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IL CANTICO DEI CANTICI

( di Pedron Lino)
ricerca a cura di Anna Maria >Piantanida

Introduzione
Il Cantico dei cantici il gioiello della Bibbia (E. Osty). Non c nulla di pi bello del Cantico
dei cantici (R. Musil). Cantico dei cantici significa cantico per eccellenza, cantico sublime.
Non c libro biblico che abbia esercitato sullanima cristiana un effetto di seduzione comparabile
a quello del Cantico (A. Robert). Attorno a questi 117 versetti si sono accaniti esegeti e teologi,
scrittori e interpreti, lettori rigorosi e fantasiosi.
Lamore forte come la morte (8,6). Queste tre parole ebraiche (azzah kammavet ahabah) sono
state considerate come la sigla poetica, simbolica e spirituale del poemetto, un libro sigillato
dallamore, dedicato alla coppia, a lei e a lui che appaiono sulla scena della vita e del mondo ogni
giorno. Il Cantico prima di tutto un manuale della Rivelazione sullamore, sullaffetto e sulla
sessualit (G. Krinetski) e quindi la Magna Charta dellumanit (K. Barth). C al suo interno, a
prima vista, una religiosit quasi laica, segno di una profonda incarnazione della parola di Dio,
tant vero che il nome di Dio in pratica assente dalle pagine dellopera, se si esclude la fiamma
di Iah o meglio fiamma divina di 8,6. Al centro c lamore umano, giovanile e primaverile, che
rimane tale anche nella tenerezza della coppia fedele e innamorata. Per ricorrere a unintuizione di
Simone Weil, il percepire lessere amato con tutta la propria superficie sensibile, come un
nuotatore il mare. Vivere allinterno di un universo che sia lui... Ecco perch la castit
indispensabile allamore. E linfedelt lo contamina. Dal momento in cui vi bisogno, desiderio,
anche reciproco, esiste oltraggio. per questo che il Cantico liquida le ipocrisie e vive con
intensit la corporeit, perch essa non desiderata, ma amata, frutto non del senso, ma
dellamore.
Il poema accoglie con passione lo splendore delleros, della natura, della tenerezza, degli aromi, dei
suoni, dei colori, dellintimit anche fisica, ma sempre come segno di una relazione interpersonale.
Il motto emblematico il mio amato mio e io sono sua (2,16) o quello parallelo io sono del
mio amato e il mio amato mio (6,3). Come si dice nella Genesi (1,31), la sessualit bipolare
molto buona, cio adatta alluomo e creata da Dio. Ma lo in quanto intrisa di eros, cio di senso
della bellezza, dellarmonia, del sentimento. Lo soprattutto in quanto animata dallamore,
sorgente della comunione piena che illumina e trasfigura sessualit, desiderio, eros, passione. Solo
in questo senso si pu ripetere con Lutero che il Cantico proclama implicitamente che il corpo
viene da Dio...; il desiderio per la donna un bel dono divino.
In questo senso lorizzonte spirituale del Cantico pi ampio del tema matrimoniale. Il tema
dellopera lamore, non il matrimonio, un amore descritto come una tensione costante verso
lunit e la totalit (D. Lys). Al Cantico non interessa neppure quel dato cos rilevante dellAntico
Testamento che la fecondit, segno esplicito della benedizione divina (Gen 1,28; ecc.). lamore
in quanto tale, nella sua assolutezza, purezza e totalit, il cuore del Cantico ed cos che esso pu
inglobare anche rimandi allinfinito di Dio. Come tenteremo di dimostrare in tutto il nostro
commento, non ha molto senso procedere per alternative, opposizioni o sostituzioni: amore umano
o amore divino? Uomo o Dio? Eros o agpe? Nellunico, perfetto amore umano balena lamore
unico e infinito. Bisogna rinunziare a opporre erotismo ad allegoria, senso naturale a senso
mistico. Si tratta delleterna realt, divina e umana, dellAmore (R.J. Tournay).
1

Lamore del Cantico fieramente umano, ma ha in s una scintilla divina, il paradigma per la
conoscenza del Dio che amore (1Gv 4,8.16). Lamore del Cantico squisitamente simbolico,
nel senso genuino del termine perch unisce, mette insieme (sunballein) amore e Amore, umanit e
divinit. Si tratta di due dimensioni intrecciate tra loro, inseparabili eppure distinte, come la natura
umana e divina del Cristo (D. Bonhoeffer).
La lettura esclusivamente erotica e, paradossalmente, anche quella spiritualistica dunque diabolica
(diaballein), cio disgiuntiva di due elementi inseparabili. Lamore umano nel Cantico si apre ad
essere il simbolo pi eloquente e degno per parlare di Dio, senza per questo stingere in un
angelismo disincarnato. Non cessa di essere pienamente umano, ma assume una valenza mistica,
tale da renderlo la migliore tavolozza per affrescare lamore di Dio (G. Borgonovo). Il punto di
partenza del Cantico terrestre e umano, ma aperto allepifania del teologico e del mistico.
Nellamore umano autentico c Dio. Per questo esso diviene il simbolo reale, anche se talora
appannato (cfr. i cap. 3 e 5), dellamore totale e infinito di Dio. Lamore umano si eclissa quando
subentra lodio fisico della violenza, lodio erotico del sadismo, del dominio e della pornografia,
lodio interiore della volont malvagia, cancellazione della triplice scala del corpo, delleros e
dellagpe.
La Bibbia registra spesso il trionfo dellantiAmore che antiDio e antiCristo, ma ci insegna che
lultima parola tocca allamore che, dopo leclisse dellodio, ritorner a sfolgorare. Lo dicono molto
bene due testi rabbinici tra loro in contrappunto: Quando Adamo pecc, Dio sal al primo cielo,
allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando pecc Caino, sal al secondo cielo. Con la
generazione di Enoc sal al terzo, con quella del diluvio al quarto, con la generazione di Babele al
quinto, con la schiavit dEgitto sal al sesto cielo e al settimo cielo, lultimo e il pi lontano dalla
terra (Genesi Rabbah 19,13). Dio, per, ritorn sulla terra il giorno in cui fu donato il Cantico a
Israele (Zohar Terumah, 143144a). C, per, anche unaltra eclisse meno grave, costituzionale
quasi con la finitudine della creatura umana, ed quella dellassenza temporanea, del silenzio della
parola, e del dialogo tra i due, fulgidamente tratteggiata in 3,15 e 5,2 6,3, due straordinari
notturni. Lamore non cancella del tutto il timore. E il rischio dellestraneit sempre in agguato.
Ma, anche in questo caso, nellamore genuino lultima parola resta sempre quella della vittoria
dellamore sulla morte e sul silenzio. Fondamentalmente, , dunque, il dialogo, la comunione da
ricostituire o ritessere. Quando un uomo e una donna si amano, ma non dichiarano il loro amore,
non sono ancora innamorati. Il loro stesso silenzio significa che il loro amore non ancora arrivato
alla dedizione e al dono di s. lamore che uno liberamente e senza riserve rivela allaltro che
costituisce la situazione radicalmente nuova dellessere innamorati (B. Lonergan).
Entriamo, dunque, in questo meraviglioso mondo disegnato dalle 1250 parole del Cantico. Ci far
da guida Lei, la protagonista femminile, la cui presenza decisamente superiore a quella del suo
amato, luomo. Il Cantico curiosamente un testo femminile, sorprendente in un orizzonte
comera quello orientale, contrassegnato da un maschismo ben sedimentato. Il nostro percorso
proseguir quasi per cerchi concentrici, in una specie di progressivo avvicinamento al centro
dellopera.
La fortuna goduta dal Cantico nel giudaismo quasi paragonabile a quella della torah, e il successo
nel cristianesimo comparabile quasi a quello riscosso dai vangeli. Basti pensare che nelle
universit medievali il magister apriva la sua lectio prima proprio col commento al Cantico.
Anche noi continueremo questa tradizione.
Toccheremo le pi alte vette della mistica, pur restando sul letto lussureggiante dove si consuma il
pi intenso degli abbracci. Tutto avverr con delicatezza, lasciando intatta la carne, profumati i
corpi. Si attraverser il mare della sensualit conservando candida la veste... Ma per questo bisogna
avere i sensi lavati e limpida la mente. allora che potrai entrare in questo santuario, nel vero
Santo dei santi del mondo (D.M. Turoldo).
1.
IL CANTICO NEL CONTESTO BIBLICO
2

Il Cantico si situa nella tradizione dellIsraele biblico. Il Cantico proclama che vivere amare.
Sessualit e femminilit
Nella Bibbia la corporeit e quel suo significativo aspetto che la sessualit risultano positive e
necessarie, non solo funzionali, ma anche estetiche; non solo fisiologiche, ma anche antropologiche.
Tutto questo emerger nel confronto tra il Cantico e i vari passi biblici, soprattutto quelli di Gen 1
2. Lanalisi sulla simbolica del Cantico, che in seguito effettueremo, confermer ulteriormente
questa prospettiva.
Un aspetto particolare quello della questione femminile. Una corretta interpretazione
dellincarnazione della Parola evita ogni fondamentalismo e riesce a comprendere e a smitizzare
il maschismo, facilmente reperibile nellorizzonte storicoculturale biblico. Ne citiamo due esempi:
Trovo che amara pi della morte la donna, la quale tutta lacci: una rete il suo cuore, catene le
sue braccia. Chi gradito a Dio la sfugge, ma il peccatore ne resta preso (Qo 7,26); Meglio la
cattiveria di un uomo che la bont di una donna (Sir 42,14). Daltra parte, altrettanto vero che
nellarco della letteratura biblica ci si incontra con un giudizio molto pi articolato di quanto si
supponga comunemente riguardo alla femminilit. Nel nostro caso il Cantico attribuisce un evidente
primato alla donna, non solo quantitativo (una sessantina di versetti su settantasette sono sulla bocca
di lei), ma anche qualitativo. Accanto a ottanta immagini maschili di Dio, la Bibbia ne offre una
ventina di taglio femminile, senza contare le ripetute presenze della simbologia rahamm viscere
materne attribuite a Dio (Is 49,15; 66,13; 42,14; 45,10; ecc.). In Lc 15,8ss. limmagine paterna
preceduta e appaiata a quella femminile. Il discorso sullimmagine di Dio nelluomo, a cui in
seguito accenneremo, permette al riguardo un ulteriore approfondimento, sempre sulla linea della
simbolica sessuale. Goethe ha scritto che noi possiamo parlare antropomorficamente di Dio perch
noi stessi siamo teomorfi.
La presenza femminile nellAntico Testamento di grande rilievo. La bellezza femminile che
tanta parte ha nel Cantico riveste una funzione notevole anche nel resto della Bibbia. Essa appare
implicitamente in Gen 2, quando luomo incontra la sua donna, e in Gen 6,2, allinterno di un
arcaico e mitico racconto, essa attira perfino i figli di Dio. Sara, la moglie di Abramo, una
donna di aspetto molto avvenente (Gen 12,11.14); Rebecca, moglie di Isacco, anchessa molto
bella daspetto (Gen 24,16). Famosa la passione di Giacobbe per Rachele bella di forme e
avvenente di aspetto (Gen 29,17). E, scorrendo la Bibbia, troviamo tante splendide figure di
donne.
Il matrimonio biblico
Il Cantico un continuato inno nuziale. Il punto di partenza ideale per ritrovare la matrice della
visione nuziale del Cantico da cercare in Gen 2,2324, che ne il suo progenitore, il prototipo
biblico. Il papa Giovanni Paolo II nel primo dei suoi interventi sul Cantico (23 maggio 1984)
osservava che non possibile staccare il Cantico dalla realt del sacramento primordiale. Non
possibile rileggerlo, se non nella linea di ci che scritto nei primi capitoli della Genesi come
testimonianza del principio. Il Cantico dimostra la ricchezza del linguaggio del corpo, la cui prima
espressione gi in Gen 2,2325 ... Lo stesso fascino che stupore e ammirazione delluomo per
la sua donna scorre attraverso i versetti del Cantico in unonda placida e omogenea dallinizio alla
fine.
I cap. 23 della Genesi sono una grandiosa riflessione sapienziale sullUomo di tutti i tempi e di
tutte le terre, colto nelle sue tre relazioni fondamentali: con Dio, con la natura, col prossimo.
Il primo quadro di questo dittico dipinge il progetto divino sullumanit e sullintero essere, un
progetto tutto intessuto di armonie e di luci (cap. 2). Il cap. 3 invece racchiude la seconda scena, il
progetto alternativo che luomo vuole attuare (e concretamente attua), prescindendo dalla proposta
divina, e i cui risultati sono descritti sulla base di uno schema processuale e secondo lesperienza
dellIsraele contemporaneo allautore. Ora, nel progetto divino il rapporto sociale descritto nel
suo archetipo pi alto, quello dellamore delluomo per la sua donna. Nel contesto del brano di Gen
2,2324 si ricorda che luomo si sente sperduto e solo sulla faccia della terra (Non bene che
luomo sia solo 2,18). La solitudine viene superata in due tappe. La prima affidata al fascino
3

delluniverso materiale e vivente che luomo possiede e domina (Imporre il nome segno di
sapienza, di conquista e di signoria). Eppure lominizzazione ancora incompleta. Ecco, allora,
la seconda e decisiva tappa di Gen 2,2324: Il Signore Dio fece scendere un torpore sulluomo che
si addorment. Gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasm,
con la costola che aveva tolta alluomo, una donna e la condusse alluomo. Allora luomo disse:
Ora s che essa carne dalla mia carne, osso dalle mie ossa! La si chiamer ishshah perch da
ish stata tratta. Si ha qui la soglia spirituale di ci che il Cantico ripeter con lo splendore dei
suoi versi e dei suoi simboli. La donna la stessa carne delluomo, cio il suo stesso statuto
esistenziale, laiuto che simile, cio la via unica per la complementariet e la reciprocit
dellamore, la differenza nellunit, come attestato dalla libera e suggestiva etimologia
ishlishshah. Tra i due c unomogeneit, una quasi identit, una comunione cos profonda da
renderli ununica esistenza, un solo nome, una sola carne. K. Barth, per, rileva una novit nel
Cantico rispetto a Gen 2: Nel Cantico si sente una voce che non si poteva ancora sentire nel cap. 2
della Genesi: la voce della donna che guarda luomo e savanza verso di lui con non minore gioia e
sofferenza delluomo stesso quando si avvicina a lei e che lo scopre con tanta libert come quella di
cui lui fa prova scoprendola a sua volta. Nel Cantico la parit piena e il dialogo perfetto.
C un altro testo della Genesi che potrebbe essere allegato al contesto del Cantico. Si tratta di Gen
1,2631 nel quale si descrive il sesto giorno della creazione, dove si compie lultimo e pi solenne
gesto creativo di Dio. Infatti luomo non semplicemente una cosa buona, come si dice di tutte le
altre creature, ma cosa molto buona. Egli lo splendore delluniverso, poco meno di Dio,
coronato di gloria e di onore; a lui stato dato potere sulle opere delle mani di Dio, tutto stato
posto sotto i suoi piedi (Sal 8,67). Il passo di Gen 1,2631 recita: Dio disse: Facciamo luomo
a nostra immagine e somiglianza e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame,
su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio cre luomo a sua
immagine; a immagine di Dio li cre, maschio e femmina li cre. Dio li benedisse e disse loro:
Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli
uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra. Dio vide quanto aveva fatto. Ed
ecco, era cosa molto buona.
evidente che il parallelo di immagine di Dio maschio e femmina, cio luomo nella sua
bipolarit sessuale. Questo, a prima vista sorprende, ben sapendo quanto la Bibbia sia restia ad
attribuire rappresentazioni sessuate a Dio. Il significato da cercarsi nel contesto stesso della
Bibbia, che concepisce la storia della salvezza sulla base di una trama di genealogie. La fecondit
della coppia il segno pi alto, allora, del Dio creatore e salvatore. Per Gen 1,27 lumanit intesa
solo come maschilit non immagine di Dio. Soltanto lumanit come maschilit e femminilit
diventa la vera effigie di Dio, la sua statua vivente. in questa prospettiva che si pu articolare il
vero valore simbolico del Cantico che, pur rimanendo canto damore umano, ha in s valori
teologici.
La moglie della tua giovinezza (Pr 5,18)
Il Cantico unesplorazione sullenigma dellamore umano. Potrebbe essere letto come uno
sviluppo di Pr 30,1819: Tre cose sono per me misteriose, una quarta soprattutto non so spiegare:
la via dellaquila nel cielo, la via del serpente sulla roccia, la via della nave in alto marre e la via
(dellamore) tra un uomo e una donna. Lamore umano racchiude nel suo intimo il pi profondo
mistero della creazione. la meraviglia delle meraviglie. Per i sapienti il mistero della creazione
allude sempre a Dio: i misteri del mondo non hanno esistenza propria, luomo non vi incontra che il
mistero di Dio. Per il sapiente le esperienze del mondo sono sempre per lui esperienze di Dio. Cos
dellamore (A. Bonora).
La personificazione della Sapienza sotto il profilo femminile, il suo concretizzarsi nel ritratto ideale
della donna di Pr 31,1031, il nesso amoroso che intercorre tra sapiente e Sapienza ( lei che ho
amato e ricercato fin dalla giovinezza, tentando di prendermela in sposa, innamorato come sono
della sua bellezza Sap 8,2; cfr. Sir 15,2), il tema matrimoniale presente nella letteratura
sapienziale, a pi riprese, sono altrettanti elementi che permettono una comparazione del Cantico
4

con la sapienza biblica. Esemplari in questo senso sono i contatti del Cantico con Pr 5,1519: Bevi
lacqua della tua cisterna e quella che zampilla dal tuo pozzo, non spargere per strada le tue sorgenti
n i tuoi ruscelli sulle pubbliche piazze! Siano per te solo, non spartirli con gli estranei. Sia
benedetta la tua fonte, trova gioia con la donna della tua giovinezza: cerva amabile, graziosa
gazzella, sintrattenga con te, sempre ti inebrino le sue carezze, sempre ti affascini il suo amore.
Mi chiamerai: Marito mio! (Os 2,18)
A partire da Osea, la tipologia nuziale entra nella simbolica teologica profetica con una particolare
intensit, soprattutto ai fini di una revisione del concetto di alleanza tra Dio e Israele,
precedentemente elaborato su categorie simboliche politicomilitari. Lamore umano diventa cos
la grande analogia per parlare di Dio. Il testo capitale rimane certamente Osea 13. Questi tre
capitoli sottendono unesperienza reale, autobiografica del profeta. Si tratta di una tormentata, ma
intensa, relazione damore i cui elementi hanno tutti un significato primario storico. Soprattutto il
cap. 2 riesce a rendere in forma altissima i due momenti, quello delloscurit (vv.415) e quello
luminoso della speranza (vv.1625), con lapprodo sperato a un nuovo matrimonio in cui la donna
proclamer il suo amore: Marito mio! (v.18). Tuttavia su questo significato di base, di per s
aperto a valori ulteriori ed esemplari, il profeta stesso ha gi intarsiato una rilettura figurativa,
facendo trasparire la relazione tra Israele e Dio.
Tutto questo ci permette di stabilire un nesso di Osea col Cantico e col suo tenore originario. Come
Osea, anche il Cantico ha alla base una storia damore viva, intensa, emozionante, anche se meno
tormentata. Nel Cantico essa meno realistica, affidata com a quadri quasi esemplari che si
succedono in modo espressionistico.

2.

IL GRANDE TESTO
Lantico commentatore giudaico Saadia Ben Josef (882942 d.C.) comparava il Cantico a una
serratura di cui si persa la chiave. E le chiavi usate per aprire quella serratura sono state le pi
disparate e anche le pi stravaganti.
Noi vogliamo usare la chiave pi elementare, a costo di sembrare semplicisti. Ogni parte del libro
rappresenta una variazione dellunico tema che suggerisce parole e canti: lamore tra due giovani
che si cercano e si eludono, fonte per loro di gioia sconfinata e di cocente dolore (D. Colombo).
Anche il pi superficiale dei lettori riconosce istintivamente che il Cantico un testo bello. Rabbi
Aquiba protestava duramente contro luso invalso al suo tempo (II sec. d.C.) di canterellare il
Cantico persino nelle osterie. Questo componimento poetico insegna la sublimit e la bellezza
dellamore. un testo anticonformista, polemico e contestatore contro una mentalit legalisticogiuridica della legge. I consigli dei sapienti erano spesso ammonizioni e raccomandazioni sui
pericoli dellamore. Il Cantico invece un mazzo di canti che celebra una cosa soltanto: la bella,
splendida e temibile forza dellamore tra uomo e donna. una lirica damore capace di educare i
giovani allestetica e alla purezza dellamore. Si pu infatti educare allamore mostrandone le
mostruose contraffazioni, le deviazioni egoistiche, le ambiguit e gli equivoci nati dalla passione. Ai
giovani il Cantico propone invece la contemplazione di un amore inebriante, senza paure e
vergogne. unesaltazione, senza riserve, dellamore tra uomo e donna.
Al centro del Cantico c innanzitutto lamore di due persone che esprimono con naturalezza,
semplicit e purezza il calore della loro intimit e della loro passione. Lamore il simbolo supremo
che riesce a raccogliere in s significati molteplici, umani e divini. Il Cantico pieno di immagini
piacevolmente suggestive col loro erotismo esuberante e gioioso, che rendono lopera
indimenticabile e unica in un genere pur affollato com quello della lirica amorosa. Tutta la natura
convocata in una specie di riproduzione multicolore simile a un arazzo. Latmosfera quella
primaverile, entusiastica e serena. Gli animali gioiscono con luomo come in un paradiso terrestre
5

(4,13). Le essenze aromatiche invadono tutta laria che si carica di sensualit. La stessa corporeit
umana diventa segno folgorante (cap. 4,5,7).
Il Cantico colleziona tutte le meraviglie del mondo e tutte le gioie dellesistenza. Hegel affermava
che lamore la distinzione e il superamento della distinzione, dichiarando cos la qualit
simbolica di questa realt decisiva dellesistenza umana. La distinzione, propria dellindividualit
personale, marcata nel Cantico soprattutto dalla donna, la quale ripete per una dozzina di volte il
suo Io. Ma la stessa donna a creare la stupenda formula dellappartenenza reciproca che elide
ogni distanza e distinzione: Il mio amato mio e io sono sua (2,16).
Il segno pi alto della comunione rappresentato nel Cantico dalla radice dwd, che ricorre ben 38
volte, e ha nella forma dd, mio amato, la sua espressione pi alta e intensa, divenendo quasi la
sigla o lo stemma dellintero poema. Il vocabolo dd sulle labbra della donna soprattutto
espressione di tenerezza, di intimit, di donazione, divenendo affine a uno dei tanti nomignoli che
gli innamorati si scambiano.
Infinitamente distante da certe visioni spiritualistiche greche, ereditate anche da alcuni ambiti e
periodi cristiani secondo cui il corpo tomba dellanima, il Cantico nella linea dellantropologia
unitaria psicofisica della Bibbia vede invece il corpo come una realt simbolica, carica di
significati spirituali, inscindibile e indistinguibile dalla stessa interiorit e spiritualit. Il corpo
dunque un pianeta da esplorare, il punto di partenza e di arrivo di un reticolo vivissimo di
relazioni interpersonali e di sensazioni, e ha un linguaggio specifico che il Cantico contribuisce a
decifrare. Non c, infatti, libro biblico che segua cos intensamente il simbolismo somatico in tutti i
suoi meandri, i suoi segreti e in tutta la sua apparenza come il Cantico. E, naturalmente, la
dimensione sessuale, non nella sua fisicit, ma nella sua simbolicit di eros e di amore, a occupare
una posizione di primato. Essa coinvolge aspetti psicologici, esistenziali e sociali.
Il volto oggetto di attenzione particolare, sia nel suo insieme, sia nei suoi lineamenti,
accuratamente seguiti e considerati come segni espressivi. Cos pure lo splendore dei seni, la
perfezione dei fianchi, del ventre, del grembo. Non manca anche linteriorit, espressa dalle viscere,
segno di emozione; dal cuore, evocato con passione; dallanima stessa. Il corpo, anzi i corpi nella
loro comunione damore, cos come sono descritti nel Cantico, sembrano quasi essere illustrazione
poetica di Gen 2,2425: I due saranno una sola carne. Tutti e due erano nudi, luomo e la sua
donna, ma non ne provavano vergogna.
Il corpo del mondo sentito nel Cantico come una realt viva, anzi, visto come lo specchio che
riflette il corpo e le emozioni delluomo e della donna. Non per nulla le descrizioni del corpo della
donna e delluomo nei cap. 4,5,7 sono costantemente raccordate alla natura entro cui la coppia
immersa. Il simbolo riassuntivo di questa galassia di immagini potrebbe essere quello del giardino
che ha la sua pi alta celebrazione in 4,12 5, 1. Quello del Cantico un giardino chiuso (4,12),
destinato a incarnare il mistero invalicabile racchiuso dal corpo della donna e aperto solo al suo
uomo. Quel giardino chiuso lio femminile, padrone del proprio mistero, linteriore
inviolabilit della persona (Giovanni Paolo II). solo col dono dellamore che la diversit e
loriginalit insite in ogni persona si sciolgono e le porte del giardino si spalancano. Allora la sposa
risponde allo sposo con le parole del dono, cio dellaffidamento di se stessa.
Sul giardino del Cantico sfolgora il sole e si riflette la luna, si succedono le aurore e le notti, si
stendono gli assolati meriggi, soffia il vento, spira la brezza, si effondono piogge e rugiada. Tutto
avvolto in una procace primavera. un mondo rinato, una terra totalmente avvolta dalla grazia.
Nel Cantico si apre, poi, una particolare topografia che accoglie nel suo interno diverse localit
della terra dIsraele e delle aree confinanti. In un certo senso, i corpi dei due innamorati, in
particolare quello della donna, sembrano quasi dissolversi e lasciare dietro di s i contorni di una
terra amata.
Lamore per la terra promessa, la sua vita, le sue immagini e persino la sua quotidianit fortemente
espresso nel Cantico. Tutta la trama comunque tenuta insieme da un unico filo rosso, quello
dellamore che tutto illustra, giustifica, motiva, esalta, penetra e rende perfetto.

