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Napoleone

Vita
1
L'inizio
Napoleone Buonaparte nasce in Corsica (Ajaccio) il 15 Agosto 1769 dopo un quindicennio di
indipendenza dell'isola dalla sovranit di Genova. Dell'infanzia di Napoleone si sa poco, abbiamo
solo poco affidabili frammenti e i resoconti del memoriale di S. Elena, dai quali emerge la figura di
un giovane rampante capace di assoggettare anche il fratello maggiore e primogenito Giacomo. Di
origine toscane, i Bonaparte si trasferiscono in Corsica nel XVI secolo e dal 1600 sono entrati a far
parte del consiglio degli anziani della citt, titolo che verr riconosciuto corrispondente alla nobilt
provinciale dopo l'annessione francese. L'annessione francese avviene perch Genova, incapace di
esercitare la sovranit sull'isola, ne cede i Diritti alla Francia che la conquista e la occupa
militarmente dopo aver sconfitto il generale Paoli a Ponte Nuovo nel 1769.
Il padre Carlo, dopo la sconfitta, ader al partito Francese e pot cos indirizzare Napoleone alla
carriera militare: nel 1778 arriva al collegio di Autun, poi a quello di Brienne e l rimase per 5 anni.
Nel 1784 entra nella scuola militare di Parigi e l'anno successivo ottiene il brevetto di sottotenente
d'artiglieria.
Non fu uno studente brillante e nel reggimento di artiglieria di La Fre collezion pi congedi che
presenze: tornava spesso in Corsica per affari di famiglia, diceva, ma la realt che era troppo
legato alla sua terra e al sogno della sua indipendenza.
Considerato straniero in Francia, e per questo isolato, trov rifugio nei libri: apprese la storia e
studi i classici, il suo autore preferito che pure conosceva con un certo dilettantismo era
Rousseau che sposava l'idea di una Corsica indipendente. Egli pens seriamente a una carriera da
scrittore, la sua idea era la pubblicazione di una grande opera che rilanciasse nel pensiero Europeo
la legittimit della causa Croata, ma quando scrisse al suo eroe Paoli (in esilio in Inghilterra) di
fargli avere la documentazione in suo possesso, ottenne un netto rifiuto.
Quando la rivoluzione giunse, Napoleone la consider un'opportunit per conciliare il suo ruolo di
ufficiale Francese e il suo desiderio per l'indipendenza Croata.
I principi del 1789 vennero importati in Corsica, dove due schieramenti (Rivoluzionari, detti
Paolisti, e Realisti, comandati da Matteo Buttafuoco) si scontrarono e alla fine prevarlse
l'orientamento rivoluzionario tanto che Paoli pot tornare dall'esilio con la carica di Comandante
della
Guardia
Nazionale
e
presidente
del
Direttorio
dipartimentale.
La Corsica fu considerata parte integrante della Francia e venne posto fine all'occupazione.
Napoleone si schier nella lotta politica Corsa a favore di Paoli e nel 1791 pubblic Lettere a
Matteo Buttafuoco - una violenta requisitoria contro il capo dei realisti. Nel 1792 divenne tenente
colonnello in seconda, in Corsica, e partecip alla spedizione in Sicilia per rafforzare il dominio
francese: l'operazione fu un disastro e Paoli venne arrestato da una delibera della Convenzione,
accusato di aver contribuito volontariamente all'insuccesso della spedizione. Paoli venne poi a
scoprire che fu lo stesso Luciano Bonaparte ad accusarlo ruppe per sempre con la famiglia
Bonaparte, e poich Paoli venne protetto dalla popolazione, fu Napoleone a dover fuggire dalla
Corsica e a rinunciare a ogni sua ambizione di contribuire alla causa della sua isola patria. La
rottura della famiglia Napoleone con Paoli era dovuta alla tendenza di quest'ultimo di considerare la
Corsica come un suo feudo personale e, consapevole dell'impossibilit di perseguire al tempo la

totale indipendenza, di adottare una politica di lento affrancamento sfruttando gli scontri tra
Inghilterra e Francia e, nel frattempo, passando progressivamente al partito realista.
Comunque sia, Napoleone riprese il suo servizio militare a Nizza.
Ader al partito montagnardo e la guerra gli port subito fortuna: chiamato a sostituire per caso,
all'assedio di Tolone, il comandante dell'artiglieria egli fece buona impressione sulla Convenzione
attuando un piano che obblig la flotta inglese a prendere il largo: grazie a questo successo fu
nominato generale di Brigata.
Con la caduta di Roberspierre il 9 Termidoro 1794 (anno II) egli assaggi il carcere a Nizza per le
sue tendenze giacobine, poi scarcerato venne messo da parte e infine gli fu imposto il ruolo di
generale di fanteria dell'armata in Vandea, ruolo che rifiut volendo lui occuparsi dell'Italia intesa
come territorio attraverso il quale sconfiggere per sempre gli Austriaci. Venne quindi, dopo il
rifiuto, allontanato dall'esercito finch Barras, avendo ricevuto dalla Convenzione l'incarico di
stroncare l'insurrezione monarchica provocata dal decreto dei 2/3, reintegr quel generale corso che
aveva vinto a Tolone, messo da parte per le sue tendenze giacobine. Il ruolo di Napoleone nella
giornata del 5 ottobre 1795 fu amplificato dai rapporti di Louis Frron che voleva sposare la sorella
di Napoleone e ne tessette quindi le sue lodi. Bonaparte venne reintegrato nell'esercito col grado di
generale di divisione e col comando dell'armata dell'interno. Per levare ogni dubbio sulla sua idea
politica, Napoleone si scagli contro i giacobini e chiuse il circolo nel 1796.
Legatosi a Barras, Napoleone intrecci rapporti amorosi con la Tasches, ex amante di Barras che
ebbe sempre per lui buone parole, e la spos il 9 marzo 1976, pochi giorni dopo aver ottenuto
l'incarico da sempre desiderato: comandante generale dell'armata in Italia.
2
L'ascesa
Grazie alla sua audacia Napoleone riusc a fare del fronte italiano il vero protagonista della guerra
contro l'Austria: egli scese dalle Alpi nel punto pi difficile, spezzando l'esercito Austriaco da
quello Sardo e li sconfisse distintamente. Il re di Spagna firm subito l'armistizio di Cherasco con il
quale lasciava che il Piemonte divenisse base Francese per l'offensiva contro l'Austria, a questo
punto Napoleone gioc ancora di sorpresa e anzich andare a Nord, come l'Austria si aspettava, li
aggir violando la neutralit del ducato di Parma e attravers il Po a Piacenza, entrava poi a Milano
il 15 maggio 1796 mentre le truppe austriache si trinceravano a Mantova. Prima di attaccare egli
consolid il suo potere nel Nord Italia stipulando con il Papa un armistizio che gli assicurava le
legazioni di Ferrara e Bologna. Il 2 febbraio 1797 la fortezza di Mantova cadde, e allora Napoleone
riprese l'offensiva verso sud: con una rapida avanzata costrinse il Papa a cedergli le legazioni di
Romagna, poi si rivolse a Nord e arriv a 100 km da Vienna costringendo l'Arciduca Carlo, fratello
dell'Imperatore, a stipulare i preliminari per la pace di Leoben. A segnare la vittoria, anche politica,
fu la democratizzazione della Repubblica di Venezia.
Napoleone, andando contro le istruzioni del Direttorio che considerava l'Italia solo come merce di
scambio per i territori sul Reno, incoraggi le aspirazioni dei patrioti italiani creando prima la
Repubblica Cispadana, e poi quella Cisalpina: il suo intento era creare una base di potere personale.
Con il trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) egli concesse all'Austria Venezia, Istria e
Dalmazia, in cambio dei territori sul Reno.
Napoleone aveva anche rivelato una congiura realista del generale Pichegru, Presidente del
Consiglio dei 500, e aveva appoggiato il colpo di stato del 18 fruttidoro. Napoleone, quando rientr
in Francia, era un eroe.
A Parigi Napoleone era un uomo scomodo: un generale molto amato e potente, insofferente agli
ordini del Direttorio. Venne cos allontanato con l'incarico di allontanare i Mamelucchi dall'Egitto,
missione che accett perch a medio rischio e perch sapeva che la sua ora non era ancora giunta.
Prendere l'Egitto avrebbe minato il commercio inglese in quella zona e sarebbe servito da monito al
sultano Mysore perch continuasse a combattere a favore dei Francesi contro gli Inglesi. Bonaparte
sconfisse i Mamelucchi a el-Giza (21 luglio 1798) e occup il Cairo, ma poco dopo la flotta di

Nelson annient quella francese ad Abikur e tagli fuori Napoleone dalla possibilit di rientrare in
patria o di ricevere rinforzi in difesa delle contro-offensive turche. Napoleone tent di pervenire
l'attacco con una spedizione in Sira, ma fu costretto a tornare sui suoi passi dopo un lungo assedio
alla fortezza di S Giovanni d'Acri.
Tornato in Egitto e l bloccato, Napoleone import il servizio delle poste, introdusse la stampa e i
mulini a vento, abol la feudalit. Modernizz insomma il paese e respinse un'offensiva
mussulmana, attizzata dai Turchi, ad Abikur (15 luglio 1799).
Nel frattempo una seconda coalizione antifrancese (Austria, Inghilterra, Russia, Turchia e Svezia)
aveva sconfitto la Francia e l'aveva costretta ad abbandonare i territori occupati in Italia. Di fronte
alle incapacit del Direttorio, Napoleone cap che la vera partita si giocava a Parigi, e allora lasci
l'esercito a Klber e torn nella Capitale, con molta fortuna visto che le navi inglesi non lo
intercettarono.
Quando giunse a Parigi, era l da poco giunta la notizia della sua vittoria ad Abikur.
3
Il Primo Console
In Francia si sentiva forte l'esigenza di un cambiamento, e il principale sostenitore di una politica di
revisione della costituzione era un membro del Direttorio: l'Abate Sayes, che per sapeva che per
revisionare la costituzione ci sarebbero voluti anni, e non aveva tempo di aspettare. Voleva cos
ricorrere a un colpo di mano armato e pens subito all'aiuto di Napoleone. Superate le reciproche
diffidenze, il 9 novembre 1799, con il pretesto di una inesistente cospirazione terrorista, i membri
del consiglio degli anziani favorevoli a Seys convocarono il corpo legislativo per il giorno
seguente a Saint-Cloud e di nominare Bonaparte comandante delle truppe di Parigi. Barras, Sayes e
Roger Ducos si dimisero dalla carica di Direttori e tennero prigionieri i loro 2 colleghi.
Le cose si complicarono il giorno seguente: gli assenti al consiglio degli anziani il giorno
precedente opposero strenua opposizione al colpo di mano di Seys. Bonaparte intervenne in
entrambe le camere per sollecitare la votazione, con discorsi impacciati e imbarazzanti, e nel
consiglio dei 500 fu anche aggredito e riport una ferita al volto. Sull'orlo del fallimento, il colpo di
stato fu salvato da Luciano Bonaparte, presidente del consiglio dei 500, che si rivolse ai soldati
della guardia del corpo legislativo, denunciando i deputati corrotti dall'oro inglese che si erano
scagliati coi pugnali contro il generale Bonaparte. I soldati, messi anche sotto pressione dalle truppe
parigine di Bonaparte, entrarono in aula e dispersero i 500: la sera vennero raccattati in fretta alcuni
membri degli Anziani e dei 500 e costretti a nominare al posto del Direttorio dimissionario un
triumvirato formato da Bonaparte, Seys, Roger Ducos e sostituirono ai vecchi Consigli 2
Commissioni di 25 membri ciascuna, incaricate di redigere coi triumviri una nuova costituzione.
Le difficolt di realizzazione del Colpo di Stato avevano rivelato che questo era riuscito solo grazie
all'intervento dell'esercito e quindi grazie a Bonaparte. Inevitabile il contrasto tra Seys e
Bonaparte, che si trasform in scontro ideologico: Seys sosteneva la creazione di un rigido sistema
istituzionale che garantisse la stabilit, Napoleone era l'uomo forte che poteva rispondere alla
lentezza e alla debolezza che le istituzioni fino a quel momento avevano dimostrato.
La costituzione dell'Anno VIII sanc l'assoluto predominio di Napoleone:
3 Consoli: eletti per 10 anni da un Senato e rieleggibili senza limiti. (Bonaparte primo console, gli
altri consoli avevano solo potere consultivo Cambarcres, Lebrun). Il primo console aveva
l'iniziativa legislativa, controllava il potere esecutivo, nominava ministri e funzionari.
Potere legislativo: 2 assemblee:
1) Tribunato (100 membri): discuteva e rielaborava le proposte legislative del Primo Console
insieme a un consiglio di Stato di 30/40 membri.
2) Corpo Legislativo (300 membri): si limitava ad approvare o respingere.
Elezioni: Il suffragio universale era previsto solo per compilare liste di notabili da cui poi il Senato
avrebbe eletto i membri del Tribunato e del Corpo Legislativo.
Senato: 60 membri eletti da Seys, Ducos e dai colleghi di Bonaparte. Nomina legislatori e consoli

ed era stato pensato da Seys come organo di controllo costituzionale.


