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Teorie bioetiche

e biodiritto
Capitolo II

L’approccio liberale
alla bioetica
Prof. Paolo Merlo sdb

Anno Accademico 2018-2019


2

Premessa

autonomia
Non di rado il principio di autonomia
non-maleficenza viene proposto come «il» criterio
beneficità per risolvere le questioni bioetiche,
a prescindere da altri principi
giustizia

esito del pensiero «liberale»


in ambito biomedico
3

Premessa
paternalismo
diagnosi consenso informato medico
& terapie
autonomia il paziente
diritto
deve poter decidere
alla massima informazione
non-maleficenza come individuo
per la massima autonomia
autonomo
adbeneficità
esempio…

giustizia
documento
situazioni per far valere la propria
di fine vita insindacabile volontà
in caso
testamento biologico d’incapacità
l’individuo
deve poter stabilire
come, dove, quando
morire
suicidio medicalmente assistito

eutanasia volontaria diritti


esigibili
4

Premessa

autonomia
non-maleficenza
adbeneficità
esempio…

giustizia
disturbi testamento psichiatrico
della documento
con cui il paziente
psiche chiede di essere curato,
l’individuo anche forzatamente,
deve poter stabilire anoressia nelle fasi di crisi
quale trattamento
ricevere documento
«contratto di Ulisse» con cui la paziente
chiede di essere alimenta
anche forzatamente,
nelle fasi di crisi
e di ricaduta
5

Premessa

l’approccio
autonomia
«liberale»
non-maleficenza alla bioetica:
beneficità una sfida
da riconoscere
giustizia e raccogliere
6

Introduzione
al pensiero liberale
7

Suggerimenti bibliografici
• Sul pensiero liberale
Bedeschi G., 2015: Storia del pensiero liberale,
Rubbettino, Soveria Mannelli.

von Hayek F.A., 2012: Liberalismo,


Rubbettino, Soveria Mannelli.
8

Uno sguardo al movimento liberale


• Un’identità sfuggente e controversa
Il movimento «liberale» attraversa 4 secoli di storia dell’Occidente,
Il termine liberalismo
contrassegnatoè da
usato oggi ineuna
sviluppi varietà di significati
trasformazioni profonde.
che hanno poco in comune,
se non il fatto di designare un’apertura verso idee nuove,
comprese alcune in diretta antitesi a quelle che,
nell’Ottocento e agli inizi del Novecento,
venivano indicate con tale parola.

Non v’è studioso che, accingendosi a trattare del «liberalismo»,


non si senta in dovere di segnalare
che vi sono dei non lievi problemi di definizione.
Di fatto, molti e differenti
liberale ?
sono i «liberalismi» che si sono storicamente manifestati.
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Uno sguardo al movimento liberale


• Origine e sviluppi
Il movimento «liberale» attraversa 4 secoli di storia dell’Occidente,
contrassegnato da sviluppi e trasformazioni profonde.  Classical Liberalism
 Liberalism
L’origine del liberalismo  Libertarianism
viene fatta risalire alla seconda metà del 1600,
quando in Inghilterra
– in un contesto di lotta sociopolitica e religiosa –
• maturarono i principi-guida del partito Whig
• e prese forma, grazie a John Locke,
• una concezione organica
della difesa del cittadino
contro gli abusi del potere sovrano
• e una delle prime grandi formulazioni
dell’idea di tolleranza.
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Uno sguardo al movimento liberale


• Origine e sviluppi
Allo sviluppo delle idee liberali contribuirono pensatori come
Adam Smith (1723-1790), Montesquieu (1689-1755),
Immanuel Kant (1724-1804), Benjamin Constant (1767-1830)
e Alexis de Toqueville (1805-1859);

ma è solo nel 1859 che vede la luce


lo scritto che da molti viene considerato
come la sintesi ideale del pensiero liberale:
il saggio On liberty di John Stuart Mill,
in cui la critica è indirizzata ormai
più contro l’intolleranza ideologica
che contro l’esercizio del potere statale.
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Uno sguardo al movimento liberale


• Origine e sviluppi
La vigorosa diffusione del movimento «liberale» in Europa
nel corso del XIX secolo portò alla caduta dei modelli
autoritari della società tradizionale:

• l’assolutismo statale dovette cedere alla richiesta


di governi vincolati al diritto
e di cittadini ugualmente responsabili di fronte alla legge;
• si avviò al tramonto
il potere economico delle corporazioni commerciali e artigianali,
come pure l’egemonia religiosa, morale e culturale
della «religione di Stato».
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Uno sguardo al movimento liberale


• Origine e sviluppi
Sopravvissuto alla stagione dei totalitarismi del XX secolo,
il movimento «liberale» è ancora ben vivo e incisivo,
sia pure in una forma diversa da quella di un tempo.

Variamente rielaborate da pensatori


come Friedrich von Hayek (1899-1992), Raymond Aron (1905-1983),
Isaiah Berlin (1909-1997), John Rawls (1921-2002),
Robert Nozick (1938-2002) ed altri ancora,
le istanze «liberali» risultano
ben radicate nella mentalità comune
e capaci di influenzare in misura rilevante l’ethos e il diritto dei paesi
occidentali.
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Uno sguardo al movimento liberale


• Istanze comuni ai diversi liberalismi
Pur tra non poche diversità, le differenti espressioni del «liberalismo»
presentano una sufficiente convergenza su alcune istanze peculiari,
sovente formulate nel linguaggio dei «diritti»:
• la salvaguardia della libertà dell’individuo dallo Stato
• vuoi nella sfera spirituale
(libertà di pensiero, di religione, ecc.),
• vuoi in quella economica
(diritto di proprietà; libertà d’impresa, di commercio, ecc.)
• il senso dell’uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge
• la tensione al miglioramento delle istituzioni sociali e politiche
• il rispetto dei diritti delle minoranze (politiche, religiose, culturali)
• l’emancipazione degli individui da vincoli sentiti come non necessari
• il rifiuto di relazioni sociali improntate al paternalismo
• l’opposizione a concezioni conservatrici
• l’apertura alla concorrenza, alla diversità e alle innovazioni,
apertamente incoraggiate quali fattori di sviluppo e di progresso.
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Uno sguardo al movimento liberale


• Motivi ispiratori
A monte delle istanze liberali
si ritrovano motivi ispiratori e strumenti teorici
non solo diversi, ma addirittura opposti fra loro.
poggia su un’interpretazione evolutiva
inglese di tutti i fenomeni della cultura e dello spirito
e sulla visione dei limitati poteri della ragione umana
tradizione
un atteggiamento razionalistico o costruttivistico,
continentale di matrice illuministica, che esigeva un’intenzionale
ricostruzione della società, secondo i principi della ragione

espressione del più maturo giusnaturalismo:


politico-giuridica esiste una «legge naturale» che attribuisce ai singoli individui
diritti soggettivi, inalienabili e imprescrittibili
dimensione prima del sorgere di ogni società, e quindi anche dello Stato
espressione dell’individualismo razionalistico della filosofia illuminista:
filosofica l’uomo, in quanto essere razionale, ha un valore assoluto,
prima e indipendentemente dai rapporti di interazione con i suoi simili
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Uno sguardo al movimento liberale


• Motivi ispiratori
A monte delle istanze liberali
si ritrovano motivi ispiratori e strumenti teorici
non solo diversi, ma addirittura opposti fra loro.

