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LA PELLE DI ZIGRINO

(dagli Studi filosofici)

INTRODUZIONE
di Mariolina Bongiovanni Bertini

Un racconto orientale
Il pubblico capriccioso di oggi esige fuochi
dartificio letterari, personaggi eleganti e
sempre in abito di gala, botteghe scintillanti e bazar incantati: vuole Le Mille e
una notte dappertutto.
(Balzac, De la mode en littrature, 29 maggio 1830)

Udite un gran rumore; gente che entra, esce, si scontra, grida, urla, gioca, si ubriaca, si d un sacco di arie, muore, si offende, tutta coperta di ferite, di baci, di morsi, di volutt, di ferro e di fuoco. Ecco tutta la Peau de chagrin. un libro-brigante
che ti aspetta al margine del bosco, nel tuo salotto, nel tuo letto di asmatico, a teatro, in chiesa, a cavallo, a piedi, in carrozza,
in battello; ti assale con la pistola o il pugnale in mano: La borsa o la vita! E tu gli dai la borsa, la vita, gli occhi, il fiato, i polmoni, le viscere, tutto te stesso, per un pezzetto di pelle di zigrino grosso cos.

SullArtiste, il 14 agosto 1831, il giovane e brillante


Jules Janin, non ancora ostile a Balzac, saluta cos La Peau
de chagrin, uscita da pochi giorni e gi esaurita in libreria.1
Alla sua breve, pirotecnica recensione seguono due episodi
del romanzo, scelti per suggerirne la forte dimensione erotica: prima il risveglio della bella Pauline dopo una notte
damore, poi la morte del protagonista in delirio tra le
sue braccia. Laudacia di quel libro-brigante, daltronde,
non si esaurisce nella pittura fedele della magia passeggera della passione, della tensione inestinguibile del desiderio. Si manifesta anche, sul terreno dellattualit, in una

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La pelle di zigrino

Introduzione

critica sferzante allonnipotenza del denaro, allimmobilismo del potere, alla vana logomachia delle ideologie contrapposte. Lo aveva sottolineato, otto giorni prima, Philarte Chasles, sul Messager des Chambres:

colma di tesori di ogni epoca e di ogni paese, si vede offrire


in dono dal vecchio proprietario un singolare oggetto venuto dalloriente: una pelle di zigrino (cio di onagro, conciata in modo particolare), sulla quale brilla una misteriosa
iscrizione. il talismano cui intitolata la prima parte del
romanzo: come la lampada di Aladino, ha la caratteristica
di realizzare i desideri del suo possessore. Lestensione della pelle, per, spiega liscrizione, magicamente legata alla
durata della vita di chi la detiene: a ogni desiderio realizzato si riduce, cos come in proporzione si riduce il tempo
che resta da vivere al suo padrone. Scettico sui poteri del
presunto talismano, che lantiquario gli illustra lungamente, lo sconosciuto accetta il dono e azzarda la formulazione
di un primo desiderio: partecipare a una cena regale, al pi
splendido dei baccanali. Uscito dalla bottega dellantiquario,
apostrofato da tre amici che si trovano come per caso sul
suo cammino, e lo invitano proprio a un sontuoso banchetto; cos il lettore apprende il suo nome di battesimo, Raphal, in attesa di conoscere, qualche pagina pi avanti, il
suo aristocratico patronimico, de Valentin. Carico di suggestioni bibliche e artistiche, il nome Raphal evoca al tempo
stesso un arcangelo e il pittore Raffaello: sembra conferire
allo sconosciuto ormai non pi tale unaura di sovrumana bellezza. Promosso da enigmatica silhouette delle strade parigine ad autentico protagonista, da questo momento
in poi il giovane eroe il punto focale del romanzo di cui
diventa anche, per unampia sezione, la voce narrante. Intorno a lui, il banchetto offerto dal banchiere Taillefer, sorta di Trimalcione del 1830, si trasforma in un sabba infernale; estraniandosi dallorgia, Raphal racconta a un amico
giornalista, mile, lintera storia della propria vita. linizio della seconda parte del romanzo, La Femme sans cur:
alla narrazione avventurosa (le peripezie dello sconosciuto
aspirante suicida) e a quella fantastica (i misteri della bottega dellantiquario) subentra un racconto autobiografico che
ha tutto il carattere della confessione a cuore aperto, espli-

Se la societ cos com vi spiace, almeno un poco; se vi alletta vederla tormentata, frustata e marchiata a fuoco, in pompa
magna, su un bel patibolo, in mezzo allo strepito di unorchestra
rossiniana incredibilmente fragorosa, leggete La Peau de chagrin.2

Spregiudicatezza, verve indiavolata, lucidit, forza polemica: queste le qualit, dunque, che secondo i due autorevoli
critici raccomandano al pubblico il recentissimo romanzo di
Balzac. verosimile per che, meno sofisticati di loro, i comuni lettori trovino il vero elemento di seduzione dellopera
nel destino, favoloso e straziante, del giovane protagonista:
un destino il cui scioglimento fatale, ineluttabile, sapientemente procrastinato da una narrazione serpentina, allinsegna della suspense. Il virtuosismo del Balzac conteur, che
le riviste si contendono per la sua capacit ineguagliata di
catturare e tener viva lattenzione, per la prima volta si dispiega compiutamente non in una novella, ma in un lungo
romanzo, conquistando con fulminea rapidit quel successo
che il pubblico aveva negato al Dernier Chouan, forse troppo debitore del superato modello scottiano.
Bench il sottotitolo, sin dalla prima edizione, precisi che
La Peau de chagrin un romanzo filosofico, nellincipit
la curiosit del lettore stimolata con un espediente tipico del romanzo davventura: lo sguardo del narratore segue dallesterno i passi e le azioni di uno sconosciuto, la
cui identit rimane avvolta nel mistero.3 Giovane, ma pallido e tormentato, con un sorriso amaro simile a quello degli eroi di Byron e di Musset, lo sconosciuto perde al gioco,
in una bisca, il suo ultimo napoleone doro; deciso a cercare
la morte nelle acque della Senna, si concede poi, prima del
suicidio, una distrazione che cambia il corso del suo destino.
Entrato, sul quai Voltaire, in una bottega dantiquario stra-

