato, come avveniva in Inghilterra nel XVIII secolo. Non c feudalesimo, non c schiavit, almeno negli Stati Uniti. Dopo la Prima Guerra Mondiale, alle donne stato permesso formalmente di partecipare al sistema politico; negli ultimi trentanni c stato almeno - sebbene in pratica non facciano nulla per risarcire le vittime - un primo riconoscimento del peccato originale della societ statunitense, che consiste nell'annientamento della popolazione nativa. Fino a quel momento non si riconosceva neppure questo. Guardando a lunghi periodi della storia e parlando in senso generale, si pu dire probabilmente che ci sono cambiamenti verso un allargamento degli spazi di libert e di giustizia. Per, dallaltra parte c tutta una serie di tendenze competitive. Attualmente, per esempio, c una forte tendenza verso lespansione

del totalitarismo. Le imprese transnazionali sono istituzioni totalitarie. Di fatto, esse sono nate dallo stesso liquido di coltura intellettuale del bolscevismo e del fascismo, dalle idee hegeliane del XIX secolo, secondo cui gli organismi sociali avevano dei diritti sugli individui. Da ci si sono sviluppate diverse forme contemporanee di totalitarismo. Le due che ho citato, sono fondamentalmente scomparse, ma la terza si sta sviluppando ed espandendo. Di conseguenza, ci che chiamano la vittoria dei mercati in realt la vittoria del totalitarismo. Le corporations sono istituzioni totalitarie a struttura centralizzata: combinano le funzioni esecutive, legislative e giudiziarie in una unit di controllo superiore. Hanno un forte potere sulla propaganda e sul controllo della mente. Negli Stati Uniti si spende un settimo del Prodotto Interno Lordo (PIL) - circa mille miliardi di dollari allanno - per le pubbliche relazioni e le tecniche di mercato, che rappresentano semplicemente forme diverse di manipolazione ed inganno. Le cinquanta imprese transnazionali pi importanti elencate nella rivista Fortune controllano circa i due terzi del PIL statunitense e una parte enorme delleconomia internazionale. Sono tutte collegate tra loro, cosicch la rete sempre pi stretta. Questo un carico (tax) che pesa sul mercato e, ovviamente, sulla democrazia. Possiamo osservare, infine, che ci sono tendenze che si evolvono verso direzioni molto differenti. Se si vogliono formulare questi concetti con un altro linguaggio - per esempio con un linguaggio che faccia riferimento a Hegel o ai tardo-hegeliani, tipi come Fukuyama -, mi sembra che si trasformi fondamentalmente in un discorso ridicolo. Questa gente prende cose semplici e, attraverso un linguaggio ricercato, le presenta come qualcosa di molto complicato. Adam Smith e il capitalismo industriale Gli ideali dellilluminismo e del liberalismo sono ancora validi? Credo che gli ideali dellilluminismo conservino una grande validit e che bisogna prenderli molto su serio. Certo, non siamo nel XVIII secolo, tutto diverso e quei valori devono essere adattati alle circostanze contemporanee. La forma di pensiero che ispir persone come Von Humboldt, Adam Smith ed i fondatori del liberalismo di Glasgow era precapitalista; non possiamo dire realmente che sia anticapitalista, ma con assoluta sicurezza erano anticapitalisti nelle loro convinzioni. In pratica, i loro ideali si infransero contro le roccaforti del capitalismo che distrussero il liberalismo classico e gli ideali dellilluminismo. Questi ideali bisogna prenderli molto sul serio e ricompaiono nelle lotte popolari. La letteratura della classe operaia del secolo XIX nellarea di Boston, il centro della rivoluzione industriale negli Stati Uniti, ruota attorno ad una democrazia

industriale di tipo socialista libertario, anarchico, radicale. Essi consideravano la crescita del capitalismo industriale come un attacco alle libert che avevano conquistato con la rivoluzione. Tali previsioni si avverarono pienamente. Il lavoratore era sottomesso non solo al comando della macchina, ma anche al comando dei capi (boss). E questa denuncia viene direttamente da Adam Smith. Zapatismo e neoliberismo Il movimento zapatista organizza dei congressi continentali contro il neoliberismo e per lumanit per costruire un programma mondiale di cambiamento democratico. Tu sei una delle poche persone che hanno le conoscenze necessarie per contribuire a sviluppare tale programma. Prenderai parte a questi incontri? S, certamente. Lho fatto per la maggior parte della mia vita. Per la stessa ragione - essendo troppo occupato - non mi trover probabilmente nel luogo fisico dei fatti, ma questo esattamente ci che necessario fare. Nel mondo c un numero enorme di persone, probabilmente la grande maggioranza, che si oppone fortemente alle politiche sociali seguite su scala globale. Queste politiche le chiamano neoliberali, ma dobbiamo riconoscere che c una grande truffa in questo termine. Sono programmi neoliberali per le vittime, ma non per chi li impone. Gli Stati Uniti ne sono un chiaro esempio. Coloro che cercano di imporre i principi del neoliberismo nel Terzo Mondo e negli slums poveri e degradati delle nostre citt, non prendono neppure in considerazione il fatto che questi principi valgano anche per loro; vogliono un potente Stato-balia che li protegga, come sempre. La stampa, gli intellettuali e gli economisti devono nascondere la verit dei fatti; questo gran parte del loro lavoro. Si prenda ad esempio il bilancio del Pentagono. Per anni ci hanno ingannato con il solito racconto delle fate , barando sul fatto che era necessario per proteggerci dai russi, per cui erano indispensabili grandi finanziamenti. Ora, per non ci sono pi i russi. E allora, cosa succede con il bilancio del Pentagono? Non viene minimamente diminuito. La Fondazione Heritage, di estrema destra, che fornisce il pensiero-guida per il Congresso, cos come Newt Gingrich e altri, esigono un incremento del bilancio del Pentagono, per ragioni che il mondo degli affari ha sempre capito bene. Il bilancio del Pentagono ha una funzione interna: assicura che i ricchi privilegiati siano protetti dalla disciplina del mercato. Quando parlo di bilancio del Pentagono, non mi riferisco solo alle spese militari, ma allintero sistema, includendo la NASA, il Dipartimento dellEnergia e, per ora, gli Istituti Nazionali

di Sanit. Tutte queste istituzioni sono fondamentalmente meccanismi interni per trasferire fondi pubblici verso i settori avanzati dellindustria. questa la ragione della sua crescita. Se la clientela di Newt Gingrich vuole restare ricca, deve evitare la legge del mercato; se dovesse fare i conti con la disciplina del mercato si troverebbe gi a vendere stracci. Cos, i mercati sono buoni per i bambini di sette anni negli slums di New York, per la gente di Citt del Messico e nelle aree depresse, ma non per i ricchi. Questo non solo non neoliberalismo, la dottrina attuale del mercato, che viene dai primi tempi della rivoluzione industriale. Cina, Stati Uniti e Taiwan Le tensioni tra Stati Uniti, Cina e Taiwan, il conflitto Stati Uniti-Cuba e i problemi in PalestinaIsraele sono manifestazioni del Nuovo Ordine Mondiale? Di fatto si tratta di tre casi molto differenti. Le attuali frizioni statunitensi con la Cina ricordano un combattimento di boxe simulato (sparring). Da una parte, gli Stati Uniti hanno riconosciuto fin dai tempi di Nixon che lisola fa parte della Cina, ma dallaltra parte vogliono mantenere Taiwan fuori della Cina. Anche i cinesi hanno una posizione ambigua rispetto al problema. Teoricamente il governo cinese definisce Taiwan parte del suo territorio, ma comprende che impossibile incorporarla alla Cina. C una buona dose di manovre e ostentazioni militari intorno a questo; francamente, non penso che esploder in qualche pi grave conflitto, per la situazione tesa, senza alcun dubbio. La politica mafiosa degli Stati Uniti rispetto a Cuba La reazione allabbattimento dei due aerei da parte di Cuba un altro esempio della frode perpetrata dalla comunit intellettuale. Per trentanni gli Stati Uniti hanno portato avanti guerre terroriste contro Cuba, facendo distruggere fabbriche e applicando un embargo molto duro, con la scusa che dovevamo difenderci dalla minaccia dei russi. Ora non esiste alcuna minaccia da parte della Russia. E allora che succede? Gli Stati Uniti intensificano lattacco a Cuba. Questo spiega esattamente cosa in realt significava la minaccia russa, cos come il bilancio del Pentagono spiega esattamente quanto si preoccupassero per i russi. In un certo modo, adesso Cuba appare pi vulnerabile, e pertanto vengono intensificati gli attacchi. Ovviamente Cuba non dovrebbe abbattere aerei. Ma chiediamoci che succederebbe se aerei libici volassero su New York, lanciando volantini,

invitando la gente ad abbattere il governo e, magari, lasciando cadere istruzioni su come distruggere un edificio? La risposta facilmente immaginabile. significativo, in proposito, ora il problema delle relazioni Palestina-Israele. Israele non abbatte aerei, perch nessun aereo va l. Per affonda le navi. Israele ha portato avanti un terrorismo internazionale in acque internazionali per anni. Attacca, e a volte affonda, le navi-traghetto che vanno da Cipro a Beirut. Ha colpito e ucciso persone in acqua, sequestrato persone che erano nelle navi e le ha gettate in carcere, lasciandovele ventanni senza imputazione alcuna. Tutto ci di pubblica conoscenza. Cuba ha fatto forse qualcosa di simile? A qualcuno interessano queste attivit di Israele? No!Nessuno, quindi, che si straccia le vesti per ci che hanno fatto i cubani, pu essere preso sul serio. come se si fosse chiesto a Hitler se era contrario alluccisione di esseri umani. Nella collezione di politici che si riunirono nella conferenza sul terrorismo internazionale in Egitto, erano presenti i peggiori terroristi. Il fatto che si possano riunire come anti-terroristi senza provocare il ridicolo o lira, veramente sorprendente. Di fatto, la politica statunitense rispetto a Cuba ad un punto di svolta; c una specie di equilibrio. Alla comunit imprenditoriale il blocco ormai non va pi bene, per ci sono altre forze che vogliono essere sicure che nessuno si faccia strane idee sui cubani. Nello stesso periodo di questo scandalo (flop) su Cuba, il governo del Sudafrica accolse un nuovo gruppo di medici cubani, che erano andati per lavorare in aree rurali. Il presidente Mandela ed altri elogiarono Cuba per la sua solidariet ed il suo appoggio. Probabilmente in quel momento Cuba aveva pi medici che lavoravano nelle aree rurali di tutti gli altri paesi del mondo. Questo il tipo di cose che preoccupa gli Stati Uniti. I poveri in Africa del Sud, come si pu facilmente immaginare, hanno ricevuto i cubani con affetto, ma ci non apparso sui mass media statunitensi. Sono queste le cose che hanno sempre inquietato gli Stati Uniti, perch esprimono un cattivo messaggio : lindipendenza possibile, un paese pu lavorare da s per la soluzione dei suoi problemi interni invece di farlo con un padrone straniero Questo il messaggio pericoloso. Tutti debbono capire che chi invia questo messaggio deve essere colpito seriamente: non solo bisogna lasciarlo fuori degli affari, ma colpirlo duramente, secondo lo stile di un boss mafioso. Colui che non paga la protezione mafiosa, non solo deve essere rapinato del suo denaro, ma deve ricevere una lezione. Daltra parte le corporations statunitensi vogliono andare a Cuba e saccheggiare. Sembra, adesso, che Cuba potrebbe cadere, allora vogliono partecipare ed assicurarsi che non tutto cada in mano ai giapponesi e agli europei. C un conflitto come cera in Vietnam e questo si riflette sulla politica estera del paese.

La Palestina: vittima della violenza statunitense Passiamo al problema israelo-palestinese. Ci che accaduto fin troppo sconcertante. Per circa 25 anni, gli Stati Uniti sono stati praticamente i soli schierati con Israele, contro il mondo intero, per una posizione di rifiuto (rejectionist) della risoluzione 242 dellONU, che chiede il ritiro di Israele dai territori occupati. Gli USA si sono opposti a questa risoluzione dal 1971; regolarmente opposero il veto alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza; hanno votato sempre con Israele in Assemblea Generale ed hanno bloccato ogni iniziativa da qualunque parte provenisse. Finalmente, dopo la guerra del Golfo, il resto del mondo rest sufficientemente intimidito, perch gli Stati Uniti potessero imporre il loro programma di rifiuto. E lo fecero. Prima nei negoziati di Madrid, poi a Oslo I e Oslo II. Oslo II istituzionalizza un sistema peggiore di quello che stabil il Sudafrica quando approv lapartheid. Anche il governo dellapartheid chiam col nome di Stati quei piccoli territori che furono costituiti, come per esempio il Transkei. Ma di fatto, questo illustra semplicemente le posizioni dei leaders del fronte del rifiuto, guidato dagli Stati Uniti. un enorme spiegamento di potere; una tremenda vittoria per un regime della forza e anche una tremenda vittoria per un regime della propaganda. Non solo lEuropa accetta il nostro regime di propaganda, il che non sorprende troppo, ma persino il Terzo Mondo adesso lo fa. Questo un cambiamento notevole confrontato con la situazione di appena cinque anni fa. Riassumendo: come se la Siria avesse conquistato il territorio e lasciasse che gli israeliani dirigessero il traffico a Tel Aviv, mentre truppe siriane decidessero di tutto il resto. In sostanza, successo questo. Capitolazione degli intellettuali Alcuni dei massimi dirigenti cubani hanno letto i tuoi saggi e li hanno apprezzati molto. Ti sorprende? No, per niente. Se ti invitassero, a quali condizioni andresti? Io sarei perfettamente daccordo ad andare, ma ho il solito problema di tempo. In questo gioca un ruolo il fatto che gli intellettuali si sono venduti quasi del tutto negli ultimi venti-trenta anni; cosicch non c praticamente quasi pi nessuno

ormai nei dintorni. Allo stesso tempo c un grande incremento dellattivismo di base. Perci le richieste di partecipazione, informazione e conferenze sono semplicemente innumerevoli. Attualmente Pat Buchanan gira il paese con le sue versioni nazi degli slogan degli studenti democratici (SDS) degli anni 60 e parla ai lavoratori. Sta anche per uscire una rivista, Socialist Review, che lincarnazione pi recente di una delle grandi riviste della nuova sinistra degli anni 60. Sai a cosa dedicata? Alla storia omosessuale (queer history). Indipendentemente dallimportanza che questa pu avere, significa pur qualcosa, che la Rivista socialista si consacri alla storia omosessuale, mentre un ruffiano (thug) come Buchanan si appropria degli slogan della sinistra. Disgraziatamente questo il quadro del paese e del mondo. Quando vai nei paesi del Terzo Mondo e parli degli intellettuali occidentali, sicuramente tutti si riferiscono allultima versione del decostruttivismo . Proprio ci di cui la gente ha bisogno! GLI ANNI 90: UN ALTRO DECENNIO PERDUTO Sergio Cabrera Morales Quando in conseguenza del Trattato di Libero Commercio, allinizio di questanno, scoppi la crisi in Messico, il paese non fece marcia indietro n chiuse i mercati, come aveva fatto durante la crisi degli anni 80; in quel caso gli occorsero quasi dieci anni per riprendersi, ma proprio perch in questa circostanza non ha cambiato rotta, sulla via della ripresa e non ci sar un decennio perduto per il Messico Bill Clinton Introduzione Le attuali autorit di tutta lAmerica Latina, dopo il decennio perduto, parlano di recupero, di miglioramento delle condizioni, del ritorno della democrazia; affermano che i loro paesi stanno uscendo dalla crisi e stanno ormai imboccando la strada delle dorate epoche della crescita Dinanzi a tali affermazioni, sorge, per, subito ed in modo insistente, un interrogativo: a cosa si riferiscono quando fanno simili dichiarazioni? La risposta urgente, soprattutto perch la realt mostra segnali contrari, confermando cos che la retorica ufficiale sempre pi logora e senza credibilit. I. Il desarrollismo

