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Ma il popolo italiano è davvero così ?

Critica della ragion impura


Secondo troppe agenzie sociali, il popolo italiano avrebbe una somma di specifiche che neppure un uomo primitivo o un
popolano medievale si sarebbe accollate.
Attraverso stampa e tv, la politica, e col rinforzo determinante della Chiesa, s'è creata una "certezza" nella gente
secondo cui il popolo italiano è, desidera e apprezza caratteristiche e situazioni incredibilmente involute e oscure. Mi
sono divertito a individuarne alcune, fra le molte possibili.
 
La morale. Gli italiani aspirerebbero a essere seriosi, morigerati, pieni di osservanze etiche, moralisti, tetragoni.
La religiosità. Il famigerato 95 o 98% di italiani cattolici resisterebbe, con l'aggravante che pare essere riprovevole assai
(tabù) non dichiararsi cattolico o dichiararsi ateo.
La scienza. L'italiano medio snobberebbe la scienza a vantaggio di un umanesimo un po' leggiadro, da cartolina,
disneyniano (effetto "Benedetto Croce").
Il progresso. In Italia ci sarebbe molta gente che ha paura di invenzioni e scoperte e allora sogna di ritornare al passato,
non proprio alla vanga e all'aratro ma quasi.
L'ecologia. Saremmo tutti ecologisti, ma di una retriva specie ideologica che diventa naturismo, antiprogressismo e
ottusità.
La famiglia. Tutti avrebbero un'idea di famiglia formalizzata sul modello cattolico (mamma e papà monogami cattolici
osservanti, due figli uno maschio e una femmina entrambi battezzati), e aspirerebbero a crearsela fin dalla più tenera età
senza neppure concepirne una diversa.
La razionalità. L'Italia sarebbe il paese dell'impulsività, della deriva soprannaturale, della superstizione e delle fantasie
più frenetiche.
La giustizia. L'italiano medio seguirebbe il paradosso "la legge è uguale per tutti gli altri", sarebbe forcaiolo,
confonderebbe vendetta con giustizia, non gli dispiace la pena di morte, si abbandona a giudizi sommari discriminando
accortamente reato da reato a seconda dei propri preconcetti.
L'intolleranza. Extracomunitari, zingari, pedofili, terroristi... L'italiano metterebbe categorie sociali diverse in un unico
sacco per farne oggetto complessivo della propria insofferenza, del proprio disprezzo e della propria aspra
discriminazione.
La politica. In Italia la politica va a picco, nessuno più se ne interessa, questo aspetto della "coscienza sociale" è quasi
sparito sostituito da edonismo ed egoismo.
Lo sport. In Italia si segue sempre e solo il calcio, non si capisce altro, non si vogliono allargare per niente i propri
interessi sportivi. Fa eccezione un po' l'automobilismo, grazie all'effetto Ferrari-Schumaker peraltro finito nel 2006.
 
