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TRANSLATION PRACTICE

ENGLISH 3- LIN-AZ

A.A. 2014-2015

Traslation texts:

  • 1. Oltre il soffitto di cristallo

  • 2. Pubblicità :

Telecom “Le emozioni non cambiano”

  • 3. Credere in se stessi (Un primo passo x cambiare la vita)

  • 4. La tregua / Il Duce

  • 5. Vola l’economia

  • 6. Manager e blogs

  • 7. Pubblicità: Gli animali valgono un botto, Siate egoisti

  • 8. Italiani tecno-addicted

  • 9. Alla ricerca dell’equilibrio tra lavoro evita privata

    • 10. Tutti col computer alla Ford

    • 11. La Moschea ? Noi l’abbiamo in fabbrica

    • 12. Nuove tecnologie e disabili

    • 13. Sofien

    • 14. Responsabilità sociale d’impresa

    • 15. Expo Milano 2015

    • 16. Un giorno senza acquisti

    • 17. Web: Il grande business della salute via Internet

    • 18. E-commerce in Italia

    • 19. Telelavoro: Schiavi da casa ?

    • 20. Affrontare gli esami

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Quando gli americani sceglieranno il prossimo inquilino della Casa Bianca non decideranno soltanto che tipo di politica internazionale caratterizzerà il futuro più prossimo. Se fra i vari candidati sceglieranno Hillary Clinton avranno inconsapevolmente dato una mano alla carriera di molte donne in tutto il mondo. In quel caso potrebbe esserci un effetto Hillary: l'ingresso nel tempio del potere mondiale di una donna potrebbe infatti avere una tale portata simbolica da distruggere (o perlomeno da indebolire con le prime crepe) quel cosiddetto soffitto di cristallo che fino a ora ha mantenuto le donne fuori dai meccanismi del potere. Le europee in particolar modo, perché negli Stati Uniti 48 donne su 100 hanno posizioni dirigenziali, a fronte del 33 per cento di inglesi, del 27 per cento di tedesche e del 'patetico' (così l'ha definito recentemente il Newsweek) 19 per cento di italiane.

L'Italia gode anche di altri non invidiabili primati: per esempio è al 48 posto nella classifica mondiale per numero di deputate elette, dietro anche a Costarica e Nicaragua. Oltre a essere penultima in Europa (davanti solo alla Grecia) e 45a nella classifica totale del Gender Gap Index, l'indicatore delle differenze di opportunità che ogni Paese concede a uomini e donne in termini di accesso all'istruzione, opportunità lavorative, rappresentatività politica, salute. Una classifica elaborata dal World Economic Forum non per dividere buoni e cattivi, ma perché tutti gli economisti concordano nel sottolineare come migliori opportunità per le donne significano sempre una maggiore competitività economica.

Da questo punto di vista il 'sistema Italia' non funziona. Difficilmente infatti raggiungeremo l'obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, che impegnava gli Stati membri a portare al lavoro entro il 2010 almeno 60 donne su 100. Un obiettivo impegnativo, ma non impossibile: l'ha centrato per esempio la Spagna, che dal 1995 al 2006 ha incrementato dal 46 al 59 per cento la percentuale di donne lavoratrici. Eppure questo potrebbe essere il momento della svolta. Perché alle porte del mondo del lavoro si sta affacciando una generazione di giovani donne che per la prima volta partono per la lotta alla scrivania avendo avuto le stesse opportunità formative dei maschi e, anzi, avendoli superati alla grande in termini di risultati di studio. I primi dati dicono che le neolaureate hanno le stesse possibilità di trovare lavoro dei loro colleghi uomini. Ma non è questo il punto. Se la battaglia sarà stata vinta o persa lo si potrà misurare tra vent'anni, quando queste ragazze dovrebbero aver raggiunto l'apice della carriera, verificando quante di loro avranno posizioni di potere.

