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LEOPARDI, Operette morali

Premessa

Testo ATIPICO => è unico nel suo genere, è sia narrativo, dialogico e paratrattatistico. Un tale tipo si
scrittura “ghiribizzosa” è presente solo nel ‘500 con i cosidetti “irregolari” (il testo capostipite è l’elogio alla
follia di Erasmo da Rotterdam).

Ne “dialogo di Tristano e di un amico” (ultima operetta) Leopardi le definisce “fantasticherie”.

 “morali”: le operette intendono insegnare qualcosa.

DIALOGO DELLA MODA E DELLA MORTE (pag. 125)

Breve rappresentazione mondana.

 Moda = “personaggio” settecentesco, fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana. Leopardi la
definisce SORELLA della Morte.
 Importante : CADUCITA’ : la moda si dedica a cambiare le abitudine, la morte a cambiare le
abitudini.

La moda disprezza il genere umano perché si illude di esorcizzare la morte col cambiamento continuo.

La MODA aiuta la morte => “tortura” mondana.

Gli illuministi percepivano la moda come qualcosa che guasta l’animo, ad esempio “sul vestire alla
ghigliottina”, Parini:

- Durante le feste le nobildonne si vestivano da condannate con una collanina di corallo per similare
il taglio. Questa moda aveva scandalizzato Parini: non si deve scherzare con la morte, altrimenti la
si introduce nella propria vita.

A un certo punto la Moda e la Morte di mettono a correre:

- La moda è veloce perché vuole rendere frenetica la vita degli uomini.


 La moda si dichiara impotente solo per l’ATTO DI MORIRE! (la morte è tale per questo)

Alla fine dell’operetta vi è una polemica contro l’800: secolo di decadenza, vi è viltà.

Nell’ultima battuta della moda dice che la morte aveva solo il difetto della speranza dell’ immortalità della
gloria degli uomini, ma nell’800 è scomparso => trionfo assoluto morte.

DIALOGO DI ERCOLE E DI ATLANTE (pag.111)

TEMA: decadenza dell’umanità!

È un’operetta più spiritosa rispetto alla precedente, ha un andamento più leggero, confermato dalle scelte
stilistiche (uso comico del migliorativo/peggiorativo).

 La terra NON pulsa più, tanto che Atlante teme che sia morta.
 La terra NON è più quella di una volta, è deformata (schiacciamento ai poli)

La conclusione riprende Orazio, che aveva detto “il giusto non si muove”:
- Leopardi lo ribalta sarcasticamente.

FRAMMENTO APOCRIFO DI STRATONE DA LAMPSACO (pag. 473)

Importante: idea della terra SCHIACCIATA ai poli!

 Gusto per APOCRIFO (“scrivere alla maniera di…”)

3 parti:

1. Preambolo: un erudito ragiona sul frammento


2. Sull’origine del mondo
3. Sulla fine del mondo:
la terra schiacciandosi ai poli diverrà un disco piatto, quindi un anello che si spezzerà, finendo
nel fuoco del sole (es. anelli di Saturno). Anche gli altri pianeti e persino le stelle seguiranno la
stessa fine .

 NICHILISMO: l’unico senso dell’universo è tendere alla propria distruzione.

Dopo questo universo se ne formeranno altri però, essendo la materia eterna.

Leopardi immagine che Stratone avesse scritto un’opera di cui si è conservata solo la parte iniziale e quella
finale.

 Tono SERIOSO, tipico del trattato scientifico!

CANTICO DEL GALLO SILVESTRE (pag. 457)

Gusto dell’APOCRIFO: tutta l’operetta è finzione!

- Il gallo silvestre è un animale enorme e leggendario, che parla in una lingua mitologica (con
elementi ebraici e arabi) tradotta da un erudito. In realtà il gallo stesso è traduttore di una lingua
ancora più antica.

 Il gallo risveglia i mortali col suo canto (// galli normali: ironia): il mattino è la sola parte “felice” del
giorno, MA svegliarsi è male
 CONTRADDIZIONE => allora: BENE = SONNO!

Il sonno è immagine della morte è per questo necessario alla vita.

Si dice che dio ha creato la materia poiché potesse morire in quanto egli ne è incapace : paradosso.

COMUNQUE il mattino è la parte migliore della giornata poiché l’uomo è dimentico degli affanni, ma dura
pochissimo // giovinezza!

Vi è poi l’idea della caducità delle cose.

DIALOGO DI TORQUATO TASSO E DEL SUO GENIO FAMILIARE (pag. 249)

Secondo De Sanctis la nostra letteratura è percorsa da due anime:

- Linea maschile: forte, es. Dante


- Linea femminile: idillica, es. Petrarca

Leopardi rientra nella linea femminile per la musicalità, ma non per la tempra dell’animo.

