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Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Bene protetto dall'UNESCO

Patrimonio dell'umanità

Città tardo barocche del Val di Noto


(Sicilia sud orientale)
(EN) Late Baroque Towns of the Val di
Noto (South-Eastern Sicily)

Tipo architettonico

Criterio C (i) (ii) (iv) (v)

Pericolo no

Riconosciuto dal 2002

Scheda UNESCO (EN) Scheda


(FR) Scheda

Manuale

La città antica[modifica | modifica wikitesto]


Il Teatro romano di Catania

A Catania del periodo greco non rimangono molte tracce, a causa di vari fattori sia naturali
(terremoti e colate laviche che hanno rovinato la città) che antropici, come le ricostruzioni che
spesso hanno ricoperto le precedenti architetture. Inoltre, non sono mai state eseguite grandi
campagne di scavi e studi archeologici se non in casi sporadici della sua storia recente. Tuttavia,
secondo alcuni studiosi, gli zoccoli di alcune costruzioni pubbliche e private tuttora esistenti sono
da attribuire al fiorente periodo della colonizzazione greca.

Gli scavi archeologici all'interno dell'ex Monastero dei Benedettini nel 1978 (quando, cioè, il
complesso è stato acquistato e ristrutturato dal Comune) hanno confermato un'imponente e
stratificata urbanizzazione dell'area fin dall'epoca eneolitica: sono state rinvenute strutture di edifici
del VI e del IV secolo a.C. appartenenti alla fase più antica della colonia calcidese.

Miglior fortuna hanno avuto i monumenti di epoca romana che hanno resistito fino ad oggi
testimoniando l'importanza della città nei tempi antichi, inoltre numerosissimi reperti provengono
dagli scavi occasionali della città (la gran parte di questi – tra cui mosaici, statue e persino il
frammento di una colonna istoriata – sono esposti al Museo civico al Castello Ursino).

L'Anfiteatro romano di Catania

Il Teatro romano (del II secolo), l'Odeon (III secolo), l'Anfiteatro romano (II secolo), le Terme
dell'Indirizzo (in piazza Currò), le Terme della Rotonda, le Terme Achilliane (nei pressi della
cattedrale odierna in Piazza del Duomo), varie altre strutture termali (Terme di Sant'Antonio Abate
nella Piazza omonima, Terme dell'Itria in Piazza Santa Maria dell'Itria, Terme dell'Acropoli in
Piazza Dante Alighieri e nel cortile del Monastero dei Benedettini), i resti di un acquedotto presso
via Grassi e alcuni sepolcri romani (fra cui la Tomba romana del Carmine del II secolo), il Foro
romano (probabilmente dove oggi è il Cortile San Pantaleone), una Domus romana con i mosaici
tardo-repubblicana (tra gli esempi più significativi dell'attività edilizia romana in Sicilia nel corso
del II secolo d.C. sita nell'Emeroteca sotterranea del Dipartimento di Scienze Umanistiche), le
colonne di Piazza Giuseppe Mazzini, quella che sostiene la statua di Sant'Agata in Piazza dei
Martiri, tre assi viari (due si incrociano ortogonalmente al Monastero dei Benedettini dove sono
stati trovati ancora basolati, oggi allo scoperto), una strada che conduceva in antico dal Teatro
all'Anfiteatro corrispondente all'attuale via dei Crociferi, sono i maggiori resti attualmente visibili
della "Catana"/"Catina" romana. Molti di questi monumenti fanno parte dal 2008 del Parco
archeologico greco-romano di Catania (istituito dalla Regione Siciliana)[24] e alcuni di essi come il
Teatro romano, le Terme della Rotonda e altri monumenti minori sono stati restaurati e resi
visitabili. Anche i resti dell'Anfiteatro sono visibili dal 1903-1907 (anni in cui sono durati gli scavi
per riportarli alla luce) dall'ingresso di Piazza Stesicoro e dal cortiletto di vico Anfiteatro, traversa
di via Alessandro Manzoni, che finisce a sua volta proprio in piazza Stesicoro.

Probabilmente anche 'u liotru, il simbolo della città situato attualmente al centro di piazza del
Duomo, è stato scolpito in epoca romana se non prima. È un manufatto in pietra lavica porosa, che
raffigura un elefante. Il nome deriva probabilmente dalla storpiatura del nome di Eliodoro, mago
semi-leggendario accusato di negromanzia e grande avversario del vescovo Leone il Taumaturgo, il
quale lo fece bruciare al rogo. L'elefante è sormontato da un obelisco egittizzante[25] di cronologia
incerta con figure probabilmente legate al culto isideo.

Del periodo tardo-antico rimangono i resti delle sepolture cristiane a nord e ad est del centro storico,
come il Mausoleo circolare di Villa Modica (sito in Viale Regina Margherita), l'Ipogèo quadrato
(sito in via Gaetano Sanfilippo, traversa di via Ipogèo, a sua volta traversa del succitato Viale
Regina Margherita), e come pure numerosi frammenti, lapidi (tra cui l'epigrafe di Iulia Florentina,
esposta al Museo del Louvre), o il cippo Carcaci, esposto sempre nel Museo civico al Castello
Ursino. Sono invece di epoca paleocristiana le cripte di Sant'Euplio, di Santa Maria di Betlemme,
della "Cappella dell'Albergo dei Poveri" (dedicata a "Santa Maria della Mecca", oggi nell'Ospedale
Giuseppe Garibaldi-Centro), e del Santo Spirito, nonché gli ambienti fra il cosiddetto Sacro Carcere
e l'ex Cattedrale di Sant'Agata la Vetere, prima chiesa al mondo dedicata alla Santa, dal 1933 gestita
da un ente morale.

