Sei sulla pagina 1di 5

Copertina

1) Le avventure di Pinocchio di Collodi (1883) e Cuore di De Amicis (1886).

I due romanzi raccontano storie edificanti dove il fanciullo è invitato a seguire i dettami della buona
creanza borghese:

Pinocchio, portatore di una propria alterità e di curiosità verso le diversità del mondo, viene
severamente punito, ogni deviazione dalla norma imposta dagli adulti riportata nell'alveo della
maggioranza dominante;

in Cuore il protagonista Enrico Bottini, studente mediocre con pochi dubbi o incertezze ma
rassegnato al dovere, viene contrapposto al “cattivo” compagno di classe Franti, teppistello
proletario disadattato, il quale non a caso finirà espulso dalla scuola e spedito in riformatorio per
aver osato irridere la conformista società borghese.

2) A partire dal 1936 il regime fascista del MinCulPop proibisce del tutto l'importazione dei
fumetti americani d'avventura pieni di eroi muscolosi ed eroine discinte, che già aveva fatto
pesantemente censurare e ritoccare nelle sue parti più “licenziose“. Si salvano solo
Topolino e Braccio di Ferro, perché piacevano al Duce e ai suoi figli. Nascono eroi
autarchici tutti d'un pezzo come Dick Fulmine.
3) Nonostante la censura continui anche nel Dopoguerra (il marchio “garanzia morale”
compare sulle pubblicazioni italiane a fumetti dal 1962) e ufficiosi (genitori, insegnanti,
parrocchie), la cappa di conformismo non elimina gli ammiccamenti omoerotici di alcuni
personaggi a fumetti, spesso involontari: Ferruccio e Kolosso, “nipote di Maciste – più forte
di Ercole” (pubblicato nel 1964): per ricattarlo gli rapiscono la persona alla quale l’eroe
tiene di più, ovvero il nipote Ferruccio, ragazzo occhialuto e gracilino che ama alla follia
lo zione muscoloso.
4) L'arrivo di «Diabolik» nelle edicole, a partire dal 1962, scompagina il sonnacchioso
panorama del fumetto popolare, facendo affezionare il pubblico a un protagonista negativo
ispirato a Fantomas. Il lettore medio, tipico impiegato piccolo borghese che va al lavoro
con le Ferrovie Nord, si sente un po' anticonformista. Dopo di lui arriveranno i famigerati
«fumetti neri», ancora più violenti e sessualmente disinibiti.
5) Con la nascita nel 1965 del mensile Linus, «rivista dei fumetti e dell'illustrazione», il
fumetto viene riconosciuto come parte integrante della cultura di massa, meritando studi
critici e analisi approfondite da parte di intellettuali come Umberto Eco, Oreste Del Buono,
Elio Vittorini, Giovanni Gandini. Fin dal primo numero di Linus compaiono le strisce di
Krazy Kat e Popeye.
6) Nel 1975 arriva il primo pene eretto della storia del fumetto italiano, disegnato da Magnus
nella sua serie «Lo Sconosciuto». Farà ancora meglio nelle storie erotiche degli anni
Ottanta.
7) Sulla scia di Diabolik, dalla fine degli anni Settanta si impone sul mercato il formato
“tascabile” dei fumetti erotici e porno, spesso dozzinali, volgari e malfatti. Arrivano
Rolando del Fico, il nano Chiappolo di Biancaneve e Macho, travisamento dei gay
orgogliosi di Tom of Finland. C'è qualche eccezione stilistica e almeno un personaggio gay
positivo: Gary, maggiordomo volitivo della vampira Sukia.
8) La casa editrice di Tex, intanto, dal 1948 stampa milioni di pagine senza mai rappresentare
personaggi omosessuali positivi. Nel 1980 compare però un capolavoro: in Diritto e
Rovescio il timido Junius Foy, ballerino en travesti, aiuta Ken Parker a scoprire la realtà
dietro le apparenze. Lo sceneggiatore Giancarlo Berardi si occuperà di gay e lesbiche più
avanti, dal 1998 nella serie Julia.
9) Negli anni successivi compariranno altri personaggi omosessuali di Sergio Bonelli Editore,
con alterne fortune e molte polemiche. In generale l'editore permette i personaggi
omosessuali a patto che la serie da edicola venda poco, scontentando e turbando così pochi
potenziali lettori.
10)

