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,. VOLUME XXXIV
2009
.--\ -
STUDI SARD I
, . RIVISTA FONDATA NEL 1934 DA BACHISIO RAIMONDO MOTZO
Edizioni
Nuove Grafiche Puddu
ORTACESUS - 2009
SIMONETTA ANGIOLILLO, ROBERTO SIRIGU
*
Le riviste sono abbreviate secondo LAnne Philologique.
G. SPANO,Guida della citt e dintorni di Cagliari, Cagliari 1861, p. 382 nota 1.
V. CRESPI,Piccoli bronzi sardi, in "Bullettino Archeologico Sardo" 7, 1861, p. 69, n. 6.
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vi si vedono sparsi sul suolo grande quantit di coccj di finissime stoviglie ro-
mane; e dalla qual cosa ne deduco che in quel sito vi dovesse esistere abitazione
romana di qualche considerazione (nota 2: vedi Guida della Citt di Cagliari
e dintorni p. 382).
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smaltato, ha 5 metri di profondit e largo sei: ma siccome ingombrato
di terra e pietre, si estender a lO metri di profondit.
Nonostante il fatto che lo Spano si sia subito reso conto della notevo-
le importanza storica dell'epigrafe e nonostante sulla sommit del capo
fossero state evidenziate strutture murarie e rinvenuti numerosi materiali,
non venne intrapresa alcuna indagine; anzi di l a poco le ricerche si indi-
rizzarono verso le grotte sui fianchi del colle e i risultati, nell' ambito della
preistoria, per alcuni decenni fecero dimenticare Astarte, il suo tempio e
le case roman.
Tale oblio fu brevemente interrotto solo nel 1960, quando F. Barreca
diede notizia dei risultati di una sua ricognizione, nel corso della quale
aveva osservato una strada tagliata nella roccia e dotata di gradini, proba-
bilmente la stessa ricordata dallo Span05. Negli anni successivi, a eccezione
dello studio di M.G. Guzzo Amadasi sull'iscrizion, di quello di R. Zucca
sul culto di Venere Ericina7 e di brevi note di M.A. Ibba e di D. Salvi8, non
si segnalano altre pubblicazioni scientifiche9 Recentemente l'area stata
oggetto di numerose ricognizioni 10 e nel corso dell'anno 2008 si svolta
una prima campagna di scavo sul pianoro, a 138 m sul livello del mare, a
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cura di una quipe di ricercatori che fa capo alla cattedra di Archeologia e
Storia dell' arte greca e romana dell'Universit di Cagliarill.
2. L'esistente
Delle strutture e dei reperti menzionati dall'Ottocento a oggi sono tut-
tora visibili, sulla sommit del capo Sant'Elia, la cisterna punica a sezione
trapezoidale lunga 27 m (fig. 3) e quella troncoconica, forse romana, che si
trova al centro di un complesso sistema di canalizzazioni e che attualmente
costituisce l'habitat di un raro tipo di felcel2; accanto a queste, che sono
le maggiori emergenze, si possono ancora individuare piccoli tratti di mu-
ratura sparsi qua e l, anche attorno ai resti della chiesa di S. Elia (fig. 4).
Quanto poi ai materiali rinvenuti nel corso del tempo, l'epigrafe stata
studiata e pubblicata dalla Amadasi13, che oltre a confermare l'idea dello
Spano che si trattasse della dedica di un altare alla dea Astarte, ha potuto
aggiungere la datazione al III secolo a. C. e una nuova lettura che chiarisce
meglio i caratteri del culto:
AdAstarte di Erice, altare di b[ronzo ...
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romana, a fusione piena, di fattura molto semplificata, di un tipo abba-
stanza frequentel5. Alto solo 5 cm, raffigura un bovino piuttosto snello, la
testa leggermente voltata verso destra, con piccole corna. Privo di organi
genitali, ha la lunga coda abbassata tra le zampe, che terminano in uno
zoccolo appena accennato.
Di un ultimo interessante reperto si conosce purtroppo solo una fotol6:
un blocco di decorazione architettonica, presumibilmente proveniente
dal tempio (fig. 6). Secondo gli editori si tratterebbe della raffigurazione
di "due colombe stilizzate, animali sacri alla dea Astarte", ma, per quanto
si pu giudicare dall'immagine, siamo di fronte a semplici motivi vegetali,
ben attestati nel repertorio dell'architettura romana. Per una maggior com-
prensione della decorazione e dell'originaria collocazione del pezzo sarebbe
indispensabile un esame autoptico, per ora impossibile perch appunto del
frammento si sono perse le tracce.
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8), pi o meno coincidente con la piazza del Carmine, nelle cui immediate
vicinanze si addensavano gli edifici pubblici, a carattere civile e sacro19: il
tabularium20, con funzioni di archivio, catasto e fisco, numerose terme e
templi. Edifici termali si conoscono in viale Trieste, via Angioy, via Sassari,
largo Carlo Felice21, mentre per i luoghi di culto ricordo il capitolium - il
tempio della triade capitolina - da collocare con estrema verosimiglianza
in piazza del Carmine, il teatro-tempio di via Malta, i templi siti in via An-
gioye nel viale Trieste22 Ai bordi di questo nucleo si disponevano i quar-
tieri di abitazioni: lungo tutto l'attuale corso Vittorio Emanuele23 - di esso
attualmente resta solo la cosiddetta Villa di Tigellio, in realt un gruppo
di case e un edificio termale -, e nel quartiere della Marina, tra largo Carlo
Felice e viale Regina Margherita24 Il porto, in base a recenti scoperte, do-
veva corrispondere grosso modo a quello attuale e nelle sue vicinanze sono
attestate attivit artigianali e commerciali: grazie a un'iscrizione sappiamo
dell' esistenza di horrea25, magazzini per lo stoccaggio del grano, mentre
negli scantinati della sede dell'INPS in via XX settembre si conservano i
19 Indizio della presenza in questa zona di edifici pubblici sono anche le iscrizioni rin-
venute, tra le quali meritano di essere ricordate l'epigrafe CIL X 7584 che meniona
il tabul(arius) prov(inciae) Sard(iniae) e quella del praefectus provinciae Sardiniae Sex.
