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Classici del fumetto
La donna di Tex
Matita femminile per il ranger: è la prima volta «Vorrei disegnarlo alle prese con un emarginato»

Non era mai successo prima: Tex Willer disegnato da una donna. Laura Zuccheri, 42 anni, è la prima signora, nella storia del fumetto italiano, a prestare chine e colori al ranger creato da Gian Luigi Bonelli
Galleppini nel 1948. Per il momento la fumettista nativa di Budrio ha realizzato una copertina (quella del «Color Tex» n. 4, in edicola il 20 novembre), ma presto potrebbe realizzare una storia lunga. «Glielo
a noi farebbe un gran piacere», dice a «la Lettura» Michele Masiero, caporedattore centrale della Sergio Bonelli editore, la «casa» di Tex, Dylan Dog, Zagor e decine di altri personaggi.
Va bene che l’avventura è l’avventura, ma povero Tex, com’è possibile che sia trascorso tutto questo tempo senza che abbia incontrato la matita di una donna? «È una coincidenza legata a fattori storici. V
riprende Masiero — le fumettiste in Italia erano pochissime. Poi, a partire dagli anni Ottanta, con Dylan Dog, ecco più lettrici del fumetto d’avventura e, di conseguenza, più autrici». D’altro canto, in centina
pubblicate prima in formato striscia, e poi, dagli anni Cinquanta, negli albi «formato Bonelli», personaggi femminili di peso non ce ne sono, salvo che per pochissimi flirt (ma avete mai visto Tex baciare una
dark lady e la moglie di Tex, Lilyth, che viene però uccisa da un’epidemia scatenata da alcuni nemici del ranger nel numero 10, Il tranello, primissimi anni Sessanta…
Allora: da che cosa dipendono questi 65 anni di monopolio maschile? Lo chiediamo a Laura Zuccheri, che vive in Germania, a Esslingen, dove si dedica anche alla pittura (le sue variazioni sul tema dell’alb
esposte dal 21 novembre alla galleria Salomon di Milano, nella collettiva Alle radici). «Per me è una questione culturale. Le bimbe — spiega — giocano con le bambole, non con indiani e cowboy. E poi il w
difficile: devi averlo nel sangue. Per me è stata una cosa molto precoce: da bambina mia zia mi portava al cinema nei pomeriggi della domenica. E a quei tempi c’erano parecchi western: I magnifici sette, I
film di John Ford. Pian piano mi sono innamorata dei cavalli, degli indiani, del western. Del resto mio papà leggeva Tex e comprava qualsiasi cosa lo riguardasse: lui giocava a basket nella Fortitudo, ma da
disegnare fumetti…».
Questione di sangue, quindi. Ma non solo. «Tex è uno status symbol maschile», ammette l’autrice. «E un tempo le fumettiste erano guardate con scetticismo, come figure di passaggio che a certi livelli non
perché gli uomini al disegno riescono a dedicare 10 o 12 ore al giorno, anche se hanno famiglia, mentre le donne spesso sono costrette a fare altro. Ho la sensazione che ci sia stato sempre un pregiudizio
parola: pregiudizio. «Un tempo molti pensavano che le donne non sapessero raccontare le storie d’azione», ribadisce Mauro Boselli, curatore e autore di Tex. Va detto che le fumettiste, oggi, in casa Bonel
crescita: sono il 10 per cento tra gli autori di Dylan Dog, il 5 per cento tra quelli di Julia, il mensile su cui la stessa Zuccheri ha lavorato a lungo.
Ma le donne di Tex chi sono, e quanto contano nella trama delle sue avventure? Abbiamo detto di Lilyth, che muore per lasciare tutta la scena all’eroe maschile. Il bello (il brutto) è che l’episodio è racconta
una didascalia, salvo riprenderlo, per approfondirlo, nel numero 103 della serie. Non solo: Tex sposa Lilyth perché — catturato e torturato dai Navajos — lei, che è la figlia del capotribù, si offre di sposarlo,
Dunque il ranger, uno scapolo impenitente, si sposa per non morire. «Negli anni Cinquanta Tex era uno scavezzacollo, e le “indianine” di Galep erano piuttosto sexy», chiosa Boselli.
Sexy e giovanissime erano in genere le protagoniste di quei primi Tex, con uno stile tra le Miss Italia di allora e le donnine disegnate da Walter Molino. Ecco Tesah, l’indiana che Tex conosce bambina e ritr
formosa e con la spallina perennemente abbassata sul vestito scollato (salvo che in ristampa intervenisse la censura a coprire tutto). E Mary Gold, la vivandiera del saloon che somiglia a un’altra biondissim
quella del film Totò, Peppino e la… malafemmina. E ancora: Lupe Velasco, una ragazzina messicana che si mostra anche lei scollata e giunonica. Non sono pochi i lettori che rimpiangono questi personag
donne in Tex scompaiono, oppure fanno contorno o fanno le cattive, come Loa, la sacerdotessa di Mefisto, o Lola Fuente, a capo di un racket a New Orleans. Perfide nemiche che odiano Tex con tutto il cu
Peraltro di tenerezze in Tex se ne vedono poche. «Sono inutili», diceva Gian Luigi Bonelli delle storie romantiche, pensando che non interessassero i lettori, rallentando il corso dell’azione. E poi un Tex da
sarebbe inconcepibile. Il ranger dev’essere un pezzo d’acciaio scalfito solo dall’ironia; così lo vogliono i suoi gelosissimi lettori. «Anche alle lettrici — nota Masiero — Tex piace così com’è. La sua fedeltà al
fa colpo, le conquista». Fa un effetto straniante il Tex che nel numero 104, Il giuramento, descrive così la moglie al figlio avuto da lei, Kit: «Era come il chiaro di luna in una notte d’estate e i suoi occhi verdi
il colore delle acque del Colorado». Un Tex così, edizione «cuore spezzato», è un fatto eccezionale. Così come il ranger disegnato da Milo Manara nel suo Omaggio a Tex, un’illustrazione che la casa d’as
battuto a 12 mila euro sabato 19 ottobre allo Spazio Wow di Milano. «Non si potrebbe fare una storia con un Tex così: troppo piacione, troppo personale», dice il curatore Boselli, guardandolo sorridente e g
Jean-Paul Belmondo che Gary Cooper.
Giusto, ma Tex che uomo è? «Per me incarna il mito maschile della virilità», dice un’altra fumettista, Silvia Califano, romana, 29 anni, matita di Dampyr: «Lo trovo divertente, con la sua emotività trattenuta
volta. Ma Dylan Dog, con le sue fragilità, è più credibile: io con Tex non ci uscirei». E Laura Zuccheri, che Tex farebbe? «Mi piacerebbe disegnare una storia che lo mettesse di fronte al dramma di un emar
un Tex dalle emozioni profonde, magari in lacrime, si potrebbe fare? «Non si può fare — ribatte Boselli — perché non sarebbe capito dai lettori». Okay, Tex: resta così.
Alessandro Trevisani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tag:fumetto, Laura Zuccheri, Tex Willer
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