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Gyrgy Lukcs

LESSERE ESISTE SOLTANTO NELLA SUA PROCESSUALIT STORICA


Il maggiore pensatore marxista del Novecento aveva compreso allaltezza del 68 che
lesperimento rivoluzionario bolscevico-sovietico era fallito e che occorreva
rigenerare la teoria marxiana attraverso una visione etica ed ontologica che
sormontasse la pura concezione economicista del cambiamento. Per il filosofo
ungherese soltanto adesso il divenir-uomo delluomo pu trovare le condizioni per
cui il soggetto sociale nella sua prassi si identifichi nella compiutezza del genere
umano. La forma politica di questepoca e di questa lotta deve essere, secondo lui,
la democrazia della vita quotidiana.
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di Alberto Scarponi
Cinque giorni dopo la morte, avvenuta il 20 maggio 1990, stata tradotta in italiano (la
Repubblica, 25 maggio 1990) lultima intervista dello scrittore (extra)sovietico Venedikt Erofeev,
oggi considerato un maestro e un mito da molti giovani scrittori del suo paese. Assai singolare il
drastico giudizio negativo che vi si d circa la situazione culturale odierna dellUrss (non c n
crisi n cultura. Un deserto completo). Singolare non tanto per la drasticit lestremismo anche
verbale pu non sorprendere in uno scrittore che dalle circostanze e dalle sue proprie scelte di vita
venne indotto a trascorrere trentanni nei bassifondi della societ sovietica e il cui capolavoro
s'intitola Mosca sulla vodka quanto, invece, perch da un intellettuale dopposizione ci si
aspetterebbe il contrario: in un contesto attuale tanto dinamizzato verso il cambiamento, ci si
aspetterebbe un atteggiamento in qualche modo positivo, di speranza, e, coerentemente, una
tollerante simpatia verso chi tale cambiamento ha in qualche modo voluto o preconizzato, per
esempio i suoi lettori. Niente di tutto ci. Persino i suoi lettori vengono da lui tacciati di
vuotezza culturale: Il senso di quello che scrivevo interessava loro poco; era soltanto importante
che quella lettura aveva il sapore di un frutto proibito.
Il quadro di desolazione culturale che promana da queste parole richiama i giudizi accesi e sferzanti
che su tale stato di cose, vigente in tutti i paesi del socialismo reale, vennero emessi da Gyrgy
Lukcs nei suoi ultimi anni di vita, vale a dire dal 1968 al 1971. Convergenza paradossale, almeno
a prima vista, fra due opposti umani oltre che ideologici. Lukcs infatti non soltanto passa per uno
sviscerato sostenitore ideologico del socialismo reale (in virt di una tesi da lui mai ripudiata, anzi
ribadita persino nella sua ultima intervista, apparsa poche settimane dopo la morte: la tesi secondo
cui il peggior socialismo sarebbe comunque migliore del miglior capitalismo), ma noto inoltre
per uno stile di vita del tutto privo di eccentricit, a meno di non considerare eccentrica la sua
passione per la concentrata esistenza dello studioso, per il lavoro filosofico inteso come tuttuno
con quello politico, per lOpera contrapposta alla Vita, secondo la lucida scelta esistenziale
compiuta nel 1911 (quando inizia anche la sua agorafobia).
Va comunque precisato che le cose della cultura, persino nei paesi dellex socialismo reale, sono
ovviamente pi complicate di quanto non dicano tali rapide esplosioni polemiche, le quali, dunque,
sono da apprezzare per quello che sono, appunto dei giudizi, per giunta trancianti e volutamente
provocatori, non vanno confuse con la realt. Ma certamente interessante questa convergenza di
giudizio fra estremi. Forse, a scavare, si scoprirebbero strane coincidenze di mete. Non tuttavia

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questo laspetto su cui soffermarci ora.
Pi interessante per il momento sembra il paradosso interno al pensiero di Lukcs medesimo: come
poteva il filosofo ungherese, che per decenni era stato il difensore, per esempio, del realismo
socialista, vale a dire di una letteratura intesa a nutrire proprio la cultura del socialismo reale,
atteggiarsi ora a critico di quella stessa situazione culturale che aveva contribuito a creare?
