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Atti del

SOCIETÀ CULTURALE ITALIANA VETERINARI


PER ANIMALI DA COMPAGNIA

in collaborazione con

Estratti relazioni
Comunicazioni brevi

Rimini, 27-30 Maggio 2004


PALACONGRESSI DELLA RIVIERA DI RIMINI
48°SCIVAC
48° CONGRESSO NAZIONALE MULTISALA

Rimini, 27-30 Maggio 2004


PALACONGRESSI DELLA RIVIERA DI RIMINI

SOCIETÀ CULTURALE ITALIANA VETERINARI


PER ANIMALI DA COMPAGNIA

in collaborazione con

Estratti relazioni
Comunicazioni brevi

Traduzione dei testi inglesi: Dr. Maurizio Garetto e Dr.ssa Tiziana Binelli
G U I D A A L L ’ U T I L I Z Z O D E L C D
li atti del Congresso Multisala SCIVAC 2004, oltre che di tutti i Congressi Multisala SCIVAC dal 1998 al 2003, sono presen-
G tati in formato PDF. Oltre a consentire la fedele riproduzione digitale della versione cartacea, questo formato offre la possi-
bilità di inserire ipertesti in modo da rendere i documenti ricercabili e navigabili. La consultazione del CD richiede Acrobat Reader
3.0 o superiore installato sul computer. Nel CD è contenuto il file di installazione del programma per gli utenti che ne fossero sprov-
visti (aprire la cartella ACROBAT e quindi quella MAC o WIN in base al proprio sistema operativo. Cliccare sul file di installazione e
seguire le istruzioni fornite). Per iniziare la consultazione aprire il file menu.pdf. Si può accedere agli abstracts a partire dai segnalibri
(a sinistra della finestra di Acrobat reader). Le frecce gialle consentono di visualizzare in sequenza i lavori di ciascun autore. È pos-
sibile eseguire una ricerca per parole chiave (TROVA) e stampare ogni sezione degli atti.
R E Q U I S I T I M I N I M I D I S I S T E M A

Macintosh PC
PowerPC 160 MHz Pentium 150 MHZ
MacOS 8.1 WIN 95/98
64 Mb RAM 32 Mb Ram
CD-ROM 8x CD-ROM 8x
monitor 800x600 migliaia di colori monitor 800x600 migliaia di colori

Ideazione e realizzazione
Enrico Febbo, Med Vet

© SCIVAC 2004. Tutti i diritti riservati.

La SCIVAC ringrazia le Aziende sponsor

Hill’s*
Animal Health
G U I D A A L L ’ U T I L I Z Z O D E L C D
li atti del Congresso Multisala SCIVAC 2004, oltre che di tutti i Congressi Multisala SCIVAC dal 1998 al 2003, sono presen-
G tati in formato PDF. Oltre a consentire la fedele riproduzione digitale della versione cartacea, questo formato offre la possi-
bilità di inserire ipertesti in modo da rendere i documenti ricercabili e navigabili. La consultazione del CD richiede Acrobat Reader
3.0 o superiore installato sul computer. Nel CD è contenuto il file di installazione del programma per gli utenti che ne fossero sprov-
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Hill’s*
Animal Health
COMMISSIONI
DIRETTIVO SCIVAC 2001-2003
SCIVAC BOARD OF DIRECTORS 2001-2003

ERMENEGILDO BARONI Presidente


PIER MARIO PIGA Presidente Senior
MASSIMO BARONI Vice Presidente
MATTEO SPALLAROSSA Segretario
CARLO DAMIANI Tesoriere
CARLO DE FEO Consigliere
ROBERTO TOVINI Consigliere

COMITATO SCIENTIFICO CONGRESSUALE


CONGRESS SCIENTIFIC COMMITTEE

MARCO BERNARDINI, STEFANO BO, DAVIDE DE LORENZI, SERGIO FANFONI,


EMILIO FELTRI, MARGHERITA GRACIS, ADOLFO GUANDALINI, UGO LOTTI,
GIOVANNI MAJOLINO, CARLO MASSERDOTTI, CARLO MARIA MORTELLARO,
PIERPAOLO MUSSA, ROBERTO ORSI, CLAUDIO PECCATI, PIER MARIO PIGA,
ALESSANDRO PIRAS, GIORGIO ROMANELLI, ROBERTO SANTILLI, CORRADO SGARBI,
MATTEO SPALLAROSSA, ROBERTO TOVINI, ANTONELLA VERCELLI, MASSIMO VIGNOLI

ORGANIZZAZIONE CONGRESSUALE
ORGANIZING SECRETARIAT

SCIVAC - Via Trecchi 20 - 26100 CREMONA (Italy)


Tel: + 39 0372 403508 - Fax: +39 0372 457091

Coordinatore Congressuale
FULVIO STANGA

Segreteria Congressuale Scientifica


MONICA VILLA
commscientifica@scivac.it

Segreteria Marketing
FRANCESCA MANFREDI
marketing@evsrl.it

Segreteria Iscrizioni
PAOLA GAMBAROTTI
info@scivac.it

ORGANIZZAZIONE ALBERGHIERA
HOTEL RESERVATIONS

Agenzia ADRIA CONGREX


Viale Virgilio, 30 - 47838 Riccione (RN) - Italia
Tel. 0541.691150 - Fax 0541.692232 - e-mail: riccione@adriacongrex.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC v

CURRICULA VITAE DEI RELATORI

RELATORI NON ITALIANI FABRICE CLERFEUILLE


Dr Vét, PhD, MBA, Nantes, Francia
DALE BJORLING Dopo aver ottenuto il PhD con un lavoro sul cane guida
DVM, Ms, Dipl ACVS, Wisconsin-Madison, USA per ciechi, Fabrice Clerfeuille lavora da sette anni come
Il Dr. Bjorling si è laureato in medicina veterinaria (DVM) associato in una clinica veterinaria nei pressi di Nantes.
presso la University of Illinois nel 1978. Successivamente, ha Nello stesso periodo ha completato un periodo di for-
portato a termine un periodo di internato a rotazione in me- mazione universitaria in Scienze Economiche ottenendo un MBA in
dicina e chirurgia dei piccoli animali alla University of Ca- Economia, un MBA in Marketing e un PhD in Marketing. Con tali di-
lifornia, Davis nel periodo 1978-1979. Ha effettuato un periodo di prepara- plomi ha potuto diventare Professore di Marketing presso l’Università
zione in chirurgia dei piccoli animali presso la University of Georgia ed ha Economica di Nantes (Francia). Le due qualifiche in Medicina Vete-
completato il periodo di residenza nel 1982. Sempre nel 1982, ha conse- rinaria e in Scienze Economiche gli hanno consentito di lavorare nel-
guito il MS degree in Physiology presso la University of Georgia. Dal 1982 l’industria veterinaria in qualità di Consulente di Marketing. Ha inol-
al 1985 il Dr. Bjorling è stato membro del personale della facoltà dell’Uni- tre creato la prima formazione di studenti universitari in tre delle quat-
versity of Georgia College of Veterinary Medicine. Nel 1985, è arrivato a tro scuole veterinarie francesi, insegnando per dodici anni. Ha fonda-
disporre di tutti i requisiti per l’ammissione all’American College of Vete- to nel 1990 il Gruppo Francese di Studio e Ricerca Economica, rico-
rinary Surgeons. Nel 1985 è entrato a far parte del personale della Univer- nosciuto dall’Associazione Veterinaria Nazionale Francese, di cui è
sity of Wisconsin, ed attualmente è Professor and Chair of the Department stato presidente dal 1994 al 1997. Attualmente è Professore di Marke-
of Surgical Sciences presso la University of Wisconsin School of Veterinary ting all’Università di Economia, Professore di Economia in scuole ve-
Medicine. terinarie, consulente marketing e direttore di una clinica veterinaria a
Nantes. È autore di numerosi articoli riguardanti la professione vete-
JORDI CAIRÓ VILAGRAN rinaria e ha presentato varie relazioni nel settore economico in Fran-
Med Vet, Girona (SP) cia, Italia, Svezia, Portogallo, Danimarca e Regno Unito. Ha inoltre
Laureato in Veterinaria nell'Universidad Complutense presenziato come relatore a Congressi sul Marketing in Argentina,
de Madrid nell'anno 1976. Dottore in Veterinaria nel- Cuba e negli Stati Uniti.
l'Universidad Complutense de Madrid nell'anno 1986.
Veterinario residente nella Escuela Superior Veterina- ALAIN FONTBONNE
ria di Toulouse (Francia). Attualmente esercita in qualità di veteri- Dr Vét, MS, Dipl ECAR, Maisons-Alfort, Francia
nario nell'Hospital Veterinario Canis di Girona. Alain Fontbonne si è laureato presso la Facoltà di Me-
dicina Veterinaria di Nantes (Francia occidentale) nel
DANNIS CHEW 1985, ed è entrato a far parte della Scuola Veterinaria
DVM, Dipl ACVIM, Columbus, Ohio, USA di Alfort (Parigi) dove è stato studente laureato in me-
Il Dr. Dennis Chew si è laureato nel 1972 presso il Col- dicina interna dei carnivori. Ha scelto di stilare la propria tesi di ve-
lege of Veterinary Medicine della Michigan State Uni- terinaria nel campo della riproduzione, sul livello di glicerolo ne-
versity. Ha effettuato un periodo di internato di 1 anno cessario per il congelamento dello sperma del cane. Dopo 7 mesi di
presso il South Weymouth Veterinary Associates (Mas- esercizio della professione a tempo pieno in una clinica veterinaria
sachusetts) ed uno di 2 anni di residenza in medicina interna e nefro- vicino a Parigi, gli è stato richiesto dal kennel club di Francia di oc-
logia all’Animal Medical Center (NY, NY). Nel 1977 ha ottenuto il ti- cuparsi della banca dello sperma canino di Alfort, dove ha lavorato
tolo di Diplomate of the American College of Veterinary Internal Me- fra il 1988 ed il 1993. Durante questo periodo, ha sviluppato in
dicine (Internal Medicine). Il Dr. Chew è stato veterinario assistente Francia nuove tecniche per gli allevatori di cani, come l’impiego
presso l’Ohio State University College of Veterinary Medicine Tea- della determinazione dei livelli di progesterone durante il periodo
ching Hospital dal 1975 e dal 1989 è diventato Full Professor in the estrale, l’inseminazione artificiale con seme refrigerato o congelato
Department of Clinical Sciences. La maggior parte del suo lavoro in e l’endocrinologia clinica, specialmente per gli animali con proble-
ambito clinico e di ricerca e delle sue pubblicazioni riguarda l’urolo- mi di fertilità. Ha scritto molti articoli tecnici destinati ai veterinari
gia/nefrologia dei piccoli animali. Si interessa specialmente dei disor- francesi e due libri sulla riproduzione canina per gli allevatori. Ha
dini del metabolismo del calcio (ipercalcemia idiopatica del gatto) del anche conseguito un Master of Science sulla spermiazione nello
trattamento dell’iperparatiroidismo secondario renale, dell’insuffi- sperma dei primati. Nel 1993 è diventato Docente Senior presso il
cienza renale acuta, dei disordini delle basse vie urinarie del gatto (ci- Dipartimento di Riproduzione della Scuola Veterinaria di Lione, do-
stite idiopatica/interstiziale) e dell’endoscopia urinaria. ve ha aperto un centro di ricerca sulla riproduzione e sull’accoppia-
mento del cane e del gatto e la seconda banca dello sperma canino
SIGITAS CIZINAUSKAS in Francia. Nel 1999, il parlamento francese votò una nuova legge
Dr Med Vet, Dipl ECVN, sui cani e sui gatti e ad Alain venne chiesto dal Ministero dell’Agri-
Helsinki, Finlandia coltura di Francia di condurre uno studio nazionale e redigere un
Nasce a Kaunas (Lituania) nel 1969. Nel 1995 si laurea in rapporto sulla riproduzione di queste due specie animali nel Paese.
veterinaria e Farmacia presso l’Università di Brno (Repub- Lo scorso settembre è ritornato alla Scuola Veterinaria di Alfort. At-
blica Ceca). Lavora due anni presso una clinica veterinaria tualmente è impegnato in una ricerca sulla maturazione e feconda-
per piccoli animali a Praga e successivamente è resident in neurologia zione in vitro degli oociti del cane, nel team di Sylvie Chastant.
Animale presso l’Università di Berna. Dal 2000 al 2001 è istruttore clini- Alain Fontbonne è Vice-Presidente del gruppo francese di veterina-
co in Neurologia Animale sempre a Berna. Dal 2001 ad oggi è primario ri impegnati nel settore della riproduzione dei piccoli animali (GE-
presso la clinica Neurologica dell’Università di Helsinki. RES). Già Segretario Generale di questo gruppo, ha coordinato nel
vi 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

1992 a Parigi il primo convegno di veterinari europei che ha portato LESLEY KING
alla realizzazione della EVSSAR. Alain possiede una vecchia cagna DVM, Dipl ACVECC, Dipl ACVIM, Dipl ECVIM,
islandese e 2 gatti. I suoi numerosi hobby comprendono la recitazio- Philadelphia, Pennsylvania, USA
ne teatrale, i viaggi e le passeggiate. La Dr.ssa Lesley King si è laureata presso la Faculty of
Veterinary Medicine, University College Dublin, Ireland,
TONY GLAUS nel 1986. Dopo un anno come Veterinario Ippiatra a Du-
Dr Med Vet, Dipl ECVIM –CA (Int. Med), Dipl ECVIM-CA (Car), blino, la Dr.ssa King si è trasferita alla School of Veterinary Medicine
Dipl ACVIM, Zurigo, Svizzera della University of Pennsylvania, dove ha portato a termine un periodo
1981-1986: Studi di Medicina Veterinaria, Università di Berna di residenza in medicina interna dei piccoli animali nel 1989. Dopo la
1986-1991: Tesi di Laurea seguita da un periodo di residenza pres- residenza, la Dr.ssa King è rimasta a far parte dello staff della Intensive
so la Clinica dei Piccoli Animali, Università di Zurigo Care Unit della University of Pennsylvania ed attualmente è Associate
1991-1994: Residenza in Small Animal Internal Medicine presso Professor presso la Section of Critical Care e Director della Intensive
il Veterinary Teaching Hospital, University of Georgia, Athens Care Unit. È Diplomate of the American College of Veterinary Emer-
GA, USA gency and Critical Care, the American College of Veterinary Internal
1994: Diplomate of the American College of Veterinary Internal Medicine, e the European College of Veterinary Internal Medicine
Medicine (Internal Medicine) (Companion Animal). I settori di interesse dell’attività di ricerca della
1994-1998: Professore assistente, Clinica di Medicina Interna dei Dr.ssa King comprendono tutti gli aspetti della terapia intensiva dei pic-
Piccoli Animali, Università di Zurigo coli animali, con particolare riguardo alla medicina polmonare ed alla
1996: Diplomate of the European College of Veterinary Internal previsione dell’esito della terapia nei pazienti in condizioni critiche.
Medicine (Internal Medicine)
1999: Di ruolo, Direttore della Divisione di Cardiologia, Clinica di ANDREW MACKIN
Medicina Interna dei Piccoli Animali, Università di Zurigo BSc, BVMS, MVS, DVS,c FACVSc, DSAM, MRCVS
2003: Diplomate of the European College of Veterinary Internal Dipl ACVIM, Mississippi, USA
Medicine (Cardiology) Il Dr. Mackin si è laureato nel 1983 presso la Murdoch
University, ed ha lavorato presso diversi ospedali veteri-
CLAUDIA HOCHLEITHNER nari universitari in Australia, Canada, Scozia e Stati
Dr Med Vet, Vienna, Austria Uniti. Il Dr. Mackin è Hugh Ward Chair of Small Animal Medicine
Nata a Linz, in Austria, si laurea nel 1981 in Medicina Veterinaria presso la Mississippi State University, e mantiene uno specifico inte-
presso l’Università di Vienna. Nel 1988 sposa Manfred Hoch- resse clinico e di ricerca nel campo dell’ematologia e dell’emostasi. È
leinthner con il quale nel 1992 apre una Clinica Privata a Vienna co-editor del BSAVA Manual of Small Animal Hematology and Tran-
(50% animali da compagnia, 50% animali esotici). sfusion Medicine, pubblicato di recente, ed è Presidente Eletto della
Aree di interesse: Animali esotici, Ecografie. È stata relatrice in di- Association of Veterinary Hematology and Transfusion Medicine.
versi paesi: Usa, Israele, Argentina, Australia, Costa Rica, Jamaica, ULRIKE MATIS
Polonia, Slovenia e Austria. Med Vet, Dipl ECVS, Monaco, Germania
Interessi personali: Diving (PADI Instructor) e Underwater Video. La Dr.ssa Matis si è laureata presso l’Università di Monaco
nel 1970, dove ha conseguito il titolo di Dr. med. vet. nel
BARBARA KASER-HOTZ 1972 e quello di Dr. med. vet. habil. (PhD) nel 1981. At-
Dr Med Vet, Dipl ACVR (Radiology and Radiation On- tualmente è Professore di Chirurgia e Direttore della Clini-
cology), Dipl ECVDI, Zurigo, Svizzera ca Chirurgica (compresa Oftalmologia e Radiologia) dell’Università
Laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università di Ludwig-Maximilians di Monaco. È stata Presidente di AO Vet Internatio-
Berna, 1984. Residenza in Radiologa presso la Uni- nal (1996-1998) e Presidente della European Society of Veterinary Ortho-
versity of Pennsylvania and Colorado State Univer- paedics and Traumatology (1998-2000). Nel 2001 ha ricevuto il WSAVA
sity. Dal 1990, alla Università di Zurigo, Sviluppo della Radio-on- Saki Paatsama International Award. La Dr.ssa Matis ha pubblicato nume-
cologia. Dal 2001 Professore di Radiologia e Radio-oncologia. rosi articoli e capitoli di libri nel campo della chirurgia degli animali da
compagnia. I suoi principali settori di interesse sono rappresentati dal-
ELLEN KIENZLE l’ortopedia e traumatologia dei piccoli animali, dall’analisi computeriz-
Dr Med Vet, Dipl ECVCN, Monaco, zata dell’andatura e dalle tecniche di diagnostica per immagini.
Germania
Ellen Kienzle è Professore ordinario di nutrizione e NORBERT MENCKE
dietetica veterinaria della facoltà di Medicina Vete- Dr Med Vet, PhD, Dipl EVPC, Leverkusen, Germania
rinaria dell’Università Ludwig-Maximilians di Mo- È nato in Germania il 19 ottobre del 1959. Dopo aver portato a termine le
naco (Germania). Si è laureata in Medicina Veterinaria presso scuole superiori ed avere svolto il servizio militare, iniziò a studiare Me-
l’Università di Hannover nel 1982. dicina Veterinaria alla Facoltà di Hannover (Tierärztliche Hochschule
Nello stesso anno ha ottenuto l’abilitazione all’esercizio della Hannover) in Germania. Dopo la laurea iniziò gli studi per il PhD presso
Professione. l’Istituto di Parassitologia della Facoltà di Medicina Veterinaria di Han-
Nella stessa Università ha in seguito ottenuto il Dottorato di Ri- nover in associazione con il Dipartimento dell’Agricoltura di Adelaide,
cerca. Prof. Kienzle ha pubblicato su argomenti quali il metaboli- Australia, dove conseguì il PhD nel 1989. Nello stesso anno entrò a far
smo dei carboidrati, la formulazione computerizzata della dieta, i parte della Bayer come ricercatore nel campo della Parassitologia. Dal
fabbisogni nutritivi di gatti adulti, cani e cuccioli. Per la sua atti- 1989 al 1999 Norbert Mencke ha ricoperto incarichi di responsabilità in
vità di ricerca, nel 1997, l’Università di Zurigo l’ha insignita del differenti posizioni nel settore ricerca e sviluppo. Dal Gennaio 1999 Nor-
Walter-Frei-Prize. bert Mencke è entrato a far parte del dipartimento di marketing, Animali
Prof. Kienzle è past-president e attuale membro dell’European da Compagnia, e dal Luglio 2002 è responsabile mondiale dei Servizi Ve-
Society of Veterinary and Comparative Nutrition (ESVCN) e pre- terinari dei prodotti della Bayer per Animali da Compagnia. Il Dr.
sidente fondatore dell’European College of Veterinary and Com- Mencke è Board Certified Specialist In Veterinary Parasitology ed è Di-
parative Nutrition. Inoltre, è attualmente coeditore del Journal of plomate of the European Veterinary Parasitology College (Dipl. EVPC).
Animal Physiology and Animal Nutrition. Ha pubblicato diversi lavori scientifici in riviste referee e libri.
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DARRYL MILLIS lifornia a Davis. Successivamente al residency, ha conseguito un PhD


DVM, MS, Dipl ACVS, Knoxville, Tennessee, USA in patologia comparata presso la stessa istituzione. Si è diplomato sia
Il Dr. Millis si è laureato con lode (DVM with Di- presso lo European College of Veterinary Dermatology sia presso l’A-
stinction) presso il New York State College of Veteri- merican College of Veterinary Dermatology. Il Dr. Olivry è attualmen-
nary Medicine dopo aver conseguito il Bachelor of te Professore di Immunodermatologia, Capo Dipartimento Associato e
Science dalla Cornell University ed il Master of Capo del Servizio di Medicina alla North Carolina State University
Science dalla University of Florida. Dopo la laurea, il Dr. Millis ha College of Veterinary Medicine a Raleigh, North Carolina. È inoltre
portato a termine un periodo di internato sui piccoli animali e di re- Professore Associato Clinico Aggiunto di Dermatologia alla Univer-
sidenza in chirurgia presso la Michigan State University. Attual- sity of North Carolina-Chapel Hill School of Medicine. Attualmente
mente è Professor of Orthopedic Surgery al Department of Small presiede la International Task Force on Canine Atopic Dermatitis. Le
Animal Clinical Sciences della University of Tennessee College of attuali aree di interesse di ricerca del Dr. Olivry includono la dermati-
Veterinary Medicine, dove è direttore della sezione di chirurgia. Il Dr. te atopica del cane e le malattie cutanee vescicanti autoimmuni.
Millis è Diplomate of the American College of Veterinary Surgeons
ed è stato membro del Board of Directors for the Veterinary Orthope- PATRICK PAGEAT
dic Society. Viene frequentemente invitato come relatore su argomen- Dr Vét, MSc PhD, Apt, Francia
ti di ortopedia dei piccoli animali e riabilitazione veterinaria. In que- Nato nel 1960, Patrick si è laureato in medicina veterina-
sti settori svolge un attivo programma di ricerca ed è coautore di un ria nel 1984 (Lione – Francia), e poi ha conseguito un
nuovo libro, Canine Rehabilitation and Physical Therapy. PhD in Comportamento Animale nel 1991 (Facoltà di Pa-
rigi-VI). È stato per qualche anno Professore Associato
YVES MOENS presso le Scuole di Veterinaria francesi. È autore di “Patologia compor-
Dr Vét, PhD, Dipl ECVA, Vienna, Austria tamentale del Cane ”, “Cane si nasce, Padroni si diventa” ed ha preso
Laureato nel 1973 alla Facoltà Veterinaria dell’Università parte a molti Convegni e Congressi, nazionali ed internazionali. È coau-
di Gent, in Belgio. Dal 1973 al 1980 è stato assistente in tore di un trattato enciclopedico sul cane. Ha tenuto circa 100 lezioni sul
una clinica chirurgica per grandi animali. Dal 1980 al comportamento animale e su argomenti di psichiatria e psicofarmaco-
1988 è stato direttore del dipartimento di chirurgia e ra- logia. Attualmente è Research Manager di PHERSYNTHESE, s.n.c.,
diologia dell’Università di Lubumbashi in Zaire (attualmente Repubbli- un laboratorio privato che lavora sulla comunicazione chimica e sulle
ca Democratica del Congo). Dal 1989 al 1996 è stato assistente presso sue varie applicazioni. Ha fondato questo laboratorio nel 1995 e da al-
la Facoltà Veterinaria dell’Università di Utrecht in Olanda, collaboran- lora ha sviluppato ampi rapporti con la comunità scientifica, le associa-
do con i dipartimenti di anestesia e di chirurgia. Nel 1992 ha consegui- zioni di allevatori e l’industria farmaceutica.
to il PhD presso l’Università di Utrecht con una tesi sulla ventilazione
~
assistita nel cavallo anestetizzato. Dal 1995 è membro fondatore del- MARIA TERESA PENA GIMENEZ
l’ECVA (Collegio Europeo di Anestesia Veterinaria). Dal 1995 al 1998 Med Vet, phD, Dipl ECVO, Barcelona, Spagna
è stato assistente presso il dipartimento di anestesia della Facoltà Vete- Laureata in Medicina Veterinaria nel 1987 presso la Uni-
rinaria dell’Università di Berna, in Svizzera. Nel 1999 è stato nominato versitat Autònoma de Barcelona (UAB), ha ottenuto il
professore di chirurgia dei tessuti molli negli animali da compagnia PhD (Dottorato di ricerca) presso la stessa università nel
presso il dipartimento dei piccoli animali dell’Università di Gent, in 1993 con uno studio sperimentale sugli innesti corneali
Belgio. Nell’ottobre 2000 è rientrato a Berna per ricoprire l’incarico di penetranti nel cane. Studi qualificati in Oftalmologia veterinaria pres-
professore associato nella sezione di anestesia presso il dipartimento ve- so la Universitat Autònoma de Barcelona nel 1988 e presso la Ecole
terinario di scienze cliniche. I suoi principali interessi di ricerca riguar- Nationale Veterinarire di Tolosa nel 1989. Ha partecipato a corsi e pe-
dano l’anestesia veterinaria. riodi di formazione esterna in differenti università fino a giungere alla
North Carolina State University, dove ha completato il periodo di resi-
DAVID MORGAN denza in oftalmologia secondo un programma alternativo. Dal 1988 la-
BSc, MA, VetMB, CertVR, MRCVS, Regno Unito vora presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia della Facoltà di
La prima laurea, in Biochimica, conseguita da David Veterinaria (UAB) ed oggi è Professore Associato di oftalmologia e
Morgan presso l’Università di Cardiff, è stata seguita nel chirurgia e direttore del servizio di oftalmologia dell’Ospedale Veteri-
1986 da quella in Medicina Veterinaria rilasciata dall’U- nario di questa facoltà. Nel 1999 ha ottenuto il diploma dell’European
niversità di Cambridge. Dopo brevi esperienze lavorative College of Veterinary Ophthalmology (ECVO). È membro dell’Euro-
libero professionali, maturando esperienze in settori diversi, ha opera- pean Society of Veterinary Ophthalmology board. Ha tenuto lezioni e
to per sette anni nel settore degli animali da compagnia, indirizzando i comunicazioni in convegni e seminari nazionali ed internazionali. Ha
propri interessi principalmente sulla chirurgia e sulla radiologia. Nel pubblicato lavori su riviste nazionali ed internazionali. Il suo lavoro e
1990 ha ottenuto il diploma in Radiologia Veterinaria. Nel 1993 ha ini- la sua attività di ricerca sono dedicati in modo particolare alla chirur-
ziato a lavorare in una società privata, fornendo consulenze tecniche gia e soprattutto alla patologia e chirurgia della cornea, all’uveite ed al-
nel Regno Unito, nei Paesi Scandinavi ed in Sud Africa. È frequente- le lesioni oculari causate dalle malattie infettive.
mente coinvolto in attività di informazione ed aggiornamento rivolta
alla classe medico veterinaria, docenti universitari e studenti. Ha tenu- ULLRICH REIF
to conferenze in tutta l’Europa ed in Sud Africa, in occasione di con- Dr Med Vet, Dipl ACVS, Dipl ECVS, Boebingen, Germania
gressi sia nazionali che internazionali. Il Dr. Reif si è laureato in Medicina Veterinaria nel
1995 presso l’Università di Torino, in Italia. Dopo un
THIERRY OLIVRY International Clinical Fellowship alla Michigan State
Dr Vet, PhD, DipACVD, DipECVD, Raleigh, North University, un internato all’Università di Zurigo, ed
Carolina, USA un AO/ASIF Fellowship alla Texas A&M University, ha portato a
Dopo la laurea in medicina veterinaria conseguita nel termine un periodo di residenza in chirurgia dei piccoli animali al-
1984 presso la scuola veterinaria di Tolosa (Francia), il la Michigan State University. Ha ricoperto il ruolo di Assistant Pro-
Dr. Olivry ha lavorato presso una clinica di referenza a fessor in Small Animal Orthopaedics, ma nel 2003 ha deciso di tor-
Parigi, occupandosi di casi di medicina interna e di dermatologia. Nel nare in Europa. Attualmente lavora alla Tierklinik Dr. Reif, un
1991, ha compiuto un residency in dermatologia alla University of Ca- ospedale specialistico privato in Germania.
viii 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

CORAL MATEO SANCHEZ


Med vet, Gijon (Asturia) ES
RELATORI ITALIANI
Laureata presso la Facoltà di Veterinaria dell’Univer-
CRISTINA ABBA
sità Complutense di Madrid nel 1982. Master in
Med Vet, Torino
omeopatia presso l’Università del Paìs Vasco. Profes-
Laureata in Medicina Veterinaria nel luglio del 1998 all’Università di To-
sore a contratto del Corso di Dottorato “Omeopatia
rino (110/110). Dal 1999 esercita la libera professione in strutture private
veterinaria”, Università di Zaragoza. Professoressa e coordinatrice
nell’ambito della clinica dei piccoli animali. Ha conseguito il Dottorato di
del Master Universitario di omeopatia dell’Università del Paìs Va-
Ricerca nel 2002 presso il Dipartimento di Produzioni Animali dell’Uni-
sco. Membro della Lega Medica Omeopatica Internazionale. Autri-
versità di Torino - Settore Nutrizione - lavorando in modo specifico sull’a-
ce di varie pubblicazioni. Ha tenuto corsi, relazioni, conferenze e
limentazione dei piccoli animali e degli ungulati selvatici. È coautrice di la-
seminari, nazionali ed internazionali. Il suo lavoro di ricerca è fo-
vori su riviste nazionali ed internazionali. È stata relatrice di lavori scienti-
calizzato sulle neoplasie. Dal 1982 dirige la Clinica Veterinaria La
fici a congressi dell’ESVCN (European Society of Veterinary and Com-
Playa de Gijòn (Asturias), dove lavora esclusivamente come omeo-
parative Nutrition). Attualmente collabora con il Dipartimento di Produ-
pata dal 1986.
zioni Animali dell’Università di Torino per progetti di ricerca e per il ser-
vizio di consulenza nutrizionistica dei piccoli animali ed esercita la libera
MARK SMITH
professione con particolare interesse per la dermatologia e la citologia.
DVM, Dipl ACVS, Dipl AVDC, Blacksburg, Virginia, USA
Il Dr. Mark McKim Smith si è laureato in medicina
veterinaria nel 1982 presso la School of Veterinary FRANCESCA ABRAMO
Medicine University of Pennsylvania ed in seguito ha Med Vet, Pisa
portato a termine un periodo di internato (1983) pres- Laureata presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Pi-
so il California Animal Hospital di Los Angeles ed uno di residen- sa nel 1986 con 110/110. Negli anni post laurea ha effet-
za (1986) in Small Animal Surgery Program presso la School of Ve- tuato uno stage di un anno e mezzo presso l’Institut fuer
terinary Medicine della University of California, Davis. È Diplo- Tierpathologie di Berna e un visiting fellowship presso la
mate of the American College of Veterinary Surgeons (1987) e Di- Facoltà di Medicina Veterinaria di Guelph (Ontario, Canada). È attual-
plomate of the American Veterinary Dental College (1998). Ha ri- mente Professore Associato presso il Dipartimento di Patologia Ani-
coperto l’incarico di Assistant Professor (1988-1993), Associate male della Facoltà di Medicina di Pisa e docente di patologia generale
Professor (1993-1999) e Professor (1999-oggi) presso il Depart- comparata. Presso il Dipartimento è responsabile da diversi anni della
ment of Small Animal Clinical Sciences, Virginia-Maryland Regio- diagnostica dermatopatologica del Registro Tumori. È autrice di un
nal College of Veterinary Medicine, Virginia Polytechnic Institute centinaio di articoli su argomenti di patologia animale pubblicati su ri-
and State University. È stato insignito di numerosi premi ed è au- viste nazionali e internazionali e di comunicazioni scientifiche presen-
tore di libri ed Editor di riviste scientifiche. tate a Congressi sia in Italia che all’estero.

JÖRG M. STEINER FANCESCO ALBANESE


Dr Med Vet, PhD, Dipl ACVIM, Dilp ECVIM Med Vet, Napoli
Jörg Steiner si è laureato nel 1992 all’Università Laureato nel marzo 1993 presso l’Unversità Federico II di
Ludwig- Maximilians di Monaco, Germania. Dal 1992 Napoli. Sin dal 1994 si interessa di dermatologia frequen-
al 1993 ha fatto il suo internato in medicina e chirurgia tando numerosi congressi, seminari e corsi di dermatologia
dei piccoli animali all’Università della Pennsylvania e veterinaria post-laurea sia in Italia sia all’estero. Nel triennio
dal 1993 al 1996 il suo residency in medicina interna dei piccoli ani- 1996-98 ha frequentato il corso avanzato di Dermatologia Veterinaria pres-
mali alla Purdue University. Ha ricevuto nel 1995 il diploma di Dr. so la European School for Advanced Veterinary Studies (ESAVS). Nel giu-
Med. Vet. alla Università Ludwig-Maximilians di Monaco, Germania, gno del 2000 ha superato presso l’Università di medicina veterinaria di
con uno studio sulla tripsina felina e l’immunoreattività tripsino-simi- Nantes l’esame per la Prima Parte del College Europeo di Dermatologia Ve-
le felina. Nel 1996 si è diplomato all’American College of Veterinary terinaria (ECVD). È full member dell’ESVD dal 1997 e socio della SIDEV
Internal Medicine e all’European College of Veterinary Internal Me- sin dalla sua fondazione. Attualmente svolge la libera professione nella cli-
dicine. Nel 2000 il Dr. Steiner ha ricevuto il PhD dalla Texas A&M nica veterinaria “L’Arca” in Napoli e si occupa esclusivamente di consu-
University per il suo lavoro sulle lipasi digestive del cane ed il loro uti- lenze dermatologiche in diverse strutture veterinarie della Campania. Dal
lizzo pratico per la diagnosi di affezioni gastrointestinali nel cane. È 1997 ha svolto attività di insegnamento in qualità di relatore per corsi, se-
attualmente Professore Assistente Clinico presso il Dipartimento di minari e congressi di livello nazionale. È autore di alcune pubblicazioni su
Medicina e Chirurgia di piccoli animali alla Texas A&M University. riviste nazionali ed internazionali. È Coautore del “Manuale pratico di pa-
Il Dr. Steiner è inoltre responsabile, quale co-direttore, del Laborato- rassitologia cutanea del cane e del gatto” edito dalla Pfizer.
rio di Gastroenterologia della Texas A&M University ed è attualmen-
te impegnato nella ricerca e sviluppo di nuovi test diagnostici per i di- GIOVANNI ALLEVI
sturbi dell’apparato gastrointestinale. Med Vet, PhD, Bergamo
Laureato a Milano nel 1999, presso l’Istituto di Clinica
ERIK TESKE Chirurgica Veterinaria, discutendo una tesi di neurochirur-
Dr Med Vet, Dipl ECVIM-CA, Utrecht, Olanda gia spinale (“Le cisti aracnoidee spinali nel cane: revisio-
Il Dr Teske si è laureato nel 1981 all’Università di Utre- ne della letteratura ed esperienze personali”). Nel triennio
cht. Dopo un periodo di internato e residenza in medi- 1999-2002 svolge un Dottorato di Ricerca presso lo stesso Istituto sotto
cina interna ha effettuato un clinical fellowship presso la guida del Prof. C.M. Mortellaro, occupandosi principalmente di pato-
il Dutch National Cancer Institute per tre anni. Nel logie articolari su base displasica. Nel 2003 diventa Dottore di Ricerca
1993 ha terminato la propria tesi sulla caratterizzazione del linfoma in Ortopedia degli Animali Domestici. Ha presentato alcune comunica-
non-Hodgkin nel cane. Attualmente è Professore Associato di Onco- zioni in occasione di riunioni SCIVAC e SIOVET. È autore-coautore di
logia a Utrecht. La sua esperienza si è sviluppata nel campo della ci- varie pubblicazioni riguardanti l’ortopedia. Attualmente lavora in qualità
tologia ed oncologia cliniche. Il Dr Teske è stato il primo Presidente di libero professionista ed i suoi principali settori di interesse sono rap-
dell’ECVIM-CA ed è anche past-president dell’EBVS. presentati dall’ortopedia, traumatologia e neurochirurgia spinale.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC ix

MARTA AVANZI Iscritto dal 1995 dapprima al GAE, poi SIVAE. Membro del consi-
Med Vet, Castelfranco Veneto (TV) glio direttivo SIVAE con compito di consigliere. Collabora al noti-
Laureata a Bologna con lode nel 1988, nel 1993 ha ziario SIVAE, “Exotic Files”, ha tenuto varie relazioni agli incontri
aperto con un collega un ambulatorio a Castelfranco della società ed ha partecipato come istruttore al primo corso SCI-
Veneto, dove lavora tuttora. Ha tenuto varie relazioni VAC di medicina e chirurgia dei cheloni tenuto ad Ottobre 2003.
agli incontri del gruppo di studio di animali esotici, a Membro ARAV ed AEMV. Socio fondatore dell’AAE (Associazio-
seminari SIVAC su argomenti di medicina degli animali esotici, ed ne Animali Esotici).
ai corsi SCIVAC sugli animali esotici. Nel 1998 è stata eletta Coor-
dinatrice del gruppo di studio di animali esotici (fino alla costitu- FABRIZIO BENINI
zione della SIVAE avvenuta l’anno successivo). È tra i soci fonda- Med Vet, Treviso
tori SIVAE, di cui ricopre attualmente la carica di segretario, e di- Laureato a Bologna nel 1992, ha lavorato presso la
rettore della rivista della SIVAE, “Exotic Files”. È tra i soci fonda- Clinica Vet. “Il Poggetto” a Firenze per un anno poi
tori ed attuale segretario dell’AAE (Associazione Animali Esotici).” alla Clinica vet. “Strada Ovest” in Treviso per 6 anni,
dal dicembre 2000 responsabile sanitario dell’Ambu-
MASSIMO BARONI latorio Vet. “Biban”. Presso tutte queste strutture è stato sempre il
Med Vet, Dipl. ECVN, Monsummano Terme, Pistoia responsabile per gli animali esotici. È socio fondatore SIVAE, con-
Laureato in Medicina Veterinaria con Lode nel 1987 sigliere dal 2001, rieletto nel 2002. È socio fondatore AAE di cui è
presso l’Università di Pisa. Dal 1992 al 1995 ha com- consigliere dal 2000. Ha tenuto relazioni a congressi e seminari ed
piuto un Non Conforming Residency Programme in ha scritto diversi articoli per riviste del settore ed altre riviste a ca-
Neurologia presso l’Istituto di Neurologia, Università rattere divulgativo sugli animali esotici. Collabora con la LIPU.
di Berna. Nel 1995 ha ottenuto il Diploma del College Europeo di
Neurologia a Liegi (Belgio). Dal 1995 al 1999 ha lavorato a Geno- MARCO BERNARDINI
va, svolgendo attività di referenza in campo neurologico ed ortope- Med Vet, Dipl ECVN, Bologna
dico. Attualmente svolge la propria attività specialistica presso la Si laurea presso l’Università di Bologna nel 1988. Co-
Clinica Veterinaria “Val di Nievole”, Monsummano Terme, Pistoia. mincia ad occuparsi di neurologia nel 1992, frequen-
È stato membro dell’Education Commitee del College Europeo di tando in Lussemburgo e Svizzera i corsi dell’Euro-
Neurologia (ECVN) dal 1996 al 1999 ed è attualmente Segretario pean School for Advanced Veterinary Studies
della Società Europea di Neurologia Veterinaria (ESVN). È inoltre (ESAVS). Nel biennio 1994-95 effettua un Residency in Neurolo-
componente del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Neu- gia presso l’Università di Berna (Svizzera). Nel 1995 consegue il
rologia Veterinaria (SINVET) e direttore del Corso di Neurologia diploma dell’European College of Veterinary Neurology (ECVN).
SCIVAC. È autore di pubblicazioni riguardanti l’ortopedia e la neu- Dal 1997 al 2001 è docente di Neurologia Veterinaria presso l’Uni-
rologia e ha presentato oltre 80 relazioni ad incontri a carattere na- versità di Barcellona (Spagna) e responsabile del Servizio di Neu-
zionale ed internazionale, in Italia ed all’estero. rologia e Neurochirurgia presso l’Ospedale Veterinario della stessa
Attuali aree di interesse: Neurodiagnostica per immagini, neuro- facoltà. Nel biennio 2002-03 è Oberassistent in Neurologie presso
chirurgia intracranica. l’Università di Berna (Svizzera). Attualmente esercita la libera pro-
fessione esclusivamente come referente di casi neurologici in Emi-
ROBERTO BELLENTANI lia Romagna. Inoltre, è docente a contratto di Neurochirurgia Vete-
Med Vet, Modena rinaria presso l’Università di Padova, presidente della Società Ita-
Laureato nel 1982 presso la Facoltà di Medicina Ve- liana di Neurologia Veterinaria (SINVet), membro dell’Examina-
terinaria di Parma. Inizia la professione prima in un tion Committee dell’ECVN. Relatore a mumerosi corsi e congres-
Ambulatorio a Modena, poi dal 1992 al 1998 fa par- si in Italia e all’estero, è autore di articoli e del libro “Neurologia
te dello staff della Casa di cura San Geminiano, del cane e del gatto” (Poletto Editore, Milano).
struttura dotata di pronto soccorso e degenza. In questo periodo si
occupa di chirurgia generale, diagnostica per immagini ed ane- MARCO BERTOLI
stesiologia. Dal 1999 lavora in un Ambulatorio Veterinario a For- Med Vet, Roma
migine, di cui è Direttore Sanitario, e collabora con l’Ambulato- Si laurea presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di
rio Veterinario San Prospero di Reggio Emilia dove si occupa Parma nel 1997 presso la quale pratica un internato di
esclusivamente di anestesia. Da parecchi anni è iscritto al gruppo un anno in clinica chirurgica. Relatore per due anni al
di studio di anestesia, al quale ha collaborato attivamente con una Corsi di pronto soccorso SCIVAC. Membro dell’E-
relazione sul blocco del plesso brachiale con ausilio di elettrosti- VEECS. Ha partecipato a corsi nazionali e internazionali ed è sta-
molatore. Sempre sullo stesso argomento ha presentato una co- to relatore a Seminari e Congressi sempre riguardanti la Medicina
municazione libera al 44° Congresso Nazionale SCIVAC. Ha d’Urgenza. Ha collaborato alla realizzazione del manuale di pron-
inoltre svolto diversi stage di aggiornamento presso l’Ambulato- to soccorso SCIVAC. Da sei anni lavora presso il Centro Veterina-
rio “Città di Tortona” del Dott. Emilio Feltri. rio Gregorio VII del quale è anche responsabile del pronto Soccor-
so notturno.
ALESSANDRO BELLESE
Med Vet, Mestre (VE) ANDREA BOARI
Alessandro Bellese, nato il 26-11-65 a Lido di Vene- Med Vet, Teramo
zia. Laureato in Medicina Veterinaria a Bologna il 08- Laurea con lode in Medicina Veterinaria all’Università
11-1994. Da sempre appassionato di zoologia in ge- degli Studi di Bologna nel 1983. Premio di Studio
nerale e di entomologia ed erpetologia in particolare. “Prof. Albino Messieri” (A.A. 1982-83). Funzionario
Da quando ha intrapreso la professione medico vete- Tecnico presso il Dipartimento Clinico Veterinario del-
rinaria, grazie alla comprensione dei colleghi con cui la stessa Università (dal 1986 al 1998). Professore a contratto dal
lavora ha potuto interessarsi in modo sempre più 1995 al 1998 in Semiologia Medica Veterinaria presso l’Università
esclusivo ai piccoli animali da compagnia “non convenzionali”, fi- degli Studi di Teramo. Borsa di Studio “Prof. Umberto Gasparini”:
no, allo stato attuale di dedicarsi quasi interamente a questi ultimi. visiting researcher per l’intero 1993 presso il Department of Veteri-
x 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

nary Clinical Sciences della Purdue University (USA) dove ha svol- MICHELE BORGARELLI
to sia attività di ricerca che clinica internistica. Professore Associato Med Vet, Dipl ECVIM-CA (Card), Torino
(1998-2000). Coordinatore Sezione di Medicina Interna (1998- Si è laureato presso l’Università di Torino nel 1989
2002). Professore Straordinario (2000-presente) in Clinica Medica con una tesi di fisiologia. Dal 1990 si occupa di car-
Veterinaria, Semiologia Medica Veterinaria e Semeiotica e Diagno- diologia e di ecografia nei piccoli animali. Da allo-
stica di Laboratorio presso l’Università degli Studi di Teramo. Mag- ra ha seguito numerosi periodi di aggiornamento in
gio 2002-luglio 2002: “Visiting Researcher” presso il Department of Italia e all’estero. È stato professore a contratto in ecocardiogra-
Small Animal Medicine and Surgery della Texas A&M University fia per gli anni 1996-97, 1998-99 e 2000-01 presso la Facoltà di
(USA). Dal 1° novembre 2002 è Direttore del Dipartimento di Scien- Medicina Veterinaria di Torino. Nel 1999 si è diplomato al Col-
ze Cliniche Veterinarie presso la stessa Università e Vice Preside del- lege Europeo di Medicina Interna (Cardiologia). Attualmente è
la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo. Responsabile progetti Ricercatore e Dottorando di ricerca presso la Facoltà di Medici-
di ricerca universitari (ex-60%) del 1999-2000-2001-2002. Ha pub- na Veterinaria di Torino dove segue programmi di ricerca sulla
blicato più di 100 lavori su riviste nazionali e internazionali ed è sta- miocardiopatia dilatativa nel cane, sulla insufficienza mitralica
to relatore a numerosi Congressi nazionali ed internazionali. È stato nei cani di grossa taglia, sui meccanismi neuro-ormonali in cor-
eletto quale membro del Comitato Scientifico della Società Italiana so di insufficienza cardiaca, e sugli effetti delle malattie sistemi-
delle Scienze Veterinarie in merito al Settore Scientifico Disciplina- che sull’apparato cardiovascolare. Ha tenuto numerosi seminari
re di Clinica Medica Veterinaria. È socio della Società Italiana delle scientifici e corsi di perfezionamento su argomenti riguardanti la
Scienze Veterinarie, della Società Italiana di Buiatria, della Società cardiologia e l’ecografia internistica nei piccoli animali ed ha
Culturale Italiana Veterinari Animali da Compagnia, della European presentato i risultati dei suoi esperimenti ed esperienze cliniche
Society of Comparative Gastroenterology, della European Society of in congressi nazionali ed internazionali. È segretario e tesoriere
Veterinary Endocrinology e della Comparative Gastroenterology So- della Società Europea di Cardiologia Veterinaria (ESVC). È
ciety. Dal luglio 2000 è socio fondatore e consigliere della Società membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Cardio-
Italiana di Medicina Felina e Direttore della relativa rivista “Medici- logia Veterinaria (SICARV). È autore di circa 60 pubblicazioni di
na Felina”. Dal 2003 ne ricopre la carica di vicepresidente. Dal luglio cardiologia ed ecografia internistica su riviste nazionali ed inter-
2003 è socio fondatore e consigliere della Società Italiana di Ga- nazionali.
stroenterologia ed endoscopia digestiva veterinaria.
ANDREA BRANCALION
DEA BONELLO Med Vet, Treviso
Med Vet, Spec Rad Vet, Dipl EVDC, Torino Laureato a Bologna nel 1981.
Si laurea nel 1989 alla Facoltà di Medicina Veterinaria Pratica l’Omeopatia dal1989 e dal 2001 dirige la Se-
di Torino. Si specializza nel 1997 in Radiologia Veteri- zione Omeopatica dell’Ospedale Veterinario “S. Fran-
naria, nel 2001 consegue il titolo di Dottore di Ricerca cesco” di Castagnole (TV).
in Medicina Interna e nel 2001 ottiene un contratto di ri- Si è formato alla Scuola Superiore Internazionale di Medicina Vete-
cerca presso il Dipartimento di Patologia Animale della Facoltà di rinaria Omeopatica di Cortona (diretta dal Dott. Franco Del Francia),
Medicina Veterinaria di Torino. Dal 1989 si dedica all’odontostoma- nella quale è docente dall’ottobre del 1992. Nel 1991 ha fondato
tologia veterinaria ed in questo settore svolge attività di consulenza l’Accademia Trevigiana di Omeopatia Veterinaria, che tuttora dirige.
per i piccoli ed i grossi animali. Nel 1996 e nel 1998 è stata, a scopo Attualmente ricopre diversi incarichi in qualità di esperto di Omeo-
di aggiornamento, all’Università di Davis in California. Dal 1998 è patia veterinaria:
Diplomata dell’European College of Veterinary Dentistry. Relatore a - Collaboratore esterno della Scuola di Specializzazione in Diritto
numerosi congressi in Italia ed all’estero e autore di pubblicazioni ine- e Legislazione Veterinaria della Facoltà di Medicina Veterinaria
renti l’odontostomatologia veterinaria e comparata. Per molti anni dell’Università di Parma (diretta dal Prof. Giuseppe Zanetti).
Coordinatore del Gruppo di Studio di Odontostomatologia della SCI- - Referente scientifico e culturale del programma RADAR, il
VAC, dal 1998 al 2002 è stata Segretario dell’EVDC. Attualmente è software più diffuso al mondo per la medicina omeopatica.
Vice Presidente del College, Referee scientifico della SIODOV ed - Coordinatore della Sezione Veterinaria della Rivista ufficiale del-
Editor della rivista Quaderni di Odontostomatologia. la FIAMO (Federazione Italiana delle Associazioni dei Medici
Omeopati) “Il Medico Omeopata”.
UGO BONFANTI - Membro del Comitato Scientifico del Congresso della FIAMO.
Med Vet, Milano - Membro dell’Unione Medici Non Convenzionali Veterinari
Laureato a pieni voti presso l’Università di Milano (UMNCV).
nell’anno 1992. Autore di numerose pubblicazioni e relazioni a congressi e convegni
Dal conseguimento della Laurea ha lavorato regolar- scientifici. Ha curato l’edizione italiana del “Compendio dei Princi-
mente presso alcune cliniche veterinarie. Attualmente pi di Omeopatia” di W. Boericke ed è in fase di pubblicazione il suo
esercita la libera professione presso la Clinica Veterinaria Gran testo didattico “Scala LM e Prognosi nella pratica dell’Omeopatia
Sasso - Milano (Dr. Bussadori), occupandosi in particolare di Me- con particolare riferimento alla Medicina Veterinaria”.
dicina Interna ed Oncologia; da circa 7 anni si occupa attivamente
di citologia veterinaria. Nel 1997 ha effettuato uno stage della du- SANDRA BRAU
rata di un mese presso il Dott. Teske dell’Università di Utrecht; nel Med Vet, Maisons-Alfort, Francia
1998, per un periodo analogo, si è recato a Cambridge presso il Nata a Le Creusot in Francia il 01 ottobre 1974. Lau-
Prof. Herrtage. Nel 2002, per un mese e mezzo, si è recato per un reata in Medicina Veterinaria presso l’Università di Sas-
periodo di aggiornamento di Clinical Pathology alla School of Ve- sari il 9 aprile 2001. Dal gennaio 2002, dopo aver se-
terinary Medicine, University of Pennsylvania a Philadelphia. Ha guito corsi di formazione in neonatologia umana in di-
presentato alcune relazioni di ecografia, citologia ed oncologia in versi ospedali a Parigi e corsi di autopsia all’Ecole Nationale d’Alfort
occasione di gruppi di studio, seminari di citologia e congressi na- (Paris) è Responsabile del Servizio di neonatologia dei carnivori do-
zionali SCIVAC. È istruttore e relatore al corso di citologia della ve svolge un attività clinica di neonatologia e di autopsie su cuccioli
SCIVAC, e riveste la carica di vicepresidente della Società Italiana e gattini. Ha partecipato a seminari e congressi nazionali e internazio-
di Citologia Veterinaria. nali in qualità di relatore e presentando comunicazioni.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xi

LEONARDO BRUNETTI CLAUDIO BUSSADORI


Med Vet, Pistoia Med Vet, Dipl ECVIM-CA (Card),
Nato a Pistoia il 09/01/56, si laurea a Pisa nel 1982, e da Med Chir, Milano
allora si dedica agli animali esotici. Nasce con lui il Nato a Milano il 24/6/56, Laureato in Medicina Ve-
“Gruppo di studio di animali esotici” SCIVAC, di cui ri- terinaria il 23/3/82. Diplomato ECVIM CA (cardio-
marrà coordinatore per 6 anni, ha diretto i corsi di medi- logy) il 21/3/93. Laureato in Medicina e Chirurgia
cina degli animali esotici organizzati dalla SCIVAC e, nel 1982, è stato il 29/10/2001.
fra i fondatori della Società Italiana Veterinari Animali Esotici Direttore sanitario della Clinica Veterinaria G. Sasso a Milano,
(S.I.V.A.E.), per la quale, dallo stesso anno, ricopre la carica di Presi- dove è consulente in cardiologia, medicina interna ed ecogra-
dente ed è inoltre relatore in congressi e seminari italiani ed europei Ha fia e Direttore del programma di residenza dell’ECVIM-CA in
trascorso vari periodi di studio presso Giardini zoologici, in Italia e al- cardiologia. Research fellow del centro di cardiologia pedia-
l’estero. È autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche a dif- trica dell’Istituto policlinico di San Donato Milanese diretto
fusione nazionale e internazionale. Ha curato l’edizione italiana del te- dal Dr. Mario Carminati. Course Master del corso intensivo
sto di Haplata-Wiesner di anestesia degli animali esotici, edito da Eda- ESAVS di ecocardiografia. Docente a seminari di cardiologia
gricole nel 1988 con il titolo “Pratica anestetica degli animali esotici”. interventistica presso la Scuola di Specialità in Cardiologia
È coautore del libro “I Camaleonti di montagna, di pianura e nani” ed. della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università degli Stu-
Devecchi, 2001. Ha fornito il materiale di studio utilizzato dalla SCI- di di Milano. Ha svolto attività di studio e di ricerca su vari ar-
VAC per realizzare videocassette su medicina e chirurgia delle tartaru- gomenti cardiologici presso centri veterinari e medici in Euro-
ghe, è inoltre autore della sezione dedicata agli animali esotici del pa e negli USA.
“Prontuario Teapeutico Veterinario” SCIVAC edizione 1995. Ha tenuto corsi di Cardiologia, Ecografia ed Ecocardiografia
presso Università e istituzioni private in varie nazioni Europee.
ANTONELLO BUFALARI È stato Professore a contratto in Cardiologia presso la Facoltà di
Med Vet, PhD, Perugia Medicina Veterinaria dell’Università di Parma. È stato presiden-
Conseguita la maturità classica, si è laureato in Medicina te dell’ESVC dal 1997 al 1999 attualmente e membro onorario
Veterinaria nel 1989 con lode. I suoi principali campi di permanente del board. È stato vice presidente Dell’E.C.V.I.M.
interesse sono l’anestesiologia e la chirurgia. Ricercatore dal 1993 al 1999.
confermato presso il Dipartimento di Patologia, Diagno- Autore di 163 publicazioni (dal 1984 al 2003), includendo: arti-
stica e Clinica Veterinaria, dell’Università di Perugia. Tra i principali ag- coli originali su riviste Veterinarie e Mediche, atti di congressi e
giornamenti professionali si ricordano un Visiting Fellowship presso il libri.
Department of Clinical Sciences, Cornell University, New York, USA,
dal 1/02/93 al 30/11/93; un Post-doctoral Associate: Department of Cli-
nical Sciences, Faculty of Veterinary Medicine, Cornell University, ROBERTO BUSSADORI
New York, USA, dal 01/06/96 al 31/07/97. Ha conseguito il titolo di Med Vet, Milano
PhD (Philosophy Doctor) presso il Department of Clinical Sciences, Roberto Bussadori si è laureato in medicina veteri-
Faculty of Veterinary Medicine, Helsinki University, il 27 Marzo 1998.
naria nel 1996 presso l’università di Milano. Si oc-
È stato Co-investigator di una ricerca sperimentale su un nuovo agente
cupa di chirurgia generale presso la clinica veteri-
analgesico eseguita presso la Cornell University tra il 1996 e il 1997.
naria Gran Sasso di Milano con particolare interes-
Attualmente ha incarichi di insegnamento nei corsi di laurea in Aneste-
se per la chirurgia toracica, vascolare e delle prime vie respira-
siologia e Medicina Operatoria presso la Facoltà di Medicina Veterina-
torie. Ha seguito stages in italia e all’estero presso docenti uni-
ria di Perugia. Collabora, inoltre, in programmi di ricerca con il Dipar-
versitari e diplomati al college di chirurgia.
timento di Chirurgia Generale della Facoltà di Medicina e Chirurgia di
È autore e coautore di articoli pubblicati su riviste italiane e
Perugia e con il Dipartimento di scienze chirurgiche e perioperative del-
straniere.
l’Università di Umea, Svezia. Autore o co-autore di oltre settanta pub-
È stato invitato come relatore ad incontri per l’aggiornamento
blicazioni di cui una decina su riviste internazionali inerenti anestesio-
logia e chirurgia. È stato relatore a numerosi congressi e seminari. Co- scientifico e a congressi in Italia e all’estero per presentare re-
autore di un capitolo su Veterinary Clinics of North America. Autore del lazioni che riguardavano la chirurgia toracica, vascolare, delle
manuale: “Concetti di base per l’artroscopia diagnostica e operativa nel prime vie respiratorie e dello shunt porto-sistemico.
cane”. Dal 1991 è membro della Società Italiana delle Scienze Veteri-
narie (SISVet) e della Società Culturale Italiana Veterinaria per Anima-
li da Compagnia (SCIVAC) dal 1993 è ordinary member della Asso- MARCO CALDIN
ciation of Veterinary Anaesthesist (AVA), dal 1994 è membro della So- Med Vet, Padova
cietà Italiana di Chirurgia Veterinaria (SICV). Laureato alla Facoltà di Medicina Veterinaria di
Bologna nell’anno 1987-88, ha coordinato il grup-
PAOLO BURACCO po di studio SCIVAC di “diagnostica per immagi-
Med Vet, Dipl ECVS, Torino ni” dal 1988 al 1990. Professore a contratto presso
È nato a Torino il 16-8-1956. È professore straordinario la scuola di specializzazione della facoltà di medicina veterina-
di Semeiotica e Clinica Chirurgica Veterinaria presso la ria di Pisa nell’anno 1994-1995 e di patologia medica dei pic-
Facoltà di Med. Vet. di Torino. Nel periodo settembre coli animali presso la facoltà di medicina veterinaria dell’Uni-
1987-dicembre 1988 è stato Visiting Assistant Professor versità di Padova dall’anno 1996, incarico tuttora in corso. Ha
presso la School of Vet. Med. (Purdue University, Indiana), con Borsa partecipato come relatore a numerosi congressi, seminari e cor-
di Perfezionamento Ass. It. Ric. Cancro. È diplomato dal giugno 1998 si con tematiche inerenti la medicina interna (Approccio Orien-
al Collegio Europeo dei Chirurghi Veterinari, piccoli animali tato al Problema, Ematologia clinica di base e avanzata, Coa-
(E.C.V.S.). È membro della Veterinary Cancer Society, della Società gulopatie, Biochimica clinica, Endocrinologia e Pronto Soccor-
Ital. di Chir. Vet., dell’Europ. Soc. of Vet. Oncology e dell’European so). È stato coordinatore del Gruppo di Studio SCIVAC di “Me-
College of Veterinary Surgeons. È stato relatore in numerosi convegni dicina Interna” dal 1992 al 2001. Svolge la libera professione a
nazionali ed internazionali ed è autore di circa 100 pubblicazioni su ri- Padova presso la Clinica Veterinaria Privata San Marco della
viste italiane ed estere. quale è direttore sanitario.
xii 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

MARIO CANIATTI MASSIMO CASTAGNARO


Med Vet, Dipl ECVP, Milano Med Vet, PhD, Dipl ECVP, Padova
Mario Caniatti si è laureato nel 1985 presso la Fa- Laureato in Medicina Veterinaria con lode e dignità di
coltà di Medicina Veterinaria di Milano. Dottorato stampa nel 1982 presso l’Università degli Studi di To-
di ricerca in patologia comparata degli animali do- rino, ottiene il dottorato di ricerca in Patologia Com-
mestici, ha compiuto periodi di ricerca e studio parata degli Animali Domestici nel 1986 frequentan-
presso le Facoltà di medicina veterinaria di Davis (California) e do il Dipartimento di Patologia Animale dell’Università di Torino
Barcellona. Dal 1990 è dipendente dell’Istituto di Anatomia Pa- ed il Dipartimento di Patologia della Tufts University di Boston e
tologica Veterinaria e Patologia aviare dell’Università di Milano, svolgendo ricerche sulla patologia renale spontanea del cane e sul-
attualmente in qualità di ricercatore confermato. La sua attività la neuropatologia comparata delle malattie da accumulo lisosomia-
lavorativa è imperniata sul servizio di citologia diagnostica del- le. Dal 1986 al 1990, in qualità di borsista dell’Associazione Italia-
l’Istituto. La sua attività di ricerca è focalizzata sulla citologia na per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si interessa allo studio di
diagnostica, le neoplasie cutanee e linfoproliferative, le patolo- marker per lo sviluppo e la progressione nei tumori della ghiando-
gie croniche del cavo nasale. Ha pubblicato più di 40 articoli, di la mammaria, delle ghiandole perianali e del testicolo del cane
cui una decina su riviste internazionali. È diplomato del College presso il Dipartimento di Patologia Animale dell’Università di To-
Europeo dei patologi veterinari (ECVP). rino, mentre dal 1992 al 1993, in qualità di borsista CNR studia
l’interessamento degli oncogeni N-ras, Ki-ras e Ha-ras, degli onco-
VITTORIO CAPELLO soppressori p53 e retinoblastoma e del gene recettore degli andro-
Med Vet, Milano geni nello sviluppo e nella progressione delle neoplasie mammarie
Il dott. Vittorio Capello ha conseguito la laurea a pie- del cane e dell’uomo, e nel carcinoma prostatico dell’uomo, presso
ni voti con lode in Medicina Veterinaria presso la Fa- il Dipartimento di Patologia della Tufts University di Boston, USA.
coltà di Milano nel 1989, e sempre presso la stessa fa- Dal 1994 si interessa, in collaborazione con il laboratorio di Gene-
coltà il diploma di specializzazione in Malattie dei tica dei tumori dell’Istituto per Ricerca e la Cura del Cancro di
piccoli animali a pieni voti nel 1993. Candiolo (TO) dello studio del tumore mammario del gatto quale
La tesi di laurea è stata insignita di dignità di stampa sia nazionale modello per il cancro mammario dell’uomo. Dal 1998 è responsa-
che internazionale, ed è stata premiata con la Borsa di Studio Fri- bile del Servizio di Anatomia Patologica, Istopatologia e Citopato-
skies, in collaborazione con SCIVAC. logia del Dipartimento di Sanità Pubblica, Patologia Comparata ed
Nel giugno 1994 ha frequentato il Dipartimento di Chirurgia pres- Igiene Veterinaria dell’Università di Padova. È autore di 140 pub-
so il Veterinary Medical Teaching Hospital di Davis. blicazioni su riviste nazionali ed internazionali. Attualmente è il
Dal 1990 al 1996 si occupa di medicina e chirurgia degli animali da Preside della Facoltà di Medicina Veterinaria e Direttore del Dipar-
compagnia, con interesse anche nel settore degli animali esotici. timento di Sanità Pubblica, Patologia Comparata ed Igiene Veteri-
Dal 1997 collabora con la Clinica S. Siro e la Clinica Gran Sasso naria dell’Università degli Studi di Padova.
di Milano, occupandosi esclusivamente di medicina e chirurgia de-
gli animali esotici, con particolare riferimento al coniglio, ai picco- MARIA CHIARA CATALANI
li roditori e ai piccoli mammiferi. Med Vet, Senigallia (AN)
Ha pubblicato 10 articoli scientifici sulla rivista “Veterinaria” ed ha Si laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università
collaborato alla traduzione del testo: Birchard: “Manual of Small degli Studi di Perugia, nell’Anno Accademico 1998/99
animal practice” (Piccin, 1996) per la sezione Animali esotici (Fu- e, nel 2001, riceve, dallo stesso Ateneo, l’Attestazione
retto, Coniglio domestico e Piccoli roditori). di Perfezionamento in “Educazione Sanitaria”. Attual-
Dal 2001 è socio della Association of Exotic Mammal Veterina- mente svolge il “Master di medicina comportamentale degli ani-
rians (AEMV) e ha pubblicato 7 articoli scientifici sulla rivista mali d’affezione” dell’Università degli Studi di Pisa presso la qua-
americana Exotic DVM magazine. le ha conseguito l’Attestato di Perfezionamento in “Scienze Com-
Alcuni reprints sono stati pubblicati anche su riviste straniere (Japane- portamentali Applicate” nel giungo del 2003. Membro della SISCA
se Journal of Small Animal Practice, Magazyn Weterynaryjny). (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate) dall’anno
Ha pubblicato numerosi articoli di divulgazione veterinaria su rivi- 2000, dal 2002 è referee della SIUA (Scuola di Interazione Uomo-
ste a diffusione nazionale (Argos Trend, ArgosVet), ed è collabora- Animale) per la zooantropologia didattica.
tore della Walt Disney company Italia. È stata autrice di alcuni articoli scientifici pubblicati su riviste ita-
È autore del: “Testo atlante di medicina e chirurgia del criceto do- liane e di un saggio per una monografia sulla pet therapy, edita dal-
mestico” in CD-rom (2001); e del manuale: “Il cincillà” (De Vec- la SCIVAC. Svolge la sua attività professionale esclusivamente nel-
chi Editore, Milano, 1998). È stato ideatore, coautore e regista del l’ambito della medicina comportamentale e della zooantropologia
programma video: “Impiego dei fissatori esterni nel cane e nel gat- applicata, sviluppando progetti di zooantropologia didattica e corsi
to”, edito da E.V (1992). privati di pet-ownership. Inoltre, è consulente per la prevenzione e
È stato relatore presso l’Ordine dei medici veterinari di Brescia e di la terapia comportamentale del cane e del gatto presso alcune strut-
Milano; per eventi scintifici organizzati da SCIVAC quali le Dele- ture veterinarie.
gazioni Regionali, congressi e il 1° corso SCIVAC sulla medicina e
chirurgia del coniglio e dei roditori. Nel giugno 2003 è stato rela- DAVID CHIAVEGATO
tore al seminario:”Diagnosi e terapia delle patolgie dentarie del co- Med Vet, Padova
niglio e dei roditori da compagnia”, in collaborazione con SIO- Laureato nel 1984 alla Facoltà di Medicina Veterina-
DOV. ria di Bologna, con 110/110 discutendo una tesi speri-
È stato relatore a congressi internazionali quali l’International Con- mentale svolta in collaborazione con l’Ist. Zoopr. Spe-
ference on Exotics (Palm Beach, FL, USA, giugno 2003 e Naples, rimentale delle Venezie. Si occupa di cardiologia e
FL, USA, maggio 2004), e il 12° European Congress of Veterinary diagnostica ecografica nei piccoli animali da circa 8 anni. Dal 1996
dentistry (Pisa, settembre 2003). collabora con il dott. Claudio Bussadori (DM; DVM Dipl. ECVIM
Nel marzo 2004 ha tenuto il: “Corso di medicina e chirurgia del co- – cardiology). È relatore ed istruttore a corsi SCIVAC di “Cardio-
niglio e dei piccoli roditori” presso la Clinica Veterinaria Gran Sas- logia”, e di “Ecografia” dal 1998 e al corso di “Ecocardiografia”
so di Milano. (AVULP-2002). È stato coordinatore del Gruppo di studio di “Dia-
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xiii

gnostica per immagini” della SCIVAC nel triennio 1999/2001, ed è All’attività accademica ha affiancato altri incarichi, quali:
attualmente segretario della SICARV (Società italiana di cardiolo- - Responsabile veterinario dal 1980 al 1999 del Centro Alleva-
gia veterinaria). Ha tenuto varie relazioni ad incontri di aggiorna- mento e Addestramento cani della Guardia di Finanza per l’Ita-
mento professionale in cardiologia ed ecografia internistica. È sta- lia.
to relatore al congresso nazionale multisala SCIVAC Milano 2001, - Redattore di dossier di registrazione per farmaci ad uso veterina-
2003. È stato relatore ed istruttore al corso di Ecocardiografia (ad- rio per società nazionali e multinazionali.
vanced course “cardiology III”-ESAVS). È docente al Master di II - Consulente della società Finbiotec, nata con lo scopo di promuo-
livello presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di vere lo sviluppo di compagnie nel settore delle biotecnologie.
Parma e presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di - Direttore per cinque anni di un centro di formazione che, su in-
Torino. Lavora a Padova come libero professionista dove svolge re- carico del Ministero Affari Esteri Italiano, ha svolto corsi per tec-
valentemente attività di referenza in cardiologia ed ecografia addo- nici laureati nel settore agrozootecnico, provenienti da paesi in
minale. Principali interessi sono rivolti all’ipertensione polmonare via di sviluppo (Africa, Asia, America Latina).
ed alla diagnostica ecocardiografica. - Consulente della Società Petrini S.p.A. di Bastia Umbra per lo
sviluppo di nuovi progetti.
ALESSANDRO CIORBA - Coredattore di una rivista veterinaria a diffusione nazionale nel
Med Vet, Perugia settore degli animali da compagnia (Cinologia).
Laureato nella sessione autunnale dell’anno accade- - Collaboratore delle riviste ARGOS, TRENTATRÈ e Farma 7.
mico 1969/70 con voti 110/110 e lode in Medicina Ve- - Nel 2001 è stato nominato membro della commissione veterina-
terinaria presso l’Università degli Studi di Perugia. ria di Federfarma con l’incarico di collaborare alla formazione
Ha frequentato dal 01.03.1971 come allievo ufficiale del farmacista nel settore veterinario.
la scuola del Servizio Veterinario Militare di Pinerolo ed ha, quin- - Presidente nazionale per 3 anni di una società specialistica nel
di, prestato servizio in qualità di sottotenente veterinario presso il settore dei piccoli animali aderente alla SCIVAC.
4° reggimento CC a cavallo di Roma sino al 14.06.1972. Il Autore di numerosi articoli a carattere scientifico.
1.07.1972, risultato vincitore di concorso nazionale, viene nomina-
to assistente ordinario alla cattedra di Patologia Generale e Anato- DANIELE SEBASTIAN CORLAZZOLI
mia Patologica della Facoltà di M. Veterinaria di Perugia. Med Vet, Roma
Nell’anno accademico 1975/76 gli viene conferito l’incarico di in- Si laurea nel 1991 a Milano con lode, discutendo una tesi sulla di-
segnamento di Istologia Patologica presso la Facoltà di M. Veteri- scospondilite nel cane, relatore il Prof Mortellaro. Dopo un pe-
naria di Perugia. riodo di studio in Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti, lavora
Con grant della CEE, ha trascorso periodi di studio presso il dipar- nell’area milanese occupandosi esclusivamente di neurologia e
timento di Patologia Veterinaria del Royal Veterinary College di chirurgia dei piccoli animali. Dal 1995 si trasferisce a Roma do-
Londra e di Cambridge. ve collabora inizialmente con il Centro Veterinario Gregorio VII,
Collocato a disposizione del Ministero Affari Esteri italiano, ha as- quindi con lo Zoospedale Flaminio. Dal 2001 ha aperto un centro
sunto impiego in qualità di esperto presso l’Università di Heredia di referenza in neurologia, ortopedia e diagnostica per immagini
(Costa Rica), ove ha svolto attività di docenza (in lingua spagnola) a Roma.
e diagnostica presso la locale Facoltà di M. Veterinaria. Nel 1983,
alla prima tornata dei giudizi di idoneità, viene nominato professo- FEDERICO CORLETTO
re universitario di II fascia. Ha partecipato a svariate commissioni Med Vet, CertVA, DipECVA, MRCVS,
di esame ed è stato relatore di un rilevante numero di tesi sia di na- Newmarket (UK)
tura sperimentale che compilativa. Nato a Castelfranco Veneto, ha conseguito la Laurea
Ha partecipato a numerosi congressi nazionali ed internazionali in Medicina Veterinaria presso la Facoltà di Medici-
presentando comunicazioni personali. na Veterinaria dell’Università degli Studi di Padova
Ha fondato l’associazione nazionale patologi veterinari, di cui è nel 1997, con il massimo dei voti e la lode. Ha prestato servizio
stato segretario nazionale per 9 anni. Nel triennio 1992-1995 è sta- come ricercatore presso la medesima Facoltà, occupandosi di
to chiamato ad insegnare Anatomia Patologica Veterinaria presso la anestesiologia. Nel 2002 ha conseguito il Certificate in Veterinary
Facoltà di M. Veterinaria dell’Università di Camerino. Dall’anno Anaesthesia rilasciato dal Royal College of Veterinary Surgeons e
accademico 1994/95 al 1999 è docente di Istopatologia ed Oncolo- nel 2003 il Diploma di Specializzazione in Anestesiologia Veteri-
gia Veterinaria presso la Facoltà di M. Veterinaria di Perugia. naria rilasciato dal College Europeo (ECVA). Dal giugno 2003 la-
È stato membro del consiglio di biblioteca, della commissione per vora all’Animal Health Trust (Newmarket), in qualità di Aneste-
le borse Socrates e della giunta di Presidenza della Facoltà di M. sista Veterinario.
Veterinaria di Perugia.
Dal 1999 al 2001 è stato distaccato come dirigente, responsabile LUISA CORNEGLIANI
dell’area tematica ricerca e sviluppo, presso l’Istituto Zooprofilat- Med Vet, Milano
tico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche. In tale periodo si è Laureata in Medicina Veterinaria presso l’Univer-
occupato, tra l’altro, di OGM, della Scuola Nazionale dell’Alimen- sità di Milano nel 1991, lavora come libero profes-
tazione e della redazione di progetti per il Ministero della Sanità e sionista nel settore dei piccoli animali dove si oc-
dell’Unione Europea. Per il 2001 è consulente del laboratorio di cupa di dermatologia dal 1995. Ha frequentato pe-
detto Istituto per la BSE e l’oncologia. Dall’anno accademico riodi d’aggiornamento all’estero ad indirizzo dermatologico
2000/2001 è docente di Anatomia Patologica Veterinaria presso presso strutture private ed universitarie. Full member dell’E-
l’Università degli Studi di Perugia. SVD sta attualmente seguendo la via alternativa per conseguire
Dal 1 Marzo 2002 è stato nominato consulente dell’Istituto Zoo- il diploma del College Europeo di Dermatologia Veterinaria. È
profilattico Sperimentale di Lazio e Toscana. inoltre autore di numerosi articoli su riviste nazionali ed inter-
Dal 1 gennaio 2003 è stato nominato componente del Consiglio Su- nazionali, nonché traduttore di testi di dermatologia veterinaria
periore di Sanità. e co-autore di un cd multimediale dedicato alla dermatologia.
Dal Marzo 2004 è stato inserito nell’albo degli esperti di elevata Attualmente lavora eseguendo visite dermatologiche di referen-
qualificazione del Ministero dell’Agricoltura. za a Milano, Torino, Novara.
xiv 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

FRANCESCA COZZI lazioni di cardiologia durante le giornate di approfondimento e gli in-


Med Vet, Dipl ECVN, Milano contri regionali I suoi principali ambiti di interesse comprendono la ra-
Laureata nel 1991 in Medicina Veterinaria presso l’Univer- diologia toracica, le cardiopatie, l’approccio clinico al paziente cardio-
sità degli Studi di Milano con una tesi sulle patologie del patico. I suoi hobbies sono la pesca e gli sport acquatici.
midollo spinale nei piccoli animali. Dal 1992 al 1995 svol-
ge un dottorato di ricerca in medicina interna degli anima- NUNZIO D’ANNA
li domestici presso l’Istituto di Clinica Medica della stessa facoltà, dove Med Vet, Roma
si occupa di neurologia clinica dei piccoli animali. In questo periodo pren- Nunzio D’Anna è nato a Torino il 7/7/67. Si è laurea-
de parte ad un progetto di ricerca sulla distrofia muscolare canina. Negli to in medicina veterinaria a Torino nel 1992. Ha effet-
anni di dottorato trascorre brevi periodi all’estero per l’approfondimento tuato un externship tra il 1993 e il 1994 presso l’Ani-
della medicina interna ed in particolare della neurologia. Acquisisce il ti- mal Medical Center di New York con particolare inte-
tolo di dottore di ricerca nel 1996. Dal 1996 al 1998 è resident di neuro- resse verso la chirurgia d’emergenza e l’oftalmologia. Autore di al-
logia presso la School of Veterinary Medicine - Università della Pennsyl- cune pubblicazioni in campo oculistico e relatore in diversi incon-
vania, a Philadelphia (USA). Nel 1997 consegue il diploma presso l’Eu- tri a livello nazionale e internazionale. Dal 1995 lavora a Roma con
ropean College of Veterinary Neurology (ECVN). Al momento attuale la- il dr. Guandalini con la pratica limitata all’oftalmologia clinica. Dal
vora presso il Dipartimento Clinico Veterinario dell’Università degli Stu- 2001 è tesoriere della SOVI.
di di Milano, dove si occupa di neurologia clinica, didattica e ricerca. È
tesoriere del College Europeo di Neurologia Veterinaria (ECVN), e past- IVANA DE FRANCESCO
president della Società Italiana di Neurologia Veterinaria (SinVet). Med Vet, Ricerc, Milano
Ha compiuto i suoi studi presso la Facoltà di Medicina Veterinaria del-
LORENZO CROSTA l’Università degli Studi di Milano dove ha conseguito la Laurea. At-
Med Vet, Loro Parque, Tenerife, Spagna tualmente è ricercatore confermato presso il Dipartimento di Scienze
Laureato in Medicina Veterinaria a Milano, con una tesi Cliniche Veterinarie. È lettore ufficiale della displasia dell’anca per
sugli aspetti ultramicroscopici della Bronchite Infettiva l’FSA, con accreditamento del Prof. W. Brass, Presidente della Com-
del pollo. Fino al 1999 ha svolto attività libero professio- missione Scientifica della FCI. Le sue principali aree d’interesse ri-
nale in Italia, come veterinario di animali esotici, concen- guardano la semeiotica radiologica dei piccoli animali, con particola-
trandosi soprattutto sugli uccelli e le collezioni di animali da zoo. Dal re riferimento ai problemi inerenti l’apparato respiratorio e digerente.
2000 ricopre l’incarico di Direttore Veterinario presso il Loro Parque di
Tenerife, che comprende la più grande collezione di pappagalli del DAVIDE DE LORENZI
mondo, ed inoltre ospita grandi felini, primati (gorilla e scimpanzé), ret- Med Vet, SMPA, Forlì
tili (alligatori e tartarughe delle Galapagos), delfini, leoni marini, un no- Laureato in Medicina Veterinaria a Bologna nel 1988, con
tevole acquario ed uno dei maggiori pinguinari mondiali. È stato rap- lode; ha conseguito nel 1992 la specializzazione in Clini-
presentante italiano dell’Association of Avian Veterinarians, della qua- ca e Patologia degli animali da Affezione presso la Fa-
le è già stato ed è tuttora Chairman europeo. Inoltre è stato membro del coltà di Medicina Veterinaria di Pisa. È stato ideatore ed
Board of Directors della stessa associazione. È socio fondatore ed è sta- è l’attuale coordinatore del Gruppo di studio SCIVAC di Citologia Dia-
to membro del consigio direttivo della SIVAE (Associazione Italiana gnostica ed inoltre è relatore ed istruttore del Corso di Citologia Dia-
Veterinari per Animali Esotici), ed è socio dell’American Association of gnostica della SCIVAC. Da alcuni anni tiene un seminario di Citologia
Zoo Veterinarians. È stato relatore invitato a diversi congressi interna- Diagnostica alla Scuola di Specializzazione in Clinica e Patologia degli
zionali in Europa, USA ed Australia ed ha scritto o presentato più di 60 animali da Affezione della Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa. È au-
fra articoli scientifici e relazioni a vari congressi. tore e coautore di oltre trenta fra articoli e comunicazioni su riviste ed a
congressi nazionali ed internazionali aventi come oggetto la citologia
ALBERTO CROTTI diagnostica e la chirurgia. Ha curato l’edizione italiana del testo “Color
Med Vet, Genova Atlas of Cytology of the Dog and the Cat” di Baker e Lumsden. Dal
Nato a Genova il 3 Agosto del 1957 e laureato presso la 1993 compie regolari periodi di aggiornamento in Olanda presso la Fa-
facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Pisa coltà di Medicina Veterinaria di Utrecht (Dipartimento Animali da
nell’anno 1982 con 108/110. Membro della S.O.V.I. Compagnia); presso la medesima Facoltà ha portato a termine un corso
(Società di Oftalmologia veterinaria Italiana) dalla sua triennale, organizzato dall’ESAVS, avente come soggetto la medicina
costituzione e componente del Consiglio direttivo dal 1993. Presi- interna. Esercita come libero professionista a Forlì ed a Padova presso
dente dell’A.LI.VE.L.P. (Associazione Ligure Veterinari Liberi Pro- la Clinica Veterinaria S. Marco occupandosi di chirurgia generale, en-
fessionisti) dal 1992 al 1997. Ricopre la carica di Presidente della doscopia e citologia diagnostica.
Delegazione Regionale SCIVAC Liguria dal 1999. Ha frequentato
negli anni 1992, 1993 e 1994 il corso specialistico in oftalmologia MAURO DI GIANCAMILLO
ESAVS (European Society for Advanced Veterinary Studies. Nel Med Vet, Milano
1995 ha frequentato per un breve periodo di aggiornamento in oftal- Nato a Milano il 13 novembre 1961, si è laureato a Milano a pieni vo-
mologia il Royal Veterinary College di Londra. Dal 1995 è istruttore ti il 10 novembre 1988; ha conseguito il diploma di specialista in “Cli-
del corso di base SCIVAC in Oftalmologia e dal 1999 è divenuto re- nica dei Piccoli Animali”, a pieni voti con lode, il 13 novembre 1991,
latore presso lo stesso corso. Ha partecipato in qualità di relatore a presso l’Università degli Studi di Milano; ha partecipato a corsi di for-
congressi ed incontri su temi di oftalmologia. mazione post-universitari inerenti le scienze radiologiche e la radio-
protezione presso l’Università degli Studi ed il Politecnico di Milano;
GINO D’AGNOLO ricercatore universitario dal 1 aprile 1993, professore associato dal me-
Med Vet, Trieste se di dicembre 2002, presta servizio a tempo pieno presso la Sezione
Laureato in Medicina Veterinaria presso l’Università di Bologna. Ha di Radiologia Veterinaria Clinica e Sperimentale, Dipartimento di
partecipato a numerosi congressi, corsi e seminari in qualità di relato- Scienze Cliniche Veterinarie dell’Università degli Studi di Milano, di
re presentando relazioni riguardanti la cardiologia degli animali da cui è Coordinatore a partire dal 01 gennaio 2004; docente di Radiolo-
compagnia. Ha collaborato con le Delegazioni della SCIVAC e con la gia Veterinaria e Medicina Nucleare per il Corso di Laurea in Medici-
SICARV (Società Italiana di Cardiologia Veterinaria) presentando re- na Veterinaria e per la Scuola di Specializzazione in Patologia e Clini-
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xv

ca degli Animali d’Affezione”, della Facoltà di Medicina Veterinaria, SERGIO FANFONI


Università degli Studi di Milano; docente di Tecniche Radiologiche Med Vet, Roma
Veterinarie per i Corsi di Laurea in “Tecnico di Radiologia Medica, per Laureato con Lode presso la Facoltà di Medicina Ve-
Immagini e Radioterapia”, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università terinaria dell’Università degli Studi di Perugia nel
degli Studi di Milano e Milano-Bicocca; membro del Comitato Scien- 1991. Dal 1998 al 2000 ha rivestito il ruolo di colla-
tifico del “Centro di Ricerche e Applicazioni Biotecnologiche in Chi- boratore nel Gruppo di Studio di Medicina Interna
rurgia Vascolare”, della Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano; è della SCIVAC. Dal 2001 è Coordinatore del suddetto Gruppo. È
relatore a congressi nazionali ed internazionali; è autore di pubblica- stato relatore al Corso pratico SCIVAC di “ Metodologia clinica” e
zioni su riviste veterinarie nazionali ed internazionali. L’attività clinica a Congressi e Seminari nazionali SCIVAC. Attualmente svolge at-
del Dr. Mauro Di Giancamillo si svolge nelle sale di radiodiagnostica tività libero professionale nel campo della medicina interna, eco-
e radioterapia della Sezione di Radiologia Veterinaria Clinica e Speri- grafia e cardiologia presso la Clinica Veterinaria Caffarella di Ro-
mentale. Attualmente gestisce due sale di diagnostica convenzionale ma e nel suo ambulatorio a Monte San Savino (AR).
(piccoli e grossi animali), una sala di roentgenterapia ed una unità
comprensiva di intensificatore elettronico di brillanza e tomografia PIERLUIGI FANT
computerizzatata a raggi x. La maggior parte dell’attività clinico-assi- Med Vet, Dipl DESV ana-path, Padova
stenziale è rivolta alla salute ed al benessere degli animali da compa- Laureato in Medicina Veterinaria alla Facoltà di Bolo-
gnia sia con indagini di tipo convenzionale che nell’ambito della ra- gna nel febbraio 1997 con lode. Nel 1998 ha compiuto
diologia interventistica. L’attività scientifica si è sviluppata secondo di- uno stage annuale presso l’azienda farmaceutica Aven-
verse tematiche di ricerca in diverse specie animali. Attualmente la tis-Parigi. Nello stesso anno si è iscritto al residency
maggiore sfera di interesse è rivolta alla sperimentazione ed all’appli- triennale in anatomia patologica veterinaria (Diplôme d’Etudes Spé-
cazione di nuovi protocolli tomografici per acquisizioni volumetriche cialisées Vétérinaires, DESV, en anatomie pathologique) presso l’E-
nella patologia spontanea dei piccoli animali. cole Nationale Vétérinaire d’Alfort (ENVA, Parigi) sotto la direzione
dei Prof. A.L. Parodi e F. Crespeau. Nel settembre 2001 ha consegui-
ANTONIO DI SOMMA to il titolo di Spécialiste en Anatomie Pathologique Vétérinaire (titolo
Med Vet, SMPA, Dubai Falcon Hospital, di studio attestante la “board-eligibility” per l’European College Ve-
Emirati Arabi Uniti terinary Pathology, ECVP). Ha lavorato per circa due anni nel campo
Antonio Di Somma si è laureato all’Università di Napo- della diagnostica istopatologica veterinaria presso il Laboratoire d’Hi-
li “Federico II” nel 1978. Nel 1982 ha conseguito il di- sto-cytopathologie Vétérinaire Mialot-Lagadic di Maisons-Alfort, Pa-
ploma di specializzazione in “Malattie dei piccoli ani- rigi. Dal Giugno 2003 è responsabile del servizio di Istopatologia del
mali” all’Università di Pisa. Dal 1995 al 1998 è stato presidente re- Laboratorio d’Analisi Veterinarie San Marco.
gionale della SCIVAC Campania. Dal 1991 al 2000 direttore sanita-
EMILIO FELTRI
rio della Clinica Veterinaria “Villa Felice” in provincia di Napoli. Sin
Med Vet, Castelnuovo Scrivia (AL)
dal periodo post laurea ha sviluppato particolare interesse per la Me-
Laureato presso l’Università degli Studi di Parma nel
dicina Aviare ed ha collaborato con centri di riabilitazione di falchi fe-
1996. Dal 1999 segue un programma di aggiornamento
riti. Ha partecipato come relatore a meeting e congressi internaziona-
continuo in anestesiologia presso l’Unviersità di Gent e
li ed ha presentato relazioni specialistiche sulla medicina dei rapaci in
l’Università di Berna sotto la supervisione del Prof. Yves
Europa, Medio Oriente ed Australia. Nel 2001 è stato chiamato da sua
Moens. È membro della Società SCIVAC di Anestesiologia, della So-
Altezza Reale sh Hamdan bin Rashid Al Maktoum a dirigere il Dubai
cietà europea di Anestesia Veterinaria (AVA), della Società di Anestesia
Falcon Hospital che ha una casistica di circa 1800 falchi visitati in un
a Bassi Flussi (ALFA). È, inoltre, docente e istruttore ai Corsi Profes-
anno ed è il più antico Falcon Hospital del mondo. È falconiere dal-
sionali SCIVAC di anestesia e ai Seminari professionali di livello base e
l’età di 16 anni ed ha volato molti tipi di falchi per la reintroduzione
avanzato in collaborazione con lo staff dell’Università di Berna. Nel
in natura e per il pest/control.
triennio 2003-2005 ricoprirà l’incarico della SIARMUV (Società di
Anestesia e Medicina di Urgenza SCIVAC). I suoi principali ambiti di
FABRIZIO FABBRINI
interesse riguardano le tecniche avanzate di basso flusso nell’anestesia
Med Vet, CES Derm, Milano
gassosa e nel controllo del dolore nel periodo perioperatorio, oltre che le
Il Dr Fabrizio Fabbrini ha ottenuto nel 1981, a pie-
più moderne tecniche di monitoraggio.
ni voti, la laurea in Medicina Veterinaria presso
l’Università Statale di Milano. IVAN FILECCIA
Il suo interesse verso la dermatologia veterinaria Med Vet, CES Derm, Roma
inizia nel 1987 quando prende parte a diverse attività del gruppo Laureato col massimo dei voti presso l’Università di Pe-
di studio di dermatologia della SCIVAC, divenendone il respon- rugia nel 1988, dal 1992 si occupa di dermatologia vete-
sabile nazionale per il biennio 1994-1995. Ha frequentato in più rinaria, curando l’aggiornamento permanente attraverso
occasioni seminari formativi a livello specialistico all’estero, e corsi di approfondimento e congressi in Italia ed all’este-
ha ottenuto, a seguito di un corso triennale (1993/95) presso le ro. Nel biennio 1998-99 ha frequentato un corso avanzato di dermato-
Facoltà Veterinarie di Lyon e Nantes il Diploma Francese di spe- logia veterinaria in Francia presso le Università di Lyon e di Nantes
cialità in Dermatologia Veterinaria. Collabora con SCIVAC come (Certificat d’Etude Supérieur en Dermatologie Vétérinarie) ed ha com-
relatore ai corsi di Dermatologia da svariati anni, ha presentato piuto un training di perfezionamento in dermatologia veterinaria, all’U-
pubblicazioni scientifiche in riviste nazionali, relazioni e casi cli- niversità della Florida (USA) sotto la guida della dottoressa Rosanna
nici in convegni e congressi nazionali ed europei. Attualmente Marsella. È Full Member dell’ESVD (European Society of Veterinary
lavora a Milano, presso la Clinica Veterinaria Papiniano. Colla- Dermatology) e dell’AAVD (American Academy of Veterinary Derma-
bora con la Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano dove, per tology). Ha presentato relazioni inerenti la dermatologia veterinaria in
l’anno accademico 2003-2004, è stato nominato professore a occasione di riunioni SCIVAC di Dermatologia (SIDEV-Società Italia-
contratto di Dermatologia per la Scuola di Specialità in Piccoli na di Dermatologia Veterinaria) ed in incontri provinciali e regionali.
Animali da Compagnia. È full member della ESVD, uno dei pro- Attualmente lavora in qualità di libero professionista occupandosi
motori e soci fondatori della SIDEV nella quale riveste attual- esclusivamente di dermatologia veterinaria e prestando consulenze der-
mente la carica di vice-presidente. matologiche in diverse cliniche dislocate a Roma e nel Lazio.
xvi 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

