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EDUCAZIONE SESSUALE

CARLA CORBELLA

SOMMARIO
Come è cambiata l’educazione sessuale
Una mutata visione antropologica
L’avvento del digitale

Le componenti dell’educazione sessuale


Obiettivi
Tappe
Contenuti e metodologia
Il ruolo degli adulti

Sessualità e vita psichica per una promettente educazione


Oltre i riduzionismi
Verso la maturità

Il ruolo dell’etica

La sessualità è un aspetto della vita umana che tocca l’individuo nella sua identità personale, nelle
sue relazioni, nell’esperienza fondamentale dell’amare e dell’essere amato. Infatti ognuno nasce
maschio o femmina e si impegna, lungo l’intera esistenza, a divenire uomo o donna. Tutta la storia
della persona, tra il concepimento e la fine naturale, è dunque la storia del suo corpo, del suo
orizzonte relazionale ed affettivo, dei legami curati e traditi, della comunione fisica e della
possibilità di generare una nuova vita. Anche la domanda di senso che accompagna questo percorso
e la relazione col trascendente che ne consegue, riguardano sempre il mondo affettivo e presentano
angolature differenti proprio a partire dall’identità sessuale. Lo stato bisessuato dell’umano è la
ragione ultima del bisogno di relazione che connota l’essere dell’uomo. Da ciò si evince la
centralità della sessualità per ogni essere umano in quanto linguaggio cioè struttura finalizzata alla
comunicazione intersoggettiva e, conseguentemente, l’estrema importanza della sua educazione.
Quest’ultima, inevitabilmente, coinvolge la persona nella sua totalità in quanto processo orientato a
far acquisire al soggetto la capacità di gestire il nucleo profondo della sua identità, il suo essere
maschio o femmina, secondo la ricchezza dei suoi significati umani. Ciò comporta la distinzione tra
informare ed educare: il primo è un momento importante del secondo ma non lo esaurisce. Infatti, il
percorso educativo si articola lungo il cammino della vita attraverso tappe evolutive precise, snodi
problematici e momenti di crisi: dalla fanciullezza all’età anziana, l’identità, che è sempre identità
sessuale, chiede passaggi, assestamenti e cambiamenti. Se nel percorso educativo è dunque
coinvolta la persona nella sua totalità fatta di corpo, intelligenza, volontà e sentimenti è evidente
che tutte queste dimensioni chiedono di essere educate per crescere nell’amore oblativo sapendo
discernere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per scegliere il bene. In questo percorso la
conoscenza dei dinamismi biologici e psichici è importante ma ancora di più lo è la comprensione
antropologica ed il contesto relazionale dentro il quale si può realizzare una vera maturazione
umana.

Come è cambiata l’educazione sessuale


Il concetto di sessualità nasce e si struttura nel contesto della ricerca medica in virtù dell'attenzione
riservata al problema della generazione fin dal diciassettesimo secolo ma il sapere che oggi si
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definisce “sessuale” si forma a cominciare dagli ultimi decenni del diciannovesimo secolo. Fino ad
allora la sessualità come concetto e principio d'ordine non esisteva, lo stesso linguaggio la ignorava
e se anche qualche psichiatra fine secolo usava occasionalmente il termine di sessualità, esso era
assente nei vocabolari più diffusi. Le cose del sesso erano state fino ad allora patrimonio della
morale, luogo di trasgressione per la letteratura erotico-libertina e oggetto di studio per medici e
biologi impegnati nelle indagini sui meccanismi della generazione.
Delimitando il campo di indagine all’ultimo secolo del secondo millennio, è possibile individuare
alcuni passaggi storici in cui l’idea di realizzare un’educazione sessuale si è inserita nel dibattito
culturale. Un primo passaggio è identificabile all’inizio del novecento quando le scoperte mediche
anche relative a malattie a trasmissione sessuale aprono la questione pedagogica. Negli anni trenta
si acuisce la discussione sull’opportunità di dare informazioni medico-sanitarie ma è nella seconda
metà degli anni cinquanta che si riprende seriamente la riflessione intorno alla necessità non solo di
un’informazione scientifica ma anche di un’attenzione allo sviluppo globale della persona. Queste
prospettive favoriscono il confronto tra esperti di medicina, psicologia, pedagogia ed etica.
Occorreva educare giovani e adulti divulgando il sapere sessuale per una gestione della sessualità
che garantisse salute morale e fisica. La questione sessuale inizialmente centrata sui temi della
prostituzione, delle malattie veneree, dell'omosessualità, della perversione, del divorzio, del
femminismo, dell'amore libero imponeva azioni preventivo-educative che pur dividendo i suoi
sostenitori in conservatori e libertari, li trovava concordi sulla necessità di avviare una formazione-
informazione sul vivere sessuale. La rivoluzione del Sessantotto vivacizza enormemente il dibattito
favorendo una deregulation sia a livello di idee che di comportamenti sganciando, anche grazie alla
scoperta e all’uso della pillola, il sesso dalla dimensione generativa. Nel 1975 si definisce
l’educazione sessuale in un provvedimento legislativo con la legge quadro istitutiva dei consultori
familiari (legge 405/1975). Negli anni ottanta l’irrompere dell’AIDS fa esplodere nuovi problemi e
la necessità di una strategia incentrata sulla prevenzione piuttosto che sulla possibilità di terapie di
cura peraltro allora inesistenti. In questo periodo si evidenziano con più chiarezza due impostazioni
dell’educazione sessuale: quella di chi predilige l’informazione medico-scientifica lasciando
totalmente al libero arbitrio del soggetto la questione valoriale/etica e quella interessata alla
maturazione globale della persona implicante anche la dimensione antropologica e morale. Oggi la
situazione è ancora una volta mutata a causa di molti fattori. Qui se ne presentano solo due
principali.