Laecanius Labeo che commemora le opere pubbliche eseguite nella citt durante l'im-
pero di Domiziano (G. SOTGIU, L'epigrafia latina in Sardegna dopo il CIL. X e 1'E.E.
VIII, in ANRW II Il, 1, Berlin - New York 1988, A 50).
20 Si veda la gi citata iscrizione CIL X 7584.
21 Cfr. A. COLAVITTI,Cagliari, cito a nota 18, rispettivamente alle schede 36, 140, 132, 128.
22 Sui templi cfr. D. MUREDDu, 1 culti a Karales in epoca romana, in PG. SPANU (ed.),
Insulae Christi. Il cristianesimo primitivo in Sardegna, Corsica e Baleari, Oristano
2002, pp. 57-62 e MA IBBA,Aree di culto, cito a nota 8, pp. 121-123, 124, 126 s.,
121; sul santuario di via Malta si veda in particolare S. ANGIOLILLO, Il teatro-tempio di
via Malta a Cagliari: una proposta di lettura, in AFLPer 24, 1986-87, pp. 55-81. Cfr.
anche A. COLAVITTI, Cagliari, cito a nota 18, alle schede 115-123.
23 A. COLAVITTI, Cagliari, cit. a nota 18, schede 53,83,88: cfr. S. ANGIOLILLO, Mosaici
Antichi in Italia. Sardinia, Roma 1981, nn. 79-104.
24 A. COLAVITTI, Cagliari, cito a nota 18, schede 147-152 (notizie relative a rinvenimenti
di muri, mosaici e ambienti) eD. MUREDDu, in D. MUREDDu, M.E PORCELLA,Ca-
gliari - via Cavour. Nuovi elementi per la storia del quartiere della Marina, "Quaderni
Soprintendenza Archeologica Cagliari Oristano" 12, 1995, pp. 95-102 per l'analisi di
tagli di fondazione in via Cavour.
25 G. SOTGIU, L'epigrafia latina, cito a nota 19, A51.
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ruderi di un impianto artigianale di et repubblicana, per lo pi interpre-
tato come fullonica, una bottega per la lavorazione e la tintura della lana26
AlI'estremo della citt, a monte, si trovava l'anfiteatr027, probabilmente
preceduto da un vasto giardino con fontane, sculture e mosaici, nell' area
dell' attuale Orto botanic028 Le necropoli, che trovandosi al di fuori della
citt ne definiscono i limiti, sono collocate, a Ovest, nell'area di Tuvixeddu
(ricordo gli ipogei di Atilia Pomptilla, Vinius Beryllus e Caius Rubelliul9) e
a Est lungo viale Regina Margherita e intorno alla basilica di San Saturni-
no e a Bonaria30: dunque anche in epoca romana perdura la collocazione
extra-urbana del tempio di Astarte Ericina.
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in quanto l'iscrizione votiva enuncia in modo inequivocabile il nome della
divinit venerata, Astarte, e l'epiclesi che la caratterizzava, di Erice31
Generalmente identificata con l'Afrodite dei Greci e con la Venere dei
Romanp2, Astarte in realt una divinit dai numerosi attributi e dalle molte
sfaccettature. Sappiamo che il suo culto era diffuso in tutto il Mediterraneo,
a partire da Byblos, Afqa, Sidone e Tiro in Fenicia, per arrivare fino alle terre
occidentali della penisola italica, di Malta, della Sardegna e della Spagna33
Un culto antico di cui abbiamo testimonianza anche nelle Sacre Scritture, in
I Samuele 31, 9-10, dove leggiamo che i Filistei, dopo averlo ucciso,
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Lindubbio carattere guerriero della dea rivelato dalla dedica delle armi
del re nel suo tempio testimoniato anche da altre evidenze scaglionate
lungo un esteso arco cronologico, dal trattato del VII secolo a.c. tra il
re assiro Asarhaddon e il re di Tiro Baal - nel quale Asarhaddon invoca
Astarte perch "voglia rompere durante una grande battaglia il vostro arco
e farvi sedere ai piedi del vostro nemico" se i Tiri violeranno l'accordo34- ai
versi di Virgilio su cui ci soffermeremo pi oltre.
Ma numerose testimonianze - il frammento di una statlietta di Astarte
con remo o timone rinvenuto a Sidone35, dediche bilingui nelle quali, nella
parte greca, la dea assimilata ad Mrodite protettrice della navigazione36e
la testimonianza di Achille Tazio37- ci garantiscono che la dea aveva anche
la prerogativa di proteggere chi andava per mare, e del resto i suoi santuari
sono spesso sulle coste, come dimostrano i casi di Sidone, Pyrgi e della
stessa Cagliari. Astarte poi anche una dea celeste, legata a culti oracola-
ri, la dea dell' amore e della fecondit, una dea poliade che protegge le
citt ed venerata dai sovrani, come insegna l'iscrizione sidonia di Tabnit,
che si definisce "sacerdote di Astarte, re di Sidone, figlio di Eshmunazor,
sacerdote di Astarte, re di Sidone"38. ".
Se pure, come abbiamo visto, l'identificazione di Astarte con Mrodite/
Venere la pi nota e immediata, la ricchezza delle sue prerogative fa s che
molte siano le dee che si sono insediate nei suoi santuari continuandone il
culto. Nel I libro dell'Eneide, ai w.I2-17, cos canta Virgilio:
34 G. PETTINATO,I rapporti politici di Tiro con la Siria alla luce del 'Trattato tra Asarhad-
don e Baal', RStudFen 3, 1975, pp. 145-160; gli storici si dividono tra chi sostiene una
datazione del trattato al 675 a.c. e chi invece propone il periodo successivo al 671.
35 C. BONNET, Astart, cito a nota 31, p. 36.
36 Cfr. G. LEVI DELLA VIDA, in Clara Rhodos 9, 1938, pp. 139-148, M. SZNYCER,La
partie phnicienne de l'inscription bilingue grco-phnicienne de Cos, AD 35, 1980, pp.
17-30.
37 Ach. Tat. Leuc. I 2 ricorda come un navigante, salvatosi da una tempesta, avesse rin-
graziato Astarte per la sua salvezza.