Alla fine, il voto popolare cui si ricorse per l'approvazione della costituzione, si rivel un plebiscito
a favore della figura di Napoleone.
Sorto con il pretesto di sventare una congiura giacobina il nuovo regime era orientato contro la
sinistra. I Realisti speravano nell'aiuto di Bonaparte di riportare i Borboni sul Trono e gli fecero
offerte allettanti, ma Napoleone sempre rifiut e sia doper a consolidare il suo potere, muovendosi
su linee costituzionali appositamente stilate in maniera vaga per concedergli mano libera. Limit la
libert di stampa, soppresse decine di giornali e impose il divieto di criticare il governo. I
Brumaniani erano infelici per le briciole di potere che Napoleone aveva lasciato loro (emblematica
la figura di Seys) e di queste preoccupazioni si fece in primis portatore il Tribunato che denunci i
pericoli di un regime di servit e silenzio: il potere di Bonaparte era tutt'altro che solido.
Si nota una continuit tra il regime Direttoriale e quello Consolare dei primi anni, solo nel 1802 con
la nomina di Napoleone a Console a vita si conclude la rivoluzione francese.
Il colpo di Stato di Napoleone appariva come uno dei tanti altri, solo interamente basato sui successi
militari di Bonaparte: sarebbe bastata una sconfitta per annientare le sue costruzioni politiche.
Consapevole di questo Bonaparte scelse ancora l'Italia come terreno di scontro e lancio della
propria immagine: assediata dall'Austria, solo Genova resisteva in Italia. Bonaparte allora (maggio
1800) scese dal Gran S. Bernardo in sorpresa perch ancora innevato ed entr direttamente a Milano
anzich andare in soccorso di Genova. Il piano era quello di stringere gli Austriaci tra Genova e
Milano, impedendo loro ritirate e tagliandoli fuori da rifornimenti e aiuti. Purtroppo Genova
capitol immediatamente dopo e Napoleone commise l'errore di muoversi verso Sud-Ovest alla
ricerca delle armate nemiche la cui esatta posizione non conosceva. Il 14 giugno fu assalito a
Marengo e la giornata sarebbe stata disastrosa se non fosse giunto per tempo il generale Desaix con
alcuni dei distaccamenti mandati in avanscoperta. L'armistizio dopo Marengo consent alla Francia
di rioccupare il Piemonte e di ristabilire la Repubblica cisalpina e la Repubblica ligure. Il colpo
decisivo contro l'Austria fu inferto dal generale Moreau che dopo aver invaso la Baviera si apr la
strada per Vienna, da qui nasceranno gli attriti di gelosia tra Moreau e Bonaparte. L'Austria
concluse la pace di Lunville (1801) e riconobbe le repubbliche Batava, Elvetica e Cisalpina,
mentre rinunciava al Belgio e alla riva sinistra del Reno. Vennero poi stipulate le paci con la Russia
e la Turchia, cui venne restituito l'Egitto, e anche l'Inghilterra firm la pace di Amiens (25 marzo
1802) con la quale restituiva alla Francia il grosso delle colonie occupate e si impegnava ad
evacuare Malta e l'Egitto.
Bonaparte poteva essere visto in tutta Europa come il fautore della nuova pace.
Tornato in Francia Napoleone poteva assicurare l'ordine interno e lo fece accanendosi contro
l'opposizione di sinistra: per dare a questa il colpo di grazia il pretesto gli fu fornito dalla cosiddetta
macchina infernale un ordigno che il 24 Dicembre 1800 esplose uccidendo decine di persone ma
lasciando intatto Bonaparte, che diede la colpa alla sinistra e la distrusse violentemente, proprio
mentre il capo della polizia raccoglieva le prove che in realt erano stati i monarchici ad organizzare
l'attentato. Vennero giustiziati i veri colpevoli e cos le opposizioni a Bonaparte erano distrutte,
mentre i realisti, man mano che il potere di Napoleone si consolidava, ottenevano sempre meno
consensi e presa sulla popolazione, perch c'era gi chi assicurava l'ordine.
Per rafforzare la propria posizione e l'ordine Napoleone firm con Pio VII il Concordato (15 luglio
1801): il papa ottenne che il Cattolicesimo fosse dichiarato religione dei pi in Francia, in cambio
egli riconosceva la Repubblica Francese e rinunciava ai diritti sulle propriet del clero vendute
durante la rivoluzione. La nomina dei vescovi fu attribuita a Napoleone e il papa li avrebbe istituiti
canonicamente.
Bonaparte decise poi di promulgare alcuni articoli: articoli organici del culto cattolico e protestante
con i quali considerava i pastori dipendenti dello stato, che ricevevano uno stipendio e
sottoponevano l'organizzazione della vita ecclesiastica al controllo dello stato. Il papa non os
protestare.
4

L'Imperatore
Nell'1802 il Primo Console ritenne maturo il tempo per sbiancare le farse che limitavano il suo
potere: colp per primo il Tribunato e con il rinnovamento di un quinto dei suoi componenti previsto
annualmente dalla costituzione, dopo aver addomesticato il senato, elimin il gruppo degli
ideologi suoi oppositori. Il Senato rinnov la sua carica per altri 10 anni e poi il Tribunato e il
Corpo legislativo sottoposero all'approvazione dei Francesi il consolato a vita di Napoleone, che fu
approvato a stragrande maggioranza.
Napoleone procedette poi a riformare la costituzione:
1) Abol le liste di fiducia e stabil collegi elettorali di circondario e di dipartimento. I membri
di questi collegi erano eletti a vita dalle assemblee di cantone tra i 600cittadini pi tassati.
2) Si attribu il diritto di Pace e di Guerra, il diritto di Grazia, la possibilit di nominare i
colleghi consoli e di proporre al Senato leggi di Interpretazione della Costituzione.
3) Il Senato sceglieva i suoi membri fra terne di candidati che il primo console traeva dalle liste
compilate dai collegi elettorali e Bonaparte poteva nominare 40 senatori.
La politica internazionale per non fu altrettanto pacifica: Bonaparte annett il Piemonte e Parma, la
Repubblica Cisalpina divenne Repubblica Italiana (Bonaparte Presidente), la Toscana fu assegnato a
Ludovico di Borbone in cambio della Luisiana alla Francia, che annett anche l'isola d'Elba. Di
fronte a questi cambiamenti di equilibri l'Inghilterra si rifiut di sgomberare Malta e si giunse alla
rottura nel maggio del 1803, con la propaganda del regime che attribuiva tutte le colpe
all'Inghilterra.
Alcuni storici tra cui Albert Sorel sostengono il mito pacifista di Napoleone secondo il quale i
territori annessi sarebbero valsi poi come pegno da dare all'Inghilterra per una pace ancora pi
duratura (tesi anche del Memoriale di S. Elena), ma francamente incredibile.
Per affossare Napoleone, gli Inglesi supportarono un complotto realista con il Generale Moreau,
Pichegru e il capo degli insorti in vandea Cadoudal, rifugiatosi in Inghilterra e tornato
clandestinamente in Francia. I cospiratori avrebbero dovuto portare in Francia un Principe
Borbonico che avrebbe dovuto mettersi in testa al movimento realista. Il Primo console allora fece
rapire il principe borbone pi vicino alla frontiera francese, senza sapere se in effetti fosse
coinvolto, e lo fece fucilare: Moreau and in esilio e gli altri due furono giustiziati. I continui
attentati alla vita di Napoleone spinsero Camacres, ancora una volta, a promuovere l'idea di
ereditariet della carica che fu approvata prima dal Tribunato e poi dal Senato il 18 maggio 1804.
Fu scelto il titolo di imperatore anzich quello di re, per ovvi motivi e all'Imperatore fu riconosciuto
il diritto di nominare senatori senza limiti. Il tutto venne coronato da un'altra votazione popolare che
pose a gran maggioranza la corona sulla testa di Napoleone.
Per consolidare il potere cerc di crearsi l'appoggio di una nuova nobilt: conferiva titoli legati a
terre fuori dalla Francia ai singoli individui e i titoli divenivano ereditari solo nel caso si riuscisse a
creare un maggiorasco, ovvero un patrimonio legato al titolo e trasmissibile ereditariamente. Si
incoron da solo a Notre-dame il 2 dicembre 1804 e poco dopo venne nominato anche Re d'Italia,
di cui concesse la reggenza al figlio della moglie Eugenio.
Poteva ora concentrarsi sulla guerra con l'Inghilterra e riprendere in mano il progetto di attraversare
la manica e sbarcare in Inghilterra. L'ingresso in guerra della Spagna, ricca di una grande flotta,
convinse Napoleone delle possibilit di impiegare la marina inglese su pi fronti, ma tutto fu
sventato da Nelson: la flotta franco-spagnola fu intercettata a Trafalgar diretta verso Napoli con
l'ordine di attaccarlo. La sconfitta fu disastrosa (1805, 21 ottobre). Nel frattempo Londra aveva
creato una nuova coalizione antifrancese (Inghilterra, Austria, Russia, Svezia e poi anche Napoli):
l'iniziativa fu presa dall'Austria che occup la Baviera, ma Napoleone con una marcia rapidissima li
raggiunse e li costrinse a ritirarsi: l'Imperatore Francesco II raggiungeva l'esercito dell'Alleato
Alessandro I di Russia. Il 2 dicembre Napoleone sconfisse l'esercito avversario con la sua vittoria
pi bella ad Austerliz, nella battaglia dei Tre Imperatori. Bonaparte ingann gli avversari
inducendoli ad attaccare il fianco destro dell'esercito francese, appositamente indebolito,
costringendoli a sguarnire il centro. A quel punto Napoleone chiam le truppe che aveva tenuto di

