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Periodizzazione… ancora?

Lo so che sono palloso e parlo sempre e solo delle cose che mi interessano, ma vorrei affrontare,
per l’ennesima volta, l’argomento “periodizzazione”. Stavolta, però, da un punto di vista culturale:
perché è così difficile far comprendere a pieno alcuni aspetti della teoria, anche a chi ha intenzione
di andar un po’ oltre le solite chiacchiere da palestrato di cro-magnon?
Ripartiamo perciò dai soliti DOMS intesi come “essere tutto rotto”, che sono sottilmente legati ad
una interpretazione non corretta della Teoria della Periodizzazione, di cui la Supercompensazione
è un pilastro importante. Attenzione: moltissimi non sanno cosa sia la Periodizzazione, né la
Supercompensazione, ma di fatto espongono dei ragionamenti che possono essere ricondotti a
questi due aspetti.

Allenamento

Miglioramento
Supercompensazione

Ritorno al livello
iniziale

t t
Compensazione

DOMS

Esaurimento

A sinistra la spiegazione che trovate in tutti i testi, a destra come viene associata a quello che
accade a noi stessi: “dopo l’allenamento ho i DOMS e sto male, mi passano e sono migliorato”. La
curva formalizza un pensiero. Il problema è che a questo punto chi pensa così prosegue il
ragionamento, come nella figura successiva

+ Miglioramento
Miglioramento

t t

DOMS
+ DOMS

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“Ho i DOMS, mi passano e sono, perciò se picchio di più ho ancora più DOMS, perciò migliorerò
ancora di più”. Non si ricerca l’effetto migliorativo dell’allenamento, ma quello dei DOMS che
sono i mediatori della sua efficacia.
Problemuccio
La Supercompensazione e i DOMS stessi così come li abbiamo descritti sono un un modello
semplificato di quello che accade: non è tutto molto meccanico? Chi impara a ragionare con questa
curva non se la toglie più dalla testa, come un jingle pubblicitario ossessivo.
Questo tipo di ragionamento rende incomprensibile un allenamento di questo tipo:panca 3 volte a
settimana, ogni volta in 4x4x75%

t t

Che senso avrebbe, cioè, un allenamento dove non si tira a tutta (chi ha 120 di panca un 4x4x75%
lo conclude in maniera agevole) ripetuto sempre uguale per tre volte? Alla fine non è nemmeno un
microciclo shock, ma un semplice stancarsi senza ottenere nulla!
A sinistra qua sopra il modo di allenarsi classico, che porta a un maggior stress e un maggior
miglioramento rispetto alla rappresentazione a destra dell’allenamento proposto: un risultato per
forza di cose peggiore… o no?
Flames
Il problema di fondo va ricercato in una errata interpretazione dell’allenamento stesso. E’ un
problema culturale più che tecnico e nasce, come sempre, dal fatto che la palestra non viene
interpretata come una attività prestativa.
Ora, non voglio sembrare il solito che spara a zero su chi ragiona così, né voglio fare sempre la
lagna con questa storiella degli “sport”. Noto infatti molto spesso un atteggiamento di sudditanza o
di rifiuto, ma comunque e di reverenza verso lo “sport”. Cari palestrari, dovete sapere che in ambito
sportivo il livello medio è assolutamente paragonabile alla mediocrità della palestra!
Che i DOMS abbiano un valore di efficacia è presente in tutti gli sport del mondo. Ed è proprio in
ambito sportivo che si sentono le più grandi cazzate del pianeta, tipo che i pesi legano o che il
carico naturale è migliore per i ragazzi sotto i 20 anni. Non solo: niente è più retrogrado e
conservatore di un ambiente sportivo, dove ci si allena come ci si allena solo perché “si è sempre
fatto così!” oppure perché “lo diceva Tizio che è stato un grande allenatore” ma magari il pensiero
di Tizio è stato tramandato oralmente, snaturandolo del tutto.
Provate, in una scuola di arti marziali, in una squadra di ciclismo o in quello che volete a mettere in
discussione il modo di allenarsi, i volumi molte volte improponibili, le tecniche di allenamento
arcaiche come correre con un sacchetto addosso per dimagrire: scoprirete che pochissimi si mettono
in discussione.

