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Domenica

La

di

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

Repubblica

il fatto

Il giallo delle impronte digitali


DARIA GALATERIA e VITTORIO ZUCCONI

la memoria

I soldati del Papa compiono 500 anni


CONCITA DE GREGORIO e FABRIZIO RAVELLI

Nel trentennale
della sua attivit,
lo stilista racconta
come nascono i vestiti

che hanno segnato


unepoca

ARMANI
i disegni

Repubblica Nazionale 29 15/01/2006

della miavita

NATALIA ASPESI

MILANO

ella seconda met degli anni Settanta si sa cosa era


la Milano passata alla storia: cortei, slogan, scuole
occupate, gas lacrimogeni, zuffe, passamontagna,
kefia, giacconi di montone, scontri con la polizia,
estremisti sempre pi tali, la clandestinit, le bierre, le femministe, le armi, gli assassini e gli assassinati. Ma di Milano ce ne erano anche altre, per esempio quella che scansando la politica, svicolando dalle manifestazioni, ignorando il terrorismo, frequentava serafica eventi talmente reazionari e fuori tempo da non riuscire a destare neppure lindignazione dalle masse giovanili impegnate nelle loro rivoluzioni: eventi come le sfilate di moda,
agli albori del pret-a-porter italiano, che si svolgevano in
una specie di elegante e cinguettante clandestinit femminile e gay, e che gi attiravano la stampa americana,
avida di novit (non quella francese che non poteva
ammettere che esistesse altro vestire se non quello
parigino).
Nel 1976, separate dalla rabbia della citt, in due locali di corso
Venezia, lavoravano in laborioso silenzio tre persone, Giorgio Armani, il socio Sergio Galeotti e la segretaria tuttofare Irene: era na-

ta lanno prima, con


molto azzardo,
la
Giorgio Armani spa, con un
capitale miserevole. In autunno
cera stata la prima
sfilata uomo e donna
dello stilista che sino a
quel momento aveva lavorato per aziende altrui, come
la Cerruti. Folgorazione! Quel
quarantenne venuto dallindustria dellabbigliamento si era di colpo sottratto sia alle carinerie preziose e
politicamente scorrette della couture, scomparsa dalle strade ma opulenta nei salotti, che ai gonnelloni zingareschi e agli zoccoli delle ragazze che anche in
cinquantamila riempivano le piazze per richiedere la legalizzazione dellinterruzione di gravidanza (ottenuta due anni dopo).
(segue nelle pagine successive)

il racconto

I nuovi nomadi e le case mobili


STEFANO MALATESTA e AMBRA SOMASCHINI

i luoghi

Minsk, lultima capitale comunista


TAHAR BEN JELLOUN

cultura

Le vite in pegno del Monte di Piet


BEPPE SEBASTE

spettacoli

Il mito scomodo di Serge Gainsbourg


GINO CASTALDO e LAURA PUTTI

30 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

la copertina

Lo stilista, che festeggia


i trentanni dattivit,
ci apre il suo studio
per raccontare come
sono nati i modelli
che hanno segnato unepoca

Disegni di una vita

Quella giacca sul manichino,


NATALIA ASPESI
(segue dalla copertina)

enza clamore, anche Armani stava compiendo la sua rivoluzione: Sentivo la necessit di liberare gli uomini
dalla corazza protettiva delle giacche irrigidite dalle imbottiture, per restituire loro la flessuosit, la forza del corpo, e volevo trovare
per le donne che si stavano liberando
dalla condizione subalterna del passato e dal giovanilismo disordinato degli
anni Sessanta, un modo di vestire che
desse loro la dignit formale di chi si
mette nel lavoro in competizione con
gli uomini, senza rinunciare alla femminilit e alla seduzione.
Tutto era cominciato mettendo una
giacca su un manichino e poi strappandone le fodere, scegliendo stoffe apparentemente maschili ma morbide e
leggere, allargando dove erano strette,
stringendo dove erano larghe. E poi ridisegnandone la forma nuova, ammorbidita, leggera sul corpo liberato.
Giorgio Armani aveva, forse senza sa-

perlo, inseguendo solamente la sua


passione per la semplicit, la praticit,
inventato la nuova eleganza contemporanea, non perbenista eppure per
bene, che avrebbe rivestito gli italiani
alla fine degli anni tumultuosi, e il mondo che si stava preparando al dilagare
del benessere e dei consumi, alla passione per la moda, alla societ di massa
dellapparire, dei nuovi dandy, della
nuove donne autonome e sicure di s.
Trentanni dopo quellazzardo che si rivel da subito
geniale, Giorgio Armani festeggia una lunga carriera di
impressionante successo e, a
guardare quei suoi disegni
nervosi, le fotografie scattate
dalle grandi star dellobiettivo
che hanno attraversato questi
decenni, pare di vedere non
solo il cambiamento degli stili, dei colori, delle forme dellabbigliamento, ma il mutare
continuo della societ, oggi
sempre pi globale, che li ha
adottati, le diverse aspirazioni di uomini e donne, le loro
nuove priorit e i loro nuovi
traguardi, persino levolversi del loro
modo di pensare e di vivere i rapporti
sentimentali, sessuali, familiari.
1976: alla Giorgio Armani spa sono
in tre, il capitale iniziale di 2.500.000
lire. Trentanni dopo: la Giorgio Armani spa ha 4800 dipendenti, e nel

Sentivo la necessit
di liberare gli uomini
dalle corazze
protettive dei loro
vestiti imbottiti

IL RE DELLA MODA
Nella foto qui sopra,
un ritratto recente
di Giorgio Armani

primo semestre del 2005 i ricavi consolidati sono di 697 milioni di euro. Prima
sfilata nellautunno del 1975; primo approccio col cinema, lindimenticabile
guardaroba di Richard Gere in American Gigolo, nel 1980; primo negozio
Emporio Armani nel 1981 a Milano; primo riconoscimento internazionale, la
copertina del settimanale americano
Time nel 1982, quando a Milano apre la
prima boutique Giorgio Armani; negli
anni Novanta la societ acquista i pacchetti di maggioranza di diverse aziende produttrici di abbigliamento; nel
2000 nasce il primo negozio
Armani Casa; nel 2001 inaugura lArmani Teatro a Milano, su progetto di Tadao Ando; nel 2004 viene siglato un
accordo per la costruzione di
alberghi di lusso Armani.
Oggi il giovanotto di Piacenza, che voleva diventare
medico e cominci a mantenersi come vetrinista e compratore alla Rinascente,
presidente e amministratore delegato di un gruppo che
viene definito, per forza, un impero:
che invade il mondo con il famoso
marchio su abiti, accessori, occhiali,
orologi, gioielli, cosmetici, profumi,
mobili e oggetti darredamento, mentre negli store di Hong Kong, Monaco,
Shangai ci sono anche un caff Arma-

ni, i dolci Armani, i fiori Armani, i libri


Armani e in quello di Milano pure un
ristorante Armani-Nobu e un Armani
Priv per la vita notturna della giovent danarosa certa di rinnovare i
tempi del grande Gatsby, ammesso
che qualcuno sappia chi sia. In gara
con il mondo, soprattutto quello della moda e quello che si occupa di life
style, parendo la definizione stile di
vita poco internazionale, Giorgio Armani non mai sazio, come se quel
lontano inizio parco e incerto non finisse mai di essere riscattato. E per
esempio i due locali daffitto di allora
sono diventati palazzi e palazzi di propriet, e i negozi divisi nei diversi marchi sono adesso 347 sparsi in 39 paesi,
e in incessante aumento.
Se ripensa alle migliaia di abiti e accessori che con il suo gruppo di assistenti ha disegnato per le due e pi
collezioni lanno, per ognuno dei suoi
diversi marchi, lo stilista-imprenditore dice: Ogni volta che la stampa ha
osannato il mio lavoro, le vendite sono state difficili. Ricordo la mia famosa sfilata giapponese ispirata ai disegni di Utamaro: le giornaliste piangevano gridando alla meraviglia, nei negozi fu una tragedia. Era il 1982 e non
bast a consolarlo lAmbrogino dOro
assegnatogli dal Comune di Milano.
La stampa fa il sue mestiere, non si
accontenta mai: cos se mi ripeto, in
nome del successo del mio stile, dico-

PIANETA ARMANI
IL CINEMA

LO SPORT

LA CULTURA

LA BENEFICENZA

Da American gigol
(1980) a De-lovely
(2004): Armani
conquista il grande
schermo e veste,
fra laltro, lintero
cast del film
Gli intoccabili

Ha vestito lItalia
di Usa 94, il Chelsea,
il Newcastle,
e lInghilterra
di Beckham. Possiede
una squadra di basket:
lArmani Jeans, ex
Olimpia Milano

Dalla moda
alleditoria:
Armani pubblica
e distribuisce libri,
riviste e periodici
negli store di Milano,
Hong Kong, Monaco
e Shanghai

Armani partecipa
alliniziativa
Pigotte dAutore,
le bambole Unicef
per finanziare
la vaccinazione
di bambini nelle aree
povere del mondo

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 31

LA CARRIERA
Buyer alla Rinascente, assistente
fotografo, poi accetta un incarico
in unagenzia di moda. Inizia cos
lascesa di Giorgio Armani.
Luomo che diventer il re
degli stilisti nasce a Piacenza l11
luglio del 1934. Trentanni dopo,
nel 1964, disegna la collezione
uomo di Nino Cerruti, ma bisogna
aspettare il 1975 per la nascita
del marchio Armani. Nel 1981
la volta della sua seconda linea,
Emporio Armani, dedicata ai pi
giovani, poi vengono i profumi,
gli occhiali, gli orologi. E, infine,
la collezione casa

GLI SCHIZZI
Nelle pagine, a partire da sinistra,
i modelli Armani degli ultimi
trentanni: giacca corta
e pantalone morbido
della collezione autunno1976;
una proposta della collezione
Giappone (1981); completo
da sera black and white
in paillettes disegnato nel 1992;
grigio-verde acqua con motivi
arabeggianti labito lungo creato
nella primavera del 1999; giacca
e pantalone a palloncino per la
mise che ha sfilato lanno scorso;
del 2005, infine, anche labito
da sera della linea Armani Priv

cos ho inventato lo stile Armani


Repubblica Nazionale 31 15/01/2006

no appunto che dovrei rinnovarmi: se


mi rinnovo, dicono che non sono pi
io. Qualche stagione fa Armani ha
fatto sfilare in passerella i famosi
bloomers, quelle specie di mutandoni rigonfi con cui le protofemminste
anglosassoni ottocentesche scandalizzavano la buona societ: Una
grande giornalista li ha definiti addirittura imbarazzanti, eppure sono
piaciuti molto e hanno invaso soprattutto gli Stati Uniti.
Per anni Armani ha immaginato di
vestire signore con una vita di lavoro
in cui il potere della femminilit doveva rivelarsi senza imporsi: quindi soprattutto pantaloni e giacche anche di
sera, nessun accenno di seno, colori
neutri e tenui, tessuti impalpabili, con
piccole variazioni a ogni stagione, alle spalle o ai fianchi, di lunghezza o
ampiezza. Ma le donne si stavano facendo incerte e impazienti, pressate
da imposizioni mercantili di seduzione apparente, di erotismo sempre pi
sfacciato. E la matita di Armani cominci a disegnare sempre pi gonne,
sempre meno pantaloni, sempre meno giacche e sempre pi abiti aderenti, non pi scarpe di forma maschile
ma sandali aggraziati, con riferimenti
meno metropolitani e pi etnici, azzardando anche scollature sempre
pi audaci, per quelle signore cui lui
aveva insegnato leleganza della sobriet e che adesso volevano uscire da

quellombra protettiva.
Quando decisi che era arrivato il
momento di proporre veri e propri
abiti da sera, naturalmente mi sconsigliarono: non era roba per me. Ma io
sentivo che le donne stavano cambiando, forse per insicurezza o altro,
volevano esporsi di pi, rendere pi
esplicito il loro fascino, avere una vita
pi glamour: ricami, trasparenze,
schiene nude, strascichi, tacchi a spillo. Sino al memorabile abito da sposa per le nozze della graziosissima Ilary Blasi
con il calciatore Totti, naturalmente bianco ma praticamente inesistente di dietro.
Sono tempi strani questi
anche in Italia, di caos economico, in cui pare che la
miseria cresca, e infatti cresce per tanti, ma in cui tanti
altri sono ossessionati dallo
spreco, pretendono ricchezze con qualsiasi mezzo.
Non tocca agli stilisti, agli
industriali, alla moda, censurare certe ansie, ma solo
registrarle e soddisfarle.
Anche limprenditore Armani non
poteva ignorare questo nuovo mercato, lasciarsi passare accanto la
nuova ondata di bisogni fatui e lussuosi di una societ che si inventa le
occasioni (e una nuova spietata professione, quella di organizzatore di

Per le donne,
ad un certo punto,
ho deciso che era
arrivato il momento
degli abiti da sera

IL GUSTO DEI DETTAGLI


Sopra, Armani prepara la top
model Christy Turlington
per una sfilata milanese del 1990

feste con vip inclusi) per poter indossare abiti altrimenti inutili. Mi piace
rischiare, diversificare: cosa mancava al mercato Armani, che con i diversi marchi veste a prezzo contenuto o alto, con linee sportive o eleganti, dai bambini a uomini e donne di
ogni et? Mancava la linea esclusiva,
quella per pochi privilegiati, insomma il vero lusso, il vero privilegio, lalta moda. Cos nel gennaio 2004 nato Armani Priv: del resto alcuni abiti delle sfilate sono
gi fatti totalmente a mano,
sono couture mascherata,
quindi molto costosi.
Luomo che pi di ogni altro ha legato leleganza alla
produzione industriale, il re
del pret-a-porter, andato
pi avanti tornando indietro, ai tempi dellalta moda
parigina, quella fatta su misura, costosa, meravigliosa,
pezzi quasi unici o al massimo doppi, uno venduto a
Mantova e laltro a Shangai,
uno a Mosca e laltro a Dubai. Da trenta a cinquanta
abiti che fa sfilare ovviamente a Parigi, per poche signore che sgattaiolano
misteriose nel suo atelier, e vogliono
restare anonime: a differenza delle divette che sono la pubblicit vivente
degli stilisti, che forniscono loro i vestiti gratuitamente, a meno che siano

PIANETA ARMANI
IL TURISMO

LA MUSICA

LA PUBBLICIT

LA BAMBOLA

Lo stilista veste
anche gli alberghi:
il primo hotel
della catena aprir
nel 2008 a Dubai:
175 camere arredate
con la collezione
Armani casa

La collaborazione
con Sony Music
porta nel 2003
alla compilation
Emporio Armani
caff 2: contiene,
fra laltro, brani
di Nino Rota e Rossini

In un uno degli ultimi


giganteschi murales
i testimonial
per Emporio Armani
occhiali sono la
modella Milla Jovovich
e il giocatore Andriy
Shevchenko

Top in chiffon di seta,


gonna di crpe
e tulle tempestata
di perline:
per festeggiare
i suoi 45 anni anche
la bambola Barbie
veste Armani

star, nel qual caso sono gli stilisti a pagare il favore.


Commendatore, GrandUfficiale,
Gran Cavaliere della Repubblica, Ambasciatore di Buona Volont per lAlto Commissariato delle Nazioni Unite, carico di almeno una cinquantina
di onorificenze, riconoscimenti, premi assegnatigli in tutto il mondo Giorgio Armani conduce una vita chiusa
nellossessione lavorativa, ritirata,
non mondana, con i pochi amici e parenti. Per anni chiedevo al mio commercialista, ma io sono ricco? e lui mi
rispondeva sempre, non ancora. Da
una decina danni, forse meno, so che
se non sono Paperon de Paperoni,
posso non farmi mancare niente, lasciarmi andare ai desideri che il denaro pu soddisfare. Nei cantieri di Viareggio stanno costruendo una nuova
barca pi grande della precedente che
era di oltre cinquanta metri, di cui lui
ha disegnato non solo larredamento
ma anche lo scafo. Ad Antigua, nei Caraibi, sono quasi terminati i lavori della sua doppia ennesima dimora, nella
quale, come nelle altre, non ha mai
abbastanza tempo per vivere.

34 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

il fatto

Prova regina

Il giallo dellimpronta digitale


I
VITTORIO ZUCCONI

Repubblica Nazionale 34 15/01/2006

WASHINGTON

van e Francisca partirono da lontano, in un


lungo viaggio che li avrebbe portati a incontrarsi su una piccola macchia umana. Ivan
part pi da lontano, da Lessina, in Croazia
dove era nato nel 1858. Prima via terra verso Trieste, poi in bastimento attraverso lAdriatico, il Canale di Sicilia, il Mediterraneo Occidentale, Gibilterra, lAtlantico che gli sembr immenso, prua fissa a Ovest fino allo sbarco a Buenos Aires. Ci arriv
che aveva ventiquattro anni, un baule di vimini,
unidea in testa e le pezze al sedere.
Francisca ebbe un passaggio pi breve, dalle
Asturias dove era nata e portata via bambina dai genitori emigrati. Arriv in Argentina che aveva sei
anni, era il 1861, e fin senza avere la pi vaga idea
di dove fosse in un villaggio sulloceano della provincia di Baires, Necochea. Da grande ricord di
avere spesso giocato sulla spiaggia, allora deserta,
raccogliendo i gusci delle grandi lumache di mare,
i caracol, quelli che appoggi allorecchio e credi
di sentire il mare. Fra lei e Ivan, luomo venuto dai
Balcani, cerano i 502 chilometri che dividono Necochea da Buenos Aires, una distanza enorme che
avrebbe cominciato a stringersi lentamente fino a
divenire un cappio attorno al collo di Francisca.
Le vite di Ivan e Francisca cominciarono a convergere, senza che nessuno dei due conoscesse laltro. La scintilla fu una di quelle esagerate feste da
poveri nelle quali si mangia e si beve come se quel
pasto dovesse riempire la pancia per dieci anni, un
matrimonio. Francisca spos un tale Alvaro Rojas,
e divenne la signora Francisca Rojas, ben presto
madre di due figli, due maschi. Il primo nacque nel
1886 il secondo due anni pi
tardi, nell88. Avevano
dunque sei e quattro
anni quando, il 29
giugno del 1892, un
vicino entr in casa
mentre il marito era
fuori a cercar da mangiare, sgozz i due
bambini e tent di tagliare la gola anche a
Francisca che cercava di
difendere i figli. Le impronte erano stampate
nel sangue che aveva
schizzato la stanzetta, sui
muri, sul pavimento. E soprattutto sul manico del
coltello da cucina usato per i
delitti.
La madre, salvata da passanti che erano entrati in casa
alle grida, non era ferita gravemente. Si salv e si riprese abbastanza in fretta per descrivere
con cura luomo che aveva compiuto quella strage, un vicino, il solito bruto, uno spasimante che pi
volte aveva tentato di violentarla e di
convincerla a lasciare il marito per
lui, Pedro Ramon Velazquez. Le donne del quartiere confermarono che
questo Velzaquez era una pellaccia, del
quale tutte, soprattutto le giovani, avevano gran paura. Francisca lo riconobbe
al commissariato. La polizia di Necochea lo arrest, il magistrato lo incrimin, la data del processo fu fissata, la
sentenza scontata.
Un caso, purtroppo, banale se in quella stazione di polizia nel mezzo di ci che
allora era il nulla, a cinquecento chilometri da Buenos Aires, non ci fosse stato
un commissario che leggeva molto e
aveva il pallino di una scienza nuovissima, di qualcosa che il clima positivista,
entusiasticamente filo scientifico della
fine Ottocento, aveva generato tra mille
altre speranze e scoperte: la criminologia antropometrica. Noi diremmo oggi
la polizia scientifica. Lidea che i crimini
potessero essere risolti non torturando i
sospetti secondo i premiati e popolarissimi metodi di interrogatorio, non affidandosi alle parole, allintuizione o allesperienza degli investigatori, alle spesso ingannevoli e fallaci testimonianze, ma a prove
materiali, tangibili, entusiasmava i buoni
poliziotti.
Il commissario, del quale non si ricorda il
nome, era un uomo curioso, un funzionario
diligente. Aveva letto che a Buenos Aires un tizio venuto dallEuropa aveva cominciato a stu-

