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DISPENSA SULLE COSTELLAZIONI

FAMILIARI SISTEMICHE
AUTORE RONCHI DANIELE

danieleronchicounseling@yahoo.it

AGOSTO 2008

INTRODUZIONE

INDICE DEGLI ARGOMENTI:

1 IL MODELLO SISTEMICO.
1.1 IL PERCORSO DI BERT HELLINGER
1.2 IL SISTEMA E GLI ORDINI
1.3 LA COSCIENZA
1.4 IL CAMPO MORFOGENETICO
1.5 VITTIME E CARNEFICI E L’IMPORTANZA DELLA RICONCILIAZIONE
1.6 DINAMICHE ALLA BASE DELLA SOFFERENZA
1.7 TECNICHE PER INTEGRARE GLI ELEMENTI CHE CREANO SOFFERENZA

“La cosa più importante è che ho visto che dietro ad ogni comportamento, per quanto strano
possa sembrare, agisce l’amore. Anche dietro i sintomi che una persona manifesta, è sempre
l’amore che agisce. Per questo è decisivo che nella terapia si trovi il punto in cui si concentra
l’amore. Allora si è giunti alla radice e si trova anche la via che porta alla soluzione, poiché alla
soluzione si giunge sempre attraverso l’amore
Bert Hellinger

INTRODUZIONE

Svolgo l’attività di Insegnante da 15 anni.


Nel corso degli anni ho vissuto diverse esperienze nei campi della meditazione, delle relazioni
d’aiuto tramite lavori in comunità di malati di mente e nelle carceri, e sin dagli studi forensi avevo
particolarmente a cuore l’individuo, le ragioni della felicità così come della sofferenza.
Ho scelto di vivere in una comunità per malati di mente per un certo periodo della mia vita, nel
frattempo ho lavorato nel carcere di Rimini come insegnante di fotografia.
Osservavo incuriosito, col desiderio di capire, come gratitudine per il dono della vita possa
trasformarsi in disprezzo, come amor proprio possa divenire autodistruttività, come si possa
perseguire con lucida consapevolezza un destino tragico.
Ho visto più volte persone andare incontro ad un destino tragico con un sorriso, ma ho trovato le
prime risposte a questi comportamenti paradossali solo incontrando il pensiero di Bert hellinger e
gli insegnamenti di Attilio Piazza.
La meditazione mi ha dato gli strumenti per aggiungere ad un approccio intellettuale l’utilizzzo di
altre intelligenze: l’intelligenza del cuore, la qualità del silenzio come porta di accesso ad una
intelligenza universale, l’antica saggezza del corpo.
E sono profondamente grato al maestro Osho per avere creato centinaia di tecniche di meditazione
adatte all’uomo moderno unitamente al suo messaggio spirituale.
Il mio destino mi ha condotto ad entrare all’interno di un istituto Superiore a svolgere l’attività di
Insegnante.
Un posto di osservazione e interazione privilegiato
In tante occasioni non ho saputo quale comportamento assumere e come gestire le situazioni in
una maniera illuminata.
Prendevo atto che questi cosiddetti “ragazzi difficili”, avevano puntualmente alle spalle situazioni
familiari complesse, insuccessi scolastici , difficoltà di adattamento, ma non avevo gli strumenti
atti a comprendere le dinamiche ed a gestire le situazioni.
Nei rapporti con l’Istituzione scolastica mi rendevo parimenti conto di creare in me stesso
aspettative non consone ad un rapporto lavorativo.
Ma mancava a tutto ciò il tessuto connettivo, il legante, la metavisione che mi avrebbe consentito
di abbracciare tutto quanto con uno sguardo allargato, personale e fruibile.
Con la Scuola di Attilio Piazza ho trovato quello che cercavo.
Questa tesi conclusiva rappresenta il distillato di alcune delle abilità che ho acquisito ed affinato
con questo percorso, un racconto di come alcune visioni, paradigmi che conoscevo solo in linea
teorica, sono divenuti pratica quotidiana e modus vivendi.
I primi due capitoli sono una sintesi dei contenuti formali acquisiti all’interno del percorso ed il
redigerla è stata un occasione ulteriore di studio e razionalizzazione.
I capitoli terzo e quarto sono dedicati all’esperienza concreta.
Ringrazio Attilio Piazza per avermi passato il distillato prezioso della sua esperienza, e di averlo
fatto con amore; recentemente ho avuto occasione di ringraziarlo per l’amore che ispira il suo
insegnamento, la sua risposta fu “ Ti ringrazio e sono contento di condividere con te questa cosa,
l’amore, anche perché non appartiene a nessuno di noi due”.

1 Il MODELLO SISTEMICO.

Nel corso dell’ evoluzione dell’umanità diversi modelli di interpretazione della realtà si sono
succeduti modificando la percezione della realtà e la costruzione di senso dell’uomo sul reale.
Ad esempio un paradigma dominante sino all’inizio di questo secolo era la visione
meccanicistica della vita e delle leggi che regolano l’universo.
Una metafora in grado di esprimerla è la visione dell’universo come un enorme orologio, in cui
prevale un ordine ed ogni evento appare spiegabile, analizzabile, ripetibile.
Questo pensiero di basa sulla logica della causa-effetto, ad ogni azione corrisponde una
determinata reazione secondo un modello lineare di pensiero 1.
L’illuminismo, la fisica newtoniana, i fondamenti filosofici del pensiero occidentale sono alcuni
dei contributi a questo modello epistemologico.
Ma l’abbandono di determinati paradigmi ha dischiuso le porte dell’ umanità a nuovi scenari, e
nuove visioni della realtà hanno modificato la realtà stessa.
Dal contenuto, il focus dell’osservatore si è spostato sul processo di un dato evento.
Osservare un processo significa osservare parti che interagiscono, parti che interagiscono formano
un sistema e la sua osservazione implica un cambiamento radicale all’interno delle scienze
moderne.
Ad esempio il pensiero lineare di causa effetto non è applicabile all’analisi dei sistemi, in cui tutte
le parti sono interdipendenti, ed il meccanismo di comunicazione è circolare2.
Inoltre nella visione sistemica tutte le parti sono interdipendenti, l’individuo è formato da un
insieme di sottosistemi i che comunicano, come il sistema cardiocircolatorio con il sistema
immunitario.
Le metafore aiutano la comprensione dei modelli di pensiero che hanno caratterizzato un dato
periodo storico e l’evoluzione delle scienze in quel periodo, cosicché in ambito psicoanalitico la
teoria Freudiana concepisce la mente in maniera analoga alla meccanica dei fluidi e ad un modello
lineare , l’io è sottoposto alle pressioni dell’inconscio e del super io , i sogni ed in meccanismi
psichici fungono da valvola di compensazione3.

1
Zanardi A. Il linguaggio degli organi, teniche nuove 2001
2
Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. jaskson Pragmatica della comunicazione umana Astrolabio 1970
3
Rollo May – L’arte del consueling Astrolabio
La rivoluzione epistemologica introdotta dalla visione sistemica ha dato e sta dando tutt’ora nuovi
paradigmi che trovano delle metafore adeguate nelle conquiste più recenti della scienza e delle
arti.
Ad esempio la mente umana dal punto di vista sistemico assomiglia nel suo funzionamento ad un
ologramma, in cui una singola parte reca l’informazione relativa al sistema nel suo insieme4.
Per ciò che concerne la visione di Bert Hellinger, alcune metafore appropriate potrebbero essere la
visione del pianeta terra come un unico organismo vivente in cui gli individui sono connessi
attraverso legami sistemici ed in cui il cambiamento di un individuo influenza a cascata dapprima
il sistema familiare, poi il sistema del gruppo di appartenenza,ed a seguire del popolo, della
nazione, della razza.
Un'altra metafora utile è concetto di rete, di connessione, che non coinvolge esclusivamente
l’ambito dell’informatica, ma, attraverso la teoria dei campi morfogenetici, svela al ricercatore reti
esistenti tra gli individui che travalicano il concetto di distanza e di tempo.
La spinta all’innovazione tecnologica più recente, in cui troviamo quindi maggiore energia a
livello collettivo, è la possibilità di connettersi in maniera sempre più veloce ed affidabile,
aumentare la capacità di memoria individuale e collettiva, ampliare il flusso di dati sino al punto in
cui il concetto olografico si può estendere a tutti i personal computer:
D’altro canto la rete è nata alle origini proprio con questa intenzione, si basa sull’esigenza di
mantenere un sistema di comunicazione anche in caso di attacco atomico, e l’unica soluzione
possibile consiste nel non creare dei computer centrali. Ciascun computer è autonomo ed adempie
a tutte le funzioni, le riassume.