è il «diritto naturale»
alle a fornire ai primi pensatori liberali la base per esigere il rispetto
origini di diritti che sono tali indipendentemente dalla società e dallo Stato
(secondo Locke: vita, libertà, averi)

prende corpo un orientamento razionalistico


in o «una mentalità generale»,
seguito caratterizzata «dalla rivendicazione dell’emancipazione da ogni pregiudizio
e da ogni credenza che non potesse essere giustificata razionalmente,
nonché dalla liberazione dall’autorità ‘dei preti e dei re’»
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Uno sguardo al movimento liberale


• Motivi ispiratori
A monte delle istanze liberali
si ritrovano motivi ispiratori e strumenti teorici
non solo diversi, ma addirittura opposti fra loro.

Nel rifiuto di qualsiasi visione teleologica della natura umana,


in cui l’uomo possieda un’essenza che definisce il suo fine,
in sta forse la rottura principale
seguito
del liberalismo (e della modernità) con la tradizione classica.
V. Possenti
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Uno sguardo al movimento liberale


• Motivi ispiratori
A monte delle istanze liberali
si ritrovano motivi ispiratori e strumenti teorici
non solo diversi, ma addirittura opposti fra loro.

Il liberalismo ha a lungo civettato con molte e disparate culture


(positivismo, razionalismo critico, idealismo, crocianesimo,
in storicismo, scienze sociali empiriche, positivismo giuridico,
seguito
utilitarismo),
e da ciò ha tratto una rischiosa incertezza V. Possenti
sui criteri fondamentali del buon governo politico.
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Uno sguardo al movimento liberale


• La frattura con la tradizione anteriore
Mentre il permanere dell’eredità giusnaturalistica
implicava il persistere di forti legami con la tradizione classica e cristiana,
sensibile all’idea di un ordine originario da riconoscere e rispettare,

il venir meno di tale eredità


comportava l’approdo ad orizzonti di pensiero segnati
dalla pretesa di organizzare il mondo umano in forma autonoma,
senza vincolo alcuno con legami “naturali”,
con armonie trascendenti,
con prestabiliti ordini morali dell’universo. Galli
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Uno sguardo al movimento liberale


• La frattura con la tradizione anteriore
Nella compresenza di orientamenti teorici tanto disparati risiede,
con ogni probabilità, la principale ragione
dell’ambivalenza del mondo cattolico verso il pensiero liberale.

In forza di questi diversi indirizzi è possibile sottoscrivere:


• tanto la celebre affermazione di Lord Acton che fa
di Tommaso d’Aquino il primo dei liberali (the first Whig)

non coestensività
fra diritto e morale

diritto  morale
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Uno sguardo al movimento liberale


• La frattura con la tradizione anteriore
Nella compresenza di orientamenti teorici tanto disparati risiede,
con ogni probabilità, la principale ragione
dell’ambivalenza del mondo cattolico verso il pensiero liberale.

In forza di questi diversi indirizzi è possibile sottoscrivere:


• tanto la celebre affermazione di Lord Acton che fa
di Tommaso d’Aquino il primo dei liberali (the first Whig)
• tanto la dura condanna - ripresa nel Sillabo di Pio IX (1864) -
di quanti sostenevano
che la Chiesa dovesse semplicemente
riconciliarsi col liberalismo.
LXXVII. In questa nostra età non conviene più 21
Sillabo dei principali errori dell'età nostra […] che la religione cattolica si ritenga
I - Panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto come l'unica religione dello Stato,
esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano.
II - Razionalismo moderato
III - Indifferentismo, latitudinarismo LXXVIII. Però lodevolmente in alcuni paesi cattolici
si è stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano,
IV - Socialismo, comunismo, società segrete, società sia lecito avere

Uno sguardo al movimento liberale


bibliche, società clerico-liberali pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.
V - Errori sulla Chiesa e suoi diritti
LXXIX. È assolutamente falso che la libertà civile
VI - Errori che riguardano la società civile, di qualsivoglia culto, e similmente l'ampia
considerata in sé come nelle sue relazioni con la Chiesa facoltà a tutti concessa di manifestare
• La frattura con la tradizione anteriore
VII - Errori circa la morale naturale e cristiana
VIII - Errori circa il matrimonio cristiano
qualunque opinione e qualsiasi pensiero
palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più
facilmente
Nellaalcompresenza
IX - Errori intorno civile principatodi
delorientamenti teorici
Romano Pontefice tanto
i costumi disparati
e gli risiede,
animi dei popoli,
X - Errori checon ogni probabilità, la principale ragione
si riferiscono all'odierno liberalismo e a diffondere la peste dell'indifferentismo.
e a diffondere la peste dell'indifferentismo.
dell’ambivalenza del mondo cattolico verso
LXXX.ilIlpensiero liberale.
Romano Pontefice può e deve
riconciliarsi e venire a composizione col progresso,
col liberalismo e con la moderna civiltà.
In forza di questi diversi indirizzi è possibile sottoscrivere:
• tanto la celebre affermazione di Lord Acton che fa
di Tommaso d’Aquino il primo dei liberali (the first Whig)
• tanto la dura condanna - ripresa nel Sillabo di Pio IX (1864) -
di quanti sostenevano
che la Chiesa dovesse semplicemente
riconciliarsi col liberalismo.
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Uno sguardo al movimento liberale


• L’impatto sulla società occidentale
Un’istanza fondamentale…

cosa deve stabilire la legge


per garantire la libertà di tutti?

…e le sue successive traduzioni storiche

religioni natura
storiche Dio autonomia
umana
confessioni deismo libertarismo
giusnaturalismo
cristiane
23

Francesco Giovanni
di Sales Bosco

Uno sguardo al movimento liberale


• L’impatto sulla società occidentale dopo
Cristo
dopo
Dio

confessionalità pensiero laicità (1) laicità (2)


dello Stato «liberale» dello Stato dello Stato

deismo agnosticismo
religione aconfessionalità ateismo

legge diritto autonomia


morale naturale dell’individuo
naturale

diritto diritto
diritto
diritto
morale e morale morale etica pubblica

morale privata
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Liberalismo, individuo e società


Prospetto sintetico

 l’individuo come valore,


antecedente al costituirsi della società

 il sorgere della società


da un accordo fra gli individui (contrattualismo)

 la società come somma delle sfere di autonomia dei singoli


che non possono essere lese in alcun caso,
bensì devono essere garantite dallo Stato
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Liberalismo, individuo e società


Prospetto sintetico

 una concezione negativa del ruolo dello Stato


(libertà dallo Stato):
 deve limitarsi ad assicurare
l’applicazione delle regole della convivenza fra gli individui
 riconosce la netta separazione tra “pubblico” e “privato”

come garantire
la più ampia libertà
per tutti?
politica religione etica

diritto
ambito ambito
pubblico privato
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Liberalismo, individuo e società


Prospetto sintetico

 una concezione negativa del ruolo dello Stato


(libertà dallo Stato):
 deve limitarsi ad assicurare
l’applicazione delle regole della convivenza fra gli individui
 riconosce la netta separazione tra “pubblico” e “privato”

 non può imporre agli individui alcunché,


né sul piano religioso e morale, né sul piano economico

Cristianesimo morale cristiana


come Religione come morale
di Stato dello Stato
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Liberalismo, individuo e società


