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s.R.L.
Vrr l,r'incipc tli Villlrlianca 4gla _ 90141palernro
.-586-59.1
Iuili i,liriilr.
Dnr, [JovuNr, Mlrr
tutti i Prc'si
. r tiir irri tr.Autc,rc ,,.".'lT,'iìiì;ì[i]:r

I Edizione 2015
rsBN 978_89_g 5346_t 1_l

a cura di Gianfranco Romagnoli

( r rr1 1,. lg1;;1i1 di Carla Amirante


Carlo Saladino Editore
2015
s()MMAll.lo

l't'c.se nluT.ittne
tli Gianfianco Romagnoli

ll tcutro gesuitico in Sicilia


11
tli Giovanni Isgrò

Ancora una nota su Pinocchio


26
tli Pietro Piro

I)'Annunzio e il teatro fuori dal teatro


31
cli Giovanni Isgrò

" l Mitrei" di Diego Romagnoli 41


rli Vincenzo Guzzo

Come poter dire Dio. Anselmo cl'Aosta e il Cur Deus homo '
lJn mito tra i racconti dell'incarnazione
46
di Giovanni Basile

Alcune consitlerazioni sul concetto di guerra'


Lo scontro fratricida: il caso dei Sette a Tebe
63
di Alessandro Aiardi

Quale ntissione etico-religiosa della


Venezia Giulia' Nemici' fratelli
72
di Fabio Russo

Gli dei della gwerra precolombiani


82
di Gianfranco Romagnoli

Glispauracchideibambinieillorovaloreapotropaiconellasocietà Sreca
91
di Carmelo Fucarino

Medusa
104
di Gabriella Maggio

Gaia o Gea
115
di Vincenzo Guzzo
Dei, Uomini, Miti
Presentazit

Aspeîti mitíci e curturari crer raccontofiabesco ne*antichità


di Lavinia Scolari
r24
I Sinassari bizantini e ,
romano: percorsi parareri
di Gianfranco Romagnoli.Martirorogio crue

148
La santità di Costantino nell,agiografia
orientale
di Luigi Lucini PRES
152
Le vicissitwclini clei martiri
inchtsi nel Sinassario bizctntino
/ramandateci in lingua greca Questr
e albanese
or uruseppe Schiro di Delegazir
Maggio
i55 gione 201
Funzíone e significato con la pul
simbolico delle icone
di Vassilios Dendramis nuale finc
165 fondatore
Grandt
mito class
tonde: tra
e divenuta
nario del 1
così variel
trattati nel
plicità di s

Questo
in coincidr
traguardo :

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sapere al s
ziamento.
t24 Dei , Uomini, Miti Aspe
dtLa

quei
corn
mer
tand
ders

Aspetti mitici e culturqli del racconto.fiabesco nell'antichità noÍ


noi
di Lavinia Scolari
Conferenza - Paleirno, aprile 2014
cerc
strel
C'è un significato più profondo nelle fiabe sacr
che mi furono natate nella mia infanzia t
che nella verítà qual è ínsegnata dnlla vita. tivo
Friedrich Schiller tura

Studiare la fiaba nell'antichità: problemi di metodo e di definizione


l
I
Svolgere un'indagine sul racconto fiabesco nel mondo antico non è un'opera-
ferir
zione semplice. Una simile ricerca presenta subito una serie di difficoltà legate alla
zior
natura dell'oggetto in esame e alla necessità di un posizionamento metodologico
luol
chiaro. Infatti,lo studio della fiaba nell'antichità, e in pafticolare nell'antichità clas-
ancl
sica, può essere sviluppato secondo due diversi approcci critici: il primo, che po-
mer
tremmo definire <approccio comparatista>>, consiste nel ricercare nelle fonti antiche
cui
a nostra disposizione aspetti e motivir contenutistici simili o almeno paragonabili a
rivo
quelli che riscontriamo nelle fiabe del nostro tempo. Questo primo metodo di ana-
mer
lisi è utile per delineare la storia di ciascuna fiaba, osservarne i percorsi e le varianti
e segnalare in che modo, nel mondo antico, i racconti fiabeschi con i quali siamo
dik
(
cresciuti fossero noti e in che forma circolassero. Tuttavia, bisognerà tenere conto
che
che le fiabe che conosciamo differiscono profondamente dalle loro controparti an-
tiche, al punto che spesso è difficile perfino identificarle'z. Ciò che è bene vaforiz- dar
russ
zare,in un simile approccio, sono le differenze all'intemo delle somiglianze strut-
con
turaii: le componenti di scafto, infatti, aiutano a cogliere aspetti importanti dell'i-
dentità culturale delle società in cui la fiaba considerata nasce e si tramanda.
Un secondo metodo di indagine è quello che mira a individuare ed esaminare
3 Iui
4In
1 Secondo Veselovskij, i
motivi sono le situazioni diverse che si ritrovano nel tema di una fiaba, e, Il frr
combinati, danno vita al suo intreccio (cit. in Propp 1928,p.19). Come sottolinea Propp, il motivo è cont
primario, mentre I'intreccio è secondario ed è già prodotto di creazione e di combinazione. la fir
2G.Ator*soN,FairytaleintheAncíentWorld,Routled,ge,London-Newyork tino.
2000,p.2. è 1'u
e!r:r!i y,jtrj culturali
: del racc.onto Jiabesco rtell,anticltità
di Lavinir Scoiari 12s

quei racconti che gri antichi stessi


(i Greci, i Romani, gli Egizi etc.) percepivano
come "fiabe"' La difficoltà di un
simile approccio risieàe nella necessità
mere come punto di vista quello di assu-
cregli antichi, abbandonunoo i pre_giudizi
tando anacronismi. A tar fine, occórrerà ed evi_
innanzitutto aomanoarsi, come fa
derson', se nel mondo antico re fiabe An_
esistessero davvero e, se sì, quare
richità nome e in che modl f9.ss3ro diverse fosse 1 roro
per forma, contenuto . runrion"
noi chiamiamo "fiabe". La questione dalle storie che
si complica maggiormente se il campo
cerca presceìto è quelro delre civiltà di ri_
crassichà, in cui ia"forma della r*u;;i;;";
stretto contatto con un'altra forma
narrativa morto più notu diffusa,
cndo nelle
fiabe sacra e polisemica, orale e letteraria intesa come
lla mía ínfan.zia
insieme: il mito. "
'natq dalla Nel presente stuclio, proveremo a darr
vitu.
iedrich Schiller ti vo di iar r u c e s u' e rappre
s e nraz io ni

turali e letterari e sui suoi rapporti con


.#nî: ;.: ijJ:r;t,,-j] rffil::il:1,îlii_
il mito greco e romano.

one La fiaba: una defrnizione

) un'opera- Prima di immergerci nel mondo antico,


è necessario fornire una definizione
L legate alla ferimento della fiaba e qualche precisazione. di ri-
zione del latino fabura, connesso
Il termine italiano
fiaba è un,evolu-
:todologico al verbo der direfari, .rru, ornqre, indica
ichità clas- luogo qualcosa che viene detto, e in primo
cioè rl racconto orale. Il termineJabulaha
ro, che po_ anche a un altro sostantivo italiano: dato vita
favola*. Ma fiaba e favola si distinguono
nti antiche mente. La favola, infatti, è un racconto netta-
con protagonisti tratti dal mondo animale,
Lgonabili a cui la morale è sempre esplicita. Nell'antichità, in
eia considerata un g.n"r" serissimo,
do di ana- rivolto agli adurti. ilc,i scopo era quello
di stigmatiz zare i viziu-uni e i comporta_
le varianti menti sconvenienti. Un genere talmente
serio da meritare oggi un posto nei
rali siamo di letteratura greca e latina con autori manuali
come Esopo e Fedro. E la fiaba, invece?
ere conto Quando Propp scrive la sya Morfologia ctetti Fiaba
che per studiare in modo scientificl
si."ro" p*iertamente conto
rparti an- rn'ri.il" genere narrativo! oppoftuno partire
: valoriz,- da una sua definizione. A tar fine,
ro studioso più rappresentativo del formalismo
rze sfut_ russo tenta di dare uîulli-Tu risposta
partendo du una ctarsificazione
con quella proposta da Miller, in che coincide
rti dell'i- base alla quale i racconti favolistici
si distinguono
la.
raminare

3 lui, p. r.
4In inglese' con
il terminey'zó/a si indica la favola, mentre la tìaba
fiaba, e,
r I1 francese elo spagnolo ti tgltl-ot11no ln
è cl,ettalairy îare,,.racconto<li fate,,.
motivo è conte de Jées è il modo in cui si fa -"a" p"tlrrelo.,In Francia , inratti,Tàttleè la favola, mentre
riferimento ,ili iiuuo, gri
la fiaba e cLrento tle hctclas (racconto spagnori, dur ."ìío r"r", chiamanofabura
tinofabula' Fabel'significafavola, mentre a"À. in i"a"r.o iLr."r*. che discende dai la_
dì fate) la ii"ur.
p". ti"rr" ri ,sa Mcirchen.t u.n. ."ìo"nriar.e
è l'unica lingua che l.italiano
che ha sviìupparo o* *r#"i aì".rri aurt'origrn arioJ.abnra.
126
Dei, Uomini, Miti !'P:
diL

in tre tipologie: mitici o di contenuto prodigioso (tra cui possiamo inserire Dur
le fiabe
vere e proprie), di animali (le favole) e di vita (quelli che frar
chiamerei racconti)s. L,e-
lemento pertinente della fiaba, dunque, sarebbe il prodigio, la magia. tivc
Al riguardo,
Bruno Bettelheim evidenzia il carattere artistico derla fiaba: nes
tual
Il piacere che proviamo quando ci lasciamo coinvolgere da una liaba,
l,incanto che av-
vertiamo, proviene non dal significato psicologico cli una storia (benché
Ial
anch,esso
abbia il suo peso) ma dalle sue qualità letterarie: dalla fiaba come
opera cl'arte. La
liaba non potrebbe esercitare i1 suo impatto psicologico sul bambino l
se non fbsse in
primo luogo e soprattutto un,opera d,arte6. con
vari
Un'efficace definizione della fiaba ci è offerta da Graham Anderson, disc
secondo il
quale essa è <<un breve racconto fantasioso e tradizionale favr
ad alto contenuto morale
e magico>, senza tempo e generalmente destinato ai bambini'. I'us
Anche la fiaba, dunque, come la favola, ha un profondo senso morare, gan
che tut-
tavia, diversamente dalla favola, è implicito. Inoltre, la differenza viltr
sostanziale tra
questi due generi narrativi risiede soprattutto nel carattere (
magico e fantasioso delia
fiaba rispetto alla favola, in cui l'elemento di finzione è ,alpresentato Gre
esclusiva-
mente dagli animali parlanti, che mettono però in scena situaii,oni con
analogiche e mo_
raleggianti, spesso di tipo aneddotico. La fiaba è inoltre un racconto chir
tradizionale.
che appartiene al folclore e dunque a un ambito di condivisione ela
comunitaria di tipo
profano. Ciò la distingue dal mito e dalla sue pratiche (i riti), con
che invece afferiscono
alla sfera del sacro, ma con cui la fiaba ha un legame diretio e profondo. alla
si ir
min
Rito e fiaba,fiaba e mito: continuità e differenze peri
prol
Come osserva Propp, la fiaba ha conservato in molti casi traccia nerÍ
di riti e usanze
antiche o di manifestazioni pratiche di culti religiosi. A dimostrazione prol
di ciò, lo stu-
dioso cita I'esempio della fiaba (o motivo favolistico ricorrente) ziot
in cui la fanciullrr
seppellisce le ossa di un animale, come la mucca. mef
Quello di seppellire in terra restr
e ossa di animali è in effetti un uso rituale attestato in alcunì società antiche, luol
,<ct (

dun
Pxoev, Mr-tfotogijct skaT.ki,Leningrad 1928, trad. ir. Morfotogia si p
]^y,-*
1966,p'
cletta Fiaba,Einaucìi, Torir.,
19 Quella citata è una foma di ripartizione secondo le categorie, ma
le liabe, come propp stes:
ha dimostrato, possono essere classificate anche secondo I'intreccio.
6B BEnuluurxt'Il mondoincantato.Llsct,itnportat1sesignifícatipsicoanaliticidelteJiabe,Bor...-
piani, Milano 2003, p. 18.
7 G. AxoensoN,
op. cit.. p. l. 9M.
8 V Jo' korni volíebrutj ska7,ri, Leninglad
Pnopp, lstorròe skie I9z16. trad. if . Le radici storiche dei r,;,- Torir
cortri di Jare, Einaudi. Torìno 1985r. pp. 36_37. 1o T,
121
cuhurali u(L
mitici e cuLIurulL
Aspettli. mltlct racconto Jiabesco rLell'antichitÒ
del tuLLUtLLU.lL
í, Miti
di Lavinia Scolari

Dunque, la fiaba ci tramanda non solo un racconto


di intrattenimento' ma anche un
fiabe
I1 riferimento di un dato mo-
, L'e- frammento storico e antropologico del nostro passato'
a parere di Propp' la ge-
ardo, tivo fiabesco a un rito o uìn.ulto, irrfotti, può illuminare,
nesi del racconto stesso. Meno frequentemente è la
fiaba a informarci su culti e ri-
ancofa più stretto è quello che
tuali di cui si sono perdute le tracce. Ma un rapporto
la fiaba intesse con un'altra manifestazione religiosa antica:
il mito.