1.1 IL PERCORSO DI BERT HELLINGER

Bert Hellinger5 nasce nel 1925, e per i primi quaranta anni della sua vita svolge l’attività di
missionario e padre spirituale Gesuita, studia Filosofia, Teologia e pedagogia e si occupa di
gestire una scuola in africa, presso gli Zulù.
Successivamente abbandona l’ordine e si dedica allo studio della psicoterapia traendo dal periodo
precedente molti insegnamenti.
In particolar modo è stato influenzato dalla vicinanza con la cultura Zulù, notando che il rispetto
degli antenati e la pazienza sono caratteristiche insite nella cultura di questo popolo, e che
denigrare i propri genitori è impensabile per questa etnia.
Le conseguenze sono la mancanza di alcune delle nevrosi tipiche della cultura occidentale.
In qualche modo già da quelle osservazioni emerge uno dei punti cardini del pensiero di Bert
hellinger, l’importanza del rapporto con gli antenati e le conseguenze nella propria vita.
Ritornato in Europa, Hellinger decise di intraprendere una formazione psicoanalitica a Vienna, e si
interessò alla terapia primaria di Jarov.
Hellinger si rese conto che i sentimenti primordiali espressi nella terapia primaria riguardavano
nella maggior parte dei casi il rapporto genitori e figli, ma in altri i sentimenti espressi erano
incomprensibili, se non si considerava il fatto che essi potevano essere vissuti dal cliente ma non
appartenere a lui, bensì al sistema familiare.
Discostandosi dalla terapia primaria Bert Hellinger viene a contatto con l’analisi transazionale ed
il lavoro di Eric Bernie.
La ricerca dei copioni di vita dei clienti attraverso l’analisi dei modelli di fiaba, film o romanzo
che maggiormente hanno impressionato il cliente nella prima infanzia, evidenzia dei progetti di
vita nascosti, trasmessi dai genitori dai genitori ai figli attraverso messaggi verbali o non verbali.
A contatto con queste esperienze Hellinger si rese conto che i copioni di vita non dipendono
unicamente dai messaggi trasmessi dai genitori, ma anche da precisi avvenimenti all’ interno del
sistema famigliare. Hellinger aggiunge una prospettiva multigenerazionale al punto di vista di
Bernie. Da qui alla visione sistemica il passo e breve: la maggior parte dei problemi affrontati in
psicoterapia non sono determinati dallo sviluppo psicologico ma derivano dall’ identificazione con
i destini passati di altre persone. Un'altra tessera del puzzle fu la lettura del libro di Boszormenyi
Nagy dal titolo “Irretimenti invisibili”. Questo testo introduce il concetto della compensazione all’

4
Zanardi A. Il linguaggio degli organi, teniche nuove 2001
5
Shaker T. Guarire le malattie dell’anima, tecniche nuove 2006
interno dello sistema famigliare. Infine Hellinger ha imparato da Geffrey Zeig, Stephen Lankton
ed altri allievi di Milton, Erikson a cogliere cambiamenti del corpo spesso in contrasto con le
affermazioni consce dei clienti.

Ber Hellinger e psicoanalisi:


All’inizio la formazione di Bert Hellinger è stata psicoanalitica ma le diversità di visione l’hanno
presto condotto ad abbandonare il percorso.
Da questa esperienza hellinger riferisce di aver tratto giovamento dal concetto di transfert e dalla
gestione delle proiezioni.
Freud guardava all’inconscio intrapsichico mentre hellinger guarda all’inconscio collettivo ed alla
coscienza sistemica: Freud percepiva l’individuo come isolato e coinvolto nella gestione delle
proprie pulsioni, Hellinger osserva i movimenti dell’anima e li connette a qualcosa di più grande
dell’individuo.

Bert Hellinger e la Gestalt:


Pearls tende all’unità dell’individuo in un approccio olistico e così pure Hellinger tende all’unità
del sistema familiare.
Per entrambi l’approccio alla realtà è fenomenologico, orientato sul presente e su ciò che è, in cui
il reale prevale sulle interpretazioni del reale.
Le Gestalt aperte si chiudono attraverso l’inclusione delle parti del sé rimosse allo stesso modo del
sistema familiare rispetto agli esclusi
In entrambi i metodi le reazioni del corpo e la, presenza sono elementi fondamentali.

Ber hellinger e l’analisi transazionale


I copioni di vita teorizzati da Eric Berne sono stati la rivelazione illuminante per Bert Hellinger
che ha dato il via alle costellazioni familiari.
A questi Hellinger ha aggiunto il ruolo dell’irretimento e l’importanza del destino di tutti i membri
della famiglia. Questi destini influenzano anche il nostro in maniera profonda ed ineluttabile.
I copioni di vita da personali diventano anche transgenerazionali.
Nell’analisi transazionale si parla si simbiosi di secondo ordine quando è il piccolo ad occuparsi
del grande, Bert Hellinger approfondisce questo tema attraverso il fenomeno della
genitorializzazione.

Emozioni primarie ed emozioni secondarie sono l’analogo delle emozioni reali ed emozioni ricatto
nell’analisi transazionale.
Io preferisco parlare di dolore e amore come emozioni primarie e sofferenza come vasta gamma di
emozioni secondarie che servono ad allontanare amore e dolore, tra cui anche la rabbia.
Le emozioni primarie danno forza, coraggio e dignità, le emozioni secondarie rendono deboli,
sono teatralizzate, spingono chi assiste a queste manifestazioni a soccorrere.
La contaminazione in analisi transazionale spiega la perdita dei confini di identità personale e
l’assorbimento acritico delle esigenze genitoriali.
Hellinger estende e puntualizza questo principio attraverso il concetto di coscienza sistemica e
bisogno di appartenenza.

1.2 IL SISTEMA E GLI ORDINI

Bert Hellinger nutre un profondo rispetto per la famiglia ed il sistema familiare.


Il principio di appartenenza al proprio sistema familiare fa sì che nessuno possa essere escluso
dalla propria famiglia.
Ad un sistema appartengono non solo i consanguinei e di parenti in linea retta, ma anche tutti
coloro che hanno contribuito, anche in maniera accidentale al destino di uno o più membri di una
famiglia.
Ad esempio se si commette un omicidio, la vittima dell’omicidio resta legata alla famiglia del
carnefice e nel caso in cui questa venga esclusa il destino di qualche membro nelle generazioni
future è di rappresentarla.
In linea di massima tutti gli eventi che hanno a che fare col sangue versato sono importanti e
creano dei legami, per l’appunto, di sangue.
Siamo profondamente uniti, che lo vogliamo o meno alla nostra famiglia d’origine ed i contrasti
hanno delle conseguenze deleterie.
Ad esempio nel profondo di noi stessi noi siamo grati ai nostri genitori per la vita che è giunta a
noi attraverso di loro.
Contemporaneamente possiamo nutrire, a torto o a ragione, dei sentimenti di rancore, odio o
rabbia nei confronti dei nostri genitori.
Questa situazione conflittuale crea sofferenza.

PRIMO ORDINE
Principio di non-esclusione

Diventare adulti comporta l’accettazione del dono della vita così come l’abbiamo ricevuto
Per potere poi, liberi, compiere il proprio cammino.
Il sistema familiare è un legame profondo, inconscio, radicato con la sopravvivenza dell’individuo
e della specie.
Probabilmente questo legame si è creato quando eravamo organizzati in clan in cui la
sopravvivenza del singolo dipendeva totalmente dall’appartenenza al gruppo, ed una parte di noi
sottostà tutt’ ora a queste regole.
Per questo motivo l’appartenenza ad un sistema familiare ha a che fare con i legami di sangue e
con coloro che hanno fortemente influenzato il destino di una persona (v. appendice. Chi
appartiene ad un sistema familiare).
Il dono prezioso della vita non può essere separato dall’amore e dalla gratitudine, in primo luogo,
per coloro che in qualche modo sono entrati fare parte delle vicissitudini per cui siamo vivi, ora.
Tutti appartengono indistintamente al sistema familiare anzitutto nella linea di sangue, le
conseguenze delle esclusioni si ripercuotono sull’intero sistema che, seguendo regole proprie,
tenta di colmare la lacuna attraverso la rappresentazione dell’escluso attraverso un altro membro.
Il primo ordine che quindi incontriamo è:

NESSUNO MEMBRO DI UN SISTEMA FAMILIARE PUO’ ESSERE ESCLUSO.

Per questa ragione, ad esempio, i genitori adottivi non possono escludere i genitori naturali, i figli
morti non possono essere dimenticati, coloro che hanno commesso crimini o soffrono di problemi
psichici non possono essere esclusi, gli amori importanti precedenti al matrimonio vanno onorati.
Le esclusioni sono frequenti, non credo che ne esistano famiglie immuni nella nostra cultura.
L’idea che escludendo si possa rimuovere un emozione negativa è molto radicata ma questo non è
possibile, in profondità siamo connessi agli altri esseri umani , anche con coloro che vorremmo
escludere e dimenticare, anzi, proprio a causa della forza e della tensione creata dall’esclusione il
legame è ancora più forte.
L’illusione che escludendo si possa non sentire il dolore, la mancanza, la colpa o la vergogna è
molto diffusa nella mentalità collettiva e quindi ne siamo immersi.
Un cliente aveva avuto una relazione importante prima del matrimonio e questa relazione è stata
interrotta bruscamente da quest’ultimo, ferendo i sentimenti dell’altra persona attraverso un
esclusione, la figlia nata dalla nuova coppia rappresentava inconsapevolmente la fidanzata di papà
e provava sentimenti di rabbia ed esclusione. Questa persona esclusa va onorata perché ha lasciato
il posto, si è formata una nuova coppia da cui è nata la figlia. Dal punto di vista della figlia quindi
questa persona è importantissima ed i destini fortemente intrecciati: se lei non avesse lasciato il
posto la figlia non sarebbe mai nata.
Altri esempi li ritroviamo quando si analizzano i destini in membri della stessa famiglia di
generazione in generazione, destini che incarnano i ruoli degli esclusi; ad esempio l’esclusione dei
carnefici, incarnati dalle SS e perpetuata dagli ebrei a causa del troppo dolore e della rabbia,
determina nella generazione dei nipoti degli ebrei sterminati un atteggiamento simile nei confronti
del popolo palestinese: ghettizzazione, privazione del territorio, conquista, privazione di diritti ed
identità.
L’alternanza nel ruolo della vittima e del carnefice tramite esclusione dell’uno o dell’altro sta alla
base della perpetuazione delle guerre fratricide, delle faide, degli scontri razziali, delle questioni
etniche, della trasmissione della sofferenza da una generazione all’altra.
Quando vittime e carnefici si incontrano e guardano le vittime dell’una e dell’altra parte, oppure
possono guardarsi negli occhi, lo sguardo include tutto ciò in qualcosa di più grande, e l’umanità
refluisce in quel senso universale di appartenenza dell’uomo l’uno all’altro in quanto tale.
Un cliente lamentava un senso di profondo isolamento da tutti coloro che lo circondavano ed una
tristezza presente costantemente nel volto.
La madre aveva perso una figlia di pochi mesi, dopodiché era nato lui.
Di questa bambina non si parlava, non si sapeva dove era stata sepolta, talvolta si crede di poter
risolvere gli eventi molto dolorosi fingendo che non siano mai accaduti, ma ciò non funziona.
Nel sistema qualcun altro si farà carico di quel dolore, ed in genere sono i figli.
Da questa esclusione sono sorte due importanti conseguenze per il cliente:
Non poteva onorare la sorellina morta a pochi mesi, che aveva lasciato il posto a lui in quanto era
nato successivamente.
Portava il dolore della perdita di un figlio al posto dei genitori.
L’incontro con la rappresentante della sorellina ha sciolto quel senso di vuoto e solitudine che
aveva accompagnato tutta la vita del cliente, e quell’abbraccio trattenuto tutta la vita ha potuto
realizzarsi.
Dal punto di vista dell’anima apparteniamo tutti ad un'unica grande anima, quindi non ha
importanza che l’abbraccio si consumato con una rappresentante.

