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Universit Telematica Pegaso Ripartizione dellattivo


Attenzione! Questo materiale didattico per uso personale dello studente ed coperto da copyright. Ne severamente
vietata la riproduzione o il riutilizzo anche parziale, ai sensi e per gli effetti della legge sul diritto dautore
(L. 22.04.1941/n. 633)

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Indice
1 PREMESSA --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 3
2 PERIODICIT E STABILIT DEL RIPARTO ------------------------------------------------------------------------ 4
3 MODALIT DI REDAZIONE DEL RIPARTO ------------------------------------------------------------------------- 6
4 QUESTIONI RELATIVE AL RIPARTO --------------------------------------------------------------------------------- 9
5 PROGETTO DI RIPARTO E DISCIPLINA PROCESSUALE ----------------------------------------------------- 12
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1 Premessa

Il riparto costituisce una fase fondamentale del procedimento di fallimento che,
infatti, si compone delle tappe di: apertura, inventario del patrimonio, verifica dello stato
passivo, liquidazione dellattivo, e, prima della chiusura, riparto.
La stessa posizione assunta dallistituto nel procedimento di fallimento ne determina
configurazione e funzione. Infatti, il riparto dipende, necessariamente,
dallacquisizione di attivo, necessaria a costituirne loggetto; ma dipende, inoltre,
dalla verifica dello stato passivo, necessaria a stabilirne il criterio.
Questi nessi di dipendenza univoca condizionano profondamente listituto. Il riparto
costituisce, infatti, la finalit sia della verifica del passivo che del recupero dellattivo tanto
che lart. 102 l.f. dispone levitabilit della verifica in assenza di attivo sufficiente e
perch sarebbe inutile determinare un criterio distributivo in assenza di denaro da
distribuire.
Per questa sua collocazione, e quale momento apicale della procedura di fallimento, il
riparto resta fortemente condizionato, nella sua pratica realizzazione, dai risultati conseguiti
nelle fasi precedenti.
A ci si aggiunga che lattivo realizzato costituisce anche la risorsa essenziale per
il finanziamento della procedura, cos che potrebbe definitivamente procedersi al riparto
solo al compimento di tutte le operazioni di fallimento.
Una regola di opportunit suggerisce tuttavia di inserire momenti di riparto nel
corso della procedura (art.110 l.f.) in svolgimento: cos da assecondare gradatamente
1. linteresse dei creditori sia a ricevere parte del pagamento dovuto che
2. ad assicurare il prosieguo delle attivit fallimentari.
Il punto di equilibrio si determina nella distribuzione di parte soltanto del ricavato: la
parte non necessaria al finanziamento delle attivit che restano da compiere (si discorre,
infatti, di riparti parziali, in ci distinti dal cosiddetto riparto finale quale fase ultima seguita
soltanto dalla chiusura del fallimento).
La concreta disciplina del riparto rende ragione delle esigenze ora esposte, dando
sostanza alle soluzioni pure anticipate.
E dunque possibile, a tal punto, insistere in unanalisi di maggior dettaglio.
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2 Periodicit e stabilit del riparto

