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Docente:  prof.  ing.  GUIDO  CAMPONESCHI                                                                                                                                                                                                rev.  0      data:  23/03/2017  
         

SISTEMI e AUTOMAZIONE

CONTROLLO E REGOLAZIONE
IMPIANTI TERMOTECNICI E IDROSANITARI
PREMESSA
Ogni ambiente dove è prevista la presenza di persone è generalmente indispensabile assicurare nel
tempo le dovute “CONDIZIONI DI BENESSERE”. In generale le condizioni
termoigrometriche  di progetto da prevedere all’interno di un qualsiasi ambiente sono:

INVERNO
Temperatura ………………20 + 2 °C
Umidità…………………….50-60 %

ESTATE
Temperatura ………………26 + 2 °C
Umidità…………………….50-60 %

Al fine di assicurare dette condizioni, in ogni ambiente dove è prevista la presenza di persone è
generalmente indispensabile prevedere un apposito “IMPIANTO DI CLIMATIZZAZIONE” (estivo
e/o invernale).

La potenzialità termica dell’impianto (di riscaldamento in inverno e di raffrescamento in estate)


dovrà controbilanciare il rispettivo CARICO TERMICO.
La conoscenza del carico termico consente di dimensionare un impianto di riscaldamento
che mantenga all’interno dello spazio occupato condizioni confortevoli, il che significa
garantire le condizioni del benessere ed in particolare un determinato valore di temperatura
dell’aria all’interno dell’involucro edilizio

CARICO TERMICO INVERNALE:

Qdisp. pareti + Qdisp. finestre + Qponti termici + Qventilazione

CARICO TERMICO ESTIVO:

Qpareti + Qfinestre + Qirrag. vetri + Qventil. + Qpersone + Qapp. elettr.

Durante le varie stagioni, la variazione delle condizioni climatiche esterne unitamente alle
variazioni dei carichi interni (persone, apparecchiature elettriche, irraggiamento solare, etc..)
sbilancia i valori termoigrometrici, con particolare riferimento ai valori della temperatura interna.

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Pertanto l’impianto termico, sia esso di riscaldamento invernale ovvero di raffrescamento estivo,
deve essere regolato continuamente al fine di mantenere circa costanti le condizioni
termoigrometriche interne dell’ambiente, con particolare riferimento alla temperatura interna Ti.

Ogni impianto termotecnico dovrà pertanto essere dotato di un apposito “sistema di regolazione” in
grado di regolare la Temperatura interna, mantenendola costante anche quando la situazione al
contorno cambia e si modifica rispetto alle condizioni di progetto; in pratica anche se la temperatura
interna è disturbata dalle variazioni climatiche esterne e dalle condizioni interne, essa non deve
discostarsi dai valori del benessere: 20 °C in inverno, 26 °C in estate.

Come si può vedere dallo schema sopra riportato, ogni sistema di regolazione è generalmente
composto dai seguenti componenti:

• Sonde di temperatura (temperat. Interna, temperatura esterna, temperatura di mandata dell’acqua, etc...)
• Regolatore con possibile “set point” del valore di riferimento desiderato della Temperatura interna
• Attuatori (vlavole on-off, valvole regolazione, termostati etc...)

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IMPIANTO AUTONOMO

Un impianto autonomo, è generalmente costituito da una caldaia (oppure da una pompa di calore), da un
collettore di distribuzione per ogni eventuale zona, e da un certo numero di terminali (radiatori, fan coil, split,
etc).

Se l’ambiente è costituito da un semplice appartamento, l’impianto sarà del tipo ad una sola zona; se invece
l’appartamento è grande, ovvero è un’unità immobiliare su 2 livelli (villino), l’impianto sarà sicuramente
suddiviso a più zone.
Nel primo caso (impianto autonomo ad una zona) il
sistema di controllo e regolazione sarà estremamente
semplificato e sarà costituito da un banale sistema ON-
OFF composto da un cronotermostato che attacca e stacca
la caldaia (ovvero la pompa di calore).