Una mutata visione antropologica – negli ultimi anni la prospettiva dell’educazione sessuale passa
dall’essere attenta a mettere in luce i rischi ad un approccio orientato principalmente alla
valorizzazione dei desideri soggettivi e delle libertà individuali. Tra i documenti che
istituzionalizzano questo approccio sono importanti gli Standard per l’educazione sessuale in
Europa dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS. Questo testo propone l’affermazione del
diritto individuale a vivere liberamente la propria sessualità che implica la concezione della bontà
del desiderio sessuale in sé sganciato da valori di riferimento e discernimento. Si istituzionalizza
un’interpretazione della sessualità in termini di energia istintuale orientata al piacere il cui solo
limite è la libertà sessuale altrui. Attenzione è certamente rivolta alla prevenzione degli abusi
sessuali e l’affermazione del rispetto delle scelte individuali attraverso il principio della non
discriminazione ma si avvalla una concezione antropologica individualista e relativista che riduce
l’educazione all’insindacabilità delle scelte individuali. Ogni orientamento sessuale (etero o
omosessuale) e ogni tipo di condotta in questo ambito è così equivalente purché sia consensuale ed
escluda la coercizione, la violenza.
Un’educazione in questa prospettiva sostiene anche ‘l’identità gender’ cioè l’identità in senso psico-
sociale-culturale che, sottolineando non tanto come si nasce ma come si diviene (nel senso di come
ci si sente e come si appare), separa il genere sessuale dal corpo sessuato mettendo in discussione
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una definizione di identità soggettiva ad esso correlata, e sdogana le inclinazioni sessuali da
qualunque vincolo. Questo ha ripercussioni enormi in termini di concezione del sesso e della
sessualità e mette pesantemente in crisi il paradigma tradizionale della differenza sessuale e della
reciprocità eterosessuale su cui si basava l’educazione sessuale classica. Anche l’idea tradizionale
di famiglia, di comprensione/gestione della generatività, di responsabilità verso ‘il figlio’ in questo
superamento delle differenze sessuali e trionfo della propria individualità, subisce un contraccolpo
evidente.