SECONDO ORDINE
Rispettare chi è arrivato prima

Un altro ordine dell’amore importante è la gerarchia attraverso cui siamo giunti a questa vita e, per
esteso, la gerarchia in cui siamo giunti in qualsiasi gruppo.
In funzione di questo ordine coloro che sono arrivati prima hanno il diritto di precedenza sugli
altri, e detta regola si applica in numerosi contesti e situazioni.
Ad esempio sul posto di lavoro gli ultimi arrivati in quanto tali vivono un periodo più o meno
lungo in cui il loro ruolo di ultimi viene sottolineato senza mezze misure, come ad esempio accade
per le matricole nei campus o per le reclute nel servizio militare.
Il rispetto per le persone più anziane si basa su questo principio ed in generale si applica in tutte le
gerarchie di età, ad esempio tra fratelli minori e maggiori, il maggiore ha più responsabilità e il
rispetto dei più piccoli è importante.
Ad esempio chi nella vita adulta si comporta da fratello maggiore non essendolo, dispensa consigli
ed impone opinioni sui fratelli maggiori, si trova in un posto che non è il suo e ciò comporta
sforzo.
Nel susseguirsi delle relazioni ed in caso di più matrimoni, il coniuge che subentra ad un altro, se
rispetta la relazione precedente ed è consapevole del fatto che è arrivata dopo, rispetta questo
ordine creando armonia e serenità
Questo ordine può esser così riassunto:

CHI E’ ARRIVATO PRIMA HA IL DIRITTO DI PRECEDENZA.

Una cliente si era appena sposata con un uomo divorziato. I rapporti con la prima moglie erano
pessimi e non mancavano scontri e litigi.
Le conseguenze erano difficoltà a vivere nella casa del marito già casa del precedente matrimonio,
un senso costante di rabbia e gelosia e timore di perdere il proprio compagno.
In questo caso il diritto di precedenza si applica onorando il passato del coniuge e rispettando il
fatto che la prima moglie è comunque importante e che proprio il suo lasciare il posto ha permesso
una nuova unione.
Nel caso in cui la precedente unione abbia generato dei figli il ruolo della prima compagna è ancor
più importante ed il legame più forte.
Un cliente era il secondogenito ma agiva da fratello maggiore, si sentiva lui il grande rispetto al
fratello primogenito.
Quando ci si sente superiori e si è fuori posto si è molto fragili in realtà, sono necessarie continue
conferme e la tendenza è a prevaricare senza spazio per ascoltare.
Nelle realtà aziendali manager neo-assunti, ultimi arrivati, occupano posti di potere all’interno
dell’azienda con il paradosso di trovarsi ai vertici della gerarchia dell’organico ma all’ultimo posto
in quanto ad ordine di arrivo nell’azienda.
In questi casi chi si comporta con arroganza, senza ascoltare ciò che hanno da dire i più anziani,
crea un situazione di forte disagio per tutti e non è in grado di operare al meglio per il bene
comune dell’azienda.

TERZO ORDINE
La vita, l’amore, il dare, scorrono dai grandi ai piccoli

Il fiume della vita scorre dai genitori ai figli, è in questa direzione che energia vitale, sostegno
economico, prendersi cura, si realizzano ed attuano pienamente.
L’inversione di questa tendenza è causa di molteplici disagi.
Ad esempio un figlio può trovarsi accanto al genitore al posto del coniuge mancante per qualche
ragione.
La genitorializzazione del figlio sottrae al bambino la propria infanzia e lo mette nella posizione di
dare invece che di ricevere.
Vediamo due esempi eclatanti analizzando varie conseguenze, premettendo che col metodo delle
costellazioni familiari e nella mia professione non procedo da ipotesi astratte tentando di farle
coincidere con la realtà ma rimango presente ed aperto a ciò che si manifesta.
Quindi le indicazioni a seguire non vanno intese come una sorta di elenco da cui desumere se si è
affetti o meno dalla “sindrome del cocco”, le ipotesi vanno verificate nella realtà con la
costellazione o attraverso l’intervista al cliente, l’astrazione di categorie astratte in cui far refluire
casi concreti è un metodo scientifico che tende a far perdere di vista la realtà concreta ed unica
dell’individuo.
Quindi prendete questo elenco “cum grano salis”, la realtà vince sempre.

1. Il cocco di mamma

• Porta grossi pesi e tenta di assolvere compiti impossibili (stare al posto del padre), tenderà
a proiettare questa attitudine nella vita assumendosi responsabilità e compiti più grandi
delle sue possibilità.
• E’ molto seduttivo con le donne perché impara da subito a capire e soddisfare i desideri
della propria madre e del femminile in generale.
• E’ molto recettivo e sensibile ma incapace di una vera unione nel profondo.
• Il torace può essere ampio e possente, atto a sostenere pesi.
• E’ orfano di madre perché la madre non dà ma chiede e orfano di padre perché il padre è
assente e in competizione con lui.
• Quando a sua volta avrà figli cercherà in loro l’amore e le attenzioni mai ricevute, come i
suoi genitori hanno fatto con lui.
• Cerca la mamma nelle compagne e attira donne a loro volta donne genitorializzate 6,
disponibili come sostitute di mamma e non come donne.
• Non si riesce ad essere fedele ad una partner perché se la moglie funge da sostituto della
madre cercherà nelle amanti una relazione in cui non sentirsi un bambino.

6
per genitorializzazione si intende quella situazione familiare in cui un figlio si sostituisce ad un genitore in alcune
delle funzioni: ad esempio si occupa dei bisogni affettivi. Vedi pag.6
• Si sente spesso debole perché lontano dal padre da cui potrebbe trarre la la forza delle
proprie radici.
• Ha imparato che per quanto ce la metta tutta, non può farcela, e quindi crea lui stesso
inconsciamente i suoi fallimenti lanciandosi nelle imprese impossibili.
• Porta con sé un grande dolore.

2. La cocca di papà

• La bimba si abitua ad un energia maschile interessata, che vuole qualcosa di non chiaro,
ambiguo, nei casi in cui non si perpetua un incesto.
• Conosce quel tipo di rapporto col maschile, quindi troverà uomini che, come il padre, la
usano senza rispettarla per le proprie esigenze.
• Il proprio cuore è impegnato con papà quindi si cambia spesso partner, molta sensualità
in superficie ma incapacità di un rapporto profondo.
• Si prende il posto della madre e si crede di poter fare meglio di lei, si entra in
competizione con la madre.
• È orfana di padre perché il padre chiede invece di dare ed è orfana di madre perché lei è
assente e si sente colma di rancore per la sua assenza.
• E’ molto sensuale e seduttiva ma incapace di una relazione profonda.
• Può avere un corpo seduttivo: labbra carnose, curve pronunciate.

Questo ordine può essere così espresso:

I GENITORI DANNO E I FIGLI RICEVONO

QUARTO ORDINE
Padre, Madre, figli, in senso orario

La costellazione familiare aiuta le persone a trovare il proprio posto in seno alla famiglia.
Il proprio posto viene rappresentato in maniera visibile e tangibile attraverso la messa in scena
della famiglia con l’aiuto dei partecipanti.
Esistono degli ordini ideali anche per la posizione dei singoli membri della famiglia, posizioni in
cui si è più forti nell’occuparle.
L’uomo si assume la responsabilità della famiglia e la protegge.
Il primo posto spetta a lui nel senso che a lui competono le responsabilità relative alla
sopravvivenza della famiglia ed alla protezione di questa dai pericoli.
La donna è il cuore della famiglia, protetta dall’uomo si sente sicura e può dedicarsi alla cura dei
figli e della casa.
Questo ordine ha diverse eccezioni, la principale è la posizione di figli nelle coppie separate, in
questo caso traggono forza dall’ essere posti tra i genitori.
L’uomo si relaziona col mondo esterno, si occupa della sopravvivenza della famiglia ed educa i
figli all’autonomia ed ai rapporti con il mondo al di fuori del nucleo familiare.
La donna è il nucleo centrale della famiglia, cura i sentimenti, si prende cura dei figli, segue
l’uomo prende l’uomo se ne prende cura.
Il padre accompagna la propria figlia all’altare e la consegna al futuro marito. Questo gesto
significa che d’ora in poi il marito si assume l’impegno e la responsabilità di prendersi cura della
futura moglie.
Un elemento alcune volte presente nelle separazioni è il senso di colpa inconscio nell’uomo per
non aver saputo attendere alla promessa fatta, fra uomini, al padre della sposa.
Ciò può sembrare arcaico nella società contemporanea, ove i ruoli non sono così netti ed indistinti
e può accadere che sia l’uomo ad occuparsi dei figli mentre la donna lavora.
Le regole sono stabiliti all’interno della coppia, ma l’osservazione di tanti e la mia esperienza mi
portano a ritenere che il modello sopra descritto rilassa i partners all’interno del ruolo, e partendo
da questa posizione si possono giocare consapevolmente modalità diverse.
Ad esempio se l’uomo in una famiglia è molto debole, gravemente malato, può accadere che il
sistema sia più rilassato e funzioni meglio con la donna alla guida della famiglia.