La città medievale[modifica | modifica wikitesto]

Un monumento di età bizantina (VI-IX secolo) è la Cappella Bonajuto (dal nome della famiglia
nobiliare che l'aveva tenuta come sacrario di famiglia nonché come cappella privata): si tratta di una
"trichora" bizantina (cioè un edificio con tre absidi); prima del suo restauro se ne aveva conoscenza
grazie ai disegni di Jean-Pierre Houël.

Del periodo arabo (IX-XI secolo) alcune chiese vengono trasformate in moschee, altre abbandonate,
altre ancora demolite.

Del periodo normanno (XII secolo) si conservano principalmente le strutture come le absidi della
Cattedrale di Sant'Agata, tesa a farla diventare "Ecclesia Munita" ("chiesa fortificata", per via delle
scorrerie dei Saraceni), che poi sarebbero state ristrutturate dopo il terremoto del Val di Noto del
1693. Oggi, vicino alla cattedrale si conservano la Vara, ovvero il Fercolo, il busto-reliquiario e la
cassa-reliquiaria di Sant'Agata, realizzati nel 1376 dall'orafo e scultore senese Giovanni di Bartolo.
Del periodo normanno (XII secolo) è il portale della Chiesa di Sant'Agata al Carcere che era il
portale principale della cattedrale normanna.

Del periodo svevo (XIII secolo) è il famoso Castello Ursino, federiciano (sede del Museo civico,
formato principalmente dalle raccolte Biscari e dei benedettini, dal 1927) e coevo dell'altrettanto
famoso castello di Castel del Monte ad Andria e del siracusano Castello Maniace.

Del periodo Aragonese (XIII-XV secolo) si ricordano, invece, il portale della scomparsa Chiesa di
San Giovanni de' Fleres, demolita alla fine del XIX secolo e di cui oggi rimane solo l'arco, e il
balcone del palazzo Platamone, donato in seguito ai religiosi che lo trasformarono nel Monastero di
San Placido, che quando fu danneggiato dal suddetto terremoto fecero rimanere le testimonianze più
salienti di quando questo edificio fu nobile.
La città rinascimentale[modifica | modifica wikitesto]

(LA) (IT)

«Melior de cinere surgo» «Rinasco dalle mie ceneri più bella»


(Iscrizione sulla Porta Ferdinandea)

P. Mortier, Catane ou Catania - Ville de Sicile, Amsterdam, dopo il 1575

Del periodo tardo aragonese rimangono poche tracce, tra cui la chiesa di Santa Maria di Gesù
situata nella piazza omonima e costruita nel 1498 è forse l'esempio in migliori condizioni. La chiesa
fu ristrutturata nel Settecento, mentre il portale è del Cinquecento e solo la Cappella Paternò
mantiene l'originale struttura gotica.

Nel 1558, fu iniziata la costruzione del Monastero dei Benedettini, a cui sarebbe poi stata affiancata
la Chiesa di San Nicolò l'Arena. Distrutto dalla colata lavica del 1669 e dal terremoto del 1693, nel
1703 se ne avviò la ricostruzione che tuttavia non è stata mai più portata a termine. Di detto edificio
permangono tutt'oggi le antiche cucine, il chiostro occidentale, nonché la traccia dell'antico
archeggiato del corridoio di meridione.

Le cosiddette Mura di Carlo V, che racchiudono il centro storico, furono erette nel XVI secolo, tra il
1550 e il 1555 su un progetto iniziale di Antonio Ferramolino. Il progetto non riuscì ad essere
portato a termine, neanche dopo l'apporto di Tiburzio Spannocchi il quale progettò l'ampliamento
delle fortificazioni verso sud-ovest e verso nord a scapito delle vecchie mura di epoca medioevale
(tra cui l'antica Torre del Vescovo del 1302).

Venne eretta nel 1612, sotto il re di Spagna e di Sicilia Filippo III, la fontana dei Sette Canali. E nel
1621 sorsero la fontana di Sant'Agata e, su consiglio dell'incaricato dal luogotenente del re,
ingegnere Raffaele Lucadello, quella detta «di Gammazita», di cui oggi resta soltanto il «pozzo» nei
pressi dell'attuale via San Calogero[26].

La colata dell'eruzione del 1669 inghiottì parte del sistema difensivo a sud e a sud-ovest della città
che, rimasta sguarnita da questo lato, riedificò in parte sulle lave ancora calde una cortina muraria,
detta popolarmente fortino, su cui ancora si apre la porta d'accesso (Porta del Fortino Vecchio in
via Sacchero, un tempo dedicata al duca di Ligne che qui vi passò nel 1672) e di cui rimangono
ancora sparute tracce. Su tali mura venne ricavata la porta Ferdinandea, ancora oggi erroneamente
detta u futtinu ("il fortino").

