Nutrizione Del Cane
Nutrizione Del Cane
Enciclopedia della
Nutrizione
clinica del c a n e
This book is reproduced in the IVIS website with the permission of Royal Canin. IVIS thanks Royal Canin for their support.
Carolien
RUTGERS
DVM, MS, Dipl
ACVIM, Dipl
ECVIM-CA, DSAM,
MRCVS
Fegato
La nutrizione dei cani
Vincent
BIOURGE
DVM, PhD, Dipl
con epatopatia
ACVN, Dipl ECVCN
141
La nutrizione dei cani
con epatopatia
Fegato
Carolien RUTGERS
DVM, MS, Dipl ACVIM, Dipl ECVIM-CA, DSAM, MRCVS
La dottoressa Rutgers si è laureata (con lode) presso l’Università statale di Utrecht ottenendo il DVM nel 1985 e poi ha portato a
termine un periodo di internato presso la University of Pennsylvania ed uno di residenza ed un Master degree presso la Ohio State
University. Ha esercitato sia la professione generica che quella sui piccoli animali presso una struttura specialistica. Nel 1985 è entrata a
far parte della University of Liverpool come Lecturer in Small Animal Medicine ed è passata al Royal Veterinary College nel 1990,quando
è diventata Senior Lecturer. Ha pubblicato più di 100 lavori scientifici e capitoli di libri, ed ha svolto una diffusa attività didattica sia
nel Regno Unito che a livello internazionale. Il suo principale interesse nel campo della ricerca è la gastroenterologia. È Diplomate of
the American College of Veterinary Internal Medicine (ACVIM), Founding Diplomate of the European College of Veterinary Internal
Medicine - Companion Animals (ECVIM-CA), ed RCVS Diplomate in Small Animal Medicine (DSAM). È stata Board member
dell’ECVIM-CA e e membro dell’RCVS Small Animal Medicine and Surgery Board,nonché esaminatrice di Diploma per entrambi.
Vincent BIOURGE
DVM, PhD, Dipl ACVN, Dipl ECVCN
Vincent Biourge si è laureato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Liegi (Belgio) nel 1985. È rimasto come assistente
presso il dipartimento di nutrizione per altri due anni prima di passare al Veterinary Hospital della University of Pennsylvania (Philadelphia,
USA) ed al Veterinary Medical Teaching Hospital della University of California (Davis, USA) come PhD/resident in Clinical nutrition.
Nel 1993, ha ottenuto il PhD in Nutrition presso la University of California ed è diventato Diplomate of the American College of Veterinary
Nutrition (ACVN). Nel 1994 è entrato a far parte del Research Center of Royal Canin di Aimargues (France) come direttore della
comunicazione scientifica e nutrizionista. Dal 1999, ha l’incarico di direzione del programma di ricerca nutrizionale della Royal Canin.
Il Dr. Biourge ha pubblicato più di 30 lavori e presenta regolarmente relazioni scientifiche e comunicazioni brevi in occasione di convegni
internazionali di medicina e nutrizione veterinaria. È anche Diplomate of the European College of Veterinary Comparative Nutrition (ECVN).
142
1 - Diagnosi delle epatopatie
Il fegato è essenziale per la digestione, l’assorbimento, il metabolismo e lo stoccaggio della maggior parte
dei principi nutritivi (Tabella 1). La malnutrizione è quindi un’evenienza comune nelle epatopatie e
la mancanza di principi nutritivi può anche aggravarla (Center, 1999b; Laflamme, 1999). Il supporto
nutrizionale è il caposaldo del trattamento dei cani con affezioni epatiche. È quindi indispensabile man-
tenere lo status nutrizionale.
Fegato
Nell’epatopatia cronica occorre prendere in considerazione in particolare il supporto delle limitate
capacità metaboliche residue del fegato, per minimizzare le complicazioni e prevenire la progressione
della malattia, ad es. limitando le reazioni ossidative. L’intervento nutrizionale precoce nel trattamento
della malnutrizione, dell’ascite e dell’encefalopatia epatica (HE) è particolarmente importante e può
ridurre morbilità e mortalità.
Anoressia
Perdita di peso
Manifestazioni Letargia
1 - Diagnosi delle epatopatie iniziali Vomito
Diarrea
Anamnesi e segni clinici Polidipsia/poliuria
I riscontri anamnestici nei cani con epatopatia sono spesso vaghi ed aspecifici e risultano raramente Ittero
Ascite
evidenti fino a che l’affezione epatica non ha raggiunto uno stadio avanzato. L’insorgenza dei segni clinici Encefalopatia epatica
può essere acuta, anche se si tratta del risultato finale di un’epatopatia che è progredita per molte set- Insufficienza
Coagulopatia
epatica grave
timane o mesi. (sanguinamento eccessivo in
I riscontri all’esame clinico sono spesso variabili ed aspecifici. Ittero, anomalie di dimensioni dell’ seguito a prelievi di sangue
o biopsie epatiche, melena)
organo ed ascite sono i reperti maggiormente indicativi di un’epatopatia, ma si possono osservare anche
in altre malattie non correlate al fegato. L’unico segno specifico dell’affezione epatica è rappresentato Ostruzione del dotto
Feci acoliche (pallide)*
dalla produzione di feci acoliche (grigie), che si può osservare nell’ostruzione completa del dotto biliare biliare principale
extraepatico (Tabella 2).
* Riscontro specifico dell’epatopatia,
ma che si osserva raramente
143
1 - Diagnosi delle epatopatie
Diagnosi differenziale
> Ittero
L’ittero non è un segno comune di epatopatia ed indica una malattia grave. Tuttavia, può anche essere
dovuto ad emolisi o a cause post-epatiche (come una compressione del dotto biliare comune, che si
osserva comunemente in caso di pancreatite acuta, oppure un’ostruzione da neoplasia o colelitiasi)
(Leveille-Webster, 2000).
© C. Rutgers
Biopsia epatica di un Bedlington Nel cane, la maggior parte delle epatopatie croniche esita in una riduzione delle dimensioni epatiche
Terrier con epatite cronica, ed anche le affezioni acute possono causare scarse modificazioni dimensionali. L’epatomegalia è poco
che mostra un esteso accumulo comune, ma si può osservare in caso di neoplasia epatica e congestione ed in presenza di un coinvol-
di rame (colorazione con rodanina;
gimento secondario nelle malattie metaboliche (ad es., iperadrenocorticismo).
i granuli di rame appaiono neri).
> Ascite
L’ascite è un riscontro comune nei cani con gravi epatopatie croniche ed è causata principalmente da
un’ipertensione portale. È costituita da un trasudato modificato, come si osserva anche nell’insufficienza
cardiaca congestizia e nella neoplasia. Va distinta dal trasudato, che si può avere nella nefropatia e nell’
enteropatia proteinodisperdente, e dagli essudati, come quelli che si osservano in caso di peritonite,
emorragia e rottura del tratto biliare o urinario.
© C. Rutgers
Esami di laboratorio
Ittero in un Dobermann Le valutazioni di laboratorio sono essenziali per identificare le affezioni epatiche, valutarne la gravità
con epatite cronica avanzata. e monitorarne la progressione. Tuttavia, questi esami non permettono di identificare specifiche malattie
e possono essere influenzati da affezioni non epatiche. I test di base (esame emocromocitometrico, profilo
biochimico ed analisi dell’urina) sono utili durante lo screening iniziale per rilevare la presenza di segni
di epatopatia nonché di altre anomalie (Figura 1).