Prospetto sintetico

 una concezione negativa del ruolo dello Stato


(libertà dallo Stato):
 deve limitarsi ad assicurare
l’applicazione delle regole della convivenza fra gli individui
 riconosce la netta separazione tra “pubblico” e “privato”

 non può imporre agli individui alcunché,


né sul piano religioso e morale, né sul piano economico
 interviene solo sulla base del “principio del danno”
(harm principle)
per i «selvaggi» avvalla 28
la «schiavitù pedagogica»

«Il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare


un potere su qualunque membro di una comunità civilizzata,
harm contro la sua volontà, è per evitare danno agli altri.
principle
Il bene dell’individuo, sia esso fisico o morale,
non è una giustificazione sufficiente.
Non lo si può costringere a fare o non fare qualcosa
perché è meglio per lui, perché lo renderà più felice,
perché, nell’opinione altrui, è opportuno o perfino giusto:
questi sono buoni motivi
per discutere, protestare, persuaderlo o supplicarlo,
ma non per costringerlo, o per punirlo in alcun modo
nel caso si comporti diversamente.
Il solo aspetto della propria condotta
di cui ciascuno deve render conto alla società
è quello riguardante gli altri:
per l’aspetto che riguarda soltanto lui,
la sua indipendenza è, di diritto, assoluta.
Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo
l’individuo è sovrano».
John Stuart Mill
1806-1873
29

Liberalismo, individuo e società


• La società liberale
 L’idea di società liberale
 principio:
gli individui devono esser liberi di prendere decisioni
per la propria vita e per se stessi
al massimo grado possibile
 corollario:
lo Stato, agendo tramite le leggi,
deve muoversi il più possibile
al di fuori dalla sfera della vita privata
30

Liberalismo, individuo e società


• La società liberale
 Società liberale e società tradizionale
 Una società liberale è quella in cui le persone hanno la libertà
di esercitare la propria autonomia individuale al massimo grado

 Viceversa, in società semi-autoritarie o teocratiche o tradizionali


l’autonomia individuale è subordinata ai valori morali «obiettivi»
stabiliti dalle «autorità»:
La cosa importante è fare ciò che è oggettivamente buono,
non scegliendo per se stessi
L’accento è posto sui doveri e gli obblighi di ognuno,
e non sui propri diritti ritenuti «individualistici» e potenzialmente antisociali.
La maggior parte delle persone non sa cosa sia buono per sé;
per questo ha bisogno di qualcuno che glielo mostri e le conduca ad esso
Il paternalismo diventa un aspetto ineludibile e necessario del processo sociale e politico.
31

Liberalismo, individuo e società


• La funzione del diritto qual è lo scopo
della legge?

il diritto
sistema di difesa
di quello che viene ritenuto
l’unico diritto umano fondamentale:
quello di ciascun individuo
di veder riconosciute, protette
e potenziate istituzionalmente
autonomia le proprie autonome
dell’individuo
e insindacabili
scelte di vita
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Liberalismo, individuo e società


• La libertà dell’individuo
 Una libertà nella legge

 una legge che limita la libertà di ciascuno


al fine di garantire la medesima libertà a tutti

 la coercizione non può essere interamente eliminata,


ma soltanto ridotta al minimo indispensabile
per impedire a chicchessia - individuo o gruppo -
di esercitare una coercizione arbitraria a danno di altri

 una libertà limitata da norme conosciute


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Liberalismo, individuo e società


• La libertà dell’individuo
 Una libertà negativa

 come la pace e la giustizia, essa fa riferimento


all’assenza di un male (= assenza di coercizione),
cioè a una condizione che offre delle
possibilità, senza tuttavia fornire vantaggi
precisi

 esige la rimozione di tutti gli ostacoli di natura sociale


che intralcino gli sforzi individuali,
ma non l’apporto di vantaggi concreti da parte
dell’autorità statale
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Liberalismo, individuo e società


• La libertà dell’individuo
«adultismo»
 Titolari della libertà della bioetica
liberale
 Soltanto l’individuo adulto e sano di mente,
presunto come pienamente responsabile delle sue azioni,
viene considerato titolare a pieno diritto di questa libertà

 Per minori e persone non interamente in possesso delle loro


facoltà mentali: forme, diversamente graduate, di tutela

 La violazione delle norme


intese ad assicurare la medesima libertà per tutti
procura la perdita di quelle garanzie
godute da coloro che alle norme si uniformavano
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Liberalismo, individuo e società


• Liberalismo e tolleranza
Locke è noto – col coetaneo Spinoza (?) –
come il padre della moderna idea di tolleranza.

Inizialmente connessa con la questione della libertà religiosa


e della distinzione delle sfere di competenza tra Stato e chiese,
l’idea di tolleranza si è poi evoluta,
cosicché taluni distinguono tra
 una tolleranza “debole”
 e una tolleranza “forte”.
36

Liberalismo, individuo e società


• Liberalismo e tolleranza
La definizione debole del principio di tolleranza
è quella autorizzata dalla Chiesa
e talvolta praticata dagli Stati
sino alle soglie dell’era odierna:
consiste in sostanza nella dottrina del male minore,
ossia la definizione debole del principio di tolleranza
equivale a pensare che si deve tollerare un errore
per una sorta di sopportazione che contiene in sé il calcolo
del danno maggiore che deriverebbe ove la tolleranza non ci fosse.
Questa definizione viene definita debole
perché richiede soltanto la sopportazione,
la benevolenza o - se vogliamo - la benignità da parte del principe.
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Liberalismo, individuo e società


• Liberalismo e tolleranza
Però nel processo storico – nel corso del Settecento,
direi prima in Inghilterra che nel continente –
quella idea iniziale del male minore si è trasformata
fino a cambiare del tutto, fino ad assimilarsi
e quindi a sciogliersi nel principio di libertà:
la tolleranza non è più la sopportazione dei dissenzienti,
ma il riconoscimento del loro diritto di essere tali.
La definizione forte è, dunque,
quella che risolve la tolleranza nella libertà,
ossia riconosce la sfera politica come penultima
rispetto alla sfera dei valori assoluti
che hanno il loro luogo solo nella libertà della coscienza individuale.
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Liberalismo, individuo e società


• Liberalismo e democrazia
Il pensiero liberale del Novecento (e attuale)
considera come un dato acquisito che la democrazia
debba essere considerata come il naturale sviluppo dello Stato liberale.
39

Liberalismo, individuo e società


• Liberalismo e democrazia
E tuttavia fra i concetti di liberalismo e di democrazia
c’è una differenza profonda di mentalità politica:

 nella democrazia v’è una forte accentuazione


dell’elemento collettivo, sociale, della vita politica,
a spese di quello individuale

 un diverso atteggiamento verso le decisioni della maggioranza:


 dal punto di vista del liberale è necessario
che solo quanto è accettato dalla maggioranza diventi legge,
ma non è da credere che ciò basti a renderla una buona legge
 dal punto di vista del democratico,
il solo fatto che la maggioranza voglia qualcosa
è sufficiente per considerare buono ciò che essa vuole
40

Liberalismo, individuo e società


• Libertà politica e libertà economica
Questa concezione della libertà
comporta il rifiuto della distinzione
– presente nell’Europa continentale –
tra liberalismo politico e liberalismo economico
(“liberismo”)
41

Liberalismo, individuo e società


• Libertà politica e libertà economica
Questa concezione della libertà
comporta il rifiuto della distinzione
– presente nell’Europa continentale –
tra liberalismo politico e liberalismo economico
(“liberismo”)
 Benedetto Croce: distingue tra ‘liberalismo’ e ‘liberismo’
(= la libertà può svilupparsi anche con un ordinamento economico
diverso da quello liberista)

 Per la tradizione inglese le due forme di liberalismo sono inseparabili:


la libertà nella legge implica la libertà economica,
mentre il controllo economico (in quanto controllo dei mezzi
necessari alla realizzazione di tutti i fini) rende possibile la restrizione di tutte
le libertà
42

Pensiero liberale,
etica e bioetica
43

Suggerimenti bibliografici
• Sulla bioetica liberale

Merlo P., 2004: L'approccio «liberale» alla bioetica,


in Russo G. (ed.), La persona: verità morale sinfonica,
Coop. S. Tom., Messina - Elledici, Rivoli.