Lart. 110, comma 1, l.f. prevede che, a partire dalla data di deposito dello stato
passivo, il curatore presenti ogni quattro mesi un prospetto delle somme disponibili e un
progetto di ripartizione. La stessa norma precisa che il giudice delegato pu stabilire un
termine diverso. E che vanno escluse dalla ripartizione le somme occorrenti per la
procedura.
La speditezza nellesecuzione dei riparti assicura un maggior rispetto degli interessi
dei creditori: sia perch li preserva dagli effetti dellinflazione, sia perch riduce la
fruttuosit di quei crediti su cui continuano a maturare interessi anche dopo la dichiarazione
di fallimento .
Presupposto logico, prima ancora che giuridico per procedere al riparto ovviamente
la disponibilit liquida. Tale necessario presupposto non tuttavia anche sufficiente.
Pur in presenza di attivo in cassa, la prassi affermatasi nella quasi totalit degli uffici
stata nel vigore della precedente disciplina del 1942 (che prevedeva un riparto ogni due
mesi) nel senso di tollerare termini (molto) pi lunghi di quelli previsti dalla legge tra un
progetto di riparto e laltro. In genere, non si rinviene un provvedimento esplicito del
giudice delegato volto a fissare periodicit diverse e pi ampie. Tuttavia, la tolleranza
costantemente dimostrata dagli uffici (che potrebbero contestare linerzia e sottoporre il
curatore al giudizio di revoca) testimonia la sostanziale condivisione delloperato. Del resto,
una simile stretta periodicit presuppone una velocit nelle operazioni di apprensione e
liquidazione dellattivo obbiettivamente lontana dalla realt. Si aggiunga la necessit,
richiamata dalla legge, di riservare dalla ripartizione le somme occorrenti per
lamministrazione della procedura e apparir chiara la inopportunit di riparti cos
frequenti di un attivo a quel punto necessariamente modesto e su cui graveranno, inoltre, le
spese della stessa procedura di riparto.
La prassi dei tribunali di ritenere necessario il riparto quantomeno allorquando
le somme disponibili siano sufficienti a soddisfare una categoria di creditori.
Tale principio, definito di periodicit dei piani di riparto, va coordinato con laltro
principio della stabilit dei riparti per cui una volta reso esecutivo, il piano di riparto non
pu pi essere modificato e diviene in linea generale intangibile per i creditori successivi.
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Un limite allimmodificabilit del riparto approvato dato dal riconoscimento del
credito di chi si insinuato tardivamente, ma senza colpa per il ritardo (art. 112 l.f.). Il
ritardo dovuto a colpa del creditore dunque sanzionato con la perdita della
percentuale gi distribuita agli altri creditori .

Sono tuttavia fatti salvi i diritti di prelazione (sempre art. 112 l.f.). Infatti, per i
creditori privilegiati quanto ripartito ai creditori di grado successivo non pu pregiudicare la
loro posizione sostanziale, per la causa che assiste il loro credito o per avere costoro una
garanzia speciale sul bene appreso allattivo del fallimento, indipendentemente dal momento
dellammissione al passivo del creditore. Pertanto costoro possono ripetere dai riparti
successivi quanto avrebbero avuto diritto di percepire nel precedente riparto ove nello stesso
avessero avuto utile collocazione (cfr. art. 112, l.f.). Si tratta di principio comune
allesecuzione individuale (art. 528, comma 2, 566 cpc) secondo cui le cause di prelazione
assicurano ai creditori privilegiati la partecipazione al riparto successivo nella medesima
misura gi distribuita nei riparti precedenti ai creditori di pari grado senza loro pregiudizio,
attesa lefficacia purgativa della vendita forzata. In ogni caso i riparti precedentemente
redatti non vengono toccati e quindi salvo il principio di stabilit del riparto.

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3 Modalit di redazione del riparto

Il legislatore intervenuto sia in sede di novella del 2006 sia in sede di decreto
correttivo, a ridisegnare la struttura del progetto di riparto. E stata dedicata unapposita
disciplina in materia di graduazione delle masse, con riferimento
alla prededuzione (art. 111 bis l.f.),
alla formazione delle sottomasse (art. 111 ter l.f.) e
alla graduazione dei privilegi.
stata ridisegnata la disciplina del riparto parziale, in punto di accantonamenti
generici e specifici,
nonch del riparto finale.
Quanto alla composizione della massa attiva, il prospetto delle somme disponibili si
determina calcolandosi lattivo netto determinato sottraendo dal saldo di cassa le spese
prededucibili autorizzate e non ancora passate in esecuzione, quali:
1. il compenso del curatore,
2. le spese e il compenso dei membri del comitato dei creditori,
3. le spese per professionisti liquidate dal giudice delegato,
4. le spese anticipate dallErario o prenotate a debito,
5. nonch le somme accantonate ai creditori precedenti.

In caso di incapienza dellattivo, i crediti per compensi liquidati dal GD (art. 25,
n. 4, l.f.) e gli altri crediti prededucibili sono soggetti a graduazione.

