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Edizione critica: più completa e ricca d’informazione possibili; attraverso questa bisogna tornare ai passaggi
dell’autore. Esempio di un’edizione critica: l’introduzione deve spiegare la metodologia scelta. Anche se le edizioni
critiche cambiano, tutto deve essere trovato nell’introduzione. Le parentesi quadre rappresentano la sostituzione di una
parola. La porzione di testo integrato viene segnalata con le virgolette basse, punte verso l’esterno. La seconda parte ha
i commenti delle modifiche dettate o si giustifica il mantenimento della forma del manoscritto. Può esserci anche il caso
dell’espulsione segnalata con le virgolette basse, punte verso l’interno. Integrazione, sostituzione o espulsione.

Compito dell’editore: restituirci un testo nella sua veste originale o più prossima all’origine. Come recuperarlo in
assenza dell’autografo o di copie di pari autorità? Un altro problema è la presenza di lezioni dell’originale che possono
essere autentiche ma non legittime (errori d’autore: es. un personaggio dell’Orlando furioso che muore in una battaglia
e menzionato successivamente in un altro passo= svista dell’autore. in questo caso, il filologo non può comunque
correggere, per questo errata ma legittima). Problema del testo in movimento: quando un testo pubblica un testo che si
diffonde e una volta che rientra in possesso del manoscritto esso lo modifica e quindi ripubblicato abbiamo delle
versioni differenti. Es. nel principe di Macchiavelli, si registrano delle varianti che un filologo ritiene essere varianti
dell’autore e non per trasmissione del manoscritto. Il principe era diffuso mediante due versioni che riflettevano la
volontà dell’autore.

Apografi: copie che possono derivare dall’autografo e da copie di questo (antigrafi)

Tradizione dei testi:

 Trasmissione meccanica e riproduttiva tramite scriptoria professionali che rispettano il testo. Questo modello
prevale nella trasmissione di testi classici. La copia del latino viene effettuata copiando in maniera meccanica;
non si interviene sul testo.
 Nei testi romanzi prevale la trasmissione attiva: copista che interviene spesso e volentieri sul testo che sta
copiando. Il copista diviene anche autore.

I manoscritti

Codicologia: studio del codice. Codice: libro antico manoscritto. Paleografia: studio della scrittura antica. La scrittura
gotica è quella del basso medioevo che si sviluppa in Francia nel 12 secolo. Si riteneva una scrittura barbara. Essa ha
differenti qualità stilistiche: manoscritto vaticano => scrittura propria delle cancellerie; scrittura corsiva.

Littera textualis: è quella propria dei manoscritti più curati. È un tipo di grafia, propria dei testi, con le lettere staccate in
maniera più netta. Sarà anche una lettura più facile. Ogni documento scritto su pergamena, carta, ma non la pietra per la
quale si parla per epigrafi o iscrizioni. Nel medioevo si usano solo manoscritti sulla pergamena o cartacei. Per la
pergamena, pelle d’animale, deriva dalla città di Pergamo (sulle coste dell’attuale Turchia), importante centro in cui si
trova la biblioteca con importanti manoscritti. Dalla città si diffonde altrove.

Composizione del codice: costituito da uno o più fascicoli con un certo numero di fogli. In base al numero di fogli
prendono il nome di duerni, trierni o quaderni piegati in due e cuciti insieme. Questo permette di aggiungere fascicoli in
caso mancassero pagine per completare l’opera. I codici medievali erano miscellanei quindi comprendevano più opere.
Es. opera di chanson che è caratterizzato da diverse chansons magari con lo stesso personaggio come filo che le unisce
tutte.

Numerazione delle carte: non avviene per ogni facciata, ma per ogni carta (fa riferimento ad entrambe le facciate:
anteriore retto, posteriore verso. Si fa riferimento alle facciate perché cambia la qualità del supporto. Davanti la pelle
era liscia mentre il verso più ruvido e più difficile per scrivere). La numerazione si abbreviava con c., cc. oppure foglio
sebbene sia più corretto parlare di carta rispetto al foglio che fa riferimento al foglio intero. Le colonne in cui il testo è
istruito nella pagina si siglano con a,b,c. esempio: c5vc: quinta carta, verso, colonna c; c.3ra: terza carta, retto, colonna
a.