Non esiste il minimo dubbio che i risultati del periodo della crescita in America Latina dal dopoguerra agli anni 60, sebbene non del tutto eccellenti, oggi sono visti con nostalgia; non eliminarono la concentrazione e le differenze settoriali, regionali e sociali, n quelle produttive, economiche o finanziarie interne ed internazionali; al contrario, allargarono labisso tra i poveri e i ricchi: questi divennero sempre meno e sempre pi ricchi, ed i poveri sempre di pi e sempre pi poveri. Ma, tra altre ragioni che contribuirono ad evitare un maggior degrado, ci fu leffetto dellincremento della produttivit in vari rami e settori. Tale crescita fu promossa dallorientamento della politica economica governativa e dalla partecipazione pubblica alleconomia. Ci neutralizz, in parte, gli effetti nocivi derivati dal modello di crescita. Il miglioramento delle condizioni di riproduzione sociale, sebbene sempre insufficiente, era legato allimpulso di una politica sociale (educazione, casa, salute, urbanizzazione, assistenza, sviluppo sociale, servizi sanitari, sanit pubblica, etc); i suoi risultati non furono associati direttamente al totale delle risorse bens considerati come effetti della produttivit derivata dalla socializzazione delle risorse concentrate nellamministrazione pubblica. Una valutazione qualitativa dimostrerebbe che i frutti delle risorse socializzate resero benefici ad un livello pi che proporzionale al volume delle risorse assolute e/o specifiche, nonostante i grandi e gravi errori commessi dal governo e la pessima amministrazione. La politica sociale diede buoni risultati, anche se la promessa di un progresso sociale non and mai oltre spazi e categorie ben definite, in particolare alcune citt industriali. Lindustrializzazione incarn il ruolo della terra promessa e solo alcuni ottennero qualche vantaggio effimero e ambiguo dal desarrollismo. Il limite delle diverse politiche sociali rimase definito dal loro orientamento sempre al servizio di un settore minoritario e funzionale delleconomia latinoamericana: alcuni settori della pubblica amministrazione e dellimpresa privata, al servizio delle necessit di uno sviluppo che escludeva le maggioranze. Nonostante la funzionalit del sistema, tali politiche non si sono dimostrate capaci di svilupparsi, hanno perso tempo e occasioni, sono sempre pi retrocesse fino al fallimento dichiarato oggi dalle stesse autorit, le quali, senza arrossire, cercano una spiegazione, quando sono state proprio loro i responsabili di questa dbcle. Si privilegi la citt rispetto alla campagna, unindustrializzazione eterogenea e disarticolata in luogo di una strutturata, unurbanizzazione centralizzata invece di promuovere un equilibrio regionale, uno sviluppo abitativo concentrato ed antiecologico; si impose un orientamento educativo, produttivamente insufficiente, criticamente nullo, ambiguo e debole; si diffuse una struttura sanitaria a indirizzo curativo e ad alta tecnologia invece di una preventiva e con strategie pi flessibili, etc Ma, soprattutto, evidente labuso politico della politica sociale. Tra i suoi pochi aspetti positivi si trova il principio stesso

dellassistenza, che sebbene insufficiente e di azione limitata, oggi pi che mai necessaria e pi che mai avversata dalla politica economica proto-neoliberale. Il. Il decennio perduto Dal 1973 leconomia mondiale entr in una profonda crisi dalla quale non ancora uscita; gi negli anni 80 solo il Sudest asiatico, con il Giappone in testa, e adesso la Cina, hanno avuto successo, sebbene oggi siano evidenti le difficolt economiche ed i gravi ritardi. In questo decennio, le societ dellAmerica Latina, dopo un lungo periodo di dittature perfette o imperfette, hanno vissuto un processo di democratizzazione , unoperazione che ha consentito di consolidare la dittatura della povert ed ha permesso di imporre gli esperimenti iniziati nel 1973, auspicati dai governi locali, promossi e imposti dai grandi centri finanziari e accademici, sotto la supervisione di organismi sovranazionali. Questa politica ed economia escludente hanno reso impossibile la democrazia. Negli anni 80 latrofia delleconomia-mondo e lorientamento delle politiche governative produssero grandi danni; si andarono sfilacciando alcuni dei loro pochi aspetti sociali, acutizzando ancor pi gli effetti dei riassetti e crolli economici, e non riusc a conservare i risultati della politica sociale, in particolare dellassistenza. Furono imposte giornate lavorative sempre pi faticose e, quindi, con pi rischi sul lavoro, una maggiore flessibilit delloccupazione perdendo alcune conquiste ottenute nei decenni precedenti con lunghe lotte e rivendicazioni; e tutto in un contesto di degrado generalizzato delle condizioni di vita. In una parola, si promosse la ripresa del grande capitale a spese dei lavoratori e delle loro conquiste. Lapertura democratica offerta allAmerica Latina negli anni 80, manifest in molti ambiti la sua fragilit imposta dalla crisi del debito, espressione della sua arretratezza economica, produttiva e finanziaria, accentuata dalla disponibilit dei governi locali di evitare qualsiasi conflitto con i centri e le istituzioni finanziarie. In questo contesto, i governi riorientarono la loro funzione qualitativa e quantitativa nelleconomia. Tra queste scelte governative sono di particolare rilievo la politica di deregulation economica, in generale, e delle privatizzazioni, in particolare. Sino allinizio degli anni 80, il surplus del bilancio statale era di dimensione rilevante, risultato di circa quarantanni di accumulazione di ricchezza sociale; naturalmente, fin dove la corruzione della classe politica e dei funzionari governativi lo avevano permesso. Londata di deregulation spinse i governi a privatizzare tutte le loro fonti produttive, comprese quelle di carattere politico, propriet della nazione. Cos, lo Stato e il governo un giorno si trovarono senza possibilit di orientare e regolare attivamente leconomia e senza margini di

negoziato sia in ambito economico che politico, restando totalmente subordinati non solo al capitale nazionale, ma, e fondamentalmente, ai grandi centri internazionali ed alle istituzioni finanziarie. Un orientamento economico e politico, sia nei circoli ufficiali che in quelli privati e accademici, riusc ad egemonizzare il mondo, modificando non solo nel grado, ma nel contenuto, alcune certezze; si capovolse profondamente la prospettiva economica verso il cammino neoliberale. In tale ottica furono delineate le strategie mondiali, con particolarit nazionali: il risultato fu il cosiddetto decennio perduto . Sebbene fin dagli anni 40 ai 70 si profilassero ritardi, erano stati creati meccanismi ed istituzioni che cercarono di neutralizzare gli effetti della concentrazione del reddito, la disuguaglianza regionale e tra la campagna e la citt, leterogenea struttura industriale con i suoi effetti nocivi sulloccupazione e sui salari. Il decennio perduto , invece, fu caratterizzato da un deterioramento acuto e generalizzato delle economie, senza cercare misure per evitare il crescente indebolimento delle condizioni dello sviluppo sociale, dovuto al crescente deterioramento ed abbandono di meccanismi e istituzioni creati nel periodo precedente. In questo senso, gli anni 80 rappresentano un punto di definitiva flessione nei campi delleducazione, casa, assistenza sociale, servizi in generale, servizi sociosanitari, etc.; diminu la spesa in questi campi, mascherandosi dietro lingannevole slogan imposto dalla Banca Mondiale: fare di pi con meno . In realt, lunica cosa che si cercava di giustificare era la diminuzione dellimpegno economico governativo nella spesa sociale, e proprio nel momento in cui era maggiormente indispensabile, perch il deterioramento delle condizioni di vita minacciava di essere pi che proporzionale al deterioramento delleconomia; inoltre, il recupero in termini di tempo e di sforzo minacciava di essere pi difficile se si rinviava unadeguata e tempestiva attenzione e iniziativa; infine il suddetto deterioramento avanzava ad un ritmo sempre pi elevato; fatti che oggi trovano conferma nelle riforme avviate nella maggior parte dei paesi dellAmerica Latina. III. Gli anni 90 Nonostante i vari peccati sociali ed economici, i mitici miracoli economici dellAmerica Latina riposano sugli altari dei moderni disegnatori della politica economica, ai cui piedi implorano sulle loro variabili macroeconomiche. La situazione, per, ci dice che sar impossibile strappare un altro miracolo, travolti dalla politica economica irresponsabile ripetuta per quasi ventanni. Cos, al cosiddetto decennio perduto degli anni 80, sintesi di debito e ristagno, si sono

aggiunti gli anni 90, con deindustrializzazione, degrado e povert; e tale situazione minaccia di prolungarsi nei prossimi anni. Allinizio degli anni 90, gli organismi finanziari internazionali, non senza allarme, si resero conto che i debitori dellAmerica Latina avevano perso un decennio. In verit, il decennio non fu perso, si cambi padrone. Nonostante la loro stessa sorpresa, continuarono a imporre le loro strategie finanziarie, che acutizzano il deterioramento del decennio passato. opportuno sottolineare che in questo periodo a mettere in crisi il modello dello Stato sociale concorsero non solo gli aspetti nocivi della crescita delleconomia, ma, e soprattutto, la mancanza di una crescita. Oggi i governi, dinanzi a queste deficienze e sfide, tentano di camuffare i loro errori cercando di evitare la critica, e soprattutto lautocritica, e, ci che peggio, si incamminano nuovamente per vie duscita false ed equivoche. Le autorit governative cercano di salvare dalla bancarotta la politica sociale con lo smantellamento dei servizi socio-sanitari, dando cos il colpo di grazia alla maggioranza della popolazione. Per far questo, ricorrono allargomento della presunta incapacit delle istituzioni pubbliche, cos come al falso principio secondo cui i servizi privati sono sinonimo di efficacia e qualit, aderendo allidea che il mercato lo strumento che assegna in maniera ottimale le risorse. Per denunciare la pericolosit di questo argomento, sufficiente far riferimento alla struttura industriale altamente concentrata e ai grandi settori devastati dal suddetto orientamento: le poche grandi imprese, di fronte allesercito di micro, piccole e medie imprese, in grave ritardo tecnologico e seriamente colpite dallapertura commerciale, tenderanno sempre pi rapidamente ad accelerare la concentrazione. Quei falsi argomenti sono stati ragione sufficiente per promuovere la deregulation negli ambiti che prestano servizi sociali: lesempio attuale per vari paesi dellAmerica Latina la privatizzazione dei fondi pensionistici, cos come la sostituzione intrapresa da tempo in vari ambiti dei servizi socio-sanitari. In America Latina, questo processo stato accettato e messo in pratica da ogni governo, con varie articolazioni secondo il grado di autoritarismo, ma tutte queste politiche hanno in comune i diktat dei centri e degli organismi finanziari internazionali. Tutto ci implica immediatamente due domande: a. i settori che si occupano dei differenti aspetti della politica sociale, devono essere considerate aree produttive destinate necessariamente a rendere benefici economici? b. se lattivit di questi settori cerca di neutralizzare gli effetti negativi delleconomia capitalista, il loro futuro sar strettamente dipendente da una visione capitalista e, quindi, la loro missione sar solo quella di soddisfare esclusivamente la domanda effettiva?

Una risposta positiva in entrambi i casi, significherebbe abbandonare una volta per sempre lorientamento solidale della politica e dellassistenza sociale, per cui la popolazione che dispone di scarse risorse non avr possibilit di accesso a tali servizi. Questa strategia governativa implica una flagrante contraddizione e un doppio pericolo. La contraddizione si esprime, da un lato, nelladozione di una tendenza alla mercificazione crescente degli ambiti della politica sociale e dellassistenza sociale, aprendo la strada allinvestimento privato; dallaltro lato, nel tentativo di promuovere una tendenza che cerchi di intervenire contro la povert, derivata appunto dallorientamento delleconomia imposto dalla politica economica neoliberale che lo stesso governo accetta e promuove. La prima tendenza contribuisce ad annullare la seconda o, per lo meno, a inibirla; la seconda tende ad essere inefficace a causa del contesto in cui inserita, dominato appunto dalla prima, che il risultato delle politiche neoliberali. Inoltre, da unaltra prospettiva, si rileva che la spesa governativa sarebbe comunque insufficiente per fronteggiare le necessit dei poveri, poich questi tenderanno sempre a crescere, dato il modello economico dominante, e la spesa sociale pubblica affogherebbe nel mare del mercato. Il doppio pericolo che la deregulation non risolva i ritardi sociali e non eviti il deterioramento dellassistenza sociale, ma li acutizzi; del resto neppure soddisfa in modo ottimale le necessit dei gruppi pi ricchi, come evidente nelle esperienze di USA, Cile, etc Lattuale situazione implica uno spiazzamento ed una compressione di diritti sociali non solo strappati dalla combattivit dei lavoratori, ma anche costruiti in misura significativa dai loro contributi. Lalternativa dominata dallabusata idea che luguaglianza di opportunit incorpora e perfeziona le condizioni del mercato. In realt si finisce solo di allargare ancora pi il divario tra poveri e ricchi, dal momento che, in termini generali, si sacrifica luniversalit per la selettivit, il senso di solidariet alla collettivit per il particolare - e tutto a vantaggio di un sentimento individualistico -; si ignorano i vantaggi collettivi in favore di interessi e criteri di appropriazione privata e improduttiva; si rinuncia alla socializzazione dei contributi negli istituti pubblici di previdenza sociale a vantaggio della loro incorporazione al sistema finanziario; si va dallintegrazione sistemica dellassistenza sociale alla sua frammentazione; si esclude la ricerca di una tendenza allequit sociale per un momentaneo e incerto equilibrio settoriale e finanziario; si sceglie, infine, di premiare proprio un settore gi tanto protetto e speculativo, come il sistema bancario e finanziario. Attualmente, per esempio, stata introdotta la frammentazione dellassistenza sociale, in tre sistemi:

a. un sistema che inserisce le istituzioni pubbliche a beneficio sociale nel sistema delleconomia, che si trova in un processo di riduzione per le condizioni difficili, dati i gravi ritardi gi segnalati; b. le istituzioni che danno servizi allintera popolazione e che, quindi, costituiscono lunica forma di intervento di sostegno e protezione per settori pi disagiati; istituzioni che si trovano in piena disgregazione e in rapido processo di decomposizione; c. le assicurazioni private, alle quali, dato i loro costi elevati, ha accesso solo un piccolo gruppo. Questa frammentazione tender a polarizzare ancor pi i servizi, la qualit e lefficienza. La tendenza di questa strategia facilmente prevedibile quando constatiamo che i pi poveri usano il 5,2% delle loro entrate per le spese sanitarie, mentre i pi ricchi il 2,8%, una situazione che d unidea pessimista sulle potenzialit di questo mercato. Questo sistema approfondisce la distanza tra le classi, oltre a privilegiare la tendenza di rivolgersi a clienti e non a cittadini, rivelandosi quindi un ulteriore meccanismo per bloccare il rafforzamento della societ civile. Sebbene questa strategia cerchi di creare condizioni e spazi alliniziativa privata, gli effetti si rivelano nocivi per il capitale sociale nel suo insieme e minacciano di acutizzarsi in futuro. Questi mercati sono sempre pi ristretti, frammentari e concentrati in ambiti ridotti, cosicch la riproduzione della forza-lavoro tender necessariamente ad essere pi costosa. Il significato della crisi attuale doppiamente nocivo rispetto agli anni 80, sia per quel che la stessa crisi rappresenta, sia perch essa preceduta da un lungo periodo di recessione e distruzione della ricchezza sociale in un contesto di ritardi storici. Durante il decennio perduto le politiche e le strutture sociali precedenti ammortizzarono alcuni effetti del riassetto selvaggio e, ciononostante, si verific un deterioramento accelerato e ne patirono le conseguenze un sempre maggior numero di cittadini; oggi, senza tali meccanismi, o ridotti ormai ai minimi termini, risulta evidente che il deterioramento non avr ammortizzatore alcuno. Si pu, pertanto, concludere che il processo di riforma dello Stato sociale a partire da unopzione finanziaria ad alta partecipazione di investimenti privati, implica lesproprio graduale della spesa sociale, per convertirla in un fondo di accumulazione di capitale. Sono evidentissimi i limiti di un sistema che intende porre come orizzonte ideologico la cosiddetta concorrenza leale tra il settore pubblico e quello privato, con la creazione di forme efficienti di organizzazione, in cui viene ignorata lalternativa sociale dellopzione solidale per assicurare i privilegi degli investitori, consegnando loro un mercato di sicuri profitti. La contropartita della privatizzazione e accumulazione di capitale la perdita progressiva dellassistenza sociale, il cui obiettivo a lungo termine, in accordo con

il modello neoliberale, viene subordinato a quello economico, finanziario e di assistenza a breve termine. Conclusioni Lorientamento seguito dalle autorit economiche e politiche dellAmerica Latina non solo non evita il deterioramento delle condizioni dellassistenza sociale, ma danneggia la societ nel suo insieme e ostacola ogni possibilit per un suo pronto recupero. In tal contesto, le difficolt che attraversa lassistenza sociale tanto in termini di finanziamento quanto di impoverimento della sua efficacia, non sono soltanto il risultato della difficile situazione che attraversa leconomia, del ristagno del numero dei contribuenti, della depressione salariale, dellincremento dei livelli di disoccupazione sempre pi allarmanti, della lievitazione dei costi, dellimproduttivit del settore, ma soprattutto della rigida politica economica applicata anche alla politica sociale. Di conseguenza, la funzione primaria della politica sociale, come strumento neutralizzatore della concentrazione della ricchezza, resta totalmente inservibile. Le difficolt economiche e lorientamento della politica economica hanno deteriorato le condizioni di assistenza sociale, ma la situazione divenuta realmente critica da quando lintervento del governo non ha provveduto a contrastare gli effetti nocivi delle scelte di politica economica. Le difficolt furono incrementate dallaumento del costo di prodotti, medicinali, materiali ed attrezzature e dallincremento della domanda di servizi sanitari per la popolazione che non dispone di coperture previdenziali private. Tuttavia, e nonostante le necessit ingenti e urgenti, Wall Street continua a supervisionare e fiscalizzare gli orientamenti dei governi dellAmerica Latina valutando le possibilit di investimento e/o aiuto, al livello dei mercati finanziari; cos, operatori finanziari come J. J. Morgan e Bear, Steans and Co. per il Messico, Morgan Stanley and Co. e Goldman, Sachs and Co. per il Brasile, Lehman Bros. per il Cile, stanno spingendo per un minore intervento del governo non solo nelleconomia ma anche nella politica e nellassistenza sociale. Cercano di privilegiare lefficienza a scapito dellequit, ma in economie come quelle latinoamericane, per la loro struttura industriale e settoriale, la ricerca dellefficienza con tali metodi non soltanto difficile, ma del tutto impossibile, come stato dimostrato perfino in economie di mercato consolidate. Il concetto di intervento sociale e pubblico utilizzato tra il 1940 e il 1990 evit maggiori ritardi sociali e promosse alcuni progressi individuali; oggi si pretende che i concetti di individuale e privato promuovano progressi sociali in un contesto definito dal mercato. Davvero una grande difficolt!

