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PSICOLOGIA E LOGICA IN DILTHEY E HUSSERL

A inizio del XX secolo tra Dilthey e Husserl si instaura un dialogo


che ha influenzato reciprocamente le teorie di ognuno dei due. Uno dei
motivi di contrasto tra i due filosofi è l'eccessiva importanza che
Dilthey attribuisce alla psicologia.
• Psicologia intesa da Dilthey e Husserl: scienza che tende a
ridurre tutte le rappresentazioni dell'uomo a processi
chimici del cervello.
Molti autori di quel tempo si scontrano con questo riduzionismo
della psiche al sostrato culturale, in quanto influenza anche la
concezione del libero arbitrio. Un altro autore che si scontra con
questa concezione della psicologia è Bergson che nel Saggio sui dati
immediati della coscienza (1889) critica la spazializzazione del tempo
e inserisce l'idea del flusso continuo:
• la suddivisione spazializzata del tempo non rappresenta il
modo in cui viviamo il tempo, in realtà il passato vive nel
presente attraverso la memoria e influisce sul presente;
• libero arbitrio → nella concezione spazializzata del tempo,
se ogni attimo è premessa di quello successivo, allora non
c'è spazio per l'uomo di inserire elementi di novità, e
quindi non c'è spazio per un atto della libertà.
Noi non possiamo in realtà isolare nessuno stato fisico, la
nostra percezione del tempo è un flusso in cui passato,
presente e futuro si sovrappongono e sono modificabili.
Un motivo di questo errore della concezione del tempo deriva dalla
mancata distinzione tra scienze della natura e scienze dello spirito.
Innanzi tutto si vuole mostrare come ogni disciplina che esprime
l'azione dell'uomo e non deriva dalla natura è comunque fondata e per
questo è una scienza.
Il problema nel riconoscere come scienze anche ciò che deriva
dall'uomo è che con il termine scineza si intende tutto ciò che è
dimostrato e rappresentato in modo preciso. L'immodificabilità dei
principi delle scienze della natura è stata elevata a paradigma della
scienza e quindi ciò che è modificabile non viene considerato
scienza.

Dilthey e le scienze dello spirito: psicologia, logica e


rapporto con la vita

Dilthey si prefissa di fondare le scienze dello spirito su basi


diverse da quelle della scienza della natura e individua vari criteri
tramite cui individuare i due tipi di scienze.
• Omogeneità tra soggetto e oggetto studiato
Nelle scienze di natura non c'è omogeneità tra soggetto e
oggetto, nella scoperta scientifica non c'è espressione della vita
vissuta dello scienziato. Nelle scienze dello spirito invece il
rapporto tra soggetto e oggetto e strettissimo, anche se non si parla
direttamente dell'esperienza personale del soggetto.
La distinzione tra le scienze della natura e le scienze dello
spirito è simile alla distinzione tra scoperta e creazione: nelle
scienze della natura si scoprono cose nuove mentre nelle scienze dello
spirito vengono creati oggetti nuovi.
Dilthey nella suo opera Introduzione alle scienze dello spirito
(1883) elenca le varie scienze dello spirito e tra queste la
psicologia occupa una posizione di primato. In questo testo, inoltre,
Dilthey offre una spiegazione della natura della psicologia che non è
facilmente condivisibile se pensiamo all'altro testo di Dilthey Idee
per una psicologia analitica e descrittiva (1894).
Un altra disciplina che viene inserita nel novero delle scienze
dello spirito è la logica, in quanto viene considerata come strumento
che deriva dalla psicologia. La riduzione della logica alla psicologia
rende la logica relativa in quanto i processi psicologici da cui
deriverebbe sono soggettivi. In questa prospettiva, la logica non
potrebbe più essere una strumento valido per la conoscenza oggettiva
e la comunicazione dei meccanismi logici risulterebbe impossibile.
Se la logica diventa uno strumento di conoscenza soggettivo le
scienze dello spirito si fondano su basi molto incerte,
sull'incertezza stessa.
La correlazione tra scienze dello spirito e vita pratica è molto
stretta in quanto esse rispondono alle esigenze poste dalla vita.
Anche le scienze della natura rispondono alle esigenze della vita
pratica, ma influiscono sulla vita solo nel momento della loro
applicazione, ovvero quando diventano tecnica.
Le scienze dello spirito rispondono alle esigenze della vita
pratica per loro stessa natura in quanto nascono dalla vita stessa,
mentre le scienze della natura nascono dal desiderio di conoscenza
generale e solo trasformandosi in tecniche hanno un'influenza sulla
vita.
La fondazione delle scienze dello spirito: psicologia e
storia