Quali effetti, a mio parere, questa autopercezione ha sulla vita pubblica?
C'è una questione di metodo che non va sottodimensionata: da dove provengono queste "certezze"? Da niente di
scientifico, da niente di razionale. Il meccanismo principale è un obbrobrio: accade un fatto (spesso di cronaca)
eclatante, e questo basta a risalire a dedurre caratteristiche estensibili a tutto e a tutti. Perché?
In generale, alcuni vogliono imporre l'ordine al caos: è una propensione molto diffusa, che va dai piccoli tic quotidiani
(sistemare le camicie nei cassetti, togliere la polvere dappertutto, camminare seguendo sempre le stesse traiettorie) a
vere e proprie ossessioni che sfociano nell'isteria, nell'autismo o peggio.
In particolare, la drammatizzazione è un'attività molto affascinante, probabilmente perché contiene anche degli aspetti
eccitanti, e pure per la carica di potere che regala: quando siamo stati bambini, ricordiamo tutti bene la sensazione
piacevole a inventare le scene più incredibili, a raccontare bugie le più apocalittiche, a esprimere dei giudizi i più
azzardati possibili. E' l'attività "fantasmatica" preferita un po' da tutti, che però con la maturità di solito tende a ridursi.
Di solito.
Evidentemente, la particolare struttura sociale moderna, fatta di collegamenti fulminei, di circolazione ampia delle idee,
di tecniche comunicative sofisticate e di alta evoluzione della concettualizzazione, ha amplificato all'ennesima potenza
questo desiderio di drammatizzare.    
Un esempio? Una giornata di forti acquazzoni, e l'Italia diventa epicentro di "emergenza maltempo"; questo innesca
immediatamente inevitabili strascichi colpevolizzanti di paesaggi devastati dall'abusivismo, indifferenza alla Natura e
all'ecologia, giunte comunali colluse con le mafie del posto, ecc. Cosicché, merito dell'effetto amplificatore e
drammaturgico della comunicazione multimediale, da un acquazzone si ricava un forte impulso di delinquenza e di
cinismo sociale pronto a essere sparato nella mente dei cittadini.
Altro esempio: rapina a un tabaccaio. Pochi casi, isolati nel tempo e nello spazio, però aggregati dalla morbosità della
stampa, e l'Italia diventa un paese in mano ai rapinatori (magari extracomunitari); "la gente ha paura", dicono in tv come
se avessero fatto un sondaggio globale, invece è al contrario: la gente forse era solo ragionevolmente turbata ma ancora
serena dopo la semplice notizia, ma diventa assetata di sangue dopo il serial-salotto di Vespa, i pluri-titoloni sui
giornali, e i moltissimi approfondimenti vampireschi in prima serata.
Ogni giorno, più volte al giorno, c'è una bordata che tende a consolidare i pre-giudizi (vedi sopra) creati dal nulla.
Creazioni del tutto autoreferenti, saltuariamente legate con una cordicella a qualche cosa di concreto, ma quasi sempre
alimentate soltanto da un mantra massmediale che le passa da sciocchezze a verità senza che i più se ne accorgano.
Un politico, un uomo di cultura, un "opinion-maker" (che costruisce un'opinione), una potenza laica o, più spesso,
clericale (pensiamo ai quotidiani diktat del papa e del cardinale di turno), è convinto di una cosa, è convinto che quella
cosa faccia bene all'umanità e che quindi sia necessaria, e allora ne crea il substrato necessario per imporla agl'altri.
Ovviamente ci saranno anche casi in cui non c'è la convinzione benigna, ma magari un calcolo politico o economico che
favorisca chi sta creando il preconcetto. Detto fatto, la parola d'ordine viene lanciata, e da qui in avanti è abbastanza
semplice. Il substrato può essere qualunque cosa: di solito è una nuova Legge restrittiva, ma anche un comportamento,
una regola, il pretesto per un cambiamento peggiorativo delle libertà. Mi spiego ancora una volta con un esempio.
E' vero che internet pullula di pedofili? Ovviamente no: le persone che se ne servono in Italia e nel mondo sono così
tante che per affermare una cosa del genere i pedofili dovrebbero essere una percentuale a due cifre sul totale; e nessuna
ricerca prova ciò, anzi ci sono indicazioni opposte che assegnano a questo fenomeno una percentuale prossima a zero
accompagnata però da una fetta importante di "rumore di fondo" che disturba e confonde. Nonostante ciò, quasi tutti gli
italiani sono più che sicuri che internet sia molto pericoloso a causa della pedofilia. Chi ha voluto questo? E perché?
La risposta sul "chi" non è semplice, non c'è mai una sola persona che può essere identificata come il promotore del
pregiudizio.
Sul perché è più facile: ormai i meccanismi della comunicazione e della psicologia sociale sono conosciuti, in gran parte
funzionano, quindi è semplice utilizzarli. Uno di questi meccanismi è la necessarietà di un nemico. In campo politico il
meccanismo è molto utilizzato, affascina le masse. La strategia vincente in politica esige che ci sia un nemico da
colpire, sia esso persona, idea o fatto. Quando c'è un nemico, diventa comprensibile la lotta, diventa logica la battaglia,
diventa onorevole ogni sforzo per abbatterlo, diventa condivisa l'idea che si propone. Ovviamente, quel nemico deve
essere "brutto" allo scopo di far risaltare il "bello" che lo contrasta; e se non è abbastanza brutto, lo si dovrà abbruttire.
Seguendo questa elementare ma diabolicamente funzionante strategia, l'extracomunitario diventa il modello perfetto di
certi delitti: per esempio delle violenze sessuali, giacché il concetto di extracomunitario, prescindendo dal significato
naturale della parola (appartenente a un paese esterno alla Comunità Europea: quindi anche il papa, abitando in
Vaticano, è tecnicamente un extracomunitario, nonché i norvegesi e gli svizzeri) si sposa bene col preconcetto culturale
che molti hanno degli zingari e degli africani circa una sessualità violenta ed eccessiva.