Con il terremoto del 1693 e la seguente ricostruzione si volle dare alla città un aspetto più aperto e
libero dai fortilizi (i resti furono infatti inglobati nello sviluppo della città), anche perché ormai non
esisteva più il pericolo delle incursioni piratesche che secoli prima diedero l'impulso alla
fortificazione del Regnum[27].
La città barocca[modifica | modifica wikitesto]

L'eruzione del 1669 che investì la città (affresco di Giacinto Platania, sagrestia della cattedrale)

Catania è stata ampiamente trasformata dalle conseguenze dei terremoti che hanno imperversato su
questa parte della Sicilia. Il suo territorio circostante è stato più volte coperto da colate laviche che
hanno raggiunto il mare. Ma i catanesi caparbiamente l'hanno ricostruita sulle sue stesse macerie.
La leggenda vuole che la città sia stata distrutta sette volte durante la sua storia, ma in realtà tali
eventi disastrosi si possono sicuramente riferire a pochi ma terribili eventi. Anche le distruzioni del
centro urbano in tempi recenti a causa delle colate laviche sono frutto di una storiografia
fantasiosa[28] In epoca storica Catania venne danneggiata dai prodotti piroclastici dell'Etna nel 122
a.C.; le fonti antiche riferiscono di tetti crollati per il peso eccessivo delle ceneri e di raccolti
distrutti[29]. È testimoniata tuttavia anche dal punto di vista archeologico la presenza di colate che
giunsero a colpire parte della città antica[30].

La calamità che avrebbe poi reso Catania la perla del tardo barocco siciliano è senza dubbio il
terremoto che si registrò tra le giornate del 9 e dell'11 gennaio 1693, quando tutto il Val di Noto fu
distrutto da potenti scosse. Nella città etnea si contarono numerose vittime, dovute soprattutto alla
scarsa larghezza delle strade principali, che non permise ai cittadini di potervisi riversare. Durante
la ricostruzione l'idea di risolvere questo problema fu di Giuseppe Lanza, duca di Camastra,
progettando larghe vie principali, quali le centralissime Via Etnea, Via Vittorio Emanuele II (che
all'epoca si chiamava "Corso reale"), Via Plebiscito e Via Giuseppe Garibaldi (all'epoca conosciuta
come via San Filippo). Tutti i monumenti antichi furono inseriti nel tessuto urbano della città
ricostruita grazie a tanti artisti, anche di fama nazionale, tra cui di certo spicca l'opera dell'architetto
Giovanni Battista Vaccarini, che hanno dato alla città una chiara impronta barocca. Tra gli altri che
hanno aiutato la rinascita della città si ricordano Francesco Battaglia, Stefano Ittar, Alonzo di
Benedetto e Girolamo Palazzotto.

Monumenti barocchi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Catania.


Fontana dell'Elefante

La chiesa di San Biagio

Palazzo Gravina Cruyllas

Tra i principali monumenti barocchi si ricordano:

 la Cattedrale di Sant'Agata, in piazza del Duomo, 2;


 la Chiesa di Sant'Agata la Vetere, ex Cattedrale, in piazza Sant'Agata la Vetere, 5; sorge
sulla prima chiesa al mondo dedicata alla santa risalente al 264 d.C.;
 la Chiesa della Badia di Sant'Agata, in via Vittorio Emanuele II, 184;
 la Chiesa di Maria Santissima dell'Elemosina, Basilica Pontificia detta 'La Collegiata', in via
Etnea, 23/A;
 la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace e di San Biagio, in piazza Stesicoro;
 la Chiesa di San Francesco d'Assisi all'Immacolata, in piazza San Francesco d'Assisi, 2;
custodisce le spoglie di Eleonora d'Angiò;
 la Chiesa di San Benedetto, detta "Badia Grande", in via Crociferi, 15;
 la Chiesa di San Domenico, in piazza San Domenico;
 la Chiesa di San Giuliano, in via Crociferi, 36;
 la Chiesa di San Nicolò l'Arena, in piazza Dante Alighieri, con l'annesso Monastero dei
Benedettini al n.c. 32, attuale sede del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università
di Catania;
 la Chiesa di San Placido, in piazza San Placido;
 la Chiesa di Santa Maria dell'Aiuto, in via Consolato della Seta;
 il Palazzo degli Elefanti (sede del Municipio), il Palazzo del Seminario dei Chierici e la
fontana dell'Amenano, in piazza del Duomo, 1-3;
 la Fontana dell'Elefante, in piazza del Duomo;
 il Palazzo Reburdone, in via Vittorio Emanuele II, 1-31;
 il Palazzo Valle, in via Vittorio Emanuele II, 122, sede della Fondazione Puglisi Cosentino;
 il Palazzo Bruca, in via Vittorio Emanuele II, 201;
 il Palazzo Fassari Pace, in via Vittorio Emanuele II, 385;
 il Palazzo Biscari, in via Museo Biscari, 10-16;
 il Palazzo Manganelli, in via Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano, 261;
 il Palazzo Tezzano, in piazza Stesicoro, 30;
 il Palazzo del Toscano, in piazza Stesicoro, 38-39;
 il Palazzo Gravina Cruyllas, in piazza San Francesco d'Assisi, 3;
 la Villa Cerami, in via Crociferi, 66, sede del Dipartimento di Giurisprudenza;
 la Porta Uzeda, fra via Cardinale Dusmet e piazza del Duomo;
 la Porta Ferdinandea, detta oggi Porta Garibaldi, costruita nel 1768 e sita fra piazza Palestro
e piazza Crocifisso Majorana;
 il Museo d'arte contemporanea della Sicilia (MacS), all'interno della "Badia Piccola" del
Monastero delle Benedettine, in via San Francesco d'Assisi, 30.

La città ottocentesca[modifica | modifica wikitesto]

Come monumenti dell'Ottocento sono da segnalare teatri e fontane: per quello che riguarda i primi,
nel 1821 venne costruito il Teatro Pietro Antonio Coppola, primo teatro comunale a Catania, sito
nel quartiere Civita, che fu adibito principalmente alla rappresentazione di opere liriche. Il teatro
venne poi chiuso nel 1887 quando fu inaugurato il teatro Massimo Vincenzo Bellini nel 1890,
seguendo lo stile dell'Opéra national de Paris, in piazza Vincenzo Bellini, nel quartiere Agnonella.

