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Giud. 364/R - 426/GC SENT. N.

77/2008

REPUBBLICA ITALIANA

in nome del Popolo Italiano

LA CORTE DEI CONTI

Sezione Giurisdizionale Regionale dell'Abruzzo

composta dai seguenti Magistrati :

Dott. Gian Giorgio PALEOLOGO Presidente

Dott. Silvio BENVENUTO Consigliere

Dott. Giacinto DAMMICCO Consigliere relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio per resa di conto n. 426/GC del registro di Segreteria nei confronti dell'Istituto
di Credito Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila, con sede in L'Aquila, via
Vittorio Emanuele II n. 48;

in trattazione congiunta con il giudizio di responsabilità iscritto al n. 364/R del registro di


Segreteria, istituito dal Procuratore Regionale nei confronti di:

1) Michele GENTILE, nato ad Avezzano (AQ) il 17 novembre 1964, elettivamente domiciliato


in L'Aquila, via S. Francesco di Paola n. 19 presso lo studio degli avvocati Adriano Rossi,
Vincenzo Camerini e Francesco Camerini che lo rappresentano e difendono;

Convenuto con la citazione in data 12 luglio 2004;

2) Francesco STRINGINI, nato a L'Aquila il 7 febbraio 1964, rappresentato e difeso,


congiuntamente e disgiuntamente, da se medesimo e dagli avv. Piermichele De Matteis e
Stefano Lopardi, elettivamente domiciliato presso l'avv. De Matteis in L'Aquila, via
Gabriele D'annunzio n. 4

3) Riccardo VESPA, nato a L'Aquila il 7 settembre 1959, elettivamente domiciliato in


L'Aquila via Gabriele D'annunzio n. 4 presso l'avv. Piermichele De Matteis che lo
rappresenta e difende;

4) Tommaso COPERSINO, nato a L'Aquila il 10 giugno 1962, elettivamente domiciliato in


L'Aquila, Piazza S. Giusta 5, presso lo studio dell'avv. Federica Foglietti, che lo
rappresenta e difende;

5) Roberto MAROTTA, nato a L'Aquila il 6 marzo 1948, elettivamente domiciliato in l'Aquila


via G. Verdi n. 18 presso lo studio dell'avv. Roberto Colagrande che lo rappresenta e
difende;

6) Vincenzo MERLINI, nato a L'Aquila l'8 maggio 1945 elettivamente domiciliato in L'Aquila
v. Santa Teresa n. 5 presso lo studio dell'avvocato Riccardo Lopardi che lo rappresenta e
difende.

Convenuti i nominati dal numero 2 al numero 6 con citazione integrativa in data 14


luglio 2005 ;

7) Antonio CICCHETTI, nato a L'Aquila il 3 ottobre 1941, elettivamente domiciliato in


L'Aquila via XX settembre n. 59 presso l'avv. Giacomo Giammaria che con l'avv. Michele
Damiani congiuntamente e disgiuntamente lo rappresenta e difende.

8) Pierluigi TANCREDI, nato a L'Aquila il 13 novembre 1953, elettivamente domiciliato in


L'Aquila via G. verdi n. 9 presso lo studio dell'avv. Fabrizio Fiore che lo r. e d.

Convenuti gli ultimi 2 (numeri 7 e 8) con la citazione integrativa del 5 luglio 2007;

UDITI nella pubblica udienza del 5 febbraio 2008, svoltasi con l'assistenza del Segretario
d'udienza dott.sa Antonella Lanzi, il relatore cons. Giacinto Dammicco, l'avv. Adriano
Rossi per il convenuto Gentile, l'avvocato Piermichele De Matteis per i convenuti Stringini
e Vespa, l'avv. Stefano Lopardi per il convenuto Stringini, l'avv. Roberto Colagrande per il
convenuto Marotta, l'avv. Riccardo Lopardi per il convenuto Merlini, l'avv. Federica
Foglietti per il convenuto Copersino, l'avv. Fabrizio Foglietti per la CARISPAQ, l'avv.
Fabrizio Fiore per il convenuto Tancredi,l'avv. Michele Damiani per il convenuto Cicchetti,
il Pubblico Ministero nella persona del v.p.g. Massimo Perin.

FATTO

In data 9 aprile 2003 la procura Regionale rivolgeva istanza per resa di conto
giudiziale da parte della Istituzione “Perdonanza Celestiniana” per gli esercizi 2001, 2002
e 2003, che dava luogo al giudizio per resa di conto n 306 /GC del registro di segreteria
della Sezione. Esito del medesimo erano l' Ordinanza 485/04/GC depositata il 21 giugno
2004, che dava atto del deposito di conti, e la trasmissione degli atti al magistrato relatore
sui conti. Da questi era depositata relazione ed una remissione al collegio per trattazione
in udienza, introduttiva del Giudizio di conto 426/GC.

La relazione del Magistrato competente sul conto giudiziale, in data 14 dicembre


2004, aveva evidenziato:

- la carenza di una formale convenzione per il servizio di Tesoreria;

- la necessità di esaminare collettivamente gli esercizi finanziari 2001, 2002 e 2003;

- la non conformità del conto presentato al modello previsto per le tesorerie;

- l'assenza di atti che specifichino le condizioni di svolgimento delle funzioni di tesoreria;

- l'assenza di contestazioni elevate a carico del Tesoriere;

- l'assenza di attività ispettiva trimestrale e straordinaria dell'Organo di revisione


contabile (art. 33 commi 4 e 5 del regolamento);

- l'impossibilità di ricostruire con sufficiente attendibilità e certezza la gestione


finanziaria globale e la conseguente necessità di remissione al Collegio.
In data 10 marzo 2005 la CARISPAQ ha depositato documentazione e relazione
illustrativa, precisando che ha avuto nella circostanza la gestione di pubblico denaro,
soltanto per il servizio di cassa e non di tesoreria, in seguito all'apertura di un conto
corrente da parte della “Istituzione Celestiniana” da ritenersi promanazione del Comune
dell'Aquila fornita di “autonomia patrimoniale”. Pertanto, essendo l'apertura del conto
avvenuta ai sensi dell'art. 30 del Regolamento dell'Istituzione (che consente anticipazioni
bancarie) e non dell'art. 35, mai applicato, del medesimo Regolamento (che prevede
l'affidamento del Servizio di tesoreria ad Istituto di credito), ritiene sussistente la posizione
di agente contabile con maneggio di pubblico denaro, ma inconfigurabile la veste di
Tesoriere.

L'atto introduttivo del giudizio di responsabilità è la citazione della Procura


Regionale presso questa Sezione, datata 12 luglio 2004 che conveniva il direttore della
istituzione Perdonanza Celestiniana, sig. Michele Gentile (notifica dell'atto il 9 settembre
2004) per chiedere il risarcimento in favore del Comune dell'Aquila della somma di €
460.729 .

Con successivo atto integrativo datato 14 luglio 2005 il Procuratore Regionale


quantificava nuovamente il danno erariale inferto al Comune dell'Aquila, anche alla luce
della revisione straordinaria di cui alla delibera consiliare 184/2004, ivi ricomprendendo,
oltre alle anticipazioni bancarie non deliberate e non destinate al ripiano (€ 427,857,79),
l'importo del disavanzo di cassa risultante dal consuntivo 2004 dell' Istituzione (€
1.785.255,89) e quello di sponsorizzazioni non contabilizzate (€ 1.239,50) imputandolo
complessivamente al Gentile (notifica 8 luglio 2005) per complessivi € 2.178.518,78, e
conveniva per responsabilità sussidiaria il Presidente del Collegio dei revisori del Comune
dell'Aquila e i componenti del suddetto Collegio, nella funzione di revisori dei conti
dell'Istituzione Perdonanza Celestiniana ai sensi dell'23 co. 7 L. 142/90, cosi come anche
ripreso dall'art. 114 co. 7 TU 267/2000, e dell' art. 33 del Regolamento adottato
contestualmente alla delibera di costituzione della Istituzione in parola.

Nominalmente trattasi di Francesco Stringini, Riccardo Vespa, Roberto Marotta,


Tommaso Copersino e Vincenzo Merlini. Ad essi è contestato il mancato o insufficiente
esercizio del dovere di controllo e vigilanza sulla contabilità della Istituzione, mentre
avrebbero dovuto “concentrarsi sullo stato di consistenza debitoria e creditizia” per
prevenire le confusioni gestionali poi emerse.

I fatti storici illustrati dalla Procura regionale negli atti introduttivi sopra richiamati,
sono i seguenti.

L'attività di organizzazione delle annuali celebrazioni della Perdonanza Celestiniana


era stata fino al 1999 affidata a comitati all'uopo costituiti. Il Comune dell'Aquila ha avviato
sul finire degli anni novanta l'iter per la costituzione di una Fondazione per la Perdonanza,
adottando atti deliberativi preparatori a tale costituzione che avrebbe dato luogo ad un
Ente morale dotato di personalità giuridica. Prima della conclusione di detto iter,
asseritamene per le difficoltà sorte con riferimento agli adempimenti imposti dalla Legge
Regionale 62/ , tale intenzione non veniva più perseguita.

Con delibera del Consiglio Comunale dell'Aquila n. 52 del 7 aprile 2000 è stata
costituita la “Istituzione Perdonanza Celestiniana” per l'organizzazione della annuale
omonima celebrazione.

Le norme in base alle quali tale costituzione è avvenuta sono sostanzialmente gli
artt. 22 e 23 della L. 142/1990 sostituita dall'art. 114 TUEL 267/2000 e l'art. 69 dello
Statuto Comunale.

La gestione pre-Istituzione, mediante Comitati presieduti dal Sindaco, aveva


prodotto un debito nei confronti della Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila, del
quale è dato conto nella delibera consiliare n. 106 del 21 settembre 2001.

A tal proposito si consideri che nel giugno 2002 è stato avviato un procedimento
transattivo con la Carispaq che a fronte di “esposizioni maturate negli anni passati per
complessivi € 346.625” ha portato alla corresponsione al dicembre 2002 di una somma di
€ 122.141.

Per il 2000 l'Istituzione ha operato senza Bilancio Preventivo.

Consta una delibera giuntale n. 295 del 4 maggio 2001 che approva il piano
esecutivo di gestione per l'anno 2000 (vedi determina 159 dell'8 maggio 2001 del dirigente
del Servizio Cultura del Comune)

Sono in atti riferimenti a tre conti correnti presso la Carispaq riferibili all'Istituzione
Perdonanza Celestiniana:

Apertura di credito in Conto Corrente 86048 aperto il 23 agosto 2000.

Apertura di credito in Conto Corrente 86049 aperto il 30 agosto 2000.

Apertura di credito in Conto Corrente n. 92767 aperto il 25 luglio 2001 che nel
giudizio di conto qui discusso congiuntamente assume il ruolo di conto di tesoreria, mentre
la Carispaq ritiene essere meramente il conto di cassa.

Solo su quest'ultimo appaiono affluiti finanziamenti.

Il Bilancio di Previsione 2001 è stato approvato dal CdA il 3 febbraio 2001 e dal
Consiglio Comunale con deliberazione N. 26 del 3/04/2001.

Il Bilancio di Previsione 2002 è stato approvato dal Consiglio Comunale con


deliberazione N. 38 del 28/02/2002.

Il Bilancio di Previsione 2003 è stato approvato dal Consiglio Comunale con del. N.
56 del 31/03/2003.

Il CdA dell'Istituzione con la deliberazione n. 5 del 24 giugno 2002 ha approvato il


rendiconto 2001. Il Consiglio Comunale ha a sua volta approvato detto consuntivo con
delibera 129 del 12 agosto 2002.

Il CdA dell'Istituzione con la deliberazione n. 13 del 10 luglio 2003 ha approvato il


rendiconto 2002. Ivi si considera che nel corso dell'esercizio finanziario 2002 “sono state
impegnate spese per € 118.785 di passività pregresse, le quali non sono strettamente
inerenti all'effettuazione delle manifestazioni 2001 e 2002 ma che sono state comunque
regolarmente contabilizzate e quasi interamente pagate per conto del Comune
dell'Aquila.”. Nella medesima delibera si da atto che “le maggiori spese di competenza
2001 e 2002 non contabilizzate per un totale di € 355.522,81 sono state sostenute per
l'effettuazione della manifestazione Perdonanza 2001 e 2002 e quindi derivano da fatti di
gestione” , e ne viene accluso elenco: a titolo esemplificativo si tenga conto che la più
cospicua fra le spese è nei confronti della associazione Agorà, per 218 mila Euro di sorte
capitale e interessi per 4.450 Euro. Poiché relativamente alle poste in bilancio il saldo
risulta attivo per € 16.934, ne deriva per differenza un disavanzo effettivo di € 338.588.
Viene poi indicato dal C.d.A. come far fronte al disavanzo, tra l'altro chiedendo fondi al
Comune per € 138.803.

Il Consiglio Comunale in data 5 agosto 2003 faceva propria l'esposizione


finanziaria degli anni 2001 e 2002 per 307 mila Euro, qualificandolo come debito fuori
bilancio, dando mandato al C.d.A. dell'Istituzione di provvedere con fondi ordinari ad
assorbire tale esposizione.

Nell'ottobre 2003 con un accordo transattivo fra l'Istituzione e la CarispAQ il debito


degli anni precedenti veniva abbattuto ad € 103.291. Con delibera 208 del 31 dicembre
2003 il Comune se ne faceva carico.

Il CdA in data 20 marzo 2004 con delib. 1/2004 prendeva in esame la situazione
economico-finanziaria creatasi negli anni 2001-2002-2003 e individuava 318 mila Euro
quale totale negativo. Autorizzava quindi il direttore a trattare con i creditori per ottenere
un abbattimento dell'importo.

Il Sindaco con nota del 10 maggio 2004 ha invitato il CdA ad approvare il bilancio di
previsione per il 2004.

Il CdA dell'Istituzione ha approvato in data 12 maggio 2004 il bilancio di previsione


per il 2004. Questo è stato trasmesso al Collegio dei revisori dei conti del Comune (nella
composizione Stringini, Marotta e Copersino)

Sottoposto dalla Giunta Comunale al Consiglio Comunale per l'approvazione, il


Consiglio Comunale seduta 8 giugno 2004, a seguito di una seduta nella quale sono
espresse da alcuni consiglieri forti perplessità su alcuni fatti di gestione, con deliberazione
8 giugno 2004 n. 84 approva il rendiconto 2003.

Il Consiglio d'Amministrazione ha nell'estate 2004 rassegnato le proprie dimissioni,


accettando, su sollecitazione scritta del Sindaco del Comune dell'Aquila, di permanere per
la sola organizzazione della manifestazione dell'agosto 2004.

Il 5 ottobre 2004 è nominato dal Sindaco un Commissario ai sensi dell'art. 41 del


Regolamento dell'Istituzione.

Con delibera consiliare n. 184 del 30 dicembre 2004 è stata approvata la “revisione
straordinaria della contabilità della Istituzione” per successive determinazioni, e si
individuano debiti per € 1.749.421 relativi agli anni 2001, 2002 e 2003.