Ilterminemythossignifica<<parola>,<<discorso>>'<<racconto>)e'esoloinunse-
condo momento finirà per indicaie il mito cosi come 1o intendiamo oggi, nelle sue
genere, t'l mythos è ancora un
varia accezioni. Se in òmero e nell'epica arcaica in
indicherà per 1o più il racconto
rdo il discorso autorevole, con Erodoto, Tucidide e Platone
Si deve a vico e allo Heine
orale
favoloso, fbrtemente legato alla composizione poetica.
mitiche, ma anche una
l,uso del termine mythos per indicare non solo le vicende
<<1a manifestazione di una ci-
gamma più ampia di significati: il mito diventa così
) tut-
íit,a pr"-rloroii.u destinata a essere superata dalla razionalità
successiva>>'o'
e tra e storia nell,antichità
della
Claude Calame, in un celebre saggio dal titolo Mito
1o studioso, il mito è un rac-
siva- Greca,distingue tra mito, leggenda e fiaba. Secondo
conto fondatore, anonimo e che è considerato vero dalla società che 1o
)mO- "ò[ettiuo, nella realtà perché la spiega
nale, chiama "mito" e lo assume come sacfo. Esso interviene
e |a fonda, istituendo molteplici sfaccettature:
naturali, rituali e umane' Per Calame
itipo fondamentali relativi all'uomo e
cono consiste in una spiegazione effonea di fenomeni
riguarda il mondo e la realtà' Essa
alla natura. Anche ia-leggenda è una creden za che
e naffa le storie mirabili di uo-
si inscrive nel novero JJle traOizioni orali e scritte,
La leggenda'
mini realmente esistiti o di fenomeni naturali accaduti in posti reali'
però,èmenoanticadelmitoedunqueprivadellapatinadisacralitàcheinveceè
secondo Calame' sono ge-
propria di quello.I personaggi che vi partecipano' infatti'
che oscilla tra il sacro e il
ianze
neralmente umani, e quest; determina un aiteggiamento
anonime e di pura inven-
profano. Le fiabe ,onà inu""" descritte come narrazioni
) stu- Esse si tramandano oral-
:iu1la
ziofie,che assolvono a un compito di puro intrattenimento'
si riferiscono a un tempo e a un
mente o per iscritto, non hanno pretesa di realtà e
resti si pensi al tipico incipit
che8.
luogo indeterminati, volutamenìe effimeri e nebulosi;
<<C,erLunavolta,inwnpaeselontanolontano>>.Quelloneiriguardidellafiabaè
profano: si perde la sacralità tipica del racconto mitico
e
dunque un atteggiamentà
si pàcede u"r*-l'intrutt",,i-""to e il piacere puro deil'affabulazione'
lorino
SteSSo

Bom-

9 M. Bprrnr, Racconti rontani rrche sono lili'u>,in L. Ferro e M. Monteleone'Miti romani' Einaudi'
Torino 2010, PP. V-XXIX; P VII'
ti rac-
1o Iui, p. IX.
128
Dei, Uontini. Mití Asl'
dir
I fratelli Grimm, fra i più importanti folcloristi
e studiosi della fiaba, ritenevano
che quest'ultima fosse meno seria e
meno .,storica,,della leggenda,,. Arlo
modo, Propp, affrontando ra questione stesso del
dei rapporti fra mito luuu, identifìcava
seconda come una. bugia, ra menzogna la pot
"
p"r ."..n.n za, e leopponeva
<<una nalrazione di carattere ir mito come su(
sacrale, alla cui veridicità ,i .r"d",
esprime la fede sacra del popolo>'.. non solo, ma che riti
Lo studio dei rapporti tra mito e fiaba e la
necessità di clistinguere queste due
forme del racconto compofia alcune
difficoltà critiche, ,"tuJu" ar fatto che,
notava Lévi-Strauss in un saggio come
a commento del|opera di propp, ro
conto è percepito come mito in una stesso rac_
società, -a è p"nrato ao-a fiaba
La differenza tra mito e fiaba. infatti, in un,altra,r.
consiste proprio nella differente sfera
tanza cui appaftengono e nel modo di spet-
in cui vengono considerati neìle cliverse
ciò che è inteso come sacro e vero è un culture:
mito, mentre ra finzione profàna è ricono_
sciuta come fiaba. Tuttavia, come
osserva Bettelheim, ra maggior parte
che conosciamo sono sorte in periodi delle fiabe fiat
storici in cui ra r.rigìon-"".ra una componente
essenziale deila vita privata e comunitaria,
e quindi finiscono per fattare, in
più o meno espricito, temi sacri o religiosi,.. modo
Anche l-pp non'nega che, sul piano
storico e nelle sue basi morforogich",
r--u fiobu di magia rappresenti
un mito''. occome dunque_valutare in qualche modo
caso per caso, assumendo il punto
società oggetto di studio. per noi "moderni". di vista della
infatti, anche i miti sono aila stessa
stregua delre fiabe, perché non
crediamo che siano ,u"ri . u"rr, ma
storie antiche di un lontano passato. ri viviamo come
S1 S,

Lévi-Strauss ritiene il mito e ra fiaba <<i lupl


due poli di un campo che comprende
anche una quantità di forme intemedie>,u,
due pàti .t in tuite re società, sempre
secondo Lévi-Strauss, erano percepiti
come distinti: " fiat
son
In primo Ie fiabe sono costruite su opposizioni segl
pìù debori di quere
miti, non cosmorogiche, metafirictt. o nrioruri,.o,oJ'qì.rri che si in_
'uogo
contrano nei
più fiequentemente Iocali socialio urtimi. ma
morali,..

11
w' HeNsur. TJtrearl.A guicle to itlternariotlal tctlesfountl I
'Ariaclne"s " itt classical Lírerature.cornell
Uriversity press. Ithaca and London 20 02, p. 2.- vrel
U ," Pcoec.Morfolocia delÌ(1 Fiubn.cit..p.224. le fi
ll
l-lc Lert-srntt'ss'za îÍrltttltraelctJormu.Riflessíonisuun'operacÌivloclinitJa.propp.Einaudi.
p 180 il fenomeno per cui una ttotia É tu..on*u
Ju un naffatore come riaba e da
o Jeggenda è la ,, genre voritu.tce,,;.fr. Horrn*, un artro come mito
.iì .-,-ZUOZ, O. , .
l4 B. BrrrulnErNr,
op. cit., p. 19.
l5 C. LÉr,r-SrnAUSs, 18 t.
op. cit.. p. 96.
l6 lui, p. t83. 19c
l7 lui, p. 18t. 2ou
21c

**qq
Dei, Uomini, Miri
Aspetti miticí e cttlturali del racconto.fiabesco nell'antichità
129
di Lavinia Scoìari

7a fiaba, dtenevano
La questione delle relazioni storiche tra mito e fiaba conceÍìe anche
lendar'. Allo stesso
il problema
delle loro origini, che ci limiteremo qui ad accennare. A tal riguardo,
aba, identificava la uppui" utile la
posizione di calvino, il quale segue da vicino la riflessione
rneva il mito come Àe proppwiluppa nel
suo Radici storiche di racconîi di ponendo l,origine della fiabaln rapporto ai
, non solo, ma che fate,
riti delle società primitive:
Lnguere queste due
Propp arriva alla conclusione che la nascita di molte delle fiabe popolari
giunte lino a
al fatto che, come noi sia awenuta nel momento di rapasso dalla società dei clan, basata
sutta caccia, alle
:pp, lo stesso tac_ prime comunità basate sull'agricoltura; quando cioè i riti
di iniziazione caddero in di-
fiaba in un'altrai3. suso e i racconti segreti che li accompagnavano o precedevano
cominciarono a esser
nalrati senza più alcun rapporto con le istituzioni e le funzioni pratiche
rente sfera di spet_ cui erano legati,
persero ogni significato religioso e diventarono storie di
lle diverse culture: -"ruuigli", crudeltà e paura',.
profana è ricono- Diversamente da Propp, Lévi-Strauss non crede che
r patre delle fiabe il mito sia più antico della
fiaba e che questa derivi da quello. E infatti afferma:
ì una componente
'fattare, in modo
L'etnologo diffiderà di una simile interpretazione, perché sa
bene che nel presente miti
:ga che, sul piano e favole coesistono fianco a lianco: quindi un genere non può
essere considerato so-
rin qualche modo pravvivenza dell'altro, a meno di non voler presumere che
le favole conservino i1 ri-
rnto di vista della cordo di miti antichi, mentre questi sarebbero caduti in disusore.

i sono alla stessa


Lli viviamo come
Di parere non dissimile è Lang, secondo il quale miti, fiabe e motivi
favolistici
si sono sviluppati nelle diverse culture in modolndipendente
in vari stadi dello svi-
luppo umano e culturale2o.
r che comprende
: società, sempre
Alle luci di queste considerazioni, Lévi-Strauss suggerisce allo studioso
della
fiaba e del mito di rivolgere la sua attenzione a quelle clvilta
in cui <il mito
e la fiaba
sono coesistiti fino ad epoca recente e continuano talora
acoesistere, e in cui di con-
le che si in-
seguenza il sistema della letteratura orale è totale e può essere
appreso come tale>'r.
i ultimi. ma

Le fiabe nel mondo greco e nella culfura ronutna: graodeis mythoi e fabellae aniles

Per esaminare gli aspetti formali e culturali della fiaba nel


Literature, Comell mondo antico, do_
vremo chiederci innanzitutto qual era il nome con cui Greci
e Romani chiamavano
le fiabe.
la. Propp,Einaudi,
un altro come mito

18 I. Car-urNo, Fíabe ltalíane. Mondadori, Milano 2006: nota app.41_42.


19 C. LÉu-srnAUSS,
op. cit., p. 1g3.
2o w. HaNsrN,
op. cit., p. 4.
21 C. LÉvr-STRAUSS,
op. cit., p. 1g3.
130 Dei, Uomini, Míti .q:!:tîi mitig:::ul
di Lavinia Scolari

