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Società Cooperativa “Sa Domu Nosta”

L’epigrafe di Marcus Arrecinus Helius


Esegesi di un reperto: i plurali di una singolare iscrizione

Atti della Giornata di studi (Senorbì, 23 aprile 2010)

a cura di Antonio Forci

Senorbì 2011
Volume stampato con finanziamento della

Fondazione Banco di Sardegna

Coordinamento progettuale: Coordinamento editoriale:


Soc. Cooperativa “Sa Domu Nosta” Antonio Forci

Redazione atti: Impaginazione:


Emanuela Solinas Diego Dessì

© Società Cooperativa “Sa Domu Nosta”


Via Scaledda, 1 - 09040 Senorbì (CA)
Tel. 070 9809071
e-mail: sadomunosta@tiscali.it

© Sandhi Edizioni
Via del Progresso, 6
09040 Ortacesus (CA)

ISBN 978-88-89061-98-5

Stampa
Nuove Grafiche Puddu srl
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09040 Ortacesus (CA)
Tel. 070 9819015
www.nuovegrafichepuddu.it
e-mail: info@nuovegrafichepuddu.it

Finito di stampare nel mese di Ottobre 2011

In copertina:
Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, epigrafe marmorea di Marcus Arrecinus Helius, I sec. d.C.
(foto Claudio Buffa).
Sommario

Presentazione . ................................................................................................................................ p. 7

Roberto Sirigu
La scrittura: orizzonte o destino culturale? . .......................................................................... p. 9

Paolo Bernardini
Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica . ............................................................ p. 15

Antonio Forci
L’epigrafe di Bau Tellas (Senorbì-Cagliari):
prime attestazioni della gens Arrecina e del culto di Liber Pater in Sardegna ................. p. 29

Piergiorgio Floris
Riflessioni sul centro di Valentia nella Sardegna romana .................................................. p. 61

Raimondo Zucca
Pollentia in Baliaris Maior e Valentia in Sardinia:
due fondazioni urbane del II secolo a.C. dei Caecilii Metelli? ........................................... p. 75

Piero Bartoloni
Shadrapa in Sardegna ............................................................................................................ p. 85

Danila Artizzu
Culti e territorio attraverso le testimonianze epigrafiche e materiali .............................. p. 95

Donatella Salvi
Parole per caso. Vecchie e nuove iscrizioni funerarie senza contesto
a Cagliari e dintorni ...................................................................................................................... p. 107

Abbreviazioni ............................................................................................................................. p. 135


Presentazione

È con vivo piacere che la Società Cooperativa “Sa Domu Nosta” presenta gli atti della Giornata di
studio “L’epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto”, tenutasi a Senorbì presso il
centro culturale Giuseppe Antonio Lonis nell’aprile 2010. Il volume corona un biennio di intensa atti-
vità editoriale inaugurato dalla monografia di argomento medievale “Damus et concedimus vobis”
e proseguito con la stampa della guida “Verba latina” che accompagna il pubblico nel nuovo percorso
espositivo dedicato all’importante reperto lapideo nei locali del Civico Museo Archeologico di Senorbì.
La soddisfazione che oggi si vuole esprimere va al di là dell’importanza dei contenuti di questa pub-
blicazione. Essa si configura infatti come un’altra tappa fondamentale del programma di promozione,
valorizzazione e tutela del patrimonio culturale di Senorbì che la Società “Sa Domu Nosta” sta tentando
faticosamente di portare avanti a dispetto delle restrizioni finanziarie cui, specie in questi ultimi tempi,
deve sottostare il settore.
La misteriosa – almeno agli occhi dei profani – lastra marmorea con la sua scritta in lingua latina,
sottoposta al fuoco incrociato dell’analisi storica ed epigrafica, svela il suo prezioso contenuto. Eleganti
parole di pietra narrano di un dio, di un antico centro oggi scomparso e di un magistrato romano del I
secolo d.C. richiamato nelle campagne senorbiesi dalla presenza di un rinomato luogo di culto. Da oltre
un ventennio gli sforzi congiunti dell’Amministrazione Comunale e della Società “Sa Domu Nosta”
si sono concentrati pressoché unicamente sul sito punico di Monte Luna, quasi a farne un simbolo che
fosse riconoscibile come carattere proprio e inconfondibile del territorio e della sua cultura; ben venga
pertanto l’attenzione della comunità scientifica per altre tematiche che esulino dall’ambito semitico per
focalizzare l’interesse di studiosi e appassionati di archeologia e storia sul dominio di Roma nel corso
dell’età imperiale.
Il volume raccoglie contributi originali presentati da auterovoli specialisti su differenti tematiche e
secondo molteplici prospettive; allo studio epigrafico stricto sensu del reperto si affiancano infatti rifles-
sioni sul significato e la ‘potenza’ della parola scritta e articoli di sintesi su vari aspetti storici, giuridico-
istituzionali, religiosi ed epigrafici legati, più o meno direttamente, al titulus in questione.
Un pensiero di riconoscenza va a tutti i relatori che hanno determinato la riuscita dell’iniziativa, e
agli Enti e Istituti che con il loro contributo economico hanno consentito la celebrazione della giornata
di studio prima e la stampa dei relati atti poi, nella fattispecie l’Amministrazione Comunale di Senorbì
e la Fondazione Banco di Sardegna.