Nel corso del ‘700 Tasso divenne il prototipo del genio infelice:

- Parini lo dipinge così


- “Torquato Tasso”, 1750, Goethe, tragedia.

Leopardi vede in Tasso un nobile precedente e ha per lui ammirazione letteraria.

 Il dialogo si svolge in uno degli anni della prigionia all’ospedale Sant’Anna (1579-1586). Tasso fu
liberato perché Gonzaga, signore di Mantova, lo accolse per gloriarsene, dopo che Alfonso ebbe
concesso il suo permesso.

Cos’è un GENIO FAMILIARE?

- Genio è una parola latina, familiare è pleonastico. È una sorta di nume tutelare della stirpe.

 TEMA: NOIA e PIACERE!

Il tema della prigionia interviene in quanto funzionale al tema della noia, anche se in realtà il genio sostiene
che ci si annoia di più nella vita sociale.

L’operetta inizia con l’amore di Tasso per Leonora, chi era?

- Moglie duca d’Este


- Sorella duca d’Este
- Cortigiana duca d’Este

Non si sa chi fosse, la leggenda vuole che fosse la moglie/sorella e per questo motivo fosse stato
condannato dal duca con l’accusa di follia. In realtà Tasso aveva davvero delle psicosi persecutorie,
l’episodio scatenante l’ira del duca sarebbe dovuto all’aggressione di un cameriere che per sbaglio gli aveva
fatto cadere un coltello vicino.

La pazzia di Tasso peggiorò all’ospedale, dove vi erano rinchiusi anche altri folli: essendo paranoico credeva
che tutto il rumore fosse pensato appositamente dal duca per farlo impazzire. Quindi iniziò ad avere
allucinazioni, ad esempio vedeva piccole luci nella cella che credeva fossero demoni (testimoniato dalle
lettere).

 Genio: non si è innamorati della donna, ma del FANTASMA della donna stessa! La lontananza
addirittura permette di far apparire la donna come una dea.

Il discorso insiste poi sul SOGNO

 Per Leopardi la sola possibilità di felicità era il sogno!

 Genio: PIACERE = concetto, non esperienza. L’uomo ha la facoltà di illudersi, ma questo è anche la
sua rovina perché non sa accontentarsi .
 Tasso : NOIA = è sempre presente (vs piacere). È come l’aria che si insinua in tutti gli spazi. Sta nel
fatto che il dolore non offende e il piacere non lusinga.

Quindi viene tematizzata la PRIGIONIA: Leopardi fa elencare a Tasso una serie di distrazioni nella cella, che
in realtà sono le stesse dell’uomo libero.

 Tasso è paradossalmente in VANTAGGIO: non avendo una vita può fantasticare su una!

Giunti a questa conclusione il genio prende congedo. Vi è un finale a sorpresa il genio è dato
dall’ubriachezza! (in questo finale qualcuno ci ha visto un’ipotesi di alcolismo di Leopardi, ma non è
fondato).

 Questo finale è un abbassamento, ma ci fa capire che in realtà è un soliloquio.

ELOGIO DEGLI UCCELLI (pag. 437)

È un apocrifo in quanto attribuito ad Amelio (filosofo esistente del quale non abbiamo quasi nulla).

 CANTO uccelli = RISO, l’uomo lo conosce solo da adulto però perché ha a che fare con l’intelletto.
Gli uomini imparano a ridere vedendo ridere, è artificiale. Inoltre esiste anche il riso dello stato di
ubriachezza, che non è naturale.
 Gli uccelli cantano NATURALMENTE a differenza degli uomini, allora la loro gioia è NATURALE!

Gli uccelli sono detti sempre felici perché volano = movimento puro = no noia!

Anche altri animali in realtà si muovono continuamente:

- Pesci MA sono muti


- Insetti MA emettono suoni sgradevoli

 Solo gli uccelli coniugano movimento e canto!

Leopardi allora si consola perché almeno per una specie la felicità esiste!

Si introduce anche l’idea del gioco, che richiama la nostalgia per l’infanzia : uccelli = bambini.

Vengono poi citati Dante e Tasso (elemento a “sorpresa” in quanto Amelio è un filosofo del III sec. d.C),
vengono nominati come uomini dotati di particolare immaginativa, ma diversa da quella spensierata degli
uccelli.

DIALOGO DI CRISTOFORO COLOMBO E DI PIETRO GUTIERREZ (pag. 423)

Più si conosce più ci si impoverisce => svanisce il “vago e indefinito”:

- Se le cose sono ignote ce le si può immaginare!