LUCA FORMAGGINI FRANCA GALEOTTI


Med Vet, Dormelletto (NO) Med Vet, Firenze
Si laurea a Milano nel Febbraio 1991. Dopo vari pe- Si è laureata, a pieni voti, presso la Facoltà di Medicina
riodi di tirocinio in Italia e all’estero, lavora per due Veterinaria di Pisa nel 1982, con una tesi di laboratorio
anni presso la Clinica veterinaria “Città di Pavia”e per sulle epatopatie nel cane. Svolge in Firenze attività di li-
altri due anni presso il Centro veterinario “Gregorio bera professionista dal 1985 dedicando più del 50% del
VII” in Roma, rivestendo responsabilità di chirurgo e medico di suo tempo alla dermatologia. È relatrice ed istruttrice ai corsi di derma-
pronto soccorso. Dal 1996 lavora presso la Clinica veterinaria “La- tologia patrocinati dalla SCIVAC dal 1993, anno del loro inizio. Ha par-
go Maggiore”di cui è socio fondatore. È relatore in diversi corsi tecipato a convegni, congressi nazionali ed internazionali concernenti la
SCIVAC di chirurgia, ortopedia e medicina/chirurgia d’urgenza. È dermatologia in qualità di relatore. È full member dell’ ESVD, società
stato relatore a diversi congressi e seminari a livello nazionale. europea di dermatologia veterinaria, ed è socio fondatore della SIDEV,
Membro SCIVAC, BSAVA, VECCS e EVECCS, è Resident in trai- società italiana di dermatologia veterinaria, di cui si è occupata della ri-
ning per accedere all’esame dello European College of Veterinary vista ufficiale “Quaderni di Dermatologia” in qualità di curatrice del-
Surgery (ECVS). Dal 2001 è Segretario della Società di Chirurgia l’edizioni, scelta ed armonizzazione dei casi da pubblicare. Attual-
Veterinaria Italiana (SCVI). I principali campi di interesse sono la mente in ambito SIDEV riveste la carica di segretaria dal 1999.
chirurgia/traumatologia e la medicina d’urgenza.
GUALTIERO GANDINI
TOMMASO FURLANELLO Med Vet, Dipl ECVN, Bologna
Med Vet, Padova Il Dr. Gualtiero Gandini si è laureato con lode presso la
Si è sempre interessato di medicina interna del cane e del Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli
gatto, con particolare interesse verso la farmacologia clini- Studi di Bologna nel 1990. Dal 1995 ricopre il ruolo di
ca, le malattie infettive e la diagnostica clinica. Ha fre- ricercatore presso il Dipartimento Clinico Veterinario
quentato l’Università della Georgia ed altri centri veterina- dell’Università degli Studi di Bologna. Nel 1996 ha conseguito il tito-
ri nordamericani. È uno degli autori del Prontuario Veterinario SCIVAC e lo di Dottore di ricerca in Medicina Interna Veterinaria. Dal 1998 al
ha pubblicato numerosi articoli scientifici su Veterinaria ed altre riviste ita- 2002 è stato impegnato in un “non-conforming residency programme”
liane ed estere ed ha presentato delle comunicazioni anche al congresso in neurologia veterinaria sotto la guida del Prof. André Jaggy. Dal 2000
annuale del American College of Veterinary Internal Medicine (ACVIM) ad oggi è membro dell’Executive Committee della European Society
negli anni 1996, 1997, 1998 e 2000 e al Congresso Annuale ESVIM/EC- of Veterinary Neurology (ESVN). Nel marzo 2003 ha conseguito il ti-
VIM del 2000 e 2003. È uno degli autori della monografia SCIVAC sul- tolo di “Diplomate of the European College of Veterinary Neurology
la filariosi cardiopolmonare. Dal 1992 è stato relatore a numerosi con- (DECVN)”. È autore e coautore di circa 45 pubblicazioni scientifiche,
gressi e seminari SCIVAC ed ha partecipato ai Corsi Pratici SCIVAC, in di cui 9 su riviste internazionali peer-reviewed.
qualità di relatore, di Approccio Orientato al Problema, Diagnostica di
Laboratorio, Biochimica Clinica, Endocrinologia Clinica, Coagulopatie e GIOVANNI GHIBAUDO
Pronto Soccorso. Ha collaborato, sia nelle fasi organizzative che scienti- Med Vet, Samarate (VA)
fiche, alla conduzione del Gruppo di Studio di Medicina Interna. È at- Laureato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Mi-
tualmente past-president della Società Italiana di Medicina Felina e se- lano nel 1994; all’Istituto di Microbiologia ed Immuno-
gretario della Società Italiana di Medicina Interna Veterinaria. Dal 1996 logia con una tesi sul sistema immunitario del cane e del
al 2002 ha ricevuto, dalla Facoltà di Medicina Veterinaria di Padova, l’in- gatto. Lavora presso la Clinica Veterinaria Malpensa co-
carico all’insegnamento di Malattie Infettive dei Piccoli Animali e nel me referente per la dermatologia, l’ematologia, la citologia diagnosti-
2002-2003 quello per l’insegnamento di Metodologia Clinica. Attual- ca e l’oncologia. Ha svolto il corso di Dermatologia dell’ESAVS (Eu-
mente sta conducendo un gruppo di lavoro per lo studio di malattie infet- ropean School for Advanced Veterinary Studies) 1996-98. Full mem-
tive trasmesse da zecche emergenti quali la rickettsiosi canina ed ehrli- ber dell’ESVD (European Society of Veterinary Dermatology) e del-
chiosi granulocitaria canina (infezioni da A, phagocytophila). l’ECVIM (European College of Veterinary Internal Medicine). Ha ef-
fettuato la prima parte dell’esame per il Diploma dell’ECVD (Euro-
PAOLO GAGLIO pean College of Veterinary Dermatology) nel 2000. È stato istruttore al
Med Vet, Roma Corso base di Dermatologia della SCIVAC (Società Culturale Italiana
Laureato all’università di Parma nell’aprile del 1998 Veterinari Animali da Compagnia) nel 2000 e 2001. Autore di diversi
(100/110). Nel periodo gennaio-maggio 1999 frequenta il articoli su riviste veterinarie nazionali ed estere. È stato relatore al Con-
tirocinio presso l’ambulatorio veterinario del Dott Giorgio gresso Nazionale della SCIVAC nel 1999 e 2002. Ha inoltre presenta-
Bagnasco a Bogliasco (Ge). Da maggio ad ottobre dello to alcune relazioni in occasione di riunioni SCIVAC di Dermatologia
stesso anno frequenta tirocinio presso la Clinica Veterinaria Gregorio VII (SIDEV-Società Italiana di Dermatologia Veterinaria).
del Dott. Matteo Tommasini Degna con particolare attenzione per la di-
sciplina della medicina d’urgenza seguendo il Dott. Gabriel Lozano. Nel- SABRINA GIUSSANI
l’ottobre 1999 viene assunto dalla clinica veterinaria Gregorio VII dove la- Med Vet, Comportamentalista ENVF, Busto Arsizio (VA)
vora attualmente occupandosi insieme ad altri due colleghi (dott Marco Si laurea cum laude a Milano in Medicina Veterinaria.
Bertoli dott.sa Paola Vagnerini) della gestione del pronto soccorso nottur- Lavora da libero professionista a Gallarate dal 1997 e
no lavorando solo la notte. Nel marzo 2001 ha partecipato al 42° con- dal 1998 si occupa di patologia comportamentale. È
gresso nazionale SCIVAC durante il quale, nell’ambito delle comunica- iscritta alla SISCA dal 1998. Consigliere della SI-
zioni libere, ha presentato con il dott. Migliorini il Dott Ruggiero una re- SCA dal 2002. Ha seguito seminari, corsi di base ed avanzati di pa-
lazione “ Un caso di tromboembolismo aortico nel cane in seguito ad ipe- tologia comportamentale sia in Italia che in Francia.
radrenocorticismo”. Ha seguito seguito vari congressi sul tema medicina Ha conseguito nel 2002 il diploma di Medico Veterinario Compor-
d’urgenza e terapia intensiva. È socio SCIVAC, V.E.C.C.S., E.V.E.C.C.S. tamentalista nelle ENV Francesi. È relatrice in corsi, seminari,
Nel settembre-ottobre 2001 ha seguito e partecipato come istruttore insie- giornate di approfondimento di Medicina comportamentale. Ha
me al dott. Marco Bertoli al corso Scivac di Pronto soccorso dove ha espo- pubblicato articoli di medicina comportamentale su riviste veteri-
sto una relazione sulle emergenze respiratorie. Nell’aprile del 2002 ha par- narie e di settore. Membro di Zoopsy (associazione dei medici ve-
tecipato ad Amsterdam al congresso di fondazione dell’E.V.E.C.C.S. terinari comportamentalisti francesi). Membro dell’ESVCE.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xvii

MARGHERITA GRACIS ADRIANO LACHIN


Med Vet, Dipl AVDC, Dipl EVDC, Milano Med Vet, Venezia
La Dott.ssa Gracis si è laureata nel 1993 presso la Facoltà Laureato presso l’Università degli Studi di Parma nel
di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Mi- 1996. Dal 1997 ha iniziato ad occuparsi di Chirurgia Ge-
lano. Dopo la laurea ha lavorato come Libero Professioni- nerale frequentando diversi corsi sull’argomento tenuti
sta presso la Clinica Veterinaria Città di Monza. Dal 1996 dalla SCIVAC (“Corso base di Chirurgia”, “Corso base di
al 1998 ha effettuato un Residency in Odontostomatologia Veterinaria Chirurgia Toracica”, Corso di Oncologia Chirurgica”), nonché numero-
presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università della Pennsyl- si congressi e seminari sull’argomento; sempre nello stesso anno è en-
vania a Philadelphia (USA). Ha poi lavorato come Lecturer in Odonto- trato in qualità di “ospite frequentatore” nel reparto di Chirurgia Gene-
stomatologia Veterinaria nella stessa Facoltà fino a Luglio 2000, quando rale dell’Ospedale “Villa Salus” di Mestre (Ve) frequentando attiva-
è tornata a Milano. Nel 1999 ha vinto il “Pharmacia and Upjohn Euro- mente la sala operatoria, attualmente sta frequentando con le medesime
pean Veterinary Dental Award” per due studi radiografici del canino su- modalità il reparto di Chirurgia Generale dell’Ospedale di Dolo (Ve).
periore del cane e del gatto. Dal 2000 lavora presso due cliniche private Dal 1999 ha incominciato ad interessarsi di Anestesia cominciando un
a Milano e Monza (Milano), dedicandosi esclusivamente all’odontosto- “continuing education” in collaborazione con il Dott. Oscar Grazioli ed
matologia e alla chirurgia orale. È diplomata dei College Americano il Dott. Emilio Feltri, collaborazione che continua tuttora. Membro
(AVDC) ed Europeo (EVDC) di Odontostomatologia Veterinaria. At- SIARMUV, ha presentato una comunicazione libera al Congresso Mul-
tualmente ricopre la carica di Presidente dell’European Veterinary Den- tisala di Milano 2002 sull’utilizzo della Ketamina a bassissimi dosaggi
tal Society (EVDS) e della Società Italiana di Odontostomatologia Vete- per l’analgesia intra e postoperatoria; successivamente, relatore ed istrut-
rinaria (SIODOV), ed è membro del Comitato Direttivo dell’European tore al Corso di Anestesia SCIVAC per l’anno 2003 e 2004, nonché re-
Veterinary Dental College (EVDC). La Dott.ssa Gracis è stata relatrice latore a numerosi seminari e corsi privati di livello base sull’argomento,
dal 1997 a congressi nazionali ed internazionali e autrice di diversi arti- ha inoltre presentato una relazione al Corso di Pronto Soccorso SCI-
coli e pubblicazioni relativi all’odondostomatologia veterinaria. VAC 2003. Ha collaborato alla stesura di un capitolo del libro “Medici-
na d’urgenza e terapia intensiva del cane e del gatto” (Masson-2004). I
OSCAR GRAZIOLI suoi principali campi di interesse professionale riguardano, oltre all’A-
Med Vet, Reggio Emilia nestesiologia, anche la Chirurgia Generale. Attualmente svolge l’attività
Oscar Grazioli, conseguita la maturità classica, si è laureato libero professionale in due Cliniche Veterinarie a Padova e a Vicenza,
in Medicina Veterinaria presso l’Università degli studi di Par- di cui è uno dei titolari, occupandosi esclusivamente di Anestesia.
ma nel 1978. I suoi principali campi di interesse sono l’ane-
stesiologia, la medicina interna e la patologia degli animali FEDERICO LEONE
esotici, con particolare riferimento ai rettili. Autore di diverse pubblicazioni Med Vet, Senigallia (AN)
scientifiche è stato relatore a numerosi congressi e seminari. Dal 1992 è or- Nato a Roma, si è laureato in Medicina Veterinaria
dinary member della Association of Veterinary Anaesthetists (AVA) ingle- all’Università degli Studi di Perugia. Attualmente
se. Nel triennio 1996 - 1998 è stato coordinatore del gruppo SCIVAC di lavora come libero professionista a Senigallia (AN)
Anestesia, Rianimazione, Medicina d’emergenza e terapia del dolore di cui presso la Clinica Veterinaria Adriatica, di cui è socio
è tuttora collaboratore. Oscar Grazioli è anche giornalista pubblicista e re- fondatore, occupandosi esclusivamente di Medicina Interna e
centemente scrittore, avendo esordito nel campo letterario con un libro inti- Dermatologia. Nel 1995 ha effettuato uno stage di dermatologia
tolato “Quello che gli animali non dicono”, che ha ottenuto unanime con- presso la Clinique Vétérinaire Saint Bernard del Dr Eric Gua-
senso di pubblico e di critica. Vive e lavora a Reggio Emilia. guère (Lomme, Francia). Nel biennio 1998-1999 ha frequentato
la 5a sessione del Certificat d’Etude Superieures (CES) en Derma-
ADOLFO GUANDALINI tologie Vétérinaire presso l’Ecole Nationale Vétérinaire di Nantes
Med Vet, Dipl ECVO, Dott. Ric. Oft Vet, Roma e di Lyon. È full member dell’ESVD (European Society of Veteri-
Si è laureato in Medicina Veterinaria nel Luglio del 1988 nary Dermatology) e dell’AAVD (American Academy of Veteri-
con 110/110 e lode presso l’Università degli Studi di Pe- nary Dermatology). È autore di pubblicazioni su riviste nazionali
rugia. Dal Maggio 1998 è Diplomato dell’European Col- ed internazionali. È coautore del libro “L’otite del cane e del gat-
lege of Veterinary Ophthalmologists (ECVO). È Dottore to” (ed. Poletto 2001) e del “Manuale pratico di parassitologia
di Ricerca in Oftalmologia Veterinaria. È il chairman del Comitato di cutanea del cane e del gatto” (ed. Pfizer 2003).
“Ricertificazione” dell’ECVO. Nell’anno Accademico 1990-91 ha ef-
fettuato un Internato in Oftalmologia Veterinaria presso la Scuola Na- FRANCESCO LONGO
zionale Veterinaria di Lione. Nel 1993 è stato Visiting Assistant Profes- Med Vet, Firenze
sor presso la Sezione di Oftalmologia Comparata del College of Veteri- Laureato in Medicina Veterinaria. Specializzato in
nary Medicine dell’Università della Florida. Dal 1991 al 2000 ha effet- Riproduzione Animale. Ha conseguito gli attestati
tuato numerosi externships: Animal Eye Associates (Chicago, Illinois), di Agopuntura Veterinaria e di Agopuntura Scienti-
Animal Ophthalmology Clinic (Dallas, Texas), Ohio State University fica Veterinaria.
(Columbus, Ohio), Sacramento Animal Medical Group (Sacramento, Ha conseguito il diploma della I.V.A.S. (International Veterinary
California), Veterinary Ophthalmology Services (Warwick, Rhode Acupuncture Society). È socio fondatore della S.I.A.V. (Società
Island), Long Island Veterinary Specialist (Long Island, New York), Italiana Agopuntura Veterinaria). È stato docente nel Master Uni-
University of North Carolina at Chapel Hill (Chapel Hill, North Caro- versitario di “Medicine Energetiche in Veterinaria” presso la Fa-
lina), North Carolina State University (Raleigh, North Carolina). Nel coltà di Medicina Veterinaria di Udine. Attualmente ricopre le
1994 ha frequentato il Basic Science Course dell’American College of cariche di Vicepresidente della S.I.A.V., di Vicepresidente della
Veterinary Ophthalmologists (ACVO) - North Carolina State Univer- S.I.M.Ve.N.Co. (Società Italiana Medicina Veterinaria Non Con-
sity, Raleigh. È autore e coautore di numerosi articoli scientifici riguar- venzionale) e di Direttore del Dipartimento di Agopuntura Vete-
danti l’Oftalmologia Veterinaria pubblicati su riviste Nazionali ed Inter- rinaria della Fondazione Ricci. È docente e direttore dei corsi di
nazionali. Dal 1992 ad oggi è membro del Consiglio Direttivo della SO- Agopuntura Veterinaria S.I.A.V. Svolge la propria attività pro-
VI della quale è attualmente Vice-Presidente. Dal 1997 è Relatore ed fessionale di Agopuntura Veterinaria (soprattutto sui cavalli) in
Istruttore nel Corso base SOVI/SCIVAC. È stato membro del Consiglio giro per l’Italia. Ha pubblicato diversi contributi sull’Agopuntu-
Direttivo e Delegato per l’estero dell’AIVPA nel triennio 1993-1996. ra Veterinaria.
xviii 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

UGO LOTTI Sapienza”, Facoltà di Psicologia 1, Cattedra di Psicologia dello


Med Vet, Monsummano Terme (PT) Sviluppo, Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica; Univer-
Si è laureato con lode a Pisa nel 1981. Dopo il servi- sità degli Studi di Bari, Scienze della Formazione, Dipartimento di
zio militare, si è dedicato ad una “mixed practice” fi- Piscologia.
no al 1988, occupandosi principalmente di medicina Ha pubblicato oltre un centinaio di studi e articoli di bioetica,
equina e dei piccoli animali. Nel 1989 si è specializ- zooantropologia teorica e applicata ed epistemologia applicata alle
zato in medicina dei piccoli animali presso l’università di Pisa. Dal scienze biologiche. Tra i libri pubblicati: La fabbrica delle chimere
1990 si occupa esclusivamente di medicina dei piccoli animali (ca- (Bollati Boringhieri, 1999); Lineamenti di zooantropologia, (Eda-
ne e gatto). Autore di pubblicazioni su riviste nazionali e interna- gricole-Calderini, 2000); Bioetica e scienze veterinarie (ESI,
zionali. Relatore presso numerosi corsi, seminari e congressi na- 2001); Post-Human (Bollati Boringhieri, 2002); Bioetica e Biotec-
zionali organizzati dalla SCIVAC (società culturale italiana vete- nologie (Apèiron, 2002).
rinari per animali da compagnia). Dal 1994 fa parte del consiglio
direttivo della SCIVAC e nel 1995 né è diventato il segretario. MASSIMO MARISCOLI
Attualmente lavora in un ospedale veterinario a monsummano Med Vet, Dipl ECVN, Teramo
terme in Toscana, di cui è il direttore sanitario, dove si occupa Massimo Mariscoli, laureato in Medicina Veterinaria
principalmente di medicina interna. presso l’Università di Bologna. È stato Assistente
presso l’Istituto di Neurologia Veterinaria dell’Uni-
GEORGES LUBAS versità di Berna (CH) dal 1994 al 1996. Si è Diplo-
Med Vet, Dipl ECVIM, Pisa mato al European College of Veterinary Neurology nel 1996. Pro-
Laureato presso l’Università di Pisa nel 1975, dove ha fessore a contratto presso l’Università di Padova negli AA
anche conseguito la specializzazione in “Malattie dei 1996/1997; 1997/1998 e 1998/1999; presso la Scuola di Specializ-
Piccoli Animali” nel 1977. Dal 1979 Assistente Ordi- zazione in Chirurgia Veterinaria dell’Università di Parma nell’AA
nario alla Cattedra di Clinica Medica Veterinaria pres- 1997/1998. Dal 1999 svolge la propria attività l’Università di Tera-
so l’Università di Pisa dove ha anche svolto tutta la carriera didat- mo prima come Ricercatore poi come Professore Associato nel
tica e scientifica. Dal 1983 Professore Associato dapprima di s.s.d.VET/09 – Clinica Chirurgica Veterinaria. Ha partecipato in
“Ematologia Clinica Comparata”, quindi dal 1995 di “Clinica Me- qualità di relatore a numerosi congressi, corsi e seminari nazionali
dica Veterinaria”. Dal 1985 al 2002 Professore Incaricato di “Ge- ed internazionali. È attualmente Vice-Presidente della Società Ita-
netica” presso la Scuola di Specializzazione in “Patologia e Clini- liana di Neurologia Veterinaria.
ca degli Animali d’Affezione”.
Nel biennio 2002-2003 Presidente del Consiglio di Corso di Lau- FILIPPO MARTINI
rea Specialistica in Medicina Veterinaria. Nel Luglio 2002 ha con- Med Vet, Parma
seguito l’idoneità a Professore Ordinario di ‘Clinica Medica Vete- Nato a Parma il 16/01/1968. Laureato in Medicina Veterinaria pres-
rinaria’ e dal Dicembre 2003 è stato chiamato come Professore so l’Università degli Studi di Parma nel 1993 ed abilitato alla pro-
Straordinario nella stessa disciplina presso l’Università di Pisa. fessione nello stesso anno. Nel 1997 ha conseguito il titolo di Dot-
Nel settembre 1998 ha superato l’esame per ottenere il Diploma del tore in Ricerca in “Ortopedia degli animali domestici”. Attualmen-
Collegio Europeo di Medicina Interna per gli Animali da Compa- te è Ricercatore Confermato presso il Dipartimento di Salute Ani-
gnia, specialità Medicina Interna (Dipl. ECVIM - CA). Dall’aprile male dell’Università degli Studi di Parma ed è docente dei corsi di
2004 nominato Membro Associato del Collegio Europeo di Patolo- “Medicina operatoria”, “Chirurgia piccoli e grandi animali”, “Cli-
gia Clinica Veterinaria (A.M. ECVCP). nica dei piccoli animali: medicina, ginecologia-ostetricia, chirur-
È autore e coautore di oltre 250 pubblicazioni inerenti l’immunoe- gia, radiologia e diagnostica per immagini”; è inoltre docente del
matologia e l’ematologia clinica del cane, gatto, cavallo e bovino. corso di “Medicina sperimentale, ingegneria tissutale e bioprotesi”
Ha tenuto oltre 150 tra Conferenze, Seminari e Corsi d’aggiorna- nel Corso di Laurea in Biotecnologie Mediche, Veterinarie e Far-
mento sulle medesime tematiche ai medici veterinari che si dedica- maceutiche. È autore di 40 pubblicazioni apparse su riviste nazio-
no ai piccoli animali ed equini. nali ed internazionali o in forma di comunicazioni presentate a con-
gressi nazionali ed internazionali.
ROBERTO MARCHESINI Ha effettuato alcuni periodi di soggiorno all’estero presso:
Med Vet, Bologna - Istituto di Clinica Chirurgica della Facoltà di Medicina Veterina-
Studioso di Scienze Comportamentali Applicate, è ria dell’Università di Monaco (Germania) con la supervisione del
Professore a contratto presso la Facoltà di Medicina Prof. Matis.
Veterinaria delle Università di Milano e Bologna. È - Istituto di Diagnostica per Immagini della Facoltà di Medicina Vete-
inoltre docente responsabile dell’area Zooantropolo- rinaria di Ghent (Belgio) con la supervisione del Prof. Van Bree.
gia generale e applicata presso il Master “Scienze del Comporta- È socio ordinario delle seguenti società scientifiche: Società Italia-
mento e Pet Therapy” dell’Università degli Studi di Teramo; do- na delle Scienze Veterinarie (SISVET), Società Italiana di Ippolo-
cente presso il Master “Medicina Comportamentale degli animali gia (SIDI), European Society of Veterinary Orthopaedics and Trau-
da affezione” dell’Università degli Studi di Pisa; docente responsa- matology (ESVOT), Società Italiana di Chirurgia Veterinaria
bile dell’area Zooantropologia applicata presso il Master di II li- (SICV), International Elbow Working Group (IEWG), Società Ita-
vello interateneo “Etologia applicata e benessere animale” delle liana Traumatologia e Ortopedia Veterinaria (SITOV), Società Cul-
Università degli Studi di Bologna e di Padova. turale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia (SCIVAC). È
Riveste le seguenti cariche: vice presidente della Società Italiana di segretario della SIMESC (Società Italiana di Medicina Sportiva del
Scienze Comportamentali Applicate (SISCA) e direttore della Cane). I principali campi di interesse sono rappresentati dall’orto-
Scuola di Interazione Uomo Animale (SIUA). pedia del cane e del gatto. La maggior parte dell’attività è incen-
Dal 2003 è Responsabile scientifico del progetto finanziato dal Mi- trata sullo studio clinico ed applicativo del trattamento delle pato-
nistero della Salute: “Un percorso di prevenzione e sostegno del- logie articolari del cane con particolare riferimento all’impiego del-
l’affettività attraverso le attività e terapie assistite dagli animali”, l’artroscopia. Svolge attività di ricerca sperimentale sull’impiego
progetto in collaborazione con Istituto Zooprofilattico dell’Abruz- dei biomateriali nella chirurgia ortopedica collaborando con diver-
zo e del Molise “G. Caporale”; Università degli Studi di Roma “La si gruppi di ricerca.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xix

CARLO MASSERDOTTI MASSIMO MILLEFANTI


Med Vet, Brescia Med Vet, Gaggiano (MI)
Laureato col massimo dei voti presso l’Università di Milanese, 47 anni, sposato, 3 figli si è laureato a Mi-
Milano nel 1990. Dal 1993 si occupa di citopatologia lano in Medicina Veterinaria nel 1982. Lavora in un
diagnostica, curando l’aggiornamento permanente Ambulatorio Veterinario a pochi chilometri da Mila-
con corsi di approfondimento e frequentando centri di no, che ha costituito nel 1983. Si interessa in parti-
referenza in Italia ed all’estero. È autore di alcune pubblicazioni colar modo di medicina e chirurgia di nuovi piccoli mammiferi da
inerenti la citopatologia ed è relatore a meeting nazionali ed inter- compagnia, di rettili e anfibi e di pesci ornamentali. È stato Coor-
nazionali. Dal 1988 è istruttore e relatore al corso di Citologia or- dinatore del Gruppo di Studio di Animali Esotici della SCIVAC
ganizzato dalla SCIVAC. Dal 2001 ricopre la carica di presidente (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia)
della SICIV (Società Italiana di Citologia Veterinaria). dal 1995 al 1998. Attualmente è Vicepresidente e membro della
Commissione Scientifica della SIVAE (Società Italiana Veterina-
MAURIZIO MAZZUCCHELLI ri per Animali Esotici), di cui è socio fondatore. Collabora con il
Med Vet, Gallarate (VA) Notiziario “Exotic files” della stessa Società. È consulente della
Nato ad Aosta il 16 marzo 1959 si è laureato, conse- Commissione Scientifica della SCIVAC ed è consigliere del-
guendo il punteggio di 107/110, presso l’Istituto di Bio- l’ANMVI Lombardia. Ha partecipato a molti Congressi, Semina-
chimica e Fisiologia della facoltà di Medicina Veterina- ri e Corsi italiani ed europei, come relatore ed istruttore. Ha re-
ria dell’Università degli Studi di Milano nell’Anno Ac- datto numerosi lavori scientifici pubblicati anche all’estero. Ha
cademico 1984-1985, con una tesi sperimentale dal titolo “Determina- partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche ed ha tenuto
zione della Taurina plasmatica in cromatografia liquida ad alta pres- conferenze sulla gestione degli animali esotici e dei nuovi anima-
sione (H.P.L.C.)”. È vice-presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari li da compagnia per allevatori e proprietari. Collabora con alcuni
della Provincia di Varese ed è membro del Consiglio Regionale giornali, riviste del settore, siti internet e con alcune ditte. Ha
S.C.I.V.A.C. della Lombardia. Socio della S.O.V.I.(Società di Oftal- scritto dei libri sulle malattie dei pesci ornamentali, sull’iguana
mologia Veterinaria Italiana) fin dalla sua costituzione, ricopre attual- verde, sul pitone reale, sul boa costrittore, sui camaleonti, sulle
mente l’incarico di segretario all’interno del Consiglio Direttivo della tartarughe acquatiche e sui gechi per la De Vecchi Editore (DVE).
stessa società. Relatore ed istruttore per l’oculistica nel Corso di for- Attualmente dirige, per lo stesso Editore, una collana di guide de-
mazione post-laurea per Medici Veterinari “Corso FSE - Working Ex- dicate ad animali esotici ed affini come ragni giganti, furetti, an-
perience nell’area della Medicina Veterinaria dei Piccoli Animali”, or- fibi anuri, criceti, conigli da compagnia, tartarughe, testuggini e
ganizzato dall’ENAIP della Regione Lombardia, ha anche partecipato, cani della prateria.
sempre in qualità di relatore, ad incontri su temi di oftalmologia. La-
vora dal 1986 nel suo studio di Gallarate, e presta consulenze, con at- EMANUELA MORELLO
tività esclusiva nel settore dell’oculistica veterinaria, presso altre strut- Med Vet, Torino
ture veterinarie. Si occupa prevalentemente di oftalmologia degli ani- Laurea (1994) in Medicina Veterinaria presso l’U-
mali da affezione con particolare interesse per la ricerca e lo studio del- niversità degli Studi di Torino. Dottorato di ricerca
le oculopatie di origine ereditaria nei cani di razza pura. in “oncologia veterinaria e comparata” presso la
LUCA MECHELLI stessa Facoltà dove è attualmente ricercatrice nel
Med Vet, Perugia settore di chirurgia. Ha frequentato per un anno la Colorado
Il Prof. Luca Mechelli ha conseguito la laurea in Me- State University interessandosi principalmente di oncologia e
dicina Veterinaria presso l’Università degli Studi di chirurgia dei tessuti molli. È autrice di pubblicazioni nazionali
Perugia nel 1981 e dal 1983 ha svolto la propria atti- ed internazionali.
vità presso la Sezione di Patologia Veterinaria della
Facoltà di Medicina Veterinaria - Università degli Studi di Perugia. CARLO MARIA MORTELLARO
Dal 1998 è Professore Associato con incarichi di docenza presso la Med Vet, Milano
Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Ateneo di Perugia e Camerino, Nato a Rivolta d’Adda, Cremona, il 5 Febbraio 1950,
nonché presso la Facoltà di Agraria e di Medicina e Chirurgia di si è laureato in Medicina Veterinaria presso la Facoltà
Perugia. Nel 1994 viene nominato refree della Società Italiana di di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di
Dermatologia Veterinaria (S.I.D.E.V.). È autore di oltre 100 pub- Milano nel 1974.
blicazioni inerenti la dermatopatologia e la fisiopatologia cutanea È stato professore di Anestesiologia Veterinaria presso la stessa
degli animali domestici e l’oncologia veterinaria. Attualmente è Università dal 1976 al 1979. Dal 1980 al 1992 ha ricoperto il ruo-
professore straordinario di Patologia ed Oncologia veterinaria. lo di Professore Associato di Patologia Chirurgica Veterinaria e
Podologia e nel 1993 è stato nominato Professore Ordinario di
FRANCESCO MIGLIORINI Patologia Chirurgica Veterinaria, ruolo che tuttora ricopre. I suoi
Med Vet, Roma principali interessi scientifici sono rappresentati dalle patologie di
Laureato con lode presso l’Università degli studi di orecchio, naso e gola nel cane e nel gatto, lesioni del cavo orale,
Bologna nel 1995 con una tesi dal titolo “Ultrasono- endoscopia delle vie aeree superiori ed infine patologie della re-
grafia vascolare dell’aorta addominale nel cane”. Ha gione anale e circumanale (da un estremo all’altro del corpo sen-
frequentato numerosi centri di referenza, italiani e za transitare in mezzo). In questi ultimi anni un interesse partico-
stranieri, per la cardiologia e l’ecografia addominale; tra gli altri ha lare è stato rivolto alle patologie osteo-articolari distrofico-di-
trascorso periodi di studio presso l’Animal Medical Center-New splastiche (nota la sua avversione per le forme “carenziali”) del
York, il Royal Veterinary College- Londra, il reparto di cardiologia cane e del gatto.
presso UCDavis. Svolge la libera professione a Roma presso la Cli- È Presidente in carica dell’IVENTA (International Veterinary Ear
nica Gregorio VII occupandosi di cardiologia ed ecografia addomi- Nose and Throat Association). È referente scientifico del Gruppo di
nale. È autore di alcune pubblicazioni scientifiche su riviste italia- Studio di Ortopedia della SCIVAC. È autore-coautore di 160 pub-
ne e straniere. È stato relatore presso incontri SCIVAC regionali e blicazioni. È stato relatore in numerosi congressi e seminari di ag-
autore di comunicazioni libere presso congressi nazionali. È istrut- giornamento post-universitario in Italia ed all’Estero. Talvolta suo-
tore ai corsi SCIVAC di cardiologia ed ecografia addominale. na (le tastiere).
xx 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

PIER PAOLO MUSSA minari sulle tematiche legate alla Clinica Comportamentale, sia in
Med Vet, Dipl ECVCN, Torino Italia sia all’estero. Attualmente opera come libero professionista
Nato a Camerano Casasco (AT) il 27.8.1946. Laureato dedicandosi al settore della diagnosi e del trattamento dei distur-
in Medicina Veterinaria il 10.9.70. Professore ordinario bi comportamentali nel cane e nel gatto; si occupa di programmi
di “Nutrizione ed Alimentazione Animale” dal 1994. di Pet-Facilitated Therapy, a livello teorico e pratico applicativo;
Diplomato presso l’European College of Veterinary and prosegue l’attività di aggiornamento per i colleghi e di ricerca
comparative nutrition. È autore di oltre 180 pubblicazioni scientifiche scientifica nel settore della clinica comportamentale degli anima-
che riguardano prevalentemente l’alimentazione animale, in partico- li domestici; svolge attività di consulenza comportamentale pri-
lare quella dei carnivori domestici e di 13 libri di tipo scientifico e vatamente, presso la Clinica Gran Sasso a Milano e presso il Con-
scientifico-divulgativo. Altre attività: Vice-preside della Facoltà di sultorio di Medicina Legale e di Etologia Clinica applicata del-
Medicina Veterinaria di Torino. l’Ospedale Veterinario della Facoltà di Medicina Veterinaria di
Presidente del C.I.S.R.A. (Centro interdipartimentale servizio ri- Torino.
covero animali) dell’Università di Torino, Presidente della
S.I.A.N.A. (Società italiana di alimentazione e nutrizione anima- CLAUDIO PECCATI
le), Presidente della WAVES (Wild Animals Veterinary Eurome- Med Vet, Spec Tecn Pat Av, Milano
diterranean Society) italiana. Laureato nel 1987 in Medicina Veterinaria a Milano
con voto 110/110 e Lode con una tesi dal titolo “Il
LAURA ORDEIX Difterovaiolo spontaneo e sperimentale del canari-
Med Vet, Dipl ECVD, Milano no”. Specializzato nel 1996 in Tecnologia e Patologia
Laureata in medicina veterinaria nel 1996 all’Univer- Aviare presso l’Università di Milano con voto 70/70 e Lode con
sitat Autonoma de Barcelona, ha seguito dal 1996 al una tesi dal titolo “Indagine sullo stato sanitario degli struzzi nel
1997 il programma di internship presso il Veterinary Nord Italia”. Tirocinio di 10 settimane sulla medicina e chirurgia
Teaching Hospital della stessa università. Dal 1998 al degli animali esotici presso la Facoltà di Medicina Veterinaria del-
2001 ha frequentato un Residency di specializzazione di tre anni in l’Università di Utrecht (Olanda). Relatore ai congressi europei di
dermatologia veterinaria a Barcellona con Lluis Ferrer e Alessan- Medicina Aviare del 1993, 1995, 1997, 1999. Presidente del Co-
dra Fondati. Nel 2002 ha conseguito il Diploma del College Euro- mitato Scientifico per il Congresso Europeo di Medicina e Chirur-
peo di Dermatologia Veterinaria (Dip. ECVD). Attualmente lavora gia Aviare del 1999. Relatore a numerosi Congressi, Seminari e
eseguendo consulenze dermatologiche a Milano ed a Torino. È au- Corsi italiani sulla medicina e chirurgia degli uccelli. Relatore al
trice di articoli pubblicati su riviste internazionali e nazionali. corso su allevamento e patologie degli struzzi organizzato dal-
l’I.Z.S. di Brescia. Relatore a diversi congressi Italiani sull’alleva-
ROBERTO ORSI mento degli struzzi. Relatore e istruttore ai Corsi SCIVAC su uc-
Med Vet, SMPA, Pistoia celli e animali non convenzionali. Direttore del Corso di Medicina
Laureato con lode in Medicina Veterinaria presso la e Chirurgia degli Uccelli per la SCIVAC, nel 2000. Autore di arti-
Facoltà di Veterinaria di Pisa nel 1982. Specialista in coli su vari aspetti della gestione e della medicina degli uccelli su
Malattie dei Piccoli Animali nel 1987 presso la stes- varie riviste specializzate italiane. Tiene dal 1999 presso la Facoltà
sa Facoltà. Libero professionista nel settore degli di Medicina Veterinaria dell’Università di Torino lezioni di anato-
animali di affezione in Pescia (Pistoia). Si occupa di Medicina mia, fisiologia, alimentazione e patologie degli Uccelli da gabbia
Non Convenzionale Veterinaria, prevalentemente Omeopatia Uni- e da voliera in associazione al corso di Patologia Aviare. Ha colla-
cista. Diplomato alla Scuola Italiana di Omotossicologia nel 1989 borato con l’Istituto di Patologia Aviare della Facoltà di Medicina
e alla Scuola Superiore Internazionale di Omeopatia Veterinaria Veterinaria di Milano alla realizzazione di Tesi di Laurea inerenti
“dr.ssa R. Zanchi” di Cortona (direttore dr. Franco Del Francia) lo stato sanitario degli uccelli selvatici e con l’Istituto di Patologia
nel 1992. Dallo stesso anno fa parte del corpo docente di questa Aviare della Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino per una Te-
Scuola. Ha tenuto lezioni al Corso di Perfezionamento in Terapie si di Dottorato riguardante le malattie virali dei pappagalli. Mem-
Omeopatiche presso il Dipartimento di Medicina e Farmacologia bro della AAV (Association of Avian Veterinarians). Responsabile
Veterinaria della Facoltà di Veterinaria di Messina nel 1993 e al per l’Italia della AA, Vice-Presidente in carica della SIVAE (So-
Corso di Clinica Medica della Facoltà di Veterinaria di Pisa nel cietà Italiana Veterinari per Animali Esotici).
2001. Ha seguito corsi sulla Didattica dell’Omeopatia Veterinaria
all’estero. (Torremolinos, 1995; Karlsruhe 1998). Ha partecipato BRUNO PEIRONE
con relazioni sull’Omeopatia Veterinaria a vari congressi e semi- Med Vet, Torino
nari, nazionali ed internazionali (Cortona, 1996 e 1997; Ver- Nato a Torino il 23/7/1958. Laureato in Medicina Vete-
smold, 1997; Atene, 1999; Glasgow, 1999; Roma, 1999; Monte- rinaria nel 1983 e abilitato alla professione nello stesso
catini, 2000; Budapest, 2000). Autore di vari articoli sull’Omeo- anno. Nel 1988 ha conseguito il titolo di Dottore in Ri-
patia Veterinaria. È stato Coordinatore del Gruppo di Studio cerca in Patologia Comparata degli Animali Domestici.
S.C.I.V.A.C. di Medicina non Convenzionale ed attuale Presiden- Attualmente è Professore Associato presso il Dipartimento di Pato-
te della SIMVeNCO (Società Italiana di Medicina Veterinaria logia Animale dell’Università di Torino ed è titolare del Corso di “Pa-
Non Convenzionale) “National representative” per l’Italia della tologia Chirurgica” e “Clinica Ortopedica e Traumatologica”. È
International Association for Veterinary Homeopathy. “Teacher” membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca “Scienze
presso la stessa associazione. Membro della Federazione Italiana Cliniche Veterinarie” dell’Università di Torino. È autore di 76 pub-
delle Associazioni dei Medici Omeopati. blicazioni apparse su riviste o in forma di comunicazioni presentate
a congressi nazionali ed internazionali. Ha partecipato a numerosi
MARIA CRISTINA OSELLA Corsi di aggiornamento sulle tecniche di chirurgia ossea ricostruttiva
Med Vet, PhD, Chivasso (TO) e sulle tecniche ortopediche per il trattamento della patologie artico-
Laureata in Medicina Veterinaria, Dottore di Ricerca lari. Ha partecipato, in qualità di relatore invitato, a diversi Congres-
in Medicina Interna, Socio fondatore SISCA e Teso- si Scientifici ed iniziative di aggiornamento organizzate da associa-
riere ESVCE 2002-2005. Ha organizzato e/o ha par- zioni di settore e da Ordini Provinciali di Medici Veterinari. Ha ef-
tecipato in qualità di relatore a congressi, corsi e se- fettuato alcuni periodi di soggiorno all’estero presso:
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xxi

- Istituto di Clinica Chirurgica della Facoltà di Medicina Veterina- - Ricercatore Universitario (settore Clinica Medica Veterinaria)
ria dell’Università di Berna (CH) con la supervisione del Prof. presso l’ex-Istituto di Patologia Speciale e Clinica Medica Vete-
Schawalder (settembre 1991). rinaria dell’Università di Messina dal 1983 al 1991. Professore
- Clinica del Dr. J.F. Bardet, 32 rue Pierret, Neuilly sur Seine, Pari- Universitario - II fascia di Patologia Medica degli Animali da
gi (luglio 1994). Compagnia dal 1991 al 2000. Dall’1/09/2000 è Professore Uni-
- Istituto di Clinica Chirurgica del Royal Veterinary College del- versitario di I fascia per il SSD Vet08 – Clinica Medica Veteri-
l’Università di Cambridge (UK), con la supervisione del Prof. naria, afferente al Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie
Houlton (ottobre 1997). dell’Università di Messina. Supplente di Semeiotica Medica Ve-
- Clinica Chirurgica dell’Università di Zurigo (CH), con la super- terinaria (1999-2001) e Patologia Medica degli animali da com-
visione del Prof. P.M. Montavon (ottobre 2000). pagnia (2002).
Ha curato la traduzione italiana dei seguenti libri: Incaricata dell’insegnamento di Immunologia Clinica Veterina-
“Atlas of Small Animal Surgery” di I. Gourley – C. Gregory, edito ria nel triennio di attività della Scuola di Specializzazione in
dalla UTET, “Current Techniques in Small Animal Surgery” sezio- “Sanità Animale, Igiene dell’Allevamento e delle Produzioni
ne M- Scheletro appendicolare - di MJ Bojrab, edito dalla UTET Animali” (1991-1993) della facoltà di Medicina Veterinaria del-
È socio ordinario delle seguenti società scientifiche: l’Università di Messina. Docente guida di dottorandi del dotto-
- S.I.S.Vet. (Società Italiana Scienze Veterinarie) (dal 1984) rato di ricerca in “Patologia da emoparassiti negli animali do-
- A.P.I.V. (Associazione Italiana Patologi Veterinari) (dal 1985) mestici delle aree mediterranea e subtropicale”, in “Oftalmolo-
- S.I.C.V. (Società Italiana Chirurgia Veterinaria) (dal 1994) gia Veterinaria” e in “Medicina Interna degli Animali da Com-
- ESVOT (European Society Veterinary Orthopaedics Traumato- pagnia”.
logy) (dal 1996) Coordinatore del dottorato di ricerca in “Medicina Interna degli
- AO-Vet International (Arbeitsgemeinschaft fur Osteosynthesefra- Animali da Compagnia” dell’Università di Messina. Responsa-
gen (dal 1997) bile della Convenzione a scopo scientifico e sanitario fra il Fon-
È vice-presidente della SIOVET (Società Italiana Ortopedia Veterinaria) do Siciliano per la Natura di Catania ed il Dipartimento di
È membro del Comitato Scientifico della IOVA (Innovet Osteoarth- Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Messina. Docen-
ritis Veterinary Association) te al corso di perfezionamento in “Oftalmologia Veterinaria”
I principali campi di interesse sono rappresentati da: dell’Università di Messina (1994 e 1995) e al master in “Ippo-
- Studio clinico ed applicativo del trattamento delle fratture e del- logia” organizzato dal comune di Noto, Siracusa (2001). Com-
le loro complicanze con tecniche di fissazione interna (Tecnica ponente del Comitato Tecnico Scientifico dell’Ospedale Veteri-
AO-ASIF) e di fissazione esterna (fissazione esterna, metodo Ili- nario della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di
zarov) e metodiche di osteosintesi biologica (tecnica tie-in, tec- Messina.
nica plate and rod) Componente del Comitato Faunistico-Venatorio della Regione
- Studio clinico ed applicativo, metodologia diagnostica e proto- Sicilia. Componente del Comitato Scientifico delle riviste “Ras-
colli terapeutici delle patologie ortopediche ossee ed articolari segna di Medicina Felina” e “Bollettino AIVPA” e del Comita-
dei cani giovani ad accrescimento rapido to Tecnico-Scientifico “Animali da Compagnia” dell’Unione
- Diagnosi precoce della displasia dell’anca del cane e trattamento Veterinari Italiani.
chirurgico differenziato nel cane giovane (triplice osteotomia pel- Relatore a convegni nazionali ed internazionali, autore di oltre
vica) ed adulto (protesi d’anca). 140 pubblicazioni scientifiche, su riviste nazionali ed interna-
zionali.
GRAZIANO LORENZO PENGO
Med Vet, Cremona CLAUDIO PERUCCIO
Si laurea nel 1989 in Medicina Veterinaria presso l’Università degli Med Vet, Dipl ECVO, Torino
studi di Milano. Consulente presso diversi Studi Veterinari e Cliniche Medico Veterinario, Specialista in Clinica delle Ma-
Veterinarie come Endoscopista Gastroenterologo. Titolare di ambula- lattie dei Piccoli Animali, Diplomato dell’European
torio veterinario per piccoli animali (Clinica e chirurgia dei piccoli College of Veterinary Ophthalmologists (ECVO), Pro-
animali). Investigatore di molteplici trial clinici sia orientati alla con- fessore Associato della Facoltà di Medicina Veterina-
ferma delle dosi sia alla valutazione sugli animali con proprietari. ria dell’Università degli Studi di Torino, consulente con attività
I campi di lavoro dei trial sono stati: esclusiva nel settore dell’oculistica veterinaria.
Parassitologia: (Zecche, pulci, vermi intestinali, filaria, acari della Dal 1974 si dedica all’oftalmologia veterinaria e comparata. Ha
rogna) sia nel cane che nel gatto. studiato presso alcune Università negli Stati Uniti (Illinois,
Medicina interna: Antinfiammatori, otalgici, antimicotici, antiacidi Pennsylvania, Florida) e per molti anni gli è stato conferito il
Attività di ricerca: Ricerca sulla presenza e tipizzazione di Helico- ruolo di Adjunct Associate Professor presso il Department of
bacter a livello gastrico nel cane e nel gatto in accordo con la Fa- Clinical Medicine, College of Veterinary Medicine, University
coltà di Medicina Veterinaria di Pisa. Sviluppo della tecnica per di- of Illinois, USA.
latazioni esofagee nel cane e nel gatto con l’impiego dei palloni. È Dal 1993 è diplomato ECVO di cui è stato uno dei fondatori.
autore di diverse pubblicazioni ed è stato relatore a numerosi con- Relatore in numerosi congressi in Italia ed all’estero ed autore
gressi Nazionali ed Internazionali. di molte pubblicazioni e libri di testo. Ha rivestito cariche in di-
verse organizzazioni nazionali ed internazionali (AIVPA, SCI-
MARIA GRAZIA PENNISI VAC, FECAVA, WSAVA, ISVO, ESVO, ECVO, SOVI, SINVET,
Med Vet, Messina FSA).
Nata nel 1956, si laurea in Medicina Veterinaria nel Con la sua attività editoriale ha dato vita e diretto riviste na-
1979 con lode e si specializza in Microbiologia Ap- zionali ed internazionali: Veterinaria, Ippologia, Orizzonti
plicata nel 1982 con lode. Borsista dell’Istituto Veterinari, Progress in Veterinary and Comparative Ophthal-
Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno nel mology, Progress in Veterinary Neurology, The Globe.
1980. Assegnista del CNR presso l’ex-Istituto di Patologia Spe- Nel 1997 gli è stato assegnato a Birmingham il WSAVA/
ciale e Clinica Medica Veterinaria dell’Università di Messina WALTHAM International Award for Service to the Profes-
dal 1981 al 1983. sion.
xxii 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

ALESSANDRO PIRAS ATTILIO ROCCHI


Med Vet, Spec Chir Vet, MRCVS, Newry, Irlanda del Nord Med Vet, Fosciandora (LU)
Veterinario Libero Professionista, Laureato nel Laureato presso l’Università di Pisa nel 1999 con
1989 all’Università di Torino. Ha conseguito il Di- una tesi su “La presenza di L. interrongans in suini
ploma di Specialista in Chirurgia Veterinaria nel regolarmente macellati”. Ha completato la propria
1993 a Parma. formazione partecipando a numerosi congressi e se-
Ha svolto un Externship presso il Centro di Medicina Sportiva minari nazionali e internazionali sia in Italia che all’estero; nel
del College of Veterinary Medicine of University of Florida. 2001 ha svolto un mese di formazione intensiva teorico-pratica
Svolge frequenti Stages di aggiornamento presso l’Hollywood sull’anestesia dei piccoli animali presso l’Università di Berna sot-
Animal Hospital in Florida. to la supervisione del Prof. Yves Moesn. Nel 1999 ha svolto un
Dal ’90 si occupa di Medicina Sportiva Canina in particolare di periodo di pratica come medico veterinario e assistente manager
Ortopedia e Traumatologia nei Levrieri da corsa e cani da lavo- della sezione latte presso la Marula Estate Ltd di Naivasha
ro. Socio Fondatore e Vice Presidente della Società Italiana di (Kenya). Dal 2000 ha lavorato presso l’Ospedale Veterinario “S.
Medicina Sportiva del Cane. Francesco” di Latina, la Clinica Veterinaria “Città di Lucca” di
Lavora nelle sue tre cliniche in Irlanda e Gran Bretagna come Lucca, l’Ambulatorio Veterinario “Città di Tortona” di Tortona
chirurgo di referenza e medico sportivo. Hobbies: pesca, vela, (AL) e la “Clinica Veterinaria 24 Ore” di Firenze. È, inoltre, tuto-
corse di greyhounds. re e relatore di corsi e seminari privati.

GUIDO PISANI GIORGIO ROMANELLI


Med Vet, Castelnuovo Magra (SP) Med Vet, Dipl ECVS, Cusano Milanino (MI)
Guido Pisani si è laureato presso l’Università di Pisa nel 1987. Nato a Milano il 25/7/1956. Laureato in Medicina Vete-
Socio SCIVAC dal 1988, membro AO/ASIF dal 1999, ha parteci- rinaria il 14/7/1981 presso l’Istituto di Clinica Chirurgi-
pato alle attività dei gruppi di studio di Chirurgia e Ortopedia nel ca della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università
cui ambito ha presentato numerose relazioni e riveste attualmente di Milano, relatore il Prof. Renato Cheli. Subito dopo la
la carica di Vicepresidente della Società di Chirurgia Veterinaria laurea partecipa ad un programma di chirurgia sperimentale sul tra-
Italiana. Ha partecipato a corsi e congressi in ambito europeo ed è pianto di cuore e di pancreas. Libero professionista lavora a Milano
stato relatore ed istruttore dei Corsi SCIVAC di Chirurgia Genera- occupandosi totalmente di casi di riferimento. I suoi interessi princi-
le, Chirurgia Urogenitale, Chirurgia Addominale, Pronto Soccorso pali sono la chirurgia generale e l’oncologia chirurgica e medica.
e A/O BASE. Sta svolgendo l’iter didattico per l’European College Charter Member e, dal luglio 1993, diplomato all’European College
of Veterinary Surgeon e in questo ambito ha trascorso un periodo di of Veterinary Surgeons. Presidente SCIVAC nel periodo 1993-1995.
training presso la North Carolina State University. Esercita la libe- Attualmente, ricopre le cariche di Past-President SCIVAC, di Chair-
ra professione a Castelnuovo Magra (SP). man della Commissione Scientifica e di Presidente della Società di
Chirurgia Veterinaria Italiana. Membro oltre che della SCIVAC, di
ANNA MARIA PRATELLI ESVOT, ECVS, AO-VET, BSAVA, AAHA, ESVONC, SICV, EWG e
Med Vet, Bari Veterinary Cancer Society. Ha presentato relazioni ad oltre 60 con-
Nata il 30/07/1969. Laureata in Medicina Veterinaria gressi e meeting nazionali ed internazionali. Direttore fino al giugno
nel 1994 presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di 2001 del corso sulla tecnica di Fissazione Scheletrica esterna della
Bari. Dottore di Ricerca in “Patologia Infettiva degli SCIVAC, ed autore del video SCIVAC sullo stesso argomento. Diret-
ovi-caprini”. Dal 2002 è professore ordinario di “Pa- tore del corso di Oncologia Chirurgica. Ha soggiornato per periodi di
tologia infettiva dei carnivori” presso la Facoltà di Medicina Vete- studio presso le università di Cambridge (UK), North Carolina (USA)
rinaria di Bari. Coordinatore nazionale del progetto di ricerca e Purdue-Indiana (USA) I suoi hobbies sono la pesca a mosca e la col-
MIUR: Enteriti virali del cane. Componente della task-force dell’I- tivazione di alberi bonsai.
stituto Superiore di Sanità sulla SARS. Autore del capitolo: “Cani-
ne coronavirus infection” nel testo web: “Recent Advances in Ca- FEDERICA ROSSI
nine Infectious Diseases” dell’International Veterinary Information Med Vet, Diploma ECVDI, Sasso Marconi (BO)
Service (IVIS); sito internet: www.ivis.org/. La dott.ssa Federica Rossi si è laureata nel novembre 1993.
Autore di 111 pubblicazioni scientifiche. Ha ricevuto dall’Istituto Rotary International il “Pre-
mio Rotary Corsi di Laurea” per il miglior Curriculum
LIVIANA PROLA di Laurea in Medicina Veterinaria nell’Anno Accade-
Med Vet, Torino mico 1992/1993. Dal 1993 lavora come Libero Professionista,
Laureata in Medicina Veterinaria nel luglio del 2001 svolgendo attività di referenza in Diagnostica per Immagini nella
presso l’Università di Torino. Da settembre 2001 ha propria struttura a Sasso Marconi (BO) ed in altre Cliniche in Emi-
iniziato un Dottorato di Ricerca presso il Dipartimen- lia-Romagna. Dal 1995 al 1997 ha frequentato la Scuola di Specia-
to di Produzioni Animali dell’Università di Torino - lizzazione in Radiologia Veterinaria presso l’Università degli Studi
settore Nutrizione- lavorando in modo specifico sull’alimentazione di Torino. Dal 1997 al 1999 ha trascorso diversi periodi di forma-
dei piccoli animali e degli animali selvatici. Dal marzo 2002 svol- zione all’estero. Ha curato la traduzione in lingua italiana del testo-
ge attività come Assegnista di Ricerca presso lo stesso Dipartimen- atlante di ecografia del cane e del gatto “Atlas und Lehrbuch der
to occupandosi della consulenza nutrizionistica. Ultraschalldiagnostik bei Hund und Katze”, C.P. Nautrup, R. To-
Dal giugno 2002 esercita la libera professione in strutture private bias, Edizioni UTET, Torino 2000.
nell’ambito della clinica dei piccoli animali. È autrice di numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali.
Da maggio 2003 a novembre 2003 ha svolto attività di ricerca pres- Ha presentato poster e lavori scientifici a Congressi nazionali ed in-
so l’Istituto di Nutrizione della Ludwig Maximilians Universität – ternazionali. Collabora attivamente ed è relatrice agli incontri del
München (Germania) occupandosi di alimentazione del gatto. Gruppo di Studio in Diagnostica per Immagini SCIVAC. Ha svolto
È coautrice di lavori su riviste nazionali ed internazionali. il programma di training per il College Europeo di Diagnostica per
Dal 2003 è membro dell’ESVCN (European Society of Veterinary Immagini presso l’Università di Torino e Berna (Svizzera). Ha con-
and Comparative Nutrition). seguito il Diploma ECVDI nel settembre 2003.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC xxiii

ROBERTO SANTILLI CORRADO SGARBI


Med Vet, Dipl ACVIM-CA (Card) Malpensa (VA) Med Vet, Torino
Laureato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Presidente S.I.S.C.A. (Società Italiana di Scienze
Milano nel 1990. Si è diplomato all’European Colle- Comportamentali Applicate). È nato a Torino il 06-
ge of Veterinary Internal Medicine - Companion Ani- 02-1960. Si è laureato in Medicina Veterinaria. At-
mals (Specialty of Cardiology) nel 1999. Lavora pres- tualmente è Medico Veterinario responsabile della
so la Clinica Veterinaria Malpensa in Samarate (Varese) come refe- Scuola Nazionale Unità Cinofile da Valanga del Corpo Nazio-
rente per la cardiologia e la medicina interna. È stato professore a nale Soccorso Alpino e docente presso la scuola centrale delle
contratto in cardiologia felina per l’anno 1997-1998 presso la Unità Cinofile da Valanga e Superficie del C.N.S.A. (ricono-
Scuola di Specializzazione in Patologia e Clinica degli animali sciuta da decreto ministeriale del Dipartimento Protezione Civi-
d’affezione dell’Università degli Studi di Milano. È presidente del- le nel 1997).
la Società Italiana di Cardiologia Veterinaria. È autore di numerose È membro gruppo di lavoro “Standard Cinofilia da Soccorso”
pubblicazioni di cardiologia ed ecografia addominale su riviste na- presso il Dipartimento della Protezione Civile Ministero degli
zionali ed internazionali. Il suo principale settore di ricerca sono le Interni (con nomina da Decreto n° 4700 del 20/12/2000). Si
aritmie con rischio di morte improvvisa, le cardiomiopatie e l’iper- occupa di medicina comportamentale degli animali da affezio-
tensione arteriosa del gatto. ne dal 1990.
Ha partecipato in qualità di relatore a numerosi corsi/incon-
FABIA SCARAMPELLA tri/congressi trattando temi di etologia applicata.
Med Vet, Dipl ECVD, Milano È Presidente della S.I.S.C.A. (Società Italiana di Scienze
Laureata all’Università di Milano nel 1982, ha la- Comportamentali Applicate), società specialistica collegata al-
vorato come libero professionista nel settore dei la SCIVAC. Ha pubblicato articoli sul tema su riviste di setto-
piccoli animali dal 1983 sino al 1996. Dal 1997 al re e non.
2000 ha frequentato un Residency di specializza-
zione in dermatologia veterinaria a Milano. Nel 2000 ha conse- GILIOLA SPATTINI
guito il Diploma del College Europeo di Dermatologia Veteri- Med Vet, Reggio Emilia
naria (Dip ECVD). Attualmente lavora eseguendo esclusiva- Giliola Spattini si laurea in Medicina Veterinaria
mente consulenze dermatologiche nel suo studio a Milano e a con Lode a Parma nel 1998. Nel 2000 intraprende
Torino. È membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana il College Europeo di diagnostica per immagini
di Dermatologia Veterinaria (SIDEV) e del Consiglio Direttivo (ECVDI) presso il Royal Veterinary College di
dell’ECVD (College Europeo di Dermatologia Veterinaria). È Londra.
autrice di articoli pubblicati su riviste italiane e straniere e co- Dal 2001 è relatrice di diagnostica per immagini in congressi
autorice del libro “Manuale pratico di Dermatologia Veterina- internazionali. Come parte del suo training ha trascorso tre
ria” (Poletto Editore, Gaggiano, 2002). mesi negli Stati Uniti suddivisi tra la Tufts e la Pennsylvenia
University.
SILVIA SCHIAVI È autrice di pubblicazioni nazionali ed internazionali ed ha ri-
Med Vet, CES Derm, CES Oculistica, Udine coperto incarichi trimestrali presso il reparto di Diagnostica
Laureata in Medicina Veterinaria nel 1986 all’Università di Bo- per immagini dell’Università di Uppsala e di Utrecht. Si occu-
logna. pa di Radiologia, Ecografia, Tomografia Computerizzata, Ri-
Dal 1986 esercita la libera professione nell’ambito della clinica sonanza Magnetica e Scintigrafia. Quando non impegnata al-
dei piccoli animali. Socio SCIVAC dal 1984 e Full member del l’estero lavora come libera professionista nella provincia di
ESVD dal 1992. Ha conseguito il Certificato di Studi Superiori Reggio Emilia.
(CES) in dermatologia all’Ecole Veterinaire di Nantes e Lyon nel
1995 ed il Certificato di Studi Superiori (CES) in oculistica a ROBERTO TOVINI
Toulouse nel 2000. Per due anni ha partecipato come istruttrice Med Vet, Milano
ai corsi di dermatologia SCIVAC. È autrice e coautrice di lavori Nato a Milano il 21 Dicembre 1959. Si Laurea in
e poster nazionali e internazionali. Attualmente lavora nel suo Medicina Veterinaria con pieni voti il 24 Febbraio
ambulatorio per piccoli animali a Udine e Trieste ed esercita la 1986. Allievo interno presso l’Istituto di Clinica
libera professione con particolare interesse per la dermatologia e Medica dell’Università degli Studi di Milano dal
oculistica. 1982 alla laurea. Iscritto all’Ordine dei Medici Veterinari della
provincia di Milano dal 1986.
PAOLO SELLERI Dal 1986 ad oggi pratica attività clinica nella sua struttura ve-
Med Vet, Roma terinaria con l’aiuto di alcuni collaboratori, con particolare in-
Laureato presso la Facoltà di Medicina Veterinaria teresse per la medicina interna, l’anestesiologia e l’odontosto-
di Perugia nel 1998. Rivolge i suoi interessi da su- matologia.
bito alla Medicina degli Animali Esotici. Frequenta Consigliere dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di
numerosi stage lavorativi in varie cliniche in Nord Milano dal 1991 al 1994 e dal 1997 al 2000. Presidente della
America e in Francia. È autore di pubblicazioni su riviste na- Delegazione SCIVAC Lombardia dal 1991 al 1998.
zionali ed internazionali. Lavora a Roma in varie strutture come Membro della Commissione Professionale SCIVAC dal 1999 ad
consulente per la medicina degli Animali Esotici. È Professore oggi. Membro del Consiglio Direttivo della SCIVAC dal 2002 ad
a contratto presso l’Università di Padova per la Medicina degli oggi. Coordinatore del Gruppo di studio di Practice Management
Animali Selvatici e non Convenzionali e per la Chirurgia dei della SCIVAC dalla sua fondazione nel 2003.
Rettili. È co-Direttore del corso sulla medicina degli Animali Segretario della delegazione ANMVI Lombardia dal 2003.
non convenzionali della Facoltà di Medicina Veterinaria di Pa- Autore di traduzioni di articoli, atti di congressi e testi scientifici
dova. È relatore in congressi nazionali ed internazionali sulla dal 1987 ad oggi.
Medicina degli Animali Esotici. È stato relatore al corso SCI- Autore di alcuni articoli a carattere professionale su riviste veteri-
VAC su Medicina e Chirurgia dei cheloni. narie.
xxiv 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

MARIA ELISABETTA VASCONI FABIO VIGANÒ


Med Vet, Torino Med Vet, Milano
Laureata in Medicina Veterinaria presso l’Università Fabio Viganò. Laureato nel 1987 e specializzato nel
di Torino nel 1993. Dal Novembre 1994 al Novembre 1995 in malattie dei piccoli animali presso l’università
1995, in seguito al conseguimento di una borsa di stu- di Milano. Dal 1987 ad oggi svolge soggiorni di stu-
dio, trascorre un anno al Veterinary Referral Associa- dio presso Università e cliniche private negli Stati
tes, Maryland. Ha frequentato stage alla Cornell University, alla Uniti specializzate in pronto soccorso e terapia intensiva. Vicepre-
Purdue University, all’Ohio State University e al Virginia-Mary- sidente SIARMUV (Società Italiana di Anestesia e Medicina d’Ur-
land Regional College of Veterinary Medicine. Dal 1997 collabora genza Veterinaria) nella quale si occupa principalmente di medici-
con il Professor Buracco alla Facoltà di Veterinaria di Torino, dal na d’urgenza. Socio fondatore e membro del comitato esecutivo
2000 ha intrapreso il percorso per il diploma ECVS. Aree di inte- della società Europea: Eveccs (European Veterinary Emergency
resse: chirurgia dei tessuti molli e dei tessuti duri in particolare chi- and Critical Care Society). Relatore a numerosi congressi naziona-
rurgia toracica, ghiandolare e gola-naso-orecchio. li ed internazionali. Direttore di una clinica veterinaria con pronto
Posizione attuale: Centro Veterinario Torinese. È coautrice di pub- soccorso 24 ore ed impegnato nella ricerca di nuove terapie in me-
blicazioni su riviste nazionali ed internazionali e di poster e comu- dicina d’urgenza e terapia intensiva. Autore di pubblicazioni in me-
nicazioni a congressi in ambito italiano ed estero. dicina d’urgenza e terapia intensiva dei piccoli animali, direttore e
relatore di numerosi corsi di pronto soccorso e terapia intensiva.
ANTONELLA VERCELLI
Med Vet, CES Derm, Torino MASSIMO VIGNOLI
Nata ad Acqui Terme (AL) l’11 Settembre 1961. Med Vet, Spec Rad Vet, Sasso Marconi (BO)
Laureata in Medicina Veterinaria presso l’Università Il Dott. Massimo Vignoli si è laureato a Bologna nel-
di Torino nel 1985 con 110/110 e lode. Ha conse- l’anno 1993, con una tesi di laurea sulla “displasia del-
guito il Diploma in Ofatalmologia (CES) nel 1989 l’anca nel cane”. Nel 1997 ha conseguito il diploma di
presso l’ENV de Toulouse (F) e il Diploma in Dermatologia specializzazione in Radiologia Veterinaria all’Università
presso l’ENV de Nantes e Lyon (F). di Torino con una tesi “sull’applicazione del sistema a schermi asim-
Lavora dal 1985, come libero professionista, presso l’ambula- metrici Insight nella radiografia toracica del cane”. Ha trascorso nu-
torio associato di Torino, dove si occupa prevalentemente di merosi periodi all’estero in Europa e USA. Ha completato un pro-
dermatologia, oftalmologia e istologia nel settore dei piccoli gramma alternativo per il College Europeo di Diagnostica per Imma-
animali. È membro fondatore della SIDEV (Società Italiana di gini, ECVDI) all’Università di Torino e di Zurigo. Nel luglio 2002 ha
Dermatologia) di cui è, nell’attuale Consiglio, Vice-Presidente. È conseguito dall’ECVDI il “Resident Prize” per la migliore presenta-
Presidente della SOVI (Società Italiana di Oftalmologia). zione con il progetto sulle “Biopsie TAC guidate nello scheletro”. È
È full member dell’ESVD (European Society of Veterinary relatore SCIVAC ai corsi di Radiologia. Dall’anno 2001 è Presidente
Dermatology) dove svolge il ruolo di Segretaria nell’attuale della Società Veterinaria Italiana di Diagnostica per Immagini per ani-
Board. È autore di varie pubblicazioni ed ha partecipato come re- mali da compagnia (SVIDI). Nel Giugno 2003 ha superato la parte
latore ad alcuni Corsi e Congressi di Dermatologia ed Oculistica. teorica dell’esame per il diploma del College Europeo di Diagnostica
per Immagini Veterinario (ECVDI). Svolge attività libero professiona-
ALDO VEZZONI le a Sasso Marconi (BO) nella propria struttura ed attività di consu-
Med Vet, SMPA, Dipl ECVS, Cremona lente in numerose altre strutture veterinarie. È autore o coautore di 25
Laureato in Medicina Veterinaria all’Università di Mila- pubblicazioni o comunicazioni a congressi, di cui 15 internazionali.
no nel 1975, Specializzato in Clinica delle malattie dei MARCO VIOTTI
Piccoli Animali nella stessa università nel 1978, ha con- Med Vet, Torino
seguito il Diploma di specializzazione europea in chi- Laureato a Torino nel 1994 con una tesi sperimentale sull'embriogene-
rurgia veterinaria dell’ECVS a Cambridge nel 1993. Dal 1993 è se- si cardiaca, si occupa esclusivamente di piccoli animali. Ha frequentato
gretario della ESVOT, la società europea di ortopedia veterinaria. numerosi corsi di aggiornamento SCIVAC, nonché congressi e semina-
Nel 1996 ha conseguito a Stoccarda l’abilitazione dell’Hoheneimer ri. Attualmente vicecoordinatore del Gruppo di Studio di Practice Ma-
Kreis alla lettura delle radiografie per la displasia dell’anca del cane nagement, membro del consiglio direttivo di AMNVI Piemonte, si oc-
secondo il protocollo FCI e nel 1998 quella per la lettura delle radio- cupa esclusivamente di medicina interna e practice management.
grafie per la displasia del gomito secondo il protocollo IEWG-FCI.
Presidente della Fondazione Salute Animale dal 1996 e Chairman del- GIUSEPPE VISIGALLI
la relativa Commissione di lettura per la displasia dell’anca e per la di- Med Vet, Milano
splasia del gomito, accreditata dall’ENCI nel 2002. Dal 1997 al 2002 Laureato in medicina veterinaria nel febbraio del 1989.
è stato delegato per il Sud-Europa dell’AO-Vet International. Da sempre si occupa con grande passione di animali eso-
Membro della Commissione Tecnica Centrale dell’ENCI dal 2000. tici ed in particolare di rettili, senza tuttavia mai trascura-
Relatore in Congressi nazionali ed internazionali nell’ambito della re la medicina degli uccelli, dei mammiferi, degli anfibi,
chirurgia e dell’ortopedia dei piccoli animali, ha realizzato nume- dei pesci e degli invertebrati. Iscritto alla ARAV (Association of Repti-
rose pubblicazioni scientifiche ed ha curato l’edizione italiana di lian and Amphibian Veterinarian) ed alla AAV (Association of Avian
numerosi testi stranieri di medicina veterinaria. Veterinarians) dal 1994 ha partecipato in qualità di relatore a numerosi
Dal 1976 opera come libero professionista a Cremona, svol- seminari a tema italiani ed europei dei quali i più importanti sono stati
gendo dal 1998 un’attività prevalentemente di riferimento dei i seguenti: “Medicina delle tartarughe” nel 1997, il “Seminario di base
Colleghi nell’ambito della diagnostica e della chirurgia orto- ed avanzato di Medicina e Chirurgia dei Rettili” nel 1999, il “Corso di
pedica. Socialmente impegnato per la categoria è stato Socio base di Medicina Aviare” nel 2000 ed il “Seminario: gestione dell’ac-
Fondatore e Presidente della SCIVAC, Socio Fondatore e Con- quario patologie e terapie dei pesci ornamentali” del 2000. È inoltre au-
sigliere dell’ANMVI; dal 1996 riveste le cariche di segretario tore di numerose pubblicazioni ed articoli su riviste italiane e straniere
FNOVI e di Presidente dell’Ordine dei Veterinari di Cremona di medicina veterinaria legati alla medicina e chirurgia degli animali
e dal 1999 fa parte della Commissione “Terapia del Dolore” esotici. Dal 1999 è direttore sanitario di una clinica veterinaria che si oc-
del Ministero della Salute. cupa prevalentemente di “exotic pets”.
ESTRATTI
DELLE RELAZIONI

Gli estratti sono elencati in ordine alfabetico secondo il cognome del relatore.
Le relazioni di uno stesso autore sono elencate secondo l’ordine cronologico di presentazione.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 3

Acidi grassi polinsaturi in medicina veterinaria:


a che punto siamo?
Cristina Abba
Med Vet, Torino

Gli acidi grassi essenziali sono oggetto di grande inte- Sintesi e regolazione degli eicosanoidi
resse da diversi anni in medicina veterinaria in differenti am-
biti, primo fra tutti la dermatologia: come già in medicina È la funzione degli EFA che maggiormente ne determina
umana, numerosi studi sono stati effettuati sugli acidi grassi l’utilizzo come terapeutici.
e le patologie cutanee infiammatorie e pruriginose. Più re- Gli eicosanoidi intervengono in diversi eventi fisiologici
centemente sono stati effettuati studi in altri ambiti fra i qua- tra i quali l’aggregazione piastrinica, i fenomeni infiamma-
li l’urologia e l’oncologia. tori, l’ipersensibilità immediata, la contrazione della musco-
latura liscia, la luteolisi e regolano l’attività dei linfociti T.
Molto spesso i fenomeni elencati sono regolati da un equili-
QUALI SONO GLI EFA brio tra le sollecitazioni antagoniste di diversi eicosanoidi.
La sintesi degli eicosanoidi avviene a partire da acidi
Gli EFA sono acidi grassi polinsaturi che non possono grassi polinsaturi liberati dalle membrane cellulari in segui-
essere sintetizzati dall’organismo ma devono essere obbliga- to a stimoli di diversa natura (meccanici, immunitari, ormo-
toriamente assunti con la dieta; includono gli acidi grassi nali…). Gli acidi grassi, una volta liberati, possono seguire
delle famiglie ω- 3 ed ω- 6. In particolare sono essenziali differenti vie metaboliche, che portano alla formazione di
l’acido linoleico (LA, 18:2n-6) e l’alfa-linolenico (ALA, differenti eicosanoidi:
18:3n-3), precursori rispettivamente della famiglia degli ω-6 • Via delle ciclossigenasi: produce prostaglandine, prostaci-
e degli ω-3. Nel gatto una supposta carenza fisiologica del- cline e trombossani.
l’enzima d-6 desaturasi ed una limitata disponibilità della • Via delle lipossigenasi: produce leucotrieni, idracidi gras-
delta 5 desaturasi lo renderebbe incapace di sintetizzare l’a- si e lipoxine.
cido arachidonico (AA). In realtà di recente questa ipotesi è • Via del citocromo P-450: produce epossi e idrossi-metilati.
stata messa in discussione, e si ipotizza che l’acido arachi- Le ciclossigenasi sono ubiquitarie mentre le lipossigena-
donico sia essenziale solamente in particolari condizioni fi- si sono presenti so in alcuni tipi cellulari (granulociti, ma-
siologiche, come accrescimento e gravidanza. stociti, monociti e macrofagi). I diversi gruppi di eicosanoi-
I fabbisogni alimentari raccomandati dalle nuove tabelle di vengono sintetizzati a partire dall’AA, diomo - -linole-
dell’NRC (National Research Council, 2004), espressi in nico (DGLA) ed eicosapentenoico (EPA).
percentuale sulla sostanza secca (densità energetica della ra- Gli eicosanoidi che derivano dall’AA sono proinfiamma-
zione 4 kcal EM /g SS), sono: tori, immunodepressivi, proaggreganti piastrinici e sono po-
- per il cucciolo: LA 1,3%; ALA 0,07%; AA 0,03%; tenti mediatori delle reazioni di ipersensibilità di tipo 1.
- per il cane adulto: LA 1,1%; ALA 0,044% (rapporto LA Gli eicosanoidi che derivano dal DGLA e dall’EPA sono an-
/ALA deve essere compreso tra 2,6 e 26); tiinfiammatori ed inibiscono il rilascio di AA dalle membrane; inol-
- per il gattino: LA 0,55%; ALA 0,02%; AA 0,2%; tre i derivati dall’EPA hanno effetto antiaggregante piastrinico.
- per il gatto adulto: LA 0,55%; AA 0,02%; non è riportato
un fabbisogno minimo di ALA. Effetti antinfiammatori degli EFA,
Fonti di acido linoleico sono gli oli vegetali, molto ricchi combinazione ω-6 ed ω-3
ne sono l’olio di girasole (circa 60 g%) seguito dall’olio di
mais e di soia (circa 50 g%). L’AA e l’ALA sono invece con- Alcuni EFA quali il DGLA e l’EPA hanno quindi effetto
tenuto nelle carni, in particolare quelle degli organi viscerali. antiinfiammatorio in quanto competono con l’AA per gli
stessi enzimi e ne inibiscono la liberazione, causando così
una maggior produzione di eicosanoidi antinfiammatori ri-
FUNZIONI DEGLI EFA NEI TESSUTI spetto ai proinfiammatori.
L’effetto antinfiammatorio, particolarmente studiato a li-
Gli EFA sono coinvolti in numerosi processi fisiologici a vello cutaneo, è ottenuto più efficacemente utilizzando la si-
livello dei tessuti organici di cui le principali sono la sintesi nergia delle famiglie ω-3 ed ω-6. La somministrazione di soli
e regolazione degli eicosanoidi, l’azione dinamico-funziona- ω-3 in dosi antinfiammatorie e per lunghi periodi può causare
le a livello delle membrane biologiche e la modulazione del la comparsa di effetti collaterali (disordini della coagulazione,
segnale cellulare a livello dei canali ionici. aumento broncocostrizione) ma una piccola dose di ω -3 in-
4 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

sieme ad alte dosi di ω-6 inibisce la trasformazione dell’D- In quasi tutti gli studi è stata utilizzata una combinazio-
GLA ad AA potenziando gli effetti antinfiammatori. È impor- ne di ω-3 ed ω-6, ma in alcuni sono stati utilizzati i soli ω-
tante ricordare che il GLA è precursore sia del DGLA sia del- 6. Gli ω-6 sono stati utilizzati a dosaggi variabili tra 44 e 386
l’AA, ma la sua trasformazione a livello cutaneo si blocca al mg/kg/die; gli ω-3,dove utilizzati, sono stati somministrati
DGLA (la cute è carente dell’enzima d-5-desaturasi): questo in dosi variabili da 5 a 16 mg/kg/die. Quali siano i dosaggi
consente di utilizzarlo come precursore antinfiammatorio. di EFA più efficaci è tuttora incerto ed le dosi raccomandate
È stato visto che il miglior effetto antiinfiammatorio si dalle case produttrici di integratori sono piuttosto empiriche.
ottiene con rapporto ω-6: ω-3 tra 5: a 10:1 senza causare ef- Gli ω-3 utilizzati per l’integrazione sono l’EPA e il
fetti collaterali. Una considerazione importante va fatta in me- DHA, l’ω-6 utilizzato è il GLA (precursore del DGLA), tal-
rito all’utilizzo degli EFA in generale: dal momento che sono volta associato a dosi limitate di LA. Alcuni studi sono stati
integratori dietetici somministrati a dosi stabilite per ottimiz- effettuati unicamente utilizzando diete commerciali apposi-
zarne l’effetto terapeutico, la dieta di base del soggetto deve es- tamente integrate con alte dosi di ω-3 ed ω-6, ottenendo ri-
sere tenuta in considerazione. Può essere inutile infatti integra- sultati analoghi agli studi con integratori di EFA..
re una dieta commerciale che contiene già sufficienti dosi di L’utilizzo di EFA insieme ad altri terapeutici quali antii-
EFA; può essere invece necessario modificare la dieta di base staminici (clorfeniramina, clemastina,…) e cortisonici
o l’integrazione al fine di ottenere un dosaggio corretto. (prednisolone) può potenziare l’efficacia dei farmaci e con-
sentirne l’utilizzo a dosi inferiori.
EFA E DERMATOLOGIA
Efa e seborrea canina
Gli EFA rivestono fondamentale importanza per il nor-
male trofismo cutaneo. L’adeguata fluidità della membrana Come già sperimentato per la psoriasi umana, si suppone
cellulare, caratteristica essenziale per la sua corretta funzio- che nella patogenesi della seborrea canina siano coinvolte alte-
nalità, è garantita dalla presenza di acidi grassi polinsaturi razioni del metabolismo degli EFA, in particolare dell’LA. Ap-
nel foglietto fosfolipidico. Una modificazione della compo- plicazioni topiche di EFA possono essere utili associate all’in-
sizione dei lipidi dell’epidermide influenza la fluidità di tegrazione alimentare, in particolare all’inizio del trattamento.
membrana, la barriera idrolipidica ed il processo di desqua-
mazione-proliferazione dei cheratinociti.
EFA ED ONCOLOGIA
In condizioni di carenza di EFA vengono incorporati a livel-
lo delle membrane altri acidi grassi polinsaturi o monoinsaturi, Alcuni EFA (GLA ed EPA) sembrano avere effetti bene-
come ad esempio l’oleico (la cui disponibilità è generalmente fici in pazienti oncologici. Il GLA sembra avere effetti cito-
elevata), che rendono la membrana cellulare meno fluida ed tossici sulle cellule tumorali ma non su quelle normali, sia in
inefficace nel mantenere la barriera alla fuoriuscita di acqua. vitro sia in vivo.
Carenze di EFA, in particolare di LA, causano problemi der- Sugli animali domestici non vi sono ad ora molti studi, ec-
matologici (cute squamosa, mantello secco e opaco, ipotricosi) cetto per alcuni studi su cani affetti da linfoma: alte dosi di GLA
tuttavia sono improbabili in animali nutriti con alimenti com- e LA hanno avuto effetto linfolitico su cani affetti da linfoma
merciali. Possono però manifestarsi in animali nutriti con dieta multicentrico; un’integrazione di EPA, DHA ed arginina in ca-
casalinga non adeguatamente integrata. È sufficiente addiziona- ni affetti da linfoma sottoposti a chemioterapia ne ha prolunga-
re olio di semi (preferibilmente di girasole o mais o soia) o uti- to la sopravvivenza rispetto al gruppo di controllo.
lizzare carne e grasso di pollo per evitare carenza di LA. In alcuni studi su roditori l’LA ha dimostrato di avere effet-
Inoltre la carenza di cofattori del metabolismo degli EFA, in to carcinogenetico, tuttavia in studi su soggetti umani si sono ot-
particolare di zinco (essenziale per l’attività della d-6-desatura- tenuti risultati opposti. In generale comunque, sembra che gli ω-
si), può causare o aggravare la carenza di acidi grassi essenziali. 6 promuovano la crescita tumorale mentre gli ω-3 la inibiscano.
Gli EFA giocano un ruolo importante nella cachessia
neoplastica. È stato dimostrato che l’EPA purificato e ad al-
Efa ed atopia canina
te dosi ha effetti antitumorali ed anticachettici, probabilmen-
Gli EFA sembrano essere utili nella terapia dei pazienti ato- te legati all’azione soppressiva sul fattore catabolico circo-
pici per i loro effetti antinfiammatori e immunomodulatori. Mol- lante prodotto dalle cellule tumorali.
ti studi sono stati effettuati per comprovarne l’efficacia, tuttavia
i risultati sono difficilmente comparabili a causa soprattutto dei
EFA E NEFROLOGIA
differenti dosaggi utilizzati, della mancanza di una standardizza-
zione della dieta di base e delle differenti impostazioni degli stu- Gli ω-3(DHA ed EPA) sembrano essere un valido supporto
di stessi. In molti studi non è stato inoltre rispettato il rapporto nei pazienti con insufficienza renale cronica in fasi iniziali per-
ω-6: ω-3 considerato ottimale (tra 5:1 e 10:1). mettendo di rallentare il progresso della patologia. In particola-
Nella maggior parte dei lavori comunque sono stati otte- re giocano un ruolo nel controllo dell’ipertensione e dello stato
nuti risultati positivi per quanto riguarda il controllo del pruri- infiammatorio glomerulare oltre che dell’iperlipidemia.
to ed il miglioramento delle condizioni di cute e mantello.
La durata dell’integrazione deve essere di almeno 2-3 Bibliografia disponibile a richiesta presso l’autore
settimane per consentire per consentire l’inclusione degli
acidi grassi plasmatici a livello cutaneo, ma una durata mag- Indirizzo per la corrispondenza:
giore (6-8 settimane) ne aumenta gli effetti benefici. Cristina Abba - cristina.abba@unito.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 5

Caso clinico patologico


Alopecia multifocale generalizzata in un cane meticcio
Francesca Abramo
Med Vet, Pisa