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Chiaro, le teorie della Periodizzazione e tutto il resto vengono da questi ambiti, ma ciò non significa
che siano un patrimonio così assimilato da tutti.
Se prendete un atleta medio che si allena con passione e un palestrato equivalente scoprirete che il
primo non sa letteralmente un cazzo di nulla mentre il secondo si chiede tantissime cose. Il punto è
che un atleta fa l’atleta: si allena e demanda all’allenatore il compito della conoscenza, senza
mettere mai in discussione quello che l’allenatore dice. Il palestrato invece, studia da solo perché è
culturalmente assente il concetto di allenatore stesso, non surrogato dalla la figura dell’istruttore o
del personal trainer. Perciò il palestrato o non sa un cazzo oppure sa molte cose più dell’atleta.
Questo è vero fino all’estremo, pensando al modello di doping: l’atleta si rivolge ad un preparatore,
ad un medico trafficone, magari su segnalazione dell’allenatore, e sa pochissimo di quello che gli
ficcano in corpo, mentre il palestrato legge, si informa, agisce in prima persona.
In ambito sportivo la conoscenza è mediata dall’allenatore. Ma… l’allenatore è così preparato come
ci si aspetterebbe? Anche qua, ci sono migliaia di eccezioni in positivo e non voglio di certo parlare
male dell’intera categoria. Gli allenatori sono tutti degli appassionati, come noi: una specie di
insegnanti non pagati che fanno quello che fanno per il piacere di farlo, che vanno alle gare il sabato
e la domenica, che stanno sul campo a prendere tempi sotto la pioggia, ad osservare tiri e lanci, che
si rompono i coglioni con genitori esaltati.. Se non esistessero figure del genere lo Sport stesso
imploderebbe.
L’altra faccia della medaglia è che ad un allenatore “medio” non è richiesto l’aggiornamento
continuo, magari stiamo parlando di persone che non seguono internet, che non si informano, e che
sono ancorate a modelli del passato. Perciò non è gli ambienti sportivi, perché c’è la parola “sport”
siano sinonimo anche di “conoscenza sportiva”.
Devo dire che culturalmente l’ambiente della palestra, pur nelle sue parossistiche esaltazioni di
qualsiasi cosa, è molto più frizzante di un ambiente dove si fa sport, molto più recettivo a certi
cambiamenti e ne è la riprova che noto una evoluzione nel modo di allenarsi su tutti i forum che
frequento, a differenza degli ambienti sportivi dove ci si allena sempre allo stesso modo.
Che poi nei centri federali, nei club e nelle società di prestigio lo Sport sia oggetto di ricerca è fuori
discussione, ma in questo momento sto paragonando la massa di coloro che vanno in palestra con la
massa di persone che fanno sport amatoriale.
Quello che cambia è che in ambito sportivo la prestazione determina la scelta dei metodi: un
metodo che funziona, nel senso che “quello lì che lo segue va più di quello là che non lo segue”,
viene automaticamente selezionato e gli altri scartati. Il causa-effetto è così immediato che alla fine
le metodiche sono consolidate e funzionanti.
Poche metodiche analizzate maniacalmente determinano un bagaglio di esperienza così vasto che
tutti sanno come allenarsi, magari non c’è una chiara spiegazione del perché le cose funzionano
ma… chissenefrega, no? Perciò che i DOMS siano dovuti all’acido lattico, ai microtraumi o alla
Punizione di Dio per i miei peccati poco importa, tanto io li metto in un modello di allenamento che
so che funziona.
Paradossalmente è questa consuetudine che determina il “tradizionalismo”: se le cose vanno, perché
cambiarle? Risposta: forse perché potrebbero andare ancora meglio?
In palestra, invece, non è così e l’atteggiamento culturalmente curioso è castrato dalla impossibilità
di selezione fra le cazzate e le cose ganze. Peccato.
Transfert… errato
So di sembrare un esperto palloso oltre misura, ma un pericoloso errore che rilevo è il trasferimento
errato delle teorie della Periodizzazione dall’ambito sportivo all’ambito “palestra”. La trattazione

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disponibile specifica per la palestra è molto scarsa e risente, invece, di una impostazione troppo “da
sport”. Questo può confondere!