 La cosa importante delle imprese di Colombo non è la scoperta dell’America, ma l’andare per
l’andare! (Colombo non verosimile)

Vi è poi un elogio del pericolo e del travaglio come antidoto alla noia => tema del viaggio declinato in chiave
nevrotica (si capisce quanto Leopardi soffrisse: animo smanioso di viaggi ma vita statica).
Contraddizione impresa Colombo:

 Quando si raggiunge la fine si è insoddisfatti, allora sarebbe meglio NON scoprire mai.

DIALOGO DI FEDERICO RUYSCH E DELLE SUE MUMMIE (pag. 351)

Federico era un personaggio realmente esistente, collezionista anche di mummie, con le quali Leopardi
immagine questo dialogo.

 Ogni anno matematico (circa 500 anni) le mummie possono parlare: si svegliano con un canto. Se
nessuno le interroga stanno zitte, altrimenti possono parlare per 15 minuti.
 L’operetta è materialistica: anima e corpo tutt’uno

Ruysch chiede chiarimenti sulla MORTE (è un paradosso : è il destino di tutti ma nessuno ne ha fatto
esperienza)

- Le mummie smontano sempre le domande di Ruysch, dimostrandone l’insensatezza

Nel canto delle mummie ci sono due verità:

1. Da vivi la morte è incomprensibile, da morti la vita (“cosa arcana e stupenda”: nel senso che fa
stupire) non è comprensibile: rapporto di quivalenza
2. non si attinge alla felicità né da vivi né da morti

perché Leopardi scrive questo coro in versi (non lo faceva più)?

- Le mummie NON possono parlare la lingua di tutti i giorni!

Nell’operetta Leopardi inserisce anche un aspetto comico, ossia il vecchio che si lamenta del rumore e
minaccia di morte le mummie (battuta).

Ruysch chiede poi che cosa abbiano provato al momento della MORTE, le mummie rispondono di non
essersene nemmeno accorte (poi lo chiede di nuovo e le mummie lo smentiscono nuovamente).

 Idea del SONNO come metafora della morte!

Quindi Ruysch cita Epicuro (anima legata al corpo) :

- Crede che la morte sia uno strappo, le mummie dicono che è languore e abbandono: il legame
anima/materia NON è reale!

Ruysch si dimostra però incapace di capire come la morte non sia dolore, il morto dice che è un piacere
piuttosto.

 MORTE = senso di pace, di regressione.

Vi è inoltre la constatazione che l’idea della morte non ci riguarda mai davvero: anche chi è decrepito esita
ad arrivare alla morte.

Ruysch pone poi qualche altra domanda ma le mummie si sono zittite.


DIALOGO DELLA TERRA E DELLA LUNA (pag. 189)

è un’operetta fantastica e tendenzialmente comica

 Dicerie popolari circa la luna, che aveva già confutato nel “saggio sopra gli errori popolari degli
antichi”
 NOVITA’: la luna è vista dalla terra e viceversa: intenzione straniante (la luna dice che le cose più
giuste)

La conversazione è impostata dalla terra, alla luna non interessa discutere, come se sapesse tutto.

La terra tradisce subito la propria ignoranza: cita le rappresentazione della luna dei bambini (i bambini le
disegnano la bocca per questo la terra sa che la luna può parlare).

La terra ragiona in termini geocentrici e chiede alla luna se sia popolata: la luna dice di sì ma non spiega da
chi

 La luna non ha idea dell’uomo come la terra di chi abiti la luna

Sono poi confutate tutte le immagini proverbiali della luna

 La terra, disillusa della sua prospettiva antropocentrica, cade nelle dicerie

Il discorso della terra si articola in:

1. Ottuso antropocentrismo
2. Fantasie
3. Idea che tutto ciò che è venuto meno sulla terra, come l’eroismo, essendo un periodo di
vigliaccherie, è andato sulla luna, che sta per scoppiare
4. Serie di ammissioni da parte della luna : la luna e la terra hanno il MALE in comune, che
contraddistingue tutto, con noia e dolore per tendere alla morte!

Nella parte finale si lascia intendere che l’essere umano però SPERA comunque.

DIALOGO DI TIMANDRO ED ELEANDRO (pag. 487)

Timandro : colui che stima gli uomini

Eleandro: colui che ha pietà degli uomini => nomi parlanti

In un primo momento i nomi sarebbero dovuti essere Misenore (l’odiatore) e Filenore (l’amante). È
probabile che Leopardi abbia cambiato i nomi per non presentarsi come misantropo.

 TEMA: giudizio che si dà all’umanità (critica alla società) + ruolo della filosofia, ossia rendere l’uomo
meno filosofo perché da sapiente non può più tornare alla primitiva genuinità .