Franca Galeotti
Med Vet, Firenze

Segnalamento: Cane meticcio, 8 anni, maschio intero. Definizione dei problemi dermatologici:
................................................................................................
Anamnesi: Il proprietario riferisce che da circa 2 anni il ca- ................................................................................................
ne presenta lesioni dermatologiche caratterizzate da alopecia. ................................................................................................
La perdita di pelo era iniziata sul dorso e nonostante numerosi ................................................................................................
tentativi terapeutici l’alopecia si era diffusa al tronco, alle orec-
chie, alla faccia e ultimamente anche agli arti. Da altri colleghi Lista di diagnosi differenziali:
il cane era stato trattato sia con prednisone (0,3 mg/kg SID per ................................................................................................
1 settimana) che con chetoconazolo (10 mg/kg SID per 20 ................................................................................................
giorni) per una sospetta micosi. Entrambi i protocolli terapeu- ................................................................................................
tici non avevano sortito nessun risultato. Anche un test sierolo- ................................................................................................
gico per la ricerca di anticorpi anti-Leishmania aveva fornito
esito negativo. Al momento della visita il proprietario era in Procedure diagnostiche:
possesso di un referto anatomopatologico ottenuto in seguito ................................................................................................
all’effettuazione, l’anno precedente, di una biopsia cutanea. ................................................................................................
Nel referto si leggeva quanto segue: “Biopsia caratterizzata da ................................................................................................
notevole fibroplasia dermica, caratterizzata da atrofia degli an- ................................................................................................
nessi, con assottigliamento-assenza delle papille dermiche, au-
mento del grado di pigmentazione, fenomeni orto-paracherato- Esame dermatopatologico:
sici con ritenzione di cheratina in sede infundibolare. Diagno- ................................................................................................
si: fibrosi dermica ed atrofia annessiale. Commento: si consi- ................................................................................................
glia di effettuare un dosaggio del T3/T4 dato che il soggetto ................................................................................................
potrebbe avere un quadro di ipotiroidismo.” A detta del pro- ................................................................................................
prietario l’esame del sangue per la determinazione del T4 era
risultato nella norma. Trattamento proposto:
................................................................................................
Esame clinico: Da un esame clinico generale il cane risul- ................................................................................................
ta in ottime condizioni di salute, mentre alla visita dermatologi- ................................................................................................
ca si possono apprezzare: alopecia simmetrica generalizzata del ................................................................................................
torace e dorso, alopecia delle aree perioculari e della parte dor-
sale della canna nasale, delle orecchie e interessamento anche Evoluzione clinica:
di tutti e 4 gli arti. Nelle zone alopeciche si notano iperpigmen- ................................................................................................
tazione e scaglie bianco-grigiastre aderenti alla cute. Sono evi- ................................................................................................
denti due aree con ulcerazione cutanea, una a carico del cusci- ................................................................................................
netto digitale del 4° dito della zampa anteriore sinistra e l’altra ................................................................................................
sulla cute dell’area toracica laterale destra. Il cane non mostra
prurito ne lesioni indotte da grattamento e/o lambitura. Indirizzo per la corrispondenza:
Francesca Abramo
Definizione del problema: Dipartimento di Patologia Animale, viale delle Piagge,2
................................................................................................ 56124 Pisa - abramo@vet.unipi.it
................................................................................................ Franca Galeotti
................................................................................................ Studio Veterinario Corsi-Galeotti - Viale Montegrappa 298/A, Prato
................................................................................................ e-mail: Francagaleotti@virgilio.it
6 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Caso dermatopatologico
Francesca Abramo
Med Vet, Pisa

Fabrizio Fabbrini
Med Vet, Milano

Segnalamento: Bracco tedesco maschio di circa nove Procedure diagnostiche:


mesi. ................................................................................................
................................................................................................
Anamnesi: il cane sin da cucciolo (2 mesi) presenta dif- ................................................................................................
ficoltà a deambulare a causa di lesioni ulcerative particolar- ................................................................................................
mente dolenti localizzate ai polpastrelli, talvolta accompa- ................................................................................................
gnate da febbre (40°). Da circa un mese, a seguito di terapia ................................................................................................
antibiotica (enrofloxacina 5 mg/kg sid), pediluvi giornalieri ................................................................................................
con permanganato di potassio e fasciatura, è meno sofferen-
te e si muove di più. Ciò nonostante, ha sviluppato nuove le- Esame dermatopatologico:
sioni in altre sedi (carpo, tarso, plica inguinale). Il cane du- ................................................................................................
rante il giorno vive all’aperto, di notte dorme in casa e rice- ................................................................................................
ve una dieta industriale bilanciata. ................................................................................................
................................................................................................
Esame clinico: E.O.G. presenza di lieve sciallorrea e di ................................................................................................
lesioni ulcerative bollose sulla mucosa orale (lingua, labbra ................................................................................................
e guance), presenza di notevole difficoltà a deambulare. Pre- ................................................................................................
senza di lesioni ulcerativo crostose ai cuscinetti podali, tarsi,
gomiti e pliche inguinali. Trattamento proposto:
................................................................................................
Definizione dei problemi dermatologici: ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................
................................................................................................ Evoluzione clinica:
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................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................
Lista di diagnosi differenziali: ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................
................................................................................................
Indirizzo per la corrispondenza:
................................................................................................
Francesca Abramo
................................................................................................ Dipartimento di Patologia Animale, viale delle Piagge, 2
................................................................................................ 56124 Pisa - abramo@vet.unipi.it
................................................................................................
................................................................................................ Fabrizio Fabbrini
................................................................................................ Clinica Veterinaria Papiniano, Viale Papiniano 50, 20123 Milano
................................................................................................ mail: clinvetpapiniano@tisca.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 7

Il caso più strano che abbia mai visto


Francesco Albanese
Med Vet, Dipl ECVD, Napoli

Franca Laura Salerni, Med Vet, Napoli – Salvatore Giordano, Med Vet, Napoli

Anamnesi: Cane, Boxer, maschio, adulto. Il cane era sta- Procedure diagnostiche:
to trovato pochi giorni prima di essere portato in ambulato- ................................................................................................
rio. L’appetito era ben conservato e le feci avevano una con- ................................................................................................
sistenza poltacea. A parte queste notizie non era stato possi- ................................................................................................
bile ottenere altre informazioni anamnestiche, pertanto l’a- ................................................................................................
namnesi, per quanto riguarda le lesioni dermatologiche, era ................................................................................................
da definirsi “muta”. ................................................................................................
................................................................................................
Esame clinico: Il cane si presentava in scadenti condi- ................................................................................................
zioni di salute, magro e con la regione perianale imbrattata ................................................................................................
di feci. All’esame dermatologico si osservava la presenza di ................................................................................................
centinaia di noduli di dimensioni diverse (0,5 - 3 cm di dia- ................................................................................................
metro), alcuni dei quali si presentavano ulcerati. Detti nodu-
li erano distribuiti su tutto il corpo (soprattutto collo, dorso Trattamento proposto:
e cosce) e sulle mucose congiuntivali ed anale. Sulle labbra ................................................................................................
e sulla mucosa gengivale erano presenti numerose neofor- ................................................................................................
mazioni con aspetto “a cavolfiore”. Sul corpo erano inoltre ................................................................................................
presenti aree di alopecia focale caratterizzate dalla presenza ................................................................................................
di scaglie ed iperpigmentazione. ................................................................................................
................................................................................................
Definizione dei problemi dermatologici: ................................................................................................
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................................................................................................
................................................................................................ Evoluzione clinica:
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
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Lista di diagnosi differenziali: ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
................................................................................................ ................................................................................................
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................................................................................................
................................................................................................
................................................................................................ Indirizzo per la corrispondenza:
................................................................................................ Francesco Albanese
................................................................................................ Clinica Veterinaria “L’Arca”
................................................................................................ Via Salvator Rosa, 17/18
................................................................................................ 80135 Napoli
................................................................................................ larcavet@libero.it
8 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Non unione dell’epicondilo omerale mediale (UME)


nel cane: un termine improprio per molteplici patologie
Giovanni Allevi
Med Vet, PhD, Bergamo

Carlo Maria Mortellaro, Med Vet, Milano – Aldo Vezzoni, Med Vet, SMPA, Dipl ECVS, Cremona
Mauro Di Giancamillo, Med Vet, Milano – Massimo Petazzoni, Med Vet, Milano
Rocco Lombardo, Med Vet, Milano – Roberto Pizzoli, Med Vet, Bergamo

L’evidenza radiografica di aree a densità calcifica localizza- del gomito, cui consegue la dislocazione del frammento/i di
te medialmente all’interlinea articolare del gomito e/o caudal- epicondilo avulso/i che, per l’apporto trofico proveniente dai
mente all’epicondilo omerale mediale del cane, ove prendono tendini, poi continua ad accrescersi, a nostro avviso è più veri-
inserzione i muscoli flessori del carpo e delle dita, è stata og- tiera, nel cane, l’ipotesi che prevede un’iperestensione violenta
getto, nelle ultime quattro decadi, di numerose controversie cir- della mano in seguito ad una caduta o durante la corsa libera.
ca l’origine di tali reperti. Una terza ipotesi vede tali reperti come il risultato di una
Infatti vari Autori, per riscontri radiografici apparentemente calcificazione distrofica con conseguente metaplasia ossea dei
molto simili, hanno proposto nel corso degli anni teorie eziopa- tessuti molli del gomito, quali la capsula articolare ed i tendini
togenetiche estremamente differenti, dotando di volta in volta la e muscoli flessori, secondaria ad alcune forme di displasia del
lesione di denominazioni diverse: “mancata unione dell’epi- gomito (incongruenza articolare e/o frammentazione del pro-
condilo mediale dell’omero” (UME - Ununited Medial Epi- cesso coronoideo mediale dell’ulna) e/o all’artrosi che ad essa
condyle), “avulsione dell’epicondilo omerale mediale”, “ente- consegue. La teoria dell’osteocondrosi, non intesa s’intende co-
sopatia dei flessori”, “calcificazione dei tendini flessori”, “anor- me mancata unione dell’epicondilo omerale ma, citando Ben-
male ossificazione del bordo distale dell’epicondilo omerale”, nett, come “anomala ossificazione del bordo distale dell’epi-
“tenopatia inserzionale”, “calcificazione dei muscoli flessori” e condilo”, predisponente all’avulsione di frammenti di cartilagi-
“calcificazione/ossificazione distrofica della capsula articola- ne da tale struttura, appare senza dubbio una supposizione inte-
re”. La definizione “non unione” o “mancata unione dell’epi- ressante che necessita però, prima di una sua convalida, di ulte-
condilo mediale”, introdotta da Ljunggren e coll. nel 1966 ad riori e più significative conferme. Il riscontro da parte degli Au-
indicare una rara condizione displasica del gomito, è tuttora una tori della medesima lesione anche nel gatto, come precedente-
terminologia ampliamente utilizzata in letteratura, con riferi- mente riportato, lascia credere che tali reperti possano comun-
mento a questa affezione, nonostante essa sottenda una teoria que essere attribuiti anche ad altri meccanismi eziologici.
eziopatogenetica discutibile: nessuno dei casi descritti in bi- I cani in cui è stata segnalata la lesione generalmente ap-
bliografia, ne tantomeno quelli da noi osservati, mostrano una partengono a razze di media-grossa taglia: Pastore tedesco, La-
mancata unione dell’epicondilo, ma bensì, quando presenti, so- brador e Golden retriever, Rottweiler, Terranova, Setter inglese,
lo “irregolarità” della sua parte più caudale, tanto che radiolo- Bovaro del Bernese, Alaskan Malamute, Airedale, Bracco tede-
gicamente non è mai stato possibile evidenziare una linea epifi- sco, Pointers ecc…
saria tra il condilo omerale mediale e queste aree di volta in vol- Tale affezione si può manifestare clinicamente sia in giova-
ta calcifiche od ossificate. ne età (4-5 mesi) che in età adulta (4-6 anni), come pure può
Attenendoci alla nostra esperienza e alla casistica presente rappresentare un reperto radiografico occasionale. Non sembra-
in letteratura, possiamo sostenere che queste “isole di osso” no esserci predisposizioni legate al sesso.
possono rappresentare l’esito di una frattura per avulsione della Generalmente la presenza di aree uniche o multiple, radio-
porzione distale dell’epicondilo, cui comunque può conseguire dense, nel comparto mediale del gomito, qualora sintomatica si
una calcificazione/ossificazione dei tessuti molli limitrofi. rende responsabile di una zoppia (I-III°/IV°) ad insorgenza pro-
Una seconda ipotesi, invece, potrebbe essere quella secon- gressiva, all’origine della quale a volte si associa un episodio
do cui un’attività fisica intensa, soprattutto in soggetti pesanti, traumatico acuto. Caratteristica, anche se non costante, la pre-
possa rendersi responsabile di microtraumi ripetuti o di un trau- senza di una tumefazione di consistenza dura più o meno evi-
ma acuto, cui conseguono disinserzioni/rotture parziali dei ten- dente a livello della faccia mediale del gomito. Non di rado vi è
dini flessori, indi disturbo vascolare locale con produzione di inoltre una associazione con manifestazioni displasiche del go-
tessuto fibroso che in seguito va incontro a calcificazione e/o mito, soprattutto la frammentazione del processo coronoideo
ossificazione. mediale dell’ulna, l’incongruenza articolare e/o alterazioni ar-
La prime ipotesi sono rafforzate dal fatto che tale condizio- trosiche ad esse conseguenti: in tal caso, oltre ai sintomi sopra
ne viene riscontrata anche in cani appartenenti a razze non pre- citati, si possono associare quelli caratteristici di una displasia
disposte a displasia del gomito, come pure in cani fenotipica- del gomito complicata d’artrosi, cioè ectasia dei fondi ciechi ar-
mente esenti e nel gatto. Sebbene in Medicina umana la frattu- ticolari, rumori di crepitio alla flessione-estensione dell’artico-
ra per avulsione venga ricondotta ad un’iperestensione violenta lazione e riduzione dell’escursione articolare. Tali reperti non
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 9

sono mai stati riscontrati in associazione alla mancata unione aspetto di malattia sintomatica e malattia asintomatica (reperto
del processo anconeo dell’ulna. radiografico occasionale), e questo può complicare ulterior-
L’esame radiografico vede di grande aiuto, oltre che le proie- mente il procedimento diagnostico.
zioni radiografiche medio-laterali ed antero-posteriori, le proie- Sebbene alcuni Autori ritengano favorevole la prognosi do-
zioni antero-laterali / postero-mediali ed antero-mediali / postero- po terapia chirurgica, a nostro avviso questa deve comunque in-
laterali, che consentono di visualizzare meglio, in alcuni casi, tut- tendersi riservata, soprattutto nei pazienti in cui sia presente una
ti i frammenti presenti. Ancor più dettagliate risultano essere le concomitante grave artrosi/displasia del gomito; è infatti dove-
immagini ottenute mediante tomografia computerizzata. roso ricordare che, a dispetto di questo ottimismo, nessuno dei
L’approccio terapeutico per le lesioni sintomatiche può es- lavori pubblicati annovera un numero di casi e soprattutto un
sere di tipo medico-conservativo o, in caso di insuccesso, di ti- follow-up sufficienti a formulare un giudizio obiettivo e statisti-
po chirurgico. La chirurgia si prefigge l’asportazione del/dei camente valido. Oltretutto la non infrequente concomitante pre-
“frammento/i”, i quali si localizzano per lo più a livello di ten- senza di patologie displasiche del gomito, quali l’incongruenza
dini e muscoli flessori della falangi e/o del flessore ulnare del articolare e/o la frammentazione del processo coronoideo me-
carpo e/o flessore radiale del carpo. Va sottolineata l’importan- diale dell’ulna e/o l’artrosi ad esse conseguenti, rendono ancor
za di rimuovere completamente le aree ossificate o i “fram- più difficile la codificazione dei risultati ottenuti.
menti” onde evitare che la lesione si ripresenti con conseguen-
te recrudescenza della zoppia. La prognosi dopo exeresi chirur- Bibliografia
gica, nonostante venga spesso in letteratura considerata favore- Allevi G., Mortellaro C.M., Bevere N., Di Giancamillo M: Ossificazione di
vole, deve sempre intendersi riservata, soprattutto se sono pre- tendini e muscoli flessori in origine dall’epicondilo omerale mediale:
senti concomitanti pregresse patologie a carico del gomito (di- descrizione di un caso clinico in un gatto. Proc 46° Congresso Nazio-
nale S.C.I.V.A.C., Milano 2003.
splasia e/o artrosi). Bennett D.: Developmental joint disease, in: “Aspects of arthrology”. Pro-
L’esame istopatologico della lesione asportata è stata ese- ceedings of FECAVA continuing education course, Lillehammer
Norway, 11-14 march, 1999, pp 7-31.
guita in letteratura solo in un numero limitato di pazienti, e co- Bennett D.: Joint and skeletal disordes. In Textbook of veterinaty internal medi-
munque non ha mai fornito la chiave per la comprensione del- cine - Vol.2. 1995, pp 2044-2048.
Boccadoro B., Leonardi L., Calvari A.R.: Contributo allo studio radiologico
l’eziologia; Ljunggren, riferendosi ai frammenti asportati, parla dell’ossificazione dello scheletro del cane. Comparsa cronologica, dal-
di tessuto spugnoso unito all’omero da fibrocartilagine; Gron- la nascita, dei nuclei di ossificazione, loro sviluppo e sinostosi. Veteri-
naria XXI: 176, 1972.
dalen di trabecole ossee parzialmente coperte da cartilagine ia- Brinker, Piermattei, Flo’s: The Elbow Joint. In: Handbook of small animal
lina; May di tessuto osseo circondato da cartilagine e connetti- orthopedics and fracture repair. W.B. Saunder Company; third edition,
vo fibroso; Zontine di tendinite ossificante con proliferazione 1997, pp 288-320.
Chapman W.L.: Appearance of ossification centers and epiphysial closures as
reattiva di nuovo osso; ancora Walker di avulsione del tendine determined by radiographic techniques. JAVMA 147: 138, 1965.
flessore delle falangi con calcificazioni distrofiche in un caso e Cheli R.: Clinica chirurgica veterinaria. Vol II°, UTET, Torino, 1977 pp 1011-1012.
Culvenor J.A. and Howlett C.R.: Avulsion of the medial epicondyle of the hu-
di ossificazione metaplastica dei tendini in un altro. Recente- merus in the dog. JSAP 23: 83-89, 1982.
mente Snaps et al. descrivono un caso in cui il frammento Fayolle P. Et Wagner P.: Dysplasie du coude avec minéralisation d’un tendon
fléchisseur attaché a l’épicondyle médial de l’Humérus chez un chien.
asportato, ritrovato a livello intrarticolare, era costituito da tra- Revue Méd. Vét. 143 (3): 241-243, 1992.
becole ossee ricoperte da tessuto fibroso e cartilagine. Grondalen J. and Braut T.: Lameness in two young dogs caused by a calcified
body in the joint capsule of the elbow. JSAP 17: 681-684, 1976.
Concludendo, nonostante l’evidenza radiografica di aree a Guarda F, Mandelli G.: Trattato di anatomia patologica veterinaria, seconda
densità calcifica localizzate medialmente all’interlinea articola- edizione, UTET, 1996, pp 77.
re del gomito e/o caudalmente all’epicondilo omerale mediale Hare W.C.D.: The Ages at Which the Centers of Ossification Appear. Roentgeno-
graphically in the Limb Bones of the Dog. AJVR 90 (9): 825-835, 1961.
sia stata considerata in passato tra le affezioni della displasia del Henry W.B.: Radiographic diagnosis and surgical management of fragmented
gomito nel cane, a tutt’oggi non vi sono prove obiettive che fac- madial coronoid process in dogs. JAVMA 184 (7): 799-805, 1984.
I.E.W.G.: Guidelines for elbow dysplasia screening, Konstanz, 1995.
ciano classificare la lesione come una costante manifestazione Ljunggren G., Cawley A.J., Archibald J.: The Elbow Dysplasias in the Dog. JAV-
osteocondrosica né tantomeno, quindi, come una displasia. MA 148 (8): 887-891, 1966.
Mahoney P.N., Christopher R.L.: Articular, periarticular and juxtaarticular calci-
Possiamo sostenere, sulla scorta della nostra eperienza e fied bodies in the dog and cat: a radiologic review. Veterinary Radiology
dalla disamina della letteratura, che la lesione può sottendere & Ultrasound 37: 3-19, 1996.
differenti meccanismi eziopatogenetici che condividono, sfor- May C. And Bennet D.: Medial epicondylar spur associated with lameness in
dogs. JSAP 29: 797-803, 1988.
tunatamente, lo stesso aspetto radiologico. In quasi tutti i casi Mayerhofer E.: Insertion tendopathies in dogs. Proceedings world small animal
comunque generalmente si arriva, in tempi più o meno brevi, ad veterinary association, XVI. World congress, Vienna, 2-5 october, 1991.
Snaps F. et al.: Ununited humeral medial epicondyle in a dog. Canine practi-
una primaria o secondaria ossificazione di tendini e muscoli ce, 24, 6, 1999.
flessori, terminologia che dovrebbe essere utilizzata qualora Valin I.: Studio delle lesioni tendinee del cane. Summa 1: 7-18, 1999
Vaughan L.C.: Muscle and tendon injuries in dogs. JSAP, 20: 711-736, 1979.
non si riesca a trovare in via definitiva il meccanismo eziopato- Walker T.M.: A redefined type of elbow dysplasia in the Dog - 2 cases. Can.
genetico che sta alla base della lesione. Vet. J., 39: 573-575, 1998.
Weinstein M.J., Mongil C.M., Smith G.K.: Condizioni Ortopediche nel
Una accurata anamnesi, con particolare attenzione verso Rottweiler. Veterinaria (11): 69-81, 1997.
pregressi eventi traumatici, anche se non responsabili nell’im- Zontine W. J., Weitkamp R.A., Lippincott C.L.: Redefined type of elbow dy-
mediato di zoppia, la visita ortopedica, e la diagnostica per im- splasia involving calcified flexor tendons attached to the medial humeral
epicondyle in three dogs. JAVMA, 194 (8): 1082-1085, 1989.
magini (radiografia, tomografia computerizzata, artroscopia,
etc.) devono indirizzare il clinico verso il meccanismo eziopa-
togenetico cui si può infine ricondurre, anche se non sempre Indirizzo per la corrispondenza: Allevi Giovanni
Med Vet, Dottore di Ricerca in Ortopedia degli Animali Domestici
con certezza, la lesione. via Lurano, 40 - Brignano G.A., 24053 - Bergamo
Come per altre affezioni ortopediche, e tra queste la displa- Tel cell 339 5726906 - Tel e fax 0363 814184
sia del gomito, anche tali reperti possono rivestire il duplice e-mail: g.allevi@libero.it
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Alimentazione e patologie alimentari


nel coniglio da compagnia
Marta Avanzi
Med Vet, Castelfranco Veneto (TV)

La maggior parte delle patologie del coniglio da com- malocclusione è permanente e nella maggior parte dei casi
pagnia sono causate, direttamente o indirettamente, da er- richiede trattamenti periodici di limatura dei denti.
rori alimentari. Il coniglio è un erbivoro stretto, con un ap- Per impostare un corretto piano terapeutico è indispensa-
parato digerente ed una dentatura altamente specializzati, bile un’accurata visita clinica e l’esecuzione di uno studio
che tollerano male una dieta inadeguata. La dieta ideale è radiografico della testa, per valutare le condizioni della den-
quella che più si avvicina a quella naturale, costituita da tatura oltre allo stato generale del coniglio.
erba e piante di campo, relativamente povera dal punto di Gli errori alimentari hanno importanti conseguenze
vista nutrivo, ricca di fibra e che richiede una masticazio- sull’apparato digerente, che per funzionare correttamente
ne prolungata. necessita di una dieta con un’alta percentuale di fibra in-
L’alimentazione del coniglio pet dovrebbe essere rappre- digeribile (vale a dire di dimensioni tali da non poter es-
sentata da fieno di erbe miste in quantità illimitata, erba e sere assimilata dal coniglio). La fibra svolge nel coniglio
verdure. Il pellet non è indispensabile, e va eventualmente una duplice funzione: stimola una corretta motilità cieco-
razionato alla dose di un cucchiaio circa per un coniglio di colica, e favorisce la presenza di una flora batterica ade-
media taglia. Un buon pellet deve essere composto di fieno guata, ostacolando lo sviluppo di batteri patogeni (E. coli
e piante e contenere almeno il 18% di fibra. e clostridi). Il sistema digerente del coniglio elimina rapi-
Saltuariamente si possono somministrare piccole quan- damente la fibra grossolana, non digeribile (che forma i
tità di frutta. Altri alimenti (pane, grissini, semi, cereali, dol- pellet fecali). Sebbene non venga assimilata, la fibra indi-
ciumi ecc.) devono essere completamente evitati. In un co- geribile ha un’importanza critica nel mantenere la motilità
niglio sano, la somministrazione di vitamine e lattobacilli è gastro-intestinale. Il rimanente alimento viene sottoposto
inutile. Anche i blocchetti minerali sono inutili se non po- nel cieco a fermentazione da parte della flora ciecale, co-
tenzialmente dannosi. stituita da Bacteroides, bacilli non sporigeni gram negati-
I conigli tenuti come pet vengono purtroppo alimentati vi, altri batteri gram negativi, protozoi ciliati, e un lievito,
principalmente con alimenti commerciali del tutto inadegua- Cyniclomyces guttulatus. In seguito a questi processi di
ti, costituiti da miscele di semi, fioccati, frutta secca, pellet fermentazione si formano vitamine, acidi grassi e aminoa-
di cereali, il cui impiego comporta gravi effetti sulla salute cidi, che in parte vengono assorbiti direttamente e in par-
di questi lagomorfi. te vengono espulsi sotto forma di ciecotrofo, che il coni-
Le conseguenze degli errori alimentari a lungo termine si glio ingerisce direttamente dall’ano assimilando così im-
riflettono sulla dentatura, che nel coniglio è costituita da portanti elementi nutritivi.
denti a crescita continua. Mentre allo stato naturale l’ali- In presenza di una dieta commerciale a base di semi e
mento consumato, per la sua propiretà fibrosa e abrasiva, ri- fioccati il livello inadeguato di fibra causa un rallentamento
chiede una masticazione prolungata e consente quindi un della motilità gastrointestinale, che può arrivare alla stasi
adeguato consumo della dentatura, ciò non si verifica con gli completa. Cessa l’assunzione di alimento e la defecazione e,
alimenti commerciali (ad alta densità calorica e scarsamente se non si interviene, con il passare dei giorni si ha un decli-
abrasivi). La situazione è aggravata dallo squilibrio del rap- no progressivo delle condizioni di salute, fino alla morte. So-
porto calcio-fosforo di questi alimenti, che porta ad un inde- prattutto nei soggetti obesi, il quadro clinico può essere ag-
bolimento dell’osso di sostegno dei denti. gravato da una lipidosi epatica, che nel coniglio si può in-
Di conseguenza si determina con il tempo un’alterazione staurare già dopo un paio di giorni di digiuno, e che è rapi-
di crescita dei denti e malocclusione, con incurvamento dei damente mortale.
denti, formazione di punte, allungamento delle radici, perio- La diminuzione della motilità intestinale ha anche un altro
dontite, ascessi (a carico della mandibola, della mascella o effetto deleterio, poiché altera la composizione della micro-
dello spazio retrobulbare), osteomielite. La terapia di queste flora intestinale, favorendo la proliferazione di batteri patoge-
patologie è complessa e richiede la limatura periodica dei ni come i clostridi ed E. coli. Questi batteri sono in grado di
denti, l’estrazione di quelli coinvolti nella formazione di causare enteriti ed enterotossiemie rapidamente mortali.
ascessi, l’asportazione in blocco, quando possibile, degli Altre patologie possono secondariamente causare stasi
ascessi, o il loro trattamento secondo diverse tecniche detta- intestinale: patologie epatiche o urinarie, dolori osteoartico-
te di volta in volta dalle loro caratteristiche. Senza interven- lari, problemi dentali, e tutto ciò che può indurre stress o do-
to, le punte dentali lacerano i tessuti molli della bocca, im- lore. In tal caso è fondamentale identificare e correggere le
pedendo al coniglio di alimentarsi. Una volta instauratasi, la cause scatenanti della stasi.
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La terapia delle patologie gastrointestinali del coniglio si Il tradizionale approccio terapeutico a questa patologia,
basa su tre elementi fondamentali: reidratazione, sostegno che si riteneva causata da un’eccessiva ingestione di pelo e
alimentare ed analgesia. formazione di tricobezoari gastrici, basata sulla sommini-
Le alterazioni della funzionalità gastro-intestinale causa- strazione di lassativi ed enzimi proteolitici, è del tutto obso-
no disidratazione, che a sua volta aggrava la condizione, leto. L’approccio chirurgico non è in alcun modo consiglia-
creando un pericoloso circolo vizioso. La reidratazione può bile in caso di stasi (comporta inoltre un’elevata incidenza di
essere effettuata per via orale e sottocutanea (contempora- complicanze, quali peritoniti e lipidosi epatica). Questa co-
neamente), e nei casi più gravi per via endovenosa o in- mune patologia va gestita invece con un aggressivo approc-
traossea. La reidratazione è vitale non solo nelle enteriti, ma cio medico, con eccellenti possibilità di guarigione.
anche in caso di stasi gastro-intestinale, per reidratare il con- L’enterite di origine alimentare è una condizione di gravità
tenuto gastrico. La quantità di liquidi da somministrare è di variabile, dalla comparsa di feci più molli a diarrea profusa. In
100-120 ml/kg al giorno; è importante riscaldare a tempera- caso di enterotossiemia, che si manifesta con depressione, ano-
tura corporea i liquidi da somministrare per via parenterale. ressia e diarrea, la prognosi è riservata e talvolta sfavorevole,
L’apporto di alimento è importante per mantenere un bi- ed è richiesto un aggressivo approccio terapeutico. Le forme
lancio calorico positivo, fornire un substrato alla flora inte- lievi di enterite rispondono spesso al semplice miglioramento
stinale benefica, stimolare la motilità gastro-intestinale e della dieta con un aumento della fibra alimentare e l’elimina-
prevenire la lipidosi epatica. A questo scopo si possono uti- zione degli alimenti inadatti. Nei casi di gravi disturbi intesti-
lizzare vegetali frullati, alimenti vegetali per neonati o un nali si possono somministrare antibiotici (in particolare metro-
prodotto specifico, Critical Care Oxbow®, da somministra- nidazolo 20 mg/kg PO q12h). Sperimentalmente si è rivelata
re mediante siringa. efficace nel ridurre la mortalità la colestiramina alla dose di 0,5
I conigli sono molto sensibili agli effetti negativi del do- g in 20 ml di acqua PO q8h.
lore, che induce immunodepressione, stasi gastro-intestina- Un’altra conseguenza dell’alimentazione sbilanciata è
le, anoressia, e nei casi più gravi shock e morte. Tra i pro- l’obesità, che a sua volta predispone a patologie cardiache,
dotti che si possono impiegare nel coniglio appare partico- epatiche e renali e all’insorgenza di pododermatite. Per otte-
larmente sicuro ed efficace il meloxicam (0,1-0,3 mg/kg PO, nere una riduzione di peso l’esercizio fisico è altrettanto im-
SC q24h). Altri prodotti che si possono impiegare sono bu- portante di una dieta corretta.
prenorfina (0,01-0,05 mg/kg SC, IM, EV q6-12h), butorfa- La formazione di calcoli urinari e l’accumulo di cristalli di
nolo (0,1-0,5 mg/kg SC, EV q4-6h), carprofen (2-4 mg/kg calcio nell’urina (“sludge”) hanno una eziologica ancora in
SC, IM, PO q12h), flunixin meglumine (1-3 mg/kg IM, SC parte oscura. È possibile che la causa non sia da ricercare in un
q12-24h per non più di 3 giorni). eccesso di calcio alimentare, ma altri fattori quali disidratazio-
In caso di stasi gastro-intestinale si possono impiegare ne cronica per mancanza di alimenti umidi, scarsa attività fisi-
altre misure terapeutiche. La stimolazione della motilità in- ca, confinamento in gabbia che spinge il coniglio a trattenere
testinale è favorita da farmaci procinetici; dopo il ritiro dal l’urina, infezioni urinarie croniche. Mentre la restrizione di cal-
mercato del cisapride è stato impiegato senza effetti avversi cio alimentare non sembra in grado di prevenire le recidive,
e con apparente efficacia un prodotto analogo, il clebopride, una misura più efficace consiste nell’aumentare l’assunzione
alla dose empirica di 0,1-0,15 mg/kg PO q12h. In caso di di acqua (eliminando gli alimenti commerciali, aumentando la
meteorismo (evidenziabile radiologicamente), si sommini- quantità di vegetali freschi e aromatizzando l’acqua con picco-
stra simeticone (Mylicon pediatrico® 1-2 ml per 2-3 volte a le quantità di succhi di frutta non dolcificati).
distanza di un’ora, da ripetere secondo necessità). Una mi- In conclusione, le frequenti patologie del coniglio da
sura efficace per stimolare la ripresa della motilità intestina- compagnia (malocclusione, ascessi della testa, stasi intesti-
le è un delicato massaggio dell’addome, eseguito dopo la nale ed enteriti) sono quasi totalmente prevenibili adottando
somministrazione degli analgesici. un’alimentazione naturale basata su fieno ed erba.
Il recupero della funzionalità intestinale può richiedere un
tempo variabile da uno a parecchi giorni, ed è dimostrata dal-
la ripresa dell’alimentazione spontanea e della defecazione. Indirizzo per la corrispondenza non disponibile
12 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

La risonanza magnetica (MR)


nello studio del sistema nervoso centrale
Massimo Baroni
Med Vet, Dipl ECVN, Monsummano Terme, Pistoia

Nell’ambito della diagnostica neurologica, più che in al- nullano fra di loro. Quando viene applicato un impulso a ra-
tri campi, lo sviluppo di nuove metodiche di diagnostica per diofrequenza, la precessione diventa sincrona ovvero i pro-
immagini, ha costituito una vera e propria pietra miliare per toni sono “in fase”. Una volta tolto l’impulso, la sincronia
l’approfondimento della conoscenza di moltissime patolo- viene persa. Il 63.2% del tempo che occorre ai protoni per
gie e per la messa a punto di un efficace trattamento. In par- perdere la fase viene definito Tempo di rilassamento T2 (ri-
ticolare Tomografia Computerizzata (CT) e Risonanza Ma- lassamento trasversale). Ogni tessuto, a seconda delle sue
gnetica (RM) hanno ormai una applicazione routinaria in caratteristiche, presenta un diverso tempo di rilassamento T1
neurologia umana e trovano sempre più ampi spazi in cam- e T2. Per esempio l’acqua ha lungo T1 e lungo T2, il tessu-
po veterinario, certamente ancora penalizzato dal costo ele- to adiposo ha corto T1 e corto T2. Le caratteristiche di un de-
vato di tali attrezzature. terminato tessuto non dipendono solo dalle sue caratteristi-
Lo scopo della presente trattazione vuole essere quello di che di rilassamento T1 e T2, ma anche dalla densità dei pro-
esporre i principi fondamentali su cui si basa la Risonanza toni presenti in esso (densità protonica).
Magnetica e discutere le principali sue attuali applicazioni in Le caratteristiche di un tessuto in termini di Densità Pro-
Neurologia Veterinaria. tonica, Rilassamento T1 e Rilassamento T2, sono utilizzate
da un computer per elaborare l’immagine. A seconda del ti-
po di radiofrequenza utilizzata verranno enfatizzate una del-
RISONANZA MAGNETICA le tre caratteristiche, per cui avremo immagini T1, T2 e a
densità protonica.
Cenni sui Principi di base Gli impulsi a radiofrequenza non vengono inviati singo-
larmente, bensì ad intervalli regolari. Il tempo che intercorre
All’interno di un organismo, i nuclei atomici che pos- tra un impulso o una serie di impulsi e l’altro, viene chia-
seggono un diverso numero protoni e neutroni si compor- mato tempo di ripetizione (TR). Una serie di impulsi ad in-
tano come piccoli dipoli magnetici. In particolare i proto- tervalli regolari viene chiamata Sequenza. Il tipo degli im-
ni hanno un movimento particolare su se stessi chiamato pulsi a radiofrequenza inviati caratterizza la sequenza. Una
precessione. A seconda del campo magnetico a cui sono delle sequenze più usate in RM clinica è la cosiddetta Spin
sottoposti, la velocità di precessione, misurata come fre- Echo. Nella sequenza spin echo viene inviato un primo im-
quenza di precessione, cambia seguendo una legge fisica pulso capace di ribaltare il vettore magnetico di 90° (impul-
particolare, l’equazione di Larmour (ω0 = γ B0, dove ω0 so a 90°). Durante questo impulso si crea un vettore di ma-
è la frequenza di precessione e γ è la costante giromagne- gnetizzazione trasversale a 90° rispetto a Bo e tutti i protoni
tica). Se essi non sono sottoposti ad alcun campo magne- sono in fase. Una volta tolto il primo impulso i protoni ten-
tico, sono orientati in maniera random. Tra i vari, i proto- dono a perdere la fase. Viene allora mandato un secondo im-
ni idrogeno sono quelli di maggiore importanza per l’ap- pulso a 180° che provoca un rifasamento (Echo). Il tempo
plicazione biologica della MR. che intercorre fra l’impulso a 90° e il picco del rifasamento,
In una macchina per MR, è presente un magnete che de- viene definito Tempo di Echo (TE). La serie viene quindi ri-
termina un campo magnetico Bo parallelamente al quale si petuta per x volte, intervallata dal tempo di ripetizione TR.
orientano i piccoli dipoli magnetici presenti nell’organismo. La scelta del tempo di ripetizione e di quello di eco sono i
Un segnale a radio-frequenza (impulso) viene quindi emes- criteri fondamentali per ottenere un’immagine “pesata” in
so e determina un nuovo campo magnetico B1 cambiando T1 o T2, nella sequenza spin Echo. In particolare un corto
l’orientamento dei dipoli secondo la direzione del nuovo TR (500-600 msec) e un corto TE (18-26 msec) caratteriz-
campo. Quando cessa il segnale i dipoli tendono a riacqui- zano immagini T1 pesate, Con un lungo TR (2800, 3000
stare l’orientamento primitivo Bo, emettendo l’energia pri- msec) ed un lungo TE (80, 90 msec) si ottengono immagini
ma assorbita, la quale viene captata come radiosegnale. Una T2 pesate. Con un TR intermedio si esalteranno le caratteri-
percentuale costante (63.2%) del tempo che occorre ai dipo- stiche di densità protonica del tessuto.
li per riacquistare l’orientamento primitivo viene chiamato Nelle immagini T1, tutti i tessuti ricchi in acqua appaio-
Tempo di Rilassamento T1: esso viene anche detto rilassa- no ipointensi (scuri), mentre i tessuti poveri in acqua ap-
mento longitudinale, in quanto il vettore che lo rappresenta paiono iperintensi (bianchi). Quindi il CSF appare nero, la
tende ad orientarsi secondo il vettore del campo magnetico sostanza bianca appare più intensa di quella grigia. Nelle im-
Bo. I campi magnetici determinati dai singoli protoni in pre- magini T2, avviene il contrario, per cui risultano iperintensi
cessione, normalmente sono orientati in vario modo e si an- il CSF e la sostanza grigia.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 13

Un’altra sequenza speso utilizzata è l’Inversion Reco- La RM offre una notevole sensibilità diagnostica sia nel
very (IR). In questa sequenza si invia un primo impulso a campo delle lesioni espansive che infiammatorie e degene-
180°, seguito da un altro a 90° e quindi da un terzo a 180°. rative oltreché nelle anomalie congenite. Permette una otti-
Il tempo tra il primo impulso a 180° e quello a 90°, viene ma visione delle strutture della fossa posteriore e dell’orec-
detto Tempo di Inversione (TI). Un tipo particolare di se- chio medio e interno. Non è idonea per la visualizzazione di
quenza IR, attualmente particolarmente usata, è la FLAIR lesioni riguardanti i tessuti duri.
(Fluid Attenuated Inversion Recovery), in cui si sceglie
un TI tale da sopprimere il segnale del liquido cefalora-
chidiano e si pesa in T2 la sequenza. Tale sequenza è par- Protocollo di studio
ticolarmente utile per studiare lesioni situate in prossimità
del liquor. Lo studio RM del cranio va standardizzato con l’utilizzo
Come per la CT, anche nella MR, il corpo del paziente costante di una serie si sequenze, ciascuna delle quali deve por-
viene esaminato secondo scansioni di spessore variabile: tare particolari informazioni. Uno studio classico si può consi-
Tutti e tre i piani dello spazio, coronale, assiale e sagittale derare costituito da una sequenza Spin Echo T1 pesata sul pia-
possono essere direttamente esaminati. no traverso a cui segue una sequenza Spin Echo T2 pesata sem-
Mezzi di contrasto paramagnetici vengono utilizzati per pre sullo stesso piano e quindi altre due sequenze Spin echo T2
enfatizzare alcuni tipi di lesione. Il mezzo più usato è un io- sui piani dorsale e sagittale. La sequenza T1 ci fornisce imma-
ne paramagnetico, il gadolinio, chelato con l’acido DTPA, gini con buona risoluzione ma è poco sensibile nell’evidenzia-
per abolire la sua tossicità. Il gadolinio ha la caratteristica di re processi patologici, i quali spesso risultano isointensi. La T2
accorciare il T1, aumentando il segnale (iperintensità) nei di- dà immagini meno definite, ma è altamente sensibile nell’evi-
stretti dove si concentra. A livello di SNC tutte le lesioni che denziare lesioni, qualunque sia la loro natura.
determinano una rottura di bariera ematoencefalica, presen- Se dopo l’esecuzione di queste sequenze, notiamo pro-
teranno un contrast enhancement. Le modalità e la velocità cessi patologici o abbiamo sospetti, è indicato uno studio T1
con cui una lesione prende contrasto costituiscono elementi dopo iniezione di mezzo di contrasto paramagnetico (gado-
importanti di diagnosi differenziale. linio 0.2 mg/kg), eseguito sui tre piani dello spazio.
A questo studio base, a volte si aggiungono altre se-
quenze in grado di chiarire dubbi. A questo scopo una del-
STUDIO DELL’ANATOMIA NORMALE le sequenze più utilizzate è la FLAIR, in grado di diffe-
CT e MR renziare le lesioni(iperintense) dal liquido cefalo-rachidia-
no (ipointenso), qualora la patologia sia in prossimità del
Anche in Neurologia Veterinaria sono ormai a disposi- sistema ventricolare.
zione varie fonti di Letteratura riguardanti la normale anato- Un parametro importante da tenere in considerazione
mia MR, la descrizione della quale esula dalla presente trat- nello studio del cranio è lo spessore di strato, ossia lo
tazione. È tuttavia necessario puntualizzare che solo una pre- spessore cerebrale da cui la macchina attinge informazio-
cisa e profonda conoscenza di essa, consente di avvicinarsi ni per ricostruire l’immagine di uno strato. Nei cani di
correttamente alla diagnostica, motivo per cui si stimola il grossa taglia si può usare 5 mm, mentre in cani di piccola
lettore ad uno studio della letteratura suddetta prima di af- taglia o gatti, si deve scendere a 4 o 3 mm.
frontare un approccio diretto con queste metodiche di dia-
gnostica per immagine.
Aspetto RM di alcune patologie
di frequente riscontro
CT e MR NELLA DIAGNOSTICA
INTRACRANICA
NEOPLASIE
Sebbene la CT rivesta ancora un ruolo molto impor- Alcuni tipi di tumori mostrano caratteristiche RM tipiche
tante nella diagnostica delle malattie intracraniche del ca- che si rivelano spesso diagnostiche:
ne e del gatto a causa del costo relativamente accessibile
rispetto alla RM, quest’ultima si è rivelata di gran lunga GLIOMI
più sensibile nella diagnostica delle malattie cerebrali e ha Si mostrano come zone ipointense in T1 ed iperintense
quasi totalmente soppiantato la Tomografia computerizza- in T2, a margini non definiti, a localizzazione intrassiale,
ta in medicina umana. con “Contrast enhancement” ad anello o disomogeneo. Al-
La CT è comunque idonea alla diagnosi di processi ri- cuni gliomi a basso indice di malignità non prendono con-
guardanti la volta cranica o comunque i tessuti duri, com- trasto. Esercitano solitamente notevole effetto massa.
preso l’orecchio interno, le masse occupanti spazio ubicate
in fossa posteriore, le lesioni di tipo vascolare nelle loro pri- MENINGIOMI
missime fasi, alcune lesioni infiammatorie occupanti spazio Hanno localizzazioni tipiche (meningiomi della volta,
(ascessi, GME), alcune anomalie (idrocefalo). Non è invece della base cranica, della falce, dell’angolo cerebello-pon-
sensibile nella diagnostica di lesioni ubicate in fossa poste- tino), presentano margini molto netti, spesso con chiara
riore a causa del notevole spessore osseo che causa perdita distinzione dal parenchima circostante, si presentano
di definizione. isointensi in T1 e iperintensi in T2, hanno contrast enhan-
14 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

cement intenso ed omogeneo che si estende spesso alle me- tardi o alla mattina presto, difficoltà tecniche di esecuzione
ningi adiacenti (meningeal tail). Spesso presentano aree maggiori rispetto all’uomo, considerando le piccole dimen-
calcifiche. sioni del midollo spinale nel caso e nel gatto.
Nonostante tutto ciò, la RM può risultare di estrema uti-
TUMORI DEI PLESSI CORIOIDEI lità diagnostica in quasi tutte le patologie midollari e sarà si-
Sono a localizzazione intraventricolare, sono ben defini- curamente destinata a diventare la metodica di prima scelta
ti ed assumono intensamente ed uniformemente il contrasto. nello studio del midollo spinale in un futuro prossimo.

ADENOMI, ADENOCARCINOMI IPOFISARI


A partenza dalla sella turcica si estendono verso il tala- Protocollo di studio
mo. Hanno margini ben definiti e buona ed omogenea presa
di contrasto. Spesso è difficile una differenziazione con il Il posizionamento del paziente ha un’importanza fonda-
meningioma della base. A tale scopo può essere utile asso- mentale per ottenere buone immagini. In particolare bisogna
ciare alla RM uno studio CT per la messa in evidenza di aver cura che il segmento midollare da studiare sia tutto sul-
eventuali calcificazioni, elemento che fa propendere la dia- lo stesso piano, in modo tale da ottenere scansioni sagittali o
gnosi verso il meningioma. dorsali che taglino il midollo sempre allo stesso livello.
È inoltre importante curare il ritmo respiratorio del sog-
LESIONI INFIAMMATORIE getto (soprattutto nello studio del tratto toraco-lombare) al
Le sequenze T2 sono solitamente le più sensibili nell’i- fine di evitare artefatti.
dentificare le lesioni infiammatorie, le quali appaiono ipe- Il protocollo di studio più comune prevede l’esecuzione di
rintense in queste sequenze, mentre appaiono isointense o scansioni sagittali Spin Echo T1 e T2 pesate. Se si evidenzia-
ipointense in T1. Decisa ipointensità si coglie in T1 nelle le- no alterazioni di segnale e/o morfologia, si eseguono sequenze
sioni che portano a malacia. Il contrast enhancement delle T1 e T2 pesate sul piano traverso, a livello della lesione. Lo
lesioni infiammatorie varia a seconda della gravità della rot- studio in T1, viene quindi ripetuto sia sul piano sagittale che
tura della barriera ematoencefalica. traverso dopo iniezione di mezzo di contrasto paramagnetico.
Anche in caso di demielinizzazione, come avviene ad Soprattutto nelle scansioni sagittali, è opportuno usare
esempio nell’infezione cimurrosa, si possono avere aree di uno spessore di stato sottile (3-4 mm), considerando le pic-
ipersegnale in T2 associate ad aree ipointense in T1. cole dimensioni del midollo spinale nei nostri pazienti.

LESIONI VASCOLARI
Nelle fasi iperacute di un’emorragia (prime 24 h) l’esa- Aspetto RM in alcune patologie midollari
me RM non trova grande applicazione, essendo più sensibi-
le uno studio con CT. Nella fase subacuta l’RM diventa di ESTRUSIONI DISCALI
fondamentale importanza per monitorare l’andamento e l’e- L’uso di RM per lo studio di estrusioni discali acute è li-
voluzione del focolaio emorragico. La capacità dell’RM di mitato a quelle strutture che hanno un sistema RM in sede,
monitorare l’evoluzione dell’emorragia dipende dalle diver- considerata la natura acuta della patologia. L’RM fornisce
se proprietà paramagnetiche dell’emoglobina nelle sue fasi immagini altamente diagnostiche in questa patologia e con-
di degradazione (Tabella 1). sente di delineare anche le complicanze associate all’estru-
sione (emorragia, contusione midollare, fenomeni infiam-
matori secondari).
UTILIZZO DELLA CT E DELLA RM NELLA Il segnale ottenuto dal materiale di compressione varia a
DIAGNOSTICA MIDOLLARE seconda del tipo di degenerazione discale, dal tempo tra-
scorso dal momento dell’estrusione, dalla presenza di emor-
Ancora oggi la metodica diagnostica principale per lo ragia. In particolare possiamo avere:
studio delle patologie midollari è la mielografia. La risonan- 1) materiale estruso fortemente ipointenso in T1 e T2: disco
za magnetica è usata in casi selezionati in cui la mielografia calcifico
non è riuscita a definire una diagnosi chiara e precisa. Que- 2) materiale estruso isointenso in T1 e ipointenso in T2: ma-
sto uso selettivo della RM dipende da vari fattori: alto costo teriale degenerato non calcifico
dei sistemi MR, utilizzo di macchine situate in cliniche di 3) emorragia associata (in T1: ipointensa in fase acuta, 1°
medicina umana con conseguente accesso limitato alla sera giorno, iperintensa in fase subacuta, dopo 48 h)

Tabella 1
Fase Tempo Marker Immagini T1 Immagini T2
Iperacuta 1-6 ore Ossi-Hb Iso-ipointensa Iperintensa
Acuta 6-48 ore Deossi-Hb Iso-ipointensa Ipointensa
Subacuta 1 2-7 giorni Intracellular Meta-Hb Iperintensa Ipointensa
Subacuta 2 2-3 sett. Extracellular Meta-Hb Iperintensa Iperintensa
Cronica > 3 sett. Haemosiderin Come CSF come CSF con bordi ipointensi
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4) contrast enhancement del materiale estruso. Si verifica in ri. Uno studio RM è assolutamente necessario se si vuole
corso di discopatie subacute con sviluppo di tessuto in- eseguire un planning operatorio adeguato. La posizione del-
fiammatorio. le neoplasia rispetto al midollo (extradurale, intradurale, in-
tramidollare), il grado di coinvolgimento delle strutture ver-
PROTRUSIONI DISCALI tebrali adiacenti, il tipo di contrast enhacement costituisco-
Lo studio RM fornisce immagini altamente diagnostiche no i paramentri fondamentali su cui fornire una diagnosi dif-
e dettagliate. Sicuramente la sensibilità è maggiore rispetto ferenziale riguardo al tipo di neoplasia.
a quella fornita da uno studio mielografico. Vengono fornite
informazioni riguardo al grado di degenerazione del disco, SIRINGOMIELIA, IDROMIELIA
all’integrità dell’annulus fibroso e del legamento longitudi- Vengono perfettamente delineate dalla RM. Possono es-
nale, al grado di sofferenza parenchimale midollare. Occor- sere espressione di malattia congenita (es. Malformazione
re avere notevole esperienza nel giudicare la significatività Arnold Chiari tipo 1) oppure possono essere secondarie a
delle protrusioni discali, in quanto l’RM tende a magnifica- patologie compressive croniche.
re il grado di protrusione.
PATOLOGIE VASCOLARI
DEGENERATIVE LUMBO-SACRAL Patologie vascolari di tipo emorragico ed infartuale, dia-
STENOSIS (DLSS) gnosticate spesso su base clinica e per esclusione di altre pa-
L’avvento della RM ha cambiato radicalmente i proto- tologie su base mielografica, vengono precisate e delineate
colli diagnostici per questa malattia, diventando la metodica dalla RM. Come abbiamo già visto, in corso di lesione emor-
di scelta. Essa fornisce informazioni riguardanti il grado di ragica, è possibile anche determinare lo stadio evolutivo del
degenerazione del disco lombo-sacrale, eventuale presenza focolaio emorragico e seguirne l’ulteriore evoluzione.
di compressioni sulla linea mediana o lateralizzate (forami-
nali). Il protocollo di studio prevede l’acquisizione di imma-
gini sul piano traverso e sagittale, T1 e T2 pesate. Solita-
Indirizzo per la corrispondenza:
mente non è necessario l’utilizzo di mezzo di contrasto Dr. Massimo Baroni
Clinica Veterinaria Valdinievole
NEOPLASIE Via Nigra 123 - 51015 Monsummano Terme - Pistoia, Italy
L’utilizzo della Risonanza Magnetica è fondamentale nel Tel. +39 0572 51286 - Fax +39 0572 951499
delineare morfologia ed estensione delle neoplasie midolla- E-mail: baromax@tin.it
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Trattamento chirurgico delle anomalie vertebrali


nel cane
Massimo Baroni
Med Vet, Dipl ECVN, Monsummano Terme, Pistoia

Numerosi tipi di malformazione congenita vertebrale dollare. La deviazione midollare patologica peggiora nella
possono essere riscontrate nel cane. Alcune sono di piuttosto sua gravità durante l’accrescimento causando un lento e pro-
frequente riscontro e spesso sono associate a particolari raz- gressivo peggioramento del grado di compressione midolla-
ze, altre sono reperite solo sporadicamente o sono addirittu- re, a cui consegue un aggravamento della sintomatologia. La
ra molto rare. Non sempre le anomalie vertebrali si associa- stenosi del canale vertebrale presenta di solito due compo-
no a lesioni a carico del midollo spinale con conseguenti se- nenti biomeccaniche, una statica, l’altra dinamica, in quanto
gni neurologici; spesso non sono responsabili di disfunzione l’emivertebra è spesso sede d’instabilità vertebrale.
midollare e vengono reperite durante indagini collaterali La sede di più frequente riscontro è toracica con devia-
(studi Rx) svolte per tutt’altra causa. In Tabella 1 vengono zione in cifosi di tale segmento vertebrale.
riassunte le principali malformazioni della spina. La sintomatologia clinica, quando presente, è rappresen-
Tra le malformazioni elencate verranno qui trattate solo quel- tata da una paresi posteriore lentamente ingravescente con
le di rilievo clinico e per le quali è possibile attuare una terapia possibile esito in plegia. L’esordio dei degni clinici si verifi-
chirurgica in molti casi efficace. In particolare verrà presa in ca solitamente nel periodo sell’accrescimento, con una mag-
considerazione l’emivertebra e la sublussazione atlanto-assiale. giore incidenza fra i sei e gli otto mesi di età. L’esame neu-
rologico indica una localizzazione neuroanatomica toraco-
EMIVERTEBRA lombare, con normo-iperriflessia posteriore. Raramente è
presente dolore vertebrale.
È il risultato della mancata formazione di parte del cor- La diagnosi è confermata attraverso uno studio radiolo-
po vertebrale. Solitamente la vertebra malformata ha forma gico in bianco e con mezzo di contrasto (mielografia). Lo
a tronco di cono con la base più ampia rivolta verso l’alto o studio mielografico deve comprendere proiezioni latero-la-
su un lato. In dipendenza di questa peculiare forma si asso- terali stressate, in maniera tale da rendere ben evidente l’e-
ciano importanti deviazioni vertebrali, più spesso in cifosi, ventuale componente dinamica della patologia compressiva.
qualche volta in scoliosi. A volte il corpo vertebrale difetta Un ulteriore precisazione del grado di compressione e
della parte mediana, esitando due due distinti “nuclei ossei”, dello stato di sofferenza focale midollare può essere fornita
uno per lato. In questo caso l’emivertebra viene anche defi- da un’indagine RM del rachide toraco-lombare.
nita “vertebra a farfalla”. L’emivertebra costituisce un reper- La terapia chirurgica dell’emivertebra sintomatica è sta-
to abbastanza frequente nelle razze brachicefale di piccola ta affrontata solo sporadicamente in medicina veterinaria. Al
taglia (vedi Tab. 1), tuttavia può essere associata a qualsiasi riguardo, la letteratura è pressoché assente. Molto generica-
razza. Alcune volte è del tutto asintomatica. In altri casi in mente alcuni autori indicano la possibilità di eseguire inter-
corrispondenza della deviazione vertebrale, si sviluppa ste- venti di decompressione-stabilizzazione, ma la descrizione
nosi del canale spinale con conseguente compressione mi- di una tecnica dettagliata non è, ad oggi, rintracciabile.

Tabella 1

PRESENZA SEGNI RAZZE MAGGIORMENTE


TIPO INCIDENZA NEUROLOGICI COLPITE TERAPIA
Emivertebra frequente frequente Carlino, Bulldog, Chirurgica
Bouledogue Francese
Vertebre a blocco rara Solitamente assenti tutte
Lussazione frequente frequente Piccola taglia (Yorkshire T., Chirurgica
Atlo-assiale Maltese, barboncino)
Occasionale grandi taglie
Osteocondromatosi rara possibile Tutte le razze Chirurgica
Spina bifida rara possibile Bulldog
Stenosi vertebrale rara possibile Dobermann, Alano, altre Chirurgica
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 17

Nella pratica, gli approcci dorsali si sono rivelati molto grande (rottweiler). L’autore ha trattato tale malformazione
difficoltosi. La decompressione dorsale, usata come unica anche in pastore tedesco, dobermann, terranova.
procedura, provoca un aumento dell’instabilità con risultati Il difetto congenito alla base dell’anomalia consiste nal-
clinici disastrosi. La stabilizzazione in distrazione del rachi- l’aplasia del dente dell’epistrofeo o nell’aplasia- ipoplasia
de toracico è difficilmente effettuabile per via dorsale, a cau- del complesso legamentoso che unisce il dente dell’epistro-
sa della inconsistente struttura degli archi vertebrali a questo feo all’atlante. Ne risulta un’instabilità dell’articolazione
livello e del difficile approccio ai corpi vertebrali, quasi per con compressione midollare focale.
intero situati in cavità toracica e rivestiti da pleura. I segni clinici si manifestano più frequentemente in ac-
Per tutti questi motivi, un approccio ventrale per via tran- crescimento, tuttavia la patologia può rendersi evidente a
storacica, sembrerebbe più idoneo e di seguito viene descritto. qualsiasi età. La sintomatologia varia da dolore cervicale in
assenza di deficit neurologici a forme gravi di tetraparesi.
TECNICA La terapia è essenzialmente chirurgica. Varie tecniche sono
state descritte dettagliatamente in letteratura. L’approccio e la
Si effettua una toracotomia laterale, possibilmente a livello stabilizzazione dorsale con filo metallico ha rappresentato per
dello spazio costale corrispondente allo spazio intervertebrale di lungo tempo la tecnica d’elezione. Recentemente è stata co-
massima deviazione spinale. Spostato il lobo polmonare cauda- munque quasi totalmente sostituita dall’approccio ventrale con
le ventralmente, si identificano alcuni punti di repere fondamen- stabilizzazione ad opera di viti transarticolari. Quest’ultima
tali: 1) Emivertebra 2) arco aortico ed aorta toracica 3) vasi in- tecnica ha garantito buoni risultati, pur risultando di non sem-
tercostali 4) tronco simpatico. I vasi intercostali a livello dell’e- pre facile esecuzione, soprattutto in pazienti di piccolissima ta-
mivertebra e lungo tre segmenti vertebrali cranialmente e cau- glia (peso corporeo < 1 kg). In tali soggetti il teatro operatorio
dalmente ad essa vengono cauterizzati. Si scolla quindi la pleu- è di dimensioni estremamente ridotte e il corretto posiziona-
ra parietale dai corpi vertebrali e si identificano gli spazi discali. mento delle viti transarticolari risulta poco agevole. In parti-
Tra questi, quelli adiacenti all’emivertebra vengono aperti e cu- colare risultano estremamente frequenti i posizionamenti trop-
rettati. Successivamente a questo livello si eliminano le placche po mediani con coinvolgimento del canale spinale, o quelli
terminali vertebrali con idonea fresa pneumatica. Viene quindi troppo laterali con scarsa tenuta delle viti.
posizionata una vite per ciascun corpo vertebrale (due, tre viti Scopo di questa presentazione è quello di presentare una
cranialmente e caudalmente all’emivertebra). Le viti, inserite nel tecnica di stabilizzazione fusione con approccio ventrale,
corpo vertebrale fino a comprendere due corticali, vengono la- che sia di facile attuazione in qualsiasi tipo di paziente.
sciate sporgere in cavità toracica per almeno 5 mm. Sul secon-
do corpo vertebrale a partire dall’emivertebra, viene applicato, TECNICA
cranialmente e caudalmente un filo di Kirschner (diametro 1.5-
2 mm) su cui viene ancorato il distrattore vertebrale. Si applica Si esegue un approccio ventrale con scheletrizzazione accu-
quindi una graduale distrazione al rachide fino ad eliminare o di- rata dell’arco ventrale dell’atlante, del corpo dell’epistrofeo e del-
minuire notevolmente la deviazione patologica. l’articolazione atlo-epistrofica. Quest’ultima viene gentilmente
A livello degli spazi intervertebrali precedentemente aperta con uno scollaperiostio e, attraverso l’uso di fresa pneu-
aperti e fresati, si applica osso spongioso, precedentemente matica, viene eliminata quanta più possibile cartilagine articola-
prelevato a livello di testa omerale. re. Si applicano quindi due viti a direzione ventro/dorsale e cra-
La fissazione in distrazione è quindi ottenuta con l’appli- nio/caudale sull’arco dell’atlante, a sede paramediana. Altre due
cazione di polimetilmetacrilato. viti vengono applicate sul corpo dell’epistrofeo, questa volta a di-
La chiusura della breccia toracotomia avviene more solito. rezione cranio-caudale e medio-laterale. Il diametro delle viti va-
I risultati fin qui ottenuti con questa tecnica sono inco- ria a seconda della taglia: in soggetti di razza toy, viti di 2 mm di
raggianti. Sono stati trattati 7 pazienti (6 carlini, 1 Yorkshire diametro costituiscono la soluzione ottimale. Tutte le viti vengo-
Terrier). Tutti i soggetti trattati erano affetti da grave paresi no lasciate sporgere dalla compatta dell’osso per 5-10 mm.
posteriore. Un paziente è deceduto nel periodo perioperato- Si applica quindi osso spongioso a livello dell’articola-
rio per cause non connesse alla tecnica. In due pazienti si è zione atloepistrofica, a garanzia di una precoce fusione arti-
registrato miglioramento fino ad una deambulazione quasi colare a quindi si fissano fra loro le viti con l’applicazione di
nella norma, caratterizzata da lieve atassia locomotoria. In 4 polimetilmetacrilato. La chiusura della via di accesso ventra-
soggetti si è registrato deciso miglioramento con persisten- le al collo avviene more solito. La tecnica descritta garanti-
za di paresi deambulatoria. sce una buona stabilizzazione, eliminando gran parte delle
È opinione dell’autore che l’ottimizazione della tecnica difficoltà tecniche legate all’uso di viti transarticolari. È sta-
unita ad una maggiore precocità di riconoscimento della pa- ta usata con successo dall’autore in soggetti di tutte le taglie,
tologia e precocità di trattamento, porterà ad un ulteriore mi- tuttavia è soprattutto raccomandabile in pazienti di piccolis-
glioramento dei risultati. sima taglia per la sua facilità e rapidità di esecuzione.

SUBLUSSAZIONE ATLANTO-ASSIALE Indirizzo per la corrispondenza:


Dr. Massimo Baroni - Clinica Veterinaria Valdinievole
Tale malformazione colpisce soprattutto razze di taglia Via Nigra 123 - 51015 Monsummano Terme - Pistoia, Italy
piccola (barboncino, yorkshire terrier, maltese etc), tuttavia Tel. +39 0572 51286 - Fax +39 0572 951499
in letteratura sono segnalati casi nel gatto e in razze di taglia E-mail baromax@tin.it
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Anestesia nella chirurgia dell’apparato genitale:


piometra e parto cesareo
Roberto Bellentani
Med Vet, Modena

Introduzione 2° Soggetti abbastanza tranquilli, ma un po’ tesi, accettano


l’inserimento di una cannula endovenosa, tendono però
In questa trattazione concentreremo la nostra attenzione ad agitarsi col rumore della tosatrice e non sopportano il
su due interventi di chirurgia dell’apparato genitale che per decubito anche laterale.
frequenza e gravità meritano una discussione a parte. 3° Soggetti molto agitati, aggressivi, impauriti, reagiscono
Inizieremo dal parto cesareo, poi ci occuperemo dell’in- alle manualità ed anche solo per inserire una cannula en-
tervento in caso di piometra. dovenosa è necessario contenere l’animale con decisio-
ne, o addirittura lottare.
Se il soggetto appartiene alla prima categoria dovremmo
Parto cesareo essere in grado di espletare tutte le manovre prechirurgiche
con l’animale sveglio; è opportuno che le nostre manualità
La placenta non rappresenta una valida barriera al pas- siano dolci e prudenti e la presenza del proprietario in que-
saggio della stragrande maggioranza dei farmaci, inclusi gli sta fase iniziale potrebbe essere d’aiuto.
anestetici, perciò attualmente non è possibile evitare che i fe- A questo punto l’animale è sul tavolo operatorio e pos-
ti subiscano la loro azione; possiamo però ottimizzare al siamo iniziare l’induzione e l’anestesia del soggetto; sce-
massimo il nostro intervento sfruttando la differenza di dif- glieremo il nostro protocollo di induzione e mantenimento
fusione fra i vari farmaci, il loro diverso metabolismo, la prediligendo farmaci a rapido smaltimento o con possibilità
possibilità di avere degli antagonisti, la diversa metodica e di antagonismo. Nella relazione vengono proposte alcune al-
sede di somministrazione. ternative che, a seconda dell’attrezzatura presente nella
Facciamo un breve accenno ad alcuni problemi che struttura, della maggiore famigliarità con alcune manovre o
potrebbero verificarsi nel corso dell’anestesia, in quanto farmaci da parte dell’anestesista, possono essere convenien-
nella partoriente avvengono modificazioni della normale temente utilizzate. È ovvio che, potendo disporre di un’ani-
fisiologia. Una prima difficoltà potrebbe essere la com- male già preparato che possiamo anestetizzare ed operare
parsa di ipossia, dovuta ad anemia relativa, diminuzione immediatamente, siamo nelle condizioni di mantenere una
della capacità polmonare residua, aumento del fabbiso- delle regole fondamentali, cioè la massima rapidità della no-
gno di ossigeno; sarà quindi utile somministrare questo stra procedura anestesiologica.
importante elemento appena possibile. Un altro problema Passiamo ora a considerare la seconda categoria di parto-
potrebbe essere l’insorgenza di vomito o rigurgito per au- rienti: siamo riusciti ad inserire una cannula in vena senza
mento della pressione intragastrica, per una diminuzione stressare troppo l’animale, ma esso non ci permette altre ma-
della motilità dello stomaco e della tenuta dello sfintere novre perciò, per eseguire le manualità prechirurgiche, fac-
cardiale per effetti ormonali. Una terza problematica po- ciamo una sedazione endovenosa. Possiamo utilizzare varie
trebbe verificarsi in soggetti cardiopatici precedentemen- possibilità, considerando che comunque la nostra via di som-
te non sintomatici: questi potrebbero andare incontro a ministrazione già di per sé rappresenta un vantaggio. Alla fi-
scompenso a causa della diminuzione della riserva car- ne della preparazione della paziente, passiamo alla conduzio-
diaca. Infine, è necessario tener conto che la condizione ne anestesiologica come nelle pazienti della 1° categoria.
di partoriente aumenta la sensibilità del soggetto agli Infine, nei soggetti molto reattivi che collochiamo nella
anestetici. 3° classe, dovremo fare precedere a tutte le metodiche prece-
Detto ciò, iniziamo la parte pratica del nostro lavoro cer- dentemente elencate una premedicazione in muscolo, ad
cando di fare una rapida classificazione della nostra pazien- esempio una associazione di midazolam, petidina e medeto-
te in base al suo stato di arrivo in clinica: oltre alla sua salu- midina, oppure al posto della medetomidina, se le condizioni
te, sarà utile determinarne condizioni caratteriali, perché dell’animale ne sconsigliano l’utilizzo, inserire la ketamina.
queste influenzeranno il nostro iter anestesiologico. Non si è accennato all’utilizzo dell’atropina in fase di
Per comodità creiamo tre categorie: premedicazione: come in altre procedure anestesiologiche,
1° Soggetti molto tranquilli e fiduciosi oppure molto stan- l’uso di questo farmaco è piuttosto controverso ed in parti-
chi e debilitati, che comunque accettano senza problemi colare in questo tipo di anestesia, secondo molti autori, gli
le manualità prechirurgiche (inserimento cannula endo- svantaggi supererebbero i vantaggi. L’autore non la utiliz-
venosa, tosatura addome). za di routine.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 19

Finito l’intervento dobbiamo occuparci della gestione pioide per garantire una adeguata analgesia chirurgica. An-
del postoperatorio: la madre dovrebbe essere rapidamente in che in questo tipo di anestesia, come per altro nel cesareo, è
grado di occuparsi dei cuccioli, ma dovremo fare maggior possibile utilizzare i bloccanti neuromuscolari, in quanto per
attenzione rispetto ad un risveglio per altri tipi di chirurgia, alcuni autori questi farmaci sono in grado interagire con gli
che le sue facoltà fisiche e mentali consentano una adeguata ipnotici consentendone una riduzione del dosaggio; inoltre,
gestione dei neonati. I cuccioli vanno rapidamente liberati possono migliorare le condizioni operative rendendo più ra-
dalle membrane placentari, la bocca ed il naso devono esse- pida e sicura la chirurgia, il tutto mantenendo sostanzial-
re puliti ed eventuali liquidi verranno aspirati, poi andranno mente inalterate le funzioni cardiovascolari.
massaggiati delicatamente, asciugati e tenuti al caldo. Nel
caso siano stati somministrati alla madre farmaci antagoniz-
zabili e si sospetti che i cuccioli siano ancora sotto il loro ef- Conclusioni
fetto, è possibile somministrare gli antagonisti specifici.
L’assistenza anestesiologica che prestiamo in caso di chi-
rurgia dell’apparato genitale femminile, può richiedere un
Piometra grosso impegno ed una notevole prontezza in quanto molto
spesso gli animali sottoposti a questi interventi sono forte-
In questi ultimi anni, la maggior disponibilità di un sen- mente stressati ed in condizioni non ottimali. In particolare,
sibile metodo di indagine delle patologie uterine come l’e- nel parto cesareo, le nostre decisioni influenzeranno non so-
cografo, ha sicuramente abbreviato e reso assai più preciso lo la vita del paziente sottoposto ad anestesia, ma anche
l’iter diagnostico per questa malattia; ciò ha consentito di quella dei nascituri.
vedere la patologia precocemente, spesso nelle prime fasi
del suo sviluppo. Per tal motivo accade sempre più spesso di
operare animali in buone condizioni con minime variazioni Bibliografia
del loro stato di salute. Però può avvenire che, per disatten-
zione o incuria da parte del proprietario, o per le caratteristi- 1. Cullen LK, Muscle relaxants and neuromuscolar block. In: Lumb &
Jones’: Veterinary anesthesia. William & Wilkins 1996.
che di patologia subclinica che possono essere riscontrate in
2. Paddleford RR, Considerazioni anestesiologiche nei soggetti che pre-
alcuni soggetti o, infine, per incidenti che possono verificar- sentano problemi o condizioni patologiche. In: Paddleford Robert R.
si, come la rottura dell’utero con peritonite, si arrivi ad ope- Anestesia dei piccoli animali. Masson 2000.
rare animali in condizioni molto gravi. 3. Seymur C, Taglio cesareo. In: Seymur C. Gleed R. Anestesia e Anal-
Solitamente questi soggetti presentano problemi di gesia Cane Gatto Animali esotici. UTET
4. Muir III WW, Hubbel JAE, Skarda RT, Bednarsky RM, Anestesia per
scompenso elettrolitico ed acido-basico e/o patologie da in-
il parto cesareo. In: Manuale di Anestesia Veterinaria. Antonio Delfi-
fezione generalizzata. no Editore 2002.
Una buona gestione anestesiologica di questi soggetti co- 5. Arnold P, Suter PF, Hagen A, (1995), New Aspects Of Therapy in Hy-
mincia prima dell’anestesia vera e propria: la paziente va povolemic and Septic Shock in Small Animals, Kleintierpraxis, 40:
stabilizzata cercando di modificare con la fluidoterapia le al- 321-329.
6. Feldman EC, Nelson RW, Endocrinologia e riproduzione del cane e
terazioni che sono state riscontrate con la visita e le indagi-
del gatto. UTET 1998
ni di laboratorio. In caso di sepsi anche la terapia antibiotica 7. Onclin K & Verstagen J, (2002), Parto, distocia, taglio cesareo e riani-
andrà iniziata precocemente, prediligendo la via endoveno- mazione neonatale. Atti 4° Congresso Internazionale Merial, 98-118.
sa. Di solito i soggetti in condizioni gravi si trovano già sot- 8. Boel AF, Ragle CA, (2003), Canine Pyometra: An Update on Patho-
to infusione endovenosa, per cui potremo iniziare la sommi- genesis and Treatment, Conpendium vol 25, n° 8: 602-611.
9. Kudnig ST, Mama K, (2003), Guidelines for Perioperative Fluid The-
nistrazione degli anestetici attraverso questa via: inizieremo
rapy, Compendium vol 25, n° 2: 102-109.
con un’analgesia-sedazione preoperatoria con un oppioide a 10. Naganobu K, Maeda N, Miyamoto T, Hagio M, Nakamura M, (2004),
rapida azione come il fentanest, eventualmente alternato ad Cardiorespiratory effect of epidural administration of morfhine and
un basso dosaggio di diazepam per scongiurare fenomeni ec- fentanyl in dogs anesthetized whit sevofuorane, JAVMA, vol 224, n°
citativi che si possono verificare con l’uso di questo farma- 1: 67-70.
co in animali non premedicati. Poi si passa all’induzione,
evitando farmaci come i barbiturici, per le loro doti di de-
pressione cardiocircolatoria protratta e predisposizione alle Indirizzo per la corrispondenza:
aritmie; la scelta può ricadere sulla miscela diazepam-keta- Roberto Bellentani
mina oppure sul propofol. I farmaci ipnotici ideali per il Ambulatorio Veterinario Via Sant’Antonio 10 - 41043 Formigine (MO)
mantenimento sono quelli gassosi, in particolare l’isofluora- Tel-fax 059556004
no, ovviamente con l’aggiunta di altre dosi di analgesico op- E-mail bellentanivet@oksatcom.it
20 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Patologie gestionali nei rettili


Alessandro Bellese
Med Vet, Venezia

I rettili tenuti in cattività sono soggetti ad una serie di sente che terrari di piccole dimensioni si riscaldano unifor-
problemi e patologie legati a vari fattori correlati strettamen- memente non garantendo una corretta variazione di tempe-
te a tale condizione. Tali fattori comprendono la gestione e ratura. La temperatura deve essere misurata in più punti del
la realizzazione di un habitat adatto per ogni singola specie, microhabitat per evitare il mantenimento a temperature ec-
il rispetto delle caratteristiche fisiche, ecologiche, eto-psico- cessivamente basse o alte. L’assorbimento del calore varia
logiche dell’animale, il corretto rapporto uomo-animale. secondo le specie, così un’iguana verde, sauro arboricolo
Cercheremo di puntualizzare i vari punti deboli nella gestio- diurno preferirà riscaldarsi da una fonte radiante che imiti il
ne generale degli animali “da terrario” considerando la note- sole, mentre un serpente terricolo notturno troverà più fisio-
vole variabilità tra le specie, di evidenziare i problemi deri- logico assorbire calore per conduzione dal substrato o da una
vanti dall’errore e di suggerire quindi le possibilità di pre- superficie riscaldata. Infine da non sottovalutare l’effetto
venzione e terapia. serra che si ottiene esponendo una teca in vetro alla luce so-
lare diretta che può causare un surriscaldamento letale in po-
chi minuti.
PARAMETRI AMBIENTALI DELL’HABITAT Il terzo parametro essenziale è l’umidità, considerata co-
ARTIFICIALE me atmosferica dell’habitat d’origine della specie considera-
ta, come condensa ed accumulo sulle pareti e sul fondo e
La prima cosa da considerare nell’allevamento dei cosid- substrato, come umidità insufficiente, e come aree ad umi-
detti animali da terrario è che sebbene alcune specie siano ri- dità diversa dal resto dell’ambiente. La scorretta gestione
prodotte da varie generazioni, non possono essere conside- dell’umidità ambientale può provocare problemi cutanei più
rati domestici, ma selvatici tenuti in cattività con caratteri- o meno gravi, come disecdisi e malattia vescicolare, proble-
stiche fisiologiche peculiari che necessitano di vivere in un mi respiratori, renali e problemi legati all’aumento della ca-
microhabitat che riproduca il più fedelmente possibile i pa- rica batterica e micotica in ambiente caldo umido.
rametri ambientali che troverebbero in natura. I parametri
più importanti sono la luce, la temperatura e l’umidità am-
bientale. SISTEMI DI GESTIONE DEI PARAMETRI
Per quanto riguarda la luce bisognerà considerare il foto- AMBIENTALI
periodo, la qualità e quindi il tipo di radiazioni utili, l’inten-
sità luminosa. Ogni specie è adattata a vivere seguendo un La luce e la temperatura sono fornite da sistemi d’illu-
determinato ritmo di luce circadiano che scandisce le varie minazione e riscaldamento, la cui gestione può essere essa
attività fisiologiche e comportamentali giornaliere. Inoltre la stessa fonte di problemi.
variazione stagionale delle ore di luce ha un’importanza I cavi elettrici se aggredibili dagli animali possono cau-
estrema per la fisiologia ed il comportamento riproduttivo di sare elettrocuzioni. Le lampade ad incandescenza possono
molte specie. Il tipo di radiazioni emesse dalle lampade uti- causare ustioni. Le lampade neon emettitrici di raggi UVB
lizzate per l’illuminazione artificiale è d’importanza estrema con il tempo diminuiscono l’emissione radiante e tale emis-
per alcune specie. Per molti rettili diurni i raggi UVB sono sione è bloccata da vetro, plastica ed addirittura rete a ma-
indispensabili per la fotosintesi della vitamina D3 e quindi glie troppo fine, quindi la loro gestione corretta e la loro so-
per l’assimilazione del calcio. Anche i raggi UVA hanno una stituzione periodica è importante nelle specie che necessita-
notevole importanza, i rettili hanno la capacità di vedere nel- no di radiazione UVB.
lo spettro UVA, quindi lampade che emettono questa luce I vari sistemi di riscaldamento se non gestiti adeguata-
portano a benefici psicologici (o meglio eliminano il proble- mente possono provocare ustioni e se non controllati sotto-
ma di una visione permanentemente alterata), stimolano l’a- pongono gli animali a temperature inadeguate. Come già
limentazione e l’attività riproduttiva. detto il tipo di sistema utilizzato per fornire calore deve es-
Riguardo alla temperatura bisognerà considerare quella sere compatibile con la modalità d’assorbimento della spe-
preferita per la specie, la realizzazione di un gradiente ter- cie ed il comportamento termoregolatore. Rettili deserticoli
mico, la misurazione dei valori assoluti, la modalità di som- che sfuggono al calore sprofondandosi nella sabbia, proba-
ministrazione ed assorbimento. È essenziale che ogni specie bilmente non apprezzeranno di trovarsi una serpentina ri-
abbia a disposizione un gradiente termico che permetta il scaldante nascosta nel substrato.
raggiungimento della temperatura corporea preferita che I termometri in vetro possono essere rotti e provocare
può variare secondo il momento fisiologico. Da tenere pre- traumi ed avvelenamenti da mercurio e piombo.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 21

ELEMENTI D’ARREDO E DELL’HABITAT CONVIVENZA CON ALTRI ANIMALI


ARTIFICIALE
Spesso nella gestione domestica vi è la compresenza di
La teca o altro alloggiamento è dotato di vari elementi altre specie animali. Queste possono essere rappresentate
d’arredo e d’utilità. da animali domestici classici e “nuovi” animali da compa-
Il tipo d’arredo è molto importante per il benessere psi- gnia come da altri “animali da terrario” sia della stessa spe-
cofisico dell’animale e dovrà naturalmente tenere presente cie sia di specie diverse. Per quel che riguarda i domestici
dell’habitat d’origine della specie. Anche se l’animale non è i problemi riguardano principalmente la predazione in par-
tenuto in un vivario naturalistico dovranno essere rispettate ticolare da parte dei carnivori come cane, gatto e furetto.
le esigenze minime ambientali, un rettile arboricolo dovrà Quando sono alloggiati nello stesso terrario o situazione,
avere a disposizione dei rami in una teca sviluppata in altez- rettili di specie diversa, i problemi possono essere legati al-
za, uno deserticolo, delle rocce ed un substrato adatto. lo scambio di patogeni contro i quali il sistema immunita-
Il substrato utilizzato ha una notevole importanza e nella rio di una determinata specie non è preparato oppure ad in-
scelta vanno considerati diversi fattori come l’eco-etologia compatibilità eco-etologiche (predazione, diverso habitat,
della specie, la tipologia d’allevamento (vivario naturalisti- diversa alimentazione etc.).
co, teca da allevamento “intensivo”), l’igienicità, la perico- Anche la convivenza d’animali della stessa specie spesso
losità in caso d’ingestione. In caso di gestione all’esterno è sconsigliabile e comunque deve tener conto delle caratteri-
può essere importante la composizione del terreno (ad es. stiche di territorialità, dei rapporti sociali (sessuali, gerarchi-
sufficientemente drenante per specie di habitat aridi). ci ecc), della differenza di dimensioni, del rapporto numeri-
Importante è anche la disponibilità di un corretto sub- co tra i sessi.
strato da deposizione per evitare problemi di distocia da in-
disponibilità del nido.
L’acqua è un elemento essenziale dell’habitat sia per RAPPORTO CON L’UOMO
quanto riguarda la qualità dell’acqua di stabulazione nelle
specie acquatiche e semi acquatiche sia per quanto riguarda Spesso nella gestione dei rettili tenuti come pet vi è
l’acqua da bere ed in particolare le modalità di somministra- una tendenza all’antropomorfizzazione ed alla considera-
zione, la sua qualità ed igiene. zione dell’animale come un classico animale domestico,
Per molte specie è importante fornire dei rifugi adatti, in sottovalutando o addirittura non considerando le peculiari
mancanza dei quali si determina una situazione cronicamente necessità ambientali di questi animali. Ci si trova quindi
stressante. In molti casi è utile disporre più rifugi in varie zone spesso di fronte a situazioni tipo cheloni palustri o iguane
termiche e che abbiano all’interno diversi gradi d’umidità. tenute come cagnolini in giro per la casa, condizione che
Altri elementi d’arredo come rami, pietre ed altri vanno ovviamente non garantisce i parametri minimi d’illumina-
fissati stabilmente in quanto possono causare gravi traumi se zione, temperatura ed umidità esponendoli tra l’altro a tut-
cadono sugli animali. Le superfici non devono avere porzio- ta una serie d’incidenti domestici.
ni traumatizzanti come spine o margini taglienti. I rami inol- La maggior parte delle specie inoltre mal sopporta la ma-
tre dovranno essere di dimensione adatta a sorreggere il pe- nipolazione che spesso questo tipo di considerazione del
so dell’animale e posizionati in funzione della preferenza “pet” comporta. Alcune sopportano meglio di altre, ma in
delle specie, così in genere camaleonti ed iguane preferisco- ogni caso solo dopo un approccio graduale e ragionato.
no rami orizzontali, mentre certi agamici strettamente arbo- Drammaticamente spesso, molti di questi animali (ve-
ricoli stanno preferibilmente su rami notevolmente inclinati di “tartarughine nane”, iguane, “draghetti”, e vari piccoli
ofidi) sono acquistati da o regalati a bambini o comunque
a giovani persone.
GESTIONE IN ESTERNO Nella maggioranza dei casi queste, se non educate
adeguatamente e supervisionate, non sono in grado di
Alcune specie possono essere allevate in esterno sia in comprendere adeguatamente il substrato cognitivo alla
terreni recintati in vario modo sia in gabbie. base della gestione delle vite che si trovano ad avere tra le
In questo tipo di gestione vanno considerati vari fattori mani.
come le temperature stagionali, la corretta esposizione al so- Concludendo, l’approccio clinico, terapeutico e progno-
le, la presenza di rifugi e zone d’ombra, la disponibilità d’ac- stico a questi animali deve tenere conto anche di una nume-
qua, la corretta composizione del terreno, la protezione con- rosa serie di fattori che vanno oltre la scienza medica ma che
tro eventuali predatori, la possibilità di fuga, la delimitazio- abbracciano la biologia, l’ecologia, l’etologia e finanche la
ne delle aree d’allevamento nei giardini, la corretta gestione psicologia umana.
del letargo.