Il quarto ordine può essere così espresso:

Il primo posto spetta al padre, alla sua sinistra la madre ed i figli in ordine cronologico

QUINTO ORDINE
Equilibrio nel dare ed equilibrio nel ricevere

Questo ordine si basa sulla necessità di mantenere una dinamica fluida nei rapporti tra adulti in
modo che l’equilibrio tra ciò che si riceve e ciò che si dà resti tale.
La maggior parte di noi conosce la sensazione di sentirsi in debito quando si riceve un favore, la
necessità di restituire ciò ci fa sentire liberi e ci dà sollievo.
Ad esempio il dare troppo senza concedersi di ricevere prima o poi interrompe la relazione poiché
il partner che troppo riceve si sente a disagio nel non poter restituire.
Ciò può accadere ad esempio quando si incontra un partner genitorializzato che non sa come si fa
a ricevere. E’ sbilanciato sul dare, porsi in maniera tale da ricevere lo conduce in quello spazio in
cui percepire il proprio bisogno d’amore, la sua mancanza.
Dare senza concedersi di ricevere è anche uno strumento di potere sull’altro, soggiogato dalla
sensazione di debito, almeno sino a che riesce a reggerla.
Restituire il torto subito, pagare un prezzo per i torti causati, riequilibra la propria coscienza e le
relazioni possono proseguire.
A questo proposito, avendo introdotto il concetto di coscienza, rimando ad una attenta lettura del
capitolo successivo in quanto il meccanismo di espiazione può avere a che fare con il pagare
colpe non proprie, ed a questo livello non si applica il principio del dare e ricevere.
Un aspetto molto interessante dell’equilibrio nel dare e ricevere si verifica quando introduciamo
l’amore come elemento che ha un suo peso.
Un esempio chiarificatore: Un partner tradisce il proprio compagno: colui che è tradito riceve un
torto. A questo punto di profilano diverse ipotesi:
• La persona entra nel ruolo della vittima, si sente profondamente ed ingiustamente ferita, agisce
colpevolizzando il traditore.
• La persona medita ed agisce vendetta, ripagando il torto subito con la stessa moneta più il tasso
d’interesse dato dalla rabbia e dal desiderio di punire.
• La persona si sente ferita, restituisce il torto subito ma solo in parte.

Abbiamo quindi tre ipotesi con tre diversi atteggiamenti, non restituire il torto subito, restituirlo
con una penale, restituirlo in misura minore.
Nel primo caso colui che tradisce non può pagare il prezzo del tradimento, la persona ferita non è
disponibile al perdono e la relazione non può proseguire, manca l’amore.
Nel secondo caso la vendetta con desiderio di punire innesca una spirale al rialzo in cui è difficile
trovare la compensazione, anche qui manca l’amore.
Nel terzo caso il torto subito viene restituito solo in parte e quella parte trattenuta sta a significare
molto semplicemente che il partner offeso ama il proprio compagno.
Nel caso in cui si renda pan per focaccia la relazione resta aperta ma le trame dell’amore vanno
ritessute.
L’ipotesi del “porgere l’altra guancia” e agire da uno spazio in cui il torto subito non incontra un
ego ferito è auspicabile ma di rara evenienza.
Lo stesso meccanismo si applica nel restituire il bene ricevuto: in questo caso l’amore funge da
elemento aggiuntivo lo si restituisce dando qualcosa di più; l’amore continua a crescere ed è la
sensazione che provano le coppie in amore da tempo, la sensazione di amarsi ancor di più col
trascorrere degli anni.
Questo semplice principio trova applicazione in infinite modalità nelle relazioni tra pari, non trova
applicazione nel rapporto genitori figli: i figli non possono restituire ciò che hanno ricevuto, è
impossibile perché ciò include il dono della vita; la restituzione avviene in direzione dei figli, è lì
che si esprime il dare e la restituzione.

SESTO ORDINE
L’UOMO CON ACCANTO, ALLA SUA SINISTRA, LA DONNA

Un amica insegnante di storia mi fece notare che le regole cavalleresche medioevali esigono la
destra libera dell’uomo per poter estrarre la spada, mentre la donna può essere maggiormente
protetta dai pericoli accanto all’uomo alla sua sinistra.
L’essenziale che conta è la constatazione che l’uomo è forte e radicato nel condurre la famiglia
mentre la donna, protetta da un uomo che sa prendersene cura, è forte e radicata nella cura dei figli
e della casa.
Il posto in cui stare, in cui sentirsi forti, ha a che fare con l’intelligenza del corpo e con la sua
connessione con l’inconscio, individuale e collettivo.
Nel rituale del matrimonio ci si presenta all’altare in questa posizione, ed il padre consegna la
sposa al futuro marito, da quel momento in poi sarà lui a prendersene cura.
Anche questo principio non va generalizzato, ci sono casi in cui può essere la donna a condurre la
famiglia, come ad esempio quando l’uomo è gravemente malato, ed i questo caso si tratta di una
soluzione valida, un male minore.
Nei casi in cui la donna non ha fiducia nell’uomo, lo disprezza o è in competitività, le cose
procedono con sforzo e tensione.
D’altro canto un uomo che cerca una pseudomadre per essere guidato è altrettanto debole.

Questo ordine può così riassumersi

LA DONNA SEGUE L’UOMO, L’UOMO SI PRENDE CURA DELLA DONNA

1.3 LA COSCIENZA

La coscienza nella visione di Bert Hellinger è suddivisa in tre dimensioni:

1. La coscienza personale
2. La coscienza collettiva – sistemica
3. La coscienza integrale

1
La coscienza personale è l’ appartenenza dell’individuo alla propria famiglia ed al gruppo.
Il senso di appartenenza è un bisogno fondamentale nell’individuo, è visibile molto chiaramente
nel bambino il quale sente l’istinto ed il bisogno di appartenere alla propria famiglia.
Quando compiano un atto condannato dal nostro gruppo di appartenenza ci sentiamo in colpa, così
ci sentiamo a tradire la propria compagna, gli amici, i colleghi.
Giusto e sbagliato ci vengono tramandati di generazione i generazione attraverso il gruppo di
appartenenza, e ciascun gruppo ha le sue regole.
Io appartengo è un bisogno atavico, probabilmente affonda le sue radici in epoche in cui
l’appartenenza al clan o alla tribù significava sopravvivenza e la vita di ciascun membro era
strettamente dipendente l’uno dall’altro.
Il senso di appartenenza si manifesta anche nei gruppi di aggregazione; partiti politici, clubs
sportivi, movimenti culturali, gruppi di aggregazione di qualunque genere.
Il senso di appartenenza fa sì che quando lasciamo un gruppo ci sentiamo in colpa, ed il gruppo
stesso, minacciato nella propria integrità, può tendere a reagire con l’esclusione.
Anche quando si lascia la propria famiglia d’origine ci si sente in colpa e questo è il prezzo che si
paga nel diventare adulti responsabili, in grado di creare a nostra volta un nuovo nucleo familiare.
Chi non vuole sentire questa colpa, resta bambino, innocente ma incapace di creare una propria
famiglia.
Avere la coscienza pulita significa “io appartengo”, ed in nome dell’appartenenza ad un gruppo si
possono compiere atti anche criminosi, ad esempio in una famiglia di mafiosi l’omicidio o la
violenza appartiene al gruppo come forma d’espressione, quindi i membri del gruppo non hanno
problemi di coscienza ad assumere determinati comportamenti.
La coscienza personale si manifesta anche attraverso l’equilibrio tra il dare ed il ricevere: se
riceviamo un favore sentiamo l’obbligo di contraccambiare.
Infine la coscienza personale si esprime attraverso l’adozione degli atteggiamenti caratteristici di
un gruppo-

(da: “Il grande conflitto”, pag. 63)


“Il senso di appartenenza originario a un gruppo è talmente forte da farci sentire incompleti e
perduti al di fuori di esso, soprattutto quando non possiamo unirci ad un altro gruppo simile. Nei
gruppi che garantiscono la sopravvivenza, ciascun componente serve al tutto. Ognuno sente di
appartenere al tutto e di doverlo servire al punto da essere disposto a sacrificare la propria vita.
Il singolo si completa solo nel tutto e in esso sopravvive anche se soccombe al suo servizio.
La coscienza garantisce dunque più la sopravvivenza del gruppo, che del singolo individuo. Si
tratta principalmente di una coscienza di gruppo. Solo riconoscendo e prendendo seriamente tale
affermazione possiamo comprendere molti comportamenti che altrimenti apparirebbero strani o
sbagliati.
Per garantirsi l’appartenenza ad un gruppo che gli sta a cuore, il singolo fa tutto ciò che gli viene
chiesto. Per questo, se segue la propria coscienza all’interno del gruppo, non ha più un io
indipendente. Ciò che il singolo percepisce come il proprio io indipendente all’interno del gruppo
non è altro che l’io del gruppo. Per questo molte persone vanno fuori di sé all’interno di un
gruppo e perdono la propria individualità. Seguendo la buona coscienza si trasformano in
qualcosa di terribile e pericoloso per gli altri”.