L’analisi degli acidi biliari sierici è un indicatore specifico e sen-
sibile della funzione del fegato, utile per la diagnosi delle epa-
FIGURA 1 - DIAGNOSI DI EPATOPATIA topatie subcliniche e degli shunt portosistemici. La misurazione
dei livelli sierici di ammoniaca a digiuno può dimostrare la pre-
senza di un’encefalopatia epatica. Negli animali con tendenza
Esame emo- al sanguinamento e prima di effettuare il prelievo di biopsie
Anamnesi cromocitometrico
ed esame completo (alla cieca o sotto guida ecografica o chirurgica) o eseguire una
clinico Profilo biochimico portografia mesenterica, se si sospetta uno shunt portosistemico
Analisi dell’urina
sono indicati i test della coagulazione.
Fegato
infiammazione conseguente ad un danno epatico causato da qualsiasi agente (Center, 1999b). L’epatite
autoimmune primaria, che è una malattia importante nell’uomo, non è però ancora stata definitivamente
dimostrata nel cane.
© C. Rutgers
epatociti (Cullen, 2001). Generalmente, la vacuolizzazione è una risposta aspecifica al danno epatico,
che nel cane riconosce come causa principale un eccesso di glucocorticoidi (sia endogeni che esogeni).
Da un punto di vista clinico sono più importanti le epatopatie correlate alle anomalie vascolari, come Epatopatia da steroidi.
gli shunt portosistemici congeniti e l’ipoplasia portale (ad es., displasia microvascolare ed epatopatia
fibrosante giovanile). La neoplasia, comunemente secondaria, è meno frequente.
145
2 - Epidemiologia
TABELLA 4 - PREDISPOSIZIONE
Predisposizione e fattori di rischio
DI RAZZA NELLE EPATOPATIE > Epatite cronica
Epatopatia da rame La causa dell’epatite cronica nel cane di solito è sconosciuta. Tuttavia, alcune razze hanno
Bedlington Terrier* maggiori probabilità di altre di essere colpite da questa condizione (Tabella 4). Una predi-
West Highland White Terrier sposizione familiare è stata descritta in Bedlington Terrier, West Highland White Terrier,
Sky Terrier Sky Terrier, Dobermann, Cocker Spaniel e Labrador Retriever (Johnson, 2000). L’aumento
Dalmata
Dobermann
dell’incidenza dell’epatite cronica in certe razze suggerisce una possibile base genetica.
Epatite cronica
Cocker Spaniel
accumulo di rame del Bedlington (Johnson et al, 1980). In questa razza, la malattia è tra-
Dobermann smessa da un carattere autosomico recessivo.
Labrador Retriever Il rame si accumula nel fegato a causa di un difetto metabolico ereditario della sua escre-
Barbone Standard zione biliare; l’aumento del contenuto del metallo nell’organo causa quindi un danno epa-
tocellulare, un’epatite cronica ed una cirrosi (Twedt et al, 1979). Il difetto genetico è stato
Shunt portosistemici congeniti inizialmente dimostrato attraverso un marcatore microsatellite DNA (Yusbasiyan-Gurkan
Irish Wolfhound* et al, 1997; Holmes et al, 1998; Rothuizen et al, 1999), ma recentemente è stato identificato
Cairn Terrier*
il locus del gene abnorme della tossicosi da rame (van De Sluijs et al, 2002). Per la diagnosi
Yorkshire Terrier*
Maltese Terrier sono ancora essenziali la biopsia e la determinazione dei livelli di questo elemento nel fegato,
anche se oggi è disponibile un test con marcatore microsatellite DNA per individuare sia
* Ereditarietà dimostrata i Bedlington Terrier colpiti che i portatori. Questo test non è accurato al 100% (a causa
della ricombinazione), ma offre una procedura semplice che può essere utilizzata dagli alle-
vatori per ridurre l’incidenza di questa malattia.
Talvolta è difficile stabilire se l’accumulo di rame negli epatociti sia una causa dell’epatopatia
oppure una conseguenza della riduzione dell’escrezione biliare del metallo (Rolfe & Twedt,
1995; Thornburg, 2000). L’accumulo di rame in associazione con l’epatopatia è stato dimo-
strato in Dobermann, Dalmata, West Highland White Terrier e Sky Terrier (Rolfe & Twedt,
1995). Le modalità di trasmissione ereditaria in queste razze sono ancora sconosciute (Rolfe
& Twedt, 1995; Webb et al, 2002). L’epatite cronica del Cocker Spaniel è spesso associata
ad accumulo di rame (Johnson, 2000). L’epatopatia da accumulo di rame che è stata descritta
nei giovani Dalmata può presentare alcune analogie con la malattia del Bedlington Terrier,
ma sono necessarie ulteriori indagini (Webb et al, 2002).
© D. Elliott
L’ipoplasia della vena porta (displasia microvascolare) si verifica più comunemente nei cani delle razze
di piccola taglia (Van den Ingh et al, 1995). Yorkshire e Cairn Terrier sono predisposti agli shunt porto-
sistemici congeniti nonché alla displasia microvascolare.
> Farmaci
Certi agenti terapeutici possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di un’epatopatia
acuta o cronica. L’epatite cronica è stata più comunemente associata agli anticonvulsivanti (primidone,
fenobarbital, fenitoina) ed alla dietilcarbamazina ossibendazolo. Un danno tossico acuto è stato descritto
in soggetti trattati con parecchi farmaci, quali carprofen, mebendazolo e sulfamidici potenziati (trime-
thoprim-sulfadiazina) (Hooser, 2000; Trepanier et al, 2003). Inoltre, l’eccesso di glucocorticosteroidi,
sia esogeni che endogeni come nell’iperadrenocorticismo, è frequentemente causa di una tipica epato-
patia vacuolare (epatopatia da steroidi).
146
3 - Fisiopatologia
3 - Fisiopatologia
La disfunzione epatocellulare può causare molteplici disturbi metabolici, che vengono complicati
dalla malnutrizione.
La disfunzione epatocellulare è associata a numerosi disturbi metabolici che alterano l’utilizzazione dei
principi nutritivi (Tabella 5). Le modificazioni del metabolismo delle proteine, dei carboidrati e dei
grassi riflettono l’influenza dei mediatori neuroendocrini e sono particolarmente pronunciate nello stato
di digiuno. Le concentrazioni sieriche di glucagone ed insulina vengono aumentate a causa della ridotta
degradazione epatica, con un predominio degli effetti dell’iperglucagonemia. Ciò provoca una più rapida
Fegato
deplezione delle riserve di glicogeno epatico, che esita nel catabolismo proteico prematuro per fornire
aminoacidi alla gluconeogenesi. In molti casi, l’ipoglicemia da digiuno viene impedita da un calo com-
pensatorio dell’ossidazione periferica del glucosio e da un aumento della gluconeogenesi. Si ha anche
un aumento della lipolisi periferica, che genera acidi grassi per la produzione di energia (Marks et al,
1994). Il protrarsi di un’inadeguata assunzione di cibo nei cani con epatopatia cronica esita quindi nella
progressiva perdita di grasso e muscolo, il che contribuisce alla malnutrizione che si riscontra comu-
nemente nelle affezioni epatiche (Figura 2).
Minerali ed oligoelementi
Aumento del contenuto epatico di rame Danno ossidativo, epatite
(epatotossicosi da rame) Diminuzione dei livelli di zinco
Diminuzione della protezione antiossidante
Detossificazione ed escrezione
Diminuzione dell’escrezione di bilirubina Ittero
Diminuzione della detossificazione HE*
(farmaci, ammoniaca)
147
3 - Fisiopatologia
Metabolismo di carboidrati,
grassi e proteine
Fegato
Lipidi – Il fegato svolge una funzione importante nella sintesi, nell’ossidazione e nel tra-
sporto dei lipidi. L’epatopatia determina un incremento della lipolisi periferica per generare
acidi grassi al fine di produrre energia, esitando in deplezione lipidica, mentre il tasso di
ossidazione degli acidi grassi epatici aumenta (Bauer, 1996).