QUARANTENA Indirizzo per la corrispondenza:


Alessandro Bellese
Importante l’instaurazione di programmi di quarantena Ambulatorio SPINEA (VE), Via M. Buonarroti, 38
per i nuovi arrivi e la divisione in gruppi con priorità d’inter- Tel. 041 5412007
venti gestionali in caso di patologie infettive in collezioni. e-mail ambuvetspinea@libero.it
22 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Alimentazione e patologie alimentari nel furetto


Fabrizio Benini
Med Vet, Treviso

Anatomia e fisiologia dell’alimentazione ribilità, un elemento molto importante per giudicare la qua-
lità del prodotto. Possiamo affermare che sono pochissimi i
Il furetto è un carnivoro stretto, che richiede una dieta prodotti confezionati veramente adeguati per questa specie
basata esclusivamente su proteine di origine animale. La reperibili nei negozi per animali.
sua anatomia e fisiologia sono specializzate per un’attività Alcuni autori sostengono in realtà che la dieta miglio-
di tipo predatorio e il consumo e l’assimilazione di piccoli re per il furetto, quella che più risponde alle sue esigenze
animali. fisiologiche, è costituita da prede intere quali topi, ratti e
La dentatura, costituita da denti affilati, è atta a cattura- pulcini, analogamente a quanto viene somministrato ai
re le prede con i canini acuminati e a lacerarle con i pre- rettili carnivori. Con questo tipo di dieta le feci si presen-
molari e molari affilati. L’intestino è relativamente corto, tano piccole e consistenti, al contrario delle feci volumi-
senza distinzione macroscopica tra tenue e colon, caratte- nose e morbide prodotte da animali alimentati con cibi
rizzato da una velocità di transito particolarmente elevata commerciali. Questo tipo di alimento, sebbene possa es-
(circa 3 ore), come adattamento ad un regime alimentare sere rappresentato da animali soppressi in modo indolore
basato esclusivamente su alimenti di origine animale. Que- e congelati, ha d’altra parte il forte svantaggio di com-
sti alimenti, molto nutrienti e facilmente assimilabili, ri- portare notevoli problemi di tipo psicologico alla maggior
chiedono infatti un processo digestivo relativamente sem- parte dei proprietari.
plice e rapido. Il cieco, organo tipicamente deputato a pro- Altri tipi di considerazioni possono riguardare l’aspet-
cessare la fibra, è assente nel furetto, e la flora batterica è to igienico (possibilità di trasmissione di parassiti gastro-
semplice e poco significativa, a ribadire la specializzazio- intestinali, toxoplasmosi, salmonellosi, ecc.) e dello stato
ne di questa specie per un regime che non comprende alcun di salute della preda (gli animali ammalati forniscono un
tipo di alimenti di tipo vegetale, ad eccezione del contenu- alimento di scarsa qualità). Non bisogna neppure sottova-
to gastrointestinale delle prede ingerite. lutare i pericoli derivanti dalle ossa (azione perforante o
Il furetto richiede quindi una dieta basata esclusiva- abrasiva) e da pelo e cute della preda (rallentamento sino
mente su proteine animali di elevata qualità (altamente di- alla stasi con blocco intestinale).
geribili) e comprendente un’elevata percentuale di grassi Vanno completamente esclusi dalla dieta, od offerti al
animali come fonte energetica. I carboidrati e le proteine massimo come premio occasionale (e per occasionale il
vegetali sono scarsamente assimilati e predispongono a di- proprietario non deve intendere ogni 2-3 ore!) frutta, vege-
verse patologie, come verrà descritto in seguito. Anche le tali, dolciumi e bocconi per furetti di tipo commerciale. I
proteine derivate dal pesce sono scarsamente tollerate, e prodotti contenenti lattosio possono causare diarrea in al-
possono indurre vomito, e non dovrebbero quindi essere in- cuni soggetti.
cluse nell’alimento del furetto. Premi occasionali accettabili sono rappresentati da pezzi
Le diete commerciali per cani, le diete per gatti di scar- di carne o uova, preferibilmente cotti, anche se il furetto ap-
sa qualità, e gli alimenti per furetti che non sono composti pare molto resistente allo sviluppo di salmonellosi.
principalmente da alimenti di origine animale sono quindi I furetti tendono a sviluppare forti preferenze alimentari
inadatti all’alimentazione del furetto. Un buon alimento nei primi mesi di vita, rendendo in seguito molto difficile ot-
per furetti deve contenere il 30-40% di proteine e il 15- tenere un cambiamento di regime alimentare. Pertanto è op-
20% di lipidi; i primi tre ingredienti elencati nell’etichetta portuno abituare il giovane furetto ad assumere diversi tipi di
delle caratteristiche nutrizionale devono essere di origine alimento. In caso di necessità il furetto può essere costretto
animale, ad esclusione del pesce e derivati. Un furetto a cambiare dieta eliminando bruscamente il vecchio tipo di
adulto ingerisce, secondo il suo peso, da 20 a 40 g di croc- alimento e lasciando a disposizione solo quello nuovo. Fan-
chette al giorno. no eccezione i soggetti affetti da insulinoma, per i quali un
Il mercato offre parecchie marche di alimenti confezio- periodo di digiuno superiore a 6 ore può precipitare una cri-
nati per furetti, la cui qualità e rispondenza alle necessità di si ipoglicemica. In questo caso è consigliabile procedere ad
questo mustelide sono tuttavia raramente soddisfacenti. È una modifica più graduale.
sufficiente esaminare il cartellino per rendersi conto che tra L’acqua deve essere sempre a disposizione, preferibil-
gli ingredienti principali figurano spesso alimenti inadegua- mente somministrata tramite un beverino a goccia, il cui cor-
ti quali soia, mais, riso e avena, farina di pesce, grasso dei- retto funzionamento deve essere verificato dal proprietario
drogenato. Inoltre nelle etichette non viene indicata la dige- almeno una volta al giorno.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 23

Gli errori alimentari e le loro conseguenze ta con 10 mg per tutta la vita del furetto può portare al mi-
glioramento della condizione.
Le proteine di origine vegetale favoriscono la formazio- I cibi umidi e/o zuccherini accelerano la formazione
ne di urine alcaline e quindi la precipitazione dei cristalli di della placca dentale destinata poi ad evolvere in tartaro.
struvite, predisponendo allo sviluppo di calcoli urinari. Que- Premolari e molari sono i denti maggiormente interessati
sta condizione è rara in soggetti alimentati con proteine ani- da questo problema.
mali di alta qualità. Uno stato di prolungata malnutrizione nel furetto adul-
Diete contenenti proteine di scarsa qualità e carenti di to provoca ipofertilità sia nel maschio che nella femmina,
acidi grassi causano alterazioni a carico della cute e del pe- e gravidanze con un numero ridotto di feti. I piccoli alla na-
lo, con sviluppo di pelo opaco, forfora e alterazioni della scita risultano meno vitali; inoltre il latte materno insuffi-
cheratinizzazione dell’epidermide fino alla formazione di ul- ciente e carente degli elementi nutrizionali ne causa una
cere. Questa patologia viene corretta dall’utilizzo di integra- crescita stentata evidenziata da disidratazione, ipotermia e
tori a base di acidi grassi, in particolare linoleico, linolenico ipoglicemia.
e arachidonico. Anche se non è una patologia strettamente alimentare,
Si ritiene che la presenza di fibra nell’alimento causi al vale la pena citare, per la sua frequenza ed importanza in
furetto alterazioni intestinali e diarrea. Diversi autori specu- questa specie, l’ingestione di corpi estranei. L’asportazione
lano che livelli eccessivi di fibra possano essere implicati di corpi estranei gastrointestinali è l’intervento chirurgico
nell’insorgenza delle patologie infiammatorie croniche inte- più frequente nel furetto, dopo la sterilizzazione. Gli og-
stinali e dei tumori intestinali del furetto. La quota di fibra getti in gomma morbida, in particolare, vengono rapida-
nell’alimentazione del furetto idealmente non dovrebbe su- mente fatti a pezzi ed ingeriti, se lasciati a disposizione, co-
perare l’1,5%. Negli alimenti per furetti si trovano comune- sa che è da evitare accuratamente. La prevenzione di que-
mente valori del 3% o superiori. sta patologia si effettua sull’attenta gestione del furetto,
Si ipotizza anche che l’elevata quota di carboidrati pre- che non deve avere accesso a nessun oggetto pericoloso
sente in buona parte degli alimenti commerciali possa favo- quando viene lasciato libero in casa.
rire lo sviluppo dell’insulinoma, patologia tumorale delle L’ingestione di materiale non alimentare può anche trar-
cellule beta del pancreas, che nei furetti americani ha un’in- re origine da un’assenza di stimoli nei furetti trascurati e te-
cidenza altissima (25-38%, secondo gli autori). L’eccesso di nuti isolati in gabbia, che possono volgere le loro attenzioni
carboidrati causerebbe una sovrastimolazione delle cellule agli arredi, prima distruggendoli e poi, in parte, ingoiandoli.
beta, che andrebbero incontro dapprima ad un’iperplasia e in Il furetto può sviluppare problemi legati allo sviluppo di
seguito ad una trasformazione tumorale. Quest’ipotesi è tricobezoari causati dall’ingestione di pelo, con conseguente
rafforzata dalla constatazione che nei furetti alimentati con ostruzione intestinale. La somministrazione di lassativi (lat-
prede l’incidenza dell’insulinoma è bassissima. tulosio o oli minerali) durante i periodi di muta aiuta a pre-
L’abuso di alimenti ricchi di carboidrati, la difficoltà di venire questa patologia. Alcuni autori sostengono che una
razionamento dei fuori pasto e l’abitudine a non limitare dieta costituita da prede intere permette al sistema digestivo
l’accesso al cibo favoriscono l’insorgenza dell’obesità, in del furetto di liberarsi agevolmente dal pelo ingerito, senza
particolare se l’animale è costretto in gabbia per lunghi pe- necessità di ricorrere a lassativi.
riodi. L’obesità è la patologia alimentare più frequente ri- In conclusione, il regime alimentare migliore per il fu-
scontrata nei furetti da compagnia. La riduzione di peso va retto è ancora oggetto di dibattito e probabilmente nessuna
ottenuta preferibilmente permettendo al furetto di fare più dieta commerciale risponde perfettamente alle esigenze di
attività fisica e riducendo la quantità di cibo a disposizione. questo carnivoro, perfettamente adattato alla digestione di
La somministrazione di alimenti a basso contenuto calorico prede intere.
per altri animali è da evitare, a causa dell’eccessiva percen-
tuale di fibra che contengono.
L’eccesso alimentare di acidi grassi polinsaturi, even- Indirizzo per la corrispondenza:
tualmente accompagnato da una contemporanea carenza di Fabrizio Benini
vitamina E, può causare l’insorgenza di steatite. La corre- Via IV Novembre 13
zione dell’alimentazione e la contemporanea supplementa- Biban di Carbonera (TV)
zione con vitamina E alla dose di 30 mg al giorno per dieci Tel. 0422 445022 fax 02 700431175
giorni, seguita da 15 mg per i successivi 5 giorni e continua- exoticben@libero.it
24 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Perché non si pensa mai al sistema nervoso perferico?


Marco Bernardini
Med Vet, Dipl ECVN, Bologna

Le patologie del sistema nervoso periferico (SNP) sono sponsabile di andature stentate, barcollanti, che possono si-
frequentemente sottostimate nella clinica dei piccoli anima- mulare una grave atassia.
li. La sintomatologia può infatti essere facilmente confusa Altri fattori che possono condizionare negativamente la
con quella provocata da altre patologie del sistema nervoso diagnosi di patologie del SNP possono essere riferibili a:
o di altri apparati. 1. Scarsa conoscenza delle patologie. Molte sono rare, le-
Nelle forme acute, quali la poliradiculoneurite acuta gate alla razza, su base degenerativa e/o ereditaria e po-
idiopatica o “coonhound paralysis” del cane, si assiste alla co segnalate in letteratura.
comparsa di paresi sui quattro arti che spesso evolve in po- 2. Assenza di familiarità con gli iter diagnostici.
che ore a tetraplegia flaccida. Rari casi sono segnalati anche 3. Limitata diffusione delle apparecchiature necessarie.
nel gatto. L’improvvisa perdita della stazione, difficilmente 4. Una certa invasività di alcune prove.
accompagnata da altri segni chiaramente neurologici (il si- Con l’elettromiografia (EMG) si possono evidenziare
stema nervoso sensitivo e autonomo non sono quasi mai processi patologici a carico dei pirenofori degli α-motoneu-
coinvolti, al pari dei nervi cranici e dell’innervazione dei roni, della radice del nervo, del nervo stesso e del muscolo.
muscoli della coda e della respirazione) porta a considerare L’equipaggiamento per l’EMG consiste di alcuni elettrodi,
spesso patologie metaboliche o cardiocircolatorie in grado di un preamplificatore, un amplificatore, un monitor, un am-
causare debolezza, tralasciando l’ipotesi neurologica. In al- plificatore audio e un altoparlante. Possono essere testati
tri casi, l’interessamento contemporaneo dei quattro arti por- tutti i muscoli innervati da nervi cranici e spinali: in base al
ta ad erronee localizzazioni neurologiche a livello cervicale, singolo caso clinico si deciderà quale muscoli esaminare.
se non addirittura intracranico. Nel cane e nel gatto sono necessari circa 5 giorni perché una
In realtà, un buon esame neurologico potrebbe molte vol- qualsiasi patologia neuromuscolare sia svelabile attraverso
te aiutare ad inquadrare il problema, vista la marcata ipo- l’EMG. Con l’EMG raramente si arriva ad una diagnosi, ma
/ariflessia spesso presente. Gli studi elettromiografici evi- si ottengono ulteriori informazioni che indirizzano il clini-
denziano potenziali di fibrillazione o altri segni di denerva- co verso la risoluzione del caso: l’EMG permette di localiz-
zione, ma non sono utili per una diagnosi precoce, visto che zare più precisamente l’estensione della lesione; è possibile
le alterazioni sono evidenziabili in quinta-sesta giornata. La vedere, in associazione alla velocità di conduzione nervosa
velocità di conduzione nervosa è spesso normale, principal- e alla stimolazione nervosa ripetuta, quale parte dell’unità
mente perché il tratto di nervo esaminabile è distale al seg- motoria è coinvolta dalla patologia; è possibile avere una
mento principalmente coinvolto. valutazione oggettiva della patologia; i risultati ottenuti do-
Più subdole da un punto di vista diagnostico sono le for- po esami ripetuti possono quindi essere confrontati per os-
me croniche, sia di natura infiammatoria (poliradiculoneuri- servare il decorso della malattia e formulare una prognosi.
te cronica recidivante, polineuropatia cronica recidivante, Parallelamente all’EMG, la misurazione della velocità di
polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica), che conduzione nervosa (NCV) motoria e sensitiva permette di
metabolica, ormonale, degenerativa o paraneoplastica. In valutare la presenza di assonopatie e/o quadri di demieli-
questi casi le manifestazioni cliniche hanno un esordio più nizzazione primitiva o secondaria. Risposte anormali a sti-
subdolo e graduale, lentamente progressivo e possono pre- molazioni ripetute dello stesso nervo (RNS) potrebbero far
sentare periodi di remissione spontanea o indotta da terapie sospettare patologie della giunzione neuromuscolare (p. es.,
sintomatiche. La debolezza e l’iporiflessia possono non es- miastenia grave).
sere molto marcate, specialmente nei primi periodi. L’atrofia Il prelievo di campioni nervosi e muscolari è utile quando
muscolare passa sovente inosservata per la gradualità con costituisce la fase finale di un corretto approccio al SNP (esa-
cui si instaura o può essere mascherata da fattori esterni co- me neurologico, esami di laboratorio, elettrodiagnostica), al-
me, per esempio, il pelo lungo. Inoltre, viene spesso confu- trimenti rischia di essere una procedura inutilmente invasiva.
sa con un dimagrimento dell’animale o attribuita a disuso. Fondamentale è la collaborazione con un laboratorio veteri-
Animali considerati pigri o precocemente invecchiati posso- nario in grado di interpretare correttamente i campioni rice-
no essere portatori di patologie del SNP. Alcuni soggetti de- vuti. Le biopsie muscolari sono indicate principalmente in
boli possono tendere a compensare la debolezza con un au- caso di miopatie, ma possono essere utili anche in caso di
mento in parte volontario e in parte riflesso del tono musco- neuropatie periferiche. Generalmente non presentano diffi-
lare, mostrando un certo grado di spasticità che può portare coltà di esecuzione. Per ottenere un campione significativo, si
ad erronee localizzazioni. Altre volte, la forte debolezza è re- consiglia di prelevarlo previo accesso chirurgico al muscolo
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 25

prescelto, invece di usare trucut or punch. La scelta del mu- schia di essere costituito principalmente da connettivo epi-
scolo dipende dalla sintomatologia presentata dall’animale, neurale. Una volta prelevate, le fibre devono essere mantenu-
dalla diagnosi differenziale e dai risultati dell’EMG. A se- te stirate con un piccolo peso attaccato ad una estremità o fis-
conda delle situazioni possono essere raccolti vari campioni, sandole ad un sottile pezzo di legno con due aghi. La quan-
dallo stesso muscolo o da più muscoli, che vengono conser- tità di campione prelevabile è sempre modesta, per cui, anche
vati in soluzione fisiologica, in formalina o in glutaraldeide a se studi istologici e immunoistochimici possono essere a vol-
seconda del tipo di esame che si vuole effettuare. La biopsia te utili e giustificherebbero la fissazione in formalina, l’esa-
di un nervo periferico è indicata in caso di neuropatie perife- me principale delle fibre nervose è ultrastrutturale e il cam-
riche e si abbina sempre ad una biopsia muscolare. La meto- pione deve essere conservato in glutaraldeide.
dica consiste nell’evidenziazione chirurgica del nervo pre-
scelto (di solito ulnare o peroneo) e l’asportazione di una sot-
tile porzione longitudinale, della lunghezza di circa 3 cm. La Indirizzo per la corrispondenza:
difficoltà maggiore, specialmente per nervi di piccolo cali- Marco Bernardini
bro, consiste nel non asportare un fascicolo troppo grosso, Libero professionista - Bologna
per non causare lesioni funzionali, nè troppo sottile, che ri- marco_bernardini@yahoo.com
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Rare neoplasie del SNC


Marco Bernardini
Med Vet, Dipl ECVN, Bologna

Le neoplasie del sistema nervoso centrale (SNC) posso- le neoplasie intradurali-extramidollari dei cani giovani.
no coinvolgere sia l’encefalo che il midollo spinale. In ge- Considerazioni sulle caratteristiche cliniche e anatomopa-
nerale, un tumore può svilupparsi primariamente a carico tologiche di questi tumori costituisce il fine di questa pre-
del tessuto nervoso o metastatizzare ad esso. Tumori a cari- sentazione.
co di tessuti circostanti possono causare compressioni sul Gli ependimomi si sviluppano a carico del sottile stra-
SNC o invaderlo localmente. Per ultimo, il SNC può essere to di cellule che riveste il sistema ventricolare e possono
interessato a neoplasie del sistema linforeticolare, quasi manifestarsi sia a livello intracranico che midollare. Sono
sempre nell’ambito di un quadro multisistemico. neoplasie generalmente benigne, la cui crescita locale può
L’età media di presentazione è di nove anni, ma si in- dare luogo a masse di notevoli dimensioni che possono es-
cludono le neoplasie nella diagnosi differenziale di tutti i sere responsabili di compressioni del SNC. Sono anche
soggetti con 5 o più anni di età. Segnalazioni in soggetti stati descritti ependimomi maligni. A livello encefalico,
giovani sono rare, ma possibili. Cellule parenchimali tali neoplasie tendono a svilupparsi all’interno dei ventri-
(neuroni, glia), di rivestimento (meningi, ependima) o di coli cerebrali, solitamente nel III e nel IV. A livello di mi-
strutture vascolari (plessi corioidei) possono essere coin- dollo spinale, gli ependimomi si sviluppano a carico della
volte nella trasformazione neoplastica. I tumori del SNC parete del canale centrale. Anche se classificabili, quindi,
non sono frequenti e vengono stimati nell’ordine di 14,5 come neoplasie intramidollari, esse tendono a guadagnare
cani e 3,5 gatti ogni 100.000. L’avvento di avanzate me- facilmente la superficie del midollo stesso e a protrudere
todiche di indagine e l’allungamento dell’età media di vi- all’esterno, diventando chirurgicamente aggredibili previa
ta rende la loro diagnosi sempre più frequente. Alcune di durotomia.
queste neoplasie sono nettamente più frequenti di altre. I Da un punto di vista clinico, la sintomatologia dipende
meningiomi sono in generale le neoplasie più riportate ovviamente dalla localizzazione della massa. A parte i sin-
nel cane e nel gatto. In alcune razze di cani, specialmen- tomi locali, causati dalla compressione operata dal tumore
te nei soggetti brachicefalici, i gliomi sono ancora più fre- sul parenchima nervoso circostante, il coinvolgimento del
quenti, mentre vengono descritti raramente nel gatto. Al- sistema ventricolare e del canale centrale del midollo spi-
tre neoplasie vengono invece riportate raramente o in ma- nale può comportare ulteriori sintomi nervosi dovuti al-
niera occasionale e quindi sono spesso tralasciate durante l’aumento della pressione intracranica per alterato deflus-
la diagnosi differenziale. Fra questi ricordiamo metastasi so del liquido cefalorachidiano. Se tali sintomi precedono
di melanomi, tumori venerei, seminomi, emangiosarcomi, quelli diretti, possono essere ipotizzate dal clinico localiz-
germinomi, adenocarcinomi polmonari e linfomi epitelio- zazioni erronee della lesione. Inoltre, sono state descritte
tropi cutanei. Condromi e fibromi aponeurotici si posso- metastasi via liquido cefalorachidiano in altri punti del si-
no sviluppare all’interno della volta cranica, comprimen- stema ventricolare. Macroscopicamente, gli ependimomi
do l’encefalo. Sono segnalati anche localizzazioni al SNC sono masse di colore grigio-rossastro ad aspetto lobulare.
dell’istiocitosi maligna del Bovaro del Bernese, plasmo- Istologicamente, sono caratterizzati da cellule allungate
citoma, tumori a cellule granulari, leucemia linfoblastica disposte intorno a vasi sanguigni dotati di sottili pareti,
e i tumori rabdoidi. In altri casi il tumore si sviluppa in che danno luogo a caratteristiche figure denominate
strutture limitrofe al SNC e può invadere l’encefalo dopo “pseudorosette”.
aver leso la scatola ossea, come nel caso degli adenocar- Nel midollo spinale, tra i tumori intradurali-extraparen-
cinomi nasali o più raramente in caso di mastocitomi fa- chimali (35% dei casi), oltre ai menigiomi e alle neoplasie
ringei. Esistono segnalazioni anche riguardo ad angioen- dei nervi periferici si annovera un particolare tipo di neo-
doteliomatosi, glioblastomi a cellule giganti, gangliocito- plasie ad incerta classificazione. Gli aspetti istologici va-
mi, sarcomi indifferenziati, craniofaringiomi, teratocarci- riano notevolmente, spesso ricordando un nefroblastoma,
nomi. I linfomi colpiscono il SNC nel quadro di una lo- nome col quale sono spesso definiti. Altre volte sono stati
calizzazione multicentrica. Raramente, vengono segnalati descritti come neuroepiteliomi. Queste neoplasie presenta-
linfomi primari. no però una localizzazione costante tra T12 e L2 e sono ri-
Fra queste neoplasie ne esistono alcune che, pur infre- scontrabili in soggetti tra il primo e il secondo anno di vi-
quenti, non possono essere considerate aneddotiche e sono ta. Per questi motivi vengono correntemente classificati co-
state oggetto di studi approfonditi, quali gli ependimomi e me “neoplasie intradurali-extramidollari del cane giova-
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 27

ne”. Comprimendo il midollo spinale causano una sinto- Bibliografia


matologia progressiva che spesso è sovrapponibile a quel-
la di un’ernia discale. Non sono infrequenti i casi ad esor- Jeffery ND, Phillips SM. Surgical treatment of intramedullary spinal cord
dio acuto-subacuto. Sono masse singole, ma esiste anche neoplasia in two dogs. J Small Anim Pract, 36:553-557, 1995.
Kelly DF. Neuroblastoma in the dog. J Pathol, 116:209-212, 1975.
una segnalazione atipica della contemporanea presenza di Macri NP, Van Alstine W, Coolman RA. Canine spinal nephroblastoma. J
due tumori dello stesso tipo, per cui è stata ipotizzata una Am Anim Hosp Assoc, 33:302-306, 1997.
metastatizzazione intradurale. L’esame del LCR può per- McKay JS, Targett MP, Jeffery ND. Histological characterization of an
ependymoma in the fourth ventricle of a cat. J Comp Pathol,
mettere l’evidenziazione di cellule neoplastiche, vista
120:105-113, 1999.
l’ampia superficie a contatto con lo spazio subaracnoideo. Simpson DJ, Hunt GB, Tisdall PL, Govendir M, Zaki S, France MP, Ma-
Le probabilità di quadri diagnostici sono comunque limita- lik R. Surgical removal of an ependymoma from the third ventricle
te. L’esame mielografico può trarre in inganno, perché le of a cat. Aust Vet J, 77:645-648, 1999.
Summers BA, deLahunta A, McEntee M, Kuhajda FP. A novel intradural
immagini che si ottengono sono sovrapponibili ad una neo- extramedullary spinal cord tumor in young dogs. Acta Neuropathol
plasia intramidollare: aumento del diametro del midollo in (Berl), 75:402-410, 1988.
entrambe le proiezioni ortogonali senza i tipici aspetti a Terrell SP, Platt SR, Chrisman CL, Homer BL, de Lahunta A, Summers
“tee-golf”. Anche la risonanza magnetica può non risolve- BA. Possible intraspinal metastasis of a canine spinal cord nephro-
blastoma. Vet Pathol, 37:94-97, 2000.
re il dubbio diagnostico, nonostante la migliore qualità del- Tremblay C, Girard C, Quesnel A, Thorneloe C, Belanger JF Ventricular
le immagini. La chirurgia è teoricamente possibile ed è sta- ependymoma in a cat. Can Vet J, 39:719-720, 1998.
ta segnalata. La massa appare macroscopicamente ben dif- Van Ham L, van Bree H, Maenhout T, Tshamala M, Broekaert D, Hoorens
ferenziabile dal parenchima nervoso e relativamente deli- J, Mattheeuws D. Metastatic pilomatrixoma presenting as paraple-
gia in a dog. J Small Anim Pract, 32:27-30, 1990.
mitata. Tuttavia, al momento della diagnosi il tumore ha Vaughan-Scott T, Goldin J, Nesbit JW. Spinal nephroblastoma in an Irish
spesso già raggiunto considerevoli dimensioni, relegando il wolfhound. J S Afr Vet Assoc, 70:25-28, 1999.
tessuto nervoso ad un incompleto anello esterno. All’esame
autoptico si rimane generalmente sorpresi nel constatare
come soggetti con una compressione così grave del midol- Indirizzo per la corrispondenza:
lo spinale fossero ancora, seppur paretici ed atassici, in Marco Bernardini - Libero professionista - Bologna
grado di camminare. marco_bernardini@yahoo.com
28 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Le abiotrofie
Marco Bernardini
Med Vet, Dipl ECVN, Bologna

Le abiotrofie costituiscono un gruppo di malattie che non ereditaria, caso mai congenita) impedisce lo sviluppo
colpiscono animali di età differenti, a poche settimane di cellulare, per cui la patologia è già presente al momento
vita o già in età avanzata, caratterizzate da degenerazione e della nascita. L’implicazione clinica di tali concetti è che
morte prematura di popolazioni neuronali localizzate nel caso delle abiotrofie gli animali nascono sani e in se-
(esclusivamente o prevalentemente alla corteccia cerebella- guito cominciano a mostrare i segni di una patologia pro-
re) o sistemiche. Le abiotrofie cerebellari sono di gran lun- gressiva ad esito infausto; nelle atrofie gli animali nasco-
ga le più descritte in neurologia e costituiranno il tema di no con i sintomi della patologia e col tempo possono com-
questa presentazione. pensare e quindi migliorare, anche notevolmente, la pro-
Abiotrofie cerebellari sono state segnalate da tempo in pria condizione clinica.
bovini Angus, Holstein Friesian o incroci Hereford, pecore Solitamente, solo uno o due soggetti di una cucciolata
Merino e Charollais, cavalli Arabi e alci. Nei piccoli anima- sono interessati al problema, essendo la modalità di eredita-
li le prime seganalazioni risalgono alla fine degli anni ’70 e rietà autosomica recessiva. Nella forma che colpice il Poin-
sono rimaste per lungo tempo confinate a poche razze (Kerry ter sembrano invece essere coinvolti i cromosomi sessuali.
Blue terrier, Gordon setter); tuttavia, negli ultimi anni le de- La reale incidenza dell’abiotrofia cerebellare richiederebbe
scrizioni di singoli casi o studi genealogici di abiotrofia ce- studi approfonditi basati per lo meno sull’osservazione cli-
rebellare compaiono con una certa frequenza. Risultano in- nica degli animali e lo studio dei pedigree. Vari fattori prati-
teressati soggetti di varie razze, elencate in seguito. Le abio- ci impediscono una corretta verifica.
trofie cerebellari sono state riportate anche nel gatto. La nomenclatura delle abiotrofie è confusa. Talvolta si è
L’età di insorgenza è molto variabile e permette una clas- dato peso al processo degenerativo osservato istologicamen-
sificazione delle abiotrofie in: te, per cui al momento di dare un nome alla malattia si è de-
1) neonatali o perinatali (Beagle, Podenco Portoghese, Sa- ciso di sottolineare la presenza dell’abiotrofia stessa. Altre
moyedo); i sintomi si manifestano non appena il cuccio- volte si è preferito parlare più genericamente di degenera-
lo comincia a camminare e progrediscono con il tempo. zione neuronale. In altre occasioni ancora ci si è soffermati
2) postnatali (Australian kelpie, Border collie, Labrador re- sulla localizzazione delle cellule colpite dal processo dege-
triever): comparsa tra la sesta e la dodicesima settimana nerativo, per cui si distinguono quadri puramente cerebella-
di vita e rapida progressione. ri e altri con interessamento di ulteriori aree del SNC.
3) giovanili (Schnauzer nano, Kerry Blue terrier, Airedale, All’esame generale non si apprezzano alterazioni extra-
Collie a pelo ruvido, Barbone nano, Pointer): il cucciolo neurologiche. All’esame neurologico, la sintomatologia è
è clinicamente normale fino al terzo-sesto mese di vita, caratterizzata da progressiva comparsa di atassia, aumento
quando cominciano a comparire i segni della malattia. A della base di appoggio, frequente perdita di equilibrio,
questo punto l’evoluzione può essere rapida, in pochi ipermetria con andatura rigida e perdita di funzioni pro-
mesi, o molto lenta, distribuita in parecchi anni. Nei casi priocettive. Nei maschi, la postura a tre zampe durante la
avanzati, nuclei encefalici possono mostrare segni di minzione diventa presto difficile. Il tremore del capo non è
abiotrofia. un segno particolarmente prominente, specie nelle forme a
4) adulte (Gordon setter, Bovaro del Bernese, American lenta evoluzione. Essendo coinvolto il solo cervelletto, lo
Staffordshire terrier, Pitbull): il cane è clinicamente nor- stato mentale e l’esame dei nervi cranici non risulta altera-
male almeno fino al sesto mese di vita e può non presen- to, eccezion fatta per la reazione al gesto di minaccia, spes-
tare segni clinici fino al terzo-quinto anno di vita. L’evo- so dimunuita o assente.
luzione è generalmente molto lenta, per parecchi anni. Da un punto di vista clinico l’abiotrofia cerebellare è
5) senili (Brittany spaniels): oltre i sette anni di età. tanto più facile da sospettare quanto più l’esordio avviene
Le alterazioni metaboliche che portano alla morte cel- in età adulta o matura e la sintomatologia è cronica e pro-
lulare sono generalmente di natura ereditaria. Nei sogget- gressiva. Tuttavia, la diagnosi definitiva è solo post mor-
ti giovani, le abiotrofie devono essere distinte da forme di tem. Immagini ottenute con risonanza magnetica possono
atrofia o ipoplasia. Nel caso delle abiotrofie si riscontrano evidenziare, in alcuni casi, una diminuzione delle dimen-
popolazioni cellulari normali alla nascita e nelle prime fa- sioni del cervelletto che, ovviamente, non costituiscono in
si della vita, che ben presto vanno incontro a degenerazio- sé una diagnosi definitiva. Istologicamente, l’architettura
ne. Negli altri casi la patologia (di solito infettiva, quindi della corteccia cerebellare può essere variamente alterata.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 29

Nella maggior parte dei casi si nota una forte diminuzione de Lahunta A, Averill DR Jr. (1976) Hereditary cerebellar cortical and ex-
delle cellule del Purkinje, mentre le cellule dello strato trapyramidal nuclear abiotrophy in Kerry Blue Terriers. J Am Vet
Med Assoc, 168:1119-1124
molecolare e di quello dei granuli possono essere varia- de Lahunta A, Fenner WR, Indrieri RJ, Mellick PW, Gardner S, Bell JS.
mente coinvolti. Quadri di gliosi più o meno marcati pos- (1980) Hereditary cerebellar cortical abiotrophy in the Gordon Setter.
sono essere presenti. Tuttavia, i quadri istologici possono J Am Vet Med Assoc, 177:538-541
differire notevolmente come aspetto e presentari differen- Gill JM, Hewland M: (1980) Cerebellar degeneration in the border collie. N
ti coinvolgimenti cellulari. Alterazioni a livello dei nuclei Z Vet J, 28:170-173
Hanzlicek D, Kathmann I, Bley T, Srenk P, Botteron C, Gaillard C, Jaggy
cerebellari o di altre strutture del tronco encefalico sono A. (2003) Cerebellar cortical abiotrophy in American Staffordshire
state riportate in alcuni casi e tendono a coinvolgere strut- terriers: clinical and pathological description of 3 cases. Schweiz Ar-
ture strettamente correlate dal punto di vista funzionale ch Tierheilkd, 145:369-375
con la corteccia cerebellare. Hartley WJ, Barker JSF, Wanner RA, Farrow BRH. (1978) Inherited cere-
La sterilizzazione o comunque l’impedimento alla pro- bellar degeneration in the rough coated collie. Aust Vet Practitioner,
8:79-85
creazione sono moralmente consigliabili per evitare il per- Kent M, Glass E, deLahunta A. (2000) Cerebellar cortical abiotrophy in a
petuarsi del problema di generazione in generazione. Pur- beagle. J Small Anim Pract. 41:321-323
troppo, nei casi ad esordio tardivo, i segni clinici della ma- Tatalick LM, Marks SL, Baszler TV. (1993) Cerebellar abiotrophy charac-
lattia possono comparire dopo che il soggetto è già stato av- terized by granular cell loss in a Brittany. Vet Pathol, 30:385-388
viato alla riproduzione. Anche i genitori e i fratelli della stes- Thomas JB, Robertson D. (1989) Hereditary cerebellar abiotrophy in Au-
stralian kelpie dogs. Aust Vet J, 66:301-302
sa e di altre cucciolate dovrebbero essere esclusi dalla ripro- van der Merwe LL, Lane E. (2001) Diagnosis of cerebellar cortical dege-
duzione, in quanto possibili portatori sani. neration in a Scottish terrier using magnetic resonance imaging. J
Small Anim Pract, 42:409-412
van Tongern SE, van Vonderen IK, van Nes JJ, van den Ingh TS.. (2000) Ce-
Bibliografia rebellar cortical abiotrophy in two Portuguese Podenco littermates.
Vet Q, 22:172-174
Willoughby K, Kelly DF. (2002) Hereditary cerebellar degeneration in th-
Barone G, Foureman P, deLahunta A. (2002) Adult-onset cerebellar cortical
ree full sibling kittens. Vet Rec, 151:295-298
abiotrophy and retinal degeneration in a domestic shorthair cat. J Am
Anim Hosp Assoc, 38:51-54
Berry ML, Blas-Machado U. (2003) Cerebellar abiotrophy in a miniature
schnauzer. Can Vet J, 44:657-659
Cantile C, Salvadori C, Modenato M, Arispici M, Fatzer R. (2002) Cere- Indirizzo per la corrispondenza:
bellar granuloprival degeneration in an Italian Hound. J Vet Med A Marco Bernardini - Libero professionista - Bologna
49:523-525 marco_bernardini@yahoo.com
30 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Tecniche di salvataggio delle vie urinarie


Dale E. Bjorling
DVM, MS, Dipl ACVS, Madison, Wisconsin, USA

Le tecniche di salvataggio delle vie urinarie vengono mes- Uretere


se in atto per ripristinare o rimpiazzare, temporaneamente o
permanentemente, l’attività dell’apparato urinario dopo che Le procedure di salvataggio dell’uretere consistono nel ri-
una sua porzione è andata distrutta o ha perso la propria fun- posizionamento dello stesso, del rene o della vescica per com-
zionalità. Rimpiazzare una porzione delle vie urinarie è spesso pensare una perdita di lunghezza ureterale, la realizzazione di
problematico, data la natura altamente specializzata dei vari un lembo vescicale (Boari) o la sostituzione dell’uretere. Que-
tratti di questo apparato. Lo scopo primario di qualsiasi proce- st’ultima è stata effettuata con un segmento di intestino, mate-
dura di salvataggio in questo settore deve essere quello di man- riale sintetico, tessuto vascolare o trapianto omologo, ma è ri-
tenere la funzione normale o conservare un livello accettabile sultata comunque decisamente infruttuosa.
di qualità della via sia per l’animale che per il cliente. La per- L’anastomosi o il reimpianto del tratto prossimale dell’ure-
cezione della qualità della vita può variare con la disponibilità tere è tecnicamente difficile. Le lesioni del terzo medio del
del proprietario a gestire le complicazioni postoperatorie. condotto vengono trattate preferibilmente mediante anastomo-
si, mentre per quelle del terzo distale si utilizza di norma il
Rene reimpianto dell’uretere stesso in vescica (neoureterovescico-
stomia). Per compensare una perdita di lunghezza dell’uretere,
Le procedure di salvataggio del rene sono limitate a quelle che è possibile mobilizzare il rene e la sua vascolarizzazione dalle
possono essere effettuate per preservare la porzione funzionale di loro inserzioni a livello del peritoneo e spostarli caudalmente.
un rene o quelle che costituiscono un’alternativa alla nefrectomia. Il rene può essere fissato in questa posizione suturando la sua
La riparazione delle lesioni dei vasi renali ed il reimpianto degli capsula alla fascia sottolombare. Una procedura analoga può
ureteri possono essere estremamente difficili, soprattutto se ven- essere effettuata per spostare la vescica in direzione craniale
gono tentate senza mezzi di ingrandimento. Un’ischemia senza (ancoraggio ai muscoli psoas).
raffreddamento per anche solo un’ora esita in una grave e poten-
zialmente irreversibile lesione del rene. Se il danno a carico del- Vescica
l’organo è limitato ad un solo polo, si può effettuare una nefrec-
tomia parziale per mantenere il tessuto renale funzionale. Una Le indicazioni più comuni per la cistectomia totale o sub-
malattia diffusa del rene impone una nefrectomia totale. Le son- totale sono l’invasione dell’organo da parte di una neoplasia o
de da nefrostomia convogliano l’urina attraverso la parete corpo- la perdita della funzione contrattile dovuta ad una prolungata
rea a partire dal bacinetto renale. Questi tubi vengono inseriti in sovradistensione o ad una malattia neurologica. Le alternative
previsione della risoluzione dell’ostruzione ureterale, ma si tratta attualmente disponibili per la diversione urinaria dopo cistec-
di un intervento che viene effettuato con scarsa frequenza in me- tomia totale o subtotale in medicina veterinaria non sono del
dicina veterinaria. La maggior parte delle lacerazioni renali può tutto soddisfacenti per periodi di tempo prolungati, principal-
essere chiusa con una sutura continua o a punti staccati in mate- mente a causa di problemi riferibili ad infezioni, incontinenza
riale assorbibile 3-0 o 4-0. L’emorragia proveniente dal parenchi- e squilibri elettrolitici.
ma renale può di solito essere controllata con l’applicazione di Il flusso di urina può essere deviato verso la superficie cutanea
una pressione digitale o con la legatura dei singoli vasi. eseguendo una cistostomia mediante sonda, una cistostomia diret-
La nefrectomia parziale viene facilitata dalla temporanea ta o una traslocazione del trigono o degli ureteri sulla cute. Anche
occlusione dei vasi renali. La perfusione del rene non va impe- se la cistostomia mediante sonda, la cistostomia e la ricollocazio-
dita per più di 30 minuti. La porzione di rene da asportare vie- ne cutanea del trigono esitano in un significativo rischio di infe-
ne identificata e rimossa. La vascolarizzazione del tessuto re- zione ascendente del tratto urinario, queste procedure (in partico-
nale da rimuovere viene isolata e legata con materiale da sutu- lare la cistostomia mediante sonda) offrono una valida alternativa
ra assorbibile. I difetti del bacinetto renale possono essere per la diversione urinaria temporanea, nel caso di animali affetti da
chiusi con una sutura continua semplice in materiale assorbi- condizioni inoperabili o clienti che desiderano limitare i costi.. La
bile di piccolo calibro (4-0 o 6-0). Il parenchima esposto viene cistostomia o il trasferimento cutaneo del trigono sono accompa-
ricoperto suturandolo al peritoneo parietale, sia in situ che rea- gnate da una perdita completa della continenza urinaria e si posso-
lizzando un lembo sieroso muscolare. In alternativa, il paren- no verificare gravi ustioni da urina della cute adiacente all’apertu-
chima esposto può essere ricoperto dall’omento o dalla super- ra. Nel cane e nel gatto è stato anche descritto l’inserimento per via
ficie sierosa di un’ansa di intestino (rattoppo sieroso). In as- percutanea di sonde da cistostomia. L’introduzione e la rimozione
senza di raffreddamento dell’organo, l’ischemia della durata di tali sonde applicate per via percutanea è stata accompagnata da
anche solo di un’ora esita nella perdita permanente di un certo difficoltà e si può verificare comunemente una dislocazione pre-
grado di funzione renale. matura. L’autore preferisce inserire le sonde da cistostomia attra-
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 31

verso un’incisione laparotomica utilizzando un tunnel sottocuta- Le due tecniche che sono state utilizzate con successo in am-
neo breve (2-4 cm) (anche se è stato suggerito l’uso di un tunnel bito clinico in medicina veterinaria per la diversione dell’urina nel
sottocutaneo di 15 cm). Come sonde da cistostomia per periodi di tratto gastroenterico integro sono l’anastomosi trigono-colica e
tempo prolungati (superiori ad un anno) sono state utilizzate con quella ureterocolica. L’incidenza della pielonefrite a distanza di 1-
successo anche quelle da gastrostomia a basso profilo studiate per 30 mesi dall’anastomosi trigonocolica nei cani normali era simile
l’impianto a lungo termine nello stomaco. La terapia antibiotica (33%; 4 cani su 12) a quella osservata 6 mesi dopo l’anastomosi
cronica non è consigliata, a meno che non sia presente un’infezio- ureterocolica in cani normali (40%; 2 cani su 5). A causa della ten-
ne sistemica, perché spesso esita nello sviluppo di ceppi batterici denza dei tumori maligni della vescica del cane ad invadere il tri-
resistenti ed è raro che riesca ad eliminare l’infezione del tratto uri- gono, l’impiego clinico dell’anastomosi trigonocolica è limitato al
nario mentre la sonda da cistostomia è ancora presente. trattamento delle disfunzioni neurologiche della vescica, dell’in-
È stato descritto un aumento della capacità vescicale dopo continenza intollerabile, delle malattie dell’uretra e dei traumi. Il
cistectomia parziale mediante enterocistoplastica, ma l’assor- reflusso cronico di urina contaminata dopo l’anastomosi uretero-
bimento dei costituenti urinari, l’aumento della frequenza del- colica conduce invariabilmente a pielonefrite e perdita della fun-
la minzione ed il costante sviluppo di infezioni limitano l’uti- zione renale. Nessuna delle tecniche descritte per prevenire il re-
lità di queste procedure in medicina veterinaria. flusso di urina ha avuto un successo uniforme. Oltre all’infezione
Varie porzioni del tratto gastroenterico, come lo stomaco ed del tratto urinario, dopo la diversione dell’urina nel tratto gastroen-
il piccolo e grosso intestino, sono state utilizzate come condotti terico integro sono state osservate numerose complicazioni. Molti
o serbatoi per l’urina nell’uomo e negli animali. A meno che non proprietari trovano discutibile il cattivo odore e la consistenza ac-
venga adattato allo stoma un dispositivo apposito, è necessario quosa delle feci. Occasionalmente si verifica la perdita della conti-
mettere in atto una procedura per garantire la continenza. Le val- nenza fecale e ciò, in associazione con la modificazione dell’odo-
vole di sintesi non si sono dimostrate del tutto soddisfacenti. Tut- re e della consistenza delle feci, può rendere l’animale del tutto in-
te queste tecniche sono state associate ad un certo grado di as- soddisfacente come soggetto da compagnia da tenere in casa. L’i-
sorbimento dei costituenti urinari. L’entità del riassorbimento perazotemia che si riscontra dopo l’anastomosi ureterocolica può
urinario da parte dei condotti e dei serbatoi intestinali viene de- essere la conseguenza della disidratazione, dell’ostruzione uretera-
terminata parzialmente dalla durata dell’esposizione dell’intesti- le, della disfunzione renale o dell’aumento dell’assorbimento del-
no all’urina. Di conseguenza, il riassorbimento urinario è mino- l’urea. Nei cani sottoposti ad anastomosi ureterocolica si è osser-
re nei condotti intestinali che si limitano unicamente a veicolare vato lo sviluppo di disfunzioni neurologiche comprendenti atassia,
l’urina verso la superficie ed hanno una scarsa capacità di serba- stupore, demenza, aggressività e maneggio, che possono essere
toio. La diversione dell’urina attraverso un segmento intestinale dovuti all’iperammoniemia da aumento dell’assorbimento intesti-
isolato può esitare in iperazotemia, ipercloremia, ipokalemia ed nale di ammoniaca. L’acidosi metabolica accompagnata da iper-
acidosi. Queste ultime due si possono avere meno frequente- cloremia costituisce un riscontro comune dopo l’anastomosi ure-
mente quando si utilizzano lo stomaco o il tratto inferiore del te- terocolica nel cane e nell’uomo ed è stata attribuita all’assorbi-
nue. Altre complicazioni di questa forma di diversione urinaria mento di ioni idrogeno o ammonio in associazione con ioni cloro.
sono rappresentate da infezione del tratto urinario, secrezione di
muco e formazione di calcoli. Data la necessità di cateterizza- Uretra
zione intermittente per il drenaggio dell’urina, negli animali i
condotti intestinali isolati ed i serbatoi in genere non sono sod- Le affezioni dell’uretra vanno trattate preferibilmente con la re-
disfacenti per questo scopo. Recentemente, sono stati descritti sezione e l’anastomosi dell’uretra stessa o la realizzazione di un’u-
buoni risultati in seguito all’impianto degli ureteri nel moncone retrostomia prossimale alla lesione. Come già ricordato, se si è avu-
uterino in cagne ovariectomizzate di proprietà. Tuttavia, questi ta la perdita della funzione uretrale si deve anche prendere in con-
animali presentavano un’incontinenza urinaria completa. La tra- siderazione il ricorso, temporaneo o permanente, alla cistostomia
sposizione degli ureteri o del trigono nel tratto gastroenterico in- mediante sonda o diretta oppure alle tecniche di diversione dell’u-
tegro è la forma di diversione chirurgica dell’urina attualmente rina. Nel cane è stata descritta la sostituzione del tratto prossimale
utilizzata con maggiore frequenza in medicina veterinaria. dell’uretra con un lembo vescicale ventrale, ma a questa procedu-
La diversione urinaria nel tratto gastroenterico integro offre ra è stata associata la comparsa di incontinenza (transitoria a pro-
molti vantaggi per gli animali rispetto ad altre forme di devia- lungata). L’uso di sostanze di sintesi per la sostituzione dell’uretra
zione del flusso: la vescica può essere completamente rimossa, non ha avuto successo, principalmente a causa di problemi corre-
la continenza urinaria viene mantenuta, si offre all’animale una lati al rigetto dell’impianto ed alla perdita di continenza dovuta al-
vita di qualità ragionevolmente accettabile e si mantiene la fun- l’assenza dello sfintere uretrale. Anche se l’uretra può essere rim-
zione renale almeno per parecchi mesi dopo l’intervento. L’im- piazzata con un segmento isolato di intestino, è difficile mantenere
pianto degli ureteri nel tratto gastroenterico in posizione situa- la continenza e consentire la minzione normale. Nei cani maschi,
si può prendere in considerazione l’anastomosi extrapelvica del
ta oralmente al colon è stato abbandonato nell’uomo a causa di
condotto. Tuttavia, se si dispone di un tratto di uretra prossimale di
un relativo incremento dell’assorbimento dei componenti del-
lunghezza adeguata, l’uretrostomia prepubica resta l’opzione più
l’urina dovuto ad un prolungamento della durata dell’esposi-
ragionevole nei cani e nei gatti (sia maschi che femmine).
zione all’urina stessa ed alle differenze fisiologiche fra grosso
e piccolo intestino. I problemi che derivano da questa forma di
diversione urinaria sono stati associati principalmente a distur-
Indirizzo per la corrispondenza:
bi metabolici dovuti all’assorbimento di urea, ammoniaca, Dale E. Bjorling, DVM, MS, Professor and Chair
elettroliti e ioni e (nell’uomo) allo sviluppo di neoplasie del co- Department of Surgical Sciences, School of Veterinary Medicine
lon a distanza di parecchi anni dall’intervento chirurgico. University of Wisconsin-Madison, USA
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Ostruzione delle vie urinarie


Dale E. Bjorling
DVM, MS, Dipl ACVS, Madison, Wisconsin, USA

Valutazione iniziale Alleviare l’ostruzione

Nella maggior parte dei casi, nella clinica dei piccoli ani- L’inserimento di un catetere uretrale è il mezzo più
mali l’ostruzione uretrale è dovuta ai calcoli nel cane o ad diretto per alleviare l’ostruzione uretrale. Sfortunata-
una combinazione di cristalli di struvite e muco nel gatto mente, spesso si rivela estremamente difficile. La seda-
(una condizione comunemente indicata col termine di sin- zione con ketamina da sola (1-5 mg/kg IV) o con un’as-
drome urologica felina o FUS). Il problema si può anche ve- sociazione di ketamina (1-5 mg/kg IV) e diazepam
rificare come conseguenza di una neoplasia o dello sposta- (0,1-0,25 mg/kg IV) o xilazina (nel cane; 0,5-1,0 mg/kg
mento della vescica attraverso un’ernia perineale o altri di- IV) può facilitare la cateterizzazione. In alternativa, si
fetti della parete addominale caudale. Il carcinoma delle cel- possono somministrare propofolo o barbiturici per otte-
lule di transizione che si sviluppa a partire dalla vescica o nere il grado desiderato di sedazione o un piano legge-
dall’uretra è il più comune disordine neoplastico capace di ro di anestesia, oppure ci si può servire di una masche-
causare un’ostruzione delle vie urinarie. Le lesioni dell’ure- ra facciale per somministrare un anestetico inalatorio
tra possono esitare nello sviluppo di tessuto cicatriziale che ed ossigeno.
porta all’obliterazione del condotto. In rari casi, all’ostruzio- Nei gatti maschi, si può riuscire a rimuovere un tap-
ne uretrale possono essere associate lesioni acute dell’uretra po mucoso dall’uretra peniena con il massaggio del pe-
o dell’osso del pene. ne. La cistocentesi decomprime la vescica e spesso alle-
Le ostruzioni uretrali portano rapidamente a disturbi via la pressione sull’ostruzione, consentendo il passag-
metabolici che esitano in malattia sistemica; la condizione gio del catetere. In presenza di un’ostruzione uretrale,
è quindi un’emergenza assoluta. L’iperazotemia associata con la palpazione di solito si riesce ad identificare facil-
all’ostruzione uretrale può causare vomito e gli animali mente la vescica, che viene immobilizzata contro la pa-
colpiti sono spesso disidratati. La ritenzione di ioni idroge- rete corporea dopo aver effettuato la tosatura del pelo
no determinata dal blocco delle vie di deflusso dell’urina e sul fianco o sulla parte ventrale della parete stessa.
la perdita di fluidi dovuta al vomito conducono ad un’aci- Attraverso quest’ultima si introduce un ago raccorda-
dosi metabolica. Questa è spesso accompagnata da iperka- to ad una siringa o ad un deflussore, spingendolo nella ve-
lemia. Il trattamento deve essere volto ad alleviare l’ostru- scica secondo un’angolazione tale da far sì che man ma-
zione uretrale e trattare la deplezione volumetrica e l’aci- no che l’organo viene decompresso la punta dell’ago resti
dosi metabolica. comunque all’interno del suo lume. Nel cane, la vescica
Negli animali con grave depressione e disidratazione, è eventualmente dislocata attraverso un’ernia perineale
necessario avviare la correzione dell’acidosi metabolica e spesso può essere riportata in cavità addominale, dopo
della disidratazione prima ancora di trattare direttamente il aver praticato la cistocentesi, applicando simultaneamen-
problema primario. Può sembrare che la somministrazione te una pressione esterna ed inserendo un dito nel retto per
di fluidi per via endovenosa sia controindicata nei soggetti spingere il collo dell’organo in addome.
con ostruzione uretrale, ma si presume che questa venga al- Nel gatto, se non è possibile introdurre un catetere, di
leviata o che l’urina venga drenata dalla vescica mediante solito è preferibile eseguire molteplici interventi di cisto-
cistocentesi o cistostomia. Di conseguenza, si deve inseri- centesi piuttosto che ricorrere ad un’uretrostomia di emer-
re un catetere endovenoso ed infondere una soluzione elet- genza.
trolitica bilanciata. La fluidoterapia endovenosa va effet- È stato ipotizzato che nei gatti maschi l’ostruzione ure-
tuata alla velocità iniziale di 90 ml kg/24 ore nel cane e 65 trale dovuta alla cristalluria da struvite ed ai tappi di mu-
ml kg/24 ore nel gatto. La maggior parte degli animali con co possa essere alleviata con l’impiego di uno speciale
ostruzione uretrale è iperkalemica, ma risolvendo l’ostru- adattatore per gli apparecchi ad ultrasuoni normalmente
zione uretrale ed attuando la fluidoterapia endovenosa si utilizzati per l’ablazione del tartaro dentale. Questa opera-
correggono gli squilibri elettrolitici, a condizione che la zione esita nell’applicazione di una notevole quantità di
funzione cardiovascolare e quella renale siano normali. La calore sulla superficie dell’uretra e va effettuata con mol-
diuresi postoperatoria è comune dopo la risoluzione dell’o- ta cautela o non effettuata affatto.
struzione delle vie urinarie e la somministrazione di fluidi Si può anche introdurre un catetere da cistostomia per
deve andare di pari passo con la produzione di urina, oltre consentire la diuresi ed il ripristino di un normale stato
a rimpiazzare ogni eventuale deficit e soddisfare i fabbiso- metabolico prima di anestetizzare il gatto per sottoporlo
gni di mantenimento. ad intervento chirurgico.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 33

Uretrotomia nel cane maschio tere viene sfilato quando non è più necessario. Se la cisto-
stomia mediante sonda è stata lasciata in posizione per non
Nei cani maschi, i calcoli si arrestano spesso nell’uretra più di due settimane, la parete vescicale di solito si chiude
all’interno dell’osso del pene o in posizione immediatamen- senza bisogno di intervenire chirurgicamente. Se invece il
te caudale ad esso. Mentre può essere difficile accedere chi- tubo è rimasto in posizione per parecchie settimane, è ne-
rurgicamente all’uretra all’interno dell’osso penieno, l’ure- cessario effettuare la revisione chirurgica della parete stessa
trotomia caudalmente allo stesso può essere effettuata con e la chiusura primaria della breccia in anestesia generale.
una sedazione minima e con l’infiltrazione della cute con un
anestetico locale. Bisogna fare attenzione ad incidere l’ure-
tra lungo la linea mediana, evitando i corpi cavernosi. La ca- Uretrostomia nel cane maschio
teterizzazione può facilitare l’identificazione del condotto.
Si deve introdurre un catetere dalla punta del pene fino in ve- Come già ricordato, di solito è preferibile evitare di ese-
scica per accertare la pervietà dell’intera uretra. La decisio- guire un intervento chirurgico prolungato (come un’uretro-
ne di chiudere l’uretrotomia suturandola oppure lasciarla stomia) in un animale iperazotemico. Il danno permanente
guarire per seconda intenzione viene lasciata alla discrezio- dell’uretra può essere trattato mediante realizzazione di
ne del chirurgo, perché si ottiene una guarigione soddisfa- un’uretrostomia.
cente indipendentemente dal fatto che la breccia venga sutu- Nei cani maschi, l’intervento può essere effettuato in se-
rata oppure no. Tuttavia, in alcuni animali se l’uretrotomia de perineale, scrotale, prescrotale o prepubica. Di solito si
viene lasciata aperta si ha un’emorragia persistente. preferisce la localizzazione scrotale, perché a questo livello
l’uretra è situata superficialmente ed ha un diametro suffi-
ciente a consentire la realizzazione di un’apertura soddisfa-
Cistostomia e cistostomia mediante sonda cente, e si incontra un’emorragia di minima entità. L’esecu-
zione dell’uretrostomia in sede perineale nel cane maschio
L’uretra può anche essere aggirata, realizzando una ci- ha determinato un’elevata incidenza di ustioni da urina del-
stostomia o una cistostomia mediante sonda. Con una cisto- la parte posteriore degli arti. La localizzazione prescrotale
stomia si realizza un’apertura diretta fra la vescica e la su- non comporta alcun particolare vantaggio, fatta eccezione
perficie cutanea, che esita in un costante scolo di urina. Le per la possibilità di conservare i testicoli. È necessario stare
potenziali complicazioni sono rappresentate da cistite batte- attenti ad evitare che questi ultimi facciano ernia attraverso
rica, infezione ascendente e ustioni da urina della cute a li- l’incisione praticata per realizzare l’uretrostomia prescrota-
vello dell’apertura cistostomica. Per queste ragioni, general- le. Le opzioni per l’uretrostomia nei gatti maschi sono limi-
mente si sconsiglia la realizzazione di una cistostomia per- tate alla sede perineale ed a quella prepubica e solo que-
manente. st’ultima può essere effettuata nelle gatte e nelle cagne.
Le cistostomie mediante sonda consistono nell’introdu- Un punto chiave per la realizzazione soddisfacente di
zione di un catetere attraverso la parete corporea e possono un’uretrostomia in qualsiasi sede è l’inserimento delle sutu-
essere utilizzate per deviare il flusso di urina su base tempo- re fra la mucosa uretrale e la cute, che devono avere una ten-
ranea o per parecchie settimane o mesi negli animali affetti sione minima. Di solito, non si lascia alcun catetere uretrale
da malattie non suscettibili di un trattamento chirurgico di- in sede dopo l’intervento. I proprietari devono essere infor-
retto. Si pratica un’incisione dell’addome lungo il tratto cau- mati del fatto che gli animali mostrano comunemente delle
dale della linea mediana ventrale. Attraverso la parete cor- emorragie dopo la minzione per i 10-14 giorni successivi al-
porea, a livello di un’incisione penetrante realizzata in posi- l’operazione. Questo problema di solito diminuisce col tem-
zione paramediana, si introduce un catetere di Foley o un ca- po. Tuttavia, dopo la rimozione delle suture, per alcuni gior-
tetere con la punta a fungo (Pezzar) di dimensioni appro- ni si può osservare un’emorragia dopo la minzione. Il san-
priate (8-12 Fr). Nella parete della vescica si applica una su- guinamento viene promosso dalla presenza dell’urochinasi,
tura a borsa di tabacco in materiale monofilamento non as- un attivatore del plasminogeno nell’urina. Inoltre, il movi-
sorbibile (polipropilene 3-0 o 4-0). Il catetere viene inserito mento meccanico dell’urina attraverso la linea di sutura può
nella vescica attraverso un’incisione penetrante praticata al determinare la dislocazione dei coaguli. L’emorragia è di so-
centro della sutura a borsa di tabacco. Quest’ultima viene lito autolimitante.
serrata ed annodata. Fra la superficie sierosa della vescica ed
il peritoneo si applicano 4-6 suture in materiale assorbibile o
non assorbibile, in modo tale da circondare la sonda da ci- Uretrostomia nel gatto maschio
stostomia. Prima di serrare queste suture si applica l’omen-
to intorno al tubo in modo da ridurre al minimo il rischio di Nel gatto maschio, l’uretrostomia può essere effettuata in
filtrazioni di urina. L’incisione addominale viene chiusa se- sede perineale o prepubica, ma si preferisce la prima. Il gat-
condo la procedura di routine. Il catetere viene fissato alla to viene posto in decubito ventrale con il treno posteriore
superficie cutanea e raccordato ad un sistema di raccolta sollevato. Intorno all’ano si applica una sutura a borsa di ta-
chiuso e sterile per ridurre al minimo il rischio di infezioni bacco, si pratica un’incisione ellittica intorno allo scroto ed
ascendenti. In alternativa, può essere tappato per poi svuota- al prepuzio e, nel caso dei gatti interi, si esegue la castrazio-
re la vescica con cadenza intermittente (3-4 volte al giorno). ne. Mediante dissezione con strumenti taglienti e per via
La ferita attraverso la quale il catetere fuoriesce dalla cute va smussa, si libera il pene dalle sue inserzioni all’interno del
trattata quotidianamente con una pomata antisettica. Il cate- canale pelvico e si identificano i muscoli ischiocavernosi. È
34 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

necessario individuare l’origine di questi ultimi a livello del- Uretrostomia prepubica


l’ischio e poi reciderli in questo punto. Ciò riduce al minimo
l’emorragia, che potrebbe essere profusa nel caso che l’inci- L’uretrostomia prepubica si effettua lungo la linea me-
sione venisse praticata attraverso i muscoli stessi. Il pene è diana ventrale nelle gatte e nelle cagne e in posizione para-
unito al pube da tessuto fibroso, che deve essere sconti- prepuziale nei cani maschi. Per mantenere la continenza uri-
nuato. L’organo viene isolato mediante dissezione per via naria dopo l’intervento, è essenziale che l’innervazione del
smussa e con strumenti taglienti; tuttavia, è necessario sta- collo vescicale e del tratto prossimale del condotto vengano
re attenti a ridurre al minimo la dissezione nella parte dor- preservati e che si conservi la maggior quantità possibile di
sale, per preservare l’innervazione. Sulla faccia dorsale uretra normale. Il proprietario deve essere informato prima
dell’organo, si identifica e si asporta il muscolo retrattore dell’intervento del rischio di incontinenza dopo l’operazio-
del pene (o i suoi residui nei gatti maschi castrati). La dis- ne, benché questa non sia risultata una complicazione co-
sezione deve continuare in direzione craniale fino a che mune di questa procedura.
non si identificano le ghiandole bulbouretrali. Prima di in- Si preserva la maggior quantità possibile di uretra intra-
cidere l’uretra, è necessario effettuare una dissezione suf- pelvica e l’uretra viene fatta passare attraverso la parete ad-
ficiente a consentire di portare queste ultime sino a livello dominale in modo da non formare brusche curvature, evi-
dell’incisione cutanea senza che vengano retratte nel ca- tando di piegarla in modo acuto, perché ciò potrebbe ostruir-
nale pelvico. Per facilitarne l’identificazione, si può intro- la. La breccia nella parete addominale cranialmente e cau-
durre nell’uretra un catetere. dalmente alla sede dell’uretrostomia viene chiusa e si prati-
L’uretra viene incisa lungo la linea mediana dorsale, ca un’incisione longitudinale (0,5- 1,0 cm) sulla faccia ven-
iniziando distalmente e procedendo verso le ghiandole trale dell’estremità distale dell’uretra. I margini dell’apertu-
bulbouretrali. All’estremità craniale dell’incisione uretra- ra uretrale vengono uniti alla cute con una sutura a punti
le, il diametro del condotto deve essere di circa 4-5 mm. staccati in materiale monofilamento non assorbibile 4-0, in
La parete dell’uretra viene unita alla cute con una sutura a modo da realizzare la sede dell’uretrostomia. Per il resto, la
punti staccati in materiale monofilamento non assorbibile ferita cutanea viene chiusa secondo le procedure di routine.
4-0 o 5-0 iniziando dall’estremità craniale dell’incisione.
Le suture devono essere poste alternativamente sul lato si-
nistro e sul destro per un tratto di circa 1-1,5 cm dall’e- Trattamento postoperatorio
stremità craniale dell’incisione uretrale. Il pene viene re-
ciso in questa sede e la sua parte distale viene eliminata in- Il trattamento chirurgico della FUS o della litiasi nel ca-
sieme allo scroto. Intorno al corpo dell’organo si può ap- ne e nel gatto prevede di affrontare la presenza dell’ostru-
plicare una sutura da materassaio in materiale assorbibile zione o dei calcoli e può diminuire il potenziale rischio di
4-0 per controllare l’emorragia. La parte restante della fe- ostruzione uretrale in un momento successivo, ma l’inter-
rita viene chiusa secondo le procedure di routine. Si toglie vento chirurgico non tratta l’infezione né previene la forma-
dall’ano la sutura a borsa di tabacco e si applica all’ani- zione di calcoli in futuro. È quindi essenziale effettuare nel
male un collare di Elisabetta per evitare l’automutilazione. corso dell’intervento un prelievo accurato di materiale da de-
La complicazione più comune che si riscontra immediata- stinare agli esami colturali e trattare gli animali con un anti-
mente dopo l’intervento è rappresentata dall’emorragia. Il biotico efficace e con un’appropriata modificazione della
controllo di quest’ultima può richiedere la sedazione o dieta. Il rigoroso rispetto della giusta dieta può praticamente
l’applicazione di una pressione diretta. A condizione che eliminare la formazione dei calcoli in alcuni cani e quella dei
dopo l’intervento venga eliminato un flusso di urina sod- tappi uretrali in alcuni gatti. Il proprietario deve essere infor-
disfacente, non si deve far alcun tentativo per rimuovere i mato della necessità di non offrire all’animale nulla di di-
coaguli di sangue che si formano a livello della sede del- verso dalla dieta prescritta. Sfortunatamente, al momento
l’uretrostomia. Altre complicazioni che possono insorgere non è disponibile alcuna formulazione che risulti costante-
entro giorni o mesi dall’intervento sono rappresentate da mente efficace per rimpicciolire o prevenire la formazione
infezioni, fuoriuscita di urina con conseguente necrosi tis- dei calcoli di ossalato di calcio. L’infezione del tratto urina-
sutale, ernia perineale e formazione di stenosi con conse- rio va trattata per un periodo minimo di due settimane con
guente ostruzione uretrale. La formazione delle stenosi un antibiotico che si sia dimostrato efficace sulla base dei ri-
nella maggior parte dei casi è dovuta al fatto che la por- sultati degli esami colturali e degli antibiogrammi; inoltre,
zione intrapelvica del pene non è stata adeguatamente li- per assicurarsi che l’infezione sia stata eliminata bisogna ef-
berata dalle sue inserzioni fibrose, per cui si verifica fettuare il prelievo di un campione di urina da destinare agli
un’eccessiva tensione delle suture applicate fra l’uretra e esami colturali dopo che la terapia antibiotica sia stata so-
la cute. Secondo l’esperienza dell’autore, questa evenien- spesa da almeno 7 giorni.
za è spesso associata alla mancata liberazione dei muscoli
ischiocavernosi dalla loro origine. La formazione di ste-
nosi può anche dipendere da un’imprecisa apposizione
Indirizzo per la corrispondenza:
della mucosa dell’uretra alla cute. Fortunatamente, di so- Dale E. Bjorling, DVM, MS
lito è possibile effettuare la revisione chirurgica di una ste- Professor and Chair
nosi di un’uretrostomia in posizione perineale. Qualora Department of Surgical Sciences
ciò fosse impossibile, si deve prendere in considerazione School of Veterinary Medicine
l’esecuzione di un’uretrostomia prebubica. University of Wisconsin-Madison, USA
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 35

Incontinenza urinaria e chirurgica


Dale E. Bjorling
DVM, MS, Dipl ACVS, Madison, Wisconsin, USA

Col termine di incontinenza urinaria si indica la ritenzio- za. L’incontinenza urinaria dovuta all’incompetenza del
ne o emissione inappropriata di urina, anche se di solito l’e- meccanismo dello sfintere nelle cagne ovariectomizzate
spressione viene comunemente riferita ad un’emissione spesso risponde alla terapia con estrogeni (DES 0,5-1,0
inappropriata di urina o all’incapacità di ritenerla. In condi- mg/die per 5-7 giorni, seguiti dalla stessa dose ogni 5-14
zioni normali la continenza urinaria viene mantenuta da una giorni), ed è stato ipotizzato che questi ormoni esercitino il
varietà di forze che agiscono sull’uretra, come il tono della loro utile effetto aumentando la contrattilità della muscola-
muscolatura liscia e striata, la tensione elastica all’interno tura liscia e la sensibilità alla stimolazione alfa-adrenergica
della parete uretrale, la pressione endoaddominale che agi- ed incrementando l’elasticità uretrale.2 Tuttavia, l’esatto
sce sulla superficie esterna del condotto e la lunghezza del- meccanismo con cui gli estrogeni intervengono positiva-
lo stesso. Questi fattori combinati costituiscono il meccani- mente nel trattamento dell’incontinenza urinaria nelle cagne
smo dello sfintere uretrale.1,2 Le fibre elastiche all’interno ovariectomizzate non è chiaro. Per trattare l’incontinenza
dell’uretra nella cagna sono orientate in direzione longitudi- urinaria associata all’incompetenza dello sfintere uretrale
nale ed è stato ipotizzato che il tessuto elastico non contri- anche nelle cagne ovariectomizzate che non rispondono alla
buisca in modo significativo alla continenza urinaria nelle terapia con estrogeni, sono stati utilizzati efficacemente gli
femmine di questa specie animale. Nel cane, l’incontinenza agonisti alfa-adrenergici come la fenilpropanolamina (1,5-
urinaria conseguente all’abnorme funzione del meccanismo 3,0 mg/kg ogni 8 ore). Nei cani maschi, rispetto alle femmi-
dello sfintere uretrale si ha più comunemente nelle femmine; ne, questa terapia risulta di gran lunga meno efficace per il
tuttavia, l’incompetenza di questo meccanismo è stata se- trattamento dello stesso problema. In alcuni cani sono stati
gnalata anche nei maschi.3,4 utilizzati gli anticolinergici come la ossibutinina (0,2 mg/kg
Come causa di incontinenza urinaria è stata ipotizzata la ogni 8-12 ore) per sopprimere le contrazioni vescicali spa-
riduzione della lunghezza dell’uretra,2 e questa condizione, stiche che possono contribuire all’incontinenza urinaria. La
così come la diminuzione della lunghezza della porzione di terapia medica dell’incontinenza urinaria non è priva di
uretra attraverso la quale la pressione intrauretrale supera la complicazioni e in seguito alla somministrazione di DES in
pressione vescicale a riposo, è stata correlata all’incontinenza alcuni cani sono stati segnalati casi di soppressione midolla-
urinaria nelle cagne. Si ritiene che la dislocazione caudale del re fatale. La fenilpropanolamina può causare ipertensione,
collo vescicale nel canale pelvico (“vescica pelvica”) accorci diarrea o iperattività/ipereccitabilità. I potenziali effetti col-
l’uretra e impedisca l’esposizione della parete uretrale alla laterali indesiderabili della ossibutinina sono rappresentati
pressione endoaddominale; la condizione è stata correlata al- da vomito, ileo, costipazione e ritenzione urinaria.
l’incontinenza urinaria in cani di entrambi i sessi.3,5 Benché
nel cane la vescica pelvica si possa osservare senza che sia
presente anche l’incontinenza urinaria, si ritiene che, nei casi Trattamento chirurgico dell’incontinenza
in cui le due condizioni sono concomitanti, a determinare l’in- urinaria
sufficienza del meccanismo dello sfintere uretrale contribui-
sca in modo significativo la localizzazione intrapelvica del Il trattamento chirurgico dell’incontinenza urinaria nel
collo vescicale e del tratto prossimale dell’uretra.5 cane e nel gatto è stato volto ad aumentare la resistenza al
flusso di urina attraverso l’uretra con una varietà di tecniche,
nessuna delle quali ha ottenuto un successo uniforme. L’inie-
Trattamento medico dell’incontinenza zione periuretrale di collagene è stata impiegata per trattare
urinaria efficacemente l’incontinenza urinaria nella donna, mentre
nelle cagne colpite dalla medesima condizione si sono otte-
L’infezione del tratto urinario può contribuire a determi- nuti risultati incoraggianti in seguito all’iniezione periuretra-
nare l’irritazione della vescica e perciò in tutti gli animali le di collagene o di politetrafluoroetilene (Teflon) in pasta.
portati alla visita a causa di un’incontinenza urinaria si ren- Tuttavia, questa tecnica non è stata valutata in modo estensi-
de necessaria un’accurata valutazione per rilevare la presen- vo in medicina veterinaria. Nelle cagne sono stati utilizzati a
za di questo problema. La vaginite cronica o la dermatite pe- livello sperimentale degli sfinteri artificiali che possono esse-
rivulvare (spesso associata a vulva introflessa) può contri- re sgonfiati per consentire la minzione e poi reinsufflati per
buire ad un’infezione persistente del tratto urinario. Il pro- mantenere la continenza, ma non sono pratici per l’impiego
cesso infettivo va affrontato in modo aggressivo prima di ini- clinico. Analogamente, nella specie canina è stata descritta
ziare il trattamento delle altre eventuali cause di incontinen- sperimentalmente, ma non valutata clinicamente, la realizza-
36 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

zione di uno sfintere uretrale con un lembo di tessuto prele- tetere uretrale per alleviarla.6 Qualora si dovesse verificare
vato dal muscolo gracile o dal sartorio. Le tecniche chirurgi- un’ostruzione uretrale parziale, di solito è possibile rimuo-
che che sembrano avere la massima applicazione clinica per vere il catetere e lasciare che l’animale urini spontaneamen-
il trattamento dell’incontinenza urinaria nel cane e nel gatto te entro 3-5 giorni dall’intervento. In rari casi, può essere ne-
sono rappresentate da colposospensione, applicazione di im- cessario rimuovere i punti di sutura applicati fra vagina e
bracature o suture per aumentare la resistenza al flusso di uri- tendine prepubico per trattare l’ostruzione uretrale persisten-
na nell’uretra e procedure di allungamento uretrale. te. Come già ricordato, secondo quanto riferito in letteratu-
ra, questa procedura, da sola o in associazione con la terapia
medica, determina nella maggior parte dei cani un significa-
Colposospensione tivo miglioramento dell’incontinenza urinaria.7

La colposospensione consiste nell’applicare delle suture


fra la parte craniale della vagina ed il tendine prepubico, in Cistouretropessi
modo da riportare il collo vescicale ed il tratto prossimale
dell’uretra in posizione endoaddominale, ed è stata effet- Un altro intervento che è stato descritto per riportare il
tuata per trattare nelle cagne l’incontinenza urinaria da in- collo vescicale ed il tratto prossimale dell’uretra in posizio-
competenza del meccanismo dello sfintere uretrale.6,7 Se- ne endoaddominale ed al tempo stesso aumentare la resi-
condo quanto segnalato in letteratura, la colposospensione stenza al flusso di urina attraverso l’uretra è la cistouretro-
risulta risolutiva in oltre il 50% degli animali trattati, men- pessi.8,9 Si esegue una laparotomia ventrale e si applicano
tre nella maggior parte dei casi restanti si riscontra un si- preventivamente 4-10 suture orizzontali da materassaio in
gnificativo miglioramento clinico.7 Si presume che i benefi- materiale non assorbibile 2-0 o 4-0 attraverso il piano siero-
ci effetti di questa procedura siano dovuti all’esposizione muscolare del tratto prossimale dell’uretra e del collo della
del collo vescicale e del tratto prossimale dell’uretra alla vescica e la parete addominale (a tutto spessore), su ciascun
pressione endoaddominale, nonché all’allungamento dell’u- lato dell’uretra. Con un catetere uretrale in posizione le su-
retra ed al fatto che questa viene portata in prossimità del ture vengono strette ed annodate, dopodiché si inserisce un
pube. Tuttavia, il contributo relativo di ognuno di questi fat- catetere da cistostomia e si chiude la parete addominale. Nel
tori non è chiaro.1 Esaminando gli effetti della colposo- periodo postoperatorio, i cateteri uretrali vengono lasciati in
spensione sul profilo della pressione uretrale immediata- sede per almeno 24 ore e quelli da cistostomia possono es-
mente dopo l’intervento chirurgico, è stato rilevato che que- sere utilizzati anche per mantenere la decompressione della
sta procedura aumenta significativamente la lunghezza del vescica. In uno studio su 10 cani, la maggior parte dei sog-
tratto funzionalmente attivo del profilo e la pressione mas- getti trattati ha manifestato segni di disuria, ma tutti sono
sima di chiusura uretrale e diminuisce significativamente la stati infine in grado di urinare spontaneamente. I risultati so-
percentuale di deviazioni pressorie al di sotto della pressio- no stati considerati eccellenti in due cani su 10 e buoni in 4
ne intravescicale a riposo. La colposospensione è parsa au- cani su 10.8 In un altro studio su 100 cagne trattate median-
mentare la lunghezza uretrale nella maggior parte delle ca- te uretropessi per incontinenza urinaria da incompetenza del
gne sottoposte all’intervento, ma questo risultato non è sta- meccanismo dello sfintere, 56 casi sono stati completamen-
to costantemente correlato all’esito funzionale.7 te risolti mediante intervento chirurgico, 27 sono diventati
Prima di eseguire una colposospensione, si introduce in meno incontinenti e 17 non hanno risposto affatto (9 anima-
vescica un catetere uretrale. Si pratica una laparotomia lun- li) o hanno mostrato un iniziale miglioramento della funzio-
go il tratto caudale della linea mediana e si identifica la ne urinaria, ma in seguito hanno presentato delle recidive (8
giunzione fra uretra e vagina procedendo mediante disse- animali).9 Di questi 17 animali, 9 furono sottoposti ad un se-
zione per via smussa e con strumenti taglienti. Sulla faccia condo intervento di uretropessi, che ha portato alla risolu-
craniale della vescica si può applicare una sutura di anco- zione del problema in 6 casi e ad un miglioramento negli al-
raggio, da utilizzare per esercitare una tensione utile a faci- tri 3. Complicazioni postoperatorie si sono osservate in 21
litare la dissezione. Le pareti laterali della vagina, adiacen- cani e sono state rappresentate da aumento della frequenza
ti all’orifizio uretrale vengono identificate ed afferrate con della minzione (in 14), disuria (in 6) ed anuria (in 3). Come
pinze atraumatiche (Babcock). Se la parte craniale della va- per gli altri interventi finalizzati ad aumentare la tensione al-
gina non può essere raggiunta attraverso l’approccio addo- l’interno della parete dell’uretra, le complicazioni più comu-
minale, un assistente può introdurre una sonda smussa non ni in entrambi questi studi sono state la disuria transitoria o
sterile nel lume dell’organo ed effettuarne il lavaggio cra- persistente conseguente all’ostruzione uretrale ed il mancato
nialmente, in modo da consentire al chirurgo di afferrarla. miglioramento.
Fra la parte craniale della vagina ed il tendine prepubico, su
ciascun lato della linea mediana ventrale, si applicano pre-
ventivamente due suture in materiale non assorbibile mono- Imbracature uretrali
filamento 2-0. Quando queste suture vengono strette ed an-
nodate, si deve muovere il catetere uretrale per assicurarsi In associazione con la colposospensione, per aumentare
che l’uretra non sia stata ostruita. L’addome viene chiuso ulteriormente la resistenza al flusso attraverso l’uretra sono
secondo la procedura di routine. state realizzate delle imbracature utilizzando materiali sinte-
Nel periodo postoperatorio si può osservare un’ostruzio- tici10 o lembi ottenuti a partire dalla parete vescicale11. I ri-
ne urinaria transitoria e può essere necessario inserire un ca- sultati di queste procedure erano simili a quelli descritti in
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 37

seguito all’esecuzione della sola colposospensione e non è una modificazione dell’intervento di colposospensione uti-
chiaro se esista o meno un vantaggio nell’impiego della pro- lizzato nelle cagne.4 Questa procedura prevede l’impiego dei
cedura combinata. Le tecniche di imbracatura sono finaliz- dotti deferenti per fissare il collo vescicale e la parte prossi-
zate ad esercitare una forza compressiva sul tratto prossima- male dell’uretra in posizione endoaddominale. I cani interi
le dell’uretra utilizzando materiale di sintesi o lembi vesci- vengono castrati ed i singoli dotti deferenti vengono fatti
cali per aumentare la resistenza al flusso di urina attraverso passare per via smussa attraverso delle incisioni penetranti
il condotto e sono state anche utilizzatecome unico metodo praticate nella cute della parete addominale ventrale, su cia-
per il trattamento dell’incontinenza urinaria nel cane. scun lato della linea mediana. L’estremità del dotto deferen-
te viene afferrata con un paio di pinze e tirata attraverso la
parete corporea. La localizzazione del punto di passaggio
Allungamento uretrale dei dotti attraverso la parete viene scelta in modo da eserci-
tare una trazione sulla prostata in grado di riportare il collo
L’allungamento uretrale è stato descritto per il trattamen- vescicale e la parte prossimale dell’uretra in una posizione
to dell’incontinenza urinaria conseguente ad incompetenza endoaddominale. In 6 cani maschi trattati su 7 sono stati se-
congenita del meccanismo dello sfintere uretrale nel gatto e gnalati risultati eccellenti o buoni ed il miglioramento è sta-
nel cane.12 Come già illustrato, si pratica un’incisione lapa- to attribuito al fatto di riportare il collo vescicale ed il tratto
rotomica ventrale e la si estende nel tratto prossimale dell’u- prossimale dell’uretra in posizione endoaddominale.4 Questa
retra. Sulla faccia ventrale della parete vescicale ventrale si tecnica può essere presa in considerazione per il trattamento
realizzano due lembi a forma di “V”. La punta di questa “V” chirurgico dei cani maschi con incontinenza urinaria da in-
corrisponde all’estensione caudale dell’incisione nell’uretra competenza del meccanismo dello sfintere uretrale.
prossimale. L’incisione si allarga lateralmente su ciascun la-
to e la porzione ampia della “V” si trova approssimativa-
mente a livello degli orifizi uretrali. Il difetto realizzato nel- Bibliografia
la parete ventrale del collo vescicale e nel tratto prossimale
dell’uretra viene chiuso in modo da diminuire il diametro del 1. Gregory SP. Br Vet J 150:135, 1994.
2. Holt PE. J Small Anim Pract 26:181, 1985.
collo della vescica. I lembi vengono quindi suturati l’uno al- 3. Power SC, et al. J Small Anim Pract 39:69, 1998.
l’altro in modo da evitare una perdita della capacità vescica- 4. Weber UT, et al. Vet Surg 26:51, 1997.
le. In 7 gatti su 8 trattati con questa tecnica sono stati segna- 5. Holt PE. Res Vet Sci 39:364, 1985.
6. Holt PE. J Small Anim Pract 26:237, 1985.
lati risultati eccellenti o buoni, e sono stati descritti buoni ri- 7. Holt PE. Vet Rec 127:537, 1990.
sultati in un cane. L’allungamento uretrale mediante lembi di 8. Massat BJ, et al. Vet Surg 22:260,1993.
parete vescicale è stato descritto per il trattamento dell’in- 9. White RN. J Small Anim Pract 42:481, 2001.
10. Nickel RF, et al. Vet Surg 27:94, 1998.
continenza urinaria anche nell’uomo; questa tecnica può me- 11. Muir P, et al. Vet Rec 134:38, 1994.
ritare di essere ulteriormente presa in considerazione per il 12. Holt PE. Vet Surg 22:98, 1993.
trattamento della condizione nel cane e nel gatto.