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Introduzione

citamente debitrice del modello rousseauviano.4 Orfano di


madre, Raphal de Valentin stato educato severamente da
un padre preoccupato pi di soffocare tutti i suoi slanci e i
suoi impulsi che di permettere uno sviluppo armonioso delle sue facolt. Alla morte del padre, nel 1826, come molti
rampolli di unaristocrazia passata attraverso le vicissitudini della Rivoluzione e dellImpero, si trovato in possesso
di un nome illustre, ma privo dei mezzi economici per vivere secondo il proprio rango. Per tre anni ha condotto, in un
piccolo albergo del quartiere latino, unesistenza di studi e
di sacrifici, dedicandosi alla stesura di unambiziosa opera
filosofica, la Thorie de la volont; povero e solitario, ha
tratto qualche conforto dallamicizia dellalbergatrice e della sua graziosa figlia adolescente, Pauline. Questa stagione
idilliaca della sua giovinezza finita nel dicembre del 1829:
introdotto dallamico Rastignac nella cerchia di una misteriosa avventuriera, Fdora, se ne perdutamente innamorato e ha finito, muovendosi nella sua scia, con linseguire
tutti i miraggi della cosiddetta vita elegante. Fdora, che
non concede nulla al suo amore e non rivela nulla del proprio passato, trasforma il giovane filosofo in uno schiavo,
pronto a dar fondo alle proprie misere risorse per non sfigurare accanto a lei. Quando, in una memorabile notte del
maggio 1830, Raphal arriva a misurare finalmente tutto il
gelido egoismo, tutta linsensibilit di questa donna senza cuore, non c pi per lui nessuna possibilit di riscatto: Fdora gli ha trasmesso la lebbra della vanit, e anche
distaccandosi da lei non riuscir a ritrovare la purezza dei
suoi sogni di gloria, lausterit serena della sua esistenza di
studioso. ancora Rastignac, il suo demone tentatore, a suggerirgli una via duscita: il suicidio attraverso la dbauche,
una vita di sfrenati piaceri che logorino le sue forze vitali
sino alla morte. In capo ad alcuni mesi di eccessi, per, Raphal si trova nella miseria pi totale senza che le sue forze vitali siano state seriamente intaccate: siamo nellottobre
del 1830 e il suo racconto autobiografico si chiude l dove

cominciavano le prime scene del romanzo, sullultimo napoleone perso al gioco, la tentazione del suicidio e linatteso dono del talismano fatale.
Uno dei primi desideri formulati da Raphal, una volta
in possesso della pelle di zigrino, quello di poter vivere in
seno al lusso pi sfrenato; non ha ancora lasciato le sale del
palazzo di Taillefer e il desiderio diventa realt. il notaio
Cardot, uno dei convitati, a comunicargli la notizia: uno zio,
morto nelle Indie, gli ha lasciato uneredit milionaria. Il talismano, per, si nel frattempo visibilmente rimpicciolito;
la vita del giovane, che lo avr ogni giorno sotto gli occhi e
potr constatare lapprossimarsi della propria morte, dora in
poi non sar pi che unagonia, come recita il titolo della terza e ultima parte del romanzo. Allatmosfera di sovraeccitazione della seconda parte, enfatizzata dalla cornice orgiastica, subentra a questo punto uno scenario di cupa desolazione.
Recluso in una fastosa dimora, sulla quale grava un silenzio
cimiteriale, Raphal concentra tutti i propri sforzi nel tentativo innaturale di vivere senza desiderare nulla, senza mai
formulare nemmeno lauspicio pi banale. un tentativo destinato a fallire, cos come fallisce il suo ricorso alla scienza:
tre celebri scienziati si rivelano incapaci di estendere la pelle
di zigrino, e quattro luminari della medicina brancolano nel
buio davanti al progressivo, inspiegabile declino della salute del marchese di Valentin. Ogni speranza di fuga si rivela
illusoria, e la necessit, in cui si trova Raphal, di salvare la
propria vita nel corso di un duello riduce drammaticamente lestensione della pelle di zigrino. Nel frattempo, un unico evento felice intervenuto ad illuminare la sua esistenza:
ha reincontrato Pauline, che i casi della vita hanno trasformato in una ricca ereditiera e che lo ama con la pi totale e
commovente dedizione. Sar per proprio lamore ritrovato
di Pauline, giovane e bellissima, ad affrettare la sua fine. La
sinistra profezia incisa sulla pelle di zigrino si compie fatalmente: Raphal muore dirresistibile desiderio, tra le braccia
della donna che lo adora e che lo vorrebbe salvare.

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Conosciamo a grandi linee la cronologia della composizione della Peau de chagrin:5 Balzac firma il contratto per
la pubblicazione con gli editori Gosselin e Canel il 17 gennaio 1831. La stesura della prima parte, portata avanti a
Saint-Cyr, nella dimora isolata e tranquilla dei suoi amici Carraud, si conclude il 7 marzo. Dopo uninterruzione,
il lavoro riprende alla Bouleaunire, nella foresta di Nemours, residenza di campagna di madame de Berny; alla
fine di maggio il romanzo, di cui sono stati anticipati su rivista due episodi, quasi finito. La correzione delle bozze,
la prefazione e qualche aggiunta richiedono ancora un paio
di mesi; il volume arriva in libreria nella prima settimana
di agosto. Il manoscritto andato perduto, ma ci resta una
testimonianza, probabilmente da collocarsi nel secondo semestre del 1830, della forma in cui la storia di Raphal di
Valentin si affaccia per la prima volta alla mente di Balzac.
un appunto del sesto foglio dellalbum Penses sujets
fragments su cui il romanziere accumulava le annotazioni
pi disparate: Linvenzione di una pelle che rappresenta
la vita. Racconto orientale.6
Questa prima definizione della Peau de chagrin non
stata tenuta in gran considerazione dagli esegeti, che hanno
trovato ben pochi elementi orientali nel testo, soprattutto
nella sua stesura originaria: soltanto dalla seconda edizione
le cortigiane che irrompono nellorgia sono paragonate alle
bellezze di un serraglio, e soltanto a partire dalledizione
Werdet del 1835 Raphal, una volta diventato ricco, fuma
un lussuoso ed esotico houka dal bocchino dambra.7 Certo, il mondo delle Mille e una notte si profila da sempre
dietro i misteriosi poteri del talismano, ma a questo proposito, cercando di perfezionare la propria opera, Balzac incorso in un infortunio che ha nuociuto alla credibilit dei
suoi riferimenti. Ricostruito da Marcel Bouteron, grande
balzachiano del secolo passato, questo episodio rappresenta un capitolo curioso della biografia di Balzac e di quella
della Peau de chagrin.

