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PIER GIUSTO JAEGER FRANCESCO DENOZZA

APPUNTI DI
DIRITTO COMMERCIALE

I
IMPRESA E SOCIETÀ

APPENDICE
DI AGGIORNAMENTO

M I L A N O - D O T T. A . G I U F F R È E D I T O R E - 2 0 0 2
PIER GIUSTO JAEGER FRANCESCO DENOZZA

APPUNTI DI
DIRITTO COMMERCIALE

APPENDICE DI AGGIORNAMENTO
2 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

INDICE SOMMARIO

pag.
1. Premessa. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 3
2. La nuova nozione di imprenditore agricolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 3
2.1. Le attività agricole essenziali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 3
2.2. Le attività agricole per connessione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 4
2.3. Altre novità in tema di imprenditori agricoli . . . . . . . . . . . . . . . ............ 5
3. La società tra avvocati. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 6
4. Estinzione della società e fallimento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 7
5. L’eliminazione del procedimento di omologazione . . . . . . . . . . . . . . . ............ 8
5.1. Segue: a) il procedimento di costituzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 8
5.2. Segue: b) il procedimento di modificazione dell’atto costitutivo e di emissione
delle obbligazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 9
5.3. Segue: d) le cause di nullità della società . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 9
6. Introduzione dell’euro e adeguamento delle norme vigenti . . . . . . . . . ............ 9
7. Novità in tema di conferimenti di società di capitali . . . . . . . . . . . . . . ............ 10
8. La riforma del diritto societario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 10
8.1. Le società a responsabilità limitata. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 10
8.2. Le società per azioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 11
8.3. Le società cooperative . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 14
8.4. La nuova disciplina del bilancio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 15
8.5. Trasformazione, fusione, scissione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 15
8.6. Scioglimento, liquidazione e cancellazione . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 16
8.7. I gruppi di società . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 16

(2002) Tipografia « MORI & C. S.p.A » - 21100 Varese - Via F. Guicciardini 66


APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 3

1. Premessa. — Numerose sono le novità legislative che sono state intro-


dotte in questi ultimi anni e che hanno inciso in modo rilevante sul diritto com-
merciale. Basti a questo proposito ricordare la nuova nozione di imprenditore
agricolo introdotta dal d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228, nonché l’abolizione del pro-
cedimento di omologazione compiuta dalla L. 28 novembre 2000, n. 340, ovvero,
da ultimo, la importante riforma del diritto societario che riguarda tutte le so-
cietà di capitali, nonché le società cooperative, e che sta per essere attuata ed
ultimata con la prossima (e, a quanto pare, imminente) pubblicazione dei de-
creti legislativi. A questo proposito, si deve segnalare che nell’ambito della pre-
sente appendice di aggiornamento si è potuto tenere conto unicamente della
legge delega con cui il Parlamento ha individuato i criteri generali che il Go-
verno dovrà tenere in considerazione al fine di emanare appunto i suddetti de-
creti legislativi; bozza dei quali può ora essere consultata sul sito http://
www.giuffre.it/aggiornamentionline.

2. La nuova nozione di imprenditore agricolo. — Ai sensi dell’art. 1 del


d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228, l’art. 2135 del codice civile è sostituito dal seguente:
« È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del
fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.
Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si inten-
dono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase
necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono
utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.
Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprendi-
tore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercia-
lizzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente
dalla coltivazione del fondo o del bosco o dell’allevamento di animali, nonché le atti-
vità dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrez-
zature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata,
ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e fore-
stale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge ».
Nel vigore del precedente art. 2135 c.c., al fine di distinguere tra attività agri-
cola e commerciale, vi erano principalmente due teorie: una prima estensiva, se-
condo cui qualsiasi attività di sfruttamento di cicli biologici naturali sarebbe agri-
cola, e l’altra restrittiva che richiedeva in ogni caso un legame con il fondo. La
nuova disposizione, pur conservando sul piano strutturale l’impianto del testo pre-
vigente, che distingueva tra attività principali e attività connesse, amplia decisa-
mente entrambe le categorie. Ne segue che la teoria restrittiva è oggi assoluta-
mente incompatibile con la nozione di imprenditore agricolo. In questo senso la
maggiore novità è costituita dall’aggiunta del nuovo secondo comma dell’art.
2135 con cui il legislatore, nel formulare la nozione unitaria di attività agricola
essenziale, ha accolto, elevandolo a norma di legge, l’orientamento estensivo, in
base al quale tutte le attività di sfruttamento di cicli biologici naturali sono atti-
vità agricole. Il precedente secondo comma, relativo alle attività connesse tipi-
che, è diventato cosı̀ il terzo comma ed è stato anch’esso modificato radicalmente.
4 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

2.1. Le attività agricole essenziali. — Per quanto riguarda il primo comma


l’unica innovazione è « allevamento di bestiame » sostituito da « allevamento di ani-
mali ». Il cambiamento non è di poco conto se si considera che tradizionalmente in
agricoltura la nozione di bestiame è limitata alle sole specie animali stanziali e col-
legate al fondo, dunque, principalmente bovini, equini, ovini e suini. Da qui, se-
condo la tesi restrittiva, nel vigore del precedente testo dell’art. 2135 c.c. si poteva
concludere che era imprenditore agricolo chi esercitava attività di allevamento
delle sole specie animali utilizzate per la coltivazione del fondo o alimentate con
prodotti da esso provenienti (animali da carne, da latte, da lana, da lavoro).
La parola « animali » del nuovo art. 2135 c.c. ha, al contrario, un significato
assolutamente generico e non consente di ricavare alcuna conseguenza in ordine
alle differenti caratteristiche delle specie animali allevate. La sostituzione della pa-
rola « bestiame » con « animali » si riflette sulla ampiezza della terza categoria
delle attività agricole principali che in tal modo comprende qualsiasi attività zoo-
tecnica riguardante, ad esempio, polli, conigli, animali da pelliccia, cavalli e cani
di razza, animali rari ed esotici, pesci e mitili, api e bachi da seta. Inoltre l’acco-
glimento sul piano legislativo della tesi del ciclo biologico (art. 2135, secondo
comma, nuova versione) priva di qualsiasi fondamento l’interpretazione restrit-
tiva che riteneva necessaria la sussistenza di un particolare collegamento con la
terra ed i prodotti da essa ricavati: oggi, dunque, può essere qualificata agricola
anche l’attività di allevamento in luoghi artificiali con mangimi speciali non pro-
venienti dal fondo (avicoltura in batteria). Tale conclusione trova conferma nello
stesso testo legislativo ove si è appunto previsto che: « Per coltivazione del fondo,
per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura
ed allo sviluppo di un ciclo ...che utilizzano o possono [non devono quindi neces-
sariamente utilizzare] utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o ma-
rine ». Viene cosı̀ esclusa la necessità di una particolare connessione con la terra.
Possono pertanto essere considerate attività agricole (ai sensi dell’art. 2135 c.c.)
anche la coltivazione idroponica o in vasca e, in generale, tutte le colture in am-
bienti artificiali senza alcun legame con il fondo. Rientrano nella nuova previ-
sione, ad esempio, la floricoltura, l’orticoltura e la coltivazione di funghi in am-
bienti artificiali (serre, vivai, ecc.), attività già ritenute agricole dalla tesi del ciclo
biologico e invece commerciali da chi valorizzava il legame con il fondo, esclu-
dendo tutte le colture c.d. « fuori terra ».