Il testo veniva copiato quando ancora i fascicoli erano slegati. Si copiava il testo su un singolo fascicolo e non sul libro
già rilegato. Questo perché per esempio negli scriptoria poteva essere comodo sciogliere il codice da copiare, togliere la
rilegatura e distribuire i fascicoli a tanti copisti che portavano avanti la scrittura contemporaneamente. Solo alla fine si
componeva la copia originale quindi tutti i fascicoli venivano attaccati insieme. Un testo fatto passare per diversi
scriptoria avviene soprattutto nei luoghi più alti come nelle corti dove erano presenti più copisti.
Come ricomporre i fascicoli? C’era il problema di assemblare il manoscritto e collocare i fascicoli nel corretto ordine.
Si mettevano delle lettere di richiamo: sul retto della carta iniziale veniva scritto qualcosa in tal modo di capire l’ordine
come ad esempio scrivere la prima parola del fascicolo successivo e l’ultima parola del fascicolo precedente. Questo
permetteva a tutti i copisti di riorganizzare l’opera in ordine.

Tipologie di codici:

 Miscellaneo, per un codice in cui i testi eterogenei, testi diversi senza coerenza immediato;
 Codice misto: si guarda la qualità materiale: es. manoscritto con pergamena e carta;
 Composto: più codici rilegati assieme;
 Adespoto: in cui manca il nome dell’autore;
 Anepigrafo: privo di intitolazione. Il concetto di titolo arriva molto tardi; ogni copista poteva interpretare ciò
che stava copiando in maniera differente quindi legarci dei titoli differenti;
 Palinsesto: manoscritto la cui pergamena è stata riutilizzata raschiando via la parte superficiale della
pergamena e quindi scriverci sopra. Esempio: dialogo di Cicerone. Il testo era stato raschiato via e copiata
un’opera di Sant’Agostino (di cui abbiamo diverse copie mentre quella era l’unica). Esistono delle operazioni
chimiche che permettono di recuperare tracce per ciò che venne scritto sotto. Ancora ricordiamo la pratica di
squadernare i codici ritenuti vecchi e inutili, e i singoli fascicoli venivano utilizzati come copertina di guardia
per proteggere libri nuovi stampati> nuove copertine. Il filologo che trova questi libri con antiche pergamene
deve toglierle con attenzione perché questa pergamena potrebbe contenere un testo antico importante.
Esempio: un testo arcaico delle chansons de geste. Il manoscritto che lo attesta è stato recuperato mediante la
trasformazione in copertine.
 Opistografo: scritto inizialmente solo sul recto, parte anteriore forse per questione di comodità;
 Acefalo: privo di una o più carte iniziali> forse fascicoli che sono andati perduti;
 Mutilo o lacunoso: perdita di parti finali o in un’altra posizione.

Fenomenologia della copia In che modo abbiamo errori, e varianti nella copia di un testo. Caratteristiche generali:

 Tutti i manoscritti sono degni di interesse per il filologo come manoscritti di pregio o copia dimessa> bisogna
analizzare anche il frammento che può essere più corretto di un manoscritto completo.
 Un manoscritto non è la replica del testo copiato. Ogni manoscritto possiede la sua storia e caratteristiche
specifiche che possono essere anche errori. Esso fa emergere anche la storia della tradizione. La copia del
manoscritto è il prodotto di uno o più amanuensi, con le proprie abitudini spesso differenti a livello linguistico
e stilistico.
 La copia è soggetta all’abilità e preparazione del copista, alle sue condizioni e conoscenze della lingua del
testo o del testo stesso. non venivano trascritti gli errori ma il copista poteva rendersi conto dei problemi e
cercare di porre rimedio in maniera corretta> ulteriore varianti.

Studiare il singolo manoscritto ha un significato proprio diverso da ogni altro manoscritto. Chi legge quel testo lo legge
in maniera diverso. Se questo testo veniva citato era fatto in base a quel manoscritto quindi fondazione di culture
differenti.