L’avvento del digitale – L’avvento del digitale e delle infinite possibilità di internet non fa che
implementare una visione della libertà sessuale individuale che viene posta come valore da
promuovere e tutelare senza considerare le responsabilità che da questo valore discendono. Il sesso
che i ragazzi, ma non solo, incontrano è fluido perché estemporaneo, possibile in quanto non ci sono
più resistenze all’attività erotica di qualunque natura a qualunque età, accessibile poiché il concetto
di ‘vietato ai minori’ non esiste più, normalissimo perché la sfera erotica, il ‘fare sesso’, è vissuta
come spontanea anche a discapito dell’idea di ‘fare l’amore’. Questa sessualità facile, immediata e
pronta al consumo è, soprattutto per i giovani, accelerata dalle nuove tecnologie. Il punto è come il
web, gli smartphone e i computer hanno incrociato il percorso di sviluppo e educazione sessuale
delle nuove generazione consentendo loro di esplorare in completa autonomia e solitudine territori
per i quali non hanno giuste competenze né sul piano cognitivo né su quello emotivo. È vero che la
pubertà negli ultimi cento anni è andata sempre più anticipandosi in conseguenza del miglioramento
delle condizioni ambientali e igienico-sanitarie ma sono soprattutto i fattori psichici ed educativi
che hanno contribuito al fenomeno: l’accumulo di immagini a sfondo sessuale implicito ed esplicito
ha reso normale che gli adolescenti percepiscano l’intera esistenza in un’ottica erotica. Questo, lo
confermano le neuroscienze, ha effetti che si ripercuotono anche sul cervello per cui la somma di
fattori organici e psicologici indotti dagli stimoli ambientali ha cambiato radicalmente ciò che le
giovani generazioni pensano, immaginano e fanno in tema di eros. La proliferazione di materiali
non solo sessuali ma esplicitamente pornografici diffusi sia in rete (con possibilità facilissime di
accesso) sia nella vita di tutti i giorni sono spesso traumatici: eccitano fisicamente ma anche
scioccano con conseguenze destabilizzanti sul piano emotivo, cognitivo e relazionale. Esse
generano modelli, attitudini, aspettative, pensieri, fantasie relativi al sesso e principalmente alla
donna che compromettono la percezione di sé e la costruzione di relazioni affettive equilibrate e
stabili.
Anche il sexting, parola sconosciuta fino a dieci anni fa, è oggi sulla bocca di tanti ragazzi ed adulti.
Essa descrive l’atto di condividere messaggi, immagini, video a contenuto sessuale più o meno
esplicito prodotti attraverso cellulari e tablet, scambiati via chat o postati su Facebook. È un
fenomeno nuovo per cui si sta iniziando solo ora a definirne diffusione e fattori di rischio e
individuare possibili protezioni. Inviare una foto a seno nudo a qualcuno che si è conosciuto in chat
o con cui si sta iniziando una relazione, significa esplicitare un coinvolgimento sessuale ma senza
arrivare al rapporto completo: tutto è virtuale. Ciò permette di non mettersi in gioco concretamente,
di mostrare il proprio corpo nudo senza essere toccati, di fingersi diversi da come si è. E così si
sperimenta alcuni aspetti della sessualità senza rischi apparenti e si vive un comportamento para
fisiologico che differisce l’incontro fisico. Al contempo questa pratica rischia di sollecitare
tendenze narcisistiche formando un’idea di sessualità non inclusa nella relazione ma compresa
come strumento per acquisire popolarità, ammirazione, affetto vicario. Essa contribuisce a sganciare
sempre più il sesso dall’amore e dalla relazione sottolineando maggiormente il piacere autoerotico e
gli altri scopi per cui il sesso può essere usato. I concetti di amore, dono di sé, responsabilità per
l’altro, scelta di vita, fedeltà, generatività e simili sui quali si basa l’educazione sessuale cristiana
devono fare i contri con questa realtà nella quale le giovani generazioni crescono e che ne forgia da
subito il pensiero influenzando sia la vita emotiva che morale.

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Le componenti dell’educazione sessuale

Obiettivo fondamentale dell’educazione sessuale e affettiva è la conoscenza della natura della


sessualità, delle sue diverse componenti biologiche, psichiche, affettive, morali e spirituali per
favorire l’integrazione della stessa nella persona. Ciò consente un’acquisizione della propria identità
e l’unificazione di sé attorno ad un progetto di vita capace di dare senso e continuità all’esistenza
personale. È evidente che tutto ciò presuppone una certa interpretazione dell’essere umano, della
vita, dell’amore. Queste ultime non sono realtà neutre per cui neppure un’educazione di esse può
essere neutra. In altri termini, in base alla prospettiva antropologica di riferimento si strutturerà una
determinata educazione sessuale. Nel caso della proposta cristiana non è possibile rinunciare alla
comprensione dell’uomo che la Bibbia e la teologia propongono tuttavia essa, nel modo in cui viene
presentata, deve tenere in debito conto il terreno culturale sul quale viene a cadere e di cui tutti,
cristiani compresi, sono parte. Di fatto oggi tale contesto culturale veicola una interpretazione di sé,
della propria sessualità e delle relazioni non sempre in linea con l’antropologia cristiana. Sembra
importante, allora, perché l’annuncio cristiano non resti lettera morta, andare all’essenziale
dell’esperienza umana per far evolvere in termini promettenti quelle caratteristiche che, in una
proposta superficiale e principalmente narcisistica, non possono trovare uno sviluppo equilibrato e
sereno e rischiano così di restare degli aneliti inascoltati.

Obbiettivi - Il primo obbiettivo è la formazione di un’identità personale caratterizzata dalla piena