In particolare i cronotermostati attualmente in commercio


sono tutti provvisti delle seguenti funzioni:
• Scelta (set point) della temperat. interna desiderata
• Possibilità di 2 livelli di temperatura (giorno/notte)
• Regolazione dell’orario giornaliero di funzionamento
• Scelta di orari diversi in diversi giorni settimanali

Nel secondo caso (impianto autonomo a due zone) il


sistema di controllo e regolazione sarà simile al
precedente; saranno previsti un numero di
cronotermostati, uno per ogni zona. Questa volta però, il
cronotermostato non agisce sulla caldaia, ma il suo banale
sistema ON-OFF andrà ad aprire-
chiudere la valvola di zona
appositamente installa sul
corrispondente collettore. È ovvio
che la caldaia (ovvero la pompa di
calore) dovrà essere accesa/spenta
a mezzo di un “interruttore temporizzato” denominato TIMER. Il Timer consente di
programmare l'accensione e lo spegnimento automatico di dispositivi elettrici quali ad
esempio, luci, caldaie, condizionatori, sistemi di irrigazione, depuratori di piscina, ecc..

I
In pratica l’impianto non insegue un valore desiderato, ma con il suo funzionamento ad intermittenza
non si allontana mai troppo da esso. Questi sistemi on-off, privi di un “regolatore” non sono in grado di
regolare la temperatura interna, ma la mantengono all’interno di un intervallo di tolleranza (in genere
pari a + 1 °C) intorno al valore desiderato (set-point) da fissare pari a 20 °C in inverno, e a 26 °C in
estate.

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IMPIANTO CENTRALIZZATO CONDOMINIALE

Un impianto CENTRALIZZATO, è generalmente costituito da una caldaia condominiale (oppure da una


pompa di calore MULTISPLIT), da un collettore di distribuzione, e da un certo numero di partenze (una per
ogni “dorsale” dell’impianto, da un elevato numero di terminali (radiatori, fan coil, split, etc); molto spesso su
ogni dorsale è anche installato un circolatore per favorire la
distribuzione dell’acqua di riscaldamento in modo sicuro ed
omogeneo.

L’attuale normativa prevede una serie di controlli e


regolazioni; una parte di questi sono legati alla sicurezza ed
alla affidabilità dell’impianto, la parte rimanente è invece
legata all’efficienza dell’impianto ed al risparmio energetico.
Un impianto più efficiente consuma di meno ed inquina di
meno !!!
Generalmente gli impianti centralizzati sono dotati di una
centralina di controllo (programmatore) con la quale:

• vengono impostatati i tempi di accensione


dell’impianto;
• viene regolata automaticamente la temperatura di
mandata dell’acqua ai radiatori sulla base della temperatura
esterna, rilevata con una sonda di temperatura.

La centralina agisce su una valvola a 3 vie che miscela l’acqua calda di mandata con quella fredda di
ritorno. In questo modo, al variare della temperatura esterna, si riesce con una certa approssimazione, a
mantenere costante la temperatura dell’edificio (per esempio a 20°C).

 
Valvola  di  regolazione  a  3  vie  
 

     

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Gli impianti con vaso di espansione chiuso devono essere provvisti di:

a. valvola di sicurezza;
b. valvola di intercettazione del combustibile oppure valvola di
scarico termico;
c. vaso di espansione chiuso;
d. termostato di regolazione;
e. termostato di blocco;
f. pressostato di blocco;
g. termometro, con pozzetto per termometro di controllo;
h. manometro, con rubinetto a flangia per manometro di
controllo;
i. dispositivo di protezione pressione minima.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gli impianti con vaso di espansione aperto devono essere provvisti di:
a) vaso di espansione aperto;
b) tubo di sicurezza;
c) tubo di carico;
d) termostato di regolazione;
e) termostato di blocco;
f) termometro, con pozzetto per termometro di controllo;
g) manometro, con rubinetto a flangia per manometro di controllo;
h) dispositivo di protezione livello minimo.
 
