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STORIA DISNEY ITALIANI

Nel gennaio 1931 a Torino viene organizzata per la prima volta una proiezione dei cortometraggi di
Topolino, in un matinée cinematografico che comprendeva anche corti di altri personaggi già celebri in
Italia. Il successo fu notevole e ben presto la popolarità di Mickey Mouse si diffuse in tutto il paese. A
maggio dello stesso anno sul supplemento domenicale per bambini del quotidiano Il Popolo di Roma
(edizione laziale del giornale Il Popolo d'Italia) apparvero alcune tavole che avevano come protagonista
Topolino, disegnate dall'illustratore Guglielmo Guastaveglia detto Guasta che ne realizza una versione
molto grezza ed elementare e non è raro vedere Topolino interagire con il gatto Felix (ancora chiamato Mio
Mao) all'epoca personaggio decisamente più celebre in Italia, o addirittura con Oswald il coniglio fortunato,
che non era più di proprietà della Disney; inoltre Minnie viene chiamata Topolina. In questa forma,
Topolino venne pubblicato per una decina di numeri, negli ultimi dei quali ai rozzi disegni fatti in casa si
sostituiscono vignette ricalcate dalle strisce di Floyd Gottfredson.
IL PERIODO NERBINI

Nel 1932 viene assegnato a Disney uno speciale Oscar per la creazione del personaggio di Topolino. La
notizia giunge anche in Italia e l'editore Giuseppe Nerbini decide di dedicare un intero giornale illustrato al
nuovo personaggio che esordirà il 31 dicembre 1932, anticipando di appena un mese la prima
pubblicazione statunitense, il Mickey Mouse Magazine edito da Herman Kamen nel formato digest che più
tardi avrebbe fatto il successo, in Italia, di una nuova iniziativa editoriale dedicata all'eroe Disney. La rivista
di Kamen, però, veniva distribuita solo nei grandi magazzini o nelle sale che proiettavano i film: per la
diffusione nelle edicole bisognerà infatti attendere il 1935. «Il Giornale di Topolino» era composto da otto
pagine in formato 35×25 cm e non presentava, nei primi numeri, né materiale originale della Walt Disney
né fumetti veri e propri. La prima facciata, l’unica a colori, ospitò una storia realizzata dal disegnatore Giove
Toppi con vignette senza baloon ma con didascalie in rima sul modello de «Il Corriere dei Piccoli». Le altre
pagine sono dedicate a racconti in testo, rubriche pseudo-educative e vignette umoristiche. Il direttore del
settimanale, nonché l’autore dei testi in rima e di alcune rubriche, è lo scrittore Paolo Lorenzini, che si
firma Collodi Nipote in quanto appunto nipote del creatore di Pinocchio
Con il n°137 di Topolino dell'11 agosto 1935 la testata incominciò a essere pubblicata dalla Mondadori[1]
che conservò la linea editoriale di Nerbini pubblicando oltre al materiale Disney anche altre serie
americane. Inoltre in aggiunta la Mondadori creò altre testate incentrate sui personaggi della Disney come
la collana Nel regno di Topolino che risulta essere il primo comic book dedicato al personaggio nato anche
prima di quelli americani. Presentava le storie quotidiane e settimanali in un unico albo e rimontate nel
tipico formato di albi come Four Color o Walt Disney's Comics and Stories, con una copertina opera di
Antonio Rubino artefice della grafica de I tre porcellini, altra collana Mondadori esordita nel 1935 e ispirata
all'omonimo corto animato del 1933 che servì all'editore come trampolino di lancio per avvicinarsi ai diritti
del personaggio principale della scuderia Disney.

L'artefice principale della nascita del Topolino italiano così come lo conosciamo oggi fu Federico Pedrocchi,
che nel 1937 ottenne l'autorizzazione a scrivere e disegnare storie con personaggi disneyani realizzando
storie lunghe col personaggio di Paperino che verranno pubblicate sulla testata da lui stesso creata,
Paperino e altre avventure, edito dalla Mondadori, facendo diventare Paperino protagonista di storie
lunghe e avventurose mentre ancora negli USA si pubblicavano solo strisce a fumetti autoconclusive
realizzate da Al Taliaferro mentre la prima storia lunga con Paperino protagonista, realizzata da Carl Barks,
sarà pubblicata solamente nel 1942. A questa prima storia del personaggio, "Paolino Paperino e il mistero di
Marte", del quale realizzò anche i disegni, ne seguirono altre del quale scrisse solo le sceneggiature mentre
i disegni venero realizzati da Mario Pinochi.