Con delibera n. 25 del 23 marzo 2005 il Consiglio Comunale ha soppresso


l'Istituzione ed è stato istituito il Comitato "Perdonanza Celestiniana 2005 - Porta Santa"

In questo quadro fattuale rappresentato dagli atti originariamente a fascicolo, si


inseriscono i due atti di citazione emessi dalla procura Regionale.

Con il primo atto del 12 luglio 2004 si addebitavano ad Direttore Gentile il danno al
Comune dell'Aquila di 460.729 Euro argomentando che:

- le “esposizioni a titolo di residuo” per l'anno 2002, sul quale sarebbe slittato il
disavanzo 2001, che sono state oggetto di transazione per 122 mila Euro, sarebbero in
questo secondo importo danno pubblico per il Comune dell'Aquila, del quale l'Istituzione
sarebbe, ad avviso del Procuratore Regionale, promanazione organizzativa.

- Il disavanzo a titolo di competenza per il 2002 ammonta ad Euro 338.588 e


per tale somma il CdA ha proceduto per oltre metà alla reiscrizione nel preventivo 2003 e
per la residua parte alla richiesta di accollo da parte del Comune; il CdA è qui dal
Procuratore Regionale definito “organo esecutivo” e la suddetta richiesta è definita “priva
di qualunque fondamento giuridico ed economico”

- l'approvazione del bilancio di previsione dell'Istituzione per il 2003 da parte del


Consiglio Comunale (delib. n. 56 del 31 marzo 2003) non avrebbe dunque alcun effetto di
riconoscimento della utilità delle spese che hanno condotto al disavanzo; i 338.588 mila
Euro vengono così a formare il resto del danno.

L' addebito è nelle conclusioni riferito testualmente “alla sommatoria delle spese
illegittimamente effettuate od impegnate negli anni 2002 e 2003” ed è rivolto integralmente
nei confronti del Direttore Gentile per i “suoi poteri gestionali, propositivi, referenti ed
esecutivi”, esclusi altri organi per effetto nella norma che nega l'estensione della
responsabilità “ai titolari degli organi politici” per gli atti rientranti nella competenza propria
degli uffici amministrativi.

La seconda citazione, del 14 luglio 2005, riassume il precedente addebito come


riferito alle “spese illegittimamente effettuate od impegnate negli anni 2002 e 2003 nonché
delle somme comunque acquisite e carenti di dimostrazione di spesa”. Sulla base della
revisione straordinaria considerata con la delibera giuntale 645 del 21/12/2004 e poi con
delibera 184 del 30/12/2004 del Consiglio Comunale, il Procuratore riteneva sussistere un
disavanzo di cassa di € 1.785.255 suscettibile di ulteriore incremento per effetto della
individuazione di altre passività. Nella citazione integrativa si argomenta diffusamente sulle
affermate manchevolezze dell'esercizio di poteri di controllo da parte del Collegio dei
revisori, si richiama la posizione del Direttore Gentile nel considerarne l' “influenza
decettiva” del comportamento e nell'aumento dell'addebito, attribuendo responsabilità
sussidiaria ai componenti del Collegio dei Revisori per quote individuali corrispondenti alla
permanenza in carica, senza indicazione di dies a quo e dies ad quem.

La composizione dell'addebito al Gentile è la seguente:

• € 1.749.421 “passività risultanti dal bilancio dell'Istituzione”

• € 427.857 “anticipazioni bancarie non deliberate e non destinate al ripiano”

• € 1.239 “sponsorizzazione non registrata”.

A seguito dal primo atto di citazione si è costituito in data 22 dicembre 2004 Michele
Gentile, con delega agli avv.ti Adriano Rossi, Vincenzo e Francesco Camerini ,
depositando memoria con la quale si eccepisce:

1) inammissibilità della citazione per non corrispondenza della contestazione


con quella espressa nell'invito a controdedurre, sia per l'importo, che è stato incrementato,
sia per i fatti contestati, giacché il maggiore importo è connesso a comportamenti non
precedentemente rilevato;

2) insussistenza del danno per l'alternativa circostanza che le spese


dell'Istituzione vanno a carico del Comune solo qualora siano riconosciute utili, ed
altrimenti devono essere considerate come acquisizioni di beni e servizi illegittimamente
effettuate che rimangono a carico del funzionario;

3) assenza di antigiuridicità del comportamento del Direttore Gentile posto che


l'assunzione delle obbligazioni che hanno dato luogo all'indebitamento appare corretta
anche nella finalizzazione;

4) intestazione al Consiglio di Amministrazione dell'Istituzione dei compiti in


materia di bilancio e di assunzione di obbligazioni assai più rilevanti di quelle del Direttore;

5) inconfigurabilità della esclusione del Consiglio di Amministrazione dal


giudizio, stante la erroneità della definizione dello stesso quale organo politico anziché
amministrativo-gestionale.

A seguito dell'atto integrativo di citazione la difesa del Gentile ha prodotto ulteriore


memoria, depositata il 3 novembre 2005, con la quale oltre a ribadire le deduzioni della
prima memoria ha ulteriormente eccepito:

1) inammissibilità anche di questa seconda citazione per non corrispondenza


fra le contestazioni e quantificazioni dell'invito a dedurre e quelle della chiamata in
giudizio;

2) erroneità comunque dell'addebito dell'importo integrale dei residui passivi


dell'Istituzione, per € 1.749.421 senza scalare i residui attivi pari a € 1.545.972;

3) non imputabilità al Gentile neanche dell'importo differenziale fra i due


ammontari, avendo il medesimo diligentemente portato alla attenzione e alla ratifica del
CdA tale somma derivante da debiti fuori bilancio;

4) non imputabilità alla Istituzione, e quindi a maggior ragione al Gentile, del


debito con la Carispaq (€ 427.857) contratto dai Comitati che avevano preceduto
l'Istituzione Perdonanza;

5) con ampio riferimento all'elaborato degli esperti che hanno operato la


revisione straordinaria dei fondi approvata dal Consiglio Comunale il 30 dicembre 2004, e
della perizia di parte che allega alla memoria, indica e specifica la composizione degli
importi posti a suo carico, deducendone l'assenza di danno connesso alle attività da lui
svolte;

6) in particolare afferma che nel computo andrebbero contabilizzati in attivo


anche i contributi che sarebbero stati incassati direttamente dal Comune, per Euro
71.291,70:

7) ribadisce le competenze gestionali del CdA rilevando che nel secondo atto di
citazione è stato espunto ogni riferimento ad esclusione di soggetti in virtù della qualifica di
organo politico.

In data 28 settembre 2005 si è costituito in giudizio Tommaso Copersino con delega


all'avv. Federica Foglietti, depositando memoria e deducendo:

1) incompletezza del contraddittorio per la inspiegabile esclusione a titolo anche


solo sussidiario, del CdA che ha compiti gestionali chiaramente indicati nelle norme
primarie e regolamentari;

2) partecipazione del Copersino alle funzioni del Collegio dei revisori solo a
decorrere dal novembre 2003;

3) inconfigurabilità di una responsabilità sussidiaria laddove come nel caso


presente il convenuto a titolo di responsabilità principale non sia addebitato di condotta
dolosa;

4) assenza di nesso di causalità fra il comportamento del revisore dei conti


Copersino, che assieme al Collegio aveva evidenziato gli errori e le anomalie sul
consuntivo 2003, e il verificarsi del danno principale addebitato al Direttore;

In data 2 novembre 2005 si è costituito Roberto Marotta rappresentato dall'avv.


Roberto Colagrande, deducendo:

1) Il Marotta ha accettato l'incarico in data 12 novembre 2003;

2) Le contestazioni della Procura sono prive di valutazione dell'operato dei


convenuti in via sussidiaria, risolvendosi in una attribuzione dei responsabilità oggettiva
(responsabilità per fatto altrui), non ammessa dall'ordinamento e dalla giurisprudenza della
Corte dei conti;

3) l'attribuzione di quote di responsabilità in relazione soltanto alla permanenza


in carica sarebbe dimostrazione di questa assenza di puntuale valutazione dei
comportamenti;

4) la veridicità e la completezza delle documentazioni esaminate dal Collegio


dei revisori non era dubbia, atteso il vaglio della Ragioneria Comunale della quale
l'Istituzione si era avvalsa, sicché solo successivamente sono state individuate
manchevolezze e contraffazioni delle medesime;

5) manca un giudizio prognostico ex ante per verificare se un più efficace


operato dei Revisori avrebbe potuto evitare la situazione verificatasi.

In data 3 novembre si sono costituiti Francesco Stringini e Riccardo Vespa, il primo


rappresentato da se stesso e dagli avvocati Piermichele De Matteis e Stefano Lopardi; il
secondo soltanto dall'avv. De Matteis, che deducono:

1) carenza di danno per la imputabilità delle obbligazioni illegittime al


funzionario che le ha assunte;

2) assenza di colpa grave;

3) carenza di nesso causale, stante la natura strettamente contabile e non


gestionale del controllo demandato nel caso specifico al Collegio dei Revisori, ben più
intensi essendo in proposito, in base a normativa primaria e regolamentare, i doveri del
Consiglio di Amministrazione dell'Istituzione Perdonanza, del suo Presidente e del
Direttore della Istituzione;

4) le ripetute segnalazioni e i rilievi che il Collegio dei Revisori nell'ambito della


propria competenza aveva pur formalizzato, rimettendo la soluzione delle “criticità” agli
organi competenti;
5) impossibilità di verificare partite e obbligazioni collocate fuori dalla contabilità,
anche in conseguenza della presenza di documentazione amministrativa e contabile
rivelatasi poi non rispondente al vero;

6) non addebitabilità ai Revisori del trascinamento sulla Istituzione Perdonanza


dei debiti dei pregressi Comitati, sia perché in tale fase essi non ebbero alcun ruolo, sia
perché non vi fu trasformazione del Comitato in Istituzione bensì costituzione ex novo di
quest'ultima;

7) non addebitabilità ai Revisori della attribuzione del disavanzo agli esercizi


2001 e 2002, essendo stata tale attribuzione effettuata dal Consiglio di Amministrazione;

8) impossibilità di configurare responsabilità sussidiaria dei Revisori sugli atti di


bilancio quando si nega la responsabilità dell'organo che quegli atti di bilancio aveva
predisposto e approvato, ossia il CdA dell'Istituzione.

In data 2 novembre 2005 si è costituito Vincenzo Merlini rappresentato dall'avv.


Riccardo Lopardi, deducendo:

1) la contraddittorietà di quanto espresso dal Procuratore Regionale nel primo


atto di citazione, ove si da atto degli interventi correttivi sollecitati dall'organo di Revisione
(anche con riferimento alla relazione al rendiconto 2002), e il secondo integrativo atto che
individua la responsabilità dei revisori considerando in addebito proprio la suddetta
relazione;

2) le specifiche e decisive competenze proprie del CdA, del suo Presidente e


del Direttore dell'Istituzione in funzione di gestione e di vigilanza;

3) la puntuale censura, avanzata dai Revisori con la relazione allegata alla


deliberazione n. 13 del 10 luglio 2003 , sulla suddivisione del disavanzo tra quota avanzo
di amministrazione e quota gestione extra bilancio operata dal CdA;

4) l'impossibilità di controllare obbligazioni e spese non contabilizzate, pagate


con cambiali, con assegni personali del Gentile e quant'altro;

5) la insussistenza della colpa grave alla luce dei poteri di controllo che erano
demandati all'organo di Revisione e della Giurisprudenza della Corte dei conti ( fra le
molte citate Sez. I C/A 13/2/2003 64/A).

E' pervenuta in data 17 novembre 2005, depositata dalla Procura Regionale, una
nota datata 31 marzo 2005 a firma dei Revisori dei conti, che riferisce della scoperta
attribuita al Settore Economico e Finanziario del Comune dell'Aquila, di una
sponsorizzazione della Banca Popolare dell'Adriatico, riferita alla edizione 2001 della
manifestazione, versata su un conto corrente presso la Banca di Roma Agenzia 3
dell'Aquila, intestato a (sic) “Istituto Perdonanza Celestina” rimasto fino ad allora ignoto ed
estraneo alla contabilità.

E' pervenuta, sempre in data 17 novembre 2005, depositata dalla Procura


Regionale, altra nota datata 26 settembre 2005 con la quale tre componenti del CdA della
cessata Istituzione “Perdonanza Celestiniana” rispondono ad una nota del Dirigente del
Settore Socio-Culturale del Comune dell'Aquila, declinando la propria competenza a
redigere il conto consuntivo 2004 pur avendo gli stessi continuato ad operare nel 2004, su
richiesta scritta del Sindaco per organizzare la manifestazione dell'agosto 2004.
Su richiesta della Procura Regionale, sono state rinviate, consecutivamente, le
udienze del 12 gennaio 2005 e del 6 aprile 2005, ai fini della trattazione congiunta del
giudizio di conto con il giudizio di responsabilità.

Alla pubblica udienza del 23 novembre 2005 il Procuratore Regionale ha ribadito la


richiesta di riunione già avanza con la richiesta di rinvio dell'udienza dell'aprile 2005,
segnalandone l'opportunità giacché solo con il conto è possibile avere una esatta
focalizzazione dell'estremo disordine nella gestione anche di cassa, nel quale si è
verificato un travalicamento dei limiti di bilancio e delle formalità contabili; il che induce a
ritenere determinante per il giudizio di responsabilità l'esito del giudizio di conto. La
relazione sul conto da parte del Referendario competente pone più domande di quante ne
risponda. Per avere la partecipazione al giudizio della CARISPAQ, la quale è costituita
solo per il giudizio di conto, è necessaria la riunione dei due giudizi, nell'interesse
dell'apporto documentale e di conoscenza che l'Istituto di Credito può fornire alla migliore
cognizione della realtà. Infatti il Comune dell'Aquila, pur a seguito dello svolgimento della
relazione straordinaria, non ha completamente chiarito il quadro dei debiti fuori bilancio
della Istituzione e il riconoscimento dell'utilità degli stessi, con eventuale accollo da parte
del Comune stesso. Cosicché il giudizio di conto diviene quasi prodromico a quello di
responsabilità e non basta la trattazione simultanea dei due giudizi ma occorre la formale
riunione.

Dalle difese dei convenuti sono state dedotte carenze nell'istruttoria svolta dalla
procura Regionale.