diare, misurare e a catalogare impronte digitali, sostenendo che la loro unicit e le loro caratteristiche
inconfondibili avrebbero permesso di identificare
chiunque le avesse lasciate su una scena delittuosa. Da millenni, e da qui era partita la sua teoria, i vasai e ceramisti cinesi prima e poi giapponesi, avevano usato limpronta delle dita impressa sulle loro opere per firmarle e renderle dunque inimitabili ed esclusive. Raccolse una collezione di impronte digitali impresse nel sangue, sul manico del coltello, sugli stipiti delle porte, pi quelle prese con
linchiostro sulla carta allimputato. Le sped alla
centrale di Baires, dove questo criminologo positivista cercava di trasferire e di utilizzare questa
nuova teoria avanzata in Europa da un antropologo francese, Bertillon, e poi dal cugino di Darwin,
Francis Galton, e chiamata con il nome non proprio accattivante di Icnofalangometria. Sulla
busta delle impronte prese nella casa di Francisca Rojas scrisse il nome del destinatario: Juan
Vucetich. Ma Juan non era il suo nome di battesimo. Era la traduzione in spagnolo di Ivan. LI-

van che dieci anni prima si era imbarcato su un bastimento a Trieste con rotta per lArgentina.
Juan/Ivan studi le impronte arrivate da Necochea. Le misur, le fotograf con i mezzi del tempo,
le ingrand sulle lastre di vetro, le confront con
quelle studiate nel suo archivio, le misur con i parametri antropometrici che aveva calcolato pazientemente, valli e creste, riccioli e gorghi sulle falangi, e la sua conclusione, spedita ai magistrati prima del processo, fu categorica: le impronte di Pedro Ramon Velazquez non potevano essere quelle
trovate nella casa del massacro. Azzard anche
unipotesi: da quello che risultava a lui, quella mano che aveva lasciato i segni era probabilmente una
mano femminile. Erano ancora, in quel 1892, semplici teorie, ipotesi che le tecniche investigative e i
magistrati non avevano mai usato n
erano obbligati a tenere in considerazione. Ma quando il commissario e i giudici le misero di
fronte a Francisca, povera
contadina emigrata

dalle miniere delle Asturias, presentandogliele,


con un bluff, come la prova certa che Pedro fosse innocente e lei lassassina dei suoi figli che aveva fatto la sceneggiata dellaggressione, la donna croll.
Che poteva sapere lei di Darwin, di suo cugino Galton, dellantropologo francese Bertillon, del medico italiano Malpighi, il primo a studiare la conformazione particolare della pelle sui polpastrelli, di
quella cosa che neppure sarebbe riuscita a pronunciare, la icto, ifco, insomma, la icnofalangometria.
Neppure Ivan, o il solerte commissario di polizia, avrebbero mai potuto immaginare che, almeno fino alla decade Novanta del ventesimo secolo, che avrebbe portato la prova della pi profonda macchia umana, il dna, a spodestare le impronte digitali come prova sovrana, lintuizione di
questi uomini ispirata dai vasai Ming avrebbe
spedito in carcere, sulla forca o liberato milioni di
lazzaroni e innocenti. E che centanni dopo il cervellone centrale dello Fbi, come quello di Interpol,
avrebbe raccolto, misurato, pesato e associato a nomi e cognomi, 70 milioni di impronte digitali di schedati con precedenti penali, di funzionari o giornalisti
che hanno dovuto intingere le falangi
nellinchiostro per ottenere accreditamenti o permessi, pi un numero segreto di persone ignare che neppure
sanno di avere il proprio dito dentro
larchivio. Neppure i dubbi che in questi mesi sembrano avere afferrato lo Fbi
di Washington, che sta rivedendo tutti i
casi di condannati a morte identificati
attraverso le loro fingerprint, le ditate,
potranno mai cambiare lenormit di
quella novit che il ragazzo croato port
dai Balcani per la prima volta sul continente americano. Forse neppure quello
studio del dna, che ha un margine di errore
infinitesimale anche rispetto alle impronte
digitali, misurabile in miliardi contro uno se
la sequenza genetica completa, sarebbe
servito in quellorrendo macello sulla spiaggia argentina, perch di materiali genetici
lasciati dallimputato, dovevano esserci casse, vista la sua violenta frequentazione della
casa di Francisca e le sue costanti aggressioni
sessuali. Ma le impronte sul manico del coltello non potevano essere confuse o smentite e
lontanissimi erano anche i tempi, i nostri, nei
quali si possono trovare su Internet istruzioni su
come falsificare le proprie impronte digitali.
Millenni di passato e un secolo di futuro, dalle
porcellane cinesi ai supercomputer dello Fbi, si abbatterono sulla schiena della contadina di Necochea. Scoppi a piangere e confess il delitto. Due
mesi pi tardi, Francisca Rojas fu condannata al
carcere a vita per lomicidio dei suoi figli, grazie a
Ivan, luomo venuto dalla Croazia. Il percorso delle loro vite si era intrecciato per un istante, cambiandole entrambe e cambiando il futuro delle indagini di polizia e del duello eterno con il crimine.
Quello di Necochea fu, se la storia dei delitti e delle
pene non si sbaglia, il primo caso giudiziario nella
storia risolto grazie alle impronte digitali. Quando
arriverete la prossima volta negli Stati Uniti e vi
chiederanno le impronte al
controllo passaporti per
stiparle nel cervello della polizia federale,
ringraziate o maledite Ivan, il croato
che cominci
per primo a
schedare
lumanit.

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA TECNICA
Il principio dellunicit
delle impronte viene affermato
nel 1893 dallHome Office inglese

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 35

LE ECCEZIONI

LE BANCHE DATI

IL GRANDE ERRORE

Esiste una sola probabilit


su dieci miliardi che due persone
abbiano le stesse impronte.
La traccia si forma nel feto
a sette mesi dal concepimento
e non cambia per tutta la vita

Il casellario centrale
delle identit italiano
ha archiviato finora 40 milioni
di impronte. Nel database
dellFbi americano
ce ne sono 70 milioni

Nel 2004 Brandon Mayfield


fu messo sotto accusa per gli
attentati di Madrid sulla base
delle impronte. Ma lavvocato
americano, convertito allIslam,
non si era mosso da Portland

Repubblica Nazionale 35 15/01/2006

Cos indagano
i maestri del noir

In Argentina, nel 1892,


una madre uccide i suoi
figli e viene scoperta grazie
alla traccia lasciata
dalle dita, che viene
utilizzata per la prima volta
in questo caso.
linizio di una lunga
storia di crimini e indagini,
che affascina anche
la letteratura. E che ora
lFbi inizia a mettere
in discussione dubitando

dellesattezza del test

DARIA GALATERIA

a dalle impronte digitali si


pu risalire alla razza di
una persona?, chiede
Tarzan, portato con un trucco a Parigi,
in un distretto di polizia. Mentre lamico DArnot e lagente di polizia lo
inducono a premere i polpastrelli su
un vetro inchiostrato, Tarzan pone
molte domande. Potete determinare,
unicamente sulla base delle impronte,
se la persona un Negro o un Caucasico?. Lagente, finora lirico e assertivo
sulle certezze offerte dalla scienza per
lidentificazione dei criminali, resta
dubbioso: I think not. E si distingue
se limpronta di una scimmia o di un
uomo?, insiste Tarzan delle scimmie
(Edgar Rice Burroughs, 1914). Probabilmente, le impronte di una scimmia
saranno pi semplici di quelle di un
organismo superiore, azzarda lagente: La scienza non abbastanza avanti, ma per distinguere e identificare
gli individui, la

certezza del metodo assoluta.


Confrontando il risultato con un libricino malandato, e segnato da ombre di
impronte infantili, tirato fuori da
DArnot, lagente si fa serio. Gentlemen, annuncia: sottoporr il caso al
loro specialista, Monsieur Desquerc.
E dopo qualche giorno, Tarzan raggiunto in America da un telegramma
che lo riconosce come lord Greystock.
Se la Francia la patria del metodo
didentificazione, la prima volta letteraria delle impronte a Napoleon,
Arkansas. Life on the Mississippi di
Mark Twain ospita, nel capitolo XXXI,
un racconto scritto nel 1879, quando
la scoperta di Alphonse Bertillon non
ha ancora dieci anni. Un pacifico colono della Frontiera si vendica atrocemente di due soldati che razziando in
casa gli hanno ucciso la moglie e la figlia. Su un documento i due hanno lasciato impronte di sangue: a una mano manca un dito. Il colono, che un
amico francese ha edotto sul metodo
Bertillon, si finge indovino, e per anni, sempre al seguito della compagnia
di cavalleggeri dei due criminali, nel
leggere la mano, studia i polpastrelli.
Lesecuzione della vendetta quando luomo ritrova, e con assoluta cer-

IL GIRO DAFFARI
Gli apparecchi per archiviare
le impronte digitali hanno un giro daffari
nel mondo di 4 miliardi di dollari

tezza, i colpevoli trasforma la storia


in uno dei pi inquietanti racconti neri di tutti i tempi.
Daisy ha diciotto anni nel 1914,
quando si innamora, incurante degli
indizi che lo accusano, del pensionante dei genitori di provincia. la storia
di The Lodger, di Mary Belloc Lowndes, che colp il giovane Hitchcock
forse perch lassassino seriale predilige le bionde. Il regista ne trasse il suo
terzo film (1926): il primo in cui compare (di spalle), e anche il primo basato su un romanzo. Scortata dal babbo
e da un agente, lingenua Daisy affronta dunque col batticuore la visita a
New Scotland Yard. Nella Sala delle
Impronte Digitali, sono repertoriate le
impronte di duecentomila persone,
uomini e donne. Se recidivano, sono
spacciati. Figuratevi che un tizio si
era massacrato le dita una cosa orribile per confondere le impronte;
ebbene, in capo a sei settimane, i piccoli solchi erano ricomparsi, identici!. Nella vasta e luminosa Sala degli
impiccati, le raccontano del geniale
Charles Peace, che aveva perduto un
dito. Bastava cercare un uomo con un
dito in meno, no? Bene, lui aveva deciso di disfarsi dellintera mano. In una
vetrina, compare il moncherino di legno ricoperto di feltro, che il criminale indossava sopra i resti dellarto.
La guerra mondiale non fece bene
alla fede nella ragione e nei suoi strumenti. Charlie Chan, il cinese che dal
1925 (per conto di Earl Derr Biggers)
profferisce sentenze alla Confucio
(quando un albero cade, non d pi
ombra) pensa gi che le impronte
vanno bene nei libri, non nella vita. In
fondo a un assassinio, ci sono le passioni umane; bisogna studiare lanima. Il dandy Dashiell Hammett comincia a schernire il metodo. E le impronte digitali? Niente di eccitante!
Sono tutte del morto (The Tenth
Clew); oppure, le impronte sono tutte della cameriera. Se Poirot (The mysterious affair at Styles) gongola ancora negli anni Venti nel ritrovare impronte su flaconcini di stricnina, e di
nuovo in Ten little niggers
Agatha Christie garantisce le tradizioni del genere, imp r o n t e
comprese,
ormai le inchieste si fanno con la violenza, o la psicologia. Simenon confessa in
unintervista del
1975 che Maigret
crede pi allistinto
che allintelligenza,
alle impronte digitali e
le altre tecniche della
polizia. Ne fa uso perch
obbligato, ma senza crederci troppo.
Resiste oggi Carlo Lucarelli,
ma da quando deve occuparsi
di casi reali, e non letterari. Del
resto, figlio di medico. Conan
Doyle, si sa, ha nutrito la strepitosa,
vittoriana scienza deduttiva alla
scuola di Joseph Bell, suo professore di
medicina allUniversit di Edimburgo. Con viso da pellerossa, Bell studiava il paziente, ne indicava il mestiere,
le origini, gli usi e i sintomi, e infine la
diagnosi: e il malato non aveva ancora
aperto bocca.

36 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

la memoria
Tradizioni

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

lesercito pi piccolo, pi colorato


e pi famoso del mondo. E domenica
prossima compie 500 anni. Il nuovo
comandante, chiamato a rinnovarne
i ranghi dopo la tragedia,
ci ha accompagnati a conoscerlo

Nella micro Svizzera


dei soldati del Papa
CONCITA DE GREGORIO

Repubblica Nazionale 36 15/01/2006

CITT DEL VATICANO

enza quellelmo a due punte


che pare un vascello, senza bargigli di seta rigida al collo n pugni serrati sulla spada, senza
quellarmatura di ferro come nessun esercito al mondo usa pi ci vogliono due
uomini a sollevarla da terra Elmar
Theodor Mder torna ad essere il ragazzone di quarantanni che . Uno svizzero-tedesco massiccio e bruno, con retrosguardo di timidezza gentile, nato tra le foreste
del Cantone San Gallo, uno che la mattina
da bambino si svegliava e usciva nei prati
del lago di Costanza, come prospettiva la
valle del Reno, cinque fratelli e il lavoro di
suo padre: comprare e vendere budelli per
insaccati, linvolucro delle salsicce.
Come questuomo venuto dai pascoli di
Heidi, e altrimenti destinato nel pi ardito
dei sogni ad un impiego in ufficio a Lucerna,
sia diventato in Vaticano Gentiluomo di
Sua Santit, uno dei pochissimi che possono rivolgersi al papa direttamente (nella lingua madre di entrambi, somma confidenza) una di quelle storie che dimostrano
senza equivoci lesistenza di un Disegno Superiore: sia Provvidenza o volont divina,
sia miracoloso compiersi del caso o, se volete, Destino. Qualcosa, comunque, che governa da sopra e muove gli uomini a suo gusto. Elmar Mder il comandante della
Guardie svizzere a cui la Storia e il cardinale
Sodano hanno affidato il compito di far dimenticare gli anni tragici del sanguinoso assassinio del suo predecessore, anni in cui si
temette persino che il Corpo macchiato dignominia potesse essere sciolto, e di celebrare adesso con la massima solennit il
Giubileo per i cinquecento anni dalla nascita della guardia privata del pontefice. Centodieci uomini: larmata pi piccola, pi
prestigiosa, pi variopinta, fotogenica e conosciuta del mondo.
Il comandante Mder riceve a casa, Quartiere Svizzero del Vaticano, la cittadella militare a cui si accede da Porta SantAnna, tre
caserme, un cortile, una chiesetta. Sono
cresciuto in campagna, mi risulta sempre
difficile abitare in citt, ma Borgo Pio un
paese, cos tranquillo. Anche i ragazzi stanno bene qui, sono accolti come in famiglia.
Nelle birrerie attorno a via Plauto li conoscono tutti, se devi cercarne uno la sera sai
dove trovarlo. In bacheca, dentro la caserma, c un solo annuncio in italiano fra i
molti in tedesco e in francese. Dice: Lalimentari Arigoni di Borgo Pio offre degustazione di vino novello a tutte le guardie svizzere, senza obbligo di acquisto.
Abbiamo avuto quattro nuovi matrimoni solo questanno. Tutte ragazze italiane, salvo una polacca venuta per il Giubileo. Conoscono gli alabardieri alla porta,
credo che centri il fascino della divisa. Si
fermano a parlare, poi tornano. divertente constatare che la prima domanda sempre la stessa: ma davvero siete svizzeri? Siete tutti svizzeri? S, siamo svizzeri. Tutti
svizzeri. Da un documento del 1897 custodito in Vaticano: I cento svizzeri del papa vengono reclutati tra gli uomini pi belli dei Cantoni, e tra i pi raccomandabili.
Dal bando di accesso su Internet: La cittadinanza svizzera il presupposto per poter
accedere al Corpo, che desidera conservare il suo tipico carattere svizzero. Quindi ci
si aspetta che il candidato abbia un particolare attaccamento per la Svizzera.
Cosa si intenda per carattere svizzero lo
spiega il libro del sergente Christian-Roland
Marcel Richard, monumentale storia della
Guardia appena pubblicata da Leonardo
con occhio attento alle esigenze di mercato
dei pellegrini. Giulio II scelse gli svizzeri per
sua difesa personale per la peculiarit e la
storia del Paese: per la loro passione per la
guerra e per il loro rispetto della Chiesa.
Giulio II, il savonese Giuliano Della Rovere,
dopo aver messo la prima pietra della Basi-