Paolinelli M., 2014: A proposito del "modello liberale" in bioetica,


in «Medicina e Morale», 63, 1: 45-56.
44

Suggerimenti bibliografici
• Testi di bioetica liberale
Charlesworth M., 1996: L'etica della vita.
I dilemmi della bioetica in una società liberale,
Donzelli Editore, Roma.
fondamenti
e questioni
di bioetica

Battaglia L., 2009: Bioetica senza dogmi,


Rubbettino, Soveria Mannelli.
45

Suggerimenti bibliografici
• Testi di bioetica liberale

Baccarini E., 2002: Bioetica. Analisi filosofiche liberali,


Trauben, Torino.

questioni
di bioetica

Prodomo R., 2003: Lineamenti di una Bioetica Liberale,


Apèiron, Bologna.
46

Un’etica all’insegna dell’autonomia

Quella di «autonomia»
è un’idea centrale
nella tradizione liberale.
In questa categoria si compendia
un’istanza di tipo politico
che ha finito per assumere
una rilevante valenza etica,
al punto da assurgere
a pressoché esclusivo criterio
della morale individuale
47

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• L’idea «liberale» di autonomia

l’individuo
dev’essere il più possibile
«auto-nomo»,
«legge» (nómos)
«a se stesso» (autós)
48

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• L’idea «liberale» di autonomia 2
concezioni
autonomia dell’autonomia
che approda
a una norma tratta l’umanità
universale come un fine

Immanuel Kant
1724-1804

io e tica
b le»
autonomia e ra
rispetta le scelte individuali «lib
individuale che non recano danno ad altri

John Stuart Mill


1806-1873
49

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• L’idea «liberale» di autonomia

ambito ambito
pubblico privato
autonomia
nei limiti individuale
della Legge
(per assicurare la coesistenza illimitata
di più individui autonomi)

è in gioco
una libertà autoreferenziale,
non misurata
dalla verità sul bene integrale dell’uomo
50

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• L’idea «liberale» di autonomia
«L’idea di autonomia autonomia
è di un’evidenza accecante.
come
Significa semplicemente assenza
che per agire in modo etico o morale di costrizioni
io devo scegliere da solo quello che farò. esterne
Posso naturalmente consigliarmi con altri
ed essere soggetto a persuasioni e pressioni esterne,
ma quando si arriva al punto devo decidere e scegliere da solo.
Solo allora quello che ho fatto mi si può attribuire
così che l’azione risulti mia,
e solo allora posso esserne responsabile
e degno di lode o di rimprovero».
Max Charlesworth
51

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• L’autonomia come «valore in sé»
«L’autonomia, la capacità di autodeterminazione,
rappresenta un valore di per sé nel senso che,
anche se ciò che ho scelto (il contenuto della mia azione)
è obiettivamente cattivo,
la mia scelta è buona in quanto azione libera e autonoma
in antitesi a una azione forzata.
Se contrapponiamo due azioni,
a) una scelta liberamente ma oggettivamente sbagliata, e
b) una forzata e non liberamente scelta,
ma oggettivamente giusta,
il liberale dirà che la prima azione
ha un valore morale maggiore della seconda.
Max Charlesworth
52

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nella concezione della persona umana

L’antropologia «liberale»
riduce
la persona
(l’individuo)
alla sua libertà
53

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche persona
è solo l’individuo
▫ Nella concezione della persona umana attualmente in grado
di agire in forma
autonoma
«Non tutti gli esseri umani sono persone.
Non tutti gli esseri umani sono autocoscienti,
razionali e capaci di concepire la possibilità di biasimare e lodare.

non ancora persona / persona / non più persona

I feti, gli infanti, i ritardati mentali gravi


e coloro che sono in coma senza speranza
costituiscono esempi di non-persone umane».
l’essere umano
Hugo Tristram
Engelhardt «vale»
se è attualmente
capace di libertà
54

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nella gerarchizzazione dei valori
autonomia
tolleranza
concentrazione
uguaglianza
sull’autonomia
dell’individuo

anche: tolleranza, uguaglianza degli individui…


in quanto funzionali all’esercizio dell’autonomia
carente
si accusa attenzione a:
la bioetica «liberale» solidarietà fra le persone
di relativismo morale vita di ogni essere umano
embrioni, feti…:
non vi è alcuna autonomia da rispettare
55

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nella valutazione morale delle azioni
(in ambito «privato»)
etica etica
«liberale» classica / cristiana

moralità moralità
delle azioni delle azioni
«private»

libertà libertà bene


56

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nella valutazione morale delle azioni
(in ambito «privato»)
etica nella sfera privata
«liberale» l’agire autonomo
è morale per se stesso,
indipendentemente
moralità
delle azioni
da quanto
«private»
«La bioetica liberale
è oggetto di scelta
tende a limitare il contenuto della morale individuale
all’imperativo
di scegliere autonomamente il proprio piano di vita
libertà
e di perseguirlo nei limiti in cui esso sia compatibile
con il diritto di ciascun altro a fare altrettanto».
Massimo Reichlin
57

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nelle scelte di fine vita

Suicidio libertà bene libertà

La libera scelta del suicida


viene avallata moralmente
se è espressione dell’autonomia individuale…

…e moralmente lecito viene considerato


l’aiuto liberamente prestato
a chi volontariamente si toglie la vita
( suicidio assistito)
58

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nelle relazioni tra persone / in ambito sanitario
La libertà di perseguire – nella sfera privata – il proprio stile di vita
pone il problema della collaborazione fra soggetti
che perseguono valori individuali e insindacabili.

principio
principio
Il punto d’incontro tra differenti libertà
non può darsi che nel libero accordo fra le parti
delpermesso
del rispetto
dell’autonomia
(o del consenso)

Hugo Tristram «In una società di “stranieri morali”, «Gli obblighi di beneficenza,
Engelhardt null’altro vincola i medici ai loro pazienti se devono essere stabiliti,
se non quanto hanno insieme concordato» vanno determinati
mediante intese reciproche»
59

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute antropologiche e (bio)etiche
▫ Nelle relazioni tra persone / in ambito sanitario
La libertà di perseguire – nella sfera privata – il proprio stile di vita
pone il problema della collaborazione fra soggetti
che perseguono valori individuali e insindacabili.

principio
principio
Il punto d’incontro tra differenti libertà
non può darsi che nel libero accordo fra le parti
delpermesso
del rispetto
dell’autonomia
(o del consenso)

• alla diagnosi e alle terapie, se paziente e medico sono d’accordo

Hugo Tristram
ok •

all’aborto, se donna e medico sono d’accordo
all’affitto dell’utero, se la «madre portatrice» e i committenti sono d’accordo
Engelhardt • alla vendita di embrioni umani, se chi li ha prodotti è d’accordo con
l’acquirente
• all’eutanasia, se paziente e medico sono d’accordo
• … … … se sono d’accordo
60

Un’etica all’insegna dell’autonomia


• Ricadute nella deontologia medica dopo
Cristo
dopo
Dio

mondo regime laicità (1) laicità (2)


greco-romano di cristianità dello Stato dello Stato

deismo agnosticismo
aconfessionalità ateismo

legge diritto autonomia


natura naturale naturale dell’individuo

esecutore
della volontà
del paziente
61

Il contributo di Max Charlesworth


• Premessa
Max Charlesworth (1925-2014) Max
Charlesworth
1925-2014

 Viene presentato come uno dei più importanti filosofi australiani

 Cristiano (cattolico)…

 …e, più ancora, liberale!


