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Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale sez. di Torino a.a.

2019/20
Ciclo di specializzazione in teologia morale
TEMI DI ETICA SESSUALE

INTRODUZIONE ALL’ETICA SESSUALE


FEBBRAIO 2020

Perché desideriamo parlare di etica sessuale?


Probabilmente perché è diventato un problema. E questo perché ci accorgiamo sempre più che i
comportamenti in ambito affettivo ed ancor più in ambito sessuale non corrispondono ad una
visione cristiana dell’uomo e della donna, della sessualità. Sembrano cioè senza regole all’insegna
della libertà e autodeterminazioni assolute. Che fare?
(Cf testo di FUMAGALLI, L’amore sessuale pp 16-30, appunti del docente).

Guardare la realtà della sessualità oggi


Il mondo della sessualità tra divieti e opportunità
L’ottica di indagine
Una prima fenomenologia della sessualità

Guardare la realtà della sessualità oggi


Noi per capire il fenomeno partiamo da ciò che osserviamo cioè, nel nostro caso, comportamenti
non conformi al Vangelo ed ancor più alla dottrina della Chiesa nell’ordine morale sessuale. È un
fenomeno complesso non riducibile a qualcosa di definito chiaramente ma che mostra un certo
disordine e libertà autoreferenziale in termini di rapporti sessuali, omosessualità, bisessualità,
gender… ma più ampiamente rapporti prematrimoniali, convivenze, infedeltà, crisi dell’istituzione
matrimoniale. Direi che se omosessualità e gender sono fenomeni “emergenti” di cui si parla molto
ma forse nella casistica quotidiana non sono così numerosi, le crisi matrimoniali, le separazioni, i
divorzi sono in aumento esponenziale con problemi che toccano la relazione, l’economia, la
dimensione sociale, sacramentale ecc.
Per comprendere il fenomeno occorre cogliere il punto di partenza migliore. In base a questo si avrà
una certa soluzione o un'altra.
Noi osserviamo i comportamenti ma fermarci ad essi non serve a nulla o quasi: insistere che una
cosa si deve fare o no in realtà non riesce a produrre in termini duraturi un cambiamento.
Perché? Perché il punto non è il comportamento ma la visione antropologica insita.
Molte sono le possibili interpretazioni di quanto si sta realizzando che fanno riferimento a criteri
sociologici, politici, psicologici, bioetici e quant’altro.
È importante andare, a mio avviso, ancora più in profondità per cogliere il cambio antropologico: è
lì che si gioca la partita prima che in ambito etico e comportamentale. Detto diversamente i
comportamenti cambiano perché cambia la visione e comprensione di chi sia la persona umana e
delle condizione perché la sua vita sia buona ma anche bella.
Dunque non si è necessariamente più fragili e neppure più cattivi che in passato semplicemente si
interpreta la propria vita con criteri diversi. Lo scarto prima che etico è antropologico. Infatti
cambiando l’antropologia cambia il sistema simbolico da cui dipende l’interpretazione del proprio
vissuto: da qui il risultato di cambiamento di modelli etici di valutazione del vissuto e
comportamentali.
Per esempio: se l’interpretazione del matrimonio è in termini di gratificazione reciproca finché
l’emozione dura allora è conseguenza logica che il sistema simbolico di come deve essere in
concreto un matrimonio riuscito si costruisca a partire da lì e il proprio vissuto sia giudicato
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positivamente o meno se realizza in concreto quelle aspettative. Ne segue un’etica e delle decisioni
di restare o andarsene conseguenti.
Ma questo permette di porre ogni possibilità su un piano di uguaglianza oppure c’è qualcosa che
diversifica, almeno in termini di opportunità per la bontà e bellezza della vita, le proposte?

Occorre tener conto che siamo in una nuova epoca della storia umana in cui stiamo assistendo e
vivendo il collasso delle culture tradizionali con una visione di futuro carico di incognite e non di
speranze.
La visione di uomo è sempre più focalizzata sul soggetto che diventa individuo in una logica
narcisista che trasuda dalle narrazioni di vita delle persone che sottende, in modi concreti molto
diversi, il medesimo tentativo di possedere, organizzare, vivere la vita in termini di quantità e
parcellizzazione mostrando una chiara difficoltà rispetto alla comprensione unitaria della vita come
opportunità gratuitamente ricevuta. La libertà è intesa come libertà di piuttosto che libertà per , il
concetto di bene si confonde con quello di gratificazione personale (se stai bene = se sei contento
allora tutto va bene).
Due esempi sono il movimento transumanista e la cultura terapeutica. L’idea di vita, di ciò che sono
ed ho come un dono ricevuto (creazione= non auto creazione, proprietà assoluta, comprensione del
limite) gratuitamente a cui si risponde spinti dalla gratitudine pian piano si pone sempre più sullo
sfondo.
Anche l’interesse religioso è sempre più realizzato in termini narcisisti: si indebolisce l’adesione ad
un preciso corpo di dottrine e precetti e spesso si registra uno scolamento tra vita cristiana concreta
e fede professata. Infatti la cultura dominante stacca la coscienza individuale dalla vita pratica così
da creare o approfondire la distanza tra la fede e la sua manifestazione pubblica.
La storia è compresa come realtà autosufficiente con regole proprie in cui i valori evangelici non
entrano o entrano ma in modo tangenziale. La fede resta un fatto privato e poco incidente sulla vita
morale. A volte la si sente così estrinseca a sé che si ha paura di esagerare nel proporla. Occorre
chiedersi: la fede quanto realmente incide sull’identità personale? Quanto la dimensione
dell’incontro con il Cristo ha così raggiunto la propria identità da far desiderare la persona di amare
come Lui ama?