La risposta pi agevole di quanto non appaia a prima vista: per Lukcs il sistema sovietico, di
cui anche il suo paese parte, non va difeso in quanto tale, in quanto sistema, ma solo in quanto
esperimento storico, il cui grado di riuscita si pu misurare su alcuni criteri, i quali sono poi i
principi ispiratori dellepoca ovvero, altrimenti detto, le forze spirituali e gli interessi materiali
storicamente prodottisi e che nel loro storico esistere configurano questa epoca determinata.
Lukcs dunque non si atteggia mai a ingenuo difensore del sistema sovietico. Il suo schierarsi
risoluto (right or wrong, my party, come gli capiter di dire qualche volta per esempio nel
Postscriptum 1957 a La mia via al marxismo, (in G. Lukcs, Marxismo e politica culturale,
Einaudi, Torino, 1968, p. 19) va sempre e soltanto riferito a ci che egli, significativamente, in
genere preferisce chiamare movimento e non partito, perch lo intende come un complesso di
forze umane solidalmente intenzionate a generalizzare nel mondo come vedremo pi avanti il
grado attuale di umanizzazione delluomo, forze che possono anche, ma non necessariamente,
essere organizzate in un partito e potrebbero anche produrre esperimenti storici fallimentari.
Proprio per questo sia detto di passata proprio perch verte su un punto di forza della originale
visione delle cose lukacciana, risulta del tutto credibile la testimoninaza di Istvn Ersi, suo allievo
e traduttore (dal tedesco in ungherese) e intervistatore, secondo cui nellautunno del 1968, dopo
linvasione sovietica della Cecoslovacchia a reprimere lesperimento della Primavera di Praga (con
alcuni tratti del quale, d'altronde, il filosofo non era daccordo), Lukcs avrebbe esclamato:
Probabilmente lintero esperimento iniziato nel 1917 fallito, e bisogna ricominciare tutto da
capo unaltra volta in un altro luogo (Cfr. Istvn Ersi, Un ultimo messaggio, in G. Lukcs,
Pensiero vissuto. Autobiografia in forma di dialogo, intervista di Istvn Ersi. A cura di Alberto
Scarponi, Editori Riuniti, Roma, 1983, p. 8).
Allo stesso modo tanto per continuare nelle digressioni (che mirano tuttavia a illuminare meglio
aspetti troppo facilmente dati per evidenti e generalmente considerati quindi come non revocabili in
dubbio) bens vero che Lukcs fu un sostenitore del realismo socialista, ma lo fu attraverso
una elaborazione critico-teorica che lo conduceva a respingere come pessimo naturalismo
oleografico ci che la politica culturale sovietica sosteneva invece come ottima letteratura. Agli
inizi degli anni Trenta, infatti, con la rivista Literaturnyi kritik si era opposto alle teorizzazioni
della Rapp e del Lef, in quanto sia da parte degli scrittori proletari sia da parte dei sostenitori del
Fronte di sinistra delle arti si proclamava... il carattere ideologico della letteratura, ma si
riconoscevano come ideologia solo le risoluzioni pi recenti del partito... purch lautore fosse
fedele al partito, si proclamava come arte di alto livello anche il peggior naturalismo di regime
(Lukcs, Arte e societ, I, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 17). Non per nulla, quando avr modo di
leggerlo, egli sar un entusiasta recensore del Solenycin di Una giornata di Ivan Denisovi.
Ma a tale proposito va ricordato qualcosa che, mentre prima facie sembra un punto a favore dei
detrattori di Lukcs, a favore di chi lo accusa di aver sottomesso lattivit artistica e intellettuale ai
bisogni della politica, ci d invece, in un miglior approfondimento, la chiave per comprendere
quale sia, anche pi in generale, il vero discorso di questo filosofo. Un discorso che legittimamente
pu essere contestato da chi non sia daccordo, ma soltanto dopo averlo inteso nei suoi termini
autentici (e non tanto per ragioni di correttezza filologica, quindi intellettuale, quanto per dare
senso alla stessa discussione con lui, che altrimenti viene ad essere fatua o, come il pi spesso ,
surrettizia e ideologica, nel significato cattivo di questa parola).