 Quale liberalismo?

Dal mio punto di vista, in una società liberale


lo Stato ha un compito che non si limita a prevenire, in senso negativo,
eventuali restrizioni nell’esercizio dell’autonomia individuale,
ma deve attivamente e positivamente promuovere
le condizioni socio-economiche entro le quali
la libertà dell’individuo e la sua autonomia possano prosperare.
62

Il contributo di Max Charlesworth


• Premessa
Bioetichs in a liberal society (1993) Max
Charlesworth
1925-2014

 Traduzioni:
 Roma 1996;
 Cambridge-New York 1996 (spagnolo);
 Hamburg 1997 (tedesco)

 Finalità
 una proposta bioetica attenta al contesto politico-sociale
(un’istanza sovente disattesa dai cristiani e dalla Chiesa cattolica)
63

Il contributo di Max Charlesworth


• Al cuore della bioetica liberale
In una società liberale l’autonomia individuale
– vale a dire il diritto di scegliersi il proprio modo di vivere –
costituisce il valore supremo,
e da questo primato derivano alcune conseguenze.

In primo luogo, In secondo luogo, In terzo luogo, se si esclude


in questo tipo di società la società liberale è caratterizzata il riconoscimento di un primato
si crea una netta divisione dal pluralismo etico, dell’autonomia individuale,
fra sfera della morale personale che permette ai suoi membri non esiste
e sfera della legge. di abbracciare alcun consenso sociale determinato
un’ampia varietà di posizioni rispetto a una serie
La legge non si occupa sul piano etico di «valori fondamentali»
della morale privata e religioso (e non religioso). o a una «morale pubblica»,
né dell’«imposizione della morale». che sta alla legge
difendere e promuovere
64

Il contributo di Max Charlesworth


• Al cuore della bioetica liberale
In una società liberale l’autonomia individuale
– vale a dire il diritto di scegliersi il proprio modo di vivere –
costituisce il valore supremo,
e da questo primato derivano alcune conseguenze.

In primo luogo, In secondo luogo, In terzo luogo, se si esclude


in questo tipo
Non di èsocietà la società
la domanda sui possibili liberale
valori è caratterizzata
in gioco, il riconoscimento di un primato
si crea una netta divisione dal pluralismo etico, dell’autonomia individuale,
bensì i tratti portanti di una «società liberale»
fra sfera della morale personale che permette ai suoi membri non esiste
a definire
e sfera della legge.
l’orizzonte entro cui Charlesworth
di abbracciare
dichiara di affrontare
alcun consenso sociale determinato
i vari problemi che interessano l’etica della vita.
un’ampia varietà di posizioni rispetto a una serie
La legge nonLasisua
occupa sul muove
proposta, pertanto, piano etico di «valori fondamentali»
da un’opzione di tipo politico,
della morale privata e religioso (e non religioso). o a una «morale pubblica»,
da cui derivano talune direttrici che produrranno esiti bioetici a queste omogenei.
né dell’«imposizione della morale». che sta alla legge
difendere e promuovere
65

Il contributo di Max Charlesworth


• Sull’idea di autonomia
 La storia dell’idea di autonomia
 Aristotele, Tommaso d’Aquino, Newman, Kant, Sartre

 L’autonomia come valore in sé

 Giustificazioni dell’autonomia
 Su base conseguenzialista (J.S. Mill)
 perché massimizza le conseguenze positive
 In base al valore dell’autonomia (I. Kant)
 Colui che agisce in modo autonomo è un fine in sé
e non può essere in nessun modo utilizzato soltanto come mezzo strumentale
per raggiungere gli scopi o le finalità di
qualcun altro.
66

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
L’etica del suicidio

Kant
 Argomenti
 Contraddittorietà/irrazionalità del suicidio
 Il suicida considera se stesso come un mezzo
che può essere usato per altri fini
 Replica
 in taluni casi la gente pensa di togliersi la vita
proprio perché ha un vero rispetto di sé
e non desidera morire in condizioni in cui non sarebbe più un soggetto autonomo
o una persona in grado di controllare la propria vita
 in Kant si riflette la tradizione di pensiero occidentale
che vede il suicidio come ispirato da vigliaccheria e debolezza
67

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
L’etica del suicidio

Tommaso d’Aquino
 Argomenti
 è contrario al nostro istinto «naturale»
 è un peccato contro la carità (tutti dovrebbero amare se stessi)
 è un’offesa contro la comunità
 è un tentativo di competere con Dio
 è un’azione di «debolezza dello spirito»
 Replica
 gran parte degli argomenti di Tommaso rimangono oscuri
 non considera la possibilità che io possa in buona coscienza
scegliere di «abbandonare» la mia vita o di interromperla in modo
deliberato: io non esercito la mia
autonomia morale permettendo che il
caso e le forze esterne decidano della mia vita
68

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
L’etica del suicidio

McCormick
 Argomento
 L’«assolutizzazione dell’autonomia»
conduce al rifiuto della dipendenza dagli altri e della loro compassione
 Insisto nel morire a modo mio quando lo scelgo io
e senza che io mi senta riconoscente verso nessun altro
 Replica
 non c’è alcun motivo perché l’autonomia individuale
debba essere legata a questa forma di isolazionismo e individualismo antisociale
69

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
Un diritto morale a morire?

 In quanto agenti morali,


abbiamo il diritto di controllare e determinare il corso della nostra vita
e decidere come vivremo

 Questo diritto porta con sé un ulteriore diritto,


relativo al controllo della durata della propria vita e delle modalità della morte

 Se ho il diritto morale di mettere fine alla mia vita,


 allora non devo essere penalizzato dalla legge
perché esercito questo diritto
 e potrei ragionevolmente chiedere a un altro di assistermi
sia non somministrandomi determinate cure
sia aiutandomi a procurarmi la morte
70

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
La depenalizzazione del suicidio

 In una società liberale


non è compito della legge
impedire alla gente di togliersi la vita in determinate circostanze
71

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
La depenalizzazione del suicidio

 Obiezioni
 La tolleranza legale incoraggerebbe il suicidio
 Si pregiudicherebbe il rispetto della comunità
nei confronti della «sacralità della vita umana»
 Replica
 Il fatto che lo Stato depenalizzi il suicidio
non implica che lo sostenga come moralmente accettabile:
lo Stato riconosce solo che il suicidio
rientra nel campo della morale personale
 Non basta sostenere
che la depenalizzazione del suicidio e dell’assistenza al suicidio
potrebbero avere conseguenze deleterie per la società nel suo insieme.
Bisognerebbe dimostrare empiricamente
che queste conseguenze antisociali sono
significativamente probabili o verosimili
72