Abbiamo già ricordato che fiaba deriva dallatinofabula.Cicerone ce ne fornisce


perlorio delle f
una breve definizione nella sua Rhetorica ad Herennium (Rhet. Her.l.l3): <la
fiaba via indiretta ch
è una storia che non contiene né argomenti veri né argomenti verosimili>. per
Ci, più mostri e sp
cerone, dunque, è pura finzione, niente di più.
gli adulti prova
Il greco antico usa un unico termine per indicare il mito, la fiaba e la favola: i protagonisti f
myÍhoÍ2. Al termine viene talvolta accostato, per lo più in età cristiana, 1'aggettivo
molice. Si tratt
graodes: i mythoi graodeis sono i racconti delle vecchiette, quelle che potremmo
considerata la
chiamare "le fiabe della nonna". I1 narratore per antonomasia della fiaba popolare
porto con l'Ad
antica, infatti, è una donna anziana,la nonna o più spesso la balia'3. Anche u Rorou.
spesso sovrapp
infatti, le fiabe vengono chiamate più specific aÍ.amente
fabulae aniles (Hor. serm. niche (4,4,17)
2,6'77) ofabellae nutricularum: "fiabe delle vecchierelle" o "favolette delle nu-
bini cattivi o a<
trici". Quest'ultima espressione si trova in Quintiliano,Inst.1,9: 1'oratore latino ci
Lamia, creaturr
offre testimonianza del fatto che le fiabe delle nutrici venissero raccontate al bam-
più celebre, un
bino piccolo, prima ancora delle favole di Esopo, che avevano un valore pedago-
fatti, ogni voltr
gico e dunque necessitavano di una maggiore maturità. un autore meno noto, pom-
quei tradimentì
ponio Porfirio, nel suo commenro ai carmina diorazio (3,4,lemma 9), ci informa
livore di una nl
che il poeta del carpe diem dice di essere stato educato da una nutrice di nome
nario e la portÌ
Apulia, che lui chiamava l'affabulatri ce (fabulosam appellavir) perché, come chiosa
gelosia verso lt
Pomponio: <le nutrici erano solite raccontare fiabe ai bambini che allevavanoo.
sonne, ma Zeu
È significativo che le narratrici di fiabe per eccellenza fossero donne, specie se
occhi dalle ort
si considera che in queste società esse erano relegate ai margini e alcuni dei diritti
occhi nel suo r,
civili più importanti (e la totalità di quelli politici) erano loro negari. Nel caso delle
stata alla s/rlr.
narratrici delle fiabe, è bene sottolineare che si tratta pur sempre di donne anziane,
credenze romar
che in virtù della loro esperienza, si fanno depositarie di una forma di conoscenza
(6, 131 ss.) la r
popolare e profana. L'impoftanza antropologica di questo dato è ancora più chiara
se si considera che il nanatore del mito per eccellenza è l,aedo (o il rapsodo),
un Vi sono in
uomo avviluppato in un'aura di sacralità, cui si attribuiscono non solo abilità tec- dalla bocc
niche e piena conoscenza della materia, ma anche, talvolta, capacità divinatorie o grossa test
profetiche. penne grig
volano di
La fiaba antica di certo non viene trattata alla stessa stregua del mito, e neppure
li rapiscon
della favola: essa è ritenuta in qualche modo secondaria, specie in relazione utiipo si dice che
di pubblico cui era indirizzafa: i bambini. euesti, al pari delle donne, non godevano e bevano i
di grande considerazione nel mondo antico. Pertanto, lefabulae aniles, che indivi- Hanno il r
duavano in loro i fruitori di riferimento, erano sottostimate e perfino scoraggiatera, èil fatto c
Sia che na
al punto da non essere neppure fissate per iscritto o trasmesse. Infatti, I'intero re-
e null'altrr

2^2^Lafavola viene
anche presentata come /ogos, rliversamente dalla liaba popolare. 25
23 Anche in epoca
w. Honrun, op
più moderna la figura della clonna "cuntarrice" è legata alla tjaba per bambini 26
24 G. Aroro.ox, srllu Lamia. o
op. cit., p. 2. 27 Ttad. di L. Car
131
zí. Uomini, Míti Aspexi mitici e culturali del racconto Jìnbescct nell'atticlutà
di Lavinia Scolari

e ne fornisce pertoriodellefiabedell,antichitàèandatoperduto.Sappiamoperframmentieper
ai bambini riguardavano per 1o
l3): <la fiaba via indiretta che le storie che venivano l.u."ontut"
rili>. Per Ci- piùmostri"rpuuru."hipertenerlibuoni"'strabone(Geogr'I'2')ciinformache
paurose' in cui
gli adulti provavano un piacere nel raccontare ai bambini storie
""ao
L e la favola: iprotagonistifosseromostricomeleGorgoniealtridemoni,fraiqualicitaMor-
Mormolice. ad esempio' era
r, I'aggettivo molice. Si tratta quasi sempre di creature femminili:
re potremmo considerata la nutrice dell'Acheronte, il
fiume infernale, e così era messa in rap-
aba popolare portoconl,Adeeisuoispettri.Ilsuonomesignifica..LupaMormo'',einfattiè
nelle sue E/le-
rche a Roma, spesso sovrapposta a MorÀò, di cui ad esempio ci parla Senofonte
'(Hor. Serm. niche(4'4,1',7),unaltrodemonefemminilechesidicevavenisseamordereibam-
creature si aggiungeva spesso la
:tte delle nu- bini cattivi o addirittura a renderli zoppi. A queste
ai giovani o, secondo un mito
tore latino ci Lamia, creatura mostruosa che succhiava il sangue
amato, decretandone la rovina. In-
rtate al bam- più celebre, un mostfo femminile che Zeus aveva
lore pedago- fatti, ogni volta che la Lamia dava alia luce un
figlio avuto daZeus, Era, gelosa di
per simboleggiare f invidia e il
o noto. Pom- quei tradimenti, lo uccideva. così, la Lamia finisce
trasformò in un mostro sangui-
t), ci informa livore di una madre infelice. La sua disperazione la
Si diceva che rapisse i bambini per
:ice di nome nario e la portò a nascondersi in una caveÍìa.
come chiosa gelosia verso le madri felici e poi li divorasse'
La dea Era' inoltre, l.aveva resa in-
)vavano>>. sonne, ma Zeus, per compassione, le concesse
di potersi cavare a piacimento gli
E quando la Lamia riponeva gli
ne, specie se occhi dalle orbite pe.ipàrar" di tanto in tanto.
al sicuro2"' La Lamia è spesso acco-
rni dei diritti occhi nel suo vaso e doÀiuu, i bambini erano
notturno e infatrsto che' secondo le
lel caso delle stata alla s/rlx, antenata della strega, un uccello
nei suoi Fasrl
nne anziane, credenze fomane, andava a succhiare il sangue dei bambini' ovidio'
i conoscenza (6, 131 ss.) la descrive così:
ra più chiara
rapsodo), un Vi sono ingordi uccelli, non quelli che rubano il cibo
deriva la loro razza"
o abilità tec- dalla bocca di Fineo (le Arpíe)'ma da essi
('becchi) adatti alla rapina'
grossa testa, occhi sbarrati, rostri
divinatorie o penne grigiastre, unghie munite di uncino:
volano di notte e ceicano infanti che non hanno accanto la nutrice'
:o, e neppure li rapiscono daile loro culle e ne straziano i corpi;
si dice che coi rostri strappino le viscere dei
lattanti'
Lzione al tipo
e bevano il loro sangue fino a riempirsi
il gozzo'
on godevano
Hanno il nome di Strigi: origine di questo appellativo
i, che indivi- è che di notte sogliono stridere ortendamente'
il fatto
;coraggiate'0, Sia che nascano dunqueluccelli' sia che lo
diventino per incantesimo'
e null'altro siano che vecchie tramutate rn
volatili da una nenia ("')"'
i, I'intero re-

25 w. Ho*rt", op. cit., pp. 6-8.


(Ars Poet' 340)'
rer bambini 26 Sollu Lamia, oltre al già citato Strabone, cfr. Diod. Sic. 20, 41 e Orazio
21 Trad. di L. Canali.
132 Dei ,Uomini .Mirt Aspetti miticí e cttlt
diavinia Scolari

La strix è una vecchia trasformata in civetta con un incantesimo (o tale dalla na- della storia miti,
scita) che vaga di notte in cerca di bambini non custoditi per rapirli e divorarli, come motivo favolisti
nella migliore tradizione favolistica. In più, questo essere simile alle Arpie, onibili Teseo e che por
creature mitologiche metà donne metà volatili, succhia il sangue dei bambini. Ora, Ma in questr
la civetta, cui la srrl-r è associata, a Roma aveva anche un altro nome più popolare: della loro paren
Qmma, che significa "nutrice". Pertanto, 7a strix di cui ci riferisce Ovidio è una nu- stione, invece, e
trice al rovescio, il suo latte è veleno per qualsiasi neonato e la sua propensione è mosa fiaba lette
quella di stanare i piccoli per beme il sangue che li rende vivi. Dunque si tratta di con radici storic
una "nutrice cattiva" che ribalta il suo ruolo: da balia che allatta si tramuta in balia la Cenerentola t
che prosciuga, poiché, invece di dare il latte, toglie il sangue. Una creatura che sov-
verte i caratteri positivi di donna e di madre, e che si colloca a metà tra umano e be-
stiale. La Strega - 1o dice benissimo Laura Cherubini, autrice di uno volume sul- Un esempio
l'argomento (strix. La strega nella cwltura romana) - è una creatura del pertur-
bante, che corrompe i tratti dei personaggi femminili positivi, ed è caratterizzata da La più famc
una forma di conoscenza che le deriva da una doppia vista. Il passaggio dalla strix ne Le Metamot
(ibrido tra umano e civetta-succhia-sangue) alla striga,più vicina alla nostra strega noi'u. La storia
delle fiabe, si verifica nel Saîyricon di Petronio (,Sar. 163) che la presenta come una zione struttural
<<femmina che la sa lunga, creatura della notte>>, incline al rovesciamento. un'anziana dor
La strega prenderà in eredità questa raffigurazione latina, che la lega al vene- vino. La vecch:
ficio, ai bambini, al sangue e alla morte, e ne farà un bagaglio imprescindibile al suo che hanno catt
sviluppo favolistico e letterario. asino. Il raccol
tino fabttla, mt
Ciò che conosciamo di queste figure che popolavano i racconti per bambini lo cevole e fiaba>
dobbiamo al fatto che si trattava di personaggi del mito, che gli autori recuperarono facendola dive
da questo genere narativo "alto" e trascrissero in forma letteraria. Infatti, tutto ciò della nonnao,l
che conosciamo della fiaba antica altro non è che una trascrizione mitico-letteraria.
perché la fiaba in quanto tale, quella destinata ai più piccoli, circolava quasi esclu- C'erano u
sivamente attraverso I'oralità. Essa appartiene all'oralità e, come il mito e molto più
di lui. resiste in questo ambito. La formula
Ci accorgiamo così che il confine tra fiaba e mito, nel mondo classico, è davvero una qualsiasi r
sottile. Come osserva Propp esistono <<miti costruiti secondo 1o stesso sistema sime storie chr
morfologico o compositivo della favola, come ad esempio, tra quelli dell'antichità tremmo definir
classica, i miti degli Argonauti, di Perseo e Andromeda, di Teseo e vari altri>2E. queste figlie è
Anche Anderson, nel suo libro sulle fiabe nel mondo antico, assegna ampio spazio scono a contel
all'analisi di alcuni miti che mostrano una costruzione narrativa e formale paftico-
larmente vicina a quella della fiaba: è il caso dell'episodio del Ciclope nell'Odissea,