SCALETTA
1) L'assenza dei personaggi gaylesbici nel fumetto italiano----fumetto come roba per
bambini------controllo educativo e scarsa fiducia nel mezzo----didascalie in rima
Corrierino----censure fumetti americani
2) L'embargo comincia a finire con la nascita del mensile Linus nel 1965----- fumetti neri
tascabili (1962 Diabolik ed emuli)----1975 Magnus primo pene eretto storia fumetto italiano
3) Fumetto underground dopo rivoluzione sessuale-----Pike&Pike-----Lupo Alberto, stesso
anno, 1977
4) Il fumetto tascabile porno---- Gary e Macho
5) Intanto fumetto popolare bonelliano frena e fa fatica----Ken Parker 1980 eccezione per
Cepim----Dopo mezzanotte, Legs, eccetera....
6) 1993 arriva Sprayliz (1991 c'era stato lo scandalo Lupo Alberto e AIDS)
7) Matteo e Enrico (tre libri e altri libri lgbt Kappa Edizioni----Giulio Macaione, Jacopo
Camagni
8) 2005 Self Comics con Aleagio-----Black Wade
9) Renbooks dal 2011----Flavia Biondi
10) L'OGGI: Un anno senza te e gli altri

La volta scorsa ho portato 5 esempi di rappresentazione degli omosessuali nel fumetto: 5 ottimi libri
che raccontavano il mondo gay dall'interno, attraverso le voci di autori che hanno avuto l'urgenza di
raccontarsi e raccontare il nostro mondo. Ma nessuno di questi 5 era italiano.

Facendo ricerca per trovare 5 titoli omologhi del nostro paese mi sono reso conto che no, non
esistevano. I 5 che avevo scelto non rispettavano le regole per poterli definire “queer”: o erano
realizzati da autori etero, oppure non rappresentavano gli omosessuali come protagonisti assoluti,
oppure le vicende delle storie vedevano marginalizzate le loro vicende sentimentali o sessuali, a
scapito di altri temi.

A questo punto mi sono chiesto il perché di questa anomalia tutta italiana.


Non è la prima volta che mi imbatto in questo tema, questa è l'occasione per metterlo nero su
bianco.
Interessante notare anche che è stato difficile trovare esempi di rappresentazione degli omosessuali
nei fumetti della “preistoria”, quindi in Italia non abbiamo avuto un Krazy Kat, e nemmeno un
Braccio di Ferro baciato a tradimento.
Per avere qualche omosessuale positivo in un fumetto italiano dobbiamo aspettare la fine degli anni
Settanta, vedremo quali.
Ci sono due cause principali di questo ritardo nel fumetto italiano:

– La scarsa considerazione del medium fumetto, ridotto fin dal suo esordio col Corriere dei
Piccoli nel 1908 a mero intrattenimento per bambini, nemmeno rispettando il lavoro degli
autori tradotti. Non a caso vengono elimintai i balloon (le nuvolette coi dialoghi) e aggiunte
delle didascalie in rima baciata o alternata; questa pratica continua fino agli anni Sessanta.
Il fumetto comincia ad assumere un ruolo importante nell'ambito della cultura italiana solo a
partire dal 1965 con la nascita del mensile Linus e il riconoscimento da parte di alcuni
intellettuali come Oreste del Buono, Elio Vittorini, Umberto Eco.
– La difficoltà degli autori LGBT+ ad uscire allo scoperto come tali: sono esistiti di sicuro
tantissimi autori gay e lesbiche che nei decenni scorsi hanno prestato la loro opera a fumetti
popolari, ma rimanendo nell'ombra. Esistono ancora – potrei fare qualche nome, come
Patrizia Mandanici – venuti allo scoperto abbastanza di recente, che disegnano personaggi
del fumetto popolare e non ritengono che essere omosessuali debba condizionare più di
tanto il loro lavoro coi fumetti.

