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<p>Nelle considerazioni che seguono non ci occupiamo espressamente del solo Attila Jzsef.

Cercheremo, pi in generale, di delineare con chiarezza un problema assai attuale che oggi
considerato da molti, dentro il partito e fuori, estremamente spinoso: il problema della poesia di
partito. Non un caso che ne discutiamo proprio qui e adesso. Dobbiamo affrontarlo ora proprio per
aver modo di esporre le nostre diverse tendenze letterarie, e non per venire magari a un
compromesso. Il momento non scelto a caso. La personalit e la poesia di Attila Jzsef ci pongono
problemi attuali. Se non ci occupassimo di Attila Jzsef non potremmo capire il rapporto tra partito
e poesia; n potremmo giudicare nel suo valore la poesia di Attila Jzsef se non definissimo
seriamente la natura della poesia di partito.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h4 id="sigil_toc_id_1" style="text-align: center;">I.</h4>
<p>Lopinione pubblica, almeno in ampi settori, crede di scorgere qui un dilemma. Da un lato
starebbe la poesia di partito, dallaltro la poesia pura, che si ritira in una torre davorio. Questo
falso dilemma ha una storia pi che secolare. Circa un secolo fa Freiligrath, non ancora
rivoluzionario, aveva proclamato: Il poeta si trova in un osservatorio pi alto dei torrioni del
partito. Herwegh controbatteva proclamando con passione il diritto allesistenza della poesia di
partito. E la Rheinische Zeitung, diretta dal giovane Marx che pure a quel tempo non era ancora
socialista, ma democratico rivoluzionario prese posizione decisa a favore di Herwegh.</p>
<p>La falsit del dilemma appare nella forma pi chiara, istruttiva e comprensibile, come appare
spesso nella prassi, se lo prendiamo sotto un aspetto caricaturale. Comincer da un caso al quale io
stesso ho assistito. Circa quindici anni fa il noto poeta comunista Erich Weinert si present
disperato allassociazione degli scrittori proletari rivoluzionari tedeschi. La causa della sua
disperazione era piuttosto tragicomica. Unassociazione operaia, un sindacato, se ricordo bene, gli
aveva chiesto di scrivere un inno. La melodia era gi composta e il testo doveva comprendere
diciotto versi. Ma lorganizzazione, nella sua richiesta, aveva posto la condizione che nei diciotto
versi fossero inserite ventidue parole dordine. Lesperto Weinert risolse il compito a gran fatica.
Ma quando il testo fu pronto, lorganizzazione gli chiese dintrodurvi altre due parole dordine, che
intanto erano diventate necessarie. In queste circostanze, Weinert si present disperato al nostro
gruppo...</p>
<p>Laltro lato del falso dilemma si presenta in verit come segue: nel numero di novembre di
Magyarok [Ungheria] Istvn Vas discute lopinione secondo cui oggi, dopo che la vita ha
compiuto una conversione di 180 gradi rispetto alla situazione di un anno fa, nessuna persona
spassionata pu continuare dal punto in cui era rimasta. Egli dice che questa lopinione di un
dirigente politico, fatta propria da un nostro buon poeta. Lautore dellarticolo sostiene invece
questo punto di vista: Noi non abbiamo n motivo n voglia di continuare da un punto di vista
diverso da quello da cui abbiamo cominciato. Lautore aveva precisato anche chi fossero questi
noi: Noi che siamo andati avanti sotto lo stimolo di Kosztolnyi e Babits...</p>
<p>Lautore dunque fermamente convinto che n Babits, Kosztolnyi, n i loro scolari debbano
imparare qualche cosa dalloppressione fascista, dalla distruzione dellUngheria, dalla liberazione e
dalla ricostruzione. Budapest ridotta in macerie, ma la torre davorio resta intatta al vecchio posto.
Questa senza dubbio una manifestazione caricaturale dellaltro estremo. Nelle descrizioni di

guerra si legge spesso che dappertutto sibilavano e grandinavano i proiettili, ma la coccinella


continuava tranquilla la sua passeggiata sul prato. Daltronde la coccinella lo fa senza la pretesa di
voler pronunciare neppure un giudizio superficiale sulla guerra e sulla situazione postbellica.</p>
<p>Le due caricature sono esempi viventi di una problematica sbagliata. Il carattere caricaturale del
caso Weinert evidente. Naturalmente anche il secondo caso una caricatura della realt, che essa
ha creato per certe necessit. Non si pu fare propaganda di massa senza sintesi pregnanti e
appariscenti: i manifesti e le poesie servono a questo scopo. Questi metodi per influenzare le masse
non sono stati inventati dal partito, ma dalla grande industria capitalistica che produce articoli per il
fabbisogno di massa. Ma, poich questi metodi esistevano, nelle condizioni sociali date nessun
partito poteva lasciarli inutilizzati.</p>
<p>La pregnanza efficace di un manifesto o di un verso di propaganda spesso non coincide che
casualmente con lautentico valore pittorico o poetico. Se fanno fermare i passanti per la strada, se
impongono loro lintento della propaganda, essi adempiono appieno la loro funzione,
indipendentemente dalla presenza o dalla mancanza di un valore artistico casuale. Se poco
probabile che i due valori coincidano, ci dovuto alla determinazione prosaicamente rigida,
strettamente circoscritta del contenuto, che limita troppo il libero movimento della fantasia artistica.
Una propaganda non pu per esempio incitare alla pulizia, non pone le questioni generali e umane
delligiene, ma fa soltanto pubblicit per un certo tipo di sapone.</p>
<p>Questa limitazione alla fantasia avviene anche nelle questioni della vita politica dogni giorno.
La propaganda quotidiana di partito cerca per lo pi dinculcare un certo numero di parole dordine
concrete e strettamente circoscritte nella testa della gente, in cui le grandi prospettive storiche e
ideologiche del partito esistono soltanto come uno sfondo pi o meno confuso. Anche qui il
contenuto per lo pi inteso in maniera troppo ristretta e precisa perch la fantasia poetica, artistica,
possa svolgersi appieno.</p>
<p>Ancora pi chiaro lerrore che si trova allaltro estremo. Qui lo scrittore d alla sua forma, alla
sua esperienza una cornice cos larga, generale e astratta che ogni contenuto essenziale si
decompone, e anzi distrutto. Se nella sua creazione il poeta vuole tenere insieme questo contenuto,
proprio per questo il contenuto considerato rester limitato, proprio per questo perder lessenziale e
quindi diverr inessenziale. Nel pensiero borghese diffusa lillusione secondo cui lesperienza
poetica ha carattere esclusivamente individuale. ovvio che lesperienza individuale un momento
decisivo della creazione poetica: senza di essa non c poesia. Lillusione borghese sta nel fatto che
essa identifica lesperienza individuale, come forma essenziale del processo della creazione poetica,
col contenuto dellesperienza. Ma questo contenuto, non soltanto nei suoi elementi meramente
contenutistici, bens in tutta la sua struttura, nelleffetto esercitato su forme vissute e poetiche di
questa struttura, comprende in s tutta la societ nel suo movimento e nelle sue trasformazioni, e
anzi tutto il mondo.</p>
<p>Se un poeta si attiene allopinione dellarticolista sopra citato, limita il mondo della propria
esperienza. Negli scrittori si formano spesso per effetto di forze sociali da essi non riconosciute
certe forme individuali di esperienza e poetiche. Il nostro autore consiglia agli scrittori di fissarle
come definitive. Ma allora queste forme desperienza, la cui funzione originaria, produttiva, era di
afferrare e diffondere mediante lesperienza poetica il mondo intero in corso di trasformazione,
diventerebbero una barriera tra lesperienza poetica e i mutamenti della societ; impedirebbero al
poeta di vivere nuove realt nella loro essenza e di rappresentarle.</p>
<p>Nel corso di grandi trasformazioni sociali questo modo di perpetuare lessenza pura, individuale