29 G. Anou*to^,
3o ll sotyriro,, d
28 V. Ju. Pnoev,MorfoLogia della Fíabcr,cit.,p.224. pleta.
Diversamenre, i miti cosmogonici, imiti sulla
3l Mnt.4.28.
creazione e sull'origine del mondo non hanno nulla a che vedere con la fiaba. era
Deí, UominÌ, Miti e1y11ti1yyt1c1 e cuburali del racconto fiabesco nell'atttichità 133
di T ar inia Scolari

r tale dalla na- della storia mitica di Oreste (e in generale della figura dell'eroe eletto) e infine de1
livorarli, come motivo favolistico dei tre desideri, come quelli che Poseidone concede a suo figlio
Arpie, orribili Teseo e che porteranno alla tragica morte di Ippolito".
bambini. Ora, Ma in questa sede non ci interessa affrontare l'analisi di questi miti alla luce
più popolare: della loro parentela con il modello narrativo della fiaba. Per approfondire la que-
idio è una nu- stione, invece, esamineremo due esempi diversi di fiaba nel mondo antico: la più fa-
propensione è mosa fiaba letteraria dell'antichità, quella di Amore e Psyche; e una storia fantastica
1ue si tratta di con radici storiche che tratteremo con approccio comparatista: la storia di Rhodopi,
muta in balia la Cenerentola e giziana.
atura che sov-
a umano e be-
r volume sul- Un esempio letterario: Amore e Psyche
ra del pertur-
'atterizzata da La più famosa fiaba del mondo antico è quella di Amore e Psyche, che si trova
gio dalla strix ne Le Metamorfosi di Apuleio, l'unico romanzo latino giunto integralmente fino a
nostra strega noi30. La storia è una delle novelle presenti nell'opera, quella che occupa la posi-
nta come una zione strutturalmente più rilevante: la parte centrale (4,28 - 6,24). Ad esporla è
:nto. :ln'anziana donna (luna anus) che Apuleio presenta come un po' Íoppo dedita al
lega al vene- vino. La vecchia tenta di confortare Carite, una fanciulla rapita dagli stessi briganti
ndibile al suo che hanno catturato anche Lucio, il protagonista del romanzo, già trasformato in
asino. Il racconto è generalmente citato come "favola", trascrizione diretta dal la-
tino fabula, ma la anus 1o chiama narratio lepida anilisque fabula, <<racconto pia-
:r bambini lo cevole e fiaba> (Met. 4, 27). Lo scopo di questa fiaba è quello di distrarre Carite,
fecuperarono facendola divertire (anilisqwe fabulis (...) avocabo, <ti distranò con questa fiaba
atti, tutto ciò della nonna >>, M e î. 4,27 ) . L' incipit è signific ativo :

co-letteraria,
quasi esclu- C'erano una volta, in una città, un re e una regina, che avevano tre bellissime figlier'.
r e molto più
La formula di aperlura ci ricorda subito quella delle fiabe. Inoltre, sfogliando
,o, è davvero una qualsiasi raccolta del genere, ad esempio quella dei Grimm, troveremo moltis-
:sso sistema sime storie che iniziano con due sovrani che avevano tre figlie o tre figli. Lo po-
lell'antichità tremmo definire un <<motivo favolistico ricorrente>>. Come da schema, la minore di
vari altri>2E. queste figlie è meravigliosamente bella, al punto che cittadini e stranieri si riuni-
mpio spazio scono a contemplarla e la paragonano a Venere in persona, la dea della bellezza.
rale parlico-
ell'Odissea,

29 G. ANopnsox, op. cit., pp. 123 e ss.


30 1l Sotl'ríro, di Petronio, infatti,l'altro romanzo latino che possediamo, è giunto in forma incom-
pleta.
ci, i miti sutla
3I Mnt.4,28'.erantinquadamcivitrúerexetregina.Hiuesnumerofilíasformaconspicuttshabuere(...).
t34 Dei, Uomini, Miti Aspetti mitici e c

di Lavinia Scola

Apuleio ci dice che Psyche, è questo il nome della fanciulla, diventa quasi un'altra dignatio dellz
Venere (alia Venus). I culti della dea vengono trascurati, i suoi templi abbandonati, colpa della ra
gli altari restano vuoti di fiori: adesso è a Psyche che si rivolgono i supplici e addi- tici delle grat
rittura è a lei che si offrono sacrifici e banchetti (Met . 4, 29) ' occhi di una r

L'inserimento della dea Venere nella fiaba è un elemento su cui è bene soffer- glio Cupido e

marci. Nella storia di Amore e Psyche, infatti, appaiono due importanti divinità ro- I'uomo più a1

mane: Venere e Cupido. Questa presenza porta a definire il racconto come una com- nato dalla Fo
mistione di mito e fiaba. In realtà, però, nel II secolo d.C. e nell'Africa romana in ciulla è ben l
cui Apuleio viveva, gli antichi dèi del pantheon latino non godevano della stessa nere. Infatti,
centralità e venerazione che invece avevano avuto ai tempi di Augusto. Ci troviamo in moglie. Li
infatti in un'epoca storica (quella degli Antonini) che prepara I'avvento dei grandi nello spirito,
sincretismi e del cristianesimo come culto riconosciuto, a graduale discapito della al tema plato
religione pagana. Sotto i Severi, in particolare, si assisterà alla diffusione capillare, ralmente Por
(anche a Roma) dei culti orientali, fra i quali quello egiziano di Iside, che ha largo cose, si sentr
spazio nelle Metamorfosi del nostro autore. Apuleio, d'altro canto, fa sua non solo temendo I'irl
la temperie religiosa e misticista della sua regione,la Numidia (grossomodo coni- offrire 1a fan
spondente all'attuale Algeria), ma si fa anche testimone della sofistica del II secolo vaggio e vel
e di un rinascente platonismo, intriso di religiosità. Peftanto, l'atteggiamento che
Apuleio ha nei riguardi di figure come Venere e Cupido non è esattamente un at- su con
ogni cr
teggiamento votivo o religioso. La presenza di Venere non è sufficiente a definire la ne tfef
storia di Amore e Psyche come un mito: la dea qui è un personaggio favolistico, e l'Adi
utile alla narratio lepida". Eppure,la fiaba ha in ogni caso un fofte carattere reli-
gioso: essa si configura come un percorso iniziatico e quasi catarlico di purifica- La rapPrt
zione di Psyche tramite una serie di avventure di espiazione che la pofieranno al go- morte: il pa,
dimento finale della pace interiore. La pace di Psyche non è altro che pace dell'a- nozze di m<
nima, un messaggio, questo, in linea con la natura escatologica dei culti orientali33. lizio (cfr. at
Venere assume quindi il ruolo di antagonista di Psyche, mossa dalla rivalità con la îozze sacÍe
fanciulla e dal desiderio di vendicarsi. Questo motivo funziona bene se associato a monio e mc
una dea del vecchio pantheon mitico. Le divinità della tradizione mitica latina e nerale tutte
greca, infatti, erano note per essere facili all'ira, pronte allo sdegno e al castigo. Inoltre, il m
La colpa di Psyche non è semplicemente quella di essere "più bella di Venere" repertori m.
(come accade per esempio nella fiaba di Biancaneve, che è più bella della sua ma-
esiziali", ut
trigna), bensì di usurpare il nome della dea sostituendosi a lei nella mente degli uo- mito di Pol
mini, i quali operano una vera e propria translatio honorum dagli altari di Venere I'Ade per ri
alla casa di una mortale. È questo esproprio dt honores che suscita l' impaîiens in- e chiede ch

32 Ben diverso sarà, invece, 1'atteggiamento di Apuleio nei confronti delle epifanie della dea Iside pre- 34 cfr. Apul.
senti nell'opera. 35 R. Mu**u
33 w. Hexsu", op. cit., p. 111. pp.8-11.
Dei, Uomini, Miti
Aspetti mitici e ctiturali del racconto fíabesco nell'antichità 135
di Lavinia Scolari

ta quasi un'altra
dignatio della dea, uno sdegno incapace di sopportare I'oltraggio (Met.4,29).La
pli abbandonati, colpa della ragazza coincide dunque con un atto di h1,bris, in linea con i motivi mi-
supplici e addi- tici delle grandi storie tragiche, un antefatto che la rende colpevole di empietà agli
occhi di una dea collerica e capricciosa. Decisa a vendicarsi, Venere chiama suo fi-
ri è bene soffer- glio Cupido e gli chiede di concederle una vendetta facendo innamorare Psyche del-
:anti divinità ro-
I'uomo più abietto e infimo che esista (homo extremus ... infimus, Met.4,31), dan-
come una com_
nato dalla Forluna in ogni ambito. Frattanto, il racconto si sposta su Psyche. Lafan-
frica romana in ciulla è ben lungi dall'essere felice e appagata del suo continuo paragone con Ve-
mo della stessa nere. Infatti, tutti I'ammirano come si fa con una bella statua, ma nessuno la chiede
;to. Ci troviamo
in moglie. Laragazza si chiude nella sua solitudine, prostrata nel corpo e abbattuta
'ento dei grandi
nello spirito (aegra corporis animi saucía, Met . 4 ,32) . È evidente qui il riferimento
discapito della al tema platonico della aegritwdo spirifiale, il malessere dell'anima, la quale, natu-
sione capillare, ralmente poftata a tendere verso il mondo delle idee ma imprigionata in quello delle
le, che ha largo
cose, si sente incompleta, avvinta in uno stato di prostrazione. I1 padre di Psyche,
[a sua non solo
temendo I'ira di un dio, decide di consultare un oracolo.Il suo responso è quello di
ssomodo corri-
offrire la fanciulla. vestita anozze. a uno sposo sconosciuto..un mostro crudele. sel-
:a del II secolo vaggio e velenoso> (saevum atque ferum viperewmqwe malum, Met.4,33):
ggiamento che
tamente un at- su con l'ali volando nel cielo tutto fiacca.
rte a definire la ogni creatura sfibra, con fero e fuoco attacca:
;io favolistico, ne trema Giove stesso, che temono anche i numi,
e I'Ade ne ha paura, con gf infernali liumira.
carattere reli-
;o di purifica-
rteranno al go- La rappresentazione di queste nozze è svolta attraverso il campo semantico della
re pace dell'a- morte: il padre torna a casa e rivelal'infawsta profezia: si tratta diferales nwptiae,
ulti orientali33. nozze di morte che hanno la forma del rito sacrificale piuttosto che di uno sposa-
rivalità con la lizio (cfr. anche feralis thalamus; funus , non nuptias sed exequias , Met . 4, 34) . Le
se associato a nozze sacre, in cui l'iniziando muore e rinasce in unità col dio, unendo così matri-
nitica latina e
monio e morte, rappresentano uno dei riti di iniziazione del culto di Iside, e in ge-
al castigo. nerale tutte le tappe della fiaba sembrano modellarsi su questi rituali misterici35.
lla di Venere" Inoltre, il motivo della fanciulla offerta in sacrificio a un mostro è ricorente in molti
della sua ma- repertori mitico-favolistici, ma qui siamo di fronte alla rappresentazione di"nozze
:nte degli uo- esiziali", una cerimonia di sovversione, che incontriamo, ad esempio, anche nel
:ari di Venere mito di Polissena. Nelle Troades di Seneca, infatti, I'ombra di Achille torna dal-
impatiens in- l'Ade per rivendicare un premio del suo valore da parte dei Greci vincitori di Troia,
e chiede che venga immolata sulla sua tomba la figlia di Priamo, Polissena. Ma, di-

la dea Iside pre- 34 Cfr. Apul.