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita: suicidio assistito
Conclusione

 se il suicidio può essere morale e legale…


 …assistere una persona nel commettere suicidio
dovrebbe essere ugualmente morale e legale
 In questo caso lo Stato ha il diritto di controllare tale situazione,
per assicurarsi che il paziente
sia capace di avviare e acconsentire a tale intesa in modo
informato, senza essere sottoposto a coercizioni
sia da parte dei membri della famiglia
che del personale sanitario
73

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
scegliere per coloro che non possono farlo

Premessa

 Complessità del problema

 Il principio di autonomia deve trovare posto anche qui, ma


come questo debba esser fatto non è ovvio
74

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
scegliere per coloro che non possono farlo
Cosa si fa con i neonati menomati

 Una tensione tra la prassi medica…


 Pediatri (Australia e Canada):
il 95% non ritiene che debba essere utilizzato ogni possibile
mezzo per mantenere in vita neonati gravemente
menomati
 …e la legge:
 Un tempo: fare il possibile per salvare la vita a questi bambini
 Ora: sviluppi giuridici basati sulla «qualità della vita»
75

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
scegliere per coloro che non possono farlo

Sulla nozione di «qualità della vita»

 La nozione è stata usata per stabilire una distinzione


 fra la sopravvivenza fisica
 e la vita umana propriamente detta;

 ma la qualità della vita di una persona


può essere misurata in termini quantitativi?
76

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
scegliere per coloro che non possono farlo

Sulla nozione di «qualità della vita»

 L’idea ingenua e utilitaristica di quantificare


e confrontare la «qualità» della vita umana
deriva dalla confusione fra due significati diversi di «qualità della vita»:
 La prima è quella che si può chiamare
la qualità biologica e medica della vita…
 …la seconda è la qualità morale o individuale della vita
77

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
scegliere per coloro che non possono farlo
Sulla nozione di «qualità della vita»

 In termini medici,
la qualità della vita di un paziente può essere «scarsa»,

 ma moralmente o personalmente può essere molto ricca


nella misura in cui il paziente è riuscito a condurre una vita autonoma
nonostante l’handicap fisico
 Il valore o la qualità della mia vita non
possono essere misurati in modo «oggettivo»
(come invece le mie condizioni fisiche)
senza fare riferimento a ciò che io scelgo di fare,
come agente morale autonomo, con la mia vita
78

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
scegliere per coloro che non possono farlo

Il caso dei pazienti adulti non più abili e dei neonati

 La decisione finale
non può essere presa soltanto su basi mediche

 Il giudizio deve tenere conto


della qualità futura della vita,
definita nei termini personali e morali suggeriti
il neonato desidererebbe
continuare a vivere così
se avesse la capacità
di scegliere per se stesso?
79

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
la società liberale e il diritto a morire
In una società liberale, qualunque legislazione
che esprima il «diritto a morire»:

 deve riferirsi essenzialmente al diritto autonomo del paziente


di porre fine alla propria vita;

 non dovrebbero essere prese in considerazione considerazioni estranee,


come ad esempio:
 se la condizione di vita del paziente sia di peso
per i genitori, per la famiglia o per la società in generale
80

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica di fine vita:
la società liberale e il diritto a morire
L’obiezione del “piano inclinato”…

 Si è su un piano inclinato
solo quando ci si allontana dal rispetto di una decisione morale
che appartiene al singolo paziente
81

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica d’inizio vita
Nuove modalità di nascita
e di formazione della famiglia

 Non possiamo considerare, in una società liberale,


il modello tradizionale di formazione della famiglia
come modello privilegiato di riferimento
e vedere quelli alternativi come devianti e sovversivi

 Non dovrebbe sussistere alcuna proibizione legislativa,


a meno che la modalità di formazione della famiglia
 non rechi un danno diretto ed evidente a qualcuno
(in primo luogo al bambino nato da una tale situazione,
ma anche alla donna)

 o non si rispetti il diritto del bambino


a essere informato sulle circostanze della sua nascita
82

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica d’inizio vita
Aspettare un bambino per un’altra persona
(= maternità surrogata)

 Argomenti contrari
 Alcuni riguardano l’opinione secondo cui la maternità surrogata
offende certi principi morali fondamentali:
 gli esseri umani non devono essere usati come mezzi
 l’interesse del bambino deve essere considerato prioritario
 alcune femministe dichiarano che il principio «pro-scelta»
non vale nei casi di maternità surrogata
 Altri argomenti, di tipo conseguenzialista:
 la possibilità dello sfruttamento di donne economicamente e socialmente
povere
 la possibilità di conseguenze psicologiche gravi sul bambino
 il sovvertimento dell’istituzione basilare del matrimonio e della famiglia
83

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica d’inizio vita
Aspettare un bambino per un’altra persona
(= maternità surrogata)

 Osservazioni
 Alcuni principi vengono usati in modo selettivo e contraddittorio
 Se ci si appella alle possibili conseguenze, bisogna produrre dati e fatti

 Alcuni interrogativi
 L’attività di madre in affitto è immorale in sé?
 Possono verificarsi conseguenze così deleterie
da ritenere necessario proibirla?
 Se fosse immorale,
la legge dovrebbe proibire la maternità surrogata?
84

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica d’inizio vita
Aspettare un bambino per un’altra persona
(= maternità surrogata)

 Risposte
 La maternità surrogata non implica necessariamente
che una donna sia usata come mezzo per gli scopi di altre persone
ad esempio: quando lo fa in modo altruistico
 Occorre dimostrare che esiste realmente
l’eventualità di conseguenze di una tale entità e gravità
da giustificare un intervento repressivo da parte dello Stato
 In una società liberaldemocratica e pluralista
si presume che una donna debba avere
il diritto di scegliere se vuole o meno fare un
figlio al posto di un’altra
85

Il contributo di Max Charlesworth


• Bioetica d’inizio vita
Implicazioni sociali e giuridiche

 In una società liberale:


 Il diritto alla «libertà di procreazione», con tutto ciò che comporta,
deve essere riconosciuto e devono essere tolte
le proibizioni di legge
 L’accesso alle nuove forme di tecnologia della riproduzione
dovrebbe essere garantito,
togliendo tutte le restrizioni alle coppie, anche non legalmente
sposate
 Annotazione
 La maggior parte della gente sposata
normalmente si sentirebbe offesa a dover superare tali test
prima che venga loro permesso dallo Stato di avere dei figli…
 …tuttavia, alcuni sono preparati
a trattare le donne sterili e le coppie in questo modo illiberale
86

Il contributo di Max Charlesworth


• Postilla: il consenso in una società liberale
Poiché molti problemi bioetici
toccano la sensibilità religioso-culturale,
è importante articolare, in una società multiculturale,
il rapporto dei vari gruppi subculturali
verso i valori della società liberale.
Essenzialmente, i vari gruppi
possono legittimamente propagandare ed esporre
le loro specifiche posizioni religiose e morali,
ma allo stesso tempo non possono chiedere
che vengano imposte a tutta la comunità;
devono saper accettare anche il disaccordo.
87

Annotazioni
• Un confronto sul «primo comandamento»
etica liberale supportata etica cristiana
dalla legge!