3.
LA GRANDE ERMENEUTICA
In un bel testo giudaico si legge che il Signore venne dal Sinai per accogliere Israele, come un
fidanzato va incontro alla sua fidanzata (Mekilt dellEsodo 72 b).
Questa immagine nuziale ha avuto nellinterpretazione giudaica e cristiana del Cantico la sua pi
alta celebrazione. Una certa fascia dellesegesi moderna considera il Cantico unallegoria che canta
lamore tra Dio e Israele allinterno della storia della salvezza o, come voleva lantica tradizione
cristiana, lamore tra Cristo e la chiesa, tra Cristo e lumanit, tra Cristo e lanima credente, tra
Cristo e Maria.
Se lantica tradizione aveva privilegiato il senso spirituale, lesegesi recente si spostata sul
significato naturale, lasciando comunque oscillare il Cantico in uno spazio fluido intermedio. Il
Cantico un poema mistico proprio perch un poema damore: nella bellezza della diversit
sessuale si intuisce la bellezza suprema nellintimit dellamore si intravede un simbolo dellinfinita
perfezione del tutto; nei sentimenti dei due protagonisti c la possibilit di tracciare un programma
di formazione umana alla pienezza psicologica ed esistenziale.
Il Cantico un inno molteplice e variegato dellamore come simbolo, e canta umanit, passione,
eros in modo spontaneo, ma anche il suo essere segno di infinito, di pienezza, di totalit. Piantato
sulla terra, lamore di sua natura sacro e si ramifica nei cieli. per questo che il Cantico
sboccia e fiorisce teologicamente tra le mani di chi lo legge senza schermi o riduzioni di
visuale. Il simbolo Amore in s parla di amore e di Amore, di corpo e di anima, di limite e di
pienezza. Come avremo occasione di ripetere, lAmore ha iscritti in s significati ulteriori,
compaginati con la realt umana delleros. Sono significati trascendenti che non elidono la base
umana, ma da essa fioriscono necessariamente. L dove uomo e donna si amano in modo puro e
pieno si ha anche una teofania (8,56). La santit del Cantico intrinseca al suo essere perfetta
celebrazione dellAmore pieno e supremo della coppia. Anche la prima lettera di Giovanni vede
nellamore genuino umano il simbolo della conoscenza di Dio che amore (1Gv 4,8.16). Lamore
umano in s parla di Dio; nella vita terrena chi ama conosce Dio e lo irradia, proprio attraverso il
suo amore, rivelandolo allumanit.

CANTICO DEI CANTICI


CHE E DI SALOMONE
(1,1)
1

Cantico dei cantici, che di Salomone.


Il Cantico dei cantici il Cantico per eccellenza, il canto supremo e bellissimo. Con
lattribuzione a Salomone si vuol mettere questo libro sotto il patronato e lautorevolezza del
perfetto sapiente e monarca, emblema biblico della sapienza e della poesia, come avvenuto per i
Proverbi, Qoelet e la Sapienza. Il nome Salomone risuona sette volte nel Cantico, in un settenario
di perfezione e di splendore.
1.

BACI DELLA SUA BOCCA


(1,24)
La sposa 2 Mi baci con i baci della sua bocca!
S, le tue tenerezze sono pi dolci del vino.
3
Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante il tuo nome,
7

per questo le giovinette ti amano.


4
Attirami dietro a te, corriamo!
Mintroduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze pi del vino.
A ragione ti amano!
Il Cantico si apre con questo appassionato assolo della donna. Siamo come di fronte a unouverture
musicale: perfetta e compiuta in s, nel cui interno, in germe, sono raccolti gli sviluppi futuri. Nei
vv.24 si enunciano e si condensano i temi che poi costituiranno quasi larchitettura della
composizione. La donna, il suo uomo, il coro, lebbrezza dellamore, il desiderio, il possesso, la
contemplazione affiorano gi allinterno di questi tre versetti.
Lettura esegetica
La prima parola del Cantico , in realt, un bacio inebriante in cui le due bocche si cercano, quasi
per trasmettersi lo stesso respiro e la stessa vita. Ardore ed ebbrezza si fondono, rendendo estasiati i
due innamorati. La ripetizione della parola baci crea una sorta di superlativo, di intensit nel
bacio; lo stesso linguaggio affettivo ama liberazione. Il senso finale equivale a un baciami con
grande amore. Il gesto damore ripetuto attraverso le carezze che dimostrano quanto la persona
cara. una tenerezza che si manifesta nel tatto, nella delicatezza del contatto, nellindividuazione
delle forme, nellesaltazione della vicinanza fisica e interiore. Baci e languide carezze
appartengono allimmaginario e allo stereotipo linguistico dellamore.
In tutta larea mediterranea esiste una tradizione costante, secondo la quale il vino viene assunto a
simbolo dellamore; identica la loro capacit di conquista delluomo, identica la loro forza
seduttrice, identica lebbrezza magica (cfr. Pr 23,2935 per il vino).
Dallebbrezza del vino si passa col v. 3 allesaltazione inebriante del profumo. La donna dice al suo
uomo: Il tuo nome un profumo che viene versato ed effonde il suo aroma in tutto lambiente
circostante. Questa comparazione tra il profumo e il nome, cio la persona, la presenza, la realt
profonda dellamato suggestiva. Essa evidentemente sostenuta dalla somiglianza tra shenien,
profumo, e shem, nome. La donna in pratica dice al suo uomo: sei tu il profumo pi inebriante,
la tua presenza stessa profumo. Il profumo di sua natura destinato a penetrare nella pelle, a
rinvigorirla, a pervaderla col suo aroma; esso spesso il segnale della presenza di una persona
amata.
La donna orgogliosa che la bellezza sfolgorante del suo amato si irradi conquistando anche le altre
donne; il fascino del suo uomo non motivo di paure e di sospetto, non sorgente di gelosia, ma di
gioia e di orgoglio. Il giovane del Cantico finora non ha parlato, ma la sua stessa presenza, il suo
nome stato parola, voce di conquista. Proprio come dice una delle pi belle canzoni di Bob
Dylan my love speaks like silence, il mio amore parla come il silenzio.
Il v.4 un appello indirizzato allamato. Seguiamo la protagonista in questo itinerario damore,
sigillato dal simbolo inebriante del vino. Sappiamo gi che il modello regale era applicato in
Oriente alle celebrazioni nuziali, come lo ancora oggi con limposizione delle corone durante la
liturgia bizantina del matrimonio: lo sposo era il re della festa nuziale, la sposa era la regina.
La donna, stretta al suo re, attende di essere introdotta nel talamo nuziale. Siamo di fronte al
talamo nuziale dove si consumer lamore, dove la gioia esploder in una festa del corpo, dello
spirito e della vita.
Alle ragazze del v.3, che amano luomo protagonista del Cantico, si appaiano nel v.4 i giovani forti
e giusti che amano, ammirano ed elogiano lo stesso personaggio. Questo canto si chiude sulla
parola amore.
Simboli e messaggio
In un discorso sul Cantico del 23 maggio 1984, Giovanni Paolo II dichiarava che i primi versetti
del Cantico ci introducono immediatamente nellatmosfera di tutto il poema, in cui lo sposo e la
sposa sembrano muoversi nel cerchio tracciato dallirradiazione dellamore. Le parole degli sposi, i
loro movimenti, i loro gesti corrispondono allinteriore mozione dei cuori. Soltanto attraverso il
8

prisma di tale mozione possibile comprendere il linguaggio del corpo. La simbolica fisiologica
dominante anche in questa pagina del Cantico: il corpo considerato come un grande segno di
comunicazione in cui si intrecciano materialit e spiritualit, biologia e psicologia.
Limmagine di partenza quella del bacio, il grande segno dellamore, ma anche delladorazione
(ad os, alla bocca). Al bacio, nel rituale dellamore, saccompagna la carezza, che il poeta per due
volte associa allebbrezza del vino. Alla comparazione del vino si accompagna quella del profumo,
un simbolo particolarmente caro al Cantico. noto che ogni innamorato sa riconoscere e amare il
profumo personale del suo partner. Quello che un segnale fondamentale dellistinto e dellestro
negli animali viene caricato di poesia e di amore nelluomo. Leggendo queste prime righe del
Cantico rifiutiamo la pura lettura letteralistica ed erotica, ma anche quella allegorica e tipologica,
nella convinzione che nella fiamma dellamore umano si celi una scintilla della fiamma di Dio
(8,6).

1.

RICERCA NELMERIGGIO ASSOLATO


(1,58)
La sposa 5 Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
6
Non state a guardare che sono bruna,
poich mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non lho custodita.
7
Dimmi, o amore dellanima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perch io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.
Il coro 8 Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.
Questa scena immersa nellimmobilit del meriggio assolato dellOriente, in cui il sole batte
implacabile su uomini e cose e nulla si sottrae al suo calore (Sal 19,7). Su questa scena si muove
una figura che percorre le piste bruciate dal sole: una donna che si affretta ansiosa vagando tra un
bivacco e laltro dei pastori. Lobiettivo del poeta si fissa sul volto di questa donna, sui suoi
lineamenti, sulla sua pelle.
Il blocco poetico da 1,5 a 2,7 segnato soprattutto da un dialogo tra la donna e il suo uomo. Questo
brano potrebbe essere intitolato Lei e Lui.
Lettura esegetica
Dopo lassolo della donna (vv.57) entra in scena per la prima volta il coro che interloquisce con
Lei (v.8). Nel v.8 la risposta pu essere pronunziata da un coro di pastori beduini che indicano alla
donna le orme del gregge dellamato, mentre lei sta vagando con le sue caprette alla sua ricerca. In
lontananza, essi mostrano gli accampamenti dove il pastore amato dalla donna pu essere fermo per
la sosta pomeridiana.
La donna, i fratelli, la vigna (vv.56)
9

Le figlie di Gerusalemme sono invitate a non fissare la loro attenzione sul colore della pelle della
donna. Esso non congenito, ma deriva dal tipo di esistenza condotto dalla protagonista. La donna
usa una specie di diminutivovezzeggiativo equivalente alla nostra morettina, brunetta. Essa
abbronzata perch vive allaria aperta e al sole.
In alcune aree dellOriente antico, i fratelli avevano una vera e propria funzione di sorveglianza e di
dominio sulle sorelle nubili (la prassi non del tutto estinta anche nel nostro mondo mediterraneo!).
Al sole che brucia la pelle della ragazza saccosta la fiamma della collera dei fratelli che brucia
lanima della donna. E la causa di questa collera ci porta nel cuore della scenetta: la donna confessa
di aver abbandonato la sua vigna. La rappresentazione , quindi, semplice: i fratelli avevano dato un
incarico di custodia alla sorella, ma essa, desiderosa dincontrarsi col suo amato che lontano col
gregge, abbandona la vigna e, trascinandosi dietro le caprette (v. 8), va nel deserto alla ricerca del
suo uomo, lungo le piste e gli accampamenti dei nomadi.
Secondo la simbologia orientale antica ben attestata, la vigna pu avere connotazioni allusive
sessuali. Nel Cantico si intravede facilmente una fitta maglia di doppi sensi, che per non hanno
mai nulla di volgare. Cos, in alcune tavolette sumeriche la vigna rimanda al grembo della donna; a
Ugarit, la dea della fertilit Astarte, anche colei che custodisce la vigna. In un testo egizio
dellepoca ramesside (XIV XIII sec. a.C.) si descrive lavventura di un ufficiale con una ragazza
ritrosa che custodiva la sua vigna. La stessa simbologia riaffiorer secoli dopo nel Corano (II,
223: Le vostre donne sono un campo per voi...). Perci, dietro il simbolismo agricolo, la donna
confessa lesplodere del suo amore: il controllo e lopposizione della famiglia sono stati inutili; ella
ha spezzato i legami ed ora sta partendo alla ricerca del suo amore.
La donna, lamato e il gregge (vv.78)
Il v.7 un soliloquio stupendo della donna che interroga lamato assente, creando cos un dialogo
silenzioso, ma di intensa tenerezza, dolce e amaro al tempo stesso, affidato quasi al vento perch lo
comunichi allamato lontano. La donna vuole conoscere la localit della sosta pomeridiana del
gregge del suo amato, quando il sole incombe con tutta la sua potenza e lorizzonte sembra
immobile. La donna velata pronta ad affrontare il rischio del disonore pur di incontrare la meta
della sua vita. In questa donna, che corre dietro i greggi, i pastori, gli accampamenti alla ricerca
della sorgente della sua felicit, appare una dimensione che spesso affiorer nel Cantico e che avr
pagine altissime in 3,14 e 5,28: lassenza, la tensione, il vuoto, la lontananza, il timore si
incuneano come una mano gelida nel calore dellamore.
Ed ecco, finalmente, allardente e ansiosa domanda della donna, una risposta (v.8). Non
pronunziata dallamato, ma dal coro, che entra in scena per la prima volta.
La donna interpellata con una stupenda definizione che funge da parallelo con quella dellamato
nel v.7 (amore dellanima mia): incantevole tra le donne. Il corrispettivo ideale nel
benedetta fra le donne, attribuito a Maria in Lc 1,42. Con le sue caprette, la donna invitata,
seguendo le tracce dei greggi, a raggiungere gli accampamenti dei pastori. L incontrer il suo
amato.
Simboli e messaggio
Lo sfondo agricolo e pastorale quasi costante allinterno del Cantico. Ma queste immagini nella
Bibbia si caricano di molteplici significati teologici. La vigna ha un significato simbolico allinterno
dellAntico Testamento. Il testo pi suggestivo il canto della vigna di Is 5,17, che ha in finale la
soluzione del simbolo: La vigna del Signore degli eserciti la casa dIsraele; gli abitanti di Giuda
la sua piantagione deliziosa (v.7). Questo motivo ribadito dal Sal 80,9.15: Una vite hai divelto
dallEgitto, per trapiantarla hai espulso le genti... Dio degli eserciti ritorna, guarda dal cielo e vedi,
visita questa vigna....
La purezza e la semplicit del testo mal sopporta le scorribande allegoriche che lungo i secoli i
commentatori vi hanno sovrapposto. Il percorso della ragazza ha raggiunto la sua meta; la ricerca
ansiosa stata premiata. Nel prossimo quadro, recitato dai due protagonisti in una specie di duetto,
si celebrer lincontro nellabbandono dolce e sereno dellamore.

10

3.
IL DUETTO DELLINCONTRO
(1,9 2,7)
Lo sposo 9 Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
10
Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
11
Faremo per te pendenti doro,
con grani dargento.
12
Duetto Mentre il re nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
13
Il mio diletto per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
14
Il mio diletto per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engddi.
15
Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
16
Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto verdeggiante.
17
Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.
2-1

Io sono un narciso di Saron,


un giglio delle valli.
2
Come un giglio fra i cardi,
cos la mia amata tra le fanciulle.
3
Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce il suo frutto al mio palato.
4
Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me amore.
5
Sostenetemi con focacce duva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perch io sono malata damore.
6
La sua sinistra sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
7
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno lamata,
finch essa non lo voglia.
Il quadro che fa da sfondo a questo duetto damore, pieno di sorpresa e di entusiasmo, un classico
pittorico: due innamorati abbracciati in un Eden meraviglioso, su un letto derba lussureggiante, in
una stanza le cui pareti sono cedri altissimi e il sui soffitto composto dallintrecciarsi delle cime
svettanti di ginepri o cipressi (1,1617). Sono poche pennellate di un grande pittore. Infatti, che
cosa trovare di pi completo, di pi visivo e simbolico del distico: La sua sinistra sotto il mio
capo, la sua destra mi abbraccia? (2,6). In quel momento il canto dei due innamorati non sapr
ripetere altro che tutti i segreti della reciproca bellezza. Una bellezza che descritta convocando
quanto di pi affascinante Dio ha creato nellorizzonte cosmico: perle, oro, argento, nardo, mirra,
cipro, vite e vino, colombe, cedri, ginepri, narcisi, gigli, meli, frutti saporosi, gazzelle, cerve...
Al centro il ritratto dei due giovani, Lei esaltata da Lui e Lui da Lei.
11

Lettura esegetica
Il testo spruzzato qua e l da tocchi esotici ed erotici, ma conserva sempre una freschezza, un
candore, una snellezza che sono lindizio genuino dellintatta poesia. Nei confronti della poesia del
Cantico (e un po di quella amorosa dOriente), noi occidentali ci troviamo nella condizione di non
riuscire a coordinare in un flusso armonico di pensiero quelle emozioni e quelle immagini che a
prima vista sembrano strane, sghembe, esasperate o eterogenee.
Come una puledra... come un sacchetto di mirra (1,914)
Per la prima volta si ode la voce delluomo che emerge dal silenzio del deserto. Egli da lontano
vede avanzare verso di s la sua donna, e landatura dellamata lo spinge a una comparazione che
pu lasciare imbarazzato o frastornato il lettore occidentale.
La comparazione del v.9, Alla puledra del cocchio del faraone tu assomigli, o compagna mia!,
sicuramente ardita e un po stravagante, ma certamente potente ed efficace. Si tratta di
unimmagine plastica di agilit ed eleganza. E il cavallo, con la raffinatezza dei suoi muscoli,
larmonia della sua corsa, un simbolo di perfezione e di bellezza. Indimenticabile il ritratto che
del cavallo ci ha lasciato Giobbe nel primo dei discorsi di Dio: Sei tu che dai al cavallo il suo
vigore e rivesti di fremiti nervosi il suo collo? Sei tu che lo fai saltare come una cavalletta con un
nitrito terrificante e maestoso? Esultante per la sua forza, scalpita e si slancia incontro alle armi. Del
terrore ride, ignora la paura, non retrocede di fronte alla spada. Su di lui vibra la faretra, luccicano la
lancia e il giavellotto. Fremendo dimpazienza, divora lo spazio; suona la tromba, nessuno pi lo
trattiene: appena ode uno squillo, nitrisce: Aah ... ! E da lontano fiuta la mischia, le urla dei capitani
e le grida di guerra (Gb 39,1925). Il repertorio a cui attinge il poeta la poesia egiziana. Infatti,
nel papiro egizio Chester Beatty I limmagine applicata al ragazzo innamorato: Possa tu venire
dalla tua sorella amata in fretta come un cavallo del re!. Il poeta greco Teocrito nei suoi Idilli
(XVIII, 3031) compara a una cavalla la bellissima Elena di Troia mentre incede davanti ai suoi
ammiratori.
Ma, se vogliamo spingere ulteriormente il simbolismo, possiamo anche pensare a unallusione alla
fecondit, come spesso si verifica nel simbolismo animale del Cantico. Nel corposo realismo della
poesia amorosa orientale, i fianchi opulenti di una donna sono equiparati a quelli della cavalla, e
visti come espressione non solo di un particolare canone estetico, ma anche come indizio di
vigorosa capacit generativa.
Alla visione a distanza, che rivelava il movimento della donna nel suo avvicinarsi, si sostituisce nel
v.10 lo sguardo dellincontro, quando gli occhi delluomo si fissano con tenerezza e passione sul
viso dellamata. Il ritratto che ora linnamorato abbozza forse ancora in contrappunto con la
precedente immagine della cavalla faraonica, della sua gualdrappa, dei suoi finimenti e dei vari
gingilli che li ornavano.
La rappresentazione del volto della donna, adorno di gioielli, continua nel v.11. Linsieme quello
di grande eleganza e bellezza, come nel ritratto della trovatella divenuta principessa, di Ez 16: Ti
adornai di gioielli, ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo, misi al tuo naso un anello,
orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo: cos fosti adorna doro e dargento
(vv.1- 13). Le guance di questa dolce creatura sono incorniciate da orecchini doro, probabilmente
simili a monetine, secondo una moda ancora in vigore in Oriente. Lavorati con decorazioni e intarsi
in argento, e applicati alle orecchie e forse anche alle trecce, essi fanno risplendere i bagliori del
volto, mentre le perle della collana chiudono il collo e il viso in un ovale perfetto ed elegante. La
lettura spirituale del Cantico ha intravisto in filigrana a questo ritratto quello elaborato da Is 61,
10: Gioisco pienamente nel Signore. La mia anima esulta nel mio Dio, perch mi ha rivestito di
vesti di salvezza, mi ha avvolto col manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e
come una sposa che si adorna dei suoi gioielli.
Nei vv.1214 la donna a disegnare il ritratto del suo amato. E se le parole di Lui erano legate a
simboli visivi, quelle di Lei indugiano invece sui simboli odorosi: i profumi percorrono con i loro
effluvi tutta la strofa. Ma il vero cuore della strofa nel v.12 dove si fa strada, in trasparenza, la
simbolica dellintimit. Come in 1,1517 e in 2,13, anche in 1,914 la reciprocit del dialogo
12

travalicata dalla donna che si rivela pi creativa, pi intensa, pi appassionata. E, come si gi


detto pi volte, questa la pi grande sorpresa del Cantico.
La figura del capo re (1,4.12) immagine dellamato. Questa funzione regale, pur rimandando alla
prassi nuziale, piena di connotazioni affettuose. Nel Cantico la regalit solo simbolica ed una
raffigurazione della bellezza gloriosa dellintimit. Perci i due, insieme, si sentono attori di una
scena regale e solenne. Una scena che subito pervasa dagli effluvi di un profumo. come un
vento odoroso che, con le sue volute, impregna latmosfera, stordisce e inebria i sensi. La donna si
sente avvolta come da un manto di aromi intensi. Il profumo quello del nardo, presente solo nel
Cantico e ignoto al resto dellAntico Testamento. Questo aroma intenso e prezioso, di origine
indiana, forse legato ai culti della fertilit e usato soprattutto come afrodisiaco.
Lo sposo ora disteso nella sala ideale del banchetto nuziale, che successivamente sar presentata
come immersa nella natura, composta dalla freschezza e dallo splendore degli elementi vegetali.
Entrando in questa sala, la donna porta non solo il segnale della sua presenza attraverso il suo
profumo preferito, ma attraverso esso presenta la sua persona, pronta a offrirsi al suo amato che
lattende. Sar lei a prendere liniziativa perch lincontro si celebri in tutta la sua intensit, bellezza
e purezza. Luomo avvolto dallebbrezza del profumo e stretto in un abbraccio alla sua donna
simile a quel sacchetto di mirra che la donna porta come collana sul seno. Egli abbandonato
teneramente sul corpo dellamata. Nel v.13 lo sposo simboleggiato da quella teca di mirra che
pernotta, passa lintera notte e quindi dimora tra le braccia della sua donna. la descrizione di un
rifugio sereno e dolcissimo, in cui le paure si cancellano e si ha limpressione di essere in un
giardino di delizie e di profumi.
Appare per la prima volta un vocabolo fondamentale che risuoner nellopera 33 volte. Si tratta
dellappellativo dod, amato mio, che sar quasi il filo musicale ininterrotto che percorre le parole
della donna del Cantico. Questo vezzeggiativo esprime unintimit indistruttibile e appassionata che
ha largo uso proprio nel soprannomi o nei nomignoli che gli innamorati si scambiano.
La figura dellamato trapassa ora, come nel versetto precedente, in unimmagine olfattiva, quella
della mirra. In Pr 7,17 essa viene presentata come aroma afrodisiaco. La donna poneva le essenze e
le resine odorose che pi gradiva in un sacchetto di tela ornato e sorretto da un nastro o da un
cordoncino. Tutta la pelle restava impregnata da questo profumo (Is 3,20.22). Nel versetto
limmagine acquista, per, un profilo straordinario. luomo ad essere il profumo della donna,
Lui che quasi le d il segno di riconoscimento e di identit. Si dice in altra forma ci che si
affermer in 8,6 quando sar la donna ad essere il sigillo, cio il segno di identit delluomo.
Ma oltre a questa bellissima rappresentazione di comunione, il sacchetto profumato diventa, in
trasparenza, anche il simbolo dellabbandono damore dei due innamorati. Il verbo usato per
indicare la teca odorosa tra i seni della donna indica tutta la forza e la bellezza della notte damore,
che segno dintimit piena di vita tra sposo e sposa. E questo abbraccio notturno diventa simbolo
di una costanza e di una continuit che non pu essere infranta.
Con una costruzione parallela alla precedente, la frase del v.14 continua la comparazione del dod
con immagini odorose. Limpressione ancora quella del profumo vegetale, del cipro o cipresso.
Trattato come profumo, il cipro pu essere un cosmetico da spargere nei capelli, ma anche da usare
per marcare i lineamenti delle ciglia, del naso, delle labbra e per colorare le unghie delle mani e dei
piedi.
Enghedi significa fonte del capriolo. una localit posta sulla costa occidentale del Mar Morto.
Il suo nome legato a un celebre episodio della vita partigiana di Davide (1 Sam 24). Ora facile
vedere come per il Cantico il capriolo sia un simbolo di rilievo per raffigurare lamato (2,9.17;
8,14). Ma c un altro motivo che giustifica la scelta di Enghedi ed suggerito proprio dal profumo.
Larcheologia ha messo in luce proprio in questa zona unindustria per la lavorazione dei cosmetici,
in funzione dalla fine del VII sec. a.C.
Dopo lappassionato intervento della donna, quasi senza stacco, esplode la reazione ammirata ed
entusiasta delluomo a cui far subito eco, in contrappunto, la donna.
Come colombe; la casa dellamore (1,1517)
13