Nel primo periodo, tra il 1940 e il 1980, il pubblico aveva fatto propria una prospettiva sociale, e in quel modo la gestione pubblica costruiva la sua legittimazione, sebbene fosse ambigua e debole e, in certe occasioni, trasgredisse la legalit. Il secondo orientamento pretende, mediante unegemonizzazione del privato, di arrestare i ritardi e promuovere progressi sociali, quando in realt soddisfa soltanto alcuni interessi individuali; questo, come si dimostrato e reso evidente non solo nei paesi periferici ma anche in quelli del centro, comporta il maggior grado di difficolt ed implica maggiori possibilit di fallimento, pi clamorose e pi rapide. Aspetti come la stratificazione sociale, la situazione salariale e occupazionale, le condizioni di vita della popolazione in generale, in particolare dei settori con minori redditi, sembrano predire un fallimento del modello in un futuro immediato. Inoltre, anche senza considerare che la privatizzazione esclude molti imprenditori e beneficia solo quelli di maggior forza economica e pi vicini al potere politico, evidente che porter ad una maggiore concentrazione sia economica che politica, creando cos maggiori difficolt e chiudendo ancor pi le possibili vie duscita dalla crisi. A prescindere poi dalle possibili avventure che possono avere i fondi sociali in mano a soggetti economici privati, chi pu essere al sicuro da un fallimento reale o provocato a bella posta? necessaria una trasformazione economica che getti le basi per migliorare le entrate pubbliche e quindi la spesa sociale da parte dello Stato. , quindi, indispensabile riconvertire la politica economica perch da ci dipende il miglioramento delle prossime generazioni e della generazione attuale, che ha vissuto per ventanni soffocata da una crescente pauperizzazione. In ogni caso meglio la spesa che promuove la vita di quella che evita la morte. inderogabile unalternativa per impedire che la politica sociale continui ad essere dipendente dallevoluzione delleconomia e subordinata alla politica economica, poich lesperienza ci insegna che anche in epoche di crescita e di impegno pubblico in ambito sociale, lo sviluppo della politica sociale stato precario e pieno di ritardi; cosa ci si pu mai aspettare in epoche di recessione prolungata, da una politica economica capitalistica e da una politica sociale antipopolare? Gli effetti non saranno certo migliori. Dinanzi allimminenza di un secondo decennio perduto, improcrastinabile un riassetto drastico e immediato, una ridefinizione indispensabile per affrontare le grandi tensioni del nuovo millennio. MODERNIT, GLOBALIZZAZIONE ED ESCLUSIONE Enrique Dussel

Tema di questa relazione1 lesame della questione della Modernit. Esistono due paradigmi della Modernit. a) Secondo il primo, in un orizzonte eurocentrico, il fenomeno della Modernit esclusivamente europeo, si sviluppa dal Medioevo e si diffonde successivamente in tutto il mondo2. Weber pone il problema della storia mondiale con il seguente quesito: Quale concatenamento di circostanze ha condotto al fatto che sul suolo dellOccidente3 e solo qui, si producessero fenomeni culturali che - almeno cos come noi4 siamo soliti rappresentarci avevano un significato evolutivo ed una validit universali? 5. LEuropa avrebbe avuto, secondo questo paradigma, caratteristiche eccezionali interne, che le hanno permesso di superare, essenzialmente per la sua razionalit, tutte le altre culture. Filosoficamente, nessuno meglio di Hegel espone questa tesi sulla Modernit: Lo Spirito Germanico lo Spirito del Nuovo Mondo, il cui fine la realizzazione della Verit assoluta (der absoluten Wahrheit), come autodeterminazione (Selbstbestimmung) infinita della libert, che ha per contenuto la sua propria forma assoluta (ihre absolute Form selbst) 6. Lo Spirito dellEuropa (germanico) , cio, la Verit assoluta che si determina o realizza da s senza dover nulla a nessuno. Questa tesi, che chiamer il paradigma eurocentrico - in opposizione al paradigma mondiale -, quella che si imposta non solo in Europa o negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo intellettuale, anche della periferia del mondo. La divisione pseudoscientifica della storia in Et Antica (come antecedente), Medioevo (epoca preparatoria) ed Et Moderna (Europa) unorganizzazione ideologica e deformante della storia. La filosofia e letica hanno bisogno di rompere con questo orizzonte riduttivo per poter aprire la riflessione allambito mondiale , planetario; questo ormai un problema etico di rispetto per le altre culture. La cronologia ha la sua geopolitica. La soggettivit moderna si sarebbe sviluppata spazialmente, secondo il paradigma eurocentrico , dallItalia del Rinascimento alla Germania della Riforma e dellIlluminismo, verso la Francia della Rivoluzione francese7. Si tratterebbe dellEuropa centrale. b) Il secondo paradigma, in un orizzonte mondiale, concepisce la Modernit come la cultura del centro del sistema-mondo 8, del primo sistema-mondo - con lincorporazione dellAmerindia9 -, e come risultato della gestione (management) della suddetta centralit . Ovvero, la Modernit europea non un sistema indipendente autopoietico, autoreferenziale, bens una parte del sistema-mondo, il suo centro. La Modernit, allora, mondiale; inizia dalla costituzione simultanea della Spagna con riferimento alla sua periferia - la prima di tutte, propriamente parlando, lAmerindia: i Caraibi, il Messico e il Per -. Simultaneamente,

lEuropa - con una diacronia che ha un precedente pre-moderno: le citt italiane del Rinascimento e il Portogallo - andr costituendosi in centro , con un potere super-egemonico che dalla Spagna passa allOlanda, allInghilterra e alla Francia, su una periferia crescente: Amerindia, Brasile, le coste africane degli schiavi, la Polonia nel secolo XVI10; il consolidamento dellAmerica Latina, il Nord America, i Caraibi e le coste dellAfrica, lEuropa orientale nel XVII secolo11; lImpero ottomano, la Russia, alcuni regni dellIndia, il Sudest asiatico e la prima penetrazione nellAfrica continentale nella prima met del XIX secolo12. La Modernit, allora, sarebbe per questo paradigma mondiale un fenomeno proprio del sistema che combina centro e periferia ; non un fenomeno di unEuropa come sistema indipendente, ma di unEuropa come centro . Questa semplice ipotesi cambia completamente il concetto di Modernit, della sua origine, sviluppo e crisi attuale; e con ci anche il contenuto della tarda-modernit o postmodernit. Inoltre, sosteniamo una tesi che condiziona la precedente: la centralit dellEuropa nel sistema-mondo non frutto solo di una superiorit interna accumulata nel Medioevo europeo rispetto alle altre culture, ma anche leffetto del semplice fatto della scoperta, conquista, colonizzazione e integrazione dellAmerindia, che dar allEuropa il vantaggio comparativo determinante sul mondo ottomano-musulmano, lIndia e la Cina. La Modernit il frutto e non la causa di questo evento. Successivamente, la gestione (management) della centralit del sistema-mondo permetter allEuropa di trasformarsi in qualcosa come la coscienza riflessiva (la filosofia moderna) della storia mondiale, e molti valori, invenzioni, scoperte, tecnologie, istituzioni politiche, etc., che attribuisce a se stessa come sua esclusiva produzione, sono in realt effetto dello spostamento dellantico centro dello stadio III del sistema interregionale verso lEuropa (seguendo la via diacronica dal Rinascimento al Portogallo prima, verso la Spagna poi e, successivamente, verso le Fiandre, lInghilterra). Anche il capitalismo il frutto, e non la causa, di questa congiuntura di mondializzazione e centralit europea nel sistema-mondo . Lesperienza umana di 4500 anni di relazioni politiche, economiche, tecnologiche, culturali del sistema interregionale , sar ora egemonizzata dallEuropa - che mai era stata centro , e che nei suoi tempi migliori arriv solo ad essere periferia -. Lo slittamento avviene dallAsia Centrale verso il Mediterraneo orientale, e dallItalia, pi precisamente da Genova, verso lAtlantico. Dopo un primo tentativo da parte del Portogallo, la Spagna, dinanzi allimpossibilit che la Cina possa tentare di giungere attraverso lOriente (il Pacifico) verso lEuropa, ad assorbire lAmerindia come sua periferia. 1. Nascita del sistema-mondo . La Spagna moderna del XVI secolo

Consideriamo linizio della storia mondiale a partire dalla rottura, per la presenza turco-ottomana, dello stadio III del sistema interregionale , che nella sua epoca classica aveva avuto Bagdad come centro (dal 762 al 1258 d.C.), e la trasformazione del sistema interregionale nel primo sistema-mondo , il cui centro si situer fino ad oggi nel Nordatlantico. Questo cambiamento di centro del sistema avr la sua preistoria dal XIII al XV secolo d.C., e prima del crollo dello stadio III del sistema interregionale, ma il nuovo stadio IV o il sistema-mondo avr inizio propriamente a partire dal 1492. Quanto accaduto precedentemente in Europa era pur sempre un momento di un altro stadio del sistema interregionale. Quale Stato dette origine alla nascita del sistema-mondo ? La nostra risposta : quello che pot annettersi lAmerindia, e da essa, come trampolino o vantaggio comparativo , accumulare una superiorit inesistente alla fine del XV secolo. a) Perch non la Cina? La ragione molto semplice, e vogliamo definirla subito. Fu impossibile per la Cina13 scoprire lAmerindia - impossibilit non tecnologica, ovvero di fattibilit empirica, bens storica e geopolitica -: non poteva interessarle tentare di andare verso lEuropa via est, perch il centro del sistema interregionale, nel suo stadio III, si trovava ad ovest, nellAsia centrale ovvero in India. Andare verso unEuropa completamente periferica? Non poteva essere un obiettivo del commercio estero cinese. In effetti, Cheng Ho, tra il 1405 e il 1433 effettu con successo sette viaggi al centro del sistema (giunse in Sri Lanka, in India, e sino in Africa orientale14). Nel 1479 Wang Chin cerc di fare lo stesso, ma gli furono negati anche gli archivi del suo predecessore. La Cina si chiuse entro i suoi confini e non cerc di fare quel che, in quello stesso momento, realizzava il Portogallo. La sua politica interna forse per la rivalit dei mandarini nei confronti del nuovo potere degli eunuchi commercianti15 - imped la sua espansione commerciale estera; se per si fosse realizzata avrebbe dovuto essere diretta verso ovest per raggiungere il centro del sistema. I cinesi si diressero verso est, giunsero fino allAlaska, e pare fino alla California o ancora pi a sud, ma non trovando nulla che potesse interessare i loro mercanti, e allontanandosi sempre pi dal centro del sistema interregionale , abbandonarono definitivamente limpresa. La Cina non fu la Spagna, per ragioni geopolitiche. Tuttavia dobbiamo farci ancora una domanda per confutare l evidenza antica, che si rinforzata dopo Weber: la Cina era inferiore culturalmente allEuropa nel secolo XV? Secondo gli studiosi16 non era inferiore n tecnologicamente17, n politicamente18, n commercialmente e tanto meno nella sua cultura umanistica19. C un certo riflesso condizionato in questa domanda. Le storie delle scienze e delle tecnologie occidentali non prendono attentamente in considerazione il fatto che il salto , il boom tecnologico europeo, comincia a realizzarsi nel XVI secolo, ma solo nel XVII mostra i suoi effetti moltiplicatori. Si

confonde la formulazione del nuovo paradigma teorico moderno (XVII secolo) con lorigine della Modernit, senza lasciare il tempo per la crisi del modello medioevale. Non si avverte che la rivoluzione scientifica - per dirla con Kuhn parte da una Modernit gi iniziata, anteriore, come frutto di un paradigma moderno 20. Pertanto, nel secolo XV, se non consideriamo quindi le invenzioni europee posteriori, lEuropa non ha alcuna superiorit rispetto alla Cina. Lo stesso Needham si lascia trascinare da quel riflesso condizionato quando scrive: Il fatto che lo sviluppo spontaneo autoctono della societ cinese non produsse alcun cambiamento drastico analogo al Rinascimento e alla rivoluzione scientifica in Occidente 21. Definire il Rinascimento e la rivoluzione scientifica22 come se fossero un medesimo avvenimento - mentre luno inizia nel XIV secolo, e laltro propriamente solo nel XVII secolo - dimostra la distorsione di cui abbiamo parlato. Il Rinascimento in effetti un avvenimento europeo di una cultura periferica del III stadio del sistema interregionale . La rivoluzione scientifica il frutto della formulazione del paradigma moderno, che apparve solo dopo pi di un secolo di Modernit. Pierre Chaunu scrive: Alla fine del XV secolo, nella misura in cui la letteratura storica ci permette di comprenderlo, lEstremo Oriente come entit comparabile al Mediterraneo [] non risulta sotto nessun aspetto inferiore, almeno superficialmente, rispetto al lontano Occidente del continente eurasiatico 23. Ripetiamo: perch non la Cina? Perch si trovava nellEstremo Oriente del sistema interregionale , e perch mirava verso il centro : ad Occidente verso lIndia. b) Perch non il Portogallo? Per la stessa ragione. Cio perch si trovava nellEstremo Occidente dello stesso sistema interregionale , e perch mirava ancora e sempre verso il centro : ad Oriente verso lIndia. La proposta di Colombo - tentare di raggiungere il centro passando a Occidente - per il re del Portogallo era tanto stravagante, come stravagante era per Colombo proporsi di scoprire un nuovo continente, giacch sempre e solo tent, e non avrebbe potuto concepire altra ipotesi, se non andare verso il centro dello stadio III del sistema interregionale 24. Come abbiamo visto, le citt rinascimentali italiane sono lestremo occidentale (periferico) del sistema interregionale, che misero nuovamente in relazione, dopo le Crociate, fallite nel 1291, lEuropa continentale con il Mediterraneo. Le Crociate devono essere considerate come un tentativo frustrato di collegarsi con il centro del sistema, contatto interrotto dai turchi. Le citt italiane, specialmente Genova, rivale di Venezia che era presente nel Mediterraneo orientale, tentavano

di aprire il Mediterraneo occidentale allAtlantico, per giungere nuovamente al centro del sistema passando a sud dellAfrica. I genovesi misero tutta la loro esperienza nella navigazione e il potere economico della loro ricchezza per aprirsi quella via. Furono i genovesi che occuparono le Canarie nel 131225, sono loro che investirono in Portogallo e lo appoggiarono nella costruzione della sua potenza navale. Fallite le Crociate, non potendo contare sullespansione della Russia attraverso la tundra, i russi avanzando tra i boschi ghiacciati del nord giungeranno nel XVII secolo al Pacifico e allAlaska26, lAtlantico era lunica porta europea per giungere al centro del sistema. Il Portogallo, la prima nazione europea gi unificata nellXI secolo, trasforma la Reconquista27 contro i musulmani nellinizio di un processo di espansione mercantile atlantica. Nel 1419 scoprono larcipelago di Madera, nel 1431 le Azzorre, lo Zaire nel 1482, nel 1498 Vasco de Gama arriva in India, il centro del sistema interregionale. Nel 1415 occupano la Ceuta africano-musulmana, nel 1448 El-Ksar-es-Seghir, nel 1471 Arzila. Ma tutto questo la continuazione del sistema interregionale la cui connessione sono le citt italiane: Nel XIII secolo i genovesi ed i pisani appaiono per la prima volta in Catalogna; nel XIII secolo, quando arrivano per la prima volta in Portogallo, gli italiani si sforzano di attrarre i popoli iberici nel commercio internazionale [] Nel 1317 la citt e il porto di Lisbona sono gi un grande centro del commercio genovese 28. Un Portogallo con contatti con il mondo islamico, con numerosi marinai (agricoltori espulsi da unagricoltura estensiva), con uneconomia monetaria, in connessione con lItalia, apr nuovamente lEuropa periferica al sistema interregionale. Non cess per questo di essere periferia , n i portoghesi ottennero di uscire da quella situazione, giacch il Portogallo pot cercare di dominare lo scambio commerciale nel mare degli Arabi (loceano Indiano)29, ma mai pot pretendere di produrre le mercanzie dellOriente, le tele di seta, i prodotti tropicali, loro subsahariano, etc. Era, cio, una potenza intermediaria e sempre periferica di India, Cina e mondo musulmano. Con il Portogallo siamo nellanticamera, ma non ancora nella Modernit, n nel sistema-mondo , il IV stadio del sistema che ebbe origine tra lEgitto e la Mesopotamia. c) Perch la Spagna ad iniziare il sistema-mondo e con esso la Modernit? Per la stessa ragione che lo impediva alla Cina e al Portogallo. Poich la Spagna non poteva andare verso il centro del sistema interregionale che si trovava in Asia centrale, ovvero in India, attraverso lOriente - giacch i portoghesi lavevano anticipata e detenevano diritti di monopolio -, n attraverso lAtlantico a sud, lungo le coste dellAfrica occidentale, fino al Capo di Buona Speranza scoperto nel 1487, restava alla Spagna una sola opportunit: andare verso il centro , verso

lIndia, attraverso lOccidente, passando da ovest, attraversando lOceano Atlantico30. Pertanto la Spagna si imbatte nellAmerindia, la trova senza averla cercata , e con ci entra in crisi tutto il paradigma medievale europeo, che il paradigma di una cultura periferica, lEstremo Occidente dello stadio III del sistema interregionale , e si inaugura, lentamente ma irreversibilmente, la prima egemonia mondiale, dellunico sistema-mondo che si realizzato nella storia planetaria, che il sistema moderno, europeo nel suo centro , capitalista nella sua economia. Il mio testo, Etica della Liberazione, mira a situarsi esplicitamente (sar forse la prima filosofia pratica che lo tenta esplicitamente ?) nellorizzonte di questo sistema-mondo moderno, tenendo in considerazione non solo il centro - come esclusivamente ha fatto la filosofia moderna da Descartes ad Habermas, filosofia che pertanto ha avuto una visione parziale, provinciale, regionale della storia etico-storica -, ma anche la sua periferia , pertanto si ottiene una visione planetaria della vicenda umana. Tale questione storica non aneddotica o meramente informativa, ma ha un significato filosofico strictu sensu. Abbiamo gi trattato il tema inizialmente in unaltra opera31. In essa mostravamo limpossibilit esistenziale di Colombo, un genovese del Rinascimento, di convincersi che ci che aveva scoperto non era lIndia. Nel suo immaginario, navigava sempre lungo le coste della Quarta Penisola asiatica, quella che Heinrich aveva disegnato cartograficamente a Roma nel 148932, sempre vicino al Sinus Magnus , il Gran Golfo dei greci, mare territoriale della Cina, mentre, in realt, attraversava i Caraibi. Colombo mor nel 1506 senza aver superato lorizzonte dello stadio III del sistema interregionale 33; non pot superare soggettivamente il sistema interregionale - con una storia di 4500 anni di trasformazioni, a partire dallEgitto e dalla Mesopotamia - e aprirsi al nuovo stadio del sistema-mondo . Il primo che sospett un nuovo, lultimo nuovo continente, fu Amerigo Vespucci nel 1503, e per questo egli stato, esistenzialmente e soggettivamente, il primo moderno , il primo che apr lorizzonte del sistema asiatico-afro-mediterraneo come sistema-mondo , che incorporava per la prima volta lAmerindia34. Questa rivoluzione della visione del mondo [Weltanschauung], dellorizzonte culturale, scientifico, religioso, tecnologico, politico, ecologico ed economico lorigine della Modernit, a partire da un paradigma mondiale e non meramente eurocentrico. Nel sistema-mondo laccumulazione nel centro , per la prima volta, accumulazione su scala mondiale35. Nel nuovo momento del sistema, tutto cambia qualitativamente e radicalmente, e si modifica anche allinterno dello stesso sottosistema periferico europeo medioevale. Lavvenimento fondante fu la scoperta dellAmerindia36 nel 1492. La Spagna preparata per essere il primo Stato moderno37, attraverso la scoperta comincia ad essere il centro della sua prima periferia (Amerindia), organizzando cos linizio del lento slittamento del