38 Sui molteplici aspetti della personalit di Astarte si vedano E. LIPINSKI, Dieux et des-
ses, cito a nota 31, soprattutto alle pp. 128-153 e C. BONNET, Astart, cito a nota 31,
passim; sull'iscrizione di Tabnit C. BONNET, Astart, p. 32; per Giovanni Lorenzo
Lido, storico del VI sec. d. c., Astarte la dea poliade dei Fenici e il suo nome deriva
proprio dal termine greco asty, citt (De mens. IV 64).
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Antica citt fu, gente di Tiro
la possed, Cartagine, di fronte
a Italia lungi e a le tiberine
bocche, opulenta, acerrima guerriera:
cui frequentar dicevano Giunone
pi che ogni altro paese e Samo istessa;
quivi fur l'armi sue, quivi il suo carro [...] (trad. G. Albini).
Come i Filistei avevano deposto le armi dello sconfitto Saul nel tempio
di Astarte, cos dunque a Cartagine il tempio di Giunone racchiude armi e
carro della dea che ha preso il posto di Astarte, e che, come quella, ha un
carattere guerriero39; analogamente, a Malta accanto alle numerose dediche
rinvenute nel santuario di Tas Silg40 che indicano Astarte come titolare del
culto, ve ne sono alcune indirizzate a Hera. E del resto le fonti latine conosco-
no la dea come Iuno41 Con la sua affermazione che il santuario racchiudeva
molti ornamenti, tra i quali Vittorie in avorio, opere antiche e di somma
arte, Cicerone testimonia anche per la dea di Malta un carattere bellicos042
Lidentificazione con Giunone dichiaratamente espressa a proposito
del santuario di Pyrgi, attuale Santa Severa, sulla costa a N di Roma. Qui
nel 1964 si rinvennero tre laminette d'oro, contenenti uno stesso testo
scritto in fenicio e in etrusco: laddove il testo semitico ricorda il luogo
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sacro che Thejrie Velianas, regnante su Caere, aveva offerto ad Astarte,
quello etrusco menziona la dea Uni, 1'equivalente etrusco di Hera/luno43
A dispetto di queste ulteriori assimilazioni, Mrodite indubbiamente
la dea del pantheon classico che mostra il maggior numero di convergenze
con la figura di Astarte: fecondit, nascita e maternit, guerra, navigazione,
funzioni civiche sono le sfere in cui si dispiega 1'azione di entrambe le dee
e del resto sono gli stessi Greci a ritenere Afrodite originaria dell'Oriente e
legata ad Astart4. Se varie sono le tradizioni relative alla nascita della dea
greca, e differenti sono le opinioni degli studiosi moderni al riguardo45,
una di queste versioni presenta singolari corrispondenze con un mito hur-
rita, dunque orientale: infatti per Esiodo Mrodite era nata dalla schiuma
del mare e dallo sperma di Urano, il cui sesso era stato tagliato e gettato in
mare da Cronol6, come gli dei Teshub, Tigri e Tashmishu erano nati dagli
organi sessuali di Anu, mangiati da Kumarbi47
In particolare, la titolare del tempio di capo Sant'Elia, secondo la lettura
pi accreditata, ''Astarte di Erice", cio la stessa cui dedicato il culto
nella citt della Sicilia occidental8, probabilmente un' antica divinit degli
Elimi, la Herentas Erucina citata in un'iscrizione osca49, poi assimilata alla
dea fenicia e punica. L:antichit del culto sottolineata anche da Diod-
ro Siculo quando afferma che il tempio era stato fondato "all'inizio dei
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tempi" dal re eponimo Erice, figlio del re indigeno Bute e di Mrodite50.
Intorno all' eroe Erice e al santuario siciliano, particolarmente venerato se-
condo Strabone51, sono molte le tradizioni conservateci dalle fonti52: Enea
nel suo periplo dell'Italia giunge qui e dedica ricchi doni nel santuario gi
esistente (Diod. Sic. IV 83), o addirittura lui stesso a fondare sia la citt
che il tempio in onore della madre Venere (Verg. Aen. V 755-761), mentre
secondo Apollodoro (Il 5, lO) sarebbe stata la stessa Afrodite a erigere il
temenos in proprio onore. Erice sfida Erade, mettendo in palio il possesso
della sua terra, ma Erade, vittorioso, la restituisce agli abitanti in usufrutto
(Herodot. V 43 e Diod. Sic. IV 23); gli Elimi infine, secondo Tucidide
(VI 2, 3) discenderebbero dai Troiani fuggiti dalla Troade. Inoltre nel san-
tuario aveva prestato la propria opera addirittura Dedalo, sia in qualit di
architetto - aveva costruito un muro di sostegno per ampliare la terrazza
sulla quale sorgeva il tempio53 - che in quella di toreuta: aveva cesellato un
xpvaovv TE KllpIOV, un alveare d'oro54
Dalle indicazioni fornite dagli autori antichi emerge un culto complesso,
di origine antica, in cui si evidenziano caratteri fenicio-ciprioti 55, quali la
ierodulia56 e il rapporto, in genere una ierogamia, tra la dea e il re, destinato
a legittimare la sovranit del sovrano. Come a Paphos Mrodite la 'protet-
trice dei re, in Sicilia la dea, sposa del re Butes e madre di Erice, sostiene e
garantisce la sovranit di quest'ultimo, a sua volta fondatore del santuario.