Concetto di scripta: ogni copista abituato a scrivere in volgare secondo determinate regole. Si parlerà di scripta
propria di un certo atelier se delle regole erano condivise da un intero gruppo. Regole che si differenziano anche in
base alla regione: regole toscane sono differenti rispetto ai siciliani. Si pone l’accento anche sulla lingua dei copisti. Le
abitudini linguistiche vanno a modificare la lingua del teso originale formando un compromesso, diasistema tra
abitudini differenti.

Problema della dettatura: il singolo copista guardava direttamente oppure ci poteva essere uno che dettava il testo a più
copisti per accelerare il processo di scrittura e diffusione del testo.

Distinzione degli errori la filologia lachmanniana si fonda sullo studio degli errori nella tradizione manoscritta.
Partendo dall’idea che un manoscritto è la copia di un altro si cerca di classificare questi attraverso famiglie, relazioni
tra un codice e un altro. L’intera tradizione manoscritta può derivare da un capostipite ovvero l’archetipo.
Dopo l’inventario e censimento, si iniziano a stabilire i rapporti di parentela mediante caratteristiche. Per stabilire
gruppi di parentele non si utilizza la versione corretta (non perché diversi manoscritti presentano la stessa variante);
significativa è la variante erronea. Sono dunque gli errori lo strumento che permettono di distinguere testi e crearne
delle relazioni. Non tutti gli errori sono utili. Tipologia di errori:

 Errore diretto: prodotto nella copia di un testo corretto. Errore del copista: produce errore anche se il testo è
corretto.
 Errore indiretto: derivato da un altro errore nel testo che sta copiando.
 Errore volontari: innovazioni che un copista introduce per migliorare il testo che ritiene errato o
incomprensibile. Es. il copista trova un nome mai sentito e cambia il toponimo pensando che si tratti di
un’altra cosa oppure ritiene che il toponimo sia troppo banale e sceglie un altro toponimo.
 Errore involontari: quando il copista non si rende conto che sta facendo uno sbaglio.

La copiatura avviene in 4 fasi. Durante ciascuna fase può avvenire l’errore:

1. Lettura del modello: il copista legge il testo


2. Ritenzione del testo: momento in cui legge, lo memorizza
3. Dettatura interiore: inconsciamente si ripete ciò che ha detto
4. Messa per iscritto (con dettatura interna).

Errore può essere determinata da errata lettura, o memorizzazione. Nel momento in cui il copista passa dal testo
alla pagina bianca può memorizzarla, o dettarla a sé stesso in maniera sbagliata o scriverla in maniera sbagliata:
problema della grafia (inganno della scrittura). Nel medioevo scrittura molto ambigua che può trarre in inganno
chi legge e copia il testo.

 Un altro errore è la scripta continua: non si separano sempre le parole es. l’amica veniva scritta tutto attaccato
senza apostrofo.
 Oppure l’errore del contesto del passo in cui si produce l’errore. Il contesto può generare l’errore.
 Aplografia: es. polo per popolo oppure filogia per filologia. Emissione della sillaba ripetuta.
 Dittografia: replica di lettere identiche o consecutive. Esempio. Se se ne va per se ne va. Sono tipi di errori
molto meccanici e inconsci.
 Omeoteleuto o omeoarto: se io ho due porzioni di testo simili che vengono replicate nel giro di due o tre
righe, il copista può trascrivere la prima parte e nel momento in cui ritorna a guardare il manoscritto l’occhio
cade sulla porzione di testo scritto e su quello del manoscritto. Si chiama “pesce” perché fa riferimento al
momento del copista. Esempio: parenti contenti, nel momento in cui torno sul manoscritto mi soffermo sul
secondo enti e scrivo parenti e contenti viene eliminato volontariamente provocando la lacuna. Si trovano
anche lacune di alcune righe saltando intere righe.

Tutte le tipologie di errori servono al filologo perché con la presenza dell’errore ne individua le cause. Strumenti per
spiegare.