Va ricordato, dunque, che Lukcs fu persino sostenitore, almeno a un certo momento, della poesia
di partito. Eppure il suo modo di impostare il ragionamento lopposto di quel che noto come

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danovismo. Per danov e per Stalin gli artisti, in particolare gli scrittori, erano semplicemente
ingegneri delle anime, essi preparavano queste ultime alla rivoluzione socialista, definita nei suoi
aspetti strategici e tattici dal Partito (cio dal Comitato centrale, cio dal Segretario generale del
Partito, da Stalin). Il sillogismo perfetto e perfettamente funzionale alla ideologia del potere
staliniano. Il suo punto forte (o debole, a seconda da come lo si guardi) la riduzione
dellintellettuale a specialista, a tecnico privo di competenza quanto alle questioni prime e
fondamentali. Se narratore narri, se poeta poetizzi, insomma se artista esteticizzi la realt detta
dallo specialista delle cose generali, la politica, il Partito.
Lukcs nel 1945, nella temperie psicologica delle grandi speranze dopo la vittoria antifascista e al
momento del ritorno a casa, in Ungheria, dove si poteva e doveva cominciare un discorso concreto
nuovo richiamandosi alle tradizioni autoctone anche letterarie del paese, non esita ad accogliere in
pieno il concetto di poeta di partito.
Il saggio Poesia di partito venne scritto, nel 1945, in connessione con una iniziativa del Partito
comunista ungherese per celebrare il poeta Attila Jzsef, morto suicida nel 1936. Attila Jzsef, che
viveva a Budapest, gi non ben visto a causa del suo modo di affrontare i propri problemi (si
sottoponeva a cure psicoanalitiche), era stato per le sue opinioni eccessivamente aperte (aveva
proposto in anticipo sulle decisioni ufficiali lunit con i socialdemocratici) dapprima
durissimamente attaccato sugli organi del partito pubblicati a Mosca e poi abbandonato, vale a
dire nelle condizioni di semiclandestinit politica espulso. (Per una ricostruzione del pensiero
anche politico di questa importante figura della storia culturale ungherese, vedi Attila Jzsef, La
coscienza del poeta, a cura di Beatrix Tttssy, Lucarini, Roma, 1988.) Ora, nel 1945, in vista di
una azione unitaria con i socialdemocratici, che port poi effettivamente alla unificazione dei due
partiti, e nel proposito di avviarsi a una ricostruzione del paese fondata su una viva tradizione
culturale nazionale, il partito comunista cercava di chiudere il caso Jzsef. Ed in tale contesto
che Lukcs interviene per proporre la sua visione antistalinista del rapporto fra intellettuali e partito
con il saggio Poesia di partito (vedi Marxismo e politica culturale, pp. 43 sgg.).
Una volta per accolto il pericoloso principio, egli lo spinge a significare altro da quel che lo
danovismo pretende. Il vero poeta di partito, dice, si riconosce soltanto nella missione
storica del partito, se si vuole si riconosce al massimo nella grande linea strategica definita dal
partito, ma niente di pi, perch il poeta interpreta da s i contenuti concreti di quella missione
storica e di quella linea strategica, accollando a s, alla sua opera, ogni responsabilit per tale
autonoma interpretazione.
Insomma, nella grande battaglia storica per laffermazione del socialismo (e vedremo che cosa
significa socialismo, secondo Lukcs), il poeta, lintellettuale, persino quello che si vuole di
partito, non n un ufficiale n un soldato semplice dellesercito che la sta combattendo, un
partigiano. E in quanto tale non solo non , non pu essere, legato nella sua azione pena il
naufragio proprio come poeta, come artista da gerarchie e discipline organizzative (tanto pi che,
a suo avviso, la disciplina di partito ... un grado superiore, astratto, di fedelt, una semplice
relazione ideologica verso una tendenza storicamente data), ma quel che pi importante
lartista (leopardianamente filosofo, diremmo noi) si lascia guidare soltanto dai valori e princpi di
base, in sostanza dalla propria valutazione dei caratteri del movimento, dal proprio giudizio su
un punto: se poi vero che il nostro movimento espressione dellaltezza fin qui raggiunta da
quella grande linea alla quale conducono tutti i movimenti del passato che aspirano alla
liberazione delle forze antropiche dellessere umano, cosicch per converso la fedelt consiste
nelladerire allessenziale anche quando i fenomeni del momento sembrano contraddirlo
(Marxismo e politica culturale, pp. 67 e 66).
