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Alessandro Bertinetto

LAPPERCEZIONE TRASCENDENTALE 1 NELLULTIMO SISTEMA BERLINESE DI FICHTE

il punto pi difficile della dottrina della scienza: sollevare a coscienza la coscienza stessa, rendere trasparente la trasparenza2

1. Un geniale presagio e la sua dimostrazione genetica. Il Fichte berlinese e lappercezione kantiana Il presente contributo si propone di articolare alcune considerazioni relativamente al ruolo sistematico che il tema dellappercezione trascendentale torna ad assumere nelle lezioni e negli appunti fichtiani degli anni 1811-1813 sulla Dottrina della scienza (WL) e sulla logica trascendentale. In questo ultimo periodo dellattivit intellettuale di Fichte, la cui ricchezza sotto il pro1 Questo articolo nasce da una relazione tenuta, in versioni diverse, in occasione del seminario Ancora sulla percezione trascendentale organizzato a Bologna il 20 maggio 2011 dalla Rete Italiana della Ricerca su Fichte e del VIII Kongress der Internationalen J.G. Fichte Gesellschaft. Fichte und Seine Zeit (Bologna 19-22 settembre 2012). Ringrazio tutti i partecipanti per i loro preziosi commenti. Questo contributo stato possibile grazie al finanziamento del PRIN 2009 Percorsi dellOntologia: Linguaggio, Socialit e forme della Politica (prot. 2009HHW7A4_003) e a una borsa della Alexander von Humboldt Stiftung (2011-2013). Utilizzer le seguenti edizioni e traduzioni fichtiane: J.G. Fichte, Gesamtausgabe der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, Hrsg. von R. Lauth et al., Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Canstatt, 1962 ss. (GA); J.G. Fichte, Smtliche Werke, Hrsg. von I.H. Fichte, Neudruck, Berlin, De Gruyter, 1971 (SW); Grundlage der gesammten Wissenschaftslehre (1794-95), GA I/2, trad. it. di A. Tilgher, Fondamenti dellintera dottrina della scienza, nuova edizione ulteriormente riveduta e corretta da F. Costa, Laterza, Roma-Bari 1993, pp. 67-271 (GWL); Wissenschaftslehre nova methodo, Kollegnachschrift Halle (1796-98), GA IV/2, pp. 1-267 (WLNM-h); Wissenschaftslehre nova methodo, Kollegnachschrift K. Chr. Fr. Krause (1798-99), Hrsg. von E. Fuchs, Meiner, Hamburg, 1982 (WLNM-k); Wissenschaftslehre 1811, GA II/12, pp. 137299, trad. it. di G. Rametta, Dottrina della scienza. Esposizione del 1811, Guerini, Milano 1999 (WL 1811); Wissenschaftslehre 1812, in SW/X, pp. 315-492 (WL 1812); Vom Unterschiede zwischen der Logik und der Philosophie selbst,als Grundriss derLogik und Einleitung in die Philosophie, in GA II/14, pp. 181-400, trad. it. di A. Bertinetto, Logica trascendentale. Seconda parte: La relazione tra la logica e la filosofia, Guerini, Milano 2004 (Logik-2); Tatsachen des Bewutseins 1811/12, Kollegnaschrift Halle, in J.G. Fichte, Die spten wissenschaftlichen Vorlesungen II, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Canstatt, 2003 (TB 1811/12); Thatsachen des Bewutseins 1813, in SW IX, pp. 481574 (TB 1813); Die Wissenschaftslehre 1813, in SW/X, pp. 1-86 (WL 1813); Neues Diarium von 25. Oktober an 1813, in Ultima inquirenda, Hrsg. von R. Lauth, Frommann-Holzboog, Stuttgart, 2001, pp. 131-425 (Diarium); Tatsachen des Bewutseins 1813, in SW IX. 2 WL 1811, p. 219; trad. it., p. 196.

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filo della profondit e fecondit filosofica definitivamente emersa anche grazie alla conclusione della pubblicazione degli ultimi manoscritti finora inediti a opera della Bayerische Akademie der Wissenschaften, emerge nellarticolata visione concettuale del nostro un rinnovato forte interesse speculativo per la questione dellappercezione trascendentale. Questo concetto fornisce a Fichte uno strumento potente di organizzazione dellassetto che il suo progetto filosofico viene ora ad assumere. in gran parte proprio la ripresa della tematica dellappercezione a consentire al filosofo di presentare il lavoro di approfondimento teorico compiuto rispetto agli anni precedenti. Il primo passo che Fichte muove per spiegare la funzione che lappercezione assume ora nella WL consiste nel chiarire in modo netto la distanza tra la sua concezione dellappercezione e la concezione kantiana, dalla quale comunque prende le mosse. In diversi luoghi3 Fichte non ha pi remora alcuna nel criticare pubblicamente Kant, il quale presagiva in modo puramente fattuale lappercezione,4 senza riuscire a spiegarla n a dimostrarla chiaramente, perch questo il punto fondamentale Kant non sapeva neppure dellappercezione,5 ovviamente cos come Fichte la intende ora. Non difficile spiegare che cosa Fichte voglia dire affermando che Kant aveva una concezione fattuale dellappercezione: in breve, Fichte sostiene che Kant non ha realmente dedotto, cio giustificato trascendentalmente, lappercezione, limitandosi soltanto a offrirne una riproduzione empirica a partire dalla logica formale.6 Per non addentrarsi in unntigen Streitigkeiten,7 Kant si sarebbe risparmiato il compito delleffettiva deduzione dellappercezione, il cui svolgimento dichiara Fichte non nientaltro che il progetto della WL. La WL e questa non una novit dellultima ora, ma costituisce una linea-guida dellintero percorso filosofico del filosofo di Rammenau, almeno a partire dal 1793 intende quindi portare a termine limpresa che Kant aveva lasciato incompiuta, a partire dal punctum deductionis da Kant indicato: Lio penso deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni.8 La critica secondo cui Kant fallisce la deduzione, perch la ricalca sulla tavola dei giudizi logico-formali, non particolarmente sorprendente. Repe-