Indirizzo per la corrispondenza:


Trattamento chirurgico dell’incontinenza Dale E. Bjorling, DVM, MS
urinaria nel cane maschio Professor and Chair
Department of Surgical Sciences
Per il trattamento dell’incontinenza urinaria da meccani- School of Veterinary Medicine
smo dello sfintere uretrale nei cani maschi è stata descritta University of Wisconsin-Madison, USA
38 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Trattamento delle rotture delle vie urinarie


Dale E. Bjorling
DVM, MS, Dipl ACVS, Madison, Wisconsin, USA

Valutazione iniziale tre, l’iniezione endovenosa del mezzo di contrasto ha deter-


minato aritmie o arresti cardiaci nei pazienti disidratati e de-
Nella maggior parte degli animali che sono stati investi- bilitati. L’urografia escretoria fornisce una stima grossolana
ti da un veicolo si verifica un certo grado di traumatismo del- della funzione renale, ma non deve essere considerata un te-
l’addome, anche solo rappresentato dalla comparsa di ecchi- st definitivo per la valutazione della stessa. Per esaminare in
mosi. Le lesioni del tratto urinario possono esitare in mani- modo accurato la funzione renale, è necessario eseguire spe-
festazioni aspecifiche e durante le prime fasi della valutazio- cifici test di funzionalità (clearance dell’inulina o della crea-
ne del paziente bisogna sempre prendere in considerazione tinina). Le radiografie vanno riprese entro 20 secondi dall’i-
la possibilità che si sia verificato un trauma a carico di que- niezione del mezzo di contrasto per evidenziare la vascola-
sto apparato, per essere certi di evitare ritardi nella diagnosi rizzazione renale.
e nell’attivazione di un trattamento efficace.
Possono essere molto utili le informazioni anamnestiche
fornite dal proprietario; tuttavia, il fatto che questi abbia os- Paracentesi addominale
servato l’animale urinare dopo l’incidente, non esclude del e lavaggio peritoneale diagnostico
tutto la possibilità che la vescica o l’uretra siano lacerate.1 La
superficie corporea va esaminata accuratamente per rilevare Se l’esame clinico o radiografico dell’addome evidenzia
segni di ecchimosi e ferite e può essere necessario eliminare la presenza di liquido all’interno della cavità, è necessario
gran parte del pelo che ricopre l’addome. Le fratture delle effettuare il prelievo di un campione per analisi mediante pa-
costole, del bacino o degli arti posteriori sono fortemente in- racentesi addominale o lavaggio peritoneale diagnostico. La
dicative del fatto che l’addome ha subito un urto imponen- prima può essere eseguita servendosi di un ago ipodermico,
te.2 Il tragitto delle ferite penetranti, come si può ipotizzare un catetere endovenoso o uno da dialisi peritoneale. Se si
sulla base del loro aspetto esterno, può suggerire un trauma utilizza un ago ipodermico, si raccomanda di ricorrere alla
a carico delle vie urinarie o di altri visceri addominali. Se tecnica di puntura nei quattro quadranti, per aumentare le
possibile, prima di iniziare la terapia si deve effettuare il pre- possibilità di riuscire a prelevare il fluido. La parete addo-
lievo di campioni di sangue. Una fluidoterapia aggressiva minale ventrale viene suddivisa in quattro quadranti bise-
può alterare i livelli ematici di urea, creatinina ed elettroliti. cando la linea alba con una linea passante attraverso l’om-
belico. Si tosa il pelo al centro di ciascun quadrante e si pre-
para asetticamente la cute. Si inserisce un ago da 20 o 22 G
Radiografia e si esercita una pressione negativa con una siringa. Se si ot-
tiene un campione di fluido, la procedura viene interrotta ed
L’esame radiografico è probabilmente il più utile metodo il liquido inviato all’analisi. Se non si riesce a prelevare un
non invasivo per la valutazione del tratto urinario nei cani e campione utilizzando un ago ipodermico, bisogna prendere
nei gatti che hanno subito un trauma. L’urografia con mezzo in considerazione il ricorso ad un catetere endovenoso ad
di contrasto positivo (urografia escretoria ed uretrocistogra- ago interno fenestrato o ad uno da lavaggio peritoneale. Se
fia) risulta utile per determinare le dimensioni, la localizza- si utilizza il catetere endovenoso fenestrato, bisogna stare at-
zione e l’integrità delle strutture dell’apparato. L’urografia tenti che le aperture presenti nella sua parete non lo indebo-
con mezzo di contrasto negativo è di scarsa utilità nella va- liscano fino al punto da far sì che ne rimanga una porzione
lutazione delle lesioni traumatiche delle vie urinarie, perché all’interno della cavità addominale. I cateteri da dialisi peri-
fornisce poche informazioni sulla localizzazione delle lesio- toneale del tipo disponibile in commercio vanno inseriti lun-
ni. L’introduzione di aria all’interno della vescica degli ani- go la linea mediana secondo le modalità descritte in seguito.
mali traumatizzati è stata causa di embolie fatali, presumi- Questi cateteri presentano molteplici aperture nelle pareti,
bilmente dovute alla captazione dell’aria da parte di vene la- diminuendo così la probabilità che vengano ostruiti dall’o-
cerate presenti all’interno della parete della vescica distesa. mento o da altri organi endoaddominali.
Se si esegue una cistografia con mezzo di contrasto negati- Se non si riesce ad ottenere un campione di liquido ad-
vo, è necessario utilizzare biossido di carbonio o azoto com- dominale mediante paracentesi, bisogna effettuare un la-
presso. L’urografia escretoria (pielografia endovenosa) non vaggio peritoneale diagnostico. Si elimina il pelo dalla li-
va effettuata negli animali sotto shock o disidratati. In questi nea mediana ventrale dell’addome, 1-2 cm caudalmente al-
soggetti la gittata cardiaca e la perfusione renale sono spes- l’ombelico, e si prepara asetticamente la cute. Il punto pre-
so diminuite e si può ottenere un’immagine scadente. Inol- visto per l’inserimento del catetere, compresa la parete cor-
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 39

porea, viene infiltrato di lidocaina. Per introdurre un cate- Trattamento


tere da dialisi si possono utilizzare due tecniche. È possibi-
le praticare attraverso la cute e la parete addominale un’in- La presenza di urina libera all’interno della cavità addo-
cisione con la punta di un bisturi ed inserire il catetere nel- minale non indica necessariamente la necessità di un’imme-
la cavità peritoneale. In alternativa, si realizza un approc- diata laparotomia esplorativa. Prima di indurre l’anestesia
cio chirurgico limitato alla cavità addominale e si incide di- necessaria ad eseguire questo tipo di indagine, bisogna sta-
rettamente il peritoneo. Il catetere da dialisi viene inserito bilizzare le condizioni dell’animale. La presenza di urina
attraverso l’apertura realizzata nella parete addominale sterile nella cavità addominale per 2-3 giorni non comporta
procedendo in direzione caudodorsale. Se si riesce ad otte- dei rischi, a condizione che all’animale venga inserito un ca-
nere del fluido, il tubo viene sfilato e la ferita cutanea vie- tetere uretrale e che nella cavità addominale sia introdotto un
ne chiusa. In caso contrario, si può instillare in addome una catetere da dialisi per consentire il drenaggio dell’urina pre-
soluzione salina bilanciata riscaldata (Ringer lattato o so- sente al suo interno.1 Con un drenaggio addominale appro-
luzione fisiologica normale) ad un volume pari a 20 ml/kg priato, è possibile indurre la diuresi negli animali con rottu-
di peso corporeo. L’animale viene fatto delicatamente roto- ra della vescica per correggere le anomalie elettrolitiche pri-
lare da un lato all’altro per assicurare la dispersione del li- ma dell’anestesia.
quido di lavaggio. Quindi, si ottiene un campione di fluido Se possibile, l’esplorazione chirurgica e la riparazione
mediante drenaggio per gravità ed il catetere viene sfilato. delle lesioni delle vie urinarie vanno rinviate fino a che l’a-
Negli animali con lesioni traumatiche dell’addome è possi- nimale non sia tornato ad uno stato metabolico relativamen-
bile lasciare la sonda in posizione per consentire il monito- te normale. Non si deve eseguire la nefrectomia a meno che
raggio sequenziale del fluido endoaddominale o per dre- un’urografia discendente non abbia indicato la normale fun-
narlo dall’addome. zionalità del rene superstite. Poiché l’anastomosi ureterale è
È necessario determinare le caratteristiche citologiche associata ad un’incidenza relativamente elevata di formazio-
e le concentrazioni enzimatiche del fluido ottenuto me- ni di stenosi, invece di questo intervento, se possibile, si de-
diante paracentesi addominale o lavaggio peritoneale dia- ve eseguire il reimpianto dell’uretere in vescica. Le lacera-
gnostico. Le concentrazioni di urea e creatinina nel liqui- zioni vescicali vanno sottoposte a revisione chirurgica e
do possono essere paragonate a quelle del sangue periferi- chiuse secondo le modalità standard. Bisogna preservare il
co per determinare la presenza di urina libera in addome.1,3 trigono e la capacità vescicale aumenta col tempo dopo una
L’urea è una molecola di piccole dimensioni che raggiun- cistectomia parziale. Le lacerazioni incomplete della vescica
ge rapidamente (entro pochi giorni) l’equilibrio attraverso guariscono se il flusso di urina viene deviato attraverso un
il peritoneo, per cui negli animali con distruzione del trat- catetere uretrale, ma quest’ultimo va mantenuto in sede per
to urinario di vecchia data la sua concentrazione nel san- 2-3 settimane. Se si effettua la resezione/anastomosi dell’u-
gue periferico può essere equivalente a quella del fluido retra, bisogna stare attenti a limitare la tensione attraverso la
addominale. La creatinina è una molecola molto più gran- linea di sutura, perché promuove la formazione di stenosi.
de, che tende a rimanere in cavità addominale ed è quindi
un indicatore più sensibile della presenza di urina libera
nella cavità stessa. Tuttavia, nei casi acuti di trauma delle Bibliografia
vie urinarie, la concentrazione dell’urea di solito non ha
raggiunto l’equilibrio attraverso il peritoneo ed il confron- 1. Burrows, CF; Bovee KC. Metabolic changes due to experimentally
to fra i suoi livelli nel fluido addominale e nel sangue pe- induced rupture of the canine urinary bladder. Am J Vet Res. 1974;3
5:1083-1088.
riferico mediante test rapidi consente di determinare in
2. Selcer, BA. Urinary tract trauma associated with pelvic trauma. J Am
modo accurato la presenza di urina in addome. Attraverso Anim Hosp Assoc. 1982;8:785-793.
la determinazione dei valori dell’ematocrito e della con- 3. Bjorling, DE. Traumatic injuries of the urogenital system. Vet Clin
centrazione di solidi totali nel fluido è possibile valutare No Am. 1984;14:61-76.
l’esistenza di un’emorragia endoaddominale ed il numero
e l’aspetto citologico degli elementi nucleati possono ri- Indirizzo per la corrispondenza:
flettere la presenza di un’intensa infiammazione. Il riscon- Dale E. Bjorling, DVM, MS, Professor and Chair
tro di materia organica, batteri o bilirubina indica la di- Department of Surgical Sciences, School of Veterinary Medicine
struzione del tratto gastroenterico o biliare. University of Wisconsin-Madison, USA
40 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Complicazioni della castrazione


nel maschio e nella femmina
Dale E. Bjorling
DVM, MS, Dipl ACVS, Madison, Wisconsin, USA

L’ovaristerectomia (OHE) e la castrazione del cane e del Emorragia associata all’ovaristerectomia


gatto sono gli interventi chirurgici effettuati con maggiore
frequenza dai veterinari per piccoli animali. Nella mente del- Nella maggior parte dei casi, l’emorragia associata all’o-
la maggior parte dei clinici e dei loro clienti sono considera- varisterectomia è la conseguenza di una dislocazione delle
ti “di routine”. Di conseguenza, sia i clienti che i veterinari legature. Eseguire l’intervento in un animale in estro può
hanno nei confronti di queste procedure delle aspettative ben esitare in un aumento dei gemizi dovuto ad una diminuzione
precise. I clienti desiderano che vengano effettuate ad un co- dell’adesione piastrinica, ma, in sé e per sé, non dovrebbe
sto limitato, con complicazioni minime ed in un momento esitare in un’emorragia fatale. L’intervento può richiedere
che risulti comodo per loro. Dal punto di vista dei veterina- più tempo ed essere più complesso da eseguire perché il ge-
ri, queste procedure devono essere attuate rapidamente, con mizio può oscurare il campo operatorio, ma se le legature
un impiego minimo di attrezzature e complicazioni relativa- vengono applicate in modo appropriato, non si ha una signi-
mente scarse. È utile ricordare che l’ovaristerectomia com- ficativa emorragia.
porta la penetrazione in una cavità corporea, la legatura di Il flusso ematico è più rapido attraverso l’utero che nei
vasi importanti e la rimozione di organi e che la castrazione vasi ovarici, ma in entrambi i casi un’emorragia non arresta-
prevede la legatura di vasi e l’asportazione di tessuti. L’ap- ta non dovrebbe portare all’insorgenza di segni di shock ipo-
parato riproduttore della femmina è localizzato molto vicino volemico in meno di 2-4 ore. Spesso è difficile determinare
a quello urinario e ciò contribuisce ad aumentare il rischio di dopo l’intervento se si stia verificando o meno un’emorragia
danno iatrogeno involontario dei visceri addominali durante significativa. La paracentesi addominale può evidenziare la
l’ovaristerectomia. presenza di sangue nonostante il fatto che si sia verificata
Diversi fattori possono contribuire all’insorgenza di un’emorragia di minima entità. Anche il riscontro di disten-
complicazioni durante o dopo l’ovaristerectomia e la castra- sione addominale, aumento della frequenza cardiaca, dimi-
zione. Queste procedure vengono spesso programmate fra le nuzione della perfusione periferica e concomitante calo del-
visite su appuntamento o subito prima e chi le effettua può l’ematocrito e della concentrazione delle proteine plasmati-
sentirsi spinto a portarle a termine rapidamente per evitare di che suggeriscono un’emorragia significativa.
costringere gli altri clienti ad aspettare. Proprio a causa di Il colore delle mucose riflette la perfusione periferica,
questo desiderio di concludere in breve tempo l’intervento, è che può essere influenzata dalla pressione sanguigna, dalla
possibile che venga praticata un’incisione che non consenta resistenza vascolare periferica e dall’ematocrito. Il dolore
l’esteriorizzazione delle ovaie o della biforcazione dell’ute- provoca una vasocostrizione periferica che esita in pallore
ro. Ciò può rendere difficile applicare saldamente le legatu- delle mucose. Il tempo di riempimento capillare dovrebbe ri-
re e rimuovere completamente le ovaie e le corna uterine. flettere la pressione di perfusione; tuttavia, in animali morti
L’impiego di una sutura semplice continua per chiudere la da poco si può osservare un tempo di riempimento capillare
parete addominale consente di praticare un’incisione più normale (1-2 secondi). Queste osservazioni (colore delle
lunga e di chiuderla senza un eccessivo prolungamento del mucose e tempo di riempimento capillare) devono essere va-
tempo necessario. Anche la scelta e la manipolazione del lutate alla luce di altri riscontri (frequenza cardiaca, emato-
materiale da sutura possono contribuire alle complicazioni. crito, ecc…).
Il catgut confezionato in grandi rocchetti può essere utiliz- Per valutare la presenza o meno di un’emorragia en-
zato con risultati soddisfacenti, ma va manipolato con cura. doaddominale è necessario effettuare la misurazione e regi-
Stringerlo troppo o torcerlo può determinare abrasioni o in- strazione dei valori dell’ematocrito (HT) e della concentra-
debolimenti. Rispetto al catgut commercializzato in confe- zione delle proteine plasmatiche (PPC) in una serie di cam-
zioni singole, nei rocchetti la robustezza del materiale da su- pioni di sangue prelevati in sequenza. Non è raro che l’ema-
tura presenta variazioni più significative lungo il filo ed inol- tocrito mostri un declino dopo un intervento chirurgico a
tre è necessario scartare tutte le giunzioni fra i diversi tratti. causa della somministrazione o ridistribuzione dei fluidi,
Le variazioni anatomiche fra i singoli animali o il riferimen- ma, se è in atto un’emorragia, entrambi i parametri citati di-
to anamnestico ad un precedente intervento chirurgico addo- minuiscono costantemente nell’arco di 1-4 ore. Quando l’e-
minale possono complicare l’esecuzione dell’ovaristerecto- morragia si arresta, non è raro che l’ematocrito possa conti-
mia, in particolare se in addome è stata praticata un’incisio- nuare a diminuire per 1-2 ore, ma le concentrazioni di pro-
ne di piccole dimensioni. teine plasmatiche si stabilizzano. Se si sospetta un’emorra-
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 41

gia dopo un’ovaristerectomia, è necessario monitorare diver- li ovariectomizzati. La presenza di questo disordine viene
si parametri e valutare i risultati ottenuti per decidere se ri- suggerita dall’osservazione di una massa fra la vescica o l’u-
correre o meno all’esplorazione dell’addome. retra ed il colon nelle immagini radiografiche o ecografiche.
Occasionalmente, un vaso all’interno della parete uterina Il trattamento consiste nell’escissione del moncone uterino
si sfila dalla legatura e dalla vulva si osserva una significati- fino alla cervice (possibilmente comprendendola nella mas-
va emorragia. Non è raro uno scolo di fluido emorragico di sa asportata) e del tessuto ovarico ritenuto.
minore entità che persiste per 5-7 giorni dopo l’ovaristerec-
tomia; tuttavia, se attraverso la vagina si osserva la perdita di
grandi quantità di sangue, bisogna eseguire una laparotomia Reazioni alla sutura dopo
per consentire l’applicazione di legature al tratto prossimale ovaristerectomia
del moncone uterino.
Se è necessario esplorare l’addome per valutare l’emor- Occasionalmente, il materiale da sutura utilizzato per la
ragia durante o dopo l’ovaristerectomia, l’incisione va pro- legatura dei peduncoli ovarici va incontro a rigetto. Ciò si
lungata in modo da offrire un adeguato accesso all’addome verifica nella maggior parte dei casi quando si utilizzano ma-
e consentire l’osservazione diretta dei peduncoli ovarici e teriali multifilamento non assorbibili o certi tipi di mezzi au-
del moncone uterino. È possibile afferrare il duodeno sulla tostatici non destinati a questo impiego. Ciò esita nello svi-
destra e scostarlo verso il lato sinistro dell’addome in modo luppo di un tragitto fistoloso non tendente alla guarigione in
da esporre il peduncolo ovarico destro e si può usare il colon posizione immediatamente caudale all’ultima costola ed il
discendente per lo stesso scopo a sinistra. Può essere neces- tessuto di granulazione associato alla lesione può arrivare a
sario ribaltare ventralmente la vescica per esporre il monco- coinvolgere il rene e l’uretere ipsilaterali. Il trattamento con-
ne uterino. Bisogna stare attenti quando si applicano le pin- siste nell’esplorazione dell’addome con rimozione del mate-
ze sui vasi ovarici o uterini, per evitare di afferrare inavver- riale e del tessuto di granulazione associato e nell’escissione
titamente gli ureteri. Se si è verificata una grave emorragia, in blocco del tragitto fistoloso.
è possibile prelevare il sangue dall’addome, miscelarlo con
un anticoagulante ed infonderlo nuovamente nell’animale
utilizzando un set da trasfusione che comprenda un filtro Trauma ureterale associato
(autotrasfusione). In alternativa, può essere necessario ricor- all’ovaristerectomia
rere al sangue di un animale donatore.
Il danneggiamento degli ureteri durante l’ovaristerecto-
mia si verifica più comunemente nelle gatte che nelle cagne.
Persistenza dell’estro dopo Nelle gatte gli ureteri sono situati molto vicino al legamento
l’ovaristerectomia largo, se non al suo interno. Il trauma subito da queste strut-
ture nella maggior parte dei casi è dovuto al fatto che ven-
Nella maggior parte dei casi, il permanere dell’estro do- gono inavvertitamente comprese nel tessuto afferrato in
po l’ovaristerectomia viene attribuito alla ritenzione di una prossimità del corpo uterino. Se gli ureteri vengono sempli-
porzione di ovaia. Altre condizioni che possono far sì che le cemente legati e l’evento viene rilevato subito dopo che si è
cagne attraggano i maschi sono la cistite batterica e la vagi- verificato, è possibile riposizionare le legature. Se l’ostru-
nite. Prima di eseguire una laparotomia è quindi necessario zione ha determinato un idrouretere/idronefrosi, può essere
escludere l’esistenza di questi disordini. necessario rimuovere il rene e l’uretere. Se quest’ultimo vie-
A meno che durante l’intervento non venga aperta la bor- ne reciso, va reimpiantato in vescica.
sa ovarica, di solito l’ovaio non viene ispezionato diretta-
mente. Nel corso di una laparotomia esplorativa eseguita per
verificare l’eventuale ritenzione di tessuto ovarico, questo Complicazioni delle ferite dopo
può essere difficile da identificare. Il grasso che circonda le ovaristerectomia
formazioni cicatriziali del peduncolo ovarico caudalmente ai
reni deve essere asportato in blocco ed inviato alla valuta- La più comune complicazione delle ferite dopo ovariste-
zione istologica facendo attenzione ad identificare ed evita- rectomia è la comparsa di un sieroma. I fattori che contri-
re gli ureteri. buiscono alla sua formazione sono rappresentati da trauma
tissutale (compresa un’eccessiva dissezione sottocutanea),
attività dell’animale e applicazione di molteplici suture sot-
Piometra del moncone uterino tocutanee nella gatta. I sieromi di solito si risolvono senza
ulteriore trattamento.
L’infezione del residuo uterino (“piometra del monco- La deiscenza della ferita addominale può essere la con-
ne”) esita nella comparsa di segni clinici simili a quelli del- seguenza del fatto che le suture non sono state applicate sal-
la piometra che si osserva negli animali interi. È estrema- damente nella fascia esterna del muscolo retto dell’addome,
mente raro che questo disordine si verifichi in assenza di tes- i nodi sono stati stretti male o il materiale da sutura è stato
suto ovarico ritenuto. Può darsi che la possibilità che la pio- danneggiato. Se la parete addominale viene chiusa con una
metra del residuo uterino possa essere la causa dei segni cli- sutura continua semplice, si deve utilizzare un materiale as-
nici dell’animale non venga presa in considerazione perché sorbibile di sintesi di dimensioni appropriate (gatte e cagne
si parte dal presupposto che ciò non si verifica negli anima- < 7 kg: 3-0; 7-17 kg : 2-0; > 17 kg : 0).
42 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Anche se è stato ipotizzato che agli animali sottoposti ad Ernia o infezione dopo castrazione
ovaristerectomia si debbano somministrare di routine degli
antibiotici, questa pratica va scoraggiata data la bassa inci- L’ernia dei visceri addominali attraverso gli anelli ingui-
denza di infezioni ed il rischio di selezione di batteri anti- nali dopo la castrazione è un’evenienza rara nel cane e nel
bioticoresistenti. gatto. Nel cane la condizione viene diagnosticata identifi-
cando con la palpazione una massa dura ed eventualmente
riducibile nello spazio sottocutaneo situato cranialmente e
Emorragia dopo castrazione lateralmente allo scroto.
Le infezioni scrotali di minore entità conseguenti alla ca-
Se le legature vengono dislocate dai vasi spermatici do- strazione possono essere trattate con l’apertura della ferita
po la castrazione, si può avere un’emorragia all’interno dei per consentirne il drenaggio. Le infezioni più estese posso-
tessuti sottocutanei situati cranialmente allo scroto o in ad- no imporre l’escissione del tessuto colpito mediante ablazio-
dome. Un’emorragia non controllata dai vasi spermatici può ne scrotale.
essere fatale. La valutazione dell’emorragia endoaddomina-
le si effettua secondo le modalità descritte per l’ovaristerec-
Indirizzo per la corrispondenza:
tomia. Se si verifica un’emorragia dopo castrazione, può es- Dale E. Bjorling, DVM, MS, Professor and Chair
sere necessario identificare e legare i vasi spermatici me- Department of Surgical Sciences, School of Veterinary Medicine
diante laparotomia esplorativa. University of Wisconsin-Madison, USA
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 43

La gestione delle patologie gastrointestinali nel gatto


Andrea Boari
Med Vet, Teramo

Carla Civitella, Med Vet, Teramo

Le malattie del tratto gastrointestinale (GI) del gatto rappre- no diagnostico accurato per identificare la sede del problema
sentano uno dei più frequenti motivi di visita nella pratica clinica (grosso o piccolo intestino), la presenza di una enteropatia
veterinaria. Nel gatto i segni clinici osservabili nei disordini del- proteino disperdente (meno frequente nel gatto rispetto al ca-
l’apparato gastroenterico sono assolutamente aspecifici e comuni ne), di una malattia malassorbitiva e se quest’ultima conse-
a numerose patologie extraintestinali. Pertanto nell’approccio dia- gue a maldigestione la cui causa è l’insufficienza pancreatica
gnostico, bisogna affidarsi ad una dettagliata raccolta anamnesti- esocrina (IPE) o a malassorbimento conseguente a problemi
ca, ad un accurato esame clinico e ad indagini collaterali adegua- dietetici, batterici, parassitari, a malattie infiltrative infiam-
te. In merito alle forme croniche, queste appaiono quelle più pro- matorie (IBD) o neoplastiche (linfoma).
blematiche sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico. La causa più comune di manifestazioni gastroenterologiche
L’approccio ai disordini acuti si basa innanzitutto sul ricono- croniche è l’IBD che rappresenta un’infiltrazione idiopatica
scimento delle forme autolimitanti (24-36h) da quelle potenzial- della parete gastrointestinale da parte di cellule infiammatorie o
mente fatali (parvovirus, ostruzioni intestinali, alcune forme bat- immunocompetenti. Tali lesioni derivano probabilmente da una
teriche). Segni clinici quali depressione, anoressia, debolezza, risposta immunitaria appropriata ad uno stimolo abnorme o ad
disidratazione, febbre e melena possono indirizzare verso la pre- una risposta prolungata e anomala ad uno stimolo “normale”.
senza di una forma grave che necessita di un approfondimento La diagnosi di IBD origina dall’esclusione delle malattie in-
diagnostico e di un’idonea terapia intensiva. Più frequentemente fiammatorie GI ad eziologia nota (dieta, batteri, parassiti, fun-
siamo di fronte a forme autolimitanti che migliorano indipen- ghi, neoplasie) e solo dopo aver eseguito un esame istologico.
dentemente dal trattamento essenzialmente basato su una terapia La terapia è mirata essenzialmente all’eliminazione di cause
sintomatica che prevede fluidi rivolti alla correzione delle altera- primarie che promuovono l’infiammazione quali allergeni die-
zioni idroelettrolitiche, acido-basiche e al riposo del tratto GI. È tetici e batterici. Per tale motivo la gestione include principal-
consigliato un digiuno di 12-48h con susseguente passaggio a mente l’uso di una dieta controllata e secondariamente l’utiliz-
piccoli quantitativi di acqua e quindi la somministrazione di pic- zo di farmaci antinfiammatori, immunosoppressivi e antibioti-
coli pasti 6-8 volte al giorno incrementando la quota di alimen- ci. La dieta deve essere iperdigeribile e a basso residuo, even-
to fino ad arrivare a far ricoprire, nell’arco di 3-4 giorni, i fabbi- tualmente integrata con acidi grassi polinsaturi opportunamen-
sogni energetici giornalieri distribuiti in 2-3 pasti/die. L’alimen- te bilanciati. La fonte proteica ad elevata digeribilità deve esse-
to deve essere altamente digeribile, ipoallergenico, senza gluti- re nuova ed ipoallergenica. Lo scopo principale della terapia è
ne, a basso tenore di grasso e lattosio, contenente proteine ad al- quello di portare ad una riduzione dello stimolo antigenico. In
to valore biologico, bilanciato in vitamine liposolubili, minerali tal senso, sono in commercio numerose diete opportunamente
(potassio) e acidi grassi polinsaturi. L’uso di antibiotici non è in- preparate e indicate per le malattie del tratto GI e alcune con-
dicato se non in caso di grave danno mucosale che può predi- tengono idrolizzati proteici con peso molecolare inferiore a
sporre allo sviluppo di batteriemia, setticemia o endotossiemia 3000 dalton considerati non allergenici, che vengono indicati
come si può verificare nelle forme enteriche emorragiche. Fra gli nelle forme gravi di IBD (z/d Hill’s). Vista la riportata frequen-
antibiotici e chemioterapici consigliati ricordiamo: trimetho- za di carenze vitaminiche (soprattutto di folati e di cobalamina)
prim-sulfonamide, l’associazione aminoglicosidici e β-lattamici nei gatti con IBD è consigliabile effettuare un’opportuna inte-
quali ampicillina sodica o cefalotina sodica con gentamicina sol- grazione della dieta con queste vitamine per via parenterale ed
fato e le cefalosporine di terza generazione. In caso di grave al- anche di notevole ausilio appaiono aminoacidi, quali l’arginina,
terazione acuta della permeabilità intestinale è opportuno ali- e la carnitina. Tali misure portano ad un significativo migliora-
mentare il gatto con la cosiddetta dieta “sacrificale” che prevede mento della risposta alla terapia farmacologica. Per quanto ri-
l’introduzione di una nuova proteina per 3-6 settimane, per poi guarda quest’ultima, il farmaco d’elezione è il prednisone (5
tornare gradualmente alla dieta originaria. La nuova proteina mg/gatto bid os; 2-3 mg/kg/die bid os solo nei casi gravi di IBD
non dovrebbe più far parte della dieta di quel soggetto per evita- ed in caso di enterite eosinofilica). Tale corticosteroide viene
re possibili manifestazioni di ipersensibilità alimentare. La tera- metabolizzato a prednisolone a livello epatico e i suoi principa-
pia farmacologica prevede anche l’uso di gastroprotettori (su- li effetti sono di tipo antinfiammatorio e immunosoppressivo.
cralfato), inibitori delle secrezioni acide quali farmaci H2-anta- Nei casi refrattari alla terapia dietetica e corticosteroidea si può
gonisti (cimetidina, ranitidina, famotidina), inibitori della pom- associare il clorambucile (0,25-0,33 mg/kg q72h os). Altri far-
pa protonica (omeprazolo/lanzoprazolo), farmaci antiemetici e maci quali azatioprina e ciclofosfamide per i gravi effetti colla-
regolatori della motilità GI (clorpromazina e metoclopramide). terali sono da sconsigliarsi nel gatto. L’antibiotico di prima scel-
Nelle malattie croniche intestinali è fondamentale un pia- ta è il metronidazolo (10-25 mg/kg q12-24h os) o, nei casi re-
44 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

frattari di IBD, la tilosina (20-40 mg/kg bid os). In presenza di biamenti dietetici o ambientali, ingestione di corpi estranei, ostru-
un’IBD ad esclusiva localizzazione del grosso intestino la tera- zioni intra-extraluminali, ileo, patologie neurologiche, terapie far-
pia corticosteroidea è controindicata, mentre l’integrazione di macologiche, disidratazione. La costipazione cronica esita in me-
fibra appare al momento controversa. Tuttavia, l’aggiunta di gacolon che può anche essere d’origine idiopatica. Il trattamento
modeste quantità di fibra alimentare solubile o insolubile allo della costipazione comprende l’identificazione e l’eliminazione
scopo di aumentare la massa delle feci ed allo stesso tempo ga- della causa, il ripristino dello stato di idratazione, l’uso di clisteri
rantire un apporto di butirrato quale fonte energetica per i colo- di acqua tiepida e di lassativi. Occorre porre attenzione ai lassati-
nociti appare utile nel trattamento dei soggetti colpiti da tale pa- vi osmotici (lattulosio) e a quelli emollienti (docusato di sodio/cal-
tologia. In commercio esistono diverse diete ad elevato conte- cio) che possono risultare irritanti per la mucosa intestinale, quin-
nuto di fibra. Dal momento che non è possibile prevedere gli ef- di controindicati in presenza di uno stato infiammatorio del tratto
fetti delle diverse diete (fibra vs ipoallergenica) nei confronti GI e prima di procedure endoscopiche. Non bisogna utilizzare
delle colonopatie croniche del gatto, si consiglia l’adozione di lassativi catartici contenenti magnesio e clisteri contenenti fosfa-
accurati e adeguati trial dietetici. L’uso di farmaci contenenti 5- ti poiché questi possono indurre stati di iperfosfatemia o iperma-
aminosalicilato è raramente consigliato nel trattamento del- gnesemia potenzialmente fatali nel gatto. I lassativi migliori sono
l’IBD del colon nel gatto, data la sua ben nota sensibilità ai sa- quelli che aumentano la massa fecale (psillium, metilcellulosa) e
licilati. Pertanto l’uso della sulfasalazina nel gatto è consigliata i lubrificanti (vaselina). I lassativi stimolanti (bisacodile) sono in-
esclusivamente nei soggetti che non rispondono alle altre tera- dicati nei gatti con costipazione cronica o con megacolon in sta-
pie e solo utilizzando dosaggi ridotti (10-20 mg/kg q8-24h os dio precoce. Agenti procinetici quali la ranitidina e la nizatidina
per un massimo di 10 giorni). possono dimostrarsi utili nei casi refrattari alla dieta e ai lassativi
Nel gatto l’IBD può talora non rappresentare un’entità e trovano quindi indicazione per aumentare le contrazioni della
patologica unica ma può associarsi a pancreatite cronica, muscolatura liscia e quindi nel trattamento di gatti con ileo, co-
rientrando nel cosiddetto quadro della triadite (IBD, colan- stipazione cronica o megacolon idiopatico. L’utilizzo di diete ric-
gioepatite, pancreatite). Da un punto di vista clinico la sin- che di fibra insolubile, che porta ad aumento della massa fecale,
tomatologia della pancreatite è aspecifica e variabile da gra- si dimostra utile nel trattamento della costipazione, sempre che lo
ve (soggetto in stato di shock) a lieve (asintomatica o pauci- stato di idratazione del gatto sia buono.
sintomatica) e la diagnosi rappresenta ancora oggi una sfida. Un altro capitolo importante in medicina felina è la ge-
Recenti studi hanno proposto l’utilizzo del fPLI (feline Pa- stione delle reazioni avverse al cibo dovute ad una risposta ab-
creatic Lipase Immunoreactivity) nella diagnosi della pan- norme su base immunitaria (allergia o ipersensibilità) e non
creatite felina che ha dimostrato una sensibilità e specificità (intolleranza e errori) all’alimento ingerito o ad un additivo.
più elevata rispetto ai test considerati tradizionali (fTLI o fe- Nel gatto la contemporanea presenza di segni GI e dermatolo-
line Trypsin-Like Immunoreactivity ed ecografia). Una vol- gici indirizzano verso una sospetta allergia alimentare ed, in
ta raggiunta la diagnosi occorre procedere all’“eliminazio- questo caso, la dieta rappresenta sia un mezzo diagnostico che
ne” della causa (tenendo presente che circa il 90% delle pan- terapeutico di fondamentale importanza. Sono state prodotte
creatiti nel gatto sono idiopatiche) e ad un trattamento di diverse diete commerciali ipoallergeniche o a limitato potere
supporto caratterizzato da fluidoterapia (cristalloidi, pla- antigenico, formulate utilizzando un’unica fonte di proteine e
sma). La sospensione della somministrazione di cibo, acqua carboidrati. La diagnosi comporta notevoli difficoltà, soprat-
e farmaci per via orale necessaria nel cane, è controindicata tutto perché la prova di eliminazione dura 6-12 settimane ed è
nel gatto poiché tale provvedimento può predisporre a lipi- caratterizzata dall’utilizzo di una dieta ipoallergenica di “eli-
dosi epatica. Quindi in caso di anoressia per più di 24h è ne- minazione” volta a dimostrare la scomparsa dei sintomi clinici
cessario ricorrere ad una alimentazione enterale o parentera- a seguito della rimozione dell’agente scatenante e a provare la
le. È inoltre consigliato l’uso di analgesici quali patch tran- ricomparsa dei sintomi quando al paziente viene ripresentata la
sdermici di fentanyl. Gli antibiotici sono indicati solo in ca- dieta originale. Qualora si sia individuato l’elemento scatenan-
so di pancreatite suppurativa. La somministrazione di dopa- te la reazione avversa, si prescriverà una razione equilibrata
mina (5 µg/kg/min) sembra ridurre la flogosi migliorando la priva di tale alimento o additivo, o in alternativa il paziente
circolazione pancreatica e diminuendo la permeabilità del continuerà a ricevere la dieta ipoallergizzante.
microcircolo. I corticosteroidi sono consigliati solo in caso
di shock o di concomitante IBD. La pancreatite cronica può Letture consigliate
causare nel gatto l’IPE che porta, a seguito della carenza de-
gli enzimi pancreatici, a una sindrome da maldigestione. La 1. Jergens AE, (2003), Managing the refractory case of feline IBD, J Fe-
line Med Surg., 5: 47-50.
terapia dell’IPE prevede la supplementazione di enzimi pan- 2. Zoran D, (2003), Nutritional management of gastrointestinal disease,
creatici in polvere o di pancreas di suino (fresco o congela- Clin Tech Small Anim Pract, 4: 211-217.
3. Peterson PB, Willard MD, (2003), Protein-losing enteropathies, Vet
to) da aggiungere ai pasti. È inoltre consigliabile la supple- Clin N Am: Small Anim Pract 5: 1061-1082.
mentazione parenterale di folati e vitamina B12 per correg- 4. Washabau RJ, Holt D, (1999), Pathogenesis, diagnosis, and therapy of fe-
line idiopathic megacolon, Vet Clin N Am: Small Anim Pract 2:589-603.
gere le carenze vitaminiche frequentemente osservate nei
gatti con IPE. La dieta da suddividersi possibilmente in più
pasti deve essere iperdigeribile, a basso contenuto di fibre e
Indirizzo per la corrispondenza:
con proteine di elevata qualità.
Andrea Boari, Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie
Altro disturbo frequente del tratto GI del gatto è la costipazio- Università degli Studi di Teramo, Viale F. Crispi 212, 64100 Teramo
ne, tale condizione può essere indotta da svariati fattori quali: cam- Tel 0861 266972 - fax 0861 266971 - e-mail boari@unite.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 45

La gestione del diabete mellito del gatto


Andrea Boari
Med Vet, Teramo

Francesca Rocconi, Med Vet, Teramo

Il diabete mellito (DM) è una delle più comuni endocri- che a lungo termine porta all’“esaurimento β cellulare”. Una
nopatie nel gatto, ed è segnalato soprattutto in soggetti di età volta emessa diagnosi di DM non scompensato sulla base
superiore ai 9 anni con una media di 10 anni. Nella popola- dei segni clinici e dei reperti di laboratorio (iperglicemia per-
zione felina si riscontra con maggior frequenza nei maschi sistente, glicosuria, fruttosamine >400 µmol/L) e valutati
piuttosto che nelle femmine e tale rapporto, considerando i eventuali fattori e patologie concomitanti (pancreatiti, insuf-
maschi castrati, raggiunge 1,5:1. Il termine DM racchiude ficienza renale, endocrinopatie, ecc.), si procede ad instaura-
un disordine metabolico a genesi multifattoriale caratteriz- re la terapia. Questa è volta alla risoluzione dei segni clinici,
zato da iperglicemia cronica e alterazioni del metabolismo al mantenimento di un peso corporeo adeguato e ad evitare
glucidico, lipidico e proteico. Conoscere a fondo la patoge- l’insorgenza di complicazioni. I punti cardine della gestione
nesi del DM felino è un passo fondamentale per compren- prevedono la terapia insulinica o con ipoglicemizzanti orali,
dere i limiti della terapia e approntare una corretta gestione la dieta e l’esercizio fisico. Fino a qualche tempo fa si ten-
del paziente. L’attuale classificazione divide il DM in insu- deva a trasporre le conoscenze nutrizionali relative al cane
lino-dipendente (IDDM o tipo 1), non insulino-dipendente alla specie felina, in realtà nel corso degli ultimi anni è emer-
(NIDDM o tipo 2), DM transitorio e DM secondario (o tipo so come queste due specie siano profondamente diverse tra
3). Nel gatto la differenziazione tra IDDM da quello loro. Il gatto infatti in quanto carnivoro in senso stretto uti-
NIDDM risulta in pratica impossibile al momento della dia- lizza in maniera prioritaria quali fonti energetiche le protei-
gnosi, per cui spesso il clinico si deve affidare alla risposta ne e i grassi. In uno studio condotto su 9 gatti diabetici si è
ottenuta a seguito della terapia. In base ai caratteri istologici evidenziato come una dieta ricca di proteine e a basso con-
delle isole pancreatiche, alla mancanza di anticorpi β cellu- tenuto glucidico e di fibra abbia ridotto di più del 50% le ri-
lari, al comportamento clinico della patologia e ai fattori di chieste di insulina, consentendo l’interruzione della terapia
rischio, fra cui sono annoverati obesità, inattività fisica, far- insulinica in 8 soggetti. In base a questi presupposti attual-
maci e patologie intercorrenti, il NIDDM sembra essere la mente il panorama delle diete indicate nei gatti con DM
forma più comune nel gatto. Questo si caratterizza fonda- comprende diete caratterizzate da elevato tenore proteico e
mentalmente dalla compromissione della secrezione insuli- basso quantitativo di fibra e carboidrati (DM Purina, m/d
nica e da insulinoresistenza da parte dei tessuti bersaglio. Hill’s), accanto ad alimenti caratterizzati da alto tenore in
Tra le situazioni che possono pregiudicare la liberazione di grassi e basso in carboidrati e proteine (Kitten Hill’s) e infi-
insulina rientrano un’alterata funzione β cellulare, il feno- ne diete ad elevato tenore di fibra e moderato contenuto in
meno della glucotossicità e la deposizione di sostanza ami- carboidrati e grassi (w/d Hill’s). Non essendo prevedibile la
loide (IA) a livello di insule pancreatiche. La glucotossicità risposta del paziente ad un tipo di dieta piuttosto che ad un
è una condizione che induce desensibilizzazione dei gluco- altro, la scelta iniziale si basa essenzialmente sulla risposta
sensori β cellulari, nei confronti del glucosio, e quindi porta alla terapia. Una ulteriore diversità rispetto al cane, è che nel
ad una ridotta secrezione insulinica in risposta allo stimolo gatto il picco glicemico postprandiale è lieve e protratto nel
“iperglicemia”. Tale condizione può anche essere reversibile tempo da cui la possibilità di alimentarlo più volte nell’arco
in rapporto all’entità dell’iperglicemia e alla sua durata. La della giornata. La frequenza di somministrazione dell’ali-
IA è costituita da amilina, proteina cosecreta con l’insulina, mento è stata oggetto di alcuni studi negli ultimi anni, sulla
che in condizioni di iperglicemia è prodotta in maniera ab- base dei quali è emerso come l’alimentazione ad libitum de-
norme dalle cellule pancreatiche. Questa si deposita a livel- termini una maggior richiesta insulinica che, in soggetti pre-
lo insulare determinando danni irreversibili a carico delle disposti, contribuisce all’“esaurimento β cellulare”; al con-
cellule β quali degenerazione, morte per apoptosi e succes- trario l’alimentazione fornita una volta al dì risulta vantag-
siva sostituzione con IA. Per quanto riguarda l’insulinoresi- giosa in gatti predisposti ad alterata tolleranza al glucosio o
stenza, recenti studi hanno evidenziato come i gatti diabeti- al diabete. Quest’ultima soluzione tuttavia non risulta ragio-
ci risultino circa 6 volte meno sensibili all’azione dell’insu- nevolmente attuabile viste le naturali abitudini alimentari del
lina rispetto ai sani. L’obesità è il maggior fattore di rischio gatto che lo spingono a cibarsi con piccole quantità più vol-
per lo sviluppo di NIDDM nell’uomo e nel gatto. Questa in- te nell’arco della giornata. Occorre inoltre sottolineare che
duce uno stato di insulinoresistenza reversibile, riducendo la sia l’obesità che la malnutrizione sono condizioni che deter-
sensibilità all’insulina da parte dei recettori cellulari. Questa minano uno stato di insulinoresistenza per cui vanno corret-
situazione determina un aumento della richiesta insulinica te con opportuni presidi dietetici. Gli Autori si raccomanda-
46 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

no di impiegare diete commerciali formulate appositamente bulatoriale del gatto è l’iperglicemia stress indotta che può
per il gatto e di procedere al cambio della dieta in modo len- fuorviare il clinico nelle scelte terapeutiche. In base a questa
to e graduale in quanto, nei soggetti diabetici, si assiste ad un peculiarità si consiglia di limitare l’esecuzione delle curve
rallentamento della motilità intestinale che predispone al- glicemiche ai soggetti che presentino scarso controllo e di
l’invaginamento. L’elevata incidenza del NIDDM nel gatto affidarsi all’opinione del proprietario per ottenere informa-
impone la scelta tra insulina e ipoglicemizzanti orali. La zioni riguardo la persistenza o la ricomparsa di segni clinici,
scelta dell’uno piuttosto che dell’altra dipende in teoria dal- il mantenimento di un peso costante e l’attitudine dell’ani-
le condizioni generali del paziente e quindi dalla gravità dei male a interagire con l’ambiente con altri animali e persone
segni clinici, dall’assenza di chetoacidosi e dalla disponibi- eventualmente presenti. Recentemente è sempre più fre-
lità del proprietario. In linea generale gli Autori consigliano quente l’esecuzione domiciliare di curve glicemiche effet-
di utilizzare sempre prontamente la terapia insulinica e, solo tuate direttamente dal proprietario, tramite l’impiego di glu-
laddove il proprietario rifiuti di effettuare iniezioni di insuli- cometri, prelevando il sangue capillare dall’orecchio. Valu-
na, impiegare gli ipoglicemizzanti orali. Tra questi la glipi- tando l’efficacia, la durata di azione e il nadir si pondera la
zide risulta l’unico farmaco dimostratosi realmente efficace risposta del soggetto alla terapia insulinica. Qualora ci si af-
nel gatto. Tuttavia, vista l’esigua percentuale (20-40%) di fidi al dosaggio delle fruttosamine per il monitoraggio del
gatti che risponde favorevolmente all’uso di glipizide e l’im- paziente bisogna evitare di operare correzioni della terapia
possibilità di distinguere soggetti affetti da IDDM da quelli sulla base di questo valore in quanto la risposta terapeutica
con NIDDM, se ne sconsiglia l’utilizzo. Bisogna inoltre con- dipende da numerosi fattori tra i quali l’insulina ne rappre-
siderare che il meccanismo d’azione di questo farmaco si at- senta solo uno. Parallelamente alla gestione clinica va effet-
tua attraverso la stimolazione del pancreas a produrre insuli- tuata quella domiciliare istruendo il proprietario sul monito-
na per cui è essenziale che esista attività residua pancreatica raggio dell’animale in particolar modo controllando i segni
(massa funzionante). Tale secrezione tuttavia può promuo- clinici, valutando settimanalmente il peso e la glicosuria e
vere ulteriormente la deposizione di IA accelerando la pro- annotando poi i dati riscontrati. In una certa percentuale di
gressione della malattia. Instaurare precocemente la terapia gatti (20-40%) con un buon controllo glicemico, si assiste al-
insulinica (meglio se associata a una dieta idonea) offre l’in- la remissione della patologia, in genere dopo 1-4 mesi di te-
dubbia opportunità di “salvare” quante più cellule β possibi- rapia, a seguito della riduzione dell’obesità o della scompar-
li, invertendo, talvolta, il fenomeno della glucotossicità, o sa degli effetti di un precedente trattamento farmacologico.
comunque limitando la deposizione di IA. In questo modo Bisogna prestare attenzione a questi soggetti in quanto una
nel paziente, terminata l’azione dell’insulina esogena, le po- volta ripresa la funzionalità β cellulare, si possono scatenare
che cellule β funzionanti assicureranno una produzione ba- gravi episodi di ipoglicemia che a volte nel gatto possono
sale di insulina che consentirà un miglior controllo limitan- portare ad un falso scadente controllo glicemico (Fenomeno
do le fluttuazioni glicemiche. La scelta iniziale del tipo di in- di Somogyi).
sulina cade in prima battuta su quella lenta di origine ani-
male (Caninsulin, Intervet) o in alternativa si può utilizzare
il tipo ultralento ricombinante umano. È preferibile iniziare Letture consigliate
la terapia a dosaggi bassi per poi adattarli alle necessità del
paziente. Si consigliano 0,5 UI/kg BID se la glicemia ≥ 360 1. Farrow HA, Rand JS, Sunvold GD, (2003), Once daily feeding signi-
ficantly redices plasma insulin concentrations compared to ad libitum
mg/dl o 0,25 UI/kg BID se è < 360 mg/dl; alcuni Autori con-
feeding in cats. Proc. 21 ACVIM Forum, North Carolina.
sigliano 1 UI/gatto BID a prescindere dal peso corporeo. Il 2. Feldman EC, Nelson RW, (2004), Canine and Feline Endocrinology
proprietario deve essere istruito attentamente sulle modalità and Reproduction, 3th ed, Saunders, St Louis, 539-579.
di conservazione, preparazione e somministrazione dell’in- 3. Martin G, Rand J, (2000), Current understanding of feline diabetes:
sulina, sul riconoscimento di eventuali segni di ipoglicemia part 2 treatment. J Feline Med. Surg., 2: 3-17.
4. Zoran DL, (2002), The carnivore connection to nutrition in cats, J Am
e sulle misure per contrastarla. La terapia prevede inizial-
Vet Med Assoc, 221: 1559-1566.
mente una fase di stabilizzazione, in cui il paziente è valuta-
to settimanalmente, poi, ottenuto un buon controllo glicemi-
co a due monitoraggi successivi, si passa alla fase di mante-
nimento con controlli ogni 3-6 mesi. Il monitoraggio clinico Indirizzo per la corrispondenza:
si attua mediante un accurato esame fisico, l’esecuzione di Andrea Boari
curve glicemiche, il dosaggio delle fruttosamine ed eventua- Dipartimento di Scienze Cliniche Veterinarie - Università degli Stu-
li esami collaterali atti a meglio valutare lo stato generale di di Teramo, Viale F. Crispi 212, 64100 Teramo
dell’animale. Un fattore condizionante il monitoraggio am- Tel 0861 266972- fax 0861 266971 – e-mail boari@unite.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 47

Trauma dentale e terapia endodontica


Dea Bonello
Med Vet, Spec Rad Vet, Dipl EVDC, Torino

Classificazione dei traumi Il dente reagisce con un meccanismo infiammatorio agli


insulti gravi, che prende il nome di pulpite (infiammazione
I traumi oro-facciali sono un evento piuttosto frequente, dei tessuti della polpa). Spesso la pulpite degenera nella ne-
e possono comportare lesioni più o meno gravi ai denti, alle crosi della polpa, quando l’edema comporta lo strozzamen-
ossa ed ai tessuti molli. to dei vasi sanguigni ed una progressiva ed irreversibile ri-
In seguito a tali traumi possono presentarsi i seguenti duzione degli scambi metabolici a livello dei tessuti pulpari.
quadri clinici: Le conseguenze patologiche della pulpite si ripercuotono
• Lesioni dei tessuti duri del dente e della polpa sempre sul parodonto.
− Infrazione di corona In caso di sublussazione e di lussazione del dente si ve-
− Frattura di corona non complicata rifica ad esempio uno stiramento del fascio vascolo-nervoso
− Frattura di corona complicata che attraversa il delta apicale, e in determinate circostanze
− Frattura di corona e radice non complicata l’emorragia può essere di entità tale da provocare la necrosi
− Frattura di corona e radice complicata della polpa per obliterazione dei vasi. In caso di avulsione
− Frattura di radice invece, se la radice non è completamente formata (denti im-
• Lesioni del tessuto parodontale maturi) la sopravvivenza della polpa dentaria può essere del
− Concussione 30-40% dopo 10 anni, mentre nei denti maturi la percentua-
− Sublussazione le di sopravvivenza è pari a zero.
− Lussazione intrusiva
− Lussazione estrusiva
− Lussazione laterale Reazione della polpa all’esposizione
− Avulsione completa della dentina
• Lesioni della gengiva e della mucosa orale
− Abrasione Anche in assenza di danno diretto alla polpa (fratture non
− Contusione complicate) si può sviluppare una pulpite, reversibile o irrever-
− Lacerazione sibile. Infatti quando i tubuli dentinali vengono aperti ed i pro-
• Lesioni dell’osso di supporto cessi degli odontoblasti esposti, le terminazioni nervose ed i
− Frattura di una parete dell’alveolo fluidi contenuti all’interno trasmettono lo stimolo irritativo al-
− Frattura del processo alveolare la polpa. Se questa supera lo shock infiammatorio e rimane vi-
− Frattura comminuta dell’alveolo tale, il danno viene riparato tramite la deposizione di dentina
− Frattura della mandibola terziaria da parte degli odontoblasti contenuti all’interno dei tu-
− Frattura del mascellare (Fort I, II, III) buli dentinali, diversamente si ha necrosi pulpare (morte del
L’esame radiografico è comunemente usato per rilevare dente). Per poterne diagnosticare la vitalità, il dente deve esse-
i traumi facciali, ma in particolare è l’esame strumentale re monitorato nel tempo tramite l’esame radiografico.
più usato per diagnosticare i traumi alveolo-dentali.Le le- La polpa può risultare variamente traumatizzata, sempre
sioni degli elementi dentari coinvolti in un quadro clinico in assenza di esposizione diretta, anche da una serie di pro-
di trauma oro-facciale richiedono sempre un piano di trat- cedure odontoiatriche, quali ad esempio la preparazione di
tamento endodontico-conservativo, ad eccezione delle frat- cavità, la monconizzazione, l’utilizzo di materiali altamente
ture verticali complete di radice che richiedono obbligato- irritanti per i tessuti vitali (l’acido ortofosforico, etc.), e non
riamente l’estrazione. ultime tutte quelle situazioni in cui l’utilizzo degli strumen-
Questo sia al fine di preservare l’elemento dentale, sia ti, provocando attrito contro i tessuti duri del dente, genera
per ristabilire una corretta funzionalità dell’apparato orto- calore. Tutte queste situazioni devono essere distinte, alme-
gnatodontico una volta guarito il trauma. Le connessioni tra no da un punto di vista prognostico, da quei casi in cui il
i denti ed il loro apparato di sostegno (parodonto) rivestono consumo dello smalto prima, e della dentina poi, è così len-
infatti un ruolo di primaria importanza nella fisiologia del- to da concedere il tempo agli odontoblasti di produrre denti-
l’osso alveolare, in quanto le sollecitazioni meccaniche tra- na terziaria in quantità sufficiente da proteggere costante-
smesse dal legamento alveolo-dentale sono alla base del mente la polpa dal rischio dell’esposizione (consumo ecces-
meccanismo di rimodellamento a cui è continuamente sot- sivo provocato dall’uso improprio della dentatura, precontat-
toposto il tessuto osseo. ti associati alle malocclusioni).
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Esposizione della polpa si intende la rimozione di parte della polpa coronale ed il suo
successivo rivestimento con un materiale biocompatibile. Di
Quando si ha esposizione della polpa, la frattura del den- qui anche il termine di pulpotomia vitale, mentre per incap-
te viene definita complicata. Segni clinici sono l’emorragia pucciamento diretto della polpa si intende il semplice atto di
pulpare ed il dolore acuto. In poco tempo però i batteri inva- medicare la polpa che risulti accidentalmente esposta duran-
dono il tessuto ed i vasi vengono obliterati dalla pressione te una procedura dentistica. Per incappucciamento indiretto
esercitata dall’infiammazione, provocando la necrosi della della polpa si intende invece la medicazione della polpa che
polpa. Un tappo di materiale organico essiccato occlude la risulta però ancora protetta da un sottile strato di dentina.
cavità pulpare e questa condizione, essendo nel frattempo Quando la pulpotomia vitale viene praticata su di un den-
cessato il dolore, può rimanere inalterata per lungo tempo. te immaturo, il risultato che si vuole ottenere è lo sviluppo
Prima o poi, però, l’infezione che alberga nella cavità normale della radice e la chiusura dell’apice. Questo proces-
pulpare si diffonde nei tessuti periapicali attraverso il delta so fisiologico prende il nome di apexogenesi. Quando inve-
apicale, causando una paradentite periapicale, che evolverà ce lo stesso scopo lo si vuole raggiungere su di un dente im-
con il tempo in un granuloma apicale o in un ascesso apica- maturo non vitale, la particolare procedura che bisogna ese-
le. In questo caso la condizione diventa nuovamente dolente guire prende il nome di apecificazione.
e si può manifestare anche gonfiore localizzato. Infine, l’apicectomia è quella procedura chirurgica, detta
La patologia periapicale si presenta in radiografia come anche infatti terapia canalare chirurgica, che prevede la crea-
una zona di lisi rotondeggiante localizzata intorno all’apice zione di un accesso all’apice della radice attraverso l’osso al-
della radice. veolare, l’amputazione dell’apice, la rimozione del tessuto
periapicale patologico e lo riempimento canalare retrogrado
(dall’apice verso la corona).
Lesioni combinate endo-parodontali

Spesso lesioni endodontiche e lesioni parodontali coesi- Bibliografia


stono nello stesso dente. In questo caso la polpa contenuta
all’interno di una o più radici è necrotica, mentre all’esterno 1. Andreasen, F.M.; Daugaard-Jensen, J. (1991)Treatment of traumatic
dental injuries in children. Current Opinion in Dentistry 1 (5): 535-50.
il legamento parodontale è distrutto, dal solco gengivale fino 2. Chiapasco M, (2003), Manuale illustrato di chirurgia orale, 323-
all’apice (o allo sbocco di un canale accessorio). 328.Masson, Milano.
Le lesioni combinate endo-parodontali predispongono 3. Crona-Larsson, G.; Bjarnason, S.; Nóren, J.G. (1991) Effect of luxation
injuries on permanent teeth. Endod Dent Traumatol 7 (5): 199-206.
alle fratture patologiche, soprattutto se a carico dei denti del- 4. Dumsha, T.C. (1992) Management of Avulsions. Dental Clinics of
la mandibola, in quanto privano progressivamente il dente North America 36(2): 425-437.
dell’osso alveolare di sostegno, e conseguentemente indebo- 5. Fountain, S. B.; Camp, J. H. Traumatic injuries In: Cohen, S.; Burns,
R. C. Pathways of the pulp. Mosby, 6th ed: 436-485.
liscono la struttura ossea nel suo insieme. Queste lesioni si
6. Gorrel, C.; Penman, S.; Emily, P.P.: Handbook of Small Animal Oral
risolvono con l’estrazione del dente affetto, perché la terapia Emergencies. Pergamon Press 1st ed, 1993.
conservativa presenta una prognosi riservata e tempi di at- 7. Gracis, M.; Orsini, P. (1998) Treatment of traumatic dental luxation
tuazione molto lunghi. in six dogs. JVD 15 (2): 65-72.
8. Grossman, L.I.; Oliet, S.; Del Rio, C.E. (1988) Endodontic Practice.
Lea & Febiger: 11th ed.
9. Harvey, C.E.; Emily, P.P. (1993) Small Animal Dentistry. Mosby, 1st ed.
La terapia endodontica 10. Jacobs, S.G. (1989) Ankylosis of permanent teeth: a case report and
literature review. Australian Orthodontic Journal 11(1):38-44.
11. Powers, M.P. (1997) Diagnosis and management of dentoalveolar
L’endodonzia è quella branca dell’odontostomatologia injuries In: Fonseca: Oral and Maxillofacial Trauma. W.B. Saunders,
che studia la fisiopatologia ed il trattamento delle affezioni 2nd ed: 323-358.
della polpa dentaria e dei tessuti periapicali. 12. Spodnick, G.J. (1992) Replantation of a maxillary canine tooth after
traumatic avulsion in a dog Journal of Veterinary Dentistry, 9(4): 4-7.
Per terapia endodontica o canalare si intende l’insieme 13. Trope, M. (1995) Clinical management of the avulsed tooth. Dental
dei trattamenti possibili in caso di esposizione della polpa e Clinics of North America 39(1): 93-112.
di necrosi pulpare. Qualora non fosse possibile eseguire il 14. Wiggs, R.B.; Lobprise, H. B. (1997) Veterinary dentistry. Principles
and Practice. Lippincott-Raven 1st ed.
trattamento adeguato, l’estrazione del dente è obbligatoria.
La terapia o cura canalare convenzionale consiste nella
rimozione completa della polpa del dente attraverso un ac-
cesso praticato nella corona. Un altro termine che definisce Indirizzo per la corrispondenza:
in maniera appropriata questo intervento è quello di pulpec- Dea Bonello
tomia totale, mentre per pulpectomia parziale, o pulpotomia, Centro veterinario Torinese, Lungo Dora Colletta 147, Torino
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Decision-making nella cura delle patologie


del cavo orale: il confronto tra clinico
e patologo nell’interesse del paziente
Dea Bonello
Med Vet, Spec Rad Vet, Dipl EVDC, Torino

Massimo Castagnaro
Med Vet, PhD, Dipl ECVP, Padova

“Imparare ad apprendere tramite lo studio dei problemi. e tartaro sui denti, e lesioni odontoclastiche da riassorbi-
Acquisire le basi sulle quali costruire il ragionamento clini- mento (FORL).
co che porta alla diagnosi ed al piano di trattamento”. Sono Il protocollo diagnostico della FCGS prevede anche l’e-
questi gli obiettivi che ogni medico veterinario dovrebbe secuzione della biopsia delle lesioni più significative da un
perseguire nell’esercizio della propria professione, al servi- punto di vista clinico. La biopsia incisionale infatti, oltre che
zio e nell’interesse del paziente, avvalendosi di tutti gli stru- nei casi in cui la diagnosi clinica presuntiva sia dubbia, è
menti culturali e tecnici. particolarmente indicata in tutti i casi in cui la descrizione
La cura delle patologie del cavo orale, per un suo corret- istologica della lesione risulti fondamentale per indirizzare
to svolgimento, necessita non solo di una adeguata cono- la scelta terapeutica più idonea. Anche in letteratura infatti
scenza delle singole tecniche chirurgiche, ma anche di una viene spesso ribadita l’importanza della risposta infiamma-
sintesi tra conoscenze di anatomia topografica distrettuale, toria ed immunitaria nella progressione della malattia.
eziopatogenesi delle più comuni patologie, impostazione di Pur essendo il trattamento della FCGS sostanzialmente
una corretta diagnosi e di un adeguato piano di trattamento. chirurgico (estrazione di tutti i premolari ed i molari presen-
Il dialogo tra clinico e patologo è un momento importan- ti, nonché di tutti quei denti per i quali la prognosi è sfavo-
te del processo di apprendimento che accompagna l’analisi e revole), spesso si deve accompagnare ad una terapia medica
la soluzione dei problemi specifici clinico-pratici. mirata alla completa eliminazione dell’infezione e/o infiam-
Esso comporta però la coscienza dei limiti intrinseci del- mazione. In questi casi il protocollo terapeutico deve essere
la conoscenza e la capacità critica. sempre impostato sulla base delle informazioni fornite dal
Se si escludono quelle patologie del cavo orale che sono referto istopatologico.
di natura spiccatamente oncologica, un esempio significati- Queste devono essere di natura puramente descrittiva,
vo di quanto premesso è rappresentato dalla Gengivo-Sto- qualitativa e quantitativa, e la loro interpretazione rappre-
matite Cronica Felina. senta la chiave di lettura dell’eziologia, del meccanismo pa-
La gengivostomatite cronica (FCGS) è una delle patolo- togenetico e delle modalità di progressione della patologia.
gie del cavo orale del gatto di più frequente riscontro. No- In tutti i casi di FCGS osservati dagli Autori era presente
nostante diverse cause siano state via via citate dalla lettera- il classico, diffuso, intenso infiltrato linfo-plasmacellulare
tura, dagli stati di immunodepressione ad infezioni virali e (LPI). Le plasma cellule frequentemente esibivano corpi di
batteriche, il meccanismo patogenetico di questa malattia ri- Russell nel loro citoplasma. In alcuni casi LPI era l’unica ri-
mane tuttora poco conosciuto. L’età media dei soggetti col- sposta infiammatoria presente. Tuttavia, in presenza di lesio-
piti è di 7,5 anni, con un range ampissimo, e sembra non esi- ni ulcerative, in associazione a LPI si reperivano anche un in-
sta alcuna predisposizione verso la malattia legata al sesso o filtrato neutrofilico da focale a diffuso, exocitosi ed una mar-
alla razza dell’animale. Occasionalmente i gatti colpiti sono cata spongiosi epiteliale. In molti campioni sono stati anche
anche FIV o FeLV positivi. osservati numerosi eosinofili sparsi e mastociti in grande nu-
La diagnosi di FCGS è fondamentalmente clinica. I gatti af- mero. L’interessamento dell’osso alveolare, caratterizzato da
fetti da FCGS presentano sintomi tipici quali alitosi, scialorrea, un infiltrato infiammatorio misto e da alterazioni litiche del-
difficoltà nella prensione del cibo e nella masticazione, disfagia, la struttura ossea, era presente nel 22% circa dei casi.
anoressia nei casi più gravi e sempre perdita di peso. In una chiave di lettura che consideri esclusivamente le
Alla visita clinica si osservano lesioni eritematose, ulce- varie tipologie cellulari presenti, i rilievi istopatologici de-
rative e/o proliferative della gengiva, della mucosa vestibo- scritti indicano che la FCGS è sempre associata ad una in-
lare, delle labbra, del faringe ed occasionalmente della lin- tensa, persistente stimolazione immunitaria. In associazione,
gua. Solitamente è presente anche linfoadenopatia regionale, è frequente osservare ulcerazione dei tessuti con conseguen-
malattia parodontale di vario grado con accumulo di placca te infiltrazione diffusa di neutrofili (lesione cronica attiva).
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La frequente presenza di eosinofili suggerisce invece la con- 3. Pedersen NC. (1992) Inflammatory oral cavity diseases of the cat, Vet
comitanza di un fenomeno di ipersensibilità o di una reazio- Clin North Am Small Anim Pract; 22:1323-1345.
4. Harbour DA et al. (1991) Isolation of FCV and FHV from domestic
ne iperergica. Osservando invece la distribuzione stratigrafi- cats 1980 to 1989. Vet Rec; 128:77-80.
ca delle varie componenti cellulari, è possibile distinguere le 5. Hargis AM, Ginn PE. (1999) Feline herpesvirus 1-associated facial
forme superficiali da quelle profonde, ipotizzare l’origine and nasal dermatitis and stomatitis in domestic cats. Vet Clin North
della risposta infiammatoria ed immunitaria e stimare il gra- Am Small Anim Pract.; 29:1281-90.
do di aggressività della malattia. 6. Knowles JO, Gaskell RM, Gaskell CJ, Harvey CE, Lutz H. (1989)
The prevalence of feline calicivirus, feline leukemia virus and anti-
In questa fase della gestione del caso clinico, a cavallo bodies to FIV in cats with chronic stomatitis, Vet Rec; 124:336.
tra la formulazione del piano di trattamento e l’emissione 7. Johnesse JS, Hurvitz A. (1983) Feline plasma cell gingivitis/pharyn-
della prognosi, il clinico deve obbligatoriamente fare un pas- gitis. J Am Anim Hosp Assoc;19:179.
so indietro e rivalutare in maniera critica il proprio pensiero 8. Thompson RR, Wilcox GE, Clark WT, Jansen KL. (1984) Associa-
sulla base delle osservazioni fatte dal patologo. Idealmente il tion of calicivirus with chronic gengivitis and pharyngitis. J Small
Anim Pract;25:207.
confronto tra l’opinione del clinico e quella del patologo do- 9. White SD, Rosychuk RAW, Janik TA, Denerolle P, Schultheiss P.
vrebbe essere un momento di estrema sintesi deduttiva, pro- (1992) Plasma cell stomatitis-pharyngitis in cats: 40 cases (1973-
dromico alla miglior risoluzione possibile del caso clinico. 1991). J Am Vet Med Assoc; 200:1377-1380.
Qualsiasi divergenza deve essere appianata possibilmente 10. Williams CA, Aller MS. (1992)Gingivitis/stomatitis in cats. Vet Clin
modificando il punto di vista del primo in favore del secon- North Am Small Anim Pract.; 22:1361-83.
do, per il semplice motivo che questi ha una visione pura-
mente oggettiva del caso.
Indirizzo per la corrispondenza:
Dea Bonello
Bibliografia Centro Veterinario Torinese, Lungo Dora Colletta 147, Torino

1. Chiapasco M, (2003), Manuale illustrato di chirurgia orale, Masson, Massimo Castagnaro


Milano. Dipartimento di Sanità Pubblica
2. Sims TJ, Moncla BJ, Page RC. (1990) Serum antibody response to Patologia Comparata ed Igiene Veterinaria
antigens of oral Gram-negative bacteria in cats with plasma cell gin- Università degli Studi di Padova
givitis-stomatitis, J Dent Res; 69:877-882. Viale dell'Università, 16 - 35020 Legnaro (PD)
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Differenti presentazioni citologiche


in corso di neoplasie epiteliali
Ugo Bonfanti
Med Vet, Milano

Le neoplasie epiteliali, che sono spesso caratterizzate dal- di cheratojalina, e nucleo presente, spesso con caratteri di ati-
la presenza di aggregati più o meno compatti di cellule in mo- pia. Possono manifestare differenti gradi di differenziazione.
nostrato o tridimensionali, possono assumere aspetti architet- Neoplasia delle cellule basali: le cellule che la compongono
turali differenti: disposizioni acinari, alveolari, papillari, tra- sono raccolte in aggregati fortemente coesi e sono spesso ca-
becolari, “a palizzata” e cordoniformi. Inoltre, le cellule delle ratterizzate da disposizione architetturale “ a palizzata” o “cor-
neoplasie di origine epiteliale possono presentare caratteristi- doniforme”; sono caratterizzate da dimensioni ridotte ed
che citomorfologiche estremamente eterogenee. La suddivi- uniformi, elevato rapporto N-C e dall’assenza di caratteri di
sione in neoplasia benigna o maligna si fonda, talvolta, su ca- evidente atipia citologica. Adenoma sebaceo: le cellule, carat-
ratteri citomorfologici che non sempre consentono, però, una terizzate da ampio citoplasma schiumoso e da piccolo nucleo
classificazione sicura del tipo di processo patologico. Si rico- centrale, senza caratteri di atipia citologica, sono organizzate
noscono infatti, ad esempio, alcune neoplasie epiteliali mali- in aggregati coesi e spesso tridimensionali. Neoplasia delle
gne i cui caratteri citologici non sono assimilabili a quelli co- ghiandole perianali: si caratterizza per la presenza di volumi-
munemente descritti nei carcinomi, nonché, carcinomi ben nosi aggregati di cellule epiteliali di medie dimensioni, di
differenziati talora difficilmente distinguibili da neoplasie epi- aspetto simile agli epatociti, con nucleo tondeggiante spesso
teliali benigne o da fenomeni iperplastici. nucleolato e citoplasma basofilo, finemente granulare. Adeno-
Tra i caratteri citologici specifici delle neoplasie epiteliali carcinoma delle ghiandole apocrine dei sacchi anali: le cellu-
sono riportati l’esfoliazione di cellule in aggregati compatti, le che lo compongono, in aggregati a coesività lassa, sono
l’adesione intercellulare mediante desmosomi, la forma ton- spesso raccolte in strutture microacinari, posseggono margini
deggiante o poligonale delle cellule, spesso con margini cito- citoplasmatici indistinti ed atipie citologiche di modesta entità.
plasmatici ben distinguibili, la presenza di nuclei tondeggian-
ti o ovalari. Occorre comunque ancora sottolineare come al-
cune eccezioni possano non infrequentemente essere presenti APPARATO RESPIRATORIO - Polmone
e caratterizzare esse stesse la neoplasia epiteliale oggetto di
approfondimento. Si prendono di seguito in considerazione, a Carcinomi ed adenocarcinomi bronchiali, bronchiolari e
titolo d’esempio, i caratteri citologici di alcune neoplasie epi- bronchiolo-alveolari possono manifestare disposizioni ci-
teliali provenienti da organi e tessuti differenti. toarchitetturali differenti (solidi, papillari, acinari). Spesso si
rilevano aggregati di dimensioni differenti, e, raramente, cel-
lule singole; pleomorfismo cellulare, nuclei tondeggianti con
NEOPLASIE EPITELIALI PRIMARIE irregolarità del contenuto cromatinico e nucleoli prominenti,
CUTE basofilia citoplasmatica e microvacuolizzazioni in sede peri-
nucleare, rappresentano criteri citologici spesso presenti in
Carcinoma squamocellulare: le cellule epiteliali neoplasti- corso di neoplasie epiteliali maligne primarie polmonari.
che che lo compongono, singole o in aggregati, sono caratte- Neoplasie epiteliali primarie polmonari e metastatiche pos-
rizzate da citoplasma cheratinizzato, talora contenente granuli sono comunque essere citologicamente indistinguibili.

Tabella 1
Criteri citologici comunemente impiegati per identificare cellule maligne di origine epiteliale
Ipercellularità Aumentata esfoliazione per riduzione della adesività tra le cellule
Anisocitosi e Macrocitosi Variabilità di dimensione tra le cellule; aumentate dimensioni cellulari
Pleomorfismo Variabilità di forma e dimensione tra le cellule di uno stesso tipo
Anisocariosi e Macrocariosi Variabilità di dimensione del nucleo; aumentate dimensioni nucleari
Variazione del rapporto N-C Aumentato rapporto N-C suggerisce malignità
Nuclear molding Deformazione nucleare causata da altri nuclei della stessa cellula epiteliale o di cellule epiteliali adiacenti
Irregolarità del contenuto cromatinico Cromatina nucleare non omogeneamente distribuita, tendenzialmente grossolana
Anisonucleoliosi Variabilità di forma e dimensione dei nucleoli della cellula epiteliale
Mitosi atipiche Improprio allineamento dei cromosomi in corso di processo mitotico
52 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

CAVITÀ ADDOMINALE to (colloide). Insulinoma: i campioni provenienti da neoplasie


endocrine pancreatiche sono caratterizzati da elevata cellularità,
INTESTINO: Carcinomi ed adenocarcinomi intestinali, numerosi nuclei nudi, e dalla presenza, nelle cellule intatte, di
che possono manifestare disposizione citoarchitetturale “ a numerosi piccoli vacuoli a margini netti; come nelle altre neo-
palizzata”, manifestano spesso i comuni caratteri di atipia ci- plasie di origine endocrina i caratteri di malignità citologica so-
tologica delle neoplasie epiteliali: pleomorfismo, anisoma- no inconsistenti. Chemodectoma: i campioni provenienti da que-
crocitosi, anisomacrocariosi, nucleoli prominenti, basofilia ste neoplasie neuroendocrine sono spesso costituiti da numerosi
citoplasmatica e vacuolizzazioni citoplasmatiche. nuclei nudi tondeggianti, contenenti, di solito, un singolo nu-
FEGATO: Adenoma epatocellulare:gli epatociti che lo cleolo prominente, con anisocariosi moderata, e tendenza alla
compongono manifestano lieve anisocitosi ed anisocariosi; ci- formazione di citoarchitetture acinari.
tologicamente risulta indistinguibile dalle cellule che si posso-
no rilevare in corso di iperplasia nodulare. Carcinoma epato- NEOPLASIE EPITELIALI METASTATICHE
cellulare: nelle forme ben differenziate caratteristica è la citoar- Neoplasie epiteliali possono metastatizzare in numerosi
chitettura trabecolare in cui si repertano aggregati spesso volu- organi e tessuti; in particolare più frequentemente possono
minosi e tridimensionali di epatociti privi di caratteri di atipia, essere coinvolti polmoni, fegato, rene, cute, linfonodi; poi-
da cui si dipartono elementi cellulari che tendono ad unirsi ad ché non è sempre facile differenziare citologicamente cellu-
aggregati limitrofi; nelle forme meno differenziate, invece, le derivanti da una carcinoma primario, da quelle derivanti
maggiori sono i caratteri di atipia citologica frequentemente ri- da una forma metastatica, in particolare per quanto riguarda
portati in corso di altre neoplasie epiteliali maligne: elevato rap- il polmone, la possibilità di esaminare le cellule provenienti
porto N-C, irregolarità della membrana nucleare e nucleoli pro- dall’eventuale neoplasia primaria e confrontarle con quelle
minenti. Colangiocarcinoma: le neoplasie dei dotti biliari esfo- che si presuppone possano essere metastatiche, rappresenta
liano cellule ad elevato e costante rapporto N-C, raccolte in ag- spesso la chiave diagnostica definitiva.
gregati compatti di dimensioni differenti con citoarchitetture “a
palizzata” ed acinari; rari sono i caratteri di atipia citologica. VERSAMENTI
RENE: Carcinoma renale tubulare: si caratterizza per Nel liquido contenuto nelle cavità corporee, formatosi a se-
l’elevata cellularità, con aggregati in monostrato di cellule guito di un processo neoplastico, si possono reperire cellule pro-
lassamente coese, scarsamente pleomorfe, a margini spesso venienti da tumori epiteliali; tali cellule spesso mantengono di-
indistinti e citoplasma variamente vacuolizzato; i nuclei so- sposizioni architetturali e caratteristiche citologiche simili a quel-
no tondeggianti o ovalari e la cromatina finemente punteg- le della neoplasia primaria. In particolare, ad esempio, in corso di
giata. Carcinoma squamocellulare: ha origine dall’epitelio mesotelioma, le cui cellule appaiono morfologicamente come cel-
di transizione della pelvi e possiede i caratteri citologici co- lule epiteliali benché l’origine sia mesodermica, si rilevano spesso
muni ai carcinomi squamocellulari. cellule singole o in piccoli aggregati, spesso binucleate e giganti
VESCICA: Carcinoma transizionale: le cellule, spesso a multinucleate, talora con “finestre” intercellulari e rilevanti carat-
margini citoplasmatici ben distinti con reminiscenza dell’ori- teri di atipia citologica. In corso di adenocarcinoma metastatico a
ginaria citoarchitetture pavimentosa o mosaiciforme, manife- pleura o peritoneo, gli aggregati cellulari sono spesso di maggiori
stano moderato pleomorfismo cellulare e spesso gravi carat- dimensioni, ed il citoplasma abbondante, spesso microvacuolizza-
teri di malignità citologica nucleare; non infrequentemente to. Infine, in corso di adenocarcinoma ovarico, dall’analisi del ver-
alcuni carcinomi transizionali manifestano caratteri di meta- samento si rilevano spesso voluminosi aggregati tridimensionali
con citoarchitetture papillari di cellule neoplastiche esfoliate dalla
plasia squamosa e ghiandolare, quest’ultima sotto forma di
neoplasia primaria o dalle metastasi da essa derivanti.
vacuoli intracitoplasmatici contenenti materiale intensamen-
te eosinofilo e con disposizione citoarchitetturale acinare.
PROSTATA: Adenocarcinoma: le cellule neoplastiche, Bibliografia
spesso in aggregati tridimensionali, manifestano numerosi
1. Baker R (2000). Color atlas of cytology of the dog and cat, Mosby,
caratteri di malignità citologica nucleo-citoplasmatica; fre- Inc., St Louis.
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3. Cowell RL, Tyler RD, Meinkoth JH (1999). Diagnostic cytology and
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Adenocarcinoma: in corso di adenocarcinoma mammario le 4. De May RM (1996). The art & science of cytopathology, ASCP.
cellule neoplastiche, oltre a mostrare spesso evidenti caratteri di 5. Fournel-Fleury C, Magnol JP, Guelfi JF (1994). Color atlas of cancer
cytology of the dog and cat, PMCAC, Paris.
malignità citologica, possono manifestare citoarchitetture acina- 6. Koss LG (1992). Aspiration biopsy: Cytologic interpretation and hi-
ri, alveolari e papillari più o meno evidenti; in corso di carcino- stologic bases, Igaku-Shoin, Tokyo.
ma infiammatorio le cellule, spiccatamente pleomorfe ed atipi- 7. Orell SR, Sterrett GF, Walters M, Whitaker D (1999). Manual and atlas of
fine needle aspiration cytology, 3rd ed, Churchill Livingstone, London.
che, sono spesso singole o raccolte in piccoli aggregati. 8. Raskin RE, Meyer DJ (2001). Atlas of canine and feline cytology,
W.B. Saunders Company, Philadelphia.
SISTEMA ENDOCRINO 9. Takahashi M (2000). Color atlas of cancer cytology, 3rd ed, Igaku-
Shoin, Tokyo.
Carcinoma tiroideo: le cellule epiteliali a margini citopla-
smatici indistinti presenti nei carcinomi tiroidei, spesso raccolte
Indirizzo per la corrispondenza:
in citoarchitetture acinari ed alveolari, manifestano scarsi carat- Ugo Bonfanti Clinica Veterinaria Gran Sasso
teri di malignità citologica; talora presenti granuli scuri di tirosi- Via Donatello 26, 20131, Milano, Italy
na, intracitoplasmatici, e materiale eosinofilo intercellulare rosa- Tel: +39-2-2665928. Fax: +39-2-2362048 - Email: u.bonfa@flashnet.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 53

Stato dell’arte sulla terapia dell’insufficienza cardiaca


nel cane
Michele Borgarelli
Med Vet, Dipl ECVIM-CA (Card), Torino

L’insufficienza cardiaca (IC) rappresenta una condizione possa portare ad una ridotta sintesi di queste citochine pro-
fisiopatologica nella quale una anomalia della funzione car- infiammatorie e che quindi i loro effetti positivi nei pazienti
diaca è responsabile della insufficienza del cuore a pompare affetti da IC siano da ricercarsi anche in questa loro azione.
il sangue in quantità adeguata alle richieste metaboliche dei Di recente scoperta è anche l’azione antiinfiammatoria
tessuti, oppure ci riesce solo ad una pressione di riempimen- svolta dagli inibitori della fosfodiesterasi III ed in particola-
to elevata 1. re dal pimobendan 11. Studi in vivo hanno infatti dimostrato
Negli anni 50 le conoscenze sull’IC e di conseguenza le che questa molecola diminuisce le lesioni infiammatorie (in-
sue modalità di trattamento differivano poco da quelle del filtrati cellulari e necrosi del miocardio) e diminuisce la pro-
19° secolo. Tali conoscenze consideravano l’IC come una duzione intracardiaca di IL-1β, IL-6, α-TNF e ossido nitrico
condizione di esaurimento della pompa cardiaca e il suo trat- (NO). Secondo i lavori effettuati, il pimobendan può essere
tamento era principalmente volto ad alleviare la sintomato- utile nella terapia dell’insufficienza cardiaca soprattutto per
logia e ridurre l’eccessivo accumulo di acqua e di sodio cer- gli effetti di inibizione dei livelli tissutali e plasmatici delle
cando di mantenere o incrementare la funzione sistolica. citochine pro-infiammatorie, che contribuiscono in modo si-
L’IC era quindi trattata con riposo a letto, con una dieta ri- gnificativo alla progressione dell’IC. Altri studi hanno infine
gorosamente povera di sodio, con la somministrazione di di- dimostrato che la somministrazione a lungo termine di pi-
gitale ai limiti della tossicità e di diuretici mercuriali (gli mobendan determina una diminuzione dei livelli plasmatici
unici allora disponibili) per via intramuscolare 2. Nel corso di noradrenalina e del peptide natriuretico atriale (ANP).
degli ultimi 40-50 anni le conoscenze sui meccanismi fisio- Deve comunque essere ricordato che, al momento attuale, le
patologici e sul trattamento dell’insufficienza cardiaca si so- esperienze cliniche del trattamento dell’IC con pimobendan
no accresciute continuamente. Il riconoscimento del ruolo nel cane sono limitate e, a causa dei suoi potenziali effetti
svolto dall’attivazione neuro-ormonale in corso di IC, ed in proaritmici, questo farmaco deve ancora essere testato in stu-
particolare modo di quello svolto dal sistema renina angio- di con una più ampia casistica 12.
tensina aldosterone (RASS) e dal sistema nervoso simpatico Sebbene le conoscenze concernenti i meccanismi fisio-
ha stimolato una grande mole di studi sperimentali e trial cli- patologici e le modalità di trattamento dell’IC siano progre-
nici che hanno evidenziato come, sia nell’uomo, sia negli dite in modo significativo negli ultimi 20 anni, questa condi-
animali, la modulazione di questi sistemi attraverso farmaci zione continua a rappresentare una delle principali cause di
quali gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angioten- morbidità e di morte sia nell’uomo sia negli animali da com-
sina (ACE-inibitori) e i β-bloccanti consenta di migliorare la pagnia, in particolare nei soggetti anziani. Tuttavia, la dispo-
qualità della vita e i tempi di sopravvivenza dei pazienti con nibilità di nuovi farmaci nonché le aumentate conoscenze
IC 3,4,5,6,7,8. D’altro canto altri studi hanno evidenziato come dei loro effetti sulla regolazione neuro-ormonale consentono
farmaci considerati essenziali in passato per il trattamento oggi di trattare pazienti con IC grave in modo tale da ridur-
dell’IC, come gli inotropo positivi (es. digitale), in realtà re la sintomatologia garantendo una adeguata qualità di vita
possano essere farmaci pericolosi e dannosi se utilizzati nel- e nell’uomo di prolungare anche le aspettative di vita. Nel
le terapie a lungo termine 9. cane invece esistono dati ancora contrastanti concernenti la
Più recentemente, alcuni studi hanno evidenziato l’im- spettanza di vita dei pazienti in terapia per IC. Sotto questo
portanza, nella patogenesi dell’insufficienza cardiaca, di nu- punto di vista appare quindi fondamentale che in futuro si
merosi mediatori chimici dell’infiammazione (Teoria delle consideri la possibilità di testare le terapie per il trattamento
citochine), descrivendo una vera e propria sindrome che si dell’IC attraverso studi multicentrici che permettano di ar-
manifesta con uno squilibrio fra l’azione delle citochine pro- ruolare un numero elevato di pazienti.
infiammatorie (α-TNF, IL-1, IL-6, ecc.) e delle citochine an- Data la complessità dei meccanismi fisiopatologici atti-
tiinfiammatorie (IL-10, ecc.) 10. Questi studi hanno eviden- vati nel corso dell’insufficienza cardiaca la terapia dei pa-
ziato come nei pazienti affetti da IC i livelli circolanti e tis- zienti affetti deve essere basata su una associazione di far-
sutali di citochine pro-infiammatorie risultino cronicamente maci che permettano di ridurre l’eccessiva ritenzione idrica
elevati ed in quantità proporzionale alla gravità della sinto- e modulino l’attivazione neuro-ormonale. In base alle consi-
matologia e, come questi innalzamenti siano determinati derazioni sopraesposte la terapia dell’IC nel cane oggi do-
dall’attivazione del RAAS. Sotto questo aspetto appare logi- vrebbe essere basata sulla combinazione di un ACE inibito-
co pensare che l’utilizzo di farmaci ACE-inibitori (ACE-i) re, di uno o più diuretici, e nei pazienti in grado di tollerar-
54 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

lo, di un ‚-bloccante. Per quanto concerne il pimobendan es- 7. Ettinger SJ, Benitx AM, Ericsson GF et al. (1998) Effects of enalapril
so rappresenta al momento un farmaco molto promettente maleate on survival of dogs with naturally acquired heart failure. The
Long-Term Investigation of Veterinary Enalapril (LIVE) Study
per il trattamento dei pazienti sintomatici, ma i dati della let- Group. J. Am. Vet. Med. Assoc. 213: 1573-1577
teratura sono ancora scarsi per trarre conclusioni definitive 8. The BENCH (BEnazepril in Canine Heart Disease) Study Group
al riguardo. (1999). The effect of banazepril on survival times and clinical signs
Va ricordato comunque che l’ottimizzazione della terapia of dogs with congestive heart failure: results of a multicenter, pro-
dell’IC richiede da un lato che ogni paziente affetto sia con- spective, randomized double blinded, placebo-controlled long-term
clinical trial. J. Vet. Cardiol. 1: 7-18
siderato attentamente come singolo, e dall’altro una cono- 9. Bonarjee VVS, Dickstein K. (2001) Management of patients with
scenza approfondita dell’azione dei farmaci impiegati, non- heart failure: are internists as good as cardiologists? Europ. Heart J.
ché dei meccanismi alla base delle diverse patologie cardio- 22: 530-531
vascolari. 10. Anker S.D., Chua T.P., Ponikowski P., et al. (1997). Hormonal chan-
ges and catabolic/anabolic imbalance in chronic heart failure and
their importance for cardiac cachexia. Circulation 96: 526-534.
11. Sasaki T., Kubo T., Komamura K. e Nishikimi T. (1999). Effects of
Bibliografia long-term treatment with pimobendan on neurohumoral factors in pa-
tients with non-ischemic chronic moderate heart failure. J. Cardiol.
1. Braunwald E. (1992) Pathophysiology of heart failure, in Braunwald 33: 317-325.
E. Disease of the heart 4ed. W.B. Saunders Philadelphia: 393-418 12. Luis Fuentes V., Corcoran B., French A. et al. (2002) A double blind,
2. Braunwald E. (2001) Congestive Heart failure: a half century per- randomized placebo-controlled study of pimobendan in dogs with di-
spective, Europ. Heart J., 10: 825-836 lated cardiomyopathy. J.Vet Int. Med. 16: 255-261
3. The CONSENSUS Trial Study Group (1987). Effect of enalapril on mor-
tality in severe congestive heart failure. N. Engl. J. Med., 316: 1429-1435
4. Keating G., Jarvis B. Carvedilol: a review of its use in chronic heart
failure, Drugs, 63: 1697-1741 Indirizzo per la corrispondenza:
5. The COVE Study Group (1995). Controlled clinical evaluation of
Michele Borgarelli
enalapril in dogs with heart failure: results of the Cooperative Veteri-
Dipart. Di Patologia Animale
nary Enalapril Study Group. J. Vet. Int. Med, 9: 243-252
6. The IMPROVE Study Group (1995). Acute and short-term hemody- Via Leonardo da Vinci 44
namic echocardiographic, and clinical effects of enalapril maleate in 10095 Grugliasco (To)
dogs with naturally acquired heart failure: results of the Invasive Mul- tel. 011 670 9082
ticenter PROspective Veterinary Evaluation of enalapril study. J. Vet. fax 011 670 9083
Int. Med. 9: 234-242 e-mail: michele.borgarelli@unito.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 55

L’integrazione dell’omeopatia nella pratica ambulatoriale


e ospedaliera per gli animali da compagnia
Andrea Brancalion
Med Vet, Treviso

Introduzione Alcuni esempi delle patologie croniche risolvibili con la


MO sono il diabete, la sindrome da malassorbimento, le feb-
L’approccio omeopatico al paziente comprende sia la pra- bri di origine sconosciuta, l’epilessia, ecc.1, 4
tica convenzionale (segnalamento, anamnesi, visita clinica, Nelle malattie infettive a decorso cronico, si sa come mol-
esami eventuali, diagnosi e prognosi) che la pratica non-con- ti soggetti mal sopportino i protocolli terapeutici ufficiali, co-
venzionale (interrogatorio omeopatico e raccolta dei sintomi me avviene spesso a proposito della leishmaniosi del cane8,
modalizzati, repertorizzazione, diagnosi omeopatica, progno- ma anche nella miriade di casi clinici che colpiscono per la lo-
si omeopatica e terapia secondo la Legge di Similitudine, Si- ro irregolarità e, quindi, per la loro peculiare caratteristica di
milia similibus). sfuggire ad un logico inquadramento in un modello di evolu-
Tale approccio, dunque, non solo non è riduttivo, ma ad- zione patologica noto o già descritto.
dirittura aggiunge altri elementi, cosicché non si può parlare Altri esempi sono le malattie virali del gatto FIV, FELV,
di controindicazioni metodologiche ed anzi, le premesse invi- FIP2, 3, per le quali il suggerimento ufficiale è solo la possibi-
tano a considerare seriamente gli aspetti integrativi della me- lità di un sostegno farmacologico ed alimentare.
dicina omeopatica (MO) nella struttura veterinaria.
In quest’ottica si ritiene utile tracciare delle linee guida per
l’integrazione della MO in ambito ambulatoriale ed ospeda- La MO come correttivo costituzionale
liero, esaminando le varie possibilità applicative.
Dobbiamo qui considerare due diversi aspetti. Il primo ri-
guarda le richieste specifiche da parte dell’utenza: oggi sem-
La MO nelle malattie croniche e pre più persone si affidano alla MO per le loro cure (si calco-
nelle malattie infettive a decorso cronico la che siano circa 9 milioni gli utenti della medicina non-con-
venzionale) e richiedono lo stesso trattamento per il loro pet.
Solitamente, è questo il campo che viene indicato, spesso In tali occasioni, se si tratta di una prima visita, che difficil-
dall’utenza, ma purtroppo anche da alcuni medici, come “l’ul- mente dura meno di un’ora, è indicato il consulto per appun-
tima spiaggia”, cioè “se non si può fare altro, proviamo con tamento, da intendersi come un vero e proprio intervento spe-
l’omeopatia”. Va precisato che è concettualmente da rifiutare cialistico, allo scopo di ricercare il rimedio costituzionale del
tale significato passivo dell’intervento terapeutico omeopati- paziente che, nel linguaggio omeopatico, viene comunemente
co, dal momento che, una volta riconosciuta la patologia, non identificato come simillimum. Se invece si tratta di una visita
sarà mai con lo spirito di chi “tenta” una terapia il modo coe- di controllo, molto più breve della prima, l’operatività può
rente di affrontare il problema; questo dovrebbe ovviamente rientrare nella normale routine ambulatoriale.
essere chiaro al medico, ma dovrebbe essere reso comprensi- Il secondo aspetto riguarda i casi di difetto costituzionale
bile anche all’utente con un’opportuna informazione. del paziente, quindi di risposte inattese ai protocolli terapeuti-
Nelle malattie croniche, comprese quelle multifattoriali, di ci o profilattici standard, alle lacune lasciate dalla super-spe-
competenza non chirurgica, la MO ha il vantaggio di non aggra- cializzazione, alla mancanza di una terapia specifica o all’im-
vare ulteriormente i parenchimi eventualmente già coinvolti, possibilità di attuarla nel caso sia conosciuta (per es. quando
considerando inoltre che i farmaci allopatici possono solo con- l’utente non accetta i costi elevati di certe prestazioni). La MO
trollare tali patologie da un punto di vista esclusivamente sinto- dovrebbe essere qui considerata come “arma” supplementare
matologico, o palliarle, ma non guarirle, come invece il rimedio a disposizione della struttura per risolvere situazioni che non
omeopatico corretto può riuscire qualche volta a fare. possono altrimenti trovare sbocco.
La possibilità della cura effettiva di tali patologie, come di- Dovremmo pensare a quei disturbi provocati, dalle vacci-
mostra un’esperienza clinica ormai decennale, è dovuta a due nazioni, alle quali non si vuole rinunciare, che possono essere
principali fattori: il primo, soggettivo, riguarda la reversibilità o prevenuti con un opportuno trattamento con il rimedio omeo-
meno delle lesioni in organi vitali del soggetto; il secondo, og- patico costituzionale del soggetto; oppure dalle intolleranze
gettivo, riguarda il medico, la sua preparazione, la sua capacità alimentari, che a volte è troppo difficile e costoso indagare e
e possibilità di indagine, non solo clinica ma anche omeopati- che quasi magicamente non si presentano più dopo aver agito
ca. Rispetto a quest’ultimo fattore potremmo affermare con de- sul “terreno” predisposto; oppure dai farmaci, pur necessari,
cisione che non è mai la MO a fallire, ma il medico. ma mal tollerati o non tollerati affatto, che vengono “antido-
56 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

tati” meravigliosamente grazie al suggerimento costituito da- grave, viene concessa una dilatazione, spesso insperata, del
gli stessi disturbi che hanno indotto nel paziente. tempo a disposizione dei medici per superare le fasi critiche.