• Scienza = insieme di proposizioni con validità universale


che riguardano oggetti determinati e costanti.
La concezione di Dilthey della scienza mostra le influenze del
positivismo e del neokantismo. Anche le scienze dello spirito hanno
necessità di essere fondate in quanto senza una loro fondazione il
dialogo tra le diverse discipline risulta impossibile per la mancanza
di punti di vista oggettivi.
Per fondare le scienze dello spirito è necessario ampliare il
concetto di scienza in modo da superare il paradigma delle scienze
naturali. Nelle scienze dello spirito non possiamo ritrovare la stessa
scientificità presente nelle scienze della natura ma nonostante
questo possiamo trovare dei criteri per definire le scienze dello
spirito:
• omogeneità tra oggetto e soggetto
• causalità
L'uomo deve essere considerato un'unità tra ambito fisico e
psichico caratterizzata dal fatto di essere vivente, e questa
vitalità si esprime attraverso la riflessione e le produzioni
creative, la vita dell'uomo è una vita cosciente:
• nozione di vita per Dilthey → esperienza vissuta, è il
fondamento delle scienze dello spirito:
◦ di quello che vivo dentro di me ho certezza assoluta e io
sono soggetto e oggetto dell'accaduto;
◦ l'esperienza di cui si occupano le scienze della natura
invece è un'esperienza esterna al soggetto.
Le discipline che possno chiarire ciò che è vissuto sono la
psicologia e l'antropologia, la storia:
• la psicologia può comprendere (non spiegare) l'esperienza
vissuta e ha un accesso diretto ai fatti della coscienza;
• le scienze storiche studiano le conseguenze delle iterazioni
tra gli uomini del passato, e il soggetto si riconosce in
essa per la modalità di iterazione con la società, questo
permette di comprendere anche società lontane dalla nostra.
Il nostro vissuto non dipende solo dalla nostra esperienza
personale ma anche dal passato che si sedimenta nella nostra coscienza
e dal contesto che deriva dalla società e dall'educazione: non siamo
formati solo dalla nostra vita personale ma anche da quella
dell'ambiente in cui vivo.
L'esperienza vissuta non è sempre cosciente nel presente ma può
venirci alla mente grazie ad un ricordo: posso comprendere un periodo
storico e una persona lontana da me attraverso esperienze simili che
l'uomo ha vissuto:
• esiste un patrimonio culturale interno a me che diventa
cosciente quando devo comprendere una situazione spirituale
lontana da me, comprendo le motivazioni di un individuo
sulla base della mia esperienza;
• allo stesso tempo, comprendendo un individuo amplio la mia
conoscenza sul mio stato d'animo attraverso la comprensione
dell'esperienza di un altro
Le scienze dello spirito ampliano la conoscenza e la comprensione
che l'uomo ha di se stesso e possiamo comprenderle grazie
all'universalità delle esperienze umane, se noi non avessimo questi
contenuti universali non comprenderemo le scienze dello spirito e le
produzioni esterne.
Possono sorgere però alcuni interrogativi: come posso comprendere
uno stato d'animo che non ho mai provato? In che modo si può
realizzare in questo caso l'identità tra soggetto e oggetto?
Comprendo che esistono stati d'animo che non posso conoscere e ne
posso avere un'idea, l'identità tra soggetto e oggetto viene
garantita dal fatto che siamo tutti essere umani affetti dalle
passioni.

Husserl e Dilthey: rapporto della logica con la psicologia

Il conflitto tra Dilthey e Husserl nasce a causa del fatto che


Dilthey riduce la logica alla psicologia mentre Husserl vuole
sganciare la logica da ogni altra scienza e renderla strumento per una
consocenza oggettiva.
La logica è inserita da Dilthey tra le scienze dello spirito, ed
è difficile da comprendere questa scelta se pensiamo che le la logica
vieni di solito considerata come uno strumento, un metodo da applicare
a varie cose:
• come si può intendere la logica, che si impone come scienza
formale, come metodo che si applica ai fenomeni dall'esterno,
una scienza dello spirito?
Dilthey pensa che la logia da Aristotele sia stata fraintesa, con
la logica trascendentale di Kant non si presuppone un'identità tra
soggetto e oggetto, non è presente un'unità già data.
La formalità della logica è un prodotto del soggetto, la
categoria universale diventa conoscenza se si collega ad un oggetto
d'esperienza. Attraverso il tempo uniformiamo tutto il materiale
empirico, le categorie si collegano anche all'io penso che come unità
trascendentale di tutte le categorie raccoglie le mie interpretazioni.
La logica è un fattore del processo di conoscenza che viene
analizzato a partire dal soggetto, è un'universalità con un
carattere particolare.
• La logica trascendentale non è più intesa come metodo ma
come processo di conoscenza visto dal punto di vista del
soggetto che pensa;
• la logica trascendentale si esplica nell'atto del conoscere,
l'oggetto della conoscenza diventano le funzioni logiche del
soggetto e non più un oggetto esterno.
Kant però non ammetterebbe mai che la logica è una scienza dello
spirito, l'io penso non è una struttura psicologica ma trascendentale
e quindi uguale per ogni essere razionale:
• Kant non sostiene che ci sia una soggettività conoscitiva,
l'io penso uniforma la conoscenza di ogni essere razionale.
Dilthey quando vuole fondare le scienze dello spirito si rifàalla
Critica della ragion pura di Kant ma gli critica il fatto di non
considerare abbastanza il soggetto. Inoltre, Dilthey vuole trasformare
la ragion pura in ragione storica, in quanto sostiene che la ragione
pura non esiste e gli uomini non conoscono tutti nello stesso modo.
Esistono alcuni concetti condivisi come l'idea della causalità e
il principio di identità o di non contraddizione, ma la conoscenza
nasce da una riflessione soggettiva determinata anche dalla proprio
esperienza personale. Nonostante la soggettività della conoscenza, la
comunicazione tra gli uomini è possibile grazie alla comune forma
razionale di base.
Dilthey nell'Introduzione alle scienze dello spirito parla della
diversità degli individui fondata sulla diversità psichica, infatti
per Dilthey è necessario considerare non solo la razionalità
universale degli individui ma anche la situazione storica e
psicologica del soggetto. Questa posizione porta alla relatività
della conoscenza ma nella Critica della ragione storica si cerca di
chiarire come funziona la comunicazione tra gli indivudi che avviene
attraverso l'ermeneutica.La critica di Dilthey è rivolta ai filosofi
che vogliono applicarela scienza alla mente.
La logica nell'apparato delle scienze dello spirito ha per Dilthey
una funzione fondante. Le scienze dello spirito si distinguono per
l'oggetto ma sono connesse tra loro per il fatto che traggono origine
dall'individuo. Il problema ècome fare a dare universalità a queste
discipline e come renderle oggettive:
• la logica ha il compito di dare universalità e oggettività
alle scienze dello spirito.

