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1)Feuerbach effettua quella che egli definisce la riduzione della teologia e della religione

ad antropologia. Il filosofo afferma che non è Dio cioè l'astratto, l'ideale, lo spirituale ad
aver creato l'uomo che è invece concreto, ma l'uomo ad aver creato Dio. Il divino si
identifica in questo modo come oggettivazione di alcune qualità umane che sono in
particolacolare la ragione, la volontà e il cuore. Ecco che Dio non è altro che l'umano in
generale, l'essenza dell'uomo personificata.
Da ciò scaturisce infatti una riduzione antropologica di tutti i dogmi teologici e di
conseguenza di tutti quelli del Cristianesimo. Basti pensare che il mistero dell'incarnazione
non è che la metafora dell'uomo riconosciuto come Dio mentre la Trinità è la metafora
della vita sociale e della comunione tra l'io e il tu.
Quello che interessa a Feuerbach non è l'idea di umanità bensì l'uomo reale che è natura,
corporeità, sensibilità e bisogno. Esso ha coscienza di sé come specie e non solo come
individuo, sentendosi così onnipotente e infinito.
La filosofia di Feuerbach vuole cogliere l'uomo e la realtà nella loro concretezza. Il
pensiero è uno strumento che l'uomo riesce ad utilizzare per entrare in relazione con la
realtà ed esiste esattamente come l'essere umano; il pensiero cioè l'idea, diventa quindi
strumento dell'individuo per recuperare e dare senso alla realtà.

2)La filosofia dell'avvenire indica la nuova filosofia espressa da Feuerbach, che si


identifica come una forma di umanismo naturalistico; umanismo perchè fa dell'uomo
l'oggetto e il fine stesso della riflessione filosofica e naturalistico perchè fa della natura la
realtà primaria. Esso si basa sul rifiuto di rappresentare l'uomo come spiritualità o
razionalità e concepirlo invece come essere che vive, che ha bisogni e che è condizionato
dal corpo e dalla sensibilità.
Fondamentale è poi la passione dell'amore che è la vera prova ontologica dell'esistenza di
un oggetto al di fuori della nostra testa (come lo stesso filosofo afferma nei Principi della
filosofia dell'avvenire). Se l'individuo non ama automaticamente non è, egli deve
rapportarsi con gli altri, può quindi realizzarsi nell'amore con l'altrouomo; ecco che l'io non
può stare senza il tu. Da ciò ne consegue la dottrina dell'essenza sociale dell'uomo
secondo cui egli ha bisogno dell'altro uomo, dei propri simili, in tutti gli aspetti della
vita.Traspare pertanto un grande amore per l'umanita (filantropia),con il passaggio dalla
fede in Dio alla fede dell'uomo, giungendo dalla trascendenza all'immanenza.
Il filosofo permea il corpo di razionalità, il quale diviene un tuttuno con lo spirito ponendo
l'attenzione sull'unita psico-fisica dell'uomo e ritenendo che per migliorare le condizioni
spirituali di un popolo, bisogna innanzitutto migliorare quelle materiali. Tale visione sarà
tuttavia interpretata da qualcuno come negazione del libero arbitrio, della libertà di scelta:
l'uomo viene pertanto concepito come dipendente dai beni materiali.

