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GIACOMO B.

CONTRI

MOSE’
GESU’
FREUD
E L’ANTISEMITISMO
INTERVENTO

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e-book
2

MOSÈ, GESÙ, FREUD1


E L’ANTISEMITISMO

Sommario

1° I malbattezzati
2° L’ellenizzazione
3° Freud
4° Mosè
5° Gesù
6° Conclusione provvisoria

1° I malbattezzati

Misurando le parole, vorrei proporre qualche cenno a una linea di ricerca - senza presunzione
quanto all’avere ragione - che non mi consta essere frequentata.
Lo spunto di tali cenni mi e ci precede.
E’ quello di Freud allorché affermava (19382) che l’antisemitismo di quegli anni (Nazismo) era
simultaneamente anticristianesimo.
E’ facile immaginare che il suo scritto non abbia raccolto soverchie simpatie, e non solo da parte
ebraica3 ma anche cristiana (diversi anni fa questa coincidenza mi sorprendeva, oggi non più).
Quanto a me, non mi provo a esprimermi sulla spiegazione che Freud ne dava: la conversione
forzata dei Germani pagani. Mi limito a raccogliere la sua idea per mio conto, esponendo appena
qualche primo risultato, come spremitura dai miei lavori degli ultimi anni.4
Perseguo un’altra idea di “battezzati male” o malbattezzati (schlecht getauft, nota 1): sposto il
malbattesimo sulla grecizzazione dei cristiani, ellenizzazione non meno forzata perché senza ricorso
alla violenza fisica.

2° L’ellenizzazione

Fin quasi dagli inizi del cristianesimo i Cristiani prendevano a ellenizzare proprio quando gli
Ebrei avevano cessato di farlo da tempo. In ciò Gesù - il suo pensiero - restava ebreo fino
all’ultimo: la bibbia ellenizzante dei “Settanta” non era certo la sua Bibbia.

1
Scritto per la Rivista: Costruzioni psicoanalitiche, 1/2004, Franco Angeli, Direttore Adriano Voltolin. Il testo presente
è ricorretto in più punti.
2
Riferisco il passo per intero, da L’uomo Mosè e la religione monoteistica (1934-38), Terzo saggio (1938), 1 D, Opere
XI, Boringhieri, di cui sono cotraduttore:
“Non dimentichiamo che tutti questi popoli che oggi eccellono nell’odio contro gli Ebrei sono diventati cristiani solo
in epoca storica tarda, spesso spinti da sanguinosa coercizione. Si potrebbe dire che tutti sono ‘battezzati male’ [schlecht
getauft, ndr] e che sotto una sottile verniciatura di cristianesimo sono rimasti quello che erano i loro antenati, i quali
professavano un barbaro politeismo. Non avendo superato il rancore contro la nuova religione che è stata loro imposta,
l’hanno però spostato sulla fonte donde il cristianesimo è loro pervenuto. Il fatto che i Vangeli narrano una storia che si
svolge tra Ebrei e tratta propriamente solo di Ebrei ha facilitato questo spostamento. Il loro odio per gli Ebrei è in fondo
odio per i cristiani, e non vi è di che meravigliarsi se nella rivoluzione nazionalsocialista tedesca questa intima relazione
tra le due religioni monoteistiche trova così chiara espressione nel trattamento ostile riservato a entrambe.”
3
Il gelo di Martin Buber su Freud (Mosè, 1944) trova eco nella correctness diplomatica di Chaim Potok (Danny
l’eletto, 1967).
4
Giacomo B. Contri, Il pensiero di natura, Sic Edizioni, Milano 1998 (II Edizione), passim, in particolare la nota 40,
pp. 24-25. Ho esposto per la prima volta queste idee nella Giornata di studio Il resto della psicoanalisi svoltasi a Reggio
Emilia il 25 marzo 2000, con contributi di M. Ranchetti, S. Mistura, A. M. Accerboni, G. Carloni, P. F. Galli et Al.
3

Non si può mettere in dubbio che egli non accettava affatto la traduzione dei “Settanta” di quel
celeberrimo passo di Esodo 3,14 in cui l’ebraico viene sforzato fino a far dire da parte del Santo a
Mosè: “Io sono colui che è, o anche: l’essere, o anche: l’essente”, invece che: “Sono chi sono!”,
così terreno e quotidiano.
Con poche pennellate sto cercando di mostrare che la vicenda ebraismo/cristianesimo ha avuto
un senso diverso da quello comunemente ammesso. L’indagine di Freud riguarda tale senso.