Il culto di Erice segue le vicende della citt: importante centro elimo
che vede un effimero tentativo di fondare una colonia da parte di Sparta,
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alla fine del VI secolo, e poi una lunga occupazione cartaginese57,seguita,
alla met del III secolo, da quella romana. Allo stesso modo, il culto
dedicato prima a una dea locale, poi ad Astarte e infine a Venereo Questo
fatto, se da un lato si pu configurare come la consueta accoglienza riser-
vata alle divinit straniere, dall'altro presenta aspetti particolari, adombrati
gi dall' affermazione di Diodoro (IV 83, 5) che i Romani venerarono la
dea pi di tutti gli altri popoli perch ad essa dovevano, oltre che la loro
origine, il loro successo. I rapporti con Venere Ericina cominciarono per
Roma nel corso della prima guerra punica, nel 248 a. c., nel momento in
cui occup Erice58;da allora il santuario rimase sempre in mano romana,
anche quando Amilcare Barca si rimpossess della citt di Erice. La dea
dunque, pur essendo una Astarte punica, continua a proteggere i conqui-
statori, mentre questi a loro volta la difendono dai profanatorj59 e, per lo
storico Eliano, proprio un saccheggio di Amilcare a suscitare le ire divine
e a causare la successiva sconfitta dei Cartaginesi alle Isole Egadi, nel 24160
A sua volta, Tito Livio narra una lunga serie di prodigi infausti verifica-
tisi nel 218 a. c., all'inizio della II guerra punica, nella penisola italica, in
Gallia, in Sicilia e anche in Sardegna:
[...] nel Foro Boario un bue era salito da solo fino al terzo piano e da l
si era precipitato, atterrito dal tumulto degli abitanti; [...] in cielo erano
apparse splendenti forme di navi; [...] a Lanuvio si era mossa l'asta della
dea e un corvo era entrato nel tempio di Giunone, posandosi proprio sul
letto a lei destinato; [...] nel Piceno erano piovute pietre; [...] in Gallia un
lupo aveva tolto dal fodero la spada a un soldato di guardia e l'aveva por-
tata via [...] (XXI 62); [...] mentre (il console Caio Flaminio) sacrificava, il
giovenco gi colpito sfugg dalle mani dei sacrificanti e spruzz di sangue
molti presenti [...] (XXI 63); [...] in Sicilia ad alcuni soldati si erano accese
le punte delle frecce, in Sardegna, a un cavaliere di ronda sulle mura si era
incendiato il bastone e le coste si erano illuminate di numerosi incendi
e due scudi avevano trasudato sangue e alcuni soldati erano stati colpiti
dai fulmini e il disco solare era stato visto pi piccolo [...] (XXII l, trad.
G. Vitali).
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Tali presagi erano poi culminati nella disastrosa sconfitta del Trasimeno
Solo quando tutto era ormaipetduto, quando con il calore del sole, dis-
solta la nebbia, si apr il giorno, alla luce piena monti e campi mostrarono
l'entit della sconfitta e l'esercito orribilmente distrutto (XXII 6, trad. G.
Vitali) .
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Sia Livio che Eliano collegano le sorti della guerra ai diversi atteggia-
menti tenuti nei confronti di Venere Ericina: Amilcare Barca commette
un atto gravemente sacrilego saccheggiando il santuario della dea e viene
punito; ai Romani, perch abbiano termine le sconfitte, gli oracoli im-
pongono di dedicare un tempio alla stessa dea di Erice, il cui culto era
stato portato anche a Cartagine, forse per intermediazione dei siciliani62
Attualizzando il linguaggio e uscendo dai meccanismi della ritualit antica,
nell' accoglienza che Roma d alla Ericina, divenuta anche dea di Cartagi-
ne, possiamo vedere la ricerca del consenso delle popolazioni che essa in-
tende sottomettere. Assimilando i culti importanti e significativi dei propri
avversari, Roma se ne appropria e fa delle divinit venerate suoi alleati63:
non infatti casuale che il nuovo tempio venga fondato nel cuore della
citt accanto al Capitolium, nonostante che la tradizione romana vietasse
agli dei stranieri di avere templi all'interno delle mura. Quando infatti, nel
181 a. c., il console L. Porcio Licinio dedic a Roma un secondo tempio a
Venere Ericina, conformemente alle norme, questo fu costruito extra Por-
tam Collinam. Ma la situazione storica e le motivazioni che avevano spinto
a una simile dedica erano del tutto differenti da quelle del 215.
E quale pu essere la genesi del culto di Astarte Ericina a Cagliari, quali
le motivazioni per la dedica di un santuario in onore della dea? In attesa dei
risultati dello scavo e in mancanza di elementi utili si possono formulare
solo ipotesi. Lappartenenza di Astarte al mondo orientale, la fondazione
fenicia e poi punica di Cagliari e l'uso della lingua di Cartagine nell'iscri-
zione rinvenuta su capo Sant'Elia e la sua datazione al III secolo spinge-
62 R. SCHILLING, venus, cito a nota 31, p. 238, S. MOSCATI, Astarte Ericina, cito a nota 31,
R. ZUCCA, Venus Erycina, cito a nota 7; contrari a questa ipotesi E. LIPINSKI, Dieux et
desses, cito a nota 31, p. 147 e C. BONNET, Astart, cito a nota 31, pp. 99 S.
63 Non certo questo l'unico caso a noi noto in cui Roma accetta nel suo pantheon,
traducendone il nome, divinit di popoli conquistati; per restare in Sardegna, nel
tempio di Antas al paleosardo Babi succedono il punico Sid e il romano Sardus Pater:
Si vedano in merito r RUGGERI, Storia, cito a nota 31, pp. 408-413; S. RrBICHINI, P.
XELLA, La religione fenicia e punica, cito a nota 43, pp. 90-94; R. ESPOSITO, Il tempio
punico-romano di Antas: qualche considerazione, in AFLC 54, 1999, pp. 111-120; P.
BERNARDINI, Il culto del Sardus Pater ad Antas e i culti a divinit salutari e soteriologi-
che, in rG. SPANU (ed.), lnsulae Christi. Il cristianesimo primitivo in Sardegna, Corsica
e Baleari, Oristano 2002, pp. 17-28.
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rebbero ad attribuire la creazione del tempio alla Karal punica64 Del resto
anche il culto di Erice presenta tratti inconfutabilmente orientali.
Ma d'altra parte il trasferimento a Roma di Venere Ericina talmente
denso di significato, il rapporto con il culto talmente stretto sia per quan-
to riguarda il santuario siciliano che quelli dell'Urbe da consigliare di non
sottovalutare una responsabilit romana nella vicenda del santuario caglia-
ritano. Per i Romani infatti Vnus Erycina era la dea che li aveva protetti,
una dea della vittoria, probabilmente la Vnus Victrix in Capitolio dei Fasti
Amiterni et Arvales65, ed era anche la madre di Enea, per opera del quale,
secondo Virgilio (Aen. V 759 s.)
... vicina astris Erycino in vertice sedes
fundatur Veneri ldaliae ...