Elmar Theodor Mder


ha quarantanni,
sposato con tre figli,
viene dal Cantone San
Gallo. La sua storia
rispecchia una
stagione complessa
della storia vaticana
lica di San Pietro ed aver commissionato a
Michelangelo la volta della Sistina si procacci un suo esercito fra chi aveva il maggior numero di fanti a pagamento disponibili: gli svizzeri erano tutti mercenari. Oggi,
spiega il comandante, vengono dagli studi
tecnici, dalle banche e dai commerci. Il dieci per cento ha la maturit, il quaranta per
cento era applicato in lavori manuali. Crescendo la disoccupazione in patria cresce,
di solito, anche la vocazione ad arruolarsi.
Per poi c unaltra vocazione, quella religiosa. Sono numerosi i soldati che, lasciata la Guardia, prendono i voti o scelgono il
sacerdozio. Io stesso ho avuto allinizio una
spinta che credevo religiosa. Sono stato in
ritiro spirituale, ma in quello stesso periodo
ho iniziato a frequentare la mia fidanzata e
allora la vocazione alla famiglia ha avuto il
sopravvento. La vocazione alla famiglia
gli ha dato nel tempo tre figli, la piccola ha
otto anni. Ho capito che avrei potuto essere monaco, non parroco, sorride. Intende
dire: semmai, lontano dalle tentazioni.
I tempi sono cambiati, molto. Mder non
ha la presunzione delle nobili famiglie con
doppio cognome che per secoli hanno fornito comandanti alla Guardia, solo i Pfyffer
Von Altishofer undici in due secoli. Non ha
la frettolosa arroganza della gente di castello e di citt, non nipote di vescovo n erede di banchiere come chi lo ha preceduto.
Ho studiato come revisore dei conti, poi mi
sono laureato in legge a Zug, vicino a Lucerna. Quando Giovanni Paolo II stato eletto
avevo quindici anni. Facevo parte di unassociazione cattolica di studenti, Alemannia.
Il giorno dellattentato capii che quello che
volevo era fare qualcosa per lui. 1981, 13
maggio. Nell89 lho conosciuto: era il 28
luglio, compivo ventisei anni. Ricevette una
delegazione di Alemannia a Castel Gandolfo. Volevo moltissimo diventare guardia
svizzera per sembrava troppo tardi, per
me. Troppo vecchio, formazione anomala.
Dopo, per, c stata la tragedia.
La tragedia avviene poco dopo le nove
di sera del 4 maggio 1998. Tre morti ammazzati dentro il Vaticano, nelle stanze
dellinaccessibile Quartiere svizzero. Il vicecaporale Cedric Tornay, 23 anni, il comandante Alois Estermann, 44 anni, nominato comandante del Corpo da nove
ore, e sua moglie Gladys Meza Romero, 49.
Tre colpi di pistola. Scopre i corpi una suora di cui mai si saputo il nome. Versione
ufficiale, archiviata come definitiva: duplice omicidio del vicecaporale e successivo suicidio. La famiglia del giovane ancora
non si arresa: non andata cos, dicono.
Sono usciti dei libri. In Italia Bugie di sangue in Vaticano: il triplice delitto della
Guardia Svizzera, firmato da un gruppo di
ecclesiastici e di laici anonimi sotto la sigla
Discepoli di verit. In Francia uno pubblicato dagli avvocati di Tornay. Mder,
sospirando: Io capisco la madre che non
vuole e non pu accettare quello che successo ma c una verit accertata. Gli avvocati francesi della famiglia hanno una propensione a casi celebri: hanno difeso il terrorista Carlos, poi Barbie il nazista. Il libro
sul Vaticano gli ha dato molta ulteriore notoriet. Per qui c stata unindagine, gli

esperti sono arrivati da fuori e non si pu dire che abbiamo chiuso i cancelli. Daltra parte lItalia e lEuropa devono accettare che questo
uno stato sovrano. Noi non
possiamo nascondere la verit, dobbiamo dirla anche se
sgradevole, ho sentito ripetere a Giovanni Paolo II nelle riunioni in cui si discuteva dei preti pedofili di Boston. Il suo spirito sempre stato questo, anche allora.
Il giovane Mder viene chiamato in Vaticano da Sodano allindomani dellomicidio. Giovanni Paolo II lo nomina vicecomandante un mese dopo la tragedia. Cera bisogno di rinnovare. Erano settimane di tristezza,
di incertezza. Si per un certo periodo creduto che il corpo potesse essere sciolto. Per gi il 6 maggio, durante lomelia funebre, Sodano aveva detto: Le
nuvole di un giorno non possono oscurare
un cielo di cinquecento anni. Il mandato
di Mder e del suo comandante Segmuller
era uno: rinnovare, ripulire. Oggi non c pi
nessuno, con leccezione di qualche ufficiale, di quelli che erano l nel 98. Da quando
sono al vertice del corpo, dal 2002, posso dire di aver creato un buon rapporto con tutti,
dagli alabardieri ai miei secondi. Prima cera un rapporto fortemente gerarchico: io do
del tu a tutti i quadri, Estermann non lo dava neppure agli ufficiali.
In cortile ci sono i ponteggi, operai al lavoro e guardie in borghese che vanno in palestra o in sala giochi. Dal regolamento:
Sesso maschile: le Guardie vivono in due o
in tre in semplici stanze. Allinizio vengono
sistemate in camerate. Il cameratismo fra
giovani non sposati non un elemento da
sottovalutare. Un Corpo misto non appropriato al nostro servizio e alla vita comunitaria. In sala giochi c un biliardo, un
biliardino, un ping pong. La Play station e
Internet si possono usare solo in camera ma
con criterio, sono un disastro per lo spirito
di corpo. In piscina si va dai frati verbiti. Le
guardie di lingua italiana escono pi volentieri, a Roma si sentono a casa. Sono una novit relativamente recente, le guardie erano
tutte di lingua francese e tedesca fino a pochi anni fa. Gli italiani non potevano entrare forse perch si temeva leccesso di fraternizzazione con la popolazione, o lindisciplina, perci non cerano ticinesi. Del
resto il cantone fa parte della Svizzera solo
da duecento anni. Per i tedeschi lesame
ditaliano ancora lostacolo pi duro,
qualcuno non riesce e torna a casa. Uno o
due allanno, in media. Per in generale va
bene, si vive bene. Ci sono i bambini che
giocano, qui nella piccola Svizzera: quindici famiglie tra le guardie, venti bambini, alcuni di pochi mesi. Destate in triciclo e in
bici nel cortile, quello delle manovre militari, e a giocare nei giardini vaticani.
Dal regolamento: Si pu e si deve identificare sempre una guardia svizzera. Il comandante ha potere di soggezione. Si deve
poter identificare una guardia dal suo contegno: anche al mare a Ostia, anche in birreria. Non devessere stato automatico, nei secoli. Ci sono stornelli in romanesco che delle guardie cantano la passioni per il vino, per
il denaro, per i piaceri tiepidi della Citt immortale. Mder, cresciuto al freddo delle sue
montagne, sorride con indulgenza e un filo
di malinconia. Bisogna anche saperli capire, i soldati, ed entro certi limiti bisogna tollerare. La soggezione, comandante? Bisogna aiutarli a vincere le loro nostalgie, accompagnarli, ascoltarli. Essere fermi ma
sensibili. Io sono stato come loro. Adesso
i pi giovani hanno ventanni meno di
me. Mi ripeto ogni sera: lascer questo
incarico quando non capir pi quel
che mi dicono, prima che la distanza
diventi superbia. Dopo il Giubileo,
prima dei vecchi errori.

LA NASCITA
Il 22 gennaio 1506
centocinquanta soldati
svizzeri al comando
del capitano Kaspar
von Silenen attraverso
Porta del Popolo
entrano per la prima
volta a Roma
e in Vaticano
vengono benedetti
da papa Giulio II

IL SACCO DI ROMA
Il 6 maggio del 1527
le guardie svizzere
proteggono
con il sacrificio
della loro vita papa
Clemente VII
e il Vaticano
dallattacco
delle truppe di Carlo V
di Borbone.
un eccidio:
di 189 svizzeri
se ne salvano
solo quarantadue

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 37

LA PARATA
Le guardie svizzere in parata
in Vaticano. Nella seconda foto
(da sinistra): il comandante
del piccolo esercito Elmar Theodor
Mader, 40 anni nato nel Cantone
San Gallo, oggi responsabile
di centodieci uomini, tutti
suoi connazionali

Il paese-serbatoio
ha finito le reclute
FABRIZIO RAVELLI

LA DIVISA
Secondo la leggenda
la divisa variopinta
fu disegnata da Michelangelo.
In realt si ispira ad affreschi
di Raffaello. La divisa di tutti i giorni,
o piccola tenuta, interamente blu

LE ARMI
Sin dalle origini le armi
usate dalle guardie svizzere
sono lalabarda e la spada,
mentre il petto, le spalle
e le braccia sono coperti
e protetti da una corazza
metallica

IL COPRICAPO
Nelle cerimonie solenni il basco
su cui spiccano i gradi
viene sostituito con il morione,
il casco di metallo chiaro
con alta cresta, pennacchio
di struzzo e punte rivolte
allins
I COMPITI
Le guardie si occupano
della sicurezza del Papa
e della Citt del Vaticano,
sorvegliano gli appartamenti
papali e mantengono lordine
durante le cerimonie

IL GIURAMENTO
Il 6 maggio di ogni anno
le nuove reclute prestano
solenne giuramento
in uniforme di gala.
Per essere ammessi
si deve essere svizzeri,
cattolici e con reputazione
irreprensibile

NATERS

l grande tiglio secolare sempre l, imperturbabile,


a due passi dalla Beinhaus, lossario dove i teschi stanno allineati sulle pareti. Roland mostra la targhetta, alla base del tronco: Le prime notizie su questo albero risalgono al 1357. Aveva quindi gi una bella et, quando i primi soldati ingaggiati da Papa Giulio II presero la
strada di Roma sul finire del 1505, dopo unultima benedizione qui sotto le fronde. Elvezi, popolo di guerrieri, mercenari fra i pi stimati: lo scriveva gi Tacito. Roland Walker lavora in banca, ha una faccia rotonda e allegra, per nulla bellicosa. Ma un erede di quei soldati
che, per guadagnarsi un inverno prospero e tranquillo,
lasciavano queste valli di montagna ogni estate. Emigranti della guerra.
Naters, oggi settemila anime, uno dei paesi che nei
secoli hanno fatto la storia delle guardie svizzere. Roland, presidente dellAssociazione ex-guardie svizzere
dellAlto Vallese, ha portato la divisa per dieci anni: Dal
1976 all86. Ho visto tre papi, io. Paolo VI. Poi Luciani, che
dur cos poco e mor quando ancora stavano smontando gli arredi del Conclave. E poi Giovanni Paolo II. Naters, paese cattolicissimo. Ancora
oggi i requisiti per arruolarsi fra i
soldati del Papa sono questi: essere cittadini svizzeri, di fede cattolico-romana, di reputazione irreprensibile, altezza almeno 1,74,
celibi, usciti dalla scuola reclute, in
possesso di un diploma di scuola
media superiore.
Io sono partito essenzialmente per fede, dice Roland.
Lui invece e indica lamico
Heinz Andenmatten per le ragazze italiane. E sghignazza felice per la battuta.
Heinz non sembra cos allegro: sar perch, dopo aver
passato anche lui dieci anni (1980-1990) in Vaticano,
ha finito per impiegarsi nella ditta di pompe funebri
del suocero. No, non sono andato per le ragazze. Avevo fatto la scuola da apprendista meccanico, e mi sono detto: se resto, tutta la mia vita sar uguale a se stessa. Poi mi sono ricordato quelle uniformi.
C anche questo, dietro la scelta di partire. Il ricordo
di quelle belle uniformi, viste fin da bambini alle feste del
paese. Le alabarde, gli spadoni. I racconti dei vicini di casa, degli uomini al bar, il fascino di unesperienza diversa, ladattarsi a unidentit riconosciuta e familiare.
Qualche anno allestero: Io racconta Roland avevo fatto i quattro mesi di servizio di leva. Mi sono detto:
o resto in banca, o faccio un salto allestero. Potevo andare a Zurigo o a Ginevra, avevo delle offerte di lavoro.
Mi ha convinto Pius Werner, un vicino di casa che era
guardia pontificia. Ho pensato che per due anni poteva
anche andare. E mi sono fermato dieci.
E cera una sorta di reclutamento paesano. Monsignor Paul Grichting, cappellano delle guardie, era parroco di Naters. Uli Ruppen, comandante per 25 anni, era
di queste parti e conosceva tutti. Le guardie tornavano
a Naters per le ferie, e raccontavano: il Papa visto da vicino, le bellezze di Roma. Continua Heinz, con aria di
grande rimpianto: E i Castelli romani, il Frascati con un
goccio dacqua, la buona cucina italiana, certi pranzi di
tre o quattro ore. Ah, quante belle magnate. Perch la
fede importante, ma c anche il resto.
Due anni la ferma minima: Poi se vuoi chiedi il congedo. Se non lo chiedi, si intende che resti per altri due
anni. A meno che uno non labbia fatta proprio grossa.
Qualche caso di congedo forzato esiste: come quel giovanotto che venne rispedito a casa perch aveva messo
incinta una ragazza. Ora fa il poliziotto cantonale, si vede che il peccato di giovent stato perdonato. Attenzione alle ragazze, questo sempre stato chiaro: Potevamo anche frequentarle dice Roland Ma fino a un
certo punto. Se volevano portarti a casa, bisognava fermarsi. Ride di nuovo.
Qui nelle valli-serbatoio del piccolissimo esercito papale, il servizio come guardia unesperienza diffusa e
familiare. Una specie di naja, che accumula in ciascuno
ricordi alti e bassi. Lemozione di incontri col Papa, i fasti della scenografia vaticana. Insieme col rancio, la libera uscita, i turni di lavoro, la paga. Lemozione pi grande, per Roland e Heinz, naturalmente datata 13 maggio 1981. Ero in piazza, vicino allArco Carlo Magno
ricorda Roland Ho sentito un colpo. Pensavo fosse
scoppiata una gomma alla jeep del Papa. Io ero in alto
dice Heinz Nella Sala Regia. Sono corso alle finestre
della sala benedizioni, per vedere che cosa stesse succedendo. Roland: La jeep che correva via, verso lambulanza che era pronta in un cortile come sempre. La gen-

te strillava. Un sacerdote ha cominciato a pregare, la gente lha seguito e s calmata. Heinz: Che grande tristezza. Mi sono sentito cos solo l11 settembre, dopo lattentato alle Torri.
E chiss quante volte lhanno raccontato, il giorno che
spararono al Papa. Karol Wojtyla, che ogni anno a Castelgandolfo veniva una volta a mangiare con noi, una tavolata di undici-dodici persone, che scambiava qualche parola che non dimenticheranno mai. Roland, essendo anche un patito di Adriano Celentano, la butta di
nuovo in scherzo: La vita rock. Fare la guardia svizzera rock. Ma se hai conosciuto Giovanni Paolo II, hardrock.
Ci tengono per a dire che, visto dal di dentro, il mestiere di guardia anche faticoso. Allinizio ti fanno fare
solo cose facili, come la sentinella. Mai da soli, e non agli
ingressi. Sempre con un caporale, per fare esperienza. E
poi due settimane di scuola, per familiarizzare coi luoghi, studiare litaliano, imparare come si maneggia lalabarda. Marciare, e poi le esercitazioni di tiro. Le armi, in
Vaticano, ci sono. Ma non si mostrano: Di notte, sotto la
mantella i soldati di guardia portano la pistola. E poi ci sono fucili nei depositi, a portata di mano.
Due giorni di lavoro, 48 ore filate, e uno di riposo: Per
se cerano servizi donore, o un ambasciatore che presentava le credenziali, il riposo
saltava. E la messa alla domenica,
e le udienze il mercoled: con Giovanni Paolo II erano lunghissime.
Alla fine avevamo solo voglia di
farci una bella birra, o un goccio di
Frascati. La sera, libera uscita: Ai
miei tempi ricorda Roland
era solo fino alle 23,30. Figurarsi, a
Roma a quellora sono ancora tutti a tavola. Certe volte, se cera un
amico alla porta che ci copriva, restavamo fuori fino a tardi. Oggi c
la telecamera, e quindi addio evasioni. Per quattro-cinque volte al mese possono rientrare alle due di notte.
La paga, piuttosto buona. La mia nell80 era di 520mila lire al mese dice Heinz Nel 90 era il triplo. Molto
meno di quello che avrei guadagnato qui, per l era tutto pagato. Erano soldi che ti restavano in tasca. Oggi credo che prendano sui duemila franchi al mese. Qui per vivere ce ne vogliono quattro-cinquemila. Le ferie a casa,
e tutti che ti riconoscevano, e ti chiedevano del Papa, e
nei ristoranti ti chiamavano il romano. Eri qualcuno, dice Roland: Contava, essere guardia. E al ritorno un lavoro lo trovavi. Pensavano che tu fossi per forza una persona seria e fidata. Dicevano: se stato cos vicino al Papa, pu solo essere un uomo buono. Soprattutto per gli
anziani, era una cosa straordinaria.
Dopo cinque anni di servizio, ti lasciavano portare a
casa luniforme: Quella col basco. La spada s, ma niente elmo, n corazze o alabarde. Quelle le facciamo ricostruire qui, per le parate. Al Centro Guardie di Banhofstrasse il professor Werner Bellwald sta curando lallestimento di un museo delle guardie svizzere. Perch
vero che ormai vengono da diverse parti della Confederazione, e che adesso di Naters non ce n nemmeno una
in servizio. Ma Naters ha fatto la storia delle guardie, e il
museo si far qui: in un bunker dellesercito in disuso.
Forse sar pronto per il 6 maggio, giorno del giuramento, e data fatidica del Sacco di Roma, quando 147 guardie si fecero sterminare dai lanzichenecchi per proteggere Papa Clemente VII.
Del museo, al momento, c solo il plastico. Grandi foto di guardie in Vaticano (ecco, quello sono io, quellaltro si chiama Schumacher e adesso in Messico), una
replica del colonnato, perfino la vecchia Porsche rossa
che per ventanni le guardie si sono passata di mano. Le
uniformi, le armi. La lavagna dellaula di italiano. La maglia della squadra di calcio. Una foto dellunica guardia
di pelle scura, Dani Bachmann. Memorabilia di un gusto anche ingenuo, dalle palle di vetro con la neve, ai soldatini, al vecchio pulsante dallarme in bachelite nera,
che stava fuori dallappartamento papale. La mappa
delle camerate, con la stanza di punizione che, chiss
perch, si chiama Napoli. Gli scarponi, le mantelle. Una
copia del documento con cui Papa Giulio II chiese di far
partire per Roma il primo contingente. Tra poco (partenza il 7 aprile da Bellinzona) unottantina di ex-guardie rifaranno a piedi il percorso fino a Roma, arrivo previsto il 4 maggio. Roland e Heinz non ci saranno: Purtroppo no, impegni di lavoro.
Naters stata la capitale delle guardie, ma non lo pi:
DellAlto Vallese oggi ce ne sono quattro o cinque, ma
del nostro paese nessuna dice Roland E sa perch?
Perch anche qui in Svizzera il posto di lavoro non pi
cos garantito. I ragazzi pensano: se vado via, poi fra due
anni chiss se trovo un posto. Insomma, anche il fascino della divisa papale non pi quello di una volta.