Da tutto questo deriva in modo logicamente consequenziale che la gestione della propria vita
affettiva e sessuale è un fatto totalmente privato, sganciato da regole esterne e per il quale non è
necessario alcun confronto che viene colto come un’ingerenza. La si attesta su una visione solo
orizzontale, da consumarsi all’istante perché non esiste nulla oltre l’istante, non più capace di
veicolare l’eternità. E l’amore, privato della sua indole di essere la porta di ingresso dell’eternità nel
tempo, diventa caricatura di se stesso.
Ma anche il corpo diventa oggetto manipolabile quasi totalmente.
Anche la procreazione, naturalmente legata ad una dimensione di esercizio della corporeità
sessuata, è sganciata totalmente da essa ed il suo prodotto – il figlio – è un prodotto non un dono.

Si capisce bene che, alla fine, problematica è la risposta prima di tutto a chi sono io? Quando la
mia vita è bella e buona? Piuttosto che cosa devo fare?

Allora l’approccio deve essere integrato: ribadire il valore ma in modo che sia comprensibile cioè
che le persone lo sentano promettente per la loro vita dunque abbiamo un perché profondo, prima di
tutto esistenziale, per cercarlo e viverlo. Per questo la fede come visione della vita in termini di
dono ricevuto e di dono di sé come criterio di gestione strettamente legato alla relazione con Cristo
diventa la motivazione profonda che dice che vale la pena vivere così.
Il mondo della sessualità tra divieti e opportunità

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È alla scuola di Gesù che la persona pian piano impara ad amare come lui e la sessualità prende così
una forma conseguente. Il fine della sessualità è relazionale all’interno di una relazione di amore
personale reciproco, è intrinsecamente forza propulsiva verso l’altro che integra le tre aree della
persona: affettiva, intellettiva e morale che non sempre vivono in modo armonico.
La sessualità di ogni persone va inserita nel contesto più ampio della sua affettività cioè emozioni,
sentimenti, stati d’animo…è un mondo molto forte difficile da integrare. Il rischio è lasciarsi
travolgere o congelare. Entrambe le posizioni non rendono ragione di ciò che noi siamo.
Evidentemente noi non siamo animali ma neppure angeli siamo persone umane caratterizzate
ontologicamente da due realtà contrastanti che ci fanno vivere una tensione interna: desideri e
limiti. Esse operano due movimenti contrapposti: i desideri che ci spingono all’infinito e i limiti che
ci restringono.
Il mondo del desiderio spinge la persona ad andare sempre oltre, in una tensione oltre il contingente.
Il limite fa scontrare con aspetti di sé e della vita che non possono essere cambiati come il proprio
corpo ed il proprio sesso. I limiti pongono delle restrizioni a ciò che si desidera realizzare. A
fortiori chiedono delle scelte, limitano la libertà ma non la tolgono.
Tra queste due realtà presenti in noi si gioca lo spazio della nostra libertà e responsabilità morale.
Si tratta di vivere questa tensione tutta la vita.
Il rischio è di assolutizzare un polo volendo eliminare l’altro.
In questo orizzonte la sessualità, infatti, è simbolica e plastica: rimanda ad altri significati (stima di
sé, dominio, aggressività, bisogno di affetto…) ed esprime problematiche che non sono
primariamente sessuali. Bisogna saperlo e ricordarsene soprattutto nel giudizio morale.
Il problema della maturità sessuale è spesso collegato con la maturità personale e spirituale.

