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IL SENSO
RELIGIOSO,
VERIFICA
DELLA FEDE
di Julián Carrón

Presentazione del libro di Luigi Giussani Il senso religioso (Rizzoli), 26 gennaio 2011.
Palasharp di Milano e in collegamento video con 180 città italiane

Antoon van Dyck, L’apostolo Giuda Taddeo, 1619-21. Kunsthistorisches Museum Vienna. FEBBRAIO 2011 I
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IL SENSO RELIGIOSO, VERIFICA DELLA FEDE

DI J ULIÁN C ARRÓN 1. IL SENSO RELIGIOSO, VERIFICA DELLA FEDE vato che ciò accade non solo là dove il cristia-
«Quando miro in cielo arder le stelle; / Dico nesimo non è più proposto secondo la sua na-
fra me pensando: / A che tante facelle? / Che fa tura di avvenimento, ma anche per una man-
Presentazione l’aria infinita, e quel profondo / Infinito seren? canza dell’umano in noi. Il cristianesimo,
del libro di Luigi che vuol dir questa / Solitudine immensa? ed io infatti, ha un grande “inconveniente”: esso ri-
Giussani Il senso che sono?» (G. Leopardi, Canto notturno di un chiede degli uomini per essere riconosciuto e
religioso (Rizzoli), pastore errante dell’Asia, vv. 84-89). Questa poe- vissuto. Negli Esercizi della Fraternità dello
26 gennaio 2011. sia di Giacomo Leopardi esprime in modo mi- scorso anno ho cercato, attraverso la rilettura
Palasharp rabile l’esperienza in cui si svela il senso religioso di alcuni capitoli de Il senso religioso, di mo-
di Milano dell’uomo. L’impatto dell’io con la realtà sca- strare la natura e la dinamica di quell’“umano”
e in collegamento tena la domanda umana. Vi è cioè in noi una che in noi manca, viene meno, si blocca. Tanti
struttura nativa che, nell’impatto col reale, viene sono stati colpiti dalla pertinenza di quei capi-
video con 180
inesorabilmente messa in moto, così da mobi- toli al percorso che stiamo compiendo e mi
città italiane
litare tutto il dinamismo della nostra persona. hanno chiesto di riprendere insieme, da que-
Nella misura in cui vive, nessun uomo può sta prospettiva, l’intero testo.
evitare certe domande, a prescindere dalla pro-
pria appartenenza etnica o culturale: «“Qual è Ma che cosa significa affrontare Il senso reli-
il significato ultimo dell’esistenza?”, “Perché gioso dall’interno della fede? Noi siamo abituati
c’è il dolore, la morte, perché in fondo vale la a intendere il «senso religioso» come una sem-
pena vivere?”. O, da un altro punto di vista: “Di plice premessa alla fede; perciò, esso ci sembra
che cosa e per che cosa è fatta la realtà?”». Il quasi inutile, una volta che la fede sia rag-
senso religioso - ci ha insegnato sempre don giunta. Come fosse una scala che ci serve per
Giussani - si identifica con la natura del nostro salire al piano superiore: una volta saliti, pos-
io in quanto si esprime in queste domande, siamo fare a meno della scala. No! Non solo oc-
«coincide con quel radicale impegno del nostro io corre un senso religioso sempre vivo affinché
con la vita, che si documenta in queste domande» il cristianesimo venga riconosciuto e speri-
(L. Giussani, Il senso religioso, Rizzoli, Milano mentato per quello che è - come ci ha ricordato
2010, p. 59)*. sempre don Giussani citando Niebuhr:
Ma perché riprendere ora, rendendolo og- «Niente è tanto incredibile quanto la risposta
getto del nostro lavoro comune, il testo de Il a una domanda che non si pone» (Cfr. R. Nie-
senso religioso? È una domanda che mi sono buhr, Il destino e la storia. Antologia degli scritti,
sentito rivolgere in diverse occasioni da quando BUR, Milano 1999, p. 66), o non si pone più -;
abbiamo preso tale decisione. L’idea è emersa ma - in secondo luogo - è proprio nell’incon-
dall’esperienza degli ultimi Esercizi della Fra- tro con l’avvenimento cristiano che il senso
ternità, in cui ho riletto due capitoli de Il senso religioso si rivela in tutta la sua originale por-
religioso “dal di dentro della fede”, come ho tata, raggiunge una definitiva chiarezza, viene
avuto modo di osservare. educato e salvato. Cristo è venuto per educarci
Tutto è nato dalla constatazione, anche in al senso religioso, come ci ha sempre detto
noi, che pure abbiamo la grazia di essere im- don Giussani (lo riprenderò dopo). Un senso
mersi in una certa storia, di una fragilità della religioso vivo rappresenta perciò una verifica
fede come conoscenza (che abbiamo chiamato della fede.
«frattura tra sapere e credere»). Anche noi, È molto significativa in questo senso la ri-
cioè, partecipiamo della riduzione della fede a sposta di don Giussani a una domanda di An-
sentimento o a etica. Don Giussani ha osser- gelo Scola, nel corso di una nota intervista:

*Il senso religioso è «l’inclinazione dell’uomo verso il suo principio e verso il suo ultimo destino; l’avvertenza indistinta, balenata intuitivamente alla sua
coscienza, del proprio essere dipendente e responsabile; il pronunciamento informe e naturale dell’anima circa il proprio arcano rapporto verso l’Esse-
re supremo; il nativo gesto della natura umana in atteggiamento di adorazione e di supplica; l’esigenza dello spirito verso un Infinito personale, come
dell’occhio verso la luce, del fiore verso il sole». Era il 1957 quando nella sua lettera pastorale per la Quaresima ambrosiana l’allora cardinale Giovanni
Battista Montini adoperava queste parole. E pochi mesi dopo, Luigi Giussani pubblicava la prima edizione del testo Il senso religioso. Esattamente qua-
rant’anni dopo, don Giussani terminò l’ultima e definitiva versione di quest’opera (che è anche il primo volume del suo fondamentale PerCorso).

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«La sua proposta pedagogica - chiede Scola - stesso, di mantenerlo nella posizione giusta per Guercino, San Pietro
fa leva sul senso religioso dell’uomo; è così?». affrontare tutta l’esistenza, con le sue prove e la (1624), Galleria Palatina,
Palazzo Pitti, Firenze.
«Il cuore della nostra proposta - risponde sua problematicità.
Giussani - è piuttosto l’annuncio di un avveni- Ecco, allora, la prospettiva da cui leggeremo
mento accaduto, che sorprende gli uomini allo il testo: ripercorrendo Il senso religioso, e con-
stesso modo in cui, duemila anni fa, l’annuncio frontandoci con esso, potremo verificare fino
degli angeli a Betlemme sorprese dei poveri pa- a che punto l’esperienza che abbiamo fatto in
stori. Un avvenimento che accade, prima di questi anni è riuscita a incidere sulla nostra
ogni considerazione sull’uomo religioso o non vita o, in altri termini, «in che cosa Cristo è
religioso. È la percezione di questo avvenimento utile per il cammino che l’uomo fa nel rap-
che resuscita o potenzia il senso elementare di porto con le cose, camminando verso il suo
dipendenza e il nucleo di evidenze originarie cui destino. Altrimenti, se non ha questa inci-
diamo il nome di “senso religioso”» (L. Gius- denza come presenza reale, Cristo è una cosa
sani, Un avvenimento di vita, cioè una storia, che non c’entra con la vita, che non c’entre-
Edit-Il Sabato, Roma/Milano 1993, p. 38). L’av- rebbe con la vita. C’entrerebbe con la vita fu-
venimento cristiano resuscita o potenzia, per- tura, ma non c’entrerebbe con questa vita;
ciò, il senso religioso, cioè il senso dell’originale che è la posizione propria del protestante-
dipendenza e le evidenze originarie. simo» (L. Giussani, L’attrattiva Gesù, BUR,
Milano 1999, p. 287). Se Cristo è presente, in-
Se il lavoro di questi anni sul libro di don fatti, non è in forza del nostro dire, ma attra-
Giussani Si può vivere così? ci ha permesso di ve- verso dei segni che Lo possiamo riconoscere.
dere la novità umana che nasce dalla fede, così «È, se opera» (L. Giussani, Lettera alla Frater-
da poter verificare la pertinenza della fede alle nità, 7 ottobre 1997), questa è la regola che ci
esigenze della vita, quello che stiamo per intra- siamo sentiti dire sempre. Posso scoprire che
prendere su Il senso religioso potrà permetterci Cristo è presente per i segni del risveglio
di approfondire lo sguardo su questa perti- umano che vedo accadere in me o negli altri.
nenza: essa si documenta, infatti, nella capacità Tanto è oggettiva la Sua presenza quanto sono
della fede di ridestare l’io, di farlo diventare se oggettivi i segni che la documentano. »