L'avv. Adriano Rossi per il convenuto Gentile ha, tra l'altro, sottolineato alcuni punti
sui quali la Procura avrebbe omesso di perfezionare l'istruttoria o di comprendere appieno
le risultanze di quella compiuta: il passaggio dal Comitato alla Istituzione, importo di del
danno (che è commisurato alle passività anziché più correttamente al disavanzo), il
computo di spese proprie del Comune (relative al Comitato e alla prima gestione
dell'Istituzione) o addebitabili al funzionario, la revisione contabile (che ha proceduto alla
mera raccolta delle dichiarazioni di quanti si sono dichiarati creditori dell'Istituzione),
concludendo sottolineando l'inesistenza del requisito del danno certo e attuale. L'avv.
Rossi ha anche depositato in udienza, senza opposizione del Procuratore Regionale, un
carteggio fra organi del Comune dell'Aquila che dimostrerebbe, attraverso una nuova
ricognizione dei debiti, che l'importo del disavanzo assistito da titoli validi sarebbe assai
più contenuto: 519 mila Euro. Secondo l'impostazione difensiva, l'Istituzione non aveva
dato luogo ad un rapporto di tesoreria con la Cassa di Risparmio perché non ne aveva
bisogno, essendo il Comune ad avere il governo della situazione finanziaria, talché i conti
correnti evidenziati sono sempre rimasti vuoti. La difesa di Gentile non ritiene di chiedere
l'integrazione del contraddittorio nei confronti dei componenti del Consiglio di
Amministrazione, sia per la incerta giurisprudenza che si registra a proposito dei poteri di
chiamata in giudizio di terzi, sia per la prevalente considerazione che si preferisce negare,
da parte della difesa, la sussistenza degli elementi della responsabilità (danno, nesso
causale, elemento soggettivo) piuttosto che attribuire ad altri la responsabilità stessa.

Analoghe censure all'istruttoria e alla sua trasfusione negli atti di citazione sono
state espresse dalle difese dei componenti del Collegio dei Revisori, che pur evidenziando
l'innegabile ruolo del Consiglio di Amministrazione dell'Istituzione e del suo presidente,
non giungono tuttavia a chiedere formalmente la chiamata in giudizio di terzi.

Il Procuratore Regionale ha riconosciuto la non definitività delle conclusioni della


revisione straordinaria, rivendicando tuttavia la necessità della sollecita attivazione
dell'azione risarcitoria per l'emersione dei comportamenti non solo degli organi esecutivi
della Istituzione, ma anche dei Revisori dei conti che, attraverso apodittiche attribuzioni di
utilità ai debiti contratti in eccesso dalla Istituzione, stavano innescando la produzione di
ulteriori danni all'Ente locale. Segnala tuttavia, essendo venuta meno la presunzione
dell'utilità delle spese effettuate in carenza di impegno e dei debiti così assunti, che la
prova debba essere fornita dai convenuti. Il Comune ha contestato infatti tale utilità,
rivolgendosi prima ai Revisori, poi al Consiglio d'Amministrazione. Il conflitto tra Comune e
Istituzione non ha avuto soluzione, e i debiti fuori bilancio rilevati dalla revisione
straordinaria non possono essere riconosciuti e gestiti dal Comune ai sensi dell'art. 194
TUEL mancando la dimostrazione dell'utilità e dell'arricchimento dell'Ente Locale. Il
Procuratore Regionale esprime poi la contrarietà ad una applicazione dell'art. 107 c.p.c. in
ordine alla chiamata in giudizio di altri soggetti iussu iudicis senza previa espressa
richiesta.

Pur nella sopravvenuta perplessità in ordine alla natura delle attribuzioni del
Consiglio di Amministrazione, la Procura Regionale si è riservata ulteriori valutazioni
soltanto a seguito di accertamenti chiarificatori, occorrendo preliminarmente una attenta
ricognizione del debito effettivo, pur nella certezza e nell'attualità del danno. Una volta che
si siano completate le procedure di riconoscimento dell'arricchimento del Comune in
relazione a specifiche spese, la Procura chiamerà in giudizio chi ha attivato spese non
riconosciute dal Consiglio Comunale.

Per la Carispaq l'avv. Pierluigi Daniele ha confermato il deposito del conto e di tutta
la documentazione, precisando che l'apertura di conti per anticipazioni è stata tenuta
distinta dal conto corrente che è stato ritenuto di tesoreria mentre è piuttosto da
considerarsi di cassa. Tutti e tre i conti sono stati aperti in applicazione dell'art. 30 del
Regolamento, come meglio specificato nella memoria scritta, e non dell'art. 35 che
prevede il conto di tesoreria, ed infatti non è mai stata sottoscritta alcuna convenzione al
riguardo.. A specifica domanda del Presidente del Collegio l'avv. Daniele precisa che i
conti correnti sono stati aperti con firma del presidente dell'Istituzione a seguito di delibera
del Consiglio di Amministrazione.

A seguito della su richiamata udienza del 23 novembre 2005, è stata pronunciata


sentenza parziale - ordinanza n. 803/2005, depositata in data 13 dicembre 2005, con la
quale:

- è stata disposta la riunione del giudizio di conto n. 426 col giudizio di responsabilità n.
364;

- sono state respinte le eccezioni di nullità della citazione per difformità dall'invito a dedurre
e per indeterminatezza;

- è stata ordinata l'integrazione dell'istruttoria disponendo la predisposizione di una


CTU, affidata a funzionario da designarsi a cura dell' Ispettore Generale Capo:
LUCIBELLO dott. Giuseppe nell'ambito dell'Ispettorato Generale di Finanza per sapere:

a) quali conti correnti bancari, fidi o altri strumenti creditizi siano stati utilizzati
dall'Istituzione Perdonanza Celestiniana per far transitare sponsorizzazioni, contributi,
donazioni ed entrate in genere e per disporre di anticipazioni bancarie e mezzi di
pagamento, indicando: a1) chi personalmente abbia aperto i conti suddetti; a2) chi
avesse la firma depositata per ciascuno di essi; a3) a chi fossero trasmessi i prospetti
periodici di ciascuno di essi; a4) il saldo attuale dei conti suddetti;
b) quali movimenti finanziari siano intercorsi fra il Comune dell'Aquila e l'Istituzione
Perdonanza Celestiniana (direttamente o indirettamente, a titolo di trasferimento definitivo
o di anticipazione); b1) quali somme in entrata il Comune stesso abbia acquisito a nome
dell'Istituzione, b2) quali ne abbia direttamente pagate a nome della stessa; b3) quali
somme imputabili alla gestione pre-Istituzione (di competenza del Comune) siano andate
a gravare sui conti dell'Istituzione;

c) quali debiti siano stati contratti dal Direttore dell'Istituzione e quali dal Consiglio di
Amministrazione; c1) per quali importi e per quali prestazioni; c2) con quali formalità
(forma scritta o meno); c3) quale sia lo stato di tali debiti;

d) quali risorse, in qualunque forma e con qualunque modalità, siano state acquisite
dall'Istituzione: d1) come contribuzioni ufficiali degli Enti territoriali e di Autorità civili e
religiose; d2) come sponsorizzazione da parte di imprese private; d3) come liberalità di
privati cittadini.;

e) se siano state effettuate le prescritte verifiche di cassa periodiche (i cui verbali


dovranno essere depositati) ad opera dei Revisori dei conti indicate nell'art.33 del
regolamento della Istituzione, relazionando altresì sull'attività di accertamento e di verifica
effettuata; e1) in ordine alla ipotizzata presenza di cambiali se era circostanza conosciuta
dal Tesoriere e accertabile in sede di verifiche di cassa; e2) quali iniziative siano state
assunte dal Presidente del CdA dell'Istituzione, nell'ambito dei suoi compiti di vigilanza,
per sollecitare tali verifiche, relazionando sulla attività espletata dallo stesso a norma
dell'art.17, lett. d) ed e) del Regolamento della Istituzione;

f) in ordine all'esercizio dei poteri del Consiglio di Amministrazione relativi alle


funzioni di bilancio e consuntive, f1) quali documentazioni erano state portate
all'attenzione di detto organo; f2) chi abbia redatto le proposte e chi abbia formato la
documentazione finalizzata allo svolgimento delle suddette funzioni; f3) quale attività
conoscitiva sia stata posta in essere la Consiglio di Amministrazione per completare la
propria percezione delle vicende gestorie dell'Istituzione;

g) ogni altro elemento utile alla definizione dei due giudizi, di responsabilità e di
conto.

In data 2 gennaio 2006 la Carispaq ha nominato il proprio consulente di parte nella


persona del dott. Claudio De Santis.

In data 11 febbraio 2006 con nota del Presidente di Sezione è stata data notizia al
Sindaco, e alla Carispaq della designazione del dott. Vincenzo Limone per l'incarico di
CTU.

Con atto depositato il 20 febbraio 2006 è stato nominato come perito di parte, per i
convenuti Marotta, Stringini e Copersino il dott. Gianni Leonio.

A seguito di nota specifica del dott. Limone, questa Sezione, con atto n. 19-23/P del
09 febbraio 2006, ha autorizzato il suddetto Consulente ad estendere gli accertamenti
anche alla Banca di Roma, dove erano emersi conti correnti strettamente connessi
all'oggetto della consulenza.

La relazione è stata depositata in Segreteria in data 3 maggio 2006.

Con nota 24 marzo 2006 per incarico del Sindaco del Comune dell'Aquila sono stati
notificati alla Sezione a mezzo messo del Comune, i conti consuntivi dell'Istituzione
Perdonanza Celestiniana, redatti dalla Cassa di Risparmio della provincia dell'Aquila,
relativi agli esercizi 2001, 2002, 2003 e 2004.

La Carispaq ha fatto pervenire in data 29 maggio 2006 controdeduzioni del proprio


consulente di parte sulla relazione del CTU, incentrate tra l'altro sulla negazione
dell'instaurazione con l' IPC di un rapporto di tesoreria a pieno titolo. Ha parimenti fatto
pervenire memoria a firma degli avv.ti Pierluigi Daniele e Fabrizio Foglietti, ove si chiede
l'estinzione, previa separazione dal giudizio di responsabilità, del giudizio di conto.

Con memoria depositata il 30 marzo 2006 l'avv. Federica Foglietti per il convenuto
Copersino ribadisce e amplia deduzioni in ordine alle carenze nella dimostrazione e
quantificazione del danno e sulla incompletezza del contraddittorio, considerati gli apporti
causali alla vicenda.

Gli avv.ti Vincenzo Camerini, Francesco Camerini e Adriano Rossi per il convenuto
Gentile con memoria depositata il 30 maggio 2006 formulano riserva d'appello nei
confronti nei capi della sentenza-ordinanza 803/05 che respingono le eccezioni di
inammissibilità della domanda. Eccepisce poi la nullità della CTU per difetto di
contraddittorio, pur cogliendo l'occasione per evidenziare alcune presunte contraddizioni e
imprecisioni nella relazione del medesimo CTU.

Con memoria depositata il 31 maggio 2006 l'avv. Colagrande per il convenuto


Marotta lamenta la mancata comunicazione dell'inizio delle operazioni peritali da parte del
CTU, la mancanza del giuramento in udienza, la mancata possibilità di portare il contributo
del Consulente di parte al Perito nominato d'ufficio. Deduce la nullità insanabile della CTU.
Allega comunque elaborato del Consulente di parte dott. Leonio contenente osservazioni
sulla relazione del CTU.

Alla pubblica udienza del 7 giugno 2006 il P.M. ha innanzitutto argomentato in


ordine alla affermata nullità della CTU, evidenziando come non siano stati introdotti per
mezzo della suddetta documenti estranei al fascicolo, se non quelli consegnati in tale
occasione dalle parti stesse del giudizio.

Ha poi dato notizia, per ulteriore adempimento della parte dell'ordinanza che
mandava alla Procura Regionale di informarsi sullo svolgimento del giudizio in sede
penale, che era prevista l'udienza dibattimentale in data il 12 ottobre 2006. Ha inoltre fatto
istanza per il differimento della trattazione nel merito per consentire alla procura Regionale
di valutare più approfonditamente le indicazioni relative agli apporti causali di altri soggetti
alla vicenda.

L'avv. Adriano Rossi per il convenuto Gentile ha formulato riserva di appello sui
punti decisori della Sentenza-Ordinanza 803/05. contestando il deposito dei conti
consuntivi dell'Istituzione Perdonanza Celestiniana da parte del Comune; ha anche
ribadito le censure in ordine alle modalità di svolgimento della CTU, che avrebbe dovuto
dare avviso alle parti dell'inizio delle operazioni, chiedendo nuova CTU con altro perito.

L'avv. Riccardo Lopardi dopo aver formalizzato a verbale riserva di gravame in


ordine alla sentenza 803/2005, ha eccepito la nullità della Consulenza tecnica d'Ufficio,
per violazione del contraddittorio e dei principi del giusto processo. .

Anche l'avv. Colagrande, fa porre a verbale la riserva d'appello alla sentenza


803/2005, e ritiene la CTU viziata in maniera non rimediabile.

Ugualmente l'avv. De Matteis formalizza riserva di gravame avverso la sentenza


803/2005 e eccepisce la violazione del principio del contraddittorio e del diritto alla difesa
nello svolgimento della consulenza.

L'Avv. Federica Foglietti parimenti fa verbalizzare riserva d'appello e ribadisce che


non sono emersi profili di danno, giacché non è sufficiente affermare la sussistenza di un
deficit, ed è invece necessario dimostrare la disutilità degli esborsi.

L'avv. Fabrizio Foglietti ha affermato che il giudizio di conto, da ritenersi giudizio di


resa del conto, non può restare riunito a quello di responsabilità, poiché con la resa del
conto esso si è estinto. Non essendovi alcuna contestazione nei confronti della Cassa di
Risparmio della Provincia dell'Aquila, essa dovrebbe essere estromessa.

Svoltasi l'udienza, con successiva ordinanza (n. 46/2006) la Sezione ha deciso


sulla richiesta di separazione fra il giudizio di responsabilità e il giudizio di conto e quella,
consequenziale, di dichiarare estinto il secondo, sulla base della prospettazione che lo
stesso sarebbe in realtà giudizio per resa del conto - a seguito del deposito del conto
stesso per tutti gli esercizi.

“Attese le criticità che emergono nel giudizio sui fatti gestori e sulla loro
rappresentazione contabile”, il Collegio ha ritenuto che “permangono inalterate le esigenze
espresse con la richiamata sentenza-ordinanza di esaminare le risultanze del conto
dell'istituzione Perdonanza in stretta connessione con lo svolgimento del giudizio di
responsabilità” ed ha quindi respinto la richiesta di separazione.

L'esame dei conti consuntivi per gli anni 2001, 2002, 2003 e 2004 trasmessi dalla
Cassa di Risparmio della provincia dell'Aquila, Tesoriere almeno di fatto dell'Istituzione
Perdonanza Celestiniana, è stato ritenuto così conferente sia per l'indagine relativa al
giudizio di conto che a quella relativa al giudizio di responsabilità.

In ordine alla ammissibilità di tale deposito il Collegio ha ribadito che nel giudizio di
responsabilità amministrativa vigono, in materia di prove, i principi della acquisizione e
quello della cartolarità, in forza dei quali, da un lato, le risultanze istruttorie, comunque
ottenute e quale che sia la parte ad iniziativa della quale sono formate, concorrono tutte
indistintamente alla formazione del libero convincimento del giudice, dall' altro assumono
rilevanza fondamentale le prove documentali già acquisite, svolgendosi la discussione
dibattimentale non già sulla formazione di tali prove dinanzi al giudice (come avviene nel
processo penale), bensì, prevalentemente, sulla valutazione critica di prove precostituite,
formatesi fuori del giudizio.