di unesperienza poetica e un metodo despressione poetica gi raggiunto assume un certo aspetto


donchisciottesco, senza per leroismo del cavaliere spagnolo. Questo donchisciottismo trova infatti
proprio durante grandi rivoluzioni sociali molti sostenitori nel campo della reazione, tanto pi
che la reazione, preoccupata per le sue posizioni e intenta a difenderle, si accontenta se almeno una
parte degli intellettuali pi autorevoli non schierata nelle file degli innovatori democratici: proprio
durante grandi rivolgimenti sociali una simile eletta neutralit significa di solito un appoggio alla
reazione.</p>
<p>In simili circostanze esterne e interne il distaccarsi dalla nuova realt e il rifiutare i suoi effetti
fecondi deve necessariamente produrre deformazioni nel poeta. Attila Jzsef riconobbe presto
queste deformazioni: egli vide che questo estetismo pu condurre a uninferiorit morale.</p>
<p> </p>
<p>Kr a lelke, l azon</p>
<p>Kis varasbka kl;</p>
<p>Vartyog s mig zizzen a haszon</p>
<p>Vnebb bkkkal bkl.</p>
<p>Ha hitted messzirl smaragdnak,</p>
<p>Csak fogd megd, ujjaid ragadnak <sup>2</sup>.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h4 id="sigil_toc_id_2" style="text-align: center;">II.</h4>
<p>Considerando questo stato di cose si arriva alla questione decisiva. Il rifiutare cos la vita
sociale e politica in nome della poesia pura non infatti esclusivamente un problema concernente
il contenuto e lespressione poetica. anche questo, naturalmente, in quanto, come abbiamo visto,
comporta chiusura, impoverimento, irrigidimento. Ma al fondo c di pi: il ritiro nella torre
davorio, cio un superbo distacco dalla vita sociale quotidiana, pu avere facilmente, che uno se ne
renda conto o no, un duplice significato.</p>
<p>Lideologia della torre davorio inestirpabile perch ha serie ragioni sociali. una protesta
contro la fondamentale tendenza antiartistica della societ capitalistica, che si manifesta in tutti i
fenomeni della vita, sia pure in maniere molto diverse e con varia intensit. La protesta dellarte
pura contro lorrore e lottusit del mondo capitalistico pu tuttavia rivolgersi in avanti o
allindietro, pu essere progressista o reazionaria: si tratta di vedere quando, contro chi e con quale
accentuazione essa si esprime. comprensibile che nel venticinquennio della controrivoluzione,
specie negli ultimi anni terribili, una parte notevole della letteratura ungherese si difendesse in
questo modo. Ma non si deve dimenticare che questa difesa era estremamente debole: il brusio,

come lo definiva Pl Igntus, aveva per lo pi un contenuto soltanto negativo; solo il distacco
assumeva una forma plastica, ma anche debole; verso dove ci si dovesse rivolgere, restava affatto
nel vago. Anche se allincirca si poteva intuire la direzione, il suo carattere progressista era quanto
mai dubbio.</p>
<p>Il continuare questa difesa dopo la liberazione come appunto dichiara programmaticamente
lautore dellarticolo della rivista Magyarok vuol dire riassumere quellatteggiamento:
naturalmente con la coscienza, politicamente oscura, che dal punto di vista del poeta sarebbe affatto
indifferente che ora sia al potere il fascismo o la democrazia. Egli si rinchiude e rifiuta
indifferentemente tutto ci che gli viene dallesterno, dalla societ; egli nega (consapevolmente o
no) che la funzione di un poeta nella vita di un popolo liberato sia diversa dalla sua funzione in un
popolo oppresso.</p>
<p>Questo atteggiamento sociale-ideologico, che inconsapevolmente si fonda sullesperienza e
sulla convinzione che il capitalismo un terreno sterile per larte, non comporta solo un
impoverimento, ma trascina in una vuota astrattezza, perch cancella la realt. Esso cancella le
differenze decisive tra periodi di sviluppo democratici e antidemocratici. Un atteggiamento simile si
converte senza volerlo, da sperare in una negazione della democrazia, cos come prima voleva
essere una negazione della tirannide.</p>
<p>A questo punto non sar quindi sbagliato ricordare brevemente il diario di Sndor Mrai. Qui
naturalmente non possiamo giudicare tutta lopera, bench ci rincresca di non poter accennare, per
esempio, al momento culminante della giusta critica sulla classe media ungherese. Qui possiamo
soltanto chiarire su qualche esempio i metodi di questo diario, e dobbiamo farlo per poter illustrare
latteggiamento che cinteressa richiamandoci a uno dei suoi rappresentanti eminenti.</p>
<p>Gli attacchi di Mrai contro Petfi sono gi famigerati. Che scrive sulla controversia tra
Napoleone III e Victor Hugo? Secondo Mrai Napoleone era un uomo straordinariamente
generoso, sognatore e dotato di talento, che voleva il bene dei lavoratori... E altrove: Come aveva
ragione, Napoleone III, quando per due decenni don alla Francia la pace, lo splendore e lordine
del secondo impero... Basta conoscere anche soltanto nelle grandi linee la storia francese reale per
valutare meglio questo splendore. Ma la conseguenza necessaria di questo splendore del
secondo impero non fu solo la distruzione di Sedan, ma anche la corruttela sociale e morale
dellepoca napoleonica. Essa aveva talmente infettato il popolo francese che la terza repubblica
soffr per decenni di questa eredit e cominci a riprendersi dalla degradazione solo durante lo
scandalo di Panama, laffare Boulanger e il processo Dreyfus. Anche se non questa lintenzione di
Mrai, la sua argomentazione d impulso a coloro che nei tempi duri di oggi rimpiangono la pace,
lordine e lo splendore dellepoca di Horthy e Bethlen. Ispirandosi a questa concezione, Mrai
parla con entusiasmo della grandezza di Chamberlain e afferma che gli avvenimenti della guerra
mondiale avrebbero confermato la sua politica chiaroveggente, mentre tutte le persone ragionevoli
sanno bene che la politica di Monaco, perseguita da Chamberlain e Daladier, permise
laggressione hitleriana in tutta Europa.</p>
<p>Infine vale la pena di notare che Mrai approva esplicitamente la sottomissione a Hitler in nome
dello spirito: ... Quali sono i compiti dei francesi su questa terra? Essi devono sopportare Hitler
precisamente come la sofferenza di una malattia. Non hanno il compito di battersi e di comportarsi
come imperialisti. Il loro compito sta nel pensare e lavorare in conformit del loro ruolo. In questo
ragionamento si possono mettere in evidenza due momenti. Primo, Mrai scredita il movimento
della resistenza francese, paragonandolo allimperialismo. Secondo, egli considera naturale che i
presupposti per uno sviluppo libero e superiore dello spirito francese fossero dati durante