Il discostarsi ellenizzante dal pensiero di Gesù ebreo è già vistoso (a condizione di esercitare la
vista) fin dal secondo secolo dell’era cristiana, benché non ancora dichiaratamente filosofico-
metafisico.
E’ in quel momento che si elabora in partibus christianorum la Teoria del doppio amore, eros e
agàpe5 (da parte di Giustino anzitutto), amore basso e alto, umano e divino, profano e sacro,
empirico e “puro”. Facile l’insinuarsi dell’“amore platonico” ossia omosessuale.
Se doppio amore, allora la cosiddetta “Maddalena” sarebbe la p…a dell’amore umano che si è
convertita all’amore divino (cose da sbattezzarsi!)
Una Teoria manifestamente assente nel pensiero di Gesù, anzi inaccettabile da esso. Nel suo
pensiero l’amore è uno, o non è.

Più tardi sarà Freud, implicitamente, a respingere una tale duplicità, criticando l’“amore”
prostituivo anche nella coppia legittima, e l’“amore” da innamoramento. Resta, come mia
conclusione via Lacan, l’amore da trasporto, “transfert”, ossia come un bonifico su cui si regge
almeno l’analisi, e in quanto amore reale e non fittizio. Non cerco di persuadere nessuno, ma solo di
mostrare che allorché tale amore è considerato fittizio, oppure il transfert è ritenuto solo negativo
(alcuni analisti lo sostengono), si perviene alla conclusione suddetta: che l’amore non è. Sempre
meglio, quanto a verità, dei due amori. D’altronde, si separino verità e amore e crolleranno
ambedue (lezione freudiana).
Il nevrotico è invaso da tale Teoria del doppio amore, lo psicotico ne è invasato. Non c’è forse
seduta psicoanalitica che non si scontri con essa, fino al rischio del fallimento dell’analisi ossia
della conferma della psicopatologia (reazione terapeutica negativa).

3° Freud

Quando Freud si è provato a definire il proprio ebraismo, lo ha fatto invocando due fattori: un
potente legame affettivo, e la propria capacità di tenere la posizione contro la “maggioranza
compatta (kompakte Maiorität)”.
Penso di potere introdurre un nuovo fattore, non senza rapporto con il secondo.
Lo enuncio brevemente: al pensiero freudiano ripugna di sdoppiarsi in una metafisica, e più
ancora di appoggiarsi a una metafisica già costituita. Secondo il concetto di una frase che tra breve
troveremo in Maimonide, benché con diverso contenuto, alla Legge freudiana ripugna ogni
metafisica, perché è già metafisica.
La Legge in Freud - e non si sottolineerà mai abbastanza che lo è in quanto legge di corpi, legge
di moto6 di corpi nell’universo dei corpi -, legge in quattro articoli (1. spinta, 2. fonte, 3. oggetto, 4.
meta), è quella da lui lessicalmente designata con la parola “pulsione”.
La parola “metafisica” è quasi introdotta dallo stesso Freud con la parola “metapsicologia”.
Sostengo da tempo che le è equivalente, salvo la volontà freudiana di evitare la parola “metafisica”