Per quello che riguarda le seconde, a Catania non c'è più traccia di quella che aveva al centro un
obelisco e che i catanesi avevano innalzato nel 1862, in un primo tempo nell'attuale piazza Duca di
Genova, per ricordare la visita compiuta in quell'anno alla città dai tre figli del primo re d'Italia
Vittorio Emanuele II (Umberto, Amedeo e Oddone), poi ricollocata nella zona di piazza Mario
Cutelli, sempre alla Civita.

«A Giuseppe Garibaldi che la notte del 18 agosto 1862 pronunziava da questa casa le
storiche parole «Roma o Morte» il popolo catanese dedicava questa lapide il 2 giugno
MDCCCLXXXIII primo anniversario della morte dell'Eroe, a gloriosa memoria del fatto, ad
aborrimento perpetuo di usurpatori, di sacerdoti, di reggitori codardi.»
(Epigrafe di Mario Rapisardi)

Nel biennio 1863-1865, il Comune provvide a dotare la città di fontanelle, nel quartiere Fortino, in
piazza Crocifisso della Buona Morte (poi "piazza Alfredo Cappellini", dal 1907, e oggi "piazza
Giovanni Falcone"), nel Largo dei Miracoli, nel Largo delle "Chianche Mortizze", nella piazza
Monserrato, in quella della Guardia, nonché nel rione della Consolazione, ormai tutte scomparse.

La città novecentesca[modifica | modifica wikitesto]


Il palazzo delle Poste centrali, progettato dall'architetto Francesco Fichera

Come monumenti del Novecento a Catania sono da segnalare fontane e palazzi: tra le prime, la
Fontana di Proserpina, che risale al 1904 ed è sita in piazza Stazione Centrale (oggi "piazza Papa
Giovanni XXIII"), è stata costruita 'di getto' in pochi mesi, ed è la penultima scultura di Giulio
Moschetti.

Per quello che riguarda i secondi, nel 1922 comincia la costruzione del Palazzo delle poste centrali,
con un progetto risalente a quattro anni prima per opera dell'architetto Francesco Fichera, ultimato
nel 1929 e inaugurato l'anno seguente.

Nel 1933 è stato inaugurato il Palazzo della Borsa, costruito su progetto dell'architetto Vincenzo
Patanè coadiuvato da Giovanni Aiello in uno stile tra il classico e il barocco. Nel 1937 inizia invece
la costruzione del Palazzo di Giustizia, che termina solo nel 1953, e in seguito della fontana de I
Malavoglia in piazza dell'Esposizione, l'attuale piazza Giovanni Verga.

Nello stesso periodo sorge il Palazzo Generali, primo grattacielo della città, che ha 19 piani.

Sotto il sindaco Domenico Magrì, agli inizi degli anni cinquanta, sorgono tre nuove fontane: la
prima è la fontana delle Conchiglie, in piazza Mario Cutelli ed è stata realizzata su disegno di
Domenico Cannizzaro[31]; un'altra, al largo Giovanni Paisiello, è un'opera modernissima di Dino
Caruso, in ceramica e pietra lavica; e infine viene ricollocata la fontana dei Delfini, in piazza
Vincenzo Bellini, opera di Giovanni Battista Vaccarini, proveniente dal chiostro della Badia
Sant'Agata.

Il Piano Regolatore Generale di Luigi Piccinato diede avvio nel 1961 anche ai lavori di costruzione
del complesso della Cittadella Universitaria sulla collina di Santa Sofia, previsto già da un
precedente PRG degli anni trenta, che oggi è uno dei maggiori poli di ricerca dell'Ateneo.

Mercati e mercatini[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Mercati di Catania.

La Pescheria
Uno dei posti più caratteristici della Catania popolare è il mercato del pesce della Pescheria sempre
rutilante di colori, voci e odori. Un altro luogo caratteristico è il Mercato di piazza Carlo Alberto,
meglio conosciuto come Fera 'o Luni, la cui radice etimologica è stata spesso messa in discussione.
L'ipotesi più diffusa è che stia per "Fiera del Lunedì" perché probabilmente il mercato
originariamente doveva essere attivo soltanto per tale data settimanale[32] Nella stessa piazza tutte le
domeniche si teneva un importante mercato delle pulci, ora trasferito nei pressi dell'entrata
principale del porto della città.

Un mercato di "bric-à-brac" è aperto la domenica sotto gli archi della "marina" nei pressi della Villa
Pacini. Altro mercato molto frequentato è quello che si svolge il venerdì in piazza I Viceré nel
quartiere settentrionale Canalicchio. Una risorsa non meno importante riguarda i mercatini rionali di
Catania.