centro dellantico stadio III del sistema interregionale (la Bagdad del XIII secolo), che, partendo da Genova, periferica per parte integrante del sistema , aveva cominciato a ricollegarsi prima con il Portogallo e adesso con la Spagna, pi esattamente con Siviglia, dove si rovescia la ricchezza genovese e italiana. L esperienza del Mediterraneo orientale rinascimentale - e attraverso essa quella del mondo musulmano, dellIndia e persino della Cina - si collega cos con la Spagna imperiale di Carlo V, che giunge fino allEuropa centrale dei banchieri di Asburgo, alle Fiandre di Anversa e poi di Amsterdam, con la Boemia, Ungheria, Austria e Milano, e specialmente con il Regno delle due Sicilie38, nel sud dellItalia, fino alla Sicilia, la Sardegna, le Baleari e le numerose isole del Mediterraneo. In seguito al fallimento economico del progetto politico dell Impero-mondo , limperatore Carlo V abdica nel 1557; si lascer allora spazio al sistema-mondo del capitalismo mercantile, industriale ed attualmente transnazionale. Prendiamo come esempio un livello di analisi, tra i molti che potrebbero essere presi in considerazione. Non casuale che venticinque anni dopo la scoperta delle miniere dargento del Potos nellAlto Per e di Zacatecas in Messico (1546) - da cui arriveranno in Spagna un totale di 18.000 tonnellate dargento tra il 1503 ed il 166039 -, e grazie alle prime rimesse di quel metallo prezioso, la Spagna potesse pagare, tra altre campagne dellImpero, la grande armata che sconfisse i turchi nel 1571 a Lepanto, e con ci dominasse il Mediterraneo come connessione con il centro dellantico stadio del sistema. Tuttavia, il Mediterraneo era morto come via dal centro verso la periferia occidentale, perch lAtlantico stava trasformandosi nel centro del nuovo sistema-mondo 40. Scrive Wallerstein: Loro e largento erano cercati come oggetti preziosi, per il loro consumo in Europa e ancor pi per il commercio con lAsia, ma erano anche una necessit per lespansione delleconomia europea 41. Abbiamo letto, tra molte carte e lettere inedite dellArchivio Generale delle Indie a Siviglia, questo testo del 1 luglio 1550, scritto e firmato in Bolivia da Domingo de Santo Toms: Saranno quattro anni che, per finire di perdere questa terra, si scopr una bocca dellinferno42 attraverso la quale ogni anno si immola una gran quantit di gente, che la cupidigia degli spagnoli sacrifica al loro dio che loro43, ed una miniera dargento che si chiama Potos 44. Il resto fin troppo noto. La colonia spagnola delle Fiandre, che si libera nel 1610, sostituir la Spagna come potenza egemonica del centro del recente sistema-mondo . Siviglia, il primo porto moderno, in collegamento con Anversa, dopo pi di un secolo di splendore, lascer il posto ad Amsterdam45 - citt in cui Descartes nel 1636 scriver il Discorso sul metodo, ed in cui vivr Spinoza46 -,

una potenza navale, una grande flotta peschereccia, una diffusa attivit artigianale, il luogo dove fluisce lesportazione agricola, allavanguardia nei pi diversi rami produttivi; citt che finisce, tra altri aspetti, per superare Venezia47. Dopo pi di un secolo, la Modernit mostrava ormai in questa citt una definitiva fisionomia propria: il suo porto, i canali che come vie commerciali giungevano alle case dei borghesi, commercianti che usavano i terzi e quarti piani delle loro abitazioni come magazzini, da cui tramite gru imbarcavano direttamente le merci nelle navi; mille dettagli di una citt capitalistica48. Dal 1689 lInghilterra inizier una forte concorrenza con lOlanda e finir per imporre la sua egemonia che, tuttavia, dovr sempre condividere con la Francia almeno fino al 176349. LAmerindia, frattanto, costituisce la struttura fondamentale della prima Modernit. Dal 1492 al 1500 si colonizzano circa 50.000 kmq, nei Caraibi e sulla terra ferma, dal Venezuela a Panama50. Nel 1515 si giunge a 300.000 kmq con circa 3 milioni di amerindi dominati. Verso il 1550 pi di 2 milioni di kmq, unestensione maggiore di tutta lEuropa centro del sistema, e, facendo una valutazione bassa, pi di 25 milioni di indigeni51, molti dei quali inseriti in sistemi di lavoro (lencomienda, la mita, le fattorie, etc.) che producono valore , nel senso stretto del termine usato da Marx, per lEuropa centro del sistema. Dal 1520 bisogner aggiungere gli schiavi delle piantagioni provenienti dallAfrica circa 14 milioni fino allepoca finale dello schiavismo nel XIX secolo, includendo Brasile, Cuba e Stati Uniti -. Questo enorme spazio e relativa popolazione dar allEuropa, centro del sistema-mondo , il vantaggio comparativo e definitivo rispetto al mondo musulmano, allIndia e alla Cina. Di conseguenza nel XVI secolo: la periferia - Europa orientale ed America spagnola - utilizzava lavoro forzato, schiavit e lavoro obbligatorio nelle coltivazioni per il mercato mondiale. Il centro utilizzava, sempre di pi, mano dopera libera 52. Ai fini di questopera filosofica ci interessa indicare soltanto che allinterno del sistema-mondo che nacquero le formazioni sociali periferiche 53: Le caratteristiche delle formazioni periferiche dipenderanno dalla natura delle formazioni precapitalistiche aggredite e dalle forme dellaggressione esterna 54. Esse saranno, alla fine del XX secolo, le formazioni periferiche latinoamericane55, quelle dellAfrica bantu, del mondo musulmano, dellIndia, del sudest asiatico56 e della Cina; ad esse si dovrebbe aggiungere parte dellEuropa orientale prima del crollo del socialismo reale. Si veda lo schema 1. 2. La Modernit come gestione (management) della centralit mondiale e la sua crisi attuale

Giungiamo cos alla tesi centrale. Se la Modernit fosse, ed questa la nostra ipotesi, il frutto della gestione (management) della centralit del primo sistemamondo , dobbiamo allora riflettere sul suo significato. Si deve prender coscienza che vi sono, allorigine, almeno due Modernit: a) in primo luogo, la Modernit spagnola, umanista, rinascimentale, legata ancora allantico sistema interregionale della cristianit mediterranea e musulmana57. In essa verr concepita la gestione (management) del nuovo sistema-mondo sulla base del paradigma dellantico sistema interregionale. Vale a dire che la Spagna gestisce (manage) la centralit come dominio attraverso legemonia di una cultura integrale, una lingua, una religione - di qui il processo di evangelizzazione che subir lAmerindia -; come occupazione militare, organizzazione burocraticopolitica, espropriazione economica, presenza demografica - con centinaia di migliaia di spagnoli e portoghesi che abiteranno per sempre lAmerica Latina -, trasformazione ecologica - attraverso la modifica della fauna e della flora -, etc il progetto dell Impero-mondo , che, secondo Wallerstein, fallisce con Carlo V58. b) In secondo luogo, la Modernit dellEuropa anglo-germanica, che inizia con lAmsterdam delle Fiandre e che considerata frequentemente come lunica Modernit, secondo linterpretazione di Sombart, Weber, Habermas, o degli stessi postmoderni, il che produrr un errore riduzionista che occulta il senso della Modernit, e quindi il significato della sua attuale crisi. Questa seconda Modernit, per poter gestire (to manage) lenorme sistema-mondo che di colpo si apre alla piccola Olanda59, la quale da colonia spagnola si trova adesso al centro del sistema-mondo, deve creare o incrementare la sua efficienza per semplificazione. necessario realizzare unastrazione - favorendo il quantum a svantaggio della qualitas -, che lasci fuori molte variabili valide - culturali, antropologiche, etiche, politiche, religiose -; aspetti che sono ancora validi per leuropeo del XVI secolo, che non permetterebbero unadeguata, fattibile 60 o tecnicamente possibile gestione (management) del sistema-mondo61. Questa semplificazione della complessit62 comprende la totalit del mondo della vita (Lebenswelt) , del rapporto con la natura - nuova posizione ecologica o tecnologica, non teleologica -, dinanzi alla propria soggettivit - nuova autocomprensione della soggettivit -, dinanzi alla comunit - nuova relazione intersoggettiva e politica - e, come sintesi, un nuovo atteggiamento economico pratico-produttivo. La prima Modernit spagnola, rinascimentale ed umanista, produce una riflessione teorica e filosofica di grandissima importanza, che non stata minimamente percepita dalla filosofia moderna , che solo la filosofia della Seconda Modernit . Il pensiero teorico filosofico del XVI secolo ha rilevanza attuale perch il primo, e lunico, che visse ed espresse lesperienza originaria

nel tempo della costituzione del primo sistema-mondo . Pertanto, sulla base delle risorse teoriche di cui si disponeva (la filosofia scolastica musulmano-cristiana e quella rinascimentale umanista) la questione etico-filosofica centrale si concentr su quale diritto avesse leuropeo di occupare, dominare e gestire (to manage) le culture recentemente scoperte, militarmente conquistate e ben presto colonizzate. Dal XVII secolo, la Seconda Modernit non mise mai in discussione la coscienza (Gewissen) con queste domande, cui peraltro si era gi risposto de facto: da Amsterdam, Londra o Parigi, dai secoli XVII e XVIII in avanti, l eurocentrismo superideologia che fonder la legittimit, valida senza falsificazione possibile, della dominazione del sistema-mondo -, non sar posto in questione mai pi, sino alla fine del XX secolo, quando sar messa in discussione, tra gli altri movimenti, anche da parte della Filosofia della Liberazione. Abbiamo gi trattato la questione in unaltra opera63. Qui ricorderemo soltanto largomento generale. Bartolom de Las Casas nelle sue numerose opere, usando una straordinaria documentazione e fondando razionalmente ed accuratamente i suoi argomenti, dimostra che la costituzione del sistema-mondo come espansione europea in Amerindia - annuncio dellespansione in Africa e in Asia - non ha nessun diritto; una violenza ingiusta, e non pu avere alcuna validit etica. Due sono state, generalmente discorrendo, le principali maniere con cui quelli che si sono recati laggi e che si chiamano cristiani hanno estirpato e spazzato dalla faccia della terra tante infelici nazioni. In primo luogo vi sono state le guerre ingiuste, crudeli, sanguinose e tiranniche. Hanno ammazzato quanti potevano bramare la libert, sospirarla o anche solo pensarvi, oppure concepire il disegno di sottrarsi ai tormenti che pativano, vale a dire i signori del luogo e gli uomini: ch da sempre le guerre non lasciano in vita che i giovani e le donne. Poi hanno continuato ad uccidere opprimendo i superstiti con la pi dura, la pi orribile e acerba servit di cui uomini o bestie siano mai stati costretti. A queste due forme di tirannia infernale si riducono a guisa di compendio, subordinate quasi a un unico genere, tutte le altre differenti maniere di distruggere quelle genti, che variano allinfinito. Non da altro mossi i cristiani hanno ammazzato e distrutto tante e tali anime, in numero incalcolabile, non da altro guidati che dalla sfrenata brama delloro, dal desiderio di empirsi di ricchezze e di elevarsi ad alte posizioni, affatto sproporzionate alla qualit delle loro persone 64. Pi avanti la filosofia non porr pi questa problematica, che si mostr ineludibile solo allorigine dellistituzione del sistema-mondo. Per lEtica della Liberazione, invece, questa questione ancor oggi fondamentale. Nel XVI secolo, quindi, si stabilisce il sistema-mondo intorno a Siviglia, e la filosofia comincia a discutere, partendo dal vecchio paradigma filosofico, la prassi della dominazione, ma non arriva a formulare un nuovo paradigma. Tuttavia, non si deve confondere lorigine del nuovo paradigma con lorigine

della Modernit. La Modernit comincia pi di un secolo prima (1492) del momento in cui si formalizza il paradigma - per dirla con Thomas Kuhn adeguato alla sua nuova esperienza. Se osserviamo le date della sua formulazione, potremmo concludere che essa avviene nella prima met del XVII secolo65. Ebbene, questo nuovo paradigma si accorda alle esigenze di efficienza, fattibilit tecnologica e governativa della gestione (management) di un sistema-mondo enorme e in espansione; lespressione di un necessario processo di semplificazione, attraverso la razionalizzazione , del mondo della vita e dei suoi sottosistemi (economico, politico, culturale, religioso, etc.). La razionalizzazione indicata da Werner Sombart66, Ernst Troeltsch67 o Max Weber68 effetto e non causa. Daltra parte gli effetti di questa razionalizzazione semplificatrice per rendere gestibile (manageable) il sistema-mondo, sono forse pi profondi e negativi di quanto Habermas o i postmoderni69 immaginino. La soggettivit corporea musulmano-medioevale semplificata: la soggettivit postulata come un ego, un io, di cui Descartes scrive: Cosicch questo io, cio la mia anima, per cui sono quel che sono, interamente distinta dal corpo ed ancor pi facile da conoscere che il corpo, dacch se non ci fosse corpo non cesserebbe di essere lanima quel che 70. Il corpo una mera macchina, res extensa del tutto estranea allanima71. Lo stesso Kant scrive: Lanima umana dovrebbe essere considerata come legata nella vita presente a due mondi (zweien Welten) contemporaneamente: di questi mondi, finch forma con il corpo ununit personale, non sente se non il mondo materiale (materielle); al contrario, come membro del mondo degli spiriti (als ein Glied der Geisterwelt), riceve e propaga le pure influenze delle nature immateriali 72. Questo dualismo - che Kant applicher alletica, in quanto le massime non devono avere motivi empirici o patologici -, si articola successivamente alla negazione dellintelligenza pratica, sostituita da una ragione strumentale che si occuper della gestione (management) tecnica, tecnologica (letica scomparir dinanzi ad unintelligenza more geometrico) della Critica del Giudizio. qui che la tradizione conservatrice, come quella di Heidegger, ha impedito di percepire la soppressione semplificatrice della complessit organica della vita, sostituita da una tecnica della volont di Potere , critica tratteggiata da Nietzsche e Foucault. Galileo, con tutto lingenuo entusiasmo di una grande scoperta, scrive: La filosofia scritta in questo grandissimo libro, che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico lUniverso), ma non si pu intendere se prima non simpara a intender la lingua, e conoscere i caratteri nei quali scritto. Egli scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangolo, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto 73.

Heidegger afferma che la posizione mathematica 74 dinanzi agli enti un ritenerli conosciuti a priori (negli assiomi della scienza, per esempio) e ad essi si accede per farne uso . Non si apprende , infatti, unarma, bens si apprende a far uso di essa, perch gi si sa cosa essa : Le mathmata sono le cose, in quanto le introduciamo nella conoscenza attraverso ci che di esse gi noto a priori, il corpo in quanto materialit, la pianta in quanto vegetalit, lanimale nella sua animalit 75. La razionalizzazione della vita politica (burocratizzazione), dellimpresa capitalistica (amministrazione), della vita quotidiana (ascetismo calvinista o puritano), la decorporalizzazione della soggettivit (con i suoi effetti alienanti sia del lavoro vivo - esaminati nella critica di Marx -, sia nelle sue pulsioni analizzati da Freud -), la non-eticit di ogni gestione economica e politica (intesa solo come ingegneria tecnica), la soppressione della ragione pratico-comunicativa sostituita dalla ragione strumentale, lindividualit solipsista che nega la comunit sono esempi di diversi momenti negati da quella semplificazione apparentemente necessaria per una gestione (management) della centralit del sistema-mondo che lEuropa si trov perentoriamente a realizzare. Capitalismo, liberalismo, dualismo - con il disprezzo della corporeit -, strumentalismo, etc., sono effetti della gestione (management) di quella funzione che rese lEuropa il centro del sistema-mondo. Effetti che si costituiscono in mediazioni, in sistemi che finiscono per totalizzarsi. Il capitalismo, mediazione di sfruttamento ed accumulazione, si trasforma poi in un sistema indipendente che, a partire dalla sua stessa logica autoreferenziale ed autopoietica, pu distruggere lEuropa, la sua periferia, tutto il pianeta. E questo ci che Weber osserva, ma in modo riduttivo. Ovvero, avverte parte del fenomeno, ma non tutto lorizzonte del sistema-mondo. In effetti, il procedimento formale di semplificazione per rendere gestibile (manageable) il sistema-mondo produce sottosistemi formali razionalizzati che non hanno linee interne di autoregolazione dei propri limiti nella stessa Modernit, che potrebbero ricondurli al servizio dellumanit. in questo momento che sorgono le critiche da dentro il centro - e dalla periferia, come la nostra - contro la Modernit stessa. Adesso si attribuisce alla ratio ogni causalit colpevole, da Nietzsche a Heidegger, o con i postmoderni - la colpevolezza si anticiperebbe fino a Socrate (Nietzsche) o a Parmenide (Heidegger) -. In effetti, le semplificazioni moderne, - il dualismo di un egoanima senza corpo, la ragione strumentale teleologica, il razzismo della superiorit della propria cultura, etc. - hanno molte somiglianze con la semplificazione che lo schiavismo greco produsse nel sistema interregionale II. La Weltanschauung [visione del mondo] greca si addiceva alluomo moderno non fu senza complicit che i romantici tedeschi resuscitarono i greci 76 -. Il superamento-recupero della Modernit consister nel considerare criticamente

tutte queste riduzioni semplificatrici prodotte fin dalle sue origini - e non solo alcune di esse, come immagina Habermas -. La pi importante di tali riduzioni, insieme a quella della soggettivit solipsistica senza comunit, la negazione della corporeit della soggettivit - ci a cui si legano le critiche alla Modernit sviluppate da Marx, Nietzsche, Freud, Foucault, Lvinas e, come vedremo, dallEtica della Liberazione -. Di conseguenza, il concetto che si ha della Modernit determina, come evidente, la pretesa della sua realizzazione, come in Habermas, o il tipo di critiche, come quelle dei postmoderni. In generale, tutta la disputa tra razionalisti e postmoderni non supera lorizzonte eurocentrico. La crisi della Modernit - avvertita gi da Nietzsche o Heidegger - si riferisce ad aspetti interni allEuropa. Il mondo periferico parrebbe essere un passivo spettatore di una tematica che non lo tocca, perch barbaro , pre-moderno o semplicemente perch deve essere modernizzato . La visione eurocentrica, cio, riflette nel problema della crisi della Modernit soltanto i momenti europeo-nordamericani - o anche giapponesi, oggi -, per minimizza quelli della periferia. Rompere con questo errore riduzionista non facile. Tenteremo qui di indicare il cammino per superarlo. Se la Modernit inizia sul finire del XV secolo, con un processo rinascimentale pre-moderno, e da l si passa a quello propriamente moderno in Spagna, lAmerindia fa parte della Modernit fin dal momento della conquista e della colonizzazione poich il mondo meticcio in America Latina lunico che ha la stessa et della Modernit77 ed stato il primo barbaro di cui la Modernit ha bisogno per sua definizione. Se la Modernit entra in crisi alla fine del XX secolo, dopo cinque secoli di sviluppo, non si tratta solo dei momenti individuati da Weber o Habermas, o da Lyotard o Welsch78, occorrer invece aggiungere quelli propri di una descrizione mondiale del fenomeno della Modernit. Per concludere: se ci situiamo, dunque, nellorizzonte planetario, si possono distinguere le seguenti posizioni di fronte alla problematica posta: a) In primo luogo, la tesi sostanzialista desarrollista79, quasi metafisica, che concepisce la Modernit come un fenomeno esclusivamente europeo e che si diffonder dal XVII secolo verso tutte le altre culture arretrate - posizione eurocentrica nel centro o modernizzatrice nella periferia -; la modernit un fenomeno che deve ancora finire di realizzarsi. Alcuni di coloro che, difensori della ragione come Habermas o Apel, seguono questa prima posizione, lo fanno criticamente, poich pensano che la superiorit europea non materiale, ma formale, grazie ad una struttura di domande critiche80. Daltra parte, la tesi complementare di quella precedente la tesi nichilista , conservatrice, che nega alla Modernit qualit positive; tesi sostenuta, tra gli altri, da Nietzsche e da Heidegger, e che propone praticamente il suo annientamento senza uscita. Nel loro attacco frontale alla ragione in quanto tale; con alcune differenze nel caso di