5
Anders Nygren, Eros e agàpe, EDB, Bologna 1990.
6
Alla costruzione e illustrazione di questo concetto di legge di moto dei corpi come pensiero e come diritto ho dedicato
il mio: Il pensiero di natura, cit.
4

a scanso di confusioni, e in quanto ogni altra metafisica si propone come istanza superiore di
controllo sul legame (corporale-sociale) della legge.
E’ una legge (di moto) nella natura non della natura (fisica-biologica), “meta” o aldilà rispetto
alla natura, benché ossequiente alle leggi di questa. Essa fa metafisico il sensibile corpo fisico7.
Il “discorso” di Freud - parola che introduco nell’uso lacaniano di legame sociale avente esito in
una produzione - non è ellenizzabile (insisto su questa parola per ragioni di contesto), ossia non
associabile alla filosofia parmenideo-platonica dell’essere, né a quell’ontologia moderna che prende
le mosse dalla metafisica di Francisco Suarez (benché la parola “ontologia”, seicentesca, dovesse
ancora attendere qualche decennio) nella sua deriva occultista-panteista.

L’implicito rifiuto freudiano dello sdoppiamento legge/metafisica vede accrescere il proprio


rilievo nel fatto che non si tratta soltanto di dire che la legge-metafisica detta “pulsione” lo è dei
corpi umani: bensì che i corpi umani sono tali, ossia sono individuabili come “umani”, proprio e
solo per il fatto di essere quelli il cui moto avviene secondo conformità a tale legge. Freud è l’unico
pensatore nei secoli ad avere proposto il concetto di “uomo”, cessando di affidarne l’esistenza a un
atto di fede. La questione non è quella dell’esistenza di “Dio”, come si è sempre creduto: è quella
dell’esistenza dell’uomo. Secondo conformità a tale legge aut secondo difformità da essa, caso della
psicopatologia in generale: la psicopatologia è solo umana.
Non mi pare inutile osservare che, in particolare, la legge freudiana è intrinsecamente non
associabile con la Teoria platonica dell’immortalità dell’anima. “Pulsione di morte” non significa
affatto essere fans della morte, ma si iscrive contro quella Teoria. Che peraltro è blasfema perché
accusa Dio di essere un ricattatore: “O mangi questa minestra…” (antico ricatto).
Freud è colui che ha ritratto in termini stilizzati la critica dello schema binario verticale
dell’uomo come “costruzione a due piani”, che da millenni è uno schema persecutorio -
legge/metafisica, pensiero del moto (o del corpo)/pensiero dell’essere, e poi: eros/agàpe,
innamoramento/amore, basso/alto, istinto/spirito, reale/ideale, empirico/puro -, per mezzo della
distinzione io/superio. Che è stata banalizzata per riduzione a conflitto intrapsichico (battaglia
navale in vasca da bagno). Siamo invece nei “massimi sistemi”.
In tale autentico ma oscuro occulto conflitto, il soggetto resta perplesso, smarrito: non troverei
improprio estendere all’opera di Freud il titolo maimonideo Guida dei perplessi.8

4° Mosé

L’Ebraismo di venti secoli fa aveva già largamente respinto l’ellenizzazione del pensiero
ebraico, e di ciò ritengo rappresentativo l’abbandono della traduzione ellenizzante della Bibbia detta
dei Settanta (rinvio al precedente cenno alla traduzione di Esodo 3, 14).
L’Ebraismo di era cristiana - in misura credo accresciuta rispetto a quello precedente - ha
proceduto nel realizzare l’identità di legge e metafisica, e ciò nella direzione precisamente e
recisamente indicata da Maimonide, che penso di potere condensare nella formula: la nostra
metafisica è la Legge-Torah.
Traggo questa condensazione dalla rapida sintesi della Guida dei perplessi di Maimonide (1190)
data da Amos Funkestein9: “Egli vuole mostrare che, se si sa leggere bene la Bibbia, ci si accorge
che la fede ebraica contiene la vera metafisica [sottolineatura mia] che i profeti e, principalmente,
Mosè hanno saputo cogliere intuitivamente.”