riserva e sfond il centro dell'esercito nemico, stravincendo. L'Austria, ancora sconfitta, cedette al
Regno d'Italia il Veneto, l'Istria e la Dalmazia.
Un esercito, per punire Napoli, scese in Italia e costrinse Ferdinando IV a rifugiarsi in Sicilia, reo di
aver appoggiato la coalizione antifrancese.
Come ricompensa per l'appoggio Napoleone formava la Confederazione del Reno, composta da
undici stati alleati della Francia e con capitale a Francoforte: del Sacro Romano Impero ormai
rimaneva solo l'Austria, la Prussia e alcuni stati al Nord (la Germania era ormai passata sotto
l'influenza francese). Francesco I ne prese atto e rinunci al titolo di Imperatore di Germania
assumendo il titolo di Imperatore d'Austria.
La vittoria di Austerlitz pareva aprire la prospettiva di una nuova pace, il problema rimaneva la
posizione che la Prussia avrebbe preso, corteggiata dalla Francia, per, alla fine decise di schierarsi
con Russia e Inghilterra: Napoleone tempestivamente la attacc sconfiggendo Guglielmo III prima
ancora che potesse congiungere le proprie forze.
La Russia, fuggita nel suo gelido entroterra, dopo che Danzica era caduta e aveva aperto a
Napoleone la strada per la Polonia e la Turchia, Alessandro I Zar di Russia fu costretto a firmare la
pace con la Francia il 25 Giugno 1807 a Tilsit. La Prussia fu punita con la perdita di molti territori,
un ingente indennizzo di guerra e l'occupazione militare.
5
L'Apoteosi
Rimaneva solo in piedi la potenza Inglese, a fronteggiare Napoleone: si aprivano cos gli scenari di
una logorante guerra economica.
Inizialmente lo scopo era attuare una politica protezionista per impedire l'uno le esportazioni
dell'altro. Dopo la pace di Amiens Napoleone aveva ottenuto la restituzione del grosso delle colonie
ma lo strapotere inglese sui mari rendeva impossibile un regolare commercio delle derrate coloniali.
A complicare la situazione per la Francia fu l'incapacit di Napoleone di comprendere le nuove
aspirazioni delle colonie maturate per la Rivoluzione. E' il caso di Santo Domingo: qui il capo della
rivolta dei Neri si era autoproclamato governatore dell'Isola: non voleva l'indipendenza ma la
semplice autonomia. Napoleone lo fece arrestare con l'inganno ma ci non imped di perdere il
controllo di S. Domingo che si proclam, dopo la rivolta, indipendente e riprese il nome di Haiti. Le
altre colonie, abbandonate a se stesse per una politica sempre pi europea di Napoleone, finirono
nelle mani degli inglesi una dopo l'altra.
Il conflitto commerciale tra Francia e Inghilterra colp anche i paesi neutrali, che tentarono di
organizzarsi in una lega detta Lega dei Neutri (1801, Russia, Prussia, Svezia, Danimarca) che per
ebbe vita breve perch lo Zar Paolo I venne assassinato da filo-inglesi e gli Inglesi bombardarono
Copenhagen.
Anche il commercio marittimo degli Stati Uniti era minato da questa guerra commerciale: quando
nel 1798 il Direttorio aveva autorizzato la cattura delle navi neutrali che avessero fatto scalo in
Inghilterra si era giunti a un passo dalla guerra tra Francia e USA ma con l'elezione a Presidente di
Jefferson e la vendita della Francia agli USA della Lousiana pose fine al contenzioso (1803).
Nel 1806 l'Inghilterra proclam il blocco delle coste francesi, sfruttando la sua superiorit navale
acquisita dopo Trafalgar, questo provvedimento tra l'altro port a un conflitto tra Inghilterra e
Stati Uniti (1812-14).
Napoleone rispose con il decreto di Berlino: chiudeva il continente alle navi provenienti
dall'Inghilterra: Blocco Continentale.
L'Inghilterra rispose obbligando tutte le navi neutrali a fare scalo in Inghilterra per pagare una
ingente tassa prima di andare dove volevano, e allora Napoleone eman i due decreti di Milano
(1807) che sancivano il sequestro di tutte le navi che si fossero adattate alle pretese inglesi.
La situazione si faceva insostenibile: Bonaparte voleva isolare gli Inglesi nel loro mare, impedendo
coi decreti di Milano l'afflusso di derrate e materie prime in Inghilterra, e al contempo chiudere ogni
sbocco sul continente ai suoi prodotti. Chi non aderiva al blocco era nemico: non si poteva pi

restare neutrali.
In Italia la regina d'Etruria aveva fatto di Livorno un emporio di merci inglesi, Napoleone la obblig
a cedere il suo stato che trasform in Gran Ducato di Toscana che incorpor all'Impero e diede in
mano a sua sorella. Anche il papa fu costretto ad aderire al blocco. Ma per garantire il
funzionamento del blocco era necessario appropriarsi del Portogallo, che era di fatto una colonia
inglese e assicurava approvvigionamento all'Inghilterra. Cos, Napoleone, dopo essersi accordato
con la Spagna, occup Lisbona il 30 maggio 1807.
Per Napoleone, fu l'inizio della fine.
Regnava nel 1788 in Spagna il debole Carlo IV di Borbone che aveva ceduto i poteri di sovranit
alla Regina Maria Luisa di Parma e al primo ministro Gody. Questi ultimi, per brame personali,
avevano supportato Napoleone nella guerra contro l'Inghilterra e i costi della sconfitta di Trafalgar
avevano attirato sul primo ministro molti malcontenti, tanto che il popolo voleva l'abdicazione di
Carlo IV in favore dell'erede Ferdinando. Nel 1807 Carlo IV fece arrestare Ferdinando con l'accusa
di aver cospirato per la corona e Napoleone ag da paciere per far riconciliare la famiglia spagnola,
ma intanto entrava in Spagna con un continente comandato da Giocchino Murat, suo cognato, col
pretesto che fosse per aiutare l'invasione del Portogallo. Nel Marzo 1808 un tumulto degener in
sommossa: la casa di Gody venne presa dagli insorti, il ministro arrestato: il giorno seguente Carlo
IV abdicava in favore del figlio. Napoleone, appena avuta la notizia, consider vacante il trono
spagnolo e propose prima la corona a Luigi (che la rifiut) e poi chiam tutti i reali di Spagna a
Bayonne: il 4 maggio Ferdinando riconobbe la nullit dell'abdicazione di Carlo IV, gli restitu la
corona e questa la rimise in mano a Napoleone, che la concesse a Murat che nel frattempo aveva
represso duramente una rivolta antifrancese in Spagna. Questo intervento brutale, insieme alla
volont di rinnovamento che la Francia avrebbe imposto alla Spagna, fece scatenare una vera e
propria guerra di indipendenza, voluta dal popolo (impoverito dagli interessi della Francia: blocco
continentale, guerre ecc.) e sostenuta dal Clero (che si sarebbe visto spogliare dei diritti) e dalla
nobilt, che temeva la rivoluzione.
La guerra costrinse Murat a fuggire in Francia, l'Inghilterra mand un contingente in Portogallo
comandato da Wellington lo liber dai francesi e poi quest'ultimo raggiunse la Spagna per dare
mano forte agli insorti. Napoleone fu costretto a intervenire, ma prima di farlo cerc di assicurarsi
un trattato di difesa con lo Zar Alessandro in caso di attacco Austriaco mentre lui era impegnato in
Spagna, ma la Russia rifiut. Ad ogni modo in poco tempo Napoleone penetr in Spagna e ristabil
l'ordine, almeno finch il 3 gennaio 1809 rientr improvvisamente a Parigi e tutti i tentativi di
consolidare la potenza francese in Spagna fallirono.
Napoleone era tornato per fronteggiare la nuova minaccia austriaca: sconfisse l'arciduca Carlo e il
13 maggio 1809 entr a Vienna mentre gli Inglesi vincevano in Spagna e sbarcavano in Olanda. La
situazione era complicata e Napoleone dovette attendere a Vienna per un mese i rinforzi dall'Italia
prima di poter definitivamente sconfiggere l'arciduca Carlo a Wagram e stipulare la pace di Vienna
del 14 ottobre, che sacrificava gli appetiti russi sulla Polonia e quindi non rafforzava i rapporti tra
Napoleone e lo Zar. A complicare la vicenda fu la questione del II matrimonio di Napoleone,
volendo egli dare solide basi dinastiche al suo erede con l'instaurazione di un legame di parentela
con una famiglia regnante europea. Chiese prima la mano della sorella dello Zar, ma quando il
rifiuto si faceva sempre pi probabile, si rivolse all'Imperatore d'Austria domandandogli la mano
della figlia Maria Luisa eventualit suggerita dallo stesso cancelliere Merrernich. L'accordo si
siglava proprio quando lo Zar sanciva il rifiuto (grande sgarbo!) e il 20 marzo 1811 nasceva l'erede
legittimo: Napoleone Francesco, che assunse il titolo di Re di Roma.
6
Il tramonto
Intanto era scoppiato un conflitto con il Papa che minava la pace religiosa in Francia: in seguito alle
lamentele di Pio VII per le ingerenze dell'esercito francese perch il papa applicasse rigorosamente
il blocco, nel 1809 Napoleone dichiar decaduto il potere temporale del Pontefice e inglob Lazio e

Umbria nell'Impero, attirandosi la scomunica del papa. Il 6 Luglio il papa venne fatto prigioniero a
Savona e rifiut le investiture degli ecclesiastici francesi: i vescovi non vollero rompere con il papa,
cos Napoleone proclam la fine del Concordato e Pio VII fu costretto a firmarne uno nuovo, che
poi rinneg. L'atteggiamento del clero francese mut e sempre pi ecclesiastici intrapresero la via
dell'aperta opposizione: l'opposizione realista trov nel clero un nuovo e potente alleato.
Intanto la guerra commerciale continuava, ma si faceva sempre pi drammatica: l'Inghilterra super
la crisi del 1808 ma nel contempo i problemi del blocco continentale si facevano sentire: la Francia
manipolava il commercio perch tutti i guadagni del blocco finissero su di lei mentre altri paesi
alleati o neutrali non guadagnavano nulla e solo subivano il peso del blocco. La Russia, per
esempio, non poteva pi esportare cereali, l'Olanda quasi fu uccisa dal blocco: lo stesso Luigi
fomentava il contrabbando e fu poi costretto a fuggire in Austria. L'Europa in generale non
consumava i viveri che produceva e sempre ne aveva in eccedenza, mentre la produzione industriale
europea non era all'altezza di quella Inglese e non poteva soddisfare i bisogni del continente. A
ricavarne vantaggi erano solo le industrie francesi concorrenti a quelle inglesi, e nessun altro.
Inoltre degli studi hanno dimostrato che era impossibile sconfiggere l'Inghilterra in questo modo per
due motivi: il contrabbando e il fatto che, comunque, le importazioni e le esportazioni
dell'Inghilterra sul continente equivalevano a 1/3 del loro commercio: non li si poteva vincere
finch commerciavano con le Americhe (in particolare quelle del sud) e l'Oriente. Napoleone stesso,
poi, fu costretto ad andare incontro a certe esigenze di mercato consentendo alcune licenze per il
commercio con gli inglesi a patto di pagare ingenti dazi (1810).
Il momento di maggiore difficolt sia per l'Europa che per l'Inghilterra fu il 1810, quando una forte
crisi industriale e finanziaria, aggravata dal pessimo raccolto mise in ginocchio tutti quanti, ma
soprattutto l'Inghilterra che mai fu cos vicina al baratro (luddismo, rivolte operaie ecc).
Altro errore di Napoleone fu quello di non comprendere l'importanza dell'economia inglese basata
sul credito e sulla finanza: il denaro inviato a Wellington in Spagna da Londra passava per la filiale
bancaria di Parigi e mai Napoleone si sforz per bloccarne i pagamenti.
Di fatto la rigidit del blocco era stata da Francia e Inghilterra superata col sistema delle licenze per
aggirare i problemi congiunturali. Ma il colpo decisivo venne dalla Russia che nel 1810 apr i porti
a tutti e decise di tassare le merci francesi. Lo Zar era indispettito dalle delusioni dell'accordo di
Tilsit: Napoleone gli aveva fatto credere che ci sarebbe stata una spedizione nell'Impero ottomano
fin verso l'India, e aveva lasciato intendere che si sarebbero spartiti i territori. Poi la crescente
presenza francese nel Baltico e la rinascita della Polonia indussero Alessandro I a chiedere a
Napoleone di sgomberare la Prussia Orientale, e cos Napoleone con 500.000 uomini pass il 24
giugno 1812 il fiume Niemen e penetr in territorio Russo.
I generali russi preferirono ritirarsi e fare terra bruciata, solo il generale Kutuzov fu obbligato dallo
Zar a difendere Mosca, che comunque venne presa il 14 settembre 1812, ma l'esercito di Napoleone
era sfinito e decimato e di fronte all'impossibilit di ottenere rinforzi e rifornimenti, davanti al gelo
dell'inverno, a met ottobre l'Imperatore decise di tornare indietro e i generali russi furono bravi a
costringerli a ritornare sui loro passi, da dove erano venuti, cos che non avrebbero trovato niente.
Persero 380.000 uomini.
Nel frattempo in Francia il generale Malet faceva circolare la voce della morte di Napoleone e
promuoveva un colpo di stato, che fu presto sventato ma rivel l'intrinseca debolezza della
costruzione napoleonica, basata sui successi militari dell'Imperatore, che presto rimase solo.
Dopo la sconfitta la Germania di Federico Guglielmo III si ribell ed entr in guerra con la Russia.
Napoleone riusc a radunare 300.000 uomini e a tener testa agli avversari, ma era necessario che
l'Austria rimanesse neutrale cos nel 1813 Napoleone decret la reggenza di Maria Luisa. Ma alla
fine, l'Austria, convinta dagli aiuti economici dell'Inghilterra, si schier nell'Agosto di quell'anno
con la sesta coalizione antifrancese (Prussia, Russia, Svezia, Inghilterra). Tra il 16 e il 19 ottobre le
Armate Francesi, in netta inferiorit numerica, furono sconfitte e tutti gli stati tedeschi passarono
all'Austria: la Germania tedesca non esisteva pi.
In Olanda un'insurrezione allontan le truppe francesi.
Napoleone stesso restitu la corona di Spagna a Ferdinando di Borbone in seguito alle insurrezioni.