Altrimenti dovremo dare ragione al Newsweek: "Dimenticate tutti i discorsi di pari opportunità. Le donne europee possono avere un lavoro, ma non una carriera", ha titolato qualche tempo fa. La tesi

del settimanale americano è semplice: le donne non hanno bisogno di tutele e misure speciali (per esempio quelle sulla maternità) perché i dati dimostrano che fanno più carriera nei Paesi in cui, come gli Stati Uniti, queste tutele non esistono. (…)

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del settimanale americano è semplice: le donne non hanno bisogno di tutele e misure speciali (per

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Un primo passo per cambiare vita è la fiducia in se stessi. Se non credi in te, chi ci può credere? Per riuscire nella tua vita, devi imparare a fidarti di te. E per fidarti di te, devi scegliere di farlo! Per credere in te devi abbattere l’insicurezza: devi essere fiero e convinto delle tue capacità, ed essere pronto a migliorarle giorno dopo giorno. Per cancellare l’insicurezza, abituati a pensare positivo, ad essere ottimista. Se pensi infatti: “non lo so fare”, “non ne sono capace”, “ho paura”, difficilmente riuscirai nelle tue cose. Affronta le sfide con grinta e convinzione! Ripeti a te stesso “se lo desidero, posso farcela!”. Quando ti capitano giornate nere -chi non ne ha- e tutto sembra andare storto, pensa a cose belle, fai un gran respiro e riparti di slancio: vedrai che le cose intorno a te sembrano cambiare, ma in realtà sei tu a vederle diversamente!

Credere in se stessi vuol dire assumersi responsabilità, stabilire degli obiettivi, e fare di tutto per portarli a termine: più raggiungi i risultati che ti sei posto, più la fiducia in te stesso aumenta, e tanto! Affronta le difficoltà come sfide che, una volta superate, ti daranno un valore aggiunto e ti faranno conoscere come persona. Elimina il fallimento: ogni esperienza negativa insegna come non

commettere di nuovo quell’errore, le emozioni negative sono stimoli che ti portano verso il

traguardo.

“E se poi sbaglio?” Sbaglia! E non aver paura di sbagliare. Sbagliare è importante, serve ad imparare. L’importante è credere nelle tue scelte e capire subito quando fai uno sbaglio. Imparare e ricominciare, finché sarà naturale non fare più gli stessi sbagli.

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IDENTIFY:

 

Time ? Place ? People ? Progression ? Base tense ? Key sentences ? Register ? Reference books needed ? (Which ones ?)

Un incontro (Primo Levi, La tregua) Con quest’ultimo programma scendemmo a Katowice anche

Cesare ed io, portando nelle tasche i risparmi nostri e di cinque o sei compagni. Infatti, cosa avremmo trovato alla frontiera ? Non si sapeva, ma da quanto avevamo visto fino allora dei russi e dei loro modi di procedere, non ci sembrava probabile che al confine ci aspettassero dei cambiavalute. Perciò il buon senso, e insieme il nostro felice stato d’animo, ci consigliavano di spendere fino all’ultimo zloty la non grande somma di cui disponevamo; di farla fuori, ad esempio,

organizzando un gran’ pranzo all’italiana, a base di spaghetti

al burro, di cui eravamo digiuni da tempo immemorabile.

Entrammo in un negozio di alimentari, mettemmo sul banco tutti i nostri averi, e spiegammo del nostro meglio alla

bottegaia le nostre intenzioni. Io le dissi, come d’abitudine, che

parlavo tedesco ma non ero tedesco; che eravamo italiani in partenza, e che volevamo comprare spaghetti, burro, sale, uova, fragole e zucchero nelle proporzioni più opportune, e per un ammontare di sessantatré zloty, non uno di più né uno di meno.

  • Translation practice (dal libro « Guida alla Traduzione Inglese » di Rowena Coles)

Il duce Il duce, da vicino, l’ho visto una sola volta. Si affacciò al Palazzo della Prefettura, e la folla applaudiva. Ero un giovane redattore del “Resto del Carlino”; dal Ministero della Cultura Popolare arrivò una disposizione: togliete dalla cronaca che l’entusiasmo ha dato luogo “a ripetute rotture di cordoni”. Chiedono qualche impressione sulla mitica giornata ai lavoratori; Scudolari Ivo: “Non sapevo se ridevo o se piangevo”; più chiare le sensazione di Marchesini Maria, collaudatrice:

“Ho provato una gioia molto grande, le mani e le gambe tremavano, il cuore sembrava volesse uscirmi.” Piace ancora, ma meno. Si indigna leggendo sulla rivista “Minerva”, che si stampa a Torino, questa massima di un filosofo greco: “Nessuna disgrazia può accadere a un paese più grave di quello di essere governato da un tiranno vecchio.” Ha una specie di rancore verso il popolo che governa; quando gli riferiscono delle

lamentele delle massaie, per il razionamento, esplode: “Nessuno pensi che la tessera annonaria

sarà abolita alla fine del conflitto. Durerà fino a che esisterò io. Perché così i vari Agnelli e

Donegani mangeranno come il loro ultimo operaio.” Quando le prime bombe cadono sulle povere case attorno al Vesuvio, se ne rallegra: “La razza diventerà più dura. La guerra farà dei napoletani un popolo nordico”. Ma da qualche tempo non ne imbrocca una: “Spezzeremo le reni alla Grecia”, invece ci impantaniamo, e Hitler commenta con realismo “Bisogna andare a tirarli fuori dalla merda”. Il 24 giugno, parla al

Direttorio del partito; e fa uno sfoggio inopportuno di erudizione marinara: confonde il bagnasciuga con la battigia; un pezzo di barca con un lembo di spiaggia. (da: Enzo Biagi, 1943 e dintorni, Mondadori)

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Translation 8 Italiani tecno-addicted: i notebook nuovi status symbol La tecnologia è diventata il nuovo oggetto

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Italiani tecno-addicted: i notebook nuovi status symbol

La tecnologia è diventata il nuovo oggetto di culto dell’uomo moderno. La fotografia è scattata dalla ricerca “Gli status symbol degli italiani” condotta da Nextplora, in collaborazione con Samsung, su un campione di 1021 italiani, secondo cui un utente su due considera il notebook l’oggetto che più caratterizza l’uomo del nostro tempo e più di un terzo della popolazione (76%) crede che gli oggetti status

symbol per eccellenza siano oggi quelli appartenenti al mondo della tecnologia. L’universo tecnologico supera nell’immaginario collettivo ambiti più tradizionali e per tanto tempo associati al concetto di “must- have”, quali il mondo degli accessori (54%) e quello delle automobili (48%). Una tecnologia che non solo facilita la vita e la rende più comoda e divertente, quindi, ma che attraverso i suoi oggetti ci identifica e ci fa sentire al passo con i tempi e con gli altri: oggetti del desiderio diventati ormai parte fondamentale della vita di tutti i giorni.

In particolare, la ricerca svela come gli italiani non possano più fare a meno del proprio notebook, tanto che posti di fronte alla sfortunata eventualità di un incendio improvviso e potendo portare in salvo solamente un oggetto, il 76% di loro salverebbe proprio il PC portatile, mentre il 48% metterebbe al

sicuro i propri accessori o il guardaroba (45%). Il notebook, inoltre, diventa l’oggetto status symbol per eccellenza quando associato all’immaginario maschile: se la donna è principalmente legata ad accessori di

lusso quali la borsa griffata (67%), per il 57% degli intervistati l’oggetto che caratterizza più di tutti l’uomo moderno è proprio il notebook, strumento ormai indispensabile a cui affidare contenuti, ricordi,

dati e informazioni necessari per le attività lavorative e

di

svago

di

tutti

i

giorni.

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Alla ricerca dell'equilibrio tra lavoro e vita privata

"Evitare i sacrifici che si credono necessari oggi, per non avere rimpianti domani, cercare sempre di

ritagliarsi spazi per se stessi , buttare via con coraggio pregiudizi e vecchi ruoli

....

".

E' parte del

decalogo del work life balance, ovvero di quell'equilibrio (im)possibile tra lavoro e vita privata dal quale dipende la nostra serenità, come recita il sottotitolo del nuovo libro di Roberto d'Incau, Chi lavora NON fa sesso, una sorta di carrellata fra esperienze e racconti di vita alla ricerca di un nuovo modo di affrontare la difficile sintesi tra lavoro, carriera, ambizioni e vita privata affetti, amore, figli ...

Fermarsi a riflettere sul che cosa ci può rendere davvero felici, o almeno sereni è la premessa indispensabile per trovare una soluzione a quell'insoddisfazione che, prima o poi, investe chiunque, perfino chi ha un lavoro che piace, che ha scelto o che lo/la gratifica. Insomma, in un momento in cui avere un lavoro è un privilegio, questo libro ci rammenta che "anche i ricchi piangono" e che depressione, stress e fallimenti privati sono sempre in agguato e possono colpire chiunque, anche i più fortunati. E, per prevenire o reagire, ciascuno di noi deve imparare a vigilare sul proprio equilibrio con lo scopo d' individuare modalità e strategie. Per riprendersi in tempo la vita.