 
 
 
 
 
 
(vedere  anche  schemi  JucKer  e  Caleffi  allegati  in  fondo  alla  dispensa)  
 
   

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Nel   caso   di   impianti   centralizzati   (come   ad   esempio   un   edificio   condominiale,   è   molto   difficile  
reperire   in   modo   congruo   ed   efficace   un   valore   sufficientemente   rappresentativo   della  
temperatura  interna.  
Si   può   però   regolare   attenuando   e/o   incrementando   la   potenza   erogata   all’impianto   di  
riscaldamento.   In   particolare   occorre   ricordare   che   detta   potenza   è   legata   alla   seguente  
espressione:  
 
𝑃𝑜𝑡. = 𝐺!"#$! ∗ 𝑐 ∗ 𝑇!"#$"%" − 𝑇!"#$!%$  
   
La   regolazione   avviene   agendo   sul   valore   della   temperatura   di   mandata   (e   non   sulla   portata):  
giornate   molto   fredde   richiedono   una   potenzialità   maggiore   e   pertanto   una   Tmandata   più  
elevata;   giornate   meno   fredde   richiedono   invece     una   potenzialità   minore   e   pertanto   una  
Tmandata  più  bassa.  

 
 
   

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Regolazione  SCAMBIATORI  di  CALORE  
 
In  uno  scambiatore  di  calore  esiste  sempre  un  circuito  “primario”  ed  un  circuito  “secondario”.  
Immaginiamoci   di   avere   uno   scambiatore   del   tipo   a   fascio   tubiero   nel   quale   il   fluido   caldo   che  
cede   calore   è   trasportato   nel   circuito  
primario   (ad   esempio   lato   “tubi”)   ed   il  
fluido   freddo   che   assorbe   calore   è  
trasportato   nel   circuito   secondario   (ad  
esempio  lato  “mantello”).  
 
Il   problema   della   regolazione   di   uno  
scambiatore   consiste   quasi   sempre   nel  
controllo   della   temperatura   di   uscita   del  
fluido  che  dobbiamo  scaldare.  
Questo   perché   quasi   sempre   il   “fluido  
caldo”   termovettore   proviene   dalla  
tubazione  di  mandata  di  una  “fonte  sicura”  
come   ad   esempio   una   centrale   termica  
oppure  un  impianto  di  teleriscaldamento.  
Per   controllare   la   temperatura   di   uscita   del   fluido   in   uscita   dal   secondario,   si   agisce   sul   fluido  
in  entrata  nel  primario  e  si  usa  quasi  sempre  un  sistema  costituito  da:  
 
• Sonda di temperatura fluido in uscita dal secondario
• Regolatore: centralina termostatata
• Attuatore: Valvola di regolazione a tre vie posta sull’uscita del
primario
• Tubazione di bypass sul circuito primario
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   

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Centrale  termica  per  impianto  di  riscaldamento  a  pannelli  radianti  (imp.  a  pavimento)  
 
Un  esempio  di  scambiatore  di  calore  regolato  con  temperatura  in  uscita  “controllata”  è  quello  
rappresentato  in  figura    
 

 
 
In   questo   esempio   una   centrale   termica   deve   alimentare   un   impianto   di   riscaldamento   del  
tipo  a  “pavimento”;  la  caldaia  produce  acqua  calda  a  circa  80  °C  mentre  i  pannelli  radianti  (a  
pavimento)  richiedono  per  il  loro  funzionamento  acqua  a  temperatura  di  circa  40  °C.  
Lo   scambiatore   di   calore   ha   il   primario   collegato   alla   caldaia   ed   il   secondario   collegato  
all’impianto  a  pavimento.  
Il  regolatore  ha  i  seguenti  dati  input  ricevuti  dalle  varie  sonde  di  temperatura:  
• Temperatura di mandata ai pannelli radianti a pavimento
• Temperatura esterna
• Set point impostato a 40 °C con curva di regolazione (vedi esempio impianto centralizzato)
 
Il  regolatore  confronta  la  differenza  di  temperatura  tra  il  valore  di  “set-­‐point”  pari  a  40  °C  e  
quello  misurato  sulla  mandata  del  secondario,  e  comanda  la  valvola  a  tre  vie  in  modo  tale  da  
regolare  e  miscelare  più  o  meno  l’acqua  calda  proveniente  dalla  caldaia  ad  alta  temperatura  
con  l’acqua  proveniente  dal  by-­‐pass  ovviamente  a  temperatura  più  bassa.  
 