sii libero, autonomo smarrita la relazione con Dio amerai il Signore Dio tuo
(è una faccenda privata) con tutto il tuo cuore…

smarrita la relazione positiva con l’altro …e il prossimo tuo


non recare danno ad altri
(mancano valori comuni ulteriori all’autonomia) come te stesso

regola d’oro
88

Annotazioni
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «normativa», basata su un solo principio
il da farsi
viene individuato a partire
dal principio di autonomia
e dalle norme da questo derivate per il liberale
ogni ambito
rispetto dell’autonomia del vivere umano
dev’essere regolato
da questo
«dì la verità» «rispetta la privacy degli altri»
principio
«ottieni il consenso per gli interventi sui pazienti»

«quando ti viene richiesto,


aiuta gli altri a prendere decisioni importanti»
89

Annotazioni
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «normativa», basata su un solo principio

domande-chiave la moralità
delle azioni
ambito viene interpretata
ambito
in chiave
pubblico privato
normativa

che cosa ideologia liberale


stabilisce l’autonomia
il diritto liberale la legge?
è rispettata? principio di autonomia
è volto ad assicurare
la più ampia tutela giuridica norme
all’autonomia individuale
giudizi particolari e azioni
90

Annotazioni
esempio 1
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «normativa», basata su un solo principio
Sharon quale valutazione etica
Duchesneau
sulla base
Candy della sola autonomia?
McCullough 1. relazione omosessuale
2. inseminazione
artificiale
Maryland, 2002
3. volere un figlio sordo
Una coppia di lesbiche sorde ha scelto di avere un figlio sordo
grazie alla riproduzione assistita.
Le due donne lavorano come terapiste per non udenti;
appartengono a un crescente movimento negli Usa che vede la sordità
non come un handicap, ma come un’identità culturale.
Sharon ha confidato al Washington Post:
«Avere un figlio è una benedizione, un figlio sordo è una benedizione
speciale».
91

Annotazioni
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «applicata», di tipo rudimentale esempio 2

Tecla, un’italiana accasata in Canada da anni, comunicare al paziente


si reca dal medico per accertamenti una diagnosi infausta
(da un po’ di tempo ha le gambe gonfie).
Dopo gli accertamenti, il medico le comunica
che le restano solo due settimane di vita.
Tecla telefona ai familiari in Italia,
avvertendoli delle sue condizioni di salute.
Due sorelle partono subito per il Canada,
per assistere Tecla; tra un paio di settimane, meno male
ottenuto il passaporto, partiranno anche i che il medico
due fratelli, per dare il cambio alle sorelle. l’ha informata
della gravità
Tecla viene a mancare proprio allo scadere della malattia!
delle due settimane indicate dal medico.
92

Annotazioni
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «applicata», di tipo rudimentale esempio 2
Giorgio, ricoverato in un ospedale del Lazio,
viene a sapere dal medico comunicare al paziente
di essere affetto da un tumore maligno al una diagnosi infausta
fegato e che gli restano poche settimane
di vita.
Meno di un’ora dopo
Giorgio, in preda a profondo sconforto,
si lancia dalla finestra della sua
stanza, situata al 5° piano
dell’ospedale, sfracellandosi al è giusto informare
suolo. senza considerare
l’impatto
delle informazioni
sul paziente?
93

Annotazioni
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «applicata», di tipo rudimentale

è semplicistico
comunicare al paziente
ricondurre la problematica etica una diagnosi infausta
alla sola questione
del dare un’informazione completa
in nome del rispetto dell’autonomia!

Caterina
Botti
Va riconosciuto Ma pochi sono così oltranzisti.
che un atteggiamento ingenuamente oltranzista Anche tra i fautori dell’autonomia è opinione diffusa
sul rispetto della verità che la comunicazione non debba essere mai brutale
potrebbe porre i pazienti di fronte e non debba mai risultare in un abbandono del paziente
a comunicazioni che davvero non capiscono, di fronte alla verità (Gillon 1985),
non accettano o che li spaventano. ma che essa richieda molta attenzione.
94

Annotazioni
• Quale tipo di teoria etica?
▫ Un’etica «applicata», di tipo rudimentale
comunicare al paziente
una diagnosi infausta

• cosa significa «dire la verità»? • che cosa so del paziente che ho di fronte?
circostanze

• mente chi dice solo parte della verità? • è psicologicamente fragile?


memoria

• mente chi passa in buona fede • di quale verità è capace?


un’informazione errata? • chi è più adatto a fornirgli un’adeguata informazione?
• mente chi vuole ingannare l’altro e per • con quali termini?
questo passa un’informazione da lui • quando?
ritenuta errata, ma che risponde al vero? • ………
95

Annotazioni
• Quali margini d’incontro con l’autonomia «liberale»?
autonomia rispetta le scelte individuali
individuale che non recano danno ad altri

margini
assai ridotti
John Stuart Mill
1806-1873

La centralità dell’autonomia individuale


si riverbera negativamente sugli altri beni umani.
Il problema del valore della vita umana, del suo senso e della sua difesa

sembra quello su cui si esercita con maggiore intensità


l’influsso negativo del pensiero liberale,
sotto l’assunto che la gestione della vita sia cosa di rilevanza privata,
soggetta entro ampi limiti alla discrezionale libertà dell’individuo.
96

Annotazioni
• Quali margini d’incontro con l’autonomia «liberale»?
autonomia rispetta le scelte individuali
individuale che non recano danno ad altri

margini
assai ridotti
John Stuart Mill
1806-1873

Più radicalmente:
il liberalismo di Stuart Mill alligna su un orizzonte di pensiero
condizionato da implicite scelte di fondo, gravide di conseguenze:
• empirismo (manca la «conversione intellettuale»)
• utilitarismo (manca la «conversione morale»)
cap. 3 • ateismo («manca la conversione religiosa») Bernard
Lonergan
1904-1984
97

Annotazioni
• Quali margini d’incontro con l’autonomia «liberale»?
autonomia
che approda non a caso
a una norma tratta l’umanità il «trattare l’uomo
universale come un fine come un fine»
viene indicato quale
margini
Immanuel Kant «regola fondamentale
1724-1804 della bioetica»
più ampi dal card. J. Ratzinger
La ragione profonda:
il «liberalismo» di Kant alligna su un orizzonte di pensiero segnato
da scelte di fondo che non pregiudicano l’apertura a valori
universali:
• nonostante il suo idealismo (manca la «conversione intellettuale»)
• è presente la «conversione morale»
cap. 3
• e una certa apertura a Dio («conversione religiosa»)
98

Annotazioni
• Quali margini d’incontro con l’autonomia «liberale»?
▫ Ratzinger e la «regola fondamentale della bioetica»
«Al fondo, la regola basilare della bioetica
non è diversa da quella «regola aurea» aggancio
sempre intravista dalla sapienza delle genti con la tradizione…
e promulgata, nella sua formulazione definitiva e positiva, (non solo cristiana)
da Gesù in persona:
«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi,
Non ti piace
anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12). essere usato?
Regola che Kant traduceva in questo modo: Vedi di non essere tu
agisci sempre in modo da trattare l’umanità ad usare gli altri!
in te stesso e nell’altro
come un fine e mai solo come un mezzo».
…e con
l’etica «laica»
99

Annotazioni
• Quali margini d’incontro con l’autonomia «liberale»?
▫ Ratzinger e la «regola fondamentale della bioetica»
«La regola fondamentale della bioetica dall’etica
tratta sempre l’uomo come un fine. «laica»…
[Kant]
Prendere qualcuno come un fine significa sempre,
in qualche modo, …all’etica
donarsi a lui in forma disinteressata». «cristiana»
…aggancio
all’amore
che è da Dio gratuità

...«questo dono disinteressato è possibile quale risposta umana


solo sulla base del dono gratuito e redentore di Dio.
100

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
Se è l’autonomia individuale
a costituire la cifra interpretativa della bioetica liberale,
il confronto sulle singole problematiche
(suicidio assistito, eutanasia volontaria, libertà riproduttiva…)
viene a trovare proprio nella concezione dell’autonomia
il suo reale e risolutivo punto di snodo.