Critica della ragione storica

Il compito di fondare le scienze dello spirito viene chiamato da


Dilthey critica della ragione storica:
• ragione storica = facoltà di conoscere se stessi e gli
altri uomini.
E' necessaria una critica della ragione storica in quanto bisogna
capire le condizioni di possibilità, universalità e oggettività per
la conoscenza propria della ragione storica.
Prima di Dilthey, le scienze dello spirito venivano esposte come
un'enciclopedia, ovvero senza ricercarne un'unità, che era invece
l'obiettivo di Dilthey da raggiungere attrvaerso la logica.
Chi ha concepito la logica come dottrina del metodo ha analizzato
le condizioni della coscienza ma ha dissolto la concezione del
singolo: considerando la logica a prescindere dalla percezione
dell'uomo essa perde di contenuti.
Per Dilthey le scienze dello spirito sono nate dalla consapevolezza
di sé da parte del soggetto e in queste scienze è presente una
logica interna che è peculiare per esse:
• le scienze dello spirito hanno contenuti diversi e leggi
diversi, ma per metterle insieme è necessario ampliare la
funzione della logica.
Kant ha ampliato la logica ma non come intende Dilthey, si cerca
l'ampliamento della logica all'interno della coscienza particolare dei
singoli.

La psicologia come fondamento delle scienze dello spirito

Nelle opere storiche è presente sia un elemento documentario che


un elemento psicologico, il fatto che ci sia una comune appartenenza
al genere umano rende possibile la ricostruzione delle motivazioni
psicologiche di certo modo di agire:
• ogni uomo ha un'esperienza vissuta singola e il fondo
dell'uomo rimane inconscio e ineffabile, ma esistono forme
di inferenza e sentimenti comuni che permettono
l'interpretazione dell'agire degli altri uomini.
Esiste un elemento di singolarità e uno di universalità
all'interno dell'uomo, e le discipline che si occupano di questi
elementi sono la psicologia e l'antropologia. Se queste discipline
riescono a fondare l'universalità dell'uomo storico mantenendo la
singolarità degli individui allora si possono fondare le scienze
dello spirito: la psicologia ha come oggetto per Dilthey sia
l'universale che i fatti particolari che deve descrivere, la
psicologia parte sempre da dati di fatto, dall'uomo storico concreto e
dalla sua esperienza, e poi il suo compito è descrivere questi fatti.
Esistono due tipologie di psicologie:
• psicologia descrittiva
• psicologia esplicativa (Helmonz) → psicologia da
laboratorio, parte da ipotesi generali e cerca i meccanismi
che possono derivare da essa.
La psicologia esplicativa parte dal presupposto che l'essere umano
agisca sempre allo stesso modo e non ricerca delle dinamiche mutevoli
ma dei meccanismi statici. La psicologia esplicativa tende a ridurre
la psicologia ad una psicofisica senza tenere conto dell'individuo.
La psicologia descrittiva fonda le scienze dello spirito, ma esse
non sono da intendere come un sistema, da una scienza dello spirito
non derivano le altre:
• la psicologia descrittiva sta alla base delle scienze dello
spirito in quanto ne descrive l'unità e il comune
riferimento all'essere umano.
Lo storiografo che vuole trarre un significato dai documenti per
fornire un quadro completo di una certa epoca deve anche considerare
la psicologia. In quanto scienza descrittiva, la psicologia può
essere utilizzata analizzando la biografia dell'uomo storico per
meglio comprenderne l'agire e le finalità. Grazie alla psicologia
descrittiva possiamo rappresentare l'unità di vita tra il singolo e
le manifestazioni dell'universale presenti nell'uomo.
La psicologia esplicativa vuole spiegare l'unità tra corpo e mente
attraverso spiegazioni causali, lo psicofisico per spiegare il
rapporto tra corpo e anima utilizza un'esplicazione causale cotruita
sul rapporto tra stimolo e sensazione, a partire da uno stimolo fisico
si studia la sensazione che viene provocata all'interno.
Il fatto che corpo e spirito siano divisi non è però un dato di
fatto, è un lascito metafisico, e la psicofisica si basa su un
presupposto non dimostrato e per questo non può essere considerata
una scienza fondante. La psicofisica dimostra solo fatti inerenti alla
sfera fisica e cerca di risolvere problemi metafisici con strumenti
scientifici.
La psicologia descrittiva invece non si preoccupa della distinzione
tra spirito e corpo perchè intende l'oggetto ancora prima di
conoscerlo:
• intendere un oggetto = percepire internamente l'oggetto di
conoscenza.
La psicologia descrittiva fonda le scienze dello spirito in quanto
intende il suo oggetto, ovvero esso si sviluppa in lui grazie
all'omogeneità tra soggetto e oggetto. Lo psicologo analizza i dati
vissuti che tutti possono intendere e su questo si basa
l'universalità e la possibilità di fondare le scienze dello spirito.
Per Dilthey non esiste distinzione tra logica e psicologia in
quanto nella mente non esiste uno spazio per la logica che sia
indipendente dalla psicologia. I logici però obiettano alla tesi di
Dilthey il fatto che il concetto di numero non nasce da
rappresentazioni psicologiche e la logica si emancipa da ogni genesi
psicologica.