Il Collegio ha giudicato meritevoli di attenzione le censure mosse dalle difesa, in


ordine alla mancata comunicazione a tutte le parti della data (giorno ed ora) e del luogo di
inizio dell'attività affidata al consulente d'ufficio, nonché al mancato avviso alle parti per
consentire di intervenire personalmente o a mezzo dei difensori e dei consulenti tecnici
nominati o da nominare, così come quelle riferite alla omessa fissazione dell'udienza per
la comparizione del consulente anche ai fini della prestazione del giuramento di rito e alla
mancata possibilità di prospettare al CTU i contributi dei consulenti di parte perché fossero
considerati in sede di relazione, e, pur nella considerazione che la tutela del principio del
contraddittorio fosse comunque fatta salva mercé la mai negata possibilità di sottoporre a
critica le risultanze della CTU e di contrapporre ad essa consulenza di parte, e che non
sussisteva dunque una nullità insanabile nel complesso di tali operazioni, ha individuato
tuttavia nella successione delle operazioni connesse all'adempimento dell'ordinanza
803/2005 motivo di rinvenire irregolarità meritevoli di tempestiva riconduzione a diritto.

Pertanto il Collegio ha disposto la rinnovazione della perizia ai sensi dell'art. 196


c.p.c., affidandone lo svolgimento al dott. Vincenzo Limone, in ragione della dimostrata
professionalità, competenza ed affidabilità.

Il consulente ha avuto facoltà di acquisire, oltre a tutti gli atti presenti nel fascicolo
processuale dei due giudizi riuniti, anche le ulteriori documentazioni disponibili presso
pubblici uffici, presso la Carispaq e presso altri soggetti che abbiano intrattenuto rapporti
con la soppressa Istituzione. Alle predette operazioni è stato specificato che dovessero
partecipare i rappresentanti o consulenti delle parti, ai fini delle osservazioni e valutazioni
di competenza.

I quesiti posti al consulente non si discostano da quelli formulati nella precedente


ordinanza istruttoria, ai quali sembra sufficiente fare rinvio.

Nel fornire le suddette risposte il consulente ha avuto licenza di accorpare o


elaborare le proprie considerazioni secondo i criteri ritenuti più opportuni e più efficaci ai
fini delle valutazioni da sottoporre al Collegio.

Il deposito in segreteria, originariamente previsto entro il termine del 6 dicembre


2006, è stato poi posticipato .

Con la decisione suddetta il Collegio si è pronunciato anche sull'istanza di rinvio


della trattazione del merito del giudizio, e considerando che dagli atti di causa sono emersi
“elementi che sostengono l'ipotesi di possibile non esaustività nella individuazione dei
possibili autori di danno nella presente fattispecie”, si è acceduto alla richiesta della
Procura di poter procedere ad una integrazione del novero dei soggetti passivi del
presente giudizio e di discuterlo nuovamente all'esito della rinnovazione della consulenza:

La Sezione ha dunque ordinato: il rinnovo della CTU nei termini specificati, fissando
al 6 dicembre 2006 il termine per il deposito della relazione e al 18 ottobre 2006 l'udienza
di comparizione del consulente nominato d'Ufficio di cui all'art. 193 c.p.c.

Ha altresì assegnato alle parti il medesimo termine del 18 ottobre 2006 per la
nomina o la conferma dei loro consulenti tecnici e ha fissato l'udienza di discussione nel
merito al 20 febbraio 2007.

Alla udienza di comparizione del Consulente d'Ufficio in data 18 ottobre 2006, con
ordinanza a verbale, ai fini del rinnovo della C.T.U., il Collegio ha disposto l'effettuazione in
contraddittorio delle operazioni di individuazione dei documenti disponibili per le attività del
consulente, delegando il Consigliere Giacinto Dammicco per tale incombenza.

Il Magistrato delegato ha stilato verbale di svolgimento di tale attività in data 13


novembre 2006 e lo ha allegato all'atto notificato alle parti interessate e portato alla
conoscenza del Procuratore Regionale, agli effetti dell'art. 16, r.d. n. 1038/1933; atto con il
quale ha comunicato :

-che sono stati espletati gli incombenti di cui all'ordinanza sopra indicata;

-che sono stati assegnati alle parti, ai loro difensori e periti, 30 giorni dal 13
novembre compreso per l'esame dei documenti, ulteriori 10 giorni per produzioni di
consulenze e deposito documentazioni di parte;

-che è stato fissato al 26 gennaio 2007 il nuovo termine per il deposito della
relazione del Consulente tecnico d'ufficio;

-che è stato concesso termine, con deroga non opposta dalle parti, fino al 12
febbraio 2007 per depositare le osservazioni e controdeduzioni alla depositanda
consulenza.

La relazione così rinnovata è stata depositata in Segreteria. in data 22 gennaio


2007.

Sul punto A) della specificazione dei quesiti al Consulente d'Ufficio, la relazione, in


ordine alla vigenza per l'Istituzione Perdonanza delle norme sulla Tesoreria Unica, ha
evidenziato che la stessa Istituzione, con nota n. 453/01 del 07 dicembre 2001, ha
richiesto al competente Ispettorato Generale per la Finanza delle Pubbliche
Amministrazioni del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato se l'Istituzione era
da ritenersi o meno assoggettata al regime di Tesoreria Unica e che il predetto
Ispettorato, con nota n. 004146/D del 21 dicembre 2001, ha confermato l'obbligo di
ricorrere al predetto sistema, richiedendo contestualmente l'invio dell'istanza di apertura
della contabilità speciale di Tesoreria Unica con la relativa indicazione dell'Istituto
Tesoriere. Conseguentemente l'Istituzione con nota n.35/02 del 12 marzo 2002 ha chiesto
l'apertura della contabilità speciale indicando quale tesoriere la Cassa di Risparmio della
Provincia dell'Aquila, e l'Ispettorato Generale, con nota n. 0031868 del 21 marzo 2002, ha
autorizzato la Banca D'Italia all'apertura della contabilità speciale intestata all'IPC. L'
apertura del conto di Tesoreria Unica è avvenuta in data 26 marzo 2002, e quindi con due
anni di ritardo rispetto alla costituzione dell' Istituzione (avvenuta con delibera di Consiglio
Comunale n. 52 del 3 aprile 2000). L'Istituzione risulta intestataria di ben tre conti correnti
presso la Carispaq: n. 86048, n. 86049 e n. 92767. Risulta poi un conto presso la Banca
di Credito Cooperativo di Roma e due conti correnti, n. 651867/99 e n. 653180/32, accesi
presso l'Agenzia 3 della Banca di Roma nella sede di L'Aquila.

In merito a questi ultimi conti, consta in relazione che in seguito alla riunione del
Comitato Perdonanza Celestiniana 2000 tenutasi il 29 febbraio 2000, presieduto da
Pierluigi Tancredi, è stato conferito mandato al Signor Michele Gentile, componente dello
stesso Comitato, di predisporre e sottoscrivere tutti gli atti necessari per ottenere dalla
Banca di Roma - Agenzia n. 3 - un'anticipazione di £. 50.000.000 (Euro 25.822,84). Con
nota n. 009735 del 1° marzo 2000 il Presidente del Comitato, nella veste di Assessore alla
Cultura del Comune, ha tra l'altro comunicato al predetto Istituto di credito che la
costituenda IPC avrebbe rilevato eventuali impegni economici assunti dal Comitato e che
quest'ultimo era autorizzato ad incassare presso la stessa Banca la somma di £.
150.000.000 (Euro 77.468,53) derivante dal contributo della Regione Abruzzo per l'anno
2000 assegnato ai sensi della L.R. n. 32/1998 (all. 25). In seguito al mandato ricevuto, in
data 1° marzo 2000 Michele Gentile ha provveduto ad aprire i menzionati c/c n. 651867/99
(conto anticipazioni) e n. 653180/32 (conto di gestione) per i quali ha sottoscritto le relative
richieste e in pari data ha stipulato apposita procura irrevocabile all'incasso con la quale
ha nominato e costituito procuratrice speciale del Comitato la Banca di Roma, che
pertanto veniva autorizzata ad incassare dalla Regione Abruzzo la somma di £.
50.000.000 (Euro 25.822,84) a titolo di acconto sul contributo di £. 150.000.000 (Euro
77.468,53).
Con successiva nota del 06 marzo 2000 Michele Gentile risulta aver formalizzato la
richiesta di anticipazione di £. 50.000.000 (Euro 25.822,84), a fronte di un credito di £.
150.000.000 (Euro 77.468,53) vantato nei confronti della Regione Abruzzo e giustificato
dalla presentazione dell'estratto della delibera del Consiglio Regionale con allegato
prospetto che evidenziava il beneficiario e l'ammontare del contributo.

Il punto di cui alla lettera B) trattato dal consulente, ha evidenziato che il Comune
dell'Aquila non ha direttamente pagato i debitori dell'IPC, ma ha in più soluzioni versato
somme sia per finanziare le ripianare il disavanzo, sia per anticipare l'incasso di crediti,
anche richiamati nel punto precedente, che venivano presentati dalla Istituzione come certi
e iscritti a bilancio per importi cospicui, riguardanti contributi della Regione, della provincia
e del Ministero competente, nonché i proventi della lotteria connessa alla celebrazione
annuale; crediti che il sede di riaccertamento e di consulenza si sono rivelati assai
sovrastimati, anche a seguito di insincere dichiarazioni dei vertici dell'Istituzione (per la
Lotteria la somma di Euro 206.582,76 era stata indicata dal Direttore della Istituzione
come del tutto prudenziale, mentre la somma effettivamente corrisposta dal MEF per
questa voce è di Euro 71.291,71) e di manomissioni di documenti contabili (si veda in
proposito la sentenza in sede penale del 16 ottobre 2007, più avanti riferita).

Sempre con riguardo al punto B), risulta dalla relazione che sono stati fatti gravare
sulla gestione Istituzione, e poi in parte coperti con contributo straordinario di Euro
103.291,38 concesso all'IPC dal Comune, debiti dei comitati che avevano organizzato in
anni precedenti le celebrazioni celestiniane, in particolare degli anni 1992, 1996 e 1999.

Risulta confermata in relazione del CTU la presenza di pagamenti effettuati con


cambiali.

Per quanto riguarda il punto C) dell'articolato di cui alla ordinanza istruttoria, la


relazione ha rilevato spese non contabilizzate e non impegnate relative agli anni 2001 e
2002 complessive di Euro 355.522,81; inoltre le forniture effettuate nel corso della
manifestazione dell'anno 2004 (Euro 132.299,00) risultavano prive di atti formali e non
avevano copertura.

Particolare attenzione, sia per la rilevanza quantitativa, sia per la peculiare


situazione determinatasi, è stata dedicata ai debiti nei confronti della soc. Agorà, per i
quali non è stato accordato in sede civile un decreto ingiuntivo ed è in corso il giudizio
civile (ultima udienza nota è quella dello scorso 31 gennaio 2008).

Il diverso grado di documentazione dei debiti ha indotto il consulente a fornire tre


diverse entità dello scoperto, diversificate in considerazione della opportunità di includervi
tutti i debiti comunque pretesi o soltanto quelli assistiti da documentazione contabile
adeguata, o solo questi ultimi ulteriormente depurati dai debiti verso la su richiamata soc.
Agorà. Il disavanzo risultante dal confronto fra i crediti complessivi (per Euro 755.281) e da
questi tre differenti criteri di computo dei debiti, è rispettivamente di Euro 2.133.559,
2.033,441 e 1.458.588. Per gli anni 2004 e 2005 i sei relativi verbali (quattro nel 2004
e due nel 2005), non evidenziano alcuna verifica, neanche a campione, sui mandati e sulle
reversali emesse in tale periodo.

In particolare i verbali numeri 1-2-3/2004 si limitano ad osservare che nella cassa


dell'IPC non è stato rinvenuto denaro e che tutti i movimenti avvengono con l'emissione di
mandati e reversali sul il conto di tesoreria acceso presso la CARISPAQ del quale
riportano il saldo.
Al punto D) in ordine a quali risorse siano affluite all'Istituzione, viene relazionato
con l'elenco dei contributi effettivamente accreditati (assai inferiori a quelli posti in bilancio)
e delle sponsorizzazioni ottenute, alcune delle quali transitate su altri conti o distratte dallo
scopo (anche in questo caso si rimanda all'esito del giudizio penale nei confronti di
Gentile).

Al punto E) in ordine alle verifiche di cassa trimestrali, nel 2001 risulta eseguita una
sola verifica periodica: il verbale n. 31 del 25 ottobre 2001, peraltro incompleto nella parte
finale della prima pagina, nelle cui premesse viene evidenziato che il servizio di tesoreria è
stato affidato alla CARISPAQ “in base ad apposita convenzione”. Esiste tuttavia altra
copia, non conforme dello stesso verbale. I verbali del 2002 appaiono in parte erronei in
quanto tralasciano alcuni mandati e alcune reversali relative al periodo, richiamandone
altre non rinvenute. Gravi discordanze con la documentazione rinvenuta sono anche
evidenziate nei verbali di verifica di cassa per il 2003.

L'esercizio da parte del Consiglio di Amministrazione e del suo Presidente della


vigilanza, oggetto del punto F) della CTU, è stato descritto come sostanzialmente inattuato
e comunque inefficace nel ricondurre a correttezza la gestione

L'avv. Rossi per il convenuto Gentile, con memoria depositata il 12 febbraio 2007,
ha esposto le censure mosse all'operato del CTU nella consulenza di parte, a firma dei
dottori Cicone e De Acutis, depositata in pari data; in particolare ha insistito sulla erroneità
della inclusione nel disavanzo dell'Istituzione dei debiti relativi alle precedenti celebrazioni
svoltesi con appositi comitati. Afferma inoltre che in base al regolamento non possono
ritenersi validi i debiti per spese superiori a Lire 20 milioni che non siano stati
regolarmente approvati e sottoscritti dal CdA e che risulta in atti la sistematica assenza di
tale sottoscrizione.

Rappresenta poi una situazione organizzativa per la quale i principali documenti


contabili, con particolare riferimento alla proposta di bilancio, erano redatti da funzionari
del Comune e solo formalmente presentati da lui. In ordine infine alle contestazioni penali
per il mancato versamento in banca di due sponsorizzazioni, afferma che erano somme
destinate a indifferibili pagamenti..

