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Vol.

2 - Anno 2012 Numero 2


ISSN: 2240-7863 Verona, 30/03/2012

Riccardo Paparusso
Ritorno a Talete

Note sulla nozione di Physis in Jan Patoka

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Vol.2Anno2012Numero2 InterrogazionesullafenomenologiadiJanPatoka FogliCampostrini

RITORNOATALETE
NOTESULLANOZIONEDIPHYSISINJANPATOKA
RiccardoPaparusso

Lo scritto che segue animato dallintenzione di ricostruire linterpretazione patokiana della nozione fenomenologica di physis. Una simile indagine si impone come necessaria, inderogabile, perch a partire da essa si pu tentare di portare sulla superficie della fenomenologia patokiana una questione rispetto alla quale Patoka stesso sembra continuamente indietreggiare. Quella della vita (ivot). Il campo di apparizione (pole zijevovn) afferma un carattere asoggettivo nella misura in cui, a partire da esso, giungono a manifestazione, in un rapporto di reciproca implicazone, tanto lente, quanto lio, il quale riveste, certamente, un ruolo necessario nella dinamica manifestativa, ma solo ed esclusivamente come struttura ricettiva dellapparizione, come istanza che risponde ad un appello fenomenale1. Ora, la sfera fenomanale indagata da Patoka rilascia lente nella manifestazione, nella misura in cui movimento (pohyb), originaria motilit che continuamente sostiene, anima ogni movimento vissuto, cos come tutti i movimenti oggettivi, locali, qualsiasi cambiamento di luogo, processo. Una simile definizione della fenomenalit patokiana giustificata dalle considerazioni offerte nel testo del 1964 intitolato Significato filosofico della concezione aristotelica del movimento e ricerche storiche dedicate al suo sviluppo. In queste pagine, tutti gli sforzi di Patoka si concentrano nel tentativo di dimostrare che, nella sua essenza, il movimento aristotelico si eleva al di sopra del contatto con i sensi, si emancipa dai limiti tracciati delle singole specie di movimento, per rivelarsi come fonte di manifestazione2.
Cfr. J. Patoka, Von der Epoch als Ausschaltung der These des Seienden zur Epoch des Seins (1975), in Vom Erscheinen als sochem. Texte aus dem Nachla, a cura di H. Blaschek-Hahn & K. Novotn, Alber, Freiburg-Mnchen 1999, pp. 183-194, p. 23. 2 Cfr. J. Patoka, O filosofickm vznamu Aristotelova pojet pohybu a historickch vyzkum vnovanch jeho vvoji, in Acta Universitatis Carolinae, Philosophica et Historica, Praha, 1964, 1, pp. 127-138; trad. di G. Di Salvatore, Significato filosofico della concezione aristotelica di movimento e ricerche storiche dedicate al suo sviluppo, in J. Patoka, Che cos la fenomenologia? Movimento, mondo, corpo, Edizioni Fondazione Centro
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Il movimento essenziale ha la sua legalit nella forma, nellessenza dellessere nellambito del quale il movimento stesso si svolge. In quanto tale, cammino verso un fine (cl). Ma non nel senso che porti a definitivo compimento un telos ad esso estrinseco. Qui, piuttosto, abbiamo a che fare con un fine che da se stesso si mette in movimento, che da se stesso si sospinge. Infatti, scrive Patoka, il movimento non , al fondo della sua essenza, una progressione verso un luogo, ma assomiglia piuttosto ad una passeggiata sul posto. Proprio in quanto realizzarsi o attualizzazione di ci che potenzialmente gi l, il movimento allo stesso tempo presenza del fine e cammino verso di lui. Lessere in quanto fine indissolubilmente legato al movimento in qunto atto (skutek) imperfetto atels enrgeia3. proprio a partire da tali considerazioni che Patoka, nelle pagine seguenti, sviluppa un processo di ontologizzazione del movimento aristotelico. Ora, risulta evidente come alle spalle di questoperazione patokiana agisca linterpretazione del concetto aristotelico di physis offerta da Martin Heidegger nel 1939 in Sullessenza e sul concetto della physis4. Qui, la motilit (Bewegtheit) essenziale si afferma, appunto, come installarsi, venire alla presenza di un aspetto che si pone, si produce, da se stesso. In quanto tale essa, la motilit essenziale, non si svolge, non pu svolgersi, come percorso destinato alla conclusiva realizzazione di una semplice misura, o modello in conformit al quale viene prodotto qualcosa. Piuttosto, rimane atto incompiuto, enrgeia atels. Ed in questa misura che la physis si ripensa come manifestativit originaria, sfuggendo cos a qualsiasi identificazione con lente naturale, con lelemento. Pi in generale, dunque, si potrebbe affermare che lungo il percorso di asoggettivazione della fenomenologia, Patoka tiene in vista, come referente ineludibile, lheideggeriana opera di ripensamento della nozione di physis. proprio in riferimento a tale questione infatti che nelle conferenze di Praga del 1969, pubblicate con il titolo Tlo, spoleenstv, jazyk, svt (Corpo, comunit, linguaggio, mondo), Patoka approfondisce la tematizzazione della sua fenomenalit. Mi riferisco alla diciannovesima conferenza, in cui, continuando a focalizzare le nozioni di orizzonte (horizont), di mondo (svt), di campo (pole), egli si chiede: In questo contesto ontologico non sar possibile ricevere ci che crea la luce per lapparizione, luniverso, il mondo in senso forte? Non sar restituito lantico pensiero della physis come arch?5.

