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Impianti Solari

Il documento tratta il calcolo di un impianto di riscaldamento a pannelli radianti. Descrive i vantaggi di questo tipo di impianto rispetto ad altri sistemi tradizionali come il miglior comfort termico, la qualità dell'aria, le condizioni igieniche e i risparmi energetici possibili.

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Impianti Solari

Il documento tratta il calcolo di un impianto di riscaldamento a pannelli radianti. Descrive i vantaggi di questo tipo di impianto rispetto ad altri sistemi tradizionali come il miglior comfort termico, la qualità dell'aria, le condizioni igieniche e i risparmi energetici possibili.

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Prof. Ing.

Enzo BOMBARDIERI
Appunti ad uso degli studenti del corso di:
TECNICHE DI RISPARMIO ENERGETICO NEGLI EDIFICI.
UNIVERSITÀ di BERGAMO – Facoltà d’INGEGNERIA

• CALCOLO DI UN IMPIANTO DI RISCALDAMENTO A PANNELLI


RADIANTI (ESEMPIO)1

• CALCOLO DI UN IMPIANTO A PANNELLI SOLARI (ESEMPIO)

1
Capitoli tratti dalla Tesi di Laurea di Patelli Emanuele “L’efficienza energetica nelle abitazioni di nuova generazione:
confronto tra l’impianto tradizionale ed un impianto innovativo”; relatore Prof. Ing. Enzo Bombardieri.

1
Capitolo VI
CALCOLO DELL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO A PANNELLI RADIANTI

6.1 Cenni storici


Risale a più di duemila anni fa l'idea di utilizzare i pavimenti come terminali per
cedere calore. Sistemi di riscaldamento che si ispirano a tale idea furono realizzati da
popolazioni come Cinesi, Egiziani e Romani. Il sistema adottato dai Cinesi e dagli
Egiziani era alquanto semplice. Consisteva nel realizzare un focolare interrato e nel far
passare i suoi fumi sotto il pavimento del locale da riscaldare: era in pratica un
riscaldamento monolocale.
I Romani, invece, utilizzavano sistemi molto più complessi ed evoluti. Con i fumi di un
solo focolare esterno, essi riuscivano a riscaldare più locali e anche più edifici,
realizzando così i primi impianti di tipo centralizzato.
E' solo agli inizi di questo secolo che il riscaldamento a pavimento appare nella sua
configurazione attuale. Ed è un inglese, il professor Baker, il primo a coprire tale tipo di
impianto con un brevetto dal titolo “sistema per riscaldare i locali con acqua calda
convogliata in tubi sotto pavimento”. A Londra, nel 1909, la Crittal Co. acquista i diritti
del brevetto e col nuovo sistema realizza il riscaldamento del palazzo Royal River. Per
assistere ad una significativa diffusione degli impianti a pannelli, bisogna comunque
attendere il periodo delle grandi ricostruzioni del secondo dopoguerra.
In questo periodo, due sono i principali motivi che portano al diffondersi del
riscaldamento a pannelli: la costante carenza di corpi scaldanti e la facilità d'inserimento
dei pannelli nelle solette prefabbricate.
La tecnica adottata è quella di annegare nei pavimenti, senza strati sottostanti di
materiale isolante, tubi in acciaio da 1/2” o da 3/4”. In Europa con tale tecnica, negli
anni che vanno dal quarantacinque al cinquanta, si riscaldano più di 100.000 alloggi.
Ben presto però, si deve constatare che gli impianti realizzati causano numerosi disturbi
fisiologici, quali ad esempio la cattiva circolazione, l’innalzamento della pressione
arteriosa, il mal di testa e l’eccessiva sudorazione. Simili disturbi sono così gravi e
documentati che alcuni paesi europei istituiscono apposite Commissioni per
individuarne le cause.

109
6.2 Le cause di malessere fisiologico
I risultati delle varie Commissioni d'inchiesta concordano nel sostenere che,
negli impianti realizzati, le condizioni di malessere fisiologico sono da addebitarsi ai
valori troppo elevati di due grandezze:
x la temperatura superficiale del pavimento;
x l'inerzia termica delle solette.
In particolare, si dimostra che per evitare sensazioni di malessere, la temperatura
superficiale del pavimento non deve superare i 28÷29°C. Al contrario, negli impianti
esaminati, si raggiungevano temperature molto più elevate, spesso superiori anche a
40°C. Si prova, inoltre, che il troppo calore accumulato nelle solette degli impianti
realizzati comporta un surriscaldamento dei locali oltre livelli fisiologicamente
accettabili. Le stesse Commissioni non emettono alcun giudizio negativo nei confronti
degli impianti a pannelli, anzi, dimostrano che questi impianti, se costruiti a bassa
temperatura superficiale e ad inerzia termica non troppo elevata, possono offrire un
comfort termico sensibilmente superiore a quello ottenibile con gli impianti a radiatori o
a convettori.
I risultati delle Commissioni costituiscono di fatto un forte disincentivo alla
realizzazione degli impianti a pannelli e si devono aspettare diversi anni prima di
assistere ad un loro significativo ritorno.
L'evento, che di nuovo richiama l'attenzione su questi impianti, è la crisi energetica
degli anni settanta. Sotto la spinta di tale crisi quasi tutti i paesi europei emanano leggi
che impongono un buon isolamento termico degli edifici. È così possibile riscaldare i
locali con minor calore e quindi (nel caso dei pannelli) con temperature a pavimento più
basse. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il livello di isolamento imposto consente di
riscaldare i locali con temperature del pavimento inferiori a quelle fisiologicamente
ammissibili. Temperature più basse a pavimento consentono anche di ridurre l'inerzia
termica dell'impianto. Un’ulteriore riduzione dell'inerzia termica è inoltre ottenuta
realizzando pavimenti “galleggianti” con isolamento termico sia sotto i pannelli, sia
verso le pareti. E sono proprio queste novità, di ordine legislativo e tecnico, che
consentono infine di poter realizzare impianti a pannelli sicuramente affidabili e con
elevate prestazioni termiche. Attualmente in Europa i “nuovi” impianti a pannelli sono

110
realizzati soprattutto nei paesi nordici, dove conoscono un meritato “successo”
certamente dovuto ai vantaggi (di seguito analizzati) che essi possono offrire.

6.3 I vantaggi offerti dagli impianti a pannelli


I principali vantaggi che gli impianti a pannelli possono offrire riguardano:
x il benessere termico;
x la qualità dell'aria;
x le condizioni igieniche;
x l'impatto ambientale;
x il calore utilizzabile a bassa temperatura;
x il risparmio energetico.

Benessere termico
Come evidenziato dalla curva ideale riportata (immagine 6.3.1), per poter
assicurare in un locale condizioni di benessere termico, si devono mantenere zone
leggermente più calde a pavimento e più fredde a soffitto. Gli impianti che meglio si
prestano a offrire tali condizioni sono quelli a pavimento radiante per i seguenti motivi:
x la specifica posizione (cioè a pavimento) dei pannelli;
x il fatto che essi cedono calore soprattutto per irraggiamento, evitando così il
formarsi di correnti convettive d'aria calda a soffitto e fredda a pavimento
(immagine 6.3.2 - 6.3.3).

Immagine 6.3.1 – Curve ideali di benessere

111
Qualità dell’aria
Il riscaldamento a pannelli è in grado di evitare due inconvenienti tipici degli
impianti a corpi scaldanti:
x la combustione del pulviscolo atmosferico, che può causare senso di arsura e
irritazione alla gola;
x l'elevata circolazione di polvere, che (specie nei locali poco puliti) può esser
causa di allergie e difficoltà respiratorie.

Immagine 6.3.2 – Moto convettivo Immagine 6.3.3 – Irraggiamento

Condizioni igieniche
Gli impianti a pannelli esercitano un'azione positiva nel mantenimento di buone
condizioni igieniche ambientali, in quanto evitano:
x il formarsi di zone umide a pavimento, sottraendo pertanto il loro ambiente
ideale ad acari e batteri;
x l'insorgere di muffe (e della relativa fauna batterica) sulle pareti che confinano
coi pavimenti caldi.

Impatto ambientale
Nelle costruzioni nuove e negli interventi di recupero con rifacimento dei
pavimenti, gli impianti a pannelli sono gli impianti a minor impatto ambientale perchè:
x non pongono vincoli di natura estetica. La non visibilità dei pannelli risulta
molto importante soprattutto quando si devono climatizzare edifici di rilievo
storico o architettonico, dove la presenza di corpi scaldanti può compromettere
l'equilibrio delle forme originali;

112
x non limitano la libertà d'arredo, consentendo così il più razionale utilizzo dello
spazio disponibile;
x non contribuiscono al degrado di intonaci, pavimenti in legno e serramenti, in
quanto:
9
non sporcano le pareti di nerofumo;
9
non consentono il formarsi di umidità a pavimento;
9
limitano sensibilmente i casi di condensa interna in quanto aumentano
la temperatura delle pareti vicine alle solette con pannelli.

Calore utilizzabile a bassa temperatura


Per merito della loro elevata superficie disperdente, gli impianti a pannelli
possono riscaldare con basse temperature del fluido termovettore. Questa caratteristica
rende conveniente il loro uso con sorgenti di calore la cui resa (termodinamica o
economica) aumenta al diminuire della temperatura richiesta, come nel caso di:
x pompe di calore;
x caldaie a condensazione;
x pannelli solari;
x sistemi di recupero del calore;
x sistemi di teleriscaldamento, con costo del calore legato (direttamente o
indirettamente) alla temperatura di ritorno del fluido primario.

Risparmio energetico
Rispetto ai sistemi di riscaldamento tradizionali, gli impianti a pannelli
consentono apprezzabili risparmi energetici essenzialmente per due motivi:
x la maggior temperatura operante che consente (a pari temperatura ambiente)
risparmi medi variabili dal 5 al 10%;
x il minor gradiente termico tra pavimento e soffitto che comporta risparmi
energetici tanto più elevati quanto maggiore è l'altezza dei locali.
Motivi (seppur meno importanti) di risparmio energetico possono considerarsi anche:
x l'uso di basse temperature che riduce le dispersioni lungo le tubazioni;
x il non surriscaldamento delle pareti poste dietro i radiatori;
x la mancanza di moti convettivi d'aria calda sulle superfici vetrate.