Timandro dice che n tempo la filosofia poteva rivelare verità amare, oggi no, dice inoltre che col
pessimismo di Eleandro si fa danno ai lettori.

Leopardi è tuttavia la persona meno adatta a diffondere positività e per questo non si stupirebbe di essere
ancora maggiormente disprezzato.
Timandro replica che il fare così cupo di Eleandro sia solo una facciata, per apparire eccentrico (era una
accusa realmente rivolta a Leopardi, cosa che lo indignava).

La risposta di Eleandro è malinconica: niente riesce a coinvolgerlo, essendo poco importante (allusione al
fatto che Leopardi non si fosse lasciato coinvolgere nel Risorgimento).

 Prima parte: carattere introduttivo. Operetta molto lenta e complessa.

Timandro chiede ad Eleandro perché scriva tali cose. Risposta:

1. Intolleranza di ogni simulazione: nella scrittura si dice il vero. Coloro che parlano delle magnifiche
sorti progressive si ingannano consapevolmente.
2. Non si duole contro l’umanità, ma contro il fato
3. Ridendo dei mali dell’umanità trova qualche conforto

TERZA PARTE => considerazioni circa il progresso

Timandro accetta che la vita sia faticosa, ma l’uomo può migliorare la propria condizione!

 Per Leopardi NON è così! Esistono due tipi di errori:


1. errore buono: nasce dall’ingenuità, tipico degli antichi
2. errore negativo: nasce dalla superstizione, è la ricerca di una consolazione qualunque che neghi
il vero.

 Allora NON è Leopardi il diseducatore, MA tutti gli altri!


 La filosofia è inutile! (inoltre una volta che si inizia a filosofare non si può più smettere)

Eleandro si dichiara pronto a disfarsi della filosofia per sostituirla con la POESIA : CONSOLAZIONE
ILLUSIONI!

IL COPERNICO. DIALOGO (pag. 517)

È un’operetta doppiamente teatrale:

- È dialogica
- C’è una scansione in scene:
1. prima ora del giorno – sole
2. monologo Copernico
3. ultima ora del giorno – Copernico
4. Copernico – Sole

Leopardi affronta la filosofia contemporanea mediante la teoria geocentrica.

 Il sole non vuole più girare intorno alla terra, pretende che sia il contrario. Copernico viene
informato di ciò dalle stesse ore, quindi ne parla col sole (impianto comico).
 Accettare la prospettiva eliocentrica apre all’idea di infinito e fa gettare l’uomo nella disperazione.

Il sole invoca un poeta che metta in chiaro il nuovo stato delle cose. Il sole prende atto del fatto che, se egli
si è convertito alla filosofia, questa ricadrà anche sulla terra.

QUARTA SCENA
Copernico è preoccupato per i possibili risvolti nichilistici. Quindi configura un possibile destino:

- Le altre stelle (si pensava si muovessero) faranno come il sole, quindi i pianeti si dovranno muovere
=> infinito movimento => universi infiniti => idea infima dell’uomo.
Si arriva quindi alla configurazione dell’universo come molteplicità di universi infiniti!

 Conseguenze rivoluzione copernicana = NULLIFICAZIONE GNOSEOLOGICA!

In questo modo Leopardi fa capire il prezzo che si è dovuto pagare per le conquiste scientifiche.

DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE (pag. 571)

 TEMA: l’esperienza insegna che tutto è sempre negativo MA l’uomo ogni anno si illude che il
successivo sia migliore = paradosso!

è un’operetta molto veloce.

- Venditore = colui che illude: se dicesse che l’anno successivo sarà disastroso non venderebbe
almanacchi (simile al calendario, con indicazioni astronomiche, geografiche e statistiche)
- Passeggere = filosofo travestito: fa capire al venditore che nessuno vorrebbe un anno uguale a
quello appena passato

DIALOGO DI UN FISICO E DI UN METAFISICO (pag. 231)

Alfieri dice che in 15 giorni di vacanza preferisce vedere 15 luoghi in 15 giorni piuttosto che restare 15
giorni nello stesso luogo, poiché si annoia: Leopardi allarga la stessa cosa a tutta la vita.

- Metafisico: Rievoca il costume di certe civiltà antiche di segnare con un lapillo di color diverso
(bianco o nero) ogni giorno a seconda che sia stato positivo o meno.

Rispetto alle fantasie del fisico Leopardi immagina di aver davanti le pietre bianche e nere dei giorni che gli
rimangono da vivere:

 sarebbe disposto a vivere il tempo che gli resta scegliendo solo le pietre bianche (poche).

- Fisico: non capisce, o meglio, non è disposto ad accettare e sostiene che molte delle persone
accetterebbero anche i sassolini neri, nell’illusione che nessuno di essi sarebbe così nero come
quello finale della morte

Idea di fondo = morte come male peggiore.