Queste due ultime idee sono importanti perch ci permettono di cogliere, persino in un testo
militante (ma, nella filosofia di Lukcs, che cosa non militante?), la ricerca teorica da cui deriva
l'intero comportamento pratico-politico di Lukcs, con le sue luci e le sue ombre e con le

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contraddizioni cui abbiamo accennato allinizio. Non questa la sede, giacch occorrerebbe un
documentato studio dimpegno prevalentemente storiografico, per verificare la derivazione di ogni
singolo atto dell'uomo (soprattutto politico) e dellintellettuale da tale nucleo teorico. Possiamo
invece vedere pi da vicino quale fosse lelaborazione filosofica che, dopo una svolta avvenuta nel
suo pensiero agli inizi degli anni Trenta e definita ontologica, rende la riflessione dellultimo
Lukcs assolutamente originale, ma soprattutto almeno a parere di chi scrive utile per decifrare
le forze in campo nellepoca presente della storia del mondo, dove quindi il crollo del socialismo
reale appare solo come lesaurirsi storico dun fenomeno saliente dunepoca passata.
forse opportuno ricordare qui che nel percorso intellettuale di Lukcs sono riscontrabili dei
periodi. Tuttavia, quanto alla periodizzazione che ha avuto corso per qualche tempo (secondo cui
si sarebbe avuto un Lukcs giovanile marxista messianico, di sinistra, ispiratore con Storia e
coscienza di classe [1918-1923] del cosiddetto marxismo occidentale [Karl Korsch, Ernst Bloch,
Walter Benjamin, Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Herbert Marcuse, ecc.], quindi un
Lukcs maturo, marxista-leninista ortodosso, culminante nellopera stalinista La distruzione
della ragione, e infine un vecchio Lukcs, notevole unicamente per la grande Estetica, lavoro
per sostanzialmente accademico), pur volendo prescindere dalla incongruit di vedervi considerati
giovanili scritti di un autore che nel 1923 aveva 38 anni e dietro le spalle una notoriet gi
europea per opere come, ad esempio, Lanima e le forme e Teoria del romanzo (che sono poi le
elaborazioni cui si riferir Adorno quando accuser Lukcs di aver ceduto al compromesso, alla
hegeliana conciliazione, con la realt dello stalinismo) non si pu non osservare che in essa va
perduta la continuit della ricerca del filosofo ungherese: nella sua riflessione infatti chiaramente
visibile un tema, lazione delluomo nel mondo (le sue possibilit, le sue condizioni, la sua
efficacia, le sue norme), che la percorre come un filo rosso dai primi inizi fino ai tre volumi (nella
edizione italiana) della Ontologia dellessere sociale scritti nel corso degli anni Sessanta (cui deve
aggiungersi il volume di sintesi e assestamento espositivo dei Prolegomeni allontologia
dellessere sociale cui mise mano nell'autunno del 1970) appunto in previsione di una Etica, di una
teoria dellazione umana, cui non ebbe pi il tempo di lavorare.
Il punto di partenza della filosofia di Lukcs quale risulta dalle sue opere degli anni Sessanta
lanalisi delle possibilit attuali delluomo. La spia di questo forte legame con il presente lo
abbiamo gi nel frontespizio dellultima opera compiuta lasciataci dal filosofo, il cui sottotitolo
suona: Questioni di principio di unontologia oggi divenuta possibile (Prolegomeni allontologia
dellessere sociale, Guerini, Milano, 1990). Di fronte a questa indicazione chi legge non pu non
domandarsi: perch soltanto oggi divenuta possibile tale ontologia? E prima ancora: che cosa
propriamente lontologia divenuta possibile soltanto oggi?