-7-
Roberto Sirigu (*)

La scrittura: orizzonte o destino culturale?

Riassunto - Oggetto del presente contributo è un esperimento mentale. È il tentativo di individuare uno dei
tanti bivi che segnano la storia dell’uomo. Nello specifico il bivio che, in Sardegna, apre la strada alla scrittura e
all’urbanizzazione. Il tentativo è provare ad immaginare l’aprirsi di quel bivio come evento e quindi come orizzonte
– possibile – di novità, prima che assumesse i connotati di un destino ineluttabile.

1. La metafora teatrale viene spesso, e con ra- 2. Qualunque forma assumerà il canovaccio
gione, impiegata per descrivere le dinamiche che farà da filo conduttore al mio ragiona-
che regolano il nostro agire nello spazio col- mento, esso dovrà essere innanzi tutto una
lettivo. A chi nutrisse dubbi sulla profonda mia risposta alla sollecitazione etica che sento
autenticità di tale metafora basterebbe op- rivolgermi, ormai da tempo, dalla produ-
porre la lucida – e necessariamente impie- zione scientifica di Michel Foucault, effica-
tosa – descrizione della condizione umana cemente sintetizzata, a mio avviso, in queste
messa in scena da Luigi Pirandello nell’intera parole:
sua opera. Ciò vale anche per chi, come me,
svolge (o cerca di svolgere) attività di ricerca Vi sono momenti, nella vita, in cui la que-
scientifica. stione di sapere se si può pensare e vedere
Scrivo questa premessa con l’intento di farmi in modo diverso da quello in cui si pensa e
si vede, è indispensabile per continuare a
guidare da essa nell’individuare e compiere
guardare o a riflettere (Foucault 2000, p. 14).
il percorso argomentativo che mi accingo
ad intraprendere. Non aspiro affatto a sot-
A queste parole ho reagito con una prima,
trarmi al destino di finzione che mi appar-
istintiva risposta, dicendo a me stesso che la
tiene e a cui appartengo e che fa di me ciò
ricerca scientifica – e quindi anche la ricerca ar-
che sono, umanamente e professionalmente.
cheologica – può e deve connotare se stessa
Vorrei invece tentare l’esatto contrario: pro-
come tale, cioè come scientifica, proprio nel-
vare a rendere quanto più possibile esplicita
la misura in cui sa coscientemente costellare
e percepibile la mia identità finzionale al fine
il proprio operato e la propria riflessione di
di consentire una più agevole lettura delle
momenti in cui si pone la questione di sapere se
conseguenze che tale identità inevitabilmen-
si può pensare e vedere in modo diverso da quello
te proietta sul mio operato scientifico.
in cui si pensa e si vede per poter continuare a
Voglio precisare che non attribuisco a questo
guardare o a riflettere.
testo alcun intento giocoso o provocatorio, e
Ma, non appena esternata – cioè proiettata
non certo perché io consideri gioco e provo-
fuori di me – questa affermazione non mi ha
cazione cose poco serie. Esso ha per me la
convinto. Costellare di momenti critici il pro-
valenza specifica di un vero e proprio espe-
cedere scientifico non mi è parso sufficiente.
rimento, che prende forma mentre lo scrivo.
Mi è allora tornato in mente ciò che afferma-
Tenterò dunque, pirandellianamente, di reci-
vo tempo fa in un mio contributo dedicato
tare a soggetto.
all’applicabilità del concetto kuhniano di pa-
(*)
 Archeologo; e-mail: rosirigu@virgilio.it radigma (Kuhn 1978) in ambito archeologico.