Fasi dell’edizione critica del manoscritto:

 Censimento dei testimoni; individuazione di tutti i manoscritti utili alla ricostruzione del testo
 Descrizione e catalogazione del manoscritto:
1. Segnatura: sigla dello scaffale, della sezione, della collezione (suddivisione che vale per la biblioteca vaticana).
Possibilità di ritrovare quel manoscritto essendo numerato.
2. Materia: su pergamena o carta
3. datarlo
4. Misurarlo in mm. La tipologia del manoscritto è legato alle misure del codice. Esempio. Misure ridotte per
codice individuale, personale: manoscritto portatile. Manoscritto lussuoso da conservare in biblioteca sarà di
grandi dimensioni.
5. Numerazione delle carte: quante carte possiede il testo
6. Indicazioni sulla scrittura: quali sia il tipo di scrittura: cancelleresca, gotica etc.
7. Indice del contenuto: elencare le opere contenute nel manoscritto. È utile per il filologo conoscere le opere del
contesto. In base a questo può essere compreso il genere del testo, il motivo etc.: informazioni in base ai tipi di
testi che componevano il codice.
Collatio: è il confronto tra tutti i manoscritti recensiti. I testi di ogni manoscritto deve essere sottoposto ad un esame e
deve essere confrontato con gli altri. Nei casi in cui non abbiamo l’autografo (quindi non si fa riferimento al
manoscritto scritto dall’autore). c’è il sistematico confronto tra le varianti, cioè divergente delle lezioni (modo in cui un
passo è registrato in un testimone). Ogni manoscritto è quindi testimone dell’opera, mentre la lezione è la singola
porzione di testo contenuta nel manoscritto.

Per varia lectio si intende la varietà delle lezioni. In un determinato passo, i manoscritti possono mostrare lezioni
differenti.

1. Se tutte le lezioni risultano accettabili, sono cioè lezioni adiafore ma possiamo anche averle tutte scorrette.
Utilizzare nel primo caso di stemma o congettura per arrivare alla soluzione
2. Le varie lezioni sono frutto di errore;
3. Una sola lezione è corretta e quindi tutte le altre varianti sono definite erronee e vengono spiegate dal copista.

Quando abbiamo il caso di un certo numero di varianti tutte accettabili e nessuna di queste è corretta si parla di
diffrazione in absentia. Diffrazione in praesentia: quando c’è la presenza di una variante accettabile tra le tante
varianti tutte accettabile. Tutti i copisti cercavano di rimediare l’errore o interpretare ciò che leggevano; si sono prodotti
un certo numero di varianti. Se di fronte ad un passo problematico tutti i copisti lo interpretano nel modo sbagliato ma
ne abbiamo uno che lo fa in maniera giusta abbiamo varietà di lezioni ma il manoscritto ci porta la versione corretta.

La metodologia lachmanniana si basa sul presupposto che gli errori rappresentano un elemento di prova per la relazione
tra diversi manoscritti favorendo raggruppamenti di famiglie dato il capostipite. Se l’errore è nel capostipite allora tutte
le altre versioni presenta lo stesso errore.

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Se un numero di manoscritti ha quell’errore significa che il capostipite lo conteneva e quindi influenzò poi i suoi
manoscritti= errore congiuntivo. La regola però vale anche nell’errore separativo: ci permette di stabilire
l’indipendenza tra manoscritti. Un manoscritto con errore presente e un altro in cui non è presente allora questo non può
derivare dal primo: errore separativo. L’errore significativo deve essere accertato, è visto come errore guida per
l’arrivo allo stemma. Sono quelli che dovevano essere trasmessi anche nei manoscritti dipendenti di quel testo. Non tutti
gli errori però sono significativi:

 Errori dipendenti: non permette di costituire la famiglia poiché limitati ad un singolo testimone e mai ripetuto;
 Errori involontari, per alcuni non si può escludere la causa poligenetico. Gli errori poligenetici/indipendente
non hanno valore di collegamento certo. Si può pensare che un errore sia stato fatto più volte in maniera
involontaria: es. pesce> se in un testo una parola compare in una riga e ricorre successivamente è possibile che
il copista passi direttamente alla seconda parola in maniera involontaria ma erronea, producendo una lacuna.
Questo è un errore poligenetico poiché può essere stato prodotto da più copisti indipendentemente dall’altro.
Errore comune causato da diversi fattori. In tal caso, come quello indipendente, l’errore non può essere
considerato di guida.