Gioacchino Murat, re di Napoli, trad e contribu alla lotta antifrancese: occup Roma mentre
l'esercito austriaco attraversava le Alpi.
Il 21 gennaio 1814 Napoleone liber il Papa.
Metternich propose una pace sulla base dei confini naturali delle nazioni, ma Napoleone rifiut.
Allora il 4 dicembre un proclama dei coalizzati invitava i francesi a distinguere le sorti della Francia
da quelle del suo condottiero. Il Corpo legislativo vot una mozione che obbligava Napoleone a
continuare la guerra solo per la difesa dell'integrit del territorio francese, ma Napoleone rifiut e ci
fu la rottura tra nazione e imperatore.
L'Imperatore difese strenuamente e brillantemente la frontiera occidentale minacciata da Wellington
e sconfisse pi volte separatamente l'esercito prussiano e quello austriaco. Le potenze alleate si
decisero allora per una lotta ad oltranza contro l'imperatore: patto di Chaumont (9 marzo 1814).
Gli alleati, entrati a Parigi il 31 invitavano i francesi a pronunciarsi sul governo da dare alla Francia
e il Senato fu incaricato di designare un governo provvisorio: il 2 Aprile Talleyrand (a capo del
governo) dichiar decaduto l'Imperatore chiamando al trono il legittimo pretendente Luigi XVIII di
Borbone, fratello di Luigi XVI.
Napoleone si era ritirato a Fontainbeleau: il trattato di Fontainbeleau gli garant la sovranit
dell'Elba, il ducato di Parma al figlio e una pensione di 2 milioni annui da parte della Francia.
Tuttavia Napoleone, pur fingendo di farlo, non si arrese alla nuova condizione e mantenne i contatti
con la patria dove il ritorno alla monarchia sembrava non accontentare poi molti: Luigi XVIII
rivendicava il suo diritto dinastico e non riconosceva la sovranit popolare, la monarchia sarebbe
stata parlamentare (corpo legislativo composto da rappresentanti di popolo) e un Senato di membri
ereditari nominato dal Re. Ma il vecchio senato, gi impopolare, si accattiv le inimicizie di tutti
dichiarando che sarebbe stato lo stesso senato anche sotto il nuovo Re. Luigi XVIII decise di
ispirarsi al modello inglese: una Camera dei pari e una Camera dei deputati eletta a suffragio
censitario ristrettissimo. Tutti erano delusi e le voci vagheggiavano un ritorno all'antico regime.
Napoleone allora torn eroicamente in patria il 1 Marzo 1815: nessuno volle fermarlo, e quando
anche il maresciallo Ney, inviato ad arrestare l'Imperatore, defezion, Luigi XVIII fugg in Belgio.
Cominciava l'avventura dei 100 giorni.
Napoleone tent di accordarsi coi notabili e l'opposizione liberale, gli intenti dell'Imperatore erano
per inconciliabili: egli non volle cedere troppo potere, rifiut una riforma della costituzione, solo
eman un atto Addizionale Costituente che sanciva: libert dei culti, abolizione della censura,
responsabilit dei ministri davanti alle camere, concessione di una rappresentanza speciale al
mondo del lavoro e della propriet industriale.
Ma tutti questi provvedimenti non bastarono a soddisfare i notabili che si aspettavano una vera
svolta. Nel frattempo l'opinione pubblica e Fuch, ministro della polizia generale, aspettavano il
ritorno di Luigi XVIII per estorcergli pi interessanti concessioni.
Napoleone volle evitare una leva di massa, cos si accontent del suo piccolo esercito ben
collaudato, col quale sconfisse prima i Prussiani in Belgio, che fuggirono fu Grouchy a seguirli.
Poi l'Imperatore attacc nella piana di Waterloo gli inglesi di Wellington, che furono raggiunti da un
distaccamento prussiano sfuggito a Grouchy e sconfissero Napoleone, che torn a Parigi e di certo
avrebbe potuto resistere, visto che ancora il popolo gli era fedele, ma non volle macchiarsi di un
bagno di sangue e cos, di fronte all'ostilit delle camere, il 22 abdic in favore del figlio. Il 15
Luglio Napoleone si consegn volontariamente al vascello inglese Bellerophon e il governo inglese
lo deport a Sant'Elena: mor il 5 maggio 1821 probabilmente per un cancro allo stomaco, ma
ancora oggi si parla di avvelenamento.

L'Uomo
Chi fosse interessato potrebbe seguire la vita di Bonaparte quasi minuto per minuto. Molto spazio
stato concesso agli studi sulla sua indole e la sua psiche, per meglio tentare di capirlo.
Basso, con la pelle olivastra e le gambe un po' corte non era certo un adone, ma sono troppe le

testimonianze che ce lo indicano come un individuo in grado di affascinare e di rapire con l'aura
autoritaria e intrigante che lo circondava. Era resistente alle fatiche e spesso collerico, anche se in
realt di indole bonaria: accettava col sorriso a Sant'Elena, quando era ospite da un tale, gli scherzi
divertenti che la figlia 14enne gli faceva.
La sua giornata era organizzata in questo modo, all'apice del suo potere:
Si svegliava tra le 6 e le 7, controllava corrispondenza e giornali, esaminava i rapporti di polizia.
Alle 8 di radeva da solo poi andava nel suo gabinetto di lavoro dove dettava ai segretari tutta la
produzione imperiale o del primo console, poi firmava (prima con nome completo, poi solo col
nome, e poi solo con una N). Alle 9 incontrava i principi e i grandi dignitari dell'Impero, alle 9 e
mezza una rapida colazione. All'1 assisteva alle sedute del Consiglio di Stato e dei vari Consigli di
Amministrazione: il primo elaborava le leggi organiche e il Codice, i Consigli di Amministrazione
servivano invece per eseguire praticamente i progetti. I ministri erano per lui solo esecutori, l'unico
di cui ebbe considerazione fu Talleyrand, di cui stimava l'acuta intelligenza, seppur disprezzava
l'uomo. Continu a consultarlo anche dopo il 1807, quando si dimise da ministro degli eseri.
Col tempo Napoleone allontan gli uomini di maggior personalit in luogo di uomini mediocri, veri
e propri impiegati. Alle 18 un'altra colazione e se poi Napoleone non si intratteneva al lavoro fino a
tardi, passava il tempo con la famiglia o anche col bibliotecario Barbier che lo aggiornava sulle
novit in fatto di libri.
Come un vero corso la famiglia per lui gioc sempre un ruolo fondamentale, considerata come il
legame pi solito e fiducioso su cui un uomo potesse contare. Fece cos dei suoi famigliari principi
dell'impero che per dovevano chiedere a lui il permesso di sposarsi, tanto che la frattura col
Fratello Luciano fu dovuta a un matrimonio che Bonaparte non approvava. Napoleone fece dei suoi
familiari i luogotenenti dell'impero, 3 fratelli su 4 ebbero una corona: Giuseppe re di Napoli e poi di
Spagna dal 1808, Luigi fu re di Olanda dal 1808 al 1810, Girolamo divenne re di Westfalia per vie
matrimoniali. Luciano, il pi intelligente, che lo aiut durante il colpo di stato, si riconcili con
Napoleone solo nell'avventura dei 100 giorni.
Per quanto riguarda le sorelle: Elisa divenne Granduchessa di Toscana, Carolina Granduchessa di
Berg e poi Regina di Napoli: solo Paolina non ottenne cariche di questo tipo. C' da dire che tutti i
familiari di Napoleone (Escluso Eugenio, sempre fedele) tentarono di affrancarsi sempre di pi dal
volere di Napoleone e di consolidare il loro potere assecondando i desideri dei popoli locali. Alcuni,
come Carolina e il marito Murat, arrivarono persino al tradimento pur di conservare il regno.
L'avventura di Murat per fin male, venne fucilato nel 1815.
La famiglia di Napoleone lo sfianc sempre con interminabili liti dovute ad avidit, gelosia e
arrivismo rivelandosi del tutto inadeguata agli alti compiti dell'Imperatore che decise poi di
abbandonare il modello carolingio in favore di quello Romano, passando l'eredit al figlio: ma i
suoi piani vennero sconvolti dalla campagna di Russia.
Per quanto riguarda gli amori poche donne contarono davvero per Napoleone, e nessuna influ sulle
sue decisioni politiche: Desire, la prima: rinunci a sposarla quando, giunto a Parigi, si accorse di
poter fare carriera. Ma mai si dimentic di lei e sempre la protesse. Josephine de Beauharnais, che
contribu alla sua folgorante carriera, agli inizi, lo inizi ai piaceri della capitale e spos. Napoleone
era stanco dei tradimenti di lei e dei suoi capricci, ma alla fine il divorzio giunse per esclusive
motivazioni politiche. Maria Luisa aveva 18 anni, nel 1810, quando spos Napoleone. Gli diede un
figlio e gli assicur momenti di serenit, ma lei sembr fregarsene di lui visto che non rispondeva
nell'esilio all'Elba alle suppliche del marito perch lo raggiungesse: ella a Parma aveva gi un
amante, la troia!
E' diventata proverbiale la scarsa attenzione che Napoleone aveva per le donne, giudicata sovente
una vera misoginia. Questo pensiero sicuramente un lascito della sua eredit corsa: egli a
Sant'Elena confessa che per lui l'amore ha sempre avuto una presenza marginale: svela di aver
amato di vero amore solo Giuseppina, un poco, e questo perch aveva 27 anni. Nel rapporto con
l'altro sesso egli cerc di trovare un aiuto nel superare la condizione di frustrazione e isolamento
nella quale si trovava. Dai suoi stessi scritti si intuisce che il sentimentalismo di Napoleone appare
pi che altro frutto di una educazione letteraria. Vi era per sempre in lui un barlume di profonda

malinconia che caratterizzer sempre la sua indole retaggio dei conflitti e dei turbamenti della sua
giovinezza. Quando la volont di potenza lo divor, non pot che concepire l'amore come il
sentimento della propria debolezza di cui l'uomo solitario o isolato non tarda a convincersi.