Strade e piazze[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Università

Palazzo del Seminario dei Chierici (novembre 2006)


La via Garibaldi e sullo sfondo la Porta Garibaldi al Fortino

Il "Chiosco della Musica" in stile liberty - Villa Bellini

 La via Etnea è il salotto della città. Attraversa Catania da sud a nord partendo dalla piazza
del Duomo ed arrivando, dopo circa 3 km², al Tondo Gioeni. Il suo andamento ha come
prospettiva la sagoma incombente dell'Etna, tuttavia è leggermente spostata verso est
rispetto al vulcano, pare per proteggere i resti dell'anfiteatro. Essa nasce dalla piazza del
Duomo e dopo circa 100 metri raggiunge la piazza Università. Qui si affacciano il palazzo
dell'Università e il palazzo San Giuliano costruiti entrambi in stile barocco nella prima metà
del XVIII secolo. La piazza è illuminata da quattro candelabri bronzei realizzati dal celebre
scultore Mimì Maria Lazzaro con allegorie di tre antiche leggende catanesi: Colapesce, i
Fratelli Pii, Gammazita. A queste si aggiunse la storia di Uzeta, creata per l'occasione agli
inizi del Novecento. Più avanti si incontra la Basilica Collegiata e quindi l'incrocio con la
via Antonino di San Giuliano, ovvero i Quattro Canti della Città. Più in là sorge la Chiesa di
San Michele Arcangelo ai Minoriti, quindi la piazza Stesicoro, comunemente detta Porta di
Aci ("Potta Jaci" in dialetto). Qui si trovano il monumento a Vincenzo Bellini e i resti
dell'anfiteatro romano situati a circa 10 metri sotto il livello stradale.

La strada incontra quindi la cosiddetta Villa Bellini, che costituisce il principale polmone verde del
centro storico e il cui monumentale ingresso eretto durante il ventennio si affaccia su via Umberto,
grossa arteria che collega il lungomare con la suddetta Villa, e al discusso monumento a Giuseppe
Garibaldi che fa da spartitraffico con la via Caronda al "Largo del Rinazzo". Seguono poi l'incrocio
con il viale Regina Margherita e sul lato sinistro l'Orto botanico di Catania: poco più avanti vi è
piazza Camillo Cavour, il Borgo per i catanesi, in quanto piazza principale del quartiere[33], dove
venne spostata la fontana della dea Cerere, in marmo bianco, da piazza Università, conosciuta dagli
anziani catanesi come 'a Matapallara do' Burgu ("Madre Pallade del Borgo" in italiano).

L'ultimo tratto, caratterizzato da una maggiore pendenza rispetto al resto della via, presenta una
serie di edifici eretti alla fine del XX secolo e taluni edifici moderni, alternati sul lato sinistro dal
ponte dell'Istituto musicale Vincenzo Bellini e dall'Ospizio dei Ciechi. La strada termina infine con
il Tondo Gioeni, laddove un tempo sorgeva l'omonimo ponte abbattuto nell'agosto del 2013,
anticipato dai due edifici dell'Istituto Zooprofilattico, posti ai due lati dell'arteria, che chiude in
curva davanti alla facciata dell'omonimo parco.

 Via dei Crociferi: un raro esempio di unità architettonica, spesso definita la strada più bella
della Catania settecentesca[34]. Essa ha inizio in piazza San Francesco d'Assisi e vi si accede
passando sotto l'arco di San Benedetto che collega la Badia maggiore alla Badia minore
posta ai due lati della strada. La strada, contornata da chiese, monasteri e poche abitazioni
civili, è un raro esempio di barocco siciliano.

Nel breve spazio di circa 200 metri sono presenti ben quattro chiese. La prima è la Chiesa di San
Benedetto collegata al monastero delle Benedettine dall'arco omonimo che sovrasta la via. Ad essa
si accede a mezzo di una scalinata ed è contornata da una cancellata in ferro battuto. Proseguendo si
incontra la Chiesa di San Francesco Borgia alla quale si accede tramite due scaloni. A seguire si
incontra il Collegio dei Gesuiti, dal 1968 al 2009 sede dell'Istituto d'Arte, con all'interno un bel
chiostro con portici su colonne ed arcate. Di fronte al Collegio è ubicata la Chiesa di San Giuliano
considerata uno dei più begli esempi del barocco catanese. L'edificio, attribuito all'architetto
Giovanni Battista Vaccarini, ha un prospetto convesso e delle linee pulite ed eleganti. Proseguendo
ed oltrepassando la via Antonio di San Giuliano, si può ammirare il convento dei Crociferi e quindi
la Chiesa di San Camillo de' Lellis. In fondo alla via è ubicata Villa Cerami, che è sede del
Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Catania.

Società[modifica | modifica wikitesto]


Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Area metropolitana di Catania e Sistema lineare della


Sicilia orientale.

Popolazione storica (migliaia)[35]

Abitanti censiti[36]
La città di Catania è densamente popolata nella sua parte settentrionale, mentre la parte sud
(corrispondente con la VI municipalità) è prevalentemente zona industriale, aeroportuale e
commerciale. È necessario però ricordare che alcuni popolosi quartieri periferici appartengono
ancora, amministrativamente, ai comuni contigui in qualità di frazioni: è il caso di Canalicchio
(Tremestieri Etneo), di Fasano (Gravina di Catania), di Lineri (Misterbianco), ed altri ancora. Dieci
sono i comuni di prima corona che attraverso processi di controurbanizzazione hanno conosciuto di
recente un forte incremento di popolazione a scapito del comune di Catania, che è passato dagli
oltre 400.000 residenti dell'inizio degli anni settanta (vedi grafico) ai circa 320.000 odierni, ovvero
Aci Castello, Aci Catena, Gravina di Catania, Mascalucia, Pedara, Trecastagni, Misterbianco, San
Giovanni la Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant'Agata li Battiati, Tremestieri
Etneo e Valverde.

Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università degli Studi di Catania, progettato dall'architetto


Giacomo Leone

Catania conta dunque circa 320.000 residenti a fronte di un agglomerato urbano estremamente
omogeneo di circa 600.000 abitanti[37] con una densità di 1885,9 abitanti per km².