t
Preparazione Accumulo Trasformazione
La Periodizzazione implica una gara: arrivare all’evento al massimo della forma. Perciò, fissata la
data dell’evento, si procede a ritroso, piazzando sulla base del tempo disponibile queste tre macro-
fasi. Non sono un esperto di questa roba, ma direi che ci siamo: una preparazione dove si prende
confidenza con quello che andremo a fare, cioè un periodo in cui facciamo salire piano piano il
volume e l’intensità di carico, poi la parte centrale dell’allenamento dove svolgiamo il grosso del
volume di lavoro per acquisire le abilità che ci servono, ed infine una parte finale dove quello che
abbiamo fatto viene raffinato fino ad ottenere il meglio da noi stessi, si spera, in gara.
In questa schematizzazioni tutte le variabili allenanti sono considerate: volume, intensità, frequenza
delle sedute, durata di ogni seduta, tipologia di lavoro. Del resto, è uno sport!
Quello che non viene però rimarcato a sufficienza da chi spiega queste cose è l’effetto cumulato
degli allenamenti: il vostro corpo ha memoria di quello che avete fatto! Come potrebbe migliorare,
altrimenti?
Il fatto è che in ambito sportivo l’effetto di accumulo e perciò di memoria, viene dato per scontato!
E’ ovvio che “funzioni così!” ma lo è perché c’è una base culturale che ha reso tutto questo
“ovvio”!
Anche io a 20 anni dopo 5 preparazioni invernali in pista sapevo che d’inverno ci si faceva il culo
con volumi elevati a basse velocità e d’estate si tirava a manetta su poche prove. Era… ovvio! Ma
se ci pensate non c’è un cazzo di niente di ovvio. D’inverno non si sarebbero potute invece fare
prove veloci lo stesso? Infatti era così ovvio che l’unico modo per andare forte era aumentare il
volume invernale, ovviamente: questo maggior volume si sarebbe trasformato in maggior velocità
d’estate, ovvio.
Peccato che così facendo ci perdevamo tutta la “qualità”, concetto ORA ovvio ma allora
SCONOSCIUTO. Adesso è ovvio che le prove non debbano scadere sotto un certo livello
“qualitativo”. Adesso.
Questi aspetti sottili non vanno sottovalutati e faccio un esempio palestrato al volo: per voi “è
ovvio” che i dolori che avete il giorno dopo non siano accumuli di acido lattico, chi crederebbe a
questa cazzata? Lo sanno tutti che l’acido lattico viene eliminato nel giro di 90’ al massimo! Ma…
lo sanno tutti tutti tutti? L’ovvietà, il dare un qualcosa per scontato, dipendono dalla cultura
condivisa, dalla conoscenza che abbiamo: sono una conquista, non una dote innata. L’”ovvio” è
dato dalla base di conoscenza comune e consolidata. E’ ovvio che il Sole giri intorno alla Terra, ma
per secoli non è stato così.
Non rimarcare l’effetto cumulato ha un effetto devastante quando il palestrato medio acquisisce
nozioni di Teoria della Periodizzazione:

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 Per prima cosa non esiste una gara. Non esistendo una gara non vi è la necessità di impiantare
una preparazione di questo tipo, fortemente finalizzata. Non solo non vi è la necessità, non viene
proprio colta questa necessità!
 La non-necessità fa sì che la scelta del numero delle sedute, o del mantenimento di queste di
settimana in settimana sia del tutto arbitrario, basato sulla buona volontà della persona. Mai in
ambito sportivo si direbbe: “mi posso allenare solo X volte”. Se le sedute necessarie sono Y, se
ne fanno Y, non Y-Z=X. Cioè: tu puoi fare quello che cazzo ti pare, ma poi non piangere se non
ottieni. Perché sappiamo, per certo, che sia necessario Y. Non finalizzando l’obbiettivo, tutto è
basato su quanto il singolo può fare. Non è una critica, solo un punto da considerare. Per questo
nascono quelle domande tipo “ma se io mi alleno 2 volte invece di 3 o 1 invece di 2 è uguale?”.
No che non è uguale, Ciccio.
 In palestra è poi assente il concetto di durata dell’allenamento in funzione dell’obbiettivo,
perché l’obbiettivo non c’è. Il tempo dell’allenamento è decretato dagli impegni personali, non
dall’allenamento stesso.
 La qualità dell’allenamento è decretata anch’essa dalle necessità contingenti: nessuno andrebbe
in palestra per un allenamento di tecnica, rigenerante o di scarico. A che pro?
Segue che in palestra si va per uno scopo “vago” di massa o di forza, non finalizzato nel tempo e
ogni allenamento è importante per il solo fatto che io ho trovato il tempo di andarci all’interno della
mia vita piena di impegni.
Mi accorgo che questo è vero non solo per i classici “padri di famiglia” ma anche per i ragazzi di
20-22 anni che sono pieni di impegni universitari, con 1000 cazzi che io non avevo a 20-22 anni
quando mi allenavo come una bestia, eppure la Laurea in Ingegneria l’ho presa in 6 anni e mezzo
compreso il militare. Cazzo, che io sia sempre un genio incompreso, non ci credo. Avevo anche la
donna che rompeva come tutte le donne!
Quello che perciò accade è che ogni allenamento diventa importante e ne vada massimizzato il
risultato, perché non ho la sicurezza di allenarmi per 2 anni di fila, nemmeno per 6 mesi ma al
massimo per 6 settimane. Devo ottenere così il massimo da quello che faccio e non posso allenarmi
ORA sapendo che questo allenamento mi servirà fra altri 10, no, questo allenamento mi serve
ADESSO. Si perde il senso della concatenazione delle sedute, ogni seduta è senza memoria.
Cosa rimane di tutta la teoria della Periodizzazione? Il cazzo di grafico della Supercompensazione.
Bang! Spiegazione perfetta per quello che mi serve! Tiro come un mulo alpino, e ottengo!
Ora, tutto questo non vuole essere la solita critica come dire che chi fa così sia un deficiente e basta.
Ognuno fa delle scelte. Però in questo momento mi rivolgo a quella ristretta minoranza di persone
che vogliono capire come “funziona la palestra”, non a quelli che si allenano per sfogarsi, trombare,
socializzare, rilassarsi, meditare. Tutti validi motivi per frequentare una palestra o comprarsi
dell’attrezzatura, e massimo rispetto per coloro a cui questa roba non gli interessa. Però, se volete
capire, perché dovete fermarvi al primo step?
La visione degli allenamenti senza memoria impedisce di capire cosa sia l’allenamento distribuito,
quello in cui l’effetto allenante è dato da gruppi di sedute, non da uno sparo singolo.
Nel grafico seguente la spiegazione del 4x4x75% ripetuto tre volte a settimana: la “prestazione”
migliora in quanto è composta da due contributi, il miglioramento vero e proprio (curva tratteggiata
in alto) e la fatica che accumulate (curva tratteggiata in basso). Ogni volta che vi allenate state
migliorando perché ottenete lo stesso risultato in condizioni di maggior stanchezza.
Nel culturismo c’è la distinzione fra carico esterno sul bilanciere e carico interno percepito. Una
serie di panca con 100Kg eseguita con cadenza di 2 secondi a scendere e 1 a salire non è identica ad
un’altra serie da 100Kg ma con rispettivamente 4 e 2.

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t t

Estendiamo il concetto, che è un patrimonio culturale assodato: le sedute sono tutte uguali come
stimolo esterno, ma non come stimolo interno poiché lo stress è maggiore, dato da quello
dell’allenamento del momento e dagli stress residui cumulati dagli allenamenti precedenti. Per
compensare questo stress il vostro corpo deve ottimizzare quello che ha, reclutare più fibre,
coordinare meglio i muscoli, anche crescere! Riuscire a chiudere il terzo allenamento del venerdì
non è identico al farlo il lunedì.
Il miglioramento diventa evidente quando date modo al vostro corpo di eliminare la fatica.
Attenzione: questo non è il microciclo shock, ma il normale funzionamento del vostro corpo! Ci
sarà chi adesso dirà che allora “è meglio” fare così. Non “è meglio” un accidente, ma è la
comprensione di quello che accade e spiega perché c’è chi migliora con questi protocolli.
La capacità di sviluppare volume di lavoro è quanto di meno compreso ci sia in ambito “palestra”.
Sembra impossibile potersi sottoporre a certi allenamenti. Anche in questo caso, l’impossibilità è
data dalla cultura di base che porta a raffrontare programmi da professionisti con comportamenti da
non professionisti.
Se non avete tempo da dedicare alla capacità di lavoro non potrete apprezzare la potenza adattativa
del vostro organismo. Eppure in altri ambiti questo è assodato! Banale esempio: volete fare del
jogging, vi mettete le scarpette e corricchiate per 5’ con la lingua che raschia il selciato. Se insistete
nel giro di due mesi potete correre 90’ di fila senza problemi, aumentando la vostra capacità di
lavoro del 1800%. Nessuno sano di mente si metterebbe le scarpette per un Guerrilla Cardio con
valvola mitralica che fuoriesce dal petto: la gradualità permette dei miglioramenti di volume
assurdi.
“Vabbè, ma la corsa è per secchi…”. Il palestraro medio ha una opinione di se stesso così elevata da
avere non il prosciutto sugli occhi ma tutto il maiale: nonnetti in bicicletta ci fanno dei culi paurosi
in salita, eppure la bici è qualcosa di molto lattacido. Condizionamento, puro e semplice.