Lvinas81, i postmoderni assumono questa posizione, sebbene, paradossalmente, difendano anche parte della prima, partendo da un eurocentrismo desarrollista82. I filosofi postmoderni sono ammiratori dellarte postmoderna, dei media, e sebbene affermino teoricamente la differenza, non riflettono sulle origini di questi sistemi che sono frutto di una razionalizzazione propria della gestione della centralit europea del sistema-mondo, dinanzi alla quale sono profondamente acritici e pertanto non hanno possibilit di tentare alcuna alternativa (culturale, economica, politica, etc.) valida per le nazioni periferiche, n per i popoli o le grandi maggioranze dominati del centro e/o della periferia. b) In secondo luogo, difendiamo unaltra posizione partendo dalla periferia e considerando il processo della Modernit come la citata gestione razionale del sistema-mondo. Questa posizione cerca di recuperare il ricuperabile della Modernit, e negare la dominazione e lesclusione nel sistema-mondo. dunque un progetto di liberazione della periferia negata fin dallorigine della Modernit. Il problema non consiste nel mero superamento della ragione strumentale, come per Habermas, o della ragione terror dei postmoderni, bens del superamento dello stesso sistema-mondo cos come si sviluppato fino ad oggi nel corso di 500 anni. Il problema lesaurimento di un sistema di civilizzazione che giunge alla sua fine83. Il superamento della ragione cinico-amministrativa come amministrazione mondiale -, del capitalismo - come sistema economico -, del liberalismo - come sistema politico -, delleurocentrismo - come ideologia -, del maschilismo - nel campo della vita sessuale e dei rapporti tra i generi -, del predominio della razza bianca -nel razzismo -, della distruzione della natura -nellecologia -, etc., suppone la liberazione di diversi tipi di oppressi e/o esclusi. in questo senso che lEtica della Liberazione si definisce come trans-moderna, dato che anche i postmoderni sono eurocentrici. La fine del presente sistema di civilizzazione emerge attualmente nei seguenti limiti assoluti del sistema dei 500 anni - come lo chiama Noam Chomsky -. Questi limiti assoluti sono: a) In primo luogo, la distruzione ecologica del pianeta. Fin dalla sua origine la Modernit ha considerato la natura come un oggetto sfruttabile , per aumentare il tasso di profitto84 del capitale: Per la prima volta la natura si converte in un mero oggetto per luomo, in cosa meramente utile; cessa di essere riconosciuta come un potere in se stessa 85. Una volta costituita la terra come un oggetto sfruttabile in favore del quantum, del capitale, che pu vincere tutti i limiti, tutte le barriere, manifestando cos the great civilising influence of capital [la grande influenza civilizzatrice del capitale], tocca alla fine il suo limite insuperabile, dimostrato dal capitale stesso, la barriera insuperabile per il progresso etico-umano e stiamo ormai arrivando a quel momento:

Luniversalit a cui il capitale tende incessantemente, trova impedimenti nella sua stessa natura, i quali in una certa tappa dello sviluppo del capitale faranno s che riconosca se stesso come la pi grande barriera che si frappone a questa tendenza e, conseguentemente, porteranno allautoabolizione del capitale 86. Essendo la natura per la Modernit solo un mezzo di produzione, va incontro al destino di essere consumata, distrutta; inoltre, accumulando geometricamente sulla terra i rifiuti, si giunge a porre in pericolo la riproduzione e sopravvivenza della vita stessa. La vita la condizione assoluta del capitale; la sua distruzione distrugge anche il capitale. A questa situazione siamo ormai arrivati. Il sistema dei 500 anni - la Modernit o il capitalismo - si trova di fronte al primo limite assoluto: la morte della vita nella sua totalit, a causa delluso indiscriminato di una tecnologia antiecologica costituita progressivamente partendo dal solo criterio della gestione quantitativa del sistema-mondo nella Modernit: laumento del tasso di profitto. Il capitale, per, non pu autolimitarsi: diviene cos il pericolo supremo per lumanit. b) Il secondo limite assoluto della Modernit la distruzione dellumanit stessa. Il lavoro vivo laltra mediazione essenziale del capitale in quanto tale; il soggetto umano lunico che pu creare nuovo valore plusvalore e profitto -. Il capitale che supera tutte le barriere richiede sempre pi tempo assoluto di lavoro; quando non pu superare questo limite, aumenta la produttivit attraverso la tecnologia; ma questo aumento diminuisce la necessit di lavoro umano; cos c una umanit esuberante, disoccupata. Il disoccupato non guadagna salario, denaro; ma il denaro lunica mediazione nel mercato attraverso cui si possano acquistare merci per soddisfare i bisogni. In ogni modo, il lavoro non utilizzabile da parte del capitale aumenta la disoccupazione. Cresce cos la proporzione dei soggetti costretti alla non solvibilit87 - tanto nella periferia come nel centro -. la povert, la povert come limite assoluto del capitale. Costatiamo come oggi cresce la miseria in tutto il pianeta. Si tratta della legge della Modernit : Questa legge produce unaccumulazione di miseria proporzionale allaccumulazione di capitale 88. Il sistema-mondo moderno non pu superare questa contraddizione essenziale. LEtica della Liberazione riflette filosoficamente a partire da questo orizzonte planetario del sistema-mondo; da questo doppio limite che configura una crisi terminale di un processo di civilizzazione: la distruzione ecologica del pianeta e lestinzione nella miseria e nella fame della maggioranza dellumanit. Dinanzi a questi due fenomeni, in stretta interrelazione, di dimensioni planetarie, apparirebbe ingenuo e persino ridicolo, irresponsabile e complice, irrilevante e cinico, il progetto di tante scuole filosofiche - nel centro, ma ancor peggio nella periferia, in America Latina, Africa e Asia - racchiuse nella torre davorio dello sterile accademismo eurocentrico.

Gi nel 1968 Marcuse aveva scritto, riferendosi ai paesi opulenti del tardocapitalismo: Quale il prezzo che si deve pagare per tutti i beni ricevuti, il prezzo di questa comoda servit, di tutti questi vantaggi, prezzi che si fanno pagare a gente che sta molto lontano dalla metropoli ed lontanissima dalla sua opulenza. La societ opulenta ha coscienza di ci che sta facendo, di come sta diffondendo il terrore e la schiavit, di come sta lottando contro la liberazione in tutte le aree del globo? 89. c) Il terzo limite della Modernit limpossibilit di coinvolgere le popolazioni, le economie, le nazioni, le culture che attacc aggressivamente fin dalla sua origine, che escluse dal suo orizzonte e che abbandona nella miseria. il tema dellesclusione dellalterit dellAmerica Latina, dellAfrica, dellAsia e della loro indomabile volont di sopravvivenza. un argomento che necessita di essere molto approfondito, qui ci limitiamo ad indicare che il sistema-mondo globalizzatore giunge ad un limite in cui comincia lesteriorit dellAlterit dellAltro, luogo di resistenza e dalla cui affermazione analettica 90parte il processo di negazione della negazione della liberazione. LAMERICA LATINA E LA GLOBALIZZAZIONE DEI MERCATI Franz J. Hinkelammert La globalizzazione come politica del mercato mondiale un progetto di strutturazione di una societ capitalista mondiale omogeneizzata, che sorge contemporaneamente alla crisi ed al successivo collasso delle societ del socialismo storico. Lattuale progetto di societ capitalista mondiale si fonda su alcune regole chiavi, in particolare sulla competitivit e sullefficienza. I capitali transnazionali trasformano il mondo nel loro campo di lotta e riducono gli Stati nazionali a enti autonomi senza sovranit, il cui ruolo acquista importanza in proporzione alle esigenze dei capitali operanti nel loro territorio. Questa trasformazione del mondo inizia alla fine degli anni 70, durante la paralisi dellUnione Sovietica nellera Breznev. Il capitalismo riformista era stato uno strumento chiave nella guerra fredda; vinta la guerra fredda, lo strumento era superato e veniva abbandonato. LAmerica Latina fu il continente in cui si speriment per la prima volta iniziando dal Cile - il nuovo modello, successivamente chiamato riassetto strutturale , quando divenne una pedina chiave del capitale transnazionale e del FMI per la politica di globalizzazione.

La vittoria assoluta del sistema capitalista port al potere un solo modello politico-sociale, producendo la crisi degli altri. Si impose un solo paradigma che aveva lappoggio di tutto il potere. Si iniziava a parlare di una crisi di tutti i modelli, tuttavia questo obiettivo non fu raggiunto. Da un mondo pluralista di molti modelli si pass ad un mondo di globalizzazione e omogeneizzazione di uno solo. Appare il capitalismo del Big Mac, che egli stesso un Big Mac, uguale per tutti e ugualmente ovunque senza sapore . Sebbene il processo sia ancora in pieno cammino, dimostra gi i suoi caratteri a lungo termine. Il sistema capitalista evidenzia la sua incapacit generalizzata di creare un mondo ed un ordine vivibili per lumanit. Pur avendo tutto il potere, non ha il potere per garantire un ordine n la semplice sopravvivenza dellumanit. Neppure questa realt, per, porta alla messa in discussione del potere del sistema. Il sistema produce crisi dappertutto e lunico che non entra in crisi il suo potere. Laspetto pi evidente di queste crisi la crescente esclusione della popolazione oggi lAfrica come continente esclusa - e la progressiva distruzione della natura. Emergono anche le crisi interne del sistema: criminalit, droga, corruzione, ma neppure queste attaccano il suo potere. La corruzione sempre pi un problema delle grandi burocrazie delle imprese transnazionali che le colpisce dallinterno. Il vero pericolo per il potere lo sgretolamento di tutta la societ; tuttavia, proprio questo assicura il suo potere. La sua incapacit di assicurare un ordine vivibile, sta producendo un processo di decadenza del sistema che difficilmente si potr arrestare. Dinanzi a questi processi, voglio mettere in risalto alcuni problemi collegati ad essi e, contemporaneamente, introdurre nuove immaginazioni di soluzioni. Se non posso parlare di soluzioni, posso per parlare di nuovi spazi in cui sono immaginate. A partire da l, voglio dimostrare qualcosa che d origine a questo sgretolamento del sistema, ormai in atto, e che chiamer lirrazionalit di ci che ritenuto razionale . Voglio, infine, fare alcune riflessioni sulle possibilit di cambiamento. Prima tesi: un progetto di liberazione oggi deve essere un progetto di una sociedad en la cual todos quepan 91 e da cui nessuno sia escluso. Sta oggi sorgendo in America Latina la concezione di una nuova societ e di una giustizia nettamente distinta dalle concezioni precedenti, legata a nuove forme di prassi sociale. Quando alcuni giornalisti chiesero agli zapatisti ribelli della provincia messicana del Chiapas quale progetto avevano per il Messico, risposero: una sociedad en la cual quepan todos .

Un simile progetto implica unetica universale; non detta per principi etici assoluti, non prescrive n norme generali n determinati rapporti di produzione universalmente validi. Il fatto che un movimento di liberazione si definisca in questi termini, rappresenta unevidente novit. Movimenti precedenti si definirono piuttosto per i loro principi universali o per nuovi rapporti di produzione, determinati a priori ed universalmente validi. I movimenti socialisti, in particolare, definirono il loro progetto attraverso i cosiddetti rapporti socialisti di produzione , intesi nel senso di una forma strettamente definita di societ, basata soprattutto sulla propriet pubblica dei mezzi di produzione e sulla pianificazione centralizzata. In questo senso non si differenziavano molto dai movimenti borghesi, che determinano il loro progetto di societ mediante il principio universale della propriet privata e del mercato. In entrambi i casi il progetto sociale caratterizzato da principi di ordinamento universalmente validi. Nelle loro teorie sociali, questi principi derivano - o sono dedotti - da una mentalit dogmatica; per esempio, dallautonomia dellindividuo postulata a priori o dalla sua socialit anchessa data aprioristicamente. Di conseguenza, questi principi universali vengono presentati come principi eterni ; in loro nome si dichiara la fine della storia e si fissano le leggi che determinano necessariamente tale fine. Sperimentiamo oggi, con la celebrazione della globalizzazione del mondo attraverso il mercato ed i suoi principi eterni, lultimo caso di leggi storiche che culminano nella fine della storia. Se oggi in America Latina appare - come dimostrano gli zapatisti - un progetto di societ che non vuole imporre principi universali ed eterni, si tratta di qualcosa di nuovo nel contesto dei movimenti politici esistenti, e non solo dei movimenti di liberazione. Una societ nella quale quepan todos implica unesigenza di carattere piuttosto negativo. Non pretendono sapere quale modello di societ sia lunico giusto e neppure sostengono di sapere come si possono far felici gli esseri umani. Mentre il mercato o la pianificazione promettono paradisi, questo progetto non promette nessun paradiso. Di fronte ai principi universali di societ, lesigenza di una societ nella quale quepan todos piuttosto un criterio di validit universale sul valore dei principi universali di societ offerti sia dal capitalismo che dal socialismo. I principi universali di societ - mercato e propriet privata o pianificazione e propriet sociale - sono sottoposti ad un criterio di validit che nega la loro pretesa validit universale. Tale negazione non viene espressa in termini aprioristici, ma delimita un possibile contesto di validit: sono validi, o possono esserlo, in quanto sono compatibili con una societ nella quale ci sia posto per tutti; perdono validit se la loro imposizione suppone lesclusione di interi settori della societ; esclusione che rappresenta lessenza dei principi universali di

societ quando divengono totalizzanti, i quali, di conseguenza, possono avere soltanto validit relativa. Questa diversa posizione richiede anche un nuovo rapporto con la prassi politica. Non avendo gli zapatisti alcun progetto positivo definitivo che pretenda imporre nuovi principi di societ, nel cui nome esigere il potere del governo, si presentano piuttosto come resistenza . Il subcomandante Marcos ha dichiarato che gli zapatisti non cercano la presa del potere, e finora il loro comportamento rende credibile questa affermazione. Intendono, invece, essere un potere di resistenza per obbligare il governo a creare rapporti di produzione che permettano la nascita di una societ nella quale quepan todos . Ci implica la necessit di relativizzare qualsiasi principio di societ, perch si creino rapporti di produzione sufficientemente flessibili per il raggiungimento di tale meta. I principi di societ, ritenuti universalmente validi, sono sostituiti da un criterio universale di relativizzazione di principi di societ, che esigono validit universale in nome di principi generali. Questo criterio universale sulla validit di principi imposti come universali continua a rappresentare il criterio di un umanesimo universale. Per gli zapatisti non sostengono affatto di sapere qual la forma in cui gli esseri umani devono vivere e ci che una buona vita : indipendentemente dalle loro idee su una buona vita , seguono il criterio universale secondo cui la vita buona di alcuni non deve implicare limpossibilit di vivere degli altri. Pertanto, non si tratta soltanto di un criterio sulla validit di principi ipoteticamente universali di societ, ma anche un criterio su come sia una buona qualit della vita di ognuno o di culture determinate. Si tratta, in questo senso, di un imperativo categorico della ragion pratica, cio di un imperativo categorico dellazione concreta, ben diverso, per, da quello kantiano, che pretende di dare norme universali ed un concetto di societ - in questo caso borghese - con una tesi basata su principi immutabili. Pertanto, per quanto riguarda la validit di queste norme, Kant estremamente rigorista. In tal senso, il suo imperativo categorico di azione astratta. Il progetto zapatista in America Latina presenta una profonda novit, ma - come avviene per ogni novit di questo tipo - ha le sue radici in una lunga tradizione del pensiero umano sulla giustizia e sulla sua attuazione pratica. Gi nella tradizione giudea antica si pu scoprire un imperativo categorico di questo tipo. Il non uccidere inteso nella tradizione profetica proprio nellottica del non devi cercare la tua buona vita togliendo allaltro la sua possibilit di vivere ; tant vero che lesclusione era considerata un furto. Un pensiero simile presente nella tradizione aristotelico-tomista del diritto naturale, che trova il suo orientamento nella massima che il livello di vita di uno non deve rendere impossibile la vita dellaltro.