113
Mediamente gli impianti a pannelli (sempre in relazione agli impianti di tipo
tradizionale) consentono un risparmio energetico variabile dal 10 al 15%.

6.4 I limiti e gli svantaggi degli impianti a pannelli


Limiti connessi alla temperatura superficiale del pavimento
Per evitare condizioni di malessere fisiologico la temperatura superficiale del
pavimento deve essere inferiore ai valori riportati successivamente nel paragrafo 6.6.4.
Come specificato nello stesso, tali valori consentono di determinare la potenza termica
massima (Qmax) cedibile da un pannello.
Se Qmax è inferiore alla potenza richiesta (Q), si possono considerare due casi:
x Qmax è inferiore a Q solo in pochi locali. In questo caso si può ricorrere a corpi
scaldanti di integrazione. Ad esempio si può cedere Qmax coi pannelli e la
potenza restante con radiatori.
x Qmax è inferiore a Q in tutti o nella maggior parte dei locali. Conviene adottare
impianti di tipo tradizionale.

Inerzia termica e tipo di utilizzo dell’impianto


Gli impianti a pannelli sono caratterizzati da un'elevata inerzia termica in
quanto, per cedere calore, utilizzano le strutture in cui sono annegati i pannelli stessi. In
ambienti riscaldati con una certa continuità e con buon isolamento sotto i pannelli,
l'inerzia termica di questi impianti non pone alcun problema e consente:
x un buon adeguamento dell'impianto alle condizioni climatiche esterne;
x interruzioni o rallentamenti di funzionamento, con tempi di attivazione e
disattivazione dell'impianto che vanno normalmente anticipati di due ore.
Per contro in ambienti riscaldati solo per brevi periodi (ad esempio case di fine
settimana) l'inerzia termica degli impianti a pannelli comporta sensibili sfasamenti tra i
tempi di avviamento e quelli di effettivo utilizzo. Pertanto in questi casi conviene
ricorrere ad altri sistemi di riscaldamento.

Svantaggi legati ad aspetti progettuali


A differenza di quelli tradizionali a corpi scaldanti, gli impianti a pannelli
richiedono:

114
x maggior impegno per la determinazione dei parametri di progetto. Infatti oltre ai
parametri necessari per determinare le dispersioni termiche dei locali, la
progettazione degli impianti a pannelli richiede anche la conoscenza dettagliata
di tutti gli elementi costruttivi che riguardano i pavimenti e le solette.
x calcoli più complessi e laboriosi, anche se in merito il maggior impegno può
essere sensibilmente ridotto con l'uso del calcolo automatico.
x minor adattamento a varianti in corso d'opera o ad impianto ultimato, in quanto
non è possibile togliere o aggiungere porzioni di pannello come invece è
possibile con i radiatori.

6.5 La distribuzione del fluido termovettore


Collettori
Sono normalmente realizzati in ottone con condotti di andata e ritorno fra loro
indipendenti. Per il corretto funzionamento e la manutenzione dell'impianto, devono
essere dotati di:
x valvole di intercettazione generale;
x valvole di intercettazione dei pannelli;
x valvole micrometriche per la regolazione dei pannelli;
x valvole automatiche di sfiato;
x rubinetti di scarico.
Immagine 4.5.4 – Collettore

115
Pannelli
L'analisi delle loro principali caratteristiche si suddivide in tre parti:
a) la scelta dei tubi;
b) lo sviluppo dei pannelli;
c) la messa in opera dei tubi.

Scelta dei tubi


I tubi in materia plastica sono quelli che meglio si prestano a realizzare i pannelli
perché a differenza dei tubi metallici sono:
x facili da porsi in opera;
x non si corrodono;
x non consentono il formarsi di incrostazioni.
Normalmente si utilizzano tubi in polietilene reticolato (PEX), polibutene (PB) e
polipropilene (PP). Tutti i tubi in materia plastica devono essere dotati di barriere contro
la diffusione dell'ossigeno, infatti, si deve impedirne la diffusione perché questo gas può
causare la corrosione della caldaia e dei tubi metallici. I diametri solitamente utilizzati
per realizzare i pannelli sono il 16/13 e il 20/16. Il 12/10 e il 25/20, invece, sono
riservati solo ad applicazioni speciali.

Sviluppo dei pannelli


Ogni locale deve essere riscaldato con uno o più pannelli specificatamente
riservati. È così possibile regolare la sua temperatura ambiente in modo autonomo, cioè
senza modificare l'equilibrio termico degli altri locali. I pannelli possono essere
realizzati con sviluppo a spirale o a serpentine. Si tratta di sistemi che, a pari interasse e
superficie, erogano la stessa quantità di calore, tuttavia, il sistema a spirale é in genere
preferibile in quanto offre:
x una temperatura superficiale più omogenea, dato che (a differenza di quanto
avviene con le serpentine) i suoi tubi di andata e di ritorno si sviluppano fra loro
in modo alterno;
x una maggior facilità di posa in opera, in quanto la realizzazione delle spirali
richiede solo due curve a 180°: quelle centrali, cioè quelle in cui lo sviluppo
della spirale si inverte.

116
Lo sviluppo a serpentine conviene soprattutto in locali con forme irregolari o in
applicazioni speciali, come ad esempio nel caso di rampe antighiaccio.
I pannelli possono essere realizzati ad interasse costante oppure ad interasse variabile
con tubi più ravvicinati in corrispondenza di vetrate o pareti molto disperdenti.
Con pannelli a serpentine è necessario convogliare l'andata verso le pareti esterne per
non incrementare ulteriormente le già sensibili differenze di temperatura superficiale a
pavimento, che caratterizzano questo sistema distributivo. Le distanze fra i tubi e le
strutture che delimitano l'ambiente devono essere almeno di:
x 5 cm nel caso di pareti e di pilastri;
x 20 cm nel caso di canne fumarie, caminetti e gabbie di ascensori.
I tubi dei pannelli non devono interferire con i tubi di scarico e non devono passare sotto
le vasche, i piatti doccia, i WC e i bidet (a meno che questi ultimi non siano di tipo
sospeso).

Immagine 6.5.2 – Pannelli a spirale e serpentine

Posa in opera
I tubi devono essere trasportati, immagazzinati e posti in opera in modo da
evitare i danni di cantiere e l'esposizione diretta ai raggi solari. Per il fissaggio dei tubi
si possono utilizzare diversi sistemi, quali ad esempio:
x gli isolanti preformati con appositi profili e scanalature;
x le reti elettrosaldate con fascette o fermagli di fissaggio;

117
x i profilati metallici con clips di giunzione e di fissaggio.
In ogni caso si devono utilizzare solo sistemi di fissaggio in grado di:
x consentire un buon ancoraggio del tubo;
x evitare danni al tubo stesso (non sono concesse legature metalliche);
x permettere la realizzazione degli interassi definiti progettualmente.

Sistemi di regolazione
I sistemi di regolazione degli impianti a pannelli devono essere in grado di:
a) consentire la cessione del calore richiesto in modo da ottimizzare il comfort
termico e il risparmio energetico;
b) impedire l'invio di fluido troppo caldo ai pannelli, in quanto può causare rotture
e fessurazioni dei pavimenti e delle strutture murarie;
c) evitare la condensa dei fumi in caldaia, per non dar luogo a fenomeni corrosivi
che possono compromettere la tenuta della caldaia stessa.
Per ottimizzare la cessione del calore conviene generalmente adottare regolazioni di tipo
climatico. Queste regolazioni, infatti, consentono di minimizzare il calore accumulato
nelle solette e pertanto consentono di minimizzare anche i tempi richiesti all'impianto
per adeguarsi al variare del carico termico richiesto.
Si possono convenientemente adottare sia regolazioni climatiche semplici, sia
regolazioni climatiche integrate con valvole termoelettriche asservite a termostati
ambiente.
Le regolazioni a punto fisso sono indicate solo per impianti a funzionamento
discontinuo, utilizzati ad esempio per riscaldare le chiese, i teatri o le sale di
esposizione.
Invece, per impedire l'invio di fluido troppo caldo ai pannelli, si deve dotare l'impianto
di una sonda di sicurezza in grado, al superamento del limite prestabilito, di mandare in
chiusura la valvola di regolazione e fermare l'elettropompa dell'impianto ed è
consigliabile che tale sonda sia protetta contro possibili manomissioni.
Per evitare, infine, la condensa dei fumi è necessario mantenere la temperatura di
ritorno in caldaia a più di 55°C.
A tale scopo si possono adottare pompe anticondensa e valvole motorizzate con
dispositivi di precedenza.

118
6.6 Il dimensionamento dei pannelli radianti
Per il dimensionamento dei pannelli radianti è necessario il calcolo di diversi
parametri, che possono essere cosi raggruppati:
x parametri relativi alle condizioni al contorno;
x parametri relativi alla configurazione dei pannelli;
x parametri relativi al tipo di tubo;
x parametri relativi alla struttura di contenimento dei pannelli;
x parametri relativi alla temperatura del fluido termovettore.

6.6.1 La potenza termica verso l’alto emessa da un pannello


Si calcola con la formula:
Q S ˜ 't ˜ B ˜ Fp ˜ FI ˜ Fm ˜ FD 83,33W [a]

dove:
x Q = potenza termica verso l'alto emessa dal pannello, [W]
x S = 1 m2 superficie coperta dal pannello;
x ǻt = 13,344°C media logaritmica fra la temperatura del fluido e la temperatura
ambiente;
x B = 5,52 W/m2K fattore relativo alle caratteristiche del tubo;
x Fp = 1,122[adimensionale] Fattore relativo alla resistenza termica del
pavimento;
x FI = 0,933 [adimensionale] Fattore relativo all'interasse dei tubi;
x Fm = 1,096 [adimensionale] Fattore relativo allo spessore del massetto sopra i
tubi;
x FD =0,986 [adimensionale] Fattore relativo al diametro esterno del tubo.

Media logaritmica fra la temperatura del fluido e la temperatura ambiente


Si calcola con la formula:
t e  t u
't 13,344qC [b]
t  t
ln e a
t u  t a
dove:

119
x ǻt = media logaritmica fra la temperatura del fluido e la temperatura ambiente,
[°C]
x t e = temperatura di entrata del fluido scaldante, 36°C
x tu = temperatura di uscita del fluido scaldante, 31°C
x t a = temperatura dell'aria ambiente, 20°C
x ln = logaritmo naturale

Fattore relativo alle caratteristiche del tubo


Si indica con il simbolo B e si considera:
B = B0 = 6,7 W/m2K per tubi con:
x st0 = 0,002 m spessore;
x Ȝt0 = 0,350 W/mK conducibilità termica.