1) Il passaggio dall'Italia liberale a quella fascista non porta molte innovazioni nel tenore delle
pubblicazioni per ragazzi, se si esclude un breve intermezzo agli inizi degli anni Trenta,
durante il quale la casa editrice fiorentina Nerbini conquista un successo clamoroso
traducendo le strisce a fumetti d'avventura statunitensi portatrici di una libertà narrativa e di
una disinvoltura anche sessuale piuttosto dirompenti per l'epoca. Ovviamente non parliamo
di nessun riferimento esplicito all'omosessualità, ma di situazioni dove il corpo maschile di
eroi e antagonisti viene disegnato spesso poco vestito, suscitando i primi turbamenti in un
giovane pubblico gay che doveva necessariamente accontentarsi di poco: la mascella
prominente fascisteggiante, i muscoli guizzanti e la quasi totale assenza di personaggi
femminili delle storie di Dick Fulmine (1938) ne sono un ottimo esempio.
2) Eppure, nonostante i ferrei controlli ufficiali (il marchio “garanzia morale” che comparirà
sulle pubblicazioni italiane a fumetti dal 1962) e ufficiosi (genitori, insegnanti, parrocchie),
questa cappa di conformismo non riesce ad eliminare del tutto gli ammiccamenti omoerotici
di alcuni personaggi a fumetti; ammiccamenti per lo più del tutto involontari e quindi,
paradossalmente, ancora più significativi se osservati con lo sguardo disincantato di oggi. La
tradizione iniziata nel Ventennio fascista, perciò, continua anche nel dopoguerra con eroi
tutti d'un pezzo muscolosi, prestanti e spesso poco vestiti, piuttosto misogini e votati alla
condivisione delle loro avventure con giovanissimi compagni che li adorano anche dal punto
di vista fisico: basti pensare al rapporto ambiguo che si instaura tra Blek Macigno (ne Il
Grande Blek, pubblicato dal 1954) e il piccolo Roddy, oppure, ancora più malizioso e
spudorato, tra Ferruccio e Kolosso, “nipote di Maciste – più forte di Ercole”, come recita il
sottotitolo della testata omonima (pubblicata nel 1964), nella quale torme di malviventi
vogliono far fuori il protagonista; per ricattarlo gli rapiscono la persona alla quale l’eroe
tiene di più, ovvero il nipote Ferruccio, ragazzo occhialuto e gracilino che ama alla follia lo
zione muscoloso.
3) Negli anni Settanta i lettori di fumetti si dividono nettamente tra il fumetto adulto (dove si
registra tra le altre cose anche il successo calante dei “fumetti neri” come Satanik e
Kriminal, mentre resiste il capostipite Diabolik) e quello per bambini, con la fase più
creativa e stimolante del glorioso Corriere dei Piccoli, della sua veste più matura Corriere
dei Ragazzi (1972-1984), delle testate cattoliche come Il Giornalino e del settimanale
Topolino di Mondadori. A metà strada tra il pubblico infantile e quello adulto sta il successo
delle riviste con pochi fumetti e molte rubriche musicali e sportive come Il Monello e
L'Intrepido, e di quelle coi fumetti della scuola sudamericana come Lanciostory e Skorpio.
In tutte queste pubblicazioni, a meno di qualche rara eccezione, non si segnalano personaggi
omosessuali positivi di rilievo.
4)
5) 1977 Pike & Pike di Origa/Jannuzzi è il primo fumetto dove compare un bacio gay. La serie
inizia nel marzo 1976 sul numero 10 rivista (prozine) Contro, fondata e diretta da Graziano
Origa, ma i due poliziotti si dichiarano il loro amore solo nel 1977.
6) Enrico la Talpa, personaggio secondario della striscia di Silver Lupo Alberto, si dichiara gay
e marcia per il gay pride. Una serie di strisce dalla 766 alla 908 comparse sulla rivista di
fumetti Eureka! Silver arrivò al punto di disegnare anche un paio di tavole di fumetti per la
rivista gay "Fuori!". La nascita del FUORI! influenza parecchio il mondo del fumetto
controculturale e di sinistra (il F.U.O.R.I., acronimo di Fronte Unitario Omosessuale
Rivoluzionario Italiano, nasce nel 1971 anche come rivista).
7) Nel 1991 un’agenzia ebbe l'incarico dal Ministero della salute di realizzare una campagna
informativa sull'AIDS la quale incaricò Silver per preparare un opuscolo da distribuire nei
luoghi frequentati da giovani.Qualche preside pensò di portarlo nelle scuole senza il
consenso del Ministero dell'istruzione. L'opuscolo intitolato "Come ti frego il virus" venne
stampato in più di 300.000 copie con Lupo Alberto come testimonial e vi compaiono
espliciti riferimenti al rischio di contrarre la malattia in caso di rapporti sessuali non protetti.
L'iniziativa venne bloccata in quanto non era stata concordata tra i due Ministeri
Successivamente al ritiro di tutti gli opuscoli ne vennero distribuiti altri dal titolo "Non ho
l’età!".
8) Il primo vero attivista gay del fumetto italiano: Gary, il maggiordomo tuttofare della
vampira Sukia. Se i nomi di Gary e Sukia non vi dicono niente non dovete spaventarvi:
parliamo di un fumetto che venne pubblicato dal 1978 al 1986 (e la cui ultima ristampa in
edicola risale all’ormai lontano 1989) tra i tascabili porno della Edifumetto di Renzo
Barbieri, sceneggiatore anche di Sukia. Il disegnatore ufficiale della serie era Nicola Del
Principe (un solido professionista autore di migliaia di pagine per l’editrice Bianconi, da
Soldino a Nonna Abelarda), coadiuvato da Flavio Bozzoli. Con il proseguire della serie,
Renzo Barbieri e gli altri eventuali sceneggiatori finiranno quasi per dimenticarsi della
condizione vampiresca della sosia (almeno nelle splendide copertine di Emanuele Taglietti )
di Ornella Muti. Il vero protagonista, infatti, era diventato nel frattempo Gary, icona gay
indiscussa che vive l’erotismo in maniera libera e priva di paturnie , cosa niente affatto
scontata per l’epoca (un suo epigono sarà, poco dopo, Jo, il manager omosessuale di Ulula).
9) Macho: https://tippylahostess.blogspot.com/2014/07/i-mitici-fumetti-macho-inmuscoli-e-
vizio.html?zx=f2b1a04d579d60b
10) Bisognerebbe, se ce ne fosse il tempo studiare l’Edifumetto, l’oltranzista casa fondata da
Renzo Barbieri, che fin dalla sua nascita ha saputo cogliere gli smottamenti
dell’immaginario popolare. Agli inizi degli anni Ottanta, essa tentò di perocorrere strade
impervie ed inusitate non solo con quel capolavoro “avant-pop” di Necron, ma anche con
altre testate “sperimentali” che ebbero vita brevissima. Il progetto più folle lo si deve al
talentuoso Bruno Marraffa (cresciuto alla corte di Ken Parker) che disegnò per un anno
Macho, delirio gay-coatto al cui confornto Cruising sembra Maurice. Macho (modellato su
Peter Berlin, icona dell’hard statunitense) è uno scaricatore di porto olandese, bisex, ma
con una spiccata predilezione per i culetti maschili, che si muove fra bande di nazi-skin,
dominatrici sado-maso, bande di motocilclisti arrapati, prediligendo, come improvvisate
alcove, cessi puubblici e distributori di benzina. Violentissimo, corroborato da un gergo che
più truzzone di così non si può, Macho andrebbe ricordato anche solo per i titoli dei pochi
numeri che apparvero all’epoca in edicola: Uccelli da rogo, Il tempo delle pere,
Pompelmo Meccanico, Un pacco bello, L’Homo-Lupo, Nick dal Palo Freddo, Mazza
Padrona…Scoprii questo fumetto grazie ad una segnalazione fatta su “Images”,
raffinatissima rivista pubblicata dalla fiorentina Glittering Images: quei dandy di “Images”
scorgevano in questa parodia alla of Tom Finland dei drudi di Arancia Meccanica la più
corroborante novità (assieme a Necron, ovvio) del di già agonizzante panorama fumettistico
italiano. Cercatelo nelle bancarelle, fidatevi, sarà una sorpresa. Barbieri aveva dato spazio ad
un cartaceo “eroe” che, fino a pochi anni prima, si sarebbe potuto immaginare solo negli
scantinati dell’undergorund americano.