Husserl e le Ricerche logiche (1890-1900)

La rifelssione di Husser si svolge tra il 1890 e il 1938 (anno


della sua morte). L'opera La crisi delle scienze europee rimase
incompiuta. Gli studi di Husserl sono iniziati nel campo della
matematica pura e entra in contatto con Brentano e il principio di
intenzionalità.
Nella sua prima opera, Filosofia dell'aritmentica, Husserl cerca di
dare un fondamento psicologico alla matematica ma poi nelle Ricerche
logiche si pone come obiettivo la critica alla psicologia come scienza
fondante per la matematica.
Le Ricerche logiche sono articolate in due parti:
• primo volume pubblicato nel 1890 → Prolegomi a una logica
pura;
• sei ricerche logiche pubblicate nel 1900.
Le problematiche trattate nelle Ricerche logiche (Logische
Untersuchungen) – come lo stesso Husserl afferma all’ interno della
“ Prefazione alla prima edizione “ dell’ opera ( 1900 ) –, sono
sorte nel tentativo di operare una chiarificazione filosofica della
matematica pura, chiarificazione che, nel procedere delle analisi, ha
dischiuso il più vasto orizzonte della teoria in generale e del
rapporto che intercorre tra la forma e la materia della conoscenza.

L’impostazione adottata nella Philosophie der Arithmetik (1891) si


è rivelata inefficace nel momento in cui si passava dal piano dei
nessi psicologici del pensiero all’unità logica del contenuto del
pensiero: le nuove esigenze teoretiche riguardanti il problema della
teoria e della conoscenza in generale unite al fallimentare tentativo
di costruire una fondazione psicologia dell'aritmetica, hanno portato
Husserl a studiare analiticamente il rapporto tra la soggettività del
conoscere e l'oggettività del contenuto della conoscenza.

In questo modo le Logische Untersuchungen rappresentano “ un’


opera di rottura, e quindi non un punto d’arrivo, ma un inizio”: si
tratta di realizzare un vero proprio Fundamentalarbeit che, pur
sorgendo dalle macerie della fondazione psicologista ( psicologismo
sui generis ) prima adottata, sappia coniugare la dimensione
soggettiva con quella oggettiva. Se lo psicologismo, almeno nell’
accezione naturalistica e non in quella attualistica – come nota
Melandri –, é in sé da rifiutare, non per questo va cancellata la
dimensione della soggettività, destinata quindi ad essere ripensata
su base diversa.

Prolegomeni a una logica pura

Le Logische Untersuchungen sono procedute dai Prolegomeni a una


logica pura, un testo nato dalla rielaborazione di due serie
complementari di lezioni tenute ad Halle nell’ estate e nell’
inverno del 1896. In questo breve testo, Husserl argomenta in maniera
sistematica l'impossibilità di pervenire ad una fondazione
psicologica per la logica e l’ aritmetica, ponendo così le premesse
per lo sviluppo delle successive ricerche finalizzate alla
costituzione di una vera e propria logica pura:

• la logica pura –come si vedrà inseguito –, intesa come


disciplina nomologica volta alla chiarificazione
fenomenologica dei concetti primitivi che costituiscono
l'idea dell'unità teoretica di ogni scienza, rappresenta,
in maniera inequivocabile, quel Fundamentalarbeit di cui gli
scienziati non hanno bisogno nel loro procedere, incuranti
di “ penetrare negli ultimi fondamenti del loro fare”.
Al filosofo – scrive Husserl –, non interessa la mera
operatività funzionale di una determinata teoria scientifica e i
risultati a cui essa può approdare sul piano tecnico – pratico,
egli, ha a cuore la chiarezza gnoseologica dei costituenti essenziali
della teoria in generale, delle forme connettive attraverso le quali i
concetti atomici si coordinano in un’ unità sistematica: si viene a
delineare così una distinzione ineludibile tra la sfera della scienza
ingenuamente positiva e la filosofia, il cui tèlos primario è la
chiarificazione teoretica dell’ essenza dei concetti di cui la prima
fa uso.

Egli inizia distinguendo i tre fondamentali indirizzi della logica


del tempo (psicologista,formale e metafisico), affermando che quello
psicologista, sotto l'influsso di Stuart Mill, si può considerare,
sia per il numero che per l'importanza dei suoi adepti, l'indirizzo
prevalente. Se in Sigwart lo psicologismo è una concezione
fondamentale che tiranneggia in maniera assoluta, in Erdmann viene
confusa l'impossibilità logica come assurdità del contenuto
giudicativo – ideale con l’ impossibilità psicologica, intesa come
ineffettuabilità dell’ atto giudicativo.