Per tubi con diverso spessore e diversa conducibilità termica, il fattore B si calcola con
la formula sotto riportata. Quindi decidendo di utilizzare dei tubi in PEX con De=18mm,
Di=13mm e Ȝt = 0,350 W/mK si procede al calcolo del nuovo valore del fattore B.

1 1 1,1 § 1 De 1 De · m2K
 ˜ FP ˜ FI ˜ Fm ˜ FD ˜ I ˜ ¨¨ ln  ln ¸¸ 0,181 [c]
B B0 ʌ © 2Ȝ t D e  2s t 2Ȝ t0 D e  2s t0 ¹ W

B = 5,52 W/m2K
dove:
x B0, st0, Ȝt0 = simboli e valori sopra definiti;
x Fp = 1,122 [adimensionale];
x FI = 0,933 [adimensionale];
x Fm = 1,096 [adimensionale];
x FD = 0,986 [adimensionale].
x I = interasse tubi 0,10 m;
x De = diametro esterno del tubo 0,018 m;
x Ȝt = conducibilità termica del tubo 0,35 W/mK;
x st = spessore del tubo 0,005 m.

120
Fattore relativo alla resistenza termica del pavimento
Si indica col simbolo Fp. Il suo valore può essere determinato con la tabella 6.6.1,
oppure con la seguente formula:
1 s m0

Į Ȝ m0
FP [d]
1 s m0
  RP
Į Ȝm
ponendo:
x Į = 10,8 W/m2K;
x sm0 = 0,045 m;
x Ȝm0 = 1,0 W/m K;
x Ȝm = conducibilità termica del massetto, [W/m K];
x Rp = resistenza termica del pavimento, [m2K/W].

Tabella 6.6.1 – Valori del fattore FP


Conducibilità Resistenza termica del pavimento
massetto [m2K/W]
[W/mK] 0,00 0,05 0,10 0,15
2,0 1,196 0,833 0,640 0,519
1,5 1,122 0,797 0,618 0,505
1,2 1,058 0,764 0,598 0,491
1,0 1,000 0,734 0,579 0,478
0,8 0,924 0,692 0,553 0,460
0,6 0,821 0,632 0,514 0,433

Fattore relativo all’interasse dei tubi


Si indica col simbolo FI e si calcola con la formula:
x
FI AI 0,933 [e]
dove il fattore AI è determinabile con la tabella 6.6.2 e l'esponente x (per interasse dei
tubi variabile fra 0,050 e 0,375 m) è calcolabile con la relazione:
I
x 1- 0,333 [f]
0,075

121
essendo: I = interasse tubi 0,10 m.

Tabella 6.6.2 – Valori del fattore AI


RP=0,00 RP=0,05 RP=0,10 RP=0,15
AI=1,230 AI=1,188 AI=1,156 AI=1,134

Simboli tabella:
Rp = resistenza termica del pavimento, m2K/W
AI = fattore adimensionale

Fattore relativo allo spessore del massetto sopra i tubi


Si indica con il simbolo Fm e si calcola con la formula:
y
Fm Am 1,096 [g ]

dove il fattore Am è determinabile con la tabella 6.6.3 e l'esponente y (per spessore del
massetto sopra i tubi maggiore di 0,015 m) è calcolabile con la relazione:

y 100 ˜ 0,045 - s m 1,5 [h]


essendo: sm = spessore del massetto sopra i tubi 0,03 m

Tabella 6.6.3 – Valori del fattore Am


Interasse Resistenza termica del pavimento [m2K/W]
[m] 0,00 0,05 0,10 0,15
0,050 1,0690 1,056 1,0430 1,0370
0,075 1,0660 1,053 1,0410 1,0350
0,100 1,0630 1,050 1,0390 1,0335
0,150 1,0570 1,046 1,0350 1,0305
0,200 1,0510 1,041 1,0315 1,0275
0,225 1,0480 1,038 1,0295 1,0260
0,300 1,0395 1,031 1,0240 1,0210
0,375 1,0300 1,024 1,0180 1,0160

122
Fattore relativo al diametro esterno del tubo
Si indica con il simbolo FD e si calcola con la formula:
z
FD AD 0,986 [i]

dove il fattore AD è determinabile con la tabella 6.6.4 e l'esponente z (per diametri


compresi fra 0,010 e 0,030 m) è calcolabile con la relazione:
z 250 ˜ D e  0,020 0,5 [l]

essendo: De = diametro esterno del tubo 0,018 m.

Tabella 6.6.4 – Valori del fattore AD


Interasse Resistenza termica del pavimento [m2K/W]
[m] 0,00 0,05 0,10 0,15
0,050 1,013 1,013 1,012 1,011
0,075 1,021 1,019 1,016 1,014
0,100 1,029 1,025 1,022 1,018
0,150 1,040 1,034 1,029 1,024
0,200 1,046 1,040 1,035 1,030
0,225 1,049 1,043 1,038 1,033
0,300 1,053 1,049 1,044 1,039
0,375 1,056 1,051 1,046 1,042

6.6.2 La potenza termica totale emessa da un pannello


Si determina con la relazione:
x
Qt t e  t u ˜ V˜ 1,16 [a]
dove:
x Qt = potenza termica totale emesso da un pannello [W]
x te = 36°C temperatura di entrata del fluido scaldante;
x tu = 31°C temperatura di uscita del fluido scaldante;
x
x V = portata del pannello [l/h].
La portata del pannello può essere determinata con la formula sotto riportata:

123
piano terra
ª 1 s º
«  RP  m
x Q Į Ȝ m S ˜ t a  t s » l
V ˜ «1   » 161,10 [b]
t e  t u ˜ 1,16 « Rs Q˜Rs » h
« »
¬ ¼
ponendo: Į = 10,8 W/m2K
dove:
x
x V = portata del pannello [l/h];
x Q = 83,33 W potenza termica emessa verso l'alto da un pannello;
x te = 36°C temperatura di entrata del fluido scaldante;
x tu = 31°C temperatura di uscita del fluido scaldante;
x sm = 0,05 m spessore del massetto;
x Ȝm = 1,4 W/m K conducibilità termica del massetto;
x Rp = 1,00 m2K/W resistenza termica del pavimento;
x Rs = 0,133 m2K/W resistenza termica sotto pannello;
x S = 1 m2 superficie coperta dal pannello;
x ta = 20°C temperatura dell'aria ambiente;
x ts = 3°C temperatura del terreno sottostante.
piano primo
ª 1 s º
«  RP  m
x Q Į Ȝ m S ˜ t a  t s » l
V ˜ «1   » 139,06 [c]
t e  t u ˜ 1,16 « Rs Q˜ Rs » h
« »
¬ ¼
ponendo: Į = 10,8 W/m2K
dove:
x
x V = portata del pannello [l/h];
x Q = 83,33 W potenza termica emessa verso l'alto da un pannello;
x te = 36°C temperatura di entrata del fluido scaldante;
x tu = 31°C temperatura di uscita del fluido scaldante;
x sm = 0,05 m spessore del massetto;
x Ȝm = 1,4 W/m K conducibilità termica del massetto;

124
x Rp = 1,00 m2K/W resistenza termica del pavimento;
x Rs = 0,133 m2K/W resistenza termica sotto pannello;
x S = 1 m2 superficie coperta dal pannello;
x ta = 20°C temperatura dell'aria ambiente;
x ts = 20°C temperatura del locale sottostante.

6.6.3 La verifica delle condizioni di benessere fisiologico


Per poter assicurare le condizioni di benessere fisiologico, la potenza termica
ceduta dal pannello non deve superare la potenza massima definita nel paragrafo
successivo. Deve essere:
Q  Q max S ˜ q max [a]
dove:
x Q = potenza termica richiesta al pannello [W];
x Qmax = potenza massima cedibile dal pannello [W];
x S = superficie coperta dal pannello [m2];
x qmax = potenza specifica massima cedibile dal pannello [W/m2].
essendo:
x qmax = 100 W/m2 in ambienti dove ci si sofferma in permanenza;
x qmax = 150 W/m2 in locali bagno, docce e piscine;
x qmax = 175 W/m2 in zone perimetrali o in locali dove si accede raramente.

Se Q è maggiore di Qmax, si deve cedere col pannello una potenza termica inferiore o
uguale a Qmax e ricorrere, per la potenza mancante, ad un corpo scaldante integrativo.
Con i valori ottenuti è possibile calcolare la dimensione del pannello riscaldante e la sua
portata per ogni locale riscaldato.

Tabella 6.6.5 – Dimensionamento del pannello radiante

S S
S Qtot qmax Qmax
Locale necessaria imposta

[m2] [W] [W] [m2] [m2] [W]


PIANO TERRA
Cucina 17,61 1023,00 83,33 12,28 12,50 1041,63

125
Bagno 6,04 359,61 83,33 4,32 4,50 374,99
Studio 9,91 369,19 83,33 4,43 4,50 374,99
Disimpegno 13,55 520,29 83,33 6,24 6,50 541,65
Soggiorno 36,69 1434,19 83,33 17,21 17,50 1458,28
PIANO PRIMO
Camera matrimoniale 17,47 675,24 83,33 8,10 8,50 708,31
Bagno-A 10,38 514,50 83,33 6,17 6,50 541,65
Studio 10,42 361,00 83,33 4,33 4,50 374,99
Bagno-B 6,49 297,73 83,33 3,57 4,00 333,32
Camera doppia 14,30 463,53 83,33 5,56 6,00 499,98
Camera singola 13,76 661,47 83,33 7,94 8,00 666,64
Disimpegno 14,65 564,90 83,33 6,78 7,00 583,31

6.6.4 La temperatura superficiale del pavimento


Si calcola con la formula:
1
§ q · 1,1
tp t a  ¨ max ¸ 27,6qC [a]
© 8,92 ¹
dove:
x tp = temperatura superficiale del pavimento [°C];
x ta = 20°C temperatura ambiente;
x qmax = 83,33 W/m2 potenza termica specifica (verso l’alto) del pannello.
Per evitare condizioni di malessere fisiologico, è necessario che la temperatura
superficiale a pavimento sia inferiore a:
x 29°C in ambienti dove ci si sofferma in permanenza;
x 33°C in locali bagno, docce e piscine;
x 35°C in zone perimetrali o in locali dove si accede raramente.
Il rispetto di tali valori comporta precisi limiti alla potenza termica cedibile da un
pannello. In particolare (con temperatura ambiente = 20°C) la potenza specifica
massima cedibile da un pannello risulta:
x qmax = 8,92 ˜ 29  20
1,1
100 W m 2 in ambienti dove ci si sofferma in
permanenza;
x qmax = 8,92 ˜ 33  20
1,1
150 W m 2 in locali bagno, docce e piscine;

126
x qmax = 8,92 ˜ 35  20
1,1
175 W m 2 in zona perimetrale o in locali dove si
accede raramente.
Moltiplicando il valore di qmax per la superficie del pannello si ottiene la potenza
termica massima che il pannello può cedere all’ambiente senza causare condizioni di
malessere.