2.2. Le attività agricole per connessione. — Il terzo comma dell’art. 2135


c.c., relativo alle attività agricole per connessione tipiche, abbandona il riferi-
mento all’esercizio normale dell’agricoltura previsto dal testo previgente — perciò
oggi non è più necessario che l’attività connessa sia considerata agricola in base
agli usi locali — e prevede una ampia nozione di attività connesse tipiche artico-
lata in due distinte categorie: una concernente le attività di manipolazione, con-
servazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti;
l’altra concernente la fornitura di beni e servizi.
Quanto alla prima, si presumono comunque connesse le attività esercitate dal
medesimo imprenditore agricolo (connessione soggettiva) relative ai prodotti otte-
nuti prevalentemente dalle attività agricole essenziali (connessione oggettiva). Si
noti che la precedente nozione di attività connesse tipiche considerava solo la tra-
sformazione e l’alienazione di beni prodotti dall’imprenditore agricolo qualora tali
attività rientrassero nell’esercizio normale dell’agricoltura. Oggi la categoria è no-
tevolmente ampliata, sia per l’aggiunta della attività di valorizzazione (non ricon-
ducibile né all’attività di trasformazione, né a quella di alienazione di cui al vec-
chio testo), sia per via del ridimensionamento del requisito della connessione og-
APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 5

gettiva, giacché i prodotti oggetto delle attività indicate devono essere prevalente-
mente, e non esclusivamente, ottenuti dalle attività agricole essenziali di cui al
primo comma. Il significato dell’avverbio « prevalentemente » può essere forse li-
mitato all’ipotesi di utilizzo di prodotti non ricavati dall’attività essenziale dell’im-
prenditore agricolo ma necessari alla lavorazione per ragioni tecniche (si pensi
all’uva da taglio, necessaria alla produzione di vino); tuttavia la nuova disposi-
zione può essere anche interpretata senza particolari difficoltà nel senso che l’im-
prenditore agricolo rimane tale anche se esercita una attività connessa avente ad
oggetto sia prodotti ottenuti dalla coltivazione del fondo, del bosco o dall’alleva-
mento di animali, sia prodotti acquistati da terzi purché i primi siano più nume-
rosi dei secondi. Sarebbe pertanto agricola per connessione l’attività di un impren-
ditore agricolo consistente nella vendita di 100 animali di cui 51 allevati nella pro-
pria azienda agricola e 49 acquistati da altri allevatori. È stato osservato al ri-
guardo che tale attività, pur rientrando nella previsione del n. 2 dell’art. 2195
c.c. (intermediazione nella circolazione di beni) sarebbe sottratta alla disciplina
dell’imprenditore commerciale proprio in forza del principio di prevalenza (e
non di esclusività) previsto dalla nuova disposizione.
La seconda categoria di attività connesse tipiche, non prevista dal precedente
art. 2135 c.c., riguarda la fornitura di beni e servizi mediante le attrezzature o le
risorse normalmente utilizzate nell’azienda agricola. Anche qui, mentre ovvia-
mente rimane salda la connessione soggettiva (chi esercita tali attività deve pur
sempre esercitare una delle tre attività agricole essenziali) è attenuato il requisito
della connessione oggettiva e si richiede che la fornitura di beni o servizi utilizzi,
ancora una volta, prevalentemente risorse e attrezzature dell’azienda. Questa ca-
tegoria, tanto vasta da essere quasi vaga, sembra dettata con l’intenzione di con-
templare esplicitamente l’attività agrituristica nella nozione di attività agricole
per connessione (si pensi alla specificazione: « ...ivi comprese le attività di valoriz-
zazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospi-
talità come definite dalla legge). Peraltro, l’attività agrituristica, già disciplinata da
apposita legge speciale (l. 5 dicembre 1985, n. 730), viene ampliata dall’art. 3 del
d.lgs. 228/2001, in base al quale « si considerano agrituristiche, ancorché svolte al-
l’esterno dei beni fondiari nella disponibilità dell’azienda agricola, le attività di orga-
nizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche, di pratica sportiva, escursioni-
stiche e di ippoturismo finalizzate alla migliore conoscenza e fruizione del territorio,
nonché la degustazione dei prodotti aziendali, compresa la mescita del vino ai sensi
della legge 27 luglio 1999, n. 268 ».
Alla luce del complesso delle novità relative all’impresa agricola non può che
riaprirsi l’interrogativo in merito alla sussistenza di una effettiva distinzione fra
imprenditore commerciale e agricolo e alle motivazioni alla base della differenza
di disciplina. In particolare, se già nel vigore del precedente testo dell’art. 2135
c.c., la ragione del diverso trattamento riservato dal legislatore all’imprenditore
agricolo (in particolare con riferimento all’esenzione di quest’ultimo dalle proce-
dure concorsuali) non era chiara, ora le spiegazioni tradizionali appaiono del
tutto incompatibili con la nuova definizione introdotta dal d.lgs. 228/2001 e con
l’ampliamento delle attività agricole essenziali e connesse ivi introdotta. Tanto
più se si considera che: i) la nuova ampia nozione di attività connesse tipiche com-
prende molteplici attività altrimenti riconducibili alla previsione dell’art. 2195 c.c.
e, dunque, dal punto di vista ontologico commerciali (fornitura di servizi turistico-
ricreativi e intermediazione di beni, ecc.), e ii) l’esercizio di una moderna azienda
agricola può comportare il ricorso al credito in misura identica a quella dell’im-
prenditore commerciale.
6 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