Naturalmente non sar lontologia di cui parlano tutti i dizionari filosofici e che uno dei nomi
della metafisica, la sovrastorica scienza delle categorie ossia dei caratteri fissi e immutabili
dellessere. Questa ontologia lukacciana esattamente il contrario di quella precedente oppure
ma, a parte la curvatura polemica che vi si aggiunge, la sostanza non cambia quella stessa del
passato che ora, comprendiamo, possiede in realt unaltra natura: era, ma non lo sapevamo, ed la
mutevole scienza della storicit universale dellessere, vale a dire la scienza della storicit delle
categorie (che diventano cos le forme esistenziali, storiche, dellessere). Ed questo il punto,
questa la novit concettuale oggi divenuta possibile: che lessere esiste soltanto nella sua
processualit storica. Non interessa qui precisare il quadro metodologico di tale ontologia,
importante invece rispondere alla prima domanda: perch solo oggi possiamo proporre un
discorso filosofico generalizzato sullessere come processo storico? La risposta di Lukcs che
solo oggi esiste, venuto in essere il soggetto che nella sua prassi (non si d soggetto senza prassi
n prassi senza soggetto), nella sua azione esige e quindi rende possibile una concezione
radicalmente storica dellessere.

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La prassi contemporanea, infatti, quella tecnico-scientifica ad esempio, richiede una concezione
storica della natura. Quanto alla natura umana, non soltanto i suoi momenti di manifestazione nella
vita dellindividuo (per esempio, la nutrizione e il sesso), essendosi nel tempo socializzati,
culturalizzati (sotto forma di cucina e di erotismo) e quindi modificati, devono essere concepiti
come, appunto, fatti di natura processuale, storica fin dallorigine. Oggi lo stesso corpo umano
che la scienza (lingegneria genetica ma anche la prassi medica) non pu non vedere come un
processo storico, capace cio di modificarsi nelle proprie categorie, nelle proprie forme esistenziali.
Quanto alla natura ambiente per luomo, baster richiamare la questione delleffetto serra,
quella dellinquinamento atmosferico e tutta la corrente tematica ecologica, tanto per citare cose
vicine alla vita delluomo, e avremo immediatamente la percezione di come soltanto una idea
storica del pianeta Terra, che lo veda modificabile nelle sue forme di esistenza, potr permetterci di
comprendere questi fatti e di intervenire su di essi.
Pi in generale, la prassi sociale odierna , nel suo complesso, il risultato di una lunga evoluzione,
che Lukcs sintetizza, sulla scorta di Marx, in tre momenti fondamentali.
1. laumento continuo della produttivit del lavoro (in termini marxiani: la diminuzione del lavoro
socialmente necessario per la riproduzione della vita degli individui) accompagnato da una forte
dinamicit, quindi da una visibile crescita e modificazione, dei bisogni umani.
2. il crescente predominio del momento culturale sul momento biologico (in termini marxiani:
larretramento delle barriere naturali) nella vita degli uomini.
3. lintegrazione dei singoli esseri umani in gruppi via via pi grandi (la famiglia, la trib, lordine,
la classe, la nazione, ecc.) fino allodierno formarsi di una societ planetaria, che il capitalismo
intende solo come mercato mondiale, ma nel cui avvento sarebbe economicismo astrattizzante
vedere un fatto solo economico, sarebbe ideologia cattiva, laddove la genesi economica del
mercato mondiale la possibilit ontologica della genericit sociale unificata (Prolegomeni
all'ontologia dellessere sociale, pp. 286, 287), la concreta possibilit, storicamente venuta in
essere per la prima volta, di pervenire a un genere umano culturalmente unitario, vale a dire che si
consideri uno, pur nelle infinite differenze individuali e di gruppo.