Sempre allinterno della formazione della massa attiva si pone il problema
dellacquisizione del ricavato della vendita relativamente ai crediti ai quali non si
applica il divieto di azioni esecutive e cautelari di cui allart. 51 l.f.
La soluzione normativa impone oggi che il ricavato della vendita dei beni con
privilegio processuale vada acquisito allattivo, con conseguente collocazione di tali
crediti secondo la graduazione di diritto comune (art. 2778, nn. 4 e 13 c.c; Cass.
18.12.2006, n. 27044). Questo principio vale anche per i crediti pignoratizi, anche se tale
disposizione confligge dalla disciplina in materia di contratti di garanzia finanziaria.
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Nel caso di creditore fondiario questo ha lonere di riversare alla procedura il ricavato
della vendita dei beni oggetto di garanzia, principio ormai affermato anche per le procedure
di vecchio rito. Questo ricavato potrebbe essere limitato alla parte di crediti che gravano
sullimmobile (compenso curatore, spese inerenti alloggetto di garanzia). Per far s che il
credito fondiario non percepisca una quota di ricavato dasta maggiore di quanto
dovrebbe essere oggetto di riparto, il curatore deve intervenire nella procedura
esecutiva in fase di progetto di distribuzione, comunicare che il creditore fondiario stato
ammesso al passivo in privilegio e depositare una sorta di progetto di riparto virtuale che
tenga conto dellapprensione virtuale del ricavato dasta della vendita da parte della curatela
e della massa passiva che andrebbe a gravare su quel ricavato dasta.
Quanto alla composizione della massa passiva, unimportante novit introdotta dalla
riforma attiene alla disciplina dei crediti prededucibili, ossia alla categoria dei crediti cos
qualificati da una specifica disposizione di legge e quelli sorti in occasione o in funzione
delle procedure concorsuali.
Tali crediti trovano:
1. collocazione nel progetto di riparto ove non siano stati oggetto di decreto di
prelievo e sono oggetto di pagamento degli interessi sino al momento del
saldo.
2. Se invece tali crediti non sono oggetto di contestazione n per sorte, n per
collocazione e siano liquidi ed esigibili, essi trovano soddisfazione attraverso
uno strumento parallelo costituito dal decreto di autorizzazione del giudice
delegato.

Quanto al concorso dei crediti prededucibili e dei crediti con garanzia reale sul
bene la disposizione dellart. 111 bis l.f. come riformato prevede che i crediti prededucibili
non possono soddisfarsi sul ricavato dei beni oggetto di pegno e di ipoteca, potendo gravare
su questi solo le spese imputabili su detti beni.





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Il curatore ha poi lonere di individuare le seguenti sottomasse (art. 111 ter l.f.):
- la sottomassa proveniente dalla liquidazione di beni diversi dagli immobili su cui
concorrono tutti i creditori (sottomassa che comprende sia il ricavato dalla liquidazione di
beni e sia il ricavato dalle azioni ex art. 24 l.f.);
- la sottomassa dei beni mobili con pegno e privilegio speciale, bench la graduatoria
dei privilegi sia unica;
- la sottomassa dei beni immobili.
In relazione a ciascuna sottomassa vanno poi collocati i crediti prededucibili e
soddisfatti questi, i creditori privilegiati (artt. 2777, 2778 c.c. 54 l.f. e 2855 c.c.).

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4 Questioni relative al riparto

Un primo problema che si pone quello relativo al trattamento
1. del creditore che ha proposto opposizione allo stato passivo. I creditori
opponenti continuano a non beneficiare di un accantonamento specifico ma al
pi possono beneficiare di un incremento della posta relativa
allaccantonamento generico.
2. Altra ipotesi di accantonamento riguarda lipotesi del creditore opponente la
cui domanda stata accolta ma la sentenza non passata in giudicato. Il
riferimento allipotesi di decreto di ammissione emesso dal Tribunale ex art.
99 l.f. avverso il quale sia stato proposto ricorso per Cassazione. In questi casi
permane, anche in caso di riparto finale, la legittimazione processuale del
curatore dopo la chiusura del fallimento e detto evento non determina
linterruzione di quel giudizio. Nel qual caso laccantonamento dovr
ricomprendere anche le spese per quel giudizio.

Altre ipotesi di accantonamenti specifici sono:
a) crediti ammessi con riserva (art. 113, n. 1 l.f.), a loro volta distinti in crediti
condizionati; crediti con riserva di produzione istruttoria e crediti accertati con sentenza non
passata in giudicato;
b) crediti per cui sono stati proposti giudizi di revocazione, impugnazione;
c) somme ricevute dal fallimento con provvedimento sub iudice.