Lo stratega
Il potere di Napoleone si basava sulla sua eminenza in quanto stratega e condottiero, ma a ben
pensare, per, questa leggenda pare pi il frutto di una studiata propaganda (come nel caso di
Marengo) che il frutto di un reale genio militare: di fatti Napoleone non ha apportato grandi
modifiche tecniche n tattiche. Allora, oltre a una buona dose di fortuna e audacia, dove da
ricercare il successo dell'Imperatore?
Con la rivoluzione le cose cambiano: la leva di massa del 1793 cambia le carte in tavola e fornisce
la Francia di una nazione in armi, un effettivo di quasi 800.000 uomini magari non perfettamente
addestrati ma animati da una furia rivoluzionaria che non aveva pari negli altri eserciti europei,
composti da automi addestrati a sparare ma senza slanci ideologici. La guerra si combatteva su linee
ben disposte che avanzavano l'una verso l'altra sparando, poi, a circa 20 passi, si passava all'attacco
con la baionetta. La rivoluzione forn a Napoleone un esercito vigoroso e furioso, che sapeva
scardinare e scombinare le rigide e perfette impalcature tecniche del nemico.
Dal punto di vista dell'armamentario i fucili e i cannoni erano gli stessi di 20 anni prima: fucili che
sparavano 4 colpi ogni 3 minuti, con una gittata di 200 metri e cannoni efficaci fino a 600 metri.
Viene rimproverato a Napoleone la scarsa considerazione per le innovazioni tecniche: rifiut per
esempio di adottare il motore a vapore per la navigazione. Il sistema di reclutamento non fu
modificato e rimase lo stesso dei tempi del Direttorio: servizio militare per tutti i francesi dai 20 ai
25 anni: si prestava servizio fino all'invalidit o alla morte. Ci creava col tempo un gruppo rodato
di professionisti pieni di spirito patriottico: le nuove reclute si amalgamavano ai veterani e da loro
imparavano. Napoleone era poi abile ad attizzare i suoi soldati, che lo stimavano e lo ritenevano
l'incarnazione della Nazione: passava coi veterani qualche cena, ricordando le battaglie passate. E
poi c'era meritocrazia, nell'esercito: che tutti potevano ambire a scalare la gerarchia militare.
Le cose cominciarono a peggiorare e l'esercito divenne man mano meno efficiente quando i soldati
percepirono che le battaglie non erano pi in difesa della patria, quando si era troppo lontano dai
confini e quando napoleone cerc di riservare i posti da ufficiali per i nobili. L'esercito Francese
perse vigore man mano che veniva implementato con altri corpi da altre nazioni: nella campagna di
Russia solo 1/5 dei soldati era francese.
Dal punto di vista teorico le radici della sua strategia sono state individuate nel Saggio Generale di
Tattica di Jaques-Antonie-Hippolyte, del 1772, che preconizzava l'avvento di un esercito nazionale
di popolo dotato di rapidit di manovra e capace di allontanarsi senza paura dai magazzini della
sussistenza. Il modello di Napoleone fu Fereico II di Prussia, che per prima aveva perseguito un
modello di combattimento rapido e risolutiva: Napoleone lasci sempre margine
all'improvvisazione, diceva di non avere mai piani di battaglia, ma al contempo era famoso per la
meticolosit dei suoi calcoli. Le battaglie si vincono quando si sanno sommare infinite circostanze
particolari e casuali, lo stratega deve riuscire nei calcoli attraverso le sue intuizioni. Napoleone
eccelse nel suo modo di disporre l'armata: a scacchiera, di modo che ogni unit potesse raggiungere
le altre velocemente e concentrare rapidamente un attacco in un punto preciso, lasciando il nemico
incapace di comprendere da che parte l'attacco arriver pi violento fino all'ultimo.
Agiva diversamente a seconda che si trovasse di fronte a uno o due o pi eserciti coalizzati: nel
primo caso tendeva a distrarre l'esercito avversario con manovre diversive per poi attaccare dove
l'avversario era pi scoperto.
Nel secondo caso Napoleone dava alle sue truppe una disposizione centrale, per rallentare e
ostacolare il congiungimento dei due eserciti: affrontava le forze avversarie separatamente e poi
concentrava su uno solo tutti gli attacchi, per poi passare all'altro. Fattore decisivo per queste
strategie era la rapidit di movimento, per questo Napoleone obbligava i suoi soldati a marce

estenuanti. Potevano compiere in 2 o 3 giorni, le sue truppe, distanze incredibili e queste ricerche
dimostrano anche la scarsa importanza che Napoleone dava al problema dell'approvvigionamento:
gli eserciti erano obbligati a vincere velocemente le battaglie per poi approvvigionarsi nelle citt
conquistate.
La cavalleria pesante era usata per scompaginare le linee nemiche e permettere la penetrazione della
fanteria, la cavalleria leggera compiva missioni di ricognizione, serviva a rallentare i nemici e ad
inseguirli in fuga. L'artiglieria era dispersa in piccoli gruppi su tutto il fronte di modo che potesse
rapidamente concentrarsi dove serviva un attacco massiccio.
Il declino della potenza dell'esercito Francese da ricercarsi anche nelle contromisure che i suoi
avversari presero per far fronte alle tattiche napoleoniche e nel fatto che le guerre, da fulminee,
diventavano logoranti (Spagna, Russia). Da considerare, inoltre, c' il fatto che l'effetto
patriottismo pass gradualmente alle forze della coalizione antifrancese.

Lo Statista
Il regime napoleonico nasce con lo scopo di assicurare la pace civile e al contempo garantire le
conquiste rivoluzionarie. Per farlo, prima, Napoleone deve decidere che struttura dare al suo impero
e sceglie 2 vie differenti: dal 1805 al 1808 egli elabora un modello imperiale sulla base del sistema
Carolingio. Costruisce attorno ai confini dell'Impero una serie di stati vassalli che d in gestione ai
suoi pi stretti familiari. La stessa incoronazione del 1804 a Notre Dame richiama quella di Carlo
Magno, cos come il titolo dei pi alti dignitari: l'arcicancelliere, l'arcitesoriere ecc. Per definire
questo modello viene anche impropriamente usato il termine di impero federale, cosa non vera
perch la predominanza della Francia assicurata dall'impianto legislativo imposto a tutti gli altri
stati vassalli e dalla predominanza economica francese ottenuta ai danni gli altri stati satelliti.
Dal 1808 Napoleone si rende conto che questo tipo di impianto gli sta stretto e passa dunque al
modello Romano dell'Impero Universale. Chiaro il richiamo ad Augusto, quando Napoleone
diviene di fatto imperatore senza per cancellare le cariche istituzionali repubblicane, solo
svuotandole di potere. Il richiamo a Roma, il titolo dato all'erede (Re di Roma) sono immagini
simboliche che ci danno l'idea di quanto Napoleone avesse trovato deficitario il sistema carolingio a
gestione familiare e volesse ora affrancarsene. Come per i Romani, priorit di Napoleone erano le
strade e le leggi: le strade erano le ragnatele di comunicazione sulle quali la Francia poteva
esercitare il proprio dominio terreste come l'Inghilterra faceva coi mari. Vi fu particolare attenzione
alla viabilit e al sistema delle poste. E allo stesso tempo, come per Roma, Napoleone trovava
fondamentale imporre il proprio codice agli stati sottomessi. Il codice civile, 1804, rappresenta il
pilastro portante dell'Impero Napoleonico: esso garantiva i principi di uguaglianza, laicit e libert
guadagnati dalla rivoluzione e fu la base per l'emancipazione degli ebrei. C' da dire per che il
codice non era abbastanza al passo coi tempi: si dava troppo poco spazio alle nuove forme di
ricchezza come la finanza e il credito, ancora la base della ricchezza era considerata la propriet
terriera. Poco venivano considerati i commercianti e gli imprenditori, nel codice gli uni venivano
infatti inglobati nella categoria dell'altro. Questo scarso interesse per l'economia di mercato
altrettanto aggravato dalle politiche del Blocco continentale che paralizz il commercio delle
colonie e dell'Europa.
Per quanto riguarda la densit demografica gli sviluppi sono lenti e impercettibili, spesso azzerati
dalle perdite nelle campagne militari.
La riorganizzazione delle istituzioni e dell'amministrazione fu imponente: Napoleone riserv a se
stesso ogni decisione fu questo un suo limite ma cre una macchina amministrativa semplice e
razionale: dagli organi centrali dell'amministrazione (ministeri) articolati in direzioni e sezioni, si
diramava una rete capillare di funzionari di nomina governativa (prefetti, sottoprefetti, sindaci) che
assicuravano il controllo della societ. Il prefetto era il pilastro portante dell'amministrazione locale:
spettava a lui far applicare le leggi, gestire la leva militare, mantenere l'ordine pubblico, fare
resoconti e mantenere i contatti con Parigi e stimolare lo sviluppo economico. Napoleone

cancellava cos il principio di autonomia locale proclamato dall'Assemblea Nazionale Costituente


del 1791.
Per quanto riguarda la giustizia: i giudici venivano nominati a vita dal governo (quelli di Cassazione
dal Senato) e avevano poca libert di manovra nell'interpretazione delle leggi. Vennero reintrodotte
pene barbare come la gogna e il marchio a fuoco.
In campo finanziario Napoleone cre la Banca di Francia (1800) e la Corte dei Conti (1807),
interessante anche un decreto del 1803 col quale Napoleone stabilisce definitivamente il franco
come unit di moneta su base bimetallica (oro e argento). I bisogni del tesoro vennero assicurati pi
che dalle imposte dirette sui terreni da quelle indirette su tabacco, sale, bevande ecc e dai dazi
doganali. Importante rilievo ebbero anche le conquiste che fruttarono molto alla Francia e
interessante il pensiero di Napoleone a riguardo: la guerra deve finanziarsi solo con la guerra.
L'istruzione elementare fu trascurata da Napoleone, lasciando in mano questo compito alle scuole
confessionali mentre il monopolio dell'istruzione universitaria era in mano all'Universit Imperiale.
Il progresso scientifico fu notevole in tutti i campi, e anche l'arte e l'architettura conobbero un
nuovo splendore nell'estetica neoclassica.
Decadente fu invece la letteratura francese, un po' per via della censura e un po' per il romanticismo
tedesco fortemente avverso al regime Napoleonico.
Per quanto riguarda i rapporti col clero, se da una parte Bonaparte trasform gli ecclesiastici in
docili funzionari dell'impero, dall'altra, e involontariamente, favor la rinascita del cattolicesimo e
anche la piena affermazione del pontefice, a dispetto dell'autonomia gallicana.
A fare opposizione, seppure tenue, al regime fu il gruppo di ideologi, espressione del gruppo dei
brumaniani, capeggiato da Benjamin Constant: ma non bisogna esagerare l'importanza
dell'opposizione liberale: la Francia, stanca del disordine, era lieta di barattare la libert politica per
un po' di ordine.
Decisivo per le sorti del regime fu l'atteggiamento distaccato della borghesia, preso a partire dal
1808: la borghesia, con l'inferocirsi del blocco e la politica espansionistica della Francia, non
trovava pi in Napoleone un suo rappresentante. Sempre fedele invece gli rimase il popolo, che
vedeva in lui l'incarnazione della rivoluzione. Il popolo, che non aveva ancora una coscienza di
classe, si disinteress alle proibizioni delle coalizioni operaie presenti nel Codice del 1804, ma
furono scontente della leva militare e delle imposte indirette.
L'errore di fondo di Napoleone fu che resuscitando la Monarchia, egli si allontan dal popolo che
era la base della sua forza.

Bonapartismo
Con Bonapartismo si intendono due cose: la prima di significato storico, e indica quel periodo del
XIX secolo nel quale la famiglia Bonaparte rivendica diritti dinastici per il potere in Francia. E la
seconda, squisitamente politica, indica un regime autoritario basato su fondamenta plebiscitarie.
Napoleone in giovinezza ha scritto molto e le sue opere ci lasciano intuire quale stata l'evoluzione
del suo pensiero politico: nel suo Discorso (1791) si ricollega all'opera di Rousseau e indica la
nazione Corsa come l'ultimo baluardo dell'originaria semplicit ed eguaglianza dello stato di natura,
prima della conquista francese che ha solo portato la corruzione del secolo dei lumi. L'odio per la
monarchia Francese appare quindi evidente, e quindi evidente anche il suo avvicinamento al
sistema repubblicano. Nel Discorso Napoleone sostenne la necessit di una legislazione che
assicurasse a ogni uomo una porzione di propriet tale che un mediocre lavoro potesse bastare al
suo sostentamento. In questa sua opera pare chiaro come Napoleone, non avendo vissuto il periodo
dell'indipendenza Corsa, idealizzasse quegli anni e quindi anche la figura di Paoli.
Ma dopo la rottura con Paoli queste ingenue illusioni si spezzarono, le sue posizioni politiche sono
riviste nell'opuscolo del 1793 Le souper de Beaucaire nel quale Napoleone si dichiara favorevole
al governo di Robespierre: egli appoggia la Montagna perch l'unica in grado di difendere
l'autorit dello stato, non appoggia la rivolta federalista semplicemente perch non avrebbe mai
potuto avere successo. Inoltre, la cronaca violazione delle leggi costituzionali da parte del direttorio