La coscienza collettiva o sistemica si riferisce all’appartenenza dell’individuo ad un sistema,


rispetto al quale non sono permesse esclusioni, Questa coscienza agisce in profondità e a livello
inconscio, ad esempio un membro della famiglia allontanato od escluso dalla famiglia, produce
nelle generazioni successive degli irretimenti7.
Ne vediamo i suoi effetti ma non ne siamo consapevoli, e questo livello di coscienza credo sia il
tassello più importante che il genio intuitivo di Bert hellinger ha aggiunto allo sviluppo della
consapevolezza dell’Umanità.
Si manifesta come forza primordiale e sta alla base degli ordini dell’amore, esprimendosi in tre
modalità:

1. l’appartenenza
“La cosa più importante che ho scoperto a riguardo è che nelle famiglie e nelle stirpi ogni
membro (vivo o morto) ha lo stesso diritto di appartenenza. Il che significa che l’anima
mostra, nel modo con cui reagisce al riconoscimento accordato o al riconoscimento
mancato di questo diritto, che si tratta di una legge di base che nel profondo viene
riconosciuta da tutti”.
(da: “Ordini dell’amore”, pag. 454)

2. la precedenza
Esiste un ordine di precedenza per cui chi è arrivato prima ha il diritto di precedenza, possiamo ad
esempio osservarlo tramite il fenomeno del nonnismo.
7
per “irretimenti” si intende quel fenomeno sistemico per cui un individuo escluso da un sistema familiare verrà in
qualche rappresentato nel sistema da un membro delle generazioni future.
3. la compensazione
La compensazione tra dare ed avere sta alla base delle relazioni e si manifesta anche
nell’equilibrio tra dare e ricevere prima descritto.
Ciò implica anche la conseguenza che coloro che hanno preso senza dare, ad esempio sfruttando o
derubando il prossimo, creano uno scompenso a livello sistemico – familiare e qualcun altro
pagherà per questo.
Le fortune alterne di alcune famiglie hanno alla base proprio questo meccanismo, per cui il figlio
sente inconsciamente che non può tenere una ricchezza illecitamente acquisita e farà di tutto per
restituirla dissipandola.
Anche la semplice mancanza di gratitudine crea uno scompenso tra dare e ricevere, ad esempio
coloro che non riconoscono il giusto valore del loro lavoro non onorandolo, dimentichi che da quel
lavoro si trae il proprio sostentamento e cercando di scansare le fatiche, pagano il pegno attraverso
un profondo senso di frustrazione sul lavoro, scontri frequenti, rabbia ed insoddisfazione.
Siamo in debito nei confronti dell’esistenza, dell’universo da cui traiamo il dono della vita ed il
nostro sostentamento, il senso di gratitudine per il dono della vita, in primo luogo ai genitori ed
all’esistenza è un modo semplice ed altamente ripagato di compensare il tanto che abbiamo
ricevuto.
La coscienza collettiva agisce a livello di gruppo e fa valere le sue regole nel gruppo, quindi non la
percepiamo ed agisce nel gruppo senza curarsi se colui che paga un prezzo sia la stessa persona
che ha rotto l’equilibrio o un altro membro della famiglia.
Ciò che conta è ristabilire l’equilibrio a livello di gruppo.
Chi ha creato gravi torti od ingiustizie deve assumersene la responsabilità, diversamente qualcun
altro membro della famiglia pagherà al posto suo.
Lo stesso dicasi per chi ha subito passivamente gravi torti, qualcun altro si vendicherà al posto
suo, ad esempio la figlia può vendicarsi sui propri partners per le umiliazioni subite dalla madre.

La coscienza integrale si manifesta attraverso i movimenti dell’anima, integra gli opposti e


riconosce l’amore e la vita in ogni movimento, in ogni destino.
Riconosce ciò che è al di là del giudizio e della presa di posizione.
Il movimento di inclusione, riconoscimento e rispetto delle dinamiche familiari

L’approccio sistemico evidenzia le profonde interdipendenze di ogni elemento del sistema sino ad
includere tutto e tutti.
Nessuno può essere escluso da un sistema familiare e se ciò accade qualcun altro tende ad onorare
l’escluso seguendone il destino.
La coscienza sistemica agisce anche attraverso l’amore cieco, magico del bambino nei confronti
dei genitori.
Il bambino tende a farsi carico del dolore dei genitori o delle responsabilità e colpe che i genitori
non vedono.
I movimenti inconsci che possono svilupparsi attraverso questo farsi carico sono:
cari genitori muoio io al vostro posto
cari genitori guardo io questi morti al vostro posto
cari genitori pago io il prezzo al vostro posto
cari genitori anche io sono come voi (depresso, ammalato, assente, arrabbiato)
cari genitori questa rabbia o dolore li porto io per voi.

La coscienza integrale permette i movimenti di riconciliazione e perdono.


Esiste un unità di fondo tra tutti gli esseri umani in quanto appartenenti ad un destino comune, ad
un'unica specie, ad un unico pianeta, ad un'unica energia vitale che si dispiega nelle infinite forme
dei singoli individui.
Tramite la coscienza integrale i movimenti dell’anima si dispiegano e il punto di vista del cuore ri-
crea unione ed armonia.
Gli opposti si riconciliano, le nazioni prima in guerra guardando i morti di entrambe le parti
lasciano cadere rabbia e desiderio di vendetta, le vittime guardano i carnefici negli occhi e si
riconciliano, genitori e figli percepiscono il flusso vitale e l’amore che in ogni caso vibra in quanto
facente parte dello spirito vitale.

“…La crescita interiore è possibile quando facciamo spazio a qualcosa di nuovo dentro di noi. Questo
qualcosa di nuovo è generalmente qualcosa che abbiamo precedentemente rifiutato, come la propria
ombra. Oppure qualcosa di cui siamo pentiti, come una colpa personale.
Se guardo ciò che ho rifiutato e dico:’Sì, ora ti prendo nella mia anima’, sono cresciuto. Non mi sento meno
colpevole, ma sono cresciuto…
Come possiamo diventare persone, persone nella pienezza della vita in senso più ampio? Tutto inizia
accettando nel cuore e nell’anima ciò che rifiutiamo in noi stessi. La crescita si scontra con il bisogno di
rimanere innocenti. Chi vuole restare innocente, rimane bambino.
All’interno della famiglia vi sono dei tabù. Alcune cose non devono essere fatte, pensate, o desiderate. Per
questo le scacciamo e restiamo innocenti. Spesso ciò che rifiutiamo è però qualcosa di potente e buono.
Talvolta definiamo per esempio impulsivo tutto ciò che ha a che fare con la sessualità. Quindi lo rifiutiamo.
Restiamo innocenti, ma non cresciamo. Cresciamo solo dando dignità a ciò che rifiutiamo… La crescita
interiore è possibile solo accettando ciò che abbiamo rifiutato.”
(da “Il grande conflitto” pag.129):

1.4 IL CAMPO MORFOGENETICO

L’unità di fondo di tutti gli esseri umani ed il legame che ci unisce è tangibile durante una
costellazione familiare in cui il campo morfogenetico dispiega i suoi effetti.

Durante una costellazione familiare alcuni partecipanti assumono il ruolo dei membri della
famiglia del cliente.
Il costellatore osserva i segnali del corpo, i movimenti, le sensazioni e le emozioni espresse dai
rappresentanti e ne trae delle considerazioni.
Agiscono in campo tre fattori:
1. L’energia che scorre tra i rappresentanti
2. L’ordine dell’amore
3. la realtà delle cose così come sono

Il campo morfogenetico riproduce un immagine della coscienza sistemica , ad esempio se si