2.3. Altre novità in tema di imprenditori agricoli. — Una altra novità di


grande portata è prevista dall’art. 2 del d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228, ai sensi del
quale: « L’iscrizione degli imprenditori agricoli, dei coltivatori diretti e delle società
semplici esercenti attività agricola nella sezione speciale del registro dell’imprese di
cui all’art. 2188 e seguenti del codice civile, oltre alla funzione di certificazione anagra-
fica ed a quelle previste da leggi speciali, ha l’efficacia di cui all’art. 2193 del codice
civile ». Pertanto l’iscrizione dell’imprenditore agricolo, ancorché nella sezione spe-
ciale del registro delle imprese, ha efficacia di pubblicità dichiarativa che, come è
noto, diversamente dalla pubblicità notizia, collega all’iscrizione specifici effetti
giuridici venendo, sotto questo profilo, a coincidere con l’efficacia connessa all’i-
scrizione nella sezione ordinaria per gli imprenditori commerciali.
Una significativa novità è introdotta anche con riferimento alle cooperative e ai
consorzi di imprenditori agricoli. Nella disciplina previgente era particolarmente
discussa la questione della qualificazione degli enti costituiti dagli imprenditori
agricoli al fine di fornire servizi ausiliari alle attività da essi svolte. Si contrappone-
vano ragioni di correttezza ermeneutica, non essendo comprese nella nozione di
attività connesse, prevista dal precedente testo dell’art. 2315 c.c., quelle svolte da
consorzi e cooperative di imprenditori agricoli, e ragioni sostanziali che induce-
vano a ritenere tali attività agricole e non commerciali. Ora il secondo comma del-
l’art. 1 del d.lgs. 228/2001 statuisce che: « si considerano imprenditori agricoli le coo-
perative di imprenditori agricoli ed i loro consorzi quando utilizzano per lo svolgi-
mento delle attività di cui all’art. 2135 del codice civile, come sostituito dal comma
1 del presente articolo, prevalentemente prodotti dei soci ovvero forniscono prevalente-
mente ai soci beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico ».
Infine, in stretta relazione con le nuove previsioni in tema di imprenditore agri-
colo deve essere posto il d.lgs. n. 226 del 18 maggio 2001 (medesima data del d.lgs.
228/2001), che introduce la nuova figura dell’imprenditore ittico, il quale, fatte salve
le più favorevoli disposizioni di legge, è equiparato all’imprenditore agricolo (dun-
que, tra l’altro, non è soggetto alle procedure concorsuali). In particolare l’impren-
ditore ittico è definito dall’art. 2 come « chi esercita un’attività diretta alla cattura e
alla raccolta di organismi acquatici in ambienti marini, salmastri e dolci, nonché le
attività a queste connesse, ivi compresa l’attuazione degli interventi di gestione attiva
finalizzati alla valorizzazione produttiva e all’uso sostenibile degli ecosistemi acqua-
tici ». L’art. 3, seguendo lo schema dell’art. 2135 c.c., considera, inoltre, attività con-
nesse la pescaturismo (imbarco di persone su navi da pesca a fini turistici e ricrea-
tivi), l’ittiturismo (analogo all’agriturismo, ma ovviamente riferito all’imprenditore
ittico), la prima lavorazione di prodotti del mare, di conservazione, distribuzione
all’ingrosso e al dettaglio, nonché le attività di promozione e valorizzazione che ab-
biano ad oggetto prevalentemente i prodotti della propria attività.

3. La società tra avvocati. — A seguito dell’avvenuta abrogazione dell’art. 2


della legge 1815/1939 che vietava l’esercizio in forma societaria di una attività pro-
fessionale e, nell’attesa che venga definita la disciplina delle società tra professio-
nisti in via generale, il d.lgs. 28 febbraio 2001 n. 96 — dando attuazione alla diret-
tiva 98/5/CE — ha introdotto nel nostro ordinamento la « società tra avvocati »,
attraverso cui è possibile esercitare l’attività professionale di rappresentanza, assi-
stenza e difesa in giudizio in forma comune.
Il nuovo istituto è regolato dalle norme relative alla società in nome collettivo,
ove non diversamente disposto dalla disciplina speciale. A questo proposito, merita
di essere da subito evidenziato che la società tra avvocati non è soggetta a fallimento
e che l’iscrizione in una apposita sezione speciale del registro delle imprese non ha
funzione dichiarativa, bensı̀ di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.
APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 7

Il contratto sociale non è soggetto a forme speciali e, pertanto, si perfeziona


anche verbalmente o per fatti concludenti non appena le parti raggiungono l’ac-
cordo sui suoi requisiti essenziali. Solo ai fini dell’iscrizione nell’apposita sezione
dell’albo professionale è richiesto che l’atto costitutivo venga redatto per atto pub-
blico o scrittura privata autenticata. Particolarmente circoscritto, invece, è l’og-
getto sociale: il d.lgs. 96/2001 stabilisce che la società tra avvocati ha per oggetto
esclusivo l’esercizio in comune della professione da parte dei soci, i quali devono
necessariamente essere in possesso del titolo di avvocato e non possono parteci-
pare ad altra società tra avvocati.
Mentre per le cause di nullità dovute a vizi di costituzione si rinvia alle norme
in materia di contratti in generale, una espressa disciplina è stata dettata per
quanto attiene alle conseguenze che discendono dalla dichiarazione di nullità.
Quest’ultima, infatti, similmente a quanto avviene per le società di capitali: a)
non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in nome della società; b) lascia ferma
la responsabilità dei soci per le obbligazioni anteriori; c) determina la messa in
liquidazione della società. È, inoltre, previsto che la nullità possa essere sanata
se la sua causa è stata eliminata per effetto di una modificazione dell’atto costitu-
tivo iscritta nella sezione speciale del registro delle imprese.
La società agisce sotto la ragione sociale costituita dal nome di tutti i soci
ovvero di uno o più soci, seguito dalla locuzione « ed altri », e deve contenere l’in-
dicazione di società tra professionisti in forma abbreviata (s.t.p.).
Anche nella società tra avvocati l’amministrazione, salvo diversa pattuizione,
spetta disgiuntamente a ciascun socio, ma a differenza di quanto avviene per le
società in nome collettivo (dove la questione risulta essere oggetto di dibattito),
nelle società tra avvocati è espressamente vietato che possa essere nominato am-
ministratore chi non è socio.
Interessanti sono le norme che regolano l’assunzione degli incarichi profes-
sionali e la relativa responsabilità. Gli incarichi professionali, che possono essere
eseguiti solo dai soci in possesso dei requisiti prescritti, sono assunti direttamente
dalla società che, conseguentemente, acquista anche il diritto ai compensi. È pre-
visto che la società, prima della conclusione del contratto, debba informare il
cliente che l’incarico potrà essere eseguito da ciascun socio. Al cliente, tuttavia,
è riconosciuto il diritto di chiedere che la concreta esecuzione dell’incarico sia af-
fidata ad uno o più soci da lui scelti sulla base di un elenco scritto. In difetto di
scelta, la società provvederà ad assegnare l’incarico al suo interno dandone comu-
nicazione prima dell’inizio dell’esecuzione del mandato.
Per gli inadempimenti derivanti dall’esecuzione dell’attività professionale è re-
sponsabile il patrimonio della società e, con esso ma in via successiva — operando
anche qui il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale — il solo
o i soli soci incaricati, solidalmente e illimitatamente. Tuttavia, qualora la società
non abbia provveduto a comunicare al cliente il nome degli avvocati incaricati, sa-
ranno responsabili con la società illimitatamente e solidalmente tutti i soci.
Ad un diverso regime di responsabilità sono sottoposte le obbligazioni che
non derivano dall’esecuzione dei contratti d’opera professionale: per gli inadempi-
menti di quest’ultime, cosı̀ come avviene nelle società in nome collettivo, rispon-
deranno la società e tutti i soci in modo solidale e illimitato, non essendo opponi-
bile ai terzi il patto contrario.
Da ultimo, per la società tra avvocati è stata introdotta una specifica causa di
scioglimento ex lege del rapporto sociale limitatamente ad un socio: la cancella-
zione o radiazione dall’albo degli avvocati. La sospensione dall’albo, invece, rende
legittima l’esclusione dalla società.
8 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