identificazione con il proprio essere maschio o femmina considerate come due modalità di esistenza
differenziate. Ciò implica una dimensione fisica (il corpo), una psichica (le emozioni, i sentimenti,
gli affetti), una cognitiva (mentale) specifica in termini maschili o femminili che vanno conosciute,
accolte, sviluppate, integrate in modo che l’energia sessuale legata agli istinti si integri e si
componga armoniosamente con le facoltà superiori. Si tratta di un cammino lungo tutto l’arco
dell’esistenza e che non sempre si svolge in modo lineare implicando, di volta in volta,
cambiamenti e riaggiustamenti. L’identità personale non si acquisisce in ambiente neutro o puro
ma, al contrario, si realizza in un contesto sociale e culturale preciso ed implica sempre la relazione
con gli altri. Il secondo obiettivo dunque, legato al consolidamento dell’identità, è relazionale: porta
alla scoperta dell’altro e della capacità di rapportarsi positivamente con lui. Lo stesso linguaggio
sessuale fonda e rende possibile l’incontro interpersonale per cui solo chi ha integrato positivamente
nella sua persona la sua dimensione sessuale sperimenta la libertà necessaria per incontrare l’altro
nella sua identità. Quest’ultimo è vissuto non in termini di oggetto ma in termini di soggetto: un tu
che aiuta a rendere ragione del proprio io. In questa relazione il punto è la capacità di incontrare
realmente l’altro, di metterlo al centro, di donarsi a lui e di lasciarsi plasmare da lui. Detto
diversamente, il percorso educativo in questo ambito deve aiutare il soggetto a diventare sempre più
uomo o donna e così poter relazionarsi con l’altro diverso da sé in termini di affetti e reciprocità.
Non si tratta di un’educazione al sesso semplicemente ma alla sessualità come espressione
dell’amore in termini di dono dato e ricevuto, di comunione che può sfociare in un atto creativo:
una nuova vita. Se questo avviene nella reciprocità di sessi diversi ciò ha una ricaduta nelle
relazioni sociali. L’identità, la sessualità e l’amore non sono questioni solo individuali ma rivestono
sempre un carattere sociale esprimendosi anche attraverso l’impegno pubblico del matrimonio.

Le tappe significative – Da quanto espresso si evince che l’educazione sessuale deve iniziare già nei
primi anni di vita per rafforzarsi e definirsi sempre più precisamente in seguito. Non è possibile dar
qui conto in modo dettagliato dei contenuti e degli obiettivi delle singole tappe e delle precisazioni
enunciate dai diversi orientamenti psicologici incluso quello classico freudiano. Ci si limita ad una
esposizione circoscritta ai caratteri fondamentali sapendo che il dinamismo sessuale rimane un
mistero nascosto che si rivela lentamente e la sua fenomenologia assume modalità diverse anche in
base alla cultura e all’epoca storica. L’infanzia è la prima età significativa della vita e dunque della
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sessualità che compare inscindibilmente legata alla vita stessa. Il bambino attraversa le fasi tipiche
della sua età ed è già attratto dalla vita sessuale sia perché scopre la dimensione pulsionale nel suo
corpo sia perché si interroga in vario modo sull’origine della vita, propria e altrui. I genitori sono gli
agenti principali di questa iniziale educazione sessuale e devono mettersi in gioco rispondendo alle
domande del piccolo senza eluderle. La fanciullezza sembra essere un periodo di maggior
tranquillità degli impulsi. La ricettività e la subordinazione agli adulti rendono più facile contenere
la sessualità. Lo svilupparsi dell’esperienza del pudore, del disgusto, del senso del dovere e la
conoscenza ed esperienza dei valori etici della giustizia, della solidarietà, del rispetto reciproco,
dell’accoglienza e compassione aiutano il soggetto ad arginare e incanalare le tendenze erotiche. La
pubertà, con le sue caratteristiche fisiche e le sue importanti complicanze psicologiche, caratterizza
la preadolescenza. Il ragazzino inizia a vivere il passaggio dall’essere semplicemente maschio o
femmina al divenire uomo o donna con tutto ciò che questo comporta. Si ha bisogno di essere
accolti nella criticità fisica e umorale di questa fase e non solo di ricevere informazioni esatte sui
mutamenti psicofisici in atto. Il ruolo dei genitori, la loro intesa e la loro corretta concezione della
sessualità e del suo evolversi sono fondamentali come pure la presentazione di regole che aiutino a