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» Impegnandoci con il testo de Il senso reli- riduzione della percezione della realtà, priva di
gioso, potremo allora verificare se l’incontro mistero. Ed è ciò che si può constatare nella «de-
con Cristo ha «resuscitato o potenziato» il senso stituzione del visibile», nell’appiattimento o
originale di dipendenza, il nucleo di evidenze ed nello svuotamento delle circostanze, di ciò che
esigenze originali (di verità, giustizia, felicità, ci capita, che normalmente operiamo: la re-
amore) che don Giussani chiama «senso reli- altà, che si presenta originariamente alla nostra
gioso» e che si destano nell’impatto dell’io con ragione come segno, viene ridotta al suo aspetto
la realtà. Ora, se è vero che l’emergenza di tali percettivamente immediato, privata del suo si-
evidenze ed esigenze originali è in un certo gnificato, della sua profondità. Per questo tante
senso inevitabile, è altrettanto vero che la co- volte - ciascuno lo può verificare nella propria
scienza di esse è normalmente ridotta, offu- esperienza - soffochiamo nelle circostanze:
scata o messa a tacere. È ciò che si può cogliere quando è ridotta ad apparenza, la realtà di-
nella debolezza o nella assenza, anche fra noi, venta una gabbia.
magari dopo anni di permanenza nel movi- Come osservava anni fa l’allora cardinal Rat-
mento, del senso del mistero nella percezione zinger, «una delle funzioni della fede, e non tra
del nostro io, che viene così tragicamente ri- le più irrilevanti, è quella di offrire un risana-
dotto - molto più spesso di quanto ci rendiamo mento alla ragione come ragione, di non usarle
conto - a somma di prestazioni e di reazioni, a violenza, di non rimanerle estranea, ma di ri-
conseguenza di antecedenti storici e biologici, a condurla nuovamente a se stessa» (J. Ratzinger,
prodotto delle circostanze. Ecco perché un Fede, Verità, Tolleranza, Cantagalli, Siena 2003,
senso religioso desto, senza rimozioni o censure, p. 142). L’esaltazione della ragione, la libera-
costituisce un segno e una verifica dell’incontro zione dalle sue riduzioni, è di nuovo la verifica
con qualcosa d’altro più grande di sé. di una fede reale.
Lo stesso si può dire a proposito della ra-
gione, che l’esperienza rivela come «esigenza Ora, perché è così decisivo oggi il ridestarsi del
operativa a spiegare la realtà in tutti i suoi fattori, senso religioso? Perché abbiamo questa ur-
così che l’uomo sia introdotto alla verità delle genza? È decisivo perché il senso religioso è il
cose» (L. Giussani, Il senso religioso, op. cit., p. criterio ultimo di ogni giudizio, di un giudizio
133). Sfidata dall’impatto con la realtà a essere vero e autenticamente «mio»: se non vogliamo
veramente se stessa («inesausta apertura») e a «essere ingannati, alienati, schiavi di altri, stru-
mettersi in moto alla ricerca della sua spiega- mentalizzati» (L. Giussani, Il senso religioso, op.
zione esauriente, la ragione raggiunge il suo cit., p. 13), dobbiamo abituarci a paragonare
autentico culmine intuendo l’esistenza di un ol- tutto con quel criterio immanente e oggettivo
tre da cui tutto scaturisce e a cui tutto rimanda. che è il senso religioso. Dopo l’incontro cri-
«Il vertice della conquista della ragione è la per- stiano, noi continuiamo infatti a vivere nel
cezione di un esistente ignoto, irraggiungibile, mondo e siamo chiamati ad affrontare, come
cui tutto il movimento dell’uomo è destinato, tutti, le sfide della vita. Dobbiamo affrontarle in
perché anche ne dipende. È l’idea di mistero» questo momento particolare, storico, domi-
(Ibidem, p. 162). Una persona che non bloccasse nato dalla confusione e dal «calo del desiderio»,
il dinamismo razionale messo in moto dal- da un razionalismo soffocante, da una parte, e
l’impatto con la realtà arriverebbe a vivere la co- da un sentimentalismo dilagante, dall’altra,
scienza del mistero. E quanto più vivesse inten- dalla riduzione della realtà ad apparenza e del
samente il reale, tanto più la dimensione del cuore a sentimento. Se Cristo non incide su di
mistero le diventerebbe familiare. noi ridestando la nostra umanità, allargando la
Ma, anche qui, grande, quasi irresistibile è la nostra ragione e non riducendo la realtà, ci tro-
tentazione di ridurre, di utilizzare la ragione viamo a pensare come tutti, con la stessa men-
come misura, invece che come finestra spalan- talità di tutti, perché il criterio di giudizio che
cata «di fronte all’inesausto richiamo del reale» pure originalmente possediamo, il «cuore», che
(Ibidem, p. 134). La conseguenza inevitabile è la è ragione e affezione insieme, è avvolto in quella

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confusione. Ciò significa che noi possiamo che mira a gettare l’uomo nella confusione, a ri- Diego Velázquez, San
continuare ad affermare le “verità” della fede, durre il suo desiderio e a favorire un uso ridotto Tommaso (1619), Musée
des Beaux-Arts d’Orléans.
ma non essere protagonisti della storia, poiché della ragione), fa sorgere la domanda sulla ra-
in noi non vi è nessuna diversità rilevabile, gionevolezza della fede. Perché è ragionevole es-
come ha detto Benedetto XVI: «Il contributo sere cristiani? Qual è la convenienza umana
dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della della fede? Il motivo per cui tanti abbando-
fede diventa intelligenza della realtà» (Bene- nano la fede è che non sorprendono alcun ri-
detto XVI, Discorso ai partecipanti alla XXIV scontro della sua convenienza. Così il potere
Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i può allargare sempre più la sua influenza, tro-
laici, Città del Vaticano, 21 maggio 2010). vando l’uomo sempre più disarmato. «È come
Questo, oltre a farci diventare inutili per la se il potere, vale a dire la mentalità dominante,
storia (sempre più dominata da un “potere” avesse costretto i nostri educatori, compresi »