Nota nel 1950 Bouteron8 che il testo in arabo delliscrizione incisa sul talismano, presente in tutte le edizioni correnti della Peau de chagrin, assente dalle prime quattro
e fa la sua comparsa soltanto in quella illustrata, uscita nel
1838 presso Delloye e Lecou. La disposizione triangolare
delle parole della magica profezia in francese figura invece sin dal 1831, e riproduce quella del preambolo al Sesto
viaggio di Sindbad il Marinaio nelle Mille e una notte tradotte da Galland. Nessuna traccia per, sino al 1838, del
fittizio originale di cui quella scritta dovrebbe essere la
traduzione. Lidea di inserirlo viene a Balzac soltanto nella
primavera del 1835 quando, durante un soggiorno a Vienna,
fa attraverso gli Hanski la conoscenza di un illustre orientalista, il barone austriaco Joseph von Hammer-Purgstall.
Autore di una Geschichte des Osmanischen Reiches (Storia dellimpero ottomano) in diciotto volumi, e membro di
varie accademie, il barone considerato unenciclopedia vivente per le sue sterminate conoscenze in fatto di lingue e
culture orientali. C chi, come la principessa Pauline von
Metternich, lo evita accuratamente, giudicandolo il re dei
seccatori ampollosi;9 ma Balzac di tuttaltro parere, anche perch lanziano erudito si rivela un fervente ammiratore delle sue opere. Il romanziere approfitta dellincontro
per chiedergli di redigere il presunto originale delliscrizione della Peau de chagrin. Il barone procede e il 28 maggio comunica con soddisfazione a Balzac che il passo di cui
gli ha chiesto la traduzione suona molto bene in arabo grazie alla sua sentenziosa laconicit.10 Sar sicuramente vero;
peccato per che nel romanzo il talismano, che appartenuto ad un brahmano, rechi uniscrizione non in arabo ma
in sanscrito, dunque in unaltra lingua e in un altro alfabeto. Hammer-Purgstall ha frainteso quello che Balzac voleva
da lui? Oppure, come suppone Bouteron, ha pi familiarit con larabo che con il sanscrito, e magari non dispone in
quel momento di un copista che padroneggi lantichissima
lingua sacra dei Veda? Quale che sia la spiegazione, la tra-

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duzione che fornisce a Balzac introduce nel romanzo una


vistosa incongruenza. Forse Balzac si ripropone di sanarla, sostituendo le frasi in cui si citano il sanscrito e i brahmani con allusioni al mondo arabo. Per non ne fa nulla,
e dal 1838 ad oggi tutte le edizioni della Peau de chagrin
hanno continuato a riprodurre, l dove il lettore si aspetta
un testo in sanscrito, gli eleganti caratteri arabi della fedele traduzione di Hammer-Purgstall.
Nel cuore del suo racconto orientale Balzac lascia dunque, per trascuratezza, una svista grossolana dalla quale facile dedurre quanto superficiali e improvvisate siano le sue
competenze sulla lingua, la magia e la sapienza degli antichi brahmani. Eppure la componente orientale della Peau
de chagrin resta importante e significativa. legata non ad
approfondite conoscenze, ma a suggestioni che hanno segnato a fondo e precocemente limmaginario balzachiano:
il fascino di un lusso favoloso e poetico, inconcepibile nel
contesto utilitario delle civilt occidentali; linesauribile
ricchezza narrativa delle Mille e una notte; lorizzonte mitico di un erotismo estremo, segnato ed esasperato dallincombere della morte. Sono i motivi di cui sar intessuta,
nel 1834, la favola, tragica e sontuosa, della Fille aux yeux
dor; nella vicenda di Raphal si affacciano appena, in una
sorta di prova generale ancora disseminata di esitazioni.

Quando, uscendo dalla bottega dellantiquario, Raphal


si imbatte nei tre amici che lo trascineranno al banchetto in
casa di Taillefer, questi gli raccontano di averlo cercato un
po dappertutto. E alludendo, con allegro cinismo, ai caduti delle tre giornate che hanno messo sul trono Luigi Filippo, gli dicono che stavano ormai meditando di canonizzarlo, di elevarlo agli altari proprio come gli eroi della
Rivoluzione di Luglio. La loro ironia, che prende di mira
non Raphal, ma le autorit costituite, sferzante: ormai
tutti sanno, nellottobre del 1830, che quei caduti delle tre
gloriose (quasi tutti giovani, quasi tutti di estrazione popolare), ipocritamente canonizzati dal patriottismo ufficiale, sono morti per un nuovo assetto politico destinato a
tutelare gli interessi delle classi agiate, dei privilegiati, dei
possidenti. Il cambiamento di regime, constata poco dopo
lamico di Raphal, ha sancito lo spostamento del potere
dal faubourg Saint-Germain alla Chausse dAntin, cio
dal quartiere dellantica aristocrazia a quello dei banchieri,
senza migliorare in nessun modo le condizioni di vita del
buon popolo di Francia. Chi se ne avvantagger, ancora lo stesso giovane a sottolinearlo, saranno soprattutto
i giornalisti: consumati sofisti della scuola di Mefistofele,
avranno il compito di far accettare allopinione pubblica la
nuova dinastia, e si tratter di un compito molto ben retribuito. Il banchetto di Taillefer la conferma in azione di
queste parole dellamico di Raphal: viene dato per festeggiare la fondazione di un giornale che sosterr il re cittadino, dalla cui politica laccorto banchiere si ripromette sostanziosi profitti. Tale sostegno, naturalmente, non sar n
esplicito n incondizionato; fingendo di dar voce ai malcontenti, il nuovo foglio metter in scena unopposizione
di comodo, senza mai scontrarsi con il potere sulle questioni
sostanziali. Balzac, che nei primi mesi dellanno ha svolto
unintensa attivit giornalistica,11 conosce alla perfezione i
retroscena del mondo della stampa e ne svela qui con compiacimento le strategie sotterranee, linvisibile meccanica.