3 Cfr. per es. ibidem, pp. 180-181 e 197; WL 1812, p. 391; Logik-2, p. 244 (trad. it., p. 165); WL 1813, p. 42; TB 1813, p. 485. 4 WL 1811, p. 220; trad. it., p. 197. 5 Logik-2, p. 244; trad. it., p. 165. 6 WL 1812, p. 391. 7 Ibidem, pp. 391-392. 8 I. Kant, Kritik der reinen Vernunft, Ak. Ausg., Abt.1, Bd. 3, in Ak. Aus., vol. III, 1904/11, pp. 1-552 (KrV B), p. 129; trad. it. di G. Gentile e G. Lombardo-Radice, riveduta da V. Mathieu, Critica della ragion pura, Roma-Bari, Laterza, 19638, p. 137.

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rire le categorie logico-trascendentali in base al filo conduttore dei giudizi logico-formali pu sembrare una mossa arbitraria, non legittimata sotto il profilo trascendentale. vero che nella GWL Fichte aveva impostato la sua riflessione sui principi della WL a partire dai primi principi della logica assunti provvisoriamente come fatti del pensiero. Tuttavia, com noto, la sua idea era anche allora che le leggi logico-formali, assunte provvisoriamente e ipoteticamente come valide, siano poi dedotte (giustificate geneticamente) a partire dai principi trascendentali del sapere. Peraltro, effettivamente, nelle lezioni sulla WL nova methodo (1796-1799) Fichte avrebbe presto mutato il cominciamento della riflessione trascendentale della WL proprio per rendere anche manifesto nellesposizione che il principio filosofico non dedotto e garantito dalle leggi logiche. In tali lezioni al contenuto del principio (latto dellio che pone se stesso) viene fatta corrispondere la forma performativa della presentazione attiva del principio che, a seguito dellincitazione dellinvito del filosofo a operare la riflessione su una propria rappresentazione, si costruisce mentre viene enunciato.9 Non insisto dunque sullinsoddisfazione che Fichte nutriva per la derivazione kantiana della logica trascendentale dalla logica formale. Ai suoi occhi essa comprometteva sin dallinizio la possibilit di unautentica fondazione trascendentale del sapere. Qui mi interessa piuttosto cercare di comprendere come Fichte continui il lavoro abbozzato da Kant, a partire dal punctum deductionis individuato dal filosofo di Knigsberg, indicando le ragioni delle sue strategie argomentative. Anticipo che il lavoro di Fichte mi sembra procedere parallelamente su due fronti. Per un verso il suo lavoro consiste nel cercare di dare coerenza epistemologica allappercezione: nella WL 1812, attraverso una precisa rielaborazione della formula kantiana; in Logik-2, mediante il rovesciamento del rapporto di dipendenza tra unit sintetica e unit analitica dellappercezione. Una lettura parallela dei due testi consente di guadagnare una comprensione abbastanza precisa della prospettiva fichtiana, per lo meno limitatamente allaspetto maggiormente elaborato e definito della trattazione che in questi anni Fichte riserva al tema dellappercezione: un aspetto che possiamo appunto definire epistemologico. Per altro verso, il lavoro di Fichte consiste nella fondazione ontologica (ontologico-trascendentale) dellappercezione in rapporto alla vita. In proposito mi sembra che Fichte, in particolare nel Diarium 1813, abbia cominciato un faticoso e arduo percorso riflessivo e argomentativo che in quelle pagine ri-

9 Sulla questione, che gi Pareyson aveva lucidamente chiarito nel suo Fichte. Il sistema della libert (Mursia, Milano 19762), cfr. A. Bertinetto, Lessenza dellempiria. Saggio sulla prima Logica trascendentale di J. G. Fichte, Loffredo, Napoli, 2001; Id., Wre ihm dies klar geworden, so wre seine Ktk. W.L. geworden: Fichtes Auseinandersetzung mit Kant in den Vorlesungen ber Transzendentale Logik, in Fichte-Studien 33 (2009), pp. 145-164.

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mane abbozzato. Tale percorso non verr portato a termine n verr chiaramente articolato in una elaborazione sistematica. Fichte non avr il tempo di farlo dato che morir, com noto, nel gennaio 1814. Dunque, sebbene sia possibile avanzare uninterpretazione del pensiero fichtiano in ordine al nesso vita-appercezione (sulla scorta anche delle WL 1811, 1812 e 1813), in questo caso il mio lavoro si limiter a suggerire una chiave di lettura. Tale chiave di lettura peraltro corroborata, mi pare di poter dire, anche dal modo in cui piano epistemologico e piano ontologico sono interconnessi nellindagine speculativa fichtiana: la loro interconnessione emerge abbastanza chiaramente nella WL 1813, dove viene ribadito un punto importante anche per le due Logiche dellanno precedente (cui il testo del 1813 si richiama esplicitamente) e cio la connessione concettuale tra appercezione e Bildlehre.10 2. La riformulazione dellappercezione. Logik II e WL 1812 Come dicevo, in alcune pagine di Logik-2 e di WL 1812 Fichte rivolge la sua attenzione alla questione dellappercezione, esponendo con notevole precisione e chiarezza sia la linea della sua argomentazione sia le ragioni del suo distanziamento da Kant. Cercher di chiarire largomentazione fichtiana cominciando da Logik-2.11 1. Nel corso dellesposizione della sua logica trascendentale dellimmagine, Fichte perviene al nodo centrale del rapporto tra essere e divenire in riferimento allimmagine. In estrema sintesi la questione in gioco la fondazione dellesperienza e del sapere sulla base della tesi che la coscienza immagine (della realt, dellessere uno e molteplice) ed immagine di s. Si tratta allora di articolare il rapporto tra lunit dellesperienza, e cio del sapere autocosciente, da un lato e, dallaltro, la molteplicit delle rappresentazioni (o immagini) in cui lesperienza, e dunque il sapere, si dispiegano. Come conciliare lunit formale dellimmagine (che e non diviene) e lunit materiale, la coesione del divenire, ovvero la compattezza di unesperienza unitaria anche sotto il profilo dei suoi contenuti? La soluzione fichtiana passa per la ripresa del concetto di appercezione trascendentale. 2. Nella Critica della ragion pura Kant aveva presagito che lappercezione il fondamento del sapere, nel senso che ogni pensiero ed esperienza una particolare applicazione dellappercezione, dellautocoscienza che fonda ogni sapere. Tuttavia, come gi prima ricordato, Kant non avrebbe spiegato questa sua geniale Ahnung.
10 Sulla dottrina fichtiana dellimmagine si veda A. Bertinetto, La forza dellimmagine. Argomentazione trascendentale e ricorsivit nel pensiero di J.G. Fichte, Mimesis, Milano 2010. 11 Cfr. Logik-2, pp. 243-245; trad. it., pp. 164-166.