indusse Napoleone a guardare con diffidenza le restrizioni costituzionali: il potere dovrebbe essere
del governo, che non produrrebbe infinite leggi che si annullano da sole lasciando una nazione
senza leggi, pur con 300 volumi di giurisprudenza. Alla nazione occorre un capo illustrato dalla
gloria e non da teorie di governo. Napoleone mir sin da subito, infatti, a una dittatura civile e non
militare: quando ebbe il potere estromise l'esercito dalla gestione del potere.
Napoleone volle che il proprio potere fosse legittimato solo dal plebiscito, che lo ponesse come
immediato rappresentante della Nazione, di modo che qualunque altro organo che si fosse
dichiarato rappresentante della Nazione avrebbe avanzato una pretesa non vera e criminale.
Il plebiscito mirava a cancellare la principale conquista della rivoluzione: il diritto di rappresentanza
attraverso libere elezioni. Tuttavia, Napoleone, dovette dopo il Colpo di Stato scendere a patti con
Seys e i Brumariani e non pot ottenere dalla costituzione dell'anno VIII tutto ci che voleva. Ma
la sua azione politica si concretizz nell'asservimento del potere legislativo e in un violento
antiparlamentarismo.
Ben presto Napoleone fin per considerare un vizio d'origine la natura plebiscitaria del suo potere:
doveva trovare altre forme di investitura per essere accettato dalle altre monarchie d'Europa. Per
questo si incoron nel 1804 e richiam un'origine divina del proprio potere e cerc di staccarsi
dall'investitura popolare creandosi una nuova base d'appoggio, formata da notabili (personaggi
arricchitisi con la vendita dei patrimoni ecclesiastici durante la rivoluzione) che avrebbero creato
una nuova nobilt imperiale a lui fedele. Tuttavia Napoleone non fu mai in grado di staccarsi dal
consenso popolare, tanto che il principio di ereditariet fu sottoposto a giudizio plebiscitario: basato
su due principi di legittimit contrapposti, il bonapartismo fu condannato a restare perennemente
sospeso fra i due poli della libert e dell'autorit.
Evoluzione del termine bonapartismo:
Inizialmente i bonapartisti erano quelli che avevano aderito all'Impero napoleonico e che erano
rimasti fedeli alla memoria dell'Imperatore dopo la sua caduta. Dal 1840 il Bonapartismo indic i
gruppi favorevoli a un ritorno al potere dei Napoleonidi ma anche il loro programma, incentrato sul
culto dell'uomo forte e sull'appello diretto al popolo. La categoria politica del bonapartismo si
instaur solo a partire dalla met dell'800 con l'ascesa al potere di Napoleone III.
Luigi Napoleone, morti i diretti discendenti dello zio, tent un colpo di stato ai danni della
monarchia di Luigi Filippo D'Orleans nel 1836, ma fall e and in esilio in America. Torn nel 1839
e ci riprov, guadagnandosi il carcere a vita. Ma nel 1846 scapp e con la rivoluzione del 1848 che
si abbatt sulla monarchia si guadagn alle elezioni di settembre un seggio da Deputato
all'Assemblea Costituente. Fu poi eletto grazie al suffragio universale (lo votarono i campagnoli)
Presidente della Repubblica, carica che gli consent di eliminare ogni opposizione nel 1851 e di
assurgere al titolo di Napoleone III. Le sue ambizioni erano smodate e contro quelle della
popolazione che lo aveva eletto: i suoi elettori volevano la pace sociale, lui la gloria e la guerra per
far tornare la Francia la pi grande potenza e per portare il principio di nazionalit in Europa.
Tuttavia egli dovette sempre fare i conti col partito clericale e col sostegno dei notabili, che non gli
garantirono mail il pieno appoggio. La sua parentesi si conclude nel 1870 con la sconfitta di Sdan
contro la Prusia.
Il parallelo improprio tra Cesare e Napoleone ha fatto sorgere un altro termine, quello di Cesarismo,
volto ad indicare una monarchia illegale su base militare e popolare. Il Bonapartismo andato col
tempo ad adattarsi e amalgamarsi col termine cesarismo, come fossero sinonimi anche se il
Bonapartismo era pi usato per l'esperienza francese, ma Momiliano ci mette in guardia dicendoci
che l'et Classica non paragonabile a quella moderna.
Due caratteristiche tipiche del Bonapartismo ci vengono indicate dal comportamento di Napoleone
III: egli non voleva restringere la base elettorale (il popolo pi ignorante il pi manipolabile) e
anche non voleva che tra la sua figura e il popolo si sovrapponessero organismi intermedi come i
partiti e i sindacati: la sua legittimit doveva essere indicata direttamente dal popolo, sulla base di
una fede cieca e assoluta verso la sua persona. Tipico del bonapartismo, ci dice Marx, la tendenza
di raffinare il terrorismo interno in guerra esterna: attraverso slogan e una politica estera aggressiva,
le tensioni interne si indirizzano tutte contro un comune nemico. Per il Bonapartismo lo Stato un

fine autonomo mentre la vita civile una priorit subalterna.


Secondo Marx il bonapartismo si afferma quando la classe dominante, di fronte a conflitti che non
riesce a superare, affida a un capo carismatico, legittimato dall'investitura popolare, il compito di
controllare le classi subalterne e di garantire l'ordine borghese. In tal senso il regime si pone
falsamente al di sopra delle classi e dei partiti e maschera la vera natura dello stato, ancora retto
dalla classe che si affermata come egemone nella societ civile.
Con l'ondata di autaritarismi che seguirono la I Guerra Mondiale lo studio del modello bonapartista
torna interessante: Max Weber nel 1918 giudicava la trasformazione della democrazia
rappresentativa in democrazia plebiscitaria una conseguenza necessaria del passaggio dalla societ
d'lite, nella quale la selezione della classe politica avveniva all'interno di circoli ristretti alla societ
di massa dell'et industriale.
Il bonapartismo si forma quando una forma di democrazia diretta/plebiscitaria (basata su
acclamazioni ecc) si unisce a un sentimento avverso a organi istituzionali di rappresentanza, come il
parlamento. Tutto questo condito da un'ideologia con la quale si cerca di istruire il popolo.
Antonio Gramsci identifica 2 tipi di bonapartismo: uno progressivo e uno regressivo. E' progressivo
quello di Cesare e Napoleone perch il loro governo trasforma completamente lo stato e rappresenta
il passaggio di uno Stato a un altro tipo di Stato. E' regressivo il bonapartismo di Napoleone III che
non presenta modifiche qualitative.
Di Bonapartismo si parla spesso riguardo la repubblica francese: Charles de Gaulle, il generale che
sal al potere con un colpo di stato nel 1958, poi legittimato con plebiscito. Lo stesso Sarcozy ha
numerose volte evidenziato le sue simpatie napoleoniche.
Per quanto riguarda la realt italiana Alessandro Campi ha offerto in una sua opera ripetuti
accostamenti tra la figura di Berlusconi e di Bonaparte: siamo davanti a un modello di bonapartismo
mediatico, coi sondaggi d'opinione al posto del plebiscito.

Napoleone e l'Italia
E' difficile capire cosa Napoleone veramente pensasse della penisola, ogni sua dichiarazione pare
infatti frutto di determinate circostanze e volta a qualche scopo. I suoi sinceri pensieri non li
conosciamo, ma probabile che da una parte egli davvero fosse affascinato dal bel paese per i
ricordi della sua infanzia ma anche vero che mai si pieg ai sentimentalismi ma alla politica. Fu
Bonaparte a restituire all'Italia un ruolo chiave nella compagine internazionale di quel periodo,
prima di lui il Direttorio era troppo concentrato sui confini sinistri del Reno, mentre i territori
Italiani erano considerati solo come pegni da cedere in cambio di terre altrove. Bonaparte, dopo la
vittoriosa campagna del 1796, anche per ottenere prestigio e potere personale, mantenne un
atteggiamento ambiguo nei confronti del programma nazionale italiano: egli si present come
liberatore degli italiani e incoraggi i patrioti italiani perch diffondessero i principi della
rivoluzione francese, in pratica per Napoleone impose in Italia un duro regime di occupazione.
Certo, egli favor il crearsi di alcune repubbliche democratiche, ma si tratt sempre di organismi
soggetti al controllo politico e allo sfruttamento finanziario degli occupanti. Impose costituzioni
modellate su quella francese dell'anno III e utilizz la penisola come moneta di scambio: il punto di
arrivo della sua politica in Italia fu il trattato di Campoformio col quale rinnegava il principio
rivoluzionario dell'autodeterminazione dei popoli: tutto era giustificato nel superiore interesse della
Francia. Con Campoformio si ebbe il punto di rottura tra Bonaparte e i democratici italiani.
Anche in Francia Campoformio suscit scandali tra quelli di sinistra e in Italia risalgono a quel
periodo le prime organizzazioni indipendentiste, come quella detta dei Raggi.
Dopo la parentesi Egiziana e la riconquista del territorio Italiano, fino al 1802 l'Italia rimase al
centro degli interessi di Napoleone: egli volle controllare personalmente o attraverso persone di
fiducia la Repubblica Cisalpina e impose una costituzione simile a quella dell'Anno VIII.
Consacrava il predominio dei notabili e creava come organo della sovranit 3 collegi elettorali
composti da, rispettivamente: 300 possidenti, 200 commercianti, 200 dotti, con sede a Milano,

Brescia e Bologna. La carica di membri di questi collegi era vitalizia. Il meccanismo elettorale era il
seguente: la Censura (organo di 21 membri eletti dai Collegi) sceglieva da liste predisposte dagli
stessi collegi i membri della Consulta e del Corpo Legislativo. [I membri dei Collegi furono eletti
da Bonaparte].
La Consulta (8 membri eletti a vita) sceglieva il presidente e lo assisteva nel governo. Ma il vero
potere stava nel presidente: le prerogative del Corpo Legislativo erano poche e rallentate
appositamente da meccanismi burocratici che favorivano il pieno potere del Presidente, che
nominava tutte le principali cariche statali.
Per consacrare la nuova Repubblica, Napoleone fece nominare il Presidente a una Consulta
Straordinaria che si riun a Lione, composta da 30 membri che prima scelsero Melzi (non accett),
poi Aldini (non accett) e infine Napoleone, che design Melzi vicepresidente e chiam la
Repubblica Italiana.
Dopo la Pace di Amiens l'interesse di Napoleone per l'Italia comincia a scemare e a tornare in Auge
solo quando, per bloccare i porti pontifici alle navi Inglesi, Napoleone si scontrer con Pio VII.
Annettendo Roma all'Impero, l'Italia acquista un altro tipo si significato, pi simbolico che altro. La
magnificenza di Napoleone sarebbe stata confermata con la nomina di suo figlio a Re di Roma, il
decreto che i futuri imperatori fossero incoronati a Roma, che nei suoi piani sarebbe dovuta
assurgere a seconda capitale dell'Impero.
Facendo un bilancio della dominazione napoleonica in Italia bisogna riconoscere la presenza di due
stati formalmente autonomi da Parigi: la Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana (1802) e
infine Regno d'Italia (1805). A questo stato si sono aggiunti poi il Veneto, l'Istria e la Dalmazia, e
nel 1808 le Marche tolte al Papa. Nel 1809 il Regno d'Italia contava 6 milioni e mezzo di abitanti:
inizialmente una repubblica divenne Regno quando Melzi cominci a vagheggiare di una monarchia
italiana indipendente ma garantita dalla Francia. Napoleone divenne Re d'Italia e suo figlio Eugenio
vicer.
Il secondo grande stato quello del Regno di Napoli, (1806) prima affidato al fratello Giuseppe, poi
come re venne nominato Murat nel 1808.
Un altro staterello fu quello assegnato nel 1805 alla sorella Elisa: il principato di Lucca e Piombino,
accresciuto poi con Massa e Carrara. Fu l'unico stato che mantenne un governo autonomo e non fu
soggetto alla leva militare.
Effimera la Repubblica Ligure (1802) che nel 1805 venne inglobata nell'Impero. Ma alla fine tutto il
territorio italiano divenne parte integrante dell'Impero, anche se in tempi diversi.
Anche la Toscana entr a far parte dell'Impero nel 1807 e dal 1809 fu nominata, con puro titolo
onorifico, Elisa col titolo di Granduchessa di Toscana.
Anche la Repubblica Italiana, sul piano istituzionale, sub una deriva autoritaria del tutto analoga a
quella francese: scalzando la carta approvata a Lione, il capo del Governo era coadiuvato da un
Consiglio di Stato con poteri consultivi e la prerogativa di elaborare progetti di legge, approvati poi
da un Senato del quale facevano parte i principi della famiglia reale e i grandi ufficiali del Regno.
A Napoli il Regno di Giuseppe rappresent un periodo di vera e propria occupazione militare, ma
dopo che ebbe lasciato Napoli per andare in Spagna Giuseppe concesse un parlamento articolato in
5 sedili (clero, nobili, possidenti, dotti e mercanti), ma Murat pur accettando formalmente il testo
non lo fece mai entrare in vigore: fu quindi anche quello un regime assolutistico.
L'accentramento amministrativo, in Italia come in Francia, si basava sulla figura del prefetto.
La magistratura fu organizzata gerarchicamente: giudici di pace (i soli non nominati dal capo dello
stato), tribunali di prima istanza, corti d'appello e corte di cassazione.
Venne riformato il sistema finanziario basato sulle imposte indirette per non colpire troppo i
notabili, facendo per le spese il popolino.
La costruzione dell'esercito ebbe, tra i tanti esiti, quello di unire e conferire unit nazionale, mentre
per quanto riguarda l'Istruzione Napoleone ebbe il merito di introdurre una scuola elementare
gratuita ed obbligatoria mentre la scuola superiore voleva formare i futuri funzionari di stato.
Nel Regno di Napoli, Giuseppe riserv i posti chiavi dell'amministrazione ai Francesi (ministro
della polizia, dell'interno e delle finanze), mentre Murat prefer assegnarli a Napoletani (ceto