A delimitare la complessa conurbazione etnea, immediatamente dopo questa “prima corona” di


comuni, troviamo tre grossi centri: Acireale, Paternò e Belpasso, i primi due dei quali hanno
sviluppato attorno a sé dei sub-sistemi urbani, che gravitano attorno ad essi, ed a loro volta attorno
al sistema principale il cui fulcro è Catania. L'insieme dell'agglomerato omogeneo più le tre città
satellite ha una popolazione di 696.869 residenti[38]
27 sono i comuni che formano l'Area metropolitana di Catania, istituita dall'articolo 19 della legge
regionale 6 marzo 1986 nº9, con una popolazione di 765.623[39], e con 805,15 abitanti per km² è la
più densamente popolata della Sicilia.

I movimenti centrifughi di popolazione hanno modificato i rapporti tra il capoluogo ed i comuni


etnei, che sono cresciuti in maniera del tutto spontanea, senza il sostegno di adeguati strumenti
urbanistici, deturpando profondamente il paesaggio e generando un territorio estremamente caotico
e difficilmente gestibile e con gravi problemi di vivibilità. Lo squilibrio funzionale, la distribuzione
“disordinata” della popolazione su un territorio così vasto e disomogeneo, e spesso la carenza di
adeguate vie di comunicazione, provoca anche gravi problemi di vivibilità[40].

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2018[41] la popolazione straniera residente era di 13 977
persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della
popolazione residente erano:

1. Sri Lanka, 2 629.


2. Romania, 2 269.
3. Cina, 1 109.
4. Mauritius, 1 085.
5. Bangladesh, 1 003.
6. Senegal, 784.
7. Marocco, 396.
8. Nigeria, 392.
9. India, 358.
10. Tunisia, 319.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La festa di Sant'Agata agli inizi del Novecento


Processione delle cannalore per la festa di Sant'Agata nel 1915

Secondo la tradizione la presenza della prima comunità cristiana a Catania è attestata sin dal I
secolo con l'invio, da parte di san Pietro in persona, del vescovo Berillo, originario di Antiochia,
che eresse in città la Chiesa del Santo Spirito, e ciò fa di Catania una delle più antiche comunità
cristiane della Sicilia.

La confessione maggioritaria in città è quella cattolica della religione cristiana. Patrona della città è
Sant'Agata martirizzata nel 251 d.C., alla quale viene ogni anno dedicata una grandiosa festa lunga
tre giorni (dal 3 al 5 febbraio). Nei tre giorni la città viene impegnata nelle strutture viarie sulla festa
tra un misto di devozione e di folclore. Compatrono della città è Sant'Euplio, martirizzato nel 304
d.C.

Vi sono varie confessioni cristiane non cattoliche, tra cui quella valdese, la cui presenza a Catania
risale alla metà del XIX secolo con l'insediamento di imprenditori del commercio stranieri di fede
protestante; nel 1899 viene costruito lo storico tempio valdese di Via Naumachia[42]. Vi sono poi
dislocate nei quartieri popolari della città varie chiese Evangeliche (tra cui anche chiese Battiste),
delle Assemblee di Dio in Italia e dei Testimoni di Geova. È presente anche la confessione
ortodossa[43].

A Catania c'erano tre moschee: la prima venne edificata nel 1980 (la prima costruita, in Italia e in
Sicilia, dopo la dominazione araba) in via Castromarino, traversa di via Plebiscito (nel quartiere
Petriera) ed oggi non è più esistente. La seconda è stata inaugurata nel 2012 in via Calì, nel
quartiere Civita, nei pressi del Porto di Catania[44], è la più grande del Sud Italia[45] ed è l'unica
attualmente esistente. La terza; infine; è stata poi trasformata nella Chiesa di San Tommaso Becket.

Sinagoghe a Catania ce ne sono state due: una nel quartiere Giudecca (il quartiere giudaico storico)
e una in via Santa Maria della Catena (toponomastica che in Sicilia indica presenza di ebrei).
Attualmente la comunità ebraica catanese è demandata, come quella di altre città meridionali, a
quella di Napoli.

Lo stesso argomento in dettaglio: Comunità ebraica di Catania.

Santi legati a Catania[modifica | modifica wikitesto]

 Sant'Agata
 Sant'Euplio
 San Berillo di Catania
 San Severo di Catania
 San Serapione di Catania
 San Sabino di Catania
 San Leone II di Catania detto il Taumaturgo
 San Comizio
 Santa Veneria

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]


I fratelli Pii, moneta del 212

Il Castello Ursino

La storia di Catania è arricchita da molte leggende di cui quattro sono state rappresentate nei
rispettivi lampioni di Piazza dell'Università realizzati da Mimì Maria Lazzaro e Domenico Tudisco
agli inizi del Novecento: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita e Uzeta[46].