loccupazione.</p>
<p>Come si vede, una simile rivelazione della poesia pura, dello spirito, induce a considerare
come un vantaggio lavvilimento pi profondo di una nazione, loppressione brutale della libert.
Per il popolo francese fu una fortuna che i suoi intellettuali respinsero decisamente queste
rivelazioni dello spirito, pur se vi furono anche voci isolate di altro genere. Da noi, va detto con
rammarico, non vi furono questa capacit di scelta e questa risolutezza. Se il popolo ungherese non
si liberato con le proprie forze, la colpa stata soprattutto dei banditi che patteggiavano con
Hitler. Ma colpevole anche quella parte dellintelligentsia che aveva capitolato in campo
intellettuale e sosteneva che questo era lunico atteggiamento degno di una persona colta.</p>
<p>Qui abbiamo una tendenza generale dellintelligentsia, una tendenza generale della letteratura.
Essa cos forte che trascende i confini tra gruppi letterari che per il resto si combattono tra loro.
Queste correnti, cos pericolose per lo sviluppo nazionale, si trovano nella cerchia degli urbani
come in quella dei populisti. Non un caso che a questo punto possiamo richiamarci proprio al
populista Lszl Nmeth, che qui concorda pienamente con lurbano Sndor Mrai. Non un
caso, perch in Ungheria non c tendenza intellettuale antiprogressista, ostile alla democrazia, il
cui padre o nonno spirituale non sia stato Lszl Nmeth.</p>
<p>In unaltra pagina egli parla di Montherlant, e mette in risalto con lode le sue tesi principali:
Lo stato attuale della Francia [durante loccupazione (G. L.)] favorevole per la libert spirituale...
Lo sporco traffico della letteratura tace: il mondo gli ha voltato le spalle. In questo stato di
abbandono la creazione di nuovo come dovrebbe essere; il vuotarsi dellanima colma, senza
riguardo per il mondo. Approvando queste affermazioni, anche Lszl Nmeth accenna al
rinnovamento dello spirito francese. anche la vecchia Francia, che fu sommersa da quella degli
avvocati, cio dalla Francia della democrazia. Lszl Nmeth crede perci di scorgere in queste
tesi un profondo programma francese. Chi non aveva ancora capito quanto fosse pericolosa
lopposizione ungherese profondo ungherese diluito, che risale a Lszl Nmeth, ora vede bene
dove questa teoria storico-spirituale debba necessariamente condurre nella prassi sociale.</p>
<p>Questi esempi isolati sono per caratteristici e importanti. Indicano quali contenuti nascono
dalla forma, dalla superba autoidolatria dello spirito. Indicano altres fino a che punto la
sovrasocialit e la posizione apolitica del poeta siano solo illusioni dellautoinganno. Ogni
scrittore, come scrive, fa politica, e quindi prende partito. Si tratta solo di sapere con quale
consapevolezza lo faccia.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h4 id="sigil_toc_id_3" style="text-align: center;">III.</h4>
<p>Definendo la consapevolezza, veniamo ai nostri veri problemi: cio a definire la collocazione
del poeta politico, del poeta di partito, tra le varie possibilit della creazione letteraria. La
consapevolezza pu essere suddivisa schematicamente in tre gradi. Il primo sarebbe rappresentato,
come abbiamo visto, dal poeta che fa politica inconsapevolmente, spesso contro le proprie
intenzioni e la propria volont. Da noi il rappresentante principale di questo tipo stato Mihly
Babits, soprattutto perch egli aveva un sentimento amaro e profondo della problematica
tragicomica del suo atteggiamento, pur senza riuscire a superarne i limiti. La sua poesia sul profeta

Giona un bellesempio di lotta onesta ma disperata con se stesso.</p>


<p>Sarebbe schematico opporre direttamente a questo tipo, senza transizione, i grandi tribuni
popolari dellarte poetica, i Petfi e gli Ady. Scrittori grandi come Goethe o Balzac, Tolstoj o
Thomas Mann sono ugualmente lontani dal tipo Babits come dal tipo Petfi. Goethe, questo caso
apparente di arte apolitica, di fronte alla Rivoluzione francese o di fronte alla restaurazione non si
ritir nella torre davorio della poesia pura. Al contrario, egli non neg mai che tutte le grandi
svolte sociali e politiche esercitano un influsso decisivo anche sulla poesia. I contenuti mutati e la
struttura del mondo richiedono forme poetiche nuove. Perci egli seguiva con occhio vigile quei
mutamenti e voleva sempre prendere posizione consapevole di fronte ad essi. Valutava la loro
progressivit sociale e le loro ripercussioni sullascesa del genere umano, sullo sviluppo interno ed
esterno del vero umanismo. Questa presa di posizione, cio questa presa di partito, che fece di
Goethe un seguace entusiasta dellet napoleonica, nel suo caso (come pure nel caso di numerosi
rappresentanti di questo tipo) non ebbe come conseguenza necessaria che egli si gettasse sempre
con passione nella vita politica quotidiana.</p>
<p>Nei rappresentanti di questo tipo la tendenza poetica fondamentale unaltra. Fielding si
definiva uno storico della vita sociale; Balzac ripete quasi alla lettera questa definizione nella
prefazione alla Commedia umana. cos indicata la tendenza centrale: dare un quadro ampio,
profondo e comprensivo dello sviluppo della vita sociale; combattere per il progresso del genere
umano, per il suo sviluppo superiore; rappresentare con i mezzi della poesia la via del progresso, le
sue forze motrici e le potenze interne ed esterne che vi si oppongono. Qui un rispecchiamento vero
e fedele della vita della societ un mezzo essenziale per influenzare gli uomini.</p>
<p>Parlando di tipi, tuttavia, indichiamo soltanto i lineamenti generali del problema. Possono
esistere tendenze del tutto opposte tra loro. Nello stesso scrittore possiamo scoprire che lintento
dintervenire nella vita quotidiana varia molto dintensit; alloggettivit dei grandi romanzi di
Tolstoj si contrappone nettamente il pathos profetico della sua produzione pi tarda. Ma nella sua
opera le due tendenze erano collegate in quanto raggiungevano il fine voluto dal poeta mediante il
rispecchiamento oggettivo dellintera vita sociale.</p>
<p>A questo proposito si deve sottolineare che anche il grado della consapevolezza diverso:
Goethe e Keller hanno indicato con sufficiente esattezza lo scopo che volevano raggiungere con la
rappresentazione oggettiva del mondo. Limmagine del mondo da essi delineata riproduce in gran
parte solo ci che essi volevano nella loro tendenza a immischiarsi nella vita. La Commedia
umana dimostra invece il contrario di ci che Balzac intendeva quando la scrisse. La grandiosa
raffigurazione sociale di <i>Resurrezione</i> confuta completamente la profezia religiosa e morale
di Tolstoj. Nonostante simili e analoghi contrasti, in questo tipo resta qualche cosa che assicura la
durata: esso solleva uno specchio davanti alla societ e favorisce lo sviluppo ulteriore dellumanit
con un aiuto che comprende, svela tutta la societ e sviluppa le sue leggi.</p>
<p>Di qui, attraverso passaggi complicati, arriviamo al tipo del poeta politico vero e proprio: al
poeta di partito. Il numero dei fenomeni di transizione infinito. Nella realt i punti di transizione
sono sempre confusi. Ma ci vale per tutti i fenomeni di questo mondo. Se appena gettiamo uno
sguardo su fenomeni letterari cos diversi come Branger, Balzac, Shelley, Walter Scott, Goethe,
Gorkij, Tolstoj..., abbiamo di fronte il tipo del vero poeta politico, del poeta di partito.</p>
<p>Ma, prima di tutto, abbiamo a che fare con un poeta, con un tipo primario di poeta. Lo sviluppo
storico reale rivela proprio il contrario di ci che solitamente affermano le denigrazioni borghesi
della poesia di partito. Queste per lo pi sostengono quanto segue: un tempo cera una letteratura