6.6.5 La determinazione della lunghezza del pannello


La lunghezza del pannello si calcola con la relazione:
S
L La  [a]
I
dove:
x L = lunghezza del pannello [m];
x La = lunghezza di adduzione (andata e ritorno) fra il collettore e il pannello [m];
x S = superficie coperta dal pannello [m2];
x I = interasse del pannello [m].

Tabella 6.6.6 – Calcolo della lunghezza del pannello

S La S/I L
Locale 2
[m ] [m] [m] [m]
PIANO TERRA
Cucina 12,50 9,0 125,0 134,0
Bagno 4,50 17,0 45,0 62,0
Studio 4,50 15,0 45,0 60,0
Disimpegno 6,50 2,0 65,0 67,0
Soggiorno 17,50 3,0 175,0 178,0
PIANO PRIMO
Camera matrimoniale 8,50 9,0 85,0 94,0
Bagno-A 6,50 15,0 65,0 80,0
Studio 4,50 16,0 45,0 61,0
Bagno-B 4,00 8,0 40,0 48,0
Camera doppia 6,00 8,0 60,0 68,0
Camera singola 8,00 4,0 80,0 84,0
Disimpegno 7,00 2,0 70,0 72,0

127
6.6.6 La determinazione delle perdite di carico del pannello
Le perdite di carico totali del pannello si calcolano sommando fra loro le perdite
di carico continue e localizzate, il cui valore si determina come segue:
x le perdite di carico continue si calcolano moltiplicando la lunghezza del pannello
per le perdite di carico unitarie;
x le perdite di carico localizzate si calcolano sommando fra loro le perdite di
carico dovute:
9
alla valvola di intercettazione del pannello;
9
alle curve del pannello (mediamente queste perdite si considerano
comprese fra il 20 e il 30% delle perdite di carico continue). In questo
caso vengono considerate pari al 25%.

Tabella 6.6.7 – Calcolo delle perdite di carico

L ȊC ȈȊC ȈȊL ȈȊTOT v H2O


Locale
[m] [mm c.a./m] [mm c.a.] [mm c.a.] [mm c.a.] [m/s]
PIANO TERRA
Cucina 134 15 2010,0 502,5 2512,5 < 0,4
Bagno 62 15 930,0 232,5 1162,5 < 0,4
Studio 60 15 900,0 225,0 1125,0 < 0,4
Disimpegno 67 15 1005,0 251,3 1256,3 < 0,4
Soggiorno 178 15 2670,0 667,5 3337,5 < 0,4
PIANO PRIMO
Camera matrimoniale 94 11,5 1081,0 270,3 1351,3 < 0,4
Bagno-A 80 11,5 920,0 230,0 1150,0 < 0,4
Studio 61 11,5 701,5 175,4 876,9 < 0,4
Bagno-B 48 11,5 552,0 138,0 690,0 < 0,4
Camera doppia 68 11,5 782,0 195,5 977,5 < 0,4
Camera singola 84 11,5 966,0 241,5 1207,5 < 0,4
Disimpegno 72 11,5 828,0 207,0 1035,0 < 0,4

Tabella 6.6.8 – Calcolo della portata


x x

Locale V S V TOT
[l/hm2] [m2] [l/h]
PIANO TERRA
Cucina 161,1 12,50 2013,75

128
Bagno 161,1 4,50 724,95
Studio 161,1 4,50 724,95
Disimpegno 161,1 6,50 1047,15
Soggiorno 161,1 17,50 2819,25
Totale = 7330,05
PIANO PRIMO
Camera matrimoniale 139,06 8,50 1182,01
Bagno-A 139,06 6,50 903,89
Studio 139,06 4,50 625,77
Bagno-B 139,06 4,00 556,24
Camera doppia 139,06 6,00 834,36
Camera singola 139,06 8,00 1112,48
Disimpegno 139,06 7,00 973,42
Totale = 6188,17

6.6.7 Il dimensionamento delle tubazioni tra collettore e caldaia


Tabella 6.6.9 – Dimensionamento delle tubazioni tra collettore e caldaia

Andata
x LTOT v
VH 2O ĭ Tub. Ȋc e ȈȊc
Piano Tub. H2O
Ritorno
[l/h] [mm] [m] [mm c.a./m] [-] [mm c.a.] [m/s]
Piano terra 7330,05 54 x 51 7,00 18 2 252,00 < 1,0
Piano primo 6188,17 54 x 51 4,00 12,5 2 100,00 < 1,0

6.6.8 Il dimensionamento della caldaia


Il calcolo della potenza richiesta dalla pompa è analogo a quello effettuato nella
situazione precedente, utilizzando la seguente formula:
. x x
W Ȗ ˜ V r ˜ H m,r [a]

dove:
x
x W = potenza richiesta dalla pompa (W);
x Ȗ = peso volumico dell’acqua: 9810 N/m3;
x
x Vr = portata di acqua totale (m3/s);
x Hm,r = prevalenza monometrica (m);
Anche la prevalenza monometrica viene calcolata con la formula utilizzata
precedentemente:

129
p A v2A p B v2B
zA    Hm zB    ȈȊ c  ȈȊ l [b]
Ȗ 2g Ȗ 2g
dove:
x zA = quota geodetica della sezione A = - 1,5 m;
x zB = quota geodetica della sezione B = + 4,5 m;
x pA = pressione nella sezione A = 0 Pa (situazione più sfavorevole in quanto
l’acqua arrivante dall’acquedotto possiede una pressione di circa 3 bar);
x pB = pressione nella sezione B = 0 Pa;
x vA = velocità dell’acqua nella sezione A;
x vB = velocità dell’acqua nella sezione B;
x ȈYTOT = 3,337 m perdite di carico totali.
2 2
vA vB
I termini cinetici e si ritengono trascurabili.
2g 2g
Quindi la prevalenza manometrica è pari a:
Hm (z B  z A )  ȈȊ TOT = 9,34 m
La potenza richiesta dalla pompa è pari a:
x x l § · hm
3
W Ȗ ˜ V r ˜ H m,r 9810
N
˜ 7730, 05  6188,17 ˜ ¨
1
¸ ˜ 9,34m 354,2 W
m3 h © 3600 ˜ 1000 ¹ ls

130
Capitolo VII
GLI IMPIANTI SOLARI

7.1 Il sole e la sua offerta di energia


Il Sole è costituito da una grande massa incandescente con volume 1.300.000
volte superiore a quello della Terra e con temperature che possono raggiungere i
16.000.000°C. La superficie di tale massa emette, in modo pressoché costante,
radiazioni elettromagnetiche la cui potenza è pari a circa 400.000 miliardi di miliardi di
kW: più o meno la potenza ottenibile facendo esplodere ogni secondo 3.500 miliardi di
bombe uguali a quella di Hiroshima. E una tale potenza, i cui valori vanno ben oltre la
nostra capacità di immaginazione, ha, come la bomba di Hiroshima, origine nucleare.
Sul sole, infatti, avvengono continue fusioni nucleari che trasformano quattro nuclei di
idrogeno (il costituente principale del sole) in un nucleo di elio. La massa di
quest’ultimo è inferiore a quella data dalla somma dei nuclei di idrogeno e la differenza
è trasformata in energia. Le fusioni nucleari sono autoregolate in modo tale da garantire
un’emissione di energia sostanzialmente stabile nel tempo. Naturalmente le riserve di
idrogeno che il sole può utilizzare non sono illimitate. Comunque per altri 5 miliardi di
anni non dovrebbero esserci problemi, poi il sole diventerà lentamente meno luminoso e
si spegnerà *.

7.1.1 I valori della radiazione solare


Prima di entrare nell’atmosfera terrestre, la radiazione solare ha una potenza
(valutata rispetto ad una superficie ad essa perpendicolare) di circa 1.350 W/m2. Sulla
terra, invece, la sua potenza è sensibilmente inferiore in quanto l’atmosfera agisce da
filtro nei confronti dei raggi solari. I normali valori sono circa 1.000 W/m2 con cielo
sereno, 100÷150 W/m2 con cielo coperto.

7.1.2 L’insolazione annua


È la quantità di energia solare che, nel corso di un intero anno, può essere
captata da una superficie unitaria rivolta a Sud. Il suo valore dipende dalle
caratteristiche climatiche del luogo e dalla sua posizione: latitudine, longitudine, altezza

*
Fonte:elaborazioni ENEA

131
sul livello del mare. Conoscere questa grandezza serve a quantificare l’energia termica
ottenibile (in un certo luogo) con un impianto solare e quindi a valutare se risulta
conveniente o meno la sua realizzazione. Una delle fonti più autorevoli in merito è
senz’altro l’Atlante Europeo delle Radiazioni Solari i cui dati, relativi a rilievi condotti
su base decennale, sono raccolti in mappe e tabelle. L’Atlante Europeo delle Radiazioni
Solari riporta i valori dell’insolazione annua non solo in relazione alle principali località
europee, ma anche in base all’orientamento e all’inclinazione della superficie unitaria
rispetto al piano orizzontale.
Successivamente, sono riportate indicazioni relative all’insolazione annua nei Paesi
europei riferite ad una superficie unitaria rivolta a Sud e inclinata di un angolo pari alla
latitudine del luogo. Come d’altra parte è facile prevedere, i valori relativi al nostro
Paese (specie se confrontati con la maggior parte degli altri Paesi europei) evidenziano
situazioni molto favorevoli all’uso del solare.