 Una delle leggende di Colapesce narra che egli era un giovane (Nicola il pesce) che poteva
stare sott'acqua per molto tempo; non appena Federico II ne venne a conoscenza, lo sfidò a
recuperare una coppa d'oro. Colapesce lo fece ed ottenne in premio la coppa. Il re, allora, gli
chiese di vedere cosa c'era sotto la Sicilia. Riemerso, Colapesce informò il re del fatto che la
Sicilia poggiava su tre colonne e che una di esse era consumata dal fuoco. Federico II gli
chiese di portargli il fuoco ma Colapesce, tuffatosi nuovamente in mare, non riemerse mai
più. Secondo la leggenda è ancora in fondo al mare e continua a reggere la colonna che stava
per crollare.
 I fratelli Pii (Anfinomo ed Anapia) cercarono di salvare gli anziani genitori portandoli sulle
proprie spalle durante un'eruzione dell'Etna; mentre stavano per essere travolti il fiume di
lava si divise per volere degli dei e tutti si salvarono.
 Gammazita era una giovane virtuosa; di lei si invaghì un soldato francese, che fu rifiutato;
un giorno Gammazita, recatasi da sola ad un pozzo, venne raggiunta dall'innamorato e, per
non cedere alle sue richieste, si uccise gettandosi dentro la cavità.
 Uzeta è protagonista di una leggenda inventata agli inizi del Novecento: questo ragazzo di
umili origini diventò cavaliere per la sua bravura e riuscì a sconfiggere gli Ursini, giganti
saraceni che avrebbero dato il nome al Castello[47].

Altre leggende occupano invece la memoria dei luoghi di Catania – così alla divinità fluviale Ongia
si dovrebbe il nome del borgo marinaro di Ognina (secondo alcuni studiosi piuttosto dal nome del
fiume che lo bagnava, il Longane, secondo altri dal celebre castello del re Italo a Λογγον, Longon)
– o dell'Etna, dove una tradizione attribuita a Gervasio di Tilbury (che era ospite della corte
normanna) vuole che essa fosse l'ultima dimora di Re Artù[48], e che quest'ultimo abbia donato
Excalibur al re Tancredi[49][50][51]. Legata a questa leggenda il mito del cavallo del vescovo, attribuita
piuttosto ad eventi di epoca sveva[52]. La nascita dell'Etna sarebbe a sua volta legata ad un evento
mitologico: la sconfitta di Tifeo da parte di Zeus che, con un grosso macigno che è oggi la stessa
Etna, lo seppellì e quando il gigante si dovesse muovere sarebbe egli la causa dei terremoti e delle
eruzioni etnee.

Inoltre pure molte leggende, sempre legate alle forze della natura, hanno circondato gli eventi del
sisma del 1693, come la storia di don Arcaloro, e quella del vescovo Francesco Carafa.

Chiesa della Colleggiata

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina catanese.

Fra i piatti tipici di Catania si trovano la pasta alla Norma, le sarde a beccafico, la parmigiana di
melanzane e, fra i dolci, le crispelle di riso e le rame di Napoli.

Vita notturna[modifica | modifica wikitesto]

Catania possiede un'intensa vita notturna, che offre divertimento e intrattenimento. Una delle zone
più rinomate in tal senso è il centro storico, in particolar modo tra piazza Duomo, piazza Università
e piazza Vincenzo Bellini (nota come piazza Teatro Massimo) dove si trova il grosso dei locali
notturni, spesso affollati, soprattutto in estate, quando le strade e le piazze diventano una
"propaggine" delle attività, aprendo ai caffè concerto la città[53].

La tradizione dello spettacolo presso locali, siano essi bar o trattorie, trova origine nella prima
diffusione del fenomeno in Italia, con l'apertura di locali notturni adatti anche a piccole forme di
spettacolo nella città di Napoli verso la fine del XIX secolo. I letterati catanesi, che erano spesso per
lavoro nella città partenopea, portarono la novità anche alla città etnea. Tuttavia dal secondo
dopoguerra il fenomeno conobbe una brusca interruzione. Verso la fine degli anni sessanta e nei
primi anni settanta vi fu un primo segnale di ripresa, sebbene nuovamente interrotta dal decennio
seguente. Altre aree d'attrattiva – sebbene non concentrate come al centro, ma piuttosto distanti tra
loro – si trovano anche presso corso Italia, lungo viale Libertà o in piazza Trento: solitamente
caotiche di giorno, la notte diventano luoghi poco o per niente affollati, ma nonostante questo
anch'esse non sono prive di locali aperti fino a tarda notte.
I chioschi[modifica | modifica wikitesto]

Il chiosco Giammona, uno dei più influenti della città

Un'importante attrazione culinaria di Catania è senza dubbio il chiosco delle bevande, dove
vengono servite bibite dissetanti estive, tipiche della cultura cittadina. I chioschi delle bevande sono
unici nel loro genere: un tempo c'erano i venditori ambulanti di bibite (lo zammù – cioè l'anice –
innanzitutto): man mano, questa attività si è stabilizzata e da strategici luoghi ombrosi dove
appostarsi per vendere rinfreschi ai catanesi soffocati dal caldo, i venditori si sono collocati in
queste particolari architetture quadrate o circolari, dalle cui aperture – simili a finestre – essi
distribuiscono i preparati.

Il fenomeno dei chioschi ebbe inizio nel 1896 con il chiosco Costa, che si trovava in piazza
Stesicoro e che poi venne spostato in piazza Spirito Santo, ed il chiosco Vezzosi in piazza Duomo,
che in séguito venne messo in piazza Vittorio Emanuele III; più recente di qualche anno è quello di
Giammona, che si trovava in piazza Cavour.