1830: il sabba delle intelligenze


Il possibile e limpossibile sono talmente
fusi e amalgamati in questa singolare storia, che tra luno e laltro non si pu tracciare una linea di confine, come non la si
pu tracciare tra lintelligenza e la materia, tra lanima e il corpo.
(mile Deschamps su La Peau de chagrin,
La Revue des Deux-Mondes, dicembre 1831)

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stato notato che gli eventi politici del 1830-31 non interferiscono quasi per nulla con lintreccio della Peau de
chagrin, che pure si svolge proprio allora.12 In luglio, al
momento dellinsurrezione, Raphal, che ha appena rotto
con Fdora, non pensa a cercare la morte sulle barricate,
ma decide di porre fine ai suoi giorni abbandonandosi alla
dbauche; nel febbraio successivo, quando una folla sacrilega saccheggia larcivescovado provocando, per reazione,
lascesa al potere di un governo conservatore, vive la sua
stagione di amore felice con Pauline, cercando di dimenticare il talismano, che ha gettato in fondo a un pozzo. Eppure, i contemporanei unanimi riconobbero nelle pagine di
Balzac il pi fedele ritratto della Parigi di quel drammatico momento. Nella Peau de chagrin, il racconto della crisi del 1830-31 non affidato alla descrizione dei lastricati
divelti e degli arredi sacri gettati nella Senna, ma a unimmagine eminentemente simbolica: quella del banchetto che
riunisce intorno allarricchito Taillefer il fior fiore dellintelligenza parigina, in un sabba non meno grottesco e non
meno diabolico di quello cui Mefistofele conduce Faust sul
Brocken. Se la cornice del banchetto resta vaga, se nessun
particolare interviene a rendere pi concreto il lusso del
palazzo del banchiere, perch non siamo di fronte a una
descrizione realistica: la sala scintillante nella quale tutte
le ideologie alla moda si incrociano fittamente, come pallottole su un campo di battaglia, non pi verosimile della bottega dellantiquario dove Raphal ha contemplato in
pochi istanti i tesori di tutte le civilt scomparse dOriente e dOccidente. La bottega dellantiquario era una figura del passato, il salone di Taillefer unimmagine del presente:13 la sintesi abbacinante di una civilt divorata dal
dubbio, che mette la propria superiore lucidit intellettuale al servizio della potenza del denaro. Pi lintelligenza brilla nelle battute dei commensali siano repubblicani
o fautori dellassolutismo, saint-simoniani o juste milieu
pi scandaloso risulta il suo asservimento alla ricchezza di

Taillefer-Trimalcione; scandaloso, ma al tempo stesso inevitabile, perch gi preparato dallazione dissolvente e negatrice che lintelligenza stessa ha esercitato sui valori del
cristianesimo dal Rinascimento in poi. Il fantastico, aveva
scritto Charles Nodier, il genere in cui si rifugiano le societ in punto di morte;14 per Balzac, il fantastico delliperbolico sabba delle intelligenze la forma di espressione
pi congeniale proprio a una societ moribonda, colta nelle scosse della sua estrema, agitatissima agonia. Ma anche
la cifra letteraria che gli permette di raccontare quellagonia
dallinterno, senza pretendere di contemplarla con distacco dal pulpito di un superiore moralismo. il modo pi risolutamente moderno di mimarne il caos e la sovraeccitazione: aderendovi con una scrittura frammentata e caotica,
convulsa, debordante, tentata dalla follia.
Certo, quelladesione, apparentata al romanticismo frenetico e alla sofisticata narrativa eccentrica di Janin e di
Nodier, pu anche essere considerata una forma di complicit con loggetto descritto. Si pu sospettare facilmente che
il romanziere condivida lambiguo cinismo dei suoi personaggi, che si compiaccia della tabula rasa di tutti i valori e
di tutte le credenze cui finisce con lapprodare il confronto tra le loro opinioni religiose, filosofiche e politiche. In
questo senso si esprime un giornale moderato, La France
nouvelle, che ravvisa nella vicenda di Raphal de Valentin il sintomo significativo di una tendenza letteraria pericolosamente distruttiva:
Le sommosse che sconvolgono le nostre strade, le ritroviamo
nei libri. Che cos La Peau de chagrin se non uninsurrezione
dellatroce e del falso contro il bello e il vero? una letteratura in rivolta. Naturalmente, a sostenere questa tesi, si rischia di
passare per quel che c di pi disprezzabile al mondo, secondo
certe persone: un seguace del juste milieu nel campo delle arti.15

Vi poco di congeniale al juste milieu, in effetti, in quel


pandemonio di paradossi che si annullano reciprocamen-

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te sullo sfondo di un banchetto rabelaisiano, allinsegna


delleccesso e dellironia. Eppure possibile proporre una
lettura di quel sabba vertiginoso che vada in senso opposto, decifrandolo come lallegoria di un marasma intellettuale e sociale vigorosamente denunciato dal romanziere.
linterpretazione avanzata da Philarte Chasles e apprezzata dallo stesso Balzac, che a Chasles affida la prefazione dei
suoi Romans et contes philosophiques, pubblicati nel settembre del 1831 e comprendenti anche La Peau de chagrin:
Balzac ha visto la splendida esteriorit di cui si inorgoglisce
la nostra societ malata, i gioielli dei quali si adorna questa moribonda, la vita galvanica che a tratti agita e scuote questo cadavere, il bagliore fosforico di cui continua a splendere. Contrapponendo al nulla interiore e profondo del corpo sociale questa
frenesia fittizia e questo splendore funebre, ha ritenuto che la
missione del narratore non fosse finita n perduta; ha compreso
che in quel contrasto cera ancora una magia; che cera una fantasmagoria in quellindustria creatrice di meraviglie; che il cupido movimento degli ingranaggi sociali, celati dietro splendide
apparenze, era interessante, al pari di questo spettacolo di una
societ che esala lultimo respiro, avvolta nella porpora, nellargento e nella seta.16

Difficile cogliere con immagini pi pregnanti il significato


morale della Peau de chagrin, e in particolare di quel sabba
delle intelligenze che per Chasles una funebre danza di cadaveri galvanizzati, illuminati dai bagliori fosforici della putredine. Daltronde, alla folle dispersione di energia che caratterizza questa splendida danse macabre, si contrappone la
riflessione balzachiana sulleconomia delle forze umane e sui
meccanismi del desiderio. Riflessione centrale non soltanto
nella Peau de chagrin, dove si incarna nel suggestivo mito
del talismano, ma in tutta lopera di Balzac, di cui costituisce,
dagli anni Venti sino al ciclo dei Parents pauvres, il fondamento filosofico costantemente riformulato.