Immagine 7.1.1–Insolazione annua in base ai valori dell’Atlante Europeo delle radiazioni solari [kWh/m2]

7.2 I sistemi di utilizzo dell’energia solare


Per lo sfruttamento dell’energia solare si utilizzano sistemi normalmente definiti
passivi o attivi. I sistemi passivi sono quelli che si avvalgono di mezzi e accorgimenti
strettamente integrati negli edifici e che per il loro funzionamento non richiedono fonti

132
di energia esterne. Ad esempio, sono quelli che prevedono l’uso di serre, lucernari,
frangisole, superfici riflettenti, oppure strutture ad elevata inerzia termica, quali i muri
di Trombe, i muri a cambiamento di fase e le pareti ad acqua. I sistemi attivi sono,
invece, quelli che si avvalgono di veri e propri impianti tecnici di supporto, con mezzi
per captare, convertire, trasportare e utilizzare l’energia solare. Sono, in concreto, i
sistemi a pannelli fotovoltaici e termici. I primi trasformano direttamente l’energia
solare in energia elettrica, mentre i secondi convertono l’energia solare in calore, che
può essere sfruttato, ad esempio, per attivare turbine di speciali centrali elettriche,
oppure per eseguire trattamenti industriali e agricoli, oppure ancora per produrre acqua
calda sanitaria e riscaldare ambienti.

Immagine 7.1.2 – Sistema passivo Immagine 7.1.3 – Sistema attivo

7.3 I pannelli solari termici


Possono essere ad alta o a bassa temperatura. I pannelli ad alta temperatura sono
dotati di specchi per concentrare i raggi solari. Il loro costo, assai elevato, li rende
convenienti solo per esigenze particolari e alquanto limitate. I pannelli a bassa
temperatura sono costituiti da semplici assorbitori. Sono utilizzati soprattutto per
produrre acqua calda e riscaldare ambienti, e possono essere così suddivisi:
x Pannelli a fluido liquido senza protezione. Sono costituiti da un assorbitore
realizzato in materiale plastico. Per mancanza di copertura non sono in grado di

133
superare i 40÷45°C. Per questo, in pratica, sono utilizzati prevalentemente per
riscaldare piscine. Il basso costo è il loro principale vantaggio. Sono però
soggetti a problemi di “invecchiamento” che dipendono sia dai materiali, sia
dalla tecnologia utilizzati per la loro produzione.
x Pannelli a fluido liquido con protezione. Sono costituiti da:
9
un assorbitore metallico (in rame, alluminio o acciaio) che incorpora
anche i tubi di passaggio del fluido vettore;
9
una lastra in vetro o in plastica con buona trasparenza alle radiazioni
emesse dal sole ed elevata opacità a quelle emesse dall’assorbitore;
9
un pannello di materiale isolante, posto sotto l’assorbitore;
9
un involucro di contenimento per proteggere i componenti di cui sopra
e limitare le dispersioni termiche del pannello.
Questi pannelli possono produrre acqua calda fino a 90÷95°C. La loro resa
diminuisce però in modo sensibile oltre i 65÷70°C. Non richiedono soluzioni
d’uso complesse, hanno un buon rendimento e costi relativamente bassi. Per tali
motivi sono i pannelli maggiormente utilizzati negli impianti civili. Per impianti
di piccole dimensioni sono disponibili anche con serbatoio incorporato.

Immagine 7.3.1 – Pannello a fluido liquido Immagine 7.3.2 – Panello a fluido liquido
senza protezione con protezione

134
x Pannelli a fluido liquido con tubi sotto vuoto. Sono costituiti da una serie di tubi
in vetro sottovuoto all’interno dei quali sono posti assorbitori a strisce. È una
tecnica costruttiva che consente di limitare le dispersioni termiche dei pannelli
ed assicurare, pertanto, rendimenti più elevati: caratteristica che può risultare
molto utile nelle zone con basse temperature esterne. I pannelli con tubi
sottovuoto possono produrre acqua calda fino a temperature di 115÷120°C: cioè
fino a temperature che possono essere utilizzate in campo industriale, alimentare
e agricolo, oppure per produrre acqua refrigerata con l’aiuto di appositi gruppi
frigoriferi. Il costo assai elevato di questi pannelli è il principale limite.
x Pannelli ad aria del tipo a cassetta. Sono costituiti da un contenitore a scatola
con superficie superiore trasparente (in vetro o in plastica) e con isolamento
termico sia sul fondo che sulle pareti laterali. L’assorbitore è una semplice lastra
metallica (in acciaio o in rame) sopra cui, e talvolta anche sotto, scorre libero un
flusso d’aria. Questi pannelli non hanno una resa elevata in quanto l’aria è un
vettore poco idoneo a scambiare e a trasportare calore. Tuttavia hanno il
vantaggio di costare poco e di non richiedere l’intervento di uno scambiatore.
Inoltre sono molto leggeri e, a differenza dei pannelli con fluido vettore liquido,
non sono esposti a pericoli di congelamento o di ebollizione. Sono utilizzati
soprattutto per riscaldare aria ambiente e per essiccare prodotti agricoli.
Immagine 7.3.3 – Pannello a fluido liquido Immagine 7.3.4 – Panello ad aria del tipo a
con tubi sottovuoto cassetta

135
7.4 I serbatoi d’accumulo dell’energia solare
L’energia solare non è sempre disponibile. Di conseguenza, per poter utilizzare i
servizi ad essa connessi in modo continuo serve l’aiuto di sistemi d’accumulo: sistemi
che possono essere realizzati con sostanze liquide, solide (ad esempio pietre o ciottoli)
oppure a scambio di fase (ad esempio sali fusi). Di seguito verranno considerati solo
sistemi con serbatoi che contengono acqua: gli unici adottati in impianti solari ad uso
civile.
x Serbatoi ad intercapedine. Presentano, in corrispondenza della loro superficie
laterale, un’intercapedine entro cui può circolare il fluido proveniente dai
pannelli. Sono utilizzati soprattutto in impianti di piccole dimensioni.
x Serbatoi a serpentini. Possono essere semplici o a doppio serpentino. I primi
servono solo ad accumulare calore, i secondi anche per riscaldare l’acqua (se
necessario) fino alla temperatura d’uso richiesta. Sono utilizzati in impianti di
piccole e medie dimensioni.

Immagine 7.4.1 – Serbatoi ad intercapedine Immagine 7.4.2 – Serbatoio a


serpentino semplice

136
x Serbatoi combinati. Immagine 7.4.3 – Serbatoi a doppio serpentino

Sono serbatoi a doppio contenitore chiamati


anche “tank in tank” dall’inglese “serbatoio
nel serbatoio”. Essi sono utilizzati in
impianti solari combinati: cioè in impianti
solari che provvedono sia alla produzione di
acqua calda sanitaria sia al riscaldamento. Il
serbatoio grande contiene l’acqua che serve a
far funzionare l’impianto di riscaldamento,
quello piccolo contiene l’acqua che serve ad
alimentare l’impianto sanitario. I serbatoi
“tank in tank” rendono più facile e semplice
la realizzazione degli impianti solari
combinati in quanto consentono di allacciare
direttamente al serbatoio tutti i circuiti, e cioè:
9
il circuito solare;
9
il circuito di integrazione calore della caldaia;
9
il circuito dell’impianto di riscaldamento;
9
il circuito dell’acqua calda sanitaria.
Sono serbatoi utilizzati soprattutto in impianti di piccole e medie dimensioni.
x Serbatoi senza scambiatori interni. Sono costituiti da semplici serbatoi
d’accumulo. Lo scambio termico col fluido proveniente dai pannelli è realizzato
con scambiatori esterni a piastre o a fascio tubiero. Gli scambiatori a piastre
sono più compatti, infatti, quelli a fascio tubiero, avendo sezioni di passaggio
più ampie, sono meno esposti ai pericoli di “blocco” dovuti a incrostazioni e
depositi di sporco. Rispetto a quelli interni, l’uso degli scambiatori esterni:
9
consente lo scambio termico di potenze più elevate;
9
dà la possibilità di servire più serbatoi con un solo scambiatore;
9
facilita, data l’autonomia dei serbatoi dagli scambiatori, la
realizzazione di varianti ed integrazioni del sistema di accumulo.
Questi serbatoi e il relativo sistema di scambio termico sono utilizzati in impianti di
medie e grandi dimensioni.

137
Immagine 7.4.5 – Serbatoio combinato Immagine 7.4.6 – Serbatoi semplice con
scambiatore esterno

7.5 La regolazione del circuito solare


È una regolazione che si basa essenzialmente sull’uso di termoregolatori
differenziali, strumenti costituiti da:
x un regolatore che consente di impostare la differenza di temperatura (ǻt) voluta;
x due sonde atte a rilevare la temperatura dei pannelli e del serbatoio d’accumulo.
Se tra i pannelli e il serbatoio, le sonde registrano differenze di temperatura superiori al
(ǻt) di taratura del regolatore, la pompa del circuito solare viene attivata, in caso
contrario resta disattivata. Per la taratura dei termoregolatori differenziali è consigliabile
adottare valori di (ǻt) variabili da 5 a 8 °C. Simili intervalli di temperatura sono
necessari per tener adeguatamente conto:
x delle perdite di calore che si verificano lungo i tubi del circuito solare;
x della necessità di avere (affinché avvenga uno scambio di calore significativo)
un salto termico di qualche grado agli attacchi dello scambiatore;
x del fatto che l’impianto deve essere messo in funzione solo quando l’energia
utile è superiore a quella consumata dalla pompa di circolazione.

138
7.6 Il luogo e le modalità d’istallazione dei pannelli solari
I pannelli solari devono essere installati su superfici in grado di garantire una
buona insolazione, un ancoraggio sicuro e un’adeguata manutenzione. Per ottenere una
buona insolazione sono tre gli aspetti da considerare:
x la formazione di possibili zone d’ombra;
x l’angolo di orientamento dei pannelli;
x il loro angolo di inclinazione rispetto al piano orizzontale.