Nella folta schiera dei logici psicologisti, al di là delle


divergenze teoriche, Husserl annovera Stuart Mill, Bain, Wundt,
Sigwart, Erdmann e Lipps. Sia la teoria di Cornelius che il principio
Mach – Avenarius, sono da ritenere forme più o meno esplicite di
psicologismo, quest'ultimo può solo risultare fecondo nel momento in
cui viene assunto all’ interno della logica come tecnologia.

A differenza degli autori poc’anzi citati, Leibniz, Kant ed


Herbart, al di là dei limiti teorici presenti nelle loro opere, hanno
compiuto, seppur in maniere diverse, delle svolte nella trattazione di
queste problematiche: se a Kant, bisogna tributare il merito di aver
distinto la logica pura dalla logica applicata ( al di là della
discutibilissima divisione tra intelletto e ragione ), a Herbart, si
deve la separazione, con tutte le riserve del caso, della psicologia
dalla logica, infine a Leibniz, la tesi dell'idealità della logica.

Dopo questa distinzione storico – teoretica, Husserl nota che


proprio la confusione tra i campi, ha ostacolato il progresso nella
conoscenza logica.

“Tuttavia, ben più pericolosa è un’ altra deficienza nella


delimitazione del campo, vale a dire la confusione tra i campi, la
fusione di elementi eterogenei in modo tale da formare una presunta
unità di campo, specialmente quando si fonda su un’ interpretazione
del tutto erronea degli oggetti in questione che la scienza deve
indagare.”

Come si evincerà dal procedere successivo delle analisi, il


rifiuto dello psicologismo da parte di Husserl, va valutato non solo
in relazione alla cattiva fondazione a cui era approdato nell’ opera
del 1891, ma da precise esigenze metodologico – teoretiche.

La psicologia, che vuole avere un ruolo fondazionale per la logica


è fondata su leggi che, lungi dall’ essere esatte e autentiche, sono
vaghe generalizzazioni dell’ esperienza: essa, è quindi una scienza
basata sull’esperienza, i cui enuncianti non sono altro che
regolarità approssimative della coesistenza o successione dei
fenomeni psichici.

Le leggi psicologiche, in quanto leggi naturali, non hanno un’


evidenza apodittica ed, essendo fondate attraverso un processo
induttivo, si stagliano in un orizzonte di mera probabilità. Lo
psicologismo in questo senso racchiude in sé tutti quegli errori che
possono scaturire dalla confusione tra i campi: non distingue la legge
come membro della causazione dalla legge come regola della causazione,
confonde le leggi naturali con le leggi logiche, i giudizi stessi con
le leggi come contenuti giudicativi.

I logici psicologisti non distinguono il piano reale da quello


ideale, la regolamentazione causale da quella normativa, la necessità
reale dalla necessità logica, il fondamento reale dal fondamento
logico. Tutte queste coppie di concetti antitetici vanno riportate in
seno all’ epistemologia in senso lato, facendo scaturire una
fondamentale distinzione tra le scienze ideali e le scienze reali: le
prime, totalmente a – priori, sono costituite da leggi generali ed
ideali fondate con evidenza in concetti generali, le seconde invece,
sono empiriche e, in quanto dotate di proposizioni fattuali, formulano
leggi che hanno un’ universalità reale.

Si delinea così una netta separazione tra la dimensione reale e


quella ideale, tra la sfera fattuale a cui inerisce la temporalità e
la sfera della verità a – temporale, tale da rendere impossibile l’
utilizzo di una legge logica come legge della fattualità della vita
psichica: mentre nella scienza dei fatti la legalità autentica è un
semplice ideale, nella conoscenza puramente concettuale si trova
realizzata.

Se gli errori dello psicologismo sono dovuti ad una prima e


fondamentale confusione, quella tra psicologia e logica, una nuova
fondazione deve nascere attraverso un processo di chiarificazione
concettuale – linguistica; se la psicologia si occupa dei nessi
psichici di coesistenza e successione dei fenomeni psichici, questi
sono da distinguere dai rapporti oggettivi di premessa e conseguenza,
oggetto della logica.

L'importanza di queste argomentazioni, non deve essere valutata


solo in un’ ottica critico – demolitoria, bensì anche da un punto
di vista costruttivo: la par destruens nel suo procedere ha posto le
basi per la par costruens vera e propria.

La logica pura di cui si parla nei Prolegomeni, avendo un ruolo


fondazionale – teoretico di primo piano, si occupa delle condizioni
evidenti della possibilità di una teoria in generale; tali condizioni
sono sia soggettive che oggettive:soggettive( noetiche ), in quanto
condizioni ideali radicate nella soggettività e nel rapporto che
questa nutre in relazione alla conoscenza;oggettive, nel momento in
cui non concernono l’unità soggettiva della conoscenza, bensì l’
unità oggettiva di proposizioni o verità, l’ unità teoretica.

Una teoria sopprime se stessa se contravviene nel suo contenuto


alle leggi senza le quali una teoria non avrebbe alcuno senso:
contravviene alle condizioni soggettive se e solo se, nega ogni
preminenza al giudizio evidente rispetto a quello cieco. Da questo
punto di vista, le teorie possono essere assurde, false, logicamente o
poeticamente assurde e scettiche: se lo scetticismo in senso assoluto
è intrinsecamente assurdo, non lo è lo scetticismo metafisico.