Introduzione

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Energetica balzachiana
Sar un fatto curioso veder morire giovane lautore della Peau de chagrin.
(Balzac a un corrispondente sconosciuto,
maggio 1834)

La prima apparizione, nellopera di Balzac, di quella teoria


dellenergia umana che diverr, secondo Curtius, il sistema nervoso17 della sua arte, tuttaltro che austera e solenne. Nel romanzo Clotilde de Lusignan, ou le beau juif,
del 1822, plagio abbastanza sfacciato del fortunatissimo
Ivanhoe, compare il personaggio caricaturale di un medico
pauroso e chiacchierone, Matre Trousse. lui ad illustrare
alla principessa Clotilde de Lusignan la tesi cara a Balzac degli effetti distruttivi del pensiero, che brucia il patrimonio
di energia di cui ogni essere umano fornito dalla nascita:
Vi trovo alterata in volto! Ah, avrete pensato troppo. Eppure
non faccio che ripeterlo, le emozioni del cuore e dello spirito sono
i pi grandi flagelli della salute; io, per esempio, se sto bene, perch non penso mai. La vita tutto, e la sprecano tutti quanti...18

Che Trousse sia un medico non affatto casuale: gli specialisti di Balzac hanno trovato le fonti pi antiche dellenergetica del romanziere proprio nella letteratura medica da
lui avidamente divorata nella prima giovinezza. Sono stati
probabilmente gli scritti di medici come Julien-Joseph Virey e Cabanis ad attirare lattenzione del futuro scrittore
sui rischi connessi alla dispersione dellenergia umana.19
Un contributo non meno importante fu quello delle teorie
di Mesmer sul fluido vitale, per altro allepoca gi molto
screditate, e delle scoperte del fondatore della frenologia,
Gall, che era stato tra i primi a tentare una localizzazione
delle funzioni cerebrali. Di questa tematica di origine medica, Balzac elabora poi, alla luce del pensiero di Rousseau,
uninterpretazione cui rimane costantemente fedele. Per
Rousseau luomo che pensa un animale depravato;20

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Introduzione

abbandona la via della natura per imboccare quella della


civilt, che finir per moltiplicare parossisticamente i suoi
bisogni, i suoi desideri e le sue passioni. Balzac sar sempre un convinto sostenitore di questa tesi, tanto da progettare una Pathologie de la vie sociale destinata a illustrarla nel modo pi esauriente.
Le idee esposte dal fantasioso dottor Trousse, seguace
di Mesmer, le ritroviamo nel 1826, in forma pi seria, nel
primo abbozzo della Physiologie du mariage, che Balzac,
allepoca tipografo, stampa per s, in unico esemplare:

nio energetico di Raphal, la pelle lo mette, in ogni istante


della sua vita, davanti a una verit insopportabile: il fatale
decrescere delle sue forze vitali, che non potr concludersi
se non con la sua morte. Il solo vero miracolo del talismano
toccato in sorte a Raphal questo: rendere percepibile un
fenomeno, lentropia dellenergia vitale, che abitualmente
rimane inosservato, pur condizionando drammaticamente
lesistenza di tutti gli esseri umani. Latmosfera di arcano
terrore che circonda dunque, sin dal primo istante, il talismano, non creata dai suoi magici effetti, ma dalla cornice
in cui Balzac lo presenta e dalla figura demoniaca dellantiquario, che con quella cornice in perfetta sintonia. Allapparizione della pelle di zigrino fa da sfondo unantichit favolosa e sterminata, rappresentata dai tesori della bottega
di quai Voltaire; ma anche lantiquario stesso appartiene,
come la sua collezione, al passato, dal momento che afferma di avere pi di cento anni. Se ancora in vita e se pu
esercitare nei confronti del fragile Raphal il suo ruolo di
Mefistofele tentatore, perch, come spiega al giovane sbalordito, ha saputo tesaurizzare saggiamente le proprie forze.
Laspetto del vecchio e la sua filosofia ricordano molto
da vicino quelli di un altro personaggio concepito da Balzac
pochi mesi prima, lusuraio Gobseck, protagonista della novella Les dangers de linconduite.23 Concentrando lenergia
vitale, evitando di bruciarla per ottenere le cose alle quali
aspira la maggior parte dei mortali (ricchezza, amore, potere), Gobseck e lantiquario hanno acquisito una sorta di seconda vista, incredibilmente penetrante, che permette loro
di sondare, come il Dio biblico, i cuori e le reni. Penetrare le pieghe pi segrete del cuore umano, sposare la vita
degli altri, vederla a nudo24 il solo piacere di Gobseck;
loro che affluisce nei suoi forzieri, loro che ai suoi occhi rappresenta le forze umane,25 per lui soltanto lo strumento di quel piacere, non un fine in s n un oggetto damore. Lantiquario sembra ampliare gli orizzonti di Gobseck,
allargarli al di l della sfera della vita privata:

Lessere umano ha una determinata somma di energia [...] La


quantit di energia o di volont che ciascuno di noi possiede si
propaga come il suono: a volte debole, a volte forte, si modifica
a seconda delle ottave che le dato percorrere. una forza unica e, bench si risolva in desideri, passioni, fatiche intellettuali
o sforzi fisici, accorre l dove luomo la chiama.21

Balzac non si discoster pi da questa concezione, ribadita nella Physiologie du mariage del 1829. La esemplificher attraverso i racconti e i romanzi destinati a confluire
nelle tudes philosophiques, la porr a fondamento della
sua incompiuta e affascinante Pathologie de la vie sociale,
la svilupper in un singolarissimo dialogo filosofico-scientifico del 1836-37, Les Martyrs ignors. Ma in nessuna parte della sua opera ne far un mito cos intensamente poetico, cos ambiguo, cos complesso come nelle pagine della
Peau de chagrin.
stato notato che il talismano della Peau de chagrin non
compie prodigi clamorosi, che trasgrediscano vistosamente
le leggi di natura.22 Linvito al banchetto di Taillefer, leredit inattesa dello zio, lesito felice del duello di Raphal
potrebbero avere spiegazioni perfettamente naturali e del
tutto indipendenti da qualunque incantesimo. Quel che resta razionalmente inspiegabile, invece, il progressivo ridursi della superficie della pelle, che sfida tutte le risorse
della scienza moderna. Traduzione tangibile del patrimo-