4. Estinzione della società e fallimento. — Di grande rilevanza per la ma-


teria societaria è anche la sentenza della Corte costituzionale n. 319 del 21 luglio
2000. La decisione sembra aver posto fine al consolidato orientamento giurispru-
denziale secondo cui una società era considerata esistente fintanto che sussisteva
un suo debito, indipendentemente dal momento della cancellazione dal registro
delle imprese e della cessazione dell’attività di impresa. Da questa interpretazione
si perveniva alla conclusione che, sul piano pratico, le società non si estinguevano
mai, con tutte le conseguenze che questo determinava in ordine alla applicabilità
dell’art. 10 della legge fallimentare, che, come è noto, prevede che un imprenditore
può essere dichiarato fallito entro un anno dalla cessazione dell’impresa, se l’insol-
venza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo. Alla
luce dell’orientamento giurisprudenziale sopra citato quest’ultima norma non tro-
vava di fatto applicazione con riferimento alle società. Le società, infatti, potevano
essere dichiarate fallite anche decorso più di un anno dalla cancellazione dal regi-
stro e dalla cessazione dell’attività di impresa. Con la sentenza n. 319 sopra citata
la Corte costituzionale è intervenuta sul punto ed ha statuito l’illegittimità costitu-
zionale dell’art. 10 della legge fallimentare nella parte in cui non prevede che il
termine di un anno, trascorso il quale non è possibile dichiarare il fallimento della
società, decorra dalla cancellazione dal registro delle imprese. Oggi, pertanto, da
tale momento deve ritenersi compiuta la fattispecie estintiva della società.

5. L’eliminazione del procedimento di omologazione. — Sebbene la ri-


forma del diritto societario fosse già alle porte del nostro ordinamento (sul punto
v. infra), il legislatore ha ritenuto improrogabile una semplificazione dei procedi-
menti costitutivi e modificativi delle società di capitali. Con la L. 28 novembre
2000, n. 340 è stato cosı̀ soppresso il giudizio di omologazione che il tribunale,
nel sistema previgente, doveva obbligatoriamente compiere sull’atto costitutivo e
sulle deliberazioni dell’assemblea che modificavano l’atto costitutivo e che auto-
rizzavano l’emissione di obbligazioni, prima di chiederne l’iscrizione nel registro
delle imprese. Il controllo del tribunale, pertanto, è stato sostituito dal controllo
svolto ad opera del notaio rogante.
Diverse ed assai importanti le ricadute sistematiche che sono scaturite da
questa innovazione. Infatti, sono di conseguenza mutati: a) il procedimento di co-
stituzione delle società di capitali; b) il procedimento di modificazione dell’atto
costitutivo e di emissione delle obbligazioni; c) il numero delle cause che possono
determinare la nullità delle società di capitali.

5.1. Segue: a) il procedimento di costituzione. — Il procedimento di costi-


tuzione risulta ora strutturato in due sole fasi: la stipulazione dell’atto costitutivo e
l’iscrizione nel registro delle imprese. Per quanto attiene a questa seconda fase, è
oggi previsto che l’atto costitutivo, assieme ai documenti comprovanti l’avvenuto
versamento dei decimi in denaro, nonché insieme alle eventuali autorizzazioni go-
vernative prescritte e alla relazione giurata di stima dei conferimenti di beni in
natura o di crediti, debba essere depositato a cura del notaio rogante, entro trenta
giorni dalla sua stipulazione, presso l’ufficio delle imprese nella cui circoscrizione
è stabilita la sede sociale. L’iscrizione della società nel registro è richiesta conte-
stualmente al deposito dell’atto. Una volta avvenuto il deposito, l’ufficio del regi-
stro dovrà verificare la regolarità formale della documentazione e, solo se dalla
verifica non risulterà alcun vizio, dovrà procedere all’iscrizione nel registro e, da
questo momento, la società acquisterà personalità giuridica.
L’iscrizione nel registro delle imprese, quindi, non è più subordinata al con-
trollo compiuto dal tribunale in sede di omologazione, ma al solo controllo impo-
APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 9

sto al notaio rogante dall’art. 138/bis della legge notarile, la quale prevede sanzioni
amministrative a carico del notaio che chiede l’iscrizione di un atto quando risul-
tino manifestamente inesistenti le condizioni richieste dalla legge. La laconicità
della normativa lascia aperta una rilevante questione. Precisamente resta da chia-
rire quale sia il controllo che il notaio debba esperire e se lo stesso debba avere la
stessa ampiezza di quello compiuto precedentemente dal giudice in sede di omo-
logazione.

5.2. Segue: b) il procedimento di modificazione dell’atto costitutivo e di


emissione delle obbligazioni. — Qualora la società voglia procedere ad una emis-
sione di obbligazioni, la nuova procedura che deve essere seguita ai sensi della L.
340/2000 è la seguente. La delibera di emissione deve essere assunta dall’assem-
blea straordinaria ed è soggetta, ai sensi dell’art. 2411 c.c., cosı̀ come modificato
dall’art. 32, comma 4, della L. 340/2000, ad iscrizione nel registro delle imprese
a cura del notaio che ha verbalizzato la deliberazione dell’assemblea, al quale
spetta altresı̀ il compito di verificare l’adempimento delle condizioni stabilite
dalla legge. L’ufficio del registro delle imprese, dopo aver verificato la regolarità
formale della documentazione, iscrive la delibera nel registro. Diversamente, se
il notaio ritiene non adempiute le condizioni stabilite dalla legge, ne deve dare co-
municazione agli amministratori, i quali (e in caso di loro inerzia ciascun socio, a
spese della società), nei trenta giorni successivi, possono ricorrere al tribunale per
far accertare l’adempimento delle condizioni richieste dalla legge e per far ordi-
nare l’iscrizione nel registro delle imprese (art. 2411, comma 1). Il tribunale,
una volta verificato l’adempimento delle condizioni richieste dalla legge e sentito
il pubblico ministero, ordina l’iscrizione nel registro delle imprese (art. 2411,
comma 2). Il procedimento di omologa resta, quindi, una mera eventualità nel
caso in cui il notaio, ritenendo non adempiute le condizioni stabilite dalla legge,
si rifiuti di presentare la domanda di iscrizione.
Il medesimo procedimento ora descritto con riferimento all’emissione di ob-
bligazioni deve essere seguito anche nel caso di delibere di modificazione dell’atto
costitutivo. L’art. 2436 del codice civile, cosı̀ come modificato dalla L. 340/2000,
prevede, infatti, che le deliberazioni che importano modificazioni dell’atto costitu-
tivo devono essere depositate e iscritte a norma del primo, secondo e terzo comma
dell’art. 2411 c.c.