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lusso quali la borsa griffata (67%), per il 57% degli intervistati l’oggetto che caratterizza più di
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Translation 13 Translation 14 La responsabilità sociale d'impresa. Cos'è? La Responsabilità Sociale d’impresa (Rsi) è, secondostakeholders , come ad esempio il personale, i fornitori e la " id="pdf-obj-15-6" src="pdf-obj-15-6.jpg">

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La responsabilità sociale d'impresa. Cos'è? La Responsabilità Sociale d’impresa (Rsi) è, secondo l’Unione europea, “la responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società”. Rsi significa soddisfare le esigenze del cliente e saper gestire allo stesso tempo le aspettative di altri stakeholders, come ad esempio il personale, i fornitori e la

comunità locale di riferimento. Di seguito alcuni dei principali fattori di traino che dovrebbero portare

ad adottare una cultura d’impresa orientata alla Rsi :

Crescente domanda di qualità, in termini di processi, prodotti, servizi, relazioni, da parte di consumatori-

clienti, dipendenti, fornitori, enti locali, mondo finanziario, società civile. Linee guida internazionali (Onu) e comunitarie (Ue) che richiedono sempre più una maggiore

integrazione della sostenibilità ambientale e sociale. Necessità di distinguere e valorizzare il marchio non più solo in termini di prodotto, ma come cultura e

reputazione d’impresa, elemento distintivo e di credibilità verso il consumatore, e fattore di maggiore

competitività nel tempo. Fattori intangibili come la crescita intellettuale, professionale, relazionale di dipendenti e collaboratori.

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comunità locale di riferimento. Di seguito alcuni dei principali fattori di traino che dovrebbero portare ad

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1) L'E-COMMERCE IN ITALIA

a) Perchè il commercio elettronico in Italia è ancora poco diffuso?

Anche se i 14 miliardi di euro spesi in acquisti on-line nel 2013 possono sembrare una cifra da capogiro, noi italiani non siamo dei grandi compratori on-line, almeno paragonati ai nostri vicini europei: gli inglesi utilizzano l’e-commerce dieci volte più di noi, contro le sette volte in più dei tedeschi e le cinque dei francesi.

Come mai? Tra i motivi principali c’è una certa “distanza dalla rete” nel nostro Paese: da una parte per motivi economici (accedere a internet costa più che altrove, e inoltre si va più lenti) e dall’altra perché in generale dobbiamo acquistare maggiore confidenza con i computer e l’informatica in genere.

L’ostilità al commercio elettronico in Italia non arriva solo dagli acquirenti, sospettosi e con troppi pregiudizi riguardo agli acquisti in rete, ma anche dalle aziende che diffidano del web e si rifiutano di mettere on-line i loro prodotti nonostante l’e-commerce offra loro una serie di importanti vantaggi (tra cui, ad esempio, l’impegno di minori capitali e costi di gestione più bassi rispetto a un negozio tradizionale).

b) Quali sono i vantaggi che l'e-commerce offre al consumatore?

Chi compra attraverso internet, può contare su molti vantaggi:

può fare acquisti 24 ore su 24, sette giorni su sette da qualsiasi parte del mondo: gli basta

un computer o un cellulare connesso ad internet. Casa, ufficio, ovunque! in pochi click e con poca fatica, compra e si fa spedire quello che desidera dove vuole:

niente traffico, niente code alla cassa o altre perdite di tempo o denaro spesso (ma non sempre) paga meno di quello che pagherebbe nei negozi tradizionali ha più scelta e fa meno fatica a cercare quello che desidera: click invece di chilometri, non c’è paragone!

Grande comodità, maggior scelta, risparmio: non si fatica a credere che l’e-commerce stia diventando “il modo” di acquistare.

2) ACQUISTARE ON-LINE: C'E' DA FIDARSI ?

Come abbiamo già detto, l’e-commerce ci offre molti vantaggi e, al giorno d’oggi, comprare in rete non è più un’avventura riservata ai più temerari.