Met.1,33. trad. di L. Nicolini.
35 R. Ma**urstcu, Intoduzione aL.Apuleio, Le n'tetcntorfosi o L'asino
cl'oro,BUR,Milano 1977,
pp.8-11.
r36 Dei, Uomini, Miri Aspexi mitici e cultu
di Lavinia Scolari

versamente dalla rappresentazione euripidea del mito e dalla riscrittura di Ovidio, le due donne ver
nella scena senecana Achille pretende che le inferiae (il sacrificio funebre) siano loro, purché peri
trattate come un thalamus, uno sposalizio tra la vergine troiana e i Mani di un eroe losi suggeriment
defunto. L'episodio è spesso messo a paragone con il sacrificio di Ifigenia, che, in convincere Psycl
una versione del mito, differentemente da Polissena, scampava alla morte grazie al- cwriositas (Met.
I'intervento della dea Arlemide. Anche Psyche non è destinata ad essere offerta a un ottiene ìl permes
vero e proprio "mostro". Cupido, infatti, se ne innamora e decide di prenderla con I1 tema della
sé, contravvenendo agli ordini di Venere. È tui lt mostro velenoso e crudele di cui delle fiabe giurat
perfino Giove ha paura e di cui parla il responso ricevuto dal padre di psyche. E e altrettanto sPes
così, lasciata la fanciulla sul monte, come da indicazione dell'oracolo. il vento Ze- valore estfemam
firo, per ordine di cupido, soffia su di lei e la porta via, adagiandola nel bel mezzo o7'horkos grec<
di un prato fiorito (Met. 4,35). se pronunciati st
Al suo risveglio, Psyche si ritrova in un meraviglioso palazzo nel cuore di un Esistono due
bosco, una domws regia, d'oro e d'argento, brillante di luce propria e opera di una riguarda I'affern
mano divina, la cui descrizione è particolarmente ricca, degna di una fiaba. Psyche è impegno>> o <<Prt

avvinta dall'ammirazione e dal piacere che quella visione le infonde (admiratio, stu- niale (non sacro
dittm, volttptas, Met. 5,2) e 7a sua curiosllrzs, che vedremo essere una caratteristica caricati. Émile I
peftinente della fanciulla (nonché di Lucio, il protagonista del romanzo), la pofta a un'asserzione o
I

visitare quella reggia in lungo e in largo. Anche il tema della contemplazione dell'a- la garanzia di ut
nima qui rappresentato è un elemento intriso di filosofia platonica, cui Apuleio non caso di Psyche
si sottrae. All'improvviso, voci incorporee giungono all'orecchio di Psyche, sono le menti rituali: la
serve che le sono state assegnate, che le svelano che tutto quello che vede è ormai mancano tuttavi
suo e le preparano un banchetto principesco, allestito dai soffi del vento. f invocazione dt
che restar Priva,
E Psyche capì che quella felicità (beatitudo) le veniva da1la divina pr ovvidenza (divína dunque di frontr
providentia)16.
sia del tutto cor
ledizione. Ma a
Terminato il banchetto, Psyche si reca nelle sue stanze e si addormenta, ma a
è dunque da me
tarda notte le fa visita qualcuno, il padrone del castello, il suo sposo. Psyche non
essere ammessi
può vederlo, ma solo sentire la sua voce e la suapresenza. E così, di giorno Psyche
greti. La parola
vive nel palazzo servita e riverita, e di notte incontra suo marito, che col tempo
proprio l'ingiur
inizia ad amare, ma di cui non conosce I'identità. lJna sera, il misterioso giovane
Zefiro, così
decide di mettere in guardia Psyche da una prova che la Fortuna malevola le sotto-
al palazzo. DoP
porrà. Infatti, le sue sorelle, preoccupate per lei, si sono messe alla sua ricerca. Il
rella minore, le
loro anivo sarà una rovina per la fanciulla, per questo 1o sposo misterioso le consi-
sontuosa, servi
glia di non farle entrare nelpalazzo e di non rispondere ai loro richiami. Ma Psyche
chiama il sentil
piange e 1o supplica, e alla fine lui, vinto dalle lacrime dell'amata, acconsente a che

37 É. Br"ut"tttu
36 Cfr. Apul. Met . 5 bolario delle istitu
,3
ei, Uomini. Mítí Aspettí miîici e cuburali del racconto fiabesco nell'antichità 131
di Lavinia Scolari

ra di Ovidio, le due donne vengano fatte entrare e ricevano i doni che Psyche desidererà offrire
rnebre) siano loro, purché però la fanciulla badi bene a non lasciarsi convincere dai loro perico-
.ni di un eroe losi suggerimenti. Infatti il padrone della reggia sa che le sorelle cercheranno di
;enia, che, in convincere Psyche a scoprire f identità segreta del suo sposo, ma quella sacrilega
'rîe grazie al- cwriositas (Met. 5,6) costerebbe alla giovane la perdita di tutto. Psyche promette e
: offerta a un ottiene il permesso di riceverle.
renderla con Il tema della promessa è un motivo favolistico ricorrente. Molti eroi ed eroine
rudele di cui delle fiabe giurano di mantener fede a una promessa o di rispettare una proibizione,
Ci Psyche. E e altrettanto spesso infrangono la parola data. La promessa, nel mondo antico, ha un
il vento Ze- valore estremamente vincolante, specie nella forma del giuramento, il votumlatino
úbelmezzo ol' horkos greco. Persino gli dèi sono sottoposti alla sacralità dei giuramenti, che,
se pronunciati sull'acqua dello Stige, non possono essere disattesi.
cuore di un Esistono due tipologie di giuramento: il <giuramento di verità> o <<assefiivo>, che
rpera di una riguarda I'affermazione di una verità all'interno di una disputa, e il <giuramento di
ba. Psyche è impegno> o <<promissivo>), che sigilla una promessa. Come atto puramente cerimo-
miratio, stu- niale (non sacro o religioso), il giuramento rinforza la solennità dell'onere di cui si è
;aratteristica caricati. Émile Benveniste ne sottolinea la natura di rito che garantisce e sacralizza
r), la porta a un'asserzione o una promessa e lo definisce come <<affermazione solenne posta sotto
uione dell'a- la gannzia di una potenza non umana incaricata di castigare lo spergiuro>". Ora, il
A.puleio non caso di Psyche non è a tutti gli effetti un giuramento, perché mancano alcuni ele-
che, sono le menti rituali: la stretta della mano destra e I'invocazione al dio, per esempio. Non
ede è ormai mancano tuttavia i termini stessi del giuramento e le condizioni specifiche, e perfino
f invocazione del castigo in caso di spergiuro: <<Possa io morire cento volte, piuttosto
che restar priva del mio matrimonio con te' esclama infatti Psyche (Met.5,6). Siamo
divina dunque di fronte a una promessa di impegno fatta a un dio, sebbene Psyche non ne
sia del tutto consapevole. La sua profanazione implica un castigo divino o una ma-
ledizione. Ma a ben vedere, Psyche promette segfetezza e riserbo. I1 suo giuramento
lenta, ma a
è dunque da mettere in relazione con il giuramento iniziatico che veniva prestato per
Psyche non
essere ammessi ai misteri di Iside o a molti altri culti orientali, quello di tacerne i se-
,mo Psyche
greti. La parola "mistero", infatti, deriva dalla radice gîeca mu-, che indicherebbe
col tempo
proprio I'ingiunzione afar silenzio. Ma proseguiamo con la storia.
rso giovane
Zefiro, così come aveva ffaspoftato Psyche, conduce anche le due sorelle di lei
rla le sotto-
al palazzo. Dopo un primo momento di gioia per avere ritrovato viva e vegeta la so-
r ricerca. Il
rella minore, le due iniziano a nutrire un certo fastidio: Psyche vive in una reggia
;o le consi-
sontuosa, servita come una principessa e ha un marito che la venera. Apuleio
Ma Psyche
chiama il sentimento delle due donne invidia.L'invidia, in latino, come spiega Ci-
sente a che

37 É. Br*uu"tsrr-, Le vocabulaire tÌes institLLtic,tns indo-européennas, II, Paris 1969, trad. it. Il voca-
bolario de1le istituzioni indoeuropee, Einaudi. Torino 2001'. p 406.
r38 Dei, Uomini, Min Aspetfi mitici e cu
di Lavinia Scolari

cerone qualche secolo prima, èun'aegritudo,lna "malattia", che consiste in malis A questo ag
(...) alienis voluptatem capere laetitiae, <cogliere il piacere della gioia dai mali al- stro la divoreri
trui> (Cic., Twsc.4,66). Non ci dilungheremo sull'etimologia, che riconduce allo ventata dalle p
sguardo malevolo, ma ci limiteremo a segnalare la vicinanza dell'invidia alla cate- tutto quel che
goria della malevolentia: ancoÍa Cicerone osserva che la malevolentia è il <piacere suggeriscono t

che trae origine dal male di un altro, pur non ricevendone alcun giovamento> (Cic., suo sposo dorr
Twsc. 4,20: voluptas ex malo alterius sine emolumento suo).In realtà, nel caso delle 1anotte, PsYch
due sorelle di Psyche, non si tratta del piacere arrecato dal male patito da altri, ma lampada acces
dal dispiacere provato per il bene da altri ottenuto. Pur inveúendo i fattori, il risul-
tato è il medesimo. Ma non a

vede: tra
L'invidia agita l'animo e ne perturba la quies, spingendo gli individui a parago-
il bel dio
nare i propri doni con quelli degli altri":
Psyche 1o
Mi ha dato questo, ma a quello ha dato di più, e a quell'altro ha dato più tempestiva-
mente; e quindi non dilende la causa di nessuno, ma sostìene se stessa contro tuttirn.
Amore (spont
baciarlo. ma C
Le due donne sono divorate da questo male che Seneca definiva il più violento si sveglia di sr
e molesto di tutti (vehementitrs et inporÍunius malum, Sen., ben.2,28, 1). Anche la donna con.
loro, infatti, paragonano la loro sorte di mogli sole e infelici, sposate a uomini A questo P
vecchi di cui non sono contente, con la foftuna di Psyche, che, come se non ba- in viaggio in c
stasse, ha servitori invisibili e comanda persino i venti: è facile immaginare che il a dire la comt
suo sposo misterioso sia un dio. È su questo punto, come previsto dal misterioso cupera anche
marito di Psyche, che le due donne insistono molto durante la prima visita e anche ride, si mette
nella seconda, facendo mille domande. Ad aizzare ancora di più il loro livore è la Ma per Prr
notizia che la sorella è incinta: il figlio che nascerà potrebbe essere figlio di un dio sorella e le ra
e Psyche stessa potrebbe diventare una divinità. Questa buona sorle della sorella mi- per via della s
nore acceca di gelosia le altre due, che preferirebbero morire piuttosto che vederla proprio la Pri
diventare sposa e madre divina (Met. 5,16). E così escogitano un piano. Durante la líbido e ínvia
terza visita, alla povera Psyche rivolgono queste parole: Zeîiro era sol
colta come nl
Siamo venute a sapere concettezza - e sentendoci compagne del tuo dolore e della tua sulle rocce. L
tragedia non possiamo nascondertelo - che quello che dorme con te di notte, senza non biasima
farsi vedere, è un serpente gigantesco, che striscia avvolgendosi nelle sue mille spire, vendetta, pet
grondando veleno mortale dalla gola sanguinosa, e spalancando le sue enormi fauci.
(Met.5,2'7).
Oraricordati dell'oracolo pitico, che dichiarò che eri destinata alle nozze con un'orri-
bile bestia{. E così il r

due sorelle il
carsi la ferit:
che il figlio
38 R. e. KasrEn, Emotion, resîrrtint, and comrnunity'in ancient Rotr'te, Oxford University Press, Oxford
2005, p. 86: definiscel'invidia come <<cr? trnpleasant pst'cltophlsicnl response ro seeing l,our good>>.
39 Clr. S.n., ben.2,28,1.
40 Cfr. Apul. Mer. 5, I7 . 41 rui.5,22.
r39
)ei, Uomini. Miti Aspetti mitici e cubtLrali del racconto Jiabesco nell'antichità
di Lavinia Scolari

siste in malis A questo aggiungono che, quando lei sarà in stato avanzato di gravidanza, il mo-
stro l;divorerà, quindi la invitano a lasciare tutto e scappare con loro. Psyche,
spa-
.a dai mali al-
iconduce allo ventata dalle parole delle sue sorelle, scoppia in lacrime e racconta ingenuamente
le
idia alla cate- tutto quel che sa del suo sposo invisibile. Ed ecco il perfido consiglio delle due:
l è il <piacere ,ugg"iir"otto di nascondere un coltello accanto a lei e, durante la notte, mentre il
giunta
mento> (Cic., *uólporo dorme nel buio, di accendere una candela e tagliargli la testa. Così,
una
nel caso delle la notte, Psyche ascolta il malevolo suggerimento delle sorelle. Si alza tenendo
lampada accesa in mano e si avvicina al marito placidamente addormentato:
o da altri, ma
rttori, il risul-
Ma non appena, accostata la lampada, si fa luce sul segleto del suo letto, ecco cosa
vede: tra tutte le bestie feroci la belva più mite e più dolce che c'è, cupido in
persona,
dui a parago- in tutta la bellezza ("')''
il bel dio che dormiva sua '