5.3. Segue: d) le cause di nullità della società. — Una ulteriore conse-


guenza dell’abolizione del giudizio di omologazione è rappresentata dalla elimina-
zione di una delle ipotesi che determinano la nullità della società previste dall’art.
2332 c.c. In particolare, è stata ora soppressa la causa di nullità di cui al n. 3 del
precedente testo che, appunto, ricollegava la nullità della società all’inosservanza
delle disposizioni di cui all’art. 2330 c.c. relative al controllo preventivo.

6. Introduzione dell’euro e adeguamento delle norme vigenti. — A partire


dal 1o gennaio 2002, ai sensi dell’art. 4 del d.lgs. del 24 giugno 1998, n. 213, la so-
cietà per azioni deve costituirsi con un capitale sociale non inferiore a 100.000
euro e il valore nominale delle azioni delle società deve essere di un euro o suoi
multipli (art. 2327). Analogamente la s.r.l. deve costituirsi con un capitale non in-
feriore a 10.000 euro, le quote di conferimento dei soci possono essere di diverso
ammontare, ma in nessun caso inferiore ad un euro e se la quota di conferimento
è superiore al minimo deve essere costituta da un ammontare multiplo di un euro
(art. 2474), inoltre se la quota è multipla di un euro, il socio ha diritto ad un voto
per ogni euro (art. 2485). Nelle società cooperative nessun socio può avere una
10 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

quota superiore a cinquantamila euro, né tante azioni il cui valore nominale su-
peri tale somma. Il valore nominale di ciascuna quota o azione non può essere
inferiore a venticinque euro e il valore nominale di ciascuna azione non può es-
sere superiore a cinquecento euro (art. 2521).
Ai sensi dell’art. 16, comma 8, del d.lgs. 213/1998, il bilancio deve essere re-
datto in euro, senza cifre decimali, ad eccezione della nota integrativa che può es-
sere redatta in migliaia di euro.

7. Novità in tema di conferimenti di società di capitali. — Una altra no-


vità in materia societaria è stata introdotta dall’art. 6 della L. 18 ottobre 2001,
n. 383 ai sensi del quale: « La sottoscrizione del capitale delle società per azioni,
delle società in accomandita per azioni e delle società a responsabilità limitata può
essere, in tutto o in parte, sostituita dalla stipula di una polizza di assicurazione o
di una fideiussione bancaria. Le forme di equivalenza tra polizza o fideiussione sti-
pulate e capitale sottoscritto, in quanto fondo di garanzia e parametro operativo,
sono determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Sono esclusi
da questa facoltà le banche e gli altri enti e società finanziari indicati nell’articolo 1
del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, e successive modificazioni, nonché le
imprese di assicurazione ».

8. La riforma del diritto societario. — Con la legge 3 ottobre 2001, n. 366,


il legislatore ha delegato il Governo ad adottare, entro un anno dalla data di en-
trata in vigore della stessa legge, uno o più decreti legislativi recanti la riforma
organica della disciplina delle società di capitali, nonché cooperative.
Nel dare concreta attuazione alla legge-delega, il Governo è chiamato a ri-
spettare alcuni princı̀pi generali e, in particolare, dovrà: a) perseguire l’obiettivo
prioritario di favorire la nascita, la crescita e la competitività delle imprese; b) va-
lorizzare il carattere imprenditoriale delle società e definire con chiarezza e preci-
sione i compiti e le responsabilità degli organi sociali; c) semplificare la disciplina
delle società; d) ampliare gli ambiti dell’autonomia statutaria; e) adeguare la disci-
plina dei modelli societari alle esigenze delle imprese; f) prevedere due modelli
societari riferiti l’uno alla società a responsabilità limitata e l’altro alla società
per azioni, ivi compresa la variante della società in accomandita per azioni, alla
quale saranno applicabili, in quanto compatibili, le disposizioni in materia di so-
cietà per azioni; g) disciplinare forme partecipative di società in differenti tipi as-
sociativi, tenendo conto delle esigenze di tutela dei soci, dei creditori sociali e dei
terzi; h) disciplinare i gruppi di società secondo princı̀pi di trasparenza e di con-
temperamento degli interessi coinvolti.
Accanto a questi, che potremmo definire princı̀pi generali delle società di
capitali, sono poi stati introdotti una serie di princı̀pi specificamente dettati per
ogni singolo tipo sociale.

8.1. Le società a responsabilità limitata. — Con riferimento alle società a


responsabilità limitata il legislatore ha statuito che la nuova disciplina dovrà pre-
vedere un autonomo ed organico complesso di norme, anche suppletive, model-
lato sul principio della rilevanza centrale del socio e dei rapporti contrattuali tra
i soci. Dovrà inoltre essere riconosciuta una ampia autonomia statutaria; nonché
una libertà di forme organizzative, nel rispetto del principio di certezza nei rap-
porti con i terzi.
In particolare, la riforma dovrà:
a) semplificare il procedimento di costituzione, confermando in materia di
omologazione i princı̀pi di cui all’articolo 32 della legge 24 novembre 2000,
APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 11

n. 340, nonché eliminando gli adempimenti non necessari, nel rispetto del princi-
pio di certezza nei rapporti con i terzi e di tutela dei creditori sociali precisando
altresı̀ le modalità del controllo notarile in relazione alle modifiche dell’atto costi-
tutivo;
b) individuare le indicazioni obbligatorie dell’atto costitutivo e determinare
la misura minima del capitale in coerenza con la funzione economica del modello;
c) dettare una disciplina dei conferimenti tale da consentire l’acquisizione di
ogni elemento utile per il proficuo svolgimento dell’impresa sociale, a condizione
che sia garantita l’effettiva formazione del capitale sociale; consentire ai soci di
regolare l’incidenza delle rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte con-
trattuali;
d) semplificare le procedure di valutazione dei conferimenti in natura nel ri-
spetto del principio di certezza del valore a tutela dei terzi;
e) riconoscere ampia autonomia statutaria riguardo alle strutture organizza-
tive, ai procedimenti decisionali della società e agli strumenti di tutela degli inte-
ressi dei soci, con particolare riferimento alle azioni di responsabilità;
f) ampliare l’autonomia statutaria con riferimento alla disciplina del conte-
nuto e del trasferimento della partecipazione sociale, nonché del recesso, salva-
guardando in ogni caso il principio di tutela dell’integrità del capitale sociale e
gli interessi dei creditori sociali; prevedere, comunque, la nullità delle clausole
di intrasferibilità non collegate alla possibilità di esercizio del recesso;
g) disciplinare condizioni e limiti per l’emissione e il collocamento di titoli di
debito presso operatori qualificati, prevedendo il divieto di appello diretto al pub-
blico risparmio, restando esclusa in ogni caso la sollecitazione all’investimento in
quote di capitale;
h) stabilire i limiti oltre i quali è obbligatorio un controllo legale dei conti;
i) prevedere norme inderogabili in materia di formazione e conservazione del
capitale sociale, nonché in materia di liquidazione che siano idonee a tutelare i cre-
ditori sociali consentendo, nel contempo, una semplificazione delle procedure.