Visibilmente la sessualità (risale al verbo secare cioè tagliare), mediata dalla corporeità, esprime la
differenza tra maschile e femminile in termini corporei, fisiologici, ormonali, caratteriologici,
filosofici, antropologici.
Questo è un punto delicato oggi perché collegato al rapporto uomo-donna realizzatosi nella storia e
ad un nuovo ruolo che la donna sta assumendo. Infatti il cambio sociologico a livello di ruoli fa
interpretare la diversità in termini di diseguaglianza. Da qui la battaglia per l’uguaglianza si tenta di
costruirla attraversa l’indifferenziazione. C’è evidentemente un errore di fondo che mescola i piani:
il contrario di uguaglianza è la diseguaglianza non la diversità: Confondere diversità e differenza
con discriminazione induce a perseguire una logica dell'omologazione annullando, in questo
modo, uno dei tratti specifici della persona, quello, appunto, della sua unicità. Pretendere di
cancellarla, abolendo le diversità, non farebbe altro che creare nuove forme di discriminazione e di
ingiustizia col dare a tutti la stessa “cosa” e non, invece, ciò che meglio garantisce a ciascuno il
diritto allo sviluppo della propria specifica personalità, nella salvaguardia, appunto dell'unicità della
propria persona e di quella degli altri.

L’ottica di indagine
L’ambito in cui ci collochiamo per questo seminario è quello della teologia morale cioè
dell’intelligenza critica dell’agire umano derivante dalla fede cristiana. Dunque una comprensione,
interpretazione e valutazione dell’agire umano in dialogo con la Rivelazione cristiana attestata nelle
Scritture sacre e trasmessa dalla tradizione della Chiesa.
Nella prima parte del corso entriamo nei fondamenti e nei criteri dell’agire sessuale in senso
generale lasciando la trattazione delle specifiche questioni etiche alla seconda parte del corso e al
vostro lavoro.
La prospettiva che si sceglie è quella che segue il concilio Vaticano II e cioè una morale della
persona e non più una morale degli atti come nella visione tradizionale. Questa è anche la
prospettiva di AL.

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La morale degli atti, in auge fino al vaticano II, si concentrava sui singoli atti morali che venivano
definiti nella loro oggettività e poi valutati in base alla legge oggettiva meticolosamente declinati
nei singoli casi. Gli atti sessuali erano considerati in base alla loro liceità e peccaminosità.
La morale della persona, invece, considera la persona nella sua globalità e integra l’attenzione per
l’oggettività degli atti con quella per la persona con attenzione al valore simbolico degli atti sessuali
nei quali la persona si esprime.
Questa prospettiva morale ha il vantaggio di integrare l’agire sessuale nella imprescindibile
dimensione oggettiva ma apre un problema: il rendere ragione del rapporto di unità e distinzione tra
la persona e i suoi atti.
La persona è essenzialmente relazione per cui anche il suo agire va interpretato in chiave
relazionale. Una relazione esiste se ci sono due persone diverse dunque dove c’è alterità personale.
Se la si guarda dalla prospettiva sessuale l’alterità si manifesta in modo evidente nella differenza
sessuale anche se non si esaurisce in essa. La differenza con persone di sesso diverso e la
somiglianza con persone dello stesso sesso è la grammatica binaria per riconoscere la propria
identità sessuale e definire le proprie relazioni sex.
In questa ottica la rimozione della differenza sessuale non è la soluzione del problema della
diversità a vantaggio dell’uguaglianza ma “il problema”.

Una prima fenomenologia della sessualità


Per superare un discorso solo oggettivo sulla sessualità e mantenerla aderente al vissuto è
importante riferirsi all’esperienza sessuale nei suoi livelli: attrazione sessuale, l’innamoramento
sentimentale, legame personale e alleanza religiosa.

L’attrazione sensuale è il primo livello fisico in cui i sensi sono coinvolti. Non ne siamo
responsabili: il corpo dell’altro, il suo stile, la sua voce, la sua personalità suscitano una reazione
spontanea.

Essa risveglia un dinamismo interiore che passa dal livello fisico dell’attrazione a quello psichico
dell’innamoramento sentimentale. Detto diversamente, la mia bocca non cerca di baciare la bocca
dell’altro in quanto bocca ma mediante la bocca si cerca il bacio della persona che si ama. La
sensazione fisica di un altro corpo si complica nell’intuizione psichica della sua alterità. Si vivono
emozioni sensibili unite al sentimento dell’altro.

Da qui può conseguire la scelta libera dell’altro in quanto lui/lei come persona. Ciò deve essere
reciproco e si gioca nella libertà. Detto diversamente, si va oltre l’attrazione e il sentimento per
arrivare a quel livello di relazione in cui l’altro è liberamente scelto: non solo percepito e sentito ma
liberamente voluto. Si integrano le emozioni e i sentimenti in una vera unione personale.

Da questa unione personale umana si trascendono i limiti esistenziali e si implica l’orizzonte divino.

Tutto questo avviene in un contesto sociale (in cui gli altri, tramite la famiglia, aiutano a trovare la
propria identità sessuale, attraverso la loro opinione giudicano il vissuto della coppia, regolano la
vita sociale) e si svolge nel tempo sia in termini di cronos (tempo che scorre con le sue diverse fasi)
sia kairos (qualità del tempo dato dalla trama delle azioni compiute).