Il duetto si fa ora pi stringato ed essenziale, snodandosi sul filo della contemplazione, della
sorpresa, della ripetizione stupita. La sorpresa nella scoperta della bellezza che non mai uguale e
non mai monotona, ma che come un miracolo del Creatore.
Nel v.15 lesclamazione stupita sul fascino dellamica confluisce verso un particolare, quello degli
occhi. Lautore del Cantico sceglie ora gli occhi, proprio per la loro forza espressiva, il loro fascino,
i loro ammiccamenti, la loro intensit luminosa. Del valore di questo simbolo parleremo pi a lungo
quando commenteremo 2,4. Ora dobbiamo risolvere un quesito semplice: perch si collegano tra
loro occhi e colombe? La donna per il protagonista maschile del Cantico la colomba, con tutto
ci che questo simbolo comporta dimmediato: candore, tenerezza, amore, eros, innocenza, fedelt,
pace, ecc. Gli occhi della donna parlano con la loro mobilit, con la loro bellezza, con la loro
dolcezza, con la loro passione, col loro candore disarmante, con la loro tenerezza. E tutti questi
sentimenti sono simboleggiati nella colomba.
Nel Cantico la potenza dello sguardo particolarmente suggestiva. Negli occhi dellaltra
linnamorato sa intuire parole non pronunziate, sentimenti inespressi, sa riconoscere segni damore
perch, come suggeriva Pascal, in amore i silenzi sono pi eloquenti delle parole. Due innamorati
che si fissano a lungo negli occhi riescono a comunicarsi messaggi ineffabili, raggiungendo la
pienezza della donazione.
La replica del suo amato si apre con la stessa formula piena di stupore, di convinzione e di intensit
(v.16). Si ripete, cos, la stessa meraviglia per la bellezza e per il fascino che la creatura umana
sprigiona; non per nulla si replica lo stesso aggettivo incantevole. Ma la donna aggiunge anche un
altro aggettivo: affascinante, delizioso.
La donna, dopo aver ricambiato il saluto amoroso dellamato, riesce con una sola pennellata a
dipingere il paesaggio in cui la coppia immersa, ritornando cos ad usare la natura come specchio
della pace e della gioia degli innamorati.
I due si trovano allaperto, in unoasi di verde e di pace. Sembra quasi che la loro casa e il loro
talamo siano il mondo e che il cosmo diventi tempio dellamore.
Anche se Lui e Lei hanno per letto solo un tappeto di verde campestre, per essi quel giaciglio
lussuoso, solenne, eccezionale. Lerba lussureggiante e fresca lo rende nobile, lamore lo fa
glorioso.
La pittura che la donna sta facendo del loro nido damore continua nel v.17 dove si sviluppa in
pienezza la simbolica vegetale, intrecciata con quella domestica.
Il primo tratto di questa architettura indicato dalle travi: I muri della casa sono cedri e i cipressi
ci fanno da tetto. Sdraiati sul giaciglio verde dellerba, i due innamorati contemplano il cielo e
vedono lintreccio dei rami degli alberi che sembrano quasi comporre un prezioso soffitto ligneo.
Il poeta nella selezione delle immagini non cessa mai di far balenare le iridescenze teologiche che
egli vuol far fiorire dallamore umano, dai suoi atti, dai suoi ritmi e riti, dai suoi luoghi. Cedri e
cipressi del Libano erano stati ampiamente usati dalledilizia salomonica, in particolare per la
costruzione del tempio di Gerusalemme e per lattiguo palazzo reale. Una vera e propria foresta era
passata dal Libano al colle di Sion, arricchendo soffitti e pareti. Anche per la ricostruzione del
tempio, dopo lesilio babilonese, Isaia afferma: La gloria del Libano (cio i cedri) verr a te;
cipressi, olmi e abeti abbelliranno il luogo del mio santuario... (60,13).
In dissolvenza, allora, alla capanna damore dei due protagonisti del Cantico si sostituisce la
meravigliosa struttura del tempio, il luogo dellincontro di Dio con la sua sposa: Israele. La casa a
cielo aperto dei due sposi simile al palazzo della foresta del Libano della reggia di Salomone,
una sala di rappresentanza con 45 colonne di cedro (1Re 7,23). In modo delicato e allusivo, queste
righe poetiche dedicate alla realt dellamore umano contengono segnali trascendenti, simbolismi
religiosi e spirituali, ammettendo cos la possibilit di una rilettura parabolica sullintimit del
fedele col suo Dio in Sion. Ma la base e lintenzione primaria restano la celebrazione del grande
mistero dellamore umano, il simbolo passibile di ulteriori significati.
Come un narciso... come un giglio... come un melo (2,13)

14

Continua ad affiorare allinterno dei versetti 2,13 lo scenario naturistico evocato dalla strofa
precedente. Il simbolismo vegetale sempre pi trasparente e psicologico perch rispecchia la
realt interiore dei due innamorati, la loro situazione, le loro emozioni. Daltra parte, tipico della
poesia damore, ma anche del semplice linguaggio degli innamorati, il ricorso allidentificazione
dellamato o dellamata in un fiore, soprattutto primaverile. Il motivo floreale suscita, infatti, idee di
gioia, di luce, di serenit, di tenerezza, di delizia, di piacere, di fecondit ecc. In un paesaggio
assolato e spesso arido, come il deserto di Giuda, levocazione di una scena floreale segno di vita,
di felicit, di pace e di benedizione.
I fiori appartengono spontaneamente alla simbologia damore in tutte le culture: attraverso il loro
spettro di colori, la loro allusivit alla fecondit, il loro aroma diventano quasi stereotipi per
incarnare la varia gamma dei sentimenti e delle passioni. la donna a coniare per s la prima
raffigurazione floreale (2,1). Due sono i fiori che colorano le parole della donna, fiori semplici e
non esotici, tipici della campagna palestinese: il narciso e il giglio.
Tipica del duetto la ripresa dei motivi in contrappunto. Lo sposo, infatti, riprende limmagine del
giglio. Nellinterno di una distesa di rovi e cardi spinosi sbocciato un giglio. Con ci si vuole
esaltare il contrasto tra la bellezza e laridit spinosa, tra il profumo e la neutralit inodore, tra il
colore squillante e il piatto grigiore. La donna amata fa impallidire qualsiasi altra bellezza; luomo
innamorato non cerca che lei e tutto il mondo gli sembra un campo di cardi spinosi, se confrontato
con il fascino della sua donna. La donna amata, in mezzo alle altre ragazze, le declassa tutte, tanto
accecante la sua bellezza e unico il suo splendore. In ambito cristiano vorremmo citare
linterpretazione mariologica di questo passo. Il giglio tra le spine Maria, il cui candore
inutilmente osteggiato dalle spine del male e del peccato.
Il duetto si chiude con la ripresa dialogica del v.2, ora rielaborato dalla donna per il suo uomo.
Questa replica va dal v.3 al v.7. Ora, la protagonista femminile costruisce una piccola parabola
attorno al simbolo vegetale del melo, letteralmente (lalbero) che spira profumo. Levocazione di
questo simbolo vegetale ha finalit afrodisiache. Il melo, infatti, nellantica mitologia sumerica, era
lalbero dellamore. Lamato di una bellezza sfolgorante, come lo il melo lussureggiante in
rnezzo agli alberi selvatici della foresta. Il melo profumato, ricco di frutti carnosi e colorati, dotato
di foglie lucide. Si evocano, cos, immagini vegetali gustative, idilliache ed estetiche. Anche qui la
comparazione spiegata nel suo significato metaforico, con la connessione tra lamato e gli altri
giovani. Tutti i giovani impallidiscono di fronte al vigore e alla giovanile freschezza dellamato.
Sotto questo splendido melo la donna anela rifugiarsi. Lombra della chioma dellalbero come un
abbraccio di fecondit. La scena vuol suggerire pace, abbandono, protezione, intimit che la donna
trova quando accanto al suo uomo. Seduta ai piedi del melo, la donna vuole gustare i frutti che
pendono su di lei. Nella metafora si intuisce che il poeta vuole evocare i frutti dellamore, saporosi
al palato come le mele.
Sono malata damore (2,47)
Lultima sezione del duetto dellincontro tra Lei e Lui occupata da un canto solista della donna, un
canto di grande bellezza. Una fitta trama simbolica percorre tutto il testo: immagini somatiche,
gustative, vegetali, animali sembrano quasi riassumere lintero tessuto simbolico dellunit letteraria
che va da 1,9a 2,7.
La scena ruota attorno a questa misteriosa "casa del vino". la rappresentazione simbolica del
luogo dellincontro tra Lei e Lui. In questo senso, il parallelo pi adatto per illustrare la scena 1,4:
Il re mi introduce nella sua alcova per gioire e far festa con te, per assaporare le tue carezze pi del
vino. Il vessillo militare evoca lirresistibilit trionfale dellamore. Ci viene confermato dallo
stesso Cantico in 6,4.10, dove la donna descritta impressionante come vessilli spiegati. Su
questo vessillo idealmente ricamata la parola amore. Il vessillo che si solleva nella dolce lotta
dellabbraccio porta un solo nome: Amore. La bandiera di questa guerra gioiosa non insanguinata
dallodio, ma proclama solo una tenera vittoria. Le ferite sono provocate dai dardi damore che
riescono a sfinire corpo e spirito. una malattia dolce e desiderata. un languire damore.

15

Le focacce in questione sono state originariamente legate alle liturgie della fecondit e hanno
conservato una connotazione afrodisiaca, pur avendo sempre la funzione di sostegno vitaminico. In
Mesopotamia, e precisamente a Mari, venuto alla luce uno stampo metallico a forma di dea nuda
che si regge i seni: con questo utensile si confezionavano e si cuocevano le focacce votive per
Astarte, dea dellamore e regina del cielo. Con le focacce tradizionali la donna del Cantico chiede
anche delle mele (o succo di mele), uno dei rimedi contro limpotenza secondo alcuni testi magici
mesopotamici. Secondo una credenza diffusa ancora oggi tra gli arabi, la mela uno stimolo
efficace per lappetito in senso fisiologico generale e in senso sessuale.
Uva, vino e mele non sono, quindi, soltanto un ricostituente: i frutti sono simbolici e mostrano che
la guarigione e il ristoro sorgono solo dallesperienza damore. una domanda di sostentamento
fisico che sallarga a una rete di allusioni sentimentali e sessuali. Il trionfo dellamore deve
trasfigurare lessere intero della persona. Giungiamo, cos, allapice del versetto, a quel grido o
sussurro finale: "Perch malata damore sono io!" . Lessere malati damore un immagine eterna e
intensa. In un poema egiziano si legge: da sette giorni che non vedo la mia amata. Il languore su
di me si abbattuto. La mia amata per me il migliore di tutti i rimedi!. Anche la traduzione:
Perch trafitta damore io sono! rende bene il significato.
Nel v.6 il poeta ci offre una stupenda illustrazione pittorica dellabbandono damore: la sinistra
delluomo sotto il capo della sua donna, mentre la destra labbraccia in un gesto che esprime
tenerezza, affetto, delicatezza, ma anche possesso, protezione, attrazione fisica. Entrambe le
dimensioni, quella spirituale e quella corporea, sono coinvolte, unite ed esaltate dallamore. La
sinistra solleva il volto amato, mentre la destra stringe a s il corpo amato e desiderato. Lattesa e
lincontro si fondono insieme; tutto il flusso delle immagini precedenti aveva questa meta che ,
insieme, conquista e attesa. La malattia damore curata, ma mai guarita. Su questo delicato ricamo
tra possesso e desiderio, tra unione e assenza si regge tutta la logica poetica e spirituale del Cantico.
In questa scena la tenerezza umana diventa segno di quella divina.
Questo abbandono totale porta dolcemente lamato al sonno. La donna contempla, piena di
tenerezza quasi materna, il suo amore che si addormentato tra le sue braccia.
Dopo labbraccio, nella pace suprema e nella felicit intatta dellincontro, le parole della ragazza
sono un invito a non disturbare lamore, a rispettare i tempi e i momenti, a lasciare nella pace i due
amanti assopiti luno nelle braccia dellaltra. Lappello diventa un caloroso scongiuro per avere
pace e silenzio, indirizzato al coro delle figlie di Gerusalemme che circondano come una corona di
ballerine la scena centrale della coppia. Lappello chiama in causa per la prima volta nel Cantico le
gazzelle e le cerve della campagna, animali mobilissimi, lievi, giovani, stupendi, simboli di
giovinezza e di amore, di grazia e di tenerezza. In questo scongiuro, il partner chiamato Amore,
lAmore personificato, espressione incarnata delleterno Amore.
In Pr 5,19 la donna della giovinezza, cio la sposa amata, cantata come cerva amabile,
graziosa gazzella le cui tenerezze sempre inebriano, il cui amore sempre invaghisce il suo
sposo. Certo, linflusso della mitologia della fecondit si fa sentire nella scelta dellimmagine, ma
ormai trascolora lentamente in un simbolo pi generale di grazia, di bellezza, di amore, come si pu
vedere nei vari passi del Cantico in cui questi animali fanno la loro comparsa. Il giuramento si
fonda perci sulla bellezza, sulla grazia, sullamore emblematicamente incarnati da questa coppia di
animali simbolici. curioso notare che lautore ha inteso evitare il giuramento classico nel nome di
Dio. Ma a noi interessa soprattutto precisare il contenuto del giuramentoscongiuro. Esso riguarda,
a prima vista, il sonno dellamato: Non ridestate lAmore. Per capire questo sonno da cui si
emerge e questo risveglio rimandiamo a 8,5, dove, come nel nostro quadro, si introduce un risveglio
sotto il melo. Qui, esso significa un appello al silenzio e alla pace dellabbraccio (v.6), senza
risvegli bruschi, in attesa che lentamente si passi dal sonno alla realt quotidiana. Unimmagine,
quindi, di grande tenerezza: nella pace del sonno, nellabbandono dellabbraccio sembra quasi che
la donna contempli i fremiti del volto dellamato, lincresparsi delle labbra, il tremito delle
palpebre, indizio del primo schiudersi del risveglio.

16

La vera spiritualit del Cantico sprizza dalla realt della storia damore. Il lettore invitato a sentire
nellamore umano, nella bellezza, nella felicit il palpitare di un mistero, a intuire nellaffetto tra
luomo e la donna un segno trascendente. Allinterno della vera mistica c sempre uninterazione
tra concretezza e trascendenza, tra bello e Bello, tra uomo e Dio, senza che uno dei due poli
scompaia. Il mistico persiano AlKashiani, morto verso il 1330, scriveva: Il vero Bello Dio e
tutto ci che vi di grazioso e di bello al mondo una manifestazione della sua bellezza. E poich
Dio ha creato luomo a sua immagine bello e veggente tutte le volte che scorge un essere bello,
le pupille dellintelletto si sentono attratte verso di esso e in direzione di lui si protende il suo
intimo.
Simboli e messaggio
Questa unit letteraria esalta, attraverso un ricamo pirotecnico di simboli, il tema della bellezza e
della comunione. Sullo sfondo c la scena dominante, ripetuta pi volte, quella dei due innamorati
abbracciati, immersi in un giardino quasi atemporale, segno di una pace interiore.
La scena finale dellabbraccio, e quindi di unione di corpo e anima, rappresenta il vertice
dellamore. Essa contiene in s una teologia dellamore matrimoniale, come perfetta comunione
dellesistenza (Gen 2,24: una carne sola).
La corporeit non vista corse semplice fatto biologico, ma come un grande segno di
comunicazione. Essa appare subito nellandatura equina, solenne ed elegante della donna (1,9) e
passa poi a fissarsi sul volto: guance, collo, orecchie, occhi, bocca e palato, capo. C poi lintreccio
delle mani e delle braccia (2,6), ecc.
Al corpo si collegano direttamente due altre simbologie parallele, quella gustativa e quella olfattiva.
Nella prima si ritrova tutta la sequenza simbolica di 2,35 con la menzione del vino, con le focacce
di uva passa, con le mele e coi frutti saporosi al palato. La seconda simbologia avvolge con i suoi
profumi soprattutto 1,1214 dove esalta laroma del nardo, il corpo pervaso dalla mirra e laria
percorsa da effluvi di cipro.
Vi inoltre la simbologia vegetale che occupa tanto spazio nel Cantico. Il nardo, la mirra, il cipro,
le vigne, i cedri, i gigli... La casa pi affascinante per i due innamorati proprio quella preparata
loro dalla natura, con un giaciglio di erba odorosa, con le travi e il soffitto fitto di intrecci di rami
(1,1617).
Alla simbolica vegetale si associa la simbolica animale. Tre sono gli animali scelti per il loro
significato simbolico: la cavalla egiziana, segno di bellezza esotica e di portamento regale; le
colombe, segno della dolce mitezza degli occhi della donna; e, infine, le gazzelle e le cerve, i tipici
animali della tenerezza e dellamore. Lo splendore degli ornamenti (orecchini, fili di perle, oro,
argento, intarsi, ricami ...) rende regale la coppia e trasforma i due in re e regina secondo quella
tipologia nuziale che perdura sia nelle usanze beduine della Siria sia nel rito ortodosso del
matrimonio.
Con tutte queste simbologie si vuole creare attorno ai due innamorati come unaureola di gloria, di
bellezza e di gioia. Lamore nobilt, fascino, ebbrezza, armonia cosmica, autentica felicit e
godimento.
4.

LA SORPRESA DELLA PRIMAVERA


(2,817)
La sposa 8 Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
9
Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
17

Eccolo, egli sta


dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
10
Ora parla il mio diletto e mi dice:
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
11
Perch, ecco, linverno passato,
cessata la pioggia, se n andata;
12
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
13
Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
14
O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perch la tua voce soave,
il tuo viso leggiadro.
15
Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perch le nostre vigne sono in fiore.
16
Il mio diletto per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.
17
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.
Il movimento poetico di questa stupenda scena primaverile aperto da uno staccato colmo di
attesa e di sorpresa: Una voce: Eccolo, Eccolo, Ecco... (vv.8.9.1 1).
Il profumo della primavera, il suono di un passo amato, di una voce, il contrasto vivissimo tra
inverno e primavera, tra assenza e presenza, lo smalto dellidillio naturale rendono questo quadretto
un piccolo capolavoro lirico.
Lettura esegetica
Lamato sta per giungere alla casa della ragazza verso lalba, dopo una notte oscura di lontananza,
di silenzio e di attesa. La tensione e il terrore dellassenza si spezzano, la venuta dello sposo
unirruzione liberatrice. Le lunghe giornate piovigginose dellinverno sono finite, la sospirata
primavera tornata con la sua brezza, le sue foglie nuove, col profumo dei fiori e il tubare delle
tortore. La presenza dellamato coincide con la primavera, lamore fa fiorire la vita e il mondo. La
donna spia quel segno tanto desiderato, cerca un solo rumore, quello di un passo noto. Una voce
che, fra tutte, fa accelerare i battiti del cuore.
Come una gazzella o un cucciolo di cervo (vv.89)
Latmosfera di questo esordio ci richiama I promessi sposi di Alessandro Manzoni (cap.VIII): Lucia
aveva imparato a distinguere dal rumore dei passi comuni il rumore di un passo aspettato con
18

misterioso timore. Tutto il v. 8 sospeso attorno a quel rumore, a quel suono, a quella voce che
emoziona.
Il ritratto dellamato affidato nelloriginale a sette participi distribuiti nei vv.89.
Nel v. 8, tutto colmo di sorpresa e di movimento, appare uno stereotipo poetico, quello del volare
allappuntamento. Le immagini successive della gazzella o del cerbiatto che saltano di rupe in rupe,
superando gli abissi, creano questa visione aerea. Lamore brucia gli ostacoli e divora lo spazio.
Il giovane ora si accostato al muro della casa e occhieggia dietro la finestra protetta dalla grata. Il
suo spiare dietro la grata, il suo affanno per la corsa, la sua mobilit fremente lo rendono simile a un
capriolo o a un cerbiatto, animali graziosi tanto cari alla simbolica del Cantico.
Lamato ora percepibile dietro il nostro muro. Egli si mette davanti alla finestra, tentando di
penetrare con lo sguardo nella penombra della casa attraverso il graticcio che scherma il caldo e la
luce.
Come la colomba negli anfratti delle rupi (vv.1015)
La prima strofa dellamato ritmata dai vocaboli tipici della tenerezza del Cantico: mio amato, mia
compagna, mia incantevole. E subito si snoda un tenero invito alla gioia e al godimento della
primavera. La voce si infiltra attraverso i graticci della finestra come un suono suadente che
infrange linerzia e lassenza. Questo appello a uscire dal sonno, dalla notte, dalla freddezza
risuoner a pi riprese nel Cantico (2,13; 4,8; 8,14). Ormai passata la notte ed finito linverno.
giunto il tempo di uscire allaperto e immergersi nella natura, la sede ideale per esprimere lamore e
per vivere la gioia.
Linsistenza del poeta sulla pioggia e sullinverno e sulla loro fine vuole denotare tutto il fastidio e
limpazienza dellamato. Allandar via dellinverno e delle piogge corrisponde landar fuori
della coppia. Lo spazio occupato prima dalloscurit invernale ora invaso dalla solarit della
primavera e dellamore. Lobiettivo del poeta si sposta ora sulla campagna aperta, immersa nel sole
e nei colori.
La descrizione che ora ci viene offerta del paesaggio palestinese avvolto dalla primavera un
piccolo capolavoro letterario. Tutto lorizzonte si trasforma in una grande pittura di colori e in una
musica corale di suoni e di voci. Al v.14 si riprenderanno le due sensazioni visiva e uditiva con
gli stessi termini applicati per alla colomba, alla donna.
Ma ora seguiamo in tutte le sue pennellate il quadro che appare davanti ai nostri occhi. Ecco subito
apparire la terra. Sappiamo quante risonanze abbia per lebreo la parola terra (eres). La nostra
terra di Lei e di Lui, lorizzonte entro cui si sono svolti i loro incontri, il segno del loro
sentimento, la manifestazione simbolica del loro amore. Per tutti gli esegeti, per i quali il Cantico
la celebrazione della relazione tra Dio e Israele, questa menzione della terra lespressione del
ritorno dIsraele nella sua terra, luogo delle sue nozze mistiche con Dio.
Sullintera regione la primavera distende il suo manto floreale. Lo sbocciare dei fiori in una terra
arida come la Palestina unesperienza straordinaria ed esaltante, che attira lattenzione delluomo
dei campi. Anche Ges ne ha colto lo straordinario messaggio: Osservate come crescono i gigli del
campo, non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria,
vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste cos lerba del campo, che oggi c e domani sar
gettata nel forno, non far assai pi per voi, gente di poca fede? (Mt 6,2830).
Dopo la fioritura, ecco un altro tempo, quello del canto della potatura. I canti delle vigne, sono
un vero e proprio genere letterario di molte regioni (Is 5,17; Gdc 9,27; 21,2023). Il canto di
questo versetto evoca le canzoni che con la primavera echeggiano di valle in valle, di vigna in
vigna, in sintonia col canto degli uccelli. Subito dopo, infatti, il poeta ricorda il tubare della tortora
che per larea siropalestinese , a primavera, il segno della stagione, come lo per noi la rondine.
Su tutta questa armonia cosmica si stende la presenza di un mistero, quello del creatore e dellamore
diffuso in tutto lorizzonte dellessere.
La pittura prosegue con lintroduzione di due alberi emblematici del paesaggio mediterraneo, il fico
e la vite. Essi sono, insieme con lulivo, i simboli per eccellenza della pace e del benessere: Giuda
e Israele erano al sicuro: ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico durante la vita di
19