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3. Anzitutto Kant avrebbe frainteso il rapporto tra unit sintetica e unit analitica dellappercezione. Fichte spiega che bisogna pensare lunit analitica (che e non diviene) come presupposto genetico dellunit sintetica. luno che diviene e si moltiplica, assumendo forme diverse nelle diverse rappresentazioni. Non possibile capire come molteplici e diverse rappresentazioni si colleghino in unesperienza coerente e organizzata, se non pensando lunit a fondamento della differenza. la stessa unit analitica che sta alla base della possibilit di collegare sinteticamente rappresentazioni diverse in una esperienza. Prima (in senso logico) di scindersi in fenomeni particolari, il fenomeno Uno: per chiarire la molteplicit delle diverse esperienze occorre legittimare geneticamente la dimensione unitaria e generale della fenomenicit. 4. Con ci Fichte suggerisce che il suo allontanarsi da Kant in realt un approfondimento del punto di vista kantiano. Lappercezione anche sintetica; ma la sintesi resa geneticamente possibile dallidentit analitica, immediata: la filosofia di Kant rimane ohne Boden proprio per non avere compreso questo punto. 5. Lappercezione quindi analitica e sintetica insieme. 1. Da un lato autoriferimento a s come immagine di s (fenomeno; unit analitica). 2. Dallaltro questo riferimento a s si vede in quanto s a partire dal molteplice, ovvero a partire da ogni determinata rappresentazione (immagine) particolare (unit sintetica). Lunit sintetica Nachbild (immagine derivata, secondaria, successiva) dellunit analitica che deve esservi presupposta. 6. Nelle lezioni XVIII e XIX di Logik-212 la connessione tra unit sintetica e unit analitica viene articolata nella forma di un giudizio per cui, date due rappresentazioni (immagini), esse vengono connesse tramite lio che si pone come lo stesso nelle due rappresentazioni comprese in quanto immagini; lappercezione qui definita come immagine dellimmagine, cio come lesibizione del carattere immaginale della rappresentazione che consente di connettere lunit sintetica (unit delle rappresentazioni) e unit analitica (fondamentale auto-riflessibilit di ogni singola rappresentazione: ogni rappresentazione costitutivamente capace di autoriflessione, connettendosi allorizzonte unitario dellesperienza, o non una rappresentazione). In rapporto allappercezione la WL 1812 si riallaccia precisamente al nodo del rapporto tra unit sintetica e unit analitica e offre, attraverso la riformulazione del testo kantiano, la fondazione genetico-trascendentale del punctum deductionis, lio penso. I passi mediante cui Fichte espone la deduzione, avendo trascurato la quale Kant sarebbe pervenuto soltanto a
12 Su di esse mi sono soffermato in A. Bertinetto, Appercezione trascendentale e ricorsivit: la logica trascendentale come teoria dellimmagine (Transzendentale Logik II, lezione XX), in Leggere Fichte, a cura di A. Bertinetto, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Napoli 2009, pp. 113-127.