LA TALPA GAY
di Moreno Burattini

La prima volta che mi sono fermato a riflettere su Silver considerandolo come un grande autore di
fumetti, prendendo cioè atto del suo enorme talento non solo come disegnatore di vignette
umoristiche ma come straordinario narratore di storie, fu nel 1977 o giù di lì, quando lessi, su un
supplemento della rivista Eureka (che allora pubblicava le sue strip), la saga in cui Enrico La Talpa
si dichiara improvvisamente gay e convince l'amico Lupo Alberto ad appoggiare la sua campagna
per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali. Andando a controllare, vedo oggi che si tratta
delle strisce dalla 766 (non è corretto, ndr) alla 908. Avevo quindici anni, e fino a quel momento
avevo letto le esilaranti gag della Fattoria McKenzie con lo stesso spirito divertito con cui leggevo
le barzellette della Settimana Enigmistica o gli sketches di Pedrito El Drito su “Il Monello”. Ma,
con quella interminabile serie di strisce, ebbi subito la consapevolezza che il giovane modenese (di
dieci anni soltanto più anziano di me) aveva affrontato in maniera garbata, divertente e matura le
problematiche inerenti alla questione omosessuale, che proprio in quegli anni usciva
prepotentemente allo scoperto ma che ancora era decisamente tabù. Da quel momento in poi,
cominciai a leggere con sempre più attenzione le vicende del microcosmo silveriano, scoprendo o
riscoprendo sempre nuovi aspetti degni di approfondimento e cogliendo le metafore attraverso le
quali l’interazione delle diverse psicologie degli animali raccontano in realtà i rapporti sociali
umani, spesso ironizzando (dunque denunciando) sulle ipocrisie delle nostre comunità
metropolitane.