Per la Carispaq la Consulenza di parte del dott. Claudio De Santis, depositata il 12


febbraio 2007, ha sostenuto che il conto corrente 92767, aperto in data 25 luglio 2001 non
costituisce di per se attivazione di un rapporto di tesoreria, in assenza di aggiudicazione (a
seguito di gara) e di apposita convenzione. Né l'Istituto di credito ha avuti i documenti
contabili, di bilancio o di variazione di stanziamenti, non potendo così svolgere alcuna
verifica delle imputazioni delle spese. L'adempimento della presentazione del conto
giudiziale, al quale la Carispaq ha correttamente fatto fronte, non implicherebbe il
riconoscimento di un ruolo di tesoriere ma semmai quello di agente contabile di fatto.. La
Carispaq dovrebbe rispondere solo della gestione finanziaria a lei affidata. Aggiunge che
non risultano essere state mai effettuate verifiche di cassa da parte dei revisori dei conti.
Quale agente di fatto, la Carispaq ha comunque eseguito pagamenti nei limiti delle
disponibilità di cassa esistenti e, in mancanza, ha concesso anticipazioni per pagamenti
urgenti e ha svolto quelle verifiche essenziali (firme, integrità dei documenti, etc.)
consentite anche nella situazione di mancata disponibilità dei bilanci. I documenti
necessari ad una completa rendicontazione sono poi stati richiesti dalla Carispaq, con
nota del 10 febbraio 2005, al Comune di L'Aquila, e da questi forniti. Per gli altri due conti
correnti rinvenuti con riferimento alla IPC, i nn. 86048 e 86049, per i quali era stata attivata
una “linea di credito” di 500 milioni di Lire, non vi sarebbe alcuna interferenza col sistema
di “tesoreria unica” e non vi si riscontrerebbe neanche il presupposto del maneggio di
pubblico denaro, perché tale linea di credito si è limitata a creare una situazione debitoria
dell'Istituzione verso la banca. In assenza di rapporto di tesoreria, non si configurerebbe
alcuna possibile violazione del limite di anticipazioni posto ai tre dodicesimi dell'entrate
dell'esercizio decorso.

Per Stringini Marotta e Copersino è stata depositata la consulenza di parte, a firma


del dott. Gianni Leonio, il 12 febbraio 2007, con la quale si evidenziano tutti i punti della
relazione che comprovano la sussistenza di anomalie gestionali riferibili a chi ha
effettivamente operato ma non ai revisori dei conti, ai quali è stata sottratta una parte della
conoscenza della situazione e sono stati sottoposti atti che a posteriori sono risultati falsi
ideologici ed anche falsi materiali, Individua invece in altri passaggi della relazione il
riconoscimento di una attività di verifica, per quanto possibile, svolta dai revisori stessi,
che ha risentito della riferita situazione di non corretta e trasparente gestione e di una
vasta area extra bilancio, non percepibile dai revisori e sono emerse soltanto a seguito di
approfondite indagini di polizia giudiziaria..

Per Merlini e Vespa, la consulenza del dott. Giannangeli, depositata il 10 febbraio


2007, muove censure al CTU per non aver risposto puntualmente ai punti B3 e C3
dell'ordinanza e per aver considerato nel disavanzo anche i debiti della celebrazione
dell'anno 2000, che dovrebbe invece ricadere nella gestione effettuata per mezzo di
comitati. Al punto e) il CTU avrebbe ammesso che le verifiche da parte del Collegio dei
revisori vi sono state, ma poi avanza critiche e riserve inconferenti, equivocando fra
“esame degli estratti conto” della Carispaq ed “esame della contabilità” della struttura,
contabilità che peraltro risulterebbe assai carente anche a causa di una cattiva custodia
delle carte. Sostiene poi che non è addebitabile al Collegio dei Revisori quella che è
risultata essere una gestione extra-bilancio. Inoltre rinviene una inesattezza della CTU nel
punto in cui si afferma che i bilanci furono approvati dal CdA anche sulla scorta di pareri
favorevoli del Collegio dei Revisori, poiché tale parere è successivo alla delibera di
approvazione del bilancio da parte del CdA. Anche in ordine alla questione dell'utilizzo di
cambiali per il pagamento rigetta ogni addebito per la mancata rilevazione, essendo essa
impossibile all'epoca. Poiché, poi, si è ritenuto di formulare addebiti in base ad un danno
rappresentato non da ammanchi di cassa, ma da esposizione debitoria, rileva la carenza
di nesso causale della condotta, qualora pur fosse negligente, del Collegio dei Revisori.
Segnala infine che fra tutti gli organi con compiti di vigilanza e controllo sulla Istituzione,
solo il Collegio dei Revisori si è attivato in qualche modo.

Per il convenuto Merlini ha depositato memoria l'avv. Riccardo Lopardi il 10


febbraio 2007 che rivendica la regolarità delle verifiche di cassa effettuate e richiama
giurisprudenza orientata a sollevare i revisori da responsabilità, anche sussidiaria, in
presenza di artifizi e raggiri messi in opera dal responsabile in via principale.

Per Vespa è stata anche depositata nuova memoria datata 14 gennaio 2008 che,
anche sulla base della consulenza di parte sopra riferita, deduce in ordine alla
inconfigurabilità dell'elemento soggettivo (a fronte di una elevata soglia per la
quantificazione della gravità della colpa), del nesso causale (per la interposizione causale
di fatto imprevedibile e atipico) e dello stesso elemento oggettivo del danno (per il dover
essere esclusa l'addebitabilità alla Istituzione di ogni importo relativo a spese estranee a
quanto previsto in bilancio).

Anche per Stringini è stata più recentemente (15 gennaio 2008) depositata ulteriore
memoria a firma degli avv.ti Piermichele De Matteis e Stefano Lopardi ove riscontrano
sostanzialmente le medesime argomentazioni svolte nella memoria per il convenuto
Vespa.

È stata nel frattempo definita in sede penale - con una condanna ad anni 2 e mesi 6
di reclusione - la parallela vicenda giudiziale nei confronti di Gentile avente ad oggetto
comportamenti penalmente rilevanti (peculato e falso materiale ed ideologico) nell'ambito
della gestione dal 2002 al 2004 dell'Istituzione Perdonanza Celestiniana.

Nella relazione del CTU nominato per il presente giudizio sono contenute anche
indicazioni in ordine ad ulteriori apporti causali riferibili a soggetti originariamente non
evocati in giudizio (vedansi fra l'altro pag. 124, 125 e 129 della relazione).

Conseguentemente, con atto di citazione integrativo in data 5 luglio 2007 la Procura


regionale ha chiamato in giudizio i sigg.ri Cicchetti Antonio e Tancredi Pierluigi affinché
rispondessero per quote di danno il primo di € 40.000 in via sussidiaria, ed il secondo di €
100.000 in via principale e di € 100.000 in via sussidiaria.

Ad Antonio Cicchetti è contestata di non aver vigilato, nella sua funzione di


presidente del Consiglio di amministrazione, come gli era imposto in particolare dall'art. 17
del regolamento dell'Istituzione, pur avendo la Procura aggiunto considerazioni in senso
riduttivo rispetto all'addebito. Occorre segnalare che il suddetto Cicchetti ha in sede di
controdeduzione ha affermato di disconoscere le firme apposte su alcuni specifici atti
della istituzione e sulle aperture di conto corrente presso la Carispaq.

Nei confronti di Tancredi l'azione viene esercitata per non avere il medesimo, nella
funzione di assessore competente, svolto il doveroso ruolo di iniziativa e di controllo oltre
che di raccordo fra le politiche dell'Istituzione e quelle del Comune dell'Aquila.

Per la procedente Procura Regionale, la responsabilità di ulteriori soggetti,


ancorché esaminata e posta ad oggetto di formale invito ex art. 5 legge 20/1994, non è
stata poi ritenuta tale da giustificarne la citazione in giudizio. Trattasi in particolare dei
componenti del C.d.A. Iannini (vice presidente), Gianfrancesco, Splendiani, Mannetti e
Marinelli, dei dipendenti del Comune di L'Aquila Mascioletti , Manzolini e Poilucci, i quali,
chiamati con l'invito a controdedurre, hanno presentato memorie difensive. I componenti
del CdA hanno prevalentemente evidenziato la circostanza della falsità di numerose delle
delibere attribuite al CdA e della materiale indisponibilità per i componenti del CdA di quasi
tutta la documentazione più significativa, anche per gli ampi poteri di gestione attribuiti al
Direttore, talché si è a posteriori evidenziata una vera e propria gestione parallela. I
funzionari del Comune hanno dedotto la marginalità del proprio coinvolgimento, limitato
alla materiale redazione di atti per conto del Direttore dell'Istituzione, né ritengono che
dalla relazione del CTU emergano nei loro confronti attribuzioni di responsabilità.

In ordine al Sindaco pro-tempore, Biagio Tempesta, riferisce la Procura (nella


memoria aggiunta del 12 settembre 2007) di averlo invitato a controdedurre e di averne
acquisito memoria difensiva con la quale sono illustrate tutte le iniziative assunte per far
chiarezza sulle disfunzioni che sono emerse nella gestione dell'Istituzione e la pronta
costituzione di parte civile, per conto del Comune, nel giudizio penale, talché non sono
stati ritenuti sussistenti gli elementi a sostegno di una citazione nel presente giudizio.
Riferisce altresì la Procura che Procura che la memoria del Sindaco Tempesta, depositata
in atti, ha evidenziato che la nomina di Gentile a Direttore dell'Istituzione è seguita da
favorevole segnalazione di Antonio Cicchetti, che si trova tra gli odierni convenuti.
Le controdeduzioni di Antonio Cicchetti si sono articolate sia sulla gratuità dell'opera
svolta come presidente del CdA, sia sulle assunzioni di responsabilità che il Comune,
anche tramite l'assessore competente, aveva in più circostanze compiuto, sia ancora sulla
natura di esame complessivo, e non su singoli atti, della funzione del CdA, sia infine sulla
palese falsità di atti attribuiti al CdA (vedi copia di delibera esibita dalla Carispaq). In
definitiva viene rappresentato un “sistema” facente capo al Direttore Gentile, ai funzionari
comunali ed al competente Assessore comunale, sistema che vedeva la totale estraneità
del CdA e del suo Presidente. Non ritiene che fosse possibile svolgere una più efficace
vigilanza. Solo nella seconda parte del 2004, afferma Cicchetti, i componenti del CdA
ebbero notizia degli atti falsi e delle altre irregolarità, e fecero autonomamente denuncia
alla procura della Repubblica.

L'assessore Tancredi, controdeduceva, per parte sua, che sia in base al


regolamento sia con riferimento agli esiti della CTU, la vigilanza sulla Istituzione e
sull'operato del suo Direttore spettava al Presidente del CdA, né la partecipazione
dell'assessore al CdA, senza diritto di voto, vale a comportarne la condivisione di
responsabilità.

La Procura regionale non ha condiviso, come già detto, le riferite deduzioni ed ha


emesso formale atto di citazione nei confronti dei due ultimi nominati.

E' stata depositata memoria di costituzione in data 22 dicembre 2007 a firma degli
avv.ti Michele Damiani e Giacomo Giammaria per il convenuto Cicchetti, che ribadisce le
deduzioni opposte all'invito della Procura Regionale.

Anche il convenuto Tancredi si è costituito, depositando memoria datata 12 gennaio


2008 a firma dell'avv. Fabrizio Fiore con la quale ribatte le contestazioni di mancate
iniziative di controllo e di omessa esecuzione di ispezioni e verifiche, ricordando che le
funzioni dell'Assessore alla cultura afferivano ad una attività prettamente politica e di
indirizzo, “limitata a dettare la individuazione dei contenuti della manifestazione e delle
attività di maggior rilievo da programmare, nonché a rappresentare il Comune nel corso
delle manifestazioni e ad intrattenere rapporti, unitamente al Presidente, con altre
Istituzioni pubbliche”.

In data 18 ottobre 2007 la Procura Regionale ha depositato in Segreteria della


Sezione documenti trasmessi dal Comune di L'Aquila relativi al testo integrale della
sentenza penale sopra richiamata e a note inviate ai sottoscrittori dell'apertura dei conti
correnti presso la Carispaq per avere conferma dell'autenticità delle firme.

La disponibilità delle motivazioni della sentenza penale introduce nel presente


giudizio, ai fini della libera valutazione da parte del Collegio, gli elementi di fatto ivi
accertati, ossia la manomissione del documento attestante il contributo erogato dal
Ministero dei Beni Culturali e la distrazione di contributi di sponsorizzazione, lasciando
impregiudicata la falsità di altri documenti ivi considerati in maniera non risolutiva e
afferenti all'oggetto del presente giudizio, fra i quali i verbali del CdA.

Il convenuto Gentile ha fatto pervenire il 15 gennaio 2008 una ulteriore memoria


con la quale, tenuto anche conto delle sopravvenute circostanze della citazione in giudizio
di Cicchetti e Tancredi e della definizione del giudizio penale in primo grado, deduce
ulteriormente:

- che non è stata accertata la falsità delle delibere del CdA, anzi il contrario, ma che
resta valida la deduzione di nullità delle obbligazioni per spese eccedenti i 20 milioni per
mancata sottoscrizione da parte del CdA delle necessarie delibere;

- che l'importo del disavanzo preso in considerazione dalla procura Regionale è una
mera appostazione di bilancio e non comporta, in assenza di effettivo esborso o di valide
obbligazioni, un danno certo e attuale;

- che qualora il Comune pagasse parte di quell'importo, esso sarebbe il corrispettivo


di un arricchimento (in cultura, visibilità, turismo, etc.) che il Comune ha effettivamente
ricevuto;

- che anche la sentenza penale, come già la CTU, ha rilevato come non spettasse al
Gentile la tenuta della contabilità, bensì a funzionari comunali;

- che il debito del Comune è di importo assai inferiore a quanto ritenuto dalla procura
regionale, dovendosi escludere quanto riferibile alla gestione pre-Istituzione e, per il
Gentile, quanto relativo a periodi successivi alla sua cessazione dall'incarico per dimissioni
nel corso del 2004:

- che i componenti del CdA sono stati troppo benevolmente esclusi dal presente
giudizio.

Deposita inoltre stralcio della sentenza penale di primo grado e copia del proprio
atto di appello.

La Procura regionale ha segnalato e documentato in atti che con nota datata 24


gennaio 2008 il Commissario incaricato dal Comune di L'Aquila (dott. Rocchio) ha fornito
aggiornati ragguagli sulle iniziative assunte dal Comune in ordine ai debiti maturati dalla
Istituzione, il cui ammontare certo è di non meno di Euro 1 milione 392 mila al 2004 e di
circa 2 milioni all'attualità. Viene segnalata la necessità di riconoscere i suddetti come
debiti fuori bilancio, nonostante i dubbi sulla utilità sociale delle attività ludiche e ricreative
cui si riferiscono e viene riferito di una proposta di deliberazione di Consiglio Comunale
per risolvere transattivamente le controversie con i principali creditori dell'Istituzione. Da
parte del Commissario viene evidenziato il sensibile nocumento agli equilibri di bilancio
(testualmente: “la coperta è corta”) e viene segnalato infine il consistente pregiudizio
all'immagine del Comune inferto dalla vicenda aggetto del presente giudizio.

Nella odierna pubblica udienza di discussione l'avv. Rossi per Gentile ha


preliminarmente individuato la mancata specificazione, da parte del relatore, della Delibera
Consiliare n. 106 del 21 settembre 2001 che riguarda i due conti correnti aperti presso la
Carispaq.