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Introduzione

Il pensiero la chiave dogni tesoro, procura le gioie dellavaro senza le sue preoccupazioni. Cos io ho planato sul mondo
e i piaceri che vi ho provato sono sempre stati godimenti intellettuali. I miei stravizi erano contemplazioni di mari, popoli, foreste, montagne.26

ma, soprattutto, il trionfo dellestetica sulla quale Balzac ha


voluto costruire il suo romanzo: unestetica del rovesciamento, del paradosso e dellironia, da cui prender le distanze di
l a poco imboccando la via del realismo. La Peau de chagrin,
con la sua polifonia, le sue ambiguit e il suo gusto dellarabesco e del chiaroscuro, a quellestetica rende omaggio sotto il
segno di Rabelais e di Sterne; in una luce fosforica, al tempo stesso funebre e irreale, che ci aiuta a comprendere quanto
quellomaggio sia in realt un estremo e definitivo congedo.28

Nelle sue parole, il piacere della contemplazione si estende alluniverso intero. E non pu non evocare, per analogia, la visione da cui nasce la creazione letteraria, cui daltronde il vecchio accosta esplicitamente la sua fantasticheria:
Ci che gli uomini chiamano dispiaceri, amori, ambizioni, rovesci, tristezze sono per me idee che trasformo in fantasie; le traduco
in qualcosaltro e le esprimo invece di sperimentarle, non lascio che
mi divorino la vita, ma le drammatizzo, le sviluppo, me ne diverto
come farei con dei romanzi che leggessi con una vista interiore.27

I termini usati dallantiquario, esprimere, tradurre,


drammatizzare, esplicitano laffinit che esiste tra la sua seconda vista e lo sguardo del romanziere, sguardo peculiare che
non per Balzac il segno di uninvestitura divina, ma il frutto, conquistato a caro prezzo, di unestrema e inusuale capacit di concentrazione. Il vecchio che stipula il patto faustiano
con Raphal dunque anche un double dellautore, come lui
depositario di saperi inaccessibili al volgo e deus ex machina dei destini altrui. A questo suo portavoce, Balzac ha per
riservato un ruolo nefasto (quello di trasmettere il malefico
talismano) e una fine grottesca. Per vendicarsi del suo dono,
di cui intuisce il carattere fatale, Raphal formula il desiderio che il centenario si innamori perdutamente di una ballerina. Il suo auspicio si avvera puntualmente, ancora una volta senza che sia possibile stabilire con certezza se per magia o
per puro caso. Simile a un cadavere dissotterrato, il vecchio,
pochi mesi dopo, compare in mezzo al pubblico elegante del
teatro dellOpra appoggiandosi al braccio della danzatrice
Euphrasie, che sta divorando le sue ricchezze; sulle sue labbra
non aleggia pi il sorriso distaccato della saggezza, ma il macabro rictus della follia. una prova dei poteri del talismano

Ritratto dellartista da giovane


Nel corso degli anni, Balzac interviene a pi riprese sulla Peau de chagrin, emendando lo stile, rimuovendo nomi
propri legati allattualit letteraria, attenuando gli omaggi al modello rabelaisiano e infine cercando, soprattutto a
partire dal 1838, di creare una rete di riferimenti tra la vicenda di Raphal de Valentin e gli altri suoi romanzi.29
proprio nel 1838, ad esempio, che lanfitrione del banchetto
cessa di essere un banchiere anonimo per venir identificato
con Taillefer, protagonista de LAuberge rouge. Da questo
momento non pi soltanto una cassaforte vivente, che i
giornalisti si preparano a sfruttare a fondo, ma un uomo la
cui ricchezza trae origine da un delitto commesso impunemente nel 1799, delitto per il quale ha lasciato condannare un amico. ancora nel 1838, il 22 gennaio, durante la
revisione del testo in vista delledizione illustrata che stava uscendo presso Delloye e Lecou, che Balzac, in una lettera a madame Hanska, si riferisce alla sua opera del 1831
in termini molto singolari. Si sta lamentando dei pregiudizi e del moralismo dei critici, e aggiunge:
Da molto tempo, daltronde, sono ormai abituato a queste denigrazioni. C ancora chi si ostina a vedere un romanzo nella
Peau de chagrin! Ogni giorno, per, le persone serie e coloro che
apprezzano quella composizione guadagnano un po di terreno.30

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La pelle di zigrino

Introduzione

Il compiaciuto riferimento alle persone serie ci aiuta a


cogliere il vero senso di questa osservazione. Agli occhi di Balzac, leggono seriamente La Peau de chagrin coloro che ne
comprendono la portata filosofica. Chi si ferma allaneddoto,
agli amori di Raphal e alle sue sventure, vede un semplice
romanzo in quella che in realt una composizione, cio
unopera complessa e peculiare, che si colloca al di l delle
definizioni e dei generi correnti. Nel grande Avant-propos
della Comdie humaine del 1842, proprio grazie a questa
complessit Balzac attribuir alla Peau de chagrin un ruolo
privilegiato nellarchitettura complessiva della sua opera:

ra, tutto mito e figura.33 Balzac sar sempre orgoglioso


di aver creato, con il talismano della Peau de chagrin, un
mito moderno, anche quando la scelta del realismo lo condurr molto lontano dal fantastico e dai bagliori fosforici della narrativa eccentrica del 1830. I suoi interventi sul
testo originale saranno spesso normalizzatori, tenderanno
ad attenuarne la crudezza, la libert di tono, la spregiudicatezza rabelaisiana;34 ma nonostante questo La Peau de
chagrin rester sempre lopera in rivolta deprecata a suo
tempo dai benpensanti, inclassificabile e polifonica, segnata a fondo da quello stesso spirito parigino di cui condanna il cinismo e governata, da un capo allaltro, dalla pi
tragica ironia.
Il trionfo della Peau de chagrin segna una data nella vita
di Balzac e modifica la sua posizione sul mercato letterario.
Per la prima volta, un romanzo firmato con il suo nome ha
un indiscutibile successo di vendite, a Parigi come in provincia. Le recensioni sono numerose (una, per sicurezza, Balzac se la scrive da s) e, anche quando esprimono critiche e
riserve, dedicano comunque allopera unattenzione lusinghiera. Questo spiega in parte la predilezione che Balzac nutrir sempre per questa composizione, sorta di talismano
legato alla prima affermazione della sua fama di narratore.
La parzialit di Balzac ha per anche un altro motivo. Ce
lo rivela il manoscritto dei Martyrs ignors, del 1836.35 In
quel dialogo tra scienziati, che affronta il problema della
concentrazione della volont, linterlocutore pi giovane doveva essere, nella prima stesura, lo stesso Balzac, designato come moi, io. Nel testo definitivo, io diventa Raphal;
il cognome non citato, ma il protagonista della Peau de
chagrin perfettamente riconoscibile. I tratti comuni tra
Balzac e il suo giovane eroe sono cos numerosi, che luno
pu sostituirsi allaltro senza difficolt. la conferma pi
evidente di un aspetto della Peau de chagrin che non pu
sfuggire a chi abbia qualche familiarit con la storia personale del suo autore: Raphal un double dellHonor de