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una fondazione fattuale e descrittiva della filosofia trascendentale, sono scanditi con una chiarezza non comune nelle sue pagine. Fichte analizza la formula kantiana, decostruendola e ricostruendola passo dopo passo.13 Il problema del rapporto tra essere/unit/identit e divenire/molteplicit/differenza (che come si visto anche in Logik-2 conduce il filosofo a tematizzare lappercezione) viene risolto mediante le seguenti proposizioni che dicono la stessa cosa con diverse sfumature: a. Die Mglichkeit des Ich denke begleitet nothwendig alle meine Vorstellungen.14 b. Die Subjekt-Objektivitt mu die Mannigfaltigkeit begleiten.15 c. Das Sehen sei die Synthesis der Einheit mit der Einheit der Mannigfaltigkeit.16 La prima formulazione (a.) assai interessante perch, in virt della dislocazione delle determinazioni modali possibilit/necessit, Fichte articola qui diversamente da Kant il rapporto tra lio e le rappresentazioni. Per completare il quadro delle categorie modali, deve essere per esplicitata anche la Wirklichkeit, che la proposizione fichtiana sottintende. Nella sua completezza la proposizione suonerebbe allora cos: La possibilit dellIo penso accompagna necessariamente ogni mia reale rappresentazione. Donde due considerazioni: 1. Le categorie modali sono cos gi implicate nellappercezione e di fatto la costituiscono; in tal modo Fichte davvero fedele alla tesi kantiana secondo cui le categorie della modalit riguardano non loggetto, ma il rapporto soggetto/oggetto. 2. Che sia la possibilit dellio penso ad accompagnare ogni rappresentazione significa che una rappresentazione tale se connessa non a una effettiva autocoscienza, ma alla Reflexibilitt,17 allio come costitutiva possibilit di autoriflessione. Insomma, una rappresentazione tale se pu essere portata a coscienza; portarla a coscienza significa connetterla ad altre rappresentazioni attraverso lunit di unautoriflessione che, come possibilit genetica, analitica (e quindi presupposta al molteplice) e, come effettivo svolgimento, sintetica (e passa attraverso il molteplice), diventando lio penso (cfr. la seconda formulazione del principio, b.).
Si veda anche WL 1811, pp. 209-210; trad. it., pp. 184-185. WL 1812, p. 393: La possibilit dellIo penso accompagna necessariamente tutte le mie rappresentazioni. 15 Ivi: La soggetto-oggetivit deve [necessariamente] accompagnare il molteplice. 16 Ibidem, p. 394: Il vedere la sintesi dellunit con lunit del molteplice. 17 Su questo concetto rinvio ad A. Bertinetto, Riflessione e riflessibilit: il rapporto tra logica trascendentale e dottrina della scienza nella prima Transzendentale Logik di J. G. Fichte (aprile-agosto 1812), in Annuario Filosofico 15 (1999), pp. 249-294.
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Una volta chiarito che Reflexibilitt Subjekt-Objektivitt, attraverso b. facile passare a c., in cui lappercezione compresa come legge fondamentale del vedere, come sintesi tra la sintesi dellunit e la sintesi del molteplice: sintesi cio tra lunit analitica e lunit sintetica; comprensione del rapporto tra lunit formale dellesperienza e del sapere e i suoi contenuti. Il cammino dellargomentazione fichtiana si far nel prosieguo della WL 1812 assai complesso, articolato e faticoso. Rispetto alla questione che qui tema di discussione comunque importante mettere in evidenza i seguenti punti. 1. La deduzione delle categorie avviene attraverso la deduzione dellappercezione di cui le categorie sono davvero Anwendungen come Fichte afferma in Logik-2. Delle categorie della modalit si gi detto. Anche le categorie di quantit vengono dedotte attraverso la comprensione genetica del rapporto tra unit analitica e unit sintetica: incontriamo presto un esplicito riferimento alla Totalitt. Essa si trova nella riflessibilit, che sintesi di unit e molteplicit;18 seguono il riferimento allExtension e alla Qualitt e successivamente al Grund e alla Causalitt.19 Non entro nel merito della deduzione fichtiana,20 ma mi limito a dire che almeno il tentativo di dedurre in atto le categorie a partire dalla comprensione genetica del punctum deductionis evidente. 21 2. Peraltro, attraverso una ripresa delle categorie della modalit, questa volta a livello pratico,22 Fichte mostra che la deduzione del punctum deductionis consente di fondare geneticamente lunit pratico-teoretica del sapere, laddove la stessa riflessione del filosofo da intendersi in termini performativi: lesposizione del principio (che genesi) viene costruita in atto, geneticamente. La deduzione del punctum deductionis passa quindi per lautoriflessione su quanto il filosofo fa nelloperare la deduzione. Insomma, si mostra in atto la coerenza pratico-teoretica, genetico-trascendentale, tra sapere fondato e sapere fondante. Si deduce la soggetto-obiettivit o lio (identificato tout court con il fenomeno) come principio del sapere, per poi riguadagnarla nel corso della deduzione come principio della deduzione stessa (e cos Fichte ritiene di fondare geneticamente lo Standpunkt kantiano).
WL 1812, p. 396. Ibidem, p. 399, pp. 402, 410. 20 In riferimento alla WL 1805 mi sia consentito rinviare a A. Bertinetto, Gense et rcursivit: la dduction des catgories dans la Doctrine de la Science 1805 de J.G. Fichte, in Rvue de Mtaphisique et de Morale 3 (2007), pp. 521-553; lultimo capitolo del mio volume La forza dellimmagine (Mimesis, Milano 2010) presenta una versione in italiano di questo articolo. 21 Anche questa, ovviamente, non una novit di questa fase della ricerca fichtiana. La parte teoretica della GWL aveva gi il compito di dedurre in atto le categorie a partire dal principio dellautoposizione dellio. 22 Cfr. WL 1812, p. 412.
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3. Appercezione, teoria dellimmagine e schematismo. La WL 1813 Per approfondire questo secondo punto, che a mio avviso centrale nella rielaborazione fichtiana del concetto di appercezione, passo a esaminare la WL 1813. Bench, com noto, interrotta a met del lavoro, questa esposizione della WL si rivela assai utile per il nostro tema. La parte del corso portata a termine sviluppa in modo approfondito la teoria dellimmagine di Fichte (con precisi riferimenti anche alle Logiche dellanno prima). Precisamente in tale contesto viene affrontata anche la questione dellappercezione. Fichte osserva che la WL presenta das genaue Bild der reinen und absoluten Apperception (limmagine esatta dellappercezione pura e assoluta), che ora viene anche chiamata absoluter Verstand (intelletto assoluto) o inneres Wesen des Verstandes (essenza interna dellintelletto),23 il quale viene fatto coincidere anche con lintuizione intellettuale. Sono pagine assai difficili. Mi pare per di poter agevolmente sostenere che Fichte, insistendo qui sul vincolo tra immagine e io, torni a tematizzare il rapporto tra unit sintetica e unit analitica dellappercezione. Inoltre egli esplicita quanto segue: 1. il carattere performativo e riflessivo dellappercezione che viene per cos dire messa in atto attraverso lesposizione stessa della WL; 2. il suo essere anchesso riflesso e immagine; 3. il carattere derivato del pensiero individuale incluso il pensiero del filosofo che espone la WL rispetto allintelletto assoluto. Questi elementi emergono certamente anche nelle altre esposizioni della WL24 ma ora mi sembrano delinearsi con pi forza e chiarezza in riferimento alla questione dellappercezione. Per mostrare come questo avvenga, prover a indicare una possibile chiave di lettura della WL 1813, evitando di ripetere analisi gi svolte in altra sede,25 e soffermandomi invece su due passaggi argomentativi a mio avviso decisivi. Nel primo Fichte articola la deduzione genetica dellappercezione trascendentale come condizione di possibilit della rappresentazione; nel secondo egli elabora la dottrina dello schematismo, il cui scopo esplicitare la relazione tra luno e il molteplice, lassoluto e lesperienza, la vita come figurare e le figure-immagini che essa produce. Nel primo passaggio, Fichte mostra lidentit di intelletto (come immagine di s), intuizione intellettuale, immaginazione produttiva e appercezione come immagine fondamentale.26 Superando la deduzione kantiana delle categorie, in cui lappercezione viene per cos dire giustapposta a rapWL 1813, p. 4. Cfr. per es. WL 1811, p. 2011; trad. it., p. 185. Cfr. A. Bertinetto, La forza dellimmagine, cit., cap. 3. 26 WL 1813, p. 68.
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presentazioni gi costituite affinch queste vengano portate a coscienza, ogni rappresentazione geneticamente compresa da Fichte come determinazione dellio, che in quanto attivit sia intuizione intellettuale, sia produttivo figurare-formare. A livello della coscienza empirica, lintelletto si smarrisce nel suo prodotto, ovvero nelle singole immagini intuitive, che appaiono come dati naturali. Invece, qualora queste siano riconosciute come immagini, il che avviene attraverso la riflessione genetica che sta compiendo la WL , lintelletto costruito-figurato (gebildet) come principio.27 La singola intuizione allora accompagnata dallimmagine io sono il principio comprendente in questa immagine28 e lintelletto si comprende anche come principio del coglimento concettuale di questa intuizione.29 Questo passaggio argomentativo espone pertanto la connessione genetica tra appercezione e immaginazione produttiva. Il suo risultato la deduzione della rappresentazione che era stata compiuta nella GWL.30 In altri termini, stata colta in atto lattivit figurativa dellimmaginazione. Questa attivit e vengo cos a occuparmi del secondo passaggio argomentativo di WL 1813 che ci interessa qui in ordine allapprofondimento dello statuto filosofico dellappercezione lo schematismo, quel particolare procedimento dellintelletto (ein besondres Verfahren des Verstandes)31 che esibisce la legge di un assoluto figurare (Gesetzt eines absoluten Bildens)32 attraverso cui sono geneticamente formate le categorie o schemi. Mi sembra ragionevole sostenere che, se la deduzione dellappercezione legittima geneticamente lesperienza dellunit dellesperienza, la dottrina dello schematismo esibisce il carattere formativo, produttivo, dellunit dellesperienza, questa volta ricondotta allintelletto come principio di formazione. Appercezione e schematismo sono per la stessa cosa, come Fichte dichiara (si ricordi che nella WL1812 la riflessibilit era stata inserita nel cuore della deduzione dellappercezione). Lo schematismo comincia dalla separazione in essere e immagine, dunque dalla riflessione, e quindi la riflessibilit e lo schematismo sono proprio la stessa cosa.33
Ibidem, p. 70. Ibidem, p. 71: ich bin das verstehende Prinzip in diesem Bilde. Ibidem, pp. 72-73. 30 GWL, pp. 302-317; trad. it., pp. 185-201. La connessione sistematica di immaginazione produttiva e appercezione trascendentale stata studiata, in relazione alla fase jenese della filosofia fichtiana e attraverso il confronto con Kant, da C. Hanewald, Apperzeption und Einbildungskraft. Die Auseinandersetzung mit der theoretischen Philosophie Kants in Fichtes frher Wissenschaftslehre, De Gruyter, Berlin-New York, 2001. 31 WL 1813, p. 75. 32 Ivi. 33 WL 1813, p. 81: Der Schematismus hebt an von der Spaltung in Bild und Sein, also von der Reflexion, und so ist denn Reflexibilitt oder Schematismus ganz und gar eins und dasselbe.
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Perci la WL intesa come lo schematismo dellassoluto portato fino in fondo (durchgefhrte),34 ossia come lanalisi completa del sapere in quanto vedere-figurare. Tali analisi comprende geneticamente come assoluto lo stesso procedere (de-)costruttivo dellindagine filosofica. Infatti la riflessione trascendentale esibisce ricorsivamente le condizioni di possibilit del sapere (immaginazione produttiva, intuizione intellettuale, appercezione trascendentale) come condizioni di possibilit della stessa indagine trascendentale che deduce tali strutture. Esibendo se stessa come risultato del vivente figurare, principio ontologico che essa deduce come condizione genetica dellesperienza e del sapere, la stessa riflessione filosofica si mostra come immagine della vita, nei due sensi del genitivo: suo riflesso e sua configurazione plastica, formativa. Esito della tarda speculazione fichtiana infatti lidea che lesperienza teoretico-pratica e la sua autoriflessione trascendentale che la deduce geneticamente siano il riflesso (o limmagine) di un principio generatore che appare come un principio soltanto attraverso gli schemi dellintelletto, ovvero dellappercezione, che per quanto autoponentesi dal punto di vista epistemologico, invece ontologicamente derivata. Infatti, il suo essere non che la manifestazione di tale principio, o meglio di tale principiare (dato che questa istanza pura attivit). Le costruzioni gestaltiche dellio che organizza il mondo mentre lo conosce sono cos in realt immagini di unattivit produttiva di cui lio non principio, ma principiato. Sebbene le articolazioni di questa ontologia non possano che restare sul piano immanente della riflessione trascendentale, il processo dellautolegittimazione di questultima, che avviene riflessivamente e performativamente nel corso della fondazione trascendentale del sapere e dellesperienza, approda cos alla individuazione di unistanza ontologica irriducibile al concetto (e al soggetto) e comunque come tale presentabile soltanto attraverso lautoriflessione dellio che, essendone riflesso (o immagine), altro non se non la sua estrinsecazione. Il nome stesso di questa istanza (vita, o meglio: vivere)35 unoggettivazione di un principio che ci appare appare a noi che ne siamo manifestazione costitutivamente come altro da quello che , giacch, in quanto riflesso nel sapere, il principio (che pura performativit) viene determinato e oggettivato.