vivere la sessualità nel rispetto proprio e altrui. Accanto ad essi è importante l’azione della scuola e
si registra il condizionamento a volte fuorviante del gruppo dei pari. L’accesso indiscriminato ed in
solitaria ai contenuti della rete, come già visto, ha un potente influsso quasi sempre negativo
rispetto all’integrazione del sesso nella sessualità in termini affettivi e relazionali. Il tempo
dell’adolescenza, che si sta dilatando sempre più, è caratterizzato da una sensazione di incertezza
generale. Il corpo muta notevolmente e raccoglie in sè, esprimendoli, i conflitti interiori ma, mentre
manifesta il conflitto, consente di oggettivarlo ed è occasione per affrontarlo meglio. Si registra una
esplicita ricerca del piacere associata agli organi genitali che è sempre più determinante e la
trasgressione è la parola d’ordine, anche in relazione al sesso, nella ricerca di ciò che si è. In questa
fase la crescita somatica, la maturazione psichica ed affettiva e il riconoscimento degli altri
consentiranno di affrontare i vissuti corporei di inadeguatezza e incompletezza. Il grado di
tolleranza ed accettabilità che una volta adulto verrà riservata a quelle parti di sé che non hanno
corrisposto alle attese, sembra essere direttamente correlata alla conquistata certezza della propria
identità maschile o femminile che si realizza in questa fase. Proprio per la fragilità identitaria di
questo periodo l’educazione sessuale deve essere, dunque, svolta in modo unitario dalle diverse
agenzie altrimenti il vuoto lasciato è facilmente colmato dal gruppo dei pari e dai media che
esaltano il piacere genitale sganciato dai suoi significati simbolici esistenziali e degli affetti
profondi. Le esperienze e i valori che ne derivano fatte in questi stadi permangono, mutatis
mutandis, nel corso della vita. Nella giovinezza e all’inizio dell’età adulta si sente sempre più forte
il bisogno di vivere la sessualità unitamente ai sentimenti, l’amore in particolare, all’interno di
relazioni stabili anche se non più in termini definitivi: la prospettiva del percorso della conoscenza,
fidanzamento, matrimonio appare sempre meno popolare. Molti sperimentano una vita
sessualmente attiva indipendentemente da legami istituzionali: il modello di famiglia classica è
affiancato da svariate forme di convivenza etero ed omosessuale. La maturità sessuale tuttavia va di
pari passo con la maturità personale e morale nell’amore: la capacità di amare in modo sempre più
oblativo desiderando il bene dell’altro come fosse il proprio tanto da essere aperti a donare la vita
ad un terzo. Il dono di sé totale, reciprocamente dato e ricevuto, che nell’amplesso prende forma
fisica esplicita, è un desiderio esistenzialmente radicato che implica, almeno come desiderio, una
fedeltà definitiva. Nessuno, infatti, vorrebbe essere amato ‘a tempo’. Lungo l’arco della vita adulta
tuttavia la spinta degli impulsi e i valori che guidano l’esistenza sono destinati a scontrarsi più volte
ed in fasi successive. Questa lotta è complessa perché il soggetto non la vive solo in termini
personali ma relazionali con il partner. Essa tuttavia non solo è caratteristica dell’uomo in quanto
uomo (fatto, ad un tempo, di impulsi e desideri, chiusure egoistiche e aperture al trascendente) ma è
salutare nella misura in cui può aiutare a raggiungere un’armonia sempre più profonda se viene
inserita in un orizzonte condiviso di senso. L’educazione sessuale in questo frangente può aiutare a
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dare significato a ciò che si vive imparando ad attraversare le crisi come opportunità in
un’accoglienza di sé e del partner sempre più per l’unicità della sua persona (perché è lui/perché è
lei) e non per ciò che può dare o fare. Inoltre fondamentale è l’integrazione dei figli nell’armonia
della coppia e non a discapito di quest’ultima. Nell’anzianità il percorso dovrebbe giungere alla
pienezza a livello di dono di sé oltre il pericolo della distanza affettiva spesso alimentata da idee
scorrette rispetto alla sessualità in età avanzata. Imparare a non aver timore di un rapporto intimo
caratterizzato da fiducia e benevolenza arricchendo la dimensione istintuale di contenuti idonei a
corroborare la sua identità diventa significativo per integrare un’immagine di sé sempre più
fragilizzata e relegata a funzioni subordinate.