pura, poi vennero i partiti e la vita democratica. Essi hanno guastato i poeti. In realt tutto
andato proprio allopposto. La poesia politica esistita molto tempo prima dei partiti organizzati
moderni. Non parliamo della lirica delle et primitive: allora, infatti, dominava una vita di partito
molto evoluta. Durante lascesa della societ borghese appaiono luno dopo laltro grandi poeti di
partito, anche l dove non esistono ancora partiti politici o dove essi cominciano appena a formarsi.
Cos Lessing, Shelley e ancora Heine sono poeti di partito senza partito. Converr forse esaminare
un po da presso questo stato di cose, perch illumina la sostanza del problema.</p>
<p>Innanzi tutto balza agli occhi la maggiore e pi profonda consapevolezza del poeta: una
consapevolezza dellessenza delluomo e dellintrecciarsi tra i suoi valori pi intimi e la vita della
societ. Cos si manifesta nuovamente lerrore del dilemma che abbiamo considerato allinizio: ci
che l appariva come poesia politica in forma di caricatura manca di valore poetico non perch
il suo oggetto non un problema del giorno, ma perch il suo pathos non tocca le questioni pi
profonde della vita. Le parole dordine quotidiane dei partiti politici nascono dalla vita. Se sono
intese giustamente nel loro contenuto esse diventano parole dordine politiche attraverso
unastrazione giusta e adeguata allo scopo. Il poeta politico esaminato nelle nostre considerazioni
iniziali quindi soltanto la caricatura di un poeta, perch non traduce le parole dordine del giorno
in quel linguaggio umano dal quale sono sorte; perch non risale alla fonte da cui tutte le parole
dordine scaturiscono. Lo scrittore apolitico, che agisce analogamente, e il presunto poeta di partito
che si perde in un siffatto praticismo quotidiano senza profondit umana e sociale, sono pertanto
simili nella mancanza di consapevolezza. Entrambi si appropriano senza critica e senza
consapevolezza i fenomeni superficiali della societ capitalistica, come se la vita pubblica e la vita
privata fossero separate o tra loro contrapposte. Nessuno di loro osserva che la produzione
capitalistica ha provocato una fatale mutilazione e atomizzazione delluomo. Dal punto di vista
sociale come da quello superiore letterario decisivo il vedere quale parte delluomo atomizzato
gli scrittori cerchino artisticamente di presentare come un tutto, come un uomo intero.</p>
<p>Ma qual la differenza tra la consapevolezza del grande poeta che rispecchia oggettivamente la
vita e quella del poeta politico? Essi hanno in comune il contenuto della consapevolezza: luomo
intero. Hanno in comune la tendenza umanistica, che viva in tutti i grandi poeti: la lotta per
luomo intero, pienamente sviluppato. La differenza sta nella tendenza presente in entrambi del
pathos sociale. Anche in scrittori del tipo di un Balzac o di un Tolstoj esiste la volont dintervenire,
di trasformare, di migliorare (e quindi la volont di prendere partito). Ma essi si muovono attraverso
la scoperta oggettiva in direzione della dialettica oggettiva della realt. Da ci deriva poi la
singolare possibilit che il fine consapevole dei desideri di questi poeti sia sbagliato o addirittura
reazionario. Resta tuttavia presupposto che il rispecchiamento della realt oggettiva sia compiuto
con sincerit inesorabile. Cos Lenin dice che le opere di Tolstoj sono uno specchio della
trasformazione della struttura agraria tra il 1861 e il 1905, e della rivoluzione contadina che coron
questa trasformazione. Ma aggiunge subito che Tolstoj non aveva capito realmente nulla del
processo di cui dava una raffigurazione fedele e geniale.</p>
<p>Lessing o Shelley, Heine o Petfi, Gorkij o Ady vogliono intervenire direttamente negli
avvenimenti. In questo caso la falsa autocoscienza di Balzac e Tolstoj comporterebbe conseguenze
catastrofiche. Infatti i romanzi di Balzac possono tranquillamente confutare la sua legittima utopia
senza che ci pregiudichi minimamente il loro valore artistico. Anche le poesie di Petfi e Ady
dovettero essere giustamente meditate, allorigine, perch potessero diventare poesie realmente
buone, tanto pi che in esse la concezione, il pensiero soggettivo e il sentimento del poeta non
servono solo a dar forma alloggetto, ma costituiscono lo stesso oggetto direttamente rappresentato.
Perci qui necessaria una superiore consapevolezza della via di sviluppo dellumanit. Non
certo un caso che Heine prima del 1848, Petfi nel 1848 e Ady prima del 1918 furono non solo i
maggiori poeti della loro epoca, ma anche i suoi maggiori interpreti. N un caso che una parte