Ivi. Questa istanza chiamata da Fichte in diversi testi anche Dio, Assoluto, Essere. Vita il nome privilegiato nellultimissima fase del suo pensiero, a sottolineare laspetto attivo, performativo e generativo del principio.
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4. Appercezione e vita. Il Diarium 1813 Per chiarire questo aspetto della questione opportuno concludere queste osservazioni sul modo in cui il concetto di appercezione viene attraversato nelle lezioni fichtiane degli anni 1811-1813, rivolgendo un rapido sguardo ad alcune pagine del Diarium 1813. Qui la rielaborazione dellappercezione, seguendo la linea abbozzata, ma non compiutamente articolata, nella WL 1813, apre precisamente alla nozione di vita. Nel presentare al lettore le pagine del Diarium occorre tuttavia premettere che in questo caso, ancor pi che in altri, ci troviamo di fronte ad appunti che Fichte annota in modo non organico e sistematico. Frequenti sono perci le ripetizioni cos come le interruzioni del filo dellargomentazione. Si tratta di un pensare con la penna in mano, il cui esame desta limpressione che si tratti dei primi abbozzi di un progetto di approfondimento delle idee elaborate nelle lezioni tra il 1810 e il 1813, che Fichte non avr poi il tempo di portare a una compiuta elaborazione con lesposizione della WL 1814, anchessa interrotta, e questa volta a causa della morte del filosofo. Il testo quindi di difficile interpretazione. Fatte queste debite premesse, si pu tuttavia osservare che linsistenza con cui alcuni temi vengono incessantemente riproposti in queste pagine consente di rischiare una lettura, per lo meno in riferimento ad alcuni nodi tematici. Particolarmente rilevanti, tra le altre, mi sembrano proprio le riflessioni intorno alle nozioni di immagine e vita, in rapporto alle quali anche il tema dellappercezione assume notevole rilievo. E lo assume proprio sulla falsa riga del quadro emerso nella WL 1813. Largomentazione fichtiana fa perno sullidea che lintellezione della vita sia il punto supremo, quello forse mai sinora presentato; la vera radice ultima dellappercezione.36 Questo richiamo alla vita come radice dellappercezione fa da pendant ontologico allidea che nel vedersi del vedere risieda la fonte dellappercezione:37 il rappresentarsi del soggetto che rappresenta contemporaneamente il suo rappresentare, il pensare del pensare come atto (Akt), mediante cui lio si vede come riflesso del proprio principio: la vita. Lappercezione originaria (cio lio)38 il vedersi dellio (o autocoscienza) che, proprio nel vedersi, ndert sich, cio si altera. Ci significa, provo a interpretare parafrasando gli appunti fichtiani, si fissa interiormente affidandosi allalterazione (Vernderung), ovvero al mutamento, al divenire, alla performativit inoggettuale (in altri termini alla libert pratico-teoretica
36 der hchste Punkt, der vielleicht bis jetzt noch niemals dargestellte; die wahre letzte Wurzel der Apperception (Diarium, p. 138; cfr. p. 234). 37 Ibidem, p. 226: die Quelle der Apperception. 38 Ibidem, p. 235: ursprngliche Apperception.