Salomone (1Re 5,5). La scena a cui il poeta ci conduce una festa degli occhi, degli orecchi e dei
sensi; ma il significato pi globale perch coinvolge i sentimenti, lo spirito, lamore.
La visione dei fiori, il canto e il tubare della tortora, il frutto saporoso del fico, il profumo delle viti
in fiore sono un mirabile compendio di tutti i sensi, dalla vista alludito, dal gusto allodorato. Ma il
filo doro che unisce tutte queste sensazioni quello della gioia e dellamore. per questo che la
prima strofa della mattinata, cantata dalluomo davanti alla finestra, si chiude con la ripresa
antifonale del ritornello: Alzati, mia compagna, mia incantevole, e vieni via!.
Linno dellamato un invito ad abbandonarsi totalmente allamore, sullo sfondo di una nuova
creazione; un appello ad uscire dal proprio mondo chiuso e ad effondere nellumanit
lentusiasmo primaverile che lamore produce nel cuore. Semplicit, novit, freschezza sono le
qualit sorprendenti dellamore. Un amore che ha in s riflessi paradisiaci e che si trasforma in
segno di luce, di infinito, di perfezione.
Ed eccoci alla seconda strofa del canto del giovane, che la donna ci sta riferendo. Essa si apre con
unimmagine divenuta celebre. Lo sposo paragona lamata alla colomba selvatica che nidifica nelle
fenditure delle rocce. Questo animale simbolico particolarmente amato dal Cantico che laveva
introdotto gi in 1,15 per dipingere la dolce mitezza degli occhi della donna, che introdurr ancora
in 5,13 per gli occhi delluomo e, infine, in 6,9 per definire in modo conclusivo la perfezione
dellamata. Il simbolismo carico di varie sfumature, anche perch la colomba ha una sua presenza
suggestiva allinterno della letteratura biblica. Essa sembra diventare quasi lo stemma dIsraele,
come attestato da Osea che raffigura lo stato del nord, cio Samaria, come uningenua colomba,
priva di intelligenza, ora chiama lEgitto, ora invece lAssiria (7,11). Lo stesso ritorno dallesilio
di IsraeleEfraim visto come un volo di colombe: Accorreranno... come colombe dallAssiria
(11,11).
C per un altro motivo che spiega la scelta della colomba e che va al di l del simbolo per
fermarsi pi semplicemente sulla stessa realt di questo volatile che gi di sua natura evoca timidit,
tenerezza, bellezza. In questa specie di colombi, infatti, la fedelt della coppia sembra essere un
dato caratteristico a cui si accompagna una prodigalit di attenzioni e di dimostrazioni daffetto.
Nella Vita degli animali di Brehm si legge che la coppia del colombo torraiolo (columba livia),
una volta costituita, rimane unita per tutta la vita: si vedono spesso i due prodigarsi reciprocamente
le pi svariate dimostrazioni daffetto sia in terra sia in aria... A questo proposito ricordiamo la
curiosa espressione della nostra lingua: bacio colombino.
Il termine colomba si colora di dolcezza e vuole illustrare anzitutto la delicatezza dei sentimenti dei
due innamorati che sanno trovare riferimenti, nomignoli, allusioni tenere che gli altri non riescono a
cogliere e ad apprezzare.
Attingendo al mondo in cui vive, il cantore del Cantico ha tracciato un paragone commovente nella
sua semplicit, tutto centrato su viso e voce, su luce e suono, su occhi e orecchi. La sposa la
colomba nascosta nel nido segreto e invalicabile; lo sposo chiede di svelargli il volto e di fargli
udire la voce: questo il suo unico desiderio.
Lenigma del v. 15 tutto racchiuso nel significato delle volpi. Tutto in fiore, ma ci sono anche
difficolt allo sviluppo pieno della festa della primavera e dellamore. Le vigne che si distendono
davanti agli occhi dei due innamorati sono percorse da un movimento rapido e pericoloso, quello
delle piccole volpi o sciacalli che devastano le viti in fiore. La vigna in fiore, come si fa sospettare
in 1,6 e 8,1112, pu essere simbolo del corpo e della bellezza dellamata: essa tutta vita,
freschezza, floridezza e profumo. Contro di essa ci pu essere qualche pericolo, incarnato nella
volpesciacallo. Contro la purezza dellamore pu scatenarsi la forza della violenza; come su una
vigna i predatori fanno scempio, cos il male pu colpire lisola beata dellamore. Luomo si
indirizza al coro e lo invita a creare una specie di difesa attorno alla vigna meravigliosa dellamore
a cui egli si abbandona e in cui immerso, felice e sereno.
Come una gazzella o un cucciolo di cervo (vv.1617)
Dopo aver riferito il discorso dellamato, la donna conclude il suo monologo con una stupenda
strofa finale, che riprende per certi versi la prima (vv.89). Essa si apre con unaltissima
20

dichiarazione damore, la pi bella del Cantico e tra le pi intense della letteratura di tutti i tempi.
la formula della mutua appartenenza. Essa la riedizione del primo ed eterno inno damore
dellAdamo di ogni terra e di ogni epoca quando incontra la sua donna: Carne dalla mia carne e
osso dalle mie ossa (Gen 2,23). Il mio amato mio e io sono sua: questa espressione un
sospiro purissimo di donazione e di comunione che non ha paralleli nelle altre letterature. Da questa
professione di reciproca appartenenza e di perfetta comunione tra i due fiorirebbe lallusione
allalleanza con Dio (Iahv sar il tuo Dio e tu sarai un popolo tutto suo, Dt 26,1718) per cui il
Cantico altro non sarebbe che una lunga metafora che canta le nozze tra Iahv e il suo popolo. I
profeti, a partire da Osea, hanno elaborato la loro rilettura dellalleanza proprio sulla base del
linguaggio dellamore.
La splendida espressione del v.16: Il mio amato mio e io sono sua ha una coda che pu essere
tradotta in due diverse maniere: di lui che pasce il gregge tra i gigli o di lui che si pasce tra i
gigli. Pascersi di gigli ci rimanda a 2,1 dove la donna si comparava a un giglio delle valli. In 4,5
si legge: I tuoi seni sono come due cuccioli, gemelli di gazzella, che pascolano tra i gigli. Pascersi
di gigli la raffigurazione poetica dellebbrezza dellamore, del godimento, della totale comunione
dei corpi e delle anime. Come abbiamo detto, lespressione di lui che pasce il gregge tra i gigli
altrettanto legittima. Lamore come un pascolo in cui si sazia lanima e il corpo, un luogo di
pienezza e di soddisfazione, di intimit e di ebbrezza: il Cantico sviluppa sistematicamente una
simbolica somatica che coinvolge tutta la sensibilit e che orienta verso unesperienza di
completezza, di saziet, di felicit. Con tutta la castit che gli propria, il poeta del Cantico celebra
questo pascolo nel giardino delle delizie dellamore, e i rimandi gustativi che costellano il poema
ne sono una conferma continua.
La dolce dichiarazione damore del v.16a segnata da intuizioni e da folgorazioni divine, pur
rimanendo legata alla tenerezza e alla spiritualit della coppia umana. Il ritratto dellamato come
pastore, come pascolatore una felice tipizzazione della quotidianit e delleccezionalit
dellamore.
Il v.17 ha fatto versare i classici fiumi dinchiostro. uno dei versetti pi difficili del Cantico
quanto a significato totale del brano e quanto a senso di qualche parola in particolare (D.
Colombo). Questo versetto ha un chiaro parallelo in 8,14: Fuggi mio amato e sii simile a una
gazzella o a un cucciolo di cervo sui monti dei balsami. Il poeta nei monti di Beter, cio del
profumo di Beter, vede il simbolo della bellezza fisica, della corporeit affascinante della donna alla
quale invitato a rivolgersi luomo. La scena di gazzelle o di cerbiatti che balzano agili su monti
coperti di piante aromatiche in dissolvenza lascia ancora una volta davanti ai nostri occhi il
quadretto delicato dellabbraccio damore, in un notturno che sta ormai concludendosi o che sta
iniziando (secondo la diversa traduzione della prima parte del versetto).
Simboli e messaggio
in pratica solo la donna a parlare in questo brano perch ancora Lei a citare il discorso del suo
uomo. Il cuore delle sue parole nella personalit dellamore, in quel quasilitanico: Mio amato
... mia compagna... mia incantevole... mia colomba... mio amato... La professione damore del v.16
quasi il compendio spirituale dellintero canto e di tutto il Cantico: Il mio amato mio e io sono
sua!. su questa personalit che si condensa e si fa compatta e omogenea tutta la simbologia del
brano. Cos, diventa decisivo per la comunicazione interpersonale il brano in contrappunto a quello
della voce: vedere e ascoltare sono i due grandi percorsi dellamore e del dialogo.
Il brano ci fa comprendere che lamore non mai possesso definitivo. Lunione devessere
continuamente ricostruita perch le assenze, i silenzi, le lontananze penetrano allinterno della
coppia, anche nellistante alto dellamore. Il ricongiungersi (v.17) devessere sempre una sorpresa,
un dono, un incontro atteso con la stessa trepidazione con cui s atteso il primo (v.8). Rimbaud ha
scritto un verso sfolgorante per descrivere questa attesa, un verso che possiamo applicare ad ogni
genuino amore, partendo col poeta francese dallamore per Dio: Jattends Dieu avec
gourmandise, aspetto Dio con ingordigia. Unattesa appassionata, fremente, intensa, ingorda,
lattesa dellamore vero e profondo.
21

Troviamo in questo brano una vera celebrazione estetica che raggiunge il proprio apice nelle
esclamazioni stupite che affiorano davanti alla bellezza dei corpi: lagilit snella e dolce dellamato,
lessere incantevole della donna, le sue segrete meraviglie (vv.14.17). questa una delle costanti
del Cantico che entra nel coro immenso della lode alla bellezza, elevata da ogni poesia e da ogni
cultura.

5.

NELLA NOTTE IN CITTA


(3,15)
La sposa 1 Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
lamato del mio cuore;
lho cercato, ma non lho trovato.
2
Mi alzer e far il giro della citt;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare lamato del mio cuore.
Lho cercato, ma non lho trovato.
3
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
Avete visto lamato del mio cuore?.
4
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai lamato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascer
finch non labbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.
Lo sposo 5 Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno lamata
finch essa non lo voglia.
Siamo dinanzi a una pagina stupenda, che introduce in modo esplicito e tematico il motivo
dellassenza. Questa la prima testimonianza della freddezza che circonda i due innamorati.
Lappello a non disturbare il sonno dellamato (v.5) ha unimpalpabile tonalit di protesta e di
rimprovero nei confronti del coro delle figlie di Gerusalemme.
Lelemento strutturale decisivo qui la ripetizione. Nel duetto di Ct 3,14 cercare si ripete
senza sosta, trovare gli si abbina per essere negato e viene rinviato fino al felice scioglimento
finale. Bellezza ed effetto dipendono dalla ripetizione.
Lettura esegetica
Seguiamo il testo nelle sue tappe essenziali: sul mio letto (v.1), in giro per la citt (vv.23),
labbraccio finale (vv.45) siglato dallantifona del v.5.
Sul mio letto, lungo la notte (v.1)
Lo sfondo notturno espresso in ebraico col plurale notti, un plurale che forse vuole indicare la
scansione delle veglie notturne. la descrizione psicologica di una notte vissuta nella tensione, in
cui le ore si allungano paurosamente, una notte interminabile, fitta di incubi e di pressione interiore,
ben formulata dalla ripetizione del verbo cercare e dalla clausola amara del non trovare. Il
plurale notti ci permette, dunque, di tradurre lintera espressione del v. 1: Sul mio letto, lungo la
notte... Lintera notte coinvolta; il letto quel luogo non pi di riposo, ma di tormento che gi
Giobbe descriveva: Notti di dolore mi sono state assegnate. Coricandomi mi chiedo: quando mi
alzer? La notte troppo lunga e io mi rigiro agitato fino allalba (7,34). Proprio questa
22

latmosfera psicologica che questo versetto suppone e che esalta attraverso il gioco verbale del
cercarenon trovare.
In giro per la citt (vv.2 3)
La donna abbandona quel letto su cui non pu pi resistere e decide di sfidare i rigidi
condizionamenti del tempo: in Israele una donna non avrebbe potuto uscire da sola nella notte.
Il v.2 si apre con le parole della donna che calca con forza la sua decisione: Mi alzer, dunque, e
far il giro (della citt).
Laccento tutto sulla ricerca ansiosa, suggestivamente collocata in una citt avvolta dal silenzio e
dalla tenebra notturna. Il passo della donna risuona per strade e piazze. Una sola idea la possiede e
le d forza: Cercher lamore dellanima mia. E vagabondare diventa sempre pi ansioso e quasi
disperato; anche questa tappa della ricerca si chiude, infatti, con un esito amaro: Lho cercato, ma
non lho trovato. Ma ecco, in fondo a una via, un bagliore di fiaccole, un rumore di passi e di voci.
Sono le sentinelle della ronda notturna.
Con queste sentinelle che girano per la citt sincrocia la donna che sta girando anchessa con la
morte nel cuore e un filo di speranza. Ad essi si rivolge con una supplica: Avete visto lamore
dellanima mia? (v.3). Il poeta lascia cadere la risposta nel vuoto, come vuoto ora il cuore della
donna. Gli unici passi e le uniche voci umane, quelle delle guardie, si allontanano e la donna resta
sola.
Amore, assenza, ricerca, vuoto, tensione, paura, oscurit... il momento pi oscuro, labisso del
silenzio. Ma, proprio da questo profondo tenebroso, improvvisa, sboccia la luce. Quando tutte le
speranze sembrano morte, ecco limmensa sorpresa: Ho trovato lamore dellanima mia!.
Labbraccio finale (vv.45)
Questa tappa conclusiva non conosce quasi le parole perch la gioia attanaglia il cuore e il respiro
(v.4). Sono state da poco oltrepassate le sentinelle, ed ecco risuonare per lultima volta il verbo
trovare, ma ora al positivo, nel suo esito tanto sospirato, divenuto realt. La donna stringe con
forza al seno il suo uomo, afferra con forza il suo tesoro, quasi col terrore di perderlo. E, per, una
stretta tenera, che scioglie la paura e crea labbandono dellamore. A questo punto resta un solo
desiderio, quello di ritrovare lintimit piena e perfetta. Eccoci allora al terzo momento, quello
dellintroduzione nella residenza della madre. La scelta originale della donna di introdurre il suo
amato nellalcova stessa (1,4) di sua madre pu forse rispondere a qualche prassi arcaica di taglio
matriarcale, ma anche carica di un suo valore simbolico. La suggestione pi forte, per, sta in quel
raccordo tra la camera della madre e lalcova dellamore. La donna vuole condurre lamato nel
luogo in cui ella ha visto la vita, alla sua stessa radice, in un legame in cui amore e sangue si
fondono insieme. Non solo una presentazione al clan della donna, lintroduzione nella casa e
nella stessa famiglia dellamata, un risalire alle sue sorgenti, allinizio assoluto della sua vita. In
queste parole la donna del Cantico riesce a intrecciare costumi matrimoniali, convenienze sociali,
antiche forme poetiche, ragioni psicologiche, espressioni di desiderio e damore in un unico tessuto
lirico. Lunica realt decisiva che la paura ormai spenta, s accesa la gioia, allassenza
subentrata lintimit fino al suo livello pi alto, per cui lamore riassume in s tutte le forme di
relazione, anche quella della consanguineit.
Giunti ormai nella casa della madre, i due sono abbracciati. Guardando con tenerezza il suo
amore addormentato, la donna, nel v.5, riprende il ritornello indirizzato gi al coro delle figlie di
Gerusalemme in 2,7 e che risentiremo in 8,4. Lestasi damore crea silenzio e pace. Nulla deve
spezzare la felicit ritrovata, nulla deve offuscare la luce dellamore che ritornata a risplendere
dopo la notte oscura della lontananza e del silenzio.
Simboli e messaggio
Tutta la lettura del Cantico si mossa lungo la traiettoria della presenza, dellincontro, dellintimit.
Lamore non solo possesso materiale, ma continua conquista, ricerca, novit. per questo che il
Cantico non ha mai una trama conclusa, ma ininterrottamente riapre il cammino e introduce lattesa.
Lamore sostanzialmente sorpresa, canto nuovo. Questa visione viva dellamore riesce a
spiegare in modo lineare il senso del brano che abbiamo appena considerato. Esso preparato gi
23

dal cap. 1, nel quale la donna era raffigurata in cammino sulle piste assolate del deserto, seguendo le
orme del gregge del suo amato. Anche allora essa non temeva le solitudini, i rischi della steppa;
anche allora non esitava a superare i condizionamenti sociali del suo tempo, diventando simile a una
donna velata (1,7), a una prostituta (cfr. Gen 38,1455), esposta alle facili violenze dei pastori.
Anche allora si rivolgeva al coro per raggiungere il luogo in cui trovare il suo amato. E, alla fine,
lassenza cessava, la presenza della figura amata cancellava lansia della ricerca e tutto si risolveva
in un abbraccio allinterno della casa del vino (2,4.6). Lamore ricerca, dinamismo, tensione.
E la ricerca comprende lassenza, il silenzio, la notte.
Alcuni esegeti sono convinti che il Nuovo Testamento abbia usato Ct 3,15 per rileggere e
reinterpretare la descrizione dellincontro tra il Cristo risorto e Maria di Magdala o i pellegrini di
Emmaus. Soprattutto il primo episodio di apparizione (Gv 20,1118) sembra riflettere la struttura
letteraria di Ct 3,15. Maria davanti alla tomba di Ges piange. Le appaiono due angeli, ma non
ancora rassicurata. Incontra anche il presunto guardiano del giardino e gli chiede se ha notizie del
corpo del Cristo. A questo punto avviene lincontro. Al sentire il proprio nome pronunciato da lui,
Maria trasalisce di gioia. Subito afferra il Cristo, nella speranza che non le sia pi tolto. Ma il Cristo
le indica una meta ulteriore, presso il Padre.

6.

LA LETTIGA DI SALOMONE
(3,611)
Il poeta 6 Che cos che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e dincenso
e dogni polvere aromatica?
7
Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i pi valorosi dIsraele.
8
Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
9
Un baldacchino s fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
10
Le sue colonne le ha fatte dargento,
doro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro un ricamo damore
delle fanciulle di Gerusalemme.
11
Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Questa scena tradizionalmente chiamata processione nuziale. una scena che solleva tanti
interrogativi e difficolt. un brano accidentato, di non facile decifrazione. Questa marcia
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nuziale pu essere un intermezzo cantato da una voce solista o addirittura dagli spettatori, che
fanno ala al passaggio della lettiga nuziale con la coppia di sposi.
Il poeta ha preso lo spunto dalla dichiarazione finale della donna nel brano precedente per
immaginare un glorioso ingresso nella casa della madre (cfr. vv.5 e 11). Egli attinge forse a un
testo preesistente che ritrascrive e adatta alla scena che si era aperta col cap. 3. Infatti,
allaspirazione della donna di condurre il suo amato alla casa della madre, egli fa seguire questo
itinerario ideale, modellato sul corteo nuziale cantato ad un antico epitalmio. Questo testo
preesistente celebrava appunto una festa di nozze, clta nel momento della processione nuziale.
Questo solenne epitalmio canta un amore umano che pu diventare segno dellamore perfetto,
supremo e trascendente, quello che unisce Dio e luomo.
Lettura esegetica
Dal deserto una colonna di fumo (v. 6)
La scena legata al mondo concreto di una celebrazione nuziale evocata in tutto il suo splendore.
Lo sfondo del quadro quello del deserto di Giuda, data la presenza in finale di Gerusalemme (vv.
10-11). Dal monte degli Ulivi si pu contemplare il deserto di Giuda che degrada verso la valle del
Giordano. Da questo deserto si sale verso Gerusalemme, la citt santa, che posta a 800 metri di
altitudine. Lobiettivo, dal vasto orizzonte del deserto che si stende davanti al poeta, si restringe su
una nube di polvere che si eleva verso il cielo come se fosse una colonna di fumo. Questa nube
esala profumi esotici: mirra, incenso e polvere aromatica dimportazione.
La lettiga di Salomone e la scorta armata (vv.78)
Il corteo si sta avvicinando. li poeta, dallalto di Gerusalemme, vede sempre pi distintamente la
composizione del corteo. Al centro della processione c la lettiga di Salomone, la portantina regale
da parata. Il poeta vuole sovrapporre, quasi in dissolvenza, al corteo dei due protagonisti del
Cantico che stanno andando alla casa della madre (v.5) la rappresentazione visiva delle pi
celebri nozze, quelle del re Salomone con la figlia del faraone dEgitto (1Re 9,16). Dopo tutto, ogni
adolescente sogna di essere la principessa lontana di un innamorato esotico, che attende il principe
azzurro. La semplice e solenne bellezza del canto applica ai due innamorati una fisionomia regale
gloriosa.
La lettiga circondata da sessanta guerrieri, guardia scelta del corpo che ha anche funzione di
rappresentanza oltre che di scorta. In concreto, nella trasposizione nuziale, questi guerrieri
acquistano la fisionomia degli amici dello sposo che costituiscono il corteo nuziale. Tuttavia la loro
qualifica marziale ha un significato simbolico ben preciso, che non comunque da ignorare
anche nel caso dellapplicazione al corteo popolare delle nozze. Questi sessanta valorosi sono andati
contro il terrore delle notti. Questa locuzione entra nellambito del simbolismo nuziale orientale.
Secondo alcune tradizioni popolari dellantico e del recente Oriente, attorno al letto nuziale,
soprattutto nella prima notte, si potevano affollare spiriti maligni e demoni, pronti a inaridire la
fecondit della coppia. Quel romanzo popolare sacro che il libro di Tobia mette in scena il
demonio Asmodeo, nemico sanguinario di ogni matrimonio della giovane Sara (Tb 3,7 ss.): fece
morire i suoi primi sette mariti. Era per questo che nel giudaismo si consigliava lastinenza dal
matrimonio nelle prime notti nuziali, cos da depistare gli spiriti maligni notturni. In Armenia la
coppia dei giovani sposi scortata da una guardia armata di spada durante la prima notte di
matrimonio. I Veda, scritti sacri indiani, consigliano ai neosposi di scagliare nella prima notte di
nozze frecce contro i demoni che attentano alla loro fertilit e alla loro felicit. Gli arabi di
Palestina e di Siria hanno conservato usanze analoghe al Cantico: il corteo, i canti nuziali, il velo
della fidanzata. Talvolta, durante il tragitto, viene portata una spada, dalla fidanzata o davanti ad
essa... La spada brandita ha un valore profilattico: taglia la cattiva sorte e allontana i demoni
(R. de Vaux). Certo che il corteo nuziale con gli amici dello sposo (cfr. Gv 3,29) un uso
presente in quasi tutte le culture sembra che in passato abbia avuto una funzione protettiva nei
confronti della coppia. Nella storia di Sansone e Dalila i compagni dello sposo sono trenta (Gdc
14,11), ora sono solennemente raddoppiati per Salomone e quindi per la coppia del Cantico.

