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UNA EXPO EUROPEA PERMANENTE

Milano 2015 una grande occasione per lEuropa. LExpo la valorizzazione delle eccellenze italiane, ma anche un modo per ridefinire il modello produttivo agricolo e lo stile di vita italiano ed europeo. In questo, grande importanza ha lelaborazione sul nuovo ruolo delle citt che in Expo 2015 pu e deve trovare spazio.
Il tema scelto per Expo non pu che essere tradotto in scala europea. Ed per questo che naturalmente Expo 2015 lExpo non solo di una citt, di un Paese, ma di tutta Europa. Per capire limportanza e la centralit dellagricoltura nella societ europea, basta ricordare che nei 28 Stati membri sono presenti circa 14 milioni di agricoltori e altri 4 milioni di persone che lavorano nel settore alimentare. Gli agricoltori gestiscono lo spazio naturale con benefici per tutti i cittadini e forniscono beni pubblici, tra cui la cura e la manutenzione dei terreni, del paesaggio e, appunto, della biodiversit. Il mercato non offre alcun ritorno economico per la gestione e la tutela di questi beni pubblici per cui lUnione europea, nellintento di ricompensare gli agricoltori del servizio reso allintera societ, a sostenere il loro reddito. Gli agricoltori, del resto, sono i primi a rendersi conto della necessit di tutelare le nostre risorse naturali, dato che da queste dipende interamente la loro attivit e, dunque, il loro sostentamento. Uno dei capitoli centrali nel bilancio europeo la PAC (Politica agricola comune). A dimostrazione del fatto che non si tratta di un tema del passato, ma del futuro. E in questo sta la forza di Expo 2015. Concretamente, si tratta di un sistema di cooperazione tra lEuropa e gli agricoltori di tutti gli Stati membri, nato nel 1962 e orientata ad alcuni fini specifici, tra cui spiccano il miglioramento della produttivit agricola, in modo da assicurare ai consumatori approvvigionamenti alimentari stabili a prezzi accessibili, la sicurezza alimentare (la certezza che i nostri agricoltori producano gli alimenti di cui noi cittadini abbiamo bisogno), la tutela delle campagne di tutta Europa e il mantenimento in vita delleconomia rurale. Non solo, considerando le sue eccezionali risorse agricole, lUnione ha lambizione di svolgere un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza alimentare dellintero pianeta. In tale direzione va anche lobiettivo di sostenere, allinterno di una filiera alimentare forte, le organizzazioni di produttori, lo sviluppo di filiere corte e di sistemi alimentari locali, lagricoltura familiare, che rappresentano non solo la spina dorsale su cui poggiare gli obiettivi della PAC per unagricoltura orientata al mercato e sostenibile, ma anche la possibile risposta di tutte le agricolture del mondo ai problemi di accessibilit del cibo, alla sicurezza e alla sovranit alimentare. La politica agricola comune si compone di tre dimensioni: sostegno al mercato, sostegno al reddito e sviluppo rurale. Per quanto riguarda il sostegno al mercato, ci sono alcune incognite che richiedono un importante ruolo del settore pubblico a tutela degli agricoltori: ad esempio, la forte dipendenza del settore dellagricoltura dal clima e dalle condizioni meteorologiche. Per quanto riguarda il sostegno al reddito, oltre a garantire agli agricoltori un reddito di base, i pagamenti diretti assicurano anche la fornitura di beni pubblici ambientali. Allo sviluppo rurale, invece, sono dedicati i programmi nazionali e a volte regionali di sviluppo.