Se  la  temperatura  in  uscita  è  più  bassa  del  valore  settato  (ad  esempio  35  °C),  la  valvola  chiude  
il  by-­‐pass  a  favore  dell’acqua  calda  proveniente  dalla  caldaia:  la  potenzialità  dello  scambiatore  
tende   ad   aumentare   e   così   la   temperatura   in   uscita   cresce   fino   a   raggiungere   il   valore  
desiderato  (40  °C).  
 
Se   la   temperatura   in   uscita   è   più   alta   del   valore   settato   (ad   esempio   45°),   la   valvola   chiude  
l’acqua  calda  proveniente  dalla  caldaia  a  favore  del  by-­‐pass:  la  potenzialità  dello  scambiatore  
tende  a  diminuire  e  così  la  temperatura  in  uscita  scende  fino  a  raggiungere  di  nuovo  il  valore  
desiderato  (40  °C).  
 
 
   

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Sottocentrale  di    scambio  impianto  di  TELERISCALDAMENTO  
 
 

 
In   questo   esempio   una   rete   di   acqua   surriscaldata   di   impianto   di   teleriscaldamento   deve  
alimentare  un  impianto  di  riscaldamento  del  tipo  tradizionale.  
L’impianto   di   teleriscaldamento   produce   acqua   calda   a   circa   120   °C   mentre   i   radiatori  
dell’impianto   di   riscaldamento   centralizzato   condominiale   richiedono   per   il   loro  
funzionamento  acqua  a  temperatura  di  circa  75  °C.  
Lo   scambiatore   di   calore   ha   il   primario   collegato   alla   acqua   surriscaldata   ed   il   secondario  
collegato  all’impianto  di  riscaldamento  a  radiatori.  
 
Il   principio   di   funzionamento   è   come   quello   trattato   nell’esempio   precedente,   con   la   sola  
differenza  che  il  valore  di  set  point  è  questa  volta  pari  a  75  °C.  
 

 
 
 
   

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SISTEMI  AD  ACCUMULO  PER  LA  PRODUZIONE  DI  ACUA  CALDA  SANITARIA  
 
Nei sistemi di produzione ad accumulo di ACS, l’acqua calda è prodotta e accumulata in
appositi serbatoi ad una temperatura di circa 15-20°C più elevata rispetto a quella di utilizzo
(40-45 °C), e comunque in genere ad una temperatura non inferiore a 60 °C per scagionare
il rischio Legionella.
L'accumulo serve per poter far fronte al fabbisogno dei periodi di massima richiesta senza
dover impegnare potenze termiche troppo elevate.    

 
Nello   schema   sopra   indicato   sono   evidenziate   tutti   i   componenti   necessari   alla   regolazione   ed  
alla  sicurezza  dell’impianto.  
In  particolare  il  controllo  delle  temperature  è  operato  su  due  fronti:  
 
• Controllo della temperatura di accumulo all’interno del “bollitore”.
• Controllo della temperatura di mandata dell’ACS ai servizi (docce, lavabi, etc...)
 
Il   primo   dei   due   controlli   è   operato   generalmente   con   un   sistema   ON/OFF   costituito   da   un  
termostato   ad   immersione   che   attacca   e   stacca   la   pompa   di   circolazione,   installata   sul  
collegamento  alla  caldaia,  che  alimenta  il  fascio  tubiero  interno  allo  scambiatore.  Laddove  non  
fosse   prevista   una   pompa   di   circolazione,   in   sua   sostituzione   dovrà   essere   installata   una  
valvola  a  2  vie  automatica  on-­‐off  (normalmente  chiusa).  
 
Il   secondo   dei   due   controlli   sopra   menzionati   è   assicurato   con   il   sistema   della   valvola  
regolatrice   a   3   vie   (miscelatore   termostatico)   e   by-­‐pass   con,   del   tutto   simile   a   quello   già  
utilizzato  nei  precedenti  esempi  degli  scambiatori.  Questa  volta  la  valvola  a  3  vie  è  installata  
tra   la   mandata   ACS   (tubazione   rosa)   e   l’acqua   fredda   di   alimentazione   dei   bagni   (tubazione  

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azzurra).   Il   valore   del   set   point   è   rappresentato   dalla   temperatura   di   riferimento   pari   alla  
temperatura  max  desiderata  per  l’ACS  da  inviare  ai  bagni  e  generalmente  uguale  a  circa  45  °C.  
 