38 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

il racconto

Mode portatili

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

Libri, mostre, designer al lavoro: il tema della mobile

house fa tendenza, in sintonia con la spinta al nomadismo


culturale e professionale delleconomia global.
Ma tra le antiche transumanze e i riti della societ
contemporanea passa una grande differenza

STEFANO MALATESTA

Repubblica Nazionale 38 15/01/2006

on so se a qualcuno sia
mai capitato, per sbaglio naturalmente, di finire in uno di quei raduni annuali negli Stati
Uniti dei trailer home,
manufactured home, case mobili o
trasportabili o portatili, come vengono variamente definite quelle apparizioni fantasmagoriche che ogni tanto
si incontrano sulle autostrade americane, e quando sono scomparse dietro la curva ci fermiamo al lato della
strada pensando che per il momento
meglio non guidare: pu essere pericoloso quando uno comincia ad avere
delle visioni. Per una serie di equivoci
e non sapendo nulla di questi cosi,
non so come altro definirli, perso in
una cittadina nella provincia americana, molti anni fa ho assistito per tre
ore alla pi incredibile sfilata della
mia vita.
Seduto su una panca, con in tasca
una rivista di fantascienza che avevo
comprato in un negozietto vicino e
che doveva aiutarmi a capire, allinizio ho creduto che la sfilata fosse
uninvenzione del giornalaio per farmi comprare la rivista. Per unora infatti si era sentito un cupo sferragliare
che proveniva da un boschetto vicino,
ma non si era vista nemmeno una motocicletta. Stavo per andarmene,
quando in fondo alla circonvallazione
che girava intorno a quella cittadina
del Corn Belt apparve il primo glorioso ibrido di una unione che continuo
a ritenere mostruosa. Era un catafalco
alto pi di dieci metri che veniva avanti muovendo a scatto due antenne o
due pale e che poteva essere scambiato benissimo per una di quelle bestiacce del pleistocene che compaiono nei peggiori incubi. Dietro, seguiva
a distanza un caravanserraglio piuttosto pezzente di semoventi rabberciati
con le pi sgangherate lamiere (erano
quelle che avevano provocato lo sferragliare di cui sopra): molti fuoristrada con lettini sistemati sul portabagagli e una compagnia di chalet di montagna che andavano a zig zag perch
tirava un vento forte e i tetti facevano
resistenza. Chiudevano la prima parte della sfilata lussuosissimi pullman
attrezzati come se dovessero ospitare
principi sauditi con tutto lharem, e in
effetti erano guidati da arabi che ricevettero lapplauso pi sonoro, perch
le Twin Towers stavano ancora in piedi e ancora non era iniziata la caccia
allarabo infame.
Cercai di paragonare i prototipi che
sfilavano davanti a me con i modelli
luccicanti pubblicati dalla rivista. Ma
se esisteva una somiglianza, questa
era stata annullata dallesecuzione.
Tutti i modelli, tranne forse i pullman,
avevano un aspetto totalmente artigianale e sembravano provenire direttamente da quei tipici retrobottega
delle case degli americani, dove gli
abitanti passano la maggior parte del
loro tempo libero. Tutti avevano unaria cos evidentemente americana,
anche se non riuscivo a capire da dove venisse. Quando si ha a che fare con
la science fiction il riferimento dobbligo sempre stato lo scrittore francese Jules Verne: che in Ventimila leghe sotto i mari e in Viaggio al centro
della terra aveva anticipato tutto
quello che di futuribile si era poi pensato nei decenni successivi. Ma cosa ci
azzeccava questo timido e a volte
complessato gentiluomo francese di
provincia, il pi stanziale tra gli scrittori del suo tempo, il creatore del Nautilus quella perfetta, subacquea residenza di autentici signori con
quello che stavo vedendo. Assolutamente nulla.
Fu il presentatore, un vecchio imbonitore che doveva aver conosciuto
tempi migliori e che urlava con la voce in falsetto, a farmi ricordare il nome
di Barnum. Ma certo, il vero ispiratore
di una kermesse simile era lui. Quante volte nel passato in molti altri campi, per esempio in politica, ogni cosa
tornava al suo posto e si capivano meglio le azioni apparentemente demenziali dei candidati se si faceva riferimento a questo genio che faceva
marciare le cose nel mondo al ritmo di
una marcetta del suo circo.
Terminata la sfilata, ogni autistainquilino aveva acceso i suoi fornelli e
dopo qualche minuto un profumo di
salsicce fritte cominci a circolare in
tutto il campo. La sfilata si stava trasformando in una fiera e come straniero venni trascinato da una parte allaltra da quelli che i gior0nali chiamavano i nuovi nomadi con unintonazione di disprezzo. Laspetto pi
sorprendente di tutto il fenomeno, me
ne resi conto dopo aver chiacchierato
con molti partecipanti al meeting,

Muoversi senza viaggiare


la malattia dei nuovi nomadi
Negli Stati Uniti
il comandamento
dei motor-homers
without stopping
indica pi
una nevrosi

che una scelta di vita

non era lomogeneit degli intervenuti, da qualsiasi punto di vista si potesse guardare, ma la diversit.
Sembrava che non ce ne fosse uno
che avesse motivazioni identiche al
vicino, tranne forse quelli che spiegavano il loro vagabondare semplicemente per una ragione di ordine economico. Due o tre di loro mi dissero
che non ce la facevano a pagare un affitto in una casa decente, e inoltre
mantenere unauto, pagare le rette
della scuola per i bambini, andare in
vacanza e cos via. Altri erano perennemente alla ricerca di posti salubri
per curare i polmoni malati o qualche
altro organo sensibile allinquina-

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 39

GIUBBOTTO ABITABILE
Nella foto sopra
il titolo, una casa
prefabbricata trainata
da un trattore
Nelle altre foto, tratte
dal libro Move
house: a sinistra,
un camion-casa;
sotto a sinistra,
la casa-giubbotto
di Kosuke Tsumura;
sotto a destra,
la casa mobile
di Sean Godsell

Pieghevole, flessibile, smontabile


gli architetti puntano sulla casa mobile
AMBRA SOMASCHINI

Repubblica Nazionale 39 15/01/2006

FOTO TIME LIFE PICTURES/GETTY IMAGES

lessibili, pieghevoli, gonfiabili, smontabili,


trasportabili. Effimere. Costruite con materiali lievi, riciclabili, hi-tech. Sono le Mobile homes, scenari abitativi del futuro globale,
efficienti dal punto di vista dei consumi energetici e del low cost informa Newsweek. Grazie
ai materiali ecocompatibili, ai raffinatissimi sistemi di flussi, depositi e altre alchimie si adattano agli spostamenti rapidi legati ai disastri naturali ma anche ai viaggi no-stop dei nuovi nomadi. Le mobiles homes come le prefabs, nuove prefabbricate, sono oggetto di mostre e di coffee table books.
Un business architettonico, espositivo e editoriale che va dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Germania. Da ieri sono
nelle librerie di Berlino, Monaco e New York Move Housedi Sean Topham (Prestel), carrellata del
New Nomadic Lifestyle e, in quelle europee,
Maisons Mobiles di Vronique Willemin (Editions Alternatives), storia della mobilit dal 1926
a oggi. Carovane, yurte mongole, tende indiane
e lab, navicelle spaziali che si muovono con chi
le abita. Poi ci sono le mostre. Da met gennaio
a marzo va in scena a Minneapolis la Quick Home, sogno dellavanguardia modernista che trasforma la casa in modulo abitativo razionale,
fluido, fluttuante, esteticamente ineccepibile. Il
Walker Art Center (ampliato nella section design firmata Herzog & de Meuron) allestisce un
puzzle globale della modular home con Some
Assembly Required: Contemporary Prefabricated Houses. Il curatore Andrew Blauvell intercetta la tendenza esponendo la Turbolence House
di Steven Hall, parallelepipedo di metallo scintillante alimentato da pannelli fotovoltaici sul

mento ambientale. Altri ancora andavano a zonzo per il gusto di andare a


zonzo e si seccavano che qualcuno facesse domande stupide che interferivano con la loro privacy.
Anche lo stesso nome di nomadi
non sembrava il pi indicato per definire una massa cos eterogenea di persone. La parola viene da nomos, che
vuol dire pascolo, e i nomadi anticamente erano quelli che controllavano
i pascoli. I pi famosi nomadi storici, i
cavalieri delle steppe, erano nomadi a
met perch non facevano altro che
seguire le mandrie e i montoni che a
loro volta seguivano i pascoli. Con la
cattiva stagione i mongoli ritornava-

no stanziali e dinverno rimanevano


acquartierati dalle parti di Karacorum. Solo quando Gengis Khan riun
le trib, trasformandole nei pi micidiali eserciti invasori che si fossero
mai visti, i soldati divennero unarmata in perpetuo movimento. Ma le ragioni erano strategiche. Quelli che
vengono chiamati gli ultimi nomadi, i
kirghisi delle Tian-Shan, non si muovono tutto lanno ma seguono la transumanza e anche loro per sei mesi rimangono stanziali.
Negli Stati Uniti invece il motto dei
nuovi nomadi era without stopping,
un comandamento che indicava pi
una nevrosi che una scelta di vita. Per
molti il nomadismo non era nemmeno una scelta definitiva, ma un periodo transitorio: una decisione sarebbe
venuta pi tardi, se veramente ce ne
fosse stato bisogno. Quasi tutti non
davano al loro
vagabondare
nessun significato particolarmente alternativo o antisistema,
per
adoperare una
frase fatta,
tranne i pi
giovani. Un avvocato, prima
che andassi
via, offrendomi una tazza di
caff molto allungato mi
spieg, se per
caso non lo
avessi capito,
che quelli che
credevano di
rompere con
lamerican
way of life rimanendo dentro i confini del
paese erano
degli illusi.
Puoi stare a
Key West o a Baton Rouge, la mattina ti
alzi e fai quasi unidentica colazione, e
cos per il pranzo, e cos per la cena. E
il poliziotto che ti ferma sullautostrada e ti vuole multare per eccesso di velocit, e per ti fa capire che se gli molli un centone te la puoi cavare, lo trovi
a Seattle come nel New Jersey. Il latte
ha lo stesso sapore ovunque e anche le
bistecche congelate, per quanto dicano. Non andando in giro vorticosamente come una pallina della roulette
che ti togli addosso quello che non ti
piace degli Stati Uniti, sarebbe troppo
facile.
Alcuni anni pi tardi se mi permessa una divagazione personale
anchio sono andato sulle tracce dei

nuovi nomadi americani sebbene in


maniera alquanto diversa. In quel periodo gli amici mi avevano visto aggirarmi pericolosamente lungo le strade
della Val dOrcia e dintorni alla ricerca
del luogo pi adatto dove realizzare un
mio vecchio e, a detta di tutti, demenziale progetto. Avevo infatti deciso,
anche se largomento era pi oggetto
di chiacchiera a ruota libera che di
passi concreti, di trovare a tutti i costi
un luogo dove poter dormire al fresco
in quelle splendide colline e risvegliarmi avendo di fronte la perfetta sagoma
vulcanica del monte Amiata.
In assenza di adeguate risorse finanziarie, la geniale idea era quella di
acquistare dalle Ferrovie dello Stato
una carrozza ferroviaria in disuso e di
sistemarla in un appezzamento di terra che costava infinitamente di meno

tetto, costruito in sei giorni su un altipiano del


New Mexico; e leconomico FlatPack di Charlie
Lazor, in vetro leggero e cemento.
Altri progetti sono pensati per rispettare lambiente come i Loft Cube del tedesco Werner
Haisslinger, capsule in movimento montate sui
tetti di Berlino. E gli architetti italiani sfidano la
creativit del futuro con case-sacche utili per lemergenza, i disastri, i terremoti. Elasticity, la
citt elastica dello studio fiorentino Avatar (Santini & Taddei) si compone di case ad albero o a
ruota in plastica riciclabile che durano soltanto
dieci anni secondo la teoria dellurbanizzazione
del tempo. Le case gonfiabili e blu waterproof di
poliuretano espanso di Moreno Ferrari si trasformano in pochi secondi in materassi, giacconi, piumini antigelo. Fotografate su Move House
si chiudono in valigia, sono le pi piccole e le pi
celebri insieme al Suzukis Atelier in a Mountain
in alluminio del giapponese Toshihiko Suzuki
che cita la vecchia Kyoto. La Casa Insecto dello
spagnolo Santiago Cirugeda cresce sugli alberi, The Apartement 348 del coreano Do-Ho Suh,
una giungla di corridoi in nylon.
Pieghevoli, destrutturate, ricostruibili. Si spazia dalle cellule di 37 metri quadri in acciaio e
ertfe (fibra tessile ultraresistente) di Lab Zero, alle case di cartone per homeless di Michelangelo
Pistoletto, fino alla Trailer Mobile Home di Vito
Acconci (su Maisons Mobiles): parcheggiata,
un camion e dentro sviluppa sei microappartamenti. Mentre Philippe Starck esporta da Parigi
la Maison en bois, sulle montagne a nord di Hyogo, Hendo, maestro giapponese della Bubblearchitetcture, progetta case-bolle, essenze assolute e rotanti di Quick House.

di quelli dove dovevano sorgere le case coloniche. Qualcuno mi aveva convinto che quello era lunico sistema
per essere in regola con le severissime
leggi toscane, che potevano essere
evase dalla stessa natura del vagone:
un manufatto teoricamente in perpetuo movimento e quindi non assimilabile alle costruzioni.
Naturalmente il terreno doveva essere allaltezza del progetto e lavevo
individuato in un costone su una collina non molto alta vicino a San Giovanni dAsso nel Senese, la cui cima
era coloritamente occupata da un piccolo borgo, antico quanto bastava, e
da uno spaccio come unica attivit
commerciale. Il panorama faceva
piangere dalla gioia, e gi mi vedevo
sistemare il vagone comprato dalle
Ferrovie dello Stato in una posizione

adeguata per difenderlo dal caldo e


dal freddo, avevo anche gi elaborato
una mascheratura di piante locali per
inserirlo senza traumi fra gli orti di cavoli e i vigneti. La vita allinterno si sarebbe svolta per tutta la sua lunghezza, dopo aver tolto i sedili, e se riuscivo a trovare uno di quei vagoni anzianotti, con le doghe di legno che rivestivano la superficie esterna, mi sarei
assicurato qualcosa di straordinario.
Ma il progetto si aren davanti alla difficolt di trasportare il vagone non
tanto lungo la strada, un tragitto che
mi sarebbe costato gi una follia, ma
fino allorto. Ci voleva una di quelle
macchine cibernetiche da guerra come si sono viste nelle Star Wars, con le
gambe e i piedi simili a semoventi capaci di andare su tutti i terreni. Ma
questo era al di l delle mie possibilit.

40 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

i luoghi

Una citt piatta, tagliata da strade


larghissime fiancheggiate da edifici
in stile sovietico, su tutto la patina
di ordine asettico tipica delle dittature
E la gente appare rassegnata a vivere
prigioniera di questo mondo chiuso

Nuovi Muri

Minsk, capitale-vetrina
del comunismo fossile
L
TAHAR BEN JELLOUN

a Bielorussia uno di quei paesi che si ha difficolt a collocare geograficamente. Si sa che


una repubblica dellex Unione Sovietica, ma
quando si osserva la cartina si scopre che una
terra incuneata tra la Russia, lUcraina, la Polonia e la Lituania. Nessuno sbocco sul mare. Un paese piatto, senza
montagne, senza grandi finestre per scappare, perch
langoscia nellaria e ti accoglie gi allaeroporto di Minsk, una di quelle costruzioni di cui un giorno bisogner
sbarazzarsi, dopo aver giudicato larchitetto. Ma un difetto secondario. Laccoglienza simpatica, degli agenti ti
danno il benvenuto e altri ti bloccano per farti sottoscrivere unassicurazione della polizia che bisogna pagare subito in dollari o in euro. Poi devi presentare il passaporto col
visto alla polizia di frontiera, molto sospettosa, che ti esamina il documento con la lente dingrandimento fino a far
dubitare anche te della sua autenticit. Dopodich si percorrono corridori bui, si scendono scale strette e se ne salgono altre per arrivare finalmente a passare la dogana e lasciare laeroporto.
Minsk! Difficile associarla a un sogno, anche al pi piccolo, al pi modesto. la capitale di un paese di dieci milioni di abitanti, indipendente dal 1992 ma sempre legato
al retaggio stalinista. Lo chiamano sistema neocomunista.
Eppure un paese che passer alla storia: proprio qui, nella foresta della Belavieja, Gorbaciov, Chouchkivitch (Bielorussia) e Krawtchouk (Ucraina) hanno siglato il trattato
che decreta la fine dellUnione Sovietica.
Minsk! Capitale piatta attraversata da strade immense,
larghissime, fiancheggiate da edifici residenziali le cui facciate sono state dipinte da artisti molto saggi. Forse lunica nota di ottimismo in questa citt dove la gente vive
nella rassegnazione. Si dice perfino che gli abitanti siano
felici e devo ammettere che quelli che ho incontrato non
si sono lamentati.
Prima di arrivare l, non sapevo che lattuale presidente
Alexandr Lukashenko, in carica dal 1994, e i suoi ministri erano persone non gradite in Europa. Uomo autoritario, nostalgico della vecchia Urss e dei suoi metodi, Lukashenko ha preso le distanze dallEuropa occidentale. La Bielorussia stata
esclusa dal Consiglio dEuropa nel 1994 per il mancato rispetto dei diritti umani, la conservazione della pena di morte, la pratica della tortura e la scomparsa di alcuni oppositori
del potere. una dittatura che ha fatto ricorso a ogni mezzo
per impedire che una reale opposizione potesse ostacolare il
suo corso: intimidazioni, molestie, incidenti provocati, insomma tutto quello che fanno i dittatori per diffondere la
paura e non spartire il potere. La stampa straniera indesiderata e ai giornali locali non concessa altra scelta che appoggiare il regime. Chi osa opporsi si mette nei guai. Il Kgb esiste ancora e il suo fondatore, Felix Djerjnisky, ha di diritto una
statua in una piazza che si apre sulla strada principale, Corso
Indipendenza.
Il Parlamento ha recentemente adottato una legge che
punisce col carcere i Bielorussi che discreditano il potere
allestero. LUniversit europea di scienze umane, vero
simbolo della resistenza al regime autocratico di Minsk,
stata appena chiusa dal presidente Lukashenko. Il rettore,
Anatoli Mikhailov, dovuto andare in esilio in Lituania. La
ragione addotta dal presidente bielorusso che quelluniversit stava formando una nuova lite che al momento opportuno avrebbe consegnato il paese allOccidente.
Luka, come lo chiamano qui, si orientato verso paesi che
lo capiscono e che somigliano al suo, come la Libia, la Siria
o la Cina. Quanto alla Russia, con Putin ha rapporti abbastanza stretti ma ambigui, in quanto il suo paese dipende
ancora da Mosca. La Bielorussia riceve il petrolio dalla Russia e per questo il prezzo della benzina di 40 cent al litro. Si
dice che Putin detti legge e Luka non lo contraddica, so-

FOTO AFP

Repubblica Nazionale 40 15/01/2006

MINSK

Difficile associare questo posto,


che conta pi di dieci milioni
di abitanti, a un sogno, anche
al pi piccolo, al pi modesto

prattutto nella lotta contro la Cecenia. Daltronde l sono


ben poche le voci che si levano a denunciare la politica criminale della Russia in quella guerra.
Bisogna dire che la Bielorussia non ha ricchezze minerarie. Ha una posizione strategica al centro di quel gruppo di
paesi che la Russia tiene a mantenere sotto la sua protezione, anche se non sempre ci riesce (si pensi allUcraina). In
Bielorussia tutti aspettano le elezioni presidenziali che ci saranno tra poco per una speranza di cambiamento e di apertura, senonch Luka non solo ha ben orchestrato le cose ma
ha approfittato di un referendum per far passare una legge
che gli permette di ripresentarsi molte volte. Come tutti i dittatori punta alla presidenza a vita.
Il Parlamento ha fissato la data delle elezioni per il 19 marzo. Candidato naturale, Lukashenko ha colto di sorpresa
lopposizione, che ha previsto una rivoluzione arancione
per reagire alla mancanza di trasparenza delle elezioni. Populista, carismatico, ancora giovane, non nasconde le sue
origini contadine e anzi ne fa un punto di forza: ha cominciato la sua carriera come direttore di kolchoz (fattorie statali). Sa parlare al popolo e non si cura minimamente della
sua immagine allestero. Non cerca di comunicare meglio
con gli altri. La popolazione ha apprezzato il fatto che sia riuscito a liberare il paese dai briganti di strada e da altri taglieggiatori legati alla mafia. I metodi impiegati dalla polizia
(esecuzioni sommarie, senza processo e senza clamore)
non sono stati criticati. Alcuni camionisti francesi sono
scomparsi con i loro camion mentre attraversavano la Bielorussia diretti a Mosca.
La sopravvivenza del sistema sovietico si nota immediatamente, per esempio nel settore alberghiero. Lalbergo in
cui ho soggiornato, un edificio di ventuno piani, gestito alla sovietica. Nessun lusso, moquette vecchissima, corridoi
lunghi e bui; ogni piano sotto il controllo di una vecchia signora di corporatura piuttosto robusta: la portinaia che custodisce le vostre chiavi. La camera minuscola, nel bagno
si vedono le tracce di numerose riparazioni, una piccola saponetta e asciugamani talmente consunti che ti passa la voglia di usarli. Tutto questo per 60 dollari a notte, esattamente lo stipendio mensile della portinaia.
Non c da farsi illusioni. La televisione ha accesso a una
quindicina di canali, tutti russi o bielorussi eccetto la Cnn e
la Cbs. Mi hanno dato una stanza al sedicesimo piano perch potessi godermi il panorama. Effettivamente domino la
citt, ma vedo solo tanti edifici tutti nello stesso stile e una
chiesetta ortodossa che ha laria di essere stata posata l nel-

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 41

FOTO AFP

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

IMMAGINI DI UNA CITTA

FOTO REUTERS

Qui sopra, la regolazione delle lancette


della Torre dellOrologio a Minsk
Accanto: un megaposter sui muri del centro
A sinistra, il negozio di una fornaia e unanziana fedele
Nellaltra pagina in basso,la cattedrale ortodossa

Repubblica Nazionale 41 15/01/2006

lattesa di tempi migliori.