-9-
Roberto Sirigu

A conclusione di quel lavoro dichiaravo che Ho allora cercato un punto di avvio di un filo
la realtà, qualunque cosa si intenda con que- concettuale da cui potessi cominciare a tesse-
sto termine, non è mai interamente riducibi- re un ragionamento.
le a nessuna delle possibili traduzioni che di L’ho trovato in questa affermazione: «gli
essa la scienza è in grado di produrre. Ogni oggetti sono rapporti sociali resi durevoli»
modello scientifico che aspiri a raggiungere (Miller et alii 1998, p. 18).
un qualche misura di conoscenza del reale Ogni oggetto – così ho inteso questa frase –
deve tenere conto di questo e strutturarsi se- rappresenta un nodo di una trama culturale
guendo una logica di costante “adattamento” che lega tra loro tutti gli individui che, in va-
alla complessità del reale. Ritenevo quindi – rio modo, a vario titolo, in varie epoche, han-
e ritengo tutt’ora – auspicabile l’avvento di no avuto – o avranno – a che fare con esso.
una più radicale rivoluzione scientifica che de- Ciò vale per ogni tipo di oggetto e quindi an-
termini nel modello scientifico descritto da che, senza ombra di dubbio, per quella ca-
Thomas Kuhn un ribaltamento di ruoli tra tegoria di manufatti che chiamiamo epigrafi.
scienza normale e scienza straordinaria, grazie Ogni epigrafe è infatti dotata (come minimo)
al quale diventi normale il sistematico confron- di una triplice valenza documentaria, relativa
to tra paradigmi sia a livello interdisciplinare cioè ai tre aspetti peculiari che concorrono a
che intradisciplinare (Sirigu 2004, p. 28). comporre la propria identità categoriale: 1)
Ecco dunque delinearsi in me la risposta che il testo verbale; 2) la forma grafica adottata per
ritengo intellettualmente più onesta alla sol- comporre il testo stesso; 3) l’aspetto monu-
lecitazione foucaultiana: convertire l’intera mentale (materialità del supporto ed elementi
prassi di ricerca in cui ciascun ricercatore deve di natura contestuale). Ma, in realtà, è evi-
sentirsi impegnato – e quindi, conseguente- dente che ciascuna di queste proprietà inte-
mente, la comunità scientifica nella sua tota- ragisce con le altre e, al contempo, è evidente
lità – in permanente e inesauribile momento che ciascuna proprietà può essere scomposta
critico su di sé e sul proprio operato. in altre proprietà più analitiche.
Ogni epigrafe rappresenta dunque un’im-
3. La domanda che, in sede di convegno, portante soglia concettuale, il cui attraversa-
avevo mutuato dal titolo di un famoso libro mento offre l’opportunità di cogliere preziosi
di Bruce Chatwin: che ci faccio qui?1 credo elementi di valenza culturale utili per poter
appaia ora nella sua valenza assolutamente tentare di instaurare una relazione tra tutti co-
non retorica. loro che si interessano alla comprensione del
Essa nasceva da una constatazione prelimi- passato e coloro che erano parte integrante
nare. L’obbiettivo dichiarato dell’incontro di quel passato verso cui si intende volgere
era il seguente: lo sguardo.
Ma affermare tutto ciò non basta. Di qua-
La giornata di studi, partendo dalla lettura dell’ec- le utilità può essere che il fatto che proprio
cezionale documento, ha l’obbiettivo di mettere a io – mi sono chiesto – attraversi tale soglia?
confronto i diversi punti di vista con cui si può Quale percorso analitico potrei essere capace
affrontare l’esegesi di un reperto. di individuare e di intraprendere al di là di
quella soglia? Per giungere a quale destina-
Non sono epigrafista e non mi sono mai oc- zione (anche solo provvisoria)?
cupato a nessun titolo dell’epigrafe di Marcus
Arrecinus Helius. Mi sono perciò chiesto se 4. Una cosa è, per me, certa. Il percorso scien-
esistesse – e, se sì, quale potesse essere – lo tifico che ho ormai da tempo imboccato e che
specifico punto di vista di cui io avrei potuto non intendo abbandonare segue la direzione
offrire testimonianza scientifica (Vassallo 2011) lucidamente focalizzata in questa afferma-
utile (in qualche modo) in quella circostanza. zione di Giorgio Agamben:

[…] ogni ricerca nelle scienze umane – e


1
 Cfr. la traduzione italiana di D. Mazzone, Adel-
quindi anche la presente riflessione sul
phi Edizioni, Milano 1990.

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La scrittura: orizzonte o destino culturale?

metodo – dovrebbe implicare una caute- proprio il caso di dirlo – dalla scrittura, ne
la archeologica, cioè regredire nel proprio sono semmai maggiormente condizionati,
percorso fino al punto in cui qualcosa è ri- non avendo competenza diretta per gover-
masto oscuro e non tematizzato. Solo un nare tale forma comunicativa.
pensiero che non nasconde il proprio non-
Condizionati da tale habitus siamo noi stessi,
detto, ma incessantemente lo riprende e
lo svolge può, eventualmente, pretendere
riuniti in questa sede e in questa occasione
all’originalità (Agamben 2008, p. 8).
a parlare – in questo momento addirittura a
scrivere – di un prodotto scrittorio: un’epigra-
fe, appunto.
Dichiararsi convinti che ogni ricercatore Anche tale abitus, mi sono detto, ha avu-
debba sentirsi impegnato in una prassi di to però una storia e tale storia, lo sappiamo
ricerca permanentemente e inesauribilmen- bene, è stata preceduta da una non meno im-
te in crisi (nel senso kuhniano del termine) portante ed assai più duratura preistoria: un
significa, per me, sentirsi eticamente e struttu- periodo cioè in cui la scrittura, molto sempli-
ralmente vincolati alla cautela archeologica a cui cemente, non esisteva.
si riferisce Agamben. Posta in questi termini la questione, mi è
Premesso tutto ciò, mi sono dunque detto: parso allora di vedere delinearsi un non detto
esiste qualcosa che sia rimasto oscuro e non te- per me meritorio di approfondimento arche-
matizzato di cui proprio l’epigrafe di Marcus ologico (nella duplice accezione – disciplina-
Arrecinus Helius possa essere considerata sin- re e foucaultiana – da me assunta in questa
tomo? sede).
Ebbene, credo che dare risposta a questo Se infatti c’è stata una preistoria seguita da
interrogativo risulti problematico, proprio una storia – di cui noi oggi siamo ancora pie-
in virtù di ciò di cui l’epigrafe è rappresen- namente parte – la protostoria si configura
tazione sintomatica: l’habitus culturale che come un epoca di cruciale rilevanza cultu-
chiamiamo scrittura. Ma cos’è un habitus? rale. Riprendendo le parole di Foucault, alla
protostoria mi pare debba essere riconosciuta
5. Ecco come il filosofo Charles S. Peirce defi- infatti la valenza che le compete: il fatto di
nisce tale concetto: essere uno dei – tanti – momenti, nella storia
(la vita), in cui la questione di sapere se si può
CP 5.487. Un uomo può essere durevol- pensare e vedere in modo diverso da quello in cui
mente influenzato dai suoi percepiti e dalle si pensa e si vede, è indispensabile per continuare
sue fantasie. Il modo in cui essi lo influen- a guardare o a riflettere, proprio a causa dell’in-
zeranno dipenderà dalla sua personale
venzione della scrittura.
disposizione innata e dai suoi abiti. Gli
abiti differiscono dalle disposizioni innate
per il fatto di essere stati acquisiti in con- 6. Parlare di protostoria in Sardegna significa
seguenza del principio seguente […]: un parlare di civiltà nuragica e parlare di civil-
comportamento del medesimo genere, più tà nuragica significa, che lo sappiamo o no,
volte reiterato, nel quadro di combinazio- che lo vogliamo o meno, muoversi all’inter-
ni simili di percepiti e di fantasie, produce no del paradigma interpretativo (Kuhn 1978)
l’abito, cioè la tendenza a comportarsi effet- elaborato da Giovanni Lilliu sin dall’evento
tivamente in un modo simile in circostanze fondativo della pubblicazione, avvenuta nel
simili nel futuro (Peirce 1980, p. 299). 1955, del saggio Il nuraghe di Barumini e la
stratigrafia nuragica e poi via via strutturatosi
La pratica dello scrivere è certamente un ha- nella sua forma attuale segnate da una serie
bitus tra i più potenti e radicati tra quelli che di tappe cruciali, tra le quali mi limito a ri-
hanno conformato la storia dell’umanità, che cordare la pubblicazione (articolata in varie
è giunto a coinvolgere pervasivamente an- edizioni di aggiornamento a partire dalla
che coloro che non sono direttamente parte- prima del 1963 fino all’ultima del 2008) del
cipi di tale pratica. Nemmeno gli analfabeti volume La civiltà dei Sardi e del volume La
sono esclusi dal mondo culturale segnato – è civiltà nuragica, edito nel 1982.