7
E’ l’asserzione del libro dello Studium Cartello, L’aldilà: il corpo, Sic Edizioni, Milano 2000, a cura di Pietro R.
Cavalleri. In prevalenza redige il mio Seminario del 1995-96 con tale titolo.
8
Mosè Maimonide, La guida dei perplessi, UTET, Torino 2003. Traduzione dall’arabo di Mauro Zonta.
9
Amos Funkestein, Maïmonide. Nature, histoire et messianisme, Les Editions du Cerf, Paris 1988. Traduzione
dall’ebraico di Catherine Chatier.
5

Non mi avventuro in alcuna disquisizione sulla natura giuridica della Legge ebraica, e sulla sua
distinzione da altre leggi giuridiche, ma di legge giuridica con giurisdizione, quantunque singolare,
e dunque con un ambito di validità, si tratta.

Quanto al pensiero greco, non si può certo dire che avesse il senso del diritto, salvo l’eccezione
peraltro moderata di Aristotele. Il pensiero greco, moderatismo a parte, è schiavista e utopico.
L’assolutismo dell’essere (“l’essere è”), esasperato nell’ ontologia seicentesca (poi logicamente
panteismo), è antigiuridico per vocazione. Una vocazione senza chiamata, cioè imperativismo e
“puro”. E’ “naturale” che poi sia arrivato Kant a fare il bilancio consuntivo, risolvendo l’ontologico
nell’etico, con schiacciamento del giuridico.
La disputa sul monoteismo non è mai cessata, indipendentemente dall’essere credenti e dal
significato di “credente”. Oggi ho l’occasione di chiedere se il significato della radice “mono” di
“monoteismo” non sia giuridico anziché teologico, ossia l’identità-unicità e non dualità di legge e
metafisica. O anche: se “monoteismo” non significhi che su “Dio” non possono darsi due discorsi
ma uno solo (ossia no alla distinzione “classica” tra teologia e rivelazione, e altre coppie di termini).

Ritengo che l’in-distinzione legge/metafisica abbia costituito il nocciolo della distinzione storica
degli Ebrei come popolo - in quanto è una legge giuridica ciò che distingue un popolo - fino alla
storica tentazione persecutoria di contra-distinguerli come distinti-contro.
In ciò l’ebraismo si distingueva da un cristianesimo sempre più colonizzato da una metafisica
super-legale e pre-legale ossia pre-supposta: e rammento ancora Freud che definisce la psicoanalisi
“scienza senza presupposti, voraussetzungslose Wissenschaft”.
Il diritto non produce né comporta il concetto di “razza”, ideologicamente biologico. E un
“popolo” - parola antica e almeno ottocentescamente equivoca - è la comunità di persone
individuata e unificata da un diritto, che la ha come suo ambito di validità. Non necessariamente
come ambito di validità geografico, come è il caso della comunità statuale.

Il Nazismo è stato antigiuridico. Non per questo ha abolito il diritto (ci sono studi apologetici su
questo punto), ma lo ha sottomesso a un’etica “meta”, schiacciandolo. Lo possiamo definire per
sarcasmo logico una “metafisica dei costumi” (brrr!). Ed è nell’etica, non nel diritto, che ha potuto
produrre la distinzione tra razza superiore e inferiore, come una delle conseguenze estreme - pochi
le traggono ma alcuni, ahimè e ahinoi, sì: e il Nazismo fu - della coppia separata metafisica/legge.
Né è da trascurare che nell’occultismo, anch’esso antigiuridico, la biologia si coniuga volentieri
con l’essenza. E con l’etica.
L’avversione freudiana per l’occultismo è dichiarata. Esso attraversa crescentemente l’era
moderna, in una strana simultaneità con il crescere della scienza, che non dispone di mezzi per
individuarlo e criticarlo (diciamo: laser e Jedi).

5° Gesù

Ora diventerò ancora più succinto che sopra, anzi peggio, telegrafico, ponendo puramente e
semplicemente che il pensiero di Cristo è costruito per principio, o costituito (come Costituzione),
secondo l’identità di legge e metafisica. Ossia la medesima struttura logica della frase di
Maimonide. Ciò ne fa intellettualmente, o logicamente, o razionalmente, e non solo geneticamente,
un Ebreo, avendo anche posto come legge il medesimo Libro.
6

Per rincarare: il pensiero di Cristo - logico non teoretico, pensiero non teoria, giuridico non etico
- è, non ateo, ma ateologico (nessuna teo-onto-metafisica), pur essendo completo, non bisognoso di
razionalizzazione aldilà della sua immanente razionalità.10
E anche: non comporta (ancora logicamente) la distinzione tra fede e ragione - distinzione non
ebraica - che imperversa da un millennio.