Il rapporto della MO con la chirurgia Conclusioni


e la medicina d’urgenza
Tutte le possibilità per le quali, a nostro avviso, la MO as-
La chirurgia rappresenta un altro interessante aspetto circa sume significato di specializzazione, sono in realtà già state
l’integrazione della MO nella struttura veterinaria. evidenziate in molti ospedali e cliniche per l’uomo fin dagli
Negli interventi di tipo ortopedico5, la riabilitazione post- albori dell’omeopatia, ma sono state dimenticate o accantona-
chirurgica può risultare estremamente più rapida; in particola- te, in parte, con l’affermarsi prepotente delle molecole di sin-
re, risulta particolarmente efficace in quei casi in cui i tragitti tesi e con l’instaurarsi di una medicina che tende a parcelliz-
nervosi sono stati offesi dal trauma precedente l’intervento o zare sempre più il paziente.
dall’intervento stesso e potremmo riferirci, per esempio, alla Non è obbligatorio fare omeopatia ma, se si fa, occorre es-
paresi del nervo radiale, o a quella dello sciatico, o a quella to- sere in grado di farla con scienza e coscienza ed il suo studio
tale del treno posteriore a seguito di trauma della colonna o di è impegnativo e difficile, come lo studio di altre discipline co-
ernia discale e conseguente laminectomia, o alla paresi degli siddette “ufficiali”. Anche per essa, come atto medico a tutti
sfinteri a seguito di trauma o di intervento in regione paranale gli effetti, non dovrebbero essere ammesse improvvisazioni
o perineale. Molti e utilissimi rimedi abbiamo a disposizione autodidattiche per ovvi motivi di correttezza professionale e
per queste condizioni post-traumatiche. deontologica, mentre invece, grazie anche al disinteresse del-
Ancora, abbiamo potuto constatare come si riesca ad agire la maggior parte della Comunità Scientifica, rimane ancora
positivamente sulla canalizzazione ed il recupero della funzio- preda di superficialità e spoglia di quell’aura di dignità che a
ne alimentare dopo un intervento sul tratto gastro-intestinale e nostro avviso merita.
sappiamo quanto importante sia risolvere precocemente questi Speriamo sia vicino il giorno in cui pronunciare la parola
tipi di problemi, che altrimenti costringono al prolungamento “omeopatia” non ci faccia il più delle volte passare per medi-
del ricovero del paziente e della relativa operatività. ci estrosi ed un po’ sui generis o, peggio ancora, bersaglio di
Sorprendenti risultati si ottengono anche nel controllo della equivoci servizi televisivi, ma ci identifichi come semplici ed
coagulazione in un animale il cui profilo sia risultato alterato al- onesti professionisti.
l’analisi pre-operatoria o che presenti problematiche nel post- La grande opportunità offerta oggi al veterinario omeopa-
chirurgico: il sostegno del rimedio omeopatico corretto, a se- ta è quella di confermare l’efficacia della MO in virtù della
conda della modalità dell’emorragia, se venosa o arteriosa, e del- maggiore libertà d’azione di cui ancora gode rispetto al medi-
la sua eziologia, quando le misure atte a garantire l’emostasi non co in campo umano e fungere da traino per una medicina in-
risultano sufficienti, a volte, equivale alla vita del paziente. tegrata più rispettosa di ogni essere vivente.
Molti esempi si potrebbero ancora citare, ma non si può
non sottolineare quanto vantaggio si possa ottenere con la MO
anche in campo anestesiologico, proprio per la rapidità d’a- Bibliografia
zione che certi rimedi hanno nella rianimazione, molte volte
superiore a quella dei farmaci ufficiali, e nell’antidotare gli ef- 1. Bettio D., (2003), Epilessia e Omeopatia Veterinaria, Il Medico Omeo-
pata, 23: 37-39.
fetti indesiderati degli anestetici in soggetti ipersensibili. 2. Brancalion A., Bigelli S., Conedera I., (2002), Kalium chloricum in pa-
Il problema di avere un antidoto per ogni farmaco impie- tologia felina, Atti 4° FIAMO, Roma, 122-127.
gato è un ideale da sempre, soprattutto in campo anestesiolo- 3. Brancalion A., Cattarossi D., Conedera I., (2002), Antimonium arseni-
cosum: un caso di Peritonite Infettiva Felina, Il Medico Omeopata, 21,
gico ma, farmacologicamente parlando, può essere risolto so- 38-40.
lo parzialmente, mentre con la sinergia del rimedio indicato si 4. Brancalion A., (2003), Chocolate: un caso di Epilessia, Il Medico
amplificano enormemente le possibilità. Omeopata, 22: 25-26.
5. Dodesini M., (2002), L’importanza fondamentale di Hecla Lava nelle
Non ultima per importanza l’integrazione della MO in se- patologie ossee, Atti 3° FIAMO, Bologna, 137-140.
de di medicina d’urgenza e pronto soccorso dove con i rime- 6. Giordano G., Brancalion A., (2003), Lesioni dermatologiche da com-
di, a volte da soli, a volte in azione combinata a quella dei far- portamento auto-traumatico negli animali conosciuto come SIB (self-
injurious behaviours) e trattamento omeopatico: note preliminari, Atti
maci previsti dai protocolli ufficiali, si possono registrare suc- 5° FIAMO, Roma, 131-145.
cessi rapidi ed inattesi. 7. Nobili R., (2003), Arsenicum album in un caso di micosi nasale, Atti 5°
Risulta difficile pensare di poter allestire in fretta una tera- FIAMO, Roma, 116-119.
8. Tesei L., (2002), Leishmaniosi canina ed Omeopatia: contributo casi-
pia omeopatica in queste situazioni eppure, paradossalmente, stico, Atti 3° FIAMO, Bologna, 41-48.
per il medico preparato i sintomi del paziente in urgenza sono
spesso molto più chiari ed indicativi dei sintomi di un paziente
qualsiasi ed il rimedio salta all’occhio nei primi brevi istanti
Indirizzo per la corrispondenza:
dell’esame obiettivo. Se c’è un omeopata in pronto soccorso, la
Dott. Andrea Brancalion - Medico Veterinario
somministrazione del rimedio omeopatico avviene quasi sem- Via L. Sartorio, 3 - 31100 Treviso
pre prima di ogni altra operazione sul paziente, quasi immedia- Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica
tamente, ed i vantaggi, in caso di efficacia della terapia, non so- “Dott. Rita Zanchi” - Cortona (AR)
no pochi: la stabilizzazione che si ottiene, se non ci sono lesio- Ospedale Veterinario “S. Francesco” - Castagnole (TV)
ni importanti, spesso è duratura e definitiva, mentre se il caso è Direttore della Sezione Omeopatica
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 57

Cure neonatali

Sandra Brau
Med Vet, Maisons-Alfort, Francia

Esistono numerose definizioni del periodo neonatale. Se- liquidi con conseguente instaurarsi di uno stato di ipossia
condo gli studiosi del comportamento il periodo neonatale che può portare a morte nel caso in cui non si intervenga
corrisponde ai primi 15 giorni di vita (pressappoco fino al- tempestivamente. Il trattamento consiste nella liberazione
l’apertura delle palpebre e delle orecchie). Per i fisiologi si delle vie respiratorie, nell’utilizzo dell’ossigeno ed eventual-
prolunga fino allo svezzamento. Questa definizione si basa mente nell’uso di analettici respiratori.
sulle caratteristiche di immaturità fisiologica del cucciolo
con meno di sei settimane. 1-2 Ipotermia
Rispetto ad altre specie (puledro, vitello) il cucciolo alla L’ipotermia è dovuta principalmente alla scarsità di tes-
nascita presenta una immaturità fisiologica che lo rende par- suto adiposo, assenza di vasocostrizione periferica e alla su-
ticolarmente vulnerabile. Per immaturità si intende: perficie corporea troppo estesa rispetto al peso, il che deter-
• immaturità epatica (incompetenza dei sistemi enzimatici mina una eccessiva dispersione di calore. L’ipotermia è li-
e gluconeogenesi ridotta) mitata in caso di cucciolate numerose. La temperatura nor-
• immaturità renale (filtrazione glomerulare e secrezione male del cucciolo alla nascita è di 32°-33° C, aumenta fino
tubulare ridotta) a 34°-35° C nelle ore successive. Temperature inferiori a 34°
• incompetenza immunologica C causano una diminuizione del riflesso di suzione con il ri-
• immaturità della barriera cutanea schio di false deglutizioni, rallentamento della funzionalità
• immaturità cardiovascolare digestiva con mancata eliminazione del meconio e stasi del
La mortalità neonatale è piuttosto rilevante, sopratutto latte nello stomaco. Per evitare l’ipotemia occorre controlla-
negli allevamenti dove c’è un numero elevato di soggetti. re la temperatura ambientale che deve essere di 30°-32° C
Nonostante il fatto che il momento con massimo rischio sia nelle prime 24 ore, 28° C la prima settimana, 26° C la se-
quello delle 48 ore dopo il parto anche i primi 15 giorni rap- conda e 24°-25° C nelle settimane che seguono. Il tratta-
presentano un periodo critico. Daltronde alcuni cuccioli con mento di un cucciolo ipotermico consiste nel riscaldarlo gra-
difficoltà iniziali, debilitati, sono più soggetti alle infezioni dualmente (1-3 ore) tramite borse d’acqua calda, lampada ir
nel periodo dello svezzamento, che costituisce il secondo pe- o l’incubatrice.
riodo critico.
Distinguiamo le cause principali di mortalità neonatale 1-3 Disidratazione
in cause non infettive e cause infettive. Il cucciolo neonato è molto sensibile alla disidratazione,
in quanto l’acqua costituisce l’80% del suo peso corporeo, lo
strato cheratinizzato dell’epidermide è quasi assente ed è
CAUSE NON INFETTIVE presente una immaturità renale. Infatti alla nascita il rene fe-
tale deve subire ancora tre fasi di sviluppo prima di acquisi-
1-Cause non infettive legate re le caratteristiche di un rene adulto. L’urina è trasparente
all’immaturità del cucciolo come l’acqua (ps 1,006) poiché il rene non è in grado di
concentrarla. Una delle cause della disidratazione a parte
1-1 Ipossia una patologia in corso è spesso l’uso di lampade infrarossi
L’ipossia è legata al fatto che durante la vita fetale il pol- da parte dell’allevatore ad una distanza ravvicinata. Al fine
mone non è funzionale e gli scambi gassosi avvengono tra- di limitare la disidratazione occorre regolare l’umidità del-
mite la placenta. Prima del parto si instaura una ipossia cau- l’ambiente che deve essere intorno al 55-65% ed è impor-
sata dalle contrazioni uterine che determinano uno scolla- tante non superare questo valore in quanto si creerebbe un
mento della placenta e durante il passaggio del cucciolo nel ambiente favorevole alla moltiplicazione batterica.
canale del parto si ha uno schiacciamento del cordone om-
belicale con conseguente apnea. Questo comporta una di- 1-4 Ipoglicemia
minuizione del ph sanguigno, della tensione di ossigeno e Sempre legata all’immaturità fisiologica il cucciolo va
un aumento della CO2, che nell’insieme agiscono sul cen- spesso incontro a episodi di ipoglicemia. Questo è dovuto al-
tro della respirazione stimolando il primo atto respiratorio. l’immaturità dei meccanismi di controllo della glicemia, del-
In caso di espulsione prolungata (atonia uterina) o nel caso l’insufficiente gluconeogenesi epatica e delle basse riserve
in cui la cagna non apra gli invogli fetali il cucciolo inspira in glicogeno. Il cervello del cucciolo ha elevate necessità di
58 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

glucosio perciò una ipoglicemia potrebbe causare dei danni 1-2 Onfalite
cerebrali non indifferenti. Tra le cause dell’ipoglicemia a È l’infiammazione del cordone ombelicale causata da
parte un digiuno prolungato c’è l’ipotermia in quanto il cuc- batteri che contaminano il cucciolo durante il taglio del cor-
ciolo utilizza le sue riserve energetiche per combattere il done da parte della cagna se questa presenta del tartaro per
freddo. Il substrato glucidico è all’inizio di origine epatica e esempio, oppure provenienti dall’ambiente esterno facilitato
in seguito proviene dalla componente grassa del colostro dal fatto che i cuccioli nei primi giorni di vita sono a stretto
perciò la sua assunzione è fondamentale. contatto con il suolo.
Sia la sindrome del latte tossico che l’onfalite se non
trattate in tempi brevi possono dare origine a una setticemia
2-Legate alla madre e morte dell’animale non dotato ancora di un sistema immu-
nitario in grado di reagire adeguatamente.
Certe cagne soprattutto le primipare non si occupano dei
loro cuccioli alla nascita. Non liberano il piccolo dalla pla-
centa perciò il cucciolo muore di anossia. Altre se ne occu- 2-Virali
pano fin troppo, infatti può succedere che al momento della
recisione del cordone provochino delle ernie ombelicali o L’incidenza delle malattie virali durante il periodo neona-
asportino l’integrità del cordone e addiritura la vescica (che tale è molto limitata grazie alla protezione passiva materna
in periodo neonatale si trova nella regione ombelicale subito (nelle cagne correttamente vaccinate) perciò le malattie virali
sotto la parete addominale) portando a morte l’animale nei si manifestano piuttosto dopo lo svezzamento che nei neonati.
primi giorni di vita. L’agalassia o ipogalassia è una causa di
mortalità neonatale se non si passa all’alimentazione artifi- 2-1-Herpesvirus
ciale e si ha soprattutto in seguito a un cesareo (frequente L’herpesvirus presenta oltre a un tropismo genitale e re-
nel bulldog). spiratorio un alto potere patogeno per il cucciolo neonato per
La malnutrizione della cagna durante la gestazione può la sua ipotermia in quanto si replica preferenzialmente a
dare la nascita di cuccioli più piccoli della norma che vanno temperature inferiori a 37°C dando mortalità nelle prime 48h
incontro a ritardi di crescita. di vita.
Traumi come lo schiacciamento, il leccamento in situa-
zione di stress che hanno tendenza anche a spostare in con-
tinuazione i loro piccoli. Bibliografia

1. Arkins CE. Disorders of glucose homeostasis in neonatal and juvenil


3-Cause congenite dogs hypoglycemia-part1. Compend Cont. Educ. Pract.Vet. 1984.
2. Delannoy Mathieu Tesi Alfort 2002. “La gestion de la prematurité
chez le chiot”.
Alcune facilmente visibili come la palatoschisi, l’idroce- 3. Fettman MJ, Allen TA. Developmental aspects of fluid and electroly-
falia, l’imperforazione dell’ano, la sindrome del cucciolo te metabolism and renal function in neonates. Compend Cont. Educ.
nuotatore… altre praticamente non identificabli nel neonato Pract. Vet 1991.
e non tutte danno mortalità. 4. Hoskins J. D. Pediatrics Intensive Dogs and cats from bitch to six
month 3° Edizione.
5; Hoskins J.D. Fading Puppy syndrome. Current Therapy, 12, Phila-
delphia:WB Saunders, 1997.
CAUSE INFETTIVE: BATTERICHE E VIRALI 6. Lennoz-Roland M. Mortalità neonatale nei cuccioli. Summa 1998.
7. Mc INTIRE DK. Pediatric Intensive Care, Vet Clin North Am. Small
1-Batteriche Anim Pract 1999.
8. Poulet H. et P. Dubourget “l’Herpesvirose canine” Le point vétéri-
naire, 25, 1993.
1-2 “Syndrome del latte tossico”
In seguito a metriti o mastiti di origine batterica (E. Co-
li, streptococchi, stafilococchi) il cucciolo può andare incon- Indirizzo per la corrispondenza:
tro a una diarrea profusa, disidratazione, perdita di peso e Sandra Brau
morte. sbrau@vet-alfort.fr
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 59

Anestesia e idratazione nei cheloni?


Non più un problema
Leonardo Brunetti
Med Vet, Pistoia

Introduzione bia o del femore; va inoltre aggiunto che per dimensioni,


spessore della cute, del canale midollare e della corticale
In tanti anni di esperienza nella chirurgia dei cheloni ho dell’osso, esiste grandissima differenza fra l’arto posteriore
maturato in modo sempre maggiore l’esigenza di disporre di di un sauro e quello di un chelone.
un’anestesia sicura, efficace, ma soprattutto di facile sommi- Se però pensiamo alla corazza come a qualcosa di vivo,
nistrazione e, se necessario ripetibile, da usare anche per il quale è immediatamente sotto lo strato corneo, non è difficile
mantenimento in quelle specie, mi riferisco ai cheloni terre- renderci conto che abbiamo a disposizione una valida e più
stri, per i quali la somministrazione di un anestetico gassoso semplice alternativa al piantare un ago spinale nell’osso di un
è complicata dalla vicinanza della biforcazione tracheale alla arto obbligandolo a condividerne necessariamente tutti i movi-
laringe (il rischio è, infatti, quello di intubare un solo bronco; menti, le pressioni e le trazioni: l’alternativa è rappresentata dal
è superfluo dire, inoltre, che la capacità di questi animali di tessuto osseo sottostante lo strato corneo della corazza.
trattenere il respiro anche per ore rende totalmente inutile l’u- In questo lavoro cercherò di esporre nel modo più chiaro
so di una maschera). Per raggiungere tale scopo è necessario possibile come sia semplice e rapido, con un minimo di at-
un farmaco dalla breve durata e dalla rapida clearance, che trezzatura, accedere al comparto venoso di un chelone attra-
sopperisca il più possibile alla lentezza con cui i rettili meta- verso tale via.
bolizzano tutti i farmaci, anestetici compresi.
Se, da un lato, il diffondersi dell’uso del propofol nella
pratica anestesiologica veterinaria ha messo a disposizione Richiami di anatomia e istologia
anche dei veterinari di animali esotici un farmaco dalle no-
tevoli potenzialità, in special modo per i rettili, dall’altro la- La corazza, caratteristica distintiva di tutti i cheloni, si
to credo che tale potenzialità rischi spesso di rimanere ine- compone di una parte dorsale, il carapace, ed una ventrale,
spressa per quell’unica limitazione legata al fatto che l’ane- il piastrone. La porzione che collega le due parti prende il
stetico in questione deve necessariamente essere sommini- nome di ponte. Ciascuna parte, in sezione, deriva dalla so-
strato per via endovenosa, a volte in più dosi ripetute, ad ef- vrapposizione di due strati: uno più esterno di natura cornea
fetto, limitazione presente paradossalmente soprattutto per i e uno interno, osseo, frutto della modificazione delle verte-
rettili ed in particolar modo per i cheloni. Infatti la scarsa ac- bre, delle coste, del cinto scapolare e pelvico, nonché della
cessibilità delle vene in tali specie costringe spesso non solo deposizione di matrice ossea da parte degli osteodermi, cel-
i colleghi inesperti a ripiegare sulla “vecchia” ketamina per lule derivate dal tessuto dermico.
via intramuscolare, oppure ad eseguire un’anestesia incom- La corazza ossea è suddivisa in placche ossee unite fra
pleta con il solo bolo di propofol somministrato in vena gra- loro dalle suture, mentre le placche che compongono lo
zie ad un colpo di fortuna purtroppo non ripetibile. strato corneo si chiamano scuti o scudi sono anch’essi uni-
Senza avere la pretesa di giudicare tutta la letteratura sul- ti da suture mai sovrapposte tuttavia a quelle delle placche
l’argomento, devo affermare che almeno nei testi principali ossee sottostanti.
di medicina e chirurgia dei cheloni la via intraossea, quando Gli scuti hanno varia forma e disposizione secondo la se-
considerata, è stata sempre relegata agli ultimi posti fra le de. Nella specie Testudo distinguiamo:
possibili scelte di somministrazione di farmaci, classica- nel carapace:
mente rappresentate dalle vene giugulari, dal plesso ascella- - s. vertebrali o centrali (5)
re e cervicale e dalla vena caudale dorsale. - s. costali o laterali (4 paia)
Nell’ambito della scelta di usare la via intraossea, consi- - s. marginali (numero variabile)
gliata dai maggiori autori principalmente per l’infusione - s. nucale
continua di fluidi, la sede d’elezione raccomandata è sempre - s. sopracaudali (2)
stata il canale midollare della tibia o del femore, in analogia nel piastrone:
con i sauri. - s. gulari (2)
È intuitivo come tale indicazione per la fluidoterapia ri- - s. omerali (2)
sieda nella stabilità del catetere, che può essere tenuto in se- - s. pettorali (2)
de anche per qualche giorno, ma presuppone che l’animale - s. addominali (2)
sia fortemente debilitato o già sedato/anestetizzato perché si - s. femorali (2)
riesca ad accedere agevolmente al canale midollare della ti- - s. anali (2)
60 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Cenni sul propofol ANESTESIA E IDRATAZIONE


INTRAOSSEA NEI CHELONI
È un derivato fenolico commercializzato in un’emulsio-
ne acquosa al 1%, di colore bianco latte, composta da 2,6 di- Materiali
isopropilfenolo (10 mg/ml), olio di soia (100 mg/ml), leciti-
na di soia (12 mg/ml), glicerolo (2,5 mg/ml) e idrossido di 1. Trapano elettrico o pneumatico con punta da 1 mm
sodio come tampone. 2. Cannula metallica modificata con manico, mandrino ed
Peculiari caratteristiche dell’anestesia con P. sono, come ostio a becco di clarino Ø 2 mm
noto, la rapida insorgenza, la breve durata ed il rapido e 3. Sol. fisiologica
dolce risveglio del paziente. 4. Siringa 2,5-5 ml
È attualmente considerato il farmaco d’elezione per l’in- 5. Propofol
duzione dell’anestesia nei rettili, con i limiti cui si è già ac-
cennato precedentemente. Molti autori consigliano la venti-
lazione intermittente a pressione positiva (IPPV) previa in- Tecnica
troduzione di un tubo endotracheale subito dopo l’induzio-
ne, ed il mantenimento con isofluorano. La procedura consiste nel praticare un piccolo foro d’in-
La metodica di somministrazione da noi sperimentata lo vito in particolari punti del piastrone con il trapano, quindi
propone come farmaco utilizzabile anche per il manteni- nell’introdurre la cannula metallica fino allo spazio midolla-
mento dell’anestesia nei cheloni. re/spongiosa dell’osso posto sotto lo strato corneo per som-
ministrare l’anestetico, non prima, ovviamente, di aver veri-
ficato il reale raggiungimento di tale comparto: la fuoriusci-
Anestesia nei rettili: generalità ta di una goccia di sangue all’estrazione della punta di tra-
pano ci potrà mettere sulla buona strada, che accerteremo
Indipendentemente dal protocollo scelto, anche per l’ane- definitivamente posizionando il catetere, sfilando il mandri-
stesia di questi animali esistono ovviamente delle regole che no e provando ad inoculare una piccola quantità di sol. fi-
andranno osservate sempre e che qui di seguito ricorderemo: siologica, cosa che dovrà avvenire con una modica resisten-
1. Prevenire, per quanto possibile, e trattare l’ipotermia pri- za della siringa e senza dispersione di liquido. Una resisten-
ma, durante e dopo l’intervento (nei cheloni anche per le za eccessiva o totale indicherà che non abbiamo raggiunto
24 ore successive), riscaldando in primo luogo l’ambien- l’osso spongioso (e siamo quindi ancora nella corticale), op-
te dove si opera, immergendo il paziente in una vasca con pure che il foro d’invito è ostruito (e in tal caso potremmo
qualche cm di acqua tiepida prima dell’intervento (pro- provare ad aprirlo con un lavaggio); una resistenza minima o
cedura utile anche per correggere lievi stati di disidrata- nulla dovrà al contrario farci sospettare di aver raggiunto del
zione) e quindi la superficie dove esso sarà collocato con tessuto molle o una cavità del corpo, nel qual caso riprove-
tappetini riscaldati, che tuttavia non andranno mai posti remo in un altro punto e/o con una diversa angolazione.
a contatto diretto con il corpo dell’animale. Punto cruciale per l’intero procedimento è l’individua-
2. Correggere l’eventuale disidratazione del soggetto e pre- zione della sede di trapanazione nella corazza del soggetto:
venire l’ipovolemia con cateteri intraossei (vedi oltre). osservando sezioni praticate su cadaveri congelati di Testudo
3. Provvedere al monitoraggio continuo dell’attività car- spp. possiamo facilmente renderci conto che lo spessore del-
diaca, con ECG o doppler, della temperatura corporea lo strato osseo nel piastrone è maggiore che nel carapace,
con sonde rettali e della respirazione. quindi la sede d’elezione sarà rappresentata da quei punti in
cui il piastrone è più spesso ed insieme più facilmente perfo-
rabile tangenzialmente con il minimo rischio di raggiungere
Idratazione organi o vasi sovrastanti. Tale punto ho riscontrato essere si-
tuato a livello della porzione craniale delle placche gulari
Il fabbisogno giornaliero di fluidi in un rettile è stimato da del piastrone.
15 a 30 ml/kg/24 ore; possiamo somministrare, secondo Divers: Nei cheloni acquatici, come ad esempio Trachemys spp.,
• Due parti di soluzione destrosio 2,5% e NaCl 0,45%, una il concetto sopra esposto non è assoluto, ed è possibile che
parte di RLS (soluzione ringer lattato) o soluzione elet- s’incontri maggiore osso spongioso perforando tangenzial-
trolitica equivalente; oppure mente il ponte nella sua porzione più caudale, le placche fe-
• Una parte di soluzione destrosio 5% e NaCl 0,9%, una par- morali o quelle anali.
te RLS, una parte acqua per preparazioni iniettabili; oppure Il propofol può essere somministrato con relativa sicu-
• Nove parti NaCl 0,9%, una parte acqua per preparazioni rezza in boli iniziali che vanno da 14 a 30 mg/kg, per otte-
iniettabili; oppure nere una narcosi completa la cui durata può variare dai 10 ai
• Soluzione 0,18% NaCl e 4% glucosio. 60 minuti.
Qualsiasi tipo di fluido si decida di infondere andrà som-
ministrato ad una temperatura compresa fra i 25° ed i 35°C.
La velocità d’infusione e/v o i/o sarà compresa fra 0,8 e 1,2 Indirizzo per la corrispondenza:
ml/kg/h per la reidratazione, mentre in caso di shock, grave Leonardo Brunetti, Clinica Veterinaria Brunetti-Stroscio
disidratazione o durante la chirurgia può aumentare anche a Via Bonellina, 236, 51100 Pistoia
5 ml/kg/h per un massimo di tre ore. Tel. e fax: 0573-382344 - E-mail: leonbru@clivet.191.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 61

Anestesia nel paziente pediatrico


Antonello Bufalari
Med Vet, PhD, Perugia

Enrico Bellezza, Med Vet, Perugia – Antonio Di Meo, Med Vet, Perugia – Flavia Attili, Med Vet, Avezzano (AQ)

Introduzione cità funzionale residua (FRC) e una ridotta distensibilità che


si associa ad una parete toracica maggiormente estensibile
Per paziente neonatale si considerano animali fino a 4 (Hosgood, 1998).
settimane di vita, mentre per pediatrico si intendono anima- Sistema epato-renale: I sistemi enzimatici epatici sono
li fino a 12 settimane. Questi soggetti, oltre a presentare di- funzionalmente immaturi alla nascita e rimangono inade-
mensioni ridotte, sono anche caratterizzati da immaturità guati nelle prime 4 settimane mentre la piena funzionalità si
della maggior parte dei sistemi organici che ha un effetto si- raggiunge solo verso le 5-8 settimane (Hosgood, 1998). An-
gnificativo sulla capacità di mantenere una adeguata omeo- che la funzionalità renale è incompleta prima della terza set-
stasi nel periodo peri- e post-operatorio. timana, e le capacità di concentrazione e diluizione sono in-
feriori a quelle dell’adulto (Poffenbarger, 1990). Infatti, l’e-
screzione renale dei farmaci, è alterata, dal momento che la
Differenze fisiologiche capacità di filtrazione glomerulare è completamente matura
solo tra la II e la III settimana, mentre quella di secrezione
Apparato cardiocircolatorio: Il muscolo cardiaco dei tubulare tra la IV e l’VIII.
pazienti pediatrici ha una minore massa cardiaca contrattile Sistema metabolico: Rispetto agli adulti, i pediatrici
ed una inferiore distensibilità ventricolare, pertanto il volu- hanno una minore riserva d’acqua intracellulare, un maggior
me sistolico è fisso e si ha una inferiore riserva cardiaca. rapporto tra superficie e peso corporeo, un’energia relativa
Questo implica che la gittata cardiaca è in gran parte legata ed un fabbisogno di liquidi superiore. La più ampia superfi-
alla frequenza cardiaca che, in corso di anestesia, dovrebbe cie corporea comporta una maggiore perdita di calore per ir-
essere sempre mantenuta su livelli vicini a quelli normali. radiazione ed evaporazione, richiedendo una più intensa pro-
Nel pediatrico, inoltre, la perdita di ridotte quantità di san- duzione di calore ed un superiore consumo d’acqua rispetto.
gue (5-10 ml/kg), può provocare una significativa anemia Ne consegue un maggior fabbisogno di liquidi rispetto all’a-
(Hosgood, 1998) dato che i livelli di emoglobina sono parti- dulto e non bisogna privarli d’acqua per tempi superiori ad
colarmente bassi (8-9 gr/dl) (Tab. 1). un’ora prima dell’intervento, né di alimento.
Apparato respiratorio: Il paziente pediatrico ha una ri- Sistema termoregolatore: I soggetti pediatrici sono par-
chiesta di ossigeno 2-3 volte superiore a quella dell’adulto ticolarmente sensibili alle condizioni di ipotermia a causa
con frequenze respiratorie particolarmente elevate (Tab. 1). dell’immaturità del sistema termoregolatore, della minor ca-
La risposta all’ipossia appare ridotta, ciò denota una atte- pacità di tremare e dell’esiguità del grasso sottocutaneo (Ho-
nuata sensibilità dei chemorecettori periferici. Gli alveoli so- sgood, 1998). L’ipotermia è causa di bradicardia la quale ri-
no ancora di piccole dimensioni e hanno una minore capa- duce la gittata cardiaca, induce ipotensione e prolungamen-
to del risveglio per rallentata eliminazione dell’anestetico
(Hosgood, 1998).

Tabella 1
Principali parametri del paziente pediatrico Considerazioni preoperatorie
(Seymour C., Gleed R, 1999)
La visita preanestetica riveste un ruolo primario per un
Parametri Valori Normali
corretto approccio all’anestesia del paziente pediatrico. È
Temperatura °C 35,4-36 quindi importante sapere che i valori normali dei principali
parametri nei giovani sono sensibilmente differenti da quel-
Frequenza cardiaca (battiti/minuto) Oltre 200
li degli adulti (Tab. 1).
Frequenza respiratoria (atti/minuto) 20-35

Pressione sanguigna (mmHg):


Sistolica 70 Premedicazione
Diastolica 45
Media 60 In molti casi, la premedicazione con agenti sedativi in
animali con meno di 12 settimane può non essere necessaria.
62 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Per motivi di spazio nella stesura dei proceedings questa Ai dosaggi raccomandati, la ketamina (1-2 mg/kg EV; 5-
parte sarà trattata più ampiamente in sede di presentazione. 10 mg/kg, IM) non compromette le funzioni cardiopolmo-
Anticolinergici: La preponderanza del sistema nervoso nari. La durata degli effetti dipende, nel gatto, prevalente-
parasimpatico, predispone i pazienti pediatrici alla bradicar- mente dalla capacità emuntoria renale e, nel cane, dalla de-
dia e dato che la gittata cardiaca è dipendente dalla frequen- gradazione epatica, pertanto la ketamina deve essere usata
za cardiaca, la somministrazione di un anticolinergico (atro- con cautela al di sotto delle 6-8 settimane. Dosi addizionali
pina 0,02-0,04 mg/kg, IM, EV) è sempre raccomandata dovrebbero essere evitate, a causa dei fenomeni di accumu-
quando sono usati agenti anestetici (Hosgood, 1998). lo che comportano ricoveri prolungati. Il riflesso laringeo è
Tranquillanti/sedativi: Le benzodiazepine (diazepam solo parzialmente abolito durante l’anestesia dissociativa,
0,2-0,4 mg /kg EV; e midazolam 0,1-0,2 mg/kg, IM, EV), mentre può ancora verificarsi l’aspirazione di materiale ri-
sono i sedativi di scelta nel pediatrico in quanto producono gurgitato, pertanto l’intubazione endotracheale è sempre
un buon rilassamento muscolare con minima depressione del raccomandata (Hosgood, 1998).
sistema cardiovascolare. Anestetici inalatori: L’induzione anestetica con agenti
L’acepromazina, anche a basse dosi (30-50 µg/kg, IM) inalatori ha molteplici vantaggi rispetto a quella iniettabile e
può causare una depressione pronunciata e prolungata del si- rimane la metodica da preferire nel paziente pediatrico. Alo-
stema nervoso centrale nei giovani che presentano una fun- tano, isoflurano e sevoflurano sono gli agenti normalmente
zione epatica immatura. Essendo un ottimo vasodilatatore impiegati a questo scopo. L’isofluorano è potenzialmente
periferico, causa ipotensione e potenzia l’ipotermia peri- e meno ipotensivo dell’alotano e subisce solo un minimo me-
post-operatoria. tabolismo epatico. L’alotano più potente e meno irritante per
Sedativi/analgesici: Gli α2-adrenocettori agonisti (me- le vie aeree dell’isoflurano, può, però, favorire l’insorgenza
detomidina 3-10 µg/kg, IM, EV) garantiscono miorilassa- di aritmie cardiache ed ha una quota di metabolizzazione
mento, analgesia e sedazione, ma causano depressione del maggiore. Il sevoflurano è al momento da considerarsi l’a-
sistema cardiocircolatorio caratterizzata da bradicardia, ri- gente inalatorio di prima scelta in pediatria veterinaria.
duzione della gettata sistolica e ipotensione. Il concomitante
uso di un anticolinergico è quanto meno consigliato. Meta-
bolizzati a livello epatico, non sono raccomandati in anima- Metodiche di intubazione
li al di sotto delle 8 settimane (Hosgood, 1998).
Oppiacei: La bradicardia è un effetto collaterale possibi- Quando possibile, tutti i pazienti pediatrici dovrebbero ave-
le dopo somministrazione degli oppiacei. La buprenorfina re la possibilità di essere intubati per via orotracheale adottan-
(10-15 µg/kg, IM) o il butorfanolo (0,2-0,4 mg/kg, IM, EV) do queste accortezze: 1) impiegare tracheotubi trasparenti e
procurano moderata analgesia, buona sedazione e minima morbidi con cuffia a bassa resistenza e alto volume; 2) Il dia-
depressione cardiopolmonare (Seymour, 2003). Quando so- metro del tracheotubo dovrebbe avere il maggior diametro pos-
no usati gli oppiacei agonisti puri (morfina 0,1-0,2 mg/kg, sibile al fine di ridurre la resistenza respiratoria e la possibilità
IM; fentanil, 2-4 µg/kg, IM, EV), che sono tra i più potenti di ostruzione da parte delle secrezioni; 3) i tessuti faringeo e la-
agenti analgesici oggi disponibili, è buona norma attuare un ringeo sono alquanto delicati e particolari attenzioni devono
attento monitoraggio della funzione respiratoria e interveni- essere poste durante l’inserimento del tracheotubo. Un’intuba-
re con una ventilazione assistita/controllata qualora si verifi- zione difficile o traumatica può risultare in edema laringeo e
casse una ridotta ventilazione alveolare. ostruzione postoperatoria delle vie aeree [(consigliabile l’uso
di metilprednisolone (20-30 mg/kg)]; 4) evitare l’impiego di
tracheotubi troppo lunghi (accorciarli) per non aumentare ec-
Induzione cessivamente lo spazio morto strutturale e la quota di gas esa-
lato rirespirato. Se l’intubazione orotracheale fosse impratica-
L’induzione con maschera è il metodo di scelta negli ani- bile, l’anestesia inalatoria può essere attuata con maschere di
mali che hanno meno di 8 settimane o che pesano meno di piccole dimensioni, trasparenti ed aderenti per minimizzare lo
2-3 kg. L’induzione con un anestetico intravenoso, è da pre- spazio morto, consentire la visualizzazione delle mucose ed
ferire per gli animali con sofferenza respiratoria (problemi evitare il diffondersi del gas nell’ambiente.
respiratori, ernia diaframmatica, etc.) o quando si voglia ot-
tenere un rapido controllo delle vie aeree.
Anestetici iniettabili: Il tiopentone (4-6 mg/kg, EV) ha Scelta del circuito anestetico e metodiche
un’azione ultrabreve, privo di azione analgesica, che deve es- di ventilazione
sere impiegato solo per la fase d’induzione in soggetti in buo-
ne condizioni cliniche e, comunque, di età superiore alle 8 set- Nei soggetti pediatrici di peso inferiore a 6-8 kg, i siste-
timane per evitare che l’incompleta funzionalità epatica pro- mi semiaperti (Magill C, Bain, T di Ayre modificato da Jack-
lunghi la durata d’azione e ritardi il risveglio (Hosgood, 1998). son-Rees, etc.) sono da preferire in ventilazione spontanea in
Il Propofol (2-4 mg/kg, EV) è un agente anestetico intra- quanto consentono di ridurre la resistenza ed il lavoro respi-
venoso a breve azione, che può essere usato per l’induzione ratorio. Un flusso di ossigeno elevato (200-300 ml/kg/min)
od il mantenimento dell’anestesia. La depressione respirato- evita la rirespirazione dei gas esausti. Questo alto flusso di
ria e l’ipotensione sono due dei maggiori effetti che si pos- ossigeno, però, contribuisce in modo significativo all’ipoter-
sono riscontrare dopo la sua somministrazione. La sommini- mia e alla perdita di vapore acqueo e quindi di fluidi corpo-
strazione lenta (30-40 sec) riduce il rischio di apnea. rei. La possibilità di riscaldare i tubi e il pallone respiratorio
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 63

con materassini termici o borse d’acqua calda può contribui- Bibliogrfia


re a ridurre il grado di ipotermia. Per i pazienti che pesano
oltre i 9-10 kg può essere usato anche un sistema circolare di 1. Grandy JL, Dunlop CI, (1991), Anesthesia of pups and kittens, JAV-
tipo pediatrico con i tubi più corti e di diametro minore (12- MA, 198: 1244-1249.
2. Hosgood G, Hoskins JD, (1998), Small animal paediatric medicine
14 mm). Questi sistemi impiegano flussi di ossigeno con un
and surgery, Butterworth-Heinemann, Oxford.
range compreso tra 30-80 ml/kg/min e riducono la perdita di 3. Poffenbarger EM, Olson PN, et al., (1990) Canine neonatology. Part
calore e vapore acqueo. La ventilazione controllata (manua- I. Physiologic differences between puppies and adults.” Comp Cont
le o meccanica) garantisce un’adeguata ventilazione e ossi- Educ Practicing Veterinarian, 12: 1601-1609.
genazione nei soggetti al di sotto delle 8-10 settimane. La 4. Seymour C, Gleed R, (2003), Anestesia e Analgesia. UTET, Torino.
ventilazione controllata deve prevedere pressioni non infe-
riori a 12-15 cm H2O ma non superiori a 18-20 cm H2O.
Per motivi di spazio nella stesura degli Atti, le consi- Indirizzo per la corrispondenza:
derazioni sull’analgesia, il supporto perioperatorio, il Antonello Bufalari
monitoraggio clinico e strumentale, nonché il risveglio, Sezione di Clinica Chirurgica, Università di Perugia
saranno trattati in sede di presentazione. Via S. Costanzo, 4 - 06126, Perugia
64 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Diagnostica per immagini


in corso di neoplasie cardiache nel cane
Claudio Bussadori
Med Vet, Dipl ECVIM-CA (Card), Med Chir, Milano

Sebbene le neoplasie cardiache non siano patologie di za magnetica sincronizzata con il ciclo cardiaco che consen-
frequente riscontro, è importante conoscerne le caratteristi- te lo studio dettagliato del torace e quindi anche di aree che
che (localizzazione più frequente, aspetto ecografico, sede non potrebbero essere visualizzate mediante esame ecocar-
delle possibili metastasi) ai fini prognostici ed, eventual- diografico.
mente, terapeutici (chemioterapia o terapia chirurgica). La diagnostica per immagini è necessaria per la guida
Nell’uomo, si riscontrano più frequentemente tumori chirurgica: la chirurgia cardiaca di questo tipo di tumori è
cardiaci benigni (69-98,6%) rispetto a quelli maligni: il nata con l’introduzione dell’esame ecocardiografico.
mixoma rappresenta il 36,5-97% delle neoplasie cardiache. In seguito all’individuazione di una lesione neoplastica
Nel cane riscontriamo con maggiore frequenza: eman- in sede cardiaca è sempre raccomandabile eseguire un accu-
giosarcoma, chemodectoma, carcinoma ectopico della tiroi- rato esame ecografico dell’addome per escludere la presen-
de, mesotelioma pericardico. È stata osservata una predispo- za di neoplasie primarie o di metastasi in altri organi (so-
sizione di razza nella maggior parte di tali neoplasie: ad prattutto se si prospetta la possibilità di intervenire chirurgi-
esempio il chemodectoma è più comunemente osservato in camente).
soggetti di razze brachicefaliche, l’emangiosarcoma nel pa-
store tedesco, ecc.
L’impiego della diagnostica per immagine ha considere- Bibliografia
volmente incrementato la possibilità di identificare e loca-
lizzare i tumori cardiaci. Il sospetto diagnostico può essere Guarda F., Bussadori C., Scotti C. Sulla patologia dei tumori della base
indotto dal riscontro radiografico di una o più anomalie a ca- del cuore. Atti del XLIV Congresso Nazionale SISVET – Stresa,
settembre 1990.
rico della silhouette cardiaca, dei campi polmonari e/o dalla Guarda F., Bussadori C., Scotti C., Appino S., Amedeo S. Patologia dei
posizione della trachea. Ad esempio, in caso di abbondante tumori della base del cuore (HBT) nel cane. Veterinaria: 1.1992
versamento pericardico, l’ombra cardiaca appare arrotonda- (31-48).
ta e ben delineata oppure la presenza di un tumore alla base Domenech O., Bonfanti U. Lubas G. Del Piero F, Bussadori C. ECHO-
del cuore disloca dorsalmente la trachea prima della sua CARDIOGRAPHIC PHATOLOGIC AND IMMUNOHISTOCHE-
MICAL STUDIES ON CANINE CARDIAC TUMORS. Proc. 12th
biforcazione. Tuttavia, seppure di facile esecuzione e di ECVIM-CA/ESVIM CONGRESS MUNICH 2002 156.
maggior diffusione, l’esame radiografico presenta numerose Bussadori C., Biasi, Quintavalla C., Pradelli D. DIAGNOSTIC IMAGING
limitazioni nella diagnosi di questo tipo di patologie e per- FOR THE IDENTIFICATION OF CARDIAC TUMOURS IN HU-
ciò, in presenza di dati anamnestici o di sintomi clinici rife- MANS AND DOGS, Proceedings 13th Ljudevit Jurak International
ribili a neoplasie cardiache, tale esame dovrebbe sempre es- Symposium on Comparative Pathology, Zagreb 2002 in Acta Clinica
Croatica 155 vol 41 n°2 2002.
sere integrato da altre indagini diagnostiche (in particolare Pradelli D., Quintavalla C., Domenech O Bussadori C. TROMBO NEO-
l’ecocardiografia e la risonanza magnetica) che consentono PLASTICO A PROGRESSIONE ENDOLUMINALE DIRETTA
la visualizzazione delle lesioni o delle masse a livello car- “VENA CAVA CAUDALE - ATRIO DESTRO” IN UN CANE CON
diaco, la valutazione delle arterie e delle vene e la presenza NEOPLASIA SURRENALICA. Atti SISVET, Volume LVI, 319-320,
Giardini Naxos, 26-28 Settembre 2002.
di metastasi in altri organi. Quasi tutti i tumori possono es-
sere identificati dall’ecocardiografia, particolarmente quelli
intracardiaci. Quando l’esame ecocardiografico non è in gra-
do di valutare correttamente i limiti della massa cardiaca, Indirizzo per la corrispondenza:
l’impiego dell’ecocardiografia transesofagea può fornire Claudio Maria Bussadori
preziose informazioni. Nell’uomo, è disponibile la risonan- e-mail claudiomaria_bussadori@fastwebnet.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 65

Trattamento chirurgico tradizionale e radiologia


interventistica del dotto arterioso persistente
Roberto Bussadori
Med Vet, Milano

Durante la vita fetale, il Dotto Arterioso di Botallo eventuali aritmie, ma è ormai di comune riscontro che l’uni-
(PDA), rappresenta la connessione attraverso la quale la ca terapia risolutiva consiste nella chiusura del dotto me-
maggior parte del sangue venoso che giunge dall’arteria pol- diante intervento chirurgico.
monare, passa direttamente in aorta bypassando il circolo Le tecniche chirurgiche prevedono una legatura classica,
polmonare che presenta resistenze notevolmente più elevate. invasiva, attraverso toracotomia e una tecnica mini-invasiva
In questa fase l’ossigenazione fetale avviene a livello di pla- percutanea che si basa sull’utilizzo della radiologia inter-
centa. Al momento della nascita l’aumento della pressione ventistica.
sistemica (dovuta al distacco della placenta) e la diminuzio- La legatura chirurgica classica viene effettuata con tora-
ne delle resistenze polmonari in seguito ai primi atti respira- cotomia a livello del IV spazio intercostale sinistro; dopo
tori e all’apertura del letto vascolare polmonare, determina aver retratto caudalmente il lobo polmonare craniale, si indi-
una perdita di funzione del Dotto di Botallo. In questa fase viduano l’aorta, l’arteria polmonare ed il nervo vago che vie-
infatti il sangue venoso proveniente dall’arteria polmonare ne isolato e retratto dorsalmente. Si inizia quindi la disse-
deve essere ossigenato dagli alveoli polmonari e non devia- zione per via smussa della parte caudale del dotto con una
to direttamente in aorta. Nelle ore successive alla nascita pinza passafili, partendo per poi passare a quella craniale.
normalmente si assiste ad una vasocostrizione indotta dall’i- Una volta isolato il dotto, il filo per la legatura (seta o ny-
nibizione di prostaglandine locali a sua volta indotto dal- lon di grosso calibro) viene passato nel tunnel ricavato nei
l’aumento della PO2 del sangue arterioso (chiusura funzio- tessuti adiacenti.
nale). L’obliterazione anatomica avviene successivamente Eseguita la legatura completa del dotto, si riposiziona il
grazie all’intervento di fenomeni di trombosi, proliferazione lobo polmonare craniale e si richiude la breccia operatoria
intimale e fibrosi che determinano la trasformazione del dot- more solito.
to in legamento arterioso. La chiusura chirurgica sopra descritta è una tecnica si-
Alcuni fattori, per lo più di ordine genetico, sono alla ba- cura, che, se eseguita correttamente, permette l’oblitera-
se della mancata chiusura del dotto e del conseguente qua- zione del dotto in un’unica seduta, ma è ovviamente inva-
dro patologico. Generalmente lo shunt avviene tra l’aorta e siva. Attraverso la radiologia interventistica è invece pos-
l’arteria polmonare (shunt sinistro-destro) e la quota di san- sibile ottenere lo stesso risultato con un minore traumati-
gue è direttamente proporzionale alle dimensioni del dotto smo sul paziente.
ed inversamente proporzionale alle resistenze polmonari. La L’obliterazione del dotto è possibile in questo caso o at-
conseguenza principale dello shunt sinistro-destro è l’instau- traverso embolizzazione tramite coil, che vengono rilasciati
rarsi di un iperafflusso al circolo arterioso polmonare che in- in situ da un dispositivo inserito attraverso la arteria femora-
duce a sua volta un sovraccarico diastolico dell’atrio e del le, o tramite un dispositivo di Amplatzer.
ventricolo di sinistra, determinandone l’ingrandimento. Col La prima metodica permette la chiusura di dotti di dia-
progredire di forme lievi o nelle situazioni particolarmente metro inferiore o uguale a 5 mm, mentre la seconda per-
gravi (dotti di grandi dimensioni), la patologia può rendersi mette la chiusura di dotti di dimensioni maggiori, ma a co-
evidente con segni di un’insufficienza cardiaca sinistra ma- sti più elevati.
nifesta con dilatazione atriale e ventricolare sinistra, rigurgi-
to mitralico, dovuto alla dilatazione dell’anello valvolare, ed
ipertensione venosa polmonare che può evolvere fino all’e-
dema alveolare. La terapia medica ci consente il controllo, Indirizzo per la corrispondenza:
entro certi limiti, del sovraccarico nel circolo polmonare e di Roberto Bussadori: rbussado@tin.it
66 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Trattamento della Leishmaniosi canina


Jordi Cairó Vilagran
Med Vet, Girona (SP)

Attualmente l’utilizzo dei farmaci classici, antimoniato to che verrà utilizzato successivamente come aiuto nel con-
di N-metilglucamina ed alopurinolo, per il trattamento del- trollo dell’evoluzione post-trattamento, insieme alla scom-
la leishmaniosis canina offre i migliori risultati clinici, au- parsa dei sintomi clinici. È difficile stabilire un solo proto-
mentando il tempo di sopravvivenza e diminuendo la fre- collo terapeutico di fronte alla leishmaniosi canina per di-
quenza e l’intensità delle recidive. Questo aumento dell’ef- versi motivi:
ficacia terapeutica è dovuto ad una gestione clinica ade- I cani sviluppano differenti tipi di risposta immunitaria di
guata e dipende da: fronte alla Leishmania infantum.
Diagnosi precoce della malattia. In forma sporadica, si verificano cure risolutive sponta-
Più ampi protocolli di diagnosi differenziale delle malat- nee senza ricevere alcuna terapia medica.
tie associate. Esistono variazioni razziali e familiari.
Politerapia: antimoniato di N-metilglucamina, alopuri- Ci sono differenze tra l’infezione naturale e quella speri-
nolo, antibiotici, ramipril, omeprazol, solfato ferroso, mentale.
shampoo dermatologici. Si presenta con una certa frequenza associata ad altre
Aumento del tempo e dell’intensità delle terapie medi- malattie.
che.
Maggiore collaborazione dei proprietari. La leishmaniosi canina si manifesta nelle varie fasi di
Aumento del numero di esami clinici e di laboratorio; sviluppo e con sintomatologie cliniche diverse. Esistono dif-
prima, durante e dopo la terapia. ferenti manifestazioni organiche. Qui esporremo il protocol-
Maggiore conoscenza della biologia dei flebotomi, come lo terapeutico in quattro di esse, ponendo speciale enfasi su
dei focolai di alta prevalenza. quelle che colpiscono il rene.
Utilizzo di metodi di lotta nei confronti del vettore. A - Leishmaniosis cutanea localizzata (L.C.L). Ulcera di
inoculazione.
Per instaurare una terapia efficace nei confronti della lei- B - Leishmaniosis generalizzata (L.G), senza complican-
shmaniosi canina, dobbiamo partire da una diagnosi di labo- ze organiche.
ratorio univoca, basata su una delle tecniche seguenti: C - Leishmaniosis generalizzata con insufficienza orga-
Visualizzazione del parassita nella preparazione micro- nica moderata (Proteinuria).
scopica di aspirato di midollo osseo o linfonodale, D - Leishmaniosis generalizzata con insufficienza orga-
impressione dal derma, o aspirazioni ad ago sottile nica grave (Uremia).
dei noduli.
Biopsia di un tessuto organico valutata con tecniche in- I criteri che si utilizziamo al momento di stabilire il pro-
munoistochimiche (inmunoperossidasa). tocollo terapeutico si basano su una anamnesi dettagliata, in
Visualizzazione del parassita nella citologia dei liquidi funzione dell’esplorazione fisica, la sintomatologia clinica
organici (sinovia, toracico, addominale, seme, ed i risultati di laboratorio delle urine, delle feci e del sangue
L.C.R). (ematologia, biochimica). Inoltre, è di grande importanza il
Coltura ed isolamento del parassita. protocollo che si utilizza per realizzare la diagnosi delle ma-
lattie che si presentano associate alla leishmaniosi canina.
Quando non sia possibile basarsi sulle tecniche di labo-
ratorio sopra citate la diagnosi consisterà nella valutazione
della presenza di sintomi clinici compatibili e nella la valu- Indirizzo per la corrispondenza:
tazione dei livelli di anticorpi di fronte a Leishmania infan- Dr. Jordi Cairó Vilagran, Hospital Veterinari Canis Girona
tum utilizzando tecniche di I.F.I o Elisa. Inoltre si verrà sem- Avda. Lluis Pericot 17, 17002 Girona (Spain)
pre eseguito proteinogramma prima di iniziare il trattamen- Tel. 0034972218668
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 67

• Aggiornamenti sulle leucemie nel cane e nel gatto

• Il magico mondo dei leucociti

Marco Caldin
Med Vet, Padova

RELAZIONI NON PERVENUTE


È possibile scaricarle dal sito web: www.sanmarcovet.it

Indirizzo per la corrispondenza:


Marco Caldin - Clinica Veterinaria Privata “San Marco”
Via Sorio n. 114/c, 35141 Padova
tel 049 8561098 - fax 02 700518888
e-mail: mc@sanmarcovet.it
68 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Citologia veterinaria: cosa c’è di nuovo?


Mario Caniatti
Med Vet, Dipl ECVP, Milano

La citologia diagnostica veterinaria è una disciplina rela- ziato aspetti citologici riferiti a patologie infettive e infe-
tivamente giovane. Infatti i primi lavori di un certo signifi- stive poco o niente descritte nel passato (es. coccidiosi epa-
cato, come del resto i primi testi di citologia diagnostica, da- tica nei conigli, pseudomicetoma equino, tripanosomiasi
tano la fine degli anni settanta. Solo negli ultimi dieci-quin- nel cane, criptosporidiosi nei serpenti, dracunculiasi nel ca-
dici anni si è però assistito a un crescente interesse nei con- ne ecc.). Non bisogna sottovalutare il fatto che i microrga-
fronti di questa materia e ciò è testimoniato dal crescente nu- nismi sono assai meglio visibili nei campioni citologici ri-
mero di pubblicazioni sull’argomento sia sotto forma di ar- spetto a quelli istologici a causa della distensione del ma-
ticoli su riviste specializzate che sotto forma di testi atlante. teriale dovuta alla fissazione all’aria, mentre la fissazione
Non siamo ancora arrivati ad avere riviste veterinarie che si in formalina utilizzata in istologia ottiene l’effetto opposto
occupino solo di citologia diagnostica, come invece accade di contrazione delle strutture.
in medicina umana (es. Acta Cytologica, Diagnostic Cyto-
pathology…), ma articoli inerenti temi citologici sono co-
munemente riportati da molte riviste veterinarie, soprattutto 2-Alcune note sulle colorazioni usate
quelle che abbiano un taglio clinico. Fra tutte spicca senz’al- in citologia
tro “Veterinary Clinical Pathology” che negli ultimi anni è
quella che, fra tutte le riviste veterinarie, inserisce sempre in Benché storicamente le colorazioni usate in citologia
ogni numero uno o più lavori di citodiagnostica, soprattutto veterinaria siano state quelle di tipo Romanowsky (es.
sotto forma di case report o short comunication. Non biso- May-Grünwald-Giemsa, Wright, Leishman ecc. nonché le
gna poi dimenticare le fonti di interesse citologico legate a loro più comuni varianti commerciali tipo Hemacolor® o
internet sotto forma di due diverse entità: “Pubmed” e i siti Diff-Quik®), negli ultimi anni sono apparsi alcuni articoli
in cui si parla di citologia diagnostica. che fanno utilizzo anche di colorazioni più comunemente
Pubmed è la più autorevole fonte di informazioni biblio- usate in citologia umana (es. Papanicolaou, Ematossilina-
grafiche per chi cerca in rete articoli e abstract, mentre un Eosina). Queste ultime colorazioni, benché richiedano una
qualunque buon motore di ricerca (es. Google) ci permette di fissazione con alcool o cytospray, possono anche essere
trovare ogni giorno nuovi siti che si occupino di citopatolo- utilizzate su campioni citologici fissati all’aria purché
gia diagnostica sia medica che veterinaria. questi ultimi siano reidratati attraverso immersione in fi-
Interessante rilevare come, consultando Pubmed, si pos- siologica entro 30 minuti dalla loro preparazione. Si può
sa avere la prova di come negli ultimi anni il numero di ar- attendere comunque fino a 24 ore, ma i risultati non sono
ticoli inerenti la citologia diagnostica veterinaria sia note- sempre soddisfacenti. I vantaggi della reidratazione risie-
volmente aumentato. dono in: possibilità di valutare meglio i dettagli nucleari a
È proprio dalla consultazione della bibliografia e dei siti causa della scarsa affinità dell’Ematossilina per l’eucro-
dedicati alla citologia diagnostica che si possono avere le matina (utile per la diagnosi di alcune neoplasie). Con la
informazioni più recenti su tutto quanto di nuovo gravita at- reidratazione non va sottovalutata neanche l’emolisi degli
torno alla citologia diagnostica veterinaria. Quella che segue eritrociti che permette di avere un fondo pulito del vetrino
sarà una carrellata di alcune delle più interessanti notizie di- senza che i globuli rossi oscurino strutture diagnostiche.
sponibili negli ultimi 5 anni, ma con un po’ di tempo e pa- In compenso i campioni reidratati tendono a perdere una
zienza è possibile trovarne numerose altre senza troppe dif- certa quota delle cellule che si staccano dal vetrino. In
ficoltà. Altre notizie che verranno date riguardano lavori su ogni caso si ricorda come Ematossilina-Eosina e Papani-
quali ci stiamo dedicando in questi anni all’interno del ser- colaou siano decisamente superiori alle colorazioni tipo
vizio di Citologia Diagnostica della Sezione di Anatomia Pa- Romanowsky nel caso della valutazione di frammenti tes-
tologica Veterinaria e Patologia Aviare della Facoltà di Me- sutali in quanto capaci di penetrare grossi ammassi di cel-
dicina Veterinaria di Milano. lule (strisci spessi) e quindi di valutarne meglio le caratte-
ristiche architetturali. L’indicazione ideale sarebbe quella
di usare sempre entrambi i tipi di colorazione. Colorare al-
1-Aspetto citologico di malattie fungine, cuni vetrini con colorazioni tipo Romanowsky assicura
protozoarie, virali e batteriche poco comuni una buona visualizzazione del citoplasma e della sostanza
intercellulare, mentre Ematossilina-Eosina o Papanicolaou
È indubbio che la messe di articoli inerenti argomenti garantiscono una miglior definizione delle strutture e del
citologici recentemente apparsi su varie riviste ha eviden- dettaglio nucleare.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 69

Un’interessante recente articolo di medicina umana su sog- In sostanza lo studio indica una certa discrepanza tra il
getti immunocompromessi, mette in luce la possibilità di valuta- significato delle frasi usate per la diagnosi citologica e sug-
re la presenza di Micobatteri che, in campioni citologici colora- gerisce la necessità di introdurre una terminologia standar-
ti con Papanicolaou, mostrano autofluorescenza quando ovvia- dizzata.
mente il preparato sia osservato in fluorescenza. Ciò aumente- Non solo, viene indicata l’importanza di definire ulterio-
rebbe la specificità della diagnosi citologica di micobatteriosi. ri studi che determinino come i clinici interpretano queste
espressioni in termini di probabilità e quindi di impatto del-
la diagnosi citologica sul destino del paziente.
3-La terminologia nei referti citologici

Un interessante studio dal titolo: “clinical pathology ex- 4-Studi su serie di campioni citologici
pression of probability in cytologic diagnosis” presentato lo per valutarne parametri di accuratezza
scorso settembre Da Christopher e Hotz al Congresso an- del test diagnostico
nuale della European Society of Veterinary Clinical Patho-
logy (ESCVP), prende in considerazione l’uso che i patolo- Benché numerosi siano gli articoli dedicati alla citolo-
gi clinici fanno di termini descrittivi per indicare la proba- gia diagnostica veterinaria, relativamente pochi sono anco-
bilità di una diagnosi citologica. Lo studio è stato condotto ra gli studi dedicati a serie di casi citologici, con relativo
su 96 (su 195 contattati) citologi certificati ACVP (Ameri- controllo istologico, per definire gli indici di accuratezza
can College of Veterinary Pathology) e con esperienza va- diagnostica. Un lavoro in preparazione da parte di varie
riabile da 1 a 29 anni. Soltanto tre di questi davano diagno- persone afferenti al nostro Dipartimento, con in testa il dot-
si suffragate da un dato percentuale, mentre tutti gli altri tor Ghisleni, fa riferimento a 292 campioni citologici di
preferivano termini descrittivi per definire la probabilità neoformazioni cutanee con relativo controllo istologico.
della diagnosi citologica. Diciotto erano i termini usati nel Quarantanove casi erano definiti inconclusivi (campione di
complesso. Undici di questi termini erano usati spesso o qualità insufficiente, di solito a causa di scarsa cellularità)
qualche volta, mentre 7 erano usati raramente o mai da par- e quindi eliminati dalla casistica. Il concetto di cellularità è
te di più del 50% degli aderenti all’indagine. Naturalmente, molto importante in citologia e un controllo della cellula-
data la numerosità dei termini usati, c’era anche un certo rità del campione subito dopo il prelievo sarebbe determi-
grado di sovrapposizione tra le percentuali di probabilità as- nante nell’abbassare la quota dei campioni definiti “incon-
segnate a termini diversi fra loro. Due dati preliminari sono clusivi”. Degli altri campioni, 176 erano definiti citologi-
interessanti: patologi di laboratori privati erano statistica- camente come neoplastici. Di questi, 175 si rivelavano “ve-
mente più inclini a definire il campione “sospetto per” ri- ri positivi” (istologia positiva per neoplasia), mentre un ca-
spetto ai loro colleghi universitari. Le citopatologhe di ses- so risultava invece come “falso positivo” in un gatto con
so femminile sono più inclini a dare un risultato “diagnosti- una lesione cutanea infiammatoria diagnosticata citologi-
co per” rispetto ai loro colleghi di sesso maschile. camente come una neoplasia di origine linfoide. Tra le for-
Le espressioni per esprimere livelli di probabilità dia- me neoplastiche, mastocitomi e emangiopericitomi sono
gnostica dallo 0 al 100% erano in totale 68 delle quali 26 in- senz’altro le entità più comunemente e facilmente diagno-
dicavano “probabilità 0”. In ogni caso un gruppo di 10 ter- sticabili con l’esame citologico. Sessantasette casi erano
mini era preferito dalla maggior parte degli intervistati con classificati come negativi per neoplasia. Di questi 46 erano
le seguenti probabilità diagnostiche: in accordo con l’esame istologico (“veri negativi”), mentre
100%- “diagnostico per” negli altri 21 l’istologia evidenziava una forma neoplastica
95%- “decisamente compatibile con”, “fortemente sugge- (“falsi negativi”). Sulla base di questi dati l’indagine ha
stivo di” avuto una sensibilità del 89%, una specificità del 98%, un
75-95%- “compatibile con”, “probabile” valore predittivo dei risultati positivi del 99% e un valore
50-75%- “suggestivo di” predittivo dei risultati negativi del 69%. Nel complesso si
25-50%- “possibile” osservava un’accuratezza di accordo fra diagnosi citologi-
5-25%- “non può essere escluso” ca e istologica pari al 91% (221/243 casi).
5%- “improbabile”
0-5%- “non evidenza di”
In ogni caso la cellularità e la qualità del campione era-
Indirizzo per la corrispondenza:
no i fattori più importanti che condizionavano la probabilità Dipartimento di Patologia Igiene e Sanità Pubblica Veterinaria
citologica. Sezione di Anatomia Patologica Veterinaria e Patologia Aviare
Un altro rilievo interessante è che gli intervistati con Università degli Studi di Milano
maggiore esperienza (>10 anni) non ritenevano molto im- Via Celoria, 10 - 20133 Milano Tel. 02-50318114
portanti per la diagnosi le “ulteriori informazioni diagnosti- Fax 02-50318106
che sul paziente”. mario.caniatti@unimi.it
70 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Diagnosi endoscopica e trattamento intraorale


della malocclusione dentale nel coniglio
e nei roditori da compagnia
Vittorio Capello
Med Vet, Milano

Summary L’ispezione della cavità orale del coniglio e dei picco-


li roditori prevede l’utilizzo di strumenti particolari per
Besides other diagnostic procedures (clinical exam, ra- queste specie.
diology) oral endoscopy is a very important tool for the Oltre all’apribocca e al divaricatore guanciale più co-
diagnosis of dental diseases and other related oral lesions muni per il coniglio, sono disponibili un divaricatore
in pet rabbits and pet herbivorous rodents. Moreover, it is guanciale di piccole dimensioni utile per i roditori come la
a very useful aid for intraoral treatment of malocclusion. cavia e il cincillà, e un apribocca particolare, denominato
This article will describe the istruments necessary to “table top mouth gag”, costituito anche da una piattaforma
perform a thorough endoscopic examination; and normal inclinabile per il posizionamento del paziente in decubito
and pathologic patterns of oral cavity of per rabbits and sternale (Fig. 1).
rodents. Main procedures for intraaoral treatment of ma- Oltre che per il coniglio, questo strumento può essere
locclusion will be also described. utilizzato anche nei roditori di taglia medio/grossa (cavia,
cincillà, cane della prateria).
Per quanto riguarda lo strumentario necessario alla ri-
INTRODUZIONE duzione coronale dei denti molariformi nel coniglio e nei
roditori caviomorfi, oltre che un micromotore specifico
A fianco di altre procedure diagnostiche quali l’esame per manualità dentistico con manipolo e frese accessorie,
clinico e l’esame radiografico eseguito in sedazione con può essere utilizzato con ottimi risultati anche un trapano
proiezioni multiple, l’esame endoscopico della cavità orale da hobbystica, con accessori particolari. I più importanti
rappresenta uno strumento diagnostico molto importante nei sono costituiti da un manipolo di piccolo calibro e dal
confronti delle patologie dentali e di altre lesioni intraorali controllo a pedale del motore del trapano. Quest’ultimo
caratteristiche del coniglio e di altre specie erbivore di rodi- rende possibile una migliore precisione sia non posizio-
tori. La visione endoscopica fornisce inoltre un supporto namento della fresa che della regolazione della velocità di
estremamente utile per il trattamento di queste patologie. rotazione.

STRUMENTARIO

Lo strumentario indispensabile per eseguire l’esame en-


doscopico nel coniglio e nei roditori è di due tipi: il primo
gruppo è rappresentato dall’attrezzatura endoscopica vera e
propria; il secondo dagli strumenti di tipo dentistico per l’i-
spezione della cavità orale del coniglio e dei roditori.
Nell’ambito dello strumentario endoscopico, l’utilizzo
della videocamera rappresenta un ausilio indispensabile
per l’esecuzione dell’esame. In questo modo, l’operatore
non è costretto ad osservare le immagini direttamente nel
mirino dell’endoscopio rigido, ma le immagini stesse pos-
sono essere visualizzate sul monitor, consentendo all’ope-
ratore manualità più agevoli, e di condividere la visione
delle immagini con altre persone. Collegando opportuna-
mente un dispositivo di stampa o di registrazione (compu-
ter, stampante, videoregistratore o camcorder), le immagi-
ni endoscopiche possono essere conservate per la docu- FIGURA 1 - Coniglio nano in anestesia generale posizionato sul “table top
mentazione personale e per la refertazione. mouth gag”.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 71

PROTOCOLLO ANESTESIOLOGICO

La trattazione dei protocolli anestesiologici relativi al


coniglio e ai roditori esula dallo scopo di questo articolo.
Tuttavia, il protocollo utilizzato più frequentemente dal-
l’autore nel coniglio prevede l’induzione mediante associa-
zione di Ketamina (30 mg./kg.) e Medetomidina (100
µg./kg.) entrambe somministrate per via intramuscolare, e
di Butorfanolo al dosaggio di 0.3-0.5 mg./kg. per via sotto-
cutanea. Il mantenimento viene ottenuto attraverso la som-
ministrazione di miscela di Ossigeno e Isofluorano all’1%-
3% mediante mascherina.
Nei roditori caviomorfi il protocollo è analogo, fatta ec-
cezione per i dosaggi di Ketamina e Medetomidina, rispetti-
vamente di 20 mg./kg. e di 50-70 µg./kg.

QUADRI ENDOSCOPICI NORMALI FIGURA 2 - Particolare dell’arcata dentale dei molariformi inferiori di si-
nistra nel coniglio.

Tra le particolarità anatomiche degne di nota relative ai


denti molariformi dei roditori caviomorfi (cavia, cincillà, de-
gu), ricordiamo che la cavia presenta l’inclinazione mediale
delle arcate dentali inferiori, e laterale di quelle superiori. Il
piano occlusale è quindi normalmente inclinato in senso la-
tero-mediale e supero-inferiore.
Il cincillà e il degu presentano invece una superficie oc-
clusale quasi orizzontale. Quest’ultima specie (Octodon de-
gus), deve il suo nome al caratteristico aspetto della superficie
occlusale dei denti molariformi, (a forma appunto di “8”).
L’esame endoscopico è utile anche nelle specie di rodi-
tori (criceto, ratto, scoiattoli, cane dellaprateria) che non
possiedono, come le specie caviomorfe, denti molariformi a
crescita continua, bensì denti molari di tipo brachiodonte,
cioè a crescita determinata. In particolare, nel criceto l’esa-
me endoscopico è utile non solo per l’ispezione della cavità
orale, ma anche delle tasche guanciali, duplicature cutanee
poste lateralmente alla cavità orale stessa.

FIGURA 3 - Cuspide a carico di un dente molariforme e relativa ulcera lin-


guale.
QUADRI ENDOSCOPICI PATOLOGICI

I denti molariformi del coniglio e dei roditori cavio-


morfi possono sviluppare anomalie di crescita e di direzio-
ne che vengono genericamente definiti come malocclusio-
ne dentale. Questa patologia può presentare diversi aspetti.
Nel coniglio, il più precoce è rappresentato da un allunga-
mento delle corone e da una differenza di lunghezza fra
denti adiacenti che determinano a carico della superficie
occlusale un andamento “a saliscendi” (“wave mouth”) o
“a gradini” (“step mouth”).
La crescita eccessiva dei denti determina quindi un in-
curvamento dell’asse longitudinale del dente, con una dire-
zione mediale per i denti molariformi inferiori e laterale per
quelli superiori. L’insufficiente consumo rende più acuto il
margine mediale dei denti inferiori, con la formazione di
punte o cuspidi dirette verso la lingua, che possono causare
anche lesioni alla lingua stessa (Fig. 3).
La malocclusione dentale della cavia presenta aspetti si-
mili a quelli descritti per il coniglio, accentuati dalla natura-
le inclinazione mediale del piano occlusale inferiore. FIGURA 4 - Fresatura dei denti molariformi nel coniglio.
72 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Nel cincillà le irregolarità sono meno evidenti, e più fre- - consente una visione notevolmente ingrandita delle
quentemente a carico dei premolari superiori- strutture anatomiche intraorali sia normali che patolo-
La diagnosi endoscopica prevede anche la valutazione di giche riducendo al minimo il rischio di omissioni dia-
altre lesioni a carico dei tessuti molli quali ulcere della mu- gnostiche, possibili soprattutto nel caso dei roditori;
cosa buccale, gengivale o della lingua, e di processi infiam- - rende molto più agevole la visione in caso di manualità
matori conseguneti ad infezioni periapicali. terapeutiche intraorali.
L’’utilizzo di una videocamera accessoria consente all’o-
peratore un’esecuzione più agevole; la possibilità di condi-
TRATTAMENTO INTRAORALE videre la visione con altre persone; la possibilità di registra-
DELLA MALOCCLUSIONE DENTALE re immagini video e fotografiche sia per la documentazione
scientifica personale che per la dimostrazione al proprietario
Il trattamento intraorale della malocclusione dentale nel agevolando al medesimo la comprensione di patologie in
coniglio e nei roditori caviomorfi prevede la riduzione delle certi casi piuttosto singolari.
corone e delle cuspidi mediante fresatura (Fig. 4). In altri ca-
si, in concomitanza con altre lesioni quali infezioni periapi-
cali, può essere indicata l’estrazione del dente molariforme, Bibliografia
previa lussazione messsa in atto con il lussatore di Crossley
per i denti molari. 1. Capello V.: “Dental diseases and surgical treatment in pet rodents”.
Exotic DVM 5.3: 32-37 (2003).
La visualizzazione fornita dall’endoscopia nell’esecuzio-
2. Murray M.J.: “Application of rigid endoscopy in small exotic mam-
ne di queste manualità è estremamente utile. mals”. Exotic DVM 2.3: 13-18 (2000).
3. Taylor M.: “Endoscopy as an aid to the examination and treatment of
the oropharyngeal disease of small herbivorous mammals”. Sem.
CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI Avian Exotic Pet Med. 8(3): 139-141 (1999).
4. Taylor M.: “Endoscopic techniques”. Sem. Avian Exotic Pet Med.
3(3): 126-132 (1994).
L’esecuzione dell’esame endoscopico della cavità orale
dei piccoli mammiferi erbivori (coniglio, roditori caviomor-
fi), e di altri piccoli roditori (miomorfi, sciuromorfi) riveste
una notevole importanza per i seguenti motivi: Indirizzo per la corrispondenza:
- non richiede particolare abilità o specializzazione; Vittorio Capello
- consente l’ispezione completa e dettagliata della cavità Clinica Veterinaria, S. Siro, Milano
orale; Clinica Veterinaria, Gran Sasso, Milano
- è estremamente utile in caso di intubazione endotra- Tel. 339/1003260
cheale (qualora essa sia considerata indispensabile); e-mail: capellov@tin.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 73

Benessere animale e dimensioni


della pet relationship
Maria Chiara Catalani
Med Vet, Senigallia (AN)

Introduzione La dimensione ludica, fondata sul gioco tra pet e partner


umano, se da un lato procura divertimento, contagio emo-
Nel 1979 sono state definite le “Cinque libertà” che ga- zionale, distrazione e rapporto simpatetico col pet, dall’altro
rantiscono il benessere animale: 1) libertà dalla fame, sete e rischia di richiedere a questo un eccesso di arousal (attiva-
malnutrizione; 2) disponibilità di un riparo appropriato e zione emozionale), performances ad alti livelli, forte impe-
confortevole; 3) prevenzione, diagnosi e rapido trattamento gno cognitivo o può portare alla banalizzazione e infantiliz-
delle lesioni e patologie; 4) libertà di attuare modelli com- zazione dell’animale, pericolose per il suo benessere. D’al-
portamentali normali, 5) libertà dalla paura e dallo stress. tro canto, la dimensione epistemica, costruita sulla “stimola-
Nell’ambito della relazione uomo-animale d’affezione, il zione alla conoscenza” che l’animale induce, può contribui-
benessere animale può essere notevolmente condizionato re nell’uomo ad uscire dal sé e costruirsi una storia di con-
dalla dimensione di relazione ovvero dalle attività che la ca- divisione; tuttavia, può richiedere al pet di sopportare mor-
ratterizzano e dal tipo di interazioni che hanno luogo. Poiché bosità e relazioni affilitive che non gli consentono un’e-
i pet sono frutto della domesticazione dell’uomo, questo do- spressione comportamentale adeguata. La dimensione affet-
vrà assumersi la responsabilità di fornire al compagno ani- tiva, invece, pur essendo l’area dimensionale di maggiore
male condizioni di vita adeguate alla sua specie. importanza giacché contribuisce all’autostima, alla sicurez-
Il medico veterinario – quale tramite tra uomo e animale za, alla condivisione e all’alleanza uomo-pet, può rischiare
d’affezione – ha il compito di intervenire come consulente di di rendere la relazione morbosa, vicariante e poco stimolan-
zooantropologia applicata valutando tutti i parametri di be- te e produrre iperprotettività sull’animale. La dimensione
nessere e fornendo gli strumenti per equilibrare e/o indiriz- edonica, d’altronde, prevede che la relazione sia stabilita
zare le dimensioni di relazione uomo-animale a garanzia del sulla base del piacere che lo stesso appeal dell’animale eser-
benessere di quest’ultimo. cita sulla persona per la capacità di distrarre, stupire e ridur-
Per questa ragione, se nelle relazioni ordinarie il medico ne l’ansia. Tuttavia, può richiedere al pet un eccessivo livel-
veterinario è chiamato a limitare le possibili interazioni ne- lo di arousal e indurre nel partner umano una difficoltà nel
gative proprietario-animale, nella zooantropologia applicata distacco o portare ad una visione dell’animale quale “ogget-
dovrà effettuare un’attenta programmazione ed analisi della to di piacere”. La dimensione sociale, infine, descrive una
attività di pet-relationship. relazione in grado di aprire l’uomo verso rapporti sociali in
cui il pet risulta essere un tramite ed un partner di attività.
Quest’ultima, però, può richiedere un’esperienza e compe-
Dimensioni di pet relationship: tenza del pet-partner che, se inadeguate, provocano diffi-
caratteristiche e punti critici1-2 coltà nell’animale di comprendere le richieste del compagno
umano con uno stress da relazione pressoché costante.
Con la dimensione di pet-relationship definiamo le
caratteristiche di una PR (attività di pet-relationship) e
della PO (relazione animale-proprietario) ed i processi Pet relationship ed interventi a favore
d’interazione-relazione che si attivano tra uomo e ani- del benessere animale3-4
male. La coppia zooantropologica, infatti, variando se-
condo la dimensione prevalente, può perdere valore in La relazione uomo-animale è distinta in due categorie:
situazioni di devianza, influenzando il profilo compor- A) pet-relationship (PR), strumento di lavoro della pet the-
tamentale del pet ed il suo benessere. Ogni relazione, rapy e della zooantropologia didattica, in cui la relazione ha
infatti, si costruisce su motivazioni differenti e su di- luogo senza proprietà dell’animale; B) pet-ownership (PO)
mensioni che sono influenzate dal tipo di attività che ovvero la relazione animale-proprietario, nella quale si do-
uomo e animale compiono insieme e dal il tipo di vita vrebbe instaurare un equilibrio dimensionale.
che condividono. Perciò, definendo i punti critici di cia- Attraverso la consulenza zooantropologica, il medico ve-
scuna dimensione, possiamo provvedere attraverso la terinario è chiamato a valutare il rapporto tra le dimensioni
consulenza zooantropologica ad evitare che la PR o la di relazione e i bisogni dell’animale, al fine di contribuire al
PO cadano in devianze dannose per entrambi i partner, benessere del pet con interventi diversi a seconda dei casi,
animale ed umano. valutando tutti i parametri utili a questo scopo (Tab. 1).
74 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Tabella 1

Parametri per il benessere Valutazione parametri “spia” Prevenzione e controllo

Condizione genetica Alterazioni fisiche o Valutazione dei criteri di scelta dei riproduttori
L’inbreeding e la selezione su criteri morfologici comportamentali ereditarie in allevamento e della presenza di patologie ereditarie.
causano patologie ereditarie per l’espressione di Prevenzione: consulenza e formazione degli allevatori,
caratteri recessivi che si discostano dalla naturale esclusione dalla riproduzione dei soggetti portatori di
selezione genetica alterazioni genetiche

Stato di salute • monitoraggio epidemiologico Valutazione medica del pet prima, durante e dopo
• assenza di malattia • interventi di profilassi le attività di PR e della PO.
• fisiologia • parametri metabolici Valutazione dell’idoneità del soggetto animale per la
• welfare animale (repertorio di standards minimi e • EOG e valutazione delle grandi relazione richiesta
vincolanti rispetto ai bisogni fisiologici, ecologici funzioni organiche
e comportamentali della specie) • Valutazione degli indicatori di welfare

Aspetti fisiologici • Sintomi gastro-enterici, genito-urinari, • EOG che includa i parametri comportamentali.
• caratteristiche di dimensioni, sicurezza, igiene neurologici, dermatologici, • Esame dei parametri metabolici
e microclima dell’habitat offerto all’animale cardio-respiratori, endocrini • Valutazione dell’ecologia ambientale offerta al pet
• gestione dell’alimentazione e adeguamento allo • Alterazione dei parametri emato-chimici
stato fisiologico (età, gravidanza, allattamento,
attività, etc.)

Aspetti comportamentali • Segni clinici di alterazioni • Consulenza pre-adottiva


• rispondenza ai fondamentali bisogni e alle comportamentali ed inserimento • Puppy parties, puppy class, consulenza cuccioli-gattini
motivazioni di specie dei problemi comportamentali • Consulenza e terapia comportamentale
• ginnastica funzionale adeguata nella valutazione delle d/d • Screening accurato dei parametri di benessere
• sviluppo ontogenetico (relazioni parentali e • Segnali di stress • Intervento per l’equilibrio della PR, e il controllo
zooantropologiche, stimolazioni precoci, • Segnali di richiesta d’interruzione dimensionale
educazione) dell’interazione da parte del pet • Intervento sulle devianze di PR
• metodo educativo applicato (calming signals, etc.)
• orizzonte motivazionale di specie,
grado di socialità, modalità comunicative

Nelle attività di PR (zooantropologia applicata) è ne- Conclusioni


cessario verificare l’idoneità del pet in base allo stato del-
l’animale (età, salute, assenza di zone algiche, difficoltà Le dimensioni di pet relationship, influendo notevolmente
performative, sensibilità, sopportazione), alle attitudini sul profilo comportamentale dell’animale, possono indurre in
(specie, socievolezza, docilità, corretta ontogenesi, socia- questo situazioni di disagio e stress. Pertanto, è necessario che
lizzazione, assenza di alterazioni comportamentali, colla- le attività di pet-relationship si svolgano senza che le dimensio-
boratività) e alle capacità (centripetazione, gestibilità, ni attivate incidano negativamente sui parametri di benessere
comandi, concetti e conoscenze di base). Inoltre, è fonda- dell’animale; diversamente, l’intervento nelle pet-ownership
mentale monitorare periodicamente lo stato di salute, va- mira ad equilibrare tutte le dimensioni di relazione attraverso
lutare le disposizioni (sicurezza, equilibrio, livello di l’educazione del pet-owner, affinché sia raggiunto un rapporto
stress), la performatività (assenza di disturbi, di dolori, corretto e positivo per entrambi. Concludendo, in tutte le forme
buon livello di fitness). Infine, poiché nelle attività di di pet-relationship e pet-ownership è fondamentale verificare,
zooantropologia applicata si stabilisce un indirizzo di- attraverso la consulenza zooantropologica veterinaria, quali sia-
mensionale utile agli obiettivi del progetto, è necessario no le dimensioni di pet-relationship attive e che il profilo com-
assicurarsi preventivamente che questo sia perseguibile portamentale dell’animale, così come il suo stato fisiologico-sa-
nel rispetto dei parametri di benessere, che il soggetto nitario, non risentano in alcun modo della relazione.
animale sia adeguato alla specifica dimensione sulla qua-
le si lavorerà e che questo non sia sottoposto a tempi di
Bibliografia
lavoro eccessivamente lunghi.
Nelle relazioni di PO, invece, è importante valutare 1. Marchesini R., Catalani M.C., Battaglia L., (2003), Atti del Convegno
l’aspetto motivazionale del pet-owner, informarlo sulle “Pet-therapy, il valore della relazione con l’animale”, Ed. dalla Pro-
vincia di Reggio Emilia.
caratteristiche e necessità etologiche dell’animale, fare 2. Marchesini R., Andersen K., (2003), Animal Appeal, Ed. Hibris, Bo-
prevenzione e diagnosi precoce delle patologie comporta- logna, 33-48, 79-105.
3. Marchesini R., (2001), Bioetica e scienze veterinarie, Ed. Scientifiche
mentali e di eventuali devianze della relazione, verifican- Italiane, Roma, 63-96.
do i requisiti di responsible pet-ownership. Inoltre, nella 4. Carlson N.R., (2002), Fisiologia del comportamento, Ed. It. a cura di
Petrosini L., De Gennaro L., Guariglia C., Ed. Piccin, Padova, 595-
PO per favorire l’equilibrio di relazione ed evitare derive 603, 608-621.
dannose è necessario fornire una consulenza al pet-owner
per esaminare le dimensioni di relazione prevalenti e im- Indirizzo per la corrispondenza: Dott.ssa Maria Chiara Catalani
plementare, attraverso attività specifiche, le dimensioni Strada del Giardino - S.Angelo 164, 60019 Senigallia (AN)
carenti. E-mail: mchiaracatalani@libero.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 75

Ipercalcemia nel gatto


Dennis J. Chew
DVM, Dipl ACVIM, Columbus, Ohio, USA

Patricia A. Schenck, DVM, PhD, East Lansing, Michigan, USA

Introduzione Quindi, la misurazione dell’iCa sierico è della massima im-


portanza. Risulta anche di notevole valore il grado di intera-
Il calcio totale (tCa) comprende quello ionizzato (iCa), zione col fosforo sierico, dal momento che i soggetti in cui il
quello complessato e quello legato alle proteine. Nel gatto, i prodotto di tCa per la concentrazione del fosforo è superiore a
valori sierici di tCa ed iCa sono più bassi che nel cane. Nel- 70 sono quelli con la massima probabilità di presentare gravi
la maggior parte dei laboratori, viene documentata un’iper- alterazioni tissutali associate alla mineralizzazione. L’ipercal-
calcemia quando i livelli sierici di tCa sono > 11,0 mg/dl ed cemia può essere tossica per tutti i tessuti dell’organismo, ma
iCa è superiore a 5,5 mg/dl nel gatto. Nei felini, rispetto al i principali effetti deleteri si osservano a livello di reni, siste-
cane, l’ipercalcemia è stata tradizionalmente considerata po- ma nervoso ed apparato cardiovascolare. Sulla base delle
co comune, ma questa convinzione è stata mutata dall’au- informazioni raccolte nel cane, la maggior parte degli anima-
mento del riconoscimento dell’ipercalcemia idiopatica e di li con tCa sierico superiore a 15 mg/dl mostra segni sistemici
quella associata ad insufficienza renale nel gatto. e quelli con concentrazioni di tCa superiori a 18,0 mg/dl sono
Negli animali clinicamente normali, l’iCa sierico è tipi- gravemente ammalati. I segni clinici più comuni nei gatti iper-
camente proporzionale al livello sierico di tCa (iCa = 50- calcemici sono l’anoressia e la letargia, seguiti da manifesta-
60% di tCa). Negli animali malati, l’iCa sierico NON è pro- zioni gastroenteriche, poliuria/polidipsia, segni urinari e neu-
porzionale al tCa e non può essere previsto sulla base del va- rologici. Il vomito e la poliuria/polidipsia sono molto meno
lore di quest’ultimo. In uno studio condotto su 434 gatti, il comuni nel gatto che nel cane.
valore del calcio totale non è stato in grado di prevedere ac-
curatamente la concentrazione di quello ionizzato nel 40%
dei casi. In tutti i gatti, utilizzando la misurazione di tCa è Diagnosi differenziale dell’ipercalcemia
stata sottostimata un’ipercalcemia ionizzata. Nei soggetti
con insufficienza renale cronica è stata sottostimata l’ipocal- L’ipercalcemia può essere transitoria/senza conseguenze
cemia, ma in quelli colpiti da altre malattie la medesima con- (comunemente), persistente/senza conseguenze (occasional-
dizione è stata sovrastimata utilizzando tCa o una formula di mente) o persistente/patologica. Le ipercalcemie non patolo-
correzione. I pazienti con acidosi metabolica moderata o giche sono dovute a prelievi non effettuati a digiuno (au-
grave vanno incontro a un incremento della frazione di iCa mento minimo), crescita fisiologica di animali giovani, erro-
dovuto allo spostamento del calcio dalle sue riserve legate ri di laboratorio e risultati spuri dovuti a lipemia o contami-
alle proteine. Quindi, la misurazione dei livelli sierici di iCa nazioni del campione/della provetta con dei detergenti. Le
è consigliata in tutti i pazienti con insufficienza renale o cause transitorie/senza conseguenze dell’ipercalcemia sono
ipercalcemia. Dal momento che la concentrazione sierica di rappresentate da emoconcentrazione, iperproteinemia, ipoa-
iCa è influenzata dall’esposizione all’ossigeno ed al pH, i drenocorticismo e grave ipotermia ambientale. Le malattie
campioni devono essere prelevati e manipolati in condizioni esitano in un’ipercalcemia persistente patologica causando
di anaerobiosi. I livelli di iCa sierici nel siero prelevato anae- un incremento del riassorbimento osseo, riducendo l’escre-
robicamente sono stabili anche per 72 ore a temperatura am- zione renale del calcio, incrementando il suo assorbimento
biente o a +4 °C. La misurazione del calcio ionizzato ripor- gastroenterico ed innalzando il legame sierico con protei-
tata dagli analizzatori portatili è spesso inferiore ai valori ne/complessi. Per ricordare le malattie che possono esitare
forniti dagli apparecchi da banco, forse a causa dei variabili nell’ipercalcemia si può utilizzare l’eponimo HARDIONS:
effetti dell’eparina e del volume del campione. H = iperparatiroidismo (primario e terziario), HHM (iper-
calcemia umorale da neoplasia maligna), A = morbo di Ad-
dison, R = malattia renale, D = intossicazione da vitamina D
Segni clinici e conseguenze (compresa la forma granulomatosa), I = idiopatica, O =
dell’ipercalcemia osteolitica (osteomielite, immobilizzazione), N = neoplasia
(HHM ed ipercalcemia osteolitica locale), S = spurie.
Piccoli incrementi delle concentrazioni sieriche di iCa al In uno studio retrospettivo condotto su 71 gatti, i valori
di sopra della norma possono avere conseguenze fisiologiche medi delle concentrazioni sieriche di tCa per i soggetti iper-
indesiderate, mentre condizioni che aumentano i livelli di tCa calcemici sono risultati di 12,2 ± 1,6 mg/dl (mediana 11,5). I
senza incrementare quelli di iCa non mostrano effetti deleteri. livelli sierici di tCa erano massimi nei gatti con neoplasia
76 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

(13,5 ± 2,5 mg/dl) in confronto a quelli con insufficienza re- centi segnalazioni è risultata FeLV-negativa, a differenza di
nale da sola (11,5 ± 0,4), oppure associata ad urolitiasi (11,5 quanto riportato nei primi lavori. Il carcinoma squamocellula-
± 0,5). L’insufficienza renale è stata diagnosticata nel 38% dei re associato ad ipercalcemia era localizzato nella regione del-
gatti ipercalcemici ed 1/3 di questi era anche colpito da uroli- la testa e del collo (mandibola e condotto uditivo). Il carcino-
tiasi (Tab. 1). L’urolitiasi da ossalato di calcio è stata notata ma squamocellulare non è stato abbinato allo sviluppo di iper-
nel 15% della totalità dei gatti con ipercalcemia. La neoplasia calcemia nel cane. I gatti colpiti sia da neoplasia che da insuf-
è stata diagnosticata nel 21% dei casi, con 1/3 di linfosarcomi, ficienza renale costituivano l’8,5% dei casi. L’iperparatiroidi-
1/3 di carcinomi squamocellulari ed il rimanente terzo di leu- smo primario, l’endocrinopatia non paratiroidea e la malattia
cemie, mielomi multipli, osteosarcomi, fibrosarcomi, sarcomi infettiva eventualmente associata ad infiammazione granulo-
indifferenziati e carcinomi broncogeni. Va rilevato che la mag- matosa costituivano, ciascuno, il 5,6% dei casi. L’ipercalce-
gior parte dei gatti con linfosarcomi ed ipercalcemia nelle re- mia può anche essere associata ad avvelenamento da rodenti-
cidi a base di colecalciferolo (intossicazione da vitamina D),
ipoadrenocorticismo ed epatopatia.
I granulomi nel punto di iniezione sono stati associati ad
Tabella 1
Frequenza di condizioni associate all’ipercalcemia nel gatto ipervitaminosi D, dovuta all’aumento delle quantità di calci-
(Savary et al., 2000) triolo circolante nel gatto. L’istoplasmosi è occasionalmente
abbinata ad ipercalcemia, probabilmente a causa della pro-
Insufficienza renale 38% duzione di calcitriolo da parte del tessuto granulomatoso.
Neoplasia 21% Benché non ben documentata, l’ingestione di una popolare
Urolitiasi 15% pianta domestica (il cestro, Cestrum diurnum) è una poten-
(12,7% in associazione con insufficienza renale)
ziale causa di ipercalcemia nel gatto, dal momento che que-
Neoplasia + Insufficienza renale 8,5% sta pianta contiene sostanze calcitriolo-simili. L’ingestione
Iperparatiroidismo primario 5,6% di calcipotriene (una crema antipsoriasi utilizzata in medici-
Endocrinopatia non paratiroidea 5,6% na umana) è stata riferita come causa di ipercalcemia nel ca-
Malattia infettiva 5,6% ne, ma non nel gatto; stanno comparendo segnalazioni aned-
Cause scarsamente definite (Idiopatiche?) 12,7% dotiche dell’occorrenza di ipercalcemia nel gatto dopo il
leccamento di calcipotriene dalla cute dell’uomo.