Sembra che la tradizione degli sciroppi di frutta mescolati al seltz derivi dall'utilizzo dell'acqua
naturalmente effervescente del lago Naftia, nei pressi di Palagonia (la cosiddetta mofeta dei Palici,
caratterizzata da forti emissioni di anidride carbonica già sfruttate per fini commerciali e il cui nome
richiama chiaramente le proprietà). La bibita più celebre da gustare al chiosco è il seltz al limone e
sale, oppure anche una semplice ricetta molto dissetante come il mandarino al limone, a base
appunto di sciroppo di mandarino e succo di limone spremuto al momento.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La sala Vaccarini all'interno delle biblioteche riunite Civica-Ursino-Recupero


Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Le biblioteche storiche di Catania sono:

 la biblioteca Ventimilliana, aperta al pubblico nel 1755: dal secolo scorso conserva il fondo
del vescovo Salvatore Ventimiglia;
 la biblioteca dell'Accademia Gioenia di Scienze Naturali;
 la biblioteca della sezione catanese della Deputazione di storia patria;
 le biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero;
 la biblioteca Agatina del Seminario Arcivescovile dei Chierici;
 la biblioteca del Palazzo dell'Università;
 la biblioteca Rosario Livatino, sistemata nel 2001 all'interno del Castello della Leucatia.

A queste si sono aggiunte nel tempo diverse altre biblioteche, come la biblioteca comunale
Vincenzo Bellini o le numerose biblioteche scolastiche e universitarie.

Università[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo San Giuliano - Univesità degli studi di Catania

L'Università degli Studi di Catania, fondata nel 1434, è la più antica della Sicilia. È una delle più
grandi del Sud Italia, con 56.015 iscritti divisi in ventidue dipartimenti. Sono presenti anche i
Laboratori nazionali del Sud facenti parte dell'Istituto nazionale di fisica nucleare.

Inoltre, Catania è sede della Scuola superiore, uno dei cinque centri d'eccellenza per universitari in
Italia, dell'Istituto superiore di studi musicali Vincenzo Bellini[54] e anche di un'Accademia di belle
arti[55]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

La città siciliana ospita numerosi musei, di cui sette stabili: il Museo diocesano, quello del Castello
Ursino, l'Antiquarium regionale del Teatro romano, il Museo Emilio Greco, il museo dell'Orto
Botanico, il Museo di Zoologia, il Museo civico belliniano (presso la casa di Vincenzo Bellini) e la
Casa Museo di Giovanni Verga.

Esistono inoltre tre musei privati:

 il Museo Paleontologico dell'Accademia Federiciana (istituito nel 1996 da Fortunato Orazio


Signorello), che accoglie fossili provenienti da ogni parte del mondo, risalenti ad un arco di
tempo compreso tra il Siluriano (435-395 milioni di anni fa) e il Neozoico (2-1,5 milioni di
anni fa);
 il Museo Valenziano Santangelo, che ospita sculture in pietra lavica;
 il Museo Arte Contemporanea Sicilia (MACS), che ospita opere di arte contemporanea di
artisti catanesi, siciliani, italiani e internazionali.

Al Centro fieristico le Ciminiere, area industriale dismessa oggi completamente ristrutturata, si


svolgono manifestazioni e mostre periodiche, organizzate principalmente dalla Provincia di Catania.

All'interno del complesso sono stati creati due nuovi musei:

 il Museo storico dello Sbarco in Sicilia - 1943, dove è stata realizzata una minuziosa
riproduzione di una piazza siciliana prima e dopo un bombardamento; contiene inoltre una
vasta collezione di oggetti e uniformi, armi del tempo e ricostruzioni virtuali dello sbarco.
 Il Museo del cinema contiene molti cimeli e ricostruzioni di scene famose di film, con una
sezione interamente dedicata a Catania come set cinematografico. Dal 2015 è attiva, seppure
in via sperimentale, la Città della scienza, l'unica in Italia dopo l'incendio del 4 marzo 2013
che ha distrutto l'omonima struttura napoletana.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Oggi la maggior parte dei media della città sono gestiti dall'imprenditore Mario Ciancio Sanfilippo,
uno degli uomini d'affari di maggior rilevanza in Sicilia.

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

Catania è sede dei quotidiani regionali La Sicilia, il secondo dell'isola, e Quotidiano di Sicilia. In
passato, è stata la sede della rivista I Siciliani e dei quotidiani Il Corriere di Sicilia e Espresso Sera.

Radio[modifica | modifica wikitesto]

In città sono presenti diverse emittenti radiofoniche: alcune a carattere regionale come Radio
Amore, Radio Telecolor, Radio SIS, e altre a livello locale quali Radio Video 3, Radio Catania,
R.S.C., Studio 90 Italia, Radio Sgrusciu, Antenna Uno, Antenna Trinacria, Radio Onda Blu, Radio
Zammù, Radio Smile e Radio Lab.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Catania è sede di emittenti televisive quali: Antenna Sicilia, Sicilia Channel, Telecolor, Video 3,
Telejonica, Telesicilia color, Ultima TV, D1 Television, D2 Channel e Sestarete.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Teatri di Catania.


Teatro Massimo Vincenzo Bellini

Catania è la città a più alta densità teatrale della Sicilia. Molteplici le compagnie teatrali che vi
operano, sia professionali che amatoriali. Il più importante teatro della città è il Teatro Massimo
Vincenzo Bellini, costruito, seguendo lo stile dell'Opera di Parigi, dagli architetti Andrea Scala e
Carlo Sada alla fine del XIX secolo ed inaugurato nel 1890. Oggi è un teatro lirico di tradizione,
vanta un'orchestra sinfonica ed un coro stabile ed è sede di stagione operistica e concertistica. Da
alcuni anni dispone della sala del Teatro Sangiorgi che viene utilizzata per concerti di musica da
camera e per prove di spettacoli. Molto attivi sono inoltre il Teatro Stabile (che svolge le sue attività
sia nel Teatro Verga che nel Teatro Musco) e il Teatro Metropolitan, nonché il Piccolo Teatro.
Esistono poi il Teatro Ambasciatori e il Teatro Erwin Piscator.