Ma dove sono finiti gli intellettuali di questo paese? Svetlana Alexejevic, che ha scritto La Supplica sulla tragedia di
Chernobyl e Le bare di zinco sui morti della guerra in Afghanistan, malvista dal potere e vive esule in Francia. Per
quanto riguarda il grande scrittore bielorusso Vasil Bykov,
lautore di Caccia alluomoe Nella nebbia, stato fatto di tutto perch la sua opera non avesse diffusione. Qui la censura si applica non distribuendo i libri e dimenticando di ordinarli nelle biblioteche pubbliche, che sono numerose e
molto frequentate.
Tra gli scandali che alla fine sono scoppiati c quello di un
fisico, laccademico Yuri Bandagevski, che ha fatto uno stu-

Il presidente Alexandr Lukashenko,


in carica dal 94, ha chiuso lUniversit
europea di scienze umane: Stava
formando una nuova lite - laccusa che al momento opportuno avrebbe
consegnato il paese allOccidente

dio molto accurato sulle conseguenze del disastro di Chernobyl, dimostrando con esperimenti sui ratti i danni a lungo termine di quella nube micidiale. Il professore stato
messo in prigione per aver osato dire la verit. Lo hanno rilasciato poco tempo fa in vista del ventesimo anniversario
della catastrofe, che ricorre questanno. Quello che lo Stato
vuole nascondere lampiezza delle conseguenze dellincidente di Chernobyl, perch il paese stato investito in pieno
dalla famigerata nube tossica. Un fotografo italiano riuscito a penetrare in un ospedale clandestino dove sono rinchiuse le vittime della nube radioattiva. Ha scattato fotografie terribili che non hanno potuto essere esposte a Minsk.
Durante un pranzo allambasciata francese, noto sul menu che i funghi che ci hanno servito sono stati controllati e la
loro percentuale di cesio di 26,53 Bq/kg, mentre il limite
massimo autorizzato di 370 Bq/kg. Vengo cos a sapere che
occorre misurare la percentuale di cesio di tutti gli alimenti.
Ma non tutte le famiglie possono permettersi lapparecchio
per effettuare i controlli. Nessuno pu dire quanti morti e
quanti danni abbia provocato la catastrofe sovietica in questo paese. Silenzio e oblio.
Nonostante tutto il paese funziona: i trasporti pubblici sono efficienti, le strade sono in buono stato, gli stipendi vengono pagati puntualmente; ci sono distributori automatici
per il prelievo di valuta straniera e dappertutto case della cultura secondo lo schema sovietico; quattro filarmoniche, la
migliore guidata dal direttore dorchestra Anissomov.
I giovani sono demotivati. Gli studenti sono diligenti, frequentano assiduamente biblioteche e palestre. Lo stesso
Lukashenko un grande sportivo e presiede personalmente il comitato olimpico, impedendo cos che altri dirigenti
sportivi possano avere il titolo di presidente. Luniversit
di una pulizia impeccabile. Le lezioni si svolgono in aule silenziose e attente come nelle universit europee non se ne
trovano pi. Per il paese soffre del suo isolamento e soprattutto si osserva una sorta di rassegnazione nei confronti della dittatura. Uscire dal paese molto difficile perch il potere dacquisto molto basso. Lo stipendio di un professore
universitario di circa 200 dollari al mese. La storia recente
dellUcraina ha dato qualche speranza allopposizione, ma
il governo Lukashenko ha immediatamente fatto sapere che
da loro non succeder niente del genere, cosa che a Putin
non dispiace poi tanto. Ad ogni modo, finch lEuropa ignora quella dittatura, Putin ha almeno la certezza che la Bielorussia non finir nelle maglie dellUnione europea.
Locchio di Mosca lontano, 700 chilometri separano le
due capitali. Eppure la Bielorussia a raccogliere la sfida di far
vivere il cadavere del comunismo al di l di ogni speranza.
(Traduzione di Elda Volterrani)

42 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

Centro di Roma, pochi passi da Campo de Fiori: il palazzo


accoglie ogni giorno unumanit discreta e dolente. Molte
donne anziane, alcune giovani, qualche uomo
di mezza et sono in fila per scambiare oggetti preziosi
in cambio di credito. Una tradizione che non si mai
spenta. E che anzi, in tempi di crisi, tornata attuale

BEPPE SEBASTE

Repubblica Nazionale 42 15/01/2006

ROMA

iciamolo subito, il Monte


dei Pegni la banca dei
poveri. Inventato dai frati francescani (il primo
nel mondo fu istituito a Perugia da san
Bernardino da Feltre), anche se ora si
chiama attivit di credito su pegno ed
approdato su Internet, la sua crescita
(si calcola che nel 2005 il suo volume
daffari abbia superato i 600 milioni di
euro) difficilmente un buon segno.
Salvo eccezioni, il credito su pegno riguarda quegli invisibili che non fanno
notizia, che anzi si dissimulano e si vergognano della propria povert. Pare
che oggi si concentrino soprattutto al
centronord, ma il Monte di Piet a Napoli in via san Biagio dei Librai affollato dalle prime ore del mattino, e le filiali del monte dei pegni del Banco di Sicilia vanno a gonfie vele. Il fatto che
lunico luogo che permette di ottenere
subito denaro con un semplice documento di identit, e senza passare per
gli usurai. Ma cos un Monte dei Pegni? Sapevo che non assomiglia pi a
quello dei romanzi e del cinema, dove
si impegnava il corredo di nozze per acquistare una bicicletta (come nel celebre film di De Sica), o dove il musicista
jazz lascia la sua tromba e il detective
squattrinato la pistola. Al massimo oggi, oltre alloro e ai gioielli, si possono
impegnare pellicce.
Ho visitato la sede storica del Monte
dei Pegni di Roma, a pochi passi da
Campo de Fiori, accompagnato da mio
figlio tredicenne. La prima cosa che salta agli occhi il numero di gioiellerie intorno al Monte che espongono il cartello compro oro: nella nostra prima visita, distrattamente, ne abbiamo contate diciotto, comprese le due vetrine
che attorniavano una nicchia illuminata con la statuina di Padre Pio tra due vasi di fiori finti. La seconda cosa che si nota, davanti al portone della Banca di Roma in cui ha sede, nella piazzetta del
Monte di Piet, il capannello informe
di persone che si muovono secondo un
ordine che ci sfugge: entrano ed escono
dal Monte dei Pegni, parlano confrontandosi oggetti, sciolgono il gruppo e lo
ricompongono un po pi in l. Lultima
volta sono stato a guardarli: voci che si
sovrappongono decantando la propria
merce, mani che estraggono dalle tasche anelli, preziosi, fasci di banconote
da 100 e da 500. Uno di loro, il pi animato, aveva un orecchino con brillante
e pantaloni coi tasconi laterali pieni di
orologi. Sono venditori in proprio,
membri di un piccolo mercato indipendente ma abbarbicato al Monte di Piet
come cozze a uno scoglio. Comprano
allasta, rivendono separatamente i
gioielli riuniti in piccoli lotti e corrispondenti a pegni ormai perduti. Non

Monte
di
Piet

Nella banca delle vite in pegno


pare che abbordino direttamente le
persone che portano oggetti in pegno.
Aspettano. Sanno sempre cosa vale la
pena di comprare.
Una volta entrati, dopo aver attraversato il cortile con la fontana, solo lhabitu sa di non trovarsi nella hall di una
banca qualsiasi, malgrado gli uscieri e il
decoro. In fondo alla hall c la sala
esposizioni dei preziosi, dove si possono lasciare offerte segrete dacquisto.
dopo avere imboccato lo scalone che
porta al primo piano che si riconosce
lumanit discreta e dolente di chi affronta questo luogo non con spirito
commerciale, ma per operazioni assai
diverse da quelle abituali delle banche.
Siamo nel grande salone in cui, di fronte a una fila di sportelli, una maggioranza di donne anziane aspettano pazienti
sulle file di sedie che esca il loro numerino. Alcune sono giovani, c anche
qualche uomo di mezzet, rare le coppie. Lultima volta ci ha colpiti lodore:
non quello di una qualsiasi sala dattesa. Il sudore, si sa, varia lodore secondo
la causa che lo produce. Non c stato
verso di trovare la parola giusta per la tonalit, silenziosa e grave, che ristagna
nel salone dai soffitti alti. Il gentile dottor Laglia, che in una visita successiva
mi ha guidato per le sale, dice che lutenza in realt variegata: per esempio
il commerciante che vuole disfarsi delle rimanenze di negozio per far fronte a
una momentanea esigenza di liquidit,
oppure rifornirsi di merce per Natale.
Ma c chi, molto semplicemente, vende la propria fede.
dura avvicinare con le parole chi
stringe nella borsetta o in un sacco di
plastica gli oggetti che mostrer in piedi allo sportello, del tutto simile a quello di una banca salvo che dietro al vetro
ci sono una bilancia, una luce orienta-

Gli ori non riscattati finiscono spesso

in Cina o in Russia: lOccidente non


li valorizza pi mentre altrove sono ancora
apprezzati. E cos alla fine la transazione
avviene tra nuovi poveri e nuovi ricchi

bile con una grossa lente dingrandimento, altri strumenti per lanalisi di ori
e preziosi. Gli stimatori di l dal vetro sono periti e gemmologi. Sono responsabili della loro stima, in caso di errore ci
rimettono del proprio. Come funziona?
La stima conduce a una somma di denaro (circa l80 per cento della stima)
proposta a chi d in pegno il proprio tesoro. la stessa cifra della base dasta
che si legge nel cartellino di ogni lotto
nella sala esposizione, qualora sia messo in vendita. Perch ci avvenga, devono essere trascorsi tre mesi senza rinnovo del prestito, oppure sei mesi, pi
altri trenta giorni di sospensione durante i quali il proprietario pu ancora
disimpegnare loggetto. Solo il dieci per
cento degli oggetti lasciati in pegno viene messo in vendita, dice il dottor Laglia. A quanto ammonti questa percentuale lo dicono le cifre delle vendite:
ogni giorno viene bandito e venduto un
centinaio di lotti. Un lotto corrisponde a uno o pi oggetti riuniti in uno stesso pegno, come vedremo percorrendo
la sala esposizioni. Quanto alla sala dei
disimpegni, che anche quella dei rinnovi, sembra un deposito bagagli: un sistema di carrelli e di carrucole porta al
bancone loggetto dato in pegno.
Torniamo al vero e proprio banco dei
pegni, la silenziosa sala delle stime dove si sentono i rumori dei tacchi e quelli dei respiri. Durante la prima visita annotai di una signora facile alle lacrime,
che nomin alcune disgrazie della figlia. Era per lei che si trovava l. Ma era a
me che non venivano parole per sapere
e far parlare. Non mi fu difficile invece
notare qualche tossico. Quanto a mio figlio, il suo bottino di parole ammontava a due testimonianze: Sono cose naturali della vita, inutile che ti ribelli, gli
ha confidato una signora anziana. E

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 43

Repubblica Nazionale 43 15/01/2006

unaltra: Questo anello unagata autentica, un regalo di nozze di quando


mi sposai. Lultima volta ho ritirato anchio il numerino. Era un luned mattina, il giorno pi intenso, dicono, che segue un fine settimana di decisioni sofferte. Chi viene a impegnare lo fa al mattino presto, in sordina, o prima di andare al lavoro. Apre alle 7,30, alle dieci gi
affollato di aspiranti compratori. La signora seduta vicino a me, sessantanni
circa, si accorta del mio smarrimento
e della mia goffaggine. Le ho
detto che era la prima volta.
Per lei no, eppure si sente sempre imbarazzata. Credo fosse
per attenuare il mio disagio
che ha parlato di lei. Se ci si
guarda intorno, ha detto, si vedono solo persone come noi,
normalissime. A volte anche
persone che sembrano ricche,
vestite bene, donne con
gioielli addosso. Ma sono tutte persone normali, ripete. Coi
tempi che corrono, aggiunge,
sempre pi difficile arrivare
alla fine del mese. La pensione
non basta. Soprattutto quando devi affrontare delle spese
mediche. sola, mi dice, vive
con la sorella malata di tumore e bisognosa di analisi periodiche che non
possono aspettare i tempi delle Asl, e
deve quindi farle privatamente. Il calendario delle analisi scandisce le sue
visite al Monte dei Pegni, dove lascia
quei pochi oggetti doro che ha. Lo usa
come prestito, perch le banche, a una
come lei, i prestiti non li fanno, e lunico
modo venire qui. Cerca sempre di disimpegnare i suoi ori: finora ci sono riuscita, dice. Daltra parte, pi che imbarazzata sono triste, aggiunge, perch
queste sono le mie cose.

FOTO ARCHIVIO

STORICO BANC
A DI ROMA

FOTO PINO RAMPOLLA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LESPOSIZIONE
Sopra, le bacheche con gli oggetti
non riscattati e messi allasta. In alto,
una pagina di un numero della Tribuna
illustrata del 1904 e, a fianco,
il simbolo del Monte di Piet di Roma

Le
mie, le proprie cose: lirruzione della soggettivit, della vita, in
un luogo che, seguendo la naturale vocazione del mondo del valore, rimuove
ogni accenno allumano concreto, al
proprio, alle persone. Il tentativo di occultare ogni traccia di vita vissuta, compresa la morte, cio il trascorrere del
tempo, cui concorre larredo spesso
marmoreo delle banche, non riuscir
mai del tutto in un Monte dei Pegni.
questo che insegna la visita allesposizione dei lotti di preziosi messi in vendita. I pegni
perduti. Se la loro mostra dura tre giorni, anche con le continue sostituzioni leffetto
non cambia. C un senso di
ripetizione estenuante, e per
altri versi inebriante, nel susseguirsi di bacheche colme di
ori, gioielli, argenteria, orologi, bracciali, fedi, ciondoli,
fermacravatte, anelli, pendenti, spille, brillanti, coralli,
pietre verdi, catene, collane e
altri oggetti. Una scritta avverte: Difetti, ammaccature,
scheggiature come trovasi.
Di ogni lotto dice il peso. Altri
cartelli eruditi insegnano storia, colore
e purezza di rubini, diamanti, zaffiri,
smeraldi, con tocco di esotismo che
conduce nel Magok (Birmania) o nel
Kashmir. Ma la dicitura dei cartellini segue regole identiche, e dopo qualche
istante assume la forma di una litania, o
uno strano mantra, complice lassenza
di punteggiatura.
2 orecchini oro perle di fiume piccoli rubini parti scheggiate come trovasi.
Collane 2 ciondoli oro come trovasi.
Collana ciondolo oro smalto parti
scheggiate. 5 anelli 2 fedi 2 collane 2

I GIOIELLI
Sopra, collier in esposizione.
In alto, la sala delle aste,
un negozio di oreficeria vicino
al Monte dei Pegni e la facciata
delledificio. Nellaltra pagina,
gli interni del palazzo

ciondoli 2 pezzi oro brillante vetri pietre


2 pietre mancano parti cifrate come trovasi peso 60,50 base dasta 320,00 deposito cauzionale 64,00. Anello oro pietra parte ammaccata 3 catene 3 bracciali porta denari 2 anelli 2 ciondoli oro
parte argento pietre vetri difetti come
trovasi, peso 117,20, base dasta 605,00,
dep. cauz. 121,00. 4 anelli 4 orecchini
3 spille bracciale oro parte scompagnata vetri 2 mancanti smalti parte argento
peso lordo difetti gr. 38,30 pezzo metallo gr. 0,60 peso 38,90 euro 179,00 dep.
cauz. 34,00. Eccetera.
Gli oggetti di maggiore valore, e forse
bellezza, sono su tavoli al centro della
sala. Collane di perle e brillanti, orologi
cartier (in minuscolo, s) in oro e quarzo per un peso che varia dai sessanta ai
cento grammi, lotti assai diversi da
quelli, in un angolo in fondo, in cui ancora si scorge laura di corpi, di mani e
di braccia, come anello bracciale oro
pietra parte ammaccata graffiata gr.
14,20, orologio polso oro bulova datario quarzo parte rigata graffiata come
trovasi gr. 30. Vedo un orologio con
cinturino logoro color topo, attaccato
da un filo di plastica a un braccialetto
sottile e a un anellino con pietra. Di
fianco, uniti da un altro laccio di plastica, anello 3 fedi oro brillanti vetri difetti, gr. 21,50, deposito cauzionale euro 26. S, gli oggetti che colpiscono di
pi, quelli che emanano vero shining,
non sono i pi preziosi, ma quelli che
fanno intravedere la storia invisibile
delle persone che li possedevano e li
usavano. O i regali dati al battesimo o
alla comunione dei bambini braccialetti con le palline di corallo, medagliette, braccialetti a maglia piatta da
ragazzo, il ciondolino con Calimero,
eccetera.
Ho guardato quelli che percorrono la

sala per prendere nota dei lotti da comprare. Anchessi persone normali, coppie, ma anche qualche giovane vestito
da fighetto con laria di farlo di mestiere. Compilano appositi moduli e vanno
a consegnarli alla cassa. Nel giorno fissato, il banditore dellasta raccoglie le
offerte orali dei presenti, da confrontare con le offerte scritte. Una volta recuperati credito e interessi, la banca corrisponder al proprietario delloggetto
dato in pegno il resto, se c, della vendita.
Il dottor Giuseppe Incarnato, dirigente dellarea crediti, mi accoglie con
giovialit nel suo ufficio panoramico
presso la sede della Banca di Roma allEur. Mi invita con calore a unasta per
vip che si tiene in unaltra sede storica
della Banca di Roma, quella di via del
Corso, dove si espongono preziosi di
particolare valore. Mi spiega come il
credito a pegno stia acquistando un
ruolo quasi succedaneo, e meno oneroso, rispetto al prestito personale. Mi
mostra documenti che illustrano il
trend crescente del settore. Ha successo perch discreto, non devi dare
troppe spiegazioni, e d la libert di
lasciare un bene che non interessa pi
in cambio di liquidit. Cita giovani
coppie gi indebitate per lonere di una
casa, che portano in pegno beni ereditati ma privi di valore affettivo, oppure regali di nozze inutilizzati. Il fenomeno indice addirittura di una trasmutazione del valore. Secondo il dirigente della Banca di Roma il credito a
pegno svolge infatti unintermediazione finanziaria tra mondi che altrimenti non si incontrerebbero, tra una domanda e unofferta. Delinea uneconomia dello scambio che sembra lepica
dei mercanti del Trecento nellera della globalizzazione. Motore di questo
scambio sarebbe il passaggio delle
consegne di una certa idea del lusso e
dello status symbol: se il mondo occidentale tende a non valorizzare pi i
preziosi e gli ori, a favore del design, di
certe forme estetiche degli oggetti, e soprattutto di certi marchi, altri nellEst
del mondo russi e cinesi soprattutto
sono molto interessati ai preziosi. La
transazione avviene in ultima analisi
tra un mondo del valore perduto e un
mondo del valore nuovo, tra vecchia
Europa e paesi emergenti. O, con altre
parole, tra nuovi poveri e nuovi ricchi.
Ma ci sono storie che il valore non
contempla. Storie di Piet, per quanto
istituzionalizzata, che sempre di pi occorrer raccontare, se non si vuole che
restino fantasmi, anonimi e senza appartenenza come le impronte e gli oggetti che il grande artista francese Christian Boltanski, cantore della memoria,
da anni mostra nelle sue perturbanti installazioni. Una delle ultime si intitolava Monte di Piet, e fu esposta nelle sale
dellex Monte dei Pegni di Palermo.
(ha collaborato Pierre Sebaste)