Tabella 2
Modificazioni previste negli ormoni calcemici e nel profilo biochimico in associazione con i disordini dell’ipercalcemia

tCa iCa alb Corr tCa Pi PTH PTHrP 25-OH 1,25-OH2 PTG
Vit-D Vit -D ULS, -Chirurgia

1-HPTH ↑ ↑ N N ↓N ↑N N N N↑ Singolo ↑

2-HPTH, Nutrizionale N↓ N↓ N N↓ N↑ ↑ N ↓N N↓ Multiplo ↑

2-HPTH, Renale N ↓↑ N↓ N N ↑N ↑ N N↓ N↓ Multiplo ↑

3-HPTH ↑ ↑ N ↑ ↑ ↑ N N↓ ↓N Multiplo ↑

Associato a neoplasia maligna

Ipercalcemia umorale ↑ ↑ N↓ ↑N ↓N ↓N ↑N N ↓N↑ ↓

Locale osteolitico ↑ ↑ N↓ ↑N N↑ ↓N N↑ N N ↓

Ipervitaminosi D

Colecalciferolo ↑ ↑ N ↑ ↑N ↓ N ↑ N↑ N↓

calcitriolo ↑ ↑ N ↑ N↑ ↓ N N ↑ ↓N

calcipotriene ↑ ↑ N ↑ ↑N ↓ N N ↓N ↓N

Ipoadrenocorticismo ↑ ↑ N↓ ↑ ↑N ↓N N N ↓N N

Ipervitaminosi A ↑ ↑ N ↑ N ↓ N N N↓ ↓N

Idiopatico (gatto) ↑ ↑ N ↑ N↑ ↓N N N N↓↑ ↓N

Disidratazione ↑ N↑ ↑N ↑N N↑ N↓ N N N N

Esposizione ad alluminio (insufficienza renale) ↑ ↑ N ↑ ↑N ↓N N N N↓ N↑↓

Ipertiroidismo (gatto) ↑ ↑ N ↑ N↑ ↑N↓ N N N↓ N↑

Intossicazione da uva passa/acini d’uva (cane) ↑ - N ↑ N↑ - - - - -


48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 77

Ipercalcemia idiopatica del gatto



2° HPTH 1° HPTH Sino a non molto tempo fa, l’ipercalcemia veniva identifi-
cata con scarsa frequenza nel gatto, ma nell’ultimo decennio
l’aumento inspiegabile dei livelli di calcio è stato riconosciuto
PTH

sempre più spesso come riscontro incidentale. Questa ipercal-


cemia senza spiegazione è stata indicata con il termine di “idio-
patica” e viene definita come una concentrazione sierica di iCa
Intervallo HHM
normale idiopatico abnormemente elevata, la cui causa rimane sconosciuta anche
dopo un’approfondita valutazione medica finalizzata ad esclu-
Hypo PTH
dere le cause note di ipercalcemia. La frequenza della diagnosi
Serum Ionized Calcium dell’ipercalcemia nei gatti del Nord America continua ad au-
mentare a velocità allarmante; siamo a conoscenza di segnala-
FIGURA 1 - Relazione dei valori sierici previsti di PTH con il calcio io- zioni sporadiche di ipercalcemia idiopatica nei gatti dell’Inghil-
nizzato ed i disordini del calcio nel gatto.
terra e della Svizzera e si sospetta che il riscontro di questa con-
dizione diventerà più comune in tutta l’Europa.
Il riscontro simultaneo dell’ipercalcemia e dell’insuffi- Più del 50% dei campione prelevati da gatti ed inviati al
cienza renale cronica primaria costituisce una notevole DCPAH endocrinology laboratory per la valutazione dell’iper-
difficoltà per stabilire quale sia l’origine dell’ipercalce- calcemia è compatibile con una diagnosi di ipercalcemia idio-
mia. Quest’ultima può esitare in un’insufficienza renale patica. Si rileva sempre più spesso che un certo numero di que-
primaria, ma può anche avvenire il contrario. I gatti con sti gatti mostra concomitanti segni gastroenterici. Presso il
ipercalcemia idiopatica possono anche essere colpiti da DCAH sono stati passati in rassegna in totale 427 casi di so-
iperazotemia postrenale quando presentano ureteroliti di spetta ipercalcemia idiopatica felina. I gatti esaminati avevano
ossalato di calcio che determinano un’ostruzione uretera- un’età compresa fra 0,5 e 20 anni (media 9,8 ± 4,6) e nel 27%
le. La misurazione di iCa è molto utile per stabilire la fi- dei casi erano a pelo lungo. La mancanza di segni clinici è sta-
siopatologia dell’aumento dei valori sierici di tCa nei gat- ta notata in 196 casi (46%). Nel 15% dei casi sono stati osser-
ti con insufficienza renale cronica. In questi animali, spes- vati uroliti o nefroliti e nel 10% sono stati specificamente no-
so la concentrazione di iCa è bassa o normale (cause del- tati calcoli di ossalato di calcio. Nel 18% dei gatti è stato rile-
l’aumento del legame del calcio agli agenti complessanti). vato un lieve calo di peso non accompagnato da altri segni cli-
Quasi il 33% dei gatti con insufficienza renale cronica ed nici. La costipazione cronica è stata riscontrata nel 5% dei gat-
ipercalcemia basata sul valore di tCa presentava un incre- ti e l’infiammazione intestinale nel 6% dei gatti con ipercalce-
mento di iCa. Quando l’insufficienza renale è associata ad mia idiopatica. I livelli sierici di tCa sono aumentati per mesi o
elevate concentrazioni di quest’ultima, si deve sospettare per più di un anno, spesso, inizialmente senza evidenti segni
la presenza di un’ipercalcemia associata a tumore mali- clinici. Anche i livelli sierici di iCa sono aumentati, talvolta in
gno, ipervitaminosi D, iperparatiroidismo terziario ed misura sproporzionata rispetto all’incremento di tCa.
ipercalcemia idiopatica. Per ottenere una diagnosi defini- Il vomito (30%)e la perdita di peso (20%) erano i segni cli-
tiva è necessaria l’integrazione della misurazione di iCa nici più comuni nella descrizione iniziale dell’ipercalcemia
con quella dei livelli di ormone calciotrofico (PTH, idiopatica (Midkiff). Disuria (20%) e minzione inappropriata
PTHrP, 25(OH)-vitamina D ed 1,25(OH)2-vitamina D) (15%) sono state attribuite allo sviluppo di urolitiasi. È inte-
(Tab. 2, Fig. 1). ressante notare che nessun proprietario ha riferito poliuria o
polidipsia. I gatti a pelo lungo costituivano il 40% dei sogget-
ti della nostra casistica, in confronto al 14% di gatti a pelo lun-
Urolitiasi da ossalato di calcio go presentati alla clinica (Tab. 3). Il peso specifico medio del-
l’urina in questi animali era di 1,036 (con valori compresi fra
L’University of Minnesota Urolithiasis Center ha notato 1,012 e 1,060). La funzione renale in base alla determinazio-
che circa 1/3 dei gatti in cui si formano uroliti di ossalato di ne di azotemia e creatininemia era spesso normale all’inizio
calcio presenta un’ipercalcemia associata di origine non de- (12 gatti su 20 non erano iperazotemici al momento della sco-
terminata. perta dell’ipercalcemia, 5 su 20 presentavano simultaneamen-
In alcuni casi la concentrazione del calcio diminuiva do- te ipercalcemia ed iperazotemia e 3 su 20 erano affetti da ipe-
po l’incremento della fibra nella dieta. L’ipercalcemia idio- razotemia cronica prima dello sviluppo dell’ipercalcemia). Su
patica è stata notata in cinque gatti con urolitiasi da ossalato 12 gatti inizialmente non iperazotemici, 3 svilupparono l’ipe-
di calcio alla University of Georgia. Per questi animali non razotemia molti mesi più tardi. Nelle immagini radiografiche
sono stati pubblicati i profili completi degli ormoni regola- è stata osservata occasionalmente la nefrocalcinosi; la condi-
tori del calcio. L’ipercalcemia si è risolta in seguito alla so- zione si rileva con maggiore frequenza durante l’ecografia re-
spensione dell’acidificazione urinaria e/o alla modificazione nale. La presenza di calcoli urinari viene identificata più co-
della dieta. Non è chiaro se la fisiopatologia dell’ipercalce- munemente con le radiografie che con le ecografie (quest’ul-
mia idiopatica nei gatti con uroliti di ossalato sia la stessa tima tecnica spesso non evidenzia l’urolitiasi ureterale). Gli
che si verifica in quelli che non formano calcio. È possibile uroliti possono essere localizzati a livello di reni, ureteri e/o
che entrambi rappresentino fasi differenti dello stesso pro- vescica, nonché in ogni possibile associazione di queste sedi,
cesso patologico. ma nella nostra casistica erano più comuni i calcoli renali.
78 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Tabella 3
Segnalamento e misurazione dei fattori di regolazione del calcio in tre studi condotti su gatti in cui è stata diagnosticata l’ipercalcemia idiopatica

Studio preliminare Midkif Schenck Schenck

Numero di gatti 20 12 1000


Età (anni) in cui è stata notata l’ipercalcemia 5,8 ± 3,0 (2,0 – 13,4) 7,2 ± 4,4 (2,0 – 17,0) 10,2 ± 4,6 (0,5 – 22,5)
Razze 40% a pelo lungo 50% a pelo lungo 40% a pelo lungo
Sesso 40% Femmine 67% Femmine 50% Femmine
iCa (mmol/l) 1,65 ± 0,1 (1,48 – 1,90) 1,73 ± 0,15 (1,48 – 1,97) 1,70 ± 0,20 (1,44 – 2,67)
PTH (pmol/l) 1,1 ± 0,8 (0 – 2,5) 0,8 ± 0,5 (0 – 1,4) 1,0 ± 0,7 (0 – 4,0)
Calcitriolo (pmol/l) 67,2 ± 57,6 (12 – 180) 44,6 ± 12,4 (28,7 – 69,8) —-
iMg (pmol/l) —- 0,68 ± 0,12 (0,42 – 0,80) 0,6 ± 0,1 (0,26 – 1,46)

Nei gatti con ipercalcemia idiopatica, non si riscontrano considerazione l’assunzione con la dieta, l’assorbimento inte-
segni di neoplasia maligna rilevabili mediante radiografie, stinale, l’escrezione fecale, il riassorbimento osseo e l’escre-
ecografie addominali, valutazioni midollare e, in alcuni casi, zione urinaria. I marcatori dell’aumento del turnover osseo che
neppure con la necroscopia completa. I test sierologici per la compaiono nell’urina possono servire a determinare se il rias-
diagnosi delle infezioni da FeLV e FIV sono risultati negati- sorbimento osseo contribuisce all’ipercalcemia idiopatica. La
vi e i valori di T4 erano normali. I livelli di PTH sono nor- misurazione dei metaboliti della vitamina A e dell’alluminio
mali o diminuiti, PTHrP non è rilevabile, la concentrazione può rivelare alcune delle cause meno usuali di ipercalcemia.
di 25-(OH)-vitamina D è nella norma e i livelli di calcitriolo Per valutare gli effetti dell’acidificazione cronica della dieta si
sono normali o bassi. L’analisi dei gas ematici non rivela al- può valutare l’opportunità di un trattamento di prova con alca-
cun importante disturbo acidobasico. L’esplorazione della li. Quando la modificazione della dieta e il trattamento di pro-
regione cervicale non è riuscita a evidenziare segni di iper- va con prednisolone non hanno avuto successo per risolvere
paratiroidismo primario; la paratiroidectomia subtotale non l’ipercalcemia, si deve considerare la terapia con bifosfonato.
è stata in grado di risolvere l’ipercalcemia. Si può anche pensare che l’ipercalcemia si sviluppi soltanto in
È stato riferito che un aumento della fibra nella dieta di- una popolazione di gatti geneticamente suscettibile che sia sta-
minuisce i livelli sierici di calcio nei gatti colpiti. Tuttavia, ta stimolata da un fattore di provocazione ancora indefinito.
nella nostra casistica non è stata rilevata alcuna modificazio- Nei gatti in cui è stata diagnosticata l’ipercalcemia idiopatica
ne delle concentrazioni di iCa in 11 gatti su 11 in seguito al- non è stato effettuato lo studio sistematico della funzione sur-
la modificazione della dieta passando ad una che conteneva renalica (ipoadrenocorticismo?) e dell’analisi dei gas ematici.
una maggior quantità di fibra o era dotata di proprietà alca- L’elevata frequenza di gatti a pelo lungo suggerisce la possibi-
linizzanti. In alcuni gatti, la stimolazione mediante terapia lità di una componente genetica dello sviluppo della malattia.
con prednisone esita in un calo a lungo termine dei livelli di L’elevata frequenza dei gatti con ipercalcemia idiopatica in cui
tCa ed iCa. Sei animali sono stati trattati con una dose gior- è stata notata un’infiammazione intestinale (IBD) può suggeri-
naliera totale di 5-12,5 mg di prednisone; il valore di iCa è re un ruolo dell’intestino nello sviluppo dell’ipercalcemia.
tornato normale in 3 gatti su 6, non è diminuito in 2 gatti su
6 ed ha mostrato una risposta equivoca in 1 gatto su 6. L’ef-
Bibliografia
fetto del trattamento con glucocorticosteroidi sull’elabora-
zione renale del calcio non è stato studiato. Esiste una certa Chew, D.J., and Schenck, P.A. 2003. Clinical disorders of hypercalcemia
preoccupazione che questa terapia possa aumentare l’iper- and hypocalcemia in dogs and cats. Presented at the ACVIM Mee-
calciuria riducendo il riassorbimento renale tubulare del cal- ting, May 2003, Charlotte, NC.
Chew, D.J., and Schenck, P.A. 2003. Assessment and treatment of clinical
cio, il che potrebbe di conseguenza accentuare la genesi dei cases with elusive disorders of hypercalcemia. Presented at the AC-
calcoli urinari. In alternativa, se questo trattamento diminui- VIM Meeting, May 2003, Charlotte, NC.
sce i livelli sierici di iCa, il carico di calcio filtrato dai glo- McClain HM, Barsanti JA, Bartges JW. Hypercalcemia and calcium oxala-
te urolithiasis in cats: a report of five cases. J Am Anim Hosp Assoc
meruli diviene minore, compensando qualsiasi riduzione del 1999; 35(4): 297-301.
riassorbimento tubulare del calcio. Midkiff AM, Chew DJ, Randolph JF, Center SA, DiBartola SP. Idiopathic
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Savary KCM, Price S, Vaden SL. Hypercalcemia in cats: a retrospective
co chiare. Meritano ulteriore considerazione il ruolo dell’aci- study of 71 cases (1991-1997). J Vet Intern Med 2000; 14: 184-189.
dificazione della dieta, la restrizione del magnesio nella razio- Schenck, P.A. and Chew, D.J. 2003. What’s new in the assessment of cal-
ne e/o il contributo di qualsiasi specifico costituente del cibo. cium disorders – Part 1. Presented at the ACVIM meeting, May 2003,
Charlotte, NC.
Sono necessari altri studi che prevedano l’analisi completa de- Schenck, P.A. and Chew, D.J. 2003. What’s new in the assessment of cal-
gli ormoni regolatori del calcio, compreso il calcitriolo, e l’e- cium disorders – Part 2 Clinical Approach to Calcium Disorders. Pre-
secuzione di ripetute misurazioni di iCa in un maggior nume- sented at the ACVIM meeting, May 2003, Charlotte, NC.
ro di gatti. È necessario raccogliere e valutare una dettagliata
anamnesi alimentare, in modo da stabilire l’esistenza o meno Indirizzo per la corrispondenza:
Dennis J. Chew, DVMProfessor
di un potenziale ruolo eziologico di fattori legati alla dieta. Per Department of Veterinary Clinical Sciences
chiarire il meccanismo dell’ipercalcemia saranno probabil- College of Veterinary Medicine, The Ohio State University
mente necessari studi sull’equilibrio del calcio che prendano in 601 Vernon L. Tharp St., Columbus, Ohio 43210, USA
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 79

La dieta: quale ruolo nella genesi


e nel trattamento della FLUTD
Dennis J. Chew
DVM, Dipl ACVIM, Columbus, Ohio, USA

Gli ingredienti della dieta e le modalità con cui vengo- mente più probabile il consumo esclusivo di alimenti sec-
no alimentati gli animali influiscono sul volume, sul pH e chi. Ciò non significa che questi ultimi provochino la ci-
sulla concentrazione dei soluti nell’urina e, di conseguen- stite idiopatica, ma suggerisce che il loro consumo possa
za, possono contribuire all’eziologia, al trattamento o alla svelare o aggravare il disordine in alcuni soggetti suscet-
prevenzione delle recidive di alcune cause di affezioni del- tibili (facendo della cistite idiopatica una malattia sensi-
le basse vie urinarie. bile a determinati principi nutritivi piuttosto che indotta
Gli effetti della dieta sulle malattie del tratto distale di dalla dieta). Abbiamo segnalato che le manifestazioni cli-
questo apparato nel gatto possono essere distinti in quelli niche riferibili alle basse vie urinarie presentavano delle
che vengono indotti dalla dieta stessa (come nello svilup- recidive soltanto nell’11% dei gatti con cistite idiopatica
po degli uroliti di struvite durante il consumo di una dieta durante un periodo di un anno di alimentazione con la for-
alcalinizzante) o quelli che vengono considerati sensibili mulazione umida di un alimento per uso veterinario stu-
ad essa (ad es., le diete calcololitiche o quelle studiate per diato per determinare la produzione di urina acida. Le re-
prevenire il futuro sviluppo degli uroliti). Sembra che al- cidive sono state riscontrate nel 39% dei gatti alimentati
cuni gatti sviluppino calcoli urinari o cistite idiopatica co- con la forma secca di questo cibo, suggerendo la possibi-
me conseguenza del fatto di essere “gatti sensibili in un lità che siano importanti sia la costanza che la consisten-
ambiente provocatorio”. za (aumentata assunzione di acqua) anche se le ragioni di
Le indicazioni per il trattamento dietetico dei gatti con questo effetto restano da determinare. Entrambe le diete
cistite idiopatica richiedono di prendere in considerazione la contenevano un potenziale carico di soluti renali simile ed
costanza, la consistenza e la composizione della dieta. hanno determinato un grado analogo di acidificazione
Costanza. La nostra esperienza clinica suggerisce che dell’urina. È interessante notare che il peso specifico di
le modificazioni della dieta possano esitare in alcuni pa- quest’ultima nei gatti alimentati con la forma secca era di
zienti nella ricomparsa dei segni clinici della cistite idio- solito superiore a 1.050 (media di 1.050), mentre quello
patica/interstiziale. Inoltre, con l’avvento di molti ali- dei gatti alimentati con la dieta umida di solito era infe-
menti veterinari e commerciali caratterizzati da una for- riore a 1.040 (media di 1.030). Sembra che la forma umi-
mulazione simile e commercializzati per l’impiego nei da abbia protetto quasi il 90% dei gatti dalle recidive di
gatti con segni clinici riferibili alle basse vie urinarie, tal- segni clinici delle basse vie urinarie per periodi fino ad un
volta si riscontra la comparsa di recidive di queste mani- anno e la costanza della dieta abbia assicurato una prote-
festazioni quando l’alimentazione di questi gatti viene zione del 60% circa, mentre al 10% non sia stata offerta
cambiata passando da uno qualsiasi di questi alimenti ad alcuna protezione dalle recidive da parte della dieta. Oltre
un altro di essi. Queste osservazioni suggeriscono che le all’acqua, le diminuzioni correlate alla dieta dei livelli
modificazioni della dieta possano esitare nella ricompar- urinari di magnesio e/o gli aumenti di quelle di calcio, po-
sa di manifestazioni cliniche. Questa ipotesi è rafforzata tassio e/o ioni idrogeno sono tutte cause capaci di in-
dall’osservazione che alcuni gatti con segni di interessa- fluenzare l’attività delle fibre nervose sensoriali nell’uro-
mento delle basse vie urinarie sembrano essere sensibili telio. Sfortunatamente, la maggior parte di questi effetti è
ad una varietà di stimoli ambientali. In attesa di ulteriori stata studiata utilizzando sistemi sperimentali in vitro. Gli
studi per verificare questa ipotesi, può essere prudente li- effetti del contenuto di elettroliti nell’urina sui segni cli-
mitare la frequenza delle modificazioni della dieta in que- nici delle basse vie urinarie non sono stati adeguatamen-
sto gruppo di pazienti. te studiati, ma possono essere importanti nel trattamento
Consistenza. Abbiamo riscontrato che il 60% circa di alcuni pazienti.
dei gatti con cistite idiopatica consuma quasi al 100% ali- L’aumento della frequenza dell’urolitiasi da ossalato
menti secchi per gatti; un ulteriore 17% consuma il 75% di calcio può essere stato determinato come conseguenza
o più di alimenti secchi nell’ambito dell’assunzione gior- delle modificazioni della dieta studiate per aumentare il
naliera totale. In confronto alla totalità dei gatti, si tratta grado di acidificazione urinaria e ridurre la concentrazio-
di una quantità sproporzionata di assunzione totale di ci- ne di magnesio nell’urina. È possibile che il grado di aci-
bo in forma secca. In confronto ai risultati ottenuti da in- dificazione sistemica ottenuto da alcuni di questi alimen-
dagini condotte negli USA all’interno dei nuclei familia- ti accentui la calciuria, dal momento che gli ioni idroge-
ri, nei gatti con cistite idiopatica è risultato significativa- no sono tamponati dal minerale osseo. Il magnesio nel-
80 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

l’urina funge da veleno cristallino che diminuisce l’asso-


ciazione di calcio ed ossalato; il calo del magnesio nel-
l’urina potrebbe accentuare le probabilità di questa asso-
ciazione. Il consumo di diete capaci di acidificare l’urina
ed il ricovero in casa sono stati segnalati come fattori di
rischio indipendenti per l’urolitiasi da ossalato di calcio.
Nessun protocollo medico si è dimostrato in grado di de-
terminare con successo la dissoluzione degli uroliti di os-
salato di calcio, per cui in questi pazienti si raccomanda
il ricorso alla chirurgia o all’eliminazione mediante uroi-
dropropulsione. Per prevenire le recidive, può essere uti-
le adottare alcune modificazioni specifiche per i singoli
calcoli, oltre alla diluizione dell’urina. Anche se nel gat-
to non è mai stato documentato un calo del rischio delle
recidive dei calcoli di ossalato di calcio riferibile alla mo-
FIGURA 1 - % di calcoli urinari prelevati da gatte femmine ed inviati al- dificazione della dieta, sembra essere ragionevole il pas-
l’Urinary Stone Laboratory della University of California, Davis. Per cor- saggio ad una razione meno acidificante e non sottoposta
tese concessione di Dr. Jodi Westropp, Dr. Gerarld Ling and Annette Ruby. a restrizioni dei livelli di magnesio, dal momento che il
peso specifico urinario che ne deriva è < 1.030.
Gli agenti acidificanti sono controindicati nei gatti
Gatti maschi con urolitiasi da ossalato di calcio. Alcuni produttori di
alimenti per uso veterinario offrono diete studiate per ri-
durre la probabilità di formazione di calcoli di ossalato
di calcio.
Può essere utile la somministrazione di citrato sotto
forma di sale di potassio, perché il citrato urinario può
agire da inibitore della formazione di ossalato di calcio ed
il suo effetto alcalinizzante può ridurre il rilascio osseo
del calcio, anche se non si dispone di dati relativi a casi
clinici nel gatto.
Oltre a questo effetto, non sono noti vantaggi della
manipolazione terapeutica del pH urinario, perché la so-
FIGURA 2 - % di calcoli urinari prelevati da gatti maschi ed inviati all’U-
rinary Stone Laboratory della University of California, Davis. Per cortese lubilità dell’ossalato resta relativamente immutata entro
concessione di Dr. Jodi Westropp, Dr. Gerarld Ling and Annette Ruby. un’ampia fascia di pH urinario.

FIGURA 3 - Potenziali effetti della dieta e dell’assunzione attraverso di essa di vari elementi sull’induzione, mantenimento o recidive dell’urolitiasi o sulla ci-
stite idiopatica/interstiziale nel gatto.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 81

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82 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Stato dell’arte sull’insufficienza renale cronica


nel cane e nel gatto
Dennis J. Chew
DVM, Dipl ACVIM, Columbus, Ohio, USA

Nella maggior parte dei pazienti con stadi avanzati di Anche l’ipermetabolismo tubulare, l’iperammonioge-
nefropatia cronica, la perdita progressiva di varie funzioni nesi, la mineralizzazione renale, l’ipertensione arteriosa
renali sembra inevitabile. La progressione si verifica se il sistemica, la coagulazione intrarenale ed i meccanismi im-
danno renale sottostante non può essere trattato (ad es., munitari possono contribuire ad un danno renale progres-
una glomerulonefrite dovuta ad un antigene non identifi- sivo cronico.
cato o un’amiloidosi), ma a volte può anche continuare Gli scopi del trattamento dell’insufficienza renale croni-
quando la causa della lesione iniziale è stata rimossa. La ca sono minimizzare i segni clinici dell’uremia, ritardare la
“progressione inesorabile dell’insufficienza renale croni- progressiva perdita di funzioni renali e massimizzare lo sta-
ca”, tuttavia, si verifica soltanto dopo una perdita sostan- tus nutrizionale del paziente. Uno dei principali risultati che
ziale della massa renale che sia già avvenuta indipenden- si vogliono ottenere con questi trattamenti è un’adeguata as-
temente dal danno scatenante originale. In cani e gatti in sunzione con la dieta che consenta una buona qualità di vita
condizioni sperimentali, prima che si instaurasse una pro- con uno stato di forma ragionevole. Il calo dell’assunzione
gressione inesorabile, è stato necessario eseguire una ne- di cibo e lo scadimento della condizione corporea sono co-
frectomia subtotale in 5 casi su 6 o 11 casi su 12. Una va- muni durante l’insufficienza renale cronica e possono deri-
rietà di interventi (dietetici e farmacologici) può rallenta- vare da modificazioni fisiche (ulcere orali e gastriche, ne-
re la progressione della nefropatia, migliorare la qualità crosi della lingua), alterazioni del senso dell’olfatto e del gu-
della vita del paziente e/o prolungarla. sto, cambiamenti metabolici che influiscono sull’appetito
Gli adattamenti emodinamici dei nefroni superstiti (anemia, ipokalemia, acidosi metabolica, iperazotemia, iper-
possono aumentare la velocità di filtrazione glomerulare paratiroidismo) e modificazioni della dieta che condiziona-
del singolo nefrone, il flusso plasmatico glomerulare e no negativamente l’appetibilità.
la pressione idraulica capillare transglomerulare che
rappresentano delle modificazioni iniziali di adattamen-
to finalizzate a mantenere la funzione escretoria e ad in- Modificazioni della dieta
crementare la velocità di filtrazione glomerulare totale
del rene. È possibile che questa ipertensione intraglome- L’assunzione di cibo con la dieta deve probabilmente
rulare e l’incremento del volume glomerulare finiscano essere ottimizzata e modificata in funzione dello stadio
però per compromettere i glomeruli, come illustrato nel- della nefropatia, della risposta individuale dell’animale ad
la Figura 1. una specifica dieta e del suo ambiente interno uremico.
Recentemente, sono stati pubblicati studi di risultato della
medicina basata sui fatti in cani e gatti con insufficienza
renale cronica ad insorgenza spontanea che evidenziano
Adattamento/Maladattamento effetti salutari della modificazione dell’alimentazione. Le
↑ Emodinamiche glomerulari diete veterinarie per soggetti nefropatici (cd “renal-
friendly”) sono generalmente caratterizzate da una ridu-
Ipertensione ↑ Volume glomerulare Diabete mellito zione di proteine, fosforo, calcio e sodio, e da un’integra-
sistemica zione con carboidrati, fonti di alcali (citrato di potassio) ed
acidi grassi polinsaturi in un rapporto favorevole fra ome-
↓ VFC ↑ Traffico proteico
ga-6 ed omega-3.
Reazione
mesangiale In confronto agli alimenti che si trovano comunemen-
te nelle drogherie o nei negozi di articoli per animali, le
diete veterinarie per soggetti nefropatici presentano una
↑ Elaborazione tubulare restrizione dei livelli proteici di circa 1/3-1/2, mentre
Glomerulosclerosi
quelli del fosforo sono ridotti del 70-80%. Gli alimenti
umidi presentano generalmente una restrizione fosforica
Nefrite tubulointerstiziale più accentuata dei loro equivalenti secchi ed esistono so-
stanziali differenze fra i prodotti disponibili. Gli alimenti
FIGURA 1 - In alcuni casi, come illustrato nella figura, gli incrementi com-
pensatori (adattamenti) delle emodinamiche glomerulari e del volume glo- secchi per gatti, ma non quelli umidi, sono integrati con
merulare possono in realtà rappresentare una forma di maladattamento. potassio ad un livello pari a circa il doppio di quello di
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 83

mantenimento, apparentemente nel tentativo di evitare la ACE-inibizione


nefropatia caliopenica. È necessario confrontare l’assun-
zione di principi nutritivi delle diete veterinarie in funzio- L’angiotensina-II svolge un ruolo fisiopatologico nel-
ne di ogni 100 kcal di energia assunta. la proteinuria e nella progressione della nefropatia. Può
intervenire anche nella progressione delle nefropatie non
proteinuriche. L’enzima convertente facilita la formazio-
Restrizione del fosforo nella dieta ne dell’angiotensina-II a partire dall’angiotensina-I sia a
e leganti intestinali del fosforo livello locale, all’interno del rene attraverso l’orletto a
spazzola dei tubuli prossimali, che attraverso l’attività
La restrizione del fosforo può avere effetti positivi sul- dell’endotelio sistemico. L’attività dell’angiotensina-II a
l’istologia e sulla funzione renale e/o sulla mortalità nei livello del rene provoca la vasocostrizione delle arteriole
cani e nei gatti con insufficienza renale cronica. Questi ef- glomerulari esercitando un effetto preferenziale a livello
fetti sono indipendenti dalla restrizione proteica. Non è dell’arteriola efferente in confronto a quella afferente. La
noto con precisione come la restrizione del fosforo eserci- vasocostrizione dell’arteriola efferente in un momento di
ti la propria azione benefica, ma è possibile che avvenga nessuna modificazione in quella afferente aumenta la
attraverso una minore mineralizzazione renale ed un’atte- pressione capillare intraglomerulare. La progressione del-
nuazione del grado dell’iperparatiroidismo secondario. La la nefropatia nei nefroni superstiti può essere attribuita in
minore mineralizzazione renale può essere dovuta ad un parte alla persistenza di questa ipertensione, un processo
calo della concentrazione e delle azioni del paratormone che è associato all’incremento del traffico delle macro-
(PTH) ed eventualmente ad una diminuzione diretta del molecole nel mesangio, con conseguente proliferazione
prodotto del calcio per il fosforo. Per ottenere un adegua- di cellule mesangiali ed aumento della matrice mesangia-
to controllo del carico totale del fosforo nell’organismo e le (glomerulosclerosi), come descritto nella Figura 1.
del PTH, oltre a ridurre i livelli di questo elemento nella L’angiotensina II ha effetti non emodinamici che sono po-
dieta, è spesso necessario utilizzare gli agenti capaci di le- tenzialmente importanti, perché può agire da fattore di
garlo a livello intestinale (idrossido di alluminio, carbona- crescita e stimolarne altri che influiscono sulla vascola-
rizzazione renale e sulla crescita tubulare.
to di calcio, acetato di calcio).
Nel corso di uno studio in doppio cieco multicentrico
(Grauer 2000), in 29 cani clinicamente affetti da glome-
rulopatia (di tipo membranoso in 16 casi e membrano-
Ulteriore controllo dell’iperparatiroidismo proliferativo in 13) è stato effettuato per 6 mesi un trat-
secondario renale con calcitriolo tamento di ACE-inibizione con enalapril alla dose di 0,5
mg/kg 1 o 2 volte al giorno (n = 16) o con un placebo (n
La restrizione del fosforo nella dieta come singola = 14). La dose dell’enalapril o del placebo è stata au-
modalità terapeutica è in grado di diminuire le concentra- mentata da 1 a 2 volte al giorno se dopo un mese di trat-
zioni di PTH in alcuni cani e gatti con nefropatia cronica tamento la riduzione dell’UPCR era < 50%. Tutti i cani
o insufficienza renale in fase iniziale. Il ritorno della fo- sono stati anche sottoposti ad una terapia concomitante
sforemia alla normalità non fornisce una garanzia del fat- con acido acetilsalicilico alla dose di 0,5-5,0 mg/kg 1 o 2
to che anche le concentrazioni di PTH si normalizzino, volte al giorno, nonché ad una moderata restrizione pro-
dal momento che la restrizione fosforica agisce soltanto teica della dieta, studiata per il trattamento dell’insuffi-
nei soggetti che hanno un apparato tubulare abbastanza cienza renale nel cane. I gruppi trattati con enalapril e
attivo in grado di effettuare la sintesi del calcitriolo una con placebo, all’inizio della prova, si equivalevano per
volta che gli effetti inibitori dell’eccesso di fosforo sulla grado di iperazotemia, pressione sistolica e valutazione
sintesi stessa siano rimossi. L’assunzione giornaliera di istologica glomerulare.
basse dosi di calcitriolo per via orale riduce efficacemen- Nel gruppo di cani trattato con enalapril 9 sono mi-
te i livelli di PTH a valori normali o inferiori alla soglia gliorati, 4 non hanno presentato alcuna progressione e 3
tossica. Il calcitriolo esercita il proprio effetto attraverso hanno mostrato una progressione della nefropatia; in due
l’inibizione genomica della sintesi dell’ormone paratiroi- cani, al terzo e quinto mese dello studio, è stata necessa-
deo (inibizione della trascrizione del DNA in RNA mes- ria l’eutanasia a causa dell’insufficienza renale. Nessun
saggero nel nucleo delle ghiandole paratiroidi). Questo cane trattato con placebo è migliorato, 4 non hanno mo-
effetto può richiedere mesi prima di manifestarsi piena- strato alcuna progressione e 10 hanno presentato una pro-
mente in seguito alla prescrizione di una dose di 2,5-3,5 gressione. Almeno per 6 mesi, il trattamento con enalapril
ng/kg una volta al giorno. dei cani clinicamente affetti da glomerulonefrite idiopati-
Cani sottoposti a nefrectomia subtotale sperimentale ca riduce la proteinuria e la pressione sistolica e ritarda
hanno richiesto 6 ng/kg per ottenere una diminuzione effi- l’insorgenza dell’iperazotemia che si sarebbe altrimenti
cace dei livelli di PTH ad un mese, una dose che noi pre- avuta. Benefici analoghi sulla proteinuria e sul ritardo
scriviamo con scarsa frequenza nei soggetti con iperpara- dell’insorgenza dell’iperazotemia sono stati osservati in
tiroidismo refrattario. Prima e durante la prescrizione dei cani samoiedo con nefrite ereditaria trattati con enalapril,
trattamenti con calcitriolo è essenziale un adeguato con- ma senza il calo della pressione sistolica.
trollo dei livelli sierici del fosforo, che devono essere por- Nell’Unione Europea, il benazepril è registrato per il
tati a concentrazioni inferiori a 6,0 mg/dl. trattamento dell’insufficienza renale cronica nel gatto
84 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

[Fortekor®] sulla base di risultati ottenuti in 201 animali di Letture consigliate


questa specie in cui la malattia era dovuta a varie cause e che
erano stati selezionati sulla popolazione dei felini portati alla 1. Barber PJ, Rawlings JM, Markwell PJ, Elliott J. Effect of dietary
visita presso strutture veterinarie private. I gatti di questo stu- phosphate restriction on renal secondary hyperparathyroidism in
the cat. J Small Anim Pract 1999; 40:62-70.
dio sono stati trattati con benazepril (0,5-1,0 mg/kg una volta 2. Elliott J, Rawlings JM, Markwell PJ, Barber PJ. Survival of cats
al giorno; dose media 0,73 mg/kg) o con un placebo. Rispetto with naturally occurring chronic renal failure: effect of dietary ma-
a quest’ultimo, sono stati osservati benefici effetti per quan- nagement. J Small Anim Pract 2000; 41:235-42.
to riguarda la qualità della vita, il miglioramento dell’appe- 3. Grauer GF, Greco DS, Getzy DM, et al. Effects of enalapril versus
tito, l’incremento ponderale ed il prolungamento della spe- placebo as a treatment for canine idiopathic glomerulonephritis. J
Vet Intern Med 2000; 14:526-33.
ranza di vita. La qualità della vita è aumentata anche nel 4. Jacob F, Polzin DJ, Osborne CA, Allen TA, Kirk CA, Neaton JD,
gruppo trattato con placebo (restrizione di proteine e fosfo- Lekcharoensuk C, Swanson L: Clinical evaluation of dietary modi-
ro nella dieta). Però, l’incremento ponderale è stato minore; fication for treatment of spontaneous chronic renal failure in dogs.
nell’arco di un periodo di 12 mesi si è osservato un aumen- JAVMA 220:1163-1170, 2002.
to di peso di maggiore entità nei gatti che erano trattati con 5. Nagode LA, Chew DJ, Podell M: Benefits of calcitriol therapy and
serum phosphorus control in dogs and cats with chronic renal fai-
benazepril, specialmente quelli che presentavano un’insuffi- lure: both are essential to prevent or suppress toxic hyperparathy-
cienza renale cronica più grave. roidism. Vet Clinics North America November, 1996. (Describes
La sopravvivenza media nei soggetti trattati con bena- pulse dose method).
zepril è stata di 501 giorni, in confronto a 391 giorni dei
gatti trattati con placebo. Quando sono stati presi in con-
siderazione i gatti con grave insufficienza renale cronica,
Indirizzo per la corrispondenza:
la sopravvivenza è stata di 101 giorni in quelli trattati con Dennis J. Chew, DVM, Professor
benazepril e 126 giorni in quelli di controllo. I risultati di Department of Veterinary Clinical Sciences
questo studio sono in attesa di un’ulteriore valutazione College of Veterinary Medicine
prima di poter suggerire l’impiego dell’ACE-inibizione The Ohio State University
come metodo standard per il trattamento di tutti i gatti con 601 Vernon L. Tharp St.
insufficienza renale cronica. Columbus, Ohio 43210, USA
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 85

Cistite idiopatica/intestiziale nel gatto:


diagnosi e trattamento
Dennis J. Chew
DVM, Dipl ACVIM Columbus, Ohio, USA

Cistite idiopatica tari. Alcuni esempi sono i cambiamenti dell’ambiente di vi-


ta, del clima, dell’attività, dell’uso della cassetta delle deie-
La cistite idiopatica è la diagnosi più comune nei gatti zioni, dell’assunzione di cibo, dei ritmi di lavoro del pro-
con meno di 10 anni di età che presentano segni di malattia prietario e l’aumento o la diminuzione dei componenti
delle basse vie urinarie, dal momento che costituisce il 60- umani o animali dalla popolazione del nucleo familiare.
70% dei casi di animali portati alla visita a causa di segni Dal momento che molti gatti con cistite idiopatica sembra-
clinici riferibili ad irritazione durante la minzione. Il termi- no essere più reattivi del solito (aumento dell’efflusso del
ne di affezione idiopatica delle basse vie urinarie è appro- sistema nervoso simpatico), nei nuclei familiari in cui vi-
priato nei casi in cui non si riesce ad identificare la causa di vono più gatti può essere appropriato offrire separatamen-
irritazione della minzione anche dopo aver effettuato una te cibo, acqua e contenitori per le deiezioni a quelli colpi-
completa indagine diagnostica comprendente analisi delle ti. Si cerca di ottenere una riduzione della percezione dello
urine, urocoltura e tecniche di diagnostica per immagini stress da parte del gatto. Suggeriamo di offrire a questi ani-
quali radiografie, cistografia con mezzo di contrasto, ure- mali dei luoghi dove nascondersi e lasciargli delle oppor-
trografia con mezzo di contrasto ed ecografia della vescica, tunità di esprimere in qualche modo il loro naturale com-
variamene associate fra loro. portamento predatorio. Queste opportunità possono essere
I cristalli di struvite non sembrano danneggiare l’urote- rappresentate da luoghi dove arrampicarsi e giocattoli che
lio normale e non è necessario sforzarsi di acidificare l’uri- possano essere inseguiti e acchiappati. Per la riduzione del-
na e ridurre la cristalluria da struvite mediante modificazio- lo stress può essere utile migliorare la qualità del tempo
ne della dieta. Non è stato dimostrato alcun valore dei ten- passato insieme da gatto e proprietario. Col termine di “ar-
tativi di acidificazione dell’urina impiegando alimenti sec- ricchimento ambientale” si indicano collettivamente i mi-
chi per gatti formulati con un basso tenore di magnesio o glioramenti effettuati per i gatti che vivono in casa. In al-
ceneri ai fini del trattamento dei gatti con segni clinici a ca- cuni casi, perché il trattamento abbia successo può essere
rico delle basse vie urinarie associati a cistite idiopatica. necessario aumentare le possibilità di accesso all’ambiente
Dal momento che è significativamente più probabile che i esterno. Anche se quest’ultimo suggerimento può essere
soggetti con cistite idiopatica siano stati alimentati con un criticato sulla base del fatto che determina un aumento del
prodotto secco, la dieta deve essere cambiata passando numero dei gatti che muoiono a causa di altri animali o
esclusivamente ad alimenti umidi, a meno che ciò non ri- traumi da incidenti stradali, occorre tenere presente che
sulti troppo stressante per l’animale o il suo proprietario. Le molti felini con cistite idiopatica interstiziale cronica e
recidive dei segni delle basse vie urinarie dei gatti alimen- minzione inappropriata che non rispondono al trattamento
tati con una dieta secca erano del 39%, mentre solo l’11% vengono soppressi eutanasicamente oppure abbandonati
di quelli che consumavano alimenti umidi ha mostrato una presso i rifugi per animali.
recidiva dei segni clinici. In alcuni gatti le modificazioni I veterinari hanno oggi a disposizione un feromone che
della dieta possono esitare nella ricomparsa delle manife- esercita un effetto calmante sul gatto. Questo prodotto (Fe-
stazioni a carico delle basse vie urinarie, per cui sembra me- liway®) è un analogo di sintesi di un feromone facciale feli-
glio utilizzare una dieta costante, limitando la frequenza dei no presente in natura ed è stato sviluppato specificamente
cambiamenti nei pazienti con segni di malattia del tratto più per ridurre i comportamenti del gatto riferibili all’ansia, co-
distale dell’apparato escretore. Quando si effettuano delle me la tendenza a spruzzare urina e marcare il territorio. I gat-
modificazioni della dieta, quella nuova deve essere inizial- ti rilasciano questi feromoni quando sfregano il muso quan-
mente offerta come un’alternativa a quella precedente piut- do si trovano a proprio agio nell’ambiente. Anche se non è
tosto che rimpiazzarla direttamente. stato specificamente sottoposto a valutazione nei soggetti
Alcuni gatti con segni clinici a carico delle basse vie con cistite idiopatica, è stato riferito che il trattamento con
urinarie sembrano essere sensibili ad una varietà di stimoli questo agente riduce l’ansia percepita da alcuni gatti in cir-
ambientali (“fattori stressanti”). Lo stress nella vita di un costanze non familiari. La riduzione dell’ansia è presumibil-
gatto è difficile da quantificare. Quello derivante dal confi- mente associata al calo del deflusso del sistema nervoso sim-
namento in casa può essere importante per perpetuare la ci- patico che potrebbe essere utile nella cistite idiopatica. Ef-
stite idiopatica in alcuni gatti. Potenziali fonti di stress so- fetti salutari del Feliway sono stati recentemente riferiti in
no rappresentati da ambiente fisico, altri animali e proprie- gatti ricoverati presso il nostro ospedale.
86 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

mocitometrico completo e del profilo biochimico nella no-


stra casistica sono rimasti normali per tutto il periodo di un
anno. L’amitriptilina va utilizzata con cautela nei gatti con
cardiopatie sottostanti o gravi aritmie e in tutti i soggetti
trattati con questo farmaco è necessario effettuare il moni-
toraggio dell’emogramma e del profilo biochimico. Quando
si decide di sospendere le somministrazioni, è necessario ri-
durre gradualmente il dosaggio dell’amitriptilina per evita-
re bruschi segni da astinenza.
L’amitriptilina è stata recentemente studiata in due dif-
ferenti casistiche di gatti con forme acute di affezioni idio-
patiche non ostruttive delle basse vie urinarie. I felini del
primo studio sono stati trattati con 5 mg totali una volta al
giorno per complessivi 7 giorni. In confronto ai soggetti
trattati con placebo, quelli che assumevano l’amitriptilina
hanno mostrato una riduzione della durata della pollachiu-
FIGURA 1 - Effetti dell’infiammazione neurogena sulla vescica urinaria ria, ma i segni clinici sono ricomparsi presto e con fre-
nella cistite interstiziale.
I neuroni sensoriali (fibre C) sembrano svolgere un ruolo centrale nella tra- quenza più alta, come è stato rilevato in occasione delle
smissione dei potenziali d’azione attraverso le radici dorsali dei gangli spi- visite di controllo a 6, 12 e 24 mesi dopo l’iniziale dimis-
nali (DRG). Questi segnali vengono percepiti come dolorosi dall’encefalo. sione. Alcuni degli effetti negativi notati nei gatti trattati
Inoltre, le fibre sensoriali possono propagare un riflesso assonale locale sen-
za trasmissione di un potenziale d’assone. Il riflesso assonale esita nel rila- con amitriptilina possono essere stati associati alla brusca
scio di neurotrasmettitori peptidici come la sostanza P (SP) da parte delle sospensione delle somministrazioni – la dose dell’amitrip-
terminazioni nervose. L’interazione della SP con i recettori delle pareti va- tilina va ridotta gradualmente per evitare la comparsa di
sali esita in una fuoriuscita del contenuto vascolare, che può essere aumen-
tata dal rilascio indotto dalla SP di istamina ad opera delle mast cell. Que-
segni da astinenza.
ste azioni possono dare origine alle emorragie petecchiali della sottomuco- I gatti del secondo studio sono stati trattati con 10 mg
sa osservate alla cistoscopia. I recettori della SP si trovano anche sulla mu- di amitriptilina una volta al giorno per 7 giorni senza al-
scolatura liscia, che quando è attivata stimola la contrazione muscolare. È
cun vantaggio rispetto al placebo. Noi prendiamo in con-
anche illustrato l’urotelio (epitelio) e lo strato sovrastante di glicosamino-
glicani (GAG) adiacente al lume vescicale. Il danneggiamento o il funzio- siderazione l’uso dell’amitriptilina solo per il trattamento
namento dell’uno o dell’altro di questi strati o di entrambi può permettere della cistite idiopatica cronica (ricorrente o persistente) in
ai costituenti dell’urina, quali protoni, ioni potassio, o fluidi iperosmolari (> cui altre terapie “standard” hanno fallito (educazione del
2000 mOsm/l) di attivare le fibre sensoriali. Gli effetti dello stress su que-
ste fibre possono essere correlati ai segnali simpatici (SNS) efferenti di- cliente riguardo all’alimentazione dell’animale ed alla ge-
scendenti che stimolano le DRG ed inducono il rilascio di neuropeptidi a li- stione della cassetta delle deiezioni, riduzione dello stress
vello periferico. Anche il rilascio locale di neurotrasmettitori da parte delle ed arricchimento dell’ambiente ed attuazione di metodi
fibre simpatiche vescicali può stimolare le fibre sensoriali. Un altro fattore
probabilmente coinvolto nell’infiammazione vescicale cronica, ma non di-
volti ad aumentare l’assunzione d’acqua sono gli standard
mostrato, è il rilascio locale e sistemico di fattori di crescita nervosa, che nel nostro ospedale).
può promuovere lo sprouting delle fibre sensoriali terminali per aumentare Nei pazienti umani con cistite interstiziale è stata uti-
le dimensioni del campo di ricezione delle fibre stesse.
lizzata la terapia sostitutiva con glicosaminoglicano
(GAG), con una percentuale di successo nel 10-20% circa
dei pazienti. La terapia sostitutiva con GAG è stata stu-
L’amitriptilina possiede diverse caratteristiche poten- diata a causa delle anomalie osservate nella diminuzione
zialmente utili dal punto di vista terapeutico nei gatti con ci- dell’escrezione dello stesso e nell’aumento della permea-
stite idiopatica. Fra questi rientrano l’analgesia, la stabiliz- bilità vescicale nei gatti colpiti. Il presupposto su cui si
zazione delle membrane delle mast cell, l’inibizione della basa l’impiego di questo trattamento è che il GAG som-
ricaptazione della noradrenalina (che esita nella riduzione ministrato si fissa all’urotelio difettoso, diminuendo così
della sensibilità alla trasmissione noradrenergica), alcuni la permeabilità vescicale, anche se ci possono essere del-
effetti anticolinergici ed un’azione antagonista dei recettori le differenze nell’efficacia relativa fra i vari GAG nella
del glutammato e dei canali del sodio. Il trattamento con determinazione di questo effetto. Inoltre, i glicosamino-
amitriptilina in 15 gatti con grave cistite interstiziale ricor- glicani sono in grado di esercitare azioni analgesiche ed
rente ha notevolmente ridotto i segni clinici in molti casi. antinfiammatorie che possono risultare utili. Per nessuna
Nell’ambito di questo studio, il fallimento è stato definito delle preparazioni a base di GAG per uso veterinario at-
come la ricomparsa di qualsiasi segno clinico riferibile alle tualmente disponibili per il trattamento della cistite idio-
basse vie urinarie nei 12 mesi successivi. L’amitriptilina è patica è stata dimostrata l’efficacia. Sulla base dei riscon-
riuscita ad eliminare i segni clinici della cistite interstiziale tri effettuati nei pazienti umani con cistite idiopatica e
nel 73% dei gatti per i primi 6 mesi e nel 60% dei soggetti dell’assenza di un’efficacia dimostrata di ognuna delle
studiati per l’intero arco di 12 mesi. Nonostante la remis- preparazioni contenenti GAG attualmente disponibili per
sione clinica, in tutti i gatti è stata osservata la persistenza uso veterinario, non possiamo suggerire questo trattamen-
di anomalie cistoscopiche in occasione delle valutazioni ef- to per la terapia di routine della cistite idiopatica. Se lo si
fettuate a 6 e 12 mesi. In alcuni casi, sono stati riscontrati utilizza, è bene impiegare una forma in polvere che possa
aumento di peso, sonnolenza, diminuzione della toelettatu- essere aggiunta al cibo per evitare lo stress della sommi-
ra e calcoli vescicali transitori. I valori dell’esame emocro- nistrazione di prodotti per uso orale.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 87

+ Amitriptilina (?)
Segni clinici + GAG (?)
Recidivano + Stress / Modificazione
frequentemente o Fase 4 comportamentale
persistono ? + Attenuare il dolore
Cistoscopia (?)
Ripetere l’analisi dell’urina

+ Feromoni facciali
+ Maggiore riduzione dello stress
+ Maggiore dinamica dell’assunzione
d’acqua
Ampliamento delle indagini di laboratorio:
Fase 3 Urocoltura
Radiografia con mezzo di contrasto
Recidive dei segni Ecografia
clinici?
Dati minimi di base:
Analisi delle urine ed ecografia addominale

+ Dieta costante (Umida = MEGLIO)


Fase 2 + Aumento dell’assunzione di acqua
+ Riduzione dello stress

Attesa “di guardia” - Risoluzione spontanea

Educazione del cliente - “Dal punto di vista del gatto”


Segni clinici Gestione della cassetta delle deiezioni
delle basse Mancanza di odori/Struttura/ Spessore dello strato
vie urinarie Preferenze/Avversioni
Localizzazione/Ventilazione/Accesso al box
Aumento della frequenza delle pulizie

Pulizia ed eliminazione degli odori degli“Incidenti”

Anamnesi urinaria
(Periuria verticale o orizzontale? Minzione da irritazione?)

FIGURA 2 - Che cosa facciamo NOI? Approccio graduale al trattamento dei gatti con segni clinici riferibili ad interessamento idiopatico delle basse vie
urinarie. Quando i gatti non riescono a liberarsi spontaneamente delle manifestazioni iniziali e quando i segni clinici recidivano, è necessario effettuare un
maggior numero di indagini diagnostiche per assicurarsi che la diagnosi sia realmente rappresentata da una forma idiopatica della malattia. Prove clini-
che correttamente controllate possono offrire un approccio migliore al trattamento in futuro, ma questo è ciò che si può fare nel frattempo.

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88 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Risultati studi epidemiologici


sulle cardiopatie congenite nel cane
David Chiavegato
Med Vet, Padova

Gruppo di studio sulle cardiopatie ereditarie del Boxer:


C. Bussadori, MD, DVM, Dipl.ECVIM (card) (coordinatore dello studio) – M. Borgarelli, DVM, Dipl.ECVIM (card)
G. D’Agnolo, DVM – F. Migliorini, DVM – C. Quintavalla, DVM, PhD – R. Santilli, DVM Dipl. ECVIM (card) – A. Zani, DVM
Prof P. Carnier, Prof L. Gallo, Dr E. Sturaro Dr L. Menegazzo (DVM - Dip. Scienze Zootecniche Università degli studi di Padova)

La razza boxer è considerata ad alta predisposizione per a 2 m /s presentavano turbolenza e lesione ostruttiva. La gra-
le cardiopatie congenite. vità della stenosi è stata classificata in lieve (< 50 mmHg),
Su 1136 cani di razza boxer tutti con età uguale o supe- moderata (fra 50 ed 80 mmHg) e grave (> 80 mmHg).
riore a 1 anno, si è eseguita una valutazione clinica ed eco- Sono stati definiti affetti da stenosi polmonare tutti quei
cardiografica seguendo le linee guida pubblicate sulla meto- soggetti che oltre a presentare una velocità di picco superio-
dica in oggetto (C. Bussadori et al. J.V.C. vol. 2 n.2 Dic re a 1,8 m/s presentavano turbolenza e lesione a carattere
2000). La valutazione prevedeva lo studio morfologico com- ostruttivo. In base ai gradienti le stenosi polmonari sono sta-
pleto delle camere ventricolari con particolare attenzione ai te classificate in lieve (< 50 mmHg), moderata (fra 50 ed 80
tratti di efflusso dei rispettivi ventricoli, alla radice aortica e mmHg) e grave (> 80 mmHg).
al tronco polmonare comune. Sono state eseguite le proie- La prevalenza complessiva delle patologie congenite in
zioni parasternali destre, parasternali sinistre e sottoxifoidee questa razza è risultata complessivamente attorno al 13%
posizionando i soggetti nei rispettivi decubiti laterali. (11% femmine, 16% maschi) con prevalenza delle stenosi
In B mode si sono ottenute le misure volumetriche e sottovalvolari aortiche (75% nelle femmine, 60% nei ma-
l’area della camera ventricolare sinistra in diastole ed in si- schi). Il tipo 1 ed il tipo 2 di Pyle Paterson appaiono essere
stole, i rapporti dimensionali atrio sinistro aorta e le di- le più rappresentate con prevalenza delle forme di grado lie-
mensioni dell’anulus valvolare aortico e dell’anulus valvo- ve (38% nei maschi e 51% nelle femmine). Nelle stenosi
lare polmonare. polmonari le più rappresentate appaiono essere il tipo A, an-
Lo studio morfologico valvolare aortico ha permesso di che in questo caso con una prevalenza delle forme di grado
definire l’eventuale presenza di lesioni riferibili a processi a lieve (7% nelle femmine e 19% nei maschi). Scarsamente
carattere ostruttivo facendo riferimento alla classificazione rappresentate appaiono le forme associate (stenosi aortica
di Pyle-Paterson dove si riconoscono forme di grado 1 (no- con stenosi polmonare, 4% nelle femmine ed 8% nei ma-
dulo sottovalvolare), grado 2 (ring sottovalvolare) e grado 3 schi) e altre forme di cardiopatia congenita (le più frequen-
(tipo tunnel). La classificazione della stenosi polmonare pre- ti appaiono il difetto interatriale e l’ernia peritoneo-pericar-
vede la divisione in tipo A (da fusione dei lembi) e in tipo B dio diaframmatica).
(ipoplasia dell’ostio). Lo studio ha permesso inoltre di valutare parametri medi
In M mode, dalla parasternale destra asse corto si sono ot- di razza sia per quel che concerne lo studio morfologico che
tenute le misure del ventricolo sinistro ed applicando il siste- per lo studio Doppler.
ma di Teicholz, la frazione di accorciamento e di eiezione.
La metodica Doppler ha permesso di valutare in modo
completo le condizioni flusso in aorta ed in polmonare. Indirizzo per la corrispondenza:
Sono stati definiti affetti da stenosi subaortica tutti quei David Chiavegato
soggetti che oltre a presentare una velocità di picco superiore e-mail: david.chiavegato@tin.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 89

Il ruolo dell’alimentazione sullo stato di salute


dell’orecchio del cane
Alessandro Ciorba
Med Vet, Perugia

Fausto Quintavalla, Ezio Bianchi, Med Vet, Sezione di Clinica Medica Veterinaria, Dipartimento di Salute Animale - Università di Parma
Stefano Guazzetti, ASL Reggio Emilia

INTRODUZIONE Test. Prima di procedere alla prova tutti gli animali so-
no stati sottoposti a visita clinica, compendiata da indagi-
Nel padiglione auricolare del cane si trovano numerose ni di laboratorio e strumentali. In particolare ad ogni cane
ghiandole (sebacee ed apocrine modificate o ceruminose) è stato effettuato un prelievo ematico dalla vena cefalica
che producono il cerume: una mix di cheratinociti desqua- dell’avambraccio ed un esame otoscopico seguito da un
mati e pelo, particolarmente ricco in grassi. L’esame croma- tampone auricolare.
tografico dei lipidi presenti nel cerume di cane ha permesso La valutazione strumentale del condotto uditivo ha per-
di evidenziarne la composizione: colesterolo (100%), esteri messo di rilevare che tutti i cani in oggetto presentavano
del colesterolo (93,8%), acidi grassi liberi (93,8%), aldeidi membrane timpaniche integre. L’operatore, nell’ispezio-
di acidi grassi (93,8%), cere (93,8%), trigliceridi (68,8%), nare il canale auricolare poneva particolare attenzione al-
lecitina (56,3) e sfingomielina (18,8%). l’eventuale presenza di infiammazione del padiglione e
Nell’orecchio del cane possono albergare numerosi mi- del condotto, croste, ipercheratosi, cerume/essudati (quan-
crorganismi patogeni che, virulentandosi, possono dar luogo tità), proliferazioni tessutali, riportando tali parametri su
a manifestazioni patologiche. Un esempio è rappresentato una apposita scheda clinica. Ciascun canale è stato foto-
dalla Malassezia pachydermatis, la quale è intimamente grafato nella porzione orizzontale ed identificato con un
adesa alle cellule dell’epitelio cornificato mediante i lipidi. numero progressivo.
In vitro si è osservato come l’aggiunta di acidi grassi saturi È stato eseguito un tampone auricolare con lo scopo di
al medium di coltura non abbia effetti sulla crescita delle co- sottoporre ad esame citologico e microscopico il materiale
lonie di M. pachydermatis, mentre acido oleico e linoleico presente nel condotto orizzontale di ciascun orecchio Con
mostrino una attività micostatica. cadenza quindicinale per 4 volte si è proceduto ad effettuare
Scopo del presente lavoro è di valutare il ruolo svolto da su tutti i cani il controllo ematologico, l’esame otoscopico
una alimentazione a base di pesce, con aggiunta di ananas e ed i tamponi auricolari di ciascun orecchio, oltre a valutare
ginseng, sull’orecchio di cane. il peso corporeo.
Analisi statistica. I dati ottenuti sono stati elaborati sta-
tisticamente mediante analisi della varianza (ANOVA) se-
MATERIALI E METODI condo il metodo SAS.

Animali. Sono stati utilizzati per questo studio n. 29 ca-


ni di entrambi i sessi, di età e razze diverse, in buone di con- CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
dizioni di salute apparente, ospitati presso il canile munici-
pale di Parma da almeno 6 mesi ed alimentati con un man- Le otiti esterne costituiscono un importante capitolo nel-
gime del commercio in formulazione secca. la clinica degli animali da compagnia, sia per la loro inci-
I soggetti in questione, stabulati in box singoli, regolar- denza (oscillante tra il 5 ed il 20% dei cani) sia per le diffi-
mente vaccinati, sono stati suddivisi in due gruppi di pari coltà terapeutiche e di gestione del paziente.
consistenza numerica; il gruppo A ha ricevuto una alimenta- Il più comune problema sottostante in grado di scatenare
zione con un mangime in crocchette del commercio, nella un’otite è una patologia allergica, in particolare un’allergia
cui formulazione compaiono pesci e sottoprodotti di pesci ed un’intolleranza alimentare. In taluni casi, le otiti ricorren-
oltre a gambo di ananas ed estratto secco di ginseng, il grup- ti possono essere le sole manifestazioni cliniche di una al-
po B invece ha mantenuto la precedente alimentazione, fun- lergopatia L’otite esterna, associata a prurito e compatibile
gendo da gruppo controllo. Nel gruppo A l’introduzione del con una situazione di allergia alimentare, risponde rapida-
nuovo alimento è stata effettuata gradatamente nell’arco di mente alla somministrazione di diete ipoallergeniche, in par-
quattro giorni.I cani sono stati alimentati una volta al giorno ticolare se si apporta un’adeguata integrazione con acidi
alle dosi consigliate in rapporto al peso corporeo. L’acqua di grassi essenziali. In seguito a flogosi aumenta la secrezione
bevanda è stata fornita ad libitum di cerume. Esso non sembra possedere un’attività antibatte-
90 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

rica nei pazienti con otiti ricorrenti rispetto a quelli sani, ne L’ananas contiene flavonoidi e vitamina C, ad elevata
esisterebbe correlazione tra colore del cerume e microrgani- proprietà antiossidante, che si oppongono agli effetti legati
smi isolati dal canale auricolare esterno. È noto che la media allo stress ossidativo.
dei lipidi contenuti nel cerume di cani con malattie auricola- L’acido ascorbico (vitamina C) è considerato il più im-
ri è significativamente più bassa (media 24,4%, range 4,3- portante antiossidante presente nei fluidi cellulari, mentre
69,6%) rispetto a quella di cani sani Tuttavia, nonostante M. l’a-tocoferolo è l’antiossidante liposolubile predominante in
pachydermatis prediliga il canale auricolare di cani con ce- tessuti, plasma e lipoproteine a bassa densità (LDL).I flavo-
rume ricco di lipidi, la sua crescita dipende strettamente dal- noidi sono presenti virtualmente in ogni alimento di origine
la razza canina. vegetale. Essi posseggono attività biologiche multiple, com-
I fattori dietetici giocano un ruolo particolarmente signi- presi effetti vasodilatatori, antitumorali, antinfiammatori,
ficativo nel mantenimento dello stato di salute della cute e antibatterici, antiallergici, antivirali, estrogenici e di stimola-
del mantello. In particolare alcuni nutrienti svolgono un’a- zione del sistema immunitario. In particolare sono in grado
zione determinante sulle patologie a componente allergica e di inibire l’attività degli enzimi proossidanti lipossigenasi e
la bibliografia mondiale è sempre più ricca di informazioni ciclossigenasi, la fosfolipasi A2 (di cui è ben noto il ruolo nel
in tal senso, specialmente sul possibile ruolo protettivo svol- processo infiammatorio), la glutatione reduttasi e la xantina
to da alcuni nutrienti, come lipidi, vitamine e minerali. ossidasi, le proteinchinasi, la succinossidasi e la NADH-os-
Il mangime impiegato nei cani appartenenti al gruppo A ha sidasi mitocondriali.
permesso di osservare positive modificazioni cliniche nel tem- Il ginseng, somministrato in polvere per via orale, è sem-
po, che sottolineano il ruolo antinfiammatorio dei componenti pre stato utilizzato empiricamente per prevenire le patologie
nutrizionali presenti nella dieta ad essi somministrata rispetto cerebrovascolari. Recentemente è stato dimostrato che le
alla formulazione B utilizzata nel gruppo di controllo. proprietà farmacologiche spettano al principale ingrediente
Il pesce, costituente principale della dieta A, rappresenta della radice di ginseng, il ginsenoside Rb 1.Il ginseng, som-
una fonte alimentare nobile, ricca di vitamina B12, fosforo, ministrato per via orale, sarebbe inoltre in grado di accelera-
selenio e acidi grassi polinsaturi (PUFA) omega-3. Questi re la rigenerazione epatica.
ultimi hanno un ruolo strutturale nelle membrane cellulari Il presente studio dimostra come la dieta possa in-
agendo come precursori per eicosanoidi, come le prosta- fluenzare colore e quantità di cerume presente nel canale
glandine ed i leucotrieni, e sono fondamentali nel manteni- auricolare, agendo, in particolare modo, sulla secrezione
mento di un’adeguata funzionalità cutanea. sebacea del cane ed in particolare sugli esteri del coleste-
L’acido linoleico (omega-6), di cui sono ricchi molti oli di rolo ed i trigliceridi.
semi, come precursore dell’acido arachidonico, possiede azio- Nella prevenzione delle otiti nel cane riveste particolare
ne promovente la sintesi delle prostaglandine E, mentre l’aci- importanza un corretto apporto alimentare, a motivo della
do eicosapentaenoico (EPA) e in misura minore l’acido doco- sua influenza sulla produzione del cerume, che può mini-
soesanoico (DHA) contenuti negli oli di pesci grassi (sardine, mizzare la risposta flogistica ed opporsi ad un cambiamento
sgombro, tonno, salmone) la inibiscono. L’aumentata sintesi di dell’ambiente auricolare, che può favorire lo sviluppo di lie-
PGE2 promuoverebbe a sua volta la formazione di IgE e, in de- viti e batteri patogeni.
finitiva, un orientamento metabolico in senso proallergico.
Oltre ai lipidi alcuni micronutrienti, ed in particolare la
vitamina C, la vitamina E ed il selenio, sono in grado di svol- Indirizzo per la corrispondenza:
gere un’azione positiva su alcune situazioni patologiche di Fausto Quintavalla
natura allergica. Questi nutrienti sono ben rappresentati in Università di Parma
altri due componenti presenti nella formulazione impiegata Via del taglio,8 (Pr)
nel gruppo A: l’ananas ed il ginseng. e-mail: fausto.quintavalla@unipr.it
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 91

Alterazioni dei movimenti involontari negli animali:


anche il cane e il gatto hanno il Parkinson?
Esempi delle discinesie più frequenti nei piccoli animali
Sigitas Cizinauskas
Dr Med Vet, Dipl ECVN, Helsinki, Finlandia

I disordini del movimento sono condizioni che si mani- Il tremore può essere distinto in fisiologico, patologico
festano con anomalie della posizione e del movimento e si ed essenziale, a seconda della sua eziologia. Questo tipo di
distinguono in sindromi negative (acinetiche) e positive classificazione è quello preferito dall’autore ed è il più im-
(ipercinetiche). I disordini negativi del movimento sono rap- portante ai fini clinici. Il tremore indotto fisiologicamente è
presentati da paresi, paralisi, cataplessia e sindromi acineti- causato da ipotermia, freddo, dolore, desiderio intenso, pau-
co-rigide (ad es., il Parkinsonismo nell’uomo). I disordini ra, eccitazione e sfinimento. In questi casi, il problema
negativi non verranno ulteriormente trattati in questa sede. scompare con il riposo o in seguito alla correzione della cau-
I disordini positivi sono rappresentati da crisi convulsi- sa sottostante. Il tremore fisiologico è solitamente di am-
ve, maneggio, camminamento compulsivo e movimenti in- piezza minore e non influisce significativamente sulle pre-
volontari. Questi ultimi, come il tremore, le mioclonie, il te- stazioni dell’animale. Nei soggetti che ne sono colpiti l’esa-
tano, la tetania, la spasticità, la miotonia e gli spasmi mu- me neurologico è solitamente normale; questo tipo di tremo-
scolari saranno l’argomento delle due relazioni. Verrà posta re si osserva raramente nella pratica clinica quotidiana dal
particolare attenzione al tremore, dal momento che costitui- momento che in genere è autolimitante.
sce il più frequente disordine da movimento involontario Al contrario, il tremore patologico è causato da una ma-
nei piccoli animali. lattia sottostante e di solito compromette il normale rendi-
Il tremore è un movimento involontario, ritmico ed mento del paziente. L’esame neurologico di questi animali in
oscillatorio, di tutto l’organismo o di alcune sue parti. È la genere evidenzia delle alterazioni Le malattie che si manife-
conseguenza di una contrazione alternata o sincrona di mu- stano con maggiore frequenza con il tremore patologico nel
scoli antagonisti reciprocamente innervati. Una caratteri- cane e nel gatto sono le encefalopatie infiammatorie (ad es.,
stica costante del tremore è che cessa con il sonno. La sua white shaker syndrome), le cerebellopatie varie (ad es. pan-
origine può essere a livello del sistema nervoso centrale e leucopenia felina, infezione virale), i disordini da demieli-
periferico. In medicina veterinaria sono stati suggeriti dif- nizzazione (solitamente rappresentati da malattie ereditarie),
ferenti schemi di classificazione di questa manifestazione, le condizioni metaboliche (ad es. ipocalcemia, ipoglicemia)
ma nessuno di essi è accettato universalmente. Le sindromi e le intossicazioni (ad es. metronidazolo).
caratterizzate dal tremore possono essere distinte in base Il tremore essenziale viene diagnosticato con relativa fre-
alla presentazione clinica, al momento in cui si verificano quenza nel cane. Si può verificare in giovane età, ma di so-
ed all’eziologia. lito si osserva negli animali più anziani. Di solito è focale
La classificazione secondo la presentazione clinica è ba- (ad es., a carico degli arti posteriori o della testa), ma può es-
sata principalmente sul fatto che il tumore sia localizzato o sere generalizzato ed in genere non influisce significativa-
meno in un’area dell’organismo (focale, arti o testa) oppure mente sulla vita quotidiana del paziente. Nei soggetti che ne
sia generalizzata. Il tremore focale spesso indica un’anoma- sono colpiti l’esame neurologico e l’indagine clinica sono
lia regionale nel sistema nervoso centrale. normali o negativi. È possibile che questa forma di tremore
Il sistema di classificazione basato sul momento in cui sia ereditaria nel cane, dal momento che si osserva spesso in
si verifica il tremore permette di distinguere le manifesta- alcune razze specifiche (Jack Russel terrier, fox terrier,
zioni a riposo, intenzionali e da azione. Il tremore a ripo- Leonberger). Il tremore focale della testa è stato osservato in
so è comune nell’uomo (Parkinsonismo) e viene descritto dobermann e bulldog. Il tremore essenziale viene talvolta
negli animali (ma è raro). Il tremore intenzionale implica trattato con il fenobarbital, con vari gradi di successo.
che il problema si verifichi quando il paziente intende Il tremore può essere associato, o confuso, con una gran
muoversi. Si osserva spesso sotto forma di un fine tremore varietà di segni clinici, quali mioclonie, tetania, debolezza,
della testa e può essere meglio dimostrato quando l’ani- miotonia, crisi convulsive ed altri movimenti apparentemen-
male cerca di mangiare o bere. Di solito è causato da pato- te involontari. Di conseguenza, viene presentata una breve
logie cerebellari nel cane e nel gatto. In confronto al tre- descrizione dei fenomeni citati.
more intenzionale, quello da azione si ha quando determi- Col termine di mioclonia si indica una contrazione rit-
nate parti del corpo vengono mantenute attivamente in cer- mica o ripetitiva di un muscolo o di un gruppo di muscoli.
te posizioni e può essere accentuato quando è necessaria La mioclonia è spesso limitata ad un’area, ma si può pre-
una maggior precisione dei movimenti. Questo tipo di tre- sentare in modo sincrono o asincrono in più aree. La sua ori-
more è raro negli animali. gine è nel sistema nervoso centrale e nel cane deriva solita-
92 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

mente dal midollo spinale. Teoricamente, qualsiasi affezione La miotonia è una contrazione prolungata dei muscoli cau-
di quest’ultimo è in grado di causare una mioclonia. Quella sata da un difetto primario della membrana muscolare. In questa
riscontrata con maggiore frequenza è la mielite da cimurro. condizione il difetto è in un abbassamento della permeabilità
La spasticità è un aumento del tono muscolare ed è della membrana muscolare al cloro ed al sodio. Uno dei caratte-
spesso associata al danneggiamento dei motoneuroni su- ristici segni clinici è la contrazione prolungata di piccoli gruppi
periori. Un esempio del grado estremo di questa condizio- di fibre muscolari suscitata dallo stimolo. L’esame neurologico
ne è la rigidità da decerebrazione. nei pazienti con miotonia è spesso normale, fatta eccezione per
Il crampo dello scottish (anche crampo del Norwich) l’andatura rigida e le prolungate contrazioni dei muscoli.
è una malattia in cui si ha un aumento del tono muscola- Negli animali sono state descritte forme congenite (con-
re. Gli episodi patologici vengono scatenati da esercizio, dizione ereditaria in parecchie razze di cani) ed a acquisite
paura, eccitazione o alcuni farmaci. Si ritiene che la cau- (secondarie a miosite o iperadrenocorticismo). I cani con
sa sia rappresentata da un’alterazione ereditaria del me- miotonia ereditaria possono condurre una vita ragionevole.
tabolismo della serotonina, dal momento che i segni cli- Per garantire loro un certo sollievo sono stati utilizzati i far-
nici vengono aggravati dalla somministrazione di agenti maci in grado di stabilizzare la membrana cellulare (procai-
che riducono i livelli della stessa nel sistema nervoso namide). Nei pazienti con sindrome di Cushing le alterazio-
centrale. I farmaci che aumentano i livelli della serotoni- ni miopatiche si verificano dopo la poliuria, la polidipsia e le
na, come gli inibitori della monoaminossidasi, hanno in- modificazioni cutanee. I segni clinici migliorano drastica-
vece un effetto benefico. mente con la terapia appropriata per l’iperadrenocorticismo.

Algoritmo diagnostico per un paziente affetto da tremore

Anamnesi del tremore

Esame clinico/ortopedico

Ipotermia, freddo, dolore, desiderio intenso, paura, eccitazione, sfinimento?

Sì No

Esame neurologico

Normale Anormale

Analisi del sangue e dell’urina

Normale Anormale Normale

Tremore fisiologico Tremore essenziale-idiopatico Tremore patologico

Malattia neurologica

Indagine diagnostica

Correzione del Terapia sintomatica Correzione del Terapia della malattia


problema diagnosticato problema metabolico diagnosticata
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 93

Il tetano o tetania è uno stato di prolungata contrazione può rivelare una dilatazione esofagea e/o una polmonite ab
muscolare senza periodi di rilassamento, causato da ripetute ingestis. Con l’elettromiografia (EMG) si osservano scariche
stimolazioni del tronco nervoso motorio a frequenze così persistenti dell’unità motoria. I risultati delle biopsie musco-
elevate che i singoli spasmi muscolari si fondono e non pos- lari e nervose, così come l’analisi del liquor, sono normali.
sono più essere distinti l’uno dall’altro. Può essere causato L’isolamento di C. tetani dalle ferite è di solito molto diffi-
da processi patologici localizzati nel sistema nervoso centra- cile. Nei casi di tetano localizzato può essere utile la misu-
le (tossina di Clostridium tetani) o in quello periferico (ipo- razione dei titoli sierici degli anticorpi anti-tossina tetanica.
calcemia o ipomagnesemia). Negli animali gravemente colpiti in genere è necessaria
Il tetano è causato dalla tetanospasmina, la neurotossina una terapia prolungata con ospedalizzazione, per cui il trat-
di Clostridium tetani. Questa tossina viene prodotta nell’or- tamento richiede tempo e risulta costoso. Per neutralizzare la
ganismo durante la fase di crescita vegetativa di C. tetani. tossina non ancora legata, l’autore utilizza di solito l’antitos-
L’introduzione di spore nell’organismo ospite avviene attra- sina, cioè il siero equino antitetanico. Inizialmente, si effet-
verso lesioni penetranti o ferite, comprese quelle operatorie. tua un’iniezione sottocutanea di prova di 0,1 ml di antitossi-
I piccoli animali sono 7200 volte più resistenti del cavallo al- na. Se non si notano reazioni indesiderate dopo mezz’ora, si
l’azione della tetanospasmina. Questa resistenza viene spie- inietta SC o IM la dose di 1000 U/kg di peso corporeo. Le
gata con l’incapacità della tossina di raggiungere il tessuto ferite vengono sottoposte ad un’energica revisione chirurgi-
nervoso e legarsi ad esso. La tetanospasmina viene dapprima ca e il tessuto necrotico viene rimosso in anestesia generale.
prodotta nella ferita, in seguito penetra nell’assone più vici- Può risultare utile il lavaggio della ferita con perossido di
no attraverso la placca motrice neuromuscolare e, con l’aiu- idrogeno. Si avvia l’antibioticoterapia paraenterale con peni-
to del trasporto retrogrado, raggiunge il midollo spinale. Qui cillina G (20000-100000 U/kg BID) e metronidazolo (20
diffonde ed infine giunge all’encefalo. La modalità d’azione mg/kg BID) al fine di uccidere tutte le forme vegetative dei
della tetanospasmina nel SNC è duplice: si lega alle cellule batteri che producono la tossina. Per controllare l’ipereccita-
neuronali ed alle proteine di trasporto e blocca il rilascio di bilità si utilizzano, in funzione della necessità, sedativi come
neurotrasmettitori (glicina ed acido aminobutirrico-GABA) le fenotiazine (clorpromazina, acetilpromazina), miorilas-
degli interneuroni inibitori. Il legame della tossina tetanica ai santi (derivati benzodiazepinici) e barbiturici. Negli animali
siti presinaptici dei neuroni inibitori è irreversibile. La gua- gravemente colpiti sono estremamente importanti le cure in-
rigione dal tetano avviene dopo la gemmazione di nuovi as- fermieristiche intensive. Le possibili complicazioni sono
soni terminali, che è un processo lento. rappresentate da polmonite ab ingestis, ernia iatale esofagea,
I segni clinici di solito compaiono dopo 5-10 giorni dal decubito, sepsi, fratture di ossa lunghe durante spasmi mu-
trauma. Le ferite situate più vicino al SNC sono associate ad scolari improvvisi e ritenzione di urina e feci. Benché il trat-
una più rapida insorgenza delle manifestazioni cliniche. Il te- tamento del tetano richieda molto tempo e sia costoso, la
tano può essere localizzato o generalizzato. Il primo si osser- malattia è di solito autolimitante e la prognosi per i cani e i
va nella maggior parte dei casi nei gatti e nei cani e in altri ani- gatti colpiti è generalmente buona.
mali domestici. Si può riscontrare un aumento della rigidità di Gli spasmi muscolari sono solitamente definiti come se-
un muscolo o di un gruppo muscolare o dell’intero arto. Le gni di rigidità ed estensione degli arti nonché come dolore e
manifestazioni localizzate possono generalizzare lentamente, tumefazione dei muscoli. La causa più comune di spasmo mu-
dapprima interessando l’estremità opposta ed in seguito esten- scolare è la miopatia da sforzo, che si osserva spesso negli ani-
dendosi all’intero organismo. Gli animali con tetano genera- mali utilizzati come atleti (levrieri da corsa), in quelli da lavo-
lizzato di solito camminano con un’andatura rigida o si trova- ro (cavalli e cani) o in quelli selvatici appena catturati. Si ri-
no in decubito laterale, con iperestensione di tutte e quattro le tiene che la miopatia da sforzo sia causata da acidosi metabo-
estremità ed incapacità di rimanere in stazione. Protrusione lica del muscolo, ischemia locale, necrosi delle cellule mu-
della terza palpebra, enoftalmo, orecchie ritte, labbra tirate al- scolari e mioglobinuria. Quest’ultima può essere causa di ne-
fropatia ed insufficienza renale. Il trattamento prevede la som-
l’indietro (risus sardonicus), rigidità dei muscoli facciali e
ministrazione di fluidi per via endovenosa (per mantenere la
masticatori, trisma, aumento della salivazione e disfagia sono
funzione renale), correzione dell’acidosi e riposo.
le alterazioni più comunemente osservate nella regione della
testa. Possono essere presenti spasmi muscolari intensi e do-
lorosi scatenati da stimoli tattili ed uditivi. I pazienti di solito
Letture consigliate
restano coscienti e cercano di mangiare, ma la rigidità della
mandibola rende l’operazione impossibile. Il grave tetano ge- Movement disorders. In: Office practice of neurology, 2nd edition, 2003.
neralizzato può terminare nella morte dopo che si è verificata Ed: Samuels MA, Feske SK. Churchill Livingstone.
la paralisi completa dei muscoli respiratori o quando l’eccita- Disorders of involuntary movement. In: Handbook of veterinary neurology,
3rd edition, 1997. Ed: Oliver JE, Lorenz MD, Kornegay JN, WB
zione sfocia in uno stato convulsivo. Saunders Company.
La diagnosi del tetano generalizzato di solito viene for- Tremor syndromes in dogs: diagnosis and treatment. Journal of small ani-
mulata puramente su basi cliniche. La tipica rigidità genera- mal practice, 1991, 33, 485-490.
lizzata associata all’anamnesi di una ferita recente rappre-
sentano i principali indizi che giustificano il sospetto. I pa- Indirizzo per la corrispondenza:
rametri ematologici ed il profilo biochimico sono di solito Sigitas Cizinauskas, Neurology Service
normali, fatta eccezione per un possibile aumento degli en- Department of Clinical Veterinary Sciences
zimi muscolari. Nei casi in cui si nota la presenza di rigurgi- P.O. Box 57 (Hämeentie 57)
to e/o vomito è indicato l’esame radiografico del torace, che 00014 University of Helsinki
94 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Riconoscere la debolezza neuromuscolare


nel cane e nel gatto
Approccio diagnostico al paziente
con debolezza generalizzata
Sigitas Cizinauskas
Dr Med Vet, Dipl ECVN, Helsinki, Finlandia

SCHEMA GENERALE DI INDAGINE PER IL PAZIENTE CON DEBOLEZZA GENERALIZZATA


PAZIENTE

Anamnesi

Anormale
Esame clinico generale Problema non neurologici
Normale
Anormale
Esame ortopedico Problema ortopedico
Normale
Normale
Esame neurologico Problema non neurologico

Anormale
Problema neurologico

LOCALIZZAZIONE DELLA LESIONE NEUROLOGICA

IDENTIFICAZIONE DEL PROBLEMA DEL PAZIENTE

RISPONDERE A 3 DOMANDE:

SI
1. MONOPARESI? Sistema nervoso periferico
NO

2. DIMINUZIONE SI
GENERALIZZATA Sistema nervoso periferico
DEI RIFLESSI SPINALI?
1. radici dei nervi
2. nervi
3. giunzione neuromuscolare
4. muscolo
3. ANOMALIE DEI NERVI
CRANICI?
SI
NO

Midollo spinale Encefalo


48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 95

Malattie che causano polineuropatie (comprese le radici dei nervi) Malattie che causano polimiopatie nei piccoli animali
nei piccoli animali
V ascolari neuromiopatia ischemica (tromboembolizzazione
V ascolari neuromiopatia ischemica (tromboembolizzazione secondaria a miocardiopatia o trauma)
secondaria a miocardiopatia o trauma)
I nfiammatorie polimiosite idiopatica
neosporosi
I nfiammatorie poliradicoloneurite acuta (paralisi da procione o toxoplasmosi
del Coonhound) lupus eritematoso sistemico -polimiosite
poliradicoloneurite cronica recidivante dermatomiosite del Collie
neosporosi Leptospira icterohaemorrhagiae
toxoplasmosi Clostridium spp.
T raumatiche - Hepatozoon canis

A nomalie - T raumatiche -

M etaboliche polineuropatia ipotiroidea A nomalie -


polineuropatia ipoglicemica M etaboliche iperadrenocorticismo (miopatia da steroidi)
neuropatia diabetica ipotiroidismo (cane)
iperchilomicronemia nel gatto miopatia ipertiroidea (gatto)
iperossaluria nel gatto ipokalemia
polineuropatia indotta da vincristina iperkalemia
polineuropatia indotta da Tallio ipertermia maligna
polineuropatia da intossicazione cronica da orga- miopatia da sforzo
nofosforici miopatia ipernatremica
I diopatiche disautonomia miopatie mitocondriali
miopatia da carenza di vitamina E
N eoplastiche polineuropatia paraneoplastica (carcinoma bron- miopatia da carenza di selenio
cogeno, adenocarcinoma mammario, melanoma
maligno, osteosarcoma, adenocarcinoma tiroideo, I diopatiche -
mastocitoma) N eoplastiche miosite paraneoplastica (carcinoma broncogeno,
leucemia mieloide, carcinoma tonsillare)
D egenerative Atrofia muscolare spinale (Laplands, Brittany spa- D egenerative distrofia musculare (devon Rex, golden retriever,
niels, pointer inglese, incroci di razze giganti, pa- Irish terrier, samoiedo, rottweiler, schnauzer nano,
store tedesco, rottweiler, Cairn terrier) Welsh corgi,gatti)
Neuropatia assonale gigante (pastore tedesco) miopatia ereditaria del Labrador retriever
Neuropatia sensoriale (boxer, bassotto a pelo lun- miopatia miotonica (chow, Staffordshire terrier,
go, Jack Russell terrier, pointer inglese, rough col- alano, Rhodesian ridgeback, gatti)
lie, huskie) Malattie da accumulo di glicogeno (razze toy, pa-
Neuropatia ipertrofica (mastiff tibetano) store tedesco, Akita, lapland svedese, gatto norve-
Leucodistrofia globoide (Cairn terrier, West High- gese delle foreste, english springer spaniel)
land white terrier, gatti) Miopatia da nemalina nel gatto
Sfingomielinosi (gatti siamesi) Miopatia del core centrale nell’alano
Polineuropatia sensoriomotoria distale (rottweiler) Miopatia degenerativa del bovaro delle Fiandre
Polineuropatia distale (gatti birmani)
Malattia da accumulo di glicogeno di tipo IV (gat-
to norvegese delle foreste)
Neuropatia ipomielinizzante congenita (Golden re-
triever)
Letture consigliate
Tetraparesis, hemiparesis and ataxia. In: Handbook of veterinary neurology,
3rd edition, 1997. Ed: Oliver JE, Lorenz MD, Kornegay JN, WB
Malattie che causano giunzionopatie (affezioni della giunzione neu- Saunders Company.
romuscolare) nei piccoli animali Degenerative causes of neuropathies in dogs and cats. 1996. Braund KG,
Vet Med., 722-739.
V ascolari - Endogenous causes of neuropathies in dogs and cats. 1996. Braund KG, Vet
Med., 740-754.
I nfiammatorie myasthenia gravis acquisita Idiopathic and exogenous causes of neuropathies in dogs and cats. 1996.
Braund KG, Vet Med., 755-769.
T raumatiche - Degenerative causes of myopathies in dogs and cats. 1997. Braund KG, Vet
Med., 608-617.
A nomalie myasthenia gravis ereditaria Endogenous causes of myopathies in dogs and cats. 1997. Braund KG, Vet
Med., 618-628.
M etaboliche botulismo Idiopathic and exogenous causes of myopathies in dogs and cats. 1997.
paralisi da zecche Braund KG, Vet Med., 629-634.
I diopatiche -

N eoplastiche sindrome da myasthenia gravis paraneoplastica (ti- Indirizzo per la corrispondenza:


moma) Sigitas Cizinauskas, Neurology Service
D egenerative - Department of Clinical Veterinary Sciences
P.O. Box 57 (Hämeentie 57), 00014 University of Helsinki
96 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Il veterinario come businessman