Questa breve parentesi sullo scetticismo e il relativismo, serve a


mostrare come lo psicologico in “ tutte le sue varianti, non è altro
che relativismo, soltanto che non sempre lo si riconosce e lo si
ammette apertamente”. Tra le forme di relativismo, Husserl annovera
anche quelle teorie che riconducono la logica alle modalità
funzionali dell’ intelletto care agli aprioristi ( non Kant, ma
coloro che pur rifacendosi a Kant trascurano le leggi logiche
fondamentali ).
Alla luce dell’imperativo metodologico di non confondere i campi,
Husserl afferma che, in un’ultima analisi, tutte le posizioni
relativistiche, scettiche e psicologiste, si possono ricondurre a
profonde equivocazioni all’ interno della sfera terminologica della
logica. Molti problemi nascano a causa dell’ambigua terminologia
adottata che, in tal modo si può prestare ad una duplice
interpretazione: il termine “giudizio” ad esempio, nella visione
psicologia della logica come tecnologia, è un'assunzione di verità,
mentre nella logica pura è un’unità ideale di significato.

L'insostenibilità dello psicologismo nel campo della logica, non


spinge però Husserl verso posizioni rigide e radicali care a chi,
come a Frege, aveva bollato la Philosophie der Arithmetik, come un’
opera tout court psicologista: “ Nella controversia sulla fondazione
psicologica oppure oggettiva della logica, io assumo una posizione
intermedia”. Gli stessi antipsicologisti cadono in errore nella
misura in cui radicalizzano la funzione regolativa della conoscenza,
in quanto sussiste una profonda differenza tra lo statuto autonomo
delle proposizioni della logica e la loro applicazione pratica: in
principi logici fondamentali – sentenzia Husserl –, benché possano
fungere da norme, non sono essi stessi norme.

Nella scienza, è necessario distinguere un piano metodologico, che


costituisce l’ apparato funzionale per avere conoscenze, dal suo
contenuto teoretico (idealiter), indipendente dalla dimensione
soggettiva: in questo modo la logica pura rappresenta quel nucleo
fondamentale in cui le leggi sono puramente ideali, mentre la logica
metodologica, non è altro che l’ insieme degli apparati per ottenere
conoscenze in un determinato campo di verità.

“La logica pura è il primo e più essenziale fondamento della


logica metodologica. Ma naturalmente quest’ ultima ha fondamenti del
tutto diversi da quelli che le offre la psicologia.”

Gli esponenti dell'antipsicologismo hanno attributo alla logica le


leggi normali contrapposte alle leggi naturali di cui si occuperebbe
la psicologia, quando invece l'opposto della legge naturale è la
legge ideale, la cui estensione è costituita da concetti puramente
generali.

Da questo punto di vista, sia aritmetica che la logica pura, non


dicono nulla sulla realtà, essendo scienze delle singolarità ideali
di certi concetti generali. Lo psicologismo,oltre a confondere il
rapporto tra ideale e reale, misconosce la relazione essenziale che
intercorre tra verità ed evidenza.

Al tal proposito, Husserl afferma che l'evidenza non è altro che


l'accordo tra il senso dell'enunciato e lo stato di cose, mentre
l'idea di tale accordoé la verità.

“ La psicologia vuole chiarire con evidenza come si formano le


rappresentazioni del mondo: la scienza del mondo ( come concetto
comprensivo della diverse scienze reali ) vuole conoscere ciò che è
realiter come mondo vero ed effettivo; la teoria della conoscenza
vuole invece comprendere con evidenza che cosa costituisca la
possibilità di una conoscenza evidente del reale e la possibilità,
dal punto di vista oggettivo ideale, di una scienza e di una
conoscenza in generale.”

Una volta dimostrata l'inefficacia della fondazione psicologica


( nel senso prima precisato ) per la logica, Husserl si domanda quale
sia la caratteristica peculiare della scienza: non trattandosi del
nesso psicologico – reale, si evince che la scienza sarà tale in
base all’unità del nesso obbiettivo – ideale di fondazione . Tale
nesso è, al tempo stesso, nesso delle cose e nesso delle verità; tra
i due piani sussiste un rapporto di coodipendenza a - priori, con la
conseguenza che possono essere pensati in maniera indipendente solo da
un punto di vista astratto. Se al nesso delle cose spetta l' essere in
sé, al nesso delle verità la verità in sé.

Questa distinzione ( astratta o metodologica ) tra nesso delle cose


e nesso delle verità interno alla scienza, permette a Husserl di
procedere in quel cammino di chiarificazione metodologica che innerva
i Prolegomeni. Se ogni nesso esplicativo è un nesso deduttivo, non
ogni nesso deduttivo è esplicativo; se tutti i fondamenti sono
premesse, non tutte le premesse sono fondamenti; infine, c’è
differenza tra una conclusione che segue da leggi e da una che segue
secondo leggi.

Dopo aver realizzato lo status quaestionis, chiarito le differenze


fondamentali tra la dimensione della logica e quella della psicologia,
si tratta ora di sviluppare quell’ orizzonte puramente fondazionale
che è la logica pura.
Le ricerche logiche

La logica pura deve chiarire e accertare scientificamente i

concetti primitivi che costituiscono l'idea dell’ unità teoretica

della scienza in generale e che sono indipendenti rispetto alla

particolarità di qualsiasi materia della conoscenza, le forme

connettive elementari ( ad esempio la connessione disgiuntiva ), le

categorie oggettuali pure ( formali ), lecategorie pure del

significato e infine le leggi di complicazione delle categorie pure

secondo una legge.