Studi Campostrini, Verona 2009, pp. 47-62, p.50. 3 J. Patoka, Significato filosofico della concezione aristotelica cit., p. 52. 4 M. Heidegger, Wegmarken (1919-1961), Gesamtausgabe, IX, Klostermann, Frankfurt am Main 1997; trad. di F. Volpi, Segnavia, Adelphi, Milano 1994. 5 J. Patoka, Tlo, spoleenstv, jazyk, svt (Corpo, comunit, linguaggio, mondo, 1968), in Pirozen svt a pohyb lidsk existence (Il mondo naturale e il movimento dellesistenza umana), a cura di I. Chvatik, Archivn Soubor (Collezione dArchivio), Praha 1983, pp. 1-127, p. 119.

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Tuttavia, a ben guardare, qui Patoka sollecita ad un movimento di recupero del senso autenticamente greco del concetto physis che abbia la forza di mettere in discussione lheideggeriana espulsione della natura, dellelemento naturale, dalla dimensione della manifestativit. Come se, pi precisamente, inducesse a portare ad estreme conseguenze il peso che, ne Lorigine dellopera darte, ma soprattutto ne La cosa, Heidegger stesso riconosce alla terra. Tale proposta, seppur non esplicitamente formulata, emerge con forza, a mio avviso, dalle scelte lessicali compiute da Patoka nel suo riferimento al detto di Anassimandro. Gnesis tradotto con vznik. Origine, che piuttosto che il senso della provenienza (pvod) ha proprio quello della nascita. E phtor si trasferisce in znik. Fine nel senso di cessazione lungo il processo evolutivo di una specie animale o vegetale. Estinzione6. Le cose si manifestano, cio nascono (vzniknout) e si estinguono (zaniknout) nel tutto [...]7. Come se la physis ripensata in modo propriamente greco possa sfuggire allidentificazione con lente ritirandosi come sfondo a partire da cui lente stesso viene alla presenza continuando a restare, a resistere come elemento naturale (pirodn prvek), principio di generazione e corruzione. Come se Patoka sollecitasse ad escludere, a preservare, lelemento naturale dallheideggeriana opera di ontoteologizzazione della storia del pensiero. Ora, le prime conferme a tale ipotesi sono offerte dalla tematizzazione della terra proposta da Patoka ne il Mondo naturale e la fenomenologia. La terra, potere sulla vita e sulla morte, definita saldo punto dappoggio per tutto, salda base della nostra comune situazione vitale; qualcosa di permanente, pi semplicemente, essa sostrato permanente8. Tuttavia, questo caratterre di permanenza non implica che lelemento stesso rimanga stabilmente presente (Bestndigkeit). Il terzo movimento dellesistenza, quello di dedizione incondizionata, raddrizza luomo dalla sua condizione di schiacciamento sulla vita biologica perch lo espone ad una totalit anteriore alle parti che Patoka vede aprirsi gi nella dimensione della passivit, delancoramento (zakotvn). Dunque, proprio la terra (zem), nello stesso momento in cui oppone resistenza fissandosi come sostrato, a sfuggire al contenimento, alla delimitazione, per rivelarsi come originario orizzonte di manifestativit.

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Cfr. Id.

Id.

J. Patoka, Pirodzen svet a fenomenlogia (1967), in Existencialismus a fenomenlogia, Bratislava; versione originale: Pirozen svt a fenomenologie (Il mondo naturale e la fenomenologia), in J. Patoka, Pirozen svt cit., 1.3.; prima edizione ufficiale in J. Patoka, Fenomenologick spisy. I, Pirozen svt: texty z let 1931-1949, a cura di I. Chvatk & J. Frei, OIKOYMENH, Praha 2008; trad. di G. Pacini & A. Pantano, Il mondo naturale e la fenomenologia, in J. Patoka, Il mondo naturale e la fenomenologia, Mimesis, Milano 2003, pp.73-126, p.97.