rappresentano i genitori i rappresentanti ci forniranno un istantanea dei movimenti profondi che
sono in essere in quel determinato sistema.
Non è chiaro in che modo il campo morfogenetico possa manifestarsi, ma è evidente che esiste e
che può essere utilizzato per sciogliere quei nodi sistemici che impediscono all’amore, alla
coscienza integrale, di manifestarsi.
Ad esempio un bambino fedele sistemicamente ad un genitore deceduto e che vorrebbe seguirlo,
nel dire “Io resto” si risveglia rispetto a questo movimento inconscio verso la morte ed abbraccia
la coscienza integrale dell’anima che va comunque verso la vita, l’accettazione e l’amore
universale.
Esiste un legame profondo al di là del tempo e dello spazio tra i membri della stessa famiglia.
Nel mondo animale ciò e verificabile sperimentalmente ad esempio sottoponendo la madre di
alcuni gattini a stimoli elettrici ed osservando come i figli, posti a distanze anche enormi,
reagiscano emotivamente nello stesso istante in cui la madre viene stimolata.
Il campo morfogenetico sfida lo spazio ed il tempo così come la nostra mente li ha
concettualizzati.
Agisce sulla base di regole che non si rifanno ai principi della fisica newtoniana e probabilmente è
per questo motivo che le prime volte che si assiste ad una costellazione familiare lo stupore è
immancabile.
Sorge anche spontanea la domanda su come ciò possa accadere.
Non ho delle risposte scientifiche a riguardo, ma sono estremamente affascinato dal potenziale di
guarigione del campo e dal modo in cui il tempo viene percepito all’interno di questo.
Da un tempo lineare si passa ad un tempo circolare in cui il sistema familiare è in azione con tutti i
suoi elementi ed i fatti accaduti anche generazioni addietro possono essere rappresentati in un
tempo – non tempo presente in cui tutto accade contemporaneamente.
Il collasso dello spazio e del tempo in un unico presente fa sì che il passato può essere rivisitato e
modificato in modo tale da ripristinare il flusso d’amore.
Se ad esempio un figlio non ha ricevuto amore dalla madre, cogliendo comunque l’essenziale, il
dono della vita e ponendolo come elemento all’interno del campo la guarigione del sistema è
immediata.
Lo stesso consiglio dato in un contesto in cui il campo non è attivo rimane il più delle volte ad un
livello prettamente mentale e non sortisce alcun cambiamento di prospettiva nel cliente.
Il potenziale di guarigione del sistema dato dal campo morfogenetico è molto alto, coinvolge non
solo il cliente ma tutti coloro che assistono alla costellazione.
Le comprensioni profonde che accadono durante una costellazione sono vissute da tutto il gruppo
nel suo insieme e la semplice partecipazione ad una costellazione familiare è in grado di accelerare
e facilitare i propri processi di crescita.
In qualità di assistente di Attilio Piazza ho assistito a centinaia di costellazioni.
All’inizio l’essere immersi nel campo morfogenetico era molto stancante, ed alla fine di una
giornata di costellazioni familiari ero sfinito.
Successivamente ho iniziato a rendermi conto che la stanchezza derivava dalla resistenza che la
mente attuava nei confronti del campo.
In effetti all’interno del campo la mente entra in una sorta di torpore in cui il senso del tempo e
dello spazio appaiono assenti o distorti.
Il passato emerge nelle rappresentazioni in veste simbolica attraverso i rappresentanti e trascina
con sé, talvolta da tempi lontani, dinamiche ed energie profonde ed intense.
Ora in veste di consuellor accedo al campo in ogni seduta di costellazione, individuale o di
gruppo, traendone un enorme beneficio.
L’immersione nel campo mi consente di cogliere intuitivamente il nocciolo della questione,
l’essenziale da comunicare al cliente per rilassare il suo sistema.
Nel fare ciò traggo una profonda sensazione di guarigione interiore a livello transpersonale, il
senso del dono della vita pulsante in me si definisce e rafforza.
Il campo morfogenetico annulla il senso del tempo lineare prodotto dalla mente e fa collassare in
un unico istante le dinamiche sistemiche.
Questa sorta di contrazione rende possibile la rielaborazione del vissuto soggettivo attraverso le
frasi ed i movimenti.
Il movimento o la frase che guariscono permettono all’amore di tornare a scorrere.
La dimensione atemporale del campo morfogenetico è simile ad alcuni stati meditativi di
profonda accettazione e rilassamento, una sorta di stato meditativo attivo.

1.5 VITTIME E CARNEFICI E L’IMPORTANZA DELLA RICONCILIAZIONE

Il principio di esclusione opera anche nel caso in cui qualcuno abbia subito o causato un danno
grave ed irreparabile, come nel caso della guerra, dei delitti, degli incidenti stradali.
La famiglia della vittima tende ad escludere il carnefice attraverso rabbia, odio o rancore, non
concedendo al carnefice la possibilità di redimersi.
Ciò fa si che rabbia, odio e rancore entrino a fare parte del sistema familiare della vittima e
qualcuno nelle generazioni successive tenderà ad assumere comportamenti analoghi a quelli del
carnefice escluso.
Il risultato tragico è che proprio ciò che si vorrebbe dimenticare od allontanare si ripresenta a
distanza, ad esempio il l’odiata SS carnefice responsabile dello sterminio degli ebrei si ripresenta
ora nelle generazioni successive sotto forma di persecuzione nei confronti del popolo Palestinese.
Come è possibile fare sì che vittime e carnefici si riconcilino?
La morte rende tutti uguali, e di fronte alla morte esiste solo l’umana condizione uguale per tutti.
Può accadere che a quel livello, nel regno dei morti, vittime e carnefici si riconcilino.
L’incontro degli sguardi, la possibilità di guardarsi negli occhi crea la consapevolezza
dell’appartenenza ad un'unica grande anima e di condividere comunque lo stesso destino in quanto
esseri umani mortali.
Anche la famiglia del carnefice può tendere ad escluderlo, creando in questo modo irretimenti
nelle generazioni successive, capita sovente che alla base di alcune forme di disagio psichico ci sia
un omicidio nelle generazioni precedenti.

La vittima, rifiutando il carnefice tende ad incarnare inconsciamente in sé l’energia di


quest’ultimo.
Questo conduce a fenomeno paradossali dal punto di vista logico, come la coazione ripetere il
trauma
In questi casi la riconciliazione è molto importante soprattutto nel confronto di sé stessi, vittima e
carnefice coesistono come aspetti della personalità coesistenti e dissociati
Ad esempio le donne vittime di abusi sessuali possono tendere a trovare partners carichi di questa
energia e che tenderanno ad attuare lo stesso comportamento, oppure tenderanno a comportarsi a
loro volta da carnefice nei confronti dei partner dell’altro sesso attraverso delle strategie
distruttive.
Bambini abusati tenderanno da adulti a comportarsi da violentatori, pur conoscendo perfettamente
le ferite dell’anima create dall’abuso.
Fondamentalmente ciò che separi al di fuori di te lo separi anche all’interno.
La riconciliazione non è un atto dovuto verso l’altro, è un movimento interiore che non necessita
di essere esteriorizzato. essa rende libero colui che sa perdonare dal cuore, e rende libero non solo
sé stesso ma anche le generazioni future della propria stirpe.
Sostanzialmente riconciliazione e perdono hanno a che fare con sé stessi e con il proprio destino e
quello dei familiari, la capacità di perdonare in primo luogo libera colui che riesce a farlo ed i suoi
discendenti dal legame doloroso che si crea tra vittime carnefici, legame destinato a ripetersi e
perpetuarsi nelle generazioni future se qualcuno non trova l’umanità di sciogliere questi nodi.
Vittime e carnefici non desiderano che i propri figli rivivano ciò che hanno vissuto loro, ed
evitarlo passa dalla riconciliazione, dal profondo rispetto della realtà così come si è manifestata.
La vittima non è tenuta a perdonare l’altro, se lo fa si perpetua l’idea che ci sia un buono vittima
ed un cattivo carnefice, il carnefice non è tenuto a chiedere il perdono per lo stesso motivo, molto
semplicemente le cose sono andate in questo modo ed ognuno ha la sua fetta di responsabilità.
Al posto dell’ “io ti perdono” ha maggiore forza il “ riconosco che le cose sono andate così,
riconosco la mia parte, e mi inchino al destino più grande di noi”
Il movimento delle costellazioni familiari è in grado di intervenire sulle guerre plurisecolari tra
etnie, gruppi, clan, famiglie in cui si assiste di generazione in generazione il ripetersi tragico dei
medesimi eventi.

Occorre comprendere che sia nel ruolo della vittima che del carnefice si giocano delle
STRATEGIE, azioni che si adottano per non sentire la verità delle emozioni, ad esempio nella
rabbia del carnefice ci stanno le aspettative deluse e le responsabilità che non ci si è assunti, nel
ruolo della vittima ci sta l’illusione di essere i buoni mentre gli altri sono i cattivi e le strategie di
potere e di controllo sono esperite principalmente in questo ruolo passivo….”se ti comporti così
vedi quanto mi fai soffrire”.
In ambito terapeutico un cliente totalmente identificato nel ruolo della vittima non può essere
aiutato.
Il cambiamento avviene all’interno dell’assunzione delle proprie responsabilità e chi vede solo
l’altro ed i suoi errori si arrocca in una posizione di superiorità e di presunta innocenza rendendosi
irraggiungibile.
Alcune costellazioni giungono a situazioni di stallo proprio per questo motivo: il cliente preferisce
restare fedele al conosciuto, al dolore antico che comunque percepisce come giusto a livello di
coscienza, in questi casi il compito del costellatore è compiere il passo dell’accettazione
comunque, lasciando cadere qualunque desiderio di cambiare l’altro, guarire l’altro, giungere al
lieto fine.

1.6 LE DINAMICHE ALLA BASE DELLA SOFFERENZA.

Nelle costellazioni si evidenziano 4 dinamiche di base che creano sofferenza:

1 Il TRAUMA: eventi traumatici interrompono i movimenti di amore e di relazioni con i membri


della famiglia, ad esempio il bambino allontanato dalla madre entro i primi tre anni di vita,
sviluppa l’incapacità di riavvicinarsi alla madre con amore a causa del movimento d’amore
interrotto.

2 Assumersi IL DOLORE DI ALTRI: il bambino realizza l’amore per i propri genitori in maniera
cieca, al di là della propria vita in alcuni casi, ad esempio si fa carico della sofferenza della madre
per un lutto, come se, facendosene carico, il genitore ne venisse in qualche modo alleviato. In un
caso di anoressia ho visto una frase di profondo effetto detta dalla figlia al padre. “caro padre,
muoio io al posto tuo, tu resta”. Un altro esempio è un dolore troppo grande per un genitore, ad
esempio la morte di un genitore, a quel punto il figlio porta il lutto al posto del genitore, e si fa
carico del dolore, creando un legame molto profondo con il regno dei morti.