Contenuti, metodologia - Dal Vaticano II in poi si è variamente affermato il principio generale


della necessità di una sana educazione sessuale tuttavia notevoli sono le divergenze riguardo ai
contenuti e alle modalità con cui deve essere impartita. Alcuni prediligono il silenzio ritenendo che
gli educandi devono trovare da sé le risposte alle loro domande e ai loro problemi sessuali. Piuttosto
che educare male e dunque provocare danni significativi meglio tacere. Un tale atteggiamento ha il
sapore della rinuncia e non aiuta i giovani che hanno bisogno di informazioni chiare ma anche di
valori significativi in questo ambito. L’educazione sessuale non può essere lasciata al caso ma va
integrata nella più generale educazione a diventare persone mature a tutto tondo di cui fa parte
anche l’educazione morale. Va fatta seguendo le leggi della personalizzazione e della gradualità in
base alle tappe evolutive. Deve avere una parte di istruzione che descriva la realtà bio-fisiologica
con gli aspetti igienici conseguenti ma anche presentare a livello contenutistico ma soprattutto
esistenziale i valori che la sessualità può veicolare come pure le ambiguità in cui può cadere e
persino i bisogni narcisistici che può nascondere. Spesso tutto questo è raccolto sotto la parola
‘amore’ anch’essa rischiosamente ambivalente ed ambigua. È l’amore oblativo il vertice della
sessualità che nella relazione sessuale trova una espressione significativa. Questo si apprende, cioè
diventa parte dell’identità ed è capace di forgiare i comportamenti, non tanto attraverso la
conoscenza (seppur necessaria) quanto attraverso le relazioni con adulti significativi che
favoriscono il processo di internalizzazione cioè fanno emergere la percezione che un amore così è
realmente promettente per sé e la propria vita. I valori dipendono, nel caso della proposta cristiana,
dall’antropologia biblica e dalla riflessione teologica che interpreta la sessualità come espressione
dell’amore inteso sullo stile di 1Cor 13, 4-7 (come viene posto a fondamento nell’Esortazione
apostolica Amoris laetitia sulla gioia dell’amore in famiglia). L’amore sull’esempio di Gesù è
dunque il riferimento imprescindibile per chi vuole vivere la sessualità in termini umani e cristiani.
Del resto essendo la sessualità umana qualcosa di caratterizzante l’esistenza tout court anche una
sua educazione deve essere organica cioè capace di far confluire la sessualità, come impulso
istintuale fortemente legato alla genitalità, nel mondo psicologico dei sentimenti e dell’affettività
per giungere all’integrazione di queste due energie nell’insieme della persona che le unifica nei suoi
gesti d’amore e nel suo progetto di vita. Importante superare le visioni frammentarie della sessualità
ridotta alla sola genitalità o al semplice gioco dei sentimenti erotici e superficiali rapporti
interpersonali o anche a riflessioni ideali spiritualizzate. Non si può tacere, inoltre, che nella
persona gli istinti sessuali che vive non sempre sono in armonia con i valori che proclama e in cui
crede. In questo l’educazione è chiamata non tanto a far tacere gli istinti o soltanto insegnare a
dominarli, anche se è evidente che un allenamento della volontà è sempre un fattore necessario,
quanto ad interpretarli. Diventa cioè oltremodo importante capire quale bisogno o desiderio
profondo esprimono gli impulsi, quale ricerca di bene contengono per valorizzarla e farla diventare
energia vitale in armonia con i valori. In questo un aiuto significativo giunge dalle scienze sociali
che devono essere coinvolte nell’educazione sessuale ma in costante dialogo con la prospettiva
teologica ed etica.

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Il ruolo degli adulti – I giovani, nel loro stadio di sviluppo, nel prendere decisioni tendono a seguire
l’eccitazione e l’emozione piuttosto che il ragionamento e i valori: il ‘mi piace’ è all’origine delle
scelte piuttosto che il ‘mi giova’. Il rischio è che nel loro percorso di crescita siano stimolati a
rafforzare solo i circuiti neuronali che li fanno stare bene qui e ora. Costruire una visione complessa
del mondo, facilitare una modalità di ragionamento ed approccio integrata che includa funzioni
cognitive complesse e moralmente sviluppate, è un risultato che chiede la presenza di adulti maturi
e saggi che sappiano proporre valori che essi stessi vivono. Oggi, inoltre, i messaggi che ognuno
riceve quotidianamente mediante i media puntano spesso a suscitare una certa eccitazione mediante
riferimenti espliciti al sesso senza mai connettere quest’ultimo ad una seria relazione affettiva
interpersonale. Tutto questo costituisce un fonte implicita di educazione sessuale che, se non viene
equilibrata con altre prospettive, rischia di restare la sola fonte educativa. I genitori unitamente alle
altre agenzie educative, come la Chiesa e la scuola, hanno il dovere di rivestire il ruolo di educatori
anche in questo campo aiutando ad integrare un’energia che pulsa in un progetto di vita che
realizza. Per farlo occorre coinvolgere il ragazzo in una seria relazione educativa. Chi educa è
depositario di un riferimento valoriale e di un’esperienza vissuta benché imperfetta ed ha qualcosa
da offrire con un’autorevolezza conquistata. L’educatore è l’ermeneuta del senso nascosto che aiuta
i ragazzi a tirar fuori ed elaborare quello che hanno dentro e stanno vivendo. Questi ultimi, a loro
volta, costringono l’educatore a rielaborare il suo sapere e la sua esperienza di fronte a nuove sfide.

Sessualità e vita psichica per una promettente educazione

Al n. 1 di Gravissimum educationis i Padri conciliari prospettavano la necessità di “una positiva e