Aspetto microscopico delle riserve
di glicogeno epatico(PSA X 40).
Attraverso la sintesi degli acidi biliari e la secrezione di bile, il fegato svolge un ruolo impor-
tante nella digestione e nell’assorbimento dei lipidi e delle vitamine liposolubili (A, D, E
e K). Ciò nonostante, il malassorbimento dei grassi non costituisce un’evenienza comune
nei disordini epatici, dato che alcuni trigliceridi della dieta possono ancora essere assorbiti in caso di
completa assenza di acidi biliari.(Gallagher et al, 1965).
Nell’epatopatia colestatica grave, la ridotta disponibilità di acidi biliari enterici può causare malassor-
bimento di grassi, vitamine liposolubili e alcuni minerali. Il fegato è l’unica sede della sintesi di cole-
sterolo. L’ipocolesterolemia si può avere in caso di insufficienza epatica acuta e shunt portosistemici,
mentre l’ipercolesterolemia si osserva nell’ittero ostruttivo.
Proteine – Il fegato svolge un ruolo essenziale nella sintesi e nella degradazione delle proteine. Con-
trolla i livelli sierici della maggior parte degli aminoacidi, con l’eccezione di quelli a catena ramificata
(BCAA, branched chain amino acids), che sono regolati dalla muscolatura scheletrica. Il fegato sintetizza
la maggior parte delle proteine plasmatiche circolanti ed è l’unica sede della sintesi dell’albumina.
La sintesi dell’albumina ha una priorità relativa; l’ipoalbuminemia non si instaura fino a che la malat-
tia non è cronica e complicata dalla malnutrizione.
Il fegato produce poi anche la maggior parte dei fattori della coagulazione. La loro mancata sintesi nell’
insufficienza epatica può portare a prolungamenti nei tempi dell’emostasi (PT, PTT), ma solo quando
i fattori sono ridotti a meno del 30% del normale. Tuttavia, la coagulopatia più comunemente associata
all’epatopatia è la coagulazione intravasale disseminata (DIC), che con tutta probabilità rappresenta la
causa di emorragie spontanee (Center, 1999b). Anche la riduzione dell’assorbimento della vitamina K
in caso di ostruzione biliare cronica può portare ad un prolungamento dei tempi di coagulazione, che
però possono essere corretti attraverso la somministrazione paraenterale di vitamina K1.
148
3 - Fisiopatologia
Nella malattia acuta, le proteine funzionali della muscolatura scheletrica e di altri tessuti
vengono catabolizzate per soddisfare le domande di sintesi di proteine di difesa da parte dell’ IL FEGATO CONTROLLA MOLTE FUNZIONI
ospite. Nell’epatopatia cronica, l’eziologia dello stato catabolico è multifattoriale (Mizock, METABOLICHE. LE SUE ATTIVITÀ
1999). Nelle malattie del fegato le concentrazioni plasmatiche di aminoacidi aromatici PIÙ IMPORTANTI SONO:
(AAA) aumentano a causa dell’incremento del rilascio periferico e del calo della clearance
epatica, ma i livelli di BCAA diminuiscono per effetto dell’accentuata utilizzazione come • mantenere l’omeostasi dei livelli ematici di
glucosio, aminoacidi ed oligoelementi.
fonte energetica da parte del muscolo. Questo squilibrio fra AAA e BCAA è stato implicato
• sintetizzare l’albumina ed i fattori della
nella patogenesi dell’encefalopatia epatica, anche se il suo significato viene attualmente coagulazione.
messo in discussione (Mizock, 1999). • attuare la detossificazione e l’escrezione dei
Fegato
prodotti catabolici endogeni ed esogeni (NH3,
La L-carnitina è un cofattore essenziale per il trasporto degli acidi grassi a catena lunga dal farmaci e tossine)
citoplasma nei mitocondri (Figura 3). Il fegato è un organo centrale per l’omeostasi • regolare la funzione immunitaria
dell’L-carnitina nell’intero organismo e il metabolismo può essere compromesso in molti • regolare l’equilibrio ormonale
modi nell’epatopatia cronica. La carenza di L-carnitina nelle affezioni epatiche può essere
dovuta ad insufficiente assunzione della carnitina stessa o dei suoi precursori, ridotta
sintesi epatica o aumento del turnover (Krahenbuhl & Reichen, 1997). L’integrazione con
L-carnitina esercita un’influenza protettiva contro lo sviluppo dell’encefalopatia epatica indotta
da ammoniaca negli animali da esperimento (Therrien et al, 1997) e può avere lo stesso effetto
Il catabolismo proteico è aumentato
contro lo sviluppo della lipidosi epatica nel gatto (Twedt, 2004), ma la sua utilità nel cane in tutte le malattie epatiche. La degradazione
è ancora da determinare. delle proteine viene incrementata nei pazienti
con infezioni o emorragia gastroenterica,
Metabolismo dei micronutrienti che può scatenare un’encefalopatia epatica
dovuta ad un aumento della produzione
> Vitamine di ammoniaca.
Nel fegato sono immagazzinate molte vitamine, che qui vengono convertite nelle loro
forme metabolicamente attive. Le epatopatie possono quindi esitare in carenze delle vita-
mine stoccate nell’organo, come quelle del complesso B. Le carenze vitaminiche vengono
quindi aumentate dall’incremento della domanda per la rigenerazione degli epatociti, dalla
ridotta rigenerazione metabolica e dall’aumento delle perdite urinarie. Le carenze del com-
plesso B sono comuni nei pazienti umani con epatopatia e si verificano probabilmente
anche nel cane.
1 - Membrana mitocondriale
2 - L-carnitina
3 - Acido grasso
Mitocondri
149
3 - Fisiopatologia
Nel cane si può avere la sintesi della vitamina C, ma non il suo stoccaggio. La sintesi può essere influen-
zata dall’epatopatia (Center, 1996a).
sviluppa rapidamente e risulta facilmente individuabile attraverso la misurazione dei tempi della coagu-
lazione (Leveille-Webster, 2000).
Lo zinco è un cofattore essenziale in molti processi biologici. Svolge un ruolo antiossidante, è dotato
di proprietà antifibrotiche ed accentua l’ureagenesi (Dhawan & Goel, 1995; Marchesini et al, 1996).
Il manganese è un altro oligoelemento con proprietà antiossidanti che può diventare carente in caso
di cirrosi.
> Antiossidanti
Si vanno raccogliendo sempre più prove del fatto che i radicali liberi svolgono ruoli importanti in molte
epatopatie. Danneggiano le macromolecole cellulari attraverso la perossidazione lipidica ed altri mec-
canismi e possono innescare e perpetuare un danno epatico. La loro produzione viene aumentata negli
stati di infiammazione, colestasi, eventi immunologici ed esposizione a metalli pesanti e tossine (Sokol et al,
1994; Feher et al, 1998). Per la difesa antiossidante esiste un’ampia gamma di sistemi enzimatici endogeni
e dietetici capaci di tenere sotto controllo la formazione dei radicali liberi. Una distruzione di questo
sistema di difesa naturale esita in uno stress ossidativo (Figura 4).
Detossificazione ed escrezione
TABELLA 6 - DIFESE ANTIOSSIDANTI Il fegato è la sede primaria della detossificazione dei sottoprodotti endogeni del metabolismo
intermedio (ad es. ammoniaca), e delle sostanze esogene assorbite dal tratto gastroenterico.