44 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

Figlio di ebrei russi fuggiti a Parigi, fu un cantautore visionario


e un compositore in grado di attraversare i pi diversi generi
musicali. Ma anche un uomo con una disperata vocazione
autodistruttiva, un provocatore capace di gesti clamorosi, un individuo fragile, sgraziato
e goffo eppure amante appassionato di donne bellissime e famose. Ora in Francia,
a quindici anni dalla morte solitaria, tre libri ricchi di inediti ne celebrano la memoria

Serge
Gainsbourg
La sua creativit
si confrontata
con tutti gli stili
del Novecento:
dal jazz al blues,
dal reggae al rock
LAURA PUTTI

Repubblica Nazionale 44 15/01/2006

PARIGI

ominciamo dalla fine. Da quando, nella notte del 2 marzo di


quindici anni fa, la ragazza fa
sfondare la porta dellhotel particulier al 5 bis, rue de Verneuil, e trova un uomo steso a terra. Morto. Lei si chiama Bambou,
ha poco pi di trentanni; luomo Serge Gainsbourg, il suo compagno. Da tempo abitavano
in case separate. Non facile vivere accanto a
tanto dolore, a tanta autodistruzione. Lautore di pi di seicento canzoni tra le quali la scandalosa e rivoluzionaria Je taime moi non plus,
e Aux armes et caetera, provocatoria versione
reggae della Marsigliese; luomo che ha fatto
cantare (spesso amandole) Brigitte Bardot, Jane Birkin, Isabelle Adjani, Catherine Deneuve,
Vanessa Paradis; il compositore che in una sola vita ha percorso tutti i generi musicali, dal
jazz, al reggae, al rock; il poeta maledetto che
poeta non si mai sentito, morto da solo.
Cancrocirrosi, cecit diabetica, deficienza
cardiaca, dir il referto. Fulminato dalle quotidiane ottanta Gitanes senza filtro, dai dry Martini e dai whisky che da almeno tre decenni, incessantemente, si calava in corpo. Un mese
dopo, il 2 aprile, Serge Gainsbourg avrebbe
compiuto sessantatr anni. Il dono della lucidit una terribile responsabilit da assumere
nella vita di tutti i giorni, facolt extrasensoriale che lo uccider attraverso il suo rimedio: lalcol, scrive Serge Vincendet nellintroduzione
a Lintgrale et caetera, volume appena uscito
in Francia (a cura di Yves-Ferdinand Bouvier e
Serge Vincendet, 973 pag., Bartillat ed., 32 euro) che raccoglie lopera omnia di Serge Gainsbourg. Non il primo, n sar lultimo, per
una bibbia con i titoli di seicentotrentasei canzoni (centodiciassette inediti) minuziosamente descritti e annotati: alcuni rimasti senza testo (come il debutto assoluto: Lolita scritta tra il 1950 e il 52 per una lavandaia spagnola, molto prima che Nabokov, nel 55, scrivesse la sua), di altri solo frammenti (Tu ntais
pas jolie-jolie/Et pour toi jai risqu ma vie:
quel che resta di Lili dedicata forse alla prima
moglie Elizabeth Levitsky, sposata nel 51, divorzio nel 57, o forse per Liliane, sorella gemella dellautore).
Cominciamo dalla fine, che per Serge Gainsbourg sarebbe stato un nuovo inizio. In quello stesso marzo 91 sarebbe infatti partito per
New Orleans dove avrebbe registrato il nuovo
album. Aveva gi il titolo di lavoro Moi maime bwana per un disco che si annunciava
jazz e blues (anche se negli ultimi giorni Bambou lo ricorda suonare al pianoforte solo tristi
melodie slave). Proprio come il suo debutto
nella musica accanto al padre Joseph, pianista
del gruppo The Tortorellas Jazz, nei cabaret
della scintillante Parigi anni Venti. Lucien Ginsburg, figlio di Joseph e Olga, ebrei russi emigrati in Francia, avrebbe voluto fare il pittore,
per dare un colore alla sua ricerca di bellezza,
di perfezione, di assoluto. Non dar che parole. Dopo una decina danni di Accademia di
Belle Arti, il ragazzo capisce che ha paura della miseria e che con la musica la vita si guadagna meglio. Lo racconta un altro libro uscito in
questi giorni in Francia: Gainsbourg. Le gnie
sinon rien uno degli album della Collection

I misteri
di un genio
maledetto
Passion delle edizioni Textuel (191 pag., 49
euro), biografia ricca di pi di cinquecento immagini, manoscritti e documenti, con un testo
essenziale firmato da Christophe MarchandKiss (comunque pi ampio di G for ever di
Franck Maubert, ed. Scali, 33 euro, anchesso
un album di recente pubblicazione francese).
Quando, nel dopoguerra, folgorato da Django Reinhart, Serge (che ancora si chiama Lucien) suona la chitarra nei caff, nei dancing o
ai matrimoni, si appena strappato di dosso la
stella gialla imposta agli ebrei francesi durante loccupazione nazista. Gainsbourg non sposer mai una causa politica, non prender mai
le parti di Israele. Nel 75, per, in Rock around
the bunker (terzo dei suoi quattro straordinari

concept album, dischi su un unico argomento), dar una rappresentazione rock del
nazismo e attraverso canzoni come Yellow
star, Tata teutonne o SS in Uruguay si toglier
pi di un sasso dalle scarpe. Ma non vi includer Le silence du Pape, canzone (perduta)
sullatteggiamento ambiguo di Pio XII davanti al nazismo. Mi sono detto che non valeva la
pena di rivangare quella storia, dichiarer in
unintervista.
Provocatore timido, provocatore rispettoso. mai possibile? Non il solo ossimoro che
si attaglia al personaggio Gainsbourg. Da
bambino i suoi compagni lo chiamano Ginette, tanto riservato e schivo. Non bello, non
lo sar mai. Salire in palcoscenico sar sempre

un incubo per lui. Linterprete delle proprie


canzoni non a suo agio nel ruolo, il suo disturbo si trasmette al pubblico, la corrente non
passa, scrive ancora Serge Vincendet nellintroduzione allopera omnia. Siamo lontano
dai cantanti di charme, scherzosi o suadenti.
Ma il tono giusto, e le parole, nelle quali si mischiano dolcezza e crudelt, latteggiamento
fisico fragile e aggressivo allo stesso tempo, affascinano. C tutto Gainsbourg, in questa
descrizione. E anche un altro, prima di lui, vi
corrispondeva: Boris Vian. Lincontro con
Vian fu per Serge una folgorazione. Guardando il suo fisico sgraziato, ascoltando la sua voce nasale e le sue provocazioni verbali in jazz,
Gainsbourg cap che poteva incamminarsi

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 45

I RITRATTI
A sinistra, tre ritratti di Serge
Gainsbourg. A fianco,
il cantautore francese
con lattrice Jane Birkin,
che per molti anni stata
la sua compagna. Nella foto
grande, la coppia a Saint-Tropez

Parole rivoluzionarie, musica complessa

Il fascino scandaloso
di Je taime
GINO CASTALDO

Repubblica Nazionale 45 15/01/2006

sulla stessa strada. Finch fu in vita (cio fino


al 59) Vian lo sostenne, lo difese, lo protesse.
Quel ragazzo aveva deciso di rivoluzionare la
canzone, di renderla pi letteraria. Voglio
reagire contro la povert dei testi delle canzoni. Perch non avrebbero il diritto di essere
noires, a volte, come i film?, dichiarava negli anni Cinquanta.
Serge Gainsbourg fu un uomo che amava le
donne. Ma non un homme femmes, non
uno sciupafemmine. Detestava lamore fisico
senza amore e, attraverso il corpo femminile,
cerc sempre lassoluto, la bellezza, la perfezione. Furono le femmine, invece, a sciuparlo.
Prima fra tutte Brigitte Bardot, che incontra alla fine del 65 quando ha gi due matrimoni alle spalle (e due figli dal secondo: Natacha e
Paul). Lei bellissima e passionale, ma sposata con Guenther Sachs. Per lei scriver canzoni, programmi televisivi, fumetti. Per B.B.
nel 67 comporr Je taime moi non plus e con
lei la incider su un disco promozionale stampato in sole dieci copie e bloccato da Sachs. La
canzone originale uscir nell86 su un 33 giri
della Bardot, ma con un nuovo missaggio.
Nel frattempo arrivata Jane, e per pi di
dieci anni (fino a quando, nell80, lei se ne andr con il regista Jacques Doillon) Gainsbourg
e Birkin saranno la coppia della Parigi notturna, etilica, musicale, letteraria, glamour,
y-y. Si incontrano nel 68 sul set di un film nel
quale recitano entrambi. Lei inglese, ha poco
pi di ventanni, acerba e bellissima; lui ne ha
quarantuno ed gi un po us. Vanno a vivere al 5 bis della rue de Verneuil (ancora oggi
tra le pi graffitate mete parigine di pellegrinaggi, come la tomba di Jim o la casa di Dalida). La bella e la bestia titolano i giornali. Non
saranno mai molto originali, i titoli, per Gainsbourg. Un anno dopo lincontro esce 69
anne erotique con Je taime moi non plus cantata/sospirata assieme a Jane. Nel 71 nasce
Charlotte, figlia amatissima, oggi attrice. Con
lei nell84 duetter in Lemon incest (strofa della tredicenne Charlotte a pap: Lamore che
non faremo mai il pi bello, il pi violento, il
pi puro, il pi inebriante) su Love on the beat
un disco rock con una sodomia in musica di
otto minuti e cinque secondi, che lo vede in copertina truccato da donna e per lei nell86
comporr Charlotte for ever e girer il suo
quarto e ultimo film come regista.

IL MANOSCRITTO
Qui sopra, il manoscritto
originale della canzone culto
Je taime moi non plus. In alto
il biglietto di un concerto

Quelli con Birkin saranno gli anni pi intensi della sua vita di uomo e di artista. Birkin
fu la sua donna e la sua musa. Per lei scrisse le
canzoni pi belle, pi ispirate, pi profonde
(anche se in Francia molto famosa La javanaise, composta nel 63 per Juliette Greco).
Ancora in Amour des feintes (90), lultimo disco scritto per Jane (e in assoluto le sue ultime

canzoni), Gainsbourg continuava ad infilare


rimpianti e dichiarazioni damore per lei. Fu
negli anni senza Birkin che si lasci davvero
andare, che la sua maschera divenne penosa
e patetica, che il tasso alcolico sal vertiginosamente. Nell80 scrisse il suo unico romanzo
(oggi abbastanza illeggibile) Evgunie Sokolov, la storia di un pittore petomane, metafora della solitudine dellartista. Disperazione e
provocazione andavano in lui di pari passo:
nell84, in diretta tv, bruci un biglietto da 500
franchi (75 euro) per rappresentare il suo rapporto con il denaro che, per, gli arrivava copioso anche da pubblicit televisive (come
quella del Martini). Sempre in tv urla a Whitney Houston: I want to fuck you, ed talmente eccessivo da ammettere lui stesso uno
sdoppiamento di personalit. Nasce cos
Gainsbarre, Mister Hyde, il suo terzo io (dopo
Ginsburg e Gainsbourg). Nell87 esce Youre
under arrest, lultimo disco, un concept album come Rock around the bunker e i due capolavori: Histoire de Melody Nelson (71) e
Lhomme tte de chou (76). Narra la vita sessuale di Samantha, lolita newyorkese, amata
dal legionario-narratore (e Mon legionnaire
di Edith Piaf).
Il mito Gainsbourg ancora oggi molto vivo. Non un mito da grande pubblico: scomodo, scabroso, destabilizzante. Non
neanche un mito da anniversari, tanto che tre
libri escono tutti assieme senza alcuna ragione celebrativa. un culto quasi sotterraneo.
Franois Ravard, compagno e produttore di
Marianne Faithfull, racconta che qualche anno fa, durante la registrazione di Kissin Time
(il disco della cantante con i giovani rocker),
Beck, Damon Albarn, Jarvis Cocker e Billy
Corgan non smettevano di fargli domande su
Gainsbourg. Della banda Gainsbarre, Ravard
era stato il gamin, il ragazzino.

nob, decadente, oltraggioso. Un campione di


scandalose verit erotiche. Serge Gainsbourg
non poteva che essere figlio della canzone
francese di fine anni Cinquanta, quando chansonnier strazianti, poeti estrosi e jazzisti surreali provarono a costruire un progetto rivoluzionario di musica dautore votata alla grande comunicazione di
massa. Il terreno era fertile, certo, ma ci non toglie
che la sua voce strafottente risultasse comunque
come una spina nel fianco, una mina vagante pronta a esplodere nel recinto sicuro dei benpensanti di
ogni specie. Il caso pi celebre lo stesso che ha diffuso il suo nome in ogni angolo del mondo. Era il
1968 e Gainsbourg, allora ebbro damore per la Bardot, immagin un pezzo allapparenza semplice: Je
taime moi non plus. Un pezzo che semplice non lo
era affatto: unatmosfera dettata da un organo di sapore liturgico sopra il quale vola la voce di due
amanti. Lui vuole lasciarla, lei no, ma non questo
il punto. Il fatto che i due si scambiano torbidi sussurri mentre fanno lamore, i gemiti sono inconfondibili, le parole pure, dirette, esplicite, prive di mediazione.
Oggi pu far sorridere, ma nel 1968, malgrado la
rivoluzione del rock, un pezzo del genere era una
autentica bomba, talmente forte che qualche grido
di allarme si sollev ancora prima che uscisse. E infatti non usc. La Bardot, che pure era in quegli anni
la donna pi desiderabile e disinibita del pianeta, si
spavent. Suo marito, Guenther Sachs, punt i piedi e lei implor lamico Serge di non pubblicare la
canzone. Gainsbourg che, dopo tutto, rimaneva un
gentiluomo, acconsent, pur rendendosi conto di
avere in mano un pezzo clamoroso. Con B.B. aveva
inciso parecchie canzoni: Bonnie and Clyde, Comic
strip, tra le altre. Ma quella era destinata a rimanere
una fantasia proibita. Esistevano solo dieci copie
dellacetato originale e Gainsbourg a casa lo faceva
ascoltare a tutti. La versione originale con la Bardot
rimase inedita fino al 1986 quando ormai il brano
non poteva pi spaventare nessuno. Ma lui non
moll lidea. Conobbe Jane Birkin sul set di un film,
i due si innamorarono perdutamente e decise di riprovare con la nuova Musa. La stessa Birkin esit a
lungo. Trovava la versione della Bardot insuperabile, poi scopr che cera una coda di belle e sensuali
attrici pronte a entrare in sala dincisione e probabilmente nel letto di Serge. E allora ruppe gli indugi. La canzone fu incisa e usc nel 1969 nella versione che conosciamo. Il successo fu clamoroso anche
se fu censurata, bandita, oscurata in ogni modo
possibile. In Italia entr nella hit parade ma alla radio non la trasmettevano. Ne fu fatta anche una versione da Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer.
uno dei lenti pi riusciti nella storia della canzone, ma ovviamente Gainsbourg era molto pi di
questo. Era un uomo capace di divertire, quando
voleva, ma anche di risvegliare fantasmi inquieti.
Attravers ogni stile, dal cha-cha-cha (che lui ovviamente pronunciava sci-sci-sci, cos come il
reggae, che diventava le reggh) al jazz, al rock.
Prendeva da dovunque gli venisse voglia, sempre
sorprendentemente aggiornato sulle voghe del
tempo, e senza perdere un centimetro della sua personalit. Qualsiasi vestito indossasse, sotto cera
sempre lui, il provocatore, lo sbeffeggiatore, lo sgraziato Quasimodo che amava, ricambiato, donne
bellissime e a un certo ruolo sembrava predestinato. Come esordio discografico scrisse una canzone
per Juliette Greco, e prima ancora scriveva canzoni
per un locale di travestiti, Chez Madame Arthur.
Critica e pubblico erano sempre divisi, o lo si
amava o lo si odiava, ma pi spesso a difenderlo erano gli artisti. Prima Boris Vian, con cui condivideva
libertario cinismo e umorismo sprezzante. Poi addirittura Franois Truffaut, quando Gainsbourg debutt, alla sua maniera, come regista cinematografico (era Je taime moi non plus con Joe Dallesandro
e Jane Birkin). Oltre ai suoi dischi, quasi sempre
gioielli di oscuro rigore poetico, ha scritto per innumerevoli cantanti: France Gall, Franoise Hardy,
Dalida, oltre a Jane Birkin, anche molti anni dopo la
loro separazione. Il suo modo di provocare era candido, naturale, quasi involontario, come se provocatoria fosse la sua stessa esistenza. Nel 1965 fu
chiamato da Barbara, allora prestigiosissima, a
condividere una tourne, ma il pubblico non grad.
Lo contestavano, fischiavano.
Gainsbourg scese dal palco e non volle pi salirci
fino al 1979. Ma non era destino che le cose filassero lisce. Non per lui. Il fatto che proprio in quellanno era uscito un disco che aveva inciso in Giamaica. Tra le canzoni cera Aux armes et caetera versione reggae della Marsigliese. Cos che quando si
ripresent in pubblico lo aspettarono al varco. Una
volta a Strasburgo un intero reggimento di paracadutisti inscen una protesta mentre la cantava. Lui
per tutta risposta si mise a cantare linno in una versione normale (ma quanto poteva esserlo per il
solo fatto di passare attraverso la sua voce?), e del resto sosteneva di non aver voluto offendere nessuno.
Non aveva mai voluto offendere nessuno, per
succedeva. E successe di nuovo nel 1984. Gainsbourg incise un altro disco proiettato in avanti,
questa volta nei territori del rock. Si intitolava Love
on the beat e dentro cera un duetto, Lemon incest,
inciso con la figlia Charlotte. Nel video pap e figlia
erano a letto, abbracciati tra lenzuola di seta. E diceva di non essere un provocatore.

46 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

spettacoli

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

Dive di Hollywood

Aveva 85 anni. Nella sua lunghissima carriera ha recitato


in 130 film e vinto due statuette come attrice
non protagonista. Disinibita scrittrice di memorie,
stata maestra di Marilyn Monroe e per due anni
moglie di Vittorio Gassman, col quale ha condiviso
nel 1999 lultima apparizione sul grande schermo

MARIA PIA FUSCO

Repubblica Nazionale 46 15/01/2006

morta Shelley Winters. Lattrice, nata a East St. Louis nellIllinois il 18 agosto 1920, si
spenta dopo un attacco cardiaco al Rehabilitation Centre di Beverly
Hills. Lo scorso ottobre era stata ricoverata per un infarto ma si era ripresa. Il vero nome era Shelley Schrift. Aveva interpretato oltre 130 film, una decina di commedie a Broadway, aveva partecipato al
cinema doro di Hollywood anni Cinquanta e Sessanta, conquistando due
Oscar come attrice non protagonista, nel
1959 per Il diario di Anna Frank e nel 1965
per Incontro al Central Park, in entrambi
i casi nel ruolo di una madre. Il suo ultimo film del 1999, La bomba, di Giulio
Base, una commedia su tre aspiranti attori in cerca di fortuna in America, che,
per uno scherzo del destino, stato anche lultima apparizione sullo schermo
di Vittorio Gassman, dal quale la Winters
aveva avuto una figlia Vittoria-Gina e
aveva divorziato nel 1954, anche se non
si era mai spento il legame di amicizia.
Nel film cera anche Alessandro Gassman. Tra i film italiani interpretati Gli
indifferenti e Un borghese piccolo piccolo.
Bionda, i lineamenti irregolari, le curve sexy, il sorriso luminoso che suggeriva
innocenza ma anche ambiguit le aveva procurato ruoli molto distanti e diversi, dallingenua operaia di Un posto al solealla madre mafiosa e assassina del Clan
dei Barker aveva lasciato la famiglia
per il sogno del cinema dopo aver frequentato lActors Studio e tra i maestri
aveva avuto Charles Laughton. Negli anni ricchi di speranze e poveri di dollari,
aveva diviso la stanza con Marilyn Monroe. Le legava un profondo affetto, la
Monroe raccontava che Shelley le aveva
insegnato quel modo speciale di stare
davanti alla macchina da presa, con il capo reclinato indietro, lo sguardo abbassato, le labbra dischiuse.