essenziale della loro interpretazione sia giusta ancora oggi, a differenza di quelle di Balzac e
Tolstoj. Per lUngheria basta ricordare Jnos Arany o Zsigmond Mricz.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h4 id="sigil_toc_id_4" style="text-align: center;">IV.</h4>
<p>Un simile livello di consapevolezza ha necessariamente, ripercussioni sulla forma artistica e sul
rapporto dello scrittore con larte.</p>
<p>Non a caso i poeti politici in senso stretto, i poeti di partito, sono in maggioranza lirici. Ci sono
certo anche drammaturghi, come Lessing, il giovane Schiller, Beaumarchais, romanzieri come
Saltykov-cedrin. Ma la lirica resta il modo despressione pi naturale e la forma pi omogenea per
i poeti di partito. Le forme oggettive, il dramma e lepica, non si prestano altrettanto allespressione
diretta delle opinioni dello scrittore. Se un grande temperamento politico vince questa resistenza (il
giovane Schiller), in parte la forma viene allargata, ma spesso anche spezzata. E se il dramma di
Lessing e di Beaumarchais, il romanzo di Saltykov-cedrin riuscirono a fare di questa forma
oggettiva il mezzo despressione dellintervento politico diretto senza spezzare soggettivamente la
forma, ci avvenne soltanto perch la volont dintervenire direttamente and perduta dietro la
plasticit della rappresentazione oggettiva. La forma epica o drammatica conservarono la loro
anteriore oggettivit. Mentre sotto altri aspetti lesistenza o la non esistenza di quella contraddizione
tra la concezione del poeta e il linguaggio oggettivo del mondo rappresentato una caratteristica
molto importante (ricorderemo come esempi Balzac e Tolstoj), qui ci non costituisce una
differenza decisiva.</p>
<p>Sotto questo aspetto anche essenziale che si potessero afferrare con spirito realmente poetico,
in forme oggettive, solo grandi problemi decisivi per unepoca, e di preferenza proprio nella loro
portata decisiva, non nel loro rapporto con le questioni quotidiane: qui le questioni quotidiane in
senso stretto sono necessariamente respinte sullo sfondo. Senza dubbio, la lotta della borghesia e
della nobilt (Lessing, Beaumarchais...), la corruttela dellaristocrazia sono di fatto problemi
decisivi. Sono ugualmente attuali per tutta unepoca e quindi possono costituire la tematica della
poesia di partito, che esige lintervento risoluto nella vita quotidiana.</p>
<p>Eppure la lirica stata e rimane sempre il genere artistico naturale per lintervento diretto nel
presente. Qui la soggettivit di un poeta dotato di coscienza politica pu diventare subito operante e
in pari tempo esprimere ci che imperituro, proprio perch un vero poeta politico, un poeta di
partito, esprime quasi sempre questioni decisive per la sua epoca, anche quando esprime questioni
quotidiane. Ady formula bene la cosa: La mia intenzione unintenzione antica di molti
secoli.</p>
<p>In ogni buona lirica la soggettivit e lesperienza, i desideri, i sentimenti e le impressioni
diventano direttamente universali e si raggruppano come contorni dellesistenza momentanea
dellindividuo. Se il poeta di partito un vero poeta, la sua lirica si svolge secondo lo stesso
processo. Certo, il soggetto delle esperienze un uomo tra gli uomini, attivo, che prova desideri e
che lotta in una societ concreta. Il mondo che si accentra nella soggettivit del poeta mostra
soltanto in un attimo indivisibile la corrente secolare della storia e gli scogli del presente, battuti
dalle sue onde.</p>

<p>Non vero dunque che la poesia politica, la poesia di partito sia problematica per la lirica pura.
Al contrario, non solo vediamo che la poesia di partito in forma moderna e non in una copia
formale pu rinnovare e sviluppare ci che lio puro delleccessivo individualismo attuale aveva
soppresso nelle tradizioni della lirica antica: cio, in particolare, lode e linno. Dobbiamo anche
riconoscere che per questo, per la pi intensa consapevolezza, si dilegua il mito dellarte moderna,
quel mito in cui i massimi poeti e storici potevano profondamente immedesimarsi.</p>
<p>Le confessioni di grandi poeti oggettivi, dal <i>Tasso</i> di Goethe all<i>Epilogo</i> di Ibsen
e fino a Thomas Mann, culminano nella questione: a che giova larte? moralmente ammissibile il
sacrificare lesistenza umana di un artista per la mera riuscita della creazione artistica? Tolstoj, nel
rispondere a questa domanda, talvolta si rivolgeva decisamente contro larte. Ma la problematica
non casuale e non dipende dalla disperazione personale di singoli grandi artisti. Lo sviluppo della
societ capitalistica, la funzione dellarte in questa societ aveva fatto sorgere questa problematica.
Quanto pi elevata loggettivit artistica di un poeta, quanto pi profondamente egli afferra i
problemi decisivi dellepoca, e quanto maggiore la perfezione con cui li esprime, tanto pi
sradicati essi gli possono apparire nella vita quotidiana della societ capitalistica. (E tanto pi
profonde, naturalmente, sono le sue radici nello sviluppo complessivo del genere umano). Da
questo sviluppo sociale deriva la disperazione dellartista, sia pure soltanto dello scrittore realmente
grande e veramente pensante; ne deriva quellesperienza secondo cui larte stessa e soprattutto la
vita individuale che si esaurisce nellattivit artistica diventano il centro dei conflitti essenzialmente
problematici, irrimediabilmente tragici. Un poeta veramente grande e pensante non si appaga mai
dellautoidolatria estetica di una perfezione da atelier. Egli sente profondamente nellanima la
missione sociale di ogni arte veramente grande. La societ capitalistica non assegna n allopera n
allartista il posto che gli spetta. Di qui deriva questa problematica, col suo tono di fondo tragico,
che riecheggia da Goethe fino a Thomas Mann.</p>
<p> caratteristico e significativo per la filosofia della storia dellarte che poeti come Shelley o
Petfi non hanno neppure riconosciuto il problema (Jnos Arany lo capiva benissimo!) Ma questa
mancanza di comprensione non va ricondotta a difetto di coscienza, al contrario: essa esprime un
grado superiore di coscienza; la fede incrollabile nella funzione storico-sociale della poesia.</p>
<p>I seguaci di questi poeti, nati in tempi pi tardi, pi problematici, hanno gi risposto alla
questione: quando Lajos Hatvany richiama Ady alle prescrizioni della tradizione flaubertiana che
parte della linea sopra descritta, cominciata con Goethe Ady le respinge nella sua <i>Nuova
leggenda unna</i>:</p>
<p> </p>
<p>A tolakod grcit ellktem,</p>
<p>n nem bvsznek, de mindennek jttem<sup>3</sup>.</p>
<p> </p>
<p>E spiega anche che cosa sia questo tutto:</p>
<p> </p>

<p>Zsinatokat doboltam, hogyha tetszett</p>


<p>S parancsoltam lre seregeknek</p>
<p>Hangos Dzst s szapora Jacques Bonhomme-ot<sup>4</sup>.</p>
<p> </p>
<p>Qui Attila Jzsef riprende interamente leredit di Ady. Nel Ricordo di Ady esprime
mirabilmente che cosa sia quel tutto nel cui nome Ady rifiutava, con pathos cos orgoglioso, ogni
problematica flaubertiana nellarte moderna:</p>
<p> </p>
<p>Verse trvny s des ritmusban</p>
<p>K hull s a kastly ablaka zrg<sup>5</sup>.</p>
<p> </p>
<p>Perci Attila Jzsef, nei primi versi della sua <i>Arte poetica</i>, pu variare questo pathos
adyano:</p>
<p> </p>
<p>Klt vagyok mit rdekelne</p>
<p>Engem a kltszet maga<sup>6</sup>?</p>
<p> </p>
<p>In questo senso egli poi parla della poesia e della sua vocazione di poeta:</p>
<p> </p>
<p>n nem fogom be prs szmat.</p>
<p>A tudsnak teszek panaszt.</p>
<p>Rm tekint, partfogn, e szazad:</p>
<p>Rm gondol, szntvn, a paraszt;</p>