Per la Carispaq l'avv. Fabrizio Foglietti ha ricordato che l'Istituto di credito ha reso il
conto e non risulta destinatario di addebiti a titolo di responsabilità; ha anche richiamato
giurisprudenza di questa Sezione (Sent. N. 429/R del 2004) in ordine alla inconfigurabilità
di un rapporto di tesoreria in assenza di apposita convenzione.

Il Pubblico Ministero prende atto della adeguatezza del corredo documentale


prodotto dalla Carispaq ai fini del giudizio di conto.

In difesa di Merlini, componente del Collegio dei Revisori, l'avv. Riccardo Lopardi
rileva la sproporzione fra gli addebiti di responsabilità sussidiaria del presidente del CdA e
dell'assessore alla cultura, da una parte, e quelli che riguardano i Revisori, considerando
che comunque questi ultimi hanno adempiuto almeno formalmente agli obblighi come
anche derivanti dallo statuto, mentre gli altri soggetti hanno avuto un ruolo nella vera fonte
del dissesto, ossia la gestione economica. Ha aggiunto che risultano dichiarazioni del
Presidente Cicchetti per le quali le delibere, che autorizzano l'apertura dei conti in modalità
di tesoreria di fatto, sarebbero falsamente sottoscritte e quindi inesistenti, mentre il
Comune ritiene tali firme autentiche, mentre non ritiene autentiche le firme del Sindaco,
contrariamente a quanto ritenuto dalla Carispaq: è evidente quindi una impossibilità per il
Collegio dei Revisori di controllare efficacemente i conti, anche perché il Direttore ha
occultato la parte gestionale ed economica e il Presidente non ha impedito lo
sbilanciamento economico, anche per effetto della mancata segnalazione della diversa
entità del contributo ministeriale rispetto a quanto riportato in bilancio. Insiste sulla
mancata dimostrazione di una sussistenza di danno certo e attuale. Lo sbilanciamento
riguarderebbe poi prevalentemente il 2000, che non è gestione per la quale in citazione
viene chiesta la condanna. Ribadisce la presenza di artifizi e raggiri da parte di altri
soggetti, che solleverebbero da responsabilità i revisori.

Per Marotta l'avv. Colagrande afferma che non si riscontra alcuna grave mancanza
nel comportamento del Collegio dei Revisori e ricorda che Marotta ha assunto l'incarico a
fine 2003.

Per il convenuto Gentile l'avv. Rossi lamenta la tardività della acquisizione agli atti
del giudizio della comunicazione del Commissario Rocchio datata 24 gennaio 2008, in
ordine al riconoscimento dei debiti fuori bilancio da parte del Comune de L'Aquila,
comunicazione della quale non ha avuto tempestiva notizia. Ritiene poi che la memoria del
convenuto Tancredi, laddove precisa le competenze dell'assessore nell'individuazione dei
contenuti delle attività connesse alla celebrazione annuale, confermi il fatto che il Gentile
ha agito sulla scorta di indicazioni provenienti da una autorità. Gli esiti del giudizio penale
non sono poi da ritenere definitivi, poiché l'addebito al Gentile di aver falsificato il
documento relativo all'entità del contributo ministeriale è stato motivato, in quella sede,
sulla base del fatto che il Gentile non abbia indicato chi altri lo avrebbe fatto. E su tale
punto pende appello avverso la sentenza penale di primo grado. Ritiene infine che in
carenza di atti deliberativi del CdA regolarmente firmati, i debiti eccedenti i 20 milioni di
vecchie lire siano inesistenti.

Il Pubblico Ministero rileva che effettivamente una non attenta lettura degli atti
introduttivi del giudizio potrebbe far insorgere il dubbio che per i componenti del Collegio
dei Revisori si sia richiesta una condanna per responsabilità sussidiara pari a tutto
l'importo del danno addebitato a titolo di responsabilità principale, e che soltanto per i
convenuti Cicchetti e Tancredi la responsabilità sussidiaria sia limitata fino alla
concorrenza di un certo importo (Euro 40 mila in un caso e 100 mila nell'altro). Invece a
ben vedere la citazione rivolta ai componenti del Collegio dei revisori è anch'essa da
intendersi limitata, con rimessione al Giudice della quantificazione dell'importo fino alla
concorrenza del quale vorrà disporre l'attribuzione per ciascuno di responsabilità
sussidiaria.

L'avv. Damiani in difesa del convenuto Cicchetti ha reso noto che la sentenza
penale, per la parte che non addebita la falsificazione dei verbali del CdA, è stata
appellata anche dal suo patrocinato, e che durante il funzionamento dell'Istituzione non vi
erano segnali di illiceità e neanche di illegittimità, e la cittadinanza manifestava
soddisfazione e si avvantaggiava dell'attività svolta per la celebrazione della Perdonanza
Celestiniana.
Per il convenuto Tancredi l'avv. Fiore rileva la natura politica delle funzioni svolte
dall'Assessore alla Cultura e ricorda che in base al Regolamento dell'Istituzione vi erano
appositi organi ai quali competeva la vigilanza.

L'avv. Federica Foglietti per il convenuto Copersino insiste sulla insussistenza di


danno attuale, ricordando comunque che l'assunzione di servizio nella funzione di
Revisore è del novembre 2003 e che nella nuova composizione il Collegio dei revisori si è
espresso con parere negativo.

Per i convenuti Stringini e Vespa l'avv. Stefano Leopardi precisa che bisogna
valutare la condotta dei convenuti ex ante e quindi in base alle circostanze note all'epoca,
e sottolinea che le anomalie erano sugli aspetti gestionali e non su quelli contabili, sicché
non era rilevabile dai revisori, né poteva esigersi da essi un diverso comportamento.

Il Pubblico Ministero torna a precisare che l'ingente disavanzo non è semplicemente


danno potenziale; si consideri infatti che la Prefettura ha preteso dal Comune
l'accantonamento e l'immo-bilizzazione delle risorse destinate appunto a far fronte a tale
disavanzo.

Al termine della discussione, il giudizio è stato ritenuto per la decisione.

.DIRITTO

1. La presente controversia è contraddistinta da una grande difficoltà nel


reperimento di documenti ed altri elementi idonei a supportare il giudizio del Collegio.

Ciò in presenza di una estrema e singolare mancanza di cura nella raccolta e


conservazione degli atti e nella scelta stessa dei locali adibiti alla custodia, nonché della
falsità, accertata o presumibile, di numerosi documenti, della nullità di numerosi altri, di
sottrazioni o smarrimenti.

Pur in presenza di tale situazione, tuttavia, il Collegio ritiene che il corredo probatorio
reperito nel corso del processo possa ritenersi adeguato, grazie ai numerosi elementi
emersi nell'istruttoria della Procura regionale e nella consulenza tecnica di ufficio. A questi
vanno aggiunte le comunicazioni e le attestazioni provenienti dall'amministrazione
danneggiata (Comune di L'Aquila) e dal Commissario nominato per la gestione
dell'Istituzione della perdonanza celestiniana.

1.1 Al fine di precisare la ammissibilità di tali ultimi elementi di valutazione, e di


superare le obiezioni adombrate in udienza anche in ordine alla tardività di alcune di
queste comunicazioni, il Collegio rivendica la facoltà di utilizzare secondo il proprio libero
convincimento, fino al momento in cui la causa è ritenuta per la decisione, tutti gli
aggiornamenti e notizie relativi all'evoluzione fattuale delle situazioni determinatesi in
stretta relazione con i fatti di causa, sia che a fornirli siano le parti più diligenti, sia che
provengano da fonte pubblica attendibile fino a querela di falso. Tali sono le notizie
aggiornate all'attualità, o meglio al 24 gennaio 2008, che sono state portate alla
conoscenza del Collegio in udienza e che non rappresentano fatti nuovi o valutazioni
apportati dalla pubblica accusa ma, per far uso di una appropriata metafora, costituiscono
l'aggiornato bollettino medico di un grave infermo alla cui salute avrebbero attentato i
presenti convenuti.

Ciò rimane compatibile con i termini per i deposito di memorie e le garanzie del
contraddittorio, tutelati nell'ambito dei principi del giusto processo, per il fatto che
l'acquisizione, pur avvenuta per il mezzo della Procura, non comporta alcuna ulteriore
deduzione da parte della Procura stessa, alcuna forma di intervento in giudizio da parte di
soggetto (il Comune) che non può ritenersi parte formale, né alcuna modifica degli
elementi costitutivi posti a base della domanda attorea, né tanto meno introduce domande
nuove, ed è pertanto da ritenersi notizia di aggiornamento oggettiva sui fatti.

1.2. Il Collegio deve ulteriormente precisare che la ingente quantità di fonti di prova
acquisite attraverso gli strumenti sopra elencati (in particolare istruttoria della Procura
regionale e consulenza d'ufficio) ha trovato in più aspetti conforto per effetto delle perizie
di parte e delle memorie dei diversi convenuti, poiché da questi ultimi apporti non è stata
affatto smentita la presenza di elementi di gravissimo disordine gestionale, anzi la stessa è
stata ulteriormente disvelata ed evidenziata.

Assume infatti una particolare valenza la circostanza che gli stessi aspetti che
meritano la più forte censura di incuranza e superficialità, non siano stati, sostanzialmente
da nessuna delle parti convenute, negati affatto, ed anzi siano stati rimarcati e recati a
propria discolpa ed a carico della condotta di altri, con la deduzione difensiva che in tale
macroscopica anomalia gestionale non si poteva esigere, da alcuno, una migliore
condotta.

Rinviando al seguito della presente motivazione la puntuale valutazione di ciascuno


di questi aspetti, il Collegio ritiene comunque, sul punto qui in esame, di poter affermare la
più ampia concordanza delle risultanze istruttorie così come esposte da tutte le parti in
giudizio, e la loro piena idoneità a fornire la base per la decisione nel merito.

2. In ordine alle valutazione giuridica delle suddette risultanze, il Collegio ritiene


dimostrata una protratta e gravissima violazione di norme e principi non derogabili, con
effetti sia formali che sostanziali e quindi rilevanti sia sotto il profilo contabile che sotto il
profilo gestionale ed economico.

Si consideri in proposito il seguente impressionante elenco di inescusabili, e non


smentite, mancanze:

- da un lato si davano all'esterno segnali di voler attivare, nel rispetto delle norme, il
sistema di Tesoreria Unica (si veda in particolare la nota n. 453/01 del 07 dicembre 2001
in atti), dall' altro si gestivano entrate e spese senza alcun riguardo al conto, alla mano o
alla tasca per cui passavano, non dando attuazione all' 35 del Regolamento
dell'Istituzione, che prevede che il servizio venga affidato, in via negoziale ed in base ad
apposita convenzione, ad un Istituto di credito locale previa deliberazione del Consiglio di
Amministrazione (deliberazione che comunque sarebbe stata assunta nella seduta del 25
luglio 2001, mentre la convenzione non risulta essere mai stata stipulata);

- si svolgevano sedute del Consiglio di Amministrazione ma parte dei verbali e delle


delibere restava non firmata o solo parzialmente firmata, fra le carte dell'Istituzione, senza
che nelle successive sedute da alcuno venisse rilevata la gravissima illegittimità;

- si provvedeva all'effettuazione dell'attività gestoria facendo ricorso a dipendenti del


Comune, senza alcuna formalizzazione della ripartizione dei compiti e delle procedure da
seguire e senza la predisposizione di controlli periodici sull'attività svolta;

- si chiedevano ed ottenevano anticipazioni al Comune e alla Carispaq sulla base di


presupposti documentali falsi e di rassicurazioni mendaci (si veda in particolare nota n.
281 del 3 agosto 2001 del Direttore dell'IPC, rivolta al Settore Economico e Finanziario del
Comune);

- si assumevano sistematicamente obbligazioni in carenza di impegno o con


impegno di misura inferiore (fra i moltissimi esempi, per i quali è stato fra l'altro ottenuto
dal creditore il decreto ingiuntivo si rilevano per il 2001: TV1 srl per oltre 16 mila Euro,
PIEMME spa per oltre 3 mila Euro, Istituzione Sinfonica Abruzzese per oltre 15 mila Euro,
AMIT per oltre 39 mila Euro, etc.; per l'edizione 2002: di nuovo PIEMME spa per oltre 22
mila Euro, Miocchi Francesco per oltre 10 mila Euro, Pirotecnica Pirocchi per oltre 10 mila
Euro, etc.; per l'edizione 2003; Atletica L'Aquila per oltre 3 mila Euro, Recta Rupes circa 2
mila Euro, Monica Petrella per oltre 6 mila Euro, ancora PIEMME spa per oltre 4 mila
Euro, etc.);

- si trascurava completamente l'obbligo del pareggio di bilancio mediante


comparazione dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti del Comune, sebbene esso
fosse espressamente richiesto anche dall'art. 4 del regolamento dell'Istituzione, e si
formava il bilancio con esclusione di una parte consistente della gestione.

I singoli specifici episodi di ciascuna di queste tipologie di anomalia gestionale e


contabile sono puntualmente ampiamente illustrati in atti e già individualmente presentano,
ciascuno, un rilevante fattore di antigiuridicità; nel loro complesso assurgono ad una
dimensione davvero inusuale di violazione di norme cogenti e principi ineludibili, che
devono essere ricondotti alla responsabilità personale di chi vi è coinvolto, nella misura del
danno che verrà qui di seguito precisata e in relazione alla parte che ciascuno dei
convenuti vi ha preso.

3. Le parti convenute eccepiscono l'insussistenza di un danno certo e attuale


deducendo sotto più profili la erronea inclusione di alcune delle voci computate dalla
Procura e in generale la improponibilità di una rappresentazione come danno certo e
attuale della esposizione debitoria che, a seguito di apposita ricognizione straordinaria, è
stata posta a gravare sul Bilancio del Comune .

3.1 In primo luogo il Collegio rileva come l'indebitamento della IPC, la quale non
era altro che una promanazione dell'amministrazione comunale, e come tale si presentava
dinnanzi alla comunità regionale, non può che essere ricompreso prima facie nella
complessiva situazione finanziaria del Comune di L'Aquila.

Costituiscono espressione, immediatamente rilevabile all'esterno,


dell'immedesimazione dell'Istituzione nella più ampia organizzazione comunale, l'identità
dell'organo di revisione, l'intreccio di poteri di nomina, di vigilanza e di indirizzo esercitati
dal Comune, l'utilizzazione di personale inquadrato negli uffici di quest'ultimo per gli
incombenti propri della gestione dell'Istituzione.

E nella realtà dei fatti le obbligazioni assunte dall'Istituzione, come del resto quelle
dei Comitati che l'hanno preceduta, sono state costantemente ricondotte nell'ambito della
finanza del Comune come obbligazioni proprie dello stesso e come tali hanno formato, o
stanno formando, oggetto di trattative con i debitori, al fine di pervenire a soluzioni
transattive.