- Metafisico: occorre agire qualitativamente e non quantitativamente: bisogna cercar di moltiplicare


i sassolini bianchi e muoversi sempre.

 la vita che si insinua fra una morte simbolica e l’altra (= i pericoli) appare più preziosa!

L’unico motivo per cui teme la morte è che questa vita già assomiglia alla morte, quindi morte =
continuazione della vita.

 la vita dev’essere viva: conclusione tautologica densissima, che riassume tutto il dibattito!
Se la vita è stagnante, è una vita di noia suprema ed infelicità e non val la pena di esser vissuta.
Questo tema percorrerà la letteratura per 80 anni, come ad esempio Gozzano, che sosterrà l’inutilità della
sua stessa vita passata sulla letteratura, nel sogno di una vita molto più attiva.

DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE (pag. 271)

Perché un islandese?

- Già Voltaire aveva nominato gli islandesi come popoli sfortunati a causa del loro clima. Ai tempi di
Leopardi inoltre circolavano leggende circa l’Islanda, come estrema soglia del Nord, oltre alla quale
non vi era nulla.
- Leopardi prende questo islandese come rappresentante dell’umanità sofferente + essendo figura
mitica questo personaggio consente uno sviluppo più ampio ed un effetto di straniamento.

l’ Islandese è afflitto dalla sua condizione e vuol scoprire se ci sono altri climi. Alla fine è arrivato all’estremo
calore torrido dell’Africa (opposto al ghiaccio estremo dell’Islanda).

Tono subito fiabesco, il Capo di Buona speranza è presentato come una sentinella; anche il luogo di
approdo è l’Africa nera, estremo Sud (spesso nelle cartine si scriveva hic sunt leones, nel senso che vi sono
solo bestie).

 natura = Sfinge (non è proprio così ma noi ce la immaginiamo tale)!

- Islandese: domande legate al tema del destino:


se ne è andato dall’Islanda poiché non sopportava il clima = natura: il contrappasso è che lui, che
fuggiva dalla natura, l’ha trovata nel luogo più lontano!

L’incontro per lui fatale avviene a causa del suo non essersi accontentato.

L’islandese inizia il suo discorso giustificando il suo viaggio: non ha trovato condizioni favorevoli, ma se non
altro ha imparato. Sostiene di essersi accorto che gli uomini cercano di esorcizzare i mali della vita
combattendo fra di loro, accrescendo dunque le sue pene: così ha cercato di capire se vivendo da solo con
la natura avrebbe migliorato la situazione. Così facendo , si sono aggiunte le fatiche della sopravvivenza.

 Leopardi si contraddice:

- in più punti delle operette elogia le occasioni di movimento, anche se tortuose


MA qua queste occasioni sono ripetitive => non hanno effetto benefico: la sua vita si riduce ad una
monotona lotta alla sopravvivenza, senza possibilità di sognare!

 l’islandese attacca la nature per due motivi:


1. non aver lasciato spazio sulla terra vivibile
2. aver instillato nell’uomo l’avidità del piacere:
il piacere non esiste poiché il nostro desiderio lo supera e dunque lo svalorizza sempre +
piacere epicureo (cibo e sesso) è dannoso fisicamente.

 L’islandese è sopravvissuto in quanto dotato di temperanza.

Le battute della Natura sono più corte:

- non è fatta per gli uomini e non se ne cura!


Questo ce lo dimostra anche la fine del racconto; noi ci aspetteremmo che la natura sbranasse
l’islandese o lo schiacciasse come una formica, invece a Leopardi preme dar l’idea dell’indifferenza
della natura: alla fine due leoni passano e sbranano l’islandese (secondo una versione) oppure
viene essiccato e schiacciato dal sole, divenendo una mummia (seconda versione). Non importa
cosa sia effettivamente successo, quel che conta è che la natura se ne frega.

 Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra?.. => indifferenza natura

- islandese: chiede alla natura perché, qualora lei sia davvero così indifferente, li avrebbe invitati a
vivere questa vita

- Natura: le sue regole sono una continua alternanza di distruzione e costruzione, modo indiretto per
dire che alle regole a cui lei stessa soggiace occorre la vita perché ci sia la morte. Il modo in cui risponde è
assolutamente anaffettivo.

- Islandese: che senso ha l’universo se il suo unico senso è perpetuarsi per distruggersi?

 Il principio costitutivo dell’universo è l’infelicità!

- Isalndese qual è il senso della Natura?

La Natura non risponde, non si sa se perché giunge alla suprema dimostrazione dell’indifferenza o perché i
leoni lo sbranano.