<p>Engem sejdt a munks teste</p>


<p>Kt merev mozdulat kztt;</p>
<p>Rm vr a mozi eltt este</p>
<p>Suhanc, a rosszul ltztt.</p>
<p>S hol tborokba gylt bitangok</p>
<p>Verseim rendjt ldzik,</p>
<p>Flindulnak testvri tankok</p>
<p>Szertedbgni rmeit<sup>7</sup>.</p>
<p> </p>
<p>In tal modo la secolare problematica della poesia, la sua condizione di senzapatria nella societ
capitalistica, ottiene grazie alla poesia di partito, e solo in virt di questa, una soluzione positiva e
senza compromessi, che salva lessenza poetica della poesia. La poesia di partito un precursore,
un avamposto molto avanzato che liberer definitivamente il genere umano e quindi metter fine ai
conflitti tragici di ogni poesia e di tutte le arti, che infatti in ultima analisi sono sempre sorti dalla
problematica sociale.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<h4 id="sigil_toc_id_5" style="text-align: center;">V.</h4>
<p>Le nostre considerazioni non ci portano n a un idillio n a un <i>happy end</i>. La soluzione
di questi conflitti non significa affatto che la poesia di partito sia ormai immune da qualsiasi
problematica. Per giungere a una prospettiva giusta dobbiamo riprendere losservazione da noi fatta
sopra. Il poeta di partito appare sulla scena della vita prima delle organizzazioni moderne dei partiti;
vi sono stati numerosi grandi poeti di partito da Shelley e Heine fino a Ady che non
appartenevano a nessun partito n potevano appartenervi perch la storia non aveva ancora fatto
sorgere il partito al quale essi come poeti erano destinati. Questa la tragedia oggettiva dellattivit
di Petfi; e di ci anche Heine e Ady ebbero una coscienza soggettivamente tragica.</p>
<p>Ma quando i partiti esistono, quando partito e poeta di partito sincontrano, il loro rapporto non
per immune da problemi. Ci ha cause profonde, attinenti allessenza della societ e della poesia.
Il banale individualismo borghese moderno compie una semplificazione troppo volgare quando
contrappone la macchina del partito, in cui ogni individuo ha soltanto la funzione di una rotella, il
santuario dellindividuo e specialmente dellindividuo poetico.</p>

<p>Qui non ci soffermiamo neppure a parlare delle grandi personalit storiche, da Cromwell e
Marat fino a Lenin e Stalin, in cui la personalit e il compito storico, cio le funzioni di partito, sono
congiunti in una tale unit che luna e laltro raggiungono una classicit nuova ed esemplare in
questa sintesi superiore. Ma anche a un livello pi basso lindividualismo banale semplicemente
incapace di vedere la feconda interazione tra soggetto e oggetto e gli effetti che un grande sviluppo
esercita sulla personalit.</p>
<p>Nelluomo medio la questione pu essere risolta in ultima analisi senza problemi, anche se
sempre tra conflitti. In un grande dirigente politico essa si risolve senza problemi. Per lui le cerchie
della vita privata e della vita sociale di un dato periodo sono concentriche. La grandezza di un genio
politico sta nellestensione che il raggio della sua cerchia privata ha raggiunto in rapporto a quello
della societ. Spesso nelluomo medio i punti centrali delle due cerchie non coincidono. La
problematica della vita politica, ovvero la mancanza di problemi, decide dellampiezza delle parti
che nelle due cerchie coincidono.</p>
<p>Nel poeta, invece, quando voglia essere anche un poeta di partito, questo problema sempre
suscitato dai conflitti insiti nella profondit della sua anima. Senza volere spingere troppo oltre il
paragone, diremo che nel poeta i due centri non coincidono mai. Se per egli un vero poeta di
partito, il centro della cerchia sociale sempre una parte della vita personale e della sua poesia, e
precisamente una parte prossima al centro individuale. Dovremo ora considerare da presso la
problematica qui accennata.</p>
<p>Nella prassi si presenta il pi delle volte un conflitto teoricamente non necessario: lurto tra lo
spirito settario e la poesia. Questo settarismo esiste sempre nei partiti e non di rado arriva al potere.
I settari considerano poeta di partito solo il poeta dallo stile cartellonesco. Ogni deviazione nella
formulazione definita un atto ostile contro la partiticit. La considerazione astratta del problema
d origine a giudizi addirittura ridicoli sui grandi poeti di partito del passato. Ma ci che a una certa
distanza fa solo un effetto grottesco, nel presente pu provocare conflitti tragici. La radice dei
conflitti tuttavia pi profonda: un vero poeta di partito sempre un cantore della grande missione
nazionale, umanistica e storica del partito. Se a causa dello spirito settario come nella prassi
settaria del partito proprio questa coscienza della missione si attenua nel partito, allora sorgono per
necessit conflitti incessanti. Anche questi conflitti scompaiono solo se il partito ritrova se stesso
liquidando il settarismo.</p>
<p>Nello sviluppo di un poeta di partito lindividuo come personalit ha una funzione
qualitativamente diversa che nellindividuo comune. Lo sviluppo individuale del poeta e la natura
della sua personalit decidono dove, quando, fino a che punto e in che misura egli entra in contatto
con i fini, i principi e la prassi del partito. Qui lautoeducazione del poeta, ma anche il fecondo
influsso reciproco tra poeta e partito, possono fare molto, anche se non possono mai fare tutto. La
personalit del poeta, come fonte di ogni vera poesia, ha dunque per questa una funzione
indispensabile e non modificabile.</p>
<p>Innanzi tutto, lopera intera di un poeta di partito veramente grande non si mai esaurita
soltanto in una vasta poesia di partito. Petfi fu un vero poeta di partito, nel senso della nostra
definizione. Nella sua breve vita la poesia di partito non fu naturalmente mai al centro della sua
produzione come nei periodi tanto critici della rivoluzione del 1848. Eppure proprio a quel tempo
egli stesso pone la questione: Perch cantate ancora, poeti devoti? Ma egli pone la questione della
legittimit di una lirica soggettiva, indipendentemente dalla politica, solo per dare una risposta
decisamente positiva:</p>