E’ pur vero che, nella “vastità” del web, i pericoli possono essere tanti, ma basta conoscerli per individuarli e, nella maggior parte dei casi, evitarli.

Partiamo dai “timori”: cosa ci trattiene dal fare acquisti online? Cosa ci spaventa? Ecco un elenco delle principali preoccupazioni legate all’e-commerce.

a) Cosa temono i potenziali acquirenti quando comprano in rete?

che il processo di acquisto sia complicato e laborioso, e che quindi l’acquisto non vada a

buon fine che i dati non vengano trattati con la dovuta riservatezza che una volta dati gli estremi della

carta di credito questa venga clonata che una volta pagato, l’articolo non venga consegnato

che verrà fornito un cattivo servizio

che il sito sia inaffidabile o, addirittura, una truffa

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a) Cosa temono i potenziali acquirenti quando comprano in rete?  che il processo di acquisto
a) Cosa temono i potenziali acquirenti quando comprano in rete?  che il processo di acquisto

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Paura d'esame

Il respiro si fa più affannoso, i battiti cardiaci rimbombano nel petto, lo stomaco si serra, i muscoli si irrigidiscono, sembra di non ricordare più nulla e le parole fanno fatica ad uscire. Sono i sintomi della paura d'esame, più diffusa di quanto si creda. La paura degli esami nasconde in realtà la paura del giudizio altrui. È come se il voto fosse dato alla persona, non alla sua preparazione. Un insuccesso è quindi vissuto come un fallimento e non semplicemente come l'indice di un metodo inadeguato, di un'esposizione carente o di una preparazione frettolosa o insufficiente. Si perde di

vista il fatto che il voto altro non è che un controllo necessario per verificare se si sta procedendo in maniera adeguata verso l'obiettivo finale.

La paura degli esami procura ansia, condiziona, blocca. Il rendimento risulta normalmente inferiore al livello di preparazione e questo comporta con il tempo un accumulo di insuccessi e di frustrazioni. Alla lunga ne risente la fiducia in sé e, tenendo conto che tali problemi affliggono soprattutto le persone più insicure, si può capire quale sia il disagio interiore dovuto a questo perverso circolo vizioso.

Non ci sono facili ricette per ribaltare tali stati d'animo né per eliminare le insicurezze individuali. Molto spesso esse derivano dal contesto sociale dell'individuo, dalla sua storia familiare, da pregresse esperienze scolastiche non proprio positive. Sono aspetti della personalità che hanno radici profonde e che, nei casi più acuti, possono richiedere l'intervento dello psicologo. Ci sono però strade che è possibile percorrere se non altro per tenere sotto controllo lo stato ansioso e per attivare lo stato d'animo positivo.

Psicologia del successo

Da oltre un decennio di ricerche sull'argomento è risultato che solo il 5% delle persone è in grado di affrontare la vita con successo, il rimanente 95% non lo è. Il successo non è qualcosa di casuale, che capita ad alcuni e ad altri no. Il successo nella vita può essere previsto, costruito e raggiunto. Alla base di un successo programmato vi è un semplice stato d'animo, un atteggiamento mentale positivo. William James, docente dell'Università di Harvard e padre della psicologia americana diceva: «La scoperta più importante della mia generazione è che gli esseri umani possono modificare la loro vita cambiando il loro atteggiamento mentale». È la solita legge della causa e dell'effetto. Tutto ciò che diciamo o facciamo causerà un effetto. La persona che non ha il desiderio di apprendere (atteggiamento mentale negativo) non imparerà molto, fin quando non cambierà il suo atteggiamento. Di solito chi ha un atteggiamento mentale negativo è convinto che per realizzare qualcosa il mondo debba cambiare, la realtà debba modificarsi (Voglio un aumento di stipendio, dopo renderò di più). Chi ha sviluppato un atteggiamento mentale positivo sa che è possibile realizzare ciò che ha in mente per il solo fatto di poterlo pensare (Renderò di più, dopo avrò un aumento). La fortuna conta, ma occorre saperla cogliere; si potrebbe dire che la fortuna è l'incontro tra la preparazione e l'opportunità.