LA STORIA DEL GENERE UMANO (pag. 77)

 Campionario tutti argomenti poi sviluppati nello operette!

È un’operetta diegetica, narrativa con sezioni potenzialmente dialogiche (es. Giove), spazio all’irrazionalità.

 TEMA: infelicità umana + fallacità beni + noia + incontentabilità umana

Giove ha creato un mondo piccolo, senza acqua e concetto di distanza. Quindi nota che gli uomini sono
ANNOIATI:

 NOIA = difetto della creazione! L’uomo crescendo si accorge che tutte le aspettative della
giovinezza sono illusione. Una volta adulti allora conoscono suicidio/odio.

Giove allora si indigna:

- INDIGNAZIONE = segno dell’ingratitudine umana.

Allora Giove fornisce nuovi doni per migliorare la condizione umana, ma sortiscono l’effetto contrario.
Questo tema è presente anche in Platone, Lucrezio, Grazie di Foscolo (hanno dato il senso della civiltà, per
Monti attraverso le Muse).

Questo tema viene ripreso come conseguenza delle guerre napoleoniche come mancanza delle Grazie e
delle Muse.

 Giove dona le TECNICHE (aratro : Cerere => passaggio vita nomade a sedentaria, vino: Bacco) .

L’umanità allora si sviluppa in negativo.

Quindi Giove introduce la NATURA = ostacolo all’uomo!


 Si crea la distanza + infinito, che è permesso dall’ostacolo e dall’immaginazione.
Quindi Giove crea il mistero, che permette il vago, l’indefinito e dà sfogo al sogno e all’illusione. Ma
anche questi doni hanno effetto negativo.

 L’uomo arriva a concepire la nascita come SVENTURA + morte preferibile!

Giove risponde a questo atteggiamento con un diluvio universale da cui si salvano Deucalione e Pirra. MA la
nuova umanità è come la prima.

Giove allora introduce il NEGOZIO (non ozio) e il MALE

 Giove capisce che peggior nemico uomo = uomo stesso: quando si distrae bisogna creargli nuovi
bisogni mediante cataclismi ecc.

Giove poi torna dopo alcune generazioni: l’umanità è uscita dallo stato di natura con le leggi. Egli continua
ad erogare dono come gloria, amore, onore … che gli uomini inseguono.

 Per Leopardi sono fantasmi, privi di valore!

Allora Giove dona la VERITA’

 Non è un vero e proprio dono, ma è già in se una punizione: Giove toglie il “vago”, la verità mette di
fronte a se stessi.

PERO’ l’uomo ha in se intrinseca la SPERANZA, ma Leopardi dice che verrà schiacciata => gli uomini mossi
da questa continueranno a cercare la felicità ma conoscendo la verità non la troveranno mai!

Gli altri dei impietositi dal sadismo intercedono con l’amore (Leopardi NON aveva ancora conosciuto Fanny,
altrimenti probabilmente lo avrebbe definito il dono peggiore.)

 L’amore NON è inteso carnalmente ma amore con se stessi => regressione allo stato di natura
(inconsapevolezza)

LA SCOMMESSA DI PROMETEO (pag. 207)

È uno dei miti greci antichi della civilizzazione umana.

Tono scherzoso e leggero.

L’interlocutore è Momo, un dio (o forse satiro) carnevalesco (Leon Battista Alberti aveva scritto un’opera a
suo nome, satirica, contro Lorenzo de Medici).

 SCOMMESSA = verificare in 5 luoghi del pianeta la bontà della creazione, se almeno 3 fossero state
positive, la vittoria sarebbe stata di Prometeo.

1. Ovest: Colombia: i colombiani sono selvaggi a confronto con gli europei, praticano il
cannibalismo => prima vittoria Momo
2. Est: Agra (India): immolazione religiosa di una vedova, che si è dovuta ubriacare perché odiava
il marito => seconda vittoria Momo
3. Europa: Londra: un padre si è suicidato coi figli
Nel viaggio tra Agra e Londra Momo si chiede come possano gli uomini essere tanto crudeli (nemmeno gli
animali lo sono).

 NON BONTA’ della creazione dell’uomo!

Questi sono tre esempi di violenza che l’uomo infligge a se stesso.

La storia di interrompe bruscamente.

PROPOSTA DI PREMI FATTA DALL’ACCADEMIA DEI SILLOGRAFI (pag. 137)

è una delle operette più comiche e per questo meno riuscite.

 SILLOGRAFO: nome che a Leopardi piaceva, scrittor di Silla (satire III sec. a.c.)

TEMA: macchinizzazione società!