<p> </p>
<p>nmagtl szll a dal szvnkbl,</p>
<p>Ha b vagy kedv rintette meg,</p>
<p>Szll a dal, mint szllanak a szlben</p>
<p>A letpett rzsalevelek.</p>
<p>nekeljnk, trsak, st legyen most</p>
<p>Hangosabb, mint eddig volt, a lant,</p>
<p>Hadd vegyljn e zavaros fldi</p>
<p>Zajba egy-kt tiszta gi hang!</p>
<p>Rombadolt a fl vilag... kietlen</p>
<p>Ltomany, mely szemet s szvet bnt!</p>
<p>Hadd boruljon a rideg romokra</p>
<p>Dalunk, lelknk zld repkny gyannt <sup>8</sup>!</p>
<p> </p>
<p>Anche in Petfi, senza dubbio, nonostante le decise proclamazioni non c mera
giustapposizione di lirica individuale e politica. Come abbiamo visto, anche nella proclamazione
dellindividualit questa lirica tende ad avere carattere pubblico. generalmente nota lintensit con
cui anche la lirica pi soggettiva di Petfi sia alimentata dal suo temperamento politico; si pensi
soltanto al profondo nesso poetico tra le immagini, di paesaggio della pianura (Alfld) e il suo
desiderio rivoluzionario di libert.</p>
<p>A questo proposito sarebbe un compito molto interessante e utile, ma anche istruttivo,
ricondurre le immagini di paesaggio della lirica del XIX secolo ai loro toni di fondo politici e
sociali; verrebbero alla luce molti nessi finora inosservati. Qui mi permetto di osservare che in
Attila Jzsef nettamente chiaro un convertirsi dello stato danimo puramente individuale nel
sentimento politico, anche se questo convertirsi non sempre messo in risalto con le parole
corrispondenti, per esempio in vari versi di <i>Pioggia</i>, <i>Terra morta</i>. In Attila Jzsef le
immagini di paesaggio possono ancora comunicare sentimenti rivoluzionari.</p>
<p>Ma non si tratta solo di questo. Da una parte, per necessit, il partito affronta tutte le questioni
prosaiche della vita pratica e cerca in esse quellanello della catena che rivela e mette in movimento

nella vita quotidiana gli obiettivi nazionali e storico-universali. Daltra parte glinconvenienti
determinati dagli avvenimenti quotidiani o annuali, con le loro oscillazioni e le loro crisi, in mezzo
allapparente disperazione mantengono incrollabile la tendenza verso un futuro migliore. Un poeta
di partito, che non pu staccarsi dal mondo della sua esperienza poetica, necessariamente
individuale, di rado trarr ispirazione dagli anelli della catena, oggettivamente essenziali e
indispensabili, della vita politica quotidiana. (Bench anche questi possano fornire loccasione per
le grandi poesie, in particolare nel caso di Petfi)<sup>9</sup>. Del resto n il proprio destino, n
le esperienze di un poeta possono mettere in condizione di seguire con fede incrollabile la strada
certa, formatasi nel corso e nella logica della storia. Proprio nei tempi pi difficili, il partito ha la
funzione importante e il merito di definire questo obiettivo e di mantenerlo.</p>
<p>Il singolo pu essere disperato, pu crollare sotto i colpi del destino. Se un vero poeta, anche
se un poeta di partito, deve poter esprimere la sua condizione disperata. Una di queste voci di
disperazione si leva per esempio nelle ultime poesie di Attila Jzsef, commoventi nella loro
onest:</p>
<p> </p>
<p>Tejfoggal kbe mrt haraptl?</p>
<p>Mrt siettl, ha elmaradtl?</p>
<p>Mirt nem jszaka lmodtl?</p>
<p>Vgre mi kellett volna, mondd <sup>10</sup>?</p>
<p> </p>
<p>Lenin, il grande dirigente di partito, aveva sempre affermato che non esistono situazioni
disperate; ma ci si riferisce soltanto alle azioni politiche delle nazioni, delle classi e dei partiti.
Lindividuo invece, il poeta, anche se soltanto poeta di partito, pu e anzi deve addirittura
diventare sempre il <i>troubadour</i> della disperazione della propria vita. Della libert poetica fa
parte la libert della disperazione. Lesprimerla antica tradizione poetica. In occasione di grandi
avvenimenti essa strettamente connessa al destino sociale del poeta. A questo proposito
interessante e caratteristico che il Werther di Goethe, quando si batte per il suo diritto al suicidio,
perch questo un diritto umano della personalit, nel dibattito fa questo paragone: il singolo
possiede questo sacro diritto, di spezzare rivoluzionariamente le sue catene, proprio come lo
possiede un popolo oppresso.</p>
<p>Ma la questione ha anche un altro aspetto essenziale. Anche un dirigente rivoluzionario lucido
come Lenin, noto per la fredda chiarezza del suo pensiero, dice che spesso il rivoluzionario ha
addirittura il dovere di sognare. Questi sogni esprimono la solida fede nella certa attuazione degli
obiettivi lontani. Un rivoluzionario deve sognare per non perdere di vista questi obiettivi lontani
nella lotta quotidiana.</p>
<p>Abbiamo sottolineato che il rapporto del poeta con lunit dialettica della vita quotidiana e con
lobiettivo storico essenzialmente diverso da quello del grande dirigente politico. Ma qui, nella
sfera dei fenomeni psicologici superficiali, il contrasto apparentemente massimo; tuttavia esiste

anche la tendenza alla convergenza. Proprio nella capacit di vivere intensamente le proprie
esperienze, che nelle situazioni senza scampo spinge il poeta alla disperazione, si cela la sua
capacit di scorgere quegli obiettivi lontani e di renderli percettibili mediante visioni poetiche che
poi vengono giustificate dal futuro: anche se queste visioni non sono realizzabili per luomo medio.
Marx diceva che Balzac, il grande pensatore delloggettivit sociale, era stato profetico nel
delineare i suoi tipi. Egli aveva visto e rappresentato figure che al suo tempo esistevano solo in
germe e che solo molto pi tardi si erano sviluppate in tipi sociali concreti. Noi ungheresi abbiamo
visto attuarsi visioni simili nel caso di Endre Ady.</p>
<p>Dopo queste argomentazioni, crediamo, si pu riconoscere chiaramente la problematica del
rapporto tra partito e poeta di partito. insolubile questa problematica? Io non credo. Tra partito e
poeta di partito esiste certo un rapporto affatto specifico.</p>
<p>Per esprimerlo in breve: il poeta di partito non mai un comandante o un soldato semplice, ma
sempre un partigiano. Cio, se un vero poeta di partito, c una profonda unit con la missione
storica del partito, con la grande linea strategica che viene definita dal partito. Ma, allinterno di
questa unit, egli deve rivelarsi con mezzi propri sulla propria responsabilit. Con ci non diciamo
che predomini lanarchia o un legame puramente casuale, ma semplicemente indichiamo il giusto
riconoscimento dei rapporti tra lattivit di partito e le caratteristiche decisive del poeta di partito, e
indichiamo il corrispondente impiego pratico di questi rapporti.</p>
<p>I grandi dirigenti del movimento operaio avevano conoscenza di tutto ci e la tradussero sempre
in pratica. Pensiamo solo ai rapporti di Marx con Freiligrath, con Heine e con Herwegh; pensiamo
ai rapporti di Lenin con Gorkij. Erano rapporti che non chiedevano mai al poeta un meschino
adeguamento alle esigenze quotidiane; il poeta considerava le cosiddette oscillazioni con
indulgenza affettuosa e comprensiva. Daltra parte ci non comporla mancanza di principi. Tra
comandante e partigiano il rapporto era intimo e comprensivo fintanto che lazione individuale del
partigiano procedeva di fatto sulla via della strategia storica del partito. Quando Freiligrath era
diventato infedele alla democrazia rivoluzionaria del 1848, quando nel suo sviluppo cominci quel
periodo che durante la guerra degli anni settanta lo port a comporre poesie nello stile di <i>Hurrah
Germania</i>, Marx aveva assunto verso di lui un atteggiamento di netto e freddo distacco.
Conflitti simili, senza per che si arrivasse mai alla rottura, vi furono spesso anche tra Gorkij e
Lenin.</p>
<p>In questo contesto crediamo di dover trattare un problema spesso frainteso dagli intellettuali e
perci impopolare: il problema della disciplina di partito. Gli equivoci per lo pi nascono perch il
soggettivismo, che degenera in stati danimo anarchici quali si conoscono nei tempi moderni, non
conosce pi la vera fedelt e spesso non soltanto nei riguardi del partito addirittura la rifiuta. La
fedelt consiste nelladerire allessenziale anche quando i fenomeni del momento sembrano
contraddirlo. Nella mentalit dei borghesi questo senso della fedelt talmente indebolito, anzi
quasi gi scomparso, che nella letteratura borghese la fedelt ormai compare spesso soltanto come
un sentimento patologico, di un gusto degradato. La disciplina di partito invece un grado
superiore, astratto, di fedelt. La fedelt di una persona nei rapporti pubblici una relazione
ideologica verso una tendenza storicamente data: e resta fedelt anche se su qualche questione
concreta non c accordo completo con questa tendenza storica. Perch questa fedelt dovrebbe
essere un ostacolo per lo sviluppo individuale e artistico di un poeta di partito? Ci tanto meno
comprensibile in quanto la missione storica del partito rappresenta lavvenimento pi vivo proprio
per il poeta di partito veramente grande. Per lui la missione storica diventa viva, in visione, nella
sua concretezza.</p>