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come principio dellesperienza). Il soggetto logico dunque il punto di connessione (Anknpfungspunkt) del pensiero in generale, originario (Denken berhaupt, ursprngliches), cio ci che fissa in categorie la pura performativit della vita che ne la radice. Pertanto, lessenza (Wesen) dellappercezione, lio pi profondo e autentico, non lio che pensa (il soggetto logico), ma quello che diviene attraverso (durch) il pensiero. Lessenza dellappercezione risiede nel vedere di unalterazione di un vivere, alla quale devessere a fondamento il vedere dellunit.39 Cos viene fondato lio sostanziale, il Non-Principio.40 Prima di commentare, sospendiamo un attimo la lettura del Diarium e volgiamoci alle TB 1811/12. Nel testo di questo corso, emerge con chiarezza un aspetto che sar al centro della riflessione di Logik-2 e della comprensione del rapporto appercezione/schematismo esposto nelle diverse versioni della WL di questo periodo. Qui, dopo le solite critiche a Kant, Fichte afferma che il vedere (termine con cui egli indica la coscienza come pensiero) che si coglie attivamente vita.41 Il vedere vedere della vita nel duplice senso del genitivo. Ed proprio la genesi del vedere che qui in questione. Il vedere si vede come principio del molteplice; e, in quanto principio, allora esibito dal vedere filosofico che riflette sul vedere-sapere oggettuale come Leben. Il risultato del vedere, il giudizio per cui lio si riconosce in ogni sua singola rappresentazione (o immagine) come fondamento di tale rappresentazione e della connessione tra rappresentazioni, la sintesi dellappercezione, che presupposto della costruzione schematica dellesperienza e che, in quanto procedimento genetico, vita. Da tale presupposto sono dedotte non solo le categorie, ma anche le intuizioni pure di spazio e tempo. In questo passo sembra cos affacciarsi lidea con cui Fichte si misura nel Diarium 1813 cos come nelle esposizioni coeve della WL: la relazione tra vita e appercezione come vedere del vedere. Ma se nelle TB 1811/12 (che, bene ricordarlo, espressione di insegnamento popolare, non articolato in modo sistematicamente scientifico), il vedere del vedere in quanto genesi delle rappresentazioni sembra identificarsi tout court con la vita, nel Diarium il carattere attivo, performativo, dellappercezione (che vita), viene ulteriormente indagato mediante un passo riflessivo successivo grazie a cui lappercezione (la trasparenza, lio, lautocoscienza) intesa precisamente come quel medio, quel riflesso, quella immagine del vivere, che genera e unifica il molteplice dellesperienza attraverso lappercezione.