Ci sono precedenti importanti anche nel pensiero della modernit. Partendo dalla sua critica al socialismo sovietico, Sartre descrive la societ libera come una societ nella quale lunica impossibilit limpossibilit di vivere 92. Anche negli scritti del giovane Marx troviamo un simile imperativo categorico. Marx parla dell imperativo categorico di annullare tutte le relazioni che rendono luomo un essere umiliato, soggiogato, abbandonato e disprezzato 93. Il giovane Marx, tuttavia, non lega questo imperativo ad alcuna deduzione di principio dei cosiddetti rapporti socialisti di produzione che vengono presentati come un valore eterno, come nel caso dei rapporti capitalisti di produzione. Egli, infatti, definisce il comunismo come la produzione cosciente dei rapporti sociali di produzione; di conseguenza, individua il problema nella flessibilit e contingenza delle relazioni sociali di produzione che vengono presentate come principi di societ eterni ed universalmente validi. Pi tardi, Marx si allontana progressivamente da questo suo punto di partenza, anche se non lo abbandona mai completamente. Tale cambiamento ha la sua ragion dessere nellidea di poter rinunciare definitivamente a rapporti di produzione istituzionalizzati ed a norme formali istituzionalmente affermate. Proprio questa idea porta al tentativo di creare rapporti sociali di produzione socialisti in senso dogmatico e dedotti da alcuni principi della societ. Lorigine di tale posizione va ricercata nella radice anarchica della visione di Marx; la reazione staliniana a questa anarchia porta al capovolgimento di quella posizione attraverso la costituzione di rapporti socialisti di produzione . Dopo il fallimento del tentativo di un socialismo basato su principi ipoteticamente eterni ed universalmente validi, cio dopo il crollo delle societ del socialismo storico, risulta comprensibile che oggi emergano idee di una nuova societ che ricercano la mediazione tra limperativo categorico dellazione concreta con criteri universali e principi di societ di tipo universalistico. Tale mediazione ritiene la flessibilit dei rapporti sociali di produzione come condizione sine qua non per la creazione di una societ nella quale quepan todos . Seconda tesi: la logica dellesclusione, sempre pi diffusa nella societ moderna, pu essere compresa, da una parte, come il risultato della totalizzazione di principi socialisti universali e, nel capitalismo, frutto delle leggi del mercato e della loro totalizzazione (globalizzazione). Se parlo di totalizzazione, non lo faccio arbitrariamente. In realt, oggi il sistema capitalista mondiale si presenta come totale. Henri Lapage, un giornalista francese che per molto tempo stato il principale assertore del neoliberalismo in Francia, aveva gi parlato del mercato totale . Milton Friedman, uno dei fondatori del neoliberalismo negli USA, parla in unintervista con Guy Sorman del capitalismo

totale 94. La parola totale divenuta, in America Latina e in Europa, una parola dominante, persino nei messaggi pubblicitari. Le nuove strategie di produzione e vendita sono chiamate qualit totale ; Fujimori parla di pacificazione totale ; anche il Papa dice che vuole sacerdoti con fede totale ; ed un ciabattino a San Jos ha avuto molto successo nel chiamare la sua misera bottega zapatera total . Questo capitalismo totale si fa presente come globalizzazione ed omogeneizzazione del mondo, pertanto come totalizzazione del mercato e della privatizzazione di tutte le funzioni pubbliche in nome della propriet privata. Alcuni anni fa, in un volo da Santiago del Cile, viaggiai seduto accanto ad un imprenditore cileno. Nella conversazione parlai delle conseguenze dei riassetti strutturali in America Latina, della crescente distruzione dellambiente, dellespulsione e impoverimento di una parte crescente della popolazione come suo risultato Egli mi rispose: Tutto ci vero; per non pu negare che lefficienza e la razionalit economiche sono aumentate . Queste parole rivelano il problema della razionalit economica nel nostro tempo e non soltanto in riferimento allAmerica Latina. Stiamo scatenando un processo di distruzione che sconvolge i fondamenti della nostra vita, tuttavia celebriamo lefficienza e la razionalit con cui viene portato avanti. Il risultato che non mettiamo minimamente in discussione le basi di questa efficienza. Viviamo in una situazione di competitivit in cui ognuno sta segando il ramo su cui seduto laltro. Il pi efficiente chi rimane per ultimo e cade per ultimo nellabisso. Anche se convinto del contrario, ha tagliato proprio il ramo su cui egli stesso era seduto. E efficiente unefficienza di questo tipo? E razionale questa razionalit? Linterno delle nostre case sempre pi pulito, ma intorno ad esse v sempre pi sporco. Le imprese raggiungono una produttivit sempre maggiore, se la misuriamo in relazione al numero effettivamente impiegato di lavoratori. Per se misuriamo questo prodotto in relazione al numero di lavoratori disponibili, includendo in questo numero la popolazione esclusa, se valutiamo anche i costi esterni delle attivit imprenditoriali, possiamo solamente concludere che, nonostante i tassi positivi, la produttivit del lavoro sta calando rapidamente. Si tratta di qualcosa di simile alla situazione per cui il pianeta sempre pi sporco, mentre linterno delle nostre case sempre pi pulito: la quantit di sporcizia cresce. Ci che per molto tempo stato - e che ancora sembra esserlo - un progresso tecnico, si trasformato in un semplice movimento nel vuoto. In nome dellefficienza e della concorrenza compriamo sempre pi a buon mercato e non ci rendiamo conto che comperare a meno pu essere il modo pi caro di comperare. Per comperare a meno, stiamo, infatti, svendendo gli esseri umani e la natura, giungendo cos a costi che superano abbondantemente tutti i guadagni che facciamo nel comperare a prezzi pi bassi.

Questo il problema del calcolo mezzo-fine . Lefficienza finisce per essere esclusivamente un rapporto di mezzi particolari con fini particolari. Alla domanda se razionale tagliare un ramo, la risposta si basa solo sullaffilatura della sega, se la si usa in modo adeguato, se si sega nel luogo adatto, ecc; che uno stia seduto sul ramo che sta segando, non un problema n di efficienza n di razionalit economica. Questa domanda considerata un giudizio di valore su cui la scienza non pu emettere alcun giudizio. Da questo atteggiamento nasce unetica; se questo calcolo razionale presentato come un calcolo formale in denaro, allora ad esso corrisponde unetica funzionale al mercato, che riduce la stessa etica a pure e semplici esigenze di procedimenti, come per esempio la garanzia di propriet e lesigenza del rispetto dei contratti. In rapporto alletica del mercato, la razionalit mezzo-fine si trasforma semplicemente in un rigorismo etico. In tal caso la razionalit dellazione non ha pi nulla a che vedere con le sue conseguenze. Hayek, uno dei pi importanti ideologi del neoliberalismo attuale, cos concepisce la giustizia: La giustizia non riguarda le finalit dellagire ma solo obbedienza alle regole a cui essa soggetta 95. Si perde ogni possibilit di unetica della responsabilit e si fonda unetica della pi pura irresponsabilit, giustificata in nome dellefficienza. In questo modo diviene visibile il problema dell irrazionalit di ci che viene presentato come razionale . La stessa logica si trasforma in fonte di irrazionalit. Limpresa orientata in base al calcolo ed al profitto, razionalizza i suoi procedimenti, per questa razionalizzazione lorigine di un processo irrazionale di distruzione dellessere umano e della natura. Diceva bene una favoletta popolare: una strega avvelen la fonte del paese dalla quale tutti attingevano acqua. Tutti impazzirono, eccetto il re che non aveva bevuto. Il popolo sospett di lui e cerc di ucciderlo. Il re, messo alle strette, bevve ed impazz anche lui. Tutti lo applaudirono perch aveva riacquistato la comune ragione. Klindleberger, un economista nordamericano che ha fatto profonde ricerche sullandamento e sui collassi della borsa, riassume adeguatamente il risultato a cui siamo giunti: Quando tutti diventano pazzi, il razionale diventare anche noi pazzi . Questa razionalit apparente della pazzia testimonia lirrazionalit di ci che viene presentato come razionale e si basa su effetti che sono esterni al calcolo dellimpresa; un calcolo che cieco per le irrazionalit che produce, le quali risultano effetti non-intenzionali delle intenzioni di razionalit mezzo-fine dellimpresa. Questo, per, non vale soltanto per lazione imprenditoriale, ma anche per la teoria dellazione razionale ancora dominante, come fu formulata soprattutto da Max Weber. Essa risulta ugualmente cieca come il calcolo della

produttivit delle imprese. Secondo questa teoria, non rilevante neppure il fatto di essere seduti sul ramo che si sta tagliando; lazione viene considerata razionale indipendentemente dal fatto di star seduti o no sul ramo, perch tale distinzione non oggetto delle scienze empiriche; si tratta di un giudizio di valore o di unetica di convinzione inconciliabile con qualsiasi etica della responsabilit. Nonostante ci, in realt, emerge un processo di distruzione, analizzabile in forma oggettiva e scientifica, che risulta essere il prodotto non-intenzionale dellazione formalmente razionale. Nella teoria dominante dellazione razionale, impossibile, o inutile, dare fondamento razionale ad una massima come: Non si deve tagliare il ramo su cui si seduti ; tale affermazione finisce per essere considerata al livello di giudizi personali, legati alla volont individuale. Di conseguenza, non pu neppure risolvere il seguente paradosso, che potremmo definire il paradosso del vividor96 : La vita tanto cara che ho deciso di spararmi per risparmiare il poco che ho . Questo vividor fa un calcolo mezzo-fine perfetto. Tuttavia, solo nella teoria dellazione razionale di Weber si tratta di un paradosso; andando oltre, questa convinzione non pi un paradosso, ma diventa semplicemente unassurdit. La dominazione totale del calcolo mezzo-fine e della sua efficienza e competitivit, porta alla globalizzazione del mondo sotto forma di un circuito formale mezzo-fine ; globalizzazione che, da un punto di vista, fine , dallaltro, mezzo . La razionalizzazione dei mezzi porta ad una logica formalmente razionale dei fini. Quando questo circuito totalizzato e globalizzato, lessere umano e la natura divengono semplici appendici di un movimento senza finalit alcuna. Lirrazionalit di tale logica li trasforma in oggetti di un processo di distruzione; processo che, tuttavia, si trasforma in una forza determinante dei fatti. Proprio la ricerca cieca dellefficienza, attraverso il meccanismo della concorrenza, crea questa forza determinante dei fatti, che assolutizzano il processo di distruzione. Terza tesi: lefficienza, che regola il meccanismo della concorrenza, crea forze che assolutizzano il processo di distruzione Il meccanismo della concorrenza distrugge i fondamenti della vita sulla terra; per, reso onnipotente, si impone a tutto il mondo. Ormai nessuno pu vivere senza integrarsi in esso e, pertanto, senza partecipare alla stessa distruzione dei fondamenti della vita. In America Latina esiste un detto: E male essere sfruttato dalle multinazionali; peggio, tuttavia, non essere sfruttato da esse . La forzalavoro trasformata in merce diviene sempre meno commerciabile poich non pu porre condizioni.

Oggi questo meccanismo di concorrenza ha ottenuto lonnipotenza in nome dellefficienza. Non scomparsa la lotta di classe, ma ha un vincitore; stata vinta dallalto, come era avvenuto nelle societ del socialismo storico. E sorto un potere che non trova nessuna consistente resistenza. Per un potere che riesce a sconfiggere qualsiasi resistenza, cade nellimpotenza dellonnipotenza: taglia il ramo su cui tutti sono seduti, e non pu pi impedirlo. Questa onnipotenza la capacit di porre il calcolo mezzo-fine al di sopra di qualsiasi logica di riproduzione della vita umana. E apparso un sistema che ha questa capacit e che ad essa non pu rinunciare; in balia della sua stessa onnipotenza e non pi in grado di dare nessuna direzione al processo in corso. La classe dominante non domina, ma deriva il suo potere dalla sua sottomissione alle forze coercitive dei fatti. Una rivista tedesca descrive chiaramente questa impotenza dellonnipotenza. Sotto il titolo: Il mondo deve aspettare afferma: Quando Klaus Tpfer, allora ministro dellambiente [in Germania], propose nel 1990 unimposta sullenergia come un pagamento nazionale sulla produzione di ossido di carbonio, gli si rispose che una simile azione tedesca avrebbe solo danneggiato leconomia nazionale, perch avrebbe dato vantaggi competitivi ai concorrenti. Per questo Tpfer tent di imporre unimposta generale alla produzione di CO2 a livello dellUnione Europea. Anche l gli fu risposto con lo stesso argomento: se lUnione Europea mette unimposta sullenergia, ne deriverebbero vantaggi competitivi per USA e Giappone. Questi, da parte loro, avrebbero partecipato soltanto se anche i paesi asiatici di sviluppo medio accettavano la misura. Il risultato fu quello di sempre quando tutti devono partecipare: non se ne fece nulla 97. evidente allora che i dinosauri di questo Jurassic Park, che si chiamano Mercedes, Shell, IBM e Toyota, non sono rimasti nel parco, ma stanno demolendo sotto le loro enormi zampe il mondo intero, gli esseri umani e tutta la natura. impossibile arrestare questi dinosauri proprio perch hanno potere assoluto sulla terra. Sono prigionieri delle forze coercitive dei fatti che essi stessi hanno scatenato. E non c nessun ultimo elicottero su cui i buoni rimasti possono scappare. Lonnipotenza del potere si condensa in una corsa a vuoto che distrugge tutto. Il toyotismo che si impone oggi, esattamente questo; funziona come una cyclette, la quale va ad alte velocit senza muoversi affatto; un mezzo perfetto per lapprendistato della paranoia del movimento che gira a vuoto. Si entra inevitabilmente in quella logica per cui quando tutti diventano pazzi, il razionale divenire pazzi anche noi . Kindleberger riassume in modo magistrale la logica del suicidio che deriva dalle forze determinanti in funzione di una concorrenza totalizzata, che produce questo

movimento a vuoto: Chiunque entri a far parte del mercato, quando cerca di salvare se stesso, aiuta tutti a rovinarsi 98 e in tal modo aiuta a rovinare anche se stesso; se distrugge tutti, distrugge anche se stesso. Questa la logica del suicidio collettivo implicita nella totalizzazione della competitivit. Lassassinio diviene suicidio. La logica del suicidio collettivo, risultante dalle forze coercitive dei fatti, non esclusivamente il risultato del progresso tecnico o della modernit capitalista, ma appartiene piuttosto allimmaginario dellumanit. Nella cultura tedesca, ad esempio, questo immaginario si trova sviluppato in una delle prime opere della letteratura. Il canto dei Nibelunghi inneggia al loro viaggio verso la morte, che deve il suo volo alleroismo del suicidio collettivo. Tutti siamo oggi coinvolti in un viaggio mortale di questo tipo; la novit della modernit che adesso esistono forze determinanti dei fatti che ci impongono questo viaggio verso la morte. In proposito, Walter Benjamin disse: Marx afferma che le rivoluzioni sono le locomotrici della storia mondiale. Per probabilmente tutto diverso. Forse le rivoluzioni sono lo sforzo dellumanit che sta viaggiando su quel treno di attivare il freno demergenza . Se vogliamo fermare questo viaggio mortale, dobbiamo cercare come liberarci dalle forze determinanti dei fatti e sapere fino a che punto ci sia possibile, perch lirrazionalit di tale logica deriva proprio da queste forze. La domanda, per, non pu essere ridotta a qualche problema di teologia , filosofia o morale perch tale interrogativo coinvolge anche le scienze empiriche, bench oggi esse, quasi senza eccezione, sfuggano a questo problema di decisiva rilevanza. Tale rifiuto presenta come utopiche le scienze empiriche in nome del mercato totale. In nome della razionalizzazione si promette la realizzazione di tutti i contenuti utopici, ed a garanzia si esige la rinuncia a qualsiasi critica dellirrazionalit di tale logica; si promettono cio paradisi per nascondere gli inferni prodotti. Come si dice ora: All West is Wild West99. Questa , nella sua forma attuale, la schiavit senza padrone di cui parla Max Weber. Quarta tesi: non possibile superare lirrazionalit di ci che viene presentato come razionale senza unazione solidale che dissolva le forze che determinano i fatti che ci dominano Dobbiamo trovare una risposta razionale allirrazionalit di ci che viene presentato come razionale, ma gli argomenti della razionalit mezzo-fine non sono in grado di dare una risposta. Si tratta proprio di intervenire nel Jurassic Park creato da questa razionalit, affinch non sia tagliato il ramo su cui tutti siamo seduti. La risposta, per, non pu essere soltanto teorica, ma anche di azione

solidale per disperdere queste forze coercitive dei fatti. La radice dellazione solidale la resistenza contro gli effetti distruttori che tali forze scatenano. Per questa ragione, lavversario di quella argomentazione razionale non pu essere lo scettico, ma soltanto il suicida; per impossibile discutere con il suicida che ha raggiunto il suo scopo perch morto. Il suicida, invece, che non ha ancora compiuto il suo suicidio, pu parlare come cinico del circuito mezzo-fine e delle forze coercitive da esso prodotte. Come cinico nega lirrazionalit di ci che emerge come razionale. Questa negazione la condizione per poter proseguire nel processo di distruzione. Egli afferma il suicidio collettivo dellumanit, per crede che, come individuo, pu sfuggire alle sue conseguenze, per lo meno per il tempo che gli resta ancora da vivere. Probabilmente questo calcolo pu essere anche corretto, almeno nel grado in cui il cinico concepisce se stesso come individuo isolato. Essendo un narcisista, il problema discutere con lui100. Largomento della discussione potrebbe essere che lassassinio in realt un suicidio; ma tale affermazione non ha alcun valore per chi disposto o deciso per il suicidio, poich in ultima istanza si tratta della scelta di non suicidarsi. Non , per, unetica, perch la decisione di non suicidarsi si fonda in ogni etica possibile101. Di conseguenza, neppure tale opzione deriva da un giudizio di valore, piuttosto essa la condizione di possibilit di tutti i giudizi di valore e circoscrive lambito di variazione di tutte le etiche e di tutti i giudizi di valore possibili e proprio per questo non opzione etica n giudizio di valore102. Per chi crede nel suicidio, tutto lecito. Il fondamentalismo cristiano, per esempio, nella forma in cui sorto negli USA ed annunciato oggi in tutto il mondo, comunica unimmagine di Dio che promuove proprio il nostro attuale viaggio verso la morte dei Nibelunghi e lo presenta come apocalisse. Si tratta di un dio-idolo nel cui nome tutto lecito, compreso il suicidio collettivo dellumanit103. Si crede in Dio, ed in nome di questa fede tutto lecito. Per un Dio della vita non un idolo, pu essere pensato e creduto solo come superamento della mistica del suicidio collettivo, che procede anche in nome di Dio. Ma torniamo a quanto dicevamo allinizio. Il problema ha soluzione unicamente in una societ nella quale quepan todos; questo comprende la natura, perch c posto per la societ solo se esiste una natura che le dia spazio sufficiente. La razionalit del calcolo mezzo-fine , per, non pu creare le condizioni necessarie; la soluzione pu venire soltanto come risposta allirrazionalit di ci che viene presentato come razionale, che il risultato del calcolo mezzo-fine e della sua totalizzazione. Per questo, la razionalit che risponde a tale irrazionalit pu essere solo la logica della vita di tutti, che si fonda soltanto sulla solidariet di tutti gli esseri umani.