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Abraham Bloemaert, » i genitori, ad alterare la semplicità della no- dicare una soluzione alla situazione in cui vi-
San Matteo stra natura [“le evidenze originarie”, dicevamo viamo, ci troviamo a ripetere le risposte di
e l’angelo, 1621.
prima] fin da piccoli. Perciò bisogna recuperare tutti: alcuni pensano che la soluzione sia met-
la semplicità della natura nostra. Questa Scuola tersi d’accordo («stare insieme»), altri che
di comunità su Il senso religioso non è nient’al- essa si trovi nella politica, in una maggiore
tro che un invito e uno stimolo a recuperare la partecipazione alla distribuzione del potere,
semplicità, l’autenticità della nostra natura (non oppure nella carriera, o in una nuova avven-
per nulla, nella terza premessa, la moralità ne- tura affettiva, e così via. Dopo duemila anni di
cessaria per conoscere si chiama “povertà dello storia cristiana, dopo anni di grazia del cari-
spirito”)» (L. Giussani, L’io rinasce in un incon- sma, potremmo trovarci nella situazione del-
tro (1986-1987), BUR, Milano 2010, p. 162). l’uomo prima di Cristo: una sconfinata va-
rietà di tentativi ultimamente impotenti, in
Dell’incidenza del potere noi possiamo es- cui ciascuno enfatizza i suoi pregiudizi o gli
sere complici, se presuntuosamente pensiamo aspetti più consoni alla sua indole.
di potercela cavare da noi, senza una sequela «Chi ci libererà da questa condizione mor-
intelligente e affettiva all’unico punto che ci è tale?», diremmo con san Paolo. Che cosa ci è
stato donato dal Mistero per strapparci dal necessario? Quale esperienza? È da questa va-
nulla. La confusione, anche fra noi, può essere rietà di tentativi ultimamente impotenti che ci
così profonda che, quando cerchiamo di in- libera Cristo. Proviamo a ritornare all’origine.

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2. CRISTO CHIARISCE IL SENSO RELIGIOSO vissuto. Non avevano potuto e saputo dirlo; di-
Invitandoci a immedesimarci col Vangelo di cevano tante altre cose giuste, buone, ma come
Giovanni, Giussani descrive in modo mirabile frammenti di qualcosa che si doveva cercare di
come è accaduto questo fatto. afferrare nell’aria per vedere se uno si qualifi-
«Finalmente questo Giovanni, detto il bat- cava adatto all’altro. Una corrispondenza pro-
tezzatore, venne, vivendo in modo tale che tutta fonda. [...] Man mano che le parole arrivavano
la gente ne era percossa e, dai farisei all’ultimo a loro, e che il loro sguardo, intontito e ammi-
contadino, lasciava le case per andare a sen- rato, penetrava quell’uomo, essi si sentivano
tirlo parlare, almeno una volta. Saranno stati cambiare, sentivano che le cose cambiavano: il
tanti o pochi, non sappiamo; in quell’occasione significato delle cose cambiava, l’eco delle cose
però ve n’erano due che vi andavano per la cambiava, il cammino delle cose cambiava». Il
prima volta, ed erano tutti tesi, con la bocca racconto non finisce qui, perché Giussani im-
aperta, nell’atteggiamento di chi viene da lon- magina il ritorno a casa di Giovanni e Andrea
tano e vede quello che è venuto a vedere con dopo l’incontro con Cristo: «E quando son tor-
una curiosità senza barriere, con una povertà di nati, la sera, sul finir della giornata - ripercor-
spirito, con infantilità e semplicità di cuore [...]. rendo molto probabilmente la strada in silen-
Ad un certo punto una persona si stacca dal zio, perché mai si erano parlati tra loro come in
gruppo e se ne va lungo il sentiero che risale il quel grande silenzio in cui un Altro parlava, in
fiume. Quando questi si muove, il profeta Gio- cui Lui continuava a parlare e riecheggiava den-
vanni Battista, improvvisamente ispirato, si tro di loro -, e sono arrivati a casa, la moglie di
mette a gridare: “Ecco l’Agnello di Dio. Ecco Andrea, guardandolo, gli ha detto: “Ma che hai,
Colui che toglie i peccati del mondo”. La gente Andrea, che hai?”. E i figlioletti, stupiti, guar-
non vi fa caso [...]. Ma quei due, con la bocca davano il padre: era lui, sì, era lui, ma era “più”
aperta e con gli occhi sbarrati come due bam- lui, era diverso. Era lui, ma era diverso. E
bini, vedono dove si indirizza l’occhio di Gio- quando - come abbiamo detto una volta, com-
vanni Battista: su quell’individuo che se ne sta mossi, con una immagine facile a pensarsi per-
andando. Allora, istintivamente, gli si mettono ché così realistica - lei gli ha chiesto: “Che cosa
alle calcagna, lo seguono, timidi, impacciati. è successo?”, lui l’ha abbracciata, Andrea ha ab-
S’accorge, lui, che qualcuno lo segue. Si volta: bracciato la sua donna e ha baciato i suoi bam-
“Che cosa volete?”. “Maestro - rispondono - bini: era lui, ma mai l’aveva abbracciata così! Era
dove stai di casa?”. “Venite a vedere”, dice loro come l’aurora o l’alba o il crepuscolo di una
gentilmente. Vanno, “e videro dove abitava, e umanità diversa, di una umanità nuova, di una
stettero con Lui tutto quel giorno”. Noi ci im- umanità più vera. Quasi dicesse: “Finalmente!”,
medesimiamo facilmente con quei due seduti, senza credere ai propri occhi. Ma era troppo
che guardano parlare quell’uomo che dice cose evidente perché non credesse ai propri occhi!»
mai sentite, eppure così vicine, così aderenti, (L. Giussani, Il tempo si fa breve, Esercizi della
così riecheggianti. [...] Loro non capivano, Fraternità di Comunione e Liberazione. Ap-
erano semplicemente afferrati, trascinati, tra- punti dalle meditazioni, Cooperativa Editoriale
volti da quel parlare: Lo guardavano parlare. Nuovo Mondo, Milano 1994, pp. 23-25).
Perché è attraverso un “guardare” [...] che taluni
uomini si sono accorti che c’era tra di loro Questa scena descrive meglio di mille parole
qualcosa di inenarrabile: una Presenza non solo come storicamente si è chiarito il senso religioso
inconfondibile, ma incomprensibile, eppure dell’uomo, perché ha trovato il suo vero oggetto.
così invadente. Invadente perché corrispon- Incontrando Gesù, Andrea era lui, ma era “più”
deva a quello che il loro cuore aspettava, in un lui, era diverso. Infatti, «l’oggetto del senso re-
modo senza paragone con nulla: padre e madre ligioso ultimamente è il Mistero insondabile;
non avevano detto loro, quando erano piccoli, perciò, che l’uomo ci pensi in modo tale da
con altrettanta evidenza ed efficacia, ciò per cui avere mille pensieri su questo è comprensibile.
il tempo della loro vita valeva la pena d’essere Ma la verità è una, soltanto che è inarrivabile »