Psyche lo contempla curiosa e, guardandolo, si innamora spontaneamente di


rpestiva-
tuttire.
Amoie (sponte in Amoris incidit amorem, Met.5,23). Ardente di desiderio ,inizia a
baciarlo, ma dalla lampada cade una goccia d'olio bollente sulla spalla del dio,
che
I'infrazione di Psyche, Cupido vola via, punendo
più violento si sveglia di soprassalto. Scoperta
18, 1). Anche la donna con la sua scomparsa e giurando di vendicarsi delle sue pestifere sorelle.
ate a uomini A questo punto inizia la seconda parte del Iacconto, quella in cui Psyche si mette
vale
e se non ba- in vialgio in cerca di Cupido, per espiare la sua colpa e riconquistarne l'amore,
a dire la comunione col dio. Questo motivo della cerca, tipicamente favolistico' re-
Lginare che il l'amato Osi-
cupera anche un aspetto del mito di Iside: anche la dea, infatti'
perduto
al misterioso
'isita e anche ride, si mette alla sua ricerca e infine riesce a trovarlo e a farlo tornafe alla vita'
prima
:o livore è la Ma per prima cosa, Psyche deve ottenere la vendetta. Giunge infatti dalla
sorella e le racconta di aver scoperto I'identità del marito. Rivela però che Cupido,
llio di un dio posto
la sorella mi- per via della sua disobbedien za,l'ha cacciata, giurando di voler sposare al suo
r che vederla proprio la prima sorella. Quest'ultima, ingannata dalle parole di Psyche e presa da
tibicto e invidia,con una scusa abbandona il marito e si reca alla rupe
dalla quale
r. Durante la
zeîiroera solito condurla alpalazzodi cupido. credendo che il vento I'avrebbe ac-

colta come nuova padrona, 1à prima sorella si getta nel vuoto e muore sfracellandosi
sulle rocce. Lo stesso tranello porta alla morte anche della seconda sorella.
Apuleio
ella tua
non biasima i1 comportamento di Psyche, ma 1o presenta come una forma di giusta
, senza
meritava>
vendetta, perché la punizione è ciò che ciascuna delle due sorelle
e spire, <<si
i fauci.
(Met. 5 ,27).
rn'orri- le
E così il comportamento di Psyche fa avverare le minacce di Cupido contro
di Venere per medi-
due sorelle invidiose.Il dio, intanto, si è rifugiato nelpalazzo
scopre
carsi la ferita e avere conforto. La dea, avvisata dai gabbiani dell'accaduto,
che il figlio le ha disobbedito e ha preso con sé Psyche, la sua rivale' fino a inna-
r Press. Oxford
yottr goctd>,.

l1 Iui,5,22
140 Deí, Uontini. Miri Aspetti m.itici e cu
di Lavinia Scolari

moralsene. La sua collera è enorme. Venere rimprovera il giovane dio e anche lei si Nella terza
mette alla ricerca della fanciulla, emanando un bando con l'aiuto di Mercurio.
1'acqua dello S
Nel frattempo, Psyche procede nel suo cammino in cerca di Amore. Incontra in questo caso
Pan, che le consiglia di ingraziarsi il dio e, grata per quel suggerimento, gli rende Il succ
postol3.
omaggio. Poi si rifugia nei templi di Cerere e di Giunone, omaggiando anche loro. più temibile: 1z
Le dee ne sono commosse, ma non possono aiutarla per non rischiare di offendere e iniziatico è I
venere e invadere la sua sfera di spettanza divina. Così, spinta da spes e votum (spe-
a Ulisse. a Ene
Íanza e desiderio, Met.6,1), Psyche continua la sua peregrinazione e infine si im-
consiste nel Pc
batte nel bando emanato da Venere per trovarla. La fanciulla sa di non avere altra
I'Ade di riemp
scelta e così decide di consegnarsi, sperando di trovare, nella casa cli Venere, anche
divinità che a1
I'amato Cupido. Ma, giunta presso la dea, quest'ultima I'affida a Inquietudine e Tri-
ciate alla dea l
stezza (sollecitudo e Tristities, Mer. 6,9), figurazioni di due pene dell'anima, che la
veniva chiame
torturano crudelmente. Non contenta di ciò, Venere decide anche di sottoporla ad al-
E anche I'attri
cune prove per testarîe la tempra*2. Apuleio li chiama labores (Met.6,13), termine
precipuo di al
con cui si è soliti indicare anche le fatiche di Ercole. La funzione narrativa della
mato con scen
prova è qui condotta attraverso I'espediente fiabesco degli <animali o aiutanti ma-
fedele avrebb
gici>, ma la somiglianza alle fatiche dell'eroe per antonomasia, che le affronta per
modo simboli
essere ammesso in Cielo al rango degli dèi, ci offre un indizio del tipo di rappre-
Psyche è d
sentazione offerta da Apuleio: come per Ercole, i labores di psyche sono un cam-
perché a nessì
mino iniziatico verso \a beatitudo e 7a divinizzazione. Pertanto. deci
Nella prima prova, la fanciulla è chiamata a dividere un ammasso disordinato di
torre, a parlar
semi per tipo. La fatica, dunque, consiste nel cliscernere (.Met.6, l0), verbo con cui
teffeno di Dit
in latino si indica una capacità intellettiva dell'anima. Questo motivo sarà di grande
le rivela esatti
fortuna nei repeftori favolistici di tutto il mondo, e lo ritroveremo, ad esempio nella
portare con sé
versione di Cenerentola dei fratelli Grimm. Ogni prova che Psyche affronta è infatti
oltre a due m,
simbolo di una crescita spirituale dell'anima che si eleva verso il mondo delle idee
tatore Caront,
e degli dèi. Ad aiutarla nella prima impresa, si offrono delle formiche. La seconda
per placare dr
prova consiste nel portare a Venere un fiocco di lana delle pecore dal vello d'oro.
misteri di Isi(
Ma si tratta di un trappola, da cui una canna mossa dal vento mette in guardia
nei riti mistet
Psyche.Infatti, durante il giorno,la vampa del sole rende feroci gli armenti, che di-
suggerimentc
ventano mansueti nel tardo pomeriggio. così, psyche attende che il sole sia meno
qualsiasi offe
caldo e poi porta a termine la sua impresa. Ma Venere non è ancora soddisfatta,
al cospetto dì
perché ritiene che dietro ai successi di Psyche ci sia I'opera di Cupido. È per questo
che tiene il figlio divino prigioniero in una stanza del parazzo, proprio per impe-
dirgli di coffere in aiuto dell'amata. Eppure psyche continua ad avere iu 43 sull'aquila c
sulle prove di venere. Perlanto, la dea le assegna ùnateÍzae una quarta prova.
-"gtio
267-270. Sul ru
44 N"llu liubu t
La definizione 1

nere di fabula a

42 Sut motivo delle naîezza di luog<


prove e dei riti di iniziazione nella fiaba, cfr. V. Ja. pRopp, l€ radici storiche det nere ambientate
racconti difare,cit., pp.85 ss. e pp. 126 ss.
in cui si inseriv
)ei, Uomini. Miri t4r
Aspetti mitici e culturali del racconto fiabescrt rtell'antichità
di úiniu s.ol*i

e anche lei si Nella terza prova, Psyche deve porlare a Venere in una boccetta di cristallo
4ercurio. l'acqua dello Stige, uno dei fiumi infernali, sorvegliato da draghi crudeli. Ma anche
rote. rncontra in questo caso, l'aquila di Giove si offre di aiutarla e riempie la boccetta al suo
nto, gli rende posto43. Il successo di Psyche fa infuriare Venere, che le assegna l'ultima prova, la
o anche loro. più temibile: la discesa negli Inferi. Il motivo della catabasi come percorso catartico
di offendere e iniziatico è un motivo che sta alla base dei più grandi poemi epici, basti pensare
t votum (spe- a Ulisse, a Enea o al mito di Orfeo, ma anche allo stesso Ercole. La prova di Psyche
infine si im- consiste nel portare una scatoletta vuota a Proserpina e nel chiedere alla regina del-
n avere altra l'Ade di riempida con un po' della suabellezza. Proserpina, come Venere e Cerere,
tenere,
anche divinità che appaiono nella fiaba, sono figure mitiche spesso sovrapposte o asso-
:tudine e Tri- ciate alla dea Iside. Proserpina, in particolare, era proprio il nome con cui in Sicilia
rnima, che la veniva chiamata Iside, il cui culto era infatti identificato con quello della dea greca.
oporla ad al- E anche |'attributo della scatoletta, nella forma della cista mystica, è un elemento
13), termine precipuo di alcuni rituali del suo culto. Il percorso negli Inferi, infatti, spesso mi-
nativa della mato con scene rituali allusive, serviva come modello analogico del percorso che il
aiutanti ma- fedele avrebbe dovuto intraprendere dopo la morte, ed era utile per mostrargli in
affronta per modo simbolico la via da percorrere verso I'aldilà.
o di rappre- Psyche è disperata, sa bene che una simile Îaticala condanna di fatto alla mofte,
)no un cam- perché a nessun mortale, se non agli eroi, è concesso di tornare dal mondo di sotto.
Pertanto, decide di farla finita gettandosi da una torre, ma è proprio quest'ultima, la
sordinato di toffe, a parlarle, distogliendola dal gesto estremo e indirizzandola verso l'ingresso
:rbo con cui terreno di Diteo4. La torre, simbolo di "verticalità" e di innalzamento verso il cielo,
rà di grande |e rivela esattamente come comportarsi e quali insidie evitare. Le ingiunge anche di
empio nella portare con sé una focaccia di farina d'orzo impastata con vino e miele (Met.6,28)'
nta è infatti oltre a due monete da tenere in bocca per imporsi il silenzio e da offrire al traghet-
c delle idee tatore Caronte per andare e tornare indietro. La focaccia d'ofzo, che Psyche userà
La seconda per placare due volte Cerbero e distrarlo al suo passaggio, è un elemento sacro dei
zello d'oro.
misteri di Iside, ma anche dei culti di Cerere, cui, come detto,la dea era associata:
in guardia nei riti misterici di Cerere, la spiga di grano era un simbolo estatico di salvezza. Il
,nti, che di-
suggerimento di fondo che Psyche riceve è quello del silenzio e dell'astinenza da
e sia meno qualsiasi offerta o richiesta che le venga rivolta, una condotta che la porterà infine
ioddisfatta,
al cospetto di Proserpina. Davanti alla dea, Psyche, come suggeritole dalla torre, si
per questo
per impe-
la meglio 43 Sull'aquila come aiutante fatato, cfr. V. Ja. Pnopp, Le radici storiche dei racconti difate,crt.,pp.
prova. 26'7-2'70. Sul ruolo dì questo animale nelle fiabe, torneremo più avanti.
44 N"llu fiaba si fa riferimento a un luogo vicino a Sparta, presso cui si troverebbe il cancello di Dite.
La definizione precisa di un luogo geografico, come una città, è un elemento che distingue questo ge-
nere difabula antica dal genere favolistico vero e proprio, che invece è caratterizzato dall'indetermi-
naîezzadi luogo e di tempo. W. HeNsBN, op. cit., p. 9, osserva che le antiche fiabe greche erano in ge-
storíche dei
nere ambientate in luoghi reali della Grecia, ed erano anche collocate in un'epoca temporale precisa,
in cui si inserivano talvolta personaggi storici spesso dotati di estese genealogie.
142
Deí, Uomini, Miri Fv:t:-,,4:
di Lavinia Scol