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“Ok, l’allenamento distribuito è ganzo, ora faccio così”. Bravi, però dovete dare tempo al vostro
corpo! Questo pazzesco grafico mostra l’effetto memoria e la concatenazione di più allenamenti per
sviluppare capacità di lavoro “trasformata” poi in prestazione: a sinistra una prima parte analoga
alla precedente, dove allenamenti ripetuti mettono sotto stress il nostro corpo.
Recupero, poi l’intensità cresce (le barre rosse relative agli allenamenti sono più alte) ma è
sopportabile perché l’adattamento del ciclo precedente ha dato i suoi frutti. Recupero e, ancora,
l’intensità cresce nuovamente. La frequenza diminuisce in modo da avere un livello di fatica minore
che porta ad una impennata dei miglioramenti. Finale, sono migliorato rispetto al ciclo precedente.
La curva tratteggiata è relativa ad una persona che inizia direttamente dalla prima seduta dell’ultimo
periodo: non avendo la stessa capacità di adattamento dovuta ai cicli precedenti, necessita di più
recupero per ottenere un miglioramento. A parità di tempo può allenarsi meno, perciò
complessivamente migliorerà di meno.
Ora, come sempre, questo non è un invito a massacrarvi di sedute. E’ la spiegazione di come la
concatenazione di gruppi di sedute con una sequenza possa portare ad un risultato apparentemente
impossibile se invece le considerate slegate fra loro.
Il nostro Superman è superiore allo Sfigato non perché sia nato sul pianeta Krypton, ma perché ha
dato tempo al suo corpo di adattarsi. Magari il nostro Superman è Lex Luthor che ha applicato il
suo genio del Male all’allenamento…
Per apprezzare questa roba è però necessario tempo che solitamente non c’è. Quanto tempo?
Difficile dare una risposta, ma è interessante che tantissimi si siano trovati bene con il ciclo russo,
un classico accumulo-intensificazione. Il ciclo russo, nella sua semplicità, è un primo approccio
all’allenamento distribuito. Direi che una prova su 2 mesi potrebbe dare risultati insperati se fatta
con criterio.
Avanzati vs principianti
Un altro aspetto poco compreso è la differenza fra atleti avanzati e quelli principianti, che verte non
solo sui carichi, ma principalmente sulla tolleranza al volume con certi carichi. Dimenticandosi
dell’effetto cumulativo non si riesce a spiegare come sia possibile che certa gente possa allenarsi
così tanto, ed è necessario tirare fuori la solita scusa dei perdenti, il doping.
Ok, non è che il doping non esista, ma puttana eva che serva a spiegare perché ragazzini di 15 anni
si possano allenare 10 ore a settimana nella ginnastica attrezzistica… non ci credo: certo è che se
uno di questi si è iniziato ad allenare a 7 anni, allora magari le cose cambiano un po’.
Chi si allena regolarmente e in maniera decente per anni e anni ha adattato il suo corpo in maniera
del tutto differente da quello di chi ha avuto un comportamento ben più discontinuo.
Il grafico seguente mostra un periodo di allenamento di 3 anni in un ipotetico sport che ha il suo
culmine prestativo d’estate. Sono stati inseriti i periodi di rigenerazioni al termine di ogni stagione.
Ogni anno è differente dal precedente, nel senso che l’effetto cumulato degli allenamenti non ha
effetto solo sui microcicli, mesocicli e macrocicli, ma proprio fra stagioni di preparazione.
Dato che lo sport è praticato in giovane età si associa il miglioramento negli anni 14-20 solo alla
crescita, quando in realtà la crescita fisica è “solo” un effetto amplificante un processo di accumulo.
Il ragazzino che all’inizio di un anno a malapena sa spingere con i piedi nella corsa l’anno dopo si
ritrova con un bagaglio di decine e decine di allenamenti e migliaia di ripetizioni di certi
movimenti. Cresce, ok, ma non è solamente quello il punto su cui focalizzarsi: le abilità neurali non
“crescono” da sole eh…
Ritrovo questo effetto cumulativo in tantissimi ragazzi conosciuti su Internet che si sono dedicati al
Powerlifting, che siano 20enni, 30enni e 40enni. Ogni anno aggiunge “maturità” e si riparte da un
livello differente.
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La difficoltà di comprendere tutto questo, per chi frequenta le palestre, è che il fattore tempo non è
mai considerato, non c’è la cultura per questo: se non si capisce che per ottenere risultati sia
necessario impostare una “progressione di qualcosa per un certo periodo di tempo”, solitamente 6-8
settimane, come è possibile apprezzare effetti che sono visibili su scala quinquennale?