25

Pu essere significativo anche il parallelo del Sal 91: Lui ti liberer dal laccio del cacciatore, dalla
peste malefica. Con le sue penne ti coprir, sotto le sue ali avrai rifugio, la sua fedelt sar scudo e
corazza. Non temerai il terrore della notte, n la freccia che vola di giorno, la peste che si diffonde
nelle tenebre, lepidemia che devasta a mezzogiorno. Mille cadranno al tuo fianco, diecimila alla
tua destra, ma tu non sarai colpito (vv.37).
La preziosa lettiga di Salomone (vv.91 0)
Come abbiamo gi detto, la simbolica regale applicata alla coppia nuziale uno stereotipo di molte
culture: in Inghilterra si usa parlare del May Lord e della May Queen, mentre sullaltipiano
della Siria i sette giorni della festa nuziale sono definiti la settimana del re (Pope, p.442).
Il poeta mette davanti ai nostri occhi una rappresentazione vivace della lettiga di Salomone, che ora
sta per entrare in Gerusalemme.
Legni pregiati, argento, oro, porpora, intarsi la fanno splendere, ma il suo gioiello pi alto la
figura centrale che sembra dominarla: Salomone. Non la sposa che appare sulla portantina, ma
Salomone, il re, colui che in dissolvenza lascia lo spazio allingresso dellamato, il protagonista
del Cantico, un Lui che riassume in s tutti gli uomini amati e innamorati legati alla loro donna, a
Lei che attende il suo sposo. La presenza di Lui, dellamato, anche richiesta dallinserzione di
questo brano salomonico allinterno del contesto di 3,15, dove la donna ritrovato Lui
affermava di volerlo condurre alla casa della madre.
Lincoronazione di Salomone (v.11)
Per la terza volta, nel brano risuona il nome di Salomone con la sua qualifica regale. La voce del
coro, o del solista, invita le figlie di Sion a uscire per vedere il passaggio del corteo solenne.
Siamo di fronte a una descrizione liricodranunatica di un corteo nuziale, arcaizzato ai tempi di re
Salomone; allora, nella finzione letteraria, la madre che incorona Salomone Betsabea, che
riesce ad ottenere che la corona regale di Davide passi sul capo di suo figlio Salomone e sia negata
al pretendente Adonia (cfr. 1Re 1,1121) (D. Colombo). La corona , per eccellenza, un simbolo di
gloria, di potere e di gioia allinterno di tutte le culture. noto, infatti, che la corona costituisce
uninsegna nuziale molto popolare. Come si gi ricordato, ancor oggi nella celebrazione del
matrimonio bizantino agli sposi vengono imposte due corone, mentre nei riti armeno, caldeo e
maronita solo la sposa a essere incoronata.
La corona nuziale imposta sul capo di Salomone dalla madre, in una specie di atto matrimoniale,
che pu essere residuato di tradizioni ancestrali. Le nozze sono viste come il vertice della felicit
che penetra nel cuore. Matrimonio e gioia si intrecciano tra di loro quando genuino lamore.
Scende il sipario su questa scena di corteo nuziale, scena piena di colori, di profumi, di voci, di
fervore. Tra poco, attorno al baldacchino nuziale si far silenzio e i due sposi, ormai soli, si
contempleranno e affideranno il loro amore alle parole e al linguaggio misterioso e limpido del
corpo.
Simboli e messaggio
Il viaggio della lettiga accompagnato da due simboli evidenti. Il primo, che forse attinge al nesso
classico amoremorte (cfr. 8,6), si snoda attorno allimmagine della scorta armata che
rappresentata in tutto il suo potente dispiegarsi: sessanta prodi tra i prodi, il fior fiore dellarmata
ebraica, tutti armati di spada, addestrati alla guerra, ognuno con la spada al fianco (vv.78). Che
attorno ci sia un pericolo non solo umano, ma in qualche modo magico e trascendente, lo si avverte
in quella frase finale: Ognuno ha la spada al fianco contro il terrore notturno (v.8). Loasi dorata
dellamore stretta dalla morsa del deserto e dagli incubi del male e della morte.
Il contrasto esalta il secondo simbolo, quello prezioso, segno di bellezza, di vita, di divinit, di
grandezza. Gi in apertura sono significativi gli aromi, la mirra, lincenso e le polveri esotiche:
una specie di aureola sacrale, simile a quella che circonda il tempio col fumo dei sacrifici (v.6).
Materiali della lettiga sono una vera e propria cascata di materiali preziosi: legno pregiato del
Libano, argento, oro, porpora, intarsi, corone. Il tutto sigillato dalla tipologia regale che esalta la
scena, rendendola superiore allorizzonte comune, immergendola in unatmosfera gloriosa,
luminosa e gioiosa, a cui si assiste con stupore come le figlie di Sion (v.11). Il pensiero corre a Isaia
26

61,10; 62,35: Esulto di gioia nel Signore, mi rallegro nel mio Dio: perch mi ha vestito di vesti,
mi ha avvolto nel manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa
che si adorna di gioielli... Sarai corona fulgida in mano al Signore, diadema regale nella palma del
tuo Dio. Non ti chiamerai pi Abbandonata n la tua terra Devastata, ti si chiamer Mia
Prediletta e la tua terra Sposata, perch il Signore ti predilige, e la tua terra avr marito. Come
un giovane sposa una ragazza, cos ti sposa chi ti costru; la gioia che il marito prova con la sposa, il
tuo Dio la prover per te. Il testo lirico di Isaia ha in s il germe dellinterpretazione teologica
perch il re, che sta per sposare la sua amata, in modo trasparente il Signore, e la donna la citt
santa di Gerusalemme e Israele. Il nostro passo, invece, ben radicato nella concretezza immediata
di un matrimonio damore, esperienza altissima ed esaltante che rende luomo un re e la sua donna
una regina. Naturalmente tutto questo entra nel quadro. generale del Cantico che nellamore umano
sente echi di voci e intuisce scintille di luci trascendenti. Lamore umano della coppia esalta
certamente le nozze mistiche tra Dio e il suo popolo, ma esso gi in s e per s un amore sacro e
santo.
7.

IL CANTO DEL CORPO FEMMINILE


(4,1 5,1)
Lo sposo 4-1 Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Glaad.
2
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna senza compagna.
3
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
4
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
5
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
6
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andr al monte della mirra
e alla collina dellincenso.
7
Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
8
Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dellAmana,
dalla cima del Senr e dellErmon,
dalle tane dei leoni,
27

dai monti dei leopardi.


Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
10
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto pi deliziose del vino le tue carezze.
Lodore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
11
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti come il profumo del Libano.
12
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
13
I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti pi squisiti,
alberi di cipro con nardo,
14
nardo e zafferano, cannella e cinnammo
con ogni specie dalberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
15
Fontana che irrora i giardini,
pozzo dacque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.
La sposa 16 Lvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.
Lo sposo 51Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.
Fattosi il silenzio dopo la grandiosa processione nuziale del brano precedente, si leva il canto
damore dello sposo. una finissima lirica dai toni erotici molto delicati. Il tema uno solo: il
fascino e lo splendore del corpo femminile, espressione di una bellezza totale umana, spirituale e
corporea, interiore e fisica.
Col gusto un po barocco della poesia semitica, le immagini si accalcano ed esplodono in giochi di
colori, di simboli, di profumi, di suoni. Dietro il velo nuziale brillano gli occhi affascinanti e dolci.
sintravede la lucentezza dei capelli a cui fa da contrappunto il candore dei denti. Filo di porpora
sono le labbra, spicchio di melagrana la gota, fermo e slanciato il collo come una torre che svetta
verso il cielo, mentre i seni, liberi sotto la veste, richiamano al poeta il dolce saltellare dei cerbiatti...
Da questa contemplazione la poesia si accende sempre pi di entusiasmo e di ebbrezza fino a
diventare estasi e follia. Infatti il canto dello sposo sembra quasi impazzire e tendere
allineffabile, al rapimento (v.9).
Siamo di fronte a una poesia corporea di grande purezza e spiritualit, che richiede occhi
limpidi e cuore puro.
9

28

Lettura esegetica
Lo sguardo innamorato dello sposo percorre il pianeta vivo e affascinante del corpo della sua donna.
Se nel cap.7 si partir dai piedi, freneticamente mobili durante la danza, ora la ripresa parte
filmicamente dal volto: attraverso il velo imposto in Oriente alle donne, balenano gli occhi simili a
lune, come si dice spesso nella poesia araba, simili a colombi, come dice il poeta del Cantico,
rievocando lanimale della tenerezza, della fecondit, della fedelt e dellamore caro al Cantico (1,
15; 2,14). Il velo nasconde e svela al tempo stesso. La folta capigliatura corvina, che quel velo non
riesce a coprire, audacemente comparata a un gregge di capre dal mantello nero lucente iridato di
riflessi di rame. I capelli coprono morbidamente volto e collo, come le capre coprono le pendici del
Galaad in una discesa molle e ondeggiante.
Il canto del corpo (4,111)
Le comparazioni sulle quali modellato questo primo ritratto della donna sono sette.
Il v. 1 ricalca inizialmente 1,15 attraverso il primo paragone, quello che collega gli occhi alla
tenerezza delle colombe. Limmagine., piuttosto esotica, che compara la chioma alla lana di un
gregge o ai peli lucenti del manto delle capre accuratamente cesellata dal poeta fin nei minimi
particolari. Il mantello dalla tinta scura con riflessi rossicci una bella rappresentazione della
chioma corvina a riflessi ramati dellamata. Anche lo sposo in 5,11 raffigurato con riccioli neri
come il corvo.
Il poeta riesce con la sua simbologia a fondere emozioni e impressioni differenti. C lesperienza
visiva che associata allapparente invisibilit del velo. C limpressione tattile che unita a
quella visiva nella descrizione di una chioma nera, ma mollemente ondeggiante, come se fosse un
ruscello o una cascata che scende dalla vetta di un monte. Tutti i sensi sono coinvolti in
unesperienza di eros autentico, mentre in filigrana come spesso si vedr nelle varie raffigurazioni
somatiche del Cantico si intravede una regione della terra promessa. Il corpo della donna per
certi aspetti la materialit della terra feconda, oggetto della promessa e della benedizione divina.
Alla lucentezza dei capello neri subentra il candore immacolato dei denti. Colorito bruno, capelli
corvini, occhi intensi e un sorriso scintillante: questo il ritratto che sta per comporsi davanti ai
nostri occhi, un lineamento dopo laltro.
Nel v.2 incontriamo la terza comparazione: ancora una volta di scena un gregge, ma ad esso ora
sono comparati i denti perfetti della donna, espressione di un sorriso luminoso. Lidea fondamentale
di questa immagine quella della purezza, del candore che spesso evocato proprio attraverso la
lana: Anche se i vostri peccati... fossero rossi come porpora, diverranno come lana (Is 1,18); I
capelli del suo capo erano candidi come la lana (Dn 7,9; Ap 1, 14). E candore della lana lavata crea
unimmediata comparazione col brillare dei denti. Essi sono mirabilmente accoppiati e incastonati,
come se fossero gemelli. Larmonia del gregge, compatto e perfetto, non ha nessuna smagliatura; la
sequenza dei denti senza vuoti, senza imperfezioni e asimmetrie. Lidea fondamentale , perci,
quella della regolarit, della pienezza, della perfezione ideale.
Nel v.3 prosegue la contemplazione del volto: le labbra sono come un nastro scarlatto. Nelle
sembianze della donna linnamorato fissa ora la sua attenzione sulle labbra, che costituiscono una
delle componenti pi frequenti sulle quali si intesse la descrizione allusiva della lirica amorosa,
anche perch rimandano spontaneamente al bacio.
interessante notare anche il gioco cromatico: dal nero dei capelli si passa al candore dei denti per
approdare al rosso delle labbra e al vermiglio del melograno della gota.
Il poeta descrive la funzione delle labbra e della bocca, cio il linguaggio raffinato, piacevole,
affascinante dellamata. Egli canta la bellezza rosata della guancia della sua donna. Il paragone
alla melagrana finalizzato alla descrizione del colore pi che alla rappresentazione della rotondit.
Un carme persiano recita: La melagrana rievoca alla mia memoria il dolce rossore della mia amata
quando le sue gote si coprivano di un modesto risentimento. Il poeta del Cantico quel rossore lo
contempla al di l del velo, in un gioco segreto di intuizioni.

29

Finisce cos il ritratto del volto dellamata. Il corpo sempre pi nel Cantico un grande strumento di
comunicazione spirituale. Ogni sua dimensione concreta acquista significati ulteriori di vita, di
tenerezza, di amore, di dialogo.
Col v.4 dal viso si passa al collo e dai simboli rurali a quelli urbani. Il collo sottile e slanciato della
donna arditamente comparato alla torre di Davide che si staglia nel cielo terso di Gerusalemme.
La scelta simbolica della torre vuole indicare la fermezza del collo, la sua forma slanciata, la
posizione eminente, le collane che richiamano le spoglie dei nemici vinti o le armi degli eroi appese
sulle pareti della torre, laltezza e leleganza. Oltre che simbolo di bellezza e di eleganza, la torre di
Davide anche segno di inaccessibilit, di purezza, di verginit. In questa linea si comprende la
tradizionale rilettura cristiana che ha applicato limmagine a Maria, coniando nelle Litanie della
Madonna i due titoli di torre di Davide e di torre davorio, sulla base appunto di Ct 4,4 e 7,5.
Il ritratto in miniatura della donna, che il poeta ha iniziato a disegnare dagli occhi e dai capelli col v.
5, giunge al petto, ai due seni.
La rappresentazione dei seni della donna realizzata con tenerezza e delicatezza. Nobili e
perfettamente gemelli, rimandano a una coppia di cerbiatti che balzano, pieni di vitalit, su un
campo di gigli: la tunica, col suo colore, diventa in questo modo lambito nel quale i seni liberi della
donna si muovono seguendo i movimenti del busto. Un erotismo delicato, appena accennato, che
non conosce volgarit, insistenza, malizie, ma neppure ipocrisie. Un erotismo che si affider solo
allallusivit pi sobria quando si giunger a rappresentare anche la sessualit della donna (v.6).
Lattenzione estetica ai seni esaltata col ricorso alla settima e ultima comparazione del brano: i
cuccioli, gemelli di gazzella, evocano immagini di bellezza, di freschezza, di mobilit, di armonia,
di fascino. I gemelli di gazzella pascolano tra i gigli. Si vuole forse alludere al colore vivace
delle vesti della donna, simili a un campo smaltato di fiori in cui pascolano, sobbalzanti ad ogni
minimo rumore, le giovani gazzelle.
Il v.6 si apre con levocazione della brezza del giorno, che pu suggerire sia il venticello della sera
sia quello dellaurora. Prima che il giorno emani il suo profumo, prima che le tenebre fuggano del
tutto allorizzonte e il sole sia incombente nel cielo, linnamorato decide di intraprendere un viaggio
simbolico: Me ne andr al monte della mirra e alla collina dellincenso. Cosa sono i monti della
mirra e dellincenso? I due aromi avevano gi fatto la loro comparsa nel Cantico: la mirra nel
sacchetto profumato che la donna teneva tra i seni (1,13), e anche nel nostro contesto sono citati i
seni della donna (v.5); lincenso unito alla mirra accompagnava come in una nuvola odorosa la
lettiga di Salomone (3,6). Proprio per queste connessioni si pu immaginare che il poeta voglia
allusivamente descrivere labbraccio desiderato dallamato con la sua donna. Il poeta, nel
tratteggiare il ritratto della bellezza fisica femminile, giunge ora alla sessualit genitale della donna.
Come abbiamo visto, il suo disegno era partito dal capo e aveva percorso il collo e il busto; ora
approda al segno della congiunzione dei due corpi e lo fa con la castit e la purezza di chi non ha
pruriti di ipocrisia o di pornografia. Tutto il corpo ora posseduto visivamente e tattilmente, ma
anche spiritualmente, in un dialogo perfetto, in unesperienza di bellezza assoluta e intatta, in
unintensit che fisica e spirituale e che attua il detto di Gen 2,24: I due saranno una sola carne.
Dopo aver percorso con lo sguardo e con lammirazione tutto il corpo dellamata, luomo non pu
trattenere unesclamazione finale che riassume in s tutto lo stupore per la bellezza, per la
perfezione e per lideale pienezza fisica e spirituale che quel corpo manifesta (v.7). unesperienza
di bellezza intatta; difetti e macchie sono cancellati dal fuoco purificatore dellamore.
I vv. 811 presentano una seconda descrizione del corpo della donna. Il poeta ha immerso la donna
in una cornice lontana, selvaggia, verdeggiante e carica di sensi simbolici. Ed da questo fondale
fresco, delicato e incantevole che egli la fa emergere perch savanzi come una regina e venga e
raggiunga lamato. La lontananza della localit, linaccessibilit delle vette, la presenza delle fiere
vogliono introdurre in un paradiso remoto e stilizzato il senso della conquista e del mistero. Il
Libano (che significa monte bianco) un luogo caro al Cantico, che lo cita ben sette volte. Esso fa
da sfondo permanente di questo brano. Con le sue foreste, dove vivono liberamente gli animali, un
punto di riferimento costante per gli autori biblici per parlare del rigoglio e dello splendore della
30

natura (Is 35,2; 40,16; 60,13; Ab 2,17). per questo che esso fa da fondale alla bellezza della donna
del Cantico.
Ma ora, evocata la presenza dellamata, linnamorato intesse di nuovo il suo canto, dipingendone il
viso e il corpo. Il v.9 vuole indicare quasi lincantesimo che lamore crea nel cuore dellinnamorato,
lemozione forte ed esaltante. significativo notare che la conquista dellamato avviene attraverso
un solo sguardo. Questa tipologia dello sguardo degli innamorati e del loro misterioso linguaggio
presente in tutte le letterature.
La magia dellamore della donna del Cantico legata anche alle gemme o ai coralli della sua
collana. Una sola di quelle pietre preziose basta a conquistare il cuore.
Al termine sposa viene abbinata lespressione sorella mia. Questo appellativo classico per
indicare lamata senza implicazioni di consanguineit: nellamore di coppia raggiungono il loro
apogo tutti i sentimenti e i legami umani. Il rapporto di fraternit nellAntico Oriente visto come
segno di intensit e di totalit e riassume in s tutte le relazioni interpersonali. La donna amata ,
perci, vista come sorella, ma anche come madre, figlia, amica, sposa, concentrando in s tutte le
potenzialit dellamore.
Dopo il canto degli occhi, la celebrazione della bellezza della sposa prosegue nel v.10 con un testo
modellato su 1,24. L era Lei che dichiarava pi inebrianti del vino le carezze dellamato; ora
Lui che ricambia la stessa dichiarazione appassionata. Ritorna anche qui il connubio tra vino e
amore. Ora, per, si introducono come termine di paragone i balsami, un vocabolo caro al Cantico,
a partire da questo versetto (4,14.16; 5,1.13; 6,2; 8,14), cos caro da essere ripetuto sette volte.
Lidea fondamentale quella della preziosit e del fascino delle carezze dellamata. Lesalare
dellaroma balsamico crea una suggestione profonda (Tutta la casa si riemp del profumo
dellunguento si dice in Gv 12,3). Tutto il versetto percorso da un brivido di ebbrezza, sempre
sulla scia dellincantesimo degli occhi, sperimentato nel versetto precedente.
La stessa simbologia gustativa e olfattiva pervade anche il v. 11, creando lo stesso effetto di
seduzione. Ora sono di scena le labbra e la lingua: si tratta di unevidente allusione alla dolcezza
del bacio. Il poeta dice che baciare come succhiare nettare o miele purissimo. Le parole della
donna sono dolci e tenere come miele: un segno di straordinaria dolcezza, applicato persino alla
parola di Dio (Sal 19,11; 119,103). Dalla lingua, come da sorgente sotterranea, fluisce un ruscello di
miele e latte. La stessa locuzione sotto la lingua acquista un significato fortemente fisico,
essendo una chiara espressione del piacere del bacio prolungato.
Accanto al gusto coinvolto anche lodorato, a causa dei profumi che impregnano le vesti della
donna, cosparse di essenze silvestri provenienti dal Libano. Levocazione del Libano permette il
confronto con Os 14,6 che, nel contesto nuziale simbolico tra Dio e Israele, dipinge quel tempo
ideale in cui Israele sar verdeggiante come lolivo, e spander fragranza come il Libano.
I vv.811 presentano un rapimento e un abbandono totale dellamato nelle braccia della sua sposa
tanto affascinante e tanto desiderata. Sullo sfondo si erge la montagna del Libano, la vetta
dellamore, della freschezza, dei profumi, della primavera.
Il canto del corpo si svolger ora su un altro registro simbolico, quello del giardino. Il vero giardino
delle delizie e della bellezza sar sempre il corpo della donna.
Seconda tavola del dittico: il canto del giardino (4,12 5,1)
Il simbolismo vegetale continua idealmente il canto del corpo femminile. Il giardino subito
abbinato a una sorgente e tutti e due sono sigillati, vietati agli estranei. Questo tema unallusione
abbastanza nitida allillibatezza della donna, alla sua fedelt. La spiegazione pi limpida del nostro
brano forse la troviamo in Pr 5,1520: Bevi lacqua della tua cisterna, che zampilla dal tuo pozzo.
Non spargere per le strade la tua sorgente, n i tuoi ruscelli sulle piazze: siano per te solo, non
spartirli con estranei! Benedetta sia la tua sorgente, godi con la sposa della tua giovinezza: cerva
amabile, graziosa gazzella, sempre ti inebrino le sue carezze, sii sempre invaghito del suo amore!
Perch, figlio mio, invaghirsi di una straniera, perch stringerti al seno unestranea?.

31

Il v. 12 ci presenta una vigna recintata o protetta da un muro (Is 5,5) o unoasi irrigata, difesa da una
siepe o da una palizzata. Il giardino che ora viene cantato vietato a tutti e concesso solo allo sposo.
Solo lui pu abbeverarsi a questa fonte purissima.
La presenza primaverile delle gemme e dei germogli ben si addice alla fisionomia fisica della
donna. Tutta la donna un giardino di delizie. I suoi germogli sono la freschezza della sua
bellezza, del suo eros, della sua sessualit, della sua intimit.
Col v. 15 il poeta riprende limmagine della sorgente del giardino incantato delle delizie. una
sorgente che affiora dal terreno allinterno di unoasi rendendola verdeggiante e florida. Le acque
del pozzo del giardino sgorgano dal Libano, il monte che fa da sfondo a tutto il brano. Queste acque
vive scendono a cascata dal monte Libano.
Con limmagine di un pozzo sorgivo, le cui acque promanano dalle nevi perenni del Libano, le
parole dello sposo si interrompono per lasciare lo spazio a un breve appassionato ed esaltante
intervento della donna. Essa stata finora la sorgente di acque abbondanti e fresche, posta in uno
splendido giardino fiorito. La forza di questo paragone esplode tutta nella cornice dellassolato e
assetato panorama della terra dIsraele. Nellitinerario spesso aspro e desolato della vita, lamore
come un pozzo a cui si attinge per essere dissetati e rinvigoriti.
La donna, con un appello di grande potenza, nel v. 16 si indirizza ai venti settentrionali e
meridionali perch avvolgano Lei e il suo giardino, cos da far esalare in tutta la loro intensit gli
aromi in esso celati. Lamato invitato ad entrare nel giardino della donna. Loasi chiusa viene
aperta dalla donna stessa; il sigillo della fonte spezzato e lo sposo chiamato a cibarsi dei frutti
squisiti ed esaltanti dellamore. Ed egli risponder accogliendo con gioia linvito a entrare nel
giardino dellamore.
Il vento personificato come se fosse un eroe addormentato (cfr. Sal 19,67; 78,65). Ora
sollecitato a svegliarsi e a levarsi in volo, abbandonando il suo letargo. Il passaggio del vento fa
sgorgare tutti i balsami del giardino che esalano verso lalto.
Il poeta, dopo aver messo sulle labbra della sposa del Cantico un appello ai venti personificati
perch penetrino nel giardino delle delizie facendone esalare i balsami, ora introduce un appello per
lamato perch entri nel giardino della sua donna e ne goda i frutti squisiti. Attraverso questa
immagine del godimento si vuole evocare lebbrezza dellabbraccio, dellabbandono damore,
dellintimit. Lo sposo non un estraneo, per lui il giardino non chiuso: questo il mistero
dellintimit comunicata, unesperienza che non meramente fisiologica, ma umana e quindi di
anima e corpo, di passione e damore, di eros e di donazione.
Con 5,1 si chiude il piccolo poema. Luomo raccoglie lappello della sua donna ed entra nel
giardino dellamore, dove si lascia sedurre dai profumi, dove egli sar rinvigorito dal miele che cola
dai favi, dove sar dissetato da un latte dolcissimo e da un vino generoso. A questa mensa damore,
che sana ogni limite e ogni debolezza, egli assiso come un principe.
Lesperienza delluomo, che ha mangiato e bevuto nel giardino della gioia, aperta ora anche agli
altri che ne divengono partecipi.
Questi altri sono i compagniamici dello sposo. Lo sposo associa i compagni e gli amici del
corteo nuziale perch essi sono in un certo senso parte di lui, partecipano alla sua felicit e
allesperienza personale che egli sta vivendo. Qualcosa di simile evocato da Gv 3,29: Lamico
dello sposo, che presente e lascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo.
Simboli e messaggio
Il segno del giardino paradisiaco, in cui tutto si rispecchia e da cui tutto emana, percorre tutto
questo brano e ritorner altrove (6,2.1 l; 8,12). A questa simbologia si connette larchetipo
generativo e materno, valorizzato dalla presenza delle acque fecondatrici. Si configura, cos, lidea
dello spazio sacro, marcato dalla chiusura e dal sigillo. Fecondit e inviolabilit, maternit e
verginit, vita e santit si fondono insieme, come in certi canti biblici in onore di Sion (Is 48,2;
49,2021; 51,1820; 54,1 ecc.). Lo spazio sacro , allora, un grembo fecondo e materno a cui ci si
riferisce inconsciamente come in un ritorno allutero: l si nati, l si vuole ritornare per trovare
pace, sicurezza, nutrimento, tenerezza, calore, vita. L ci si sente come in un paradiso terrestre, in
32

cui scorrono acque abbondanti, dissetanti e rinfrescanti, come nella grandiosa mappa idrografica del
giardino di Eden tracciata da Gen 2,1014. Nel Cantico questo giardino chiuso incarna soprattutto
lidea di mistero invalicabile che racchiuso nel corpo della donna e che pu essere svelato solo per
donazione, non conquistato per violenza. Quel giardino chiuso lio femminile, padrone del
proprio mistero, linteriore inviolabilit della persona (Giovanni Paolo II, 30 maggio 1984).
solo col dono damore che la diversit e loriginalit, insite in ogni persona, si sciolgono e le porte
del giardino si spalancano. Allora, continua Giovanni Paolo II, la sposa risponde allo sposo con le
parole del dono, cio dellaffidamento di se stessa.
8.