8.2. Le società per azioni. — Secondo quanto statuito dal legislatore nella
sopra menzionata legge 3 ottobre 2001, n. 366, la nuova disciplina in tema di so-
cietà per azioni dovrà essere modellata sui princı̀pi della rilevanza centrale dell’a-
zione, della circolazione della partecipazione sociale e della possibilità di ricorso
al mercato del capitale di rischio. Verrà cosı̀ previsto un modello di base unitario,
cui si applicheranno anche regole caratterizzate da un maggiore grado di impera-
tività nel caso in cui la società ricorra al mercato del capitale di rischio. In que-
st’ultima ipotesi dovranno essere create delle norme inderogabili dirette a:
1) distinguere il controllo sull’amministrazione dal controllo contabile affi-
dato ad un revisore esterno;
2) consentire l’azione sociale di responsabilità da parte di una minoranza dei
soci, rappresentativa di una quota congrua del capitale sociale idonea al fine di
evitare l’insorgenza di una eccessiva conflittualità tra i soci;
3) fissare congrui quorum per le assemblee straordinarie a tutela della mino-
ranza;
4) prevedere la denunzia al tribunale, da parte dei sindaci o, in specifici casi,
dei componenti di altri organi di controllo, di gravi irregolarità nell’adempimento
dei doveri degli amministratori.
Inoltre, con specifico riferimento al procedimento di costituzione della so-
cietà per azioni, il legislatore ha delegato il Governo a prevedere la determina-
zione dei limiti, dell’oggetto e dei tempi del giudizio di omologazione, confer-
mando i princı̀pi di cui all’articolo 32 della legge 24 novembre 2000, n. 340. Sem-
12 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

pre con riguardo alla disciplina della costituzione, la riforma dovrà comunque es-
sere diretta a:
a) semplificare il procedimento di costituzione, nel rispetto del principio di
certezza e di tutela dei terzi, indicando il contenuto minimo obbligatorio dell’atto
costitutivo;
b) limitare la rilevanza dei vizi della fase costitutiva.
Si dovrà inoltre prevedere la possibilità che nell’atto costitutivo non sia indi-
cata la durata della società e che la costituzione della società avvenga da parte di
un unico socio, prevedendo adeguate garanzie per i creditori. Si potranno quindi
creare delle spa costituite unilateralmente.
Vengono poi previsti dei criteri generali cui il Governo dovrà attenersi con
riferimento alla disciplina del capitale e dei conferimenti. Più precisamente, si
statuisce che la riforma dovrà essere diretta a:
a) aumentare la misura del capitale minimo in coerenza con le caratteristi-
che del modello;
b) consentire che la società costituisca patrimoni dedicati ad uno specifico
affare, determinandone condizioni, limiti e modalità di rendicontazione, con la
possibilità di emettere strumenti finanziari di partecipazione ad esso; prevedere
adeguate forme di pubblicità; disciplinare il regime di responsabilità per le obbli-
gazioni riguardanti detti patrimoni e la relativa insolvenza;
c) dettare una disciplina dei conferimenti tale da consentire l’acquisizione di
ogni elemento utile per il proficuo svolgimento dell’impresa sociale, a condizione
che sia garantita l’effettiva formazione del capitale sociale; consentire ai soci di
regolare l’incidenza delle rispettive partecipazioni sociali sulla base di scelte con-
trattuali;
d) semplificare le procedure di valutazione dei conferimenti in natura, nel
rispetto del principio di certezza del valore a tutela dei terzi.
Dopo aver tratteggiato le caratteristiche che la disciplina delle spa in tema di
capitale e conferimenti dovrà avere, il legislatore si occupa delle norme relative
alle azioni e obbligazioni. A questo proposito, si afferma che dovrà essere previ-
sta la possibilità di emettere azioni senza indicazione del valore nominale, deter-
minandone la disciplina conseguente; dovrà essere adeguata la disciplina della
emissione e della circolazione delle azioni alla legislazione speciale e alle previ-
sioni relative alla dematerializzazione degli strumenti finanziari; dovrà essere ri-
conosciuta la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi e non par-
tecipativi dotati di diversi diritti patrimoniali e amministrativi; infine dovrà essere
modificata la disciplina relativa alla emissione di obbligazioni, attenuandone o ri-
muovendone i limiti e consentendo all’autonomia statutaria di determinare l’or-
gano competente e le relative procedure deliberative.
Venendo ora alla disciplina relativa all’assemblea e ai patti parasociali,
nella legge delega si prevede che la riforma dovrà:
a) semplificare, anche con adeguato spazio all’autonomia statutaria, il proce-
dimento assembleare anche relativamente alle forme di pubblicità e di controllo,
agli adempimenti per la partecipazione, alle modalità di discussione e di voto;
b) disciplinare i vizi delle deliberazioni in modo da contemperare le esigenze
di tutela dei soci e quelle di funzionalità e certezza dell’attività sociale, indivi-
duando le ipotesi di invalidità, i soggetti legittimati alla impugnativa e i termini
per la sua proposizione, anche prevedendo possibilità di modifica e integrazione
delle deliberazioni assunte, e l’eventuale adozione di strumenti di tutela diversi
dalla invalidità;
c) prevedere una disciplina dei patti parasociali, concernenti le società per
azioni o le società che le controllano, che ne limiti a cinque anni la durata tempo-
APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 13