UNITÀ  DI  TRATTAMENTO  ARIA  
 
Negli impianti di condizionamento ed in particolare nelle UTA (unità di trattamento aria) il
controllo e la regolazione delle condizioni termoigrometriche dell’aria sono effettuate sulle
apparecchiature. Ad esempio il controllo della temperatura dell’aria trattata ed immessa
nell’impianto di climatizzazione è realizzato direttamente sulle batterie di
riscaldamento/raffreddamento. Queste di fatto possono essere considerate dei semplici
scambiatori aria/acqua. Il controllo del fluido uscente dal secondario (aria trattata) è
realizzato sul circuito primario (acqua calda/fredda) mediante il solito sistema della  valvola  
regolatrice  a  3  vie  (miscelatore  termostatico)  e  by-­‐pass.  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il  sistema  è  in  genere  costituito  da  una  centralina  (regolatore)  che  riceve  i  dati  di  input  dalle  
varie  sonde  di  temperatura:  
• Sonda temperatura esterna (installata sul canale dell’aria esetrna, in prossimità dell’UTA)
• Sonda temperatura interna (installata sul canale di ricircolo, in prossimità dell’UTA)
• Sonda temperatura aria di mandata ai locali
Il   regolatore   confronta   il   valore   misurato   con   quello   di   riferimento   (set   point)   e   quindi,   a  
mezzo  dei  segnali  di  output  comanda  la  regolazione  della  valvola  a  3  vie  rispettivamente  della  
batteria   fredda   (situazione   estiva)   ovvero   della   batteria   di   riscaldamento   (situazione  
invernale).  
 
 
 
 
   

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VALVOLE TERMOSTATICHE
Sia negli impianti centralizzati che in quelli individuali si sono fatti grandi passi nella dire-
zione di consumare l’energia solo dove e quando serve. Ma si può fare di più. Si può
regolare la temperatura di ogni singolo ambiente per sfruttare anche gli apporti gratuiti di
energia, cioè quelli dovuti, ad esempio, alla presenza di molte persone, ai raggi del sole
attraverso le finestre, agli elettrodomestici.  

Per ogni radiatore, al posto della valvola manuale, si può installare una valvola termostatica
per regolare automaticamente l’afflusso di acqua calda in base alla temperatura scelta ed
impostata su una apposita manopola graduata. La valvola si chiude
mano a mano che la temperatura ambiente, misurata da un sensore, si
avvicina a quella desiderata, consentendo di dirottare ulteriore acqua
calda verso gli altri radiatori, ancora aperti. In questo modo si può
consumare meno energia nelle giornate più serene, quando il sole è
sufficiente per riscaldare alcune stanze, oppure, ad esempio, impostare
una temperatura più bassa nelle stanze da letto e una più alta in bagno o anche lasciare i
radiatori aperti al minimo quando si esce da casa.

Le valvole termostatiche, installate negli impianti centralizzati hanno anche una buona
influenza sull’equilibrio termico delle diverse zone dell’edificio. Quando i piani più caldi
arrivano a 20°C le valvole chiudono i radiatori consentendo un maggiore afflusso di acqua
calda ai piani freddi.

Come funziona una valvola termostatica?


Le termostatiche sono valvole che, oltre ad esercitare le normali funzioni delle valvole per
corpi scaldanti, sono in grado anche di regolare la temperatura ambiente dei locali in cui
sono installate. Sono essenzialmente costituite da tre parti:

1. il corpo valvola dove si trovano alloggiati il pistone e l’otturatore;


2. la manopola di regolazione che serve ad impostare la temperatura voluta;
3. il bulbo di dilatazione che fornisce la forza motrice necessaria per far funzionare la
valvola.

La manopola di regolazione e il bulbo possono essere montati direttamente sul corpo


valvola, oppure possono essere installati a distanza.