Fabrice Clerfeuille
Dr Vét, PhD, MBA, Nantes, Francia

Allo stato attuale, la sfida lanciata alle cliniche veterina- Partendo dai clienti, a questi sono rivolte cinque fun-
rie è quella dell’eccellenza, in particolare nella ricerca e zioni della clinica: l’architettura, le risorse materiali, le
nella conquista di nuovi mercati che corrispondano alle mo- risorse umane, le finanze ed il marketing. Si parla di
derne aspettative dei clienti. Ormai, nella pratica professio- “ambiente interno”, che corrisponde alla Clinica stessa.
nale quotidiana il clinico deve venire a patti con questa nuo- Quest’ultima si può evolvere soltanto in un contesto,
va situazione, in modo da soddisfare la volontà dei clienti di l’ambiente esterno, che deve essere considerato dal vete-
scegliere con completa cognizione di causa un prodotto o rinario tendendo conto dei pericoli e delle opportunità
un servizio con il miglior rapporto qualità/prezzo: da passi- che si presentano.
vi, i clienti sono diventati attivi. L’ambiente esterno è costituito da un ambiente esterno
In parallelo con questa evoluzione del comportamento, vicino, formato dalle attività offerte ai clienti (farmacie,
l’ambiente veterinario è in pieno cambiamento: vi sono dif- negozi di articoli per animali, toelettature, ecc..), i fornito-
ficoltà economiche, maggior concorrenza, nascita rapida di ri, la pubblicità ed i colleghi vicini e da un ambiente ester-
tecnologie o un aumento della tendenza a specializzarsi. no ampio, costituito dall’ambiente tecnologico, l’ambien-
Di fronte a questo marasma, il veterinario deve aggiun- te demografico ed economico, l’ambiente socioculturale e
gere un aspetto alla sua Arte: quella di imprenditore (nel sen- l’ambiente legale.
so più ampio del termine, non soltanto dal punto di vista fi- L’autore intende analizzare ciò che comporta ciascuno di
nanziario). Egli ha l’obbligo di considerare la sua clinica co- questi settori in tre parti: l’ambiente interno, l’ambiente
me un’impresa a tutto campo, sviluppando una relazione va- esterno vicino e l’ambiente esterno ampio.
lida tra gli obiettivi e le risorse della struttura da un lato e le
aspettative dei clienti dall’altro.
Lo scopo di questa presentazione sarà illustrare i diversi I. AMBIENTE INTERNO
piani di riflessione che il veterinario deve imporsi di consi-
derare nel corso della sua professione. I clienti non sono soltanto la ragion d’essere del vete-
rinario, ma hanno anche nelle loro mani l’avvenire delle
nostre cliniche. Tutti gli sforzi della Clinica devono esse-
re concentrati su di loro, sicuramente dal punto di vista
tecnico, nell’accezione più completa dell’esercizio veteri-
AMBIENTE
nario, ma anche grazie alla conoscenza delle loro aspetta-
DEMOGRAFICO AMBIENTE
ED TECNOLOGICO tive. I clienti scelgono una Clinica in funzione delle com-
ECONOMICO INTERMEDIARI petenze sviluppate, ma anche e soprattutto dall’insieme
della prestazione eseguita, dal modo con cui è stata svolta,
PI

dal loro arrivo alla Clinica sino all’uscita. Affinché questa


E
N

A
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prestazione sia percepita dal cliente nel modo migliore


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A

ARCHITETTURA
M

possibile, sono importanti cinque aspetti della Clinica:


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l’architettura, le risorse umane, le finanze, le risorse mate-


RISO IALI
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riali ed il marketing.
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FORNITORI CLIENTI PUBBLICO


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la clinica (parcheggio, aspetto esteriore dell’edificio e spa-


O

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O

zi interni). Come si può pensare di offrire un servizio di


R
O

qualità se la prima impressione per il cliente è sgradevole:


CONCORRENZA
AMBIENTE AMBIENTE parcheggio disseminato di cartacce, piante verdi morenti,
LEGALE SOCIO- vernici scrostare sui muri, ecc..? Queste caratteristiche ri-
CULTURALE flettono certamente la cura funzionale della struttura da
parte delle persone che vi lavorano, una buona manuten-
FIGURA 1 - La clinica, un’impresa a tutto campo. zione esterna comporta una valida organizzazione che im-
Adattato da “Marketing Management”, di Kotler e Dubois. plica un servizio di qualità.
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 97

B - Le risorse umane
ARCHITETTURA RISORSE
Se i locali rappresentano il primo contatto del cliente UMANE
con la Clinica, il personale di quest’ultima è altrettanto im-
portante (Assistenti e Veterinari). La validità di una gestio-
ne rigorosa delle risorse umane si esprime non solo nel pe- MARKETING
so che ha il personale nella percezione della qualità da par-
te del cliente della Clinica, ma anche dal suo costo per la
RISORSE
struttura. Mentre la qualità delle prestazioni è favorita dalla FINANZE MATERIALI
presenza di un numero ingente di collaboratori, la salute fi-
nanziaria di una Clinica, al contrario, è rafforzata in primo FIGURA 2 - Il marketing, interfaccia fra i clienti e le altre funzioni del-
luogo dalla presenza di un personale numericamente limita- l’impresa.
to. Si vedrà che occorre trovare un compromesso per mez-
zo di tecniche di motivazione, che consentano nello stesso
tempo di soddisfare al meglio i clienti senza pesare sulla
II. AMBIENTE ESTERNO VICINO
redditività della Clinica.
Lo studio della sua attività necessita della presa in consi-
C - Le finanze derazione di quattro componenti: i fornitori, le altre attività
Vero motore dell’impresa, le finanze devono essere con- commerciali che riguardano il cliente, i colleghi vicini e la
trollate, nei periodi lucrosi come in quelli difficili. Alla velo- pubblicità.
cità con cui si verificano le trasformazioni nella nostra pro-
fessione, un buon veterinario, fra dieci anni, non potrà essere A - I fornitori
un cattivo imprenditore. A pari livello di competenze, due ve- Rappresentati da Forniture all’ingrosso, laboratori far-
terinari differiscono per le loro scelte strategiche in termini fi- maceutici e fabbricanti di materiale, consentono alla clinica
nanziari. Gli investimenti attuali (in quale settore?, per quale di offrire un valore aggiunto ai propri prodotti e servizi. Fat-
tipo di materiale?, si deve assumere un altro assistente?, Spe- ta eccezione per la rivendita dei farmaci, che non richiede al-
cializzarsi?, ecc..) ed il modo con cui vengono finanziati cun intervento di trasformazione, un gran numero di azioni
(fondi propri, prestiti bancari, leasing) rappresentano altret- impone una scelta oculata dei fornitori.
tante problematiche correnti. Il veterinario imprenditore deve Il compito del veterinario consiste infatti nel gestire in
fare la diagnosi della sua Clinica, stabilire una strategia ra- modo ottimale le sue risorse (attrezzatura, scorte, ecc…), te-
gionevole e formulare delle previsioni. nuto conto dei fabbisogni nel tempo a corto, medio e lungo
termine e secondo le opportunità che si presentano. Ha biso-
D - Le risorse materiali gno di conoscere, in qualità di imprenditore, la quantità di
Comprendono tutti gli strumenti utilizzati per l’esercizio prodotti che occorrono, la loro qualità, la reputazione dei
della professione, dal mobilio della sala d’attesa agli appa- fornitori, il loro prezzo, i loro termini di consegna, le garan-
recchi per la diagnostica, passando per l’informatica, mezzo zie che offrono ed i diversi servizi proposti.
di gestione indispensabile. Vanno analizzati due grandi set- Nelle nostre cliniche, gli acquisti occupano uno spazio di
tori d’investimento: le risorse materiali a contatto con il spesa sempre più ampio e lo studio ed il confronto tra forni-
cliente e le risorse materiali necessarie alla pratica medica e tori hanno un valore inestimabile.
chirurgica. L’evoluzione delle tecnologie impone degli inve-
stimenti regolari, resi possibili da una gestione sana e da B - Gli altri servizi per il cliente
strategie di investimenti pianificati a medio e lungo termine. In particolare, si tratta dei farmacie, negozi di prodotti per
animali e saloni di toelettatura che devono essere analizzati
E - Il marketing dal veterinario dal punto di vista dei prodotti distribuiti, dei
Il marketing è l’interfaccia fra la Clinica ed i suoi clienti e prezzi praticati e dei servizi offerti. Lo studio di queste tre va-
la funzione che consente di collegare gli altri aspetti dell’im- riabili consente, per lo più, di distinguersi per la qualità dei
presa (Fig. 2). Come investire in materiale senza presentarlo servizi basandosi su una concorrenza sana e sull’apporto di
ai clienti? Come motivare la propria squadra senza una cultu- clienti pronti ad acquistare un prodotto o un servizio a un va-
ra d’impresa? Come sviluppare dei servizi senza strategia? lore superiore in ragione di un suo alto livello di qualità.
Come esercitare senza capire che si vende un prodotto o un Sta al veterinario offrire questa qualità di servizio atteso
servizio diverso ogni 15 minuti? Come acquistare, produrre, dai clienti!!
trasformare, vendere, consigliare, rassicurare, comunicare con
la pretesa di non fare del marketing? Che lo si voglia o no, un C - I colleghi
veterinario, attraverso la sua professione, fa del marketing. I colleghi vicini alla clinica possiedono lo stesso vostro
Deve soltanto integrarlo come componente necessaria al buon desiderio: servire un mercato di clienti, il più vasto possibi-
funzionamento della sua impresa e svilupparla per il maggior le, fidelizzandoli. Ma è possibile che questi colleghi non ab-
bene dei suoi clienti e della sua clinica. biano la stessa vostra fascia di clientela, in ragione di un mo-
Per definire la strategia globale della Clinica, entrano in do di esercitare diverso (solo o in società), dell’esistenza di
gioco altri elementi, quelli presenti in ciò che si definisce una specializzazione oppure no, d’un livello di prezzi più o
ambiente esterno, formato da due livelli di contatto con la meno elevato, del parcheggio più o meno grande, dell’ac-
Clinica: l’ambiente esterno vicino e quello esterno ampio. cesso alla clinica più o meno facile, ecc…
98 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Nessun veterinario può offrire competenze così varie e Una clinica deve sforzarsi di seguire i progressi della tec-
servizi così perfetti da soddisfare tutte le necessità dei clien- nologia ed adottarli, se si rivelano fonti di sviluppo in ser-
ti. Sta a ciascuno impostare la propria strategia per una fascia vizi per i clienti.
di clientela, cercando tuttavia di non avere lo stesso obiettivo
del collega più vicino… sarebbe veramente rovinoso! C - L’ambiente socioculturale a livello nazionale, ma
anche e soprattutto a livello locale si ripercuote sulle aspet-
D - La pubblicità tative dei clienti. Il cliente gestisce il proprio rapporto con il
Viene definita come gli elementi che hanno un impatto suo animale secondo i suoi valori, che si riflettono sulle ne-
reale o potenziale sulla capacità della clinica di aumentare il cessità espresse o meno nelle cliniche veterinarie. Questi va-
suo “mercato di clienti”. Dato che la sola pubblicità autoriz- lori possono essere diversi da una categoria socioprofessio-
zata dal Codice Deontologico è il passaparola della cliente- nale all’altra e l’importanza o lo sviluppo nel tempo di una
la, i vari gruppi (Organismi di Protezione Animale, allevato- di queste può comportare notevoli modificazioni nelle ri-
ri, club di selezione di razze, club di allevamento di cani da chieste dei nostri clienti (si veda il caso della costruzione di
utilità, ecc…) assumono un’importanza crescente nella pub- un immobile HLM [case popolari, n.d.t.], o di un lotto di lus-
blicità di questa o quella clinica. E va anche definita una so abitato da categorie socioprofessionali diverse, con valo-
strategia nei confronti di questi clienti in termini di prezzi o ri ed aspettative diverse).
di servizi per evitare ogni errore o scivolone inopportuno,
poiché deve essere sistematicamente privilegiata l’etica pro- D - L’ambiente deontologico, infine, inquadra l’attività
fessionale. professionale del veterinario, ricordando che questa si deve
Sono stati presentati i vari settori della clinica (l’ambien- conformare a regole rigorose. Infatti per alcuni può essere
te interno, formato dai clienti, dall’architettura, dalle risorse grande la tentazione di lasciarsi andare verso degli eccessi a
umane, dalle finanze, dalle risorse materiali e dal marke- detrimento dei clienti e dell’immagine professionale. Una
ting), il suo ambiente esterno vicino (fornitori, colleghi vici- clinica è un’impresa a tutto campo, il veterinario deve esse-
ni e pubblicità): restano da illustrare i differenti settori del- re un imprenditore, ma la sua condotta deve, in primo luogo,
l’ambiente esterno ampio. rispondere ad un desiderio di etica che lo porti a privilegiare
sistematicamente la soluzione migliore per il cliente, prima
di ogni considerazione di carattere finanziario.
III. AMBIENTE ESTERNO AMPIO La nostra carrellata ha mirato a presentare la clinica ve-
terinaria come un’impresa a tutto campo. Siamo convinti che
Anche se il veterinario non ha influenza su questo ma- il veterinario deve essere un imprenditore per progredire nel-
croambiente, si deve tenere informato sulle minacce e le la sua professione. Ogni decisione, di qualsiasi natura essa
opportunità che vi si possono presentare, tenendo conto sia, (investimento, assunzione, sviluppo di un nuovo servi-
delle influenze che esercitano sulla strategia sviluppata zio, ecc…) deve essere riflettuta, argomentata ed appoggiar-
dalla Clinica. si ad un piano strategico in due fasi:
- Studio dell’ambiente esterno: minacce ed opportunità:
A - L’ambiente demografico ed economico fornirà - Studio dell’ambiente interno: forze e debolezze.
informazioni sul numero e la tipologia degli abitanti del co- Lo studio di queste due fasi porta alla formulazione di
mune e dei comuni circostanti. Le variazioni di questo am- obiettivi, poi di scenari (vari modi di raggiungere questi
biente possono indicare l’andamento che deve assumere il obiettivi), di una fase di valutazione (ogni metodo è ana-
nostro servizio (una popolazione prevalentemente costituita lizzato in funzione delle ripercussioni sulla struttura in ter-
da giovani non deve coincidere, per esempio, con una spe- mini di organizzazione, di risorse finanziarie ed umane, per
cializzazione di alto livello e molto onerosa). arrivare a sceglierne uno) ed infine di una fase di ratifica e
controllo.
B - L’ambiente tecnologico, che inevitabilmente pro-
gredisce ogni giorno, comporta che i veterinari si adeguino.
La tecnologia dà al cliente l’impressione che tutto sia pos-
sibile ai nostri giorni e un ritardo nei confronti di tecniche Indirizzo per la corrispondenza:
usate dai nostri colleghi vicini (per esempio, ecografo o ap- Fabrice Clerfeuille
parecchio per l’analisi dei campioni di sangue) impone un DVM, Business MBA, Marketing MBA, Marketing PhD
adeguamento tra questa evoluzione e la sua pratica quoti- Marketing Professor University of Nantes
diana. Anziché subirla a posteriori, è meglio anticiparla. Fabrice.clerfeuille@wanadoo.fr
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 99

Come suddividere la vostra clientela per adattare


i vostri sforzi alle loro aspettative
Fabrice Clerfeuille
Dr Vét, PhD, MBA, Nantes, Francia

Il concetto di suddivisione è associato all’analisi della II. LE RESTRIZIONI METODOLOGICHE


domanda, e più precisamente delle funzioni della stessa per DELLA SUDDIVISIONE
un prodotto o un servizio. Ripartire un mercato significa
identificare l’insieme delle funzioni di domanda che esisto- Perché una variabile possa essere considerata come un
no per il prodotto o il servizio considerato e caratterizzare i criterio per la suddivisione, deve essere:
gruppi utilizzando ciascuna delle funzioni di domanda. Sen- - Misurabile: facilmente e consentire di spiegare le differen-
za suddivisione, è difficile descrivere la propria clientela: ze di comportamento dei clienti
Chi la compone? Quali caratteristiche consentono di com- - Discriminante: permettendo di assegnare correttamente un
prendere meglio il comportamento dei clienti? Quale tipo di cliente ad una suddivisione
cliente ricorre di più ad un tale o talaltro servizio o prodotto - Accessibile: assegnando il cliente ad una suddivisione se-
nella Clinica? Quale profilo di cliente è più fedele nella condo la o le variabili di ripartizione scelte
clientela? Altrettante domande che dimostrano che è diffici- - Stabile: l’influenza del criterio di suddivisione sul com-
le parlare di valore della clientela senza suddivisione. Que- portamento deve essere costante nel tempo per consentire
sta rappresenta la base delle analisi di Marketing della clien- una strategia che duri numerosi anni.
tela al servizio delle strategie messe in atto. Si noti che nell’ambito delle tre famiglie di variabili di
suddivisione (criteri sociodemografici, criteri di comporta-
mento d’acquisto e variabili psicografiche) la misurabilità
I. DEFINIZIONE DELLA SUDDIVISIONE diminuisce dalla prima all’ultima e questo in misura inversa
alla loro discriminanza.
La suddivisione è la ripartizione della popolazione target
in sottoinsiemi per mezzo di criteri predefiniti scelti perché
pertinenti al tema posto. I criteri di suddivisione devono con- III. DALLA SUDDIVISIONE
sentire di arrivare a fasce che presentano la maggior omoge- AL POSIZIONAMENTO
neità intraclasse e la più grande eterogeneità interclasse pos-
sibili. Esistono tre grandi famiglie di criteri di ripartizione: In un andamento di mercato devono essere seguite cin-
le variabili sociodemografiche, quelle di comportamento e que tappe, partendo dalla suddivisione, per poi focalizzare
quelle psicografiche. il target di una o più fasce ed infine consentire il posizio-
namento:
A - Le variabili sociodemografiche - Definizione della problematica di mercato che necessita di
Sono date da parametri quali: età, sesso, habitat, compo- una suddivisione
nenti effettivi del nucleo famigliare, ciclo di vita della fami- - Scelta di una o più variabili di suddivisione pertinenti con
glia, numero ed età dei bambini presenti, categoria socio- il problema posto
professionale, professione del capofamiglia, nazionalità, - Studio di ciascuna delle fasce ottenuta per mezzo delle va-
razza, religione, grado di pratica religiosa, livello di istru- riabili di suddivisione
zione, status matrimoniale, ecc… - Selezione di una o più fasce (target)
- Definizione delle strategie di Marketing per il o i segmen-
B - Le variabili di comportamento d’acquisto ti considerati per mezzo delle quattro variabili del mix che
Sono date da parametri quali: la quantità acquistata (pic- sono il prodotto o servizio, la comunicazione, il prezzo e
colo, medio o gran consumatore), la fedeltà alla marca del la distribuzione (Posizionamento)
prodotto (fedeli incondizionati, non esclusivi, non fedeli), la La suddivisione della clientela per adattare i propri sfor-
status come utilizzatore (non-utilizzatore, nuovo o vecchio), la zi alle aspettative dei clienti passa attraverso una riflessione
frequenza d’acquisto (utilizzatori regolari o irregolari), la mo- globale rappresentata nello Schema 1: Analisi dei rischi e
dalità di pagamento (contante, a credito, con carta), ecc… delle opportunità del mercato ed anche delle risorse e dei
punti deboli della clinica. Messa in evidenza di un obiettivo
C - Le variabili psicografiche marketing. Suddivisione della clientela, target di uno o più
Sono date da parametri quali le attitudini, le opinioni, gli fasce, posizionamento e poi messa in opera delle quattro va-
stili sociali o i valori. riabili del mix.
100 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Analisi esterna
- Consumatori
- Mercato
- Concorrenti
- Ambiente legale, sociale

Minacce ed opportunità

Analisi delle
Suddivisione Mix del
opportunità Target Posizionamento
dei mercati marketing
di mercato

Analisi interna
- Impresa
Risorse e punti deboli

Analisi dei criteri


➩ di suddivisione Analisi di interesse
➩ e di competitività Identificazione
➩ del vantaggio
concorrenziale
4P
- Prodotto

Scelta delle strategie


➩ - Distribuzione
- Prezzo
di base - Comunicazione

SCHEMA 1 - Posizione della suddivisione in un andamento del marketing.

Indirizzo per la corrispondenza:


Fabrice Clerfeuille
DVM, Business MBA, Marketing MBA, Marketing PhD
Marketing Professor University of Nantes
Fabrice.clerfeuille@wanadoo.fr
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 101

Fare la diagnosi del marketing di una clinica


Fabrice Clerfeuille
Dr Vét, PhD, MBA, Nantes, Francia

È necessario che la clinica faccia il punto una volta al- - La croce veterinaria è in buono stato e pulita?
l’anno sui servizi forniti ai suoi clienti. Gli interessi sono - I posti del parcheggio sono in numero sufficiente a qual-
duplici: mettersi al posto del cliente ed interrogarsi sui mi- siasi ora del giorno?
glioramenti da apportare alla struttura. - I posti del parcheggio vicini all’entrata sono riservati ai
Per ottenere questo, il veterinario deve ripercorrere il clienti?
cammino seguito dai suoi clienti nella Clinica e notare tutto - Le aiuole del parcheggio sono curate regolarmente?
ciò che può essere migliorato. Poiché ogni clinica possiede - La pulizia del parcheggio viene verificata quotidianamen-
le sue peculiarità, non è possibile stilare una lista tipo dei te dagli assistenti?
servizi, ma verrà comunque presentata una proposta di trac- - All’esterno della Clinica, il cliente può attendere in condi-
cia da seguire, che potrete completare tenendo conto delle zioni soddisfacenti (sedie, panca)?
vostre particolarità. - La targa della Clinica che porta i nomi dei veterinari è in
I diversi elementi che possono essere valutati sono i se- buone condizioni?
guenti: - Sull’insegna d’ingresso, sono chiaramente indicati gli ora-
ri di apertura della Clinica e le indicazioni “in caso di ur-
I. IL SERVIZIO GLOBALE genze”?
- I muri dell’ingresso sono in condizioni decorose?
Il veterinario può porsi alcune domande: - La maniglia della porta d’ingresso è in buono stato?
- La Clinica si rimette spesso in discussione sulla qualità dei - Ecc…
servizi proposti ai clienti?
- La Clinica si interroga frequentemente sulla ricerca e la III. L’ACCOGLIENZA
messa in atto di nuovi servizi?
- La Clinica impiega dei questionari da sottoporre ai clienti, - Esiste un sistema sonoro che indichi l’arrivo di un cliente
volti a stabilire il grado di soddisfazione per i servizi of- nella Clinica?
ferti loro? - L’odore della Clinica è gradevole?
- La Clinica dispone di un sistema centralizzato per racco- - Tutte le stanze che si affacciano sull’entrata sono segnala-
gliere i motivi di malcontento dei clienti (registro o sche- te (sala visita, sala d’attesa, ecc..)?
de, che consentano di seguire le ragioni dei problemi e la - La disposizione dei vari elementi dell’ingresso è gradevo-
loro frequenza)? le da vedere per i clienti (colori, ordine, ecc…)?
- La Clinica riunisce dei clienti di tanto in tanto per analizza- - Tutti i membri della Clinica portano dei cartellini di iden-
re con loro i modi per migliorare i servizi della struttura? tificazione sulle divise (compresi gli assistenti ed i veteri-
- Quali procedure specifiche esistono nella Clinica per se- nari eventualmente presenti come stagisti)?
guire i clienti (per esempio, per casi complessi o quando - Le divise dei vari membri del personale sono pulite?
un cliente deve consultare numerosi operatori della stessa - Esiste un poster vicino all’ingresso che presenti le varie
struttura)? stanze della Clinica (con fotografie che illustrino le attrez-
- La Clinica è organizzata in modo da ringraziare i clienti zature)?
che gliene procurano dei nuovi? - Esiste un poster vicino all’ingresso che presenti i vari
- Gli assistenti seguono dei corsi di formazione nel settore componenti della Clinica (fotografie e nomi)?
del Marketing? - Nell’ingresso sono disponibili delle schede informative ri-
- L’arredo della sala d’attesa viene cambiato spesso? volte alle principali domande dei clienti?
- I prodotti esposti alla vista dei clienti vengono spostati re- - L’assistente addetto alla reception indica sistematicamen-
golarmente? te il tempo d’attesa a tutti i clienti che arrivano?
- Ecc… - Ecc…

II. L’ARRIVO DEL CLIENTE ALLA CLINICA IV. L’ACCOGLIENZA TELEFONICA


Il veterinario deve inoltre valutare alcuni parametri, mu- - Il numero delle linee telefoniche è sufficiente ad evitare
nito di una lista: che i clienti trovino troppo spesso la linea occupata?
- Il cartello che indica l’ingresso alla Clinica è in buono sta- - Esiste una musica di sottofondo da attivare qualora il
to e pulito? cliente debba essere messo in attesa telefonica?
102 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

- La collocazione delle postazioni telefoniche è congruente - In sala d’attesa, i poster sono in buono stato?
con le necessità degli assistenti? - In sala d’attesa, i poster sono rinnovati spesso?
- È facile trasferire la chiamata da una postazione all’altra? - In sala d’attesa, i poster sono di attualità?
- La deviazione di una chiamata telefonica dalla postazione - In sala d’attesa, l’illuminazione è adeguata (per potenza e
centrale a quelle periferiche si può effettuare velocemente per numero di lampade funzionanti)?
se nessuno può rispondere nella prima? - C’è un distributore di bibite a disposizione dei clienti?
- I componenti della Clinica sono soliti rispondere subito al-
le chiamate (prima del terzo squillo)?
- Gli assistenti utilizzano sistematicamente una formula di VI. LA SALA VISITE
presentazione quando rispondono ad una chiamata telefo-
nica? - Di tanto in tanto vi sedete al posto del cliente per assicu-
- La qualità del messaggio sulla segreteria viene verificata rarvi che la posizione sia comoda?
regolarmente? - La porta è pulita?
- Ecc… - La porta reca il nome del veterinario che vi effettua la vi-
sita?
- La maniglia è pulita?
V. LA SALA D’ATTESA - La condizione del tavolo da visita è buona?
- Esiste un tabellone riscrivibile per eseguire schemi espli-
- Prima delle vostre visite, vi sedete in sala d’attesa di tanto cativi ai clienti?
in tanto per verificarne le condizioni? - Le sedie sono in buone condizioni?
- Esiste una segnaletica d’orientamento a livello dell’ingres- - La sala visite contiene delle radiografie esemplificative
so per dirigere facilmente il cliente verso la sala d’attesa? per chiarire ai clienti la patologia dei loro animali?
- Lo stato delle sedie è decoroso? - La sala visite contiene delle schede di informazione scien-
- Le riviste a disposizione dei clienti sono in buone condi- tifica (diabete, insufficienza renale, ecc..) per facilitare la
zioni? comprensione da parte dei clienti?
- Le riviste a disposizione dei clienti sono recenti? - Ecc…
- Le riviste a disposizione dei clienti sono di vario tipo?
- Nella sala d’attesa esiste una zona bimbi (seggioline, ta- Oltre a questi esempi presi dettagliatamente in esame, si
volino e qualche gioco)? possono considerare altri elementi della Clinica, come ad
- Il tabellone dei piccoli annunci è ben visibile e gradevole esempio i locali dove vengono tenuti gli animali ricoverati,
a vedersi? nell’eventualità che i clienti vi si debbano recare.
- Esistono delle informazioni pratiche che i clienti possono
consultare (schede sull’importanza del tatuaggio, sui vac-
cini, ecc…)? Indirizzo per la corrispondenza:
- Nella sala d’attesa viene trasmessa un musica di sottofondo? Fabrice Clerfeuille
- In sala d’attesa, la convivenza di proprietari di gatti e pro- DVM, Business MBA, Marketing MBA, Marketing PhD
prietari di cani è resa più semplice da uno spazio dedicato Marketing Professor University of Nantes
ai primi? Fabrice.clerfeuille@wanadoo.fr
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 103

Le 10 regole da seguire nella selezione


di un collaboratore
Fabrice Clerfeuille
Dr Vét, PhD, MBA, Nantes, Francia

L’assunzione di un assistente non va presa alla leggera ratori professionali del settore o, più classicamente, facendo
per tre ragioni: pubblicare un piccolo annuncio di offerta d’impiego su un
- È più facile assumere che licenziare giornale locale. Mentre le prime due soluzioni non necessita-
- Questa scelta vi impegna per parecchi anni no di commenti particolari, verranno proposte alcune rifles-
- In una giornata passerete più tempo con il vostro assisten- sioni sulla terza via di assunzione, quella attraverso un an-
te che con vostra moglie o vostro marito! nuncio di offerta d’impiego su una testata di stampa locale.
Queste tre ragioni impongono la messa a punto di speci- - Redazione di un piccolo annuncio che definisca chiara-
fiche procedure di assunzione al fine di limitare gli errori. Si mente le competenze richieste;
possono stabilire tre tappe fondamentali: la prima consiste - Scelta della pubblicazione di questo piccolo annuncio nel-
nell’elencare ciò che l’assistente dovrà svolgere, la seconda l’edizione del week-end, che viene letta più di qualsiasi al-
riguarda le procedure di assunzione propriamente dette e tro numero pubblicato durante la settimana;
l’ultima prenderà in considerazione il colloquio stesso. - Ricezione delle lettere di candidature;
- Classificazione delle candidature in tre dossier: uno per i
candidati respinti, uno per quelli da esaminare in un se-
I. ELENCARE LE MANSIONI RICHIESTE condo tempo ed uno per quelli da incontrare;
AL NUOVO ASSISTENTE - Invio di una risposta negativa ai candidati respinti;
- Contatto telefonico con i candidati potenzialmente assu-
Il profilo ricercato per questo assistente prevede che ven-
mibili, per incontrarli.
ga impiegato come addetto alla reception, aiuto di sala ope-
Verranno forniti di seguito alcuni consigli per il collo-
ratoria, o con compiti di tipo misto? Prendetevi il tempo ne-
quio di assunzione vero e proprio.
cessario per elencare i requisiti richiesti in funzione delle
mansioni che dovrà svolgere, tenendo conto delle ore setti-
manali dedicate ad ogni attività: III. COLLOQUIO DI ASSUNZIONE
- Amministrazione;
- Accoglienza dei clienti; Prima di ogni colloquio, la cui durata deve essere di cir-
- Rispondere al telefono; ca mezz’ora, è necessario rileggere la lettera di curriculum
- Attività di segreteria; del candidato.
- Aiuto operatorio; Ogni colloquio dovrà seguire una metodologia identica, per
- Effettuare delle analisi di laboratorio; poter confrontare i candidati in modo omogeneo. Si possono
- ecc… descrivere tre tappe: una fase in cui si mette a suo agio il candi-
Quindi, dovete calcolare quanto vi costa la realizzazione dato, una in cui si raccolgono le motivazioni che lo spingono a
di questo nuovo posto di lavoro, informandovi sugli even- cercare questo impiego ed un’ultima, conclusiva del colloquio.
tuali contributi all’assunzione offerti dagli enti nazionali a
sostegno dell’occupazione. A - Fase in cui si mette a suo agio il candidato
Calcolate i vostri fabbisogni in ore per questo incarico (tem- Poiché il colloquio è stressante per tutti i candidati, oc-
po pieno, part-time al 50% o a due terzi del tempo, ecc…) corre fare di tutto per metterli a loro agio. A questo scopo
Tenete conto di un’eventuale attività stagionale più in- possono essere utilizzate numerose tecniche:
tensa, e quindi di fabbisogni di personale variabili. Infine, - Domande del tipo “Ha trovato la clinica con facilità?”
scegliete il vostro assistente in funzione degli ambiti di com- - Offrite un tè o un caffè;
petenza che vi occorrono: specializzato per una mansione - Iniziate presentando la Clinica, con le attività che vi si
(per esempio, come aiuto operatorio) o capace di svolgere svolgono, gli operatori, gli altri assistenti, le modalità di
una vasta gamma di compiti più generici. funzionamento della Clinica, i suoi orari di apertura, ecc…
- Proponete al candidato di visitare la Clinica.

II. PROCEDURE DI ASSUNZIONE B - Raccolta delle motivazioni


Una volta che il candidato si è disteso, può realmente ini-
Esistono numerose vie per assumere un assistente: trami- ziare il colloquio di assunzione, per valutare le sue motiva-
te conoscenze, contatti con una scuola di formazione di ope- zioni. Si possono raccogliere numerosi tipi di informazioni:
104 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

- Quali sono i motivi di interesse per questo lavoro? (per va- una lettera entro 8 giorni), precisando che la procedura di se-
lutare le sue motivazioni professionali); lezione mette a confronto più persone.
- Il candidato possiede degli animali? (per capire la sua pas- Una volta andato via il candidato, prendetevi cinque mi-
sione per gli animali ed individuare alcuni problemi del ti- nuti di tempo per riempire un formulario tipo di colloquio
po paura dei gatti, ecc…); per poter confrontare i soggetti tra loro. Di seguito viene for-
- I suoi animali hanno avuto dei grossi problemi di salute? nito un formulario-tipo (vedi schema sotto).
(consente di percepire l’attenzione che rivolge ai propri Al termine dei colloqui con i candidati, selezionate i tre
animali da compagnia); più adatti a questo incarico e domandate loro di trascorrere
- Quali sono i centri di interesse del candidato (svaghi, una giornata in una situazione reale nella Clinica. Gli obiet-
sport, lettura, vita familiare, ecc… che consente di indivi- tivi di quest’ultima fase sono molteplici:
duare le capacità dell’individuo ed il suo carattere solita- - Assicurarsi dei tratti caratteriali individuati nel colloquio;
rio o atto a muoversi, per esempio, nell’ambito di un’é- - Essere sicuri che nulla si opponga al lavoro (vista del san-
quipe); gue, contenimento degli animali, contatti, ecc…);
- Domandate al candidato di elencare cinque aspetti positi- - Rilevare i commenti degli altri assistenti della Clinica.
vi e cinque negativi del proprio carattere, perché così po-
trete farvi un’idea della sua capacità di adattamento. Questi tre livelli di selezione devono consentirvi di limi-
Lo scopo di questo colloquio consiste nel far parlare al tare gli errori di assunzione di un assistente.
massimo il candidato per conoscerlo meglio e valutare le sue
qualità.

C - Fine del colloquio Indirizzo per la corrispondenza:


Al termine del colloquio, precisate di nuovo le caratteri- Fabrice Clerfeuille
stiche del lavoro, le ore impegnate, il salario proposto e ve- DVM, Business MBA, Marketing MBA, Marketing PhD
rificate che nulla si opponga all’assunzione del candidato. Marketing Professor University of Nantes
Informatelo sulle modalità della vostra risposta (l’ideale è Fabrice.clerfeuille@wanadoo.fr

Positivo Medio Negativo Note:

Puntualità all’incontro

Abbigliamento

Presentazione

Comportamento

Discrezione

Tatto

Facilità d’espressione

Motivazione

Svaghi

Vita di famiglia

Sport praticati

Livello di scolarizzazione

Formazione professionale

Esperienza professionale

Cause di cambiamento professionale

Possesso di animali

Famiglia cliente della Clinica

Esperienze come assistente di strutture veterinarie

Mezzo di spostamento

Domicilio

Parere degli altri assistenti


48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 105

Calcolare la redditività di un investimento.


Esemplificazioni pratiche
Fabrice Clerfeuille
Dr Vét, PhD, MBA, Nantes, Francia

La redditività è definita dal Dizionario come “la natura di Non Commerciaux), si partirà da questo tipo di contabilità
ciò che è redditizio”, “che fornisce un utile soddisfacente”. per definire la redditività della clinica.
In assenza di normative stabilite nell’ambito professionale, Il documento base è l’insieme degli incassi e delle spese,
al contrario di altri settori e tenendo conto del carattere sog- che in un primo tempo vanno registrati e poi riconsiderati
gettivo del concetto di “utile soddisfacente”, in questa tratta- per calcolare dei rapporti che ne consentano il confronto.
zione si tornerà a fare riferimento alla nozione di tasso di
redditività, più obiettiva.
Il tasso di redditività è definito dal “rapporto tra i profit- A. REGISTRAZIONE DEGLI INCASSI
ti di un’impresa ed in capitali investiti”. E DELLE SPESE
Questo parametro di tasso di redditività in una Clinica
può quindi essere definito da: L’insieme degli incassi e delle spese deve essere tabula-
to in un prospetto del tipo Excel, per poi consentire i calco-
Utili li di redditività. Suggeriamo di convertire sistematicamente
Tasso di redditività = ————————————— gli importi esprimendoli come percentuale del volume d’af-
Volume d’affari (VA) fari. Ciò consente di conoscere le parti di spesa per 100 Eu-
ro di volume d’affari effettuato.
Dal momento che la maggior parte dei veterinari sceglie È sufficiente registrare le varie voci sul tabulato di Excel
una contabilità del tipo da reddito professionale (Bénéfices e presentarle in questo modo:

2003 2002 Variazione


Valori % del VA Valori % del VA 03/02

INCASSI 100% 100%

SPESE Acquisti ? ? ?

Stipendi + contributi ? ? ?

Imposte e tasse ? ? ?

Affitti ? ? ?

Noleggi ? ? ?

TFSE ? ? ?

Trasporti/spostamenti ? ? ?

Spese di reception ? ? ?

Spese varie di gestione ? ? ?

Oneri finanziari ? ? ?
106 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Questa tabella consente quindi di ottenere molto rapida- - Gli indici di redditività sensu stricto, che influenzano la
mente le percentuali di spesa per categoria e per 100 Euro di redditività sull’importo delle Spese (denominatore della red-
VA. Il confronto con gli anni precedenti permette così di pa- ditività).
ragonare le variazioni di redditività di un anno rispetto al-
l’altro e di individuarne le cause. 4.1 - Gli indici di crescita e di attività
È inoltre possibile calcolare degli indici di redditività. Appartengono a questo gruppo numerosi indici e verran-
no qui riportati quelli ritenuti più significativi:

B - L’INDICE, STRUMENTO 4.1.1 - Andamento dell’attività


INDISPENSABILE DI GESTIONE
(VA HT) n - (VA HT) n-1
x 100
Per approfondire il tasso di redditività della propria cli-
(VA HT) n-1
nica il Veterinario deve utilizzare degli indici.
L’andamento del VA è sempre considerato come l’indi-
1 - Che cosa si definisce indice?
catore economico numero 1 della clinica. Confrontato con le
Un indice è una proporzione fra due grandezze che esprime potenzialità della professione o dei colleghi vicini, questo in-
la loro importanza relativa. Gli indici sono calcolati unicamente dice consente al veterinario di misurare il proprio dinami-
per consentire dei confronti. Se ne possono creare in misura in- smo nell’ambiente in cui opera.
finita, ma sono da considerare soltanto se sono significativi.
4.1.2 - Il margine commerciale
2 - Importanza dello studio degli indici
Vendite HT - Acquisti HT rivenduti
Studiato da solo, un indice di esercizio di una clinica fornisce
x 100
poche informazioni. Serve soltanto se viene inserito in un quadro
Vendite HT
di confronto. Sono quindi possibili due tipi di valutazioni:
- Nel tempo, confrontando lo stesso indice per esempio
con Acquisti HT rivenduti = Acquisti anno N + Stock ini-
in tre anni;
ziale - Stock finale.
- Nello spazio, paragonandolo con cliniche diverse.
Questo indice necessita quindi di un inventario di stock
Un confronto nel tempo e nello spazio deve consentire al
annuale, che consenta di definire lo stock iniziale ad inizio
veterinario di valutare la propria evoluzione e di individuare
anno e quello finale, corrispondente allo stock calcolato per
la propria posizione nell’ambito professionale. Questo com-
l’inizio dell’anno successivo.
pito è talvolta più complesso di quanto sembri perché spes-
so numerosi fenomeni rendono difficile tirare le conclusioni.
4.1.3 - Altri acquisti e oneri esterni
Si tratta soprattutto di oneri fissi.
3 - Limiti dello studio degli indici
Le metodiche generali (ad esempio, le statistiche fornite Altri Acquisti + Oneri esterni
dai centri di gestione accreditati) devono essere considerate x 100
come regole valide per tutti. È quindi auspicabile ottenere VA HT
dei dati statistici sulla popolazione delle cliniche vicine: nu-
mero di veterinari, localizzazione, livello di VA, ecc… Il peso degli oneri strutturali in relazione al VA è un ele-
Tuttavia occorre tenere presente che, in alcune strutture mento di analisi che consente al veterinario di soppesare nel-
associate, le registrazioni dei valori vengono effettuate in la giusta misura i risparmi da prendere in considerazione.
modo tale da rendere impossibile ogni confronto. Attenzione al confronto con altre strutture perché questo
Analogamente, fattori eccezionali possono intervenire a rapporto sarà necessariamente inferiore se il veterinario è
falsare le valutazioni di paragone, come la perdita di un proprietario dei muri (assenza di affitti).
grosso cliente allevatore, una nuova struttura nata vicino al-
la vostra, ecc… Questi elementi devono essere isolati per de- 4.1.4 - Le spese per il personale
terminare con precisione il loro impatto sugli indici.
Anche le modalità di esercizio possono avere una certa Spese per il personale
influenza, come il rapporto spese del personale/VA HT (HT x 100
= Hors Taxe, esente da imposta, n.d.T.), che dipendono dal- VA HT
le strategie sviluppate dalla clinica.
Il metodo degli indici deve quindi essere attuato con pru- Questo indice consente di stimare la validità dell’ade-
denza e discernimento. guatezza fra salari impiegati e risultati ottenuti. Traduce il
peso della massa salariale per 100 Euro di VA HT.
4 - Come calcolare gli indici di una clinica?
4.1.5 - Gli oneri finanziari
Si possono definire due grandi famiglie di indici:
- Gli indici di crescita e di attività, che influenzano la Oneri finanziari
redditività sull’importo del volume d’affari (VA) (nu- x 100
meratore della redditività); VA HT
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 107

La modalità d’acquisto di una clinica comporta nei primi IMPIEGO DEL MLG
anni d’avvio degli oneri finanziari estremamente rilevanti. A cosa serve l’MLG?
Peraltro, l’evoluzione di questa voce nel tempo evidenzia il - Rimborso dei prestiti
buono o cattivo stato di salute finanziario della clinica (scor-
- Andamento della vita
retti finanziamenti di partenza, aumenti insufficienti dell’u-
tile per coprire i fabbisogni, ecc...). - Imposta sul reddito
Per una clinica, l’evoluzione di questo indice nel tempo - Finanziamento dei fabbisogni nei fondi di cassa
è estremamente significativa. - Autofinanziamento degli investimenti

4.2 - Gli indici di redditività Il MLG consente di capire le condizioni di gestione del-
Seconda sottofamiglia di indici, comprende numerosi di la clinica estrapolando i dati dalle modalità di finanziamen-
questi, molto spesso calcolati dagli istituti bancari, per assi- to delle attività.
curarsi della salute economica della clinica ed autorizzare
per esempio nuovi prestiti. MLG
x 100
4.2.1 - Il Margine Lordo di Gestione (MLG) VA HT
Viene evidenziato in particolare nelle analisi condotte
sullo stato di salute finanziaria delle cliniche. 4.2.2 - La redditività netta
La formulazione e l’impiego del MLG si possono pre- Utile netto
sentare nel modo seguente: x 100
VA HT
FORMULAZIONE DEL MLG
Dal VA al MLG
Esprime nel tempo l’evoluzione della capacità della cli-
vendite - acquisti effettuati = margine commerciale nica di realizzare degli utili. Seguirà un esempio di riduzio-
- oneri esterni = valore aggiunto ne nella dichiarazione modello 2035, per analizzare le infor-
- imposte - spese per il personale - contributi personali = MLG mazioni che se ne possono trarre:

INDICE 2003 2002 2001

(VA HT) n - (VA HT) n-1


x 100 5,22% 3,73% -1,25%
(VA HT) n-1

Vendite HT - Acquisti HT rivenduti


x 100 ? ? ?
Vendite HT

Altri Acquisti + Oneri esterni


x 100 17,33% 18,06% 17,82%
VA HT

Spese per il personale


x 100 19,64% 19,39% 20,94%
VA HT

Oneri finanziari
x 100 0,21% 0,03% 0,12%
VA HT

MLG
x 100 42,88% 42,42% 40,01%
VA HT

Utile netto
x 100 34,02% 35,17% 34,09%
VA HT

Acquisti
x 100 23,80% 23,68% 21,17%
VA HT
108 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

4.2.3 - La redditività delle attrezzature


Verrà qui fornito un esempio di calcolo di redditività per un’attrezzatura.

Attrezzatura: Ecografo Elekto GBM Codice: 99/2806


Data d’acquisto 28/06/99 Nuovo: Usato:
Costo dell’apparecchio: 295000 Contante: Prestito: Leasing:
Dettaglio del prezzo: Prezzo di catalogo: 410000Frs. Ottenuto a 345000 HT - ritiro del modello vecchio 50000.
Quindi pagato 295000 HT

Caratteristiche del finanziamento:


Ente: GE CAPITAL Tasso: Durata dell’ammortamento:
Rata mensile: 5695 Prima: 28/06/99 Ultima: 30/06/04

Caratteristiche dell’apparecchio:
Garanzia: Inclusa Fine: Costo:

Calcolo di redditività annuale: Giugno 99 - Giugno 2000

Costo fisso unitario:


materiale di consumo 1: 3 gel 315
materiale di consumo 2: 4 pistolet da biopsia 408
materiale di consumo 3: 0
compenso orario ASV (70,00 Frs/Ora) 0
altro 0
totale costo fisso unitario: 723

Costo annuale:
numero di casi:
x totale costo fisso x 723 = 723
rata mensile x 12: 68340
riparazione: 0
altro: 0
totale costo annuale: 69063

Incassi annuali: Eco 1 Eco 2 Eco 3 Eco 4 Eco ofta


numero di casi: 187 187 179 20 28 601
x prezzo di vendita 91,97 183,11 275,08 459,03 140,47 tariffe al 19/6/2000
totale incassi annuali: 17198,39 34241,57 49239,32 9180,6 3933,16
totale generale degli incassi: 113793

Redditività:
totale incassi annuali: 113793,04
totale spese annuali: 69063 Bilancio: 44730,04

Ognuno di questi indici consente quindi di valutare le variazioni di redditività della clinica da un anno all’altro, tentando di
fornirne una spiegazione. Ogni anno, i veterinari devono analizzarli in modo approfondito.

Indirizzo per la corrispondenza:


Fabrice Clerfeuille, DVM, Business MBA, Marketing MBA, Marketing PhD, Marketing Professor University of Nantes
Fabrice.clerfeuille@wanadoo.fr
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 109

Paziente orto-neurologico o neuro-ortologico?


Daniele Sebastian Corlazzoli
Med Vet, Roma

Pazienti neurologici e ortopedici sono spesso accompagna- ne dell’arto aumentata. Come in ortopedia, anche nella valuta-
ti da una medesima anamnesi: difficoltà nel movimento. zione di un paziente neurologico la localizzazione anatomica
Distinguere un paziente ortopedico da uno neurologico è es- del problema è essenziale.
senziale per poter attivare il corretto approccio diagnostico: Per prima cosa è necessario comprendere, tramite l’osser-
l’osservazione della deambulazione è un passo essenziale, a vazione dell’andatura, se il problema interessa un arto, un tre-
volte il principale. no, i quattro arti o un emisoma (i due arti sul medesimo lato).
Il paziente ortopedico è caratterizzato principalmente dalla La valutazione delle reazioni posturali e in particolare della
zoppia, ovvero dal dolore, più raramente da riduzione del mo- propriocezione serve a confermare il reperto dell’osservazione.
vimento come per esempio nelle contratture muscolari. Con l’esclusione dei pazienti con fratture di un arto o del ba-
Un paziente ortopedico non cade, non inciampa, non ha mo- cino, un paziente ortopedico ha una propriocezione normale.
vimenti eccessivi del treno posteriore, l’unico suo scopo è ri- In funzione dell’andatura e della valutazione della propio-
durre il carico sulla parte dolente e ridurne l’escursione. cezione siamo in grado di affermare se un problema interessa i
Un paziente neurologico al contrario presenta una debolezza 4 arti, il treno posteriore o un arto.
che lo obbliga ad assumere posizioni innaturali, una compromis- Un problema neurologico localizzato ai quattro arti può esse-
sione della coordinazione che può causargli movimeni eccessivi, re causato da lesioni cervicali (C1 T2) o da lesioni diffuse del si-
la tendenza a inciampare negli ostacoli o nei suoi stessi arti. Il stema nervoso periferico. Un problema localizzato al treno po-
primo passo consiste nell’identificare l’arto o gli arti colpiti. steriore è generalmente causato da una lesione posteriore a T2.
Nelle zoppie dell’anteriore il peso della testa viene caricato L’esame dei riflessi dei nervi spinali può aiutarci a compie-
sull’arto sano, la fase di protrazione dell’arto sarà inoltre ridot- re un passo in più nella localizzazione neuroanatomica.
ta sul lato dolente. Le zoppie sul posteriore sono spesso meno I riflessi spinali più attendibili sono il riflesso flessorio sull
evidenti e l’osservazione dell’andatura di lato è importante in treno anteriore e il riflesso flessorio e patellare sul treno poste-
quanto la diminuzione della fase di protrazione del passo può riore associati al riflesso perineale.
essere l’unica alterazione evidenziabile. Le lesioni spinali che coinvolgono i plessi cervicale (C6 T2)
L’osservazione del paziente mentre si siede è anche molto o lombare (L5 S2) possono causare una riduzione dell’ampiez-
importante, frequentemente il dolore al ginocchio si manifesta za dei riflessi spinali.
con una posizione seduta a ginocchio più esteso rispetto al con- Un paziente con paresi dei quattro arti, propiocezione alte-
trolaterale. Questo atteggiamento può essere associato anche a rata sui quattro arti, riflessi diminuiti sul treno anteriore e nor-
zoppie di tarso per quanto quest ultime siano sicuramente piu mali sul posteriore presenta una lesione spinale localizzata sul
rare in Medicina veterinaria. plesso cervicale (C6 T2).
Identificato l’arto è necessario localizzare il dolore. Un paziente con una presentazione simile ma con riflessi
A questo scopo si deve palpare attentamente ogni singola spinali mantenuti sul treno anteriore presenta una lesione spi-
articolazione valutando la presenza di ectasia dei fondi ciechi, nale localizzata nel tratto cervicale C1 C5.
crepitio o dolore all’esecuzione dei movimenti passivi, aumen- Pazienti con tetraparesi e diminuzione diffusa dei riflesi spi-
to di volume dell’articolazione. Ogni singola articolazione va nali a fronte di una sensibilità normale presentano lesioni diffu-
valutata singolarmente e confrontata con la controlaterale. se del sistema nervoso periferico.
Escluse le patologie articolari, si procede alla valutazione delle La valutazione della sensibilità dolorifica ha unicamente
ossa lunghe e quindi alla valutazione della dolorabilità musco- uno scopo prognostico ma abitualmente non contribuisce in
lare. Identificata la sede del dolore si prosegue con la scelta de- modo sostanziale alla localizzazione neuroanatomica.
gli esami collaterali più opportuni. Eccezionalmente un paziente neurologico può presentarsi
Alterazioni del movimento di origine neurologica sono rife- con zoppia. Patologie spinali con compressioni foraminali
ribili a lesioni cerebrali, spinali, o periferiche. possono causare una zoppia che trova la sua causa quindi a li-
I pazienti cerebrali hanno segni tipici (convulsioni, maneg- vello spinale e non nell’arto apparentemente dolente. È questo
gio, alterazioni del comportamento, alterazioni dei riflessi dei il caso delle compressioni discali lateralizzate o delle neopla-
nervi cranici) per cui sono abitualmente di facile identificazione. sie del plesso brachiale.
Pazienti con lesioni del midollo spoinale o del sistema ner- La distinzione tra paziente ortopedico e neurologico è un
voso periferico spesso hanno segni che possono essere confusi esercizio di buonsenso e di confrontro tra reperti oggettivi: l’e-
con segni ortopedici. Con l’eccezione di pazienti spinali pre- same dell’andatura è in assoluto l’aspetto più importante e trop-
sentati a causa esclusivamente di dolore cervicale o toraco lom- po spesso purtroppo il più trascurato nella attività pratica.
bare, i paziente neurologici presentano debolezza (paresi) o in- La localizzazione del dolore, la valutazione della proprioce-
coordinazione (atassia) o entrambe. zione quella dei riflessi spinali, completano la valutazione del-
Un paziente paretico assume posizioni che sono spesso in- l’andatura ma non possono sostituirla.
naturali a causa della difficoltà nel sorreggere il proprio peso.
Un paziente atassico dimostra speso la tendenza a inciampare Indirizzo per la corrispondenza:
nei suoi stesi arti o ad avere una fase di levata e/o di protrazio- Dr. Daniel Sebastian Corlazzoli - daniele.corlazzoli@fastwebnet.it
110 48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC

Anestesia in neurochirurgia
Federico Corletto
Med Vet, Cert VA, Dipl ECVA, MRCVS, Newmarket (UK)

L’anestesia di pazienti con problemi neurologici o sotto- sente all’interno del cranio. La scatola cranica, rigida, non è
posti a procedure diagnostiche e chirurgiche che coinvolgano in grado di accomodare aumenti del contenuto in modo effi-
il sistema nervoso centrale viene generalmente considerata ri- ciente e la pressione al suo interno aumenta molto rapida-
schiosa, molto spesso semplicemente per la poca confidenza mente una volta raggiunto un volume critico. Acepromazina,
che il medico veterinario ha nei confronti della materia. isoflorano e sevoflorane sono potenti vasodilatatori, pertan-
L’anestesia e la procedura devono essere pianificate ac- to possono favorire un aumento della pressione intracranica.
curatamente per ottimizzare la perfusione del sistema nervo- L’isoflorano ed il sevoflorane hanno un effetto vasodilatato-
so centrale e minimizzare le possibili complicazioni perio- re dose-dipendente, significativo soprattutto per concentra-
peratorie. zioni maggiori di 1 MAC, oltre le quali possono compro-
È ben noto che gli anestetici generali interferiscono con mettere il normale autocontrollo della perfusione cerebrale e
la funzione del SNC, tuttavia meno conosciuti sono i loro ef- sembra che la compromissione dell’autoregolazione indotta
fetti sul metabolismo e sulla perfusione cerebrale. La note- dal sevoflorane sia meno marcata rispetto a quella indotta
vole riserva funzionale dei pazienti sani consente di fronteg- dall’isoflorano. L’alotano altera la reattività alla CO2 e l’au-
giare adeguatamente transitori fenomeni di ipoperfusione o toregolazione della perfusione cerebrale; diminuisce, inoltre,
una moderata diminuzione dell’efficacia dei sistemi di auto- la portata cardiaca, pertanto è controindicato nel manteni-
regolazione, mentre in pazienti con problemi neurologici la mento dell’anestesia in pazienti neurochirurgici. Gli agenti
limitata capacità di compensare la diminuzione della perfu- anestetici inalatori, a causa della loro azione vasodilatatrice,
sione del SNC può avere effetti disastrosi. L’ischemia di par- possono ridurre la reattività alle variazioni della PaCO2 e
ti del SNC può manifestarsi come transitorio deficit neuro- quindi anche gli effetti benefici dell’ipocapnia. Il propofol,
logico, cecità, coma, oppure arresto cardiorespiratorio. Que- somministrato in infusione per mantenere l’anestesia, pre-
ste considerazioni valgono tanto per le patologie intracrani- serva la reattività alla CO2 e l’autocontrollo cerebrale.
che quanto per quelle del midollo spinale, ma anche per il L’aumento della pressione intracranica si oppone alla
paziente epilettico o per quello a rischio di crisi convulsive perfusione cerebrale, riducendola. L’organismo cerca di ri-
postanestetiche perché sottoposto a mielografia. pristinare la perfusione cerebrale aumentando la pressione ar-
Il sistema di autoregolazione della perfusione del SNC teriosa e determinando una bradicardia riflessa. Questa com-
garantisce un ottimale accoppiamento tra perfusione e fabbi- plessa risposta è denominata riflesso di Cushing (bradicardia
sogno metabolico all’interno di un intervallo di pressione ar- ed ipertensione per opporre un aumento della pressione in-
teriosa media compreso tra circa 60 mmHg e 140 mmHg. Al tracranica) e, entro certi limiti, può migliorare la perfusione
di fuori di quest’intervallo, la perfusione diventa dipendente cerebrale, sebbene contribuisca ad un ulteriore aumento di
in modo diretto dalla pressione arteriosa. L’autoregolazione essa. Se la perfusione non viene ripristinata, il meccanismo
è garantita da variazioni dello stato contrattile della musco- diventa autosostenuto e non ha più funzione protettiva.
latura liscia delle arterie che vascolarizzato il SNC in rela- L’aumento della pressione intracranica, oltre a compro-
zione alla pressione arteriosa (controllo miogenico, effetto mettere la perfusione cerebrale (Pressione di perfusione =
Bayliss). La liberazione di prodotti del metabolismo (ADP, pressione arteriosa - ICP), può determinare l’erniazione di
potassio, protoni) e l’adenosina adeguano la perfusione al- parte del SNC, comprimendo i centri midollari deputati alla
l’attività metabolica locale. La muscolatura della parete dei regolazione della funzione respiratoria e cardiocircolatoria.
vasi nel SNC, inoltre, altera il proprio tono in risposta a va- Clinicamente l’aumento della pressione intracranica si
riazioni della pressione parziale della CO2, pertanto una mo- manifesta con depressione (fino al coma), deficit dei nervi
derata ipocapnia può transitoriamente diminuire l’ICP (Pres- cranici (esempio anisocoria, lenta o assente risposta pupilla-
sione Intracranica) inducendo vasocostrizione, mentre l’i- re), ipertensione e bradicardia (riflesso di Cushing), rigidità
percapnia ha effetto vasodilatatore ed aumenta la pressione ed opistotono, arresto respiratorio e cardiocircolatorio. È im-
intracranica. L’effetto della CO2 è transitorio poiché l’acido- portante identificare i segni della diminuzione della perfu-
si e l’alcalosi respiratorie vengono rapidamente corrette dal- sione cerebrale, in modo da consentire un intervento tempe-
la componente metabolica. L’eccessiva iperventilazione de- stivo. Lo stato del sensorio e la funzione dei nervi cranici de-
ve essere evitata, poiché può determinare un’eccessiva vaso- vono essere monitorati in modo sistematico nel periodo pe-
costrizione e compromettere la perfusione cerebrale. rioperatorio, qualora si sospetti una compromissione della
I farmaci con azione vasodilatatrice inibiscono la com- perfusione cerebrale.
ponente miogenica dell’autoregolazione e, a causa della va- La perfusione cerebrale può essere compromessa da con-
sodilatazione, possono aumentare la quantità di sangue pre- dizioni patologiche quali la presenza di lesioni occupanti
48° Congresso Nazionale Multisala SCIVAC 111

spazio (neoplasie, emorragia) e l’edema cerebrale. Il tessuto mg/kg/min), ma possono essere usati anche agenti inalatori
neoplastico e, in generale quello patologico, non presenta un in basse concentrazioni (< 1 MAC). Nel gatto il manteni-
normale autocontrollo ed una normale reattività alla PaCO2. mento con propofol è relativamente controindicato, pertan-
L’ipocapnia determina una diminuzione della perfusione del to l’anestesia può essere mantenuta con sevoflurane. Il pro-
tessuto sano adiacente la neoformazione piuttosto che nella tossido d’azoto predispone al pneumoencefalo ed aumenta
neoplasia. L’effetto benefico di questa manovra deriva dalla la pressione intracranica, pertanto è controindicato. L’anal-
diminuzione della pressione intracranica che può favorire la gesia può essere conseguita somministrando in infusione
perfusione cerebrale nel cervello sano. In presenza di aree oppioidi ad azione breve ed ultrabreve (alfentanil 0.5-1
ischemiche, la vasocostrizione nel tessuto normale adiacen- µg/kg/min, remifentanil 0.1-0.2 µg/kg/min). Il fentanyl può
te favorisce la perfusione del tessuto precedentemente ipo- accumularsi significativamente se infuso per più di 1-2 ore
perfuso (effetto “Robin Hood”). e determinare depressione della ventilazione dopo il risve-
La somministrazione di agenti con azione osmotica glio. La somministrazione di potenti oppioidi in infusione
(mannitolo, 0.2-1 g/kg, IV lentamente in 15-20 minuti) ri- consente di stabilizzare il sistema cardiocircolatorio, evita
duce il volume intravascolare e dell’interstizio cerebrale e risposte ipertensive causate dalla stimolazione chirurgica e
quindi la pressione intracranica. Il mannitolo, inoltre, sem- riduce la dose di propofol somministrata per mantenere l’a-
bra migliorare la perfusione cerebrale attraverso una altera- nestesia.
zione della viscosità del sangue. Gli steroidi sembrano ave- - Ventilazione controllata a partire da immediatamen-
re un effetto benefico nel trattamento dell’aumento della te dopo l’induzione dell’anestesia, mantenendo una lieve
pressione intracranica causato dall’edema cerebrale con ori- ipocapnia (PaCO2 4 kPa, 30 mmHg). Se necessario devono
gine citotossica. Sono impiegati, inoltre, prima di interveni- essere usati agenti miorilassanti non depolarizzanti (vecu-
re chirurgicamente sul cervello e, talvolta, sul midollo spi- ronio, atracurio, cisatracurio) per favorire il controllo della
nale, per ridurre la risposta infiammatoria conseguente al- ventilazione. Il grado di paralisi deve essere, in questo caso,
l’insulto chirurgico. Gli steroidi comunemente impiegati so- valutato in modo accurato, per assicurarsi che la funzione
no il metilprednisolone sodio-succinato ed il desametasone. neuromuscolare sia completamente riguadagnata prima di
La decisione di somministrare questi farmaci deve essere risvegliare il paziente. Nella fase postoperatoria l’adeguatez-
presa dopo averne considerato i possibili effetti collaterali za della funzione ventilatoria del paziente deve essere valu-
(immunosoppressione, lesioni gastroenteriche) e prendendo tata in modo accurato.
misure atte a limitarli (ad esempio somministrazione di ga- - Attento posizionamento del paziente, evitando la
stroprotettori). compromissione del drenaggio giugulare e mantenendo la
Le fondamentali misure pratiche impiegate per prevenire testa leggermente elevata rispetto al corpo (ciò favorisce il
e controllare le complicazioni in neuroanestesia verranno di ritorno venoso).
seguito elencate. - Mantenimento della pressione arteriosa all’interno del
- Acepromazina e crisi convulsive. Sebbene non esi- range di autocontrollo, meglio ancora se la pressione arte-
stano studi in condizioni controllate che determinino l’effet- riosa media è mantenuta nel range 80-100 mmHg. Il moni-
to proconvulsivante dell’acepromazina alle dosi comune- toraggio della pressione deve essere di tipo diretto nelle pro-
mente impiegate, questo farmaco rimane controindicato in cedure intracraniche e nella chirurgia più invasiva a carico
pazienti a rischio di crisi convulsive. L’acepromazina, inol- della colonna vertebrale. La somministrazione di potenti op-
tre, a causa della sua lunga durata d’azione, impedisce di ef- pioidi previene risposte cardiocircolatorie (tachicardia, iper-
fettuare un esame neurologico immediatamente al risveglio tensione) durante la procedura.
dall’anestesia. - In caso di chirurgia intracranica, somministrare ste-
- Evitare di somministrare sedativi e tranquillanti, roidi e mannitolo prima dell’apertura della volta cranica.
se possibile. La premedicazione, se necessaria, può essere Ciò previene l’edema cerebrale determinato dalla stimola-
effettuata con basse dosi di oppioidi agonisti, evitando di ri- zione meccanica del tessuto operata dal chirurgo.
correre alla morfina, che può indurre vomito, causando un - Monitoraggio intraoperatorio: ECG, pressione arte-
improvviso aumento della pressione intracranica. riosa invasiva, pressione venosa centrale, capnografia, pul-
- Induzione dell’anestesia con agenti che riducono la sossimetria, emogas arteriosi, produzione di urina, tempera-
pressione intracranica e diminuiscono il metabolismo ce- tura, monitoraggio della paralisi neuromuscolare (se neces-
rebrale (propofol o tiopentale). La ketamina è controindica- sario).
ta, perché può aumentare la pressione intracranica e non di- - Assicurarsi che, al termine della procedura, il pazien-
minuisce il metabolismo cerebrale. te venga risvegliato in un ambiente tranquillo, dopo aver
- Evitare risposte (tosse, tachicardia, ipertensione) du- ripristinato la normotermia ed essere sicuri che la funzione
rante l’intubazione orotracheale. La tosse può aumentare ventilatoria e neuromuscolare siano normali. Può essere in-
drammaticamente la pressione intracranica. Prima di intuba- dicato, soprattutto dopo interventi maggiori, mantenere il
re la profondità dell’anestesia deve essere adeguata. La lido- paziente addormentato per qualche ora, per garantire un ri-
caina (1 mg/kg IV), somministrata prima dell’induzione del- sveglio tranquillo.
l’anestesia, sembra ridurre la risposta all’intubazione orotra- - Se indicato, somministrare anticonvulsivanti prima
cheale. della procedure ed iniziare (o continuare) una terapia anti-
- Mantenimento dell’anestesia con agenti che non alte- convulsivante con fenobarbitale dopo il risveglio. L’impiego
rino significativamente la reattività alla CO2 e l’autocontrol- di antibiotici per via endovenosa deve essere valutato consi-
lo. L’agente ideale, in questo, caso è il propofol (0.1-0.5 derando il tipo di procedura effettuata.
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- Dopo il risveglio valutare ad intervalli regolari la fun- battiti/minuto possono essere tollerate nel cane, se non asso-
zione dei nervi cranici e lo stato del sensorio. Il diametro ciate ad ipotensione o blocco atriventricolare di II grado tipo
pupillare e la reattività della pupilla possono essere facil- 2 di Mobitz. In caso di necessità può essere ridotta la velo-
mente controllati in tutti i pazienti. Dopo la chirurgia a cari- cità di infusione degli oppiodi.
co della colonna vertebrale valutare la risposta al dolore e, in - Ipertensione arteriosa durante l’anestesia. Può esse-
caso di interventi a carico della colonna cervicale, monitora- re controllata aumentando la quantità di oppioidi e propofol
re il pattern respiratorio. infusi, se causata da una risposta del sistema simpatico alla
- Fluidoterapia. Devono essere evitati i fluidi conte- stimolazione chirurgica. Non va trattata con vasodilatatori
nenti glucosio (predispone al metabolismo anaerobio in ca- (acepromazina o nitroprusside), ma con sostanze che mi-
so di ischemia cerebrale e peggiora il danno ischemico). La gliorino la perfusione cerebrale se si sospetta che sia causa-
soluzione di Ringer è lievemente ipotonica e favorisce l’au- ta dall’aumento della pressione intracranica. Nella chirurgia
mento del volume cerebrale. La soluzione fisiologica non della colonna vertebrale l’ipertensione può essere efficace-
presenta particolari controindicazioni, se non quella di non mente trattata aumentando la profondità dell’anestesia con
contenere potassio che, comunque, può essere aggiunto (10- agenti inalatori o somministrando propofol.
20 mmol/l) per evitare l’insorgenza di ipopotassiemia. Gli - Risveglio di pessima qualità. Dopo la chirurgia a ca-
elettroliti devono essere monitorati regolarmente per ricono- rico della colonna vertebrale è solitamente causato da un’i-
scere precocemente complicazioni quali ipernatriemia ed nadeguata analgesia. Viene prevenuto somministrando op-
ipokaliemia. pioidi prima del risveglio ed infondendo oppioidi (morfina
Le più comuni complicazioni incontrate sono di seguito 0.1-0.2 mg/kg/h) nell’immediato postoperatorio. L’infusione
elencate. di medetomidina (1-2 µg/kg/h) consente di sedare adeguata-
- Crisi convulsiva al momento dell’induzione dell’a- mente il paziente, ma al tempo stesso non compromette la
nestesia, durante l’anestesia o dopo il risveglio. La crisi sua capacità di alimentarsi e non compromette l’esecuzione
deve essere controllata con diazepam. In caso si sospetti sia di un esame neurologico. La qualità del risveglio dopo chi-
stata causata da un mezzo di contrasto, posizionare il pa- rurgia intracranica viene migliorata evitando di risvegliare il
ziente con la testa in posizione elevata, inclinando il tavolo. paziente immediatamente dopo la procedura, mantenendolo
In caso di mancata risposta al diazepam, si può sommini- addormentato per 1-2 ore dopo il termine della chirurgia in-
strare pentobarbitale oppure propofol. I sistemi cardiocirco- tracranica. Nel frattempo i parametri vitali vengono stabiliz-
latorio e respiratorio devono essere supportati adeguatamen- zati ed il paziente viene riscaldato. L’infusione di oppioidi
te (pressione arteriosa, ossigenazione, ventilazione). Even- può essere terminata con la chirurgia, lasciando all’organi-
tuali aritmie cardiache possono essere trattate con lidocaina smo il tempo di metabolizzarli adeguatamente ed evitando di
(se ventricolari) o β bloccanti se sopraventricolari. incontrare depressione ventilatoria al momento del risveglio.
- Ipertensione intracranica dopo l’induzione dell’a- Il tubo orotracheale deve essere rimosso prima che il pa-
nestesia ed erniazione del contenuto cerebrale. Le misure at- ziente possa tossire, ma non prima che possa mantenere ade-
te a controllare questa complicazione potenzialmente letale guatamente le vie aeree. La dose di propofol può essere gra-
sono la ventilazione assistita e la somministrazione di man- dualmente ridotta, fino a quando il paziente non riprende la
nitolo e steroidi, seguiti se necessario dalla decompressione ventilazione spontanea. Quando questa è giudicata soddisfa-
chirurgica. cente, l’infusione di propofol può essere interrotta e circa
- Emorragia durante la procedura. È consigliabile di- 10-15 minuti dopo il paziente sarà sufficientemente sveglio
sporre di un donatore di sangue in caso di necessità. Questo per essere stubato. Prima di rimuovere il tubo può essere
vale per procedure intracraniche, chirurgia della colonna somministrata lidocaina (1 mg/kg IV), per prevenire tosse e
cervicale e, in generale, tutti i tipi di chirurgia per rimuove- una stimolazione cardiocircolatoria indesiderata.
re neoformazioni ben vascolarizzate. - Demenza dopo il risveglio. È la complicazione più
- Instabilità cardiocircolatoria. Solitamente dipende frequente dopo chirurgia intracranica. Può essere controllata
da un’inadeguata profondità dell’anestesia, come anche la evitando di stimolare eccessivamente il paziente. Talvolta
difficoltà a controllare la ventilazione. Le parti più dolorose può essere necessario somministrare tranquillanti ed, even-
dell’intervento sono l’accesso chirurgico e la ricostruzione tualmente, farmaci analgesici.
di muscoli e cute nella chirurgia intracranica. Nella chirurgia - Ipertensione arteriosa dopo il risveglio. Si manife-
della colonna vertebrale la rimozione di materiale discale da sta frequentemente dopo chirurgia intracranica ed insorge al-
una radice nervosa è uno stimolo transitorio difficilmente cune ore dopo il risveglio. Se non è associata ad un deterio-
controllabile, anche con dosi elevate di oppioidi. In queste ramento neurologico è probabilmente causata da dolore o
occasioni potrebbe essere necessario aumentare la dose di dalla presenza di sangue a livello peridurale. Dura solita-
oppioidi e propofol infusi. mente circa 6-12 ore e poi si risolve. La pressione arteriosa
- Erniazione del contenuto cerebrale dalla breccia media deve essere monitorata con l’obiettivo di mantenerla
operatoria. È una complicazione potenzialmente disastrosa al di sotto di 140 mmHg (limite superiore del range di auto-
e richiede la somministrazione di mannitolo, steroidi e l’i- regolazione). Per controllare l’ipertensione possono essere
perventilazione. somministrati β bloccanti (che limitano anche il vasospasmo
- Bradicardia conseguente l’infusione di oppioidi. cerebrale), bloccanti del canale del calcio, oppure, in caso di
Normalmente non è necessario somministrare anticolinergi- necessità, piccole dosi di agenti vasodilatatori. In questi ca-
ci, che potrebbero indurre ipertensione ed aumento della si, tuttavia, esiste il rischio che l’ipertensione si manifesti
pressione intracranica. Frequenze cardiache fino a 45-50 nuovamente al termine della terapia.
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- Deterioramento neurologico. Come già descritto, i - Embolia gassosa. È una rara complicazione intraope-
riflessi dei nervi cranici e lo stato del sensorio del pazien- ratoria, ma può essere letale se non riconosciuta in tempo. In
te devono esser monitorati ad intervalli regolari dopo il ri- caso di cospicua emorragia dai seni venosi cerebrali o verte-
sveglio. In caso di deterioramento neurologico può essere brali, la pressione venosa può diventare subatmosferica e fa-
somministrato mannitolo (e/o steroidi), in quanto la più vorire l’aspirazione di aria. L’aria si accumula nel cuore de-
probabile causa del quadro clinico osservato è l’ipertensio- stro e nell’arteria polmonare determinando prima un’altera-
ne intracranica. È necessario assicurarsi, tuttavia, che la zione del rapporto tra ventilazione e perfusione, poi iperten-
ventilazione sia adeguata (normocapnia) e che la pressione sione polmonare ed insufficienza cardiaca acuta. La patolo-
arteriosa sia all’interno del range di autoregolazione, altri- gia può essere riconosciuta identificando le bolle d’aria nel-
menti le misure prese non saranno efficaci. Se il paziente la cavità cardiaca con un ecografo oppure con uno stetosco-
non risponde adeguatamente, può essere necessaria l’ese- pio esofageo. Quando l’embolia ha raggiunto un volume si-
cuzione di indagini diagnostiche (risonanza magnetica nu- gnificativo, induce desaturazione dell’emoglobina e diminu-
cleare o tomografia assiale computerizzata) ed, eventual- zione della CO2 espirata dal paziente. Successivamente in-
mente, un nuovo intervento chirurgico. L’ipertensione in- duce una insufficienza cardiocircolatoria acuta.
tracranica può essere causata da edema cerebrale postope-
ratorio oppure da un’emorragia.
- Inappropriata diuresi ed alterazioni dell’equili- Riferimenti bibliografici e letture consigliate
brio elettrolitico. Disordini comunemente incontrati dopo
la chirurgia intracranica sono la poliuria e l’ipernatriemia. Power I, Kam P. Principles of physiology for the anaesthetist. Ed. Arnold,
Solitamente sono transitori (alcuni giorni) e sono causati London 2001.
Aitkenhead AR, Smith G. Textbook of anaesthesia. Ed. Churchill Living-
da diabete insipido centrale, somministrazione di steroidi e stone, London 1998.
diuretici, infusione di oppioidi e di fluidi ricchi di sodio. Matta B, Turner J, Menon D. Textbook of neuroanaesthesia and critical ca-
Nel postoperatorio può essere somministrata soluzione di re. Ed. Greenwich Medical Media Limited. 2000.
Ringer o elettrolitica bilanciata, appropriatamente integra- Raisis AL, Leece EA, Platt SR, Brearley JC (2001). An intravenous anae-
te con potassio. È consigliabile monitorare la produzione di sthetic technique used during canine craniectomy. Atti del 45° Con-
gresso della BSAVA, 4-7 Aprile 2001, p. 642.
urina in relazione alla somministrazione di fluidi, nonché Leece E.A., Raisis A.L., Corletto F., Brearley J.C.(2003). Sevoflurane and
gli elettroliti e l’equilibrio acido-base per qualche giorno intravenous alfentanil infusion for anaesthesia in cats with raised in-
dopo l’intervento. tracranial pressure. Atti dell’8th World Congress of Veterinary Anae-
- Megaesofago. Il megaesofago è una complicazione sthesia, 16-20Settembre 2003, Knoxville, Tennessee (USA), 156.
Garosi LS, Penderis J, Brearley MJ, Brearley JC, Dennis R, Kirkpatrick PJ.
incontrata talvolta dopo la chirurgia a livello della fossa
(2002) Intraventricular tension pneumocephalus as a complication of
posteriore (cervelletto). Deve essere identificato ed il pa- transfrontal craniectomy. A case report. Veterinary Surgery, 31, 226-31.
ziente trattato in modo da evitare il rigurgito e la polmoni-
te ab ingestis.
- Pneumoencefalo. È una complicazione rara, ma che
richiede tempestivamente un secondo intervento chirurgico Indirizzo per la corrispondenza:
per drenare l’aria e decomprimere il cervello. Può conse- Federico Corletto c/o Animal Health Trust
guire al passaggio attraverso i seni frontali durante l’acces- Lanwades Park, Kentford, CB8 7UU, Newmarket, Suffolk, UK
so chirurgico. e-mail: fcorletto@yahoo.it
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Neuroplasticità, iperalgesia, wind up e dolore


Federico Corletto
Med Vet, Cert VA, Dipl ECVA, MRCVS, Newmarket (UK)

È ben noto da decenni che il dolore non è un’entità sin- mo livello la nocicezione diventa dolore che, per definizio-
gola, bensì un fenomeno complesso che interessa l’organi- ne, è un fenomeno che richiede la coscienza.
smo a diversi livelli. Il dolore acuto, per esempio, ha lo sco- A livello del corno dorsale del midollo spinale le regioni
po di iniziare riflessi deputati alla protezione dell’organi- periferiche dell’organismo sono rappresentate in maniera so-
smo, pertanto è ben localizzato, definito ed ha una compo- matotopica, pertanto possono essere individuati dei campi
nente emozionale limitata nel tempo. Il dolore infiammato- recettivi nei neuroni nocicettivi specifici nelle lamine super-
rio ha carattere differente, è sostenuto da meccanismi loca- ficiali del midollo spinale. Esiste un pool di neuroni, (WDR,
li periferici e dura più a lungo dell’insulto. Ben diverso è il wide dynamic range, ampio spettro dinamico, o multirecet-
dolore cronico, che altera lo stato di attivazione del sistema toriali), in grado di rispondere sia a stimoli nocivi che non,
nervoso centrale ed induce alterazioni dell’omeostasi fino a secondo l’entità della stimolazione in entrata nel midollo
determinare un significativo decadimento della qualità del- spinale. Questi neuroni possono essere reclutati per amplifi-
la vita del paziente. Da sintomo di malattia, il dolore divie- care e modulare il segnale ed hanno campi recettoriali più
ne malattia per se, in quanto rappresenta uno stato alterato ampi rispetto a quelli dei neuroni nocicettivi specifici. L’at-
del sistema nervoso centrale, in assenza di danno tessutale tivazione ed il reclutamento di tali neuroni determinano
vero e proprio. un’alterata percezione del dolore, con un allargamento della
Alla base di tale significativo cambiamento della perce- rappresentazione somatotopica dell’area interessata dall’in-
zione del dolore, fino allo sviluppo di un dolore autososte- sulto dolorifico.
nuto patologico, è la capacità del sistema nervoso centrale di La normale risposta del SNC al dolore è, come già intro-
riorganizzare i proprio sistemi di amplificazione ed inibizio- dotto precedentemente, l’attivazione di sistemi inibitori di-
ne del segnale, associata ad alterazioni dei recettori a livello scendenti, che modulano il segnale in entrata nel midollo
periferico, denominata neuroplasticità. spinale a livello del corno dorsale. L’esistenza di sistemi ini-
L’idea di un sistema nervoso centrale statico e passivo bitori serotoninergici, adrenergici ed oppioidi è ben nota e
nella componente sensoriale è, pertanto, superata, in favore viene utilizzata quotidianamente nella terapia del dolore.
di un modello in cui il sistema nervoso centrale è in grado di La persistenza dello stimolo in entrata non determina,
processare lo stimolo a livello subcorticale, amplificandolo come ci si potrebbe aspettare, un aumento dell’attività dei
fino a trasformare un fenomeno protettivo –il dolore acuto- sistemi inibitori, piuttosto induce una maggiore amplifica-
in un evento patologico, il dolore cronico. Ciò è evidente sin zione del segnale. Il recettore NMDA per il glutammato co-
dal 1965, quando è stata ipotizzata l’esistenza di un sistema stituisce un elemento essenziale per l’attivazione dei mec-
di modulazione del dolore. canismi che determinano l’amplificazione del dolore a li-
Il dolore inizia come nocicezione, l’attivazione di recet- vello del midollo spinale (iperalgesia secondaria e sensi-
tori a livello periferico. Anche a questo livello la risposta bilizzazione centrale).
dell’organismo è dinamica. Se il dolore persiste, vengono at- Il recettore NMDA per il glutammato è peculiare poiché
tivati recettori normalmente quiescenti ed aumenta la sensi- per la sua attivazione richiede la contemporanea presenza di
bilità del pool generale dei recettori deputati a percepire gli eventi pre e postsinaptici. Normalmente il recettore è quie-
stimoli nocivi. Le prostaglandine ed altri mediatori infiam- scente ed il suo canale è bloccato da uno ione magnesio
matori (sostanza P, istamina, bradichinina, serotonina, TNF, (blocco voltaggio dipendente). In questa condizione il glu-
noradrenalina, protoni, NGF) esercitano un ruolo fondamen- tammato liberato nello spazio sinaptica non riesce a stimola-
tale nell’iniziare e sostenere il fenomeno denominato ipe- re il recettore. La persistente depolarizzazione della cellula
ralgesia primaria. La parte colpita dall’insulto e quelle im- postsinaptica ad opera del glutammato stesso su recettori
mediatamente adiacenti diventano più sensibili agli stimoli AMPA e kainato, determina lo spostamento dello ione ma-
dolorifici ed anche stimoli al di sotto della soglia dolorifica gnesio dal canale del recettore NMDA, attivandolo e ren-
diventano dolorosi. Le modalità di intervento terapeutico a dendolo sensibile alla stimolazione del glutammato. L’atti-
questo livello sono numerose, vanno ricordati i FANS, gli vazione del recettore NMDA determina un aumento del cal-
oppioidi ed i cannabinoidi. cio intracellulare (influsso attraverso il canale aperto e libe-
La persistenza dello stimolo dolorifico non adeguata- razione dalle riserve intracellulari) e quindi dell’eccitabilità
mente controllato determina l’invio di una continua serie di della cellula, oltre che aumentare l’attività delle kinasi cito-
impulsi al corno dorsale del midollo spinale, ove il segnale plasmatiche. L’attivazione del recettore NMDA per il glu-
viene modulato localmente e da vie discendenti, quindi in- tammato è l’evento fondamentale per consentire la somma-
viato al talamo ed alla corteccia cerebrale. Solo a quest’ulti- zione temporale degli stimoli, o wind up, che si manifesta
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già dopo poche ore di persistenza della stimolazione. compressione cronica di un nervo a livello del forame inter-
L’attivazione del recettore NMDA è legata anche all’ini- vertebrale. Il dolore causato risponde in modo poco soddi-
zio di fenomeni di trascrizione nucleare, iniziati dall’attiva- sfacente alle terapie analgesiche convenzionali ed è alta-
zione delle kinasi, che determinano una radicale mutazione mente invalidante.
dell’attività nel sistema nervoso centrale. Tra i prodotti di ta- Infine, non necessariamente né classicamente considerati
le attività trascrizionale, va ricordato il protoncogene c-fos, nella neuroplasticità, ma importantissimi dal punto di vista
che è un marker di sensibilizzazione centrale. La funzione clinico, devono essere menzionati gli effetti del dolore croni-
del gene c-fos non è ancora chiara, ma sembra possa con- co sugli apparati cardiocircolatorio (ipertensione, tachicardia,
trollare l’attivazione di altri sistemi di produzione di neuro- aumento del consumo di ossigeno), respiratorio (diminuzione
peptidi. A tale proposito una caratteristica interessante dei della clearance mucociliare, ipoventilazione), gastrointestina-
fenomeni neuroplastici che avvengono nel corno dorsale del le (anoressia, ipodipsia), neuroendocrino (ipercortisolemia),
midollo spinale è l’alterazione della produzione di neurotra- immunitario (depressione, ritardo della cicatrizzazione), mu-
smettitori: il dolore che persiste per diversi giorni determina scoloscheletrico (ridotta mobilità) e, non ultimo in importan-
l’aumento della produzione da parte dei terminali in entrata za, comportamentale (ridotta interazione, aggressività).
nel midollo di neurotrasmettitori con azione pronocicettiva Il dolore cronico e neuropatico, come gia detto, risponde
(sostanza P, neurokinine, prostaglandine, tirosina kinasi, in modo poco soddisfacente agli analgesici convenzionali
CGRP) e dei loro relativi recettori. L’effetto finale dell’alte- (FANS, oppioidi), pertanto qualora il paziente non dimostri un
razione della produzione e della liberazione di neurotra- significativo miglioramento della condizione clinica, si può ri-
smettitori e della riorganizzazione delle sinapsi nel corno correre a terapie meno “convenzionali”, quali la somministra-
dorsale del midollo spinale è un dolore autosostenuto, afina- zione di bloccanti del recettore NMDA (ketamina, destrome-
listico, che si estende oltre l’area dell’insulto primario e non torfano), la gabapentina (registrata per il trattamento del dolo-
che persiste oltre la durata dell’insulto. Per scatenare questi re neuropatico in medicina umana), oppure l’infusione di li-
eventi il dolore deve estendersi per molti giorni o settimane. docaina, che stabilizza le membrane cellulari. Considerando
Il recettore NMDA interagisce anche con la modulazione le conoscenze attuali ed i farmaci disponibili, l’approccio me-
del dolore esercitata dagli oppioidi. L’aumento del calcio in- no convenzionale dovrebbe essere riservato, a mio avviso, ai
tracellulare legato all’attivazione del recettore NMDA attiva pazienti che ne possano derivare il massimo beneficio, piutto-
enzimi proteina-kinasi che alterano lo stato di fosforilazione sto che non riscontrare alcun beneficio e dedurre che tali tera-
del recettore per gli oppiacei, determinando tolleranza. È pro- pie non debbano essere utilizzate. Per ora il miglior modo di
babilmente per questo motivo che il dolore cronico risponde prevenire le modificazioni del SNC indotte dal dolore è una
in modo poco soddisfacente alla terapia con oppioidi. La efficace analgesia locoregionale, eventualmente associata alla
somministrazione di oppioidi per il trattamento del dolore è somministrazione di FANS ed oppioidi.
in grado, in modo simile, di attivare le stesse kinasi e quindi
diminuire l’efficacia del trattamento analgesico. Il metadone
sembra differenziarsi dagli altri oppioidi in quanto è in grado Bibliografia
di attivare il recettore per gli oppioidi (OR3), ma allo stesso
tempo blocca il recettore NMDA, ritardando l’insorgenza Flecknell P, Waterman-Pearson A. (2000) Pain management in animals. WB
Saunders, Londra
della tolleranza. Il fascino teorico di questo concetto diviene
Loeser J.D. (2003) Bonica’s Trattamento del dolore. Antonio Delfino Edi-
interesse pratico nel momento in cui si considera che l’infu- tore, Roma
sione di oppioidi potenti (fentanyl, remifentanil) determina Petersen-Felix S., Curtarolo M. (2002) Neuroplasticity- an important factor
l’insorgenza di tolleranza nel giro di alcune ore. in acute and chronic pain. Swiss Med Wkly; 132, 273-278
La riorganizzazione del midollo spinale determina, se Woolf CJ, Costigan M. (1999) Transcriptional and posttranslational plasti-
city and the generation of inflammatory pain. Proc Natl Acad Sci, 96,
non trattata, una riorganizzazione della corteccia cerebrale.
7723-7730.
È questo il caso del “phantom limb” o del dolore neuropati- Rabben T, Skjelbreb P, Oye I (1999) Prolonged anlagesic effect of ketami-
co determinato dal danneggiamento di un nervo periferico. Il ne, an NMDA inhibitor, in patients with chronic pain. J Pharmacol
nervo danneggiato va incontro a persistente depolarizzazio- Exp Ther, 289, 1060-1066
ne e determina alterazioni nel midollo spinale (allargamento Okamoto M et al (2001) Functional reorganization of the sensory pathways
in the rat spinal dorsal horn following peripheral nerve injury. J Phy-
dei campi recettoriali, sommazione temporale). Lo stesso
siol, 532, 241-250.
avviene a livello corticale, ove l’area che rappresenta la par-
te innervata dal nervo danneggiato si allarga progressiva-
mente ed il dolore si estende quindi ad aree adiacenti o, nel
caso dell’arto fantasma, inesistenti. Indirizzo per la corrispondenza:
Per valutare l’impatto clinico di tali fenomeni non è ne- Federico Corletto c/o Animal Health Trust
cessario chiedersi se gli animali manifestino la sindrome Lanwades Park, Kentford, CB8 7UU, Newmarket, Suffolk, UK
dell’arto fantasma, piuttosto è sufficiente pensare ad una e-mail: fcorletto@yahoo.it
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Caso dermatopatologico
Luisa Cornegliani
Med Vet, Milano

Antonella Vercelli
Med Vet, Ces Derm, Torino

Anamnesi: un gatto, di razza comune europeo, femmi-