Antiossidanti Sistemi enzimatici Tutte queste possono svolgere un ruolo nell’eziologia dell’encefalopatia epatica.
della dieta endogeni L’esatta patogenesi è probabilmente multifattoriale e può essere basata su alterazioni inter-
correlate nella riduzione della clearance epatica di sostanze di derivazione intestinale come
Vitamina E l’ammoniaca, l’alterata neurotrasmissione aminoacidica e le benzodiazepine endogene
Superossidodismutasi
Vitamina C (Maddison, 2000). L’ammoniaca è la sostanza più comunemente messa in relazione con
Glutatione-perossidasi
Taurina l’encefalopatia epatica, anche se i suoi livelli sierici sono scarsamente correlati alla gravità
Catalasi
Carotenoidi dell’encefalopatia stessa (Figura 5).
150
4 - Adattamento delle assunzioni nutrizionali
FIGURA 4 - EZIOLOGIA DELLO STRESS OSSIDATIVO NELL’EPATOPATIA
Colestasi
Malattie da accumulo di rame e ferro
Fegato
STRESS ossidativo
Danno epatico
Rene Fegato
Glutamina
Aminoacidi
Amine
Urea
Escrezione
renale
Urea
4 - Adattamento delle
assunzioni nutrizionali GLI SCOPI DEL TRATTAMENTO DIETETICO
DELL’EPATOPATIA SONO:
Le diete per gli animali con epatopatie vengono preferibilmente formulate
(1) assicurare un adeguato apporto di energia e principi nutritivi
su base individuale, tenendo conto del tipo e dell’origine della malattia epa- per soddisfare i fabbisogni di base e prevenire la malnutrizione
tica e dell’entità della disfunzione dell’organo (Laflamme, 1999). Bisogna (2) limitare l’ulteriore danno epatico prevenendo l’accumulo di
fare attenzione ad evitare di travolgere le capacità metaboliche residue del rame e radicali liberi
fegato colpito. La dieta deve essere altamente appetibile ed assicurare un (3) sostenere la rigenerazione epatocellulare
adeguato apporto di energia, proteine, grassi e tutti i micronutrienti essen- (4) prevenire o ridurre al minimo le complicazioni metaboliche,
ziali. Inoltre, sta diventando sempre più evidente che è possibile modulare come l’encefalopatia epatica e l’ascite.
i processi metabolici e patologici attraverso l’uso di specifici principi nutritivi
e metaboliti.
151
4 - Adattamento delle assunzioni nutrizionali
Normalmente, l’energia va fornita preferibilmente sotto forma di grassi, dato che questi costituiscono
una fonte energetica altamente appetibile e concentrata. La densità energetica della dieta è propor-
zionale al suo contenuto di lipidi. I cani con epatopatia possono tollerare nella dieta quantità di grassi
(30-50% delle calorie) superiori a quelle che assumevano in precedenza (Biourge, 1997).
Peso del cane (kg) MER (kcal) = 110 kcal/kg PV0,75 MER (kcal) = 130 kcal/kg PV0,75
1 110 130
5 368 435
10 619 731
15 838 991
20 1040 1229
25 1230 1453
30 1410 1666
35 1583 1871
40 1750 2068
45 1911 2259
50 2068 2444
55 2222 2626
60 2371 2803
65 2518 2976
70 2662 3146
75 2803 3313
80 2942 3477
152
4 - Adattamento delle assunzioni nutrizionali
La restrizione dei grassi deve essere presa in considerazione soltanto nei pochi casi di grave epatopatia
colestatica e sospetto malassorbimento dei lipidi, anche se è necessario assicurare un adeguato apporto
di acidi grassi essenziali.
L’alterazione del metabolismo dei carboidrati nei cani con epatopatia può indurre iper- o ipoglicemia.
Quest’ultima si può osservare nell’epatopatia fulminante acuta, mentre l’iperglicemia si riscontra con
scarsa frequenza nei cani con cirrosi. I carboidrati non devono costituire più del 45% delle calorie della
dieta, in particolare nei cani con cirrosi, che possono essere intolleranti al glucosio. Il riso bianco bollito
e, in minor misura, la pasta sono utili grazie alla loro elevata digeribilità. Nei cani con cirrosi e con una
Fegato
tendenza all’iperglicemia sono indicate le fibre solubili, perché failitano la risposta glicemica post-
prandiale e prolungano l’apporto di glucosio al fegato (Center, 1998).
Proteine
> Livello di proteine nella dieta
La non corretta restrizione proteica nei cani con epatopatia causa il catabolismo delle proteine endogene
e la perdita di massa muscolare, due eventi che aumentano il potenziale rischio di encefalopatia epatica.
Bisogna anche evitare il consumo di proteine in quantità eccessiva e/o di cattiva qualità perché ciò può
aggravare i segni dell’encefalopatia epatica. Nel cane, le proteine devono rappresentare come minimo
il 10-15% delle calorie della dieta e preferibilmente almeno il 20%; la maggior parte deegli animali di
questa specie può tollerare quantità più elevate (Biourge, 1997; Laflamme, 1999). Lo scopo è quello di
aumentare gradualmente la quantità delle proteine nella dieta, mantenendo l’assunzione proteica tanto
vicina al normale quanto può essere tollerata senza scatenare i segni clinici dell’encefalopatia epatica
(Michel, 1995).
Glutine di mais 13 87
Uova in polvere 5 95
Idrolisato di soia 4 96
Glutine di frumento 1 99
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100
%
Proteina indigeribile
Proteine digeribili
153
4 - Adattamento delle assunzioni nutrizionali
contenuto di fibra, che determina una riduzione del tempo di transito e promuove l’incorporazione e
l’escrezione dell’azoto nei batteri fecali, mentre l’effetto dei prodotti lattiero-caseari è probabilmente
dovuto all’influenza del lattosio sul transito intestinale e sul pH (Center, 1998). Il beneficio della soia
e delle proteine lattiero-casearie non può essere attribuito alla loro composizione aminoacidica, dato
che questa è simile a quella delle proteine della carne e del pesce. L’uso esclusivo di diete a base di soia
o proteine lattiero-casearie contenenti lattosio generalmente non è consigliato nel cane, dato che queste
formulazioni hanno una bassa appetibilità e possono essere causa di diarrea, anche se questa risulta
meno significativa quando si utilizzano proteine purificate.
L’integrazione con BCAA è stata utilizzata per migliorare l’impiego delle proteine e dell’energia e alle-
viare l’encefalopatia epatica nei pazienti umani con epatopatia avanzata, dato che un calo del rappor-
to plasmatico fra BCAA ed AAA è stato considerato un importante fattore patogenetico nella HE.
Tuttavia, i risultati sono stati di tipo misto (Als-Nielsen et al, 2003; Marchesini et al, 2003), ed oggi
si ritiene che qualsiasi benefico effetto dell’integrazione con BCAA sia principalmente correlato
al miglioramento dello status nutrizionale, probabilmente a causa di un effetto di stimolazione del
fattore di crescita degli epatociti, che favorisce la rigenerazione del fegato (Bianchi et al., 2005). Uno
studio condotto nel cane non ha dimostrato alcuna efficacia sull’encefalopatia epatica di una dieta ricca
di BCAA e povera di AAA ed è giunto alla conclusione che l’assunzione di proteine totali fosse più
importante del profilo aminoacidico della dieta (Meyer et al, 1999). Al momento attuale, alla luce del
loro costo e dell’efficacia discutibile, le integrazioni con BCAA hanno scarse probabilità di essere utili
nel trattamento dell’epatopatia del cane.