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Ritirandosi, la terra di Patoka evoca la natura merleau-pontyana che imponendosi come suolo, e dunque accentuando, radicalizzando il suo carattere di permanenza, la sua condizione di sostrato, delude, paradossalmente, le attese di una sua semplice presenza. Mi riferisco ai corsi sul concetto di natura tenuti da Patoka al Collge de France tra il 1956 ed il 1967. Ora, lopera che pi di ogni altra sollecita alla sovrapposizione della fenomenalit patokiana con loriginario orizzonte naturale quella dedicata da Patoka ai presocratici, intitolata Nejstar eck filosofie (La pi antica filosofia greca)9. Il volume, pubblicato nel 1968, raccoglie le lezioni sul pensiero presocratico che il pensatore boemo tenne presso la facolt di filosofia dellUniverisit Karlova di Praga tra il 1945 ed il 1947. Fondamentale, in relazione a quanto discusso finora, lanalisi che, in questo corso, Patoka propone su Talete. Infatti, se si fa attenzione ai termini utilizzati nella definizione dellarch di Talete, si pu con pi sicurezza avanzare lipotesi che nel pensiero patokiano lelemento naturale si rivendichi come autentico non pensato del pensiero occidentale. Cito un passo dal terzo capitolo del libro, quello dedicato alla scuola di Mileto: Lorigine nel modo dellacqua. Lorgine viva ed ci che rende vivo; da essa hanno origine tutte le individualit e le delimitazioni [...] attraverso un processo vivo di un certo tipo di addensamento vegetativo. [...] con unopposta decomposizione. possibile che Talete non si sia posto questo problema del modo di alterazione dellorigine, perch questo si riferisce solo ad Anassimene, ma difficile pensare che, in qualche modo, non abbia immaginato la cosa secondo un certo modello. Dato che cos lunica origine, poich possibile trasferire tutto in qualcosa di originariamente unico e vivo, tutto unificato con lorigine, in essa spariscono tutte le frontiere da fenomeno a fenomeno, da cosa a cosa10. Spariscono tutte le frontiere da da fenomeno a fenomeno. Qui il termine ceco tradotto con fenomeno zjev, che deriva dal verbo zjevit, quello a cui, nella fenomenologia di Patoka, si fa riferimento quando si tematizza lApparire, in senso strettamente fenomenologico. Come se lacqua, procreando, facendo nascere, portasse tutte le cose a manifestazione, e corrompendole, alterandole, consumandone i margini, riassorbendole nellindifferenziazione, sfuggisse a qualsiasi configurazione, a qualisiasi definizione. proprio sullalterazione che bisogna focalizzare lattenzione. Perch ci che nel pensiero patokiano conduce a questa ni-entificazione dellelemento naturale, a questa sua parodossale coincidenza con il di-svelamento, con la di-schiusura, proprio una certa esasperazione, una certa esaltazione della forza corruttrice, devastatrice, della Natura, rispetto al suo potere nutritivo, generativo. A tal proposito, il punto di riferimento pi alto
J. Patoka, Nejstar eck filosofie (La pi antica filosofia greca, 1945-1947), a cura di I. Chvatk & P. Kouba, Nakladatelstv Vyehrad, Praha 1996. 10 Ibid., p. 41.
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rappresentato dal testo del 1944, dedicato al poeta romantico Macha, e intitolato Symbol zem u Karla Hynka Mchy (Il simbolo della terra in Karel Hynek Macha)11. Dallanalisi dei tratti fondamentali della poetica di Macha, emerge lidea di una natura fondamentalmente irriducibile, estranea, perch la sua offerta nutritiva si impone come forza distruttrice, che innanzitutto auto-distruttrice. E, dal punto di vista patokiano, proprio questa polarit, questo rovescio, ci che innanzitutto delude lhappy end metafisico. Perch qui abbiamo a che fare con una dissipazione, con una traspropriazione dellelemento naturale ch irrimediabile, senza ritorno. in questa misura che, nel pensiero patokiano, la natura pu assorbire la fenomenalit: se essa porta a manifestazione, se lascia apparire, lo fa come potere generativo che si dispiega autocorrodendosi (che si fa scandire, ritmare, dallautoconsumazione), cancellando prontamente, e irrevocabilmente, le proprie tracce, sfuggendo immediatamente allidentificazione.

J. Patoka, Symbol zem u K. H. Mchy (Il simbolo della terra in K.H. Mcha, 1944), in Umn a as, vol. I, a cura di I. Chvatk & P. Kouba, OYKOYMENH, Praha 2004.
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Il presente saggio tratto dal vol. 2 - dellanno 2012 - numero 2 della Rivista Online Fogli Campostrini, edita dalla Fondazione Centro Studi Campostrini, Via S. Maria in Organo, 4 37129 Verona, P. IVA 03497960231

Presidente della Fondazione Centro Studi Campostrini - Rosa Meri Palvarini Direttore responsabile e scientifico - Massimo Schiavi

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