Il soggetto storico della prassi contemporanea , pu essere, per lappunto il genere umano tutto
intero, non pi suddiviso in razze o classi o nazioni ciascuna delle quali consideri laltra come
estranea. A questo punto della storia si sono create le condizioni ontologiche perch luomo attui
tutte le possibilit apertesi al suo comparire nel mondo dellessere, quando si comp il salto
dallessere naturale organico, soltanto biologico, allessere germinalmente sociale, ormai umano.
Ecco la pi profonda verit del marxismo, dice Lukcs nel suo testo estremo, indicando con
precisione la propria innovativa interpretazione del pensiero di Marx: il divenir-uomo delluomo
come contenuto del processo storico, che si realizza assai variamente in ogni singolo corso di
vita umana. Cos ogni singolo uomo non importa con quanta consapevolezza fattore attivo nel
processo complessivo, di cui al contempo prodotto. E poco sopra aveva spiegato che il grande
problema dellepoca lindividuo, lindividualit come conseguenza della relazione sempre pi
puramente sociale del singolo con la societ (Pensiero vissuto, pp. 225-226). Questo viene a dire
che oggi in ogni singolo corso di vita umana pu realizzarsi la nuova soggettivit storica, il genere
umano tutto intero, e che dunque oggi il terreno di lotta tra sfruttamento ed emancipazione, tra
conservazione e progresso, tra dominio e liberazione formato da ogni singolo corso di vita
umana: la lotta economica e politica, quella che nellepoca precedente era unicamente definibile
come lotta di classe, si veste di panni etici e sviluppa contenuti nuovi o che erano rimasti in
subordine.
Lepoca precedente dunque era quella centrata sulla estorsione del plusvalore assoluto da parte del
capitalista nei confronti del lavoratore, vale a dire sulla massima lunghezza possibile della giornata
lavorativa, situazione economica frantumata cui i lavoratori potevano e dovevano contrapporre

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lautonoma unit politica delle proprie forze per rivoluzionare un sistema che, se lasciato a se
stesso, avrebbe semplicemente perpetuato quella situazione economica. (Va da s che questa
soltanto la descrizione sistematica, mentre la descrizione storica sar assai pi fluida e
contraddittoria e intrecciata.) Lepoca attuale invece tende a presentarsi come una lotta etica.
Le nostre parole sembrano richiamare immagini potenti di drammatica religiosit: langelo del
bene e quello del male si disputano lanima delluomo. In verit nellanalisi lukacciana il
movimento va nel senso esattamente opposto: la singola persona che pu scegliersi come
persona particolare (il particulare guicciardiniano) oppure come personalit (o
individualit, secondo lalternante terminologia usata da Lukcs), lei che pu decidere di
svuotarsi e soccombere alla manipolazione oppure di alimentarsi di genericit (di senso del genere
umano, di universalit). Cos si tratta piuttosto di uno scontro estremamente complesso fra
individui che tentano di salire allaltezza dellepoca, cio della genericit, e sistemi manipolativi
che tentano di mantenerli o ricondurli alla immediatezza della loro particularit di singoli.
La battaglia si colloca su vari piani. Per esempio, sia i metodi, tratti dalla manipolazione del
mercato, del capitalismo odierno, sia le pianificazioni e le decisioni tattiche rozzamente
manipolatorie degli eredi spirituali dei metodi staliniani hanno egualmente acquisito labitudine
mentale di interpretare uno sviluppo ontologico come un processo di cui si possa determinare
contenuto, indirizzo e cos via, a detta loro senza errore, mediante estrapolazioni correttamente
impiegate (Prolegomeni all'ontologia dellessere sociale, p. 16). Lassenza - per cos dire di
spirito ontologico accomuna cio le due culture, quella della manipolazione rozza staliniana e
quella della manipolazione raffinata capitalistica, anche ai livelli pi apparentemente anodini dei
calcoli statistici e matematici, e anche in questo caso leffetto oggettivo sar di spingere gli
individui a proporsi come particulari.