NELLA NOTTE LASSENZA DELLAMATO


(5,2 6,3)
La sposa 2 Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! il mio diletto che bussa:
Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perch il mio capo bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne.
3
Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?.
4
Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
5
Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
6
Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto gi se nera andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
Lho cercato, ma non lho trovato,
lho chiamato, ma non mha risposto.
7
Mi han trovato le guardie che perlustrano la citt;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
8
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata damore!
Il coro 9 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la pi bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perch cos ci scongiuri?
10
La sposa Il mio diletto bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
11
Il suo capo oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
33

neri come il corvo.


I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
13
Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
14
Le sue mani sono anelli doro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto tutto davorio,
tempestato di zaffiri.
15
Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi doro puro.
Il suo aspetto quello del Libano,
magnifico come i cedri.
16
Dolcezza il suo palato;
egli tutto delizie!
Questo il mio diletto, questo il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.
Il coro 61 Dov andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si recato il tuo diletto,
perch noi lo possiamo cercare con te?
La sposa 2 Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
3
Io sono per il mio diletto e il mio diletto per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.
Dopo lebbrezza dellincontro nel giardino, il Cantico ci riporta in unatmosfera profondamente
diversa: alla solarit si sostituisce un notturno non privo di incubi, allabbraccio subentra la
solitudine, alla presenza lassenza.
La vicenda molto lineare. La donna, nella sua stanza, non accoglie il suo amato ma, per vezzo o
per pigrizia, lo lascia allontanare. Subito scatta in lei il pentimento o la nostalgia, ed essa inizia una
ricerca ansiosa per la citt, dove incorre in una brutta avventura con una ronda notturna. Un duetto
col coro permette alla donna di disegnare un appassionato ritratto del corpo del suo uomo, parallelo
a quello femminile di 4,16. In finale, un quadretto di poche pennellate fa balenare la gioia del
ritrovamento. Il timore non , quindi, cancellato dallabbraccio damore; la comunione non mai
del tutto perfetta ed esige una continua purificazione che la aiuti a superare i momenti oscuri e le
crisi.
Lettura esegetica
notte fonda. Allo splendore sfolgorante del giardino, che occupava e illuminava tutta la scena
precedente, si oppone ora il buio e il gelo della notte. La donna, nellinterno della sua casa, sta
dormendo. Ed ecco, allimprovviso, una voce che fa balzare il cuore: Lui, lamato, il centro della
sua vita, che bussa alla porta.
Il desiderio dellamato sottolineato dallintensit dellappello: Aprimi, sorella mia, compagna
mia, colomba mia, perfezione mia!. Egli viene dalla fredda notte orientale e il suo capo tutto
impregnato di rugiada, i riccioli della sua capigliatura sono imperlati di gocce notturne. Egli porta
12

34

tutto il freddo della notte e attende di gustare il calore di quel letto e di quel corpo. La tenebra e il
gelo attendono di essere sciolti nellabbraccio ardente dellamore.
Il notturno dellassenza (5,27)
Al bussare dellamato, la donna si fa desiderare mostrandosi indifferente. Si tratta di una ritrosia
capricciosa solo momentanea. In realt la donna, appena sente che la mano del suo amato armeggia
al chiavistello per farlo saltare e per introdursi cos in casa, viene percorsa da un fremito damore e
di gioia. Le sue stesse viscere reagiscono in unemozione profonda, intima, radicale.
La donna si alza. E mentre le sue dita sollevano la maniglia del chiavistello, essa sente il profumo
lasciato dalle mani del suo uomo attaccarsi alle sue. la mirra, il profumo caro al Cantico, un
profumo aspro e acuto. Ma ecco lamara sorpresa. La porta si spalanca solo sul vuoto, sulla notte, su
un silenzio glaciale. Lo sposo si dissolto come unombra nella notte. E mentre prima Lei si sentiva
svenire di gioia e di emozione, ora si sente venir meno per il terrore.
Essa, per, non si rassegna. Inizia, cos, un notturno di grande tensione, che si svolge nelle vie e per
le piazze della citt deserta. una ricerca disperata che ha sempre lo stesso esito, il vuoto e il
silenzio (v.6). Allimprovviso, ad una svolta della via, appare una ronda delle guardie notturne (v.7).
Di fronte a una vagabonda, la reazione delle guardie ben pi pesante dellatteggiamento tenuto dai
loro colleghi in 3,3; la loro risposta brutale. Scambiandola per una prostituta, trovano in lei
loccasione per sfogare i loro istanti. Umiliata, la donna non perde per il suo desiderio di ritrovare
lamato. Lancia, allora, un appello altamente poetico al coro delle figlie di Gerusalemme perch
si associno a lei nella ricerca del suo uomo. Esse dovranno comunicare un unico messaggio, quello
stesso che aveva gi loro affidato in un momento pi felice (2,5): Sono malata damore, io! (v.8).
Questo appello, che apre il dialogo col coro, ci introduce gi nel secondo quadro di questo poema
damore, di dolore, di assenza e di presenza, di attesa e di unione.
Il v.2 ci presenta lantitesi tra un corpo che dorme e un cuore che veglia, perch lamore come il
respiro che non si spegne anche quando si addormentati. Lamore una scintilla sempre viva, un
pulsare continuo, come quello del cuore e dei suoi battiti.
Allimprovviso quel silenzio rotto da un rumore, quel sonno interrotto da un suono.
Le parole dellamato si aprono con un imperativo: Aprimi!. proprio a partire da questo verbo
che ha origine una rilettura in chiave sessuale, allusiva allintero episodio. Bisogna per essere
molto cauti nellapplicare i sottintesi, per non scadere nella banalit e nella volgarit che si
oppongono sia allamore che alla poesia. Allimprovviso segue una cascata di vocativi, composta
dai tipici appellativi del Cantico. Ma qui, come in 6, 9, si aggiunge un altro appellativo: Mia
perfetta.
Ai vocativi subentra una autodescrizione dello sposo. Inizia con una descrizione fisica delluomo: il
suo capo coperto di rugiada e i suoi riccioli di gocce notturne.
La donna risponde nel v.3 dal letto e la sua risposta sembra segnata da ritrosa femminile, tipica
delle schermaglie damore. Esse sono il sale dellamore, ma talvolta possono degenerare
nellincomprensione, nella gelosia: non per nulla, subito dopo, si fa strada lassenza,
lallontanamento, il silenzio. La donna ha gi chiuso la sua giornata, si spogliata e lavata, gi
immersa nel sonno. Perch dovrebbe nuovamente alzarsi, rivestirsi e camminare?
Alla risposta apparentemente fredda della donna, il gelo coglie il cuore delluomo, superando in
intensit quello esterno della notte. Eppure egli non si rassegna e tenta unultima strada, quasi
disperata, cercando di forzare quella porta serrata, quella barriera che lo tiene lontano dal suo
amore.
Nonostante la sua essenzialit e brevit, il v.4 occupa largo spazio nei commenti al Cantico, perch
il gesto descritto non facilmente comprensibile nei dettagli. Concretamente descrive un avanzare
della mano dellamato allinterno della grossa fessura della serratura, tentando di passare oltre di
essa per raggiungere il chiavistello. Di fronte allinsistenza dellamato, al suo appassionato
desiderio, la donna reagisce, mostrando il vero significato del suo comportamento. Esso non nasce
da indifferenza, da rifiuto, da fastidio, ma da una specie di prova che ella voleva imporre al suo

35

uomo. Infatti, lintimo della donna prova una forte emozione, un sentimento di tenerezza, di
passione, di dolcezza. La reazione della donna ha come oggetto il suo amato.
Il v.5 ha lobiettivo puntato sulla donna. Ormai lamato si allontanato e la donna capisce che
successo qualcosa di pericoloso nella loro relazione. Ella decide di alzarsi. Corre alla porta e afferra
la barra interna della serratura. Ed ecco la sorpresa della mirra. Larmeggiare dellamato alla porta,
per aprirla, ha lasciato la sua impronta, quasi un alone della sua presenza: la mirra liquida che
costituisce il profumo della loro intimit (1,13; 4,6).
Il v.6 ci presenta la notte e il vuoto. Si apre il dramma della solitudine e del silenzio. La donna
risponde allappello dellamato: Aprimi!, ma troppo tardi. Ella lo desidera, s alzata per
aprirgli e Lui si gi stancato di attendere, se n andato a girovagare per la citt, quasi preoccupato
dei fatti propri e non del loro amore. Alla gioia dellattesa si sostituisce la freddezza della
lontananza, dellimpossibilit dellincontro. Davanti allassenza e allallontanamento dellamato, la
donna sente ancora le parole dimplorazione delluomo, parole non prontamente ascoltate che ora
diventano motivo di un mancamento e di una fitta nellanima.
Ma la donna non si perde danimo: violando tutte le norme del buon senso, superando i
condizionamenti sociali, mossa solo dal suo desiderio damore, dallimpossibilit di vivere senza il
suo uomo, essa esce dalla sua casa e si immerge nella notte gelida e pericolosa. E, come descrive il
v.7, quel viaggio sar pieno di rischi e di sofferenze. Essa incontrer la violenza. Sotto il manto nero
della notte si consumano tante infamie.
La rappresentazione del v.7 riflette unamara catena di violenze, di stupri, di prevaricazioni, di
ingiustizie. Ma il poeta lo fa senza indulgere ai particolari e senza scadere nella cronaca nera. Una
notte serena, piena di attese e di emozioni amorose approdata alla tragedia delle grida disperate,
dellincubo e della brutalit.
Il duetto col coro e lincontro (5,8 6,3)
Agli obiettori nei confronti della scarsa razionalit e intelligibilit di questo brano,
rispondiamo con il Buzy: Non dobbiamo avere lineleganza di domandare dove le amiche si
trovino cos nella notte, se la sposa le ha incontrate nella strada e cosa stavano a fare a quellora...
Gli attori sono sempre a disposizione del poeta che li chiama e li fa parlare secondo che il poema o
la sua fantasia vogliono.
La notizia che la donna affida al coro molto chiara: Se troverete il mio amato, ditegli che sono
malata damore per lui. Il motivo della malattia damore molto diffuso in tutte le culture. In
2,5 nasceva da unebbrezza, da una specie di svuotamento totale dellessere della donna, che si
sentiva venir meno, tanto da implorare un sostegno fisico. Ora nasce dallassenza, dalla
separazione, da un diverso vuoto interiore. L era quasi per un eccesso di presenza, qui invece
per un eccesso di assenza.
Il v.9 soffuso da un tono di simpatica e bonaria ironia da parte del coro sulla straordinariet
assoluta dellamato, ironia che provocher la risposta esaltata della donna, che avvier un ritratto
entusiasta del suo uomo (vv.10 16). Le ragazze del coro tentano quasi di smitizzare
maliziosamente la bellezza eccezionale dellamato, paragonandolo alla media dei giovani. Ci
provoca una reazione appassionata e superlativa della donna. Il suo amato unico, inconfondibile
anche fra diecimila giovani.
La domanda delle figlie di Gerusalemme provoca nella donna del Cantico una nostalgica e dolce
rappresentazione del corpo del suo uomo. Questo lunico cantico amoroso che descrive luomo,
cio lunica descrizione del corpo dello sposo. Esso di taglio erudito e meno creativo rispetto a
quelli dedicati alla donna. Questo impaccio, oltre a far pensare che lautore del Cantico un uomo e
non una donna, rivela che il poema centrato soprattutto sulla femminilit.
Per linnamorato la persona amata la pi incantevole delle creature. ci che la donna dichiara
subito in apertura, reagendo allironia sottile del coro (v.10). Lo sposo come un vessillo spiegato
che si erge sopra la folla, una bandiera in mezzo a un esercito immenso di eroi, il pi forte e il pi
splendido in assoluto. Il suo incarnato non bruno come quello della ragazza (1,5), ma rubicondo,
una tonalit piuttosto rara in Oriente, e quindi segno di estrema bellezza e salute. Il bianco il
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colore del cielo luminoso, spoglio di nubi (Is 18,4), il rosso il colore del sangue (Is 63,2) o
dellaurora (2Re 3,22). come se un alone di luce, unaureola divina lo avvolgesse. Il suo volto di
oro purissimo, simile alla corona dei raggi del sole (Dan 2,32; Lam 4,1). La sua capigliatura di un
nero corvino percorso da striature metalliche simile alla chioma di una palma ricca di grappoli. I
suoi occhi sono come tenere colombe sulle rive di un ruscello, identici a quelli della donna. I suoi
denti sono bianchi come un bacile colmo di latte candido. Le sue guance, tutte cosparse di aromi,
sono come unaiuola di fiori balsamici: il poeta allude forse alla barba tutta impregnata di profumi
(cfr. Sal 133,23). Le sue labbra sono come gigli rosati, la saliva che le percorre come mirra liquida
che si effonde. Le sue mani e le sue dita affusolate sono come gioielli doro. Il ventre dellamato
come una lastra davorio compatta e raffinatamente intagliata: un bianco caldo e dorato, un colore
prezioso e dolce su cui si intessono mille sfumature di altre tonalit e perfezioni simili allo zaffiro e
al lapislazzulo. Le sue gambe solide, vigorose, ben piantate sono come colonne di alabastro
poggiate su basi di oro puro. Egli procede come il Libano maestoso nella sua imponenza, si rivela
giovanile come i cedri verdeggianti piantati sulle pendici del Libano. Il suo palato, cio le sue
parole e i suoi baci, la dolcezza fatta carne, conquista e inebria. Lamato tutto una delizia, in Lui
tutto affascinante, egli ha la forza e lattrattiva capaci di conquistare lanima e il corpo dellamata.
E, replicando alle figlie di Gerusalemme (v.16), la donna convinta di averle lasciate senza fiato di
fronte a tanta bellezza e a tanto splendore.
Il coro (6,1)
Il coro riprende lappellativo incantevole tra le donne, introdotto nel suo primo intervento (5,9),
mostrando cos la compattezza dellintero dialogo. Esso si offre per cercare lamato insieme con la
donna. Ma la donna ormai non ha pi bisogno di nessun aiuto perch sente di aver gi trovato colui
che cercava. Lassenza dellamato come una nube, uneclisse temporanea subito sostituita dallo
sfolgorare del sole.
Lincontro damore (6,23)
La replica della donna il sigillo conclusivo e radioso a unesperienza iniziata sotto il segno
delloscurit e del gelo notturno. Questo intervento della donna la conclusione stilizzata della
vicenda e ne la spia interpretativa. Nellamore esiste anche la crisi, si introduce il timore, si
insinua la freddezza, si vive anche di nostalgia, si incunea lassenza. Ma la componente dominante
della comunione e della reciproca donazione alla fine trionfa. Si riaffacciano cos la gioia, i colori, il
calore, la pace, la presenza, lintimit.
Una sensazione di pace accompagna lamato che scende nel suo giardino. La donna in 4,16 si era
gi offerta al suo amato presentandosi come il suo giardino, cio considerandosi come suo
possesso, a cui egli potesse accedere con assoluta libert: Venga il mio amato nel mio giardino e ne
mangi i frutti squisiti!. E lui aveva subito risposto : Sono venuto nel mio giardino... (5,1).
Questo discendere nel giardino, segno dellintimit fisica e spirituale e dellabbraccio, ha in s il
suo significato e non ha bisogno di essere rivestito di paludamenti mitici. Nel Cantico il giardino
costantemente un segno della donna nella sua bellezza e intimit; il giglio lemblema della donna
(2,1.2; 4,5; 7,3) e il pascolare espressione di unione, di contatto, di piacere, dincontro damore.
Il v.3 sigilla splendidamente tutto il brano. Questa professione condensa la mutua relazione di totale
appartenenza dei due innamorati. Al termine di una scena drammatica, apertasi sulla tenebra e
sullassenza dellamato, risplende il sole e la professione damore acquista un sapore nuovo rispetto
a 2,16. Lamore ritrovato ha il gusto affine, se non superiore, a quello dellamore scoperto per la
prima volta. La scelta decisiva resta quella di non arrendersi al silenzio, allidea della morte, alla
disperazione dellapparente perdita. Ed significativo che ancora una volta il primato nella vittoria
dellamore sia affidato alla donna, la vera protagonista del Cantico, colei che riscrive Gen 2 in
chiave femminile.
Simboli e messaggio
Il bello dei corpi, nella visione antropologica della Bibbia, bellezza dello spirito. Attraverso le
iperboli di questo brano si vuole celebrare la bellezza, la salute, la potenza perfetta dellamato. Il

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poeta esalta nella salute e nella bellezza fisica la piena espressione della bellezza interiore, della
gioia, della perfezione umana.
La celebrazione della bellezza aiutata, qui e altrove nel Cantico, dalluso dei profumi: le mani e le
dita della donna stillano mirra liquida preziosa (5,5); le guance dellamato sono aiuole di balsamo,
scrigni di aromi; le labbra stillano mirra liquida (5,13); il palato dellamato tutto una dolcezza
(5,16).
Lassenzapresenza
Questo brano presenta in modo molto fine la dialettica tra presenza e assenza. Come, quasi,
insensibilmente, in apertura si passa dalla presenza allassenza dellamato, cos, in forma
impalpabile, nella finale si scivola dallassenza alla presenza. La presenza non viene mai meno
anche quando lassenza sembra incombere e sconcertare. Anzi, lassenza diventa il fermento di una
nuova, pi piena e intensa presenza, come attestato dalla dichiarazione finale damore. E questa
schermaglia tutta condotta sul registro del corpo, che diventa ancora una volta un simbolo
decisivo di comunicazione. La corporeit, di sua natura, implica e introduce un limite
nellesperienza damore. Perci, pur appartenendo a una comunione piena, i due vivono la
separazione, e questa fa parte della comunione umana: lunione conserva la diversit, lalterit
senza confusioni, cerca solo di non renderla pi antitetica, ma armonica, con un susseguirsi di
dissonanze e di consonanze come nei migliori spartiti musicali. Riassumendo la trama della
pericope di 5,2 6,3, G. Raurell scrive: Nel Cantico la figura femminile appare come portatrice di
intimit: la donna colei che resta a casa, cio in se stessa, in una situazione in cui pu diventare sia
creatrice di focolare sia vittima di una disperante attesa. Luomo deve bussare per poter penetrare
nella sua intimit. La sofferenza per lassenza dellamato aumenta con la delusione di un incontro
che non stato tale. Lindugio della ragazza ad aprire pu essere civetteria o screzio tra amanti...
Ma lamore, mancato o perduto, va cercato e inseguito di nuovo. Con unaudacia e una libert
propria dei grandi poemi lirici, la ragazza prosegue la ricerca affannosa nella notte. Dopo lincontro
pauroso con le sentinelle della citt, le amiche sono inviate in soccorso. Cos trova una nuova
opportunit per renderlo presente, introducendo il suo amato nella scena per tessere, con accenti
appassionati, il panegirico della sua bellezza e per convincersi che questo bel ragazzo non lha
perso, ma ancora suo: Io sono per il mio diletto e il mio diletto per me. la tensione costante
tra presenza e assenza, tra amore e desiderio.
9.

IL NUOVO CANTO DEL CORPO FEMMINILE


(6,4 7,10)
Lo sposo 4 Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
5
Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Glaad.
6
I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna senza compagna.
7
Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
8
Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
38

le fanciulle senza numero.


Ma unica la mia colomba la mia perfetta,
ella lunica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
Lhanno vista le giovani e lhanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
10
Chi costei che sorge come laurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?.
11
Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
12
Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Amminadb.
Il coro 71 Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti.
Che ammirate nella Sulammita
durante la danza a due schiere?.
Lo sposo 2 Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani dartista.
3
Il tuo ombelico una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre un mucchio di grano,
circondato da gigli.
4
I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
5
Il tuo collo come una torre davorio,
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbn,
presso la porta di BatRabbm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
6
Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo come la porpora;
un re stato preso dalle tue trecce.
7
Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
8
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
9
Ho detto: Salir sulla palma,
coglier i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli duva
e il profumo del tuo respiro come di pomi.
La sposa 10 Il tuo palato come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
Abbiamo lasciato alle spalle la scena dellassenza superata dalla notte che si affacciata allaurora
dellincontro. Gi la finale di 6,23 esaltava lebbrezza e la bellezza dellintimit, dellamore
ritrovato, della pienezza della donazione. A partire da 6,4 la parola passa a Lui, allassente nella
9

39

scena precedente, che ora non solo ritorna a essere protagonista, ma anche si mette a proclamare
lamore per la sua donna. un nuovo e solenne canto del corpo femminile. Il filo del canto ora ha
un nuovo senso che potremmo chiamare dellunicit: la sposa unica, solo lei pu saziare ogni
desiderio di bellezza e di amore del suo uomo, lei sola colma il vuoto e il desiderio del cuore.
Lettura esegetica
Questo canto riesce a fondere stupore e terrore, conquista posseduta e conquista ulteriore, pace e
turbamento, fascino e timore. lespressione di un sentimento che sconvolge: in questo canto si
uniscono emozioni contrastanti di amore e di guerra. La stessa esclamazione stupita dellapertura
evoca un quadro possente: la donna di una bellezza cos sfolgorante da creare in chi la contempla
la stessa emozione che prova vedendo il dispiegarsi al vento dei vessilli di un immenso esercito.
unimmagine di trionfo e di vittoria, che raffigura il fascino della bellezza che conquista ed esalta.
Il primo canto del corpo femminile (6,412)
Questo brano si divide in due parti. La prima (vv.410) si sviluppa secondo i moduli tipici del canto
del corpo; la seconda riprende il motivo del giardino delle delizie (vv.1112).
a) Il canto del corpo (6,410)
Il canto inizia con uno sguardo dinsieme alla figura della donna incantevole. Questa
contemplazione evoca tre comparazioni, il cui scopo quello di dimostrare lo strano impasto di
sensazioni che la bellezza provoca: venerazione e fascino, paura e desiderio. Il canto, poi,
proseguir con la descrizione del volto (vv.57), si allargher in una nuova contemplazione stupita,
centrata sullunicit della bellezza dellamata e sulla sua esclusivit (vv.89), per approdare a uno
sguardo dinsieme finale, parallelo a quello davvio del v.4 (v.10).
Le prime due comparazioni sono piuttosto sorprendenti: lamata raffrontata con due citt,
Gerusalemme e Tirsah. Tirsah era stata costituita come capitale del regno scismatico settentrionale
dIsraele da parte di Geroboamo I (1Re 14,17) prima che, una sessantina danni dopo, il re Omri
nella prima met del sec. IX a.C. edificasse la nuova capitale Samaria (1Re 16,24.28). curioso
notare, per, che Tirsah anche un antico nome proprio femminile (Nm 26,33; 27,l; 36,11; Gs
17,3), probabilmente a causa della radice da cui deriva, che indica piacere. Per molti esegeti
Tirsah equilibra la menzione di Gerusalemme, coinvolgendo cos tutto il grande Israele nelle sue
articolazioni di Giuda e di Israele.
Dopo Tirsah e Gerusalemme, ecco il terzo paragone, che verr ripreso nel v.10. Lamata
eccezionale, stupenda, straordinaria, formidabile, irresistibile, impressionante nella sua personalit.
Ma la piena illustrazione di questa particolare qualit di bellezza, capace di catturare e imprigionare
luomo, nel termine di comparazione: impressionante come vessilli spiegati.
In amore c contemporaneamente guerra e pace, abbandono ed emozioni, certezza e sospensione. Il
poeta riprende limmagine di 2,4: Il suo vessillo su di me amore, dove la bandiera militare si
collegava alla conquista damore. Scrive Platone nelle Leggi: Vi per luomo una terza necessit:
lamore, straordinariamente violento e che in noi ultimo si desta. Questo amore rende in ogni forma
gli uomini ardenti come fiamme in completa follia. quellamore che si accende in noi e brucia
frenetico per la propagazione del seme (783a).
Limpasto tra bellezza e terrore, tra fascino e turbamento riaffiora anche nella prima battuta del v.5
che apre la descrizione del viso dellamata. Come in 4,1 si riparte dal mistero degli occhi che,
assieme allo sguardo, rivestono una funzione significativa nel Cantico (1,15; 2,14; 4,1.9; 5,12; 7,5).
Come impossibile fissare gli occhi nel sole che illumina Gerusalemme, cos lo sposo non pu
resistere agli occhi sfolgoranti della sua donna: essi soggiogano e avvincono con il potere
misterioso dellamore.
Lappello che gli spunta sulle labbra unimplorazione rivolta allamata perch allontani quello
sguardo conturbante; quegli occhi fanno impazzire, accecano, fanno balbettare e stravolgono la
persona dellinnamorato. Platone, nel dialogo Amanti, parla di quelleterno senso di turbamento
che producono giovinezza e bellezza (133a). Naturalmente, questa implorazione a distogliere lo
sguardo un vezzo poetico per esprimere la gioia e il mistero esercitati dalla bellezza.