murattiano). Per quanto riguarda il Regno di Napoli importante fu anche la legge eversiva della
feudalit che aboliva la giurisdizione feudale e tutte le prestazioni di carattere personale, mentre
dichiarava riscattabili i diritti regi sulle terre e stabiliva la divisione dei demani. La divisione dei
demani inferse un duro colpo all'antica aristocrazia ma non giov troppo i ceti umili che, anche nel
caso in cui avessero potuto comprare le terre, spesso non avevano i mezzi per coltivarle.
Tarle insiste sul fatto che Napoleone abbia utilizzato l'Italia come una vera e propria colonia, ora i
suoi studi sono stati ridimensionati anche se non vi dubbio sul fatto che Bonaparte avesse piegato
gli interessi economici italiani a quelli Francesi. Il blocco paralizz gli Stati Italiani, in particolare il
Regno di Napoli dove Murat lo eludeva spesso, c' per da dire che le richieste di armamenti e
vestiari per il nuovo esercito della Repubblica/Regno Italiano favorirono lo sviluppo capitalistico.
Anche in Italia venne introdotta la censura e i letterati trasformati in agenti della propaganda
napoleonica, anche se non mancarono voci di protesta (Giovanni Fantoni) e alcuni esponenti che,
seppur collaborando col regime, ritenendolo un male minore, si sforzarono di porre sul piano
culturale le basi del futuro Risorgimento. Tra questi vi Foscolo, che cominci a citicare il regime
sempre pi aspramente finch nel 1811 si allontan da Milano.
Furono proprio gli intellettuali, insieme agli ufficiali, a fornire i quadri del mondo delle societ
segrete, tra le quali spicca la Carboneria introdotta da un ex giacobino: Briot.
Il Progetto Napoleonico fall perch manc l'appoggio dell'Aristocrazia privata delle terre nel
mezzogiorno e nel Nord della borghesia commerciale colpita dal blocco. Ad aggravare il tutto la
pesante tassazione del 1810-11 e le continue leve militari. Tutto il periodo Napoleonico fu per
questo segnato da fenomeni del brigantaggio, delle rivolte e delle diserzioni.

Napoleone e la Chiesa
La dichiarazione dei diritti dell'uomo del 27 Agosto 1789 non toccava specificatamente argomenti
religiosi, solo si limitava a dichiarare all'articolo 10 che chiunque poteva professare la propria
religione se non andava contro la legge. Cos facendo la Rivoluzione intendeva portare ad
amalgamare lo Stato e la Chiesa, subordinando la seconda alla prima. Tanto che vennero vietati i
voti perenni perch contrari ai diritti dell'uomo, venne abolita la decima, vennero venduti i
possedimenti ecclesiastici e i vescovi dovettero giurare fedelt alla costituzione, ed erano nominati
dai collegi elettorali e non pi dal papa, cui dovevano inviare solo una formale notifica della loro
elezione. Ci cre parecchio scompiglio e divise il clero in 2: quello refrattario e quello
rivoluzionario. L'argomento religioso era tornato a essere grande motivo di scompiglia e agitazione,
tanto che acceler la rivoluzione e la port ai drammatici eventi del Terrore. Il clero refrattario
spaventava i rivoluzionari che lo consideravano come un clero nemico.
Era necessario in quel tempo trovare nuovi culti che rimpiazzassero il cristianesimo e sostenessero
la rivoluzione, culti razionali. Non un caso l'introduzione del calendario Repubblicano
nell'Ottobre del 1793. Il Direttorio inoltre fu sempre ambiguo riguardo al cristianesimo e alternava
momenti di feroce ripercussione contro il clero refrattario a momenti di grande tolleranza. Ma in
tutto questo il clero rivoluzionario si sentiva poco supportato, anche perch il Direttorio nel 1795
garant a tutti il libero esercizio della religione.
In questa situazione Napoleone volle portare ordine, e per farlo si rivolse a Papa Pio VII e giunse
alla stipulazione del Concordato. Il Concordato nacque dalla capacit che Napoleone ebbe di intuire
la religione da un punto di vista politico: egli voleva riportare l'ordine anche nella sua chiesa per
evitare che i Borboni tornassero in Francia come paladini del Cristianesimo calpestato. I
patteggiamenti sul concordato furono lunghi e travagliati, perch il Papa insisteva su 3 punti: il
rifiuto di abbandonare i vescovi refrattari, il riconoscimento del cattolicesimo come religione di
Stato o almeno dominante e infine ricevere un indennizzo per i beni confiscati durante la
rivoluzione. A un certo punto Napoleone minacci anche l'Invasione di Roma se non si fosse giunti
a un accordo in tempi brevi, e cos accadde: il 15 luglio 1801.
L'accordo prevedeva il riconoscimento della Chiesa della nuova repubblica nata dalla rivoluzione

mentre il cattolicesimo era definito la religione della maggior parte dei francesi. I vescovadi
vennero ridotti a 50, i vescovi erano nominati da Napoleone ma dovevano ricevere l'istituzione
canonica dal Papa, mentre tutti i membri dell'ordine secolare venivano stipendiati dallo stato. La
nomina dei curati spettava ai vescovi in accordo coi prefetti e, infine, si fece tabula rasa di tutti i
vescovi e se ne nominarono di nuovi in accordo tra Napoleone e Pio VII. Alcuni papi non
costituzionali (36 su 83) si rifiutarono di dimettersi e nacque cos una chiesa anticoncordataria, che
esiste ancora adesso, detta Piccola Chiesa.
Alcuni malumori si scatenarono dopo il concordato e Napoleone fu tacciato di aver ceduto troppo
terreno alla chiesa, cos egli ritard l'entrata in vigore del Concordato e l'8 aprile 1802 lo mise in
vigore assieme a una legge nuova che non aveva ottenuto l'approvazione del papa, nella quale si
dichiarava la libert di culto, la supremazia del potere dello stato su quello della chiesa e si
concedeva uno stipendio ai pastori calvinisti e luterani. L'articolo 1 diceva chiaramente che nessuno
scritto papale poteva essere pubblicato e stampato in Francia sempre l'autorizzazione del governo.
I curati dovevano vestirsi come civili e non potevano predicare nulla al di fuori del culto, se non
pregare per la Francia e i Consoli.
Tuttavia risulta chiaro che fu il Cattolicesimo che ottenne maggiori vantaggi dal Concordato: lo
strappo tra refrattari e costituzionali, come sperava Napoleone, non si ricuc mai del tutto: il Papa
favoriva sempre gli ex refrattari e al contempo il cattolicesimo si giovava dei nuovi spazi che lo
Stato concedeva alla Chiesa: facolt di teologia, seminari ecc. Ci fu anche un aumento di vocazioni
e la spiritualit ne giov in tutto lo stato.
Lo scontro successivo con il Papa ebbe motivi prettamente politici. Nel 1809 Napoleone inglobava
nell'Impero Lazio e Umbria conferendo a Roma lo status di citt libera e imperiale, seconda capitale
dell'Impero. Il Papa non la prese bene, cos eman una bolla di scomunica per tutti quelli che
avevano partecipato all'invasione del Patrimonio di S. Pietro: Napoleone non era esplicitamente
menzionato, ma cos rispose: mi giunge voce che il Papa mi ha scomunicato, un pazzo furioso
che deve essere internato. E cos accadde: Pio VII fin in prigionia nel palazzo vescovile di
Savona.
A questo punto il papa si rifiut di ordinare i Vescovi nominati, e preoccupato Napoleone tent
di non far circolare queste notizie censurandole, anche se comunque vennero a galla e si diffuse un
malumore che divenne pericoloso dopo la sconfitta in Russia. Per tentare di risolvere i problemi col
papa mand due comitati da Pio VII per giungere a un accordo che non arriv mai. Napoleone volle
allora ottenere il pieno appoggio della chiesa Imperiale e fare di Parigi il centro della Cristianit
Francese, estromettendo del tutto il Papa. Ma sebbene la chiesa Francese si espresse a favore sul
divorzio dell'Imperatore, ben presto la maggioranza dei prelati/vescovi si dimostr contraria
all'estromissione del Papa. Non si riusc a raggiungere un compromesso, cos Napoleone fece
portare Pio VII a Fontainbleau dove lo costrinse a firmare il concordato di Fontenbleau: se il papa
non investiva entro 6 mesi un vescovo, l'avrebbe allora potuto legittimamente fare il metropolita.
Poco dopo Pio VII ritir la sua approvazione dicendo che era stato costretto: erano di nuovo punto e
a capo.
Solo all'imminente caduta dell'Impero Napoleone liber il Pontefice.
Il concordato, anche dopo Napoleone, ebbe duratura ed ebbe come effetto quello di portare alle
estreme conseguenze il Gallicanesimo. Il potere dei vescovi ne risult accresciuto, in quanto non
pi limitati dai capitoli o congregazioni o ordini che ne limitassero i poteri: i vescovi diventarono
sul piano ecclesiastico il corrispettivo dei prefetti sul piano civile. Anche la chiesa stessa, essendo
priva di propriet e i vescovi stipendiati dallo stato, fu pi libera di agire solo in funzione spirituale
e di dedicarsi meglio alla propria missione. I vescovi non potevano uscire per dalla propria diocesi,
senza permesso del potere politico, onde evitare che si riunissero e creassero un potere contingente
in grado di influenzare quello dello Stato. Tuttavia, l'attenzione di Napoleone per i Notabili, lasci
nelle mani della chiesa l'influenza che essa poteva avere su donne e bambini, cedendo al clero
l'istruzione elementare, ponendo cos le basi per un radicamento profondo della religione nella
massa popolare.
In sunto la politica ecclesiastica di Napoleone si rivel fallimentare: paradossalmente il concordato

sanc il Primato del Papa sulla chiesa, e questo perch Bonaparte non fu in grado di comprendere la
fede al di l del suo potere politico e si illuse di poterla ridurre a un mero strumento di governo.