Zone d’ombra
L’ambiente circostante può indurre ombre sui pannelli, riducendo in tal modo la loro
resa. Pertanto, prima di decidere dove installare i pannelli, bisogna verificare se ci sono
ostacoli in grado di impedire o limitare l’irraggiamento diretto: ostacoli, ad esempio,
costituiti da edifici, muri, alture o anche da vegetazione d’alto fusto. In ogni caso,
l’ombra indotta da tali ostacoli deve essere molto limitata o di breve durata, per non
penalizzare troppo la resa dei pannelli.

Immagine 7.6.1 – Diagramma solare

L’esistenza o meno di ombre provocate da ostacoli e la loro durata nel tempo può essere
determinata con l’aiuto di diagrammi solari, in grado di darci la posizione del sole
relativamente ad ogni giorno dell’anno e ad ogni ora. Il diagramma solare riportato nella

139
pagina è riferito ad una latitudine di 44° Nord, più o meno la latitudine di Milano. Oltre
alle ombre indotte dall’ambiente circostante, vanno considerate anche quelle che i
pannelli possono proiettare su se stessi quando sono disposti a schiera.
Immagine 7.6.2 – Altezza solare

Immagine 7.6.4 – Altezza solare

Immagine 7.6.3 – Altezza solare

140
7.7 La circolazione del fluido vettore
La circolazione del fluido vettore, cioè del fluido che ha il compito di portare
l’energia termica captata dai pannelli ai serbatoi d’accumulo, può essere di tipo naturale
o forzato.

x Circolazione naturale. È una circolazione che avviene senza aiuto di pompe. Il


fluido vettore riscaldandosi all’interno dei pannelli diventa più leggero di quello
contenuto nei serbatoi. Può pertanto attivare una circolazione naturale uguale a
quella con cui funzionano i vecchi impianti a termosifoni. Naturalmente affinché
una simile circolazione possa avvenire i serbatoi di accumulo devono essere
posti più in alto dei pannelli, come indicato nelle due immagini sotto riportate. Il
principale limite di questi impianti consiste proprio nel dover installare i serbatoi
più in alto dei collettori: cosa che li rende, in pratica, proponibili solo in impianti
di piccole dimensioni.

Immagine 7.7.1 – Circolazione naturale

x Circolazione forzata. È una circolazione che avviene con l’aiuto di pompe,


attivate solo quando nei pannelli il fluido vettore si trova ad una temperatura più
elevata rispetto a quella dell’acqua contenuta nei serbatoi d’accumulo.
Ovviamente in questi impianti non ci sono vincoli per l’ubicazione dei serbatoi.
L’immagine che segue riporta i principali componenti di un impianto solare con
funzionamento a circolazione forzata.

141
Immagine 7.7.2 – Circolazione forzata

7.8 Il collegamento e il bilanciamento dei pannelli


Nel collegare fra loro più pannelli si devono garantire flussi bilanciati e basse
perdite di carico: aspetto quest’ultimo che serve a limitare i consumi delle pompe.
Batterie di pannelli montati in serie possono garantire flussi bilanciati, tuttavia, dopo un
certo numero di pannelli (in genere 4 o 5, dipende dalle caratteristiche costruttive) tali
batterie presentano perdite di carico troppo elevate, come evidenzia l’esempio di seguito
riportato.
Per il pannello di base (con superficie netta 2 m2) sono state considerate le seguenti
caratteristiche:

142
x
x V P = 80 l/h portata;
x ¦Y P
= 20 mm c.a. perdite di carico.
x
Per il calcolo delle perdite di carico ¦Y al variare della portata V è utilizzata la

formula:
§ x2 ·
¨V ¸
¦Y ¨ x2 ¸ ˜ ¦ YP [a]
¨ VP ¸
© ¹
Immagine 7.8.1 – Flussi interni al pannello con Immagine 7.8.2 – Perdite di carico
attacchi laterali opposti

Le batterie di pannelli in serie possono poi essere collegate fra di loro in parallelo sia
con circuiti compensati a tre tubi sia con circuiti a due tubi bilanciati con valvole di
taratura o autoflow.

Immagine 7.8.3 – Bilanciamento reti pannelli con collegamento a te tubi e con autoflow

143
7.9 I possibili casi di surriscaldamento
Con forte insolazione e utilizzo limitato, negli impianti solari possono insorgere
problemi di surriscaldamento, in quanto il calore che i pannelli cedono all’impianto non
può essere bloccato se non con accorgimenti alquanto complessi e costosi.
Il surriscaldamento può interessare sia i serbatoi d’accumulo, sia il circuito solare.

Surriscaldamento dell’acqua nei serbatoi d’accumulo


L’acqua contenuta nei serbatoi d’accumulo non può superare la temperatura massima
riportata sui certificati di omologazione: valore che dipende dai materiali con cui sono
costruiti i serbatoi e dai loro rivestimenti interni. Superare la temperatura massima
ammessa può recare grave danno sia alla tenuta dei serbatoi sia alla potabilità
dell’acqua. Per evitare questi pericoli si possono utilizzare due soluzioni.
La prima, mediante l’azione combinata di un termostato e di una valvola elettrica a due
vie, consente di scaricare all’esterno l’acqua del serbatoio quando viene superata la
temperatura ammessa. L’acqua calda che fuoriesce richiama acqua fredda e ciò
comporta un abbassamento di temperatura. Il principale limite di questa soluzione sta
nel fatto che utilizzare e smaltire acqua potabile per attuare un’azione di raffreddamento
non è corretto dal punto di vista ecologico, inoltre, può essere contrario a norme e
regolamenti riguardanti l’uso dell’acqua potabile.
La seconda soluzione utilizza un termostato, o una sonda di sicurezza, per fermare la
pompa del circuito solare al superamento del limite ammesso. Va considerato, tuttavia,
che questa seconda soluzione non è in grado, come la prima, di risolvere in modo
definitivo il problema del surriscaldamento. In pratica si limita a spostarlo dal serbatoio
d’accumulo al circuito solare.

144
Immagine 7.9.1 – Controllo temperatura massima Immagine 7.9.2 – Controllo temperatura massima
serbatoio con valvola solenoide serbatoio con fermo pompa

Surriscaldamento del circuito solare


A pompa ferma, cioè senza le dispersioni del serbatoio d’accumulo, le temperature del
fluido all’interno del circuito solare (e in particolare all’interno dei pannelli) crescono
sensibilmente, stabilizzandosi solo quando lo stesso circuito disperde energia termica
pari a quella captata dai pannelli. In tal caso si ha equilibrio, mancanza di crescita: vale
a dire stagnazione. Ed è per questo che la temperatura raggiunta si dice stagnazione.
Normalmente si possono raggiungere temperature di stagnazione di circa 140-150°C,
ma non sono da escludere valori anche assai più elevati. E ciò provoca la
vaporizzazione e l’ebollizione del fluido vettore. In relazione a questi fenomeni, se
viene utilizzato un fluido antigelo bisogna evitare due possibili gravi inconvenienti: la
sua fuoriuscita e il suo degrado. La fuoriuscita del fluido va evitata in quanto a
temperature superiori ai 115-120°C le normali miscele antigelo subiscono alterazioni
permanenti che le rendono molto aggressive. Quindi se fuoriescono dall’impianto,
possono recar danno ai manti e alle guaine di impermeabilizzazione oppure corrodere
scarichi e pluviali. Per il degrado del fluido va considerato che le alterazioni di cui sopra
compromettono anche le sue capacità di difesa antigelo. Negli impianti piccoli questi

145
problemi si possono risolvere dimensionando in modo opportuno i sistemi di sicurezza,
espansione ed eliminazione dell’aria, e ricorrendo inoltre ad una manutenzione attenta.
In particolare vanno tenute sotto controllo (con analisi almeno biennali) le
caratteristiche chimiche del fluido antigelo e in caso di necessità bisogna intervenire con
integrazioni o sostituzioni complete del fluido stesso. Negli impianti medio-grandi, in
genere, conviene smaltire direttamente l’eccesso di calore. Anche qui si presentano due
possibili soluzioni. La prima utilizza serpentini interrati, la seconda un aerotermo. Si
tratta di soluzioni che risolvono in maniera soddisfacente il problema del
surriscaldamento e che non incidono in modo significativo sul costo totale
dell’impianto.

Immagine 7.9.3 – Raffreddamento del circuito Immagine 7.9.4 – Raffreddamento del circuito
solare con serpentino solare con aerotermo

7.10 Il dimensionamento dell’impianto solare


L’impianto solare scelto per l’abitazione in progetto è del tipo a circolazione
forzata con l’utilizzo di pannelli solari a fluido liquido con protezione dell’azienda
“Chromagen Italia” e serbatoio combinato.

146
7.10.1 Il dimensionamento del serbatoio
Un dimensionamento di massima della capacità del serbatoio può essere fatto
sulla base della quantità d’acqua che l’impianto è in grado di contenere.
Conseguentemente si calcola la quantità d’acqua contenuta nei pannelli radianti,
considerando la lunghezza totale di sviluppo ricavabile dalla tabella 6.6.6, tramite la
formula seguente:
D i2
V L ˜S ˜ 0,1318m 3 [a]
4
dove:
x V = volume occupato dall’acqua [m3];
x L = 993 m lunghezza totale dei tubi;
x Di = 0,013 m diametro interno dei tubi.

Quindi la massa dell’acqua sarà pari a:


m V ˜ U H 2O 131,8kg # 131,8litri [b]

dove:
x m = massa dell’acqua [l];
x V = 0,1318 m3 volume occupato dall’acqua;
x U H 2O = 1000 kg/m3 massa volumica.

Analogamente viene calcolata l’acqua presente tra la caldaia e i collettori.


D i2
V L ˜S ˜ 0,0449m 3 [c]
4
dove:
x V = volume occupato dall’acqua [m3];
x L = 22 m lunghezza totale dei tubi;
x Di = 0,051 m diametro interno dei tubi.

Quindi la massa dell’acqua sarà pari a:


m V ˜ U H 2O 44,9kg # 44,9litri [d]

dove:

147
x m = massa dell’acqua [l];
x V = 0,1318 m3 volume occupato dall’acqua;
x U H 2O = 1000 kg/m3 massa volumica.