40

A partire da questa pennellata il resto del disegno del volto amato ricalcato su quello di 4,13 con
lievissimi ritocchi.
Di fronte alla bellezza della donna e alla magia dellamore, il poeta intona in una strofa il suo canto
allunico amore (vv.89). Tutta la parata di un harem di sessanta regine, cio di sessanta principesse
di sangue reale, di ottanta concubine e di innumerevoli belle ragazze non pu sostituire Lei,
lunica. Lei, la donna amata, in assoluto la perfetta, linsostituibile, lindimenticabile. Il poeta
appaia finemente due modelli esclusivi damore: per la madre suo figlio la creatura pi bella del
mondo, per linnamorato la sua donna sempre la pi splendida, la prediletta, lunica al mondo.
Lamore, nella sua forma pi forte e pi alta, monogamo e totale. E proprio per far risaltare questo
aspetto, lautore ha collocato questo amore puro e perfetto nella cornice di un harem poligamico,
dove lunicit e la totalit sono radicalmente assenti.
Le donne dellharem sembrano quasi intuire questa diversit e sono probabilmente loro a intonare
un coro che canta la beatitudine della donna che amata in modo totale (cfr. Pr 31,28).
Il loro breve inno pieno di luce radiosa ed citato nel v.10. Sul fondale sfilano laurora con il suo
delicato chiarore, la luna incantevole, il sole sfolgorante, mentre sulla terra garriscono al vento le
bandiere gloriose evocate dallo sposo nel v.4. Un piccolo inno dai contorni cosmici, che si trasforma
in un corale di grande potenza, con bagliori di luci e di fiamme.
Il canto indirizzato alla sposa del Cantico da parte delle donne dellharem si apre con una domanda
retorica ammirativa, destinata ad attirare lattenzione. La donna presentata mentre guarda dallalto
di un balcone o dalla finestra di un palazzo (cfr. Gen 26,8; 2 Sam 6,16; 2 Re 9,30; Pr 7). Di per s
limmagine pu essere anche pi generica, anche perch il verbo usato pure per lo sguardo da un
monte su una valle o una pianura (Nm 21,20; 23,28; 1 Sam 13,18) o persino dal cielo (Sal 14,2).
Lidea quella di una nobilt, di una superiorit, di un rilievo simili a quelli di unapparizione
divina o, come suggeriscono le comparazioni, al sorgere del sole. Lepifania luminosa della donna
che saffaccia come dal cielo paragonata a quella dellaurora. Subito dopo il poeta introduce
lincanto della luna che indica il candore.
La terza comparazione, dopo laurora e la luna, quella con il massimo ardore del sole, bruciante e
sfolgorante: qui lespressione ha valore di purezza, di luce, di trasparenza. Luce e calore si
intrecciano nella bellezza dellamore. Anche la celebrazione della donna virtuosa di Sir 26,16 evoca
le stesse immagini: Il sole risplende sulle montagne del Signore, la bellezza di una donna virtuosa
adorna la sua casa.
Dopo laurora, la luna e il sole si giunge allultima comparazione, che riprende alla lettera la
formula del v.4, impressionante come vessilli spiegati. I vessilli spiegati nel cielo sono le stelle,
che nel cielo sembrano fiaccole di un esercito in marcia (le stelle, infatti, sono considerate larmata
di Dio creatore). La donna raffrontata a tutte le meraviglie del cielo che dispiegano le loro diverse
gradazioni di luminosit, le tinte pi varie di colori, tutte le modulazioni della luce.
b) Lintermezzo conclusivo del primo canto (6,1112)
Abbandonando tutte le donne del mondo, lo sposo penetrato nel giardino delle meraviglie, quello
del corpo della sua donna. L soltanto egli trova freschezza, vita, primavera, fecondit. Dopo la
contemplazione della bellezza della donna, lo sposo celebra lintimit sotto il simbolo dellingresso
nel giardino.
Della vegetazione del giardino sono elencate esplicitamente tre specie: il noce, la vite, il melograno.
Il termine noce risulta esotico per luomo della Bibbia, perch il noce appare tardivamente in
Palestina, forse importato dalla Persia. E suo nome citato solo qui in tutta la Bibbia. Il suo frutto
considerato afrodisiaco in molte culture. Il tempietto di Adone ad Afqa, nella valle che in Libano
corre tra Byblos e Baalbek, era circondato da una selva di noci che, come il melo, erano considerati
alberi sacri al dio della fecondit e i cui frutti erano visti come simboli della genitalit femminile. In
definitiva, al poeta biblico basta evocare un albero esotico dal simbolismo fertile per creare
lidea di un giardino segreto, raro, prezioso in cui entrare con piacere e con sorpresa.
In questo giardino delle delizie, popolato di noci, lamato scende per contemplare altre piante, e altri
segni di vita e di prosperit. Lo sguardo dello sposo si fissa anzitutto sul frutto o germoglio, che
41

una metafora per alludere al vigore sessuale e al fascino erotico. Il nostro pensiero corre a tutto il
verde fresco del giardino, ai germogli, ai virgulti, alla fioritura della campagna. Come nel caso del
noce, non si esclude che il poeta abbia voluto ricamare qualche allusione simbolica di taglio
sessuale, essendo il giardino gi di per s una metafora dellintimit della donna, secondo quanto si
gi detto a proposito di 4,12ss. A questo risultato ci conducono i testi accadici che nel frutto
inbu vedono un riferimento al vigore sessuale maschile. Anche nellEpopea di Ghilgamesh Ishtar si
rivolge alleroe invitandolo a essere il suo amante e a offrirgli il suo frutto (Inbika, VI, 8).
Il verde fresco collocato nella valle, lungo un corso dacqua. Al centro di questa vegetazione sta la
vite, una delle piante pi care al Cantico (2,13; 7,9.13), con tutto quello che evoca anche come
vigna, uno degli stemmi caratteristici di Israele.
Dopo il noce e la vite, ecco un altro albero tipico del Cantico, il melograno, su cui si intesser una
trasposizione amorosa anche in 7,13. Del melograno lamato osserva la fioritura che coi suoi colori
accesi sembra preparare la turgida bellezza del frutto.
Ormai il giardino stato tutto percorso; le soste hanno permesso di contemplare lo sbocciare della
vita. Dopo aver esaltato la bellezza della donna e aver celebrato lunicit del suo amore, lo sposo
entrato nel giardino per cogliere il frutto dolcissimo e freschissimo dellintimit. La natura una
parabola dellintensit dellamore, della sua forza vitale, della sua qualit primaverile. Il bosco
incantato dellamore un simbolo che unisce la realt fisica con quella interiore in modo
inestricabile, ed solo questa unit ad essere capace di esprimere nella sua perfezione una
sensazione e un significato di infinito. Nel Cantico di scena lamore umano puro e pieno che viene
dipinto con tonalit e colori divini perch esso esprime la vita e la fecondit, che sono per
eccellenza doni divini. Con questa bellezza, in questo stato di perfezione e di pienezza, lamato
pronunzia la sua professione damore, di gioia, di vita.
Il v.12 del cap.6 del Cantico generalmente considerato come il pi oscuro di tutto il libretto
(Tournay). La folle corsa del cocchi in guerra e in pace costituisce un luogo comune classico nella
poesia eroica, ma anche nellimmaginario amoroso perch la passione fa lievitare la persona,
immergendola in unatmosfera di sogno. Lo sposo continua, cos, a cantare lestasi che egli
sperimenta nella sua visita al giardino delle delizie amorose. Subito dopo, lebbrezza del
movimento avvolger anche la donna nella sua danza frenetica.
Il secondo canto del corpo femminile (7,1 10)
Il profilo della donna disegnato in modo ascensionale, partendo dai piedi, irresistibilmente
mossi nel ritmo della danza: ad essi vengono fatti seguire nove tratti fisiognomici accompagnati da
altrettante comparazioni.
a) Intermezzo dapertura del secondo canto (7,1)
Il testo potrebbe essere messo in bocca al coro. Il primo elemento che ci si presenta il quadruplice
Vltati! ritmato, quasi a scandire un passo di danza. Forse questo verbo lanciato e ritinato dagli
spettatori che acclamano la ballerina. un invito alla danzatrice a ripetere la sua evoluzione, a
ritornare alla ribalta dopo che il movimento lha condotta in fondo alla scena cos che sia visibile
ancora.La donna viene ora chiamata con un nome a sorpresa Sulammita, ignoto a tutto il resto della
Bibbia. Questo nome evoca pace (8,10) e perfezione (1,8; 2,2; 4,7; ecc.), serenit e pienezza,
intensit e bellezza suprema.
Lappello lanciato dal coro alla Sulammita ha uno scopo ben preciso: lassemblea desidera
ammirare la ballerina. Siamo, dunque, coinvolti in una visione affascinante. A questo punto il
versetto ha una svolta: dalla prima persona plurale passa alla seconda: Che cosa volete ammirare
nella Sulammita durante la danza dei due campi?. Non conosciamo questa danza dei due campi. Il
quadro , comunque, di grande bellezza per le movenze del corpo femminile e per il
coinvolgimento generale degli astanti.
b) Il canto del corpo (7,210)
La donna simile a una principessa nella raffinatezza delle sue calzature. Le curve dei fianchi,
flessuosi nei moti ritmici della danza, sono un capolavoro dartista. Il bacino (il vocabolo ebraico
pu indicare ombelico pube, grembo) come una coppa levigata e perfetta, colma di aromi e di
42

bevande inebrianti e afrodisiache (vv.23). La Bibbia ci invita ancora una volta a non relegare la
fisicit e la sessualit a due sole aree, quella dellanatomia fredda e quella della pornografia
miserabile. La carne anche una parola viva damore, pu e deve essere un termine di linguaggio e
di relazione interpersonale. Il ventre comparato, per la sua pelle candida e dorata, al grano e ai
gigli, simboli di fertilit. I seni, come in 4,5, sono mobili e perfettamente uguali, come se fossero
due gemelli di gazzella (v.4). Il collo si slancia verso il cielo come una torre davorio, materiale
prezioso e aristocratico (Am 3,15). Gli occhi sono come due specchi di acqua, luminosi come un
lago che riflette il cielo, ma anche ammiccanti e intelligenti. La descrizione continua col naso
confrontato col Libano che incombe come una torre di guardia sulla Siria e su Damasco:
prominenza, maestosit e candore. Anche il capo rimanda a un altro dato topografico celebre, il
Carmelo, denso di vegetazione e quindi simile a una capigliatura folta ed elegante (v.6). Le chiome
sono dun fulvo acceso, con iridescenze di porpora, cos affascinanti da impigliare un re nelle loro
dolci catene. Lo sposo, ancora una volta tratteggiato con lineamenti regali, stato imprigionato
dalla malia di questi riccioli. Unesclamazione di rapimento per questa deliziosa creatura apre il
secondo movimento (v.7), dove lo sguardo abbraccia nellinsieme la donna che si erge in tutta la sua
eleganza. Il pensiero del poeta corre allalbero pi slanciato e pi mobile della vegetazione
subtropicale, la palma, e il cui nome ebraico, tamar, portato anche da donne affascinanti (Gen
38,6; 2Sam 13,1; 14,27). Ai grappoli di datteri sono comparati i seni, successivamente
rappresentati come grappoli duva (vv.89). Lo sposo immagina di salire su questa palma viva, di
stringerla a s, di inebriarsi del suo profumo, di gustare i suoi frutti. Ma limmagine vegetale subito
trascolora riportandoci nellambito somatico: i seni sono come un vino dolce, lalito della donna
denso di fragranza come un frutto fresco, il palato, cio i suoi baci, sono come vino squisito che
scivola sulle labbra assopite dellinnamorato. Dal ritmo frenetico della danza iniziale si giunge alla
fine quasi allimmobilit dellestasi. I due innamorati si ritrovano uniti nellebbrezza e
nellabbandono gioioso ed esaltante dellamore.
Simboli e messaggio
Nel canto del corpo il simbolismo somatico a tenere il campo e sempre col suo valore semitico
di personalit, di unit individuale e non certamente di mera materialit e fisicit. Questa la
lezione costante del Cantico, i cui protagonisti sono convinti non di avere un corpo, ma di
essere un corpo. La bellezza del corpo viene presentata con un duplice canone estetico, quello
della natura, capolavoro di Dio, reso leggibile dallamore, e quello dellarte, capolavoro delle mani
dartista (7,2). Nel Cantico la natura ha unincidenza altissima, come appare dai greggi, dalla
colomba, dallaurora, dalla luna, dal sole, dai giardini, dai noci, dal verde delle valli, dalla vite, dal
vino, dal grano, dai gigli, dai laghi, dalle palme, dalle mele, dal melograno... Nel Cantico si fa
menzione dei manufatti delluomo: le citt, le torri, i monili...
Il corpo, la natura, larte costituiscono una trilogia simbolica profondamente interdipendente nel
Cantico.

10.

NELLE VIGNE E IN CASA DI MIA MADRE


(7,11 8,4)
11

Io sono per il mio diletto


e la sua brama verso di me.
12
Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
13
Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
43

se fioriscono i melograni:
l ti dar le mie carezze!
14
Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te.
81

Oh se tu fossi un mio fratello,


allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
2
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
minsegneresti larte dellamore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
3
La sua sinistra sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
4
Lo sposo Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno lamata,
finch non lo voglia.
Dopo i due grandi a solo di Lui, ecco risuonare di nuovo la voce dellamata. La sezione aperta
da una variante della professione damore (7,1 1) che Lei ha gi usato come sigillo di due altre
unit letterarie, quelle di 2,817 e di 5,2 6,3. La finale di questo brano, invece, unantifona (8,4)
che ha concluso gi altre due unit, quella di 1,9 2,7 e quella di 3,15. La prima scena ancora
una volta campestre e primaverile, avvolta nella freschezza di unalba; la seconda, invece, allude
agli sguardi appassionati e pieni di sottintesi, scambiati per via, e approda allabbandono felice
dellamore, quando i due sono abbracciati e la sinistra dellamato sorregge il capo della sua donna,
mentre la destra la stringe a s.
Lettura esegetica
Primo quadro (7,1114): nelle vigne
Tutto il brano echeggia ancora una volta la sigla spirituale del Cantico: Io sono del mio amato
(v.11). La parit delle due persone, luomo e la donna, la certezza del loro mutuo possedersi e del
loro reciproco donarsi sono ormai la celebrazione di un amore matrimoniale maturo e genuino. La
parola ebraica che indica il desiderio reciproco rimanda a una pagina amara della Bibbia, alla
descrizione della tensione sessuale che il peccato originale aveva introdotto nella coppia: Verso tuo
marito sar il tuo desiderio, ma egli ti dominer (Gen 3,16). Un desiderio, in questo caso,
insopprimibile, quasi cieco, che si scontra con la volont di prepotenza e di dominio del maschio. Il
Cantico, invece, lesaltazione della passione, della stessa pulsione sessuale, del desiderio, ma solo
in quanto alimentato e trasformato dal lievito dellamore. La passione, allora, perde ogni traccia di
egoismo ed esprime la purezza della donazione.
Con un invito delicato e tenero, la donna conduce poi per mano il suo uomo in campagna, per i
sentieri dei prati primaverili, e ai suoi cespugli profumati. In campagna le veglie notturne saranno
deliziose. Appena la prima luce segner allorizzonte lapparire dellaurora, i due correranno per le
vigne che ora stanno mettendo i germogli. Si sentiranno in sintonia con la natura che ora colma di
energia, di linfa di vita. I loro occhi si poseranno sui fiori; le loro mani si fermeranno sulle gemme
dei melograni, il frutto dellamore e della fecondit; i loro sensi saranno eccitati dallaspro aroma
della mandragora. In questa atmosfera carica di vitalit, la donna felice di poter donare al suo
sposo i suoi amori, cio tutta quella trama visibile di carezze, di tenerezze, di atti damore che
rendono visibile e sperimentabile un legame interiore. La coppia si avvia, allora, verso la casa che la
ospita per vivere questa intensit damore. Ed ecco che, sulla soglia, quasi come in una sorpresa,
sono pronti alcuni frutti che la donna ha raccolto: ci sono frutti freschissimi e fragranti, ma ci sono
44

anche i frutti ben stagionati dellannata precedente. La donna, in tutto questo progetto di viaggio
nelle vigne e nella campagna, non ha fatto che pensare a Lui, e per Lui ha preparato un segno antico
e nuovo, come il loro amore, e ora lo consegna a Lui che ne il solo, vero destinatario.
Il ritornelloantifona (v.11)
Lautore del Cantico non ha mai usato questa professione damore in modo identico, ma sempre in
un crescendo e in un progresso di intensit (cfr. 2,16; 6,3; 7,11).
Tutto si concentra sullespressione il suo desiderio. Il termine ricorre solo qui e in Gen 3,16; 4,17.
Nel caso della Genesi il contesto era negativo perch riguardava il giudizio divino sul peccato
originale delluomo. In Gen 3,16, infatti, si emette la sentenza divina sulla donna: Moltiplicher i
tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sar il tuo desiderio, ma
egli ti dominer. Lo spezzarsi del rapporto uomodonna, dopo il peccato, tocca esplicitamente la
relazione sessuale. Prima del peccato essa era rappresentata come dialogo e unione; era la continua
e meravigliosa scoperta di essere una carne sola, di essere luno nellaltra, di essere in comunione
profonda di vita (Gen 2,23). Ora, invece, tutto retto dallistinto, dalla pulsione, dal desiderio
egoista, a cui si accompagna il possesso brutale del maschio sulla donna: il verbo dominare in
ebraico usato per i potenti, i re e i tiranni.
Il poeta del Cantico, raccogliendo quel raro vocabolo da Gen 3,16, vuole portare il desiderio al
suo significato primordiale e creativo di desiderio tenero e appassionato, sanando la degenerazione
che lo aveva fatto scadere a puro istinto e pulsione egoistica. Alluguaglianza delluomo e della
donna di Gen 2,21ss, dove la donna era data dal Creatore a suo marito come un aiuto simile a lui, un
aiuto che gli era pienamente in sintonia, si sostituiscono in Gen 3,16 la disuguaglianza e il disprezzo
della dignit della donna. Questo stravolgimento del significato primitivo dellunione coniugale ha
la sua radice nel peccato (O. Procksch). Il Cantico, riprendendo lo spunto, riporta il matrimonio
alla sua pienezza paradisiaca, cio al progetto divino, al modo con cui Dio aveva voluto uomo e
donna. Cantico 7,11 riprende, perci, Gen 3,16 per differenziarsi volontariamente, descrivendo un
amore umano che ha ritrovato il suo vero senso, forse sul modello dellamore divino (Lys).
Entrambi i testi Gen 3,16 e Ct 7,11 parlano dellistinto sessuale come qualcosa di donato da
Dio, voluto da Dio. Ma, mentre l limpulso della donna verso luomo appare come unarma
sospetta nella mano delluomo, qui la consapevolezza di essere cos ardentemente desiderata da Lui
serve soltanto allaumento della compiacenza di s nella donna (W. Rudolph). significativo
anche notare che in Ct 7,11 avviene un altro mutamento rispetto a Gen 3,16. L era il desiderio della
donna a tendere verso luomo, quasi in un bisogno di sottomissione a cui non poteva sottrarsi; ora
il desiderio delluomo ad essere orientato verso la donna che lo desidera e attende. C, quindi, una
prospettiva pi femminile che, per, si risolve in un appello allarmonia, in un incontro di parit,
perch la donna ha gi dichiarato di appartenere al suo uomo.
Scena damore campestre (vv.1214)
La campagna sinonimo del giardino, spesso evocato, e della natura trasfigurata che accompagna
costantemente i due innamorati. Essa carica di allusioni anche antropologiche, perch si tratta di
un paesaggio psicologico, specchio della vicenda personale; una geografia somatica, immagine
della vicenda amorosa.
Si va nella campagna per godere, per sentire la vita, per incontrare la vigna e sappiamo quali
connotazioni il termine trascina con s per gustare il sapore dellamore, della tenerezza
dellabbraccio. In questo senso il paesaggio certamente simbolico. Anche il salmo matrimoniale
128 presenta la sposa come vite feconda nellintimit della casa (v.3). Nellatmosfera dolce e
profumata delle vigne, la donna offre al suo uomo le sue carezze, i suoi baci, i suoi gesti teneri e
appassionati. Labbraccio ormai pieno e totale; le viti suggeriscono gesti damore inebrianti
(1,2.4), gesti stupendi e affascinanti (4,10). Ormai tra creato e persona si stabilisce un intreccio
simbolico; i segni naturali dellamore diventano ora realt viventi nei corpi e nelle anime. I frutti
antichi e nuovi sono la bellezza antica e sempre nuova dellamore.
Il quadro, che stato inaugurato da una professione damore (v.11), viene sigillato da una
dichiarazione di donazione totale. Al centro domina, allargandosi in tutte le direzioni, un giardino
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delle delizie in cui la donna invita il suo uomo a entrare. In questo paradiso trover in pienezza la
felicit e la pace.
Secondo quadro (8,14): nella casa di mia madre
La donna desidera ardentemente condurre a casa sua linnamorato e farselo suo sposo legittimo, per
rivelargli in ogni luogo e in ogni tempo ci che le arde nel cuore. Le rigide convenzioni orientali
impedivano la spontaneit delle effusioni anche tra due sposi quando essi si trovavano in un luogo
pubblico o in presenza di estranei. La donna sembra quindi abbandonarsi a una specie di sogno: se il
suo sposo fosse suo fratello di sangue o di latte, appartenente allo stesso clan, ella, incontrandolo
per le strade della citt, potrebbe baciarlo e nessuno malignerebbe (v.1). Linnamorata desidera
fondere nella fiamma dellamore tutti i legami interpersonali: ella vorrebbe che il suo amato fosse
anche suo fratello carnale, cos da avere con Lui una comunione assoluta, ufficiale, simile a quella
codificata in pubblico tra fratelli e sorelle della stessa famiglia. Laspirazione della donna quella di
poter comunicare ai quattro venti, senza le riserve delle convenzioni, il proprio amore. il desiderio
di urlare al mondo la propria gioia.
Lespressione casa di mia madre vuole significare il desiderio dellinnamorata che vorrebbe
riportare lamato nel suo grembo vitale per rigenerarlo non pi come fratellosposo, ma come
fratello di sangue. Attraverso il matrimonio e latto damore celebrato nella casa di mia madre,
il fratello coniugale diventerebbe anche fratello familiare, in un legame pieno e in una intimit
assoluta.
La sposa del Cantico offre se stessa, la meraviglia inebriante dei suoi baci, la dolcezza del suo viso,
lintensit delle sue carezze, la realt calda e fremente del suo corpo, ma desidera che lo sposo non
laccolga solo eroticamente, come un dato sessuale, ma come un ambito di esperienza in cui
anchegli partecipi personalmente iniziandola allintimit. Lamore un dialogo dei corpi e delle
menti, delleros e dellagpe: non pu essere condotto su uno solo di questi registri. necessario
riconsiderare il senso del corpo come parabola dellesistenza, come grande simbolo di
comunicazione, anche e soprattutto nella sua dimensione sessuale: la fisicit dellamore
espressione di felicit, di vigore e di dolcezza, di energia vitale, di ebbrezza, di intimit suprema.
Dopo il desiderio (vv.12), ecco lattuazione (vv.34), in un sapiente dosaggio di attesa e di
presenza, di sospiro e dincontro, di conquista e di possesso realizzato. Ora i due sono insieme e il
loro desiderio si placa: il sogno damore della donna non approdato a unalba delusa, ma al
mattino splendido dellamore. Nulla deve interferire e spezzare, nulla deve interrompere o
modificare i ritmi dellamore, espressi attraverso il simbolo del sonno e del risveglio. Col quadro di
riposo e di silenzio, di abbandono reciproco e di possesso di questo ultimo versetto si chiude
laspirazione della donna a un incontro perfetto e assoluto tra Lei e il suo amato.
La vera spiritualit del Cantico, la sua grande lezione sullamore umano e divino, fiorisce
meravigliosamente in questa storia damore.
Simboli e messaggio
La campagna, gli alberi, le vigne, i fiori, i frutti e tutte le bellezze della natura ci riconducono
sempre allintimit, alla freschezza e alla bellezza dellamore. Nella natura si legge soprattutto il
corpo di Lei, che viene dipinta come una sintesi delle meraviglie cosmiche, come una raffigurazione
della Madre Terra, in tutto il suo splendore fecondo.
Dallamore umano si sale a comprendere le molteplici espressioni dellAmore. Il Cantico ci fa
balenare un senso superiore dellamore che cerca spazi nuovi e infiniti.
In definitiva, la costola che Adamo, luomo di tutti i tempi, cerca nella sua donna Dio stesso,
Amore e fonte di ogni amore!
11.