Es. archetipo testo ingannevole X (es. presenta il problema del pesce). A appena sotto lo realizza perché Y copia
correttamente quindi non produce la lacuna. B e C (sotto Y): B non commette l’errore mentre C si. Quindi dovremmo
associare alla stessa famiglia A e C che in realtà non sono parenti perché non derivano dallo stesso archetipo> errore che
si è verificato in maniera indipendente in entrambi i casi. Se noi consideriamo l’errore di tipo poligenetico allora non
possiamo associare A e C nella stessa famiglia.

Errore monogenetico: si trova solo su un manoscritto, non possiamo trovare cause; errore poligenetico: si trova in più
manoscritti quindi possiamo trovare delle cause. Se più manoscritti hanno errore monogenetico hanno una qualche
relazione tra di loro.

Errori poligenetici possono essere:

 Travisamenti grafici comuni


 Lectio facilior: banalizzazione istintiva da parte del copista che non ha capito la lezione a monte (toponimo
sconosciuto, parola difficile etc. il copista leggendo non comprende e banalizza cambiando le parole) vs lectio
dificilior (è raro che un copista renda più colto il testo che ha di fronte).
 Inversioni
 Brevi omissioni (es. pesce)

Gli errori significativi: il copista deve individuare la causa nel manoscritto e solo in quel manoscritto. Tra gli errori
significativi ricordiamo:

 Errore separativo: separa i manoscritti rendendoli indipendenti. non è solo presente in un manoscritto e non
nell’altro ma> es. A ha l’errore, B non ha l’errore.

Errore insanabile: se A ha dato origine a B, allora anche questo lo deve avere. In caso contrario escludiamo che A sia il
capostipite di B. Esclusa la prima ipotesi non possiamo escludere che B abbia dato origine ad A: A copiando B (che non
ha l’errore) ha prodotto l’errore. In questo caso possiamo ipotizzare che X sia corretto, B ha copiato correttamente il
manoscritto capostipite mentre A ha compiuto l’errore. L’errore separativo ci ha portato ad escludere che B sia
dipendente da A, neghiamo inoltre che X contenesse l’errore che sarebbe sennò presente in entrambi i manoscritti figli.
un’altra possibilità è che X non contiene errore, A lo contiene a causa di una distrazione del copista e in B, un altro
copista ha visto l’errore e l’ha corretto. L’errore separativo deve essere insanabile, in caso contrario un altro copista è
capace di risolvere l’errore. Anche se l’errore era insanabile, B è riuscito a correggere l’errore di X tramite la
contaminazione: ovvero tramite un altro manoscritto Y (con la contaminazione, lo stemma non può più esserci poiché a
copia del manoscritto è stata contaminata quindi la costruzione logica cade a causa del ricorso al di fuori del testo che si
ha sotto). Il metodo di Lachmann funziona nei testi medievale e nei testi classici in maniera debole. In latino e greco il
copista doveva avere rispetto e conservare meglio la lezione del manoscritto copiandolo con più fedeltà. Se il copista
aveva di fronte due copie della stessa opera, ha contaminato la lezione dell’uno insieme all’altro quindi era impossibile
ricostruire lo stemma. Contaminazione quindi rappresenta un grande problema per il metodo di Lachmann.

Prima di arrivare all’errore separativo, dobbiamo vedere che l’errore sia insanabile e dobbiamo escludere che ci sia stata
contaminazione= limite del metodo.

 Errori congiuntivi: gli congiungono in un’unica famiglia. Errore che dimostra la connessione tra due
manoscritto con un terzo: errore comune ai manoscritti dipendenti tra loro e che non può essersi verificato in
maniera poligenetica.