L’acqua contenuta nell’impianto è pari a :


131,8  44,9 litri # 176,7litri [e]

Per quanto riguarda la potenza assorbita dal serbatoio possiamo quantificarla


considerando:
x la velocità massima dell’acqua nei tubi dell’impianto (1 m/s);
x la differenza di temperatura massima tra l’acqua in ingresso ed in uscita dal
serbatoio (35°C);
x il diametro interno dei tubi di collegamento dell’impianto (14 mm).

Si calcola la portata volumica dell’acqua con la seguente formula:


x m3
V A ˜ vel 1,54 ˜ 10 4 [f]
s
dove:
x V = portata volumica [m3/s];
x A = superficie delle tubazioni interne all’impianto;
x vel = 1 m/s velocità dell’acqua.

Considerando una temperatura d’ingresso dell’acqua nel serbatoio pari a 55°C, dalla
tabella del vapor d’acqua, si ricava il volume massico per tale temperatura pari a
0,0010145 m3/kg e calcolando l’inverso otteniamo la massa volumica dell’acqua per
tale temperatura pari a 985,71 kg/m3. Ora moltiplicando la massa volumica per la
portata volumica si ottiene la portata massica e successivamente la potenza assorbita dal
bollitore.
x x
m V˜ U 0,152 kg s [g]
dove:
x
x m = portata massica [kg/s];

148
x m3
x V 1,54 ˜ 10 4 portata volumica;
s
x U = 985,71 kg/m3 massa volumica.

x x
Q m˜ c *p,m ˜ 'T 22,27 kW [h]

dove:
x
x Q potenza assorbita [kW];
x
x m = portata massica [kg/s];
x c *p,m 4,1868 kJ/kg K;

x 'T 35°C differenza di temperatura tra ingresso ed uscita.

Sulla base dei parametri calcolati, il modello di serbatoio scelto è “Bolly 2 WSB/WSC
DF” della casa costruttrice Cordivari dalla capacità di 300 litri.

7.10.2 Il dimensionamento dei pannelli solari


Il pannello solare preso come riferimento per i calcoli è della ditta costruttrice
Chromagen Italia Solar Energy Sistem ed il modello scelto è “CR-120 Selective” con
cassa in acciaio Inox.
Immagine 7.10.1 – Pannello Chromagen Italia

149
Descrizione del pannello:
1. Piastra captante: in rame saldata ad ultrasuoni sul fascio tubiero, assicura la
migliore trasmissione del calore. Tre sono i trattamenti selettivi della piastra, specifici
per ogni esigenza di utilizzo o climatica.
2. Tubazione: fascio tubiero in rame da 3/8” saldato ad ultrasuoni su tubo
collettore in rame da 1/8”.
3. Attacchi: quattro attacchi laterali da 3/4” femmina in ottone pesante.
4. Rivestimento in alluminio: tra il fascio tubiero e l’isolamento è inserita una
lastra di alluminio che riflette il calore sulla piastra captante evitando le dispersioni
termiche posteriori.
5. Vetro temperato: singola lastra di vetro temperato prismatico e antiriflesso da
3,2 mm., pigmentato internamente contro la radiazione riflessa con procedimento
elettrolitico dello spessore di qualche micron, a flessione ridotta e resistente alle forti
grandinate. Composizione: ossido di ferro 0,03% - trasmissività 91%.
6. Isolamento: tre livelli di isolamento: unico strato di lana di roccia dello
spessore d i 60 mm; strato a sandwich di lana di roccia di 25 mm. e di schiuma
poliuretanica per le alte temperature di 25 mm, iniettata a pressione senza CFC da 37
kg/mq; solo strato di schiuma poliuretanica.
7. Struttura cassa: cassa a basso profilo in Acciaio Inox AISI 316 o in Alluminio
con uno speciale disegno che consente l'integrazione dei collettori con la falda del tetto.
Appositi attacchi e tralicci consentono il fissaggio su tetto a falda o tetto piano.
8. Guarnizioni: guarnizione flessibile realizzata in EPDM, consente di assorbire
le dilatazioni termiche della lastra di vetro e della cassa. E’ resistente alle alte
temperature e ai raggi UV. Chiude ermeticamente il collettore solare evitando le
dispersioni di calore.
9. Pannello – fondo: fondo di chiusura cassa con pannello in alluminio o
polipropilene.

150
Tabella 7.10.2 – Caratteristiche tecniche modelli

MODELLI CR-90 CR-100 CR-110 CR-120


Superficie lorda [mq] 1,7 2,1 2,4 2,8
Superficie netta [mq] 1,5 1,9 2,2 2,6
Peso a vuoto [-] 37 39 44 51
Capacità fluido [l] 1,6 1,8 1,9 2,3
Pressione di prova [bar] 14 14 14 14
Pressione di esercizio [bar] 10 10 10 10
Efficienza termica (X=0,050) [%] 61 62 62 63
Estate – (850 W/m2) [W] 92 1200 1300 1600
Resa termica
Inverno – (450 W/m2) [W] 430 520 570 710

Tabella 7.10.3 – Dimensioni modelli


TIPO A [cm] B [cm] C [cm]
CR-90 181 92 9
CR-100 189 109 9
CR-110 219 109 9
CR-120 219 128 9

Immagine 7.10.4 – Dimensioni modelli

Il numero di pannelli solari che devono essere installati in un impianto combinato, per il
riscaldamento dell’acqua sanitaria e degli ambienti, dipende fortemente dalla zona in cui
l’impianto sarà realizzato, in quanto varia la radiazione giornaliera media. A questo
proposito si riporta la tabella 7.10.5 indicante la radiazione media mensile su superfici
piane orientate a sud della città di Milano (città più vicina alla zona di progetto con dati
reperibili). I valori riportati sono riferiti a tre inclinazioni possibili che i pannelli
possono avere:

151
x 30°: ottimale per la resa massima in estate;
x 45°: intermedia per una buona resa annuale;
x 60°: ottimale per la resa massima in inverno.

Tabella 7.10.5 – Insolazione giornaliera media mensile su superfici piane orientate a sud [kcal/m2giorno]
MI gen. feb. mar. apr. mag. giugno luglio agosto sett. ott. nov dic.
Ore
2,0 3,4 5,1 6,2 7,2 8,0 9,1 8,2 6,0 3,9 1,7 1,5
sole
30° 1063 1738 2617 3334 3669 3945 4132 3871 3331 2248 1096 865
45° 1147 1822 2628 3191 3412 3635 3840 3709 3359 2381 1177 940
60° 1176 1817 2511 2887 2957 3095 3315 3354 3219 2392 1201 970

Considerando i valori dell’insolazione giornaliera media mensile per l’inclinazione di


45°otteniamo i seguenti valori:
x 1898 kcal/(m2giorno) periodo invernale;
x 3591 kcal/(m2giorno) periodo estivo.
che equivalgono a:
x 2,20 kWh/(m2giorno) periodo invernale;
x 4,17 kWh/(m2giorno) periodo estivo.
Con i dati così ottenuti è possibile procedere al dimensionamento dei pannelli solari,
analizzando la sola situazione invernale in quanto sia la più restrittiva.

Si moltiplica la radiazione giornaliera media ottenuta per un’efficienza di 0,63 e si


ottiene la resa media giornaliera del pannello pari a 1,38 kWh/(m2giorno). Ipotizzando
un utilizzo medio stagionale dell’impianto di riscaldamento pari a 10 ore/giorno,
possiamo calcolare il fabbisogno medio giornaliero in kWh/giorno. In particolare, nota
la potenza termica richiesta dall’impianto pari a 7,13 kW, si ottiene:
h kWh
7,13kW ˜ 10 71,3 [a]
giorno giorno
Quindi la superficie del collettore solare necessaria è pari a:
71,3 kWh giorno
# 51,7m 2 [b]
1,38 kWh m 2 giorno

152
Dividendo tale superficie per la superficie netta del pannello solare scelto, si ottiene il
numero di pannelli solari necessari a soddisfare l’intero fabbisogno dell’abitazione per il
riscaldamento degli ambienti.
51,7m 2
# 19,9 n [c]
2,6 m 2 n
Si evince che cono necessari 20 pannelli solari CR-120 Selective.

Sperimentalmente è stato studiato che l’energia necessaria per riscaldare l’acqua


sanitaria nelle abitazioni private è di circa 1000 kWh/anno per persona. Dividendo per i
giorni in un anno si ottiene:
1000 kWh anno ˜ persona kWh
2,74 [d]
365 giorni anno giorno ˜ persona
Tale valore si può assumere come potenza necessaria ogni giorno per il riscaldamento
d’acqua sanitaria di un solo utente. Ipotizzando di dover effettuare il dimensionamento
per cinque utenti, si ottiene una potenza richiesta pari a:
kWh kWh
2,74 ˜ 5persone # 13,7 [e]
giorno ˜ persona giorno
Analogamente al caso precedente si effettua il calcolo della superficie del collettore
solare:
13,7 kWh giorno
9,93m 2 [f]
1,38 kWh m 2 giorno
E successivamente si ottiene il numero di pannelli solari necessari:
9,93m 2
# 3,8 n
2,6 m 2 n
Vengono scelti 4 pannelli solari CR-120 Selective.
Quindi istallando sulla copertura 24 pannelli solari, l’abitazione risulta essere
completamente autonoma dal punto di vista della produzione di acqua calda sanitaria e
del riscaldamento dei locali.

153
Capitolo VIII
CONFRONTO ENERGETICO TRA LE ABITAZIONI

8.1 Premessa
Dopo aver studiato le due abitazioni si rende necessario un confronto sul
consumo energetico ed economico per poter meglio comprendere come sia
fondamentale una progettazione attenta al contenimento del dispendio di calore
all’interno degli edifici. Dal punto di vista energetico si prendono in esame i dati
ottenuti dalle due abitazioni studiate precedentemente e si paragonano:
x le dispersioni termiche;
x i ponti termici;
x il calore di ventilazione.