<p>Certo, se la questione della disciplina di partito posta da un burocrate settario, se quindi si


perde il rapporto tra la disciplina di partito e la vocazione storica e nazionale del partito, se il
principio della disciplina capovolto proprio nelle piccole lotte quotidiane e cos la disciplina di
partito diventa una disciplina morta, allora questo legame va perduto, non pi il vero rapporto tra
partito e poeta di partito, ma la sua caricatura settaria.</p>
<p>Porre la questione in modo giusto, significa invece: da un lato sta il poeta di partito, come il
partigiano di una grande causa, che opera fedelmente e tuttavia in maniera individuale; dallaltro
lato stanno un comprensivo senso della misura e la fermezza dei principi di Marx e di Lenin,
raccolta in ununit organica. Se posta in modo giusto, la questione del rapporto tra partito e poeta
di partito pu essere in tutto risolta, anche se spesso ci avviene attraverso conflitti. Solo cos il
poeta pu collegarsi come poeta al partito e quindi condurre la lotta per gli obiettivi comuni insieme
con la parte migliore del popolo lavoratore. Proprio in questa lotta il poeta pu sviluppare il meglio
di s: quella vocazione e consapevolezza poetica di cui in questo saggio abbiamo parlato pi volte.
Il poeta di partito ha possibilit di sviluppo affatto diverse. Egli pu appoggiarsi al partito e trovare
in esso, come Anteo, il suo terreno stabile.</p>
<p>Non un caso che questi problemi si pongano in occasione delle celebrazioni del PCU per
Attila Jzsef. Non si pu capire la poesia di Attila Jzsef senza chiarire seriamente la natura della
poesia di partito. Se noi comunisti, impegnati a promuovere e a costruire la democrazia ungherese
senza compromessi, con profonda seriet, riconosciamo in Attila Jzsef uno dei nostri, possiamo e
dobbiamo farlo sotto due aspetti. Innanzi tutto il nostro movimento espressione dellaltezza fin qui
raggiunta da quella grande linea alla quale conducono tutti i movimenti del passato che aspirano
alla liberazione; da questa altezza si pu riconoscere chiaramente che cosa Petfi e Ady abbiano
cercato e raggiunto, Attila Jzsef ci appartiene anche per unaltra ragione: perch amava ci che noi
amavamo, odiava ci che noi abbiamo odiato, era addolorato da ci che addolorava noi. Nelle sue
poesie trovarono espressione i sentimenti pi veri e profondi degli operai, dei contadini e degli
intellettuali progressisti ungheresi che soffrivano sotto il regime di Horthy. Egli appartenne a noi
finch visse, e resta tra noi anche nella sua immortalit.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><sup>1</sup> Prtkltszet (1945). Traduzione di Fausto Codino. Pubblicato in <i>Irodalom s
demokrcia</i>, 2<sup>a</sup> edizione corretta, Budapest 1948, pp. 111-33.</p>
<p><sup>2</sup> [Un cardo la sua anima, e in cima | per ornamento, un rospiciattolo da niente |
gracida, e finch il suo vantaggio sente | con le rane pi anziane saccontenta. | Se lontano uno
smeraldo ti pareva, | prendilo! ti rester un poco di bava sulle dita. (Le traduzioni dei versi
ungheresi riportati in questo saggio sono di Bonaventura Menato)].</p>
<p><sup>3</sup> [La grazia ho respinto che si fa largo a spintoni. | Non son venuto a incantare.
Io son venuto per tutto].</p>
<p><sup>4</sup> [Il tamburo ho battuto dei concili, se mi andava, | e in testa a lacere schiere ho
guidato | Dzsa voce sonora, Jacques Bonhomme lo svelto].</p>

<p><sup>5</sup> [Legge il suo verso, e nel suo ritmo esatto | cade la pietra e geme la finestra
del castello].</p>
<p><sup>6</sup> [Poeta sono e allora che mimporta della pura poesia?]</p>
<p><sup>7</sup> [Non mi tappo la bocca litigiosa, | Sporgo querela alla sapienza. | Mi d
unocchiata di consenso il secolo: | il contadino, arando, pensa a me; | di me presago loperaio
quando | il suo corpo costretto tra due gesti , | la sera, c il monello malvestito | sulla porta del
cine che maspetta. | E dove tutte le canaglie in banda | si scaglian contro lordine dei miei versi |
rombano gi fraterni carri armati | lanciandone le rime tuttintorno].</p>
<p><sup>8</sup> [Dai nostri cuori vola il canto, appena dolore o gioia li ha sfiorati appena. | Il
canto, come petali di rosa | strappati, se ne vola via nel vento. | Cantiamo, fratelli! pi alta risuoni |
la lira sinora suonata, | in questo confuso rumore di terra si levi | qualche pura voce di cielo! |
Mezzo mondo crollato... oh desolata | visione, che gli occhi ferisce ed il cuore! | Sulle ghiacciate
rovine saddensi | come ledera verde il nostro canto e lanima nostra!]</p>
<p><sup>9</sup> Cfr. la poesia Impiccate i re!</p>
<p><sup>10</sup> [Perch hai morso la pietra con denti di latte? | Perch taffrettavi, se poi sei
rimasto per strada? | Perch non hai fatto di notte i tuoi sogni? | Cosa volevi, infine, dimmi?]</p>
</body>
</html>