È proprio su questo punto che, sotto il profilo teorico,


si gioca il confronto decisivo con la bioetica liberale.
Ne deriva un confronto fatalmente inclinato a trasferirsi
dalle soluzioni date alle singole questioni bioetiche
alla logica di fondo che tali soluzioni ispira.
101

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Un’autonomia ontologica che non consta
Non si dà autonomia morale umana
(nel senso di autolegislazione etica
e in quello di indipendenza dagli oggetti),
perché essa implicherebbe un’autonomia ontologica che non consta. V. Possenti
102

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Un’autonomia ontologica che non consta
Su se stesso, È affermazione che,
sulla sua mente eccedendo l’ambito politico,
e sul suo corpo si salda con una comprensione dell’uomo
l’individuo è sovrano. e del suo compimento
ripiegata e riassunta nella sua autonomia,
e questo pare davvero eccessivo
per un vivente
assolutamente incapace di donarsi l’esistenza
e, insieme, indigente di molteplici relazioni
per inoltrarsi nella vita e nella storia umana,
sviluppando al meglio le sue potenzialità.
103

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Un’autonomia ontologica che non consta
Su se stesso, La stessa relazione col Trascendente
sulla sua mente (che, di diritto,
e sul suo corpo non può essere pensata se non in termini
l’individuo è sovrano. di «consenso» al Deus semper major)
appare inevitabilmente pregiudicata
da un individuo concepito, nella sfera privata,
come assolutamente sovrano.
104

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Un’autonomia tendenzialmente autoreferenziale
Non è a misura di un soggetto
capace di atti di esperienza, di intelligenza, di giudizio responsabilità
e di responsabile libertà giudizio
un esercizio pressoché autoreferenziale dell’autonomia, intelligenza
per quanto circoscritto alla sfera privata. esperienza

tendenzialmente svincolabile
da una seria ricerca
e da un corretto giudizio

sit pro ratione voluntas


105

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Autonomia e riduzionismo antropologico

proprio perché
è capace di autotrascendenza
e si dà
nella corporeità
e nella relazione
non è corretto identificare
la bioetica «liberale»
il bene di tutto l’uomo si concentra
nell’esercizio sul bene
autoreferenzialedella libertà
della libertà
106

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Autonomia e riduzionismo antropologico

proprio perché
è capace di autotrascendenza
e si dà
nella corporeità
e nella relazione
non è corretto identificare
il bene di tutto l’uomo
occorre
nell’esercizio
tutelare/promuovere al meglio
autoreferenziale
l’insieme
della libertà
dei beni umani!
107

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Autonomia e riduzionismo antropologico

il riduzionismo antropologico «liberale»


si salda con una concezione inadeguata
della libertà umana,
dissociata dal bene integrale dell’uomo

occorre mantenere
lo sguardo aperto
alla verità completa sull’uomo,
onde evitare antropologie
e criteriologie etiche
riduttive
108

Una sfida di cui prendere coscienza


• Al cuore della sfida: la concezione dell’autonomia
▫ Autonomia e riduzionismo antropologico
Nel rapporto tra verità e libertà
sta il punctum dolens del liberalismo contemporaneo,
che si ritrova nella necessità
di un grande sforzo di rinnovamento spirituale V. Possenti
per riannodare un contatto con le proprie origini
e sottrarsi a una frammentazione polimorfa.
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Lo sfondo della sfida: un’opzione politica
«Il filosofo della democrazia liberale
pone la politica prima di tutto
e confeziona una filosofia su misura»
ricerca
politica del vero
Richard Rorty
e del bene
1931-2007

Il mio intento in queste lezioni


è fondare eticamente il liberalismo […].
Non conto di trovare assiomi autoevidenti e irresistibili
dai quali derivare i principi liberali.
(R. Dworkin)
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Lo sfondo della sfida: un’opzione politica
la riflessione etica
è pregiudicata
in radice
da una opzione
politica
la bioetica «liberale» procede
non da una ricerca sul bene,
ma da un’opzione
ideologica
si dovrebbe parlare
di bio-politica
e di bio-diritto,
più che di bio-etica
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Lo sfondo della sfida: un’opzione politica
▫ L’equiparazione delle posizioni etiche
L’indiscutibile primato dei principi liberali
si riverbera nel modo di considerare le varie prospettive etiche,
tutte trattate alla stessa stregua,
indipendentemente dal loro rapporto con la verità sul bene.
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Lo sfondo della sfida: un’opzione politica
▫ L’equiparazione delle posizioni etiche
Questo – si noti – vale anche
per la veneranda categoria etica della «legge morale naturale»,
considerata anch’essa alla stregua di una teoria
cui spetta lo stesso diritto di cittadinanza delle altre.

La teoria etica della legge naturale


è solo una delle filosofie morali in discussione
Max
e dovrebbe avere le stesse chances, per così dire, delle altre. Charlesworth
Essa rappresenta, in altre parole, 1925-2014

solo una delle posizioni all’interno della molteplicità delle posizioni etiche
che caratterizzano la società liberale
e non può rivendicare un luogo o uno status privilegiato.
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Lo sfondo della sfida: un’opzione politica
▫ Veicolo di istanze relativistiche
L’equiparazione delle varie posizioni etiche,
si traduce, di fatto, in una sorta di relativismo etico
o, meglio, in una sorta d’indifferente equidistanza
rispetto ai valori che non siano quelli liberali.

Il pensiero liberal-democratico
appare oggi
come il veicolo principale Aldo
delle istanze relativistiche. Vendemiati
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Un intreccio da riconoscere,
un legame da recuperare

La sfida posta dalla bioetica liberale


chiama direttamente in causa il suo profondo intreccio
con gli assunti del pensiero politico da cui deriva.
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Una sfida di cui prendere coscienza


• Un intreccio da riconoscere,
un legame da recuperare

Va senz’altro denunciata l’implicita opzione valoriale e antropologica


veicolata dal paradigma liberale nell’accostare le questioni bioetiche;
ma la sua dipendenza da istanze di tipo politico
richiede un adeguato approfondimento sul significato della politica
e sul suo corretto raccordo con l’etica
nel regolare e nel promuovere quanto è bene per l’uomo
sul piano individuale e sociale.
Si tratta di una questione non poco impegnativa,
che esige un recupero del legame tra verità e libertà,
superando posizioni di fatto dogmatiche, di natura ideologica,
che limitano la ricerca sul bene integrale dell’uomo e della società.
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Per concludere…
«La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità
che, sola, è garanzia di libertà (cfr Gv 8,32)
e della possibilità di uno sviluppo umano integrale» [n. 9].

«Dobbiamo irrobustire l’amore per una libertà non arbitraria,


ma resa veramente umana dal riconoscimento del bene che la precede.
Occorre, a tal fine, che l’uomo rientri in se stesso
per riconoscere le fondamentali norme della legge morale naturale
che Dio ha inscritto nel suo cuore» [n. 68].
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Grazie per l’attenzione