39 Ibidem, p. 234: Sehen einer Vernderung eines Lebens, der doch das Sehen der Einheit, d.i. des Ich, zu Grunde liegen mu. 40 Ivi. 41 TB 1811/12, p. 316.

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Lio sostanziale, lIo penso, lio come soggetto logico quindi compreso come riflesso, principiato, impronta, immagine:42 come Durch della vita. Questa, dice Fichte, la dimostrazione dellappercezione,43 il cui carattere attivo, performativo, da ascrivere alla vita (da intendersi verbaliter, come pura performativit) che appare nella e attraverso lappercezione. Siamo di fronte a unargomentazione complessa e non del tutto esplicitata; ma proviamo a dare alcune indicazioni. Il punctum deductionis di cui parla WL 1812 ora dimostrato (dedotto) come principiato del vero e proprio principio che il vivere. In questo modo si chiarirebbe laffermazione della WL 1811 secondo cui lappercezione possibile solo da Dio44 e ne il riflesso. Lappercezione media tra il vivere come principio e lo spazio, come condizione della sua manifestazione nellesperienza. Cos, per un verso, lestetica trascendentale viene dedotta a partire dallappercezione (secondo una linea argomentativa, che agisce anche elle lezioni sulla logica trascendentale oltre che nelle Tatsachen des Bewutseins, volta a dare coerenza allimpianto trascendentale kantiano). Per laltro, lappercezione compresa come Durch della vita.45 Che cosa significa questo? Il fondamento dellunit (analitica) dellappercezione (il vedersi del vedere) lo scorrere del vivere di cui lio (vedersi, autocoscienza) immagine, riflesso e medio di apparizione (Durch).46 Lunit sintetica dellappercezione fondata dal giudizio per cui lo stesso io si riconosce in ogni rappresentazione: il molteplice e il divenire sono ricondotti allunit dellio (che immagine del vivere) allorch lio rappresento compreso come risultato di un giudizio da parte dellio (cos come, e lo si visto in precedenza, Fichte spiega anche in Logik 2). Lappercezione si rivela perci duplice (Diarium, pp. 265-6): la duplicit tra unit analitica e unit sintetica corrisponde alla duplicit tra unit e molteplicit dellesperienza.47 Largomentazione si fa qui, come avvertivo allinizio del paragrafo, sempre pi intricata se non confusa, nella sua stesura disordinata e quasi freneCfr. anche Diarium, p. 199. Ibidem, p. 240. 44 WL 1811, 211; trad.it., p. 185. 45 Cfr. Diarium, pp. 264-273, pp. 388-393. 46 In WL 1811 (p. 219; trad. it., p. 197), Fichte esprime efficacemente questo snodo argomentativo facendo intervenire il concetto di Vermgen (facolt) che sistematicamente connesso al concetto di Reflexibilitt (o Reflexionsvermgen): Lappercezione la visibilit assoluta della facolt. In quanto unit che resta eternamente una e medesima, qui nella molteplicit della sintesi, pi tardi in tutto linfinito mutamento. Lunita sintetica il collegamento della molteplicit mediante se stessa, unica facolt, che assolutamente visibile in questo collegare, e cos in essa diventa visibile anche il molteplice. 47 Forse per spiegare questo punto potrebbe essere utile richiamarsi al celebre frammento Urtheil und Seyn di Hlderlin. Ritengo tuttavia che, a parte la possibilit di rinvenire in proposito alcune analogie, i testi fichtiani siano molto pi densi e complessi del breve, ancorch densissimo, testo hlderliniano, che comunque Fichte non conosceva.
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tica. Tuttavia Fichte sembra rendersi conto di aver colto nella connessione tra vita e appercezione un punto assai importante per lo sviluppo del suo pensiero (Ruhig: ich bin von der Klarheit gleichsam berrascht esclama a un certo momento),48 un punto che senzaltro avrebbe avuto bisogno di una elaborazione meglio ponderata e precisa. Tuttavia, invece che addentrarmi ulteriormente nel complicato groviglio concettuale e argomentativo di queste pagine,49 ritengo che sia pi prudente, e pi coerente con lo scopo di questo lavoro, insistere piuttosto ancora su un elemento tanto centrale, quanto indiscutibile, dellimpianto stesso dellargomentazione fichtiana: lautoriflessione della riflessione filosofica che comprende lappercezione in rapporto alla vita. Come era emerso anche nellesame di WL 1813, Fichte riflette anche la sua operazione di riflessione sullappercezione come riflesso dello stesso principio che la sua riflessione espone. Nel linguaggio del Diarium, si tratta cio di tener presente il rapporto tra appercezione e costruzione.50 Lio si vede come principio di costruzione dellunit dellesperienza; ma questo vedersi (questa immagine di s) immagine della vita (nel duplice senso del genitivo). Ora, cogliendo lio come immagine e principiato, si coglie la vita come principio reale dellunit cos come del rapporto uno/molteplice. Lo stesso coglimento del principio deve per essere afferrato come immagine e riflesso della vita. Produrre unimmagine dellimmagine significa sia vedere limmagine, sia vederla in quanto immagine e quindi in rapporto alla non-immagine (alla vita). Peraltro, in un ulteriore passaggio riflessivo, Fichte decostruisce anche questo schema, giacch il vivere, egli argomenta, colto anchesso in unimmagine, nellimmagine che di esso offre appunto la WL. In questo modo, riflettendo sulla struttura ricorsiva del pensiero, si garantisce la coerenza dellargomentazione filosofica che devessere intesa come una prassi, un atto, che produce asserti (Darstellungen) che devono essere compresi come oggettivazioni dellatto. La costruzione filosofica che articola gli schemi trascendentali dellesperienza e del sapere attraverso la deduzione dellappercezione, riflette se stessa come coerente rispetto a tali schemi e dunque come espressione di quel principio attivo dellesperienza che pura