Fibra
Quantità moderate di fibra alimentare possono avere benefici effetti nell’epatopatia. La fibra solubile è
particolarmente utile nel trattamento dell’encefalopatia epatica. La fermentazione nel colon delle fibre
solubili come i fruttoligosaccaridi, la polpa di barbabietola e le gomme abbassa il pH intraluminale e
riduce la produzione e l’assorbimento di ammoniaca, il cui effetto è simile a quello del lattulosio. La
fermentazione del colon favorisce anche la crescita di batteri acidofili, che producono meno ammo-
niaca, e promuove l’incorporazione e l’escrezione dell’ammoniaca stessa nei batteri fecali (ad es., Lac-
tobacillus spp.). La fibra, (sia solubile che insolubile) lega gli acidi biliari nel lume intestinale e ne pro-
muove l’escrezione. Le fibre insolubili (lignina, cellulosa, emicellulosa) agiscono normalizzando il
tempo di transito, mentre possono anche prevenire la costipazione e legare le sostanze tossiche. Le diete
contenenti fibra solubile ed una certa quantità di fibra insolubile dovrebbero quindi essere utili per il
trattamento a lungo termine dei cani con encefalopatia epatica (Marks et al, 1994; Center, 1998).
Minerali
> Potassio
L’ipokalemia è una comune causa scatenante dell’encefalopatia epatica nei cani con epatopatia (Center,
1998). La condizione si verifica a causa di una combinazione di anoressia, vomito o diarrea o di un
eccessivo uso di diuretici nel trattamento dell’ascite. Le diete per i cani con epatopatia devono quindi
essere caratterizzate da replezione potassica. I cani anoressici possono aver bisogno di un’integrazione
mediante somministrazione endovenosa di cloruro di potassio (10-40 mEq/500 ml di fluidi, a seconda
dei livelli sierici dell’elemento) oppure a quella di potassio gluconato per os (0,5 mEq/kg una o due
volte al giorno). Il citrato di potassio è da evitare a causa delle sue proprietà alcalinizzanti, dato che
l’alcalosi può aggravare l’encefalopatia epatica.
> Sodio
Le anomalie dell’equilibrio del sodio sono meno frequenti, ma nei cani con ascite e/o ipertensione por-
tale viene raccomandata una moderata restrizione dei suoi livelli nella dieta (< 0,5 g/1000 kcal).
154
4 - Adattamento delle assunzioni nutrizionali
Oligoelementi
> Zinco
Lo zinco è un metallo essenziale coinvolto in molte funzioni metaboliche ed enzimatiche
dell’organismo. Favorisce il ciclo dell’urea e la neurotrasmissione nel sistema nervoso cen-
trale, è dotato di chiari effetti epatoprotettori nei confronti di una varietà di agenti epato-
tossici ed ha funzioni antiossidanti (Marchesini et al, 1996). Le diete ricche di zinco (> 43mg Molte epatopatie esitano in un’aumentata
/1000 kcal) sono quindi utili per tutti i pazienti con epatopatia. Un’integrazione aggiuntiva formazione di radicali liberi e stress ossidativo.
L’integrazione con antiossidanti risulta quindi
con questo elemento può essere ulteriormente utile per prevenire l’accumulo epatico di
utile per ridurre il danno epatico ossidativo.
Fegato
rame nell’epatotossicosi da rame, perché lo zinco della dieta induce un aumento della
metallotioneina, una proteina intestinale che lega i metalli. Il rame della dieta si lega quindi
alla metallotioneina con un’elevata affinità, che ne impedisce il trasferimento dall’intestino
al sangue. Quando le cellule intestinali muoiono e vengono desquamate, il rame legato alla
metallotioneina viene eliminato con le feci, bloccando così il proprio assorbimento (Sokol,
1996).
L’integrazione con zinco può ridurre
L’integrazione con zinco della dieta dei pazienti con grave epatopatia viene effettuata empi- la perossidazione lipidica, è dotata di proprietà
ricamente utilizzando dosi simili a quelle impiegate nei cani con epatopatie da rame. Lo zinco antifibrotiche, previene l’accumulo epatico
è disponibile sotto forma di acetati (2-4 mg/kg/die), solfato, gluconato (3 mg/kg/die) e metio- di rame e può diminuire la gravità
dell’encefalopatia epatica.
nina. Si somministra suddiviso in due o tre dosi giornaliere e può essere utilizzato come inte-
gratore della dieta (Brewer et al, 1992). Lo zinco va somministrato a stomaco vuoto e non
deve essere impiegato in associazione con chelanti del rame. La tossicità, a parte il vomito
occasionale, è minima ed il sale di acetato può causare meno manifestazioni gastroenteriche.
> Rame
Le diete povere di rame sono raccomandate per le razze canine notoriamente predisposte ad un
accumulo epatico di questo elemento, ed in particolare il Bedlington Terrier, e per i cani nei quali sia
stato documentato un aumento dei livelli epatici del metallo (Tabella 8). La restrizione di quest’ultimo
nella dieta di per sé è di scarsa utilità per abbassare gli aumentati livelli epatici, ma si tratta di un
intervento aggiuntivo della terapia di eliminazione del rame, come la dipennicillamina e lo zinco.
Barbabietole, spinaci,
Vegetali Funghi, broccoli Pomodori freschi
germogli di soia
Vitamine
> Vitamine B
Le vitamine B vengono spesso utilizzate empiricamente come integratori ad una dose pari al doppio di
quella di mantenimento, sulla base delle raccomandazioni fornite per i pazienti umani con epatopatia.
155
4 - Adattamento delle assunzioni nutrizionali
> Vitamina C
La dieta deve contenere adeguati livelli di vitamina C per compensare l’insufficiente sintesi epatica
e per sfruttare le proprietà antiossidanti della vitamina stessa. La maggior parte degli alimenti
commerciali per animali da compagnia ne contiene quantità adeguate ed un’integrazione aggiuntiva è
necessaria soltanto in caso di grave malassorbimento dei lipidi (Laflamme, 1999). L’uso di dosi molto
elevate di vitamina C è da evitare nei cani con epatotossicità da accumulo di rame, perché può agire
da pro-ossidante in presenza di concentrazioni elevate di metalli pesanti (Sokol, 1996).
> Vitamina E
Fegato
> Vitamina K
La carenza di vitamina K è importante principalmente nei disordini colestatici, sebbene possa anche
andare incontro a deplezione nelle gravi epatopatie croniche. La carenza vitaminica viene documentata
attraverso la dimostrazione di un prolungamento dei tempi della coagulazione e della loro normalizza-
zione dopo somministrazione paraenterale di vitamina K1. Le coagulopatie secondarie alla carenza di
vitamina K vanno trattate con 2 o 3 dosi di vitamina K1 (0,5-
1,0mg/kg per via sottocutanea ogni 12 ore) (Laflamme, 1999). La
FIGURA 7 - ELIMINATORI DEI RADICALI stessa dose può essere impiegata con cadenza quindicinale o mensile
LIBERI A LIVELLO CELLULARE nei disordini cronici in cui è necessaria una replezione continua della
vitamina K.
Vitamine C ed E Antiossidanti
Carotenoidi Fibrosi ed epatite croniche, epatopatia colestatica ed epatotossicità da
metalli pesanti sono tutte affezioni note per essere associate ad un
aumento della formazione di radicali liberi e ciò probabilmente avviene
anche in altri tipi di epatopatia (Britton & Bacon, 1994; Feher et al,
1998). Per ridurre al minimo il danno ossidativo, sono essenziali ade-
Vitamina E guati livelli nella dieta di antiossidanti come le vitamine E e C e la tau-
Taurina rina. Una combinazione di antiossidanti nella dieta è meglio di un solo
Vitamina E antiossidante, perché questi elementi sembrano agire in modo sinergico
(Figura 7). Una buona dieta bilanciata deve anche contenere principi
nutritivi quali zinco, manganese e selenio, che normalmente sono
incorporati nei sistemi antiossidanti enzimatici (Sokol, 1996).