In questo senso, la solidariet il mezzo per vincere le forze coercitive dei fatti. Queste forze, che ci impongono oggi un processo di distruzione dellessere umano e della natura, non sono leggi naturali immutabili, ma derivano dallazione umana come suoi effetti non-intenzionali, pertanto fuori dalla portata e dal discernimento dei protagonisti, i quali sottomettono la loro azione esclusivamente ad un calcolo mezzo-fine . Quanto pi lazione si sottomette ad una totalizzazione dellazione mezzo-fine , orientandola esclusivamente in base alla competitivit, tanto pi ci dominano le forze determinanti dei fatti che hanno, irrimediabilmente, come risultato, il processo di distruzione dellessere umano e della natura. Tali forze sono un indicatore dellassenza di solidariet; quanto pi diviene impossibile unazione solidale, tanto pi esse si impongono. Per questo, lonnipotenza di coloro che hanno il potere di rendere impossibile qualsiasi azione solidale, si trasforma nellimpotenza dellonnipotenza: debbono sottomettersi senza condizioni alle forze coercitive dei fatti. Queste forze, per, non sono una necessit da cui impossibile liberarci; quando apparenti o reali - sono presenti, bisogna interrogarsi su come possibile affrontarle e disgregarle. Se ci porremo questa domanda, si costater, normalmente, che le condizioni della loro distruzione sono connesse con la promozione di strutture solidali operative. La solidariet la conditio sine qua non della distruzione di queste forze, per la sua nascita presuppone la resistenza contro misure legittimate in nome delle forze determinanti, una resistenza profondamente realista, lunica espressione possibile per affrontare lirrazionalit di ci che viene presentato come assolutamente razionale. La sottomissione incondizionata a quelle forze, e pertanto allirrazionalit di ci che viene presentato come razionale, non affatto realismo, ma dimostra unintima connessione con laccettazione del suicidio collettivo dellumanit. Lipotetica assenza di utopie nel nostro mondo non altro che la celebrazione di questa sottomissione. Il significato della resistenza, invece, risiede nella capacit di costruire strutture solidali che possono intervenire nel processo di totalizzazione del calcolo mezzo-fine per sottometterlo allottica della continuit della vita umana e della natura. Creare una societ in cui todos quepan, di conseguenza, presuppone di distruggere quelle forze coercitive dei fatti che finiscono per imporre una societ dove non c posto per nessuno. Siccome la societ della totalizzazione di tali forze ha il suo fondamento nelletica del mercato - garanzia della propriet e rispetto dei contratti -, la loro dissoluzione si fonda sulletica della solidariet. Una societ nella quale todos quepan pu affermarsi soltanto se tra questi poli si afferma una mediazione tale per cui letica del mercato sia subordinata alletica della solidariet. La solidariet si trasformata in una condizione essenziale per la sopravvivenza umana e diventa cos lunica logica possibile.

Anche la storia della ribellione zapatista in Chiapas mette in risalto questo problema. Lingresso del Messico nella zona di libero mercato nordamericana NAFTA o TLC - fu giustificato in nome della forza coercitiva dei fatti. Da qui segu la totalizzazione del mercato allinterno del Messico. La ribellione degli zapatisti cerca il crollo di queste forze tiranniche. Tuttavia, anche nel caso estremo in cui non appare alcuna alternativa percorribile, questo non affatto una ragione plausibile per intonare linno del suicidio collettivo dellumanit. Dobbiamo resistere anche quando non c una soluzione visibile allorizzonte; sempre possibile fare qualcosa. In ogni caso sempre meglio tentare di uscirne che rischiare un suicidio collettivo. 1 La presente relazione parte del secondo capitolo di una Etica della liberazione che stiamo elaborando. Alcuni riferimenti a questioni trattate nel capitolo primo si spiegano per questo. 2 Come una sostanza che viene inventata in Europa e si espande in tutto il mondo. una tesi metafisico-sostanzialista e diffusionista ; contiene un errore riduzionista . 3 Auf dem Boden significa: allinterno del suo orizzonte regionale. Intendiamo dimostrare che in Europa si comp uno sviluppo come centro di un sistema mondiale nella Modernit, e non come un sistema indipendente solo-da-s e come il frutto di un mero sviluppo interno, come pretende leurocentrismo. 4 Questo noi sono, precisamente, gli europei eurocentrici . 5 In Max Weber, 1956, p. 340. E continua: N levoluzione scientifica, n quella artistica, n quella dello Stato, n quella economica, condussero su quelle vie di razionalizzazione (Rationalisierung) che risultarono proprie dellOccidente (Ibid., p. 351). Per dar fondamento alla sua tesi, Weber fa un confronto con i babilonesi che non matematizzarono lastronomia, come invece fecero i greci (ma Weber non sa che i greci questo lo appresero dagli egiziani); o fa riferimento al fatto che la scienza sorse in Occidente piuttosto che in India, Cina, etc., per dimentica di citare il mondo musulmano, da cui lOccidente latino apprese nellaristotelismo latteggiamento sperimentale , empirico (come i francescani di Oxford, o Marsilio da Padova), etc. Si potrebbe sempre dimostrare la falsit di ogni argomento grecocentrico ed eurocentrico di Weber, se prendiamo il 1492 come ultima data di paragone circa la pretesa superiorit dellOccidente nei confronti delle altre culture. 6 Hegel, Vorlesungen ber die Philosophie der Geschichte [Lezioni sulla filosofia della storia], 1971, vol. 12, p. 413. 7 Seguendo Hegel, in Habermas, 1988, p. 27 (edizione spagnola, p. 29). 8 Il sistema-mondo o sistema mondiale lo stadio IV dello stesso sistema interregionale del continente asiatico-afro-mediterraneo, ma ora - correggendo la

concettualizzazione di A. G. Frank - effettualmente mondiale . Cfr. Frank, 1990. Si consultino inoltre sul problema del sistema-mondo : Abu-Lughod, 1989; Brenner, 1983; Hodgson, 1974; Kennedy, 1987; McNeill, 1964; Modelsky, 1987; Mann, 1986; Stavarianos, 1970; Thompson, 1989; Tilly, 1984; Wallerstein, 1974 e 1984. 9 Su questo punto siamo daccordo con A.G. Frank di chiamare sistemamondo le fasi anteriori del sistema, che per questo abbiamo chiamato sistema interregionale . 10 Wallerstein, 1974, I, cap. 6. 11 Ibid., II, capp. 4 e 5. 12 Ibid., III, cap. 3. 13 Si veda Lattimore, 1962; Rossabi, 1982. Per la comprensione della situazione del mondo nel 1400 si veda Wolff, 1982, pp. 24 ss. 14 Sono stato a Masamba ed ho visto nelle bacheche del museo di questa citt portuale del Kenia porcellana cinese, cos come vistosi orologi e altri oggetti di uguale provenienza. 15 V unaltra ragione della sua mancata espansione esterna: lesistenza di spazio nei territori confinanti con limpero, che occup tutte le sue forze nella conquista del Sud attraverso la nuova coltivazione del riso e nella sua difesa dal Nord barbaro. Si veda Wallerstein, 1974, I, pp. 80 ss. (ed. in lingua spagnola), con buoni argomenti contro leurocentrismo di Weber. 16 Per esempio Joseph Needham, 1961, 1963 e 1965. Tutto ci in riferimento al timone delle navi, che i cinesi conoscevano dal I secolo d. C. Sono noti luso della bussola, carta, polvere da sparo ed altre scoperte cinesi. 17 Forse lunico svantaggio fu costituito dalla caravella portoghese, inventata nel 1441, per navigare nellAtlantico, che non era necessaria nellOceano Indiano, e dal cannone. Questultimo, certo spettacolare, tuttavia di fatto allinfuori delle battaglie navali non ebbe effetto reale in Asia fino al XIX secolo. Carlo Cipolla, 1965, alle pp. 106-107 scrive: Le armi da fuoco cinesi furono almeno ugualmente valide di quelle occidentali, se non migliori . 18 La prima burocrazia, con alto grado di razionalizzazione weberiana della politica, la struttura dei mandarini come istituzione statale di esercizio del potere. I mandarini non sono nobili, n guerrieri, n membri di unaristocrazia plutocratica o commerciale; sono in senso stretto unlite burocratica, i cui esami di ammissione alla carriera si basavano esclusivamente sulla conoscenza della tradizione culturale e delle leggi dellimpero cinese. 19 William de Bary segnala che lindividualismo di Wang Yang-ming, nel XV secolo, che esprimeva lideologia della classe burocratica, costituiva una weltanschauung tanto avanzata quanto quella del Rinascimento europeo (Bary, 1970).

20 In numerosi esempi, Thomas Kuhn (Kuhn, 1962) situa linizio della rivoluzione scientifica moderna, frutto dellemersione di un nuovo paradigma, praticamente in coincidenza con lopera di Newton (XVII secolo). Non studia approfonditamente limpatto che poterono avere sulla scienza, nella comunit scientifica , nel secolo XVI, dopo la strutturazione del primo sistema-mondo , fatti come la scoperta dellAmerica, la sfericit della terra dimostrata empiricamente dal 1520, etc. 21 Needham, 1963, p. 139. 22 A. R. Hall colloca la rivoluzione scientifica a partire dal 1500 (cfr. Hall, 1954). 23 Pierre Chaunu, 1955, vol. 8/1, p. 50. 24 Colombo sar di fatto il primo moderno, ma non esistenzialmente poich nella sua visione del mondo continu sempre ad essere un rinascimentale genovese: un membro di unItalia periferica del sistema interregionale III. Cfr. Taviani, 1982; O Gorman, 1957. 25 Cfr. Zunzunegui, 1941 26 La Russia non era ancora integrata come periferia nello stadio III del sistema interregionale e tantomeno rispetto al sistema-mondo moderno fino al XVIII secolo, con Pietro il Grande e la fondazione di Pietroburgo sul Baltico. 27 Gi nel 1095 il Portogallo ha il rango di regno. In Algarve, nel 1249, la Reconquista termina con questo regno. Enrico il Navigatore (1394-1460) riunisce come un mecenate la scienza cartografica, astronomica e le tecniche di navigazione e di costruzione delle navi, provenienti dal mondo musulmano, con cui in contatto tramite il Marocco, e dal Rinascimento italiano attraverso Genova. 28 Wallerstein, I, p. 71 (ed. spagnola). Cfr. Verliden, 1953; Rau, 1957. 29 Cfr. Chaudhuri, 1985. 30 Il mio ragionamento potrebbe sembrare lo stesso di quello di Blaut, 1992, pp. 28 sgg., ma diverso. Non che la Spagna fosse geograficamente pi vicina allAmerindia; non si tratta di un problema di distanze. questo e molto di pi: il fatto che la Spagna doveva passare per lAmerindia, non solo perch era pi vicina - il che certamente contava, soprattutto rispetto alle grandi culture asiatiche, anche se non nel caso di quella turco-musulmana che giungeva al Marocco -, ma perch era il cammino obbligato verso il centro del sistema questione che Blaut non tratta -. Inoltre, e daltra parte, la mia tesi diversa anche da quella di Andr Gunder Frank (Blaut, 1992, pp. 65-80), poich per lui il 1492 costituisce solo un cambiamento secondario interno dello stesso sistema-mondo. Ma se si intende che il sistema interregionale , nella sua tappa anteriore al 1492, era lo stesso sistema, ancora non lo era come sistema mondiale , il 1492 acquista pi importanza di quella che Frank gli concede. Sebbene il sistema sia lo stesso,

c un salto qualitativo, che, tra gli altri aspetti, costituisce lorigine del capitalismo propriamente detto, salto qualitativo a cui Frank nega importanza, rifiutandosi di dare rilevanza a concetti come valore e plusvalore e, cos, attribuire la qualificazione di capitale alla ricchezza [valore duso con possibilit virtuale di porsi come valore di scambio, ma non come capitale] accumulata negli stadi I-III del sistema interregionale. una questione teorica cruciale. 31 Dussel, 1995 32 Cfr. Dussel, 1995, appendice 4, in cui compare la mappa della Quarta Penisola asiatica, dopo quelle arabica, indiana e della Malacca, certamente prodotto di naviganti genovesi, in cui lAmerica del Sud una penisola addossata alla parte meridionale della Cina. Questo spiega perch il genovese Colombo ritenesse che lAsia (America del Sud = quarta penisola a sud della Cina) non fosse tanto lontano dallEuropa. 33 quel che denominiamo, filosoficamente, l invenzione di unAmerindia vista come lIndia, in tutti i suoi dettagli. Colombo, esistenzialmente, non scopr n si trov in Amerindia, invent qualcosa di inesistente: unIndia al posto dellAmerindia, che gli imped di scoprire ci che aveva davanti ai suoi occhi. Cfr. Dussel, 1993a, cap. 2. 34 Questo il senso del titolo Dallinvenzione alla scoperta dellAmerica (cap. 2 della mia opera citata). 35 Cfr. Amin, 1970. Questopera, tuttavia, non costruita sullipotesi del sistema-mondo . Il mondo coloniale vi appare come uno spazio posteriore e verso lesterno del capitalismo europeo medioevale divenuto in Europa un mondo moderno. La nostra ipotesi pi radicale: il fatto di scoprire lAmerica, di integrarla come periferia , un fatto simultaneo e co-costitutivo del ristrutturarsi dellEuropa dallinterno come centro dellunico e nuovo sistema-mondo che , solo adesso e non prima, il capitalismo - prima mercantile e poi industriale -. 36 Abbiamo parlato di Amerindia e non di America, perch si tratta, per tutto il XVI secolo, di un continente abitato dagli indios , erroneamente denominati cos per il miraggio che il sistema interregionale nel suo stadio III produceva ancora nel nascente sistema-mondo moderno: li si chiam indios a causa dellIndia, centro del sistema interregionale che stava scomparendo. Il Nordamerica anglosassone nascer lentamente nel XVII secolo, ma sar un avvenimento interno di una Modernit cresciuta in Amerindia; questa la periferia originante della Modernit, costitutiva della sua prima definizione. l altra faccia dello stesso fenomeno della Modernit. 37 Unificata con il matrimonio dei re cattolici nel 1474, fondando subito lInquisizione - primo apparato ideologico di Stato per creare il consenso -, con una burocrazia delle cui attivit si pu prender visione negli Archivi delle Indie (Siviglia) in cui tutto veniva dichiarato, contrattualizzato, certificato, archiviato;

con una grammatica della lingua castigliana, la prima di una lingua nazionale in Europa, scritta da Nebrija, nel cui prologo si ammoniscono i Re Cattolici sullimportanza per lImpero di una sola lingua; ledizione della Bibbia poliglotta, in sette lingue, di Cisneros, superiore a quella posteriore di Erasmo per il suo rigore scientifico, il numero delle lingue e la qualit delledizione a stampa prima della fine del XV secolo; con un potere militare che permette di riconquistare Granada nel 1492; con la ricchezza economica di ebrei, musulmani andalusi, cristiani della riconquista, catalani con le loro colonie nel Mediterraneo e genovesi; con artigiani provenienti dellantico califfato di Cordova nel XV secolo la Spagna lungi dallessere il paese semiperiferico della seconda met del XVII secolo - unica visione con cui ricordano la Spagna i centroeuropei: un Hegel o un Habermas, per esempio -. 38 La lotta tra la Francia e la Spagna di Carlo V, che esaur entrambe le monarchie con il collasso economico del 1557, si gioc soprattutto in Italia. Carlo V conquist tre quarti della penisola. In questo modo, la Spagna trasferiva nella sua terra le connessioni con il sistema attraverso lItalia. Per questo tante guerre con la Francia: la ricchezza e lesperienza di secoli erano essenziali per chi aspirava ad esercitare la nuova egemonia nel sistema , ed a maggior ragione trattandosi della prima egemonia mondiale . 39 Larrivo di tale ricchezza produrr un aumento straordinario dei prezzi in Europa, insieme a uninflazione del 1000% durante il XVI secolo. Allesterno questo liquider la ricchezza accumulata nel mondo turco-musulmano e trasformer dallinterno lIndia e la Cina (cfr. Hamilton, 1948 e 1960; Hammarstrm, 1957). Inoltre, larrivo delloro dallAmerindia produsse unecatombe continentale totale dellAfrica bantu, con il collasso dei regni della savana subsahariana (Ghana, Togo, Dahomey, Nigeria, etc.) che esportavano oro verso il Mediterraneo; per sopravvivere questi regni aumentano la vendita di schiavi alle nuove potenze europee dellAtlantico, dando forte impulso allo schiavismo americano (cfr. Bertaux, 1972: La tratta degli schiavi ; Godinho, 1950; Chaunu, 1955, vol. VIII/1, p. 57; Braudel, 1946). Tutto lantico sistema interregionale III assorbito lentamente dal sistema-mondo moderno. 40 Tutte le successive potenze egemoniche saranno fino al momento presente affacciate sulle sponde dellAtlantico: Spagna, Olanda, Inghilterra e, in parte, la Francia fino al 1945, attualmente sono gli Stati Uniti. Grazie al Giappone, alla Cina e alla California negli USA, adesso il Pacifico appare per la prima volta come contrappeso - forse la novit dellormai vicino XXI secolo -. 41 Wallerstein, 1974, I, p. 64 (ed. spagnola). 42 lingresso della miniera. 43 Questo testo mi ha reso consapevole da circa trentanni del fenomeno del feticismo delloro, del denaro , del capitale (cfr. Dussel, 1993b).