FOTO AP

ROMA

Addio a Shelley Winters


bionda sexy e madre da Oscar
Negli ultimi anni Shelley Winters era
apparsa di frequente in show televisivi,
in genere a parlare delle critiche e del sarcasmo che non risparmiava ai tycoon di
Hollywood, sia nelle interviste che in libri
biografici. Fin dagli inizi della carriera si
era fatta notare per il carattere schietto e
diretto, per i modi bruschi con chi non le
piaceva, per le battute spregiudicate, come Ho girato un film in Inghilterra, faceva cos freddo che stavo per sposarmi,

Il modo migliore per trovare un uomo


andare a pranzo con lex moglie, Bisogna imparare a interpretare le madri se
vuoi sopravvivere a Hollywood.
Tra gli episodi memorabili ci fu la partecipazione allo show di Johnny Carson.
Cera anche Oliver Reed, contro il quale

CINEMA E AMORE
Nelle foto, Shelley Winters con lOscar
e con Vittorio Gassman e la figlia

la Winters si scagli per le affermazioni


antifemministe dellattore. Lasci addirittura lo studio, per rientrare a sorpresa
con una bottiglia di champagne, si avvicin allattore e sorridendo gliela ruppe
sulla testa. Ma anche se il carattere non
laveva aiutata nei rapporti con il cinema,
stata una delle attrici pi amate dai critici, che protestarono quando le altre
candidature allOscar, per Un posto alsole e Lavventura del Poseidon, non le pro-

curarono la statuetta. Il talento di Shelley


Winters era quello di tramutare in pregi
le irregolarit del fisico e del volto (A
Hollywood mi truccavano troppo, sembrava che sulla mia faccia fosse passata
una squadra di decoratori) e una indiscutibile capacit di rendere credibili e
memorabili i suoi personaggi, protagonisti o secondari che fossero, come in Il
grande coltello, Il fiume rosso, Il giardino
della violenza, Detectives story, Stop a
Greenwich Village, la madre in Lolita.
A Hollywood tutti i matrimoni sono
felici, il problema comincia con il vivere
insieme, diceva forte della sua esperienza di scarsa fortuna con i partner e dei tre
matrimoni consumati in breve tempo:
tre anni il primo con Paul Meyer, due
quello con Gassman e dal 57 al 60 lultimo, burrascoso, con Anthony Franciosa.
Di questultimo raccont che, tornata a
casa con lOscar, Tony gli lanci solo
unocchiata distratta. Capii che il matrimonio era finito.
Le delusioni nel lavoro e nella vita privata non ne avevano comunque domato
il carattere. Era sempre pronta a gesti di
sfida, come quando alla cerimonia degli
Oscar scandalizz gli americani che sapevano del suo flirt con Farley Granger,
presentandosi al braccio di un giovane,
bello e atletico Vittorio Gassman. Negli
ultimi anni, quando i problemi di cuore
non la frenavano, ha partecipato ad ogni
battaglia civile, ha scritto libri, ha approfittato di ogni occasione per denunciare
le ingiustizie di Hollywood e le ipocrisie
della societ americana.

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 47

la lettura

Per la prima volta la National Gallery di Londra


ospita una mostra di fotografie, e la novit fa discutere.
Anche se le immagini che Tom Hunter ruba ai pi torbidi
e disperati casi di cronaca nera dei bassifondi
dellEast End e ricompone come tableaux vivant ispirati
ai capolavori rinascimentali sono molto particolari

Scatti darte

Ventuno cartoline dallinferno

ENRICO FRANCESCHINI

Repubblica Nazionale 47 15/01/2006

LONDRA

i sono due modi di guardare le immagini di questa pagina. Il primo fare come
Gertrude Stein, che nella Parigi degli anni Venti diceva a Ernest Hemingway di
descrivere una rosa senza tanti giri di parole: una foto una foto una foto. Il secondo provare a riconoscere le tracce e seguire la pista deliberatamente
lasciate dallautore: una foto un fatto di cronaca,
un quadro del Rinascimento. Spieghiamoci meglio.
Tom Hunter, lautore delle immagini, un novello
cantastorie. Racconta le sue storie attraverso fotografie di largo formato, allestite in ogni minuscolo
particolare come la scena di un dramma teatrale. Le
storie sono ispirate da fatti realmente accaduti, presi
dal giornale locale di un quartiere dellEast End di
Londra, lHackney Gazette: delitti, bordelli, risse,
sbornie, povera gente, solitudine. Ma quelle storie di
ordinaria follia vengono elevate a poema epico grazie
a citazioni colte: persone, gesti, ambiente, sono infatti a loro volta tratti dal quadro di un famoso maestro del Rinascimento.
Gli chiedono: si sente pi un fotografo o un artista?
Hunter non ne cos sicuro. Ha risposto per lui, in un
certo senso, la National Gallery, il pi grande museo
della capitale britannica, decidendo di ospitare una
mostra di questi suoi tableaux vivant fotografici:
ventuno grandi immagini a colori, in una rassegna intitolata Living in Hell (Vivere allinferno), che rester
esposta nella Sunley Room fino al 12 marzo prossimo
(con accesso gratuito, quindi senza che sia necessario
prenotare in anticipo i biglietti). la prima volta, nella sua lunga e onorata storia, che la National Gallery
esibisce una mostra di fotografie. La novit non pas-

DAL PENNELLO ALLOBIETTIVO


Le immagini in questa pagina sono tratte
dalla mostra di Tom Hunter in corso
in questi mesi alla National Gallery di Londra. Lesposizione,
intitolata Living in Hell, sar
visitabile fino al 18 marzo. Il quadro in alto
La morte di Procri di Piero di Cosimo.
Qui sopra, Fanciulla che legge una lettera
accanto alla finestra di Johannes Vermeer

sata inosservata. Qualche critico si detto perplesso.


Qualcuno dei grandi benefattori del museo ha trovato la cosa discutibile. Ma la maggioranza degli appassionati, dei critici, dei media, ha al contrario lodato liniziativa. Sia perch quasi tutti i quadri citati nelle
foto di Hunter sono esposti proprio alla National Gallery, una sorta di citazione nella citazione. Sia perch
le sue composizioni usano lobiettivo della macchina
fotografica come un pennello. Non a caso, a volte impiega diciotto mesi a completare un quadro.
NellEast End, il quartiere londinese dellimmigrazione, dei romanzi di Dickens, oggi dei punk e dei locali alternativi dove raramente arrivano i turisti,
Tom Hunter ha vissuto da quando aveva venticinque
anni ad ora, che ne ha quaranta, abitando a lungo in
uno squat, una casa occupata abusivamente, che a
un certo punto la municipalit gli ha ceduto per quattro soldi. Lidea di raccontare storie fotografiche
strappate alla cronaca gli venuta leggendo che lo
scrittore Thomas Hardy faceva lo stesso nei suoi romanzi. Contemporaneamente, Hunter era attirato
dalla pittura come fonte dispirazione. Nel 98 ha vinto il suo primo premio, il John Kobal Photographic
Award, ricreando un quadro di Vermeer, e da allora
non ha pi smesso di mescolare cronaca nera e Rinascimento. La foto che d il titolo alla mostra della National Gallery, Living in Hell, era il titolo di un articolo
dellHackney Gazette su unanziana donna ritrovata
in una casa senza riscaldamento, senza niente da
mangiare, infestata di scarafaggi. La sua composizione ispirata da Four figures at a table, un quadro del
1643 dei fratelli Le Nain, che mostra una donna e i suoi
bambini in una misera casa di campagna. Nella foto, i
bambini sono scomparsi ed scomparsa anche la dignitosa povert del 1643, sostituita da una brutale degradazione. Gli scarafaggi sono autentici. Lorrore
della vita quotidiana, pure.

48 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

i sapori

Men di stagione

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

Cavoli, cardi, radicchio, broccoli: dalla natura arrivano


in questi mesi i cibi pi adatti a combattere il freddo
Ma per mantenere intatti i loro elementi, antinfiammatori
e nutritivi, importante non abbondare nei tempi di cottura
e consumarli freschi. Ben lo sanno gli chef che hanno dato vita
a ricette golose anche con i vegetali considerati pi poveri
Verza
Sorella del cavolo cappuccio, ma a foglie
grinzose, lingrediente-base di molti
piatti invernali in tutto il nord Italia.
Le migliori sono compatte, non troppo
grandi, con l'interno chiaro. Piatto
di elezione, la cassoeula milanese

LICIA GRANELLO

er cominciare, un ottimo
antinfiammatorio. Vie respiratorie, artrosi, gastrite, ulcera, coliti ulcerose In pi, combatte gli stati di affaticamento,
lacne, la stitichezza. E come se non
bastasse, aumenta le difese organiche, nutre,
mineralizza. Senza dimenticare il potere antiossidante, per via delle vitamine in quantit.
Quante medicine bisognerebbe ingoiare per
ottenere lo stesso risultato terapeutico?
Invece di fare un inventario farmaceutico,
basta mangiare il cavolo, re dellorto dinverno. Siamo abituati a pensare che le verdure siano figlie esclusive della bella stagione: la primavera con i suoi boccioli, promesse di bont che lestate con le sue lunghe giornate di luce calda e sole forte
far arrivare a giusta maturazione. Perfino luva, che pure ci rimanda
alla vendemmia dautunno, deve la sua dolcezza alle calure dagosto.
Lui, invece, re Cavolo, se
ne frega. Anzi, a farlo star bene proprio il freddo. Il gelo,

Repubblica Nazionale 48 15/01/2006

Verdure
dinverno

poi, ce lo consegna turgido e maturo, al massimo della forma. E non il solo: linverno un
susseguirsi di verdure che i brividi li lasciano
tutti a chi le raccoglie. Tenere o callose, colorate o bianchissime, hanno il compito di traghettarci dalle maturazioni tardive di fine
estate alle primizie daprile senza lasciarci
sprovvisti di tutto quanto ci serve a superare
bene i mesi del grande freddo.
La natura non ha bisogno di trucchi e scorciatoie: basta seguire il calendario dellorto da
cui discendono praticamente tutte le ricette
della tradizione regionale, e il gioco fatto.
Certo, perch gli elementi nutritivi ci arrivino
intatti, occorre che le verdure siano fresche e,
se cucinate, cotte velocemente: infatti, le vitamine non amano n la luce n le alte temperature (sopra i 60, B e C si degradano).
In compenso, se riusciamo a resistere allinsana attrazione per pomodori e melanzane
cresciuti senza nemmeno un minuto di sole,
scopriremo che uninsalata di cavolo cappuccio regala da sola oltre la met del fabbisogno
quotidiano di vitamina C e allo stesso tempo
tampona gli additivi di carni e insaccati.
Nulla che assomigli lontanamente a un sacrificio per il palato: al contrario, molte tra le ricette con le verdure invernali protagoniste
dal carnale connubio di verza & maiale della
cassoeula milanese allodorosa, irresistibile
bagna cauda piemontese con cardi e topinambur sono gustose in maniera robusta e originale, perfette per sconfiggere il freddo e lumido dellinverno. Unico limite di tanta forza
golosa, limpossibilit di essere piatti normali,
e quindi lobbligo di considerarli delle splendide eccezioni alla dieta quotidiana.
toccato ai cuochi di nuova generazione cimentarsi per trasformare lobbligo delluna
tantum in celebrazione raffinata, piegando
con grazia le ricette dantn alle esigenze nutrizionali di inizio millennio. Cos, negli ultimi
anni la minestra maritata ha perso lodore animale dellosso di maiale e la bagna cauda il suo
imperituro ricordo daglio, guadagnando in finezza e non smarrendo il cuore gourmand.
Lalternativa a calorie ridotte una super insalata a base di radicchio, indivia, lollo, valerianella, lattuga: tutte foglie che danno il meglio di
s in queste settimane. Ma non lasciatele sole:
aggiungendo una manciata di semi (zucca, sesamo, papavero), una mela meglio se acidula come la Granny Smith tagliata a dadini,
qualche gheriglio di noce, un giro di extravergine e qualche goccia di limone, avrete assemblato una vera bomba vitaminica.
Se volete rallegrarla, accompagnatela con
un paio di crostoni di pane scuro spalmati di
brie caldo e filante. A patto che la bilancia del
dopo Natale ve lo permetta.

Radicchio rosso
Tre variet (Verona,
Chioggia, Treviso)
identificano linsalata
rossa invernale, una cicoria
introdotta dallOriente
ai tempi delle Repubbliche
Marinare. molto
gustosa anche cotta,
in paste e risotti

Vitamine dopo la Grande Bouffe


Carciofo
Il khashuf arabo viene
raccolto prima
che fiorisca. Le variet
si dividono per presenza
o assenza di spine
e per il colore. Acidulare
con limone lacqua
di lavaggio e cottura evita
lannerimento

Chef Gennaro Esposito


Talento della cucina
campana, alleggerisce la
ricetta con una marinatura
al freddo e sotto sale
delle varie parti
di maiale, poi sciacquate e sbollentate
pi volte. Cotture separate anche
per le verdure in acqua bollente salata
MINESTRA MARITATA
800 gr. verdure bollite per pochi istanti (cavolo verza,
bietola selvatica, cicoria, scarola riccia e liscia, cardi,
borraggine, broccolo nero)
4 fette cotechino sbollentato e tagliato a listarelle
pezzi di musetto, orecchie, piedini, ossi di ginocchio e
spalla di maiale
80 gr. scorza Parmigiano pulita a quadretti
brodi (separati) di muscolo di vitellone e gallina
*Cuocere i piedini per mezzora, orecchie
e musetto per 20, poi pulire e tagliare
*Tagliare a listarelle anche il muscolo e la gallina bolliti
*Fare un soffritto leggero di extravergine e cipolla,
aggiungendo le carni, gli ossi, i brodi, le verdure
*Sobbollire per tre ore per maritare il tutto, unendo il
Parmigiano nellultimo quarto dora
*Servire con un filo dextravergine e un giro di pepe

420mila
Le tonnellate di carciofi
prodotte in Italia

283 mln euro


La produzione, a prezzi
di base, dei cavolfiori

+64%
II rincaro del radicchio
rosso nellultimo mese

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

LA DOMENICA DI REPUBBLICA 49

itinerari
Colfosco (Bz)

Dolceacqua (Im)

SantAnastasia (Na)

In Alta Badia, la tradizione


gastronomica connette
strettamente verdure
e carni, a partire da radici,
erbe e brassicacee,
sia nella composizione
delle zuppe
che nei secondi, vere
delizie per gli sciatori
al termine della giornata sulla neve

Il piccolo, magico borgo


medievale immortalato
dal pennello di Claude
Monet dominato
dal castello dei Doria.
Come in tutto lentroterra
dImperia, le verdure
invernali vengono
elaborate in piatti gustosi
con legumi, coniglio e stoccafisso

Adagiata alle falde


del Vesuvio, a pochi
chilometri da Napoli,
famosa per la lavorazione
delle olive verdi
e per la produzione di frutta
e verdura di qualit
Nella zona, le tante,
golose verdure invernali
vengono maritate con le carni

DOVE DORMIRE

DOVE DORMIRE

ALBERGO LUJANTA
Strada Pecei 31
Tel. 0471-836005
Mezza pensione da 54 euro a testa

IL MELOGRANO
Regione Auriperga
Tel.0184-206273
Camera doppia da 90 euro, colazione inclusa

DOVE DORMIRE

DOVE MANGIARE

DOVE MANGIARE

Siriola Caf (con camere e ristorante gourmand)


Via Pre de V 31, San Cassiano
Tel. 0471-849445
Chiuso marted, men da 30 euro

PALAZZO DEL MAGGIORE


Regione Lamponasco, Castelvittorio
Tel.0184-241037
Chiuso marted, men da 45 euro

DOVE COMPRARE

DOVE COMPRARE

ALIMENTARI BIOLOGICI
Via P. Martiri 51
Tel.0184-206851

ORTOFRUTTA KLAMMSTEINER
Strada Colz 49, La Villa
Tel. 0471-847730

HOTEL MARAD
Via Benedetto Croce 24, Torre del Greco
Tel.081-8492168
Camera doppia da 70 euro, colazione inclusa

DOVE MANGIARE
'E CURTI
Via Padre Michele Abete 6
Tel.081-5313840
Chiuso domenica, men da 30 euro

DOVE COMPRARE
ORTOFRUTTA LA DOLCE SOSTA
Via Somma 62
Tel.081-5304471

Collodi
E insieme col pane
ti dar
un bel piatto
di cavolfiore
condito con lolio
e con laceto [...]
e dopo
il cavolfiore
ti dar
un bel confetto
ripieno di rosolio
da PINOCCHIO

Cardo

Repubblica Nazionale 49 15/01/2006

La cinara cardunculus
appartiene alla famiglia
dei cardi selvatici come
il carciofo. Coltivato
in assenza di luce,
spesso interrandolo
fino alla raccolta,
se ne consuma solo il
gambo, che va cotto
per oltre due ore

Porro
Altra verdura dagli infiniti meriti salutistici,
vantando propriet toniche, diuretiche,
lassative, antisettiche. Protagonista
versatile di minestre, tortini, frittate, pur,
se ne consuma il falso fusto (bulbo),
di cui la parte bianca quella pi pregiata

Cavolfiore
Ha una sola controindicazione:
lodore. Per evitarlo
(e mantenerlo bianco), basta
aggiungere un cucchiaio
di farina bianca e qualche goccia
di limone nellacqua di cottura.
Se di piccole dimensioni
e freschissimo, gustoso
anche crudo in pinzimonio

Chef Paolo Masieri


Patron di Paolo e Barbara;
ristorante-culto a Sanremo,
rivisita una tradizionale
ricetta ligure. La base di farro
spezzato (120 gr) preparata
cuocendolo unora nel brodo con un soffritto
classico, pi aglio, alloro, rosmarino, 20 gr
di lardo e mezzo porro tagliato sottile
CALAMARETTI SALTATI CON GRAN PISTAU

Cime di rapa

Cavolo nero

I germogli fogliosi
della rapa sono pieni
di virt: gustosi, digeribili,
depurativi, stimolanti
dellappetito, ricchi
di calcio e fosforo.
La ricetta pi celebre
li accoppia
alle orecchiette

Membro della famiglia


dei cavoli senza testa,
lingrediente-base
della mitica Ribollita
toscana. La coltivazione si
estende anche al Sud, la
raccolta avviene staccando
le singole foglie pi esterne
via via che maturano