Lepoca passata, il moderno, ci sembra di poter interpretare cos, conclusivamente, la sostanza
del pensiero di Lukcs consegnatoci nelle opere ontologiche degli anni Sessanta, ha portato a
compimento un processo storico (che Marx aveva chiamato la preistoria dellumanit terminata
appunto con il moderno), producendo i dati costitutivi, iniziali, di un nuovo processo, di una nuova
epoca (la vera storia dellumanit), il cui contenuto sar la lotta della individualit universale per
affermare la propria etica, letica del genere umano, dove nessun diverso (lo schiavo, il barbaro, lo
straniero, la donna, ecc.) pu essere sentito come estraneo, contro ogni sistema manipolatorio. La
forma politica di questa epoca e di questa lotta sar la democrazia della vita quotidiana (il
corsivo di Lukcs in Pensiero vissuto, p. 225, ma per tutta la tematica della democrazia
quotidiana come critica sia dei limiti della democrazia formale cosiddetta borghese, sia
soprattutto del sistema sovietico, vedi G. Lukcs, Luomo e la democrazia, Lucarini, Roma, 1987).
Ed qui, dopo aver chiarito per quanto abbiamo saputo di dove proveniva la critica di Lukcs
al socialismo reale, quale ne era il nerbo, possiamo non sorprenderci della consonanza con la
posizione, indicata all'inizio, di Venedikt Erofeev. Questultimo in modi e con mezzi che forse non
sarebbero piaciuti a Lukcs ha detto quello che ha visto, che era poi quanto denunciato dal filosofo
con un atteggiamento meno disinvolto e maggiormente improntato alla responsabilit
dellintellettuale da lui sempre rivendicata: il fallimento culturale, prima ancora che economico, di
un sistema che sorto esplicitamente per fondare un nuovo umanesimo non lo ha potuto fare, in
quanto restava allinterno dellorizzonte preistorico, e non si era in fondo nemmeno posto il tema di
creare nella realt le condizioni materiali e spirituali per il costituirsi della individualit.
Laccusa pi penetrante mossa da Lukcs ai dirigenti della Terza Internazionale, agli uomini che
impostarono la costruzione del nuovo sistema (Stalin e i suoi rivali, li definisce, per indicarne
lomogeneit reciproca), di aver voluto intendere il socialismo come un problema solo
economico, non distinguendosi in questo dai loro avversari socialdemocratici della Seconda
Internazionale e, quel ch peggio, non uscendo dallorizzonte del capitalismo, il quale, come Marx
aveva tratto dalle sue analisi, un sistema che tende ad affidare il proprio funzionamento alle sole
leggi delleconomia.

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Lenin si salva a stento da questa critica e solo perch mantenne fermo il carattere sperimentale
della costruzione avviata, la cui realizzazione dipendeva, nel suo pensiero, dalla partecipazione di
tutti. Oggi tuttavia interessa solo in seconda istanza vedere se e fino a quale punto i progetti di
Lenin fossero praticamente realizzabili (Luomo e la democrazia, p. 64), conta solamente che egli
mor senza potervi porre mano e che l'impresa venne compiuta da Stalin e dai suoi rivali.
Il che ha prodotto un fallimento che Lukcs negli ultimi anni della sua vita riscontr, cui, troppo
umano, non volle credere interamente, ma cui ritenne si potesse dare una risposta corretta solo a
partire dalla rinascita del marxismo, il contenuto della quale in ultima analisi non altro che il
socialismo in quanto unit teorico-pratica dellintegrazione economica con la vera genericit
oramai realizzabile (Prolegomeni allontologia dellessere sociale, p. 290).
Era in verit qualcosa di pi della pretesa di un cocciuto ottimista, era una apertura anti-ideologica
con cui la risposta del filosofo si collocava allaltezza della storia del mondo. A tale altezza, non
sar forse del tutto improprio, tanto per finire questa riflessione cos come cominciata, citare un
poeta, nonostante la sua lontanza dalle posizioni politiche di Lukcs. Eugenio Montale ha detto un
giorno: Se vogliamo salvare il mondo, bisogna tuttavia salvare anche cose non assolutamente
necessarie come la poesia. Luomo economico da solo non potr sopravvivere (intervista ad
Achille Millo, in Mercurio, 23 giugno 1990).