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» dall’uomo. Allora il Mistero è diventato un L’io si desta dalla sua prigionia nella sua vulva
fatto umano, è diventato un uomo, un uomo originale, si desta dalla sua tomba, dal suo se-
che si muoveva con le gambe, che mangiava con polcro, dalla sua situazione chiusa dell’origine
la bocca, che piangeva con gli occhi, che è e - come dire - “risorge”, prende coscienza di
morto: questo è il vero oggetto del senso reli- sé, proprio in un incontro. L’esito di un in-
gioso. Allora, scoprendo questo fatto di Cristo contro è la suscitazione del senso della per-
mi si rivela, mi si chiarisce in modo grandioso sona. È come se la persona nascesse: non na-
anche il senso religioso» (L. Giussani, L’autoco- sce lì, ma nell’incontro prende coscienza di sé,
scienza del cosmo, BUR, Milano 2000, p. 17). E perciò nasce come personalità» (L. Giussani,
così mi libera da tutti i miei tentativi. L’io rinasce in un incontro (1986-1987), op.
Questa non è se non l’applicazione di una cit., pp. 206-207).
legge universale, da quando l’uomo è uomo -
«La persona ritrova se stessa in un incontro Questo incontro ci abilita a scoprire il mi-
vivo» (L. Giussani, L’io rinasce in un incontro stero del nostro “io”. «Era lui, ma era “più”
(1986-1987), op. cit., p. 182) -; ma qui, nel- lui», mai era stato così se stesso. Perciò, durante
l’incontro con la presenza del Mistero diven- una conversazione, riferendosi al testo de Il
tato un fatto umano, tale legge si compie, si in- senso religioso, don Giussani si domanda: «Per-
vera in modo definitivo: «Quando ho ché il libro sul senso religioso lo abbiamo fatto
incontrato Cristo mi sono scoperto uomo» noi […]? Perché noi abbiamo incontrato Gesù
(Cfr. In epistola ad Ephesios, II, 4, 14), disse il re- e, guardando Lui e sentendo Lui, abbiamo ca-
Claude Vignon,
San Paolo apostolo,
tore romano Mario Vittorino annunciando pito che cosa stava dentro di noi: “Chi cono-
Sec. XVII. Galleria pubblicamente la sua conversione. Perché «è in sce Te, conosce sé”, diceva sant’Agostino. [...]
Sabauda Torino. un incontro che io m’accorgo di me stesso. [...] Perché per conoscere il senso religioso e per