L’accademia propone un premio alla migliore invenzione (NON all’uomo):

1. Prima invenzione: amico perfetto (Leopardi da sfogo a voci popolari), Antoni di Vaucanson
2. Seconda invenzione: uomo a vapore (Leopardi si rifà alle nuove macchine a vapore della rivoluzione
industriale)
3. Terza invenzione: donna artificiale (tema diffuso letteratura 1870). Qui Leopardi cita Baldassarre
Castiglione, il Cortigiano (terzo cap. dedicato alle donne)

IL PARINI, OVVERO DELLA GLORIA (pag. 291)

Parini muore nel 1792, l’opera è del ’24.

È l’operetta più lunga, ma non era stata progettata tale

 Infatti Leopardi aveva cercato di pubblicarla a parte come opuscolo, ma aveva rinunciato perché
non voleva altri contatti con editori.

TITOLO: riprende antica pubblicistica romana : si dava a un personaggio per antonomasia la virtù di
riferimento (es. Cato maior de senectute), anche Alfieri aveva usato questa tradizione.

Leopardi parla di se stesso, specialmente nell’operetta successiva “Filippo Ottonieri” (non esiste), Parini
invece era considerato il padre della poesia dell’800 (es. Manzoni lo aveva celebrato nell’ “Adda”).
Entrambe le operette fingono di prelevare detti di Parini:

- Nel Parini lui parla direttamente ai suoi discepoli


- Nell’Ottonieri è un discorso indiretto

L’opera rappresenta Parini come poeta incorruttibile, tanto da aver preferito la miseria

 Non si parla delle sue opere ma della sua condotta di vita fedele ai suoi ideali.
 TEMA: la gloria o meglio, quello che gli uomini fanno per la gloria.

Parini si rivolge ad un discepolo per esporgli le sue riflessioni sulla gloria, in particolare su quella che
proviene degli studi filosofici e d letterari, la sola concessa oggi agli uomini di nascimento privato, poiché
quella che nasce dalle grandi azioni non è più consentita.
Valga l’esempio di Vittorio Alfieri il quale, non potendo agire, scrisse cose grandi. Nella prima affermazione
si dice che gli scrittori mettono nella loro pagina la loro vitalità repressa nei fatti.

L’autore si sofferma poi ad enumerare tutte le difficoltà che si frappongono al conseguimento della gloria
letterari:

esiguo numero di persone in grado di giudicare, cattiva disposizione dei lettori grande numero di libri di
nessun valore => il più delle volte solo il riconoscimento dei posteri attribuisce ai loro cultori un tardivo
inadeguato compenso.
In conclusione, anche ammesso che uno riesca a conseguire la gloria, gliene derivano noie e sofferenze.

CAPITOLO SECONDO

Smonta tutti gli elementi di seduzione della gloria, per esempio pochissimi scrivono bene + in Italia l’arte
dell’ottimo scrivere è conosciuta solo da due o tre persone (sarebbero pochissimi ad apprezzare).

CAPITOLO TERZO

Affronta le dinamiche sociologiche del perché qualcosa abbia successo e qualcos’altro no:

- La concorrenza impedisce una conoscenza universale


- L’indole può falsificare la percezione
- All’origine dell’estasi estetica ci sono diversi fattori
 L’uomo è una macchina di chimica, se la chimica non è congeniale in quel momento l’opera rimane
inerte!

CAPITOLO QUARTO

Tema dell’infanzia come età dell’errore perché non c’è la ragione

 Età migliore per commuoversi!

CAPITOLO QUINTO

Si dice poi che un’opera complessa per essere apprezzata deve essere letta più volte, ma alla seconda
lettura svanisce la novità. Il best seller contemporaneo dice subito tutto alla prima lettura.

Inoltre ora, a causa della stampa, l’arte della memoria non è più la stessa quindi chi rilegge un’opera dopo
anni è come se la leggesse la prima volta. Gli unici libri che si salvano sono i classici MA potrebbe succedere
che un’opera venga apprezzata solo per la sua fama di classico => non dovrebbe essere così!

CAPITOLO SESTO

Questione del piacere che si prova nel leggere.

CAPITOLO OTTAVO

È il più mitico, parla degli scopritori e degli scienziati: se il pionierismo è requisito di gloria si parte male
perché per definizione gli uomini sono pavidi.

Poi vi è il discorso per cui le verità scientifiche non facciano più impressione = nani sulle spalle dei gianti
(Bacone) => problema: i nani si ritengono superiori ai giganti!
 Spesso si concede tanta fama a chi non merita, può capitare che colui che la meriti viva in un posto
sfigato (Recanati).

CAPITOLO DECIMO

Unica forma di gloria possibile = POSTUMA

CAPITOLO UNDICESIMO

Dedicato alla posterità: noi confidiamo in una fama postuma, ma il mondo sta peggiorando: fra cent’anni
non potremo più essere apprezzati di ora.