3.2 In secondo luogo deve rilevarsi che l'indebitamento dell'Istituzione consegue ad


obbligazioni sostanzialmente, e spesso formalmente, riconosciute come proprie dal
Comune in occasione dello svolgimento delle varie manifestazioni della Perdonanza
celestiniana succedutesi nel tempo.

Ciò ha concorso a determinare un incolpevole affidamento dei creditori sulla


legittimazione ad agire dell'Istituzione in quanto organo del Comune nonché sulla
sostanziale imputabilità allo stesso delle operazioni poste in essere, con la conseguenza
che l'indebitamento complessivo, quanto meno nella massima parte, non potrà non
confluire anche in via di diritto nella finanze regionali, incidendo negativamente sui relativi
equilibri e sulla possibilità, per il Comune, di perseguire i propri compiti secondo il disegno
programmato.

D'altro canto, solo per una vicenda (situazione creditoria vantata dalla società
Agorà) risulta che il Comune abbia disconosciuto la riferibilità ad esso dei debiti assunti
dall'Istituzione. Ma relativamente a tale vicenda, per le particolari circostanze che la
contraddistinguono, sono in corso contestazioni in sede giudiziaria, di cui è difficile
prevedere l'esito.

Quanto precede induce a ritenere che un danno di rilevante entità sia stato con
certezza prodotto nelle finanze del Comune. Spetta ora al Collegio determinare quanta
parte di esso corrisponda ad utilità acquisite e di valutarne la riferibilità ai soggetti
coinvolti.

3.3 Sempre con riguardo alla configurabilità di un danno per l'amministrazione,


vanno poi esaminate le deduzioni delle parti circa l'inesistenza per l'Istituzione dei debiti
superiori ai 20 milioni di lire in tutti i casi in cui, in violazione del regolamento della
istituzione, essi non sono stati assunti previo assenso del Consiglio di amministrazione o
senza che tale assenso risulti confortato da documentazione adeguatamente sottoscritta.
A tali deduzioni vanno aggiunte quelle riguardanti la mancata osservanza delle procedure
contabili, quali l'impegno di spesa e l'attestazione circa l'esistenza di disponibilità
finanziarie.

Occorre in proposito affermare che la controversa autenticità, affidabilità, regolarità


o persino formale esistenza di atti del Consiglio d'Amministrazione non è apparsa
circostanza chiara neanche nella sede penale che in parte l'ha affrontata; in ogni caso
essa non può verosimilmente essere così disinvoltamente opposta ad effettivi e
comprovati creditori in buona fede. A parte il vulnus che ne deriverebbe alla credibilità del
Comune stesso, sembra al Collegio che del tutto ragionevolmente, ed anche in base al
criterio dell'id quod plerumque accidit, eccezioni di parte pubblica resistente in sede civile
basate su tale tesi abbiano una trascurabile probabilità di accoglimento.

Valga come persuasivo riferimento il debito nei confronti della soc. AMIT connesso
al concerto del tenore Carreras: il decreto ingiuntivo del creditore è stato opposto senza
successo, e il Tribunale di Roma con sentenza del 18 luglio 2005 non ha assolutamente
revocato in dubbio la validità della delibera del CdA n. 6 del 21 agosto 2001, che
assumeva l'impegno.

3.4 L'inclusione delle passività del Comitato che ha preceduto l'Istituzione


nell'organizzazione della celebrazione annuale, è da ritenersi censurabile sotto il profili
della legittimità e componente non trascurabile della già iniziale anomala gestione. La
gestione del comitato, nonostante la costanza di coinvolgimento di alcuni dei convenuti
odierni prima e dopo la trasformazione in istituzione (in particolare i sig.ri Tancredi e
Gentile) non è oggetto del presente giudizio, ma lo sono certamente gli importi, provenienti
da tale gestione, che hanno da subito aggravato la neonata figura e le condotte di coloro
che hanno operato tale pernicioso aggravio (si veda fra gli altri atti la nota di Tancredi n.
009735 del 1° marzo 2000 alla Banca di Roma, ponend ola a confronto con la delibera
consiliare n. 106 del 21 settembre 2001).

Il cattivo inizio, seguito da peggior continuazione, non è pertanto da ascriversi a


comportamenti lontani e imperscrutabili, dai quali tutti gli odierni convenuti possano
prendere le distanze. E' invece circostanza assolutamente evidente non solo per il
Collegio ma anche per i protagonisti della vicenda, che del tutto consapevolmente, ciò vale
particolarmente per i convenuti Gentile e Tancredi, hanno messo in conto alla Istituzione
tali debiti, delle cui conseguenze sono chiamati a rispondere.

3.5 La quantificazione dell'importo dell'indebitamento da considerare ai fini della


determinazione del danno erariale deve essere in ogni caso effettuata applicando
prudenzialmente criteri correttivi che tengano conto dei seguenti fattori:

a) si devono ritenere esclusi dal presente computo quei debiti, pur affermati dai
presunti beneficiari in sede di revisione straordinaria, che risultino sprovvisti di adeguato
riscontro documentale;

b) occorre considerare l'attività transattiva che sta operando in maniera riduttiva per
alcuni dei debiti, abbattendone una quota (che le comunicazioni del Commissario dott.
Rocchio in data 24 gennaio 2008 consentono di stimare in un 20%).

c) il debito con la associazione Agorà presenta effettivamente profili di aleatorietà


che inducono il Collegio a negare la sua inclusione fra i debiti costituenti danno certo.
Sono rimaste al riguardo prive di esito le richieste di più aggiornate notizie sugli esiti
dell'azione promossa da detta associazione nei confronti del Comune.

d) viceversa in funzione di incremento del danno sono da porre tutti gli oneri
accessori maturati a titolo di spese legali e di interessi.

Tutto ciò precisato, e applicando i criteri sopra specificati nella misura più restrittiva
e prudenziale, il Collegio ritiene di poter individuare il disavanzo cui rapportare la
quantificazione del danno nella misura di Euro 1 milione e 200 mila, a fronte
dell'esposizione complessiva attuale di oltre 2 milioni di Euro (tenuto conto della domanda
attorea di Euro 2.178.518,78).

3.6 Se è vero che il riconoscimento del debito fuori bilancio da parte del Comune
passa necessariamente attraverso una attribuzione di utilità da parte dell'Ente stesso, non
è tuttavia vero che questo valga ad elidere significativamente il danno erariale in funzione
della “compensatio lucri cum damno”. Infatti è necessario cogliere la distinzione fra la più
frequente evenienza nella quale un Ente locale fronteggi obbligazioni sorte a seguito di
irregolare ordinazione di spese, casi nei quali la giurisprudenza in considerazione
dell'arricchimento ha ammesso il riconoscimento e posto a danno solo la parte degli oneri
accessori, e la presente fattispecie, nella quale vi era stata da parte degli organi
deliberanti del Comune l'istituzione di uno speciale organismo, dotato,in relazione a ben
delimitati compiti statutari, di apposite fonti di finanziamento alle quali poteva ricorrersi
soltanto nel rispetto del principio di pareggio di bilancio. Nel caso in esame invece la
gravissima noncuranza gestionale, ha prodotto debiti addossabili al Comune con la
conseguenza che il valore da attribuire al riconoscimento dei debiti non può che essere
differente, atteso il travalicamento stesso dei compiti dell'Istituzione così come delimitati
dalla attribuzione delle risorse finanziarie. Ciò comporta che deve tendenzialmente
considerarsi danno per il Comune tutto l'importo che è fuoriuscito, in forma di disavanzo,
dal bilancio della Istituzione, per il motivo che la valutazione delle utilità era stata già
compiuta con la definizione da parte del Comune e della istituzione Perdonanza
Celestiniana della misura del contemperamento fra le esigenze ludiche, turistiche e
culturali connesse alla celebrazione annuale con la concreta disponibilità di risorse
finanziarie attribuite all'Istituzione; e dunque il disavanzo ingiustamente si riverbera sul
patrimonio dell'ente, per l'intero ammontare del debito che travalica gli equilibri di bilancio.

Quanto precede non esclude che in presenza di particolari circostanze possano


essere ammessi casi di riconoscimento del debito, che per prevalente giurisprudenza non
interrompe il nesso causale (Sez. reg. Campania 28 settembre 1998, n. 64). Vale in
proposito quanto afferma la giurisprudenza quando osserva che le norme sulla
riconoscibilità dei debiti fuori bilancio non impediscono che l'ente locale possa deliberare
di dar corso ai pagamenti a seguito di ponderata valutazione dei suoi interessi e quindi
riconoscere comunque la prestazione ricevuta al fine di evitare il formarsi di maggiori
danni in pregiudizio dell'amministrazione (Sez. I 6 luglio 1998, n. 218). In altre parole, con
l'attribuzione di valore a quanto acquisito nel contrarre le obbligazioni di cui trattasi il
Comune non ha affermato che quella destinazione di fondi pubblici era auspicabile e
apportatrice di vantaggio per l'Ente locale, ma che pur sottraendosi così risorse ad
impieghi più meritevoli per destinarle ad adempiere obbligazioni per servizi non necessari
ed eccedenti il livello di utilità già quantificato per quella funzione, tuttavia l'adempimento
delle suddette obbligazioni era prospettiva meno dannosa per il Comune rispetto alla
totale perdita di credibilità della celebrazione e del Comune stesso che la ospita e vi si
rispecchia. Da questo male minore non è lecito ricavare la misura di una utilità da porre
anche a parziale compensazione del danno.

4. Passando ora alla valutazione dell'elemento soggettivo, e pertanto al grado di


riprovevolezza delle condotte dei convenuti, il Collegio deve affermare di non poter
condividere il teorema difensivo per il quale la trascuratezza di tutti possa giovare a
deresponsabilizzare ciascuno per la parte che vi ha avuto. Deve invece discriminarsi fra
chi più ha intorbidato rispetto a chi non ha saputo illimpidire. Sicché si deve procedere alla
separata disamina delle responsabilità individuali.

4.1 Il Direttore Gentile ha effettivamente operato con la più esecrabile trascuratezza


sotto tutti i profili formali e sostanziali. C'è da aggiungere che tutto ciò gli è stato
consentito. E certo non avrebbe potuto seguire siffatta condotta se non si fosse reputato, a
torto o a ragione, protetto da un “ombrello” politico e in presenza di una disattenzione degli
organi preposti al controllo del suo operare.

Le deduzioni difensive tendenti a sminuirne il ruolo ed a chiamare in causa i


funzionari del Comune che hanno collaborato alla redazione di atti per l'Istituzione, non
appaiono corrispondere al quadro fattuale assai persuasivamente emerso nell'istruttoria e
a seguito della CTU. E' infatti del tutto evidente che vi è stata una gestione extra-bilancio,
tale da porre fuori controllo le spese della Istituzione, e che in ogni evento di tale gestione
Michele Gentile ha avuto un ruolo primario e spesso esclusivo, stanti i suoi poteri
gestionali, propositivi, referenti ed esecutivi. Le operazioni di moltiplicazione dei conti, le
determinazioni di spesa, l'omissione degli adempimenti contabili (mancate
contabilizzazioni o irregolare impegno), sono tutte circostanze ricorrenti ed ampiamente
documentate in atti.

Il Collegio ritiene che ricorrano, per la gravità, la sistematicità e la protrazione di


queste illegittimità, tutti gli elementi per definire la condotta di Michele Gentile colpevole
della massima trascuratezza, negligenza e spregio per ogni osservanza del diritto, con un
grado di consapevolezza non dissimile da quello necessario ad integrare il dolo civile. Non
è tuttavia luogo a giudizio, per non varcare i termini dell'atto di citazione, in ordine alla
sufficienza di tale elemento per integrare il dolo come recepibile nella presente sede di
responsabilità. Del tutto accertata è in ogni caso la ricorrenze della colpa al massimo
grado di gravità.

A ciò si aggiunga che il Collegio poggia il suo libero convincimento anche sullo
svolgimento del giudizio penale che ha interessato la gestione Gentile, nel quale il
suddetto, così come nella presente sede, non ha fornito persuasive giustificazioni in ordine
ai fatti contestatigli.

4.2 Il Presidente del Consiglio di amministrazione Antonio Cecchini, a fronte delle


contestazioni, costruisce la propria posizione difensiva sull'assunto che tutta la mala
gestione si era svolta senza che lui se ne potesse rendere conto..

Si tratta di un assunto cui non può esser dato credito. E' infatti del tutto ragionevole
ritenere che una media attenzione allo svolgimento del proprio incarico avrebbe dovuto
determinare dubbi e stimoli all'approfondimento degli aspetti più problematici della
gestione, in presenza di carenze organizzative conclamate, specie per quanto riguarda il
personale amministrativo di supporto e la disciplina delle relative mansioni.

E' così impossibile ammettere che per anni parte dei verbali e delle delibere del
Consiglio rimanesse priva della firma del Presidente senza che questi nelle numerose
riunioni che si sono succedute ne abbia avuto contezza.

Anche con riguardo ai meri adempimenti formali un minimo di diligenza avrebbe


reso possibile, insieme con la verifica dell'autenticità e del contenuto dei verbali, il minimo
di controllo necessario ad ostacolare molte delle irregolarità gestorie.

Sono indici della stessa inescusabile negligenza il fatto che il Consiglio abbia del
tutto ignorato il mancato rispetto delle norme sulla tesoreria unica, che i bilanci preventivi
ed i conti consuntivi siano stati approvati dal Consiglio oltre i rispettivi termini del 15
ottobre e del 15 aprile previsti dagli articoli 25 e 26 del regolamento dell'Istituzione e la
circostanza che dopo la comunicazione della delibera di soppressione dell'Istituto (delibera
del Consiglio comunale n. 28 del 23 marzo 2005) il Consiglio non abbia mai redatto il
rendiconto e non abbia mai effettuato alcun passaggio delle consegne nei confronti
dell'Amministrazione comunale (cfr. pagg. 9-10 della relazione del CTU).

Ancora maggiore rilievo riveste il mancato rispetto nei bilanci predisposti dal
Consiglio dell'obbligo di pareggio del bilancio, da attuarsi mediante comparazione dei costi
e dei ricavi, come previsto dall'art. 4 del regolamento dell'Istituzione (v. pagg. 54 e 55 della
relazione del CTU).

Tale circostanza, come evidenziato anche dal Settore Avvocatura del Comune di
L'Aquila con nota del 7 ottobre 2004, annessa alla delibera della Giunta comunale n.
571/2005, è già di per sè idonea a far ravvisare una responsabilità personale degli
amministratori per “culpa in vigilando”.

E' infine da rilevare il mancato svolgimento dei compiti di vigilanza in ordine


all'esecuzione e attuazione delle delibere prese dal Consiglio, sull'andamento
dell'Istituzione e sull'operato del Direttore (art. 17, lett. d ed e del regolamento
dell'Istituzione).

Anche a questo riguardo va rilevato che, pur considerando la menzionata


circostanza che il Presidente era sprovvisto di una adeguata struttura amministrativa e
quindi degli strumenti necessari per l'attuazione di una incisiva vigilanza, un semplice e
costante controllo circa l'autenticità e l'idoneità delle entrate a coprire le spese avrebbe
consentito di far emergere parte delle illegittimità e di evitare, almeno in parte, il
disavanzo della gestione sopra riferito.