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Conviene installare a distanza il bulbo quando la valvola non si trova in condizioni idonee a
rilevare una temperatura ambiente significativa: ad esempio quando è posta in nicchie o
sotto le tende, oppure ancora quando è esposta direttamente ai raggi del sole e alle correnti
d’aria.

I tempi e i modi con cui le valvole termostatiche intervengono a regolare la temperatura


ambiente si possono così riassumere:

a) se la temperatura dell’aria è più alta di quella prefissata, il bulbo si dilata e manda in


chiusura (parziale o totale) l’otturatore della valvola. Diminuisce così (fino ad
annullarsi) il flusso del fluido attraverso il corpo scaldante e quindi la quantità di
calore ceduta all’ambiente;
b) se la temperatura dell’aria è più bassa di quella prefissata, il bulbo si contrae e
consente una maggior apertura della valvola. Aumenta così il flusso del fluido
attraverso il corpo scaldante e quindi la quantità di calore ceduta all’ambiente.

Le valvole termostatiche normalmente utilizzate sono le del tipo a “2 vie”, ma possono


essere utilizzate anche altre tipi:

❐ valvole termostatiche a 3 vie,
❐ valvole termostatiche a 4 vie,
❐ valvole termostatiche a


sistema misto.

• Le valvole termostatiche a 2 vie regolano la temperatura


ambiente facendo variare la quantità di fluido che passa sia
attraverso il corpo scaldante, sia attraverso il circuito secondario
derivato. Fanno quindi funzionare gli impianti a portata variabile

• Le valvole termostatiche a 3 vie regolano la temperatura


ambiente facendo variare la quantità di fluido che passa
attraverso il corpo scaldante e mantenendo praticamente
costante la portata del circuito secondario derivato.
Questo tipo di funzionamento è possibile grazie alla via di by-
pass e consente di far funzionare gli impianti praticamente a
portata costante sia con valvole chiuse, sia con valvole aperte.

Le valvole che fanno funzionare gli impianti a portata costante (cioè quelle dotate di by-
pass esterni o interni) non creano problemi.

Si tratta però di valvole che (seppur molto utilizzate nei paesi nordeuropei) non trovano da
noi molti estimatori, perché sono giudicate ingombranti e poco in linea con i nostri canoni
estetici.

Le valvole che fanno funzionare gli impianti a portata variabile (cioè quelle a 2 vie) possono
invece dar luogo a seri inconvenienti. Infatti queste valvole variando le portate fanno variare
notevolmente anche le pressioni e in tal modo squilibrano gli impianti.

Ed è proprio a tali squilibri che sono da addebitare (come vedremo meglio in seguito)

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numerosi inconvenienti, quali: la rumorosità delle valvole, l’irregolare funzionamento delle
pompe e il surriscaldamento dell’acqua in zona caldaia.

Per motivi di natura estetica, sono tuttavia queste le valvole scelte di preferenza nel nostro
paese. Pertanto sono queste le valvole che dobbiamo saper utilizzare correttamente.

In particolare dobbiamo saper ben riconoscere le insidie che esse possono nascondere e
dobbiamo conoscere anche l’uso dei materiali e delle tecniche di equilibratura che servono a
disattivare tali insidie.

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Per evitare gli inconvenienti connessi all’uso delle valvole termostatiche a due vie si può
ricorrere all’aiuto dei seguenti dispositivi di equilibratura:

1. valvole di sfioro

2. regolatori di pressione differenziale a membrana

3. pompe a velocità variabile

4. autoflow

VALVOLE DI SFIORO

Sono valvole a molla che servono a realizzare by-pass per limitare la differenza di pressione
fra due punti dell’impianto. Sono costituite essenzialmente da una manopola di regolazione,
da una molla interna di contrasto e da un
otturatore.

L’otturatore apre il circuito di by-pass solo


quando è sottoposto ad una pressione
differenziale superiore a quella impostata sulla
manopola di regolazione. Queste valvole sono
installate sia a by-pass dell’impianto, sia a by-
pass delle pompe. La soluzione che prevede il
by-pass dell’impianto è in genere preferibile
perchè assicura la circolazione del fluido
attraverso la caldaia anche a valvole termostatiche chiuse. Le
valvole di sfioro sono valvole che presentano il vantaggio di
essere poco costose. Tuttavia, in zona caldaia e con acque “dure”,
sono esposte al pericolo del calcare che può “incollare” alla sede
i loro otturatori.