Diarium, p. 267: Calma. Sono come sorpreso dalla chiarezza!. Tali pagine offrono comunque alcuni passaggi assai degni di attenzione. A mo di esempio cito il fatto che, a conferma del nesso strettissimo che secondo Fichte vita e vedere vengono a costituire, nel testo si parla di due Durch, cio di due modalit di mediazione: il vedere come Durch e la vita come Durch (cfr. ibidem, pp. 267, 270). Sembrerebbe quindi che vita e vedere si medino reciprocamente, siano cio reciprocamente mezzo di esplicazione del proprio correlato: il che agisce contro la possibilit di distinguere in modo descrittivo tra principio e principiato e al contempo conferma la tesi che Fichte stia cercando il modo di esprimere sul piano semantico-rappresentativo del linguaggio (ancorch filosofico) la pura performativit del principio. 50 Cfr. ibidem, p. 264.
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genesi (secondo quanto afferma la WL del 1804) ovvero pura Tathandlung per usare il vecchio termine della GWL. Principio che Fichte ora chiama vivere e intende come radice o fonte dellappercezione e dunque anche della filosofia come comprensione genetica di essa. 5. Conclusione Senza affatto ritenere di aver esaurito lanalisi del problema, e consapevole di aver unicamente proposto un percorso di lettura parziale, e peraltro limitato ad alcuni testi, concludo riassumendo le principali tesi circa lappercezione difese a mio avviso nelle riflessioni che Fichte offre nei suoi ultimi appunti e nelle sue ultime lezioni. 1. Fichte critica il concetto kantiano di appercezione trascendentale, perch esso non stato dedotto, ma posto fattualmente. 2. La deduzione fichtiana del punctum deductionis offerto da Kant consiste nel capovolgere la relazione tra unit sintetica e unit analitica, cui viene assegnato un primato logico-trascendentale, e nellarticolare diversamente il gioco delle categorie modali allinterno della definizione di appercezione. Lappercezione (analitica) intesa come riflessibilit, possibilit di riflessione. Le categorie vengono poi articolate come applicazioni dellappercezione al rapporto uno/molteplice. 3. Lappercezione compresa in connessione allimmagine e allo schematismo. cos definita come immagine assoluta ( il vedersi dellimmagine in quanto immagine). Lautocoscienza reale unit sintetica (riflessione realmente compiuta) che si riconosce attraverso il molteplice. 4. In quanto immagine (o anche riflesso) lappercezione nel suo complesso (analitica e sintetica) compresa come Durch della vita, che intesa verbaliter ne il principio. 5. Questo vale sia per il sapere oggetto della riflessione del filosofo, sia per la filosofia stessa che, per non cadere in una contraddizione che oggi chiameremmo performativa, deve comprendere che, essendo sapere (vedere, immagine), le sue regole sono le stesse del sapere dedotto dalla WL. In tal modo la trasparenza resa anchessa trasparente, nel senso che essa non rimane semplicemente presupposta come un fatto non giustificato, ma posta in opera e insieme vista in opera. Lappercezione viene quindi compresa come fulcro della stessa filosofia come riflessione sul sapere, e quindi sullappercezione come riflesso della vita. 6. Questa, per concludere davvero con un accenno che, poich eccentrico rispetto al tema qui discusso, dovr restare tale, a ben vedere anche la ragione della vocazione pratica (performativa) della filosofia. Una volta compiuta la sua rigorosa indagine teoretica, la riflessione trascendentale ri339

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conosce il suo costitutivo legame con la vita e cos pu agire come saggezza (Weisheit)51 sul piano di quello che, utilizzando il lessico filosofico della fenomenologia (le cui connessioni teoretiche con il pensiero fichtiano stanno emergendo grazie ad alcuni recenti studi),52 possibile chiamare mondo della vita.

Abstract In this paper I investigate the developments of the notion of transcendental apperception in Fichtes writings of the period 1811-1813. I pay particular attention at the second lessons on Transcendental Logic (1812), as well as at the lessons on the WL 1812 and 1813 and at the Diarium 1813. I follow and closely examine the philosophical work Fichte does regarding the concept of apperception, which is at the core of Kants transcendental deduction in the Critique of pure reason. Claiming that Kants notion of apperception was a mere factual one, Fichte aims at providing the genetic foundation of apperception, in order to avoid Kants shortcomings. I argue that Fichte submits therefore the concept of apperception to a double revision and that this entails the re-organization of his own transcendental-philosophical project. On the one hand, he carries out an epistemological revision of Kants thinking on apperception, by means of establishing the priority of the analytic unity over the synthetic unity and changing the formulation notoriously used by Kant for the explanation of apperception. On the other hand, Fichtes work consists in grounding apperception ontologically. The issue I focus on regarding this ontological foundation is the relation between apperception and life, which on my view proves to be key for the last exposition of Fichtes transcendental-philosophical thought, despite the fact that Fichte could not complete and organize his reflection on this point, due to his death occurred in 1814. In the course of the paper I insist on the systematic link between Fichtes epistemological and ontological re-elaboration of apperception and the self-reflection of transcendental philosophy.

51 Su tale nozione cfr. G. Rametta, Libert, scienza e saggezza nel secondo Fichte, in La libert nella filosofia classica tedesca. Politica e filosofi a tra Kant, Fichte, Schelling e Hegel, a cura di G. Duso e G. Rametta, Franco Angeli, Milano 2000, pp. 87-115. 52 Cfr. per es. i saggi raccolti in Fichte and the Phenomenological Tradition, ed. by V. Waibel, D. Breazeale, T. Rockmore, De Gruyter, Berlin-New York 2010.

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