prosfa con atteggiamento umile, rifiuta il lauto pranzo che la regina


degli Inferi le offre dellafabula.
e, al posto di quello, le domanda un tozzo di pane stantio (paris
sordiclus, Met.6, 19). per aiutarla.
Ilpane mppresenta chiaramente un riferimento al pasto saòramentale
con cui, nei mi- sveglia Psy<
steri di Iside, I'adepto si cibava del <corpo di osiride>, come accadrà (Met. 6,21)
poi nel sacro rito
dell'Eucaristia cristiana. Ciò che aggiunge interesse al passo è il rifiuto perché gli p<
del cibo che le
offre Proserpina. Alcuni studiosi lo spiegano in rapporto al mito stesso
della dea: pro- scontentare'
serpina fu costretta da Ade, che l'aveva rapita, a rimanere con
lui nell'Averno dopo nella schiera
aver accettato e mangiato un chicco di melagrana, come ci racconta
ovidio (Met.5,
530 ss'). Ma è I'ultimo awertimento della torre quello più difficile E porgr
da tener presente:
pido nc
Ma tra tutte le cose quella che ti raccomando più di tutto è questa :
non cercare di aprire
o di sbirciare dentro quella scatolina che porti con te, in una parola
non cercare con E così Ps
troppa curiositìt(curíosius) di scoprire quel tesoro dibellezzadivina
che vi è nascostoas.
ferimento al
Un altro divieto rivolto a Psyche, it più difficile per questo personaggio perpetuae nt
caratte- Piacere, un I
tizzato dalla curiositas, la stessa caro.î itas che ha condannato Lucio
a essere tra- che si trae d
sformato in asino e che il giovane sta espiando con il suo viaggio*6.
Il divieto a guar- personaggio
dare è un altro motivo mitico morto prolifico, che incontrialo ad
esempio nella romanzo:
storia del vaso di Pandora e nel mito di Orfeo: anche quest'ultimo
scende nell'Ade
come Psyche, ma per liberare la sua amata, Euridice. Nel cammino
di ritorno, però, Questa
orfeo infrange il divieto di voltarsi a guardarla e la perde per sempre.
gazza l
Non diversamente da orfeo, anche Psyche infrange il diviàto che
lÈ è s1ato imposto. avere c
La giovane si mette in viaggio per tomare nel mondo di sopra, ma
viene colta da un,in_
cosciente curiosità (temeraria curiositas, Met.6,20), chelaspinge
ad aprire la scato_
letta per prendere un po' dibellezza divina per sé e piacere
*orà di più a cupido. Rhodopi

È così apre la scatoletta, ma dentro non c'era proprio niente (...).


Sortanto un sonno in- La storia
fernale, veramente un sonno di morte, che, non appena riberato dal
coperchio, la assarì nell'antica (
e si diffuse in tutte le sue membra (...)a7.
lare su ques
Psyche cade in un sonno simile a mofie, come nella fiaba della tano la stori
bella addormen-
tata o di Biancaneve, cui il racconto è spesso paragonatoar. sarebbe stat
È ora, nella parte finale
talmente be
Diodoro Sic
nomoi,lepr
45 cfr. Apul.,
Met. 6, 19. dopi che all
46 Se-bra dunque
esserci una stretta interdipendenza tra Psyche e Lucio, ma anche
tra questi due e I'affetto nei
Apuleio: alla fine del romanzo, inlatti, il nosho autore si identifica con
Lucio, definendolo <giovane
di Madauru , che era anche la patria di Apuleio.
47 Cfr. Apul., Met.6,2t.
48 Ancora
più spesso, la fiaba di Amore e Psyche è paragonata per struttura morfologica
a quella della
Bella e la Bestia,per il motivo dello "sposo mostruoso" di cui 1a 49 cfr. Apu1.,
fanciulla non conosce l,identità e per
quello delle sorelle. 5o rvt. Met.6,
143
Dei, Uomini, Miti Aspetti miticí e culturali del racconto fiabesco nell'anrichitòt
di Lavinia Scolari

li Inferi le offre dellafabuta, che riappare cupido: il dio sfugge dalla sua prigione e vola da Psyche
,ts, Met.6,19). per aiutarla. Con cura le rimuove il sonno che l'avvolgeva, lo ripone nel vasetto e
on cui, nei mi- sveglia psyche ammonendola dolcemente riguardo alla sua pericolosa curiositas
ri nel sacro rito (Uú.6,2-l).Le dice di non preoccuparsi e si reca lui stesso a implorare Giove
del cibo che le perché gli permetta di sposare la sua amata. Il nonno divino acconsente, ma per non
della dea: Pro- i.ont"ntur" Venere attribuendole una nuora umana, decide che Psyche sarà accolta
I'Averno dopo nella schiera degli dèi immortali:
)vidio (Met.5,
Jner presente: E porgendole ùna fazza d'ambrosia le dice: "Bevi, Psyche, e diventa immortale: e Cu-
pido non si scioglierà mai da1 legame con te, ma queste nozze salanno etefne"an.
: di aprire
rcare con E così Psyche andò in sposa a cupido e divenne immortale. È chiaro, qui, il ri-
ascostoa5. ferimento all'immortalità dell'anima che alla fine del suo cammino si congiunge in
perpetuae nuptiae col dio. Da questa unione nasce una bambina divina: Voluptas,il
aggio caratte- blut"r", un piacere che viene tisemantizzafo: non più voluttà della came, ma gioia
al
) a essere tra- che si trae dalla comunione col dio. La chiusa della storia è chiaramente affidata
livieto a guar- personaggio di Lucio, dal punto di vista del quale si svolge l'intera avventura del
:sempio nella romanzo:
:nde nell'Ade
ritorno, però. un po' strana e ubriacona raccontava alla ra-
Questa era la storia che quella vecchietta
gìzza prigioniera; e io,.h" rtuuo proprio 1ì accanto, ero davvero dispiaciuto di non
carino'u'
stato rmposto. avere qualche tavoletta e una penna pel appuntalmi un raccontino così

rclta da un'in-
prire la scato-
) a Cupido. Rhodopi: la Cenerentola egiziana

ronno in- La storia di Cenerentola ha radici antichissime: una delle sue versioni era nota
partico-
la assalì nell'antica cina e, con molte divergenze, anche in Egitto e in Grecia. È in
lare su queste ultime tradizioni che ci soffermeremo. Alcuni autori greci ci raccon-
tano la storia di un'etera di nome Rhodopi (o Rhodope), che, secondo
la leggenda,
la addormen-
sarebbe stata compagna di schiavitù di Esopo (Herod., Hist.2,134).
Rhodopi era
a parte finale
talmente bella da f- inrru-orare perdutamente di sé persino faraoni e governanti'
politiche a capo dei
Diodoro Siculo (1,64) ci racconta che alcuni nomarchi, figure
di Rho-
nomoi,le province in cui era diviso I'Egitto, furono così rapiti dallabellezza
dopi che ullu ,uu morte le costruirono una tomba monumentale, che testimoniasse

tra questi due e I'affetto nei sui confronti. Erodoto afferma che alcuni suoi contemporanei crede-
:ndolo <giovane

ca a quella della 49 Cft. Apul., Met.6,23.


:f identitàeper
5o rvi. Met . 6, 25 .
t44 Dei, Uomini, Miti Aspettt mútcr e ch
di Lavinia Scolari

vano che Rhodopi avesse fatto costruire, con le ricchezze accumulate come corti- primitive, ino
giana, una grande piramide di pietra etiopica, ma lo storico smentisce senza mezzi confondendosi
termini questa leggenda. La piramide in questione, infatti, sarebbe verosimilmente Hansen ci t
quella costruita dal faraone Micerino (Herod. Hist.2,134). Con il pretesto di tale mito eziologic
precisazione, Erodoto, nel secondo libro delle sue Storie, quello dedicato all'Egitto, tografo Igino (
inizia a parlare di questa celebre etera e ci dice che sarebbe vissuta ai tempi del fa- è I'eziologia t
raone Amasi. Nata in Tracia, venne condotta come schiava in Egitto per esercitare Igino, Mercur.
il mestiere di meretrice, ma Carasso, fratello della poetessa Saffo, se ne innamorò Giove ne ebbe
perdutamente e pagò per la sua liberazione. Sempre secondo Erodoto, Rhodopi, dio mandò un'
proprio grazie alla sua bellezza, mise insieme un grande tesoro e lo usò per inviare in Egitto e la
opere votive al santuario di Delfi. Il nostro autore non aggiunge altro su questa fi- calzatura e qu
gura <<semi-storica>> (così la definisce Anderson5'), ma la versione più interessante grato per il fa'
per noi non è quella di Erodoto, bensì quella di Strabone. La storia è breve e merita La presenz
di essere dpoftata per intero: è un elemento
sata per iscritl
Si racconta che, mentre Rhodopi faceva il bagno, un'aquila afferrò uno dei suoi san- ceve I'aiuto d
dali dalla sua schiava e lo portò a Menfi, e mentre il re stava amministrando la giu- fanciulla, rice
stizia all'aperto,1'aquila, arivata sopra la sua testa, gli gettò il sandalo in grembo, e il
re, mosso sia dalla bella foma del sandalo sia dalla sÍanezza di quel fatto, inviò i suoi
funta madre e
uomini in tutto il paese alla ricerca della donna che avrebbe indossato quel sandalo. La arriva a posar
tÍovarono nella città di Naucrati e la condussero fino a Menfi, dove divenne la moglie mandi. Sarà i
del re, e quando morì, fu onorata con la tomba di cui abbiamo parlato sopra5r. da ballo per tt
tutte d'oro. Ct
Il racconto di Strabone ricorda da vicino la fiaba di Cenerentola, specie per la per tutto il rel
parte finale, quella della ricerca di una fanciulla che possa calzarc una specifica Ma tomiat
scatpa, straordinaria o fatata. Un'aquila, infatti, ruba a Rhodopi il sandalo e lo porta tata anche da,
fino al grembo di un faraone di cui non si specifica il nome, bensì la città: Menfi. il II e
suto tra
L'aquila, che è il personaggio che muove gli eventi del racconto, è un uccello ca- sue opere in
rico di simboli: animale solare, sacro a Zets e ricorrente anche nella rappresenta- <lingua di mi
zione romana, è ricco di antecedenti mitologici'3. La sua scelta non è affatto irrile- La storia c
vante. Infatti, la figura dell'aquila come aiutante magico è un tema studiato da
Propp, che sottolinea il particolare rapporto che, nelle fiabe, l'aquila intesse con Si racco
I'eroe protagonista, probabilmente retaggio dell'atavico rapporto tra questo volatile volta, m
e gli sciamani di alcune tradizioni, come quella tramandata dai racconti siberiani. le procu
Presso i Teleuti, ad esempio, I'aquila era <<l'uccello del padrone del cielo>>, e in menÍe s

chiata, r
quanto animale di Zeus, possiamo dire che valga 1o stesso per i Greci.In altre tribù ad amm