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sviluppare il senso religioso abbiamo dovuto ci sentiamo dire che il “dio” è il determinante
incontrare qualcheduno: senza questo maestro di tutto, è il fattore al quale non si può sfuggire,
non ci saremmo capiti. Perciò posso dire a è il criterio in base al quale si sceglie, si studia,
Cristo: “Tu sei proprio me”. “Tu sei me” glielo si completa il prodotto del proprio lavoro, si
posso dire proprio perché, sentendo Lui, ho aderisce a un partito, si indaga scientificamente,
capito me stesso. Mentre chi cerca di capire se si cerca una moglie o un marito, si governa una
stesso riflettendo su di sé si disperde in miriadi nazione» (L. Giussani, Perché la Chiesa, Rizzoli,
di sentieri, in miriadi di idee, in miriadi di Milano 2003, pp. 7-8).
immagini» (L. Giussani, L’autocoscienza del Ciascuno può valutare l’ampiezza che assume
cosmo, op. cit., pp. 17-18). in se stesso questa ripugnanza a lasciare che
tutto nella propria vita sia determinato da Dio.
3. CRISTO EDUCA IL SENSO RELIGIOSO Capirà così fino a che punto ha bisogno di la-
Proprio perché Cristo svela e chiarisce il sciarsi educare al senso religioso. Infatti: «L’edu-
senso religioso dell’uomo, lo può anche edu- cazione del senso religioso dovrebbe, da un lato,
care. Qualcuno può pensare - anche chi ha già favorire la presa di coscienza di quel dato di ine-
incontrato Cristo o vive in un contesto cri- vitabile e totale dipendenza che esiste tra l’uomo
stiano - che, essendo il senso religioso una do- e ciò che dà senso alla sua vita e, dall’altro, aiu-
tazione originale, non vi sia alcun bisogno che tarlo a espugnare col tempo quella estraneità ir-
esso venga educato o che, una volta ridestato, realistica che egli prova nei confronti della sua si-
esso proceda da sé, diventi spontaneamente la tuazione originale» (Ibidem, p. 8).
dimensione di ogni istante. Il seguente brano di Si capisce, allora, il motivo dell’Incarnazione:
don Giussani ci aiuta a comprendere quanto ciò «Lo scopo per cui Dio è diventato uomo è
sia astratto: «Durante una conversazione in cui quello di educare l’uomo al senso religioso, per-
ebbi occasione di essere coinvolto, un impor- ché il senso religioso è la posizione esatta di par-
tante professore universitario si lasciò sfuggire tenza che l’uomo ha verso tutta la realtà e il Mi-
questa frase: “Se non avessi la chimica mi am- stero stesso che fa la realtà. Perciò, seguire Cristo
mazzerei!”. Un gioco del genere, nella nostra di- è essere nelle condizioni per affrontare la realtà
namica interiore, anche quando non dichiarata, e per camminare verso il destino nel migliore
esiste sempre. Qualcosa c’è sempre che rende la dei modi: si chiama salvezza, così come l’ab-
vita degna ai nostri occhi di essere vissuta e biamo chiamata qui, non nel senso definitivo
senza la quale, anche se non si arrivasse ad au- del termine, ma nel senso dispositivo del ter-
gurarsi la morte, tutto sarebbe incolore e delu- mine. Se uno segue Cristo, è nelle condizioni
dente. A quella “cosa” [il “dio”], [...] l’uomo of- migliori per affrontare la realtà e per affrontare
fre tutta la sua devozione. Nessuno può evitare il problema del destino» (L. Giussani, L’attrat-
una finale implicazione: qualunque essa sia, nel tiva Gesù, op. cit., pp. 286-287).
momento in cui la coscienza umana vi corri-
sponde vivendo, è una religiosità che si esprime, Ma oggi noi come veniamo educati al senso
è un livello di religiosità che si realizza. Il senso religioso? Partecipando alla vita di quella realtà
religioso ha come caratteristica sua propria di dove Cristo rimane contemporaneo: la Chiesa.
essere la dimensione ultima inevitabile di ogni «La funzionalità della Chiesa sulla scena del
gesto, di ogni azione, di ogni tipo di rapporto. mondo è già implicita nella sua consapevolezza
[...] L’ineducazione del senso religioso [...] si do- di essere prolungamento di Cristo: è cioè la
cumenta esattamente in questo: esiste in noi funzionalità stessa di Gesù. La funzione di Gesù
una ripugnanza divenuta istintiva a che il senso nella storia è l’educazione al senso religioso del-
religioso domini, determini ogni azione co- l’uomo e dell’umanità (proprio per poter “sal-
scientemente. È precisamente questo il sintomo vare” l’uomo!), dove per religiosità, o senso re-
dell’atrofia e della parzialità dello sviluppo del ligioso, intendiamo - come già si è detto - la
senso religioso in noi: quella difficoltà estesa e posizione esatta come coscienza e tentativa-
greve, quella estraneità che avvertiamo quando mente come atteggiamento pratico del- »