Certo non sto compromettendo Maimonide con Cristo (per il quale il primo non ha simpatia). Né
sto compiendo chissà che risibile operazione “ecumenica” tra ebraismo, cristianesimo e
psicoanalisi, meno ancora tra le “religioni monoteistiche”.
Infatti non è possibile minimizzare il conflitto radicale, anzi rivoluzionario, o anche
costituzionale, prodottosi tra il Sinedrio - a un tempo Assemblea legislativa e Corte suprema - e la
proposta di Cristo. Questa era propriamente rivoluzionaria nel senso giuridico moderno di
mutamento della Costituzione: egli voleva che, identica restando la Legge, ne venisse reso
preliminarmente illimitato l’ambito di validità (detto in termini moderni). O anche, ha proposto che
il precedente legame sociale si dissolvesse per ricostituirsi in un altro. Ce n’era abbastanza per
un’imputazione - ancora con termini moderni - di alto tradimento. Come volergliene a chi, con
questa premessa, ha logicamente concluso (logica giuridica) per l’esecuzione capitale? (in modo del
tutto indipendente dal credere o meno nella sua divinità). In tempi maoisti avremmo parlato di
“contraddizioni in seno al popolo”.

Sulla morte di Cristo noi cristiani abbiamo fatto troppe storie patologiche, anziché logiche e
giuridiche. E tale morte penosa ha già funzionato troppo a lungo come test proiettivo di tendenze
sadomasochiste: si veda tra i tanti casi quello dell’iconografia del supplizio di San Sebastiano, un
sadomasochismo con frequente variante gay. Tra i pochi che se ne sono salvati c’è Michelangelo,
nel Giudizio della Sistina, con il suo inedito Sebastiano: un serio professionista della guerra che
prepara le armi, le medesime che lo hanno trafitto. Dobbiamo facilmente osservare che diciannove
secoli di dottrine morali cristiane non hanno saputo distinguere la fattispecie “perversione”.

L’Ebraismo immediatamente successivo ha poi proceduto nel mai più luogo a procedere quanto
a presa in considerazione della proposta. L’esecuzione di Cristo è stata una tantum. Le storiche
conversioni forzate di Ebrei non erano rinnovo della proposta - una proposta che avrebbe
comportato l’eventuale rinnovo del conflitto, ma senza antisemitismo né forzatura -, bensì
imposizione di un ordine del mondo: un po’ anzi tanto… barocco, Teatro del mondo, Teoria.
L’antisemitismo di era cristiana non aveva alcun rapporto con la volontà di chi l’aveva voluto
morto.

Il Cristianesimo invece ha proceduto secondo la proposta, sì, ma riducendo quando non


combattendo, in un perenne compromesso, l’identità nel pensiero di Cristo di legge e metafisica,
ossia ciò in cui Cristo era ebreo.
Ma ciò equivaleva a una spina antisemita co-incidentemente rivolta sia all’Ebraismo sia a Cristo.
La storia del Cristianesimo è anche la storia della “zizzania”, o del cristicidio permanente come
uccisione del pensiero di Cristo, e di ogni pensiero libero da Teoria.
Definisco “Teoria” ogni metafisica distinta dal pensiero, individuale come tale: è di questo che
da anni chiamo Freud “amico”.