51 G. As-oensoN, op. ci., p. 29.


52 Cfr. Strab., Geogr.27 54 v. Ju. Pnorp.
,1,33.
53 C. Aurnotrc., L'aquila romana,in G. Romagnoli (a 55 È oppo.tutto
cura cli'1. Attraverso il Mito,Carlo Saladino
Editore, Palermo 2013, pp. 9- 19, soprattutto pp. l0- i 1 . nella fiaba dei (
Dei, Uomini. Miri Aspetti mitici e ctilturali del racconîo fíabesco uell'artichità 145
di Lavinia Scolari

late come corti- primitive, inoltre, l'aquila aveva lo stesso nome dello sciamano, fondendosi e
;ce senza mezzi confondendosi con questo51.
verosimilmente Hansen ci ricorda che la fiaba di Rhodopi è piuttosto simile a un'altra storia, un
pretesto di tale mito eziologico per la precisione, quello di Venere e Mercurio trasmessoci dal mi-
icato all'Egitto. tografo Igino (Astron.2,16).Anche qui l'aquila ha un ruolo centrale: il mito, infatti,
ai tempi del fa- è I'eziologia della nascita della costellazione dell'Aquila. Secondo il racconto di
o per esercitare Igino, Mercurio desiderava I'amore di Venere, ma senza successo ed era disperato.
se ne innamorò Giove ne ebbe compassione e mentre Venere faceva il bagno nel fiume Acheloo, il
doto, Rhodopi. dio mandò un'aquila a rubare una delle sue pantofole (soccus eiws) e questa la portò
usò per inviare in Egitto e la diede a Mercurio. Venere seguì I'aquila per riappropriarsi della sua
ro su questa fi- calzatura e quando raggiunse Mercurio, il dio riuscì a conquistarne I'amore. Così,
riù interessante grato per il favore ricevuto dall'aquila, la ricompensò collocandola in cielo.
breve e merita La presenza di un volatile quale "aiutante magico", come 1o chiamerebbe Propp,
è un elemento morfologico anche nella storia di Cenerentola, almeno nella fiaba fis-
sata per iscritto dai fratelli Grimm. In questa versione, infatti, Cenerentola non ri-
Lsuoi san- ceve I'aiuto di una "fata madrina", come sarà in Perrault, ma di un <<uccellino>. La
do la giu-
fanciulla, ricevuto dal padre un rametto di nocciolo,lo pianta sulla tomba della de-
embo, e il
rviò i suoi funta madre e con le sue lacrime 1o innaffia tanto da farlo crescere. Così. su di esso
mdalo. La aniva a posarsi un uccellino che inizia a donare a Cenerentola qualsiasi cosa lei do-
1a moglie mandi. Sarà il piccolo volatile a regalarle gli abiti d'oro e d'argento e le scaryette
52.
da ballo per tre sere di seguito e, alla terza sera, sarà ancora lui a fornirle scarpette
tutte d'oro. Cenerentola, come noto, ne perderà una e il principe 1'userà per cercarla
, specie per la per tutto il regno".
una specifica
Ma torniamo al mondo antico. La stessa storia che ci racconta Strabone è ripor-
dalo e lo porta
tata anche da Claudio Eliano nella sua Varia Historla. Sofista, storico ed erudito vis-
acittà: Menfi. suto tra il II e il III secolo d. C., Eliano trascorse tutta la vita a Roma, ma scrisse le
an uccello ca-
sue opere in un greco molto curato che gli valse l'appellativo di meliglossos,
a rappresenta-
<lingua di miele>.
:affatto irrile-
La storia di Rhodopi, in Eliano, occupa un breve capitolo ed è la seguente:
La studiato da
la intesse con Si racconta che Rhodopi fu un'etera egiziana bellissima e nel fiore degli anni. E una
luesto volatile volta, mentre costei si lavava, la sorte. che ama operare cose straordinarie e inattese,
rnti siberiani. le procurò un evento degno non della sua condizione, ma de11a sua bellezza. Infatti.
I cielo>, e in mentre si lavava e le sue serve custodivano per lei i suoi abiti, un'aquila scese in pic-
chiata, rubò uno dei sandali e volò via. Lo porlò a Menfi, dove Psammetico era intento
, In altre tribù ad amministrare la giustizia e gettò il sandalo nel grembo del faraone. Psammetico,

54 V. Ju. Pnopp, le radici storiche tlei rcrcconti di fate , cit.. pp. 267 -210.

Carlo Saladino 55 È opportuno segnalare che, oltre alla presenza del1'uccellino,


tra gli aiutanti magici di Cenerentola,
nella fiaba dei Grimm. ci sono anche colombelle e tortore.
146 Dei. Uomini, Miti
4:lntti!!il::,
di Lavinia Scola

dopo aver ammirato la proporzione del sandalo, la grazia della sua fattura e il com- egrzia ha con
portamento de1ì'aquila, ordinò che in tutto 1'Egitto si cercasse la donna cui apparte-
tamo. Quandt
neva il sandalo; e quando I'ebbe trovata, la prese in moglietu.
aggraziata da
Il racconto segue pedissequamente quello di Strabone, ma aggiunge qualche par- punte d'oro r
ticolare. Eliano, infatti, avvisa che I'origine della storia è egiziana e fa il nome del alimentare ar
re che andò in cerca di Rhodopi: Psammetico. Quest'ultimo non solo si stupisce del detta una gra
comportamento dell'aquila, ma anche della bellezza (charis') e della misura del san- cano di un nu
dalo (rhythmòs). Come quello di Cenerentola, anche il piede di Rhodopi doveva es- Ma mentre lz

sere piccolo e aggraziato. 11 particolare del piede minuto, niente affatto irrilevante, bagnando le
potrebbe essere spiegato con la presunta origine cinese della fiaba. ecco che il ci
Nell'antica Cina, avere un piede piccolo e aggraziafo era simbolo di nobiltà e una delle sue
bellezza per una fanciulla, al punto che si diffuse la pratica, pafticolarmente dolo- Non dovreml
rosa, di fasciare i piedi alla bambine per impedire che crescessero troppo. Lafiaba Horus,la div
cinese antenata di Cenerentola è La fiaba di Ye Xian, ttascritta da Tuang Che'ing- solare. L'ucc
Shih, un funzionario della corte cinese. Ye Xian, la protagonista della fiaba, ha cadere nel st
anche lei una matrigna e sorellastre invidiose, ma dalla sua parte ha 1o spirito della pisce che il fr

madre defunta, che rivive in un pesce dello stagno di casa. Questo pesce, assimila- allora a cercz
bile a un custode divino o allo spirito degli antenati presente in molte culture an- si imbatte in
tiche, dona a Ye Xian dei sandali d'oro (toma l'elemento del sandalo di Strabone ed I'altra, e così
Eliano, e quello dell'oro della fiaba dei Grimm, tratta dal folclore germanico). Con Trovata 1r
questi sandali, la fanciulla si potrà lecare alla festa della primavera. Qui, come da serve invidir
copione, Ye Xian ne perde uno. Il sandalo verrà dunque raccolto da un commer- greca, una st
ciante e passerà di mano in mano a diversi personaggi, fino ad arrivare in possesso Amasi non e

del re, il quale, stupito per le piccole dimensioni della calzatura, si metterà sulle
úacce della proprietaria e, trovatala, la sposerà facendone la sua regina. Lei è la
Lezza è
È aifficite da dire se la versione cinese, fissata per iscritto nel IX secolo d. C., ri-
modelli 1'antecedente egiziano o viceversa sia la fiaba egiziana ad essere successiva
a quella cinese. Sappiamo solo che per le fonti greche in nostro possesso, la fiaba Riferimenti bil
originale da cui tutte le altre, per vie diverse, ffaggono spunto è quella d'Egitto.
La storia è simile alla versione greca, ma aggiunge molti particolari. Qui Rho- BnuNer- P., Dft
dopi è una fanciulla di origine ellenica, rapita dai pirati e venduta come schiava. In t994.
Egitto, dove viene condotta (proprio come la Rhodopi storica), attira I'attenzione Cer-eue, C.. Mr
del suo padrone perché ha i capelli come I'oro, gli occhi verdi e la pelle chiara, e ri- CHsnuetNt L.,
salta tra le altre serve che hanno lisci capelli neri e pelle color del rame. Queste ul-
DuwÉnrG., Xt
time, invidiose della sua bellezza, la maltrattano in ogni modo. Ritroviamo quindi
I'elemento delle antagoniste sue pari: non già le sorellastre, ma le compagne di FeoEr-t P., 1/ r
pp. 343-373 .
schiavitù. Se la Cenerentola che noi conosciamo è amica degli animali,la Rhodopi
LÉrrr-Srnauss

56 Cfr. A.1., var. Hist.13,33 57 s. clrrtro, 7


zi, Uomíni, Mitt Aspetti mitici e cttlturali del raccontct fíabesco nell'antichità 147

ài Lavinia Scolari

il com-
egrziaha come unici compagni alcuni uccellini, una scimmia e un vecchio ippopo-
ìpparte-
tamo. euando il suo padrone la scorge ballare nei pressi del fiume,la trova talmente
aggraziatada decidere di farle confezionare delle babbucce, preziose pantofole tra-
qualche par- punte d'oto losso e losato, con la suola di cuoio. Questo omaggio non fa altro che
r il nome del àlimentare ancor di più la gelosia delle altre serve. E così, giunto il Faraone e in-
I stupisce del detta una grande festa presso la sua corte, le ancelle compagne di Rhodopi la cari-
sura del san- cano di un numero talmente alto di commissioni da impedirle di liberarsi per tempo.
li doveva es- Ma mentre la fanciulla attende al bucato presso il fiume, f ippopotamo la spruzza
r irrilevante. bagnando le sue pantofole e Rhodopi è costretta ad appenderle ad asciugare' Ed
ecco che il cielo si oscura all'improvviso e scende in picchiata un falco che afferra
di nobiltà e una delle sue babbucce e vola via. Qui, il falco sostituisce l'aquila del mito greco.
mente dolo- Non dovremmo stupircene: nella cultura egizianaantica, il falco è il simbolo del dio
,po. La fiaba Horus,la divinità del sole, così come I'aquila è consacrata aZerts ed è un animale
ng Che'ing- solare. L'uccello vola fino ad arrivare dal Faraone Amasi (non Psammetico) e lascia
lla fiaba, ha cadere nel suo grembo la pantofola d'oro rosso e rosa. In cuor suo, il Faraone ca-
spirito della pisce che il falco è in realtà il dio Horus e ne decifra in parte il messaggio. Comincia
;e, assimila- allora a cercare per tutto il Nilo la fanciulla in grado di calzare la pantofola e infine
: culture an- si imbatte in Rhodopi e la invita a indossare la babbuccia. Ma lei possiede anche
Strabone ed 1'altra, e così ha una prova inconfutabile della sua identità'
tanico). Con Trovata la fanciulla predestinata dal dio, Amasi la proclama sua regina' Ma le
tui, come da serve invidiose contestano quelle nozze, perché Rhodopi non è egiziana, bensì
lln commer- greca, una straniera indegna di diventare la moglie del Faraone. A quelle obiezioni'
in possesso Amasi non esita a replicare:
retterà sulle
Lei è la più egiziana di tutte, perché i suoi occhi sono verdi come il Nilo, la sua bel-
lezza è delicata come il papiro, e la sua pelie è rosa come il fiore di lotos'].
olo d. C.. ri-
: successiva
sso. la fiaba
Rfe ri m e nti biblio grafici
d'Egitto.
'i. Qui Rho- BRuNsr- P.,Dictionnaíre cles mythes littéraires,Édition du Rocher, Monaco 1988,2e éd. augmentée
: schiava. In t991.
I'attenzione C,a.ra.rrre, C.. Mito e sîoria nell'antichità Greca,Dedalo, Bari 1996
chiara, e ri-
CHEnuetNr L., Sffix: Ia strega nelkt cultura ronlana. Utet, Torino 2010'
. Queste ul-
Lamo quindi DuuÉzn G., Mito e epopea. I'a teta alleviata, Einaudi, Torino 1982'
rmpagne di FEDELT p., Il romanzo, in Lo Spa1io Letterario di Roma Antica.I, Salerno editore, Roma 1989'
la Rhodopi pp.343-373.
LÉvt-Srneuss C., Mitologica l. Il crudo e il corto,Il Saggiatore, Milano 1966'

57 S. Crtro, The Eg1;ptian Cinderella, Crowell, New York 1989.