rale massima e, per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, ne
assicuri il necessario grado di trasparenza attraverso forme adeguate di pubblicità;
d) determinare, anche con adeguato spazio all’autonomia statutaria e salve le
disposizioni di leggi speciali, i quorum costitutivi e deliberativi dell’assemblea, in
relazione all’oggetto della deliberazione, in modo da bilanciare la tutela degli azio-
nisti e le esigenze di funzionamento dell’organo assembleare, lasciando all’autono-
mia statutaria di stabilire il numero delle convocazioni.
Di notevole importanza e novità risultano i princı̀pi fissati dal legislatore con
specifico riferimento alla disciplina dell’amministrazione e dei controlli sull’am-
ministrazione. Viene, infatti, statuito che la riforma sarà diretta a:
a) attribuire all’autonomia statutaria un adeguato spazio con riferimento al-
l’articolazione interna dell’organo amministrativo, al suo funzionamento, alla cir-
colazione delle informazioni tra i suoi componenti e gli organi e soggetti deputati
al controllo; precisare contenuti e limiti delle deleghe a singoli amministratori o
comitati esecutivi;
b) riconoscere, quando non prevista da leggi speciali, la possibilità che gli
statuti prevedano particolari requisiti di onorabilità, professionalità e indipen-
denza per la nomina alla carica;
c) definire le competenze dell’organo amministrativo con riferimento all’e-
sclusiva responsabilità di gestione dell’impresa sociale;
d) disciplinare i doveri di fedeltà dei componenti dell’organo amministrativo,
in particolare con riferimento alle situazioni di conflitto di interesse e precisare
che essi sono tenuti ad agire in modo informato;
e) prevedere che le società per azioni possano scegliere tra i seguenti modelli
di amministrazione e controllo:
1) il sistema vigente che prevede un organo di amministrazione, formato
da uno o più componenti, e un collegio sindacale;
2) un sistema che preveda la presenza di un consiglio di gestione e di un
consiglio di sorveglianza eletto dall’assemblea; al consiglio di sorveglianza spet-
tano competenze in materia di controllo sulla gestione sociale, di approvazione
del bilancio, di nomina e revoca dei consiglieri di gestione, nonché di delibera-
zione ed esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti di questi;
3) un sistema che preveda la presenza di un consiglio di amministrazione,
all’interno del quale sia istituito un comitato preposto al controllo interno sulla
gestione, composto in maggioranza da amministratori non esecutivi in possesso di
requisiti di indipendenza, al quale devono essere assicurati adeguati poteri di in-
formazione e di ispezione.
Infine, relativamente alla disciplina delle modificazioni statutarie, il legisla-
tore prevede che il Governo dovrà:
a) semplificare le procedure e i controlli, con facoltà per l’autonomia statuta-
ria di demandare alla competenza dell’organo amministrativo modifiche statuta-
rie attinenti alla struttura gestionale della società che non incidono sulle posi-
zioni soggettive dei soci;
b) rivedere la disciplina dell’aumento di capitale, del diritto di opzione e del
sovrapprezzo, prevedendo comunque adeguati controlli interni sulla congruità del
prezzo di emissione delle azioni e consentendo, con la precisazione di limiti tem-
porali, la delega agli amministratori per escludere il diritto di opzione, opportuna-
mente differenziando la disciplina a seconda che la società abbia o meno titoli ne-
goziati nei mercati regolamentati;
c) semplificare la disciplina della riduzione del capitale; eventualmente am-
pliare le ipotesi di riduzione reale del capitale determinandone le condizioni al
fine esclusivo della tutela dei creditori;
14 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

d) rivedere la disciplina del recesso, prevedendo che lo statuto possa intro-


durre ulteriori fattispecie di recesso a tutela del socio dissenziente, anche per il
caso di proroga della durata della società; individuare in proposito criteri di cal-
colo del valore di rimborso adeguati alla tutela del recedente, salvaguardando in
ogni caso l’integrità del capitale sociale e gli interessi dei creditori sociali.

8.3. Le società cooperative. — Nell’ambito della legge 3 ottobre 2001,


n. 366 sopra richiamata il legislatore si occupa anche delle società cooperative,
prevedendo che la riforma della disciplina delle società cooperative di cui al titolo
VI del libro V del codice civile dovrà essere ispirata ai seguenti princı̀pi generali:
a) assicurare il perseguimento della funzione sociale delle cooperative, non-
ché dello scopo mutualistico da parte dei soci cooperatori;
b) definire la cooperazione costituzionalmente riconosciuta, con riferimento
alle società che, in possesso dei requisiti richiamati dall’articolo 14 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, svolgono la propria attività
prevalentemente in favore dei soci o che comunque si avvalgono, nello svolgi-
mento della propria attività, prevalentemente delle prestazioni lavorative dei
soci, e renderla riconoscibile da parte dei terzi;
c) disciplinare la cooperazione costituzionalmente riconosciuta, conforme-
mente ai princı̀pi della disciplina vigente, favorendo il perseguimento dello scopo
mutualistico e valorizzandone i relativi istituti;
d) favorire la partecipazione dei soci cooperatori alle deliberazioni assem-
bleari e rafforzare gli strumenti di controllo interno sulla gestione;
e) riservare l’applicazione delle disposizioni fiscali di carattere agevolativo
alle società cooperative costituzionalmente riconosciute;
f) disciplinare la figura del gruppo cooperativo quale insieme formato da più
società cooperative, anche appartenenti a differenti categorie, con la previsione
che lo stesso, esercitando poteri ed emanando disposizioni vincolanti per le coo-
perative che ne fanno parte, configuri una gestione unitaria;
g) prevedere che alle società cooperative si applichino, in quanto compatibili
con la disciplina loro specificamente dedicata, le norme dettate rispettivamente
per la società per azioni e per la società a responsabilità limitata a seconda delle
caratteristiche dell’impresa cooperativa e della sua capacità di coinvolgere un ele-
vato numero di soggetti.
Viene inoltre statuito che per le società cooperative, diverse da quelle costitu-
zionalmente riconosciute, la riforma dovrà prevedere:
a) che le norme dettate per le società per azioni si applichino, in quanto
compatibili, alle società cooperative a cui partecipano soci finanziatori o che
emettono obbligazioni. La disciplina dovrà assicurare ai soci finanziatori ade-
guata tutela, sia sul piano patrimoniale sia su quello amministrativo, nella salva-
guardia degli scopi mutualistici perseguiti dai soci cooperatori. In questa pro-
spettiva sarà necessario disciplinare il diritto agli utili dei soci cooperatori e
dei soci finanziatori e i limiti alla distribuzione delle riserve, nonché il ristorno
a favore dei soci cooperatori, riservando i più ampi spazi possibili all’autonomia
statutaria;
b) al fine di incentivare il ricorso al mercato dei capitali, salve in ogni caso la
specificità dello scopo mutualistico e le riserve di attività previste dalle leggi vi-
genti, la possibilità, i limiti e le condizioni di emissione di strumenti finanziari,
partecipativi e non, dotati di diversi diritti patrimoniali e amministrativi;
c) norme che favoriscano l’apertura della compagine sociale e la partecipa-
zione dei soci alle deliberazioni assembleari, anche attraverso la valorizzazione
delle assemblee separate e un ampliamento della possibilità di delegare l’esercizio
APPENDICE DI AGGIORNAMENTO 15