La logica pura non si esaurisce nel processo di chiarificazione,

ma deve risalire all'origine fenomenologica dei concetti primitivi


stessi, operare quindi una “presentificazione intuitiva dell’

essenza in un’ intuizione adeguata”

Il secondo gruppo di problemi di cui si occupa la logica pura,

concernono la validità obbiettiva delle forme costruttive risultanti

dalle categorie di significato e dalla categorie oggettuali pure: le

leggi che ineriscono a tali forme risultanti hanno una generalità

logico – categoriale, essendo dirette ai significati e agli oggetti.

In questo modo la logica pura diviene la scienza delle condizioni di

possibilità di una teoria in generale, il cui oggetto di studio sono

i concetti fondamentali, le forme connettive elementari e le leggi di

complicazione.

La logica pura non opera una spiegazione (Erklärung) dei

costituenti atomici della teoria in generale, bensì una loro

chiarificazione (Aufklärung): ciò significa che, a differenza delle

discipline matematiche, la logica pura non costruisce un insieme di

proposizioni che si sviluppano nella loro validità ingenuamente

positiva.

Tra Erklärung e Aufklärung c'è lo scarto che compare tra il

normale procedere degli scienziati che – come Husserl scriverà nella

Krisis–, sono nel migliori dei casi geniali tecnici del metodo, e i

filosofi che, rispetto a i primi, sono dotati di un’ autocoscienza

teoretica e hanno di mira i fondamenti che rimangono latenti al di

sotto della mera operatività funzionale della scienza.

Come si è detto in precedenza, la logica pura si fonda su due


istanze: la prima, concerne la chiarificazione dei concetti atomici e

delle leggi di complicazione, la seconda invece, riguarda la

riconduzione fenomenologica di tali concetti.

È quindi necessario, addentrarci all’ interno della seconda

istanza, offrendo una delucidazione critica ai fini della nostra

esposizione.La fenomenologia, deve analizzare e dischiudere nella loro

generalità essenziale i vissuti rappresentazionali giudicativi e

conoscitivi e le fonti dalle quali scaturiscono i concetti

fondamentali e leggi logiche della logica pura. Al logico puro, non

interessa il giudizio psicologico concreto, ma il giudizio logico,

ossia l’enunciato identico, che è unico in rapporto ai molteplici

vissuti di giudizio.

“ Pertanto questo esser – dato delle idee logiche e delle leggi

pure che si costituiscono insieme ad esse non può bastare. Sorge

così il grande compito di portare le idee logiche, i concetti e

leggi, alla chiarezza e distinzione dal punto di vista gnoseologico. E

a questo punto interviene l’analisi fenomenologica”

Anticipando le ricerche successive, Husserl scrive che i concetti

logici hanno origine nell’ intuizione, sorgendo dall’ astrazione

ideante sul fondamento di certi vissuti, e proprio per questo, “

debbono trovare nuova verifica ed essere ricompresi nella loro

identità con se stessi ogni volta che questa astrazione è

ripetuta”.

Si cominciano a delineare le peculiarità di questa fenomenologia


interna alle Ricerche logiche: non è possibile accontentarsi di pure

e semplici parole, bisogna ritornare alle cose stesse, ossia rendere

evidente sulla base di intuizioni pienamente sviluppate che ciò che

è stato dato nell’ astrazione effettuata corrisponde al significato

delle parole: “ mantenere i significati nella loro invariabile

identità (… ), mediante un’ intuizione riproducibile”.

La fenomenologia oltre ad assumere una funzione distruttiva nei

confronti dell’equivocazione linguistica, esige un orientamento

innaturale del pensiero e dell’intuizione, in quanto bisogna rendere

oggetti questi stessi atti e il loro contenuto immanente, ma nel far

ciò, ricade nel linguaggio che cerca di chiarire.

“Non è assolutamente possibile descrivere gli atti intenzionali

senza ricorrere nell’ esposizione alle cose intenzionate”.

In questo arduo cammino di chiarificazione gnoseologica, il

fenomenologo incontrerà difficoltà nel suo tentativo di pervenire a

risultati evidenti, ma anche nell’esporli e trasmetterli ad altri.

Solo attraverso la fenomenologia pura, totalmente diversa dalla

psicologia come scienza empirica delle proprietà e degli stati

psicologici, è davvero possibile superare lo psicologismo.

Con le Ricerche logiche Husserl non intende offrire un sistema di

logica, ma preparare il terreno a una logica filosofica, “

chiarificata a partire dalle fonti originarie della fenomenologia”.La

fenomenologia intensa come conditio sine qua non della logica pura,

non è volta a spiegare, ma a “chiarificare l'idea della conoscenza


nei suoi elementi costitutivi e nelle sue leggi”. Husserl subito

dopo, afferma che fenomenologia si caratterizza per un’ assenza

totale di presupposti metafisici, scientifico – naturalistici e

psicologici.

Dopo aver concluso questa breve ricognizione sui Prolegomeni, è

giunto il momento di passare in rassegna alle ricerche logiche vere e

proprie, di cui la prima dedicata a “Espressione e significato”, è

la conditio prima per una autentica comprensione delle successive,

ragione per cui ci soffermeremo in maniera approfondita sulle

problematiche teoretiche esplicitate da Husserl in questa ricerca.