Dunque, il culto importato sul Campidoglio era tributato a colei che
aveva assicurato la vittoria su Cartagine e che era la Aen eadu m alma parens,
come viene chiamata dal futuro console L. Apronius Caesianus che, nel 20
d. c., la ringrazia per una vittoria sui Numidi66
Non conosciamo modalit e motivazioni dell'esportazione del culto a
Cartagin7 e a Sicca Veneria68, in Mrica e a Psophis in Arcadia69, ne siamo
comunque informati da fonti letterarie e epigrafiche di et romana.
E cosa succede in Sardegna, nel periodo in cui i Romani introducono
il culto siciliano?
64 Cos R. ZUCCA, Venus Erycina, cito a nota 7; cfr. S. RIBICHINI, A servizio di Astarte.
Hierodulia e prostituzione sacra nei culti fenici e punici, in A. GONZALEZ BLANCO, G.
MATILLASIQUAR,A. EGEAVIVANCOS(edd.), El mundo punico II, Estudios Orientales
5-6,2001-2002, p. 56.
65 Il
CIL p. 331, alla data VII IO OCT.
66 CIL X 7257.
67 Carragine: CIS I 3776, 4910 e CIL VIII 22907, 24528; Sicca Veneria: Val. Max.
Memorab. II 6, 15, Solin. XXVII 8; Ael. NA IV 2; CIL VIII 15881, 15894, 15946.
Per entrambe le citt cfr. E. LIPINSKI, Dieux et desses, cito a nota 31, pp. 144 s., C.
BONNET, Astart, cito a nota 31, pp. 97-108.
68 R. SCHILLING, venus, cito a nota 31, pp. 238 S.
69 Paus. VIII 24,1-2: cfr. M.]osT, Sanctuairesetcultesd'Arcadie, Paris 1985, pp. 515 s.
La presenza del culto della Ericina a Psophis viene messa in relazione con il ritorno dei
mercenari arcadi dalla disastrosa campagna di Sicilia del 416-413 a. C. da R. SCHIL-
LING, venus, cito a nota 31, p. 238.
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[... ] Furono frattanto creati duumviri Quinto Fabio Massimo e Tito Ota-
cilio Crasso per la dedicazione del tempio: Otacilio per quello alla dea
Mens, Fabio per quello di Venus Erycina; sorgono questi sul Campidoglio
[... ] Intanto, mentre Magone fratello di Annibale era sul punto di partire
da Cartagine per l'Italia con dodicimila fanti, mille cinquecento cavalie-
ri, venti elefanti, mille talenti d'argento e una scorta di sessanta navi da
guerra [... ] ecco balenare loro a un tratto la spetanza di poter riconquistare
la Sardegna. Piccolo era col l'esercito romano; l'antico pretore, che era
pratico della provincia, se ne andava; se ne aspettava uno nuovo. E inoltre i
Sardi erano ormai stanchi del prolungarsi del dominio romano, ch nell'an-
no precedente erano stati governati duramente ed esosamente, oppressi da
gravose tasse e da inique prestazioni di grano; mancava solo un capo che
prendesse l'iniziativa e al quale potessero affidarsi. Tutto ci fu apportato
da un'ambasceria segreta venuta dai maggiorenti, per particolare interessa-
mento di un tale Ampsicora, ch'era allora di gran lunga il pi eminente per
autorevolezza e per mezzi (Liv.XXIII 22 s., trad. G. Vitali).
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la porta e due torri, sulle quali campeggia la legenda ERUC, a indicare il
nome della citt72.Il santuario era dunque extraurbano e si trovava in cima
al Monte S. Giuliano (fig. 9); Diodoro (IV 78, 4) evidenzia questi tratti
[... ] presso Erice esisteva una roccia a picco cos alta che le costruzioni cir-
costanti il tempio di Venere minacciavano di finire nel precipizio. Dedalo
consolid queste costruzioni, circond la roccia con un muro e ne allarg
la sommit in modo mirabile. Successivamente consacr ad Mrodite Eri-
cina un' arnia d'oro, lavoro straordinario che imitava in modo perfetto una
vera arnia (trad. L. Canfora).
5. La prostituzione sacra
Numerose fonti epigrafiche e letterarie testimoniano che nel santuario di
Erice era praticata la prostituzione sacra,o ierodulia,75un rito tanto diffusonel
mondo orientale da allarmare Mos che espressamentelo vieta agli Israeliti:
72 M. H. CRAWFORD, Roman Republican Coinage 1, Cambridge 1974, n. 424, p. 448, tav. LI 16.
73 Cfr. C.F.H. BRucHMANN, Epitheta deorum quae ad poetas Graecos leguntur, Lipsiae
1893 s. v. 'AcppOOlTll, che per non cita E{hTOla, presente in Paus. I 1, 3 e in
Hephaest. Astro!. Apotelesm. 108, 1.
74 discusso il carattere emporico del santuario caralitano: lo ipotizzano D. MANCONI, in D.
MANCONI, G. PIANU, Sardegna, Roma - Bari 1981, p. 21 e R. ZUCCA, Venus Erycina, cit.
a nota 7, p. 776, mentre non ne convinta C. BONNET,Astart, cito a nota 31, pp. 110 s.
75 CIS I 135 = ICO, Sic. 1; CIS I 3776, 4; Polyb. I 55; Diod. Sic. IV 83,4; Strab. VI 2,
6; Ael. NA X 50; Paus. VIII 24,6; CIL VIII 24258; CIL X 7121; 7253; 7254; 7255;
7257.
- 196 -
Non vi sar alcuna prostituta fra le figlie d'Israele, n vi sar alcun uomo
che si prostituisca tra i figli d'Israele; non vi sar prostituta sacra tra le
figlie d'Israele e non vi sar chi pratichi la prostituzione sacra tra i figli
d'Israele. Non porterai nella casa del Signore tuo Dio il guadagno di una
prostituta n il prezzo di un cane, per offerta votiva, poich ambedue sono
abominio per il Signore tuo Di076 (trad. S. Angiolillo).
Sia pure con modalit diverse, il rito, che era legato soprattutto a culti
della divinit nota, a seconda del contesto, come Astarte, Mrodite o Vene-
re, consisteva nell'unione tra una donna (ma in alcuni santuari era pratica-
ta anche la prostituzione maschile) che personificava la dea della fecondit
e uno straniero, in cambio di un pagamento che, nella maggior parte dei
casi era destinato alle casse del santuario 77.