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Roberto Sirigu

Affermare ciò non significa ovviamente so- mai tutto, al punto di formare una sfera a
stenere che il paradigma elaborato da Lilliu sé stante. La cultura è pensata solo come
non abbia, monoliticamente, conosciuto mo- una porzione, come un’area chiusa sullo
difiche e ripensamenti autocritici. Sarebbe sfondo della non cultura. […] In secondo
luogo, tutta la varietà delle demarcazioni
sufficiente proprio la lettura delle varie edi-
tra cultura e non cultura si riduce in so-
zioni de La civiltà dei Sardi per cogliere il per- stanza a questo, che, sullo sfondo della non
corso evolutivo del modello paradigmatico cultura, la cultura interviene come sistema
e prendere direttamente visione delle tappe di segni. […] Noi intendiamo [quindi] la
che hanno segnato tale percorso. cultura come memoria non ereditaria del-
Mi pare però innegabile affermare – questa è la collettività, espressa in un determinato
comunque la mia convinzione – che nessuna sistema di divieti e prescrizioni (Lotman e
delle revisioni del paradigma elaborate dal- Uspenskij 1995, pp. 39-43).
lo stesso Lilliu né le numerose e significati-
ve acquisizioni apportate dai molti studiosi Il sistema semiotico che chiamiamo ‘cultura’
coinvolti nella ricerca in questo settore abbia è dunque connotato da una serie di pratiche
saputo (certamente non voluto) mettere se- comportamentali che lo conformano. Il cam-
riamente in discussione il paradigma vigen- biamento di una o più parti di tale sistema
te (Zedda 2009). non può avvenire senza riverberi sull’intera
Due punti fermi che, secondo tale paradig- struttura del sistema stesso.
ma, connotano la cosiddetta ‘civiltà nuragi- Ora, mi pare facilmente intuibile che questo
ca’ (rinvio ad altra occasione una specifica discorso dovesse riguardare anche e soprat-
riflessione di tale denominazione, ricca di tutto aspetti fondamentali del sistema quali
implicazioni interpretative) sono: 1) la man- l’organizzazione territoriale e le strategie co-
cata urbanizzazione; 2) la mancata pratica della municative intra ed extrasistemiche. Essendo,
scrittura. Ma, mi pare legittimo chiederci: è alla luce dello stato attuale delle nostre cono-
automaticamente necessario percepire come scenze, ciò che chiamiamo ‘civiltà nuragica’
una mancanza ogni assenza? connotata dall’assenza di città e scrittura (ma-
nifestazioni culturali peraltro strettamente
7. La risposta a questo quesito risulta più interconnesse tra loro) e quindi strutturata
agevole se adottiamo la prospettiva che sto su un modello territoriale diffuso e non con-
tentando di delineare. centrato in centri urbani e su un sistema di
Parto innanzi tutto da una definizione del conservazione e trasmissione delle conoscen-
concetto di cultura e assumo come valida la ze che impiegava come via privilegiata di
definizione elaborata dai semiologi Jurij M. comunicazione l’oralità, mi pare chiaro qua-
Lotman e Boris A. Uspenskij: le diffidenza dovesse accompagnare la pro-
spettiva di introdurre nuove pratiche di vita
Della cultura esistono numerose definizio- come la struttura urbana e la scrittura. Come
ni. […] D’altra parte anche nella molteplici- ci ricorda l’egittologo Jan Assmann:
tà delle definizioni, è possibile individuare
qualcosa di comune che risponde eviden- Con l’invenzione della scrittura viene
temente a certi connotati ascrivibili in- data, e per lo più anche messa in atto, la
tuitivamente alla cultura, qualunque sia possibilità di una trasformazione radicale
l’interpretazione del termine. Limitiamoci e totale di questo ambito esterno della co-
a segnalarne due. In primo luogo, alla base municazione. Nella fase di una cultura del-
di tutte le definizioni c’è la convinzione che la memoria pura o di sistemi di notazione
la cultura possieda dei tratti distintivi. Nella prescrittorî, la memorizzazione intermedia
sua apparente banalità, questa affermazio- esterna della comunicazione rimane stret-
ne ha un contenuto che non è privo di si- tamente legata al sistema comunicativo: la
gnificato: ne deriva l’asserto che la cultura memoria culturale coincide in larghissima
non rappresenta mai un insieme universa- parte con il senso circolante all’interno del
le, ma solo un sottoinsieme con una deter- gruppo. Solo con la scrittura stricto sen-
minata organizzazione. Essa non ingloba su si dà la possibilità che l’ambito esterno