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» l’uomo di fronte al suo destino» (L. Giussani, mente emergente nella sua esperienza (cari-
Perché la Chiesa, op. cit., p. 195). sma), accade quello che egli stesso con le sue
Questo dimostra la necessità della perma- forze non è in grado di raggiungere - un im-
nenza del Mistero nella storia. Infatti, se Cristo pensabile risveglio e compimento dell’umano
non rimane contemporaneo e non continua a in tutte le sue dimensioni fondamentali -, al-
sfidare l’uomo, questi ritorna a essere irrime- lora il cristianesimo si rivelerà credibile e si
diabilmente da solo. E da solo ciascuno sa fin renderà verificabile nella sua pretesa. «Ogni al-
dove può precipitare. bero infatti si riconosce dal suo frutto» (Lc
Come possiamo liberarci da questo inesora- 6,44): ecco il formidabile criterio epistemolo-
bile decadere? gico che Gesù stesso ci offre. Il cambiamento
generato dal rapporto con Cristo presente è
4. CRISTO SALVA IL SENSO RELIGIOSO tale che san Paolo non esita a esclamare:
Nessuno riesce a mantenersi da sé nell’atteg- «Quindi se uno è in Cristo, è una creatura
giamento giusto a cui pure l’incontro con Cri- nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne
sto lo ha spalancato. Perciò l’unica risposta alla sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). La creatura
nostra fragilità è la permanenza reale della Sua nuova è l’uomo in cui il senso religioso si rea-
presenza. lizza nella sua - altrimenti impossibile - pie-
La situazione storica in cui ci troviamo oggi nezza: ragione, libertà, affezione, desiderio.
in Occidente costituisce, in questo senso, una «Cristo me trae tutto, tanto è bello!» (Jaco-
vera sfida anche per il cristianesimo, che è co- pone da Todi, «Lauda XC», in Le Laude, Libre-
stretto a mostrare la verità della sua pretesa di ria Editrice Fiorentina, Firenze 1989, p. 313),
rispondere alle esigenze dell’uomo. Non servirà, esclamava Jacopone da Todi. È questa bellezza,
infatti, qualsiasi versione del cristianesimo a ri- come splendore del vero, l’unica cosa in grado
svegliare l’umanità dell’uomo (lo sappiamo di ridestare il desiderio dell’uomo e di muovere
bene). Né un cristianesimo ridotto a discorso così potentemente l’affezione da rendere pos-
(“nozionale”, nel senso newmaniano del ter- sibile in continuazione l’apertura della sua ra-
mine) né un cristianesimo ridotto a etica sa- gione alla realtà che ha davanti - «La condi-
ranno in grado di tirar fuori l’uomo dal suo tor- zione perché la ragione sia ragione è che
pore (nel discorso alla Curia Romana il 20 l’affettività la investa e così muova tutto
dicembre scorso, Benedetto XVI ha parlato di l’uomo» (L. Giussani, L’uomo e il suo destino,
«sonno di una fede divenuta stanca»), dall’ap- Marietti, Genova 1999, p. 117) -. L’attrattiva di
piattimento sempre più clamoroso del suo de- Cristo facilita (non realizza automaticamente)
siderio, del suo slancio originario, del suo gusto quell’apertura che sarebbe impossibile senza di
di vivere. È nella capacità di ridestare conti- Lui. La contemporaneità di Cristo consente
nuamente l’umano che si documenterà la au- così alla ragione tutta la sua apertura, permet-
tenticità del cristianesimo. tendole di raggiungere un’intelligenza della re-
altà prima sconosciuta: ogni cosa, ogni circo-
Solo un cristianesimo che conserva la sua stanza, anche la più banale, è esaltata, diventa
natura originale, i suoi tratti inconfondibili segno, «parla», è interessante da vivere. L’uomo
di presenza storica contemporanea - la con- così ridestato e sostenuto dalla presenza di Cri-
temporaneità di Cristo -, può essere all’altezza sto può vivere finalmente da uomo religioso,
del reale bisogno dell’uomo, ed è perciò in sostenere la vertigine della vita, circostanza
grado di salvare il senso religioso. Non si tratta dopo circostanza, potendo «entrare in qualsiasi
di un postulato da accettare, ma di una novità situazione dell’esistenza [in qualsiasi circo-
umana da sorprendere in atto: l’annuncio cri- stanza] con una tranquillità profonda, con una
stiano si sottopone a questa verifica, al tribu- possibilità [o capacità] di letizia» (L. Giussani,
nale dell’umana esperienza. Se nell’uomo che Il senso religioso, op. cit., p. 148). La contem-
accetta di appartenere a Cristo attraverso la re- poraneità di Cristo si rivela così indispensabile
altà della Chiesa, concretamente e persuasiva- per vivere appieno il senso religioso, cioè per

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avere l’atteggiamento giusto davanti al reale. gnificato destata nell’impatto con il reale, la Eugène Burnand,
Se, al contrario, Cristo non viene vissuto fede è riconoscere una presenza eccezionale, Pietro e Giovanni corrono
al sepolcro (1898),
come contemporaneo, le conseguenze non si corrispondente in modo totale al proprio de- Musée d’Orsay, Parigi.
fanno aspettare. La mancanza d’esperienza stino, ed è aderire a questa Presenza. La fede è
della contemporaneità di Cristo ci fa ritornare riconoscere come vero quello che una Pre-
alla situazione precedente l’incontro cristiano, senza storica dice di sé» (Ivi). Tale differenza si
e anche se continuiamo a parlare di Cristo vede soprattutto nel modo di muoversi della
(come capita spesso), lo riduciamo di fatto a ragione. Nella fede cristiana non vi è più una
una delle tante varianti del senso religioso. «Per ragione che spiega, ma una ragione che si
l’uomo moderno [questa è un’osservazione apre - percependosi così finalmente compiuta
veramente acutissima di don Giussani, che ci nella sua dinamica - allo svelarsi stesso di Dio.
rende consapevoli della situazione in cui vi- Si capisce, allora, perché don Giussani dice
viamo], la “fede” non sarebbe genericamente che «il problema dell’intelligenza [non del
altro che un aspetto della “religiosità”, un tipo sentimento o dello stato d’animo] è tutto den-
di sentimento con cui vivere l’irrequieta ri- tro» l’episodio di Giovanni e Andrea (L. Gius-
cerca della propria origine e del proprio de- sani, Si può vivere così?, Rizzoli, Milano 2007,
stino, che è appunto l’elemento più suggestivo p. 273). La fede è un atto della ragione mossa
di ogni “religione”. Tutta la coscienza moderna dall’eccezionalità di una Presenza: «La fede
si agita per strappare dall’uomo l’ipotesi della cristiana è la memoria di un fatto storico in cui
fede cristiana e per ricondurla alla dinamica del un Uomo ha detto di sé una cosa che altri
senso religioso e al concetto di religiosità, e hanno accettato come vera e che ora, per il
questa confusione penetra purtroppo anche modo eccezionale in cui quel Fatto ancora mi
la mentalità del popolo cristiano» (L. Giussani raggiunge, accetto anch’io. Gesù è un uomo
- S. Alberto - J. Prades, Generare tracce nella sto- che ha detto: “Io sono la via, la verità, la vita”.
ria del mondo, Rizzoli, Milano 1998, p. 22). È un Fatto accaduto nella storia: un bambino,
Vi è una essenziale e irriducibile differenza nato da donna, iscritto all’anagrafe di Be-
tra le dinamiche della fede e del senso religioso: tlemme, che, diventato grande, annunciava di
«Mentre la religiosità nasce dall’esigenza di si- essere Dio: “Io e il Padre siamo una cosa »