prudente educazione sessuale” che raggiungesse i bambini e gli adolescenti e tenesse conto dei
contributi delle scienze sociali. Ma in che termini prospettare questa collaborazione al fine di
un’educazione che non sia solo informativa ma educativa? È acquisizione condivisa che la vita
psichica si organizza su tre livelli: psico-fisiologico (regola le attività per appagare i bisogni
fisiologici fondamentali), psico-sociale (relativa al bisogno di relazioni con gli altri), razionale
(presiede alle attività connesse col bisogno di dare senso a ciò che si fa). Questi tre livelli dicono
esigenze diverse, sempre attive, dell’unico io che ‘sta bene’ e ‘si sente bene’ quando riconosce ed
integra i tre livelli esprimendo così l’intierezza di sé. Detto diversamente, non c’è istinto che sia
solo istinto, progetto ideale che non contenga qualcosa di istintuale, relazione che non implichi
elementi fisiologici e progettuali. Per il cristiano c’è un quid in più che è l’amare come Gesù.
Quest’ultimo livello si inserisce negli altri come principio integratore ma aggiunge anche una
prospettiva che va oltre. Anche la sessualità si articola su questi tre livelli avendo una componente
fisiologica nella genitalità, una sociale in quanto canale di incontro e una razionale come tramite di
senso e, per i cristiani, teologica come mezzo di santificazione. Se dunque ci sono tre livelli nei
quali la sessualità si articola, ogni lettura riduzionista è fuorviante sia verso l’alto che verso il basso
e le prospettive di educazione sessuale che derivano da questi riduzionismi risultano insufficienti se
non addirittura dannose (anche Amoris laetitia accoglie questa visione globale denunciando i
riduzionismi). È importante educare al controllo della sessualità come pure alla curiosità per la
sessualità poiché ogni atto sessuale (in fantasia o nella realtà) ha sempre in sé un significato
simbolico in quando proviene ed esprime sempre la persona nella sua identità profonda. Intercettare
cosa esprime di sé consente all’educazione di incarnarsi con interventi e proposte realmente
significative.

Oltre i riduzionismi – Se si concepisce la bontà della sessualità solo a livelli di significati e valori
(visione spiritualista) allora la maturità non è un’integrazione dei livelli ma ascesi mirante a
disattivare quelli inferiori. Ne deriva una educazione (come è stata per lungo tempo) attenta a
mettere in guardia contro le tentazioni della carne, per nulla interessata alla psicodinamica della
sessualità e principalmente concentrata a dare consigli sui comportamenti giusti e quelli sbagliati.

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Al contrario, se si riduce la sessualità ad un insieme di impulsi ed emozioni che prima o poi devono
esprimersi (visione scientista) allora è meglio conoscerli ed esprimerli come meglio si crede
seguendo le inclinazioni puramente soggettive. Anche in questo caso l’educazione non si interessa
della psicodinamica della sessualità ma ha come obiettivo spiegare bene come quest’ultima funzioni
in modo che ciascuno possa farne l’uso che ritiene migliore per sé. Un’educazione sessuale che si
ferma alla pura descrizione dei ‘fatti’ sessuali lascia indeterminate alcune condizioni di quei fatti e
dunque non dice ancora nulla della persona umana dotata di una potenzialità così importante per il
suo benessere globale. Ma anche l’educazione al mistero sublime della sessualità resterebbe
evocazione vuota, senza risonanze affettive se non prende corpo in accadimenti concreti anche fisici
e sensuali. Senza connessione tra i livelli c’è il senso di frammentazione e si perde la dimensione
del piacere: del piacere di vivere in senso ampio ma anche del piacere legato a quel livello. È un
fatto che la sessualità vissuta solo a livello fisiologico prima o poi annoia. Ha bisogno di essere
connessa a valori emotivi, razionali, spirituali. In pratica, un elemento della sessualità è
significativo nel suo proprio livello ma è anche in correlazione con gli altri livelli per cui è solo un
aspetto della sessualità intera: per esempio l’orgasmo è qualcosa di fisico ma anche qualcosa che fa
commuovere, desiderare. Da qui si deduce che una seria educazione sessuale non può trascurare
l’affettività e non può ridursi alla sola informazione. È vero, tornando all’esempio, che per
sperimentare l’orgasmo occorre che il corpo funzioni ma quest’ultimo non basta per averlo. Occorre
infatti un immaginario fantastico, dei significati simbolici, dei desideri. Su questi ambiti
l’educazione ha molto spazio per fare interventi realmente incidenti sul comportamento ma finora si
è dimostrata carente.