3)Dopo la morte di Hegel, la sua filosofia rimase per molti anni il punto di riferimento della
cultura tedesca; egli permea tutta l'intelletualità della prima metà dell'800 ed era talmente
convincente e utlie allo Stato che la sua filosofia era diventata “filosofia dello Stato”.
Si era occupato molto di religione con una adesione di tipo cerimoniale e aveva preso
parte ad una filosofia spiritualista e idealista in cui le idee(concetti) erano considerati
perfetti. La dottrina del filosofo risultava tuttavia ambigua in quanto aveva affermato che la
religione e filosofia esprimono una stessa verità ma in forme differenti; la prima come
rappresentazione, la seconda invece come concetto.
Ciò dava origine a due impostazioni distinte: quella di coloro che insistevano sull'identità di
contenuto tra rappresentazione e concetto (concependo la filosofia come conservazione
della religione) e quella di coloro che vedevano una loro inadeguatezza ad esprime la
verità, la filosofia era pertanto intesa come distruzione della religione.
4)La prima posizione è seguita dalla Destra, il cui fine è quello di una una giustificazione
razionale della religione assumendo un atteggiamento conservatore nei confronti
dell'esistente. Essa mantiene un spirito reazionario perciò contario a tutto ciò che è
modifica; è ancorata a volori che non danno spazio al cambiamento ed è dunque
rappresentata dalla parte della società che non ama i nuovi metodi di riforma.
La Destra hegeliana si rifà soprattutto all'identità ontologica esposta da Hegel tra realtà e
ragione ma ha tuttavia riscontrato una limitata incidenza storica.
La seconda impostazione è invece assunta dalla Sinistra, la quale affermando
l'inconciliabilità tra dogma religioso con la l'indagine filosofica, finisce per fare della stessa
filosofia un mezzo di contestazione (razionale) della religione. Afferma infatti che non tutto
ciò che esiste è razioanle e quindi reale, intendendo così la filosofia come progetto di
trasformazione rivoluzionaria delle istituzioni politiche. Essa interpreta il pensiero del
filosofo in modo dinamico identificandosi come riformatrice; cerca dunque di proporre il
cambiamento e superare i modelli precedenti sia per quanto concerne i contenuti che i
modi. Parliamo di sostanza ontologicamente rivista e profondamente mutata quindi di un
importante cambiamento sia logico che ontologico.
La sinistra hegeliana si propone di far valere i carattteri dell'uomo concreto, sensibile non
presenti nell'dealismo di Hegel. La figura di maggiore spicco è quella di Feuerbach,
fondatore dell'ateismo filosofico dell'800.

5)Feuerbach svolge un'analisi materialistica della religione affermando che non è Dio che
ha creato l'uomo bensì è l'uomo che ha creato Dio. L'individuo “inventa” un'entità divina in
cui proietta tutte le migliori qualità della specie umana potenziate all'infinito; immagina un
Dio capace di soddifare tutti i suoi desideri (realizzazzione illusoria) e capace di vincere il
sentimento di paura e di dipendenza che egli ha nei confronti della natura.
Ecco che la religione diventa un'antropologia capovolta, che permette all'essere umano
una migliore conoscenza delle proprie caratteristiche; al contempo però avviene
un'alienazione, una perdita di sé in quanto l'uomo proietta all'esterno una sua parte,
attribuendola ad una forza superiore e divina. Occore dunque approdare all'ateismo cioè
alla negazione di Dio e alla riappropazione della propria essenza alienata da parte
dell'uomo. L' ateismo si presenta come un dovere umano e morale, come la proposta di
una “nuova divinità” (l'uomo); l'amore per Dio viene sostituito con l'amore per l'uomo
cossia con la filantropia.
Hegel invece riteneva che la religione fosse il momento in cui l'Assoluto acquista
coscienza di sé nella forma della rappresentazione, esprime lo stesso contenuto della
filosofia ma in forma non ancora concettuale ed è pensiero di Dio, rappresenta quindi Dio,
lo spirito, come un “oggetto” separato. Ciò determina il fatto che essa deve essere
superata quanto a forma e mantenuta quanto a contenuto nella filosofia.

6)L'esito più significante della filosofia di Feuerbach è quello di aver inteso la realtà come
ciò che esiste, corrisponde dunque all'essere. Il suo scopo è quello di cogliere la realtà di
ciascun uomo nella concretezza dell'esistenza, vi è l'esigenza di arrivare a ciascuno
essere umano nella materialità, consistenza della realtà.
Proprio per tale ragione egli fonda l'umanismo naturalistico, rintracciando nell'uomo
l'oggetto e il fine della filosofia e identificando la relatà con la natura: da essa tutto dipende
compreso l'essere umano. In questo modo egli sottolinea, come conseguenza della
visione materialistica dell'esistenza, l'unità mente corpo in cui quest'ultimo diventa un
tuttuono con lo spirito, il filosofo permea il corpo di razionalità.
Al proprio materialismo Feuerbach conferisce una impostazione antropologica( a
differenza di Marx il quale fonfa un materialismo dello Stato), riservando all'uomo una
collozazione particolare nel mondo. Egli ritiene che gli esseri umani si distinguono dalle
altre forme natuarli grazie alla sensibilità e che i sentimenti e le idee abbiano una radice
fisica ma non devono essere ridotti ad una visione sommariamente materialistica.
Attribuisce poi importanza ai condizionamenti naturali per la vita dell'individuo ma anche
alla dignità filosofica e politica che descrive come una teoria degli alimenti. Con
l'affermazione “l'uomo è ciò che mangia” egli mette infatti in luce il fatto che per migliorare
le condizioni spirituali di un popolo o della società, bisogna migliorarne in primo luogo
quelle materiali, a partire dall'alimenteazione.

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