10
Io sono cultore del pensiero di Cristo. Cui dedico da anni un Sito Web intitolato “Il pensiero di Cristo”, oggi in
riallestimento. E’ un pensiero che esploro come pensiero a pieno titolo, come giuridico, immediatamente metafisico,
non etico. L’intenzione è quella di proseguire la ricerca iniziata da Freud con L’uomo Mosè e la religione monoteistica.
Vi osservo che Cristo ha Ragione. Ma anche Kant ha Ragione, certo non la medesima (malgrado il mediocre
tentativo di Hegel di iscrivere la prima nella seconda). Solo a una Ragione si può dare torto o ragione. A un folle non si
può dare ragione o torto (o almeno sembra).
7

La tendenza-tentazione cristiana al cristicidio precede, benché di poco, la morte di Cristo. Un po’


tutti sanno dell’ultimo pasto comune, noto come “Ultima cena”, di un gruppetto di braccati. In essa
si è generata una situazione che se non fosse stata drammatica sarebbe stata comica. Infatti quando
Gesù dice “Uno di voi mi tradirà”, tutti gli chiedono: “Stai parlando di me?” Lo volevano morto
tutti, anche i fedelissimi, quantunque nell’imbarazzo (uso questa parola con intenzione). Il caso di
Giuda cade sotto una nuova luce.
E’ da qui che è nata in Cristo l’iniziativa dell’Eucaristia: “Mi volete morto!, allora mi mangiate!,
vi servirà”. Ecco l’introduzione del cannibalismo da pasto totemico, già da parte di Gesù ben prima
della descrizione datane da Freud, che si è avvalso di termini descrittivi introdotti diciassette secoli
dopo. Un certo Padre Wilhelm Schmidt nella Vienna dei tardi anni ’20 del ‘900 si è scagliato contro
Freud - sull’Osservatore Romano - per avere semplicemente osato descrivere con parole moderne
ciò che Gesù aveva fatto motu proprio in quell’occasione.
“Mangiatemi!” contrasta la rimozione del pensiero, agito o no, di omicidio. Ossia mi sto ancora
servendo dei termini di Freud nel suo Mosè. Con una novità: in questo nulla contrastava la
rimozione.
L’antisemitismo di era cristiana mi sembra avere la funzione di celare l’anticristianesimo già
protocristiano.

Ciò che viene negato, di Cristo, è l’essere pensante, o pensatore in senso moderno, un
intellettuale insomma: un pensiero che non ha bisogno di sdoppiarsi come Teoria. Uno
sdoppiamento già greco, ma modernamente kantiano.
A Kant la Ragione serve per orientarsi - legislativamente sì, giuridicamente no - nel pensiero,
prima che nella natura. Del pensiero Kant non è amico: Freud sì, anche quando lo riconosce come
patologico. Questo riconoscimento del pensiero in quanto attivo anche nella psicopatologia si
chiama “psicoanalisi”.

E’ comprensibile come mezzo di compromesso la promozione cristiana, almeno fino a ieri, del
pensiero di Aristotele via Tommaso d’Aquino (che oggi anche nella Chiesa cattolica nessuno sta più
a sentire). Tale promozione mi sembra afferrabile come uno dei mezzi del compromesso tra
cristianesimo e cristicidio: se proprio bisognava ammettere una ratio distinta dalla legge posta
(positiva), perlomeno che fosse quella del moderatismo aristotelico che poneva un limite alla
scandalosa prepotenza mutacica dell’idea di essere-che-è-e-basta, as-soluto, ir-relato, senza alcun
passaggio nel proprio seno (almeno quello tra “potenza e atto”, ossia non ancora un gran che).
Scandalo prepotente e truffaldino nel senso di scandalo Parmalat.

Ho già osservato che la ricusazione ebraica della Bibbia ellenizzante dei “Settanta” - così bene
connotata dalla traduzione di Esodo “Io sono l’essere” - non poteva che essere anche di Cristo. Che
non a caso connotava il Padre con il lavoro: niente di meno greco, perché per il Greco il lavoro è
schiavo (poi, nella modernità, Hegel).
Tanti secoli dopo, Freud riconoscerà il lavoro (Arbeit, Bearbeitung, Ausarbeitung, Aufarbeitung,
Verarbeitung, Durcharbeiten) a ogni livello del soggetto o pensiero (anche patologico).