Verso la maturità – Lo sviluppo sessuale, come del resto lo sviluppo dell’io globale, non significa
passare da forme più semplici, sensoriali a forme più razionali e logiche con la scomparsa delle
prime. Significa, invece, integrare i livelli precedenti con quelli successivi in modo da indurre un
ulteriore passo. Detto diversamente, significa la libertà di usare tutti i canali espressivi della
sessualità in modo da tenerli diretti verso un fine che sia coerente col mistero dell’amore e
dell’amore secondo l’esempio di Gesù. La maturità dovrà essere giudicata in base al parametro
dell’integrazione dei suoi vari aspetti tra loro e di questi con le altre componenti della vita psichica.
Occorre armonizzare tra loro i valori della sessualità ma in relazione con gli altri valori della
persona sapendo che il significato sta nei livelli più alti. Ciò significa che non possono essere i
valori sensuali ed emotivi, come l’infatuazione o il semplice innamoramento, a guidare
l’organizzazione della sessualità. In questo senso educare alla sessualità implica educare la persona
nella sua identità totale: sesso ed esistenza sono intrecciati. Da qui anche una nuova idea di
prevenzione che non si risolve nell’acquisizione di strategie adatte ma nella comprensione che ogni
comportamento sessuale è fatto in sequenza con altri, sessuali e non, e in questa sequenza va
compreso e valutato. In questa compenetrazione di livelli si coglie che ogni livello mentre cerca
l’oggetto specifico che gli appartiene svela un anelito per una ricerca ulteriore. In termini psichici si
coglie bene come le sensazioni si aprano alle emozioni e queste ai sentimenti che diventano affetti.
Il contatto fisico (fatto di toccare, sentire, vedere) fa nascere il bisogno di comunicare che fa nascere
il bisogno di condividere che a sua volta fa nascere il bisogno di con-creare. L’anelito di ogni livello
ad uno sbocco che non riesce a darsi da solo è naturale prima che intenzionale e per esprimersi usa
le parole proprie del livello in cui l’anelito sta operando: l’amore a livello fisiologico usa le parole
del corpo, ad altri livelli altre parole ma sempre parole d’amore. La cosa importante è che, seppur in
modi diversi, tutte esprimano lo stesso anelito. Se così non accade si cade nella menzogna, nelle
parole vuote, a livello sociale in parole di convenienza, a livello fisiologico esercizi fisici fatti in
due. In questa prospettiva anche l’istinto non è solo istinto ma invoca affettività. La pulsione
istintuale non è solo pulsione ma contiene una voglia di affetto dato e ricevuto, soddisfatto il quale
anche l’attività istintuale è meglio appagata. In questo senso le tendenze radicate nel corpo, quelle
fisiologiche ed emotive, non vanno eliminate per lasciare spazio allo spirituale ma possono essere
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già considerate luogo di incarnazione dei valori. Quando si vive così il corpo ci si accorge che esso
è più di un insieme di materia biologica in quanto intriso di umanità e che non è che venga
umanizzato, in seconda battuta, dall’influsso della volontà e dei valori spirituali (Manenti).
L’educazione sessuale dunque più che mettere in guardia nei confronti degli istinti dovrebbe
mostrare che la persona umana non può scaricare solo i suoi istinti (Reich): proprio perché istinti
‘umani’ si portano sempre dietro qualcosa d’altro e di più.

Il ruolo dell’etica
L’introduzione della collaborazione con le scienze umane a livello educativo non lascia in secondo
ordine la dimensione morale. La psicologia non giustifica di per sé un comportamento, cerca di
spiegarlo individuandone la psicodinamica sottesa in modo che la proposta etica possa essere
inserita in modo promettente mostrando il bene ideale da raggiungere mediante la decisione di
realizzare il bene attualmente possibile. In questo senso la produzione di norme, che consentono di
giudicare i comportamenti e orientarli positivamente verso obiettivi di crescita nel bene e
nell’amore oblativo, non può prescindere da una seria attenzione alle esperienze reali. Tutte le
culture, a partire dalle più antiche, hanno elaborato norme specifiche per regolare l’ambito della
sessualità poiché essa ha uno spiccato carattere sociale: infatti può essere strumento di coesione
sociale ma può diventare elemento di conflittualità devastante. L’educazione sessuale ha dunque
bisogno di riferimenti etici anche normativi in quanto la persona in formazione senza regole non
può trovare identità in quanto non è ancora autonomo cioè non è capace di darsi da solo delle
regole. Nel contesto attuale, appare più promettente un’etica positiva che aiuti ad incanalare la
sessualità quale energia vitale di unificazione dell’io e di creazione di rapporti maturi piuttosto che
un’etica negativa incentrata per lo più sulla valutazione/discriminazione dei comportamenti ritenuti
devianti. Educare la sessualità significa educare la persona a vivere i diversi livelli della propria
sessualità in coerenza di significati e insegnando ad agire non solo assecondando il piacere ma
piuttosto integrandolo con il dovere, il rispetto degli altri e di sé, i valori che vuole esprimere. Se il
fine della sessualità è l’incontro profondo con l’altro a diversi livelli fino al livello massimo della
dare la vita ad un nuovo essere umano, ogni espressione che oggettivizza l’altro usandolo come
mero strumento di piacere o di sicurezza personale o di espressione di potere e persino di violenza
non è moralmente accettabile. Allo stesso modo una sessualità che si riduce al ‘fare sesso’ in
termini separati dall’amore, privilegiando un piacere autocentrato e a volte solitario, mutila la sua
caratteristica di linguaggio relazionale e, soprattutto, perde l’incontro con l’altro diverso da sé.
Escludendo le devianze legate a forme di sessualità malate che denotano un io infantile e bloccato
in qualche stadio evolutivo, casi questi da sottoporre prima allo psichiatra e poi immettere in un
percorso educativo, si può dire che una buona educazione sessuale va di pari passo con una seria
educazione morale: entrambe si richiamano reciprocamente.

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