Esempio: A presenta un errore, B presenta lo stesso errore, C non presenta l’errore. Se non avessimo C, una volta
escluso che l’errore potesse essere poligenetico, possiamo ipotizzare che i due manoscritti derivino dallo stesso
manoscritto oppure che A abbia dato origine a B o viceversa. Errore congiuntivo è significativo se un manoscritto non
ha l’errore. In questo caso possiamo congiungere A e B all’interno della stessa famiglia escludendo C.

Criteri per individuare l’errore:

 Porzione di testo illogica o non possibile da attribuire all’autore;


 Variazione della lingua o delle abitudini prosodiche dell’autore. esempio: se tutti i versi dell’opera sono
endecasillabi e uno è settenario è chiaro che si tratti di un errore; esempio 2: Se in un manoscritto, l’autore
scrive in un condizionale e nel manoscritto troviamo il condizionato in un’altra forma (estranea alla lingua
dell’autore o nella lingua in cui è stato composto il testo) allora capiamo che si tratti di un errore;
 Contraddizioni con quanto pensava e scriveva l’autore;
 Lacune che tolgono senso al contesto, purché non ci siano lacune di meccanismi poligenetici.
 Ripetizioni di parole o porzioni di testo. Anche queste possono essere errori poligenetici.
 Errori di anticipo.

Se un errore poligenetico si presenta in tutti i manoscritti di un testo (errore congiuntivo che associa tutti i manoscritti),
si può inferire che tutti i codici rimontano ad un comune archetipo. Se l’archetipo era sbagliato, vuol dire che esso
stesso era una copia e non l’originale.

Eliminazione dei codici descripti. In che modo possono essere utilizzati gli errori per congiungere o separare due o più
manoscritti.

Immaginando di aver costruito lo stemma, possiamo avere 4 possibilità:

 A capostipite di B
 B capostipite di A
 Entrambi derivano dal capostipite
 L’originale ha dato origine all’archetipo e da questo derivano A e B accomunati dallo stesso errore.
Prime due possibilità: se dovessimo dimostrarlo, l’editore nel momento in cui deve procede alla ricostruzione del testo,
cercando di costruire un testo più corretto possibile, se si trova di fronte ad un caso del genere, possiamo eliminare B.
non lo consideriamo significativo per la ricostruzione del testo originale perché se B dipende da A allora conserva gli
stessi errori e in più B avrà commesso altri errori, quindi sarà ancora più scorretto. Lo stemma va costruire solo per
costruire il testo giusto quindi B sarebbe inutile in questo caso essendo solo testimone discendente da una coppia che è
stata conservata.

Due manoscritti imparentati possono essere:

 uno la copia dell’altro. Il manoscritto discendente è scriptus.


 discendenti del medesimo testimone

Utilizzazione dello stemma: ricostruzione ope codicum (costruzione corretta)

 stemma bipartito: da un archetipo si sono sviluppati due rami (manoscritto A e B). si sceglie la variante
corretta scartando quella considerata erronea; in caso di varianti entrambi accettabili (lezioni adiafore), lo
stemma non funziona quindi spetta al filologo la scelta in base a vari criteri (metodo del “bon manuscrit”)
 stemma tripartito: nel primo caso abbiamo il caso delle varianti equivalente mentre qui, con lo stemma a tre
rami, scegliere la lezione corretta è facile. Se abbiamo una lezione ha una variante nel ramo (esempio E)
mentre gli altri presentano la lezione accettabile allora si adotta il criterio di maggioranza ovvero la
maggioranza dei rami se E ha una variante (x che è variata) mentre F,C,B,A un’altra variante, allora
sceglieremo l’ultimo che potrebbe risalire all’archetipo mentre E anche se accettabile e isolato.

Il criterio di maggioranza si riferisce ai rami della tradizione. Non si intende il criterio di maggioranza dei manoscritti
ma dei rami. Se 2 propongono varianti sensate e altri 4 manoscritti altrettanto allora abbiamo 4 manoscritti contro due.
Non vedremo la maggioranza dei manoscritti ma la maggioranza dei rami.

Una famiglia composta da un solo testimone ha eguale peso di un raggruppamento numeroso.