Napoleone e l'Eruropa
L'Europa come concetto e coscienza di popoli nasce nell'epoca dei Lumi e il suo pi grande
teorizzatore era Montesquieu che definiva l'Eruopa collegata da legami culturali e da un sentimento
di libert che l'Asia non aveva: l'Asia, terra sconfinata, era aperta a farsi facilmente sottomettere,
mentre la conformazione geografica dell'Europa non permetteva la nascita di imperi e garantiva un
certo equilibrio tra stati di media direzione in concorrenza tra loro.
L'avventura napoleonica rivela quanto questo non fosse vere: le conquiste di Napoleone
sconvolgono l'equilibrio europeo e il suo governo sfocia nel regime. Non per nulla, al Congresso di
Vienna uno dei nodi principali sar quello di ristabilire un perfetto equilibrio tra le potenze europee,
e per farlo si suggeriscono due filoni: un ritorno all'Europa medievale cristiana, tutta riunita nel
messaggio evangelico, oppure un'Europa di stati confederati che garantisse la pace. A chi lo accusa
di aver sconvolto l'ordine in Europa, Bonaparte risponde che tutte le sue conquiste erano solo un
passaggio intermedio reso necessario dalla guerra contro l'Inghilterra.
La rottura della Pace di Amiens (1802) un nodo cruciale della critica storica: prima di quella data
le guerre di Napoleone si sono limitate a portare la Francia a governare sino ai confini naturali e ad
assicurarsi attorno a s stati cuscinetto governati dal suo esercito (Repubblica Elvetica, Cisalpina,
Batava) che Napoleone ha detto di essere stati sempre dei pegni per una sicura pace futura. La
rottura della pace di Amiens (1803) ci fa porre delle domande: quando Napoleone sarebbe stato
disposto a fermarsi per consolidare il proprio regime? Si poteva raggiungere un compromesso con
l'Inghilterra?
Napoleone dice che l'Inghilterra non avesse infranto il trattato, lui se ne sarebbe stato a casa sua.
(Sar vero?) Era per certo che le nuove pretese commerciali francesi, derivanti dalla sua nuova
forza, non potevano lasciare l'Inghilterra indifferente.
Le guerre intraprese dalla Francia assunsero un carattere nuovo: prima si combatteva per ambizioni
espansionistiche o per interessi politici/economici degli stati, la guerra di Napoleone voleva portare
la rivoluzione ovunque. Fu per questo che egli fall nel tentativo di legare a s le vecchie Borghesie
che non potevano accettare i principi egualitari della rivoluzione. Tuttavia, le sue conquiste, con
l'importazione del Codice Civile in Italia, Germania e nelle altre parti dell'Impero, contribu
sicuramente a dare una certa unit legislativa all'Europa, ma le conseguenze pi grandi
dell'espansionismo Napoleonico furono senza dubbio il fatto che esso risvegli nelle nazioni
avversarie, quanto in Francia, il concetto di identit di popolo e nazione: prima del Congresso di
Vienna l'equilibrio era stato garantito dal conflitto politico-diplomatico tra le varie nazioni, ora
pareva chiaro che la pace si sarebbe dovuta creare attraverso l'accordo e un concerto delle
nazioni. In tal senso la Santa Alleanza promossa dallo Zar Alessandro I (1815) impegnava Austria,
Prussia e Russia a seguire i precetti di giustizia, carit e pace ispirati dal cristianesimo.
Irreversibili cambiamenti subirono anche Stati che non furono direttamente coinvolti dall'avventura
Napoleonica: la Norvegia, ceduta dalla Danimarca alla Svezia nel 1814, rifiut l'annessione e si
proclam indipendente, con una propria costituzione ispirata a quella francese del 1791: alfine
accett la sovranit svedese solo come unine delle due corone in Carlo XIII.
La Prussia, uscita sconfitta dopo Jena, cap che il suo impianto troppo militaristico doveva essere
compensato con riforme ispirate a quelle francesi che coinvolgessero di pi la popolazione.
La Spagna, uscita vittoriosa dalle rivolte antifrancesi, espresse nel 1812 una costituzione approvata
dalle Corti Straordinarie di Cadice: ma poich non fu possibile eleggere i deputati nelle zone
occupate dai Francesi, l'assemblea ottenne una maggioranza liberale che non rispecchiava l'intera
nazione. Approv una carta ispirata a quella francese del 1791 (sovranit popolare, potere
legislativo a una sola camera, cattolicesimo religione nazionale, 1813 abolizione Inquisizione). Al
suo ritorno, Ferdinando VII volle ripristinare il modello della monarchia di diritto divino: ristabil

l'inquisizione, abol i giornali, ripristin l'esercito regolare, ma il tentativo di ripristinare l'antico


regime era anacronistico, tanto pi perch ormai le colonie, dopo la guerra, si erano sempre pi
staccate dalla Spagna.
I progetti imperialistici di Napoleone volevano creare, a suo dire, un'Europa nuova guidata dai
principi rivoluzionari, ma da subito Napoleone dopo Tilsit dichiara che la Russia non appartiene
all'Europa (combatterla nel bene di tutti) e pure la Spagna non accomunata alle altre nazioni del
concerto Europeo (gli spagnoli, dice, temono troppo ci che non conoscono e odiano ancora lo
straniero). In quest'ottica, per Bonaparte, il blocco continentale era l'unico mezzo per strozzare le
pretese assurde dell'Inghilterra: Napoleone diceva che le nazioni da lui governate non avevano di
che lamentarsi, essendo rette come dipartimenti francesi si lagnavano solo per questioni di
commercio, ma la faccenda del blocco era per uno scopo superiore.
A Sant'Elena Napoleone si spinge addirittura a parlare dei suoi progetti circa un'Europa di stati
federati. Le conseguenze pi positive della sfida Napoleonica furono conseguenze estranee alla
volont di Bonaparte: mentre lui tentava di conciliare gli inconciliabili principi della rivoluzione
con la sua volont di potenza, le altre nazioni diventavano vere e proprie nazioni, coscienti di
esserlo.

La Fortuna
Napoleone comprese da subito l'importanza dell'opinione pubblica e da subito si sforz di
controllarla attraverso atti di propaganda: i suoi giornali, i suoi bollettini, crearono un vero e proprio
culto della sua persona che culminava con la creazione del San Napoleone. D'altra parte, tra i suoi
nemici controrivoluzionari, si faceva avanti la Leggenda Nera, soprattutto in Inghilterra. Il
romanticismo in Germania e in tutta Europa lo faceva a pezzi.
Hegel si rivela un sostenitore della persona Napoleonica sostenendo che il suo successo era nel
disegno provvidenziale della natura, mentre Fitche dopo la campagna di Russia esalta tutti i
popoli a ribellarsi al Tiranno. E' proprio la campagna di Russia che porta in Francia opinioni
negative sull'Imperatore: un orco che ogni anno, con la leva, divora migliaia dei suoi figli.
Ma paradossalmente, proprio al suo tramonto, la leggenda nera viene meno: con l'esilio a Sant'Elena
Napoleone espia le sue colpe e la pubblicazione postuma del suo memoriale (1823) lo consegna
definitivamente all'immortalit. In quello scritto egli giustifica il suo comportamento autoritario alla
luce della guerra contro tutti, si fa portatore dei principi rivoluzionali e il mito dell'Orco si soppianta
con quello di Prometeo, costretto a finire i suoi giorni legato a una roccia. Inoltre, nel 1815
un'enorme crisi si abbatte sull'Europa e il periodo Napoleonico poteva davvero, a posteriori,
sembrare l'epoca d'oro. Anche il romanticismo pass dalla sua parte: Victor Hugo, prima
monarchico, esalta Napoleone dal 1827, altri lo seguono nella riscoperta del fascino delle imprese
Imperiali. Inoltre, dopo l'avvento di Carlo X, fratello di Luigi XVIII, quando si preventivava un
ritorno all'antico regime, e giunse la rivoluzione del 1830 che abbatt la monarchia Borbonica, il
mito dell'Imperatore venne definitivamente consacrato, anche se pure tra i romantici non
mancarono autori a lui avversi, come Stendhal in cui restava vivo il rifiuto di una conquista che
aveva tradito le aspirazioni di libert dei popoli europei.
A coronarne il mito: l'inaugurazione dell'Arco di Trionfo (1836), e la fastosa cerimonia per il ritorno
delle ceneri nel 1840. Heine che dice di lui: Napoleone era l'ultimo eroe di stile antico.
In Italia il pensiero di Napoleone muta nel corso del tempo: prima visto come liberato, poi come
traditore e infine alla sua caduta come un abile politico il cui governo era migliore comunque
dei precedenti e di quelli successivi. Lo stesso Leopardi cambia versione su di lui, seguendo questo
iter. Mazzini gli fu invece sempre avverso, in origine per la natura dispotica del suo regime, poi per
contrastare quel sentimento anacronistico che vedeva la rivoluzione Italiana come l'eredit della
rivoluzione Francese. Il primato della Francia era inattuale perch la sua rivoluzione si era fondata
sul personalismo e l'egoismo, mentre quella italiana avrebbe dovuto muovere tutti i popoli d'Europa.
Un altro autore avverso a Napoleone Chateaubriand: il mondo appartiene a Bonaparte: da vivo

ha mancato l'obiettivo ma da morto lo possiede: dopo aver subito il dispotismo della sua persona,
ci tocca subire il dispotismo della sua memoria.
Il Memoriale di Napoleone rimane comunque la vera essenza di tutto il suo mito e anche lo
scheletro del programma politico Bonapartista, con il colpo di Stato del 1851 le fortune politiche del
Bonapartismo si rivelano essenziali per le sorti della leggenda: Victor Hugo, pur non rinnegando le
sue simpatie per Napoleone, chiama il Nipote (Napoleone III) Napoleone il Piccolo e continua a
denunciare il dispotismo bonapartista: il colpo di Stato del 1851 finisce per infangare la memoria
del Grande Imperatore.
Autori:
1) De Hauranne: faceva politica come una strategia di guerra, governava i popoli come le
armate.
2) Edgar Quinet: in giovent sedotto da Napoleone, lo critica poi dicendo che ha sempre
seguito la logica del pi forte.
3) Marx: riconosce l'importanza della sua azione che ha realizzato l'unit borghese, portando a
compimento l'accentramento amministrativo iniziato dalla monarchia d'antico regime,
considera Napoleone III un pirla.
4) Taine: dopo la sconfitta di Napoleone III nel 1870 ad opera della Prussia, tornano vive e
forti le leggende nere sul mito di Bonaparte. Su questa scia si colloca Hippolyte Taine che
sostiene che Napoleone era l'ultimo dei grandi condottieri Italiani, un grande e geniale,
quindi, ma che ha piegato ogni suo talento al suo egoismo.
5) Nietzsche: giudizio positivo, espressione della volont di potenza: il superuomo che si pone
al di l del bene e del male.
6) Tolstoj: in Guerra e Pace la figura di Napoleone vista negativamente, come quella di un
individuo nelle mani di un destino determinista: era solo una marionetta, ne riduce quindi la
sua gloria fondata sull'ingiustizia e sul rifiuto.
Alla fine dell'800 c' una riscoperta di interesse per Napoleone, visto ora in generale positivamente:
1) Masson: opera monumentale favorevole all'imperatore, nella quale raccoglie un'enorme
quantit di documenti.
2) Sorel: La rivoluzione francese in Europa, la cui tesi centrale che sia tutta colpa
dell'Inghilterra mentre l'idea dell'Impero viene fatta discendere da Roma, all'Impero
Carolingio e infine a quello Napoleonico secondo una sorta di continuit emanata da fini
comuni.
Con la produzione post II Guerra Mondiale e con l'elaborazione del modello Cesarita-Bonapartista
alcuni autori sono sempre pi inclini ad individuare in Napoleone il germe predecessore dei
movimenti antidemocratici e nazionalisti.
1) Salvatorelli: severa condanna per Napoleone, visto come una prefigurazione della tirannide
fascista. Il suo accostamento era per non banale e ben ponderato, trovava punti comuni tra
movimenti antidemocratici del XX secolo e Napoleone nell'uso cinico e spregiudicato del
potere e nel culto della forza. Ci tiene a precisare che Napoleone fu comunque un figlio,
anche se degenere, dell'illuminismo, mentre i dittatori sono la feccia in fondo al vaso di
stoltezza dell'attivismo contemporaneo.
2) Malaparte: Tecnica del colpo di Stato, descrive Seys come individuo che cerca di
rimanere il pi possibile vicino alla legalit, mentre esalta la modernit di Napoleone e dice
che un colpo distato non dipende dalle condizioni economiche e sociali ma dalla capacit di
impadronirsi dei nodi vitali del potere. Tra gli emuli di Napoleone annovera: Hitler, definito
Catalinario di Destra perch giustificava la rottura della legalit con l'esigenza di garantire
l'ordine, e Mussolini come Catalinario di Sinistra in quanto aveva utilizzato la propria
formazione rivoluzionaria per prendere il potere.
3) Tarle: Napoleone ha posto fine al modello di produzione dell'antico regime e ha lanciato la
classe borghese.
La vera svolta nella storiografia Napoleonica si attu per con il Napoleone di Lefebvre (1935):
egli indaga strettamente sul piano storico Bonaparte, lasciando da parte la storiografia democratica

ottocentesca: la rivoluzione del 1789 aveva portato la borghesia al potere, ma la democrazia glielo
aveva contestato, allora, sotto la protezione dell'Imperatore i notabili la riconquistarono.