L’assunzione di antiossidanti molto diversi che agiscono sinergicamente La fosfatidilcolina (PC) è un fosfolipide che rappresenta una della
contribuisce a migliorare la protezione dei vari punti sensibili della componenti della bile necessaria per il normale trasporto degli acidi
cellula ed a ottimizzare la difesa nei confronti dell’ossidazione. biliari ed uno degli elementi costitutivi delle membrane cellulari. Si
ritiene che le sue azioni epatoprotettrici siano dovute al migliora-
156
5 - Trattamento nutrizionale adattato al tipo di epatopatia
mento dell’integrità e della funzione delle membrane (Twedt, 2004). Sulla base dei suoi molteplici mec-
canismi d’azione, questo principio nutritivo può essere utile nelle epatopatie croniche associate a stress
ossidativo, ma il suo impiego nel cane non è ancora stato validato.
La silimarina è una componente attiva del cardo mariano e viene ritenuta dotata di proprietà antios-
sidanti e di eliminazione dei radicali liberi per vari tipi di epatopatia, nonché un agente protettore nei
confronti di varie epatotossicità (Saller et al, 2001). Al momento attuale esistono limitati studi clinici
che ne abbiano valutato l’efficacia in cani con epatopatia. Le dosi consigliate variano da 50 a 250 mg/die
(Twedt, 2004).
Fegato
5 - Trattamento nutrizionale adattato
al tipo di epatopatia I cani con epatopatia acuta sono tipicamente
ipercatabolici e necessitano di un pronto
Epatopatie acute intervento nutrizionale al fine di prevenire
L’epatopatia acuta nella maggior parte dei casi è causata da un danno tossico e, meno fre- una malnutrizione debilitante. Il fegato
quentemente, da infezioni (ad es., epatite infettiva del cane, sepsi), trauma, colpo di calore è dotato di enormi capacità di rigenerazione,
che però dipendono dalla sufficiente
o compromissione vascolare (Center, 1996b). La gamma delle malattie può variare ampia- disponibilità di principi nutritivi.
mente ed i segni clinici vanno da manifestazioni lievi all’insufficienza epatica fulminante.
Sono comuni il vomito e la diarrea, mentre in caso di insufficienza epatica acuta si possono
avere encefalopatia epatica, melena, ematochezia e DIC.
Stabilizzazione – Per la stabilizzazione iniziale è necessaria una fluidoterapia con una soluzione elet-
trolitica bilanciata. Si deve effettuare un’appropriata integrazione con potassio e glucosio e la corre-
zione può ridurre la gravità dell’encefalopatia epatica. Il vomito può venire controllato con antiemetici
(metoclopramide, 0,2-0,5 mg/kg ogni 6-8 ore IV, IM, PO), mentre nei cani con vomito emorragico e/o
diarrea sono indicati i gastroprotettori (ranitidina, 2 mg/kg ogni 8-12 ore IV, PO). Può essere necessario
attuare il trattamento dell’encefalopatia epatica con le modalità delineate in precedenza, utilizzando
lattulosio ed antibiotici per via orale.
un’eccessiva restrizione delle proteine della dieta, perchè ciò potrebbe esitare in una produzione di
ammoniaca endogena derivante dal catabolismo delle proteine, nonché in una riduzione della dispo-
nibilità delle stesse per la riparazione epatocellulare. È anche importante l’origine delle proteine, dato In caso di insufficienza epatica acuta,
che quelle del latte e della soia vengono tollerate meglio di quelle animali. l’alimentazione per via orale deve
essere reintrodotta gradualmente,
La dieta deve anche comprendere eliminatori dei radicali liberi ed antiossidanti, come le vitamine E e con pasti piccoli e frequenti al fine
C e la SAME. Come epatoprotettore nello stadio subacuto, quando i livelli sierici degli acidi biliari res- di non sovraccaricare le capacità
metaboliche del fegato.
tano elevati, si può somministrare l’acido ursodeossicolico (10-15 mg/kg PO ogni 24 ore).
157
5 - Trattamento nutrizionale adattato al tipo di epatopatia
Epatopatia cronica
L’epatite cronica comprende un gruppo diversificato di disordini caratterizzati da infiltrati
di cellule infiammatorie di tipo misto, in cui predominano linfociti e plasmacellule (Cen-
ter, 1996b; Johnson, 2000). Spesso, l’eziologia non viene mai determinata. Le cause docu-
mentate sono rappresentate da anormale accumulo di rame nel fegato e danno epatico
indotto da farmaci o tossine (anticonvulsanti). La presenza di infiltrati linfoplasmocitari
può suggerire un meccanismo immunomediato, che però risulta difficile da distinguere dalla
malattia immunologica che si ha secondariamente al danno epatocellulare, dovuto al rila-
scio di antigeni epatici ed alla successiva formazione di anticorpi. L’impiego della terapia
Fegato
immunosoppressiva resta quindi limitato ai pochi casi con una chiara infiammazione linfo-
plasmocitaria ad eziologia sconosciuta (Center, 1996a,b), in particolare perché gli immu-
© C. Rutgers
> Proteine
In condizioni ideali, le proteine della dieta devono rappresentare il 17-20% dell’energia metabolizzabile,
essere altamente digeribili e di elevato valore biologico. La restrizione proteica va attuata soltanto quan-
do ci sono segni di encefalopatia epatica. La tolleranza nei confronti delle proteine può venire aumentata
dalla somministrazione di lattulosio (0,5 ml/kg per os tre volte al giorno), che può essere associata ad una
terapia con antibiotici per via orale (metronidazolo 7,5 mg/kg ogni 12 ore, o ampicillina, 20 mg/kg ogni
8 ore). Anche aumentare i livelli di proteine derivate da vegetali, soia o prodotti lattiero-caseari nella
dieta può contribuire a ridurre la probabilità di encefalopatia epatica.
La valutazione dell’adeguatezza proteico-calorica della dieta viene generalmente basata sul monito-
raggio settimanale del peso corporeo e dei livelli sierici di albumina. Il graduale incremento dell’
albuminemia (in assenza di proteinuria) è indicativo di una malnutrizione proteica e/o di un’epatopatia
progressiva.
> Fibra
La dieta deve contenere sia fibra solubile, al fine di promuovere la formazione di un pH acido nel colon
e diminuire l’assorbimento di NH4+, sia fibra insolubile, che contribuisce a normalizzare il tempo di
transito, previene la costipazione e lega le sostanze tossiche. Gli alimenti poveri di fibra possono essere
sottoposti ad un’integrazione con psillio (un cucchiaino per 5-10 kg di peso corporeo ad ogni pasto).
Fegato
tologico. I cani con accumuli secondari di rame tendono a presentare concentrazioni più basse nel fegato,
raramente superiori a 2000 ppm, e una differente localizzazione del rame all’interno del lobulo (Center,
1996b; Rolfe & Twedt, 1995).
Trattamento dietetico - Le diete per i cani con epatotossicosi da rame devono essere caratterizzate da
bassi livelli di questo metallo e, al tempo stesso, elevate concentrazioni di zinco, concentrazioni aumen-
tate di vitamina B e un tenore adeguato di proteine di elevata qualità. Molte diete per cani contengono
rame in quantità ben superiore al minimo necessario ed è importante scegliere una formulazione con
il più basso livello possibile. L’offerta di diete a ridotto tenore di rame rallenta l’accumulo dello stesso
nel fegato, ma risulta di scarsa utilità per far diminuire nei cani già colpiti i livelli epatici del metallo,
che si è accumulato nel fegato in quantità elevata.