8.2 Le dispersioni termiche


Iniziando l’analisi dalle dispersioni termiche, si nota come esse diminuiscano
considerevolmente all’interno dell’abitazione Wolf Haus. Quindi si può ben capire
come l’utilizzo di materiali naturali e l’attenta progettazione, atta a creare delle pareti
ben isolate, riducano per valori superiori al 50% il dispendio di calore.
Grafico 8.2.1 – Dispersioni termiche del piano terra
[W] 1800,00

1600,00

1400,00

1200,00

1000,00

800,00

600,00

400,00

200,00

0,00
Cucina Bagno Disimpegno Studio Soggiorno
Abitazione classica 981,47 405,35 613,84 422,43 1600,36
Wolf Haus 382,11 130,24 248,57 164,19 646,48

154
Grafico 8.2.2 – Dispersioni termiche del piano primo
[W] 900,00

800,00

700,00

600,00

500,00

400,00

300,00

200,00

100,00

0,00
Camera Camera Camera
Bagno-A Studio Bagno-B Disimpegno
matrimoniale doppia singola
Abitazione classica 831,06 484,83 432,30 244,09 576,90 719,85 570,49
Wolf Haus 329,87 170,57 167,10 86,77 200,26 365,09 296,42

8.3 I ponti termici


Per quanto riguarda i ponti termici, i valori si riducono in modo consistente per
l’abitazione Wolf Haus. Il piano terra presenta l’unico ponte termico effettivo
dell’abitazione, in quanto esiste il collegamento tra la parete prefabbricata e la
fondazione realizzata in cemento armato. Si evince come le case tradizionali siano
costituite da un numero elevato di punti sfavorevoli per la dispersione del calore che
creano zone pericolose per l’insorgere di muffe.
Grafico 8.3.1 – Ponti termici del piano terra
[W] 700,00

600,00

500,00

400,00

300,00

200,00

100,00

0,00
Cucina Bagno Disimpegno Studio Soggiorno
Abitazione classica 265,57 124,56 122,37 140,22 604,71
Wolf Haus 83,82 37,16 40,87 37,64 159,32
155
Grafico 8.3.2 – Ponti termici del piano primo
[W] 350,00

300,00

250,00

200,00

150,00

100,00

50,00

0,00
Camera Camera Camera
Bagno-A Studio Bagno-B Disimpegno
matrimoniale doppia singola
Abitazione classica 314,36 180,75 143,20 106,67 205,36 297,24 123,88
Wolf Haus 47,15 27,11 21,48 16,00 30,80 44,59 18,58

8.4 La ventilazione naturale


Questi valori rimangono pressoché invariati, in quanto tali risultati dipendono
dalla superficie di sviluppo dell’abitazione e non dalla tecnica costruttiva.
Grafico 8.4.1 – Ventilazione naturale del piano terra
[W] 500,00

450,00

400,00

350,00

300,00

250,00

200,00

150,00

100,00

50,00

0,00
Cucina Bagno Disimpegno Studio Soggiorno
Abitazione classica 437,36 151,80 165,27 122,45 443,73
Wolf Haus 423,64 145,30 162,99 119,20 441,33

156
Grafico 8.4.2 – Ventilazione naturale del piano primo
[W] 300,00

250,00

200,00

150,00

100,00

50,00

0,00
Camera Camera Camera
Bagno-A Studio Bagno-B Disimpegno
matrimoniale doppia singola
Abitazione classica 216,99 259,09 132,31 161,42 177,90 171,05 176,22
Wolf Haus 210,14 249,71 125,34 156,13 172,01 165,51 176,22

8.5 Il risultato finale


Sommando le dispersioni termiche si ottiene un quadro riepilogativo delle due
situazioni. Si può affermare che con l’abitazione Wolf Haus si ottiene un risparmio di
calore pari a circa il 50% senza considerare il funzionamento diverso dei due impianti
progettati.
Grafico 8.5.1 – Calore totale piano terra
[W] 3500,00

3000,00

2500,00

2000,00

1500,00

1000,00

500,00

0,00
Cucina Bagno Disimpegno Studio Soggiorno
Abitazione classica 1937,05 783,96 1036,70 787,86 3046,12
Wolf Haus 1023,00 359,61 520,29 369,19 1434,19

157
Grafico 8.5.2 – Calore totale piano primo
[W] 1800,00

1600,00

1400,00

1200,00

1000,00

800,00

600,00

400,00

200,00

0,00
Camera Camera Camera
Bagno-A Studio Bagno-B Disimpegno
matrimoniale doppia singola
Abitazione classica 1566,78 1063,38 813,99 589,00 1104,18 1366,36 1001,17
Wolf Haus 675,24 514,50 361,00 297,73 463,53 661,47 564,90

Grafico 8.5.3 – Calore totale abitazione


8000,00
[W]

7000,00

6000,00

5000,00

4000,00

3000,00

2000,00

1000,00

0,00
PIANO TERRA PIANO PRIMO
Abitazione classica 7591,69 7504,86
Wolf Haus 3706,29 3538,36

158
Capitolo IX
CALCOLO DEI CONSUMI E DEI COSTI RELATIVI AI DUE IMPIANTI

9.1 Analisi dei consumi dell’abitazione classica


Dall’analisi dei consumi relativi all’abitazione classica si ottiene che la potenza
x
termica da fornire per il riscaldamento è pari a W r 15,09kW ed ipotizzando un
utilizzo medio giornaliero stagionale (da ottobre ad aprile - 212 giorni) pari a
'T 10 h giorno , si può calcolare il fabbisogno medio giornaliero in kWh/giorno:
x x kWh
W r,'t W r ˜ 'T 150,9 [a]
giorno
considerando il rendimento della caldaia a condensazione istallata pari al K 98% si
ottiene la potenza assorbita e, moltiplicando tale valore per il numero dei giorni di
utilizzo del riscaldamento, si ottiene il consumo annuale.
x
x W r,'t kWh
W ass 153,98 [b]
K giorno
kWh giorni kWh
153,98 ˜ 212 32643,76 [c]
giorno anno anno
A questo valore, va sommato il consumo di energia per la produzione di acqua calda
sanitaria che si può quantificare in 1000 kWh/anno per persona. Dimensionando
l’abitazione per cinque utenti si ottiene:
kWh kWh
1000 ˜ 5persone 5000 [d]
anno ˜ persona anno

Nell’arco di un anno il consumo totale è pari a:


kWh kWh kWh
32643,76  5000 37643,76 [e]
anno anno anno

9.2 Analisi dei consumi dell’abitazione Wolf Haus


L’abitazione Wolf Haus è completamente autonoma poiché il dimensionamento
dei pannelli solari è effettuato per coprire interamente il fabbisogno di calore per il
riscaldamento e per la produzione di acqua calda sanitaria.

159
Tabella 9.2.1 – Richiesta energetica da fornire mediante combustibile
Richiesta energetica da fornire mediante combustibile
Abitazione classica 37643,76 kWh/anno
Abitazione Wolf Haus 0 kWh/anno
Risparmio energetico di combustibile 37643,76 kWh/anno

Il risparmio energetico di combustibile ottenuto grazie all’utilizzo della fonte solare è


quantificabile in un risparmio di metano, considerando che il potere calorifico del
metano commerciale è di 10,7 kWh/m3, si ottiene un risparmio pari:
37643,76 kWh anno m3
3518,11 [a]
10,7 kWh m 3 anno
considerando che il prezzo medio del metano ad uso domestico, comprese le tasse, si
aggira intorno a 0,70 €/ m3 otteniamo un risparmio pari a:
m3 € €
3518,11 ˜ 0,70 3 2462,68 [b]
anno m anno

9.3 Analisi dei costi


Per concludere l’analisi effettuata, si rende necessario valutare le spese
d’istallazione dei due impianti. Consultando il “Bollettino dei prezzi delle opere edili”
della C.C.I.A.A di Bergamo e svolgendo una piccola indagine tra gli istallatori è
possibile quantificare il costo delle opere.

Tabella 9.3.1 – Costo d’allestimento impianto tradizionale

Impianto tradizionale Prezzo [€] Quantità Costo [€]


Caldaia murale a condensazione 2300 €/cad 1 cad 2300 €
Collettore 250 €/cad 2 cad 500 €
Radiatore in acciaio 15 €/col 174 col 2610 €
Tubi in rame < ĭ 14 x 12 7 €/m 185 m 1295 €
Tubi in rame ĭ 22 x 19 12,50 €/m 25 m 312 €
Valvole e componentistica di completamento - - 2000 €
Totale 9017 €

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Tabella 9.3.2 – Costo d’allestimento impianto innovativo

Impianto innovativo Prezzo [€] Quantità Costo [€]


Caldaia murale a condensazione 2300 €/cad 1 cad 2300 €
Bollitore a doppio serpentino 1500 €/cad 1 cad 1500 €
Collettore 250 €/cad 2 cad 500 €
Pannelli solari 450 €/cad 24 cad 10800 €
Pannelli radianti a pavimento 60 €/mq 90 mq 5400 €
Tubi in rame < ĭ 14 x 12 7 €/m 108 m 756 €
Tubi in rame ĭ 22 x 19 12,50 €/m 25 m 312 €
Valvole e componentistica di completamento - - 2500 €
Totale 24068 €

Risulta decisamente visibile la differenza di costi tra le due tipologie d’impianto


studiate. Ipotizzando un periodo d’ammortamento del secondo impianto e considerando
il risparmio economico, si evince che la differenza di spesa iniziale è recuperata in circa
6 anni.
24068  9017 € # 6anni [a]
2462,68 € anno
Tale spesa risulta quindi sostenibile e realizzabile.

Altra considerazione fondamentale risiede nel fatto che il dimensionamento


dell’impianto a pannelli solari è stato effettuato su un’abitazione Wolf Haus, quindi con
dispersioni energetiche inferiori del 50% rispetto all’abitazione classica. Di
conseguenza il dimensionare l’impianto solare su quest’ultima comporta un aumento
spesa considerevole, pertanto, si consiglia di operare non per la totale copertura
energetica della casa, ma per una percentuale che può variare dal 40 al 60 % in modo
tale da contenere i costi d’istallazione, rendendo però accessibile l’utilizzo di energia
rinnovabile.

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Bibliografia
Prof. Enzo Bombardieri - “Appunti e dispense di fisica tecnica”
Prof. Enzo Bombardieri - “Appunti e dispense di impianti termotecnici”
Ing. Silvano Onori - “Appunti e dispense di impianti termotecnici”
“Elementi di termoventilazione e condizionamento dell’aria”- pubblicazione Aermec
“Idraulica – Gli impianti autonomi” - pubblicazione Caleffi
“Idraulica – Gli impianti a pannelli” - pubblicazione Caleffi
“Idraulica – Gli impianti a pannelli solari” - pubblicazione Caleffi

Principali siti web consultati


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