[Le tudes de murs] sono il basamento [...] sul quale si innalzano le tudes philosophiques, seconda parte delledificio, in
cui si trova dimostrata la modalit sociale di tutti gli effetti, in cui
sono descritte le devastazioni del pensiero, sentimento per sentimento, e la cui prima opera, La Peau de chagrin, collega in certo
qual modo le tudes de murs alle tudes philosophiques tramite
lanello di una fantasia quasi orientale, nella quale la Vita stessa
ritratta alle prese con il Desiderio, principio di ogni Passione.31

Se La Peau de chagrin pu essere lanello di congiunzione tra le tudes de murs e le tudes philosophiques
perch partecipa della natura di entrambe le serie: uno
studio di costume quando racconta le difficolt e le tentazioni di un giovane di talento nella Parigi del 1830; uno
studio filosofico quando affronta il dilemma, cui si trova
confrontata ogni creatura vivente, tra unesistenza intensa che bruci lenergia senza risparmio e una vita inerte che
permetta invece di economizzarla. Di conseguenza, una
creazione ibrida, e il termine fantasia ne rende bene il carattere irregolare e capriccioso. Ma la sua forma serpentina e il suo stile abbagliante,32 per Balzac, traggono il loro
fascino anche dal contrasto con la funebre allegoria che
dissimulano. Le parole con le quali La Peau de chagrin
presentata dallautore al cattolico liberale Montalambert,
sono a questo proposito esplicite e decisive: In questope-

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La pelle di zigrino

Introduzione

Balzac del 1819-20, alla ricerca del proprio genio nella mansarda di rue Lesdiguires, affittata per lui dalla madre a pochi passi dalla Bibliothque de lArsenal.
Soltanto in Louis Lambert Balzac ha concesso alla diretta confidenza autobiografica uno spazio paragonabile a quello riservatole nella Peau de chagrin. Certo, come i giovani
eroi di Stendhal hanno sempre in dote una radiosa bellezza che compensa il fisico poco seducente del loro creatore,
anche Raphal gode, rispetto a Balzac, di un indiscutibile
privilegio: suo padre discende da una storica, anche se impoverita, casata dellAuvergne, e sua madre lereditiera
di una grande famiglia.
Separati dal ceto di nascita, Honor e Raphal hanno per
in comune una ferita profonda nellaffettivit. Honor ha sofferto nellinfanzia e nelladolescenza della freddezza materna; Raphal, precocemente orfano di madre, cresciuto sotto il dispotismo di un padre rigido e indifferente. Entrambi
hanno il dono funesto di una fervida immaginazione e una
vocazione precoce per gli studi, entrambi sognano di trovare nellamore di una donna straordinaria quella tenerezza
che crudelmente mancata ai loro primi anni di vita. Entrambi, per amore della gloria, accettano condizioni di vita
quasi monastiche, Honor al Marais, Raphal al quartiere
latino. In una soffitta, in rue Lesdiguires scrive Balzac
a madame Hanska nel 1846 ho condotto la vita che ho descritto nella Peau de chagrin.36 Le sue lettere del 1819 e
degli inizi del 1820 alla sorella Laure confermano lesattezza di questa affermazione. Raphal cerca di risparmiare sul
carbone e Honor, nel freddo ottobre del 1819, per dormire si avvolge in un vecchio cappotto; Raphal vive di pane
e latte, e Honor aspetta le patate e la marmellata di albicocche che gli mandano le sorelle; Raphal riordina da solo
la sua cameretta, e Honor racconta a Laure che dispone
dei servigi di un unico, attivissimo servitore che si chiama
me stesso. Quando Raphal descrive il paesaggio di tegole e di grondaie che guarda dallalto, ci sembra di sentire la

voce del Balzac ventenne, spesso immerso probabilmente


nella stessa contemplazione:
Studiavo i muschi, di cui la pioggia ravvivava i colori, che sotto il sole si tramutavano in un velluto secco e bruno dai riflessi capricciosi. I poetici e fugaci effetti della luce, le malinconie
della nebbia, i repentini sfavillii del sole, i silenzi e le magie della notte, i misteri dellaurora, i fumi dei camini, tutti gli eventi
di questa singolare natura avevano finito con il diventarmi familiari, e mi divertivano. Amavo il mio carcere volontario. Quelle
savane parigine, fatte di tetti livellati a formare come una pianura, che coprivano per abissi popolati, mi toccavano nellanima,
armonizzavano con i miei pensieri.37

La Peau de chagrin, labbiamo detto, unopera variegata che trasporta il suo lettore, come per magia, da uno
scenario allaltro: dal lusso estremo alla desolazione, dalla mondanit alla solitudine, dalle visioni dellantichit a
quelle dei pi moderni e distruttivi piaceri. In questa sinfonia che i contemporanei definiscono rossiniana, la vita di
Raphal in rue des Cordiers introduce una nota particolare: la nota della memoria, del ricordo di giovinezza intimo,
dimesso e preciso. forse anche questo a indurre Balzac a
rifiutare, per La Peau de chagrin, il termine romanzo:
nella finzione romanzesca ha innestato un frammento cos
intatto di vita realmente vissuta, da sovvertirne le regole e
da renderne impropria la denominazione corrente. Per un
grande specialista degli studi balzachiani, Pierre Citron, La
Peau de chagrin costituisce il portico di quella grandiosa
cattedrale che la Comdie humaine;38 per Balzac forse
qualcosa di pi segreto e di pi caro, la tomba monumentale della sua giovinezza, ricca di contraddizioni, di desideri, di sogni e di poesia, proprio come la giovinezza di Raphal de Valentin.
Mariolina Bongiovanni Bertini

