Sei sulla pagina 1di 1

Livio

Per. 77 Cum P. Sulpicius trib. pleb. auctore C. Mario perniciosas leges promulgasset, ut exsules reuocarentur et noui
ciues libertinique in tribus distribuerentur et ut C. Marius aduersus Mithridaten, Ponti regem, dux crearetur, et
aduersantibus consulibus Q. Pompeio et L. Syllae uim intulisset, occiso Q. Pompeio, Q. Pompei cos. filio, genero
Syllae, L. Sylla cos. cum exercitu in urbem uenit et aduersus factionem Sulpici et Mari in ipsa urbe pugnauit eamque
expulit. Ex qua XII a senatu hostes, inter quos C. Marius pater et filius, iudicati sunt.

Avendo Publio Sulpicio, tribuno della plebe, per suggerimento di Gaio Mario, promulgato leggi pericolose per
richiamare gli esuli e distribuire i nuovi cittadini e i figli dei liberti nelle tribù e per eleggere Gaio Mario come
comandante contro Mitridate re del Ponto e avendo agito con violenza contro Quinto Pompeo e Lucio Silla, i consoli,
che gli si opponevano, ucciso Quinto Pompeo, figlio del console Quinto Pompeo, genero di Silla, dopo questi fatti
Lucio Silla, come console, con l'esercito raggiunse la città e combatté nella città stessa contro la fazione di Sulpicio e di
Mario e la cacciò via. Di questa fazione dodici furono giudicati dal senato come nemici, fra i quali Gaio Mario padre e
figlio.

Velleio Patercolo

II , 18 Sulpicius tribunus plebis, disertus, acer, opibus gratia amicitiis vigore ingenii atque animi celeberrimus, cum
antea rectissima voluntate apud populum maximam quaesisset dignitatem quasi pigeret eum virtutum suarum et bene
consulta ei male cederent, 6 subito pravus et praeceps se C. Mario post septuagesimum annum omnia imperia et omnis
provincias concupiscenti addixit legemque ad populum tulit, qua Sullae imperium abrogaretur, C. Mario bellum
decerneretur Mithridaticum aliasque leges perniciosas et exitiabiles neque tolerandas liberae civitati tulit. Quin etiam Q.
Pompei consulis filium eundemque Sullae generum per emissarios factionis suae interfecit.

[19] Tum Sulla contracto exercitu ad urbem rediit eamque armis occupavit, duodecim auctores novarum
pessimarumque rerum, inter quos Marium cum filio et P. Sulpicio, urbe exturbavit ac lege lata exules fecit. Sulpicium
etiam adsecuti equites in Laurentinis paludibus iugulavere, caputque eius erectum et ostentatum pro rostris velut omen
imminentis proscriptionis fuit.

Sulpicio, tribuno della plebe, eloquente, deciso, famosissimo per beni, simpatia, amicizie, intelligenza e coraggio,
avendo in un primo tempo avuto presso il popolo la massima dignità con onestissimi propositi, come se gli rincrescesse
delle sue qualità e come se i suoi buoni progetti si fossero mal trasformati, improvvisamente corrotto e avventato si
alleò con Gaio Mario che, dopo i settant'anni, aspirava a tutti i poteri e a tutti gli incarichi, e presentò al popolo una
legge per la quale si abrogava il comando a Silla, si attribuiva la guerra mitridatica a Mario e altre leggi pericolose e
rovinose, intollerabili per una libera cittadinanza. E anzi fece uccidere da sicari della sua fazione il figlio del console
Quinto Pompeo che era il genero di Silla.

Allora Silla, raccolto l'esercito, tornò in città e la occupò con le armi, dodici sostenitori di nuove e pessime iniziative,
fra i quali Mario insieme con il figlio e Publio Sulpicio, scacciò dalla città e, grazie ad una legge, li mandò in esilio. I
cavalieri inseguirono Sulpicio e lo strangolarono nelle paludi Laurentine, la sua testa innalzata e messa in mostra
davanti ai rostri fu quasi un presagio delle imminenti proscrizioni.

Appiano I, 55 vd. Appiano 1

Plutarco, Silla, 8 vd. Fotocopie PLUTARCO 80001-80004