Il rituale della prostituzione poteva essere legato esclusivamente a deter-
minate cerimonie: cos a Byblos dove, secondo Lucian078, le donne manife-
stavano il lutto per la morte di Adone radendosi il capo o prostituendosi agli
stranieri. In altri casi, come avveniva a Babilonia (Herodot. I 199), la pro-
stituzione interessava tutte le donne della citt, una sola volta nella loro vita,
prima del matrimonio; non era consentito sottrarsi a questo impegno, ma,
adempiuto a esso, si era assolutamente immuni da qualsiasi altra richiesta.
Lultima variante prevedeva, infine, che presso il santuario vivesse un cer-
to numero di professionisti, che potevano appartenere a entrambi i sessi e
che avevano dedicato la loro vita alla divinit. Questo il tipo di prostitu-
zione sacra praticata soprattutto nei santuari legati alla cultura greca: nel
464 Senofonte di Corinto, dopo la sua doppia vittoria a Olimpia, aveva
dedicato pi di cento fanciulle alla dea nel tempio dell'Acrocorinto79. Anche
- 197 -
in questo caso, gli introiti portati dalla pratica della ierodulia erano destinati
al tempio, e dunque alla citt; ne esplicito testimone Strabone (VIII 6, 20):
80 Strab. VI 2, 5.
81 Diod. Sic. IV 83, 6.
82 Cfr. D. MUSTI, Problemi della storia di Locri Epizejiri, in Locri Epizejiri. Atti XVI
Convegno di studi sulla Magna Grecia, Taranto 3-8-ottobre 1976, Napoli 1977, p.
69, M. TORELLI,I culti di Locri, in Locri Epizejiri. Atti XVI Convegno di studi sulla
Magna Grecia, Taranto 3-8 ottobre 1976, Napoli 1977, pp. 150-155.
- 198 -
il santuario siciliano riscontriamo una serie di consonanze: a prescindere
dalla dea oggetto di venerazione, la posizione, in luogo elevato, esterno alla
citt, in rapporto diretto con il mare. E sappiamo che la prostituzione sacra
caratterizzava non solo il culto di Erice ma anche quello degli altri santuari
a noi noti dedicati alla stessa dea e forse filiazioni di quello siciliano: Car-
tagine e Sicca Veneria83.Sul primo abbiamo solo qualche indizio. Un'iscri-
zione rinvenuta a Erice conserva il nome di due ierodule, madre e figlia:
il matronimico cartaginese (figlia di Amotmilqart) e la presenza del nome
punico di una delle donne, Arishutbaal objet dsir de Baab, testimonia
secondo E. Lipinski l'existence de la prostitution sacre Carthage84.Per
Sicca Veneria abbiamo invece la testimonianza esplicita di Valerio Massimo
che ne ricorda le sue Punicae femina~5; e del resto qualche informazione la
abbiamo anche per Roma. Qui nel 181 a. C. era stato fondato un secondo
tempio dedicato a Venere Ericina, questa volta fuori Porta Collina, e Ovi-
dio ci testimone .di un'intensa frequentazione da parte delle prostitute
della citt, soprattutto il 23 aprile, giorno della dedica del tempio, quando
veniva celebrato il dies meretricum86.
In mancanza di qualsiasi dato relativo al santuario di capo Sant'Elia, al
momento non possiamo che limitarci a formulare l'ipotesi, peraltro plau-
sibile e fondata, che anche qui fosse praticata la prostituzione sacra. Ma
su questa base necessario riesaminare l'ipotesi di un possibile carattere
emporico di questo luogo di culto. Infatti, pur in attesa di ulteriori dati
forniti dallo scavo, disponiamo di alcuni elementi di giudizio: innanzi
tutto, come abbiamo visto, la posizione in stretto rapporto con il mare
che caratterizza sia il tempio di Erice che quello di Cagliari; inoltre, la
possibile pratica della ierodulia. vero che anche per questa mancano al
momento dati probanti, ma forte la suggestione che nasce dai paralleli-
83 Sui quali cfr. S. RrBICHINI, A servizio di Astarte, cito a nota 64. Sulla base di Solin.
XXVII 5 pensano a filiazioni del santuario di Erice M.H. FANTAR, propos d'Ashtart,
cito a nota 71, e E. LIPINSKI, Dieux et desses, cito a nota 31, pp. 486 ss.; non concorda
C. BONNET, Astart, cito a nota 31, pp. 97-99.
84 CIS I 3776, cfr. E. LIPINSKI, Dieux et desses, cito a nota 31, p. 488.
85 Val. Max. Memorab. II 6, 15.
86 Ov. Fast. IV 865 ss.
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smi con situazioni quali il santuario di Afrodite sull'Acrocorint087 o quello
di Gravisca in cui, accanto ad altre divinit, venerata anche Afrodite88 In
entrambi i casi le fonti letterarie (nel caso di Corinto: Strabo VIII 6, 20)
o quelle archeologiche, per Gravisca, supportano l'ipotesi di un carattere
emporico e testimoniano dell' esistenza della prostituzione sacra.
In conclusione, per ora non siamo in grado di ricostruire con qual-
che certezza vita ed eventi di questo luogo: non ne conosciamo neppure
l'epoca della fondazione, anche se estremamente probabile che sulla vita
del santuario non siano state ininRuenti le vicende delle guerre puniche.
Lunico dato sicuro di cui disponiamo che nel III secolo a.c. sul colle
di Sant'Elia esisteva il santuario di Astarte/Venere Ericina e che alla dea
proprio in quel periodo veniva dedicato un altare di bronzo. Manca per,
allo stato attuale, una datazione pi precisa, e il problema non di poco
conto, se si pensa che la Sardegna, occupata da Roma gi dal 238, diventa
provincia romana nel 227 a. C. Limportanza del culto in Sicilia, la sua
introduzione a Roma in un momento critico della sua storia, la contem-
poranea presenza di un santuario a Karales sono fattori che difficilmente
possono essere classifcati come coincidenze, ma allo stato attuale non vi
sono elementi n per affermare la costituzione del santuario nel III secolo,
n, come peraltro appare pi verisimile, per ipotizzarne un' origine pi an-
tica e una successiva romanizzazione con il passaggio da Astarte a Venere
in qualit di dea titolare del santuario negli anni della rivolta di Ampsicora
e della manifestazione di lealt a Roma da parte di Karales89. Ugualmente
oscuro il percorso seguito dal culto ericino per arrivare a Cagliari: diret-
tamente dalla Sicilia, o attraverso Cartagine90?