del diritto di voto, sia pure nei limiti imposti dalla struttura della società coopera-
tiva e dallo scopo mutualistico;
d) che gli statuti stabiliscano limiti al cumulo degli incarichi e alla rieleggibilità
per gli amministratori, consentendo che gli stessi possano essere anche non soci;
e) che la regola generale del voto capitario possa subire deroghe in conside-
razione dell’interesse mutualistico del socio cooperatore e della natura del socio
finanziatore;
f) la possibilità per le società cooperative di trasformarsi, con procedimenti
semplificati, in società lucrative, fermo il disposto di cui all’articolo 17 della legge
23 dicembre 2000, n. 388, concernente l’obbligo di devolvere il patrimonio in es-
sere alla data di trasformazione, dedotti il capitale versato e rivalutato, ed i divi-
dendi non ancora distribuiti, ai fondi mutualistici di cui all’articolo 11, comma
5, della legge 31 gennaio 1992, n. 59;
g) anche per le cooperative, il controllo giudiziario disciplinato dall’articolo
2409 del codice civile, salvo quanto previsto dall’articolo 70, comma 7, del testo
unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1o
settembre 1993, n. 385.
Da ultimo, il legislatore sottolinea che restano esclusi dall’ambito di applica-
zione delle disposizioni contenute nella suddetta legge delega i consorzi agrari,
nonché le banche popolari, le banche di credito cooperativo e gli istituti della coo-
perazione bancaria in genere, ai quali continueranno ad applicarsi le norme vi-
genti salva l’emanazione di norme di mero coordinamento che non incidano su
profili di carattere sostanziale della relativa disciplina.

8.4. La nuova disciplina del bilancio. — Il legislatore interviene anche con


riferimento alla disciplina del bilancio. Più precisamente, si prevede che la ri-
forma dovrà in proposito ispirarsi ai seguenti princı̀pi e criteri direttivi:
a) eliminare le interferenze prodotte nel bilancio dalla normativa fiscale sul
reddito di impresa anche attraverso la modifica della relativa disciplina e stabilire
le modalità con le quali, nel rispetto del principio di competenza, occorre tenere
conto degli effetti della fiscalità differita;
b) prevedere una regolamentazione delle poste del patrimonio netto che ne
assicuri una chiara e precisa disciplina in ordine alla loro formazione e al loro uti-
lizzo;
c) dettare una specifica disciplina in relazione al trattamento delle opera-
zioni denominate in valuta, degli strumenti finanziari derivati, dei pronti contro
termine, delle operazioni di locazione finanziaria e delle altre operazioni finanzia-
rie;
d) prevedere le condizioni in presenza delle quali le società, in considera-
zione della loro vocazione internazionale e del carattere finanziario, possono uti-
lizzare per il bilancio consolidato princı̀pi contabili riconosciuti internazional-
mente;
e) ampliare le ipotesi in cui è ammesso il ricorso ad uno schema abbreviato
di bilancio e la redazione di un conto economico semplificato;
f) armonizzare con le innovazioni di cui alle lettere precedenti la disciplina
fiscale sul reddito di impresa e fissare opportune disposizioni transitorie per il
trattamento delle operazioni in corso alla data di entrata in vigore di tali innova-
zioni.

8.5. Trasformazione, fusione, scissione. — Con riguardo alla disciplina


della trasformazione, fusione e scissione, nella legge 3 ottobre 2001, n. 366 viene
previsto che il Governo dovrà procedere a: i) semplificare e precisare il procedi-
16 APPENDICE DI AGGIORNAMENTO

mento, nel rispetto, per quanto concerne le società di capitali, delle direttive co-
munitarie; ii) disciplinare possibilità, condizioni e limiti delle trasformazioni e
delle fusioni eterogenee; iii) delineare i criteri di formazione del primo bilancio
successivo alle operazioni di fusione e di scissione; iv) prevedere che le fusioni
tra società, una delle quali abbia contratto debiti per acquisire il controllo dell’al-
tra, non comportano violazione del divieto di acquisto e di sottoscrizione di azioni
proprie, di cui, rispettivamente, agli articoli 2357 e 2357-quater del codice civile, e
del divieto di accordare prestiti e di fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscri-
zione di azioni proprie, di cui all’articolo 2358 del codice civile; infine, v) intro-
durre disposizioni dirette a semplificare e favorire la trasformazione delle società
di persone in società di capitali.

8.6. Scioglimento, liquidazione e cancellazione. — Secondo quanto sta-


tuito dal legislatore nella sopra menzionata legge 3 ottobre 2001, n. 366, la ri-
forma dovrà riguardare anche la disciplina in tema di scioglimento e liquidazione
delle società di capitali e delle società cooperative, nonché quella concernente la
cancellazione delle società. Con specifico riferimento allo scioglimento e alla li-
quidazione si prevede che il Governo dovrà ispirarsi ai seguenti princı̀pi e criteri
direttivi:
a) accelerare e semplificare le procedure, con particolare riguardo a quelle
relative all’accertamento delle cause di scioglimento e al procedimento di nomina
giudiziale dei liquidatori; disciplinare gli effetti della cancellazione della società
dal registro delle imprese, il regime della responsabilità per debiti non soddi-
sfatti, e delle sopravvenienze attive e passive;
b) disciplinare le condizioni, i limiti e le modalità per la conservazione dell’e-
ventuale valore dell’impresa, anche prevedendo, nella salvaguardia degli interessi
dei soci, possibilità e procedure per la revoca dello stato di liquidazione; discipli-
nare i poteri e i doveri degli amministratori e dei liquidatori con particolare ri-
guardo al compimento di nuove operazioni;
c) disciplinare la redazione dei bilanci nella fase di liquidazione sulla base di
criteri adeguati alle loro specifiche finalità.
In materia, invece, di cancellazione si statuisce che la riforma dovrà: i) sem-
plificare e precisare il procedimento attraverso il quale è possibile, in presenza di
determinate e concorrenti circostanze, cancellare le società di capitali dal registro
delle imprese; ii) prevedere forme di pubblicità della cancellazione dal registro
delle imprese.

8.7. I gruppi di società. — Ai sensi di quanto previsto dalla legge 366/2001


sopra richiamata, il legislatore delegato sarà tenuto a disciplinare anche i gruppi
di società. In particolare, la riforma dovrà ispirarsi ai seguenti princı̀pi e criteri
direttivi:
a) prevedere una disciplina del gruppo secondo princı̀pi di trasparenza e tale
da assicurare che l’attività di direzione e di coordinamento contemperi adeguata-
mente l’interesse del gruppo, delle società controllate e dei soci di minoranza di
queste ultime;
b) prevedere che le decisioni conseguenti ad una valutazione dell’interesse
del gruppo siano motivate;
c) prevedere forme di pubblicità dell’appartenenza al gruppo;
d) individuare i casi nei quali riconoscere adeguate forme di tutela al socio al
momento dell’ingresso e dell’uscita della società dal gruppo, ed eventualmente il
diritto di recesso quando non sussistono le condizioni per l’obbligo di offerta pub-
blica di acquisto.