FEBBRAIO 2011 XI
PAGINA UNO
IL SENSO RELIGIOSO, VERIFICA DELLA FEDE

» sola”. Essere attenti a ciò che fa- Chi invece la riconosce, vede la sua
ceva e diceva quell’uomo, così da umanità portata al di là di ogni
arrivare a dire: “Io credo a Costui”, immaginazione: «Che sia conver-
aderire alla Sua presenza affer- tita a Cristo la nostra coscienza, il
mando come verità ciò che egli di- nostro modo di pensare, e la no-
ceva, questa è la fede» (L. Giussani stra affezione, il nostro modo di
- S. Alberto - J. Prades, Generare amare, vuole dire che continua-
tracce nella storia del mondo, op. mente tale coscienza e tale affe-
cit., pp. 22-23). zione sono portate, trasportate
Perciò: «Immaginiamo quale dove non avrebbero pensato, sono
sfida rappresenti per la mentalità continuamente sollecitate a uscire
moderna la pretesa della fede: che da sé, vanno fuori di sé, sono con-
esista un uomo - a cui io posso dire La copertina del volume. tinuamente portate dentro un ter-
“tu” - che dica: “Senza di Me non reno, dentro un territorio al di là
potete fare nulla”, che esista, cioè, di quello che si concepiva o che si
un Uomo-Dio. Non ci si misura mai fino in sentiva prima. È sempre nell’ignoto che ven-
fondo con tale pretesa; oggi né il popolo né i gono introdotte, è una misura che si allarga:
più grandi filosofi affrontano più il problema, sono introdotte continuamente, la coscienza e
e se lo affrontano è per consolidare il precon- l’affettività, in un orizzonte imprevisto, al di là
cetto negativo derivato dalla mentalità domi- della propria misura», e la vita acquista un re-
nante. Si deduce cioè la risposta al problema spiro, una portata, una intensità mai cono-
cristiano - “Chi è Gesù?” - da concezioni pre- sciute prima (L. Giussani, La familiarità con
costituite sull’uomo e sul mondo. Eppure Gesù Cristo, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi)
dice, come risposta: “Guardate le mie opere”, 2008, p. 135).
vale a dire “Guardatemi”, che è lo stesso. Invece Ciascuno ha con ciò anche il criterio di una
non lo si guarda in faccia, lo si elimina prima verifica del suo cammino nella fede, della sua
di prenderlo in considerazione. La non-cre- educazione al senso religioso: l’esaltazione della
denza è perciò un corollario che deriva da un sua umanità originale. «In verità vi dico: se
preconcetto, è un preconcetto applicato, non la non vi convertirete e non diventerete come i
conclusione di una indagine razionale» (Ibi- bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt
dem, p. 23). 18,3); questa potrebbe essere la formula rias-
suntiva di una vera educazione del senso reli-
Ma ciò che ora ci interessa è soprattutto gioso. E per questo Cristo chiama beati coloro
mettere a fuoco la conseguenza del rifiuto del che l’hanno: «Beati i poveri in spirito, perché di
metodo scelto da Dio per rispondere alla esi- essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Questi testi ci
genza di significato totale dell’uomo propria mostrano il vero scopo di questa educazione:
del senso religioso: «Senza il riconoscimento spalancarci così tanto da poterci riempire con
del Mistero presente la notte avanza, la confu- una cosa che non possiamo produrre noi, ma
sione avanza e - come tale, a livello di libertà - che dobbiamo accettare, accogliere, abbrac-
la ribellione avanza, o la delusione colma tal- ciare come un regalo. Solo chi ha questa sem-
mente la misura che è come se non si atten- plicità di bambino, questa povertà di spirito, ha
desse più niente e si vive senza desiderare più la disposizione per accoglierla.
niente, eccetto che la soddisfazione furtiva o la
risposta furtiva a una breve richiesta» (L. Gius- Il lavoro che ci attende quest’anno sul testo
sani, Tutta la terra desidera il Tuo volto, San Il senso religioso ha questo livello di decisività.
Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2000, p. 124). Dalla serietà con cui lo affronteremo dipen-
Senza il riconoscimento della contempora- deranno la nostra realizzazione come per-
neità di Cristo quello che viene meno è sone e il contributo che possiamo dare ai no-
l’umano vero, lo slancio del senso religioso. stri fratelli uomini.

XII FEBBRAIO 2011

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