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Per quanto riguarda il finanziamento della PAC, esiste un bilancio massimo predeterminato (come per tutte le politiche dellUE) fissato per un periodo di sette anni. Ci garantisce un tetto per la spesa, permettendo allo stesso tempo agli agricoltori di avere unidea delle risorse disponibili. Le successive riforme hanno migliorato lefficienza degli strumenti utilizzabili. Quelli meno efficienti sono stati progressivamente sostituiti con strumenti migliori, che consentono alla PAC di rispondere meglio alle esigenze degli agricoltori, nonch ai requisiti e alle esigenze dei consumatori. A dicembre dello scorso anno il Consiglio dei ministri dellagricoltura dellUE ha dato il consenso definitivo alla riforma della PAC, che entrer in vigore il 1 gennaio 2015, e alle misure transitorie che permetteranno di traghettare lagricoltura europea nel 2014. Gli agricoltori, e lEuropa al loro fianco, devono far fronte a una duplice sfida: produrre cibo secondo determinati standard, tutelando nel contempo la natura e la biodiversit. Il nostro spazio naturale, infatti, lhabitat di numerose specie animali e vegetali: e per questo essenziale per lo sviluppo sostenibile delle campagne. Anche per evitare conseguenze nefaste di alcune pratiche agricole, lEuropa offre quindi degli incentivi volti allutilizzo di metodi sostenibili e rispettosi dellambiente. Gli aiuti al reddito forniti dalla PAC sono sempre pi utilizzati per adottare metodi agricoli rispettosi dellambiente. Per esempio, la riduzione del quantitativo di concimi chimici o di antiparassitari utilizzati per le coltivazioni e la diminuzione del coefficiente di densit, ossia il numero di animali per ettaro. La protezione della biodiversit e degli habitat naturali, la gestione delle risorse idriche e ladattamento ai cambiamenti climatici sono altre priorit di cui gli agricoltori devono tenere conto. A questo proposito, il programma dellUE Natura 2000 riveste una notevole importanza. Si tratta di una rete di circa 25.000 siti, che coprono quasi un quinto del territorio dellUE, il cui scopo tutelare la biodiversit in Europa. I siti non sono zone protette recintate, ma sono aperti e spesso dipendenti da un uso del territorio e da attivit umane sostenibili che li hanno plasmati e mantenuti nel corso degli anni. Numerosi siti si trovano su terreni agricoli e gli agricoltori si impegnano a gestirli con modalit specifiche, in modo da conservare la biodiversit. Laltro elemento importante , sul piano della circolazione delle merci, lesistenza di un unico grande mercato europeo per i prodotti agricoli, che richiede la predisposizione di politiche stabilite a livello europeo per garantire condizioni eque per tutti: una politica collettiva dellUnione pu utilizzare i fondi disponibili in modo molto pi efficiente di un insieme vario di politiche nazionali, senza contare che un approccio comune in materia di sostegno allagricoltura garantisce condizioni di parit per gli agricoltori che concorrono sul mercato interno e a livello mondiale. Resta, peraltro, ferma la necessit di garantire il rispetto delle differenze economiche e sociali, valorizzare i patrimoni culturali e considerare le differenti sensibilit religiose. In assenza di una politica comune, infatti, ciascuno Stato membro adotterebbe politiche nazionali a geometria variabile e con vari gradi di intervento pubblico senza costruire idee e visioni di sistema. Una strategia a livello europeo garantisce norme comuni in un mercato unico, la possibilit di reagire alla volatilit del mercato in caso di necessit, la possibilit, per lEuropa, di esprimersi con ununica voce nei negoziati con i suoi partner commerciali a livello mondiale. Per il futuro, sono convinta che si debbano concentrare gli sforzi su due direttrici principali, particolarmente importanti per il nostro Paese: la salvaguardia del territorio e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari (primari e trasformati) per i quali siamo famosi in tutto il mondo. Ci richiede, anzitutto, il riconoscimento dellorigine nelletichettatura dei nostri prodotti in base alla provenienza degli ingredienti dal territorio e non semplicemente secondo la ricetta di fabbricazione, oltre a mettere in campo