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La scrittura: orizzonte o destino culturale?

della comunicazione acquisti autonomia e offeso oltre ragione esso ha sempre biso-
complessità; solo a questo punto si forma gno che il padre gli venga in aiuto, perché
una memoria che, in misura maggiore o esso da solo non può difendersi né aiutarsi
minore, va al di là dell’orizzonte del sen- (Platone, Fedro, 274 c-276 a)2.
so tràdito e comunicato in una data epo-
ca, oltrepassando i confini dell’ambito di Non può ovviamente sfuggirci il fatto che
comunicazione nello stesso modo in cui la Platone esprima tale giudizio radicalmente
memoria individuale fa con la coscienza. La negativo impiegando proprio il mezzo con-
memoria culturale alimenta la tradizione e
tro cui il giudizio è diretto: la scrittura, ap-
la comunicazione, ma non si risolve in esse.
Solo così si possono spiegare le rotture, i punto.
conflitti, le innovazioni, le restaurazioni, le Se però ancora alla fine del V secolo (data
rivoluzioni: sono irruzioni dall’« al di là» abitualmente indicata come attendibile per
del senso di volta attualizzato, riprese di la stesura del dialogo platonico) è questo l’at-
ciò che è stato dimenticato, ripristini della teggiamento che accompagna la scrittura, in
tradizione, ritorno del rimosso – vale a dire un momento in cui la storia ha ormai fatto i
la dinamica tipica delle culture dello scrit- suoi giochi e la scrittura ha imboccato la stra-
to la quale ha indotto Claude Lévi-Strauss da che la porterà ad assumere l’attuale pote-
a classificare queste ultime come «società re mediatico, possiamo e dobbiamo provare
calde» (Assmann 1997, pp. XVIII-XIX).
ad immaginare quanto fossero aperti i giochi
nell’età protostorica, quando la scrittura ap-
Accettare tutto ciò significa accettare l’idea
pariva ancora solo una prospettiva all’oriz-
di essere diventati altro da ciò che si era e un
zonte e non aveva ancora assunto i connotati
simile cambiamento non avviene mai senza
di un ‘destino’ – come ogni ‘destino’, solo
traumi. Reputo interpretabile come traccia
apparentemente – ineluttabile.
traumatica – in senso anche psicoanalitico – la
Solo così potremo tornare a pensare e vedere in
esplicita avversione nei confronti della scrit-
modo diverso da quello in cui si pensa e si vede la
tura espressa da Platone attraverso la ‘voce’
‘civiltà nuragica’, presupposto indispensabile
di Socrate:
per continuare a guardare o a riflettere anche su
noi stessi e sul nostro – apparente – destino.
Dunque chi crede di poter tramanda-
re un’arte affidandola all’alfabeto e chi a
sua volta l’accoglie supponendo che dallo 8. Concludo questo mio breve ragionamento
scritto si possa trarre qualcosa di preciso ancora con una citazione di Foucault:
e di permanente, deve esser pieno d’una
grande ingenuità, e deve ignorare assolu- L’ideale non sarebbe tanto di fabbricare
tamente la profezia di Ammone se s’im- degli attrezzi, ma di costruire delle bombe,
magina che le parole scritte siano qualcosa perché una volta utilizzate le bombe che si
di piú del rinfrescare la memoria a chi sa le sono costruite, nessun altro potrà servirse-
cose di cui tratta lo scritto. […] Perché vedi, ne. Devo aggiungere che il mio sogno, del
o Fedro, la scrittura è in una strana condi- tutto personale, non è propriamente quel-
zione, simile veramente a quella della pit- lo di costruire delle bombe, perché non mi
tura. I prodotti cioè della pittura ci stanno piace uccidere la gente. Vorrei piuttosto
davanti come se vivessero; ma se li inter- scrivere dei libri che fossero come bombe,
roghi, tengono un maestoso silenzio. Nello vale a dire dei libri che venissero utilizzati
stesso modo si comportano le parole scrit- nel momento esatto in cui vengono scritti
te: crederesti che potessero parlare quasi o vengono letti da qualcuno. Dopodiché,
che avessero in mente qualcosa; ma se tu, dovrebbero scomparire. Libri, insomma,
volendo imparare, chiedi loro qualcosa di destinati a scomparire poco tempo dopo
ciò che dicono esse ti manifestano una cosa essere stati letti o utilizzati. I libri do-
sola e sempre la stessa. E una volta che sia vrebbero essere delle bombe, e nient’altro
messo in iscritto, ogni discorso arriva alle (Foucault 2009, p. 254).
mani di tutti, tanto di chi l’intende tanto di 2
 Cfr. la traduzione italiana di P. Pucci, con in-
chi non ci ha nulla a che fare; né sa a chi gli
troduzione e note di B. Centrone, Laterza, Roma-Bari
convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed 1998.