Le chiavi del successo

Che cosa accomuna quel 5% di persone che nella vita hanno costantemente successo? Alcuni semplici ingredienti: sanno definire con chiarezza le loro mete, sono motivati a raggiungerle, sono preparati e credono nelle proprie capacità.

  • 1. Definire la meta È il primo passo. Bisogna stabilire con chiarezza dove si vuole arrivare e ciò che si vuole ottenere. Devono essere mete realistiche per poter essere raggiunte ed è necessario dare un ordine di priorità agli obiettivi. Se ne può perseguire solo uno alla volta, senza farsi distrarre da falsi problemi. In proposito una recente indagine stima che la gente si preoccupa: per il 40% di cose che non accadranno mai; per il 30% di fatti passati che non possono essere cambiati; per il 12% della salute, ma senza motivo; per il 10% di faccende banali. Solo l'8%

delle nostre

preoccupazioni riguardano motivi seri. Nell'92% dei casi risulta che

normalmente si sprecano energie e si vivono angosce che non possono risolvere nessun

problema.

  • 2. Essere motivati

Se non si è convinti di ciò che si vuole raggiungere difficilmente lo si otterrà. La convinzione e la determinazione sono alla base del successo dei propri sforzi ed è bene che la motivazione sia intrinseca, nasca cioè da un reale e personale convincimento. Studiare per dare soddisfazione a qualcuno, fossero anche i genitori, non è sufficiente per superare ostacoli e momenti difficili. Basta un litigio in famiglia per far crollare la motivazione e, paradossalmente, si può arrivare ad abbandonare gli studi per far dispetto ad un genitore.

  • 3. Essere preparati L'epoca delle improvvisazioni è passata da un pezzo. Oggi senza un'adeguata preparazione si può fare poca strada. Non conta tanto quali studi intraprendere, ma come si passa il tempo sui libri. W. James diceva ai propri studenti: «Non preoccupatevi del successo dei vostri sforzi, se ogni giorno ciascuno di voi farà del suo meglio, si sveglierà un giorno trovandosi tra gli specialisti della sua generazione».

  • 4. L'autostima Uno degli elementi fondamentali per ottenere successo è certamente la fiducia nelle proprie capacità. se non si è convinti di riuscire, non si convinceranno mai gli altri e soprattutto non si intraprenderà mai la direzione che interessa. Quante volte si sentono frasi del tipo «Mi piacerebbe fare

ma non ci riuscirò' mai», «I computers? Roba da giovani», «Le lingue

ho

rinunciato,

non

sono

portato».

, straniere? Ormai

...

Noi siamo il primo ostacolo alla realizzazione delle nostre mete perché, lo abbiamo già detto, utilizziamo solo una piccolissima percentuale delle nostre potenzialità. Le capacità creative e cognitive del nostro cervello sono infinite. Secondo lo studioso russo Yefremov, se riuscissimo ad utilizzare solo la metà delle potenzialità del nostro cervello potremmo imparare a memoria l'intera enciclopedia sovietica, potremmo parlare correttamente 40 lingue e dare gli esami richiesti da una dozzina di università. Non dimentichiamo però che,

in particolare nei giovani, l'autostima è una delicata variabile che è ampliamente influenzata dal giudizio e dal comportamento degli adulti che contano (genitori, parenti, docenti).

  • 5. Parola d'ordine: pianificare Se dunque la meta è superare brillantemente l'esame, è il momento di programmare bene i tempi a disposizione in base al programma da svolgere. Tutto il programma va scorso rapidamente per verificare se ci sono eventuali lacune. Si passa quindi a suddividere la materia. Quanto più la persona è ansiosa tanto più i tempi devono essere lunghi (entro limiti ragionevoli). In sintesi, non bisogna ridursi all'ultimo minuto. Per sicurezza è meglio prevedere alcune giornate in più che possono essere utili per rivedere l'argomento più ostico o per rilassarsi. Vanno previsti anche gli spazi per i momenti di svago. Va fatto un conto dei

reali tempi di studio quotidiano, senza bluffare. Mediamente sotto esami si possono studiare 8-10 ore al giorno.

6.

La vigilia degli esami

 

Vietato il ripasso forsennato dell'ultimo giorno fino a notte inoltrata. Vietatissime le alzatacce. Al massimo è consentito uno sguardo generale agli schemi o ai riassunti, tanto per avere sotto controllo il quadro generale della materia. Il pomeriggio precedente il fatidico giorno deve essere dedicato a tutto fuorché allo studio. Una cena leggera e a letto, ma non troppo presto per evitare un'insonnia quanto mai inopportuna.