Il rapporto tra Walt Disney e Arnoldo Mondadori fu proficuo per entrambi ma nel 1938 Ministero della
Cultura Popolare impose alla stampa delle restrizioni che impedirono la pubblicazione di fumetti americani
ma grazie ai rapporti fra l'editore e Mussolini sulla testata Topolino sparirono le serie a fumetti americane
ma vennero risparmiate quelle della Disney che furono pubblicate fino al n° 475 del 20 gennaio 1942
quando in piena seconda guerra mondiale l'editore fu costretto a cedere alle restrizioni. Così Pedrocchi
creò il personaggio di Tuffolino, un ragazzino disegnato da Pier Lorenzo De Vita allo scopo di prendere il
posto di Topolino, all'epoca proibito dal regime fascista, e pubblicato in sua vece a partire dal n. 476 del 27
gennaio del 1942 fino alla fine del 1943 sulla testata Topolino rinominata Tuffolino.
La crisi e la momentanea sostituzione non evita la sospensione della testata che avviene con il n°564 del 21
dicembre 1943, per poi riprendere a guerra conclusa il 15 dicembre 1945 per poi interrompersi
definitivamente nel 1949 con il n°738. Pedrocchi morì a soli 37 anni mentre il treno sul quale si spostava
regolarmente dalla sua abitazione in provincia di Varese a Milano fu mitragliato a Gallarate da un aereo
inglese. Le sue storie furono pubblicate fino al 1949.

Alla fine degli anni quaranta Mondadori per non perdere i diritti delle pubblicazioni da libreria decise un
cambio di formato e periodicità. A quel tempo l'editore dava alle stampe Selezione dal Reader's Digest e
utilizzava appositamente una nuova e costosa macchina che restava inutilizzata nei periodi di attesa tra un
numero e il successivo. Si pensò allora di usarla per stampare una nuova testata dedicata a Topolino che ne
ricalcherà così il formato (12,5 × 18 cm). Topolino tornava nelle edicole nell' aprile 1949 con un nuovo
numero 1 come un mensile di 100 pagine di storie esclusivamente disneyane. La nuova testata presenta sia
storie di autori americani come Gottfredson e Barks ma anche italiane. Inizialmente solo le copertine
furono opera di autori italiani come Ambrogio Vergani, Michele Rubino e lo stesso Mario Gentilini, direttore
della testata. Ma già dal n°7 iniziano anche le storie italiane con la prima delle parodie: L'Inferno di Topolino
di Martina e Bioletto che furono gli apripista di una scuola che vedrà nelle sue fila autori come Ennio
Missaglia, Abramo Barosso, Luciano Bottaro, Romano Scarpa e molti altri e che porterà l'Italia a produrre il
75% delle storie Disney del mondo.
I primi disegnatori a entrare nel parco autori del Topolino libretto sono: Giulio Chierchini, Giovan Battista
Carpi, Luciano Bottaro, Romano Scarpa e Pier Lorenzo de Vita.

G.B. CARPI E GIULIO CHIERCHINI

La leggenda racconta che Chierchini, informato della ricerca di disegnatori locali per la produzione di storie
disneyane, abbia proposto a Carpi di realizzare in coppia delle prove di disegno per Mondadori, offrendosi,
oltre che di inchiostrare le matite del collega, anche come mediatore. Le prime storie di Paperino di Carpi
sono, di fatto, ispirate allo stile di Taliaferro ed è riconoscibile la china di Chierchini ( Paperino e il suo
fantasma è la storia d'esordio datata 1952 ). Più avanti Carpi si propone come unico realizzatore dei propri
disegni, diventando uno degli illustratori più prolifici ( da ricordare, a partire dagli anni '60, anche le
colorate immagini realizzate per i libri, da " Il manuale delle Giovani marmotte " in poi ). Chierchini
proseguirà anch'egli da solo, mantenendo un'affinità con lo stile di Carpi, con il quale condividerà anche la
realizzazione di altri personaggi non disneyani, come Geppo e Nonna Abelarda.

LUCIANO BOTTARO

Anche Bottaro viene da Genova, come Carpi e Chierchini, e anch'egli debutta nel 1952 con la storia
Paperino e le onoreficenze. Bottaro legherà la sua carriera ad un lungo, anche tormentato, sodalizio
artistico con Carlo Chendi che sceneggerà gran parte delle storie da lui disegnate fra gli anni '60 e '70 e
insieme al quale creerà personaggi indimenticabili come Pepito, Re di Picche, Whisky e Gogo.

ROMANO SCARPA

Maestro veneziano già attivo nel campo dell'animazione, debutta nel 1953 con una storia sceneggiata dal
prolifico Guido Martina, Biancaneve e Verdefiamma. Diventerà l'interprete italiano di Topolino più vicino
allo stile di Gottfredson, e realizzerà storie di ampio respiro di cui scriverà quasi sempre le trame. Molti suoi
collaboratori ( Scarpa preferiva dedicarsi esclusivamente alla realizzazione di sceneggiatura e matite,
affidando le chine ad altri ) sono diventati a loro volta disegnatori di grande successo, il più celebre fra tutti
è Giorgio Cavazzano, ma ricordiamo anche Luciano Gatto, Alessandro del Conte, Maurizio Amendola e
Valerio Held.

PIER LORENZO DE VITA

Anche se il debutto con una vera storia disneyana, intitolata Paperino e la bella del ballo sceneggiata da
Guido Martina, risale al 1955, de Vita è un collaboratore della primissima ora. Infatti debutta nel Topolino
di Pedrocchi, poi diventato Tuffolino, personaggio di cui è l'autore grafico. Il figlio Massimo è considerato,
insieme a Giorgio Cavazzano, uno dei maggiori innovatori dello stile grafico Disney .