I cani con livelli epatici di rame gravemente aumentati (oltre 2000 ppm; il valore normale è inferiore
a 400 ppm), devono essere sottoposti ad una parziale eliminazione dell’elemento per 2-4 mesi utilizzando
un chelante del rame come la D-penicillamina (10-15 mg/kg per os ogni 12 ore). Successivamente, si attua
un trattamento con zinco per os, che blocca l’assorbimento intestinale del rame attraverso l’induzione della
metallotioneina (che lega il rame stesso) e deve continuare per tutta la vita dell’animale (Brewer et al,
1992). Il trattamento dei cani con ritenzione secondaria di rame prevede di affrontare la causa primaria
nonché di mettere in atto misure volte a ridurre il rame accumulato.
Prevenzione - Le diete povere di rame sono essenziali nelle razze note per accumulare questo elemento,
o che presentano concentrazioni elevate nelle biopsie. I Bedlington Terrier che sono stati sottoposti a
valutazione genetica e ritenuti a rischio di sviluppo di epatotossicosi da rame devono essere alimentati
con una dieta povera di questo elemento sin dalla giovane età, perché l’accumulo inizia nelle fasi precoci
della vita. Bisogna anche evitare altri alimenti (ad es. frutti di mare, fegato), integratori minerali o
acqua con elevate concentrazioni di rame (Tabella 8). Il test con DNA può contribuire ad identificare
i Bedlington colpiti e/o portatori.
159
5 - Trattamento nutrizionale adattato al tipo di epatopatia
• Fibra solubile
L’aggiunta di fibra solubile può essere utile perché acidifica il contenuto del colon e riduce al minimo
l’assorbimento dell’ammoniaca. Lo psillio (1-3 cucchiaini per 5-10 kg di peso miscelati quotidianamente
al cibo) contiene anche una certa quota di fibra insolubile, che aumenta la massa fecale e previene la costi-
pazione.
• Terapia farmacologica
La terapia medica aggiuntiva può incrementare la tolleranza alle proteine. Il lattulosio è un disaccaride
di sintesi che viene fermentato nel colon, riducendo l’acidificazione in questo tratto intestinale e dimi-
nuendo l’assorbimento di ammoniaca. La dose di partenza è di 0,25-0,5 ml/kg 2-3 volte al giorno, che
viene titolata in modo da ottenere due deposizioni di feci molli al giorno. Durante i gravi episodi di
encefalopatia si somministrano gli antibiotici per os (ad es., metronidazolo, 7,5 mg/kg ogni 8-12 ore, o
ampicillina, 20 mg/kg ogni 8 ore) al fine di modificare la flora microbica enterica responsabile della
generazione dell’ammoniaca e di altre sostanze tossiche.
Fegato
mantengono l’apporto di energia e principi nutritivi
evitano che la capacità metabolica del fegato venga travolta
Grassi: • 30-50 % delle calorie della dieta
• evitare le diete ricche di grassi in caso di: grave colestasi,
iperlipemia o epatopatie vacuolari
Carboidrati: • massimo 45% delle calorie della dieta
nell’intolleranza al glucosio: evitare gli zuccheri semplici,
aumentare i carboidrati complessi
Fibra
Quantità moderate, principalmente di fibra solubile
161
Domande frequenti
D R
La dieta deve essere altamente appetibile e ad elevato tenore energetico ed assicurare un adeguato
apporto di proteine, grassi e tutti i micronutrienti essenziali.L’offerta di pasti piccoli e frequenti e
I cani con epatopatia spesso l’impiego di alimenti umidi leggermente riscaldati possono aumentare l’appetibilità.
presentano un calo dell’appetito
Fegato
o sono anoressici. Come posso Nei cani che rimangono anoressici per più di 3-5 giorni, può essere necessario ricorrere all’alimen-
spingerli a mangiare? tazione mediante sonda, inizialmente per via rinogastrica, perché la correzione e la prevenzione della
malnutrizione sono essenziali per interrompere il circolo vizioso formato da eccessivo catabolismo
muscolare e peggioramento dei segni della disfunzione epatica.
I Golden Retriever non sono noti per essere colpiti da un’epatotossicosi primaria da rame e l’accu-
La biopsia epatica di un Golden mulo dell’elemento è probabilmente una conseguenza dell’epatopatia colestatica che esita in una
Retriever di 7 anni evidenzia diminuzione dell’escrezione biliare del metallo. Tipicamente, questi livelli di rame non sono abba-
un epatite cronica con accumulo stanza elevati da esitare in un danno epatocellulare. Tuttavia, il trattamento con zinco associato
di rame. Questo rame è importante? all’impiego di misure adatte alla terapia dell’epatopatia cronica contribuisce a prevenire un ulteriore
accumulo di rame.
Si. Si vanno accumulando sempre più prove del fatto che la produzione di radicali liberi è aumentata
in molte epatopatie e può svolgere un ruolo importante nel dare inizio al danno epatico e perpetuarlo.
Inoltre, durante le malattie epatiche i sistemi antiossidanti endogeni vanno incontro a deplezione, il
Gli antiossidanti sono importanti che aggrava il problema.
nel trattamento dell’epatopatia?
L’integrazione con antiossidanti come le vitamine E, C e la S-adenosilmetionina (SAME) contri-
buisce a minimizzare il danno ossidativo. È preferibile impiegare un’associazione di antiossidanti
della dieta piuttosto che uno solo, perché sembra che questi composti agiscano in modo sinergico.
Non necessariamente. I livelli proteici sono spesso sottoposti ad una restrizione inappropriata al
fine di trattare una possibile iperammoniemia. In realtà, i fabbisogni proteici sono come minimo
normali o persino aumentati e molti cani con malattia epatica non sono colpiti da iperammoniemia.
Apportare una quota adeguata di proteine di elevata qualità e di calorie è essenziale per
I cani con epatopatia devono assicurare un bilancio proteico positivo e consentire la rigenerazione epatica. Lo scopo è quello di
essere alimentati con una dieta mantenere l’assunzione proteica tanto più vicina al normale quanto l’animale riesce a tollerarla
a ridotto tenore proteico? senza scatenare la comparsa dei segni dell’encefalopatia epatica (HE).
La restrizione proteica va instaurata soltanto quando ci sono segni di HE, e il ricorso a trattamenti
aggiuntivi come la somministrazione di lattulosio e di antibiotici per via orale può contribuire ad
evitare l’eccessiva restrizione delle proteine della dieta.
Un cane con epatopatia acuta necessita di un ampio apporto di energia e proteine per consentire
la rigenerazione del fegato. Non si deve mai attuare una restrizione proteica; la tolleranza alle proteine
Come devo alimentare può venire accentuata, se necessario, incrementando il contenuto calorico e/o facendo ricorso a far-
un cane con epatopatia acuta? maci (lattulosio, antibiotici per os). Il cane deve essere alimentato con pasti piccoli e frequenti al
fine di non sovraccaricare la capacità metabolica del fegato. Se l’animale rimane anoressico per più
di 72 ore si deve prendere in considerazione il ricorso all’alimentazione mediante sonda.
162
Domande frequenti
D R
La dieta deve avere un’elevata appetibilità e densità energetica, contenere livelli normali di grassi
(che apportano energia e incrementano l’appetibilità), livelli adeguati di proteine di elevata qualità
(> 14% delle calorie della dieta, preferibilmente > 20%), avere un ridotto tenore di rame e sodio e
Quali sono le raccomandazioni contenere una certa quota di fibra fermentescibile. Inoltre, la dieta deve essere caratterizzata da livelli
Fegato
relative alla dieta per i cani aumentati di vitamina B e zinco e da una miscela di antiossidanti (ad es., vitamina E, C ed S-
con epatite cronica? adenosilmetionina).
L’integrazione con zinco risulta utile perché è un antiossidante, riduce l’accumulo di rame nel fegato,
può diminuire la gravità dell’HE ed è dotato di proprietà antifibrotiche.
