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Con il termine peritesto faccio esplicitamente riferimento alla riflessione di Gérard


Genette, il quale ci ricorda che un

testo [...] si presenta raramente nella sua nudità, senza il rinforzo di un certo numero di
produzioni, [...] verbali o non verbali, [...] delle quali non è sempre chiaro se debbano es-
sere considerate o meno appartenenti ad esso, ma che comunque lo contornano e lo pro-
lungano, per presentar/o, appunto, nel senso corrente del termine, ma anche nel suo sen-
so più forte: per render/o presente, per assicurare la sua presenza nel mondo, la sua «rice-
zione» e il suo consumo12

Esiste cioè tutta una serie di elementi: "un nome d'autore, un titolo, una prefazio-
ne, delle illustrazioni"13, che svolgono, rispetto al testo, una funzione di "soglia, o
- nelle parole di Borges a proposito di una prefazione - di «vestibolo» che offre a
tutti la possibilità di entrare o di tornare sui propri passi"14. l'insieme di questi ele-
menti crea quello 'spazio' che lo stesso Genette ha denominato paratesto (fig. 2).
Adottando come primo criterio distintivo l'ubicazione degli elementi paratestuali,
Genette propone poi una ulteriore sottoarticolazione dello spazio paratestuale, di-
sti nguendo:
1) un peritesto, che comprende tutti quegli elementi paratestuali che trovano una
collocazione fisica nei pressi immediati (quando non addirittura "negli intersti-
zi") del testo: titolo, prefazione, tit(i)Ii dei capitol i, certe note 15;
2) un epitesto, costituito da "tutti i messaggi che si trovano, almeno originariamen-
te, all'esterno del libro: generalmente in ambito mediatico (interviste, conversa-
zioni), o in forma di comunicazione privata (corrispondenze, giornali intimi, e
altro)"16.
La somma di peritesto + epitesto ricompone la sfera funzionale e spazi aie del para-
testo.
In base a queste precise indicazioni di Genette, mi pare evidente che il nome degli
scultori attestato sulla nave del Gruppo di Scilla sia da riconoscere come elemento
pertinente allo spazio del peritesto. L'iscrizione con le firme degli scultori era posi-
zionata presso il 'castello di poppa' della nave di Ulisse pertinente a questo grup-
po, occupando quindi, anche dal punto di vista fisico, una posizione 'canonica'
per un elemento che svolge una funzione peritestuale.
Questa presenza risulta importante per varie ragioni: innanzi tutto per la ben nota
omonimia dei tre scultori rodii, Atanodoro (figlio di Agesandro), Agesandro (figlio

12 Genette 1989, 3.
13 Genette 1989, 3.
14 Genette 1989, 4.
15 Genette 1989, 6.
16 Genette 1989,7.

IMAGO - Studi di iconografia antica, Cagliari, 2007, pp. 263-296

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