400 gr. calamaretti


4 foglie di verza a listarelle sottili (julienne)
1 mazzetto di bietole
100 gr. di funghi galletti freschi ( o secchi ammollati)
porro in julienne
50 gr. fagioli di Pigna rinvenuti in acqua
Salvia, cipolla e sedano
*Far bollire piano i fagioli con salvia, sedano e cipolla
per unora, salare alla fine
*Scaldare met olio in una casseruola, aggiungere bietole,
verze, porri e funghi, salare e cuocere a fuoco basso 4
*Pulire i calamaretti, asciugarli bene con carta assorbente,
saltarli in extravergine caldissimo e padella larga, poi salare
*Scaldare il farro e versarlo a specchio nel piatto.
Disporre al centro le verdure e allesterno i calamaretti
*Rifinire con pepe, olio e una punta di maggiorana

50 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

le tendenze

Dopo anni di dominio del bianco assoluto o del beige,


le stanze si tingono di spettacolari cromie. Si riscopre
la carta da parati, utilizzata per per aprire squarci decor
negli angoli del salotto o della camera da letto, si osano
accostamenti teatrali e i mobili classici con lazzurro,
il rosso o il viola intenso perdono la loro patina seria

Arredo e stile

RAMO
DI CORALLO
Sembra
un ramo
di corallo
il candelabro
in alluminio
smaltato
Tenochtithan
di Driade
Firmato
da Vittorio
Locatelli,
alto
46 centimetri

CLASSICI RIVISITATI
Anche i modelli orientali
pi classici cambiano
look. La linea Container
di ArredoPi propone
una serie di mobili cinesi
tradizionali laccati
con tinte fluo

ISPIRAZIONE
OTTOCENTO
Riprende una seduta
in voga nellOttocento
la poltroncina Sultan
di Roche Bobois
disponibile
in diversi colori

CACHEMIRE
allinsegna del colore
la nuova collezione
per la casa di Malo:
cuscini, plaid, copriletto
e gadget in cachemire
Da sovrapporre
o magari alternare

Colore

Fine del minimal, la casa un arcobaleno


JACARANDA CARACCIOLO FALCK

I
IDEE DA SALOTTO
Unidea per il salotto? Il divano Basket,
struttura in metallo e cuscini verde mela
Ronan e Erwan Bouroullec, di Cappellini

ALLEGRI DETTAGLI
Arancio e viola, giallo, rosso
e marrone: i cuscini fantasia
della linea casa di Missoni
accendono qualsiasi
ambiente, dalla camera
da letto al soggiorno

LISOLA VERDE
Sono disponibili in diverse sfumature
di verde, da alternare a seconda dell'effetto
desiderato, le poltroncine in poliuretano
Sus Limelight. Distribuite da Moooi

l trend era stato anticipato per la prima volta qualche stagione addietro
durante una delle puntate cult del serial della Hbo Sex and the city.
Quando il mitico mister Big, eterno e sfuggente amore della protagonista, la giornalista Carrie Bradshaw, dopo averla lasciata per sposare la
bellissima Natasha, torna sui suoi passi. E per giustificare il suo ripensamento racconta a Carrie, alias Sarah Jessica Parker, quanto il suo matrimonio si sia rivelato noioso: Viviamo in una casa beige, Natasha si veste
sempre di beige, la nostra vita beige, si lamenta laconico mister Big ironizzando sullimpeccabile e algido minimalismo.
Fortunatamente per mister Big i tempi delle case zen, tutte giocate sulle sfumature del bianco, del beige e nei casi pi azzardati del grigio, sembrano essersi avviati definitivamente al tramonto. Lo stile degli anni Novanta, reazione estetica agli eccessi in voga negli edonistici eighties, sembra ormai vecchio.
Per rendersene conto basta dare unocchiata alle fiere specializzate. Come il
salone parigino di Maison&Object, in calendario dal 27 al 31 gennaio, dove le
oltre settanta case produttrici di tessuti e carte da parati presenteranno collezioni allinsegna della vivacit pi sfrenata. Ma anche ai negozi di arredamento. E ai locali di tendenza dove le sfumature pi azzardate dettano legge.
Personalmente non ho mai avuto paura di usare il colore, racconta larchitetto israeliano Adam Tihany (autore a Roma del coloratissimo hotel
Aleph) che, per il suo ultimo progetto, il Jade 36, un bar alla moda nel cuore
di Singapore, ha scelto un arredamento multicolor giocato sulle nuance del
giallo limone e del verde giada. I colori riescono a influenzare il nostro stato emozionale, riescono a dare personalit a un luogo, aggiunge Tihany,
ci ravvivano o ci deprimono, ci stimolano o ci tranquillizzano: non utilizzarli un delitto.
Proprio per questa loro capacit di evocare emozioni e sensazioni, le tinte
accese stanno velocemente conquistando ogni angolo della casa. Da Londra
a Roma, da New York a Berlino, da Pechino a Sidney ormai non c quasi pi
un oggetto domestico che non venga proposto in una serie di nuance inconsuete. Ecco allora le lenzuola shocking di Tricia Guild, gli asciugamani a righe
firmati Missoni, le poltroncine in velluto di Roche Bobois. Ma anche i lavandini verde e arancio di Agape, i tessuti di Osborne&Little, le porcellane da tavola di Habitat.
Stiamo assistendo a un ritorno del colore incredibile, conferma larchitetto Tommaso Ziffer, che in questi giorni sta dando gli ultimi ritocchi al decor
dellHotel de Rome di Berlino, ultimo gioiello della catena di Rocco Forte. E
continua: Nelle case di campagna i colori non erano mai spariti quello che
sorprendente il revival di un certo tipo di decorazione ad effetto negli ambienti urbani. Secondo Ziffer le tonalit pi richieste al momento sono quelle primarie, un po anni Settanta, come larancio, il rosso, il nero, sempre mischiate al bianco o alloff white. Ma anche il viola abbinato al verde mandorla
e il marrone alternato a dettagli dorati.
vero, fa eco dallInghilterra Marthin Ephson, direttore della celebre casa di pitture e carte da parati Farrow & Ball, questa primavera vedremo il ritorno di svariate tinte vivaci, come il giallo e il rosa e anche delle carte da parati a grandi stampe che saranno utilizzate in piccoli ambienti per un decor ad
effetto. Molto in auge questanno, secondo Ephson, anche le carte metalliche
doro o dargento. Da utilizzare per in modo moderno. Ovvero per ricoprire
solamente una parete della stanza. O, in certi casi, unicamente per marcare la
testata del letto. Perch il total look non piace pi nessuno. E limportante, nelle case di oggi, saper osare.

52 LA DOMENICA DI REPUBBLICA

DOMENICA 15 GENNAIO 2006

lincontro

Il Nobel 1988 per la letteratura ha


94 anni, quasi cieco e non riesce pi
ad ascoltare le adorate canzoni arabe.
Ma ancora ogni giorno aspira
il profumo del Cairo. Non ho mai
viaggiato - dice - perch
la mia citt mi ha dato
tutto ci di cui avevo
bisogno. Queste strade
sono il magazzino
della storia: i faraoni,
i persiani, i greci,
i romani, gli arabi,
i turchi, gli inglesi, tutti sono passati
di qui e hanno lasciato il segno, come
un giacimento dellingegno umano

Maestri di vita

Naghib Mahfuz
omani Hassan ammazzer il cammello. La bestia sar macellata e la
carne sar pronta per il
primo giorno di Eid el-Adha, la festa del
sacrificio, due mesi dalla fine del ramadan. I bambini sono tristi, si sono affezionati allanimale che da quasi due anni vive nella stanza al primo piano della
palazzina intasata di polvere e sabbia
nel quartiere di Gamaliya, al Cairo, alle
spalle della moschea di Husseyn. Celato
ai turisti dal pi caotico Khan El Khalili,
il bazar dove comprano oro, argento e
souvenir. Per i vicini Hassan un uomo
arrivato, fa il facchino in un grande albergo. La prima moglie morta partorendo il terzo figlio e lui, per salvare la famiglia, ha sposato unaltra donna che gli
ha dato altri tre figli (ha preteso quel che
avevo dato allaltra, dice). Ha 40 anni, il
pi grande dei ragazzi 20, la pi piccina
6. Come tutti i fratelli maschi, ha problemi renali. Gli hanno gi impiantato la
cannula per la dialisi ed in lista per in
trapianto. A volte la pressione arriva a
260, gli occhi bruciano. Ma non ho paura, dice Hassan con un sorriso onesto,
privo di spavalderia e di rassegnazione.
La famiglia ora pu farcela anche senza di me.
Suo padre morto ieri sera, stato interrato stamattina dopo le preghiere
delle donne. Ora la stradina sterrata dove abitano addobbata a lutto. Stoffa azzurra con sure del Corano ricamate in
verde, oro e porpora coprono le mura
scrostate. Gli uomini del quartiere salutano uno a uno i tredici figli maschi del
defunto e si accomodano su sterminate
file di sedie sistemate una di fronte allaltra. Alla fine del tunnel di raso si ode
il muezzin salmodiare. Accomodatevi, dice Hassan, la morte non deve
sconvolgere i piani della vita. Ci ha invitato a visitare Gamaliya, il quartiere
dove nel 1911 nato il premio Nobel per
la letteratura Naghib Mahfuz, e vuole
mantenere la promessa. La veglia degli
uomini dura molte ore, poi nella notte il
quartiere riprende il suo ritmo abituale.
Nelle botteghe torna la vita, il venditore
avvita la lampadina e illumina i contenitori di cartone pieni di uova e i barattoli
di conserva. Grande compostezza, nessuna lacrima.
La civilt egiziana tutta costruita
sullidea della morte e su come soprav-

quasi due anni ha acconsentito ad accompagnarci da lui nel giorno in cui il


baram islamico del sacrificio e il Natale
copto quasi coincidono. Lo vidi per la
prima volta al giornale nel 1970, racconta Salmawi, scrittore anche lui, ma
diventammo amici la volta che gli consegnai un mio manoscritto per un parere. Me lo riport la settimana dopo: Mi
piaciuto, ho fatto delle correzioni a
matita, cos se non ti sembrano giuste
puoi cancellarle con la gomma, disse.
Io non solo ho accettato i consigli, ma
conservo ancora gelosamente quei fogli
con la sua calligrafia.
Salmawi il figlio maschio che Mahfuz non ha avuto. Protettivo a rischio di
poter sembrare autoritario, tratta il vecchio maestro con tenerezza e rispetto.
Grida ogni domanda in arabo, e affinch
lui possa udire traduce anche le risposte
in inglese a voce altissima, scandendo le
parole. Mi manca la musica, dice lo
scrittore, quasi a scusarsi per il suo problema di udito. Una volta ascoltavo le
canzoni di Oum Kalthoum ogni giorno,
dopo la siesta. Poi uscivo con un amico
a prendere un t sulle rive del Nilo. Oum
Kalthoum, la pi grande voce dEgitto,
era il mio idolo, ma lho incontrata una
sola volta, quando Al Haram organizz

Io sono ottimista:

stiamo dentro
un tempo malato
ma di transizione;
lEgitto vive una fase
protodemocratica
e il suo futuro
non pu che essere
la democrazia

FOTO GAMMA

IL CAIRO

vivere a essa, ci spiegava Mahfuz poche


ore prima. Gi nell88, quando gli fu assegnato il Nobel, lo scrittore non viveva
pi a Gamaliya. Per ragioni di salute si
era spostato a Agouza, un quartiere pi
salubre sulla riva del Nilo. Mi manca la
vecchia Cairo, dice. La voce profonda,
laspetto ieratico, le migliaia di minuscole rughe del viso e delle mani che si
contraggono e si distendono impercettibilmente incutono rispetto. Il maestro
ha 94 anni, sente poco, non vede quasi
nulla, ma la mente lucida, la memoria
intatta. Non scrive pi romanzi, solo
piccole storie che detta ogni mattina alla sua segretaria. Lultimo libro, pubblicato lanno scorso, una raccolta di sogni (The dreams, ed. The American University in Cairo Press), 104 in tutto, nessuno pi lungo di una pagina. Ho nostalgia dei vecchi caff, mi manca il contatto diretto con la gente del quartiere, il
vociare dei bambini, le giornate scandite dallattivit degli artigiani, i richiami
delle donne. Gli interminabili, afosi pomeriggi estivi a El Fishawi, davanti a un
t alla menta. Abbandonare Gamaliya
fu per me una decisione penosa. E pi
doloroso il fatto che adesso, nelle mie
condizioni, non posso tornarci. A volte
un amico mi dice: Andiamo Naghib, ti
ci accompagno con la mia automobile.
Ma io declino linvito, perch troverei
insopportabile essere l senza poter vedere la gente e le case. Mi mancherebbero i suoni che mi sono familiari. Lolfatto no, quello non mi ha tradito, un
sollievo respirare a pieni polmoni gli antichi profumi. Mi consola il fatto che El
Husseyn, il cuore della nostra citt, non
sia stato travolto dal modernismo. Forse solo un palazzo o due sono stati demoliti, ma le stradine in cui giocavo da
bambino sono rimaste le stesse. Se fa un
giro nel quartiere, trover ogni cosa come lho lasciata. Ci vada, anche per me.
Il palazzo dove abita, proprio davanti
al fiume, costantemente presidiato
dalla polizia. Lappartamento ha una
doppia porta, la seconda non si apre finch la prima non si chiusa alle spalle di
chi bussa. Nel 1994 Mahfuz fu ferito alla
gola da un fondamentalista che si era
avvicinato alla sua automobile. Lo scrittore laveva scambiato per un amico,
forse un lettore, e aveva abbassato il finestrino. Sarebbe morto se a cento metri non ci fosse stato un ospedale militare, ma la riabilitazione stata lunga e dolorosa. Eppure, se c una cosa che odia
essere considerato un martire, una vittima. Mi successo quel che potrebbe
succedere a chiunque in un tempo malato, dice. Da anni ormai non riceve visitatori. Nel 1993, quando la scrittrice
Nadine Gordimer visit il Cairo per incontrare gli intellettuali egiziani, non
riusc ad avere lagognato incontro con
il maestro, in quei giorni febbricitante.
Oggi gli occhi di Mahfuz sul mondo sono quelli dellamico Mohamed Salmawi, 60 anni, redattore capo del quotidiano Al Haram, luomo che dopo molte indecisioni e una trattativa durata

un party per il mio cinquantesimo compleanno e la invit per farmi una sorpresa. Pensi che ho chiamato una delle mie
due figlie Oum Kalthoum (laltra si chiama Fatima).
Quando ludito ha cominciato a tradirlo, non poter pi di ascoltare Enta
omri, El atlal e Fakkarouni diventato
un tormento. Un giorno grid esasperato: Cos questo rumore insopportabile che esce dal giradischi?. Oum
Kalthoum, gli rispose sua moglie. Cap
che il suo timpano trasformava in frastuono anche il suono pi sublime.
stata lunica volta che madame Naghib
Mahfuz ha visto suo marito piangere.
Ora si occupa di lui, silenziosa e attenta,
nonostante lei stessa sia malferma sulle
gambe per un grave problema allanca.
Serve gigantesche fette di torta di panna
e amarena e generosi bicchieri di succo
di mango, e dalle spesse lenti multifocali non lo perde mai di vista. La casa profuma di gelsomino, i fiori freschi sono sistemati su capitelli carichi di melograni
in gesso, simbolo di abbondanza. Il
maestro siede sul suo divano preferito,
dritto come un fuso, elegante, vestaglia
cammello e pigiama di fustagno, i piedi
infilati in morbide pantofole di cuoio.
Non ho mai viaggiato, perch questa
citt mi ha dato tutto ci di cui avevo bisogno. Il Cairo il magazzino della storia. I faraoni, i persiani, i greci, i romani,
gli arabi, i turchi: sono tutti passati di qui
e tutti, anche lEuropa moderna, hanno
lasciato un segno nella storia. La citt
diventata, attraverso i secoli, un residuato dellingegno umano. Ma il periodo che mi pi caro, di questo secolo di
vita, quello che noi chiamiamo Cairo
Renaissance, dopo la rivoluzione del
1919 guidata da Saad Zaghlul, leader del
partito degli Umma, un eroe di quei
tempi e della nostra storia. Fu la prima
volta che in un rigurgito di patriottismo,
lEgitto intero si coalizz per cacciare gli
inglesi dal paese. Il fermento di quegli
anni gener una rinascita nelle arti, musica, letteratura, pittura, in ogni campo. Lo stesso anelito che anima La trilogia del Cairo, unanimemente riconosciuta come il suo capolavoro.
Non lo impensierisce il divario tra
Occidente e Medio oriente che si acuito dopo l11 settembre. Non teme una
nuova guerra di religione. Sono ottimista, perch viviamo in una situazione di
grande e grave disagio, in un temps maladive che io considero di transizione.
Non appena riusciremo a curare la ferita, riprenderemo a conoscerci e non ci
sar pi spazio per gli estremismi. Ci sono ancora paesi con pericolose velleit
imperialistiche, ma come disconoscere
che rispetto al tempo in cui noi eravamo
occupati dagli inglesi abbiamo oggi un
maggior livello di consapevolezza dei
diritti civili e gli strumenti per combattere le ingiustizie contro i popoli: il Tribunale dellAia, il Consiglio di sicurezza
dellOnu, un intero apparato che vigila
sui corretti rapporti e sulla comunicazione tra i vari governi?.

Ai suoi avversari, i fondamentalisti,


non mai piaciuto il realismo di Mahfuz, il fatto che lo scrittore abbia elevato
ad arte anche le miserie della piccola
gente. Che abbia dato voce a prostitute
e omosessuali (Vicolo del mortaio) e
raccontato la storia di donne sfregiate
da fidanzati gelosi e possessivi. Dopo la
laurea in filosofia, prima di diventare
scrittore a tempo pieno, Mahfuz ha lavorato a lungo in diversi uffici governativi. Dice: Sono diventato un poeta
perch sono stato impiegato. In certi
periodi, vero, mi sentivo intimorito
dallestablishment, perch era impossibile lavorare l e sentirsi libero. Ma nel
momento stesso in cui ho deciso dintraprendere la carriera di scrittore, ho
messo da parte la paura. Non di rado ho
attaccato il governo. Credo di averla
passata liscia, perch nella politica di
Nasser che in un libro ho paragonato
al faraone rivoluzionario Akhenaton
cera lintenzione di garantire un minimo di libert di espressione. A volte
hanno cercato di bloccare la mia penna,
ma stato solo come conseguenza del
mio lavoro giornalistico, mai di quello
di scrittore.
Quando la malattia glielo permette,
Mahfuz rispetta scrupolosamente la
sua routine. Il sabato riceve gli amici, il
marted esce di casa e scende su un barcone a bere il t. Gli amici lo aiutano a
comprendere gli umori del popolo, la
preoccupazione degli egiziani, diffidenti nei confronti del presidente Mubarak e allo stesso tempo preoccupati
per il giorno in cui dovranno farne a meno. La gente ha cominciato a disinteressarsi ai nomi, assicura, pretende i
risultati, in grado di vagliare la politica
dei leader. Io sono della stessa opinione: poco importa se un politico carismatico, se poi ingeneroso verso il
proprio paese. Questo il concetto su
cui lEgitto deve concentrarsi: cercare
un uomo per il post-Mubarak che risolva i problemi del paese. Stiamo vivendo
in un periodo protodemocratico, il futuro pu essere solo la democrazia.
Quando un popolo ha conosciuto la democrazia, non pu pi farne a meno.
Forse oggi siamo pi conservatori del
1919, ma come ho gi detto considero
questo un periodo di transizione. Persino i fondamentalisti hanno cominciato
a promettere alla gente democrazia e libert, pur nella stretta osservanza della
religione. Questo vuol dire che senza
sventolare questi principi nessuno vincer mai le elezioni.

GIUSEPPE VIDETTI

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