7.

Il giorno degli esami

 

L'ansia si comunica e si trasmette. Bisogna quindi consigliare gli studenti di evitare la vicinanza di quei compagni iperagitati, di quelli che continuano a sfogliare in maniera forsennata i libri di testo e gli appunti cercando risposte che in quelle condizioni certo non troveranno. In questi casi meglio allontanarsi con calma (tanto loro non se ne accorgeranno) e riprendersi, respirando profondamente. Se durante l'interrogazione non è chiara la domanda, si chieda pure un chiarimento, piuttosto che dare una risposta fuori tema. Se si è incerti nella risposta meglio evitare di fare scena muta, semmai si può ritrovare ad alta voce il bandolo del ragionamento per rientrare in carreggiata.

8.

Di

fronte

alla

commissione,

occhio

ai

gesti

Quando si comunica, le parole, al di là del contenuto, servono a poco. Ci esprimiamo con le

parole solo per il 15%. La parte del leone la fanno i gesti e i movimenti del corpo per il 51%. Gli elementi paraverbali (inflessione, tono, timbro della voce e l'uso delle pause) contano per il 34% . La nostra comunicazione avviene quindi maggiormente attraverso piccoli gesti

che

trasmettono

messaggi

significativi.

La tensione del candidato è evidente dal rossore delle guance e delle orecchie, dalle palpebre che sbattono con troppa frequenza, dalla sudorazione e salivazione che aumentano, ma anche da tutti i movimenti che hanno per oggetto il naso. Strofinare, grattare la punta del

naso o premere le narici sono gesti che dimostrano una forte tensione, così come grattare i

sopraccigli Stare seduti tenendo gambe e

o

l'angolo

interno dell'occhio.

braccia incrociate indica chiusura e rifiuto. I gesti più

riconoscibili sono quelli che rivelano un'incongruenza fra quello che si dice a parole e ciò che si manifesta con il corpo. È bene quindi andare psicologicamente ben disposti verso gli

esaminatori per evitare l'effetto boomerang. Ogni pensiero minaccioso o comunque negativo può apparire evidente anche se si sfodera un sorriso forzato e può mettere l'interlocutore sulla stessa lunghezza d'onda, con la differenza che il manico del coltello è dall'altra parte.

Alcuni consigli per gli studenti

Attivate uno stato d'animo positivo e ricco di risorse

Utilizzate tutti i sensi in fase di recezione, elaborazione, assimilazione ed evocazione

Usate intervalli di tempo calibrati, pianificando bene tempi e modi nello studio

Schematizzate e organizzate in modo logico le nozioni.

Allenate la memoria, rendete un'abitudine la memorizzazione di fatti, concetti e dati

Repetita iuvant. Il cervello ha bisogno di stimoli continui e naturalmente di un ripasso ben calibrato. Non si tratta di ripetere passivamente, ma di creare legami efficaci, associazioni significative tra il vecchio e il nuovo.

Breve decalogo per gli studenti: prima di affrontare un esame

 Siate preparati, abbiate uno schema mentale. Il "nemico" va conosciuto. Andate ad assistere agli esami
Siate preparati, abbiate uno schema mentale.
Il "nemico" va conosciuto. Andate ad assistere agli esami prima di darli.
Siate gradevoli nell'aspetto. L'abito in questo caso fa il monaco.
Guardate negli occhi l'esaminatore e possibilmente sorridete.
Sappiate ascoltare. Aspettate a rispondere finché il docente non ha concluso la domanda.
Attenzione al mento. Se è troppo basso tradisce la vostra insicurezza, se è troppo alto è un
pericoloso gesto di sfida.
Siate precisi, non arrampicatevi sugli specchi. Se non sapete la risposta non dite cose
inesatte.
Evitate battute e spiritosaggini, di solito sono fuori luogo.
Se avete un vuoto mentale, ammettetelo. Chiedete poi al professore di riproporvi
successivamente la domanda.
 Non dimenticate la penna. Meglio evitare di dover firmare con quella del docente e per
l'emozione portarsela via.