Altra questione in tema di riparto finale, attiene al modo in cui si deve procedere al
pagamento
1. del creditore destinatario dellaccantonamento specifico e per il quale levento
che ne comporta lammissione non si sia verificato, nonch i
2. creditori irreperibili successivamente alla chiusura del fallimento; e ci
tenendo conto che tali creditori hanno un vincolo di destinazione di durata
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quinquennale che decorre dal deposito delle somme e dalla chiusura del
fallimento.
Soccorre in questo caso la relazione illustrativa al d.lgs del 2006 che prevede che si
faccia ricorso al giudice designato dal presidente del tribunale per la distribuzione delle
somme; tale relazione risponde a quella che la prassi operativa per cui il creditore fa
istanza al giudice delegato perch, previa designazione del Presidente del Tribunale, proceda
allo svincolo delle somme mediante emissione del decreto di prelievo ex art. 34, u.c. l.f.

Altra questione in tema di riparto riguarda cosa succede se il creditore destinatario
dellaccantonamento o irreperibile non richiede il pagamento dopo la chiusura del
fallimento. La conseguenza della definitiva irreperibilit del creditore che i creditori
concorrenti concorrono con lErario per lapprensione delle somme non distribuite ai
creditori destinatari dellaccantonamento. Tali somme non sono di spettanza del fallito
anche se intervenuta lesdebitazione, ma sono distribuite tra i creditori concorrenti con
procedimento snello su ricorso dei creditori rimasti insoddisfatti.

Laddove invece il fallimento si chiuda per pagamento integrale dei creditori, la norma
in materia di riparto finale non dovrebbe trovare applicazione e gli accantonamenti a favore
dei creditori irreperibili sono di spettanza del fallito come nel caso di concordato
fallimentare.

Quanto alla modificazione del titolare del credito rispetto al creditore insinuatosi, nel
caso di
modificazione volontaria, che avviene per cessione o surrogazione, questa
trova oggi disciplina nellart. 115 l.f. che elimina la necessit di dover
procedere allistanza tardiva. Condizione tuttavia necessaria per lattribuzione
da parte del curatore delle somme oggetto di riparto al cessionario del credito
che la cessione sia tempestivamente comunicata, unitamente alla
documentazione che attesti, con atto recante le sottoscrizioni autenticate di
cedente e cessionario, lintervenuta cessione.Ricevuta la documentazione, il
curatore provvede quindi alla rettifica dello stato passivo.
Nella ipotesi di
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modificazione soggettiva non volontaria, il problema che si pone se il
creditore del creditore insinuato possa far valere le proprie ragioni in sede di
riparto. Secondo alcuni, possibile procedere a pignoramento presso terzi
nei confronti del curatore del fallimento nella ipotesi in cui sia stato gi
predisposto il riparto, in quanto prima del riparto il credito non sarebbe
liquido. Secondo altra impostazione, sarebbe possibile procedere al
pignoramento del riparto futuro sulla base della mera ammissione del
credito allo stato passivo, se e nella misura in cui tale credito risulter
oggetto di ripartizione. Nel qual caso il curatore render una dichiarazione
condizionata allevento della redazione del riparto successivo.

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5 Progetto di riparto e disciplina processuale

Il legislatore intervenuto anche in materia di procedimento di deposito,
impugnazione ed esecutivit del progetto di riparto.
Il procedimento si articola in quattro momenti:
1) la presentazione al giudice del progetto di riparto da parte del curatore;
2) ordine di deposito in cancelleria con avviso di ciascun creditore (anche di
quello non ammessi al passivo purch abbiano in corso giudizio di opposizione);
3) eventuale proposizione di reclami;
4) decreto di esecutivit con eventuale accantonamento di somme.

La prima novit introdotta dalla riforma attiene alla preclusione per il giudice delegato
di apportare modifiche al progetto del curatore, come pure la necessit del parere
preventivo del comitato dei creditori.
E infatti rimesso tale potere alla iniziativa dei creditori- avvisati dal curatore ai sensi
dellart. 110, n. 2, l.f. che possono richiedere modifiche al progetto.

I creditori, ai quali stato comunicato il deposito del progetto di riparto, possono
proporre reclamo entro 15 giorni dalla ricezione della comunicazione, ai sensi dellart.
36 l.f.: il richiamo alla disciplina del reclamo avverso gli atti del curatore, essendo oggi il
progetto di riparto considerato come atto tipico del curatore. Soluzione questa che consente
anche un doppio grado di giurisdizione negli stessi termini in cui prevista per
lattivit contenziosa nel fallimento: il reclamo al giudice delegato in primo grado e al
Tribunale in grado di impugnazione.