Simonetta Angiolillo
- 200 -
6. La campagna di scavo 2008
Nel periodo compreso tra il mese di aprile e il mese di dicembre del
2008 ha avuto luogo presso il Capo S. Elia di Cagliari un intervento di
indagine archeologica91
Secondo l'efficace definizione di archeologia proposta dall' archeologo
Enrico Zanini,
91
Dal 2002 in atto una concessione per ricerche archeologiche nell' area del Capo
Sant'Elia affidata ai direttori scientifci, prof.ssa Simonetta Angiolillo e dotto Alfonso
Stiglitz. Nel periodo 2002-2006 i Concessionari hanno avviaro una intensa attivit di
prospezione che ha portaro a chiarire l'estensione e 1'importanza dell'area archeologica.
La direzione lavori per conto del Comune di Cagliari della campagna di scavo svolta
da aprile a dicembre 2008 (coordinata sul campo dallo scrivente) stata assunta dall'ar-
chitetto Luisa Mulliri in collaborazione con l'ingegnere Bernardetta Boi: ad entrambe
sono umanamente e professionalmente graro. All'indagine hanno preso parte i Sigg.
Savio Saba e Gemma Mele, in qualit di operai, e gli studenti del Corso di Beni Cultu-
rali dell'Universit degli Studi di Cagliari Francesco Arca, Francesca Canosa, Annalisa
Colombu, Francesca Collu, Francesca Costa, Sergio Deplano, Marco Loddo, Lucia
M. Manconi, Michela Meloni, Consuelo Monari, Martina Montisci, Silvia Muscas,
Sara Petrucci, Alice Piras, Mauro Puddu, Valentina Puddu, Mattia Sanna, Maily Serra,
Francesca Stracuzzi, Simona Trogu. Il coordinamenro dei lavori sui materiali staro af-
fdaro alla dottoressa Chiara Pilo. A tutti va il mio pi sincero ringraziamento per l'im-
pegno e la seriet prodigati per la piena riuscita delle indagini. Queste hanno poturo
avere felice svolgimenro grazie alla preziosa e incondizionata disponibilit del personale
militare e civile del Deposiro PolNaro della Marina Militare di Calamosca. Un sentiro
grazie va al Direttore MARlCOMMI Capitano di Fregata Marcello Mancini. Sono
profondamente graro al dirigente Deposiro PolNato, Luogotenente Luciano Frau, che
si prodigaro in ogni modo possibile per risolvere le non poche difficolt derivanti
dalla situazione logistica del cantiere, agli Ufficiali Ignazio Aru, Renzo Manca, Andrea
OlIa, Gianmarco Piras, Andrea Vaccargiu (anche per le generose segnalazioni relative
ad importanti evidenze archeologiche da lui individuate), e a tutti coloro di cui non
conosco o ricordo i nomi che ci hanno offerto il proprio aiuto.
- 20 l -
dall'analisi dei segni che questa vi ha lasciato (D. MANACORDA,E. ZANINI,
Lo scavo archeologico, in ''Archeo'' 35 (1988); p. 26).
- 202 -
chiesetta di imponenti conci in calcare ben lavorato, che potrebbero essere
proprio le tracce delle preesistenti strutture rriurarie del tempio punico.
A causa della particolare ubicazione logistica del sito e della notevole
estensione e consistenza della vegetazione che ricopriva l'area interessata
dall'indagine, l'attivit di eliminazione della vegetazione si rivelata estre-
mamente complessa e difficile. Ciononostante si giunti ad un soddisfa-
cente grado di pulizia dell'area.
Parallelamente alle operazioni di decespugliamento e diserbo superfi-
ciali, stata avviata una sistematica ricognizione di superficie (ancora in
corso) che ha interessato l'intero colle. I risultati derivanti da tale indagine
sono stati ragguardevoli. Essa infatti ha consentito di individuare una serie
di elementi di notevole interesse scientifico sinora sconosciuti.
stata innanzi tutto rilevata la presenza inequivocabile di almeno una
decina di fronti di cava di varia estensione, ubicati in diversi settori del
colle (fig. lO). Non al momento possibile stabilire a quale uso fossero
destinati i blocchi estratti da tali cave n stabilirne la esatta pertinenza cro-
nologica. Appare comunque un'ipotesi per lo meno plausibile che i fronti
di cava individuati in prossimit del fortino militare possano essere stati
creati per l'approvvigionamento di blocchi da utilizzare per l'edificazione
del tempio, mentre per gli altri fronti di cava sembra pi plausibile un
utilizzo non locale. A sostegno di tale ipotesi va il rilevamento in diversi
punti del banco di roccia che circonda le aree di cava di evidenti tracce di
carro orientate in direzione della strada carrabile attualmente di utilizzo
militare, ma la cui originaria realizzazione deve essere plausibilmente ri-
condotta all'et punica.
Da segnalare anche il ritrovamento, tra i materiali riutilizzati per la
edificazione del fortino militare ubicato presso la torre di Sant'Elia, di un
concio (gi noto in letteratura93, sinora ritenuto disperso e invece risultato
fortunatamente ancora murato) che presenta sulla faccia a vista ben la-
vorata alcune lettere incise, forse interpretabili come lettere pertinenti ad
una iscrizione punica (se non addirittura fenicia). Linterpretazione della
cronologia di tale iscrizione appare comunque ancora assai problematica e
il suo studio ancora da intraprendere.