44 Archivio generale delle Indie (Siviglia), Charcas 313 (cfr. Dussel, 1970, p. 1: si tratta di parte della mia tesi di dottorato alla Sorbona nel 1967). 45 Wallerstein, 1974, I, pp. 234 ss.: Da Siviglia ad Amsterdam . 46 Si ricordi che Spinoza (Espinosa), che visse ad Amsterdam (1632-1677), era di una famiglia askenazita del regno musulmano di Granada, espulsa dalla Spagna, e che and in esilio nella colonia spagnola delle Fiandre (in Olanda). 47 Cfr. ibid., I, p. 482 (ed. spagnola). 48 Cfr. Wallerstein, 1974, II, cap. 2: Egemonia olandese sul sistema-mondo . Scrive lo storico: C solo un breve periodo di tempo in cui una determinata potenza del centro pu manifestare simultaneamente la sua superiorit produttiva, commerciale e finanziaria su tutte le altre potenze del centro. Questo effimero apogeo ci che chiamiamo egemonia. Nel caso dellOlanda, o Province Unite, questo momento si verific probabilmente tra il 1625 e il 1675 (p. 39, ed. inglese). Non solo Descartes, ma anche Spinoza, come gi abbiamo segnalato, costituiscono la presenza filosofica di Amsterdam centro mondiale del sistema - e, perch no?, dellautocoscienza dellumanit nel suo centro , il che non lo stesso di una mera autocoscienza europea -. 49 Cfr. Wallerstein, II, cap. 6. Dopo questa data legemonia inglese sar ininterrotta, fatta eccezione per lepoca napoleonica, fino al 1945, quando allInghilterra subentreranno gli Stati Uniti. 50 Cfr. Chaunu, 1969, pp. 119-176. 51 LEuropa aveva approssimatamente 56 milioni di abitanti nel 1500 e 82 nel 1600 (cfr. Cardoso, 1979, vol. I, p. 114). 52 Wallerstein, 1974, I, p. 144 (ed. spagnola). 53 Cfr. Samir Amin, 1974, pp. 309 sgg. 54 Ibid., p. 312. 55 Il processo coloniale termina, in gran parte allinizio del XIX secolo. 56 Il processo coloniale di queste formazioni termina, in gran parte, dopo la cosiddetta Seconda Guerra Mondiale (1945), poich la superegemonia nordamericana non ha bisogno delloccupazione militare n della dominazione politico-burocratica - tipiche delle antiche potenze europee, come la Francia e lInghilterra -, ma solo della gestione della dominazione della dipendenza economico-finanziaria nella sua fase transnazionale. 57 Musulmana significa qui ci che vi era di pi colto e civilizzato nel XV secolo. 58 Penso che necessariamente il modo di gestire (to manage) il nuovo sistema mondiale coi metodi dellantico era destinato a fallire, perch operava in un quadro di variabili che lo rendeva ingovernabile. La Modernit era cominciata ma non aveva ancora trovato il modo di gestire (to manage) il sistema.

59 In seguito anche lInghilterra dovr gestire (to manage) il sistema. Le due nazioni avevano territori molto esigui, con ridotta popolazione originaria, senzaltra capacit che latteggiamento borghese creativo dinanzi allesistenza. Per la loro debolezza dovettero effettuare unenorme riforma della gestione (management) dellimpresa metropolitana mondiale. 60 La fattibilit tecnica si trasformer in un criterio di verit, di possibilit, di esistenza: il verum et factum convertuntur di Vico. 61 La Spagna, ed anche il Portogallo con il Brasile, intraprese come Stato, Impero-mondo -, con risorse militari, burocratiche, ecclesiastiche, etc, la conquista, levangelizzazione e la colonizzazione dellAmerindia. LOlanda, invece, fonda la Compagnia delle Indie Orientali (1602) e, successivamente, quella delle Indie Occidentali . Queste Compagnie , come quelle inglesi, danesi, etc, sono imprese capitalistiche, secolarizzate, private, che funzionano secondo la razionalizzazione del mercantilismo e, pi tardi, del capitalismo industriale. Questo segnala la differente gestione (management) razionale dellimpresa delle Indie iberiche e di quella della Seconda Modernit ( sistema-mondo non amministrato [managed] da un Impero-mondo ). 62 In ogni sistema la complessit si presenta munita di un processo di selezione di elementi che permettano, dinanzi allaumento di tale complessit, di conservare l unit del sistema nel suo contesto. Questa necessit di selezionesemplificazione sempre un rischio (cfr. Luhmann, 1988, pp. 47 ss.). 63 Cfr. Dussel, 1993a, cap. 5: Critica del mito della Modernit . Vi furono nel XVI secolo tre posizioni teoriche dinanzi al fatto della costituzione del sistemamondo: 1) quella di Gins de Seplveda, il rinascimentale e umanista moderno, che rilegge Aristotele e dimostra la schiavit naturale dellamerindio, da cui evince la legittimit della Conquista; 2) quella dei francescani, come Medieta, che tentano una Cristianit amerindia utopica, una repubblica degli indios sotto legemonia della religione cattolica, propria del sistema interregionale III, cristiano-musulmano; 3) la posizione di Bartolom de Las Casas, linizio del controdiscorso critico allinterno della Modernit, che nel 1536, un secolo prima del Discorso sul metodo, nella sua opera intitolata De unico modo, dimostra che il ragionamento, il dialogo, il mezzo razionale attraverso cui attrarre lamerindio alla nuova civilt. Habermas, come vedremo pi avanti, non parla di questo controdiscorso e ritiene che esso abbia solo due secoli di storia, ovvero inizi con Kant. La Filosofia della Liberazione, invece, pensa che questo controdiscorso abbia origine nel XVI secolo, forse nel 1511 a Santo Domingo con Antn de Montesinos, certamente con Bartolom de Las Casas nel 1514 (cfr. Dussel, 1983, I, 1, pp. 17-27). 64 Bartolom de Las Casas, Brevissima relazione sulla distruzione delle Indie, in Las Casas, 1957, vol. V, p. 137. Ho collocato questo testo allinizio del volume

I della mia opera Per unetica della liberazione latinoamericana (Dussel, 1973), poich sintetizza lipotesi generale dellEtica della Liberazione. [ed. it. (a cura di C. Acutis) Brevissima relazione della distruzione delle Indie, Oscar Mondadori 1987]. 65 Frequentemente nelle storie della filosofia attuali, e soprattutto nel discorso etico, si fa un salto dai greci (Platone e Aristotele) a Descartes (1596-1630), che si trasferisce ad Amsterdam nel 1629 e vi scrive il Discorso sul metodo. Cio si salta da Atene ad Amsterdam. Nel frattempo sarebbero trascorsi venti secoli senza nulla di importante. Si inizia lo studio con Bacone (1561-1626), Keplero (15711630), Galileo (1564-1642) o Newton (1642-1727). Un Campanella scrive la Civitas solis [La citt del sole] nel 1602. Tutto sembra situarsi allinizio del XVII secolo: il periodo che ho chiamato il secondo momento della Modernit. 66 Cfr. Sombart, 1902 e 1920 67 Cfr. Troeltsch, 1923. 68 Cfr. Habermas, 1981, vol. I, II. Habermas insiste sulla scoperta weberiana della razionalizzazione , ma dimentica di chiedersi la causa. Credo che la nostra ipotesi vada pi a fondo e pi avanti: la razionalizzazione weberiana (accolta da Habermas, Apel, Lyotard, etc.) la mediazione apparentemente necessaria di una semplificazione deformante della ragione strumentale della realt pratica, per trasformarla in qualcosa di amministrabile (manageable) , cio , governabile, data la complessit dellimmenso sistema-mondo. Non solo la gestibilit (manageability) interna dellEuropa, ma soprattutto la gestione (management) mondiale (centro-periferia). Il superamento tentato da Habermas della ragione strumentale nella ragione comunicativa, non sufficiente, perch non sono sufficienti i momenti della sua diagnosi sullorigine stessa del processo di razionalizzazione. 69 I postmoderni, in quanto eurocentrici, concordano approssimativamente con la diagnosi weberiana della Modernit ed ancor pi accentuano gli aspetti razionalizzanti (mezzi di comunicazione, etc.), alcuni li respingono sdegnosamente in quanto dogmatismi metafisici, ma altri li accettano come fenomeni inevitabili e frequentemente li ritengono positivi. 70 Descartes, Le discours de la mthode [Discorso sul metodo], IV (Descartes, 1953, p. 148). 71 Cfr. Dussell, 1974a (alla fine) e 1974b, cap. 2, par. 4. Le attuali teorie delle funzioni cerebrali pongono definitivamente in questione questo meccanicismo dualista. 72 Kant, Trume eines Geistersehers [I sogni di un visionario] (1766), par. 36; in Kant, 1968, II, p. 940. 73 G. Galilei, Antologia (a cura di S. Vanni Rovighi) La Scuola. 74 Cfr. Dussel, 1973b.

75 Heidegger, 1963, p. 74 (ed. spagnola). 76 Cfr. Martin Bernal, 1989, I, cap. V, pp. 224 sgg. 77 LAmerindia e lEuropa hanno una storia pre-moderna, come lAfrica e lAsia. Solo il mondo ibrido, la cultura sincretica, la razza meticcia latinoamericana, che nacque nel XV secolo - il figlio di Malinche e Hernn Corts potrebbe essere considerato il suo simbolo (cfr. Octavio Paz, 1950 ) -, ha 500 anni. 78 Cfr. tra gli altri: Lyotard, 1979; Rorty, 1979; Derrida, 1964, 1967a e 1967b; Marquart, 1981; Vattimo, 1985; Welsch, 1993; etc. 79 Questa parola spagnola (desarrollismo) che non esiste in altre lingue, indica l inganno di pretendere uno sviluppo [desarrollo] (la parola Entwicklung ha una stretta origine filosofica hegeliana) uguale per il centro e la periferia , non comprendendo che la periferia non arretrata (cfr. Hinkelammert, 1970a e 1970b), cio non un prius temporale che aspetta uno sviluppo uguale a quello dellEuropa o degli Stati Uniti, come in un rapporto bambino/adulto , bens una posizione asimmetrica di dominato, una posizone simultanea di sfruttato, come nel rapporto signore libero/schiavo . L arretrato (bambino) potrebbe seguire il cammino del progredito (adulto) e arrivare a svilupparsi, mentre lo sfruttato (schiavo) per quanto lavori mai sar libero (signore), perch la sua stessa soggettivit dominata include il rapporto con il dominatore. I modernizzatori della periferia sono desarrollisti perch non avvertono che si deve superare il rapporto stesso di dominazione su scala mondiale, come prerequisito per lo sviluppo nazionale . La globalizzazione non ha cancellato, in alcun modo, il problema nazionale . 80 Cfr. Habermas, 1981, vol. I, 1, 2, da [2] a [4], particolarmente la discussione con P. Winch e A. MacIntyre. 81 Vedremo che Lvinas, padre del pensiero postmoderno francese , da Derrida in avanti, non postmoderno n nega la ragione, ma la totalizzazione della ragione strumentale, strategica, cinica, ontologica, etc. La Filosofia della Liberazione, dalla fine degli anni 60, studi Lvinas per la sua critica radicale della dominazione. Nellintroduzione alla mia opera Filosofia della Liberazione (Dussel, 1977) indicavo che la Folosofia della Liberazione era una filosofia postmoderna (p. 11), a partire dal secondo Heidegger , ma anche a partire dalla critica della ragione totalizzata effettuata da Marcuse e Lvinas. Potevamo apparire come postmoderni ante litteram, in realt eravamo critici dellontologia e della Modernit a partire dalla periferia , il che significava, e significa ancora, qualcosa di molto diverso, che cercheremo di spiegare. 82 Finora i postmoderni continuano ad essere eurocentrici. Il dialogo con le culture diverse , per ora, una dichiarazione inevasa. Pensano che la cultura di massa, i media avranno un impatto sulle culture periferiche urbane fino ad

annullare le loro differenze . Di conseguenza, ci che osserva Vattimo a Torino, o Lyotard a Parigi, tra poco varr per Nuova Delhi o Nairobi; e non trovano il tempo di analizzare la ferrea irriducibilit dellorizzonte culturale ibrido (che non assolutamente unesteriorit, ma che non sar ancora per secoli uninteriorit univoca nel sistema globalizzato) che riceve questi impatti informativi. 83 Cfr. lopera di Jameson, 1991, sulla logica culturale del tardo-capitalismo come postmoderno. 84 Nel socialismo reale staliniano il criterio era la crescita del tasso di produzione - misurato in ogni modo da un valore approssimato di mercato dei prodotti -. Si tratta dello stesso tipo di feticismo. Cfr. Hinkelammert, 1984, cap. 4: Il quadro categoriale del pensiero sovietico (pp. 123 sgg.). 85 Marx, 1857, p. 313 (I, p. 362). 86 Ibid. 87 La pura necessit senza denaro non mercato, solo miseria, miseria crescente ed inevitabile. 88 Marx, 1867, I, p. 588. Qui opportuno ricordare una volta di pi che il Rapporto sullo Sviluppo Umano 1992 [Human Development Report 1992], 1992, dimostra in modo incontrovertibile che il 20% pi ricco della terra consuma oggi, come mai era avvenuto nella storia mondiale, l82,7% dei beni (incomes) del pianeta, mentre il restante 80% dellumanit consuma solo il 17,3% dei suddetti beni. Tale concentrazione frutto del sistema-mondo di cui stiamo parlando in questo capitolo. 89 Marcuse, 1968, ed. in lingua spagnola pp. 189-190. 90 91 Una societ in cui ci sia posto per tutti [ndt]. 92 Sartre J.P., Critica della ragione dialettica; Japadre 1990. la realt non era fino allora pi che la necessit di vivere limpossibilit di vivere; si ritorna alla realizzazione pratica per tentare la costruzione di un mondo in cui l'impossibilit della vita umana sarebbe lunico impossibile . 93 Marx K., Manoscritti economico-filosofici, Editori Riuniti. 94 Sorman Guy, Sauver le capitalisme - Le dernier combat de Milton Friedman , in Le Devoir, Montreal, 5-4-1994. 95 Hayek Friedrich A., El ideale democrtico y la contencin del poder ; in Estudios Pblicos, Santiago del Cile, 1/1990. 96 Persona laboriosa e di limitate risorse che si arrabatta in mille modi per guadagnarsi la vita [ndt]. 97 Wochenpost 5-1-1995.. 98 Kindleberger, per, si spaventa per le conseguenze e le riduce a casi particolari: Concludo che nonostante l'utilit generale dei presupposti di razionalit, i mercati possono occasionalmente [] agire in maniere

destabilizzanti che sono assolutamente irrazionali, anche se ogni protagonista nel mercato agisce razionalmente . 99 Tutto l'Ovest Ovest selvaggio. 100 I comici giapponesi riflettono in forma estrema questo tipo di narcisismo [cfr. Otomo K.: Akira, Comic Art. Mash-Room and Kodansha, Tokyo 1984]. Si tratta di un mondo dominato dalla paranoia dellonnipotenza di un narcisismo totale. Tutto lepisodio parla di bambini dalla faccia di vecchi. Akira lonnipotente il cui potere viene dimostrato dalla distruzione totale di Tokyo attraverso un semplice atto di volont. Si trasforma in un Messia, l illuminato , che non promette nessun regno messianico. l illuminato perch nessuno ha un potere uguale. Altri vogliono sconfiggerlo per prendere il suo posto. Non c nessun tipo di solidariet, per cui tutti scompaiono nella distruzione reciproca. 101 Albert Camus considerava questo interrogativo come la prima di tutte le filosofie: mi suicidio o decido di vivere? E in caso di risposta positiva, perch? Camus A., Il mito di Sisifo. 102 per questo che a chi sostiene il suicidio come possibilit tutto permesso. Lo stesso Wittingenstein nel suo diario d un risposta simile: Se il suicidio permesso, allora tutto permesso. Se qualcosa non permesso, allora il suicidio non permesso. Tale presupposto accende una luce sullessenza delletica. Perch il suicidio , per cos dire, il peccato elementare. Anche se forse il suicidio, in se stesso, non n buono n cattivo (10-1-17). 103 Uno dei fondamentalisti pi noti degli USA, Hal Lindsey, di fronte alla possibilit della guerra atomica, afferma: Quando la battaglia di Armaghedon arriva al suo terribile culmine e sembra che tutta l'esistenza terrena venga distrutta, in quello stesso momento apparir il Signore Ges Cristo ed eviter la distruzione totale. Nella misura in cui la storia si avvicina a questo momento, mi permetta il lettore una domanda: sente paura o speranza di liberazione? La risposta a questa domanda determiner la sua condizione spirituale . Per Lindsey non c' nulla di inquietante, perch adesso viene la restaurazione del paradiso . The Late Great Planet Earth, Grand Rapids, Michigan 1970. Novak, un teologo degli USA, direttore del Dipartimento di Teologia dell'American Enterprise Institute, il Thing Tank delle multinazionali in questo paese, afferma: La natura non qualcosa di consumato, completo, terminato: la Creazione incompiuta. Ci sono ancora compiti per gli esseri umani. Ci aspettano sorprese. Dovremo affrontare orrori, come sempre avvenuto, per Dio con noi. Forse il futuro non un cammino ascendente, se non come quello del Golgota: che cos sia The spirit of democratic capitalism, An American Enterprise Institute/Simon & Schuster Publication, 1982. 39