3 ASSUMERSI LA COLPA DI ALTRI: Anche nella Bibbia appare più volte citato che le colpe
dei padri ricadranno sui figli, dal punto di vista sistemico questa affermazione appare veritiera
nella misura in cui i padri non si assumono la responsabilità delle proprie azioni, ad esempio
perché il dolore è troppo per loro, a quel punto i figli si fanno carico di queste responsabilità,
talvolta replicando il destino dei padri, altre volte tentando di espiare.
Accade di frequente nelle costellazioni che i figli guardino i morti al posto dei genitori, sino al
punto di andare verso la morte con comportamenti autodistruttivi al posto di un genitore.

4 IRRETIMENTI: Nessuno può essere escluso da un sistema, un membro di una famiglia


dimenticato ed escluso genera nelle generazioni successive persone che tenderanno a comportarsi
da esclusi, a sentirsi “tagliati fuori” dalla vita, oppure che tenderanno ad assumere i medesimi
comportamenti delle persone allontanate, ad esempio l’omosessualità nel caso in cui la persona
dimenticata era una femmina e l’individuo irretito un maschio.

“Se dunque un membro della famiglia e della stirpe è stato escluso, rimosso o dimenticato, la
famiglia e la stirpe reagiscono come se fosse accaduto un grave torto che deve essere espiato. Ciò
accade per esempio se, per motivi morali, qualcuno viene considerato non degno di appartenere
alla famiglia, o se qualcuno prende il posto di un altro membro della famiglia come se lo
rimuovesse. Può ancora accadere se si ignora qualcuno che appartiene alla famiglia o alla stirpe
perché il suo destino fa paura, o anche se viene solo dimenticato: per esempio un bambino morto
appena nato. L’anima non tollera che qualcuno venga considerato migliore o peggiore”.
(da: “Ordini dell’amore”, pag. 454)

Fondamentalmente la base di ciascuna di queste dinamiche sta nella incapacità di accettare il


dolore causato da determinati eventi.
Questa incapacità fa sì che si sostituisca della rabbia al dolore oppure si preferisca soffrire
piuttosto che sentire il dolore.
La sofferenza infatti non è data dal dolore ma dalla resistenza al dolore, e ciò a cui si resiste,
persiste.
Ad esempio l’incapacità di elaborare il lutto e di lasciare andare i propri cari fa sì che si viva in un
perenne stato di sofferenza e di senso di mancanza.
Questo senso di mancanza può essere inconsapevole ed allora può accadere che i figli tendano ad
assumerselo, col risultato che guarderanno loro i morti al nostro posto.
Ciò che rende liberi sé stessi e le generazioni future è l’assunzione delle proprie responsabilità, il
concetto di responsabilità può essere meglio compreso se noi spezziamo la parola in due8 e
parliamo di respons – abilità, ossia nella capacità di rispondere al presente, in tempo reale a ciò
che accade nella nostra vita.
Se una persona amata ci lascia è naturale provare dolore, se siamo integri nella nostra respons –
abilità lasciamo fluire questo dolore in noi accettandolo esattamente come lasciamo fluire l’amore
quando ci innamoriamo.
A questo punto il flusso di emozioni è libero di scorrere, il dolore può stemperarsi col tempo e si
può creare quel vuoto che accoglie il nuovo che giunge a noi.

1.7 LE TECNICHE PER GIUNGERE ALLA COSCIENZA INTEGRALE

1 DALL’AMORE CIECO ALL’AMORE DI LUCE

L’amore cieco è l’amore dei bambino nei confronti dei propri genitori.
Nasce dalla fusione totale con l’altro sino alla perdita del sé e del proprio valore.
Il rapporto di dipendenza totale del bambino dai propri genitori, il legame profondo che lo unisce,
forse la memoria arcaica di modelli di aggregazione del gruppo primitivi, fa sì che il bambino
anteponga la vita ed il benessere dei genitori al proprio, tenda e rendersi responsabile della
sofferenza dei genitori e tenda a compiere dei movimenti al posto di questi.
Secondo le regole dell’amore cieco il bambino tende a frapporsi, ad esempio tra un genitore e la
morte qualora il genitore sia attratto da questo regno.
I movimenti inconsci che il bambino può effettuare sono così descritti:
Caro genitore, muoio io al posto tuo
Caro genitore pago io al posto tuo
Caro genitore guardo io questi morti al posto tuo
Caro genitore porto con te questa rabbia /odio /rancore/dolore
Caro genitore porto al posto questa rabbia /odio /rancore/dolore

L’amore cieco non è confinato al vissuto infantile, anche un adulto può permanere nei medesimi
movimenti inconsci, ad esempio nel caso dell’anoressia sovente si tratta della figlia che vuole
morire al posto del padre, ed il movimento verso la morte appartiene in realtà al padre.
L’amore di luce nasce da uno spazio di amore incondizionato. E’ una caratteristica dell’essere che
non dipende dagli altri e matura nell’individuo adulto libero da forme di dipendenza o ferite
particolarmente attive.
Parte dall’ accettazione degli altri e di sé stessi così come sono ed ha quindi come presupposto la
capacità di non porre richieste e di non porsi nel ruolo della vittima, del tiranno o del salvatore.
Nel contesto delle costellazioni familiari sistemiche ciò che importa è che il movimento in atto
porti verso il bene comune e non verso la sofferenza comune.
Nel movimento dell’amore cieco in cui il figlio tende ad andare verso la morte al posto del padre il
sacrificio del figlio non serve a nulla, anzi accelera il processo in atto.
La frase spesso risolutrice, “ Caro genitore, io resto “, crea un movimento di direzione opposta,
verso la vita.
Il percorso verso l’amore di luce è il cammino di crescita spirituale dell’uomo che cerca il divino,
le sfumature sono infinite e così pure i livelli.
La realizzazione dell’amore incondizionato fa parte del cammino di crescita spirituale e le
costellazioni familiari, muovendosi da uno spazio di guarigione dell’anima attraverso il risveglio
della coscienza integrale muovono i loro passi da questo spazio di amore unificante.
Il tassello aggiunto dalle costellazioni familiari consiste nella rivoluzione dell’approccio sistemico,
un nuovo paradigma epistemologico che ci consente do osservare le relazioni tra gli individui dal
punto di vista dei nessi, del tessuto connettivo, delle dinamiche di interazione piuttosto che del
comportamento dei singoli.
8
OSHO La via del cuore Mondadori Gennaio 2000
A ciò si aggiungono le proprietà del campo morfogenetico: assenza di spazio e tempo unitamente
agli ordini dell’amore, al linguaggio corporeo ed alla coscienza integrale.
L’amore di luce si realizza gradatamente nel corso della propria crescita personale, ed i primi passi
vanno compiuti all’interno e nei confronti della propria famiglia.
La gratitudine per il dono della vita, agire per la vita onorando questo dono, fare del bene anche in
nome dei propri avi, inchinarsi di fronte al destino ed alla morte, sapersi mettere al servizio della
vita, queste le basi per intraprendere quel cammino che conduce col tempo alla dissoluzione
dell’ego nell’amore divino.
Il concetto di amore cambia con la crescita e le esperienze dell’individuo ed assume nel corso
degli anni sempre maggiori sfumature ed estensione9.

2 INCLUDERE OGNI ELEMENTO DEL SISTEMA

Un contributo essenziale del lavoro di Bert Hellinger è stato il principio secondo cui nessuno può
essere escluso da un sistema familiare.
La costellazione familiare è in grado di evidenziare se ciò è accaduto, e includere coloro che sono
stati esclusi ( Cap. 2.6).
Il movimento di riconciliazione che crea guarigione dell’anima esige che anche i carnefici, i
cosiddetti cattivi, vengano inclusi e riconosciuti in qualche modo.
Esistono vari livelli di coscienza e di percezione della realtà, al livello della coscienza integrale
( Cap. 2.6) la distinzione tra io e voi scompare e prevale il principio di appartenenza ad un tutto
che comprende l’ intero creato.
Lo spazio in cui si realizza l’amore divino sottostà a delle leggi diverse dalle leggi ordinarie di
azione e reazione, causa ed effetto, distinzione netta e separazione degli opposti.
Il camp morfogenetico che si crea durante una costellazione familiare non ha tempo e spazio: Il
campo in azione scioglie le griglie rigide su cui l’ego si idee ed emozioni legate al passato posso
essere rinegoziate .
Il campo agisce e le regole a cui sottostà non sono quelle della fisica classica, sono più simili allo
spazio del cuore, per cui è possibile lasciare agire il campo in fiducia ed accettazione ed ecco che
il potenziale di guarigione insito nella forza dell’amore divino che permea le cellule del nostro
corpo può emergere ed esprimersi.

3. RENDERE CONCRETI E TRIDIMENSIONALI I MOVIMENTI DELLA COSIENZA

Il rappresentare all’esterno i movimenti spesso inconsci della coscienza attraverso una


rappresentazione familiare concretizza le dinamiche espresse ed è di per sé fonte di
consapevolezza e risveglio a ciò che è.
L’individuo coinvolto in delle dinamiche sistemiche o personali inconsce non sa di agire in un
certo modo sulla base di queste pulsioni.
Quando le vede agire in una costellazione le riconosce, ne prende atto, emergono dall’inconscio e
fanno scattare la scintilla della consapevolezza.