PREP ACC TRAS TRANS PREP ACC TRAS TRANS PREP ACC TRAS TRANS t

Però, spiace dirlo, per portarsi ai propri limiti questa è l’unica strada. La differenza fra l’avanzato e
il principiante è data proprio dalla capacità del primo di essersi condizionato fisicamente da anni e
anni di allenamento che ha portato risultati.
Segue, da questo discorso, che il parametro più importante per ottenere risultati sia mantenere una
frequenza mediamente costante di allenamenti nel tempo: perseverare paga sulla lunga distanza.
Accommodation law… ancora?
Prestazione
obbiettivo

P3
P2

P1

T1 T2 T3 t

Un altro argomento che mi è caro: la accommodation law che in pratica decreta la fine di ogni ciclo
allenante. Quando l’organismo ha raggiunto le sue massime capacità adattative ogni altro
miglioramento è impossibile. All the good things come to an end!

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Tetra e crudele, la accommodation law è universale. Però… un momento: dal grafico degli
allenamenti su più anni proviamo a togliere le barrette rosse, le strisce colorate e la curva della
fatica, lasciamo solo quella dei miglioramenti, proviamo poi a sovrapporre un po’ di curve
dell’accommodation law.

PREP ACC TRAS TRANS PREP ACC TRAS TRANS PREP ACC TRAS TRANS t

Interessante… una preparazione perciò di arrivare al massimo adattamento in ogni fase, e il picco
per le gare importanti è l’adattamento massimo nell’anno. E ogni anno in questo modo! Ma c’è di
più, buttiamo via anche le curve tratteggiate e lasciamo solo quelle continue, e proviamo
nuovamente a sovrapporre altre accommodation law

PREP ACC TRAS TRANS PREP ACC TRAS TRANS PREP ACC TRAS TRANS t

Wow! Una preparazione annuale è tutta rivolta a raggiungere il massimo adattamento possibile in
quell’anno! Non solo, ogni anno concorre al raggiungimento dei nuovi picchi di adattamento,
pluriannuali!

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Questo è il senso del tutto! La supercompensazione è una parte della teoria della Periodizzazione,
che descrive il modo migliore per ottenere i massimi adattamenti del nostro corpo agli stimoli, su
tutte le scale temporali!
Perciò la curvettina che va giù e poi su è un particolare di una struttura più complessa. La terra è
piatta e si estende in tutte le direzioni se la guardate da 10 centimetri di altezza, ma è sferica e a
estensione finita se la guardate dalla Luna. Si tratta di avere la possibilità di poter apprezzare nuovi
punti di vista.
Conclusioni
So che tutto questo sembra molto Jedi, però il corpo umano funziona in questo modo: arriva al
massimo di quello che può fare con le sue risorse, inutile insistere. Ha bisogno di tempo per
consolidare quello che ha raggiunto.
Rigenerazione, scarico, variazione degli stimoli, ripetizione degli stessi al momento opportuno e
può tornare a migliorare.
La comprensione dei legami fra le sedute allenanti è quanto di più complicato da assimilare per il
palestrato medio, anche quello che legge e si informa. E’ un passaggio difficile e complesso, perché
presuppone che l’effetto di quello che viene fatto non vada misurato sul brevissimo, ma sul medio
periodo.
Non solo, tutto questo all’interno di uno schema strutturato che racchiude in una unica entità gruppi
di allenamento.
Per questo dire “faccio forza per uno o due microcicli” o “fatti un ciclo di forza” è assolutamente
senza senso ma allo stesso tempo difficilissimo da spiegare. Un ciclo di forza è un allenamento
strutturato e chi non l’ha mai seguito non ha memoria pregressa. Un periodo di un mese è appena
sufficiente per innescare i primi adatta,enti e la persona si rompe le palle e smette, passando magari
a “ipertrofia” o “definizione”.
La scelta migliore dopo un ciclo di forza dovrebbe essere proprio un altro ciclo di forza, per trarre
vantaggio dalla memoria del precedente.
Il punto è che magari è arrivata la prova costume o c’è un esame da preparare o si vuol provare la
nuova incredibile novità dagli States.
Perciò certi risultati rimangono confinati nel mondo dell’Impossibile. Peccato.

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