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Roberto Sirigu

Non ho la pretesa di aver raggiunto, con Lilliu G. 1955, Il nuraghe di Barumini e la stratigra-
queste riflessioni, un simile esito. Mi limito a fia nuragica, «StSard», XII-XIII, pp. 90-469.
sperare di aver contribuito ad accendere un Lilliu G. 1982, La civiltà nuragica, Delfino,
lampo di senso da cui possa trarre alimento Sassari.
Lilliu G. 2008, La civiltà dei Sardi, Il Maestrale,
una futura ricerca; o quanto meno, coerente-
Nuoro.
mente con le premesse, di aver recitato one- Lotman J. M., Uspenskij B. A. 1995, Tipologia della
stamente la mia parte. cultura, Bompiani, Milano.
Miller D., Peter Jackson P., Nigel Thrift
N., Beverley Holbrook B. and Michael
Riferimenti bibliografici Rowlands M. 1998, Shopping, place and iden-
tity, Routledge, London.
Agamben G. 2008, Signatura rerum. Sul metodo, Peirce C. S. 1980, Semiotica. I fondamenti della semi-
Bollati Boringhieri, Torino. otica cognitive, Einaudi, Torino.
Assmann J. 1997, La memoria culturale. Scrittura, Sirigu R. 2004, Archeologia moderna: scienza nor-
ricordo e identità politica nelle grandi civiltà anti- male o scienza straordinaria?, «Aristeo», I, pp.
che, Einaudi, Torino. 5-32.
Foucault M. 2000, L’uso dei piaceri. Storia della ses- Vassallo N. 2011, Per sentito dire. Conoscenza e te-
sualità 2, Feltrinelli, Milano. stimonianza, Codice, Torino.
Foucault M. 2009, “Bisogna difendere la società”, Zedda M. P. 2009, Archeologia del paesaggio nuragi-
Feltrinelli, Milano. co, Agorà Nuragica, Isili.
Kuhn T. 1978, La struttura delle rivoluzioni scientifi-
che, Einaudi, Torino.

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