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La pelle di zigrino

Introduzione

1 Sappiamo che il romanzo era gi introvabile nelle librerie parigine il 7 agosto 1831 da una lettera a Balzac del direttore della rivista La Caricature, Charles Philipon. Proprio perch non
riusciva a procurarsi una copia del libro, Philipon chiese a Balzac
di scriverne lui stesso per La Caricature una recensione, che sarebbe stata pubblicata sotto pseudonimo. Balzac, che era stato nei
mesi precedenti un assiduo collaboratore della rivista, ubbid con
entusiasmo e la sua recensione fu pubblicata l11 agosto 1831 (cfr.
OD, II, pp. 849-50).
2 Questa recensione riprodotta in Stphane Vachon (a cura di ),
Balzac. Mmoire de la critique, Presses de lUniversit de Paris-Sorbonne, 1999, pp. 61-3. Chasles ne riprese gran parte nellintroduzione che Balzac gli chiese per la raccolta dei Romans et contes philosophiques del settembre 1831, ora in CH, X, pp.1184-97.
3 Cfr. Grard Genette, Figure III. Discorso del racconto (1972),
Einaudi, Torino 1976, p. 239.
4 Sorta di indizio fornito al lettore, Raphal sceglie come primo domicilio parigino lhtel Saint Quentin, ricordando che vi
aveva soggiornato Rousseau. Il filosofo lo cita nel libro VII delle Confessions.
5 Cfr. lHistoire du texte redatta da Pierre Citron in CH, X, pp.
1221-30.
6 H. de Balzac, Penses, sujets, fragments, in uvres compltes,
XXIV, Club de lHonnte Homme, 1968-71, p. 669.
7 Cfr. le varianti a di p. 110 e d di p. 216 in CH, X.
8 Cfr. Marcel Bouteron, Linscription de la Peau de chagrin et
lorientaliste Joseph de Hammer, Revue dHistoire Littraire de la
France, 1 (1950), pp. 160-7.
9 Pauline de Metternich, Souvenirs denfance et de jeunesse, Plon,
1924, p. 46.
10 Corr. Pl., I, p. 1093.
11 Cfr. Roland Chollet, Balzac journaliste. Le tournant de 1830,
Klincksieck, 1983.
12 Cfr. Pierre Glaudes, La Peau de chagrin dHonor de Balzac,
Foliothque, Gallimard, 2003, pp. 14-21.
13 Cfr. Elisheva Rosen, Le festin de Taillefer ou les saturnales de
la Monarchie de Juillet, in Claude Duchet (a cura di), Balzac et La
Peau de chagrin, SEDES, 1979, pp. 115-26.
14 Cfr. Charles Nodier, Du fantastique en littrature, Revue de
Paris, 20 (dcembre 1830), p. 210.
15 Articolo del 10 ottobre 1831, citato nellarticolo di Pierre Bar-

bris Laccueil de la critique aux premires grandes uvres de Balzac


(1831-1832), LAnne balzacienne, 1968, p. 174.
16 Philarte Chasles, Introduction cit., CH, X, p. 1187.
17 Ernst Robert Curtius, Balzac, Il Saggiatore, Milano 1969 (19231),
p. 57.
18 Honor de Balzac, Premiers romans (1822-1825), a cura di Andr Lorant, Laffont, I, 1999, p. 552.
19 Cfr. Maurice Bardche, Autour des tudes philosophiques,
LAnne balzacienne, 1960, pp. 109-24.
20 Lassioma rousseauviano, citato da Chasles a proposito della
Peau de chagrin, tratto dal Discours sur lorigine de lingalit. Sul
debito di Balzac nei confronti di Rousseau, cfr. Raymond Trousson,
Balzac disciple et juge de Jean-Jacques Rousseau, Droz, Genve 1983.
21 Citato in Maurice Bardche , Balzac, Julliard, 1980, p. 109.
22 Cfr. Tzvetan Todorov, La letteratura fantastica (1970), Garzanti, Milano 1981, pp. 68-70; Pierre Bayard, Balzac et le troc de limaginaire, Lettres modernes-Minard, 1978.
23 Pubblicata nelle Scnes de la vie prive dellaprile 1830, questa
novella venne ribattezzata nel 1835 Le Papa Gobseck e prese il titolo definitivo Gobseck nel 1842, nel tomo II della Comdie humaine.
24 CH, II, p. 976.
25 Ivi, p. 969.
26 Qui a p. (Pdf 36)
27 Qui a p.
28 Cfr. Jos-Luis Diaz, 1830-1832: portrait de Balzac en conteur
phosphorique, in Devenir Balzac. Linvention de lcrivain par lui-mme, Christian Pirot, Saint-Cyr-sur-Loire 2007, pp. 119-39.
29 Cfr. Graham Falconer, Le travail du style dans les rvisions
de La Peau de chagrin, LAnne balzacienne, 1969, pp. 71-106;
Pierre Larthomas, De la premire la dernire dition: quelques
aspects du style de Balzac dans La Peau de chagrin, in Pierre-Georges Castex et alii, Nouvelles lectures de La Peau de chagrin, cole Normale Suprieure de Clermont-Ferrand, Facult de Lettres,
1979, pp. 5-13.
30 LH, II, pp. 437-8.
31 CH, I, p. 19.
32 Laggettivo (blouissant) utilizzato da Balzac stesso nella recensione da lui firmata con lo pseudonimo Le comte Alexandre de
B. sulla Caricature dell11 agosto 1831; ora in OD, II, pp. 849-50.
33 Corr. Pl, I, p. 396.
34 Ha insistito su questo Pierre Barbris, Lautobiographie: pourquoi?
Comment? in Claude Duchet (a cura di), Balzac et La Peau de chagrin cit., pp. 25-42.

Note

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La pelle di zigrino

35 Cfr. lIntroduction di Madeleine Ambrire-Fargeaud a Les Martyrs ignors in CH, XII, soprattutto pp. 711-2.
36 LHP, II, p. 146.
37 Qui a p. (93 Pdf)
38 CH, X, p. 45.

LA PELLE DI ZIGRINO
Traduzione di Giancarlo Buzzi