REGOLATORE DI PRESSIONE

Servono a mantenere costante la pressione differenziale fra due punti


dell’impianto.

Sono essenzialmente costituiti da una manopola (o


da un cursore) di regolazione, due sonde per il rilievo
della pressione e un otturatore comandato da una
membrana.

Al variare della pressione differenziale, l’otturatore


si apre, o si chiude, in modo da mantenere costante la
differenza di pressione impostata sulla manopola o

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sul cursore di regolazione.

Oltre che in posizione di by-pass, questi regolatori di pressione possono essere installati
anche direttamente sulla rete di distribuzione dell’impianto I regolatori di pressione
differenziale a membrana sono in grado di assicurare ottime prestazioni. Non sono tuttavia
molto utilizzati perché hanno un costo elevato e sono alquanto ingombranti.

POMPE A PORTATA VARIABILE

Sono pompe in grado di controllare e regolare automaticamente la pressione differenziale


ceduta all’impianto. Possono lavorare sia a pressione costante, sia a pressione
proporzionale.
Nel primo caso (al di sotto di una certa portata) la pressione differenziale della pompa è
mantenuta a livello costante indipendentemente dalla quantità di fluido che circola
nell’impianto.
Nel secondo caso invece (sempre al di sotto di una certa portata) la pressione differenziale
della pompa diminuisce col diminuire della quantità di fluido che circola nell’impianto.

AUTOFLOW

Sono dispositivi in grado di mantenere automaticamente costante


la quantità di fluido che passa attraverso le derivazioni su cui sono
posti.
L’elemento regolatore di questi stabilizzatori di portata è un
pistone mobile con sezione di passaggio a geometria variabile.
La relazione pressioni/portate degli autoflow può essere
rappresentata con un diagramma del tipo sotto riportato.

Nel contesto che stiamo esaminando gli autoflow consentono di


attivare by-pass in grado di assicurare (anche a valvole
termostatiche chiuse) una ben determinata portata attraverso il
generatore di calore.

5 REGOLE D’ORO PER UN CORRETTO UTILIZZO DELLE TESTINE TERMOSTATICHE


1. Eliminare copritermosifoni e coperture varie dai caloriferi.

2. Chiudere la valvola (impostando il valore 1 o “fiocco di neve”) quando si cambia l’aria nelle stanze, tenendo finestre e caloriferi

aperti contemporaneamente si spreca una grande quantità di calore.

3. Chiudere le tapparelle la sera, in modo da non disperdere inutilmente il calore.

4. Lasciare la testina sul 5 nel periodo estivo, in modo da evitare la formazione di calcare e il conseguente blocco della stessa.

5. Lasciare la valvola sul 1/2 nelle stanze che non si utilizzano o se si lascia vuoto l’alloggio per alcuni giorni.

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CONTABILIZZAZIONE CALORE

Ripartitore di calore
Il ripartitore di calore è uno strumento fondamentale nel sistema di contabilizzazione del
calore. Il ripartitore di calore conteggia, attraverso algoritmi matematici, la potenza
resa dal radiatore attraverso la differenza di temperatura fra ambiente e media del radiatore.

La norma UNI EN 834:1997 esprime il calcolo con la seguente formulazione


 
 
 

 
Quanti tipi di ripartitori di calore esistono?

Esistono due tipi di ripartitore di calore:

• Ad 1 Sensore, per il calcolo del salto termico viene considerata una temperatura
ambiente costante di 20°C il sensore di temperatura è posto sul retro del ripartitore di
calore per calcolare la temperatura media del radiatore. Questo ripartitore di calore
non viene quasi più utilizzato ed è stato sostituito da quelli a due sensori.

• A 2 Sensori, a differenza del ripartitore di calore a un sensore questo ha anche un


sensore per la temperatura ambiente. Questi ripartitori di calore sono i più utilizzati, e
sono più precisi dei precedenti.