Nell’ultima pagina però rivolta tutto dicendo che però esistono individui per cui la speranza della gloria è
come una malattia: chi ha talento deve esercitarlo ma non se ne deve vantare, così come il mendicante non
si vanta delle sue deformità.

DETTI MEMORABILI DI FILIPPO OTTONIERI (pag. 371)

 “detti memorabili”: genere greco-latino nel quale un personaggio illustre è rappresentato nell’atto
di enunciare pensieri nuovi, forti e paradossali

L’operetta tratta in stile biografico la vita di Filippo Ottonieri, in sette capitoli:

- Egli era odiato dai suoi cittadini perché diverso dagli altri
- Era brutto esteriormente ma bellissimo interiormente
- Ha IRONIA: gli permette di avere la facoltà di esprimere pareri originali
- Era FILOSOFO

Quindi Leopardi, sotto l’invenzione di Filippo Ottonieri, traccia un ritratto ironico di sé, toccando i temi più
importanti del suo sistema di pensiero:

- consistenza del piacere, desiderio di felicità, casualità della sorte, natura degli uomini + egoismo,
comportamenti sociali, perseguimento esclusivo dell’interesse.

Vi è una tipologia di “scrittura breve”, fatta di motti, aforismi ecc => recupero materiali Zibaldone in una
nuova veste stilistica.

DIALOGO DI TRISTANO E DI UN AMICO (pag.579)

Ultima operetta (1834), che Leopardi non aveva messo in conto di scrivere.

 Summa del pensiero di Leopardi


 Esposto attraverso Tristano:
- romanzo medievale Tristano e Isotta
- si riconduce per paretimologia (ovvero, tramite un’etimologia fasulla) alla parola “triste”, quale è
appunto la filosofia del personaggio

Operetta letteralmente palinodica, collegata a tre canti: conte Pepoli + Gino Capponi (tecnica finta
ritrattazione)+ Ginestra, e si riallaccia per struttura e temi al Dialogo di Timandro e di Eleandro.
Come nel Dialogo di Timandro anche qui l’alter ego di Leopardi si imbatte in un altro personaggio che non
assume vere e proprie caratteristiche narrative né ha parte attiva nel dialogo, ma rimane confinato nel
ruolo di far parlare il protagonista.

C’è chi, tra i critici, ha scorto dietro questo Amico (= ottimismo tipico 800) gli intellettuali fiorentini della
«Antologia», ossia quei moderati progressisti da cui Leopardi andò sempre più distanziandosi.

 Tristano ritiene che non solo il suo tempo sia caratterizzato da un’infelicità solida ed evidente, ma
che ogni uomo sia ontologicamente infelice => NO fiducia nel progresso + esaltazione epoca
attuale.

 Utilizzo IRONIA, che poi lascia spazio all’invettiva

DIALOGO DI PLOTINO E DI PORFIRIO (pag. 537)

 TEMA: suicidio:
- Porfirio = sostenitore suicidio (Leopardi): la morte è il solo rimedio all’infelicità umana

Dalla polemica contro Platone traspare la polemica leopardiana contro la religione.

- Plotino = simbolo propensione Leopardi a recidere idea suicidio: creerebbe solo dolore alle persone
care (tema solidarietà che aprirà la strada alla ginestra)
=> è importante che a lui spetti l’ultima parola!

Porfirio esordisce dicendo che non è indotto al suicido dal dolore fisico, ma “da un fastidio della vita” =>
noia.

Plotino ricorda a Porfirio la sentenza di Platone, secondo cui non è lecito all’uomo sottrarsi alla vita in cui si
trova per volontà degli dei.

Porfirio risponde dicendo che Platone ha parlato della vita ultraterrena solo per far astenere gli uomini dal
male durante la vita, e che l’unica “medicina di ogni male” è la morte. Tuttavia Platone ha tolto agli uomini
questo conforto dichiarando il suicidio una cosa illecita.

Plotino obietta che è la natura stessa a insegnarci che il suicidio non è cosa lecita, perché l’ordine delle cose
sarebbe sovvertito: la natura infatti comanda di provvedere alla propria conservazione.

Porfirio dice che questa verità è propria degli antichi, e non è più la nostra

La conclusione del dialogo è affidata a Plotino, che pure ammettendo che è secondo ragione uccidersi,
adduce due motivazioni contro il suicidio:

1. suicidio è un atto egoistico, perché non si tiene in considerazione le persone care


2. “i mali della vita” non sono malagevoli da tollerare”.

Le ultime righe del dialogo sono un “inno alla vita”, che Plotino fa al suo amico: si conforteranno insieme
fino a che non li coglierà la morte.