4.3 L'Assessore Tancredi è nella avvilente vicenda fin dall'inizio, ed anzi da prima
che si costituisse l'Istituzione, avendo avuto un ruolo già all'epoca dei Comitati (quei
Comitati, sia detto qui incidentalmente, che con i loro debiti hanno “zavorrato” già alla
nascita l'Istituzione stessa). La sua conoscenza dei fatti gestori e dell'operare degli organi
dell'Istituzione stessa appare superiore a quella del Presidente del Consiglio
d'Amministrazione. Anche a non voler considerare la non formalizzata attribuzione di una
culpa in eligendo con riferimento alla nomina del Direttore dell'IPC nella persona di
Michele Gentile, operata dalla Giunta Comunale, con delibera n. 441 del 28 giugno 2000,
sulla base della proposta formulata dell'Assessore alla cultura del Comune avanzata nella
seduta di insediamento del Consiglio di Amministrazione dell'Istituzione, (in atti presente
come allegato n. 6 alla relazione del CTU), rilevano senza dubbio alcuni comportamenti e
alcune omissioni che si riferiscono sia al momento genetico che al seguito della gestione
dell'Istituzione.

La sua partecipazione al Consiglio d'Amministrazione era predisposta per


assicurare che l'intera organizzazione e gestione della Perdonanza, in quanto
promanazione del Comune, avvenisse nel rispetto degli indirizzi ad essa forniti, come è
anche detto nel Regolamento. La partecipazione alle sedute senza diritto di voto non può
considerarsi come diminuzione di responsabilità essendo la sua funzione assai più ampia
di una espressione di volontà rispetto a singole decisioni, coinvolgendo la funzione stessa
specifiche valutazioni circa la compatibilità complessiva della gestione con i limiti di spesa
prefissati. Non appare dunque ammissibile una pretesa di non conoscenza delle
irregolarità che inficiavano le deliberazioni e i momento attuativi delle stesse.

Non solo l'assessore Tancredi sedeva nel Consiglio come garanzia di carattere
operativo che il Comune si dava per assicurare che l'autonoma gestione dell'Istituzione
non esorbitasse dalle attribuzioni di carattere generale del Comune, ma erano a lui
intestate anche quelle funzioni di rapporti con l'esterno che gli potevano consentire una
migliore conoscenza, fra l'altro, della reale consistenza delle risorse, di provenienza
pubblica, che l'Istituzione effettivamente era legittimata ad acquisire. Si tenga presente
infatti che lo sbilanciamento, oltre che dallo smodato volume delle spese (per il quale gran
parte della responsabilità viene dal Collegio addebitata al Gentile) è stato provocato anche
dalla marcata differenza fra le entrate che l'Istituzione inscriveva in bilancio ed esibiva ai
fini dell'ottenimento di anticipi, e quelle che effettivamente erano ad essa destinate dai vari
Enti territoriali, dal Ministero dell'Economia (quote della lotteria) e dal Ministero dei Beni
Culturali. In questa circostanza sicuramente critica la posizione del Tancredi era quella
più idonea per una rilevazione e segnalazione della divergenza delle prospettazioni, ma
tuttavia ha omesso di compiere anche questa basilare funzione. Il Collegio annette una
particolare gravità anche a questa assai negligente condotta.

4.4 Nell'ambito delle responsabilità contestate ai revisori occorre in primo luogo


operare una distinzione fra la posizione del Collegio dei Revisori che è restato in carica
fino agli ultimi mesi del 2003 e quello subentrato. Si ricorda infatti che con delibera del
Consiglio Comunale 121 del 15 settembre 2000 è stato nominato un Collegio dei Revisori
(operante anche come Collegio dei Revisori dell'Istituzione) per il triennio 2000/2003 nelle
persone dei Signori Vincenzo Merlini (Presidente), Riccardo Vespa e Sergio Iovenitti
(componenti), quest'ultimo sostituito con il rag. Stringini, per motivi di incompatibilità, con
delibera n. 32 del 28 febbraio 2002; poi, con delibera del Consiglio Comunale n. 180 del
31 ottobre 2003 il Collegio è stato rinnovato per il periodo 2003/2006 nelle persone dei
Signori Francesco Stringini (Presidente), Roberto Marotta e Tommaso Copersino
(componenti).

E' evidente che i due Collegi hanno rivestito un ruolo molto diverso nella
determinazione degli eventi pregiudizievoli che formano oggetto del presente giudizio.

Non appare, pertanto, condivisibile la attribuzione a tutti i componenti dei Collegi


succedutisi nel tempo di una indifferenziata responsabilità sussidiaria relativamente a
rilevanti carenze nella funzione di controllo contabile e quindi anche di accertamento sul
conto corrente, aperto a nome dell'Istituzione presso la Carispaq, per il quale conto è
anche in svolgimento il presente giudizio. Il controllo cartolare eseguito avrebbe forse
potuto indurre a rilevare alcune discrepanze e da queste risalire alle più consistenti
anomalie e infine infrangere il vaso di Pandora del caos in pieno svolgimento della
gestione Gentile, ma una valutazione ex ante della situazione concreta, come richiesta
dalle difese e confermata dalla giurisprudenza di questa stessa Sezione (sentenza 21
marzo 2006 n. 154) non consente un addebito di tal genere.

Si deve affermare poi che, conformemente a quanto dedotto dalle difese dei
revisori, l'attività decettiva di chi aveva la gestione, come riscontrata dal Collegio
giudicante, riduce la gravità di molte delle censure di inefficacia che sono state mosse ai
revisori.

Non tutte le censure tuttavia vengono meno.

Circa i pareri espressi dall'Organo di controllo contabile, si evidenzia che lo stesso,


anche in presenza delle illegittimità innanzi esposte concernenti la mancata copertura
delle spese sostenute negli anni 2001 e 2002, che comunque hanno formato oggetto di
osservazioni, ha sempre dato parere favorevole ai bilanci sottoposti al suo esame. Sul
rendiconto dell'edizione 2000, che rientra indiscutibilmente nella gestione dell'Istituzione e
non del precedente Comitato, ancorché sia stata gestita senza bilancio preventivo, il
Collegio dei Revisori, nella seduta del 13 luglio 2001 (a firma Merlini e Vespa) aveva preso
in considerazione alcuni degli aspetti che avrebbero poi originato le gravi irregolarità
(necessità di astenersi da qualsiasi movimentazione che non fosse conforme al sistema di
Tesoreria, divieto di impegnare somme non coperte da entrate certe, liquide ed esigibili,
necessità di individuare adeguate coperture del disavanzo 2000). Di fronte al consuntivo
dell'anno 2001, invece, il Collegio dei Revisori (verbali del 5 luglio e del 27 agosto 2002)
non vide nulla, non ebbe nessuna percezione di quegli aspetti che aveva richiamato
all'attenzione di se stesso e del Consiglio Comunale, in sostanza omise di svolgere con la
dovuta cura i compiti di controllo che gli erano stati riservati e che giustificavano la sua
esistenza. Ciò è fra gli elementi ritenuti dal Collegio giudicante sufficienti a qualificare
come inescusabile la negligenza nell'esercizio del controllo. Sul consuntivo dell'anno 2002,
poi, il parere del Collegio dei Revisori risulta in atti privo di data e pur essendo nello stesso
prospettata l'esistenza di una gestione extra-bilancio, viene espresso parere favorevole e
conseguentemente vanificato l'effetto virtualmente positivo della predetta affermazione.

Il Collegio dei Revisori subentrato nel novembre del 2003 non è ritenuto, da questo
Collegio giudicante, suscettibile di addebiti di colpa grave in vigilando. L'edizione 2003
della Perdonanza era già stata effettuata e per quella del 2004 la situazione, con
l'emersione delle anomalie, era già in fase di cambiamento. Si registra in ogni caso che
per il consuntivo 2003 le valutazioni espresse dal Collegio dei Revisori, assieme a quelle
del Servizio Bilancio del Comune, hanno imposto una nuova compilazione del consuntivo
stesso sul quale poi, nella seduta del 23 settembre 2004 (verbale n. 32/04), il Collegio dei
Revisori ha espresso parere negativo.

4.5 La condotta di altri soggetti che hanno operato, con maggiore o minore
consapevolezza, in contiguità con gli organi della Istituzione o nell'ambito della suddetta,
nella redazione di documenti o nelle espressioni di voto, non presenta, secondo quanto
risulta dagli atti del giudizio, quegli aspetti di gravità che viene richiesta per l'addebito di
responsabilità amministrativo-contabile, sia per la posizione subalterna rispetto ad altri
soggetti implicati, sia per il marginale coinvolgimento nella gestione e nei processi
decisionali portati avanti.

Invero la vastità del fenomeno di mala gestione e la rilevanza, nel territorio, della
vicenda, portano ad alimentare dubbi sulla riconducibilità della “copertura politica”
esclusivamente alla figura dell'assessore competente, con esclusione di altre figure.
Tuttavia non è stata recata evidenza in grado di dare sostanza ai suddetti dubbi, e in ogni
caso non è stata esercitata azione nei confronti di tali ipotetici soggetti, che devono restare
pertanto estranei al presente giudizio.

5. Sussiste il nesso causale fra la condotta dei convenuti e il danno al Comune di


L'Aquila attesa anche la mancanza di eventi eccezionali che siano atti a reciderlo.

Si è già detto in ordine alla adeguata concatenazione causale che ha condotto a


ricomprendere i debiti della istituzione nella finanza comunale, ed anche della inidoneità
delle transazioni in itinere a rappresentare autonoma fonte causale del danno.

Occorre aggiungere che per la condotta dei componenti del Collegio dei Revisori
una valutazione ex ante delle conseguenze dell' inadeguato esercizio di alcune fra le
funzioni demandate, pur se conduce a ritenere non influenzata gran parte della
esposizione finanziaria verificatasi, tuttavia consente di affermare che una maggiore
attenzione ed insistenza nel completamento, fra gli altri, degli adempimenti per la
formalizzazione della Tesoreria, unitamente all'effetto dissuasivo derivante da un più
attento esercizio della funzione del controllo, avrebbe evitato almeno una parte del danno.
Ciò naturalmente con riferimento al Collegio dei revisori in carica fino al novembre 2003, e
con esclusione di quello poi subentrato.

Per l'Assessore alla Cultura e per il Presidente del Consiglio di Amministrazione


valgono considerazioni in qualche modo analoghe, dovendosi rilevare che i diversi ruoli da
essi svolti avrebbero potuto e dovuto consentire una maggiore incidenza nell'attenuazione
del danno, pur con la differenziazione rilevante della diversa natura dei poteri esercitati.

Quanto al convenuto sig. Gentile, il suo operato si pone con maggiore evidenza in
rapporto di diretta causa del disavanzo: la spregiudicata gestione delle risorse, sia per le
entrate che per le spese, ha approfittato delle maglie larghe della blanda vigilanza dei
sopra citati organi e si è manifestata nella assunzione di obbligazioni alle quali l'Istituzione
non era in grado, sia per motivi contabili, sia (e prevalentemente) per motivi economico
finanziari, di fare fronte. Le spese, disutili in quanto esorbitanti dal budget deliberato come
congruo per quelle attività, sono quasi sempre originate da sue determine e da altre forme
di riconoscimento di obbligazioni (lettere, affidamenti…) a lui riconducibili, talché se ne può
del tutto persuasivamente affermare la intestazione di una posizione di diretta causalità
rispetto al danno sopra individuato.

6. Oggetto del presente giudizio, in virtù della riunione operata con la sentenza-
ordinanza n. 803/2005, è anche il conto giudiziale reso dalla Carispaq sul conto corrente
utilizzato (prevalentemente) come tesoreria dalla Istituzione. Non vi è dubbio che vi ricorra
il maneggio di pubblico denaro e che vi siano transitate somme di provenienza e di
destinazione pubblica. Il conto relativo a ciascuno degli esercizi dal 2001 al 2004 è stato
acquisito per il tramite del Comune di L'Aquila in data 24 marzo 2006

Orbene, restringendo il campo visivo fino ad includervi soltanto i movimenti


finanziari risultanti in questo conto corrente, si deve ritenere tale conto regolare.

Ne consegue il discarico dell'agente contabile Carispaq per il conto relativo al C.C.


bancario n. 92767.

7. Tutto quanto precede induce questo Collegio, sulla base di una attenta
valutazione equitativa del danno (ai sensi 1226 c.c.) a quantificare così le quote di
risarcimento da attribuire a ciascuno dei convenuti: al sig. Michele Gentile addebitare parte
consistente del danno erariale, per l'importo di Euro 600.000, a titolo di responsabilità
principale e diretta; al sig. Pierluigi Tancredi l'importo di Euro 100.000 in via principale, ed
ulteriori Euro 100.000 in via sussidiaria; al sig. Antonio Cicchetti l'importo di Euro 25.000 in
via sussidiaria; ai Revisori Riccardo Vespa, Francesco Stringini e Vincenzo Merlini
l'importo per ciascuno di Euro 10.000.

8. Le spese del giudizio seguono la soccombenza, e sono da addebitare in quota


proporzionale alle condanne in via principale.

Le spese legali dei convenuti assolti Marotta e Copersino sono liquidate, ai sensi di
legge, in Euro 1500 per ciascun convenuto.

PQM

La Sezione Giurisdizionale Regionale per l'Abruzzo, come in epigrafe composta,

ASSOLVE

Roberto Marotta e

Tommaso Copersino

e liquida le spese legali dei suddetti nella misura di Euro 1500 per la difesa di
ciascuno.

CONDANNA

Michele Gentile al risarcimento in favore del Comune di L'Aquila della somma di Euro
600.000 (seicentomila);

Pierluigi Tancredi al risarcimento in favore del Comune di L'Aquila della somma di Euro
100.000 (centomila) in via principale, ed in via sussidiaria fino alla concorrenza di ulteriori
Euro 100.000 (centomila);
Antonio Cicchetti in via sussidiaria fino alla concorrenza di Euro 25.000 (venticinquemila);

Riccardo Vespa, Francesco Stringini e Vincenzo Merlini in via sussidiaria fino alla
concorrenza di Euro 10.000 (diecimila) ciascuno.

Pone a carico dei convenuti condannati le spese del giudizio che si quantificano, fino al
momento del deposito della presente sentenza, in Euro complessivi 23.268,74 (
ventitremiladuecentosessantotto/74) di cui Euro 12.000 ( dodicimila ) per CTU .

Dichiara la regolarità del conto reso dalla Carispaq quale tesoriere di fatto dell'Istituzione
Perdonanza Celestiniana con riferimento al conto corrente bancario n. 92767.

Così deciso in L'Aquila, nella Camera di Consiglio del 5/02/2008.

L'Estensore Il Presidente

F.to Giacinto Dammicco F.to Gian Giorgio Paleologo

Depositata in Segreteria il 25/02/2008

Il Direttore della Segreteria

F.to. Berardino Santucci