4. PUNTUALIZZARE E CONCRETIZZARE QUELLO CHE EMERGE DAL SISTEMA

Una costellazione familiare viene condotta sul filo di tre elementi: la realtà, gli ordini, l’energia.
Ad esempio un padre può vedere nella figlia una donna amata precedentemente a mamma e di cui
sente la mancanza, in questo caso la realtà è che la figlia è solo la figlia, l’energia del padre ha una
qualifica nostalgica ed incestuosa, l’ordine è che i figli ricevono ed i genitori danno, mentre in
questo caso il padre è in richiesta nei confronti della figlia, richiesta d’amore o di non sentire il
dolore della perdita affettiva.
9
Stanley I. Greenspan L’intelligenza del cuore 1997
La costellazione va condotta sul filo di questi tre elementi in maniera tale che, tenendo a cuore
l’obiettivo della riconciliazione e del ristabilimento del flusso d’amore, venga aggiunta a seconda
delle necessità: riconoscere reale, evidenziare l’energia, enunciare l’ordine.
Ad esempio in questo caso L’uso delle frasi sistemiche sottese a ristabilire l’ordine e la realtà
possono essere “ Caro Papà io sono solo tua figlia”, l’energia può essere riorentata con frasi del
tipo “ Caro papà tu dai ed io ricevo “, lo stesso può essere fatto con dei movimenti dei partecipanti
come un inchino, oppure, quando il campo di presenza è abbastanza forte e l’energia del gruppo
orientata al presente, è sufficiente aprirsi al mistero ed all’amore divino perché il movimento
accada da sé.

1.8 LE SESSIONI INDIVIDUALI

IL RAPPORTO COL CLIENTE

Nella relazione con il cliente10 possono accadere molte dinamiche che hanno a che fare con la
struttura dell’ego di entrambi.
Alcune dinamiche possono essere deleterie .
Ecco alcuni elementi fondamentali da tenere in considerazione:

1 essere in sintonia con qualcosa di più grande.

Ciò significa non volere qualcosa dal cliente e sentirsi liberi, con molto rispetto per il suo destino:
ad esempio un cliente ha poche risorse per cambiare e comprendere e la reazione del counselor è
impazienza, rabbia e frustrazione ; in questo caso l’ego si frappone ed il desiderio di ottenere
qualcosa rende il cliente non visto.
Agli inizi della professione, proiettavo tutto quello sentivo come mancanza proveniente dalla mia
parte infantile pretendendo di essere visto e riconosciuto, uniti al timore di fallire e sbagliare.
All’inizio del lavoro è naturale partire dall’ego, si comincia da dove si è, la comprensione avviene
prendendo atto e accettando ciò che ci accade, se si critica e si giudica, e ci si SFORZA di
comportarsi in un certo modo, non si progredisce.
Ad esempio se manca nel counsellor la figura del padre, e lui è in richiesta nei confronti della
clientela, possono accadere alcune dinamiche:
il terapista non riesce a farsi pagare
il terapista cerca a tutti i costi riconoscimento dal cliente
il terapista è debole, privato dalla connessione con l’energia maschile, va facilmente in confusione
e si sente fragile.
La legge dell’attrazione 11, ossia la constatazione di fatto che la realtà si conforma sul modello di
realtà che proiettiamo con i nostri pensieri, parole ed azioni, agisce anche nel rapporto counsellor-
cliente, ad esempio se cerchiamo intimità troveremo intimità, ed attireremo quei clienti disposti a
dare intimità in un rapporto di sudditanza psicologica.
Se a livello inconscio ci si pone contro le resistenze del cliente oppure contro un familiare, si
prende parte, ciò a cui si resiste, persiste e quindi non si compie un servizio utile .
Inoltre se queste dinamiche sono cariche emozionalmente del proprio vissuto irrisolto, ad
esempio c’è molta rabbia, ciò che si attira sono clienti arrabbiati.
Ogni qualvolta siamo nell’ego non siamo in grado di ricevere veramente, quando agiamo
attraverso i bisogni dell’ego, non stiamo dando veramente, diamo per ricevere qualcosa in cambio.

2 immaginarsi i genitori dietro al cliente


Mettersi al servizio dei genitori del cliente aiuta a mettersi al servizio di un qualcosa di più grande.
Immaginare che dietro al cliente ci sono i genitori aiuta ad uscire dalle identificazioni, i giudizi, la
divisione tra buoni e cattivi.
Il dono della vita giunge attraverso i genitori e attraverso i genitori possiamo connetterci con quel
mistero più grande di noi che è l’energia vitale, il soffio divino.
10
Bert Hellinger Gli ordini dell’aiuto Tecniche nuove 2007

11
the secret A.A.V.V. 2007 ED. MACROMEDIA
La visione sistemica prende in analisi il sistema familiare e questa visualizzazione aiuta la nostra
coscienza a sintonizzarsi sul tessuto connettivo della famiglia, sui legami sistemici, le energie ed i
movimenti dell’anima sospesi.

3 Non sentirsi né grandi né piccoli rispetto al cliente


Nel sentirsi grandi si giudica, si tratta con sufficienza, si danno delle lezioni, nel sentirsi piccoli, si
“strappa” un sorriso, si è compiacenti, si supplica, si ha paura.
Un aiuto giunge dallo spazio del cuore (punto 6), in cui non v’è una presa di posizione o un ruolo
precisi, si è in totale empatia con il vissuto del cliente ma allo stesso tempo si è in una posizione
neutra rispetto al suo destino, non si è coinvolti in alcun transfert e se per caso questo accade,
porvi l’attenzione consapevole di per sé è sufficiente ad attenuarne gli effetti negativi.

4 non sentirsi “alla pari” rispetto al cliente


Rispetto all’esistenza siamo tutti uguali, ma nel dialogo counsellor cliente il counsellor ha la
competenza ed il cliente paga questa competenza, non c’è uguaglianza.
Il counsellor è a disposizione del cliente, offre un servizio ed il cliente richiede la prestazione con
un atto di fiducia.
In questo senso non c’è parità od uguaglianza, il counsellor non percepisce una remunerazione per
essere l’amico del cliente o per consolarlo, usa le tecniche e gli stati di coscienza a lui familiari par
aiutare il cliente a comprendere ciò che gli dà forza ed una volta terminato il rapporto non v’è
spazio per legami di tipo emozionale

5 Chiedersi sempre se la persona è in grado di reggere ciò che viene detto

Porsi la domanda interiore prima di agire: “se dico questa cosa il cliente poi sta meglio o sta
peggio?”
La connessione con i corpo ed il presente è utile anche soprattutto in questo caso, per trovare quale
è il passo successivo, la consapevolezza da lasciare emergere.
Se si procede nel tentativo di fare effetto, di impressionare il cliente con la propria bravura si perde
di vista lo spazio che il cliente ha e, ancora una volta non lo si vede più nelle sue esigenze perché
le nostre esigenze prendono il sopravvento.

6 Mantenere l’ascolto del cliente a partire dal cuore, da una condizione interiore di accettazione
senza giudizio.
Lo spazio del cuore è una dimensione dell’essere in cui le dicotomie prodotte dalla mente logica
ed analitica cessano di apparire inconciliabili ed opposte.
Alla inconciliabilità dell’”o questo o quello” , alla divisione tra buoni e cattivi, bene e male,
prende corpo una visione globale che tende all’unione degli opposti ed alla comprensione di un
unità di fondo di tutte le creature.
Di fronte al cliente che denuncia gli abusi ed esprime la propria rabbia nei confronti dei genitori
assenti, dallo spazio di cuore compiamo quella operazione che il cliente per ora non riesce a fare,
ed includiamo nel suo sistema anche i cosiddetti “cattivi”.

7 Non operare su soggetti totalmente identificati nel ruolo della vittima.


Coloro totalmente identificati nel ruolo della vittima non sentono il dolore, sentono solo la
sofferenza, non sono aiutabili in quella condizione, occorre di solito mandarli via, dire loro che
non si può fare nulla per loro, loro si arrabbiano, diventano bambini, di solito dopo lo sfogo c’è la
disponibilità.
Le vittime percepiscono sé stesse dalla parte della ragione e si reputano vittime al cento per cento
del cattivo della situazione.
Non v’è spazio per la presa di responsabilità, per il prendere atto della realtà, per la riconciliazione
ove necessaria.
La vittima, non volendosi assumere le responsabilità, tende a pretendere che il counsellor decida al
posto suo sui fatti della vita e non ha spazio perché resta imprigionata dall’illusione di essere
quella che ha la ragione mentre gli altri hanno il torto.
8 tradurre in termini sistemici ciò che viene detto in termini psicologici.

Ad esempio “mia moglie è assente”, verificare cosa rende assente la moglie, perché il cliente ha
sposato una donna assente, in che cosa il cliente è a sua volta assente, a chi viene data la colpa,
dove stanno gli irretimenti…………e così via.
Lo stesso concetto, ad esempio il desiderio di esprimere il rispetto per i propri genitori, se
trasmesso al cliente a livello puramente mentale attraverso il dialogo difficilmente sortisce un
effetto in profondità.; l’inchinarsi di fronte ai genitori o l’uso delle frasi come ad esempio “rispetto
il vostro destino” penetra in profondità anche grazie alla forza e presenza del campo.

9 Tradurre nei termini della scuola di Hellinger ciò che viene detto.
Tenere quindi ben presente l’appartenenza al sistema, ossia chi è stato dimenticato od escluso, se
gli ordini dell’amore sono rispettati, se nella coppia viene rispettato l’equilibrio tra il dare ed il
ricevere, se le energie rispettano gli ordini, ad esempio un padre che guarda la figlia come un
amante, e la realtà, ossia ciò che è sia ben chiaro, ad esempio che sia chiaro per il cliente che il
padre è morto o che quello è un figlio e così via.

10 non forzare soluzioni, lasciare emergere ciò che è.

11 non permettere mai di instaurare discussioni sul cliente e sul gruppo su come dovrebbe andare
la costellazione.

Redatto dal Dr. Daniele Ronchi in data settembre 2008.


danieleronchicounseling@yahoo.it
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