LAMORE E FORTE COME LA MORTE


(8,57)
46

Chi colei che sale dal deserto,


appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
l, dove ti concep tua madre,
l, dove la tua genitrice ti partor.
La sposa 6 Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perch forte come la morte lamore,
tenace come gli inferi la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
7
Le grandi acque non possono spegnere lamore
n i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dellamore, non ne avrebbe che dispregio.
Siamo davanti alla pagina pi alta del Cantico, al suo vertice ideale, al suo epilogo.
Lettura esegetica
Con la domanda introdotta dal coro: Chi costei che sale dal deserto... ? si crea unatmosfera di
stupore. Da lontano, nel silenzio del deserto, nella solitudine e nella pace, appare una coppia: la
donna incede appoggiata al suo amato. Mentre la coppia avanza e savvicina sempre pi al coro,
ecco una voce levarsi squillante. quella della sposa che intona il suo canto damore.
La solo della donna si apre con un percorso poetico un po misterioso. Si dilata poi in unaria
di grande potenza ed esaltazione (vv.67a) e si smorza in un piano moderato, ormai privo di quel
fuoco che aveva pervaso il movimento centrale (v.7b).
La purezza della poesia riesce a esprimere con un linguaggio spoglio ed essenziale unintuizione
molto profonda. Al centro c un melo, lalbero dellamore gi cantato in 2,3: era, dunque,
allombra dellinsegna dellamore che lo sposo si era addormentato. La donna laveva risvegliato,
riportandolo al desiderio cosciente. In quel momento di meravigliosa tenerezza, ella sente di essere
per il suo uomo non solo sposa e sorella, ma quasi madre. Lamato pienamente uomo e persona
non solo perch c stata una madre che lo ha partorito, ma anche perch c una sposa che, in
qualche modo, lo genera a nuova vita. Il luogo dellamore (sotto il melo) viene spiritualmente a
coincidere col luogo della nascita dello sposo, dove la madre laveva concepito e partorito. come
se la donna dicesse: io ora con il mio amore ti sveglio per una nuova nascita. Come scrive Lys, ora
la donna dice al suo amato: Tu stai per nascere di nuovo nel luogo stesso in cui fosti concepito da
tua madre, cio non nella tua casa, ma nellabbraccio damore.
Essere assisa allombra del melo e prendere riposo tra le braccia dello sposo sono due metafore
che hanno nel Cantico esattamente lo stesso significato. Il melo lo sposo in persona (Buzy).
Con la sposa del Cantico giungiamo anche noi davanti a quel melo che segno dellamato. L la
forza della poesia e dellamore riuscir a ricreare levento magico ed esaltante della nascita
dellamato: e quasi in sovraimpressione che il poeta accosta il risveglio per lamore al risveglio
della nascita, in una libert creativa di straordinaria potenza. Dove ora i due sono abbracciati, l
si erano abbracciati la madre e il padre dello sposo, dandolo alla luce, e la sposa vuole quasi unire
questi due momenti germinali della vita del suo amato.
I vv.67a sono la strofa centrale del canto damore della donna, una strofa che sale di tono e di
intensit, quasi alla ricerca di una parola suprema e perfetta. Il Cantico in pratica si chiude qui.
La sposa vuole ora esprimere la donazione totale che sigilla per sempre lamore. per questo che il
simbolo usato quello del sigillo, espressione di un desiderio impetuoso di vicinanza e di unit. La
sposa vuole che lintelligenza, la volont, laffettivit, lazione, la personalit intera delluno si
trasfondano, si attacchino, si avvinghino allaltra in piena simbiosi.
Questa reciproca appartenenza non pu essere infranta neppure dalla morte.

47

Amore e Morte si scontrano e si fronteggiano in un duello implacabile, gridando: Dammi, dammi!


Non si saziano mai, non dicono mai: basta! (Pr 30,15). Ma lAmore con la sua passione ardente ed
esclusiva, la sua gelosia riesce a sopravvivere alla Morte. Le sue fiamme, infatti, sono fulmini
che Dio scaglia sulla terra. Le fiamme dellamore sono di Jhwh, sono divine, invincibili e
inestinguibili come quelle del roveto ardente del monte di Dio, Horeb, avvolto in un fuoco che non
si consumava (Es 3,2).
Una fiamma colossale, dunque, che se non si riduce lunica citazione del nome divino, presente
nel Cantico in questo punto, a un mero superlativo attesta che lamore partecipa alla forza stessa
di Dio, essendo di sua natura vita come Dio, il Vivente. LAmore riesce a resistere anche alle acque
infernali del caos. Le prove della vita, gli incubi quotidiani e le disgrazie non potranno mai staccare
la sposa dal suo amato. Entrambi passeranno indenni attraverso tutti gli inferi e tutte le paludi del
dolore, della crisi, della desolazione conservando intatta la fiamma del loro amore che non verr
meno. Forte come la Morte lAmore. Nellamore umano si gusta la primizia della vita
intangibile e indistruttibile di Dio stesso. unirruzione delleterno nella storia ed un aprirsi della
storia alleterno.
Agli inferi, o Sheol, che sono lantimondo, dove domina il silenzio (Is 38,18), si cancellano i
colori, e lesistenza si riduce a una pallida larva, il poeta del Cantico contrappone la gelosia. Il
Cantico si regge su una precisa oscillazione interiore tra tensionegelosia e possessoriposo.
Lamore del Cantico ha una forte connotazione di esclusivit e di unicit che pu molto bene essere
rappresentata simbolicamente dalla gelosia. Il tema della gelosia ha un largo uso anche nella Bibbia,
soprattutto in contesto nuziale (cfr. Pr 6,34; Ez 16; 2Cor 11,2). Ma questa simbolica, col suo
intreccio di amore e di possesso esclusivo, ha la sua pi alta celebrazione in ambito teologico. La
gelosia di Dio una costante delle raffigurazioni di Dio, quasi un suo titolo specifico, una
carta di identit di Dio (Gelin): Jhwh si chiama Geloso; egli un Dio geloso (Es 34,14). un
tema ribadito spesso in contesto antiidolatrico perch Dio rivendica nei confronti di Israele la sua
propriet esclusiva e non tollera che gli venga alienata. La gelosia la tutela amorosa della realt
amata, per cui la gelosia traduce la sicurezza totale del fedele (B. Renaud). Ma, mentre per noi
spesso la parola gelosia ha un valore quasi esclusivamente negativo, per lautore del Cantico essa
un sinonimo di amore. Il vero innamorato geloso non per un egoismo o tornaconto personale, ma
perch vuole preservare la persona amata da scelte sbagliate e fallimentari.
Lamore riesce a partecipare della stessa forza divina: nessun genere di difficolt, nemmeno quelle
capaci di distruggere lintera creazione, pu soffocare lamore.
Il canto della sposa nel Cantico si chiude con un aforisma sapienziale che oppone Amore e Denaro.
La donna del Cantico afferma in maniera inequivocabile che lamore non si acquista, non
commerciabile, non pagato. E, perci, degno di disprezzo chi si illude di considerare lamore
come merce di scambio o come oggetto. Ma il centro del suo pronunciamento nel contrasto
ricchezzaamore, per affermare il primato assoluto dellamore.
Simboli e messaggio
Lelemento centrale del brano la potente serie di antitesi che contrappongono Amore e Morte,
Gelosia e Sheol, Fuoco sacro e Grandi Acque caotiche, Amore e Ricchezza. Lamore lunica realt
che, come Dio, non deve piegarsi alla legge inesorabile del morire.
Il Cantico nellamore della donna per luomo ha voluto rappresentare lAmore le cui declinazioni
sono infinite ma sarebbero impossibili senza il simbolo di partenza, quello di Lei e di Lui
abbracciati. Sono loro ad offrirci linguaggio e immagini per esprimere ogni altro amore, compreso
quello trascendente e supremo di Dio.

48

12.
MURAGLIA E VIGNA
(8,814)
Due epigrammi 8 Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parler?
9
Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto dargento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
10
Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Cos sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
11
Una vigna aveva Salomone in BaalHamn;
egli affid la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli dargento.
12
La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!
Ultime aggiunte 13 Tu che abiti nei giardini
i compagni stanno in ascolto
fammi sentire la tua voce.
14
Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!.
Il Cantico ha raggiunto il suo vertice in 8,67. Ma ecco che dopo quellacuto, la trama musicale
continua. Si ha limpressione di essere in presenza di una chiusura in tono minore. In un certo senso
siamo di fronte a un testo inatteso, a una sorpresa.
Lettura esegetica
La sezione dei vv.814 si presenta con una sua originalit; ricupera materiali gi noti del Cantico,
ma li orienta verso nuove prospettive e con nuovi scenari e temi.
I vv.810 ci presentano due battute del dialogo tra i fratelli e la sorella piccina.
Il coro dei fratelli esprime il pensiero dei fratelli della donna e riflette un atteggiamento gi apparso
in una delle prime scene del Cantico, quando la sposa aveva fatto balenare la sua paura nei confronti
dei fratellitutori (1,6).
Anche qui i fratelli appaiono come i rigidi difensori della giovane sorella, con una punta di dominio
e possesso che la donna non vuole avallare. Per gli orientali (e non solo per loro!) la donna sempre
uneterna minorenne.
A prima vista il v.8 abbastanza lineare. I fratelli affermano di avere una sorella ancora giovane,
inadatta al matrimonio perch ancora nella primissima pubert: infatti, i seni, che sono i segni della
maturit sessuale, sono appena spuntati. La ragazza reagir puntigliosamente nel v.10, affermando il
suo diritto a sposarsi perch ormai i suoi seni sono turgidi, come quelli di una vera donna fatta.
Alla convinzione dellimmaturit della ragazza, espressa dai fratelli, si oppone il contesto del
Cantico, che la celebrazione di un amore sbocciato e cresciuto. Inutilmente i fratelli si oppongono
e vanamente progettano matrimoni o tutelano la loro consanguinea ai fini di un bel partito
matrimoniale. Lei ha gi fatto la sua scelta nella libert e nella freschezza della sua giovinezza. Il
Cantico proprio questa sorprendente esaltazione della libert e dellindipendenza dellamore che
49

non conosce condizionamenti e che infrange convenzioni consolidate, tempi e momenti. Una simile
visione ancor pi sorprendente e originale perch il Cantico sorto in una cultura cos rigida
riguardo ai ruoli delluomo e della donna, comera quella semitica.
Il v.9 ci presenta il ragionamento dei fratelli che, a tutela della verginit della sorella, un bene anche
molto commerciale a quei tempi, sono pronti a costruirle attorno un sistema invalicabile e
poderoso di difesa.
Le immagini fondamentali sono due, entrambe introdotte da un "Se...". La prima quella della
muraglia di citt, sulla quale si ergono torri di guardia contro le incursioni nemiche. Il secondo
simbolo quello della porta. Se la ragazza gi pronta alla difesa della sua verginit ( una
muraglia), i fratelli ne completeranno le difese; ma se essa fosse troppo libera, come una porta
aperta, cio incurante della sua verginit, essi la bloccherebbero con tavole di cedro, forti, robuste
ed eleganti. Il libro del Siracide esorta il padre: Fa buona guardia a una figlia libertina, perch non
se ne approfitti se trova indulgenza... Come un viandante assetato apre la bocca e beve qualsiasi
acqua a lui vicina, cos essa siede davanti a ogni palo e apre a qualsiasi freccia la faretra
(26,10.12).
Alle considerazioni dei fratelli, la donna replica contestando le loro affermazioni su di Lei e
opponendo la sua maturit umana, la sua personalit e la scelta gi compiuta. La ragazza riprende la
comparazione usata dai fratelli e si dichiara simile a una muraglia che sa, da sola, tutelare ci che
contiene e respingere ogni tipo di assalto. Si tratta di una dichiarazione di autocoscienza molto
originale e provocatoria. Daltra parte la sorprendente originalit del Cantico proprio nellaver
concesso in pienezza la parola alla donna. Essa non si sente n "minorenne" n "minorata", n
"immatura" n "incompleta" e lo afferma con la ripresa polemica del linguaggio e dellimmagine
usati dal fratelli. Essa non si considera come un bene da proteggere e conservare per non sminuire il
suo valore, ma come una viva sorgente di benessere, di felicit e di pace per la persona che la ama.
Alludendo al tema della dote, che ha il suo vertice nellintegrit fisica, vista come merce pregiata,
il Ct 8,810 lunico passo dellAntico Testamento dove, proprio per bocca della donna, viene
elevata una protesta contro il costume di acquistare la sposa, degradandola cos a oggetto e
abbassando la verginit a prodotto commerciale. Il poeta canta qui lamore vero che si fonda sulla
libera scelta del cuore.
Essa accetta limmagine del muro per rappresentare la sua persona e la sua verginit, ma subito
aggiunge di non essere una ragazzina perch il suo seno ormai florido, segno di maturit sessuale,
ma anche di pienezza personale. La donna lo presenta come "torreggiante" nella sua imponenza. Le
torri dei seni che incombono sulla muragliadonna hanno una funzione attrattiva: conquistano,
incantano, affascinano come tutta la persona della sposa. A nulla gioverebbero le merlature
dargento che i fratelli volevano aggiungere alla muragliadonna con funzione protettiva. A questo
punto, la donna conclude il suo discorso essenziale con una dichiarazione capitale, che svela la sua
scelta damore, gi compiuta. Proprio a questo punto entra nuovamente in scena Lui, lamato. La
vita e la realt della donna si snodano tutte alla luce di quello sguardo, di quella presenza.
Giungiamo, cos, al vertice delle parole della donna. Essa colei che ha trovato la pace oppure
colei che d pace, pienezza, prosperit, felicit al suo amato. Donando se stessa, la sposa genera
la felicit e la pienezza totale nel cuore del suo amato. Essa non ha bisogno di difesa da parte dei
fratelli, non ha bisogno di trattative matrimoniali, non ha bisogno di crescere perch, avendo Lui, ha
tutto. chiaro, comunque, che in questo eventuale rimando dei due significati abbiamo la
decifrazione finale dello pseudonimo sotto cui i due si sono nascosti: Sulammita e Salomone. Essi si
chiamano cos perch hanno trovato con laltro lo shalm, la pienezza e la felicit, e perch essi
sono luno per laltro radice di pace e di perfezione totale.
Amarsi shalm, cio realizzazione piena della creatura umana. Con il suo "io" sicuro, la donna
spazza via una concezione dellamore burocratica ed esteriore, superficiale e convenzionale. La sua
esperienza la rivela ben maggiore rispetto ai fratelli che la considerano piccola. Lei lunica, vera
persona della sua famiglia e questo avvenuto perch la vera maturit la si ottiene amando. Con
una sorprendente limpidit spirituale e poetica ella dichiara: lo sono una muraglia e i miei seni
50

come torri. Cos, ai suoi occhi sono (come) colei che ha trovato (veramente) la pace (felicit,
pienezza). La parola shalm del v.10 offre probabilmente lo spunto al coro per inserire una specie
di parabola che ha come protagonista Salomone. Senza specificazioni, il coro introduce in modo
quasi narrativo una storia. Entra subito in scena la vigna di Salomone che, nella filigrana allusiva,
potrebbe essere considerata una metafora dellharem del re, soprattutto a causa del contrasto col
v.12, dove la vigna personale della donna del Cantico , come in 1,6, un riferimento alla sua
identit femminile. Daltronde, quelle mille monete dargento successive non possono non
provocare uno spontaneo rimando alla nota, probabilmente gi favolosa di 1Re 11,3: Aveva
settecento principesse per mogli e trecento concubine. Il contrasto , perci, tra una vigna
immensa e lunica vigna personale, pi o meno come era gi avvenuto, in modo non traslato, in
6,89 (lharem immenso di mogli principali, secondarie e aspiranti da una parte, e dallaltra lunica
colomba). Il racconto ha, dunque, un taglio squisitamente simbolico e si regge sullantitesi tra
molteplicit e unit, tra possesso e amore, tra splendore erotico e monogamia damore, tra ricchezza
e donazione.
Il poeta del Cantico oppone al re Salomone la figura dellamato che, pur nella semplicit e nella
modestia, risulta alla fine pi grande di lui, divenendo il vero Salomone, cio lamato della
donna del Cantico.
Alla base dei vv.11 12 sta la contrapposizione tra due vigne, luna enorme e stupenda, laltra
semplice e unica. Al di l dellimmagine si contrappongono gli amori del re Salomone con lAmore
del Salomone ideale, il resposo del Cantico; si fronteggiano le mille donne, immerse nella
ricchezza, del re Salomone allunica Sulammita, lunica che ha in s il sigillo vero dello shalm,
della pienezza, della felicit, lunica che questo shalm pu offrire rendendo veramente Salomone,
uomo della pace, il suo uomo.
Alliniziale del v.11 una vigna aveva Salomone ora si oppone la mia vigna della protagonista.
Alla vigna di Salomone, affidata ai custodi (probabilmente gli eunuchi di corte) e cos impersonale
pure nella sua abbondanza, si oppone la vignapersona, un io cosciente che rivela unidentit e
una libert di donazione. La coscienza fondamentale che la donna sottolinea quella della sua
anatomia: la sua femminilit e personalit non hanno bisogno di custodi perch non la vende a
nessuno, ma la dona. In finale si ripropone uno dei motivi pi alti e pi originali del Cantico, quello
della personalit, della libert e della gratuit dellamore. La dichiarazione della protagonista del
Cantico, dopo questa proclamazione di autoappartenenza, si rivolge quasi in modo provocatorio al
re Salomone, raccogliendo il motivo della rendita della vigna. La reazione della donna sferzante e
coinvolge sia Salomone che i suoi zelanti custodi, entrambi definiti solo a livello finanziario: A
te, Salomone, i mille pezzi, e duecento ai custodi del suo frutto! (v.12b).
La cifra colossale, ricavata dalla vigna, viene quasi buttata in faccia al re, perch i valori dellamore
sono su un piano pi alto e non sono commerciabili o monetizzabili.
Le ultime battute del Cantico sono un duetto tra Lui e Lei, i due protagonisti dellopera. Ritornano
in scena i compagni dello sposo, quasi a riproporre un senso corale e nuziale a tutta la scena. Loro e
Lui e tutti coloro che hanno seguito questa vicenda di poesia e di amore, di eros e di spiritualit
sono in attesa della voce dolcissima della signora della vigna e dei giardini dellamore, del pi
bel fiore delloasi, dellamata. A quella domanda piena di desiderio Lei risponder intonando il
motivo della sua canzone damore. Il v.13 ci presenta la donna come immersa in un giardino
fantastico che le fa da residenza, da manto fiorito e da oggettivazione della sua intimit e interiorit.
Poi ci presenta i compagni, gli amici dello sposo. Essi sono protesi nel silenzio, pronti a cogliere
quella voce che anche lo sposo attende.
Linvocazione del v.13 riassume in una battuta lappello dellamato in 2,14: O mia colomba, che
sei nelle fenditure della roccia, nel segreto dei dirupi, fammi vedere il tuo viso, fammi sentire la tua
voce perch la tua voce soave e il tuo viso affascinante.
Alla fine di quella scena, la donna aveva risposto con un canto altissimo e intenso: Il mio amato
mio e io sono sua, di lui che pascola tra i gigli. Prima che spiri la brezza del giorno e fuggano le
ombre, volgiti, mio amato, simile a una gazzella o a un cucciolo di cervo sui monti di Beter (2,16
51

17). Quella risposta ora condensata in una battuta allinterno del v.14, con alcune variazioni
suggestive.
Qui, in undici parole ebraiche, la donna condensa il contenuto del Cantico: risuona il perfetto
vocabolo dellamore, ddi mio amato; riappare la natura vivente con la gazzella e il cerbiatto, gli
animali dellamore; si profila allorizzonte il monte simbolico del balsami, cio dellebbrezza
dellincontro dellamore. Ma, su tutto, ecco quellinvito alla fuga, alla corsa, al movimento verso
lalto (il monte). un invito a cercare, a lasciare alla spalle il passato per incontrare, con la festosa
agilit del cervo, quellamore che non mai del tutto posseduto definitivamente. Esso, infatti,
sempre da inseguire perch non mai completamente raggiunto e posseduto; , invece, vita, libert,
spirito, felicit, perenne novit.
La donna invita il suo amato a fuggire e quindi a rifugiarsi sui monti dei balsami. Ora
sappiamo che questultimo simbolo, pur evocando tutto lo splendore della natura in modo
emblematico, per certi aspetti una variazione dellimmagine del giardino, della vigna, del
paradiso colmo di vegetazione e di aromi, di vita e di bellezza. E tutto questo , come stato
dimostrato, la donna stessa nella sua intimit e nel suo fascino. La donna del Cantico non fa altro
che invitare il suo amato a fuggire da tutto il resto, per immergersi in Lei. quasi un uscire da se
stesso, un abbandonare tutto, per correre verso un orizzonte profumato e beatificante, che
sempre e poi sempre la sua amata. I monti dei balsami, come i monti di Beter in 2,17 o il
monte della mirra in 4,6, altro non sono che unimmagine di Lei, la pienezza dellebbrezza e
della felicit dellamato. Entrando in Lei, lamato entrer nellinfinito dellamore.
Simboli e messaggio
Lultimo appello del Cantico quello alla fuga, cio allandare al di l e oltre il quotidiano e la
banalit, per entrare nel mondo misterioso dellintimit. Lultima parola del libretto balsamo,
cio aroma, profumo, incanto da gustare su un monte ideale della trasfigurazione. Lultima
immagine quella viva e mobile della gazzella, segno di freschezza e giovinezza. Lultimo termine
damore dod, il pi intenso e tenero dei vezzeggiativi damore. Lultima realt lintimit, la
comunione non posseduta definitivamente, ma da conquistare allinfinito e sempre, perch infinita
ed eterna.
Il brano 8,814 pu ben figurare come sigillo del Cantico, perch rivela dichiarazioni di grande
intensit e riassume il contenuto di tutto il libretto, che un canto dellamore con tutto il suo ardore,
dellamore con tutte le sue passioni, le sue angosce e le sue estasi.
Saluto alla donna del Cantico
Giunti al termine del nostro viaggio allinterno nel Cantico, dopo aver ascoltato le voci tenere e
appassionate, ma talora anche screziate dalla paura o dallattesa dei due protagonisti, Lei e Lui, ci
accomiatiamo da questa opera straordinaria con un saluto. E il saluto va soprattutto a Lei che ha
recitato la parte fondamentale del dramma.
Il Cantico continua a vivere nellamore della coppia di tutti i tempi e di tutte le terre. Il Cantico
esaltazione dellamore mutuo, oblativo, perfetto, fatale, puro. Ma suggestivo che le prime, le
ultime, le maggiori e le migliori parole del Cantico siano pronunciate da Lei, la sposa, la
sorprendente protagonista di uno scritto nato in un ambiente e in una cultura cos poco attenti alla
realt femminile. Sembra quasi che la forza e il fuoco di questa Parola di Dio, di questo manuale
della Rivelazione sullaffetto, sullamore, sulla sessualit (G. Krinetski) vogliano spezzare la
gelida cristallizzazione delle tradizioni.
Nel volto della Sulammita si intravedono i lineamenti di tutti i volti femminili, spesso segnati dalla
sofferenza, ma luminosi perch essi portano al mondo un valore e una luce decisivi. la donna del
Cantico a tenere una lezione perfetta sul vero amore, sulla tenerezza, sulleros, sul sentimento, sul
mistero divino che si cela nella comunione umana. Lei a riannodare il filo interrotto dellamore,
Lei a svelare i segreti dellintimit, Lei a far scoprire il senso ultimo della donazione totale
reciproca. E Lui, educato da Lei con dolcezza, comprende che il monte dei balsami non una
meta raggiunta una volta per sempre, ma un orizzonte che si deve sempre cercare, perlustrare,
desiderare.
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La donna del Cantico ci invita a purificare lo sguardo e il cuore perch lamore risplenda nitido in
tutte le sue forme, a partire da quella che in Genesi 12 e nel Cantico considerata come la forma
fondamentale, lamore di coppia, sorgente e rappresentazione di tutte le altre forme damore
(parentela, amicizia, solidariet...), compresa quella dellamore di Dio.

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