- 203 -
Un altro elemento degno di nota relativo alla presenza, in prossimi-
t del sentiero che costeggia attualmente la recinzione militare nel tratto
pianeggiante in cui appaiono ben leggibili le tracce di carro e il taglio della
roccia gi segnalati a suo tempo dallo Spano, di una struttura muraria di
circa 60/70 cm di spessore, della quale possibile cogliere in elevato un
solo filare, che si snoda per circa 200 metri correndo in parallelo al sentiero
a circa 2 metri di distanza dallo stesso. La tecnica impiegata per la realizza-
zione della struttura (si tratta di blocchi di media e piccola pezzatura, ap-
parentemente non legati da alcun tipo di malta) non consente di esprimere
valutazioni precise sulla sua cronologia n sulla sua funzione.
Nella zona dell' ex Stabulario e sulle pendici occidentali dell' area del
colle in cui si trova ubicato il Forte di Sant'Ignazio sono stati rinvenuti
frammenti ceramici inquadrabili in et repubblicana e primo-imperiale.
Degno infine di nota il fatto che pressoch ogni settore del colle sinora
interessato dalle ricognizioni condotte ha restituito tracce pi o meno evi-
denti di antropizzazione, tra le quali meritano una menzione alcune 'ciste'
litiche (quadrangolari e circolari) di circa l m di diametro, che struttural-
mente evocano tipologie tombali di ambito punico.
Le residue strutture della chiesa risultavano, al momento dell' avvio dei
lavori di scavo, parzialmente ricoperte di cumuli di pietrame di varia pez-
zatura, plausibilmente posizionato sulle strutture in epoca recente al fine
di creare almeno 1'effetto visivo di una muratura in elevato delimitante
uno spazio al cui interno poter svolgere attivit rituali: in particolare va
segnalata resistenza di una piccola nicchia, dietro la quale era stata eretta
una croce in legno, al cui interno stata posizionata una statuina (circa 20
cm di altezza) raffigurante una Madonna (fig. Il).
Prima dell' avvio vero e proprio dell' attivit di scavo si provveduto alla
rimozione del pietrame: tale attivit ha portato al rinvenimento di un pic-
colo betilo in marmo pressoch integro (risulta solo leggermente sbeccato
sulla sommit), vari frammenti di conci pertinenti alla vera di un pozzo la
cui ubicazione non appare al momento individuabile, diversi elementi ar-
chitettonici e un concio con incisione figurata il cui soggetto al momento
non stato ancora possibile decifrare.
La rimozione del pietrame che copriva i resti murari ha consentito di
cogliere una ragguardevole situazione di stratigrafia muraria (fig. 12). In
- 204 -
particolare va segnalata, nell' angolo nord-est della struttura, una chiara
successione stratigrafca di strutture caratterizzata da un lacerto di struttura
muraria, stratigrafcamente precedente al breve resto murario con anda-
mento nord-ovest/sud-est che a tale lacerto si appoggia. Tale situazione
sembra preludere alla possibilit di cogliere articolazioni strutturali che te-
stimonierebbero almeno alcune delle possibili fasi edilizie che devono aver
segnato la storia dell' edifcio sacro.
Lintervento di decespugliamento e diserbo ha messo in luce una situa-
zione di estremo interesse. Larea liberata dalla vegetazione appare infatti
interessata da un notevole interro, che in alcuni punti potrebbe raggiungere
spessori anche di 1,5/2 metri rispetto alla quota del banco di roccia naturale
affiorante. La natura dell'interro e 1'andamento dei dossi che lo caratteriz-
zano lasciano intravedere la possibilit che esso nasconda la presenza di un
ragguardevole insieme di strutture murarie: a sostegno di tale ipotesi va
segnalato il rinvenimento in pi punti di frammenti di intonaco di ottima
fattura e di pavimenti in coccio pesto e in mosaico. Al termine delle ope-
razioni di pulizia superfciale sono stati avviati gli scavi, che al momento si
concentrano nell'area immediatamente ad est delle strutture murarie.
Lo scavo sta mettendo in evidenza una situazione stratigrafca degna di
interesse, caratterizzata dalla presenza, immediatamente al di sotto dello
strato di humus superfciale, di un terreno grigiastro segnato dalla presenza
di materiale da costruzione (calce, malta) in disfacimento. Da segnalare
anche la comparsa di materiali litici (ossidiana, selce) con evidenti tracce
di lavorazione, per le quali appare plausibile (in attesa di uno studio pi
analitico) un inquadramento in orizzonti culturali neolitici.
In sintesi, possibile affermare che 1'area dell'intero colle appare inte-
ressata da presenze umane che si snodano per un arco cronologico che va
dal neolitico antico ai giorni nostri. Sono dunque evidenti le enormi po-
tenzialit documentarie che il colle offre sul piano scientifco.
Roberto Sirigu
- 205 -
Fig. 1. Capo Sant'Elia, veduta aerea (da Sardegna 3D).
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- 206 -
Fig. 4. Capo Sant'Elia, tratto di muratura affiorante.
6~
Fig. 5. Toro in bronzo, da Crespi 1861. Fig. 6. Capo Sant'Elia, elemento architettonico.
Fig. 7. Veduta aerea della cirt di Cagliari e del capo Sant'Elia (da Google Earrh).
'==========
Fig. 8. Planimetria di Cagliari con indicazione della citt romana: l. Area di Santa Cilla: abitazioni repubblicane;
2. Via Sant'Avendrace: mosaici, acquedotto; 3. Ipogeo di Atilia Pomptilla; 4. Casa degli Stucchi, Casa del Tablino
dipinto; 5. Anfiteatro; 6. Orto botanico, acquedotto; 7. Teatro-tempio di via Malta; 8. Piazza del Carmine: Foro; 9.
Viale Trieste: terme, tempio; lO. Corso Vittorio Emanuele (quartiere di Stampace), abitazioni, mosaico di Orfeo;
Il. Castello; 12. Largo Carlo Felice (quartiere della Marina): terme e abitazioni; 13. Via C.M. Angioy: terme
e rempio; 14. Viale Regina Margherita: necropoli dei classiarii del Miseno; 15. Via Iglesias: horrea; 16. Via XX
Settembre: fullonica e mura; 17. Basilica di S. Saturnino e necropoli; 18. Bonaria: terme private, tombe cristiane;
19. Tuvixeddu: necropoli, acquedotto, case repubblicane; 20. Chiesa di S. Eulalia: sacello, strade, abitazioni (da
Angiolillo 2005).