Husserl esordisce dicendo che se ogni segno ( das Anzeichen)

èsempre segno di qualcosa, non ogni segno ha un significato, un senso

che in esso si esprime: i segnali non esprimono nulla, a meno che,

oltre alla funzione dell’indicare, non assolvano anche a una funzione

significante.
Posta la non identità tra segni indicativi e segni significativi,

Husserl afferma che quest’ ultimi non perdono il loro valore di

significazione nella vita psichica isolata: la sfera del significato,

non può identificarsi con la mera funzione informativa del segno

stesso.

“ L'espressione è piú che un mero complesso fonetico. Esso

intende qualcosa, riferendosi al tempo stesso all’ oggettualità"

All'interno dell’espressione Husserl distingue a livello

metodologico gli atti che conferiscono il senso ( senso =

significato ) o intenzioni significanti dagli atti che riempiono

intuitivamente il significato ( non essenziali nell’ espressione ).

Ciò che un’ espressione esprime si articola in:

• a) informazione;

• b) contenuti ( = significati );

• c) riferimento agli oggetti.


“Non appena la vuota intenzione significante si riempie, i

riferimento all’ oggetto si realizza, la denominazione diventa una

relazione attualmente presente alla coscienza tra nome e oggetto

nominato”.

La distinzione husserliana tra l'intenzione significante e l'

intuizione riempiente, è una distinzione astratta, funzionale alle

analisi; lo stesso Husserl scriverà infatti: “ Per il momento questi

cenni possono bastare; il loro nesso è soltanto quelli di prevenire

fini dall’ inizio l'errore di considerare ovviamente distinguibili

nell’ atto donatore di senso due aspetti, uno dei quali conferirebbe

all’ espressione il significato, l’altro la determinatezza della

direzione verso l’ oggetto”. Husserl parla di significato anche a

proposito degli atti di riempimento e quindi non solo per quanto

concerne l’ intenzione significante; nell’ unità di riempimento il

contenuto riempiente coincide con il contenuto significante, affinché

la dimensione oggettuale non si scinda in intenzionata e data.

L’analisi fenomenologica prende in esame il tessuto degli atti

intenzionali; la sua complessità si rivela non appena ci si rende

conto“ che tutti gli oggetti ed i riferimenti all’ oggetto sono per

noi ciò che sono solo in virtù degli atti dell’ intenzionare”

Non è difficile accorgersi di come Husserl abbia distinto la

dimensione della significazione a cui spetta il novero delle

intenzioni significanti da, quella del riferimento

oggettuale:significazione e riempimento, trovano una loro fusione,


solo all’ interno della conoscenza.

La semantica che Husserl sviluppa all'interno delle Logische

Untersuchungen è una semantica intensionale che, a differenza di

quella fregeana di stampo estensionale, s’ interessa al problema del

significato, non facendo coincidere quest’ ultimo con il riferimento

oggettuale.Nel nome – scrive l’ Autore – bisogna distinguere

l'equivocità che inerisce al piano del significato, dalla

pluriestensionalità o plurivalenza; inoltre, se l’ essenza dell’

espressione coincide con il significato, la stessa intuizione può

riempire diverse espressioni.“ Il vincitore di Jena “ e “ il

vincitore di Waterloo “ hanno il medesimo riferimento all’ oggetto,

ma due differenti significati ( Frege avrebbe invece parlato di

identico significato, ma di sensi diversi ).

Se la significatività non coincide con l’intuizione, il

linguaggio privo d’intuizioni non è per questo privo d’idee, con la

conseguenza che nel pensiero aritmetico - simbolico, non si opera con

segni privi di significato.

Un'ulteriore distinzione che compare all’ interno della prima

ricerca, è quella che riguarda l’espressione soggettivo –

occasionale, in cui solo le circostanze determinano, tra un gruppo

concettualmente unitario di significati possibili, quale significato

possieda attualmente e le espressioni obbiettive che, a differenza

delle prime, sono indipendenti dalla persona e dalle circostanze in

cui vengono pronunciate.


Questa differenza non va intesa come se le prime fossero immerse

nel flusso dei vissuti psichici, mentre le seconde, fossero avulse dal

continuo susseguirsi delle rappresentazioni soggettive: per essere

precisi, è necessario parlare non di fluttuazione del significato, ma

di fluttuazione del significare.

“Cioè, fluttuano gli atti soggettivi che conferiscono

significato all’ espressioni ( … ). Ma non si mutano i significati

stessi”

Alla classe delle soggettive - occasionali apparteranno l’

espressioni relative alla percezione, al dubbio, alla speranza, al

desiderio, mentre, tutte le espressioni teoretiche rientrano nella

classe di quelle obbiettive.La distinzione appena summenzionata,

s’intreccia con altrettante distinzioni interne all’ espressione. Al

tal proposito, basti ricordare l’ espressioni incomplete e complete,

quelle anomale e quelle normali, quelle vaghe e quelle esatte.

Alla fine di Espressione e significato, alla luce delle

problematiche trattate in questa ricerca, Husserl afferma che logica

pura si occupa dei significati intesi come unità ideali e dei

rapporti a - priori che intercorrerono tra questi: svolgendo questo

compito, la logica pura è una disciplina nomologica che si rivolge

all’ essenza ideale della scienza come tale. L'idealità del

significato è un’idealità non in senso normativo, ma in un senso

specifico, opponendosi così sia all’ individualità che alla

realtà.