Il ripartitore deve essere


programmato con il valore di
potenza del radiatore sul quale è
installato. La potenza del radiatore
viene calcolata in base alla norma
UNI 10200 o alla norma EN 442 in
funzione della tipologia radiatore
(colonne, piastre, ecc…), delle
dimensioni e del rispettivo numero
di elementi. Il ripartitore di calore
deve essere installato nella posizione indicata da ciascun costruttore, poiché deve poter

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rilevare la temperatura media superficiale del radiatore. La temperatura può essere
considerata quella più corretta per il calcolo se rilevata nella sua mezzeria ad un’altezza pari
al 75% dell’altezza stessa del radiatore.

Come avviene la trasmissione dei dati nel ripartitore di calore?

trasmissione unidirezionale
Sono dispositivi che non possono essere interrogati ma provvedono autonomamente ad
inviare il segnale relativo alla lettura con una frequenza temporale impostata (ad esempio
ogni 10 minuti): la trasmissione avviene in continuo e solo ad orari programmati e
prestabiliti. Per la lettura di queste tipologie di ripartitori è necessario recarsi sul posto ed
attendere la trasmissione dei dati oppure occorre installare ricevitori radio nel palazzo in
grado di ricevere e trasmettere le letture ai concentratori di dati (obbligo in questo caso di
progettare ed installare un’architettura di registrazione dati nel palazzo). Proprio perché non
è possibile interrogare il ripartitore, questi dispositivi non possono essere parametrizzati via
radio.
trasmissione bidirezionale
Il ripartitore di calore con trasmissione radio bidirezionale può essere parametrizzato poiché
è in grado di ricevere i dati specifici del radiatore e può essere interrogato ed inviare quindi
il conteggio della lettura solo quando chiamato. Poiché la trasmissione avviene solo in
concomitanza della richiesta del letturista non è necessario costruire un’architettura di
registrazione dati nel palazzo (se non espressamente richiesto). Non è necessario entrare
nell’alloggio per eseguire la lettura che può avvenire tranquillamente da remoto
 
Come avviene la lettura dei dati del ripartitore di calore?

È necessario sapere che il ripartitore di calore non misura alcun parametro fisico (come può
fare una bilancia con i kg), ma mostra degli algoritmi matematici. Essi rappresentano un
valore proporzionale rispetto al consumo di riscaldamento totale dell’edificio. Il consumo
totale del vostro appartamento
sarà calcolato solamente
attraverso i valori espressi da
tutti gli altri ripartitori di
calore che saranno presenti
anche nei restanti
appartamenti che fanno parte
dell’edificio.
Dunque il numero
visualizzato sul display non
indica né l’energia consumata
(kWh) né la spesa di
riscaldamento (€), è un
numero adimensionale.
E’ dunque importantissimo parametrizzare correttamente l’intero impianto di contabilizzazione. E’
necessario affidarsi a professionisti che ne garantiscano questo aspetto per non recare scompensi
di spesa nei confronti di alcuni condomini.

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Per evitare qualsiasi tipo di manomissione, l’apparecchio è sigillato con un piombino e nel
caso in cui venga rimosso dalla posizione prestabilita registra data e ora dell’alterazione che
viene comunicata immediatamente ai nostri tecnici.
 
Con la direttiva UE 2012/27/UE l’installazione delle valvole termostatiche sui
termosifoni diventa obbligatorio, a partire dal 31 dicembre 2016.
Il termine ultimo è stato spostato a giungo 2017.
 
L’obbligo  dell’installazione  dei  ripartitori  di  calore  e  delle  valvole  termostatiche  ha  un  duplice  
scopo:  quello  di  ridurre  l’inquinamento  e  quello  di  permettere  ai  cittadini  di  riscaldarsi,  
all’interno  di  condomini  con  riscaldamento  centralizzato,  nel  miglior  modo  eliminando  gli  
sprechi.  
 
 
 
   

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SCHEMA  Centrale  termica  completo  di  tutti  i  necessari  dispositivi  di  sicurezza  
 

 
 

SCHEMA Centrale termica destinata al riscaldamento

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SCHEMA Centrale termica destinata al riscaldamento ed alla produzione di ACS

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