La dieta deve essere povera di rame e ricca di zinco e contenere livelli adeguati di proteine di elevata
qualità. Molte diete per cani contengono rame in misura ben superiore alla quantità minima neces-
saria ed è importante scegliere una formulazione con i più bassi livelli possibili. L’alimentazione con
Quali sono le raccomandazioni diete a ridotto tenore di rame rallenta l’accumulo di questo elemento nel fegato, ma nei cani già
dietetiche per un Bedlington colpiti dalla malattia risulta di scarsa utilità per abbassarne i livelli epatici, che hanno raggiunto
Terrier con epatotossicosi da rame? elevate quantità.
È necessario un trattamento aggiuntivo con un chelante del rame (D-penicillamina), seguito da una
terapia con zinco per tutta la vita dell’animale, al fine di prevenire l’ulteriore accumulo del metallo.
In primo luogo, bisogna determinare la causa del problema – shunt portosistemico congenito o grave
epatopatia. Il trattamento dietetico deve essere focalizzato sull’apporto di un’adeguata quantità di
energia e proteine per sostenere la rigenerazione epatica ed al tempo stesso prevenire l’aggravamento
dell’encefalopatia. Ai pazienti con segni clinici di HE viene inizialmente offerta una dieta a ridotto
tenore proteico in associazione con farmaci volti a ridurre l’assorbimento dell’ammoniaca nel colon
(lattulosio, antibiotici per os).
Quando l’HE persiste nonostante una dieta a ridotto tenore proteico ed una terapia medica aggiunti-
va, può essere utile sostituire le proteine della carne con altre altamente digeribili di origine vegetale
derivate dal latte. Anche l’aggiunta di fibra solubile (psillio, 1-3 cucchiaini miscelati quotidianamente
al cibo) può contribuire acidificando il contenuto del colon e riducendo al minimo l’assorbimento di
ammoniaca.
163
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165
Diete fatte in casa
COMPOSIZIONE
(1000 g di dieta)
Peso del cane (kg)* Quantità Peso del cane (kg)* Quantità
% sostanza secca g/1000 kcal giornaliera (g) ** giornaliera (g) **
Proteine 22 50 2 160 45 1670
15 730 65 2200
20 910 70 2320
25 1070 75 2450
Punti chiave
30 1230 80 2570
- Ridurre il contenuto di rame limita il rischio
che si accumuli nel fegato 35 1380 85 2690
*Il razionamento viene effettuato in accordo con il peso del cane sano. In caso di obesità,
la razione deve essere prescritta in funzione del peso ideale e non di quello reale dell’animale .
**Si raccomanda di suddividere la quantità giornaliera in due o tre pasti, per limitare il carico epatico postprandiale.
166
Diete fatte in casa
ADATTE AL TRATTAMENTO
EPATOPATIE
Esempio 2
Fegato
COMPOSIZIONE
(1000 g di dieta)
Peso del cane (kg)* Quantità Peso del cane (kg)* Quantità
giornaliera (g) ** giornaliera (g) ** % sostanza secca g/1000 kcal
15 780 65 2350
20 970 70 2490
25 1150 75 2620
Esempi di diete fatte in casa proposti dal Pr Patrick Nguyen (Unità di Nutrizione ed Endocrinologia;
Dipartimento di Biologia e Patologia, Scuola Nazionale Veterinaria di Nantes)
167
Informazioni Nutrizionali Royal Canin
Fegato
© UMES
Punti chiave
da ricordare:
I quattro obiettivi del supporto nutri- - Prevenire o ridurre al minimo le Il supporto nutrizionale va adattato
zionale nelle epatopatie sono: complicazioni, come l’encefalopatia al singolo caso, basandosi sul tipo di
epatica, l’ipertensione portale e l’a- epatopatia, sul grado di disfunzione
- Trattare la malnutrizione rispon- scite. epatica, sulla tolleranza alle proteine
dendo ai fabbisogni energetici in della dieta e sulla condizione nutri-
termini di principi nutritivi essen- L’anoressia è una conseguenza fre- zionale dell’animale.
ziali quente delle epatopatie.
La durata del trattamento nutrizio-
- Favorire la rigenerazione degli epa- Per garantire un’appropriata assun- nale dipende dall’eziologia della
tociti assicurando la limitata assun- zione di energia e principi nutritivi, si malattia e dalla capacità di rigenera-
zione di principi nutritivi, in parti- può utilizzare l’alimentazione mediante zione del tessuto epatico. Nel caso di
colare le proteine sonda. un processo patologico cronico può
risultare necessaria una prescrizione
- Limitare le lesioni epatiche attra- Le proteine altamente digeribili di per tutta la vita dell’animale.
verso la prevenzione dell’accumulo origine vegetale o di derivazione lat-
del rame e la cattura dei radicali tiero-casearia sono tollerate meglio
liberi di quelle animali nei soggetti colpiti
da encefalopatia epatica.
168 168
Informazioni Nutrizionali Royal Canin
L’attenzione su:
RAME
Anche se è presente nell’organismo - Come cofattore della superossido- L’assorbimento intestinale del rame,
in quantità molto basse (< 10 mg/kg dismutasi (SOD), costituisce parte dello zinco e del ferro, è interdipen-
Fegato
di peso corporeo) il rame svolge il integrante dei meccanismi di difesa dente. Un eccessivo livello di ferro o
ruolo di coenzima in un gran numero dallo stress ossidativo. di zinco può ridurre la disponibilità
di reazioni metaboliche. del rame. Negli enterociti, lo zinco
Il rame viene assorbito ed immagazzi- induce la sintesi della metallotioneina,
- È uno dei fattori antianemici che nato legandosi alle proteine epatiche: una metalloproteina che forma un
comprendono anche folati, vitamina la maggior parte di quello presente forte legame con il rame nelle cellule
B12 e ferro. Facilita l’incorporazione nell’organismo viene immagazzinato epiteliali dell’intestino e ne previene
del ferro nell’emoglobina. nel fegato. Questa capacità di accumulo l’assorbimento. Per i cani con insuffi-
è limitata e il metallo in eccesso cienza epatica si raccomandano
- Contribuisce alla sintesi del collagene viene eliminato attraverso la bile. Il quindi gli alimenti ricchi di zinco
e della mielina. rame può essere tossico quando l’ac- (> 40 mg/1000 kcal).
cumulo è eccessivo, come avviene in
- Svolge anche un ruolo nella sintesi alcune razze predisposte.
della melanina, grazie alla sua fun-
zione di coenzima della tirosinasi. RAZZE CANINE CHE PRESENTANO
UN AUMENTO DEI LIVELLI EPATICI
DI RAME IN CORSO DI EPATOPATIA
(Da Jonson, 2000)
Airedale Terrier
ESEMPI DELLE PRINCIPALI FUNZIONI IN CUI Bedlington Terrier*
IL RAME SVOLGE UN RUOLO Bobtail
Boxer
Bull Terrier
Bulldog
Cocker Spaniel
CU Collie
Bassotto
Dalmata
Dobermann
Colore della cute
Pastore Tedesco
e del mantello
Sintesi Golden Retriever
dell’emoglobina Keeshond
Kerry Blue Terrier
Pechinese
Samoyedo
Schnauzer
Sky Terrier*
West Highland White Terrier*
Ossidazioni cellulari Fox Terrier a pelo duro
Bibliografia
Biourge V - Nutritional support, a key factor in Johnson SE - Chronic hepatic disorders. In:
the management of liver disease. Waltham Ettinger SJ, Feldman EC, eds. Textbook of
Focus 2004; 14(2): 22-27. Veterinary Internal Medicine. Philadephia:
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169 169