Legittimati al reclamo sono i creditori contemplati nel riparto e destinatari
dellavviso e, precisamente, i creditori ammessi e i creditori opponenti (nella ipotesi in cui
siano destinatari di accantonamenti), che riceverebbero beneficio dalla diversa
predisposizione del riparto. Sono invece esclusi: il fallito o i creditori che non ricevono in
concreto alcun beneficio (es. creditori opponenti non destinatari di alcun accantonamento).
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Quanto alloggetto del reclamo, il rinvio allart. 36 l.f. comporta che limpugnazione
al progetto di riparto debba essere limitata alla mera violazione di legge (e quindi a
questioni di puro diritto: la graduazione dei crediti; la formazione delle sottomasse;
leffettuazione di accantonamenti specifici), precludendo la sollevazione di questioni che
richiedono accertamenti di fatto (quale la sussistenza del bene oggetto di prelazione
speciale, il verificarsi dellevento a cui condizionato laccantonamento specifico), nonch
questioni di mera opportunit.

La dichiarazione di esecutivit del riparto costituisce il momento finale del
procedimento di riparto.
Si evidenziato che il giudice non ha alcuna autonomia decisionale, dovendo
emettere il provvedimento ove il curatore ne faccia richiesta, non potendo, infatti, il
giudice sindacarne il contenuto ma invece limitare la sua verifica al rispetto delle norme
procedurali, con particolare riferimento alladempimento dellobbligo di comunicazione a
tutti i creditori. In mancanza, dovr disporre la rinnovazione degli adempienti omessi prima
di dichiararne lesecutivit.

Il curatore, infine, provvede al pagamento dei creditori nei modi stabiliti dal
giudice delegato (art. 115 l.f.).
Una prassi seguita
di emettere mandato di pagamento senza specificare alcuna modalit, in ci
lasciando libero il curatore di determinarsi secondo convenienza.
Altra prassi invece di specificare il mezzo di pagamento. Questultimo
lavviso, ad es., del Tribunale di Napoli di SMCV, Roma, che dispone il
pagamento per mezzo di bonifici bancari o di assegni circolari. Se poi
ricorrono specifiche esigenze, il giudice delegato pu disporre particolari
modalit di deposito delle somme a tutela degli interessi del fallimento (come
accade di solito per le somme attribuite nei confronti di un creditore contro il
quale pende unazione di recupero avviata dal curatore). Contestualmente alla
deliberazione sul riparto, il giudice pu pertanto disporre che si proceda al
sequestro delle somme cos riconosciute.

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Una volta reso esecutivo, il piano di riparto non pu pi essere modificato.
Lopinione invalsa nella giurisprudenza risalente sulla natura volontaria del procedimento
non infatti da tempo pi condivisa
1
. Se tuttavia sono stati commessi errori materiali,
essi possono essere emendati con il successivo piano di riparto, che richiama sul punto
il precedente (prassi seguita nel Tribunale di Crotone).
Un limite allimmodificabilit del riparto parziale approvato dato (come gi detto pi
sopra) dal riconoscimento del credito di chi si insinuato tardivamente, ma senza colpa per
il ritardo (art. 112 l.f.). Il ritardo dovuto a colpa del creditore dunque sanzionato con la
perdita della percentuale gi distribuita agli altri creditori
2
.
Sono poi fatti salvi i diritti di prelazione (sempre art. 112 l.f.).
La giurisprudenza ha precisato che il creditore incolpevole ammesso tardivamente
partecipa al riparto solo nei limiti delle disponibilit residue: va dunque esclusa qualsiasi
restituzione di somme
3
(invece prevista nel caso di revoca di credito ammesso: art. 114 l.f.).
La stessa conclusione deve valere, ovviamente, per i crediti colpevolmente tardivi ma
privilegiati.











1
Cfr. D. Colombini, La ripartizione dellattivo, cit., p. 500.
2
La non colpevolezza del ritardo deve essere accertata, secondo certa giurisprudenza di
merito, con sentenza emessa ai sensi dellart. 101, comma 3, l.f.: v. Trib. Verona 13
gennaio 1982, in Fall., 1983, p. 976. La tesi non pare condivisibile, ben potendo il giudice
delegato effettuare laccertamento anche con il decreto emesso ai sensi della stessa norma:
questo linsegnamento di R. Provinciali, Trattato, cit., p. 1498.
3
Cfr. Cass. 17 dicembre 1991, n. 11961, in Fall., 1992, p. 462.