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misure di contrasto a fenomeni di frode e contraffazione che sfruttano indebitamente la reputazione italiana, integrando un vero e proprio furto di valore e di identit a danno delle imprese. Nel periodo 2014-2020 lItalia avr circa nove miliardi di fondi strutturali a disposizione nella nuova programmazione. La sfida non deve essere solo quella di evitare di perdere soldi ma di spendere bene per promuovere un settore che non riguarda pi solo i campi o gli allevamenti ma una filiera molto pi complessa. Per quanto riguarda il primo punto, la tutela territoriale, le misure urgenti da adottare sono molteplici. Due esempi prioritari sono, in primo luogo e considerando le tragedie che hanno scosso il nostro Paese e i rischi che ancora oggi corriamo, lavvio di una progettazione e della costruzione di una serie di infrastrutture volte alla messa in sicurezza del territorio contro il rischio di frane e alluvioni. In secondo luogo, c la necessit di salvaguardare il territorio a destinazione agricola contro il degrado e la speculazione edilizia specialmente, ad esempio attraverso il divieto di utilizzare nuove aree per edifici e infrastrutture se non sia dimostrato di non poter soddisfare esigenze abitative e produttive tramite il recupero della funzionalit di immobili e aree dismesse. Del resto, dalla met degli anni Cinquanta la superficie totale delle aree urbane nellUE aumentata del 78%, mentre la crescita demografica stata di appena il 33%. Un quantitativo considerevole di questa occupazione del territorio data dalla conversione di aree agricole, fino a casi estremi come lEmilia Romagna, dove circa il 95% delloccupazione di terreno verificatasi fra il 2003 e il 2008 ha riguardato i suoli delle pianure fertili che coprono solo met della superficie regionale. LUnione europea ha gi attivato un lavoro di ricerca per limitare e compensare limpermeabilizzazione del suolo ma necessario essere pi incisivi, dare delle linee guida comuni a tutti i Paesi UE. Anche per la valorizzazione della produzione di qualit ci sono molte possibili azioni da mettere in campo. Un primo esempio, una pi efficace tutela delle produzioni agricole contro tutti i fenomeni fraudolenti che generano situazioni di concorrenza sleale e traggono in inganno i consumatori, in particolare attraverso la previsione della decadenza dei marchi illeciti, il contrasto alla pubblicit ingannevole, il rafforzamento degli strumenti investigativi, le sanzioni accessorie a carico delle imprese responsabili di frodi e la responsabilit collettiva degli enti. Occorre inoltre evitare commistione e inquinamento tra le filiere agroalimentari tipiche e di qualit con la coltivazione di OGM e rendere operativa la clausola di emergenza attraverso la valutazione delle evidenze scientifiche che accertano lattuale non compatibilit economica e ambientale delle tecnologie genetiche con un modello di agricoltura incentrato sui prodotti tipici. Le imprese agricole costituiscono una positiva eccezione nel quadro sconfortante dellutilizzo italiano dei fondi europei. Per il periodo 2007-2013 stato raggiunto dal settore un tasso di spesa che arriva intorno al 60%, contro il 40% degli altri settori, e da quando esiste la PAC non mai stato restituito un euro dei fondi stanziati per i progetti. Lo sforzo per i prossimi anni sar quello di utilizzarli con maggiore efficienza e con lo sguardo rivolto al futuro. Expo pu essere per tutto questo un catalizzatore. Creare una sorta di Expo permanente per radicare in Europa una cultura agroalimentare che valorizzi limmenso patrimonio produttivo del grande campo europeo, arrivare a definire meglio il made in agroalimentare, fare di questo una cultura collettiva e migliorare il benessere dei cittadini europei attraverso una alimentazione sana ed equilibrata. Questa la sfida del dopo Expo.

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Expo, infatti, non finisce nel 2015, anzi la vera sfida sar saper gestire il lascito di questa grande manifestazione. E la parte pi importante non riguarda gli insediamenti fisici, ma il lascito immateriale. Milano rappresenta un esempio di moderna smart city dove si possono integrare tutti i diversi aspetti della crescita urbana e territoriale, dallofferta di servizi allottimizzazione degli spostamenti, passando per lefficienza energetica e per una nuova offerta di qualit che portino sulle tavole e nelle case europee e del mondo leccellenza dei prodotti delle nostre imprese e del nostro territorio. Anche questo un lascito di Expo 2015 che potr essere potenziato attraverso una alleanza con le altre grandi citt europee. Si tratta di crederci fino in fondo e di essere orgogliosi di tutto quello che sappiamo fare bene ed esportare ovunque.

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