6° Conclusione provvisoria

L’Ordine della Teoria, dell’Idea presupposta, della Metafisica separata - Freud: Voraussetzung o
presupposto, Ideale dell’io, Superio; Lacan: Discorso del Padrone come comando, Simbolico come
comando, Significante come comando, Oggetto a come comando o “causa” del desiderio malandato
- perseguita l’Ordine del diritto cioè della competenza individuale.11

11
Il mio ultimo libro è intitolato: L’Ordine giuridico del linguaggio. Il primo diritto con Freud, o la vita psichica come
vita giuridica, Sic Edizioni, Milano 2003.
8

All’Ordine della metafisica separata o Teoria (non quella scientifica) si tributa più obbedienza
che quella militare. Essa si oppone all’obbedienza alla partnership come rapporto di dipendenza
(Abhängigkeit) bilaterale in ordine al profitto condiviso, il freudiano Lustgewinn. La parola “amore”
o significa partnership, o non significa.
L’Ordine(-disordine) della Teoria(-patologia) ha radici greche e sviluppo cristiano. In altra sede
ho sostenuto che lo sviluppo cristiano della Teoria è la “zizzania” di evangelica memoria, da
giudicare ma non strappare. Ma de hoc satis.

Poiché questa mia nota non è né commento né predica, torno sul punto di partenza, Freud. Che,
con il suo mono-lògo legge-metafisica si è posto come test sia per gli Ebrei che per i Cristiani: ciò
perché la sua legge (di moto dei corpi) non si trova sufficientemente rappresentata (Repräsentanz)
né difesa né sostenuta presso gli uni e gli altri. Ciò lo ha reso, non inviso ma imbarazzante. Meglio
così, poiché segnala una soluzione che si fa attendere. Voglia “Dio” che la parola salvezza diventi
sinonimo di soluzione.
In fondo Freud è stato una sorta di Melchisedek che, anziché venire prima di tutti, è venuto dopo
tutti, concependo il laico postmoderno. E che non ha mai prestato l’orecchio a un solo argomento
della metafisica separata e sovrapposta.
C’è un’eccellente battuta di J. Lacan: “Cari amici, un giorno dovremo dimostrare l’esistenza di
Freud ! (Mes bons amis, un jour il nous faudra démontrer l’existence de Freud”).

La “psicologia” freudiana è la sovranità mite della competenza giuridica-psicologica individuale


senza Psicologia sovra-posta, che è l’Ordine della servitù inventato dal Novecento. In fondo la
Psicologia novecentesca è Metafisica decaduta ma ancora in commercio.
Grazie a Freud possiamo concepire la salus psichica come l’identità di legge e metafisica, ossia
la cessazione del regime di alienazione della competenza individuale a un’istanza superiore (epi-
stéme).
La psicologia freudiana è sovranità giuridica, non perché comanda ma perché come io
nell’universo non ha super-io. Tanto meno lo avrebbe se esistesse “Dio”, di cui la metafisica
separata vorrebbe essere il super(D)io.
Sarebbe qui da correlare il super-io con l’invidia, il nemico dell’universo: l’unico impedimento
alla sovranità in quanto individuale.
Tolto il superio, o la metafisica distinta dalla legge, se esistesse “Dio” Freud ne sarebbe amico.
Proprio come lo è del pensiero libero dalla sovraordinazione della Teoria, per il fatto di auspicare la
liberazione dell’io (guarigione) dalla patologia: che è una servitù assai meno mitica di quella
egiziana.
E dopo tutto la patologia è più feroce e persecutoria di quei prodi Egiziani di cui si può dire tutto
ma non che fossero razzisti, intolleranti, antisemiti, anti-qualcuno.
Ne uccide più la psicopatologia che la spada.12

Giacomo B. Contri

Febbraio 2004

© Studium Cartello – 2007


Vietata la riproduzione anche parziale del presente testo con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine
senza previa autorizzazione del proprietario del Copyright

12
Non a caso il titolo del Corso annuale 2003-2004 dello Studium Cartello è: Il Mondo come psicopatologia (Sito:
www.studiumcartello.it).